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DISTURBI DELLA SENSO-PERCEZIONE

Percezione: processo mediante il quale traiamo informazioni dal mondo in cui viviamo, risultato di una
complessa integrazione e organizzazione. Le sensazioni vengono integrate ed elaborate tramite una
elaborazione in cui entrano in gioco le varie funzioni psichiche. Non solo semplice risultante sommatoria delle
diverse afferente psichiche ma di complessi processi mentali selettivi.

Sensazioni: conoscenza psichica primaria dei fenomeni del mondo esterno.


Percezioni: hanno carattere di obiettività e concretezza, parametri spazio temporali, contorni precisi, costanti e
mantenute nello spazio percettivo, non dipendono dalla volontà, non possono venire create e modificate a
piacere, legate ad una sensazione di passività.
Rappresentazioni: carattere di soggettività, si collocano nello spazio interno, sono imprecise e incomplete,
fugaci e debbono essere rievocate, dipendono dalla volontà e possono essere create e modificate, legate ad una
sensazione di attività.

Disturbi della senso-percezione:


- QUANTITATIVI: iperestesia, ipoestesia
- QUALITATIVI: eritropsia, xantopsia, micropsia, macropsia
- FALSAMENTO DELLE PERCEZIONI: illusione, allucinazione, pseudoallucinazione,
allucinosi

ILLUSIONE: deformazione di un percetto (illusioni da disattenzione, affettive, paraeidolie)

ALLUCINAZIONI: creazione di un percetto, percezione senza oggetto (visive, olfattive/uditive, gustative,


somatiche)

Di tipo:
- semplice (possono non indicare psicopatologia)
- complesse (le più frequenti):oggetti, parole, frasi; hanno valore psicopatologico
- combinate: scene complesse; hanno valore psicopatologico

Visive: quasi sempre fenomeno patologico di tipo organico (tumorale, vascolare ecc...) oppure di tipo tossico.
Dentro o fuori il campo visivo (extracampali) o negative (l’oggetto non viene percepito).

Uditive: caratterizzano varie sindromi psicopatologiche in genere gravi. La chiarezza non è indice di gravità.

Olfattive/gustative: solitamente associate. Più frequentemente cause organiche o alterazioni della coscienza

Somatiche: cenestesiche, tattili, termiche, chinestesiche. Principalmente nella schizofrenia e in disturbi


psicopatologici gravi

Possono infine essere:


- funzionali: solo quando l’organo di senso è in attività (visioni compaiono ad occhi aperti e
scompaiono chiudendoli)
- riflesse: allucinazioni ad un organo di senso quando è stimolata una differente struttura
sensoriale
In ogni caso il contenuto delle allucinazioni è sempre in qualche modo motivato (Doppio binario) ed è
rilevante nel dialogo e nel trattamento terapeutico.

PSEUDOALLUCINAZIONI: mancano di corporeità e spazialità. In genere indicano disturbi gravi. Voci


interne. Non c’è la “distanza” delle allucinazioni. Fenomeno intermedio tra rappresentazione mentale e
allucinazione, tra disturbo della percezione e disturbo del pensiero. Vissute dal soggetto come fenomeni “strani
o estranei”. Frequenti nella schizofrenia.
ALLUCINOSI: allucinazione “criticata”, il soggetto la riconosce come patologica. In genere per lesioni
cerebrali o assunzione di sostanze tossiche. Può anche definire una grande ricchezza di allucinazioni.

PSICOPATOLOGIA DEL PENSIERO

DISSOCIAZIONE MENTALE (SPALTUNG)

Separazione, isolamento, o discordanza delle funzioni psichiche con conseguente frammentazione dello
psichismo, in senso più stretto la frammentazione del pensiero cioè la perdita dei legami associativi tra le idee.
Pensiero labile, disconnesso, “scucito”, incongruente.
Può manifestarsi con modalità diverse: incongruenza tra idea e idea (ideoideativa) tra pensiero e
comportamento (ideoprassica) tra pensiero e emozione (ideoaffettiva).
Può associarsi con stati di agitazione psicomotoria, parole e brani di frasi prive di significato, possono
intrecciarsi con esclamazioni, insulti.
Durante il dialogo può manifestarsi in diverse forme:
- Iperinclusione: nel corso di un pensiero ne viene incluso un altro non legato al primo o che
non lo è per l’osservatore esterno
- Deragliamento: passaggio improvviso da un tema ad un altro
- Barrage: improvvisa interruzione dovuta ad un arresto dei processi associativi
- Fusione: concetti insensati come risultato di due o più idee
Possono anche comparire insieme rendendo il discorso bizzarro e incomprensibile.
Nei diversi gradi di gravità della dissociazione il discorso può apparire “scucito” nei casi più lievi, mentre in
quelli più gravi oltre che la trama “larga” del discorso viene compromessa anche la singola unità logica,
generando un “insalata di parole” (le forme sopra descritte sono a livello intermedio).

La dissociazione si ritrova ance in altre aree nosografiche come i disturbi d’ansia o borderline e in questo senso
dissociazione non significa schizofrenia.
Bleuler ha introdotto il termine “Spaltung” per indicare il sintomo primario e fondamentale della schizofrenia
(Blauler, 1911).

Esiste un altro gruppo di dissociazione, quello “verticale” dove parti della personalità vengono divaricate
originando personalità “multiple”, che appunto differiscono dalla dissociazione mentale propriamente detta.

DISTURBI DEL PENSIERO

Vengono distinti in:

- DISTURBI FORMALI (dei principi che presiedono alla strutturazione)


- DISTURBI DEL CONTENUTO (alterazione di singole idee)

FORMALI:
- Accelerazione ideica (fuga delle idee). Eloquio fluido irrefrenabile (logorrea). Sono tipici
degli stati di eccitamento maniacale.
- Rallentamento e inibizione del pensiero. Eloquio faticoso, scarno, associato anche a
rallentamento motorio e mimico. Tipico nella depressione endogena.
- Prolissità, circostanzialità, perseverazione. Possono manifestarsi nel disturbo ossessivo
compulsivo o per sindromi psico-organiche
- Pensiero dissociato: fusione, iperinclusione, barrages, deragliamento
- Pensiero incoerente: disgregazione del corso del pensiero in frammenti sconnessi. Tipico
delle psicosi confusionale ed organiche; alterazione dell’ideazione ricondotta a
modificazione dello stato di coscienza
- Pensiero autistico: ritiro dal mondo circostante, il pensiero non si adatta più alla realtà
(come nella schizofrenia)
- Pensiero concreto: difficoltà di astrazione e simbolizzazione (fase operatorio-concreta nei
bambini, patologia negli adulti)
- Pensiero anancastico od ossessivo: estraneità e incoercibilità dei pensieri. Vissuti con
sentimento di fastidio e di angoscia. Contenuti riconosciuti come propri ma considerati
inaccettabili e rifiutati perché vissuti come estranei all’Io

DEL CONTENUTO:

- Idea prevalente
- Delirio

Idea prevalente:
idee o complessi di idee che permeano l’intera vita psichica con una grande carica affettiva. Non è di per sé
indice di psicopatologia in atto. Posta da alcuni in relazione al delirio, talora infatti si amplifica, perde rapporto
con la realtà, il fondo affettivo si inaridisce, il soggetto si smarrisce nella frenetica ricerca degli indizi che la
confermino. Rispetto all’idea ossessiva quella prevalente è egosintonica, criticabile ma non ritenuta assurda,
vissuta come parte integrante della personalità, talora connessa ad attività creative, sostenuta da una carica
affettiva.

