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I TEMPLARI

“Il soldato ha la gloria, il monaco il riposo. Il templare rifiutava l’uno e


l’altro. Egli riuniva ciò che queste due vite hanno di più duro: i pericoli e le
astinenze”. Sono parole del grande storico sui templari, questi cavalieri che sotto
l’armatura vestivano il saio del monaco. Erano infatti monaci-soldati che all’ideale di
una vita dedicata alla preghiera e all’ascesi univano quella di difensori e “guardiani
della Terra Santa” una delle loro attribuzioni. E qui sta tutto il mistero da capire
intorno a quest’Ordine e alla sua incredibile e tragica storia.
L’Ordine del Tempio ha, infatti, avuto vita nell’arco di soli 200 anni. Sono nati
e spariti in 200 anni. Fondato nel 1118 (1119) a Gerusalemme, nel 1312 con il
Concilio di Vienne venne soppresso e scomunicato. Due anni dopo l’ultimo Gran
Maestro dell’Ordine, Jacques (Giacomo) de Molay, venne arso, messo al rogo, a
Parigi. Alla sua morte assiste Dante, conscio di assistere alla fine di un periodo
favoloso della storia della Chiesa Cattolica, forse uno dei periodi più belli, più grandi:
il periodo delle cattedrali gotiche. Anche se vi sono storici che negano un
collegamento, fatto sta che la cessazione dei grandi cantieri delle cattedrali gotiche
coincide con la fine dei Templari.
Per tentare di capire qualcosa del senso della misteriosa missione della quale
erano investiti i Templari, bisogna partire da colui che diede all’Ordine la sua
costituzione, ne fissò la regola e non cessò di esserne il protettore e l’ispiratore e che
allo stesso tempo è stato la più alta autorità spirituale e l’arbitro della cristianità del
suo tempo: S. Bernardo di Clairvaux.
Non partecipa alla fondazione dell’Ordine, ma quando Ugo di Poyus, primo
Gran Maestro dell’Ordine, dopo aver deposto nel 1118, con altri 8 cavalieri, i voti
nelle mani del Patriarca di Gerusalemme (Germaut de Pichigni), va in Europa per
diffondere l’ideale dei Templari e raccogliere persone, forze e beni per rafforzare
l’ordine e sostenere la sua giusta causa, S. Bernardo ha occasione di conoscerlo. Nel
1128 il Concilio di Troyes li istituisce canonicamente sotto la spinta di S. Bernardo
che intuisce tutta l’importanza dell’attività che i Templari possono svolgere per la
vita della Chiesa e della cristianità. Sarà lui ad esaminare la regola dell’Ordine e a
darli l’impostazione che poi ha avuto e soprattutto a redigere lo scritto “De Laude
Novae Militiate”, importante per capire l’ideale del Templare, come lo aveva visto e
ispirato S. Bernardo.
S. Bernardo è cistercense, senza dubbio uno degli uomini più straordinari che
l’Occidente abbia conosciuto. Il suo potere sugli uomini è grande: a soli 20 anni entra
in convento nel monastero di Citeaux e non si presenta da solo, ma con 30 compagni.
Citeaux era stato fondato nel 1096 da Pierre de Malese, benedettino di Cluny, il quale
fa la riforma povera, dei benedettini poveri perché sembrava che Cluny fosse troppo
ricco e troppo potente.
Cluny, a sua volta, era stato fondata nel 910 da Bernone, che venne
dall’Abbazia di Gigny. Ora sapendo che Gigny è una filiazione fondata da Witizza di
Anian in Provenza che era una fondazione di monaci irlandesi i quali avevano
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accettato la regola di S. Bernardo, evidentemente da Anian venne fuori Gigny, da
Gigny Cluny e da lì i cistercensi con S. Bernardo. Gli irlandesi nella loro
espansione in tutta Europa si intrecciarono con i benedettini. Vi è quindi un’eredità
che i benedettini raccolgono attraverso i monaci irlandesi e che li collega con le
tradizioni celtiche delle quali i monaci irlandesi sono stati custodi e difensori.
E in qualche modo S. Bernardo ne è ancora l’erede. Lui è l’inventore dei
Templari, non c’è quindi da stupirsi che questi ultimi si ispirino agli ideali espressi
nelle leggende dei cavalieri della Tavola Rotonda ( alla saga del S. Graal).
S. Bernardo vedeva nell’Ordine del Tempio la possibilità di una terza forza, al
di là del potere religioso e di quello temporale che risolvesse i conflitti per le
investiture e armonizzasse potere civile e religioso1.
In questo senso già S. Bernardo si era sempre molto prodigato, dirigendo dalla
sua cella di monaco di clausura, imperatori e papi, illuminando tutta la cristianità,
senza farsi vedere e senza avere nessun potere se non quello carismatico. Tanto che
quando il papa vuole predicare la II crociata (1146), ne incarica S. Bernardo perché S.
Bernardo è la voce della cristianità in quel momento, è l’arbitro della situazione, è
l’uomo che può tutto. Dalla sua celletta manovra l’universo. È veramente la figura del
druida, il sacerdote dei Celti, dai contemporanei considerato un eccezionale
taumaturgo e soprattutto un grande maestro di preghiera. È il pacificatore, l’arbitro,
da tutti è riconosciuta la sua grande autorità spirituale.
Inoltre S. Bernardo è cistercense e i cistercensi discendevano da Cluny – grandi
centri della civiltà occidentale. Il 1300 è l’epoca delle grande Abbazie che facevano
tutte le grande riforme. Sono le Abbazie ad essere dei centri che conservano e
sviluppano la civiltà e il benessere della gente. Diventano centri sempre più
importanti e di beni e di ricchezze, ma S. Bernardo capisce che se queste ricchezze
restano in mano ai monaci, rovinano la povertà dell’ideale monastico e creano
nell’abate un potere pari a quello civile, difatti i grandi abati poi fanno invidia ai
principi i quali li fanno loro vassalli e così si innesca la lotta delle investiture, sarà il
modo di secolarizzare la Chiesa e sarà la rovina.
D’altronde anche i principi non saprebbero utilizzare meglio tanti beni, se non
per ottenere più potere e allora S. Bernardo sogna appunto che questa terza forza al
di là del potere religioso e temporale e da loro indipendente gestisca lui queste
ricchezze, ma l’utilizzi solo per il bene della gente, perché legato al voto di povertà
non può utilizzarli per sé.
I Templari, dei cavalieri monaci che avevano questa duplice vocazione,
apparentemente contraddittoria, di monaci e soldati. Monaci, perché poveri
assolutamente, soldati per difendere il bene della chiesa, il bene dei poveri. Che non
utilizzino per sé questi beni, ma solo per gli altri. Quindi hanno una precisa regola,
questi “guardiani della Terra Santa” . Infatti la denominazione di “guardiani della
Terra Santa” è propria anche di altri ordini di cavalleria araba, musulmani per i quali
non era evidentemente la Palestina la Terra Santa.

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Abbiamo visto era l’ideale già dei monaci irlandesi che volevano un’autorità spirituale, che non mischiasse potere
civile e religioso, in collaborazione con quello civile, ma indipendente da quest’ultimo.

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Che ci fossero dei contatti tra questi ordini di cavalieri occidentali e orientali si
scopre ogni giorno di più e questo non stupisce perché erano organizzazioni
iniziatiche e a quel livello lì non c’è conflitto religioso, si capisce che tutte le religioni
hanno una matrice comune, quindi vi è un rispetto delle reciproche tradizioni. E i
collegamenti, gli scambi fanno capire che ad un certo livello le differenze nelle
diverse tradizioni spirituali sono sempre più superficiali e le somiglianze sempre più
profonde. Terra Santa non è quindi un pezzetto di terra da proteggere da chissà quali
pagani, è il mondo cristiano, è la Chiesa che i Templari dovevano difendere, non
dagli attacchi degli infedeli, ma da se stessa perché rimanesse fedele al suo mandato.
L’Ordine del Tempio nascerà, è vero, in Palestina per difendere le strade dei
pellegrini dai briganti, dai predoni, ma S. Bernardo li farà subito difensori e guide di
chi vuole percorrere verso il Tempio nel cammino interiore non tanto là, cioè, dove il
temporale può incontrare lo spirituale, dove Terra e cielo si incontrano, è il Tempio
dello Spirito dentro il cuore dell’uomo. Il Tempio in ogni tradizione è luogo di
incontro tra Cielo e Terra, quindi centro spirituale e custode della tradizione per
eccellenza.
Il Tempio quindi come centro spirituale è il luogo nel quale l’autorità spirituale
appoggia le regole dell’autorità temporale legate ad un unico principio.
Quindi essere “Milites Templi Salomonis” , come lo erano i Templari voleva
dire avere il compito di ricostituire tutto questo, ma anche voleva dire sottolineare la
continuità religiosa di una tradizione, perché il Tempio è contemporaneo di tutte le
età è un simbolo ( e di questa tradizione è un simbolo). Perché, come dice Michelet,
“il nome del Tempio non era sacro solo per i cristiani, se essi ci vedevano il Sacro
Sepolcro, ricordava ai Giudei e ai musulmani il Tempio di Gerusalemme, il Tempio
di Salomone”. Teniamo conto che in Islam, Salomone è venerato come un grande
profeta e l’esoterismo islamico lo considera come tipo esemplare di una certa via
spirituale di cui lui è il fondatore. Lui è il costruttore del Tempio a cui si appellarono
pio tutti i costruttori del Tempio. “L’idea di Tempio più alta e più generale di quella
di Chiesa, si librava in qualche modo al di sopra di tutte le religioni. La Chiesa
aveva una data di inizio, il Tempio no. Contemporanea di tutte le età, era come un
simbolo della perpetuità religiose”(Michelet). E Salomone è appunto il costruttore
del Tempio tradizionale, cioè del luogo di incontro con Dio, nel Medio Evo
rappresentato con il compasso in mano. Ecco perché erano guerrieri sì, ma prima
ancora monaci.2
Dal 1206, per concessione di Innocenzo III, i Templari poterono avere
cappellani regolarmente riconosciuti, reclutati non solo tra i Cistercensi, come voleva
S. Bernardo, ma anche tra chierici e preti regolari.
Il Templare doveva seguire una rigida regola monastica, che genericamente si
ispirava sia all’antica regola agostiniana, sia a quella benedettina fondata sull’”ora et
labora”. Il fratello Templare è prima monaco che soldato.
Doveva dedicare una buona parte della giornata alle pratiche spirituali,
assistendo all’ufficio divino cinque volte al giorno. Se ne fosse stato legittimamente
2
Perché si inserivano in questa tradizione di costruttori del empio, dovevano costruire il luogo di incontro tra cielo e
terra.

