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LEZIONE 20/03/19

TRASPORTO DI ENERGIA

Il ragionamento che si fa per il trasporto di energia o


entalpia (in maniera differenziale) su un elemento di
altezza dz e sezione S della colonna, è completamente
analogo a quello per il trasporto di materia.
Consideriamo un sistema in cui è presente un’interfaccia
con un cambiamento di fase:

Lo spessore dell’interfaccia può essere completamente


arbitrario(come quello di materia) oppure legato ad uno
spessore di strato limite in cui si sviluppa un profilo di
temperatura. Passo in questo modo da una temperatura di gas ad una temperatura di interfaccia
(che è unica) , ad una temperatura di liquido(sempre considerando una generica sezione).
Posso dunque imputare un coefficiente di trasporto di calore ad un fenomeno legato ad una
differenza di temperatura e scrivere in maniera analoga al trasporto di materia:
LATO GAS

𝒅𝑸 = 𝒉𝑮 ∗ 𝒂𝒔𝒅𝒛 𝑻 𝑮 − 𝑻𝒊

𝒉𝑮 è il coefficiente di trasporto di calore (lato gas);


𝒂𝒔𝒅𝒛 è la superficie di scambio (𝑎 è lo spessore dell’interfaccia);

𝑻 𝑮 − 𝑻𝒊 è la forza spingente che possiamo scrivere come una differenza tra la temperatura
lato gas e la temperatura d’interfaccia.
LATO LIQUIDO

𝒅𝑸 = 𝒉𝑳 ∗ 𝒂𝒔𝒅𝒛 𝑻𝒊 − 𝑻 𝑳

𝒉𝑳 è il coefficiente di trasporto di calore (lato liquido);


𝑻𝒊 − 𝑻 𝑳 è la forza spingente che possiamo scrivere come una differenza tra la temperatura
d’interfaccia e la temperatura lato liquido.
Il bilancio di trasporto del calore si riferisce ad un’entalpia o ad un’energia interna e diversamente
dai bilanci di materia, in cui tutto si esaurisce in un unico termine con una forza spingente, si deve
scrivere tenendo conto che i nostri j componenti possono cambiare fase, quindi avranno un loro
coefficiente di trasporto di materia( 𝑘𝑦 , 𝑘𝑋 ) che moltiplica la differenza dei calori associati al
passaggio di fase. Otteniamo dunque due nuove equazioni:
𝑪

1) 𝒅𝑸 = 𝒉𝑮 ∗ 𝒂𝒔𝒅𝒛 𝑻 𝑮 − 𝑻𝒊 + 𝒌𝒚 ∗ 𝒂𝒔𝒅𝒛 𝒚 − 𝒚𝒊 𝑯𝒋𝑳 − 𝑯𝒋𝑮


𝒋=𝟏

2) 𝒅𝑸 = 𝒉𝑳 ∗ 𝒂𝒔𝒅𝒛 𝑻𝒊 − 𝑻 𝑳 − 𝒌𝑿 ∗ 𝒂𝒔𝒅𝒛 𝒙𝒊 − 𝒙 𝑯𝒋𝑳 − 𝑯𝒋𝑮


𝒋=𝟏

La differenza tra il trasporto di energia e quello di materia e proprio data dalla presenza di due
forze spingenti, una legata al fatto che le due fasi possono avere due temperature diverse e l’altra
legata al fatto che è presente un trasporto di materia per il passaggio di fase.
La 2 ha il segno opposto alla 1 perché ci riferiamo a materia che sta passando da una parte
all’altra.
Teoricamente potrei dunque avere trasporto di calore anche se le temperature delle due fasi sono
uguali perché le mie forze spingenti sono due(gradiente di T e trasporto di materia) , ciò dipende
dai profili di concentrazione e dai calori associati ai vari passaggi di materia.
Potrei perfino avere un trasporto di calore che vede per esempio il raffreddamento di un liquido
anche se la fase G del gas è più calda di quella del liquido.

Esempio terra terr fratmo 😊


Quando usciamo dal mare, ci puzziamo di freddo perché in quel momento la temperatura dell’aria
è più calda di quella dell’acqua da cui siamo usciti, questo perché avviene un’evaporazione che ci
sottrae calore e ci raffredda, come accade al liquido.

Quindi il trasporto di materia e il trasporto di calore legati ai gradienti(forze spingenti) camminano


in direzioni opposte. Il riscaldamento o raffreddamento(passaggio di calore da un lato o dall’altro)
dipende da come sono i processi di passaggio di fase perché il calore lo dobbiamo guardare come
entalpia.

