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Come i parlamentari applicano la Costituzione e

Come gli Amministratori locali applicano la Legge dello


Stato
Democrazia è una parola “composta” da due parole che traggono
origine dalla lingua greca: δῆμος (démos) Popolo e κράτος
(cràtos) Potere, quindi: “Potere del popolo”, ed
etimologicamente significa “Governo del popolo”.

PARLIAMO DI REFERENDUM

In Italia, la Costituzione italiana, che è Legge Fondamentale, come recita essa stessa
al sotto riportato art. XVIII delle disposizioni transitorie e finali:

“La Costituzione dovrà essere fedelmente osservata come Legge fondamentale della
Repubblica da tutti i cittadini e dagli organi dello Stato(1).”

recita all’art. 75 – comma 1:

“È indetto referendum popolare per deliberare l'abrogazione, totale o parziale, di


una legge o di un atto avente valore di legge, quando lo richiedono cinquecentomila
elettori o cinque Consigli regionali.(2)”

al comma 4 si legge:

“La legge determina le modalità di attuazione del referendum”.

(1) Il Parlamento è il più importante dei tre Organi dello Stato perché ha il compito di fare le leggi a
cui TUTTI sono soggetti (artt. 3 e 101 della Costituzione) e perché è l’unico Organo di Stato i cui
membri, secondo la Costituzione, sono eletti direttamente dai cittadini sovrani.

(2) Il referendum abrogativo di legge ordinaria è uno strumento cui non sono titolari i
parlamentari, che non sono nemmeno citati, poiché è uno strumento di controllo e correttivo dei
cittadini e degli enti locali sull’operato del Parlamento, che deve legiferare nell’interesse della
collettività e delle autonomie locali.

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Il Referendum abrogativo di cui all’art. 75 della Costituzione italiana è uno
strumento di Democrazia Diretta che da’ al popolo, in quanto sovrano, il potere di
abrogare le Leggi fatte dal Parlamento(3).

Il Parlamento italiano, con 22 anni di ritardo, ha applicato tale principio


costituzionale il 25 maggio 1970.

La legge attuativa 25 maggio 1970 n. 352 recita all’art. 27:

“Al fine di raccogliere le firme dei 500.000 elettori necessari per il referendum
previsto dall'articolo 75 della Costituzione, nei fogli vidimati dal funzionario, di cui
all'articolo 7, si devono indicare i termini del quesito che si intende sottoporre alla
votazione popolare, e la legge o l'atto avente forza di legge dei quali si propone
l'abrogazione, completando la formula volete che sia abrogata. . .» con la data, il
numero e il titolo della legge o dell'atto avente valore di legge sul quale il
referendum sia richiesto.”

Ovvero richiama l’art. 7 che recita:

“Al fine di raccogliere le firme necessarie a promuovere da almeno 500.000 elettori


la richiesta prevista dall'articolo 4, i promotori della raccolta, in numero non
inferiore a dieci, devono presentarsi, muniti di certificati comprovanti la loro
iscrizione nelle liste elettorali di un comune della Repubblica o nell'elenco dei
cittadini italiani residenti all'estero di cui alla legge in materia di esercizio del diritto
di voto dei cittadini italiani residenti all'estero, alla cancelleria della Corte di
cassazione, che ne dà atto con verbale, copia del quale viene rilasciata ai promotori
.”

Praticamente i cittadini elettori promotori o proponenti il quesito referendario alla


Corte di Cassazione, mediante il quale si chiede l’abrogazione totale o parziale di
una legge ordinaria fatta dal Parlamento, devono essere di numero non inferiore a
dieci. Una volta che la Corte di Cassazione ha stabilito la legittimità del quesito
referendario , cioè che non si scontra con la Costituzione italiana, ne comunica
notizia con la pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale e ne da avviso ai proponenti.

(3) non è assolutamente VERO quindi che il Parlamento ha potere assoluto sul popolo – almeno
non secondo quanto stabilito dalla Costituzione italiana.

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Da quel momento i proponenti (almeno 10 cittadini elettori) possono iniziare a
raccogliere le firme da consegnarsi AUTENTICATE in TRE mesi di tempo a partire
dalla data del timbro apposto sul primo modulo di raccolta delle firme dei cittadini
sottoscrittori e sostenitori del quesito referendario presentato dai
promotori/proponenti.

RIASSUMENDO:

Per abrogare una legge ordinaria fatta dal Parlamento mediante referendum di cui
all’art. 75 della Costituzione italiana occorrono:

1) Proponenti la richiesta motivata (quesito referendario) di numero non


inferiore a 10 cittadini aventi diritto al voto ad eleggere i deputati.

2) Sostenitori della richiesta (quesito referendario) di numero non inferiore a


500.000 cittadini aventi diritto al voto ad eleggere i deputati.

