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Maria Winowska

IL VERO VOLTO
DI PADRE PIO
vivo oltre la morte

SAN PAOLO
Titolo originale dell’opera:
Le vrai visage du Padre Pio. Vie et survie
© Librairie Arthème Fayard, Paris 1955, 1976.

Traduzione dal francese


di M. Mazzotti

Documentazione fotografica gentilmente fornita


da F. Abresch, San Giovanni Rotondo

Ventottesima edizione marzo 1994


Ventinovesimo edizione novembre 1994

In ossequio ai decreti di papa Urbano V ili VAutore dichiara di sottomettere


quanto di soprannaturale è narrato in queste pagine al giudizio della Chiesa.

© EDIZIONI SAN PAOLO s.r.l., 1988


Piazza Soncino, 5 - 20092 Cinisello Balsamo (Milano)
Distribuzione: Diffusione San Paolo s.r.l.
Corso Regina Margherita, 2 - 10153 Torino
« Guardate la gloria di cui fu circondato! Quante folle ha
raccolto da tutto il mondo. Ma perché? Era forse un
filosofo o uno scienziato? Un personaggio famoso con
grandi ricchezze a sua disposizione? Nulla di tutto questo!
Semplicemente, celebrava con umiltà la messa e confessava
dalla mattina alla sera. In più — come dirlo? — il Cristo
Signore lo aveva segnato con le sue stigmate...».
(Paolo VI, 20 febbraio 1971)

« La mia gloria è obbedire... ».


(Padre Pio)

« La gloria di Dio è l’uomo vivente. La gloria dell’uomo è


perseverare nel servizio di Dio... ».
(S. Ireneo)
PREFAZIONE

Questo libro, scritto ventanni fa nell’ardore di un incontro


straordinario, richiedeva un aggiornamento secondo lo spirito
del nostro tempo.
Senonché, rileggendolo, con mia estrema sorpresa non vi ho
riscontrato nulla che andasse soppresso. E ciò per una ragione
semplicissima: mi ero limitata ad annotare, via via, tutto
quanto vedevo o ascoltavo. I fatti resistono alla prova del
tempo.
Rimaneva tuttavia la constatazione di evidenti lacune che era
indispensabile colmare. Durante le mie frequenti « scappate »
a S. Giovanni Rotondo, non avevo ancora intuito l'importanza
di quella bianca clinica in costruzione. E mi domando se la
maggior parte dei pellegrini ne avesse piena coscienza. Essi
venivano a cercare l'uomo dei miracoli, a rendere più leggere le
loro coscienze. Una stampa alla caccia del sensazionale lo
aveva quasi ridotto a una caricatura! « Quel buon frate del
monte Gargano e le sue stigmate così misteriose... ». Il « padre
della menzogna » attizzava, tra le pieghe della storia, curiosità
malsane e pii pettegolezzi.
Solo a poco a poco ho potuto valutare Peroismo, incorrutti­
bile nel tempo, dei silenzi di Padre Pio. Fu quello il suo clima.
Persino i suoi ammiratori, che pure lo amavano, non lo
compresero a sufficienza. Destino comune di tutti i grandi
mistici! Si scambiavano per « scrupoli » i tormenti con cui Dio
lo forgiava attraverso la prova suprema della « notte dello
spirito ».
Nelle pubblicazioni apparse dopo la sua morte, sono
riportate sovente, senza l'indicazione della data, le lettere che

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egli scrisse prima del 1924: lettere in cui egli si confida e cerca
un po’ di conforto... Ma dal momento in cui il Santo Ufficio gli
vietò ogni comunicazione con il mondo esterno, Dio solo fu il
suo confidente. I suoi direttori spirituali conservano con cura
le lettere che testimoniano gli inizi della sua ascesa spirituale.
In verità — S. Giovanni della Croce lo sottolinea con forza —
le estasi, i rapimenti, le voci interiori, non sono che i primi
sintomi della chiamata alYunione con Dio, unione che solo
la morte porterà a compimento. C ’è un momento in cui ogni
luce terrestre diventa tenebra, le parole umane sono incene­
rite nel fuoco incandescente del Verbo. Allora il silenzio si
impone.
E tutto ciò con tanto maggior rigore, in quanto il
contemplativo è, per definizione, un « espropriato ». Da
quando Γobbedienza lo restituì ai peccatori, Padre Pio sarà,
nel pieno significato del termine, un uomo divorato. La stessa
sua preghiera, lungo il giorno e la notte, non gli appartiene
più! Le grazie che egli ottiene costano care. Non certo per
scherzo è « decorato » con le cinque piaghe del suo Signore.
Io penso che non si insisterà mai abbastanza su questo
aspetto della spiritualità di Padre Pio. E vero che l’Ordine dei
Cappuccini gode di una sovrabbondanza di splendore: accanto
a Padre Pio c’è P. Leopoldo, P. Giacomo (la cui tomba a
Lourdes attira grandi folle), P. Onorato di Polonia... e tanti
altri in attesa del processo di beatificazione. Tutti hanno avuto
in comune il carisma della riconciliazione. Prigionieri del
confessionale, essi si sono, per così dire, condannati al silenzio,
oltre a quello in cui Dio stesso li ha fatti piombare per renderli
più attenti alle innumerevoli voci che li sollecitavano.
La storia della Chiesa testimonia come le più colossali opere
nascano nel silenzio e nell’accettazione dell 'abiezione della
croce, riconoscendo il proprio inizio in quel granello di senape
seminato sul Calvario, per la salvezza del mondo. L ’avventura
di Padre Pio non è che un anello nella catena dei fatti che, da
duemila anni, intessono la vita dei santi. Questi sono partiti
tutti da zero, verso le loro « impossibili » Imprese. Ma, dice il
Signore, « ciò che è impossibile all’uomo, è possibile a Dio ».
Chi avrebbe detto, cinquantanni fa, che in un angolo sperduto
del Monte Gargano sarebbe sorto un ospedale modello, degno
della tradizione di S. Vincenzo de' Paoli e di Camillo de’
Lellis? E senza investimenti di capitali, senza... nulla? Lo stesso
si può dire delle umili e segrete origini dei focolari di carità che
ravvivano il mondo. L'opera stessa del Padre Massimiliano
Kolbe non è forse nata dal nulla?
Queste cose significano uno scandalo continuo per gli
idolatri del denaro, di qualunque colore siano! Scrivendo
l’ultimo capitolo di questo libro, una decina d’anni dopo la
morte di Padre Pio, mi sono resa conto delle dimensioni della
sua opera postuma, affidata ora alla nostra libertà. Noi
abbiamo il potere, infatti, di affossarla nel triste deserto delle
nostre « società dei consumi » che mutilano l’uomo.
Dalla tomba vivente di S. Giovanni Rotondo, sgorga un
appello rivolto a noi tutti, ma in primo luogo ai medici e a tutte
le organizzazioni sanitarie del mondo.
« Onore, Rispetto, Amore per i malati, soprattutto per i
malati poveri, che rappresentano il Signore “al quadrato” ». In
un’ora di così gravi smarrimenti, fonte di tante nevrosi — non
si sconvolge impunemente la fondamentale unità del corpo e
delXanima, destinati alla resurrezione, — il messaggio di Padre
Pio è, in via eminente, un programma di vita fondato sulle
beatitudini.

Parigi, 1976

M a r i a W in o w s k a

AVVERTENZA

L a versione italiana di questo libro, apparso in Francia


nel 1975 col titolo L e vrai visage du Padre Pio, Prètre et
Apótre, fu ristam pata ben sedici volte tra il 1956 e il 1975.
L a diciassettesim a edizione, del 1977, è stata com pleta­

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mente riveduta e aggiornata sulla base della nuova edizione
francese del 1975 — che era m utata anche nella seconda
parte del titolo: Vie et survie — a cura di A. Gonella. Le
successive ristam pe riproducono fedelmente la diciasset­
tesim a edizione.

Milano, gennaio 1988

L ’EDITORE

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CAPITOLO I

Canicola romana e smania del prodigioso - « Senza Padre Pio, Giovannino


non sarebbe nato » - Sorpresa del pellegrino - Padre Pio non favorisce la
comodità - La perfetta letizia - Un incontro provvidenziale - A S. Giovanni
Rotondo tutti si levano all’alba.

Se quel giorno Roma non si fosse trovata sotto una cappa di


piombo, non mi sarebbe venuta l’idea di andare a S. Giovanni
Rotondo e, di conseguenza, questo libro non sarebbe stato
scritto.
Devo confessarlo? La propaganda chiassosa e veramente
troppo commerciale che, da qualche anno, non cessava di
montare il « caso » di Padre Pio, il cappuccino stimmatizzato,
mi rendeva piuttosto diffidente.
Soggiorni prolungati in Italia mi avevano a sufficienza
mostrato la saggezza chiaroveggente di certi provvedimenti
della Chiesa, che mettono in guardia gli spiriti creduli contro il
desiderio smodato del prodigioso, che degrada e corrode la
fede dei cristiani del nostro tempo.
Non ho forse avuto l’onore di avere una « veggente » nella
mia parrocchia romana? Avida di prodigi, molta gran buona
gente, intorno a me, si lasciava trascinare su una china che
rischiava di sfociare in piena superstizione.
Inoltre, per caso, avevo avuto tra le mani un libro su Padre
Pio, che mi aveva disgustata.
Un nemico giurato del grande apostolo di S. Giovanni
Rotondo non avrebbe potuto nuocergli più di questo sedicente
ammiratore, che si proclamava campione del « santo » e lo
difendeva con astio attaccando sconsideratamente degli imma­
ginari detrattori, per sommergerlo infine con un diluvio di
intemperanze verbali e di affermazioni magniloquenti. Chiusi il

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libro con un sentimento di dispetto e se altre testimonianze,
umili e ferventi, non mi avessero obbligata a rivedere questa
prima impressione, neppure la canicola romana avrebbe vinto
le mie prevenzioni.

Fu alla stazione Termini che decisi, bruscamente, di


prendere un biglietto per Foggia.
Situato sulle falde del Monte Gargano, feudo di S. Michele
Arcangelo, S. Giovanni Rotondo deve avere per lo meno delle
notti fresche. Due piccioni con una fava: aria per i polmoni ed
una buona occasione per vedere Padre Pio. Potrò conoscere la
verità, pensavo; e salii sul treno.
A partire da Napoli il mio scompartimento divenne una
stufa.
Di fronte a me una giovane coppia sudava abbondantemen­
te con uno stoicismo ammirevole; sulle ginocchia della
mamma, un bambino roseo e paffuto pigolava senza tregua,
per nulla molestato dal caldo. Suo padre inventava mille
astuzie per divertirlo e ne era visibilmente orgoglioso.
Tutti e due mi lanciavano sguardi furtivi ed eloquenti, per
vedere se anch’io partecipavo al loro entusiasmo. Allorché
rivolsi loro la parola in italiano, fu come se una diga fosse
crollata.
Diamine, non erano di Napoli?
Il mio mutismo li aveva visibilmente bloccati. Non è
« cristiano » non fare subito conoscenza quando si viaggia
insieme!
In quel fiume di parole, gioiosamente frammiste, un nome
mi fece tendere l’orecchio:
— Padre Pio? Voi andate a vedere Padre Pio?
Allora il papà prese il piccino nelle sue grosse mani di
operaio, lo strinse al cuore, l’abbracciò con effusione e mi
disse, scandendo ogni parola:
— Senza Padre Pio, Giovannino non sarebbe nato. Noi
andiamo a ringraziarlo per la grazia.
Evidentemente volli saperne di più. Con quella simpatica
caratteristica meridionale, interrompendosi a vicenda, con un
gran numero di esclamazioni e prendendo per testimone la

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Madonna, essi mi raccontarono quanto segue — che io
naturalmente riassumo.
Gino era scaricatore a Napoli, iscritto al partito comunista.
Prima del matrimonio, Francesca aveva avuto un incidente in
bicicletta. Fin dall’inizio della gravidanza, il verdetto dei
medici era stato senza speranza. Per salvare la madre era
necessario sacrificare il bambino. Disperata, Francesca scrisse
una lettera al cappuccino stimmatizzato. Questa lettera restò
senza risposta.
La vigilia dell’operazione ella era sola, nel suo letto e in
lacrime.
— Sapevate che la Chiesa vieta l’aborto? — le domandai.
— Non andavo più in chiesa — mi rispose a bassa voce —
mio marito me lo proibiva. Ebbene, quel giorno vidi all’im­
provviso un monaco vestito di scuro, ritto ai piedi del letto. E
mi domandavo come poteva essere entrato, poiché mio marito
era un mangiapreti. Il monaco sorrise, poi alzò il dito, in atto
minaccioso: Tu non farai questa sciocchezza! Il fanciullo verrà
al mondo, sarà un maschio, lo chiamerai Giovanni.
— Subito disparve, ma mi lasciò il cuore pieno di coraggio.
Tutta la mia famiglia era furiosa, ma il medico disse che senza il
mio consenso non poteva fare l’operazione. Io confidavo che
Padre Pio mi avrebbe ottenuto la grazia. Verificai la fotografia.
Era propio lui. Tutto è poi andato bene e noi andiamo ora a
San Giovanni Rotondo per mostrare il nostro piccolo al Padre.
— Penso che, dopo la nascita di Giovannino, voi non sarete
più un mangiapreti — dissi sorridendo al giovane operaio, che
non cessava di sottolineare i punti culminanti del discorso con
baci sonori che il bimbo accoglieva con guizzi di gioia.
— Si figuri! — rispose la giovane donna con animazione.
— Da allora va ogni domenica alla Messa. Siamo andati a
vedere la Madonna di Pompei! Anche i compagni comunisti
non sapevano che rispondere, perché mia suocera ha immedia­
tamente divulgato la cosa, trattandomi da pazza, non è vero,
caro?
Ma il marito preferì non seguirla in questo terreno sca­
broso.
— Padre Pio, signora, — aggiunse — non è un sacerdote