Essendo liberi di scegliere la forza spingente , la nostra scelta può ricadere su 𝐻 𝐺


− 𝐻𝑖 𝐺 (nel
lato gas),pesandola su un’area superficiale 𝑎𝑠𝑑𝑧 , con infine un coefficiente di trasferimento
dell’entalpia 𝐾𝐻,𝐺 .

Lo stesso possiamo fare per il lato liquido, ottenendo due nuove equazioni:
𝐶

𝑑𝑄 = ℎ𝐺 ∗ 𝑎𝑠𝑑𝑧 𝑇 𝐺
− 𝑇𝑖 + 𝑘𝑦 ∗ 𝑎𝑠𝑑𝑧 𝑦 − 𝑦𝑖 𝐻𝑗 𝐿 − 𝐻𝑗 𝐺 = 𝑲𝑯,𝑮 ∗ 𝒂𝒔𝒅𝒛 𝑯 𝑮 − 𝑯𝒊𝑮
𝑗 =1
𝐶

𝑑𝑄 = ℎ𝐿 ∗ 𝑎𝑠𝑑𝑧 𝑇𝑖 − 𝑇 𝐿
− 𝑘𝑋 ∗ 𝑎𝑠𝑑𝑧 𝑥𝑖 − 𝑥 𝐻𝑗 𝐿 − 𝐻𝑗 𝐺 = 𝑲𝑯,𝑳 ∗ 𝒂𝒔𝒅𝒛 𝑯𝒊𝑳 − 𝑯 𝑳
𝑗 =1

La fisica del trasporto di calore dietro l’equazioni 1 e 2 sono in grado di riconoscerla mentre quella
dietro alle equazioni con 𝑲𝑯,𝑮 𝑒 𝑲𝑯,𝑳 non sono in grado di riconoscerla.

𝒉𝑮 , 𝒌𝒚 , 𝒉𝑳 , 𝒌𝑿 li trovo tabellati, mentre i coefficienti di entalpia (𝑲𝑯,𝑮 , 𝑲𝑯,𝑳) li trovo


sperimentalmente.
𝒂𝒔𝒅𝒛 nella gran parte dei casi è sempre la stessa cosa per trasporto di materia e trasporto di
calore, perché se per esempio considero delle gocce di un gas o delle bolle in un liquido,
sicuramente l’area di scambio è la stessa tra materia e calore.
Se però ho un sistema impaccato, quindi un impaccamento con un film di liquido, le due aree di
scambio non sempre sono proprio uguali ma le si assume essere uguali. Se ci pensiamo bene, il
riempimento può essere bagnato in maniera non uniforme e dunque alla fine un liquido(o gas)
scambierebbe con il gas ma anche con il solido del riempimento. Allora il valore della 𝒂 che
dobbiamo inserire nell’equazione, da una parte deve parlare del modo in cui si raffredda il
liquido(o gas) con il gas e dall’altra parte deve parlare del modo in cui scambia con il solido del
riempimento.
Quindi da una parte ci sarebbe un termine effettivo legato ad un area che è uguale a quella del
𝑚2
trasporto di materia, dall’altra parte ci sarebbe la superficie specifica del riempimento.
𝑚3
Concettualmente dunque queste 𝒂 non sono sempre uguali, e ovviamente anche con i
riempimenti non sono veramente in grado di scorporare i due termini.
Quando misuro un 𝒉𝑮 𝒂 e un 𝒉𝑳 𝒂 nel
riempimento per i sistemi riempiti con
geometrie complicate, devo ricordare
che per questi due termini sto
omettendo il riempimento, ci saranno
poi ,dei coefficienti di proporzionalità
che saranno legati alla geometria del
P2 sistema.

Se teoricamente conosco i coefficienti,


i passaggi di fase, le 𝒙𝒊 e le 𝒚𝒊 , allora
posso calcolare la temperature
all’interfaccia, mentre se non conosco
a priori la temperature all’interfaccia
non posso conoscere 𝒙𝒊 e 𝒚𝒊 . Questo
perché l’equazione del trasporto di
materia mi dice che 𝒙𝒊 e 𝒚𝒊 si trovano
su una curva di trasporto legata ai
coefficienti, quello che nel piano invece
mi definisce la posizione del punto d’interfaccia è la curva di equilibrio.
Se P è la mia condizione di lavoro, definisco una curva di lavoro alla cui intersezione con la curva di
equilibrio trovo (𝒙𝒊 , 𝒚𝒊 ). Queste curve di equilibrio o sono costruite come per i sistemi adiabatici (quindi
ogni curva ha una sua temperatura) oppure se la temperature all’interfaccia non la conosco, allora sarà
un’isoterma 𝑇𝑖 = 𝑐𝑜𝑠𝑡.

