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IL BAMBINO
NEL MEDIOEVO
DANIELA BASSO
Insegnante di Lettere, Trieste

o storico Ariès (capofila degli studiosi sull’in- V al X secolo) non differirono né si modificarono
L fanzia nell’epoca medievale e moderna) ha so-
stenuto che il concetto di infanzia è emerso in
sostanzialmente rispetto al periodo successivo, il
basso Medioevo (dal XI al XV secolo). Esse furono
prossimità dell’epoca moderna, con l’avvento della la lebbra, il vaiolo e la temutissima peste bubboni-
famiglia borghese. Altri, come ad esempio Demau- ca, che da sola falcidiò, già dai secoli dell’antichità,
se, hanno asserito, invece, l’esistenza di una pro- milioni di persone.
pensione, per così dire, sentimentale del mondo Il mercante fiorentino Gregorio Dati, autore di un
adulto nei confronti dei più piccoli, già in epoca “libro di famiglia”, in cui alterna pagine di “ricor-
medievale. Tra la prima metà degli anni Sessanta e danze” familiari a conti riguardanti spese e profitti
l’inizio degli anni Settanta del secolo scorso, anzi, della sua attività dell’arte della seta, è un esempio
c’è stata una disputa riguardo al sentimento del- eccezionale della testimonianza sull’alta mortalità
l’infanzia, tra Ariès e altri due storici francesi, Flan- infantile.
drin e Le Roy Ladurie. Secondo Flandrin, questo Gregorio si sposò quattro volte, e in ogni matrimo-
sentimento sarebbe stato diverso rispetto al no- nio generò dei figli, molti dei quali morirono. Vedia-
stro, ma già presente nel Medioevo, mentre Le Roy mo qui sotto il prospetto della famiglia al terzo ma-
Ladurie ha ritenuto di poter individuare un senti- trimonio del mercante:
mento dell’infanzia all’inizio del Trecento, anche
nella società rurale e nei ceti umili, particolare che Terzo matrimonio, con Ginevra Brancacci (di anni
Ariès non ha tenuto in considerazione. 21, vedova, dopo quattro anni dal precedente matri-
Ora, è indubitabile che il concetto di infanzia si sia monio, con un figlio di otto mesi), 28 maggio 1403
evoluto nel tempo, e non poteva essere che così; Figli avuti
ed è altrettanto ovvio che il significato che noi attri- Manetto, 27 aprile 1404 (muore nel gennaio 1418)
buiamo all’infanzia è condizionato da stereotipi (Una bambina nata prematura), 18 marzo 1405 (muore
mentali e culturali diversi rispetto al passato. Sa- il 22 marzo 1405, non battezzata)
rebbe opportuno non ridimensionare troppo, come Elisabetta, 8 giugno 1406 (muore il 21 febbraio 1413).
hanno fatto alcuni storici, l’amore senza tempo di Antonia, 4 giugno 1407 (muore di peste il 5 luglio
una madre e di un padre verso i figli, e nello stesso 1420)
tempo saper comprendere la rassegnazione di Alessandra, 13 agosto 1408 (muore di peste il 1 luglio
fronte alla morte di un figlio appena nato, da parte 1420)
Niccolò, 31 luglio 1411 (muore il 22 ottobre 1411)
di genitori “abituati” a superare un evento tragico
Gerolamo, 1 ottobre 1412
ma comune, come accadeva nell’epoca qui consi- Jacopo, 1 maggio 1415 (muore il 2 agosto 1419)
derata. Ghita, 24 aprile 1416
Betta, 11 gennaio 1417
La mortalità infantile Liza, 17 luglio 1419 (muore il 19 luglio 1419)

La terza moglie Ginevra muore il 7 settembre 1419,


Le malattie che più violentemente colpirono le po- per le conseguenze dell’ultimo parto
polazioni europee dell’alto Medioevo (all’incirca dal

