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Longobardi

a cura di
Gian Pietro Brogiolo, Federico Marazzi
Caterina Giostra
LONGOBARDI Pavia, Castello Visconteo
1 settembre – 3 dicembre 2017
Un popolo che cambia la storia Napoli, Museo Archeologico Nazionale
15 dicembre 2017 – 26 marzo 2018
San Pietroburgo, Museo Statale Ermitage
aprile-luglio 2018

In copertina Crediti fotografici Si ringraziano inoltre tutti Promotori Mostra a cura di Autori dei saggi Prestatori Cristiano e Tesoro del
Spada con impugnatura Aosta, RAVA-Archivi beni i Gabinetti e Archivi fotografici Gian Pietro Brogiolo Ermanno A. Arslan Alessandria, Museo Civico Duomo
con decorazioni auree dalla tomba archeologici dei Musei e delle Biblioteche Federico Marazzi Paul Arthur e Pinacoteca Como, Musei Civici
1 di Nocera Umbra (Perugia) Su concessione del Ministro statali e civiche prestatori
Claudio Azzara Amiens, Musée de Picardie Fiesole, Museo Archeologico
Fine del VI - inizi del VII secolo dei Beni delle Attività Culturali e non che a diverso titolo hanno Catalogo a cura di
Carlo Bertelli Aosta, Dipartimento Finale Ligure, Museo
Roma, Museo delle Civiltà - e del Turismo collaborato alla realizzazione Gian Pietro Brogiolo
Museo dell’Alto Medioevo Polo Museale della Campania del presente catalogo Gian Pietro Brogiolo Soprintendenza per i Beni Archeologico del Finale
Federico Marazzi
(cat. III.1b) Polo Museale della Liguria Alexandra Chavarría Arnau e le Attività Culturali - Firenze, Biblioteca Medicea
Caterina Giostra
Polo Museale del Molise Enrico Cirelli Patrimonio Archeologico Laurenziana
Pagina 2
Polo Museale della Sardegna Comitato di curatela Salvatore Cosentino Regione Valle d’Aosta Firenze, Museo Nazionale
Fibula a disco a cloisonné
Polo Museale della Toscana scientifica Paola Marina De Marchi Aosta, Regione Autonoma del Bargello
da Torino, Lingotto
Polo Museale dell’Umbria Con la collaborazione di
Fine del VI - inizi del VII secolo Gian Pietro Brogiolo Marco Di Branco Valle d’Aosta, MAR - Museo Firenze, Polo Museale
Soprintendenza ABAP del Friuli Federico Marazzi Flavia De Rubeis Archeologico Regionale della Toscana
Torino, Musei Reali di Torino -
Venezia Giulia
Museo di Antichità con Nicholas Everett Aquileia, Museo Gallarate, Museo della
Soprintendenza ABAP
(cat. II.27a) Ermanno A. Arslan Daniele Ferraiuolo Paleocristiano Società Gallaratese per gli
per le province di Verona,
Ideazione grafica della copertina Rovigo e Vicenza Con il contributo di Carlo Bertelli Alessia Frisetti Bamberg, Staatsbibliothek Studi Patri
Metodo studio Soprintendenza ABAP-Ve-Met, Regione Lombardia Caterina Giostra Vincenzo Gheroldi Neue Residenz Genova, Soprintendenza
riproduzione vietata Paolo Giulierini Caterina Giostra Caserta, Soprintendenza Archeologia Belle Arti e
Design Soprintendenza SABAP per la Saverio Lomartire Caroline Goodson Archeologia, Belle Arti e Paesaggio della Liguria
Marcello Francone città metropolitana di Genova e Fabio Pagano Rosanina Invernizzi Paesaggio per le province di Ischia, Lacco Ameno, Museo
le province di Imperia, La Spezia Yuri Piotrovsky Vasco La Salvia Caserta e Benevento Diocesano di Ischia - sezione
Coordinamento editoriale
e Savona Susanna Zatti Tamara Lewit Biassono, Museo Civico archeologica di Santa
Emma Cavazzini
Soprintendenza SABAP per la
Eva Vanzella Saverio Lomartire “Carlo Verri” Restituta
città metropolitana di Milano
Vito Loré Bobbio, Museo dell’Abbazia Kaposvár, Rippl-Rónai
Redazione Soprintendenza SABAP per la
Elisa Bagnoni città metropolitana di Torino Piero Majocchi di San Colombano Múzeum
Soprintendenza SABAP per le Federico Marazzi Brescia, Museo della città, La Spezia, Museo
Impaginazione
province di Alessandria Asti Maurizio Marinato Santa Giulia Archeologico del Castello
Serena Parini
e Cuneo Pierfrancesco Porena Brescia, Soprintendenza di San Giorgio
Soprintendenza SABAP per le Mauro Rottoli Archeologia, Belle Arti Lucca, Museo Nazionale
province di Bergamo e Brescia Ulf Schulte-Umberg e Paesaggio per le province di Villa Guinigi
Nessuna parte di questo libro Con il patrocinio
Soprintendenza SABAP Paolo Squatriti di Bergamo e Brescia Luni, Museo Archeologico
può essere riprodotta o
per il Comune di Napoli
trasmessa in qualsiasi forma Davide Tolomelli Cagliari, Museo Archeologico Nazionale
Soprintendenza SABAP di Milano
o con qualsiasi mezzo elettronico, Marco Valenti Nazionale Madrid, Biblioteca Nacional
Finale Ligure, Archivio
meccanico o altro senza
Fotografico del Museo Riccardo Santangeli Campobasso, Soprintendenza de España
l’autorizzazione scritta dei Valenzani Archeologia, Belle Arti Mantova, Soprintendenza
Archeologico del Finale
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Roma, Museo delle Civiltà Tivadar Vida e Paesaggio del Molise Archeologia, Belle Arti
© 2017 Musei Civici di Pavia Roma, Museo Nazionale Romano Giuliano Volpe Campobasso, Polo Museale e Paesaggio per le Province
© 2017 Museo Archeologico Torino, Musei Reali di Torino - Susanna Zatti del Molise - Museo di Cremona, Lodi e Mantova
Nazionale di Napoli Museo di Antichità Provinciale Sannitico - Museo Archeologico
© 2017 Skira editore, Milano Trento, Museo Diocesano Collaborazioni scientifiche
Capua, Museo Archeologico Nazionale
Tutti i diritti riservati Tridentino Università degli Studi Suor
dell’Antica Capua Milano, Civico Museo
Como, Aleph Fotografia Orsola Benincasa, Facoltà
ISBN: 978-88-572-3516-5 Con il supporto di Capua, Museo Provinciale Archeologico
Torino, Giacomo Lovera di Lettere, Napoli
Finito di stampare Foto di L. Arcifa Campano Milano, Soprintendenza
Università degli Studi
nel mese di agosto 2017 Foto di E. Bianchi Cava de’ Tirreni, Biblioteca Archeologia, Belle Arti
di Bergamo, Dipartimento
a cura di Skira editore, Milano Foto di C. Giostra del Monumento Nazionale e Paesaggio per la Città
di Ingegneria e Scienze
Printed in Italy Foto di M. Tuchiano Badia di Cava Metropolitana di Milano
applicate, Alessio Cardaci
Foto di G. Volpe Sponsor Chiusi, Polo Museale Modena, Capitolo
www.skira.net Consuelo Capolupo
della Toscana - Museo Metropolitano della
Dario Gallina
Archeologico Nazionale Cattedrale di Santa Maria
Organizzazione generale Città del Vaticano, Musei Assunta
Vaticani Mosonmagyaróvár (County
Cividale del Friuli, Museo Győr-Moson-Sopron,
Archeologico Nazionale Hungary), Hansági Múzeum
Si ringrazia di Cividale Napoli, Museo dell’Opera
Cividale del Friuli, Museo di San Lorenzo Maggiore
Napoli, Biblioteca Nazionale di Arte Sacra Revisione conservativa Comune di Pavia Museo Archeologico Organizzazione generale Direzione creativa e artistica Ringraziamenti
“Vittorio Emanuele III” Torino, Musei Reali di Torino in mostra Nazionale di Napoli Villaggio Globale Angelo Figus I Musei Civici di Pavia
Sindaco
Napoli, Museo Archeologico - Museo di Antichità Cinzia Parnigoni International desiderano ringraziare
Massimo Depaoli Direttore Progetto grafico
Nazionale Torino, Soprintendenza tutto il personale comunale
Paolo Giulierini Presidente Metodo studio (Paolo Palma,
Napoli, Polo Museale della Archeologia, Belle Arti Ringraziamenti Assessore alla Cultura che, a vario titolo, ha
Maurizio Vianello Alessio Romandini)
Campania e Paesaggio per la Città Un particolare e sentito e Turismo Coordinamento organizzativo partecipato alla realizzazione
Nola, Diocesi di Nola Metropolitana di Torino ringraziamento va rivolto Giacomo Galazzo e amministrativo Amministratore delegato Progetto allestimento e gestione della mostra e, in
- Ufficio Beni Culturali Torino, Soprintendenza alla Direzione generale Musei, Stefania Saviano Maurizio Cecconi Alessandro Moradei con particolare, Marzia Mamoli,
Ecclesiastici Archeologia, Belle Arti e a tutte le direzioni museali, Settore Cultura, Musei Civici Elena Mari per Machina srl Barbara Pozzi, Monica Tosi,
Conservatore Capo Ufficio mostre e registrar
Novara, Musei della Paesaggio per le province di alle Soprintendenze, ai Poli Ambrogio Dalò, Sandra
Dirigente del Settore delle Collezioni Nicoletta Buffon Progetto e realizzazione
Canonica del Duomo Alessandria, Asti e Cuneo Museali, alle Collezioni Giganti, Luca Galandra,
e Direttore dei Musei Civici Valeria Sampaolo installazioni multimediali
Padova, Soprintendenza Trento, Museo Diocesano - Civiche, ai conservatori Progettazione Maurizio Falbo, Gianfranco
Susanna Zatti Diego Loreggian
Archeologia, Belle Arti Tridentino e a tutti i funzionari e Ufficio mostre Chiara Criconia Longhetti, Cristina Bellavia
DNA Cultura
e Paesaggio per l’area Udine, Soprintendenza collaboratori che con il loro Coordinamento organizzativo Paola Rubino
Segreteria e amministrazione Si ringraziano inoltre
metropolitana di Venezia Archeologia, Belle Arti e impegno e dedizione hanno e amministrativo Realizzazione allestimento
Valentina Farolini Fabio Rugge, Magnifico
e le province di Belluno, Paesaggio del Friuli Venezia reso possibile la realizzazione Francesca Brignoli Machina srl
Rettore dell’Università
Padova e Treviso Giulia di questo importante evento Marcello Adduci Comunicazione e promozione
Fornitura apparati di Pavia
Parma, Complesso Venafro, Polo Museale del espositivo Cinzia De Bei
Servizi amministrativi multimediali Emma Varasio, Direttore
Monumentale della Pilotta, Molise - Museo Archeologico
Barbara Respizzi Ufficio stampa TargetDue Generale dell’Università
Museo Archeologico Nazionale
Roberta Bossi Antonella Lacchin di Pavia
Nazionale Vercelli, Fondazione Museo Assicurazioni
Elisabetta Bigi Luigi Carlo Schiavi,
Pavia, Musei Civici del Tesoro del Duomo e Servizi aggiuntivi XL Catlin, Milano
Rosanna Sciortino Università di Pavia
Pavia, Diocesi Archivio Capitolare e allestimenti
Anna Beretta Trasporti Don Siro Cobianchi,
Pavia, Biblioteca Verona, Biblioteca Capitolare Tullio Ortolani
de Marinis srl Diocesi di Pavia
Universitaria Verona, Museo di Curatori scientifici
Fine Art Services & Transports Fondazione Gaiani, Monza
Perugia, Museo Archeologico Castelvecchio Francesca Porreca
Marco Magnifico, Vice
Nazionale dell’Umbria Verona, Soprintendenza Davide Tolomelli Progetto didattico della mostra
Presidente esecutivo FAI
Perugia, Polo museale Archeologia, Belle Arti Marta Brambati per Dedalo
Comunicazione Cecilia Morelli di Popolo
dell’Umbria e Paesaggio per le province
Simone Bossi Biglietteria per la Delegazione FAI Pavia
Polegge, Museo Diocesano - di Verona, Rovigo e Vicenza
Mida Informatica Max Pezzali, Pavia
Diocesi di Vicenza Personale tecnico e di custodia
Povegliano Veronese, Museo Restauri Emiliana Bonizzoni Traduzioni Inoltre si ringraziano
Archeologico, Villa Balladoro Vanzaghello (Milano), Studio Silvana Barani Translation Agency sas per la collaborazione
Roma, Museo Nazionale restauro Isabella Pirola Catalda Fusco Chiara Spinnato per ViDi,
Sito internet
Romano - Medagliere di Napoli, Corsale & Amitrano Roberto Melis Cinzia Portelli e Micaela
Ariadne
Palazzo Massimo Restauro e Architettura Dario Sgarzini Savarese per Abbonamento
per la redazione dei percorsi
Roma, Museo della Civiltà - Trento, Consorzio ARS Angela Vommaro Musei Lombardia Milano,
longobardi
Museo dell’Alto Medioevo Conservazione e Restauro Barbara Zanin Luisa Vanzini e Annalisa
Simone Ardizzi
Roma, Museo Nazionale Beni culturali Ferraris per Studio Vanzini
Romano - Crypta Balbi Milano, Strati snc Uffici stampa architetti Pavia, Claudia
Santa Maria Capua Vetere, Concordia Sagittaria Villaggio Globale Comaschi per Dedalo,
Museo Archeologico (Venezia), Diego Malvestio International Guido Bosticco per Epoché,
dell’Antica Capua & C. snc Associazione Pavia Città Alessandra Ferraresi -
Salerno, Polo Museale Genova, Erica Ceccarelli Internazionale dei Saperi Presidente Associazione
della Campania - Certosa Bologna, Florence Caillaud, Skira editore Amici dei musei pavesi,
di San Lorenzo di Padula Laboratorio “Aperti per voi” Delegazione
www.mostralongobardi.it
St. Gallen, Stiftsbibliothek di RestauroArcheologico TCI Pavia
Susa, Museo Diocesano Torino, Bottega Fagnola sas Caterina e Giovanna Brazzola
della Tenuta Montelio,
Oltrepo
Piera, Francesca e Michela
Selvatico del Ristorante
Selvatico, Rivazzano
Sommario

Nota al lettore 30 Presentazione


Nel rispetto delle convinzioni dei singoli
Gian Pietro Brogiolo, Federico Marazzi
autori sono state mantenute alcune difformità,
dovute a incertezza nelle fonti o a differenti
interpretazioni, relative a datazioni e grafie 35 I. i longobardi
dei nomi citati nei testi in catalogo. in un’italia divisa

36 Dall’Italia ostrogota all’Italia longobarda


(493-568)
Pierfrancesco Porena

44 Un’Italia divisa tra Romani e Longobardi


Gian Pietro Brogiolo

52 I Longobardi in Pannonia
Tivadar Vida

59 II. VERSo l’aldilà

60 Verso l’aldilà: i riti funerari e la cultura


materiale
Caterina Giostra

68 Altri popoli in Italia


Paola Marina De Marchi

72 Il contributo della bioarcheologia per


lo studio dei Longobardi: i casi delle province
di Bergamo, Modena e Verona
Maurizio Marinato

76 Approfondimenti: siti funerari


(schede di contesto)

115 III. CITTà, CASTELLI E CAMPAGNE


IN UN’ECONOMIA FRAMMENTATA

116 Il regno e i ducati di Spoleto e Benevento


Claudio Azzara

122 Società ed economia nel regno longobardo


(569-680)
Gian Pietro Brogiolo
128 Le città del centro-nord 275 IV. Le architetture religiose: 347 VI. la terra dell’impero: 432 Napoli nell’Alto Medioevo
Marco Valenti la scultura l’italia nell’europa franca Federico Marazzi

134 La guerra in età longobarda: il ruolo 276 Le chiese dei Longobardi 348 Pavia, Verona, Venezia all’arrivo
436 Le aree bizantine meridionali, la Sicilia
delle città Alexandra Chavarría Arnau dei Carolingi
e la Sardegna
Piero Majocchi Carlo Bertelli, Gian Pietro Brogiolo
282 Le fondazioni monastiche Paul Arthur
138 Campagne in trasformazione. Federico Marazzi 354 Roma. La città, la società, l’economia
444 Longobardi e musulmani tra conflitti e alleanze
Le aree del centro-nord Riccardo Santangeli Valenzani
Marco Di Branco
Marco Valenti 290 L’architettura e le tecniche costruttive
362 Il teatro sacro di Roma e l’architettura
nell’Italia longobarda
144 Campagne in trasformazione. religiosa in età carolingia 451 IX. Pavia
Alessia Frisetti
Le regioni del sud Caroline Goodson
452 L’archeologia dei Longobardi a Pavia:
Giuliano Volpe 296 La pittura murale.
366 Catalogo delle opere alla ricerca della città perduta
Materiali, usi tecnici e preferenze
150 Il clima dei Longobardi Rosanina Invernizzi
Vincenzo Gheroldi
Paolo Squatriti 395 VII. Il futuro è al sud:
458 Un irrevocabile passato. Pavia capitale longobarda
302 La scultura nella Langobardia maior la longobardia meridionale
158 L’evoluzione dell’ambiente e post-longobarda
Saverio Lomartire fra bizantini e arabi
e delle coltivazioni Saverio Lomartire
Mauro Rottoli 310 Scultura e arti plastiche nella Langobardia 396 Il quadro istituzionale
474 La “fortuna” dei Longobardi a Pavia:
minor (VIII-XI secolo) Vito Loré
162 Uomini e animali nell’Italia longobarda memorie e tradizioni erudite tra Medioevo
Ulf Schulte-Umberg
Alexandra Chavarría Arnau, Tamara Lewit 400 I grandi monasteri: Montecassino e Ottocento
e San Vincenzo al Volturno Piero Majocchi
166 La moneta dei Longobardi: il regno 315 V. La scrittura
Federico Marazzi
e la Tuscia e le sue immagini: i codici; 478 Pavia longobarda in età moderna.
Ermanno A. Arslan le epigrafi 406 Le capitali del mezzogiorno longobardo: La costruzione del mito
Benevento, Salerno e Capua Davide Tolomelli
176 Scambi e commerci in Italia settentrionale 316 La cultura artistica
Federico Marazzi
tra il VII e l’VIII secolo Carlo Bertelli 484 Pavia capitale di regno: le collezioni e la nascita
Enrico Cirelli 412 La monetazione longobarda di Benevento della sezione longobarda nei Musei Civici
326 La cultura letteraria dell’Italia longobarda
e Salerno Susanna Zatti
182 Scambi a medio e lungo raggio Nicholas Everett
Ermanno A. Arslan
nel VI-VIII secolo 488 Catalogo delle opere
334 I Longobardi e la scrittura
Paul Arthur
Flavia De Rubeis 417 VIII. Lo “specchio”
Tutte le schede delle opere esposte
188 Le arti del fuoco dei longobardi: l’Italia
340 La scrittura e i suoi media: le epigrafi sono scaricabili da questo link
Vasco La Salvia bizantina e le sue culture
Daniele Ferraiuolo www.museicivici.pavia.it/mostralongobardi/
194 Catalogo delle opere 418 L’Italia bizantina: un’introduzione catalogo
Salvatore Cosentino

426 Ravenna e l’area adriatica (V-IX secolo)


Salvatore Cosentino
II. VERSO L’ALDILÀ
Verso l’aldilà: i riti funerari Nuove metodologie per un linguaggio complesso scaturisce dal linguaggio culturale e dall’immaginario

N
onostante ormai da tempo la più rigorosa religioso radicati nella comunità, in modo particolare

e la cultura materiale pratica archeologica sul campo sia in grado


di riconoscere le pur labili tracce lasciate da-
davanti all’ineluttabile e misterioso passaggio all’al-
dilà; anche eventuali istanze sociali vengono espresse
gli abitati barbarici, le sepolture – caratterizzate dalla tramite linguaggi rituali propri di ciascuna cultura
presenza di molteplici segni e gesti – restano una fonte e si aggiungono alla dimensione cultuale. Il rito si
Caterina Giostra privilegiata per la conoscenza dello stadio religioso, cul- serve inoltre della cultura materiale di cui la comu-
turale e sociale delle prime generazioni di Longobardi nità dispone; infine, lo spazio dei morti accoglie la
in Italia. A fronte dell’alta lacunosità e dispersione dei società stessa, mantenendo spesso relazioni parentali
ritrovamenti avvenuti in passato, negli ultimi decen- e differenziazioni di ruolo e di rango. Esso consente
ni scavi in estensione ben documentati, sistematiche dunque di riflettere sull’entità, la struttura sociale e
analisi antropologiche e una più puntuale conoscenza lo stadio culturale delle comunità longobarde e sulla
specialistica dei reperti, integrati dall’esame microsco- loro visione religiosa; sulla distribuzione e natura dei
pico dei resti delle componenti in materiale organico, loro insediamenti sia in città sia in campagna; sulle
nonché l’introduzione di analisi di laboratorio sui resti dinamiche di relazione e integrazione con i gruppi
osteologici (analisi paleogenetiche e degli isotopi sta- locali e sulla complessità di continue commistioni di
bili) e sui manufatti (archeometria) offrono oggi anche differenti apporti commerciali e culturali.
in Italia una nuova base di dati, alimentando la fiducia Piuttosto, decodificare riti e linguaggi artistici
sulle potenzialità dell’archeologia funeraria per una e intuire il rimando simbolico di segni e gesti (quelli
conoscenza rinnovata di vecchi temi. oggi recuperabili), in assenza di fonti scritte coeve
Si è soliti ribadire che le pratiche funerarie – e che ce ne spieghino i contenuti, costituisce una sfida
in particolare gli oggetti di corredo – sono il frutto stimolante; essa può avvalersi di chiavi di lettura mu-
di una selezione volontaria, finalizzata a definire l’i- tuate dall’antropologia culturale e dalla sociologia, ma
dentità del defunto e a fissarla nella memoria della in primo luogo deve fondarsi sulla più rigorosa analisi
comunità che assiste al funerale; durante la perfor- delle tracce archeologiche e dei loro nessi contestuali
mance rituale verrebbe “rappresentata” anche la tra- (oggetti in associazione, tipologie tombali, differenti
smissione dei ruoli, a garanzia della stabilità sociale ambiti cultuali), avvalendosi anche del contributo
nel momento di crisi per il decesso del capofamiglia scientifico in un approccio interdisciplinare.
o capoclan. Tale costruzione simbolica compromet-
terebbe l’immagine che dalle sepolture possiamo ri- I luoghi della morte e i modi della rappresentazione
cavare come riflesso del mondo dei vivi. Tuttavia, il sociale
rito – come la forma artistica, entrambe esperienze Le più note testimonianze funerarie longobarde – e
intime e al contempo corali – risponde a un sistema di alcuni gruppi minoritari di cultura barbarica che
di convenzioni e convinzioni condivise dal gruppo e li seguirono – sono costituite da estesi sepolcreti in

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1. Planimetria generale longobarda lungo la via Emilia e potrebbe spiegare la progressivamente. In qualche caso, come a Collegno (scheda contesto 12) dovevano costituirne il nucleo
della grande necropoli di
Sant’Albano Stura (Cuneo) distribuzione distanziata delle tombe, programmata (Torino), anche il diverso stato di salute, la dieta ali- familiare; presso di esse ulteriori inumazioni anche
forse per un uso più prolungato e interrotto preco- mentare più o meno variegata e le differenziate attivi- multiple e con offerte povere potevano appartenere
cemente. Il grande sepolcreto di Sant’Albano Stura tà svolte (suggerite dagli stress occupazionali) hanno a personaggi alle loro dipendenze. Il contesto sem-
(Cuneo; fig. 1 e scheda contesto 17), invece, con le costituito il prezioso apporto dell’antropologia alla bra riflettere una più marcata differenziazione sociale,
sue circa ottocento sepolture, costituisce a tutt’oggi migliore definizione del profilo sociale degli inumati, definitasi dopo i primi decenni di stanziamento nella
un unicum per estensione e potrebbe aver assorbito arricchendo il quadro delle ipotesi basate sul dato penisola, con la stabilizzazione politica e l’inserimen-
più comunità: la circostanza è stata supposta a Castel archeologico. to delle élite germaniche tra i possessori terrieri e a
Trosino (Ascoli Piceno), dove i Longobardi potreb- Oltre ai grandi sepolcreti collettivi, sono do- controllo e gestione del territorio. In qualche caso,
bero essersi integrati rapidamente con la popolazio- cumentate tombe spesso in semplice fossa terragna, inoltre, esponenti di alte cariche potrebbero essere
ne locale. Solo i due sepolcreti di Campochiaro (cat. con corredo ridotto o assente, inserite fra le capanne stati sepolti in connessione con la sede di potere dove
II.36-40), in Molise, vedono il pieno sviluppo nella (Brescia, Santa Giulia; Pavia, Palazzo di Giustizia; si espletarono le loro mansioni. Se, a detta di Paolo Dia-
seconda metà del VII secolo e presentano aspetti di veda il saggio di Rosanina Invernizzi in questo volu- cono, il re Alboino venne tumulato nel suo palazzo di
cultura anche nomadica, che hanno lasciato ipotiz- me; Testona-Moncalieri, Torino, parco di villa Lan- Verona, anche il cavaliere rinvenuto in città in vicolo
zare l’arrivo tardivo di gruppi di differente origine cia; scheda contesto 16) o in comparti abbandonati Bernardo da Canal (cat. III.2) ancora con articolato
etnico-culturale (Bulgari? Avari?) al servizio del duca di più ampi complessi edilizi preesistenti e in parte corredo d’armi alla fine del VII secolo, nonostante la
di Benevento. rioccupati, sia in ambito urbano sia rurale. Si tratta ormai generalizzata riduzione delle offerte, si trovava
Circa l’entità e la struttura sociale delle comunità forse di famiglie di più bassa estrazione sociale, meno nei pressi della Curtis alta, curtis regia, dove risiedeva
sepolte, si tratta di clan composti da alcuni gruppi interessate all’ostentazione in spazi funerari collettivi il rappresentante del sovrano: forse anch’egli manten-
familiari allargati, ognuno di dieci-dodici individui, ai e alla perpetuazione della memoria dei propri mem- ne dopo la morte un legame con la corte, che doveva
quali poteva aggiungersi qualche soggetto subalterno. bri, trattenuti dal gruppo parentale in un più stretto aver frequentato.
Ciascun nucleo familiare occupa un settore del sepol- nesso fra lo spazio dei vivi e quello dei morti. Con la progressiva conversione al cristianesimo
creto, a volte piuttosto ben riconoscibile rispetto alla Al capo del clan e ai personaggi ai vertici della dei gruppi longobardi, anche la sfera funeraria vide
campo aperto: in Italia essi possono arrivare a contare distribuzione planimetrica generale: vi sono sepolti gerarchia del regno, invece, poteva essere riservato la traslitterazione semantica di segni e simboli, sem-
qualche centinaio di inumazioni, per una durata di defunti di entrambi i generi (maschile e femminile) uno spazio separato. Sono note ricche tombe isolate o pre più ridotti, e l’attrazione delle sepolture in chiesa
alcune generazioni. Le tombe sono orientate ovest-est e di tutte le età. Ogni generazione può avviare nuovi piccoli nuclei nobiliari, come quello dei cinque digni- (come a Lucca, Santa Giulia; scheda contesto 18 e cat.
e allineate su righe che si sviluppano da nord a sud, settori, determinando uno sviluppo progressivo del tari di Trezzo sull’Adda, dotati di anelli-sigillo aurei, II.29). Le aristocrazie vi guadagnarono spazi privile-
all’interno di più ampi nuclei funerari; accolgono inu- complesso funerario, oppure può permanere nel pro- panoplia completa, articolate cinture e speroni, vesti giati e adottarono l’epigrafe quale nuovo strumento
mati abbigliati e provvisti di armi, nel caso di uomini prio spazio – previsto in modo ampio fin dall’inizio – con bordure intessute di fili d’oro (fig. 3); nelle vici- di celebrazione dell’identità e perpetuazione della
liberi, e di articolate parure femminili, in linea con per l’intera durata della necropoli, in prossimità degli nanze, sepolture infantili e femminili di pari lignaggio memoria; gli oggetti di corredo, ormai privi di un ri-
quanto documentato nelle sedi di stanziamento longo- antenati. Vi è dunque una logica di relazioni familiari mando al mondo ultraterreno pagano, persistettero
2. Tombe con buche di
bardo precedenti (Moravia, Bassa Austria, Ungheria). alla base della “costruzione” (sociale e ideologica) dei palo angolari da Povegliano qualche decennio a sottolineare il rango del defun-
Spesso queste necropoli prendono avvio fin dalla grandi spazi funerari collettivi. Veronese (Verona) e to e il suo legame con la cultura guerriera delle élite
Sant’Albano Stura (Cuneo)
generazione migrata e sembrano seguire il percorso Valutando l’impegno nella realizzazione delle germaniche, fonte di legittimazione del predominio
della prima fase di stanziamento nella penisola, collo- strutture tombali e la composizione e disparità di sociale. Anche gli oratori funerari divennero nuove
candosi nella fertile pianura dipendente da importanti ricchezza dei corredi all’interno di ciascun nucleo di forme monumentali di autorappresentazione del
città ducali come Vicenza, Verona, Brescia, Bergamo tombe, a volte è possibile riconoscere una coppia di gruppo familiare oltre la morte, a perenne memoria
e Ivrea; si pensi alle necropoli di Sovizzo (Vicenza), inumazioni (una sepoltura femminile e una maschile, della comunità locale.
Vigasio e Povegliano Veronese (Verona; scheda con- spesso vicine) più prestigiosa delle altre, a designare
testo 9), Goito (Mantova), Calvisano, Leno e Monti- forse il capofamiglia e la consorte; è circondata da ar- Le sepolture: ritualità, cultura materiale e identità
chiari (Brescia), Fara Olivana (scheda contesto 12) e mati e donne con offerte significative, verosimilmen- Tra le tombe della prima generazione, alcune fosse
Fornovo San Giovanni (Bergamo), Momo (Novara), te altri membri liberi del gruppo parentale, mentre i hanno maggiori dimensioni e presentano quattro
Borgovercelli (Vercelli) e Borgomasino (Torino;) o a bambini presentano spesso corredi ridotti, anche se buche per pali lignei agli angoli (fig. 2): si tratta delle
corona di centri nevralgici come Cividale del Friuli non necessariamente privi di offerte di pregio; queste più prestigiose “camere della morte”, che dovevano
(schede contesto 6-7), Pavia, Torino (con le necro- mancano ad altri inumati, probabilmente di grado essere foderate al loro interno di assi e chiuse da un
poli dell’hinterland a Collegno e Testona; schede semilibero o servile. La coerenza della disparità di tavolato, mentre i pali proseguivano sopra terra e ve-
contesto 4 e 15), Chiusi (Siena; scheda contesto 20) ricchezza nelle necropoli longobarde, in relazione a rosimilmente sostenevano una struttura che segna-
e Benevento; più raramente, si rinvengono cospicui fasi cronologiche omogenee, la rende credibile – in lava e valorizzava la deposizione. Intorno a essa, in
nuclei tombali in aree aperte urbane (come a Fiesole; linea di massima – quale indicatore di differenti ruoli corrispondenza di sepolture più semplici, dovevano
scheda contesto 19) o castrensi (come a Sirmione). A all’interno dello stesso gruppo parentale e, più este- trovarsi più modesti tumuli in ciottoli e segnacoli dati
Spilamberto (Modena) , la breve durata del sepol- samente, di diversi livelli di ricchezza e di rango nel- da aste infisse, dei quali restano accumuli collassati
creto sembra riflettere gli incerti destini dell’avanzata la gerarchia sociale, che in Italia tende ad articolarsi all’interno del taglio e singole buche lungo il profilo

62 63
3. Impugnatura di spada in 5. Guarnizioni in bronzo dalle carboni sembrano invece dovuti al banchetto consu- (coltellaccio a un solo taglio), la lancia e le frecce; lo
argento niellato e dorato dalla tombe 180 e 234 di Leno,
tomba 1 di Trezzo sull’Adda in origine parti di una stessa mato in prossimità della tomba e alla rottura rituale scudo circolare con umbone centrale poteva essere
(Milano), inizi del VII secolo cintura, seconda metà dei recipienti utilizzati per il convito (per esempio a arricchito da appliques figurate in bronzo dorato fis-
Milano, Civico Museo del VII secolo
Archeologico Brescia, Soprintendenza Cividale, San Mauro, tombe 31 e 50; scheda contesto sate sulla calotta e sul disco (cat. II.29); anche le asce
4. Il corredo della tomba Archeologia, Belle Arti e 6): il pasto in onore dei morti creava una connessione – pur largamente impiegate in carpenteria – potevano
Paesaggio per le province
femminile di Torino-Lingotto, con gli antenati. costituire delle armi da lancio o da combattimento
600 circa di Bergamo e Brescia
Torino, Musei Reali di Torino - I defunti furono sepolti abbigliati. Le donne di ravvicinato, molto diffuse in ambito merovingio
Museo di Antichità alcune necropoli di Cividale (Gallo; San Mauro; cat. (cat. II.4). Per la sospensione della spada e del sax
II.1) indossavano la parure completa di monili tradi- si impiegavano cinture dotate di bandoliera o cin-
zionali, che si componeva di due fibule (spille) a S ghie collegate al fodero dell’arma. I set di guarnizioni
per chiudere una casacca o il mantello e due fibule a potevano prevedere più sistemi di chiusura (cintura
staffa sospese alla cintura, in linea con la moda diffusa del tipo a cinque pezzi, con elementi per la cintura,
nelle sedi longobarde pre-italiche e – con differenti per la bandoliera e/o per la cinghia di connessione
varianti tipologiche – nel Barbaricum. Gradualmente, al fodero dell’arma) oppure una nutrita serie di plac-
recepirono dal Mediterraneo gioielli meno consueti chette e puntalini, a fissare frange in cuoio che valo-
quali gli orecchini (spesso del tipo a cestello, con pen- rizzavano le cinture multiple (cat. II.2, II.23-26, II.35).
dente lavorato a giorno: Pavia; cat. II.32), collane a La preziosità del metallo impiegato e la ricercatezza
catenella aurea al posto della sequenza di perle in pasta del decoro conferivano all’accessorio un carattere di
vitrea policroma e anelli di varie fogge, anche a doppia rappresentatività, utile all’ostentazione del ruolo so-
losanga che simboleggia l’unione matrimoniale. Tra ciale, che si sommava alla credenza apotropaica della
le fibule che soppiantarono sul busto le più antiche, cintura come sede del vigore del guerriero e fonte di
quella unica a disco di maggiori dimensioni presenta protezione.
in genere una preziosa decorazione in cloisonné o in La più recente analisi soprattutto di armi e
occidentale, in corrispondenza della testa del defunto. di una molteplicità di significati simbolici, anche con filigrana: ne sono esempi gli spettacolari manufatti di guarnizioni di cintura ha evidenziato gli esiti di gesti
Sono elementi utili alla ricostruzione del paesaggio valenza collettiva e quale durevole riferimento per il Torino-Lingotto, Parma-Borgo della Posta e Castel rituali svolti durante la cerimonia funebre, permet-
del rito: si dispone anche di indizi sulla recinzione gruppo. Numerose sono infatti le credenze di tradizio- Trosino, tomba 115 (fig. 4 e cat. II.27-28). A volte, tendo di recuperare atti che in genere si ritenevano
delle aree funerarie, mentre non paiono ancora do- ne sia germanica sia nomadica che ruotano intorno a anche le monete, sia bronzee sia auree, potevano essere perduti. Alcuni reperti con forte valenza simbolica
cumentati i piani d’uso e i percorsi interni. L’esistenza questi animali, in relazione alla funzione psicopompa sospese alle collane o inserite nelle fibule, perdendo la risultano rotti volontariamente: il gesto dovette de-
di sepolture isolate o in piccoli nuclei a breve distanza e quali attributi del divino. Il taglio della testa equina loro funzione di mezzo di scambio e assumendo quella funzionalizzare l’oggetto selezionato, negandone la
dalla grande necropoli, appurata in occasione di scavi e la sua possibile esposizione rituale potrebbero aver di ornamento e simbolo di ricchezza. capacità apotropaica oltre che l’utilizzo e il rimando
particolarmente estesi come a Povegliano Veronese avuto come esito la sua deposizione in apprestamenti Gli uomini liberi erano accompagnati dalle loro ideologico. Inoltre, in vari corredi è stata documen-
(scheda contesto 9), dilata lo scenario, richiamando separati ma prossimi al cavallo (come a Spilamberto); il armi, rimando ai valori guerrieri di una società forte- tata la presenza di una o più guarnizioni di cintura
anche possibili scelte individuali o logiche di esclusi- rinvenimento di due teste in un settore marginale nella mente militarizzata: la spada a due tagli, lo scramasax estranee al resto dell’insieme; in qualche caso, è stato
vità o piuttosto di esclusione sociale. necropoli di Povegliano Veronese (scheda contesto 9), possibile rintracciare il manufatto di provenienza in
È in questo contesto di più antiche necropoli in che sembra presupporre lo sviluppo del sepolcreto, una tomba vicina (si vedano: Collegno, tombe 60 e
campo aperto che si trova spesso il seppellimento del potrebbe rimandare a riti periodici e reiterati, richia- 69; Leno, tombe 180 e 234; fig. 5 e cat. II.7-8, II.9-
cavallo e a volte del cane. La pratica affonda le sue mando tradizioni diffuse in ambito germanico come la 10). In questa occasione è stata vista la trasmissione
radici nella tradizione, essendo ben documentata già in festa di mezzo inverno e la “grande caccia di Odino”, simbolica di parti di accessori dal forte valore rappre-
Moravia, Austria e Ungheria (dove sono attestati anche durante la quale il dio sarebbe tornato fra i vivi alla sentativo come le cinture, verosimilmente fra membri
i cervi), come in altre aree del Barbaricum. In molti guida di cavalli, cani e cervi. La secolare persistenza della stessa famiglia: un’eredità immateriale recepita
casi, e soprattutto nelle deposizioni contestuali (cavallo delle inumazioni e le rideposizioni intorno al cavallo forse durante le esequie dell’antenato e trattenuta fino
e defunto nella stessa fossa) è evidente il nesso con un di Povegliano paiono esprimere il senso di identità e di alla morte. L’“eredità immateriale” doveva veicolare
individuo benestante, a qualificarne la condizione di appartenenza a un ben definito ambito culturale, che il prestigio sociale e il consenso, il rispetto e le rela-
cavaliere (con rimando all’attività militare o alla cac- ha ancora molto dello stadio tribale e pagano. zioni sociali che contribuiscono a definire i rapporti
cia) o comunque l’elevato profilo socio-economico e Anche le offerte alimentari lasciate ai piedi del di supremazia e di clientela. Scomporre un oggetto
il prestigio personale o familiare goduto in seno alla defunto, delle quali restano ossi animali, gusci d’uo- con un forte valore simbolico e identitario e lasciarne
comunità. Tuttavia, l’ampia casistica delle modalità di vo, lische di pesce e vasi anche coperti da lastrine una parte a un secondo individuo crea infatti volonta-
seppellimento (spesso acefalo), l’età di morte anche (come a Cividale del Friuli, San Mauro, tomba 50, e riamente un nesso tangibile fra l’autorevole defunto e
avanzata di alcuni animali o il loro cattivo stato di sa- a Leno, tomba 164; cat. II.7-8) dovevano costituire un sopravvissuto, con ogni probabilità suo discenden-
lute, che ne avrebbe impedito l’impiego per la caval- il viatico per l’aldilà, in una concezione tradiziona- te. La pratica sembra esprimere uno stretto legame
catura, e la mancanza di una chiara connessione con le. Frammenti di recipienti ceramici e vitrei ritrovati personale, verosimilmente parentale, come indicato a
un determinato inumato lasciano aperta la possibilità nel riempimento della fossa insieme a resti di pasto e Collegno dalla condivisione di caratteri fisici ereditari,

64 65
6. Croce in lamina d’oro dalla ammirazione per nuovi simboli di rango. Così, il pre- tombe maschili non è raro trovare strumenti per la
tomba 49 di Collegno (Torino),
e riproduzione del motivo giato e cospicuo vasellame bronzeo del sepolcreto di lavorazione dei metalli (come crogioli, bulini e piccole
decorativo, 600 circa “frontiera” di Spilamberto, lungi da poter essere in- incudini; si veda il saggio di Vasco La Salvia in questo
Torino, Musei Reali di Torino -
Museo di Antichità terpretato come indicatore di una società etnicamente volume), in quelle femminili le attività tessili sono ri-
variegata, potrebbe forse essere il frutto di saccheggi o chiamate da fusaiole, spade da telaio, aghi, uncini e
tributi nella prima fase di stanziamento; tuttavia, rapi- anche da tavolette forate usate per separare l’ordito
damente i bacili in bronzo fuso, prodotti in gran parte nel telaio orizzontale a tavolette (deposte nella tomba
nel Mediterraneo orientale e diffusi in molti ambien- 1 di Belluno, Palazzo Fulcis; scheda contesto 8 e cat.
ti centro-europei, divennero usuali simboli di rango II.30): attributi di attività che dovevano godere del
presso le élite dei regni romano-barbarici. Manufatti riconoscimento della comunità.
quali le cinture multiple con guarnizioni in oro stam- Una ricca messe di dati, da comprendere più a
pate o incise venivano realizzati anche a Roma, come fondo con l’aiuto di nuove analisi di laboratorio: si
documentato dallo scavo nell’opificio della Crypta tratta spesso di espressioni della coesione del gruppo
Balbi: furono acquisite dai più ricchi guerrieri del nell’affermazione (o riaffermazione) di valori simboli-
Regnum, a riprova della permeabilità delle frontiere ci, utili a ribadire le proprie tradizioni e a rivendicare
che dividevano la penisola (si veda Castel Trosino, l’identità di stirpe, anche in funzione del diritto al pre-
tomba 119). Accessori di produzione merovingia, ec- dominio nel regno. E l’aspirazione al predominio può
cezionalmente documentati in aree di frontiera come aver suscitato processi di emulazione presso membri
il Piemonte, potrebbero invece testimoniare anche di origine romanza sempre più integrati nelle gerar-
in attesa di conferme paleogenetiche; forse anche nel II.11). Anche la recezione della scrittura, testimoniata mobilità individuale, un fenomeno ben noto per l’Al- chie di potere: il fenomeno presuppone comunque un
solco della tradizione di stirpe e della memoria degli su accessori personali e offerte, inizialmente dovette ri- to Medioevo: tra le altre forme dinamiche, le donne modello, avvertito come specifico e differente. Tutto
antenati, così sentiti presso le popolazioni barbariche. entrare in una visione magico-apotropaica e prevedere potevano andare spose presso comunità limitanee di questo, prima che radicali trasformazioni interessino
Il linguaggio stilistico che decora molti monili, anche trascrizioni scorrette, prima di divenire consape- differente profilo etnico-culturale (cat. I.11-13). Tale anche il rituale funerario, nella direzione di una più
complementi dell’abito e dell’armamento e offerte vole strumento di trasmissione di contenuti religiosi, lettura interpretativa ha già trovato alcuni significa- consapevole cristianizzazione della morte e integra-
(come le croci in lamina d’oro cucite sul velo fune- benaugurali o celebrativi. tivi riscontri nelle analisi degli isotopi dello stronzio, zione nella società del Regnum.
bre), è dominato da soggetti zoomorfi, resi in modo Tra i manufatti più tipici della cultura materiale elemento assunto dall’habitat durante la crescita e
Bibliografia selezionata
astratto e scomposto (fig. 6 e cat. II.20-25): riflesso di germanica, oltre a varie fogge di fibule e armi vi sono indicatore di eventuali successivi spostamenti verso Sui principali siti citati e su temi e materiali richiamati: Il futuro dei Lon-
una peculiare visione formale, più irrazionale e istin- alcuni recipienti ceramici e vitrei. I prestigiosi corni ambienti con caratteristiche geologiche differenti (si gobardi. L’Italia e la costruzione dell’Europa di Carlo Magno, catalogo della
mostra (Brescia, Monastero di Santa Giulia, 18 giugno - 19 novembre 2000),
tiva, ed espressione di una concezione della natura e potori in vetro di differenti colori (rosa vinaccia a veda il saggio di Tivadar Vida in questo volume). a cura di C. Bertelli, G.P. Brogiolo, 2 voll., Milano 2000; Presenze longobarde.
del mondo. Serpenti, uccelli rapaci, cinghiali, cervi, Cividale, verde a Spilamberto, anche azzurri o con de- Fra le diverse identità che compongono l’indi- Collegno nell’alto medioevo, a cura di L. Pejrani Baricco, Torino 2004; L.
Paroli, M. Ricci, La necropoli altomedievale di Castel Trosino, Firenze 2005
cavalli e lupi o cani, oltre a qualche volto e altro det- coro policromo a piuma a Nocera Umbra, blu a Castel viduo (familiare, sociale, etnico-culturale, religiosa (Ricerche di Archeologia Altomedievale e Medievale, 32-33); C. Rupp, Das
taglio antropomorfo, derivano dalla mitologia e dalle Trosino, tomba 119; fig. 7 e cat. II.12-14) rimandano e altro), un ultimo aspetto a volte “raccontato” dai langobardische Gräberfeld von Nocera Umbra, 1. Katalog und Tafeln, Firenze
2005 (Ricerche di Archeologia altomedievale e medievale, 31); C. Giostra,
antiche credenze: costituiscono attributi del divino o alla convivialità e all’ostentazione sociale del banchet- corredi funerari è quello professionale, o quantomeno Luoghi e segni della morte in età longobarda: tradizione e transizione nelle
incarnano forze ultraterrene e della natura e posso- to: la comunanza del cibo e delle bevande permetteva relativo ad attività artigianali svolte in vita. Se nelle pratiche dell’aristocrazia, in Archeologia e società tra Tardo Antico e Alto
Medioevo (V-IX secolo), atti del XII seminario sul Tardo Antico e l’Alto
no avere valenza apotropaica e augurale. Motivi di di stabilire un vincolo di unione fra i partecipanti. La Medioevo (Padova, 29 settembre - 1 ottobre 2005), a cura di G.P. Brogiolo,
ascendenza nordica, che gradualmente si stempera forma – che presuppone la sospensione o l’appoggio 7. Corno potorio dalla tomba A. Chavarría Arnau, Mantova 2007 (Documenti di Archeologia, 44), pp.
27 di Cividale del Friuli (Udine), 311-344; I Longobardi. Dalla caduta dell’Impero all’alba dell’Italia, catalogo
e si colora di nuovi contenuti cristiani, incorrendo a un supporto – è di chiara derivazione da modelli necropoli di San Mauro, della mostra (Torino, Palazzo Bricherasio, 28 settembre 2007 - 6 gennaio
a volte in raffigurazioni ambigue e transitorie; più dell’Europa centrale, dove trova ampia diffusione; la fine del VI secolo 2008; Novalesa, Abbazia dei Santi Pietro e Andrea, 30 settembre - 9 di-
Cividale del Friuli, Museo cembre 2007), a cura di G.P. Brogiolo, A. Chavarría Arnau, Milano 2007;
lentamente si recepiscono linguaggi formali e temi raffinatezza del manufatto può averne determinato Archeologico Nazionale La collina di San Mauro a Cividale del Friuli. Dalla necropoli longobarda alla
iconografici nuovi, attinti dalla cultura mediterranea. l’apprezzamento anche presso comunità romanze e chiesetta basso medievale, a cura di I. Ahumada Silva, Firenze 2010 (Ricerche
di Archeologia altomedievale e medievale, 35-36); Il tesoro di Spilamberto.
E che la conversione religiosa sia passata attraver- la capacità di penetrazione del tipo anche a Roma, Signori longobardi alla frontiera, a cura di A. Breda, Modena 2010; Arche-
so forme di sincretismo e di superstizione appare chia- dove sembra essere stato riprodotto. ologia e storia delle migrazioni: Europa, Italia, Mediterraneo fra tarda età
romana e alto medioevo, atti del convegno internazionale di studi (Cimitile,
ro dall’associazione di simboli come la croce e decori Altri reperti restituiti dalle sepolture, questa Santa Maria Capua Vetere, 17-18 giugno 2010), a cura di C. Ebanista, M.
ancora legati all’immaginario più tradizionale, o all’ac- volta di matrice mediterranea, costituiscono prezio- Rotili, Cimitile (Napoli) 2011; Archeologia medievale a Trezzo sull’Adda. Il
sepolcreto longobardo e l’oratorio di San Martino. Le chiese di S. Stefano e
costamento ad amuleti pagani. Anche la deposizione si indicatori di recezioni e commistioni di differente
San Michele in Sallianense, a cura di S. Lusuardi Siena, C. Giostra, Milano
di palchi di cervo e denti di cinghiale o di altri animali natura, nel quadro di una società aperta e dinamica e 2012; Necropoli longobarde in Italia. Indirizzi della ricerca e nuovi dati, atti
del convegno internazionale (Trento, 26-28 settembre 2011), a cura di E.
(Fara Olivana, tomba 60; Cividale, ferrovia, tomba 19; di una complessa rete di relazioni. Tali presenze sono
Possenti, Trento 2014; Archeologia dei Longobardi: dati e metodi per nuovi
cat. II.6) tramanda consuetudini antiche, come la so- da interpretare di volta in volta con l’aiuto di crono- percorsi di analisi, atti della giornata di studio (Milano, 2 maggio 2016), a
cura di C. Giostra, Mantova 2017 (Archeologia Barbarica, 1); C. Giostra,
spensione alla cintura femminile di conchiglie forate logie e contesti: bottini, scambi e donativi personali,
Percorsi di archeologia barbarica: nuovi dati e riflessioni sui Longobardi in
e sfere in cristallo di rocca o l’accumulo nella borsa commerci e circolazione di prodotti di pregio anche Italia, in A cent’anni dalla nascita di Michelangelo Cagiano de Azevedo. Il
contributo di un archeologo alla conoscenza della transizione dal mondo clas-
di curiosi oggetti quali le guarnizioni di cintura spez- ad ampio raggio, imitazioni formali e tecnologiche
sico al Medioevo, atti del convegno (Roma, Accademia Nazionale dei Lincei,
zate (cfr. Testona, parco di villa Lancia, tomba 5; cat. da parte di maestranze di formazione diversificata, 29-30 novembre 2012), in corso di stampa.

