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Università degli Studi di Genova

Scuola di Scienze Umanistiche

Corso di laurea in Conservazione dei Beni Culturali

Tesi di laurea triennale

SCRAMASAX E ARMI DA TAGLIO NELL'ESERCITO


BIZANTINO TRA VI E VII SECOLO

Candidato Relatore
Mattia Caprioli Prof. Carlo
Varaldo

Correlatore
Prof. Fabrizio
Benente

Anno Accademico 2014/2015


INDICE

INTRODUZIONE 3

1. I LANGSAX E LE LAME ORIENTALI LUNGHE A UN SOLO TAGLIO 7

2. I PUGNALI DALLE NECROPOLI LONGOBARDE DI NOCERA UMBRA


E CASTEL TROSINO E IL SISTEMA DI SOSPENSIONE CON ELEMENTI
A P. 26

3. ALTRE LAME E COLTELLI DI USO COMUNE 35

4. I LUOGHI DI PRODUZIONE: FABRICAE E OFFICINE 42

CONCLUSIONI 46

BIBLIOGRAFIA 49

1
2
INTRODUZIONE

Una necessaria premessa: come forse sarà intuibile dal titolo (a modo
suo un po' provocatorio, visto che lo scramasax è un'arma normalmente
considerata appannaggio esclusivo delle popolazioni germaniche), il
presente lavoro non tratterà di tutte le tipologie di armi bianche disponibili
per i bizantini al VI-VII secolo, ma di tutta una serie di armi da taglio
alternative o secondarie che normalmente viene trascurata nelle
ricostruzioni dei militari bizantini dell'epoca.
L'immagine dei soldati bizantini di VI e VII secolo che ci è trasmessa
dai trattati militari e dalle fonti iconografiche, piuttosto concorde e chiara,
dipinge infatti soldati per la maggior parte pesantemente corazzati, armati
di lance, archi, scudi e spade, ma in casi rarissimi (o per meglio dire mai) si
accenna in modo esplicito ad altre armi da taglio, che pure compaiono
nelle, seppur scarne, fonti del periodo.
Di armi da taglio diverse dalle spade, prodotte dalle fabricae di Stato,
si hanno riferimento molto chiari nella Novella del 539 emanata
dall'imperatore Giustiniano, relativa alla produzione e compravendita delle
armi, ma è decisamente difficile riuscire a collegare le armi di cui si parla
con i reperti a nostra disposizione.
I ritrovamenti archeologici di armi (e di attrezzatura militare in
generale) all'interno dell'antico territorio imperiale bizantino sono piuttosto
rari per cui, per tentare di individuare le tipologie delle armi da taglio in
questione e una loro possibile evoluzione, bisognerà rifarsi in gran parte
reperti provenienti dalle zone limitrofe all'impero e dal Barbaricum e alle
fonti scritte.

3
Dal vasto ed eterogeneo mondo barbarico emergono tracce, più o
meno cospicue, di probabili importazioni e influenze mediterranee per
quanto concerne i langsax che compaiono a cavallo tra V e VI secolo. In
particolare dal mondo merovingio (specie in tombe di una certa rilevanza,
come quella di Tournai) e alamanno provengono testimonianze di armi e
relativi sistemi di sospensione che hanno paralleli solo in aree sotto
l'influenza bizantina o addirittura in Asia.
Anche le fonti letterarie di VI secolo, in modo particolare lo storico
Procopio di Cesarea, fanno trapelare l'esistenza di armi da taglio diverse
dalle spade nell'uso (anche se spesso ambiguo) di parole diverse da quelle
usate comunemente per riferirsi alle spade a doppio taglio. Diverso e più
problematico è l'accenno fatto nello Strategikon, probabilmente
dell'imperatore Maurizio Tiberio, a una "spada degli Eruli" in uso alla
fanteria pesante, difficilmente inquadrabile vista la quasi totale mancanza
di reperti riferibili a questa popolazione barbarica.
Di queste armi bianche è spesso impossibile ricostruire l'aspetto
complessivo, essendo completamente mancante tutta la struttura dell'elsa,
ma è possibile farsene un'idea guardando alle spade del periodo. Queste
ultime infatti non mancano di essere rappresentate nell'iconografia di VI e
VII secolo, mostrando tra l'altro interessanti collegamenti e continuità con
il passato tardo-romano.
Altre armi da taglio, di dimensioni decisamente più contenute e
assimilabili a pugnali, sono presenti con esemplari di grandissimo pregio in
corredi provenienti da sepolture longobarde, nello specifico da Nocera
Umbra e Castel Trosino. Questi pugnali, che probabilmente condividono un

4
"antenato comune" con gli scramasax che in gran numero affollano le
necropoli barbariche della seconda metà del VI secolo, mostrano elementi
chiaramente estranei al mondo longobardo, di origine orientale, quali le
decorazioni e soprattutto il sistema di sospensione, formato da elementi a P,
che trova riscontri solo a est di Bisanzio.
È inoltre logico pensare che nell'equipaggiamento dei soldati (così
come del personale non combattente dell'esercito) non saranno mancati
anche coltelli piccoli, veri e propri strumenti di utilità, indispensabili nello
svolgimento di innumerevoli attività quotidiane, dal consumare il pasto alla
riparazione dell'equipaggiamento. Di simili, piccoli coltelli, probabilmente
identificabili con le piccole machairai citate nella Novella del 539
producibili anche dai privati, rimangono forti e cospicue testimonianze sia
in siti propriamente militari, come il castrum di S.Antonino di Perti nel
ponente ligure, che in ambienti dove è attestata la produzione delle armi, e
questo è il caso della Crypta Balbi a Roma.
Anche per questa categoria di armi bianche a lama corta le
testimonianze scritte non mancano, e dimostrano come coltelli e altri generi
di lame non proprie dell'ambito militare venissero usate anche in situazioni
a sfondo bellico, fornendo anche indizi relativi a tipologie non altrimenti
testimoniate dall'archeologia.
I luoghi di produzione delle armi da taglio destinate ad uso militare
sono le fabricae, come riportato nella Novella giustinianea. Di questi
complessi artigianali non abbiamo tracce né sicurezze riguardo alla loro
dislocazione, ma possiamo supporre dove fossero localizzate grazie alla
Notitia Dignitatum di IV-V secolo. Non mancano inoltre indizi di VI secolo

5
relativi, forse, alla istituzione di nuove frabricae. Un caso particolare è
probabilmente quello dell'officina della Crypta Balbi: pur essendo preposta
alla creazione di una grande quantità di oggetti di lusso, era altresì destinata
alla creazione di armi, corazze ed elementi "accessori" propri del mondo
militare, quando per legge la creazione di armi non era consentita se non
nelle già citate fabricae.