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come gli altri e, per amor suo, io fo grazia a tutti i preti! D ’altra
parte, questo miracolo prova bene che Iddio esiste!
Arrivando a Foggia, verso le sei di sera, ero perfettamente al
corrente sui minimi dettagli della cronaca familiare della
giovane coppia che si svelava candidamente ai miei orecchi
attenti.
Prostrato dal caldo, il bambino aveva finito per assopirsi.
Vedendoli così giovani, così felici, così belli (il mescolamento
delle razze dà alle volte, nell’Italia Meridionale, meravigliose
riuscite), io pensavo che Padre Pio era stato la sorgente di tanta
felicità. Senza di lui, quel bambino, che rassomigliava ai putti
del Bernini, non sarebbe forse nato.
A Foggia i miei compagni di viaggio si eclissarono subito, in
mezzo a una parentela rumorosa che li ospitava per la notte.
— Sarebbe stato imprudente — mi dissero — cercare un
alloggio a S. Giovanni Rotondo.
Subito fui attorniata da un gruppo di vetturini che
gesticolavano come forsennati e gridavano a squarciagola:
— S. Giovanni Rotondo! Salite presto! Si parte.
Un vecchio signore ed una vecchia signora, vicini a me,
sembravano piuttosto sbalorditi e spaesati. Mi dissero:
— Veniamo da Genova! Abbiamo viaggiato tutta la notte.
Decidemmo di partire insieme. Dopo aver fatto ridurre il
prezzo di due terzi, un vetturino ci fece salire e partì con gran
rumore di ferraglie. Generalmente ci sono molte automobili da
noleggio, ma quel sabato sera, con quell’affluenza, erano state
prese d’assalto.
La via sale impercettibilmente. Mi sembra di sentire la
brezza marina.
Il sole sta compiendo la sua corsa ed il cielo, ad ovest, si
tinge di scarlatto, poi, a poco a poco, sfuma in frange rosate.
Lasciamo la strada maestra per una via infossata, fiancheggiata
da grandi olivi. Dopo molti giri (sapemmo poi che il vetturino
non aveva preso il cammino più breve, probabilmente per
poter consegnare dei pacchi in numerose masserie della zona,
che lo incaricavano di commissioni a danno dei viaggiatori
ignari del tragitto) uno stridore di freni scosse la nostra
attenzione.

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— S. Giovanni Rotondo! — disse il vetturino con vo­
ce solenne, togliendosi il cappello. La signora accanto a me fe­
ce il segno della croce. Durante tutto il viaggio, né lei né
suo marito avevano aperto bocca. Son ben grata del loro si­
lenzio.
Appiattato entro un cerchio di colli, il borgo si fonde col
grigiore del paesaggio e sembra morto. Tutta la giornata il
suolo calcareo ha bevuto il caldo a lunghi sorsi. Sul far della
sera, anelante come una bestia, esso lo scarica da tutte le sue
screpolature, mentre dalle alture circostanti del Monte Nero
(m. 1011) e del Monte Calvo (m. 1056), scendono ondate di
beata frescura.
A quest’ora di squisita trasparenza, in cui ogni angolo, ogni
contorno sembra scolpito in fini rilievi, il paese prende un
aspetto irreale, come se delle porte segrete si schiudessero.
Tutta la terra sembra in ascolto. Tutt’a un tratto, in questo
profondo silenzio, si leva come un’allodola il tintinnio di una
campana.
— Il convento! — annuncia il vetturino. Contrariamente ai
suoi compatrioti, egli non sembra loquace.
La strada che noi seguiamo si anima a poco a poco.
Scendiamo all’unico albergo dove, naturalmente, non c’è
posto.
Forse presso privati? Domando qua e là. Tutto è pieno.
— Si prenotano i letti un mese prima...
— Ma allora, che fanno i pellegrini?
— Dormono magari all’aperto!
Non mi si dica che Padre Pio lusinga la ricerca delle
comodità! Ciò che vedo corrisponde esattamente alle afferma­
zioni dei miei amici: « A S. Giovanni Rotondo non si mangia,
non si dorme e si è contenti ». Io inizio proprio dal lato meno
piacevole dell’esperienza. Col mio piccolo bagaglio, fortunata­
mente leggero, prendo la via che conduce al convento, a due
chilometri di distanza. Lungo la strada si allineano le stazioni
di una Via Crucis di dubbio gusto, ma ispirate da indiscutibile
fervore.
Ad alta voce, camminando nei due sensi, dei pellegrini
recitano il rosario. Li osservo. La maggior parte sono italiani.

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Pregano senza rispetto umano, mettendo il cuore nelle
parole. Ci sono quasi tanti uomini quante donne.
Il convento segna la fine della strada. A destra, nascosta da
un terrapieno, si erge la massa enorme di un edificio in
costruzione, sommerso dalle impalcature. E la famosa « Casa
Sollievo della Sofferenza » di cui mi avevano parlato a Roma, che
inghiotte tutte le offerte inviate a Padre Pio. Da trentacinque
anni, da che egli vi risiede, il convento non ha cambiato
aspetto. Forse non è stato toccato da quando fu costruito,
quattro secoli fa. I muri, imbiancati a calce, respirano la
povertà francescana. Tante piccole finestre danno luce alle
celle. Sul frontone della chiesa si legge riscrizione:
« Templum hoc, Sanctae Mariae Gratiae dicatum, reaedifica-
tum fuit anno Domini 1629 » (Questo tempio, dedicato a Santa
Maria delle Grazie, fu riedificato nell’anno del Signore 1629).
I caratteri, imperfetti e grossolani, rafforzano il senso
commovente delle parole, che i devoti di Padre Pio considera­
no come nettamente profetiche. Un tempo i Cappuccini
avevano scelto appositamente questo luogo inaccessibile per
poter, di quando in quando, secondo l’insegnamento di S.
Francesco, attendere all’orazione, dopo le fatiche dell’aposto­
lato. Ed ecco che la Provvidenza ha scompigliato queste sagge
precauzioni. Ora il Padre Provinciale si guarderebbe bene
dall’inviare a S. Giovanni Rotondo religiosi stanchi o deboli di
nervi. Ben presto un confratello di Padre Pio mi confiderà che
dopo solo sei mesi di soggiorno, « in continuo stato di
assedio », egli è spossato e non ne può letteralmente più:
« Non si ha un momento di pace, né di giorno né di notte.
Guardate queste folle! ». Infatti, in compagnia di Padre Pio,
non si può riposare. La comunità ruota e si avvicenda. Solo per
lui nessun cambiamento. Preda dei peccatori, legami più
potenti di tutte le catene visibili lo inchiodano sul posto, senza
pietà!
In piedi sulla spianata, di fronte a questo misero convento,
comincio a intravedere un Padre Pio ben diverso da quello
descritto da una propaganda rumorosa. La mia curiosità si
risveglia.
Attendo. Si fa notte fonda. Davanti al portico il via vai

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continua. I pellegrini si interpellano, si informano, si fanno
confidenze. Tutto s’aggira su due argomenti importanti: la
Messa dell'indomani, il turno delle confessioni. Eh sì! Da
qualche tempo, il Padre Guardiano si impegna ad arginare la
fila delle donne coadiuvato da un fratello (sufficientemente
feroce) che distribuisce biglietti numerati, con data ed ora. Ma
sarebbe ingenuo credere che tutte queste misure disciplinari
vadano esenti da traffici astuti:
— Ti do il mio biglietto per domani — dice una comare —
ma non dimenticare quel che mi hai promesso!
Aspettando, avverto, non senza un poco di malinconia,
quanto sono lontana dalla gioia perfetta, cantata da S.
Francesco d'Assisi. Ho fame, ho sonno, non so dove passerò la
notte e mi sento di cattivo umore.
Il quadrante luminoso del mio orologio segna le 21. Si
comincia a far la « fila » per la Messa di Padre Pio dalle due del
mattino!
Che fare? Scorgo una persona piuttosto bassa e grassoccia,
che discende verso sinistra, a piccoli passi affrettati. Mi
avvicino.
— Buona sera, signora. — La pronuncia della sconosciuta mi
fa sussultare. Madonna mia! Che sia la signorina Mary Pyle, di
cui mi hanno parlato dei cari amici, Mons. A. di Barcellona e
altri che l'hanno ben conosciuta? Eh sì! E lei! Pronunziando
dei nomi familiari, io le presento le mie credenziali.
Con una semplicità incantevole ella mi invita a seguirla.
Cammin facendo le confido le mie perplessità. Ella ride:
— Ho in camera un secondo letto che è libero per
combinazione...
O santa ospitalità francescana! Eccomi sistemata!
Scendiamo precipitosamente una china sassosa che la mia
compagna sembra conoscere molto bene e in un momento
eccoci arrivate presso una casa rischiarata e rumorosa.
Entrando nella vasta camera del pian terreno, che serve da
cucina e da salotto, la signorina Pyle mi presenta:
— Conduco un'amica che pernotterà con me.
E non conosce neanche il mio nome.
La osservo furtivamente ed ammiro il suo volto roseo e

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aperto, rischiarato da due occhi scintillanti di umorismo e di
intelligenza.
Non è una titolata? Non è stata Γallieva e la collaboratrice
della famosa Montessori? Ed ecco dove Iddio l’ha
« incastrata », come mi dirà subito lei stessa ridendol.
Terziaria, ella veste un semplice saio francescano, con
scapolare, cordone e rosario. Non ha il velo. Come le donne
del paese, in chiesa, si copre con un fazzolettone. A forza di
vivere in questo cantuccio sperduto e privilegiato, ella ne ha
preso, per così dire, il gusto ed il colore. Anche la pronuncia
italiana risente del dialetto paesano.
Molte donne, terziarie come lei, abitano la stessa casa, si
occupano delle faccende domestiche, accolgono gli ospiti.
Perciò io non sono un’eccezione nel suo programma carita­
tivo!
Sono rare le notti in cui la casa non sia piena da non poterne
più. Per estrema risorsa c’è ancora questo letto supplementare
nella sua camera, povera come una cella.

1Miss M ary P yle ora riposa nel sonno dei giusti, essendo venuta meno la
sera del 26 aprile 1968, all’età di 80 anni. Al seguito della Montessori, alle cui
idee pedagogiche ella aveva aderito con entusiasmo giovanissima, dopo un
incontro a New York, « Maria l’Americana » — come la chiamavano a S.
Giovanni Rotondo — « scoperse » la Religione Cattolica durante un lungo
soggiorno in Europa. Era protestante. Nel sopravvenuto travaglio interiore, il
culto dell’Eucarestia e della Madonna ebbero un peso determinante. Aderì alla
« vera Religione » l’anno 1918, con il battesimo cattolico somministratole sub
conditione, preparata a questo passo dai Padri Gesuiti di Barcellona.
Desiderosa quindi di un ottimo direttore spirituale, ella lo trovava in Padre Pio
allorché, il 4 ottobre 1923, risolse di rendergli visita assieme a « una cara
amica, Rina Caterinici d’Ergin », come lei stessa confiderà, « rumena e di
religione ortodossa » ansiosa a sua volta di chiedere al Cappuccino di S.
Giovanni Rotondo « se era o no volontà di Dio che si facesse cattolica ». Figlia
di un ricco industriale statunitense e non a corto di mezzi economici, si
profuse in opere di carità e di bene (fra l’altro a Pietrelcina, paese natale di
Padre Pio, ella fece erigere un grande Seminario Serafico con annessa una
bella chiesa), praticando gli ideali francescani di povertà evangelica e di
raccoglimento nel ritiro quasi claustrale di una sorta di piccolo maniero
medioevale fattosi costruire vicino al convento del suo direttore spirituale. I
padri Cappuccini di S. Giovanni Rotondo la consideravano loro « mamma ».
Fino al termine della sua vita rispondeva alle mie lettere tenendomi al corrente
delle « ultime novità ». E mancata cinque mesi prima di Padre Pio. I suoi resti
mortali riposano nel cimitero di S. Giovanni Rotondo, nella cappella dei Padri
Cappuccini, assieme a quelli di zi Orazio e di Mamma Giuseppa, i genitori di
Padre Pio ospitati e assistiti fino alla fine da lei.

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Appena giunta mi sento a mio agio come in famiglia. « Suor
Maria », come la chiamano qui comunemente, mi presenta un
giovanetto cieco, « Pietruccio »:
— È un figlio diletto di Padre Pio!
Resisto all’attrattiva di una scodella fumante, che mi vien
presentata da una donna coi capelli bianchi e con i lineamenti
singolarmente nobili e fini, per dire a Miss Pyle lo scopo della
mia visita. Voglio vedere con i miei occhi, sentire con le mie
orecchie e formarmi un’opinione... ebbene, il nostro incontro è
forse un caso? La Provvidenza non mi ha messa lungo la via da
lei percorsa, perché ella mi aiutasse ad orientarmi? Ed
aggiungo (i miei amici italiani vorranno perdonarmelo) che il
suo buon senso anglosassone mi metterà al sicuro da
entusiasmi eccessivi e dalle sante esagerazioni. Stando sul
posto, ella saprà bene regolarsi!
Ella ride:
— D ’accordo, ma non questa sera! Voi cadete dal sonno...
ed anch’io.
Stabiliamo la levata alle quattro: — Così va bene — mi dice
suor Maria. A me non dispiace.
— Ciò che trovo più duro sono queste levatacce — aggiunge
— ma che volete? Con queste folle, più tardi si rischierebbe di
essere schiacciate!
Appena a letto, ella è presa da un sonno di piombo. Io
osservo che, anche la notte, non sveste il saio. Troppe
impressioni si addensano nella mia memoria, perché io possa
addormentarmi tanto presto. Certe prevenzioni che mi aveva
ispirato il gran parlare intorno a S. Giovanni Rotondo si
dileguano a poco a poco. Comincio ad intravedere una realtà
diversa, velata di silenzio... Anche il rumore può arrecare
vantaggi! In ogni modo il mio primo contatto con S. Giovanni
Rotondo è del tutto favorevole. Un francescano semplicissimo,
nessuna traccia di fanatismo. Chi è dunque Padre Pio? Il mio
riposo notturno è segnato da sogni di cappuccini; uno di essi,
un mite gigante, con la barba bianca, suona la campana per il
mattutino... Mi desto di soprassalto: è la sveglia.

