Sei sulla pagina 1di 8

La Divina Commedia, Dante 

Alighieri, Ulrico Hoepli Editore, 1991, Milano

- Personaggi principali:

Dante, Virgilio, Beatrice, San Bernardo

INFERNO

- Ordinamento

Nell’XI canto della prima cantica Dante espone attraverso le parole di Virgilio l’ordinamento
dell’inferno.

Nell’antiferno sono collocati gli ignavi, disdegnati, disdegnati da Dio e dal diavolo, nel Limbo i
bambini non battezzati e gli spiriti dell’antichita pagana, nel sesto cerchio gli eretici e gli
epicurei. Tutti gli altri peccati sono suddivisi in tre categorie: incontinenza, violenza e frode.

1 Sono peccati di incontinenza: la lussuria, la gola, l’avarizia e la prodigalità, l’ira e l’accidia


(cerchi II,III,IV,V).

2 Sono peccati di violenza quelli compiuti:

Contro il prossimo: omicidi, tiranni e predoni

Contro se stessi: suicidi e scialacquatori

Contro Dio, natura e arte: bestemmiatori, sodomiti, usurai (cerchio VII diviso in tre gironi)

3 Sono peccati di frode quelli compiuti:

Contro chi non si fida: seduttori, adulatori, simoniai, indovini, barattieri, ipocriti, ladri,
consiglieri fraudolenti, seminatori di scismi e scandali, falsari di metalli, di monete, di persone,
di parole (cerchio VIII diviso in sari di metalli, di monete, di persone, di parole (cerchio VIII
diviso in dieci bolge)

Contro chi si fida: traditori dei parenti, della patria, degli ospiti, dei benefattori (cerchio IX diviso
in quattro zone: Caina, Antenona, Tolomea, Giudecca)
L’organizzazione dello spazio esprime una valutazione etica, la gravità del peccato aumenta
scendendo verso il basso e culmina nella profondità dell’Inferno dove è conficcato Lucifero, il
demonio dai tre volti che dilania chi ha tradito la maestà divina, Giuda e contro la maestà
imperiale Bruto e Cassio.

- Riassunto

La selva oscura, l'Antinferno, il Limbo

Il viaggio ha inizio il giovedì santo del 1300, quando Dante, si trova smarrito in una selva oscura
e spaventosa, la vista di un colle illuminato dal Sole gli da coraggio ma appena inizia la salita,
tre fiere, una lonza, un leone e una lupa gli impediscono il cammino. Costretto ad abbandonare la
struda verso il colle va di nuovo nella selva, Dante si accorge della presenza di un'ombra accanto
a lui. E’ Virgilio, il poeta latino autore dell'Eneide, da lui tanto amato e studiato, che si propone
come guida. Egli lo accompagnerà nell'Inferno e nel Purgatorio, mentre sarà Beatrice, un'anima
più degna a scortarlo nel terzo regno.

L'aiuto di Virtilio è accolto con riconoscenza, ma Dante è dubbioso e spaventato dall'impresa.


Virgilio rivela come in suo aiuto sia scesa dal Paradiso Beatrice, che a sua volta era stata inviata
da santa Lucia alla quale si era rivolta Maria stessa, per il suo viaggio. Dopo le parole di Virgilio,
Dante comprende che il suo viaggio non è folle perche e stato deciso in Cielo. Oltrepassata una
porta che separa i vivi dai morti, inizia il viaggio tra la perduta gente. Mentre si appresta ad
attraversare l'Acheronte, uno dei fiumi infernali. N

el vestibolo dell'Inferno Dante incontra la prima schiera di dannati. Sono le anime degli ignavi
che in vita non seppero scegliere tra il bene e il male e per questo sono rifiutate sia dal Paradiso,
sia dall'Inferno. Intanto, una folla di anime si addensa presso la riva del fiume dove Caronte, il
traghettatore, le raduna per portarle sull'altra sponda. Un boato pauroso e un lampo atterriscono
Dante che sviene. Quando si risveglia, in seguito al rumore di un forte tuono, anch'egli è sull'al-
tra riva e insieme a Virgilio entra nel primo dei nove cerchi infernali, quello del Limbo. Qui sono
relegati coloro che, pur senza peccato, non possono vedere Dio, perché morti senza battesimo o
vissuti prima di Gesù, non hanno creduto nel Cristo venturo, Fin quaggi è scesa Beatrice per
chiedere a Virgilio di andare in aiuto di Dante che qui incontra poeti e filosofi dell'antichità,
privati della visione del Signore.

