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AUDIO ENGINEERING

CAPITOLO 1 - PARTE 1
LA NATURA DEL SUONO

Abbiamo tutti esperienza quotidiana del suono, e tutti abbiamo imparato a scuola (più o meno…)
che si tratta di una vibrazione di molecole d’aria che raggiunge i nostri timpani.
Il suono che noi udiamo parte sempre da una sorgente che vibra, come le corde vocali, gli
strumenti musicali, il diaframma di uno speaker, ecc.

Pensiamo per un attimo al diaframma di uno speaker: vibra avanti e


indietro ed esercita pressione sulle molecole d’aria. Quando spinge in
avanti, causa una “compressione” (o alta pressione), quando spinge
indietro causa invece una “rarefazione” (o bassa pressione).
Il susseguirsi di compressioni e rarefazioni causate dal movimento dello
speaker forma quello che si definisce un moto ondulatorio.

I moti ondulatori sono tutt’intorno a noi: dalle onde del mare, a tutte le
forme di radiazione elettromagnetica come i raggi X, la luce, le
microonde e le onde radio.

La molla è un buon esempio di come si comporta una forma d’onda: una


repentina pressione da un capo della molla si trasmetterà all’altro capo, e viceversa.
Si tratta in questo caso di una dimostrazione di onda longitudinale, in cui il moto dell’onda è
parallelo alla direzione del movimento. Un onda sonora è un onda longitudinale, mentre per
esempio le onde del mare o le onde elettromagnetiche, poiché le molecole in realtà si muovono su
e giù, causando il movimento,
sono onde trasversali. La
dimostrazione perfetta è il
comportamento di una boa in
mare: le onde sembrano
muoversi orizzontalmente, ma
in realtà la boa va su e giù.

Il suono per sua natura tende


a seguire una linea retta
mentre attraversa l’aria, ma
gradualmente si espande a
ventaglio sempre di più,
soprattutto a basse frequenze.
Questo ha anche molto a che
vedere con la fonte che
emette il suono, ma lo
vedremo in seguito.
La frequenza è il numero di volte in cui un onda fa un “ciclo” completo (di compressione e
rarefazione) in un secondo. Si misura in Hertz.

• 1 Hertz (Hz) = un ciclo di vibrazione per secondo


• 1.000 Hz = 1kHz
• 1.000.000 Hz = 1MHz

Il suono virtualmente esiste in tutte le frequenze possibili, ma l’orecchio umano può cogliere solo
una parte dello spettro sonoro.
Questa parte dello spettro sonoro udibile varia da persona a persona e si modifica con l’età (o con
traumi di varia natura), ma per convenzione assumiamo che in media il “range” udibile sia:

20 Hz ——— 20 kHz
Altri esseri viventi hanno “range” anche molto diversi: i cani ad esempio sentono suoni molto al di
sopra dei 20kHz.

La lunghezza d’onda è la distanza tra due creste o fra due ventri della sua forma d’onda. Varia
moltissimo quindi a seconda della frequenza del suono
La frequenza e la lunghezza d’onda si relazionano secondo questa formula:

Velocità = Frequenza x Lunghezza d’Onda


Questo si applica a tutti i moti ondulatori, non solo al suono.

La velocità è quanto spazio l’onda sonora riesce a percorrere in un secondo in un determinato


ambiente, e siccome praticamente in ogni caso l’ambiente in cui il suono si propaga è l’aria,
perlomeno nei casi che a noi interessano, possiamo dare un valore fisso alla velocità, che è:
340 metri al secondo
(P.S. appuntatevi questa formula e ricordatela a memoria! Soprattutto negli ambiti live molte volte mi è
servita per risolvere un problema!)

Con queste informazioni possiamo calcolare che più bassa è la frequenza, più la lunghezza d’onda
sarà grande, e viceversa: si va dai pochissimi millimetri delle frequenze più alte, fino ai ben 17
metri di un onda a 20Hz!

Le dimensioni fisiche enormi delle forme d’onda alle più basse frequenze causano problemi
tremendi nell’isolamento acustico e nella correzione acustica, come vedremo in seguito. D’altra
parte, un onda a 20kHz ha una lunghezza d’onda di appena 17 millimetri.
Curiosamente, più alta è la frequenza, più è difficile da gestire come segnale elettronico o
magnetico, ma è molto facile da gestire acusticamente nella vita reale. Le basse frequenze invece
sono esattamente l’opposto: facili da gestire elettronicamente, difficilissime da gestire
acusticamente.

i Decibel (dB) sono una convenzione che ci permette di comparare e quantificare livelli sonori
nella stessa maniera anche attraverso media diversi, ovvero più o meno tutti i supporti che sono in
grado di trasmettere un segnale sonoro: il
suono che si trasmette nell’aria, un segnale
elettrico come un microfono o una chitarra, un
segnale magnetico come un nastro, un
segnale digitale come un file mp3, un segnale
meccanico come su un disco in vinile, ecc.
Una variazione di 3dB ha lo stesso valore
attraverso tutti questi media.
Un altro vantaggio dei decibel nella
misurazione del suono è che il nostro orecchio
ha una percezione non lineare ma logaritmica
del suono. Se fosse misurato in maniera
lineare (misurando la variazione di pressione
per esempio), una certa variazione di
pressione sarebbe percepita diversamente a
seconda del punto di partenza: noi udiamo
variazioni sonore in modo diverso se si parte
da un suono molto basso o da uno molto alto,
ma la variazione di pressione è la stessa.
Una variazione in dB (per esempio +3dB)
invece è percepita allo stesso modo
indipendentemente dal livello del suono di
partenza.
È importante rendersi conto quindi che i
Decibel sono un “unità di valore” e non
un’unità di misura, e che quindi vanno usati
per comparare due suoni, non per misurarli.
Diciamo comunemente “alzami quel suono di 6dB”, ma questo non ci dice quanto in realtà quel
suono sia forte. Per questo usiamo sempre il riferimento a 0 dB, che corrisponde universalmente
alla “soglia dell’udibile”, un livello sotto a cui non si riesce più ad udire un determinato suono (a
volte è indicato come “il rumore di una foglia che cade da un albero”).
Quindi quando ci relazioniamo con i decibel è importante contestualizzarli e familiarizzare con
queste variazioni. Se durante un mix un produttore ci chiede di alzare le chitarre “un pochino”,
dobbiamo avere chiaro a quanti dB corrisponde quel “pochino” e in che contesto ci troviamo.

In fisica, una legge dell'inverso del quadrato è ogni legge fisica che affermi che una specifica
grandezza fisica è in modulo inversamente proporzionale al quadrato della distanza dalla sorgente
di quella grandezza.
La traduzione pratica di questo è che partendo da una sorgente sonora, ogni volta che raddoppi la
distanza tra il punto di ascolto e la sorgente, il suono diminuisce di 6dB.
Ovviamente ci sono un sacco di variabili negli spazi reali, ma grosso modo la proporzione è
questa. In ambito live è una cosa da tenere sempre a mente!

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