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AUDIO ENGINEERING

CAPITOLO 1 - PARTE 2
PRINCIPI DI ACUSTICA

Quando un suono viene creato, indipendentemente dalla fonte che lo produce, per raggiungere le
nostre orecchie passa attraverso l’aria, rimbalza sulle superfici riflettenti (come le mura, di solito),
rimbalza ancora, e si mescola con le altre riflessioni.
Stessa cosa accade quando è un microfono a catturare una fonte sonora.
Queste riflessioni sono di tantissimi tipi diversi e avverranno ovunque ci sia una superficie
riflettente nella stanza in cui ci si trova, e con durate diverse, in una stanza “normale” mediamente
per meno di un secondo, in un auditorium per svariati secondi.
Ecco invece come si comporta un segnale elettronico: una volta creato, attraversa uno spazio
ristretto (solitamente un cavo di qualche tipo), senza andare altrove, senza rimbalzare sulle
superfici, e lo percorre per tutta la sua lunghezza fino alla destinazione senza problemi o perdite, a
meno che non ci siano guasti o perdite di segnale dovute alla resistenza elettrica. È una
semplificazione ovviamente, ma rende l’idea.

Nell’acustica il suono si muove in maniera tridimensionale, non monodimensionale, e con tutta


probabilità rimbalzerà su tutte le superfici riflettenti disponibili, e lo farà virtualmente per un numero
infinito di volte fino al decadimento.
Anche con la tecnologia a disposizione oggi, è impossibile calcolare con precisione matematica
TUTTE le riflessioni possibili che avvengono in una stanza. Quindi un certo margine di errore è
comune, ed è normale completare un trattamento acustico e poi una volta testato rendersi conto di
dover fare degli aggiustamenti.

L’acustica di una stanza è determinata da 3 fattori: il tempo di riflessione, la forza relativa delle
riflessioni, e il bilanciamento in frequenza di esse.
Guardati intorno in questo momento. Se ti trovi in un ambiente chiuso, se ora tu cominciassi a
parlare o cantare verso un microfono, il suono andrebbe diretto verso il microfono, ma
rimbalzerebbe anche su tutte le superfici riflettenti che stai guardando ora, e anche di più, e solo
dopo entrerebbe nel microfono, con un delay (ritardo) di alcuni millisecondi.
Alcune superfici sono più assorbenti, quindi le riflessioni saranno più ricche di basse frequenze che
di alte, altre superfici favoriscono un certo range di frequenze, e in sostanza questi tre fattori
determineranno l’acustica della stanza.
Ce ne sarebbe un quarto, il movimento. Se c’è qualcosa nella stanza che si muove, interverrà
l’effetto Doppler.
L’effetto Doppler è dimostrato al meglio dall’esempio della sirena di un ambulanza che ci passa
vicino, che sembra diminuire di intonazione mentre l’ambulanza si allontana. Il suono non può
viaggiare più veloce della sua naturale velocità, quindi se la sorgente si muove, la sua velocità si
convertirà in una variazione di nota: aumenta se si avvicina, diminuisce se si allontana.
Comunque nella maggior parte dei casi che ci interessano, sorgente ed ascoltatore sono fermi,
quindi ha un importanza relativa, ma è comunque bene saperlo.

Sebbene l’acustica sia una scienza, l’arbitro finale di una buona acustica è il giudizio umano.
Quindi il lavoro da fare va sempre parametro alle esigenze di chi lo utilizzerà. Se nella stanza da
trattare si dovranno registrare dialoghi, si dovrà avere molto silenzio, una ottima intelligibilità e un
riverbero molto controllato. Se invece il luogo deve essere usato come sala da concerti, il lavoro
sarà molto diverso. Se il lavoro venisse invertito, il risultato sarebbe pessimo. La stanza deve
essere trattata sempre relativamente allo scopo prefisso.

