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JUDO

ll judo è un'arte marziale, uno sport da combattimento e un metodo di difesa


personale giapponese formalmente nato in Giappone con la fondazione del Kōdōkan
da parte del professor Kanō Jigorō, nel 1882. I praticanti di tale disciplina sono
denominati judoisti o più comunemente judoka.
STORIA:
Nella seconda metà dell’Ottocento vi furono importanti cambiamenti culturali nella
vita dei giapponesi dovuti all'assorbimento della mentalità occidentale e al rigetto
per la cultura guerriera simboleggiata dal jujitsu.
È in questo contesto di cose che si inserisce la figura di Jigoro Kano, professore
universitario di Inglese ed economia, che intuì l'importanza che potevano avere lo
sviluppo fisico e la capacità nel combattimento se venivano usate adeguatamente
per lo sviluppo intellettuale dei giovani. Per prima cosa eliminò tutte le azioni di
attacco armato che potevano portare al ferimento a volte anche grave degli allievi.
Formulò dei principi fondamentali che regolavano la nuova disciplina: Seiryoku
zen'yo (il miglior impiego dell'energia fisica e mentale) e Jita kyo'ei (tutti insieme per
progredire).
Nel judo l'abilità è il mezzo per giungere alla condizione mentale del "miglior
impiego dell'energia". Conobbe una straordinaria diffusione in Giappone, e
parallelamente si diffuse nel resto del mondo. Non meno importante fu la venuta in
Europa intorno al 1915 di importanti maestri giapponesi. Ma dopo la disfatta del
Giappone, nella Seconda guerra mondiale, la nazione venne posta sotto il controllo
degli USA per dieci anni e il judo fu sottoposto ad una pesante censura. Fu proibita la
pratica della disciplina ed i numerosi libri e filmati sull'argomento vennero in gran
parte distrutti. Il judo venne poi ridotto a semplice disciplina di lotta sportiva.
A partire dal dopoguerra, con l'organizzazione dei primi Campionati Internazionali e
Mondiali, e successivamente con l'adesione alle Olimpiadi, il judo si è sempre più
identificato come sport da combattimento. Si è quindi sviluppata la tendenza a
privilegiare un tipo di insegnamento che metta in condizioni gli allievi di guadagnare
da subito punti in gara, punti che vengono utilizzati per determinare il passaggio di
cintura.
Allo scopo di riaffermarne il valore, si sono costituite nel tempo Federazioni Sportive
anche di carattere internazionale che tendono a far rivivere i principi espressi dal
Maestro Jigoro Kano.
REGOLAMENTO:
È una tecnica di combattimento a mani nude; particolare preponderanza hanno le
cadute (ukemi), poco pericolose dato che chi compie la proiezione è obbligato a
sostenere l'avversario durante la caduta e a poggiare la mano a terra al momento
dell’impatto.
Secondo il metodo kodokan, il judo si divide in tecniche di proiezione, di controllo e
tecniche per colpire i punti vitali (vietate nei combattimenti). Le prime comprendono
proiezioni in posizione eretta, eseguibili con l'uso delle mani e delle braccia,
dell’anca o dei piedi e delle gambe, e proiezioni eseguite direttamente a terra, sul
dorso o sul fianco.
Le tecniche di controllo si dividono in immobilizzazioni, leve articolari e
strangolamenti. Gli incontri durano 5 min per gli uomini e 4 min per le donne.
Vince chi prima del limite riesce a “schienare” l’avversario, a immobilizzarlo per 2
sec, oppure per resa dell'avversario. Se allo scadere del tempo regolamentare
nessun concorrente è in vantaggio di punti (attribuiti secondo i movimenti più o
meno corretti), si applica la regola del golden score: il combattimento prosegue e si
chiude quando un concorrente passa in vantaggio; se ciò non accade, al termine
dell'incontro l’arbitro, previa consultazione con i giudici, assegna la vittoria.
Ci sono tre punteggi che un atleta può ottenere in un incontro di judo e l’arbitro ha,
come in ogni sport, un linguaggio gestuale per assegnare punti e penalizzazioni.
L’ippon è il punteggio più alto: conferisce una vittoria immediata e può essere
ottenuto proiettando a terra l’avversario in modo che questi atterri con la propria
schiena.
Un altro metodo per ottenere un ippon è quello di immobilizzare l’avversario con
una presa di sottomissione, in modo da portarlo alla sottomissione o immobilizzarlo
per 25 secondi.
L’ippon viene segnalato dall’arbitro alzando il braccio verso l’alto, col palmo rivolto
in avanti, e determina la fine dell’incontro.
Il secondo miglior punteggio è il waza-ari, che vale metà ippon (e che quindi, se
effettuato due volte, vale la vittoria).
Il waza-ari viene assegnato per proiezioni meno efficaci rispetto a quelle dell’ippon,
come ad esempio con l’avversario che cade di schiena solo in modo parziale, o per
immobilizzazioni meno durature.
Il waza-ari viene invece segnalato portando il braccio a mezz’aria, formando un
angolo di 90 gradi col proprio corpo.
Il terzo ed ultimo punteggio è lo yuko viene ottenuto da chi fa proiezioni ancora
meno pulite di quelle del waza-ari, come nel caso in cui l’avversario cada solo
parzialmente, o per immobilizzazioni che vanno dai 15 ai 20 secondi.
Non è importante quanti yuko un atleta abbia all’attivo, se l’avversario riesce ad
ottenere un waza-ari passa in vantaggio, stesso discorso per l’ippon sul waza-ari.
Lo yuko viene infine indicato col braccio rivolto leggermente più in basso rispetto al
waza-ari, formando un angolo di 45 gradi.