Quindi se non conosco 𝑻𝑖 allora non conosco la posizione del punto P2 e dunque non posso sostituire
(𝒙𝒊 , 𝒚𝒊 ) nell’equazione di bilancio e calcolare 𝑻𝒊 .

Quando calcolo le condizioni d’interfaccia a 𝑇𝑖 = 𝑐𝑜𝑠𝑡 o con un profilo di T noto, devo costruire tramite la
curva di lavoro il punto d’interfaccia come l’intersezione tra la curva di lavoro che passa per il generico
punto P e la curva di equilibrio (che a 𝑇𝑖 = 𝑐𝑜𝑠𝑡 è un isoterma nota). Immaginiamo ora di non avere
l’isoterma perché la colonna sta scambiando contemporaneamente calore e materia. In ognuno dei punti la
temperature è lineare in x nel caso dell’adiabatica, quindi teoricamente per ognuna delle x conosco la T ma
non conosco il punto di interfaccia.

Se avessi una condizione isoterma e volessi calcolare𝑻𝒊 , dovrei prendere le due equazioni di bilancio 1 e 2,
sostituirci (𝒙𝒊 , 𝒚𝒊 ) e calcolare 𝑻𝒊 che sarebbe uguale a 𝑻 𝑮 e 𝑻 𝑳 . Questo lo posso fare perché ho a
disposizione tutte le equazioni (indipendenti) necessarie in quanto ho tre variabili 𝒙𝒊 , 𝒚𝒊 , 𝑻𝒊 :

1) Equilibrio :

𝒚𝒊 = 𝒇(𝑷, 𝑻𝒊 , 𝒙𝒊 )
2) Curva di trasporto di materia :

𝒚𝒊 = 𝒇(𝒙, 𝒚, 𝒌𝒙 𝒂, 𝒌𝒚 𝒂, 𝒙𝒊 )

3) Curva di trasporto del calore (uguaglio i due termini ai lati della curva):

𝒉𝑮 ∗ 𝒂𝒔𝒅𝒛 𝑻 𝑮 − 𝑻𝒊 + 𝑪
𝒋=𝟏 𝒌𝒚 ∗ 𝒂𝒔𝒅𝒛 𝒚 − 𝒚𝒊 𝑯𝒋𝑳 − 𝑯𝒋𝑮 =𝒉𝑳 ∗ 𝒂𝒔𝒅𝒛 𝑻𝒊 − 𝑻 𝑳 −
𝑪
𝒋=𝟏 𝒌𝑿 ∗ 𝒂𝒔𝒅𝒛 𝒙𝒊 − 𝒙 𝑯𝒋𝑳 − 𝑯𝒋𝑮

Le condizioni di trasporto mi permettono di determinare le condizioni di equilibrio effettive per ogni punto
della colonna.
BILANCIO QUANTITÀ DI MOTO

Per risolverlo dobbiamo fare un bilancio di forze sulla fase liquida e


sulla fase gas ipotizzando sempre un sistema che si comporta in
maniera monodimensionale come se fosse un PFR.

Questo sistema si muove con una fase pesante che scorre dall’alto
verso il basso, la quale si muove per gravità o per una forza di campo,
ed una fase leggera che deve salire e che deve vincere l’attrito con la
fase pesante che scende.

Consideriamo una bollicina che sale in un liquido,


per il bilancio utilizziamo la Forza di Drag :
𝟏
𝑭𝑫 = 𝑪 𝑫 ∗ ∗ 𝝆 ∗ 𝒗𝟐𝑮 ∗ 𝑺𝒆𝒇𝒇
𝟐

𝟏
𝝆𝒗𝟐𝑮 è l’energia cinetica specifica
𝟐

𝜋𝑑 2
𝑺𝒆𝒇𝒇 è la sezione di passaggio, in questo caso per la sferetta è =
4
𝑪𝑫 è il coefficiente d’attrito e varia a seconda del regime, per
esempio in un regime laminare semplice vale Stokes, in un regime
turbolento vale 0.44.

Se dovessi fare la valutazione di 𝑪𝑫 dovrei farla su tutte le bolle di una data dimensione perché in questo
modo posso calcolare le perdite di carico di tutto il sistema e non della singola bollicina.