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impedito, (per adempiere ai loro servizi militari: sorveglianza delle strade, dei preti e
non potevano recitare il breviario, dovevano recitare 13 Pater noster per le ore, 9 per i
vespri e 40 per tutto il breviario. Anche alla preghiera notturna, che interrompe il
sonno, erano obbligati; era proibito qualunque gioco e perfino la caccia (tranne quella
del leone).
Si svegliavano a mezzanotte per il mattutino. Tornavano ad alzarsi alle cinque
(o alle sei secondo le stagioni), ascoltavano Messa e dicevano subito prima, terza e
sesta; il pranzo a mezzogiorno era in silenzio; tornavano a interrompere i lavori a
nona e ai vespri. Inoltre dovevano recitare ogni giorno almeno 60 Pater noster
durante i lavori.
La preghiera che Gesù insegnò agli apostoli è una preghiera iniziatica per chi
sa dirla.
Tutti i venerdì di Quaresima (dalla festa dei morti fino a Pasqua) digiunavano.
All’inizio non potevano mangiare carne, dopo con la riforma di Onorio III, hanno
avuto il permesso di mangiarne tre volte la settimana e pesce al venerdì; gli altri pasti
erano vegetariani.
Dovevano viaggiare almeno in 2, e in 2 dovevano mangiare nello stesso piato,
e alternativamente lavarlo e appenderlo al loro chiodo, come prescriveva la Regola.
Dormivano per terra sulla paglia.
Non possedevano denaro in proprio e se gliene avessero trovato addosso dopo
la morte non sarebbero stati sotterrati in terra benedetta.
Pero sono anche dei guerrieri e il loro tempo libero era tutto dedicato alle armi.
Erano obbligati a lavorare tutto il giorno nell’incarico loro assegnato dal maresciallo
e, se non avevano incarico particolare, dovevano rigovernare le attrezzature o gli
armamenti. Tutto dovevano eseguire <<bellement et en paix>> soprattutto trattando
con i dipendenti: segno di cortesia e di eleganza morale.
S. Bernardo, nel De Laude Novae Militiate, ci da un ritratto eccezionale di
questi uomini: “Mai pettinati, raramente puliti, piuttosto ispidi per la capigliatura
incolta, coperti di polvere e anneriti dalla familiarità con le armi e con il sudore.”
Il quadro non è dei più attraenti, e nonostante ciò il successo fu immenso.
Insomma veri guerrieri. Non è che i Templari non fossero puliti, ma l’immagine
doveva essere di guerrieri terribili. E la gente li temeva perché non guardavano in
faccia a nessuno quando vi erano ingiustizie da punire: “Non lasciano impunita la
parola insolente, il lavoro inutile, la risata smodata o anche la più lieve
mormorazione. Vivono in comunità in ambiente povero e sobrio, e senza mogli e
senza figli; vanno e vengono al cenno di chi li comanda senza pretendere da altri
cibo o vestiti… per cui è chiaro che tutta questa folla è un cuor solo e un’anima
sola”.
S. Bernardo prevedeva la diffusione che avrebbe avuto l’ordine e, per
l’importanza che avrebbe dovuto avere, traccia un piano ideale, prendendo lo spunto
dal simbolismo delle località più celebri della Terra Santa, che il Templare doveva
difendere.
- Gerusalemme è la città pura che non deve essere contaminata dal
paganesimo;
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- Betlemme fa cercare il pane spirituale e corporale che deve nutrire il fedele;
- Nazaret è lo stimolo ad approfondire la conoscenza delle cose;
- il Monte degli Ulivi spinge alla confessione delle colpe;
- il Calvario alla purificazione dell’anima;
- il Santo Sepolcro è l’ideale che dà forza al vivere e al morire;
- Betanìa la scuola della contemplazione non disgiunta dal lavoro obbediente.
Questa Terra Santa non è più allora la Palestina, ma è proprio la civiltà
cristiana di cui i Templari devono difendere i percorsi e le mete.
Vestivano di bianco, il mantello bianco sopra la corazza e la famosa croce
rossa sulla spalla sinistra al di sopra del cuore (la croce celtica). Sappiamo che il voto
di crociata è accompagnato dall’assunzione della croce, portarla in permanenza
simboleggiava quindi continuità del voto di crociata dei Templari. Questa crociata
permanente che loro non svolgevano tanto in Palestina, ma piuttosto nelle contrade
d’Europa a difesa del cammino della civiltà cristiana. E il loro moto era: “Non nobis,
non nobis” (Non a noi Signore, non a noi). La bandiera templare, la Baussant, è
simbolicamente ripartita: bianco e nero. Una milizia tutta particolare, S. Bernardo
dice che dovevano agire sempre con cortesia e con calma con una certa eleganza
morale, che li doveva distinguere da qualsiasi altro soldato. E loro che sono stati
la forza finanziaria d’Europa in quell’epoca per le ricchezze che venivano date in
custodia da principi e nobili quando partivano per la guerra o per molti lasciti che
beneficiava l’Ordine e la sua attività. Loro personalmente non potevano possedere
denaro. Erano estremamente poveri. Avevano solo una bella dotte di vestiti, armature,
armi e cavalli (ogni fratello cavaliere aveva diritto a 3 cavalli più uno scudiero; il
Gran Maestro aveva diritto a 4 cavalli). E non potevano usare mai dei soldi che aveva
la loro cassa: ben tre Gran Maestri sono caduti prigionieri in mano ai mussulmani, i
quali hanno chiesto il riscatto dagli infiniti soldi che avevano. Perchè tutti vedessero
che di quei soldi a loro non spettava niente: erano i soldi del popolo di Dio che loro
utilizzavano per i bisogni, nel suo interesse.
Di fatto i Templari divennero i difensori e propagatori della civiltà del loro
tempo. In un’epoca di guerre, di carestie, di banditismo, le loro Commanderies
diventavano punti fermi di sicurezza, di espansione, di civiltà. Si mossero
programmaticamente su quattro direzioni: nutrire, proteggere, sviluppare arti e
mestieri e liberare i servi della gleba.
1. Nutrire. Con un programma di bonifiche terriere, prosciugavano acquitrini,
fecondavano territori sterili, disboscavano zone intere per potenziare l’agricoltura, per
donare terre fertili ai nulla tenenti, conservando sementi e derrate per gli anni di crisi
e riservandosi, come carità spicciola, di dispensare tre volte alla settimana cibi e
vestiti. Le loro coltivazioni hanno contribuito notevolmente a liberare l’umanità da
quelle carestie che costituivano il flagello del Medioevo. Ma era soprattutto con la
difesa delle strade che avevano notevolmente contribuito al benessere della gente.
In quell’epoca le lotte continue tra i principi avevano ridotta la gente ad una
economia chiusa: ogni fattoria doveva pensare a tutto dai vestiti al pane perché non
era possibile commerciare tanta era l’insicurezza delle strade per il banditismo di

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certi cavalieri, i figli cadetti che non avevano altro passatempo che la guerra, oppure
per sbandati dell’esercito.
Ed ecco che dopo 50 anni di vita templare, le frontiere finalmente si aprono, i
commerci ricominciano, le strade sono libere e protette.
2. Proteggere. Come proteggevano le strade i Templari?
Con le loro fortezze, Commanderies e grange fortificate garantivano ai
commercianti un luogo sicuro per passare la notte alla distanza massima di un giorno
di cammino. Vigilavano le strade con continue cavalcate di coppie di cavalieri,
costruivano e difendevano ponti e si prestavano a custodire i tesori delle famiglie
private, e perfino dei principi nelle loro fortificazioni.
Lungo le strade che spesso passavano nelle terre di loro proprietà: loro
tentarono di permutare con le terre che gli regalavano, i terreni che si trovavano sui
loro tracciati. E su questi tracciati loro costruivano le loro case a distanza una
giornata di cammino l’una dall’altra. E in quelle loro case ospitavano qualunque
pellegrino la domandasse: l’ospitalità era un altro dei loro doveri. Chi trasportavano
merci, o preziosi, facendo certe strade sapeva che alla notte poteva dormire in una
casa templare ben protetta. E durante la giornata tra una casa e l’altra c’erano sempre
due Templari che andavano su e giù per garantire la sicurezza delle strade.
3. Sviluppare arti e mestieri. Soprattutto nelle grange educavano squadre di
tecnici in tutte le specialità necessarie all’agricoltura e all’architettura. Organizzavano
consorterie e scuole artigianali e finanziavano imprese edilizie, come le cattedrali
gotiche, per le quali anticipavano le somme per le spese generali con un tasso di
interesse molto favorevole.
Rieducavano la gente alle arti e ai mestieri, a capirne tutto il valore umano e
spirituale. Ce ne accorgiamo quando guardiamo certe cattedrali gotiche: si capisce
che non è opera di semplici operai ma di veri artisti. Era comunque quello che già
facevano i monasteri e loro la potenziavano. Accanto ai castelli Templari c’erano
sempre i monasteri cistercensi che erano la loro geniale spiritualità.
E le officine che non potevano sorgere all’interno dei monasteri, trovavano
spazio nel castello dei Templari. Lì avevano scuole, organizzavano consorterie e
soprattutto finanziavano le imprese edilizie. Rieducavano la gente alle arti e mestieri,
che poi troviamo santificati nelle rappresentazioni dei bassorilievi sui portoni delle
cattedrali gotiche. Le famose cattedrali gotiche, quelle incredibili costruzioni che
veramente sono state imprese ciclopiche (75 m. h. Charter): vi lavoravano migliaia di
persone, divise nelle diverse consorterie: scalpellini, carpentieri ecc. tecnici di diversi
settori. E vi lavoravano anche per decine di anni, dai 25-50 anni per fare una chiesa.
E questo voleva dire lavoro per tutti.
Una delle benemerenze più grandi dei Templari fu di aver garantito la
costruzione delle cattedrali gotiche: simbolo della vitalità religiosa di quel
tempo. Nel 1300 in Francia si contarono contemporaneamente 200 cantieri di
cattedrali, che portarono la Francia a un eccezionale momento di vitalità economica.
Gli ingenti capitali necessari a quelle straordinarie costruzioni li forniva la
popolazione e la munificenza dei vescovi e dei principi. La popolazione pagava
lentamente attraverso collette e industrie varie; chi garantiva le paghe a quell’esercito
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di operai e i fondi per cavar pietra dalle cave erano spesso i Templari, che
anticipavano i fondi.
Era un modo per
4. Liberare i servi della gleba. Rendevano autonomi i nulla tenenti
trasformando le terre ricavate dalle opere di bonifica in altrettante mezzadrie, che
facevano capo alle loro grange centrali.
Una così capillare rete di trasformazioni sociali non poteva non ottenere in
breve tempo una trasformazione generale di tutto il volto economico della Francia.

La severità della disciplina e la personale povertà offriva ai Templari


quell’aspetto di raccomandibilità per cui non solo i privati, ma anche i principi, i re e
gli stessi vescovi affidarono loro ben presto incarichi delicati, missioni di fiducia e
cominciarono a mettere nelle loro mani i propri beni, soprattutto nei periodi di
pericolo.
Lentamente l’Ordine si trovo in grado di manovrare ingenti ricchezze, che non
potevano rimanere inutilizzate. Pressati da re e principi, cominciarono a prestare
denaro dietro sicure cauzioni, furono esecutori testamentari e per il trasporto di grandi
somme cominciarono a usare lettere di cambio, già praticate dalla Repubblica veneta,
dando il via ad autentiche operazioni bancarie, sempre più complesse e importanti.
Possedevano miniere d’oro in Spagna, miniere d’argento in Spagna e Francia,
miniere di ferro in Borgogna. Possedevano una agguerrita e numerosa flotta nei porti
di Rouen e la Rochelle, che permetteva loro di commerciare liberamente in spezie,
cotone e altre merci.
La grande quantità di argento manovrata dai Templari fece nascere la leggenda
di miniere d’Oltremare, di cui nessuno ha mai potuto verificare la fondatezza, perché
all’interno del porto della Rochelle non poteva circolare chi non appartenesse
all’Ordine. Il centro di tutte le operazioni finanziarie era il Tempio di Parigi; tutti
questi beni permettevano di ampliare la loro attività per il rinnovamento sociale.
Per la tutela del territorio acquistavano a basso prezzo ampie zone acquitrinose,
e con le loro capacità tecniche e con i loro mezzi riuscivano a trasformarle in breve
tempo in terre fertili che potevano rivendere per acquistare nuovi terreni.
Con bonifiche o acquisti lentamente riuscirono a possedere allineamenti di
terreni lungo alcune direttrici che permisero loro di controllare strade proprie, lungo
precisi percorsi, che collegavano il mare Adriatico alla Germania, i Paesi Bassi alla
Spagna, l’Italia all’Inghilterra, con un reticolo di strade che garantiva la velocità è
l’assoluta sicurezza nei commerci.
La raggera di strade s’infittisce attorno ai loro grandi centri di Parigi e
soprattutto di La Rochelle. Ogni strada veniva punteggiata da Balìe o Comanderie
site alla distanza di un giorno di cammino, e ogni costruzione templare possedeva un
ospizio, dove chiunque poteva pernottare in assoluta sicurezza. Presidiavano e
mantenevano i ponti più importanti.
L’organizzazione terriera prevedeva che ogni grande città possedesse un
tempio, cioè una fortezza. Ogni tempio costruiva varie balìe regionali. Da ogni balìa
dipendeva un certo numero di Commende, costruite a coppie, e sembra che
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ordinariamente fossero collegate fra di loro da passaggi sotterranei, in modo che se
una commenda fosse stata attaccata, poteva chiedere aiuto alla Commenda gemella
per vie interne.
A ogni commenda facevano capo varie grange agricole direttamente guidate da
Templari, o i territori sui quali i Templari avevano diritto di mezzadria. E ovvio che
in ogni commenda i Templari si premuravano di costruire un mulino e un’officina
attrezzata per tutte le necessità, in cui insegnavano le tecniche più progredite,
rendendosi benemeriti del progresso tecnico.
La gerarchia templare vedeva al vertice il Gran Maestro, che assomiglia
molto al Doge di Venezia. Solo apparentemente egli possiede il comando di tutto.
Non può decidere nulla di grave senza consultare il Capitolo generale e non può
spendere se non piccole somme per regali, senza il parere del suo consiglio ristretto;
viene eletto dal Capitolo Generale e deve risiedere prevalentemente vicino ai campi
di battaglia. Suo luogotenente e sostituto è il siniscalco a cui generalmente è affidato
il gonfalone. Il maresciallo è il supremo capo militare, responsabile della disciplina e
della strategia.
Altre autorità superiori sono: il Gran Tesoriere3 dell’Ordine, il Consiglio4 del
Gran Maestro, il Comandante (Turcoplier) delle truppe di colore ed i semplici
sergenti (Commandeurs delle case o grange Templari).
L’Ordine aveva quindi due aspetti:
- la facciata, la difesa della Terra Santa;
- la sostanza, la difesa della Terra Santa del popolo di Dio.
E infatti quando hanno perso la Terra Santa, l’Ordine non è venuto meno, per
niente, perché la loro attività più importante la svolgevano in Europa. E qui in Europa
hanno favorito una vera e propria rinascita anche economica, hanno favorito
l’agricoltura, il commercio e soprattutto il movimento di ricchezze.
Con tutti i beni loro affidati erano diventati veri e propri banchieri e agivano
come tali: coloro che davano in deposito denaro lo potevano ritirare o potevano
pagare con lettere di cambio: una sorta di conto corrente e, la firma dei Maestri dei
Templari faceva fede fino in estremo Oriente.
Questo denaro lo facevano anche fruttare con prestiti ad interesse: prestavano
anche a re e a principi.
E facevano anche finanziamenti e soprattutto hanno finanziato le cattedrali
gotiche. Due conquiste si spiegano dal gemellaggio Cistercensi-Templari:
- l’aver intuito che la grande crisi economica avrebbe potuto essere superata
dall’indigente sforzo edilizio;
- l’aver maturata la concezione ideale delle cattedrali gotiche, che non
nascono dallo sviluppo logico delle premesse tecniche del romanico ma
dalla geniale intuizione che un edificio possa reggersi su pochi punti
essenziali.
Le soluzioni architettoniche trovate per le cattedrali gotiche superavano di
alcuni secoli le conoscenze matematiche del tempo.
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Il Commandeur de la terre et royame de Jerusalem.
4
I Commandeurs de la Citè de Jerusalem de Tripoli et Antiochia.