66 67
1.
Bardonecchia (Torino), necropoli di ambito merovingio
Luisella Pejrani Baricco
(cat. I.14-16)

A monte del Borgo Vecchio di Bardo- cintura militare (tomba 1), uno scramasax
necchia, nel 2005 la Soprintendenza (tomba 12a), coltelli (tombe 2, 4a e b) e
Archeologica del Piemonte ha esplorato un pettine a doppia dentatura (tomba 4b),
un’area cimiteriale sviluppatasi sul ripido mentre la sola bambina di dieci-undici an-
versante sud, che ha subito erosioni e ni (tomba 7) indossava monili femminili e
distruzioni in misura non determinabile. scarponcini chiodati. Gli oggetti si datano
Si trova a duecento metri dal castello me- dal VI al VII secolo avanzato, ma alcune
dievale della Tur d’Amun, riportato in luce sepolture prive di corredo possono appar-
tra il 1999 e il 2006 e formatosi nel XIII- tenere anche all’VIII, senza soluzione di
XIV secolo a partire da una torre quadrata continuità nell’uso della necropoli.
inclusa in una cortina quadrangolare. Oltre ai dati antropologici e paleogene-
Le dodici tombe superstiti (più quattro tici, anche la cultura materiale avvicina
fosse completamente vuote) sono a strettamente le due piccole comunità di
semplice fossa terragna o a cassa rive- Bardonecchia e di Cesana-Pariol stanzia-
stita sulle pareti – e talvolta anche sul te a breve distanza: in entrambe com-
fondo – con lastre di pietra; in altri casi è pare la stessa tipologia di orecchini in
utilizzato pietrame eterogeneo raccolto bronzo e analoghe sono le modalità di
sul posto per il rivestimento o il semplice deposizione delle fiaschette invetriate. A
contorno della fossa. Lo sviluppo del se- Bardonecchia per ora non è stato indivi-
polcreto si organizza per righe nord-sud di duato l’abitato altomedievale, che possia-
sepolture orientate in direzione ovest-est mo però immaginare fosse situato nelle
con capo posto a ovest; sono attestati immediate vicinanze del cimitero, come
riutilizzi delle tombe e riduzioni. a Cesana, in posizione ben soleggiata e
I resti scheletrici appartengono a ventitré favorevole al controllo degli sbocchi delle
individui: il numero dei soggetti maschili diverse valli confluenti nella conca di Bar-
è doppio rispetto a quelli femminili. In- donecchia, tanto da essere scelta anche
solito è risultato il basso dimorfismo tra per la successiva ubicazione del castello.
uomini e donne, alte e robuste, con ca-
ratteristiche craniche piuttosto mascoli- Bibliografia: L. Pejrani Baricco, Documen-
ne. L’impegno militare di alcuni membri ti di archeologia in valle di Susa tra VI e
della comunità, probabilmente insediata XI secolo, in Valle di Susa. Tesori d’arte,
a controllo del territorio, incluso nell’area Torino 2005, pp. 71-82; E. Bedini et alii,
merovingia, è indicato non soltanto dal- Per una conoscenza dei Longobardi in Ita-
le armi, come nel caso dello scramasax lia: primi risultati delle analisi genetiche
della tomba 12, ma anche dagli esiti di su individui provenienti da necropoli del
fratture e traumi cranici causati da corpi Piemonte, in VI Congresso Nazionale di
contundenti o armi da taglio, accertati Archeologia Medievale (L’Aquila, 12-15
dalle analisi antropologiche (dalla relazio- settembre 2012), a cura di F. Redi, Firen-
ne inedita di Elena Bedini). ze 2012, pp. 448-453.
Le analisi del DNA mitocondriale, esegui-
te presso il Laboratorio di Antropologia
Molecolare dell’Università degli Studi
di Firenze, hanno riscontrato una forte
omogeneità all’interno dei gruppi di Bar-
donecchia e Cesana, mentre risulta mar-
cata la distanza genetica da tutte le po-
polazioni delle necropoli longobarde del
Piemonte. Ulteriori campionature sono in
corso nell’ambito di un nuovo progetto
internazionale sul DNA dei Longobardi,
coordinato dal professor Patrick Geary.
Soltanto le deposizioni maschili hanno re-
stituito fibbie in ferro per le cinture (tom- 1.1 Bardonecchia,
be 2, 4b, 6, 12b), una placca in ferro di planimetria della necropoli

76 77
2.
Cesana Torinese (Torino), località Pariol,
insediamento romano/altomedievale e area cimiteriale
Federico Barello
(cat. I.17-19)

Durante i lavori per l’impianto destinato che stabilirne la datazione. Il materiale


alle gare di bob, slittino e skeleton dei XX ceramico si distribuisce tra il IV/V-VII/VIII
Giochi Olimpici Invernali di Torino 2006 secolo, ma sono presenti le tracce della
sono state parzialmente indagate (2003 demolizione di edifici più antichi, confer-
e 2007) evidenze sul ciglio meridionale di mate anche da datazioni carbonio-14 di
un pianoro alle pendici sud-occidentali del carboni relativi all’abbandono dell’edificio
monte Fraiteve (1615 m s.l.m.). in pietra (fine del I - prima metà del II
In un settore sono state rinvenute nove secolo) e a una buca di palo della capanna
sepolture a inumazione (fig. 2.1), con (seconda metà del III - prima metà del
fosse orientate in direzione est-ovest e IV secolo).
deposizione costante del cranio a ovest,
tranne in un caso (tomba 2), solo a volte Bibliografia: F. Barello, M. Subbrizio,
rivestite da lastre di pietra e ciottoli (tom- Cesana Torinese, località Pariol. Inse-
be 1, 3, 7, 8). Lo studio dei resti umani diamento tardo romano/altomedievale e
ha individuato la presenza di numerose ri- area cimiteriale, in “Quaderni della So-
duzioni, per un totale di almeno trentatré printendenza Archeologica del Piemon-
individui, in nessun caso di età infantile. te”, 24 (2009), pp. 221-223; F. Barello, L.
Gli oggetti di corredo si limitano a una Ferrero, S. Uggè, Evidenze archeologiche
fiaschetta in ceramica invetriata gialla di in Valle di Susa: acquisizioni, bilanci, pro-
IV-V secolo (tomba 1; cat. I.17), un paio spettive di ricerca, in “Segusium”, 52
di orecchini a cestello in argento (tomba (2013), pp. 23-78.
8; cat. I.19) e uno in filo di bronzo (tomba
2; cat. I.18) di VI-VII secolo. La datazione
al radiocarbonio sui resti di una riduzione
nella tomba 1 con valore calibrato 340-
570 concorda con quella del manufatto
più antico.
Nell’altro settore di scavo, 33,50 m a est
del cimitero (fig. 2.2), sono le fondazioni
in pietre senza legante di un edificio in
muratura di 8,45 x 5,70 m, orientato in
senso nord-ovest/sud-est, con un solo
ambiente interno di 3 x 2,70 m nell’an-
golo sud-orientale, e due serie di buche
a circa 1,5-2 m di distanza dai lati lunghi.
Le tracce di un secondo edificio sono
state individuate immediatamente a
sud-est del primo: un gruppo di buche di
palo di venti-trenta centimetri di diametro
all’interno di un taglio poco profondo nel
terreno, lungo quello che dovrebbe es-
sere il limite settentrionale di una grande
capanna, non interamente indagata con
una piccola copertura in corrispondenza
dell’accesso: se questo risultasse l’asse
centrale, allora la capanna si estendeva
per circa dodici metri. All’interno della
struttura, in un livello di abbandono, so-
no state rinvenute venti monete in bron-
zo romane della seconda metà del III-IV
secolo, forse pertinenti a un ripostiglio 2.1 Cesana Torinese, località Pariol,
disperso. planimetria del sepolcreto
Non è possibile individuare una crono- 2.2 Cesana Torinese, località Pariol,
logia relativa tra i due edifici, come an- planimetria dell’abitato

78 79
3.
Aosta, chiesa funeraria di San Lorenzo,
la tomba con gli inumati 1-2 e 4
Maria Cristina Ronc
(cat. I.9-10)

Il borgo di Sant’Orso, all’ingresso orienta- sua posizione la ascrivono tra le tombe


le di Aosta, si sviluppa a poche centinaia cosiddette privilegiate.
di metri dall’arco di Augusto e a circa Le fibbie indossate dai nostri soggetti
altrettante dalla Porta Praetoria; lo sca- avevano fatto pensare che si trattasse di
vo della “casa del tiglio” fu il risultato di guerrieri di cultura germanica, ma resta-
una tavola rotonda svoltasi nell’aprile del no tuttora aperte le ipotesi legate alla loro
1972 in cui una Commissione di esperti presenza in Valle d’Aosta, che potrebbe
internazionali e l’allora Soprintendenza anche collegarli a ruoli politico-ammini-
dell’Amministrazione regionale della strativi in relazione al regno burgundo,
Valle d’Aosta decisero di avviare un pro- più che semplicemente interpretarli
gramma di ricerche sull’intero complesso quali mercanti o pellegrini di passaggio
ursino di Aosta. In quel parziale avvio dei – data la presenza di coltello e bicchiere
sondaggi archeologici si rinvenne, oltre che suggeriscono un corredo da viaggio
all’abside meridionale dell’impianto a – che qui incontrarono la morte. La loro
croce della chiesa paleocristiana intitolata sepoltura di tipo privilegiato però può fare
poi a San Lorenzo, la tomba di due indi- propendere per un legame più duraturo
vidui maschili. Quell’iniziale campagna di e maturo all’interno della comunità au-
scavo mise in evidenza l’importanza ge- gustense.
rarchica dell’edificio funerario connesso Le analisi antropologiche condotte sui
al cimitero sorto sulla principale necropoli loro resti provano la loro origine nordica.
romana posta a nord della via publica di
accesso ad Augusta Praetoria. Bibliografia: C. Bonnet, Saint-Laurent-d’A-
Un piccolo recinto, costituito da bloc- oste. Rapport préliminaire des fouilles
chetti di calcare, da frammenti di lastre di de 1972-1973, Torino 1975 (estratto da
bardiglio (il marmo grigio-blu proveniente “DURIA. Rivista della Soprintendenza
dalle cave di Aymavilles che distano una Regionale ai Monumenti, Antichità e
decina di chilometri dalla città) con poche Belle Arti della Valle d’Aosta”, I [1974]),
tracce di malta e da un grande blocco pp. 7-35; M.R. Sauter, Observations
lapideo di reimpiego, era stato addossato anthropologiques sur les squelettes de
in epoca altomedievale alla chiesa primi- deux tombes de Saint-Laurent d’Aoste,
tiva; il fondo era costituito da frammenti in Saint-Laurent-d’Aoste. Rapport prélim-
di tegulae anch’esse reimpiegate. In inaire des fouilles de 1972-1973, Torino
quest’unica sepoltura, identificata, con 1975 (estratto da “DURIA. Rivista della
numerazione multipla, come tomba 1-2 Soprintendenza Regionale ai Monumenti,
e 4, e che risultava fortemente compro- Antichità e Belle Arti della Valle d’Aosta”,
messa dalle fondazioni della chiesa più I [1974]), pp. 37-45; La chiesa di S. Lo-
recente (XVIII secolo), si rinvennero tre renzo in Aosta. Scavi archeologici, Roma
inumati; in particolare, ci interessano per 1981(Quaderni della Soprintendenza per i
la presenza dei loro corredi quelli della Beni Culturali della Valle d’Aosta, n.s., 1).
tomba 1 e della tomba 4.
Le ossa del primo individuo erano sta-
te ridotte nell’angolo sud-ovest della
tomba, ma frammiste a esse sono stati
individuati una fibbia con placca mobile,
un bicchiere in pietra ollare e un coltello
in ferro. In una fase di poco successiva
fu deposto l’inumato cui apparteneva la
fibbia decorata con elementi zoomor-
fi rinvenuta al suo fianco sinistro; egli
conservava composte le parti del suo
corpo supino, con il braccio destro ripie-
gato sul petto e il capo rivolto a ovest.
La tipologia del manufatto, che rimanda 3.1 Aosta, planimetria
genericamente alle casse in pietra, e la del complesso di Sant’Orso

80 81
4.
Collegno (Torino), necropoli e insediamenti goti e longobardi
Luisella Pejrani Baricco
(cat. I.4-7 e II.9-10)

Tra il 2002 e il 2006 i lavori per la me- in Italia: segno di una coesione cultura- una struttura emergente dal piano di cal- che apporti genetici di ambito geografi- dioevo (Padova, 29 settembre - 1 ottobre
tropolitana torinese e per l’ampliamento le forse finalizzata anche a garantirne la pestio. Tale tipologia, già in uso in Pan- co diverso. Sarà importante incrociare i 2005), a cura di G.P. Brogiolo, A. Chavar-
del cimitero di Collegno hanno permes- preminenza sociale. nonia e diffusa anche durante le prime risultati paleogenetici con quelli, altresì ria Arnau, Mantova 2007, pp. 363-383;
so alla Soprintendenza Archeologica del I corredi funerari confermano il profilo generazioni stanziate in Italia, a Collegno in corso, delle analisi sugli isotopi stabili, E. Bedini et alii, Per una conoscenza dei
Piemonte di indagare in estensione un culturale germanico-orientale, il livello si presenta in tredici casi. Fosse sempli- indicatori di mobilità degli individui in età Longobardi in Italia: primi risultati delle
sito di grande interesse e complessità, economico elevato del gruppo e forni- ci prive di oggetti o con corredo ridotto, adulta, poiché fin dal 2004 si erano evi- analisi genetiche su individui provenienti
situato sul terrazzo fluviale della Dora, in scono un solido inquadramento cronolo- in posizioni marginali anche se allineate denziati elementi di produzione merovin- da necropoli del Piemonte, in VI Congres-
corrispondenza di un punto di attraversa- gico del sepolcreto (cat. I.4-6). L’uomo alle più ricche centrali, rimandano a per- gia nei pochi corredi femminili della prima so Nazionale di Archeologia Medievale
mento del fiume, e lungo la strada “della della tomba centrale non aveva armi, sonaggi subalterni del clan. generazione inumata, già interpretati co- (L’Aquila, 12-15 settembre 2012), a cura
Varda”. ma una fibbia in ferro della bandoliera Nel gruppo spicca il ruolo eminente dei me frutto della migrazione individuale di di F. Redi, A. Forgione, Firenze 2012,
Dopo l’isolata deposizione di due tombe prova che indossava la cintura militare; cavalieri, indicato dallo sperone di un ric- alcune donne dai vicini territori burgundi pp. 448-451; L. Pejrani Baricco, C. Gio-
dell’età del Bronzo, la vasta indagine non una seconda fibbia in ottone dorato era co corredo d’armi e dalla sepoltura di un e di unioni esogame. stra, E. Bedini, E. Petiti, Les Goths de
ha evidenziato preesistenze di età roma- invece pertinente alla cintura della veste. cavallo, sacrificato e deposto decapitato Durante il secondo periodo (640-700 cir- Collegno, in Du Royaume goth au Midi
na a eccezione di un canale già obliterato Le due giovani donne delle tombe 6 e in una fossa singola e scavata di misura ca) scompaiono i corredi delle sepolture mérovingienne, Association Française
in età gota; poco materiale residuo ro- 3 possedevano preziosi monili, ma negli per la carcassa acefala. Le distruzioni femminili, mentre alcune tombe maschili d’Archéologie Mérovingienne, Toulou-
mano potrebbe provenire da un impianto altri tre casi soltanto la tomba 10 di un precedenti l’indagine archeologica, che hanno ancora cinture di pregio, ma l’ar- se 2013; C. Giostra, La struttura sociale
agricolo di età imperiale nelle vicinanze, uomo di età matura conteneva resti di hanno intaccato il lato sud della fossa, mamento va diminuendo e lo scramasax nelle necropoli longobarde italiane: una
mentre sui labili resti di murature tardo- un pettine, mentre erano completamente non hanno permesso di individuare la sostituisce la spada. Cessano le morti lettura archeologica, in Archeologia dei
romane si sovrappone l’insediamento di prive di doni funebri sia le tombe 9 e 11, tomba del suo proprietario, che poteva violente, i traumi da scontri in battaglia Longobardi. Dati e metodi per nuovi
un gruppo familiare goto, qui vissuto tra di una donna e un uomo maturi, sia quelle essere il capo della comunità, ma sono e le deformazioni da esercizio equestre. percorsi di analisi, a cura di C. Giostra,
la fine del V secolo e il 560 circa. Le strut- infantili 8 e 5 (con deformazione cranica), noti anche casi in cui manca la relazione La necropoli si espande ai margini verso Mantova 2017 (Archeologia Barbarica, 1),
ture residenziali, situate a poche decine suggerendo che la disparità di ricchezza della deposizione equina con una tomba est e ovest e cambiano le tipologie delle pp. 83-112, in part. pp. 90-92.
di metri dal piccolo sepolcreto coevo, dei corredi potrebbe dipendere dal ruolo a essa riferibile: fatto che adombra rituali tombe, ora spesso a fossa rivestita da
presentano vani organizzati intorno a uno sociale, ma forse anche dall’età di morte a sfondo religioso e simbolico alternativi muricci in pietra.
spazio aperto centrale, con fondazioni in degli individui. alla cerimonia funebre del cavaliere. Nel terzo periodo (VIII secolo) i defunti,
ciottoli e argilla o con armatura portante Con l’arrivo dei Longobardi in Piemonte, Tutti gli scheletri sono stati analizzati sot- del tutto privi di abbigliamento e doni fu-
a pali alloggiati in buche foderate di pietre nel 570 o poco dopo, il villaggio è occu- to il profilo dell’antropologia fisica, della nebri, vengono deposti in strette fosse
a secco. Pareti in pisé si sovrappongono pato da un nuovo gruppo, che costruisce paleopatologia e della nutrizione e ne scavate in nuda terra avvolti in un suda-
a muri precedenti attestando più fasi di piccole capanne a fondo seminterrato co- emerge che gli armati del primo periodo rio. Le fosse rioccupano la parte centrale
ristrutturazione. Il materiale numismatico me nei precedenti stanziamenti longobar- subirono ferite e traumi cranici, ben due della necropoli, ma le nuove righe rispet-
raccolto prende avvio da emissioni di IV di in Pannonia e come in altri siti attribuiti volte mortali, mentre lo sviluppo della tano di norma le tombe più antiche, pro-
secolo, ma di prolungata circolazione. La a comunità alloctone ormai noti anche in muscolatura e l’alterazione degli arti in- vando che tumuli e segnacoli erano stati
datazione al radiocarbonio dei legni com- Italia. La necropoli comunitaria in campo feriori provano l’addestramento militare mantenuti e con loro la consapevolezza
busti di un focolare ne indica l’uso tra il V aperto comprende centocinquantasette a cavallo. I corredi d’armi erano dunque identitaria della discendenza della comu-
secolo e la metà del VI. tombe orientate in direzione ovest-est, riflesso reale del ruolo del defunto e non nità, sebbene questa avesse perso col
L’area funeraria comprende otto sepol- con capo a ovest, sviluppatesi a righe mero simbolo di status sociale. tempo il ruolo di controllo del territorio,
ture in fossa terragna che si dispongo- nord-sud e databili dalla migrazione fi- Le analisi paleogenetiche, già eseguite si fosse impoverita e convertita ai lavori
no intorno a quella di un uomo di oltre no al pieno VIII secolo per circa cinque in un programma di studio sulla popola- agricoli, come dimostrano gli stress, le
cinquant’anni (tomba 4), deposto in una generazioni (calcolando quarant’anni per zione piemontese, sono riprese con un fratture dovute a lavori pesanti e la dieta
fossa profonda e monumentalizzata in ognuna) di un gruppo di circa trentacin- progetto di ricerca internazionale sul DNA più carente.
superficie da una struttura in ciottoli e que-quaranta individui a netta maggioran- dei Longobardi, diretto da Patrick Geary, Dopo la chiusura della necropoli, dovuta
pietre a secco L’individuo presenta i za maschile: sull’intero arco temporale, che studia come casi emblematici pro- all’affermarsi dei cimiteri cristiani presso
markers scheletrici sugli arti inferiori do- dei centoquarantaquattro inumati identi- prio la necropoli di Collegno – primo caso le pievi, il villaggio rimane però abitato
vuti al costante impegno a cavallo, e la ficati settanta sono uomini, trentacinque in Italia – e quella ungherese di Szólád. I fino all’XI-XII secolo, spostandosi pro-
deformazione intenzionale del cranio. La donne, otto non sono determinabili e dati preliminari sul DNA nucleare paiono gressivamente verso il fiume.
stessa deformazione compare anche in trentuno sono bambini o adolescenti. confermare le molteplici convergenze già
un soggetto infantile (tomba 5) nato una Le prime sepolture si dispongono in un acquisite tra i vari elementi della cultu- Bibliografia: Presenze longobarde. Col-
o due generazioni dopo e verosimilmente esteso nucleo (570-630/640) organizzato ra materiale e gli esiti delle precedenti legno nell’alto medioevo, a cura di L.
designato come erede del capo anziano, per clan familiari in cui il gruppo elitario analisi bioarcheologiche, indicando la Pejrani Baricco, Torino 2004; L. Pejrani
ma morto prematuramente (cat. I.7). Si della riga orientale si distingue per le presenza di un consistente gruppo ge- Baricco, Longobardi da guerrieri a con-
tratta di una rilevante testimonianza di croci d’oro, la qualità della panoplia dei neticamente affine alle popolazioni del tadini. Le ultime ricerche in Piemonte, in 4.1 Collegno, planimetria
continuità dell’usanza tribale – diffusa tra corredi maschili e le strutture tombali a nord, con sicuri casi di relazioni di paren- Archeologia e società tra Tardo Antico e della necropoli gota
i popoli nomadici e “germanico-orientali” grandi fosse, spesso rivestite di legno tela. Queste ricorrono pure nella famiglia Alto Medioevo (V-IX secolo), atti del XII 4.2 Collegno, planimetria
– anche dopo lo stanziamento dei Goti con quattro pali angolari a sostegno di egemone più antica, che rivela però an- seminario sul Tardo Antico e l’Alto Me- della necropoli longobarda

82 83
5.
Szólád (County Somogy, Ungheria),
necropoli longobarda in campo aperto
Uta von Freeden, Tivadar Vida, Daniel Winger
(cat. I.20-21)

Il gruppo di ricerca dell’Istituto di Arche- un’arma e la compresenza di spatha, lan- gheria: la necropoli di Szólád, in Archeo-
ologia dell’Accademia Ungherese delle cia e scudo era abbastanza comune. L’in- logia dei Longobardi: dati e metodi per
Scienze (Tivadar Vida) ha avviato l’inda- dividuo di più alto rango è stato sepolto nuovi percorsi di analisi, atti della giornata
gine del cimitero longobardo di Szólád in in una tomba profonda cinque metri e un di studio (Milano, 2 maggio 2016), a cura
collaborazione con il Römisch-German- cavallo è stato deposto al di sopra della di C. Giostra, Mantova 2017 (Archeologia
ische Komment di Francoforte (Uta von camera funeraria. Le sepolture maschili Barbarica, 1), pp. 43-58.
Freeden, Daniel Winger) e l’Istituto di An- dotate di armi e quelle femminili ricca-
tropologia dell’Università di Mainz (Kurt mente equipaggiate (anche con parure
W. Alt, Corina Knipper e altri). L’obiettivo di quattro fibule) indicano che il cimitero
principale del progetto di ricerca è uno Szólád è stato utilizzato da una comunità
studio archeologico e antropologico com- composta da piccoli gruppi di individui
pleto di una popolazione del periodo delle che godevano di uno status sociale si-
migrazioni del bacino dei Carpazi. mile, ognuno con una propria gerarchia
Il cimitero si trova sul lato occidentale di interna. Tutte le sepolture contenevano
una collina che domina una baia nord-me- offerte di cibo: le analisi archeozoologi-
ridionale del lago Balaton. L’insediamento che hanno riconosciuto una grande va-
della comunità probabilmente si trovava rietà di specie animali.
ai piedi della collina, su una terrazza ac- I dati ricavati dalle analisi isotopiche dello
canto alla baia. La prima tomba è venuta stronzio (utili a valutare la mobilità degli
alla luce durante lo scavo di emergenza inumati) sono coerenti per uomini e don-
che ha preceduto la costruzione dell’au- ne e riflettono un’origine simile e un ana-
tostrada M7. Dopo la rimozione dell’hu- logo processo di migrazione. Gli adulti del
mus, le macchie nel terreno descrive- cimitero di Szólád non sono originari del
vano sei tombe circondate da un taglio luogo: i valori delle donne riflettono una
circolare e due tombe racchiuse da un maggiore diversità rispetto a quella degli
fossato rettangolare. I tagli indicano che uomini, suggerendo una più alta mobilità
un tumulo era stato elevato sulle tombe individuale tra le donne. Questo modello
di individui di alto rango. riflette l’arrivo a Szólád di una comunità
Il cimitero comprendeva quarantacinque di differente origine e provenienza, che
tombe, sedici delle quali di uomini adulti. integrò alcuni individui “stranieri” e che
I corredi funebri hanno suggerito che in poi si allontanò dopo una generazione.
sette tombe fossero stati sepolti giovani
e adolescenti; le analisi antropologiche Bibliografia: U. von Freeden, T. Vida,
hanno rivelato che anche quattro depo- Ausgrabung des langobardenzeitlichen
sizioni prive di corredo erano maschili. Le Gräberfeldes von Szólád, Komitat So-
sepolture maschili (dodici) erano dispo- mogy, Ungarn. Vorbericht und Überblick
ste in cerchio, mentre quelle femminili si über langobardenzeitliche Besiedlung am
trovavano intorno alle tombe maschili in Plattensee, in “Germania”, 85 (2007), pp.
un semicerchio nella parte sud-occiden- 359-384; K.W. Alt et alii, Lombards on
tale del cimitero. Il numero di sepolture the move – An integrative study of the
infantili era sorprendentemente elevato Migration Period cemetery of Szólád,
(sette). Hungary, in “PLOS ONE”, 11, 9 (2014),
Le buone condizioni del suolo hanno of- pp. 1-14 (http://www.plosone.org/article/
ferto un’opportunità unica per documen- info%3Adoi%2F10.1371%2Fjournal.
tare i vasi di legno. Anche in Pannonia pone.0110793); U. von Freeden, T. Vida,
sono state trovate strutture comparabili D. Winger, Szólád, Ungarn. Auswertun-
con le ben note camere lignee della cul- gsarbeiten am langobardenzeitlichen
tura merovingia occidentale (Absatzgrab). Gräberfeld. Katalogarbeit, Genetik und
La maggior parte delle tombe conteneva interdisziplinäre Arbeitstreffen. Die
le bare in tronco ligneo scavato; alcune Arbeiten der Jahre bis 2015, in “e-For-
sepolture hanno restituito tracce delle schungsberichte 2016 des Deutschen
bare di tavole, riflettendo un background Archäologischen Instituts” (eDAI 2016-
culturale con diverse abitudini funera- 1), 1 (2016), pp. 186-190; T. Vida, Recenti 5.1 Szólád, planimetria della necropoli
rie. Ogni sepoltura maschile conteneva scoperte e ricerca interdisciplinare in Un- longobarda

84 85
6.
Cividale del Friuli (Udine), San Mauro,
necropoli in campo aperto
Angela Borzacconi
(cat. II.1, II.5, II.12, II.21 e III.24)

Le indagini presso il sito di San Mauro Tutte le sepolture maschili fanno riferi-
sono state avviate in modo sistematico mento ad armati con un corredo costi-
dalla Soprintendenza per i Beni Archeo- tuito da spatha e scudo da parata, oltre
logici del Friuli-Venezia Giulia (1994-1998) a lancia e scramasax; trovano una signi-
per accertare la presenza di un sepolcre- ficativa attestazione anche le cuspidi di
to longobardo, già suggerita in passato freccia, in un caso raccolte in quantità
(1887) dal rinvenimento di una sepoltura considerevole, assieme ai resti di un
femminile con corredo di pregio. arco in osso.
La necropoli è ubicata su uno dei luoghi Il costume tradizionale femminile è ben
rialzati che caratterizzano l’area setten- rappresentato da coppie di fibule a S e a
trionale più periferica di Cividale, molto staffa, trattandosi per lo più di oggetti im-
probabilmente prescelto per la sua visi- portati dalla Pannonia, ma anche acces-
bilità. sori delle calzature come le guarnizioni
Si tratta di un sepolcreto extraurbano par- delle fasce delle gambe e delle scarpe;
zialmente indagato, di cui non si conosce numerose le collane in pasta vitrea, talora
lo sviluppo complessivo, anche se è del con pendenti in oro, amuleti a disco (cat.
tutto probabile che in età longobarda lo II.1); una spada da tessitura e un recipien-
spazio funerario si estendesse sull’inte- te in bronzo fuso del tipo a padella avente
ra collina, successivamente interessata sull’orlo un’iscrizione greca.
dall’impianto di una chiesa intitolata a San Anche i bambini presentano corredi note-
Mauro, con annesso romitorio, documen- voli al pari degli adulti: ne sono un esem-
tata dalle fonti a partire dal XIII secolo, al pio l’umbone da parata e un corno potorio
momento senza chiari elementi di conti- in vetro rosa deposti nella tomba di due
nuità rispetto alle evidenze funerarie più subadulti rispettivamente di sesso ma-
antiche. schile e femminile. Una brocca in bronzo
Delle settantanove sepolture portate fuso del tipo copto e un’olla in ceramica
alla luce, cinquantasette sono riferibili comune, coperti entrambi da lastre in pie-
al cimitero annesso all’edificio di culto tra arenaria, unitamente a un omero di
bassomedievale e ventidue pertinenti il maiale, permettono di visualizzare in ma-
sepolcreto longobardo; nonostante l’e- niera esemplare le offerte di cibo rituale
siguità di quest’ultimo campione, il sito rinvenute nella tomba di un bambino
costituisce sicuramente una delle aree presso il quale era stato deposto come
funerarie più importanti per le prime fasi segno di rango anche un anello digitale
di stanziamento in Italia. La significativa in argento con monogramma, adatto a un
presenza della generazione immigrata è individuo adulto e dunque chiaramente
documentata in sepolture databili all’ulti- deposto come dono funebre.
mo terzo del VI secolo, mentre è parso di
riconoscere un progressivo esaurimento Bibliografia: La collina di San Mauro a
dell’utilizzo della necropoli agli inizi del Cividale del Friuli. Dalla necropoli lon-
VII e dunque nell’arco di una quarantina gobarda alla chiesetta basso medievale,
d’anni circa. a cura di I. Ahumada Silva (Ricerche di
Le inumazioni, orientate est-ovest, riflet- archeologia altomedievale e medievale,
tono la tipica organizzazione a righe pa- 35-36), Firenze 2010.
rallele e sono costituite da semplici fosse
terragne, prive di recinzioni e/o segnacoli.
Le sepolture note, legate a due o al
massimo tre gruppi familiari allargati,
mostrano una facies culturale omogenea,
ancora molto legata alla fase pannonica
(nell’ambito della quale si inserisce an-
che una sepoltura di cavaliere associata
alla deposizione del proprio cavallo), con
poche acquisizioni e cambiamenti tipici 6.1 Cividale del Friuli, San Mauro,
delle fasi successive. planimetria della necropoli

86 87
7.
Cividale del Friuli (Udine), necropoli “presso la ferrovia”
Angela Borzacconi
(cat. II.6)

Lo scavo della necropoli è stato condotto dagli speroni. La composizione dei corre- Il Tesoro dei Longobardi. Dagli antichi
nel 2012 dalla Soprintendenza per i Beni di d’armi ne riflette l’evoluzione cronolo- maestri agli artisti orafi contemporanei,
Archeologici del Friuli-Venezia Giulia in gica con il moltiplicarsi delle armi e delle catalogo della mostra (Cortona, Museo
concomitanza con una generale ridefini- cinture preziose nel primo trentennio del dell’Accademia Etrusca e della Città di
zione urbanistica dell’area ubicata pres- VII secolo, fino alla sostituzione della spa- Cortona, 11 aprile - 30 giugno 2013), a cu-
so la stazione ferroviaria di Cividale del tha con gli scramasax lunghi, tipici delle ra di P. Bruschetti, P. Giulierini, F. Pagano,
Friuli. Le indagini, pur non esaurendo il fasi più tarde. I foderi sono in legno o P. Frusone, Cortona 2013, pp. 37-45; A.
deposito esistente, hanno consentito di cuoio, in un caso dotati di una decora- Borzacconi, C. Giostra, La necropoli pres-
esplorare un campione significativo del zione con chiodini in bronzo. Frequenti so la ferrovia nel quadro dei sepolcreti di
sepolcreto, la cui esistenza era stata più anche i corredi maschili ridotti a cinture Cividale del Friuli, in Città e campagna:
volte segnalata in passato da una serie di di tipo militare, con guarnizioni allungate, culture, insediamenti, economia (secc.
rinvenimenti sporadici. che rimandano a una cronologia più tarda VI-IX), atti del II incontro di Archeologia
Il sito indagato è riferibile a un contesto e riflettono un’ulteriore articolazione so- barbarica (Milano, 15 maggio 2017), a
funerario verosimilmente creato ex novo ciale della comunità. cura di C. Giostra, in corso di stampa.
dalle popolazioni alloctone, in una zona Il costume tradizionale femminile non
non interessata da precedenti realtà ci- annovera mai parure complete, poiché
miteriali immediatamente a ridosso delle le fibule sono presenti solo in tre tombe
mura urbane a nord della città. femminili (due fibule a S deposte singo-
Sono settantanove le fosse tombali indi- larmente; due fibule a staffa), mentre tro-
viduate, in alcuni casi rasate, per un nu- vano ampie attestazioni collane in pasta
mero complessivo di ottantuno individui vitrea, anelli in bronzo, vasi in ceramica,
(cinquanta adulti, venticinque subadulti, nonché la consueta associazione coltello
sei infanti di uno-tre anni); un campione e pettine.
abbastanza significativo, anche se non In generale possiamo dire che il campio-
sempre ben rappresentato. La sex ratio ne degli individui riflette una notevole
è equilibrata: venti maschi e diciassette articolazione sociale, valutabile nelle di-
femmine; quattordici i casi indeterminati. verse composizioni dei corredi funerari,
Le sepolture sono orientate est-ovest, in talora ridotti ad alcune categorie di ogget-
un impianto generale che permette di co- ti evidentemente più simbolici o rappre-
gliere una sistemazione per nuclei, in rife- sentativi, ma anche nella vera e propria
rimento a vincoli parentali o personali tra assenza di corredo riscontrata in alcune
gli inumati, con una significativa ricerca inumazioni (almeno il venti per cento del
di spazi contigui alle sepolture dei propri totale) per lo più deposte in sudario, una
antenati e/o congiunti (dieci le sepolture modalità che non sembra legata a fasi
caratterizzate dalla presenza di riduzioni), cronologiche avanzate, ma riservata a
che parrebbe confermata anche dai dati gruppi subalterni al seguito delle fami-
antropologici. glie nobiliari.
Le tombe sono costituite da semplici Lo studio della necropoli, attualmente in
fosse terragne, per lo più dotate di fo- corso, vede il coordinamento scientifi-
derature in ciottoli di fiume sistemati co della scrivente e di Caterina Giostra
a rivestire le pareti della fossa. In due (Università Cattolica del Sacro Cuore di
tombe femminili è stato possibile rico- Milano).
noscere buche angolari per l’inserimento
di montanti lignei: una tipologia, nota in Bibliografia: I. Ahumada Silva, Catalogo,
contesti funerari legati alla generazione necropoli Ferrovia (tombe 56, 40, 35), in
immigrata, che nell’ambito delle necropo- Il Tesoro dei Longobardi. Dagli antichi
li cividalesi trova in questo sito la sua pri- maestri agli artisti orafi contemporanei,
ma documentazione; parrebbero invece catalogo della mostra (Cortona, Museo
riconducibili a una fase più tarda quattro dell’Accademia Etrusca e della Città di
tombe in muratura. Cortona, 11 aprile - 30 giugno 2013), a
Le sepolture maschili sono riferite per cura di P. Bruschetti, P. Giulierini, F. Paga-
lo più a guerrieri (deposti con spade o no, P. Frusone, Cortona 2013, pp. 46-69; 7.1 Cividale del Friuli, planimetria
scramasax, lance e umboni), talora con A. Borzacconi, Spazi funerari suburbani della porzione di necropoli rinvenuta
connotazioni del rango equestre offerte in età longobarda. Recenti scoperte, in presso la ferrovia

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8.
Belluno, Palazzo Fulcis,
porzione di necropoli in campo aperto
Giovanna Gangemi
(cat. II.30-31)

A Belluno, a Palazzo Fulcis, sito in via materiali adespoti inseriti a posteriori nel desta entità della tomba 6, la tomba 1 si
Roma, lavori di ristrutturazione e di re- riempimento della tomba 13. caratterizza per la sontuosità e la varietà
stauro dell’edificio tardo-settecentesco L’individuazione di ulteriori sepolture del corredo, nel quale spicca una croce in
di proprietà della Fondazione Cariverona aggiunge nuovi dati rispetto ai rinveni- lamina d’oro a bracci lievemente espansi
hanno occasionato, tra il 2008 e il 2009, menti effettuati nella campagna 2008- decorati a impressione mediante un mo-
attività di verifiche archeologiche preven- 2009, concernenti sia l’estensione della dano con un intricato motivo a intreccio
tive sotto la direzione scientifica della già necropoli, che probabilmente doveva svi- di nastri e di teste zoomorfe.
Soprintendenza per i Beni Archeologici lupparsi ancora verso nord della zona del Una croce aurea pressoché equilatera,
del Veneto. Lo scavo archeologico con- cortile e verso sud-est nell’area dell’an- con complesse decorazioni impresse,
dotto nell’androne ha portato alla scoper- drone sotto la fondazione del palazzo, sia contraddistingue altresì il corredo della
ta di un settore di necropoli di epoca lon- la questione diacronica della frequenta- tomba 2, appartenente a un guerriero
gobarda, la prima documentata nella città zione del sepolcreto, considerato che i di rango come segnalato dalla presenza
di Belluno, che ha consentito il recupero corredi delle tombe rinvenute a seguito della spada, di una cuspide di lancia e di
di cinque sepolture (tombe 1, 2, 5, 6, 7) delle indagini condotte negli anni 2013- guarnizioni di cintura per la sospensione
e l’identificazione di altre tre in stato di 2015, a una prima osservazione, sembre- delle armi con decorazioni ad agemina.
conservazione residuale (tomba 4) o lette rebbero porsi sulla scia delle sepolture Desta non poche perplessità il fatto che,
solo in traccia (tombe 3, 8). rinvenute nell’androne, la cui datazione al momento del ritrovamento, le croci au-
Tra il 2013 e il 2015 è stato ripreso il con- può essere presumibilmente collocata ree, tra cui anche quella rinvenuta nella
trollo archeologico nel cortile interno. In tra l’ultimo trentennio del VI secolo e la tomba 14 nell’area del cortile, risultavano
un vano contiguo alla fascia sud-ovest prima metà, o poco oltre, di quello suc- tutte accartocciate.
dell’androne è stato messo in luce un cessivo. Stante tuttora la necessità di
acciottolato relativo a un asse stradale studio e di analisi delle tombe di recente Bibliografia: G. Gangemi et alii, Nuovi dati
orientato in direzione sud-nord, in uscita scavate nell’area del cortile, la disamina dal Bellunese in età longobarda: notizie
dal centro storico di Belluno attraverso dei corredi verterà sulle sepolture venute preliminari, in Necropoli longobarde in
Porta Dojona. Il tracciato viario è in qual- alla luce nell’androne. Italia. Indirizzi della ricerca e nuovi dati,
che modo connesso all’antica via dire- Queste ultime erano disposte in file pa- atti del convegno internazionale (Trento,
zionata da Feltre alla Val Pusteria. Vari rallele in senso nord-sud, con i singoli 26-28 settembre 2011), a cura di E. Pos-
aggiustamenti potrebbero attestarne la inumati sostanzialmente isorientati in senti, Trento 2014, pp. 274-292.
persistenza fino all’età altomedievale e senso ovest-est e con il capo rivolto a
spiegherebbero come le sepolture lon- est. Denominatore comune delle sepol-
gobarde si snodino tutte lungo il suo lato ture è risultata un’accurata strutturazio-
orientale. ne delle fosse, diversamente costruite
Se si eccettua la tomba 11 documentata con elementi litici accostati, ma anche
presso l’angolo nord-ovest del cortile, con vere e proprie strutture in muratura
ascrivibile a un diverso orizzonte crono- predisposte ad accogliere le spoglie dei
logico e culturale, nella zona a est sono defunti deposti in casse lignee. Costitu-
state indagate sei sepolture per lo più isce un caso a sé la strutturazione della
molto deteriorate (tombe 9, 12, 13, 14, tomba 7, costituita da una vera e propria
15) tutte isorientate in senso ovest-est camera lignea.
con il capo rivolto a est, disposte su tre Secondo il costume funerario longobar-
file parallele lungo l’asse nord-sud, che in do, nelle tombe maschili compaiono armi
parte sembrerebbero configurarsi in con- riconducibili alla presenza di guerrieri di
tinuum con quelle indagate nell’androne. rango elevato: la spada (tombe 2, 5, 7),
È dunque presumibile la presenza di altre lo scudo (tombe 5, 7), la lancia (tombe 2,
sepolture, da collocarsi negli spazi vuoti 5, 7) e le guarnizioni di cintura (tomba 2).
compresi tra le tombe 10 e 15, e forse a Presenti nelle tombe maschili e femminili
sud della tomba 9, non conservate a cau- (tombe 1, 5, 7), i pettini in osso, deco-
sa di consistenti opere di cantiere inter- rati con motivi geometrici, confermano
venute a partire dalla fase rinascimentale. ancora una volta la straordinaria valenza
La possibilità di altre sepolture è ipotizza- simbolica attribuita a questa classe di
bile anche nella zona attorno alle tombe oggetti.
8.1 Belluno, Palazzo Fulcis,
12 e 13, ipotesi suffragata dalla presenza Per quanto concerne le sepolture femmi- planimetria del settore
di una concentrazione di resti ossei, per- nili, a fronte della sostanziale mancanza di necropoli riportato alla luce
tinenti ad almeno quattro individui, e di di dati in merito alla tomba 4 e alla mo- (Simone Masier - Coop. P.ET.R.A)

90 91
9.
Povegliano Veronese (Verona),
estesa necropoli in campo aperto
Caterina Giostra
(cat. II.3-4)

Povegliano Veronese si trova quindici trovate anche alcune fosse comuni con from the Northern Italy (VI-VIII centirues),
chilometri a sud-ovest di Verona, in un la rideposizione di più individui. relazione al “23rd European Association
territorio caratterizzato dalla ricchezza Questi potrebbero essere stati riesu- of Archaeologists Annual Meeting” (Ma-
d’acqua per la presenza dei fiumi Tarta- mati dalle numerose tombe dei settori astricht, 30 agosto - 3 settembre 2017),
ro e Tione e di numerose risorgive, che centro-meridionali riaperte e pressoché sessione “The Power of Populations:
hanno favorito l’insediamento umano svuotate in antico: si profila così una Integrating Bioarchaeological and Histo-
fin dall’età del Bronzo. Interessata dallo pratica insolita e assai suggestiva, che rical Methods for the Assessment of our
stanziamento di gruppi cenomani, in età l’analisi antropologica concorre a definire Medieval Past”.
romana viene a trovarsi a breve distanza nelle sue modalità e nei suoi significati.
dalla via Postumia. Lo studio multidisciplinare attualmente
In località Madonna dell’Uva Secca-Or- in corso, coordinato dalla scrivente e in
taia, nel 1985-1986 e nel 1992-1993 la collaborazione con il dipartimento di Bio-
allora Soprintendenza per i Beni Archeo- logia ambientale dell’Università di Roma
logici del Veneto ha riportato alla luce una “La Sapienza”, comprende anche analisi
necropoli di centoquarantacinque tombe, isotopiche dello stronzio per la valutazio-
in prossimità della quale ve ne erano altre ne della mobilità: primi incoraggianti risul-
cinque, in posizione più isolata. L’esten- tati confermano che individui inumati in
sione dei controlli archeologici su una tombe della prima fase non sono nati e
superficie di oltre centottantamila metri cresciuti localmente, bensì provengono
quadri ha inoltre permesso di individua- da altra zona; i valori risultano peraltro
re alcune tombe isolate o raggruppate in compatibili con quelli di alcune area un-
piccoli nuclei, separati dalla grande necro- gheresi, supportando l’ipotetica identifi-
poli ma verosimilmente a essa coevi, re- cazione di individui migrati. La necropoli
stituendo una più ampia visione del “pae- è stata campionata anche per analisi
saggio del rito” e testimoniando possibili paleogenetiche nell’ambito del progetto
scelte individuali o logiche di esclusività o “Tracing Longobard Migration through
piuttosto di esclusione sociale. DNA Analysis”, coordinato dal professor
L’uso funerario dell’area prese avvio P. Geary dell’Institute for Advanced Study
nell’ultimo trentennio del VI secolo e si di Princeton (Stati Uniti).
protrasse fino alla fine del VII o agli inizi Al margine occidentale dell’area è stata
dell’VIII. Le sepolture più antiche, in fos- individuata una porzione del coevo abita-
sa terragna, comprendono alcune came- to, con tre capane seminterrate, un poz-
re lignee con le quattro buche per pali agli zo e una recinzione. Poco più a ovest,
angoli; solo successivamente compaiono la chiesa della Madonna dell’Uva Secca
strutture in ciottoli, spesso in concomi- nel VII secolo era già esistente e attras-
tanza con deposizioni multiple o riduzioni. se alcune tombe con corredo di individui
I corredi d’armi e con monili superstiti cristianizzati.
si inquadrano agevolmente nella cultura
più tradizionale germanica per concezio- Bibliografia: B. Bruno, C. Giostra, Il ter-
ne complessiva e tipologia dei manufatti. ritorio di Povegliano Veronese fra tarda
Nel settore settentrionale del sepolcreto antichità e alto medioevo: nuovi dati e
vi era una grande fossa con un cavallo prime riflessioni, in VI Congresso Nazio-
acefalo e due cani levrieri (cat. II.3): nei nale di Archeologia Medievale (L’Aquila,
pressi vi era una tomba di guerriero della 12-15 settembre 2012), a cura di F. Redi,
prima generazione, ma anche inumazioni A. Forgione, Firenze 2012, pp. 216-222;
con corredo ridotto o più tarde della pri- C. Giostra, La necropoli di Povegliano
ma generazione (cat. II.4); ai margini del Veronese, loc. Ortaia, in Necropoli lon-
settore, altre due teste di cavallo furono gobarde in Italia. Indirizzi della ricerca
deposte in fossette rituali. Potrebbe trat- e nuovi dati, atti del convegno Interna-
tarsi di una pratica non esclusivamente zionale (Trento, 26-28 settembre 2011),
legata all’ostentazione sociale di un capo a cura di E. Possenti, Trento 2014, pp.
della prima generazione, ma con una va- 259-273; I. Micarelli, G. Francisci, M.A.
lenza simbolica collettiva più ampia e du- Tafuri, C. Giostra, G. Manzi, Povegliano 9.1 Povegliano Veronese,
ratura. Nelle vicinanze, inoltre, sono state Veronese – A Post-classical necropolis planimetria della necropoli

92 93
10.
Mantova, Seminario vescovile,
complesso battesimale
Grazia Facchinetti, Daniela Castagna
(cat. II.33)

La prima identificazione delle strutture antiche finora poste in luce sono riferibili nuto anche da una parte consistente del-
più antiche nell’area del complesso epi- a esponenti dell’élite longobarda. le sepolture successive (fine dell’VIII-XI
scopale mantovano ha fatto seguito alla Incerto è il punto preciso di rinvenimento secolo).
demolizione, alla fine degli anni cinquanta di un sarcofago, messo in luce alla fine
del secolo scorso, della medievale chiesa degli anni sessanta al di fuori di ogni Bibliografia: E. Marani, L’antico centro
di San Paolo e a successivi lavori nell’area controllo archeologico, probabilmente episcopale di Mantova e il battistero
del Seminario vescovile, permettendo a immediatamente a nord-est delle mura- urbano, in “Civiltà mantovana”, n.s., 1
Ercolano Marani di identificare l’edificio ture del battistero. La cassa in calcare ha (1983), pp. 21-34; Gli scavi al battistero
ottagonale inglobato nell’abside della na- fronte e lati decorati da coppie di colonne di Mantova (1984-1987), a cura di G.P.
vata centrale con un battistero. Le suc- desinenti in piccoli capitelli inornati, che Brogiolo, Mantova 2004 (Documenti di
cessive indagini condotte da Gian Pietro sorreggono archi, a imitazione di prototipi archeologia, 34); D. Castagna, G. Facchi-
Brogiolo tra il 1984 e il 1987 e dalla So- tardoantichi, ma potrebbe essere colloca- netti, E. Possenti, Edifici ottagonali nella
printendenza per i Beni Archeologici della ta nel corso del VII secolo. Al suo interno Civitas vetus di Mantova: novità da re-
Lombardia nel 2012 hanno consentito di erano i resti di due individui: un uomo e centi indagini, in La dualitat de baptisteris
documentare l’evoluzione delle strutture una donna a giudicare dai pochi elementi en les ciutats episcopals del cristianisme
a partire dal V-VI secolo. superstiti del corredo. tardoantic, atti del convegno (Barcellona,
L’area, interna e adiacente alla linea oc- Migliori sono le informazioni su altre tre 26-27 maggio 2016), in corso di stampa;
cidentale delle fortificazioni tardoantiche, sepolture, poste grosso modo sull’asse G. Facchinetti, D. Castagna, E. Possenti,
è posta nel settore nord-ovest della ci- del battistero, due delle quali rinvenute A. Manicardi, Mantova fra la tarda antichi-
vitas vetus, laddove si sviluppa l’insula nel corso delle indagini del 1987. La più tà e la dominazione longobarda: una città
sacra medievale e dove ancora oggi sono antica, con struttura in laterizi e copertura in trasformazione, in Città e campagna:
presenti gli edifici legati alla cattedra ve- realizzata con due grosse lastre di pietra culture, insediamenti, economia (secc.
scovile. di Verona e collocabile nel pieno VII se- VI-IX), atti del II incontro di Archeologia
Allo stato attuale, per la prima fase, è colo, apparteneva a un adulto di sesso barbarica (Milano, 15 maggio 2017), a
possibile ricostruire la presenza di un non determinato che indossava una ve- cura di C. Giostra, in corso di stampa.
atrio, con l’aula battesimale ottagonale ste con scollatura e maniche riccamente
a nord, affiancata da due ambienti di cui ornate da broccato aureo con motivo a
quello a est conservava parte della pavi- losanghe. Al suo fianco era un bambino di
mentazione a mosaico. A sud, un tratto sei-diciotto mesi, deposto con due pettini
di muratura potrebbe essere riferito alla in osso a doppia fila di denti appoggiati
facciata di un’aula ecclesiastica, verosi- sul bacino.
milmente con abside a meridione, e al La seconda sepoltura, sempre con strut-
nartece che la precedeva. Tutte le strut- tura in laterizi e lastre di copertura, venne
ture ricondotte al complesso appaiono scoperta e parzialmente scavata da un
realizzate in mattoni e ciottoli e presen- seminarista prima dell’intervento della
tano delle lesene laterizie in corrispon- Soprintendenza nel maggio del 1970.
denza della faccia esterna degli angoli. Dalla relazione redatta da Anna Maria
Un consistente intervento di ristruttu- Tamassia si ricava che all’interno erano i
razione sembra sia stato realizzato in resti, molto compromessi, di due inuma-
corrispondenza con la seconda fase, tra ti. Del rinvenimento restano solo alcune
l’avanzato VIII e il IX secolo, quando le fotografie che documentano gli affreschi
indagini del 2012 documentano un rialzo realizzati sulle pareti interne: sul lato bre-
delle pavimentazioni e la costruzione di ve nord-orientale una croce, mentre su-
rinforzi murari. gli altri tre una croce centrale verso cui
Ancora incerto è il rapporto con il se- erano rivolti due agnelli. Anche la terza
condo battistero identificato a Mantova tomba presentava struttura in laterizi ma
nell’area di via Rubens. con copertura alla cappuccina. Le pareti
Dalla metà circa del VII secolo, l’area a erano internamente intonacate, ma solo
nord del battistero, esterna al comples- sul lato nord era conservata la decorazio-
so episcopale e in cui verosimilmente ne costituita da una croce bicroma gialla
10.1 Mantova, Seminario vescovile,
doveva essersi insediato un gruppo e rossa.
planimetria delle evidenze strutturali
longobardo dopo la conquista della città Gli individui sepolti in queste tre tombe riferibili al complesso battesimale:
nel 603, è destinata a un cimitero, solo erano stati deposti tutti con cranio rivolto prima fase in rosso; seconda fase
parzialmente indagato, le cui tombe più a sud, orientamento che appare mante- in giallo

94 95
11.
Mantova, battistero di via Rubens
G. Facchinetti, D. Castagna
(cat. II.34)

L’esecuzione da parte della Soprinten- sepoltura con struttura del tipo “a casa
denza per i Beni Archeologici della Lom- della morte”, indiziata da quattro buche
bardia di sondaggi preliminari nell’ambito angolari interne per i montanti verticali.
del progetto di ristrutturazione delle case La sepoltura, dotata di un corredo ec-
dei canonici di Santa Barbara, un impo- cezionalmente ricco, era destinata a un
nente edificio sorto nel 1586 per volere bambino di circa tre-quattro anni depo-
dei Gonzaga in via Rubens, ha permes- sto con testa rivolta a ovest, che doveva
so di indagare una complessa sequenza appartenere all’élite longobarda. Lungo
stratigrafica urbana, accertando attività il lato settentrionale della tomba era
insediative già a partire dall’epoca etru- un’altra buca, dubitativamente posta in
sca. L’area si trova a ridosso del presunto rapporto con la struttura tombale.
limite orientale della civitas vetus, attual- Altre fosse, individuate sia all’interno
mente riconoscibile in un sensibile calo di della muratura ottagonale minore sia
quote, all’interno della cinta urbica tardo- nel deambulatorio, potrebbero essere
antica già nota a meridione in via Tazzoli. interpretate come possibili asportazioni
In uno dei sondaggi, realizzato nel 2012, di sepolture per la loro disposizione or-
è stato possibile porre in luce parte di un dinata tra le murature, per la forma dei
edificio tardoantico al cui interno erano tagli e le quote omogenee dei fondi e
state collocate alcune sepolture. Sopra per il rinvenimento di alcune ossa umane
i resti di una domus romana, coperta da all’interno di due di esse.
uno strato organico contenente materiali Pur con le dovute cautele, in base ai dati
preliminarmente collocabili nel V secolo, attualmente disponibili sembra dunque
viene costruito un imponente edificio ot- ipotizzabile che l’edificio ottagonale sia
tagonale a doppio guscio, parzialmente stato precocemente trasformato in area
indagato e conservato solo in fondazione. funeraria di pregio da parte dei conqui-
Sono al momento noti tre tratti contigui a statori longobardi, forse in coincidenza
est di entrambe le murature e un lacerto con la conquista della città da parte di
del guscio interno a ovest, dai quali si Agilulfo nel 603. La futura ripresa delle
ricavano diagonali interne di sedici e nove indagini, per la realizzazione della pro-
metri; il deambulatorio tra le due mura- gettata ristrutturazione del complesso
ture presenta una larghezza di 2-2,20 m. rinascimentale, dovrebbe consentire di
Le fondazioni massicce (spessore 1,05 raccogliere maggiori informazioni sull’e-
m) lasciano supporre che le murature in voluzione del battistero e sulla presenza
elevato avessero una funzione statica: longobarda in questo settore della città.
pertanto sembra di poter ricostruire un
edificio caratterizzato da una parte cen- Bibliografia: D. Castagna, G. Facchinetti,
trale coperta da una volta e circondata E. Possenti, Edifici ottagonali nella Civitas
forse da un colonnato a delimitazione del vetus di Mantova: novità da recenti inda-
deambulatorio, con tetto a spiovente a un gini, in La dualitat de baptisteris en les
livello inferiore. ciutats episcopals del cristianisme tardo-
Sebbene allo stato attuale manchino antic, atti del convegno (Barcellona, 26-
elementi identificativi certi quali vasca, 27 maggio 2016), in corso di stampa; G.
fistulae di adduzione e annessi religiosi, Facchinetti, D. Castagna, E. Possenti, A.
i confronti con gli edifici battesimali di Manicardi, Mantova fra la tarda antichità
Piacenza e Cremona sembrano suppor- e la dominazione longobarda: una città
tarne l’interpretazione come battistero, in trasformazione, in Città e campagna:
offrendo materia di riflessione sulla com- culture, insediamenti, economia (secc.
presenza di due complessi con funzione VI-IX), atti del II incontro di Archeologia
battesimale, questo e quello del Semi- barbarica (Milano, 15 maggio 2017), a
nario vescovile (scheda contesto 10), cura di C. Giostra, in corso di stampa.
in una città di ridotte dimensioni come
Mantova. 11.1 Mantova, via Rubens, planimetria
Tra la fine del VI e gli inizi del VII secolo, dell’edificio ottagonale con la tomba 1
il deambulatorio viene occupato da una e le altre possibili sepolture

96 97
12.
Fara Olivana (Bergamo),
necropoli in campo aperto
Maria Fortunati
(cat. II.2)

Il comune di Fara Olivana è ubicato nella prima fase insediativa, mentre gli altri te monoansate, in ceramica scura, gros-
bassa pianura bergamasca, sulla sinistra sono emisferici. In un elevato numero di solana o invetriate; talvolta sono in ce-
idrografica del Serio, in un territorio ca- sepolture sono stati rinvenuti elementi ramica scura a stralucido, decorate con
ratterizzato da allineamenti di risorgive e riconducibili alla cintura per la sospensio- motivi geometrici stampigliati. Scarsi gli
attraversato, sin da epoca protostorica, ne delle armi, di tipo “multiplo” e del tipo oggetti in vetro: una coppetta e il piede
da tracciati viari che collegavano Brescia- “a cinque pezzi”, con numerose guarni- di un bicchiere a calice. Tra gli oggetti di
no, Bergamasco, Cremasco, Lodigiano e zioni in ferro, anche ageminato, che raf- corredo anche vari pettini in osso e ceso-
Milanese. Fara Olivana in epoca longo- figurano intrecci animalistici e spirali. In ie. Infine si ricorda la presenza di diciotto
barda faceva parte del potente ducato di una tomba, la condizione del cavaliere è monete tardoromane.
Bergamo; testimonianze archeologiche attestata dalla presenza di uno sprone La necropoli si inquadra tra la seconda
di tale epoca, da riferirsi a necropoli, ageminato e dalle guarnizioni della rela- metà del VI e il VII secolo. Gli oggetti di
sono state rinvenute recentemente in tiva allacciatura. corredo particolarmente pregiati denota-
Bergamo città, a Bolgare, a Caravaggio Per quanto riguarda la sfera cultuale e no la presenza di individui appartenenti a
frazione Masano, a Treviglio e a Zanica. A religiosa, risulta interessante la deposi- un ceto sociale elevato. Nei pressi della
Fara Gera d’Adda, la chiesa di Sant’Ales- zione di zanne di cinghiale all’interno di necropoli longobarda sono stati rinve-
sandro, attuale Santa Felicita, conserva i alcune sepolture. In un caso, è apparsa nuti: un’area cimiteriale di età romana
resti di strutture altomedievali. evidente la defunzionalizzazione della a incinerazione, quattro insediamenti
La necropoli longobarda è stata indagata spada, che è stata spezzata in due par- tardoantichi e, a pochi metri di distanza,
nel 2010 dalla Soprintendenza per i Beni ti, prima della deposizione. L’analisi dei una piccola necropoli, databile tra l’età
Archeologici della Lombardia nell’ambito reperti organici ha permesso di definire tardorepubblicana e la prima età romana
del cantiere per la realizzazione dell’au- alcuni particolari di grande interesse; a imperiale.
tostrada Brebemi. Su una superficie di titolo esemplificativo, in un corredo tom- Lo studio della necropoli vede il coor-
circa duemilacinquecento metri quadrati bale, la spada aveva un’impugnatura in dinamento scientifico della scrivente e
sono state scavate centodue tombe. Nel corno di cervo, il fodero di legno di onta- di Caterina Giostra (Università Cattolica
2011 è stata estesa l’indagine a sud, su no era rivestito internamente di pelliccia del Sacro Cuore di Milano). Le analisi dei
un’area di circa quattrocentoventi metri e ricoperto da corregge di cuoio; l’asta resti organici sono in corso da parte del
quadrati, interessata dalla presenza di della lancia era in quercia, come il disco dottor Mauro Rottoli, Laboratorio di Ar-
altre undici sepolture. Rinvenute a una dello scudo, ricoperto di cuoio. Le vesti cheobotanica dei Civici Musei di Como.
profondità variabile tra i trenta e i quaran- erano di lino. Sotto il corpo era steso un
ta centimetri dal piano di campagna, pre- giaciglio di piume chiuse in un sacco di Bibliografia: M. Fortunati et alii, Recen-
sentavano orientamento est-ovest, con lino, tessuto “a coste”. ti ritrovamenti longobardi in territorio
capo a ovest; si sviluppavano per righe, I corredi delle sepolture femminili si bergamasco, in Necropoli longobarde
non regolari, orientate in senso nord-sud. segnalano per la ricchezza e il pregio di in Italia, atti del convegno internaziona-
A seguito dell’analisi antropologica di alcuni reperti, tra i quali fibule a staffa le (Trento, Castello del Buonconsiglio,
centocinque individui, sono stati ricono- e a cloisonné in argento e foglia d’oro 26-28 settembre 2011), a cura di E.
sciuti diciannove subadulti e ottantasei con almandini, una fibula in bronzo e due Possenti, Trento 2014, pp. 137-162; A.
adulti, di cui trenta individui maschili, fibule a S. Si annoverano anche sei aghi Rizzotto, Fara Olivana (BG): dal toponimo
ventidue femminili e trentaquattro inde- crinali, sia in argento con decorazioni all’archeologia, tesi di specializzazione,
terminati. Altri dati per la determinazione in oro sia in bronzo e in ferro. Da una relatore prof. M. Sannazaro, Università
del sesso degli inumati sono forniti dai tomba provengono pendagli in oro con Cattolica del Sacro Cuore, Milano, a.a.
corredi. decorazione a filigrana, vaghi in ametista 2015-2016; M. Marinato, Analisi isotopi-
Per quanto riguarda la tipologia delle e numerosi vaghi in pasta vitrea colorata, che e bioarcheologia come fonti per lo
tombe, settantaquattro erano fosse ter- appartenenti a due diverse collane. Un’al- studio del popolamento tra tardo antico
ragne, diciassette avevano presumibil- tra sepoltura presentava due orecchini a e alto medioevo in Italia settentrionale.
mente le pareti rivestite in legno, undici cestello in oro, con almandini. Una pic- Dati a confronto per le province di Ber-
presentavano struttura in ciottoli e late- cola sfera in cristallo, posizionata tra i fe- gamo, Modena e Verona, Tesi dottora-
rizi. La cassa lignea era probabilmente mori della defunta, era forse un amuleto. le, relatore professoressa A. Chavarría
presente in un’unica tomba. Le sepolture Tra i reperti più preziosi della necropoli, Arnau, Università degli studi di Padova,
maschili hanno restituito oggetti relativi vi sono tredici croci in lamina d’oro, in Padova 2016.
all’armatura: nove spade, otto umboni, quattro casi lisce e negli altri decorate,
imbracciature in ferro, numerosi scra- con motivi zoomorfi, con intrecci o volti
masax e coltelli, tredici punte di lancia; stilizzati. In ventiquattro sepolture sia di
due umboni hanno profilo conico, di tipo adulti sia di subadulti, sono stati deposti 12.1 Fara Olivana, planimetria
pannonico, da riferirsi a guerrieri della contenitori ceramici. Si tratta di brocchet- della necropoli fino alla tomba 102

