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Fo r u m Studi Slavistici VII (2010): 245-262

Concetta Bianca

La presenza greca in Italia alla fine del XV secolo

Alcune brevi considerazioni, per lo più di natura storiografica, sulla presenza gre-
ca in Italia possono contribuire a meglio inquadrare la complessa figura di Massimo il
Greco1.
La chiamata di Manuele Crisolora a Firenze2, il concilio di Ferrara-Firenze3 e la
caduta di Costantinopoli4 costituiscono le tappe consuete della riflessione storiografica
più nota e tradizionale: ognuno di questi punti evoca tematiche più ampie, ovvero l’ap-
prendimento e la conoscenza della lingua greca, le traduzioni, il rapporto tra dottrine
teologiche ed ecclesiologiche diverse, la diaspora di quelli che sono stati definiti per
antonomasia gli Emigrés bizantini5.
Le ricerche di Deno Geanakoplos6, di Agostino Pertusi7, di Joseph Gill8, di Nigel
Wilson9 e di altri ancora hanno segnato i confini di un quadro che sembrerebbe ormai
definito. Ognuno di questi temi va probabilmente rivisto alla luce anche delle più recenti
e singole ricerche. Per fare un solo esempio, gli studi di John Monfasani hanno dimo-
strato come l’arrivo dei bizantini in Occidente non sempre sia collegato al Concilio di
Ferrara e Firenze del 143910 o alla caduta di Costantinopoli del 145311: a volte l’interesse

1
Oltre agli interventi qui offerti, si vedano Garzaniti 2005 e 2008 con le indicazioni
bibliografiche.
2
I recenti atti del Convegno di Napoli rappresentano una ripresa di interesse per il dotto
bizantino: Maisano, Rollo 2000, Pontani 1999, Rollo 2000, 2001, 2003, 2004b, Martinelli Tempe-
sta 2006, Thorn-Wickert 2006.
3
Nella ricorrenza del 550° anniversario del Concilio di Ferrara e Firenze si sono svolti
almeno tre Convegni: Alberigo 1991, Castelli 1992, Viti 1994.
4
Pertusi 1976.
5
Geanakoplos 1962, 1983, 1988.
6
Id. 1966.
7
Pertusi 1980.
8
Gill 1959.
9
Wilson 2000.
10
Monfasani 1990.
11
Id. 2004.

© 2010 Firenze University Press – ISSN 1824-7601 (online)


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era infatti di apprendere la filosofia e la medicina, come nel caso di Giovanni Argiropu-
lo, che si era laureato a Padova nel 144412, o di Giorgio Trapenzunzio13 e Teodoro Gaza14,
che erano arrivati in Italia rispettivamente intorno al 1416 e nei primi mesi del 1440.
Solo tardi, negli anni ’60 del Quattrocento15, i bizantini, molto spesso con il sostegno del
cardinale Bessarione16, trovano un’adeguata collocazione insegnando a livello universita-
rio la lingua e la cultura greca, come Andronico Callisto a Bologna nel 145817 o lo stesso
Argiropulo a Firenze nel 145718; a volte con difficoltà, come nel caso di Costantino
Lascaris che, dopo vario peregrinare, si stabiliva a Messina19. La validità di un professore
greco, come sottolinea Monfasani, non consisteva nella sua capacità di insegnare il gre-
co, ma nella piena padronanza della cultura latina e degli strumenti dell’oratoria latina20.
Da questo punto di vista il dibattito tra la supremazia della lingua latina o della lingua
greca presupponeva la conoscenza delle fonti greche a cui attingere in forma diretta o
in traduzione21; tale dibattito, spesso ricorrente all’interno di scambi poetici o di accese
polemiche, non deve però essere relegato a interessi di natura pedagogica o del cursus
dell’apprendimento22, ma va allargato a temi politici e ideologici. Ribadire infatti la prio-
rità della lingua greca da quella latina non significava riconoscere la supremazia della cul-
tura greca, da cui quella latina appunto derivava, ma anzi, paradossalmente, sottolineare
l’unità del mondo occidentale che si contrapponeva alla frammentazione linguistica e
politica del mondo bizantino23. Né mancavano le lamentele come quella che il monaco
basiliano Ioachim di S. Giovanni a Piro aveva il coraggio di rendere esplicite. Atanasio
Calceopulo, infatti, nel Liber Visitationis, lo straordinario documento che registra alla
data del 1458 la presenza di latini e greci nei monasteri dell’Italia meridionale, riporta:
“et plus [frater Joachim] dixit: ‘Stamu incappati in manu di questi Grechi, chi su venuti
da lo Levante et non sapimu si su christiani oy turchi…’”24.
Secondo uno schema ormai in uso sono stati contrapposti da un lato i cosiddetti
viaggi di istruzione verso la grecità, a cominciare, ad esempio, da Guarino Veronese25,