DELIRIO:
insieme di idee deliranti. Idea patologica che non corrisponde alla realtà e non vera rispetto all’esistenza del
soggetto, non modificabile attraverso prove razionali. Difetto del giudizio di realtà.

Caratteristiche:
- incomparabile certezza soggettiva
- impermeabile all’evidenza e alla critica
- ha un’assurdità di contenuto

Possono essere classificati secondo 4 principali criteri:

presenza di un’alterazione dello stato di coscienza:


- delirio lucido (depressione o schizofrenia)
- delirio confuso
derivabilità:
- delirio primario
- delirio secondario o deliroide
maggiore o minore strutturazione interna:
- delirio sistematizzato (x es. quelli di gruppo che hanno una plausibilità)
- delirio bizzarro
contenuto:
- di persecuzione
- di trasformazione
- mistici
- depressivi
- di grandezza o espansivi
- di gelosia

Delirio primario:
fenomeno inderivabile e indeducibile e quindi incomprensibile non rispetto ai contenuti ma al modo in cui tale
convinzione si insatura, on si colgie una psicogenesi comprensibile al comune buon senso. Secondo Jaspers le
manifestazioni più frequenti sono:
- percezione delirante: percezione corretta ma attribuzione immediata di un significato
abnorme, incomprensibile incongruo (suono di clacson  minaccia)
- interpretazione delirante: percezione corretta con attribuzione erronea ma comprensibile
rispetto a particolari stati d’animo (x es. un delirante persecutorio può osservare un gruppo di
persone e supporre che stiano parlando di lui)
- intuizione delirante: idee che sorgono improvvisamente senza alcun rapporto con la realtà
(x es. il mondo sta finendo)
Delirio secondario:
diversamente dal primario emerge più lentamente e costituito da una o più idee deliranti deducibili e
comprensibili in rapporto ad altri contenuti psichici presenti. E’ relativo a una inclinazione dei tratti di
personalità che un accadimento estremizza.

Deliri di persecuzione:
- di riferimento (gli stimoli sono riferiti a se stesso in maniera malevola e sospettosa)
- di nocumento (tutti osteggiano il paziente)
- di influenzamento (telepatia, pensieri “installati” da altri, controllo dall’esterno del pensiero
e del corpo)
- di veneficio
- querulomane (ingiustizie a cui si chiede riparazione per vie legali o antisociali)
- di persecuzione (identifica i suoi persecutori e le modalità con cui lo perseguitano)

Deliri di trasformazione:
- di trasformazione cosmica
- palignostico (“lui non è lui ma un’altra persona”)
- di trasformazione corporea

Delirio mistico: di essere in contatto con una divinità

Deliri depressivi:
- di colpa o di autoaccusa
- di rovina (economica)
- nichilistico o di negazione (a se stessi in cui viene negata l’esistenza di un organo o al
mondo esterno dove viene negata l’esistenza di familiari o di cose) (Sindrome di Cotard:
depressione delirante in cui il paziente crede di essere privato di qualche suo organo o
dell’intero corpo)
- ipocondriaco

Deliri di grandezza (spesso nell’eccitamento maniacale, nel disturbo bipolare o nella paranoia):
- ambizioso
- erotomane (certezza di essere amati da persone importanti e famose)
- di potenza
- megalomanico
- genealogico
- inventorio (scientifico, filosofico)
- di enormità

Deliri di gelosia: assoluta convinzione di essere traditi dal proprio partner. I soggetti a volte ricorrono anche
alla violenza.

DISTURBI DELLA COSCIENZA

Coscienza: consapevolezza di se stessi, del proprio mondo interno, del proprio corpo dell’ambiente esterno e
dell’esistere. Include la totalità dei fenomeni psichici. Utilizzata per formulare valutazioni immediate e future
sulla realtà per riconoscerla e orientarsi adeguatamente in essa. Permette di distinguere la realtà
dall’immaginario e di situarsi in un ambito temporo-spaziale.
Condizione necessaria perché si realizzi l’esperienza cosciente è lo stato di veglia cioè uno stato di vigilanza
con presenza di un’attenzione di base mobile. Nel sonno la coscienza è assente. L’attenzione è strettamente
connessa con il livello di vigilanza e il livello di vigilanza determina quantitativamente il livello dell’attività di
coscienza, l’ampiezza, quindi i contenuti dell’esperienza interna e esterna di cui si è al momento consapevoli.
Nei disturbi della coscienza c’è sempre da presumere principalmente una patologia organica cerebrale.
Le alterazioni dello stato di coscienza possono riguardare:
- disturbi dello stato di coscienza
- disturbi della coscienza dell’Io
- disturbi della coscienza del Sé

Disturbi dello stato di coscienza:


- Alterazione ipnoide: turbe della lucidità della coscienza o della vigilanza , caratterizzato da
obnubilamento e offuscamento; soggetto abulico, sonnolento, difficoltà percettive, affettività
inibita. Torpore, sopore, precoma, coma. Deriva da patologie organiche cerebrali o extra-
cerebrali o da intossicazione.
- Stato crepuscolare: un restringimento dell’estensione del campo di coscienza, alcune parti
sono tagliate fuori, certi dati dell’esperienza interiore e della realtà vengono ignorati. Può
esservi o no disorientamento temporo-spaziale, modalità di insorgenza improvvise come
anche la remissione. Non c’è ricordo dell’accaduto (es. parto e vado a Napoli ma poi non so
come e cosa ci sto facendo). In genere deriva da epilessia o da forti traumi emotivi.
Sonnambulismo.
- Alterazione onirica: in cui è maggiore la compromissione degli stati di coscienza per il venir
meno della sua capacità strutturante. Non c’è distinzione tra i dati immaginari e quelli di
realtà. Si riscontrano nelle psicosi organiche o intossicazioni croniche (alcool ecc…), in
malattie infettive o metaboliche.
- Delirium: stato confusionale acuto ad insorgenza rapida di durata transitoria

Disturbi della coscienza dell’Io

Io come consapevolezza complessiva di se stesso, la persona vive come proprie le personali percezioni, azioni,
pensieri, sentimenti.
Secondo Jaspers l’esperienza dell’Io è contraddistinta da 4 caratteri formali:
- esperienza dell’attività: connota come propri gli eventi psichici che hanno l’Io come
soggetto (sono io che faccio)
- esperienza dell’unità: le diverse manifestazioni sono espressione di un nucleo unitario
dell’Io (sono io che faccio nelle diverse esperienze)
- esperienza dell’identità: continuum tra le diverse esperienze (sono io che faccio, che ho
fatto che farò)
- esperienza della delimitazione: Io come entità separata dagli altri e dal mondo esterno (io
sono diverso dagli altri)

I disturbi della coscienza dell’Io comprendono:

Depersonalizzazione: in cui le esperienze vissute non si sentono appartenenti al proprio Io, estranee, perdita
della “meità”. Esperienza di distacco nei confronti della propria interiorità psichica (autopsichica), del proprio
corpo (somatopsichica), del mondo(derealizzazione):
- Depersonalizzazione autopsichica: gli stati della coscienza non appartengono allIo, vissuto
di impersonalità, vaghezza. Il soggetto spesso manifesta il timore di impazzire. Sentimento
della perdita di sentimento.
- Depersonalizzazione somatopsichica: estraneità del proprio corpo o di parti di esso
- Depersonalizzazione allo psichica o Derealizzazione: estraneità dell’ambiente (x es. negli
attacchi di panico)
Le cause possono essere stati tossici, psicosi organiche, nevrosi, depressione endogena, schizofrenia.