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CAPITOLO II

Una chiesa assediata - Le fatiche di un sagrestano - Il miracolo del silenzio -


« Un prete come tanti altri... » - Eccoci immersi in pieno nel mistero - Padre
Pio scompiglia le cattive abitudini - 1 minuti scorrono come gocce di sangue -
L ’uomo dei dolori - « O io sono un idiota, oppure il Padre è pazzo » - Padre
Pio non favorisce le pie curiosità.

Ah no, Padre Pio non incoraggia la ricerca delle comodità.


Basta dire che i suoi figli e le sue figlie, che si sono stabiliti a S.
Giovanni Rotondo, si levano ogni giorno all’alba. Carica di
sonno mi arrampico per la breve salita che conduce alla chiesa.
— Andate avanti — mi dice Mary Pyle — cercate di
mettervi presso l’altare.
Davanti alla porta chiusa, una folla compatta sta con
l’orecchio teso. Quelli che sono più vicini informano gli altri.
« Sento il rumore delle chiavi », esclama una giovane donna
con un bambino in braccio. La notizia si diffonde: si sente il
rumore delle chiavi. Subito l’onda umana si slancia verso la
chiesa. I battenti si aprono con un forte stridore di cardini... Si
ha l’impressione che una diga sia improvvisamente crollata.
Stordita, spinta in ogni senso, calpestata, malmenata, compres­
sa, resto indietro, lontano, mentre delle furie scapigliate
urlano, strillano, si scambiano invettive, si lamentano, vocifera­
no e usano tutti i mezzi per passare avanti agli altri. E tale il
chiasso che il sagrestano, benché robusto, deve ben faticare
per farsi sentire:
— Pagani! Aspettate! Per pietà! Siete dunque cristiani o
bestie?
Che volete? Il poveretto deve usare modi energici... E
questo non gli serve poi granché! Prego i miei lettori di non
scandalizzarsi troppo presto!

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Entro, infine, con le costole indolenzite. Ma dove sono
dunque le scatenate di poco fa? Intorno all’altare di san
Francesco, a destra, non vedo che visi sereni, labbra che
pregano, una folla devota e raccolta. Ottenuto il fine, non c’è
più bisogno di violenti stratagemmi! Ciascuno e ciascuna al
posto, se non meritato, almeno conquistato a viva forza. Non
c’è più modo di muoversi. Pigiati come sardine, in ginocchio o
in piedi (alcune persone previdenti, munite di sedia pieghevo­
le, restano indietro) noi siamo là, per due ore di completa
immobilità, inesorabilmente bloccati. Mi domando con terro­
re: che cosa fanno le persone che si sentono male? Eh no, mi
dicono, nessuno si sente male. Penso che sia già uno strano
miracolo!
Questo, ma anche il silenzio. Chi crederebbe che durante
tutta la Messa di Padre Pio che durava da un’ora e mezzo a
un’ora e quarantacinque minuti (è stata cronometrata dall’ob­
bedienza) si sentirebbe volare una mosca? Chi conosce il modo
di fare disinvolto degli italiani che conversano familiarmente
fin sugli scalini dell’altare (da loro questa familiarità non è per
nulla irriverente) non riesce a capire una così perfetta
discrezione. E tutto a loro onore: popolo giovane ed entusia­
sta, essi hanno finissime antenne per captare il soprannaturale,
e se a volte l’espressione adeguata fa loro difetto, il senso
cattolico non li inganna abitualmente e quelli che essi
canonizzano in vita meritano la nostra attenzione. Su questo
punto, io mi fido più delle care furie scapigliate che delle
persone sprofondate in devozione e per più di un’ora vedrò
riflessi sui loro volti, come in uno specchio, gli effetti della
Messa di Padre Pio.
Questi indugia in sagrestia. Ecco le sue avanguardie, alcuni
« figli spirituali » che aprono un corridoio nella massa
compatta e vivente intorno all’altare.
Ora soltanto capisco lo scopo recondito dell’offensiva di
poco prima. Si trattava di mettersi per quanto era possibile
lungo il percorso del cappuccino stimmatizzato, per toccare la
sua tonaca, per baciargli le mani, per strappargli una
benedizione.
Depongono sull’altare la patena ed il calice, troppo pesanti

21
per le sue povere mani trafitte. Un restringersi della folla, una
brusca esclamazione: « Il Padre, il Padre! ». Io benedico Iddio
per la mia statura di un metro e settantadue che mi permette di
emergere al di sopra delle spalle dei miei vicini e, molto
commossa, guardo.
Un sacerdote fende la folla.
Un sacerdote come tanti. La sua pianeta sembra vecchia e
frusta; le maniche del camice, rigide e inamidate, nascondono
le mani scrutate da avidi occhi. Il suo sguardo è dolce e
distratto. Da tanti anni tutte le mattine si ripete la stessa scena!
Ma è il solo momento, nella sua giornata, in cui egli sfugge in
qualche modo a questa folla, che lo tiene in sua balìa.
Dedito interamente agli affari del Padre, egli è là per
ripetere ogni volta di nuovo la parte del Figlio, il dramma del
Calvario. Né più, né meno: la Messa.
Quelli che lo scortano gli hanno fatto oltrepassare, finalmen­
te, la balaustra. Vedo i miei compagni di viaggio, la vecchia
coppia genovese, che toccano i suoi paramenti e piangono. In
una calma assoluta e con voce commossa, Padre Pio comincia
la Messa.
I suoi gesti sono moderati, un po' bruschi, la voce è di giusto
timbro, leggermente velata. Appena egli è ai piedi dell'altare il
suo viso si trasfigura. Non c'è bisogno di essere molto esperti
in materia per indovinare che egli si muove in un mondo che
rimane a noi impenetrabile. E comprendo subito perché la
Messa celebrata da lui attira le folle, soggioga ed affascina. Fin
dal primo istante, repentinamente, eccoci immersi in pieno nel
mistero. Come ciechi intorno a qualcuno che vede. Perché i
ciechi siamo noi che viviamo al di qua della realtà... Non è
forse precisamente questo il compito dei mistici? Ricordarci
che la nostra vista è atrofizzata, questa vista, o acume interiore,
che dovrebbe servirci per captare una luce molto più
abbagliante di quella che rischiara i nostri occhi mortali?
Mi appello a tutti quelli che hanno partecipato alla Messa di
Padre Pio (non si « assiste » da semplici spettatori; è
impossibile). Non è forse un'impressione che si impone, con
estrema violenza, fin dal Confiteor? Sentire al vivo questo
parallelo, non dico col mistero, ma con la realtà? Per parte mia

22
posso dire che a S. Giovanni Rotondo ho scoperto nel santo
Sacrificio abissi d’amore e di luce, che prima avevo appena
intravisti. Insisto su questo punto. Negli annali della Chiesa,
Padre Pio è il primo prete stimmatizzato, ma egli fu sacerdote,
soprattutto sacerdote e la grazia in lui fu essenzialmente sa­
cerdotale. Tutta la sua vita gravitava intorno a queste ore in cui
egli prestava al Cristo, rinnovando il Sacrificio della Croce, la
sua bocca, i suoi occhi, le sue mani. Il fatto che fosse ferito
dalle stimmate non aggiungeva nulla alla dignità della sua
funzione. Il più indegno prete è uguale a lui nel momento in
cui pronuncia le parole della Consacrazione. Poiché è il Cristo
che offre, è il Cristo che consacra, è il Cristo che si dà nella
Comunione. Come ogni altro sacerdote, al momento della
Messa, Padre Pio non era altro che uno strumento, un mezzo
per rinnovare l’augusto mistero del Calvario. Il suo ufficio non
era dunque né di fare « altra cosa » né di fare « meglio » degli
altri, ma di farci meglio comprendere, vivere ed assimilare il
santo Sacrificio della Messa. Nei nostri paesi cattolici quante
anime sono rese poco ferventi dall’abitudine delle cose sante!
Quante volte, in Italia, son venuti a domandarmi in chiesa, a
due passi dall’altare: « E buona questa Messa? » e ciò vuol
dire: « Sono arrivato prima dell’Offertorio? Ho soddisfatto il
precetto di ascoltare la Messa la domenica? ».
L ’augusto dramma non sembrava interessarli. Tanto vale
anche una preghiera davanti alla Madonna o una serie di
genuflessioni in onore di Sant’Antonio!
Padre Pio ci scuoteva da questo andazzo, facendoci vedere
la Messa in un modo diverso! In modo più profondo, più reale.
Egli non inventava nulla, non aggiungeva nulla, non cambiava
niente ai gesti immutabili, alle parole che hanno l’efficacia
della potenza creatrice. Ma allorché diceva: « Questo è il mio
Corpo », « Questo è il mio sangue », come dimenticare che il
sacerdote, nuovo Cristo, è incaricato di continuare e di
completare la Passione del suo Maestro? Le sue stimmate non
hanno forse il valore di segni, oserei dire quasi di richiamo
divino, per fissare la nostra attenzione e centrare il nostro
amore sull’unico Sacerdote e l’unico Sacrificio? Credo che non
oltrepassarlo subito per giungere al Cristo sarebbe tradirlo.

23
In piedi nel vano della finestra, contro luce, vedo il Padre
meglio che se fossi in prima fila, in ginocchio, presso la
balaustra che circonda Γ altare. Benedico le fanatiche che mi
hanno respinta ed osservo con grande attenzione. Ho proposto
di conservare il sangue freddo e di restare oggettiva.
Cerco di fare astrazione dalla persona di Padre Pio. E la
Messa e colui che celebra, come ogni altro sacerdote, non è
altro che un portavoce del Cristo che, per mezzo suo, rinnova
il suo unico Sacrificio.
Una verità del catechismo che, di colpo, si rianima in me!
Formule esangui che s’incarnano in questo corpo suppliziato.
Poiché, bisognerebbe essere ciechi per non vedere che
quest’uomo, che ora sale all’altare, soffre. Il suo passo è
pesante ed esita.
Non è comodo camminare con i piedi feriti. Pesantemente le
sue braccia si appoggiano all’altare che egli bacia. Ha il modo
di muoversi di chi è ferito alle mani e le muove con
circospezione. Poi, con la testa leggermente alzata, egli guarda
la croce.
Istintivamente io rivolgo altrove lo sguardo come se avessi
sorpreso un segreto d ’amore. Il viso del cappuccino che, poco
fa, mi era sembrato gioviale ed affabile, è letteralmente
trasfigurato. Ondate di emozione lo scuotono come se il
dibattito a cui lo ingaggiano delle invisibili presenze lo riempia,
a volta a volta, di timore, di gioia, di tristezza, di angoscia, di
dolore... Si può seguire, nell’espressione del viso, il misterioso
dialogo. Ecco che egli protesta, fa un segno negativo con la
testa, aspetta la risposta. Tutto il suo corpo è teso in una muta
implorazione. Dopo un momento di incertezza, io continuo a
osservarlo con una emozione che, a poco a poco, mi serra la
gola. Il tempo sembra arrestarsi. Diciamo piuttosto: non conta
più. Questo prete che indugia davanti all’altare sembra
trasportarci tutti in un nuovo mondo, nel quale la durata del
tempo cambia di senso.
Improvvisamente grosse lacrime gli sgorgano dagli occhi e le
spalle, scosse dai singhiozzi, sembrano oppresse da un peso
schiacciante. In un brusco lampo rivedo i condannati a morte
del tempo di guerra. Avevano sentito la sentenza con coraggio;

24
i muscoli del viso non si muovevano, ma tutto il corpo,
accasciato, si piegava. Per affrontare il plotone d’esecuzione
c'era bisogno di questa agonia a contagocce, di questo duro
tirocinio della morte. Padre Pio non rappresenta il dramma di
un altro. Lui e il Cristo sono intimamente uniti, « Vivo ego, iam
non ego... ». Se il Capo rinnova il suo sacrificio in modo
incruento, è forse per farci dimenticare il valore del sangue?
Ogni Messa, al contrario, invita coloro che vi partecipano a
fornire la loro parte di Passione redentrice, come membri del
Cristo, perché è Lui stesso che vive, soffre, muore nel suo
Corpo. Non siamo forse tutti degli artefici della redenzione? E
la Messa non è forse, per ciascuno di noi, un luogo di
transustanziazione dove le nostre povere sofferenze, assunte
dal Cristo, acquistano un valore eterno? Ma se tale è la parte
del semplice cristiano, quanto più del sacerdote, vittima per
vocazione, mediatore fra Dio e il suo popolo! Guardo il viso di
Padre Pio inondato di lacrime e penso ai peccati che egli
prende su di sé, ogni giorno, dopo le interminabili ore passate
in confessionale. Non è per scherzo che egli confessa e assolve.
« Il servitore non è da più del suo Padrone! ». Questa parte di
sangue che gli si domanda, eccola! Poco importano le
stimmate. Il suo sangue dell'anima ha più peso del sangue del
corpo. Rivestito di questa tunica di Nesso, umiliato come un
lebbroso, solo fra il cielo e la terra, egli sale l’altare del suo Dio.
Sacerdote, egli non ha altra ragione d’essere se non di far
trasparire il Cristo.
Dopo questa dolorosa estasi, la Messa continua. Comprendo
adesso perché la folla pigiata intorno all’altare trattiene il fiato.
Le parole possono essere goffe e malaccorte (hanno scritto su
Padre Pio tante vane sciocchezze), ma l’anima profonda non
resta ingannata! Ciò che si svolge sull’altare la commuove
profondamente e la stabilisce in segrete relazioni con questo
sacerdote inabissato in Dio. Si è afferrati, trasportati nell’in­
treccio del dramma. Questa Messa viene ad essere la Messa
propria per ciascuno dei partecipanti. Io penso che questa sia
una delle cause dello straordinario ascendente di Padre Pio su
tutti coloro che l’avvicinano.
Come una sorgente, egli fa scaturire da un deserto di aride

