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CAP 1 : LA FUNZIONE FORMATIVA DELLA NARRAZIONE

Nel corso degli ultimi decenni, a cominciare dagli anni Sessanta, il narrativo è stato sottoposto ad un'analisi che ne ha rivelato la struttura e il
significato: ricordiamo il volume pubblicato a Parigi negli anni Sessanta, “L'analisi del racconto”, che divenne un testo di riferimento nelle analisi
del narrativo. Il narrare viene considerata un'attività primaria, fondamentale e permanente della mente che va mantenuta al centro di ogni processo
educativo. Quindi il narrare ha una funzione formativa a più livelli:
1) allena la mente al pensiero razionale, esplicativo e argomentativo;
2)dà identità al soggetto, nutrendone l'immaginario;
3)fissa un'identità storica, legata a un tempo e ad una cultura;
4)apre nella mente mondi virtuali e diversi e nutre la capacità critica e l'ottica di dissenso rispetto al vincolo empirico del qui-e-ora.
Attraverso 4 vie la narrazione nutre la mente e la costituisce: esplicativa, immaginativa, di proiezione spirituale e di dissenso e una via di
costruzione del simbolo. Grazie alla narrazione l'io si consolida come soggetto morale, il quale vive conflitti interiori, progetta il proprio
esistere e si colloca in un orizzonte di senso, fatto di regole e valori rivissute e autenticate nella sua coscienza. Come abbiamo detto, nella
narrazione, mondi altri prendono esistenza, si definiscono e si impongono; così prende corpo il legame tra narrazione e utopia, che implica anche il
dissenso, il prendere distanza. Da qui si hanno due effetti etici:
1) il ricongiungere esperienza e trasformazione, nell'ordine di una sua possibile redenzione e di un suo possibile cambiamento. Il reale si
apre all'ulteriorità, il soggetto si dispone nell'ottica del cambiamento.
2)valorizzare il dissenso che è il fulcro dello spirito critico, guardare contro e oltre il reale, porsi in una dimensione di libertà.
La narrazione quindi va coltivata per tutta la vita. Va messa al centro della formazione dell'infanzia con la narrazione e l'invenzione di
storie, creando così uno spazio immaginativo in cui è importante la ricezione che produce identificazione e arricchisce i registri della mente
e della sensibilità (Gianni Rodari in “grammatica della fantasia”). Nell'adolescenza o “seconda nascita”(come dice Rosseau)= la narrazione si fa
esperienza fondamentale per narrare sé a se stessi, per esprimere i propri stati d'animo ed entrare nel mondo. In età adulta= la narrazione ha sempre
un valore cognitivo ed etico; acquista però anche la funzione del narrarsi e conoscersi per ri-orientarsi, fare bilanci del e nel proprio processo vitale,
per fissare una propria identità(basti pensare alle scritture autobiografiche). Quindi la narrazione è una risorsa e un principio nel processo del
lifelong learning

CAP 2 LEGGERE PER FORMARSI CAP 3 SCRITTURA COME CURA DEL SE’
Da tempo l'atto di lettura è stato messo sotto analisi, mostrandone la La scrittura è stata una delle conquiste più alte ma anche più tardive
varietà, la funzione soggettiva, il ruolo culturale e formativo etc . Quando dell'Homo Sapiens. Oggi il mondo della scrittura si è specializzato e
leggo: frantumato, e questo in ogni macro-ambito di tipologia della
1)avviene una sospensione del vissuto=si prendono le distanze dal vissuto, scrittura(quello dell'informazione, della comunicazione sociale, delle
creando una condizione diversa, sospesa; scritture di sé); nasce un pluralismo di forme espressive differenti tra
2)si compie l'entrata in un mondo altro, che sta oltre e ci porta verso altri loro(dall'epistola al blog). Anche le scritture dell'io stanno vivendo un
processo di crescita, di potenziamento, sofisticazione, dando vita a
“paesaggi” e “ruoli”=il nostro io si dilata divenendo più ricco, dinamico e
modelli differenti tra loro. Le scritture dell'io più tradizionali, presenti
dialettico;
nella cultura greco-ellenistica sono la poesia lirica, il romanzo, le
3)si attiva e si vive la potenza evocatrice della parola=il linguaggio non
forme espressive del diario, delle memorie e dell'autobiografia.
