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RI
La

TO
storia
nostra

oS
gecon
1 DALLA
PREISTORIA
A ROMA
REPUBBLICANA

raccontata da
Alessandro
Barbero
e
Sandro
Carocci

Editori Laterza

A
RI
La

TO
storia
nostra

oS
gecon
1 DALLA
PREISTORIA
A ROMA
REPUBBLICANA

raccontata da
Alessandro
Barbero
e
Sandro
Carocci

Editori Laterza
La

storia
nostra
PARTE II
Le grandi culture del mare
raccontata da
N
ella prima parte del manuale abbiamo studiato le grandi civiltà fluviali

Alessandro
che fiorirono nell’Età del Bronzo e del Ferro nella cosiddetta Mezzaluna Fertile
e in Egitto. Nonostante le loro differenze, tutte queste civiltà avevano in comune

Barbero
un’agricoltura fondata sull’irrigazione, la costruzione di grandi città con poderosi palazzi e templi,
e la tendenza alla creazione di imperi.
Nei prossimi capitoli spostiamo l’attenzione un po’ più a Occidente, e a un tipo diverso
di civiltà. Studieremo civiltà che avevano, sì, città e palazzi, contadini e pastori, ma che avevano in comune
soprattutto la proiezione verso il mare. Erano popoli di navigatori e di commercianti, ed è grazie a loro
che la civiltà, nata nelle pianure fluviali del Vicino Oriente, ha cominciato ad allargarsi verso il Mediterraneo
e verso Occidente, toccando l’Italia meridionale, il Nordafrica, la Spagna.
I popoli di cui parleremo vivevano nella zona di contatto fra l’entroterra del Vicino
Oriente e la gran massa d’acqua del Mediterraneo. Vivevano in particolare nel Mediterraneo orientale. Erano

Sandroe

Carocci
gli abitanti dell’isola di Creta, creatori della civiltà minoica, la più antica civiltà conosciuta che si sia fondata
soprattutto sui commerci. Erano gli abitanti della terraferma greca, i quali crearono la civiltà micenea e poi,
dopo un periodo di declino, s’imbarcarono in viaggi d’esplorazione che li portarono a colonizzare l’Italia
meridionale. Erano i Fenici, che partivano dalla Terra di Canaan, in quella che è oggi la costa del Libano,
ma che fondarono un grande impero commerciale fra la Tunisia, la Sardegna e la Spagna.
Alcuni di questi grandi popoli sono stati dimenticati per millenni. Tutti sapevano scrivere,
ma la lingua dei Minoici di Creta è ancor oggi incomprensibile, mentre l’alfabeto e la lingua dei Micenei sono
stati decifrati appena sessant’anni fa. Solo l’alfabeto fenicio non è mai stato dimenticato, perché è l’antenato
diretto degli alfabeti ebraico e greco, e dunque anche del nostro. I Fenici fondarono Cartagine, la grande rivale
di Roma, per questo il loro ricordo non è mai andato perduto, anche se i Romani non erano certo imparziali
quando parlavano di loro. Della civiltà micenea non si sapeva invece quasi nulla, prima delle grandi campagne
di scavi di Heinrich Schliemann, lo scopritore di Troia, alla fine dell’Ottocento; e la civiltà minoica a Creta era
pressoché sconosciuta prima che Arthur Evans cominciasse a scavare a Cnosso all’inizio del Novecento.
ST[S3DJLQD Parlare di questi popoli, quindi, significa raccontare com’è che il centro della civiltà
cominciò a spostarsi, grazie a movimenti di popolazione e anche semplicemente per imitazione, da Oriente
verso Occidente, facendo tappa innanzitutto in Grecia. Significa raccontare uno spazio, il Mediterraneo, che
permise a uomini, merci, religioni, alfabeti di viaggiare e incontrarsi, e che col tempo sarà unificato in un grande
impero, quello di Roma, ma che prima d’allora, col suo ambiente fatto di golfi, montagne, isole, aveva favorito

In ogni Parte
lo sviluppo di tante civiltà separate e in competizione fra loro. Significa collegare gli antichi popoli orientali, i
Sumeri, gli Egizi, i Persiani, con quei popoli che consideriamo i diretti antenati dell’Europa moderna, i Greci e i
Romani; e significa anche raccontare alcune delle avventure archeologiche più affascinanti dei nostri tempi.

PARTE II una grande fase Parte II Le grandi culture del mare Capitolo 4 Le civiltà dell’Egeo 127

della storia umana


Le grandi
N
ll i dl

Odisseo, i Lotofagi e i Ciclopi re lì tra i Lotofagi a cibarsi di loto, e obliare il ritorno. A


[Omero, Odissea, IX, vv. 82-129, trad. di G.A. Privitera, Mondadori, forza condussi costoro, piangenti, alle navi e trascina-
Milano 1981] tili nelle navi ben cave li legai sotto i bagli1; poi agli al-

cittadinanza
tri fedeli compagni ordinai di salire rapidamente sulle
Il secondo dei due poemi attribuiti dalla tradizione navi veloci, perché nessuno, mangiando loto, obliasse
a Omero, il cantore cieco, è l’Odissea, cioè la storia il ritorno. Essi si imbarcarono subito e presero posto
La tomba di Tutankhamon di Odisseo, che noi chiamiamo Ulisse. Il lungo agli scalmi e sedendo in fila battevano l’acqua canuta
viaggio di Odisseo nel Mediterraneo, nel tentativo coi remi. Navigammo oltre, da lì, col cuore angosciato
Il faraone Tutankhamon era figlio, come provano le analisi del conteneva tre grandi letti di legno dorato, e una quantità im- sempre frustrato di ritornare alla sua isola di Itaca, e arrivammo alla terra dei Ciclopi violenti e privi di leg-
L’arte occidentale della guerra caratterizzata da individualismo, democrazia, partecipazione politica, li- Dna, di Amenofi IV-Akhenaton. Il padre lo aveva chiamato Tu- mensa di sedie, sgabelli e oggetti di ogni tipo, per la vita quoti- è l’occasione di incontri sempre diversi e di sfide gi, che fidando negli dèi immortali con le mani non
Nel modo di combattere degli opliti greci c’è forse il punto di parten- bera discussione, curiosità scientifica e razionalismo è per forza di co- tankh# in onore di Aton, la divinità che aveva voluto con- diana e per il culto, tutti di squisita fattura. Tutto lo spazio era sempre nuove. Ognuno di questi incontri serve al piantano piante, né arano: ma tutto spunta senza se-
za di una caratteristica unica della nostra civiltà occidentale? Non v’è se molto brava a fare la guerra, e a farla nel modo più micidiale, sfrut- trapporre ad Amon (Tutankhaton significa ‘immagine vivente di stipato al massimo, affastellando gli oggetti sotto e sopra i letti, poeta per esprimere delle scelte, e per dichiarare i me né aratro, il grano, l’orzo, le viti che producono vi-
dubbio che i cittadini delle pòleis sono stati i primi uomini, in epoca tando le capacità individuali di tutti per raggiungere in modo rapido e Aton’). Ma uno dei primi provvedimenti del figlio fu la deci- fino al soffitto, e invadendo anche una stanza vicina. In fondo valori che accomunavano i Greci. Nel passo che no di ottimi grappoli, e la pioggia di Zeus glielo fa cre-
decisivo uno scopo collettivo. sione di ritornare al culto tradizionale di Amon, cambiando alla parete destra dell’anticamera, due statue erano poste a guar-
storica, a scendere in guerra non come sudditi di un re, ma come quindi il proprio nome in Tutankh#. Con ogni probabilità, dia di una porta. Quando Carter l’aprì, vide quello che gli par-
segue, Odisseo incontra gli uni dopo gli altri i scere. Costoro non hanno assemblee di consiglio, né
membri di una comunità di eguali. È vero che anche presso i popoli Uscito appena prima dell’11 settembre 2001, la data dello storico attac- questa scelta tradizionalistica fu fatta dai consiglieri del farao- ve, racconta, «un muro d’oro massiccio». Si trattava in realtà Lotofagi e i Ciclopi. I primi non sono malvagi, ma si leggi, ma abitano la cima di alte montagne in cave
cosiddetti primitivi, organizzati in tribù, le cose vanno più o meno al- co terroristico alle Torri Gemelle di New York, il libro di Hanson è un li- ne, che era salito al trono molto giovane, ad appena otto anni di della parete di un grande tabernacolo (cinque metri di lunghez- nutrono d’un fiore che toglie la coscienza e la spelonche, e ciascuno comanda sui figli e le mogli, in-
lo stesso modo: ogni uomo libero in grado di combattere è anche un bro più politico che storico; l’autore, di idee conservatrici e vicino alle età. Anche la moglie di Tutankhamon, una sua sorella maggio- za, e circa tre di larghezza e di altezza), ricoperto da una lamina memoria: l’orrore che Odisseo prova nei loro curanti gli uni degli altri... I Ciclopi non hanno navi con
guerriero. I Greci, però, hanno applicato lo stesso concetto a una col- posizioni del Partito repubblicano americano, si schiera in difesa di re, cambiò il nome da Ankhsen## (‘vive per Aton’) in d’oro. Al suo interno venne trovato un secondo tabernacolo, e confronti fa pensare alla diffidenza che oggi le guance di minio, non vi sono carpentieri tra essi, che
lettività organizzata in forme statali: da loro abbiamo imparato che chi quelli che percepisce come i valori fondanti dell’Occidente in un mo- Ankhsen# (‘vive per poi un terzo e un quarto, proviamo verso le esperienze psicologiche prodotte lavorino a navi ben costruite, in grado di fare ogni co-
gode i vantaggi della cittadinanza deve anche impegnarsi personal- mento in cui sembra che quei valori siano sotto attacco. Dal punto di Amon’). l’uno dentro l’altro. L’ulti- dalle droghe pesanti, che rischiano di distruggere la sa toccando luoghi abitati, così come gli uomini vanno
Di questo faraone si sapeva mo racchiudeva il triplice
mente a combattere in difesa dell’interesse collettivo (un principio che vista storico, quello che dobbiamo fare è chiederci se siamo davvero si- capacità di vivere consapevolmente la vita. I Ciclopi spesso con le navi sul mare gli uni dagli altri.
molto poco, anche perché sarcofago del re. Il terzo e
gli Stati europei di oggi, con i loro eserciti di professionisti, hanno mes- curi che i Greci fossero così simili agli americani e agli europei di oggi, nei musei e nelle collezioni ultimo sarcofago era in oro sono molto diversi dai Lotofagi, ma anch’essi 1. bagli: sono le travi che collegano le due fiancate della nave e
so da parte, ma che è stato dominante anche presso di noi fino a po- così individualisti, razionali, democratici come Hanson li immagina. Ma di antichità egizie manca- massiccio, del peso di 110 appaiono ai Greci disumani per un motivo analogo: sostengono il ponte.
co tempo fa). dal punto di vista della cittadinanza, dobbiamo anche chiederci se sa- vano del tutto iscrizioni e chili. La mummia del re non sanno vivere in
Ma c’è anche qualcosa di più; ed è la tesi di uno storico americano, Vic- per fare la guerra nel modo più devastante e decisivo, alla ricerca del- oggetti provenienti dalla aveva una maschera d’oro comunità, non hanno
tor Davis Hanson, che nel 1989 ha pubblicato un libro sul modo di fa- la vittoria a qualunque prezzo – ammesso che sia davvero una caratte- sua tomba. Proprio que- battuto, intarsiata con ve- assemblea né legge, e
re la guerra degli antichi Greci intitolato L’arte occidentale della guer- ristica del nostro mondo occidentale – sia qualcosa di cui andare or- st’assenza convinse gli ar- tro, turchesi e lapislazzuli, ognuno fa soltanto i propri
cheologi che, caso eccezio- lavorata in modo splendi-
ra, e nel 2001 ne ha pubblicato un altro, Massacri e cultura. Le batta- gogliosi, da difendere come parte della nostra identità. Gli autori di interessi, senza collaborare
nale, la sua tomba dovesse do.
glie che hanno portato la civiltà occidentale a dominare il mondo. questo manuale qualche dubbio ce l’hanno: forse quello di cui l’Occi- giacere ancora intatta da La scoperta suscitò un con gli altri e senza andarli
Hanson afferma che l’Occidente ha sempre sconfitto i suoi nemici, a dente deve andare orgoglioso sono la libertà, l’eguaglianza, la solida- qualche parte nella Valle enorme clamore. La ric- a cercare. Parla Odisseo:
partire dalle guerre dei Greci contro l’impero persiano (ne parleremo rietà del nostro mondo civile, più che la nostra capacità di schiacciare dei Re. Per quasi quindici chezza dei materiali ritro-
più avanti: cfr. par. 7.2), perché la civiltà occidentale ha certe caratte- spietatamente qualunque avversario. Ma questo, come tanti altri che anni l’archeologo inglese vati venne esaltata dalla
ristiche che hanno prodotto, fin dal tempo degli opliti greci, un modo presentiamo in questa rubrica, è un problema su cui ognuno deve da- Howard Carter (1874-1939) stampa di tutto il mondo. Per nove giorni fui spinto dai
La
voce
particolare e vincente di fare la guerra. Hanson sostiene che una società re la propria risposta. ne cercò inutilmente le trac- L’attenzione del pubblico venti funesti sul mare pescoso:
ce: ma infine, nel 1922, av- fu mantenuta alta anche da al decimo giorno arrivammo
venne la scoperta. voci di una supposta male- presso i Lotofagi, che mangia-

PA
La tomba di Tutankhamon
aveva resistito ai saccheg-
dizione del faraone, che
avrebbe colpito i profana-
del no un cibo di fiori. Scendem-
giatori perché era relativa- tori della sua tomba. Si mo lì a terra e acqua attin-
mente piccola e in disparte. trattava in realtà di una gemmo: subito presero il pa-

SSA
Le dimensioni ridotte (una trovata pubblicitaria, che sto accanto alle navi veloci, i
scala, un corridoio, un’an- in effetti contribuì per di- compagni. Dopoché fummo
ticamera e tre camere) mo- versi anni alla celebrità sazi di cibo e bevanda, allora
strano che in origine era della tomba. Pochi calcoli io mandai dei compagni a in-

TO
stata costruita per qualche bastano ad accertarne la
dagare chi fossero gli uomini
alto dignitario, e non certo falsità. Il finanziatore del-
per un sovrano. Ma il fa- la spedizione archeologi- che in quella terra mangiava-
raone era morto improvvi- ca, Lord Carnarvon, morì no pane, scelti due uomini e aggiunto come terzo un  Ulisse e i compagni accecano Polifemo
VI sec. a.C.
 Lo scontro fra samente, a diciannove anni in effetti alcuni mesi dopo araldo. Costoro partirono e subito furono in mezzo ai Biblioteca Nazionale, Parigi
due schiere di opliti
640 a.C.
appena, probabilmente a la scoperta, per un’infe- Lotofagi. Non meditavano la morte ai nostri compagni Questa pittura vascolare rappresenta l’episodio narrato da
La scena, dipinta su
causa di una ferita vicino zione. Ma tutti gli altri ar- i Lotofagi, ma gli diedero da mangiare del loto. E chi di Omero nell’Odissea in cui Ulisse e i suoi compagni
una brocca di fattura
all’orecchio sinistro sco- cheologi sopravvissero a essi mangiava il dolcissimo frutto del loto non aveva accecano il ciclope Polifemo per poter fuggire dalla grotta
perta da una recente radio- lungo, vivendo fino a tarda in cui erano tenuti prigionieri e riprendere così il loro
greca del VII secolo più voglia d’annunziare e tornare, ma preferiva resta- viaggio.
a.C., mostra lo grafia al cranio. Così si ri- età: è stato calcolato che,
scontro fra due
schiere di opliti. A
piegò su questa piccola se-  Maschera funeraria di Tutankhamon
 $#%!% in media, morirono oltre
sinistra, un flautista poltura, che venne allestita Museo Egizio, Il Cairo 24 anni dopo la scoperta e
suona per ritmare la nella forma degna di un re, La fama del sovrano Tutankhamon è viva ancora oggi, soprattutto grazie al a circa 70 anni di età, più
marcia dei guerrieri. con ricche pitture e un leggendario ritrovamento della sua tomba, rimasta inviolata fino al 1922. vecchi dunque dell’età
All’interno della camera funeraria, il corpo mummificato di Tutankhamon Parte II Le grandi culture del mare
grande corredo funebre. media di decesso della
riposava all’interno di tre sarcofagi, l’ultimo dei quali realizzato in oro
Racchiudeva un tesoro massiccio. Come era in uso nel culto funerario egizio, il volto del faraone era maggioranza della popola-
inestimabile. L’anticamera coperto da una maschera realizzata in oro battuto, che vediamo in figura. zione di quel tempo.
184 Parte II Le grandi culture del mare

84 Parte I Le grandi civiltà fluviali

India e Cina
nell’Età del Ferro
SIBERIA

schede In India la civiltà dell’Età del Bronzo


collassa ancor prima che nel Vicino
ne fra le più importanti religioni dell’u-
manità, seguite ancor oggi da oltre
buddismo, che avrà enorme diffusio-
ne in tutta l’Asia centro-orientale.
GIAPPONE

e
Oriente, con l’afflusso dei nomadi in- due miliardi di persone. La più antica Cosa succede nel frattempo in Cina?
do-arii e la scomparsa della vita urba- è la religione induista, la più diffusa La storia cinese è divisa per antica tra-
COREA
na. Col tempo però anche le nuove nell’India attuale; i suoi primi testi sa- dizione in dinastie, e il periodo dal ium
e Giallo

rubriche La narrazione
F

popolazioni, che parlano una lingua cri, i Veda, vennero composti proprio 1046 al 256 a.C. corrisponde alla di-
indoeuropea, il sanscrito, abbandona- fra il 1500 e il 500 a.C., e da qui deriva nastia Zhou. In quest’epoca la Cina
no la pastorizia per l’agricoltura, e co- il nome di civiltà vedica con cui si indi- entra nell’Età del Ferro e la scrittura ci-
rro
z zu

CINA
struiscono un mondo di città. Gli in- ca l’intero periodo. Diversi tratti dura- nese si evolve lentamente verso la sua Fi u m e A

do-arii creano una nuova civiltà nel- turi della civiltà indiana, come la sud- forma attuale. L’agricoltura si espande PAKISTAN
ca
te n
am
l’India del Nord, e in particolare nella divisione della popolazione in caste, si grazie ai primi grandi progetti di irri- ndo
ontu
o s a d e ll ’ H i m a l a y a OCEANO
I

pianura dell’Indo e del Gange, che affermano in epoca vedica. Alla fine gazione, con la costruzione di dighe e PACIFICO

si arricchisce
Gan
g e
dura dal 1500 al 500 a.C. È una civiltà del periodo, intorno al 550 a.C., nasce canali. Gli imperatori Zhou erano so-
dell’Età del Ferro, organizzata all’inizio in India Siddhartha Gautama, più co- vrani guerrieri, che mantenevano un
in tribù, e poi in molti piccoli regni o nosciuto come il Buddha, “l’Illumina- potente esercito e conducevano fre-
città-stato. Una parte di questi Stati to”, fondatore di un’altra religione, il quenti guerre contro i nomadi del INDIA

di schede e rubriche
perde la sua indipendenza intorno al OCEANO
520 a.C., quando tutto il Nord-Ovest INDIANO Massima espansione dei territori
dominanti dalla dinastia Zhou (1046-256 a.C.)
del subcontinente indiano, corrispon- Massima espansione dell’impero persiano
dente al Pakistan attuale, cade sotto il con Dario I (522-489 a.C.)
Altri

Area civiltà vedica

dedicate a documenti
dominio di Dario I, Gran Re di Persia:
almeno dal punto di vista dei Persia-
ni, l’India non era più necessariamen-
Nord. Il carro da guerra trainato da ca- se, che l’imperatore della Cina regna dell’imperatore, provocando la fram-
te un “altro mondo”.
valli, che già da tempo era l’arma do- in virtù di un mandato del Cielo, da mentazione del paese e continue
In quest’epoca nascono in India alcu-

e fonti di ogni tipo, temi


minante dei sovrani mesopotamici ed cui il nome di Celeste impero con cui guerre locali. Alla fine di quest’epoca
egizi, costituiva la forza principale an- era conosciuta la Cina imperiale. In di crisi, nel VI secolo a.C., visse Con-
che negli eserciti cinesi: la sua diffu- realtà, però, il loro potere non era fucio, il più importante pensatore ci-
sione è uno dei pochi collegamenti at- molto centralizzato: gli Zhou regnava- nese, che insegnò l’importanza della

di cittadinanza, dibattiti
testati a quest’epoca fra il mondo del no su una Cina divisa in centinaia di moralità pubblica e privata, della giu-
 Brahma, la divinità creatrice Vicino e dell’Estremo Oriente. principati vassalli, governati da capi stizia e del rispetto reciproco come
induista
Da un tempio di Tamil Nadu Gli Zhou introdussero l’idea, rimasta militari che a partire dall’VIII secolo principale garanzia di benessere col-
Questa scultura raffigura Brahma, poi sempre centrale nella storia cine- a.C. sfuggirono al controllo effettivo lettivo in un mondo che cambia.
riconosciuto come prima Persona

e aggiornamenti
della Trinità induista, che comprende
anche Vishnu e Shiva. Brahma,
architetto dell’Universo e padre di tutti
gli esseri, è raffigurato con quattro
teste, quattro braccia e quattro gambe.
Ogni testa recita uno dei quattro Veda,
mentre le quattro mani reggono  Maschera in bronzo della dinastia Zhou
XII sec. a.C.

su questioni di storia,
rispettivamente un bicchiere Dal sito di Sanxingdui (Cina)
contenente acqua (simbolo della vita),
un rosario (con cui controlla lo Questa maschera in bronzo raffigura una creatura mostruosa. Nella Cina
scorrere del tempo), un fior di loto antica, la guerra aveva una duplice valenza: politica e religiosa. Per
(simbolo di crescita e fertilità) questo, sulle bardature dei cavalli e sui carri da combattimento venivano
e il testo dei Veda, termine applicate maschere dall’aspetto terribile allo scopo di incutere timore nei
che in sanscrito vuol dire nemici. Maschere come questa avevano un probabile ruolo anche nelle

aperture alla storia mondiale


‘conoscenza’, e che indica il libro pratiche religiose celebrate dagli sciamani, che comunicavano con gli
sacro per la religione induista. spiriti degli antenati allo scopo di richiamarli sulla terra.

Parte I Le grandi civiltà fluviali Capitolo 3 L’Età del Ferro nel Vicino Oriente 121
eo
Capitolo 4 Le più antiche civiltà egee
La più antica civiltà fiorita nell’Egeo nacque nelle isole E V E N T I E P R O TA G O
Cicladi, che oggi sono un ben noto paradiso per turisti. A par-
tire dal 3000 a.C., quando tutto l’Occidente è ancora in pie-

In ogni capitolo:
na Età della pietra, nelle Cicladi cominciano a comparire i

Le civiltà dell’Egeo
primi utensili di bronzo; sono usati, fra l’altro, per scolpire
straordinari idoli, in forma umana stilizzata, che all’aspetto
sembrano opere di arte moderna. Subito dopo comincia a svi-

1. Minoici e Micenei
lupparsi la grande civiltà cretese, di cui non sapevamo quasi
nulla fino a quando un archeologo inglese, Arthur Evans, non la Grecia è quello che grazie al
E V E N T I E P R O TA G O N I S T I cominciò a scavare a Creta, nel sito di Cnosso, all’inizio del
Novecento. Fu lui a battezzarla col nome di civiltà minoica,
di civiltà del Vicino Oriente, e pe
Eventi e protagonisti
Tra Oriente e Occidente
dal leggendario re Minosse, che avrebbe regnato a Creta, secondo la mitologia greca.
La grande fioritura della civiltà cretese si colloca fra il 2200 e il 1500 a.C. Sull’isola nac-
Fra tutti i paesi che oggi consideriamo europei, la Grecia è quello che grazie alla vici- 
nanza geografica è stato più influenzato dalle grandi civiltà del Vicino Oriente, e perciò ha quero molte città, ognuna attorno al palazzo d’un re; il più importante, che probabilmente
Palazzo di Cnosso,
stanza della regina
avuto un ruolo decisivo nello sviluppo dell’Occidente. Si dice sempre che se il mondo gre- esercitava un’egemonia su tutta l’isola, era il palazzo di Cnosso. I Cretesi, ovvero i Minoi-
%('&!*()*$*
Particolare della pittura
ci, come li chiamò il loro scopritore Evans, inventarono un alfabeto, il cosiddetto “Linea-

presenta le vicende politiche e


co ha uno spazio così importante nella nostra cultura e nei nostri programmi scolastici, è parietale
perché la Grecia ha inventato la democrazia, la filosofia, la scienza, e ha influenzato in mo- re A” [cfr. par. 3], che si scriveva su tavolette d’argilla, come quelle usate nel Vicino Orien-
La campagna di scavi
do decisivo anche l’arte, l’architettura, la letteratura dell’Occidente, ed è vero; ma si tende te. Purtroppo la lingua dei Minoici non era indoeuropea ed è rimasta incomprensibile, per
condotta nell’area
del palazzo di Cnosso
a dimenticare che se tutto questo è stato possibile lo si deve anche alla posizione geografi- cui non sappiamo nulla dei re cretesi e delle loro imprese, né i nomi delle loro divinità, e
ha portato alla luce
una gran quantità di pitture
non ci è arrivato niente della loro letteratura. Per noi, quello minoico è un mondo muto, che
ca di un paese che pur appartenendo all’Europa era a diretto contatto con il Vicino Oriente

militari, le istituzioni, i sovrani


parietali, grazie alle quali
e ne ha assorbito per secoli la civiltà. ci parla solo attraverso gli oggetti ritrovati dagli archeologi e i coloratissimi affreschi dei
è stato possibile ricavare
molte informazioni
 Certe aree della Grecia erano abitate fin dal Paleolitico, ma è soprattutto dal Neolitico palazzi. Sappiamo però che i Cretesi erano navigatori e mercanti; i loro prodotti, e i segni
interessanti sulla civiltà
Vaso decorato di età cretese. Questa pittura,
della loro influenza culturale, si ritrovano in tutto il Mediterraneo.
neolitica che questa zona comincia ad apparire particolarmente progredita. Insediamenti di agricol- ritrovata nella stanza
Museo Archeologico di tori neolitici sono stati ritrovati nell’isola di Creta, in Tessaglia e Macedonia; i più antichi La zona in cui l’influenza cretese appare più forte sono le isole dell’Egeo e la terrafer-
della regina, presenta
un tema marino: il trionfo
Iraklion (Creta)
risalgono a prima del 6000 a.C., erano fortificati e potevano ospitare anche 3 o 4 mila per- ma greca. A partire dal 1600 a.C., anche qui compare una civiltà evoluta, e nascono mol-
di delfini, creature molto
Questo contenitore in rispettate dai Minoici, rivela
te città. La più imponente è Micene, nel Peloponneso; qui il grande archeologo Heinrich
terracotta decorata è stato sone. Si tratta della prima cultura neolitica in Europa, e il suo vasellame è dello stesso li- il profondo vincolo che
ritrovato a Creta, dove i
vello di quello del Vicino Oriente nella stessa epoca. I contadini neolitici della Grecia co- Schliemann, alla fine dell’Ottocento, ritrovò fastose tombe regali, e perciò si è presa l’a-
univa questa civiltà al mare.
reperti più antichi di
ceramica neolitica risalgono struivano case di legno o di mattoni d’argilla, coltivavano grano e orzo, fabbricavano sta-

Istituzioni, società, culture


approssimativamente al
7000 a.C. tuette e persino flauti, i più antichi ritrovati in Europa. Più tardi, nell’Età del Bronzo, L’Egeo
Creta e la terraferma greca assisteranno alla nascita delle civiltà minoica e mi- e il Mediterraneo
Troia
cenea. Queste civiltà sono anche note come civiltà egee, dal nome del Ma- orientale

M
re Egeo su cui entrambe si affacciavano.

AR
EG
illustra le cause e gli effetti
Ma come si è trasmessa la civiltà alla Grecia? Nei tempi più antichi

EO
Assur
il paese era abitato da popolazioni preindoeuropee, alle quali poi si Micene
Eufrate
Ugarit ASSIRIA
sostituirono i popoli di lingua indoeuropea che diverranno più tardi che ogni popolo invocava nella propria lingua. Due cippi in onore di Melqart, ritrovati a
i Greci. Sia 5. gli Nel Mediterraneo: viaggiano gli uomini
dall’Asiae le merci,
CICLADI

Tig
uni che gli altri potrebbero essere venuti RODI Mari

ri
Malta, portavano iscrizioni in greco e in punico, ed è grazie a questo ritrovamento che gli
Minore, portando glicon
alfabeti e gli dèi
sé conoscenze tecnologiche I SeTculturali.
I T U Z I OAlcu-
N I , S O C I E T A , C U LT U R E Cnosso
studiosi hannoCIPRO Babilonia

degli eventi, la società, la cultura


FENICIA della lingua fenicia.
iniziato la decifrazione
Byblos
ni studiosi però pensano che le migrazioni non c’entrino affatto con CRETA
Il meticciato (mescolanza) culturale e linguistico tipico del Mediterraneo si riscontra an-
la nascita delle civiltà egee, e che si sia trattato piuttosto di uno svi- che a Cartagine, dove la civiltà fenicia si trasformò attraverso i continui contatti con altri po-
luppo Laculturale autonomo, sia pure aiutato dai frequenti contatti
penetrazione dei mercanti fenici nel Mediterraneo occidentale non portò soltanto poli. La popolazione fenicia e quella berbera dell’entroterra si fusero e anche la lingua feni-
MAR MEDITERRANEO
con nuove
il Vicino Oriente.
merci e unaL’analisi
crescentedel Dna, in ogni
ricchezza, caso, idee.
ma anche indicaGli
chescambi
al- più intensi si verificaro- cia si modificò dando luogo a una variante, il punico, che continuò ad essere parlata in Nor-

e i modi di pensare
menonoqualche individuo
tra i Fenici arrivò
e l’altro dall’Asia
grande popoloMinore, sia nella
di navigatori, terrafer- e colonizzatori che si stava
esploratori dafrica per molti secoli dopo la distruzione di Cartagine. La grande colonia fenicia ospitò
ma greca, sia a Creta,
affermando dove le tracce di
nel Mediterraneo, un’immigrazione
i Greci. I poemi omerici sonodimostrano
più evi- che fra aristocratici gre- fin dall’inizio anche mercanti e artigiani greci, e negli ultimi secoli di vita della città, dopo
denti; èciprobabile che nel complesso
e fenici potevano tutt’e duedii fattori,
stabilirsi relazioni l’immigrazio-
ospitalità: quei rapporti, cioè, molto comuni nel la sua espansione in Sicilia, l’aristocrazia cartaginese assorbì sempre più la cultura greca, un
Nil
ne asiatica e il “contagio” culturale, abbiano agito insieme.
o
mondo mediterraneo arcaico, che nascevano dallo scambio di doni fra stranieri, e grazie ai EGITTO
po’ come stava succedendo alla grande rivale, Roma [cfr. cap. 10.4]. Come Roma, Cartagi-

degli uomini
quali ciascuno sapeva di poter essere accolto con sicurezza presso l’altro, e di poter avvia- ne era organizzata in modo simile alla  greca, non aveva cioè un re, ma era governata oligarchia
Il termine deriva dal greco
re insieme imprese commerciali o militari. dall’oligarchia delle grandi famiglie e dall’assemblea popolare; l’arte e l’architettura greca olìgoi, ‘pochi’, e àrkhein,
128 Parte II Le grandi culture del mare
Quando i Greci, intorno all’800 a.C., avvertirono il bisogno di scrivere di nuovo la loro
Capitolo 4 Le civiltà dell’Egeo 129
fornivano i principali modelli culturali, e gli antichi dèi fenici si stavano assimilando agli dèi ‘comandare’, e indica un
sistema di governo in cui il
lingua, secoli dopo la fine della civiltà micenea, non ricorsero più all’antico Lineare B, che greci. La città fondata dai colonizzatori di Tiro intorno all’800, nel momento in cui affrontò potere è concentrato nella

e delle donne
era stato del tutto dimenticato, ma imitarono l’alfabeto fenicio, che si basava su un concetto i Romani nelle guerre puniche era diventata sotto molti aspetti una  ellenistica, e asso- mani di pochi individui.
nuovo e molto più pratico, con un segno per ogni suono, anziché per ogni sillaba. Questo al- migliava a Roma più di quel che i Romani avrebbero voluto ammettere.
fabeto aveva appena 22 segni: provate invece a immaginare un alfabeto in cui occorra un se-
gno diverso per ogni sillaba, come accadeva con gli alfabeti cuneiformi e col Lineare B, e vi
accorgerete di quanti ce ne vogliono! L’adattamento del-
 l’alfabeto fenicio alla lingua greca richiese un’importante 1. Che cosa sono le relazioni di ospitalità, riferite al mondo mediterraneo arcaico? 2. Che cosa
Statua di Eracle-Melqart modifica, perché in lingua fenicia, come in tutte le lingue rappresentava il dio fenicio Melqart per i Greci? 3. Che cosa accomunava tra loro Cartagine e Roma?
# "$#!$$
Da Idalion; Musée du semitiche, le vocali sono poco importanti e non vengono
Louvre, Parigi
scritte, mentre per scrivere una lingua indoeuropea le voca- 
Nonostante la grande
diffusione del suo culto in li sono indispensabili. I Greci perciò usarono certe lettere Cippo votivo con
tutto il Mediterraneo antico,
le raffigurazioni di Melqart
sono molto rare e piuttosto
incerte; in alcune opere
dell’alfabeto fenicio, corrispondenti a suoni che non esiste-
vano nella loro lingua, per scrivere le vocali. La prima let-
iscrizione fenicia e greca
# "$#!$$
Da Malta; Musée du
Louvre, Parigi
no gli uomini e le merci,
cartaginesi, tuttavia, tera dell’alfabeto, !", in fenicio indicava probabilmente
Melqart è assimilabile La figura riproduce
quel suono gutturale che i linguisti chiamano !# ,
I S T I T U Z I O N I , S O C I E T A , C U LT U
al dio greco Eracle (Ercole un cippo realizzato
per i Romani). ma i Greci la usarono per scrivere la vocale “a”; la lettera per scopi celebrativi
in onore di Melqart-Eracle,
però conservò il suo nome, che i Greci pronunciavano ritrovato a Malta.
L’importanza di questo
!!. reperto risiede soprattutto
Uno scambio dello stesso tipo si verificò tra i Fenici e i nel testo inciso, redatto
in due lingue: fenicio
Greci sul piano religioso. I frequenti incontri fra navigato- e greco. Grazie a questa
doppia stesura è stato
ri fenici e greci crearono l’idea che il grande protettore dei possibile decifrare
marinai di Tiro, il dio Melqart, fosse lo stesso eroe divi- la lingua fenicia.
nizzato che i Greci veneravano col nome di Eracle, cioè
l’Ercole dei Romani. Lo stretto di Gibilterra, che separa il Mediterraneo occidentale non portò solt
mondo familiare del Mediterraneo da quello ignoto dell’o-
ceano, e che gli antichi greci e romani chiamavano le Co-
lonne d’Ercole, era consacrato dai Fenici a Melqart, e ap-
nche idee. Gli scambi più intensi si verific
pena al di là dello stretto essi avevano edificato il grande
tempio di Melqart a Cadice. Su monete fenicie coniate in
igatori, esploratori e colonizzatori che si s
Sicilia Melqart è raffigurato con lo stesso aspetto che i
Greci attribuivano a Eracle. In questo mondo mediterraneo i i i di t h f i t ti i
dove gli uomini si spostavano, le lingue e gli alfabeti si
mescolavano, anche gli dèi erano un patrimonio comune,

160 Parte II Le grandi culture del mare Capitolo 5 I Fenici 161

SINTESI
Il capitolo 1. L’ascesa della Macedonia da Filippo ad Alessandro Magno

si chiude con
Alla metà del IV secolo a.C., il mondo delle pòleis fu sconfitto e assorbito da una nuova grande potenza, il regno di Macedo-
nia. L’artefice della potenza macedone fu il re Filippo, che grazie alla sua superiorità militare sottomise tutta la Grecia. Alla sua prema-
tura morte salì sul trono il figlio Alessandro, che ribadì la propria autorità sull’Ellade e nel 334 a.C. invase l’impero persiano. Nel vol-
gere di pochi anni, Alessandro conquistò l’impero degli Achemènidi e si spinse fino al fiume Indo. Dopo la conquista, Alessandro non

ESERCIZI
distrusse la struttura dell’impero persiano e ne diventò lui stesso Gran Re. Egli, inoltre, mediante una politica di matrimoni misti, inco-
raggiò la fusione del nuovo gruppo dirigente ellenico con le classi dirigenti locali. Morì a 33 anni a Babilonia nel 323 a.C.

Sintesi ed 2. I regni ellenistici


Con la morte di Alessandro, l’impero macedone si sfasciò e la lotta per la supremazia tra i suoi generali – i diàdochi – portò al-
la nascita di vari regni che resistettero fino alla conquista romana. Il più importante fu quello dei Seleucidi che andava dalla Siria fino
Gli eventi
all’Indo. Il regno d’Egitto, governato dalla dinastia dei Tolomei, fu il più ricco e longevo. Il trono macedone andò invece alla dinastia

Esercizi
degli Antigonidi, che presero il controllo della Grecia. Intorno al 250 a.C. i domìni orientali dei Seleucidi caddero in mano a una dina-
stia iranica che fondò il regno dei Parti. Nel III secolo a.C., grazie all’azione del grande conquistatore, il mondo
1. Indica con unagreco si era ampliato
crocetta quali tra queste espressioni ritieni corrette:
enormemente, ma il primato culturale non era più detenuto dalle più importanti poleis greche, era ora passato alle nuove metropoli dei
regni ellenistici, Alessandria, Antiochia, Pergamo.
 a) I re macedoni condividevano il potere con un’aristocrazia di capi guerrieri.
3. Il regno e la pòlis  b) Isocrate riteneva re Filippo estraneo ai valori del mondo ellenico.
Nei regni ellenistici il modello monarchico orientale si fuse con il modello greco delle pòleis autonome, che non erano più in-
 c) sulle
dipendenti, ma rispondevano al re e gli pagavano il tributo. Il tessuto economico dei regni si reggeva Una volta
cittàsconfitto Dario, Alessandro
e i re favorirono la fon-si autoproclamò Gran Re.
 d) Con il termine hetàiroi ci si riferisce ai successori di Alessandro.
 e) Il regno d’Egitto era il più centralizzato dei regni ellenistici.
 f) Re Attalo di Pergamo riuscì a frenare l’invasione dei Galati.
 g) La potenza militare degli eserciti ellenistici risiedeva nella mancanza di mercenari.
 h) I sovrani ellenistici si disinteressarono delle scienze e delle arti.
 i) I Maccabei rappresentavano l’élite ebraica grecizzata a Gerusalemme


"" "
te a recarsi in Italia. Gli immigrati che arrivano in Italia, come risulta dalla lettura del grafico qui riportato (dati Istat del 1 gennaio 2010), svolgere un lavoro sottopagato rispetto ai compiti svolti, senza contratto di assunzione e senza contributi, definito in gergo a nero. Alcuni di lo-
giungono essenzialmente dal Sud del mondo. Il grafico rivela un’importante presenza di popoli provenienti dall’Europa orientale (Polo- ro hanno titoli di studio elevati, ma giunti nel paese ospitante sono costretti a svolgere altre mansioni, a volte umili. Il loro inserimento nella so-
nia, Romania, Ucraina, Moldavia, Albania), dall’America meridionale (Ecuador e Perù), dall’Asia (India, Filippine, Cina). Una porzione, sem- cietà è difficoltoso: non hanno una copertura sanitaria e una grande disponibilità di denaro, anche in paesi molto avanzati.
pre in crescente aumento, dall’Africa settentrionale e orientale (Egitto, Marocco, Libia). Chi arriva in un paese perché costretto a lasciare il proprio a causa di conflitti o persecuzioni o problemi di altra natura (politica, religiosa, ecc.)
viene definito profugo; diventa un rifugiato nel momento in cui lo Stato che lo accoglie o un organismo internazionale ne riconoscono lo sta-
America 6% Le mete preferite in Italia sono le regioni del Centro-Nord, in particolare tus, la condizione. Quando le motivazioni a emigrare dal proprio paese sono dovute a cause di forza maggiore (conflitti, appunto) e di emer-
Asia 18%
Europa 57% Lazio, Lombardia e Veneto. Le percentuali al 2010 si attestavano intorno genza, si innescano spesso dinamiche illecite: la gente che vuole scappare si rivolge agli organizzatori di viaggi che, su barconi o mezzi di fortu-

Africa 19%


"" "
a questi dati: 35% nel Nord-Ovest, 26,8% nel Nord-Est, 25,2% nel Cen-
tro, il 13% al Sud e appena il 3% nelle isole. La presenza in Italia degli
immigrati, regione per regione, e le provenienze dei ceppi di popolazio-
ni presenti nella penisola sono descritti dalla carta qui riprodotta.
na poco sicuri, caricano moltissime persone da trasportare nel paese di accoglienza. Questi personaggi sono veri trafficanti di uomini, legati spes-
so a organizzazioni criminali; mentendo, promettono un viaggio e un impiego appena giunti a destinazione, e si fanno pagare somme ingenti;
rubano, poi, i documenti di identità ai migranti, impedendo loro di soggiornare
CANADA
legalmente e rifarsi una vita. Questo è uno dei modi
immigrati diventano clandestini. Ancora una volta, la loro condizione li lascia intrappolati nelle maglie della criminalità
STATI
UNITI
GIAPPONE
in cui gli
OCEANO
PACIFICO
e del lavoro “a nero”.
 I grandi flussi migratori alla fine del XX secolo
O
SSIC

 Percentuale di immigrati in Italia


gratori attuali sono legati soprattutto
ESS

L’immigrato in Italia: quali caratteristiche?


ME

‘‘
M

ne, le migrazioni interne, oppure


Un immigrato è qualcuno che non ha perso L’identikit
niente,dell’immigrato in Italia risponde a queste caratteristiche (dati di giugno 2010): è gio- permesso di soggiorno
TRENTINO Romeni
ALTO ADIGE Marocchini CU
CUBA viaggiando verso altre nazioni o conti-
perché lì dove viveva non aveva niente. vane nella maggior parte dei casi, è in numero pari sia uomo che donna, è colto, possiede un
LOMBARDIA 33.777

 "
Albanesi CINA
La procedura italiana per ottenere il permes-
e avanzate e altre in condizioni molt
354.927 FRIULI-
VALLE HAITI
D’AOSTA VENEZIA GIULIA Cinesi
RUSSIA E BRUNEI nenti, le migrazioni internazionali.
4.576
titolo di studi equiparabile a quello italiano (diploma e laurea
43.012 Peruviani
o licenza media),EUROPA
e nel proprio so di soggiorno prevede grossomodo que-

’’
A
ANTILLE EUROPA ORIENTALE
Ecuadoregni ASIA SUDORIENTALE
Si aggiungono ai fattori economici, pro-
II

La sua unica motivazione è sopravvivere un po’meglio di paese


prima sto: nei primi tre mesi basta un visto sul pas-
DIN
IN

Tunisini OCCIDENTALE
Identikit dell’immigrato ha una famiglia, una casa e un impiego. Una volta in Italia,OCEANO
alcuni immigrati svolgonoTURCHIA
la-
D

Francesi AUSTRALIA
AN
N

SUDCONTINENTE saporto; successivamente, il permesso di


Egiziani ATLANTICO blemi sociali: moltissime persone ab-
IA

INDIANO
SSI

ISRAELE
Gli immigrati giunti in un paese nuovo hanno grandi difficoltà di inserimento: de- (J.VENETO
Claude Izzo, Chourmo)
Filippini
vori irregolari, altri fanno gli operai, mentre le donne prevalentemente sono MAGHREB impiegate come soggiorno deve essere richiesto all’ufficio im-
vive condizioni economiche precarie
AEE
PPA

Tedeschi
209.525
Serbi e Montenegrini STATI PETROLIFERI
migrazione della Questura, indicando la zo-
DEL GOLFO bandonano il luogo di nascita per sfug-
vono imparare una nuova lingua, trovare una casa e un lavoro. Quelli che si tra- EMILIA ROMAGNA
Macedoni colf o badante; una piccola percentuale lavora in ristoranti o alberghi. L’immigrato percepisce EGITTO
184.621
Ucraini
Polacchi na di provenienza e il motivo del rilascio; do- gire a guerre o persecuzioni di caratte-
[© Paolo Maria Buonsante]

sferiscono contando sull’appoggio delle famiglie d’origine o sulle proprie dispo- LIGURIA Cingalesi una retribuzione mensile che, al netto, spesso non raggiunge 800 euro; parla abbastanza be- po 2 anni si deve rinnovare;
OCEANO chi è in posses-
54.001 Bulgari
OCCIDENTALE ETIOPIA INDIANO Grandi poli d’immigrazione re religioso, etnico, politico, a disordini
oche possibilità (aree di fuga) per cer
MARCHE
nibilità economiche si inseriscono tendenzialmente con maggior facilità. Ma TOSCANA 63.716 Senegalesi
ne l’italiano ed è contento di vivere in Italia, specie se ben integrato. MoltiAFRICA
ARGENTINA
ARGENTINA immigrati sono re- so del permesso di soggiorno daRegione almenoa5forte emigrazione
PIEMONTE
163.369 UMBRIA
Croati
Ghanesi anni può chiedere il rinnovo a tempo inde-
economica interni, massacri, oppressioni da parte
quanti emigrano per necessità o per paura, e come spesso accade senza gran- 214.211 45.527
Francesi sidenti, mentre esiste una piccola porzione di irregolari, senza permesso di soggiorno. So-
ABRUZZO
37.347 terminato. La permanenza di unoNuove straniero
regioni d’emigrazione di regimi dittatoriali. Le guerre scoppia-
di risorse o conoscenze su cui fare affidamento nei primi periodi, hanno difficoltà
MOLISE
4.349 no immigrati presenti in Italia, sostanzialmente extracomunitari, ovvero provenienti da zone economica
extracomunitario in Italia è strettamente le- dopo il 1990 (ex
LAZIO Urss e Stati satelliti) te in alcuni paesi per motivi politici e di
a quello sociale (aree di attrazione)
PUGLIA
maggiori, come fossero in terra ostile.
200.195
40.789
non appartenenti alla Comunità Europea, sprovvisti del documento che permette agli stranie- gata ad attività lavorative regolarmente svol-
Grandi correnti d’emigrazione

In appendice
te o attività formative. dopo gli anni ’70 interesse, o religiosi, spesso si protrag-
CAMPANIA ri di soggiornare nel nostro paese per un tempo più lungo di tre mesi. SUD AFRICA
Altre correnti significative
66.263 gono nel tempo, trasformando i luoghi
Chi per necessità e chi per paura SARDEGNA Nuove correnti legate spesso
13.387 BASILICATA
6.688
A conti fatti
a lavoratori molto qualificati in veri teatri di battaglia, e pesanti sono
Nella maggior parte delle volte gli immigrati sono da soli o perché hanno lasciato la (Brain Drain)

Il fenomeno dell’immigrazione ha avuto da sempre la capacità di modificare le dinamiche sociali: ha messo in moto il mondo, spostan- le conseguenze sia economiche sia so-
famiglia nel paese d’origine, in attesa di raggiungere una sicurezza economica tale Impatto dell’immigrazione
do masse di gente da una parte all’altra, ripopolandociali:

ai volumi
regolare nelle regioni d’Italia
CALABRIA
le popolazioni
paesi, creando nuovedel luogo, sbandate einperseguitate,
città, mettendo contatto etnie nondiverse.
possono più gli
Oggi vivere serenamente, per cui sono costrette a fuggire via per paura.
immigrati
da riunirsi a essa in futuro, o perché in cerca di una nuova vita; altre volte arrivano Massima
33.432

Alta Diversa
favoriscono in particolare alcuni aspetti della società. In primoèluogo
la spinta che portail altri
agevolano flussi del
mercato di gente
lavoroa muoversi
(contribuendo altrovea per migliorare
creare a volte lanuo- propria condizione lavorativa , per studiare, per mettere su
in gruppi, di singoli o famiglie, che partono dalla stessa regione nel paese d’appar- Media SICILIA
progettifavorevoli,
umanitari oriempiendo
avventurosi,settori
per vivere in posti desiderati o, semplicemente, per seguire un amore. Le migrazioni di questo tipo le definia-
384
Bassa 55.327

geoSTORIA
tenenza: questo fenomeno, definito catena umana, porta a migrare intere comu- ve figure professionali) e innescano dinamiche economiche lavorativi carenti di manodopera; incentivano
Da 500.000
mo:Inoltre,
per scelta. Naturalmente persone economico
che scelgonodel di emigrare possono trovarsi in difficoltà nel paese d’origine, desiderando realizzare pro-

la sezione
nità, tutte insieme, ed è tipico di cinesi, marocchini, bengalesi, rumeni, ecuadoregni Da 300.000
a 170.000
a 340.000
la creazione di imprese, accrescono le casse dello Stato. incrementano lo sviluppo paese di provenienza, perché
getti lavorativi o dievita molto ardui allopersviluppo
quel contesto; pertanto, dellapaese
migrazione per scelta
per- è in più di un caso anche migrazione per necessità.
Da 170.000

 
a 53.000
molti di loro guadagnano denaro che spediscono in patria (rimesse); concorrono demografico ospitante,
Da 46.000
e peruviani; tra loro ci sono anche persone sprovviste di risorse, anelli più deboli del- a 33.500
Da 33.490
a 100

la catena che fanno riferimento al gruppo intero. Pur avendo talvolta le competen- ché spesso, agevolati da una condizione economica migliore, possono permettersi di mettere al mondo figli. Cosa non meno importan-
ze richieste e una grande disponibilità a svolgere compiti Migrare
pesanti,nella storia: i per
gli immigrati perché diDove una scelta
 vivono gli immigrati  
te, favoriscono il melting pot (amalgama di più culture, definito anche calderone etnico, capace di fondere le tipicità dei singoli indivi-

Geostoria illustra
[dati Istat aggiornati al 2009. © carta di Laura Canali, «Limes, la Rivista
necessità sono soggetti a dinamiche di sfruttamento eMigrare significa
di schiavitù: spostarsi
finiscono perdal luogo di nascita a un altro. Molteplici sono le cause che, nella storia, hannodui
italiana di geopolitica»; per gentile concessione]
portato gruppi
in una entitàdiomogenea),
persone a mi-
accrescendo la sensibilità del singolo individuo verso chi appartiene a una cultura diversa.
Le mete preferite nel mondo
grare. Il motivo più comune che ha spinto i popoli a muoversi verso altre terre è stata la ricerca di migliori condizioni di vita. All’origine,
Dove vanno i popoli quando si spostano? Il fenomeno dell’immigrazione è ondivago come le masse di gente che invadono gli spazi di-
in genere, c’è una situazione di difficoltà, di disagio, che induce gruppi familiari, tribù e singoli individui a lasciare il paese d’origine per
versi del mondo. L’andamento dei flussi migratori internazionali, nei diversi periodi storici, ha presentato mutamenti di rotta, a seconda del-
386 geoSTORIA necessità o per paura: nel tempo, l’uomo è sfuggito alle grandi variazioni climatiche per cercare terre più abitabili, alle dominazioni di ti- 
"" " 387
la motivazione di base. Se in passato, tendenzialmente, ci si è mossi verso paesi nuovi, alla ricerca di nuove risorse, le migrazioni attuali

le grandi questioni,
ranni per cercare regimi più moderati, alle guerre per cercare la pace, alle carestie per cercare cibo e acqua, alle grandi epidemie per non
vanno verso paesi industrializzati, alla ricerca di condizioni lavorative vantaggiose, ovvero verso paesi liberi, alla ricerca di serenità, lonta-
ammalarsi e morire. In altri casi, invece, si è mosso per scelta al fine di fondare nuove città e accrescere potere e ricchezza, cercare terre
no da conflitti esplosi per motivazioni politiche, etniche o religiose nel paese d’origine. Oggi si registrano movimenti migratori dai paesi me-
dove poter commerciare, scoprire altre porzioni di mondo.
no sviluppati dell’Africa, dell’Asia, dell’America Latina, della Federazione Russa e dell’Europa dell’Est verso l’America del Nord – gli Stati Uni-

le sfide e i cambiamenti
E oggi? ti in testa – e l’Unione Europea. Se gli Stati Uniti, come in passato, rimangono la meta preferita, la “terra promessa”, altri luoghi prescelti
I flussi migratori attuali sono legati soprattutto alla situazione socio-economica mondiale, fortemente squilibrata, che presenta alcune aree sono il Canada, l’Australia, l’Italia, la Spagna, la Germania e il Regno Unito.
geografiche avanzate e altre in condizioni molto cattive. Questo fattore porta a un continuo movimento di gente da una parte all’altra del
Le mete preferite in Italia
globo: chi vive condizioni economiche precarie sfugge, per necessità, alla povertà, alla mancanza del lavoro, lasciando i luoghi d’origine che

nella relazione fra l’uomo


L’Italia è uno dei paesi di maggiore attrazione per i flussi migratori. Su 60 milioni di abitanti, il 6,7% (dati del 2009) della popolazione è
offrono poche possibilità (aree di fuga) per cercare luoghi d’approdo in cui le condizioni di vita siano più felici sia dal punto di vista econo-
costituito da stranieri. La speranza di un impiego ben pagato è la spinta maggiore che induce gente proveniente dalle mete più dispara-
mico sia da quello sociale (aree di attrazione). Le migrazioni avvengono in due modi: o restando nei confini dello stesso paese e/o regio-

e l’ambiente
384 geoSTORIA 
"" " 385
© 2012, Gius. Laterza & Figli, Roma-Bari
Gli autori di questo manuale sono storici
Prima edizione 2012
universitari di professione, impegnati nella ricerca, ma
Le schede Geostoria attenti anche ai problemi della divulgazione. Ed è la loro
sono a cura di Laura Rizzo. perizia in campo scientifico e divulgativo che informa
Gli Apparati didattici
sono a cura di Gianluca Bellini. l’opera fin dalle sue fondamenta progettuali. Per spiegare
come è utile sottolineare almeno tre caratteristiche del
manuale.
La prima è l’attenzione al racconto, alla narrazione.
L’Editore è a disposizione di tutti gli eventuali Da alcuni decenni gli storici discutono il problema di
proprietari di diritti sulle immagini riprodotte, come si racconta il passato. Da parte loro, questi autori
nel caso non si fosse riusciti a reperirli
per chiedere debita autorizzazione. hanno deciso di accettare la sfida, usando una lingua
semplice e chiara per creare un racconto coinvolgente,
Le fotocopie per uso personale del lettore possono
piacevole e, al tempo stesso, attento alle sfumature.
essere effettuate nei limiti del 15% di ciascun volume Una seconda caratteristica riguarda la scelta di
dietro pagamento alla SIAE del compenso previsto articolare internamente i capitoli in Eventi e protagonisti
dall’art. 68, commi 4 e 5, della legge 22 aprile 1941
n. 633. (i primi paragrafi) e Istituzioni, società, culture
(i successivi). Eventi e protagonisti espone il racconto
Le fotocopie effettuate per finalità di carattere
professionale, economico o commerciale o comunque
degli avvenimenti principali, per fornire tutte le
per uso diverso da quello personale possono essere conoscenze essenziali sulle vicende politiche e militari,
effettuate a seguito di specifica autorizzazione le istituzioni e i sovrani. Istituzioni, società, culture
rilasciata da CLEARedi, Centro Licenze
e Autorizzazioni per le Riproduzioni Editoriali, presenta invece la storia come interpretazione oltre che
Corso di Porta Romana 108, 20122 Milano, come racconto. Vuole essere un’illustrazione il più
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sito web: www.clearedi.org. possibile concreta, viva e scientifica di un’epoca, tesa a
capire le cause e il contesto degli eventi, gli effetti a breve
e a lungo termine, il funzionamento delle principali
istituzioni, la società, la cultura e i modi di pensare degli
Copertina e progetto grafico
uomini e delle donne del passato.
a cura di Silvia Placidi / Grafica Punto Print s.r.l. L’ultimo elemento distintivo del manuale è la scelta
di adottare, in forma semplificata, le nuove interpretazioni
raggiunte in molti campi dagli storici grazie alla scoperta
di nuove fonti e all’uso di nuovi metodi.
Nella ricostruzione dell’unificazione dell’antico Egitto,
delle vicende del popolo ebraico, della fondazione
ISBN 978-88-421-1108-5 di Roma e in tanti altri casi il docente potrà osservare
Editori Laterza (e spesso questo viene esplicitamente segnalato
Piazza Umberto I, 54 70121 Bari allo studente) come siano ormai cambiate
e-mail: redazione.scol@laterza.it
http://www.laterza.it
le nostre conoscenze.
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Indice del volume