Immaginiamo una colonna impaccata, in cui abbiamo tanti riempimenti che sono distribuiti in maniera
randomica. Nel caso dell’assorbimento c’è un liquido che sta colando dall’alto verso il basso e che cola
sopra i riempimenti, il gas dunque passa negli interstizi tra il liquido che sta colando su due riempimenti
vicini. Che valore assegno alla sezione a questo punto? La sezione ora non so quanto vale, pero sicuramente
sarà una frazione della sezione totale. Quindi se la sezione della colonna è grande S e il gas in questa
sezione occupa una frazione pari a 𝜺𝒈 , allora la mia superficie di passaggio effettiva sarà 𝑺𝒆𝒇𝒇 = 𝑺 ∗ 𝜺𝒈 .
Le perdite di carico(Forza di Drag) sono proporzionali all’energia cinetica, quindi più è denso il gas e più è
alta la forza d’attrito ma anche la velocità influenza la forza d’attrito. L’altra fase tendenzialmente può star
nascosta dentro il 𝑪𝑫 perché in qualche modo immagino che l’attrito dipenda dal tipo di superficie. Ma è
nel 𝜺𝒈 che è presente una dipendenza dalla portata di liquido.

Se immagino che il gas passi attraverso il riempimento e la colonna è completamente vuota di liquido, il
mio 𝜺𝒈 sarà praticamente il volume della colonna meno il volume fisico del riempimento.

Se fisso una portata e la sezione effettiva, allora la velocità di passaggio sarà il rapporto tra la portata e la
sezione effettiva, questa velocità che indicheremo ora con effettiva, mi genera un’attrito.
𝑸 𝟐
𝒗𝟐𝑮,𝒆𝒇𝒇 = 𝒗𝟐𝑮 = ( )
𝑺 ∗ 𝜺𝒈

Se ora inserisco del liquido, la mia frazione effettivamente utile attraverso la quale si muove il gas diventa
minore. A parità di portata la sua velocità aumenta e quindi anche le perdite di carico. Se aumento sempre
più la portata di liquido, la velocità del gas incomincia a crescere molto e con essa le perdite di carico.
Quindi possiamo definire 𝜺𝒈 come:

𝑸𝑮
𝑽𝒗𝒖𝒐𝒕𝒐 𝑺
𝜺𝒈 = =
𝑽𝒗𝒖𝒐𝒕𝒐 + 𝑽𝒍𝒊𝒒𝒖𝒊𝒅𝒐 + 𝑽𝒔𝒐𝒍𝒊𝒅𝒐 𝑸𝑮 + 𝑸𝑳
𝑺 𝑺
Il modo in cui sono distribuiti i volumi è lo stesso in cui sono distribuite le portate, quindi posso scrivere
tutto in funzione delle portate(in questo caso dividendo per la sezione ottengo delle velocità) e trascurare
infine, perché molto piccolo, il volume del solido di riempimento.

Quindi ottengo che anche 𝒗𝟐𝑮,𝒆𝒇𝒇 è linearmente proporzionale alla portata di gas, per cui alla fine mi
accorgo che la mia Forza di Drag complessivamente è:
𝑸𝑮 𝑸𝑳
𝑭𝑫 = 𝒇(𝝆𝑮 , 𝝆𝑳 , 𝝁𝑮 , 𝝁𝑳 , 𝝈𝑳𝑮 , 𝒅, , )
𝑺 𝑺
𝝆𝑮 , 𝝆𝑳 = densità , 𝝁𝑮 , 𝝁𝑳 = viscosità, 𝝈𝑳𝑮 = tensione interfacciale liquido-gas, d=dimensione caratteristica
𝑸𝑮 𝑸𝑳
perché dentro al 𝑪𝑫 è presente il numero di Reynolds , , = velocità per unità di sezione.
𝑺 𝑺

Quindi l’equazione delle perdite di carico tiene conto delle proprietà fisiche, deve tener conto delle
portate(o meglio delle velocità) relative della fase che sale e della fase che scende ed infine della
dimensione caratteristica.

Le perdite di carico in un sistema impaccato, sono più alte quanto più sono piccole le dimensioni dei pori. In
questo tipo di sistemi però le dimensioni dei pori sono simili alle dimensioni dell’impacchettamento , quindi
più piccolo sarà l’impacchettamento e più alte saranno le perdite di carico.

𝑺𝒆 𝒅 ↑ → 𝑭𝑫 ↓ ∆𝒑 ↓
𝑸𝑮
𝑺𝒆 ↑ → 𝑭𝑫 ↑ ∆𝒑 ↑
𝑺
𝑸𝑳
𝟏) 𝑺𝒆 ↑ → 𝑭𝑫 ↑ ∆𝒑 ↑
𝑺
Dunque è importante la velocità della fase G(perché presente esplicitamente nell’energia cinetica) e per
l’altra fase, quello che è importante è il suo ruolo nello “stringere” il valore di 𝜺𝒈 e ciò dipende da un
rapporto:
𝑸𝑳
𝟐) 𝑺𝒆 ↑ → 𝜺𝒈 ↓ 𝑭𝑫 ↑ ∆𝒑 ↑
𝑸𝑮
Invece della relazione 1 , si preferisce dunque usare la relazione 2.