98 99
13.
Trezzo sull’Adda (Milano), località Cascina San Martino,
sepolcreto familiare nobiliare
Caterina Giostra
(cat. II.16-19)

Tra il 1976 e il 1978 la allora Soprinten- o pettine e coltello. La circostanza lascia


denza Archeologica della Lombardia intravedere, nel corso del VII secolo, una
rinvenne a Trezzo sull’Adda un nucleo progressiva e marcata differenziazione
funerario nobiliare longobardo. Cinque nella struttura sociale.
tombe con sarcofago o cassa di muratura A distanza di qualche decennio, al di
custodivano i resti di quattro uomini adul- sopra delle sepolture più ricche viene
ti e un adolescente: erano armati di pano- eretto un oratorio funerario ad aula uni-
plia completa (spada, scramasax, lancia, ca: l’abside rettangolare ne ingloba tre,
scudo, frecce) e in parte dotati di speroni; mentre altre due vengono sigillate dalla
indossavano vesti intessute di fili d’oro; facciata; le tombe più povere, a ovest,
ostentavano preziosi complementi, come vengono a trovarsi all’esterno. Una sepol-
la cintura multipla con guarnizioni auree tura addossata all’abside o l’inumazione
della tomba 1, che custodiva anche una posta davanti al presbiterio potrebbero
spada con impugnatura impreziosita da aver accolto un discendente, fondatore
decori in argento niellato e in lamina d’o- dell’oratorio.
ro. Due monete auree (un solido di Foca, Nel comprensorio abduano in esame, di
607-608, e un solido di Eraclio, 613-631) rilevante posizione strategica, vi erano
concorrono all’inquadramento cronologi- poi altri edifici di culto coevi: la chiesa di
co delle inumazioni, che si distribuiscono Santo Stefano in Valverde e soprattutto
per quasi tutto il VII secolo. la chiesa di San Michele in Sallianense.
Ma l’eccezionalità del ritrovamento è le- Un’imponente struttura tombale, di cui si
gata alla presenza di anelli-sigillo aurei, è rinvenuto ormai solo il fondo sull’asse
unici esemplari longobardi dei quali sia mediano all’interno di quest’ultima, ha
noto il contesto di deposizione: se la restituito un ottavo di siliqua di Pertarito,
tomba 1 ha ancora un anello con cornio- mentre un laterizio di reimpiego recava
la incisa antica, le tombe 2 e 4 hanno impresso il bollo con il nome germani-
restituito due anelli con raffigurazione di co Senoald: ulteriori indizi di presenza e
personaggio frontale e i nomi Rodchis e committenza longobarde nell’area.
Ansvaldo incisi al contrario, in vista dell’u-
tilizzo come sigillo. I preziosi simboli di Bibliografia: La necropoli longobarda
stato indicano la deposizione a Trezzo di Trezzo sull’Adda, a cura di E. Roffia,
di esponenti della classe dirigente lon- Firenze 1986 (Ricerche di Archeologia
gobarda. Altomedievale e Medievale, 12-13); I
A poca distanza dalle tombe dei dignitari, Signori degli Anelli. Un aggiornamento
tra il 1989 e il 1991, l’Università Cattolica sugli anelli-sigillo longobardi, a cura di S.
di Milano (direzione scientifica di Silvia Lusuardi Siena, Milano 2004; Anulus sui
Lusuardi Siena), d’intesa con la Soprin- effigii. Identità e rappresentazione negli
tendenza, ha indagato un secondo nucleo anelli-sigillo longobardi, a cura di S. Lu-
funerario longobardo. La presenza di don- suardi Siena, Milano 2006; Archeologia
ne, anziani e bambini tra le ventisette medievale a Trezzo sull’Adda. Il sepolcre-
inumazioni, in parte di pari lignaggio di to longobardo e l’oratorio di San Martino.
quelle dei “Signori degli anelli”, in parte Le chiese di S. Stefano e San Michele in
verosimilmente individui subalterni, ha Sallianense, a cura di S. Lusuardi Siena,
permesso di ipotizzare che si tratti del C. Giostra, Milano 2012.
gruppo parentale dei cinque soggetti
maschili altolocati e dei loro servitori.
Nonostante infatti le sepolture con ricco
corredo siano state riaperte e svuotate in
antico, i reperti sopravvissuti comprendo-
no monili e croci auree, complementi in
argento dorato e fili aurei delle vesti; da
13.1 Trezzo sull’Adda, località Cascina
queste si discostano sensibilmente altre San Martino, planimetria del sepolcreto
deposizioni, provviste di un corredo più familiare con successivo oratorio
semplice e ridotto, costituito da collana funerario

100 101
14. 15.
Torino, la sepoltura della Dama del Lingotto di Torino Moncalieri (Torino), Testona,
Gabriella Pantò estesa necropoli in campo aperto
(cat. II.27) Gabriella Pantò
(cat. I.13)

La scoperta della ricca sepoltura della 1840, l’indicazione della cinta daziaria Fu il pittore e letterato Edoardo Calandra il maggiore Angelo Angelucci, già diret- cui necropoli indagata preliminarmente
Dama del Lingotto avvenne fortuitamen- (Carta Topografica dei contorni di Torino insieme al padre Claudio, avvocato, eclet- tore del Museo Nazionale di Artiglieria di dallo scultore Davide Calandra, fratello di
te nel 1910 nel sobborgo ancora forte- 1855, Torino, Biblioteca Centrale di Archi- tico studioso e collezionista di armi anti- Torino, ne propose l’acquisto al direttore Claudio, era “in fine Testona”, non lascia
mente ruralizzato del Lingotto, lungo la tettura del Politecnico) consentendo di che, a esplorare in una breve campagna dell’Armeria Reale, e quindi all’amico dubbi su una diffusa presenza longobarda
“strada di Nizza”, circa un chilometro posizionare il sito del ritrovamento poco condotta nel 1878 a Testona, oggi una Ariodante Fabretti, direttore del Museo nel territorio.
oltre la cintura daziaria di Torino. Dalla prima della confluenza del Sangone con frazione di Moncalieri (Torino), una vasta di Antichità. La vendita andò a buon fine
relazione pubblicata nelle Notizie degli il Po, dove è possibile che vi fosse fin necropoli longobarda, testimonianza di nel 1884, ma il raffronto tra l’elenco sti- Bibliografia: C. ed E. Calandra, Di una
scavi da G.E. Rizzo, docente universi- dall’età romana un punto di guado, e sulla un insediamento legato a un presidio lato nella proposta di Angelucci (gennaio necropoli longobarda scoperta a Testo-
tario e fondatore a Torino dell’Istituto di cui sponda opposta si estendeva la “ne- militare, estesa tra le falde della collina 1879) con la scrittura privata sottoscritta na, in “Atti della Società di Archeologia
Archeologia, apprendiamo che la scoper- cropoli barbarica” del Fioccardo indagata e il fiume Po, che in questo tratto era da Edoardo e Davide Calandra e Fabretti e Belle Arti per la Provincia di Torino”, IV
ta fu denunciata alle autorità di pubblica nel 1910. caratterizzato dal corso meandriforme e (marzo 1884) non collima nelle quantità (1883-1885), pp. 17-52; J. de Baye, In-
sicurezza, ragione per cui la sua ispezione da acque stagnanti e forse interessato dei reperti, seppure non sempre indicata dustrie Longobarde, Paris 1888; O. von
poté avvenire solo due giorni dopo, quan- Bibliografia: G.E. Rizzo, Torino. Scoperta da un punto di guado prima del poggio di nel primo documento. Delle “oltre qua- Hessen, Die langobardischen Funde aus
do ormai i dati relativi al contesto erano di antichità barbariche, in “Notizie degli Moncalieri. Nell’edizione a stampa uscita ranta spade (spathae) […] e altrettanti dem Gräberfeld von Testona (Moncalieri/
andati perduti. I testimoni riferirono che, Scavi di Antichità”, VII (1910), pp. 193- sulla rivista della “Società di Archeologia coltellacci a un solo filo” del primo docu- Piemont), Torino 1971 (Memoria dell’Ac-
durante lo scavo di un pozzo nel cortile 198; G. Pantò, “Comunis Montiscalerii”. e Belle Arti per la Provincia di Torino”, mento pervengono al Museo di Antichi- cademia delle Scienze di Torino – Classe
di un fabbricato “di recente costruzione”, Una verifica incerta. Darti archeologici gli scopritori compendiano i dati dei dia- tà rispettivamente venticinque spade e di Scienze Morali, Storiche e Filologiche,
sotto uno strato alluvionale ghiaioso, alla sullo sviluppo dell’abitato, in “Quaderni ri dello scavo e forniscono indicazioni ventotto “grossi” scramasax. Risultano serie 4, 23); M.M. Negro Ponzi, Testona:
quota di -2,80 m dal piano di campagna, della Soprintendenza Archeologica del topografiche che però non hanno mai invece perdute le croci d’oro, che erano la necropoli di età longobarda, in Ricerche
erano emerse le ossa umane e gli oggetti Piemonte”, 16 (1999), pp. 79-103. consentito di identificare il sito del ritro- quattro secondo i Calandra, tre secondo a Testona. Per una storia della Comunità,
del corredo. L’assenza di ciottoli o pietre vamento. Edoardo, che personalmente l’Angelucci e che non compaiono nell’at- Savigliano 1980, pp. 1-12; L. Pejrani Ba-
aveva fatto propendere per l’ipotesi che “diresse e sorvegliò” i lavori, annotando to di acquisto, ma pervennero al Museo ricco, La collezione Calandra, in Ricerche
fosse una sepoltura in piena terra. con “appositi verbali per tener memoria di Antichità e andarono perdute forse già a Testona. Per una storia della Comunità,
Si trattava della tomba di una donna che degli oggetti scoperti e della loro giacitu- prima del 1945. Savigliano 1980, pp. 12-39; C. La Rocca,
già l’editore identificò come longobarda, ra”, purtroppo perduti, dà conto di una La revisione dei materiali della necropoli Da Testona a Moncalieri. Vicende del
di alto rango sociale, sepolta con un ec- metodologia di ricerca e documentazione e di tutti i reperti longobardi del Museo popolamento sulla collina torinese nel
cezionale corredo funebre costituito da che esula dal semplice compiacimento di Antichità, effettuata preliminarmente Medioevo, Torino 1986 (Biblioteca Sto-
monili e offerte, databile tra la fine del del recupero delle vestigia storiche. Dallo all’allestimento del 1998, ha permesso rica Subalpina, CLXXXXII); G. Pantò, Pro-
VI e gli inizi del VII secolo, costituito da studio apprendiamo che fu rinvenuta una di riscontrare ammanchi e provenienze duzione e commerci di vasellame d’uso
una coppia di orecchini del tipo a cestello “serie di sepolture barbariche, contenen- diverse rispetto al catalogo edito da von domestico tra la fine del mondo antico e
in oro e ametiste, una collana a catena ti da 350 a 400 cadaveri, con armi, vasi, Hessen nel 1971, compresa l’erronea il Medioevo, in Archeologia in Piemonte.
con maglie d’oro, una fibula circolare a utensili, monili e altri oggetti”. Le deposi- indicazione di provenienza dal sito di tre Il Medioevo, a cura di L. Mercando, E.
cloisonné, con granati del tipo almandi- zioni erano in fosse orientate in direzione bacili bronzei, mentre si sono identificati Micheletto, Torino 1998, pp. 263-288, in
no e paste vitree colorate, che doveva est-ovest, con guerrieri sepolti assieme ulteriori oggetti provenienti da Testona part. pp. 267-270; G. Pantò, “Comunis
chiudere sul petto il mantello, due fibu- al corredo d’arme e dame ornate da che si credevano dispersi. Sono da con- Montiscalerii”. Una verifica incerta. Darti
le a staffa in argento dorato e niellato a sorprendenti monili “di stile barbaro sì, siderare di origine certa solo gli oggetti archeologici sullo sviluppo dell’abitato, in
decorazione animalistica germanica, una ma di un lavoro finissimo e di bellissimo riprodotti nelle tavole pubblicate dai Ca- “Quaderni della Soprintendenza Archeo-
croce in lamina d’oro stampata a moda- effetto”. Viene inoltre precisato che solo landra e i pettini disegnati da J. de Baye, logica del Piemonte”, 16 (1999), pp. 79-
no verosimilmente cucita al velo funebre alcuni dei defunti erano stati inumati con mentre altri materiali longobardi privi di 103; G. Pantò, in Luxus. Il piacere della
che copriva il volto. Fu rinvenuto anche i loro ornamenti personali e con oggetti indicazioni inventariali possono essere vita nella Roma imperiale, catalogo della
“un catino emisferico di lamina di rame, di corredo, che in alcuni casi compren- confluiti nella raccolta da ritrovamenti mostra (Torino, 2009-2010), a cura di E.
ben conservato, privo di ornamenti, del deva anche i caratteristici recipienti per avvenuti nel territorio di Testona oppure Fontanella, Torino 2009, pp. 284-285, fig.
diametro di m 0,31”, di cui si è persa il servizio delle bevande deposti “spes- avere una diversa provenienza piemonte- a p. 393.
traccia e che non è riconoscibile nel va- so ai piedi, talvolta al fianco od al capo se. Risale infatti al 1931 un lascito degli
sellame bronzeo di incerta provenienza dei sepolti”. Rideposto nella tomba di eredi del letterato Enrico Thovez (1869-
del Museo di Antichità di Torino. un personaggio maschile di rango, il cui 1925) di quattro casse con “oggetti di
Rizzo riferisce infine che il luogo del ritro- corredo è uno dei pochi a essere preci- scavo” trovati nel territorio di Testona
vamento si trova “non lontano, in linea sato nella pubblicazione, fu recuperato durante “lavori di ricerca che avvennero
retta” dalla grande necropoli longobarda un recipiente “di forma romana in terra in vari anni” e oggi non riconoscibili dai
di Testona indagata nel 1878 (cfr. scheda rossa, leggero e finissimo” coperto da dati inventariali. D’altra parte, l’esten-
contesto 15). Per la localizzazione si può un piattello di vetro decorato a nastri e sione dei ritrovamenti funerari di età
fare riferimento al catasto urbano di To- reticelli datato tra la fine del I secolo a.C. longobarda disseminati lungo il breve
rino noto come “Rabbini” del 1855 che e l’inizio del I secolo d.C. percorso dal confine del comune di To-
riporta, a differenza del precedente del Poco tempo dopo il recupero dei corredi, rino con Moncalieri fino a Trofarello, la

102 103
16.
Moncalieri (Torino), Testona, villa Lancia,
insediamento di età longobarda
Gabriella Pantò
(cat. II.11)

La settecentesca villa Lancia, sita su un 16.1 Testona, villa Lancia,


terrazzo alluvionale del fiume Po, è stata planimetria generale con la
interessata da una lottizzazione del parco localizzazione dei settori di scavo
nel settore compreso tra un muro di so- 16.2 Testona, villa Lancia,
struzione del giardino superiore e i margini pozzo di ciottoli con strutture radiali
della strada su cui prospetta, a meridione,
16.3 Testona, villa Lancia,
la collegiata romanica di Santa Maria della capanna quadrangolare seminterrata
Scala. L’indagine archeologica ha coperto
16.4 Testona, villa Lancia,
complessivamente dodicimila metri qua-
sepoltura di due cani molossi
drati (fig. 16.1), consentendo di individua-
re un’estesa occupazione altomedievale
nell’area di esondazione di un ampio ca-
nale fluviale naturale che attraversava il
declivio in senso nord-est/sud-ovest, già
colmato per deposizione di fanghi e se-
dimenti naturali, ma che connotava l’am-
biente naturale come umido. La presenza
di risorgive giustifica la realizzazione di un
complesso sistema idraulico di regimen-
tazione delle acque, presumibilmente di
età tardoantica, definito da una serie di
vasche parzialmente interrate, con pareti
in conglomerato cementizio rivestito da
malta idraulica, e da un pozzo in muratura
di laterizi, dal quale una grata di piom-
bo provvista di fori garantiva il filtraggio
dell’acqua prima dell’immissione in una
fistula plumbea a sua volta inserita in una
canalizzazione in legno interrata, costituita
da tronchi di quercia (Quercus sez. Robur)
scavati a doccia e giustapposti. Tale siste-
ma fu sicuramente sfruttato e mantenuto
in uso in età altomedievale come indica
la radiodatazione al carbonio-14 condot-
ta su un campione che ha restituito una In stretta contiguità con le capanne (set- gliato) con ultima fase di utilizzo nel VI che sigilla i resti di edifici residenziali di Archeologica del Piemonte”, 25 (2010),
cronologia calibrata tra il 560 e il 660 tore B2) erano collocate cinque tombe secolo, è stato individuato un gruppo di età romana. pp. 231-236; G. Pantò, C. Giostra, F. Ba-
(1.439±35BP). in piena terra delle quali tre orientate tre tombe, due delle quali caratterizzate Anche nella chiesa di Santa Maria le inda- rello, E. Bedini, E. Petiti, Un nucleo di
Altri due pozzi di ciottoli dai quali si dipar- ovest-est (tomba 6 femminile, tomba dalla presenza di elementi di corredo: gini condotte a sud della cripta romanica sepolture longobarde a Villa Lancia di Te-
tivano strutture radiali erano collocati a 7 femminile, tomba 8 perinatale), due tomba 2 (femminile), tomba 9 (femmi- hanno evidenziato strutture e livelli cimi- stona, in “Quaderni della Soprintendenza
nord-ovest (settore B6; fig. 16.2) nei pres- orientate nord-sud (tomba 4 femminile, nile, con pettine in osso sotto il cranio), teriali che le radiodatazioni carbonio-14 Archeologica del Piemonte”, 28 (2013),
si di un nucleo di piccole capanne (settore tomba 3 maschile), mentre appena più tomba 5 maschile (cat. II.11), con corre- consentono di collocare nell’ambito del pp. 89-118; G. Pantò, Moncalieri, frazio-
B2) a pianta quadrangolare, seminterrate discosta da questo gruppo, verso sud, si do e databile all’ultimo trentennio del VI VII-VIII secolo, confermando una diffusa ne Testona, strada S. Michele. Parco di
(circa -0,70 m dal piano di frequentazione trovava una tomba costruita con recinto secolo, e forse in nesso con la sepoltura presenza longobarda, avvalorata dalle Villa Lancia, in “Quaderni della Soprinten-
esterno; fig. 16.3). Le dimensioni medie di ciottoli (tomba 10 femminile) orientata di un cavallo individuata a pochi metri. analisi antropologiche e dal ritrovamen- denza Archeologica del Piemonte”, 28
sono di dodici metri quadrati con buche di nord-sud. Una tomba maschile in piena Da segnalare a sud (settore B5) anche la to di materiali databili al VII secolo (un (2014), pp. 179-181; G. Pantò, L. Pejra-
palo solo in parte disposte lungo le strut- terra (tomba 1) orientata ovest-est era sepoltura di due cani (fig. 16.4). puntalino in bronzo, un frammento di ni Baricco, Chiese nelle campagne del
ture per alloggiamento dell’orditura lignea isolata nei pressi della canalizzazione li- L’articolazione dei ritrovamenti suggeri- pettine in osso a singola fila di denti e Piemonte in età tardolongobarda, in Le
che era completata da pareti di incannic- gnea (settore B8), una infantile (tomba sce una possibile destinazione a uso pro- uno sperone in bronzo). chiese rurali tra VII e VIII secolo in Italia
ciato. Altre capanne, anche maggiormen- 1/2010) in recinto di ciottoli era invece duttivo e abitativo dell’area, decentrata Settentrionale, atti dell’VIII seminario sul
te articolate, sono state individuate al parte di un piccolo nucleo funerario (non rispetto all’insediamento altomedievale Bibliografia: G. Pantò, Moncalieri, frazio- Tardo Antico e l’Alto Medioevo in Italia
limite sud-ovest del parco (sondaggi Y, H) indagato) in strada della Rovere. esteso più a sud della chiesa di Santa ne Testona, strada della Rovere, piazza settentrionale (Garda, 8-10 aprile 2000),
lasciando ipotizzare una presenza diffusa A una quota superiore verso nord-est al Maria, in corrispondenza dell’abitato at- Cardinal Massaja, via Boccardo. Resti a cura di G. P. Brogiolo, Mantova 2001,
di strutture insediative e artigianali anche limite dell’area di scavo (settore Q2), in tuale, e testimoniato da strutture murarie dell’abitato dall’età romana al medioe- pp. 17-62, in part. pp. 26-30.
nei settori non indagati. adiacenza con un edificio di ciottoli (spo- di ciottoli sorte su un deposito alluvionale vo, in “Quaderni della Soprintendenza

104 105
17.
Sant’Albano Stura (Cuneo), frazione Ceriolo,
la grande necropoli
Egle Micheletto, Sofia Uggé
(cat. I.11-12 e II.15, II.24-26)

La necropoli longobarda individuata nella estremità, utili a sorreggere tavole lignee Bibliografia: E. Micheletto, S. Uggé, C. monetali per diversi secolo dopo la fine 17.1 Sant’Albano Stura, panoramica
primavera del 2009 a Sant’Albano Stura su cui adagiare il defunto; in molti casi è Giostra, S. Albano Stura, frazione Ceriolo. della struttura politico-economica che della necropoli, indagini 2009
(Cuneo), frazione Ceriolo, in occasione stata riconosciuta anche la presenza di Necropoli altomedievale: note sullo sca- l’aveva emesso, ma ulteriori elementi di 17.2 Sant’Albano Stura, panoramica
dei lavori per la costruzione di un tratto un cuscino cefalico. vo in corso, in “Quaderni della Soprin- riflessione sulla politica monetaria lon- della necropoli, indagini 2011
dell’autostrada Asti-Cuneo (Tronco I, Lot- Riguardo la tipologia delle tombe prevale tendenza Archeologica del Piemonte”, gobarda la offrono le frazioni in argento.
17.3 Frazione in argento con
to 4-3 “Cuneo, Castelletto Stura, Conso- il tipo a fossa semplice; più rare quelle en- 26 (2011), pp. 243-247; E. Micheletto, Si tratta di sei piccoli esemplari (diametri
monogramma “Garipald (?) rex”
vero”), si è dimostrata un rinvenimento tro tronco ligneo o con quattro buche di F. Garanzini, S. Uggé, C. Giostra, Due 1,15-1,37 cm; 0,25-0,37 g), di cui due ir- dalla tomba 338 di Sant’Albano Stura
eccezionale e di straordinaria rilevanza palo angolari per sostenere una struttura nuove grandi necropoli in Piemonte, in rimediabilmente saldati fra loro, prodotti
archeologica per l’Italia longobarda: costi- sopra terra (simile alle cosiddette “case Necropoli longobarde in Italia. Indirizzi da coni differenti, con alcune similitudini.
tuisce infatti un unicum per estensione e della morte”), chiaro segno di privilegio; della ricerca e nuovi dati, atti del Conve- Al diritto è una pseudolegenda intorno a
quantità di deposizioni dal momento che, in alcuni casi le buche sono tangenti al gno Internazionale (Trento, 26-28 settem- un busto imperiale coronato, al rovescio
a oggi, sono state scavate settecentoset- taglio della fossa, a creare delle espansio- bre 2011), a cura di E. Possenti, Trento un monogramma entro corona. I cinque
tantasei sepolture, ma nel complesso do- ni lungo il margine. È stata documentata 2014, pp. 96-117; E. Micheletto, S. Uggé, monogrammi leggibili rappresentano
veva superare le ottocento tombe. un’unica tomba alla cappuccina, destina- Romani e Barbari lungo l’Asti-Cuneo. Ro- dunque l’elemento esegetico chiave per
La necropoli si colloca sul terrazzo fluviale ta a un’inumazione infantile; si segnalano mans and Barbarians along the Asti-Cu- l’attribuzione all’autorità emittente, es-
della Stura compreso tra l’attuale statale inoltre alcune sepolture bisome. neo Motorway, in Q.V.M.S. QVOD VIAE sendo costruiti sullo schema nome del
per Cuneo e il margine a strapiombo sul A causa della composizione del terreno, MUNITAE SVNT. Le strade tra storia e sovrano + RX (rex): in tre casi il modello
fiume e presenta una forma all’incirca fortemente acido, non si sono conservati archeologia a 2000 anni da Augusto Im- sembra essere quello del monogramma
trapezoidale, estesa in larghezza per cin- i resti ossei; la determinazione dell’età di peratore. Roads 2000 years after empe- di Grimoaldo (662-671) (noto da un esem-
quantuno metri e in lunghezza per circa morte e del sesso degli inumati è quindi ror Augustus: history and archaeology, plare da San Giovanni di Mediliano - Ales-
ottantacinque-novanta metri. affidata a elementi quali le dimensioni Milano 2016, pp. 72-81; Ritrovamenti sandria), ma la mancanza della M rende
Le indagini archeologiche, dirette dall’al- della fossa e la composizione dei corredi, archeologici lungo l’Asti-Cuneo. Archa- necessario trovare un altro nome, in ogni
lora Soprintendenza per i Beni Archeolo- che documentano l’utilizzo del cimitero eological findings along the Asti-Cuneo caso con iniziale C/G, che potrebbe esse-
gici del Piemonte, hanno messo in luce per circa un secolo (il VII, con un’esten- highway, a cura di E. Micheletto, S. re Garipald (un duca di Torino fino al 662
cinquecentocinquantaquattro tombe sione agli inizi dell’VIII). Uggé, Cuneo 2016. aveva questo nome, e anche un figlio di
nella prima fase (tra maggio e dicembre La presenza di corredi nelle tombe (delle Grimoaldo, brevemente re nel 671). Un
del 2009), durante la realizzazione della settecentosettantasei scavate, cinque- quarto esemplare sembra avere poi lo
galleria e del sottopasso autostradale centododici erano provviste di corredo, Le monete della tomba 338 stesso monogramma, ma invertito. Il
(fig. 17.1); interrotto quindi lo scavo per il cui restauro si è concluso nell’autunno di Sant’Albano Stura quinto è invece affatto diverso e potreb-
consentire l’avvio dell’opera (2010), nel del 2015) appare distribuita in maniera Federico Barello be essere sciolto in Ariper[t] (Ariperto I,
2011 è continuato rispettivamente a nord piuttosto omogenea in tutti i settori della re 653-661).
e a sud del settore indagato nel 2009, necropoli, rarefacendosi nelle fasce mar- Su settecentosettantasei sepolture del Si delinea quindi, nei decenni centrali del
portando alla luce altre duecentoventidue ginali sud-occidentale e meridionale. grande cimitero longobardo, solamente VII secolo, accanto ai tradizionali tremissi
tombe (fig. 17.2). Rimane da esaurire Lo studio dei corredi (in corso da parte undici hanno monete tra gli oggetti di cor- aurei di imitazione bizantina, un quadro
una modesta sezione del cimitero sul di Caterina Giostra) permette di com- redo, mostrando come l’offerta monetale assai articolato di emissione di frazionali
lato nord-occidentale, che sarà indagata prendere lo sviluppo del sepolcreto, che appartenga in questo gruppo a una sfera in argento, prodotti probabilmente in non
nell’estate del 2017, mentre sembrano prese avvio dal settore più settentrionale. di scelte individuali, non legate a creden- grandi quantità, ma destinati comunque a
abbastanza sicuri i suoi limiti meridionale La seconda generazione proseguì l’uso ze diffuse, ma basate su inclinazioni in- un utilizzo diffuso, su un livello economi-
e occidentale; solo il margine orientale funerario dell’area occupando il settore dividuali, che determinarono esiti diversi co intermedio, accanto ai bronzi tardoro-
presenta qualche elemento di incertez- più a sud e così quelle successive, fino a in ciascuna deposizione, con l’utilizzo di mani sopravvissuti, destinati allo scambio
za, considerate le arature di età moder- raggiungere l’estremità meridionale della monete differenti per numero e qualità quotidiano.
na, causa della perdita delle sepolture più necropoli. I reperti sono infatti sempre più da caso a caso.
superficiali. tardi mano a mano che ci si allontana dal Un particolare rilievo assume il piccolo Bibliografia: E.A. Arslan, S. Uggè, Ritro-
Le sepolture appaiono disposte su lun- settore settentrionale verso sud, che per- ripostiglio, forse originariamente conte- vamenti dalla pieve di San Giovanni di
ghe righe parallele con sviluppo nord-sud, mettono di seguire questo sviluppo, linea- nuto entro una borsa, della tomba 338, Mediliano (AL), in L’Italia alto-medievale
ciascuna comprendente in media quaran- re e coerente. Le guarnizioni di cintura in probabilmente una sepoltura maschile di tra archeologia e storia. Studi in ricordo
ta-cinquanta fosse, tutte con il capo del ferro ageminato, ricche di decorazioni che VII secolo. Sono infatti presenti sei fra- di Ottone d’Assia, a cura di S. Gelichi,
defunto a ovest. La quasi totale assenza seguono il cambiamento della moda, sono zioni d’argento di tipologia inedita e un Padova 2005, pp. 33-54; A. Saccocci, La
di sovrapposizioni tra le diverse tombe tra i manufatti più indicativi, mostrando lo nummus in bronzo tardoromano, illeggi- circolazione di moneta bronzea tardo-ro-
dimostra che la comunità rispettava il sviluppo del decoro per tutto il VII secolo. bile. Già l’associazione di argento longo- mana e bizantina in Italia settentrionale:
sepolcro degli antenati e ne manteneva Più rare ma con datazione più puntuale bardo e bronzo romano si connota come non soltanto una questione archeologica,
i segnacoli visibili fuori terra (elementi sono le monete, d’oro e d’argento, lascia- di grande interesse, offrendo un indizio in “Journal of Archaeological Nuimismati-
lignei o piccoli tumuli di ciottoli). Le fos- te nella borsa o nella mano del defunto (in concreto all’ipotesi che questo secondo cs”, 5/6 (2015-2016), pp. 161-182.
se mostrano sul fondo alcuni ciottoli alle corso da parte di Federico Barello). abbia continuato a circolare con funzioni

106 107
18.
Lucca, chiesa di Santa Giulia, ricca sepoltura
Stefano Cervo
(cat. II.29)

Nel febbraio del 1859 il periodico lucche- stretta relazione con l’adventus reliquiae
se “L’utile, giornale scientifico artistico di santa Giulia a Lucca, collegate alle pri-
industriale e morale” riportava la notizia me esperienze marinare dei Longobardi.
dell’eccezionale rinvenimento, tra via In questo contesto si verificherebbe,
Sant’Anastasio e piazza del Suffragio, di dunque, l’azione evergetica di una po-
una sepoltura che conteneva i resti di un tente famiglia aristocratica che si farebbe
uomo dotato di un ricco corredo funera- carico dell’edificazione di un oratorio pri-
rio di età longobarda, databile ai decenni vato, sul modello della dinastia regnante
centrali del VII secolo (640-660 circa). e sotto la spinta della traslazione delle
La tomba era ubicata in posizione privile- reliquie della martire Giulia a Lucca: un
giata, a ridosso dell’angolo meridionale fattore di forte impatto sociale, poiché
della facciata della chiesa di Santa Giulia. l’acquisizione di nuove reliquie diviene un
Il defunto era deposto in una cassa in mu- elemento di grande prestigio cui ricorro-
ratura costruita con frammenti di laterizi no gli esponenti delle élite longobarde in
romani; la copertura era costituita da una un clima di forte competizione politica e
lastra monolitica più corta rispetto alle di- sociale al fine di creare consenso e raf-
mensioni della cassa ed è ipotizzabile una forzare il potere e il prestigio personale.
seconda lastra più piccola che, affiancata
alla prima, sigillava il sepolcro prima di Bibliografia: G. Arrighi, Una scoperta ar-
una sua parziale manomissione. A rende- cheologica a Lucca un secolo fa, in “Luc-
re ancora più esclusiva l’inumazione con- ca. Rassegna del Comune”, V (1961), I,
corre il ricco corredo, costituito da cinque pp. 15-18; G. Ciampoltrini, La città di San
croci in lamina d’oro, le guarnizioni auree Frediano. Lucca fra VI e VII secolo: un
di una cintura multipla, i resti metallici di itinerario archeologico, Lucca 2011; S.
uno scudo da parata, una piccola croce Cervo, Il “Vir Magnificus” di Santa Giu-
enkopion in oro, in origine impreziosita da lia a Lucca, in “Actum Luce”, XLIV, 1-2
gemme, un coltello o piccolo scramasax (2015), pp. 77-108.
e un altro scramasax; a questi elemen-
ti sono da aggiungere una spatha, una
“alabarda” (forse un harpago), un vaso
in vetro, una mandibola equina, andate
perdute.
Tra le caratteristiche che connotano gli
oggetti emergono elementi che si ricol-
legano alla scelta cristiana del luogo di
sepoltura e qualificano in tal senso l’inu-
mato: non solo la presenza della croce
pettorale, che potrebbe aver racchiuso
un frammento di reliquia nella cavità
centrale, ma anche la forte connotazio-
ne dello scudo da parata con le appliques
che riecheggiano temi figurativi diffusi fin
dall’età paleocristiana (kantharos tra pa-
voni e Daniele tra i leoni) e con un’iscrizio-
ne sulla lamina dorata che riveste la tesa
dell’umbone, che richiama il salmo 70:
“… ad a[d]ivvandum … …”, ossia “[domi-
ne] ad a(d)iuvandum [me festina]”: parole
tuttora usate per iniziare le ore del divino
ufficio (“Deus in auditorium meum inten-
18.1 Disegno schematico
de, domine ad adiuvandum me festina”).
dell’umbone con applique
È verosimile che l’insigne longobardo
e iscrizione
si fosse fatto seppellire in connessione Lucca, chiesa di Santa Giulia
con una chiesa, forse una Eigenkirche, in (disegno di S. Cervo)

108 109
19.
Fiesole (Firenze), piazza Garibaldi,
area funeraria urbana
Giuseppina Carlotta Cianferoni

A Fiesole, tra il VI e il VII secolo, al di predate in antico e parzialmente danneg-


sopra degli strati di crollo e di abbando- giate da una serie di canalette e buche,
no degli edifici di epoca romana, venne scavate probabilmente durante il Basso
a crearsi un’importante necropoli longo- Medioevo, quando ormai l’area era adi-
barda che dall’area dell’odierna piazza Ga- bita prevalentemente a uso agricolo e
ribaldi si estendeva su tutto il versante ortivo.
settentrionale della città, fino alle mura di Altre tombe, invece, erano ancora intatte
cinta, ricoprendo tutte le principali strut- al momento della scoperta. Tra queste,
ture dell’attuale area archeologica. almeno tre (tomba 1989, tombe P/2006
Una porzione importante di questa necro- e XI/2007) erano pertinenti a individui di
poli, cui sono riferibili, al momento, oltre sesso maschile e conservavano l’equi-
quaranta sepolture, è stata localizzata e paggiamento di altrettanti armati: scu-
indagata di recente, proprio nella cosid- do con umbone in ferro, spada, lancia,
detta area Garibaldi. Le tombe, costituite coltello/scramasax. I confronti possibili
da semplici fosse rivestite internamente con altri contesti consentono di datare
con pietre e con elementi architettonici tali sepolture tra gli ultimi anni del VI e i
di reimpiego, erano coperte da una o più decenni iniziali del VII secolo.
lastre di arenaria di grandi dimensioni e A una donna appartiene invece la tom-
risultavano orientate grosso modo in sen- ba III/2006, probabilmente di poco più
so est-ovest. Al loro interno, il defunto, recente rispetto alle precedenti: in essa
deposto supino e con la testa a ovest, era erano conservati gli ornamenti personali
talvolta accompagnato da oggetti di cor- in oro e argento, un calice e una bottiglia
redo che ne sottolineavano la ricchezza e in vetro.
il prestigio sociale all’interno del gruppo. Nella maggioranza dei casi, invece, le
Nell’ambito del sepolcreto, gli scavi han- sepolture rinvenute intatte contenevano
no individuato tre diverse fasi di depo- solo un’olla o una brocchetta in ceramica
sizione, tra loro parzialmente sovrappo- comune, ovvero una bottiglia in ceramica
ste. Questo, unitamente alla presenza depurata e decorata.
di tombe maschili, femminili e anche di
bambini, alcune caratterizzate da ricchi Bibliografia: M. De Marco, Fiesole, tom-
corredi, è testimonianza di un insedia- be di età longobarda, in “Archeologia
mento stabile e di una certa importanza. Medievale”, XXIV (1997), pp. 207 sgg.;
Sembra inoltre di poter riconoscere, pur Fiesole. Museo Civico Archeologico, a
con qualche eccezione, una certa suddi- cura di M. De Marco, Firenze 2013; a Fie-
visione tra un settore adibito esclusiva- sole e i Longobardi, catalogo della mostra
mente alla sepoltura di individui di sesso (Fiesole, Museo Civico Archeologico, 16
femminile e di infanti, e uno prevalente- aprile - 31 ottobre 2014), cura di M. De
mente riservato a soggetti di sesso ma- Marco, G.C. Cianferoni, [Monteriggioni]
schile. I due spazi appaiono separati dai 2014.
resti di un lungo muro di età romana, an-
cora affiorante in periodo altomedievale,
che almeno in quest’ultima epoca andava
a contenere una sorta di terrazzamento.
Nella zona nord-occidentale dell’area di
scavo è stata individuata, e riferita an-
ch’essa a epoca longobarda, una mas-
sicciata di pietre connesse in modo piut-
tosto regolare, disposte a formare una
fascia, orientata grosso modo in senso 19.1 Planimetria generale della
necropoli di epoca longobarda: in verde
nord-est/sud-ovest: l’ipotesi, in attesa di
le sepolture riferibili alla prima fase
una prosecuzione degli scavi, è che si
della necropoli; in azzurro quelle riferibili
tratti di quello che resta di una sorta di alla seconda fase e in rosso quelle
percorso interno al sepolcreto. della terza fase; in giallo le sepolture
Alcune delle sepolture erano state de- di fase indeterminata

110 111
20.
Chiusi (Siena), scoperte di sepolture longobarde
Giulio Paolucci
(cat. II.35)

Poco dopo l’Unità d’Italia, tra il 1872 e bronzo. Pochi anni prima scoperte simili C. Falluomini, Chiusi 2009, pp. 169-193;
il 1874, alcuni scavatori di professione erano state effettuate presso la demoli- Goti e Longobardi a Chiusi. I materiali dal
condussero ricerche nella necropoli lon- ta basilica di Santa Mustiola, importante Museo Archeologico Nazionale Etrusco
gobarda dell’Arcisa, ubicata su un piano- edificio di culto eretto sopra le omonime di Chiusi, catalogo della mostra (Chiusi,
ro a nord del centro abitato di Chiusi. I catacombe, restaurato o ricostruito nel Museo Nazionale Etrusco, 12 giugno
primi scavi avevano portato alla luce un 728 dal duca Gregorio e da sua madre 2010 - 31 ottobre 2010), a cura di M.
numero imprecisato di sepolture che Austreconda. Salvini, Chiusi 2010.
avevano restituito finimenti di cintura Altre sepolture longobarde furono sco-
in bronzo, armi in ferro, piccole croci in perte nel 1977 presso il duomo di San
lamina aurea e un anello-sigillo in oro con Secondiano. Erano situate a ridosso del
l’immagine di un personaggio e l’iscrizio- lato perimetrale settentrionale dell’edi-
ne “Faolfus”. ficio sacro e facevano parte di un se-
La ripresa delle ricerche nel 1874 portò polcreto assai vasto, scavato nel 1831
alla scoperta di un altro gruppo di sepol- e nel 1890, che restituì armi in ferro e
ture da riferire a un nucleo longobardo ornamenti personali. Un’area cimiteriale
di rango elevato. Le tombe erano col- è stata scoperta nella zona denominata
locate presso un piccolo edificio sacro I Forti all’inizio del Novecento, ma pur-
e la deposizione più eminente risultava troppo mancano notizie precise. Nella
ubicata nella zona centrale della costru- stessa località nel 2007 è stata scavata
zione. La cassa funeraria, realizzata con una tomba femminile della fine del VI
lastre di riutilizzo di età romana tra cui secolo che ha restituito un coltellino in
una con iscrizione, restituì una ricchis- ferro, un contenitore per essenze e un
sima suppellettile in oro appartenuta a bracciale realizzato con elementi in vero
un personaggio maschile di altissimo e monete forate, la più tarda delle quali è
ceto, deposto con una cintura di fabbri- un pezzo da quaranta nummi di Giustino
cazione orientale, oltre a una spada con I databile al 518-527.
impugnatura in oro, lancia, umbone con Un altro nucleo funerario longobardo, co-
borchie dorate, elmo, coltello, cesoie, stituito da una quindicina di sepolture, fu
speroni, morsi di cavallo, anello in oro scoperto nel 1930 presso l’ex caserma
e cinque croci in lamina aurea. Le altre dei carabinieri, immediatamente a monte
tombe indagate nelle immediate vicinan- dell’Arcisa. Le tombe, come quasi tutte
ze appartenevano a personaggi femminili le altre dell’area chiusina, riutilizzavano
di rango e restituirono numerosi manu- materiali di spoglio di epoca romana
fatti aurei, tra cui lussuosi orecchini a comprese alcune stele iscritte e risul-
cestello. tavano quasi completamente depredate
Scavi regolari nella necropoli di Arcisa fu- fatta eccezione per alcune guarnizioni
rono condotti nel 1913 e 1914 dall’allora ageminate, che testimoniano l’ultima
Soprintendenza alle Antichità dell’Etruria frequentazione longobarda della zona
e permisero di rintracciare dieci sepol- di Chiusi.
ture: tra gli undici defunti (la tomba 6
conteneva due deposizioni) sono stati Bibliografia: O. von Hessen, Primo con-
identificati cinque militari, due donne e tributo alla archeologia longobarda in
un bambino. Toscana, Le necropoli, Firenze 1971; G.
Nello stesso periodo dei primi scavi Ciampoltrini, Le tombe 6-10 del sepol-
condotti all’Arcisa fu scoperta casual- creto di Chiusi-Arcisa. Per un riesame
mente una sepoltura longobarda anche dei materiali, in “Archeologia Medieva-
in via Porsenna, nell’area centrale del le”, XIII (1986), pp. 555-562; G. Paolucci,
centro abitato, che restituì una fibbia Archeologia gota e longobarda a Chiusi,
d’argento e una bottiglia di vetro. Quasi tra antiche e nuove scoperte, in Goti e
contemporaneamente un nucleo fune- Longobardi a Chiusi, a cura di C. Falluomi-
rario di età longobarda venne messo in ni, Chiusi 2009, pp. 11-28; G. Paolucci, Il
luce in località Il Colle, dove fu possibi- ‘Longobardo d’oro’ dell’Arcisa: un ritrova- 20.1 Localizzazione
le recuperare due croci in lamina aurea mento eccezionale e un giallo archeologi- dei ritrovamenti longobardi
e un gruppo di guarnizioni di cintura di co, in Goti e Longobardi a Chiusi, a cura di nel territorio di Chiusi

112 113
Sommario

5 I. il VI secolo: goti, franchi


e longobardi in pannonia

22 II. VERSo l’aldilà

59 III. CITTà, CASTELLI E CAMPAGNE


IN UN’ECONOMIA FRAMMENTATA

102 IV. Le architetture religiose:


la scultura

112 V. La scrittura
e le sue immagini: i codici;
le epigrafi

119 VI. la terra dell’impero:


l’italia nell’europa franca

130 VII. Il futuro è al sud:


la longobardia meridionale
fra bizantini e arabi

138 VIII. la longobardia meridionale:


la terra dei monasteri

155 IX. Pavia


I. il Vi secolo: goti,
franchi e longobardi
in pannonia
I Goti d’oro cavo, lavorato a repoussé e impreziosito da un
(cat. I.1-7) granato entro castone (diametro massimo 1,9 cm); di
I Longobardi arrivarono in Italia alla fine del regno un bracciale con anima in ferro ricoperta d’argento e
ostrogoto e della ventennale guerra che l’imperatore parzialmente dorato (diametro massimo 6,9 cm).
d’Oriente aveva ingaggiato contro di loro per la ricon- Le fibule si articolano in una testa semicircolare
quista della penisola. Pavia era stata una delle sedi di con cinque digitazioni radiali e in un piede romboidale
potere più care allo stesso re Teodorico e accoglieva allungato, uniti da un arco. I profili di entrambi, come
al suo interno un palazzo, poi rioccupato dai sovrani la fascia centrale dell’arco, sono ornati da motivi geo-
longobardi. Una serie di ritrovamenti in località dispo- metrici incisi e niellati; i settori mediani, invece, sono
ste a raggiera nel territorio pavese indica insediamenti campiti da elementi a spirale, a onda e a triangoli af-
goti nelle vicinanze e in prossimità di significative via fiancati. La terminazione libera del piede è sagomata
di percorrenza, in aree connesse con la città capoluo- in forma di protome zoomorfa estremamente sem-
go. Si presentano di seguito i manufatti femminili di plificata, mentre ai lati sporgono due teste di rapace
Torriano e di Torre del Mangano (cat. I.1-2). simmetriche e due elementi circolari. Il contrasto co-
Anche Tortona, citata nelle Variae di Cassiodoro, loristico offerto dall’alternanza tra l’argento e il niello
per volere di Teodorico vide il rafforzamento del ridotto scuro dei motivi incisi è ravvivato dal colore rosso
fortificato. La presenza di individui di rango in città brillante degli almandini, inseriti negli occhi dei rapaci
è nota da tempo grazie ai reperti della collezione Di e negli elementi circolari. Anche la vera dell’anello è
Negro-Carpani, oggi divisa tra i Musei di Alessandria riccamente ornata con un motivo a tralcio sinuoso,
e Tortona. Si presentano le fibbie di cintura più rap- foglie di vite, grappoli d’uva e uccelli che ne becca-
presentative (cat. I.3). no gli acini; il granato, entro un castone leggermente
Ma uno dei ritrovamenti di maggiore rilievo è avve- sporgente, ha forma troncoconica dalla superficie su-
nuto a Collegno, dove un nucleo di sepolture ostrogo- periore liscia. Infine il bracciale, spezzato e in parte
te e una porzione del relativo abitato sono state ben deformato (forse al momento del ritrovamento), è di
documentate e studiate secondo modalità multidisci- forma ellittica con le due estremità inspessite e ornate
plinari. Se ne presentano i corredi più articolati, non- da semplici linee parallele, incise e dorate; le restanti
ché due crani interessati dalla deformazione artificiale. superfici sono lisce.
Fibule e bracciale sono confrontabili con comple-
I.1 Corredo femminile da Torriano (Pavia) menti di vestiario diffusi in ambito germanico-orienta-
(cat. I.1a-c) le, mentre l’anello si richiama alla tradizione artistica
Fine del V secolo romano-mediterranea. Tipologia e motivi decorativi di
Pavia, Musei Civici, inv. 21-24 queste oreficerie permettono di datare la sepoltura
alla fine del V secolo: doveva appartenere a una ricca
Non sono note le circostanze del ritrovamento dei dama ostrogota, la cui famiglia era forse entrata in
quattro oggetti che compongono il corredo femminile possesso di una proprietà rurale nel territorio dell’o-
associato con Torriano, piccolo centro a nord-ovest di dierna Torriano, non lontano da quella Ticinum che
Pavia lungo la strada romana che collegava Ticinum a Teoderico aveva scelto come una delle sue capitali.
Mediolanum. Fonti locali riferivano genericamente di Da questa stessa sepoltura proviene forse la fibbia di
oreficerie scoperte in questa località nel 1869, assie- cintura tradizionalmente associata a Torre del Man-
me a sei aurei dell’imperatore Zenone (474-475 e 476- gano (cat. I.2).
491). L’ingresso nei Musei Civici di Pavia è registrato (Marco Aimone)
come “legato Brambilla”.
Il corredo si compone di due fibule a staffa in ar- Bibliografia: A. Peroni, Oreficerie e metalli lavorati
gento fuso e decorato a incisione, con almandini inca- tardoantichi e altomedievali del territorio di Pavia,
stonati (11 x 5,5 cm ciascuna); di un anello in lamina Spoleto 1967, pp. 116-119; V. Bierbrauer, Die Ost-

6
goten Grab- und Schatzfunde in Italien, Spoleto 1975 placca (a sua volta completato da un elemento in pasta
(Biblioteca di Studi Medievali, VII), pp. 318-319; M. vitrea bianca). Anche il lato superiore dell’ardiglione è
Aimone, Il tesoro di Desana. Una fonte per lo studio arricchito da due inserti rettangolari contenenti alman-
della società romano-ostrogota in Italia, Oxford 2010 dini piatti: la loro brillantezza è ravvivata dall’aggiunta
(BAR International Series, 2127), pp. 175-178. sul retro di foglie d’oro graticciate. Solo la maschera
zoomorfa della placca ha gli occhi decorati da alman-
I.2 Fibbia di cintura gota da Torre del Mangano dini semisferici.
(Pavia) Fibbie di cintura di questo tipo erano parte del co-
(cat. I.2) stume portato dalle donne di stirpe germanico-orien-
Fine del V secolo tale, a cui appartenevano anche gli Ostrogoti. Le me-
Argento dorato e niellato, almandini, diocri condizioni di conservazione – con frattura della
vetro verde e bianco, 14,5 x 6,6 cm placca, caduta di molti inserti e perdita della lamina
Pavia, Musei Civici, inv. 25 posteriore – suggeriscono un uso prolungato prima
del seppellimento. La datazione cade alla fine del V
Informazioni raccolte in loco collegano il ritrovamen- secolo: il fatto che i confronti migliori siano stati sco-
to di questa fibbia di cintura con la località Torre del perti in Pannonia, nell’area della moderna Ungheria,
Mangano, situata a nord-ovest di Pavia lungo la strada lascia aperta la questione se l’esemplare pavese sia
romana che univa Ticinum a Mediolanum. La scoperta stato importato in Italia, oppure prodotto nella penisola
avvenne alla fine del XIX secolo e la fibbia fu donata ai a imitazione della moda germanico-orientale di area
Musei Civici di Pavia da Luigi Nocca, proprietario del danubiana.
terreno. La vicinanza fra Torre del Mangano e Torriano, (Marco Aimone)
luogo di rinvenimento di un ricco corredo funerario
femminile ostrogoto (cat. I.1), ha fatto supporre che Bibliografia: S. Fuchs, Kunst der Ostgotenzeit, Ber-
questa fibbia provenisse dalla medesima sepoltura, lin 1944, pp. 110-111; A. Peroni, Oreficerie e metalli
oppure dalla stessa area funeraria, ipotesi plausibili lavorati tardoantichi e altomedievali del territorio di
ma senza prove definitive. Pavia, Spoleto 1967, pp. 113-115; V. Bierbrauer, Die
La fibbia di cintura si compone di tre elementi in Ostgoten Grab- und Schatzfunde in Italien, Spoleto
argento fuso entro matrici: una placca romboidale al- 1975 (Biblioteca di Studi Medievali, VII), pp. 319-320.
lungata verso l’estremità libera, un anello ovale e un
ardiglione (14,5 x 6,6 cm; 158,5 g); motivi decorativi I.3a-c Nucleo di 3 fibbie gote da Tortona
zoomorfi e geometrici si alternano, in fitta successio- (Alessandria)
ne, sulle superfici delle facce visibili quando l’oggetto (cat. I.3a-b)
era indossato. Teste di rapace, viste di profilo, sono Fine del V - primo trentennio del VI secolo
allineate lungo il bordo della placca, mentre altre due, Ferro ageminato, oro, almandini, vetro bianco
in posizione speculare, chiudono le estremità dell’a- e verde, 6,3 x 4 cm (cat. I.3a)
nello; anche la punta libera della placca è sagomata Argento, cristallo di rocca, 5,9 cm (cat. I.3b)
in forma di maschera animale, ma vista frontalmente. Schiuma di mare, 5,2 cm (cat. I.3c)
Fasce con doppie file di triangoli affrontati bordano l’a- Alessandria, Museo Civico e Pinacoteca; Tortona,
nello e la placca, mentre i campi interni sono decorati Museo Civico di Tortona, inv. 329, 595, 327
rispettivamente da motivi a S e da elementi a spirale;
più semplici decori rettilinei campiscono le superfici Tra i reperti della collezione Di Negro-Carpani figurano
laterali dell’ardiglione. La vivace policromia è arricchita tre fibbie di cintura particolarmente pregiate e mag-
da ampie dorature, mentre almandini piatti ornano le giormente appariscenti.
teste di rapace (quelli sull’anello associati a vetri di La prima, con anello e placca mobile, entrambe
colore verde) e l’inserto romboidale al centro della rettangolari di altezza analoga (lunghezza complessiva