25
abitudini l’acqua viva che v’è nascosta. A contatto con lui, le
anime « si riconoscono » cristiane. Pratiche scialbe riprendono
sapore e vita. Sfido le persone che sono state a S. Giovanni
Rotondo, ad assistere d ’ora innanzi alla Messa come semplici
spettatori!
« Si direbbe che gli occhi mi si siano aperti — mi ha detto
qualcuno — scopro nella Messa ciò che neppure sup­
ponevo! ».
Dall’Offertorio in poi il ritmo del dramma sacro si in­
tensifica.
Levando la patena con un gesto di ardente supplica e lo
sguardo fisso in una luce invisibile, Padre Pio scopre le piaghe
delle sue mani rosse e sanguinose. Resta così, immobile, molto
più a lungo di quanto lo esiga la prece dell’« offerta ». Si
direbbe che raccolga il mondo intero in quest’atto di offerta. Il
viso rigato dalle lacrime esprime una specie di sfida:
« Ecco ciò che ti offro, Eterno Padre, in nome del Tuo
Figliuolo che io rappresento. Queste miserie umane, quest’an­
goscia divorante, queste sofferenze, questi peccati... Ecco: io
getto tutto questo, alla rinfusa, nelle tue braccia, sul tuo Cuore.
Non è possibile che tu me lo ridia se non transustanziato!
Uomo fra gli uomini, sacerdote degli uomini, ti dono, o Dio
Creatore, ciò che nel tuo amore rifarai più bello di come l’hai
creato... ».
I minuti scorrono come gocce di sangue. Comprendo subito
che con la Messa aderiamo all’Eterno. Il mistero della Croce
sfugge alla durata del tempo perché quest’Uomo suppliziato è
Dio. In modo ineffabile e inaccessibile alla nostra intelligenza,
il Calvario è presente in ogni Messa e noi siamo presenti al
Calvario. Verità troppo dimenticata dalle anime nostre,
inquiete e volubili! Non è forse necessaria, di tanto in tanto,
per ricordarcela, una lezione come questa che Iddio ci dà a S.
Giovanni Rotondo?
Al Memento dei vivi, nuova pausa e nuova estasi. Ci fu un
periodo di tempo in cui Padre Pio non finiva più di ricordare
uno ad uno i suoi figli spirituali al buon Dio ed era necessario
che il P. Guardiano, nascosto nel coro, gli desse mentalmente
l’obbedienza di continuare.

26
Ho assistito a molte Messe di Padre Pio: non si rassomiglia­
vano Tima con l’altra. Certo il Padre era rigorosamente fedele
alle rubriche e, considerato che era italiano, i suoi gesti erano
di una sobrietà meravigliosa. Nondimeno, si vedeva bene che
non era solo ad agire. Presenze invisibili lo avvolgevano, lo
assecondavano o lo ostacolavano. Un venerdì l’ho visto
ansante, oppresso, come un lottatore allo stremo, cercava
invano, con bruschi movimenti della testa, di allontanare un
ostacolo che gl’impediva di pronunziare le parole della
Consacrazione. Fu insomma come un combattimento a corpo
a corpo dal quale uscì vincitore, ma distrutto. Altre volte, dal
Sanctus in poi, grosse gocce di sudore gli scorrevano dalla
fronte e gl’inondavano il viso contratto dai singhiozzi.
Era veramente l’uomo dei dolori nelle lotte dell’agonia.
C’erano giorni in cui, pronunziando le parole della Consacra­
zione, egli soffriva un vero martirio. Soltanto il suo padre
spirituale potrebbe dircene qualche cosa, poiché Padre Pio,
pur così affabile, custodiva su ciò che lo riguardava il più
assoluto silenzio.
Eccolo finalmente tenere in alto, a braccia tese, il suo Dio
divenuto Pane! Piccoli rivoli di sangue scorrevano lungo le sue
dita. Per un istante la sua espressione si rischiarava e diventava
luminosa. A volte un sorriso affiorava sulle sue labbra e i suoi
sguardi dolcissimi si posavano sull’Ostia con tenerezza infinita.
Non so quale fosse la notte della sua fede, ma è certo che io
l’ho visto veggente attraverso le apparenze. Chi avesse avuto
dubbi sulla presenza reale di Gesù nell’Ostia consacrata, non
avrebbe dovuto far altro che assistere alla sua Messa. Non dico
che la fede, ossia la grazia, gli sarebbe stata infusa automatica-
mente, ma certo si sarebbe posto lo stesso dilemma di un
amico che avevo mandato a S. Giovanni Rotondo: « L ’una
delle due — mi ha scritto — o io sono un idiota, oppure il
Padre è pazzo ». Egli optava per la prima alternativa.
A causa della gran folla, Padre Pio distribuiva la Comunione
dopo la Messa, all’altare maggiore, dove d’altronde i suoi
confratelli l’aiutavano... Molti desideravano ricevere l’Ostia
dalla sua mano stimmatizzata. Padre Pio non favoriva affatto
questa santa curiosità, poiché le maniche del suo camice,

27
severamente inamidate, nascondevano fin quasi l'estremità
delle dita.
Penso ch’egli considerasse come una mancanza di rispetto
questi sguardi fissi su di lui, il servitore, mentre fra le sue dita
doloranti ed esangui teneva, velato, il suo Signore e Maestro.
Ricevendo la Comunione dalla mano di Padre Pio, ho
chiuso gli occhi.

28
CAPITOLO III

Quelle di turno - Filtri e sbarramenti - « Frate Cerbero » e i volantini


rasserenanti - Padre Pio è qui per confessare e non per chiacchierare - Un
pellegrino ricalcitrante abbocca all’amo - « La camera del miracolo » e un
convegno clandestino - Padre Pio confessa - « Ci si sente così leggeri! » -
Indiscrezioni dei penitenti - « Sapeva già tutto dal principio, e mi ha detto
tutto lui » - Fazzoletto a quadri e ritirata strategica - Guarigione di un fanciullo
deforme - La grande pietà delle anime.

Subito dopo la Messa, un servizio d’ordine improvvisato


(composto in gran parte da figli spirituali di Padre Pio)
metteva in fila i penitenti in attesa. E ciò non era, a dire il vero,
piccola cosa! Gli uomini si confessavano in sagrestia, dove si
diceva che la disciplina fosse meno severa. Le donne erano
comandate a bacchetta e persino realmente dal Frate scorbuti­
co, già nominato, costretto dalla necessità a non poter fare
diversamente! Il più piccolo allentamento di sorveglianza
avrebbe avuto per conseguenza una ressa disordinata: « Mi
passerebbero addosso, se le lasciassi fare, e Padre Pio
resterebbe soffocato! ».
Davanti al suo confessionale una balaustra faceva pensare a
un molo contro cui s’infrangono le onde.
La metà della chiesa era riservata per quelle « del turno ».
Non pensate che fosse facile confessarsi da Padre Pio. Molte
barriere frenavano gli entusiasmi iniziali. E anzitutto bisognava
aspettare almeno tre o quattro giorni.
Nella sala attigua alla chiesa, dove « frate Cerbero »
distribuiva i biglietti, sentivo proteste impetuose e rimostranze
amare.
— Come? Soltanto giovedì? E impossibile! Sono attesa a
casa! Devo ritornare assolutamente. Per carità! Non avete
dunque né cuore né compassione? Madonna mia! Per pietà!

29
Un biglietto! Ecco un’offerta per il nostro Padre san
Francesco.
Tutto era inutile. Con una tenacia diamantina fra B. lasciava
passare la valanga e tendeva alla donna in lacrime un foglietto
che la calmava per un istante, e subito dopo un’altra ne
prendeva il posto:
— Fra B., vengo da parte del Rev. X, trovatemi dunque un
cantuccio per domani.
Il frate non si degnava nemmeno di rispondere e le tendeva
un altro foglietto. Dopo un quarto d’ora di simili maneggi, io
cominciai ad avere grande stima della sua virtù, e prendevo
interesse a quei volantini che sembravano agire sugli animi
eccitati come una doccia calmante. Eccone uno caduto a
terra... Lo trascrivo per edificazione dei miei lettori:
« Ciò che deve sapere ogni visitatore di S. Giovanni Rotondo:
1. Se hai intenzione di avere un colloquio con Padre Pio, è
meglio che ci rinunci subito, perché egli è qui per confessare e
non per chiacchierare.
2. Se desideri confessarti da lui, sappi che egli confessa gli
uomini la mattina fino alle 9 e il pomeriggio tanto quanto è
possibile.
Le donne le confessa tutte le mattine dalle 9 alle 11,30,
mediante un biglietto di presentazione che si può ritirare
all’ufficio attiguo.
3. Se non puoi attendere il tuo turno per confessarti chia­
ma qualsiasi altro Padre che metta l’anima tua in pace con
Dio.
4. Per la benedizione delle corone del rosario o di altri
oggetti religiosi, rivolgersi al Frate Portinaio.
5. Se desideri far sapere a Padre Pio qualche cosa di
particolare, fallo mediante un altro Padre.
6. Per ogni altra informazione, rivolgersi al Padre incaricato
all’ufficio delle prenotazioni ».

Bisogna dire che i Cappuccini non facevano niente per


facilitare l’accesso presso il loro confratello e che, all’occorren-
za, gli uomini erano favoriti. Non c’erano biglietti numerati per
essi!

30
Un sacerdote straniero, il quale da molti anni aiutava Padre
Pio in qualità di segretario volontario, mi spiega:
— Gli uomini sono molto meno numerosi e « tanto più
interessanti ». — Il mio amor proprio femminile s’impenna.
— Perché più interessanti?
— Sinceramente — mi risponde con grande serietà — la
maggior parte son casi difficili, anzi disperati; non si erano
confessati da venti, trenta, quarantanni. Grandi peccatori che
non fanno perdere a Padre Pio il suo tempo prezioso,
raccontandogli bagatelle, o entrando in inutili particolari,
come, non vi dispiaccia, fanno le donne.
Lo spirito di solidarietà mi fa protestare.
— Ditemi dunque, forse che non ci sono peccatrici anche
fra noi?
— Certamente, ma in minor numero (sic). Quelle trovano in
Padre Pio un Padre che le converte. Questa chiesa ha visto
molte Maddalene. Ma tante altre vengono per curiosità e
rubano tempo al Padre.
Decisamente un « misogino »!
Per non sentirmi presa di mira personalmente, mi tengo
lontana dalla fila che assedia il « frate inesorabile » e riepilogo
le mie impressioni.
Qualcuno mi rivolge la parola in italiano. Mi volto indietro e
riconosco la signora di Genova, con la quale ho viaggiato
insieme da Foggia. L ’espressione del viso è serena, raggiante,
irriconoscibile. Ella, che durante tutto il viaggio non aveva
aperto bocca, si esprime ora con un fiume di parole!
— Che grazia, signora mia! Mio marito si è confessato.
Aveva paura e che paura! Egli non voleva venire. No, e no. Per
la mia festa, gli ho chiesto un regalo.
— Che regalo?
— Andiamo — gli dico — a S. Giovanni Rotondo. E
montato in collera.
— E un tranello! Non è onesto.
— Come non è onesto? — gli dico. — Tu me l’hai
promesso. Mamma mia!... Se voi sapeste quel che ho sofferto
per condurlo qua. Questa mattina egli era di cattivo umore.
Noi partiamo con il rapido di questo pomeriggio. Immaginate!

31
Non abbiamo quasi dormito. Un letto pieno di cimici! D ’altra
parte, proprio per questo non ha troppo protestato per levarsi
presto. Però ha detto, andando a Messa:
— Soprattutto non mi chiedere di confessarmi. Subito dopo
la Messa partiamo.
— Ed ecco, dopo la Messa io vedo mio marito che segue il
Padre in sagrestia. Aspetto, aspetto, prego, prego. Egli ritorna.
Con che aria! S’inginocchia.
— È fatto — mi dice — mi sono confessato.
— Che grazia, oh che grazia!
10 vedo l’uomo che s’awicina a lunghi passi:
— Anita, ho trovato miracolosamente una camera! E libera
fino a domenica prossima: otto giorni.
Mi riconosce, mi saluta, si mette a ridere: — Che uomo
questo Padre Pio! Mi ha preso...
Poi, molto serio: — Che volete, dopo la sua Messa non
potevo non confessarmi. E stato più forte di me.
A braccetto, come una coppia di innamorati, se ne andarono
ad occupare « la camera del miracolo ».
11 rapido del pomeriggio non era più in questione.

Erano le 8,30 quando suor Maria mi ritrovò sul sagrato della


chiesa. Le racconto l’avventura dei miei compagni genovesi
che non l’impressiona per niente.
— E cosa di tutti i giorni — mi dice. — Dopo ogni Messa
c’è una ressa verso il confessionale di Padre Pio! Non gli si
resiste. Il vero miracolo è che abbiano trovato una camera,
perché tutto è pieno, pieno, pieno!
Faccio onore al tè inglese, reso più gradito dai deliziosi
aneddoti locali, che la mia ospite racconta piacevolmente.
Disgraziatamente ha sempre fretta poiché svolge, a S.
Giovanni Rotondo, l’ufficio di « ministero degli esteri »! Tutti
gli stranieri presto o tardi capitano tutti da lei, direi quasi
automaticamente. Da qualche tempo c’è una vera affluenza di
« boys » americani attirati da libri e da opuscoli di grande
diffusione su Padre Pio, apparsi negli Stati Uniti. Alti, biondi,
briosi, prendono confidenza dei luoghi e delle cose con una

32
tranquilla audacia e si lasciano soggiogare da Padre Pio al
primo colpo d’occhio.
— Ma come fanno per confessarsi? — chiedo a Miss Mary
Pyle.
— È ciò che mi domando! Essi ci riescono, quantunque P.
Pio non sappia una parola d’inglese ed essi comprendano
appena l’italiano o non lo conoscano affatto. Eppure tornano
entusiasti. Alle mie domande non sanno che rispondere:
« Padre Pio ci comprende, quest’è certo. Come? E affar suo.
Egli ci ha detto ciò di cui avevamo bisogno ».
Io le confido, candidamente, la diffidenza che mi aveva
ispirato una certa letteratura magniloquente ed esaltata che mi
aveva fatto conoscere la persona di Padre Pio, e così pure il
mio desiderio di vederlo e di parlargli a quattr’occhi.
Mary Pyle si mette a ridere.
— Voi siete tutti uguali! Non vi arrendete per nulla. Ma non
sapete che Padre Pio è là per confessare e non per
chiacchierare?
Le dico del mio incontro con quel sacerdote straniero e
osservo:
— Prima di tutto non potrei attendere il mio turno, poi il
mio « caso » non è certo abbastanza urgente perché io prenda
il posto di un’altra. Ma io vorrei vedere Padre Pio da vicino.
La mia ospite riflette un momento:
— Ebbene, un quarto d’ora prima dell'Angelus trovatevi nel
corridoio del convento, a sinistra della chiesa. Dite che venite
da parte mia. D ’altronde io sarò là con una malatina.
Benedetti i tenaci! Suor Maria si scusa: — Sono attesa, a
presto! Ma non dimenticate: siete in casa vostra.