6
1. I LANGSAX E LE LAME ORIENTALI LUNGHE A UN SOLO TAGLIO1

κωλύομεν γὰρ τοὺς ἰδιώτας Proibiamo infatti ai privati di


ἐργάζεσθαι καὶ ὠνεῖσθαι […] produrre e acquistare [...] spàthas e
σπάθασ τε καὶ ξίφη (ἅπερ καλεῖν xìphe (che si è soliti chiamare
εἰώθασι παραμήρια) […]: οὐδε ταῦτα paraméria) [...]: infatti non
γὰρ ἑτέρῳ τινὶ κατασκευάζειν ἐφίεμεν permettiamo che nulla di tutto ciò sia
πλὴν τῶν καταλεγομένων ἐν ταῖς prodotto, eccetto da chi è preposto a
ἱεραῖς ἡμῶν φάβριξει. μόνας δὲ quel compito nelle nostre sacre
γίνεσθαι παρά ἰδιωτῶν καὶ ἰδιώταις fabricae. Invece permettiamo di
πιπράσκεσθαι συγχωποῦμεν μαχαίρας produrre da parte dei privati e di
μικρὰς, αἷς οὐκ ἄν τις εἰς πολέμου vendere ai privati le sole machàiras
χρήσαιτο χρείαν.2 piccole, le quali non hanno alcuna
utilità in guerra.

Una fonte autorevole e assolutamente ufficiale come la Novella sulla


produzione e il commercio delle armi, emanata dall'imperatore Giustiniano
nel 539, è un imprescindibile punto di partenza per la ricerca delle armi da
taglio diverse dalle spade all'interno dell'apparato militare bizantino tra VI
e VII secolo.
Nella Novella è indicata un'arma chiamata comunemente paramérion,
termine che può tornare più utile del suo sinonimo xìphos anche ai fini di
un'eventuale nomenclatura moderna, in quanto quest'ultimo termine è usato
ampiamente dagli autori dell'epoca (e.g. Procopio, Agazia Scolastico) per
definire genericamente qualunque arma da taglio, di norma un qualche tipo
di spada.
Di un'arma definita paramérion troviamo ancora numerosi accenni
nella trattatistica militare del periodo Medio Bizantino (IX-XIII sec.),
identificata come un'arma bianca secondaria con un solo filo tagliente usata

1 Si fa riferimento, nello specifico, ad armi con lame di lunghezza tra i 30-40 e i 70 cm.
2 Nov., 85, 4.

7
dalla cavalleria pesante, probabilmente una sorta di sciabola 3. Non sarebbe
improbabile ipotizzare che già nel VI secolo la parola paramérion definisca
un'arma da taglio con un solo filo tagliente, forse anche in questo periodo
più indicata per i cavalieri: del resto già gli Unni e i Sasanidi, due
popolazioni con cui i Bizantini ebbero diversi confronti sul piano militare e
con una forte predisposizione all'uso della cavalleria, probabilmente
usavano portare due armi da taglio.
L'usanza degli Unni di portare una spatha a doppio taglio e una
semispatha a taglio singolo è segnalata in realtà da una fonte letteraria più
tarda4, ma dalle fonti archeologiche risulta che alla fine del V secolo le
popolazioni barbariche a loro soggette, a est del Reno, fossero dotate di
langsax (i.e. scramasax lunghi). Ne è un esempio la necropoli alamannica
di Hemmingen, in cui sono stati individuati langsax lunghi tra i 38 e i 70
cm, presenti sia come armi secondarie per quanto concerne le sepolture di
alto rango, associati a spade e scudi, sia come armi principali dei guerrieri
inumati di rango più basso, probabilmente relative a guerrieri a cavallo, in
associazione a punte di freccia e con totale assenza di scudi nelle
sepolture5. Nelle sepolture propriamente unne sono però praticamente
assenti resti di langsax e in generale di armi da taglio con un solo filo
tagliente, tolti alcuni frammenti non sicuramente attribuibili ad armi lunghe
o corte, e lame di ridotte dimensioni, probabilmente di uso domestico 6.

3 MCGEER 2008, pp. 71, 217.


4 NICKEL 1973, p. 138.
5 MARTIN 1993, p. 395-396.
6 KAZANSKI 2012, p.112; KAZANSKI, MASTYKOVA, PÉRIN 2002, p. 175; come puntualizza lo stesso M.
Kazanski, occorre comunque notare come sia in realtà quasi impossibile identificare precisamente
l'etnia degli inumati nelle tombe del periodo a partire dal corredo, visto il carattere "internazionale"
delle élite barbariche dell'epoca.

8
Risulta quindi difficile stabilire se i langsax alamanni della seconda metà
del V secolo siano il risultato di un'influenza unna.
Al contrario, è piuttosto chiaro da altri esemplari dello stesso periodo
come alcune di queste lame lunghe a un solo filo tagliente, presenti sia a est
che a ovest del Reno (ma ben più raramente in questo secondo caso), siano
di derivazione orientale. Di particolare rilevanza è il langsax7 della
sepoltura del re dei Franchi Childerico (morto nel 482) a Tournai , che
mostra sia nelle decorazioni che nel sistema di sospensione chiare
ascendenze orientali. Se la decorazione dei foderi della spatha e del
langsax dall'inumazione di Childerico dovrebbe denotarne infatti un'origine
o un'influenza bizantina8, più interessante ai fini della nostra indagine è
senz'altro il sistema di sospensione dell'arma, rappresentato da due elementi
a forma di L attaccati al fodero del langsax che ne permettevano la
sospensione da una cintura. Questo tipo di sospensione trova dei precedenti
iconografici in affreschi di V secolo in Asia centrale 9, precedenti
archeologici dell'inizio del V secolo dall'area di contatto bizantino-sasanide
e in aree sotto l'influenza politica, culturale e militare di Bisanzio 10 e dei
paralleli più o meno coevi (terzo quarto del V secolo) dalla tomba 9 della
necropoli alemanna di Eschborn, dove i langsax mostrano un identico
metodo di sospensione, ma in materiale più modesto rispetto alla sepoltura

7 In realtà né la lama del langsax né quella della spada che l'accompagnava si sono conservate; in
KAZANSKI, PÉRIN 1988 p.14 la lunghezza della lama è stimata tra i 35 e i 50 cm.
8 KAZANSKI, PÉRIN 1988, p.21. Per un'analisi più dettagliata delle decorazioni in cloisonnée dei foderi
della spada e dello scramasax, si veda in particolare Id. pp. 21-22. Altre sepolture "principesche"
all'incirca coeve a quella di Tournai presentano un corredo con foderi e armi con decorazioni in
cloisonnée (ad esempio le tombe di Blucina in Moravia e di Apahida in Transilvania), facendo pensare
a doni di prestigio da parte di alte autorità o addirittura dell'imperatore d'oriente stesso ai "capi"
barbari inumati (PÉRIN 1995, p. 249).
9 Idem, p. 14.
10 KAZANSKI, MASTYKOVA, PÉRIN 2002, p. 175.