12
Id. 1993.
13
Id. 1976, 1984b.
14
Bianca 1999b: 738, Repici 2003, Gionta 2004.
15
Monfasani 1990: 52-54.
16
Bianca 1999a, Rigo 2001, Braccini 2006, Harris 2006, Ronchey 2006, Bianca 2009.
17
Chines 1992, Rollo 2006.
18
Field 2001.
19
Martínez Manzano 1998.
20
Per esempio, come accade per Teodoro Gaza, cf. Monfasani 1994.
21
Fiaccadori 1996.
22
Bianca 1997.
23
È quanto emerge dal discorso accademico elaborato da Lorenzo Valla nel 1455 a Roma:
Rizzo 1994, 2002: 95sgg.
24
Laurent, Guillou 1960: 160.
25
Fiesoli 2006, Rollo 2004a, 2005.
La presenza greca in Italia alla fine del XV secolo 247

Francesco Filelfo26, Giovanni Aurispa27, Antonio Cassarino, Giovanni Tortelli, dall’altro


la fuga verso l’Occidente a causa della minaccia turca28, come nel caso, tra i tanti, di un
Alessio Celadeni e della sua nobile famiglia29 oppure di Cabacio Manilio Rallo30, entrambi
giunti in Italia intorno al 1466. Si poteva solcare l’Adriatico dalla penisola balcanica rag-
giungendo le sponde italiane per motivi di studio, come accade per il croato Elio Lam-
pridio che prima si recava da Ragusa (Dubrovnik) a Ferrara, probabilmente attratto dalla
fama di Battista Guarino, per poi approdare a Roma, dove nel 1484, in occasione del
Natale di Roma31, riceveva la laurea poetica insieme con Lorenzo Bonincontri32. Oppure
si poteva fuggire, come nel caso di Filippo Bonaccorsi, cioè quel Callimaco Esperiente
che, dopo la congiura romana del 1468, andava a Creta, Cipro, Chio33.
Esisteva però un altro tipo di circolazione, meno appariscente, in quanto riscontra-
bile per lo più su fonti legate alla storia degli ordini religiosi, cioè la circolazione, all’in-
terno dei monasteri e dei conventi, di religiosi di nazionalità diversa. A parte, per ovvi
motivi, l’ordine Basiliano – e qui è sufficiente ricordare il già citato Atanasio Calceopu-
lo34 – è alta la presenza di quanti attraversavano l’Adriatico, giungendo molto spesso a
Roma, città nella quale, oltre alla presenza della Curia pontificia con la sua forza attratti-
va35, avevano sede i generalati dei rispettivi ordini. Caso esemplare è fornito dall’inquieto
francescano dalmata, Giorgio Benigno Salviati (Juraj Dragišić) che, dopo essere stato
accolto nell’entourage del cardinale Bessarione, si trasferiva ad Urbino e poi a Firenze,
prendendo in seguito le difese del Savonarola36. E per contro il domenicano Giovanni
Gatti si recava presso il convento di San Domenico a Chio37. Non solo per istruzione,
ma anche per lavoro si attraversava l’Adriatico: il caso di Lorenzo de Monacis, venezia-
no, notaio a Creta, conoscitore della cultura greca e bizantina38, ma tenace sostenitore

