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mio amico descrisse la sua idea di uno spettacolo in tournée per le città del Nuovo Mondo,

dall’isola di Manhattan no all’estremo Sud, nell’angolo più remoto del continente. Il primo
atto sarebbe stato l’ultima rappresentazione che avevamo visto quella sera. Il resto dello
spettacolo avrebbe forse potuto narrare del dominio dei Grandi Antichi sull’umanità e i suoi
dei, raccontando magari cosa sarebbe potuto accadere se le persone non avessero avuto le
Famiglie Reali da guardare con ammirazione: un mondo di oscurità e barbarie.
- Ma l’autore dell’opera sarebbe il vostro misterioso professionista, e sarebbe solo lui ad
avere l’ultima parola sulla narrazione degli eventi -, aggiunse il mio amico. – Il nostro
spettacolo sarebbe il suo. Ma io posso assicurarvi un successo di pubblico al di là di ogni
immaginazione, e una percentuale signi cativa sugli introiti dei biglietti. Diciamo un
cinquanta per cento!
- Tutto questo è davvero esaltante -, disse Vernet. – Spero sia la verità, e non
un’allucinazione dovuta al fumo della pipa!
- No signore, non lo è! –, disse il mio amico ridacchiando alla battuta dell’uomo e tirando
una boccata dalla pipa. – Passate da casa mia in Baker Street domattina dopo colazione,
diciamo verso le dieci, e portate il vostro amico scrittore. Vi farò trovare i contratti pronti
da rmare.
A quelle parole l’attore salì in piedi sulla sedia e batté le mani per fare silenzio nella stanza.
- Signore e Signori della compagnia, devo fare un annuncio – disse, facendo risuonare la
stanza della sua voce forte e profonda. – Questo gentiluomo è Henry Camberley, il famoso
agente teatrale, e ci ha appena proposto di portarci con lui dall’altra parte dell’Oceano
Atlantico, verso la fama e la fortuna.
Si levarono molte acclamazioni, e l’attore aggiunse: - Certo, dovremo rinunciare alle aringhe
e ai cavoli sott’aceto -; tutta la compagnia scoppiò a ridere.
Ci salutarono tutti con ampi sorrisi quando uscimmo dal teatro, per ritrovarci all’esterno,
nelle strade ammantate di nebbia.
- Mio caro amico -, dissi. – Che cosa…
- Non un’altra parola -, mi rispose lui. – La città ha molte orecchie.
E così fu: non ci scambiammo una parola nché, chiamata una carrozza, non salimmo a
bordo e iniziammo a sferragliare su per Charing Cross Road. E anche in cabina, prima di