Transitivismo: il soggetto nega come proprie certe esperienze per attribuirle ad un’altra persona.

Sdoppiamento della personalità (raro e discusso fenomeno)

Disturbi della coscienza del Sé

Sé come inferito od oggettivo (caratteristiche osservabili dall’esterno) o come soggettivo (l’immagine che una
persona ha di se stessa).
Riguardano un’identità adulta fragile, immatura, vaga, debole, non raggiunta, non integrata.
- Inconsistenza nel senso dell’identità
- Alterazione dell’immagine del proprio corpo

DISTURBI DELL’ATTENZIONE

- Ipoprosessia (disattenzione) fino all’aprosessia nei disturbi gravi o psicotici


- Iperprosessia

DISTURBI DELLA MEMORIA

Capacità di rievocare un’esperienza passata riconoscerla e localizzarla nel tempo e nello spazio.
Due tipi principali di sindromi:
- Alzheimer (morte neurale)
- Vascolare (arteriosclerosi, mancanza di circolazione sanguigna nel cervello).

Fasi di: registrazione, ritenzione, rievocazione con conseguenti disturbi:


- della memoria di registrazione
- della memoria di ritenzione
- della memoria di rievocazione (amnesie, paramnesie)

PSICOPATOLOGIA DELL’AFFETTIVITA’

L’affettività è la sfera dei sentimenti e delle emozioni che interagisce con la sfera motoria e con quella
intellettiva da cui si distingue solo astrattamente. Non solo i sentimenti e le emozioni ma anche il contenuto di
questi. Dà un colore all’umore: triste, allegro, ecc… Ogni processo intellettivo fa risuonare dei sentimenti e
viceversa i sentimenti possono destare dei ricordi e guidare il nostro pensiero. In questo senso possiamo rilevare
modificazioni e alterazioni della sfera dell’affettività che possono generare patologie:

Modificazioni dell’umore:
- Umore depressivo- depressione
- Stato ipertimico-mania
- Umore irritabile-disforia
- Labilità affettiva-stato misto

Alterazione dei sentimenti:


- Paralisi acuta del sentimento o stupore emotivo (vuoto sentimentale dopo traumi)
- Dissociazione affettiva (discordanza affettiva-emotiva rispetto al contesto)
- Apatia-anedonia
- Sentimento di mancanza di sentimento (Schneider)
- Ambivalenza affettiva (sentimenti opposti coesistenti o alterni x una persona o situazione)

Patologia emotiva:
- Fobia-paura
- Ansia-angoscia

Per quello che riguarda le Fobie bisogna fare una distinzione tra Fobia e Paura. Nella Paura c’è l’esistenza
dell’oggetto che plausibilmente la suscita, nella Fobia invece l’oggetto c’è ma questo di per sé non dovrebbe
suscitare paura (oggetto inadeguato, paura immotivata). L’evitamento caratterizza l’esperienza fobica e se
l’oggetto della fobia non si può evitare questo genera forti reazioni d’ansia.
Le caratteristiche della Fobia possono essere così descritte:
- oggetto inadeguato
- evitamento
- reazione d’ansia

DISTURBI D’ANSIA

Ansia: stato dell’Io spiacevole fondato sulla previsione di qualcosa di spiacevole che accadrà. Inquietudine per
un pericolo imminente, spesso non definito, con conseguenti sintomi fisici (cardiorespiratori, urinari,
gastrointestinali) e psichici (angoscia, paura, panico, ipervigilanza)

Ansia come stato normale di attivazione consente un adattamento più vantaggioso: maggiore aumento della
velocità associativa e di apprendimento, migliore capacità di formare giudizi validi, maggior efficienza fisica e
minor tempo di reazione, in poche parole un miglioramento della performance.
L’ansia patologica invece peggiora la performance portandola al fallimento: rallentamento della velocità
associativa, minor apprendimento, restringimento del campo di coscienza (monoideismo), destrutturazione
della coscienza (stato confusionale), impossibilità di rapporto e comunicazione tra soggetto ansioso e mondo
esterno.

Caratteristiche dell’Ansia:
- Persecutorietà dello stimolo minaccioso
- Amplificazione dell’apprensione che conduce ad un senso d’impotenza e di minaccia

Come detto presenta due versanti sintomatici:


- Somatico: dispnea, extrasistole, tachicardia, vertigini
- Psichico: sensazione di impotenza, pericolo incombente, stato di allarme continuo e
logorante

L’Hamilton Anxiety Rating Scale (HARS), infatti, valuta l’ansia attraverso due scale:
- Alterazioni Psichiche
- Sindromi Somatiche e/o neurovegetative

Fattori predisponesti: genetici, familiari, traumi psichici, difetto nell’abilità di coping, elaborazione cognitiva
erronea
Fattori precipitanti: problemi fisici o sostanze tossiche, eventi di vita stressanti, stress protratto con
frustrazione
Rientrano nei disturbi d’ansia:
- Disturbo da Attacchi di Panico con o senza Agorafobia
- Disturbo Ossessivo-Compulsivo
- Disturbo d’Ansia generalizzato
- Disturbo Post-Traumatico da Stress
- Fobia specifica
- Fobia sociale

DISTURBI DELL’UMORE

Depressione

Può avere una dimensiona nevrotica (distimia, meno grave) e non interrompere il ciclo di vita anche se causa
una forte sofferenza.
Può avere una dimensione psicotica e in questo caso interviene drammaticamente nella vita del soggetto
impedendogli di avere relazioni significative, lavorative ecc… sino a condurre al suicidio.

Le caratteristiche sono:
- abbassamento del tono dell’umore
- anedonia (caratteristica della depressione)
- ritiro sociale
- assenza di motivazioni
- alterazioni neurovegetative: perdita della libido, perdita o aumento del peso (anoressia o
iperfagia), scarsa energia, anomalie del ciclo mestruale, disturbi del ciclo sonno-veglia
(caratteristica è l’insonnia mattutina con risveglio gravato di sentimenti negativi nella
depressione grave, sintomo patognomonico), variazioni dei sintomi nella giornata (si sta
peggio la mattina poi nella giornata i sintomi migliorano).

Disturbi dell’umore secondo il DSM IV

Episodi di alterazione dell’umore:


- Depressivo maggiore
- Maniacale
- Misto
- Ipomaniacale
Disturbi depressivi:
- Disturbo depressivo maggiore
- Disturbo distimico (nevrosi depressiva)
- Disturbo depressivo NAS
Disturbi bipolari:
- Bipolare I
- Bipolare II (solo episodi ipomaniacali)
- Ciclotimico
- Bipolare NAS
Altri disturbi dell’umore:
- Disturbo dell’umore dovuto a una condizione medica generale
- Disturbo dell’umore indotto da sostanze
- Disturbo dell’umore NAS

Quando la diagnosi viene fatta con il DSM IV questa va poi adeguata all’ ICD10 attraverso i codici di
trasferimento. L’ICD10 fa una diversa classificazione dei disturbi dell’umore.