Dunque nel nostro sistema di contatto che è un PFR, ho delle perdite di carico che si possono scrivere come
un coefficiente d’attrito , dalla sezione di passaggio e dipende dalla velocità della fase ascendente(energia
cinetica della fase ascendente). La sezione di passaggio effettiva all’interno della colonna dipende in realtà
dal rapporto tra i volumi della fase L e della fase G. Questo rapporto tra i volumi in un sistema stazionario è
come fare il rapporto tra le portate, quindi il valore di 𝜺𝒈 in realtà è un valore inversamente proporzionale
al rapporto tra la portata volumetrica di liquido e la portata volumetrica di gas. Quindi alla fine queste
relazione che definiscono le Forze di Drag e quindi le perdite di carico dipendono dalle proprietà fisiche
delle due fasi (densità e viscosità), dalla tensione superficiale,dipendono poi singolarmente dalla portata
della fase G e dalla portata della fase L(o meglio le velocità).

Nella realtà dei fatti è uso comune pensare ad equazioni che sono scritte in questo modo :
𝑸𝑮 𝑸𝑳
𝑭𝑫 = 𝒇(𝝆𝑮 , 𝝆𝑳 , 𝝁𝑮 , 𝝁𝑳 , 𝝈𝑳𝑮 , 𝒅, , )
𝑺 𝑸𝑮
𝑸𝑳
Dove abbiamo il rapporto 𝑸𝑮
che è “parente” a 𝜺𝒈 .

Questi sistemi in controcorrente sono favoriti perché è presente una differenza di densità tra le due fasi
che può essere tipicamente sfruttata( come per i sistemi gas-lquido) che ci permette di pompare una fase
pesante in alto e poi farla scendere per gravità, mentre la fase più leggera la dobbiamo pompare attraverso
la colonna vincendo certe perdite di carico.

Per caratterizzare queste colonne ci serve sapere :

 Quanto la colonna è alta, quanto deve essere larga per una certa portata da trattare ( o quanto
devono essere le velocità delle due fasi nella colonna);
 Quanto deve essere alta la colonna ad una data velocità ovvero quanto tempo mi serve con quel
tipo di contatto per realizzare l’operazione che ci occorre;
 Definire quali sono le condizioni di contatto e dunque le condizioni di lavoro.

Uno dei miei gradi di libertà è il valore della portata L che sto alimentando in testa per una data portata G,
il quale però, ha due vincoli, un vincolo superiore 𝐿 = ∞ a cui corrisponde una velocità definita e quindi
significa che la sezione avrà una portata infinita. L’altro limite è quello termodinamico legato alla portata
minima , nei sistemi isotermi riusciamo a dedurla abbastanza bene eliminando un bilancio termico e
trovando i bilanci di materia all’interno della colonna e andando a valutare operativamente condizioni di
pinch-point o condizioni di tangenza.

Nel caso in cui sostituiamo un solo soluto la termodinamica ci divide un piano ideale in due parti ,una in cui
l’operazione è possibile e l’altra in cui non è possibile. La condizione di minimo è la condizione superata la
quale sono sempre in condizioni operative ragionevoli.

È vero che una portata minima termodinamica la posso determinare, però se i coefficienti di trasporto e
l’area di scambio non sono sufficientemente grandi, potrei comunque trovarmi(anche se la portata è un po’
più grande della minima) ad avere delle velocità di trasferimento di materia troppo basse e quindi per
realizzare la mia operazione avrei bisogno di altezze di colonne troppo grandi. Quindi l’area di scambio mi
fornisce un altro limite che è legato in qualche modo ad una cinetica.

È presente infine anche un altro limite superiore, ovvero se ho 𝐿 = ∞ allora avrò delle perdite di carico
infinite e quindi non posso ottenere tale portata.

Consideriamo ora un assorbimento( o strippaggio), immagino di passare da un certo 𝒚𝒃 ad un certo 𝒚𝒂 , per


fare questo voglio utilizzare una corrente L che ha una composizione 𝒙𝒂 . Valutiamo per prima cosa i limiti
termodinamici:
In questo sistema la porta minima di
𝑳𝑨 che devo mettere mi deve
garantire che all’uscita 𝑳𝑩 deve
passare per il punto di equilibrio
P2(non ci sono condizioni di
tangenza). La prima cosa che ci dice
la termodinamica è che non posso
andare al di sotto di 𝒙𝒂 e quindi non
posso andare nella zona 1, non posso
neanche superare la mia curva dei
minimi (quella compresa tra la zona
3 e 5), quindi le zone 5 e 6 neanche
vanno bene.