9
di Tournai11: un possibile segno di come sia l'arma che il tipo di
sospensione del fodero avessero quindi già avuto una certa diffusione, che
dall'area sasanide a quella del Barbaricum fu certamente permessa con il
tramite di Bisanzio, nei cui territori quindi è altamente probabile che queste
armi a un solo taglio fossero conosciute e prodotte.
A questa categoria di armi può senz'altro essere ricondotta una lama
frammentaria a un solo filo tagliente proveniente da Sardi in Asia Minore,
databile agli inizi del VI secolo12, che allo stato attuale risulta essere l'unico
esemplare propriamente all'interno del territorio imperiale bizantino per la
prima metà del secolo.
Si può facilmente ipotizzare che questo tipo di armi da taglio sia stato
usato dai soldati bizantini durante le guerre di riconquista dell'Occidente
indette dall'imperatore Giustiniano, come alcuni passi di Procopio di
Cesarea potrebbero far supporre. Infatti, lo storico in alcune occasioni
utilizza dei termini che rimandano ad armi diverse dalle spade vere e
proprie, ma non è possibile capire sempre se siano in realtà utilizzati come
sinonimi per definire le spade ordinarie o meno.
Di particolare interesse è l'uso che viene fatto del termine akinakes,
che designa armi sia in mano sasanide che bizantina. La parola potrebbe
rimandare all'antica arma di origine scitica, poi adottata e resa famosa dai
persiani, e nel sistema di sospensione è in qualche modo un precursore dei
sistemi di sospensione con elementi a P (che si vedranno in seguito 13), ma
non può essere considerato un diretto antenato delle armi da taglio sasanidi

11 Ibid.
12 QUAST 2012, p. 361.
13 Cfr. infra, p. 17.

10
Figura 1. I langsax di Eschborn (4) e il sistema di sospensione del langsax da Tournai (7)
(da KAZANSKI, MASTYKOVA, PÉRIN 2002).

11
spesso illustrate nell'arte, soprattutto per via delle differenze stilistiche14.
Nel capitolo in cui viene descritto l'assedio di Amida, il re persiano
Cabade estrae il suo akinakes per intimorire e minacciare i suoi stessi
soldati, per impedire loro di ritirarsi 15: in questo caso non è possibile capire
dal contesto di che tipo di arma si tratti, considerando che la nobiltà
sasanide è quasi sempre rappresentata sia con una spada che con un
qualche tipo di daga16. Similmente, non è possibile capire a una prima
lettura se l'akinakes usato da un giovane di Antiochia per uccidere un
cavaliere persiano sia un coltello o una spada, ma presumibilmente si tratta
del primo: il giovane infatti non è descritto come un militare ma si dice
chiaramente essere un macellaio17.
Nell'ultimo capitolo della “Guerra vandalica”18 è descritta la congiura
ai danni di del ribelle vandalo Guntari, messa in atto da Artabane aiutato,
tra gli altri, dalla sua guardia del corpo Artasire. Questi, in quanto guardia
del corpo, ha il permesso di portare uno xiphos al banchetto durante il quale
avverrà l'assassinio di Guntari.
Nella dettagliata scena descritta dallo storico di Cesarea, Artasire
vorrebbe uccidere Guntari a banchetto appena iniziato, ma quando mette
mano al pomolo della sua arma viene fermato perché è troppo presto, e
poco dopo teme che per qualche motivo gli potrebbe essere impedito di
estrarla: in questi due passi la parola usata è akinakes. Per descrivere gli
eventi successivi, Procopio torna a usare xiphos, ma non è chiaro se intenda

14 NICKEL 1973, p. 135.


15 De Bellis, I 7, 28.
16 NICKEL 1973, p. 135.
17 De Bellis, II 11, 9.
18 De Bellis IV, 28.

12
descrivere una spada vera e propria o un'arma più corta. Viene infatti
descritto come Artasire, per essere sicuro di poter impugnare la sua arma da
taglio, segretamente la sfoderi e la tenga sotto il braccio, coperta dal
mantello. L'occultamento potrebbe essere possibile sia una con una spatha
che con un'arma più corta, se ipotizziamo che il mantello sia un sagum, una
tipologia molto coprente che poteva essere lunga fino alla caviglia,
rappresentata molto frequentemente in relazione ai militari tardo-romani 19 e
che ancora compare nell'iconografia di VI secolo. È comunque piuttosto
ovvio che risulti più agevole nascondere sotto il mantello, se tenuta sotto
l'ascella, un'arma più piccola di una spada.
Di nuovo ambiguamente usato come sinonimo di xiphos, il termine
akinakes compare anche in uno dei capitoli che descrivono la battaglia di
Busta Gallorum tra il generale Narsete e i Goti di Totila del 553 20. Vengono
messe in evidenza le gesta di due fanti, Paolo e Ansila, che uscendo dai
ranghi sfoderano le loro armi da taglio (akinaka) e le poggiano a terra,
prima di iniziare a scagliare frecce contro la cavalleria dei Goti. Dalla
descrizione delle azioni subito successive, in cui le armi vengono poi dette
xiphoi, pare evidente che le armi bianche dei due soldati siano a lama
piuttosto lunga: non solo con queste armi i due fanti riescono a spezzare
ripetutamente le aste delle lance nemiche, ma addirittura l'arma di Paolo
viene gettata via perché si è piegata per il troppo uso.
Pur non essendo mai del tutto chiaro cosa Procopio voglia intendere
con akinakes nei precedenti esempi, in un capitolo della “Guerra Gotica” il
termine viene usato come sinonimo di xiphidion, quindi piuttosto
19 SUMNER 2003, p. 10.
20 De Bellis VIII, 29.

13
chiaramente per designare un'arma più piccola di una spada. Il capitolo 21
ruota interamente intorno alla contesa per due xiphidia tra il proprietario,
Presidio, e un ufficiale dell'esercito bizantino, Costantino. La vicenda si
conclude poi tragicamente con l'esecuzione di Costantino, che con uno dei
due xiphidia tenta di uccidere il generale Belisario.
La parola xiphidion, in quanto diminutivo della parola xiphos, può
essere probabilmente considerata l'equivalente greco di quella che Isidoro
di Siviglia chiama semispatium, ovvero una spada lunga la metà di una
spada ordinaria22. Di questa però non viene specificato se sia a taglio
singolo o doppio taglio.
Mentre in Europa le armi lunghe con un solo filo tagliente a lama
lunga hanno vita piuttosto breve, scomparendo intorno all'inizio del VI
secolo23, in ambito bizantino probabilmente continuano ad essere prodotte e
utilizzate. È infatti databile al VI secolo un'arma bianca a un solo taglio
proveniente dalla sepoltura 515 della necropoli alamannica di Weingarten,
sicuramente di provenienza orientale e giunta in Europa attraverso
Bisanzio24, ma non è da escludere nemmeno una produzione propriamente
bizantina.

21 De Bellis VI, 8.
22 Etymologiae XVIII 6, 5.
23 MARTIN 1993, p. 396.
24 KAZANSKI, MASTYKOVA, PÉRIN 2002, p. 176.

14
Figura 2. La lama a singolo tagliente da Sardi (4) e il langsax da Weingarten (1)
(da KAZANSKI, MASTYKOVA, PÉRIN 2002).