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Due malattie, ancora a carattere epidemico, furono gioveni e puti che morivano de fame in braze alle
il “fuoco sacro” e l’influenza, apparsa nel 876, una madre loro, e una grande schiuma li vegnia a la bo-
della tante “pesti” mortali anche nei secoli succes- cha” (Corpus chronicorum Bononiensium).
sivi della storia. Altre malattie turbarono gli uomini Un’altra testimonianza (Storie Pistoresi, MCCC -
del tempo, impotenti di fronte a esse: la malaria, la MCCCXLVIII) così recita: “La vittuaglia venia man-
tubercolosi, la diarrea, lo scorbuto, il rachitismo, la cando (dentro alla città di Pistoia assediata dal ne-
“febbre cerebrale”, il morbillo, il tifo, il tetano. mico fiorentino) …e per fame che v’era dentro ven-
La scarsa nutrizione e le condizioni di indigenza tarono sì spietati tra loro che lo padre cacciava li fi-
erano gli elementi che rendevano mortali queste gliuoli e le figliuole, e lo figliuolo lo padre, e l’marito
patologie, ora rare o irrilevanti. la moglie; e molti v’ebbe che vollono morire prima
Nei ceti poveri il tasso di mortalità era molto più di fame che venire a mano di quelli dell’oste”.
elevato che tra i ricchi; e l’età dei bambini, fragile di All’interno della città assediata l’esasperazione per
natura, era tristemente privilegiata (alcuni storici la mancanza di cibo era tale che non si guardava in
della demografia hanno azzardato per il periodo faccia nessuno, neppure i parenti più stretti e la fa-
medievale una vita media tra i venti e i trent’anni). I me oscurava gli affetti familiari, anche quelli più so-
medici del tempo, non meno degli autori di opere lidi tra genitori e figli.
di carattere morale, si prodigavano in consigli,
quanto meno quando si rivolgevano ai ceti più ele-
vati che avevano materialmente la possibilità di È meglio nascere maschio
mettere in pratica ciò che si suggeriva loro.
In tempo di epidemia di peste Giovanni di Pagolo Nel Medioevo nascere maschio o nascere femmina
Morelli, nei suoi Ricordi (sull’esempio dell’opera era cosa ben diversa. Le madri in attesa auspica-
Consiglio contro la pestilenza del medico Tomma- vano la nascita di un figlio maschio per le opportu-
so del Garbo), così istruiva il padre di famiglia be- nità maggiori che la vita gli avrebbe offerto. Il figlio
nestante: “E togli casa agiata pella tua famiglia, e maschio continuava la stirpe, portava avanti il no-
non punto istretta, ma camere d’avanzo. E nella me della famiglia e aveva diritto di successione.
istate usa cose fresche: buoni vini e piccoli L’indizio della delusione della famiglia di fronte alla
(leggeri), de’ polli e de’ cavretti e de’ ventri o pe- nascita di una femmina, specie in situazioni di indi-
ducci di castrone coll’aceto o lattuga, o de’ gam- genza,risulta dal numero nettamente più alto di
beri, se ne puoi avere. Istatti il dì di meriggio al fre- “trovatelle” rispetto ai “trovatelli”. Inoltre, fare adot-
sco: non dormire se puoi farlo, o tu dormi così a tare un figlio maschio era più facile, perché offriva
sedere. Usa d’un lattovaro (composto farmaceutico alla famiglia la possibilità di un’integrazione patri-
somministrato per bocca) che fanno fare i medici di moniale, qualora, ad esempio, egli fosse entrato da
ribarbero: danne a’ fanciulli, ché uccide i vermini. apprendista nella bottega di un artigiano.
Mangia alcuna volta la mattina un’oncia di cassia, Il catasto di Firenze del 1427 fornisce dati interes-
così ne’ bucciuoli, e danne a’ fanciulli: fa d’averne santi sul numero meno alto di femmine rispetto ai
in casa, e fresca, e del zucchero e dell’acquarosa e maschi nella società tardo-medievale fiorentina:
del giulebbo (sciroppo denso di zucchero) …”. ogni 100 donne c’erano 113 uomini tra zero e cin-
La carestia, da sola, faceva stragi. La morte per fa- que anni e 123 tra dieci e quattordici. Dunque, pre-
me colpiva i miserabili ma anche i più deboli fisica- sumibilmente, la mortalità colpiva molto di più le
mente: gli anziani, le donne, e i bambini. È quanto bambine rispetto ai bambini, e non soltanto fino ai
si può leggere in una cronaca tardo-medievale di cinque anni, il limite critico della mortalità pediatri-
Bologna: “I contadini veneron a la citade e per la ca. Il numero più alto di decessi femminili è rilevato
fame cascavano per le contrade… et ogne domane soprattutto nei periodi di grandi epidemie, quando
venia alla ghiexia (chiesa) grande molte fameie de alle malattie si aggiungeva la malnutrizione. Po-
poveri per aver lemosina, ché continuo ne davano tremmo azzardare l’ipotesi di una più accentuata
hone domane; fra quali poveri vedivi morire molti vulnerabilità delle femmine alle quali, anche da un
punto di vista dietetico, si riservavano meno atten-
zioni. È interessante considerare, per capire meglio
questi fenomeni di differenziazione, che, ad esem-
pio, nelle famiglie fiorentine più abbienti del tardo
Medioevo, l’età dello svezzamento avveniva più
precocemente per le bambine, per non pagare
troppo a lungo le balie che le allattavano. Paolo da
Certaldo esprimeva insegnamenti che non vorrem-
mo sentire: “Il fanciullo maschio pasci bene, e vesti
chome puoi, intendi a giusto modo e onesto, sì fia
forte e aitante...La fanciulla femina vesti bene, e
chome la pasci no le chale, pur ch’abia sua vita: no
la tenere troppo grassa”.
Anche l’educazione delle bambine aveva intenti e
risultati diversi da quelli che la madre poteva pro-
porsi per educare un figlio maschio. Così suggeriva
Paolo da Certaldo: “E s’el è fanciulla femina, polla a
ch’uscire, e none a legiere, ché non istà troppo be-
ne a una femina sapere legiere, se già non la voles-
si fare monacha. Se la vuoi fare monacha, mettila
nel munistero anzi ch’abia la malizia di chonosciere
la vanità del mondo, e là dentro imparerà a legie-