3) Il 50+1% degli aventi diritto al voto che si recano alle urne a votare il
Referendum per rendere valida la votazione, quindi il referendum(4)

4) Il 50+1% dei voti validi (di coloro che hanno votato) espressi col “SI”(5) perché
la legge sia immediatamente abrogata senza il benestare di nessuno.

Il trucco che ha reso impraticabile l’uso dello strumento referendario abrogativo ai


cittadini proponenti il quesito è stato quello di imporre l’autenticazione delle
500.000 firme (dei sostenitori) da consegnarsi in soli tre mesi di tempo.

L’impresa risulta così possibile soltanto ai partiti politici che con il denaro dei
cittadini (finanziamento pubblico, rimborsi spese delle campagne elettorali) riescono
ad organizzare contemporanee campagne pubblicitarie e di raccolta firme.

In questo modo i partiti politici (di cui fanno parte i parlamentari non titolari dello
strumento referendario) si sono impadroniti di tale importante strumento di

(4) In questa analisi tralascio il fattore “Quorum” che si è dimostrato, nel corso degli anni, un
fattore altamente negativo alla Democrazia.

(5) Il quesito è formulato con la domanda: “volete l’abrogazione della legge Y o degli articoli X della
legge Y.?” Se il voto è SI si chiede l’abrogazione, se il voto è NO non si chiede che venga abrogata.

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Democrazia Diretta facendone spesso un uso propagandistico e decidendo così quali
leggi abrogare e quali leggi mantenere in vita, in luogo dei cittadini sovrani.

Questo per quanto riguarda i referendum abrogativo (art. 75 Cost.) e confermativo


(art. 138 Cost.) previsti a livello nazionale.

In virtù degli artt. IX disp. Trans. e finali, 5, 114, 117, 118, 123 della Costituzione
italiana riguardanti l’autonomia degli Enti locali (Regioni, Province e Comuni) ed il
decentramento (passaggio graduale di poteri e competenze dal Governo centrale
agli Enti locali) l’attuale Legge dello Stato, Dlgs 267/2000 con cui si delega ai Comuni,
alle Province ed alle Regioni il compito di inserire nei loro Statuti e Regolamenti gli
strumenti di partecipazione popolare (Democrazia Diretta) come “istanze”
“petizioni” proposte legislative” e “referendum di ogni genere” (v. art. 8 del citato
Dlgs 267/00) si è giunti, dopo ormai 10 anni dall’entrata in vigore di tale legge, alla
seguente situazione.

La quasi totalità dei Comuni, Province e Regioni non hanno


ancora modificato i loro Statuti e Regolamenti prevedendo tali
strumenti di partecipazione popolare e chi lo ha fatto in maniera
vaga ed incompleta (mancano infatti nei Regolamenti le modalità
di utilizzo degli strumenti vagamente(6) inseriti negli Statuti) lo ha
fatto seguendo lo stesso “modus operandi” attuato dal
Parlamento come per l’attuazione del Referendum di cui all’art.
75 della Costituzione, ovvero ponendo ostacoli tendenziosi
anziché regole oneste.

(6) Non sono specificati vincoli sulle istanze presentate dai cittadini anche sugli effetti dei
referendum

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Decreto Legislativo 18 agosto 2000, n. 267

"Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali"

pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 227 del 28 settembre 2000 - Supplemento Ordinario n. 162

Articolo 8
Partecipazione popolare

1. I comuni, anche su base di quartiere o di frazione, valorizzano le libere forme associative e


promuovono organismi di partecipazione popolare all'amministrazione locale. I rapporti di tali
forme associative sono disciplinati dallo statuto.

2. Nel procedimento relativo, all'adozione di atti che incidono su situazioni giuridiche soggettive
devono essere previste forme di partecipazione degli interessati secondo le modalita' stabilite
dallo statuto, nell'osservanza dei principi stabiliti dalla legge 7 agosto 1990, n. 241.

3. Nello statuto devono essere previste forme di consultazione della popolazione nonche'
procedure per l'ammissione di istanze, petizioni e proposte di cittadini singoli o associati dirette a
promuovere interventi per la migliore tutela di interessi collettivi e devono essere, altresi',
determinate le garanzie per il loro tempestivo esame. Possono essere, altresi', previsti
referendum(7) anche su richiesta di un adeguato numero di cittadini.

4. Le consultazioni e i referendum di cui al presente articolo devono riguardare materie di esclusiva


competenza locale e non possono avere luogo in coincidenza con operazioni elettorali provinciali,
comunali e circoscrizionali.

5. Lo statuto, ispirandosi ai principi di cui alla legge 8 marzo 1994, n. 203, e al decreto legislativo
25 luglio 1999, n. 286, promuove forme di partecipazione alla vita pubblica locale dei cittadini
dell'Unione europea e degli stranieri regolarmente soggiornanti.