Criteri DSM IV per l’Episodio Depressivo Maggiore:


A. Cinque o più dei seguenti sintomi sono stati contemporaneamente presenti durante un periodo di 2 settimane e rappresentano
un cambiamento rispetto al precedente livello di funzionamento; almeno uno dei sintomi è costituito da umore depresso o
perdita di interesse o piacere.
1) Umore depresso per la maggior parte del giorno, quasi ogni giorno, come riportato dal soggetto o come osservato da altri.
2) Marcata diminuzione di interesse o piacere per tutte, o quasi tutte, le attività per la maggior parte del giorno, quasi ogni
giorno.
3) Significativa perdita di peso, in assenza di una dieta, o significativo aumento di peso, oppure diminuzione o aumento
dell’appetito quasi ogni giorno.
4) Insonnia o ipersonnia quasi ogni giorno.
5) Agitazione o rallentamento psicomotorio quasi ogni giorno.
6) Faticabilità o mancanza di energia quasi ogni giorno.
7) Sentimenti di autosvalutazione oppure sentimenti eccessivi o inappropriati di colpa quasi ogni giorno.
8) Diminuzione della capacità di pensare o concentrarsi, o difficoltà a prendere decisioni, quasi ogni giorno.
9) Ricorrenti pensieri di morte, ricorrente ideazione suicida senza elaborazione di piani specifici, oppure un tentativo di suicidio
o l’elaborazione di un piano specifico per commettere suicidio.

Inoltre:
B. I sintomi causano disagio clinicamente significativo o un’alterazione del funzionamento sociale, lavorativo, o di altre
importanti aree.
C. I sintomi non sono dovuti agli effetti fisiologici diretti di una sostanza o a una condizione medica generale.
D. I sintomi non sono meglio giustificati da lutto, cioè dopo la perdita di una persona cara i sintomi persistono per più di due
mesi o sono caratterizzati da una compromissione funzionale marcata, autosvalutazione patologica, ideazione suicidaria,
sintomi psicotici o rallentamento psicomotorio.

Per quello che riguarda il punto D, infatti possiamo considerare una reazione depressiva al lutto (anche
ritardata) come una depressione fisiologica. Se essa è molto intensa allora abbiamo una forma depressiva ma
dove esiste sempre un collegamento tematico con l’evento (Depressione reattiva). Quando invece questo
collegamento salta, si eclissa allora abbiamo il passaggio alla patologia depressiva vera e propria.
Si differenziano infatti due quadri clinici:
- Depressione Endogena o psicotica (dove rimane oscuro il motivo che ha condotto a tale
stato; nasce “dal di dentro”
- Depressione Reattiva o psicogena che è patologica solo quando la reazione ad avvenimenti
luttuosi o tristi appare eccessiva
Criteri DSM IV per l’Episodio Maniacale:
A. Un periodo definito di umore elevato, espansivo o irritabile, in modo abnorme e persistente, della durata di almeno una
settimana (o di qualsiasi durata se è necessaria l’ospedalizzazione).
B. Durante il periodo di alterazione dell’umore sono presenti almeno 3 dei seguenti sintomi in modo persistenté (4 se l’umore è
solo irritabile):
1) aumentata autostima o grandiosità;
2) diminuito bisogno di sonno;
3) maggiore loquacità o logorrea;
4) fuga delle idee o esperienza soggettiva di accelerazione del pensiero;
5) distraibilità;
6) aumento dell’attività finalizzata o agitazione psicomotoria;
7) eccessivo coinvolgimento in attività ludiche che hanno un alto potenziale di conseguenze dannose.
C. Le alterazioni sono tali da determinare una marcata compromissione del funzionamento lavorativo e/o sociale, oppure da
richiedere l’ospedalizzazione per prevenire danni a sé o agli altri, oppure sono presenti sintomi psicotici.

Criteri DSM IV per l’Episodio Ipomaniacale:


A. Un periodo definito di umore persistentemente elevato, espansivo o irritabile, della durata di almeno 4 giorni.
B. Durante il periodo di alterazione dell’umore sono presenti almeno 3 dei seguenti sintomi in modo persistente (4 se l’umore è
solo irritabile):
1) aumentata autostima o grandiosità
2) diminuito bisogno di sonno;
3) maggiore loquacità o logorrea;
4) fuga delle idee o esperienza soggettiva di accelerazione del pensiero;
5) distraibilità
6) aumento dell’attività finalizzata o agitazione psicomotoria;
7) eccessivo coinvolgimento in attività ludiche che hanno un alto potenziale di conseguenze dannose.
C. L’episodio si associa a un chiaro cambiamento del modo di agire del soggetto.
D. L’alterazione dell’umore e il cambiamento nel modo di agire sono osservabili da altri.
E. L’episodio non è abbastanza grave da determinare una marcata compromissione funzionale o da richiedere
l’ospedalizzazione. Non sono presenti sintomi psicotici.

La caratteristica che differisce i due quadri (maniacale e ipomaniacale) oltre che l’entità dei sintomi, è
nell’“allarme sociale” suscitato nell’ambiente circostante. Nel quadro ipomaniacale infatti i familiari, gli
amici ecc… non sono allarmati per le condotte del paziente al contrario di quello che accade nel quadro
maniacale. La diagnosi tra i due si differenzia proprio e distintamente per questa caratteristica.
L’Ipomania infine presenta due quadri clinici:
- Euforico Espansivo
- Euforico Irritabile

Criteri DSM IV per il Disturbo Distimico:


A. Umore cronicamente depresso, presente per la maggior parte del giorno, quasi ogni giorno per almeno 2 anni (gli individui
descrivono il loro umore come triste o “giù di corda”). Nei bambini l’umore può essere irritabile anziché depresso, e la du rata
minima richiesta è solo di i anno.
B. Durante i periodi di umore depresso, sono presenti almeno due dei seguenti sintomi addizionali:
1) iporessia o iperfagia;
2) insonnia o ipersonnia;
3) ridotta energia o affaticabilità;
4) bassa autostima;
5) scarsa capacità di concentrazione o difficoltà nel prendere decisioni;
6) sentimenti di disperazione.
Gli individui possono riferire la presenza rilevante di riduzione degli interessi e di autocritica, spesso si vedono come non
interessanti o incapaci.
C. Durante il periodo di 2 anni (1 anno per i bambini o gli adolescenti), gli intervalli liberi da sintomi non durano più di 2 mesi.

Una delle differenze tra il Disturbo Distimico e la Depressione Maggiore è che nel primo gli eventi “piacevoli”
giovano al paziente mentre nel secondo no; il primo si manifesta con lentezza mentre il secondo ha spesso
un’insorgenza improvvisa, così come la remissione. Nel Distimico non sono presenti i deliri come potrebbe
accadere nel Maggiore. Per quello che invece riguarda il suicidio, non c’è differenza di pericolosità tra i due
quadri in quanto pur essendo meno grave il Distimico ha una durata molto maggiore se non cronica.
Il Ciclotimico come quello Distimico è un disturbo cronico con oscillazioni dell’umore lievi, con euforia mai
maniacale e disforia mai depressione grave. Persone instabili ma mai gravemente.