7
6,3 cm; cat. I.3a), è interessata da una decorazione a assai verosimile almeno per uno dei due manufatti.
cloisonné in oro, almandini e paste vitree bianche opa- (Caterina Giostra)
che e verdi traslucide; le celle hanno profili rettilinei,
diagonali o interrotti da incavi semicircolari; un castone Bibliografia: C. Giostra, L’età di Teodorico. I reperti
rettangolare di dimensioni lievemente maggiori è alla goti di Tortona, in Onde nulla si perda. La collezione
base dell’ardiglione. Foglie auree finemente zigrinate archeologica di Cesare Di Negro-Carpani, a cura di A.
poste sul fondo esaltavano la luminosità delle gemme. Crosetto, M. Venturino Gambari, Alessandria 2007,
La struttura sottostante è in ferro (che ha determinato pp. 287-326 (con appendici di S. Bruni, P.G. Bottalat,
prodotti di corrosione) con decoro marginale agemi- V. Guglielmi; M. Rottoli ed E. Retore; F. Caucia); C.
nato. Giostra, The Ostrogothic buckle with cloisonné deco-
Confronti (anche interamente in oro) provengono ration from Tortona (Italy), in “Archäologisches Korre-
sia dall’ambito franco-alamanno sia da quello germa- spondenzblatt”, 38 (2008), pp. 577-596 (con contributi
nico-orientale, come dal regno goto in Italia: l’ampia di S. Bruni e V. Guglielmi; M. Rottoli ed E. Rettore).
diffusione ne rende arduo un immediato inquadramen-
to culturale e produttivo; il baricentro cronologico è I.4-6 Le tombe gote di Collegno (Torino)
tra l’ultimo quarto del V secolo e i primi decenni del (cfr. scheda contesto 4; cat. I.4-6)
VI. Circa lo status sociale del possessore del presti-
gioso manufatto, giova ricordare che sul retro sono I.4 Corredo femminile della tomba 3 gota
state riconosciute le tracce di due tessuti particolar- di Collegno (Torino)
mente raffinati e di esecuzione accurata, sia per la (cat. I.4)
complessità dell’armatura sia, soprattutto, per il filato Prima metà del VI secolo
estremamente sottile, per il quale è stata avanzata Torino, Musei Reali di Torino - Museo di Antichità,
l’ipotesi di seta. inv. 93907-93918
Le altre due sono ad anello privo di placca. In un
caso il materiale impiegato è il cristallo di rocca (altez- La sepoltura in fossa terragna custodiva i resti di un in-
za 5,9 cm; cat. I.3b), mentre l’ardiglione è in argento. dividuo femminile di diciotto-venti anni. Dietro il capo
In Italia si registra un secondo esemplare di dimensio- sono stati rinvenuti tre minuti segmenti di filo d’oro
ni analoghe da Montecchio Emilia, località Il Monte, a sezione rettangolare piatta: dovevano ornare il velo
con ardiglione in bronzo dorato e castone di base con della defunta. Al di sotto della mandibola si trovavano
vetro verde. Oltralpe, l’area di maggiore diffusione è due vaghi in ambra e varie perline di vetro, che dove-
quella franco-alamanna lungo il Reno, con alcune atte- vano essere infilate a formare una collana.
stazioni più orientali in Baviera e Ungheria; tuttavia non Una piccola fibula a colomba in argento (lunghezza
mancano pur sporadici confronti dall’ambito bizantino. 3,3 cm), al centro del petto, doveva essere fissata
Il terzo manufatto è in sepiolite o schiuma di mare a un indumento sul busto. Si tratta di un monile di
(altezza 5,2 cm; cat. I.3c); l’ardiglione è andato per- matrice tardoantica e di lunga durata, che nella parure
duto. Un importante bacino di approvvigionamento della giovane gota di Collegno deve aver sostituito
doveva essere l’Anatolia; anche le analisi sul reperto le fibule a staffa: queste presso le popolazioni ger-
hanno portato a ritenere la provenienza orientale come manico-orientali si rinvengono spesso in coppia sulle
la più probabile. Un confronto è noto da Parma; l’area spalle. Un esemplare di fibula a staffa in argento do-
di diffusione spazia dal medio e alto Danubio al corso rato e con almandino nei castoni, con decorazione a
del Reno. Anche per queste due fibbie l’inquadramen- tratti lineari, lacunoso (lunghezza conservata 6,7 cm),
to cronologico va dalla seconda metà del V secolo al si trovava però sul bacino, insieme a tre vaghi (uno
primo trentennio del VI. I contesti che hanno restituito in vetro costolato, uno anelliforme blu e uno rotto in
manufatti analoghi sono pertinenti a individui maschili ambra) e a un astuccio in lamina d’argento con al-
altolocati; una provenienza dai territori dell’Impero è mandino nel castone alla sommità. Custodita forse

8
in un contenitore o borsa, la fibula potrebbe tradire Torino, Musei Reali di Torino - Museo di Antichità,
un particolare attaccamento all’oggetto, che – dopo il inv. 93925-93929
graduale cambiamento del costume – non svolgeva
più la sua funzione pratica, ma poteva evocare legami L’individuo femminile deposto nella tomba 6 in fossa
parentali o culturali. terragna era di età adulto-giovanile. Indossava una col-
Un elemento forato in ambra, cinque perle di ve- lana di ventuno vaghi in ambra di varia lunghezza, due
tro e due placchette con passante in bronzo fra le fibule a staffa verosimilmente in origine sulle spalle e
ginocchia, vicini tra di loro, potevano essere sospesi una cintura chiusa da una fibbia con importante placca.
a due cinghie. Le fibule, in argento dorato e niellato (lunghezza
6,6 cm), hanno il piede a larghezza costante e protome
I.5 Corredo maschile della tomba 4 gota terminale con castone e la placca di testa semicirco-
di Collegno (Torino) lare oltre la staffa; accoglievano nel castone allungato
(cat. I.5) del piede una gemma verde, forse uno smeraldo di
Prima metà del VI secolo reimpiego, e negli alveoli semicircolari elementi ros-
Torino, Musei Reali di Torino - Museo di Antichità, si e incolori che l’analisi microscopica ha permesso
inv. 93921-93922 di identificare come vetri, su foglia aurea finemente
graticciata. La forma richiama tipi diffusi in Europa cen-
Nella sepoltura in profonda fossa terragna, segnalata trale e in ambiente medio-danubiano inquadrabili tra
sopra terra da una struttura rettangolare di notevole la seconda metà del V secolo e la prima metà del VI.
spessore in ciottoli orientata ovest-est, vi era un indivi- La fibbia (lunghezza 15 cm), con anello ovale de-
duo maschile di oltre cinquant’anni, con deformazione corato a tratteggio e ardiglione a base circolare, si
artificiale del cranio e possibili markers scheletrici del caratterizza per la presenza di una grande placca pen-
cavaliere. Queste circostanze sembrano indicarne il tagonale in argento dorato e niellato, con almandini nei
ruolo di capo del gruppo. castoni laterali e verosimilmente in quello maggiore
Il corredo si componeva, in buona sostanza, di due centrale, attualmente vuoto; era fissata alla cintura
fibbie ad anello prive di placca: una in ottone dorato mediante una lamina posteriore liscia, con sagoma
(altezza 3,9 cm), con ardiglione a sezione triangolare e analoga alla placca. Il settore romboidale centrale, con
graduale espansione alla base. Si trovava sul bacino; decoro geometrico, si conclude con una protome zoo-
trova analogie morfologiche con esemplari di nuclei morfa frontale; ai lati di esso, quattro animali stilizzati
goti di Frascaro e Tortona, anche se il tipo è piuttosto raffigurati di profilo rimandano al I stile animalistico,
diffuso. non tipico e frequente nell’artigianato goto. Il con-
La seconda, in ferro (altezza 3 cm), ha anello ovale fronto più stringente proviene da una tomba di Vec-
e ardiglione con ingrossamento alla base e con lieve chiazzano (provincia di Forlì), che custodiva anche fili
espansione in punta, che presenta due piccole pro- aurei del broccato rinvenuti all’altezza della testa della
tuberanze laterali, a richiamare la stilizzazione di una defunta; la circostanza farebbe propendere per una
testa animale. produzione italiana della variante, nonostante la tipolo-
Nonostante l’assenza di armi in questa come in gia sia rintracciabile in area danubiana ed est-europea
genere nelle tombe gote (pur con qualche eccezione), (Konarzew, Polonia; Gyula, Ungheria; Sadovsko-Kale,
è possibile che si tratti di una cintura con bandoliera Bulgaria; Skalistoje, tomba 288, Ucraina: tutte dell’ulti-
per la sospensione di un’arma. mo trentennio del V secolo e della prima metà del VI).
(Caterina Giostra)
I.6 Corredo femminile della tomba 6 gota
di Collegno (Torino) Bibliografia: L. Pejrani Baricco, C. Giostra, E. Bedi-
(cat. I.6) ni, E. Petiti, The Gothic family group from Collegno
Prima metà del VI secolo (Piedmont, province of Turin), in Du Royaume goth

9
au Midi mérovingien, 34e journées internationales che soprattutto nei primi sei mesi di vita il cranio in-
d’archéologie mérovingienne - Association Française fantile è molto plastico, malleabile e soggetto a rapido
d’Archéologie Mérovingienne (Tolosa, 6-8 novembre accrescimento, per cui applicando opportuni apparec-
2013), in corso di stampa. chi deformatori può essere sagomato in una forma
particolare destinata a rimanere impressa per tutta la
I.7 Crani deformati artificialmente vita. A giudicare dall’ampia diffusione di questa pratica
dalla necropoli gota di Collegno (Torino) cultuale è ipotizzabile che in antico si ritenesse che
(cat. I.7) esse non comportasse problemi per lo sviluppo sia
Fine del V - prima metà del VI secolo fisico sia intellettuale degli individui; tuttavia recenti
Torino, Soprintendenza Archeologia, Belle Arti studi evidenziano come invece la deformazione crani-
e Paesaggio per la città metropolitana di Torino ca possa provocare disturbi del comportamento e dif-
ficoltà nell’apprendimento. I principi utilizzati nel pas-
I due crani appartengono a un uomo di oltre cin- sato per la deformazione artificiale sono oggi impiegati
quant’anni di età e a un bambino – o bambina – di per correggere la morfologia cranica dei neonati che
sei-sette anni. Entrambi presentano la morfologia tipi- presentano plagiocefalia deformativa (asimmetria del-
ca della cosiddetta deformazione fronto-occipitale obli- la volta cranica, della faccia e della base cranica).
qua, caratterizzata dall’allungamento del cranio verso Nei popoli antichi la deformazione cranica artificiale
l’indietro e verso l’alto e dall’allargamento della volta. sembra essere stata praticata non a fini estetici, ma a
Nei due individui di Collegno la deformazione è stata scopo simbolico; in molte culture poteva essere utiliz-
impressa al cranio applicando, in età neonatale, due zata per stabilire un’identità di classe oppure perché si
strette fasciature passanti una intorno alla fronte, alle riteneva che una determinata forma cranica potesse
tempie e all’occipite e l’altra dalla sommità del capo a migliorare le capacità intellettuali o fisiche di un indi-
sotto il mento, come dimostra il sensibile avvallamen- viduo, oppure spaventare i nemici in battaglia.
to al bregma che caratterizza entrambi i crani e che è La verosimile appartenenza a generazioni diverse
stato prodotto dalla fasciatura verticale. dei due individui di Collegno sembra indicare la volon-
La deformazione cranica artificiale intenzionale tà del gruppo di mantenere forti legami con la propria
costituisce una tradizione largamente diffusa in tutto cultura tradizionale. La monumentalità della tomba
il mondo fin dall’antichità; i casi più antichi (Bolivia, dell’uomo, i cosiddetti “markers scheletrici dei ca-
Libano) risalgono al 4000 a.C. In Europa è attestata valieri” rilevati sulle sue ossa e la sua alimentazione
nel cosiddetto “periodo delle migrazioni” in varie particolarmente ricca di carne rossa evidenziata dalle
popolazioni di origine asiatica e germanica. Anche analisi paleo nutrizionali, portano a interpretare la sua
se esistono opinioni discordanti, generalmente si deformazione cranica come espressione di nobiltà e
ritiene che queste ultime abbiano appreso questa preminenza sociale all’interno di un gruppo privilegiato
pratica culturale da quelle di origine asiatica con le – come attesta la ricchezza dei gioielli rinvenuti in due
quali vennero a contatto nel corso della loro storia. tombe femminili – e a identificare in lui il militare o il
In Italia sono stati rinvenuti pochi altri crani ostrogo- funzionario civile a capo dell’insediamento. È ipotizza-
ti deformati artificialmente: a quelli noti di Frascaro bile che egli avesse uno stretto rapporto di parentela
(Alessandria) e di Chiusi (Siena) è da aggiungere il re- con il bambino – probabilmente di sesso maschile, dato
cente ritrovamento di San Genesio (Pisa; comunica- che in questo gruppo la deformazione cranica non si
zione personale del professor Pier Francesco Fabbri rileva nelle donne di rango –, verosimilmente un suo
dell’Università del Salento). Un cranio deformato di discendente destinato a assumere il suo stesso ruolo.
impossibile contestualizzazione cronologica e cultu- (Elena Bedini, Emmanuele Petiti)
rale fu rinvenuto in scavi ottocenteschi condotti nel
centro di Padova. Bibliografia: M.D. Antonucci, Crani deformati di un’an-
Numerose popolazioni antiche erano consapevoli tica serie di Chiusi, in “Archivio per l’Antropologia

10
e la Etnologia”, 91 (1961), pp. 77-82; C. Simon, La dove erano stanziati Turingi e Alamanni. Durante l’ini-
déformation crânienne artificielle dans le bassin du ziale resistenza opposta a est del Reno, vi fu forse lo
Léman: état de la question, in Les Burgondes, appor- spostamento di alcuni gruppi familiari, accolti nell’Italia
ts de l’archéologie, atti del colloquio internazionale ostrogota: è questa una possibile chiave di lettura per
(Digione, 5-6 novembre 1992), Dijon 1995, pp. 205- le sepolture femminili con monili di ambito alamanno
215; E. Demitri, IIb. Deformazioni artificiali del cranio, del primo trentennio del VI secolo rinvenuti ad Alca-
in Attila e gli Unni, catalogo della mostra (mostra iti- gnano (Vicenza).
nerante, 1995), Roma 1996, pp. 92-93; E. Fóthi, An- I regnanti longobardi intessevano rapporti dina-
thropological conclusions of the study of Roman and stici e matrimoniali con la corte merovingia. Mobilità
Migration periods, in “Acta Biologica Szegediensis”, individuale femminile in Piemonte potrebbe avere
44 (2000), pp. 87-94; E. Bedini, F. Bartoli, F. Bertoldi, avuto anch’essa ragioni legate all’esogamia: alcune
B. Lippi, F. Mallegni, L. Pejrani Baricco, Paleobiologia donne potrebbero essere state integrate in comu-
delle sepolture gote di Collegno (TO), in Atti del XVI nità longobarde stanziate nelle aree più prossime
Congresso AAI (Genova, 29-31 ottobre 2005), 2005 al regno franco. In effetti, in alcuni sepolcreti come
CD ROM; E. Bedini, F. Bertoldi, Paleobiologia e tra- quelli di Sant’Albano Stura e di Testona-Moncalieri
dizioni culturali dei primi gruppi di origine germanica (ma anche Collegno e Avigliana) sono stati recuperati
stanziati in Piemonte: i Goti, in Atti del 1 Incontro sulle monili femminili che rimandano a produzioni diffuse
Scienze Antropologiche (Udine, 18-19 febbraio 2006), oltralpe.
a cura di G. Baggieri, P.A. Rossi, Genova 2006 (Anthro- Se l’attuale Valle d’Aosta non fu mai controllata dai
pos&Iatria, 10, n. 2), pp. 40-42; M. Buora, A proposito Longobardi, ma rimase compresa nell’ambito mero-
di recenti rinvenimenti in Austria. La deformazione vingio – e ne sono testimonianza i manufatti di corredo
dei crani dal tardoantico all’alto medioevo in Atti del di Aosta, San Lorenzo – anche in Val di Susa dovette
1 Incontro sulle Scienze Antropologiche (Udine, 18- estendersi il controllo franco dei valichi alpini: potreb-
19 febbraio 2006), a cura di G. Baggieri, P.A. Rossi, bero esserne due esempi i contesti di Bardonecchia e
Genova 2006 (Anthropos&Iatria, 10, n. 2), pp. 54-58; Cesana, che si fronteggiano in altura a controllo della
T.R. Littlefield, R.M. Hess, K.M. Kelly, J.K. Pomatto, vallata, anche se l’evidenza archeologica non fornisce
Cranial remodeling: from cultural practice to contem- chiari indicatori utili a definire l’afferenza etnico-cultu-
porary treatment of cranial deformities, in “Biométrie rale delle due comunità tra il VI e il VII secolo.
humaine et antropologie”, 23 (2005), pp. 43-52; C. (Caterina Giostra)
Giostra, I Barbari oltre Cividale. Goti e Longobardi in
Italia settentrionale alla luce di recenti rinvenimenti e I.8 Il ritrovamento alamanno di Alcagnano
ricerche. Forum Iuli,.in “Annuario del Museo Naziona- (Vicenza)
le di Cividale del Friuli”, 36 (2012), pp. 159-172; T.G. (cat. I.8)
O’Brien, L.R. Peters, M.E. Hines 2013, Artificial Cra- Fine del V - primo trentennio del VI secolo
nial Deformation: Potential Implications for Affected Milano, Civico Museo Archeologico, prima coppia di
Brain Function, in Anthropol, 1 (2013), htpp//dx.doi. fibule, inv. A.09.21491-92; seconda coppia di fibule
org/104172/antp.1000107 (disponibile online). inv. A.0.9.21493-94; terza coppia di fibule
inv. A.0. 21495-96; collari inv. A.0.9. 21486-87;
frammento di armilla inv. A.0.9.21490; sette vaghi
I rapporti con il regno dei Franchi da collana o bracciale inv. A.0.9.21485a-g
(cat. I.8-19)
Nel corso del VI secolo il regno dei Franchi, sotto la Dal territorio di Alcagnano (Vicenza) proviene un
dinastia dei Merovingi, si estese sull’intera Francia gruppo di complementi di abbigliamento femminili in
attuale, annettendo a sud la regione già controllata argento sporadici e privi di associazione, che si può
dai Burgundi, ed espandendosi nelle aree più orientali presumere provengano da tre sepolture femminili.

11
Il complesso è stato acquisito dal Civico Museo ra e Baviera), dove si constata una grande diffusione
Archeologico di Milano nel 1950. di questi gioielli nel costume tradizionale e nell’abbi-
Il ritrovamento, avvenuto nel corso di lavori agri- gliamento.
coli a Noventa Vicentina, si compone di: tre coppie La ricchezza dei manufatti – e la loro composizione
di fibule in argento massiccio dorato, realizzate a fu- – rimanda a sepolture di defunte di lignaggio molto
sione con decorazione Kerbschnitt, ovvero a intaglio elevato, talvolta “principesco”.
profondo eseguito nello stampo, e doratura a fuoco; In Italia la diffusione di ritrovamenti di sepolture
due collari in verga massiccia in argento realizzati a alamanne sembra, per ora, limitata all’area pedemon-
fusione, con sezione circolare e assottigliamento in tana delle Alpi centro-orientali: a Verona, nel Bresciano
prossimità del gancio e dell’anello di chiusura; due e nel Bergamasco, per cui si è supposto trattarsi di
aghi crinali in argento massiccio, anch’essi fusi; un rifugiati che trovarono ospitalità in Italia presso il regno
frammento di armilla in argento con estremità aperte goto, durante le ribellioni che, nei primi anni del VI
e ingrossate; alcune perle da collana o bracciale in secolo, videro contrapporsi Alamanni a Franchi.
pasta vitrea e ambra. (Paola Marina De Marchi)
Le coppie di fibule hanno dimensioni diverse, sono
del tipo a staffa con testa semicircolare digitata, cioè Bibliografia: V. Bierbrauer, Reperti alamanni del primo
decorata da cinque bottoni disposti a raggiera; il piede periodo ostrogoto provenienti dall’Italia settentrionale,
è largo quanto la staffa. La decorazione della piastra in I Longobardi e la Lombardia, Milano 1978, pp. 241-
di testa è a girali vegetali più o meno stilizzati e riporta 263; P.M. De Marchi, Catalogo dei materiali altomedie-
alla tradizione ornamentale di tradizione romano-medi- vali delle Civiche Raccolte Archeologiche di Milano, in
terranea; lungo i bordi della staffa si dispongono motivi “Rassegna di Studi del civico museo archeologico e
geometrici variamente combinati, mentre i triangolini e del gabinetto numismatico di Milano, suppl. IV (1988),
i decori a “§”, disposti lungo il margine della testa e al pp. 41-42, 89-92.
centro della staffa, sono ottenuti con la tecnica a niello
(cioè colando in incavi predisposti sulla base in argento I.9-10 Le tombe di ambito merovingio di Aosta,
un composto di lega di rame, argento, piombo e zolfo). San Lorenzo
Il complesso decorativo accentua gli effetti di chia- (cfr. scheda contesto 3; cat. I.9-10a-b)
roscuro determinati dal contrasto tra le superfici lisce
e gli incavi profondi, tra il fondo in argento e il colore I.9 Fibbia con elementi zoomorfi dalla tomba 4
scuro del niello. La coppia di fibule di minore dimen- (cat. I.9)
sione ha ornati più semplici. Inizi del VII secolo
Gli spilloni recano tracce di doratura e si caratteriz- Ferro ageminato, 15,8 cm
zano per la testa quadrangolare decorata ai bordi da Aosta, MAR-Museo Archeologico Regionale,
semplici incisioni; i collari privi di decorazione metto- inv. 03-272

no in evidenza la qualità coloristica dell’argento e le 

dorature (residue), come il frammento di armilla che Fibbia di cintura in ferro con agemina e pseudo-placca-
ha estremità ingrossate; i grani da collana sono in ma- tura in argento e oro, composta da una placca di forma
teriale diverso, due in rosso mattone, una biconica in pseudo-rettangolare, lievemente rastremata all’estre-
terracotta, una perla Bernstein (pasta vitrea policroma mità e caratterizzata da terminazioni appuntite a coda
decorata a occhi circolari), una perla millefiori. di rondine e da una fibbia di forma ovoidale con ardi-
La composizione dei gioielli fa pensare che potes- glione a sezione sub-rettangolare, con base circolare
sero essere relativi a tre tombe femminili, contenenti ed estremità a uncino (lunghezza 15,8 cm). Ardiglione
ciascuna una coppia di fibule, un collare, uno spillone, e placca sono decorati da sottili fili d’argento e inserti
secondo un costume ben attestato nelle sepolture di in oro intercalati da dettagli animalistici. Sulla placca
necropoli alamanne transalpine (soprattutto in Svizze- vi è la presenza di due borchie di differenti dimensio-

12
ni.
La decorazione, realizzata ad ageminatura in stile a trattini in filo d’argento. La cornice riprende quello
zoomorfo di cultura germanica, è costituita da due della fibbia.
I migliori confronti, come per l’esemplare
animali stilizzati che si fronteggiano simmetricamente. della tomba 4, si riscontrano nelle necropoli dell’odier-
Dell’animale si riconoscono le teste con occhio circo- na Svizzera e Francia.
lare, il becco allungato e leggermente aperto; il corpo Il bicchiere in pietra ollare ha forma leggermente
è placcato ed è in alcuni tratti campito da fili lamellari svasata (diametro orlo 9 cm, altezza 10 cm) e con-
in argento; le cosce sono ovoidali e in parte decorate serva lungo le pareti evidenti tracce di lavorazione al
a squame poco leggibili. Decori a intreccio zoomorfo, tornio. Presenta due lacune sull’orlo, ma in generale
benché molto compromessi, ricoprono la base circo- lo stato di conservazione è buono. La pietra ollare è
lare dell’ardiglione. Confronti puntuali si riscontrano largamente documentata in tutta la regione fin dall’e-
prevalentemente con rinvenimenti provenienti da con- poca romana e tardoantica e sono note numerose
testi funerari delle odierne Svizzera e Francia. cave e affioramenti di cloritoscisti su tutto il territorio
(Val d’Ayas, Valtournenche, Valmeriana).
I.10 Corredo della tomba 1 Il coltello in ferro a un solo taglio (lunghezza 17 cm)
(cat. I.10a-b) presenta la lama collegata al codolo d’impugnatura
Inizi del VII secolo da una ghiera in ferro fortemente rilevata. La costa
Aosta, MAR-Museo Archeologico Regionale, inv. 03- della lama piega nel suo ultimo terzo verso la punta
273, 03-2664, 03-2665 e si osserva che l’inspessimento per la protezione
delle dita è su di un solo lato. Il codolo si conserva
Il set di guarnizioni di cintura con elementi geome- solo parzialmente, la lunghezza totale non è perciò
trici ageminati e pseudo-placcati in argento e lega di rilevabile. Appartiene a una tipologia molto comune
rame è costituito da: fibbia con placca mobile e placca nelle tombe merovinge. La generica datazione al VII
di rinforzo. La prima ha forma trapezoidale allungata secolo si basa sull’associazione con la fibbia da cintura
con fibbia ovoidale e ardiglione a scudetto irregolare rinvenuta nella stessa tomba.
con terminazione a uncino (lunghezza 12,5 cm). La (Maria Cristina Ronc, Michela Bertolini)
placca di rinforzo è quadrata ed era munita di quat-
tro borchie in ferro, una perduta (lunghezza 5 cm).
La Bibliografia: C. Bonnet, Saint-Laurent-d’Aoste. Rap-
decorazione, realizzata ad agemina, è caratterizzata port préliminaire des fouilles de 1972-1973, in C. Bon-
da un intreccio regolare a maglie spigolose che può net, Saint-Laurent d’Aoste. Rapport préliminaire des
ricordare il motivo “a stuoia” presente su alcuni manu- fouilles de 1972-1973, estratto da “DURIA, Rivista del-
fatti germanici, che si chiude a entrambe le estremità la Soprintendenza Regionale ai Monumenti, Antichità
con un elemento ad andamento curvilineo. Lo spazio e Belle Arti della Valle d’Aosta”, I (1975), pp. 7-35; H.R
circostante è interamente campito da sottili e paralleli Sennhauser, Römische Spolien im Fundament des Va-
inserti in argento delimitati da una cornice decorata rena-Münsters von Zurzach, in “Bollettino di Arche-
con un decoro continuo a zigzag entro due linee. Un ologia Svizzera”, 3 (1980), pp. 60-63; R. Perinetti, La
ornamento mistilineo di forma pseudo-quadrilobata, chiesa di San Lorenzo. Appunti per una tipologia delle
limitata da una cornice ornata con trattini è, invece, tombe, in La chiesa di San Lorenzo in Aosta. Scavi ar-
presente sulla base circolare dell’ardiglione. cheologici, Roma 1981 (Quaderni della Soprintenden-
La placca di rinforzo ripropone la scansione decora- za per i Beni Culturali della Valle d’Aosta, 1), pp. 47-92;
tiva della fibbia, ossia l’elemento geometrico al centro M. Colardelle, Sépulture et tradition funéraires du V
e intorno linee parallele con cornice quadrangolare. Il au XIII siècle ap. J.-C. dans les campagnes des Alpes
decoro centrale è costituito da un nodo di Salomone, française du Nord (Drôme, Isère Savoie, Hautes-Al-
campito a puntinatura e con bordo quadrilobato, com- pes), con il contributo di C. Olive, M.R. Sauter, L. Bu-
binato con un motivo vegeto/floreale sul quale emer- chet, Grenoble 1983; H. Spycher, Die Ausgrabungen
ge il nodo. Attorno a questi la consueta decorazione auf den Nationalstrassan, in “Bollettino di Archeologia

13
Svizzera”, 7 (1986), 25/26, pp. 34-61; F. Mezzena, R. La fibbia, per dimensioni, morfologia e soluzione
Mollo Mezzena, Dal Bronzo Antico all’Altomedioevo, decorativa, trova scarsi riscontri in Italia, mentre trova
in Ori delle Alpi, catalogo della mostra (Trento, Castel- agevole inquadramento in tipologie diffuse oltralpe;
lo del Buonconsiglio, 20 giugno - 9 novembre 1997), la cronologia è compatibile con la fase di sviluppo del
a cura di L. Endrizzi, F. Marzatico, Trento 1997, pp. sepolcreto (seconda metà del VII secolo).
349-370; M. Cortelazzo, Pietra ollare in Valle d’Aosta: Di dimensioni più adatte a una bambina erano in-
problemi e prospettive per una ricerca, in Les récip- vece la seconda fibbia, in ferro semplice, di forma a D
ients en pierre ollaire dans l’Antiquité, atti della tavola (lunghezza 4,5 cm), e un’armilla in bronzo a estremità
rotonda (Bagnes-Valais, Svizzera, settembre 2008), in aperte e asimmetriche, una con terminazione a punta
“Mineraria Helvetica”, 30 (2012), pp. 26-45. e l’altra con lieve progressivo ingrossamento.
(Caterina Giostra)
I.11-12 Manufatti di ambito merovingio
di Sant’Albano Stura (Cuneo) Bibliografia: inedito.
(cfr. scheda contesto 17; cat. I.11-12)
I.12 Corredo della tomba 721 di Sant’Albano
I.11 Corredo femminile della tomba 70 Stura (Cuneo)
di Sant’Albano Stura (Cuneo) (cat. .12)
(cat. .11) Fine del VII - inizi dell’VIII secolo
Seconda metà del VII secolo Torino, Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e
Torino, Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Alessandria, Asti e
Paesaggio per le province di Alessandria, Asti e Cuneo, inv. 17-302-AL, 17-303-AL
Cuneo, inv. 17-290-AL, 17-291-AL, 17-292-AL
La sepoltura, in fossa terragna priva di resti ossei, si
La sepoltura, in fossa terragna di dimensioni piuttosto trova all’estremità meridionale del grande sepolcre-
ridotte, non ha restituito resti ossei, come la totalità to, nel settore riconducibile all’ultima fase di utilizzo
delle inumazioni della necropoli di Sant’Albano, de- dell’area funeraria inquadrabile a grandi linee tra la fine
compostesi più rapidamente a causa dell’alta acidità del VII e gli inizi dell’VIII secolo.
del terreno. Si trova nel settore centro-meridionale del Al suo interno, presumibilmente in corrispondenza
grande sepolcreto, inquadrabile a grandi linee nella della vita dell’inumata, si trovava una fibbia a placca
seconda metà del VII secolo. mobile in bronzo di dimensioni significative (lunghezza
Al suo interno si trovava una fibbia a placca mobile placca 6,7 cm). All’anello, ovale a sezione laminare
in ferro con agemina e pseudo-placcatura d’argento, arcuata (lacunoso), si articolano l’ardiglione con ampia
di dimensioni significative (lunghezza placca 7,5 cm). base a scudetto e la placca a U apicata e dotata in
L’anello, ovale, è decorato da minuto tratteggio age- origine di tre borchiette a testa emisferica ai vertici.
minato; in corrispondenza della corta e stretta traver- Placca e base dell’ardiglione sono interessate da
sa si articola la placca attraverso un gancio fessurato segmenti tratteggiati e soprattutto da incisioni a punti e
al centro per l’inserimento dell’ardiglione, mancante. cerchi concentrici, più marcati all’interno e più labili verso
La placca ha forma a U e presenta tre borchiette ai l’esterno, disposti sia in sequenza lungo il profilo sia sulle
vertici. Il campo, delimitato da tratteggio o cornice a superfici interne. Insolita in Italia per dimensioni, forma
nodo d’ape, è occupato in gran parte da un intreccio a e decoro, sembra rimandare a modelli diffusi oltralpe.
stuoia di nastri riempiti da tratteggio; alle due estremi- La sepoltura ha restituito anche un elemento in
tà pare di scorgere l’estrema stilizzazione di due teste ferro frammentario e di incerta identificazione.
zoomorfe (collo, testa circolare e becco antistante). (Caterina Giostra)
Ulteriori tratteggi e matasse geometriche riempiono
gli spazi laterali. Bibliografia: inedito.

14
I.13. Due fibbie da cintura e una fibbietta confronto nella penisola balcanica, potrebbe aver avu-
da borsa da Testona-Moncalieri (Torino) to una diffusione anche in ambito merovingio.
(cfr. scheda contesto 15; cat. I.13) (Caterina Giostra)
VI e VII secolo
Bronzo, 10,4 cm; 4,4 cm; 4,3 cm Bibliografia: O. von Hessen, Die langobardischen
Torino, Musei Reali di Torino - Museo di Antichità, Funde aus dem Gräberfeld vom Testona (Moncalie-
inv. 8973, 8977, 8980 ri, Piemont), Torino 1971 (Memorie dell’Accademia
delle Scienze di Torino. Classe di Scienze Morali
Nell’ampia collezione di manufatti di corredo prove- Storiche e Filologiche, ser. 4, n. 23), p. 33, nn. 331,
niente dall’estesa necropoli di Testona-Moncalieri 333, 466.
sono presenti alcuni reperti che paiono estranei alla
cultura materiale dell’Italia longobarda. I.14-16 Sepolture di ambito merovingio
Una fibbia in bronzo fuso a placca mobile rettan- di Bardonecchia (Torino)
golare con decoro traforato ha rilevanti dimensioni (cfr. scheda contesto 1)
(lunghezza 10,4 cm). L’anello ovale si articola a due
perni della placca mediante due ganci; a un terzo I.14 Corredo della tomba 5
perno centrale è agganciato l’ardiglione, con base (cat. I.14)
a scudetto. Nella placca è raffigurato un grifone di VI secolo (sepoltura); fine del IV-V secolo (recipiente)
profilo che si abbevera a un calice; un cristogramma Torino, Soprintendenza Archeologia, Belle Arti
stilizzato è inciso sulla base dell’ardiglione. La tipologia e Paesaggio per la città metropolitana di Torino,
trova una significativa diffusione in ambito burgundo inv. 17-00040-TO
nel VII secolo, mentre non si registrano al momento
riscontri in Italia; se vi è spesso raffigurato un soggetto La sepoltura è collocata lungo il limite orientale dell’a-
cristiano, in questo caso lo stesso rimando religioso è rea cimiteriale, orientata ovest-est con capo a ovest,
confermato dal monogramma. ed è riferibile a un bambino di sei-nove mesi deposto
Una fibbia in bronzo fuso (lunghezza 4,4 cm) in una fossa foderata da pietre di forma irregolare lun-
presenta una sagoma piuttosto massiccia nella for- go tutto il profilo interno a esclusione del fondo.
ma dell’anello, ovale a sezione arcuata, e della base Il corredo è costituito da un’anforetta biansata con
espansa dell’ardiglione, agganciato sul retro alla cor- corpo ovoide (altezza 18,8 cm, diametro base 8,2 cm)
ta traversa; è decorata da occhi di dado e segmenti in argilla fine rivestita da una vetrina marrone-rossastra
lineari. Se la forma ricorda varianti di fibbie gote, la molto assorbita, collocata ai piedi della sepoltura in
decorazione trova forse maggiori attestazioni oltral- una piccola nicchia appositamente ricavata nell’ango-
pe, permettendo di non escludere una provenienza lo nord-est e separata dal resto della fossa da una
da ambiente merovingio anche di questa chiusura; si lastra di calcare infissa in verticale. Le due anse del
inquadra nell’ambito del VI secolo. contenitore e il collo risultano mancanti, condizione
Stesso orizzonte cronologico ha una fibbietta in per la quale non si esclude una rottura intenzionale
bronzo fuso con anello a D, articolato a una placca al- al momento della cerimonia funebre, nell’intento di
lungata e configurata a testa di rapace rivolta a destra dotare il defunto di un oggetto che lo accompagnasse
(lunghezza 4,3 cm). Pur non essendo nota la posizione nella sua vita ultraterrena, ma defunzionalizzato per
di rinvenimento nella sepoltura, le dimensioni permet- esorcizzarne il ritorno, secondo pratiche superstiziose
tono di ipotizzarne una funzione legata alla chiusura che si vanno sempre più riscontrando archeologica-
di una borsa o alla sua sospensione alla cintura. Le mente: è anche il caso di un’analoga fiaschetta inve-
teste di rapace sono assai diffuse nella cultura ma- triata proveniente da una sepoltura di adulto (tomba
teriale gota, ma vengono riprese e rielaborate anche 1) rinvenuta nella necropoli tardoantica-altomedievale
nel regno franco; l’accessorio, che pure trova qualche di Cesana-Pariol (cat. I.17).

15
Le caratteristiche del manufatto riconducono a ge- allo stesso insieme. Un orecchino di forma analoga
nerici confronti con recipienti invetriati databili tra il IV si trovava anche nella tomba 2 di Cesana (cat. I.18);
e il VI-VII rinvenuti in Lombardia (territorio di Como, inoltre, orecchini della stessa tipologia forniti di pen-
Fino Mornasco e Socco [Como], Samarate [Varese]: denti in ambra erano nelle tombe 1 e 16 del sepolcreto
IV secolo), ma anche con un esemplare monoansa- goto di Frascaro. Orecchini simili sono presenti anche
to in ceramica fine destinato alla mescita dei liquidi nel nucleo di reperti goti di Tortona della collezione Di
proveniente dal Piemonte (Belmonte [Torino], VI-VII Negro-Carpani, in un caso con una conchiglia forata.
secolo), che sembrano ancora richiamare forme con Vaghi in pasta vitrea di dimensioni maggiori e per-
corpo ovoide tipiche dell’età romana. line di collana si trovavano vicini al cranio insieme ad
(Paola Comba) altri due elementi in ambra e a una possibile chiusura
in bronzo, data da due ganci a S. In particolare le perle
Bibliografia: il recipiente è inedito. Confronti citati in: blu con costolature o anelliformi trovano confronti a
C. Della Porta, N. Sfredda, G. Tassinari, Ceramica in- Collegno (sepolture di VI secolo). Un’armilla in bronzo
vetriata di età tardoantica-altomedievale, in Ceramiche ha estremità aperte e appiattite (diametro 5,8 cm), or-
in Lombardia tra II a.C. e VII d.C. Raccolta dei dati nate da incisioni geometriche: potrebbe trattarsi della
editi, a cura di G. Olcese, Mantova 1998, pp. 233- stilizzazione di teste di serpe, proprie di una tipologia
249, in part. p. 500, tav. CLXXVI.1, 3-4; G. Pantò, La diffusa tra il IV e il V secolo sia in Italia sia oltralpe, ma
ceramica in Piemonte tra la fine del VI e il X secolo, in che circola ancora nella prima metà del VI secolo con
Le ceramiche altomedievali (fine VI-X secolo) in Italia decoro più astratto e stilizzato.
settentrionale: produzione e commercio, VI seminario Undici chiodi a testa emisferica e corto stelo a se-
sul Tardoantico e l’Alto Medioevo in Italia centro-set- zione quadrangolare si trovavano in corrispondenza dei
tentrionale, a cura di G.P. Brogiolo, S. Gelichi, Mantova piedi e potevano essere pertinenti a calzari chiodati.
1996, pp. 95-127, in part. p. 102, fig. 6.11. (Caterina Giostra)

I.15 Corredo della tomba 7 Bibliografia: inedito.


(cat. I.15a-b)
Ultimi decenni del V - prima metà del VI secolo I.16 Corredo della tomba 12
Torino, Soprintendenza Archeologia, Belle Arti (cat. I.16)
e Paesaggio per la città metropolitana di Torino, Seconda metà del VII secolo
inv. da 17-00041-TO a 17-00045-TO Torino, Soprintendenza Archeologia, Belle Arti
e Paesaggio per la città metropolitana di Torino,
La tomba 7, in fossa terragna, era collocata all’estre- inv. da 17-00046-TO a 17-00048-TO
mità occidentale del nucleo di sepolture riportato alla
luce. Fu utilizzata per due inumazioni sovrapposte: La fossa terragna, posta al centro del nucleo di tombe
l’individuo maschile superiore, in connessione ana- indagate, custodiva i resti di un individuo maschile di
tomica, aveva ventidue-ventiquattro anni e cranio di età adulto-senile ancora in connessione anatomica,
forma allungata sul quale sono state osservate tre deposto con una fibbia in ferro e un chiodo. L’estre-
lesioni perimortali; era privo di corredo. mità orientale della fossa fu utilizzata per la riduzione
I resti dell’individuo sottostante, molto lacunosi, di un precedente inumato, un individuo maschile gio-
appartenevano a una adolescente di dieci-undici anni. vane, dotato di uno scramasax.
Indossava un orecchino ad anello in bronzo (diametro L’arma a un taglio era di media lunghezza (51 cm;
2,4 cm) con una capsula modanata a un’estremità larghezza 4,1 cm); la lama è percorsa da una scanala-
e due vaghi in ambra forati verosimilmente utilizzati tura su entrambe le facce; alla base del codolo si trova
come pendenti; un terzo elemento analogo si trovava un anello che costituisce il fermo dell’immanicatura in
poco distante e potrebbe essere anch’esso pertinente materiale organico. Del fodero restano le componenti

16
in bronzo: il puntale, a forma di V con minute e leggere della fossa datata dal carbonio-14 al 340-570 d.C. in-
punzonature geometriche; una borchietta a testa tron- durrebbero ad attribuire il contenitore alla fine del IV-V
coconica; numerosi minuti chiodini decorativi. secolo e ne indicherebbero il recupero da una tomba
(Caterina Giostra) più antica e la successiva rideposizione.
(Paola Comba)
I.17-19 Sepolture di ambito merovingio
di Cesana Torinese (Torino), località Pariol Bibliografia: inedito. Confronti citati in: C. Della Porta, N.
(cfr. scheda contesto 2; cat. I.17-19) Sfredda, G. Tassinari, Ceramica invetriata di età tardo-
antica-altomedievale, in Ceramiche in Lombardia tra II
I.17 Corredo della tomba 1 a.C. e VII d.C. Raccolta dei dati editi, a cura di G. Olcese,
(cat. I.17) Mantova 1998, pp. 233-249, in part. tav. CLXXVII.2-4, p.
VI secolo (sepoltura); fine del IV-V secolo (recipiente) 501; F. Filippi, E. Micheletto, La ceramica invetriata tar-
Torino, Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e do-antica e altomedievale nel Piemonte sud-occidentale,
Paesaggio per la città metropolitana di Torino, inv. in La ceramica invetriata e tardoantica e altomedievale
17-00049-TO in Italia, atti del seminario (Certosa di Pontignano-Siena,
23-24 febbraio 1990), a cura di L. Paroli, Firenze 1990,
La sepoltura, collocata nella porzione più settentriona- pp. 117-124, in part. p. 122, tav. 3.7; M.G. Maioli, S. Ge-
le dell’area cimiteriale, è orientata ovest-est con capo lichi, La ceramica invetriata tardo-antica e altomedievale
a ovest ed è in cassa: si sono conservati pochi resti dell’Emilia Romagna, atti del seminario (Certosa di Pon-
ossei pertinenti a un individuo adulto. tignano-Siena, 23-24 febbraio 1990), a cura di L. Paroli,
Ai piedi del defunto è collocata, in una piccola nicchia Firenze 1990, pp. 215-278, in part. p. 230, fig. 6.
ricavata nell’angolo nord-est della fossa, una fiaschetta
monoansata (altezza 18,8 cm; diametro base 9,5 cm) ca- I.18 Corredo della tomba 2
ratterizzata da orlo a fascia su breve collo, corpo troncoco- (cat. I.18)
nico, fondo lievemente concavo e probabile ansa a fascia Ultimi decenni del V - prima metà del VI secolo
di cui si riconosce solo l’innesto al di sotto dell’orlo e nel Torino, Soprintendenza Archeologia, Belle Arti
punto di massima espansione della spalla. La superficie è e Paesaggio per la città metropolitana di Torino,
ornata, sulla parte superiore e inferiore del corpo, da una inv. 17-00050-TO e 17-00051-TO
successione regolare di fasci di linee parallele e tacche, su
cui è stata abbondantemente distribuita, in maniera non La tomba 2, in fossa terragna al centro dell’area fune-
uniforme, una vetrina giallastra densa e opaca. raria indagata, era parzialmente danneggiata; custodi-
La lacunosità dell’ansa e il recupero del collo della va i resti di una donna di trentacinque-quaranta anni
bottiglia in una tomba adiacente sembrerebbero giu- di età. Ha restituito un orecchino in bronzo ad anello
stificate da una “rottura rituale” del contenitore effet- (diametro 2,1 cm) con una capsula modanata a una
tuata nel corso del funerale e per la quale si riscon- terminazione, in tutto simile a quello della tomba 7 di
trano corrispondenze in una tomba infantile (tomba 5) Bardonecchia (cat. I.15); un secondo esemplare, trova-
rinvenuta a Bardonecchia (cat. I.14). to a poca distanza del tutto simile (diametro 2,1 cm),
La fiaschetta di Cesana trova validi confronti in potrebbe provenire dalla sepoltura e aver fatto coppia
esemplari simili riferibili a un arco cronologico compre- con il primo, così come al corredo della sepoltura deve
so tra il IV e il VI secolo e rinvenuti in Piemonte (Cen- essere pertinente un nettaorecchie in bronzo (lacuno-
tallo-Cuneo, IV-V secolo), Lombardia (territorio di Como so): si tratta di un accessorio piuttosto consueto nelle
e Milano, IV secolo; Brescia e Samarate-Varese, fine inumazioni di ambito germanico.
del IV-VI secolo) ed Emilia Romagna (Forlì, IV secolo). (Caterina Giostra)
La cronologia suggerita su base comparativa e la
presenza di una riduzione lungo il limite occidentale Bibliografia: inedito.

17
I.19 Corredo della tomba 8 esemplari in analisi), da Borgomasino, dal Trentino (?),
(cat. I.19) da Marco (Trentino), Roccastrada, tomba 2, Volterra
Pieno VII secolo (?), Ascoli Piceno (?), Bolsena-Santa Cristina, tomba
Torino, Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e II, Basilicata (?); nella totalità dei casi citati si tratta di
Paesaggio per la città metropolitana di Torino, inv. esemplari in oro. Monili in argento di fattura piuttosto
17-00052-TO pregevole, di altra variante tipologica parzialmente
coeva, provengono da: Ligurno (Varese), Varedo (Mi-
La tomba 8, in fossa terragna parzialmente recintata da lano), Lenzuno (Trento), tomba 3, Nago (Trento), Sa-
pietre di dimensioni varie, custodiva i resti di una donna biona (Bolzano), tomba 30, Ascoli Piceno (?), Roselle
adulta. Possedeva una coppia di orecchini a cestello in (Grosseto), Castel Trosino, tomba 86a.
argento, con paste vitree blu nei castoni anteriori (dia- (Caterina Giostra)
metro anello 4 cm; diametro cestello 1,8 cm).
Anello di sospensione a sezione circolare, che si re- Bibliografia: inedito. Confronti citati in: E. Possenti,
stringe gradualmente a un’estremità, mentre all’altra Gli orecchini a cestello altomedievali in Italia, Firenze
è saldata una laminetta arrotolata a formare l’alloggio 1994 (Documenti di archeologia altomedievale e me-
cilindrico della chiusura a pressione; anteriormente, dievale, 21), passim.
filo godronato tra segmenti in filigrana; alla terminazio-
ne superiore la filigrana è avvolta intorno all’anello.
Il cestello è costituito dalla lamina circolare liscia La fase pannonica
anteriore, delimitata da un filo godronato e decorata (cat. I.20-22)
da un castone circolare centrale e quattro a goccia di- Vengono esposti in mostra alcuni corredi da necropoli
sposti a croce intorno a esso, destinati ad accogliere o sepolture isolate ungheresi, pertinenti alla fase di
vetri blu, fissati da un lieve strato di mastice ancora stanziamento dei Longobardi nell’attuale Ungheria.
visibile alla base; negli spazi di risulta, motivi riempitivi
dati da filigrana ripiegata e con i due capi aperti verso I.20-21 Corredi dalla necropoli di Szólád, Kertek
l’esterno, con tre sferette ai vertici. Il cestello a giorno mögött (County Somogy, Ungheria)
posteriore è dato da fascette a sezione rettangolare (cfr. scheda contesto 5)
piegate a formare un motivo a cuore con estremità
a volute ripetuto quattro volte; esso è fissato a una I.20 Corredo maschile della tomba 6
fascia in lamina liscia bordata da due fili e saldata a sua (cat. I.20a-b)
volta alla piastra circolare anteriore, nonché all’anello Metà del VI secolo
di sospensione, intorno al quale è avvolta assicurando Kaposvár (County Somogy, Ungheria), Rippl-Rónai
il fissaggio del cestello; questo è garantito anche da Múzeum, inv. 2017.6.1-2-2017.6.8
un filo avvolto a più giri alla sommità della capsula a
giorno e da un altro che trattiene la verga di rafforzo La tomba 6, in fossa terragna, affiancava una seconda
posteriore. Questa percorre verticalmente il cestello sepoltura maschile ed entrambe si trovavano all’inter-
e presenta le due estremità ripiegate ad anello, l’una no di un taglio circolare. Custodiva i resti di un indi-
trattenuta da una fascetta all’anello di sospensione, l’al- viduo infantile, che fu deposto con offerte di pregio.
tra alla base del disco circolare anteriore, a costituire Una fibbia di cintura in bronzo fuso e dorato a fuoco
l’anellino per la sospensione di un eventuale pendente (altezza 4,4, cm, larghezza 2,5 cm, peso 398 g) ha
mobile, mancante. anello ovale e ardiglione con base a scudetto (cat.
Orecchini con cestello emisferico a giorno e chiu- I.20a). A essa erano associati due rivetti o appliques a
sura anteriore decorata da castoni (generalmente forma di scudo piatto in bronzo fuso e doratura a caldo
cinque disposti a croce) vengono dal Piemonte (?) (altezza 1,2 cm, larghezza 2,4 cm, peso 25 g), usati
(con composizione e motivi di riempimento affini agli per fissare l’estremità della cintura ripiegata sul retro.

18
Un paio di zanne di cinghiale (con piccole lesioni cat. I.21a). La testa e l’arco delle spille sono decorati
naturali; lunghezza 9,2 e 8,9 cm) si trovavano presso con in motivo a meandro; sette bottoni profilati sono
la testa. inseriti intorno alla testa, due per ciascun lato e tre
Vi era anche un coltello in ferro ben conservato (lun- alla sommità. Il piede della spilla è decorato con linee
ghezza 14,7 cm). Inoltre, un pettine in palco di cervo parallele e termina in una testa animale stilizzata con
a una fila di denti (lunghezza 12 cm, altezza 4,1 cm; intarsi in granati. Alcuni elementi della decorazione
cat. I.20b) presenta l’impugnatura decorata da incisioni rendono la coppia di spille unica non solo nel bacino
lineari parallele e incrociate; l’impugnatura e le lastre dei Carpazi, ma anche nell’Europa del VI secolo.
dentate sono assemblate mediante rivetti in ferro. Una collana si componeva di numerosi vaghi in vetro
(István Koncz) di differenti colori (cat. I.21b); la maggior parte delle perle
è di tipi piuttosto comuni, ma vi sono anche elementi
Bibliografia: U. von Freeden, Szólád, Komitat Somo- “millefiori” probabilmente di importazione. Un ciondolo
gy, in Die Langobarden. das Ende der Völkerwand- in bronzo poliedrico a dodici lati (diametro 1,8 cm) doveva
erung, catalogo della mostra (Bonn, Rheinisches essere sospeso alla collana: la superficie del ciondolo è
LandesMuseum, 22 agosto 2008 - 11 gennaio 2009), consunta, ma la decorazione a punta è ancora visibile.
Darmstadt-Bonn 2008, pp. 318-323; U. von Freeden, Uno spillone in bronzo (lunghezza 13 cm; cat.
Ausgewählte Befunde aus dem langobardenzeitlichen I.21c), con anello alla sommità, presenta resti di ma-
Gräberfeld von von Szólád, Komitat Somogy, Ungarn, teriale organico sulla superficie, probabilmente della
in Kulturwandel in Mitteleuropa. Langobarden – Awa- sua custodia.
ren – Slawen, atti della conferenza internazionale Il corredo comprendeva anche due chiavi simboliche
(Bonn 25-28 febbraio 2008), a cura di J. Bemman, analoghe in bronzo (lunghezza 9,1 cm; cat. I.21c) usate
M. Schmauder, Bonn 2008 (Kolloquien zur Vor- und come pendenti di cintura; lo stelo è profilato, decorato
Fruhgeschichte, 11), pp. 399-413. da settori sfaccettati alternati a costolature parallele; l’e-
stremità di entrambe è conformata a tridente. La fibbia
I.21 Corredo femminile della tomba 21 di cintura ha anello ovale e placca rettangolare (lunghezza
(cat. I.21a-d) 3,4 cm) ripiegata sul retro: è in ferro, con rivetti in bronzo
Metà del VI secolo per fissare la placca e la fibbia alla cintura di cuoio. Resti
Kaposvár (County Somogy, Ungheria), Rippl-Rónai di tessuto o pelle sono visibili sul retro della placca.
Múzeum, inv. 2017.21.1-2-2017.21.30 Inoltre vi erano un coltello in ferro ben conservato
(lunghezza 14,5 cm) e porzioni di cesoie in ferro (altez-
La fossa terragna si trovava lungo il lato orientale della za 9,5 cm); un pettine in corno a una fila di denti era
necropoli; vi fu deposta una donna adulta. custodito in un fodero, composto da due listelli laterali
La defunta indossava un paio di fibule a S in argento sovrapposti raccordati da due elementi verticali alle
fuso, dorato a caldo, con inserti di almandini (altezza 2,9 estremità (lunghezza 11,8 cm).
cm, larghezza 2,4 cm; peso 7,1 e 8,1 g; cat. I.21a). Sono Una brocca in ceramica fine (altezza 22,1 cm, dia-
entrambe costituite da due teste di uccello stilizzate metro 19,5 cm; cat. I.21d), con versatoio, mancante
che si piegano verso il loro corpo; gli occhi degli uccelli dell’ansa, è stata lavorata al tornio veloce e cotta in
sono indicati da castoni circolari, mentre due castoni atmosfera riducente; è decorata sulla spalla da linee
triangolari si trovano sui colli e uno rettangolare al cen- e griglie lucidate; il collo e il corpo sono separati da
tro. I settori intermedi sono decorati da elementi del I una linea a rilievo. In argilla grigio scuro è anche una
stile animalistico germanico (del tipo Várpalota, tomba fusaiola biconica (altezza 1,7 cm, diametro 3,2 cm).
19). Gli aghi sul retro delle spille sono in ferro. (István Koncz)
Possedeva anche un paio di fibule a staffa in ar-
gento fuso, dorato a caldo, con granati nei castoni Bibliografia: U. von Freeden, Szólád, Komitat Somo-
(altezza 7,2 cm, larghezza 3,5 cm, peso 32,8 e 37,4 g; gy, in Die Langobarden. das Ende der Völkerwand-

19
erung, catalogo della mostra (Bonn, Rheinisches merovingio), evidente da alcuni manufatti come le
LandesMuseum, 22 agosto 2008 - 11 gennaio 2009), armi, le fibbie di scarpe, il secchio decorato e altro;
Darmstadt-Bonn 2008, pp. 318-323; U. von Freeden, i reperti in avorio invece mostrano forti legami con
Ausgewählte Befunde aus dem langobardenzeitlichen il Mediterraneo.
Gräberfeld von von Szólád, Komitat Somogy, Ungarn, L’ampia fossa della tomba 12, pertinente a un ma-
in Kulturwandel in Mitteleuropa. Langobarden – Awa- schio adulto, recava tracce – tre buche per pali all’e-
ren – Slawen, atti della conferenza internazionale stremità occidentale – di una costruzione di legno. Il
(Bonn 25-28 febbraio 2008), a cura di J. Bemman, settore orientale della tomba fu distrutto dalle opere
M. Schmauder, Bonn 2008 (Kolloquien zur Vor- und di estrazione mineraria e altre parti furono danneggiate
Fruhgeschichte, 11), pp. 399-413. nella stessa occasione.
La maggior parte dei manufatti è venuta alla luce
I.22 Il corredo maschile della tomba 12 dalla zona del bacino, pressoché indisturbata: varie
di Mosonszentjános-Kavicsbánya parti della cintura (tra le quali una linguetta in oro con
(county Győr-Moson-Sopron, Ungheria) decorazione punzonata) e frammenti di un secchio or-
(cat. I.22a-d) nato con lamine bronzee dorate a caldo. Queste erano
Metà del VI secolo o poco dopo decorate con volti umani, ognuno con tratti diversi;
Mosonmagyaróvár (County Győr-Moson-Sopron, anche il manico del secchio è di qualità, in bronzo con
Ungheria), Hansági Múzeum decorazione punzonata.
Delle dieci pedine da gioco ritrovate, sette pro-
Nel 1965, durante le operazioni di estrazione mineraria vengono direttamente dalla sepoltura, mentre le
alla periferia di Mosonszentjános (oggi Jánossomorja), restanti tre sono state recuperate da Rezső Pusztai
fu scoperta una tomba datata alla metà del VI secolo dal guardiano della miniera. I pezzi prelevati dalla
o poco dopo (denominata tomba 12), a quaranta me- tomba erano sparsi principalmente intorno all’arto
tri dal cimitero avaro già noto. Una parte significativa inferiore destro. Sulla base della loro posizione, non
della tomba andò distrutta, ma grazie a Rezső Pusztai, si può escludere che essi gioco fossero stati depo-
che si trovava sul posto, una parte del corredo poté sti custoditi in un sacco o in una borsa di materiale
essere salvata. Nel 1967, nella cava di ghiaia, fu rinve- organico. La forma e la decorazione dei dieci manu-
nuta un’altra tomba databile al VI secolo (denominata fatti in avorio sono uniformi. I margini degli oggetti
13), purtroppo gravemente danneggiata a causa dello a forma di disco sono decorati da incisioni circolari
sfruttamento. Sotto la direzione di Rezső Pusztai fu e lineari. Considerando la loro dimensione, possono
scavata la parte restante della sepoltura; durante le essere distinti in due gruppi: il primo comprende otto
indagini si individuò un’altra fossa (tomba 14): mentre pedine più grandi (le loro altezze variano tra 1,3 e 1,4
le tombe 12 e 13 erano sepolture di umane, la tomba cm e i loro diametri tra 2,6 e 2,8 cm); i restanti due
14 conteneva solo ossa animali. pezzi più piccoli hanno altezze simili, tra 1,2-1,3 cm,
Purtroppo non è stato possibile effettuare un’in- mentre i loro diametri sono di 2 cm. Alcuni di questi
dagine completa del cimitero di Mosonszentjános; reperti sono stati dipinti: le tracce di vernice rossa
tuttavia, sulla base dei dati a disposizione e dei ri- sono tuttora visibili. I confronti più stringenti sono
trovamenti unici e rari (manufatti d’avorio, vetro, noti dall’Italia (Cividale, necropoli di Gallo e Santo
guarnizioni di cintura placcate in oro e altro ancora), Stefano) e in Inghilterra (Lyminge).
si può dire che il cimitero è un contesto di rilievo Intorno a entrambe le ginocchia sono state tro-
del VI secolo, come le stesse tombe 12 e 13, che vate piccole fibbie con placca, passanti e puntali. Le
rientrano tra le sepolture maschili riccamente arre- fibbie di alta qualità sono state realizzate in argen-
date di questo periodo nel bacino dei Carpazi. Le to e la doratura a fuoco è ancora visibile sulle loro
sepolture hanno una chiara connessione culturale superfici: l’anello e la placca rettangolare sono stati
con l’Europa occidentale (e con il cosiddetto mondo decorati a niello. Tra le due fibbie si osservano piccole

20
differenze nella decorazione e nella qualità. I set di
piccole guarnizioni sono stati utilizzati come acces-
sori per calzature.
Un recipiente di bronzo è stato distrutto dalle opere
di estrazione mineraria; non è nota la sua posizione
nella tomba.
(István Koncz)

Bibliografia: R. Pusztai, Kurze Beschreibung der


germanischen Graber Mosonszentjános, Komitat
Győr-Sopron 12, 13 Kriegergrab, in Ralf Busch (a cura
di), Die Langobarden. Von der Unterelbe nach Italien,
Neumünster 1988; I. Koncz, Z. Tóth, 6th century ivory
game pieces from Mosonszentjános, in “Dissertatio-
nes Archaeologicae ex Instituto Archaeologico Uni-
versitatis de Rolando Eötvös nominatae”, ser. 3, n.
4. (2016), pp. 161-178.