Le origini
Preistoria

1. La comparsa dell’uomo 4 Il rapporto fra dieta e sviluppo del cervello 17


2. Darwin e l’evoluzionismo 7 Le conoscenze naturalistiche degli uomini primitivi 19
3. Le tre età della pietra 8 8. Villaggi e città 20
4. Il Paleolitico. Glaciazioni e tecnologie 10 Perché nascono le città e gli Stati 22
5. Il Paleolitico. Grotte, pitture e credenze 12 9. Metalli e altre invenzioni 23
La voce del passato Il Principe della preistoria 14 10.Donne della preistoria 24
6. Dai cambiamenti del Mesolitico Sintesi 26
alla rivoluzione neolitica 15 Esercizi 27
7. La Mezzaluna Fertile 17

PARTE I Le grandi civiltà fluviali


Cap. 1 Le civiltà del Vicino Oriente nell’Età del Bronzo

6. Un mondo di città 49
E V E N T I E P R O TA G O N I S T I
Il disprezzo per i nomadi 49
1. La civiltà sumera e accade 32 7. Le lingue e la scrittura 51
Lingue indoeuropee, lingue semitiche 35 La voce del passato L’epopea di Gilgamesh 54
2. Regni e imperi fino 8. Le leggi e la giustizia 55
al collasso dell’Età del Bronzo 36 Cittadinanza Dalla legge del taglione alle pene
La voce del passato Il Lamento di Ur 40 rieducative 56
I S T I T U Z I O N I , S O C I E T A , C U LT U R E 9. Le donne 58
3. Re sacerdoti, re conquistatori 42 10.Gli dèi e il culto religioso 60
Problemi di cronologia 42 Il diluvio universale 60
4. Una società autoritaria, Altri mondi India e Cina nell’Età del Bronzo 62
un’economia centralizzata 44 Sintesi 64
5. Produzione, commercio, tecnica 46 Esercizi 65

Indice del volume V


Cap. 2 L’antico Egitto

Le mummie 80
E V E N T I E P R O TA G O N I S T I
6. Akhenaton, il faraone eretico 82
1. Il Periodo protodinastico, l’Antico regno La tomba di Tutankhamon 84
e il Medio regno 68 7. Scribi e sacerdoti 86
La voce del passato Le Lamentazioni di Ipu-ur 70 8. Artigiani, contadini e schiavi 87
2. Il Nuovo regno e l’Epoca tarda 72 La scrittura nell’antico Egitto 88
I S T I T U Z I O N I , S O C I E T A , C U LT U R E La costruzione delle piramidi 90
3. La civiltà del Nilo 75 9. Le donne nell’antico Egitto 91
4. Il faraone, dio in Terra 77 Altri mondi Africa e America fra III e I millennio a.C. 94
Cittadinanza La teocrazia 78 Sintesi 97
5. La religione e la morte 79 Esercizi 98

Cap. 3 L’Età del Ferro nel Vicino Oriente

5. Lingue, alfabeti, scrittura 112


E V E N T I E P R O TA G O N I S T I
Babilonia ieri e oggi 113
1. Dagli Assiri ai Babilonesi 101 La voce del passato L’iscrizione di Behistun 114
L’Età del Ferro 103 6. La religione fra il culto degli antichi dèi
2. L’impero persiano 104 e la nascita dei primi monoteismi 115
Cittadinanza Stato e nazione 106 7. La Bibbia 118
3. Il popolo di Israele 107 Altri mondi India e Cina nell’Età del Ferro 120
I S T I T U Z I O N I , S O C I E T A , C U LT U R E Sintesi 122
4. L’organizzazione statale 110 Esercizi 123
La voce del passato Il patto di Israele con Yahweh 110

PARTE II Le grandi culture del mare


Cap. 4 Le civiltà dell’Egeo

Cittadinanza I poemi omerici 136


E V E N T I E P R O TA G O N I S T I
6. La civiltà dei palazzi micenei 138
1. Minoici e Micenei 128 La voce del passato La Maschera di Agamennone 140
I grandi archeologi dilettanti 130 7. La fine 142
I S T I T U Z I O N I , S O C I E T A , C U LT U R E L’eruzione di Santorini 143
2. La civiltà delle Cicladi 131 Altri mondi L’Europa continentale
3. La civiltà minoica 132 nel II millennio a.C. 144
Il sacrificio umano di Anemospilia 133 Sintesi 146
4. Una civiltà di pacifici mercanti? 134 Esercizi 147
5. Una società dominata dall’aristocrazia
guerriera: i Micenei 135

VI Indice del volume


Cap. 5 I Fenici

L’eredità genetica dei Fenici 157


E V E N T I E P R O TA G O N I S T I
4. Moloch e i sacrifici di bambini 158
1. Una civiltà di navigatori 149 Cittadinanza Dal sacrificio umano ai crocifissi
2. La potenza di Cartagine 152 nelle aule 158
La voce del passato L’Antico Testamento
5. Nel Mediterraneo: viaggiano gli uomini
e la superbia fenicia 152 e le merci, gli alfabeti e gli dèi 160
La voce del passato L’iscrizione del re Ahirom 154 Sintesi 162
I S T I T U Z I O N I , S O C I E T A , C U LT U R E Esercizi 163
3. La religione dei Fenici 156

Cap. 6 La nascita della civiltà greca

L’invenzione della moneta 176


E V E N T I E P R O TA G O N I S T I
6. La pòlis: cittadinanza, governo, legislatori 177
1. Il popolo dai molti nomi 166 La voce del passato Odisseo, i Lotofagi e i Ciclopi 182
2. La grande colonizzazione 169 7. Gli opliti e la falange 183
3. Le grandi città della madrepatria 171 Cittadinanza L’arte occidentale della guerra 184
I S T I T U Z I O N I , S O C I E T A , C U LT U R E 8. Gli dèi e gli uomini 185
4. Una Grecia per niente “arcaica” 172 9. Le Olimpiadi 189
La voce del passato Saffo 174 Atena nera 190
5. Come e perché avvenne la grande Sintesi 192
colonizzazione 175 Esercizi 193

PARTE III L’era delle pòleis


Cap. 7 La Grecia classica

La voce del passato Aristofane sulla democrazia 224


E V E N T I E P R O TA G O N I S T I
7. Un’economia schiavistica 226
1. Nasce l’egemonia di Atene e Sparta 198 Greci e barbari 226
2. L’età delle guerre persiane 200 8. Maschilismo e bisessualità 229
La voce del passato Eschilo sulle guerre persiane 206
I Greci e il corpo umano 230
3. L’età di Pericle 208 9. I Greci hanno creduto ai loro miti? 232
Il sistema giudiziario ateniese 210 Cittadinanza Cittadini e immigrati 234
4. La guerra del Peloponneso 212 Sintesi 238
5. Il IV secolo e la crisi delle pòleis 219 Esercizi 239
La battaglia di Leuttra e l’ordine obliquo 221
I S T I T U Z I O N I , S O C I E T A , C U LT U R E
6. La civiltà della Grecia classica 222

Indice del volume VII


Cap. 8 L’Italia preromana e la Roma arcaica

5. La civiltà etrusca fra influenze greche


E V E N T I E P R O TA G O N I S T I
e sviluppi originali 256
1. L’Italia preromana 242 6. Donne d’Etruria 259
La voce del passato Le lamine di Pyrgi 244 7. La familia e i clientes nella Roma arcaica 260
2. Gli Etruschi 247 8. Mito e archeologia 262
Le origini degli Etruschi 248 Cittadinanza L’onomastica 262
3. La Roma arcaica 250 La voce del passato Il ratto delle Sabine 264
Geografia di successo 253 9. La grande Roma dei Tarquini 266
I S T I T U Z I O N I , S O C I E T A , C U LT U R E 10.Gli dèi di Roma 268
4. La civiltà dei nuraghi 254 Sintesi 271
Esercizi 272

PARTE IV Lotta di imperi


Cap. 9 L’impero macedone e i regni ellenistici

4. L’arte della guerra 290


E V E N T I E P R O TA G O N I S T I
I barbari romani 292
1. L’ascesa della Macedonia da Filippo 5. Arte e scienza durante l’Ellenismo 293
ad Alessandro Magno 278 6. L’ellenizzazione del mondo ebraico 295
La voce del passato La lettera di Alessandro a Dario 282
Cittadinanza Erostrato, o della celebrità 296
2. I regni ellenistici 284 Altri mondi America, Africa, Asia dal 500 a.C.
La leggenda di Alessandro 286 all’inizio dell’era cristiana 298
I S T I T U Z I O N I , S O C I E T A , C U LT U R E Sintesi 301
3. Il regno e la pòlis 288 Esercizi 302

Cap. 10 L’espansione romana

E V E N T I E P R O TA G O N I S T I I S T I T U Z I O N I , S O C I E T A , C U LT U R E
1. I primi tempi della repubblica 305 5. Patrizi e nobili 322
La voce del passato Lucrezia e il passaggio dalla 6. Magistrature e onori 325
monarchia alla repubblica 306 Onori e immagini 327
Il primo sacco di Roma 308 7. Assemblee molto poco egualitarie 328
2. L’Italia nelle mani di Roma 310
8. Le ragioni di un successo:
Il trionfo 312
3. La lotta con Cartagine 314 durezza e flessibilità 330
4. La conquista dell’Oriente 319 L’idea d’Italia 333
Cittadinanza Annibale e le origini della questione 9. Le ragioni di un successo:
meridionale? 320 la capacità di assimilare 334

VIII Indice del volume


10.Le ragioni di un successo: Il dibattito sull’imperialismo romano 340
tattica e disciplina 335 Sintesi 341
Il bottino di guerra 336 Esercizi 342
11. Le ragioni di un successo:
una macchina da guerra 338

Cap. 11 La crisi della repubblica

E V E N T I E P R O TA G O N I S T I I S T I T U Z I O N I , S O C I E T A , C U LT U R E
1. Un mondo in crisi 346 8. La vittoria dei vinti: la cultura greca a Roma 369
2. La crisi dei piccoli proprietari-soldati 347 Cornelia, donna modello 370
La voce del passato Le centuriazioni 348 9. Amministrare un impero 371
3. Le riforme dei fratelli Gracchi 351 I pubblicani 372
I cavalieri e l’ordine equestre 354 10.Economia schiavistica 373
4. Crisi politica e istituzionale 355 11. Spartaco, un nuovo Annibale? 375
5. L’azione politica di Mario e la guerra sociale 357 Sintesi 377
6. Silla e la guerra civile 360 Esercizi 378
Cittadinanza La guerra civile 362
7. I nuovi uomini forti di Roma:
Pompeo e Crasso 365

geoSTORIA
I flussi migratori 384 L’urbanizzazione 401
La globalizzazione 390 Gli squilibri del mondo 415
Le origini

L’
epoca che chiamiamo preistoria dura circa due milioni e mezzo di anni. Il suo
inizio è segnato da un evento biologico: la nascita di un nuovo genere – chiamato
dai biologi il genere homo – all’interno della più vasta famiglia dei mammiferi
ominidi. È avvenuto in Africa, la madre dell’umanità. Nel suo lento sviluppo, il genere homo ha dato vita a
una serie di specie e di sottospecie in seguito tutte estinte. Una sola sopravvive: l’homo sapiens sapiens, una
sottospecie relativamente recente dell’homo sapiens, apparsa circa 130.000 anni fa, alla quale appartengono
tutti gli esseri umani attualmente viventi.
Se l’inizio della preistoria è dato dalla comparsa dell’uomo, la fine non si basa su un
evento biologico, ma sulla decisione degli storici di stabilire che una fase del tutto nuova della vicenda
dell’umanità è iniziata con l’invenzione della scrittura, circa tremila anni prima di Cristo. Con la scrittura,
cessa la preistoria e inizia la storia: soprattutto dal nostro punto di vista, perché finalmente possiamo ascoltare
le parole degli uomini vissuti a quel tempo, invece di accontentarci dei ritrovamenti archeologici.
La preistoria è chiamata anche Età della pietra, poiché le pietre di diverso tipo furono un
materiale molto usato per fabbricare attrezzi, e comunque quello che è oggi più facile trovare negli scavi
archeologici: il legno, che di sicuro era molto usato, non si è quasi mai conservato. In base al tipo di lavorazione
della pietra, la preistoria è stata divisa in tre diverse età: il lunghissimo Paleolitico (da 2,5 milioni di anni fa fino
al 12.000 a.C.), il Mesolitico (all’incirca dal 12.000 all’8000 a.C.), e il Neolitico (dall’8000 al 3000 a.C.).
Nel Paleolitico, le diverse specie del genere homo vissero cacciando selvaggina,
pescando, raccogliendo vegetali selvatici, molluschi e insetti. Queste bande di cacciatori-raccoglitori restarono
sempre nomadi, senza dare vita a insediamenti stabili. Nel Mesolitico si addomesticarono i primi animali e si
formarono i più antichi insediamenti sedentari. Ma il ritmo dell’evoluzione umana accelerò molto durante il
Neolitico. Con quest’epoca avvenne una vera e propria rivoluzione: la scoperta dell’agricoltura. L’uomo rese
domestici piante e animali, e così iniziò a produrre da solo il cibo che gli serviva. La storia dell’umanità
venne profondamente trasformata da questo cambiamento. La popolazione crebbe a ritmi mai conosciuti in
passato, nacquero villaggi, città, Stati. La vita sociale e l’organizzazione politica delle comunità umane furono
del tutto rivoluzionate, mentre nuove tecniche e nuove conoscenze accrebbero la capacità umana di creare e
trasformare le risorse della natura.
Questo passaggio fondamentale nella storia dell’umanità avvenne per la prima volta
intorno all’8000 a.C. all’interno della cosiddetta Mezzaluna Fertile, cioè in quella zona del Vicino Oriente
che, formando come una grande mezzaluna, si spinge dalla valle del Giordano fino alla foce dei fiumi Tigri
ed Eufrate (un tempo anche l’Egitto veniva considerato parte della Mezzaluna Fertile, ma ormai la
maggioranza degli studiosi pensa che sia meglio tenerlo fuori, visto che l’agricoltura non vi nacque, ma vi fu
importata dall’esterno).
Preistoria
1. La comparsa dell’uomo

Una scimmia antropomorfa


La lunga evoluzione che conduce all’uomo si è svolta quasi per intero in Africa centra-
le e meridionale. È stato un processo complesso e lentissimo. Un punto di svolta fu l’ap-
parizione, oltre 4 milioni di anni fa, dell’australopiteco. Era una scimmia antropomorfa,
vale a dire di “forma” simile all’uomo, come gli scimpanzé e i gorilla. L’australopiteco,
però, era diverso da queste scimmie perché presentava colonna vertebrale, arti e gabbia to-
racica adatti alla posizione eretta. In altri termini, stava spesso in piedi e tendeva a spo-
starsi limitando il ricorso agli arti anteriori, a differenza di gorilla e scimpanzé, che sono
quadrupedi e usano le nocche delle mani come punto di appoggio per gli arti anteriori. Era
 di taglia piccola rispetto all’uomo. Fra tutti gli australopitechi, il più famoso è probabil-
Ipotetica ricostruzione mente Lucy. Questo nome affettuoso venne dato dagli archeologi allo scheletro fossile di
di Lucy
Disegno di E. Grankvist una femmina di australopiteco vissuta circa 3,2 milioni di anni fa e ritrovata in Etiopia.
Nella successiva evoluzione dell’australopiteco si
formarono diverse specie, quasi tutte estinte circa 1 mi-
lione di anni fa. Gli unici discendenti dell’australopite-
co che non si sono estinti appartengono a un singolo ge-
nere, cioè gruppo di specie, che si è trasformato profon-
damente rispetto all’epoca di Lucy e ha avuto grande
successo: il genere homo.

Homo habilis e homo erectus


La specie umana più antica del genere homo è l’homo
habilis, vissuto fra 2,4 e 1,5 milioni di anni fa. Si trattava
di individui di piccola taglia, alti circa 130 cm e pesanti
40 kg, con una capacità cranica superiore all’australopi-
teco ma pur sempre modesta (grosso modo la metà della
nostra) e senza organi adatti alla parola; essi si limitava-


Scheletro di un australopithecus afarensis, noto col nome di “Lucy”
In seguito a una campagna di scavi condotta negli anni Settanta da Donald
Carl Johanson, nella regione dell’Afar, in Etiopia, furono rinvenuti i resti
fossili di un ominide classificabile nella specie di australopithecus
afarensis, i cui esami rivelarono che era vissuto 3,2 milioni di anni fa.
L’ominide, di sesso femminile, fu chiamata “Lucy”, nome ispirato al titolo
di un brano della famosa pop band britannica dei Beatles, che in quegli
anni riscuoteva grande successo.

4 Le origini
no, dunque, a un linguaggio fatto di gesti e di segnali vocali
semplici, come alcune scimmie. Presentavano però una ca-
ratteristica di grande importanza: una spiccata capacità di uti-
lizzare le mani per costruire strumenti, favorita anche dal
pollice opponibile, in grado di ruotare su sé stesso e di op-
porsi alle altre dita, garantendo così una presa forte e precisa
degli oggetti. Furono i primi rappresentanti del mondo ani-
male a fabbricare sistematicamente strumenti in pietra.
Una specie successiva è l’homo erectus, così chiamato
perché è il primo che ha utilizzato regolarmente la stazio-
ne eretta. Si è formato 2,0-1,8 milioni di anni fa; partendo
dall’Africa ha colonizzato l’Asia, giungendo fino a Giava
e alla Cina, ed è stato molto diffuso fino a circa 300.000
anni fa (forse alcune sottospecie sono esistite, in aree re-
mote dell’Asia, fino ad appena 12.000 anni fa). Gli scien-
ziati discutono se sia o meno l’antenato diretto della specie
homo sapiens. In ogni caso, l’uomo erectus ha costituito
una tappa importantissima nell’evoluzione dell’umanità,
non soltanto perché presentava caratteristiche fisiche simi-
li all’uomo moderno quanto ad altezza e dimensione della scatola cranica, ma anche perché 
era probabilmente in grado di parlare un linguaggio articolato e perché acquisì una tecnolo- Teschio di homo sapiens
Dalle grotte di Qafzeh
gia più complessa. Perciò poté fabbricare strumenti in pietra nuovi e più efficaci, scoprì il (Israele)
fuoco, e più tardi imparò anche a costruire capanne e confezionare abiti. Di fronte a una
classificazione dei resti di
homo sapiens leggeremo
Sapiens sapiens e neanderthalensis quanto segue:
Durante la preistoria sono esistite, oltre alle specie habilis ed erectus, almeno una doz- ORDINE Primates
FAMIGLIA Hominoidae
zina di specie diverse del genere homo; e i progressi della ricerca basata sull’analisi del Dna GENERE Homo
SPECIE Sapiens
e del genoma umano (il corredo cromosomico degli individui) porteranno certamente nei
L’ordine è il gruppo più
prossimi anni a identificarne altre. Oggi tutte le specie sono estinte tranne una sola, alla ampio di esseri viventi con
quale apparteniamo: l’homo sapiens. La comparsa dell’homo sapiens avvenne in Africa caratteristiche comuni.
L’ordine si suddivide in
circa 200.000 anni fa, e sempre qui comparve, almeno 130.000 anni fa, la sottospecie sa- famiglie, le famiglie in
generi, e i generi in specie.
piens sapiens, che è esattamente la nostra. A volte l’uomo sapiens sapiens viene chiamato La specie rappresenta
anche uomo di Crô-Magnon, dal nome di una località francese dove furono rinvenuti per la dunque il gruppo di
individui più ristretto, e ciò
prima volta importanti resti di alcuni individui. dipende dal fatto che
abbraccia i soggetti
Di tutte le specie e sottospecie umane, la sapiens sapiens è stata quella che ha avuto di con il numero maggiore
gran lunga maggiore successo nel processo di diffusione dell’uomo, che con termine scien- di tratti in comune.
Al contrario, l’ordine è un
tifico si chiama ominazione del mondo. Comparso in Africa, circa 100.000 anni fa il sa- raggruppamento molto vasto,
e infatti quello dei primati
piens sapiens lascia le prime tracce fossili fuori da questo continente, in Israele. L’espan- include non solo l’uomo ma
sione si indirizzò per un lungo periodo verso oriente, raggiungendo l’Australia all’incirca anche le scimmie e i lemuri.
50.000 anni fa, la Cina 30.000 anni fa, e infine l’America fra i 20.000 e i 12.000 anni fa. Nel
frattempo, circa 45.000 anni fa i sapiens sapiens erano penetrati anche in Europa, popola-
ta fino ad allora da un’altra popolazione umana più antica, i neandertaliani.
L’uomo di Neanderthal è una popolazione umana estinta, ma molto famosa. Venne sco-
perta attraverso i resti trovati alla metà del XIX secolo in Germania, nella valle di Nean-
der, ed è celebre perché i neandertaliani sono stati a lungo i principali abitanti dell’Europa.
Questa popolazione si è formata in Europa mezzo milione di anni fa, ed è chiaramente at-
testata nel periodo compreso fra i 250.000 e i 35.000 anni fa. L’uomo di Neanderthal era di

Preistoria 5
L’ominazione

Tra 30.000
e 20.000
anni fa
Tra 35.000
e 25.000
anni fa
50.000 anni fa

20.000
anni fa
30.000
anni fa 14.500
200.000 100.000 anni fa
anni fa anni fa
1,5
milioni
di anni fa 40.000
anni fa

2 milioni
di anni fa
50.000
anni fa 30.000
anni fa

Area di rinvenimento dei più antichi Diffusione di homo habilis


resti della specie homo Diffusione di homo erectus 20.000
Area abitata dall’uomo Diffusione di homo sapiens sapiens anni fa
di Neanderthal

 statura abbastanza simile a quella dell’uomo odierno, ma presentava un’ossatura più tozza
La cartina mostra il e robusta, e tratti del volto diversi (fronte bassa, arcate sopraciliari e mandibola molto svi-
percorso compiuto
dall’homo sapiens sapiens. luppata). Negli ultimi 5-10 millenni della sua esistenza, vide arrivare dall’Africa e inse-
Comparso in Africa circa diarsi nelle sue stesse aree l’uomo sapiens sapiens, che sembra avere contribuito alla sua
200.000 anni fa, l’homo
sapiens sapiens, organizzato estinzione. Non dobbiamo pensare, visti i tempi in gioco, a una forma di genocidio, uno
in bande, si diffuse
progressivamente su tutto il sterminio perpetrato dai sapiens sapiens; è più probabile che 40.000-35.000 anni fa, nel pie-
pianeta. La prima ondata di no di un periodo glaciale, le ultime popolazioni neandertaliane fossero ormai vicine al col-
espansione (circa 100.000
anni fa) fu in direzione del lasso, e la concorrenza del sapiens sapiens abbia rappresentato il colpo di grazia.
continente asiatico: da qui,
alcune bande si spostarono Finora abbiamo parlato dell’uomo di Neanderthal come di una popolazione, senza chia-
in Asia meridionale, per poi rire se fosse una specie a sé stante, diversa dall’homo sapiens. In realtà è incerto se l’uomo
giungere successivamente in
Australia; altre, invece, si di Neanderthal sia da considerare una specie autonoma (homo neanderthalensis) oppure
diressero verso nord, una sottospecie estinta di homo sapiens (e allora sarebbe denominato homo sapiens nean-
spingendosi nel continente
americano. La presenza derthalensis). Recenti risultati di indagini genetiche, eseguite su Dna fossile recuperato su
dell’homo sapiens sapiens
in Europa risale a circa alcuni resti di uomo di Neanderthal e di sapiens sapiens, indicano che i due tipi umani par-
50.000 anni fa, quando il zialmente contemporanei apparterrebbero a due diverse specie. Tuttavia scoperte ancora
nostro continente era abitato
dall’uomo di Neanderthal. più recenti, riguardanti il genoma umano, sembrerebbero indicare che almeno fino a un cer-
to punto neanderthalensis e sapiens appartenevano alla stessa specie.

1. Che cosa differenziava l’australopiteco dalle altre scimmie? 2. Per quale motivo l’uomo erectus
costituisce una tappa fondamentale dell’evoluzione umana? 3. Che cosa sostengono gli studiosi riguardo
alla specie di appartenenza dell’uomo di Neanderthal?

6 Le origini
2. Darwin e l’evoluzionismo

Tutti sappiamo che l’esistenza dell’uomo sulla Terra è il frutto di un’evoluzione lentis-
sima, iniziata con la comparsa delle prime, elementari forme di vita, circa 4 miliardi di an-
ni fa, e proseguita con la formazione di organismi sempre più complessi: dagli invertebra-
ti ai vertebrati, ai mammiferi, ai primati, cioè le scimmie e gli uomini. Ma per millenni l’uo-
mo l’ha pensata diversamente. Ogni civiltà ha elaborato un proprio mito per raccontare l’o-
rigine del mondo, degli animali e degli uomini. Fino a nemmeno due secoli fa cristiani,
ebrei e musulmani condividevano l’idea che il mondo fosse stato creato da Dio tutto com-
pleto sin dall’inizio, proprio com’era ai loro tempi, con l’uomo, le piante e ogni specie di
animale che essi conoscevano. Questa teoria, detta creazionismo, viene adesso respinta
dalla maggioranza delle religioni, compresa quella cattolica. Ha prevalso l’evoluzionismo.
Le premesse di questo modo scientifico di ricostruire l’origine della vita e la sua evolu-
zione vanno cercate nel XVIII secolo, quando i geologi iniziarono a capire che la Terra ave-
va alle spalle una storia molto più lunga di quella raccontata dalla Bibbia nel libro della Ge-
nesi. Nello stesso periodo le esplorazioni in America, Asia e Africa portavano a conoscere
nuove specie di animali: animali strani, che però avevano qualcosa di simile a quelli del-
l’Europa, come se avessero con essi un antenato comune. Nel 1809 uno scienziato francese,
Jean-Baptiste Lamarck, formulò per la prima volta l’ipotesi che gli esseri viventi si evol-
vessero, cambiando alcune caratteristiche e lasciandole in eredità ai discendenti. La sua ipo-
tesi più famosa riguarda il collo della giraffa, che si sarebbe lentamente allungato, genera-
zione dopo generazione, per potere raggiungere le foglie degli alberi.
Fu il naturalista inglese Charles Darwin a elaborare
nel 1859, in un libro intitolato Sull’origine delle spe-
cie, una teoria scientifica fondamentale. Al centro di
questa teoria vi è la nozione di selezione naturale. In
ciascun ambiente, gli individui sono in competizione
fra loro. Gli esemplari che sviluppano una caratteristi-
ca che dà loro un qualche vantaggio nella “lotta per l’e-
sistenza” hanno di solito anche maggiore successo nel
riprodursi. Le caratteristiche da cui deriva un vantaggio
possono essere di qualsiasi tipo, e cambiano a seconda
della specie e dell’ambiente dove essa vive. Per gli er-
bivori, ad esempio, è importante la capacità di correre
per scappare di fronte ai predatori. Gli esemplari che,
rispetto ai loro simili, acquisiscono una particolare ca-
pacità di correre possono riuscire meglio a vincere le
sfide dell’ambiente e a sopravvivere più a lungo, riu-
scendo a riprodursi in maggior numero. Nel giro di

Caricatura di Darwin
molte generazioni, i discendenti degli erbivori che per Da The London Sketch Book
primi hanno sviluppato la capacità di fuggire veloce- La teoria sull’evoluzione
delle specie provocò un
mente diventeranno molto numerosi, e si diversifiche- forte sdegno nella Chiesa
ranno sempre più dalla specie originaria: questa specie anglicana, nel governo
britannico e generalmente
finirà per estinguersi, a meno che anch’essa non svi- presso i conservatori.
L’opposizione alle teorie
luppi una caratteristica egualmente utile a prevalere promosse dallo scienziato si
nella lotta per la sopravvivenza. è espressa molto spesso in
forma satirica.

Preistoria 7
Attraverso questo processo, detto selezione naturale, le specie viventi evolvono conti-
nuamente. Di qui Darwin arrivò a intuire che anche l’uomo non era stato creato diretta-
mente da Dio, ma era il risultato di un’evoluzione: un animale che, per selezione naturale,
si era evoluto sempre più, fino a raggiungere uno sviluppo così avanzato da distanziare tut-
ti gli altri animali per intelligenza e per la sua capacità di trasformare la natura.
L’evoluzionismo di Darwin suscitò naturalmente grandi discussioni e fu duramente con-
testato, perché contrastava direttamente con l’insegnamento della Bibbia. Era difficilissi-
mo per gli uomini dell’epoca accettare l’idea che l’uomo sia in realtà un animale molto vi-
 cino alle scimmie. Le ricerche successive, che tuttora non sono terminate, hanno confer-
La scheggiatura della selce mato in gran parte la validità della teoria darwiniana, e ne hanno chiarito alcuni aspetti fon-
La selce è un tipo di roccia damentali. La genetica, per esempio, ha indagato il processo biologico con cui le caratteri-
sedimentaria molto diffusa in
natura; se percossa e poi stiche ereditarie sono controllate e trasmesse dai geni situati nella cellula. Oggi sappiamo
scheggiata, se ne ricavano
porzioni affilate e appuntite. che il percorso dell’evoluzione è molto meno lineare di quanto immaginava Darwin, e che
Lo scoprirono presto i primi in molti casi l’evoluzione ha imboccato strade che si sono interrotte. L’antropologia ha mo-
ominidi, che ne fecero largo
uso per realizzare attrezzi di strato poi che, nel caso di animali complessi come gli uomini, sull’evoluzione influisce an-
uso quotidiano. I più antichi che la cultura in senso antropologico, cioè la capacità umana di produrre, accumulare e tra-
manufatti in selce sono stati
ritrovati in Africa e sono smettere conoscenze e strumenti di ogni tipo, utili per dominare l’ambiente e per le rela-
databili 2,5 milioni di anni fa:
sono i cosiddetti “choppers” zioni sociali. I nostri progenitori che svilupparono una cultura più efficace nella lotta per
(dall’inglese to chop, che la sopravvivenza seppero meglio moltiplicarsi e, dunque, trasmettere le loro caratteristiche
indica l’azione di tagliare
colpendo energicamente con e la loro cultura alle generazioni successive.
uno strumento affilato). Il
chopper era utilissimo per
percuotere altri ciottoli e
ricavarne frammenti taglienti,
adatti a diverse funzioni
pratiche: cacciare o scorticare
radici, scuoiare le bestie 1. Quali ambienti contrastarono le teorie evoluzionistiche di Darwin? 2. Quali discipline hanno
catturate e tagliare rami. Nel confermato la validità della teoria darwiniana e ne hanno chiarito aspetti fondamentali?
tempo, la pratica di
scheggiatura della selce fu
migliorata, fino a ottenere
attrezzi sempre più efficaci: ci
vollero 1 milione e mezzo di
anni per giungere dal chopper 3. Le tre età della pietra
alle pietre dette “bifacciali o
amigdale” (a forma di
mandorla, dal greco
amygdalì, ‘mandorla’), con Paleolitico, Mesolitico, Neolitico
entrambe le facce scheggiate La pietra è l’elemento scelto dagli archeologi per scandire le fasi della preistoria, poi-
e taglienti, e una punta più
aguzza. ché è con la pietra che i primi uomini fabbricarono la grandissima maggioranza degli stru-

8 Le origini
menti a noi noti. Naturalmente, la pietra non era la sola materia lavorata. Ma a differenza
di altri materiali, per esempio il legno, si conserva intatta per milioni di anni. Inoltre, in
un’epoca che ignorava i metalli la pietra rappresentava il materiale per fabbricare i più so-
lidi strumenti di offesa (pugnali, asce, punte di freccia e lancia) e di lavoro (coltelli, ra-
schiatoi, falci). L’uomo imparò a lavorare la pietra in forme via via più perfezionate, e dun-
que proprio classificando le tecniche di lavorazione della pietra gli studiosi hanno diviso la
preistoria in tre periodi, in tre età della pietra.
L’età più antica è il Paleolitico (che in greco significa appunto ‘età della pietra anti-
ca’). I più antichi strumenti in pietra, molto rudimentali, risalgono a 2,5 milioni di anni
fa, ma furono forse prodotti da un tipo particolare di australopiteco, scoperto solo nel
1996 (australopithecus garhi). Certamente fabbricati dall’uomo habilis sono invece gli
strumenti che iniziano a ritrovarsi in gran numero a partire da 2,3 milioni di anni fa. Il
Paleolitico è un periodo lunghissimo, che va dalla comparsa dell’uomo, 2,5 milioni di an-
ni fa, sino appena a 15.000-14.000 anni fa. Al lunghissimo Paleolitico fanno seguito due
età della pietra incomparabilmente più brevi. Il Mesolitico (dal greco, letteralmente ‘età
della pietra di mezzo’) ha inizio verso la fine dell’ultima grande glaciazione (circa
15.000-14.000 anni fa), quando gli uomini non soltanto migliorarono le loro capacità di 
Bifacciale o amigdala
caccia grazie all’uso dell’arco, ma iniziarono ad addomesticare e ad allevare i primi ani-
mali. Dal semplice sfruttamento delle risorse della natura praticato fino ad allora, si ini-  “Chopper” di Olduvai
Dalla Tanzania
ziava a passare alla produzione volontaria e razionale dei propri mezzi di sostentamento. settentrionale
Questo passaggio si realizzò appieno nel periodo successivo, detto Neolitico (‘età della
pietra nuova’): esso inizia quando l’umanità scopre l’agricoltura, compiendo così un pro-
gresso tecnologico impressionante, una vera e propria rivoluzione destinata a imprimere
un’accelerazione formidabile al ritmo dell’evoluzione umana.

Il limite delle scansioni cronologiche


Le date di inizio e fine del Mesolitico e Neolitico dipendono, come si vede, da miglio-
ramenti tecnici, e sono di conseguenza diverse a seconda dei luoghi, dei climi e dello svi-
luppo delle singole comunità di uomini. Come vedremo, in Mesopotamia l’agricoltura nac-
que già oltre 10.000 anni fa, ma nel resto del mondo venne introdotta solo più tardi. Per
convenzione, comunque, si dice che il Mesolitico va dal 13.000-12.000 a.C. (d’ora in poi
utilizzeremo questo sistema di indicazione della cronologia, il più adatto alle età storiche:
non più quindi “anni fa”, ma “anni avanti Cristo”) fino a circa l’8000 a.C., mentre il Neo-
litico va dall’8000 a.C. fino al 3000 a.C., quando compaiono le prime registrazioni scritte,
quasi contemporaneamente in Mesopotamia e in Egitto.
Le suddivisioni cronologiche aiutano a fare chiarezza. Ma attenzione: il modo appena
illustrato di suddividere gli ultimi millenni della preistoria non deve essere preso troppo
rigidamente. A seconda delle regioni, l’inizio e la fine del Mesolitico e soprattutto del
Neolitico vanno collocati in epoche diverse, e la stessa uscita dalla preistoria è avvenuta
in periodi anche molto lontani.
Fino a pochi decenni fa, in aree isolate del mondo continuavano a esistere comunità che
vivevano nell’Età della pietra, dedite a forme primitive di coltivazione del suolo o addi-
rittura limitate solo ad attività di raccolta e di caccia. Proprio lo studio di questi gruppi
“primitivi”, condotto da etnologi e antropologi, ha fornito importanti informazioni e idee
per conoscere l’uomo preistorico. Criticata da molti è poi anche l’idea di basare sulla sco-
perta della scrittura il passaggio dalla preistoria alla storia. Nella vicenda della umanità,
eventi ancor più rivoluzionari della scrittura non furono forse la nascita delle prime città

Preistoria 9
e la divisione del lavoro? Se si adotta questo criterio, l’uscita dalla preistoria va sposta-
ta indietro nel tempo, fino al 4000-3500 a.C.

1. Che cosa significano esattamente i tre termini: Paleolitico, Mesolitico e Neolitico? 2. Per quale motivo
non è possibile fornire una scansione cronologica precisa per le tre epoche della preistoria?

4. Il Paleolitico. Glaciazioni e tecnologie

Per quasi due milioni e mezzo di anni, durante il Paleolitico, l’uomo ha ignorato ogni
tecnica di allevamento o di coltivazione agricola. Viveva appropriandosi del cibo che la na-
tura offriva. Raccoglieva frutti selvatici di tutti i tipi, e si cibava degli animali che lui stes-
so uccideva con la caccia o (importantissime!) delle carcasse degli animali che trovava già
morti per vecchiaia, per una malattia, o perché solo parzialmente mangiati da un altro pre-
datore (per esempio, un leone). La società umana era organizzata in bande di 15-30 perso-
ne, cioè in piccoli gruppi di cacciatori-raccoglitori. Era un’organizzazione sociale sem-
plice, molto simile a quella di alcuni tipi di scimmie, che tuttavia garantiva vantaggi im-
portanti. Il principale era la solidarietà interna fra i membri della banda, che aumentava
molto le possibilità di sopravvivenza dei singoli individui, garantendo una migliore prote-
zione e permettendo di praticare la caccia in modo collettivo.
Lo strumento più diffuso per la caccia era la lancia, costruita interamente in legno e con
la punta indurita dal fuoco, oppure dotata di cuspidi acuminate fabbricate con pietra, ossa
o corni. Un progresso importante, ma avvenuto solo alla fine del Paleolitico, fu l’inven-

Glaciazioni e evoluzione umana

Età della preistoria Fasi climatiche Anni Homo Diffusione


Paleolitico Fase calda e umida 2,4-1,8 milioni anni fa Habilis Africa orientale
Strumenti di pietra
scheggiati (ciottoli, schegge)

Günz (glaciazione) 680.000-620.000 anni fa Erectus Africa, Asia


Strumenti scheggiati
su entrambe le facce
(amigdale); controllo del fuoco

Interglaciale

Mindel (glaciazione) 450.000-240.000 anni fa Erectus Africa, Asia

Interglaciale

Riss (glaciazione) 200.000-125.000 anni fa Sapiens Africa, Europa


Neanderthalensis Europa, Asia occ.

Interglaciale

Würm (glaciazione) 70.000-15.000 anni fa Sapiens sapiens Diffusione planetaria

Mesolitico 13.000-8000 a.C. Sapiens sapiens

Neolitico 8.000-3000 a.C. Sapiens sapiens

10 Le origini
zione del propulsore, formato da un’assicella con un incavo posto a una delle estremità, in
cui viene inserita la lancia. Il propulsore consente di prolungare il braccio moltiplicando-
ne la forza di lancio. L’arco, invece, si diffuse solo nel Mesolitico.
Un fattore che certamente influì sullo sviluppo della tecnologia umana furono i cam-
biamenti climatici. Per numerose volte il raffreddamento del clima ha dato vita a glacia-
zioni, che hanno ricoperto di ghiacci una grossa parte dei due emisferi. Una serie di tecni-
che scientifiche consente di ricostruire con relativa precisione l’andamento del clima nel
passato. La più efficace è l’analisi della composizione isotopica dell’ossigeno, cioè dei
cambiamenti avvenuti nella massa degli atomi di ossigeno che sono presenti nei ghiacci
fossili prelevati in profondità nelle calotte polari. Poiché durante i periodi glaciali l’accu-
mulo di ghiaccio rendeva il clima più arido, cambiava anche la composizione isotopica del-
l’ossigeno. Grazie a queste tecniche, sappiamo adesso che le glaciazioni sono state più nu- 
merose di quanto si pensava in passato e che hanno conosciuto, al loro interno, molte oscil- Punta di lancia
lazioni, con fasi di freddo più intenso e altre più temperate. L’ultima delle glaciazioni, det- Dalla Grotta
del Placard,
ta di Würm, ha raggiunto il suo massimo circa 19.000-18.000 anni fa. Charente
(Francia)
Le glaciazioni modificavano profondamente l’ambiente, la fauna e la flora dei territori
abitati dall’uomo. Con i ghiacciai cambiava anche la geografia. Durante la glaciazione di
Würm, l’estensione delle calotte polari (che giunsero a coprire parte dell’Inghil- 
L’uso del propulsore
terra e tutta l’Europa settentrionale) manteneva il livello dei mari 120 metri più Nell’evoluzione della
in basso del livello attuale. Fra le isole britanniche e il continente europeo non tecnica di caccia e di difesa
dalle bestie feroci, l’uomo
vi era più il canale della Manica, e a secco erano anche gli stretti dei Dar- del Paleolitico giunse a una
danelli e quello di Bering, fra America e Asia. Di fronte a molte coste invenzione importante: la
creazione dei primi
italiane si stendevano territori oggi sommersi: fino ad Ancona, per strumenti compositi, ovvero
armi realizzate con punte di
esempio, l’Adriatico era una pianura solcata da un grande fiume, frut- selce scheggiata e manici in
to della confluenza di Po, Adige e Piave. legno. Così le prime lance,
dotate solo di una punta
Tutti questi cambiamenti favorivano non solo le migrazioni, aprendo indurita dal fuoco, furono
sostituite dalle lance con
percorsi altrimenti impraticabili, ma obbligavano l’uomo a trovare nuo- una punta in pietra, e poi
ve prede, nuovi modi di cacciare, nuovi frutti da raccogliere. E lo obbli- da quelle che sfruttavano
anche altri materiali
gavano pure a sperimentare nuove tecniche. La scoperta più importante acuminati, come corni o
fu quella del fuoco. Le prime tracce sicure del dominio del fuoco da frammenti di osso. Un
ulteriore progresso in questo
parte dell’uomo risalgono a 400.000 anni fa. Sono rozzi focolari, che  senso fu l’invenzione del
propulsore, la cui diffusione
testimoniano come l’uomo avesse vinto la paura innata che il fuoco Propulsore è attestata in Europa sin
incute in tutti gli esseri viventi, e avesse acquisito la capacità di ac- decorato dalla fine del Paleolitico (i
Da Abri reperti più antichi risalgono
cendere e conservare acceso il fuoco. Oltre a fornire luce e calo- Montresuc infatti a 18.000 anni fa).
(Francia); Musée Come evidenzia il disegno
re, il fuoco era un’arma potente che teneva lontane le belve e ser- des Antiquités ricostruttivo, il propulsore
viva per la caccia, terrorizzando le prede e spingendole nella di- Nationales Saint- rendeva l’azione offensiva
ancora più precisa e più
Germain-en-Laye
rezione voluta. Inoltre era uno strumento per indurire il legno e, (Francia) efficace.

Preistoria 11
}
L’uso del fuoco
Disegno ricostruttivo
di R. Bowen
Quella del fuoco è senz’altro
una scoperta epocale nella
storia dell’uomo. Il controllo
del fuoco apportava al vivere
quotidiano indubbie
conquiste: combattere il
freddo, illuminare la notte,
tenere lontane le bestie feroci
e cuocere la carne delle
prede catturate, rendendola
più commestibile. Non va
dimenticato, inoltre, che il
fuoco acceso diventava luogo
attorno al quale riunirsi,
stimolando la socialità.

soprattutto, per cuocere gli alimenti, consentendo di mangiare prodotti che in precedenza non
erano commestibili.
Più tardi vennero altri progressi tecnici che migliorarono la capacità della specie uma-
na di adattarsi all’ambiente e di sfruttarne le risorse. Circa 40.000 anni fa appaiono ormai
diffusi i vestiti, fatti sempre soltanto con pelli animali: ce lo dicono i pidocchi, perché pro-
prio a quest’epoca risale la comparsa di quel tipo specifico di pidocchio dell’uomo che non
vive nei capelli, ma nelle vesti. Prima ancora, nelle aree prive di cavità naturali l’uomo ave-
va imparato a costruirsi dei ripari, coprendo con pelli e frasche dei pali, dei rami o delle
grandi ossa di animali infissi nel terreno.
Nonostante questi progressi, il modo di vita degli uomini del Paleolitico limitava la pos-
sibilità di crescita dei gruppi umani. Il sistema della caccia-raccolta poteva venire pratica-
to solo da bande di poche decine di individui, che avevano bisogno di territori molto vasti.
Per cercare selvaggina e frutti selvatici, era necessario spostarsi di continuo. Gli insedia-
menti erano abbandonati dopo periodi anche molto brevi, di pochi giorni o settimane. Ci si
spostava portando sulle spalle strumenti, provviste e bambini piccoli, poiché ancora nes-
sun animale era stato addomesticato.

1. Quali tecniche scientifiche consentono di ricostruire l’andamento del clima nel passato? 2. Per quale
motivo quella del fuoco fu una scoperta fondamentale?

5. Il Paleolitico. Grotte, pitture e credenze

Prime espressioni artistiche


L’uomo paleolitico non era solo esperto nel lavorare ossa e pietre, ma ha lasciato anche
ammirevoli opere d’arte. Nelle fasi finali del Paleolitico, a partire da 30.000 anni fa, nell’o-
scurità impenetrabile che avvolgeva il fondo di caverne lunghe centinaia di metri, dove mai
gli uomini soggiornavano e dove quindi i pittori dovevano spingersi apposta, vennero trac-

12 Le origini
ciate impressionanti pitture. Le più famose si trovano in
Spagna (Altamira) e in Francia (Lascaux, Niaux). Uti-
lizzano colori ottenuti da minerali di manganese e ferro,
da carbone, da argille. Sono spesso aree dipinte, estese su
decine di metri quadrati, con poche immagini di elementi
vegetali e una schiacciante prevalenza di rappresentazio-
ni di mammiferi. Cavalli, bisonti, cervi, renne, buoi mu-
schiati, mammut, orsi, leoni e altri animali compongono
scene articolate, dipinte con tecnica e stile. Vi sono sofi-
sticati effetti di sfumatura, e casi di prospettiva ottenuta
affiancando un animale all’altro, e lasciando intravedere
solo il profilo parziale di quanti sono dietro, nascosti dal- 
La sala dei tori
l’animale in primo piano. La resa dell’anatomia e della Particolare di un toro e tre
cavalli, 23.000-18.000 a.C.
espressione è perfetta. Compaiono anche parti del corpo Grotte di Lascaux,
Dordogne (Francia)
umano (impronte di mani, raffigurazioni del pube femmi-
Un esempio affascinante di
nile, ecc.), e più raramente immagini di uomini intenti al- arte preistorica è offerto
la caccia o alla guerra. dalle pitture e dai graffiti
realizzati a Lascaux, in
Oltre alle pitture, gli uomini di quel tempo fabbrica- Francia, in un complesso di
grotte comunicanti.
vano statue di piccole dimensioni, adatte ai continui spo- L’arte a Lascaux è
stamenti. Raffigurano animali di diverso tipo, e anche im- essenzialmente
naturalistica, ispirata cioè
magini fantastiche. Una celebre statuina rappresenta un alla realtà. Come ci mostra
essere costituito dall’unione fra un uomo e un leone: è questa pittura, il toro e i tre
cavalli sono rappresentati
una figura umana in piedi, ma la testa è quella del leone con cura e verosimiglianza,
tramite giuste prospettive e
e le zampe anteriori costituiscono le braccia. Le sculture in alcuni casi con vivaci
preistoriche più famose sono piccole statue femminili effetti di movimento. La
ricerca di adesione al vero
dette “Veneri paleolitiche”, alcune con seni, ventre e na- nell’arte preistorica è forse
dovuta alla credenza che
tiche molto accentuati. disegnare in modo corretto
L’interpretazione di pitture e statue è difficile. È pro- e verosimile un evento
equivalesse a farlo
babile avessero un significato religioso e magico. Una se- accadere. Per esempio,
rie di elementi sembrano indicarlo. Le pitture si trovano in dipingendo i cavalli colpiti
dalle frecce, l’uomo
grotte profonde, di difficile accesso, in un mondo sotter- preistorico forse pensava di
rendere più facile la loro
raneo lontano da quello degli uomini e degli animali; raf- cattura, sottraendo l’evento
figurano la selvaggina più ambita e le belve più pericolo- all’incertezza. Questa
lettura sottolineerebbe la
se; infine, presentano talvolta immagini semiumane, di es- probabile funzione
 propiziatoria dell’arte
seri in parte uomo e in parte animale. Sono tutti elementi Statuetta uomo-leone preistorica, potremmo dire
32.000 anni fa
che hanno fatto pensare ai rituali degli sciamani, che an- Grotta di Hohlenstein-Stadel,
“di portafortuna”. In
quest’ottica non appare
tropologi ed etnologi hanno studiato nelle popolazioni pri- Baden-Württemberg (Germania) casuale la scelta degli artisti
Questo manufatto, realizzato in avorio, preistorici di decorare pareti
mitive contemporanee. Individui ai quali la comunità ri- raffigura un’entità ibrida, in cui si di grotte buie, nascoste e
conosceva poteri particolari svolgevano nelle grotte riti mescolano fattezze umane e leonine. Tra le spesso impraticabili: la
probabili interpretazioni, si pensa possa grotta è un luogo appartato,
per entrare in comunicazione con il mondo degli spiriti, esser stata modellata per scopi rituali e sacro e mistico, in cui
inviando loro le richieste degli uomini: potere uccidere propiziatori. Fu scoperta in una grotta, in
Germania, nel 1939; è considerata una
l’artista-stregone domina la
realtà tramite i suoi riti
gli animali, salvarsi dalle belve, guarire da una malattia. delle più antiche sculture mai ritrovate. magici.

Deboli tracce di usanze e credenze


Le incertezze, tuttavia, restano, e riguardano anche un altro aspetto delle credenze del
Paleolitico. La presenza di una serie di tombe, già al tempo dei neandertaliani, ha fatto par-
lare di un antichissimo culto dei morti. Assieme al cadavere, veniva deposto un corredo

Preistoria 13
funerario (ornamenti, armi, utensili, cibo) che doveva servire al defunto per la sua nuova
esistenza. Studi recenti hanno però sottolineato come solo una piccolissima parte dei de-
funti venisse seppellita. Il seppellimento era l’eccezione, non la regola. Molto spesso si trat-
tava di individui deformi, o afflitti da qualche sofferenza fisica. Proprio la deformità e la
sofferenza, evidentemente considerate il segno della scelta da parte di entità superiori, sem-
brano la causa della decisione di dedicare a questi defunti pratiche particolari. Alla mag-
gioranza dei defunti non sembra dunque fosse dedicato un culto speciale.
Egualmente fantasiosa è l’idea di cannibalismo rituale, molto di moda fino a poco tempo
fa. Il ritrovamento di un teschio dal quale, al momento del seppellimento, il cervello sembra-
va essere stato estratto aveva fatto pensare che nel Paleolitico alcune comunità mangiassero il
contenuto del cranio, considerato la sede della vita spirituale, nel corso di un rito che mirava
ad assorbire le proprietà positive del defunto. Ma si trattava di un’erronea interpretazione dei
danni causati dal tempo a quel teschio. Al momento, tutto quello che sappiamo del cannibali-

Il Principe della preistoria


In Italia, la sepoltura preistorica di gran lunga più ricca
è stata scoperta nella grotta delle Arene Candide, in
Liguria. Circa 25.000 anni fa vi fu interrato un giovane
di forse 14 anni, che è stato battezzato “il Principe” in
ragione del gran numero di ornamenti ritrovati. Sulla
testa aveva un copricapo con tanti pendenti, costituiti
da centinaia di conchiglie perforate, gusci di ricci di
mare, denti di cervo e pezzetti di avorio. Portava una
casacca di pelle a maniche lunghe ma senza apertura
anteriore (si infilava dalla testa), decorata con una fila
di perle sul petto; a bandoliera aveva una cinghia con
La
voce
quattro corni di alce. Sotto indossava pantaloni o
gambali, anch’essi ricamati con perline, e ai piedi

PA
aveva mocassini formati da un solo pezzo di pelle, e
del legati ai gambali. Nella mano destra impugnava una
lama di selce lunga 25 centimetri, una delle più grandi
mai trovate in Italia.

SSA
Questo giovane “Principe” aveva fatto una morte
orribile. Quando venne sepolto, il suo corpo era privo
della metà sinistra della mandibola e di parte delle

TO
ossa della vicina spalla. Chiaramente era stato assalito
da qualche belva. All’atto della sepoltura, per
mascherare le mutilazioni una massa di argilla rossa
era stata inserita nella parte mancante del corpo.

Il Principe

25.000 anni fa
Dalla grotta delle Arene Candide, Finale Ligure (Savona); Museo Archeologico, Finale Ligure
I resti del giovane “Principe” del Paleolitico sono stati rinvenuti grazie a una campagna di scavi condotti a partire
dal 1969 dal paletnologo italiano Luigi Cardini, in una vasta caverna nei pressi di Finale Ligure, in Liguria.

Le origini
smo proviene dalla presenza, in alcuni siti dell’uomo di 
Neanderthal, di ossa umane spezzate e con i segni dei col- Sepoltura paleolitica
30.000-25.000 anni fa
telli in pietra utilizzati per scarnificarle. Anche in questo ca- Da Dolni Věstonice
so, però, i dubbi abbondano: alcuni studiosi pensano fosse (Repubblica Ceca)
un’usanza funeraria, mentre altri (ormai in maggioranza) Questa sepoltura mostra il
corpo di due giovani maschi
affermano che sono le tracce del cannibalismo; non però ri- e di una donna, deposta fra
loro. Al momento della
tuale, ma banalmente alimentare. Il modo con il quale que- scoperta, i due uomini erano
sti individui furono macellati e fatti a pezzi, in tutto simile ornati da collane realizzate
con denti di lupo e di volpe
a quello delle bestie, e il fatto stesso che i loro resti siano e sul loro capo compariva
della polvere gialla di ocra,
stati gettati assieme a quelli degli altri animali, indicano che forse ritenuta magica
vennero considerati un cibo come il resto della selvaggina. e capace di favorire
il passaggio a un’altra vita
dopo la morte. La donna
invece aveva la stessa
polvere sul pube, coperto
con la mano dell’uomo alla
sua destra. Era
1. Quali erano le opere d’arte prodotte dall’uomo nel Paleolitico? 2. Era diffusa la pratica del probabilmente un rito
cannibalismo rituale? funebre dalla forte
simbologia sessuale.