26
Cf. infra nota 58.
27
Resta 2002, Schreiner 1994, Sottili 2002.
28
Hankins 1995: 111-207, Martl 2005, Meserve 2006, Albanese 2008, Carile 2008.
29
Monfasani 1984a, Speranzi 2009.
30
Manoussacas 1972.
31
Tournoy-Thoen 1972, Novaković 1999, Bianca 2008.
32
Field 1996, Giorgetti 2002.
33
Così scrive il Bonaccorsi in una lettera del 13 aprile 1471 al conte palatino Derslav de
Rythwyani, pubblicata anche in Laurent, Guillou 1960: 217: “... in Greciam transmitti curavi et
prius in Cretam, deinde in Ciprum navigavi, […] inde in Chium navigavi”. Cfr. anche Medioli
Masotti 1987.
34
Cf. il profilo delineato nell’Introduction a Laurent, Guillou 1960: XVIII-XXXIII. Si veda-
no anche le pertinenti osservazioni sul basso livello culturale della Calabria bizantina, non esclusa
l’intera Italia medionale, di Lucà 2006.
35
Bianca 2004.
36
Vasoli 1989. Cf. anche Bianca 1999a: 135-136.
37
Monfasani 1997.
38
Pertusi 1965, Poppi 1967, cf. anche Solymosi 2002.
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della Repubblica veneta39 e assertore della superiorità del mondo latino, è uno dei primi
ed emblematici esempi di una circolazione legata alle carriere e al lavoro intellettuale.
I rapporti con l’Adriatico greco non coinvolgevano però solo Venezia, dove pure la
“colonia” greca era ben radicata40. Il fiorentino Cristoforo Buondelmonti41, con la de-
scrizione delle isole egee, dava inizio negli anni ’20 alla moderna cartografia42; Ciriaco
d’Ancona si sottraeva al suo lavoro di mercante con le esplorazioni antiquarie43, ma allo
stesso tempo non si dimostrava insensibile alla questione de unione44; viaggiando in senso
opposto, invece, Benedetto Cotrugli elaborava, di pari passo con l’esercizio della mer-
catura, anche il suo sviluppo teorico45. Per ovvi motivi, comunque, Venezia rimaneva la
meta privilegiata, come testimonia, tra le tante, la vita di uno dei più prolifici copisti gre-
ci presenti in Italia, quel Giovanni Rhosos che negli ultimi anni di vita si sarebbe ritirato
da Grottaferrata proprio a Venezia46.
In altri casi il lavoro era di carattere diplomatico-ecclesiastico: se da un lato Niccolò
Segundino, greco bilingue, svolgeva prevalentemente il ruolo di traduttore orale al Con-
cilio di Firenze, dall’altro Cristoforo Garatone sviluppava le sue qualità di mediatore già
evidenziate come nunzio di Eugenio IV47 e a Costantinopoli portava con sé il giovane
Lilio Tifernate48, alla riscoperta della cultura greca e della teologia bizantina, in linea con
le direttive politico-religiose della curia romana49; in anni successivi Niccolò di Cattaro,
vescovo di Modrussa50, avrebbe coinvolto nei suoi spostamenti alcuni familiari, più o
meno importanti, da Francesco Maturanzio51 a Giovanni da Itri52.
Ai viaggi degli uomini, tra cui anche quelli dei pellegrini che solcavano l’Adriati-
co53, vanno accostati, ovviamente, anche i viaggi dei libri: è noto come in tempi molto
precoci Giovanni Aurispa portasse dalla Grecia alcuni codici greci54; è nota la ricerca di

39
Poppi 1972-1973. Il de Monacis sosteneva la superiorità di Venezia rispetto a Roma
quale garante della libertà. Marx 1978: 5.
40
Fedalto 1967, cf. da ultimo Tsirpanlis 2002: 123-149, Tucci 2002.
41
Weiss 1964, Luzzatti Laganà 1987, Barsanti 2001.
42
Turner 1989, Barsanti 1999: 35-54, 2001.
43
Weiss 1989, Di Benedetto 1998.
44
Come si deduce dalla lettera del 3 dicembre 1443, spedita da Ragusa al cardinale Giu-
liano Cesarini: Cyriac of Ancona 2003: 12. Cf. anche Niutta 1992.
45
Cf. Boschetto 2005, 2006.
46
Fornaci 1990.
47
Cf. Pesce 1974.
48
Jaitner-Hahner 1994.
49
Niutta 1990: 14.
50
Cf. Mercati 1937, Neralić 2003: 15-23.
51
Il viaggio in Grecia è assegnato al 1472, cf. Zappacosta 1970.
52
Cf. Cherubini 1980.
53
Cf. Ravegnani 2005.
54
Nel 1416 l’Aurispa vendeva alcuni codici greci a Bologna; nel 1417 vendeva un Tucidide
La presenza greca in Italia alla fine del XV secolo 249