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E si sa che per calcolare e realizzare quelle enormi cattedrali con quelli archi
incredibili in modo che pochi punti essenziali possano reggere tanto peso con
quell’impressione di leggerezza: tutto sembra spingersi verso l’altro in queste chiese.
Per far questo dovevano conoscere matematica e algebra molto più di quella che era
nota a quei tempi a meno che non avessero una matematica segreta.
Il connubio tra Templari e Cistercensi ha un’enorme importanza per lo
sviluppo che diede alla cultura e alla tecnica in tutto il periodo Templare. I
Benedettini, lo sappiamo avevano raccolto, conservato e potenziato tutti i tesori della
cultura del tempo, anche con gesti avveniristici. Per esempio Gerberto d’Aurillac, il
futuro papa Silvestro II, ebbe il permesso di iscriversi ad un’università araba in
Spagna, per importare nei conventi benedettini le nuove scoperte della matematica e
forse anche dell’algebra, oltre all’astronomia e all’alchimia. Sembra che a lui si
debbono i numeri arabi e lo zero che non era conosciuto dai numeri romani.
Questo fa pensare che ci fossero rapporti con gli arabi, i quali hanno portato la
matematica, l’algebra in Europa. Oggi sempre più storici sottolineano che ci sono
stati rapporti profondi tra cristianesimo e islamismo. Se i cristiani andavano a
studiare nell’Università araba evidentemente c’era un rapporto culturale, non
solo, ma esisteva anche un certo rispetto di Tradizioni.