ha solo un ruolo comunicativo/informativo ma anche una forza di L'autobiografia è un tipo di scrittura che è ricerca nel passato di
evocazione, costruzione di mondi altri o possibili; eventi, nuclei e significati forti(i ricordi si saldano intorno a percorsi
4)si entra dentro una storia che ci rispecchia, ci sfida nel nostro vissuto e di senso), è cammino per un'identità, è gioco di interpretazione e
ci impone di ripensarlo e di ripensarci da un altro punto di vista. Leggere conquista/donazione di senso (assegnazione di un ruolo a eventi,
è un'avventura formativa, è una via della cura di sé. figure, esperienze), è apertura di un conflitto in se stessi per
Consigli per darsi una strategia di lettura: rimodellare l'io nel sé e ricollocare il sé nell'io(=ossia l'immagine
1)isolarsi=crearsi un proprio spazio che favorisca la concentrazione e che l'io elabora di sé da mettere in circolo nell'io che vive). Scrivere
predisponga all'intensità della lettura; se stessi è un “prendersi in cura” e “prendersi cura”. Importante è
2)leggere secondo libertà (es: Pennac in “Come un romanzo”); ricordare Marcel Proust che ha fatto una riflessione suo metodo,
3)darsi la lettura come pratica consolidata=preservarla, programmarla, valore e approdo dell'autobiografia, riorganizzando a livello riflessivo
in un tempo in cui i media hanno in sopravvento. Nell'età ellenistica la la sua stessa esistenza. Nell'autobiografia=l'io traccia a se stesso
lettura e la scrittura venivano considerate come una doppia via aurea per la confini e struttura, fissa un progetto di sé e se ne fa carico,
crescita del proprio io; Focault ha annoverato la lettura tra le “tecnologie del attivando in sé una metamorfosi. Si parla di confini di spazio e
sé”. Ci sono luoghi in cui l'iniziativa personale del leggere deve essere tempo ma anche di età ed esperienze; questo gioco di confini fa
emergere le strutture storiche e sociali, psicologiche e ideologiche
valorizzata, in direzione dell'obiettivo centrale che è la cura sui; questi luoghi
e fa assumere al soggetto identità e senso. Da questo percorso esce
sono:
un sé come identità singolare e propria che ha un proprio progetto
1)la scuola;
esistenziale, di affermazione, di costruzione del proprio mondo.
2)le biblioteche L'autobiografia contemporanea ha perduto l'aspetto celebrativo e il
3)i Media. suo intento giustificatorio post eventum, per assumere uno sguardo
La lettura è il mezzo più potente di vita interiore in quanto la esercita, la problematico, di ripensamento dell'io alla ricerca del sé(es: “La
coltiva e la sviluppa= leggere implica raccoglimento e sospensione del coscienza di Zeno” di Svevo, “L'immoralista” di Gide). L'uomo
vivere immediato e pragmatico, implica un dialogo stretto tra soggetto e contemporaneo affida all'autobiografia il proprio sé come
oggetto(=libro), implica un dialogo di sé con sé attraverso il medium della riconoscimento, affermazione e redenzione; e lo fa con l'atto di
narrazione. scrivere se stesso e nell'assunzione implicita della cura sui o
“fantasticando” sul proprio vissuto, nella conversazione, nella terapia
psichica, nella pratiche di confessione.Oggi la scrittura è, allo stesso
tempo, segnale e terapia, denuncia la fragilità e dà la speranza di
oltrepassarla. Essa va coltivata come testo e ricondotta alla sua
condizione generativa di piacere; tutto questo per salvare la
scrittura, salvare un'idea di soggetto, un'idea di comunicazione, di uso
della parola e del suo stesso valore. Nella scrittura possiamo
distinguere almeno quattro percorsi: 1)creare un mondo; 2)dar
corpo all'io; 3)stare nell'interpretazione; 4)volere il bello. Per la sua
funzione di piacere e di resistenza, la scrittura deve essere coltivata.
