Sei sulla pagina 1di 3

AUDIO ENGINEERING

CAPITOLO 7 - PARTE 1
EFFETTI E PLUGINS

Se hai un ottimo musicista che suona un ottimo strumento in un ottimo ambiente tutto quello che ti
serve già ce l’hai giusto? In linea teorica è così, e anzi moltissimi pagherebbero perché fosse
sempre così, ve lo assicuro!
La realtà però è che anche una situazione che sembrerebbe assolutamente ideale potrebbe
risultare non adeguata. A volte succede che tu possa volere un qualcosa di diverso, un qualcosa in
più, che possa aiutarti a raggiungere l’obiettivo che ti sei prefisso, e molte di queste semplicemente
non possono essere raggiunte senza l’utilizzo di specifici processi che “in natura” o non esistono, o
sono diciamo poco pratici da ricreare naturalmente.
E questi sono quelli che noi comunemente chiamiamo “effetti”. Teoricamente anche
equalizzazione e compressione sono effetti, ma comunemente questi due si tende ad escluderli
dalla definizione, e con effetti ci si riferisce solitamente a come come riverbero, delay, chorus,
flanger, distorsione, ecc

L’utilizzo di questo genere di strumenti spesso è quello che davvero fa la differenza nel creare il
suono di cui hai bisogno di un determinato contesto, e col passare del tempo si è sviluppata una
scelta davvero sconfinata di effetti di ogni genere, dai più “classici” ai più creativi e moderni.
Tutti gli strumenti a disposizione del mondo audio hanno sempre avuto una diretta applicazione sia
nel mondo dei musicisti che in quello dei tecnici audio, e con l’evolvere della musica possiamo
gradualmente trovare questo tipo di processi applicati sia dal punto di vista artistico che dal punto
di vista più tecnico-professionale: se un riverbero viene usato da un musicista per la ricerca di un
certo tipo di sonorità, un mixing Engineer per esempio potrebbe volerlo usare con l’obiettivo di
mettere un certo suono volutamente “in secondo piano”, o per dare più “coda” ad un suono, ecc.
Non che non possano esserci motivazioni artistiche in un mix e motivazioni tecniche in una
esecuzione musicale eh, sia chiaro, anzi, quello che voglio comunicare è che entrambi i mondi
hanno avuto molti benefici dallo sviluppo degli effetti di ogni tipo, e che questo ha molto aiutato sia
la ricerca musicale artistica sia lo sviluppo di tecniche di mixaggio e/o registrazione che prima o
non esistevano o erano molto più limitate e limitanti.
Originariamente, come il resto degli strumenti nel mondo audio, ogni cosa era analogica,
hardware. Non che questo significhi che non ci fossero già molti degli effetti che oggi utilizziamo,
anzi, gli effetti che più vengono utilizzati, come riverbero e delay, erano disponibili già 30-40-50
anni fa in varie forme, le vedremo meglio nella prossima puntata. Ma è stato senza dubbio
l’avvento del digitale a dare al mondo degli effetti una dimensione di possibilità enormemente
maggiore di quella che c’era una volta, che era necessariamente limitata dalla possibilità di creare
specifici effetti nel mondo reale.
Unità hardware con processore digitale hanno cominciato a fare la loro comparsa nel mondo
dell’audio e sono state senza dubbio l’inizio della rivoluzione in quel campo, e hanno rapidamente
guadagnato un posto assolutamente stabile nell’arsenale di ogni sound Engineer. Le possibilità
che queste unità davano erano per l’epoca incredibili, la musica degli anni ’80 deve molte delle sue
sonorità peculiari proprio all’introduzione di queste macchine per esempio.

Ma quella che personalmente ritengo essere la rivoluzione più grande è stata senza dubbio quella
dell’introduzione dei plugins. Software specifici per un certo scopo, completamente indipendenti
da un hardware dedicato, in grado di essere installati su un computer, utilizzabili nell’ambiente di
una DAW completamente in digitale e con pochi clic, spesso ad una frazione del costo di un’unità
hardware, sono stati dal mio punto di vista la più grande rivoluzione nel mondo dell’audio.
Dal momento in cui i plugin sono stati introdotti sul mercato, l’universo dell’audio è radicalmente
cambiato, è diventato più accessibile, al punto che oggi chiunque abbia un computer ha
potenzialmente uno studio più potente di quello che erano molti studi di 30-40 anni fa, e un
ambiente di mixaggio incomparabilmente più ricco di come sia mai stato in passato.
La rivoluzione ha coinvolto tutto il mondo dell’audio ovviamente, ma è stato particolarmente
significativo per quanto riguarda il mondo degli effetti, moltiplicando l’effetto rivoluzionario dei
processori digitali hardware che abbiamo già citato. Avremo modo di analizzare molti di questi
nello specifico nella prossima puntata, ma per ora è sufficiente dire che ora come ora sono
disponibili sul mercato plugin che creano effetti virtualmente impossibili da creare in natura, e già
questo dovrebbe darvi la dimensione del genere di rivoluzione che è avvenuta e la potenza degli
strumenti a disposizione oggigiorno di musicisti e tecnici.