I TEMPLARI

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Michelet, grande storico, dice che la caduta dei Templari fu il più grave
cataclisma della civiltà occidentale. È una farse in bocca a un laico che lascia
abbastanza perplessi. D’altronde noi sappiamo che è stata la morte dei Templari, la
fine di un periodo favoloso della storia della Chiesa cattolica, forse il periodo più
bello , più grande, più formidabile: il periodo delle cattedrali gotiche. E anche se
qualche storico nega la causalità immediata tra la cessazione dei grandi cantieri delle
cattedrali gotiche con la fine dei Templari, tuttavia coincide – e la condanna a morte
del gran maestro dei Templari ha determinato il termine della Vita Nova di Dante e il
proposito di creare il progetto della Divina Commedia. Quindi la loro fine ha dato
inizio ad altre cose che sono vive ancora oggi. I Templari hanno vita dal 1114-1314,
quindi 200 anni. Sono nati e spariti in 200 anni. Nel 1119 Ugo di Payns, il primo
Gran Maestro, con altri otto cavalieri, fanno i voti nelle mani del Patriarca di
Gerusalemme (Germont de Pichignì) dopo di che si riportano in Europa, fanno
grande pubblicità al loro Ordine e accettano dovunque e dappertutto doni, beni ecc.
Nel 1128 il Concilio di Troys li istituisce canonicamente sotto la spinta di S.
Bernardo che era nipote di uno di questi cavalieri – e appunto il Concilio invita S.
Bernardo a dettare le Regole di questo nuovo Ordine.
Nell 1307 Filippo il Bello li fa arrestare. Nel 1312 il Papa, senza attendere il
Concilio li sopprime con Bolla Pontificia e nel 1314, l’ultimo Gran Maestro, con i
suoi segretari, venne arso vivo nell’Isola degli Ebrei a Parigi.
Uno dei fondatori a cui è attribuita un po’ l’idea e l’inizio è questo strano lego
de Champagne de Bloys, il quale nel 1104 viaggia per tre anni in Terra Santa e
sembra che abbia trovato qualche cosa di attinente alla civiltà araba perché invita tutti
i monaci di Citeaux, con il loro abate, a studiare arabo. Dieci anni dopo torna in
Palestina e ritornato a Parigi, regala il terreno per l’Abbazia di Clairveaux. E nel 1225
sistemati i figli, e lasciata la moglie in convento, torna a Gerusalemme e si fa monaco
combattente.
I Templari, difensori del Tempio di Salomone, guardiani della Terra Santa, non
vanno confusi con i difensori di un pezzo di terra. Terra Santa è il luogo dove
prosperano le anime dei giusti; è il luogo dei cristiani, ma questo detto è stato tolto,
pari pari dalla tradizione araba, che aveva già questi difensori della Terra Santa, che
non era certamente la Palestina.
Ed erano lo stesso monaci combattenti. Leggete tutta “L’immagine del
Tempio” che è stata pubblicata da Boringhieri per dire quale lontana tradizione ci
fosse tra gli arabi di questi difensori del tempio. E il tempio non è tanto un tempio,
quanto il entro spirituale nel quale l’autorità spirituale appoggia le regole dell’autorità
temporale legate ad un unico principio. Quindi la difesa della Terra Santa, almeno
dagli scritti di S. Bernardo e dalla concezione appunto tradizionale non era tanto la
difesa di un piccolo territorio, quanto la difesa della Santa Società, quindi la difesa
del mondo cattolico, la difesa della Chiesa – perché resti fedele al suo mandato. Dice
ancora Michelet, che capiva le cose, questo nome di Tempio non era sacro solo per i
cristiani; se essi ci vedevano il Santo Sepolcro, ricordava ai Giudei e ai Musulmani, il
tempio di Gerusalemme. Lìidea del Tempio è più ampia e più generale di quella di
Chiesa. Si pone sopra ogni religione: la Chiesa ha un età; il Tempio no. Quindi è
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contemporaneo di tutte le età e simbolo di una continuità religiosa. E Salomone è
appunto il costruttore del Tempio tradizionale, cioè del luogo di incontro con Dio.
E tutto l’esoterismo islamico considera Salomone esemplare di una particolare
vita spirituale di cui lui è il fondatore. Lui è il costruttore del Tempio a cui si
appelleranno poi tutti i costruttori del Tempio.
Il primo titolo dei Templari è appunto Milites templi Salomonis. Che ci fosse
un rapporto tra cristianesimo e mussulmano è ormai studiatissimo, e tutti gli storici,
soprattutto francesi del medio evo, continuano a scoprirne e a sottolineare aspetti
sempre più profondi.
Sappiamo che Silvestro II, il papa dell’anno 1000, era benedettino ed è stato
fatto Papa sotto pressione di S. Bernardo da Ottone III. Era quel Gerberto d’Aurillac
che fu inviato dai suoi confratelli a studiare all’Università araba di Spagna; e portò in
Francia la prima matematica spagnola! Sembra che dobbiamo a lui i numeri arabi e lo
zero, che non era conosciuto dai numeri romani. Era matematica , astronomia, e a lui
è attribuita anche un trattato di alchimia. Quindi se i cristiani andavano a studiare
nella Università araba, evidentemente c’era un rapporto culturale non solo, ma c’era
anche un rispetto di tradizioni. Questi rapporti sempre in atto attraverso i benedettini:
i quali in Francia si erano già appoggiati alle tradizioni celtiche e ne sono stati i
difensori.
Nel 910 Bernon, che viene dalla Abbazia di Gigny fonda Cluny. Ora sapendo
che Gigny è la filiazione di Mitizza di Anian in Provenza, che ancora esiste e Anion
era una fondazione di monaci irlandesi quali avevano accettato la Regola di S.
Benedetto, evidentemente da Anion viene fuori Gigny e da Gigny, Cluny.
Tra 1100-1300 qualcosa come un migliaio di monasteri accettano la regola di
Cluny e la riconoscono come la loro Abbazia primaziale. Nel 1096 Piene de
Molatone fonda, partendo da Cluny, Citeau e fa la riforma povera, dei benedettini
poveri, perché sembrava che Cluny fosse troppo ricca, che l’abate spendesse troppi
soldi per il monastero anche se lui diceva che li spendeva per abbellire la Chiesa e per
addobbare il culto sacro a Dio. E loro dicevano: Dio non ha bisogno dei nostri ori,
anzi vuole la nostra povertà. E nasce così la grande riforma di Citeau che in poco
tempo acquista più della metà di conventi benedettini.
Nel 1115 l’abate di Citeau manda Bernardo a fndare Clarveaux. S. Bernardo è
l’anima un po’ di tutto: è il grande profeta del Medioevo: è l’uomo che veramente
valeva più dei papi e degli imperatori; è quello che veniva chiamato a dirimere le
questioni, a mettere pace tra i principi, a creare situazioni nuove. È lui che inventò i
Templari. Nel 1092 lui, figlio di Conti, parente dei grandi di Borgogna e di
Champagne, addirittura figlio di contesse di Batius Lenne? – studia con i canonici di
Chatillon e poi si approfondisce nei misteri della preghiera – e vuole educare appunto
dei giovanni, dei suoi compagni a questa esperienza di preghiera.
Nel 1112 a soli 20 anni, si presenta con trenta compagni della sua età a bussare
all’Abbazia di Citeau, chiedendo ospitalità, chiedendo di entrare in noviziato. L’abate
che capisce che non potrà essere lui maestro di preghiera, ma è già Bernardo maestro
di preghiera, li accetta, li tiene un anno, dopo di che appena un cavaliere regala il
bosco a Clairvaux, lo manda con i trenta compagni a fondare una nuova Abbazia; che
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appunto prosperare nel giro della vita di S. Bernardo avrà 61 filiali, fra cui
Chiaravalle. S. Bernardo andrà molto spesso, lui stesso a fondare queste Abbazie.
Fonda questa Abbazia in un monastero e diventa immediatamente il centro di
spiritualità dell’Europa. Tanto che quando il papa vuole predicare la seconda crociata
ne incarica S. Bernardo perché S. Bernardo è la voce della cristianità, senza farsi
vedere e senza avere alcun potere se non quello carismatico. Non quindi una carica
che viene caricata dalla schiena (perché uno si nota così), ma un potere carismatico
che viene dall’interno e cioè scende dall’alto.
E tutti lo riconoscono il grande spiritualista del suo tempo, tanto che
l’arcivescovo di Arena d’Irlanda, S. Malachia, dopo aver fatto il pellegrinaggio a
Roma per farsi benedire da un pontefice che era discepolo spirituale di S. Bernardo,
viene a sapere che chi aveva dato quella luce al papa per fare quelle riforme, era un
benedettino di Francia e allora lui va in pellegrinaggio da S. Bernardo e S. Bernardo
appena lo vede, gli profetizza che avrà poco tempo di vita e che si fermi nel suo
convento. E Malachia resta lì e S. Bernardo gli dice: prima di morire lasciami una
profezia per la Chiesa. E in una notte di dolori e di visioni Malachia scrive quei 111
motti latini e li attribuisce ciascuno a un papa fino alla fine del mondo (l’attuale è de
labore onis) dopo di che ce ne sono solo due. E Malachia muore tra le braccia di S:
Bernardo riconoscendolo il grande maestro del suo tempo.
S. Bernardo è cistercense, è cluniacense; noi sappiamo che Cluny – come tutti i
monasteri cluniacensi – sono la grande fabbrica della civiltà occidentale.
Oggi si riconosce che il rinascimento è il 1300 è l’epoca delle grandi Abbazie
perché sono le grandi abbazie che conservano e sviluppano la civiltà e il benessere
della gente. Sono le abbazie che fanno le bonifiche: le abbazie che sono la speranza
dell’Europa.
S. Bernardo capisce che questo modo di realizzare la civiltà è anche un
modo di fare ricchezze. Se queste ricchezze restano i mano ai monaci, rovinano
la povertà dell’ideale monastico e creano nell’abate un potere pari a quello
civile, difatti i grandi abati poi fanno invidia ai principi i quali li fanno loro
vassalli. Poi le lotte per le investiture…, il modo di secolarizzare la Chiesa e sarà la
rovina. D’altronde se questi beni cascano in mano ai re, i re per loro natura sono
anche fatti per fare soltanto le guerre e questi beni sono fatti per gonfiare un egoismo
che finisce sempre in un grande disastro per la cristianità. Allora Bernardo sogna una
utopia. Se questi beni potrebbero essere sottratti alla Chiesa e non lasciati in mano ai
principi, si potrebbe credere che questi beni potrebbero ipoteticamente essere
utilizzati soltanto unicamente per il bene. Allora ecco l’idea: creare i Templari per far
si che possano utilizzare questi beni soltanto per il bene degli altri, senza utilizzarli
per sé. È possibile un terzo potere al di là del potere religioso, del potere militare, un
potere finanziario che garantisca il bene della Chiesa e della Terra Santa, cioè la
terra dei cristiani, al di là degli egoismi da una parte e dall’altra?
Viene a sapere, da suo zio, che gli arabi avevano già inventato qualche cosa di
analogo. Allora dice: perché non proviamo a farlo anche noi? Dei cavalieri, monaci,
che abbiano questa duplice vocazione – apparentemente contraddittoria – di monaci e
soldati. Ma monaci perché poveri assolutamente. Soldati per difendere il bene della
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Chiesa, il bene dei poveri. Che non utilizzino per sé questi beni, ma soltanto per il
bene degli altri.
Quindi i Templari hanno una precisa Regola. Il Templare prima monaco e poi
soldato. E il Gran Maestro è eletto dai cavalieri, però non è un principe che possa
comandare su tutto; tanto meno utilizzare i beni del suo Ordine. Ma soltanto
organizzare i beni del suo Ordine. Ma soltanto organizzare i suoi per far questa
precisa difesa. Quando lui muore, i sontuosi abiti da Gran Maestro, con cui deve
presentarsi in pubblico per l’autorità che porta, vanno regalati ai lebbrosi. I Templari
hanno un orario come i monaci: devono alzarsi a mezzanotte – per dire il mattutino
come i benedettini. E poi devono rialzarsi alle 5 d’estate e alle 6 d’inverno per sentire
la Messa, perché non sono preti; e poi recitare terza e sesta; e poi interrompere i
lavori a mezzogiorno con nona e poi interrompere alla sera con il vespro. A
mezzogiorno devono consumare il pasto in silenzio. Tutti i venerdì di quaresima
devono fare il digiuno e dopo cena, devono raccogliersi in silenzio, e preparasi alla
notte di preghiera. Però devono essere anche guerrieri, e in un modo tutto particolare.
Guerrieri non azzimati; guerrieri con barba ; le scarpe però devono essere senza
punta; non devono acconsentire a giochi, alla caccia - a meno che non sia da cacciare
il leone. Il leone è l’unico animale che loro possono cacciare. Lontani dalle donne,
nei loro conventi e soltanto nella tarda loro storia accettano delle donne come oblate,
ma solo di una certa età e solo per i lavori di cucina. Il loro tempo libero deve essere
tutto dedicato alle armi e quindi otto ore al giorno do esercizi militari. Tanto da fare
quei muscolacci, enormi, che permetteva loro non solo di alzare con una mano sola
queli spadoni che adesso noi riusciamo ad alzare con due mani, ma soprattutto
muoversi dentro quelle corazze che per noi sono una cosa da morto ?
Loro ci si muovevano dentro non solo, ma potevano combattere; quindi dei
giganti, veramente dei culturisti. E se per questi loro servizi militari cioè sorveglianza
delle strade, dei porti etc. erano impediti dalla recita del breviario, dovevano recitare
13 Pater Noster per le ore, 9 Pater Noster per i Vespri e 40 Pater Noster per tutto il
Breviario. E il Padre Nostro, noi sappiamo è una preghiera iniziatica per chi sa dirla.
Se un frate morirà, un povero doveva essere nutrito per 40 giorni al posto del
defunto. All’inizio non potevano mangiare carne, dopo, con la riforma di Onorio III
potevano mangiare carne tre volte alla settimana e pesce possibilmente allevato nelle
loro pescherie.
Per capire l’ideale dei Templari, come lo aveva sognato S. Bernardo, leggiamo
il “De Laaude Novae Militiate” “Liber ad Milites Templi” richiesto da Ugo di
Payns, uno dei fondatori e che S. Bernardo ha scritto tra il 1130 –1136, con il suo
stupendo latino, e comincia la Regola templare:“vai e vieni al cenno del
comandante… e passa in rassegna tutti”. E alla fine fa quel terribile ritratto: “non
dovevano essere turbolenti né impetuosi, mai precipitati per leggerezza, ma sempre
con ogni cautela e previdenza devono ordinare se stessi e disporsi alla loro guerra
quotidiana”. Non dovevano guardare spettacoli, la televisione. Non dovevano
coltivare la capigliatura. Mai pettinati, raramente puliti… ecc. E cioè dei veri
guerrieri. Non è che i Templari non fossero puliti, ma l’immagine doveva essere di
guerrieri terribili. Infatti, quando si presentano, la gente scappava via. Ed era
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inevitabile, perché non perdonavano a nessuno; non guardavano in faccia a nessuno.
E questo sarà uno dei punti per cui molti potenti li odiavano. Ma continuando la
lettura del De Laude Novae Militiate” vediamo che S. Bernardo studia le virtù dei
Templari nell’idea toponomastica dei luoghi palestinesi. E prendendo lo spunto da
Gerusalemme dice appunto che i Templari devono stare attenti ai contagi dei pagani,
ma non gli arabi, i pagani cioè quelli che non sono cristiani. Beltemme dà lo spunto
per dire che devono nutrirsi del pane spirituale, corporale. Nazareth, che devono
conoscere le cose a fondo. Il Monte degli Ulivi, che devono pensare seriamente alla
confessione. E il Calvario è la loro purificazione, e il sepolcro, nel vivere e morire
(fatto iniziatico). E tante altre cose che si vede chiaramente hanno una traccia
iniziatica evidente. La loro Regola li fa veramente difensori del popolo cristiano.
Devono viaggiare almeno in due ( sempre in due come oggi i carabinieri). Devono
mangiare due nello stesso piato e alternativamente lavarlo e appenderlo al loro
chiodo, come dice la Regola. Dormivano per terra sulla paglia, quindi abituati a tutte
le fatiche della guerra. Vestivano di bianco sopra la corazza con la famosa croce sulla
spalla sinistra. E la croce era la croce celtica e il loro motto “non nobis Domine, non
nobis”. Dovevano agire dice S. Bernardo sempre “bellement et en paix” cioè con
cortesia e con calma quindi con una certa eleganza morale, che li doveva distinguere
da qualunque altro soldato. Quindi una milizia tutta particolare. E non potevano
possedere denaro: se veniva trovato un baiocco addosso ad un templare morto, non
poteva essere sotterrato in terra benedetta, perché diventava maledetta. E non
potevano usare mai dei soldi degli infiniti soldi che aveva la loro cassa, tanto che
quando il re di Francia, Luigi IX e poi il suo predecessore Luigi VII della quinta
Crociata, ritrova a mal partito senza più esercito perché disobbedendo ai consigli del
Capo Templare si era messo in Turchia per strade sbagliate, era caduto in una
imboscata e si è ritrovato senza esercito, ha chiesto un prestito al Maestro Templare.
E lui dice: soldi non ne ho, bisogna che io convochi il mio Consiglio Supremo e se
quello crederà bene, ti potrò dare i soldi, ma non la posso fare se non entro un
mesetto.
E tre maestri templari sono caduti prigionieri in mano dei mussulmani e quali
hanno chiesto il riscatto e hanno dovuto morire in prigionia perché non sono stati
riscattati. E nessun cavaliere templare poteva essere riscattato dai soldi infiniti che
avevano nelle loro casse. Perché tutti dovevano vedere che di quei soldi loro non
toccavano niente: erano i soldi del popolo di Dio. Dovevano invece completare
quanto i monasteri non riuscivano a fare nel compito di difendere e sviluppare le
capacità del popolo cristiano; come liberatori del popolo cristiano e organizzatori.
Ecco le quattro direttive del tempio: nutrire, proteggere, sviluppare e liberare. Nutrire
la povera gente: siamo in epoca tristissima. Pestilenze, carestie, lotte continue tra
principi, avevano ridotto la gente a quella famosa economia curtense, che
praticamente voleva dire che ogni fattoria doveva pensare a tutto dalla tessitura al
pane ecc., perché non era possibile fare commerci fra una città e l’altra tanto era il
banditismo di questi cavalieri, di questi sbandati dell’esercito, che razziava
continuamente. Non era più possibile far niente . Le cronache del tempo, prima del
1000 o del 1000, cosa descrivono: delle cose terribili! A un certo momento, dopo 50
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anni di vita templare si vedono i panni di Francia arrivare ad Assisi, gli argenti
italiani arrivare nelle Fiandre e il vino delle Fiandre arrivare a Chieri. Le strade sono
protette e libere, come facevano? I Templari proteggevano le strade: lungo le strade a
distanza di una giornata di cammino l’una dall’altra esistevano case templari che
ospitavano qualunque pellegrino bussasse alla porta. Chi trasportavano delle merci, o
preziosi, faceva certe strade e sapeva che alla notte poteva dormire in una casa
templare ben difesa. E durante la giornata tra una casa e l’altra c’erano sempre due
templari a cavallo che andavano su e giù come le camionette della polizia per
garantire, assolutamente, da qualunque sorpresa.
Vigilavano sui ponti, per esempio a Torino, il Ponte di Moncalieri, il famoso
Ponte che attraversava il Po che era l’unico passaggio dal Piemonte Est al Piemonte
Ovest, era vigilato dai templari che avevano il loro castello. Quindi garantivano i
commerci, non solo, ma le loro case custodivano tesori e in epoca di guerra sappiamo
che addirittura dei re hanno affidato ai templari tutti i loro averi. Queste strade come
venivano in possesso dei Templari?
La gente regalava ai Templari, e loro si facevano regalare volentieri acquitrini,
zone spopolate da contadino e le loro bonificavano e rendevano fertilissime
dopodiché se era nei loro tracciati, se la tenevano, se no la permutavano con altre
terre, magari meno buone, che erano sui loro tracciati, in modo tale che le loro strade
diventavano veramente di loro proprietà. Tre volte alla settimana dovevano
dispensare gratuitamente cibo e vestiti ai poveri. Quindi dovevano ammassare
costantemente dei beni, per poter distribuire al momento opportuno. E nei loro
castelli e nei monasteri attigui dei cistercensi dovevano sviluppare le arti e i mestieri.
Quindi quello che già facevano questi monaci, loro la potenziavano. E senza
trasformare i monasteri in grandi officine, la facevano nei loro castelli. Allora vedete
sempre che accanto al monastero Cistercense c’è sempre il castello templare. Qualche
volta addirittura contemporaneamente, per cui se voi andate a Mont San Michel, vi
diranno che era dei benedettini e certamente era dei monaci benedettini: questo è
chiarissimo da tutti i documenti. Era una fortezza. E chi difendeva la fortezza erano
i templari, ma di questi non si parla più. Perché sono stati maledetti, sono stati
soppressi, sono stati scomunicati. Non se ne vuol più ricordare la presenza. Però si
vede sempre accanto all’Abbazia cistercense il castello templare. (Sant’Apollinare
che voi conoscete, c’è ancora). Quindi dovevano finanziare queste imprese di
rieducare la gente alle arti e mestieri. E sono stati loro che nelle cattedrali gotiche
hanno voluto che sui portoni apparissero queste arti e mestieri santificati all’ingresso
del Tempio di Dio. Era un modo di servire il popolo cristiano. Quindi preparazione di
tecnici, organizzazione di consorterie ecc. E quando si trattava di dare uno sfogo al
surplus di benessere che c’era nell’Europa, dovuto anche a loro, mettono in moto
quella ruota, che volano di benessere che è la costruzione di fabbricati, le cave, gli
scalpellini, i carpentieri, e la mano d’opera per le grandi costruzioni ed hanno
inventato quell’assurdo che è la costruzione delle cattedrali gotiche. In cui lavorano
per 50 anni migliaia di persone a tirar su degli assurdi di chiese alte 75 metri in
paesetti piccolissimi come ad esempio Ch’atre, di 3000 abitanti, che ha una cattedrale
per 15000 persone. Volute e finanziate dai Templari, per liberare i servi della gleba,
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renderli autonomi, non più mezzadri e le loro terre venivano così lentamente
riscattate dai contadini, i quali pagando la decima, in pochi anni diventavano padroni
delle terre. E loro ne avevano sempre di nuove, perché le bonifiche non erano mai
finite. Per cui tutta la Francia è stata segnata nella direttrice Nord-Sud e Est-Ovest da
un incrocio di strade templari. Basta indovinare un paese o due, sulla stessa direttrice
dei Templari, poi potete proseguire, come abbiamo fatto già tre anni, in Francia e in
Spagna, potete incrociare sempre in quella direttrice tutte chiese templari,
caratterizzate dalle teste celtiche sulla base degli archetti.
Ogni centro provinciale dei Templari doveva costruire varie Balìe Regionali,
ogni Balìa doveva costruire coppie di Commende; ogni Commenda doveva costruire
Grange agricole, in mano ad una quantità di Templari o di appaltatori o di affittuari
dei Templari. E quando trovate il nome Grangia, trovate sempre la presenza dei
Templari, allora vedete tra Asti e Parma, sulla direttrice Moncalieri – Asti, la cascina
di S. Bernardo, il Castel Merlino, la Baussanta, e la grangia di Chieri. Tutte cose
templari: un percorso nettissimo in cui vedete le presenza dei templari con dighe, con
bonifiche, monasteri, chiese ecc. Tutte queste cose, alla distanza di una giornata l’una
dall’altra.
Perché coppie di commende, perché coppie di grange? Perché ogni grangia e
ogni commenda era collegata con la commenda gemella da un sotterraneo, per cui
quando una commenda era attaccata i cavalieri sparivano dall’altra parte; oppure se
una era assediata, avevano aiuti dall’altra parte. E sempre la Commenda dove c’è un
corso d’acqua.
Avevano anche una marina e l’hanno concentrata nel porto de La Rrochelle
che era un forte a cui non potevano accedere se non i templari, esclusivamente gli
uomini dell’ordine. Perché? Perché certamente c’era qualche cosa che nessun altro
doveva vedere.
Delle navi che arrivavano cariche d’argento. Da dove? Non sappiamo. Le
ipotesi sono due. La più assurda e quella di Jean de la Varold, che è una storico serio,
il quale dice che arrivavano navi cariche d’argento dall’America del Sud (300 anni
prima di Cristo foro Colombo). Non sappiamo. Certamente battevano tutta la
Baussanta, la bandiera bianca e nera, non quella della iuve. (erano due triangoli)
Baussanta, non sappiamo cosa voglia dire: la beata. La benedetta, non
sappiamo. Comunque nero e bianco era il loro colore ed era obbligo morale di ogni
cavaliere di non abbandonare il campo di battaglia, finchè la Baussanta sventolava.
Obbligo di morire piuttosto, e Baussanta” è anche il loro grido di guerra. Avevano
una stretta gerarchia – formidabile – capitanata dal Gran Maestro – soggetta però al
Capitolo Generale, il quale non può far tutto ma deve ascoltare il capitolo generale.
Accanto a lui, ha il suo vice il siniscalco. Quando il Gran Maestro è a Gerusalemme,
il Siniscalco governa l’Europa e viceversa. E sapere che in Oriente c’era l’esercito
che difendeva la terra santa propriamente detta, che era meno di 1/3 dei cavalieri di
tutta l’Europa. Quindi evidentemente l’Ordine aveva questi due aspetti: la facciata, la
difesa della Terra Santa; la sostanza invece la difesa della terra santa del popolo di
Dio. Infatti quando hanno perso la terra santa loro non si sono sentiti frustrati e senza