Dove si può andare a S. Giovanni Rotondo se non in chiesa?


Sono le dieci. Il sole dardeggia, su questa terra grigia e
desolata, i suoi raggi incandescenti.
Olivi scarni, divorati dalla sete, proiettano sul sentiero
ombre bizzarre che i passanti si disputano. Il convento sembra
una macchia bianca sul fondo di un boschetto di cipressi,
diritti come candele e fissi in una malinconica attesa.

33
Decisamente non c’è nulla in questo paese che attiri le folle dei
pellegrini se non questa via, ad unica direzione, che sbocca
sulla spianata.
Padre Pio ormai è morto; ma io lo ritraggo al presente, come
lo vidi allora.
In chiesa, gli occhi vigilanti di un frate sorvegliano le
manovre delle penitenti, convogliate nella navata sinistra,
secondo l’ordine delle prenotazioni. Le ha fatte entrare col
contagocce, ma « quelle benedette » riescono ancora a scon­
volgere le file dentro il severo recinto. Lo fanno per mettersi
più vicino al Padre che è seduto, ben visibile, in un
confessionale aperto e si curva ora a sinistra ora a destra...
Mi piazzo senza vergogna di fronte, nella navata di destra
aperta ai fedeli. Voglio osservare bene le cose. Noi letterati
finiamo sempre per trovare delle ragioni per giustificare la
nostra indiscreta curiosità!
Fin dal primo momento, non posso fare a meno di
paragonare il povero Padre Pio ad una bestia in gabbia,
esposto agli avidi sguardi della folla che lo assedia. Tutti
somigliano a S. Tommaso Apostolo. Tutti vogliono vedere e
toccare. Scrutato da sguardi indiscreti, alla portata delle loro
mani, Padre Pio è là, come alla berlina, presente alle anime, ma
come assente col corpo. Mai ho visto qualcuno che evochi a tal
punto la pura vita interiore. Scommetto che in quei momenti
non vede niente e nessuno. Il suo sguardo sembra « passar
oltre ». Una visione ben diversamente affascinante l’assorbe!
Per vedere le anime come egli le vede, non deve, per così dire,
distogliere i suoi occhi di carne per rientrare all’interno?
Ha nella mano sinistra un gran fazzoletto a quadri, col quale
si asciuga di tanto in tanto il viso cosparso di sudore e lo agita
violentemente in faccia a quante, troppo curiose, cercano,
ritirandosi dal confessionale, di baciargli le mani. Si direbbe
che cacci le mosche! Alle volte spasimi dolorosi gli contraggo­
no il viso e le spalle si curvano sotto un peso invisibile. E
soltanto sudore ciò che egli asciuga o anche lacrime? Le
confessioni durano poco, cinque minuti tutt’al più. Egli sbriga,
mi si dice, molto più in fretta le donne. E si ha un bel venire
con un programma fatto e una lista di peccati bene allineati.

34
Con una parola egli scompiglia tutto. In un batter d’occhio
l'anima è messa a nudo. Essa si vede, e si sa vista. Quella tale
piaga nascosta, dimenticata, si mostra subito in tutto il suo
orrore. Le più astute corazze sono ridotte in briciole. Le
maschere, quelle maschere che finiscono colTaderire alla
nostra carne, cadono. Una luce inesorabile fruga le più segrete
pieghe della coscienza. Quale mostra di brutture, quale orrido
scompiglio!
E allorché Γ anima, subitaneamente illuminata, si vede fango
e sudiciume di fronte all’infinità e purità di Dio, sgorgano i
torrenti di lacrime purificatrici; oppressa dalla contrizione,
l'anima peccatrice accoglie avidamente le parole familiari,
oramai cariche di senso: « Atto di dolore », dice Padre Pio e
alza la mano benedicente.
I suoi gesti non differiscono in niente da quelli degli altri
sacerdoti. Certamente egli è duro ed esigente.
Se le folle l’assediano, come un tempo il curato d’Ars,
questo è perché con lui la confessione riacquista tutto il suo
significato. « Ogni volta mi sembra di essere immerso nel
Sangue di Cristo — mi dirà uno dei suoi penitenti — l’anima
ne esce tutta rigenerata e come rimessa a nuovo ».
Osservo le fisionomie, meravigliosamente pacificate, a volte
raggianti di una segreta gioia, delle donne che si sono
confessate e vengono ad inginocchiarsi vicino a me, per
recitare le preghiere della penitenza. Una di esse mi dice:
— Mi sento così leggera, dopo!
Tutto d’un tratto, sento sbattere violentemente lo sportello
del confessionale.
— Via! — dice Padre Pio ad una ragazza bionda che piange
a calde lacrime. Ella esce dal confessionale, si porta davanti a
lui... Egli la respinge col fazzoletto.
— Via! — ripete — non ho tempo per voi.
Confesso che questa scena mi ha leggermente tur­
bata. Venendo, questa fanciulla ha dato prova di coraggio.
E se parte disperata? La seguo con sguardo di compas­
sione.
Ella continua a singhiozzare come se il cuore volesse
scoppiarle. Nessuno si muove. Il Padre continua a curvarsi ora

35
a destra, ora a sinistra... Non c’è da perdere tempo con tanta
folla in agguato!
La ragazza cerca ancora una volta di introdursi. Una donna
la respinge. Allora soltanto ella batte in ritirata, vuole uscire
dalla chiesa.
— Poverina — dice il Padre che è di guardia — non vi
scoraggiate!
Egli la conduce via, io li seguo.
Dopo un breve dialogo, ella alza la testa, sorride attraverso
le lacrime: « Grazie, Padre ». Si curva, gli bacia la mano,
ritorna in chiesa. Mi avvicino:
— Ditemi, Padre, come mai Padre Pio può respingere co­
sì le sue penitenti? Trovo che ha dei modi alquanto
bruschi!
Il monaco mi guarda, riconosce dalla pronunzia che sono
straniera, e subito è pieno d ’indulgenza.
— Signora — mi spiega col tono che si prende con gente un
po’ scarsa d’intelligenza — Padre Pio legge nelle coscienze e
rinvia le persone mal disposte.
— E se queste non ritornano più?
— Stia tranquilla! Non le rimanderebbe se non dovessero
ritornare! Per lavare un cuore è necessaria una pioggia di
lacrime. Un buon medico non esita a usare il bisturi.
— Allora questa ragazza...
Egli diventa ancora più condiscendente.
— Non abbiate paura! Ella è venuta, forse, per curiosità.
Molte donne vengono per curiosità. Padre Pio lo sente. Non
vuole che vengano a confessarsi per vederlo. Questa non è
confessione! Fra due o tre giorni questa fanciulla ritornerà
preparata. Credete forse che Padre Pio non abbia già pregato
per lei? Ma è necessario aspettare che la grazia operi...
Approfitto dell’occasione:
— Padre, è vero che Padre Pio legge nelle coscienze come in
un libro aperto?
Il cappuccino sorride.
— Non so se non quel che tutti sanno. Certi penitenti,
meravigliati di vedersi così riconosciuti e compresi, raccontano
ciò che è loro capitato. Altri tacciono. Padre Pio ha le labbra

36
suggellate. Ma i casi conosciuti sono abbastanza numerosi per
poterne cavare alcune conclusioni.
— Potete darmene degli esempi?
— Certamente. Sentite. L ’altro giorno, un commerciante
di Pisa è venuto a domandargli la guarigione della figlia.
Padre Pio lo guarda e dice: « Tu sei ben più malato di tua fi­
glia. Io ti vedo morto ». « Ma no, ma no! io sto be­
nissimo! » « Sciagurato! — gridò Padre Pio. — Disgraziato!
Come puoi star bene con tanti peccati sulla coscienza? Ne
vedo almeno trentadue! ». Immaginate lo stupore del com­
merciante. Dopo la confessione egli raccontava a chiun­
que voleva sentirlo: « Egli sapeva già tutto e mi ha detto
tutto! ».
— E molto comodo — esclamai — confessarsi a un
sacerdote che vi dice i vostri peccati. Non c’è bisogno di
rompersi la testa con esami di coscienza!
— Non ci siete per nulla! Padre Pio non facilita nulla! Se sa
i vostri peccati non vi risparmia l’umiliazione di dirli! Vi aiuta
soltanto. Se dite: « Ho commesso il tale peccato tante volte »,
egli vi corregge, dicendo per esempio in certi casi: « Ricordati
il tal giorno, il tal luogo... ». A una grande peccatrice, prostrata
ai suoi piedi, egli dice tutti i peccati salvo uno. Dopo un
momento di lotta violenta, ella finisce per confessarlo. « Ecco
dove ti aspettavo, figlia mia, — esclamò tutto contento — ora
posso darti l’assoluzione! ».
Questa signora ha poi raccontato che, se ella avesse scritto
giorno per giorno la storia della sua vita, questa non avrebbe
potuto essere così esatta come quella che Padre Pio ha
indovinata. « Non gli è sfuggito il minimo dettaglio » diceva
ella. Ma quest’ultimo peccato ha voluto che facesse lei lo sforzo
di confessarlo.
— È vero che Padre Pio accoglie di preferenza i grandi
peccatori?
— Purtroppo! Sono i figliuoli prodighi che hanno la
precedenza nella casa del Padre Celeste! Voi non potete
immaginare le conversioni di cui queste mura sono state
testimoni. Quello che noi sappiamo è niente in paragone di ciò
che resterà segreto fino alla fine dei tempi. Padre Pio è

37
chiamato soprattutto a convertire i peccatori. Tutti i suoi doni
sono a servizio delle anime. Che volete? Vedendosi così
scoperte, smascherate, le anime non resistono più. Sentite
ancora un esempio:
Un uomo, coinvolto in una organizzazione criminale,
accompagnò qui la moglie con un progetto ben stabilito.
Volendo sbarazzarsi di lei, egli aveva deciso di ucciderla
simulando un suicidio e il viaggio a S. Giovanni Rotondo
doveva gettare la polvere negli occhi alle persone della famiglia
di lei. Era un ateo che non credeva né a Dio né al diavolo. Per
niente commosso, andò in sagrestia, per vedere, diceva, questo
« tipico fenomeno di isterismo ». Il Padre stava parlando con i
suoi figli spirituali. Appena lo vide andò verso di lui, lo afferrò
per un braccio e sospingendolo verso la porta: « Via! via! via!
Non sai che ti è proibito macchiarti le mani di sangue?
Vattene! ». Tutti i presenti furono atterriti. Fuori di sé, il
disgraziato fuggì via, come se avesse avuto le furie addosso.
Che cosa successe la notte? Soltanto Iddio lo sa e Padre Pio.
L ’indomani, dopo la Messa, l’uomo era ai piedi del Padre che
l’accolse con amore, lo confessò, gli dette l’assoluzione, poi
l’abbracciò teneramente. Prima della sua partenza gli disse a
bruciapelo: « Tu hai sempre desiderato dei figliuoli, non è
vero? ».
L ’uomo lo guardò interdetto: « Sì, — disse — molto ».
« Ebbene, non offendere più il buon Dio e un figlio ti
nascerà ». Un anno dopo, ritornarono tutti e due per far
battezzare il bambino.
Frattanto sulla spianata si era formato un assembramento.
Sentivamo la voce di un uomo che raccontava qualche cosa
molto animatamente. Il suo discorso era interrotto da esclama­
zioni ammirative delle donne che erano, visibilmente, tutt’o-
recchi. Il religioso sorrise:
— Andate dunque ad ascoltare un po’. E acqua buona per il
vostro mulino. Da questa mattina quello non la finisce più. E
un chiacchierone. Scusi... Devo riprendere il mio servizio
d’ordine. Non si può lasciarle un minuto sole! È molto se non
si strappano i capelli. E un miracolo che non l’abbiano ancora
ucciso.

38
Avendomi così elegantemente congedata, il buon cappucci­
no raggiunse il suo posto di sorveglianza. Intanto mi dirigevo
verso il gruppo sempre più numeroso e compatto. L ’uomo
ricominciava da capo:
— Ed ecco, buona gente, ecco ciò che mi è capitato! Da
trentacinque anni non mettevo più piede in chiesa. Voi mi
sentite? Trentacinque anni!
— Mamma mia! — esclama una donna accanto a me,
battendo le mani — che birbone!
Non posso fare a meno di pensare a una commedia dell’arte.
Con la miglior buona fede, quest’uomo recita la sua parte che
commuove, davanti a un uditorio improvvisato. Il suo accento
prova che è meridionale e i suoi gesti che è un attore nato!
Questo non nuoce né alla sua sincerità né all’importanza dei
fatti che racconta.
— Dunque — prosegue — da trentacinque anni io non
volevo saperne né di Dio, né della Madonna, né dei Santi.
Menavo una vita d’inferno! Proprio così, una vita di dannazio­
ne. Un giorno ho incontrato una figlia spirituale di Padre Pio.
Ella mi disse: « Andate a S. Giovanni Rotondo e vedrete! ». Mi
misi a ridere: « Se voi credete che io sia, per il vostro Padre, un
facile boccone, ebbene, mia cara, siete in errore! ». Nondime­
no, in fondo all’anima, quest’idea mi tormentava. Era come
una perforatrice che vi scava, vi scava (e faceva il gesto con le
mani). Finalmente, non potendone più, dissi fra me: « Dopo
tutto, perché non andare? Mi sbarazzerò di questa os­
sessione ».
Arrivai ieri sera. Tutto era pieno. E io, che amo la comodità!
Mangio male, dormo male!... e la notte penso ai miei peccati.
Mai li avevo visti così chiaramente. Era come una sfilata di
peccati. E sudavo a grosse gocce, anche per il caldo... Alle due,
tutt’intorno, delle sveglie suonano... Drrr, Trrr! Che volete?
Mi sono levato come gli altri. E imprecavo per la stizza, spu­
tavo bestemmie, mi sentite? Però vado in chiesa. Non so be­
ne cosa dentro di me mi spingeva. Aspetto come gli altri, en­
tro come gli altri. E assisto alla Messa di Padre Pio. Che Mes­
sa! Mi rodevo, mi difendevo — niente da fare — comin­
ciavo a perder terreno. La testa mi scoppiava: proprio così!