Di seguito due soli esempi estrapolati dagli Statuti di due Comuni d’Italia (uno
grande ed uno piccolo):

(7) Non si specifica quali tipi di referendum e possono quindi essere di qualsiasi tipo, essendo validi
soltanto a livello locale. L’introduzione quindi di referendum del tipo deliberativo, revocativo,
propositivo, consultivo è atto migliorativo e perfettamente in armonia col principio costituzionale
stabilito dall’art. 1 della Costituzione (la sovranità appartiene al popolo) in virtù dell’autonomia
degli Enti Locali stabilita dagli artt. IX disp. trans. e finali, 5, 114, 117, 118 e 123 Cost.

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• Comune di Milano
http://www.comune.milano.it/portale/wps/portal/CDM?WCM_GLOBAL_CONTEXT=/wps/wcm/connect/contentlibrary/In+Comune/In+C
omune/Normativa/&styleSize=defautSize&styleColor=defautColor

Dallo Statuto

Art. 11 (Referendum di proposta popolare e di indirizzo)

1. E' indetto referendum consultivo sulle proposte di deliberazione di iniziativa


popolare, presentate ai sensi dell'art. 10, quando ne faccia richiesta l'1,5% dei
cittadini iscritti nelle liste elettorali del Comune e sempre che la proposta non sia
stata approvata dall'organo comunale competente entro il termine fissato dal
regolamento.

Art. 15 (Ammissibilità delle proposte di referendum e di iniziativa popolare)

3. Il collegio dei garanti decide preventivamente, con le modalità e nei termini


stabiliti dal regolamento, sull'ammissibilità delle richieste o proposte di referendum e
delle proposte di iniziativa popolare sulla base del testo del quesito, corredato da
500 firme autenticate di cittadini proponenti.

• Comune di Locate Varesino (CO)


http://www.comune.locatevaresino.co.it/wp-content/uploads/2008/06/statuto.pdf

Dallo Statuto

Art. 74 – Referendum (art. 8 T.U. 18.08.2000 n. 267)

1. Per consentire l’ attiva partecipazione dei cittadini all’ attività amministrativa è


prevista l’indizione e l’attuazione di referendum consultivi, propositivi e abrogativi
tra la popolazione comunale in materia di esclusiva competenza locale.

2. Non possono essere indetti referendum: in materia di tributi locali e di tariffe, su


attività amministrativa vincolate da leggi statali o regionali, su materie che sono già
state oggetto di consultazione referendaria nell’ultimo quinquennio.

3. I soggetti promotori del referendum possono essere:

a) il 10 per cento del corpo elettorale;

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b) il consiglio comunale.

4. Il consiglio comunale fissa nel regolamento: i requisiti di ammissibilità, i tempi (che


in ogni caso non debbono essere superiori ai 6 mesi dal deposito delle firme), le
condizioni di accoglimento e le modalità organizzative della consultazione che
debbono garantire la più ampia partecipazione dei cittadini.

N.B.

In questo caso il Regolamento richiamato dal comma 4 del suddetto articolo dello
Statuto comunale non menziona nulla poiché non ancora modificato-

Alla luce di tutto quanto sopra esposto occorre notare che

Premesso che le Amministrazioni locali spesso e volentieri adducono


pretestuosamente alla legge dello Stato, affermando che quest’ultima ha valenza
maggiore rispetto a quella locale, per sottrarsi a molte istanze presentate dai
cittadini,

nella fattispecie del numero dei cittadini proponenti un quesito referendario e dei
relativi sostenitori hanno fatto un po’ di confusione o hanno trascurato alcuni
aspetti di non poca importanza:

Se la legge dello Stato n. 352/70 prevede che i proponenti/promotori di un


referendum abrogativo (ex art. 75 Cost.) debbano essere almeno 10, ed i sostenitori
necessari per andare alle urne a votare il referendum debbano essere almeno
500.000,

anche i proponenti/promotori di un qualsiasi Referendum comunale devono essere


almeno 10(8), ed i suoi sostenitori invece devono essere calcolati in base
all’estensione demografica di quel Comune.

(8) 3. Nello statuto devono essere previste forme di consultazione della popolazione nonche'
procedure per l'ammissione di istanze, petizioni e proposte di cittadini singoli… etc.

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Se a livello nazionale 500.000 cittadini elettori sostenitori del Referendum
abrogativo corrispondono ad un corpo elettorale di 51.000.000 di aventi diritto al
voto circa, a livello comunale i sostenitori (che non sono i proponenti/promotori)
possono essere di numero ricavato dallo stesso rapporto in base al numero di
cittadini iscritti alle liste elettorali di quel Comune; ed i proponenti/promotori
possono invece essere anche costituiti da UN SOLO cittadino (v. comma 3 art. 8 Dlgs
267/00).