6. Dai cambiamenti del Mesolitico alla rivoluzione neolitica

Dopo l’ultima glaciazione


Il periodo compreso fra il 13.000 e l’8000 a.C. viene chiamato, come sappiamo, Età me- 
Scena di caccia
solitica. Nella storia dell’uomo, è stata una fase piuttosto breve, almeno nelle aree che per pri- Alaçon, El Cerro Pelio
(Spagna)
me adottarono l’agricoltura, passando così alla fase che gli archeologi chiamano Neolitico.
Questa pittura rupestre,
Agli studiosi della preistoria il Mesolitico appare in primo luogo come un periodo in- risalente al Mesolitico,
termedio, come una fase di passaggio caratterizzata dai grandi cambiamenti climatici do- rappresenta una scena di
caccia da cui è facile
vuti al termine dell’ultima glaciazione. Con il riscaldamento del clima, le prede di mag- desumere l’ormai diffuso
utilizzo dell’arco tra i
giore dimensione, come le renne, si spostarono nelle praterie dell’Europa e dell’Asia set- cacciatori, segno che le prede
tentrionali, e altre, come i mammut, si estinsero. I gruppi umani che non seguirono verso prese di mira erano di piccola
taglia, facili da abbattere con
nord le mandrie di renne e gli altri grandi mammiferi dovettero fare i conti con le mutate un colpo di freccia.
condizioni. Molte comunità di cacciatori scomparvero, e
con esse si persero anche pratiche culturali importanti,
come l’arte di dipingere le caverne.
Nel Vicino Oriente, nella cosiddetta Mezzaluna Fer-
tile, il declino delle risorse fornite dalla caccia fu parti-
colarmente sensibile. L’eccesso di abbattimenti provocò
una forte diminuzione della preda migliore, la gazzella, e
gli uomini dovettero accontentarsi della selvaggina di
piccola taglia, come lepri e uccelli. Per cacciarla biso-
gnava ricorrere all’arco, che si diffuse proprio in que-
st’epoca. Per sopravvivere, era necessario raccogliere i
vegetali commestibili, come i cereali e i legumi selvatici,
che per fortuna con il nuovo clima divennero molto più
abbondanti. La Mezzaluna Fertile, così, sembra essere
stata risparmiata dal crollo della popolazione che colpì
altre zone, come gran parte dell’Europa. Nacquero inse-

Preistoria 15
diamenti più stabili e numerosi. Non si viveva più in bande di poche decine di persone, ma
in comunità di cento-duecento o più individui che gli studiosi chiamano tribù, e che nei
millenni successivi si diffusero in tutto il mondo. Come quello delle bande, il sistema so-
ciale della tribù era egualitario, con pochissime differenze di ricchezza.
La crescente importanza dei vegetali selvatici nella dieta alimentare stimolò progressi
tecnologici nei settori della raccolta, della trasformazione e dello stoccaggio. Furono in-
ventati falci dalla lama di selce e dal manico di osso, cesti per trasportare il raccolto verso
casa, mortai e pestelli per liberare i grani dalla pula, metodi di essiccazione e silos sotter-
ranei per conservare più a lungo i vegetali raccolti. Anche se ideate per i cereali selvatici,
queste invenzioni si sarebbero rivelate fondamentali per il passaggio all’agricoltura.

Addomesticare piante e animali


L’agricoltura e l’allevamento non sono una invenzione europea. Sono comparsi in mo-
do indipendente in almeno cinque zone diverse del pianeta. Tre di queste zone si trova-
no in America, e sono venute per ultime: intorno al 3500 a.C. nel Messico furono addo-
mesticati mais, fagioli, zucca e tacchino, e all’incirca nella stessa epoca sulle Ande e in
Amazzonia la patata e il lama; mille anni dopo nella zona orientale degli attuali Stati Uni-
ti d’America si iniziò a coltivare il girasole. Le altre due regioni dove l’uomo ha com-
piuto il balzo verso la vita agricola sono in Asia. La prima area del mondo a conoscere
l’agricoltura, e quella che più contribuì alla diffusione del nuovo metodo di sostenta-
mento, fu il Vicino Oriente, dove qualche secolo prima dell’8000 a.C. furono addome-
sticate molte delle specie fondamentali per l’agricoltura (grano, orzo, farro, piselli, len-
ticchie, ceci) e per l’allevamento (capra, pecora, bue e maiale). Sempre qui, intorno al
4000 a.C., vennero rese domestiche le prime piante da frutto, tra cui olivi, fichi, melo-
grani e vite. Nel frattempo, la coltivazione del miglio e del riso era stata scoperta anche
in Cina, intorno al 7000 a.C.

I siti e i tempi
di domesticazione
delle piante
e degli animali 6
11
Si noti come in aree miglio
geograficamente lontane tra 5 4
2
5 (prima del
1
loro si siano sviluppate, girasole (2500 a.C.) 5 7 1 3 8 7500 a.C.)
all’incirca nello stesso riso 4 1 riso
12 (prima del
periodo, civiltà agricole. I (5000 a.C.)
7500 a.C.)
igname
primi agricoltori orientarono igname 5
(2000 a.C.)
le loro scelte in base ad mais (prima del 3000 a.C.)
fagioli riso
alcuni criteri: innanzitutto, la riso
zucca
scelta delle specie più (prima del 3500 a.C.)
sorgo grano (8500 a.C.)
produttive (per le piante, i (prima del 5000 a.C.) ulivo (8500 a.C.)
cereali; per gli animali, quelli
meno violenti e abituati a patata
vivere in gruppo); poi la patata 9 (prima del 3500 a.C.)
selezione degli esemplari (prima del 3500 a.C.) 10
migliori (incroci sempre più
sofisticati per le piante;
accoppiamenti selezionati per
gli animali); infine, la
differenziazione nell’utilizzo area di domesticazione dei vegetali
delle varie specie (per gli
animali, ad esempio, fra 1. Carne (10.000 a.C.) 5. Bue (6000 a.C.) 9. Lama (3500 a.C.)
specie da macellazione, da 2. Pecora (8000 a.C.) 6. Cavallo (4000 a.C.) 10. Alpaca (3500 a.C.)
tiro, da mungitura, con 3. Capra (8000 a.C.) 7. Asino (4000 a.C.) 11. Cammello (2500 a.C.)
utilizzo di pellami). 4. Maiale (8000 a.C.) 8. Bufalo asiatico (4000 a.C.) 12. Dromedario (2500 a.C.)

16 Le origini
Dal Vicino Oriente e dalla Cina, agricoltura e allevamento si diffusero in altre aree del
pianeta. La diffusione avvenne perché i primi agricoltori invasero nuovi territori, oppure
attraverso l’apprendimento delle tecniche da parte dei popoli confinanti, che fu il caso più
frequente. Fu grazie all’imitazione del Vicino Oriente che l’India e l’Egitto conobbero l’a-
gricoltura, rispettivamente intorno al 7000 e al 6000 a.C. In Europa, la Grecia e le regioni
del Sud-est adottarono gli animali e le colture del Vicino Oriente intorno al 6000 a.C., ma
ci volle un altro millennio perché il passaggio avvenisse anche in Italia, Spagna e Francia
meridionale, e un tempo ancora maggiore per le regioni più a settentrione.

1. In che modo il clima influì sulle comunità umane del Mesolitico? 2. Quali varietà di piante e animali
furono addomesticate in America?

7. La Mezzaluna Fertile

Le regioni del Vicino Oriente che, disposte quasi come una mezzaluna, vanno dalla val-
le del Giordano fino alla foce di Tigri ed Eufrate sono state chiamate dagli archeologi Mez-
zaluna Fertile perché qui per l’appunto ebbero sviluppo le più antiche coltivazioni. Grazie
alla sua primazia nella scoperta dell’agricoltura, la Mezzaluna Fertile ha avuto un’impor-
tanza fondamentale nella storia dell’umanità. Lì sono comparsi per la prima volta le città,
la scrittura, i grandi imperi e tutto ciò che, nel bene e nel male, chiamiamo civiltà.
Come è potuta avvenire questa novità così importante? E perché si è verificata per la pri-
ma volta proprio nella Mezzaluna? Per rispondere a queste due domande, gli storici prendo-
no in considerazione molte cause. La causa più importante, e valida per tutte le zone che sco-
prirono l’agricoltura, è il lentissimo accumulo di conoscenze sulla natura e le sue risorse che
le diverse comunità di cacciatori-raccoglitori realizzarono attraverso centinaia di generazio-

Il rapporto fra dieta e sviluppo del cervello

Nello sviluppo del cervello uma- da digerire e ricchi di nutrimen-


no sono stati determinanti più Ricerca del cibo
ti. In questo modo il cervello
fattori. Uno in particolare è sug- più complessa avrebbe potuto impiegare la
gerito di recente da alcuni stu- parte di energia non più consu-
diosi, sebbene ancora molto di- mata dall’intestino per svilup-
scusso, e interessa il rapporto fra parsi. In sintesi, un intestino
l’energia impiegata dall’intesti- più piccolo avrebbe liberato
Dieta Cervello
no e quella impiegata dal cervel- migliore più sviluppato quantità maggiori di energia a
lo nell’espletamento delle pro- disposizione di un cervello
prie funzioni. Rispetto agli altri sempre più grande. Il funziona-
primati, l’uomo ha in proporzio- Meno energia Più energia per mento del cervello sarebbe pro-
ne un intestino meno pesante per la digestione l’espansione cerebrale gressivamente migliorato, e an-
(due volte di meno) e un cervel- che le tecniche messe a punto
lo più pesante (tre volte di più). dall’uomo per procacciarsi ci-
Come spiegarlo? La riduzione Intestino bo qualitativamente adatto a sé,
dell’intestino sarebbe stata via meno sviluppato conservarlo e condividerlo. Si
via permessa dal miglioramento tratta secondo questi studiosi di
qualitativo della dieta umana, un fortunato circuito virtuoso,
con alimenti al contempo facili che descriviamo nel grafico.

Preistoria 17
ni. Finirono così per conoscere a fondo le proprietà e le possibili utilizzazioni di migliaia di
piante. Un identico, sbalorditivo accumulo di conoscenze naturalistiche è stato osservato in
tutti i popoli primitivi del mondo contemporaneo [cfr. scheda, p. 19]. Questa profonda cul-
tura naturalistica fu la premessa indispensabile per la nascita dell’agricoltura, e operò nel-
la Mezzaluna Fertile come in Cina e in America.
Altre cause riguardano invece solo il Vicino Oriente, e sono per l’appunto quelle che gli
permisero di giungere per primo alla vita agricola. Ricordiamone almeno cinque. In primo
luogo, dopo la fine dell’ultima glaciazione il clima della zona, caratterizzato da inverni mi-
ti e piovosi e da estati lunghe, calde e secche, si prestava molto bene allo sviluppo dei ce-
reali e dei legumi selvatici. In secondo luogo, proprio nella Mezzaluna Fertile erano diffu-
se le poche specie di cereali e legumi selvatici che sono realmente adatte alla domestica-
zione. Il terzo elemento che giocò a favore del Vicino Oriente fu la grande diversità di am-
bienti presenti in un’area ristretta: pianure irrigue, deserti, colline, montagne di ogni tipo,
alte più di 5000 metri. Questa ricchezza e diversità ambientale accresceva il numero del-
le piante disponibili, ed era anche responsabile della abbondanza di specie animali adatte
alla domesticazione, presenti in questa zona molto più che nel resto del pianeta.
Una quarta caratteristica favorevole, come abbiamo visto, erano le innovazioni tecno-
logiche realizzate in Età mesolitica proprio nella Mezzaluna Fertile per raccogliere, tra-
sformare e conservare i vegetali selvatici. Il quinto e ultimo asso nella manica di questa par-
te del mondo era il fatto che lo stile di vita dei cacciatori-raccoglitori fosse qui diventato
molto meno conveniente rispetto ad altre zone. In Età mesolitica le prede di una certa ta-
glia erano divenute poche, e continuavano a diminuire per l’eccessiva caccia; lo scarso ac-
cesso al mare impediva di basarsi sulla pesca e la raccolta di molluschi; infine, come ab-
biamo visto sopra, la popolazione era relativamente abbondante, e dunque troppe comunità
di cacciatori-raccoglitori si contendevano le stesse risorse.
Questi elementi spiegano dunque perché la Mezzaluna Fertile arrivò per prima alla vita

La Mezzaluna Fertile
MAR NERO

MAR
Ti
ANATOLIA gr CASPIO
i
Eu
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e t
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MAR MEDITERRANEO
Gior

M MA
OR R
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GOLFO
MA

EGITTO Nilo PERSICO


DESERTO
RR

ARABICO
OS
OS

La Mezzaluna Fertile

18 Le origini
agricola. Inoltre, ci aiutano a risolvere anche un altro pro-
blema: perché la scoperta dell’agricoltura non è avvenuta
ancor prima? Perché nella Mezzaluna Fertile l’agricoltura
è comparsa nell’8000 a.C., e non diecimila anni prima? La
risposta è semplice: nel 18.000 a.C. fare il cacciatore era
ancora molto più conveniente che fare il contadino: il cli-
ma era diverso e diversi erano pure la flora, la fauna, la
densità umana e le conoscenze tecniche. I cacciatori ave-
vano tante prede di grossa taglia, e viceversa erano scarsi
i cereali selvatici; inoltre la densità della popolazione era
ancora bassa, e non erano stati inventati attrezzi adatti a
raccogliere, preparare e immagazzinare i cereali. 
Falcetti
4.000-3.000 a.C.
Da Tello (Iraq); Musée du Louvre, Parigi
I falcetti sono un tipico esempio di attrezzo neolitico utilizzato dai primi
agricoltori. Questi esemplari sono stati ritrovati nell’attuale territorio
1. Elenca sinteticamente le cause che portarono alla iracheno, una zona in cui proliferavano alcune specie animali e vegetali
facilmente addomesticabili dall’uomo: la pecora e la capra selvatica, il
nascita dell’agricoltura nella Mezzaluna Fertile. 2. Per quale cinghiale, l’uro (che diede origine ai bovini domestici) e i cereali, quali
motivo l’agricoltura nella Mezzaluna Fertile è comparsa l’orzo, il farro e il frumento. Come dimostra la grande quantità di reperti
fossili rinvenuti nella zona della Mezzaluna Fertile, l’orzo costituiva il 90%
nell’8000 a.C., e non diecimila anni prima? della produzione agricola.

Le conoscenze naturalistiche degli uomini primitivi

Fino a poco tempo fa, per ricostruire la vita delle comunità prei- mercato che non saprebbero distinguere un’erbaccia da una spi-
storiche era possibile trarre informazioni dal comportamento dei ga di grano.
pochi gruppi umani che ancora, in aree remote del pianeta, vive- Ecco una storia istruttiva al riguardo. Anni fa, durante le mie ri-
vano di caccia e raccolta. Proprio negli ultimi anni, tutte queste co- cerche in Nuova Guinea, ho passato molto tempo in compagnia
munità sono sparite o hanno adottato nuove forme di vita. Il bra- di uomini che vivevano di caccia e raccolta. Un giorno, durante
no qui riportato racconta l’esperienza personale di un celebre bio- una spedizione con alcuni indigeni, ci trovammo bloccati nella
logo degli Stati Uniti, Jared Diamond. giungla da un’altra tribù ostile. I morsi della fame cominciava-
no a farsi sentire, quando un uomo tornò al campo con una bor-
Una intera disciplina scientifica, l’etnobiologia, studia le cono- sa piena di funghi, che mise a cuocere sul fuoco. Del cibo, final-
scenze naturali dei vari popoli del mondo. Le ricerche si concen- mente! Ma un tarlo mi rodeva dentro: e se i funghi fossero stati
trano sui pochi cacciatori-raccoglitori superstiti. Le conclusioni velenosi? Cercai di spiegare ai miei amici che i funghi potevano
sono quasi sempre le stesse: questi popoli sono enciclopedie vi- essere pericolosi, e che in Usa persino gente esperta era stata in-
venti di scienze naturali. Questo sapere va perdendosi man mano tossicata, visto che era così difficile distinguere fra funghi buoni
che l’uomo diventa dipendente dall’agricoltura per il suo sosten- e funghi cattivi. Valeva la pena di correre il rischio? I miei com-
tamento, fino ad arrivare agli occidentali intruppati in un super- pagni, a questo punto, persero la pazienza: come potevo insul-
tarli così? Solo gli america-
ni sono così sciocchi da
} Gruppo di indigeni mangiare funghi velenosi!
della Nuova Guinea Seguì una lezione completa
La fotografia ritrae un gruppo su 29 tipi diversi di funghi
della popolazione dei Dani, commestibili, con nome, ca-
indigeni della Baliem Valley, ratteristiche e luogo di cre-
nella Nuova Guinea
occidentale, di ritorno da una scita...
giornata di raccolto; portano
al seguito un bastone con cui [Jared Diamond, Armi, acciaio e ma-
hanno estratto dalla terra le
lattie. Breve storia degli ultimi tredi-
patate dolci, tubero
fondamentale per la vita di cimila anni, Einaudi, Torino 1997,
questo popolo. I Dani sono p. 110]
un popolo dall’antichissima
cultura, che vive esattamente
come avrebbe vissuto una
tribù di epoca neolitica.

Preistoria 19
8. Villaggi e città

Cosa cambia con l’agricoltura?


Come in una reazione a catena, la nascita dell’agricoltura ha causato una serie di cam-
biamenti importanti. La prima conseguenza è stato un fortissimo aumento della popola-
zione. In un’economia fondata sulla caccia e sulla raccolta, per nutrire un abitante serviva
un territorio di dieci chilometri quadrati. Ma con l’agricoltura, per quanto elementare e pri-
mitiva, la stessa estensione bastava a cinquanta persone! Gli animali domestici, inoltre, for-
nivano latte, carne, concime e forza motrice per i trasporti e gli aratri.
Non dobbiamo immaginare che l’agricoltura abbia migliorato di un colpo le condizioni
di vita. Anzi, è semmai vero il contrario. I contadini lavoravano in media più ore al giorno
dei loro antenati cacciatori, e potevano usufruire di una dieta meno variata e con un mino-
re apporto di proteine animali. Di conseguenza, i resti archeologici mostrano che i primi
agricoltori erano spesso più gracili e bassi dei loro colleghi cacciatori-raccoglitori, erano
soggetti a malattie più gravi e morivano in media prima.
Tuttavia la quantità complessiva di cibo andava crescendo, e questo permetteva alla po-
polazione di crescere ancora più in fretta. Era avvenuto del resto un cambiamento fonda-
mentale: gli uomini avevano abbandonato quell’ininterrotto nomadismo che li aveva ca-
ratterizzati per centinaia di migliaia di anni, ed erano passati alla vita sedentaria. I villag-
gi si moltiplicarono con rapidità. Per una donna, era adesso possibile allevare più di un
bambino piccolo per volta, poiché mentre una donna nomade non può permettersi di tra-
sportare più di un bambino, oltre ai bagagli, in un villaggio questo problema non esisteva.
Così, l’intervallo fra due nascite si ridusse dai quattro ai due anni in media. Si facevano più
figli. Cosa ancora più importante, era adesso possibile conservare una parte del prodotto.
Un nomade poteva portare con sé solo una piccola scorta di cibo; chi viveva in un villag-
gio, invece, poteva immagazzinare molto cibo, da utilizzare come riserva oppure negli
scambi.
La vita sociale iniziò a trasformarsi a un ritmo prima impensabile. Le società di caccia-
tori-raccoglitori sono in genere egualitarie, perché tutti gli adulti abili sono ugualmente im-
pegnati in permanenza a procacciarsi cibo. Viceversa, dove le risorse alimentari si accu-
mulano, possono esistere lavoratori specializzati, che non si procurano il cibo in prima
persona, ma lo ottengono in cambio degli oggetti prodotti. Inoltre prima o poi accade che
una élite riesca ad affrancarsi dalla necessità di lavorare ottenendo il controllo del lavoro
altrui, imponendo tasse o obblighi di lavoro. Questo processo ebbe luogo anche nella Mez-
zaluna Fertile. Ci volle tuttavia molto tempo.

E cosa cambia con le prime città?


Nei primi villaggi, la proprietà della terra era comune e le differenze sociali assenti o
minime. Erano insediamenti piccoli, dove tutti si conoscevano bene. Le differenze princi-
pali riguardavano il sesso e l’età. Le donne svolgevano lavori diversi da quelli degli uomi-
ni; bambini e vecchi venivano impiegati solo in attività minori. Gli artigiani specializzati
erano rari, perché di solito ogni famiglia di contadini si fabbricava da sé i principali pro-
dotti. Gli scambi all’interno e soprattutto all’esterno del villaggio rimanevano limitati. An-
che la vita “politica” era abbastanza paritetica. Certo, alcune famiglie erano più ricche, o
più numerose, o con un maggiore prestigio. Ma le decisioni che riguardavano il villaggio
venivano prese collegialmente, da tutti i capifamiglia riuniti in assemblea.

20 Le origini
}
Ricostruzione di Çatal Hüyük
e di una casa tipica
Questi disegni riproducono Çatal Hüyük, un antico
villaggio dell’Anatolia meridionale (Turchia),
risalente al 6250 a.C. circa e una sua casa tipica. Il
villaggio, esteso in pendenza per circa 15 ettari,
non possedeva strade o vicoli: per passare da una
abitazione all’altra si camminava sui tetti e dal
tetto si accedeva direttamente all’interno delle
singole abitazioni mediante una scala; l’operazione
risultava facile poiché le case erano addossate le
une alle altre. Costruite con mattoni di argilla
disseccata al sole, le case di Çatal Hüyük erano
molto piccole (20-30 m2), costituite da un
ambiente unico circondato da banconi addossati
alle pareti e un focolare centrale.

Le cose cambiarono quando nacquero le città, cioè quando alcuni villaggi crebbero co-
sì tanto di dimensione (passando da poche centinaia a molte migliaia di abitanti) da dare
vita a una realtà sociale e politica nuova. I primi villaggi cresciuti fin quasi al livello di una
città compaiono intorno al 7000 a.C., come Gerico in Palestina e Çatal Hüyük in Turchia.
Ma si trattava ancora di centri senza grandi differenze sociali. Peraltro era già un mondo
ormai molto diverso da quello delle bande di cacciatori-raccoglitori e dei primi villaggi
agricoli, dove tutti si conoscevano bene. Per la prima volta nella sua storia, l’uomo dovet-
te imparare a incrociare un estraneo senza sentire il bisogno di ammazzarlo.
Le città vere e proprie nacquero solo alcuni millenni dopo, a partire dal 4000 a.C. Non
soltanto erano abitati molto più popolosi, ma riuscivano a comandare tutti i villaggi di una
regione. La società perse del tutto il suo carattere egualitario. Si affermò la divisione in clas-
si sociali e la divisione del lavoro. Soltanto una parte degli abitanti produceva cibo lavo-
rando i campi o allevando bestiame. Era ancora la stragrande maggioranza, soprattutto nei
villaggi. Ma si formarono anche degli altri gruppi di abitanti che si cibavano di quanto era
prodotto dal resto della popolazione. Erano i lavoratori specializzati, esperti nella produzio-
ne di attrezzi, decorazioni e manufatti vari, oppure impegnati nel trasporto e nella distribu-
zione dei beni prodotti dalla campagna. E poi, sopra a tutti, vi erano altri personaggi, che
fornivano un tipo particolare di servizi: il loro compito era quello di combattere, comanda-
re o praticare la magia e la religione. Nel contempo, al livello più basso della scala sociale
si formò una condizione restata fino ad allora sconosciuta, cioè quella degli schiavi. Se in
passato il nemico sconfitto in combattimento veniva ucciso o (più raramente) accolto da pa-
ri nel gruppo dei vincitori, adesso egli diveniva come un animale di proprietà della comu-
nità o di un singolo, che poteva disporre come voleva di lui e del suo lavoro.
Il governo della città e dei territori circostanti era in mano a una minoranza di specialisti
del potere: sacerdoti, guerrieri e re. Il ruolo dei sacerdoti era determinante. Al cuore della

Preistoria 21
città sorgeva il tempio, edificato su un basamento artificiale o su una altura, attorno al qua-
le si organizzava tutta la vita delle prime città. Il territorio e le sue risorse naturali erano con-
siderati proprietà della divinità, che aveva la sua casa nel tempio. I sacerdoti fungevano da
intermediari tra gli uomini e la divinità, e solo essi sapevano come placarne la tremenda po-
tenza. Questo garantiva loro una grande autorità, che faceva del tempio, da loro diretto, il
centro di organizzazione del lavoro cittadino e il principale luogo di raccolta e di ridistribu-
zione dei beni prodotti. Come vedremo nel capitolo successivo [cfr. cap. 1.3], solo in un se-
condo momento la funzione politica e quella religiosa si differenziarono, e dalla casta dei sa-
cerdoti emerse una figura di capo supremo, che gli archeologi hanno chiamato re.

1. Quali cambiamenti apportò l’introduzione dell’agricoltura nelle comunità umane? 2. Che cosa
rappresentava il tempio nelle città neolitiche?

Perché nascono le città e gli Stati

Archeologi, storici e antropologi si sono domandati per quali ra- a litigare sono persone senza amici in comune. Dunque mancano
gioni le società piccole, non organizzate e fondate sui legami di mediatori in grado di porre fine al litigio e riportare la pace nella
parentela si siano trasformate in entità molto più complesse, le comunità. Anzi, avviene spesso il contrario: durante una lite i pa-
città e gli Stati. La loro formazione è in effetti avvenuta tante vol- renti e gli amici dell’uno, che non conoscono quelli dell’altro, pos-
te nella storia della civiltà umana. Per la prima volta città e Stati sono scatenare risse collettive. Si impone quindi la necessità di
sono comparsi in Mesopotamia, ma poi, e in modo del tutto auto- creare autorità centrali in grado di mantenere la pace sociale con
nomo, li vediamo formarsi anche in Cina settentrionale, nelle val- la forza. Le autorità centrali, allo stesso tempo, diventano indi-
li del Nilo e del fiume Indo, in America centrale e sulle Ande e, spensabili per prendere le decisioni che riguardano la collettività.
più tardi, in numerose altre zone del pianeta. È chiaro che la città L’assemblea può funzionare in un villaggio, ma non con società
e lo Stato nascono quando si verificano determinati fattori mate- di molte migliaia di persone. Una terza ragione è di ordine milita-
riali, sociali ed economici. re. Uno Stato organizzato e solidamente governato da una casta di
Ricordiamone almeno quattro, fra loro collegati. Il primo fattore sacerdoti e guerrieri di solito è in grado di difendersi con maggio-
che permette la trasformazione è di tipo economico: l’agricoltura re efficacia dalle minacce esterne, o magari di condurre con suc-
esiste ed è in grado di produrre dei surplus per mantenere le élite cesso una guerra di conquista. Vi è infine una quarta ragione, che
di sacerdoti e di capi e i lavoratori specia- per alcuni storici (ma non per tutti) spiega
lizzati. Il secondo è un fattore demografi- perché città e Stati siano nati all’inizio in
co, ma allo stesso tempo sociale e politico: Mesopotamia, in Cina e in Messico. Que-
la crescita della popolazione di una comu- ste regioni sono tutte pianeggianti e solca-
nità oltre il livello di qualche migliaio di te da fiumi imponenti, ma con una portata
individui. In questa nuova, popolosa stagionale molto irregolare. Il Tigri e l’Eu-
realtà, il mantenimento della pace sociale frate, per esempio, inondano la pianura
e i processi decisionali devono di neces- della Mesopotamia in primavera, quando
sità basarsi su meccanismi nuovi. In una si sciolgono le nevi sulle alte montagne da
banda di cacciatori-raccoglitori come in cui discendono, e in autunno, stagione del-
un villaggio di agricoltori, tutti sono pa- le grandi piogge. In Mesopotamia non pio-
renti o comunque si conoscono e hanno ve quasi mai, e per questo, fin dalla sco-
parenti e amici in comune: fra due litigan- perta dell’agricoltura, gli uomini hanno
ti, vi è sempre chi può intervenire come scavato un sistema di canali che regola il
mediatore e paciere. Ma quando molte mi- flusso delle acque e le fa arrivare anche in
gliaia di individui vivono assieme, spesso terre aride e lontane. Tuttavia per essere ef-
ficaci i lavori di canalizzazione debbono
venire condotti con una certa ampiezza e
} Irrigazione lungo lo Shatt-el Arab
su aree vaste: una città di grosse dimensio-
Ancora oggi molte zone del Vicino Oriente sono
attraversate da reti di canali che portano acqua, ni e il suo governo centralizzato sono in
e quindi vita e fertilità, in zone altrimenti grado sia di coordinare meglio gli sforzi,
desertiche. La fotografia mostra un sistema di sia di impiegare un gran numero di lavora-
irrigazione progettato per sfruttare l’acqua dello tori nelle operazioni di bonifica e di cana-
Shatt-el Arab, il terzo fiume iracheno più
importante dopo il Tigri e l’Eufrate. lizzazione.

22 Le origini
9. Metalli e altre invenzioni

Alla fine del Neolitico, l’uomo scoprì un nuovo tipo di materiale: i metalli. Il primo me-
tallo impiegato fu il rame, che ha il vantaggio di essere reperibile piuttosto puro, è facile
da modellare e fonde a bassa temperatura. Probabilmente iniziò a venire lavorato intorno
al 6000 a.C., sempre nel Vicino Oriente. I primi oggetti furono monili e punte, ma dopo il
5000 a.C. il rame fu utilizzato per recipienti, brocche e altri tipi di oggetti. Nella stessa epo-
ca l’uomo iniziò ad apprezzare, per la sua lucentezza e la malleabilità, anche un altro me-
tallo, tuttavia molto più raro: l’oro.
Gli oggetti di rame presentavano molti vantaggi rispetto a quelli in Le tre età dei metalli
pietra: erano plasmati più finemente, più maneggevoli e, soprattutto,
Età del Rame 6000-3000 a.C.
quando si rompevano potevano essere rifusi per farne di nuovi. Tutta-
via il rame è un metallo poco resistente. Il problema fu risolto quando Età del Bronzo 3000-1200 a.C.
i minatori che cercavano di ottenere rame puro separandolo, tramite Età del Ferro dal 1200 a.C.
sminuzzamento e calore, dagli altri materiali che estraevano scopriro-
no che se si fondevano assieme il rame e un altro metallo morbido, lo
stagno, si otteneva un nuovo materiale molto più forte. Questa lega fra i due metalli è il
bronzo, che compare intorno al 3000 a.C. Solo più tardi, dal 1200 a.C. circa, si diffuse la
lavorazione di un metallo ancora migliore, il ferro.
Oltre che per i metalli, il Neolitico fu un’epoca di molteplici invenzioni. Alcune hanno
ancora oggi un’importanza così evidente che non vale la pena di insistervi. La ruota, per
esempio, si diffuse rapidamente dopo il 3500 a.C., sostituendo le slitte trainate da animali
che erano state usate nei primi millenni dell’Età neolitica. Un’altra importantissima inno-
vazione fu la scoperta della ceramica. Ci si accorse che se l’argilla viene cotta ad alta tem-
peratura mantiene la forma che le è stata data da umida, ma diviene ceramica. Si tratta di

La diffusione
Giacimenti di rame del rame
Giacimenti di stagno e del bronzo
Area di lavorazione del rame
(4500 a.C.) nel continente
Area di lavorazione del bronzo eurasiatico
(3000 a.C.)
MA
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MAR NERO
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MEDITERRANEO Eu Tig
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do La cartina evidenzia le
aree di produzione e di
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lavorazione del rame e del


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bronzo, la prima “lega”


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della storia, ottenuta dalla


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fusione del rame con lo


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stagno. Si noti come


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OCEANO l’area di più antica


INDIANO lavorazione del rame
coincida grosso modo con
il Vicino Oriente
(dall’Egitto all’altopiano
iranico).

Preistoria 23
 un materiale leggero, impermeabile e resistente al calore: può quindi essere utilizzato per
La cottura dei vasi
eseguita sul fuoco contenere liquidi e cibi, e per cuocerli sul fuoco. In un primo tempo, all’incirca dal 5000 al
e in forno
Disegno di A. Baldanzi 3000 a.C., l’argilla veniva modellata in casa e poi cotta sul fuoco. In seguito venne intro-
In un primo tempo i vasi di dotto un nuovo tipo di cottura che dava risultati molto migliori, quello in forno chiuso, e
argilla furono cotti
direttamente sul fuoco; ma i
dopo qualche tempo ancora la lavorazione della ceramica compì un passo importante con
manufatti così ottenuti l’introduzione del tornio, che consentiva di produrre vasi in grande quantità e di ogni for-
presentavano molti difetti.
In seguito fu invece messo ma. La ceramica divenne un’attività praticata da artigiani specializzati.
a punto un nuovo metodo di
cottura che prevedeva un
forno chiuso, composto da
un focolaio interrato e una
camera di cottura sopra. I
vasi venivano posizionati
nella camera di cottura e, 1. Quali vantaggi presentava il rame rispetto alla pietra? 2. Chi si occupava
grazie alla migliore
distribuzione del calore così della lavorazione della ceramica?
ottenuta, ne uscivano più
resistenti.

10. Donne della preistoria

Furono le donne a scoprire l’agricoltura?


Sulla condizione della donna nella più lunga fase della storia umana sappiamo piuttosto
poco. Ci dobbiamo di conseguenza limitare ad alcune ipotesi. La prima riguarda una pos-
sibile divisione sessuale del lavoro. Nelle bande di cacciatori-raccoglitori l’affannosa ri-
cerca di selvaggina e altri generi alimentari veniva condotta in comune. Si suppone tutta-
via che le donne, impegnate nelle gravidanze, nell’allattamento e nella cura dei figli, fos-
sero meno mobili degli uomini, e che dunque si dedicassero soprattutto a raccogliere ve-
getali e insetti, mentre la caccia veniva praticata in prevalenza dagli uomini. Si tratta però
solo di una teoria ancora non provata.
Legata a questa ipotesi ve n’è una seconda, che attribuisce proprio alle donne il merito
della scoperta dell’agricoltura, forse la più importante mai fatta dall’umanità. Esponiamo in
breve questa teoria. Le donne si erano specializzate nella raccolta di bacche ed erbe com-
mestibili; inoltre, passavano più tempo vicino agli accampamenti e ai cumuli di rifiuti che i
loro abitanti producevano. Sarebbero quindi state loro a rendersi conto che un seme di ce-
reale selvatico o di legume caduto o gettato via germogliava in caso di pioggia, e produce-
va una nuova pianta. Quando poi, nel corso dell’Età mesolitica, nella Mezzaluna Fertile l’ab-

24 Le origini
bondanza dei cereali selvatici permise di restare a lungo in uno stesso accampamento, la par-
te femminile della comunità avrebbe inventato le prime tecniche di coltivazione, interrando
i semi in prossimità delle capanne e selezionando le specie più adatte alla crescita.

Donne e patriarcato
Una terza ipotesi è il matriarcato, cioè l’idea di una fase della storia umana caratteriz-
zata dal dominio delle donne. L’idea del matriarcato è nata dal ritrovamento di statuette
preistoriche che raffigurano donne con tratti sessuali molto accentuati (le “Veneri preisto-
riche”). Inoltre sappiamo che in età molto posteriori, già al tempo della scrittura, esisteva-
no miti di divinità creatrici femminili, oppure di donne guerriere. Si è quindi pensato che
in un passato remoto la società fosse dominata dalle donne, che garantivano la fertilità e la
riproduzione, che lavoravano nei campi e fabbricavano gli oggetti necessari alla vita do-
mestica.
Fra tutte, è l’ipotesi più debole, anche se l’analisi delle comunità di alcune scimmie evo-
lute mostra che sono proprio le madri a determinare il livello di prestigio e il ruolo dei fi-
gli. Ma per il resto finora l’ipotesi matriarcale non ha trovato conferme sicure. È certo in-
vece che in Età neolitica il progresso della tecnologia si tradusse con il tempo in una emar-
ginazione della donna. L’invenzione dell’aratro, che richiede una notevole forza muscola-
re, allontanò progressivamente le donne dal lavoro dei campi. Nei villaggi, l’in-
troduzione del tornio rese la ceramica un’attività specializzata, sottraendola al-
le donne della famiglia. Infine, il diffondersi della proprietà privata, dappri-
ma del bestiame e più tardi della terra, si accompagnò al rafforzarsi del-
l’autorità del maschio più anziano della famiglia. Quando compaiono le
prime fonti archeologiche indicative, ovunque l’organizzazione della società
sembra basata sul patriarcato, cioè sul sistema che attribuisce al capofami-
glia maschio un grande potere (anche di vita e di morte) sui parenti.

1. Che ragionamento rende plausibile l’ipotesi secondo la quale fu la donna


ad inventare l’agricoltura? 2. Per quale motivo, nel corso del tempo, si assiste
ad una emarginazione del ruolo femminile?

}
Venere di Willendorf
20.000 a.C. ca.
Da Willendorf (Bassa Austria);
Naturhistorisches Museum, Vienna
Le Veneri paleolitiche, statuine in osso,
pietra o altro materiale raffiguranti
soggetti femminili, presentano spesso
proporzioni alterate con seni e fianchi
accentuati. Ciò è forse dovuto a una
idealizzazione della fertilità, e le piccole
figure potrebbero essere interpretate come una
sorta di amuleto dedicato al culto della “dea
madre”. Tra le veneri più note certamente è la
Venere di Willendorf, ritrovata in Austria, ma
gli esempi sono numerosi e i ritrovamenti si
registrano in svariate parti del mondo.

Preistoria 25
SINTESI
1. La comparsa dell’uomo
La lunga evoluzione umana si è svolta quasi per intero in Africa centrale e meridionale. Oltre 4 milioni di anni fa comparve
l’australopiteco, una scimmia antropomorfa che presentava caratteristiche fisiche che permettevano la posizione eretta. Da questo omi-
nide discende il genere homo, la cui specie più antica è quella dell’homo habilis. Gli individui di questa specie possedevano la capacità
di utilizzare le mani per costruire strumenti, favorita dal pollice opponibile. Il successivo homo erectus usava regolarmente la posizio-
ne eretta, era in grado di parlare un linguaggio articolato e acquisì una tecnologia più complessa. La specie a cui apparteniamo, l’homo
sapiens, è l’unica non estinta e quella che ebbe maggior successo nel processo di ominazione. In Europa vissero gli uomini di Nean-
derthal, che per un periodo convissero con i sapiens sapiens, prima di estinguersi.

2. Darwin e l’evoluzionismo
Ogni civiltà ha elaborato un proprio mito per raccontare l’origine del mondo, e fino a poco tempo fa le teorie creazioniste era-
no le uniche accettate. Tra il XVIII e il XIX secolo vengono poste le premesse per un modo scientifico di ricostruire l’origine della vi-
ta e la sua evoluzione. Nel 1859 Charles Darwin elaborò una teoria scientifica fondamentale, al cui centro vi è la nozione di selezione
naturale. L’evoluzionismo di Darwin è stato duramente contestato, poiché contrastava direttamente l’insegnamento della Bibbia. Oggi-
giorno, l’evoluzionismo è largamente accettato, e discipline come la genetica e l’antropologia hanno confermato in gran parte la vali-
dità della teoria darwiniana, oltreché averne chiarito alcuni aspetti fondamentali.

3. Le tre età della pietra


Con la pietra fu fabbricata la maggioranza, giunta fino a noi, dei manufatti dei primi uomini; perciò gli archeologi hanno scel-
to questo elemento per scandire le fasi della preistoria. La più antica è il Paleolitico (2,5 milioni di anni fa fino a 15.000-14.000 anni fa)
e ad essa risalgono i più antichi, rudimentali manufatti. A essa fecero seguito il Mesolitico (13.000-12.000 anni fa fino all’8000 a.C.) –
quando gli uomini cominciarono ad addomesticare e allevare i primi animali – e il Neolitico (8000 a.C. fino al 3000 a.C.), durante il qua-
le l’umanità scopre l’agricoltura. Le scansioni cronologiche di queste epoche possono essere problematiche dal momento che le date di
inizio e fine di Mesolitico e Neolitico sono diverse a seconda dei luoghi, dei climi e dello sviluppo delle singole comunità di uomini.

4. Il Paleolitico. Glaciazioni e tecnologie


Durante il Paleolitico la società umana era organizzata in piccoli gruppi di cacciatori-raccoglitori. Lo strumento più diffuso per
la caccia era la lancia e l’invenzione del propulsore ne aumentò l’efficacia. Un fattore che influì sullo sviluppo della tecnologia umana
furono i cambiamenti climatici – come le numerose glaciazioni – che non solo favorivano le migrazioni, ma obbligavano l’uomo a tro-
vare nuove prede, nuovi metodi di caccia e nuovi frutti da raccogliere. La scoperta più importante fu quella del fuoco, e cominciarono
a comparire i primi vestiti e i primi ripari. Tuttavia il modo di vita degli uomini del Paleolitico limitava la possibilità di crescita dei grup-
pi umani.

5. Il Paleolitico. Grotte, pitture e credenze


L’uomo paleolitico ha lasciato anche ammirevoli opere d’arte, come le impressionanti pitture tracciate in alcune caverne. Que-
ste pitture erano molto estese e rappresentavano in maggioranza figure di mammiferi. Oltre alle pitture, venivano fabbricate anche sta-
tue di piccole dimensioni in pietra, avorio e corno. È probabile che questi manufatti avessero un significato religioso e magico, e che
fossero legati ai rituali degli sciamani. La presenza di una serie di tombe ha inoltre fatto pensare ad un antichissimo culto dei morti, ma
recenti studi hanno sottolineato come il seppellimento rappresentasse l’eccezione e non la regola.

6. Dai cambiamenti del Mesolitico alla rivoluzione neolitica


Il Mesolitico appare come un periodo intermedio. Con il riscaldamento del clima si estinsero le prede di maggiori dimensioni
e molte comunità di cacciatori scomparvero. Nella Mezzaluna Fertile il declino delle risorse fornite dalla caccia spinse ad un maggiore
consumo di cereali e legumi selvatici. Nacquero insediamenti più stabili e dall’organizzazione in bande, si passò a quella in tribù. L’im-
portanza acquisita dai vegetali nell’alimentazione umana stimolò progressi tecnologici nella raccolta, nella trasformazione e nello stoc-
caggio. La prima area a conoscere l’agricoltura fu il Vicino Oriente e, da qui e dalla Cina, si diffuse in altre aree del pianeta. Tuttavia
l’agricoltura si sviluppò autonomamente anche in America, sebbene con un ritardo di vari millenni.

7. La Mezzaluna Fertile
L’area cosiddetta della Mezzaluna Fertile ha avuto un’importanza fondamentale nella storia dell’umanità, poiché in quell’area
è comparso per la prima volta tutto ciò che chiamiamo civiltà. Gli studiosi prendono in considerazione molte cause per spiegare la na-
scita dell’agricoltura. La profonda cultura naturalistica accomuna tutte le aree in cui l’agricoltura si è sviluppata autonomamente. Men-

26 Le origini
tre peculiari del Vicino Oriente furono il clima, la ricchezza e la diversità ambientale, le innovazioni tecnologiche e lo stile di vita dei
cacciatori-raccoglitori.

8. Villaggi e città
Con l’introduzione dell’agricoltura si assiste ad un fortissimo aumento della popolazione e al passaggio dal nomadismo alla vi-
ta sedentaria. I villaggi si moltiplicarono, crebbe la natalità e si cominciò a immagazzinare molto cibo. La vita sociale si trasformò e ap-
parvero i primi lavoratori specializzati. La crescita di alcuni villaggi portò alla necessità di dare vita a una realtà sociale e politica nuo-
va, la città. Le prime città nacquero a partire dal 4000 a.C. Si affermò la divisione in classi sociali e la divisione del lavoro, e il governo
delle città passò in mano a una minoranza di specialisti del potere: sacerdoti, guerrieri e re. Nel centro della città sorgeva il tempio, cen-
tro di organizzazione del lavoro cittadino e principale luogo di raccolta e redistribuzione dei beni prodotti.

9. Metalli e altre invenzioni


Verso la fine del Neolitico, l’uomo scoprì i metalli. Il primo metallo impiegato fu il rame, che fonde a basse temperature ed è
facilmente modellabile. Intorno al 3000 a.C., venne introdotto il bronzo, una lega di rame e stagno. Solo intorno al 1200 a.C. si comin-
ciò a diffondere il ferro. Durante il Neolitico, inoltre, fu inventata la ruota e scoperta la ceramica. L’introduzione del tornio, inoltre, per-
mise la produzione di vasi in grande quantità e di ogni forma.

10. Donne della preistoria


Sul ruolo delle donne in età preistorica si sa molto poco. Tuttavia vi sono varie ipotesi. Una di queste riguarda la possibile di-
visione sessuale del lavoro; a questa ipotesi è legata quella che attribuisce alle donne il merito della scoperta dell’agricoltura. Un’altra
ipotesi è quella che riguarda il matriarcato, ovvero una fase storica nella quale il dominio era nelle mani delle donne. Tuttavia il pro-
gresso tecnologico in Età neolitica significò una progressiva emarginazione della donna e l’affermarsi del patriarcato.

ESERCIZI
Gli eventi
1. Indica con una crocetta quali tra queste espressioni ritieni corrette:

❏ a) Nel Paleolitico furono addomesticati e allevati i primi animali.


❏ b) Il creazionismo sostiene che attraverso la selezione naturale le specie viventi evolvono continuamente.
❏ c) Secondo studi recenti è stato accertato come nel Paleolitico solo una piccolissima parte dei defunti venisse seppellita.
❏ d) Secondo gli studiosi tutta la preistoria fu caratterizzata dalla presenza del matriarcato.
❏ e) L’homo erectus acquisì una tecnologia più complessa ed era capace di parlare un linguaggio articolato.
❏ f) La definizione temporale delle epoche preistoriche dipende dai diversi climi, luoghi e sviluppi delle comunità umane.
❏ g) L’importanza acquisita dai vegetali selvatici nell’alimentazione stimolò i progressi tecnologici nella raccolta,
nella trasformazione e nello stoccaggio.
❏ h) L’uomo di Neanderthal è stato la specie che ha avuto maggiore successo nel processo di ominazione del mondo.
❏ i) Sebbene in epoche differenti, l’agricoltura e l’allevamento sono comparsi in modo indipendente
in almeno cinque zone diverse del pianeta.
❏ j) Con l’affermarsi della divisione del lavoro, il governo delle città e dei territori passò nelle mani degli artigiani e dei lavoratori specializzati.

Preistoria 27
Il confronto
2. Introduci nella seguente tabella le informazioni mancanti rispondendo alle domande:

Australopiteco Homo habilis Homo erectus Homo sapiens / Uomo di Neanderthal


homo sapiens sapiens

Quando apparve?

Dove apparve?

In quale area si diffuse?

Indica ora quali caratteristiche presentava ciascuna di queste specie:

Australopiteco:

Homo habilis:

Homo erectus:
Homo sapiens /
homo sapiens sapiens:

Uomo di Neanderthal:

Il lessico storico
3. Definisci sinteticamente i seguenti termini:

Termine Definizione

Paleolitico:

Mesolitico:

Neolitico:

Mezzaluna Fertile:

Pollice opponibile:

Ominazione:

Sciamani:

Stoccaggio:

Matriarcato:

Patriarcato:

28 Le origini
I processi
4. Completa il seguente schema relativo
Ricchezza ....
alla rivoluzione neolitica, inserendo Profonda cultura ..... e diversità Stile di vita
naturalistica ambientale tecnologica
correttamente le lettere relative
ai termini e alle espressioni elencate:

a) Clima; Nascita
b) Sedentaria; dell’agricoltura
c) Lavoro;
Aumento della
d) Sacerdoti; ....
Accumulo dei
....
e) Popolazione; Vita
.....
f) Innovazione;
g) Città;
Lavoratori
h) Re; specializzati
i) Classi sociali; Nascita delle
....
j) Prodotti.
Divisione in Divisione del
.... ....

Specialisti del
potere

..... Guerrieri .....

L’esposizione
5. Rispondi alle seguenti domande:

1) Per quale motivo non è possibile definire in maniera netta le scansioni cronologiche tra Mesolitico e Neolitico?
2) In che modo i cambiamenti climatici influirono sulle società umane del Paleolitico e del Mesolitico?
3) Quali furono le prime espressioni artistiche dell’uomo paleolitico? Che significato avevano secondo gli studiosi?
4) In che modo si passò dalla società egualitaria del Paleolitico-Mesolitico alla divisione in classi del Neolitico?
Chi erano gli specialisti del potere?
5) Quali erano i metalli principalmente impiegati durante il Neolitico? Quali furono le altre invenzioni dell’uomo neolitico?
6) Quali ipotesi avanzano gli studiosi riguardo al ruolo della donna in epoca preistorica?

Discutere la storia
6. Leggi attentamente le seguenti affermazioni e scegli quella a tuo avviso più condivisibile. Argomenta, quindi,
la tua scelta in un breve testo scritto (max 10 righe) da confrontare in classe con quelli dei tuoi compagni.

a) Il mondo, compresi gli uomini, gli animali e le piante, è stato creato da Dio.
b) L’evoluzione è una questione esclusivamente biologica, determinata dalla selezione naturale.
c) L’evoluzione è un processo complesso, determinato da cause biologiche, genetiche e culturali.

Preistoria 29
PARTE I
Le grandi civiltà fluviali
L
a nascita dell’agricoltura, la scoperta dei metalli, l’invenzione della ceramica,
la diffusione della ruota, la concentrazione degli abitanti in agglomerati sempre
più popolosi: tutte queste innovazioni segnano la fase finale della preistoria.
Ma di per sé non bastano a far entrare l’umanità nella storia: noi chiamiamo storia, infatti, solo quel che si può
ricordare e raccontare, e per trasmettere alla gente che vivrà molto tempo dopo di noi il ricordo
e il racconto di quel che ci succede è necessaria la scrittura. Ci vollero migliaia di anni perché l’accumulo
di ricchezza e di conoscenze prodotto dai contadini e dagli artigiani del Neolitico desse origine all’invenzione
della scrittura. Questo fenomeno è strettamente intrecciato con un’altra novità, che alcuni storici considerano
altrettanto decisiva per il passaggio dalla preistoria alla storia: la nascita delle città e la divisione del lavoro.
Il passaggio dalla preistoria alla storia si verifica per la prima volta nella Mezzaluna
Fertile, cioè proprio l’area in cui era stata scoperta l’agricoltura, e in un altro paese, l’Egitto, che vediamo
nella cartina presentata in queste pagine, adiacente alla Mezzaluna Fertile. Per la prima volta:
infatti l’umanità non è uscita dalla preistoria tutta nello stesso momento. Mentre gli abitanti della Mezzaluna
Fertile e dell’Egitto erano già organizzati in città con una popolazione differenziata, possedevano armi e altri
oggetti di metallo e avevano sviluppato la scrittura, in tutto il resto del mondo si viveva ancora in condizioni
neolitiche. Alcune zone, come l’India e poi la Cina, realizzarono rapidamente gli stessi progressi;
altre rimasero più arretrate, e in alcuni continenti, come il Sudamerica o l’Oceania, certe popolazioni fino a
poco tempo fa vivevano ancora nell’Età della pietra.
Nei prossimi capitoli studieremo dunque le più antiche civiltà della storia umana,
nate in una zona che rimane all’esterno dell’Europa come la concepiamo oggi, ma che si affaccia comunque
sul Mediterraneo; e questo è molto importante, perché le civiltà della Mezzaluna Fertile e dell’Egitto non sono
solo le prime comparse sulla Terra, ma sono anche le antenate della civiltà in cui viviamo noi occidentali
d’oggi. È per questo che le studieremo molto da vicino, così come poi studieremo da vicino la civiltà greca,
romana e medievale, mentre saremo costretti ad accennare solo molto rapidamente allo sviluppo della civiltà
in India, in Cina, nelle Americhe, nell’Africa subsahariana, cioè l’Africa a sud del deserto del Sahara.
Questa prima parte del manuale si intitola alle grandi civiltà fluviali. Infatti la caratteristica
che accomuna la Mezzaluna Fertile e l’Egitto è proprio la presenza di immensi fiumi, che con la loro acqua
permettono di rendere fertili regioni altrimenti caratterizzate da un clima arido. Il cuore della Mezzaluna Fertile è
la Mesopotamia, la regione che sulla carta vediamo attraversata dai fiumi Tigri ed Eufrate (lo stesso nome della
regione, Mesopotamia, deriva da un’espressione greca che significa ‘in mezzo ai fiumi’). Il cuore dell’Egitto è la
valle del Nilo, che con le sue inondazioni annuali trasforma il deserto in un territorio incredibilmente fertile; tanto
che per tutta l’Antichità l’Egitto sarà il più grande produttore di cereali dell’intero mondo mediterraneo. Si può
dire che l’acqua di questi grandi fiumi abbia nutrito le prime civiltà umane, così come quella di altri grandi fiumi,
rispettivamente l’Indo e il Fiume Giallo (lo Yang-tze), nutrirà più tardi le civiltà indiana e cinese.
Capitolo 1
Le civiltà del Vicino Oriente
nell’Età del Bronzo
1. La civiltà sumera e accade
E V E N T I E P R O TA G O N I S T I

Fra il Tigri e l’Eufrate


Le prime grandi civiltà dell’area mediterranea nascono in una zona che a noi europei di
oggi può sembrare periferica, il Vicino Oriente. In questo capitolo ci occuperemo delle ci-
viltà fiorite fra il 4000 e il 1200 a.C. in Mesopotamia, la regione irrigata dai due grandi
fiumi Tigri ed Eufrate, e nelle zone circostanti: e dunque sul territorio attuale di Iraq, Siria
e in parte Turchia. Lì sono sorte le prime città, lì è stata inventata la scrittura e sono nate le
prime opere letterarie dell’umanità.
Re, popoli e città di queste antiche civiltà sono menzionati nella Bibbia e nell’opera del-
lo storico greco Erodoto, che scrisse molto dopo, nel V secolo a.C.; ma quasi tutto quello
che ne sappiamo davvero è dovuto agli scavi archeologici. Le campagne di scavo, che con-
tinuano tuttora, hanno riportato alla luce una moltitudine di grandi città, con le loro fortifi-
cazioni, palazzi, templi a piramide (ziggurat), magazzini, pozzi, cisterne, forni.

La Mesopotamia MAR NERO

MAR
MONTI Ti CASPIO
ANATOLIA DEL gr
i
TAURO MONTI
Ninive
ZAGROS
Eu
fra
te

Assur
Ebla

SIRIA
Mari
MAR MEDITERRANEO Kish
Babilonia ELAM
Nippur
Susa
Uruk Ur
Furono i Greci a Lagash
chiamare Mesopotamia
(‘terra fra i due fiumi’) la
vasta pianura alluvionale
formata dal Tigri e EGITTO
dall’Eufrate, che
corrisponde all’incirca
alla regione dell’attuale
GOLFO
Iraq. Essa è compresa in PERSICO
MA

Nilo
quella più vasta area che DESERTO
abbiamo definito
RR

ARABICO
“Mezzaluna Fertile” [cfr.
OS

carta, p. 18].
OS

32 Parte I Le grandi civiltà fluviali


Gli archeologi hanno ritrovato anche una gran quantità di documenti scritti su tavolette
d’argilla. Queste fonti raccontano soprattutto le genealogie e le imprese dei re. Ogni città
importante aveva una sua dinastia regale, ma spesso qualche re allargava il suo potere con
conquiste brutali e costruiva un impero, destinato a crollare quasi subito oppure a durare
per secoli. Le vicende di questi conquistatori e dei popoli che davano il nome ai diversi re-
gni costituiscono l’impalcatura principale dei fatti di cui siamo a conoscenza per la storia
dell’antica Mesopotamia.