15
Forse riferibile a questa tipologia di armi è un frammento di una
grande lama a un solo tagliente proveniente dai livelli a cavallo tra VI e VII
secolo dal castrum di S.Antonino di Perti25, ma data l'estrema
incompletezza è difficile da stabilire, e potrebbe quindi anche trattarsi di un
più comune e corto scramasax, oppure potrebbe essere riferibile a un
pugnale. È inoltre ascrivibile a produzione bizantina, per via dell'iscrizione
in caratteri greci sul fodero, anche la lama a un solo taglio proveniente
dalla sepoltura unno-bulgara della metà del VII secolo da Perescepina,
detta "tomba di Kubrat"26: un'ulteriore dimostrazione di come queste armi
abbiano proseguito la loro esistenza nei secoli in esame.
Sorprendentemente, una fonte scritta relativa al periodo a cavallo tra
VI e VII secolo autorevole come lo Strategikon probabilmente
dell'imperatore Maurizio Tiberio, ricchissimo di dettagli per quanto
riguarda l'equipaggiamento individuale dei soldati, lascia un vuoto per
quanto concerne le armi da taglio diverse dalle comuni spade. Dove per la
cavalleria è semplicemente indicato uno spathion27, termine usato per
definire le spade anche nella trattatistica posteriore al VII secolo, per la
fanteria pesante sono prescritte delle non meglio specificate "spade degli
Eruli" (spathia Erouliskia)28. Sia Giordane29 che Procopio30 concordano nel
descrivere gli Eruli come guerrieri armati estremamente alla leggera, ma
purtroppo questo non è di aiuto per capire che tipo di spada usassero. Non è
al momento possibile stabilire con certezza cosa sia esattamente la "spada

25 S. Antonino 2001, p. 544.


26 KAZANSKI, MASTYKOVA, PÉRIN 2002, p. 176.
27 Strategikon I, 2.
28 Strategikon XII 2, 4.
29 Getica L, 261.
30 De Bellis II 25.

16
degli Eruli", non esistendo reperti direttamente collegabili a questa
popolazione barbarica. Potrebbe fare eccezione una spada a doppio taglio
lunga 71 cm, la cui punta non si è conservata, con pomolo in bronzo,
proveniente da Margum31, sito il cui materiale di VI secolo, prima
identificato come dei Gepidi, è stato recentemente attribuito agli Eruli 32. Se
questa spada fosse assimilabile all'arma indicata nel trattato della fine del
VI secolo, ciò vorrebbe dire che la “spada degli Eruli” altro non è che una
semplice spatha.
Sembra comunque improbabile che la “spada degli Eruli” del trattato
sia una comune spada, altrimenti l'autore dello Strategikon non avrebbe
avuto motivo di porre una così particolare specifica di carattere etnico, con
la probabile volontà di volerla distinguere da una spada ordinaria.
Pur trattandosi di mera speculazione, è possibile ipotizzare che
quest'arma avesse una lama più corta di quella di una spada, risultando
quindi forse più vantaggiosa e pratica da usare per i fanti durante i
combattimenti in mischia; ma del resto un fante, seppur in formazione
serrata, non sarebbe assolutamente impossibilitato nell'usare una spatha,
specie se usata per infliggere colpi di taglio dall'alto o punte verso il viso
del proprio avversario.
Una seconda ipotesi, sempre presa come mera speculazione, potrebbe
essere che la “spada degli Eruli” sia meramente un'arma secondaria per la
fanteria pesante: si noti infatti che per la fanteria leggera non è nemmeno
prescritta la spada, il che potrebbe far pensare che forse l'arma bianca

31 BUGARSKI, IVANISEVIC 2013, p. 469.


32 Ibid., pp. 474-476.

17
primaria sia stata considerata sottintesa dall'autore33.
Sconosciuto è l'aspetto delle impugnature ed else di queste armi da
taglio. Questo problema è condiviso anche dalle spade del periodo, delle
quali nella quasi totalità dei casi sono pervenute le lame ma non le else,

Figura 3. La spada a doppio taglio rinvenuta a Margum (da BUGARSKI, IVANISEVIC 2013).

33 Questo potrebbe in effetti ricordare che, in un altro trattato del VI secolo, nel descrivere
l'equipaggiamento della fanteria pesante, le armi da taglio siano completamente ignorate.

18
circostanza dovuta quasi certamente alla deperibilità dei materiali con cui
erano realizzate.
Supponendo che sia le spade che i parameria/langsax in dotazione
all'esercito bizantino condividessero similari forme di elsa, guardando alle
fonti iconografiche di VI-VII secolo (che spesso trovano confronti e
paralleli con precedenti rappresentazioni tardo-romane) è possibile
ipotizzare che aspetto avessero le impugnature delle armi a taglio singolo.
Similari al tipo I o al tipo II 34 della classificazione redatta da E.
Oakeshott relativamente alle tipologie di spathae del periodo delle Grandi
Migrazioni, sembrano essere le impugnature di alcune spade rappresentate
nei mosaici del Grande Palazzo di Costantinopoli, databili alla prima metà
del VI secolo.
A questa tipologia potrebbero appartenere anche le spade rappresentate
nei piatti argentei probabilmente dedicati a Eraclio nel 628, in occasione
del ritorno trionfale dell'imperatore Eraclio nel 628 dopo la campagna
contro i Sasanidi35: anche se nel piatto con la scena della consegna delle
armi a Davide e nel registro centrale di quello con lo scontro tra Davide e
Golia il pomolo è coperto da qualche elemento (mano, scudo), l'arma è ben
visibile nel registro inferiore del secondo piatto, impugnata da Davide per
uccidere il suo nemico, tra l'altro decisamente ridotta nelle dimensioni
rispetto a quanto rappresentato nel registro centrale. È chiaramente visibile
come rispetti le caratteristiche di una spatha del tipo I, con guardia

34 Le spade di tipo I sono caratterizzate dalla guardia superiore e dalla guardia inferiore aventi la stessa
dimensione, e dall'assenza di un pomolo se non in forme rudimentali; le spade di tipo II presentano la
guardia inferiore più piccola della superiore e sempre un piccolo pomolo. (O AKESHOTT 1960, pp. 107-
109).
35 WANDER 1973, p. 104.

19
superiore e guardia inferiore di uguali dimensioni.
Altre fonti iconografiche rivelano la probabile esistenza di alcune
tipologie che non sono inquadrabili nella classificazione Oakeshott.
Un tipo è visibile da una spada impugnata da un cacciatore da un
mosaico proveniente da Kissufim, nella zona di Gaza, databile tra il 576 e il
57836. La caratteristica principale dell'elsa è il pomolo, che sembra
riprodurre nella forma una testa d'aquila stilizzata. Questo tipo di pomolo
era conosciuto anche in periodo tardo-romano: alcuni celebri precedenti
sono rappresentati dalle armi da taglio della statua raffigurante i Tetrarchi e
in una spada nel dittico di Onorio.
Un'altra tipologia proviene dagli affreschi di Bawit, in particolare dalla
rappresentazione della scena di Davide contro Golia. Quest'ultimo porta
una spada con un pomolo di forma tonda (probabilmente è sferico, ma dal
disegno non è possibile stabilirlo). Una simile forma è propria del mondo
romano, e trova un precedente archeologico nella spatha rinvenuta a
Thjorsberg, con una datazione che arriva al III secolo d.C.
Il pomolo della spada di Golia potrebbe anche essere una
rappresentazione molto stilizzata di altre due tipologie: un primo possibile
parallelo è rappresentato dalla spada rinvenuta a Margum 37, della quale si è
conservato un pomolo dalle forme tondeggianti. Una seconda ipotesi è che,
invece, la spada rappresentata possa essere riferibile a una particolare
tipologia piuttosto presente nell'arte tardo-romana, ad esempio nel dittico di
Stilicone e nel dittico di Onorio, che presenta un pomolo di forma sferica.
Sempre visibile dagli affreschi di Bawit, un'ulteriore tipologia di spada
36 Treasures 1986, p. 244.
37 Cfr. supra, p. 12.

