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Partecipare attraverso il bilancio

Postato da: Pino Petruzzi in MyBlog on Giu 23, 2010 Tagged in: Blog

Riporto qui di seguito un articolo redazionale sul bilancio partecipativo pubblicato a Parabita sul
numero di marzo 2004 del giornale “Trasparenze”. A distanza di sei anni mi sembra ancora di
estrema attualità.

”Ormai sono molti i comuni che della sperimentazione di nuovi istituti di democrazia comunale
hanno fatto da tempo la loro bandiera e che hanno deciso di attuare il bilancio partecipativo, un
nuovo strumento che si aggiunge a quelli di contabilità già esistenti per rendere più vicine ai
cittadini le scelte di spesa ed investimento delle amministrazioni e per ridisegnare, passando per
questa strada, la fisionomia delle istituzioni locali. Nato in Brasile, a Porto Alegre, balzato
all’attenzione mondiale grazie al Forum sociale di quattro anni fa, si sta diffondendo rapidamente
in Europa dopo il grande raduno nel 2003 della città partecipative di Sain Denise ove hanno
aderito oltre cinquecento municipalità L’interesse delle istituzioni europee è testimoniato dal varo
del progetto europeo “cittadinanza attiva”(!) che mette a disposizione delle comunità locali risorse
finanziarie per favorire, grazie ai nuovi strumenti di partecipazione, il coinvolgimento dei giovani
nelle pratiche sociali e politiche. In Italia ha conquistato una nuova generazione di amministratori
locali che lo hanno adottato come carta d’identità del rinnovamento amministrativo contro i vincoli
all’autonomia degli enti locali provocati dalla diminuzione delle risorse e dalle costrizione a cedere
all’esterno servizi ed attività, e che hanno aderito alla Carta del Nuovo Municipio ed alla omonima
associazione costituitasi ad Empoli nel novembre dello scorso anno.

Il bilancio partecipativo, in senso stretto, designa una quota, più o meno consistente, della spesa per
investimenti impegnata nel bilancio dell’ente locale la cui destinazione viene affidata alla gestione
diretta dei cittadini. In senso più ampio è un processo di partecipazione che trova nell’elaborazione
e approvazione del bilancio solo il suo momento più significativo, ma comprende altri istituti ed
azioni amministrative. I momenti canonici di questa “buona pratica amministrativa” sono le
assemblee di quartiere o generali su temi che coinvolgono l’intero territorio comunale. Una prima
sessione (in primavera) è dedicata al rendiconto delle attività dell’esercizio precedente e a
presentare le nuove proposte; la sessione successiva (in autunno), dopo l’approfondimento di
fattibilità effettuato dai tecnici comunali, è quella in cui si compiono scelte, stilando un elenco delle
priorità (si assegnano punteggi diversi, che tengono conto dell’interesse generale dell’opera). La
decisione finale formalmente spetta al Consiglio Comunale che approva il bilancio generale
dell’ente, in cui trovano luogo gli investimenti “partecipativi”.

Alcuni dati interessanti sulla diffusione di questo strumento sono ricavabili da un’indagine di Focus
Lab, un dinamico centro di ricerca sulle politiche di governance territoriale per lo sviluppo
sostenibile, che ha voluto mettere in luce potenzialità e limiti delle nuove forme di partecipazione dei
cittadini. La prima novità dell’indagine consiste nella scoperta che l’innovazione non è partita “dal
basso”, ma stata proposta direttamente dai vertici politici dell’amministrazione. La “presa della
decisione” in certi comuni avviene con un voto che individua le priorità, in altri dopo la discussione
si arriva ad una sorta di accordo di “concertazione”. Un buon numero di comuni ha istituito uno
specifico assessorato, altri ancora applicano con continuità esercizi di progettazione urbanistica
partecipata. A Grottammare, in nove anni di esperienza i progetti realizzati sono stati più di un
centinaio; a Pieve Emanuele nel corso del 2004 la percentuale degli investimenti determinati con la
partecipazione supera i due milioni di euro, un terzo del totale.
Il bilancio partecipativo si inserisce in un più ampio intervento di riorganizzazione della macchina
comunale e di introduzione di nuove modalità di gestione per aumentare l’efficienza e la qualità
dell’azione pubblica. L’obiettivo è la soddisfazione dei cittadini che deve essere basata però su un
nuovo modo di operare dell’amministrazione. E’ un necessario passaggio dalla cultura
dell’adempimento a quella del servizio, per approdare, infine, a quella del risultato, misurato e
valutato non solo in termini di efficienza, efficacia ed economicità, ma soprattutto come qualità resa
al cittadino.

Le strade percorribili sono molte. Il primo passo è sicuramente quello di una precisa collocazione
nell’ordinamento amministrativo da consacrarsi nello Statuto e nei regolamenti. Non è più
sufficiente la previsione dell’art. 4 del nostro Statuto Comunale ove si legge che “il Comune
garantisce e promuove la partecipazione di tutti i cittadini all’attività politica ed amministrativa
dell’Ente, al fine di assicurare il buon andamento, l’imparzialità e la trasparenza”. Bisogna attivare
nuovi processi partecipativi strutturati inserendo gli obiettivi e le modalità del processo nello
Statuto affinché la partecipazione assicuri maggiore efficacia alla pratica amministrativa e
permetta di decidere con il consenso, armonizzando il conflitto ed offrendo l’opportunità ai diversi
punti di vista di manifestarsi. Prima ancora è necessario l’avvento di una nuova classe politica che
avverta come esigenza primaria l’instaurazione di dinamiche virtuose e autenticamente
democratiche nel governo locale. Staremo a vedere…”