Uruk. La prima città


Il più antico centro abitato che da semplice villaggio assunse le dimensioni di vera e pro-
pria città, intorno al 4000 a.C., è Uruk, che sorgeva nella Mesopotamia del Sud, vicino al
delta dei fiumi Tigri ed Eufrate, cioè al punto
in cui essi confluivano nel Golfo Persico. Sca-
vi recenti, a partire dal 1999, hanno portato al-
la luce una città anche più a nord, a Hamoukar
sull’alto Tigri; la città venne conquistata dai
suoi rivali, gli abitanti di Uruk, intorno al
3500 a.C., tanto che si parla della “prima bat-
taglia della storia”, ma per ora ne sappiamo
troppo poco. Uruk (da cui forse proviene il
nome dell’Iraq) è invece ben conosciuta, ed è
la culla della prima civiltà mesopotamica,
quella dei Sumeri.
Fra il 3500 e il 2500 a.C. a Uruk si ag-
giunsero nel paese sumero molte altre città,
fra cui Ur, Kish, Lagash e Mari. Verso la fi-
ne di quell’epoca nacquero diverse città anche
in Siria, cioè più a occidente, vicino alle coste
del Mediterraneo. Queste città erano abitate
da popolazioni che parlavano lingue semiti-
che: imparentate, per capirci, con l’ebraico e l’arabo odierni [cfr. scheda, p. 35]. La più fa- 
I resti del palazzo reale di
mosa delle città siriane è Ebla, scavata a partire dal 1964 da una missione archeologica ita- Ebla (Siria)
liana, e dove gli scavi sono tuttora in corso. 2400 a.C.
Il più importante
ritrovamento archeologico
I Sumeri, il popolo delle “Teste Nere” dell’antica città di Ebla è
sicuramente quello del
I Sumeri vennero chiamati così dai popoli venuti dopo nella regione, ma loro chiama- palazzo reale G (dal nome
vano sé stessi le Teste Nere. Parlavano una lingua che non è stato possibile collegare ad al- dell’area in cui fu scavato),
risalente all’epoca più
cun’altra lingua conosciuta. Sono forse il popolo più antico che imparò a usare la scrittura, fertile e ricca della città
(2400-2250 a.C.). Gli scavi
sviluppando l’alfabeto che per la forma dei suoi caratteri chiamiamo cuneiforme. Le ta- ebbero inizio nel 1964 e
volette d’argilla conservano i nomi dei re che regnarono sulle città sumere, ma i primi so- nell’arco del decennio
successivo portarono alla
no figure mitiche e non storiche. Uno di questi personaggi semileggendari, Gilgamesh, re luce gran parte delle
strutture del palazzo reale e
di Uruk, è il protagonista del più antico ciclo di poemi epici della storia umana, che rac- numerose tavolette scritte a
conta le sue lotte con diversi mostri e la sua spedizione alla ricerca dell’immortalità [cfr. la carattere cuneiforme nella
lingua locale, una lingua
voce del passato, p. 54]. In questa stessa epoca si diffonde in Mesopotamia l’uso di armi e mesopotamica di ceppo
semitico, detta, appunto,
utensili di bronzo: una lega di rame e stagno, assai più robusto del rame usato fino a quel “eblaita”.
momento. L’uso del bronzo è un progresso così importante che l’intero periodo in cui ven-
ne usato, prima della scoperta del ferro, è chiamato “Età del Bronzo”.

Capitolo 1 Le civiltà del Vicino Oriente nell’Età del Bronzo 33


Le città sumere erano città-stato indipendenti, ciascuna con un proprio re. Questa for-
ma politica, che come vedremo nei prossimi capitoli sarà fondamentale anche per altri po-
poli antichi, come Fenici, Greci e Romani, nacque dunque presso i Sumeri. Spesso però una
città diventava più potente delle altre ed esercitava la supremazia sulla Mesopotamia; per
molto tempo il predominio fu conteso fra Uruk e Ur. Ma il primo re conquistatore di cui co-
nosciamo il nome e che sottomise tutte le città sumere dal Golfo Persico fino a Mari fu Ean-
natum, re di Lagash, che regnò fino al 2425 a.C. Al suo regno risale la più antica iscrizio-
ne figurativa su pietra ritrovata in Mesopotamia, la cosiddetta “Stele degli avvoltoi”, che
raffigura la vittoria del re su uno dei suoi rivali.

L’impero accade di Sargon


L’egemonia sumera sulla regione durò ancora circa un secolo, fino all’avvento di un
nuovo conquistatore, Sargon, detto “il Grande”. Sargon apparteneva al popolo degli Acca-
di; in origine erano dei pastori nomadi, che parlavano una lingua semitica, come i Siria-
ni, e che già da secoli avevano cominciato a immigrare in Mesopotamia. Col tempo gli Ac-
cadi si erano integrati nella vita cittadina mescolandosi ai Sumeri, tanto che il paese era di-
 ventato in pratica bilingue.
Eannatum, re di Lagash,
2450 a.C. Sargon regnò verso il 2300 a.C. Dignitario del re di Kish, scacciato dal suo signore, si
Menil Collection, Houston impadronì di un’altra città, Akkad, che sorgeva sulla riva dell’Eufrate, in un luogo che non
La scultura ci mostra il
sovrano Eannatum in una
è stato ancora identificato. Sargon attaccò e sconfisse il più forte re sumero del momento,
tipica posizione da orante, Lugalzagesi di Uruk, e poi allargò il suo potere sottomettendo o distruggendo le città su-
con lo sguardo fisso e il
corpo statico, come era in mere e siriane, costringendo i re superstiti a pagargli un tributo o sostituendoli con propri
uso nell’arte sumerica. governatori. Il suo dominio si estese fino ai monti del Libano e a quelli del Tauro in Ana-

Massima estensione dell’impero accade


MAR
NERO

ANATOLIA
MONTI MAR
DEL TAURO Tig CASPIO
ri
MONTI
ZAGROS

Ebla
CIPRO Ninive
Euf
rat
SIRIA e
MAR Assur
MEDITERRANEO Mari
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DEL LIBANO
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re

Babilonia Kish
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EGITTO Nippur
Susa
Uruk Ur Lagash
IRAN
ilo
N

DESERTO ARABICO

GOLFO
MAR
PERSICO
ROSSO

34 Parte I Le grandi civiltà fluviali


tolia («fino alla Foresta dei Cedri e alle Montagne d’Argento», come dicono le fonti), e può
essere considerato il primo impero centralizzato nella storia della Mesopotamia.
Dopo la morte di Sargon l’impero di Akkad durò meno d’un secolo, finché non crollò
per le ribellioni delle città sumere, le rivalità fra i pretendenti al trono e la pressione di un
nuovo popolo, i Gutei, descritti dalle fonti sumere come invasori barbari provenienti dal
Nord-est, che distrussero Akkad. Il crollo dell’impero accade ridiede spazio alle città su-
mere: i loro re riconquistarono l’indipendenza, e diedero inizio al cosiddetto periodo neo-
sumero. Molte città tornarono a fiorire a quest’epoca, finché non s’impose decisamente
la supremazia di Ur. Intorno al 2100 a.C. Ur-Nammu, re di Ur, fece redigere il più antico
codice di leggi giunto fino a noi, e costruire il grande ziggurat di Ur.

1. Su quali fonti si basano le nostre conoscenze sull’antica Mesopotamia? 2. In che regione sorsero le
prime città sumere? 3. La città-stato indipendente fu una forma politica esclusiva della civiltà sumera?

Lingue indoeuropee, lingue semitiche

La scoperta che certe lingue sono imparentate Tutte queste lingue sono dunque imparentate, e i
fra loro, anche se in apparenza sembrano molto linguisti le chiamano lingue semitiche, prendendo
diverse, ha rivoluzionato fra Sette e Ottocento lo il nome da Sem, figlio di Noè, che secondo la Bib-
studio della linguistica, cioè dell’origine e del bia fu il progenitore degli Ebrei. Ma non sappiamo
funzionamento del linguaggio umano. Oggi sap- se derivino tutte da un’unica lingua comune, per-
piamo con sicurezza che il latino (da cui deriva ché la suddivisione, se ci fu, avvenne prima del-
l’italiano di oggi), il greco, le lingue germaniche l’epoca, circa 5000 anni fa, in cui cominciamo ad
come l’inglese, ma anche il sanscrito dell’antica avere testimonianze scritte.
India, il persiano dell’Iran e la lingua degli anti- Non bisogna credere che i gruppi linguistici come
chi Ittiti sono tutte lingue imparentate. Per fare l’indoeuropeo o il semitico corrispondano a delle
un esempio molto facile, fratello si dice frater in razze. La storia insegna che i popoli possono cam-
latino, brother in inglese, brat in russo, bhratar biare lingua. La lingua d’un popolo dominatore
in sanscrito: è sempre la stessa parola. I linguisti può imporsi a popolazioni soggette che in origine
le chiamano lingue indoeuropee, proprio per sot- parlavano lingue del tutto diverse: il sumerico non
tolineare che erano parlate fin dall’Antichità in è una lingua semitica, ma già al tempo di Hammu-
uno spazio molto ampio che va dall’Europa al- rabi (1792-1750 a.C.) i Sumeri parlavano in acca-
l’India. de, che invece è una lingua semitica. È vero, però,
Questo vuol dire che in passato c’è stato un unico che ogni gruppo di lingue ha certe caratteristiche,
popolo, gli indoeuropei, che parlava una sola lin- una certa terminologia, ed esprime una visione del
gua, l’indoeuropeo, e che col tempo questa lingua mondo: parlare una lingua anziché un’altra signi-
si è suddivisa in tante varianti? È l’ipotesi più na- fica anche dare importanza a certi concetti più che
turale: dopo tutto anche il latino si è suddiviso nei ad altri. Noi italiani, per esempio, diciamo “bello”
secoli, dando vita a italiano, francese, spagnolo, o “brutto” anche parlando di gesti o azioni: è come
eccetera. Ma non lo sappiamo con sicurezza, per- se valutassimo dal punto di vista estetico anche
ché la suddivisione dovrebbe essere accaduta mol- quando in realtà il giudizio sarebbe di tipo morale.
tissimo tempo fa, chissà dove, e non ne abbiamo In lingua inglese questo non succede, e infatti gli
nessuna prova diretta. Lo stesso vale per le lingue inglesi e gli americani hanno l’impressione che noi
semitiche: è evidente che oggi c’è una parentela diamo molta più importanza di loro alla bellezza e
fra l’ebraico, che per dire pace dice shalom, e l’a- all’aspetto esteriore. È per questo che anche dal
rabo, che per dire pace dice salam, e la stessa pa- punto di vista della storia è importante sapere qua-
rentela si ritrova fra molte lingue che erano parla- li lingue parlavano i diversi popoli; dal loro lin-
te nel Vicino Oriente antico, come l’accade, il ba- guaggio è possibile ricavare informazioni sulla lo-
bilonese, l’assiro, il fenicio, il siriano, l’aramaico. ro cultura.

Capitolo 1 Le civiltà del Vicino Oriente nell’Età del Bronzo 35


2. Regni e imperi
fino al collasso dell’Età del Bronzo
E V E N T I E P R O TA G O N I S T I

L’avvento degli Amorrei


Alla fine del III millennio a.C. ebbe definitivamente termine la lunga egemonia dei Su-
meri, anche se molti aspetti della civiltà sumera rimasero patrimonio dei popoli mesopota-
mici, come la scrittura cuneiforme e le divinità. Durante il successivo millennio, tra il 2000
e il 1000 a.C., altri popoli costruirono grandi regni nel Vicino Oriente: gli Amorrei, gli It-
 titi, gli Hurriti, gli Assiri. Nuove armi, come il carro da guerra leggero trainato da cavalli,
Veduta aerea dei resti
della città di Assur cambiarono il modo di combattere. A questi e ad altri cambiamenti sono dedicate le pros-
(nell’attuale Iraq)
sime pagine.
Gli scavi archeologici,
condotti sul sito da una Il crollo dell’impero accade e la temporanea ripresa delle città sumere sotto l’egemonia
squadra di archeologi
tedeschi a partire dal 1898,
dei sovrani di Ur, ricordati nel paragrafo precedente, ebbero luogo in un periodo di crescenti
rivelarono che l’antica città difficoltà climatiche. Verso il 2000 a.C. la siccità cominciò a spopolare la Mesopotamia
di Assur era già occupata
nel III millennio a.C., in meridionale e accrebbe le tensioni per l’accesso alle scarse risorse idriche fra le popola-
epoca sumera. Con l’attacco zioni sumere e accadi, dedite all’agricoltura, e i nomadi della Siria, gli Amorrei di lingua
degli Elamiti, e la nascita
del regno assiro, il centro semitica, che vivevano di allevamento. Un re sumero costruì un muro di oltre 100 chilo-
divenne fiorente nei
commerci, che si metri fra il Tigri e l’Eufrate per tenere lontani i nomadi, ma con poco successo: progressi-
spingevano fino in Anatolia, vamente gli Amorrei si allargarono in Mesopotamia, e imposero il loro dominio anche sul-
dove sorsero le prime
colonie assire. le grandi città mercantili siriane come Ebla e Aleppo. Ma il colpo decisivo alla dominazio-
ne sumera fu inferto da un altro popolo stanziato più a
oriente, gli Elamiti, che da secoli combatteva con al-
terno successo contro i Sumeri. Dopo aver costruito un
regno di considerevoli proporzioni, la cui capitale era
a Susa nell’odierno Iran, gli Elamiti invasero la Meso-
potamia e nel 2004 a.C. distrussero Ur [cfr. la voce del
passato, p. 40].
L’incursione degli Elamiti spianò la strada al pre-
dominio degli Amorrei. Le più antiche città sumere de-
caddero per sempre, e la Mesopotamia meridionale si
divise politicamente fra molte città, nuove o di recen-
te espansione, governate da dinastie amorree in com-
petizione fra loro; anche le grandi città siriane erano
rette da sovrani amorrei. Più a nord nacque nella stes-
sa epoca un regno amorreo indipendente che in futuro
diverrà un grande impero: quello degli Assiri, con ca-
pitale la grande città mercantile di Assur sul fiume Ti-
gri. Tutti questi re amorrei governavano un mondo ur-
bano in cui erano ormai pienamente integrati, ma con-
servavano il ricordo delle loro antiche origini nomadi:
la lista dei re assiri comincia elencando i primi «di-
ciassette re che vissero nelle tende». Col declino poli-
tico dei re sumeri la lingua sumerica scomparve in
quest’epoca dall’uso quotidiano, sostituita dall’acca-
de, anche se il sumerico continuava a essere usato per
i culti religiosi.

36 Parte I Le grandi civiltà fluviali


L’impero di Hammurabi
AN
AT MONTI MAR
OL
IA DEL TAURO CASPIO
Tig
ri

MONTI
ZAGROS
CIPRO
Euf
rat
SIRIA e
MAR
MEDITERRANEO MONTI
DEL LIBANO
N

EL
A

Babilonia AM
NA
CA

EGITTO


o
Nil

DESERTO ARABICO Veduta aerea delle rovine


della capitale ittita
Hattusha
GOLFO Le rovine della capitale
PERSICO ittita Hattusha sono state
rinvenute in località
MAR
ROSSO Boǧazköy nel Centro-nord
della Turchia, a circa 250
km da Ankara. Gli scavi
Hammurabi di Babilonia hanno messo in luce
un’imponente cinta di mura
Compare a questo punto sulla scena un altro formidabile conquistatore, forse il più fa- costruite in pietra, su cui si
aprono due porte di accesso
moso fra tutti i re dell’antica Mesopotamia: l’amorreo Hammurabi, re di Babilonia, che re- alla città: la Porta Reale e la
gnò dal 1792 al 1750 a.C. Hammurabi conquistò o distrusse una dopo l’altra le città meso- Porta dei Leoni. Tutta
l’area, che conserva anche
potamiche, sottomise il regno assiro e spinse il suo potere fino alla Siria. Nasceva così l’im- altre testimonianze di epoca
ittita, costituisce il Parco
pero babilonese, a cui il conquistatore diede un celebre codice di leggi, il Codice di Ham- Nazionale di Boǧazkale,
murabi, pervenuto fino a noi su una stele di pietra alta più di due metri: non il più antico, riconosciuto patrimonio
dell’umanità dall’Unesco
ma il più ampio e completo codice prodotto dalle civiltà mesopotamiche, rimasto in uso per nel 1986.
mille anni.
Nonostante la fama di Hammurabi, l’impero di
Babilonia durò poco, e si sfasciò già sotto il suo suc-
cessore. La Mesopotamia si ritrovò frammentata in
regni e città-stato indipendenti e rivali, anche se ac-
comunati dalla lingua scritta, che era ancor sempre
l’accade, dall’alfabeto cuneiforme di origine sume-
rica, dagli dèi, che erano gli stessi per tutti, e dalle
leggi di Hammurabi, che restarono in uso nella re-
gione per oltre mille anni. La siccità, intanto, conti-
nuava a imperversare nel Sud, e l’intera regione do-
ve un tempo sorgevano Ur e Uruk divenne deserta.

Ittiti, Cassiti, Hurriti


A nord-ovest si era formato un nuovo impero,
quello degli Ittiti, con capitale a Hattusha, nell’o-
dierna Turchia. Gli Ittiti parlavano una lingua in-
doeuropea, imparentata cioè con la nostra, e i loro

Capitolo 1 Le civiltà del Vicino Oriente nell’Età del Bronzo 37


L’impero ittita
MAR NERO

Troia
Hattusha

Tigri
Çatal Hüyük

MITTANI

Aleppo
MAR MEDITERRANEO Ebla
Ugarit

Area di insediamento

Eu
fra
Impero ittita fino

e t
Qadesh
al 1275 a.C.

insediamenti in Anatolia (grosso modo, l’attuale Turchia) risalgono alla metà del III mil-
lennio a.C. [cfr. scheda, p. 35]. Per molto tempo si è pensato che la comparsa dei popoli in-
doeuropei, nel Vicino Oriente come in Europa, fosse il risultato di una immensa migra-
zione di popoli guerrieri e conquistatori, provenienti non si sa bene da dove, forse dalle
steppe asiatiche, e che portavano con sé una decisiva innovazione tecnica, l’addomestica-
mento del cavallo. Oggi molti studiosi pensano che l’espansione degli indoeuropei sia sta-
ta piuttosto opera di piccoli gruppi di contadini che cercavano nuove terre da coltivare, e
che la loro terra d’origine fosse proprio l’Anatolia. Altri ancora ipotizzano che non ci sia
stata nessuna migrazione, e che la comparsa delle civiltà indoeuropee sia semplicemente il
frutto della progressiva civilizzazione di popoli vissuti da sempre in quelle regioni. In ogni
caso il regno ittita si dimostrò presto aggressivo ed espansionista: intorno al 1600 a.C. il re
ittita Murshili I conquistò la Siria, distrusse Ebla, e invase la Mesopotamia saccheggiando
Babilonia.
L’egemonia babilonese non si risollevò da questo colpo. Il paese si stava trasformando
da tempo per l’immigrazione di un nuovo popolo barbaro proveniente dalle montagne del-
l’Iran, i Cassiti, seminomadi e allevatori di cavalli, che già da secoli vivevano in accam-
pamenti nella Mesopotamia meridionale. I Cassiti avevano servito i re babilonesi come
mercenari, salendo anche ai più alti gradi dell’esercito, e dopo la caduta della dinastia amor-
rea furono loro a impadronirsi del potere a Babilonia. La loro lingua originaria ha lasciato
pochissime tracce, il che significa che per governare dovettero adottare la lingua accadica,
oltre alle leggi di Hammurabi, assimilandosi alla civiltà babilonese già esistente.
Nel Nord della Mesopotamia si affermò un altro popolo, gli Hurriti, che già da secoli ave-
va un proprio regno in Siria, con capitale nella città di Urkesh, scoperta pochi anni fa da una
missione archeologica internazionale a forte partecipazione italiana. La lingua degli Hurriti

38 Parte I Le grandi civiltà fluviali


non era né semitica né indoeuropea, ma su di loro governava un’aristocrazia guerriera che aristocrazia
parlava un’altra lingua, simile al sanscrito: i capi hurriti erano quindi imparentati con quegli Dal greco àristos, ‘il migliore’, e
kràtos, ‘potere’. Il termine
indoeuropei che si stabilirono in India e che parlavano appunto il sanscrito. Grazie alla loro indica un gruppo ristretto di
capacità di addomesticare i cavalli, gli Hurriti disponevano di carri da guerra molto più ef- cittadini, i “migliori” per
nascita, ricchezza e valore
ficienti di quelli in uso nel mondo sumero e accade, che erano trainati da onagri, cioè asini militare che, per questo
selvatici. Gli Hurriti si espansero in una vasta area che va dall’Anatolia orientale alla Siria al- motivo, occupa un posto
preminente nella società.
la Mesopotamia del Nord; il più importante dei loro regni è quello detto di Mittani, il cui cen-
tro si trova fra le attuali Siria e Turchia. I re di Mittani ricacciarono verso nord le frontiere
dell’impero ittita. La potenza degli Ittiti, anch’essa minacciata da invasioni di nomadi e riva-
lità fra pretendenti al trono, conobbe in questa fase, dopo il 1500 a.C., un momento di crisi.

Grandi battaglie in Siria


Risale a quest’epoca il primo scontro fra una potenza mesopotamica e l’altra grande po-
tenza imperiale del mondo di allora, l’Egitto (sul quale diremo nel capitolo successivo: cfr.
cap. 2.2): il re hurrita di Mittani intervenne a sostegno dei re siriani che si erano ribellati al
faraone Thutmosi III. I ribelli vennero sconfitti a Megiddo, in Palestina, nel 1457 a.C.: è
la prima battaglia nella storia di cui si sia conservato un resoconto, a opera dello scriba egi-
zio Tjaneni, che tenne il diario quotidiano della campagna. Ma alla guerra seguì comunque
un’alleanza: qualche decennio dopo, il faraone Thutmosi IV sposò una figlia del re di Mit-
tani. Le celebri Lettere di Amarna, quasi 400 lettere ufficiali in lingua accade e in carat-
teri cuneiformi su tavolette d’argilla, ritrovate in Egitto, contengono fra l’altro la corri-

MAR NERO Egitto e Vicino


Oriente alla fine
AN Hattusha del XIII secolo a.C.
AT
OL
IA
L’espansionismo
ittita verso l’area
MONTI
Tig siro-palestinese, zona
DEL TAURO ri MAR CASPIO d’influenza egizia, portò
Karkemish gli Ittiti a scontrarsi, per
quasi vent’anni, con gli
Ugarit Aleppo MONTI Egizi.
CIPRO ZAGROS
Euf
rat ASSIRIA
e
Qadesh Assur

MAR MEDITERRANEO
N

SIRIA EL
AA

Megiddo AM
N

Babilonia
CA

EGITTO Susa Impero ittita sotto Muwatalli


(1308-1274 a.C.)
Regno medio-assiro
(1360-1050 a.C.)
ilo
N DESERTO ARABICO Babilonia cassita
(1600-1150 a.C.)
GOLFO Domini egizi sotto
PERSICO Ramses II (1279-1213 a.C.)
Battaglie
MA

Direttrici
R R

dell’espansionismo ittita
OS

Direttrici
SO

dell’espansionismo egizio

Capitolo 1 Le civiltà del Vicino Oriente nell’Età del Bronzo 39


spondenza diplomatica fra i faraoni e i re di Mittani nel corso del XIV secolo a.C.; si capi-
sce che le due potenze avevano siglato una duratura alleanza e fissato i confini delle ri-
spettive sfere d’influenza in Siria, alleandosi soprattutto per combattere gli Ittiti.
La potenza del regno hurrita di Mittani s’indebolì proprio sotto una nuova spinta del-
l’impero ittita, tornato forte e aggressivo intorno al 1350 a.C. La Siria, zona di confine, vi-
de ripetuti scontri fra quelle che erano ormai indiscutibilmente le due superpotenze del
mondo mediterraneo-mesopotamico, l’Egitto e l’impero ittita, e i loro eserciti entrambi ba-
sati sulla nuova arma vincente dell’epoca, il carro leggero da guerra trainato da cavalli. La
contesa terminò con la grande battaglia di Qadesh, combattuta nel 1275 a.C. fra il sovra-
no ittita Muwattalli II e il faraone Ramses II. Entrambi i sovrani sostennero di aver vinto,
ma è probabile che avesse ragione Muwattalli: pochi anni dopo venne firmato un trattato
di pace, forse il più antico di cui conosciamo il testo, che cercava di creare un confine pa-
cifico, riconoscendo il dominio ittita su gran parte della Siria.
La Siria non era soltanto il campo di battaglia delle grandi potenze, ma anche un croce-
via di commerci, con prospere città mercantili come Aleppo, Karkemish e Ugarit. Proprio

Il Lamento di Ur tempesta si addensa nera all’orizzonte – la gente geme.


[Adattamento degli autori dalla traduzione inglese pubblicata in [...] La gente è sparsa fuori della città come cocci rotti.
University of Oxford, Faculty of Oriental Studies, The Electronic Text Brecce sono state aperte nelle mura – la gente geme. Sul-
Corpus of Sumerian Literature, http://etcsl.orinst.ox.ac.uk] le alte porte della città, dove si andava a passeggio, so-
no ammucchiati i cadaveri. Sui viali dove si tenevano le
Il Lamento di Ur è il poema del lutto per la feste, sono sparse le teste. In tutte le strade, dove si an-
distruzione di Ur da parte degli Elamiti nel 2004
dava a passeggio, sono ammucchiati i cadaveri. Nei luo-
a.C. Chi parla è la dea Ningal, protettrice della città,
ghi dove si danzava, la gente è ammucchiata in cumuli.
che tenta inutilmente di convincere gli altri dèi a
Hanno fatto scorrere via il sangue del paese come rame
risparmiarla. Il poema descrive con tragica
La o stagno fuso. I cadaveri si sono dissolti come grasso la-

voce
precisione il fato di una città conquistata.
sciato al sole. Le teste degli uomini uccisi dall’ascia non
sono state coperte. Come la gazzella presa in trappola,

PA
le loro bocche hanno morso la polvere. Gli uomini ab-
del O Ur, fabbricata di mattoni, è amaro il lamento per te [...]
O città, il tuo nome esiste ma tu sei stata distrutta. O città, battuti dalla lancia non sono stati avvolti nelle bende fu-
le tue mura sono alte ma il tuo paese è perito. O mia nebri. Giacevano nel loro sangue, come nel luogo in cui

SSA
città, come una pecora innocente il tuo agnello ti è stato le loro madri li avevano partoriti. Benché non fossero
strappato. [...] «In verità ho sparso lacrime davanti al dio ubriachi di bevande forti, le loro teste penzolavano. [...]
An. In verità io stessa ho supplicato il dio Enlil. “Non la- Le Teste Nere erano trascinate via dalle loro fortezze. Nin-
sciate distruggere la mia città”, li ho implorati. “Non la- gal come un uccello spaventato fuggì via dalla città. [...]

TO
sciate che Ur sia distrutta”, li ho implorati. “Non lasciate «La palude ha inghiottito le mie ricchezze. Uomini che
perire il suo popolo”, li ho implorati. Ma An non ha cam- non sanno cos’è l’argento si sono riempiti le mani col mio
biato la sua parola. Enlil non ha rallegrato il mio cuore argento. Uomini che non sanno cosa sono le gemme si
dicendo “È bene: così sia”.» [...] Enlil ha chiamato la gran- sono passati le mie gemme intorno al collo. Le mie schia-
de tempesta dal cielo – la gente geme. La grande tem- ve e i miei bambini sono stati portati via in barca – io dirò:
pesta ulula su di noi – la gente geme. Il vento malvagio, ahimè, la mia città! Guai a me, le mie schiave indossano
come un torrente in piena, non può essere fermato. Le emblemi stranieri in una città straniera. I miei giovani so-
armi nella città spaccano teste e distruggono tutto. La no in lutto in un deserto che non conoscono».

Parte I Le grandi civiltà fluviali


in quest’ultima città venne inventato
un nuovo alfabeto, destinato a un
grande futuro: era ancor sempre cu-
neiforme quanto alla forma delle let-
tere, ma presentava già quell’ordine
A,B,G che sarà poi adottato dagli altri
alfabeti antichi dell’area mediterranea
e, nella forma A,B,C, dall’alfabeto la-
tino.

Il regno assiro e i Popoli del Mare


In Mesopotamia, rimasta ai margi-
ni del grande scontro fra Ittiti ed Egi-
zi, emergeva intanto, in competizione 
Tavoletta con impronta di
col regno cassita di Babilonia, una sigillo reale ittita
nuova potenza regionale, il regno ac- XIV sec. a.C.
Da Ugarit; Museo
cade degli Assiri, che si rese indipen- Nazionale, Damasco
dente dal regno hurrita di Mittani e Rinvenuta negli archivi del
palazzo reale di Ugarit,
poi lo incorporò. Il regno assiro di- questa tavoletta riporta un
testo in cuneiforme e una
ventò la terza grande potenza del Vi- decorazione al centro, in cui
cino Oriente, allargandosi a nord in il disco solare alato sovrasta
il sigillo del sovrano.
Anatolia ai danni degli Ittiti. Verso il La divinità solare era
1200 a.C. il re Tukulti-Ninurta di- strettamente legata al
concetto di regalità.
strusse Babilonia e deportò in Assiria
la statua del supremo dio protettore, 
Scena della battaglia di Qadesh
Marduk, la biblioteca e gli scribi dei Da J.-F. Champollion, Monuments de l’Egypte et de Nubie, 1853
re babilonesi; poi assunse l’antichissi- Questi disegni sono ripresi dai bassorilievi di Abu Simbel, un
mo titolo di “re di Sumer e di Akkad”, complesso archeologico nell’Egitto meridionale. In questa scena è
raffigurata la famosa battaglia fra Egizi e Ittiti, svoltasi sul confine
e dichiarò che il suo regno, come dei due imperi, a Qadesh. Le fonti egizie narrano che durante la
battaglia il faraone Ramses II decise di salire sul carro trainato dai
quello dell’antico Sargon, si estende- suoi due cavalli e di lanciarsi in battaglia urlando il suo grido di
va dal Golfo Persico al Mediterraneo. guerra. Così facendo avrebbe seminato il panico fra i suoi avversari,
che il mattino seguente si sarebbero arresi.
Attraverso i mutamenti dei popoli e
delle dinastie, si riaffermava così la
continuità di fondo della grande civiltà
mesopotamica. Intorno alla Mesopotamia, invece, il mondo stava cambiando, e violente-
mente. Verso il 1180 a.C. una terribile invasione barbarica, quella dei Popoli del Mare, tra-
volse l’impero ittita, distruggendo la capitale Hattusha ed eliminando per sempre una delle
superpotenze. Non si trattò di un episodio isolato: nella stessa epoca anche l’impero egizio,
le città siriane e i regni micenei [cfr. cap. 4] vennero travolti da invasori sconosciuti, e l’in-
tero mondo dell’Età del Bronzo entrò in una gravissima crisi.

1. Che cosa generò i contrasti tra le popolazioni sumere e accadi e i nomadi della Siria? 2. Che cosa
accomunava i regni e le città-stato in cui si trovò frammentata la Mesopotamia? 3. Quale importante
innovazione introdussero gli Hurriti nel campo militare? 4. Che esito ebbe lo scontro tra Ittiti ed Egizi,
culminato nella battaglia di Qadesh? 5. Da che cosa fu provocata la crisi dell’Età del Bronzo?

Capitolo 1 Le civiltà del Vicino Oriente nell’Età del Bronzo 41


3. Re sacerdoti,
re conquistatori
I S T I T U Z I O N I , S O C I E T A , C U LT U R E

Dal potere dei sacerdoti al potere del re


La stragrande maggioranza delle tavolette ritrovate negli scavi del Vicino Oriente con-
tiene testi prodotti dal potere e per il potere. Noi siamo costretti a vedere la vita e la società
dell’epoca dal punto di vista del re, degli alti funzionari, dei sacerdoti, e sappiamo poco di
quello che sfuggiva al loro occhio.
Nell’epoca più antica, prima del 2900 a.C., chiamata anche era predinastica, le città-stato
sumere erano governate dai sacerdoti dei templi, coadiuvati da un consiglio degli anziani che
comprendeva uomini e donne. Erano i sacerdoti a organizzare i grandi lavori collettivi ne-
cessari per lo scavo e la manutenzione dei canali d’irrigazione, e quindi per la sopravviven-
za del paese: una terra arida e che godeva raramente delle piogge, come la Mesopotamia del
Sud, era coltivabile solo grazie al sistema di canali irrigui con cui sfruttare le acque dei due
grandi fiumi, e per questo serviva uno sforzo organizzato. Al tempio andavano i tributi paga-
ti dai contadini e dalle città sottomesse. Tutti erano tenuti a lavorare gratuitamente in caso di
bisogno, e le grandi quantità di derrate immagazzinate nei templi costituivano le principali ri-
serve della comunità. A partire dal 2900 a.C. nelle città sumere emerge sempre più spesso la
figura del re ereditario, che è egli stesso un gran sacerdote, ma viene dipinto regolarmente
anche come guerriero e conquistatore. Il re porta il titolo di en o ensi, che indica il re sacer-
dote, fiduciario delle divinità, ma sempre più spesso anche quello di lu-gal, ‘grande uomo’,
capo supremo della comunità. I templi continuano a essere molto influenti, a possedere enor-
mi proprietà terriere, a incamerare tributi, ma sopra di loro si impone il potere del re.

Re potenti e temibili
L’ideologia del potere regio lo presentava come prediletto degli dèi e loro rappresen-
tante terreno; anche i feroci re guerrieri mantenevano sempre un’aura sacerdotale. Sargon,
re di Akkad e costruttore del primo impero che si estendeva dal Golfo Persico al Mediter-
raneo, ostentava i titoli di “rappresentante di Ishtar”, dea della guerra e della fertilità, “con-

Problemi di cronologia

Come facciamo a sapere esattamente in quali anni che i documenti ci informano che i re di due regni
regnarono i re del Vicino Oriente, e a datare i prin- diversi vissero negli stessi anni. Nessuno di questi
cipali avvenimenti? Le tavolette d’argilla contengo- sistemi, tuttavia, offre prove irrefutabili, per cui gli
no un gran numero di informazioni sulla cronologia studiosi hanno elaborato parecchie proposte crono-
dei re e delle loro imprese, ma naturalmente quei logiche concorrenti fra loro.
popoli non contavano gli anni come noi, a partire Attualmente esistono due cronologie considerate
dalla nascita di Cristo; anzi per lo più non li conta- più attendibili, e fra cui gli studiosi si dividono: so-
vano neppure, ma indicavano ogni anno con un no- no la cronologia “media” e la cronologia “corta”. La
me riferito a un avvenimento importante. Grazie prima ipotizza che il regno di Hammurabi si collo-
agli annali delle sue imprese, noi sappiamo che il re- chi fra il 1792 e il 1750 a.C., la seconda invece lo
gno di Hammurabi durò 43 anni, ma come fare a sa- colloca fra il 1728 e il 1686 a.C.; ovviamente tutti
pere esattamente a quali date corrispondono? gli altri avvenimenti si allineano di conseguenza. In
Una chiave abbastanza sicura è data dagli eventi questo volume abbiamo seguito la cronologia “me-
astronomici menzionati nelle fonti: la data di un’e- dia”, che in passato godeva di maggior credito ed è
clissi può essere calcolata con precisione anche a di- ancora accettata dalla maggior parte degli studiosi
stanza di migliaia di anni. Inoltre si cerca di co- italiani, anche se i sostenitori della cronologia “cor-
struire delle tabelle di corrispondenze, ogni volta ta” stanno guadagnando terreno.

42 Parte I Le grandi civiltà fluviali


sacrato di Anu”, il dio sumero del Cielo, e “grande ensi di Enlil”,
dio del respiro e del vento, forse la massima divinità sumerica.
L’immagine del re conquistatore, terribile con gli avversa-
ri, divenne centrale nella visione del mondo della società me-
sopotamica. I re si vantavano dei cumuli di cadaveri che la-
sciavano dietro di sé e della crudeltà con cui trattavano i ne-
mici sconfitti. La Stele degli avvoltoi, che celebra la con-
quista della città di Umma da parte di Eannatum, re di Laga-
sh, lo raffigura alla testa dei suoi guerrieri, mentre i nemici
prigionieri sono trattenuti in una rete dal dio della guerra.
Sargon il Grande, re di Akkad, dopo aver sconfitto e cattu-
rato il re di Uruk Lugalzagesi, si vantò di averlo condotto al
tempio del dio Enlil «con al collo il collare di un cane». Sal-
manassar I, re degli Assiri, schiacciò una ribellione degli
Hurriti vantandosi di aver ucciso 14.400 nemici e accecato
tutti quelli che erano rimasti in vita, ridotto in macerie 180
città, e «macellato come pecore gli eserciti degli Ittiti loro
alleati» (si noterà però che queste cifre sono simboliche: so-
no tutte dei multipli di 60, che costituiva la base del sistema
numerale mesopotamico).
A partire dall’impero accade e dall’età neosumera, cioè
dalla fine del III millennio a.C., si verificò sempre più spes-
so che i re fossero addirittura divinizzati. I sovrani delle an-
tiche leggende, come Gilgamesh, diventavano divini dopo la
morte, proprio come accadrà, molti secoli dopo, agli impera-
tori romani; ma i sovrani mesopotamici erano considerati dèi
già in vita, avevano templi dedicati al proprio culto, ed erano
raffigurati in dimensioni sovrumane, al pari delle divinità. Il
re Gudea di Lagash fece costruire templi e collocare proprie

statue in così tante città sumere che ben ventisei di quelle sta- Stele degli avvoltoi di Eannatum
tue sono giunte fino a noi. XXV sec. a.C., particolari
Da Tello (Iraq); Musée du Louvre, Parigi
La Stele degli avvoltoi fu eretta per celebrare la vittoria del re di
Modelli più miti di regalità Lagash, Eannatum, sul re della vicina città di Umma. La prima figura
mostra un frammento della stele: nella parte superiore il sovrano
Al di fuori del “paese di Sumer e Akkad” i modelli di re- Eannatum è alla testa del suo esercito e guida a piedi la battaglia.
Nella parte sottostante è ancora il re a guidare il suo esercito, munito
galità potevano essere diversi e meno spaventosi. A Ebla, in di lancia, in piedi su un carro, incita alla battaglia. Il secondo
Siria, i sacerdoti contavano poco, mentre accanto al re erano frammento, che ha dato il nome al monumento, mostra un funesto
stormo di avvoltoi volare sui cadaveri dei soldati della città di Umma.
presenti un primo ministro, che a un certo punto riuscì a ren- La stele è corredata da una lunga iscrizione che narra gli antefatti di
un conflitto protrattosi per generazioni e sottolinea il trionfo riportato
dere ereditaria la sua carica, e un numeroso consiglio di an- da Eannatum grazie all’aiuto del dio Ningirsu. Nella concezione
ziani. Anche a Mari, che pure era una città sumera, ma sor- mesopotamica la benevolenza del dio cittadino era fondamentale per
l’esito dei conflitti.
geva ai confini fra la Mesopotamia e la Siria e aveva un’eco-
nomia mercantile, il potere del re non era così assoluto come nelle altre città mesopotami-
che; accanto al sovrano operavano un primo ministro e un consiglio. I re hurriti, come quel-
lo di Mittani, erano alla testa di regni poco centralizzati, con una forte aristocrazia guer-
riera che obbediva al re solo in cambio di una partecipazione al potere, e con re locali che
si riconoscevano vassalli del re principale, ma conservavano una forte autonomia. I re assi-
ri più antichi, in un’epoca in cui l’Assiria era soprattutto un paese commerciale, governava-
no in nome del dio Assur, ma anche dell’aristocrazia mercantile che li sosteneva; solo alla

Capitolo 1 Le civiltà del Vicino Oriente nell’Età del Bronzo 43


fine dell’Età del Bronzo il re assiro si trasformò in un dittatore militarista, che portava
il modesto titolo di “re dell’universo” e in nome del dio Assur si considerava obbligato
a sottomettere tutte le terre conosciute.
Anche il re ittita era sottoposto al controllo di un consiglio di capi o di an-
ziani; ne sappiamo poco, ma è abbastanza per essere certi che il suo potere non
era autocratico, vale a dire dispotico e dittatoriale come quello dei re mesopo-
tamici, tanto più che doveva dividerlo con la vedova del suo predecessore, la
quale conservava il titolo di regina e il potere fino alla morte. I maggiori perso-
naggi dello Stato ittita dovevano giurare solennemente fedeltà al re, il che signi-
fica che erano delle potenze autonome e non dei semplici strumenti del sovrano.
Nel celebrare le loro vittorie, i re ittiti non condividevano l’ostentazione di cru-
deltà tipica dei re mesopotamici. Il re Shuppiluliuma, dopo aver sconfitto il re
di Mittani e recuperato regioni che in passato erano appartenute all’impero it-
tita, scrisse: «Ho liberato le terre che ho catturato; la gente è rimasta a vivere
sul posto. Tutti coloro che ho rilasciato sono tornati a vivere coi loro popoli, e
Hatti [nome ufficiale del regno ittita] ha incorporato i loro territori».

1. Chi governava le città-stato prima del 2900 a.C.? 2. Come erano rappresentati, generalmente, i re
mesopotamici? 3. Che cosa differenziava, principalmente, i re siriani da quelli mesopotamici?

 4. Una società autoritaria,


Ebih-Il, funzionario e
sacerdote di Mari
2400 a.C. ca. un’economia centralizzata
Da Mari; Musée du Louvre,
I S T I T U Z I O N I , S O C I E T A , C U LT U R E
Parigi
Come altri funzionari dello Il potere del re
Stato sumero, anche Ebih-Il,
che vediamo qui scolpito in I re sumeri imponevano ai contadini il pagamento di un tributo in cereali ai magazzini
una preziosa statuina in
alabastro e lapislazzuli, del palazzo, e continuavano a esigere le prestazioni di lavoro forzato che in origine spetta-
godeva di grandi poteri, sia vano al tempio. Sotto i re accadi, a partire da Sargon, l’economia venne ancora più centra-
in qualità di ministro, sia di
sacerdote del tempio di lizzata: nelle zone conquistate si distruggevano i villaggi per concentrare i contadini e con-
Ishtar, a Mari, dove questa
statuina è stata ritrovata.
trollarli meglio, costringendoli a consegnare i raccolti ai magazzini statali e a lavorare gra-
tuitamente alle mura, ai cantieri degli edifici pubblici e ai canali. I prigionieri di guerra po-
tevano essere ridotti in schiavitù o semplicemente deportati dove c’era bisogno di mano-
dopera. Gli schiavi portavano la testa rasata e un solo lungo ciuffo di capelli, per distin-
guersi dai liberi, ma in realtà agli occhi del re non c’era molta differenza fra loro e i de-
portati, che costituivano il ceto più basso della società, una riserva di forza-lavoro da sfrut-
tare senza pietà.
Sotto i “re di Sumer e di Akkad” l’attività economica privata esisteva, era lecito ai pri-
vati possedere della terra e farla fruttare, ma nel complesso lo spazio della proprietà priva-
ta era limitato: gran parte della terra apparteneva al re o ai templi, e gran parte dei raccolti
confluiva al palazzo. Schiavi e deportati costretti ai lavori forzati e mantenuti mediante ra-
zioni d’orzo, olio e lana fornite dal re costituivano una parte considerevole della popola-
zione, ma anche gli artigiani, i soldati e i funzionari ricevevano razioni pubbliche, in mi-
sura proporzionale al loro rango: Sargon di Akkad si vanta in un’iscrizione che «5400 uo-

44 Parte I Le grandi civiltà fluviali


mini mangiavano quotidianamente alla sua presenza». I
funzionari e i soldati, inoltre, ricevevano in usufrutto pro-
prietà terriere, che non potevano vendere, e che erano an-
ch’esse coltivate mediante il lavoro coatto.
Il compito del re non era soltanto di sfruttare il lavo-
ro collettivo, immagazzinare tasse e tributi e condurre
fortunate guerre di conquista, sterminando o riducen-
do in schiavitù i nemici. I poemi in lode dei re sumeri e
accadi esaltano anche la loro attività di costruttori, i tem-
pli, i palazzi e le mura che hanno edificato, e ancor più i
canali che hanno fatto scavare, da usare per l’irrigazione
ma anche come vie di comunicazione; le terre incolte che
hanno trasformato in fertili campi, le paludi che hanno
prosciugato per metterle a coltura, gli insediamenti conta-
dini che hanno creato. La Mesopotamia aveva quindi una
società fortemente irreggimentata e un’economia gover-
nata dall’alto, statalista come diremmo oggi.
Per gestire questa economia pianificata vennero elaborati criteri di computo molto sofi- 
sticati: gli scribi del palazzo reale si sforzavano di calcolare in anticipo il ritmo di aumen- Placchetta votiva
2.000-1.000 a.C.
to delle mandrie e delle greggi, la quantità di donne necessarie per macinare i cereali am- Da Tello (Iraq); Musée du
Louvre, Parigi
massati nei magazzini o per filare nei laboratori di tessitura e il numero di razioni occor-
Questa placchetta votiva
renti per mantenerle, la quantità di mattoni necessari per ciascun cantiere e la manodopera raffigura il sovrano sumero
che serviva per fabbricarli, l’ammontare dei cereali e del bestiame pagati come tasse da cia- Ur-Nanshe mentre trasporta
un cesto di mattoni per
scuna provincia; i mercanti al servizio del re dovevano rendere conto delle entrate e delle celebrare la fondazione di
edifici sacri. Nella storia
uscite e presentare bilanci in pareggio. Tutti questi controlli richiedevano molto personale della Mesopotamia, i re
specializzato; perciò i re, come già prima facevano i templi, organizzarono scuole per ad- sumeri furono tra i più
grandi costruttori di templi.
destrare gli scribi, che non erano semplicemente persone capaci di leggere e scrivere, ma
costituivano l’ossatura della burocrazia statale e religiosa.

La dominazione amorrea e l’emergere di una società più libera


La dominazione amorrea a Babilonia, a partire dal 2000 a.C., pur mantenendo il model-
lo del re-conquistatore divinizzato, permise l’emergere di una società più libera. Il lavoro
coatto venne sostituito dal pagamento di un’imposta e dal lavoro salariato, e contadini e
mercanti ebbero maggiore libertà d’azione. Le tavolette degli archivi registrano più spesso
di prima compravendite fra privati di terre e di schiavi, e una vivace attività di prestito. La
terra di proprietà del re e dei templi era data in concessione perpetua a funzionari e solda-
ti, i quali dunque potevano lasciarla agli eredi. In teoria queste concessioni non potevano
essere alienate (cioè vendute o cedute); ma si trovò il modo di aggirare il divieto, fingendo
che l’acquirente fosse adottato dal venditore, per poi ereditare da lui.
Nonostante la sua vivace economia, la civiltà mesopotamica non aveva ancora inventa-
to una moneta vera e propria, e si basava sull’argento, a peso, come elemento di scambio;
l’unità di misura era lo shekel, pari a 11 grammi d’argento, e ancor oggi questo è il nome
della valuta dello stato di Israele. In argento, e in minor misura in oro, erano pagati in par-
te anche i tributi ai re e le offerte ai templi. I pagamenti quotidiani, dal salario di un arti-
giano a cui si commissionava un lavoro fino al vino che si beveva alla taverna, erano inve-
ce per lo più fatti in misure di cereali.
La diffusione della proprietà privata all’inizio del II millennio a.C. comportò una con-

Capitolo 1 Le civiltà del Vicino Oriente nell’Età del Bronzo 45


tropartita, cioè il rischio dell’indebitamento, che divenne una vera e propria piaga socia-
le, largamente trattata nei codici di leggi. Il piccolo proprietario che doveva vivere della sua
terra era spesso costretto a prendere grano in prestito, per sopravvivere a un’annata di cat-
tivo raccolto, e non sempre poteva restituirlo: per pagare il debito era costretto a vendere
la moglie e i figli come schiavi. Ogni re, quando saliva al trono, proclamava un editto di
grazia con cui condonava i debiti, ma con Hammurabi e i suoi successori questi editti sono
ripetuti con troppa frequenza, dando il senso della gravità del problema: la società dei li-
beri rischiava di disgregarsi perché troppa gente, schiacciata dai debiti, vendeva la terra e
finiva in schiavitù.
L’uso del lavoro forzato rimase comunque una caratteristica dei regni mesopotamici: le
popolazioni sconfitte erano deportate in massa nelle zone in cui il re aveva bisogno di ma-
nodopera. Dopo che gli Assiri ebbero conquistato il regno di Mittani, nelle loro fonti am-
ministrative si parla delle razioni di orzo con cui erano nutriti i deportati e i loro buoi, usa-
ti per lavorare i campi al servizio del re. Anche per l’edificazione dei grandi palazzi e de-
gli ziggurat si deportavano lavoratori dai paesi conquistati. Non sembra invece che Sume-
ri e Accadi conoscessero il servizio militare obbligatorio di massa, un’innovazione che ca-
ratterizzerà la monarchia assira e che spiega in gran parte la sua straordinaria efficienza bel-
lica. In genere i soldati erano professionisti, dipendenti del re ricompensati con concessio-
ni di terra; solo dopo l’addomesticamento del cavallo, portato in Vicino Oriente dalle po-
polazioni cassite e hurrite, si forma in alcuni regni un’aristocrazia guerriera che ha un ruo-
lo importante nell’organizzazione delle spedizioni militari.

1. Che cosa si intende, sinteticamente, per economia governata dall’alto? 2. Che cosa comportò la
diffusione della proprietà privata all’inizio del II millennio a.C.?

5. Produzione,
commercio, tecnica
I S T I T U Z I O N I , S O C I E T A , C U LT U R E

La fatica contadina
La Mesopotamia antica, soprattutto nel sud, era come oggi un paese arido, dove la fer-
tilità del suolo dipendeva dall’acqua dei due grandi fiumi, il Tigri e l’Eufrate. Anche nel-
l’Egitto dei faraoni l’agricoltura dipendeva interamente da un fiume, il Nilo [cfr. cap. 2.3];
mentre però le piene del Nilo erano regolari, e bastavano a garantire la fertilità dei campi,
le piene dei fiumi mesopotamici erano imprevedibili e devastanti: per rendere il terreno col-
tivabile occorreva un avanzato sistema di canali d’irrigazione. Questa necessità spiega,
fra l’altro, perché le società mesopotamiche fossero così irreggimentate e centralizzate: la
costruzione e la manutenzione di una rete di canali, infatti, richiede moltissima forza-lavo-
ro ed è più efficace se compiuta con uno sforzo collettivo coordinato dall’alto.
I contadini usavano gli stessi attrezzi e compivano gli stessi gesti che sono poi stati com-
piuti dai contadini di tutte le epoche, fino a tempi recenti: i campi, di forma lunga e stret-
ta, si dipartivano dai canali come i denti di un pettine, e venivano zappati a mano, poi ara-
ti con aratri di legno trainati da buoi. L’irrigazione abbondantissima garantita dalle acque
del Tigri e dell’Eufrate produceva raccolti di 30 volte la semente: fino a 10 volte più ab-

46 Parte I Le grandi civiltà fluviali


bondanti rispetto a quelli che otterranno i contadini nel-
l’Europa medievale. In compenso per macinare il grano
e trasformarlo in farina si ricorreva ancora a pestello e
mortaio, come nell’età neolitica: il mulino ad acqua non
era ancora stato inventato, e un’enorme quantità di ma-
nodopera, soprattutto femminile, doveva essere adibita
a questo pesante lavoro manuale.
La produzione agricola, e quindi l’alimentazione del-
la gente era basata sui cereali: innanzitutto l’orzo, che re-
siste meglio alla siccità e alla salinità del terreno. In un
paese inadatto alle colture arboree, l’unico albero colti-
vato era la palma da dattero; dai datteri si ricavava una
specie di vino. Tanto in Mesopotamia quanto nella vici-
na Siria era poi molto diffuso l’allevamento di ovini e bo-
vini: il patrimonio zootecnico di Ebla, come risulta dagli
archivi della città, ammontava a circa 150.000 capi di bestiame, in grande maggioranza pe- 
core e capre. C’erano quindi latte, burro e carne; l’alimentazione era integrata dal pesce, Scene d’irrigazione
VII sec. a.C.
mentre olio d’oliva e vino d’uva erano importati dalla Siria. British Museum, Londra
Il sistema agricolo basato sull’irrigazione, in quasi totale assenza di piogge, si rivelò po- Le periodiche inondazioni
del Tigri e dell’Eufrate
co sostenibile dal punto di vista ecologico, perché portava all’accumulo di sali nel suolo, rendevano la Mesopotamia
diminuendone la fertilità. Verso la fine del III millennio a.C. la siccità sembra essere anco- un territorio particolarmente
fertile, favorendo la
ra peggiorata, provocando l’abbassamento del livello dei grandi fiumi; il risultato fu un pro- stanzialità di popolazioni
originariamente nomadi.
gressivo spopolamento della Mesopotamia meridionale. I documenti amministrativi mo- Sfruttando questa ricchezza,
strano che il bestiame non si riproduceva più come prima e le razioni alimentari fornite dal i nuovi agricoltori misero a
punto complesse opere di
re vennero ridotte, mentre i prezzi, specialmente dei cereali, aumentavano paurosamente. canalizzazione delle acque.
Nel rilievo si vedono
Si deve anche a queste cause ecologiche se il paese sumero declinò e l’egemonia in Meso- chiaramente i canali,
potamia passò ai regni più settentrionali di Babilonia e di Assur. alimentati da un acquedotto,
che irrigano una collinetta
particolarmente ricca di
piante e alberi.
Artigianato e tecnologia
La produzione artigianale consisteva innanzitutto nei tessuti per l’abbigliamento. La
gente vestiva abiti di lana: l’abito quotidiano era ridotto al minimo, un gonnellino per gli
uomini, raffigurati abitualmente a torso nudo, una veste lunga o una cappa per le donne. La
tessitura avveniva con telai primitivi, che richiedevano un grande impiego di manodope-
ra, essenzialmente femminile. Il secondo grande ambito di produzione artigianale era il va-
sellame per la tavola, la cucina e i magazzini. Il vasellame, in terracotta, era fabbricato al
tornio da professionisti e molto diversificato: c’erano contenitori per l’olio, il miele, il bur-
ro, la birra e il vino di datteri.
La lavorazione dei metalli era molto importante. Nel periodo raccontato in questo capi-
tolo le società del Vicino Oriente passarono dall’Età calcolitica, o del Rame, all’Età del
Bronzo; il che vuol dire semplicemente che svilupparono e adottarono ampiamente la tec-
nologia per fabbricare oggetti di bronzo, una lega di rame e stagno, costosa, ma molto ef-
ficace per le armi. I Sumeri e i loro successori usavano oggetti di metallo prodotti da arti-
giani, orefici e fabbri specializzati: piatti di rame, collane d’oro, e armi di bronzo col ma-
nico di legno.
Le armi erano particolarmente importanti in una società bellicosa come quella del Vici-
no Oriente. C’è qualche indizio che gli Ittiti avessero una certa conoscenza del ferro, che
nel corso del II millennio a.C. si stava diffondendo specialmente in India, ma il nuovo me-

Capitolo 1 Le civiltà del Vicino Oriente nell’Età del Bronzo 47


 tallo era ancora raro, e ben lontano dal sostituire il bronzo negli armamenti di massa. Ma
Stendardo di Ur
2600-2400 a.C. l’uso bellico delle innovazioni tecniche è evidente soprattutto nel caso della ruota, una del-
Da Ur; British Museum, le prime grandi scoperte della civiltà mesopotamica, che fu subito impiegata per fabbrica-
Londra
Ritrovato nella necropoli
re carri da guerra. Già la Stele degli avvoltoi raffigura il re sumero Eannatum su un car-
reale di Ur nella prima ro, con una spada ricurva in pugno, seguito dai suoi uomini a piedi. Lo Stendardo di Ur,
metà del XX sec.,
questo misterioso oggetto, una cassa di legno incrostata di arenaria, madreperla e lapislazzuli, risalente all’incirca al
impropriamente definito
“stendardo” è
2500 a.C., mostra i carri da guerra, a quattro ruote, tirati ciascuno da quattro onagri, o asi-
tra le scoperte ni selvatici. Ogni carro portava due guerrieri, armati con asce, o mazze, e con giavellotti.
archeologiche più rilevanti
effettuate in Mesopotamia. Il carro da guerra tirato da onagri non era, probabilmente, molto efficiente; le guerre dei
Si tratta Sumeri e poi degli Accadi e degli Amorrei vennero combattute essenzialmente da eserciti
di una cassetta lignea
con due grandi facce di guerrieri a piedi, armati di lancia, elmetto e scudi di cuoio o di vimini. Il carro da guer-
rettangolari, la cui
decorazione, a intarsio con ra divenne un’arma assai più efficace quando Cassiti e Hurriti impararono ad addomesti-
lapislazzuli e conchiglie, è care il cavallo, trasmettendo poi quest’arte agli Ittiti e agli Egizi. In particolare l’aristocra-
dedicata al tema della
guerra e al tema della pace. zia hurrita, di origine indoeuropea, era esperta nel domare i cavalli; ci è arrivato addirit-
La funzione dello
stendardo resta tuttora tura un trattato sull’addestramento dei cavalli per i carri da guerra, scritto da Kikkuli, «ca-
incerta; quel che invece po addestratore dei cavalli del paese di Mittani», e tradotto in lingua ittita. I carri da guer-
appare chiaro è che questo
oggetto ricopriva un ruolo ra e i guerrieri che sapevano usarli erano il nucleo più importante degli eserciti: quando il
primario nella celebrazione re ittita Shuppiluliuma sconfisse gli Hurriti, si vantò di aver condotto nel proprio paese i
della regalità, attraverso la
rappresentazione del carri e i carristi del re di Mittani, incorporandoli nel suo esercito.
trionfo sui nemici e
l’ostentazione dei ricchi
bottini di guerra. Mesopotamia, terra di scambi
In basso nella pagina,
un particolare Quella della Mesopotamia non era un’economia chiusa. Le merci viaggiavano su chiat-
dello stendardo. te e battelli lungo il Tigri e l’Eufrate, e con carovane di asini attraverso il deserto siriano. I
Sumeri importavano gioielli e pietre dure dall’Asia, legno di cedro dal Libano, rame e oro
dall’Arabia e dall’India, vino e olio dalla Siria. A loro volta, i manufatti sumeri erano espor-
tati in un’area piuttosto ampia, che va fino alle coste del Mediterraneo, ai monti del Tauro
in Asia Minore, e all’Iran centrale. Pesi e sigilli della Babilonia cassita, che accompagna-
vano il trasporto delle merci, sono stati ritrovati fino in Grecia e in Armenia, e in relitti di
naufragi al largo della Turchia.
Molte esportazioni non consistevano in merci prodotte dal-
le popolazioni della Mesopotamia, ma in importazioni da re-
gioni più orientali, di cui le città commerciali mesopotamiche
curavano, come diremmo oggi, la distribuzione: in particola-
re lo stagno, necessario per la fabbricazione del bronzo. Do-
po l’addomesticamento del cavallo, nel corso del II millen-
nio a.C., i cavalli provenienti dall’altopiano iranico diven-
nero una delle principali merci che attraverso la Mesopota-
mia erano esportate in Egitto e nel regno ittita.
Gli esportatori che conosciamo meglio grazie ai ritrova-
menti archeologici sono i mercanti assiri che all’incirca
dal 2050 a.C. fino all’epoca di Hammurabi erano attivi in

48 Parte I Le grandi civiltà fluviali


Anatolia. Molte città di quella regione, corrispondente alla Tur-
chia attuale, avevano un quartiere separato e fortificato abitato
dai mercanti assiri, i quali importavano stagno e tessuti pregiati,
facendosi pagare in argento. Negli scavi di questi quartieri si so-
no ritrovate decine di migliaia di tavolette in lingua paleoassira,
una variante dell’accadico, con la corrispondenza privata fra i
mercanti e i loro familiari ad Assur, oltre alla corrispondenza
d’affari e ai contratti stipulati con i fornitori. I mercanti erano or-
ganizzati in ditte familiari, e mandavano i figli a dirigere le filia-
li in Anatolia, mentre il capofamiglia, in patria, organizzava i
viaggi delle carovane che portavano le merci al Nord.