Uno dei problemi più comuni in acustica, che si può trovare soprattutto nelle stanze di dimensione
“media”, quelle più comuni nelle abitazioni, è quello delle onde stazionarie.
La lunghezza d’onda dello spettro udibile va dai 17 millimetri ai 17 metri. Supponiamo che la
distanza tra due superfici riflettenti parallele (come lo sono praticamente tutte le mura di un edificio
“comune”) sia di 4 metri. Questa è esattamente la metà della distanza di un onda a 42.5Hz (che
corrisponde all’incirca alla nota più bassa di un basso elettrico). Mentre quest’onda si riflette avanti
e indietro, la sequenza di alta pressione e bassa pressione rimarranno stabili (alta pressione sulle
superfici, bassa pressione al centro). La stanza quindi risuonerà a questa frequenza e ogni nota di
questa frequenza verrà enfatizzata, ed avrà un tempo di riverberazione più lungo.

Questo avverrà ovviamente anche ai suoi multipli integrali. Le stanze piccole suonano peggio
perché le onde stazionarie sono collocate ben all’interno del range udibile.
Le onde stazionarie non avvengono solo tra superfici parallele, ma si applicano a tutte le riflessioni
della stessa lunghezza, anche se non sono parallele alla superficie riflettente.
Ah e ricordate, anche pavimento e soffitto sono superfici parallele! Anzi, è la superficie parallela più
comune in effetti.
Dove c’è un onda stazionaria ci può essere anche un fenomeno conosciuto come “flutter echo”.
Prova a battere forte le mani in una stanza non trattata e più o meno libera da mobilio: sentirai un
effetto molto fastidioso creato dalle riflessioni veloci e ripetute di una determinata frequenza che
rimbalzano ovunque e credo l’effetto. E purtroppo tutto questo non aiuta l’ascolto affatto.
La soluzione alla formazione di onde stazionarie è, banalmente, quello di non avere superfici
parallele. Una stanza di dimensioni cubiche rappresenta il peggior scenario possibile e va evitata
come la peste, perché l’onda stazionaria sarà estremamente forte, dato che tutte le superfici sono
a distanze uguali. Una stanza fatta a parallelepipedo non è così problematica ma avrà comunque
onde stazionarie ben presenti. Quindi le stanze irregolari sono sempre preferibili, ma non
assicurano l’assenza delle onde stazionarie, perché potrebbero formarsi comunque non
parallelamente alle superfici. Non si può quindi prescindere praticamente mai da un buon
trattamento acustico.

La funzione del trattamento acustico è quella di ridurre il tempo di riverberazione e diminuire


l’intensità delle onde stazionarie. Se le superfici possono essere rese più assorbenti, allora le
riflessioni saranno di intensità minore.
Per fare questo ci sono diversi tipo di materiali che si possono utilizzare. Materiali soffici come
tappeti,drappeggi, tende, spugne e lane minerali hanno tutte un applicazione per questa funzione.
Ma purtroppo i materiali porosi funzionano solo se sono spessi almeno la metà della frequenza
d’onda che devono assorbire. Questo vuol dire che sono efficaci solo per frequenze alte o al
limite medio alte (TENETELO BENE A MENTE!).
Se l’unico trattamento acustico presente nella stanza è fatto di materiali porosi nudi e crudi,
attaccati al muro, la stanza suonerà “attutita” e spenta!
Credetemi, ne so qualcosa purtroppo, ho fatto anche io questo errore!
Un altro tipo utilizzabile sono gli pannelli assorbenti “a membrana”. Un pannello di legno flessibile
(spesso circa 4-18mm), montato in un intercapedine sigillata (spessa circa 100-300mm, risuonerà
a basse frequenze, e flettendosi assorbirà energia. Se in questo si inserisce del materiale
assorbente (come lana di roccia), allora diventerà efficace in un range più ampio di basse
frequenze. Se si buca la superficie allora il range si estenderà più verso tutto lo spettro di
frequenze
I pannelli possono essere “accordati” per assorbire con più efficienza possibile esattamente la
frequenza più problematica. Saranno meno efficaci in un ampio range, ma molto di più su quella
determinata frequenza.
Si possono progettare e costruire in tanti modi diversi, ma approfondirli tutti sarebbe per me
impossibile, preferisco restare sui concetti di base e lasciare il resto a chi fa trattamento acustico
professionalmente!