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scopo nella loro vita, ma continuavano a difendere la terra di Dio, con quell’altro
sistema.
Poi c’era il Maresciallo, che era il supremo capo militare, responsabile della
disciplina e della strategia. Questi titoli poi resteranno nell’esercito francese e
passeranno anche agli eserciti europei. Poi c’era il Commendatore della terra di
Gerusalemme che era il tesoriere dell’Ordine, il quale generalmente non era a
Gerusalemme, ma in Europa, anzi a Parigi, dove appunto il Tempio aveva il massimo
dei beni dei Templari. Poi c’era il commendatore della città di Gerusalemme che è
uno dei Grandi Elettori; poi c’è il comandante dei cavalieri.
Ogni fratello cavaliere aveva diritto a 3 cavalli e 1 scudiero; quindi un esercito
di 100 cavalieri templari era un esercito di 300 cavalli e 300 scudieri più tutto quello
che portavano con se. Soltanto il Gran Maestro aveva diritto a tre cavalcature, più un
diacono scrivano, e un saraceno come aiutante. I Templari non erano sacerdoti,
dovevano avere come padri spirituali i cistercensi. Soltanto molto tardi nel 1206,
Innocenzo III, concederà a qualche templare di diventare sacerdote, per essere
autonomi anche da quello. Avevano una stretta disciplina che dovevano osservare
sino all’estremo perché abbiano avuto tra i traditori dell’ordine, qualcuno che era
stato espulso dall’ordine per aver violato uno di questi punti. Le punizioni erano: la
meno grave la perdita della casa (dovevano cambiar casa o andare in qualche
convento); la simonia, tradire il segreto, il complotto contro fratello, la fuga nella
battaglia per paura, latrocinio in casa, ecc.; la perdita dell’abito cioè esser buttati fuori
dall’ordine, far torto a un cristiano, avere un rapporto con una donna, la menzogna,
l’accusa falsa di un fratello, uccidere per rabbia una bestia.
Le punizioni leggere erano passate in qualche grangia di lavori forzati; le
punizioni più gravi addirittura venivano chiusi dentro un convento benedettino o
agostiniano.
Erano estremamente poveri: avevano dei beni incredibili, ma nonostante
questo, loro non hanno mai posseduto niente. Avevano una bella dotte di vestiti, di
armature, spade, cavalli ecc. quello si sempre abbondante, mangiavano bene e pare
che bevessero anche meglio e si dice in francese buvè comme un templier e non bua –
buvè che era proprio il detto medievale. E i templari nonostante la loro povertà,
potevano accettare tutto, mentre i benedettini non potevano accettare se non i beni per
la Chiesa, non per il Convento perché dovevano mantenersi da soli con il lavoro della
terra, i Templari potevano accettare tutto, pero dovevano mantenere questo esercito.
Erano banchieri, accettavano depositi di beni, anche denaro e davano degli
interessi. Prestavano denaro per i re e per i papi, per le crociate. Garantivano il
trasporto di denaro con un conto corrente che era già stato usato dai veneziani, le così
dette lettere di cambio o la firma del Maestro dei Templari faceva fede fino in
estremo Oriente. Il centro di tutte le operazioni era il centro di Parigi. Pensate che
qualcuno li faceva esecutori testamentari e Luigi IX affidò loro il tesoro della
nazione, quando è andato due volte in Crociata e addirittura la riscossione di tutte le
tasse in Francia. E non si ha memoria di nessuna lamentela durante questo periodo in
Francia.

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Cosa ne facevano di tutti questi beni? Hanno per esempio finanziato le
cattedrali gotiche. Sviluppavano l’agricoltura e a quel tempo l’agricoltura era il
massimo dei beni. Possedevano miniere d’oro in Spagna, miniere d’argento in
Francia e in Spagna, miniere di ferro in Borgogna. Commerciavano in spezie, in
argento, in cotoni ecc. Però la loro grande forza era nel costruire, erano costruttori del
Tempio di Dio. L’architettura ha fatto dei passi da gigante nella trasformazione tra
romanico e gotico e si sa che per sostenere e per calcolare certi rampanti bisognava
sapere matematica e algebra molto di più di quanto era nota in quei tempi, a meno
che loro non avessero anche una matematica segreta. Di fatto sappiamo che qualche
architetto, purtroppo siccome erano quasi tutte anonime queste costruzioni, abbiamo
pochissimi documenti, ad esempio Guglielmo da Volpino sappiamo che è stato
educato a Cluny e sarà l’architetto di San Benigno di Dijon, di Fecamp, di Bernòy, e
sappiamo che queste due abbazie hanno influenzato Oan e Jumiege e queste sono
state il modello per tutte le cattedrali del primo gotico in Inghilterra. Tra 1000 e 1300
furono costruite più di 1000 chiese abbaziali, 326 nel secolo decimo primo e 702 nel
decimo secondo. Sapendo che ogni chiesa veniva costruita in circa 25/50 anni pensate
quanti operai, in queste migliaia di cantieri, per 50 anni di seguito.
Chi anticipava tutti i soldi che erano necessari per pagare le cave, per pagare
tutti gli scalpellini, prima che la gente lentamente filando alla domenica, raccogliendo
le decime sul frumento, sul granoturco, sul riso ecc., pagassero le loro cattedrali
gotiche? Chi anticipava tutta quella quantità di soldi arano i templari. Questa è la loro
realtà e in 50 anni hanno creato una civiltà cristiana di una ricchezza, di una
floridezza di cui le cattedrali gotiche sono soltanto l’aspetto più vistoso. Noi
sappiamo che in quella epoca, sec. XI-XIII è epoca dei grandi santi, di grande
sviluppo del cristianesimo, della fede del popolo. Purtroppo è stato un breve sogno.
Morto S. Bernardo, lentamente i Templari sono stati sempre di più in mano del potere
temporale e del potere secolarizzato della Chiesa, che in collaborazione li distruggerà.

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FINE DEI TEMPLARI

Il processo dei Templari fu certamente un processo voluto dalla Provvidenza.


