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Egli imparò l'obbedienza da ciò che soffrì di Seiren Kierkegaard

Gli « scritti edificanti » rappresentano, nella gigantesca pro-duzione kierkegaardiana, l'effusione diretta delle sue aspi-razioni
profonde che trovarono nella verità del Cristianesimo e specialmente nella considerazione della Persona e della dottrina di
Cristo i temi preferiti. Il presente testo è preso dalla elevazione terza del « Vangelo delle sofferenze » (1847) che considera
le tappe principali della « contemporaneità » con Cristo.
Cristo imparò l'obbedienza ; poiché certamente la sua volontà era fino dall'eternità in accordo con quella del Padre, la sua
libera decisione era la volontà del Padre, ma quando Egli venne nella pienezza dei tempi, fu allora che imparò l'obbedienza
da ciò che soffrì ; ciò ch'Egli soffrì, quando venne fra i suoi ed essi non lo co-nobbero (Gv. i, n), quando s'aggirava nell'umile
figura di servo (Fil. 2, 7) e portava in mente il piano eterno di Dio, mentre il suo discorso non approdava a nulla ; quando
Egli, l'unico nel quale c'era la salvezza, era come superfluo nel mondo ; quando Egli non riuscì a cambiare nulla
assolutamente, quando nessuno badava a lui op-pure, ciò che è certamente più penoso, quand'Egli era un oggetto della
miserabile civetteria della curiosità (Lc. 23, 8 ss.). Oh, quando anche il male si sollevò contro di lui con impeto selvaggio e
trascinò lui, il sommo, alla morte : non viene da inorridire al vederlo ridotto a un oggetto di curiosità, quando il Salvatore del
mondo non riu-sciva in questo mondo di perdizione che ad attirare i curiosi e gli sfaccendati !
Los "escritos edificantes" representan, en el gigantesco pro-ducación kierkegaardia, la efusión directa de sus profundos
auspicios que encontraron en la verdad del cristianismo y especialmente en la consideración de la Persona y la doctrina de
Cristo i Temas favoritos. Este texto está tomado de la tercera elevación del "Evangelio del Sufrimiento" (1847) que
considera las principales etapas de "contemporáneo" con Cristo.
Cristo aprendió obediencia; porque ciertamente su voluntad surgió de la eternidad de acuerdo con la del Padre, su libre
decisión fue la voluntad del Padre, pero cuando llegó a la plenitud de los tiempos, fue entonces cuando aprendió la
obediencia de lo que sufrió; lo que sufrió, cuando vino entre los suyos y no lo contieron (Gv. i, n), cuando vagó en la
humilde figura de siervo (Fil. 2, 7) y trajo a la mente el plan eterno de Dios, mientras que su discurso no hizo nada; cuando
El, el único en el que había salvación, era tan superfluo en el mundo; cuando no podía cambiar nada en absoluto, cuando
nadie lo cuidaba de la o-pura, lo que ciertamente es más doloroso, cuando era un objeto de la miserable cima de la
curiosidad (Lc. 23, 8 ss.). Oh, cuando incluso el mal se levantó contra él con un impulso salvaje y lo arrastró, el alto, hasta
la muerte : no es para horrorizarse verlo reducido a un objeto de curiosidad, cuando el Salvador del mundo no vuelve a
evadir en este mundo de perdición que atrae a los curiosos y las facetas!
L'operaio lasciava il suo lavoro per vederlo passare, il mercante si precipitava dalla sua bottega e lo stesso indaffarato gli
gettava di passaggio uno sguardo curioso. L'aceto non fu per il Santo una bevanda più amara (Mr. 15, 38) dell'attenzione
sciocca dei fannulloni e della stomachevole simpatia dei curiosi — quando si è la verità. Meno amara per il Santo è stata
l'audacia del peccato che non l'essere stato preso invano dalla curiosità ! Sì, Egli imparò l'obbedienza da ciò che soffrì : da
ciò che soffrì quando Egli, che aveva in sé la benedizione, era come maledizione per ognuno che gli si accostava e per
chiunque ricorreva a lui e un tormento per i contemporanei ; un tormento per i pochi che l'ama-vano quando dovette portarli
alle decisioni più spaventose, quando dovette essere per la madre una spada che le trapassò il cuore (Lc. 2, 35), per i
discepoli un Amore Crocifisso ; un tormento per i vacil-lanti i quali forse in fondo, nel nascondimento segreto del desiderio,
capivano la verità della sua parola ma non osavano unirsi a lui e per questo anche portavano nella loro anima una spina,
una frat-tura nel loro intimo, un distintivo penoso di essere stati suoi con-temporanei ; un tormento per i cattivi per il fatto che
con la sua purezza e santità Egli dovette rendere manifesti i pensieri dei loro cuori (Lc. 2, 35), renderli più colpevoli che mai.