20
presenta un pomolo tondo ma, soprattutto, una sorta di traverso,
insolitamente lungo rispetto alle “guardie” delle coeve spathae. Simili
traversi trovano un parallelo in alcune spade di V secolo classificate come
“pontiche” da W. Menghin, e trovate in territori di influenza politica e
militare bizantina38. Anche una spada datata al VI secolo proveniente da
Caricin Grad39 presenta un traverso che non ha alcuna somiglianza con
quelli delle spathae del periodo ed è discretamente sviluppato in lunghezza
(ma questa spada, decisamente inusuale e particolare, potrebbe essere
un'arma di origine àvara).

38 KAZANSKI, MASTYKOVA, PÉRIN 2002, p. 163.


39 Cfr. supra, p. 9.

21
Figura 4. In alto: guardie di tipo I e II della classificazione Oakeshott (da O AKESHOTT 1960);
in basso: particolare dall'affresco del Gran Palazzo di Costantinopoli (da Q UAST 2012).

22
Figura 5. In alto: dettaglio della spada impugnata da Davide da un piatto argenteo
del 628. In basso a sinistra: dettaglio del mosaico di Kissufim. In basso a destra:
dettaglio dell'impugnatura di spada dal dittico di Onorio.

23
Figura 6. In alto: dettaglio dell'elsa della spada di Golia, dall'affresco da Bawit raffigurante
Davide contro Golia . In basso a sinistra: impugnatura di spada da Thjorsberg (da O AKESHOTT
1960). In basso a destra: dettaglio dell'impugnatura della spada dal dittico di Stilicone.

24
Figura 7. In alto: particolare dell'affresco da Bawit (da D' AMATO 2005). In basso: spade del
tipo “pontico” (da KAZANSKI, MASTYKOVA, PÉRIN 2002).

25
2. I PUGNALI DALLE NECROPOLI LONGOBARDE DI NOCERA UMBRA E
CASTEL TROSINO E IL SISTEMA DI SOSPENSIONE CON ELEMENTI A P.

Come per il caso dei langsax/parameria, per trovare testimonianze


archeologiche relative ad altre armi da taglio di origine orientale, ma più
corte, bisogna guardare di nuovo al mondo barbarico, in particolare quello
longobardo.
Provengono infatti da due delle più importanti necropoli longobarde
sul suolo italiano, Nocera Umbra e Castel Trosino, evidenze di armi
bianche e relative sistemi di sospensione che sono estranei al mondo
germanico, non assimilabili agli scramasax per via delle ridotte dimensioni
e per le proporzioni più “snelle”, che potrebbero essere definiti pugnali.
Gli esempi più importanti appartenenti a questa tipologia, completi di
guarnizioni per il fodero, da Nocera Umbra sono le lame dalla sepoltura 6 e
quella della sepoltura 84, mentre da Castel Trosino quelle dalla tomba F e
dalla sepoltura detta “di Chiusi”, scavata nel 1872. Le sepolture sono tutte
datate verso la fine del VI secolo40.
È evidente dalle dimensioni della lama, molto inferiori rispetto a quella
dei langsax (meno di 30 cm), e dall'aspetto meno massiccio rispetto agli
scramasax longobardi, che questi coltelli non derivino da questo tipo di
armi, ma da altri modelli.
Quasi certamente “l'antenato” di questi pugnali è da ricercare nei corti
coltelli militari tardo-romani.
Esistono infatti diversi esempi di corti coltelli con un solo filo
tagliente, databili al IV-V secolo, provenienti dalla Spagna e dalla Renania,

40 VALLET 1995, p.338.

26
con lame di forma convessa la cui lunghezza si aggira tra i 10 e i 17 cm41.
Queste corte lame sarebbero anche all'origine degli scramasax europei
usati dalle popolazioni germaniche durante il VI secolo, in particolare i
Franchi merovingi e i Longobardi. Infatti lo scramasax, normalmente
considerato una delle armi per eccellenza delle popolazioni germaniche del
periodo delle Grandi Migrazioni42, non compare che in un periodo avanzato
del VI secolo (tra l'altro completamente slegato ai langsax che, come visto
in precedenza, in Europa spariscono a cavallo tra V e VI secolo).
In ambito merovingio, alcuni corti scramasax la cui lama si attesta su
dimensioni tra i 25 e i 32 cm compaiono tra il primo quarto e la fine del VI
secolo43. Una tale acquisizione ed evoluzione tardiva del coltello tardo-
romano può sembrare strana, ma va considerato che le ultime truppe
romane (o romanizzate) d'occidente in Gallia vengono inglobate negli
eserciti barbarici a cavallo tra V e VI secolo, come riportato anche da
Procopio44. Questi ultimi soldati romani occidentali è molto probabile che
portassero con loro i corti coltelli della tradizione tardo-romana.
Per quanto riguarda l'ambito longobardo, bisogna notare come lo
scramasax sia praticamente inesistente durante la fase pannonica, al
contrario da quanto si registra nelle tombe longobarde posteriori al 568 in
Italia, dove questa tipologia di arma è estremamente diffusa 45. Una fase di
passaggio verso l'acquisizione di questa corta arma da taglio dal mondo
romano è probabilmente testimoniato dalla necropoli di Kranj-Kranburg, in

41 MARTIN 1993, p. 396.


42 A titolo di esempio, si veda la descrizione alla voce "Scramasax" in MUSCIARELLI 1976.
43 MARTIN 1993, p. 395.
44 De Bellis V, 12.
45 MARTIN p. 397.

27
cui sia le sepolture longobarde (datate dopo il 546-547) che le sepolture
romane erano fornite tutte di una serie di scramasax corti, con lame di
misure tra i 16 e i 23 cm46.
Le lame dei pugnali dalle due necropoli italiane, dunque,
rimanderebbero a una produzione bizantina: derivando da modelli tardo-
romani, è abbastanza ovvio ipotizzare che questi abbiano poi subito
l'evoluzione che li ha portati alle forme di VI secolo in ambiente romano-
bizantino.
Ancora più che la forma delle lame, comunque, a denotare l'origine
romana orientale dei pugnali provenienti dalle due necropoli longobarde
italiane sono gli elementi metallici (in oro quelli da Castel Trosino, in
argento quelli da Nocera Umbra) del sistema di sospensione del fodero, a
forma di P.
L'adozione del sistema di sospensione con elementi a P, che al pari di
quello dei langsax con elementi a forma di L consente la sospensione del
fodero dell'arma da taglio da due punti, è di origine orientale ma non è
un'invenzione bizantina.
Sembra piuttosto essere introdotto nel mondo mediterraneo dai
Sasanidi, in un periodo che va dal IV al VI secolo 47, dopo averlo acquisito
dagli Eftaliti, oppure da popoli delle steppe di stirpe turca, dei quali
facevano parte anche gli Àvari48. Questa forma di sospensione trova
riscontri effettivamente anche in ambito àvaro, ma non è probabilmente da

46 Ibid. Non è specificato se si tratti di persone provenienti dall'ambito militare o meno, ma del resto
coltelli di queste dimensioni potevano essere a disposizione anche di civili, in quanto strumenti di
utilità.
47 MASIA 2000, p. 206.
48 Id., pp. 207-208.