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re…E ‘nsengniale fare tutti i fatti de la maserizia di sciato scritti di carattere morale e didascalico nel
chasa, cioè il pane, lavare il chapone, aburattare e campo della lettura. Prenderemo come guida due
chuociere e far bucato, e fare i’ letto, e filare, e te- personaggi, due rari esempi di una emancipazione
sere borse franciesche o reclamare seta chon femminile nel Medioevo. Trotula è una figura enig-
agho, e tagliare panni lini e lani, e rinpedulare le matica, avvolta nella leggenda, l’autrice del primo
calze, e tutte simili chose, sì che quando la mariti trattato di ginecologia attribuibile a una donna (De
non paia una decima (sciocca), e non sia detto che passionibus mulierum ante, in et post partum).
venga dal boscho. E non sarai bestemmiata, tu che Dhuoda, esponente di una nobile famiglia germani-
l’avrai alevata”. ca, scrisse un Liber manualis di carattere etico-pe-
L’obiettivo principale era di coltivare nelle figlie dagogico.
femmine il valore e il senso dell’unione matrimonia- Alcuni non hanno creduto che Trotula fosse vera-
le, attraverso un percorso pedagogico che accen- mente un medico, altri invece hanno dubitato che il
tuava nelle bambine il senso del pudore, della ri- Liber manualis fosse stato scritto davvero dalla
servatezza, della misura, e la consapevolezza di principessa Dhuoda. Ma noi vogliamo comunque
dovere un giorno essere sottomesse al marito. Nei credere all’esistenza di voci femminili, così veritiere
programmi educativi delle famiglie urbane dei ceti e per natura vicine al mondo infantile in ogni luogo
più elevati nel basso Medioevo, anche le bambine e in ogni epoca.
imparavano a leggere e scrivere, nonché ad essere
“cortesi”, come sosteneva Dante: “Nulla cosa sta
più bene in donna che cortesia” (Convivio). L’umidità, caratteristica delle donne
e dei bambini
Bambini abbandonati Il pensiero naturalistico medievale si basava sulla
teoria dei quattro elementi primari, adottata nella
Durante gli eventi eccezionali, quali le carestie, ma scuola di Ippocrate e poi elaborata e perfezionata
anche in tempi normali, alcune famiglie povere si da un medico del II secolo d.C., Galeno di Perga-
liberavano dei figli appena nati. Inoltre, si allonta- mo. Nel corpo umano erano presenti quattro umo-
navano i figli nati al di fuori del matrimonio, o quelli ri: sangue, flemma, bile gialla, bile nera. A ogni
nati da madri non maritate. Si abbandonavano an- umore corrispondeva uno dei quattro elementi co-
che bambini infermi o nati deformi. Le soluzioni per smici dettati da Empedocle: aria, acqua, fuoco e
non occuparsi della vita del nuovo nato erano l’in- terra. Ogni umore, inoltre, possedeva le stesse
fanticidio o l’abbandono. Il primo, condannato dal- qualità degli elementi cosmici: caldo, umido, secco
la società e dalla Chiesa, era considerato un reato e freddo, e influenzava direttamente la salute o la
gravissimo. Il secondo era oggetto di critica e de- malattia dell’individuo e il suo carattere, il “tempe-
precazione che variarono nel tempo, ma che non ramentum”, che poteva essere impulsivo, flemma-
arrivarono a definire mai nette condanne, anche se tico, collerico e melanconico. La salute fisica e il
spesso dal pulpito i predicatori lo giudicavano benessere della psiche erano il risultato dell’amal-
aspramente. gama dei quattro umori, collegati a loro volta all’in-
Furono proprio le istituzioni ecclesiastiche a occu- fluenza del clima, dell’ambiente, delle stagioni e
parsi inizialmente degli abbandoni. I piccoli veniva- delle stelle.
no esposti in luoghi dove potevano essere trovati, I dettami di Galeno vennero adottati con vigore alla
sulle soglie delle chiese, dei conventi e dei mona- fine del XII secolo e si imposero come guida per i
steri. Più tardi, ancora in epoca tardo-medievale, e medici del XIII e XIV secolo. Partendo dal presup-
poi più compiutamente in epoca moderna, furono posto che: “L’uomo è il più perfetto di tutti gli ani-
enti e organizzazioni laiche a occuparsene e a ge- mali, così per questo stesso motivo il maschio è
stire brefotrofi e orfanotrofi, ma anche ospizi e più perfetto della femmina. La causa della perfezio-
ospedali dove si accoglievano bambini abbando- ne è la maggiore quantità di calore, che è lo stru-
nati, la cui sorte rimaneva nelle mani di queste or- mento principale della natura”, Galeno sosteneva
ganizzazioni di carità. che la “causa di tutte le funzioni naturali” era la
Altre volte, forti motivazioni ideologiche di tipo reli- “qualità sana di calore”. Debolezza di calore dun-
gioso spingevano i genitori ad affidare i propri figli que per le donne ma anche per i bambini, la cui
alla chiesa. Erano i bambini oblati, vale a dir offerti. natura veniva considerata anche “umida”. Il bam-
Spesso erano i figli cadetti di famiglie nobili che bino, con la crescita, avrebbe perso l’umidità. I
non volevano disperdere il patrimonio, oppure fi- medici suggerivano alimenti soprattutto liquidi,
glie femmine dell’aristocrazia che, appena nate, consoni alla sua costituzione umida. Riferiva Gale-
entravano in convento con una buona dote, o no: “…a quelli che hanno costituzione umida, sia
semplicemente bambini nati in eccesso in famiglie per natura sia per l’età, non una dieta contraria, ma
povere e semplici. I bambini affidati a queste co- corrispondente a quella costituzione: bisogna infat-
munità conventuali maschili e femminili potevano ti secondare la loro natura, non combatterla come
sperare di avere una vita dignitosa, di essere quan- le malattie”. La fiducia di Galeno nella dietetica
to meno nutriti e curati, oltre che educati, e co- trovò forte riscontro nella medicina medievale che,
munque di morire meno che nei brefotrofi, dove la facendo proprie le teorie umorali, attribuì al cibo e
mortalità infantile era elevatissima. ad appropriati regimi alimentari la capacità dell’in-
dividuo di modificare e correggere, attraverso essi,
il suo carattere. Queste regole dietetiche venivano
Trotula e Dhuoda suggerite dai medici anche per programmare il
sesso del nascituro: le bevande raccomandate per
Sono molto poche le donne dell’epoca che hanno avere un maschio dovevano essere calde e secche
parlato di bambini in campo medico o hanno la- e per avere una femmina, invece, fredde e umide.