Oh, pesante sof-ferenza : per essere il Salvatore del mondo dever essere la pietra di scandalo ! (i Pt. 2, 7 ss.). Egli imparò
l'obbedienza da ciò che soffrì ; da ciò che soffrì, quando Egli certamente cercava, ma fu anche quasi obbligato a cercare la
compagnia disprezzata dei peccatori e dei pubblicani, quando nessuno osava riconoscerlo in pubblico, quando la curiosità
scuoteva sospettosa la testa, e la saggezza presuntuosa diceva : « Che stolto ! » e la compassione alzava le spalle per
pietà ; quando l'orgoglio lo giudicava quand'Egli veniva e la viltà tristemente si scansava ; quando ogni valentuomo lo
sfuggiva per non compro-mettersi, quando anche l'uomo migliore rendeva il suo rapporto con lui un po' ambiguo per non
perdere troppo ; quando colui che si era ritirato in tempo si reputava felice ; quando nessuno credeva di avere dei doveri
verso di lui ma reputava che tutto era permesso per difesa contro di lui, quando anche l'amato discepolo lo rinnegò (Mt. 27,
69 ss.). Egli imparò l'obbedienza da ciò che soffrì ; da ciò che soffrì quando Pilato disse : « Ecco l'uomo » (Gv. 19, 5).
El trabajador dejó su trabajo para verlo pasar, el comerciante se apresuró a salir de su tienda y el hombre ocupado le echó
una mirada curiosa. El vinagre no era para el santo una bebida más amarga (Sr. 15, 38) que la atención tonta de los
mocasines y la simpatía estomacal de los curiosos - cuando es la verdad. Menos amargo para el santo fue la audacia del
pecado que haber sido tomado en vano por la curiosidad ! Sí, aprendió la obediencia de lo que sufrió: de lo que sufrió
cuando Tuvo la bendición en él, fue como una maldición para cada uno que se le acercó y para cualquiera que recurriera a
él y un tormento para sus contemporáneos; un tormento para los pocos que la amaban cuando tuvo que tomarlos a las
decisiones más aterradoras, cuando tenía que ser para su madre una espada que le perforó el corazón (Lc. 2, 35), para los
discípulos un Amor Crucificado; un tormento para los vacil-lanti que tal vez en el fondo, en el escondite secreto del deseo,
entendió la verdad de su palabra, pero no se atrevió a unirse a él y por esto también llevaba en su alma una espina, una
frat-tura en su intimidad, una insignia lamentable de han sido su temporal; un tormento para los malos por el hecho de que
con su pureza y santidad tuvo que manifestar los pensamientos de sus corazones (Lc. 2, 35), hacerlos más culpables que
nunca. Oh, pesado sof-ferenza : para ser el Salvador del mundo debe ser la piedra del escándalo ! (i Pt. 2, 7 ss.). Aprendió
la obediencia de lo que sufrió; de lo que sufrió, cuando ciertamente buscó, pero también estaba casi obligado a buscar la
despiza compañería de pecadores y publicanos, cuando nadie se atrevió a reconocerlo en público, cuando la curiosidad
sacudió la cabeza sospechosamente, y la sabiduría presuntuosa dijo: "¡Qué tonto!" y la compasión se encogió de piedad;
cuando el orgullo lo juzgó cuando llegó y la cobardía tristemente rehuyó; cuando cada valentman se escapó de él con el fin
de no comprarse a sí mismo, cuando incluso el padrino hizo su relación con él un poco ambigua para no perder
demasiado ; cuando el que se había retirado en el tiempo se consideraba feliz; cuando nadie creía que tenía deberes hacia
él, pero sentía que todo estaba permitido defenderse de él, cuando incluso el discípulo amado le negaba (Mt. 27, 69 ss.).