28
Figura 8. In alto, esempi di coltelli tardo-romani (da KAZANSKI 2012). In basso, scramasax
dalla necropoli di Kranj-Kranburg (da MARTIN 1993).

29
relazionare agli esemplari italiani in quanto gli àvari usavano questa
metodologia di sospensione per le spade invece che per i pugnali 49, mentre
trova un parziale riscontro in una daga o spada corta sasanide conservata al
Metropolitan Museum of Arts50.
Non sussistono prove, in ambito bizantino, dell'effettivo utilizzo del
metodo di sospensione con elementi a P per armi più lunghe dei pugnali di
Nocera Umbra e Castel Trosino.
Il metodo di sospensione con elementi a P usato anche per le spade
trova comunque almeno un riscontro iconografico bizantino, in uno dei
famosi piatti argentei realizzati per Eraclio del 628.
Nel piatto dove è presente la scena dello scontro tra Davide e Golia,
quest'ultimo nel registro centrale appare dotato di una lama il cui fodero
presenta, stilizzato, il sistema di sospensione con elementi a P.
Pur tenendo presente che non è possibile operare una vera distinzione
“etnica” tra i guerrieri rappresentati, dato che indossano tutti lo stesso
equipaggiamento, si potrebbe però affermare che Golia è rappresentato con
alcune caratteristiche che lo identificherebbero come un combattente
persiano. Indizio di tale ipotesi, oltre all'occasione per la quale furono
prodotti i piatti argentei, con conseguente identificazione di Eraclio stesso
nella figura di Davide, viene dall'umbone dello scudo, a forma di testa di
leone, che trova paralleli archeologici nel mondo sasanide 51; inoltre il
sistema di sospensione con elementi a P per le spade è grandemente
rappresentato nel mondo sasanide da reperti archeologici52. Non si può
49 VALLET 1995, p.338.
50 MASIA 2000, p. 221.
51 SKUPNIEWICZ 2006, p. 10.
52 MASIA 2000, pl. 17-23.

30
dunque escludere che anche la spada di Golia, al pari dello scudo, serva
come caratterizzazione etnica del personaggio.

Figura 9. Dettaglio del sistema di sospensione della spada di Golia da uno dei piatti argentei
del 628.

I pugnali e le guarnizioni metalliche dei relativi foderi dalle due


necropoli longobarde, comunque, sono sicuramente prodotti di officine
bizantine, come provano chiaramente le decorazioni di matrice romana
orientale, costituite da motivi floreali e mostri marini sui reperti da Castel
Trosino e quello della tomba 84 di Nocera Umbra; le guarnizioni del fodero
dell'esemplare della tomba 6 di Nocera Umbra invece, per quanto anch'esse
in metallo pregiato, sono prive di decorazione, rendendo quest'ultimo una
produzione probabilmente più modesta e meno costosa.

31
Anche per questa forma di sistema di sospensione, al pari di quella con
elementi a L relativa ai langsax, possiamo quindi immaginare ci sia stata
una certa diffusione.
È difficile stabilire se questi pugnali rientrino nella produzione delle
fabricae statali, rientrando quindi anch'esse nella categoria dei parameria,
o se siano il prodotto di officine private e siano quindi da considerarsi armi
da taglio non a uso strettamente militare (pur tenendo presente che un
coltello tra i 20 e i 30 cm può comunque rivelarsi un'utile ultima risorsa
durante un combattimento).

32
Figura 10. Guarnizioni del fodero del pugnale proveniente dalla tomba "di Chiusi", da Castel
Trosino (da VALLET 1995).

33
Figura 11. Da sinistra verso destra: pugnale dalla tomba 111 di Castel Trosino, dalla tomba
84 di Nocera Umbra (da MARTIN 1993), dalla tomba 6 di Nocera Umbra (da PASQUI,
PARIBENI 1918,).

34
3. ALTRE LAME E COLTELLI DI USO COMUNE

Oltre alle armi da taglio ascrivibili ai parameria, i soldati bizantini di


VI e VII secolo così come il personale militare non combattente dovevano
essere anche dotati di tutta una serie di coltelli e strumenti da taglio utili
allo svolgimento di mansioni quotidiane.
Questa ampia “famiglia” di armi da taglio è costituita, in linea
generale, dalle machairai piccole, inutili in guerra (intendendo
probabilmente l'atto del combattimento), citate dalla Novella del 539.
Nella letteratura tra VI e VII secolo, il termine machaira compare
abbastanza spesso.
Isidoro di Siviglia descrive la machaira come un'arma tagliente lungo
un solo filo, ma intendendola come una vera e propria spada 53. Forse in
questo senso (o più semplicemente come sinonimo di xiphos, o intendendo
lame più grandi e propriamente militari) è utilizzata anche da Agazia
Scolastico, nel descrivere la disfatta dei Franchi nella battaglia del Volturno
del 554 contro i Franchi, dove i guerrieri barbari vengono fatti a pezzi dalla
fanteria armata di machairai54.
L'autore del periodo che più coerentemente utilizza la parola machaira
nei suoi scritti è Procopio di Cesarea: infatti in più di un occasione non
indica un tipo di arma di uso militare, ma piuttosto coltelli ad uso civile e
domestico55.
Spesso le machairai nell'opera di Procopio sono accompagnate da
aggettivi che le descrivono come lame di piccole dimensioni. Nella

53 Etymologiae XVIII 6, 2.
54 Historia II, 9.
55 si veda ad es. De Bellis I, 5.

35
narrazione della battaglia di Dara, è riferito del duello tra lo schiavo di
nome Andrea contro un “campione” persiano: quest'ultimo viene
disarcionato e finito con un piccolo coltello (machaira mikrà)56.
La machaira in Procopio è inoltre intesa come una lama tagliente
lungo un solo filo (coerentemente con i reperti archeologici di coltelli e
pugnali), come si evince dalla descrizione della daga portata dall'armeno
Artabane per l'assassinio del ribelle Guntari.
Lo storico si premura infatti di specificare che non solo si tratta di
un'arma piuttosto larga, al contrario quindi delle normali machairai, ma
anche a doppio taglio (ampheke)57. Questo tipo di arma, seppur indossata
da un esponente dell'esercito, è del tutto ascrivibile a una produzione e
utilizzo non prettamente militari, essendo indossata celata alla vista, sempre
secondo Procopio, anche dagli appartenenti alle fazioni dell'Ippodromo di
Costantinopoli58.
Di un'arma con le caratteristiche descritte da Procopio di Cesarea non
vi è un parallelo archeologico. Rimane inoltre aperto il dubbio sull'effettiva
osservanza della legge in materia di produzione e vendita di armi, visto che
la machaira a doppio taglio è portata anche da personale non militare.
Bisogna però notare come la rivolta di Nika avvenga ben prima della
redazione della Novella giustinianea (532). Da ciò si potrebbe supporre che
questa tipologia di coltello fosse prodotta e venduta anche ai privati solo
fino al 539.
Senz'altro più aderenti alle machairai della Novella sono gli