PURGATORIO

- Ordinamento

L'ordinamento del secondo regno viene esposto da Virgilio durante una pausa del viaggio (Pg.
XVII) Più che di peccati veri e propri, qui nel Purgatorio si tratta di disposizioni peccaminose.
Dante esprime, attraverso le parole di Virgilio, la concezione tradizionale dei sette vizi capitali
che hanno origine dalla concezione dell'amore, motore primo delle azioni umane. L'amore
naturale, rivolto a Dio, non può mai sbagliare, ma quello elettivo può volgersi:

- verso il Male del prossimo, e sono le disposizioni peccaminose alla superbia, all'invidia, all'ira
che si espiano nella prima, seconda e terza cornice;

- troppo tiepidanmente ai beni celesti, ed é la disposizione peccaminosa dell'accidia, che si espia


nella quarta cornice;

- troppo fervidamente ai beni terreni, e sono le disposizioni peccaminose all'avarizia e


prodigalità, alla gola, alla lussuria, che si espiano nella quinta, sesta e settima cornice,

La montagna del Purgatorio è dunque composta da sette cornici che, a loro volta, sono comprese
tra due spazi: l'Antipurgatorio e il Paradiso terrestre. L'Antipurgatorio accoglie le anime non
ancora ammesse alle pene dell'espiazione; il Paradiso terrestre, collocato sulla vetta della
montagna, è il luogo dove scenderà Beatrice per condurre alla visione di Dio Dante.

- Riassunto

Le sette cornici del Purgatorio

Una porta con tre gradini di diverso colore segna l'ingresso del Purgatorio vero e proprio. Qui un
angelo invita i due poeti ad avvicinarsi e con la punta della spada incide sulla fronte di Dante
sette P simboli dei sette peccati capitali, che saranno cancellate a una a una lungo le sette cornici
della monagna. Varcata la soglia, Dante e Virgilio riprendono il cammino e giungono sulla prima
cornice del monte dove compiono il loro processo di purificazione i superbi. Loro camminano a
capo chino sotto pesanti macigni recitando il Padre nostro e meditando su esempi di punizione
del peccato che stanno espiando e su esempi di virtù opposta al loro peccato. Il poeta presenta tre
personaggi per elencare tre forme diverse di superbia: quella di casta (Omberto Aldobrandeschi),
quella legata alla gloria artistica (Oderisi da Gubbio) e quella politica (Proverzan Salvani).

Un angelo accoglie i due poeti all'ingresso della seconda cornice dove compiono la loro
penitenza gli invidiosi, che indossano un cilicio dello stesso colore livido della pietra, hanno le
palpebre cucite con il filo di ferro e si sostengono a vicenda. Qui i penitenti ascoltano esempi di
carità premiata e di invidia punita gridati da voci invisibili.

I due viaggiatori arrivano alla terza cornice dove gli iracondi camminano immersi in un fumo
denso che li soffoca e li acceca. Dante incontra Marco Lombardo che discute con lui della
decardenza dei valori di virtù e di cortesia e delle responsaablita degli uomini che, dotati di
libero arbitrio, hanno la capacita di distinguere il bene dal male. Per questo sono necessarie due
autorità, quella spirituale della Chiesa e quella politica dell'Impero, ma hanno confuso i loro ruoli
e l'umanita, rimasta seza guide, degenera. Insieme ai penitenti della terza comice Dante ha delle
visioni estatiche di mansuetudine e di ira punita.

É quasi notte quando giungono alla quarta cornice dove si purificano gli accidiosi, che corrono
gridando esempi di sollecitudine, la virtù contraria al loro peccato, ed esempi di accidia punita.

Nella quinta cormice espiano le loro colpe gli avari ei prodighi che giacciono supini con mani e
piedi legati, gridando esempi del loro vizio punito e della virtù contraria premiata. Qui Dante
incontra Ugo Capeto, capostipite dei Capetingi, che accusa i suoi discendenti, avari e
prevaricatori: Carlo I d'Angiò, Carlo di Valois e Filippo IV il Bello, che si macchierà
dell'infamante oltraggio a papa Bonifacio VIII ad Anagni.