Aprendió la obediencia de lo que sufrió; de lo que sufrió cuando Pilato dijo: "Aquí está el hombre" (Gv. 19, 5).
Non è la rivolta selvaggia, non la folla infuriata e accecata a insultare così ; no, è un porporato, una personalità, che parla
così per compassione. Giuda lo vendette per trenta denari (Mt. 26, 15), ma Pilato voleva ven-derlo ancora per meno :
voleva farne un povero diavolo, un oggetto di compassione per una folla infuriata. E così tutta la vita terrena è stata la più
pesante sofferenza, come mai può essere quella di nessun uomo, come mai nessuno può immaginare e nessuna lingua
esprimere. Ma proprio per questo fu sofferenza al massimo grado perché si potesse imparare da essa l'obbedienza. Poiché
quando a soffrire è il colpevole, allora non c'è nessuna ragione — se mai ce ne fosse — ma neppure un'apparenza di
pretesto per perdere la fede in Dio ; tanto meno c'è merito s'egli sopporta con pazienza il suo castigo. Quando invece chi
soffre è l'innocente, allora c'è l'occasione d'imparare : l'occasione c'è, ma da ciò non segue che s'impari l'obbedienza. Ma
Cristo imparò l'ob-bedienza da ciò che soffrì. Egli disse : «Padre, se è possibile, passi da me questo calice, ma si faccia non
la mia ma la tua volontà ! » (Mt. 26, 39). Il primo atto di obbedienza è l'aver detto queste parole, il secondo è l'avere vuotato
l'amaro calice. Se egli avesse vuotato l'amaro calice senza dire quelle parole, la sua obbedienza non sa-rebbe stata
perfetta. Poiché l'obbedienza perfetta esige anche e anzitutto la domanda che supplica e la preghiera che chiede : se
questa è la volontà del Padre, se non è possibile altrimenti. E così la sua vita è stata obbedienza, obbedienza fino alla morte
di croce (Fil. 2, 7). Egli che era la verità, la via e la vita, che non aveva bi-sogno d'imparare nulla, imparò tuttavia una cosa :
l'obbedienza. Tanto stretto è il rapporto dell'obbedienza con la verità eterna che colui che era la Verità imparò l'obbedienza.

No es la revuelta salvaje, no la multitud enfurecida y cegado para insultar así; No, es un porporato, una personalidad, que
habla así por compasión. Judas lo vendió por treinta dinares (Mt. 26, 15), pero Pilato quería venderlo por menos: quería
convertirlo en un pobre diablo, un objeto de compasión para una multitud enojada. Y así toda la vida terrenal ha sido el
sufrimiento más pesado, como nunca puede ser el de ningún hombre, como nadie puede imaginar y ningún lenguaje
expresar. Pero por esta misma razón estaba sufriendo al más alto grado para que la obediencia pudiera aprenderse de ella.
Porque cuando el culpable sufre, entonces no hay razón, si alguna vez hubo, pero ni siquiera una apariencia de pretexto
para perder la fe en Dios; mucho menos hay mérito que pacientemente soporta su castigo. Cuando el que sufre es el
inocente, entonces hay una oportunidad de aprender: la oportunidad está ahí, pero de esto no se deduce que se aprende la
obediencia. Pero Cristo aprendió la ob-bediencia de lo que sufrió. Dijo: "¡Padre, si es posible, pásame esta copa, pero no la
mía, sino tu voluntad!" (Mt. 26, 39). El primer acto de obediencia es haber dicho estas palabras, el segundo es el haber
vaciado el cáliz amargo. Si hubiera vaciado el cáliz amargo sin decir esas palabras, su obediencia no habría sido perfecta.
Porque la obediencia perfecta también exige, y sobre todo, la pregunta que pide y la oración que pide: si esta es la voluntad
del Padre, si no es posible de otra manera. Y así su vida fue obediencia, obediencia hasta la muerte de la cruz (Fil. 2, 7). El,
que era la verdad, el camino y la vida, que no tenía un bisueño de aprender nada, sin embargo aprendió una cosa: la
obediencia. Tan cerca es la relación de obediencia con la verdad eterna que el que era la Verdad aprendió la obediencia.
(1977)
SiiREN KIERKEGAARD, Opere, a cura di CORNELIO FABRO, Sansoni Editore 1972, pp. 850-852.