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Il caldo e il freddo, e l’umido e il secco erano attri- mancato concepimento può dipendere sia dall’uo-
buti degli individui in base al sesso, ma erano an- mo sia dalla donna”.
che strumenti di base per i medici del tempo nella Aldobrandino da Siena, medico al servizio della
formulazione delle loro diagnosi. L’umidità del corte reale francese, che dedicò la sua opera alla
bambino era penalizzante, secondo Galeno, tanto contessa Beatrice di Provenza, sistemava in modo
quanto lo era la freddezza per la donna; entrambe ordinato le conoscenze sulla salute e sul benessere
nella società del tempo non godevano pari dignità del bambino (rifacendosi alla tradizione classica e a
rispetto all’adulto maschio. quella araba), nel suo Le Régime du Corps, che ri-
Anche Trotula, il leggendario dottore di sesso fem- sale alla metà del XIII secolo. La fama e la diffusio-
minile, riconosceva, in base alle teorie umorali, l’in- ne di questo libro oltrepassarono l’ambiente socia-
feriorità della natura femminile: “Siccome le donne le elevato al quale era destinato. Aldobrandino pro-
sono per natura più fragili degli uomini, sono anche poneva alla donna gravida alcune regole molto ba-
più frequentemente soggette a indisposizioni…poi- nali: innanzitutto doveva mantenere, durante la ge-
ché le donne non hanno calore sufficiente a pro- stazione, serenità e tranquillità, evitando preoccu-
sciugare l’eccedenza di umori cattivi che si forma- pazioni o turbamenti (accidentia animae) che po-
no quotidianamente in loro e poiché l’innata fragi- tessero riflettersi in modo negativo sul tempera-
lità non consente loro di sopportare lo sforzo di mento del nascituro e doveva dedicarsi “a tutte co-
espellerli naturalmente attraverso il sudore, come se di giocho e di sollacco”. La donna incinta, inol-
fanno gli uomini, allora la natura stessa, in mancan- tre, non doveva mangiare alimenti poco digeribili,
za del calore, ha assegnato loro una forma speciale né quelli salati o amari, perché avrebbero fatto cre-
di purificazione, cioè le mestruazioni, che la gente scere il bambino senza unghie e senza capelli, se-
comunemente chiama i fiori”. condo quanto aveva affermato Aristotele. Doveva
L’umidità presente in eccesso nella donna e nel ancora evitare di bagnarsi troppo spesso e di
bambino era responsabile delle loro malattie. Ma esporsi al sole.
l’umidità prevalente nel bambino era determinante, La letteratura ci offre alcuni esempi che riflettono
secondo Galeno, anche a livello psichico, ed era la l’attenzione della società per la donna in gravidan-
causa della mancanza di ragione nel piccolo indivi- za. Paolo da Certaldo così ammoniva: “A ciò che la
duo. Crescendo, il bambino avrebbe perso, man donna grossa porti il suo figliuolo a bene, sì dèe
mano, umidità e acquisito ragionevolezza. molto guardare, però ch’è di grande rischio; e però
guardasi di troppa faticha, e di bere vino pretto,
ch’è quella chosa che molto le guasta. E guardasi
La pediatria trasmessa dagli Arabi molto di non sedere o giaciere in terra, né di state
né di verno, a ciò ch’ella non pilgliasse freddo, ché
Furono gli Arabi a incentivare l’autonomia della pe- molto è di grande rischio quando la donna grossa
diatria e della puericultura tra il IX e il XIII secolo. pilglia freddo. Quando le viene volglia d’una chosa