Dante e Virgilio riprendono il cammino verso la sesta cornice quando una violenta scossa di
terremoto fa sussultare la montagna, seguita da un inno corale di Gloria da parte di tutti i
penitenti. A dare la spiegazione di quanto è avvenuto è un'anima apparsa all'improvviso, a cui
Virgilio si rivolge dopo aver presentato se stesso e Dante. L'anima, ancora sconosciuta, spiega: la
montagna del Purgatorio, non soggetta ai fenomeni naturali, si scuote ogni volta che un'anima ha
terminato di espiare le colpe ed è per questo che tutti i penitenti intonano il Gloria. Questa volta
la montagna ha tremato per lui che, dopo cinquecento anni, si è purificato dai suoi peccati e può
quindi salire verso l'alto. Si presenta come il poeta latino Stazio, autore di due poemi epici, e
afferma di dover tutto all'Eneide e al suo autore che hanno acceso in lui la fiamma della poesia. È
grazie a Virgilio che egli è diventato cristiano e gli resta solo il rarmmarico di non averlo potuto
conoscere. Quando Dante gli rivela che proprio Virgilio è la figura che gli sta davanti, Stazio si
china ad abbracciare le ginocchia del venerato maestro dimenticando di essere ombra e che
ombra è anche Virgilio. Stazio, che accompagnerà i due poeti nell'ultima parte del Purgatorio,
continua l'esaltazione di Virgilio, disseminata da Dante lungo tutto il viaggio nell'Inferno e nel
Purgatorio. Nelle sue parole Virgilio assume una dimensione nuova, non solo maestro di poesia e
di saggezza, ma anche precursore del cristianesimo.

Dopo la cancellazione della quinta P dalla fronte di Dante, i tre poeti salgono alla sesta cornice
dove compiono la loro penitenza i golosi, che soffrono la fame e la sete mentre ascoltano una
voce invisibile che li esorta alla sobrietà. Dante incontra l'amico Forese Donati al quale racconta
del suo cammino straordinario verso la salvezza, e da Forese ottiene notizie di suo fratello Corso
Donati, tra i maggiori responsabili delle lotte intestine a Firenze, destinato ai castighi
dell'Inferno, e della sorella Piccarda che invece Dante incontrerà nella gloria del Paradiso. Tra le
anime dei golosi avviene anche l'incontro con il poeta Bonagiunta Orbicciani da Lucca con il
quale Dante si confronta sulla novità della sua poesia rispetto a quella precedente della scuola
siciliana, di Guittone d'Arezzo e di Bonagiunta stesso.

La settima e ultima cornice è tutta una cortina di fuoco e in mezzo alle fiamme camminano i
lussuriosi, distinti in due schiere, i lussuriosi contro natura cioè i sodomiti e quelli secondo
natura che si incontrano scambiandosi manifestazioni di affetto poi si allontanan gridando
esempi di lussuria punita ed esempi di castità. In fine Dante incontra il poeta Guido Guinizzelli,
il padre della poesia del Dolce stil nuovo.
PARADISO

- Ordinamento

II Paradiso è la città celeste dove sono accolti i giusti dopo la morte. Si divide in nove cieli
concentrici posti al di sopra della sfera del fuoco e contenuti nell'Empireo, che è la sede propria
di Dio. Al cielo più vicino all'Empireo, il Primo Mobile, la potenza divina si trasmette come
movimento rapidissimo che va rallentando man mano che si passa da un cielo all'altro in
direzione della terra. La sede propria delle anime è l'Empireo, ma non tutte raggiungono lo stesso
grado di beatitudine. Per rendere comprensibile ai sensi umani di Dante ciò che altrimenti
sarebbe stato incomprensibile, la Grazia divina fa si che le anime si distribuiscano nei nove cieli,
dove Dante le incontra, a seconda del loro livello di beatitudine.

