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a morte col suo croce sso da processione e si preparò ad accogliere Coloro che arrivavano.

L’eroina cantò un’aria evocativa mentre, grazie a un’impressionante dimostrazione di utilizzo


della lanterna magica, sembrò di vedere le Loro ombre attraversare il cielo sullo sfondo del
palcoscenico: la Regina di Albione in persona, e l’Oscuro dell’Egitto (in forma semi-umana),
seguito dall’Antico Capro dai Mille Figli, Imperatore di tutta la Cina, e lo Zar Irrefutabile, e
Colui che Regge il Nuovo Mondo, e la Bianca Signora dell’Inattaccabile Antartide, e tutti gli
altri. E ogni volta che un’ombra attraversava il palco, o almeno sembrava farlo, da ogni gola
del teatro prorompeva spontaneamente un potente “Urrà!” che faceva vibrare l’aria stessa. La
luna apparve sul cielo dipinto e poi, al suo zenit, in un ultimo atto di magia teatrale, passò
dal giallo pallido, il colore che aveva nelle vecchie favole, al rassicurante rosso cremisi della
luna che oggi brilla su tutti noi.
I membri della compagnia s inchinarono al pubblico, vennero chiamati alla ribalta diverse
volte e raccolsero applausi e risate nché il sipario non calò per l’ultima volta e lo spettacolo
si concluse.
- Dunque -, disse il mio amico. – Che ne pensate?
- Bello, bellissimo – risposi, con le mani doloranti per il lungo applaudire.
- Un uomo tutto d’un pezzo -, disse con un sorriso. – Andiamo a farci un giro dietro le
quinte.
Uscimmo sulla strada, e ci in lammo in un vicolo che costeggiava il teatro no all’ingresso
degli artisti, dove una donna smilza con una cisti sulla guancia era intenta a fare a maglia. Il
mio amico le mostrò un biglietto da visita, e lei ci indirizzò nell’edi cio, su per una rampa di
scale no a un piccolo camerino comune.
Candele e lampade a olio ri ettevano su specchi maculati una luce oca e tremolante;
uomini e donne si liberavano dei costumi e si pulivano il trucco, senza preoccuparsi della
promiscuità. Distolsi lo sguardo. Il mio amico sembrò imperturbabile. – Potrei parlare con il
signor Vernet? -, chiese ad alta voce.
Una giovane donna, che aveva recitato la parte della migliore amica dell’eroina nella prima
rappresentazione e dell’impertinente glia del locandiere nell’ultima, ci indicò il fondo della
stanza.
- Sherry! Sherry Vernet! -, chiamò.