39
Si arrestò un istante, sicuro dell’effetto che produceva.
Alcune donne intorno a me piangevano di commozione. Egli
riprese:
— Dopo la Messa, seguii gli uomini come un automa in
sagrestia. Volevo vedere il Padre da vicino, lui e le sue piaghe.
Egli venne diritto a me: « Non senti sulla testa la mano di
Dio? ». Balbettai: « Confessatemi, Padre! ». Egli rispose:
« Vieni! ».
Appena inginocchiato sentii la testa vuota, ma vuota come
una pentola. Mi era impossibile ricordare i peccati! Li vedevo
in massa, come fango vischioso, ma non più come la notte uno
per uno. Da dove cominciare? Il Padre aspetta, poi con molta
dolcezza mi dice: « Coraggio, figlio mio! Non mi hai detto tutto
durante la Messa? Suvvia... ».
E mi ha detto tutti i miei peccati. Mi capite? Tutti! Quelli
che nessuno conosceva. Quelli che io stesso avevo dimenticato.
Non dovevo far altro che dire « sì ». E, dopo, mi ha dato
l’assoluzione. Ora mi sento leggero leggero, come un bambi­
no! E l’anima mia canta! « Ringraziate la Madonna! » mi ha
detto Padre Pio... Buona gente, io vi racconto tutto questo
perché voi rendiate grazie con me, povero peccatore...
Avrebbe certamente continuato su questo tono se un
avvenimento più suggestivo non avesse rivolto altrove, brusca­
mente, l’attenzione del suo uditorio.
Avvertite da alcuni segni impercettibili per dei semplici
profani come me, tutte le donne si precipitarono verso la
chiesa dove il Padre stava per lasciare il confessionale. Presa
nel vortice, fui trascinata proprio vicino alla balaustrata. Il
Padre era in piedi e si preparava per uscire. Il suo bel viso
rotondo esprimeva noia e collera. Sembrava che gli occhi
lanciassero fiamme. Una folla compatta di donne in ginocchio
ostruiva il passaggio. Cercavano di toccare i suoi abiti, le sue
mani. Invano egli scoteva, con aria minacciosa, il suo gran
fazzoletto a quadri. Esse si accanivano, testarde, frenetiche,
ebbre di entusiasmo e di riconoscenza. Ebbi l’impressione che
una di esse, con delle forbici, tagliasse il suo scapolare. Con
voce forte, dal timbro sonoro e caldo e con accento quasi
napoletano, Padre Pio esclamò:

40
— Mi lasciate passare, insomma?
A quel punto due frati, che sembravano in special modo
delegati per la sua guardia del corpo, si precipitarono dalla
sagrestia, si fecero largo fra la folla senza troppi complimenti, e
si misero alle costole di Padre Pio per fargli scorta. Costoro
usavano con le devote un linguaggio meno cortese ed educato,
ma osservai, con stupore, che questo non le impressionava per
nulla. Fino alla porta della sagrestia durò quella ressa frenetica.
Pensavo, mio malgrado, al cinghiale braccato senza tregua da
un branco di cani, che si nasconde, si dimena, mostra le zanne,
si scava un passaggio: anelante, coperto di sangue, miserando.
Così Padre Pio batteva in ritirata con passo vacillante: « Padre,
benedite questa corona! Padre, toccate questa fotografia!
Padre, fatemi la grazia! Padre, o Padre, grazie! ».
Egli disparve infine dietro la porta che si chiuse con
fracasso. Subito la folla si disperse, si calmò. Dalla massa,
poc’anzi informe, dei volti adesso risaltano. Alcune donne si
prostrano devotamente davanti all’altare e pregano con grande
fervore. Altre si precipitano verso il confessionale, vi sfregano
contro le corone, le medaglie, le immaginette, le mani. Il frate
sagrestano le scaccia infine con forza, quasi a colpi di scopa.
Non scandalizziamoci troppo. Siamo nel Sud, e la grazia non
sopprime la natura, così facilmente infiammabile sotto un sole
ardente. I meridionali si esaltano presto e rasentano a volte il
fanatismo, è vero, ma non si può rimproverare loro di avere il
cuore atrofizzato, come quei pagani « senza ardore » di cui ci
parla S. Paolo, o certe virtù stizzose di alcuni fra noi, incapaci
di nessun eccesso nel bene e nel male.
Quello stesso giorno, un sacerdote, al quale confidavo le mie
perplessità, mi narrò proprio a questo riguardo un simpatico
episodio:
« Ancora giovane, Padre Pio confessava in una chiesa
dell’Italia meridionale. Di fronte al suo confessionale c’era un
altare della Madonna, cinto da una balaustra. La chiesa era
vuota; Padre Pio si accingeva a uscire quando, tutt’a un tratto,
entrò nella cappella una donna con un bambino in braccio. Il
Padre pensò che fosse una penitente e si arrestò immobile, ma
quella non si accorse nemmeno di lui. Rivolta alla Madonna,

41
sollevò il bimbo, come per mostrarglielo meglio: era un
mostriciattolo istupidito e deforme, che sbavava. E diceva con
voce supplichevole: “Madonna mia, vengo qui perché me lo
guariate; un bambino così è una vergogna: ve ne rendete
conto? Guaritelo, allora!” . Poi rimase in attesa, tenendo
sempre il bambino ben in alto, a braccia tese. Padre Pio, come
gelato, non osava fare un movimento. Dopo qualche istante, il
dialogo riprese: “Io non ve lo chiederei, Madonna mia, se non
fossi certa che voi potete farlo. Voi siete onnipotente presso
Dio. Allora? Come potete rifiutarmi questa grazia? Voi potete
guarire il mio bimbo, quindi dovete guarirlo. Guardatelo,
poveretto, come aspetta!” . La donna lo faceva dondolare
davanti all’altare, per mostrarlo bene alla Madonna, che
rimaneva impassibile. Questa volta il silenzio fu più prolunga­
to. Finalmente la madre proruppe: “ Suvvia, Madonna mia,
esauditemi! Io vi chiedo una grazia, la salute di mio figlio! Che
volete che me ne faccia, così com’è? Guardatelo bene, e
guaritelo in fretta!” . La sua voce si faceva sempre più
supplichevole, mentre grosse lacrime le solcavano il viso... La
Madonna non rispondeva.
« Allora, con movimento brusco, la donna lanciò il bambino
oltre la balaustra, sull’altare: “Poiché non volete, ebbene: io lo
do a voi, guardate! Oppure, restituitemelo guarito. Adesso
tocca a voi...” . A stento Padre Pio trattenne un grido. Sotto il
suo sguardo, sull’altare, il piccolo si raddrizzò, il suo musetto
inebetito si illuminò d’incanto, gli occhi spenti si fecero vivaci:
tese le manine e si mise a balbettare: “Mam-ma, Mam-ma!
Con un urlo di gioia, la donna scavalcò la balaustra, afferrò il
bimbo e si mise a baciare l’altare gridando: “Grazie, Madonna
mia, grazieJ” . Poi se ne fuggì, senz’aggiungere altro, stringen­
dosi sul cuore il suo tesoro.
« Che volete — concluse il prete sorridendo, — questa
gente non conosce le belle maniere, ma ha una fede che
trasporta le montagne ». E si guardò bene dall’aggiungere che
Padre Pio certamente vi aveva messo del suo.

Restai tutta pensosa. Due cose mi sembravano eviden­


ti: l’immensa solitudine di Padre Pio e la saggezza della

42
Chiesa che, frenando eccessivi entusiasmi, « lo difendeva ».
Perché non ci può essere, per un santo, più grande dolore
che adescare, per così dire, e stornare l’amore e l’adorazione
dovuti a Colui che solo è Santo: Tu solus sanctus! La sua
trasparenza non è mai limpida a tal punto da non potere, in
certi cuori, funzionare da schermo. Il sentimento religioso si
degrada presto ed è forse una delle conseguenze più penose
del peccato originale. Un santo ha un bel voler scomparire:
finché resta su questa terra gli stessi doni di cui Iddio lo colma
rischiano di far dimenticare il Donatore.
E Padre Pio non si faceva illusioni. Ciò che gli procurava
l’immensa popolarità erano quelle stimmate con cui Iddio
l’aveva segnato nel 1918. Egli portava impressa nella sua carne
l’effige del Crocifisso: divina somiglianza, celeste rivelazione...
Pescatore d’uomini, doveva servire loro da esca.
Sarebbero venuti così numerosi dai quattro punti dell’oriz­
zonte se, come Tommaso l’Apostolo, non avessero voluto
toccare i suoi piedi e le sue mani? Vedere le sue piaghe
rosseggianti di sangue? Scoprire qualche segno di quel mondo
invisibile che la fede ci propone?
Iddio conosce la creta con la quale ci ha fatto e nel corso
della storia non ci fa mancare i prodigi. Nondimeno la Chiesa
non cessa di ricordarci che questi non hanno senso se non per
quel che significano. « Beati coloro che pur non avendo visto
crederanno » (Giov. 20,29). La notte della fede è infinitamente
più preziosa di tutti i carismi.
Ora si comprende bene perché P. Pio facesse così poco caso
degli entusiasmi che suscitava. I suoi movimenti un po’
bruschi, gli sforzi che faceva per nascondere le mani, anche i
suoi modi consapevolmente rudi, non avevano che un fine:
scoraggiare i suoi ferventi ammiratori per rivolgerli verso Dio.
Durante il mio soggiorno a S. Giovanni Rotondo ho
osservato lui, ben più che le sue stimmate. Mi ha conquistato
per la sua estrema umiltà. Quest’uomo si sentiva veramente un
nulla davanti a Dio. Tutti quelli che ho interrogati su questo
punto sono d’accordo nel dire che egli rifiutava violentemente
i ringraziamenti che gli venivano rivolti.
« Ringrazia il Signore! Lui e non altri devi ringraziare. Iddio

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t’ha concesso la grazia. Rivolgi a Lui e non a me il tuo
ringraziamento ». Se qualche cosa lo faceva andare in collera
erano proprio questi omaggi indiscreti. Si sarebbe detto che
egli li considerasse come un’ingiuria verso Colui di cui egli si
sentiva lo strumento. Le sue figlie e i suoi figli spirituali ben
sapevano quanto egli detestasse le formule ammirative.
Compreso del suo nulla, per implacabile chiaroveggenza,
come avrebbe potuto accogliere le lodi, senza considerarle una
menzogna e senza soffrirne? Dal mio posto d’osservazione,
proprio di fronte al confessionale, ho potuto rendermi conto
che questa era la sua vera croce. Essere « spettacolo al mondo e
agli uomini », servire da esca ai peccatori attirati dalle sue
stimmate, soffrire che le sue piaghe, segreto di amore, fossero
divorate dagli sguardi curiosi e indiscreti: si può immaginare
un martirio più duro? Se egli vi si prestava, era perché una sete
crudele lo consumava: la grande pietà per le anime di cui era la
preda da più di quarant’anni. Lo si esalta, più di tutto, come
uno stimmatizzato. Credo che passerà alla storia come un
nuovo curato d’Ars prigioniero del confessionale e ministro di
redenzione. Dio ha impresso nella sua carne le cinque piaghe
redentrici soltanto per questo.
Ed è per la purezza del suo messaggio che la Chiesa, la
« dolce sposa di Cristo », veglia gelosamente, riprovando i
troppo facili panegirici e gli imprudenti entusiasmi. Come per
tutto il resto, su questo punto Padre Pio era in perfetto
accordo con la Chiesa.

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CAPITOLO IV

Agguato - « Domandate a Dio, non a me » - Padre Pio visto da vicino - Le


briciole che cadono dalla tavola del Re - Da Capri a S. Giovanni Rotondo -
Padre Pio rende insensibili le pellicole fotografiche - Dal signor Abresch -
Conversione di un teosofo - « Prepara il corredino » - Questo bimbo ora è
sacerdote - Sorgenti vive.

Sul sagrato della chiesa, Mary Pyle mi aspetta.


— Dove eravate? Vi cercavo perché è l’ora; seguitemi.
Mi spinge verso la porta che mena al convento e suona... Un
frate socchiude la porta: « Ah! siete voi! ». Nello stretto
corridoio, che in fondo biforca verso il convento e verso la
chiesa, molte persone aspettano. Riconosco la giovane coppia
di Napoli con Giovannino più che mai vispo. Tre o quattro
uomini, molto giovani, che all’aspetto sembrano persone colte.
Uno studente americano, dal viso colorito e schietto. Una
giovanetta ammalata che suor Maria accompagna e molte
donne anziane. Il fratello portinaio passa e ripassa con aria
severa, poi si rasserena parlando con la mia albergatrice, che
sembra godere l’alta considerazione dei Padri Cappuccini.
Improvvisamente si ode una voce: « Viene! ».
Un brusco fremito attraversa il nostro gruppo che si
precipita avanti.
— Piano, piano — dice il frate portinaio. Un frate, poi un
altro attraversano il corridoio per andare in chiesa. Quelli che
vengono dopo sono bloccati da quell’improvviso affollamento.
Intorno a Padre Pio, sorridente, bonario, semplicissimo,
affabilissimo (« un frate qualunque », l’ha chiamato qualcuno,
dopo un primo incontro), noi siamo tutti in giro come pulcini
intorno alla chioccia. Chi in piedi, chi in ginocchio, senza
cerimonie, né protocollo. Parliamo tutti insieme.