21
II. VERSo l’aldilà
Il costume funerario del VI secolo; trova ampia diffusione a Cividale (dieci
Come già nelle sedi di stanziamento precedenti all’ar- esemplari) e in Friuli (uno da Romans d’Isonzo), con
rivo in Italia (Moravia, Bassa Austria, Ungheria), anche un riscontro più isolato a Spilamberto (Modena).
nella prima fase del regno in Italia i Longobardi depon- La coppia di fibule a staffa, in argento fuso, do-
gono i loro defunti in fosse terragne, a volte rivestite di rato e niellato (lunghezza 11,3 cm), si trovava fra i
assi lignee a creare una camera funeraria e sovrastate femori: si ritiene che il tipo fosse fissato a un nastro
da un segnacolo sopra terra, verosimilmente confor- che pendeva dalla cintura. Oltre alla grande protome
mato a capanna. zoomorfa sommitale e ai bottoni disposti a raggiera,
Gli inumati sono vestiti: le donne ostentano i loro anch’essi conformati a teste di animale, due soggetti
gioielli e complementi dell’abbigliamento più appa- disposti in posizione antitetica con zampe con artigli si
riscenti; gli uomini liberi sono accompagnati nell’al- leggono nella piastra semicircolare. L’arco e la piastra
dilà dalle loro armi e cinture per la sospensione delle ovale recano rispettivamente due matasse geometri-
stesse. Anche manufatti d’uso quali coltelli, cesoie e che e un motivo a stuoia dall’andamento lievemente
pettini vengono spesso deposti nella sepoltura. Il pas- irregolare. Riscontri per la variante tipologica, che ha
saggio al mondo ultraterreno è affidato a simboli sal- anch’essa precedenti pannonici, in Italia si ritrovano in
vifici o apotropaici di matrice pagana, presto affiancati una coppia da Cividale (Cella), e in una da Lucca. Un
dalla croce in lamina d’oro, spesso ancora decorata restauro antico sul lato posteriore e il grado di usura
con intrecci animalistici stilizzati di matrice germanica. delle staffe denunciano un uso prolungato delle spille.
Di seguito, vengono selezionati due corredi fune- Anche l’ago crinale in argento recante fasci di in-
rari, l’uno maschile e l’altro femminile, esemplificativi cisioni parallele (lunghezza 14,6 cm) costituisce un
dei monili più tradizionali germanici e dell’equipaggia- elemento tradizionale del costume femminile. Lo si ri-
mento del guerriero. trova in genere (anche in altri sepolcreti) sul lato destro
del capo, evidentemente a trattenere un’acconciatura
II.1 Corredo femminile della tomba 51 di Cividale assai diffusa presso le donne longobarde. Numerosi
del Friuli (Udine), San Mauro vaghi erano sparsi sul petto, sia monocromi sia poli-
(cfr. scheda contesto 6; cat. II.1) cromi e di varie dimensioni: alcuni tipi, come le perle
Ultimo trentennio del VI secolo “millefiori” realizzate con la tecnica a mosaico, sono
Cividale del Friuli, Museo Archeologico Nazionale, ben attestati già in Pannonia e in Italia non superano
inv. 24677-24696 di molto il 600. Di particolare rilievo sono tre pendenti
monetali aurei con appiccagnolo a nastro scanalato,
La tomba 51 di San Mauro presentava una probabile collegati a tremissi di Giustiniano (per i quali si rimanda
buca per segnacolo all’estremità orientale della fossa alla scheda di E. Arslan, cat. III.24).
terragna; il riempimento ha restituito alcuni carboni Se in corrispondenza della vita restavano tracce
e numerosi ossi combusti, insieme a vari frammenti della possibile fibbia in ferro della cintura, da questa
ceramici in parte combusti e una conchiglia. Custodiva dovevano pendere nastri ornati da minute laminet-
i resti di una donna adulta riccamente abbigliata. te rettangolari d’argento punzonate, un’altra usanza
La tradizionale parure di fibule appare completa, ben attestata già in Pannonia. Un ultimo complemento
essendo composta da una coppia di fibule a S e una dell’abbigliamento con elementi metallici superstiti è
di fibule a staffa. La prima, rinvenuta sul busto, è in dato dai due puntalini in bronzo con tracce di punzo-
argento fuso e dorato, impreziosita da una fila inter- nature marginali e di stagnatura (lunghezza 4,8 cm)
na a cloisonné di almandini profilata da scanalature pertinenti ai nastri che dovevano trattenere le fasce
(lunghezza 3,1 cm); l’animale bicefalo presenta alle delle gambe.
estremità due teste di rapace con becco ricurvo. La Un coltellino era custodito in un fodero ornato da
variante tipologica è già attestata nella fase pannonica fasce parallele e un puntale terminale in argento: era
e perdura in Italia al massimo nell’ultimo trentennio forse sospeso alla cintura. Il pettine in osso a doppia

23
fila di denti (lacunoso) era provvisto di custodia; alcuni al bottone piramidale in osso, erano collegate al fodero
frammenti in ferro sono stati attribuiti alle cesoie: en- dell’arma; la bandoliera, chiusa da fibbia, passante e
trambi i manufatti furono deposti lungo il lato sinistro puntale secondari, ne garantiva la stabilità. Le guar-
della defunta. nizioni sono in ferro, impreziosite da borchiette con
(Caterina Giostra) nodo di Salomone o motivo a raggiera in fili d’argento.
Una seconda prestigiosa cintura era indossata alla
Bibliografia: I. Ahumada Silva, Le tombe e i corredi, in vita: questa volta è del tipo multiplo o a “frange”, cioè
La collina di San Mauro a Cividale del Friuli. Dalla ne- con cinghiette decorative fissate alla cintura median-
cropoli longobarda alla chiesetta medievale, a cura di I. te la serie di placchette e terminanti con i puntalini
Ahumada Silva, Firenze 2010, pp. 21-163; M. Bertolini, corrispondenti; le guarnizioni funzionali sono la fibbia
Le fibule a staffa di Cividale del Friuli: dati e riflessioni, a placca mobile, il passante, il puntale principale e
in Archeologia dei Longobardi: dati e metodi per nuovi una placca con mordacchia, verosimilmente utile alla
percorsi di analisi, atti del I incontro per l’Archeologia sospensione del coltello, con netto restringimento
barbarica (Milano, 2 maggio 2016), a cura di C. Giostra, presso la punta ricurva, rinvenuto trasversale all’al-
Mantova 2017 (Archeologia Barbarica, 1), pp. 223-280; tezza della vita (nella sepoltura mancava invece lo
E. Nisticò, Le fibule a S nell’Italia longobarda: clas- scramasax). La decorazione ageminata adotta lo stile
sificazione morfo-tipologica, tesi di specializzazione, spiraliforme, con pelta e spirali a più giri eseguite con
Università Cattolica di Milano, relatore professoressa padronanza e precisione. Della cintura dell’abito resta
C. Giostra, Milano a.a. 2010-2011. la fibbia a placca fissa a scudetto, in ferro, priva di
decorazione.
II.2 Corredo maschile della tomba 60 Della lancia, deposta lungo il fianco destro, rima-
di Fara Olivana (Bergamo) ne la cuspide a “foglia d’alloro” (lunghezza 31,5 cm),
(cfr. scheda contesto 12; cat. II.2a-b) rinvenuta presso i piedi. Umbone e imbracciatura, in
Primo quarto del VII secolo ferro con borchie circolari in lega di rame prive di deco-
Brescia, Soprintendenza Archeologia, Belle Arti razione, e un’ulteriore analoga borchia isolata costitui-
e Paesaggio per le province di Bergamo e Brescia, scono le componenti metalliche dello scudo circolare,
inv. St. S288.2017.00-St S288.2017.052 solitamente in legno rivestito di cuoio: la lunghezza
dell’imbracciatura (50,5 cm) offre un’indicazione utile
La sepoltura della tomba 60, in fossa terragna con alla determinazione del diametro complessivo, di poco
fondo foderato di tavelloni e tegole integri e fram- maggiore. Lo scudo fu appoggiato alla parete setten-
mentari accostati con cura, si trovava nel ricco settore trionale della fossa.
nord-orientale della necropoli e custodiva i resti di un Un secondo coltello, con dorso incurvato verso il
guerriero adulto. filo, e uno strumento a lama sottile, forse un rasoio,
Fu deposto con il suo armamento e relativi com- si trovavano presso la testa dell’inumato, come i resti
plementi (cat. II.2a). La spatha, arma lunga a due tagli di un pettine a doppia fila di denti e la terminazione in
(lunghezza 93 cm), si trovava sul fianco destro: è do- ferro di un utensile. Sugli arti inferiori doveva trovarsi
tata di pomo troncopiramidale in bronzo; del fodero, un secchiello o contenitore in legno, indiziato dal su-
oltre a cospicui resti organici, restano i due rinforzi perstite manico in ferro.
laterali in ferro in origine ageminato con fili in lega di Il viaggio verso l’aldilà fu affidato a simboli salvifici
rame. Su di essa fu appoggiata la cintura del tipo “a o apotropaici. Sul volto, cucita a un velo funebre, si
cinque pezzi” per la sua sospensione: alla cintura prin- trovava una croce equilatera in lamina d’oro (lunghezza
cipale erano fissate la fibbia a placca mobile e i pas- 10,9 cm) stampata mediante due modani: nel setto-
santi, la controplacca, il puntale principale e la placca re circolare centrale quattro teste (pars pro toto) di
dorsale quadrangolare, con l’aggiunta di due placche due specie animali differenti erano disposte a vortice
dotate di appendice funzionale inferiore che, insieme (quadriquetra); sui bracci, un intreccio di due anima-

24
li inanellati, con teste date da occhio e mandibole e combusti nel riempimento della fossa, probabili resti
zampa intorno alla testa, è stato riprodotto nelle due del banchetto tenutosi in prossimità della tomba du-
direzioni (cat. II.2b). rante il funerale. Altri ossi animali (zanne di cinghiale,
Suggestivamente, alle due estremità della fossa palchi di cervo e altro) potevano avere una funzione
sono state rinvenute due coppie di zanne di cinghiale: apotropaica.
l’animale, simbolo di vigore per gli uomini e augurio di L’attento studio dei manufatti può recuperare altri
fertilità per le donne, è un attributo della dea nordica gesti svolti durante le esequie: non solo armi e cintu-
Frea e popola il mondo ultraterreno, costituendo un re, pettini e vasellame potevano essere rotti e defun-
simbolo apotropaico ancorato alla tradizione pagana. zionalizzati; nel caso delle più prestigiose cinture con
La compresenza di una croce (ornata di motivi ger- varie guarnizioni metalliche si assiste alla sottrazione
manici) e di denti di cinghiale lascia intravvedere tutta di qualche elemento dalla cintura dell’antenato, che
la complessità della conversione al cristianesimo dei viene trattenuta da un secondo personaggio, verosi-
Longobardi, passata anche attraverso sincretismo e milmente legato da rapporti parentali, e lo si ritrova in
superstizione religiosa. una sepoltura vicina e più recente: un possibile vei-
(Caterina Giostra) colo simbolico di trasmissione di eredità immateriale
(ruolo sociale, prestigio, carisma) nel momento della
Bibliografia: inedito. Per la cintura ageminata in sti- successione.
le spiraliforme: C. Giostra, L’arte del metallo in età Infine, nelle borse oltre a manufatti d’uso si ri-
longobarda. Dati e riflessioni sulle cinture ageminate, scontano spesso curiosi oggetti, come guarnizioni di
Spoleto 2000 (Studi e Ricerche di Archeologia e Storia cintura isolate, se non rotte, gemme incise e perle di
dell’Arte, 1), pp. 81-88. vetro forse anche con valore di amuleto e altri oggetti
ancora. Possono aver avuto un valore apotropaico o
simbolico, anche con riferimento a legami personali.
Il rituale funerario
(cat. II.3-11) II.3 Sepoltura del cavallo e dei cani
Nelle necropoli in campo aperto è possibile riscontrare di Povegliano Veronese (Verona),
pratiche radicate nella tradizione, diffuse e condivise, località Ortaia
almeno in concomitanza con le prime generazioni di (cfr. scheda contesto 9; cat. II.3)
Longobardi in Italia. Fine del VI secolo
Il seppellimento del cavallo e del cane (ed eccezio- Povegliano Veronese, Villa Balladoro
nalmente del cervo) è ben noto già in contesti della
Moravia, Bassa Austria e Ungheria. A volte nella stes- Gli scheletri dei tre animali, sepolti in deposizione pri-
sa sepoltura dell’inumato, a volte in fossa separata e maria, sono quasi completi e in discrete condizioni di
spesso acefalo, non sempre se ne rintraccia la con- conservazione. La deposizione dei tre animali è stata
nessione con un personaggio benestante, a ostentar- simultanea, ma il fatto che i due scheletri dei cani
ne il prestigio sociale e l’elevato livello economico: in coprano quello del cavallo indica che quest’ultimo fu
qualche caso potrebbe trattarsi del riflesso di pratiche deposto per primo nella fossa. Lo studio archeozoo-
collettive, con rimando a credenze pagane legate alla logico fu condotto da Alfredo Riedel.
funzione psicopompa di questi animali, che sono an- Lo scheletro del cavallo è privo del cranio, dell’at-
che attributi di importanti divinità germaniche. lante e di poche vertebre caudali. Appartiene a un
Il corredo dei defunti può comprendere offerte castrone di età adulta e di circa 140 cm di altezza al
alimentari, viatico per l’aldilà: oltre al vasellame re- garrese, utilizzato in vita come cavalcatura o animale
stano ossi animali, uova, lische di pesce e gusci di da trasporto, come indicano le alterazioni patologiche
molluschi. La più rigorosa pratica di scavo documen- che limitavano la flessibilità della colonna vertebrale.
ta anche frammenti ceramici, carboni e ossi animali L’animale fu deposto sul fianco sinistro, con collo sol-

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levato verso l’alto in corrispondenza dell’angolo nord- infatti intorno tombe di uomini armati, di donne e di
est della fossa e arti anteriori e posteriori leggermente subadulti databili tra la fine del VI secolo e quella del
flessi. Anche in assenza di qualsiasi traccia di depez- VII. Evidentemente il valore simbolico del sacrificio
zamento a livello dell’epistrofeo, sia la posizione delle del cavallo e dei cani era rimasto invariato nel tempo,
vertebre cervicali sia le stesse dimensioni della fossa tanto da far interpretare la sepoltura come probabile
indicano che il cavallo, al momento dell’inumazione, nucleo generatore della necropoli.
era privo della testa. Il cane posizionato davanti agli Un’ipotesi suggestiva, che potrebbe essere rela-
arti anteriori del cavallo è stato deposto sul fianco de- tivamente facile verificare, è quella che al cavallo se-
stro, con capo reclinato verso il basso e arti anteriori e polto insieme ai due cani appartenga uno dei due crani
posteriori strettamente flessi. Quello collocato dietro equini deposti in corrispondenza del margine ovest
gli arti posteriori del cavallo poggia sul fianco sinistro, della necropoli.
ha capo rivolto all’indietro, arto anteriore destro flesso, (Elena Bedini, Emmanuele Petiti)
arto anteriore sinistro e posteriori estesi. Entrambi i
cani hanno circa un anno di età e appartengono a uno Bibliografia: J. Baker, D. R. Brothwell, Animal Diseases
stesso morfotipo, caratterizzato da statura superiore in Archaeology, London 1980; A. Riedel, Le inumazio-
a 60 cm, dolicocefalia, muso allungato e stop poco ni di animali della necropoli longobarda di Povegliano
evidente, ossa degli arti rettilinee e slanciate. Le loro (VR), in “Annali del Museo Civico di Rovereto”, 11
caratteristiche morfologiche e morfometriche sono (1995), pp. 53-98; C. Giostra, La necropoli di Poveglia-
affini a quelle degli attuali levrieri e in misura minore no Veronese, Loc. Ortaia, in Necropoli longobarde in
a quelle dei segugi. Su nessun elemento scheletrico Italia. Indirizzi della ricerca e nuovi dati, atti del conve-
appartenente ai due cani si rilevano alterazioni pato- gno internazionale (Trento, 26-28 settembre 2011), a
logiche. cura di E. Possenti, Trento 2014, pp. 239-273; E. Petiti,
Anche se nessuno dei tre scheletri presenta tracce E. Bedini, Sepolture animali in necropoli longobarde:
di lesioni che possano aver prodotto la morte degli ani- gli esempi del Piemonte, in Necropoli longobarde in
mali, è indubbio che essi furono uccisi intenzionalmen- Italia. Indirizzi della ricerca e nuovi dati, atti del con-
te. È verosimile che il cavallo, come quello di villa Lancia vegno internazionale (Trento, 26-28 settembre 2011),
di Testona (Moncalieri, Torino) sia stato abbattuto per a cura di E. Possenti, Trento 2014, pp. 550-556; A.
mezzo di un colpo vibrato a livello del cranio – non con- Fedele, La deposizione del cavallo nei cimiteri lon-
servato – e successivamente decapitato, e che i cani gobardi: dati e prime osservazioni, in Archeologia dei
siano stati sacrificati secondo modalità che non lascia- Longobardi: dati e metodi per nuovi percorsi di analisi,
vano tracce sulle ossa, ad esempio per sgozzamento. atti del I incontro per l’Archeologia barbarica (Milano,
La sepoltura di Povegliano costituisce oggi l’unico 2 maggio 2016), a cura di C. Giostra, Mantova 2017
esempio di deposizione di un cavallo e di due cani rin- (Archeologia Barbarica, 1), pp. 59-82.
venuta in una necropoli longobarda italiana. Risultano
invece più comuni e diffuse nelle regioni centro-set- II.3bis-II.4. Tombe di Povegliano Veronese
tentrionali le inumazioni complete o parziali di uno o (Verona) prossime a cavallo e cani
più cavalli, abitualmente interpretate come pratiche (cfr. scheda contesto 9)
elitarie esclusive delle prime generazioni delle genti
germaniche immigrate in Italia, compiute nell’ambito II.3bis Corredo della tomba 35
delle onoranze funebri tributate a personaggi di rango, Ultimo trentennio del VI secolo
in genere guerrieri come lascia supporre la vicinanza Verona, Museo di Castelvecchio, inv. 18339-18352
delle fosse dei cavalli a quelle di uomini armati.
A Povegliano non sembra però cogliersi una preci- La tomba 35 costituisce l’unica deposizione di armato
sa associazione tra la fossa con le deposizioni animali della prima generazione nelle vicinanze della fossa con
e una particolare inumazione umana: le si concentrano il cavallo e i due cani: si trova a est di essa, ad alcuni

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metri di distanza, senza che si possa ravvisare un lega- figura sulla presente linguetta ageminata, trovando
me topografico e simbolico immediato ed esclusivo. riscontri al momento solo in rari puntali d’argento non
Scavata nel 1985 nel settore settentrionale del se- anteriori agli inizi del VII secolo.
polcreto, la fossa terragna orientata in senso ovest-est (Caterina Giostra)
custodiva i resti di un individuo maschile di venti-ven-
ticinque anni. Uno scramasax corto (lunghezza 28 cm, Bibliografia: D. Modonesi, C. La Rocca, Materiali di età
larghezza 3,3 cm) era posto trasversalmente sul bacino; longobarda nel veronese, Verona 1989, pp. 134-136,
dello scudo, deposto oltre i piedi dell’inumato, restano tavv. XXXV-XXXVI.
frammenti dell’imbracciatura con impugnatura ad alette
laterali e l’umbone con la porzione superiore a profilo II.4 Corredo della tomba 4
conico schiacciato e con stretta tesa e borchie in ferro (cat. II.4)
(altezza 8 cm, diametro 18 cm): entrambe le armi sono Metà del VII secolo circa
di tipi già attestati in Pannonia e che indicano una cro- Verona, Museo di Castelvecchio, inv. 18253-18261;
nologia alta anche per i manufatti in analisi. 43788-43789
L’armamento era completato da tre frecce, depo-
ste lungo il fianco destro dell’inumato, delle quali si A ovest della fossa con cavallo e cani e in seconda fila
conservano le cuspidi in ferro: due a forma di foglia a partire da questa, la tomba 4 si inquadra in una fase
d’alloro, una di dimensioni maggiori (11,6 cm) e una di utilizzo dell’area funeraria sicuramente posteriore
più piccola (lunghezza 6,7 cm) e la terza a coda di alle prime generazioni di stanziamento longobardo
rondine (lunghezza 9,7 cm). in Italia: ciò indica verosimilmente la persistenza del-
La cintura dell’abito era stretta in vita da una fibbia la memoria del seppellimento degli animali e il suo
in ferro ad anello rettangolare e placca data da due li- valore simbolico collettivo, protrattosi decisamente
stelli separati, entrambi articolati alla traversa e muniti a lungo, se all’estremità della prima riga di tombe a
di perno forato posteriore per il fissaggio (lunghezza 4 ovest della fossa la tomba 1 si avvicina alla fine del
cm). Una seconda fibbia ad anello ovale (altezza 3 cm) VII secolo.
e un anello circolare (diametro 2 cm) in ferro risultano La fossa terragna, orientata in senso ovest-est,
di più incerta identificazione, non essendo nota la po- accolse un individuo maschile di trentacinque-qua-
sizione di ritrovamento. rant’anni. L’armato era provvisto di scramasax di me-
Oltre a un coltello in ferro (lunghezza 17,2 cm), dia lunghezza e piuttosto sottile (il tipo detto “legge-
furono deposti un acciarino in ferro, lacunoso (lun- ro”: lunghezza 34,6 cm, larghezza 3,5 cm), adagiato
ghezza conservata 7 cm), e una pietra focaia in sel- accanto al braccio sinistro; del fodero, in materiale
ce lavorata: potevano essere racchiusi in una borsa, organico decomposto, restano tre perni in bronzo a
chiusa o sospesa alla cintura mediante una fibbietta, testa troncoconica (diametro 1 cm).
con placca rettangolare e passante a fascia alla ter- L’arma era sospesa a una cintura, che l’inumato
minazione (lunghezza 5,1 cm), e il relativo punalino indossava alla vita, fornita di un set di guarnizioni in
(lunghezza 3,8 cm). La peculiarità dei due accessori bronzo di un tipo assai diffuso e standardizzato: fibbia
è che sono entrambi in ferro ageminato: la fibbiet- a placca mobile triangolare con estremità sagomata
ta presenta un tratteggio di fili d’argento e di lega di a scudetto; controplacca di forma analoga; un punta-
rame alternati sull’anello e sull’ardiglione; il puntalino le principale “a becco d’anatra”; una placca dorsale
è eccezionalmente impreziosito da un personaggio trapezoidale; quattro piccole placche triangolari con
maschile stante, delineato da un profilo in argento e appendice inferiore fessurata; un elemento a 8; una
alcuni tratti del viso e dell’abito (o della cintura?) in filo linguetta secondaria, piuttosto allungata e lievemente
giallo. Figure umane intere risultano raffigurate sia su rastremata al centro. La variante morfologica sembra
appliques di scudi sia su croci in lamina d’oro nel corso occupare i decenni centrali del VII secolo, protraendosi
del VII secolo; appare invece insolita e prematura la per parte della seconda metà del secolo.

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L’ascia barbuta si trovava accanto alla gamba destra: Il bambino indossava una cintura fermata da una
utensile da carpenteria, nelle culture barbariche essa fibbia in ferro ageminato con fili d’argento. Forse con-
costituisce anche un’arma da lancio e da combattimen- tenuti in una borsa – a giudicare dalle tracce organiche
to ravvicinato. Se ne constata la persistenza oltre i primi riconosciute e da fibbietta e puntalino in bronzo nelle
decenni di stanziamento longobardo in Italia. vicinanze – vi erano una seconda fibbia di cintura, in
Una lamina di bronzo lacunosa, forse rettangolare, bronzo con ardiglione con base a scudetto (altezza
forata alle estremità, risulta di più incerta identifica- 3,5 cm), un coltellino in ferro, una pietra focaia e delle
zione. borchiette ornamentali. Fra le tibie vi era anche un
(Caterina Giostra) anello digitale in argento con monogramma inciso,
presumibilmente da adulto (diametro 2,2 cm).
Bibliografia: D. Modonesi, C. La Rocca, Materiali di età Un pettine in osso in prossimità del cranio, a una
longobarda nel veronese, Verona 1989, pp. 131-132, fila di denti di pregio e di dimensioni significative (lun-
tavv. XXXII-XXXIII; C. Giostra, La necropoli di Poveglia- ghezza 24,7 cm), e un lungo ago in osso (10 cm) com-
no Veronese, loc. Ortaia, in Necropoli longobarde in pletavano le offerte insieme a una moneta d’argento,
Italia. Indirizzi della ricerca e nuovi dati, atti del conve- un ottavo di siliqua emesso da Giustino II (565-578;
gno internazionale (Trento, 26-28 settembre 2011), a cfr. scheda di E. Arslan, cat. III.26).
cura di E. Possenti, Trento 2014, pp. 259-273. (Caterina Giostra)

II.5 Offerte alimentari (omero di maiale Bibliografia: I. Ahumada Silva, Le tombe e i corredi,
e recipienti coperti da lastrine) della tomba 50 in La collina di San Mauro a Cividale del Friuli. Dalla
di Cividale del Friuli (Udine), San Mauro necropoli longobarda alla chiesetta medievale, a cura
(cat. II.5) di I. Ahumada Silva, Firenze 2010, pp. 117-123, tavv.
Fine del VI secolo 48-50.
Cividale del Friuli, Museo Archeologico Nazionale,
inv. 24131-24156 II.6 Corredo con ossi di cavallo della tomba 19
di Cividale del Friuli (Udine), necropoli
Nella fossa terragna orientata in senso ovest-est gia- “presso la ferrovia”
ceva un individuo di due-quattro anni, di sesso non (cfr. scheda contesto 7; cat. II.6a-b)
determinabile; una traccia nerastra riconosciuta in Inizi del VII secolo
modo uniforme sotto tutto il corpo ha permesso di Cividale del Friuli, Museo Archeologico Nazionale,
ipotizzare che fosse stato adagiato su uno strato di inv. 25954-25958
materiale organico (tessuto, legno?).
Dal riempimento sono stati recuperati carboni e fram- Nella tomba 19, in fossa terragna, fu deposta una don-
menti di recipienti vitrei e soprattutto ceramici: probabili na di venticinque-trent’anni.
resti di un banchetto funebre, verosimilmente dopo una Verosimilmente cucita al velo funebre vi era una
rottura rituale. Frammenti di ossi combusti erano presso croce in lamina d’oro equilatera (lunghezza 6,9 cm),
la tibia sinistra del defunto; sotto la tibia destra si è rin- con un forellino a ciascun angolo esterno. È intera-
venuto un omero di maiale; all’estremità orientale della mente percorsa da un intreccio modulare di soggetti
fossa un frammento di calice in vetro. Oltre la testa fu antropomorfi realizzato a sbalzo: esso risulta analogo
deposta una brocca in bronzo: una lastrina di pietra copri- a quello già attestato sulle croci in lamina d’oro di Ci-
va la bocca del recipiente, evidentemente a proteggere vidale, Santo Stefano, tombe 11 e 12, e sulle brattee
il liquido in esso contenuto. Accanto, vi era un’olla in d’argento della tomba 41 di Cividale, San Mauro, che
ceramica, anch’essa coperta da una seconda lastrina in dovevano ornare una scodella in legno. Tale frequenza
pietra. Potevano costituire le offerte alimentari, utili al di attestazioni nella sede di ducato depone a favore di
defunto nel suo passaggio verso l’aldilà. una significativa produzione locale; tuttavia, attestazio-

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ni non dissimili sono note anche dal Piemonte (Alice sconnessione dei tessuti connettivi. Sul lato destro, in
Castello e Borgo d’Ale), riflettendo tutta la complessità prossimità della clavicola, era stato deposto vasellame
dell’organizzazione artigianale nel regno longobardo. in ceramica pannonica decorato a motivi geometrici
Se già la commistione di un soggetto figurativo ve- romboidali con due motivi centrali a “ruota raggiata”,
rosimilmente di ascendenza nordica su una croce tra- impressi a stampo; un tipo di ceramica sviluppatosi in
disce la gradualità della conversione al cristianesimo, Pannonia contemporaneamente presso i Longobardi e
il prezioso simbolo era associato a tre ossi animali, i Gepidi, dei quali costituisce un prodotto tradizionale.
identificabili come telemetacarpali o telemetatarsali Sul lato opposto, vicino alla parte inferiore della man-
di cavallo. Essi dovevano avere un valore apotropaico, dibola, sono stati individuati gusci frammentari di uova
forse a grandi linee non troppo dissimile dalla depo- da interpretare come offerta alimentare in relazione
sizione delle zanne di cinghiale (si veda la tomba 60 allo svolgimento del viaggio ultraterreno che il defunto
di Fara Olivana, cat. II.2a) o del palco di cervo (per avrebbe dovuto compiere; anche la lucerna appartiene
esempio nella tomba 26 di Santo Stefano a Cividale), alla dotazione rituale del viaggio nel mondo dei defunti.
o forse anche delle conchiglie. Resti di offerte alimentari, fra le quali prevalgono
Un ago crinale rimanda all’acconciatura femminile gusci d’uovo e ossi di pollo – in quantità inferiore an-
e al costume tradizionale. Altre due offerte consue- che di ovicaprini, bovini e maiali – sono frequenti nelle
te sono date da un’olletta in ceramica “longobarda” necropoli longobarde in Pannonia, mentre nella peni-
decorata sulla spalla da due sequenze di elementi cir- sola italiana distinguono le fasi iniziali di quei contesti
colari (l’uno a raggi e l’altro a graticcio) e un pettine, cimiteriali che presentano profonde caratteristiche tra-
di cui resta la porzione della presa. dizionali germaniche come quelli di Romans d’Isonzo
(Caterina Giostra) (Gorizia) e Nocera Umbra (Perugia), con attestazioni
fino ai primi decenni del VII secolo.
Bibliografia: inedito. La sepoltura rientra nella fase iniziale della necro-
poli, priva di elementi significativi del costume ma-
II.6bis Corredo con offerta alimentare schile o femminile, ha un corredo senza una chiara
della tomba 164 di Leno-Porzano (Brescia), connotazione di genere, ridotto a pochissimi oggetti
Campo Marchione essenziali dove solo alla manifattura pannonica della
Ultimo trentennio del VI - inizi del VII secolo ceramica può essere attribuito un valore etnico, for-
Brescia, Soprintendenza Archeologia, Belle Arti se funzionale a indicare la provenienza territoriale del
e Paesaggio per le province di Bergamo e Brescia, defunto.
inv. 116115-116116 (Paolo de Vingo)

La necropoli di Leno-Porzano, scavata sotto il controllo Bibliografia: A. Breda, P.M. De Marchi, Il territorio bre-
della Soprintendenza Archeologica della Lombardia sciano in età longobarda e la necropoli di Leno, in Il
tra il 1994 e il 1996, si compone di duecentotrentasei futuro dei Longobardi. L’Italia e la costruzione dell’Eu-
tombe, suddivise per nuclei familiari; è stata frequen- ropa di Carlo Magno, catalogo della mostra (Brescia,
tata dalla prima fase di insediamento longobardo nella Monastero di Santa Giulia, 18 giugno - 19 novembre
penisola (569 circa) fino agli inizi del VIII secolo. 2000), a cura di C. Bertelli, G.P. Brogiolo, Milano 2000,
La tomba 164 si colloca cronologicamente nella pp. 472-492; C. Giostra, La fisionomia culturale dei Lon-
fase più antica del cimitero (ultimo trentennio del VI gobardi in Italia settentrionale, in Archeologia e storia
- inizi del VII secolo). La sepoltura era costituita da delle migrazioni: Europa, Italia, Mediterraneo fra tarda
una semplice fossa scavata nel terreno, conservava età romana e alto medioevo, atti del convegno inter-
parti dello scheletro in connessione anatomica con nazionale di studi (Cimitile, Santa Maria Capua Vetere,
le articolazioni superiori posizionate lungo i fianchi e 17-18 giugno 2010), a cura di C. Ebanista, M. Rotili,
cranio disarticolato appoggiato su lato sinistro per la di- Cimitile (Napoli) 2011, pp. 253-272; C. Giostra, Goths

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and Lombards in Italy: the potential of archaeology with caso a “scaletta”, “zigzag”, puntinature rilevate dispo-
respect to ethnocultural identification, in “Post-Classi- ste lungo il bordo, nel secondo a puntinature lungo il
cal Archaeologies”, 1 (2011), pp. 7-36; C. Giostra, La bordo, mentre nello specchio superiore, entro cornice
struttura sociale nelle necropoli longobarde italiane: una puntinata, si trova un motivo “a onde”.
lettura archeologica, in Archeologia dei Longobardi: dati Le forme allungate, sagomate e sottili dei pezzi
e metodi per nuovi percorsi di analisi, atti della giornata di Leno ne attardano la datazione alla seconda metà
di studio (Milano, 2 maggio 2016), a cura di C. Giostra, del VII secolo.
Mantova 2017 (Archeologia Barbarica, 1), pp. 83-112. La sepoltura rientra quindi nella fase tarda della
necropoli, sia per la cronologia dei reperti sia per il
II.7 Corredo della tomba 180 di Leno-Porzano corredo ridotto a pochi pezzi scelti, e tra questi gli
(Brescia), Campo Marchione elementi da cintura, i più documentati nelle sepolture
(cat. II.7) soggette a riduzione di corredo.
Seconda metà del VII secolo Altri fattori distintivi sono: a) il confronto soprattutto
Brescia, Soprintendenza Archeologia, Belle Arti con pezzi transalpini e trentini; b) un aspetto del rituale,
e Paesaggio per le province di Bergamo e Brescia, già evidenziato in passato, che sottolinea la presenza di
inv. 116060, 116061b, 116063a-p guarnizioni in II stile zoomorfo identiche e complemen-
tari – nel comporre un unico set da cintura – nella vicina
La tomba 180 si colloca cronologicamente nella se- tomba 234 (cat. II.8), particolare che ha fatto pensare a
conda metà del VII secolo. La sepoltura era una fossa un legame di amicizia, o parentela, tra i defunti delle due
in nuda terra, conservava pochi resti dello scheletro, sepolture, sottolineato dalla volontà dei parenti di spez-
presso il quale in posizione d’uso erano collocati lo zare la cintura e porne parte in una fossa, parte nell’altra.
scramasax in ferro di media lunghezza (braccio sini- (Paola Marina De Marchi)
stro), con impugnatura volta verso il basso; le deco-
razioni del fodero (puntale e placchette in bronzo); gli Bibliografia: A. Breda, P.M. De Marchi, Il territorio
elementi di cintura in bronzo relativi a un unico insieme bresciano in età longobarda e la necropoli di Leno,
e decorati in II stile animalistico (fibbia con placca, tre in Il futuro dei Longobardi. L’Italia e la costruzione
placchette triangolari sagomate, una con maglia per la dell’Europa di Carlo Magno, catalogo della mostra
sospensione di cinghie o altro, una trapezoidale), e in (Brescia, Monastero di Santa Giulia, 18 giugno - 19
stile “Aldeno”, diffuso soprattutto in Trentino (puntale novembre 2000), a cura di C. Bertelli, G.P. Brogiolo,
maggiore, un puntalino). Tre puntalini in bronzo sono Milano 2000, pp. 472-492; C. Giostra, La fisionomia
lisci e appartengono forse a un’altra cintura, a meno di culturale dei Longobardi in Italia settentrionale, in
non supporre una composizione “mista” di elementi Archeologia e storia delle migrazioni: Europa, Italia,
diversi in un unico insieme, come è stato riscontrato Mediterraneo fra tarda età romana e alto medioevo,
abbastanza spesso. Si conserva, infine, un coltellino. atti del convegno internazionale di studi (Cimitile,
La fibbia di cintura con placca e le placchette in Santa Maria Capua Vetere, 17-18 giugno 2010), a
II stile animalistico bronzee riprende la decorazione cura di C. Ebanista, M. Rotili, Cimitile (Napoli) 2011,
delle corrispettive guarnizioni in ferro ageminato, salvo pp. 253-272.
che la decorazione è ottenuta da stampo di fusione
(Kerbschnitt) e rifinita a cesello in un secondo momen- II.8 Corredo della tomba 234 di Leno-Porzano
to; guarnizioni di questo tipo sono diffuse soprattutto (Brescia), Campo Marchione
oltralpe, principalmente in territorio alamanno (odier- (cat. II.8)
ne Svizzera e Germania meridionale); in Italia sono Seconda metà del VII secolo
documentate soprattutto nelle regioni settentrionali. Brescia, Soprintendenza Archeologia, Belle Arti
Il puntale e il puntalino sono decorati a motivi ge- e Paesaggio per le province di Bergamo e Brescia,
ometrici molto stilizzati, ottenuti a fusione, nel primo inv. 116950-116953

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La sepoltura era stata realizzata in semplice fossa neato dalla volontà dei parenti di dividere gli elementi
scavata nel terreno, conservava buona parte dello della cintura e collocarne parte in una deposizione e il
scheletro in connessione anatomica con le articola- resto in quella vicina.
zioni superiori incrociate sul bacino, mentre il cranio (Paola De Vingo)
risultava in asse con il resto dello scheletro, ma le due
mandibole erano disarticolate. Gli elementi primari del- Bibliografia: A. Breda, P.M. De Marchi, Il territorio bre-
la cintura maschile si conservavano sul lato destro sciano in età longobarda e la necropoli di Leno, in Il
assieme a un acciarino in ferro a forma di “cuore” futuro dei Longobardi. L’Italia e la costruzione dell’Eu-
con terminazioni ripiegate (classificazione Werner tipo ropa di Carlo Magno, catalogo della mostra (Brescia,
B) – verosimilmente posto in un contenitore fissato Monastero di Santa Giulia, 18 giugno - 19 novembre
alla cinghia principale –, mentre sul lato sinistro era 2000), a cura di C. Bertelli, G.P. Brogiolo, Milano 2000,
collocato il puntale in bronzo a superficie liscia, da cin- pp. 472-492; C. Giostra, La fisionomia culturale dei
tura. Le restanti guarnizioni da cintura sono in bronzo Longobardi in Italia settentrionale, in Archeologia e
e decorate in II stile animalistico (controplacca, plac- storia delle migrazioni: Europa, Italia, Mediterraneo fra
chetta allungata, due placchette triangolari sagomate tarda età romana e alto medioevo, atti del convegno
con maglia di forma rettangolare per la sospensione di internazionale di studi (Cimitile, Santa Maria Capua
cinghie), diffuse particolarmente oltralpe. Si conserva Vetere, 17-18 giugno 2010), a cura di C. Ebanista, M.
infine la lama monofilare di un coltello in ferro. Rotili, Cimitile (Napoli) 2011, pp. 253-272; C. Giostra,
Le guarnizioni da cintura in II stile animalistico ri- La struttura sociale nelle necropoli longobarde italiane:
prendono la decorazione delle corrispettive guarnizioni una lettura archeologica, in Archeologia dei Longobar-
in ferro ageminato, salvo che la decorazione è ottenuta di: dati e metodi per nuovi percorsi di analisi, atti della
da stampo di fusione (Kerbschnitt) e rifinita a cesello in giornata di studio (Milano, 2 maggio 2016), a cura di
un secondo momento: guarnizioni di questo tipo sono C. Giostra, Mantova 2017 (Archeologia Barbarica, 1),
soprattutto diffuse in area transalpina, principalmente pp. 83-112.
in territorio alamanno (odierne Svizzera e Germania me-
ridionale); nella penisola italiana sono attestate soprat- II.9-10 La trasmissione delle guarnizioni
tutto nelle regioni settentrionali. Il puntale secondario in di cintura nelle tombe 69 e 60 di Collegno
bronzo con tre perni per il fissaggio alla sommità della (Torino)
cinghia è liscio e appartiene a un tipo molto diffuso. (cfr. scheda contesto 4; cat. II.9-10)
Le forme allungate, sagomate e sottili degli ele-
menti da cintura di Leno ne attardano la datazione II.9 Corredo della tomba 69 di Collegno
alla seconda metà del VII secolo. La sepoltura rientra, (cat. II.9)
quindi nella fase più tarda di utilizzo della necropoli, sia Metà del VII secolo circa
per la cronologia dei reperti che per il corredo ridotto Torino, Musei Reali di Torino - Museo di Antichità,
a pochi oggetti selezionati e tra questi gli elementi da inv. 87214-87216
cintura, i più documentati nelle sepolture soggette a
riduzione di corredo. Nella tomba 69, in fossa terragna, un uomo di età ma-
La presenza di elementi da cintura di diverso tipo tura fu deposto con lo scramasax, di media lunghezza
corrisponde a un aspetto del rituale già evidenziato (45,5 cm), un coltello lacunoso in ferro (lunghezza con-
in passato e abbastanza comune. Questa sepoltura servata 14,7 cm) e la cintura del tipo multiplo con guar-
mostra un aspetto del rituale funerario del tutto si- nizioni in ferro ageminato in argento e lega di rame.
mile a quello della vicina tomba 180 (cat. II.7), con Se fibbia, passante, puntale principale e la serie
la quale condivide elementi da cintura molto simili. di placchette e puntalino risultano decorati in stile
Fattore che ha fatto pensare a un legame di amicizia, animalistico maturo, due pezzi (una placchetta e un
o parentela, tra i defunti delle due sepolture, sottoli- puntalino) presentano un decoro in stile spiraliforme.

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Chiaramente estranei al resto del set e più antichi di all’estremità superiore, indica che il gesto dovette av-
un ventennio circa, non sembrano restauri: piuttosto, venire durante il funerale, dal momento che la por-
potrebbero costituire un lascito di un antenato. zione rotta non sarebbe rimasta solidale alla cintura.
Appare poi assai probabile che da questa cintura Potrebbe trattarsi dell’intenzione di defunzionalizzare
provenga la placchetta in stile animalistico maturo rin- un accessorio carico di valenza simbolica come la cin-
venuta tra le guarnizioni, ormai allungate e con diffe- tura per la sospensione delle armi.
rente e più essenziale decoro, della vicina tomba 60, Inoltre, il set comprende una placchetta più corta
a sua volta più recente di qualche decennio (cat. II.10). e tozza, con decoro in stile animalistico, pertinente a
Il fenomeno è stato riconosciuto anche in altre se- una cintura del tipo multiplo (e non “a cinque pezzi”).
polture della stessa necropoli e in altri siti, sia italiani Il pezzo risulta dunque chiaramente estraneo al resto
sia d’oltralpe. Sembra dunque trattarsi di un gesto dell’insieme e più antico di qualche decennio. Le carat-
simbolico, che potrebbe aver visualizzato durante il teristiche morfologiche e stilistiche ne rendono plausibile
funerale la trasmissione di ruolo e rango dal defunto una derivazione dalla cintura della vicina tomba 69 come
a un successore, verosimilmente legato da rapporti manufatto originario. Un prezioso simbolo, sottratto alla
di parentela. cintura di un antenato e trattenuto fino alla morte.
(Caterina Giostra) Infine, una fusaiola in pietra ollare si trovava oltre i
piedi: escludendone un utilizzo funzionale come bot-
Bibliografia: C. Giostra, Gli oggetti di corredo e Cata- tone o apotropaico come amuleto; potrebbe trattarsi
logo, in Presenze longobarde. Collegno nell’alto me- del lascito affettivo di una donna a lui cara.
dioevo, a cura di L. Pejrani Baricco, Torino 2004, pp. (Caterina Giostra)
52-151 (in particolare pp. 60-64 e 111-115); C. Giostra,
Rompere e distribuire sulle tombe longobarde: le cin- Bibliografia: C. Giostra, Gli oggetti di corredo e Cata-
ture come veicolo di conservazione della memoria e logo, in Presenze longobarde. Collegno nell’alto me-
di trasmissione dello status, in Antropologia e arche- dioevo, a cura di L. Pejrani Baricco, Torino 2004, pp.
ologia a confronto: archeologia e antropologia della 52-151 (in particolare pp. 60-64 e 127-132); C. Giostra,
morte, atti del convegno “RomArché 2015” (Roma, Rompere e distribuire sulle tombe longobarde: le cin-
20-22 maggio 2015), in corso di stampa. ture come veicolo di conservazione della memoria e
di trasmissione dello status, in Antropologia e arche-
II.10 Corredo della tomba 60 di Collegno ologia a confronto: archeologia e antropologia della
(cat. II.10) morte, atti del convegno “RomArché 2015” (Roma,
Avanzato VII secolo 20-22 maggio 2015), in corso di stampa.
Torino, Musei Reali di Torino - Museo di Antichità,
inv. 87207-87212 II.11 Corredo della tomba 5 di Testona-
Moncalieri (Torino)
Nella sepoltura con struttura in ciottoli (tomba 60) si (cfr. scheda contesto 15; cat. II.11)
trovava un uomo di circa trent’anni. Ultimo trentennio del VI secolo
Oltre a uno scramasax di media lunghezza (46 cm), Torino, Musei Reali di Torino - Museo di Antichità,
con perni in bronzo del fodero, e un coltello (lunghezza inv. 95623-95636
13,8 cm), fu deposta una cintura del tipo “a cinque
pezzi” in ferro con decorazione a listelli in lega di rame: La tomba 5 si trovava in un gruppo di inumazioni del
le sagome ormai molto allungate di placche e puntali quale sono state documentate tre sepolture e il sep-
ne indicano una cronologia tarda. pellimento di un cavallo, in prossimità di precedenti
Almeno tre di queste guarnizioni furono interes- strutture murarie indagate parzialmente e separato
sate da rottura intenzionale; il fatto che questo gesto dalle coeve capanne rinvenute nell’area. La fossa ter-
abbia riguardato anche i puntali, fissati alla cintura solo ragna aveva forma ovale e orientamento nord-ovest/

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sud-est. Accoglieva un giovane uomo con inserzioni di un anello di fibbia rettangolare e una lamina recante
muscolari molto evidenti soprattutto negli arti supe- un animale con corpo nastriforme e testa di profilo,
riori, a denotare un intenso impegno ergonomico; fu con foro verosimilmente per il fissaggio a un supporto.
deposto con corredo. Un elemento in osso o corno con due fori e incisioni
Uno scramasax (arma corta a un taglio) fu posto a occhi di dado era anch’esso rotto da un lato. Integri
trasversalmente sul bacino. Il reperto (lunghezza con- erano invece una pinzetta in bronzo e un set da fuoco,
servata 27 cm, larghezza 3,2 cm) non doveva raggiun- composto da spillone, acciarino e tre pietre focaie.
gere i 30 cm di lunghezza e i 4 cm di larghezza ed è Se manufatti d’uso quotidiano come il set da fuo-
quindi inquadrabile nel tipo corto (Kurzsax), che si dif- co potevano trovarsi abitualmente nella borsa, più
fonde in Europa nel corso del VI secolo e non sembra sfuggente appare l’interpretazione circa la presenza
superare, in genere, gli inizi del secolo successivo. di guarnizioni di cintura isolate (recuperate in vista di
La cintura per la sua sospensione prevedeva un un riutilizzo?) o rotte. Il valore intrinseco del materiale,
set di tre guarnizioni in ferro prive di decorazione e riciclabile, non sembra giustificarne a pieno la deposi-
con ribattini in bronzo: una fibbia con placca mobile zione: potrebbe esservi anche un significato apotro-
triangolare, una controplacca di sagoma analoga e paico, ovvero un richiamo al valore anche simbolico
una placca dorsale rettangolare. Il tipo a tre pezzi è della cintura, o un portato rituale nella trasmissione,
assai diffuso in ambito merovingio, anche se non in riflesso di un legame parentale.
modo esclusivo. Proporzioni e sagoma dei manufatti Presso la mano sinistra del defunto, infine, si è
si inquadrano anch’essi in particolare nell’ultimo tren- rinvenuto un anello digitale in ferro con piastra an-
tennio del VI secolo e poco oltre. teriore ovale priva di decorazione. In sintesi, si tratta
Anche la cintura dell’abito era indossata: era chiusa del corredo di un uomo libero, pur non dotato di un
da una fibbia ad anello e ardiglione con base rilevata articolato armamento.
di analogo inquadramento cronologico. Un coltello, (Caterina Giostra)
dalla lunga impugnatura, si trovava sul lato destro al
di sotto del bacino, verosimilmente in origine fissato Bibliografia: G. Pantò, C. Giostra, F. Barello, E. Bedini,
a una cintura. E. Petiti, Un nucleo di sepolture longobarde a Villa
Sul lato sinistro dell’inumato, un insieme di ogget- Lancia di Testona, in “Quaderni della Soprintendenza
ti raggruppati orizzontalmente al di sotto del bacino Archeologica del Piemonte”, 28 (2013), pp. 89-118.
doveva essere contenuto in una borsa in materiale
organico, sospesa alla cintura. Una fibbietta rettango-
lare in bronzo con ardiglione con base a scudetto poco La cultura materiale: il vetro
definito (seconda metà del VI secolo) si trovava all’al- (cat. II.12-19)
tezza della vita: poteva servire alla chiusura o forse più La matrice tradizionale si ravvisa anche in alcune tipolo-
probabilmente alla sospensione della borsa stessa. gie di manufatti, con relative funzioni e valore socio-cul-
Vi erano contenuti vari oggetti. Due monete, una in turale, nonché nei modi della lavorazione artigianale.
bronzo di epoca romana (Costantino I, follis, Ticinum, Nelle produzioni in vetro, i prestigiosi corni potori,
322-325) e una in argento, di più complessa attribu- in varie colorazioni e di ottima qualità, venivano soffiati
zione: è parsa una possibile imitazione longobarda del in stampo conico e incurvati a caldo. La forma trova
quarto di siliqua di Giustiniano I (Ravenna, 540-565). ampia diffusione in Europa centrale; rinvenuta anche
Una guarnizione rettangolare in bronzo argentato a Roma, potrebbe aver incontrato in qualche misura
del tipo Weihmörting per cintura di sospensione della anche il favore di committenti di aree bizantine. Nelle
spada (ultimo trentennio del VI secolo), con minuto tombe rimandano alla convivialità e all’ostentazione
decoro geometrico punzonato, era integra ma isolata sociale del banchetto. Lo stesso richiamo possono
e non più associata all’insieme originario. Rotti erano avere anche altre tipologie di vasellame vitreo, come
invece due reperti in argento: una probabile porzione i bicchieri a calice su piede a disco.