56 De Bellis I, 13.
57 De Bellis II, 28.
58 Anedocta II, 7.

36
innumerevoli reperti di coltelli e strumenti da taglio rinvenuti in contesti sia
propriamente militari che di produzione di armamenti, come è il caso,
rispettivamente, del castrum ligure di S. Antonino di Perti e dell'officina
della Crypta Balbi.
Dal castrum di S. Antonino di Perti proviene un grande numero di
coltelli in condizione frammentaria.
Un primo gruppo è caratterizzato da una lama corta, di lunghezza
compresa tra i 7,5 e i 10 cm, che ne indica un uso principalmente
domestico e di utilità59. Un secondo raggruppamento, in cui le lame non si
sono conservate, mostra codoli completi lunghi tra i 5 e i 7 cm, facendo
quindi supporre lame corrispondenti di lunghezza non inferiore ai 20 cm,
ed è inoltre presente un esempio di codolo a spina, che trova almeno un
parallelo con lo scramasax da un corredo funerario longobardo di
Piacenza60.
Sempre dal castrum ligure provengono inoltre reperti che sono più o
meno direttamente collegabili ad armi da taglio di non grandi dimensioni:
una placchetta decorativa per il fodero dello scramasax, che ha trovato
riscontri in sepolture maschili coeve61, e un gran numero di placche
decorative da cintura multipla, probabilmente destinata alla sospensione di
armi da taglio, datate posteriormente al 610/641 62 e dal motivo decorativo
"a punto e virgola" su una fibbia da cintura, elemento caratteristico di
guarnizioni da cinture multiple rinvenute in numerosi contesti longobardi

59 S.Antonino 2001, p. 541.


60 S.Antonino 2001, p. 542.
61 S.Antonino 2001, pp. 227-228, 482.
62 S.Antonino 2001, pp. 479-480.

37
italiani e assenti nella fase pannonica63. Tra l'altro, queste fibbie e
placchette da cinture multiple sono molto spesso di origine bizantina, come
dimostrano i reperti rinvenuti nella Crypta Balbi64.
Bisogna però sottolineare come nell'iconografia del periodo dove sono
rappresentati soldati dotati di cintura multipla, da questa non pendano mai
armi da taglio. Si può supporre che fosse considerato importante più che
altro rappresentare la cintura, simbolo della militia armata65, e non
eventuali elementi non caratterizzanti pendenti da essa. In alternativa, si
può supporre che in ambito bizantino la cintura a elementi multipli non
venisse usata per la sospensione di alcuna arma da taglio.
Ancora dal castrum di S. Antonino provengono numerosi fermi o
guardie di coltello, usati per protezione e per il fissaggio dell'immanicatura
delle lame, che trovano numerosi riscontri in ambito longobardo ma,
soprattutto, dall'officina della Crypta Balbi a Roma66.
Anche dalla Crypta Balbi provengono numerosi reperti di coltelli, che
probabilmente sono però da intendere come strumenti da lavoro adoperati
all'interno dell'officina.
Da una sepoltura di guerriero di VII secolo da sull'acropoli di Corinto,
oltre a una spada a doppio taglio nel corredo è presente anche un piccolo
coltello di ferro, la cui lunghezza totale è di circa 15 cm 67, e che quindi è
poco probabile fosse adoperato per il combattimento.

63 S.Antonino 2001, p. 477.


64 GIANNICHEDDA, MANNONI, RICCI 2001, p. 334.
65 D'AMATO 2005, p. 17.
66 S. Antonino 2001, p. 544.
67 WEINBERG 1974, p. 515.

38
Figura 12. Reperti di coltelli di utilità dal castrum di S.Antonino di Perti (da S.Antonino
2001).

39
Figura 13. In alto: ghiere metalliche, frammento di grande arma da taglio (27) e resti di
altre armi da taglio (28, 29) dal castrum di S. Antonino di Perti (da S.Antonino 2001). In basso:
coltello proveniente dalla tomba del guerriero da Corinto (da WEINBERG 1974).

40
Figura 14. Reperti relativi ad armi da taglio provenienti dalla Crypta Balbi. In alto: ghiere
metalliche. In basso: lame di coltello (da GIANNICHEDDA, MANNONI, RICCI 2001).

41
4. I LUOGHI DI PRODUZIONE: FABRICAE E OFFICINE

Come per il resto della panoplia, anche la produzione delle armi a un


solo taglio in dotazione all'esercito bizantino, come specificato nella
Novella giustinianea del 539, era esclusivo appannaggio delle fabricae di
Stato, istituite in primo luogo dall'imperatore Diocleziano a cavallo tra III e
IV secolo.
Per il VI e VII secolo non abbiamo notizie certe riguardanti la
posizione delle fabricae all'interno del territorio imperiale.
Con tutta probabilità, erano ancora in funzione le fabricae in territorio
bizantino già indicate nella Notitia Dignitatum di fine IV-inizio V secolo.
Nei territori bizantini, è probabile che le fabricae preposte alla
fabbricazione delle armi da taglio fossero quelle che nella Notitia
Dignitatum sono denominate Scutaria et armorum, visto che l'uso del
termine arma in latino era usato per riferirsi all'intero kit militare (elmi,
scudi e spade)68.
A queste fabricae, dislocate a Damasco, Antiochia, Edessa,
Nicomedia, Sardi, Adrianopoli e Marcianopoli, forse si potrebbero
aggiungere quelle localizzate a Tessalonica, Naisso e Ratiaria, che nella
Notitia non hanno un'indicazione che ne specifichi gli armamenti prodotti69.
È inoltre assai probabile che siano state anche istituite nuove fabricae.
Dalla stessa Novella del 539 vengono infatti accenni che fanno pensare
all'esistenza di almeno una fabrica anche a Costantinopoli70, non indicata
nella documentazione precedente.