Scene di trasporto di
legname libanese
1. Quale è una delle cause che portò al declino delle civiltà mesopotamiche meridionali? 2. Quali furono VII sec. a.C.
le principali innovazioni tecnologiche introdotte in campo bellico? 3. Quali erano i prodotti importati in Da Khorsabad (Iraq);
Musée du Louvre, Parigi
Mesopotamia? E quali quelli esportati? Per arricchire le città di
templi e palazzi, i sovrani
mesopotamici ordinavano
numerose spedizioni per
procurare le materie prime
6. Un mondo di città necessarie. Tra queste c’era
I S T I T U Z I O N I , S O C I E T A , C U LT U R E certamente il legno. Il
rilievo mostra il trasporto di
legno di cedro dal Libano
Il tempio e il palazzo su richiesta assira. Tra i
materiali più ricercati al
La città era centrale nel mondo del Vicino Oriente: il culto degli dèi e il potere dei re tempo, c’erano anche pietre,
avevano il loro centro nei templi e nei palazzi che sorgevano nelle città, e anche molti la- metalli e minerali preziosi,
come rame, stagno, oro,
voratori della campagna abitavano nei centri urbani. argento e, dalla fine del II
millennio, anche il ferro.
Le prime città si svilupparono attorno al tempio della divinità protettrice. Il tempio era
considerato come l’abitazione del dio, o della dea, e solo i sacerdoti potevano accedervi.
Il luogo più importante del tempio era l’altare per i sacrifici, costruito in posizione so-
praelevata; ma ogni tempio era in realtà un complesso di edifici, che comprendeva anche
abitazioni, magazzini e bagni. Il modello architettonico più diffuso prevedeva che il tem-
pio vero e proprio fosse collocato sulla sommità di una grandiosa piramide a scalini, lo

Il disprezzo per i nomadi

Una dinamica ricorrente nella storia della Mesopotamia è il se». Nella leggenda del Matrimonio di Martu – il nome che i Su-
contrasto fra le popolazioni urbane e le successive ondate di po- meri davano al dio Amurru e al suo popolo, gli Amorrei – le
poli nomadi, o seminomadi: gli Accadi, i Gutei, gli Amorrei, i amiche della principessa che sta per sposare il dio lo mettono in
Cassiti. Queste popolazioni vivevano nei deserti siriani e sulle guardia contro la barbarie della sua gente: «I Martu che non co-
montagne dell’Iran, ma regolarmente sconfinavano nella zona noscono il grano... I Martu che non conoscono case né città, i
dei grandi fiumi, attirate dall’acqua e dai pascoli, entrando in ur- primitivi delle montagne... uno che abita in una tenda, al vento
to con le popolazioni locali. Nella letteratura sumerica c’è una e alla pioggia, non prega, abita nelle montagne, non conosce le
radicata tradizione di disprezzo per questi nomadi considerati case degli dèi... il Martu che scava tuberi, che non piega le gi-
barbari e primitivi. Nella Maledizione di Akkad, che lamenta la nocchia per coltivare, che mangia la carne cruda, che non pos-
distruzione dell’impero accade a opera dei Gutei, questo popo- siede una casa da vivo e non è sepolto dopo la morte». Si noterà
lo è considerato non umano ma animalesco: «I Gutei, una gen- però che a eccezione dei Gutei, tutti gli altri popoli nomadi im-
te che non conosce legami; con istinti umani, ma con l’intelli- migrati in Mesopotamia si assimilarono completamente nella
genza del cane e il volto della scimmia. Il dio Enlil li fece usci- civiltà urbana e ne divennero essi stessi i difensori contro suc-
re dalle montagne, come sciami di cavallette dilagano nel pae- cessive ondate nomadiche.

Capitolo 1 Le civiltà del Vicino Oriente nell’Età del Bronzo 49


}
Ziggurat di Ur dedicato
al dio Nanna
2100 a.C.
Tell-el-Mugaiyar, Iraq
Lo ziggurat si trova
nel quartiere sacro
dell’antica Ur, in posizione
dominante su tutta l’area
circostante. Fu fatto
costruire dal re Ur-Nammu
intorno al 2100 a.C.,
in onore del dio della luna
Nannar. L’edificio ha
pianta rettangolare
ed è costruito all’interno
con mattoni crudi, 
cioè preparati con argilla
e paglia e poi lasciati Ziggurat sumero
ad asciugare all’aria. Schema ricostruttivo
L’esterno è invece rivestito Disegno di A. Ripamonti
da uno strato di mattoni Il monumento più tipico dell’architettura
cotti, ovvero ripassati mesopotamica è lo ziggurat, una torre
nel fuoco dopo la loro templare in cui le terrazze si
preparazione, e quindi sovrapponevano in dimensioni decrescenti,
molto più resistenti. fino a giungere alla più alta, dove si
L’enorme struttura si trovava il santuario. Un armonioso sistema
compone di tre livelli a di scale permetteva l’accesso al luogo
terrazzi, che si riducono sacro.
verso l’alto. Nella parte
centrale si trovano le tre
rampe delle scalinate
d’accesso.

ziggurat, così da avvicinarsi il più possibile al Cielo: questo modello continuò a domi-
nare in Mesopotamia, e nella vicina Persia, fino al VI secolo a.C. Ognuna delle gradina-
te di mattoni di cui erano costituiti gli ziggurat era, in origine, dipinta in colori diversi e
brillanti. Lo ziggurat di Ur, in parte ricostruito alla fine del XX secolo sotto il regime di
Saddam Hussein, ma non dipinto, è oggi visibile in Iraq vicino alla moderna città di Nas-
siriya.
I re investivano i profitti delle loro conquiste nella costruzione di templi e palazzi, oltre
che di canali e cisterne sotterranee per la conservazione dell’acqua. Il palazzo reale era il
centro amministrativo ed economico di ogni stato, e aveva dimensioni colossali. Il palazzo
di Mari, costruito intorno al 1900 a.C., copriva una superficie di quasi tre ettari, su due pia-
ni, e comprendeva 300 stanze decorate di pitture murali, con alloggi, uffici, magazzini, ba-
gni, cucine e scuderie, sale del trono e spazi cultuali. Il funzionamento del palazzo richie-
deva il lavoro di un enorme numero di persone: a Ebla vi lavoravano più di mille uomini e
molte centinaia di donne.

Grandi città fortificate


Attorno ai templi e al palazzo si sviluppava la città, spesso con una pianta molto rego-
lare: Ebla era rotonda, con quattro porte a croce nella cinta muraria. Le case, a uno o due
piani, erano costruite intorno a un cortile interno; a Uruk gli artigiani di ciascun mestiere
formavano quartieri separati, e l’intera città era attraversata da una rete di canali che la col-
legavano col traffico fluviale dell’Eufrate. Ma con che cosa erano costruite le case? La Me-
sopotamia è scarsa di alberi e di pietre. Una certa quantità di questi materiali da costruzio-
ne era importata dalla Siria e dalla Persia, ma il principale materiale utilizzato nell’edilizia
erano i mattoni di argilla, fango e sabbia, impastati con la paglia e lasciati seccare al sole.

50 Parte I Le grandi civiltà fluviali


Gli Ittiti, che in Anatolia avevano accesso ad altri materiali, costruivano invece palazzi e
templi in pietra, e le case di abitazione in legno o mattoni di argilla.
Le città del Vicino Oriente erano piuttosto grandi, in rapporto alla popolazione del
mondo antico, che era molto meno affollato del nostro: si calcola che già le prime città su-
mere avessero più di 10.000 abitanti ciascuna, e Uruk al vertice del suo potere deve aver
raggiunto i 75.000, con un’area murata di 6 chilometri quadrati (per un confronto: la Fi-
renze medievale, che ai tempi di Dante era una delle più grandi città d’Europa, aveva un’a-
rea murata di 4,3 chilometri quadrati). Una grande città commerciale come Mari copriva
un’area di 3 chilometri quadrati. In Anatolia l’urbanizzazione era meno spinta: Hattusha,
capitale dell’impero ittita, occupava un’area di 1,8 chilometri quadrati, e non superò mai i
50.000 abitanti.
Nei primi tempi le città non erano fortificate, ma appena cominciò la rivalità fra i re ogni
città fu difesa da mura con torri. Molti villaggi rurali, impossibili da difendere, vennero
abbandonati, al punto che probabilmente la maggioranza dei contadini viveva al riparo nel-
le città. Secondo la leggenda fu il mitico Gilgamesh a costruire le mura di Uruk, dal cir-
cuito di 9 chilometri, e con ben 900 torri. Le mura di Ebla, fra le più poderose, misurava-
no almeno 20 metri di altezza ed erano larghe alla base 60 metri. Hattusha aveva una dop-
pia cerchia murata, ancor oggi visibile sul sito archeologico: le mura esterne difendevano
l’intera città, quelle interne racchiudevano una cittadella con i palazzi del potere e i mag-
giori templi.
Non tutte le civiltà mesopotamiche erano incentrate su grandi città, cresciute intorno a
poderosi palazzi e grandi templi: il regno di Mittani, e in genere la civiltà degli Hurriti, han-
no lasciato i resti archeologici di molte città di piccole dimensioni, che sembrerebbero cor-
rispondere a una struttura poco centralizzata del potere e dell’economia. Nel complesso,
però, per la gente del Vicino Oriente civiltà significava l’unione di un’agricoltura avanza-
ta con grandi città capaci di ospitare, proteggere e organizzare la vita collettiva.

1. Come era costruito lo ziggurat? Per quale motivo? 2. Quali materiali


erano impiegati nell’edilizia?

7. Le lingue e la scrittura
I S T I T U Z I O N I , S O C I E T A , C U LT U R E

La pluralità linguistica del Vicino Oriente


Il sumerico fu la prima grande lingua di civiltà della Mesopotamia antica. I linguisti non
sono stati in grado di collegarlo ad alcuna altra lingua conosciuta. Le lingue che si diffuse-
ro in seguito nella regione appartenevano invece a due grossi ceppi linguistici: le lingue se-
mitiche, parlate ancor oggi nel mondo arabo e in Israele, e le lingue indoeuropee, cui ap-
partengono anche quasi tutte le attuali lingue d’Europa. Con l’egemonia degli Accadi, sot-
to il regno di Sargon, acquistò crescente importanza la lingua di questo popolo, apparte-
nente al ceppo semitico; ma una parte della documentazione continuò ad essere scritta in
sumerico. Le due lingue, parlate fianco a fianco, si influenzarono profondamente a vicen-
da e la società mesopotamica divenne in pratica bilingue. Infine l’accadico si impose co-
me unica lingua dell’uso quotidiano e come lingua franca dell’intero Vicino Oriente: si

Capitolo 1 Le civiltà del Vicino Oriente nell’Età del Bronzo 51


pensa che la lingua sumerica abbia smesso di essere parlata all’inizio del II millennio a.C.
Le 20.000 tavolette dell’archivio di Mari, che costituiscono uno dei maggiori ritrovamenti
di questo genere, e risalgono agli anni 1820-1760 a.C., sono scritte in accadico, che all’e-
poca cominciava a dividersi in varietà dialettali, come l’assiro e il babilonese. Ma anche
dopo di allora il sumerico continuò a essere usato come lingua dei riti religiosi, un po’ co-
me il latino in Europa, scomparendo definitivamente solo nel I secolo d.C.
Nelle grandi città situate più a occidente, in Siria, la lingua parlata era fin dall’inizio se-
mitica: siccome la testimonianza più consistente sono le 20.000 tavolette ritro-
vate negli scavi di Ebla, questa lingua, molto vicina all’accadico, è chia-
mata eblaita. Un caso particolare sono gli Hurriti; la loro lingua non
era certamente né semitica né indoeuropea, ma i nomi dei loro re, e
certe parole che si ritrovano nei loro testi, per esempio i numerali,
sono in una lingua praticamente identica al sanscrito dell’India, e
imparentata col greco e il latino. Perciò si ipotizza che l’aristo-
crazia hurrita fosse di origine indoaria: simile, cioè, a quei grup-
pi indoeuropei che più o meno alla stessa epoca raggiunsero
l’India del Nord.
L’impero ittita, infine, era caratterizzato da una grande plu-
ralità linguistica, che corrisponde alla sua popolazione multiet-
nica. Le 30.000 tavolette ritrovate negli archivi reali ittiti di
Hattusha sono scritte in otto lingue diverse, fra cui l’accadico, lo
hurrita e l’ittita, che insieme al sanscrito e al luvio, anch’esso
parlato nell’impero, è la più antica lingua indoeuropea oggi cono-
sciuta. Nell’intera regione mediorientale, comunque, l’accadico era
comunemente usato per la corrispondenza fra i vari regni e le scritture
amministrative, in alternativa alle lingue locali.

 Dalla contabilità alla scrittura


Tavoletta in cuneiforme
proveniente da Ebla Se conosciamo così bene le lingue del Vicino Oriente, è perché venivano scritte: una co-
XXIV sec. a.C.
Museo Nazionale, Aleppo sa che a noi oggi può sembrare ovvia, ma che rappresentò un progresso fondamentale nel-
(Siria) la storia umana. L’invenzione della scrittura avvenne separatamente in Mesopotamia e in
Questa tavoletta, insieme a
tutte quelle ritrovate a Ebla, Egitto. Secondo un poema sumerico fu la dea Inanna a ottenere dal dio creatore della ci-
costituisce la testimonianza viltà, Enki, il dono della scrittura e farne dono alla città di Uruk. Secondo un altro poema,
più antica di una lingua
semitica scritta. invece, fu un mitico re di Uruk a inventare la scrittura, perché voleva mandare a un suo av-
versario un messaggio così lungo e complicato che non poteva fidarsi della memoria del
messaggero. In realtà, fra i Sumeri l’idea di una registrazione scritta nacque insieme alla
crescita delle città, per il servizio dei re e dei sacerdoti dei templi, che riscuotevano tribu-
ti, immagazzinavano derrate, possedevano immense mandrie di bestiame, e a un certo pun-
to decisero che era indispensabile tenere una contabilità.
In un primo momento si fece uso di piccoli oggetti di argilla, di forme diverse, su cui si
potevano incidere tacche e simboli di vario genere, e che si conservavano forandoli e infi-
sigillo landoli in una corda, oppure inserendoli in vasetti di creta. Dalla metà del IV millennio a.C.
Il termine indica sia il segno si cominciò a imprimere la loro impronta su tavolette d’argilla umida, che poi venivano cot-
impresso su una superficie sia
lo strumento utulizzato per te al forno e solidificate in terracotta, e potevano essere archiviate. È il motivo per cui que-
imprimerlo. I sigilli possono sti oggettini sono spesso chiamati sigilli. Di lì il passo era breve per cominciare a incidere
i segni direttamente sulle tavolette d’argilla usando uno stilo appuntito, cosa che accadde a
essere apposti come
contrassegni a contenitori,
documenti o missive. partire dal 3300 a.C.

52 Parte I Le grandi civiltà fluviali


L’invenzione dell’alfabeto
I primi esempi di scrittura vera e
propria ritrovati in Mesopotamia
consistono di geroglifici, o pitto-
grammi, cioè in pratica disegni sti-
lizzati che rappresentano l’oggetto
che si vuole indicare, a cui però si ag-
giunsero subito anche dei simboli per
indicare i numeri. Per diversi secoli i
testi conservati sono soltanto inven-
tari di magazzino e registri di scambi
economici. Solo a partire dal 2900
a.C. si sviluppò una scrittura foneti-
ca, che cercava cioè di riprodurre non
l’immagine dell’oggetto, ma il suono
della parola: questo avvenne soprattutto quando si cominciò a scrivere in lingua accade, an- 
ziché nella lingua sumerica per cui l’alfabeto era stato pensato. Per scrivere si usava un ca- Sigillo assiro con scena
mitologica
lamo, cioè un bastoncino di canna, e i caratteri erano formati da diverse combinazioni di IX sec. a.C.
Musée du Louvre, Parigi
cunei, da cui il nome di scrittura cuneiforme. L’alfabeto sumerico era molto più complica- Il sigillo di forma cilindrica
to del nostro, tant’è vero che aveva circa 600 segni, ognuno dei quali indicava un concetto riporta una scena mitologica
con protagonista il drago,
oppure una sillaba. simbolo del dio babilonese
Con l’alfabeto sillabico divenne possibile scrivere testi di qualunque genere. I deposi- Marduk.
ti di tavolette ritrovati dagli archeologi contengono centinaia di migliaia di testi, dalle let-
tere private agli inni religiosi, testi storici e poemi epici, calcoli matematici e astronomici,
dizionari, incantesimi e proverbi. Molte altre iscrizioni sono state ritrovate su lapidi mo-
numentali o su oggetti d’uso. Fra i testi più importanti per noi è la Lista dei re sumeri, che
permette di stabilire, anche se in modo molto incerto e congetturale, la cronologia degli av-
venimenti [cfr. scheda, p. 42]. La produzione dei testi scritti da parte degli scribi e la loro
conservazione negli archivi era un aspetto importante del potere. Le tavolette ritrovate nel
palazzo reale di Ebla erano conservate in un archivio dedicato a inventari di magazzino, al
pagamento dei tributi, all’approvvigionamento del palazzo, a casi giudiziari e trattati com-
merciali, e la loro posizione dimostra che in origine erano conservate su scaffali suddivise
per argomenti.
L’alfabeto cuneiforme, nato per scrivere in sumerico e in accadico, venne adattato a tut-
te le lingue della regione. Alcuni popoli fecero esperimenti con alfabeti diversi: il luvio,
una lingua indoeuropea parlata nell’impero ittita, era scritto in cuneiforme sulle tavolette,
ma in geroglifici sulle iscrizioni monumentali; gli Elamiti dell’odierno Iran, la cui lingua
non era imparentata con nessuna delle altre, tentarono di sviluppare un proprio alfabeto, ma
ben presto anch’essi adottarono il cuneiforme. Naturalmente l’alfabeto conobbe una pro-
gressiva evoluzione nel passaggio dall’età sumera a quella accade e poi a quella hurrita,
mantenendo però la sua struttura originaria, per cui ogni carattere corrisponde o a un con-
cetto o a una sillaba.

Un alfabeto nuovo che si avvicina al nostro


Del tutto nuovo come concezione, e anticipatore dei moderni alfabeti occidentali, è in-
vece l’alfabeto che venne usato dagli scribi del grande e ricco centro portuale siriano di
Ugarit a partire dal 1400 a.C. per scrivere la lingua amorrea parlata in città. È formato da

Capitolo 1 Le civiltà del Vicino Oriente nell’Età del Bronzo 53


L’epopea di Gilgamesh l’acqua fangosa. Hai amato il capo dei pastori, che ti re-
[Poema di Gilgamesh, tavoletta 6, adattamento degli autori, dalla galava sempre pane cotto nella cenere, e ogni giorno ma-
traduzione inglese in cellava un capretto per te. Eppure lo hai colpito e lo hai
http://www.ancienttexts.org/library/mesopotamian/gilgamesh; si trasformato in lupo, così ora i suoi stessi pastori lo inse-
veda anche la traduzione italiana in
http://www.homolaicus.com/storia/antica/gilgamesh/tavola_6.htm] guono, e i suoi stessi cani lo azzannano».

Il ciclo di poemi e leggende sull’eroe sumero  Un eroe assiro con un leone (Gilgamesh?)
Gilgamesh, parte dio e parte uomo, è conosciuto 722 a.C.
soprattutto grazie alla versione in lingua accadica, Da Khorsabad (Iraq); Musée du Louvre, Parigi
redatta su 12 tavolette prima del 1000 a.C. e ritrovata Questo bassorilievo, proveniente dal palazzo di Sargon II
a Khorsabad, raffigura un eroe che stringe sotto il braccio
negli scavi del palazzo del re assiro Assurbanipal a un leone. L’identità del soggetto è pressoché riconosciuta
Ninive (VII secolo a.C.). Il passo che segue racconta nel mitologico e leggendario sovrano di Uruk, Gilgamesh.
L’iconografia ricorrente del personaggio lo vede spesso in
come la dea Ishtar, corrispondente alla latina Venere, veste di “domatore di leoni”, per elogiare la capacità
si innamora di Gilgamesh, che però rifiuta il suo dell’epico eroe nel sopraffare l’animale, simbolo per
eccellenza di forza e potenza.
amore, perché sa che la dea è incostante, e tutti i
suoi amanti hanno fatto una brutta fine.

Quando Gilgamesh si mise la corona sulla testa, la prin-


cipessa Ishtar si accorse della sua bellezza. «Vieni, Gilga-
mesh, sii mio marito, concedi a me i tuoi favori. Sii mio
marito e io sarò tua moglie. Farò preparare per te un car-
ro d’oro e di lapislazzuli, tirato da grandi furenti muli di
montagna! Vieni nella nostra casa che odora di cedro.
Quando entrerai, anche i cardini della porta e il baldac-
chino del trono ti baceranno i piedi [...]. Le tue capre par-
toriranno tre gemelli, le tue pecore due, il tuo asino cari-
co di merci raggiungerà il mulo, il tuo cavallo attaccato al
carro galopperà, il tuo bue al giogo non avrà eguali». Gil-
gamesh rispose alla principessa Ishtar: «Che cosa potrei
regalarti se ti sposassi! Ti manca forse olio o indumenti
per il tuo corpo? Ti manca forse da mangiare o da bere?
Sarei felice di offrirti cibo degno di un dio, sarei felice di
La offrirti vino degno di un re [...]. Ma tu sei come un forno

voce che si riempie di ghiaccio, una mezza porta che non tie-
ne fuori il vento, un palazzo che crolla schiacciando i guer-

PA
del rieri valorosi, un elefante che divora il suo paludamento,
pece che annerisce le mani di chi la trasporta, un otre che
perde e inzuppa chi lo porta, una pietra che sporge dal

SSA
muro, un ariete da assedio che attira i nemici, una scar-
pa che morde il piede di chi la indossa! Dove sono gli spo-
si che hai promesso di amare per sempre? Dov’è il tuo uc-
cellino-pastore? Guarda, reciterò la lista dei tuoi amanti.

TO
Tammuz, l’amante della tua prima giovinezza: per lui hai
ordinato lamenti anno dopo anno. Hai amato il colorato
uccellino-pastore, e poi l’hai colpito, spezzandogli l’ala,
così ora sta nella foresta gridando «La mia ala!» Hai ama-
to il potente leone, eppure gli hai scavato sette trappole e
poi altre sette. Hai amato lo stallone, famoso in battaglia,
eppure hai ordinato per lui la frusta e il morso, lo hai fat-
to galoppare per sette e sette ore, lo hai fatto bere dal-

Parte I Le grandi civiltà fluviali


30 caratteri, e anche se il loro aspetto è ancora cuneiforme, il concetto fondamentale è già 
quello del nostro alfabeto: ogni carattere corrisponde non più a una sillaba, ma a un singo- Sala dell’archivio
del palazzo reale di Ebla
lo suono, e l’ordine dei suoni è già quello che si ritrova poi negli alfabeti fenicio, ebraico Immagine dello scavo
e disegno ricostruttivo
e greco, cominciando con A, B, G. L’evoluzione dell’alfabeto è uno dei motivi per cui le
Gli scavi condotti nel 1975
civiltà del Vicino Oriente, apparentemente così lontane da noi, possono invece essere con- nell’area archeologica di
Ebla portarono alla luce i
siderate come antenate della civiltà europea. resti dell’antico archivio del
palazzo reale, in cui furono
ritrovate ben 17.000
tavolette, di cui più di un
migliaio era in buono stato
di conservazione (la
1. A quali principali ceppi linguistici appartenevano le lingue che si diffusero nel Vicino Oriente? 2. Da fotografia presenta
l’archivio al momento della
che cosa ebbe origine l’idea di una registrazione scritta? 3. Che cosa si intende per scrittura fonetica? 4. scoperta). Grazie a questo
Quale grande cambiamento introdusse l’alfabeto usato dagli scribi di Ugarit? fondamentale ritrovamento
è stato possibile ricostruire
l’ordinamento statale,
l’economia e le relazioni
commerciali intessute da
questa potente città. Come
8. Le leggi e la giustizia mostra il disegno
I S T I T U Z I O N I , S O C I E T A , C U LT U R E ricostruttivo, negli archivi le
tavolette erano allineate su
scaffali di legno a tre ripiani
I codici di leggi lungo le pareti, mentre le
tavolette di dimensioni
Uno dei lasciti più importanti della civiltà mesopotamica sono i codici di leggi, i più an- maggiori venivano poggiate
direttamente sul pavimento.
tichi nella storia dell’uomo. La pubblicazione di codici da parte dei re rispondeva all’esi-
genza di ostentare la loro autorità, dimostrare al popolo che si prendevano cura dei suoi bi-
sogni e contrastare la disgregazione sociale. Il re Urukagina di Lagash, intorno al 2400 a.C.,
è il primo di cui sappiamo che introdusse nuove leggi, per proteggere i poveri dai ricchi e
dai sacerdoti che li costringevano a vendere la loro terra, e per difendere dai soprusi le ve-
dove e gli orfani; il testo delle sue leggi non si è però conservato.
Il più antico codice giunto fino a noi venne redatto da Ur-Nammu, re di Uruk, intorno
al 2100 a.C., e comprendeva 57 capitoli. Nel prologo il re afferma di averlo pubblicato per
«stabilire l’equità nel paese, bandire la maledizione, la violenza e i dissensi» e anche lui si
vanta di aver protetto i deboli: «l’orfano non era consegnato al ricco; la vedova non era con-
segnata al potente; l’uomo da uno shekel [11 grammi d’argento] non era consegnato al-
l’uomo da una mina [pari a 60 shekel]». Lipit-Ishtar, re di Isin (XX secolo a.C.), nel suo
codice, di cui possediamo solo 9 capitoli, proclama l’intenzione di «stabilire la giustizia nel
paese, eliminare i lamenti e portare il benessere ai Sumeri e agli Accadi».
Intorno al 1800 a.C. venne redatto l’unico codice che non è noto col nome del re – il no-

Capitolo 1 Le civiltà del Vicino Oriente nell’Età del Bronzo 55


me infatti non si è conservato, a causa di una crepa nella tavoletta che contiene il prologo
– ma della città su cui regnava: sono le cosiddette Leggi di Eshnunna, una città-stato del
Nord-est mesopotamico, di cui sono rimasti circa 60 capitoli. Ma il codice più importante
è quello di Hammurabi, re di Babilonia (1792-1750 a.C.), che possediamo nel testo inte-
grale di 282 capitoli, inciso su una stele in pietra di oltre due metri; rubata dagli Elamiti che
saccheggiarono Babilonia nel XII secolo a.C., è stata ritrovata negli scavi della loro capi-
tale, Susa, ed è oggi al Louvre.
Nel prologo il re dichiara di voler «distruggere i malvagi e i malfattori, così che il forte
non danneggi il debole» e dichiara: «io regnerò sul popolo delle Teste Nere come il Sole, e
illuminerò il paese, per aiutare il benessere dell’umanità». Il Codice di Hammurabi so-
pravvisse alla caduta dell’impero babilonese ed era ancora trascritto e applicato in Meso-
potamia più di mille anni dopo. Una codificazione legale in lingua ittita, ma con caratteri-
stiche esteriori abbastanza simili a quelle dei codici mesopotamici, divisa in circa 200 ca-
pitoli, venne elaborata autonomamente nell’impero degli Ittiti.
In ambito penale, il Codice di Hammurabi rappresenta un aggravamento delle punizio-
ni rispetto ai codici precedenti. Il Codice di Ur-Nammu e le Leggi di Eshnunna prescrivo-
no la pena di morte solo per le violenze gravi e i reati sessuali, cioè l’omicidio, la rapina,

cittadinanza
Dalla legge del taglione Questo principio, chiamato «legge del taglione», si ritrova nella con-
alle pene rieducative cezione giuridica dell’antico popolo ebraico, che del resto (come ve-
I codici del Vicino Oriente sono i più antichi codici di leggi pensati dal- dremo più avanti) apparteneva alle civiltà del Vicino Oriente: è citato
l’uomo. Il loro scopo era già lo stesso dei nostri attuali codici, il Codice nell’Antico Testamento ed è diventato proverbiale nella forma «occhio
civile e il Codice penale. Si tratta da una parte di regolamentare quelle per occhio, dente per dente» (per chi voglia verificare, i passi che ne
situazioni della vita organizzata in cui possono insorgere controversie, parlano sono Esodo 21, 23-25, Levitico 24, 19-21, Deuteronomio 19,
dall’altra di definire quali azioni sono da considerare come reato, e di 21), anche se nel Nuovo Testamento Gesù lo rinnega apertamente
fissare per ciascuna una pena. È proprio sotto questo secondo aspetto (Matteo 5, 38).
che appare più grande la differenza fra la concezione antica e quella at- Sotto questo aspetto il principio ispiratore della nostra giustizia è enor-
tuale. I codici del Vicino Oriente impongono pene il cui scopo è al tem- memente cambiato: l’idea della vendetta è stata rifiutata, e anche il
po stesso di risarcire la vittima e di punire il colpevole; questo può av- principio del risarcimento per la vittima è passato in secondo piano. Al
venire o con un pagamento fatto dal colpevole alla vittima, o con una centro oggi c’è la pena inflitta al colpevole, considerata come un mez-
punizione corporale inflitta al colpevole, che può giungere fino alla pe- zo per dissuadere dal commettere reati, ma non più come una puni-
na di morte (in questo caso il risarcimento per la vittima è simbolico: zione fine a sé stessa. Il principio, che in Italia è affermato nella Costi-
consiste nella soddisfazione di veder soffrire il colpevole, e dunque di tuzione (art. 27), vuole che attraverso la pena il colpevole debba esse-
essersi vendicato). re rieducato e preparato a reinserirsi nella società. È il motivo per cui
Rispetto ai codici precedenti, Hammurabi favorisce quest’ultimo tipo di nel nostro come in molti altri ordinamenti giuridici si rifiuta la pena di
pena, e nel caso di lesioni corporali permanenti (per esempio, se qual- morte, che per definizione impedisce la rieducazione del colpevole, e
cuno in una rissa ha cavato un occhio a un altro) ritiene che anziché si critica anche l’ergastolo, cioè il carcere a vita, che non prevede di re-
un risarcimento sia preferibile far subire al colpevole la stessa lesione. stituire un giorno il colpevole alla vita associata.

56 Parte I Le grandi civiltà fluviali


lo stupro e l’adulterio; per molti altri reati stabiliscono invece il pa- }
gamento di una multa. Nel Codice di Hammurabi le pene corpora- Stele del Codice di
li sono molto più frequenti («se il figlio percuote il padre, gli sarà Hammurabi
1760 a.C.
tagliata la mano»), e la pena di morte, sul rogo, per annegamento o Musée du Louvre, Parigi
impalamento, è comminata per molti reati, compresi il furto e la ri- Ilun’alta Codice di Hammurabi è
stele in pietra, incisa
cettazione. Nel caso di lesioni corporali fra persone della stessa con- con iscrizioni cuneiformi
suddivise in 51 colonne che
dizione sociale il principio ispiratore è la pena del taglione, per cui ricoprono entrambi i lati del
il colpevole deve subire lo stesso danno che ha provocato alla par- monumento. Nella parte
superiore della stele è
te lesa [cfr. cittadinanza, p. 56]. raffigurato Hammurabi, in
In confronto, le leggi degli Ittiti appaiono più attente a risarcire piedi, al cospetto del dio-
sovrano celeste Marduk,
chi ha subito un danno, anziché a punire il colpevole. La pena di nell’atto di ricevere da
questi il cerchio e il
morte è prescritta solo per reati sessuali gravissimi come l’incesto bastone, simboli tradizionali
o lo stupro, per chi rifiuta di sottomettersi al giudizio del re o di un del potere regale.
giudice, per gli schiavi ribelli, nonché per il malocchio, se a gettar-
lo è uno schiavo; ma per gli altri reati, compreso l’omicidio, la pe-
na consiste nella cessione di schiavi alla parte lesa, o nel pagamen-
to di somme in argento. Chi feriva un uomo doveva cedergli uno
schiavo che lavorasse al suo posto fino a quando non fosse guarito,
e inoltre pagare il salario del medico; quando il ferito guariva do-
veva versargli tre shekel d’argento.
I codici attestano anche il forte intervento del re nella vita eco-
nomica: la legge stabilisce i prezzi delle merci e del bestiame e le
retribuzioni dei mestieri, che per i lavori manuali erano pagate in ra-
zioni di orzo; regola l’assunzione di apprendisti da parte degli arti-
giani e le modalità di pagamento dei debiti, in argento o in cereali.
Molto spazio è dedicato dai codici alla famiglia e al matrimonio.
Il re tutela i diritti dei figli legittimi e degli adottivi, delle mogli, del-
le figlie, delle vedove e delle mogli ripudiate o abbandonate, e sta-
bilisce come suddividere le eredità. Le leggi sono illuminanti sulla
posizione degli schiavi, che era abbastanza autonoma e non troppo
diversa da quella dei liberi poveri, tanto che i matrimoni misti era-
no cosa normale. «Se un uomo libero e una schiava si innamorano
e si mettono insieme e lui la prende in moglie e mettono su casa e
hanno dei figli, e in seguito diventano ostili o litigano, e si separa-
no e dividono la casa, l’uomo prenderà i figli, la donna ne prenderà
solo uno» stabilisce la legge ittita.
Formalmente, tutti questi codici hanno la stessa struttura: sono composti da un prologo
e da brevissimi capitoli che ipotizzano un reato e stabiliscono la pena: «se qualcuno strap-
pa l’orecchio a uno schiavo o una schiava, pagherà 3 shekel d’argento», per citare ancora
un articolo della legge ittita.

Ma come funzionava il processo?


La giustizia penale era basata sull’accusa e sulla prova; chi accusava qualcuno e dimo-
strava la sua colpa, facendolo condannare, poteva ottenere il suo patrimonio, ma rischiava
una punizione gravissima se non era in grado di provare la sua accusa. In origine a giudi-
care erano gli anziani della comunità o i sacerdoti dei templi, ma i re più potenti, e soprat-

Capitolo 1 Le civiltà del Vicino Oriente nell’Età del Bronzo 57


tutto Hammurabi, li sostituirono con giudici statali, che dovevano redigere le sentenze per
iscritto, e se sbagliavano a giudicare venivano colpiti da pesanti ammende.
I giudici non seguivano soltanto i codici promulgati dai sovrani, ma anche le usanze
consuetudinarie tramandate oralmente, e in caso di difficoltà si rivolgevano al re, l’unico
che poteva far eseguire una condanna a morte. Per le accuse difficili da provare, in parti-
colare di stregoneria o di adulterio, ma anche di furto, si ricorreva all’ordalia, indicata con
la formula «andare al dio Fiume»: l’accusato, se accettava di affrontare la prova per dimo-
strare la propria innocenza, doveva immergersi nell’Eufrate, e se scompariva nei gorghi si
concludeva che era colpevole; «ma se ne esce salvo, l’accusatore sarà ucciso e l’accusato
 prenderà il suo patrimonio».
Regina assira
645 a.C.
British Museum, Londra
Questo bassorilievo mostra
una regina assira seduta in
trono mentre due ancelle le
fanno ombra con ventagli di 1. Per quale scopo furono creati i codici di leggi? 2. Che cosa si intende per pena del taglione?
piume. Le vesti della regina,
decorate e arricchite con 3. Che cosa era l’ordalia?
corona e gioielli,
sottolineano la differenza
sociale con le altre due
donne, il cui abbigliamento
mostra toni nettamente più
sobri. Nel mondo sumero e 9. Le donne
assiro, le donne regnanti I S T I T U Z I O N I , S O C I E T A , C U LT U R E
gestivano autonomamente il
proprio palazzo e il
personale a esso connesso, Le privilegiate: figlie e mogli di re
avevano una rendita e un
sigillo (di per sé strumento Le donne avevano più spazio nella civiltà sumera che nella maggior parte delle altre ci-
di potere), a sottolineare la
propria indipendenza
viltà conosciute. Anticamente i Sumeri praticavano la poliandria, il che vuol dire che le
economica e giuridica. donne potevano avere molti mariti: questo fa pensare a un’originaria società matriarcale,
dominata cioè dalle donne. Alla fine però gli uomini imposero il loro
dominio: il re Urukagina di Lagash, intorno al 2400 a.C., si vanta di
aver abolito la poliandria, e ordina che una donna colpevole di avere
più di un uomo sia lapidata, la stessa punizione prescritta dalla Bibbia.
Le donne appartenenti alla famiglia reale conservarono tuttavia un
certo spazio d’azione nella società mesopotamica e siriana. Le madri e
le mogli dei re e dei governatori provinciali partecipavano alla gestio-
ne dell’amministrazione e soprattutto delle entrate, e potevano so-
stituirli alla testa di una provincia. Anche le figlie dei re avevano un
ruolo importante, come mogli dei re alleati o tributari ma anche come
sacerdotesse dei grandi templi, in particolare il tempio del dio lunare
Nanna a Ur. La figlia di Sargon, re di Akkad, Enheduanna (XXIII se-
colo a.C.), sacerdotessa di quel tempio, scrisse inni religiosi che sono
giunti fino a noi e in cui si rivolge alle divinità parlando in prima per-
sona, tanto che è considerata il più antico poeta della storia.
Nel regno ittita le regine avevano un grande potere e lo conserva-
vano per tutta la vita, il che vuol dire che accanto al re continuava a
governare anche per molti anni la regina sua madre o matrigna. Il re
Murshili II dovette condividere il potere con l’ultima moglie di suo pa-
dre, una principessa babilonese; matrigna e figliastro andavano così
poco d’accordo che il re l’accusò di aver provocato con la magia nera
la morte di sua moglie.

Parte I Le grandi civiltà fluviali


E le donne comuni? 
Statuetta
Fra la gente comune, non c’è dubbio che le donne fossero subordinate all’uomo. Nel si- di sacerdotessa
stema di razionamento dell’impero accade, le donne, che pure fanno lavori molto pesanti, 2340 a.C.
Da Mari; Musée du Louvre,
ricevono metà della razione di un uomo. Per la maggior parte delle donne il destino era di Parigi
passare dalla tutela del padre a quella del marito; ma la legge garantiva comunque loro Ritrovata nel tempio di
Ishtar a Mari, questa
dei diritti anche in questa situazione subalterna. Il marito doveva versare il «prezzo della scultura raffigura molto
donna» al padre di lei, in bestiame e metallo prezioso, ma questi gli pagava a sua volta una probabilmente una
sacerdotessa. Nel mondo
dote: il marito doveva garantirla su proprietà immobiliari, case e campi, e in caso di vedo- sumero, le sacerdotesse
erano considerate una
vanza o di ripudio la dote tornava in possesso della donna. Per le persone che possedevano ricchezza per lo Stato, sia
qualcosa, dunque, il matrimonio prevedeva un contratto scritto; mentre è probabile che materiale sia spirituale.
Svolgevano mansioni
i poveri avessero semplicemente la possibilità di mettersi insieme, e di separarsi se vole- amministrative esattamente
come i loro colleghi maschi.
vano, senza troppi vincoli giuridici. Quando in seguito a una
Se un uomo era catturato in guerra, oppure se ne andava di casa, sua moglie aveva il di- sconfitta il nemico
deportava il popolo vinto,
ritto di andare a vivere con un altro uomo. La donna che poteva dimostrare di essere mal- se le donne “civili”
venivano sempre vendute
trattata senza sua colpa aveva il diritto di riprendersi la dote e tornare a casa di suo padre. come schiave, le
Gli uomini invece potevano ripudiare le mogli liberamente, ma dovevano pagare l’equiva- sacerdotesse catturate
venivano generalmente
lente del prezzo di acquisto e restituire la dote. Se c’erano dei figli l’uomo era tenuto a prov- condotte nei nuovi templi,
dove potevano continuare a
vedere al loro mantenimento, assegnando alla donna una parte delle sue proprietà; cresciuti praticare le proprie
i figli, la donna riceveva una quota anticipata dell’eredità del loro padre, e poteva risposar- mansioni.
si. Se la moglie non faceva figli, o si ammalava in modo permanente, l’uomo aveva il dirit-
to di portare in casa una seconda moglie, che però doveva restare subordinata alla prima. Le
vedove potevano risposarsi liberamente, ma se avevano dei figli piccoli occorreva il per-
messo del giudice.

Le donne fuori dal matrimonio


Esistevano ruoli femminili anche al di fuori del matrimonio. Le leggi
mettono spesso sullo stesso piano le sacerdotesse e le prostitute, in base al
fatto che né le une né le altre si sposavano, per cui la loro posizione era si-
mile dal punto di vista del patrimonio e dell’eredità. Le donne consacrate
agli dèi provenivano dalle famiglie più importanti, e anche dalle famiglie
reali; vivevano in un quartiere chiuso di case individuali, annesso al tem-
pio. Potevano essere anche molto ricche, ma la loro vita era piena di limi-
tazioni, e non solo perché non potevano sposarsi né avere figli: il Codice
di Hammurabi stabilisce che se una di queste «sorelle di un dio» entra in
una taverna, diventando impura, dovrà essere bruciata viva. All’altro capo
della scala sociale, moltissime donne finivano prostitute, o concubine non
sposate. La legge tutelava anche loro, garantendo non la proprietà, ma l’u-
sufrutto di una quota di eredità paterna. Hammurabi stabilì inoltre che la
concubina, se aveva dato un figlio, aveva diritti analoghi a quelli di una mo-
glie; anche la schiava che aveva dato un figlio al padrone non poteva più
essere venduta.

1. Per quale motivo si ritiene che la società sumera in origine fosse di tipo
matriarcale? 2. Quali diritti erano garantiti alle prostitute
o alle concubine non sposate?

Capitolo 1 Le civiltà del Vicino Oriente nell’Età del Bronzo 59


10. Gli dèi e il culto religioso
I S T I T U Z I O N I , S O C I E T A , C U LT U R E

Una moltitudine di dèi


Gli abitanti del Vicino Oriente antico erano politeisti, credevano cioè nell’e-
sistenza di un gran numero di potenze divine. I Sumeri adoravano almeno un cen-
tinaio di divinità, femminili e maschili; ogni città aveva i suoi dèi protettori, spes-
so identificati col Cielo, la Terra, il Sole, la Luna, la Stella del Mattino. Fra i più
famosi c’erano Enlil, dio del respiro e del vento, il cui tempio a Nippur era forse
il più importante santuario della Mesopotamia, Enki, dio dell’acqua dolce e quin-
di dell’irrigazione, considerato l’inventore della tecnica e della civiltà, Shamash,
il dio del Sole, e Nanna, il dio della Luna. Fra le divinità femminili dominava Inan-
na, chiamata Ishtar dagli Accadi, dea della fertilità, dell’amore e della guerra.
I popoli che entrarono successivamente in Mesopotamia mantennero il culto del-
le divinità sumere e vi aggiunsero le proprie: ogni popolo aveva un supremo dio pro-
tettore, Amurru per gli Amorrei, Assur per gli Assiri, Marduk per i Babilonesi; e tut-
ti onoravano il dio delle Tempeste, che gli Assiri chiamavano Adad. Nell’insieme,
comunque, gli dèi sumeri continuarono a essere i più conosciuti, e le loro leggende

La dea Inanna vennero ricopiate e trasmesse da tutte le civiltà mesopotamiche che succedettero a quella
IV millennio a.C.
Da Uruk; Iraq Museum, sumera dopo l’inizio del II millennio a.C.
Baghdad Anche le città siriane adoravano ciascuna i propri dèi. Gli Ittiti parlavano dei loro «mil-
La dea sumera Inanna, nota
come Ishtar presso gli le dèi», ma di molti conosciamo appena il nome; il più importante era il dio delle Tempe-
Accadi, è raffigurata in ste, cui bisognava fare sacrifici per proteggere i raccolti. Un caso speciale è quello degli
questo vaso in calcare
nell’atto di ricevere offerte. Hurriti: in un trattato fra il re di Mittani e gli Ittiti sono invocate divinità indiane come Mi-
Alle spalle della dea sono tra, Varuna e Indra, e questo è uno degli indizi che fanno pensare che l’aristocrazia hurrita
raffigurati due fasci di
canne, piante che la fosse di origine indoaria. Il risultato è che nel Vicino Oriente erano compresenti nella vita
simboleggiano.
quotidiana innumerevoli potenze divine: a Ebla si facevano sacrifici per quaranta divinità
diverse, semitiche, sumere e hurrite.

Il diluvio universale

Il mito del diluvio universale, mandato da Dio per distruggere altri uomini e gli dèi all’inizio si rallegrano, ma poi cominciano
l’umanità, e dell’arca di Noè che permise alla vita umana e ani- ad aver fame, e si rendono conto che erano gli uomini a nutrirli
male di sopravvivere al diluvio, è fra i più conosciuti dell’Anti- con le loro offerte e i sacrifici. Il Grande Saggio, appena la Terra
co Testamento (Genesi, 7-8). Lo si ritrova, in forma molto simi- comincia ad asciugarsi, sbarca e per prima cosa offre un sacrifi-
le, in diversi testi mesopotamici, molto più antichi della Genesi. cio. Gli dèi accorrono e si saziano; Enlil, furioso di essere stato
Questo ci ricorda che la cultura del popolo di Israele (o ebraico) ingannato, vuole vendicarsi, ma gli altri lo convincono a perdo-
si formò nel contesto delle civiltà del Vicino Oriente [cfr. cap. 3], nare l’umanità e consentirle di vivere. La leggenda si ritrova in
e che queste ultime sono a tutti gli effetti fra gli antenati della ci- molte altre versioni nella letteratura sumerica e accadica, ed è ri-
viltà cristiana europea, anche se l’area in cui fiorirono ci può ap- presa fra l’altro nel ciclo epico di Gilgamesh. In quest’ultima ver-
parire oggi periferica. sione è anche presente il particolare, poi ripreso nel racconto bi-
ll testo più antico che riporta la storia del diluvio è la storia del blico, per cui l’eroe alla fine del diluvio manda fuori un corvo,
Grande Saggio, la cui versione più antica in babilonese venne che non ritorna, e una colomba, che invece ritorna a bordo.
scritta nel XVII secolo a.C. (ricordiamo che la Genesi venne scrit- Per molto tempo gli studiosi si sono sforzati di individuare un av-
ta nel VI-V secolo a.C., sulla base di una tradizione che non risa- venimento storico reale, che abbia potuto lasciare impressa nella
le più in là del X-IX secolo). Gli dèi, infastiditi dagli uomini che memoria collettiva l’immagine del diluvio. In realtà questo mito
si sono moltiplicati troppo e si dimostrano importuni con le loro si ritrova presso le popolazioni più diverse, comprese quelle del-
richieste, decidono di eliminarli; Enlil manda sulla Terra il dilu- l’America precolombiana (precedente cioè alla scoperta di Cri-
vio. Ma uno degli dèi avverte il Grande Saggio, il più pio degli stoforo Colombo), per cui è più probabile che si tratti di un archè-
uomini, insegnandogli come costruire una nave in cui salvarsi tipo: qualcosa, cioè, che ha a che fare con il come funziona la men-
con la sua famiglia e con gli animali. Il diluvio stermina tutti gli te umana, più che con le conseguenze di avvenimenti precisi.

60 Parte I Le grandi civiltà fluviali


Gli dèi erano rappresentati in sembianze umane. La cosiddetta Signora di Uruk, nota an-
che come la Maschera di Warka, volto femminile di marmo datato al 3100 a.C., raffigura pro-
babilmente la dea Inanna, ma è una delle più antiche raffigurazioni esistenti del volto umano.

Sacrifici, feste e profezie


Il culto degli dèi era basato sul sacrificio di vittime animali e sull’offerta di cibo. Le fe-
ste più importanti di ciascun dio prevedevano un pasto rituale, in cui un sacerdote prende-
va il posto del dio e consumava il cibo offerto, e gare sportive in onore della divinità, ac-
compagnate da canti e preghiere, che continuarono ad essere recitate in sumerico anche do-
po che questa lingua scomparve dall’uso quotidiano. Si celebravano anche banchetti in ono-
re degli antenati defunti, specialmente quelli del re.
I sacerdoti leggevano il futuro nelle viscere degli animali sacrificati e nel volo degli uc-
celli, una pratica che si ritrova in altre società politeiste antiche, compresa quella romana. 
Maschera di Warka
Tipica delle società semitiche era invece la grande importanza anche politica data ai profe- 3100 a.C.
Da Warka; Iraq Museum,
ti e alle profezie, che ritroveremo poi presso gli Ebrei e che è centrale nella Bibbia [cfr. cap. Baghdad
3.7]. Negli archivi ittiti ci sono poi molte informazioni sulle richieste di oracoli presentate Questa maschera in marmo
raffigura un soggetto
agli dèi, e sui rituali magici usati per guarire le malattie. femminile di imprecisata
Anche la musica si sviluppò in relazione ai rituali religiosi. I testi citano molti strumenti, identità, la cosiddetta
“Signora di Uruk”. In
che non sempre conosciamo; i più diffusi assomigliavano alla lira e all’arpa. I più antichi origine la testa era decorata
con incrostazioni di
casi di musica scritta nella storia dell’umanità sono in testi hurriti provenienti dalla città si- conchiglia e lapislazzuli,
riana di Ugarit, e datati intorno al 1800 a.C.; musicisti contemporanei hanno tentato di leg- materiali preziosi e colorati,
scelti per riprodurre gli
gere e interpretare questi brani, di cui conosciamo perfino i nomi dei compositori, anche se occhi e le sopracciglia.
la lettura della notazione musicale è puramente congetturale.

La mitologia, riflesso della storia


Le leggende degli dèi mesopotamici riflettono, trasfigurandole, le vicende protostoriche,
in particolare quella che noi chiamiamo “la rivoluzione neolitica” e che abbiamo racconta-
to nella parte introduttiva sulla preistoria. Secondo i Sumeri la civiltà venne creata dal dio
Enki, dio dell’acqua dolce che permette l’irrigazione della terra. Enki, che era venerato in
un tempio situato in una località rurale, cedette i suoi doni alla dea protettrice di Uruk, Inan-
na: questo mito simboleggia sia l’invenzione dell’agricoltura, sia la nascita delle città e
l’imposizione del loro dominio sul paese sumero.
Anche le vicende storiche, successive cioè all’invenzione della scrittura, sono rispecchia-
te nei miti degli dèi. L’invasione dei Gutei che distrussero l’impero accade è spiegata, nel poe-
ma La maledizione di Akkad, con l’ira del dio Enlil contro il re di Akkad, Naram-sin, che ir- 
Arpista sumero
ritato per un presagio sfavorevole aveva osato distruggere il suo antichissimo tempio a Nip- II millennio a.C.
Da Eshnunna; Musée du
pur. La penetrazione degli Amorrei in Mesopotamia e la loro progressiva assimilazione alla Louvre, Parigi
civiltà sumera e accade è raffigurata nel mito Il matrimonio di Martu, in cui il dio degli Amor- Questa placchetta in
terracotta raffigura un
rei, Amurru, che i Sumeri chiamavano Martu, triste perché è l’unico degli dèi a non avere mo- musico sumero intento a
glie, si innamora della figlia di un re sumero, ne conquista l’amore vincendo tutte le gare spor- suonare la sua arpa. La
scoperta di numerosi
tive a una grande festa, e ne ottiene la mano, anche se le amiche della sposa la mettono in strumenti musicali nelle
tombe reali e le frequenti
guardia contro la barbarie dello sposo, dio di un popolo di nomadi incivili [cfr. scheda, p. 49]. illustrazioni di musicisti
nell’arte sumerica fanno
ritenere che la musica avesse
un ruolo molto importante
presso questo popolo.
Sicuramente era una pratica
1. Elenca sul quaderno le principali divinità sumere specificandone le qualità 2. Che cosa avveniva legata alle funzioni ufficiali,
sacre e civili, e non solo una
durante le feste dedicate agli dèi? 3. Che cosa simboleggia il mito del dio sumero Enki? fonte di svago.

