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Lestrade si diresse verso il punto in cui si trovava il mio amico, e guardò in alto.

Poco più in
alto della testa dell’ispettore c’era una parola, scritta in stampatello col sangue verde sulla
carta da parati ingiallita. – Ra-che…? -, lesse Lestrade sillabandola. – Stava senza dubbio
tentando di scrivere Rachel, ma è stato interrotto. Dunque… dobbiamo cercare una donna…
Il mio amico non disse nulla. Tornò accanto al corpo e gli sollevò le mani, una dopo l’altra.
Le punte delle dita non presentavano tracce di icore. – Direi che abbiamo appurato che
quella parola non è stata scritta da Sua Altezza Reale…
- Come diavolo…
- Mio caro Lestrade. Vi prego, riconoscetemi almeno il diritto di possedere un cervello. È
evidente che il cadavere non è quello di un uomo: il colore del sangue, il numero di arti, gli
occhi, la posizione del volto, tutto indica che ci troviamo di fronte a del sangue reale.
Sebbene non possa stabilire quale sia la linea di sangue, azzarderei che si tratta di un erede
al trono, forse… no, direi secondo pretendente… di uno dei principati germanici.
- Sono senza parole -, tentennò Lestrade. Poi disse: - Questo è il principe Franz Drago di
Boemia. Si trovava qui in Albione ospite della Regina Vittoria. Era in vacanza, per cambiare
un po’ aria…
- Per i teatri, le puttane e i tavoli da gioco, volete dire.
- Se lo dite voi -. Lestrade sembrava infastidito. – A ogni modo, ci avete fornito un ottimo
indizio con questa donna, Rachel. Anche se, ne sono certo, ce ne saremmo accorti anche noi.
- Senza dubbio -, disse il mio amico.
Ispezionò ulteriormente la stanza, facendo più volte notare in tono stizzito come i poliziotti
avessero coperto varie impronte con gli stivali e avessero spostato oggetti che avrebbero
potuto tornare utili per ricostruire gli eventi della notte precedente.
Sembrava particolarmente interessato a una piccola macchia di fango trovata dietro la porta.
A anco al caminetto notò quello che sembrava un mucchietto di cenere o di terra.
- L’avevate visto? -, chiese a Lestrade.
- La polizia di Sua Maestà -, rispose questo – in genere non si esalta per aver visto della
cenere in un caminetto. In genere è lì che si trova -, e ridacchiò alla sua uscita.
Il mio amico raccolse un pizzico di cenere e la stro nò tra le dita, annusando quel che ne
era rimasto. Alla ne raccolse il resto in una provetta, la tappò e se la mise nella tasca
interna del cappotto.