La termodinamica ci dice anche che


sotto certe portate non posso
muovermi quindi tra tutte le possibili
rette del fascio di lavoro :

𝑳 𝑳𝑨 𝒙𝑨 𝑮𝑨 𝒚𝑨
𝒚= 𝒙− +
𝑮 𝑮 𝑮
di pendenza L/G , più basso della curva dei minimi(tra 3 e 5) non posso andare.

Poi abbiamo il limite imposto dal’area di scambio, la posizione di quest’area dipende molto dalle portate
relative. Ci sono delle condizioni che a seconda della portata minima mi possono andare bene o male per il
trasporto di materia. Può essere che questa portata sia abbastanza grande per cui il minimo per avere uno
scambio decente ce l’ho nel punto P4 e quindi già viene “mangiata” dal limite termodinamico.

Può essere invece che la portata minima per avere uno scambio decente stia a P3 tra la 4 e 3 e possiamo
𝑚2
scrivere che 𝐿/𝐺 𝑠𝑖𝑎 𝑡𝑎𝑙𝑒 𝑐ℎ𝑒 𝑎 = 𝑎𝑚𝑖𝑛 per esempio 𝑎 = 30 (questa è sempre l’area effettiva, quindi
𝑚3
dovrò mettere tante gocce in modo tale da ottenere 30 𝑚2 per ogni 𝑚3 ).

Quindi vuol dire che è nato un altro limite perché significa che oltre questa nuova curva non posso andare e
quindi neanche la zona 3 andrà più bene.

Come già detto 𝐿 = ∞ non possiamo averlo, quindi deve esistere un indice che mi deve indicare il rischio di
mandare in stallo la colonna se dall’alto mando una portata elevata, perché ad un certo punto tutto ciò che
mando scende, occupa una sezione sempre più grande e quindi la fase leggera sotto avrà bisogno sempre di
una spinta maggiore per salire e ad un certo punto non avrò più un PFR ma un sistema che troverà un suo
cammino preferenziale (esempio clessidre a liquido in cui le goccioline salgono in fila indiana invece che in
prossimità delle pareti della clessidra,questo perché l’effetto della scia riduce di molto le perdite di carico).

Questo indice sono proprio le perdite di carico, ho in questo modo un nuovo limite che è rappresentato
dalle massime perdite di carico che posso avere, ovvero la curva tra 2 e 4, che posso scrivere come
𝐿/𝐺 𝑡𝑎𝑙𝑒 𝑐ℎ𝑒 ∆𝑝 = ∆𝑝𝑚𝑎𝑥 . Questa curva viene definita da:

A) Condizione di Flooding,

B) Specifica operativa.
Quindi anche la zona 2 non andrà più bene. Ragion per cui le nostre scelte da progettista rispetto all’infinito
mondo che avevamo prima, si sono ridotte ad uno spazio piccolo rappresentato dalla zona 4. Il limite dato
dalle massime perdite di carico, a differenza di quello tra 3 e 4, vale sempre perché non è vero che posso
mettere 𝐿 = ∞ e devo per forza definire delle perdite di carico.

Le condizioni operative che andremo a scegliere all’interno della 4 saranno quelle per le quali avremo dei
costi minori.

Se abbassiamo le portate, abbassiamo l’area di scambio e quindi riduciamo


la velocità di trasporto di materia per cui ci vuole più tempo per scambiare
e quindi la colonna sarà più alta, però in questo modo sto mettendo meno
liquido.

Quindi nelle condizioni P6 ciò mi porterà ad avere delle colonne strette e


lunghe man mano che si avanza verso sinistra avremo delle colonne corte e
larghe come nelle condizioni P5. Se vado a mettere più liquido e devo far
passare il gas(per una portata di liquido fissata) il gas deve avere più spazio
e quindi devo allargare la sezione.

COSTI
La colonna si compra a volumi di rendimento. La miglior configurazione è quella che mi permette di avere
un costo minore.

Altri costi a cui bisogna prestare attenzione, sono i costi di esercizio. Devo cercare di minimizzare sempre i
costi di impianto trovando la coppia altezza-sezione e il volume di rendimento che mi permettono di fare
ciò ma allo stesso tempo anche i costi di esercizio devono essere più bassi possibili. Il problema è che costi
di impianti e costi di esercizio si pesano diversamente, perché l’impianto lo compriamo solo una volta
mentre i costi di esercizio si pagano ogni anno.

Bisogna sommare i costi


dell’impianto all’anno con i costi di
esercizio all’anno per avere i costi
annuali totali.

Se le nostre portate non vanno più


bene allora dovrò cambiare la curva
di equilibrio aumentando la
pressione ,riducendo la
temperatura e mettendo più
reattivo.