Capitolo 1 Le civiltà del Vicino Oriente nell’Età del Bronzo 61


India e Cina nell’Età del Bronzo che codifica uno specifico linguaggio.
A partire dal 1800 a.C. la civiltà della
valle dell’Indo entra in crisi, forse a
causa di una crescente siccità, e molte
L’India entrò nell’Età del Bronzo prima le nostre conoscenze sono legate agli delle sue città sono abbandonate; nel-
ancora della Mesopotamia, intorno al scavi degli edifici, in assenza di fonti la zona cominciano poi ad affluire
3300 a.C. Lo sviluppo della prima scritte utilizzabili. Dai siti sono emersi nuove popolazioni di pastori nomadi
grande civiltà del subcontinente india- segni impressi su sigilli, vasellame e ta- di lingua indoeuropea, gli indo-arii.
no, la cosiddetta “civiltà della valle del- volette, ma non è stato finora possibi- Rispetto all’India, la Cina, dove l’agri-
l’Indo”, ebbe però qualche secolo di le decifrarli; non è neppure sicuro che coltura era nata fin dal 7000 a.C., en-
ritardo rispetto allo sviluppo urbano si tratti di un vero e proprio alfabeto trò più lentamente nell’Età del Bronzo.
del Vicino Oriente. Gli scavi archeolo-
gici rivelano che entro il 2600 a.C., in
una vasta area collocata fra l’India e il  Sigillo della valle dell’Indo
Pakistan attuali, si sviluppò una rete di III millennio a.C. ca.
Da Mohenjo-Daro (Pakistan);
città costruite in mattoni, con case a Museo Nazionale di Delhi
più piani, pozzi, bagni e fognature, La valle dell’Indo è tra i siti
archeologici più interessanti per
magazzini e mura, ma senza edifici quel che riguarda l’Età del Bronzo
monumentali, palazzi o templi. Le città nelle regioni mediorientali. Il
sigillo riportato in figura risale
erano abitate da mercanti e artigiani e all’epoca delle prime civiltà della
rispetto a quelle mesopotamiche valle dell’Indo e mostra un dio
cornuto circondato da alcuni
sembrano aver ospitato una società animali: un bufalo, un rinoceronte,
un elefante e una tigre. L’identità
assai più pacifica ed egualitaria, i cui del dio non è ben chiara, ma
prodotti venivano esportati fino alla potrebbe trattarsi di una antica
versione del dio indù Shiva, nel suo
Altri

Mesopotamia e al Golfo Persico. Tutte aspetto di “Signore degli animali”.

OCEANO
INDIANO

Parte I Le grandi civiltà fluviali


Singoli oggetti in bronzo sono sta- te graffiate con un ago di bronzo regnò in Cina sono gli Xia, dal 2100  Harappa e Mohenjo-Daro, sorte
lungo il fiume Indo, furono due
ti datati già a partire dal 3100 a.C., su ossa di animali o gusci di tarta- al 1600 a.C., ma non c’è nessuna importanti città nell’Età del Bronzo,
ma perché si possa parlare di un ruga. Le ossa erano usate dagli in- conferma della loro reale esisten- edificate con mattoni d’argilla.
largo uso del metallo, per la fab- dovini per chiedere responsi agli za; la seconda dinastia, gli Shang, Mohenjo-Daro è ben conservata, e
ancora oggi se ne può vedere l’impianto
bricazione di armi e di vasellame dèi, e l’oracolo veniva poi scritto dal 1700 al 1000 a.C., è invece do- urbanistico, esteso e poco lineare. Di
rituale, bisogna attendere il 2000 sull’osso; le iscrizioni riportano da- cumentata nelle scritte sulle ossa. Harappa purtroppo non resta molto, ma
fu un importante centro politico ed
a.C.: parecchi secoli più tardi, quin- te e nomi di re, e rappresentano Da questi graffiti si ricava inoltre economico. Lungo il Fiume Giallo
di, anche rispetto al Vicino Orien- quindi la prima fonte scritta per ri- che i cinesi dell’epoca adoravano sorge invece il sito archeologico di
Longshan, da cui prende il nome la
te. L’uso della scrittura è testimo- costruire la cronologia della storia molti dèi del cielo e delle tempe- “cultura di Longshan”, fiorita nel corso
niato non prima del 1500 a.C., e cinese. Secondo la storiografia ci- ste, oltre agli antenati, considerati del III millennio a.C., cui si
riconducono i primi insediamenti
per molto tempo è limitato a scrit- nese classica, la prima dinastia che anch’essi al pari di divinità. urbanistici attestati in Cina.

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INDIA

Capitolo 1 Le civiltà del Vicino Oriente nell’Età del Bronzo 63


SINTESI
1. La civiltà sumera e accade
Tra il 4000 e il 1200 a.C. fiorirono in Mesopotamia le prime grandi civiltà dell’area mediterranea. In questa stessa epoca e in
questa stessa area si diffuse l’uso di armi e utensili di bronzo, un progresso tecnologico tale che tutto questo periodo è conosciuto come
Età del Bronzo. Il primo centro abitato fu quello di Uruk, culla della civiltà sumera. I Sumeri furono il primo popolo che imparò ad usa-
re la scrittura e a sviluppare un alfabeto, organizzandosi in città-stato indipendenti, ciascuna con un proprio re. Intorno al 2300 a.C. e
per un secolo circa, la popolazione nomade degli Accadi sottomise le città sumere e diede vita al primo impero centralizzato della re-
gione. Alla caduta di questo impero, molte città sumere tornarono a fiorire (cosiddetto “periodo neosumero”).

2. Regni e imperi fino al collasso dell’Età del Bronzo


Le crescenti difficoltà climatiche, causa di una lunga siccità, e la pressione esercitata dalle popolazioni nomadi portarono alla
fine dell’egemonia sumera e all’avvento degli Amorrei, popolazione di lingua semitica. Nel XVIII secolo a.C., il re amorreo di Babilo-
nia Hammurabi, celebre per il codice di leggi che da lui prende il nome, diede vita all’impero babilonese, che, tuttavia, gli sopravvisse
per poco. A nord-ovest, in Siria, si formò l’impero degli Ittiti, popolazione di lingua indoeuropea. Tra XV e XIII secolo a.C., le grandi
potenze dell’area mediterranea, compreso l’Egitto, entrarono in conflitto tra di loro. Dopo la battaglia di Qadesh (1275 a.C.) fu sancito
il dominio ittita su gran parte della Siria. Nello stesso periodo, in Mesopotamia, sorgeva il regno degli Assiri, che ben presto assunse l’e-
gemonia nella regione. Verso il 1180 a.C., l’invasione dei Popoli del Mare mise in crisi le potenze mediterranee e portò alla dissoluzio-
ne dell’impero ittita.

3. Re sacerdoti, re conquistatori
In epoca antica le città-stato sumere erano governate dai sacerdoti dei templi, ma dal 2900 a.C. emerge sempre di più la figura
del re ereditario, in principio ritenuto prediletto dagli dèi e, in seguito, addirittura divinizzato. In Siria, invece, il potere era meno auto-
cratico. Alla figura del re spesso si accompagnava quella di un primo ministro, o, come tra gli Hurriti, vi era la presenza di una forte ari-
stocrazia guerriera, oppure, come tra gli Ittiti, il re era sottoposto al controllo di un consiglio di capi.

4. Una società autoritaria, un’economia centralizzata


La Mesopotamia aveva una società fortemente irreggimentata e un’economia governata dall’alto. I contadini pagavano un tri-
buto in cereali ai magazzini del palazzo, gli artigiani, i soldati e i funzionari ricevevano razioni pubbliche, i prigionieri di guerra erano
ridotti in schiavitù. La gestione dell’economia pianificata rese necessari elaborati criteri di computo, di cui si occupavano gli scribi, os-
satura della burocrazia statale e religiosa. Durante la dominazione amorrea il lavoro coatto fu sostituito dal pagamento di un’imposta e
dal lavoro salariato. Si diffuse la proprietà privata e con essa il rischio dell’indebitamento, vera e propria piaga sociale.

5. Produzione, commercio, tecnica


La Mesopotamia antica era un paese arido e per rendere coltivabile il terreno occorreva un avanzato sistema di canali d’irriga-
zione, che comportava l’impiego di un’enorme quantità di manodopera per svolgere i lavori agricoli. La produzione agricola e l’ali-
mentazione erano basate sui cereali ed era molto diffuso l’allevamento di ovini e bovini. La produzione artigianale era incentrata sulla
tessitura, la produzione di vasellame e la lavorazione dei metalli. Le innovazioni tecniche furono sopratutto impiegate nell’uso bellico,
come la ruota, impiegata nei carri da guerra, poi perfezionati dall’introduzione del cavallo. La Mesopotamia fu una terra di scambi com-
merciali; importazione ed esportazione di materie prime e merci, e distribuzione di merci prodotte da altre popolazioni.

6. Un mondo di città
La città era centrale nel mondo del Vicino Oriente. I due punti principali del potere erano rappresentati dal tempio e dal palaz-
zo reale, vero centro amministrativo ed economico di ogni stato. Attorno ad essi si sviluppava la città, spesso con una pianta molto re-
golare. Le città del Vicino Oriente erano piuttosto grandi e generalmente difese da mura con torri. Per le popolazioni di quest’area le
città rappresentavano un luogo capace di ospitare, proteggere e organizzare la vita collettiva.

7. Le lingue e la scrittura
Il sumerico fu la prima grande lingua di civiltà diffusa nella Mesopotamia antica. In seguito si diffusero e imposero le lingue
semitiche e quelle indoeuropee. L’invenzione della scrittura avvenne separatamente in Mesopotamia e in Egitto. Per i Sumeri la scrittu-
ra nacque come esigenza indispensabile per tenere una contabilità. I primi esempi di scrittura consistono di geroglifici, ma, a partire dal
2900 a.C., si sviluppò una scrittura fonetica. L’alfabeto cuneiforme aveva circa 600 segni, ognuno dei quali indicava un concetto oppu-
re una sillaba, e venne adattato a tutte le lingue della regione. Nella città siriana di Ugarit, invece, dal 1400 a.C., si cominciò ad usare un
alfabeto di 30 caratteri, ciascuno dei quali corrispondeva ad un singolo suono.

64 Parte I Le grandi civiltà fluviali


8. Le leggi e la giustizia
Alla civiltà mesopotamica dobbiamo i codici di leggi più antichi nella storia dell’uomo. La pubblicazione di questi codici ri-
spondeva all’esigenza dei re di ostentare la loro autorità, dimostrare al popolo che si prendevano cura dei suoi bisogni e contrastare la
disgregazione sociale. La più importante raccolta di leggi che ci è giunta integra è il Codice di Hammurabi, che rappresenta un aggra-
vamento delle punizioni rispetto ai codici precedenti. I codici attestano il forte intervento del re nella vita economica e dedicano molto
spazio alla famiglia e al matrimonio. Hammurabi introdusse, inoltre, dei giudici statali, che dovevano redigere le sentenze per iscritto.

9. Le donne
Le donne avevano più spazio nella civiltà sumera, rispetto alle civiltà a loro contemporanee. Le madri e le mogli dei re e dei gover-
natori partecipavano alla gestione dell’amministrazione e delle entrate. Le donne comuni erano invece subordinate all’uomo e passavano dal-
la tutela del padre a quella del marito. Ciononostante, erano loro garantiti di diritti anche in questa situazione subalterna. Vi erano, inoltre, le
sacerdotesse, con una vita piena di limitazioni, e le prostitute, cui erano comunque garantiti una serie di diritti da parte della legge.

10. Gli dèi e il culto religioso


Gli abitanti della Mesopotamia e della Siria erano politeisti. Ogni città aveva i suoi dèi protettori, tra i quali i più conosciuti era-
no Enlil, Enki, Inanna, Amurru, Assur e Marduk. Gli dèi erano rappresentati in sembianze umane, e il loro culto era basato sul sacrifi-
cio di vittime animali e sull’offerta di cibo. Le leggende degli dèi mesopotamici riflettono tanto le vicende protostoriche, come la co-
siddetta rivoluzione neolitica, quanto le vicende storiche dei vari popoli.

ESERCIZI
Gli eventi
1. Indica con una crocetta l’espressione che ritieni esatta:

1. Il più antico centro abitato della regione mesopotamica fu... 4. Gli abitanti della Mesopotamia...
❏ a) la città di Assur; ❏ a) erano politeisti;
❏ b) la città di Akkad; ❏ b) adoravano dèi dalle sembianze animali;
❏ c) la città di Uruk; ❏ c) erano monoteisti;
❏ d) la città di Urkesh. ❏ d) non davano peso alla religione.

2. Nella civiltà sumera il re... 5. I codici di leggi mesopotamici...


❏ a) era affiancato da un primo ministro; ❏ a) avevano l’obiettivo di difendere i privilegi degli aristocratici;
❏ b) era considerato una divinità già in vita; ❏ b) erano dedicati esclusivamente ai rapporti economici;
❏ c) era sottoposto al controllo di un consiglio di anziani; ❏ c) si proponevano di contrastare la disgregazione sociale;
❏ d) era coadiuvato da un’aristocrazia militare. ❏ d) non contemplavano le questioni matrimoniali.

3. Nel Vicino Oriente antico il centro del potere era rappresentato... 6. Nelle società del Vicino Oriente antico le donne di classe alta...
❏ a) dalla piazza del mercato; ❏ a) avevano la possibilità di sposare più uomini;
❏ b) dal tempio della divinità protettrice; ❏ b) partecipavano alla gestione dell’amministrazione;
❏ c) dai quartieri aristocratici; ❏ c) erano totalmente subordinate agli uomini;
❏ d) dal palazzo reale; ❏ d) non potevano assolutamente intraprendere la vita sacerdotale.

Capitolo 1 Le civiltà del Vicino Oriente nell’Età del Bronzo 65


Le coordinate spazio-temporali
2. Colloca sulla carta muta gli elementi fisici e le città elencate; quindi con colori differenti indica il territorio
d’origine delle culture mesopotamiche, il territorio siriano e il territorio degli Ittiti:

Elementi fisici:
Mar Mediterraneo; Golfo Persico;
Mar Nero; Fiume Tigri; Fiume Eufrate.
Città:
Ugarit; Mari; Ur; Assur; Ebla; Hattusha;
Uruk; Qadesh; Babilonia.

3. Collega correttamente le date agli eventi elencati di seguito:

Date Eventi
a) 4000 a.C. circa 1) Regno di Hammurabi.
b) 2100 a.C. circa 2) Il re ittita Murshili I invade la Mesopotamia.
c) 2004 a.C. 3) Il re assiro Tukulti-Ninurta distrugge Babilonia.
d) 1792-1750 a.C. 4) Viene fondata la città di Uruk.
e) 1600 a.C. circa 5) Battaglia di Megiddo.
f) 1457 a.C. 6) Invasione dei Popoli del Mare.
g) 1275 a.C. 7) Ur-Nammu, re di Ur, fa redigere il più antico codice di leggi pervenutoci.
h) 1200 a.C. 8) Battaglia di Qadesh.
i) 1180 a.C. circa 9) Gli Elamiti distruggono la città sumera di Ur.

66 Parte I Le grandi civiltà fluviali


Il confronto
4. Seguendo l’esempio, indica con una crocetta a quali delle seguenti civiltà corrispondono le affermazioni
elencate; quindi rispondi alle domande:

Sumeri/Accadi Amorrei Ittiti Hurriti Assiri


Erano di lingua semitica Sì gli Accadi, X X
non i Sumeri
Erano di origine
indoeuropea
I sovrani esercitavano
un potere di tipo autocratico
Erano organizzati in città-stato
o regni autonomi
Erano organizzati
in regni centralizzati

a) Che tipo di potere esercitavano i re ittiti e hurriti?


b) Quali erano le principali attività produttive e artigianali?
c) Come descriveresti la struttura sociale di queste civiltà?

L’elaborazione scritta
5. In un breve testo scritto (max 15 righe) descrivi l’invenzione della scrittura, seguendo la seguente scaletta
di punti proposta:

a) Da cosa nacque la necessità di inventare la scrittura;


b) I geroglifici: primi esempi di scrittura;
c) La scrittura cuneiforme: scrittura fonetica e alfabeto sillabico;
d) Le novità introdotte dall’alfabeto in uso nella città siriana di Ugarit.

L’esposizione orale
6. Rispondi brevemente alle seguenti domande:

1) Che rapporto vi era tra l’agricoltura basata sui sistemi d’irrigazione e la forma centralizzata delle società mesopotamiche?
2) In che modo il sistema agricolo peggiorò la siccità e pesò sul declino dei regni meridionali?
3) In che senso le città commerciali mesopotamiche curavano la distribuzione di alcune merci?
4) Che ruolo aveva il palazzo del re nella vita del regno? Chi erano gli scribi?
5) Con quale obiettivo furono prodotti i primi codici di leggi? Che differenze vi erano tra il Codice di Hammurabi e i
codici seguiti da altri popoli, come quello in vigore tra gli Ittiti?
6) Quale era la posizione delle donne nelle società del Vicino Oriente antico?
7) In che modo le leggende degli dèi mesopotamici riflettono, trasfigurandole, le vicende protostoriche e quelle storiche? Puoi fare degli esempi?

Capitolo 1 Le civiltà del Vicino Oriente nell’Età del Bronzo 67


Capitolo 2

L’antico Egitto
1. Il Periodo protodinastico,
l’Antico regno e il Medio regno
E V E N T I E P R O TA G O N I S T I

La lunga storia della civiltà egizia


Fra tutte le civiltà del mondo antico, l’Egitto dei faraoni è quella che ci appare più sor-
prendente e per certi versi misteriosa. Ha lasciato testimonianze impressionanti: piramidi,
statue, templi giganteschi, e poi, in tanti musei del mondo, mummie, sarcofaghi, papiri, di-
pinti e oggetti di ogni tipo. La civiltà egizia, inoltre, è durata millenni, dal 3300 circa al
500-300 a.C., in apparenza senza conoscere le drammatiche trasformazioni che nel frat-
tempo avvenivano in Mesopotamia e nel resto del Vicino Oriente. Fin dall’Antichità, la sto-
ria dell’Egitto veniva concepita come una lunga e nutritissima serie di re, chiamati farao-
 ni, appartenenti a trenta diverse dinastie. Nell’arte e nell’architettura i cambiamenti erano
Terreni coltivati ridotti, al punto che il grande filosofo greco Platone scrisse verso il 350 a.C.: in Egitto «ciò
nel deserto
Fotografia di M. Bertinetti che è stato scolpito o dipinto migliaia di anni fa non è né migliore né peggiore delle opere
La fotografia mostra campi create oggi, bensì è stato creato secondo i medesimi criteri artistici».
coltivati in mezzo al deserto
di Dahshur, una località
La storia dell’Egitto viene divisa dagli storici in tre fasi principali, o “regni”, caratte-
situata sulla riva occidentale rizzati da un forte potere centrale, e intervallati da periodi di crisi dovuti alla frammenta-
del Nilo, pochi chilometri a
sud della zona archeologica zione politica (per via del sopravvento dei poteri politici locali) e a una vulnerabilità sul
di Saqqara. Oggi come ieri, fronte esterno. Le tre fasi durante le quali fu forte il potere dei faraoni sono l’Antico regno
l’Egitto ha “rubato” al
deserto porzioni di terra, (2686-2181 a.C.), il Medio regno (2055-1650 a.C.) e il Nuovo regno (1550-1069 a.C.).
allargando il più possibile la
zona coltivabile tramite Questi tre regni sono preceduti da un periodo iniziale di cui si sa poco, detto Periodo pro-
sistemi di irrigazione capaci todinastico (circa 3200-2686 a.C.), e sono interrotti dai due periodi di crisi, chiamati Pri-
di portare nell’entroterra le
acque del Nilo. mo periodo intermedio (2181-2055 a.C.) e Secondo periodo intermedio (1650-1550 a.C.).
La storia egizia ha termine con una Epoca tarda (1069-343
a.C.), nella quale periodi di decadenza e rinascita si ac-
compagnano alla pressione di potenze straniere, e alla con-
quista dell’Egitto da parte dei Persiani e dei Greci.

L’importanza di un fiume
Al tempo dei faraoni il deserto occupava, come oggi,
gran parte del territorio egiziano. Alcuni millenni prima il
Sahara era stato abitabile, ma il clima si era inaridito a par-
tire dal 13.000-10.000 a.C., permettendo alla popolazione
di vivere stabilmente solo a ridosso del Nilo. Il corso del
fiume, che scorre da sud a nord, si divideva in due sezioni
molto diverse. A nord, negli ultimi centocinquanta-due-

68 Parte I Le grandi civiltà fluviali


cento chilometri, il fiume formava in prossimità della foce un delta ampio
L’antico Egitto
e ricco di canali e paludi (così detto fin dall’Antichità perché nella forma
ricorda la lettera greca Δ). Era il Basso Egitto. Più a meridione, risalendo il MAR MEDITERRANEO

corso del fiume, si stendeva l’Alto Egitto. Questo era costituito dalla lun-
Canopo
ga e stretta valle fluviale, che si snodava come una sottile striscia verde e
Tanis Pelusio
Sais
larga, a seconda delle zone, da un minimo di uno a un massimo di venti chi- BASSO EGITTO Avari
Eliopoli SINAI
lometri. Intorno vi era il deserto, interrotto da poche oasi, nelle quali la pre- Giza
Saqqara • Menfi

senza dell’acqua rendeva possibili agricoltura e villaggi. Il deserto e il gran- FAYYUM


de fiume che lo attraversa spiegano le peculiari caratteristiche di questa ci- Eracleopoli

MA
RR
viltà: grazie alle facilità degli spostamenti in barca e anche a causa del re-

OS
SO
lativo isolamento determinato dal deserto circostante, si definì lungo il Ni- Tell el-Amarna

DE
(Akhetaton)

SE
lo una cultura unitaria; inoltre la necessità di coordinare e impegnare in-

RT

Ni
O
genti risorse per facilitare la regolarità della produzione agricola lungo il

lo
LI
BI
CO
fiume agevolò l’affermarsi di un potere accentrato in grado di gestire l’in- Abido Dendera
tero processo [cfr. par. 3]. ALTO
Tebe
Karnak

Alla fine della preistoria, nella valle del Nilo vivevano comunità molto EGITTO
Edfu
diverse le une dalle altre. Dopo il 6000 a C., esse importarono dal Vicino Siene (Assuan)
Oriente l’agricoltura e l’allevamento. Rispetto alla Mesopotamia, l’Egitto Philae
era allora in ritardo di oltre due millenni. Ma l’evoluzione successiva fu BASSA NUBIA

molto rapida, e così Mesopotamia e Egitto arrivarono quasi nello stesso mo-
mento a quel fondamentale passaggio nella storia della civiltà rappresenta- Abu Simbel
to dalla nascita dello Stato. Intorno al 3300 a.C., infatti, i diversi piccoli re-
gni dell’Alto e del Basso Egitto si unirono gli uni agli altri, e infine diede-
ro vita a uno Stato unitario. Ignoriamo quasi del tutto la storia di quest’e- ALTA NUBIA

poca remota, ed è solo una leggenda quella che attribuisce a un primo mi-
tico faraone, di nome Menes, il merito di avere unificato il paese. Oasi Piramidi
Depressioni Cateratte del Nilo

L’Egitto dell’Antico regno


Durante il periodo dell’Antico regno (2686-2181 a.C.), la capitale dello Stato fu posta
nella città di Menfi, nel Basso Egitto, poco lontano dall’attuale Cairo. Il territorio venne di-
viso in province, affidate a governatori nominati e controllati dal faraone. Il potere e le ric-
chezze dei faraoni divennero rapidamente immensi. Uno dei più antichi e più importanti fa-
raoni fu Snefru, che regnò intorno al 2600 a.C. Fu il primo sovrano a intraprendere cam-
pagne militari al di fuori dei confini dell’Egitto, verso nord-ovest, nell’attuale Libia, e so-
prattutto verso sud, in Nubia, il nome dato allora ai territori dell’attuale Sudan che costitui-
vano per l’Egitto una fonte di oro, avorio e altri materiali preziosi, oltre che di schiavi. Sne-
fru ordinò la costruzione di opere immense. Portò a termine la più antica diga del mondo,
nei pressi di Melfi, e poi fece costruire templi, palazzi, statue, barche, fattorie e insediamenti
di ogni tipo. Edificò ben tre piramidi, cosa che ha fatto molto discutere gli studiosi, i quali
ignorano quale fosse la piramide destinata a servire come tomba del sovrano e quale fosse
la funzione delle altre due: una piramide è ancora di tipo antico, a gradoni, simile ai templi
(ziggurat) della Mesopotamia; una seconda è celebre perché, quando la costruzione era ar-
rivata a circa due terzi di altezza, problemi di struttura costrinsero a cambiare la pendenza
delle pareti, dando così all’edificio una forma strana, che giustifica il suo soprannome di “pi-
ramide romboidale”; la terza piramide, infine, è la prima costruita con le pareti lisce, e non
a gradoni. Questa frenetica attività edilizia fu proseguita dai suoi immediati successori, i fa-

Capitolo 2 L’antico Egitto 69


Le fasi della storia egizia
Periodo Antico Primo periodo Medio Secondo periodo Nuovo Epoca
protodinastico regno intermedio regno intermedio regno tarda

circa 3200-2682 a.C. 2682-2181 a.C. 2181-2055 a.C. 2055-1650 a.C. 1650-1550 a.C. 1550-1069 a.C. 1069-343 a.C.

raoni Cheope, Chefren e Micerino. Furono loro ad ordinare la costruzione delle piramidi
più grandi e più famose dell’Egitto, situate a Giza, vicino al Cairo. Oltre a servire da sepol-
cro monumentale, lo scopo delle piramidi era quello di glorificare il faraone, dimostrando a
tutti, e per secoli, la sua potenza. Questa forma di manifestazione della potenza del re, for-
se considerata troppo semplice, fu comunque abbandonata già intorno al 2530 a.C. Iniziò al-
lora l’usanza di costruire piramidi più basse, impiegando le risorse così risparmiate per edi-
ficare intorno al sepolcro un sistema complesso di sfarzosi templi.
Il potere statale subì, a partire dal 2200 a.C., una crisi sempre più grave. I governatori
delle diverse province si staccarono dal faraone, e divennero autonomi tramandando per via

Le Lamentazioni di Ipu-ur Davvero, il deserto è nel paese, i nomi sono distrutti.


Tribù straniere sono venute in Egitto da fuori.
In un papiro risalente all’inizio del Primo periodo Davvero, chi faceva costruire piramidi è divenuto lavo-
intermedio è stato trovato un lungo testo, mancante ratore dei campi.
dell’inizio e della fine, nel quale un personaggio
altrimenti sconosciuto, presentato come un “saggio” Davvero, grandi e piccoli dicono: «Vorrei essere morto!».
di nome Ipu-ur, descrive un fosco quadro delle E i bambini piccoli dicono: «Non mi avessero mai mes-
condizioni del paese in quel momento, in cui so al mondo».
nomadi beduini si erano infiltrati nel Delta. Vi
Davvero, si mangia erba e ci si disseta di sola acqua.
La vengono narrate le lotte fratricide che avvenivano

voce
Non si trovano più né frutti né cereali. Si portano via i ri-
ovunque in Egitto, i rivolgimenti sociali, le
fiuti dalla bocca dei porci e, per la fame, non si dice:
depredazioni, la miseria. A questo esponente delle

PA
«Questo è più adatto a te che a me».
del classi dominanti pesano soprattutto i cambiamenti
sociali e la decadenza di famiglie in passato Ecco, è successo questo alla gente: chi non poteva co-
importanti. struirsi una capanna, ora è padrone di palazzi. Chi pri-

SSA
ma dormiva solo a terra, ora è padrone di un letto.

Davvero, i cuori sono violenti, la peste è nel paese, san- Ecco, il proprietario di ricchezze giace ora assetato. E chi
gue è dovunque. prima poteva avere solo un goccio, ora è padrone di

TO
coppe piene fino a traboccare.
Davvero, molti morti sono sepolti nel fiume: la corrente
è un sepolcro, l’acqua prende il posto dell’imbalsama- Ecco, i possessori di vesti preziose sono ora in cenci, ma
zione. chi tesseva solo per gli altri ora possiede abiti di fine lino.

Davvero, la nobiltà è in lutto, i poveri sono in gioia; ogni Ecco, i poveri del paese son diventati ricchi, chi posse-
città dice: «Scacciamo i potenti che sono fra noi!». deva è ora uno che non ha nulla.

Parte I Le grandi civiltà fluviali


ereditaria la propria carica. Durante il Primo periodo in- |
termedio (2181-2055 a.C.), l’Egitto si frammentò in una Tavolozza di Narmer
3100 a.C. ca.
serie di piccoli principati indipendenti. Divenne allora Da Ieracompoli (odierna
impossibile condurre i grandi lavori di massa necessari al- Kom el-Ahmar)
l’edificazione dei monumenti e al controllo delle inonda- Questa tavolozza, rinvenuta
nel 1898, glorifica le gesta
zioni del Nilo. Ribellioni, lotte politiche, disordini di ogni ti- del mitico Narmer (Menes
secondo alcuni annali),
po determinarono un forte regresso dell’economia. ricordato come primo
faraone della I dinastia
dell’antico Egitto. Secondo
La riunificazione durante il Medio regno la leggenda Narmer, allora
sovrano dell’Alto Egitto,
A partire dal 2055 i faraoni dell’XI dinastia riuscirono a ri- avrebbe vinto il Basso
costruire l’unità dell’Egitto. Iniziava il periodo chiamato Me- Egitto unificando il grande
territorio in un unico Stato.
dio regno (2055-1650 a.C.). Il merito principale della riunifica- Nella parte alta della
tavolozza, i tori
zione spetta alle vittoriose campagne militari condotte durante il simboleggiano la forza del
lungo regno di Mentuhotep II, faraone per ben cinquantuno anni leggendario faraone; nella
parte centrale del rilievo il
(dal 2055 al 2004 a.C.). Il nuovo Stato unitario dimostrò subito tut- sovrano è rappresentato più
ta la sua forza. Vennero realizzate canalizzazioni e bonifiche, come quella della regione grande degli altri
personaggi, nell’atto di
del Fayyum (un grande lago acquitrinoso, l’attuale Moeris, nel Basso Egitto), grazie alla sottomettere il nemico. A
sottolineare ulteriormente la
quale furono resi coltivabili vasti territori. I commerci e l’attività economica ripresero vi- sua vittoria, Narmer indossa
gore, e i faraoni si preoccuparono anche di aprire nuovi percorsi commerciali di lunga la cosiddetta “corona
bianca”, tipica dei sovrani
distanza. Intorno al 2000 a.C., per esempio, venne organizzata una grande spedizione na- del Basso Egitto da lui
sottomessi. L’iconografia del
vale che dal Mar Rosso si spinse verso il favoloso paese di Punt, la “terra dell’incenso” re vittorioso sui nemici sarà
(forse l’attuale Somalia). Importante fu l’azione espansiva, soprattutto la conquista di ter- una costante nell’arte
celebrativa egizia. Sul retro
ritori in Nubia, avvenuta sotto il comando del faraone Sesostri III (1870-1831 a.C.), che del rilievo, che qui non
vediamo, un’altra scena
ampliò verso meridione i confini del regno egizio. Oltre a fortezze e difese di ogni tipo, celebra l’avvenuta
sul nuovo confine Sesostri III fece erigere alcune grandi iscrizioni, che celebravano la vit- unificazione dei due regni.
In questa tavolozza compare
toria sui Nubiani e li accusavano di codardia: «Ho catturato le loro donne, ho preso i loro una delle più antiche scritte
in geroglifico mai ritrovate.
sottoposti; venuto ai loro pozzi, ho ucciso il loro bestiame; ho tagliato il loro grano e gli
ho dato fuoco. Se si è aggressivi, essi girano
la schiena; ma se ci si ritira, diventano ag-
gressivi. Non sono gente da rispettare, sono
dei miserabili...». Sono parole di un vincitore
orgoglioso, che dobbiamo guardarci da acco-
gliere come oro colato. L’espansione si indi-
rizzò anche verso nord-est, sulle coste del
Mediterraneo fino alla Siria, che erano essen-
ziali per i commerci con l’Oriente.

1. Che cosa caratterizzò le tre fasi principali in


cui gli studiosi dividono la storia dell’Egitto?
2. Per quale motivo lungo il Nilo si definì
una cultura unitaria? 3. Che conseguenze  di Chefren e quella di Sfinge”, alcune piramidi
ebbe la frammentazione del regno durante il Le piramidi di Giza Micerino la più piccola minori (le tombe delle
2700-2500 a.C. delle tre. Questo vasto regine), e diverse mastabe,
Primo periodo intermedio? La fotografia mostra le tre complesso funerario si forme di sepoltura scavate
4. Che direttrici seguì l’espansione egizia piramidi più famose della trova a Giza, una città nella roccia, risalenti
storia d’Egitto: quella di vicina al Cairo, in cui sono all’Antico regno e dedicate
durante il Medio regno? Cheope (da sinistra), quella ospitate anche la “Grande a faraoni e funzionari.

Capitolo 2 L’antico Egitto 71


2. Il Nuovo regno e l’Epoca tarda
E V E N T I E P R O TA G O N I S T I

Gli Hyksos, i nuovi dominatori



Il tempio di Amon a A partire circa dal 1700 a.C., si aprì una nuova fase di crisi economica e politica, che
Luxor condusse in breve al Secondo periodo intermedio (1650-1550 a.C.). Ancora una volta il
1390-1250 a.C.
Il tempio di Luxor, di cui la potere centrale del faraone fu ridotto, in molte province, dai disordini e dalla volontà di au-
fotografia ci mostra tonomia dei governatori locali. Anche un’invasione straniera, quella degli Hyksos, contri-
l’ingresso principale
fiancheggiato dal grande buì alla crisi. Gli Hyksos erano tribù asiatiche, di lingua soprattutto semitica, che dalla
obelisco, è dedicato ad Palestina gradualmente si infiltrarono nel delta del Nilo, fino a riuscire a prendere il pote-
Amon, il dio supremo nel
culto egizio. Fu il faraone re. La nuova capitale fu collocata ad Avari, nel delta orientale. I nuovi dominatori intro-
Amenhotep III, nel XIV
secolo a.C., a dedicare al dio dussero novità importanti, come l’uso dei cavalli e dei carri da guerra. Peraltro furono su-
la costruzione del grande bito molto influenzati dalla civiltà egizia, nettamente più sviluppata della loro, assumendo
santuario, poi proseguita
sotto Haremhab e presto gli stessi costumi e la stessa religione degli Egizi.
Tutankhamon, che lo
completarono con colonne e
statue. L’espansione Il Nuovo regno e l’apogeo della civiltà egizia
maggiore del complesso
funerario si ebbe tuttavia Questa crisi ebbe termine quando il paese, grazie al faraone Ahmosi I (1550-1525 a.C.),
con Ramses II, circa 100
anni dopo l’inizio dei lavori. si liberò dal dominio degli Hyksos e tornò a formare un unico Stato, che aveva come capi-
Si deve a questo faraone, tale la città di Tebe (oggi Luxor), nell’Alto Egitto, una zona più lontana dal Mediterraneo,
infatti, la costruzione del
grande portale d’accesso e e dunque meno esposta alle invasioni straniere. Iniziava così un nuovo periodo di ricchez-
del lungo viale
fiancheggiato da sfingi, oggi za e di potere, il cosiddetto Nuovo regno (1550-1069 a.C.).
androcefale (a testa umana), Durante questo periodo, l’Egitto raggiunse il massimo sviluppo. Divenne una grande po-
ma al tempo di Ramses II
ideate con la testa di ariete. tenza, che anche fuori dai suoi confini governava in modo diretto territori vastissimi; molti al-
tri paesi venivano controllati tra-
mite la minaccia di spedizioni mi-
litari, oppure attraverso l’alleanza
con i re locali, che dovevano rico-
noscere la supremazia egizia. Il fa-
raone Thutmosi I (1504-1492 a.C.)
si spinse verso meridione, nel cuo-
re della Nubia, come mai prima
avevano fatto le truppe egizie. Poi
indirizzò il suo esercito verso nord-
est, conquistando la Palestina e ar-
rivando fino in Siria, e sottoponen-
do queste regioni a tributi. Più tar-
di, sotto Thutmosi III (1479-1425
a.C.) furono necessarie ben quindi-
ci campagne militari per domare ri-
volte scoppiate in Siria, e per assi-
curare ai faraoni la completa supre-
mazia, imponendo tributi anche ad
Assiri, Babilonesi e Ittiti; o almeno
questo è quello che dicono i farao-
ni nelle loro iscrizioni, anche se le
fonti di parte mesopotamica o ittita
non sono affatto d’accordo.

72 Parte I Le grandi civiltà fluviali


In questo periodo di potenza incontrastata e di prosperità, la reggia del faraone, posta
nella nuova capitale, Tebe, sorgeva accanto al grandioso tempio di Amon (o Ammone), il
dio locale di Tebe e protettore della dinastia. Amon divenne allora anche la principale di-
vinità dell’intero Egitto. Il faraone si circondava di una corte fastosa, con centinaia di di-
gnitari, artisti, e servitori, e con un vasto harem di mogli. Il tempio di Amon accumulava
grandi ricchezze: i templi erano all’epoca vere e proprie istituzioni con una struttura orga-
nizzativa e precise funzioni. La celebrazione dei faraoni defunti smise di venire affidata al-
le grandi tombe a forma di piramide, perché i sovrani preferirono dedicare un’intera valle
ad occidente di Tebe alla costruzione di sepolcri monumentali, scavati nella roccia. Oltre
ai sacerdoti, solo gli artisti e gli operai addetti alla costruzione e alla manutenzione delle
tombe potevano entrare in questa “città dei morti”, oggi nota come Valle dei Re.
Al periodo del Nuovo regno risalgono due faraoni celebri, seppure per motivi diversi. Il
primo è il cosiddetto faraone eretico, Amenofi IV-Akhenaton (1352-1336 a.C.), che cercò
di cambiare radicalmente la religione egizia introducendo il culto monoteista di Aton per sot- monoteismo
Dal mònos, ‘unico’, e theòs,
trarsi al potere dei sacerdoti di Amon, ma senza ottenere un duraturo successo [cfr. par. 6]. Il ‘dio’. Religione che ammette
potere della classe sacerdotale tornò in seguito a rappresentare un problema per l’autorità del l’esistenza di un solo dio.
faraone. Il secondo è il successore di Akhenaton, Tutankhamon (1336-1327 a.C.), famoso
perché è l’unico faraone la cui tomba è giunta intatta fino a noi, senza che il sarcofago fosse
violato e i tesori che lo accompagnavano fossero saccheggiati dai ladri, come accadde a qua-
si tutte le tombe regali egizie, già nell’Antichità oppure in tempi a noi più vicini.
A quest’epoca risalgono tuttavia anche i grandi scontri per l’egemonia fra l’Egitto e le
potenze rivali dell’area. Al 1457 a.C., con il faraone Thutmosi III (1479-1425), risale la bat-
taglia di Megiddo fra l’esercito egizio e quello del re urrita di Mittani che si concluse con

MAR NERO L’espansione


egizia
MAR
Hattusha CASPIO
Smirne Kanesh

Ittiti
Assiri
CRETA Ugarit Karkemish
CIPRO
Assur
Qadesh
Biblo
Babilonesi
MAR MEDITERRANEO Tiro SIRIA Tigri
Babilonia
Terra Megiddo Eufrate
di Canaan
GOLFO
Menfi PERSICO

Akhetaton

EGITTO Egizi

Tebe

confine durane l’Antico regno Nilo


Regno ittita
MAR
ROSSO
Regni mesopotamici
NUBIA Domini egizi
confine durante il Medio regno durante il Nuovo regno
Battaglie

Capitolo 2 L’antico Egitto 73


un’alleanza [cfr. cap. 1.2]. In seguito iniziò a farsi sentire l’espansionismo della crescente
potenza degli Ittiti, che contendevano all’Egitto il dominio di Siria e Palestina. Dopo mo-
menti alterni e periodi di tregua, lo scontro decisivo avvenne sotto il faraone Ramses II
(1279-1213 a.C.). La battaglia finale, combattuta a Qadesh nel 1274, ebbe risultati incer-
ti, ma indusse le due potenze a stipulare un patto di non aggressione e a dividere Siria e
trattato Palestina in sfere di influenza ben distinte. Negli anni seguenti al trattato, la pace permise
Accordo stipulato tra due o più
Stati.
un intenso sviluppo dell’Egitto e una grande attività edilizia. Il lungo regno di Ramses II fu
per questa ragione un periodo di grande splendore artistico. La potenza e la ricchezza diede-
ro all’Egitto la forza di resistere all’ondata di incursioni e di razzie dei cosiddetti Popoli del
Mare, che intorno al 1200 a.C. sconvolsero tutto il Mediterraneo orientale, travolgendo i
grandi regni degli Ittiti [cfr. cap. 1.2] e dei Micenei (di questi ultimi diremo nei capitoli suc-
cessivi, cfr. cap. 4.1). L’ultimo grande re del Nuovo regno, Ramses III (1184-1153 a.C.), vin-
se numerose battaglie terrestri e navali, ma dovette rinunciare ai domìni egizi in Siria e Pale-
stina. La situazione interna andava peggiorando, a causa delle enormi spese belliche, della
corruzione, dei disordini sociali e dell’insicurezza dovuta alle razzie dei nomadi del deserto.
Inoltre l’enorme ricchezza dei templi, che alla fine del regno di Ramses III giunsero a posse-
dere un terzo di tutta la terra coltivabile del paese, aveva troppo accresciuto il potere dei sa-
cerdoti, danneggiando l’autorità del faraone. I successivi sovrani, che si chiamarono tutti
Ramses, dovettero lottare contro difficoltà economiche e politiche crescenti. L’autorità del-
l’ultimo re del Nuovo regno, Ramses XI (1099-1069 a.C.), venne quasi resa nulla dalle care-
stie e dai saccheggi, che portarono a una guerra civile; anche il clero dei templi era in agita-
zione, e pretendeva che i sommi sacerdoti avessero lo stesso potere del faraone.

L’Epoca tarda, il definitivo tramonto


L’Epoca tarda (1069-343 a.C.) fu un periodo di decadenza politica, economica e socia-
le, interrotto da alcuni momenti di rinascita. Verso il 950 a.C. il regno passò nelle mani di
una dinastia libica, ma i faraoni avevano ormai smesso di controllare l’intero Stato, che an-
cora una volta si frammentò in principati autonomi. Come conseguenza, i re furono inca-
paci di resistere alla nuova grande potenza degli Assiri. Il primo attacco avvenne nel 674
a.C., e poi nel giro di pochi anni l’esercito assiro, fra saccheggi e distruzioni, arrivò fino al-
la capitale, Tebe, e l’Egitto venne ridotto a protettorato assiro. Dopo pochi anni riuscì a tor-
nare indipendente, e il potere fu preso dalla nuova dinastia saitica, fondata da Psammetico
(664-610 a.C.), che diede al paese un ultimo periodo di rinascita. Dopo questa momenta-
nea ripresa, nel 525 a.C. avvenne il crollo definitivo: i Persiani conquistarono tutto il pae-
se, riducendolo a una provincia del loro impero. In seguito, nel 333 a.C. l’Egitto fu preso
da Alessandro Magno, e infine, nel 30 a.C., dai Romani. La popolazione non abbandonò
per questo la sua lingua, i suoi dèi e le sue usanze, ma si trattava ormai di un popolo sotto-
messo che viveva entro i confini di imperi dominati da altri.


Il faraone Ramses II
XIII sec. a.C.
Museo Egizio, Torino 1. Quali furono le novità introdotte dagli Hyksos? 2. Quali furono le cause che portarono
Il regno Ramses II è tra i
più gloriosi e conosciuti alla crisi politica al termine del Nuovo regno? 3. Da quali popoli fu infine conquistato
nella storia dell’antico ed assoggettato l’Egitto nell’Epoca tarda?
Egitto: in sessantasette anni
coprì la valle del Nilo di
monumenti lasciando una
traccia incancellabile del
suo florido governo.

74 Parte I Le grandi civiltà fluviali


3. La civiltà del Nilo
I S T I T U Z I O N I , S O C I E T A , C U LT U R E

Una società organizzata attorno al “sistema Nilo”


Un fiume, il Nilo, è alla base della civiltà egizia. Già gli antichi avevano chiara questa re- 
lazione, al punto che uno storico greco del V secolo a.C., Erodoto, disse che «l’Egitto è un Il regime del Nilo
Disegno di D. Spedaliere
dono del Nilo». L’Egitto è una regione dalle piogge scarsissime e dal clima rovente, e sareb- Questo disegno mostra il
be in effetti interamente occupato dal deserto se il Nilo, provenendo dal cuore dell’Africa e livello delle acque del Nilo
distribuite nel corso
dagli altopiani dell’Etiopia, non tracciasse una lunghissima e sottile striscia fertile nel mezzo dell’anno. Il periodo di
di un’arida distesa infuocata. Gli antichi Egizi chiamavano il loro paese kemet, ‘terra nera’, piena del fiume aveva inizio
durante il mese di maggio
una espressione che indicava la striscia di terra resa fertile dal limo scuro portato dal fiume; per raggiungere la massima
portata nel mese di luglio
ad essa si contrapponeva la ‘terra rossa’ (deshret), ovvero le sabbie ostili del deserto. (a). Nei mesi successivi, il
Per la vita umana, l’importanza del fiume era accresciuta dal singolare andamento del- fiume ritornava ai regimi
normali (b), concedendo
le acque, che dipendeva dalle piogge estive e dallo scioglimento delle nevi degli altopiani agli egizi una gestione più
regolare delle terre
etiopici. Tutti gli anni, con regolarità, a partire dalla fine di maggio il livello dell’acqua ini- coltivabili, ma soprattutto
ziava a salire, oltrepassava gli argini e inondava per intero la valle. In media, fra maggio e un terreno umido e ben
fertilizzato dal limo. In
agosto la portata del Nilo si moltiplicava di circa quindici volte. Oggi non è facile imma- questa fase aveva inizio il
lavoro di aratura e semina
ginare cosa dovevano essere anticamente le piene del Nilo, poiché alcune grandi dighe (co- dei campi. Giunti al mese di
me quella di Assuan costruita tra il 1960 e il 1971) hanno mutato il regime del fiume. Novembre, il fiume era
quasi in secca (c).
Quando a metà settembre il fiume iniziava a ritirarsi, i contadini si preparavano a setti-
mane di lavoro frenetico. Ad ottobre, il Nilo rien-
trava nel suo letto, lasciando tutto il terreno della
valle ben umidificato e ricoperto di uno strato di li-
mo, composto da detriti organici e sali minerali,
che aveva potentissime capacità fertilizzanti. Scat- a
tava allora la corsa per sistemare i canali, arare i
campi, seminare e compiere tutti i lavori necessa-
ri all’agricoltura. Occorreva inoltre lavorare alla
costruzione di dighe, canalizzazioni e sistemi di ir-
rigazione che permettevano di estendere la stretta
striscia di terreno coltivabile.
Come avveniva in Mesopotamia, proprio il bi-
sogno di organizzare e controllare le imponenti
opere pubbliche necessarie a irreggimentare e a
b
sfruttare il fiume fu una delle ragioni che determi-
narono la nascita di uno Stato accentrato, forte-
mente gerarchico e basato su un’amministrazione
molto bene articolata. Ma nel caso del Nilo, il fiu-
me e l’ambiente dove scorreva determinarono al-
cuni caratteri specifici della civiltà egizia. Al con-
trario di Tigri e Eufrate, dal corso molto irregola-
re, il Nilo era facilmente navigabile tutto l’anno
fino alle rapide (le cateratte) che iniziavano ai con-
c
fini meridionali del paese. Per scendere il fiume, le
barche seguivano la corrente, mentre per risalirlo utiliz-
zavano i venti che spirano quasi tutto l’anno dal Mediterraneo
verso l’interno dell’Africa.

Capitolo 2 L’antico Egitto 75


}
Lo smantellamento dei
templi di Abu Simbel
Febbraio 1960
La grande diga di Assuan è
stata costruita tra il 1960 e
il 1971, variando il corso
del Nilo e creando un lago
destinato a sommergere
importanti monumenti
archeologici. Gli archeologi
sono riusciti comunque a
salvare oltre una ventina di
templi e di santuari
smontandoli pezzo pezzo, e
ricostruendoli a una quota
più elevata; i templi
intagliati direttamente nella
roccia, come quelli di Abu
Simbel, sono stati affettati
in enormi blocchi, e poi
ricomposti più in alto.

Una civiltà omogenea, e all’apparenza senza cambiamenti


Il fiume rendeva agevoli le comunicazioni collegando tutte le città e i villaggi, costrui-
ti sempre in prossimità delle acque, e determinando quella grande uniformità culturale e
urbanistica che si osservava in centri distanti centinaia di chilometri. Come anticipato,
questo territorio ben collegato e unitario era anche difeso da influenze e pericoli esterni [cfr.
par. 1]. A meridione il paese era abbastanza protetto dalle cateratte, mentre a occidente e
oriente il deserto era popolato solo da pochi beduini (“gli abitanti del deserto”, appunto) e
rappresentava un bastione formidabile contro ogni invasore.
La civiltà egizia si formò dunque in un ambiente che era al tempo stesso unitario, iso-
lato e ben protetto, ben diverso dal quel crocevia di popoli che era la Mesopotamia: pro-
prio queste caratteristiche geografiche permisero all’Egitto antico di svilupparsi secondo
percorsi originali, con limitate influenze esterne e con un grande livello di omogeneità e
di continuità. Anche la lingua era peculiare dell’Egitto, al punto che per essa è stata inven-
tata una classificazione a sé, quella di lingua semito-camitica (indica che l’egiziano anti-
co presentava alcune somiglianze con le lingue semitiche, e altre con le lingue africane).
Qui stanno le ragioni di quell’apparente assenza di cambiamenti che, come abbiamo visto,
tanto stupiva il filosofo Platone [cfr. par. 1].

1. Per quale motivo il terreno diventava più fertile dopo le inondazioni del Nilo? 2. A quale ceppo
linguistico apparteneva la lingua dell’antico Egitto?

76 Parte I Le grandi civiltà fluviali


4. Il faraone, dio in Terra
I S T I T U Z I O N I , S O C I E T A , C U LT U R E

Per la prima volta nella storia un dio-re


Lo Stato e la società egizi erano autoritari e gerar-
chici. Al vertice stava il sovrano, che intorno al 1500
a.C. iniziò a essere chiamato con il nome di “faraone”,
un termine che in origine voleva dire ‘grande casa’ (in
riferimento al palazzo reale) e in seguito per estensio-
ne passò a indicare “colui che abita nella grande casa”.
È difficile, oggi, riuscire a immaginare quanto immen-
sa fosse l’autorità del faraone. Fin dall’inizio della sto-
ria egizia, infatti, il sovrano era considerato un dio.
Non era il rappresentante del cielo sulla terra, ma una
vera e propria divinità, figlia di un dio e amata e pro-
tetta dagli altri dèi. E, come tutti gli dèi, era eterno, re-
stava in vita per sempre, anche dopo la morte.
Nella storia della civiltà, era la prima volta che com-
pariva un governo di questo tipo, dove il sovrano non
solo era l’unico interprete della volontà divina, ma ad-
dirittura un dio in terra; anche i sovrani mesopotamici
[cfr. cap. 1.3] cominciarono a un certo punto a preten-
dere onori divini, ma gli Egizi prendevano la cosa mol-
to più sul serio, e fin dalle origini. Tutti i sudditi vive-
vano sotto il governo del faraone e, di qualsiasi condi-
zione sociale fossero, erano considerati una sua pro-
prietà. Anche i sacerdoti ricevevano dal sovrano una
delega per l’esercizio delle funzioni sacre, e quindi era-
no del tutto dipendenti dalla sua volontà.
Mentre era in vita, il faraone veniva considerato una
divinità solare (il culto del sole aveva un ruolo centra-
le in questo paese assediato dal deserto), e di solito veniva identificato con il dio Horus, e 
considerato figlio di Ra, un’altra e ancora più importante divinità solare. Il faraone aveva Merneptah in adorazione
del dio Ra-Harakhte
però anche altre aspetti divini. Dopo la morte, egli prendeva le sembianze del dio Osiride, 1224 a.C.
Riproduzione dall’originale
che era il sovrano del regno dei morti, un dio che è morto e poi resuscitato (per le divi- dalla tomba di Merneptah,
nità egizie, cfr. par. 5). Valle dei Re, Tebe
In questa riproduzione di
pittura parietale, il faraone
La continuità dinastica Merneptah è in adorazione
di Ra-Harakhte, una divinità
Uno dei princìpi della politica egizia era l’idea della legittimità dinastica: il faraone re- egizia nata dalla fusione di
Ra (dio del Sole) con
gnava perché era figlio di un altro faraone. L’idea che il potere e il carattere divino fosse- Harakhti (Horus
ro legati all’appartenenza a una dinastia spingeva a moltiplicare i matrimoni all’interno del- dell’orizzonte). Nel periodo
di massimo splendore
la famiglia sovrana e talvolta, in mancanza di eredi maschi, a lasciare il trono a una erede dell’antico Egitto, il faraone
[cfr. par. 9]. Molti faraoni sposavano le proprie sorelle o altre parenti strette, e ancora più vantava poteri
soprannaturali: era egli
frequenti sembrano i matrimoni fra gli altri membri della famiglia regia. Per esempio He- stesso considerato una
divinità, nonché unico
tepheres II, figlia del faraone Cheope, il costruttore della grande piramide [cfr. par. 1], andò interprete del volere degli
sposa dapprima a un fratello maggiore, da cui ebbe la figlia Mersankh, e poi, divenuta ve- dèi sulla terra.

dova, sposò un secondo fratello, il faraone Radjedef. A sua volta il faraone successivo, Che-

Capitolo 2 L’antico Egitto 77


fren, anch’egli figlio di Cheope, sposò Mersankh, che era doppiamente sua nipote in quan-
to nata dal matrimonio di un suo fratello e di una sua sorella.
Complesse cerimonie e grandi monumenti celebravano la potenza e lo splendore di que-
sto dio che era al comando del paese, e che anche da morto, trasformatosi in Osiride, con-
tinuava a vegliare sui suoi sudditi. Le piramidi sono i monumenti più celebri, che meglio
di tutti esprimono l’idea di un potere divino, senza paragoni o rivali sulla terra. Erano la
nuova casa del sovrano, che andava onorato con sacrifici e cerimonie. Proprio per questo
oltre alle piramidi venivano costruiti templi funerari, in genere collegati alle piramidi da
vie sacre protette da mura, dove ogni giorno si svolgevano cerimonie e offerte di cibo. Il
sovrano morto era sempre vivo, e dunque veniva onorato e “nutrito” con offerte per lungo
tempo, talvolta anche per secoli dopo la sua morte.