CAP 4 AUTOBIOGRAFIA COME CURA DEL SE’
Foucault ha posto l'attenzione sul dispositivo etico e antropologico della cura di sé, che era stato elaborato e messo al centro della formazione del
saggio nell'antichità. La cura sui si lega ad una “cultura del soggetto”, propria di quella età di crisi. È presente un'inquietudine legata ad una
società meno incardinata su valori pubblici e comuni, dove la dimensione privata del soggetto diventa cruciale=quindi l'uomo come singolo, ma
portatore di una umanità universale, è fondamentale per l'elaborazione della cultura. Foucault parla della continuità di questa tradizione etico-
antropologica a partire dal mondo romano, dove il nesso virtù/ascesi resta emblematico del “farsi uomo”(ascesi=è “parresia”, ossia “dire-il-vero-su-
di-sé”, è dominio razionane dove il passionale e l'emotivo sono sotto il controllo della ragione). Egli considera la cura sui come una delle
tecnologie del sé, un dispositivo formativo molto attuale, di cui l'uomo d'oggi, alla costante ricerca di se stesso, ha bisogno. Possiamo quindi
dire che la cura sui ha una triplice valenza: etica(la Nussbaum dice che autocontrollo, umanità e un'educazione alla libertà sono i principi ispiratori di
una “nuova”educazione liberale, dove “nuovo” sta per ritorno all'antico, soprattutto all'insegnamento morale di Seneca ), psicologica ed educativa.
Tra gli esercizi spirituali presenti nel mondo classico-ellenistico, importante è la scrittura. Basta pensare al “Manuale” di Epitteto e ai “Ricordi” di
Marco Aurelio=questi testi sono manuali di esercizi spirituali attraverso i quali si apprende il metodo, si fissano i temi della meditatio e si delineano i
topoi intorno ai quali esercitarsi. Si pone poi al centro un altro tipo di esercizio spirituale: quello delle Confessioni e dell'autobiografia( ricordiamo
Rosseau, che seguì le orme di Agostino). Dopo Rosseau il paradigma della cura sui è esploso, sviluppandosi sotto forme e presso classi sociali
diverse, tuttavia tenendo salda la sua valenza formativa e dando vita ad una varietà di scritture autobiografiche. Nell'autobiografia il soggetto
1)si legge come processo,
2)si incardina sulla costruzione, si orienta sul progetto ed elabora una costruzione di senso; tutto questo avviene all'interno di una scrittura che lavora
nell'intreccio mobile di eventi, memorie e segni e riflette intorno al senso e al non-senso del proprio sé. La cura è formazione in quanto espressione
massima della cura.
L'autobiografia è soprattutto un iter formativo. Tra le grandi autobiografie dell'Occidente,ne prendiamo tre, storicamente lontane, strutturalmente
diverse, orientate a “salvare” in modo diverso i rispettivi autori presi nella loro singolarità: quelle di Sant'Agostino, Rosseau e Proust.
La pedagogia indica l'autobiografia come via-di-cura. Essa è:
1)diagnosi=disseziona il soggetto, il suo vissuto, i suoi ruoli con uno sforzo obiettivo;
2)terapia=rileggendo da identità, produce senso, ri-orienta e quindi “salva”;
3)farmacopea=racchiude in sé gli antidoti, gli anticorpi; è cura omeopatica e allopatica insieme. Nell'autobiografia c'è un altro significato di
cura: il “prendersi in cura”=tornare sul proprio percorso di vita, attivare la memoria, mettere in ordine gli eventi dando loro una direzione
e un senso. L'autobiografia quindi:
1)cura il soggetto
2) fissa il paradigma del prendere in cura
3)si dispone come pratica formativa in tutte le professioni educative
4)fissa il dispositivo stesso della cura, che è fatto di dialogo, ascolto, intenzionalità scommessa sula futuro, rinnovamento e rinascita
interiore.