Mi troverò vincolato dal sistema di


contatto, che è nascosto nella
𝐿/𝐺 𝑡𝑎𝑙𝑒 𝑐ℎ𝑒 𝑎 = 𝑎𝑚𝑖𝑛 , perché
l’area di scambio nasconde una
forte dipendenza dal tipo di sistema
di contatto. Anche d∆𝑝 = ∆𝑝𝑚𝑎𝑥
dipende fortemente dal sistema di
contatto, perché se immaginiamo
delle goccioline che scendono, la velocità del gas deve essere più bassa della loro velocità terminale.
Quindi per prima cosa devo scegliere che tipo di contatto devo applicare, poi ho altre 3 variabili operative:
la temperatura, la pressione e il tipo di liquido. Infine avrò delle scelte operative che sono :

 Quanto voglio che sia alta e che sia rapida la colonna, cioè le perdite di carico che voglio avere;
 I costi complessivi che voglio sostenere.

CALCOLO DELL’ALTEZZA DELLA COLONNA


Quest’ equazione riparte dall’espressione che abbiamo dato al trasporto di materia. Il flusso di materia nel
caso generale può essere espresso in maniera differenziale come :

𝟏) 𝒅𝑵𝒋 = 𝒌°𝒚 𝒂 𝒚𝒋 − 𝒚∗𝒋 𝒔𝒅𝒛

Dove il coefficiente di trasporto di materia può essere riscritto in forma generale come:
(𝟏 − 𝒚𝒋 )𝒎.𝒍𝒐𝒈 < 𝒅𝑬𝒒 > 𝒙𝒊 (𝟏 −𝒙𝒋 )𝒎.𝒍𝒐𝒈
𝟏
𝟐) = +
𝒌°𝒚 𝒂 𝒌𝒚 𝒂 𝒅𝒙 𝒙 𝒌𝒙 𝒂

Consideriamo ora due fasi G ed L , separate da un’interfaccia, e immaginiamo di spostare materia dalla fase
G alla fase L. il flusso del componente j-esimo è un flusso che sarà uguale a come sono cambiate le moli lato
L e come sono cambiate le moli lato G, cioè :

𝒅𝑵𝒋 = 𝒅𝑮𝒚 = 𝒅𝑳𝒙

L’equazione 1 è molto utile perché se elimino 𝒅𝑵𝒋 e sostituisco 𝒅𝑮𝒚 mi trovo con una possibile soluzione
del sistema, ho quindi legato il modo in cui varia in un’altezza differenziale dz il flusso molare di un
componente al trasporto di materia tra le fasi:

𝟑) 𝒅𝑮𝒚𝒋 = 𝒌°𝒚 𝒂 𝒚𝒋 − 𝒚∗𝒋 𝒔𝒅𝒛

In questa equazione non è più presente la x, in realtà è ancora presente all’ultimo termine dell’equazione 2
ma nella maggior parte dei casi non è rilevante (dipende dalle interfacce).

Ricordiamoci pero che abbiamo delle relazioni di lavoro le quali legano la y alla x, quindi per quanto sia vero
che nell’equazione 2 ci sia la x in realtà le condizioni di lavoro mi permettono di scrivere la 3 in funzione
della y che è l’unica variabile presente all’interno dell’equazione.

La 3 ci permette di seguire l’evoluzione della y lungo la mia colonna, questa è un’equazione differenziale del
primo ordine a derivate totali con un'unica derivata dz.

I coefficienti di scambio come 𝒌°𝒚 possono variare lungo z ma la loro variazione è in realtà riconducibile ad
una variazione delle portate che comunque sono descritte dalle condizioni operative e quindi sono
comunque riconducibili ad una x o ad una y.

Infatti tutti i termini dell’equazione 3 , ad eccezion fatta per dz, dipendono solo da y(anche a è abbastanza
costante con z). Possiamo scrivere 𝒅𝑮𝒚𝒋 come:

𝑮(𝒚)
𝒅𝑮𝒚𝒋 = 𝒅𝒚
(𝟏 − 𝒚𝒋 ) 𝒋

Questa è la portata effettiva in una posizione generica dove sto facendo il bilancio, che può essere
uguagliata alla 3 ottenendo:
𝑮(𝒚)
𝒅𝑮𝒚𝒋 = 𝒅𝒚 = 𝒌°𝒚 𝒂 𝒚𝒋 − 𝒚∗𝒋 𝒔𝒅𝒛
(𝟏 − 𝒚𝒋 ) 𝒋
Differenziamo separando le variabili:
𝒛 𝒚𝒃
𝑮(𝒚) 𝑺 𝒅𝒚
4) 𝒛= 𝒅𝒛 = ∗
𝟎 𝒚𝒃 𝒌°𝒚 𝒂 𝟏 − 𝒚𝒋 (𝒚 − 𝒚∗ )

Differenziato tra A e B, l’altezza che ne viene fuori è l’altezza totale della colonna. In questo modo abbiamo
dimensionato le colonne. Una volta che ho scelto le condizioni di lavoro, devo valutare la 4 in ognuna delle
condizioni di lavoro, in pratica non
sto facendo altro che un integrale:
𝒚𝒃
𝒛= 𝒇 𝒚 𝒅𝒚
𝒚𝒂

Questo integrale può essere


calcolato in tutti i modi.