Il problema più grave è invece rappresentato dai disturbi Bipolari a “cicli rapidi” (4 episodi di alterazione nei
12 mesi precedenti) dove praticamente non c’è mai remissione. E’ una patologia grave e invalidante e poco
curabile.
Nei pazienti con disturbo Bipolare c’è scarsa aderenza alla terapia (compliance) e nei casi gravi si deve
ricorrere a un TSO (trattamento sanitario obbligatorio). A livello terapeutico per questo problema è sempre
bene cercare una collaborazione con i familiari del paziente.
Nei pazienti con Bipolare c’è una grave discontinuità del corso della vita. I viraggi tra euforia e depressione
sono molto rapidi, gli episodi durano da qualche settimana a diversi mesi e poi virano improvvisamente. I
farmaci antidepressivi possono favorire questo cambiamento improvviso.
Una differenza tra il paziente depresso e quello maniacale è che nel primo c’è la “Consapevolezza della
malattia” (a vari gradi) mentre nel secondo no.

SUICIDIO

- 45% delle vittime contatta un medico nei giorni precedenti il suicidio


- 2/3 comunicano il loro intento suicidarlo spesso a diverse persone
- 90% dei casi ha ricevuto qualche attenzione medica ma non psichiatrica
- 50% mai stato in contatto con uno psichiatra
- 90% presentano un disturbo psichiatrico
- 3:1 è il rapporto di suicidi tra maschi e femmine anche se le femmine lo tentano in un
rapporto 4 volte superiore ai maschi
- Dal ’50 a oggi maggior incremento di suicidi nei maschi mentre nelle femmine è più stabile
- Aree mondiali più a rischio: Europa del Nord, Ex Unione Sovietica, Australia. L’Italia è in
una posizione intermedia
- Ricerche (Gotland Study) dimostrano che interventi di prevenzione e di informazione ai
medici di base producono una riduzione del tasso di suicidi
- L’incidenza del suicidio aumenta con l’età. Nei maschi tra i 15 e i 24 anni il tasso di suicidi è
aumentato del 40% tra il ’70 e l’80 e continua a crescere. In questa fascia di età rappresenta
la seconda causa di morte dopo gli incidenti stradali.
I principali disturbi psichiatrici che rappresentano un grave fattore di rischio per il suicidio sono:

- Depressione: si stima che 15% dei pazienti con Depressione Maggiore muore di suicidio.
Rischio di suicidio lifetime 25%
- Disturbi Bipolari: (in particolare nella fase di uscita dalla depressione) rischio di suicidio
lifetime 15%
- Schizofrenia: 10-15% di pazienti muore di suicidio
- Disturbo Borderline di personalità: 10% dei pazienti muore di suicidio
- Disturbo Antisociale: 5% dei pazienti muore di suicidio
- Tossicodipendenza: rischio di suicidio 20 volte superiore alla popolazione generale

Farmaco di elezione è il LITIO che viene usato nel Disturbo Bipolare come stabilizzatore e nella Depressione. I
pazienti trattati con Litio hanno meno rischio di suicidarsi pur rimanendo depressi, sembra quindi avere un
effetto indipendente dalla patologia psichiatrica presente e può far supporre che il suicidio non sia legato alla
patologia stessa. Altro farmaco che sembra avere buoni effetti è la Clozapina (utilizzata per la schizofrenia. Gli
antidepressivi invece non sembrano avere alcun effetto sul suicidio.

In USA fattori di rischio individuati nelle diverse aree:


- BioPsichica: schizofrenia, disturbi dell’umore, ansia e alcuni disturbi di personalità (vedi
borderline e antisociale)
- Ambientale: perdita del lavoro o finanziaria, problemi relazionali, facilità di accesso a
“cose” letali.
- Socioculturale: senso di isolamento, mancanza di supporto sociale, stigma, non accesso alle
terapie, credenze culturali e religiose, esposizione a scene di suicidio (Effetto Werther)

Il suicidio non è un atto casuale e privo di significato: è il punto di svolta per una situazione divenuta
insostenibile, nella quale l’individuo sperimenta sentimenti di disperazione e di inaiutabilità, inappagamento di
bisogni primari, conflitti ambivalenti tra il sopravvivere con uno stress divenuto insopportabile, nei confronti
del quale si sperimenta un restringimento delle opzioni per fronteggiarlo, e il bisogno di sottrarsi a questa
situazione.
Edwin Shneidman ha definito il suicidio come l’atto cosciente di auto-infliggersi l’annientamento: un
malessere multidimensionale in un individuo che necessita di aiuto, in cui la miglior soluzione ad una
problematica è realizzata tramite il suicidio.

E’ stato coniato un termine per definire questo disagio profondo: PSYCHACHE: un dolore psicologico
insopportabile (dispiacere, vergogna, umiliazione, paura ecc…). Solo una minoranza si suicida e il suicidio è il
risultato di un dialogo interiore dove si passano in rassegna tutte le opzioni e alla fine si sceglie e si accetta
quella del suicidio. Suicidio non come movimento verso la morte ma come allontanamento dal dolore
insopportabile.
Psychache come frustrazione di bisogni psicologici e vitali (intrapsichici e interpersonali), frustrazione che non
può essere tollerata e per cui l’individuo è pronto a morire.
Nel soggetto con questo disagio si installa generalmente un “pensiero dicotomico” sulla risoluzione del disagio:
- Soluzione Totale (o soluzione “quasi magica”)
- Cessazione (per suicidio)

Il soggetto che arriva alla scelta di questa soluzione ha una percezione ridotta che viene definita TUNNEL
VISION. Si sente isolato, in aiutabile ma rimane un piccolo spazio di intervento. Per questo occorre:
- mostrare attenzione al soggetto
- emettere segnali non verbali di accoglienza
- rispettare le sue opinioni e i suoi valori
- non esprimere il proprio disagio
- non esprimere giudizi
- non essere intrusivi
- indagare la pianificazione
- indagare i modi
- indagare i tempi
- individuare elementi possibili di dialogo
- esprimere la possibilità di parlare
- esprimere la comprensione del dolore mentale
- non opporsi al gesto come principio ma considerare altre opzioni
- ridurre il dolore mentale riducendo lo stato di angoscia indagando la provenienza del dolore
mentale

Le principali scale di valutazione psicometrica per il suicidio sono:


- Beck Hopelessness Scale (BHS) – (hopelessness: sentimento della mancanza assoluta di
speranza)
- Reasons for living Inventory
- Suicide Risk Measure

