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ricevere la documentazione scritta che attesta l’e cacia di “Vitae” di Victor scrivete alla V.

von F. Company, 1b Cheap Street, Londra.

Era un edi cio con camere in a tto da quattro soldi, nello Shoreditch.
C’era un poliziotto alla porta d’ingresso. Lestrade lo salutò chiamandolo per nome e fece per
accompagnarci dentro. Stavo per entrare, quando il mio amico si accucciò sulla soglia ed
estrasse una lente d’ingrandimento dalla tasca del cappotto. Esaminò il fango sullo zerbino di
ferro battuto, tastandolo con la punta dell’indice. Ci lasciò entrare solo quando si ritenne
soddisfatto.
Salimmo al piano di sopra. Individuare la stanza nella quale era stato commesso il crimine fu
molto facile, dal momento che era piantonata da due massicci agenti. Lestrade fece loro un
cenno con la testa e quelli si fecero da parte. Entrammo.
Non sono, come ho già detto, uno scrittore professionista, e nel descrivere quella stanza
provo l’esitazione di chi sa che le proprie parole non possono rendere giustizia agli eventi.
Temo però, dal momento che ormai ho iniziato questo racconto, che dovrò andare avanti.
In quella piccola stanza era stato commesso un omicidio. Il corpo, quello che ne era rimasto,
era ancora lì, sul pavimento. Lo vidi ma, in qualche modo, non subito. Ciò che invece vidi
era quello che era schizzato via, zampillato a otti dalla gola e dal petto della vittima, in una
scala cromatica che andava dal verde bile al verde prato. Il tappeto logoro ne era
completamente impregnato, e le pareti ne erano ricoperte. Per un momento mi sembrò
opera di un qualche artista dai gusti infernali, che aveva deciso di creare uno studio in verde.
Dopo un tempo che a me sembrò un secolo, abbassai lo sguardo verso il corpo, squartato
come un coniglio sul bancone di un macellaio, e cercai di trovare un senso a quello che stavo
osservando. Mi tolsi il cappello, e il mio amico fece lo stesso.
Si inginocchiò per ispezionare il corpo, osservando i tagli e gli squarci. Poi estrasse la lente
di ingrandimento e si avviò verso il muro, e ne esaminò i rivoli di icore in via di
essiccazione.
- Quello l’abbiamo già fatto noi -, intervenne l’ispettore Lestrade.
- Ah sì? -, disse il mio amico. – Allora cosa avete concluso a proposito di questa? Credo
proprio si tratti di una parola.