La cosa così importante per la Chiesa non poteva non essere un fatto provvidenziale,
anche se è doloroso dirlo. Fu un’opera calcolata, misurata, da una cattiveria, da una
bramosia spietata di Filippo il Bello: un’opera perdurata 10 anni, in cui hanno
distrutto quanto di più bello i Templari avevano costruito. E vedremo quali sono le
possibili spiegazioni. Comunque, la Bolla di Papa Clemente XIV, con cui questo
pontefice sopprimeva i gesuiti, cita la soppressione dei Templari e la mette in
relazione. E dice Clemens V, parites predecessor nostri…” Il nostro predessore
Clemente V, con una sua lettera del 1312 sopprime l’Ordine Militare dei Templari,
benché legittimamente confermata – e d’altronde – piena di meriti nel regno cristiano
– nonostante che fosse stato inseguita da questa Sede Apostolica, di benefici,
privilegi, facoltà, esenzioni, vicende “ab universalem diffamationem”. Siccome tutti
ne parlavano male, il papa lo ha soppresso. E così scusa la soppressione dei Gesuiti,
nel 1600. Ora, aver affiancato queste due soppressioni, direi che è una più forte
scusante sul sospetto che appunto i Templari siano stati soppressi per qualche cosa di
infamante.
S. Antonino, vescovo di Firenze, dice che le colpe dei Templari erano state
inventate dall’avarizia, per spogliarli dei loro beni. Quindi noi possiamo credere a
questo santo vescovo di Firenze, che era quasi contemporaneo e che ha potuto vedere
i documenti da vicino, anche perché (o per lo meno ne era viva la memoria). Noi
sappiamo che Filippo il Bello, venuto su dal niente, aveva praticamente riconquistato
la parte nord della Francia, voleva unificare tutto, ed essenzialmente voleva togliere
alla nobiltà quei privilegi e quelle autonomie che impedivano a lui di fare della
Francia uno stato nazionale (l’unità nazionale). E per le guerre con cui deve
affermare questa supremazia del re su tutti gli altri – guerre esterne e guerre interne –
aveva bisogno di un sacco di soldi, e che lui non sapeva come trovare. E noi
sappiamo appunto che si è sporcato le mani con una serie di cinque processi. Il
processo ai Lombardi di Parigi ( i mercanti Lombardi che avevano delle banche,
avevano un sacco di beni) li processò, li buttò fuori dalla Francia, incamerando tutti i
loro beni. Agli ebrei – nuovo processo – incameramenti di beni ecc. E finalmente ai
Templari – dopo tutto quello che avrà fatto agli altri.
Quindi si può dire che la mira del re era di impossessarsi dei beni dei Templari,
ma anche – e forse più importante – di sopprimere uno stato dentro lo stato per
poter creare un’autonomia regale che li permettesse qualunque cosa.
Il 13 ottobre 1307 mobilitando tutti i suoi soldati, tutta la sua polizia, tutti i suoi
adepti, ha dato ordine che in tutte le case dei Templari si presentassero, armati, dei
suoi rappresentanti, per chiedere ai soldati templari di andare al Municipio, diciamo
al centro, per chiarire qualche cosa. E quando fossero stati in questa sede (Municipio)
dovevano esser arrestati e immediatamente messi in mano all’Inquisizione. E già
l’Inquisitore – Guillame de Paris – grande Inquisitore di Francia, fratello di quel
ministro a cui Filippo il Bello aveva affidato tutta l’operazione templare aveva già
dato ance sotto tortura, con una serie di domande già formulate. Quindi noi possiamo
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dire la soppressione dei templari e soppressione di tipo inquisitoriale – quindi la più
spaventosa che conosciamo nel medioevo.
Gli autori di questa dramma sono almeno tre:
Federico II – imperatore di Germania, sempre però vissuto in Sicilia, pupilla di
Innocenzo III – educato alla corte pontificia, nipote di Barbarossa, il quale avrebbe
dovuto essere il Defensor fidei secondo Innocenzo III. Di fatto fu una persona quanto
mai equivoc, che Gregorio IX dovete due volte scomunicare: prima perché non
accettava di andare alla Crociata (cosa che lui aveva già accettato dopo quella guerra
che c’era stata col papa) e finalmente, quando è andato in Crociata ha fatto tali
pasticci ed ha urtato talmente la suscettibilità dei locali e soprattutto dei Templari che
avevano quel piano di pace coi turchi di equilibrio tra i turchi di Egitto. Lui voleva
rovinare tutto e rovesciare tutto; e per questo comportamento equivoco di nuovo
Gregorio IX, lo scomunicò. Appunto amico di Ezzelino da Romano, la belva della
marca Trevigiana, fu l’origine di tutti i sospetti dei templari, perché quando tornò
dalla crociata , soppresse tutti i beni dei templari in Sicilia, se ne appropriò, e fece
ammazzare Pier delle Vigne per un motivo, perché era amico dei templari, difensore
dei templari, e forse faceva parte di quei Fedeli d’Amore che era un prodotto
tipicamente templare. E per scusare la sua azione mandò lettere a tutti i paesi
d’Europa, in cui inventava un sacco di sospetti sui Templari, tra cui il peggiore –
perché i Templari vanno 2 a 2, perché mangano 2 nello stesso piato, perché sono stati
tutti sodomiti.
Confiscò tutti i loro beni e avrebbe voluto che i Templari non fortificassero
Gerusalemme e, in qualche maniera fu lui a preparare la strage di Gaza sobillando i
turchi di Egitto con cui i Templari avevano dei buoni rapporti.
L’autore principale è certamente FILIPPO IL BELLO. Diciamo che in tutta
la sua politica mirò a sottomettere alla potenza reale tutte le forze dello stato,
soprattutto trovando ostacolo nei Templari che erano fedeli alla Santa Sede ed erano
autonomi con tutto il beneplacito del Papa. Non pagavano le tasse, facevano quel che
volevano dei loro beni: quindi era una internazionale che poteva spostare
immediatamente e suoi beni in Spagna, in Germania, ecc. e sottrarli quindi all’avidità
del re. E nonostante che lui abbia chiesto più volte prestiti ai templari e i Templari
glieli hanno sempre concessi, quando si era ben indebitato li ha fatti sopprimere e
così ha pagato più. Lo storico Bernard Saiset, che non è certo un partigiano, dice che
non era né un uomo, ne un animale – era una bella statua.
È una definizione terribile di questo politicante il quale non badava ai mezzi
per arrivare ai suoi fini. E uno dei propri fini era di togliere immediatamente
l’ostacolo alla sua successione (ai sospetti della sua incoronazione reale) facendosi
togliere la scomunica a se stesso e ai suoi adepti. Soprattutto a quella losca figura che
lo ha sempre aiutato in tutte le peggiori sue azioni. E noi sappiamo appunto che
siccome Bonifacio VIII aveva riconfermato la scomunica egli mando Nogaret con un
piccolo esercito in Italia e il Nogaret attirò il Papa in una imboscata ad Anagni e
pubblicamente lo umiliò con il famoso schiaffo di Anagni. Per cui Bonifacio VIII,
riconfermò la scomunica. E quando i cardinali si radunarono nuovamente in Concilio,
per eleggere un nuovo pontefice, il Nogaret era presente – e fece pressione in tutti i
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modi perché fosse eletto un cardinale francese. E non si riuscì perché gli Italiani
elessero Benedetto XI (Nicolò Boccalino) domenicano, e appunto il re ne fu
scontentissimo.
Questo papa durò due mesi e mezza. Una notte fu trovato morto si dice per
dolori intestinali – il grave sospetto era di veleno propinato appunto da camerieri
pagati dal Nogaret.
Dopo di che immediatamente volle che i cardinali francesi si radunassero in
Francia e invitò quei pochi cardinali italiani che c’erano in Francia e questi elessero
un cardinale francese suo amico, e prima dell’elezione ebbe un lunghissimo colloquio
(prima dell’incoronazione) con il re.
Questo Clemente V fu accusato, dopo la morte, di nepotismo; ma Dante lo
accusa di simonia e la mette deciso tra i simoniaci. E lo mette incastrato nella pietra,
quella pietra su cui Cristo fa poggiare la Chiesa. Quindi Filippo il Bello si era già
sporcato le mani con quei processi e finì per sporcarsi le mani con il grande processo
dei Templari, e alla fine non avendo avuto ragione del vescovo di Troys il quale si era
permesso di rifiutare il Processo ai Templari; fece il processo anche al vescovo di
Troys, lo fece detronizzare e uccidere.
Quindi è una figura piuttosto losca. Clemente V (Bertrand Degaux) fu eletto
appunto nel 1305, dopo la sua morte, dal Pontefice successivo, quindi non era un
tribunale laico, ma da un tribunale ecclesiastico, fu processato per simonia, perché
aveva dato troppo ai suoi parenti, tra cui anche beni dei templari. Nel 1307 dalla
Bolla Pastoralis paenitentiae ordina ai re d’Europa di impadronirsi dei beni dei
Templari. Si dice, ma forse lui aveva sentito parlare male dei Templari; forse lui è
stato succube del re; non era sua volontà …Purtroppo possediamo nell’archivio
storico di Stato di Venezia due lettere di suo pugno, ai vescovi di Nicosia e di
Famagosta che erano sotto la Serenissima repubblica e quindi erano abbastanza
indipendenti dal re di Francia e i Templari, nella repubblica veneta non sono stati mai
processati. Dava ordine a questi due vescovi di arrestare, interrogare i cavalieri
templari e anche sottoporli alla tortura se non denunciavano quelle cose che erano
scritte nel famoso interrogatorio dell’inquisizione.
Nel 1305 quando fu incoronato nella Chiesa di San Giusto a Lione dopo aver
parlato per 2 ore con il re di Francia, nel corteo papale che si snodava dalla Cattedrale
alla reggia, passò sotto un muricciolo dove si era assiepato un po’ troppa gente e quel
muricciolo crollò, cadendo sulla testa di Duca di Bretagna, che morì con 12 del suo
seguito. E il papa stesso fu disarcionato dalla mula, cadde per terra, perdette la tiara,
la quale cadendo perdette parecchie pietre. La gente lo vide come un segno, un
presagio molto nefasto.
Quali erano queste accuse con cui il Papa decretava la soppressione dei
Templari?
Senza aspettare il Concilio di Vienne che lui stesso aveva convocato, e siccome
i Templari non erano stati un ordine approvato dal Papa, era stato un ordine
approvato dal Concilio, avrebbe dovuto di nuovo essere soppresso da un Concilio
e lui invece lo sopprime senza aspettare il Concilio .
Motivi:
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- l’ordine è fortemente intaccato d’eresia;
- il maestro e molti membri hanno confessato cose che rasentano l’eresia e
l’infedeltà;
- l’ordine è odioso ai prelati e al re
- nessuno ha voluto prendere la sua difesa;
- non ha più nessuna utilità per la Terra Santa, per cui esisteva ed è stato
fondato;
- se la sentenza fosse tolta, i Templari perderebbero lo stesso tutti i loro beni,
tutto però si mette al prossimo Concilio di Vienne.

Vediamo partitamene questi capi d’accusa che ci permettono di rivedere un po’