68 LETKI 2009, p. 59.


69 Not. Or. XI.
70 Nov. 85, 1-3.

42
Parrebbero comunque esistere testimonianze per le quali, oltre alle
fabricae statali, ci fossero anche tutta una serie di officine e laboratori nei
quali si lavorasse anche alle armi.
Il dubbio viene in primo luogo dai risultati dello straordinario scavo
dell'officina della Crypta Balbi a Roma71.
Qui infatti è provato che, accanto a oggetti di lusso, venissero prodotte
molte tipologie di corazzature e armi (tra cui probabilmente scramasax,
come suggeriscono le ghiere metalliche non utilizzate) e tutta una serie di
accessori, quali i foderi, come indica il ritrovamento di numerose borchie
che fungevano da decorazione per questi utlimi.
È probabilmente indicativo che dall'officina provengano, in realtà, non
tanto delle armi vere e proprie, quanto parti di esse o oggetti destinati ad
accompagnare l'arma. Infatti, dalla Crypta Balbi non sono emersi indizi che
rivelino lavorazioni metallurgiche relativamente a lame di alcun tipo, che
quasi certamente erano prodotte altrove per poi essere portate nell'officina
per il completamento della lavorazione.
Non è da escludere, comunque, che l'officina sia in qualche modo
collegata al mondo delle fabricae bizantine, nonostante le lavorazioni
“miste”, di carattere sia civile che militare, che si svolgevano al suo
interno. Non si può infatti ignorare la legge del 539 che vieta ai non
autorizzati di produrre qualsivoglia tipologia di armamento.
Si potrebbe ipotizzare, sebbene si tratti puramente di speculazione, che
a Roma fosse dislocata una fabrica di nuova istituzione, la quale era
collegata e usufruiva dei lavori svolti nell'officina della Crypta Balbi per
71 Per quanto concerne i prodotti dell'officina della Crypta balbi, si veda GIANNICHEDDA, MANNONI,
RICCI 2001, pp. 331-334.

43
quanto concerne l'armamento.
Oppure, si potrebbe essere di fronte a una vera e propria struttura
ibrida, con un'officina che si occupava delle produzione di materiale civile
ed era autorizzata anche a produrre e diffondere materiale militare.

44
Figura 15. Dislocazione delle fabricae preposte alla fabbricazione anche di armi da taglio
secondarie.
Fabricae Scutaria et Armorum dalla Notitia Dignitatum: 1-Antiochia; 2-Damasco;
3-Edessa; 4-Nicomedia; 5-Sardi; 6-Adrianopoli; 7-Marcianopoli.
Fabricae dalla Notitia Dignitatum senza specificazioni di produzione: 8-Tessalonica;
9-Naisso; 10-Ratiaria.
Fabricae/officine di nuova fondazione nel VI secolo: 11-Costantinopoli; 12-Roma.

45
CONCLUSIONI

Stilare una vera e propria classificazione o un'evoluzione delle armi da


taglio secondarie in dotazione all'esercito bizantino, pur potendo dimostrare
il loro utilizzo tra VI e VII secolo, rimane impresa piuttosto ardua allo stato
attuale.
È però possibile almeno tentare di individuare alcuni gruppi, partendo
dalla classificazione presente nella Novella giustinianea del 539 sulla
compravendita e produzione delle armi.
In primo luogo, esisteva tutta una serie di armi a un solo filo tagliente,
chiamate parameria, la cui produzione era appannaggio esclusivo delle
fabricae statali.
A questo primo raggruppamento appartengono quasi senz'altro i
langsax che si diffondono in Europa dall'oriente fino all'inizio del VI
secolo, e del quale fa parte anche la lama a un solo tagliente proveniente da
Sardi, che tra l'altro potrebbe essere uno dei luoghi in cui si trovava una
delle fabricae.
Pur non essendosi conservata l'impugnatura di nessuna di queste armi,
stabilendo un parallelo con le spade coeve si possono individuare cinque
possibili tipologie di impugnatura, che riprendono e continuano modelli già
visi in epoca tardo-romana: tipo I e II della classificazione Oakeshott; con
pomolo a forma di testa d'aquila; con pomolo sferico; con primitivo
traverso.
Questa tipologia di arma più lunga è probabilmente da identificare
come diretto antenato del paramerion mediobizantino da cavalleria,
presente nei trattati militari, ma non è possibile stabilire se nel VI-VII

46
secolo si tratti già di un'arma in esclusiva dotazione dei cavalieri.
Stabilendo un parallelo con le sepolture barbariche alamanne di fine V
secolo con corredo completo di langsax, si potrebbe affermare che nel
periodo in esame fossero già effettivamente in uso alla cavalleria.
Non si può però escludere che tali armi fossero in uso anche presso la
fanteria, almeno seguendo le fonti letterarie.
Tralasciando lo Strategikon dell'imperatore Maurizio, che non
descrivendo la “spada degli Eruli” prescritta per la fanteria pesante non è di
aiuto nel risolvere la questione, alcuni esempi portati da Procopio di
Cesarea e Agazia Scolastico fanno supporre l'uso di parameria/langsax
anche da parte dei fanti, pur rimanendo il dubbio riguardo alla poca
chiarezza dei termini utilizzati.
Alla categoria dei parameria sono forse da aggiungere anche i pugnali
tra i 20 e 30 cm di lunghezza presenti nelle necropoli longobarde di Nocera
Umbra e Castel Trosino, ma sicuramente di fabbricazione bizantina. Questi
pugnali potrebbero essere assimilabili agli xiphidia di Procopio di Cesarea
(pur essendo datati alla fine del VI secolo), anche se il loro proprietario
Presidio non appartiene all'esercito.
Questa tipologia di pugnale è allora forse da considerarsi una via di
mezzo tra i parameria e i vari coltelli di utilità prodotti all'infuori delle
fabricae. D'altronde a questa categoria di armi “intermedie” appartiene
anche il pugnale a doppio taglio descritto da Procopio di Cesarea, tra l'altro
portato sia da civili che da militari.
Queste due ultime categorie di arma da taglio, del resto, non sembrano
nemmeno poter essere assimilabili del tutto alle machairai piccole, che

47
senz'altro sono da identificare con tutta una grande massa di coltelli di
utilità e strumenti che sono stati rinvenuti anche in siti di interesse militare,
come il castrum di S. Antonino di Perti.
Nonostante la legge vigente dal 539, forse bisogna immaginare un
mondo dove il confine tra quanto era di pertinenza civile e quanto di
pertinenza militare, almeno nell'ambito della produzione di armamenti, non
era così chiaro e netto.
Oppure, più semplicemente, la situazione effettiva presentava più
sfaccettature di quanto la Novella del 539 non riesca a fare intendere.
A tal proposito è assolutamente esemplificativo il caso della Crypta
Balbi a Roma, molto probabilmente da interpretarsi come caso unico e
particolare di officina per la produzione di oggetti di lusso e, allo stesso
tempo, laboratorio al quale era permessa anche la produzione di armi.

48
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siécle, a cura di F. Vallet, M. Kazanski, Rouen, pp. 335-349.

WANDER S.H. 1973, The Cyprus Plates: The Story of David and Goliath,
in “Metropolitan Museum Journal”, 8, pp. 89-104.

WEINBERG G. 1974, A wandering soldier's grave in Corinth, in


“Hesperia”, 43, 4, pp. 512-521.

Siti internet

Getica = Iordanis De origine actibusque Getarum


http://www.thelatinlibrary.com/iordanes1.html

Not. Or. = Notitia Dignitatum omnium tam civilium quam militarium in


partibus Orientis
http://www.hs-
augsburg.de/~harsch/Chronologia/Lspost05/Notitia/not_dor1.html

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