SCHIZOFRENIA

Kraepelin (1896): “Dementia precox” di origine organica, malattia endogena

Bleuler (1911): perdita di coesione strutturale della personalità, frattura e dissociazione delle varie funzioni
psichiche (SPALTUNG) Schizofrenia. Malattia cerebrale ma condizioni e circostanze esterne possono
contribuire ad aggravarla.
Bleuler differenzia sintomi fondamentali e sintomi accessori:
sintomi fondamentali:
- dissociazione
- perdita di volizione
- ambivalenza
- autismo appiattimento affettivo

sintomi accessori (come costrutti difensivi, per dare senso a ciò che si osserva):
- allucinazioni
- deliri
- disturbi memoria
- disturbi eloquio
- sintomi somatici
- sintomi catatonici (catalessi, stupor, ipercinesi, stereotipie, negativismo automatismi,
alterazione tono muscolare e motorio)
-
Criteri DSM IV per la Schizofrenia
Due o più sintomi per un mese almeno, (uno se deliri bizzarri o se le allucinazioni sono di una voce continua
che commenta o di due o più voci che conversano tra di loro) (questi ultimi possono essere sintomi
patognomonici)
A.
1. deliri
2. allucinazioni
3. eloquio disorganizzato
4. comportamento grossolanamente disorganizzato o catatonico
5. sintomi negativi: appiattimento dell’affettività, abulia, alogia

B. disfunzione sociale e lavorativa


C. durata per almeno 6 mesi, almeno 1 mese di sintomi del criterio A
D. Esclusione disturbo schizoaffetivo e dell’umore
E. Esclusione sostanze e condizione medica generale
F. Relazione con un disturbo pervasivo dello sviluppo

Forme cliniche di schizofrenia:


PARANOIDE: Allucinazioni (uditive, x quelle visive presumere cause organiche), deliri con temi in genere di
danneggiamento o persecutori. La disorganizzazione è in secondo piano. Forma più tardiva e meno grave
ma quella che esita più facilmente nel suicidio (consapevolezza della malattia). Periodo premorboso di
buon funzionamento.
DISORGANIZZATO: la forma più grave, inizia più precocemente (adolescenza o subito dopo). In primo
piano la dissociazione. Esplosioni affettive o appiattimento immotivato. Assenza di sintonia con l’ambiente.
Destrutturazione e disintegrazione del Sé, degli affetti, del linguaggio. (Ebefrenia x Kraeplin)
CATATONICO: come gravità dopo la paranoide,. Stupor, arresto motorio o eccessiva attività motoria senza
scopo (catatonia: ipocinetici: ridotta attività motoria, “guanciale psichico”, “flessibilità cerea”, negativismo;
ipercinetici: eccesso di attività motoria, esplosioni di aggressività), negativismo (attivo e passivo), mutacismo,
movimenti stereotipati, manierismi (differiscono perché il manierismo ha uno scopo), smorfie, ecolalia (ripete
le parole) ecoprassia (ripete i gesti). In genere un buon rapporto con l’ambiente e episodica.
INDIFFERENZIATO: per esclusione dagli altri tipi ma come gravità sotto alla disorganizzata. Equiparabile
alla schizofrenia simplex di Bleuler (con pochi sintomi). Inizia verso l’adolescenza con povertà di sintomi.
Quadri autistici, appiattimento affettivo.
REISDUO: si può inquadrare come esito. Dopo una schizofrenia più grave permangono questi sintomi. Difetto
di funzionalità della persona.

Tipi di decorso:
Episodico con sintomi residui intercritici
Episodico con nessun sintomo residuo intercritico
Continuo
Episodio singolo in remissione parziale
Episodio singolo in remissione completa
Modalità diversa non specificata
Meno di un anno dall’esordio dei sintomi nella fase attiva

Per la valutazione psicometria dei disturbi psicotici, viene utilizzata la Brief Psychiatry Rating Scale (BPRS).

Il paziente schizofrenico durante il colloquio:


- mostra uno stato di coscienza lucido (in genere)
- discorso frammentato, disorganizzato per presenza di elementi dissociativi
- eloquio rallentato ma non come nel paziente depresso
- perplesso (perplessità psicotica deriva da esperienze allucinatorie o da dissociazione, più
stimoli assieme, voci e proprio pensiero per es.)
- percezioni deliranti e confuse a causa del quadro dissociativo, non c’è un “romanzo
delirante”, il delirio non è organizzato
- in genere “consapevolezza della malattia” (a vari gradi)

PARAFRENIE

Gruppo di psicosi a decorso cronico, caratterizzato da una florida e fantasmagorica produzione delirante
allucinatoria più ricca rispetto ala schizofrenia e spesso egosintonica. Nelle parafrenie a differenza delle
schizofrenie, mancano gli elementi dissociativi. C’è un delirio pieno di immagini e una sorta di “fuochi
d’artificio” allucinatori e in questo senso una sostanziale integrità del Sé, una sufficiente integrità
personologica. La caratteristica delle parafrenie è quella del “Doppio Binario”: da una parte una forma del sé
completamente pazza e un’altra che invece “funziona” bene (x es. può svolgere bene il suo lavoro), peculiare
contrapposizione tra mondo delirante-allucinatorio e mondo reale.

PARANOIA
Si caratterizza da un delirio cronico, lucido e sistematizzato. Il soggetto vive per quel delirio, quella del
paranoico è “un’esistenza divorata dal delirio”. La coscienza è lucida , non ci sono allucinazioni né
dissociazione. Il delirio è ben organizzato e non confuso. Lo schizofrenico a differenza vive un delirio
frammentato, qui invece il delirio ha una “pregnanza personologica”. Il delirio dello schizofrenico non è molto
(se non per niente) agito a causa di elementi dissociativi, qui invece i pazienti agiscono e si identificano con il
delirio. Il delirio è incrollabile e non smentibile, guida ogni attività divenendo un programma di vita.
I temi deliranti più frequenti:
- erotomane
- gelosia (può arrivare ad uccidere)
- interpretazione
- querela
- grandezza

DISTURBI DI PERSONALITA’

Insieme di caratteristiche psichiche e modalità di comportamento che, nella loro integrazione, costituiscono il
nucleo irriducibile di un individuo che rimane tale nella molteplicità e diversità delle situazioni ambientali in
cui si esprime e si trova ad operare.
Caratteristiche psichiche nucleari che si estrinsecano in pattern comportamentali abituali di fronte a determinati
stimoli e ne determinano lo stile. Insieme che si forma sulla base dell’interazione e dell’esperienza che
l’individuo fa nel corso dello sviluppo e dell’ambiente in cui si trova. E’ poco suscettibile di modificazione
spontanea una volta consolidata la gerarchia all’interno dell’insieme.
Si parla di disturbi di personalità quando i tratti di personalità, definibili come modi costanti di percepire e
rapportarsi a se stessi e all’ambiente, sono rigidi e non adattivi e causano una significativa compromissione
funzionale o sofferenza soggettiva.

Il comportamento disturbato si esprime con due o più delle seguenti modalità (o compromissione delle aree):
- distorsione cognitiva nella percezione e interpretazione di sé, degli altri, degli eventi (area
cognitiva)
- distorsione affettiva (variabilità, intensità, labilità e inadeguatezza delle risposta affettiva)
(area affettiva)
- problemi nelle relazioni interpersonali (area funzionamento interpersonale)
- difficoltà a controllare gli impulsi (area controllo degli impulsi)

I disturbi di personalità sono inquadrati nell’Asse II del DSM IV. Possono trovarsi in comorbidità con disturbi
dell’Asse I e sorge la difficoltà di imputare il disagio principalmente all’uno o all’altro.
In questi disturbi il ruolo dei farmaci è meno rilevante.