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Nelle collane, non solo le fogge delle perle riflet- II.13 Corno potorio dalla tomba 119
tono una moda tipica, ma analisi fisico-chimiche ef- di Castel Trosino (Ascoli Piceno)
fettuate su vaghi provenienti da vari sepolcreti (an- (cat. II.13)
che da Trezzo sull’Adda) hanno rivelato consuetudini Inizi del VII secolo
artigianali specifiche del Barbaricum, sensibilmente Roma, Museo delle Civiltà - Museo dell’Alto
differenti dal mondo mediterraneo nell’impiego di ma- Medioevo, inv. 1619
teriali diversi per opacizzare e colorare il vetro grezzo.
Corno potorio blu: tre costolature disposte a rete, a
II.12-14 I corni potori rilievo sotto l’orlo; filamento bianco disposto a spira-
le nelle restanti porzioni del corno, fino al bottone in
II.12 Corno potorio dalla tomba 27 punta (lunghezza 25,5 cm; diametro 7,5 cm; tipo IV
di Cividale del Friuli (Udine), San Mauro della classificazione di Vera Evison; forma A.6 di Daniela
(cfr. scheda contesto 6; cat. II.12) Stiaffini). Un altro corno potorio blu è esposto al British
Ultimo trentennio del VI secolo Museum di Londra; una coppia di recente rinvenimento
Cividale del Friuli, Museo Archeologico Nazionale, è nota da Lodi Vecchio. L’esemplare di Castel Trosino
inv. 23868 era associato a guarnizioni in argento (un rinforzo ellitti-
co della bocca in lamina ripiegata e anellini e occhiello)
Il corno, di color vinaccia, presenta nervature ondulate e di un probabile secondo corno potorio in materiale or-
accostate a rete, in forte rilievo, disposte su tre file pres- ganico con tracolla, utile alla sua sospensione.
so l’orlo; un filamento bianco opaco è avvolto a spirale Il cavaliere era riccamente armato: era dotato di elmo,
fino al marcato bottone in punta (lunghezza conservata corazza e guanto d’armi e munito di spada, scramasax
22,5 cm; diametro massimo 8 cm; tipo IV della classifi- entro fodero con decorazioni auree, lancia, scudo e frec-
cazione di Vera Evison; forma A.6 di Daniela Stiaffini). Il ce; aveva una sella con placche auree, preziosi finimenti
colore non trova ancora confronti tra i corni potori noti. e morso del cavallo, speroni ai piedi; inoltre, croce e due
Si trovava oltre i piedi della defunta, una bambina elementi a L in lamina d’oro, una cintura con guarnizioni
di circa sette anni di età, alla quale furono lasciate in oro e una seconda in ferro ageminato; infine, un bacile
due fibule a S di diversa tipologia, due fibule a staffa in bronzo fuso, un pettine, coltelli, cesoie e altri attrezzi.
anch’esse differenti, un ago crinale in bronzo, nume- (Caterina Giostra)
rosi vaghi di collana; indossava una fibbia di cintura e
aveva un coltellino e una fusaiola, un amuleto a disco Bibliografia: V.I. Evison, Germanic Glass Drinking
in osso e uno in bronzo, una conchiglia e una pisside. Horns, in “Journal of Glass Studies”, XVII (1975),
Un tremisse aureo da prototipo di Giustiniano è stato pp. 74-87; D. Stiaffini, Contributo ad una prima siste-
trovato accanto alla mandibola. mazione tipologica dei materiali vitrei altomedievali,
(Caterina Giostra) in “Archeologia Medievale”, XII (1985), pp. 667-
681; L. Paroli, M. Ricci. La necropoli altomedievale
Bibliografia: V.I. Evison, Germanic Glass Drinking di Castel Trosino, Firenze 2005 (Ricerche di Arche-
Horns, in “Journal of Glass Studies”, XVII (1975), pp. ologia Altomedievale e Medievale, 32-33), p. 95, n.
74-87; D. Stiaffini, Contributo ad una prima sistema- 55, tav. 130.
zione tipologica dei materiali vitrei altomedievali, in
“Archeologia Medievale”, XII (1985), pp. 667-681; La II.14 Corni potori dalla tomba 148
collina di San Mauro a Cividale del Friuli. Dalla ne- di Nocera Umbra (Perugia)
cropoli longobarda alla chiesetta basso medievale, a (cat. II.14)
cura di I. Ahumada Silva, Firenze 2010 (Ricerche di Fine del VI secolo
Archeologia altomedievale e medievale, 35-36), pp. Roma, Museo delle Civiltà - Museo dell’Alto
50-57, tavv. 14-17. Medioevo, inv. 1105-1106

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Coppia di corni potori in vetro azzurro traslucido, con fi- II.16-19 Collane da Trezzo sull’Adda (Milano),
lamenti bianchi applicati a spirale e a onde, a simulare le località Cascina San Martino
costolature a rilievo in questo caso mancanti (lunghezza (cfr. scheda contesto 13; cat. II.16-19)
13 cm, diametro 7 cm; tipo IV della classificazione di
Vera Evison; forma A.6 di Daniela Stiaffini). Corni in cop- II.16 Corredo della tomba 2 di Trezzo sull’Adda
pia si trovavano anche nella tomba femminile di Lodi (Milano), località Cascina San Martino
Vecchio; la tonalità non trova invece puntali riscontri. (cat. II.16)
Anche questa era la sepoltura di una bambina, Metà del VII secolo circa
come nel caso di Cividale, San Mauro, tomba 27. Era Milano, Soprintendenza Archeologia, Belle Arti
provvista di una collana con perle vitree e quattro pen- e Paesaggio per la città metropolitana di Milano,
denti aurei, un ago crinale in bronzo, una fibula a S, una inv. 146110
croce in lamina d’oro, un anello in cristallo di rocca e
una cassetta in osso. La collana si compone di settantatré vaghi, dei qua-
(Caterina Giostra) li sessantotto in vetro e cinque in ambra. Di forme e
dimensioni variabili, con filamenti applicati a spirale
Bibliografia: V.I. Evison, Germanic Glass Drinking Horns, o a onde, presentano vetro sia opaco sia traslucido:
in “Journal of Glass Studies”, XVII (1975), pp. 74-87; D. quest’ultimo sembra diffondersi maggiormente nelle
Stiaffini, Contributo ad una prima sistemazione tipolo- tombe longobarde dopo i primi decenni di stanziamento
gica dei materiali vitrei altomedievali, in “Archeologia in Italia.
Medievale”, XII (1985), pp. 667-681; C. Rupp, Das lan- Il monile si trovava in una delle tombe che – con la
gobardische Gräberfeld von Nocera Umbra, 1. Katalog successiva costruzione dell’oratorio – verranno a trovarsi
und Tafeln, Firenze 2005 (Ricerche di Archeologia al- all’esterno, davanti alla facciata. Vi si trovavano due don-
tomedievale e medievale, 31), p. 168, n. 12, tav. 155. ne di circa trentacinque anni di età, la seconda sovrappo-
sta alla prima ed entrambe in connessione anatomica;
II.15 Bicchiere a calice dalla tomba 591 quella inferiore indossava la collana ed era provvista di
di Sant’Albano Stura (Cuneo) un pettine a doppia fila di denti; l’individuo superiore era
(cfr. scheda contesto 17; cat. II.15) invece privo di corredo.
Fine del VI - inizi del VII secolo (Caterina Giostra)
Torino, Soprintendenza Archeologia, Belle Arti
e Paesaggio per le province di Alessandria, Asti Bibliografia: C. Giostra, Catalogo delle tombe e dei cor-
e Cuneo, inv. 17-299-AL redi e Analisi dei corredi e delle offerte, in Archeologia
medievale a Trezzo sull’Adda. Il sepolcreto longobardo
Il bicchiere a calice, in vetro azzurro, presenta vasca e l’oratorio di San Martino. Le chiese di S. Stefano
allungata con orlo arrotondato lievemente estroflesso, e San Michele in Sallianense, a cura di S. Lusuardi
stelo ben definito e piede circolare (altezza 9,4 cm, dia- Siena, C. Giostra, Milano 2012, pp. 152-288, in part.
metro massimo 8,5 cm). La tipologia risulta assai diffusa pp. 153-155, 255-274.
sia in Occidente sia in Oriente a partire dalla fine del V
secolo e fino alla prima età longobarda; trova numerose II.17 Corredo superstite della tomba 12
attestazioni da tombe germaniche. È spesso ricavato da di Trezzo sull’Adda (Milano),
un’unica bolla di vetro, mediante una rapida modellazio- località Cascina San Martino
ne. La fossa terragna ha restituito anche una fibbia di (cat. II.17)
cintura in ferro a placca fissa rettangolare e un coltello. Primo trentennio del VII secolo
(Caterina Giostra) Milano, Soprintendenza Archeologia, Belle Arti
e Paesaggio per la città metropolitana di Milano,
Bibliografia: inedito. inv. 146050

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La fanciulla della tomba 12 indossava una collana for- nata a una delle estremità; inoltre, sul volto si trovava
mata da 305 perline in vetro verde traslucido analoghe, una croce in lamina d’oro stampata.
oltre a un vago violaceo e a un granato. La tipologia (Caterina Giostra)
rimanda alla tradizione romanza, denotando un cambia-
mento nel gusto e nella moda adottata dalla defunta. Bibliografia: C. Giostra, Catalogo delle tombe e dei cor-
Nonostante l’ampia fossa con struttura in ciottoli fos- redi e Analisi dei corredi e delle offerte, in Archeologia
se stata depredata in antico, ha restituito: una controplac- medievale a Trezzo sull’Adda. Il sepolcreto longobardo
ca in argento dorato e niellato che, per le dimensioni e e l’oratorio di San Martino. Le chiese di S. Stefano
su base comparativa, è identificabile come elemento e San Michele in Sallianense, a cura di S. Lusuardi
del set delle calzature; tre chiodini d’oro; un pettine a Siena, C. Giostra, Milano 2012, pp. 152-288, in part.
una fila di denti di ampie dimensioni e importante presa pp. 188-192, 255-274.
decorata; due listelli in osso che hanno lasciato ipotizzare
la deposizione di un’icona a sportelli, con confronti anche II.19 Corredo superstite della tomba 25
nella tomba 3 di Santo Stefano in Pertica. di Trezzo sull’Adda (Milano),
Una defunta di elevato livello di ricchezza, che ave- località Cascina San Martino
va già mutuato dal sostrato alcuni manufatti. (cat. II.19)
(Caterina Giostra) Metà del VII secolo o poco oltre
Milano, Soprintendenza Archeologia, Belle Arti
Bibliografia: C. Giostra, Catalogo delle tombe e dei cor- e Paesaggio per la città metropolitana di Milano,
redi e Analisi dei corredi e delle offerte, in Archeologia inv. 146000
medievale a Trezzo sull’Adda. Il sepolcreto longobardo
e l’oratorio di San Martino. Le chiese di S. Stefano La collana si compone di cinquantadue elementi, in
e San Michele in Sallianense, a cura di S. Lusuardi vetro sia opaco sia traslucido, per lo più monocromo
Siena, C. Giostra, Milano 2012, pp. 152-288, in part. e sulle gamme cromatiche del giallo, blu e verde. Tra
pp. 168-171, 235-238. quelli traslucidi sono frequenti i cilindri con filamento
applicato a spirale o a sezione quadrilobata. L’ampio
II.18 Corredo superstite della tomba 21 impiego di perle traslucide sembra confermare la tar-
di Trezzo sull’Adda (Milano), dività del contesto, la sepoltura di una infante, che
località Cascina San Martino custodiva anche i reti di un pettine.
(cat. II.18) (Caterina Giostra)
Fine del VI - primi decenni del VII secolo
Milano, Soprintendenza Archeologia, Belle Arti Bibliografia: C. Giostra, Catalogo delle tombe e dei cor-
e Paesaggio per la città metropolitana di Milano, redi e Analisi dei corredi e delle offerte, in Archeologia
inv. 146012 medievale a Trezzo sull’Adda. Il sepolcreto longobardo
e l’oratorio di San Martino. Le chiese di S. Stefano
La collana è formata da venti elementi in pasta vitrea e San Michele in Sallianense, a cura di S. Lusuardi
monocroma e policroma, Sono presenti cilindri decorati Siena, C. Giostra, Milano 2012, pp. 152-288, in part.
“a piuma”, perle sferiche del tipo “millefiori” e altre con pp. 193-195, 255-274.
filamenti applicati a spirale o a onde, anche su più livelli e
con sporgenze puntiformi. La casistica appare piuttosto
rappresentativa del gusto più diffuso in ambiente lon- Gli stili decorativi
gobardo con riferimento al tipo di monile e si inquadra (cat. II.20-26)
ancora nel primo cinquantennio di stanziamento in Italia. Il linguaggio decorativo e figurativo tradizionale ger-
Alla bambina furono lasciati anche un paio di orec- manico è popolato di animali, resi in modo astratto.
chini a cerchio in argento dorato con capsula moda- Da composizioni simmetriche e speculari a intrecci

36
modulari, passando per grovigli caotici e convulsi, posta sul fondo ne aumenta la brillantezza. Alle due
l’immaginario dominante contempla cani o lupi, cin- terminazioni, castoni circolari e appuntiti disegnano la
ghiali, aquile, cervi, serpenti, cavalli, a volte commisti testa e il becco adunco dei due rapaci.
a maschere umane o altre parti antropomorfe: derivati Nei due spazi di risulta la superficie aurea presenta
dalla mitologia e dalle antiche credenze, essi costitui- altri due animali: se ne riconoscono la testa con occhio
scono attributi del divino o incarnano forze ultraterre- e fauci a terminazioni annodate, il corpo ad andamento
ne e della natura; possono avere valenza totemica o anelliforme solcato da fasci lineari e una zampa dotata
apotropaica e augurale. di artigli.
Motivi di ascendenza nordica, che gradualmente si Purtroppo rinvenute nel 1821-1822, non si dispone
stempera e si colora di nuovi contenuti a contatto con di informazioni circa la sepoltura di provenienza ed
la popolazione romanza, cristiana e con un linguaggio eventuali reperti in associazione.
figurativo più naturalistico. (Caterina Giostra)
La fibula a S è data da un animale bicefalo con
corpo nastriforme ad andamento sinuoso. Bibliografia: I. Ahumada Silva, Catalogo necropoli Cel-
Sulle fibule a staffa l’elemento animalistico è quasi os- la, in Il tesoro dei Longobardi. Dagli antichi maestri
sessivo: oltre alla protome terminale, di più forte plasticità, agli artisti orafi contemporanei, catalogo della mostra
a quelle disposte a raggiera intorno alla testa e a quelle (Cortona, MAEC - Museo dell’Accademia Etrusca della
pendenti ai lati dell’ovale, compaiono motivi animalistici Città di Cortona, 12 aprile - 30 giugno 2013), a cura
anche sulle superfici interne: soggetti caratterizzati da te- di P. Bruschetti, P. Giulierini, F. Pagano, P. Frusone,
ste e zampe si legano e si annodano nei corpi anguiformi Cortona 2013, p. 48.
che, sempre più sinuosi, descrivono nodi e volute.
Anche le cinture maschili per la sospensione del- II.21 Fibule a staffa dalla tomba 53 di Cividale
le armi, che presso molte culture barbariche sono del Friuli (Udine), San Mauro
cariche di un forte valore apotropaico ed esprimono (cat. II.21)
prestigio sociale e ricchezza, presentano spesso le Inizi del VII secolo
decorazioni metalliche decorate da motivi animalistici, Cividale del Friuli, Museo Archeologico Nazionale,
che nel corso del tempo si assottigliano e diventano inv. 24675-24676
più minuti e virtuosistici.
(Caterina Giostra) Due fibule a staffa di dimensioni significative (lun-
ghezza 13,7 cm), in argento fuso, dorato e niellato,
II.20 Fibule a S da Cividale del Friuli (Udine), indossate in coppia sospese alla cintura, presentano
Cella una decorazione matura e raffinata, eseguita con ac-
(cat. II.20) curatezza e padronanza.
600 circa Sulla piastra semicircolare, un animale con occhio
Cividale del Friuli, Museo Archeologico Nazionale, e mandibole è ripiegato su se stesso a mordere il
inv. 733-734 proprio corpo nastriforme ad andamento sinuoso; si
leggono anche le zampe anteriori e quelle posteriori,
Coppia di fibule a S, in argento fuso e dorato, con dotate di numerosi artigli.
cloisonné e lamine sbalzate, tra le più evolute e di Sulla staffa o arco, che collega le due piastre piat-
maggiori dimensioni (altezza 4,4 cm) note in Italia. Il te, si pongono in modo simmetrico e speculare due
nastro ad andamento sinuoso, delimitato da filo go- animali raffigurati di profilo e privi della testa: si ricono-
dronato, è interessato da una sequenza continua di scono il collo, la zampa anteriore, il corpo e la zampa
cellette a profilo spezzato, semicircolare e a fungo posteriore di ciascuno dei due soggetti.
o circolare, che accolgono almandini e paste vitree Sulla piastra maggiore, ovale, due animali simmetri-
policrome: la sottile foglia aurea finemente zigrinata ci e speculari, con testa con occhio e fauci, mordono il

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proprio corpo nastriforme, che genera un nodo, prima una composizione simmetrica e speculare. Lo stesso
di terminare con la zampa posteriore dotata di artigli. schema compositivo si legge nell’intreccio centrale,
La grande protome terminale è circondata da altre con maggiore sviluppo in altezza, dato da due animali
due teste e un animale bicefalo; altri due soggetti con con teste analoghe alle precedenti, collo, zampa ante-
muso a profilo incurvato si trovano ai lati della piastra riore, corpo chiuso ad anello e zampa posteriore termi-
ovale. Anche i rocchetti (in origine undici) disposti a nale. Qualche altro segmento costituisce un riempitivo.
raggera sono configurati a protome zoomorfa. La protome zoomorfa principale è caratterizzata
La compresenza di elementi ancora di I stile (i due dalla presenza di due zanne laterali, che ne permetto-
animali affiancati sull’arco) e di composizioni di nastri no l’identificazione con il cinghiale. La stessa peculiari-
intrecciati di II stile (sulle due piastre) porta a non su- tà contraddistingue le due teste ai lati di essa, mentre
perare di molto l’inizio del VII secolo. quelle dell’animale bicefalo con corpo a U davanti al
La donna adulta, deposta in fossa terragna rinve- muso presentano un becco differente; questo è chia-
nuta danneggiata, aveva anche due vaghi di collana in ramente adunco nelle teste che pendono ai lati della
pasta vitrea policroma e un coltellino in ferro. piastra centrale, attribuibili a due rapaci. Si assiste
(Caterina Giostra) dunque alla chiara compresenza, nello stesso moni-
le, di animali di specie differenti. Solo l’arco è ornato
Bibliografia: La collina di San Mauro a Cividale del da motivi geometrici a 8 privi di dettagli animalistici.
Friuli. Dalla necropoli longobarda alla chiesetta basso La donna deposta nella fossa terragna indossava
medievale, a cura di I. Ahumada Silva, Firenze 2010 anche un paio di orecchini d’oro rinvenuti al di sot-
(Ricerche di Archeologia altomedievale e medievale, to del cranio, di forma circolare con motivo floreale
35-36), pp. 137-139, tavv. 74-75; M. Bertolini, Le fi- centrale; inoltre, era dotata di un pettine in osso a
bule a staffa di Cividale del Friuli: dati e riflessioni, in una fila di denti con costola incisa e di una placchetta
Archeologia dei Longobardi: dati e metodi per nuovi d’argento rinvenuta presso il ginocchio.
percorsi di analisi, atti del I incontro per l’Archeolo- (Caterina Giostra)
gia barbarica (Milano, 2 maggio 2016), a cura di C.
Giostra, Mantova 2017 (Archeologia Barbarica, 1), Bibliografia: C. Rupp, La necropoli longobarda di No-
pp. 223-279, passim. cera Umbra (loc. Il Portone): l’analisi archeologica e
Catalogo, in Umbria longobarda. La necropoli di Noce-
II.22 Grande fibula a staffa dalla tomba 162 ra Umbra nel centenario della scoperta, Roma 1996,
di Nocera Umbra (Perugia) pp. 108; C. Rupp, Das langobardische Gräberfeld von
(cat. II.22) Nocera Umbra, 1. Katalog und Tafeln, Firenze 2005
Primi decenni del VII secolo (Ricerche di Archeologia altomedievale e medievale,
Roma, Museo delle Civiltà - Museo dell’Alto 31), pp. 178-179, tav. 162.
Medioevo, inv. corredo 1162-1165
II.23 Guarnizioni di cintura in argento
La fibula a staffa, ormai in unico esemplare, ha rag- con intrecci animalistici dalla collezione
giunto misure eccezionali (lunghezza 19 cm), costi- Guardabassi (Perugia)
tuendo l’esito di un processo di progressivo aumento (cat. II.23)
delle dimensioni e riduzione a un solo monile. Anche Primo trentennio del VII secolo
lo stile animalistico mostra uno stadio complesso e al Perugia, Museo Archeologico Nazionale dell’Umbria
contempo armonioso.
Sulla piastra semicircolare, due animali con testa Il set di guarnizioni di cintura in argento fuso, rinvenu-
data da occhio puntiforme e pronunciato sopracciglio to nel XIX secolo, confluì nella collezione Guardabassi
e mandibole, corpo ripiegato ad anello e zampa ter- insieme ad altro materiale longobardo senza che si
minale si intersecano nell’ansa dei loro corpi, creando sia conservata memoria del luogo di rinvenimento e

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dei reperti a esso associati. Esso costituisce ancora, La cintura, con guarnizioni in ferro ageminato e con
al momento, l’unico esempio italiano di guarnizioni “pseudo-placcatura” in argento e lega di rame, è del tipo
di cintura del tipo “a cinque pezzi” in argento fuso, multiplo o “a frange”: oltre alla fibbia a placca monile,
decorato con intrecci in II stile animalistico germa- al passante, al puntale principale e a una placchetta con
nico: verosimilmente, furono rari prototipi in metallo appendice (rotta) funzionale alla sospensione di oggetti,
prezioso a fornire il modello alle più diffuse produ- una serie di placchette e puntalini di numero corrispon-
zioni analoghe in bronzo fuso e soprattutto in ferro dente decoravano cinghie sospese alla cintura; queste,
ageminato. meramente ornamentali e prive di funzione pratica, con-
L’insieme si compone di una fibbia a placca monile, ferivano all’accessorio prestigio e autorevolezza.
una controplacca, un puntale principale e due placche qua- Cariche di intrecci animalistici, dovevano assolvere
drangolari (una ad angoli smussati), che dovevano essere anche a una funzione apotropaica. Le placche a scudet-
fissate alla cintura principale; fibbia, puntale e placca ana- to recano un animale con testa circolare e mandibole,
loghi ma di dimensioni minori erano pertinenti alla tracolla. ripiegato a mordere il proprio corpo nastriforme, con
L’intreccio di nastri con teste zoomorfe nei punti di due zampe alla terminazione; i puntalini a U, invece,
intersezione interessa quasi tutte le superfici: la testa vedono spesso la compresenza di due teste speculari,
è contraddistinta dall’occhio puntiforme e dalle man- che mordono un corpo in comune con andamento a 8;
dibole chiuse. In alcuni casi si tratta di matasse a due una zampa avvolge la testa. Se il passante rettangolare
capi; in altri – come sul puntale principale – una coppia presenta il motivo dei due animali inanellati, il puntale
di animali inanellati genera una seconda coppia sotto- principale, di superficie più estesa, vede il campo diviso
stante mediante il prolungamento dei corpi nastriformi. in due settori da un medaglione centrale, circondato
Le superfici più ridotte accolgono composizioni chiuse da una coppia di animali per lato: due teste avvolte da
(l’animale ripiegato su se stesso o i quattro soggetti zampa anteriore sono volte a mordere il proprio corpo
zoomorfi disposti a vortice); solo raramente l’intreccio terminante con una zampa; nel settore superiore i due
è puramente geometrico e privo si dettagli zoomorfi. animali si intersecano nell’ansa dei loro corpi, in quello
(Caterina Giostra) inferiore le due teste sono collegate da un corpo in
comune e mordono un ulteriore nastro ritorto.
Bibliografia: O. von Hessen, Testimonianze archeolo- La cintura costituiva pressoché l’unica offerta la-
giche longobarde nel ducato di Spoleto, in Umbria lon- sciata al defunto, se si eccettua una lamina in ferro e
gobarda. La necropoli di Nocera Umbra nel centenario due frammentarie in bronzo.
della scoperta, Roma 1996, pp. 131-134; C. Giostra, (Caterina Giostra)
L’organizzazione artigianale in età longobarda: osser-
vazioni su alcuni manufatti dell’Italia settentrionale, in Bibliografia: inedita. Sul tipo: C. Giostra, L’arte del me-
Fonti archeologiche e iconografiche per la storia e la tallo in età longobarda. Dati e riflessioni sulle cinture
cultura degli insediamenti nell’altomedioevo, a cura di ageminate, Spoleto 2000 (Studi e Ricerche di Arche-
S. Lusuardi Siena, Milano 2003, pp. 241-246. ologia e Storia dell’Arte, 1), pp. 88-94.

II.24 Guarnizioni di cintura multipla in ferro II.25 Guarnizioni di cintura multipla in ferro
ageminato con decoro in II stile animalistico ageminato con decoro in II stile animalistico
“armonioso” dalla tomba 331 di Sant’Albano evoluto dalla tomba 26 di Sant’Albano Stura
Stura (Cuneo) (Cuneo)
(cat. II.24) (cat. II.25)
Secondo quarto del VII secolo Seconda metà del VII secolo
Torino, Soprintendenza Archeologia, Belle Arti Torino, Soprintendenza Archeologia, Belle Arti
e Paesaggio per le province di Alessandria, Asti e Paesaggio per le province di Alessandria, Asti
e Cuneo, inv. 95188 e Cuneo, inv. 17-146-AL/17-149-AL

39
Il set di guarnizioni della cintura multipla della tomba II.26 Guarnizioni di cintura multipla in ferro
26 comprende: fibbia a placca fissa, passante e una ageminato con decoro in stile spiraliforme
placca con appendice funzionale ad anello; inoltre, tre dalla tomba 356 di Sant’Albano Stura (Cuneo)
placche semplici e due articolate, mentre uno solo (cat. II.26)
appare il puntale secondario. Nel corso del VII se- Metà del VII secolo
colo, con l’evoluzione di forme e decori, le sagome Torino, Soprintendenza Archeologia, Belle Arti
diventano più allungate; alcune placche si articolano e Paesaggio per le province di Alessandria, Asti
in tre settori, aggiungendo un medaglione finale alla e Cuneo, inv. da 17-293-AL a 17-298-AL
preesistente appendice a U al di sotto della placca
canonica. La cintura multipla o “a frange” della tomba 356 era
L’intreccio animalistico si assottiglia e i dettagli zo- fornita di guarnizioni in ferro ageminato decorate in
omorfi si fanno più minuti; ulteriori teste si affiancano stile spiraliforme evoluto. Il set si compone di: fibbia a
o si inseriscono nei consueti schemi compositivi a 8 o placca fissa, passante, puntale principale e placca con
dell’animale piegato su se stesso; i dettagli zoomorfi mordacchia; inoltre, di quattro placchette e quattro
si riducono e nei motivi ad anello resta ormai solo il puntalini corrispondenti e di tre placche articolare in
cerchio puntinato della testa. Qualche altro nodo o tre settori. Le forme sono ormai piuttosto allungate e
dettaglio riempitivo concorre ad arricchire il disegno sono presenti sagome composite.
e a renderlo più virtuosistico, a scapito a volte della A eccezione del passante, recante due matasse
coerenza logica, per cui è possibile riscontrare, ad geometriche affiancate e speculari, i manufatti pre-
esempio, delle teste dove in precedenza avremmo sentano pelta e coppie di spirali a più giri e a materiali
trovato delle zampe. Si tratta ormai di un linguaggio alternati (argento e lea di rame); posti in genere in
ben noto e codificato, ma anche in fase di trasforma- sequenze di tre file, sul lungo puntale si contano otto
zione semantica e di valenza ormai prevalentemente coppie di spirali al di sopra di una pelta terminale. Gli
ornamentale: quindi da un lato i soggetti dovevano elementi sono ormai più fitti e minuti; l’esecuzione
risultare consueti e di immediato rimando anche in for- risulta precisa e sicura. Nella sepoltura erano ormai
me meno chiare e coerenti; dall’altro forse, i significati scomparse le armi principali, ma fu deposta una frec-
originari si stanno perdendo e viene meno l’interesse cia del tipo “a coda di rondine”; inoltre, vi erano cesoie
per un preciso valore simbolico. a lame sottili, un coltello e un puntalino in ferro, forse
La cintura continua comunque a essere riccamente per la sospensione alla cintura di una borsa che poteva
decorata e a costituire uno degli elementi selezionati contenere la selce lavorata, usata come pietra focaia.
per la sepoltura, sempre meno numerosi. Fu deposta (Caterina Giostra)
lungo la gamba sinistra insieme allo scramasax, del
quale restano anche i perni del fodero e del relativo Bibliografia: inedite.
sistema di sospensione (uno di dimensioni maggiori e
due coppie più piccole); inoltre, una lancia con cuspide
allungata e costolatura mediana rilevata, fu adagiata Spettacolari tombe femminili e maschili
lungo il fianco destro. (cat. II.27-28)
(Caterina Giostra) Le deposizioni dei membri delle élite, soprattutto
nella prima metà del VII secolo, vedono un vistoso
Bibliografia: inedita. Sul tipo: C. Giostra, L’arte del me- incremento del livello di ricchezza, prima che i corredi
tallo in età longobarda. Dati e riflessioni sulle cinture si riducano e poi spariscano, più precocemente nelle
ageminate, Spoleto 2000 (Studi e Ricerche di Arche- sepolture femminili e più tardivamente in quelle ma-
ologia e Storia dell’Arte, 1), pp. 98-102. schili. L’aumento della disparità nel livello di ricchezza
sembra evidenziare una progressiva maggiore diffe-
renziazione nella società del regno longobardo.

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Le parure femminili mostrano la sostituzione dei ne di quattro volute cuoriformi. Due lunghi pendenti
monili di matrice germanica con gioielli di produzione mobili e compositi in filo aureo e lamina a simulare due
mediterranea: spettacolari fibule a disco tempestate castoni e gocce di ametista terminali sono sospesi a
di granati si usano al posto delle fibule a S; vengono due ganci. Sono stati inquadrati tra l’ultimo trentennio
recepiti orecchini, anelli e catenelle, mentre le fibule del VI e gli inizi del VII secolo. Come gli orecchini, an-
a staffa scompaiono anch’esse. che la collana a catena con maglie d’oro è un gioiello
L’armamento maschile adotta simboli salvifici cri- mutuato dal contatto con le culture romanze.
stiani, anche esposti e ostentati sull’ampia superficie Di particolare effetto è la fibula circolare a cloisonné,
dello scudo al posto dei rapaci disposti a vortice; si umbonata al centro (diametro 5,4 cm; cat. II.27a). Il
diffondono pregiati manufatti quali le cinture multiple reticolo aureo, a struttura concentrica, prevede alcune
con guarnizioni in oro o argento ornati da semplici celle circolari o ovali e altre a profilo variamente obli-
motivi geometrici o minuti simboli riprodotti in modo quo e spezzato; accoglie granati del tipo almandino e
più naturalistico, prodotti in primo luogo in laboratori paste vitree colorate: la sottile foglia aurea finemente
posti in aree sotto il controllo bizantino. graticciata appoggiata sul fondo esalta il riflesso della
La progressiva e sempre più consapevole conversio- luce. Le celle risultano di dimensioni maggiori e a pro-
ne al cristianesimo determina anche nuove scelte circa i filo più semplice rispetto a quelle delle coeve fibule
luoghi di sepoltura: chiese e oratori funerari offrono una in cloisonné; inoltre, è stata ravvisata una somiglianza
nuova monumentalità alla perpetuazione della memoria con gli elementi ovali presenti su fibule a staffa gote;
del gruppo dominante; tuttavia, il corredo d’armi persiste anche la forma umbonata trova una certa diffusione in
a lungo, evidentemente non più in vista di un mondo ul- un ampio areale mediterraneo soprattutto nel V secolo:
traterreno guerriero, ma solo per l’ostentazione sociale. pur non essendo ancora noti confronti stringenti, non si
(Caterina Giostra) esclude che possa trattarsi di un manufatto più antico
del contesto di rinvenimento, un cimelio trovato o tra-
II.27 La sepoltura della Dama del Lingotto mandato. La spilla doveva essere usata per chiudere il
di Torino mantello sul petto.
(cfr. scheda contesto 14; per la fotografia del Sulle due fibule a staffa in argento dorato e niellato
corredo si veda il saggio di Caterina Giostra in (lunghezza ricostruibile 17,5 cm) domina la decorazione
catalogo, fig. 4; cat. II.27a-c) animalistica germanica: alla sommità si riconosce una
Fine del VI - inizi del VII secolo protome zoomorfa circondata da teste di animali, men-
Torino, Musei Reali di Torino - Museo di Antichità, tre altre due teste pendono ai lati della piastra centrale;
inv. 5472-5473, 5493-5495, 5498 anche i rocchetti superstiti, in origine disposti a raggie-
ra intorno alla piastra semicircolare, sono conformati a
Il corredo funebre femminile rinvenuto nel 1910 in protomi zoomorfe (cat. II.27b). Nastri intrecciati quasi
via Nizza risulta a tutt’oggi uno dei più ricchi dell’at- simmetrici e speculari e grovigli di dettagli animalisti-
tuale Piemonte (si veda il saggio di Caterina Giostra ci astratti e scomposti, mischiati a braccia con mani,
in catalogo, fig. 4). Si compone di monili e offerte in occupano le superfici interne. Anche l’intreccio anima-
parte tipici della cultura materiale germanica, in parte listico più caotico e convulso (Schlaufenornamentik)
di matrice mediterranea. si inquadra nel primo quarantennio di presenza longo-
Una donna di alto rango sociale fu deposta con barda in Italia. I manufatti trovano alcune significative
una coppia di orecchini del tipo a cestello, in oro e analogie nella fibula a staffa dalla tomba 100 di Nocera
ametiste (lunghezza esemplare completo 9,2 cm). Il Umbra, contesto inquadrato nei decenni intorno al 600.
cestello, agganciato all’anello, presenta sul disco an- Queste prestigiose spille venivano appuntate su nastri
teriore grappoli di sferette saldate e un filo godronato, sospesi alla cintura; in questo caso furono indossate
mentre al centro è andata persa una perla o pasta a lungo, a giudicare dal grado di usura delle superfici
vitrea; la parte posteriore, lavorata a giorno, si compo- più sporgenti, dalla perdita dei pomelli delle piastre

41
semicircolari e dalla riparazione effettuata in antico, II.28 La ricca tomba femminile di Parma,
visibile sul retro di uno dei due esemplari. Borgo della Posta
Verosimilmente cucita al velo funebre posto sul (cat. II.28a-d)
volto, la croce in lamina d’oro si componeva di un Inizi del VII secolo
elemento maggiore, corrispondente a uno dei due assi Parma, Complesso Monumentale della Pilotta,
(lunghezza 6,8 cm) e di due minori fissati ai due lati Museo Archeologico Nazionale, inv. 1791/O55
del precedente (uno mancante) (cat. II.27c). I forellini (fibula a disco); 1794/O58 (croce); 1796-1798/
marginali servivano sia per l’assemblaggio sia per la O59-O62 (brattee quadrangolari); 1799/O63 (brattea
cucitura al velo. L’ornamentazione, stampata median- tondeggiante); 1800/O64 (fili aurei); 1801/O65
te un modano rettangolare, vede reiterato entro limiti (anello con castone); 1788/O66 (anello a fascia);
perlinati un intreccio di due animali con corpi nastri- 1795/O57, 1803-1804/O67-O68 (elementi di
formi che si annodano al centro e che terminano con collana); 1805/O69 (guarnizione).
una testa con occhio da un lato e una zampa dall’altro.
L’intreccio zoomorfo simmetrico e armonioso (II stile Nel novembre del 1950 a Parma, in Borgo della Po-
animalistico) rappresenta la fase di sviluppo più ma- sta, a circa -2,90 m dall’attuale piano stradale, venne
tura che è possibile seguire sui manufatti di corredo messa in luce una tomba femminile con ricco corre-
longobardi italiani: non pare anteriore alla fine del VI do. Della sepoltura, fortemente intaccata al momento
secolo. La croce costituisce dunque il reperto più re- del ritrovamento – ne restava solo la pavimentazione
cente del corredo, in linea con l’opinione più diffusa, in mattoni manubriati – non fu possibile accertare la
secondo la quale i preziosi simboli fossero offerte ap- tipologia, ma solo l’orientamento (est-ovest); i mate-
positamente realizzate per la cerimonia funebre. riali, già portati in discarica insieme alla terra di risul-
La sepoltura ha restituito anche un bacile in bronzo ta, furono recuperati dall’allora direttore del museo
fuso, di matrice mediterranea ma ampiamente diffuso Giorgio Monaco, che ne curò la prima edizione critica.
anche nelle sepolture germaniche italiane e centro-eu- Monaco pensò potesse essere la tomba della figlia di
ropee; risulta attualmente disperso. Agilulfo, che secondo Paolo Diacono (Historia Lango-
(Caterina Giostra) bardorum, VI, 21, 28) morì di parto a Parma nel 604.
Al di là di ipotesi suggestive, la sepoltura appartiene
Bibliografia: O. von Hessen, I nastri decorativi aurei indubbiamente a una donna longobarda d’alto rango,
della ricca tomba femminile di Torino-Lingotto, in il cui corredo trova confronti nell’ambito della prima
“Bollettino della Società Piemontese di Archeologia metà del VII secolo.
e Belle Arti”, n.s., 16-17 (1962-1963), pp. 32 sgg.; Anche la presenza di un bacile bronzeo (non espo-
H. Roth, Die Ornamentik der Langobarden in Italien: sto) che tra i tanti usi viene indicato da alcuni studiosi
eine Untersuchung zur Stilentwicklung anhand der come utilizzato nel battesimo degli infanti, avvalore-
Grabfunde, Bonn 1973, pp. 63-66, 187-189; E. Pos- rebbe l’ipotesi di una datazione almeno agli inizi del
senti, Gli orecchini a cestello alto-medievali in Italia, VII secolo.
ricerche di Archeologia Alto Medievale e Medievale, Fibula a disco d’oro (diametro 6,7 cm, spessore
Firenze 1994, pp. 94-95, n. 94, tav. XXXII, 1-2; L. Pejra- massimo 0,8 cm; cat. II.28a) delimitato da un filo
ni Baricco, Abbigliamento e ornamento femminile nel godronato e a decorazione cloisonné su tre corone
Piemonte longobardo, in Alla moda del tempo. Costu- circolari comprendente laminette auree a motivi na-
me, ornamento, bellezza nel Piemonte antico, a cura striformi con teste di animali, decorate a bulino e
di L. Brecciaroli, Torino 2004, pp. 61-64; D. Quast, gemme. Rovescio in lamina aurea ottenuta per mar-
Mediterrane Scheibenfibeln der Völkerwanderungsz- tellamento e decorata geometricamente a bulino. Pri-
eit mit cloisonnéverzierung – eine typologische und va di ardiglione, di sette gemme e di almeno un terzo
chronologische Übersicht, in “Archäologisches Korre- del filo godronato di contorno già al momento del
spondenzblatt”, 36 (2006), pp. 259-278. ritrovamento, nel 1993, in occasione dell’esposizio-

42
ne alla mostra “I Longobardi in Emilia Occidentale”, cm, larghezza massima braccio 2,7 cm) e di forma
risultò mancare anche di una lamina aurea e dieci presumibilmente equilatera, ha bracci trapezoidali
granati, mentre parte della decorazione cloisonné era leggermente patenti, che recano sui bordi forellini
stata danneggiata e alcune pietre reinserite in modo per il fissaggio al tessuto. Pur avendo dimensioni e
rozzo negli alveoli. spessore della lamina nettamente fuori dalla norma,
La fibula costituisce in ogni caso un fulgido esem- la crocetta rientra nel tipo più diffuso e più semplice.
pio delle elevate capacità tecnico-stilistiche raggiun- Introdotte nell’uso longobardo dopo l’ingresso in
te nell’oreficeria longobarda in Italia. Fibule di questo Italia, sono legate prevalentemente alle sepolture.
tipo, impiegate a chiudere il mantello, furono adottate Il ritrovarle nei pressi del capo o delle spalle del
ben presto dalle donne longobarde, che ne appresero defunto fa ipotizzare potessero essere decorazioni
l’utilizzo dalle matrone bizantine Pur senza confronti del velo funebre.
precisi, la si può collegare a esemplari affini dalle ne- Quattro brattee quadrangolari (1,9 x 1,6 cm; cat.
cropoli di Nocera Umbra (tomba 17) e Caste Trosino II.28b), decorate a teste di rapace contrapposte, re-
(tomba 115). cano forellini alle estremità per il fissaggio alla stoffa.
Anello con castone circolare rilevato e pietra man- L’aquila, uccello sacro a Odino, che secondo la tradi-
cante (diametro 2 cm; cat. II.28c). Fascetta piatta zione concesse la vittoria ai Vinnili sui Vandali, mutan-
convessa esternamente che si allarga all’altezza del do il loro nome in Longobardi e dando di fatto origine
castone, ai lati del quale sono due linguette triangolari a un popolo nuovo, compare spesso nell’iconografia
di raccordo. Di tipologia abbastanza diffusa, anche in guerriera longobarda, associata alla triquetra o nodo
metalli meno preziosi, trova confronti nelle necropoli dei caduti, il vortice a tre bracci collegato ai morti in
di Pionta Duomo Vecchio (tomba 57, esemplare in battaglia.
oro), nel parmense a Collecchio (tomba 36), a Parma Una brattea tondeggiante (diametro 1,6 cm; cat.
in Palazzo Sanvitale (questi ultimi in argento). II.28b) decorata a sbalzo in II stile con una swastica,
Anello a fascia leggermente bombata decorata a pun- reca anch’essa i forellini tramite i quali era cucita al
zone con triangoli e circoletti (diametro 2 cm; cat. II.28c). tessuto. Il tema decorativo riconduce alla triquetra: en-
Per i popoli nordici gli anelli d’oro avevano la funzione trambi i simboli sono infatti caratterizzati da un punto
sociale di stabilire un legame indissolubile tra i mortali o centrale fisso che genera il movimento dei bracci, ma
tra loro e le divinità: l’anello era pertanto segno dell’alle- la prima è anche espressione del martello di Thor, che
anza tra gli sposi, consacrata dagli dei; la forma circolare garantisce protezione e fecondità.
simboleggiava inoltre la perfezione e l’oro la regalità. I cinque pezzi riportano pertanto alle maggiori divi-
Due bulle auree, una a treccia e una decorata da nità guerriere del pantheon nordico.
filo godronato, sono inframmezzate a tredici elementi Le sottilissime lamine auree che formano il grovi-
in materiali diversi (ametista, acqua marina, cristallo di glio presentano ancora, nonostante siano state am-
rocca, osso, terracotta, pasta vitrea), a comporre una massate, tracce dell’originaria piegatura ogni pochi
collana o un’armilla (diametro vago maggiore 1,6 cm; millimetri: dovevano probabilmente rappresentare un
diametro vago minore 0,35 cm; diametro bulle 1,1-1,2 motivo decorativo geometrico all’interno di un tessuto
cm; cat. II.28d). Il monile trova confronti con esemplari a broccato.
dalla necropoli longobarda di Romans d’Isonzo e di (Patrizia Raggio)
Nocera Umbra (tombe 69 e 95).
Frammento (porzione terminale; lunghezza conser- Bibliografia: G. Monaco, Oreficeria longobarda a Par-
vata 6 cm) di decorazione di cintura, probabilmente ma, Parma 1955; G. Chiesa Isnardi, I miti nordici, Mi-
del tipo detto “a testa di cavallo”, in bronzo dorato al lano 1991; M. Catarsi, Corredo funerario, in Vivere il
mercurio, decorata a punzone con lunule e circoletti. Medioevo. Parma ai tempi della Cattedrale, catalo-
La croce, in lamina d’oro priva di decorazioni, go della mostra (Parma, 7 ottobre 2006 - 14 gennaio
in tre frammenti (lunghezza massima braccio 3,8 2007), Parma 2006, pp. 164-166.

43
II.29 Il guerriero di Lucca, chiesa di Santa Giulia trale a sei raggi con sei borchie a rilievo; sulla fascia il
(cfr. scheda contesto 18; cat. II.29) recente restauro ha reso visibile l’invocazione salmo-
Metà del VII secolo diale “Domine ad adiuvandum me festina”. La presa
Lucca, Museo Nazionale di Villa Guinigi, dello scudo era garantita dalla maniglia di ferro, fissata
inv. 74.1.1/74.1.22 e 74.2.1 con due borchie sulla superficie interna.
Alla base dell’umbone erano fissate sei lamine a
Il corredo funebre della tomba longobarda scoperta forma di teste equine, mentre sul disco ligneo cam-
nel 1859 davanti alla chiesa di Santa Giulia, in piazza peggiavano due scene consuete nell’iconografia paleo-
del Suffragio, a Lucca, è ancora oggi considerato uno cristiana: Daniele nella fossa dei leoni, identificato con
dei più sontuosi della Toscana settentrionale e costi- il guerriero titolare dello scudo, e il kantharos tra due
tuisce il più eloquente documento del rango sociale pavoni affrontati. La figura umana, mutila, è raffigurata
della classe dominante longobarda insediata in città eretta, dotata di scudo, di spada e di asta crociata sor-
alla metà del VII secolo. montata da una colomba; è abbigliata con una tunica
La tomba era inserita in una vasta area sepolcra- trattenuta sui fianchi dalla cintura e i piedi sono calzati
le estesa all’interno del perimetro della città romana, da stivali. Lo scudo, probabilmente realizzato da una
nell’isolato prospiciente il decumano massimo: il reso- manifattura di corte a Pavia, era destinato a un guerrie-
conto dettagliato del ritrovamento testimonia che gli ro del più alto rango dell’aristocrazia longobarda.
oggetti e i resti ossei dell’inumato erano contenuti in (Elisabetta Abela)
una cassa in muratura costituita da materiali di spoglio
e sigillata da una lastra litica. All’interno erano presenti Bibliografia: O. von Hessen, Secondo contributo
cinque croci greche in lamina d’oro, con estremità all’archeologia longobarda in Toscana, Firenze 1975;
espanse provviste di un foro passante, funzionale al E. Abela, Lucca, in Archeologia urbana in Toscana. La
fissaggio sul velo funebre. Una piccola croce d’oro a città altomedievale, a cura di E. Abela, Mantova 1999
braccia tubolari (enkolpion), recuperata mutila e salda- (Documenti di Archeologia, 17), pp. 23-44; G. Ciampol-
ta a un nucleo di ferro, era caratterizzata da un castone trini, La città di San Frediano. Lucca fra VI e VII secolo:
centrale in lamina d’oro in cui originariamente era inse- un itinerario archeologico, Bientina 2011, pp. 64-66.
rita una gemma; altre pietre preziose dovevano ornare
gli alveoli presenti alle estremità degli assi. La ricchez-
za delle dotazioni personali è rimarcata dalla cintura Sepolture con strumenti da lavoro
multipla di tipo bizantino con guarnizioni in oro, di cui (cat. II.30-31)
si conserva la fibbia in bronzo, rivestita da una spessa In qualche caso il corredo funebre prevede la depo-
doratura munita di placca mobile sagomata a forma di sizione di alcuni strumenti da lavoro. Nelle tombe
scudetto, e diciassette placchette in lamina d’oro or- maschili è nota la sporadica presenza di attrezzi per
nate da coppie di delfini stilizzati contrapposti, ottenuti la lavorazione dei metalli (crogioli, piccole incudini, e
mediante la tecnica a impressione. In particolare erano martelli pinze e altro): ciò sembra testimoniare il pre-
applicate alla cintura principale otto placchette scudi- stigio sociale che dovevano riscuotere le attività del
formi, di cui due con terminazione inferiore a teste di fabbro o dell’orefice in seno alla comunità.
uccello e voluta centrale, una placchetta rettangolare Nelle tombe femminili si possono trovare spade da
e una a forma di tenaglia; ornavano le terminazioni telaio e fusaiole, uncini e piccole cesoie, utensili legati
delle cinghiette pendenti un puntale maggiore e cin- alle attività tessili, domestiche o per una fruizione più
que più piccoli, a forma di fodero, in lamina d’oro. Lo estesa. In una tomba bellunese di recente rinvenimen-
scudo da parata è un unicum per la sua completezza to si trovavano due tavolette in osso o corno con de-
e la particolarità della raffigurazione affidata a lamine corazione incisa e fori agli angoli: sono da collegare al
di bronzo dorato ornate da punzonature: l’umbone di telaio del tipo “a tavolette” per la lavorazione di fasce
ferro a calotta sferica presenta una decorazione cen- decorative. Altri due attrezzi con immanicatura in osso

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o corno inciso e punta in ferro potrebbero rimandare investire aspetti dal significato magico-apotropaico.
alla lavorazione del cuoio. La disamina dell’insieme del corredo si è avvalsa
(Caterina Giostra) del supporto delle analisi archeobotaniche, inedite,
eseguite da Mauro Rottoli. Particolare interesse rive-
II.30 Corredo femminile della tomba 1 di Belluno, ste il riconoscimento di resti di un tessuto spigato
Palazzo Fulcis trovato in connessione con piume, che ha indotto a
(cfr. scheda contesto 8; cat. II.30) ipotizzare la presenza di una federa di cuscino. Una
Fine del VI - inizi del VII secolo consistente quantità di altre piume, documentata
Padova, Soprintendenza Archeologia, Belle Arti all’altezza del bacino in connessione a due pissidi
e Paesaggio per l’area metropolitana di Venezia bronzee, ha fatto supporre l’utilizzo di una sorta di
e le province di Belluno, Padova e Treviso, materasso o di più cuscini tra loro accostati, preser-
inv. 352443- 352597 vati grazie all’azione degli oggetti metallici contenuti
in un blocco di materiale organico (una borsetta in
La tomba, parzialmente danneggiata da opere di can- cuoio?). Sono state poi esaminate varie tipologie di
tiere intervenute nel tempo, era sita a sud della riga tele, sia in lana sia in lino, diversamente intessute,
orientale delle sepolture rinvenute nell’androne. Ri- alcune forse corredate da frange. La defunta era stata
cadeva solo parzialmente all’interno del vano sconfi- dunque deposta riccamente abbigliata e, sulla base
nando verso est, oltre il muro dell’edificio, circostan- della dislocazione dei reperti in tomba, è stato dedotto
za che ha reso necessario il ricorso a una indagine che sul corpo vi fossero un velo in lino finissimo posto
sotto le fondazioni. Della struttura tombale, priva di sul capo, una o più vesti lunghe ricoperte forse da una
fondo, si conservavano solamente le grandi lastre di camicia, da un’altra camicia o da elementi decorativi
arenaria collocate in verticale a ridosso dei lati lunghi (una fascia o una passamaneria) posti sulle maniche
della fossa a protezione della cassa lignea, palesata da e ai bordi inferiori delle vesti.
consistenti resti carbonificati. Le caratteristiche mor- Tra gli elementi del corredo, figurano oggetti in
fologiche e la composizione del riempimento indizia- ferro per lo più afferenti alla sfera dell’abbigliamento,
vano l’originaria presenza di una copertura in pietra quali frammenti di catenelle, con resti di tessuti, e
di arenaria appoggiata sui bordi superiori delle lastre, due fibbie lacunose dell’ardiglione con tracce di cuoio
purtroppo andata perduta. e di tessuto.
La sepoltura, pertinente a una donna, la cui morte, Quanto agli oggetti in bronzo, si segnalano un pic-
alla luce dello studio effettuato da Elena Fiorin, si collo- colo pendente a forma di croce greca, con bracci late-
ca tra i venticinque e i trentacinque anni, si caratterizza rali e inferiori espansi e quello superiore arrotondato,
per la varietà del corredo, comprendente innumere- con foro circolare; un’armilla, a estremità lievemente
voli elementi di vestiario, di ornamento e di attrezzi ingrossate, con superficie decorata da tacchette in-
riconducibili alla sfera di attività artigianali. L’insieme cise; anelli digitali di cui uno decorato sulla parte a
dei reperti rimanda a una complessa correlazione tra vista da pasta vitrea blu e un altro caratterizzato da
usi e costumi della cultura propriamente longobarda una sorta di castone costituito da un piccolo elemento
e interferenze culturali mutuate dal sostrato locale, rettangolare.
ancora pienamente permeato di aspetti legati alla tra- Attestata già nella fase pannonica, è la tipologia
dizione romana. prestigiosa di un pettine (lunghezza 25,6 cm), deposto
Se la presenza di resti di ceramica di uso domesti- sul coperchio della cassa lignea, a guisa di ritualità di
co coevi sembrerebbe riconducile a pratiche di ban- offerta a tomba chiusa. Consta di un filare unico di
chetto funebre, secondo rituali di antica consuetudine, denti (tipo 2 della classificazione di Caterina Giostra)
l’inserimento, all’interno del contesto sepolcrale, di realizzati in osso, tenuto insieme da chiodini di ferro e
alcuni pendenti e catenelle in bronzo, tipici della cultu- da listelli laterali di unione in corno di cervo, con una
ra locale tra il VI e gli inizi del V secolo a.C., potrebbe decorazione costituita da gruppi intervallati di linee

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incise e da motivi a X ai margini. Le estremità dell’im- epoca romana con la raffigurazione intagliata di un
manicatura, timpanata al centro con protomi zoomor- giovane eroe seminudo, da identificarsi probabilmen-
fe divergenti e speculari, sono sormontate da figure te con Achille, secondo un’iconografia diffusa in età
zoomorfe stilizzate con decorazione a occhi di dado. augustea in officine aquileiesi.
Tra gli attrezzi da lavoro, va forse annoverata la Una visibilità archeologica di assoluto rilievo è data
presenza di un coltellino in ferro, recuperato sotto il dal ritrovamento, presso l’avambraccio destro, di una
femore sinistro contraddistinto da un anello di guar- lamina aurea a croce greca, i cui bracci lievemente
dia per il bloccaggio. Resta incerta la funzione di due espansi sono decorati con motivi a intrecci di nastri e
strumenti (lunghezza 5,35 cm), rinvenuti all’altezza del di componenti zoomorfe stilizzate, impressi median-
fianco sinistro con impugnatura in osso decorata con te un modano. Colpisce la variabilità del numero di
motivi a linee incise e a occhi di dado contenente forellini (da un minimo di quattro a un massimo di
all’interno del corpo una verghetta in ferro (punte- otto) presenti sulle estremità del manufatto e di altri
ruoli, battitori per tessitura?), mentre le due placche in prossimità dell’attacco di uno dei bracci alla parte
alquanto simili, in corno di cervo, forate agli angoli e centrale.
con decorazione geometrica incisa su entrambi i lati, (Giovanna Gangemi)
riempita da motivi rispettivamente a occhi di dado e
a treccia, sono riferibili a tavolette da tessitura. Detti Bibliografia: H. Roth, Die Ornamentik der Langobar-
manufatti, unitamente a una fusaiola in piombo con den in Italien: eine Untersuchung zur Stilentwicklung
rivestimento in lamina bronzea e forse a due pissidi anhand der Grabfunde, Bonn 1973, pp. 63-66, 187-
bronzee con catenella, rinvenute all’altezza del bacino, 189; C. La Rocca, Le sepolture altomedievali nel
sembrerebbero riconducibili a un linguaggio codificato territorio di Verona, in Materiali di età longobarda nel
teso a evidenziare il ruolo di pratiche artigianali, possi- Veronese, a cura di D. Modonesi, C. La Rocca, Ve-
bile rimando di uno specifico status socio-economico rona1989 pp. 149-185; C. Giostra, Le croci in lamina
nell’ambito di un quadro sociale articolato. d’oro: origine, significato e funzione, in Petala aurea
La condizione elitaria della defunta è ribadito dalla Lamine di ambito bizantino e longobardo dalla collezio-
rarità di un calice in vetro, collocato presso la spalla ne Rovati, catalogo della mostra (Monza, Villa Reale,
destra, su piede a disco con breve stelo e con ampia 15 dicembre - gennaio 2011), a cura di M. Sannaza-
coppa caratterizzata da un enigmatico doppio fondo. In ro, C. Giostra, Monza 2010, pp. 129-140; C. Giostra,
tale ottica si pone anche una gamma diversificata, per Le sepolture longobarde. Analisi dei corredi e delle
forme, per colori e per dimensioni, di ottantanove va- offerte, in S. Lusuardi Siena, C. Giostra (a cura di). Ar-
ghi monocromi e policromi in materiale vetroso, talora cheologia medievale a Trezzo sull’Adda. Il sepolcreto
connessi a resti di maglie di catenelle. Si segnalano, in longobardo e l’oratorio di San Martino. Le chiese di S.
particolare, vaghi del tipo “millefiori” e un esemplare Stefano e di San Michele in Sallianense, Milano 2012,
caratterizzato da depressioni parallele verticali (Melo- pp. 218-288; E. Fiorin, Le analisi antropologiche degli
nenperle); altri sono adornati, con colori a contrasto, inumati della necropoli longobarda di Palazzo Fulcis
da filamenti applicati; da fili intrecciati, per lo più a (BL), in Palazzo Fulcis. Presentazione dei primi risultati
due capi; da motivi piumati, da onde o da ornato a degli studi e delle ricerche della necropoli longobar-
X. I tipi caratterizzati dalla presenza di un filo di ferro da, relazione consegnata in occasione del convegno
all’interno dei fori trovano, a loro volta, confronti con (Belluno, 24 febbraio 2014), Archivio Soprintendenza
quelli rinvenuti in alcune necropoli di età tardoantica Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’area metro-
e altomedievale. politana di Venezia e le province di Belluno, Padova
Connota altresì lo status della defunta un anello e Treviso, Padova 2013; M. Rottoli, Belluno, Palazzo
digitale in oro, rinvenuto all’altezza del bacino, con Fulcis: tombe longobarde. I materiali organici, in Palaz-
castone ovale, lavorato lateralmente con una deco- zo Fulcis. Presentazione dei primi risultati degli studi
razione a treccia, su cui è incassata una corniola di e delle ricerche della necropoli longobarda, relazione