La ricezione della medicina araba in Occidente, a per mangiare, pilglila temperata mente e ragione;
partire dalla fine dell’XI secolo (quando ci fu nel- quando partoriscie, faccia che sia achonpangniata
l’Europa occidentale un grande rilancio anche nella di buone baglie e di donne che ne sieno use”.
vita intellettuale), venne favorita dal fatto che le tra- Generalmente non erano i medici a stare appresso
duzioni della letteratura medica riguardavano per alle partorienti, ma le ostetriche e le donne di casa.
gran parte l’opera di Galeno. Inoltre la medicina Trotula, come medico della scuola salernitana, nel-
araba ebbe il merito di giungere alla conoscenza la sua opera De passionibus mulierum ante, in et
degli organismi attraverso un’attenta osservazione post partum, e precisamente nel cap. XX dove si
reale, partendo dai principi dogmatici della patolo- parla delle complicanze che potevano insorgere
gia umorale. Nel XII secolo fece la sua comparsa, a dopo il parto, faceva una dettagliata disamina dello
Toledo, il Canone di Medicina del medico arabo stato fisico di una donna che avesse partorito su-
Ibn Sina, detto Avicenna (938-1038), un’opera en- bendo lacerazioni perineali: “…vi sono donne a cui,
ciclopedica che, tradotta in latino da Gherardo da per la difficoltà del parto, si lacerano gli organi ge-
Cremona, ebbe grande successo e la cui diffusio- nitali. Prendi allora della radice essiccata di erba
ne negli ambienti medici dimostrò l’influenza che consolida maggiore, del comino e della cannella: ri-
ebbe sulla medicina occidentale. In essa sono im- duci tutto in polvere e introducilo nella vulva, ed es-
portanti i riferimenti per ciò che riguarda l’infanzia. sa si cicatrizzerà. Similmente per alcune donne in-
Un altro medico arabo, Muhammad ibn Zakariya’ tervengono complicazioni nel parto per mancanza
ar-Razi, più noto nella tradizione latina come Rha- di assistenza. Ad alcune succede che vulva e ano
zes, vissuto nel X secolo, identificò e catalogò le diventino un unico foro e un unico canale, attraver-
patologie infantili, muovendosi ancora nel quadro so il quale l’utero fuoriesce, indurendosi. Per rimet-
della teoria umorale. terlo a posto si interviene così: bisogna applicare
all’utero vino caldo, nel quale sia stato sciolto bol-
lendo del burro; con questo liquido si facciano con
Concepimento, maternità e prima cura fomenti, fino a quando l’utero ritorna morbido,
infanzia e allora lo si rimetta delicatamente a posto. Quindi
si cucia con tre o quattro punti la lacerazione tra
Già al momento del concepimento, secondo un’o- ano e vulva, usando filo di seta... Per evitare di far
pinione medica comune, entrambi i genitori dove- correre alle donne il rischio suddetto, bisogna prov-
vano trovarsi in condizioni ottimali per generare un vedere in questo modo: si prepari un panno confor-
figlio che potesse resistere alla nascita. Da qui la mato come una palla oblunga e lo si introduca nel-
condanna per quei padri e quelle madri che aves- l’ano ogni volta che viene compiuto uno sforzo per
sero procreato in stato di ubriachezza o in malattia. far uscire il bambino e lo si tenga fortemente com-
Trotula nel considerare la sterilità affermava: “che il presso contro l’ano senza alcun intervallo”.