Un altro modo per trattare le onde stazionarie, e per rendere più “piacevole” (si spera!) la risposta
della stanza, è la diffusione.
Le superfici irregolari tendono a “rompere” le riflessioni alla base delle onde stazionarie, creando
tante riflessioni di volume più basso invece di poche ad alto volume come accade con le superfici
regolari (tipo un muro liscio o uno specchio).
Anche questi, anzi ancora di più, si possono costruire in tantissimi modi diversi, ma elencarli tutti
sarebbe impossibile, e non mi sento in grado di trattare l’argomento fino in fondo, perché è MOLTO
specialistico, e ci sono tantissime ottime informazioni accessibili per chi volesse approfondire,
molto meglio di quello che potrei fare io!
Il trattamento acustico è tutt’altra cosa rispetto all’isolamento acustico. Moltissimi confondono le
due cose ed è una cosa da evitare assolutamente!
L’isolamento acustico serve ad evitare la trasmissione del suono verso l’esterno, quindi ad “isolare”
il luogo nella maniera più efficace possibile.
Come regola generale, quello che si costruisce per la correzione acustica NON funziona per
l’isolamento. Molti materiali usati sono gli stessi, ma lo scopo e il modo di utilizzarli è molto diverso.
Un isolamento efficace proviene dai materiali che riflettono l’energia sonora. Cemento, mattoni non
porosi, cartongesso, legno denso, vetro, metallo, o altri materiali speciali hanno in comune la alta
massa e la non porosità.
Le tre condizioni per un buon isolamento sono:

• Massa
• Continuità della struttura
• Nessuno “spiraglio”
Per la massa, è semplice: raddoppia la massa, 6dB in più di attenuazione.
Continuità della struttura significa non solo non porosità, ma anche che il lavoro di isolamento
deve essere fatto su ogni singola parte della superficie del luogo in oggetto, senza escludere
assolutamente niente. Mura, pavimento, soffitto, finestre, porte, tutto quanto.
E nessuno “spiraglio” significa che ogni dettaglio va curato perfettamente. Basta, appunto, uno
spiraglio lasciato non trattato per vanificare gran parte del lavoro fatto e del denaro speso.

Le tecniche di costruzione per la messa in opera dell’isolamento sono diverse a seconda della
superficie, qui vedremo velocemente alcuni dei casi più comuni.

Mura: indipendentemente dal materiale di cui sono fatte le mura, è sempre meglio avere due mura
sottili piuttosto che uno solo ma spesso. Ricordiamoci che l’isolamento acustico si basa sulla
riflessione delle onde sonore, e questa riflessione avviene anche tra le intercapedini tra un
materiale e l’altro, quindi meglio avere tante superfici riflettenti invece che poche, e con più massa
possibile: spesso il doppio muro di cartongesso con lana di roccia al suo interno si rivela una
buona soluzione in molti casi, specie disaccoppiando le superfici.
Soffitto: la difficoltà nell’isolare il soffitto sta nel riuscire a montare sufficiente massa
orizzontalmente. Il procedimento in molti casi è lo stesso che per le mura, ma va fatta MOLTA
attenzione mentre lo si progetta, per questioni di peso e forma, per il rischio che vi cada in testa!
Consiglio: non costruitevi il soffitto da soli, rivolgetevi ad un professionista.

Pavimento: una delle tecniche più usate è il “pavimento flottante”. La realizzazione ideale sarebbe
la gettata di cemento su supporto di metallo, che poggia su dischi isolanti o su molle, se non si può
fare, anche legno, cartongesso e lana di roccia svolgono bene il compito al posto dello strato di
cemento

Porte e finestre: la costruzione di porte e finestre è molto più complicata, e per questo mi sento di
dire che spesso per tempo e denaro paradossalmente conviene comprare prodotti già fatti apposta
per lo scopo. Non sempre e non per tutti, ma spesso è così.

Per concludere, le informazioni qui contenute sono MOLTO parziali, come vi ho detto è materia
molto specialistica e se volete approfondire sono disponibili online tantissime informazioni molto
più dettagliate di quello che posso dirvi io, ho semplicemente voluto dare una “infarinata” generale,
per capire i concetti di base e avere un’idea della materia.