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Ognuno domanda qualche « grazia »; Padre Pio si difende:
— Domandate a Dio, non a me!
Egli accarezza Giovannino, poi, rivolgendosi ai genitori con
fare scherzoso:
— Eh! Avevo ragione?
Essi si profondono in ringraziamenti. Io penso che, se il
viaggio in comune non mi avesse dato la chiave di questo breve
dialogo, tutta la scena mi sarebbe sembrata del tutto banale.
Dei genitori che portano il loro bambino a un « santo » è cosa
abituale in Italia! Che senza di lui il piccolo non sarebbe nato,
nessuno potrebbe supporlo... e sarei tentata di dire: fortunata­
mente! Il povero Padre ha già troppi prodigi e miracoli al suo
attivo.
Egli si volge a me. E strano, si direbbe che guarda senza
vedere. O piuttosto che guarda « un’altra cosa ». Il suo aspetto
non ha nulla di un santo romantico. Con la barba leggermente
brizzolata, la carnagione fresca con qualche ruga, il portamen­
to eretto e i movimenti rapidi, non dimostra certo l’età che ha:
68 anni.
— E voi? — mi chiede.
Faccio una domanda. Mi risponde esattamente in tre parole.
E semplice come un « buon giorno ». Ed è ciò che occorreva.
Poi m’inginocchio, chiedendogli che mi benedica. Le mani,
quasi interamente coperte da rozzi mezzi guanti, mi si posano
un istante sulla testa. Provo una strana sensazione, come una
scarica elettrica. Immediatamente ricordo un versetto di S.
Luca: virtus de ilio exibat, « una forza usciva da lui » (Luca
6,19).
Dopo tutto, perché no? Questo discepolo somiglia in più di
una cosa al Maestro!
Ho saputo poi che quest’impressione di scossa o di fluido
misterioso è cosa comune allorché Padre Pio, per benedire,
posa le mani sulla testa.
Tutto questo incontro clandestino (eh sì! ero una privilegia­
ta) non è durato che alcuni brevi minuti e già il Padre prosegue
il suo cammino col passo esitante degli infermi.
Appena uscita, chiedo a Mary Pyle:

46
—■Quando avrete un po’ di tempo per parlarmi di Padre
Pio?
Ella leva le braccia al cielo:
— Io e il tempo! Questa sera, forse, prima di andare a letto.
Ma posso darvi dei libri...
Insisto:
— Non è la stessa cosa! Vorrei delle informazioni di prima
mano. Voi siete a S. Giovanni Rotondo da tanto tempo...
Si mette a ridere:
— Da trentatré anni. Questo conta...
— Precisamente! Conoscete bene Padre Pio?
— Disingannatevi. Nessuno lo conosce bene, se non Dio.
Nessuno conosce la sua vita intima, salvo, naturalmente, il suo
confessore, ma quello non può parlare. Noi non facciamo altro
che raccogliere le briciole che cadono dalla mensa del Re...
— Anche le briciole sono preziose e ci tengo. Ma non
conoscete a S. Giovanni Rotondo altre persone che potrebbero
darmi informazioni?
— Certamente! Vedete queste case, questo villaggio che a
poco a poco è sorto intorno al convento? E stato costruito da
persone convertite da Padre Pio, da miracolati, ma soprattutto
dai suoi figli e figlie spirituali come me. Non è facile avere la
fortuna di incontrare qualcuno della sua taglia! Nel 1922 sono
venuta per curiosità con la signora Montessori (cfr. nota a p.
18), da Capri. Ho passato tre giorni in condizioni detestabili;
questo paese era deserto a quei tempi; alla terza visita ho
deciso di restare. E più o meno ciò che è capitato a tutti quelli
che abitano qua: vengono, ritornano e finalmente restano.
Quando si trova una perla preziosa, con quale gioia ci si
sbarazza di tutti i beni di questa terra per acquistarla!
Mary Pyle non ha assolutamente nulla dell’esaltata e il tono
della sua voce m’impressiona. Non oso fare altre obiezioni.
Basta vederla per essere sicuri che non parla alla leggera!
— Ciascuno qui ha il suo segreto — prosegue. — Sono
spesso degli scampati, dei convertiti, anime salvate dall’abisso.
Padre Pio è uno specialista dei « pezzi grossi ». E quando egli
s’interessa di un’anima, è per sempre. Una volta mi ha detto:
« Quando ho sollevato un’anima, non la lascio ricadere più! ».

47
Aspettate, poiché siamo sulla strada passiamo da Abresch.
— Chi è costui?
— Un figlio spirituale del Padre. Un convertito che si è
installato a S. Giovanni Rotondo. Il suo unico figlio è
sacerdote... Egli ha aperto un negozio di libri dove potete
trovare delle fotografie del Padre.
— Mi meraviglia un po’ che il Padre permetta questo
traffico.
— Ha dovuto sottomettersi all’obbedienza. Stanchi di
lottare, sollecitati da ogni parte, i suoi superiori gli hanno
ordinato di non rendere più insensibili le pellicole. Per molti
anni i fotografi si erano accaniti inutilmente, di fronte, di
dietro, di fianco, introducendosi di nascosto, cercando di
sorprenderlo: le pellicole rimanevano intatte. La stessa macchi­
na fotografica poteva prendere vedute impeccabili: ma quando
l'apparecchio era fissato sul Padre, lo scatto operava a vuoto.
C ’era da piangere! I pellegrini desideravano tanto portare con
loro, per ricordo, una fotografia di Padre Pio! Ora non si
sottrae più, ma tutte le fotografie che vedete sono recenti.
Molti anni della sua vita sono stati sottratti ai fotografi! E una
perdita irreparabile... E dire che se non fosse stato per la santa
obbedienza, non avremmo neppure queste!1 Eccoci arrivate.

— Buon giorno, signor Abresch! Vi presento un’amica.


Un uomo brizzolato, dagli occhi chiari e dolci, ci tende la
mano, al di sopra del banco.
— Vi lascio — dice Mary Pyle. — Non dimenticate il pranzo
fra 1’ 1,30 e le 2; a volte varia un po’, secondo le circostanze.
Poi, rivolgendosi verso il signor Abresch:
— Raccontatele la vostra conversione!
E l’ora della canicola e il negozio è vuoto. Un po’ impacciata

1Padre Pio si era « rassegnato » al « commercio » delle sue foto, quando si


rese conto che i pellegrini e i devoti non ne potevano fare a meno e che questi,
talora, ne ricevevano vantaggi spirituali, senza aggiungere che la fotografia è
stata spesso ed è tuttora, dopo la sua morte, protagonista di fatti prodigiosi. Si
danno casi in cui il Padre ha consentito che si dessero le sue immagini agli
ammalati e ai moribondi.

48
per questa domanda che mi sembra indiscreta, cerco goffa­
mente di cambiare argomento, ma il signor Abresch sorride:
— Non c’è nessun segreto — mi dice. — Non si ha diritto di
tacere così grandi grazie. Quando il signor Alberto Del Fante
mi ha chiesto la mia testimonianza, gliel’ho data di gran cuore
e l’ha pubblicata nel suo libro: guardate... — Mi mostrò un
grosso libro intitolato: « Per la storia » con sottotitolo: « Padre
Pio di Pietrelcina. Il primo sacerdote stimmatizzato ».
— Il signor Del Fante, un convertito da Padre Pio, ha avuto
la felice idea di riunire le testimonianze, debitamente firmate,
di tutti quelli che hanno ottenuto favori per la mediazione del
Padre. Questo libro è prezioso perché non cita nessun fatto
senza appoggiarlo a prove. Il mio piccolo resoconto figura al
paragrafo 7, nel capitolo intitolato: « Conversioni ». Eccolo...
Guardo il libro: pag. 309. Dopo un istante di silenzio, il
signor Abresch riprende, con voce commossa:
— Padre Pio! Ma io gli devo la felicità della mia vita! La mia
fede cattolica. E, se non fosse stato per lui, non avrei figli... Mia
moglie è morta, ma la sua testimonianza resta. Io morirò un
giorno, ma ciò che ho scritto, resta scritto. La Chiesa ne farà
ciò che le sembrerà opportuno: noi abbiamo fatto il nostro
dovere. Non si ha diritto di nascondere la lucerna sotto il
moggio, non è così?
Due donne entrarono nel negozio ed egli mi lasciò per
servirle. Sfogliai il libro. Ecco in sintesi la storia della
conversione di Federico Abresch, scritta da lui stesso:
« Quando, nel novembre 1928, mi recai per la prima volta a
trovare Padre Pio, io non avevo la fede. Nato in una famiglia
protestante e violentemente antiromana, mi ero fatto cattolico
per motivi di pura convenienza sociale. I dogmi significavano
poco per me, e mi interessavo alle scienze occulte; un amico mi
aveva iniziato allo spiritismo. I messaggi d’oltre-tomba mi
parvero poco concludenti; mi gettai allora nella magia, poi
nella teosofia e passavo il tempo a leggere libri su questi
argomenti; la mia biblioteca ne era piena! Per non dispiacere
del tutto a mia moglie, mi accostavo di quando in quando ai
sacramenti, ma senza convizione.
« Un bel giorno sentii parlare di un cappuccino stimmatizza­

49
to il quale, si diceva, operava dei miracoli. Punto da curiosità,
ma anche pensando a mia moglie gravemente malata e alla
vigilia di un’operazione che le avrebbe impedito per sempre le
gioie della maternità, decisi di tentare il colpo e mi recai a S.
Giovanni Rotondo. E inutile che io dica che ero tanto più
sospettoso in quanto si trattava di fatti che accadevano
nell’ambito della Chiesa cattolica, che giudicavo un ricettacolo
di superstizioni.
« Il primo contatto con Padre Pio mi lasciò freddo. Mi
rivolse poche parole che mi sembrarono molto asciutte. Mi
aspettavo un’accoglienza un po’ più calorosa, dopo un viaggio
lungo e faticoso. Tuttavia decisi ugualmente di confessarmi.
« Appena inginocchiato, Padre Pio mi disse che nelle
precedenti confessioni io avevo taciuto dei peccati gravi e mi
chiese se ero in buona fede. Gli risposi che consideravo la
confessione un’utile istituzione sociale, ma che non credevo
affatto nel carattere soprannaturale del sacramento. Tuttavia
qualche cosa mi spinse ad aggiungere: “Ma adesso, Padre, io ci
credo”. Padre Pio tacque un istante e poi, con una espressione
di indescrivibile dolore, mi disse: “Questa è eresia! Così,
dunque, tutte le vostre comunioni erano sacrileghe! Bisogna
che facciate una confessione generale. Fate un buon esame di
coscienza e cercate di ricordare l’ultima volta che vi siete
confessato bene. Gesù è più misericordioso con voi che con
Giuda” . Mi guardò con un’aria severa, dicendo ad alta voce:
“ Sia lodato Gesù e Maria”, e se ne andò in chiesa per
confessare le donne.
« Io rimasi nella sagrestia, sconvolto. Le parole del Padre
continuavano a ronzarmi nelle orecchie: “Cercate di ricordare
l’ultima volta che vi siete confessato bene...”. E vero che
diventando cattolico ero stato ri-battezzato sotto condizione e
che il battesimo aveva cancellato tutti i peccati della mia vita
passata; era anche vero che subito dopo avevo fatto una buona
confessione, ma per maggior tranquillità decisi di confessare
tutti i miei peccati, dall’infanzia...
« La mia testa era in subbuglio quando Padre Pio tornò in
sagrestia: “Dunque, quando vi siete confessato bene per
l’ultima volta?”. Cominciai a balbettare qualcosa, ma egli

50
m'interruppe: “Va bene! Voi vi siete confessato al ritorno dal
viaggio di nozze; lasciamo dunque perdere il resto e comincia­
mo da quel momento” .
« Io ero sbalordito. Padre Pio non mi lasciò nemmeno il
tempo di concentrarmi! Con voce sicura, tramite domande
ben precise, cominciò a elencare tutti i miei errori accumulati
in tanti anni. Seppe dirmi persino il numero esatto delle Messe
trascurate. Richiamò tutti i miei peccati mortali facendomi
comprendere la loro estrema gravità: “Lei ha sciolto un inno a
Satana, mentre Gesù nel suo sviscerato amore si è rotto il collo
per lei” . Dopo l'assoluzione mi sentii così felice e leggero che
mi pareva di avere le ali. Rientrando al paese assieme ad altri
pellegrini, mi comportai come un ragazzo scatenato!
« Umanamente parlando non è facile spiegare quanto mi era
successo. Padre Pio mi vedeva per la prima volta. Durante la
confessione mi ricordò alcuni avvenimenti che io avevo
completamente scordato; si mostrò al corrente dei minimi
dettagli e li metteva bene in risalto quando l'integrità della
confessione lo esigeva. Non si può nemmeno parlare di
trasmissione del pensiero, dato che io avevo deciso di
confessare tutta la vita passata, dall'infanzia... ».
Naturalmente, dopo la sua conversione, il signor Abresch
non ebbe niente di più urgente da fare che condurre da Padre
Pio sua moglie ammalata. Questa, essendosi già confessata,
non seppe da dove cominciare e disse goffamente:
— Padre, i dottori (erano tre a curarla e tutti e tre molto
rinomati) mi ordinano di lasciarmi operare. Che cosa debbo
fare?
Secondo la sua abitudine, Padre Pio dette, prima di tutto,
una risposta di buon senso.
— Ebbene, figlia mia, fate ciò che vi dicono i medici!
La signora Abresch si sciolse in lacrime:
— Padre, ma allora mai più avrò figliuoli!
Padre Pio levò gli occhi al cielo e, dopo un momento, con
una dolcezza indimenticabile:
— Allora niente ferri — disse lui — sareste rovinata per il
resto della vostra vita.
« Rientrai a Bologna piena di gioia e di speranza. Effettiva­

51
mente, da quel momento, le emorragie e tutti i sintomi del
male disparvero senza lasciare la minima traccia. Allorché, due
anni dopo, mio marito andò a vedere Padre Pio, questi gli
predisse che avrebbe avuto un figlio. Quale non fu la mia
meraviglia quando ricevetti un telegramma da S. Giovanni
Rotondo così concepito (lo conservo sempre): Felice più che
mai! Prepara corredo bimbo. Effettivamente, un anno dopo
avevo un bimbo, la cui nascita non mi causò il minimo
inconveniente, malgrado tutti i pronostici dei medici che,
d’altra parte, io non avevo più consultati da molto prima della
gravidanza ».
Chiusi il libro e restai pensosa.
Questa narrazione così semplice, così umana, mi aveva
profondamente commossa. Intanto il signor Abresch aveva
congedato i suoi clienti e si volse verso di me:
— Questo bimbo ora è sacerdote... Padre Pio l’aveva
predetto! Le vie di Dio sono ammirabili! Prendete questa
raccolta di testimonianze! V’informerà di altri casi, non meno
interessanti.