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Le cure per il neonato riguardavano essenzialmente madri ad allattare i propri figli. Le virtù innegabili
la sua pulizia e la sua alimentazione, Ciò che resta- del latte materno venivano così riconosciute da Al-
va del cordone ombelicale, il “bellicionchio,” come dobrandino: “Sappiate che il latte che al fanciullo si
scriveva Aldobrandino da Siena, si doveva legare dee dare e quello che è meglio e più vale, si è quel-
con un filo di lana, mettendovi sopra un panno unto lo della propria madre perciò che di quello medesi-
di olio di oliva, mentre si aspettava la sua caduta mo dentro al ventre è nutricato”. Le poppate avve-
dopo quattro giorni. nivano tre o quattro volte al giorno e, secondo al-
La giornata del lattante era scandita da tre momen- cuni autori, dovevano essere a ore fisse, secondo
ti fondamentali: quello del pasto, del sonno e del altri, quando il bambino le richiedeva. Erano opi-
bagno. Quando si svegliava, veniva lavato in acqua nioni diverse di quel tempo, che rispecchiavano dei
tiepida, poi massaggiato e frizionato con cura e fa- modi di pensare differenti tra loro, ma ancor oggi
sciato. Le fasce venivano cambiate all’occorrenza, molto attuali. La madre, però, non sempre allattava
e come suggeriva il medico di Montpellier, Bernard la propria creatura. Di fronte alla scelta o all’impos-
de Gordon: “se il bambino in fasce piange, bisogna sibilità fisica di non allattare si ricorreva all’aiuto
affrettarsi a disfare le fasce e a cambiarle” o secon- delle balie, donne pronte a offrire il proprio latte a
do quanto consigliava Maino de Manieri, anch’egli, pagamento.
come Bernard, medico della prima metà del XIV Il fenomeno del baliatico nel Medioevo era però
secolo: ”bisognerà soprattutto stare attenti a che i una cosa comune anche nell’ambito degli enti
suoi vestiti non siano sporchi. Ogni volta che si ospedalieri e assistenziali.
sporcherà, bisognerà cambiarlo”. Sulla scelta della balia adatta molto è stato scritto
In realtà, come si comprende, l’interesse per il da medici e moralisti che elencano nei loro trattati
bambino non mancava. Lo si si percepisce anche e manuali le caratteristiche che doveva avere que-
dalle parole di Paolo da Certaldo: “Lo fanciullo si sta importante figura. Fisicamente era preferibile
vuole tenere bene netto e chaldo, e spesso cier- che assomigliasse alla madre, che fosse in buona
charlo e provederlo tutto a membro a membro”. salute, “né troppo grassa né troppo magra”, come
diceva Aldobrandino, e di temperamento sangui-
gno. Trotula dava alcuni suggerimenti sulla scelta
La fasciatura della nutrice, specificando quegli attributi fisici che
doveva possedere e le regole dietetiche cui doveva
Riguardo alla fasciatura del neonato, esisteva l’uso attenersi per non “guastare” il latte: “La balia deve
di fasciarlo e immobilizzarlo come fosse il bozzolo essere giovane, di colorito chiaro, bianca e rossa,
del baco da seta. Nei maschi si stringeva di più la non troppo vicina né troppo lontana dal parto. Non
fasciatura ai fianchi, nelle femmine di più al petto. deve avere macchie sulla pelle e neppure avere le
Lo scopo della fasciatura era di impedire il disper- mammelle flaccide o troppo grosse; il petto invece
dersi del calore e dell’umidità del corpicino. Stan- deve essere ampio e robusto. Sia moderatamente
do, inoltre, al francese Bartolomeo Anglico (autore grassa. Non mangi cibi salati, né piccanti, né astrin-
di un manuale enciclopedico nel XIII secolo), con genti, non porri, né cipolle, né tutte quelle spezie
una fasciatura stretta, alla maniera delle mummie, che si mescolano ai cibi per insaporirli, come il pe-
si evitavano le malformazioni. Su ciò non era d’ac- pe, l’aglio, la rucola; eviti specialmente l’aglio, ma
cordo Aldobrandino, che sosteneva, invece, l’utilità eviti anche di affannarsi e si guardi dal provocarsi le
di una fasciatura non troppa stretta per permettere mestruazioni”.
al bambino libertà di movimento e sviluppo armoni- Il buono stato di salute della balia era la preoccu-
co delle membra. Questa tendenza venne a essere pazione maggiore dei genitori, che temevano la
esplicita nei testi medici e pedagogici del XIII e XIV trasmissione delle malattie, o l’alterazione dell’e-
secolo. quilibrio psichico del bambino che avesse succhia-
to latte di una nutrice “paurosa”, “adirosa” o “scio-
cha” (Aldobrandino da Siena).
Andare a balia In un passo della sua Cronica domestica, il fiorenti-
no Donato Velluti così racconta: “Lamberto nac-
Sulla scia di Galeno (ma anche di Avicenna), i me- que a dì XVIII di marzo 1341. Fu bellissimo fanciul-
dici medievali, attraverso i loro scritti, incitavano le lo, bianco e vermiglio e colorito e di bel viso, il pri-
maio anno, de’ più di Firenze: e quando andò all’u-
ficio (era un antico rito di benedizione che si faceva
a Firenze nel quartire di San Lorenzo il sabato san-
to di Pasqua), tutti traevano a vederlo, e la balia
non si potea rimedire dalle donne. Dopo il deto uf-
ficio, o che fosse per esser troppo abbracciato e ri-
scaldato, o per difetto di latte di balia, o perché l’a-
vesse da natura e allotta uscisse fuori, gli venne e
uscì di dosso una pruzza (rogna pruriginosa) minuta
che ‘l consumava: intanto che la balia sua, che ‘l
tenea a canto a sé la notte, era piena di carne e fre-
schissima, se n’empiè tutta, e diventò secca e di-
sfatta. Manda’gli al Bagno a Macereto: giovogli uno
poco, alla balia assai. Da che tornati, temendo non
fosse cagione della balia per sua caldezza, gliel tol-
si, e diello a una fanciulla temperata col latte
fresco”.