la sorte di questo ordine.
1. L’ordine è fortemente intaccato di eresia. Nel 1266, quindi soltanto 34 anni
prima il Sultano d’Egitto Bejbars attaccò la fortezza templare di Sapèz. E per il
tradimento di uno dei famigli di Templari, potè penetrare e ottenere la capitolazione.
Senza rispettare i diritti di guerra, i Templari incarcerati e torturati. Furono scorticati,
battuti, per farli abiurare alla loro fede, senza ottenere nulla. Tutti subirono la morte
piuttosto che cedere la loro fede. Il templare faceva la Comunione come tutti in quella
epoca lì, tre volte all’anno, la comunione si faceva rarissimamente – a Natale, a
Pasqua e a Pentecoste. E facevano una lunga preparazione alla confessione perfetta.
Celebravano tutti gli anni le feste di Abramo, Isacco e Giacobbe. Di Tommaso, quelle
di S. Maria Maddalena, di S. Gregorio Magno, di S. Caterina e a tutte queste feste si
preparavano con un digiuno. E non si può dire che fossero assolutamente eretici –
non solo – ma il Papa volendo appunto che i piccoli Concili provinciali decidessero
sui Templari ottenne queste risposte: il Concilio di Tarragona del 1310 e ripetuto poi
nel 1312, pronunciò verdetto di non colpevolezza. Il Concilio di Salamanca 1310
rimandò i Templari assolti da tutte le accuse. Il Concilio di Lisbona, non solo, ma
approvò di nuovo i Templari e li pregò di continuare il loro lavoro. Nel 1808 per
riparare questo spaventoso delitto, nell’anniversario della morte di Malory, in
Francia, a Parigi, fu fatto un grande servizio funebre in Chiesa. E nel 1828 a Saint
Germani fu fatto altrettanto dal vescovo locale, per riparare una grande ingiuria della
storia.
Speriamo che dietro il processo di Galileo, il processo di Lutero, si abbia anche
il processo dei Templari.
Dice altro capo d’accusa:
“Il Maestro e molti membri “ hanno confessato cose che rasentano l’eresia e la
infedeltà. Durante il secondo processo, quello che (siccome il Papa aveva avuto la
denuncia di parecchi prelati) l’inquisizione aveva fatto strage dei Templari, anziché
dei giusti processi, il Papa avocò a se tutti i processi dei Templari. E allora mandò
due cardinali non potendo far lui il processo in Avignone, come vedremo dopo e
perché, mandò due cardinali a girare un po’ tutte le case dei Templari e i Templari di
fronte ai cardinali, davanti ai quali potevano finalmente respirare e dire le cose come
stavano, hanno ritrattato tutte le loro confessioni. Ma Jonsard de Gigi a Parigi ha
mostrato il suo braccio scorticato, con le ossa fuori dicendo : se mi facessero ancora
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simili torture, negherei tutto quello che ora affermo e direi tutto quello che essi
vorranno.
Le torture sono spaventose, tolgono l’intelletto, e si sa che la tortura a qual
punto di follia può portare.
Dice altro capo d’accusa:
L’ordine èn odioso ai prelati e al re. Questo è vero e l’odiosità proviene dal
fatto che uno è molto potente, ha grandi privilegi (chi è di noi che non ha odiato il
primo della classe, perché era ben visto dai professori ecc.)
Quando uno è troppo potente viene odiato, viene mal visto; ecco i
Templari avevano tutti i privilegi possibili e immaginabili che li mettevano al di
sopra e al di fuori di ogni autorità.
Evidentemente sono odiosi alle autorità stesse perché quando un vescovo
ordinava qualche cosa e i Templari potevano fargli “marameo” con Bolle pontificie
davanti, è logico che diventavano odiosi. Ignoravano l’ingranaggio feudale, non
erano obbligati a nessun omaggio, a nessuna servitù, a nessun giuramento, ai loro
superiori locali: erano una potenza supernazionale, cosmopolita che poteva spostare
denaro e cose, da una parte e dall’altra senza pagare le tasse a nessuno. Erano
infinitamente protetti dallo stato esenti da ogni autorità anche del clero, anche dai
poteri basati su lettera apostolica tanto è vero che i due cardinali mandati ( nella V
Crociata) a Gerusalemme con i re d’Europa avevano ordinato una cosa sbagliata e i
Templari dissero no, in disobbedienza a questi legati pontefici. E potevano dir di no,
perché sapevano come stavano le cose. E i legati pontifici li scomunicarono.
Onorio III appena saputa la cosa, tolse la possibilità della scomunica da parte
dei vescovi sui Templari. Addirittura questo!
E le Bolle Pontificei che danno privilegi ai Templari sono di Innocenzo III,
218; di Onorio III, 89; di Gregorio IX,97 bolle. Il che vuol dire che tutte le volte che
il papa aveva bisogno di servirsi dei Templari, per ringraziarli, dava qualche
privilegio. E li ha ricolmati di privilegi, e questo qui era evidentemente odioso. Tanto
che impunemente i Templari potevano mettere tra le loro teste, attorno alle loro
chiese, anche delle tiare, mitre, di teste mitrate. I privilegi erano troppi, erano ingenti,
e poi i Templari possedevano un sacco di beni, e i beni sono sempre odiosi.
I Templari avevano nel 1270 mille Commende; nel 1307 ne avevano 2000;
ogni Commenda aveva almeno 40-50 grange di 1000 ettari l’una; quando li hanno
soppressi, avevano in tutta la Francia 9000 case. Pensate che esercito ha dovuto
mobilitare Filippo il Bello per catturarli tutti. A Parigi soltanto possedevano i
quartieri di Marais, le colline di Saint Jacque, di Belle Ville e di M. Martre – era
proprio loro precisa proprietà. Più tutto un bel pezzo del centro storico (che è le
Temple) che è la zona del Oeuvre. Ed erano esenti da ogni tasse e da ogni decima,
avevano per di più 87 fortezze e 300 case dipendenti con sotto sé contadini, schiavi
mori e giudei spagnoli ecc. Spostavano dei beni enormi e anche se di beni liquidi pare
ne avessero pochi, perché li impiegavano costantemente, avevano beni immobili
paurosi.
Cosa facevano di tutti questi beni? Senza essere uno stato aveva un esercito
degno di uno stato. Pensate che ogni cavaliere aveva 3 cavalli e un scudiero. Un
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esercito di 600 uomini, voleva dire 1800 cavalli e 600 scudieri, per di più 87 fortezze
da difendere… e non è mica uno scherzo; e un esercito come quello dei turchi a cui
opporsi, costantemente – quindi dovevano contemporaneamente tenere a bada una
quantità di fronti.
Per esempio in Oriente avevano Chateau Pellerin il promontorio d’Acri che
aveva 300 cavalieri; la fortezza di Tortosa in Palestina, vastissima, non sappiamo
quanti, ma almeno più di 100 cavalieri; Chateau Blanc (Chastell-Blanc come lo
chiamavano) tra Tortusa e Tripoli di Siria, famoso adesso per le guerre di Anafet:
quella zona lì con 200 cavlieri, Chateau de Saphet con 200 cavalieri, e altre 14 case,
tra cui la casa di Gerusalemme che non sappiamo quanti cavalieri avesse ma se noi
guardiamo le famose sale di Salomone, almeno 600 cavalli quindi un minimo di 200
cavalieri, più cammelli ecc.
E quando le cose andavano male, questi eserciti bisognava rifarli da capo a
fondo. Per esempio dopo la disfatta di Fontana di Presson in cui avevano perso 60
cavalieri, immediatamente si è dovuto portare di nuovo 60 cavalieri, con tutto
l’apparato, con tutte le armi, ecc. Così dopo la sconfitta di Hatten – 230 cavalieri
morti nella stessa giornata; e dopo la grande disfatta di Forbik (Gaza), 322 cavalieri
morti in una sola giornata. E questi eserciti dovevano essere infatti quasi
miracolosamente e rifatte anche le fortezze che essi difendevano. E anche allora
costruire era veramente una enorme spesa.
L’odiosità è derivata anche da un altro motivo, che è molto penoso riferire e
cioè che hanno avuto la disgrazia di aver almeno 3 Grandi maestri, veramente
deplorevoli. Il peggiore è stato certamente Gerard de Ridefort. Il quale si era fatto
frate per una delusione amorosa, e noi sappiamo che queste sono le peggiori
vocazioni che esistono. Abbandonato dalla sua ragazza, lui pensò di farsi frate, e
siccome non era molto contemplativo, si spostò in Oriente per vedere di offrire il suo
servizio armato; e vide che i Templari avevano bisogno di gente che sapesse menar le
armi; e fu accettato e si dimostrò di un tale ascetismo, di un tale autolesionismo che
rasentava l’eroismo, per cui è stato immediatamente accettato ed è salito anche a
delle cariche, perché nella guerra, nel combattimento, era veramente eroico.
E purtroppo questo fu un errore; non ebbero pazienza di aspettare che la
lenta penetrazione della luce ne facesse veramente un iniziato, come doveva
essere un grande capo. E purtroppo essendo morti subitaneamente due grandi maestri,
visto che c’era bisogno di un grosso condottiero molto coraggioso elessero lui.
Ed ebbe la sfortuna di avere, come antagonista, nientemeno che il feroce
saladino, il grande Salembire, uno dei più grandi generali dell’armata turca, quello
che poi espugnerà C/poli. E il Saladino, da grande intelligente capì che bisognava
stuzzicarlo in qualche impresa eroica, e allora Saladin una mattina incominciò a
sfornare il suo esercito facendolo uscire dalla fortezza e lui abboccò così schierato
dalla mattina all’alba, sino al tramonto, sotto il sole cocente. Il giorno dopo, la stessa
cosa, e al tramonto Saladino attaccò, quando i cavalieri ormai erano sfiniti da questo
prova di fuoco tremendo.
E con molta poca intelligenza – e Gerard de Ridefort accettava queste sfide;
anzi quando i cavalieri templari denunciarono che l’attacco ad una certa fortezza era
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impensabile perché attaccare di fronte una fortezza voleva dire farsi ammazzare tutti,
lui disse “il cavaliere non deve discutere, deve morire per il Cristo”. Sono quelle
forme appunto di neo-convertiti, che sono le cose peggiore. Ma oltre quello c’è anche
Arnol de Perigor che fu responsabile del disastro di Forbii (Gaza) e forse, anche
l’ultimo Gran Maestro, era forse più diplomatico che eroe e soltanto alla fine si
riscattò come doveva.
Nessuno ha voluto prendere difesa dell’ordine: quando il Papa indisse il
Processo, 200 Templari si radunarono a Lione e si offrirono al Papa. Il Papa lì
rimandò e rispose dicendo “vi chiameremo al Concilio di Vienne”. E quando 6
Templari si presentarono al Concilio di Vienne, il papa – siccome non sapeva – dice
lui – come ospitarli, li fece ospitare dal re. E sparirono. Chiaramente li hanno
assassinati.
Non ha più nessuna autorità per la Terra Santa per cui esisteva. È vero.
L’esercito Templare non è stato capace purtroppo con le altre crociate di difendere la
Terra Santa. Il Saladino era troppo forte e troppo deciso e troppo intelligente e così la
Terra Santa fu perduta.
Ma noi sappiamo che la terra Santa era la facciata di tutta una attività per la
difesa di un’altra Terra Santa ed era la terra del popolo di Dio, quindi il popolo di Dio
ha diritto di vivere in pace con delle strade sicure, con dei commerci tutelati, ecc.
Dice
Se la sentenza fosse tolta perderebbero lo stesso i beni, perché un che è
processato non ha più diritto dei beni. Questo è un diritto internazionale molto strano.
Ma quello che rende strano, e appare spesso nei processi è questo mistero che
esisteva nei segreti dei Templari . E diciamo la visualizzazione di questi segreti era
la Chiesetta rotonda dei templari, che non era una Chiesa, e quando c’era il Gran
Consiglio dell’Ordine, c’era un templare sotto ogni finestra, un templare in cima al
tetto e due templari sulla porta d’ingresso per cui nessuno ha mai saputo cosa si
facesse. Ma naturalmente la fantasia di chi non è mai stato introdotto a vedere cosa
succede in una casa, può galoppare e se le persone sono odiose può dire delle cose
incredibili. I primi cristiani che non ammettevano ai misteri sacri, i pagani, sono
arrivati a dire che i cristiani mangiavano carne di bambini! Lo abbiamo nei processi
romani!
Tutto è possibile quando si ha cattiva intenzione e quando non si sanno le cose.
E poi proprio quel prurito li dice: ma sono cristiani credenti , quelli che non devono
avere segreti!
Il famoso segreto iniziatici che guai se uno predica…, si rende odioso per
se stesso.
E allora cosa facevano lì dentro? Sodomie, porcherie, sputavano nel Crocifisso
– immaginarsi! Cose incredibili. Come è possibile sputare sul Crocefisso, se poi tutta
la vita la si serve e anzi si dà la vita per il Crocefisso.
Tutto è stato inventato! Naturalmente c’erano delle cose un po’ strane: il
Collegio degli Elettori del Gran Maestro e degli 12, come i 12 apostoli; la gerarchia
suprema era di gruppi di tre, come la Santissima Trinità; le vesti erano bianche come
quelle degli eletti che seguono l’Agnello; la croce sulla spalla sinistra, e perché no
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sulla spalla destra; cosa significava questo bianco e nero della bandiera; e poi
soprattutto adoravano un essere umano … con la barba. Il Bafomet.
Che cosa era il Bafomet? E si è indagato: cos’è questo Bafomet, in modo
severo. E si è preso a dire: voi adorate un essere umano, e ne avete una statua a
mezzo busto; un essere con la barba, che voi adorate e siete obbligati ad adorare.
Naturalmente, per fortuna, l’inquisizione ha avuto il buon gusto di non citarlo come
capo di accusa, perché era troppo grossa. Oggi, finalmente, dopo aver scrostato i muri
di certe abbazie che erano in mano ai Templari, e in certe chiese Templari, si è
trovato cosa era questo Bafomet, questo uomo barbuto a mezzo busto. Era la
riproduzione della Sindone. Ci vuole un bel coraggio per tirar fuori queste accuse.
Comunque a Tam poi Konguel Samuset in Inghilterra fu scoperta la
riproduzione del volto della Sindone. Noi sappiamo che il Cristo, contrariamente alla
tradizione bizantina che voleva il Cristo imberbe, il Cristo giovane, i Templari fanno
riprodurre il Cristo con la barba, una più vecchia tradizione dei primitivissimi
cristiani.
Comunque i Templari furono arrestati, processati, e senza aspettare il verdetto
di un giusto giudizio, alcuni fecero molto più in fretta, tra questi Guglielmo di Parigi,
domenicano, fatto vescovo di Sanset quindi con la circoscrizione di Parigi, visto che
appunto i Templari avevano confessato, ne fece uccidere 25 e bruciare. Noi
sappiamo che questo inquisitore di Francia, domenicano era fratello di quel Gerard de
Martigny che era l’incaricato dal assieme al Nogaret di tutta la questione dei
Templari.
I primi interrogatori furono fatti da tutti commissari civili, che poi si
aspettavano la convalida dell’Inquisitore, e l’Inquisitore fece un nuovo processo con
torture.
Finalmente il Papa avvisato che tutte queste cose qui non andavano bene,
avocò a se tutto il processo. E qui Filippo il Bello la giocò in maniera diplomatica
spaventosa. Fece convogliare tutti i Templari (più di 3000 persone) verso Avignone
dicendo al Papa eccoli qua. E il Papa si vide arrivare un esercito di 3000 persone e
disse: e io come li mantengo! Il re non mandava indietro i Templari, con tutti i loro
beni confiscati, tutte le decime che lui si prendeva e tutti i beni che aveva trovato
nelle comunità. Li mandava lì nudi e crudi. Il Papa doveva mantenerli. E il papa
disse: no, non posso mantenerli, riprendeteveli voi. E il re intese “fanne quel che
vuoi”, di fatti molti sparirono. Finalmente il Papa indice nel 1312 il Concilio di
Vienne e poi, sotto pressione del re, nel 1312 stesso manda la Bolla di soppressione.
In quel momento li, il Gran Maestro Jacque de Molay vuole parlare col Papa. Di fatti
lo spostano da Parigi a Chinon. Ma a Chinon si fermano e al Papa non lo consegnano
più. Che il Papa abbia rifiutato di sentirlo, che il re non se la sentisse di rimetterlo al
Papa col pericolo che se ne liberasse. L’Ordine era già soppresso.
Allora Jacque de Molay ebbe l’ultima impennata. Sperando di avere il processo
papale, come gli era stato promesso, sperando di vedere il Concilio di Vienne che
avrebbe certamente tolta ai Templari tutte le accuse che avevano inventato, lui disse
qua bisogna fare qualche gesto, riparare; e si è pentito di aver taciuto fino allora,
tradito anche dal Papa, su cui lui metteva tutta la fiducia. E allora chiese al re di fare
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pubblica ritrattazione. E il re fece convocare a Parigi tutta l’assemblea dei cardinali,
rappresentanti del Papa e i suoi stessi rappresentanti.
Durante questa assemblea autorizzata, Jacque de Molay, ebbe il coraggio di
dire: quello che è stato detto del mio Ordine è tutto falso. La possono testimoniare
una quantità di testimoni se si facesse un dovuto processo giusto. E Jofrai di Charnè
suo segretario – Siniscalco – ebbe le stesse parole. Il re andò su tutte le furie e ordinò
che fossero ammazzati. Il vescovo di Parigi sconsigliò la cosa così affrettata e
pubblicò la condanna, come spergiuri e li condannò al rogo, per il giorno dopo.
E dall’isola degli Ebrei, in mezzo alla Senna, in faccia al palazzo reale, di
fronte proprio al Louvre, furono bruciato vivi la notte dell’18 marzo 1314. Dopo il
rogo, la gente ruppe la catena di soldati e si impadronirono delle ceneri di questi
uomini che furono conservate come reliquie. Anche di questo il re fu molto seccato.
Si dice che Jacque de Molay, prima di subire la tortura, prima di subire il rogo,
si sia voltato verso il palazzo reale e abbia maledetto il re. Questa è una diceria.
Si sa invece che è morto gridando: Signore! Signore!
Di fatto però questa specie di maledizione cadde su tutti quelli che ebbero le
mani in questo processo. L’11 marzo morì Jacque de Molay; il 19 aprile, che vuol
dire circa un mese e mezzo dopo, Clemente V di notte, muore per infiammazione
intestinale. Il 29 nov. Sei mesi dopo, Filippo il Bello, in uno dei tornei che a lui
piacevano tanto, in cui lui umiliava i grandi nobili francesi, cadde da cavallo, si sloga
una gamba, c’è un piccolo travaso di sangue e poco dopo, cancrena e paralizzo.
Muore tra sofferenze spaventose. Desquiè de Voirant un ex templare, cacciato per
indegnità dal Tempio, aveva calunniato ed era stato uno dei testimoni calunniatori
contro il Tempio, morì pugnalato, non si sa da chi.
Jerard Lovernàd e Bernard Telè che sono due dei grossi esecutori, morirono
impiccati dalla giustizia del successore di Filippo il Bello e Gherard de Mariny morì
impiccato a Manfocon nel 1315, l’anno dopo.
Fu convocato il Concilio di Vienne nel 1311, prima quindi dell’ultima
condanna di Jacque de Molay: gli atti del Concilio non si trovano più, neanche in
Vaticano. Da Avignone sono spariti e quando la Corte si è spostata in Vatican gli atti
del Concilio di Vienne non esistono più niente.
La faccenda templare, a quanto si dice, fu difesa da Franceso Luglio, il famoso
mistico francescano e fu rinviata a un altro Concilio. E questo Concilio si aspetta
ancora. Tutti i beni dei Templari passarono ad altri Ordini e questo fu l’ultimo colpo
decisivo, finché i beni erano stati bloccati dalla Bolla Pontificia si poteva sperare
ancora un ritorno, dato che dei Templari ce ne erano ancora vivi. E invece Papa
Giovanni XXII, altro francese permette la fondazione dell’ordine di Montessa in
Spagna, sotto pressione del re d’Aragona, e a questo nuovo Ordine, tutto regala, passa
i beni e il grande maestro di quest’ordine fu addirittura uno degli ultimi re di Spagna.
Gli altri beni in Portogallo, passarono all’Ordine di Cristo, in Italia furono
incamerati, in Inghilterra furono mantenuti ai Templari, però senza il permesso di
fare nuove reclute.
Cosa si può dire? Certamente era una realtà con delle mete certamente
utopistiche. Creare una enorme banca autonoma dal potere regale e dal potere
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papale, con quella fame di soldi che hanno l’uno e l’altro, creare quindi una
nuova potenza, terza, tra la potenza religiosa e la potenza terrena sono utopie
che solo loro potevano sognare anche se si sono realizzati per 200 anni.
Alcune cose, come potevano essere lo spostamento di capitali, questa difesa del
capitale a tutti i costi, sono cose troppo in anticipo con la storia.
Il saccheggio era una cosa che premiava gli eserciti; la gente metteva tutto
nelle meni dei Templari, le cose erano senza soldi, perché tutto era difeso da loro.
Sono cose troppo in anticipo con la storia.
Alcune cose sono istruttive. Quando anche l’autorità vi dia tutto il benestare,
dubitate che sia tutto volontà di Dio. Meglio tenere i piedi per terra, che fare delle
buone relazioni. Servire umilmente la Chiesa! E cercare di tenere buoni tutti.
Questa è la grossa politica con cui si sono salvati S. Giovanni Bosco e tanti altri,
che hanno potuto fare, manovrare tanti beni e continuare le loro opere. E poi
forse, minore superbia di certi atteggiamenti. Comunque è difficile giudicare. Anche
se è penoso constatare certe cose.
Pare che davanti al rogo dell’ultimo Maestro dei Templari, fosse presente
Dante Alighieri, che farà addirittura una colletta per essere a Parigi proprio verso il
1314. Non sappiamo esattamente i giorni, ma in quel tempo fa una colletta per fare un
viaggio a Parigi e forse proprio per assistere a quest’ultimo atto. E da quella data lui
comincia la grande fatica della Divina Commedia. È la data con cui termina la
relazione Vita Nova al cap. XIV, e poi continua, dopo, mentre compone la Divina
Commedia.