- Riassunto

Il viaggio nel terzo regno dell'aldilà ha inizio sulla vetta della montagna del Paradiso terrestre.
Qui Beatrice guarda fissamente il Sole, e Dante, imitandola, vede il cielo brillare come un fuoco
incandescente. Non sostenendo a lungo la vista del Sole, Dante volge di nuovo lo sguardo a
Beatrice e nel guardarla avverte dentro di sé la percezione di oltrepassare i limiti umani, di tra-
sumanare: una sensazione che non è possibile esprimere con parole, ma che puo essere compresa
solo da chi, per Grazia divina, potrà sperimentarla.

Una luce intensissima e una musica nuova commuovono il poeta e lo turbano. Beatrice lo
informa che hanno abbandonato la montagna e stanno volando verso i cieli del Paradiso. La
donna spiega inoltre che Dante, nonostante il peso corporeo, può attraversare i corpi aerei
perché, purificato dal peccato, può andare verso il fine naturale di ogni creatura, il
ricongiungimento a Dio.

Entrato nel primo dei nove cieli, il cielo della Luna, dopo aver chiarito i suoi dubbi sul fenomeno
delle macchie lunari, Dante è attratto dall'apparizione di volti che sembrano immagini riflesse: si
tratta delle anime dei beati che in terra non adempierono pienamente i voti promessi. Dante parla
con una di queste anime, Piccarda Donati, la quale rievoca come, pur avendo pronunciato i voti
religiosi, sia stata costretta da uomini malvagi a lasciare il chiostro, ma aggiunge anche di essere
felice, sebbene relegata nel cielo più lontano da Dio, perché la felicità delle anime del Paradiso
consiste nel volere ciò che Dio vuole. Dopo aver mostrato un'altra anima del cielo della Luna,
Costanza d'Altavilla, madre di Federigo II di Svevia, anche lei costretta a lasciare il chiostro,
Piccarda scompare e Dante torna a rivolgere lo sguardo a Beatrice, pregandola di chiarirgli
alcuni dubbi. Beatrice spiega talune questioni dottrinarie e teologiche, poi volge lo sguardo verso
le alte sfere celesti e, in virtù di quello sguardo, solleva Dante verso il secondo cielo.

Nel cielo di Mercurio, dove si trovano gli spiriti attivi che agirono bene, ma per ottenere onore e
gloria e per questo occupano un cielo così basso, si fa incontro a Dante e a Beatrice una schiera
di anime luminose. Una di queste, interrogata da Dante, brilla più intensamente delle altre,
l'imperatore Giustiniano. La sua risposta, occupa un intero canto (il sesto) ed è dedicata al tema
politico e al racconto epico dell'Aquila, simbolo imperiale, dalle origini di Roma a Cesare, da
Augusto a Tīberio, quando l'Aquila conobbe il suo momento più alto con il sacrificio di Cristo,
fino a Carlo Magno che rappresenta il punto di congiunzione della fase antica dell'Impero con
quella moderna.

Saliti poi nell'Empireo, Dante scorge un fiume di luce che sotto il suo sguardo come in un
imumenso anfiteatro, sono disposti i beati. L'attenzione di Dante è attratta da un posto vuoto su
cui è posta una corona: è il posto che spetta a Arrigo VII, l'imperatore che, come spiegherà
Beatrice, cercherà di portare la pace e la giustizia, ma sarà ingannato dal pontefice su cui si
abbatterà la giustizia divina.

Nell'Empireo Beatrice scompare, ma Dante la vedrà ancora seduta tra gli altri beati, mentre
accanto a lui subentra l'ultima delle sue guide, san Bernardo. Egli mostra al poeta la disposizione
dei beati simile ai petali di una candida rosa e intona una preghiera alla Vergine, che volge lo
sguardo al santo per poi innalzarlo verso Dio. Dante sente che sta per raggiungere il culmine del
suo desiderio e in uno sforzo sovrumano penetra nell'abisso imperscrutabile. Vede tre cerchi
concentrici di una stessa sostanza, ma di colore diverso: nel cerchio riflesso del primo si vede per
un attimo l'immagine umana, ma egli non riesce a riconoscerla. Un abbaglio accecante permette
per un attimo la visione di Dio, ma non c'è nessuna possibilità di descrivere con parole umane ciò
che solo uno slancio mistico può cogliere.