Nel DSM IV vengono suddivisi in tre grandi gruppi in base a delle somiglianze fenomeniche:

Cluster A (bizzarri e/o eccentrici; deliri, paranoie):


- disturbo paranoide di personalità
- disturbo schizoide di personalità
- disturbo schizotipico di personalità

Cluster B (drammatici, emozionali, imprevedibili, amplificativi; aggressivi, impulsivi):


- disturbo antisociale di personalità
- disturbo borderline di personalità
- disturbo istrionico di personalità
- disturbo narcisista di personalità

Cluster C (ansiosi o paurosi; fragili):


- disturbo evitante di personalità
- disturbo dipendente di personalità
- disturbo ossessivo-compulsivo di personalità

NAS
- disturbo depressivo di personalità
- disturbo passivo aggressivo di personalità

Cluster A (eccentrico):

Criteri DSM IV per il Disturbo Paranoide di Personalità:


A. Diffidenza e sospettosità pervasive nei confronti degli altri (tanto che le loro intenzioni vengono interpretate come malevole),
che iniziano nella prima età adulta e sono presenti in una varietà di contesti, come indicato da quattro (o più) dei seguenti
elementi:
1) sospetta, senza una ba~e sufficiente, di essere sfruttato, danneggiato o ingannato;
2) dubita senza giustificazione della lealtà o affidabilità di amici o colleghi;
3) è riluttante a confidarsi con gli altri a causa di un timore ingiustificato chè~le informazioni possano essere usate contro di lui;
4) scorge significati nascosti umilianti o minacciosi in rimprover~ o altri eventi benevoli;
5) porta costantemente rancore, cioè non perdona gli insulti, le ingiurie o le offese;
6) percepisce attacchi al proprio ruolo o reputazione non evidenti agli altri, ed è pron to a reagire con rabbia o
controattaccare;
7) sospetta in modo ricorrente, senza giustificazione, della fedeltà del coniuge o del partner sessuale.

B. Non si manifesta esclusivamente durante il decorso della schizofrenia, di un Disturbo dell’umore con manifestazioni
psicotiche o di un altro Disturbo psicotico, e non è dovuto agli effetti fisiologici diretti di una condizione medica generale.

Nota: se i criteri risultano soddisfatti prima dell’esordio della schizofrenia, aggiungere “premorboso”, per es. “Disturbo paranoide
di personalità (premorboso)”.

Criteri DSM IV per il Disturbo Schizoide di Personalità:


A. Una modalità pervasiva di distacco dalle relazioni sociali e una gamma ristretta di espressioni emotive, in contesti
interpersonali, che iniziano nella prima età adulta e sono presenti in una varietà di contesti, come indicato da quattro (o più)
dei seguenti elementi:
1) non desidera né prova piacere nelle relazioni strette, incluso il far parte di una famiglia;
2) quasi sempre sceglie attività solitarie;
3) dimostra poco o nessun interesse per le esperienze sessuali con un’altra persona;
4) prova piacere in poche o nessuna attività;
5) non ha amici stretti o confidenti, eccetto i parenti di primo grado;
6) sembra indifferente alle lodi o alle critiche degli altri;
7) mostra freddezza emotiva, distacco o affettività appiattita.

B. Non si manifesta esclusivamente durante il decorso della schizofrenia o di un Disturbo dell’umore con manifestazioni
psicotiche, di un altro Disturbo psicotico o di un Disturbo pervasivo dello sviluppo, e non è dovuto agli effetti fisiologici
diretti di una condizione medica generale.

Nota: se i criteri risultano soddisfatti prima dell’esordio della schizofrenia, aggiungere “premorboso”, per es. “Disturbo schizoide
di personalità (premorboso)”.

Criteri DSM IV per il Disturbo Schizotipico di Personalità:


A. Una modalità pervasiva di relazioni sociali e interpersonali deficitarie, evidenziate da disagio acuto e ridotta capacità
riguardanti le relazioni strette, e da distorsioni cognitive o percettive e da eccentricità del comportamento, che compaiono
nella prima età adulta, e sono presenti in una varietà di contesti, come indicato da cinque (o più) dei seguenti elementi:
1) idee di riferimento (escludendo i deliri di riferimento);
2) credenze strane o pensiero magico, che influenzano il comportamento, e sono in contrasto con le norme subculturali
(superstizione, credere nella chiaroveggenza, nella telepatia o nel “sesto senso”; nei bambini e adolescenti fantasie e pensieri
bizzarri);
3) esperienze percettive insolite, incluse illusioni corporee;
4) pensiero e linguaggio strani (per es. vago, circostanziato, metaforico, iperelaborato o stereotipato);
5) sospettosità o ideazione paranoide;
6) affettività inappropriata o coartata;
7) comportamento o aspetto strani, eccentrici o insoliti;
8) nessun amico stretto o confidente, eccetto i parenti di primo grado;
9) eccessiva ansia sociale, che non diminuisce con l’aumento della familiarità, e che tende a essere associata con preoccupazioni
paranoidi piuttosto che con giudizio negativo di sé.
B. Non si manifesta esclusivamente durante il decorso della schizofrenia, di un Disturbo dell’umore con manifestazioni
psicotiche, di un altro Disturbo psicotico o di un Disturbo pervasivo dello sviluppo.

Nota: se i criteri risultano soddisfatti prima dell’esordio della schizofrenia, aggiungere “premorboso”, per es. “Disturbo schizotipico di
personalità (premorboso)”.

Cluster B (amplificativo-emotivo):
Criteri DSM IV per il Disturbo Antisociale di Personalità:
A. Un quadro pervasivo di inosservanza e di violazione dei diritti degli altri, che si manifesta fin dall’età di 15 anni, come
indicato da tre (o più) dei seguenti elementi:
1) incapacità a conformarsi alle norme sociali per ciò che concerne il comportamento legale, come indicato dal ripetersi di
condotte suscettibili di arresto;
2) disonestà, come indicato dal mentire, usare falsi nomi, o truffare gli altri ripetutamente, per profitto o per piacere personale;
3) impulsività o incapacità di pianificare;
4) irritabilità e aggressività, come indicato da scontri o assalti fisici ripetuti;
5) inosservanza spericolata della sicurezza propria e degli altri;
6) irresponsabilità abituale, come indicato dalla ripetuta incapacità di sostenere una attività lavorativa continuativa, o di far
fronte a obblighi finanziari;
7) mancanza di rimorso, come indicato dall’essere indifferente o dal razionalizzare dopo aver danneggiato, maltrattato o
derubato un altro.

B. L’individuo ha almeno 18 anni.

C. Presenza di un Disturbo della condotta con esordio prima dei 15 anni.

D. lì comportamento antisociale non si manifesta esclusivamente durante il decorso della schizofrenia o di un episodio
maniacale.