28
I TEMPLARI

1. Cluny - l’intelaiatura e la ponte distrutta – 1/10 è la parte conservata


distrutta durante la rivoluzione francese.
2. l’unica guglia dei campanili rimasta sempre di Cluny e davanti a
Tesè e ne erano altre 3.
3. Base dell’interno del campanile di Cluny.
4. torre dei Fornaggi (Cluny) l’abate era una delle autorità più ricche di
Francia. Tutti questi beni servono per la gloria di Dio (lotta tra
cistercensi e cluniacensi).
5. carpenteria ammirevole (volte a carena di nave) forse il legno
bagnato in acqua calda (frati maestri di architettura)
6. la cantina.
7. Citeau = non ha più un monaco! È solo un rudere; Abbazia povera
in contrapposizione a Cluny (ora è in mano agli agostiniani)
8. Chiostro di Citeau
9. Clairvaux non esiste più – resta la fonte di S. Bernardo che portava
l’acqua dentro l’Abbazia ed è vicino alla foresta di Oriente, che era
un po’ il cuore dell’Ordine. Al centro c’era la foresta del Tempio.
10. L’ingresso di Clairvaux ( dove c’era l’Abbazia non c’era più niente,
nel 600 l’hanno buttata giù). È stata poi rifatta da un nobile nel 700
da un Commendatore; ora c’è il manicomio criminale.
11. ancora Clairvaux – l’ingresso dall’esterno.
12. Fontanelle – un monastero fondato da Bernardo; linea sobria – e
povera – pavimento in terra, niente affreschi, parete bianche a 4 km
di Clairvaux.
13. visione interna della chiesa – da quella i cistercensi scendevano a
pregare nella notte – era collegato con il dormitorio.
14. navata laterale nell’abbazia di Fontanelle – si vede il pavimento in
terra .
15. chiostro di Fontanelle
16. l’officina – ci sono ancora tutti gli strumenti, probabilmente non del
medioevo, ma del 500.
17. altri locali usati come laboratori
18. la foresta d’Oriente
19. sempre la foresta – lungo un sentiero c’è il pozzo per dire che
avevano l’acqua e le peschiere
20. la moschea di Omar, e fatta sopra la spianata del Tempio di
Gerusalemme. Davanti i Templari hanno avuto il permesso di fare la
loro prima chiesa
21. (l’interno della moschea) – che è questo, oggi è diventata Moschee
22. corazze
23. a Javierè simbolo che mettevano nelle loro tombe – 2 triangoli
incrociati
29
24. capitello che illustra la lotta del Templare con un saraceno (palacio
ESTELLA)
25. un templare armato di scudo e lancia
26. Commanderie
27. ingresso di una Commanderia, si vede subito dopo l’ingresso la
Chiesa.
28. altra Commanderie
29. Provins – molto bella, si sono conservate le vie con i nomi dei
Templari. Si è conservato anche il mulino.
30. Provins – casa della riscossione delle terre
31. refettorio nella Commanderia di Provins
32. stradina che porta dal Duomo alle mura (sempre Provins)
33. Rue de Blancs Manteaux (simbolo templare)
34. la rete stradale (molto interessano)
35. ponte la reina fatto fare dai templari
36. la Rochella
37. la stessa vista con altra angolazione
38. Tempio di Londra
39. all’interno tombe dei cavalieri
40. particolari delle tombe
41. le teste secondo le tradizione celtiche
42. Commanderie di Laon (Priori du TORTOIR
43. teste nella
44. il gatto baffone – e la scimmia (Neuvy S. Sepulchre
45. Castello templare in Spagna
46. Castello templare nel Tago di Almoroul nel fiume
47. resti di un castello templare vicino a C/poli
48. il Patrono – il costruttore del mondo , il Verbo attraverso il quale
tutto è stato fatto.

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FINE DEI TEMPLARI

1. S. Michel – la guida dice che i Templari non c’entrano invece la presenza


di teste nella sala dei cavalieri… spesso posti templari erano collegati e
dedicati a S. Michele
2. Monte S. Michel
3. Monte S. Michel
4. Fortezza di Ponferrada in Spagna, faceva ponte delle fortezze per la lotta
contro i saraceni.
5. altra rappresentazione dall’interno
6. resti di una fortezza Templare di Benavente
7. fortezza Templare lungo la linea del confine di Penafiel coi mori (veniva
dato loro il castello per proteggerlo)
8. altro castello di Olite
9. Olite
10. Spagna Vera Cruz di Segovia erano orientate , si volgevano verso sud
quando pregavano
11. sempre interno – Vera Cruz di Segovia
12. la volta fatta a croce, sempre di Vera Cruz
13. tempio (cappella) iniziatica in Spagna Ermate
14. interno Ermote (il Tempio)
15. testa (particolare della cappella iniziatica) derivata dal Bafomet – Tempio
di Ermate
16. nell’arcato del portale di ingresso (Tempio di Ermate) immagine.
17. dall’altra parte c’è questo, sembra un’aquila con testa e tiara (copricapo
rigido, dei sacerdoti e dei re dell’antico Oriente) Tempio di Ermate.
18. Torres del Rio nel cammino per Santiago de Compostella ( vie dei
pellegrinaggi occidentali, specialmente i “cammini di San Giacomo” Con
questo nome (spagnolo Cammino di Santiago) si indicavano le direttrici
stradali percorse dai devoti che si recavano al grande santuario di Santiago
de Compostella, in Galazia).
19. l’interno di Torres
20. splendida volta si vede l’influsso dell’arte mozarabica
21. Torres cavaliere
22. TOMAR la parte centrale è divisa in due piani poi intorno una specie di
deambulatorio ottagonale
23. TOMAR quella di prima vista dall’interno
24. TOMAR - qui sono raffigurati simboli di consorterie
25. TOMAR
26. Cambridge (rotonda) allungata con la chieseta
27. interno cappella che è divenuta l’atrio della nuova Chiesa
28. volta della stessa cappella con 8 raggi e alla base delle colonnine le teste
29. Paingol –Lanlef parte esterna
30. interno di Paingol – Lanlef
31
31. Rampillon – Chiesa dei Templari
32. interno
33. Laon (in Francia?)
34. ancora Laon
35. Asti – il cosiddetto Battistero (era una cappella templare – fuori dalle
Mura – al centro di un’ospizio, sempre dei Templari.
36. interno – l’acquesantier è una aggiunta successiva evidentemente
37. Fontevraud – le guide dicono che è una cucina, perché ha tanti camini,
invece è sempre una cappella templare
38. base del tetto del 37
39. sempre il 38, visto con altra ottica
40. ancora Fontevraud
41. due teste che raffigurano all’ingresso della porta (angelo e demone) S.
Jean aux Bois
42. Il Bafomet
43. TOR
44. Chinon – dove Giovanni d’Arco incontrò il re di Francia
45. Chinon dove Molay è rimasto prigioniero per quattro anni in attesa del
giudizio del Concilio
46. dove era tenuto prigioniero
47. interno della sua prigione
48. durante la prigionia a inciso questo
49. sempre lo stesso 48
50. M. Saint Michel col sole che sembra appoggiato sopra.

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