Per conoscere il coefficiente di


trasporto 𝒌°𝒚 devo conoscere le
condizioni di interfaccia e le
portate, quindi mi servono questi
3 punti (x,y),(x*,y*),(xi,yi). Infine
mi servono le equazioni che mi
danno i coefficienti di trasporto di
materia.

Nell’equazione 4 si nota che:


𝑮(𝒚) 𝑺
ha le dimensioni di 𝑚 , perché :
𝒌°𝒚 𝒂

𝑚𝑜𝑙 ∗𝑚 2
𝑮(𝒚) 𝑺 che ha le dimensioni di
𝑠

𝑚𝑜𝑙 ∗𝑚 3
𝒌°𝒚 𝒂 che ha le dimensioni di
𝑠

E con ciò ci troviamo perché z deve avere le dimensioni di una lunghezza , anche perché il termine
𝒅𝒚
è adimensionale.
𝟏−𝒚𝒋 (𝒚−𝒚∗ )

𝟏
Si può notare che il reciproco di 𝒌°𝒚 𝒂 cioè è un tempo caratteristico, infatti se lo moltiplico per una
𝒌°𝒚 𝒂
𝑪°
concentrazione l’unità di misura sarà secondi.
𝒌°𝒚 𝒂

𝑪𝑨 −𝑪𝑩
Posso anche scriverlo come che è “parente” al tempo che mi serve per condurre l’operazione.
𝒌°𝒚 𝒂

Il termine 𝑮(𝒚) 𝑺 (che è una velocità) se lo moltiplico e divido per un’altezza , ottengo un termine che è
sempre “parente” al tempo di permanenza.
𝑮(𝒚) 𝑺
Dunque lo possiamo vedere come il rapporto tra due tempi caratteristici che però alla fine si
𝒌°𝒚 𝒂
traduce in altezza e dunque in metri. Possiamo vedere questo termine come un ‘altezza che mi occorre per
trasferire un’unità di materia o mole. Questo termine prende il nome di Height of transfer units (HTU)
(Altezza di trasferimento unitario).

È molto comune portare fuori dal segno di integrale l’HTU , nell’equazione 4, e farla diventare una media.
Possiamo farlo perché se avessimo un trasporto di materia equimolare dovrei solo calcolare i coefficienti 𝒌𝒚
𝑮(𝒚) 𝑺
e 𝒌𝒙 e se avessi anche le portate costanti allora il termine sarebbe costante e posso portarlo fuori
𝒌°𝒚 𝒂
dal segno di integrale facendo una media.

Per cui z e dunque l’equazione 4 diventa:


𝒚𝒃
𝑮(𝒚) 𝑺 𝒅𝒚
5) 𝒛 =< >
𝒌°𝒚 𝒂 𝒚𝒃 𝟏 − 𝒚𝒋 (𝒚 − 𝒚∗ )

𝒚𝒃 𝒅𝒚
Il termine viene chiamato Number of transfer units (NTU) e ci fornisce informazioni
𝒚𝒃 𝟏−𝒚𝒋 (𝒚−𝒚∗ )
𝑳
sulla quantità di materia o di moli che stiamo trasferendo. Questo termine è una funzione di , 𝒚𝒂 , 𝒙𝒂 e
𝑮
delle condizioni di equilibrio ma non delle condizioni di trasporto.

Si preferisce fare la media del rapporto piuttosto che fare il rapporto delle medie questo perché la
dipendenza di 𝒌°𝒚 𝒂 da 𝑮(𝒚) è sempre proporzionale a 𝑮(𝒚) elevato ad un numero minore di 1,
normalmente questo numero varia tra 0.4 − 0.8 . Quindi in questo modo facendo la media del rapporto si
otterrà una media “migliore” del rapporto delle medie.

Nel caso in cui avessimo un gas che voglio far andare più veloce dovrò avere una colonna più alta, perché
quel rapporto è proporzionale a 𝑮(𝒚) elevato ad un numero positivo per cui andando più veloce scambio
meglio ma il tempo di permanenza sarà minore. Se volessi fare una colonna più corta allora date queste
considerazioni dovrò far andare il gas più lentamente anche se il trasporto di materia è peggiore.