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OLTRE LO SPECCHIO
A scuola o al lavoro? operare di bene in meglio. Questo piccolo volume,
questo Manuale, da me elaborato e sul quale è
Nel Medioevo non tutti i bambini frequentano la scritto il tuo nome, quando anch’egli sarà giunto al-
scuola; la maggior parte di essi era avviata diretta- l’età di parlare e leggere, mostraglielo e sii per lui di
mente a un mestiere. I bambini appartenenti ai ceti stimolo nella sua lettura; egli è infatti carne e fratel-
elevati seguivano, ma non di regola, le scuole isti- lo tuo”. Ma il piccolo Bernardo, fratello di Gugliel-
tuite nei monasteri o nelle cattedrali. Il sistema for- mo, rimasto solo per la morte di questi, era cre-
mativo medievale aveva anche altre soluzioni. Tra il sciuto lontano dalla sua famiglia.
X e il XI secolo si creò un sistema di educazione L’educazione ricevuta nelle corti e nelle case dei
promosso dai protagonisti del mondo feudale. La nobili presupponeva la fedeltà nei confronti del si-
formazione dei minori era attribuita al signore e alla gnore e della sua famiglia. Dhuoda, in un passo del
sua dama (ognuno con le sue competenze educa- suo Liber manualis, istruisce il figlio in tal senso:
tive) se il feudo era di grosse dimensioni, altrimenti “…servilo dunque, non per piacere soltanto ai tuoi
si usava mandare i propri figli di sette-otto anni occhi, ma anche secondo la tua intelligenza, sia per
presso altri signori nobili, ad apprendere le buone il corpo che per l’anima; conservagli in ogni eve-
maniere e tutto ciò che i codici cavallereschi detta- nienza una fedeltà schietta, consapevole ed a lui
vano. Nella nuova famiglia i fanciulli-ospiti svolge- proficua…non nasca e non proliferi nel tuo cuore il
vano compiti di paggio e di donzella, andavano a pensiero di essere in alcun modo infedele al tuo si-
caccia, servivano a corte. I maschi, attraverso un gnore…Tu dunque, figlio mio Guglielmo… sii nei
iter di natura pratica diventavano paggi, poi scu- confronti del tuo signore leale, vigile, prezioso e
dieri e infine cavalieri. Le piccole nobili venivano in- degnissimo nel servizio”.
vece prese in cura dalla dama, e diventando don- I figli delle famiglie appartenenti ai ceti più bassi
zelle intrattenevano la corte con danze e canti; della società, soprattutto nel mondo rurale, aveva-
inoltre, avevano il privilegio di servire a tavola, qua- no scarse opportunità di studiare, anche perché,
lora appartenessero a famiglie di alto rango. Spes- secondo l’opinione comune, per il contadino che
so, però, erano educate nei conventi, dove veniva- doveva coltivare i campi non era necessario saper
no avviate allo studio religioso e all’apprendimento leggere e scrivere.
del leggere e dello scrivere, dello studio del latino, I bambini nelle campagne aiutavano i genitori ad
nonché al ricamo e al cucito, o talvolta, all’uso di allevare gli animali domestici, a seminare e mietere
uno strumento musicale. i campi, e si occupavano della raccolta dei prodotti
Quando Dhuoda scriveva al figlio sedicenne Gu- del bosco, bacche, noci, nocciole e frutta, impor-
glielmo, lontano assieme al fratellino che la madre tanti integrazioni all’alimentazione contadina. In
si era vista togliere “ancora tenero infante”, lo rac- questo ambiente sociale, l’educazione presso terzi
comandava di prendersi cura del più piccolo e lo non era frequente, i figli crescevano accanto ai loro
rincuorava della sua presenza ideale di madre, tra- genitori senza patire le separazioni che segnavano
pelando quasi un senso di colpa per non poter per la vita altri piccoli individui della società medie-
provvedere direttamente all’educazione dei propri vale.
figli : “La tua Dhuoda ti è sempre vicina per rincuo- Anche nelle realtà urbane il lavoro minorile era la
rarti, figlio mio, e se ti verrò meno moren- norma. Per necessità di sopravvivenza, le famiglie
do, ciò che dovrà pur accadere, avrai in più disagiate inserivano, precocemente (attorno
mia memoria questo libretto di mo- ai sette anni), i loro figli nel mondo del lavoro,
rale, e come nel riflesso di uno ad esempio nelle botteghe artigiane. Esistono
specchio mi potrai avere sem- contratti di apprendistato del tardo Me-
pre sotto gli occhi, leggendolo dioevo in cui il maestro artigiano si im-
con gli occhi della mente e pegnava a “docere sine fraude et in
del corpo e intercedendo toto suo posse”, e in cui si stabili-
presso Dio; vi troverai anche va l’impegno dello stesso a forni-
estesamente quanto tu mi re al discepolo il vitto, l’alloggio
devi di dedizione amorosa. O e il vestiario. Di contro, da parte
figlio avrai maestri che ti daran- del piccolo apprendista c’era
no insegnamenti più numerosi e l’obbligo di abitare con il mae-
di maggiore utilità, ma non stro e l’impegno di obbedirlo,
(scritti) nella medesima condi- avendo cura di custodire tut-
zione, con il cuore che arde ti i beni della bottega senza
nel petto, nella quale mi tro- commettere furti e frodi nei
vo io, o figlio mio primo- confronti di colui che anda-
genito. va a sostituire la figura pa-
Queste parole che io ti terna.
rivolgo, leggile, sappile I veri scolari nel Medioevo
penetrare, mettile in erano i chierici. Troviamo
opera, e quando tuo questi discepoli nelle
fratello, così piccoli- scuole dei monasteri che
no, del quale ancora apprendono cose diverse
ignoro il nome, avrà dall’allevare falconi o dal
ricevuta la grazia del cacciare cinghiali, come
battesimo in Cristo, non erano avvezzi i piccoli no-
ti rincresca mai di iniziarlo, bili, ma come questi impa-
allevarlo, amarlo e incitarlo a ravano anche le cortesie della