1. In che senso il faraone era considerato un dio-re? 2. Per quale motivo si moltiplicarono i matrimoni
all’interno della famiglia sovrana? 3. Che funzione avevano i templi funerari?

cittadinanza
La teocrazia crazia significava che il clero si sentiva in diritto di comandare. In ge-
L’Egitto antico, dove il faraone aveva tutto il potere ed era considerato nerale nella storia dei popoli si rinvengono due forme di governo teo-
un dio-re, può essere considerato il più antico esempio di teocrazia. cratico. Una, per la quale un gruppo di uomini o un individuo gover-
Composta dalle parole greche che vogliono dire ‘dio’ (theòs) e ‘domi- nano il popolo in nome della divinità convinti di essere i più autenti-
nio’ (kràtos), teocrazia significa in senso letterale ‘governo di dio’. Il ter- ci interpreti e conoscitori della volontà divina; questi uomini rivesto-
mine fu inventato nel I secolo d.C. da uno storico romano di origine no di solito cariche peculiari, sono sacerdoti, re-sacerdoti o profeti. È
ebrea, Giuseppe Flavio, per indicare il pensiero politico degli Ebrei: a il caso dei sacerdoti del tempio di Gerusalemme di cui si è detto po-
co prima, ma anche, più di recente, del clero di musulmani sciiti, gli
quell’epoca infatti, e da molto tempo, il popolo di Israele non aveva più
ayatollah, il cui regime si è instaurato in Iran nel 1979: l’Iran si defi-
un re, ma era governato dai sacerdoti del tempio di Gerusalemme, che
nisce attualmente una Repubblica Islamica. L’altra forma di governo
comandavano in nome di Yahweh. Flavio Giuseppe ritenne necessario
teocratico si fonda sulla convinzione che il re o la guida dello Stato
introdurre questa categoria accanto a quelle già conosciute dai Greci e
sia incarnazione esso stesso della divinità. Si pensi all’attuale Tibet,
dai Romani, come la monarchia, in cui la sovranità appartiene a un uo- nel quale al Dalai-lama si conferisce la carica di sovrano reputandolo
mo solo (in greco, mònos, ‘uno solo’), o la democrazia, in cui appar- incarnazione divina.
tiene al popolo (dèmos, in greco): l’esempio degli Ebrei indicava che Oggi, in Occidente, si sottolinea che la teocrazia si colloca all’opposto
erano possibili anche realtà in cui gli uomini credevano che la sovranità della democrazia, perché per quest’ultima la volontà del popolo è la
appartenesse a dio. fonte di ogni potere politico e di ogni diritto, mentre per la teocrazia
Questa dottrina ha conosciuto, nel corso della storia umana, molte tutto deriva dalla volontà di dio. Il termine “teocrazia” viene usato, inol-
varianti: se il potere è di dio, infatti, bisogna poi vedere chi è chiamato tre, soprattutto in un modo generico per indicare i regimi politici dove
a esercitarlo in suo nome. Durante il Medioevo, per esempio, la Chie- c’è continuità (e dunque confusione) fra sfera politica e religiosa, e do-
sa sosteneva che era il papa ad avere il potere assoluto su tutti i go- ve di conseguenza le politiche governative coincidono con quelle reli-
verni della terra, anche quello dell’imperatore: in questo caso, teo- giose. È il caso dei governi di alcuni paesi musulmani.

78 Parte I Le grandi civiltà fluviali


5. La religione e la morte
I S T I T U Z I O N I , S O C I E T A , C U LT U R E

Gli dèi secondo gli antichi Egizi


La religione egizia era ricchissima, piena di divinità e cerimonie, con numerosi miti e tan-
te possibili immagini di una stessa divinità. Per questo lo storico greco Erodoto scrisse nel
V secolo a.C. che «gli Egizi sono i più religiosi di tutti i popoli». In effetti, la loro religione
era nata dall’unione di moltissimi culti locali, che si erano sviluppati nelle diverse comunità
prima della nascita dello Stato unitario. Questi culti più antichi ruotavano soprattutto intor-
no a animali-divinità. Presso i primi villaggi sono stati trovati cimiteri di montoni, tori, scia-
calli, sepolti con onori funebri e avvolti in bende di lino. Il culto di animali si ridusse molto
in seguito, senza però venire mai meno. Sono state trovate mummie di coccodrillo o di gat-
to, mentre nel tempio di Menfi, dove era molto venerato il dio-toro Api, protettore dei mor-
ti e simbolo del coraggio e della forza dei faraoni, gli archeologi hanno ritrovato i sepolcri
di una sessantina di tori, molti dei quali sepolti in enormi e preziosi sarcofagi.
Dal culto degli animali si passò presto a quello di divinità zoomorfe, in parte umane e in
parte animali. Di solito queste divinità presentano un corpo umano e una testa animale: Anu- zoomorfismo
Dal greco zòon, ‘animale,
bi, custode del regno dei morti, ha la testa di sciacallo; Thot, il dio della scrittura e della con- essere vivente’, e morphè,
tabilità, ha la testa di un uccello ibis (può anche essere raffigurato come una scimmia con la ‘forma’. Zoomorfe sono le
testa di cane); Sekhmet è una donna con la testa leonina; Horus ha la testa di falco. Sono solo figure dall’aspetto interamente
animale o in parte animale, in
alcuni dei numerosi esempi dello zoomorfismo egizio, che aveva tanti aspetti e numerose va- parte umano.
rianti perché, con l’unifica-
antropomorfismo
zione del paese, anche il Dal greco ànthropos, ‘uomo’, e
mondo delle divinità subì morphè, ‘forma’. Antropomorfe
sono le figure dalle sembianze
un processo di unificazione. umane.
Vennero così stabilite iden-
tità e corrispondenze fra le
divinità delle diverse regio-
ni, con l’effetto di attribuire
ad ogni divinità le diverse
raffigurazioni degli dei re-
gionali che erano stati “uni-
ficati” in essa.
Interamente antropomor- |
Triade di Osorkon II
fe erano invece divinità co- (Iside, Osiride e Horus)
IX sec. a.C.
me Iside e Osiride. Secon- Musée du Louvre, Parigi
do i miti egizi, Osiride è un Secondo il culto funerario
dio morto e poi resuscitato. egizio, dopo la morte ogni
faraone assumeva
Suo fratello, il malvagio le fattezze di Osiride.
In questo gruppo scultoreo,
Seth, lo uccide e lo fa a pez- il faraone Osorkon II
zi per gelosia. Iside, moglie (al centro) è rappresentato
con le fattezze del dio;
e sorella di Osiride, si tra- alla sua sinistra e
alla sua destra, Horus
sforma allora in falco, sco- e Iside lo proteggono.
pre dove sono le sue spo- In epoca tarda, la triade
divina Osiride, Iside,
glie, ne ricompone il corpo e Horus varca i confini
e lo imbalsama; infine, bat- d’Egitto e viene venerata
in tutto il bacino
tendo le ali, gli infonde del Mediterraneo.

Capitolo 2 L’antico Egitto 79


nuova vita. Dopo la resurrezione, Osiride e Iside hanno un figlio, Horus, che vendica il pa-
dre uccidendo il malvagio Seth.

Affrontare la morte, proseguire la vita


Nella religione egizia, il periodo successivo alla morte aveva una grande importanza. La
vita proseguiva nell’aldilà, e poteva rappresentare un miglioramento della vita terrena, de-
stinato a durare per l’eternità. Nelle tombe, gli affreschi illustrano la condizione che aspet-
ta il defunto: eccolo a banchetto, allietato da suonatrici d’arpa e da danzatrici, seduto a una
tavola ben imbandita, in mezzo ad amici e parenti, e vicino alla sua sposa; divinità bene-
vole li accolgono e li benedicono, mentre servitori portano cibo bevande. Nel periodo più
antico, si pensava che la piena sopravvivenza dopo la morte fosse limitata al faraone, ma
più tardi questa credenza si diffuse in tutta la società. Una vita felice nell’oltretomba sem-
bra peraltro fosse riservata agli esponenti delle classi ricche, mentre poco sappiamo del de-
stino riservato, nella mentalità religiosa egizia, alle anime dei lavoratori umili. Per i defunti
di elevato livello sociale, la felicità ultraterrena era a portata di mano. In primo luogo,
si metteva dentro la tomba un campione di tutto ciò di cui il morto poteva avere bisogno:
mobili, suppellettili e attrezzi; oggetti di culto; e persino statuine raffiguranti i tanti lavo-
ratori che, nell’aldilà, avrebbero continuato a provvedere ai suoi bisogni.

Pesare il cuore degli uomini


Occorreva però che l’anima del defunto superasse un giudizio. In molti papiri vengono
raffigurate le diverse fasi di questo tribunale dell’aldilà, presieduto da Osiride. Il mo-

Le mummie

Le mummie sono fra i reperti più noti (e inquietanti) lasciati chiamata anche imbalsamazione poiché prevedeva il ricorso a
dalla civiltà egizia. Il termine latino mumia, da cui viene l’ita- unguenti e balsami. Nella forma più completa (e costosa),
liano “mummia”, è di età medievale, e deriva dalla parola ara- l’imbalsamazione durava settanta giorni, e richiedeva l’inter-
ba che indica il bitume: la pelle delle mummie egizie private vento di specialisti e laboratori attrezzati. Per prima cosa, oc-
delle bende è infatti di colore nero-bitumoso, poiché il bitume correva levare dal cadavere gli organi interni, i primi a de-
era impiegato per frizionare la salma. Per la religione egizia, comporsi. Attraverso le narici, il cervello veniva rimosso dal-
esse avevano un’importanza fondamentale, perché si pensava la scatola cranica con uncini metallici. Nell’addome si faceva
che lo spirito di un defunto potesse vivere nell’aldilà una se- un’incisione, e si asportavano i diversi organi, deposti ognuno
conda vita solo se il cadavere si conservava senza decomporsi, in vasi speciali, detti “vasi canòpi” (dal nome di una città del
subendo un processo di mummificazione. Questo processo po- Basso Egitto, Canopo), che venivano poi collocati nella tom-
teva essere naturale o artificiale. In natura, la mummificazione ba vicino alla mummia. Ciò fatto, occorreva disidratare il cor-
avviene in particolari situazioni ambientali, come il freddo in- po, che veniva lavato e lasciato immerso nel natron, un sale
tenso o, all’opposto, l’elevato
calore e la mancanza di umidità,
che disidratano i tessuti. Proprio
la mummificazione naturale tra-
mite il calore del deserto era il
procedimento più diffuso nell’E-
gitto antico, il solo che la mag-
gioranza della popolazione pote-
va permettersi.
| Mummia di Ramses II
1213 a.C.
Per i membri della famiglia rea- Museo Egizio, Il Cairo
le, i maggiori funzionari, i som- La fotografia mostra il volto
mi sacerdoti e gli altri personag- mummificato del faraone Ramses II;
gi di rilievo gli Egizi svilupparo- i suoi lineamenti sono ancora ben
identificabili e ci permettono di
no una vera e propria arte della scoprire il volto di un essere umano
mummificazione artificiale, vissuto quasi 3000 anni fa.

80 Parte I Le grandi civiltà fluviali


mento decisivo del giudizio prevedeva la pesatura del cuore del defunto: il dio Anubi po-
neva il cuore su una bilancia per verificare che fosse più leggero di una piuma. Se la prova
era superata, Osiride accoglieva il defunto; altrimenti, egli veniva divorato da mostri. Du-
rante l’Antico e il Medio regno, sulle pareti delle tombe e dei sarcofagi venivano scritte
molte formule magiche, dette “Testi delle piramidi”, destinate a proteggere il defunto nel
suo passaggio verso l’aldilà e nel giudizio che avrebbe deciso il suo destino. Perché riu-
scisse a trovare la giusta strada, talvolta nel sarcofago veniva posta anche una mappa del
mondo d’oltretomba. Nel Nuovo regno le formule magiche vennero scritte su rotoli di pa-
piro (consueto supporto per la scrittura), chiamati Libro dei morti.
Al bisogno di garantirsi una eterna vita nell’oltretomba era legata anche la pratica della
mummificazione (o imbalsamazione). Gli Egizi pensavano che l’anima, per sopravvivere,
doveva ricongiungersi al corpo. Il cadavere andava dunque trattato con tecniche speciali,
che ne garantivano la conservazione. La pratica di mummificare i cadaveri e seppellirli av-
volti in bende restò in uso anche molto tempo dopo la fine della civiltà egizia, fino alla pie-
na epoca romana, quando l’Egitto si era trasformato in una provincia dell’impero romano.
Venne abbandonata solo a partire dal III secolo d.C., con la conversione al cristianesimo
della maggioranza della popolazione.

1. In che modo l’unificazione del paese incise sulla religione? 2. Il concetto di vita ultraterrena era
limitato al solo faraone? 3. Che cosa erano i “Testi delle piramidi” e il Libro dei morti?

raccolto nei laghi salati che ha la proprietà di assorbire l’ac-  La bottega dell’imbalsamatore
qua. Una volta disidratata, la salma veniva frizionata con vino Disegno di G. Albertini
di palma, che contiene molto alcool e dunque limita lo svilup- Il disegno ripercorre tutte le tappe compiute dagli
po dei batteri, e con prodotti balsamici, come resina, cera d’a- imbalsamatori per mummificare i corpi dei defunti. A
compiere l’importante rito funebre c’era un’équipe
pi, oli aromatizzati e anche bitume, come abbiamo anticipato. composta da numerosi “specialisti”, ognuno dei quali
Il corpo svuotato era riempito con pezzi di stoffa, segatura e impegnato nei complessi passaggi richiesti dalla pratica.
altro materiale impregnato di
balsami e di natron, e infine
l’incisione addominale era co-
perta con una placca metallica
detta l’occhio di Horus. A
questo punto il cadavere veni-
va fasciato con bende di lino.
Questo passaggio era molto
importante e richiedeva una
grande tecnica, poiché si im-
piegavano anche centinaia di
metri di bende, sulle quali, a
protezione del corpo, erano
scritte formule magiche e in-
seriti amuleti (oggetti por-
tafortuna) di vario tipo. Gli
esperti in fasciatura dovevano
realizzare un bendaggio este-
ticamente gradevole ma a te-
nuta perfetta, per migliorare la
conservazione.
}
Tribunale dell’aldilà
Dal Papiro di Hunefer;
British Museum, Londra
1285 a.C. ca.
Il Papiro di Hunefer
raffigura il cosiddetto
“Tribunale dell’aldilà”, un
momento cruciale nel rito
funerario egizio, anche noto
come la “Pesatura del
cuore”. Il racconto del
papiro inizia in alto a
sinistra con il defunto
inginocchiato che confessa i
propri peccati alle divinità
minori nelle vesti di giudici.
Nella fascia inferiore il dio
Anubi, dalla testa di
sciacallo, conduce Hunefer
in giudizio. Al centro c’è
una grande bilancia su cui
viene posto a confronto il
peso del cuore del defunto
con quello di una piuma,
simbolo della verità.
L’operazione è controllata
da Thot, dio della sapienza,
raffigurato con la testa di
ibis in piedi, alla destra della
bilancia. Il cuore dovrà
bilanciare il peso della
piuma: se ciò avverrà il
defunto potrà sopravvivere
in una seconda vita,
altrimenti sarà divorato dal
mostro metà leone e metà
coccodrillo (sotto il braccio
destro della bilancia)
andando così incontro alla
sua seconda morte. Avendo
superato la prova, Hunefer
viene portato al cospetto di
Osiride (a destra, sotto il
baldacchino), sommo
giudice dei morti e signore
dell’aldilà.

6. Akhenaton,
il faraone eretico
I S T I T U Z I O N I , S O C I E T A , C U LT U R E

Le ragioni della riforma religiosa


Nei secoli che videro il culmine della potenza egizia si colloca la sorprendente figura
del faraone Amenofi IV-Akhenaton (1352-1336 a.C.): un faraone teologo, pacifista e
riformatore. Alcuni storici lo chiamano “re-filosofo” al fine di sottolineare quanto fosse
attratto da nuove visioni e modi di pensare; altri storici, la maggioranza, preferiscono de-
signarlo come “faraone eretico” per sottolineare il suo distacco dalla religione tradizio-
nale.
Nel secondo anno del suo regno, il sovrano decise infatti un cambiamento religioso ra-
dicale: il ruolo di massima divinità doveva passare da Amon ad Aton. Questo dio era
nient’altro che il disco del sole, creatore di ogni cosa, compresi gli altri dèi. Per la prima

82 Parte I Le grandi civiltà fluviali


volta nella storia compariva una religione monoteista, cioè fondata sul culto di un’unica
divinità. Anche le altre divinità infatti furono condannate all’eclissi. Aton era rappresen-
tato senza alcun riferimento alla figura umana, come un disco i cui molteplici raggi ter-
minavano con piccole mani dispensatrici di vita e protezione. Privato di ogni aspetto uma-
no, il disco solare divenne l’unica immagine divina presente nei nuovi templi fatti co- 
struire dal re. Questi mutò anche di nome, ribattezzandosi Akhenaton, cioè ‘colui che è Akhenaton e Nefertiti
1340 a.C. ca.
utile ad Aton’. Da Tell el-Amarna; Museo
Il faraone era spinto sia da motivazioni politiche sia da ragioni teologiche. In campo Egizio, Berlino
Come si può notare dal
politico, la sua azione era diretta a limitare l’influenza della classe sacerdotale. Pur for- rilievo di sinistra, il viso del
malmente sottoposti alla volontà del faraone, infatti, i sacerdoti avevano nel tempo assunto faraone Akhenaton è
rappresentato con un
troppo potere [cfr. par. 4]. Akhenaton voleva arginare in particolare l’ascesa dei sacerdo- naturalismo insolito per
ti del dio Amon, sempre più ricchi e potenti al punto da indebolire la stessa autorità del l’arte egizia, caratteristico
del cosiddetto “stile di
sovrano. Ma nell’operato del faraone si scorge soprattutto una nuova visione della reli- Amarna”: le grosse labbra,
il mento sporgente, gli
gione Per sancire il cambiamento, e forse anche per allontanarsi da Tebe e dal suo grande zigomi pronunciati, ci
tempio di Amon, il faraone fece costruire una nuova capitale, Akhetaton (‘orizzonte di restituiscono il vero ritratto
del sovrano. Nel rilievo di
Aton’), vicino all’odierna città di Amarna. Si stendeva per oltre nove chilometri lungo il destra, il faraone viene
rappresentato seduto in
Nilo, e contava palazzi, case, templi e varie altre infrastrutture, compresa una grande “stra- trono, di fronte alla sua
da reale”. Per far prevalere il nuovo culto di Aton, il faraone ordinò che i nomi delle altre sposa; entrambi giocano con
le figliolette sotto i raggi
divinità venissero cancellati, e mandò nei templi di tutto il regno operai incaricati di prov- vivifici di Aton, l’unico dio
venerato dal faraone.
vedere a questa cancellazione, nonostante l’ostilità dei sacerdoti e di altri fedeli. La per- L’opera dichiara obiettivi
secuzione colpiva soprattutto il dio Amon e la sua sposa Mut. nuovi per un soggetto
artistico: il sovrano non è
più rappresentato nella sua
veste solenne e crudele di
Come cambia l’immagine del faraone fronte al nemico, ma come
La riforma coinvolse anche l’arte, tanto che il cosiddetto stile amarniano, cioè tipico padre premuroso all’interno
di una felice scena
della città di Amarna, è nettamente distinto da quello che prevale nel resto della millena- familiare.


Ritratto di Akhenaton
1350 a.C.
Museo Egizio, Berlino

Capitolo 2 L’antico Egitto 83


La tomba di Tutankhamon

Il faraone Tutankhamon era figlio, come provano le analisi del conteneva tre grandi letti di legno dorato, e una quantità im-
Dna, di Amenofi IV-Akhenaton. Il padre lo aveva chiamato Tu- mensa di sedie, sgabelli e oggetti di ogni tipo, per la vita quoti-
tankhaton in onore di Aton, la divinità che aveva voluto con- diana e per il culto, tutti di squisita fattura. Tutto lo spazio era
trapporre ad Amon (Tutankhaton significa ‘immagine vivente di stipato al massimo, affastellando gli oggetti sotto e sopra i letti,
Aton’). Ma uno dei primi provvedimenti del figlio fu la deci- fino al soffitto, e invadendo anche una stanza vicina. In fondo
sione di ritornare al culto tradizionale di Amon, cambiando alla parete destra dell’anticamera, due statue erano poste a guar-
quindi il proprio nome in Tutankhamon. Con ogni probabilità, dia di una porta. Quando Carter l’aprì, vide quello che gli par-
questa scelta tradizionalistica fu fatta dai consiglieri del farao- ve, racconta, «un muro d’oro massiccio». Si trattava in realtà
ne, che era salito al trono molto giovane, ad appena otto anni di della parete di un grande tabernacolo (cinque metri di lunghez-
età. Anche la moglie di Tutankhamon, una sua sorella maggio- za, e circa tre di larghezza e di altezza), ricoperto da una lamina
re, cambiò il nome da Ankhsenpaaton (‘vive per Aton’) in d’oro. Al suo interno venne trovato un secondo tabernacolo, e
Ankhsenamon (‘vive per poi un terzo e un quarto,
Amon’). l’uno dentro l’altro. L’ulti-
Di questo faraone si sapeva mo racchiudeva il triplice
molto poco, anche perché sarcofago del re. Il terzo e
nei musei e nelle collezioni ultimo sarcofago era in oro
di antichità egizie manca- massiccio, del peso di 110
vano del tutto iscrizioni e chili. La mummia del re
oggetti provenienti dalla aveva una maschera d’oro
sua tomba. Proprio que- battuto, intarsiata con ve-
st’assenza convinse gli ar- tro, turchesi e lapislazzuli,
cheologi che, caso eccezio- lavorata in modo splendi-
nale, la sua tomba dovesse do.
giacere ancora intatta da La scoperta suscitò un
qualche parte nella Valle enorme clamore. La ric-
dei Re. Per quasi quindici chezza dei materiali ritro-
anni l’archeologo inglese vati venne esaltata dalla
Howard Carter (1874-1939) stampa di tutto il mondo.
ne cercò inutilmente le trac- L’attenzione del pubblico
ce: ma infine, nel 1922, av- fu mantenuta alta anche da
venne la scoperta. voci di una supposta male-
La tomba di Tutankhamon dizione del faraone, che
aveva resistito ai saccheg- avrebbe colpito i profana-
giatori perché era relativa- tori della sua tomba. Si
mente piccola e in disparte. trattava in realtà di una
Le dimensioni ridotte (una trovata pubblicitaria, che
scala, un corridoio, un’an- in effetti contribuì per di-
ticamera e tre camere) mo- versi anni alla celebrità
strano che in origine era della tomba. Pochi calcoli
stata costruita per qualche bastano ad accertarne la
alto dignitario, e non certo falsità. Il finanziatore del-
per un sovrano. Ma il fa- la spedizione archeologi-
raone era morto improvvi- ca, Lord Carnarvon, morì
samente, a diciannove anni in effetti alcuni mesi dopo
appena, probabilmente a la scoperta, per un’infe-
causa di una ferita vicino zione. Ma tutti gli altri ar-
all’orecchio sinistro sco- cheologi sopravvissero a
perta da una recente radio- lungo, vivendo fino a tarda
grafia al cranio. Così si ri- età: è stato calcolato che,
Maschera funeraria di Tutankhamon
piegò su questa piccola se-  1327 a.C. in media, morirono oltre
poltura, che venne allestita Museo Egizio, Il Cairo 24 anni dopo la scoperta e
nella forma degna di un re, La fama del sovrano Tutankhamon è viva ancora oggi, soprattutto grazie al a circa 70 anni di età, più
con ricche pitture e un leggendario ritrovamento della sua tomba, rimasta inviolata fino al 1922. vecchi dunque dell’età
grande corredo funebre. All’interno della camera funeraria, il corpo mummificato di Tutankhamon media di decesso della
Racchiudeva un tesoro riposava all’interno di tre sarcofagi, l’ultimo dei quali realizzato in oro
massiccio. Come era in uso nel culto funerario egizio, il volto del faraone era maggioranza della popola-
inestimabile. L’anticamera coperto da una maschera realizzata in oro battuto, che vediamo in figura. zione di quel tempo.

84 Parte I Le grandi civiltà fluviali


ria storia dell’Egitto faraonico. Nell’arte egizia, statue e rilievi rappre-
sentano sempre il sovrano in modo propagandistico accentuandone i
caratteri religiosi e di guida politica: di solito viene presentato pron-
to a colpire i nemici, in atteggiamento serio, il viso volitivo e ine-
spressivo, con massicci muscoli del corpo e grandi orecchie. Del tut-
to diversi sono i canoni artistici seguiti dagli artisti del periodo
amarniano, e che probabilmente furono stabiliti dallo stesso faraone.
L’arte diviene molto più espressiva e verista. Il re e la sua famiglia so-
no ritratti nell’intimità della vita domestica, per rappresentare l’amo-
re che si deve diffondere nel mondo per compiacere il dio. Così, alle
immagini statiche precedenti si contrappongono immagini di vita che
in precedenza e in seguito sarebbero state impensabili. In un rilievo
amarniano Akhenaton e la moglie Nefertiti, seduti su due troni, han-
no sulle ginocchia le proprie figlie; in un altro, scolpito per la tom-
ba di una delle figlie, Akhenaton e Nefertiti paiono addolorati, e
il re viene raffigurato mentre stringe, quasi a cercare conforto, il
polso della regina. Nei ritratti della bellissima Nefertiti viene sot-
tolineata la sensualità e la carica erotica della sposa reale: gli
abiti, finemente pieghettati, aderiscono e sottolineano le forme,
e in particolare la vita sottile, i seni e i fianchi arrotondati.
L’influenza sull’arte delle nuove concezioni religiose ha cau-
sato fra gli egittologi molte discussioni sulla salute dello stesso
Akhenaton. In alcune statue il sovrano indossa una tunica da don-
na o presenta tratti fisici quasi femminili, come labbra carnose, ba-
cino ampio, spalle e fianchi stretti. In altre è raffigurato nudo, ma pri-
vo degli organi sessuali. Un tempo molti studiosi pensavano che que-
ste immagini rappresentassero la realtà, e che dunque Akhenaton fosse vitti-
ma di una qualche deformazione genetica. Oggi, le analisi del Dna e del ge- 
noma praticate sulle mummie hanno costretto ad abbandonare l’idea che le Statua femminile,
probabilmente la regina
malattie genetiche fossero particolarmente diffuse nelle dinastie dei faraoni a causa dei ma- Nefertiti
1340 a.C. ca.
trimoni fra parenti stretti. Così prevale l’idea che queste insolite rappresentazioni del so- Musée du Louvre, Parigi
vrano abbiano una spiegazione religiosa, poiché intendono sottolineare che il faraone è in- Il torso in pietra arenaria
sieme uomo e donna, e cioè al tempo stesso padre e madre della sua terra. rossa è scolpito seguendo le
linee sinuose, rotonde e
seducenti, caratteristiche di
questo soggetto femminile
Perché la riforma non ebbe futuro? (probabilmente la regina
Nefertiti), sottolineate da
In politica estera, Akhenaton seguì una politica pacifista, che riduceva le spese milita- una sottilissima veste
plissettata. In linea con i
ri e limitava gli interventi all’esterno dell’Egitto. Di conseguenza, però, divenne difficile canoni artistici amarniani, la
conservare i domìni egizi in Palestina e Siria, e contrastare la nascente potenza degli Itti- bellezza della regina viene
presentata con una intensa
ti. A ciò si aggiungeva sia l’ostilità dei templi e dei sacerdoti di molte divinità, sia la dif- aderenza al vero.
fidenza verso la nuova politica religiosa da parte dei sudditi, che in grande maggioranza
restavano fedeli ai culti tradizionali, praticati da millenni. Sembra, inoltre, che negli ulti-
mi anni del regno di Akhenaton l’Egitto venisse colpito da una grave epidemia, che fu con-
siderata una prova dello sfavore degli dèi. Forse si è trattato della prima epidemia di in-
fluenza: questa malattia infatti deriva dalla mutazione di un virus che in origine colpiva
solo gli animali, e, come tante altre malattie, si è sviluppata solo dopo la nascita dell’al-
levamento. Per tutte queste ragioni, il tentativo di riforma di Akhenaton fu abbandonato

Capitolo 2 L’antico Egitto 85


dopo la sua morte. Il figlio, Tutankhamon, tornò al culto di Amon, e dopo pochi decenni
anche la città e gli edifici di Amarna furono distrutti, e i loro materiali utilizzati per co-
struire templi ad Amon.

1. Come era raffigurato il dio Aton? 2. Quali erano le ragioni politiche alla base della riforma religiosa di
Akhenaton? 3. Che cosa sembrano suggerire le rappresentazioni asessuate di Akhenaton? 4. Quale fu
la politica estera portata avanti da Akhenaton?

7. Scribi e sacerdoti
I S T I T U Z I O N I , S O C I E T A , C U LT U R E

Saper scrivere e fare di conto


L’efficacia del governo del faraone era garantita da un’amministrazione numerosa e effi-
ciente, posta sotto la guida di un primo ministro, che gli storici chiamano visir (questo ter-
mine, in realtà, venne portato in Egitto dagli arabi solo un millennio dopo la fine della ci-
viltà egizia). Nella reggia del faraone come nelle residenze dei governatori provinciali la-
vorava un gran numero di scribi. Il loro compito era quello di controllare quasi ogni aspet-
to della vita del paese. Tenevano conto di cosa veniva seminato, dei raccolti e delle merci
che affluivano nei magazzini dello Stato, e che andavano redistribuiti ai funzionari e ai la-
voratori della macchina statale. Aggiornavano le mappe catastali, il solo mezzo per rico-
struire i limiti delle proprietà dopo che la piena del Nilo aveva cancellato tutti i segni di con-
fine. Si preoccupavano di organizzare le grandi opere collettive, necessarie all’agricoltura,
al mantenimento dei canali e alla costruzione dei monumenti.
Per divenire scriba occorreva frequentare per anni delle scuole molto severe (le “case
dalla vita”), di solito gestite dai templi, istituzioni che sovrintendevano anche alla forma-
zione dei funzionari. Ma la fatica era ben ricompensata, poiché la padronanza della scrit-
tura permetteva di entrare negli uffici amministrativi che nella società egizia controllava-
no qualsiasi aspetto della vita pubblica. Agli scribi, inoltre, facevano di necessità ricorso
tutti gli abitanti quando, per una qualsiasi ragione, dovevano rivolgersi all’autorità pubbli-
ca. La posizione dello scriba era dunque, nella società egizia, una posizione di potere e di
privilegio, che cresceva a seconda dell’incarico ricoperto. «L’arte della scrittura è difficile
da imparare, ma colui che l’ha appresa avrà il mondo in mano», così recitava un inno su-
merico e questo valeva, di certo, anche nell’antico Egitto. Gli scribi, come i sacerdoti, co-
stituivano una casta, un gruppo sociale chiuso, che rivestiva un ruolo determinato nel con-
testo sociale e aderiva a specifiche norme di comportamento. Al vertice della casta degli
scribi v’erano i funzionari della corte del faraone, davvero influenti e ricchi, e alla sua ba-
se si trovavano gli scribi che erano incaricati di stare nei villaggi dei contadini.

Potere e sapere
Un altro gruppo sociale privilegiato era costituito dai sacerdoti. Anche i sacerdoti stu-
diavano nelle scuole dei templi e ricoprivano talvolta funzioni amministrative. I loro com-
piti principali, naturalmente, erano di tipo religioso. Dovevano studiare i culti, apprendere
come celebrare nel modo corretto i complessi rituali religiosi, conoscere la storia delle divi-
nità. Ma i sacerdoti erano anche grandi maestri di sapienza, ed era all’interno della classe

86 Parte I Le grandi civiltà fluviali


dei sacerdoti che si trasmetteva, in segreto, tutta una serie di saperi di tipo religioso, scien-
tifico e tecnico. Le conoscenze sviluppate dalla civiltà egizia erano molto vaste soprattutto
in medicina, chirurgia, astronomia e geometria, sebbene le curiosità scientifiche riguardas-
sero ogni campo del sapere. I sacerdoti di Menfi raccontavano per esempio che un faraone,
desiderando conoscere quale popolo fosse comparso per primo sulla terra, ordinò di alleva-
re nel più completo isolamento due bambini, aspettando di sapere in quale lingua avrebbe-
ro pronunciato la prima parola. Grande fu la delusione quando la prima parola fu bekos, che
gli esperti riconobbero come un termine che indica il pane in lingua frigia: dunque, si con-
cluse, non gli Egizi ma i Frigi erano il popolo più antico!
Proprio in quanto depositari di grandi conoscenze scientifiche e religiose, i sacerdoti oc-
cupavano una posizione centrale nel mondo egizio. Come gli scribi, i sacerdoti costituiva-
no una categoria stratificata, che andava dai sacerdoti addetti solo ai riti di minore impor-
tanza fino al sommo sacerdote, detto “primo servitore del dio”. Tutti erano subordinati al
faraone, anche se la grande cultura e le proprietà che i templi accumulavano finirono per
rendere la classe sacerdotale una potenza quasi paragonabile, durante alcune fasi del Nuo-
vo regno, a quella del sovrano e questo, come abbiamo visto, contribuì a renderla una mi-
naccia per la stabilità e l’autorità del potere centrale [cfr. par. 2].


I gestori dei poderi al
1. Per quale motivo era fondamentale aggiornare le mappe catastali? 2. Quali furono le conoscenze cospetto di un concilio di
scribi
sviluppate dalla civiltà egizia? 2350 a.C. ca.
Tomba di Mereruka,
Saqqara
Il rilievo, ritrovato nella
tomba del potente sacerdote
8. Artigiani, Mereruka, mostra un
concilio di scribi (a sinistra)
contadini e schiavi al cospetto del quale si
I S T I T U Z I O N I , S O C I E T A , C U LT U R E prostrano i cosiddetti heka
hut, i ‘gestori di poderi’ (al
centro), giunti per registrare
La dignità dell’artigiano e la dura vita del contadino presso gli scribi il proprio
versamento di tasse allo
Nella società egizia, fra i lavoratori manuali la posizione migliore era quella degli arti- Stato. A destra, infine, un
giani, soprattutto se addetti alla imbalsamazione, alla fabbricazione di oggetti di lusso, al- personaggio in piedi, dotato
di verga, percuote il gestore
la costruzione e decorazione delle tombe, regali e private, a cui lavoravano disegnatori, pit- manchevole di pagamento.
}
Papiro dipinto
1150 a.C.
Dalla Valle dei Re; Museo Egizio,
Torino
Il papiro divenne il materiale scrittorio di
maggiore successo per tutta l’età antica,
utilizzatissimo in seguito anche dai Greci
e dai Romani. Il suo successo è
testimoniato dalle parole che ancora, in
diverse lingue, indicano la carta per
scrivere, e che derivano appunto da
“papiro”: per esempio paper in inglese,
papier in francese, papel in spagnolo. Fin
dal suo impiego nell’antico Egitto lo stelo
del papiro veniva tagliato in strisce sottili,
che, ben bagnate, erano disposte
affiancate le une alle altre fino a formare
uno strato unico, al di sopra del quale
venivano posti un secondo e poi un terzo
strato, con le fibre disposte in senso
ortogonale. Pressati, i fogli così ottenuti
venivano essiccati al sole, ottenendo un
materiale leggero, resistente e poco
ingombrante.

La scrittura nell’antico Egitto

Nell’antico Egitto scrivevano i funzionari del faraone, gli scribi, gi utilizzati per scrivere tutte le lingue dell’Europa occidentale),
con scopi amministrativi, e scrivevano i sacerdoti, per esempio il geroglifico restò la scrittura di un’unica lingua, l’egiziano an-
per fissare le conoscenze scientifiche acquisite. Alla scrittura si tico. Venne usato per l’ultima volta nel 394 d.C., e da allora di-
faceva ricorso, però, anche con intenti letterari e pare anzi che la venne incomprensibile. Per leggerlo nuovamente, ci sono voluti
produzione letteraria sia stata molto ricca, sebbene la maggior molti secoli. Nel 1798, quando Napoleone organizzò una spedi-
parte dei testi sia ormai perduta. Si scriveva dapprima in due e zione militare in Egitto, portò con sé anche un centinaio di dise-
da ultimo in tre modi diversi: in geroglifico, ieratico e demotico. gnatori e di scienziati, per indagare e descrivere i tesori dell’an-
Le scritture più usate erano lo ieratico e poi, dal 600 a.C. circa, tico Egitto, e per scegliere quelli da portare come trofeo nei mu-
il demotico, ma sono oggi le meno famose perché venivano scrit- sei francesi. Durante i lavori di costruzione di un forte venne al-
te con l’inchiostro su fogli di papiro, che in gran parte sono an- la luce una grossa epigrafe, la Stele di Rosetta, dove sembrava
dati distrutti. Erano le scritture degli scribi, con cui venivano re- che il medesimo testo fosse scritto in greco e poi due volte in egi-
datti registri di amministrazione e di conto, documenti di pro- ziano, sia in demotico sia in geroglifico.
prietà, lettere fra privati, trattati scientifici, pedagogici e religio- La stele finì nelle mani degli inglesi, che avevano sconfitto la
si, dialoghi, racconti, insegnamenti, canzoni, poesie d’amore e spedizione francese, e fu portata a Londra. Qui la studiò Thomas
tanti altri testi. La scrittura ieratica, già molto diffusa nel 2000 Young (1779-1829), uno scienziato
a.C., era una semplificazione del geroglifico e da essa in epoca esperto di fisica e medicina, ma mol-
tarda, dopo il 650 a.C., si sviluppò la scrittura demotica. to interessato anche alle lingue anti-
La scrittura più celebre dell’antico egiziano è però il geroglifico. che. Young accertò che in effetti la
È la scrittura monumentale per eccellenza, tracciata su epigrafi, Stele di Rosetta ripeteva tre volte il
affreschi, monumenti, obelischi, statue, tombe e oggetti di ogni medesimo testo, e per primo capì che
tipo. Geroglifico è una parola tarda, inventata da un prete greco i geroglifici non sono soltanto sim-
del II secolo d.C., quando ormai solo pochi sacerdoti usavano boli, ma possono anche indicare un
questa scrittura: vuol dire ‘segno sacro inciso’. In realtà, in gero- suono. La scrittura simbolica, basata
glifico venivano scritti, oltre ad argomenti di tipo religioso, anche su immagini, è la più semplice da de-
testi laici, come la celebrazione delle opere e delle vittorie di un cifrare. L’immagine di una gamba
sovrano. Questa scrittura monumentale, bella e affascinante è co- indica per l’appunto quella parte del-
stituita da una serie di immagini in miniatura, di ogni tipo, che l’uomo, oppure un uomo che danza
rappresentano uccelli, mammiferi, rettili, piante, astri del cielo, significa “danzare”. Altre volte il si-
oggetti simbolici e quotidiani, attrezzi, figure umane in posizioni gnificato è meno diretto, ma comun-
diverse, singole parti del corpo di uomini e animali e tanto altro. que sempre abbastanza intuibile.
In tutto, si contano ben 6000 segni, anche se per sapere scrivere Una vela gonfia indica il vento, men-
in modo corretto basta (si fa per dire) conoscerne un migliaio. tre un uomo accucciato sormontato
A differenza di tante altre scritture, che sono passate da una lin- da un vaso che versa acqua significa
gua all’altra (per esempio i caratteri dell’alfabeto latino sono og- “essere puro”. Ma come comprende-

88 Parte I Le grandi civiltà fluviali


tori, scultori e architetti. Sono state studiate, per esempio, le condizioni di chi lavorava per
le tombe della Valle dei Re. Artisti e artigiani vivevano in un villaggio loro riservato alla
periferia di Tebe, in case fornite dallo Stato, e quest’ultimo provvedeva anche ai servizi es-
senziali. Questa categoria di lavoratori era ben nutrita e retribuita. Lo Stato le forniva per-
sino il servizio lavanderia, pagando un lavandaio per ogni sei famiglie.
Come sempre nel mondo antico, la massa della popolazione era dedita all’agricoltura. Le
condizioni dei contadini sono descritte in termini molto negativi, quasi terrorizzanti, in testi
letterari rivolti ai ragazzi che studiavano per diventare scribi: lo scopo era di ammonirli sul
triste destino che li attendeva se non si impegnavano a sufficienza. «Il contadino lavora sfi-
nito nel fango, sotto il sole inclemente; ha le braccia e le mani ulcerate, la voce roca, le mem-
bra esauste. Sta molto meglio chi vive in mezzo ai leoni!» Se certamente questi ammoni-
menti esagerano, gli scavi archeologici e i documenti mostrano quanto in effetti fosse dura
la vita dei contadini egizi. Vivevano in capanne di fango e canne, coperte da foglie di pal-
ma, prive di finestre e addossate le une alle altre. Gli scheletri rivelano un’alimentazione
povera e squilibrata, e la diffusione di malattie come la malaria e la cosiddetta “febbre lu-
maca” (la schistosomiasi), tipiche di chi vive in aree paludose e ricche di fango.

re che il segno di una pagnotta indica il genere femminile, e che copto, dove le vocali sono indicate (il copto era parlato in Egit-
tanti altri simboli indicano le consonanti, e non hanno dunque to molto dopo, in epoca tardo antica). Ma i dubbi restano molti,
nulla a che fare con l’immagine che rappresentano? La vera de- e per convenzione si è scelto di usare la vocale “e” tutte le volte
cifrazione della scrittura fu compiuta nel 1822 da un egittologo che ignoriamo quale vocale venisse realmente utiliz-
francese, Jean-François Champollion (1790-1823), che chiarì zata. Anche il più bravo degli egittologi è dunque
come nella maggioranza dei casi ciascun geroglifico rappresen- incapace di parlare la vera lingua
ti una singola lettera o un gruppo di lettere. In breve tempo, la degli antichi Egizi.
decifrazione fu completa.
Resta solo un problema irrisolto: noi possiamo capire quasi tut-
to ciò che venne scritto in geroglifico, ma ignoriamo il suono
della lingua parlata dagli antichi Egizi. Essi, infatti, scrivevano
di norma solo le consonanti, aggiungendo le vocali al momento
della lettura ad alta voce. Per sapere le vocali corrette di una pa-
rola, gli egittologi si sono basati su testi tardi, scritti in alfabeto

| Frammento del
sarcofago di Petosiri
} La Stele di Rosetta
196 a.C.
300 a.C. ca. British Museum,
Dalla tomba di Petosiri, Londra
Ermopoli; Museo Egizio,
Torino La Stele di Rosetta è una
lastra di basalto nero,
Questo frammento di con delle iscrizioni che
legno appartiene al elencano i benefici resi
coperchio di un sarcofago al paese dal faraone
di un eminente Tolomeo V. Tra i punti
funzionario egizio. In salienti della sentenza,
tutte le epoche i colori compare la decisione dei
scelti per i segni sacerdoti di erigere in
pittografici rispondono a tutti i templi del paese
uno schema fisso: le una statua in onore del
piante sono verdi, il sole faraone “illuminato”, di
sempre rosso, i simboli collocare statue d’oro del
dell’acqua verdi o azzurri, re accanto a quelle degli
per eccellenza i colori dèi, e di indire
dell’eternità, gli oggetti di festeggiamenti in suo
legno e metallo gialli. onore.

Capitolo 2 L’antico Egitto


Lavorare sotto stretta sorveglianza o essere schiavi
Le coltivazioni più importanti erano quelle del lino e dei cereali. Questi ultimi fornivano
raccolti eccezionali per il tempo, grazie al sole e alla fertilità del terreno inondato dal Nilo. Pro-
prio per questo il lavoro del contadino era strettamente controllato. Tanto i contadini che col-
tivavano i campi dei privati, quanto quelli dei domìni regi o dei templi lavoravano sotto la co-
stante sorveglianza di amministratori. Prima della mietitura, esperti agrimensori (che misura-
vano e registravano le superfici agrarie) calcolavano la quantità del raccolto, e gli scribi indi-
cavano le tasse dovute. Chi non riusciva a pagare i tributi stabiliti veniva picchiato e fustiga-
to, e una simile sorte subivano la moglie e i figli. Durante i periodi in cui l’inondazione dei
campi impediva i lavori agricoli, per i contadini non v’era riposo: era loro imposto di prende-
re parte, come manovali, ai grandi lavori collettivi di costruzione di mura, canali, templi e se-
polcri reali.
Oltre a praticare l’agricoltura e l’allevamento, i contadini dovevano recarsi nelle vaste pa-
ludi sui bordi del Nilo, per pescare e cacciare, ma anche per raccogliere i prodotti della ve-
getazione selvatica. Fra tutti il più importante era il papiro, che poteva giungere a 4-5 metri di
altezza. Le fibre ricavate dal papiro servivano per fabbricare stuoie, canestri, funi, oggetti di
ogni tipo, e persino leggere imbarcazioni. Con il papiro, inoltre, si fabbricava un ottimo sup-
porto per la scrittura.
Ancora peggiore di quella dei contadini era la condizione degli schiavi. Costoro erano pri-
gionieri di guerra oppure stranieri venduti al mercato degli schiavi. Molto apprezzati sem-
brano essere stati gli schiavi della Nubia e di varie altre regioni dell’Africa nera (o subsaha-

La costruzione delle piramidi

I faraoni ordinarono la costruzione di decine di piramidi. Alle 46 trale della costruzione, destinata a restare invisibile. Per il rivesti-
già identificate ne vanno aggiunte sicuramente molte altre, ora del mento esterno e per le pareti delle stanze e dei corridoi sepolcrali
tutto distrutte. si utilizzavano blocchi ben tagliati di calcare e anche di granito.
La piramide più grande è quella fatta costruire da Cheope nel Talora questi blocchi risultano provenire da cave lontane centinaia
2580-2560 a.C. Al momento della costruzione sorpassava i 146 di chilometri, e vennero portati fino al cantiere su delle chiatte du-
metri di altezza, ridotti oggi a 138 metri dall’erosione naturale e rante il periodo di piena del Nilo, perché l’alto livello dell’acqua
dalla rimozione di molte pietre. Fra le costruzioni che gli antichi consentiva di scaricarle il più possibile vicino al cantiere.
consideravano “meraviglie” è l’unica giunta fino a noi, e si dice La principale difficoltà costruttiva era in effetti costituita dallo
sia restato l’edificio più alto del mondo per quasi 4000 anni, fino spostamento e dalla messa in opera dei blocchi di pietra, che pe-
alla edificazione delle maggiori chiese del Medioevo. La base savano in media più di due tonnellate ma potevano arrivare anche
della piramide copre oltre 5 ettari di superficie, formando un qua- a settanta tonnellate. Per spostare i blocchi dal Nilo fino al can-
drato di circa 230 metri per lato. tiere, si usavano slitte trainate da animali o gruppi di uomini. Poi
Le tecniche di costruzione di questi giganteschi edifici hanno su- i blocchi venivano poggiati in filari su uno zoccolo di terreno roc-
scitato molte discussioni, e tuttora presentano dei punti oscuri. Un cioso, scelto per la sua solidità e livellato accuratamente. È poco
elemento accertato riguarda i lavoratori che le costruirono. Gli an- chiaro, però, come gli Egizi riuscissero a portare i blocchi ad
tichi greci e molti storici moderni pensavano che fossero stati uti- un’altezza crescente, via via che i filari si sovrapponevano gli uni
lizzati migliaia di schiavi catturati in battaglia, ma gli archeologi, agli altri. Nessun testo egizio si preoccupa di indicare la tecnica
scavando in prossimità delle piramidi i villaggi dove vissero i la- usata, e i racconti degli scrittori greci sono inattendibili, perché
voratori e i cimiteri dove furono sepolti, hanno dimostrato che le posteriori di due millenni alle costruzioni maggiori.
maggiori piramidi vennero costruite impiegando per ognuna al- Le teorie più diffuse fra gli studiosi moderni sono tre. Quella me-
cune decine di migliaia di lavoratori specializzati, che per due o no attendibile ipotizza che le piramidi siano state costruite non
tre decenni venivano stipendiati dallo Stato e ricevevano l’aiuto con blocchi di pietra tagliata, ma con pietra riagglomerata, cioè
dei contadini durante il periodo delle inondazioni, quando il la- utilizzando una tecnica simile a quella del calcestruzzo: in cas-
voro nei campi era interrotto. seforme di legno costruite dove si voleva collocare il blocco ve-
Per la costruzione si adoperavano pietre di qualità diversa, che ser- nivano mischiati una serie di materiali che, evaporando, si solidi-
vivano alle diverse parti dell’edificio. Pietre di qualità scadente e ficavano. Le altre due teorie sostengono invece che gli Egizi uti-
solo rozzamente squadrate venivano impiegate per la parte cen- lizzassero le rampe, ma differiscono nelle forme di queste ultime.

90 Parte I Le grandi civiltà fluviali


riana). Tuttavia, contrariamente a quanto creduto in passato, il numero degli schiavi restò sem-
pre piuttosto limitato, e dunque riguardò solo una minoranza della popolazione.

1. In che modo lo Stato provvedeva alle necessità di artisti ed artigiani? 2. In che condizioni vivevano i
contadini? 3. Che sorte era riservata a coloro che non riuscivano a pagare i tributi? 4. Da dove
provenivano, principalmente, gli schiavi?

9. Le donne nell’antico Egitto


I S T I T U Z I O N I , S O C I E T A , C U LT U R E

Le donne-faraone
Studiando i diritti e le vicende delle donne egizie, alcuni storici hanno concluso che esse
si trovavano in una condizione migliore rispetto alle donne delle altre civiltà antiche. Ma bi-
sogna distinguere: senz’altro esatta per le mogli dei faraoni, questa conclusione diviene me-
no sicura via via che scendiamo i gradini della scala sociale.
Abbiamo visto come i frequenti matrimoni tra figli e figlie del faraone o altri parenti stret-
ti fosse una conseguenza dell’idea, ben radicata nel mondo egizio, che il potere del dio-re
dovesse trasmettersi all’interno della stessa famiglia. Questa stessa preoccupazione faceva
sì che, in mancanza di eredi maschi adatti, il trono fosse occupato da una donna [cfr. par. 4].

Per molti studiosi, si costruivano di


fronte alle pareti della piramide
rampe perpendicolari, che si allun-
gavano sempre più man mano che
cresceva l’altezza da raggiungere. Il
problema è che le rampe non pote-
vano avere una forte pendenza, che
avrebbe reso impossibile tirare ver-
so l’alto i pesanti blocchi: di conse-
guenza le rampe dritte dovevano
raggiungere lunghezze sbalorditi-
ve, superiori a due chilometri per i
livelli più alti della piramide. La se-
conda teoria sostiene che le rampe
non erano dritte, ma a zig-zag o a
spirale. Al momento è l’ipotesi più
accreditata, ma ha il problema di la-
sciare insoluto come si riuscisse a
costruire la cima della piramide, do-
ve con questo tipo di rampe lo spa-
zio di lavoro è troppo ridotto.

} La costruzione delle piramidi


Disegno di G. Albertini
Questa illustrazione riepiloga alcuni
passaggi compiuti dagli operai egizi nella
lunga e faticosa costruzione delle piramidi.

Capitolo 2 L’antico Egitto 91


} Era qualcosa di inimmagina-
La regina Hatshepsut bile negli altri regni del
1479-1458 a.C.
Da Deir el Bahari, Tebe; mondo antico.
Museo Egizio, Il Cairo La prima donna-faraone
La testa che vediamo in
figura faceva parte di una
fu Sebekneferu, che regnò
statua in pietra calcarea dal 1777 al 1773 a.C. Era fi-
dipinta, andata distrutta nei
secoli. Ritrae la regina glia del faraone Amenemhat
Hatshepsut secondo III, che probabilmente, es-
l’iconografia riservata ai re:
si intravede la base della sendo privo di figli maschi,
cosiddetta “corona doppia”,
simbolo dell’unione tra Alto l’aveva designata come suc-
e Basso Egitto. L’aspetto cessore al trono. La novità
divino della protagonista è
sottolineato dalla barba dovette essere forte, e nume-
posticcia, di colore blu, che
la identifica con il dio rose sono le prove di quanto
Osiride. Nonostante questi fossero perplessi i contem-
stereotipi, la femminilità
della sovrana è richiamata poranei di fronte a un farao-
dalla delicatezza dei ne e dio Horus-femmina. I
lineamenti del volto, dal
cosmetico che le colora le titoli regali vennero scritti
palpebre e dalle labbra
carnose e seducenti che sia al maschile sia al femmi-
abbozzano un sorriso. nile, e questa presentazione
doppia compare anche nelle
statue, che raffigurano la re-
gina vestita come un faraone
maschio, con tutti i suoi or-
namenti e tutte le insegne, compresi il copricapo con le due bande che ricadono sul petto e
il gonnellino regale con cintura annodata; il volto però è femminile, e sotto l’abito reale si
intravedono le spalline di una tipica tunica da donna.
Dopo questo primo esempio, conosciamo un buon numero di donne-faraone. La più fa-
mosa è Hatshepsut, che regnò per una ventina di anni, dal 1479 al 1458 a.C., durante i qua-
li venne portata avanti con successo la politica volta a ripristinare, tramite un miscuglio di
accordi diplomatici e campagne militari, l’influenza egizia su Siria e Palestina, che era sta-
ta messa in crisi dall’occupazione degli Hyksos [cfr. par. 2]. La sovrana, inoltre, ordinò la
costruzione di templi, statue e obelischi. Hatshepsut salì al trono dopo la morte del marito,
che era anche suo fratello: come erede maschio il defunto aveva lasciato soltanto Thutmosi
III, un bambino avuto da una concubina. Con l’appoggio dei potenti sacerdoti del tempio di
Amon a Tebe, venne deciso che Hatshepsut assumesse il titolo di regina, escludendo dal po-
tere il figliastro Thutmosi III, il quale fino alla morte della matrigna, avvenuta due decenni
dopo, dovette accontentarsi di un ruolo secondario. Per giustificare il potere della regina ven-
ne organizzata una sistematica opera di propaganda. Si disse che il vero padre della regina
era addirittura lo stesso dio Amon, che l’aveva concepita dopo avere assunto le sembianze
del padre; l’oracolo del tempio proclamò poi che il dio Amon gli aveva fatto chiaramente sa-
pere di desiderare che Hatshepsut tenesse il trono.