Sarà poi compito dei proponenti/promotori raccogliere le firme


dei sostenitori necessari per andare alle urne e votare quindi il
Referendum.

CONCLUSIONI

Per quanto riguarda lo strumento di Democrazia Diretta del Referendum sappiamo


cosa prevede la Costituzione italiana, sappiamo come il legislatore ha applicato tale
principio/strumento costituzionale, sappiamo come a livello locale sono stati
introdotti e regolamentati altri tipi di Referendum, oltre a quello abrogativo,

se vogliamo utilizzarli in maniera proficua ed essere quindi partecipi e realmente


sovrani dobbiamo essere NOI, cittadini, a chiederne e pretenderne l’effettivo
utilizzo senza trappole e limitazioni assurde. Dipende solo ed esclusivamente da
NOI!

1 dicembre 2010

Bruno Aprile – Locate Varesino (CO) – tel. 3472954867 – CCDD Comitato Cittadino Democrazia
Diretta – http://comitatocittadinodemocraziadiretta.blogspot.com/ - http://www.brunoaprile.ucoz.com/

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RIFERIMENTI:
La Costituzione italiana:
http://www.quirinale.it/qrnw/statico/costituzione/pdf/costituzione.pdf

Legge 25 maggio 1970 n. 352:


http://www.camera.it/EventiCostituzione2007/cd_rom_studi/5_Referendum/Legge%20352.70.pdf

Decreto Legislativo 18 agosto 2000 n. 267:


http://www.camera.it/parlam/leggi/deleghe/testi/00267dl.htm

Statuto e Regolamento del Comune di Milano:


http://www.comune.milano.it/portale/wps/portal/CDM?WCM_GLOBAL_CONTEXT=/wps/wcm/connect/contentlibrar
y/In+Comune/In+Comune/Normativa/&styleSize=defautSize&styleColor=defautColor

Statuto del Comune di Locate Varesino


http://www.comune.locatevaresino.co.it/wp-content/uploads/2008/06/statuto.pdf

Regolamento del Comune di Locate Varesino


http://www.comune.locatevaresino.co.it/wp-content/uploads/2008/06/regolamento.pdf

N.B.

Da una veloce analisi di altri Statuti e Regolamenti di altri Comuni emerge lo stesso
“modus operandi” anche se in maniera diversificata nell’uso dei termini o nella
definizione delle procedure nei Regolamenti (spesso assenti) piuttosto che negli
Statuti.

Ogni cittadinanza locale può esaminare lo Statuto ed il Regolamento del proprio


Comune e chiederne l’adeguamento, nonché di partecipare (costituendosi in
Comitati o Associazioni – v. comma 1 art. 8 Dlgs 267/00) alla loro stesura qualora
non fossero ancora stati adeguati.

La Costituzione italiana e la Legge non escludono tale partecipazione per quanto


riguarda la stesura di Statuti e Regolamenti, anzi, per le Leggi che integrano o
modificano la Costituzione è prevista la conferma da parte del popolo (v. art. 138
Cost.) e lo Statuto dell’amministrazione locale è la Costituzione del Comune, della
Provincia o della Regione.

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Fortunatamente esistono dei casi in cui le cose sono andate diversamente:

10 Comuni della Regione Trentino Alto Adige, ad esempio, hanno previsto tanto nei
loro Statuti quanto nei loro Regolamenti:

• Referendum abrogativi, consultivi e propositivi VINCOLANTI


(l’amministrazione deve attenersi all’esito del Referendum)

• Eliminazione o notevole riduzione del Quorum

• Ridotto numero dei proponenti e sostenitori del Referendum

CITAZIONI:

"Un Governo popolare, quando il popolo non sia informato, o non disponga dei mezzi per acquisire informazioni, può essere
solo il preludio ad una farsa o ad una tragedia, e forse ad entrambe."
(James Madison, quarto presidente degli USA.)

"La Democrazia è il Governo del Popolo, dal Popolo, per il Popolo"


(Abramo Lincoln, sedicesimo presidente degli USA)

"Regimi democratici possono essere definiti quelli nei quali, di tanto in tanto, si da’ al Popolo l'illusione di essere Sovrano"
(Benito Mussolini – uno di tanti Dittatori – d’Italia)

"Non sono i Popoli a dover avere paura dei propri Governi, ma i Governi che devono avere paura dei propri Popoli"
(Thomas Jefferson - terzo presidente degli USA)

"Qual' è il miglior Governo?... Quello che ci insegna a governarci da soli"


(Johann Wolfang Von Goethe - considerato uno dei più grandi letterati tedeschi)

"La Democrazia non è uno sport da spettatori: se tutti stanno a guardare e nessuno partecipa, non funziona più!"
(Michael Moore - produttore cinematografico USA che ha affrontato con spirito critico i problemi e le contraddizioni del sistema
politico, economico e sociale degli Stati Uniti)

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