Medico e Bambino 2/2005 131


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OLTRE LO SPECCHIO
mensa e il comportamento da mantenere a scuola. Bibliografia di riferimento
I bambini affidati al monastero, se non erano oblati
dalla nascita, vi entravano generalmente a partire Ariès P. Padri e figli nell’Europa medievale e moderna:
dai sette anni, ricevendo un’istruzione scolastica e Bari: Laterza, 1968.
Bertini F. Trotula il medico. In: AA.VV. Medioevo al fem-
l’avviamento alla vita religiosa. A gruppi di dieci, minile, a cura di Bertini F, Bari: Laterza,1996:97-119.
erano affidati alla tutela di un monaco, il decanus o Cardini F. Dhuoda la madre. In: AA.VV. Medioevo al fem-
formarius, che li sorvegliava il giorno e la notte ed minile, a cura di F. Bestini, Bari: Laterza, 1996:41-62.
era responsabile del loro operato di fronte all’aba- Dhuoda. Educare nel Medioevo. Per la formazione di mio
te. All’interno della scuola monastica non manca- figlio. Manuale. Intr. di Simona Garinelli, trad.it. di Ga-
va, talvolta, la severità nel far apprendere ai piccoli briella Zanoletti. Milano 1984.
chierici le materie di studio, le pratiche religiose e i Duby G. Medioevo maschio, Roma-Bari: Laterza, 1988.
piccoli lavori domestici, alternati a passeggiate, o a Giallongo A. Il bambino medievale, Bari: Dedalo ed.,
pause di gioco, consentite agli allievi. 1990.
Mazzi MS. Salute e società nel Medioevo. Firenze, La
Nuova Italia Editrice, 1978.
Le illustrazioni di pag. 127 e 130 sono tratte da: A. Gial- Becchi E, Julia D. (a cura di). Storia dell’infanzia dall’anti-
longo. “Il bambino medievale”. Bari: Dedalo ed., 1997. chità al Seicento. Bari, 1996.
Le illustrazioni di pag. 126, 128, 129 e 131 sono tratte da: Storia del pensiero medico occidentale. Antichità e Me-
“Medioevo”. De Agostini-Rizzoli, 2003:6. dioevo, I, 1993.

LE GIORNATE DI MEDICO E BAMBINO


Bologna, 15-16 aprile 2005 - Hotel Sheraton
Venerdì 15 aprile • Quando tutto è difficile: mangiare, respirare…vivere
(A. Tedeschi)
08.45 Saluto dei Presidenti del Congresso • Risposte “vere” a problemi “veri”: il caso della fami-
prof F. Panizon e prof E. Cacciari glia del bambino cerebroleso (B. Sacher)
I Sessione (modera F. Panizon) • Cosa vorrebbe sapere un pediatra... detto da un pe-
09.00-09.30 Tre presentazioni per tre specializzandi diatra di famiglia (R. Cavallo)
09.30-11.00 PROBLEMI CORRENTI • Cosa dovrebbe sapere un pediatra… detto da una lo-
Quando gli esami “ci vengono addosso” gopedista (E. Dreosto)
Autoanticorpi per caso (R. Cimaz) • Le parole al (del) chirurgo: PEG, Nissen, laparoscopia
Le cisti ovariche all’ecografia (G. Tonini) (J. Schleef)
“Helicobacter positivo” (G. Magazzù) • Definizione di linee guida per la riabilitazione nutri-
Piastrine “alte e basse“ (P. Paolucci) zionale da costruire e condividere in “tempo reale” (le
propongono S. Martelossi e A. Ventura in PowerPoint
II Sessione (modera A. Cicognani) con correzioni e integrazioni dal vivo)
11.20-11.50 Cardiologia pediatrica 2005: di tutto, di più (F. Picchio)
11.50-13.00 PAGINA GIALLA: Sabato 16 aprile
Le ultimissime dalla letteratura (A. Ventura)
L’articolo dell’anno raccontato dall’Autore: I Sessione (modera F. Panizon)
G. Maggiore racconta storie di gatti e Bartonelle 09.00-09.30 Tre presentazioni “giovani”
III Sessione (modera A. Ventura) 09.30-10.30 Due farmaci
I beta2-stimolanti (M. Masi)
14.30-14.50 Due presentazioni “giovani” La ciprofloxacina (F. Marchetti)
14.50-16.00 “La Gazzetta dell’Emilia Romagna” 10.30-11.00 Una malattia
Il caso del dott. A. Lambertini La sindrome surreno-genitale (A. Cicognani)
Il caso del dott. L. Loroni
II Sessione (introduce e modera G. Tamburlini)
Il caso della dott.ssa M. Marani
Il caso della dott.ssa S. Brusa 11.20-12.45 Tavola Rotonda: La Pediatria cerca se stessa
Il caso del dott. L. Reggiani 1. Cosa fa e cosa vorrebbe fare un pediatra ospedalie-
IV Sessione (conducono F. Marchetti e M. Fontana) ro (F. Pesce)
2. I difficili rapporti tra pediatra e centro
16.20-18.30 AL DI QUA (…E OLTRE) LO SPECCHIO specialistico (G. Longo)
Tavola Rotonda: Riabilitazione nutrizionale 3. Che cosa vorrebbe fare un pediatra di famiglia
(e non solo) del bambino cerebroleso (T. dall’Osso)
• Di che cosa stiamo parlando: 12.45 Premiazione dei poster
- il colpo d’occhio epidemiologico (S. Amarri) Editoriale del prof F. Panizon
- una storia, un’esperienza concreta (S. Leoni) 13.15 Verifica apprendimento (test ECM)
- un genitore racconta 14.15 Chiusura dei lavori

ALL’EVENTO IL MINISTERO DELLA SALUTE HA ASSEGNATO 7 CREDITI FORMATIVI (ECM)

SEGRETERIA SCIENTIFICA: A. Cicognani, A. Lambertini, G. Longo, F. Marchetti, F. Panizon, G. Tamburlini, A. Ventura

SEGRETERIA ORGANIZZATIVA: Quickline sas, via S. Caterina da Siena 3 - 34122 TRIESTE


Tel. 040 773737-363586; Fax 040 7606590; e-mail: congressi@quickline.it; http://www.quickline.it

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