testi e manoscritti greci promossa dal cardinale Bessarione che si rivolgeva a Michele
Apostoli ed altri55, come pure il commercio librario promosso da Lauro Quirini56; sono
note le ricerche di codici intraprese da Giano Lascaris su istanza di Lorenzo de’ Medi-
ci57. Il panorama, in questo senso, risulta abbastanza completo in quanto per il settore
dei manoscritti greci la catalogazione, ovvero il controllo di quanto si è conservato, è
attualmente ad un livello più avanzato rispetto agli studi codicologici latini, forse per
il semplice fatto che il numero dei codici è decisamente più limitato58. Si è però ormai
compreso che a volte le grandi ricerche, già sistemate, costituiscono certamente un aiuto
insostituibile, ma a volte costituiscono anche un blocco, una sorta di arresto per le ricer-
che stesse. Solo attraverso un ritorno alla visione diretta dei codici, non più mediati dalle
descrizioni, emergerebbero di sicuro elementi di interesse e di novità.
La rivisitazione dei codici, ai quali ormai si accede con occhi più critici, guardan-
do alle provenienze, alle mani che hanno postillato, facendo interagire il tutto con gli
epistolari e con i documenti di archivio, va però con tutta probabilità affiancata da una
rivisitazione – ma sarebbe più corretto dire esplorazione – del settore inerente il mondo
dei primi volumi a stampa59, fino alla più tarda stagione di Aldo Manuzio60. Da questo
punto di vista andrebbe valutata da un lato la partecipazione di studiosi di nazionalità bi-
zantina alla organizzazione delle stesse imprese tipografiche61, soprattuto sotto il profilo
dei contributi di carattere filologico. Nelle officine tipografiche aveva fornito la propria
consulenza Teodoro Gaza62, che aveva collaborato con Giovanni Andrea Bussi alle prime
edizioni romane, in particolare per Aulo Gellio63, Strabone64 e Plinio65; a Firenze Giano

