Sei sulla pagina 1di 4

Traduzione Epistula 115

Seneca
Latino
3 pag.

Document shared on www.docsity.com


Downloaded by: micol-mertoli (miky.miky937@gmail.com)
115

1 Non voglio, Lucilio mio, che tu ti dia eccessivo pensiero delle parole e della loro disposizione: ho questioni
più importanti di cui tu debba curarti. Preoccupati del contenuto, non della forma; e non tanto di scrivere,
ma di sentire ciò che scrivi, in modo da rivolgere a te e quasi di imprimerti nell'animo ciò che senti.

2 Quando vedi uno esprimersi con un linguaggio ricercato ed elegante, sappi che anche la sua anima è
ugualmente presa dalle meschinità. Una persona magnanima parla in maniera più pacata e quieta. Tutte le
sue parole rivelano più sicurezza che cura formale. Conosci certi bellimbusti con la barba e i capelli tirati a
lucido, tutti agghindati: non puoi aspettarti da loro niente di forte, di solido. Il linguaggio è ornamento
dell'anima: se è ricercato, artificioso ed elaborato, dimostra che anche l'anima non è sana e ha delle
debolezze. La ricercatezza non è ornamento virile.

3 Se noi potessimo guardare dentro l'anima di un uomo onesto, che straordinaria bellezza, che sacralità,
che fulgore di magnificenza e di serenità vedremmo; vi splenderebbero la giustizia, la fortezza, la
temperanza e la saggezza! E oltre a queste, la frugalità, la moderazione, la pazienza, la generosità,
l'affabilità e il senso di umanità, bene raro - chi lo crederebbe? - in un uomo, diffonderebbero su di essa la
loro luce. Poi la prudenza insieme alla correttezza e alla magnanimità, la più insigne tra queste virtù, quanta
bellezza, buon dio, quanta gravità e peso le aggiungerebbero, quanta autorità e quanto credito! Tutti la
definirebbero meritevole di amore e insieme di venerazione. 4 Se qualcuno vedesse questa bellezza più
vivida e splendente di quanto si è soliti vedere tra le cose umane, non si fermerebbe attonito come se si
trovasse di fronte a una divinità e pregherebbe in silenzio: "Sia lecita questa visione"; poi invitato
dall'espressione benevola del volto, non la adorerebbe supplicandola e, dopo averla a lungo contemplata
così eminente e alta più della statura delle cose che siamo abituati a vedere, con gli occhi pieni di dolcezza e
tuttavia ardenti di un vivido fuoco, preso da sacro rispetto e sbalordito non pronuncerebbe, infine, quel
verso del nostro Virgilio:

5 Come debbo chiamarti, o vergine? Non hai aspetto mortale e la tua voce non è umana... sii propizia,
chiunque tu sia, e allevia i nostri affanni. Ci assisterà e ci aiuterà se vorremo venerarla. Ma non la si venera
sacrificando pingui tori, e nemmeno con doni votivi d'oro e d'argento o con offerte versate al tesoro del
tempio, ma con pii e onesti propositi.

6 Tutti, dico, arderemmo d'amore per lei se ci toccasse di vederla; per ora molti sono gli ostacoli che
accecano i nostri occhi con l'eccessivo splendore o li impediscono con le tenebre. Ma come con certi
medicamenti noi rendiamo più acute e limpide le nostre capacità visive, così se vorremo liberare la vista
dell'anima da ogni impedimento, potremo scorgere la virtù anche sotto il peso del corpo, anche se la
povertà le fa da schermo, anche attraverso l'umile condizione e il disonore;

7 vedremo, insomma, la sua bellezza anche coperta di cenci. E d'altra parte la malvagità e il torpore di
un'anima travagliata li vedremo ugualmente, anche se il vivo splendore irradiato dalla ricchezza fa da
ostacolo, e la falsa luce degli onori e dei grandi poteri colpisce chi guarda.

8 Ci renderemo conto allora che ammiriamo beni spregevoli, come i bambini che tengono in gran conto
ogni gioco e ai genitori e ai fratelli preferiscono monili di poco prezzo. L'unica differenza tra noi e loro,
come dice Aristone, è che noi facciamo follie per quadri e statue pagando a più caro prezzo la nostra
scempiaggine. Quelli si divertono con i sassolini variegati e lisci che trovano sulla spiaggia, noi con grandi
colonne variopinte, importate dalle sabbie dell'Egitto e dai deserti africani, che sostengono un portico o una
sala da pranzo capace di contenere una grande folla.

9 Ammiriamo le pareti ricoperte da marmi sottili, eppure sappiamo che cosa c'è sotto. Inganniamo i nostri
occhi e quando ricopriamo d'oro i soffitti, ci compiacciamo di un inganno: sappiamo che quell'oro nasconde
delle brutte travi. Ma ricoperti da sottile ornamento non sono solo le pareti e il soffitto: anche la felicità di

Document shared on www.docsity.com


Downloaded by: micol-mertoli (miky.miky937@gmail.com)
tutti costoro che vedi camminare a testa alta è unicamente esteriore. Guarda bene e vedrai quanto male si
annidi sotto questa sottile patina di dignità.