Criteri DSM IV per il Disturbo Borderline di Personalità:


A. Una modalità pervasiva di instabilità delle relazioni interpersonali, dell’immagine di sé e dell’umore e una marcata
impulsività, comparse nella prima età adulta e presenti in una varietà di contesti, come indicato da cinque (o più) dei seguenti
elementi:
1) sforzi disperati di evitare un reale o immaginario abbandono. Nota: non includere i comportamenti suicidari e automutilanti
considerati nel criterio 5;
2) un quadro di relazioni interpersonali instabili e intense, caratterizzate dall’alternanza tra gli estremi di iperidealizzazione e
svalutazione;
3) alterazione dell’identità: immagine di sé e percezione di sé marcatamente e persistentemente instabili;
4) impulsività in almeno due aree che sono potenzialmente dannose per il soggetto, quali spendere, sesso, abuso di sostanze,
guida spericolata, abbuffate. Nota: non includere i comportamenti suicidari o automutilanti considerati nel criterio 5;
5) ricorrenti minacce, gesti o comportamenti suicidari, o comportamento automutilante;
6) instabilità affettiva dovuta a una marcata reattività dell’umore (per es. episodica intensa disforia, irritabilità o ansia, che
solitamente durano poche ore, e soltanto raramente più di pochi giorni);
7) sentimenti cronici di vuoto;
8) rabbia immotivata e intensa o difficoltà a controllare la rabbia (per es. frequenti accessi di ira o rabbia,
ricorrenti scontri fisici);
9) ideazione paranoide, o gravi sintomi dissociativi transitori, legati allo stress.

Criteri DSM IV per il Disturbo Istrionico di Personalità:


A. Un quadro pervasivo di emotività eccessiva e ricerca di attenzione, che compare entro la prima età adulta ed è presente in una
varietà di contesti, come indicato da cinque (o più) dei seguenti elementi:
1) è a disagio in situazioni nelle quali non si trova al centro dell’attenzione;
2) l’interazione con gli altri è spesso caratterizzata da comportamento sessualmente seducente o provocante;
3) manifesta un’espressione delle emozioni rapidamente mutevole e superficiale;
4) costantemente utilizza l’aspetto fisico per attirare l’attenzione su di sé;
5) lo stile dell’eloquio è eccessivamente impressionistico e privo di dettagli;
6) mostra autodrammatizzazione, teatralità ed espressione esagerata delle emozioni;
7) è suggestionabile, cioè facilmente influenzato dagli altri e dalle circostanze;
considera le relazioni più intime di quanto non siano realmente.

Criteri DSM IV per il Disturbo Narcisitico di Personalità:


A. Un quadro pervasivo di grandiosità (nella fantasia o nel comportamento), necessità di ammirazione e mancanza di empatia,
che compare entro la prima età adulta ed è presente in una varietà di contesti, come indicato da cinque (o più) dei seguenti
elementi:
1) ha un senso grandioso di importanza (per es. esagera risultati e talenti, si aspetta di essere notato come superiore senza
un’adeguata motivazione);
2) è assorbito da fantasie di illimitati successo, potere, fascino, bellezza, e di amore ideale;
3) crede di essere “speciale” e unico, e di dover frequentare e poter essere capito solo da altre persone (o istituzioni) speciali o
di classe sociale elevata;
4) richiede eccessiva ammirazione;
5) ha la sensazione che tutto gli sia dovuto, cioè la irragionevole aspettativa di trat tamenti di favore o di soddisfazione
immediata delle proprie aspettative;
6) sfruttamento interpersonale, cioè si approfitta degli altri per i propri scopi;
7) manca di empatia: è incapace di riconoscere o di identificarsi con i sentimenti e le necessità degli altri;
8) è spesso invidioso degli altri, o crede che gli altri lo invidino;
9) mostra comportamenti o atteggiamenti arroganti e presuntuosi.

Cluster C (ansioso-pauroso):
Criteri DSM IV per il Disturbo Evitante di Personalità:
A. Un quadro pervasivo di inibizione sociale, sentimenti di inadeguatezza, e ipersensibilità al giudizio negativo, che compare
entro la prima età adulta, ed è presente in una varietà di contesti, come indicato da quattro (o più) dei seguenti elementi:
1) evita attività lavorative che implicano un significativo contatto interpersonale, poiché teme di essere criticato, disapprovato, o
rifiutato;
2) è riluttante nell’entrare in relazione con persone, a meno che non sia certo di piacere;
3) è inibito nelle relazioni intime per il timore di essere umiliato o ridicolizzato;
4) si preoccupa di essere criticato o rifiutato in situazioni sociali;
5) è inibito in situazioni interpersonali nuove per sentimenti di inadeguatezza;
6) si vede come socialmente inetto, personalmente non attraente, o inferiore agli altri;
7) è insolitamente riluttante ad assumersi rischi personali o a ingaggiarsi in qualsiasi nuova attività, poiché questo può rivelarsi
imbarazzante.

Criteri DSM IV per il Disturbo Dipendente di Personalità:


A. Una situazione pervasiva ed eccessiva di necessità di essere accuditi, che determina comportamento sottomesso e dipendente
e timore della separazione, che compare nella prima età adulta ed è presente in una varietà di contesti, come indicato da
cinque (o più) dei seguenti elementi:
1) ha difficoltà a prendere le decisioni quotidiane senza richiedere una eccessiva quantità di consigli e rassicurazioni;
2) ha bisogno che gli altri si assumano le responsabilità per la maggior parte dei settori della sua vita;
3) ha difficoltà a esprimere disaccordo verso gli altri per il timore di perdere supporto o approvazione. Nota: non includere
timori realistici di punizioni;
4) ha difficoltà a iniziare progetti o a fare cose autonomamente (per una mancanza di fiducia nel proprio giudizio o nelle proprie
capacità piuttosto che per mancanza di motivazione o di energia);
5) può giungere a qualsiasi cosa pur di ottenere accudimento e supporto da altri, fino al punto di offrirsi per compiti spiacevoli;
6) si sente a disagio o indifeso quando è solo per timori esagerati di essere incapace di provvedere a se stesso;
7) quando termina una relazione stretta, ricerca urgentemente un’altra relazione come fonte di accudimento e di supporto;
8) si preoccupa in modo non realistico dì essere lasciato a provvedere a se stesso.

Criteri DSM IV per il Disturbo Ossessivo-Compulsivo di Personalità:


A. Un quadro pervasivo di preoccupazione per l’ordine, perfezionismo e controllo mentale e interpersonale, a spese della
flessibilità, apertura ed efficienza, che compare entro la prima età adulta ed è presente in una varietà di contesti, come
indicato da quattro (o più) dei seguenti elementi:
1) attenzione per i dettagli, le regole, le liste, l’ordine, l’organizzazione, o gli schemi, al punto che va perduto lo scopo
principale dell’attività;
2) mostra un perfezionismo che interferisce con il completamento dei compiti (per es. è incapace di completare un progetto
perché non risultano soddisfatti i suoi standard oltremodo rigidi);
3) eccessiva dedizione al lavoro e alla produttività, fino all’esclusione delle attività di svago e delle amicizie;
4) esageratamente coscienzioso, scrupoloso, inflessibile in tema di moralità, etica o valori (non giustificato dall’appartenenza
culturale o religiosa);
5) è incapace di gettare via oggetti consumati o di nessun valore, anche quando non hanno nessun significato affettivo;
6) è riluttante a delegare compiti o a lavorare con altri, a meno che non si sottomettano esattamente al suo modo di fare le cose;
7) adotta una modalità di spesa improntata all’avarizia, sia per sé che per gli altri; il denaro è visto come qualcosa da
accumulare in vista di catastrofi future;
8) mostra rigidità e testardaggine.