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consegnata in occasione del convegno (Belluno, 24 Il valore simbolico attribuito alla cintura per la so-
febbraio 2014), Archivio Soprintendenza Archeolo- spensione delle armi è implicitamente palesato dal-
gia, Belle Arti e Paesaggio per l’area metropolitana le numerose guarnizioni del tipo “a cinque pezzi”,
di Venezia e le province di Belluno, Padova e Treviso, deposte per lo più in posizione d’uso, tutte in ferro
Padova 2012; G. Gangemi (a cura di), D. Pacitti, S. e con numerose tracce organiche, in particolare di
Emanuele, S. Masier, P. Michelini, P. Paganotto, Nuovi cuoio. Si segnalano una fibbia di forma ovale con
dati dal Bellunese in età longobarda: notizie prelimi- ardiglione a scudetto e placca decorata da borchie
nari, in Necropoli longobarde in Italia. Indirizzi della con capocchie emisferiche in bronzo per il fissag-
ricerca e nuovi dati,atti del convegno internazionale gio alla parte in cuoio della cintura; una fibbietta con
(Trento, 26-28 settembre 2011), a cura di E. Possenti, anello ovale, breve ardiglione attualmente coperto da
Trento 2014, pp. 274-292. materiale organico e placca rettangolare anch’essa
decorata da capocchie emisferiche; un passante di
II.31 Corredo maschile della tomba 7 di Belluno, cintura di forma romboidale; due puntali, conformati
Palazzo Fulcis a U, con la già citata decorazione funzionale, che
(cfr. scheda contesto 8; cat. II.31) caratterizza altresì quattro placchette di forma ret-
Ultimo trentennio del VI secolo tangolare, quadrangolare, ovale e a U.
Padova, Soprintendenza Archeologia, Belle Arti Forse pertinente alla cintura di sospensione della
e Paesaggio per l’area metropolitana di Venezia spada è il bottone piramidale in osso con largo foro
e le province di Belluno, Padova e Treviso, verticale rinvenuto a sinistra delle vertebre toraciche,
inv. 352650- 352669 dove è stata altresì recuperata una lama di coltello in
ferro molto lacunosa.
La tomba, sita presso il lato ovest dell’androne, è Della lancia in ferro (lunghezza 24,6 cm) restano la
risultata a maggiore profondità e di dimensioni più cuspide a foglia di alloro, con una costolatura centrale
grandi rispetto alle altre. La strutturazione era co- su quasi tutta la sua lunghezza, e parte dell’immani-
stituita interamente da un rivestimento ligneo, ben catura a cannone di forma troncoconica con resti di
leggibile grazie al processo di carbonificazione delle cuoio all’esterno e residui dell’asta di legno di frassino
fibre vegetali, con tavolato di fondo e con copertura. all’interno del cavo, come osservato nel corso delle
Le sue dimensioni (2,10 x 0,90 m; h = > 1,00) conno- analisi archeobotaniche. Il riconoscimento di impronte
tano l’allestimento all’interno della fossa di una vera di piume, unitamente alla presenza di residui di tessuto
e propria camera sepolcrale. Emerge il carattere “pri- non meglio identificato, in corrispondenza della cuspi-
vilegiato” di questo tipo di sepoltura, già evidenziato de di lancia hanno indotto a ipotizzare la presenza di un
in altri contesti. ampio cuscino sotto il capo, mentre quelle individuate
Il defunto, la cui morte, alla luce dello studio ef- in correlazione a un coltello accostato a sinistra delle
fettuato da Elena Fiorin, è stata determinata tra i vertebre toraciche e a un puntale di cintura tra le ver-
cinquanta e i cinquantanove anni, era stato deposto tebre lombari sembrerebbero rimandare a uno o più
direttamente all’interno della struttura, corredato da cuscini posti sotto il corpo. I tessuti indossati meglio
una tipica panoplia comprovante la condizione in vita conservati, sia in lana sia in lino, sono pertinenti alla
di un guerriero di rango. parte superiore del corpo e sembrano rimandare a una
Il corredo (cat. II.31) è risultato composto dalla o più camicie e/o a un mantello. Sono attestati tessuti
lancia depositata accanto alla spalla destra, di cui re- in fibre diverse e con lavorazioni differenti, tra cui quel-
stavano la cuspide foliata e parte dell’immanicatura; le pertinenti a una saia, rara nelle sepolture longobarde
dalla spada, con tracce del fodero, collocata trasversal- La spada in ferro, a doppio taglio (lunghezza 93,8
mente a partire dal fianco sinistro fino alla tibia destra; cm), aveva l’impugnatura in osso o corno di cervo. Il
dai resti di uno scudo deposto ai piedi insieme a un fodero è del tipo “a pelliccia”, con il pelo aderente
pettine. al metallo in parte obliterato da residui di legno e da

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tracce di cuoio. Sono visibili i segni lasciati dall’avvol- le province di Belluno, Padova e Treviso, Padova 2013;
gimento, per almeno tre giri, di una fascia di cuoio, C. Giostra, Le sepolture longobarde. Analisi dei corredi
attorno alla parte inferiore del fodero allo scopo di e delle offerte, in S. Lusuardi Siena, C. Giostra (a cura
collegare la spada alla cintura di sospensione. La ra- di), Archeologia medievale a Trezzo sull’Adda. Il sepol-
diografia del manufatto lascia intravedere labili tracce creto longobardo e l’oratorio di San Martino. Le chiese
di damaschinatura (con motivo a spina di pesce?) nella di S. Stefano e di San Michele in Sallianense, Milano
zona terminale della lama. 2012, pp. 218-288; G. Gangemi (a cura di), D. Pacitti, S.
Dello scudo ligneo restano solo le parti metalliche Emanuele, S. Masier, P. Michelini, P. Paganotto, Nuovi
in ferro, ossia l’umbone centrale e tre frammenti per- dati dal Bellunese in età longobarda: notizie preliminari,
tinenti alle aste dell’imbracciatura. L’umbone (altezza in Necropoli longobarde in Italia. Indirizzi della ricerca
9,7 cm, larghezza 19 cm), del tipo a calotta conica, e nuovi dati, atti del convegno internazionale (Trento,
importate indizio di cronologi alta, consta di una parte 26-28 settembre 2011), a cura di E. Possenti, Trento
superiore conica con piccolo bottone superiormente 2014, pp. 275-293; M. Rottoli, Belluno, Palazzo Fulcis:
ribattuto; di una parte centrale verticale, leggermen- tombe longobarde. I materiali organici, in Palazzo Fulcis.
te rientrante, e di una tesa con cinque borchie a te- Presentazione dei primi risultati degli studi e delle ricer-
sta piatta. Vanno presumibilmente interpretati come che della necropoli longobarda, relazione consegnata
elementi decorativi della parte lignea dello scudo tre in occasione del convegno (Belluno, 24 febbraio 2014),
borchie in ferro emisferiche a testa piatta (diametro Archivio Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Pae-
3,2 cm), come del resto evidenziato dai resti di legno saggio per l’area metropolitana di Venezia e le province
di salice o di quercia aderenti al loro interno. di Belluno, Padova e Treviso, Padova 2012.
In condizioni alquanto frammentarie è risultato il
pettine (lunghezza 16,1 cm), a una fila lasca di denti in
osso (tipo 2 della classificazione di Caterina Giostra), Tombe in città
costituito da quattro elementi lamellari, in corno di (cat. II.32-35ter)
cervo, tenuti insieme, mediante chiodini di ferro, da Più raramente di quanto accada per gli estesi sepol-
due listelli laterali, decorati all’estremità da due fasci creti in campo aperto, sono note alcune sepolture o
di linee verticali incise e nella parte centrale da quat- nuclei funerari all’interno del tessuto urbano. Se la
tro motivi configuranti una doppia linea incisa semi- pratica nel VI e VII secolo è piuttosto diffusa, in ambito
circolare. Il profilo superiore, pressoché rettilineo, è longobardo il rapporto tra lo spazio dei vivi e quello dei
delimitato da una sorta di sporgenze angolari. morti può essere assai stretto.
(Giovanna Gangemi) Preziose e rare evidenze funerarie, spesso tra le
poche testimonianze della prima fase di stanziamento
Bibliografia: V. Bierbrauer, L’occupazione dell’Italia da longobardo nelle città, provengono dal settore nord-o-
parte dei Longobardi vista dall’archeologo, in C.G. rientale di Pavia come da Fiesole (scheda contesto
Menis (a cura di), Italia longobarda, Venezia 1991, pp. 19); sepolcreti suburbani, anche in più nuclei distinti,
11-53; M. Rigoni, E. Possenti (a cura di), Il tempo dei sono documentati a Chiusi (scheda contesto 20) e a
Longobardi. Materiali di epoca longobarda dal Trevigia- Benevento.
no, Padova 1999; E. Fiorin, Studio antropologico degli Con la conversione al cristianesimo del gruppo do-
inumati delle tombe 1,2,5,6,7, provenienti dagli scavi minante anche il rituale funerario vede delle significa-
della necropoli longobarda di Palazzo Fulcis (BL), in Pa- tive trasformazioni: l’attrazione delle tombe in chiesa
lazzo Fulcis. Presentazione dei primi risultati degli studi o nei pressi dei luoghi di culto costituisce uno dei
e delle ricerche della necropoli longobarda, relazione segnali più evidenti di una scelta consapevole nella
consegnata in occasione del convegno (Belluno, 24 feb- direzione della cristianizzazione della morte (si vedano
braio 2014), Archivio Soprintendenza Archeologia, Belle i casi di Lucca, Santa Giulia, scheda contesto 18, e dei
Arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Venezia e due battisteri di Mantova, scheda contesto 10 e 11).

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II.32 Corredo femminile da Pavia, del cestello, per l’applicazione di elementi pendenti.
via Defendente Sacchi La dimensione, piuttosto piccola, lascerebbe pensare
(cat. II.32) a ornamenti costruiti per un individuo infantile, mentre
Fine del VI - inizi del VII secolo la loro realizzazione andrebbe datata alla fine del VI -
Pavia, Musei Civici, inv. 29 (croce aurea), 30-31/d inizi del VII secolo, tuttavia senza escludere possibili
(orecchini) attardamenti.
(Michele Dalba)
Camillo Brambilla (†1892) annotava nelle sue carte il
ritrovamento di due orecchini e di una “croce longo- Bibliografia: R. Majocchi, Le crocette auree langobar-
bardica”, rinvenuti “nello scavare le fondamenta della diche del Civico Museo di Storia Patria in Pavia, in
fabbrica dello Spedale in Pavia nel 1868”. La tomba, “Bollettino storico pavese”, 3-4 (1894), pp. 139-167;
di cui non abbiamo notizie per quanto riguarda la strut- A. Peroni, Oreficerie e metalli lavorati tardoantichi e
tura, si trovava sul sedime dove sorse il lato orientale altomedievali del territorio di Pavia. Catalogo, Spoleto
del vecchio complesso ospedaliero – affacciato sulla 1967; H. Roth, Die Ornamentik der Langobarden in
via Defendente Sacchi – oggi sede del Collegio Plinio Italien. Eine Untersuchung zur Stilentwicklung anhand
Fraccaro. Nei pressi di quest’area – dove un tempo der Grabfunde, “Antiquitas”, 3, 4, Abhandlungen zur
forse stava il teatro romano – furono rinvenute le Vor- und Frühgeschichte, zur Klassischen und Provin-
due, finora uniche, sepolture intramuranee di Pavia, zial-Römischen Archäologie und zur Geschichte des
in una zona attestata nei documenti di X e XI seco- Altertums, XV, Bonn 1973; E. Possenti, Gli orecchini
lo come “faramannia”. Dalle note del numismatico a cestello altomedievali in Italia, Firenze 1994 (Ricer-
pavese emerge che la crocetta era stata posata sul che di Archeologia Altomedievale e Medievale, 21),
petto della defunta e i due orecchini si trovavano ai lati in part. pp. 38-39, 72-73; E. Possenti, Le tecniche di
del teschio. Gli oggetti furono raccolti dal Brambilla e produzione degli orecchini a cestello altomedievali in
confluirono nelle collezioni dei Musei Civici. Italia (VI-VII secolo), in I maestri del metallo. L’intelli-
La crocetta è in lamina aurea, con asse verticale genza nelle mani, atti del II seminario (Milano, Civico
maggiore rispetto a quello orizzontale e le estremità Museo Archeologico, 10 maggio 2015), a cura di M.
dei bracci lievemente espanse. Presenta otto forellini Beghelli, P.M. De Marchi, Roma 2017 (L’Alto Medio-
marginali, equamente distribuiti, e due centrali, alcuni evo. Artigiani, tecniche produttive e organizzazione
di questi con margini leggermente slabbrati. La de- manifatturiera, 2), pp. 103-114.
corazione è piuttosto semplice: due cornici perlinate
mediante punzonatura corrono lungo il perimetro e lo II.33 Sepoltura in sarcofago da Mantova,
spazio definito da queste è occupato da un fregio di Seminario vescovile
piccoli rombi. Gli orecchini sono a cestello emisferi- (cfr. scheda contesto 10; cat. II.33)
co a giorno del tipo 2b della classificazione Possenti. Intorno e poco dopo la metà del VII secolo
L’anello di sospensione consiste in una verghetta li- Mantova, Museo Archeologico Nazionale,
scia, dotata di sistema di chiusura a pressione, con inv. St. 169516, 169555, 169556, 169557, 169558,
un elemento saldato. La faccia anteriore del cestello 169559
è disegnata da tre fili godronati applicati su una lami-
na entro cui doveva trovarsi una perlina o una pasta La sepoltura, rinvenuta al di fuori di qualsiasi controllo
vitrea, come suggeriscono i fili trasversali all’anello. Il archeologico nel maggio del 1969, era verosimilmente
retro è finemente ornato da motivi cuoriformi a loro posta nell’area cimiteriale che si sviluppa a nord del
volta campiti da girali. Una fascetta sottile a sezione complesso battesimale sito nell’area dell’attuale Se-
rettangolare è modellata longitudinalmente lungo il ce- minario vescovile.
stello in modo da formare un anellino in corrisponden- Il sarcofago in calcare ha fronte e lati decorati da
za del sistema di sospensione e un altro all’estremità coppie di colonne desinenti in piccoli capitelli inornati,

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che sorreggono archi, a imitazione di prototipi tardo- nel mantovano. Elementi per la conoscenza negli scavi
antichi, e potrebbe essere collocato nel corso del VII dagli anni ’90 ad oggi, in Necropoli longobarde in Italia.
secolo. Al suo interno erano i resti di due individui. A Indirizzi della ricerca e nuovi dati, atti del convegno in-
un inumato di sesso femminile è assegnabile un’ar- ternazionale (Trento, 26-28 settembre 2011), a cura di E.
milla in bronzo a estremità ingrossate, la cui datazio- Possenti, Trento 2014, pp. 366-379, in part. p. 377; D.
ne può essere collocata nei decenni centrali del VII Castagna, G. Facchinetti, E. Possenti, Edifici ottagonali
secolo. A un secondo individuo, di sesso maschile, nella Civitas vetus di Mantova: novità da recenti indagi-
sono attribuibili alcune guarnizioni di cintura multipla in ni, in La dualitat de baptisteris en les ciutats episcopals
ferro ageminato, con decorazioni in II stile animalistico del cristianisme tardoantic (Barcellona, 26-27 maggio
avanzato (terzo venticinquennio del VII secolo), e uno 2016), in corso di stampa; G. Facchinetti, D. Castagna,
scramasax medio con puntale in bronzo. E. Possenti, A. Manicardi, Mantova fra la tarda antichità
Incerta è invece l’appartenenza all’uomo o alla e la dominazione longobarda: una città in trasformazione,
donna di un pettine in osso del tipo con presa late- in Città e campagna: culture, insediamenti, economia
rale e una sola fila di denti di un secondo pettine, di (secc. VI-IX), atti del II incontro di Archeologia barbarica
una crocetta aurea, verosimilmente coeva, e di un (Milano, 15 maggio 2017), a cura di C. Giostra, in corso
probabile oggetto da toilette (spillone-nettaorecchie?) di stampa; E. Possenti, Mantova, seminario vescovile
di tradizione tardoantica. Degna di nota è la decora- (1969). Sepoltura bisoma in sarcofago con corredo di
zione della crocetta (cat. II.33), che riproduce cinque tipo longobardo, in corso di stampa.
volte lo stesso modano, all’incrocio e all’estremità di
ogni braccio. Il motivo antropomorfo si segnala per un II.34 Sepoltura in “casetta della morte”
possibile e interessante sincretismo: il volto umano della tomba 1 di Mantova, via Rubens
corrisponde infatti a una delle versioni del “tipico lon- (cfr. scheda contesto 11; cat. II.34a-b)
gobardo”, con baffi e barba molto appuntita, attestata Fine del VI - inizi del VII secolo
sia sugli anelli sigillari sia in alcuni manufatti ceramici. Mantova, Museo Archeologico Nazionale
Il resto è invece costituito da singoli elementi zoo-
morfi: la capigliatura con la scriminatura nel mezzo La sepoltura (cat. II.34a), attribuibile a un bambino di
è evocata da due zampe con lunghe unghie o dita; il circa tre-quattro anni probabilmente di sesso maschi-
busto sottostante dal motivo dell’occhio, del collo e, le, era stata deposta all’interno di una tomba a “caset-
subito sotto, del corpo nastriforme di un animale. Tutti ta della morte” orientata est-ovest (con capo a ovest)
elementi che, per quanto slegati tra loro, sono riferi- ricavata nel deambulatorio di un doppio ottagono in-
bili a un animale stilizzato reso con i criteri del I stile terpretato come battistero probabilmente all’epoca
animalistico, documentato in Italia soprattutto nelle già dismesso o in via di dismissione. L’inumato era
fibule a staffa dell’ultimo terzo del VI secolo. Ma que- stato deposto con un ricco corredo. Attorno al collo
sti stessi elementi contemporaneamente evocano, aveva una collana (cat. II.34b) in filo d’argento con una
nel loro insieme, il gesto di maestà che trova confronti crocetta pure in argento, alcuni vaghi in pasta vitrea
sia negli anelli sigillari di Arichis da Palazzo Pignano e un pendente monetale realizzato con un solido di
(Cremona) e Rodchis da Trezzo sull’Adda (Milano), sia Costanzo II (RIC VIII, p. 518, n. 83: Zecca di Antiochia,
nel frontale dell’elmo della Valdinievole. 347-355; la lettura si deve a G. Facchinetti). Sul bacino
(Elisa Possenti) era invece una cintura multipla con guarnizioni auree
decorate con motivi di tradizione bizantina (punto e
Bibliografia: E.M. Menotti, A. Manicardi, Mantova e il suo virgola, motivi a S e simili) probabilmente chiusa da
territorio in età tardoantica e altomedievale, in Gli scavi una fibbietta in argento a placca fissa. In prossimità
al battistero di Mantova (1984-1987), a cura di G.P. Bro- della testa sul lato destro del defunto, erano stati de-
giolo, Mantova 2004, pp. 141-150, in part. pp. 147-148; posti un’olpe in bronzo di tradizione romano-bizantina
E.M. Menotti, Necropoli longobarde e d’età longobarda e un bicchiere ansato in ceramica comune a impasto

50
grezzo. Il piccolo defunto era stato inoltre coperto da La tomba 2 della necropoli dell’Arcisa – le cui sepoltu-
un sudario funebre, indicato da una crocetta aurea re furono rinvenute agli inizi del Novecento – era una
priva di decorazioni rinvenuta sul petto. semplice fossa rettangolare, disposta sull’asse est-o-
I materiali e il ricco corredo associato a una de- vest, scavata nella nuda terra alla profondità di circa
posizione infantile trovano elementi di confronto in 0,85 m. Agli occhi degli scopritori, lo scheletro aveva
altre necropoli longobarde coeve (Nocera Umbra, Le- al fianco destro una spatha in ferro con tracce del fo-
no-Campo Marchione, Collegno). Cronologicamente dero ligneo, all’altezza dell’omero si trovava l’umbone
la sepoltura, per quanto con materiali anche risalenti a calotta conica e, sempre sullo stesso lato, presso la
all’ultimo terzo del VI secolo, si colloca negli anni at- testa, una cuspide di lancia con lama foliata, nervatura
torno al 600, quando nell’Italia longobarda si diffuse longitudinale e innesto a cannone. Il riesame della re-
l’usanza di utilizzare croci auree in lamina per la deco- lazione di scavo ha permesso di ipotizzare la presenza
razione dei sudari. Il prezioso corredo e la deposizione dei resti di una corazza, tradita da evidenti chiazze di
in una “casetta della morte” indicano che il defunto ossido di ferro, osservate al centro della fossa.
doveva appartenere all’aristocrazia longobarda in que- Sul bacino stavano invece le parti dell’oggetto
gli anni insediatasi a Mantova. La presenza di manufat- più pregiato del corredo, ossia gli elementi in argen-
ti di produzione romano-bizantina, in particolare della to di una cintura multipla. Questa è costituita da un
cintura multipla, palesa tuttavia chiari contatti con i puntale principale, scatolare, dotato di un perno per
territori controllati dall’Impero bizantino. il fissaggio. La faccia a vista è decorata a traforo, con
(Elisa Possenti) motivi geometrici semplici, e completata da incisioni
trasversali. In maniera simile sono realizzati e ornati i
Bibliografia: D. Castagna, G. Facchinetti, E. Possenti, sei puntali secondari a U, con un orlo intaccato nell’e-
Edifici ottagonali nella Civitas vetus di Mantova: novità stremità superiore, mentre un altro è abbellito da un
da recenti indagini, in La dualitat de baptisteris en les giglio stilizzato e da un’alternanza di cerchi e linee.
ciutats episcopals del cristianisme tardoantic (Barcellona, Otto sono le placche, fuse dal medesimo modello e
26-27 maggio 2016), in corso di stampa; G. Facchinetti, rifinite singolarmente a bulino, con una decorazione
D. Castagna, E. Possenti, A. Manicardi, Mantova fra la che è stata variabilmente interpretata come sommato-
tarda antichità e la dominazione longobarda: una città ria di elementi fitomorfi oppure di due volatili affrontati
in trasformazione, in Città e campagna: culture, inse- che si abbeverano alla fonte della vita, completata da
diamenti, economia (secc. VI-IX), atti del II incontro di tre globetti ordinati a piramide. Si annoverano anche
Archeologia barbarica (Milano, 15 maggio 2017), a cura due bottoncini semilunati, una placca a 8 campita da
di C. Giostra, in corso di stampa; E. Possenti, La sepol- cerchietti e una placca a scudetto sagomato. Le otto
tura infantile di Via Rubens a Mantova. Considerazioni placche trovano analogie con elementi recuperati a Ki-
sulle sepolture infantili privilegiate in contesti longobardi sköró´s (Ungheria) in una sepoltura avara, di cui è rico-
italiani (VI-VII secolo), in “Nealm Necropoli altomedievali nosciuta la natura alloctona. I puntali trovano confronti
e medievali italiane”, I, in corso di stampa. con guarnizioni da Sadovec (Bulgaria) e, soprattutto,
con due reperti non finiti in bronzo, rinvenuti nell’ate-
II.35-35bis Chiusi, Arcisa (Siena), lier della Crypta Balbi, che potrebbero rappresentare
località Portonaccio un probabile indizio della provenienza del set da una
(cfr. scheda contesto 20; cat. II.35) manifattura romana.
(Michele Dalba)
II.35 Corredo maschile della tomba 2 di Chiusi
(cat. II.35) Bibliografia: E. Galli, Nuovi materiali barbarici dell’I-
Fine del VI - inizi del VII secolo talia Centrale, Roma 1942 (Atti della Pontificia Acca-
Chiusi, Museo Archeologico Nazionale, demia Romana di Archeologia”, s. III, Memorie, VI,
inv. 86975-86998 I); O. von Hessen, Primo contributo alla archeologia

51
longobarda in Toscana. Le necropoli, Firenze 1971 Dei materiali del corredo salta all’occhio la grande
(Accademia toscana di Scienze e Lettere “La Co- fibula a staffa, in argento dorato e niellato e ardiglione
lombaria” - Studi, XVIII); Mostra dei materiali della in ferro. Presenta la piastra di testa in forma semicir-
Tuscia Longobarda nelle raccolte pubbliche toscane, colare, con dieci bottoni a protomi umane, caratteriz-
catalogo della mostra (Lucca, Museo di Villa Guinigi, zate dalla scriminatura centrale dei capelli e dagli occhi
ottobre 1971), a cura di A. Melucco Vaccaro, Firenze sbarrati. Il contrarco è decorato da un fregio a rombi,
1971; O. von Hessen, Secondo contributo alla arche- mentre la cornice della lunetta di testa è ornata da un
ologia longobarda in Toscana. Reperti isolati e di pro- motivo dentato che racchiude un volto di uomo, affian-
venienza incerta, Firenze 1975 (Accademia toscana cato da animali. La staffa è circoscritta da due nastri
di Scienze e Lettere “La Colombaria” - Studi, XLI); G. applicati, come avviene in altre fibule provenienti da
Ciampoltrini, Le tombe 6-10 del sepolcreto longobar- necropoli italiane, un listello rilevato separa la campi-
do di Chiusi-Arcisa. Per un riesame dei materiali, in tura in Schlaufenornamentik, che si ritrova pure nella
“Archeologia Medievale”, XIII (1986), pp. 555-562; piastra inferiore. Ai lati della sua cornice – anch’essa
M. Ricci, 37 Elementi in argento di cintura molteplice abbellita dal motivo a triangolini contrapposti, come
della tomba 2 dell’Arcisa di Chiusi, in Il futuro dei Lon- altre porzioni – trovano spazio quattro teste di rapaci.
gobardi. L’Italia e la costruzione dell’Europa di Carlo La parte terminale del piede si struttura con una artico-
Magno, catalogo della mostra (Brescia, Monastero di lazione a Y, sovrastante una perla su anelli concentrici
Santa Giulia, 18 giugno - 19 novembre 2000), a cura scalettati e un ulteriore intreccio. Il piede è concluso
di C. Bertelli, G.P. Brogiolo, Milano 2000, p. 87; M. dalla maschera di un mostriciattolo antropomorfo.
Ricci, Schede, in Roma dall’antichità al medioevo. Ar- Questa fibula trova un confronto con l’esemplare della
cheologia e storia, a cura di M.S. Arena et alii, Milano tomba 29 di Nocera Umbra.
2001; G. Paolucci, Archeologia gota e longobarda a Tra gli ornamenti dell’inumata era stata deposta
Chiusi, tra antiche e nuove scoperte, in Goti e Lon- anche una collana, costituita dalle perle in vetro,
gobardi a Chiusi, a cura di C. Falluomi, Chiusi (Siena) dall’ametista e dalle brattee auree discoiformi (sei in
2009, pp. 23-40; F. Daim, Byzantine Belt Ornaments origine), con elemento semisferico centrale sbalzato,
of the 7th and 8th Centuries in Avar Contexts, in decorazione a filigrana e appiccagnoli. Segue l’ago
Intelligible Beauty. Recent Research on Byzantine crinale in argento dall’estremità appuntita, frequente-
Jewellery, a cura di C. Entwistle, N. Adams, London mente attestato nei cimiteri della penisola, animato
2010, pp. 61-71. da scanalature trasversali divise in cinque gruppi, e la
catenella bronzea, con elementi piegati a 8 e anello
II.35bis Corredo femminile della tomba 3 passante abbellito da occhi di dado. Delle tre crocette
di Chiusi auree si conserva un unico reperto, dalla superficie
Fine del VI - inizi del VII secolo liscia e due fori per ogni braccio.
Chiusi, Museo Archeologico Nazionale, (Michele Dalba)
inv. 86999-87013
Bibliografia: E. Galli, Nuovi materiali barbarici dell’Italia
La tomba 3 era costituita da una fossa rettangolare, Centrale, Roma 1942 (Atti della Pontificia Accademia
scavata nella nuda terra alla profondità di 1,6 m e Romana di Archeologia”, s. III, Memorie, VI, I); O. von
orientata sull’asse est-ovest. La descrizione del cor- Hessen, Primo contributo alla archeologia longobarda
redo, fornita da Galli, riporta la presenza di un coltello in Toscana. Le necropoli, Firenze 1971 (Accademia
in ferro e di una catenella sul fianco sinistro della de- toscana di Scienze e Lettere “La Colombaria” - Studi,
funta, di una fibula sul bacino, un ago crinale presso XVIII); Mostra dei materiali della Tuscia Longobarda
la spalla destra, pendenti e vaghi di collana presso il nelle raccolte pubbliche toscane, catalogo della mo-
collo, un’ametista vicino alla bocca, tre crocette auree stra (Lucca, Museo di Villa Guinigi, ottobre 1971), a
agli omeri e due puntali in argento. cura di A. Melucco Vaccaro, Firenze 1971; H. Roth, Die

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Ornamentik der Langobarden in Italien. Eine Unter- nelle tombe, soprattutto con la seconda metà del VII
suchung zur Stilentwicklung anhand der Grabfunde, secolo per quanto riguarda l’area italiana. Particolare la
“Antiquitas”, 3, 4, Abhandlungen zur Vor- und Frühg- presenza delle asce cosiddette “barbute”, ossia con
eschichte, zur Klassischen und Provinzial-Römischen il taglio prolungato verso l’impugnatura, in una forma
Archäologie und zur Geschichte des Altertums, XV, caratteristica che, nella variante merovingia – la franci-
Bonn 1973, in part. pp. 60-62; O. von Hessen, Secon- sca –, le rende bilanciate per il lancio e utili altresì per
do contributo alla archeologia longobarda in Toscana. il combattimento a distanza ravvicinata. Gli esemplari
Reperti isolati e di provenienza incerta, Firenze 1975 di Benevento, in base a un’indagine balistica, risultano
(Accademia toscana di Scienze e Lettere “La Colom- rientrare nelle armi da getto. L’ascia barbuta è attesta-
baria” - Studi, XLI); G. Paolucci, Archeologia gota e ta in Italia da una trentina di esemplari, su cui è stato
longobarda a Chiusi, tra antiche e nuove scoperte, espresso qualche dubbio rispetto all’impiego militare,
in Goti e Longobardi a Chiusi, a cura di C. Falluomi, che tuttavia non andrebbe escluso, soprattutto per
Chiusi (Siena) 2009, pp. 23-40. determinati ritrovamenti. L’eterogeneità del nucleo dei
materiali di Pezza Piana si rispecchia nella datazione;
II.35ter Materiali da Benevento, le sepolture (integrando la riflessione con altri ogget-
contrada Pezza Piana ti provenienti dalla medesima area), possono essere
Fine del VI - inizi del VIII secolo circoscritte a un periodo che va dalla fine del VI agli
Benevento, Museo del Sannio inizi dell’VIII secolo.
(Michele Dalba)
Il centro principale della Langobardia minor, Beneven-
to, ha registrato a partire dall’Ottocento diversi ritrova- Bibliografia: M. Rotili, La necropoli longobarda di
menti relativi all’età longobarda. Tra i numerosi materiali Benevento, Napoli 1977 (Ricerche e documenti, 3);
conservati nel Museo del Sannio, di recente nuova- E. Cuozzo, Le cavallerie longobarda e normanna, in
mente analizzati, spicca il nucleo di armi e altri mate- “Conoscenze. Rivista annuale della Soprintendenza
riali pertinenti ai corredi di alcune sepolture, ritrovate archeologica e per i Beni ambientali, architettonici,
in contrada Pezza Piana tra febbraio e marzo del 1927. artistici e storici del Molise”, 4 (1988), pp. 77-83; R.
Probabilmente la necropoli non fu scavata nella sua Parenti, Le tecniche costruttive fra VI e X secolo: le
interezza e le tombe non furono indagate con l’acribia evidenze materiali, in La storia dell’Alto Medioevo ita-
che avrebbe invece caratterizzato la pubblicazione dei liano (VI-X secolo) alla luce dell’archeologia, atti del
materiali, avvenuta a distanza di anni, ma è noto che convegno internazionale (Siena, 2-6 dicembre 1992), a
alcune di queste fosse presentavano una copertura in cura di R. Francovich, G. Noyé, Firenze 1994, pp. 479-
lastre di travertino. La mancanza di sistematicità nello 496; V. La Salvia, Nuovi oggetti con/per nuovi popoli.
scavo non permette di distinguere i corredi per tombe; Migrazioni, trasferimento di tecnologia e integrazione
tuttavia, alcuni oggetti sono sufficienti per documenta- culturale nell’area merovingia orientale fra V e VIII se-
re l’inumazione di un nucleo di militari. colo. L’archeologia della produzione oltre il modello
Tra le armi, su cui sono stati condotti esami metal- etnogenetico, in Archeologia e storia delle migrazioni:
lografici, si contano sei spade, cinque scramasax (tre Europa, Italia, Mediterraneo fra tarda età romana e
sax medi e due langsax), undici cuspidi di lancia – di alto medioevo, atti del convegno internazionale di stu-
diversa forma e datazione –, due asce e un umbone di di (Cimitile-Santa Maria Capua Vetere, 17-18 giugno
scudo con le borchie e i resti dell’imbracciatura. Tra gli 2010), a cura di C. Ebanista, M. Rotili, Cimitile (Napoli)
inumati dovevano esserci dei cavalieri, come rivela la 2011, pp. 231-253; M. Rotili, Aspetti dell’integrazione
presenza di quattro speroni in bronzo (mancanti dello delle popolazioni germaniche in Italia, in Archeologia
stimolo), che nel tipo con passante finale (Schlaufen- e storia delle migrazioni: Europa, Italia, Mediterraneo
sporen, Tipo III1AB2, secondo la classificazione tipologi- fra tarda età romana e alto medioevo, atti del conve-
ca di Wachowski) erano solitamente deposti in coppia gno internazionale di studi (Cimitile-Santa Maria Capua

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Vetere, 17-18 giugno 2010), a cura di C. Ebanista, M. La deposizione avveniva in ampie fosse terragne,
Rotili, Cimitile (Napoli) 2011, pp. 97-115; C. Ebanista, quadrangolari, con rincalzo di ciottoli e chiusura in terra.
Tradizioni funerarie nel ducato di Benevento: l’apporto Anche quelle con cavallo mantenevano le medesime
delle popolazioni alloctone, in Necropoli longobarde in caratteristiche, differenziandosi in pochi casi per la pre-
Italia. Indirizzi della ricerca e nuovi dati, atti del conve- senza delle cosiddette “casette della morte”. Il cavallo
gno internazionale (Trento, 26-28 settembre 2011), a era sacrificato alla morte del suo padrone e veniva de-
cura di E. Possenti, Trento 2014, pp. 445-471; C. Gio- posto con la bardatura indossata. Il cavaliere era ada-
stra, La necropoli di Povegliano Veronese, loc. Ortaia, giato per primo nella fossa ed equipaggiato in maniera
in Necropoli longobarde in Italia. Indirizzi della ricerca non ripetitiva di armi, cintura, calzari e un corredo rituale
e nuovi dati, atti del convegno internazionale (Trento, rappresentato da un vasetto plasmato a mano. Ognuna
26-28 settembre 2011), a cura di E. Possenti, Tren- delle tombe con cavallo serba una sua peculiarità nella
to 2014, pp. 259-273, in part. pp. 266-267; M. Rotili, composizione dell’inumato, quale risposta a una pratica
Due casi a confronto: Borgovercelli e Benevento, in funeraria che figura molteplicità di influenze, pur man-
Necropoli longobarde in Italia. Indirizzi della ricerca e tenendo una sua solida tradizione primitiva.
nuovi dati, atti del convegno internazionale (Trento, In misura del tutto meditata ogni corredo legato ai
26-28 settembre 2011), a cura di E. Possenti, Trento cavalieri sottaceva un significato preciso e indicativo
2014, pp. 417-444. dell’individuo, probabilmente connesso al posto speci-
fico nella gerarchia dei cavalieri. Un segno delle abilità,
forse, poiché si annoverano casi di cavalieri con il solo
Il carattere composito del regno: le necropoli arco e/o frecce o con la sola lancia ma senza spada o
di Campochiaro (Campobasso) sax, solo sei casi di presenza dell’umbone. Ci sorprende
(cat. II.36-40) tale volontà distintiva nel contesto di questa comunità
Ben note alla comunità scientifica per la peculiarità tribale seminomade, ma può ragionevolmente indicare
della sepoltura nella medesima fossa di cavallo e ca- una precisa corrispondenza con l’episodio mercenario
valiere, le due necropoli di Campochiaro sono presen- che si riallaccia a questo gruppo, la cui fonte straordina-
tate, in questo contributo, con una rapida sintesi che ria, oltre la cultura materiale, è Paolo Diacono. Alzecone
privilegia alcuni degli elementi maggiormente esplica- era un bulgaro in fuga con il suo manipolo di uomini
tivi per la lettura della cultura materiale manifestatasi (bulgaro come riporta la nostra fonte).
nelle scelte di composizione dei corredi. Ermanno Arlsan, per il noto cavaliere della più volte
Le due necropoli, rinvenute nelle località Vicenne e discussa tomba 33 di Vicenne, ha ipotizzato un ruolo
Morrione, hanno restituito nel complesso quattrocen- di protagonista nel passaggio di insegne e titolarità,
toquattro tombe tra le quali diciannove con cavallo, ve- da parte di Romualdo, alla tribù da lui posta alla fron-
rificando un indice di presenza di sepolture privilegiate tiera; per la tomba 102 di Morrione è stata la spada
più alto a Vicenne (12/167) rispetto a Morrione (7/237). damascata del cavaliere, unica nel contesto, che ha
Tra le ragioni di una tale discordanza si può forse spinto Valeria Ceglia ad assegnare un ruolo dominante
ascrivere l’occupazione parziale dei “settori” assegna- all’inumato; per la tomba 150, che in questa sede si
ti ai cavalieri nel cimitero di Morrione, dove le cinque mostra, sono state l’assenza della cintura e le staffe
tombe centrali si mostrano prive dei corrispettivi grup- con il perno girevole a indicare un peculiare posto nel
pi che usualmente attorniano le sepolture privilegiate. gruppo bulgaro.
Ciò fa pensare a un abbandono prematuro del sito di Questi elementi appena accennati individuano fa-
Morrione, interpretando così l’anomalia nell’indice di cilmente alcuni punti fermi nel rituale di sepoltura me-
presenza rispetto a Vicenne. Le due aree sepolcrali si diati da una “varietà di influssi culturali”, citando Va-
mostrano, tuttavia, affini nella distribuzione ordinata leria Ceglia in uno dei suoi primi contributi, ma anche
per file delle tombe e nella dislocazione centrale delle un legame con competizioni sociali interne al gruppo,
sepolture dei cavalieri. come è stato già fatto notare seppur ponendolo come

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tema di disconoscimento dell’identità etnica della co- della scarsa profondità della tomba e della giovane età
munità di Campochiaro. della defunta, dello scheletro si sono conservati solo
Va osservato, comunque, che la più ricca articola- pochi frammenti della calotta cranica.
zione dei corredi degli inumati maschili senza cavallo Il corredo rituale comprendeva un’olletta non tor-
rispetto a quelli dei cavalieri, con alcuni elementi di pri- nita. Quale elementi di abbigliamento e ornamento e
vilegio connotanti (quale sembra essere il calice vitreo, personale si rinvenivano una fibbietta in bronzo posta
per esempio) si può ricondurre a una scarsa necessità sul bacino, un frammento di placchetta in bronzo, un
di definizione dello status di cavaliere attraverso un coltellino, il castone in piombo di un anellino, una col-
ricco corredo personale, poiché si reputava sufficiente lana con pendenti.
la sepoltura con il proprio destriero. La competizione si Una discussione più approfondita meritano certa-
indirizzava, quindi, verso altre sfere interne alla società mente gli elementi di ornamento personale.
che dovevano contendersi un ruolo, ruolo tanto ma- La collana è composta di ventotto vaghi, tra i quali
nifesto per i cavalieri da essere minimizzato nell’opu- ben quindici in ambra. Le perle di ambra hanno forme
lenza degli oggetti personali e mostrato limitatamente e dimensioni varie con prevalenza di forma a goccia;
al cavallo e (forse) alle abilità specifiche di cavaliere. sono associate a vaghi in pasta vitrea policroma tubo-
Diversa la situazione delle tombe femminili: le dame lari lisci o a ricciolo, ad anello sottile, e a granuli con
di Campochiaro hanno corredi variegati con influenza decorazione a filamenti applicati con motivo a onda. La
spiccata di gusto e moda. È quindi una contaminazione collana verosimilmente completava il suo filo con tre
più manifesta, anche se si conservano alcuni elementi pendenti a forma di croce in bronzo e, probabilmente,
riferibili a modelli di inusuale apparizione nei nostri coevi con una monetina forata purtroppo illeggibile. Non c’è
contesti peninsulari. La fibula che si espone ne diven- da dilungarsi sulle credenza magiche legate all’ambra e
ta una mirabile rappresentazione, mentre gli orecchini sulla sua presenza largamente documentata nelle tom-
mammellati disegnano una storia culturale estranea alle be femminili del periodo delle migrazioni, le necropoli di
migrazioni che hanno caratterizzato il nostro territorio. Campochiaro ne restituiscono molte. A sottolineare il
Infine le due tombe di bambini, che completano la suo valore apotropaico, quale legame non solo di gusto
sequenza degli inumati, esposte per la presenza dei ma di superstizione, è il caso della tomba 43 di Vicenne
pettini in osso, un oggetto che rimarca la trasversalità che vede quattro vaghi a goccia deposti accanto al cra-
di alcuni messaggi simbolici in ambito funerario. nio della defunta estranei alla ricca collana al suo collo.
La selezione delle tombe ha seguito, in sintesi, Il rituale, evidentemente, riporta un significato che ci
l’idea di mostrare i livelli multiformi di lettura delle ne- sfugge del tutto del suo senso più profondo.
cropoli di Campochiaro, uscendo dal “club esclusivo” Un accenno più specifico meritano le crocette in
dei cavalieri. Il punto di convergenza, tuttavia, continua bronzo utilizzate come pendaglio.
a trovarsi nell’apporto etnico allogeno spiccatamente Tra queste una sola è completa. Mostra il braccio
leggibile in ognuno di questi livelli. orizzontale rettilineo, mentre quello verticale ha l’ap-
piccagnolo in alto, ottenuto ripiegando la laminetta,
II.36 Corredo della tomba 28 di Campochiaro e il bordo inferiore lobato, come tradizione delle cro-
(Campobasso), località Morrione cette decorative delle collane o, più frequentemente,
(cat. II.36a-b) dei piccoli pettorali applicati alle vesti. La superficie
Seconda metà del VII secolo è lavorata con un cerchio a punzone al centro e tratti
Campobasso, Museo Provinciale Sannitico, obliqui incisi sui bracci.
inv. 58361-58364, 58366-58369 Il motivo della croce è scarsamente attestato nelle
due necropoli rivestendo, forse, un valore simbolico
Inumazione femminile. non ripetitivo e preciso, per quanto a noi sfuggen-
Deposizione in fossa terragna rettangolare con lati te, in una società ancora aderente a diverse forme di
corti leggermente curvi e rincalzo di ciottoli. A causa sciamanesimo.

55
Gli orecchini in argento del tipo detto “mammella- Inumazione di bambino.
to” sono orecchini ad anello con verga arricchita e pen- Scheletro preservatosi solo nella parte inferiore e
dente lungo. È ottenuto dall’applicazione di più sfere a nell’avambraccio sinistro. Un pettine era deposto in
livelli sovrapposti: la principale, di maggiori dimensioni, prossimità del braccio, mentre un’olletta non tornita
è arricchita da piccole semisfere applicate con filigrana era accanto al piede sinistro.
e da altre tre sferette sormontanti assemblate a grappo- Olletta plasmata a mano in ceramica grezza. For-
lo. Il pendente è collegato alla verga, anch’essa ornata, ma irregolare, con evidenti segni della manifattura a
mediante fissaggio a una delle sfere a grappolo. mano. Piede piano, pareti piuttosto rettilinee, spalla
Gli orecchini detti mammellati costituiscono il grup- curva, breve collo verticale, orlo piano svasato, lavo-
po tipologico più numeroso a Campochiaro. rato a cordone. Pettinino con unica fila di denti (16,7
Pur di notevoli dimensioni (raggiungono quasi i 6 cm x 5 cm): dentatura di spessore uniforme, listello di
di lunghezza), sono piuttosto leggeri poiché prodotti in assemblaggio fissato da cinque rivetti in ferro ancora
sottile lamina d’argento. Trovano paralleli in Ungheria, conservati. Due fori testimoniano la presenza di altri
nella Russia sud-orientale, tra Olbia e Kama, mentre due fermi per le placche. La custodia ha l’impugnatura
sembrano assenti in altri contesti. Secondo una recen- rettangolare fermata da tre ribattini di fissaggio, men-
te ricostruzione crono-tipologica dei tipi di orecchini con tre l’innesto nella custodia dei denti era garantito da un
bulla semplice sormontata da tre sferette radiali e con piccolo perno sul lato opposto. Sia il fodero sia il pet-
bulla mammellata, sulla base dei tanti rinvenimenti nel tine erano decorati con motivi a linee incise: il primo
bacino dei Carpazi, il tipo semplificato sarebbe anteriore con archetti generati da un punto a incisione profonda,
a quello più articolato della tomba 28 di Morrione: se i l’altro da una teoria di archetti a doppia linea incisa.
primi erano in voga già nei primi decenni del VII secolo, (Isabella Marchetta)
quelli più elaborati compaiono intorno alla metà del VII
secolo e vengono prodotti fino all’ultimo quarto dello Bibliografia: inedito.
stesso secolo. Tra gli orecchini a globo mammellato si
annovera anche un gruppo di manufatti in oro o argento II.38 Corredo della tomba 134 di Campochiaro
noto in diversi contesti della Sardegna, nella zona tra (Campobasso), località Vicenne
Cagliari e Oristano. Si tratta di vaghi sferici (con diame- (cat. II.38)
tro tra 2-10 cm) con applicazioni molto simili a quelle di Seconda metà del VII secolo
Campochiaro, ma che andavano a inserirsi alla verga me- Campobasso, Museo Provinciale Sannitico,
diante un foro passante classificandosi tra gli orecchini inv. 44345-44350
con verga arricchita piuttosto che con pendente lungo.
(Isabella Marchetta) Inumazione di adolescente.
Deposizione di fanciullo ben conservata. Inumato
Bibliografia: V. Ceglia, Le necropoli di età altomedieva- supino con capo reclinato sulla sinistra e braccia
le di Campochiaro, in Ambre. Trasparenze dall’antico, aderenti ai fianchi. Il corredo personale era costitu-
catalogo della mostra (Napoli, Museo Archeologico Na- ito da un coltello in ferro, con attacco del codolo
zione, 26 marzo - 10 settembre 2007), a cura di M.L. arricchito da una bordatura in bronzo dorato quale
Nava, A. Salerno, Napoli 2008, pp. 295-299, in part. 299. fermo dell’immanicatura, sistemato al di sopra del
fianco sinistro. Il corredo rituale era composto da un
II.37 Elemento di corredo tomba 48 di elemento pendente di cintura con tracce di agemi-
Campochiaro (Campobasso), località Vicenne na, quale chiaro dono ex voto; un pettine in osso e
(cat. II.37a-b) una moneta in argento, una frazione di siliqua con il
Seconda metà del VII secolo monogramma di Eraclio. Infine ai piedi un’olla non
Campobasso, Museo Provinciale Sannitico, tornita con tracce di fumigatura sul lato e una brocca
inv.44317-44318 dipinta a fasce brune irregolari campita su tre registri.

56
Pettinino in osso a unica fila di denti con manico te e di profilo); essi, se identificabili come corvi ad
rettilineo decorato a occhi di dado (26,5 x 3,6 cm), ali spiegate, ovvero gli uccelli che banchettano con i
confrontabile con quello ben noto di Oderzo attribuito cadaveri, diverrebbero simbolo iconografico di Odino,
alla metà del VII secolo, datazione peraltro conforme a dio della guerra del pantheon germanico.
quella di Vicenne, come precisa la moneta associata. (Isabella Marchetta)
Guardando alla mappa dei rinvenimenti di questo tipo è
stata ipotizzata la sua diffusione in ambienti longobardi Bibliografia: inedito.
per personaggi di ceto medio-alto, e l’associazione con
una moneta in argento a Vicenne può certamente sup- II.40 Corredo della tomba 150 di Campochiaro
portare tale ipotesi. Inoltre la grandezza sovradimen- (Campobasso), località Vicenne
sionata rispetto all’inumato ne sottolinea il valore di (cat. II.40a-b)
simbolo: oltre il suo uso funzionale, il pettine, come è Seconda metà del VII secolo
noto, assurgeva a simboliche funzioni augurali. Campobasso, Museo Provinciale Sannitico,
(Isabella Marchetta) inv. 44740-44780

Bibliografia: inedito. Inumato maschile con cavallo.


Sepoltura pertinente a un individuo adulto di età avanza-
III.39 Elemento di corredo tomba 185 ta seppellito entro un’ampia fossa rettangolare insieme
di Campochiaro (Campobasso), località Morrione al suo cavallo. L’inumato occupa la parte nord della fos-
(cat. II.39) sa, deposto con il cranio a ovest posato su un cuscino
Seconda metà del VII secolo. di pietre; il cavallo è nella parte sud con il cranio a est
Campobasso, Museo Provinciale Sannitico, rivolto verso il cavaliere. La posizione degli oggetti ha
inv 65243 consentito di identificare l’intero sistema di cavalcatura
dell’animale, il cui corredo è ben più ricco di quello del
Inumazione femminile. cavaliere. Gli apparati decorativi, infatti, restituiscono
Fibula a cassetta in argento con brattea aurea centra- l’immagine di un destriero regalmente abbigliato con
le. La brattea è inserita in una poco profonda scatola elementi in argento e in bronzo. Il suo carico era costi-
d’argento priva di decorazioni complesse, distaccan- tuito dalla lancia deposta sulla groppa, lato sinistro. Il ca-
dosi quindi dal coevo e noto gruppo rinvenuto in Ca- vallo ha età avanzata come il suo padrone (dodici-quin-
labria, Basilicata, lungo la costa Dalmatica e nell’area dici anni) con una storia di intensa attività da sella. Il
del Mar Nero. suo padrone, dal canto suo, mostrava segni evidenti di
La brattea aurea nel tema iconografico e nella la- stress meccanici compatibili con l’utilizzo dell’arco, non
vorazione, sembra indicare una produzione estranea presente nel suo corredo, e da cavalcatura. La spatha
ai gruppi finora noti nella penisola. L’iconografia non è era il suo elemento associato principale, affiancata da
perfettamente leggibile, ma vi si distinguono due uc- un coltellino domestico di medie dimensioni.
celli affrontati stilizzati che riportano alla mente lo stile Questo cavaliere non ha segni di opulenza sfarzo-
germanico zoomorfo proprio della prima fase pannoni- sa, la riserva al suo accompagnatore di vita e di morte.
ca. Un gruppo molto numeroso di brattee scandinave Nella scelta dei finimenti si deve rilevare il confronto
costituisce la testimonianza forse più nota e cospi- molto stringente con gli elementi decorativi del con-
cua dell’iconografia del mondo germanico, mutuata dottiero di Kunágota, un potente signore del primo
da quella tardoromana e progressivamente stilizzata terzo del VII secolo, custoditi all’Hungarian National
e adattata ai propri temi mitologici. I due uccelli della Museum di Budapest. Rende unica la sepoltura la pre-
brattea molisana sono affrontati per il becco come in senza delle staffe in bronzo con perno: una tecnologia
una lotta (lontani dai pavoni cristiani che si dissetano sconosciuta fino a questo momento sia nella necropoli
al kantharos della Verità pur se disposti specularmen- e sia nei contesti editi a noi noti. Questi elementi in-

57
sieme all’assenza della cintura ci mettono di fronte a chiette in argento a calotta completate da gancetti a
un personaggio di spicco nella necropoli. cappio in bronzo. Le calotte erano realizzate in lamina
Elementi del corredo del cavaliere battuta sul calco in gesso entro cui si affondavano i
Borsetta domestica sospesa alla cintura testimo- gancetti di fissaggio. Erano posizionate sui cinturini
niata da una fibbietta che la chiudeva. È stata rinve- della testa dell’animale componendo una decorazione
nuta, infatti, accanto al cavaliere e a corta distanza dal complessa: le borchie a calotta erano infatti alternate
set da fuoco composto di un acciarino e un nucleo a finte nappe trilobate poste ai punti di raccordo dei
di selce, uno spillone in osso e una barretta in ferro, finimenti. I cinturini laterali che completavano il sotto-
ripiegata a gancio, mutila del terminale. gola, inoltre, erano rifiniti da due placchette in bronzo
La fibbietta ha anello a ovale schiacciato con battu- punzonate.
ta per l’ardiglione, mancante. La placca è fissa, trian- Parte della sellatura sono i finimenti per l’aggancio
golare con foro triangolare e quattro linee incise alla della sella e comprendono una fibbia ad anello con un
base. Dalla placca si dipartono due uccelli affrontati passante, le staffe con tutto il sistema di aggancio
con lungo collo e becco rivolto in basso verso l’anello. (fibbia ad anello in ferro e un puntalino a becco d’ana-
L’acciarino è semilunato con lati arcuati spezzati e tra) e una serie di decorazioni distribuite sull’imbraca
impugnatura ispessita. e sul pettorale a forma di nappa come quelle viste nel
Il nucleo di selce mostra tre lati scheggiati in ma- sistema di briglie.
niera irregolare. La staffa destra, inoltre, ha restituito una placca
La panoplia della sepoltura appare alquanto es- decorativa con forma zoomorfa stilizzata: corpo trape-
senziale, dominata principalmente dalla spatha. Del zoidale terminante in due protomi ricurve somigliante
coltello (lama di 14,5 cm) si conserva parte del dorso ma non del tutto confrontabile con un passante rinve-
rettilineo leggermente curvato in punta, tagliente cur- nuto nella tomba principesca di Bócsa.
vo e codolo rastremato. Il giavellotto (lunghezza mas- Le staffe hanno un anello con costolatura lungo
sima 23 cm), posizionato vicino al cavallo, era parte del il dorso, sormontato da un perno lobato. In questo
carico dell’animale; la punta è a foglia di canna e ha la perno si inserisce un elemento tubolare con l’occhiello
cannula d’innesto all’asta lignea svasata. La spatha ha per la sellatura. Il tubulo ha due fori che consentono
la lama dritta, l’elsa un codolo rastremato con foro per l’incastro al perno, ma al tempo stesso conferiscono
l’ancoraggio dell’impugnatura lignea: è lunga 87 cm. mobilità alla staffa che può girare a 360 gradi. L’oc-
Quale arma lunga da combattimento, connota i cor- chiello è sagomato.
redi dei cavalieri delle steppe, dapprima associata a un Sono differenti nella forma: la sinistra, conservata
sistema semplificato di sospensione, poi, a partire dal solo nella parte superiore, ha l’anello leggermente più
primo trentennio del VII secolo, si arricchisce di un più stretto e allungato, per agevolare la salita a cavallo. La
complesso sistema. Era utilizzata per colpire di taglio, destra era evidentemente più ampia per agevolare i
a differenza del sax, più adatto agli affondi di punta. movimenti di entrata e uscita del piede.
Elementi della bardatura del cavallo (Isabella Marchetta)
Gli elementi relativi ai finimenti per morso e briglie
servivano per agganciare le redini di freno e di caval- Bibliografia: V. Ceglia, I. Marchetta, Alcuni inediti
cata al morso, che può essere con filetto o ad anello manufatti dalla necropoli di Vicenne a Campochia-
semplice (più diffuso a Vicenne). ro, La trasformazione del mondo romano e le grandi
Questo morso è del tipo con freno snodabile, se- migrazioni. Nuovi popoli dall’Europa settentrionale
zione rettangolare e terminazione a doppio occhiello. e centro-orientale alle coste del Mediterraneo, atti
L’aggancio per lo snodo avveniva tramite due occhielli del convegno internazionale di studi (Cimitile-San-
ottenuti dal ripiego della barra a uncino. ta Maria Capua Vetere, 16-17 giugno 2011), a cura
Il sistema di briglie era decorato con elementi in di C. Ebanista, M. Rotili, Cimitile (Napoli) 2012, pp.
argento e bronzo tra i quali più numerose erano le bor- 217-238.