Un grado di parità fra i sessi inusuale per l’epoca


La condizione delle donne egizie sembra abbastanza buona anche nelle classi dei gran-
di funzionari dello Stato e dei mercanti. Certo, in questi gruppi sociali le donne erano lon-
tane dalla situazione privilegiata delle ragazze e delle donne della famiglia reale. Tuttavia
le figlie e le mogli dei funzionari e dei mercanti avevano eguali diritti legali rispetto agli

92 Parte I Le grandi civiltà fluviali


uomini. Una donna, per |
esempio, poteva partecipare Donna che prepara
la birra
al commercio o vendere una 3000-2000 a.C.
proprietà. In occasione del Da Giza; Museo Egizio, Il
Cairo
matrimonio, inoltre, essa Questa statuetta in calcare
stipulava con il marito dei dipinto ritrae una donna
intenta nella preparazione
contratti nei quali venivano della birra. La birra era una
elencati i beni che la moglie bevanda molto amata dagli
Egizi e veniva prodotta con
portava con sé nella nuova orzo o frumento, lievemente
dolcificata con datteri,
famiglia e gli alimenti che il sottoposta a fermentazione,
marito le avrebbe dovuto e poi conservata in giare
chiuse ermeticamente.
versare in caso di divorzio. Spettava alle donne anche la
macinatura dei chicchi di
Oggi, questa uguaglianza orzo, di frumento o di altri
legale della donna ci appare cereali, che venivano poi
trasformati negli alimenti
scontata, ma a quei tempi base dell’alimentazione
era qualcosa di raro, e in egizia, per l’appunto il pane
e la birra.
realtà lo sarebbe rimasto an-
cora molto a lungo. Nella
grande maggioranza delle
civiltà, infatti, la donna non
aveva diritto di compiere da
sola azioni valide nel campo
dell’economia o del diritto.
Le era vietato stipulare con-
tratti di vendita, concedere
o fare prestiti, testimoniare
in tribunale e via dicendo: al
suo posto doveva agire un
uomo, che prima del matri-
monio era il padre o un pa-
rente stretto del padre, e dopo, naturalmente, il marito.
I dubbi sulla condizione della donna egizia divengono forti quando si scende di livello
sociale fino ai contadini e alle altre classi lavoratrici. In questo caso le informazioni forni-
te dalle fonti scritte mancano quasi del tutto. Un indizio incerto è fornito dalle pitture e dal-
le statue ritrovate all’interno delle tombe dei sovrani e dei defunti potenti, che mostrano don-
ne e uomini mentre compiono fianco a fianco i medesimi lavori. Anche in questo caso pos-
siamo pensare, se non a una relativa parità, almeno che il lavoro, per quanto faticoso, dava
alle donne libertà di movimento e permetteva loro di frequentare anche gli estranei alla fa-
miglia. Ancora una volta, si tratta di facoltà che oggi ci paiono scontate, ma che invece fu-
rono negate alle donne di molte civiltà, e tutt’oggi mancano in alcune aree del mondo.

1. Quali azioni politiche portò avanti la donna-faraone Hatshepsut? 2. Di quali diritti godevano le figlie e
le mogli dei funzionari e dei mercanti?

Capitolo 2 L’antico Egitto 93


Africa e America ad approfittare della decadenza egizia
avvenuta alla fine del Nuovo regno,
fra III e I millennio a.C. quando i re di Kush riuscirono a impa-
dronirsi di parte dell’Egitto.
Nel III e nel II millennio a.C., oltre l’E- avvantaggiato dalla posizione geografi- Nel resto dell’Africa, regni e altri Stati
gitto la sola zona dell’Africa dove si svi- ca, che lo rendeva l’anello di collega- sono attestati solo durante il I millen-
luppò una civiltà complessa e organiz- mento fra l’Africa nera, l’Egitto e il Me- nio a.C. Fra questi regni tardi, il più an-
zata, che poggiava sul funzionamento diterraneo e gli permetteva di com- tico è probabilmente il regno D’mt,
di uno Stato, fu la Nubia. In questa re- merciare spezie, schiavi, animali esoti- che dall’VIII al V secolo a.C. controlla-
gione, posta subito a sud dell’Egitto, ci, oro, legname e pietre preziose. Più va parte dell’Eritrea e dell’Etiopia, in
fin dal 2600 a.C. nacquero dei regni volte attaccato e talvolta momentanea- Africa orientale. Nel resto dell’Africa, la
che prendevano come modello lo Sta- mente invaso dalle armate egizie, il re- storia del III, del II e anche di buona
to dei faraoni, cercando di adottarne gno di Kerma riuscì a mantenersi vita- parte del I millennio a.C. è caratteriz-
molti aspetti, ad iniziare dalla scrittura le per oltre un millennio; nel 1500 a.C., zata dalla crescente diffusione dell’al-
geroglifica. A più riprese, soprattutto a però, il faraone Thutmosi I lo conqui- levamento e dell’agricoltura, che
partire dal Medio regno, i faraoni riu- stò, unendolo all’Egitto. A quest’epoca portò alla domesticazione di nuove
scirono però a conquistare buona par- esisteva già un secondo regno di Nu- piante (per esempio il caffè). In alcuni
te della regione. bia, sorto a meridione di quello di Ker- casi si formarono anche delle piccole
Il regno più antico della Nubia, forma- ma attorno al 1700 a.C.: il regno di Ku- città, come quella di Tichit, sorta intor-
tosi intorno al 2600 a.C., fu il Regno di sh. Anch’esso, più volte attaccato dagli no al 2000 a.C. in Mauritania, a sud del
Kerma, una città situata nell’attuale Su- Egizi, seppe resistere bene, restando Sahara, che praticava un intenso com-
dan settentrionale. Questo regno era sempre indipendente e riuscendo anzi mercio con i nomadi del deserto. A
Altri

N
ilo
EGITTO
Deserto del Sahara ARABIA
M SAUDITA
AR
MAURITANIA Kerma
RO
Catena del Tibesti
SS
Sen
O
eg Niger Regno
Tichit
di
al

SUDAN ERITREA
Lago Ciad Kush
Regno
A F R I C A di
NIGERIA D’mt
COSTA
D’AVORIO ETIOPIA
CAMERUN

Congo

OCEANO
INDIANO

OCEANO
ATLANTICO
lungo fiorente, Tichit venne abbando- suo territorio sono state trovate le trac- | Statuetta nubiana
nata dopo il 1000 a.C. a causa dell’ina- ce di una civiltà sorta intorno al 3000 III millennio a.C. ca.
Museo Egizio, Il Cairo
ridimento del clima, che aveva reso a.C., dunque quasi in contemporanea Questa statuetta, realizzata in
sempre più difficile l’agricoltura. alla civiltà egizia. Scoperta solo negli bronzo, raffigura
probabilmente la dea Iside
Ancora più a meridione, nell’Africa ultimi anni dagli archeologi e ancora che regge in grembo un
Horo infante. Nonostante
equatoriale e subequatoriale, la storia molto male conosciuta, la civiltà Caral l’aggressività dell’Egitto
del continente è caratterizzata, a parti- era relativamente semplice. Nacque confinante, il regno di
Kerma riuscì a mantenere
re dalla metà del II millennio a.C. e per del resto in una zona dal clima molto una certa autonomia, politica
e culturale, fino al 1500 a.C.,
oltre quindici secoli, da un lento ma arido, e di per sé poco adatta all’agri- quando fu piegato
importantissimo fenomeno: la cosid- coltura. Gli antichi abitanti seppero dall’invasione del faraone
Thutmosi I. Il soggetto della
detta Espansione bantù. Con questa però utilizzare alcuni fiumi che scen- statuetta testimonia la grande
influenza culturale e
espressione gli studiosi indicano l’emi- dono dalle Ande per creare canali e ir- figurativa imposta
grazione e la diffusione delle popola- rigare i campi. La popolazione, raccol- dall’Egitto sui popoli
conquistati e la capacità di
zioni che parlavano lingue bantù (la ta in una trentina di abitati, restò co- vincolare la popolazione
all’adorazione delle sue
famiglia di lingue africane attualmente munque limitata, raggiungendo al principali divinità.
più parlata in Africa). Partendo dall’at- massimo i 10.000 abitanti; inoltre l’ar-
tuale Nigeria, questi popoli finirono tigianato fu sempre semplice e sem-
per colonizzare gran parte dell’Africa bra mancare una vera produzione ar-
subsahariana (o nera), conferendo a tistica. Ciò nonostante vennero co-
tutta la parte centrale e meridionale struiti alcuni edifici monumentali, co-
del continente l’aspetto che avrebbe me le sei piramidi innalzate intorno a
conservato fino a poco tempo fa: un una grande piazza verso il 2600 a.C.
oceano di villaggi abitati da popolazio- Gli storici usano la parola piramide,
ni che parlano una lingua bantù o ad ma sarebbe più corretto dire piattafor-
essa imparentata, e una minoranza di me: infatti, queste costruzioni enormi
popolazioni diverse per lingua e, co- (la maggiore ha una base di 150 metri COLOMBIA

me è il caso dei pigmei, anche per ca- per lato) non erano a punta, ma ter- foresta amazzonic
a

ratteristiche fisiche. minavano con una grande piattafor-


PERÚ
Se ci spostiamo oltre l’oceano Atlanti- ma, destinata con ogni probabilità a
co, in America, va notato che durante luogo di culto. La “piramide” maggio-
il III e il II millennio a.C. in gran parte re giungeva a 18 metri di altezza, ed Caral Lago
del continente la maggioranza delle era collegata alla piazza e alle strade Titicaca
BOLIVIA
popolazioni già praticavano agricoltu- circostanti da alcune scalinate. Questa
ra e allevamento, ma vivevano in pic- civiltà ancora misteriosa, la più antica
cole comunità, senza dare vita a Stati. dell’America, intorno al 1800 a.C. en- CILE
Fanno eccezione solo le due più anti- trò in crisi e scomparve per delle ra-
OCEANO
che civiltà americane: la civiltà Caral o gioni che restano al momento ignote. PACIFICO
del Nord Chico, sulle coste del Perù, e Alcuni secoli dopo, durante il II mil-
la civiltà degli Olmechi, nel Messico lennio a.C., nel Messico centrale nac-
centrale. que la seconda civiltà del continente, OCEANO
ATLANTICO
Caral è il nome di un povero villaggio quella degli Olmechi. Le sue tracce più
di contadini peruviani situato a pochi antiche risalgono al 1400 a.C., ma la
chilometri dalle coste dell’oceano Pa- fioritura di una vera e propria civiltà av-
cifico nella valle del fiume Supe, nella venne nel 1200 a.C. Essa ci ha lasciato
regione del Nord Chico. È diventato fa- opere d’arte e monumenti impressio-
moso negli ultimi tempi perché nel nanti. Dagli scavi condotti sono emer-

Capitolo 2 L’antico Egitto 95


se statue di grandi dimensioni, sta- piramidi venivano realizzate soprattut- terre coltivate, sottoposte troppo a
tuette di giada, ceramiche di qualità. to con la terra. lungo a un eccessivo sfruttamento. A
Gli Olmechi edificarono anche alcune La civiltà olmeca scomparve intorno al differenza della civiltà di Caral, estinta-
piramidi, fino ad un’altezza di oltre 400 a.C., per cause ancora poco chia- si senza lasciare nessun erede cono-
trenta metri, che tuttavia sono andate re. Probabilmente gli Olmechi si uni- sciuto, la civiltà olmeca influì sulla na-
quasi completamente distrutte perché rono ad altre popolazioni, ma c’è chi scita e lo sviluppo delle civiltà sorte nei
nelle pianure alluvionali abitate dagli suppone che la civiltà sia stata messa secoli successivi in America centrale,
Olmechi la pietra era rara, e dunque le in crisi dall’esaurirsi della fertilità delle come quella dei Maya.

MESSICO

echi
Olm
OCEANO HONDURAS
PACIFICO MAR DEI
CARAIBI
GUATEMALA
EL SALVADOR

| Testa di Olmeco
II millennio a.C. ca.
Museo di La Venta, Messico
Questa colossale testa riproduce molto
probabilmente il volto di un funzionario
olmeco, e testimonia una consuetudine
artistica di questo popolo: realizzare
impressionanti sculture monolitiche in
pietra vulcanica, molto probabilmente
per scopi celebrativi. La civiltà olmeca,
nata in Messico in epoca precolombiana
(tra il 1400 a.C. e il 400 a.C.), resta
tuttora un enigma per archeologi e
antropologi. Persino la denominazione di
“Olmechi”, ovvero abitanti di Olman,
(che in azteco vuol dire ‘paese del
caucciù’) non è quella con cui l’antico
popolo si definiva, ma è quella con cui
gli Aztechi li identificavano. Quel che è
certo è che gli Olmechi gettarono le basi
per le grandi civiltà e per i regni che si
susseguirono successivamente in
America centrale (Zapotechi, Maya e
Aztechi).

Parte I Le grandi civiltà fluviali


SINTESI
1. Il Periodo protodinastico, l’Antico regno e il Medio regno
La civiltà egizia è durata millenni. Gli storici dividono la storia dell’Egitto in tre fasi principali (Antico, Medio e Nuovo re-
gno) caratterizzate da un forte potere centrale, intervallate da periodi di crisi. In un territorio circondato dal deserto, la fertile valle at-
torno al fiume Nilo fu decisiva per lo sviluppo di questa civiltà. Durante l’Antico regno fu frenetica l’attività edilizia dei faraoni. A
questo periodo risalgono le più imponenti piramidi. A partire dal 2200 a.C., il potere centrale entrò in crisi e l’Egitto si frammentò in
piccoli principati indipendenti (Primo periodo intermedio). Dal 2055 si ricostituì l’unità del regno. Alla ripresa economica si aggiun-
se un’azione espansiva a sud in Nubia e sulle coste mediterranee fino alla Siria.

2. Il Nuovo regno e l’Epoca tarda


A partire dal 1700 a.C., si assistette ad una nuova fase di disgregazione politica e crisi, cui contribuì l’invasione degli Hyksos.
Con il faraone Ahmosi I l’Egitto si liberò del dominio straniero e tornò a formare un unico Stato. Durante il Nuovo regno l’Egitto di-
venne una grande potenza e portò alla massima estensione i propri confini. L’espansione a est, in Siria, portò l’Egitto a scontrarsi con
la potenza degli Ittiti. A questo periodo risale il regno di Amenofi IV-Akhenaton, il faraone che cercò invano di introdurre un culto mo-
noteista. La potenza e la ricchezza acquisiti, permisero all’Egitto di resistere alle incursioni dei Popoli del Mare, ma, dall’XI secolo
a.C., il regno conobbe una nuova fase di decadenza. In Epoca tarda, l’Egitto fu assoggettato dagli Assiri, quindi da Persiani, Greci e
Romani.

3. La civiltà del Nilo


Il fiume Nilo è alla base della civiltà egizia. In estate il fiume esondava e al suo ritiro lasciava il terreno della valle fertilizza-
to e umidificato, dando inizio a una frenetica attività per metterne a coltura i terreni. Da ciò, la necessità di organizzare e controllare
le opere pubbliche portò alla nascita di uno Stato accentrato. Inoltre, il fiume era navigabile tutto l’anno e questo diede uniformità cul-
turale e urbanistica al regno. L’Egitto era protetto a sud dalle grandi cateratte del fiume e a est ed ovest dal deserto. La civiltà egizia si
formò, quindi, in un ambiente al tempo stesso unitario, isolato e ben protetto, con limitate influenze esterne.

4. Il faraone, dio in terra


Lo Stato e la società egizia erano autoritari e gerarchici. Al vertice stava il faraone, dio in terra e unico interprete della volontà
divina. Egli era considerato una divinità solare e identificato col dio Horus. Dopo la morte assumeva le sembianze di Osiride, il so-
vrano dei regni dei morti. In Egitto vigeva il principio della legittimità dinastica: il potere veniva tramandato tra discendenti. La con-
cezione stessa di immortalità che circondava i faraoni portò all’edificazione delle piramidi, le nuove case dei sovrani defunti.

5. La religione e la morte
La religione egizia era piena di divinità e cerimonie. Per gli Egizi la vita proseguiva nell’aldilà, e poteva rappresentare un mi-
glioramento della vita terrena destinato a durare per l’eternità. La pratica della mummificazione era legata al bisogno di garantirsi una
vita nell’oltretomba, poiché l’anima, per sopravvivere, doveva ricongiungersi al corpo.

6. Akhenaton, il faraone eretico


Con il faraone Akhenaton, per la prima volta nella storia compare una religione monoteista. Egli riformò la religione anche
per ragioni di tipo politico. Cercava, infatti, di contrastare il grande potere acquisito dai sacerdoti del dio Amon, che minava la stessa
autorità del sovrano. In politica estera, Akhenaton mantenne una condotta pacifista, ma questo gli creò problemi in Palestina e in Si-
ria. Morto Akhenaton, i problemi di politica estera, l’ostilità della casta sacerdotale e della popolazione, oltre ad una probabile epide-
mia, portarono al fallimento della riforma.

7. Scribi e sacerdoti
Il funzionamento dello Stato era garantito da un’amministrazione vasta ed efficiente, posta sotto la guida di un primo mini-
stro. Nei palazzi del potere lavorava un gran numero di scribi, il cui compito era quello di controllare quasi ogni aspetto della vita del
paese. La posizione sociale degli scribi era di potere e privilegio e cresceva a seconda dell’incarico ricoperto. L’altro gruppo sociale
privilegiato era quello dei sacerdoti; oltre a svolgere compiti di carattere religioso, i sacerdoti ricoprivano talvolta funzioni ammini-
strative. I sacerdoti erano i depositari di tutti i saperi di tipo religioso, scientifico e tecnico. Al pari degli scribi, costituivano un grup-
po sociale chiuso, che rivestiva un ruolo determinato e aderiva a specifiche norme di comportamento.

8. Artigiani, contadini e schiavi


Nella società egizia artigiani e artisti occupavano una buona posizione, vivevano in villaggi separati e lo Stato si faceva cari-

Capitolo 2 L’antico Egitto 97


co di molte delle loro necessità. La grande maggioranza della popolazione, però, era dedita all’agricoltura. I contadini vivevano in si-
tuazione di forte disagio e lavoravano in condizioni dure. Il loro lavoro era strettamente controllato ed era loro richiesto di pagare tri-
buti. Al di fuori del lavoro agricolo, erano inoltre obbligati ad offrire manodopera per le grandi costruzioni. All’ultimo gradino della
scala sociale c’erano gli schiavi, prigionieri di guerra o stranieri venduti al mercato della manodopera schiavile.

9. Le donne nell’antico Egitto


Le donne egizie godevano di una condizione migliore rispetto alle donne delle altre civiltà antiche. Questo era certo per le don-
ne di stirpe reale. Ci furono infatti varie donne-faraone, come la prima Sebekneferu, o la più famosa Hatshepsut. I privilegi erano mi-
nori per le mogli e le figlie dei funzionari e dei mercanti, ma sappiamo che esse godevano di eguali diritti legali rispetto agli uomini.
Poche notizie si hanno, invece, donne delle classi sociali più basse, anche se è da supporre una relativa parità.

ESERCIZI
Gli eventi
1. Indica con una crocetta quali tra queste espressioni ritieni corrette:

❏ a) L’ambiente unitario e isolato nel quale si sviluppò la civiltà egizia limitò le influenze esterne su di esso.
❏ b) Durante l’Antico regno la capitale egizia era situata a Tebe.
❏ c) Con il faraone Akhenaton comparve per la prima volta nella storia una religione monoteista.
❏ d) Il regno di Kush in Nubia resistette sempre alle aggressioni egizie, mantenendosi indipendente.
❏ e) Secondo la concezione religiosa degli Egizi, dopo la morte le anime cessavano di esistere.
❏ f) Nella società egizia le donne avevano un ruolo costantemente subordinato a quello degli uomini.
❏ g) Grazie alla propria potenza e alla propria ricchezza, l’Egitto riuscì a resistere alle incursioni dei Popoli del Mare.
❏ h) Subito dopo il faraone, gli scribi e i sacerdoti occupavano la parte più alta della scala gerarchica.
❏ i) Gli artigiani vivevano in condizioni di vita migliori rispetto al resto della popolazione.
❏ j) Il faraone era considerato una divinità solare e dopo la morte assumeva le sembianze del dio Horus.
Le coordinate spazio-temporali

98 Parte I Le grandi civiltà fluviali


Le coordinate spazio-temporali
2. Colloca sulla carta muta
gli elementi fisici e le città elencate;
quindi indica con differenti colori
l’originaria estensione dell’Egitto
e l’espansione dei suoi domìni:

Mari:
Mar Mediterraneo; Mar Rosso;
Golfo Persico; Mar Caspio; Mar Nero.
Fiumi:
Nilo; Tigri; Eufrate.
Città:
Menfi; Tebe; Akhetaton;
Tiro; Babilonia; Assur; Qadesh.

Il lessico storico
3. Collega i seguenti termini alle definizioni corrispondenti:

Termine Definizione
a) Trattato: 1) Tribù asiatiche che dalla Palestina si infiltrarono nel delta del Nilo.
b) Bantu: 2) Religione che ammette l’esistenza di un solo dio.
c) Figure antropomorfe: 3) Accordo stipulato tra due o più Stati.
d) Hyksos: 4) Espressione che indicava la striscia di terra resa fertile dalle inondazioni del Nilo.
e) Monoteismo: 5) Figure dall’aspetto interamente animale o in parte animale, in parte umano.
f) Case della vita: 6) Espressione che indicava la vasta estensione del deserto.
g) Deshret: 7) Scuole gestite dai templi, nelle quali venivano formati gli scribi.
h) Figure zoomorfe: 8) Popolazioni africane che, partendo dalla Nigeria, colonizzarono gran parte dell’Africa subsahariana.
i) Kemet: 9) Figure dalle sembianze umane.

Il confronto
4. Avvalendoti dei contenuti del capitolo, del corredo iconografico e delle didascalie, completa la seguente
tabella di confronto delle condizioni sociali in Egitto, inserendo le informazioni richieste:

Artisti e artigiani Contadini Schiavi


Che mansioni svolgevano?
Dove vivevano?
Che posizione ricoprivano
all’interno della società egizia?

Capitolo 2 L’antico Egitto 99


5. Completa lo schema relativo alla struttura sociale Faraone
nell’antico Egitto, quindi rispondi alle domande:

a) Che posizione sociale ricoprivano Scribi e


nell’antico Egitto gli scribi e i sacerdoti? ...........................

b) Per quale motivo artisti e artigiani godevano


di una posizione privilegiata?
................... e
c) Quali erano le condizioni di vita dei contadini? Artigiani
Quali mansioni erabno costretti a svolgere?
d) Da dove provenivano gli schiavi?
..............................

...........................

La produzione scritta
6. In un breve testo scritto (max 15 righe) descrivi la condizione femminile nell’antico Egitto
seguendo la scaletta di punti proposta:

a) La successione dinastica e le donne-faraone; d) La condizione femminile nelle classi lavoratrici;


b) Alcuni esempi: Sebekneferu, Hatshepsut e Nefertiti; e) Il confronto con le altre civiltà del tempo.
c) La condizione femminile nelle alte sfere della società;

L’esposizione
7. Rispondi ora alle seguenti domande:

1) Per quale motivo fu così stretto il rapporto che unì il fiume Nilo allo sviluppo della civiltà dell’antico Egitto? In che modo esso influì
sull’organizzazione politica e sociale di questa civiltà?

2) Quali caratteristiche definivano la figura del faraone? In che modo essa si differenziava da quella di altri sovrani dell’epoca?

3) Quali erano gli elementi basilari della religione degli antichi Egizi? Quale rapporto essi avevano con l’aldilà?

4) Per quale motivo Akhenaton è ricordato come il “faraone eretico”? Di quali riforme si fece promotore? Che esito ebbero queste riforme?

5) Che posizione sociale ricoprivano nell’antico Egitto gli scribi e i sacerdoti?

100 Parte I Le grandi civiltà fluviali


Capitolo 3
L’Età del Ferro
nel Vicino Oriente
1. Dagli Assiri ai Babilonesi
E V E N T I E P R O TA G O N I S T I

La fine traumatica dell’Età del Bronzo


Il passaggio dall’Età del Bronzo all’Età del Ferro nel Mediterraneo orientale e nel Vici-
no Oriente ebbe un carattere violento. Fra il 1200 e il 1150 a.C. le città costiere siriane e
l’impero ittita in Anatolia vennero spazzati via, come pure la civiltà micenea e minoica in

Prigionieri filistei
Grecia e a Creta (ne parleremo nel capitolo successivo), e lo stesso Egitto rischiò d’essere XII sec. a.C.
Da Medinet Habu, Tebe
sommerso dall’invasione di quelli che gli Egizi chiamarono i Popoli del Mare [cfr. cap. 1.2
Questo rilievo è stato
e par. 3]. Anche la leggendaria distruzione della città di Troia, cantata nei poemi omerici ritrovato nel tempio di
Medinet Habu, una cittadina
dell’Iliade e dell’Odissea, si verificò in questa fase. Nelle zone più direttamente investite, non lontana da Tebe, e
gli scavi archeologici attestano distruzioni e incendi e un brusco abbassamento del livello rappresenta i “Peleshet”,
ossia i Filistei, uno dei
di vita; a dire il vero, però, nel Vicino Oriente la vita urbana e i commerci ebbero una ri- cosiddetti “Popoli del
Mare”. I protagonisti del
presa abbastanza rapida. rilievo mostrano
Per molto tempo si è immaginata l’invasione dei Popoli del Mare come una vera e pro- un’inconfondibile
acconciatura piumata, tipica
pria migrazione di massa: popoli nuovi e bellicosi, di origine indoeuropea e armati con ar- dell’usanza filistea.
mi di ferro, avrebbero soppiantato le popo-
lazioni locali lungo le coste del Mediterra-
neo orientale. In realtà il ferro a quell’epo-
ca aveva appena cominciato a diffondersi ed
era ancora ben lontano dal sostituire il bron-
zo nella fabbricazione delle armi. Oggi si
pensa che la crisi delle grandi potenze della
tarda Età del Bronzo, come l’Egitto e l’im-
pero ittita, sia stata dovuta soprattutto a de-
bolezze interne e che non ci siano prove suf-
ficienti della migrazione in massa di nuovi
popoli: forse si trattò solo dell’arrivo di
gruppi di razziatori, provenienti dalle isole
dell’Egeo, che presero il potere in molte zo-
ne proprio approfittando di quelle debolez-
ze. I nuovi venuti assoggettarono le popola-
zioni locali, la cui cultura però non s’inter-
ruppe e anzi alla fine fu adottata anche dagli
invasori.
La Mesopotamia vera e propria non subì
una crisi altrettanto drammatica, ma a parti-

Capitolo 3 L’Età del Ferro nel Vicino Oriente 101


 re dal 1100 a.C. il potere dei re assiri al Nord, e babilonesi al Sud,
Stele di Assurbanipal
VII sec. a.C. venne indebolito dalla penetrazione di un’ennesima ondata di pa-
Da Babilonia (Iraq); British Museum, Londra stori nomadi di lingua semitica, gli Aramei. Gli Aramei costruiro-
La Stele di Assurbanipal presenta il sovrano assiro abbigliato no molti piccoli regni fra la Siria e la Mesopotamia del Nord; ma la
con la tipica veste babilonese, in segno di omaggio verso
Babilonia, che il suo predecessore Sennacherib aveva loro presenza è ampia in tutto il bacino del Tigri e dell’Eufrate.
oltraggiato, privandola della statua del suo patrono, il potente
dio Marduk. La stele qui riportata lo presenta nei panni di Nel Sud, ovvero nell’antico paese sumero e babilonese, fino al
“re-costruttore”, con il cesto Golfo Persico, la popolazione aramaica dei Caldei adottò i modi di
da muratore sulle
spalle, in vita tradizionali della zona, abbandonando il nomadismo a favore
conformità a una
tradizione dell’agricoltura basata sull’irrigazione, e inserendosi nella società
mesopotamica cittadina. La lingua aramaica finì per sostituire l’accadico degli As-
antichissima.
siri e dei Babilonesi e divenne la principale lingua parlata in Siria e
Mesopotamia, oltre che la nuova lingua franca dell’intero Vicino
Oriente.

L’apogeo dell’impero assiro


A partire dal 900 a.C., la potenza egemone che emerse nella zo-
na fu di nuovo quella degli Assiri [cfr. cap. 1.2]. I loro re combatte-
rono gli Aramei e sottomisero Babilonia, che era l’unico altro Stato
mesopotamico capace di rivaleggiare col regno assiro. Per secoli i
confini degli Assiri conobbero arretramenti e riconquiste, in una
continua lotta per far pagare il tributo a una moltitudine di città, re
e popoli, dal Caucaso al Mediterraneo. Il re Sennacherib (705-681
a.C.) rase al suolo Babilonia, che continuava a ribellarsi, e stabilì la
sua capitale nella città di Ninive, sul Tigri, nei pressi dell’attuale
città irachena di Mossul. Ma dopo la morte improvvisa di Senna-
cherib i suoi successori ricostruirono Babilonia, temendo che la di-
struzione della città e dei suoi templi avesse offeso gli dèi.
L’Egitto dei faraoni tentò di contrastare l’egemonia assira nel-

L’impero assiro
(IX-VII secolo)
URA
RTU

Kharran
Ninive
Assur
Biblo
Sukhi MEDI
Sidone
Tiro

PALESTINA Babilonia
Estensione
dell’impero all’859
Annessioni
di Tiglatpileser III
Gerusalemme CALDEI
Annessioni PERSIANI
di Sargon II EGITTO
Annessioni
successive

102 Parte I Le grandi civiltà fluviali


l’area siriana e palestinese, appoggiando una rivolta dei 
Una scena dal Nabucco di Verdi
re locali e delle città fenicie, sorte lungo l’attuale costa Teatro alla Scala, Milano, stagione 1986-87
libanese (sui Fenici torneremo nel cap. 5); ma la coali- Il tiranno babilonese ispirò Giuseppe Verdi
zione venne sconfitta dagli Assiri, che invasero l’Egitto, (1813-1901) per la composizione del suo
Nabucco (titolo originale Nabucodonosor).
conquistarono la capitale Menfi e posero sul trono egizio L’opera, che debuttò al Teatro alla Scala di
Milano il 9 marzo 1842, ha reso celebre il
un sovrano fantoccio, il faraone Necao. Dopo di allora coro in cui gli Ebrei in schiavitù cantano il
l’Egitto fu lacerato da guerre civili fra principi sottomes- famoso Va’ pensiero.
si agli Assiri e altri ribelli, finché intorno al 655 a.C. ven-
ne riunificato dal faraone Psammetico, che tuttavia rima-
se sempre fedele alleato degli Assiri. In quest’epoca, sot-
to il re Assurbanipal (669-627 a.C.), che i Greci chia-
marono Sardanapalo, l’impero assiro raggiunse la massi-
ma potenza.

Medi, Persiani e Caldei di Babilonia


Già da molto tempo, però, si stava formando più a est la
potenza che un giorno avrebbe abbattuto l’impero assiro e
preso il suo posto come superpotenza del Vicino Oriente.
Fra il 1300 e il 900 a.C. nuove migrazioni di popoli indoeu-
ropei si erano spinte, partendo forse dal Caucaso, fino al-
l’altopiano iranico e alle steppe dell’Asia centrale; fra loro
c’erano i Medi e i Persiani, antenati degli attuali iraniani
(non tutti sanno che in Iran si parla una lingua indoeuropea,
imparentata con le nostre, anche se scritta con l’alfabeto ara-
bo). I Medi, allevatori di cavalli e di cammelli, all’inizio
erano più potenti dei Persiani, ma entrambi i popoli paga-
vano il tributo al re assiro e facevano parte dei suoi eserci-
ti. Alla fine però i Medi si allearono con i Caldei di Babilo-

L’Età del Ferro

Il ferro cominciò a essere lavorato in zone molto diverse del per sé migliore di una di bronzo, anzi è addirittura più debole,
mondo, come l’India, l’Africa e il Vicino Oriente, nel corso del benché si affili più facilmente. Per ottenere armi e utensili più
II millennio a.C.; ma la comparsa dei primi oggetti di ferro non robusti di quelli di bronzo bisogna impiegare una tecnica par-
significa che si possa ancora parlare di Età del Ferro. Con que- ticolare, che trasforma il ferro in acciaio grazie all’aggiunta di
sto nome indichiamo l’epoca in cui il ferro soppiantò il bronzo una piccolissima percentuale di carbonio. In origine questa tec-
come principale metallo impiegato nella fabbricazione di armi nica non era padroneggiata bene e l’acciaio era così prezioso
e attrezzi. Nel Vicino Oriente gli archeologi dividono l’Età del da essere usato per fabbricare gioielli. Fino a quando la tecno-
Ferro in due fasi, Ferro I e Ferro II. Nella fase del Ferro I, che logia dell’acciaio non divenne più comune, perciò, il ferro fa-
va grosso modo dal 1200 al 900 a.C., il ferro e il bronzo con- ticò a sostituire il bronzo.
vivono; il ferro sostituisce davvero il bronzo solo nella fase del A lungo gli storici hanno pensato che i Popoli del Mare doves-
Ferro II, a partire dal 900 a.C. sero la loro superiorità alla tecnologia del ferro, e che a questo
Come mai il ferro si è imposto così lentamente? Il fatto è che sia stato dovuto il collasso delle potenze dell’Età del Bronzo.
il nuovo metallo aveva sia pregi sia difetti. Il vantaggio più evi- Oggi, invece, c’è chi pensa che la diffusione delle armi di fer-
dente è che il ferro è meno costoso, perché è molto più abbon- ro non sia una causa, ma una conseguenza della crisi che tra-
dante, nel sottosuolo, rispetto al rame e allo stagno che bisogna volse il Mediterraneo orientale e il Vicino Oriente intorno al
combinare per ottenere il bronzo. Dal punto di vista tecnologi- 1200 a.C. La fase di insicurezza che seguì rese difficile il com-
co, però, il ferro è più difficile da forgiare, perché ha una tem- mercio internazionale del rame e dello stagno, e provocò il
peratura di fusione più alta. Inoltre, una spada di ferro non è di diffondersi dell’uso del ferro.

Capitolo 3 L’Età del Ferro nel Vicino Oriente 103


nia, che non sopportavano il dominio assiro, e abbatterono l’impero. Nel 612 a.C. Ninive ven-
ne distrutta, la valle del Tigri fu spopolata, e gli Assiri scomparvero per sempre dalla storia.
L’egemonia nel Vicino Oriente passò al nuovo regno caldeo di Babilonia: si parla di età
neobabilonese. La potenza caldea venne rafforzata da Nabucodonosor, che a partire dal 605
a.C. sconfisse gli Egizi e conquistò l’intera Siria. Nabucodonosor impose la sua supremazia
anche sulla Palestina, dove a partire dal 900 a.C. si era affermato un nuovo popolo, gli Ebrei.
Nabucodonosor sconfisse i re degli Ebrei, conquistò la loro capitale, Gerusalemme, e de-
portò i suoi abitanti a Babilonia.

1. Quali ipotesi sono state avanzate per spiegare la fine dell’Età del Bronzo?
2. Quali furono i rapporti fra gli Assiri e l’Egitto? 3. Che cosa si intende per “età neobabilonese”?

2. L’impero persiano
E V E N T I E P R O TA G O N I S T I

L’impero più grande dell’Antichità


Nel VI secolo a.C. i rapporti di forza fra le popolazioni indoeuropee dell’Iran, Medi e
Persiani, cambiarono. Sotto il governo della dinastia regale degli Achemènidi i Persiani di-
vennero più potenti. Stanziati nel territorio dell’antico regno di Elam, ne assorbirono la cul-
tura, compresa la lingua amministrativa e l’alfabeto cuneiforme. Il re Ciro il Grande (559-
530 a.C.) si ribellò contro il re dei Medi e lo sconfisse. I due regni divennero uno solo e an-
che i due popoli si fusero in uno, che oggi chiamiamo di solito i Persiani, anche se gli an-
 tichi Greci continuavano spesso a chiamarli Medi.
Cilindro di Ciro
539 a.C. Sotto Ciro il Grande la potenza persiana divenne un impero. Ciro conquistò il regno di
Da Babilonia; Museo Lidia, che dominava tutta l’odierna Turchia occidentale: era un paese ricco, affacciato sul
Archeologico di Teheran
Il Cilindro di Ciro, Mediterraneo ricco di traffici e di commerci, ed era il paese in cui era stato inventato, non
realizzato in terracotta, molto tempo prima, un nuovo modo di facilitare i commerci, coniando il metallo prezioso
riporta in accadico
cuneiforme una in tondini dal valore standardizzato: le monete. L’invenzione della moneta è uno dei pro-
dichiarazione in cui si
legittima la presa di gressi decisivi che il mondo del Vicino Oriente ha trasmesso alla civiltà mediterranea ed eu-
Babilonia da parte del ropea; ed ebbe un tale impatto sulla fantasia che l’ultimo re della Lidia, Creso, diventò leg-
sovrano persiano Ciro il
Grande. Il contenuto della gendario per la sua ricchezza.
dichiarazione elenca una Insieme alla Lidia, Ciro annesse al suo impero anche le città portuali greche che pun-
serie di provvedimenti
pensati dal re per teggiavano la costa anatolica (di cui diremo nel cap. 7); poi, nel 539 a.C. si rivolse con-
conquistarsi la stima della
popolazione; tra questi tro il re di Babilonia Nabonedo, lo sconfisse e s’impadronì dell’intera Mesopotamia. Al-
spicca la tutela della libertà tre campagne militari gli permisero di estendere il suo potere agli altipiani dell’Asia cen-
di culto dei popoli
conquistati. trale, fino all’attuale Afghanistan e Pakistan. Il figlio di Ciro, Cambise, si propose un
progetto ancora più ambizioso, lo stesso
che i più potenti re assiri avevano appena
osato accarezzare: la conquista dell’Egitto.
Nel 525 a.C. la conquista era un fatto com-
piuto e Cambise si fece incoronare faraone
d’Egitto, inaugurando una nuova dinastia;
in concreto, il paese del Nilo era diventato
una provincia dell’impero persiano.

104 Parte I Le grandi civiltà fluviali


Lago
d’Aral L’impero persiano
all’epoca della
sua massima
MAR NERO MAR Ox
us SOGDIANA espansione
CASPIO

Atene Sardi CAPPADOCIA BATTRIANA GANDARA


LIDIA
Mileto IRCANIA
Sparta CARIA
MEDIA ARIANA
LICIA CILICIA PARTIA ARACOSIA
SIRIA Territorio d’origine

Tig
Eu Ecbatana
fra dei Persiani

ri
MAR Sidone te
MEDITERRANEO Tiro ELAM DRANGIANA Territori conquistati
Babilonia da Ciro il Grande

Indo
Susa Persepoli Via regia persiana
PERSIDE GEDROSIA Territori conquistati
Menfi ARABIA GO
LF da Cambise
OP
EGITTO ER
SIC Territori conquistati
O da Dario I
Ni

MASSO
RO
lo

MEDIA Satrapìa dell’impero


R

achemènide

Alla morte di Cambise l’impero persiano era molto più vasto di tutti gli imperi del Vi- 
Palazzo reale di Dario I
cino Oriente di cui abbiamo parlato finora. Comprendeva tutti i territori che avevano fatto a Persepoli
parte dell’impero accade e di quello assiro, del regno babilonese, dell’impero ittita e del- V sec. a.C. ca.
Persepoli, Iran
l’antico Egitto; i suoi confini si spingevano dalla valle dell’Indo al Mar Egeo, e dal Mar La fotografia mostra le
Caspio alla valle del Nilo. L’impero achemènide fu il più vasto impero dell’Antichità e al rovine del palazzo reale di
Dario I, realizzato nell’antica
culmine del suo potere governava un territorio di 8 milioni di chilometri quadrati, qua- capitale del regno persiano,
si uguale all’estensione degli Stati Uniti d’America. Persepoli, nome scelto dai
Greci per indicare la “città
Nel 522 a.C. a Cambise successe il suo parente Dario I, che regnò fino al 489 a.C. con- dei Persiani”. Persepoli fu
una delle cinque capitali
quistando nuovi territori, stroncando molte ribellioni e consolidando le strutture ammini- dell’Impero achemènide (le
strative dell’impero. Dario fece costruire in marmo nel cuore della Persia quella che sa- altre erano Babilonia,
Ecbatana, Pasargade e Susa).
rebbe rimasta la grandiosa capitale cerimoniale dell’impero persiano fino alla sua conqui- La capitale conserva tesori
di arte persiana che Dario I e
sta da parte di Alessandro Magno quasi due secoli dopo, e che gli archeologi hanno ripor- il suo successore Serse I
tato in gran parte alla luce, Persepoli. fecero realizzare per
celebrare la grandezza della
stirpe achemènide. I resti
della grande città sono stati
Un impero più tollerante ritrovati grazie a campagne
Medi e Persiani erano popoli nuovi rispetto al mondo mesopotamico, e praticavano un di scavo intraprese nella
regione di Fars, nell’attuale
culto religioso diverso. La loro religione era stata fondata in un’epoca imprecisata da un Iran, a partire dal 1930.
profeta chiamato Zarathushtra, e
s’incentrava sull’adorazione di un
dio creatore dell’universo, Ahura
Mazda, da cui il nome di Mazdei-
smo; aveva quindi dei tratti in comu-
ne con il Cristianesimo e con le altre
grandi religioni monoteiste moder-
ne. Ma i Persiani erano disposti a tol-
lerare gli altri culti religiosi, anche
perché ai loro re conveniva presen-
tarsi come eredi delle tradizioni po-
litiche, culturali e religiose della
cittadinanza
Stato e nazione L’idea che Stato e nazione dovessero, se possibile, coincidere, e che la
Il termine “nazione” è sempre stato di uso comunissimo. La radice del- forma migliore di Stato fosse lo Stato nazionale, è rimasta indiscussa fi-
la parola è la stessa del verbo “nascere”: con nazione quindi si inten- no a poco tempo fa. Il problema dello Stato nazionale, però, è che ren-
deva l’insieme delle persone nate nello stesso paese, che parlavano la de più difficile la convivenza con persone di nazionalità, lingua, reli-
stessa lingua e avevano le stesse usanze. Certo, se ci mettiamo a riflet- gione diversa. Molti Stati nazionali, ancora in tempi recentissimi, si so-
tere su questi concetti ci accorgiamo che le cose non sono sempre co- no formati espellendo le minoranze, o almeno trattandole come se fos-
sì semplici: gli svizzeri, per esempio, che parlano tre lingue diverse, so- sero cittadini di serie B. Inoltre una popolazione abituata a vivere in uno
no anch’essi una nazione, oppure no? Ma per secoli il concetto di na- Stato nazionale fa più fatica ad accogliere gli immigrati e a concedere
zione è stato usato senza farsi questi problemi: i mercanti che opera- anche a loro il diritto di cittadinanza: fino a un po’ di tempo fa, l’idea di
vano all’estero, o gli studenti delle università, si raggruppavano spon- un italiano nero di pelle sarebbe sembrata assurda, e ancor oggi un ita-
taneamente per nationes che potevano riflettere realtà cittadine, re- liano di religione islamica suscita sorpresa.
gionali, o statali, a seconda della convenienza. Questi problemi dello Stato nazionale non sono problemi di poco con-
È importante avere ben chiaro che lo Stato non è la stessa cosa della to. La persecuzione delle minoranze ha provocato, nel secolo scorso,
nazione: lo Stato è un’organizzazione politica che può comprendere alcune fra le peggiori tragedie della storia umana, come lo sterminio
un’intera nazione, oppure solo una parte, o riunire nazioni diverse. Nel degli ebrei nella Germania nazista. La difficoltà di far convivere nello
mondo antico, medievale e moderno, fino al Settecento, nessuno pen- stesso paese popoli diversi avvelena la vita politica di Stati come Israe-
sava che Stato e nazione dovessero per forza coincidere. In Italia si par- le, la cui nascita aveva suscitato grandi speranze, o come le nuove re-
lava tranquillamente di nazione italiana senza preoccuparsi del fatto pubbliche nate in Europa e in Asia dalla dissoluzione dell’Unione So-
che la penisola era suddivisa in un gran numero di Stati indipendenti. vietica e della Jugoslavia. L’integrazione degli immigrati si sta rivelando
Alla fine del Settecento, con la Rivoluzione americana e la Rivoluzione il problema più difficile da risolvere, e più carico di rischi per il futuro,
francese, e poi nell’Ottocento col Risorgimento italiano (che consentì nei paesi ricchi del mondo. Ecco perché oggi guardiamo di nuovo con
l’unità del nostro paese), le cose cambiarono: il termine nazione ac- attenzione alla possibilità di uno Stato che vada al di là della dimen-
quistò all’improvviso una nuova importanza. Si cominciò a promuove- sione nazionale, come potrebbe essere l’Unione Europea; e quando
re e studiare la lingua nazionale, la letteratura nazionale, a imbottire la studiamo la storia, ci interessa scoprire come funzionavano i grandi im-
testa dei cittadini con l’orgoglio nazionale, e nei casi in cui una nazio- peri multinazionali del passato.
ne era divisa fra vari Stati si fece strada l’idea che questo era un male: L’impero persiano, di cui parliamo in questo capitolo, come l’impero
la nazione doveva essere unificata in un unico Stato. Anche le piccole romano, di cui parleremo nel secondo volume, sono esempi di Stati
nazioni che vivevano all’interno di un impero multinazionale si con- immensi al cui interno la pace era garantita, anche se con brutalità, da
vinsero che questo era un male, e che la nazione doveva avere un pro- un unico governo, e dove popoli, lingue, religioni diverse convivevano
prio Stato indipendente. abbastanza pacificamente. Certo, in entrambi i casi c’era un popolo do-
minante che aveva conquistato e sottomesso gli altri, ma l’imperatore
nelle sue dichiarazioni si impegnava a trattare tutti con giustizia e a ga-
rantire la prosperità non solo del suo popolo, ma di tutta l’umanità. Era
solo propaganda? Può darsi, ma resta il fatto che capire come hanno
fatto a reggere per tanti secoli i grandi imperi multietnici del passato,
gestendo la diversità e le migrazioni interne senza crollare sotto il pe-
so del conflitto etnico, può essere una lezione importante anche per il
mondo d’oggi.

 Profughi abbandonano il Kosovo


1999
Uno dei conflitti più recenti, scaturito dalla presenza di più etnie sotto
lo stesso Stato, è quello che ha colpito i territori della ex Jugoslavia,
dilaniati da guerre civili e secessioniste agli inizi degli anni Novanta.
Le azioni di pulizia etnica poste in essere dal governo di Belgrado
costrinsero centinaia di migliaia di kosovari ad abbandonare il paese,
causando un imponente fenomeno di migrazione forzata.

106 Parte I Le grandi civiltà fluviali


Mesopotamia. Ciro il Grande assunse gli antichi titoli di “re di Sumer e Akkad” e “re di
Babilonia”, favorì i templi e sostenne il culto degli antichi dèi, sottolineando così ancora
una volta la continuità della civiltà mesopotamica, pur nel succedersi dei diversi imperi.
Sotto un aspetto decisivo, però, l’impero persiano segnò una rottura con la tradizione su-
mera, assira e babilonese. Tutti quegli imperi si erano fondati sulla spietata sottomissione dei
vinti, sulla deportazione in massa delle popolazioni sconfitte, sull’uso sistematico dei lavori
forzati. I re persiani misero fine a questo sistema, liberando tutti i deportati, motivo per cui il
loro ricordo è onorato e rispettato nella Bibbia. Nella loro propaganda essi affermano che
Ahura Mazda è un dio di giustizia e di verità, e che il potere del re si basa sulla capacità di
garantire benessere a tutti i popoli che gli obbediscono (anche se, per evitare di farci un’im-
magine troppo rosea, è bene sottolineare che chi si ribellava era punito con spaventosi sup-
plizi). L’impero persiano è il primo vero impero multietnico della storia, fondato sull’idea che 
Intorno al 1000 a.C. l’area
anche se esistono un popolo dominante e una religione ufficiale, tutte le nazioni che lo com- siro-palestinese si presenta
come un mosaico di popoli.
pongono debbono essere libere di seguire i propri costumi e i propri culti religiosi. Lungo le coste
mediterranee, nella parte
meridionale, si affacciano le
città filistee, le città fenicie
in quella settentrionale;
nell’interno sono stanziate
1. Che estensione raggiunse l’impero achemènide? 2. Come furono trattate le popolazioni vinte dai le confederazioni di tribù di
Israele, Giuda, Ammon,
sovrani persiani? Moab, Edom, mentre l’area
siriana accoglie le comunità
di Aramei, genti nomadi di
lingua semitica stanziatesi
in quei luoghi dopo il XIII
3. Il popolo di Israele secolo a.C., dove fondano
E V E N T I E P R O TA G O N I S T I piccole città-stato.

La Terra di Canaan
Verso la fine dell’Età del Bronzo compare nella storia un nuovo La Terra di Canaan nei secoli IX-VIII a.C.
popolo, destinato a uno straordinario futuro: quello dei “figli di Sidone
Israele”, chiamati anche, nella Bibbia, Ivrim, cioè ‘Ebrei’, o Yehu- Damasco

dim. La zona in cui emerge la civiltà ebraica era chiamata all’epoca MAR
Tiro Dan
MEDITERRANEO Aramei
Terra di Canaan: è l’area corrispondente al territorio attuale di Israe- Ushu

le, Palestina, Libano e in parte Giordania, tra il fiume Giordano e il


ici
Fen

Mediterraneo. Uno dei più antichi centri protourbani della storia Acco
Lago di
umana, Gerico, già abitata dal 9000 a.C., si trovava in quest’area. I Tiberiade

popoli cananei erano di lingua semitica; fra loro oltre agli Ebrei Dor
c’erano i Fenici, navigatori e commercianti stanziati nelle città co- Megiddo
Ramot Galaad
stiere [cfr. cap. 6]. Israele
Samaria
Durante l’Età del Bronzo le città-stato commerciali di Canaan ri- Sichem Mahanaym
Giordano

masero sotto l’egemonia egizia, anche se le potenze settentrionali


che avevano esteso il loro potere in Siria, come gli Ittiti e gli Hurri- Bethel Rabbat
Akkaron
ti di Mittani, facevano sentire fin lì la propria influenza. Anche i no- Gerico
Gerusalemme
Ammon
Ashdod
madi Amorrei, che invasero la Mesopotamia a partire dal 2000 a.C., Gat
O

Ascalona
giunsero in gran numero fino alla Terra di Canaan. I Popoli del Ma-
MORT

Hebron
Gaza
re, che intorno al 1200 a.C. attaccarono le grandi potenze del Vici-
i

Giuda
ste

MAR

no Oriente, si stanziarono anche sulla costa cananea: apparteneva-


Fili

Moab

no ai Popoli del Mare i Filistei, che la Bibbia descrive come gli acer- Beersheba

rimi nemici degli Ebrei. In ebraico i Filistei erano detti Pelishtiyim,


e da loro ha preso il nome la Palestina. Edom

Capitolo 3 L’Età del Ferro nel Vicino Oriente 107


Secondo la loro tradizione, conservata nella Bibbia nel libro della Genesi, gli Ebrei sa-
rebbero giunti nella terra di Canaan in tempi antichissimi, venendo dalla Mesopotamia, dal
clan paese di Ur; il loro dio, Yahweh (pronuncia: Iavè), ordinò ad Abramo, capo di un clan di
Guppo di persone unite
da una discendenza comune,
pastori nomadi, di trasferirsi a Canaan con la sua famiglia e tutti i suoi dipendenti, pro-
vera o presunta. Articolazione mettendogli che sarebbe stato il progenitore di un grande popolo. In seguito però gli Ebrei,
interna di un gruppo spinti dalla carestia e alla ricerca di nuovi pascoli, si spostarono con le loro greggi in Egit-
più ampio, la tribù.
to, dove vennero ridotti in schiavitù dai faraoni; dopo secoli il profeta Mosè ebbe ordine da
Yahweh di riportare il popolo di Israele a Canaan, che gli Ebrei chiamarono da allora la
Terra Promessa, «un paese dove scorre latte e miele». Dopo un’avventurosa marcia attra-
verso le acque del Mar Rosso e il deserto del Sinai, raccontata nel libro dell’Esodo, gli Ebrei
giunsero nella Terra di Canaan e se ne impadronirono, distruggendo le città che trovavano
sul loro cammino, come Gerico, e sterminandone la popolazione. Solo i Filistei resistette-
ro a lungo, ma alla fine anch’essi vennero annientati.

Gli Ebrei secondo gli storici


Fin qui il racconto della Bibbia, e per essere più precisi dell’Antico Testamento, che però
non può essere considerato una fonte storica affidabile. È un insieme di miti, leggende, cro-
nache, poemi eroici e profezie che venne messo per iscritto, nella forma che noi conosciamo,
solo a partire dal VI secolo a.C.; le fonti storiche su cui si basa risalgono più indietro, ma co-
munque non più in là del 900 a.C. Oggi gli studiosi non credono che gli Ebrei sia-
no giunti nella Terra di Canaan attraverso le migrazioni raccontate nella Bib-
bia, ma pensano che la loro cultura si sia sviluppata sul posto, il prodotto
di una società di pastori seminomadi degli altipiani. Il faraone egizio
Merenptah, in una stele databile verso il 1200 a.C., si vanta che
«Israele è devastato e il suo seme estinto», e questa affermazione,
che celebra magari esagerandola una vittoria degli Egizi contro i
nomadi, è la prima attestazione certa dell’esistenza di un popolo
chiamato Israele.
In origine dunque gli Ebrei erano un popolo di pastori che vive-
vano in tende spostandosi anche a grandi distanze nel Vicino Orien-
te, molto simili come genere di vita agli Amorrei o agli Aramei. Co-
me loro parlavano una lingua semitica e come loro erano divisi in
clan, o tribù, che prendevano il nome da un antenato leggendario. E
come altri nomadi prima di loro, gli Ebrei passarono un po’ per vol-
ta dalla pastorizia all’agricoltura, sostituirono gli accampamenti
con villaggi, alcuni dei quali divennero città, e si organizzarono po-
liticamente in entità più ampie delle tribù, i regni. Intorno al 900
a.C. le tribù ebraiche stanziate nel Nord della Palestina erano abba-
stanza organizzate da costituire un regno, chiamato regno d’Israe-


Stele di Merenptah
1208 a.C.
Tomba di Merenptah, Tebe ovest (Egitto)
Il testo di questa stele è redatto in stile poetico e celebra la vittoria del
faraone Merenptah sui popoli nomadi invasori. È anche nota con il nome di
“Stele d’Israele” perché all’interno dell’iscrizione si riporta per la prima
volta il nome di questo popolo, citato tra gli sconfitti dal sovrano egizio.

Parte I Le grandi civiltà fluviali


le, con una capitale monumentale a Samaria;
mentre sappiamo molto poco dell’altro regno
ebraico che secondo la Bibbia si era costitui-
to più a sud, il regno di Giuda.
I re d’Israele sono menzionati come ne-
mici o come tributari in diverse iscrizioni as-
sire, finché nel 721 a.C. il re degli Assiri an-
nientò il regno, distrusse Samaria e deportò
la popolazione in Mesopotamia. Da allora il
centro politico del popolo ebraico si spostò
più a sud, in Giudea, dove il regno di Giuda
prosperò come vassallo dei re assiri. La sua
capitale era nella grande città di Gerusa-
lemme, dove si trovava il più importante
tempio di Yahweh, la cui costruzione sarà
poi attribuita dalla Bibbia al leggendario re
Salomone. Ma dopo che i Babilonesi di-
strussero il regno assiro, il loro re Nabuco-
donosor fra il 597 e il 582 a.C., attaccò e
sconfisse anche il regno di Giuda, distrug-
gendo Gerusalemme, deportando a Babilonia la famiglia reale, i sacerdoti del tempio e la 
Il sito archeologico di
popolazione della città, e riducendo il paese a una provincia dell’impero babilonese. Samaria
È dopo la caduta del regno di Giuda che vennero messi per iscritto, probabilmente a Ba- La fotografia mostra i resti
bilonia, i primi libri della Bibbia, contenenti i miti d’origine del popolo ebraico, le liste e archeologici di Samaria.
Anche nota come
le imprese dei suoi leggendari re, Saul, Davide e Salomone, ma anche i lamenti per il disa- «Shomron», la città è
indicata dai racconti biblici
stro che s’era abbattuto sul popolo e le profezie del suo riscatto futuro. Fino a quell’epoca come l’antica e
gli Ebrei, oltre al dio supremo Yahweh, avevano praticato il culto di altre divinità, fra cui monumentale capitale del
regno di Israele, sorta tra le
il dio fenicio Baal e