Per quanto riguarda le penalizzazioni, ne esistono due: lo shido e l’hansoku.


Lo shido viene assegnato a chi commette infrazioni minori, come nel caso di periodi
di stallo o periodi prolungati di non aggressione.
In totale un atleta può accumulare quattro shido: il primo è un semplice
avvertimento, il secondo porta l’avversario a guadagnare uno yuko, il terzo un waza-
ari e il quarto l’ippon e l’incontro.
L’hansoku, invece, si ottiene nel caso di infrazioni di maggior rilievo, e porta alla
sconfitta e all’espulsione dal torneo.
Gli incontri durano cinque minuti (nelle competizioni internazionali) e finiscono
quando un atleta ottiene ippon. Se nessuno dei due atleti riesce ad ottenerlo, quello
con più punti alla fine dell’incontro vince. Se il punteggio è pari, l’incontro viene
deciso in un tempo supplementare. Se il punteggio, nonostante il tempo
supplementare, è ancora pari, la decisione spetta all’arbitro e ai giudici.

CAMPO
L'area di competizione, le cui misure vanno da un minimo di 14x14 m a un massimo
di 16x16 m, è divisa in un'area di combattimento (delimitata ai lati da una zona rossa
di pericolo larga 1 m), che misura complessivamente da un minimo di 8x8 m a un
massimo di 10x10 m, e un'area di sicurezza esterna alla zona di pericolo, larga 3 m.
L'area di competizione è ricoperta di tatami di colore verde che misurano 1x2 m.

ABBIGLAMENTO

I judoka devono indossare uno gi, una uniforme che prende spunto dal classico
kimono.
Il tutto completato da una cintura, che viene arrotolata e annodata attorno alla vita.
JUDO PER BAMBINI
Proprio per i Bambini, il Judo è riconosciuto come attività estremamente formativa.
ritenevano che le caratteristiche che un Judoka deve Coltivare siano:
1. Educazione
2. Coraggio
3. Sincerità
4. Onore
5. Modestia
6. Rispetto
7. Controllo di sé
8. Amicizia.
Questi Valori sono riconosciuti da Pediatri e Psicologi infantili come un eccezionale
metodo di formazione del carattere, adatto a contrastare fenomeni di BULLISMO e
di DISAGIO GIOVANILE.

CINTURE E GRADI DEL JUDO


La classificazione prevede una divisione tra mudansha, ovvero i non portatori di
dan(grado), e gli yūdansha, ovvero i portatori di dan.
JUDO ALLE OLIMPIADI

Il judo fu incluso per la prima volta ai Giochi di Tokyo 1964, riapparendo dopo due
edizioni a Monaco di Baviera 1972. Dal 1988, con un'edizione dimostrativa, sono
entrati nel programma olimpico anche eventi femminili, con assegnazione di
medaglia a partire dall'edizione successiva di Barcellona 1992. Sin dall'inizio per ogni
evento vengono assegnate, quasi come per ogni sport da combattimento, quattro
medaglie.
https://www.youtube.com/watch?v=L_N0fPycEGw