58
III. CITTà, CASTELLI E CAMPAGNE
IN UN’ECONOMIA
FRAMMENTATA
Personaggi e simboli di potere di acanto. Tra le armi dell’inumato si annoverano una
Alcune sepolture, sia isolate sia all’interno delle este- punta di lancia e una spada con impugnatura a doppio
se necropoli in campo aperto, spiccano sulle altre anello intrecciato e lama damaschinata. Preziosa, nei
per maggior articolazione e soprattutto preziosità dei materiali e nei motivi ornamentali che si alternano tra
corredi, riflesso di particolare benessere economico loro: lamine d’oro campite da spirali e grovigli in filigra-
e ruolo sociale preminente in seno alla comunità; la na cedono, su una faccia del pomo, alle cellette degli
tomba 1 di Nocera Umbra ne è un esempio. almandini (perduti) di una decorazione in cloisonné,
È noto anche che personaggi di potere furono a che torna su una placchetta del fodero. Resta incerto
volte sepolti nei pressi della sede nella quale avevano il significato, ma è indubbio il valore simbolico rappre-
espletato in vita il loro ruolo. A Verona, il re Alboino sentato dal legame tra gli anelli posti su questo tipo
fu deposto nel suo palazzo; in città vi erano anche la di spade, che erano portate al fianco da personaggi
corte ducale e la corte regia: presso una di queste, appartenenti all’élite.
citata nelle fonti come “cort’alta”, sono stati rinvenuti Altrettanto esclusive risultano le guarnizioni della
in passato una tomba femminile con orecchini e anello cintura multipla in oro, che trovano uno stringente
aurei e una croce in lamina d’oro (tomba di Palazzo confronto con quelle recuperate dalla tomba 1 di Trez-
Miniscalchi) e di recente una inumazione maschile zo sull’Adda. Si caratterizzano per un’ornamentazio-
che, nonostante sia ormai della fine del VII secolo, ha ne di fili perlinati e godronati, avvicendati da motivi
restituito armi e due set da cintura. a “punto e virgola”, mentre il puntale principale si
(Caterina Giostra) distingue per un medaglione con la raffigurazione di
un’aquila. Tra gli oggetti di prestigio si colloca la sella
III.1 La ricca tomba 1 di Nocera Umbra (Perugia), plicatilis (sedia pieghevole), conservatasi nelle parti
località “Il Portone” metalliche, attestata in altre cinque sepolture della
(cat. III.1a-b) necropoli – maschili e femminili – e in ricche tombe
Fine del VI - inizi del VII secolo dell’area germanica, mediterranea, del bacino dei Car-
Roma, Museo delle Civiltà - Museo dell’Alto pazi e della Nubia. A completare il quadro dei mate-
Medioevo, inv. 35a-j, 36-40, 41a-c, 42a-c, 43-44, riali, una crocetta aurea a braccia patenti, aniconica,
45a-c, 46-50, 1745) e un bacile in bronzo, con lamina tirata a martello e
appliques di forma trapezoidale. Nel complesso, la
La sepoltura, una fossa rettangolare scavata in nuda ricchezza del corredo permette di individuare il de-
terra e orientata ovest-est, fu rinvenuta casualmente funto come un componente dell’alta aristocrazia del
nel 1897 durante i lavori agricoli. La presenza di uno suo tempo.
strato di terriccio scuro al di sotto dello scheletro ha (Michele Dalba)
portato a supporre la deposizione in cassa. Il corredo,
inizialmente trafugato dall’operaio che trovò la tomba, Bibliografia: A. Pasqui, R. Paribeni, Necropoli barbarica di
fu recuperato a seguito di indagini che, tuttavia, non Nocera Umbra, Milano 1918 (Monumenti Antichi pubbli-
hanno reso possibile ricostruire l’originaria disposizio- cati per cura della Reale Accademia dei Lincei, XXV), pp.
ne degli oggetti. 137-352, in part. pp. 155-156; W. Menghin, Das Schwert
Questi spiccano tra le tombe della necropoli per im Frühen Mittelalter. Chronologisch-typologische Unter-
ricchezza e unicità, come l’umbone in bronzo, costi- suchung zu Langschwertern aus germanischen Gräbern
tuito da una tesa larga, corpo centrale cilindrico e la d. 5. bis 7. Jahrhunderts n. Chr., Stuttgart 1983 (Wissen-
calotta conica, e un rivestimento – frammentario – in schaftliche Beibände zum Anzeiger des Germanischen
lamina bronzea dorata, lavorato a giorno. La decora- Nationalmuseum, 1), p. 260; C. Rupp, La necropoli
zione, retaggio di un gusto tardoantico o comunque longobarda di Nocera Umbra (loc. il Portone): l’analisi
bizantino, è animata dal combattimento di due fanti archeologica e catalogo, in Umbria longobarda. La ne-
e dal galoppo di un cavaliere e completata da foglie cropoli di Nocera Umbra nel centenario della scoperta,

60
catalogo della mostra (Nocera Umbra, Museo Civico, 27 L’armamento era costituito da una spatha, l’arma
luglio 1996 - 10 gennaio 1997), a cura di L. Paroli, Roma lunga a due tagli, con impugnatura in palco di cervo
1996, pp. 23-130; C. Giostra, Reperti di età longobarda (cat. III.2b); il fodero doveva essere in legno rivestito
poco noti provenienti dall’Umbria, in I Longobardi dei di cuoio, decorato all’imboccatura da listelli di osso
Ducati di Spoleto e Benevento, atti del XVI Congresso o cuoio e rinforzato da due listelli in ferro ageminato
Internazionale Studi Altomedioevo (Spoleto, Benevento, laterali e un puntale in ferro all’estremità.
20-27 ottobre 2002), II, Spoleto 2003, pp. 1459-1498, La cintura per la sospensione della spada, appog-
in part. p. 1477; C. Rupp, Das Langobardische Gräberf- giata sull’arma, era del tipo “a cinture pezzi” e aveva
eld von Nocera Umbra. 1. Katalog und Tafeln, Firenze guarnizioni in ferro ageminato (cat. III.2.d): comprende
2005 (Ricerche di Archeologia Altomedievale e Medie- elementi fissati alla cintura principale e alla bandoliera
vale, 31); P.M. De Marchi, 1.2.12 Spada dalla tomba 1, e anche due bottoni piramidali; la decorazione in II
necropoli in località Portone Nocera Umbra, in Brogiolo stile animalistico germanico è ormai assai evoluta, con
G.P., Chavarría Arnau A. (a cura di), I Longobardi. Dalla ca- tratti sottili ed estremamente stilizzati, pur riprenden-
duta dell’Impero all’alba dell’Italia, catalogo della mostra do consueti schemi quali le matasse o intrecci a 8 e i
(Torino, 28 settembre 2007 - 6 gennaio 2008), Milano quattro animali disposti a vortice.
2007, pp. 76-77; C. Rupp, Das langobardische Gräberfeld Lo scramasax, arma a un solo taglio, era anch’esso
von Nocera Umbra, in Die Langobarden. Das Ende der dotato di impugnatura in palco di cervo ed era inserito
Völkerwanderung, catalogo della mostra (Bonn, 22 ago- in un fodero con puntale in bronzo, borchie e chiodini
sto 2008 - 11 gennaio 2009), Bonn 2008, pp. 169-193; laterali in lega di rame con ghiera di base zigrinata
V. De Pasca, Un umbone di scudo da parata in bronzo d’argento. Le guarnizioni metalliche del sistema di so-
dorato da Nocera Umbra: nuove considerazioni, in “Gil- spensione dell’arma erano in lega di rame (cat. III.2.c):
gameš”, 1 (2016), pp. 114-129. le analisi chimiche hanno evidenziato sulla superficie
del puntale secondario un’elevata presenza di argen-
III.2 Tomba di armato di Verona, to, permettendo di ipotizzare una estesa argentatura.
vicolo Bernardo da Canal Dalla sagoma allungata e con profilo sagomato, con-
(cat. III.2a-d) fermano la tardività del corredo. In lega di rame erano
Seconda metà - fine del VII secolo anche gli speroni (cat. III.2a), ai quali erano associati gli
Verona, Soprintendenza Archeologia, Belle Arti elementi della chiusura delle relative cinghie.
e Paesaggio per le province di Verona, Rovigo Infine, vi erano uno spillone da fuoco, i resti di un
e Vicenza pettine in osso o corno e un vasetto in argilla depurata
decorato a stecca con tratti nei due sensi.
La sepoltura è stata riportata alla luce nel 2004 dall’al- Un articolato corredo d’armi, in un periodo in cui
lora Soprintendenza per i Beni Archeologici del Veneto ormai le offerte paiono generalmente ridotte: la per-
in vicolo Bernardo da Canal, nei pressi di un’importan- sistenza della consuetudine può riflettere il senso di
te sede di potere altomedievale: la Curtis alta, curtis appartenenza alle élite dominanti di tradizione germa-
regia. La struttura, orientata in senso ovest-est, si nica, forse utile al predominio sociale.
componeva di grandi lastre di calcare locale disposte (Caterina Giostra)
a formare il fondo, le pareti e la copertura. Al suo inter-
no si trovavano i resti scheletrici di tre individui adulti: Bibliografia: C. Giostra, Due corredi funerari longobardi
quello a sud era ancora in connessione anatomica e da Verona, in Restituzioni 2008. Tesori d’arte restau-
indossava un paio di speroni; a nord vi era la riduzione rati, a cura di C. Bertelli, Vicenza 2008, pp. 138-145;
di un secondo inumato e al di sopra di esso furono ap- C. Giostra, G. Cavalieri Manasse, M. Rottoli, La sepol-
poggiate armi e cinture, verosimilmente dell’individuo tura longobarda di Verona, vicolo Bernardo da Canal:
in connessione; tra le ossa scomposte dell’individuo un caso insolito di conservazione dei resti tessili, in
ridotto vi erano ossa di un terzo individuo. Textiles and dyes in the Mediterranean Economy and

61
Society, atti del VI “Purpureae vestes International longobardi e in particolare un ricchissimo corredo di
Symposium” (Padova, 17-20 ottobre 2016), a cura di cavaliere con numerose guarnizioni auree.
M.S. Busana, M. Gleba, F. Meo, in corso di stampa. Presenta tipario circolare con perlinatura a rilievo
lungo il profilo (diametro 1,9 cm): l’uomo rappresentato
ha volto tondeggiante, barba a punta (non da tutti rico-
Gli anelli-sigillo aurei nosciuta) e folta capigliatura e busto con abito decorato
Tra i simboli di potere di maggior rilievo provenienti da lungo il margine inferiore. Alla sommità è incisa una
ricche tombe di armati vanno annoverati gli anelli-si- piccola croce; le lettere del nome circondano l’effigie in
gillo aurei. Essi presentano tipario circolare, recante senso antiorario, a partire dal settore in alto a sinistra:
un’effigie frontale al centro, sempre barbata e con “+FAOLFUS”. L’esecuzione, piuttosto sommaria, lo
capigliatura in genere divisa nel mezzo, a volte con distanzia dalla maggior parte degli altri anelli noti; i ca-
abito impreziosito da bordure e nell’atto di benedire; è ratteri dell’effigie porterebbero comunque a escludere il
circondata da un nome inciso al contrario lungo il mar- riferimento al sovrano. Il nome appartiene a un tipo raro
gine, preceduto o interrotto da una croce. Ne sono noti e risulta composto anche dal termine “wulfa-lupo”, for-
undici esemplari, attribuibili al VII secolo e provenienti se l’animale totemico della dinastia. Esso si mantiene
da località distribuite lungo l’intera penisola; tuttavia, comunque a lungo in Tuscia: pare interessante sottoli-
solo due provengono da contesti chiusi (due tombe di neare il ruolo che i conti Farolfingi giocarono nella vita
Trezzo sull’Adda), mentre per gli altri – non sempre per- medievale di Chiusi, come anche la coincidenza con
venuti – si dispone di documentazione assai lacunosa. il toponimo Castellum Faolfi tra Valdegola e Valdera.
Pur essendo generalmente accettata la funzione (Caterina Giostra)
pubblica di tali anelli, se ne discutono l’identificazione
del personaggio rappresentato, la precisa funzione e Bibliografia: Anulus sui effigii. Identità e rappresen-
l’autorità che ne conferisce l’uso. Una prima interpre- tazione negli anelli-sigillo longobardi, a cura di S. Lu-
tazione si è incentrata sull’identificazione del sovrano, suardi Siena, Milano 2006, passim (con bibliografia
che sarebbe rappresentato al centro quale autorità precedente); I Signori degli Anelli. Un aggiornamento
delegante poteri a suoi funzionari, citati nell’iscrizione sugli anelli-sigillo longobardi, a cura di S. Lusuardi Sie-
circostante e attivi in territori spesso di particolare va- na, Milano 2004, passim (con bibliografia precedente);
lore strategico, oltre che nelle città. Altri studiosi pro- G. Paolucci, Il ‘Longobardo d’oro’ dell’Arcisa: un ritro-
pendono invece per una corrispondenza tra effigie e vamento eccezionale e un giallo archeologico, in Goti
legenda, che rimanderebbero entrambi al proprietario; e Longobardi a Chiusi, a cura di C. Falluomini, Chiusi
infine, per alcuni non si può escludere una più gene- 2009, pp. 169-193 (con bibliografia precedente).
rica rappresentazione del longobardo. In ogni caso, i
possessori dovettero essere individui che occupavano III.4 Anello sigillo di da Benevento,
i gradini più elevati della scala sociale, svolgendo un via Lucarelli
ruolo istituzionale, in concomitanza con la stabilizza- (cat. III.4)
zione del regno e la formazione di nuovi poteri. VII secolo
Oro, diametro tipario 1,7 cm
Caserta, Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e
III.3 Anello sigillo di da Chiusi, Arcisa (Siena) Paesaggio per le province di Caserta e Benevento
(scheda contesto 20; cat. III.3)
Oro, diametro tipario 1,9 cm L’anello è stato segnalato a stampa per la prima volta
Firenze, Museo Nazionale del Bargello nel 2004. Proviene da un settore di Benevento interno
all’ampliamento delle mura apportato da Arechi II, dal
L’anello fu rinvenuto nel 1872 presso l’Arcisa, a Chiu- quale sono note otto sepolture a cassa di muratura
si; dalla stessa zona provengono altri reperti funerari e copertura in lastre litiche: già svuotate in passato,

62
hanno restituito anche una fibula circolare a estremità permane nel territorio italiano con una certa continuità
zoomorfe e iscrizione incisa in argento, una fibbia con (V-VIII secolo) contemporaneamente a una presenza
placca traforata e un pettine in osso e un coltellino in evidente e fiorente nel Mare nostrum.
ferro. Il riflesso di questi eventi è inevitabilmente riscontra-
Al centro del tipario circolare (diametro 1,7 cm) bile all’interno della cultura materiale del tempo, grazie
dell’anello, bordato da puntinatura incisa, vi è il solo anche al flusso di commerci est-ovest e sud-nord che
viso, privo di busto, barbato e con capigliatura con ebbero luogo.
scriminatura centrale. L’iscrizione si compone di cro- I prodotti di oreficeria – facilmente trasportabili, di pregio
ce e nome: “+AUTO”, ampiamente diffuso in ambito e connotanti uno status spesso elitario – furono un mez-
germanico; insolitamente, è inciso in senso orario e zo preferenziale per la diffusione di una moda bizantina,
non speculare come usuale per i sigilli. L’enfatizzazione con caratteristiche proprie ormai ben distinte da quelle
di alcune lettere rispetto alle altre sembra tradire una romane, osservabile sia nei territori propriamente greco-
scarsa cultura grafica. Da un’area non distante, ancora fili sia nelle maggiori zone di interfaccia e scambio cul-
all’interno dell’ampliamento arechiano, è nota anche turale/commerciale, come quelle sottoposte al dominio
l’epigrafe di Radichis figlio del gastaldus Ansfret. L’a- longobardo, di cui si ha traccia nelle deposizioni funerarie
rea risulta distante da quello che si ritiene il cuore del di fine VI-VII secolo, probabilmente con officine locali
potere longobardo, sull’altura orientale della città, dove impegnate in produzioni “bizantineggianti”.
si ipotizza la corte ducale (attuale piazza Piano di Cor- La diffusione degli “Ori bizantini” è osservabile, altresì,
te). I due ritrovamenti provenienti dall’area meridionale dai tesori rinvenuti durante gli scavi archeologici e di-
fortificata da Arechi II, l’anello sigillare e l’epigrafe col- stribuiti lungo le aree mediterranee (Grecia, Palestina,
legata a un gastaldo, hanno permesso di ipotizzare, pur Siria, Turchia, Africa del Nord e Italia). Gli abili artigiani,
con cautela, la localizzazione della curtis regia in questa di cui spesso si ha menzione nelle fonti, abbondano
zona; l’associazione (pur non stretta da un punto di vista nella produzione di gioielli caratterizzati dall’uso di opus
topografico) potrebbe infatti suffragare la supposizione iterrasile, da castoni floreali, dalla lavorazione “a gior-
di una funzione pubblica espressa dall’anello sigillo su no”, da elaborati pendenti a goccia, dalla policromia
delega del sovrano. cloisonné e da uno spiccato senso di tridimensionalità
(Caterina Giostra) fisica o simulata che spesso si ritrovano all’interno delle
opere figurative (mosaici e pitture) dell’epoca.
Bibliografia: Anulus sui effigii. Identità e rappresenta-
zione negli anelli-sigillo longobardi, a cura di S. Lusuar-
di Siena, Milano 2006, passim; I Signori degli Anelli. III.5 Orecchino ad anello con pendente
Un aggiornamento sugli anelli-sigillo longobardi, a cura mezzo ovale
di S. Lusuardi Siena, Milano 2004, passim; C. Giostra, I (cat. III.5)
Longobardi e le città: forme materiali e scelte culturali, Oro, 3,8 cm
in “Hortus Artium Medievalium”, 20 (2014), pp. 48-62, Napoli, Museo Archeologico Nazionale
in part. pp. 56-57.
III.6 Pendente decorato
(cat. III.6)
Gli “Ori bizantini” VI-VII secolo
L’Alto Medioevo italiano e in generale mediterraneo è Oro, 1,6 x 1,6 x 1,7 cm
caratterizzato dall’insistenza, di molteplici popoli che, Napoli, Museo Archeologico Nazionale,
forti della crisi dell’Impero romano d’Occidente, si collezione Borgia, inv. 24750
affacciano in uno scenario che offre la possibilità di
espandersi e insediarsi a livello politico, istituzionale Piccolo pendente piramidale composto da lamine dorate
e culturale. In questo quadro, Bisanzio s’impone e decorate e sovrapposte tra loro. Il motivo principale che

63
I. I Longobardi
in un’Italia divisa

I.1a Coppia di fibule a staffa gote


da Torriano (Pavia)
Fine del V secolo
Argento dorato e niellato, almandini,
11,5 x 5,5 cm
Pavia, Musei Civici

I.1b Anello da Torriano (Pavia)


Fine del V secolo
Lamina d’oro, granato, 1,9 cm
Pavia, Musei Civici

I.1c Bracciale da Torriano (Pavia)


Fine del V secolo
Lamina d’argento, 6,9 cm
Pavia, Musei Civici

I.2 Fibbia di cintura gota


da Torre del Mangano (Pavia)
Fine del V secolo
Argento dorato e niellato, almandini,
vetro verde e bianco, 14.5 x 6,6 cm
Pavia, Musei Civici

I.3a Fibbia a cloisonné gota


da Tortona (Alessandria)
Fine del V - primo trentennio del VI secolo
Ferro ageminato, oro, almandini,
vetro bianco e verde, 6,3 x 4 cm
Alessandria, Museo Civico e Pinacoteca

I.3b Fibbia in cristallo di rocca


da Tortona (Alessandria)
Fine del V - primo trentennio del VI secolo
Argento, cristallo di rocca, 5,9 cm
Alessandria, Museo Civico e Pinacoteca

194 195
I.4 Corredo femminile della tomba 3 gota
di Collegno (Torino)
Prima metà del VI secolo
Torino, Musei Reali di Torino - Museo di Antichità

I.5 Corredo maschile della tomba 4 gota


di Collegno (Torino)
Prima metà del VI secolo
Torino, Musei Reali di Torino - Museo di Antichità

I.6 Corredo femminile della tomba 6 gota


di Collegno (Torino)
Prima metà del VI secolo
Torino, Musei Reali di Torino - Museo di Antichità

196 197
I.8a Coppia di fibule a staffa alamanne
da Alcagnano (Vicenza)
Fine del V secolo - primo trentennio del VI secolo
Argento dorato e niellato, 9,8 cm
Milano, Civico Museo Archeologico

I.8b Coppia di fibule a staffa alamanne I.8d Coppia di torques alamanne


da Alcagnano (Vicenza) da Alcagnano (Vicenza)
Fine del V secolo - primo trentennio del VI secolo Fine del V secolo - primo trentennio del VI secolo
Argento dorato e niellato, 8,4 cm Argento, 16,4 cm; 14,8 cm
Milano, Civico Museo Archeologico Milano, Civico Museo Archeologico

I.7 Crani deformati artificialmente I.8c Coppia di fibule a staffa alamanne I.8e Coppia di spilloni alamanni da Alcagnano
dalla necropoli gota di Collegno (Torino) da Alcagnano (Vicenza) (Vicenza)
Fine del V - prima metà del VI secolo Fine del V secolo - primo trentennio del VI secolo Fine del V secolo - primo trentennio del VI secolo
Torino, Soprintendenza Archeologia, Belle Arti Argento dorato e niellato, 6,6 cm Argento dorato e niellato, 15,6 cm; 15,1 cm
e Paesaggio per la città metropolitana di Torino Milano, Civico Museo Archeologico Milano, Civico Museo Archeologico

198
I.9 Fibbia di cintura di ambito merovingio
dalla tomba 4 di Aosta, San Lorenzo
Inizi del VII secolo
Ferro ageminato, 15,8 cm
Aosta, MAR-Museo Archeologico Regionale

I.10a Guarnizioni di cintura di ambito merovingio


dalla tomba 1 di Aosta, San Lorenzo
Inizi del VII secolo
Ferro ageminato, 12,5 cm; 5 cm
I.11 Fibbia di cintura di produzione transalpina I.12 Fibbia di cintura di produzione transalpina
Aosta, MAR-Museo Archeologico Regionale

dalla tomba 70 di Sant’Albano Stura (Cuneo) dalla tomba 721 di Sant’Albano Stura (Cuneo)
I.10b Bicchiere in pietra ollare dalla tomba 1 Seconda metà del VII secolo Fine del VII - inizi dell’VIII secolo
di Aosta, San Lorenzo Ferro ageminato, 7,5 cm Bronzo, 6,7 cm
Inizi del VII secolo Torino, Soprintendenza Archeologia, Belle Arti Torino, Soprintendenza Archeologia, Belle Arti
Cloritoscisto, 9 x 10 cm e Paesaggio per le province di Alessandria, Asti e Paesaggio per le province di Alessandria, Asti
Aosta, MAR-Museo Archeologico Regionale e Cuneo e Cuneo

200 201
I.14 e I.17 Anforetta biansata dalla tomba 5
di Bardonecchia (Torino) e fiaschetta monoansata
dalla tomba 1 di Cesana (Torino)
I.13 Due fibbie da cintura e una fibbietta VI secolo (sepolture); fine del IV-V secolo
da borsa da Testona-Moncalieri (Torino) (recipienti)
VI e VII secolo Ceramica invetriata, 18,8 x 8,2 cm; 18,8 x 9,5 cm
Bronzo, 10,4 cm; 4,4 cm; 4,3 cm Torino, Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e
Torino, Musei Reali di Torino - Museo di Antichità Paesaggio per la città metropolitana di Torino

202 203
I.15b Elementi di collana dalla tomba 7
di Bardonecchia (Torino)
Ultimi decenni del V - prima metà del VI secolo
Torino, Soprintendenza Archeologia, Belle Arti
I.15a e I.18 Orecchini dalla tomba 7
e Paesaggio per la città metropolitana di Torino
di Bardonecchia (Torino) e dalla tomba 2
di Cesana (Torino) I.16 Scramasax ed elementi bronzei del fodero
Ultimi decenni del V - prima metà del VI secolo dalla tomba 12 di Bardonecchia (Torino)
Bronzo e ambra, 2,4 cm; 2,1 cm Seconda metà del VII secolo
Torino, Soprintendenza Archeologia, Belle Arti Torino, Soprintendenza Archeologia, Belle Arti
e Paesaggio per la città metropolitana di Torino e Paesaggio per la città metropolitana di Torino

204 205
I.20a Fibbia di cintura e appliques
dalla tomba 6 di Szólád (Ungheria)
Metà del VI secolo
Bronzo dorato, 4,4 cm; 2,4 cm
Kaposvár (County Somogy, Ungheria),
Rippl-Rónai Múzeum
I.19 Orecchini a cestello in argento
e vetro blu da Cesana (Torino) I.20b Pettine dalla tomba 6 di Szólád (Ungheria)
Pieno VII secolo Metà del VI secolo
Argento e vetro blu, 4 cm Palco di cervo, 12 cm
Torino, Soprintendenza Archeologia, Belle Arti Kaposvár (County Somogy, Ungheria),
e Paesaggio per la città metropolitana di Torino Rippl-Rónai Múzeum

206 207
I.21c Spillone, pendenti configurate a chiave
e coltello dalla tomba 21 di Szólád (Ungheria)
Metà del VI secolo
Kaposvár (County Somogy, Ungheria),
Rippl-Rónai Múzeum
I.21a Fibule a S e fibule a staffa
dalla tomba 21 di Szólád (Ungheria) I.21b Elementi di collana dalla tomba 21 I.21d Brocca decorata a stralucido e a stecca
Metà del VI secolo di Szólád (Ungheria) dalla tomba 21 di Szólád (Ungheria)
Argento dorato e niellato, almandini, Metà del VI secolo Metà del VI secolo
2,9 cm; 7,2 cm Vetro policromo Ceramica, 22,1 cm
Kaposvár (County Somogy, Ungheria), Kaposvár (County Somogy, Ungheria), Kaposvár (County Somogy, Ungheria),
Rippl-Rónai Múzeum Rippl-Rónai Múzeum Rippl-Rónai Múzeum

208 209
ALLUGARE FONDO SUI 4 LATI ALLUGARE FONDO SUI 4 LATI
L’IMMAGINE VA MONTATA COME SOPRA

I.22c Pedine da gioco dalla tomba 12


di Mosonszentjános (Ungheria)
I.22a Lamine stampate di secchio in legno Metà del VI secolo
dalla tomba 12 di Mosonszentjános (Ungheria) Avorio
Metà del VI secolo Mosonmagyaróvár (County Győr-Moson-Sopron,
Bronzo dorato Ungheria), Hansági Múzeum
Mosonmagyaróvár (County Győr-Moson-Sopron,
I.22d Fibbiette delle calze dalla tomba 12
Ungheria), Hansági Múzeum
di Mosonszentjános (Ungheria)
I.22b Ricostruzione del secchio in legno Metà del VI secolo
dalla tomba 12 di Mosonszentjános (Ungheria) Argento dorato e niellato
Mosonmagyaróvár (County Győr-Moson-Sopron, Mosonmagyaróvár (County Győr-Moson-Sopron,
Ungheria), Hansági Múzeum Ungheria), Hansági Múzeum

210 211
II. Verso l’aldilà

II.2a Corredo maschile della tomba 60


di Fara Olivana (Bergamo)
II.2b Croce in lamina d’oro dalla tomba 60
di Fara Olivana (Bergamo)
II.1 Corredo femminile della tomba 51 (disegno schematico di C. Giostra)
di Cividale del Friuli (Udine), San Mauro Primo quarto del VII secolo
Ultimo trentennio del VI secolo Brescia, Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e
Cividale del Friuli, Museo Archeologico Nazionale Paesaggio per le province di Bergamo e Brescia

212 213
II.3 Ricostruzione museale della sepoltura
del cavallo e dei cani di Povegliano Veronese
(Verona), località Ortaia
Fine del VI secolo
Povegliano Veronese, Museo Archeologico,
Villa Balladoro

II.4 Ascia barbuta dalla tomba 4 di Povegliano


Veronese (Verona)
Metà del VII secolo circa II.5 Offerte alimentari (omero di maiale
Verona, Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e recipienti coperti da lastrine) della tomba
e Paesaggio per le province di Verona, Rovigo 50 di Cividale del Friuli (Udine), San Mauro
e Vicenza (in deposito al Museo di Castelvecchio Fine del VI secolo
di Verona) Cividale del Friuli, Museo Archeologico Nazionale

214 215
II.6a Corredo con ossi di cavallo della tomba 19
di Cividale del Friuli (Udine), necropoli “presso
la ferrovia”
II.6b Croce in lamina d’oro con intreccio
antropomorfo dalla tomba 19 di Cividale del Friuli
(Udine), necropoli “presso la ferrovia”
Inizi del VII secolo
Cividale del Friuli, Museo Archeologico Nazionale

II.7 Corredo della tomba 180 di Leno-Porzano


(Brescia), Campo Marchione
Seconda metà del VII secolo
Brescia, Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e
Paesaggio per le province di Bergamo e Brescia

II.8 Corredo della tomba 234 di Leno-Porzano


(Brescia), Campo Marchione
Seconda metà del VII secolo
Brescia, Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e
Paesaggio per le province di Bergamo e Brescia

216 217
II.9 Cintura multipla in ferro ageminato
dalla tomba 69 di Collegno (Torino)
Metà del VII secolo circa
Torino, Musei Reali di Torino - Museo di Antichità

II.10 Cintura “a cinque pezzi” e placchetta


in ferro ageminato dalla tomba 60 di Collegno II.11 Corredo della tomba 5 di Testona-Moncalieri
(Torino) (Torino)
Avanzato VII secolo Ultimo trentennio del VI secolo
Torino, Musei Reali di Torino - Museo di Antichità Torino, Musei Reali di Torino - Museo di Antichità

218 219
II.12 Corno potorio dalla tomba 27
di Cividale del Friuli (Udine), San Mauro
Ultimo trentennio del VI secolo
Cividale del Friuli, Museo Archeologico Nazionale

II.13 Corno potorio dalla tomba 119


di Castel Trosino (Ascoli Piceno)
Inizi del VII secolo
Roma, Museo delle Civiltà - Museo dell’Alto
Medioevo
II.15 Bicchiere a calice dalla tomba 591
II.14 Corno potorio dalla tomba 148 di Sant’Albano Stura (Cuneo)
di Nocera Umbra (Perugia) Fine del VI - inizi del VII secolo
Fine del VI secolo Torino, Soprintendenza Archeologia, Belle Arti
Roma, Museo delle Civiltà - Museo dell’Alto e Paesaggio per le province di Alessandria, Asti
Medioevo e Cuneo

220 221
II.16 Corredo della tomba 2 di Trezzo sull’Adda II.17 Corredo superstite della tomba 12 di Trezzo
(Milano), località Cascina San Martino sull’Adda (Milano), località Cascina San Martino
Metà del VII secolo circa Primo trentennio del VII secolo
Milano, Soprintendenza Archeologia, Belle Arti Milano, Soprintendenza Archeologia, Belle Arti
e Paesaggio per la città metropolitana di Milano e Paesaggio per la città metropolitana di Milano

222 223
II.18 Corredo superstite della tomba 21 di Trezzo
sull’Adda (Milano), località Cascina San Martino
Fine del VI - primi decenni del VII secolo
Milano, Soprintendenza Archeologia, Belle Arti
e Paesaggio per la città metropolitana di Milano

II.19 Corredo superstite della tomba 25 di Trezzo


sull’Adda (Milano), località Cascina San Martino
Metà del VII secolo o poco oltre
Milano, Soprintendenza Archeologia, Belle Arti
e Paesaggio per la città metropolitana di Milano

224 225
II.20 Fibule a S da Cividale del Friuli (Udine),
Cella
600 circa
Cividale del Friuli, Museo Archeologico Nazionale

II.21 Fibule a staffa dalla tomba 53


di Cividale del Friuli (Udine), San Mauro
Inizi del VII secolo
Cividale del Friuli, Museo Archeologico Nazionale

II.22 Grande fibula a staffa dalla tomba 162


di Nocera Umbra (Perugia)
Primi decenni del VII secolo
Roma, Museo delle Civiltà - Museo dell’Alto
Medioevo

questa parte non deve


226 avere il fondo 227
II.24 Guarnizioni di cintura multipla in ferro
ageminato con decoro in II stile animalistico
“armonioso” dalla tomba 331 di Sant’Albano
II.23 Guarnizioni di cintura in argento con intrecci Stura (Cuneo)
animalistici dalla collezione Guardabassi (Perugia) Secondo quarto del VII secolo
Primo trentennio del VII secolo Torino, Soprintendenza Archeologia, Belle Arti
Perugia, Museo Archeologico Nazionale e Paesaggio per le province di Alessandria, Asti
dell’Umbria e Cuneo

228 229
II.25 Guarnizioni di cintura multipla in ferro
ageminato con decoro in II stile animalistico II.26 Guarnizioni di cintura multipla in ferro
evoluto dalla tomba 26 di Sant’Albano Stura ageminato con decoro in stile spiraliforme
(Cuneo) dalla tomba 356 di Sant’Albano Stura (Cuneo)
Seconda metà del VII secolo Metà del VII secolo
Torino, Soprintendenza Archeologia, Belle Arti Torino, Soprintendenza Archeologia, Belle Arti
e Paesaggio per le province di Alessandria, Asti e Paesaggio per le province di Alessandria, Asti
e Cuneo e Cuneo

230 231
II.27a Fibula a disco a cloisonné da Torino,
Lingotto
II.27b Fibule a staffa da Torino, Lingotto
II.27c Croce in lamina d’oro da Torino, Lingotto
(disegno di C. Giostra)
Fine del VI - inizi del VII secolo
Torino, Musei Reali di Torino - Museo di Antichità

232 233
II.28a Fibula a disco in oro e cloisonné
da Parma, Borgo della Posta
II.28b Brattee auree con motivi animalistici
da Parma, Borgo della Posta
II.28c Anelli aurei da Parma, Borgo della Posta
II.28d Elementi di collana da Parma,
Borgo della Posta
Inizi del VII secolo
Parma, Complesso Monumentale della Pilotta,
Museo Archeologico Nazionale

234 235
II.30 Corredo femminile della tomba 1
di Belluno, Palazzo Fulcis
II.29 Appliques dello scudo dalla chiesa di Santa Fine del VI secolo
Giulia a Lucca nell’attuale esposizione museale Padova, Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e
Metà del VII secolo Paesaggio per l’area metropolitana di Venezia e
Lucca, Museo Nazionale di Villa Guinigi le province di Belluno, Padova e Treviso

236 237
II.31 Corredo maschile della tomba 7
di Belluno, Palazzo Fulcis
Ultimo trentennio del VII secolo II.32 Corredo femminile da Pavia,
Padova, Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e via Defendente Sacchi
Paesaggio per l’area metropolitana di Venezia e Fine del VI - inizi del VII secolo
le province di Belluno, Padova e Treviso Pavia, Musei Civici

238 239
II.33 Croce in lamina d’oro da Mantova,
Seminario vescovile
Intorno e poco dopo la metà del VII secolo
Mantova, Museo Archeologico Nazionale

II.34a La tomba 1 di Mantova, via Rubens,


in corso di scavo
II.34b Collana con pendente monetale II.35 Guarnizioni di cintura multipla in argento
dalla tomba 1 di Mantova, via Rubens dalla tomba 2 di Chiusi, Arcisa (Siena)
Fine del VI - inizi del VII secolo Fine del VI - inizi del VII secolo
Mantova, Museo Archeologico Nazionale Chiusi, Museo Archeologico Nazionale

240 241
II.36b Collana con pendenti cruciformi
II.36a Corredo femminile dalla tomba 28 del corredo cat. II.36a
di Campochiaro (Campobasso), località Morrione Ambra, vetro e bronzo
Campobasso, Museo Provinciale Sannitico Campobasso, Museo Provinciale Sannitico

242 243
II.40a Staffe con perno girevole dalla tomba 150
II.38 Pettine a unica fila di denti dalla tomba 134 di Campochiaro (Campobasso), località Morrione
di Campochiaro (Campobasso), località Vicenne Bronzo
Osso, 26,5 x 3,6 cm Campobasso, Museo Provinciale Sannitico
Campobasso, Museo Provinciale Sannitico
II.40b Elementi decorativi dei sistemi
II.37a Pettine con custodia dalla tomba 48 II.37b Olla modellata a mano dalla tomba 48 II.39 Fibula a cassetta in lamina aurea bratteata di imbracatura del cavallo dalla tomba 150
di Campochiaro (Campobasso), località Vicenne di Campochiaro (Campobasso), località Vicenne con uccelli affrontati dalla tomba 185 di di Campochiaro (Campobasso), località Morrione
Osso, 16,7 x 5 cm Ceramica Campochiaro (Campobasso), località Morrione Argento
Campobasso, Museo Provinciale Sannitico Campobasso, Museo Provinciale Sannitico Campobasso, Museo Provinciale Sannitico Campobasso, Museo Provinciale Sannitico

244 245
III. Città, castelli e campagne
in un’economia frammentata

III.1a Umbone di scudo in ferro e bronzo dorato


alla tomba 1 di Nocera Umbra (Perugia)
Altezza 12,5 cm, diametro 21,5 cm
III.1b Spada con impugnatura con decorazioni
auree dalla tomba 1 di Nocera Umbra (Perugia)
Fine del VI - inizi del VII secolo
Lunghezza 91 cm, larghezza 5 cm
Roma, Museo delle Civiltà - Museo dell’Alto
Medioevo

246 247
III.2a Speroni e relative guarnizioni dalla tomba
di Verona, vicolo Bernardo da Canal
III.2b Armi e utensili dalla tomba di Verona,
vicolo Bernardo da Canal
III.2c Guarnizioni di cintura in ferro ageminato
dalla tomba di Verona, vicolo Bernardo da Canal
III.2d Guarnizioni in lega di rame dalla tomba
di Verona, vicolo Bernardo da Canal
Seconda metà - fine del VII secolo
Verona, Soprintendenza Archeologia, Belle Arti
e Paesaggio per le province di Verona, Rovigo
e Vicenza

248 249
III.3 Anello-sigillo di Faolfus da Chiusi,
Arcisa (Siena)
VII secolo III.7 Pendente decorato
Oro, diametro tipario 1,9 cm III.5 Orecchino ad anello con pendente VI-VII secolo
Firenze, Museo Nazionale del Bargello mezzo ovale Oro, 0,5 x 1,7 x 0,5 cm
Oro, 3,8 cm Napoli, Museo Archeologico Nazionale,
III.4 Anello-sigillo di Auto, da Benevento,
Napoli, Museo Archeologico Nazionale collezione Borgia
via Lucarelli
VII secolo III.6 Pendente decorato III.8 Pendente o vago decorato
Oro, diametro tipario 1,7 cm VI-VII secolo VI-VII secolo
Caserta, Soprintendenza Archeologia, Belle Oro, 0,5 x 1,7 x 0,5 cm Oro, 1,6 x 1,2 x 0,9 cm
Arti e Paesaggio per le province di Caserta e Napoli, Museo Archeologico Nazionale, Napoli, Museo Archeologico Nazionale,
Benevento collezione Borgia collezione Borgia

250 251
III.9 Orecchino a cestello in oro
VI-VII secolo
Oro, lunghezza 4,6 cm, pendente 1,4 cm
Napoli, Museo Archeologico Nazionale

III.10 Orecchino in oro con pendente


a goccia
VII secolo
Oro, lunghezza 4,2 cm, lunghezza pendente
2,7 cm, larghezza pendente 1,5 cm
Napoli, Museo Archeologico Nazionale

III.11 Orecchino in oro con pendente


a goccia
VII secolo
Oro, lunghezza 4,2 cm, lunghezza pendente
2,7 cm, larghezza pendente 1,5 cm III.13 Orecchino a cestello in oro
Napoli, Museo Archeologico Nazionale Fine del VI - inizi del VII secolo
Oro, lunghezza 4,6 cm, diametro disco 2,3 cm
III.12 Pendente piramidale in oro
Napoli, Museo Archeologico Nazionale
V-VII secolo
Oro, altezza 2 cm, larghezza alla base 1,9 cm, III.14 Orecchino a cestello in oro
spessore alla base 0,4 cm VI-VII secolo
Napoli, Museo Archeologico Nazionale, Oro, lunghezza 5,4 cm, diametro disco 2,3 cm
collezione Borgia Napoli, Museo Archeologico Nazionale

252 253
III.19 Orecchino aureo a tamburo
o a disco con decorazione cloisonné
III.15 Croce in oro e occhiello e pendente cruciforme
a fascia aurea VII secolo
VII secolo Oro, smalto cloisonné, lunghezza 6 cm,
Oro, 6,5 x 7,5 cm; diametro 0,4 cm diametro pendente 2,2 cm, spessore 0,4 cm
Napoli, Museo Archeologico Nazionale, Napoli, Museo Archeologico Nazionale,
Ori di Senise (Potenza) Ori di Senise (Potenza)

III.16 Fibula a disco in oro III.20 Orecchino aureo a tamburo


VII secolo o a disco con decorazione cloisonné
Oro e pietre, diametro 9 cm, spessore 0,8 cm e pendente cruciforme
Napoli, Museo Archeologico Nazionale, VII secolo
Ori di Senise (Potenza) Oro, smalto cloisonné, lunghezza 6 cm,
diametro pendente 2,2 cm, spessore 0,4 cm
III.17 Anello in oro con castone
Napoli, Museo Archeologico Nazionale,
a tamburo
Ori di Senise (Potenza)
VII secolo
Oro, pietre dure e smalto cloisonné, III.21 Anello in oro con castone
diametro castone 2,7 cm circa e verga lavorata a giorno
Napoli, Museo Archeologico Nazionale, VII secolo
Ori di Senise (Potenza) Oro e gemme, altezza 3,2 cm, diametro 2 cm
Museo Archeologico Nazionale di Napoli,
III.18 Anello in oro con castone
Ori di Senise (Potenza)
a bocciolo
VII secolo III.22 Frammento con tre pietrine
Oro, altezza 3,2 cm, diametro 2,3 cm VI-VII secolo
Napoli, Museo Archeologico Nazionale, Oro, larghezza 0,5 cm, lunghezza 1,1 cm
Ori di Senise (Potenza) Napoli, Museo Archeologico Nazionale

254 255
III.26
III.25
III.23

III.23 Solido pseudoimperiale,


da prototipo di Giustiniano I
569/570 - post 584 III.28
Oro coniato, 4,42 g, diametro 20 mm
III.27
Cividale del Friuli, Museo Archeologico
Nazionale

III.24 Tre pendenti aurei monetali fusi da


tremisse in oro pseudoimperiale, da prototipo
di Giustiniano I, montati a collana
con paste vitree e vaghi dalla tomba 51 di
Cividale del Friuli (Udine)
569/570 - post 584
Oro fuso in matrici
Cividale del Friuli, Museo Archeologico
Nazionale

III.25 Tremisse aureo pseudoimperiale coniato,


con pseudoleggenda, con appiccagnolo
III.29b
tubolare, da lontano prototipo di Giustiniano I
III.29a
569/570 - post 584
Oro coniato, diametro 20 mm
Cividale del Friuli, Museo Archeologico
Nazionale

III.26 Due frazioni di cosiddette silique


longobarde coniate in argento con Chrismon
in ghirlanda
569/570 - fine del VI secolo
Argento coniato, ¼ di siliqua, 0,60 g, 15 mm;
1
/8 di siliqua, 0,41 g, 12 mm
Cividale del Friuli, Museo Archeologico III.29c III.29d
Nazionale

III.27 Tremisse aureo pseudoimperiale


per Giustiniano I
569/570 e ss.
Oro coniato, 1,44 g, diametro 17 mm
Milano, Soprintendenza Archeologia,
Belle Arti e Paesaggio di Milano

III.28 Tremisse aureo pseudoimperiale


per Tiberio Costantino (578-582)
Età di Tiberio Costantino (578-582)
Oro coniato, 1,39 g, diametro 17 mm
Milano, Soprintendenza Archeologia,
Belle Arti e Paesaggio di Milano

III.29a-d Quattro tremissi aurei per Giustiniano


III.24 (uno bizantino; uno pseudoimperiale)
e Giustino II (due pseudoimperiali)
Età di Giustiniano e Giustino II (fino al 578)
Oro coniato, diametro 17-18 mm
Genova, Soprintendenza Archeologia, Belle Arti
e Paesaggio per la città metropolitana di Genova
e le province di Imperia, La Spezia e Savona

256 257
III.30a

III.32

III.30b III.30c

III.32 Collana monetale con 13 esemplari


Fine del VI - inizi del VII secolo
Moneta: 1 antoniniano in lega d’argento
e 12 esemplari in bronzo; 10 vaghi in pasta
vitrea III.34a
III.33
Milano, Soprintendenza Archeologia,
Belle Arti e Paesaggio di Milano

III.33 Tremisse di Anastasio ribattuto


come pseudoimperiale per Giustino II
Età di Giustino II (565-578)
Oro coniato, diametro 18 mm
Genova, Soprintendenza Archeologia, Belle Arti
e Paesaggio per la città metropolitana di Genova
e le province di Imperia, La Spezia e Savona

III.34a-c Tre esemplari da ripostiglio


III.34b III.34c
di “unità minime” in bronzo non ufficiali
Terzo quarto del VI secolo
Bronzo coniato, per il tipo con Croce potenziata
peso medio 0,36 g, diametro 9 mm circa
Biassono, Museo Civico “Carlo Verri”

III.30a-c Collana monetale con sette tremissi III.35 Quarto di cosiddetta siliqua longobarda
pseudoimperiali a nome di Giustiniano con Chrismon in ghirlanda
Età di Alboino e dei ducati indipendenti Età di Giustino II (565-578)
(569-584 circa) Argento coniato, 0,51 g, diametro 11 mm
Oro coniato Brescia, Musei Civici
Roma, Museo delle Civiltà - Museo dell’Alto
III.36 Follis di Costantino I
Medioevo
Terzo quarto del VI secolo (per la sigillatura III.35
III.31 Collana monetale della tomba)
III.36
III.31 Fine del VI secolo Bronzo coniato, 2,39 g, diametro 20 mm
Oro coniato Torino, Soprintendenza Archeologia, Belle Arti
Roma, Museo delle Civiltà - Museo dell’Alto e Paesaggio per le province di Alessandria,
Medioevo Asti e Cuneo

258 259
III.38a III.38b

III.37a
III.37b

III.38c III.38d

III.37c III.37d

III.38e
III.38f

III.37f
III.37e III.38a-f Sei frazioni di siliqua longobarde
con monogramma (due saldate insieme);
un follis tardoromano
Dalla metà del VII secolo circa, per Ariperto I
(653-661) e Grimoaldo (662-671)
Argento coniato e bronzo (la moneta
tardoromana è illeggibile)
Torino, Soprintendenza Archeologia, Belle Arti
III.39
e Paesaggio per le province di Alessandria, Asti III.40
e Cuneo

III.37g III.37h III.39 Ottavo di cosiddetta siliqua


VII secolo
Argento coniato, 0,36 g, diametro 12 mm
Firenze, Museo Nazionale del Bargello

III.40 Tremisse aureo; zecca della Tuscia


Terzo quarto del VII secolo
Oro coniato, diametro 15 mm circa
Firenze, Museo Nazionale del Bargello

III.41 Tremisse aureo a doppio monogramma;


zecca di Ticinum (?) III.41 III.42
661-662
III.37i
Oro coniato, 1,38 g, diametro 20 mm
Brescia, Soprintendenza Archeologia, Belle Arti
e Paesaggio per le province di Bergamo e
Brescia, inv. St.111370

III.42 Tremisse aureo pseudoimperiale


per Maurizio Tiberio (582-602)
Terzo quarto del VII secolo
III.37e III.37m III.37n Oro coniato, t. 454, diametro 20 mm; St.3219
Genova, Soprintendenza Archeologia, Belle Arti
e Paesaggio della Liguria

III.37a-p Otto frazioni di siliqua bizantine; III.43 Tremisse aureo “stellato” III.43
un follis in bronzo bizantino; cinque pesi di Carlo re dei Franchi e dei Longobardi
monetari (per bilancia a piatti) bizantini 774-781
570 circa - 643 Oro coniato, diametro 22 mm
Argento coniato e bronzo Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana,
III.37o III.37p Finale Ligure, Museo Archeologico del Finale Gabinetto Numismatico

260 261
III.44a III.44b III.46a

III.45

III.46b

III.46c
III.44c III.44d

III.47a
III.47b

III.44e III.44f

III.45 Solido aureo di Licinio (308-324)


montato a orecchino
320-321 (la moneta); seconda metà
del VII secolo (la montatura)
III.48
Oro
Campobasso, Soprintendenza Archeologia,
Belle Arti e Paesaggio del Molise

III.46a-c Tre tremissi aurei; zecca di Benevento


Seconda metà del VII secolo
III.44g III.44h Oro coniato
Campobasso, Soprintendenza Archeologia,
Belle Arti e Paesaggio del Molise

III.47a-b Tre ottavi di siliqua longobardi


per Eraclio; un sedicesimo di siliqua
con Busto a D/ Croce su gradino
Seconda metà del VII secolo
Argento coniato
III.44a-h Ripostiglio di Napoli, 1896:
Campobasso, Soprintendenza Archeologia,
sei tremissi longobardi; un semisse di Eraclio;
Belle Arti e Paesaggio del Molise
un tremisse di Eraclio
Terzo quarto del VII secolo III.48 Anello digitale in bronzo
Oro coniato, diametro da 11,5 a 17 mm Bronzo
Roma, Museo Nazionale Romano - Medagliere Campobasso, Soprintendenza Archeologia,
di Palazzo Massimo Belle Arti e Paesaggio del Molise

262 263
III.50 Lucerna Provoost 10A III.51 Lucerna Provoost 10B
Fine del VI-VII secolo VII secolo
III.49 Sigillo dell’esarca Teofilatto Argilla, impasto beige (Munsel 10YR 8/3), Argilla, impasto beige (Munsel 10YR 8/3),
VIII secolo ricca di inclusi scuri, altezza 2,3 cm, ricca di inclusi scuri, altezza 2,7 cm,
Piombo, 33,40 g, diametro 3,6 x 0,5 cm lunghezza 12,4 cm, larghezza 7 lunghezza 10 cm, larghezza 7 cm
Roma, Museo Nazionale Romano - Crypta Balbi Roma, Museo Nazionale Romano - Crypta Balbi Roma, Museo Nazionale Romano - Crypta Balbi

264 265
III.52 Lucerna bilicne in forma di pegaso
Fine del VI-VII secolo
Bronzo, altezza 18 cm, lunghezza 19 cm,
larghezza 13 cm
Roma, Museo Nazionale Romano - Crypta Balbi

III.53 Peso quadrato da 2 once


VII secolo
Bronzo e argento, 3 x 3 x 0,7 cm
Roma, Museo Nazionale Romano - Crypta Balbi

III.54 Peso circolare


IX secolo
Bronzo, fusione, peso 186,42 g, altezza 1,5 cm,
diametro 4,4 cm
Roma, Museo Nazionale Romano - Crypta Balbi

III.55 Croce reliquiario


VII secolo
Piombo, lunghezza 8,7 cm, larghezza 5,6 cm,
spessore 0,4-0,9 cm
Roma, Museo Nazionale Romano - Crypta Balbi

III.56 Incensiere in bronzo a vasca cilindrica


con tre piedi a zoccolo
Seconda metà del VI-VII secolo
Bronzo, altezza 27 cm, diametro 8,3 cm
Roma, Museo Nazionale Romano - Crypta Balbi

266 267
III.57 Epigrafe funeraria
del comes Petrus
Post 547
Marmo, 58 x 35 x 3,5 cm
Napoli, Museo Archeologico Nazionale

III.58a-b Lucerne
V-VI secolo
Terra sigillata chiara, altezza 4 cm, lunghezza
10 cm circa, larghezza 7 cm circa; altezza 4 cm,
lunghezza 9,5 cm circa, larghezza 8 cm circa
Napoli, Museo dell’Opera di San Lorenzo
Maggiore

268 269
III.59a-b Lucerne
VI secolo
Imitazione di terra sigillata chiara, altezza 4 cm,
lunghezza 9 cm circa, larghezza 7,5 cm circa;
altezza 4 cm, lunghezza 10 cm circa,
larghezza 7 cm circa
Napoli, Museo dell’Opera di San Lorenzo
Maggiore

III.60 Brocca
VI-VII secolo
Ceramica dipinta a bande, altezza 19 cm,
diametro orlo 6,5 cm
Napoli, Museo dell’Opera di San Lorenzo
Maggiore

270 271
III.61 Bacino in ceramica comune dipinta III.63 Matrice di parte superiore di lucerna
(produzione locale) (produzione locale)
VI-VII secolo VI-VII secolo
Argilla a tornio, altezza 16,5 cm, diametro 33 cm Argilla, altezza 4 cm, larghezza 11 cm,
Lacco Ameno, Museo Diocesano di Ischia - lunghezza 13,5 cm
sezione archeologica di Santa Restituta Lacco Ameno, Museo Diocesano di Ischia -
sezione archeologica di Santa Restituta
III.62 Lucerna d’imitazione africana
(produzione locale) III.64 Brocca in ceramica comune dipinta
VI-VII secolo (produzione locale)
Argilla a matrice, altezza 3,9 cm, VI-VII secolo
lunghezza 13,9 cm, larghezza 8,4 cm Argilla a tornio, altezza 26,7 cm, larghezza 19 cm
Lacco Ameno, Museo Diocesano di Ischia - Lacco Ameno, Museo Diocesano di Ischia -
sezione archeologica di Santa Restituta sezione archeologica di Santa Restituta

272 273