10 Da quando si è cominciato a onorare il denaro, che incatena tanti magistrati e tanti giudici, che crea
magistrati e giudici, le cose hanno perduto il loro vero valore, e noi, diventati ora mercanti, ora merce in
vendita, non consideriamo la qualità, ma il prezzo; per interesse siamo onesti, per interesse disonesti, e la
virtù la pratichiamo finché c'è una speranza di guadagno, pronti a un voltafaccia se la scelleratezza
promette di più.

11 È colpa dei nostri genitori se noi ammiriamo l'oro e l'argento, e la cupidigia, che ci è stata inculcata fin da
piccoli, ha messo profonde radici ed è cresciuta insieme a noi. Il popolo intero, discorde su altre questioni, è
concorde su questo punto: ammirano l'oro, lo desiderano per i loro cari, lo consacrano agli dèi come il più
grande dei beni umani, quando vogliono dimostrare la loro gratitudine. Infine l'immoralità è tale che la
povertà è maledetta ed è considerata infamante, disprezzata dai ricchi, invisa ai poveri.

12 Si aggiungono inoltre le opere dei poeti, che infiammano le nostre passioni e che lodano la ricchezza
come unico lustro e ornamento della vita. Per costoro gli dèi immortali non possono concedere o possedere
niente di meglio.

13 La reggia del sole si ergeva su alte colonne, splendida d'oro scintillante. E guarda il carro del sole: D'oro
era l'asse, il timone d'oro, d'oro il cerchio delle ruote, d'argento la serie dei raggi. Infine chiamano aurea
l'età che vogliono indicare come la migliore.

14 Neppure nei tragici greci mancano personaggi che barattano per interesse l'onestà, la salute spirituale,
la reputazione.
Mi stimino pure il peggiore degli uomini, purché mi stimino ricco. Tutti chiediamo se uno è ricco, nessuno
chiede se è onesto. Vogliono sapere solo che cosa uno possegga, non perché e come lo possegga.
Dappertutto ogni uomo è stimato tanto quanto possiede. Chiedi quale possesso è vergognoso per noi? Non
averne. Se ricco, voglio vivere, se povero, morire. Muore bene chi muore mentre guadagna.
“Denaro, grande bene del genere umano, cui non può essere pari l'amore della madre o dei dolci figli, non il
genitore venerando per i suoi meriti; se qualcosa nel volto di Venere brilla con tanta dolcezza, a ragione la
dea fa innamorare dèi e uomini."

15 Quando furono recitati questi ultimi versi della tragedia euripidea la folla si alzò d'impeto tutta insieme
per cacciare l'autore e interrompere lo spettacolo, finché Euripide stesso si precipitò fuori chiedendo che
aspettassero di vedere che fine avrebbe fatto quell'ammiratore dell'oro. In quella tragedia Bellerofonte
pagava il fio che ognuno paga nella propria esistenza.

16 L'avidità si accompagna sempre alla punizione, sebbene essa sia già di per sé una pena sufficiente.
Quante lacrime, quanti affanni esige! Quanto è infelice per ciò che brama, quanto è infelice per ciò che si è
procurata! E poi ci sono le preoccupazioni quotidiane che affliggono ognuno in rapporto ai propri averi.
Possedere denaro dà più tormento che acquistarlo. E come ci si lagna per le perdite che, se pure sono
considerevoli, sembrano ancora più grandi. Infine, anche se la sorte non sottrae niente, si considera una
perdita tutto ciò che non si riesce ad avere.

17 "Ma gli uomini lo chiamano fortunato e ricco e desiderano ottenere quanto lui possiede." Sì , è vero, e
allora? Pensi che ci sia una persona in condizioni peggiori di chi è povero e invidioso? Oh, se quando uno
desidera la ricchezza interrogasse i ricchi; e quando uno aspira alle cariche politiche interrogasse gli
ambiziosi e quelli che hanno raggiunto i più alti livelli del potere! Certo i suoi desideri cambierebbero,
vedendo che costoro concepiscono nuovi desideri e rinnegano quelli precedenti. Non c'è nessuno che è
soddisfatto della propria prosperità, anche se è arrivata rapidamente; ci si lamenta e delle decisioni prese e
dei successi ottenuti, e si preferisce sempre quanto si è lasciato.

Document shared on www.docsity.com


Downloaded by: micol-mertoli (miky.miky937@gmail.com)
18 La filosofia ti garantirà questo bene, il più grande che ci sia, io ritengo: non ti pentirai mai delle tue
azioni. A questa felicità così solida, che nessuna tempesta può scuotere, non ti condurranno frasi ben
costruite o un linguaggio dolcemente scorrevole: le parole fluiscano pure liberamente, purché l'anima
mantenga il suo ordine, purché sia grande, noncurante dei pregiudizi e approvi se stessa per quelle azioni
che gli altri non approvano, e giudichi i suoi progressi in base alla sua vita, e ritenga di essere saggia solo in
quanto non ha desideri né timori. Stammi bene.

Document shared on www.docsity.com


Downloaded by: micol-mertoli (miky.miky937@gmail.com)