a Niccolò Niccoli; nel 1421 aveva con sé a Roma alcuni codici di cui forniva l’elenco: Sabbadini
1931. Inoltre, in una lettera del 27 agosto 1421 da Bologna, Aurispa riferiva ad Ambrogio Tra-
versari di aver inviato in Sicilia non pochi codici greci di argomento sacro: “miseram ex Constan-
tinopoli electissima quaedam volumina sacra non pauca in Siciliam iam pridem” (Ibid. 119). Cf.
Schreiner 1994.
55
Cf. Saffrey 1997, De Gregorio 2000: 317-396, in particolare 358-364, Zorzi 2002. Cf.
anche Diller 1967.
56
Cf. Branca 1977, King 1989: 617-620.
57
Cf. Gentile 1994, Pontani 1992a e di recente Speranzi 2005, 2007.
58
Cf. Agati 2003. Cf. anche Eleuteri, Canart 1991.
59
Cf. Manoussakas, Staikos 1986, Staikos 1998.
60
Scapecchi 1994, Zorzi, Negri, Eleuteri 1994, Dionisotti 1995, Balsamo 2002.
61
Monfasani 1990: 56. Cf. anche Fantuzzi 1992.
62
Bianca 1999b: 743. Cf. anche Gionta 2004.
63
IGI 4186, IERS 28, ISTC ig00118000: cf. Bussi 1978: XXXIX e 15; la prefazione a
questo volume è ristampata in Miglio 2002: 23-85.
64
IGI 9170, IERS 23, ISTC is00793000: cf. Bussi 1978: 35.
65
IGI 7879, IERS 65, ISTC ip00787000: cf. Bussi 1978: 44. Cf. per gli strascichi polemici
di questa edizione, Fera 1995, 1996: 210-215, insieme con la relativa scheda di Casetti Brach
1998; cf. anche Davies 2002.
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Lascaris aveva sperimentato la princeps della Anthologia Planudea66; a Venezia Marco Musu-
ro67 aveva offerto le sue competenze filologiche alla impresa aldina68. Dall’altro lato però
andrebbe anche considerato quali sono i testi di autori bizantini contemporanei che ven-
gono stampati, se in traduzione come i Rhetorica di Giorgio Trapezunzio69, un testo che di-
venne un veicolo importante per la cultura bizantina70, o lo stesso In calumniatorem Platonis
del cardinale Bessarione71 o in lingua originale come le varie grammatiche, che ovviamente
avevano una loro utilità didattica72, a partire da quella di Manuele Crisolorora fino a quella
di Costantino Lascaris73 o gli Erotemata di Demetrio Calcondila74. Ci chiediamo allora: se è
vero che l’introduzione della stampa costituisce una sorta di cesura tra i testi che conti-
nuano ad avere fortuna e ad essere ristampati, e quanti rimangono relegati al mondo del
manoscritto, qual’è l’eredità culturale che i cosiddetti emigrée hanno lasciato? Quali i testi
messi a stampa75? Chi erano i finanziatori di queste edizioni?
Forse il caso più emblematico è costituito dalla creazione a Roma nel 1514 da parte
di Leone X del Ginnasio greco76, al quale era annessa una tipografia greca77 guidata da
Zaccaria Calliergi78 e nel quale confluirono molti prestigiosi insegnanti, quali lo stesso
Giano Lascaris, Marco Musuro (morto prematuramente)79, Arsenio Apostolis. È stato
tramandato, ai ff. 110v-111r del Marc. Gr. II 99 (1261), il resoconto della presentazione
al pontefice di dodici giovannetti80 che erano stati portati dalla Grecia a Roma: lo scopo
era di insegnare loro anche la lingua e la cultura latina.81: ma quale era il senso di questa
operazione?

66
Pontani 1992b.
67
Pagliaroli 2004b, Cataldi Palau 2004, Speranzi 2006.
68
Cf. Manoussakas, Staikos 1986: 102-108.
69
La prima edizione fu stampata a Venezia da Vindelino da Spira non prima del 1472: IGI
2625, ISTC ig00157000. La Rhetorica fu ristampata a Milano da Leonard Pachel il 30 luglio 1493:
IGI 4221, ISTC ig00158000. Cf. Manoussakas, Staikos 1986: 20.
70
Monfasani 1983.
71
IGI 1621, IERS 30, ISTC ib00518000. Cf. Monfasani 1981.
72
Pertusi 1962. Cf. anche Plebani 1994.
73
Martínez Manzano 1998: 141-158.
74
L’edizione è assegnata al tipografo Uldericus Scinzenzeler, a Milano, intorno al 1493
(IGI 3404, ISTC ic00419860), quando il Calcondila, trasferitosi a Milano nel 1491, era ancora in
vita. Cf. Manoussakas, Staikos 1986: 76.
75
Follieri 1977, cf. anche Irigoin 1994, Layton 1994, Mouren 1998.
76
Fanelli 1961, Saladin 2000, Campanelli, Pincelli 2000: 173, Pagliaroli 2004a: 256-292.
77
Barberi, Cerulli 1972, Hobson 1976, Staikos 1998, Niutta 1989, 2005.
78
Manoussakas, Staikos 1986: 127-129, Staikos 1998: 391-433, Niutta 2005: 81-84.
79
Manoussacas 1970.
80
Pagliaroli 2004a: 252-256.
81
Insegnante di latino era Giovanni Benedetto Lampridio, cf. Onorato 1990.
La presenza greca in Italia alla fine del XV secolo 251

Il Ginnasio greco ebbe vita effimera ed altri tentativi furono fatti. Probabilmente il
disegno che stava alla base - e che, nonostante le apparenze, voleva significare la supre-
mazia della cultura e della chiesa latina - era destinato a fallire. Il recupero dell’antichità
classica si rivelava un sogno82; le radici della cultura moderna andavano cercate altrove.

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