E così che i figli e le figlie spirituali di Padre Pio mi hanno


fornito, a poco a poco, la materia di questo libro. Per amore
della verità, ho consultato in primo luogo delle testimonianze
vive. A briciole e ritagli ho potuto ricostruire la storia del
grande cappuccino, più semplice e più bella di tutto quello che
certi panegiristi hanno voluto darci a intendere.
Dopo averlo visto nel suo ambiente e nel suo operare,
prigioniero di quel confessionale che custodisce per sempre i
più bei segreti d’amore e di grazia, risaliamo alla sua infanzia,
vediamo come, a poco a poco e non senza di lui, Iddio ha
formato l’anima sua e il suo corpo a immagine del Cristo
Signore.

52
CAPITOLO V

L’infanzia di Francesco Forgione - Una stirpe affinata da secoli di rude fe­


deltà - « Un maccherone senza sale » - Entrata nel noviziato dei Padri Cap­
puccini a Morcone - Francesco diviene Padre Pio - Termometri che si
spezzano - Giovane eccezionale e notti movimentate - Prime lotte col Grap­
pino - Padre Pio è ordinato sacerdote - Le Messe che non finiscono mai -
Miracoli della santa Obbedienza - Il povero sagrestano è preoccupato -
Lettere trafugate - Stimmate invisibili - « Si direbbe che tu suoni
la chitarra! ».

Padre Pio nacque il 25 maggio 1887 a Pietrelcina (« pietra


piccina », per contrapposizione a una borgata vicina, « Petra
Maiuri », ossia pietra grande) nella provincia di Benevento, da
genitori così poveri che suo padre si vide obbligato ad andare
due volte in America per cercarvi, come tanti altri, il pane per
la sua famiglia.
L ’indomani della nascita, lo portarono alla piccola chiesa
rustica, che esiste ancora, e, nel battesimo, ricevette il nome di
Francesco.
Purtroppo non sappiamo che pochissime cose della sua
infanzia. Qualche aneddoto, naturalmente edificante, e le
solite cose abituali sull’infanzia dei santi. Era nato in un paese
di belle tradizioni cristiane e umane, dove le anime sono
effervescenti come il vino delle colline e la razza, affinata da
secoli di rude fedeltà, si compiace di produrre dei capolavori.
Il suo profilo romano non ha nulla di eccezionale. In Italia,
la discendenza di Catone e Cinna si è mantenuta molto più
intatta nell’ambiente rurale che nelle classi possidenti. Isolati
dalle montagne, gli abitanti di Pietrelcina vivono da secoli
solidamente attaccati a questa terra ingrata e cara. Presto o
tardi essi vi ritornano come « Zi Orazio Forgione », il papà di
Padre Pio, il quale s’annoiò così tanto in America, che finì per

53
rinunziare alla fortuna e prese la via del ritorno, con cuore
allegro e più povero che mai.
Sembra che il bambino fosse silenzioso e timido. Ai giochi
chiassosi dei suoi compagni egli preferiva la solitudine. Lo si
trovava piangente a calde lacrime quando qualcuno in sua
presenza aveva bestemmiato. Si nascondeva negli angoli della
casa « per pregare a suo agio e piacere ».
Interrogato sui suoi ricordi d’infanzia, Padre Pio disse un
giorno, ridendo, che egli era un « maccherone senza sale ».
Probabilmente in quel tempo già Iddio lo lavorava e la
vocazione, tenero germe, spiega il suo contegno diffidente e la
sua estrema riservatezza. Verrà un giorno in cui, in piena
maturità della natura e della grazia, Padre Pio manifesterà tutte
le belle qualità della sua stirpe, con quella punta di umorismo
illuminato che gPispira pronte risposte e battute mordaci,
sapide di astuzia contadina.
Certo, né Zi Orazio, né mamma Giuseppina avrebbero per
nulla al mondo rifiutato il loro figlio a Dio.
E così, molto semplicemente, un bel giorno, il 6 gennaio
1903, il giovane Francesco, accompagnato dal maestro Càcca-
vo, da Don Nicola Caruso e da due condiscepoli, andò a
Morcone, presso Benevento, per entrare quale novizio nel
convento dei cappuccini.
Da questo momento cala un velo su di lui. I superiori
mantengono un estremo riserbo su tutto ciò che concerne il
loro santo confratello, tanto assediato da indiscrete curiosità.
Posso darne testimonianza: su ciò che concerne Padre Pio i
cappuccini d’Italia hanno le labbra sigillate.
Non sappiamo dunque del suo noviziato, se non ciò che ha
potuto trasparire da frammenti sparsi e grazie ai suoi genitori o
altre « fughe » inevitabili nel suo caso così poco comune.
Perché, da questa epoca, sembra che la sua persona sia oggetto
di strani fenomeni. Per interi giorni e notti, questo piccolo
novizio pallido ed emaciato non prende cibo. La Comunione
gli basta. Costretto a mangiare per santa obbedienza, rigetta gli
alimenti. A Venafro, nel 1911, per ventun giorni egli non vive
che dell’Eucarestia.
Un giorno il maestro dei novizi lo priva della Comunione!

54
Poco mancò non morisse. E non se ne fece più la prova. Dopo
un anno, impressionato dal suo pallore e dai solchi neri sotto
gli occhi, Zi Orazio voleva condurselo a casa; ma il Padre
Guardiano rifiutò nettamente. Poco tempo dopo la salute,
meno ostacolata dalle regole comuni, si ristabilì a tal punto che
i suoi genitori furono rassicurati. Venivano a vederlo spesso e
gli portavano provvigioni... Un bel giorno il Padre Guardiano
dice alla mamma:
— Donna Giuseppa, vostro figlio è troppo buono, non gli
troviamo alcun difetto.
L ’unico punto critico era la sua fragile salute, con bruschi
accessi di febbre che facevano regolarmente saltare i termome­
tri del convento. Il frate Infermiere ebbe allora la buona idea di
usare il termometro nella vasca da bagno, e quale non fu il suo
stupore allorché, un giorno, il mercurio salì a quota 48!
Sappiamo come nei conventi, soprattutto in quelli di regole
austere, non ci si preoccupi granché per simili sciocchezze...
Durante il periodo del servizio militare, Padre Pio darà ai suoi
medici ben più seri grattacapi.
Le febbri si ripetevano. Fece penitenze e veglie, e sostenne
combattimenti notturni. Essere vicini di camera di Padre Pio
non era certo piacevole! Lì per lì, si credeva che fosse lui a
scatenare quel baccano infernale. I suoi superiori, messi al
corrente, non lo ritennero però responsabile, anche se i suoi
compagni certe notti non riuscivano nemmeno a chiudere
occhio.
Che cosa succedeva, dunque, nella piccola cella? Lo
sapremo forse un giorno; frattanto, limitiamoci a qualche
particolare.
Agli inizi del suo noviziato, una notte, dopo la recita del
Mattutino, Padre Pio faticava a prender sonno, e sentendo
provenire dei rumori dalla stanza vicina, quella di Fra
Atanasio, si affacciò alla finestra per vedere cosa stesse
accadendo. All'improvviso vide sull’orlo della finestra vicina
un enorme cane che lo guardava con occhi « talmente feroci »
che il povero frate mandò un grido e poco mancò non venisse
meno per l’orrore. Il mostro fece un balzo formidabile, saltò
sul tetto di fronte e disparve. L ’indomani, Fra Pio seppe che,

55
dalla vigilia, il suo vicino era assente. Il fatto si divulgò, poiché
egli ebbe l'ingenuità d’informarsi in paese su quel « terribile
cane ».
Accaddero altri incidenti sconvolgenti e improvvisi, ai quali
un poco alla volta Fra Piuccio si rassegnò. Dopo tutto — come
afferma il santo Curato d’Ars — non sono proprio gli amici di
Dio gli unici a fare conoscenza col « Grappino »? Quello che
sconvolge noi, stupisce molto meno le anime contemplative. Il
Direttore Spirituale di Padre Pio trasse, da queste schermaglie
notturne, l’immediata conclusione che il giovane novizio era
destinato a grandi cose.
Nel frattempo, egli doveva arrangiarsi da solo. Del resto
c’era, com’è giusto, il suo Angelo custode per soccorrerlo. Col
suo buon senso concreto, Fra Pio sapeva ricorrere all’aiuto
sempre sollecito di questi compagni di viaggio che la nostra
pietà astratta dimentica troppo spesso di invocare. Gli Angeli
svolsero sempre un ruolo importante durante l’intero corso
della sua vita.
A questo proposito mi è stato narrato un simpatico
aneddoto. Una notte in cui la lotta era particolarmente dura,
Fra Pio aveva inutilmente invocato il suo buon Angelo.
Succede! Anche gli Angeli possono avere qualche momento di
distrazione... ma Fra Pio non era di questo avviso. Non si ha
mica un Angelo per nulla! Quando al mattino, finalmente,
quello si fece vivo, Fra Pio irritato gli voltò le spalle.
Le sue notti erano davvero movimentate! Rientrando nella
cella, la trovava sovente sottosopra, i libri per terra, il calamaio
spezzato, il letto in disordine. Raffigurazioni mostruose gli si
presentavano da ogni lato non appena egli, obbedendo alla
regola, tentava di prendere un po’ di riposo. La mattina lo si
vedeva di frequente con gli occhi pesti, segnato nel volto da
sfregi e lividure. Certo, la presenza di questo novizio era poco
agevole. I superiori, non appena ebbe pronunciato i voti, lo
inviarono al paese natale, perché si potesse rimettere in salute.
A partire da questo momento possediamo alcune notizie per
merito dell’arciprete di Pietrelcina, Don Salvatore, che fu per
qualche tempo confessore di Padre Pio, mentre il suo direttore
spirituale, Padre Agostino, risiedeva in un convento che noi

56
non siamo riusciti a rintracciare, dato che, trattandosi di un
caso eccezionale, il giovane novizio cambiava spesso residenza.
Fu trasferito, successivamente, a Pianisi, Morcone Venafro,
Serra Capriola, Monte Fusco.
Nel duomo di Benevento egli verrà ordinato sacerdote il 10
agosto 1910. Il sogno di tutta la sua vita era finalmente
realizzato e la sua famiglia, profondamente credente, parteci­
pava alla sua gioia. I suoi superiori lo lasciarono ancora a
Pietrelcina... ma solo per ragioni di salute. In termini velati,
Padre Pio parlerà un giorno delle durissime prove di
quest’epoca della sua vita.
In verità i suoi concittadini l’avrebbero preferito meno
santo. Un bel giorno essi si lamentarono con l’arciprete perché,
dicevano, « la Messa di Padre Pio non finisce mai ».
— Vogliamo ben soddisfare all’obbligo di ascoltare la Messa
la domenica e vogliamo anche andare a Messa durante la
settimana, ma non si ha tempo da perdere e il lavoro dei campi
non può essere ritardato...
Don Salvatore volle rendersene conto e vide che, effettiva­
mente, il giovane prete sull’altare perdeva il senso del tempo.
Rapito in Dio egli indugiava al memento e al ringraziamento,
mentre i fedeli fremevano e pestavano i piedi per l’impazienza.
Che fare? L ’arciprete ebbe un’idea luminosa.
— Piuccio — disse — sta’ attento! Ti avvertirò mentalmente
e nel nome della santa obbedienza, allorché sarà necessario
continuare.
Lo stratagemma riuscì a meraviglia. Allorché egli s’awedeva
dal suo stallo che i rapimenti di Padre Pio duravano troppo a
lungo, gli dava l’obbedienza di continuare e il giovane
sacerdote obbediva subito.
Si rifaceva dopo. Nascosto dietro l’altare maggiore, egli
restava per ore in uno stato di profondo raccoglimento. Spesso
lo chiudevano in chiesa. Egli non se ne rendeva neppur conto.
Un giorno il sagrestano, pazzo di terrore, corse dall’arci­
prete:
— Signor arciprete, venite presto, venite, Padre Pio è
morto!
Don Salvatore lo trovò effettivamente accasciato sul pavi­

57
mento, immobile, fuori di sé. Richiamato all’ordine dalla santa
obbedienza, si raddrizzò e aprì gli occhi...
L ’arciprete trovò più prudente dargli la chiave della chiesa e
in avvenire Padre Pio fece del suo meglio per passare
inosservato. Non sapremmo nulla di queste estasi se il bravo
sagrestano non avesse propagato il segreto!
Con un penitente così poco comune, Don Salvatore doveva
usare grandi precauzioni. Per sua norma e per il bene di Padre
Pio egli esigeva che gli portasse le lettere del suo direttore
appena arrivate e... prima di leggerle.
Docile come un fanciullo, il giovane sacerdote eseguiva il
comando. Un giorno, aprendo una di queste lettere, Don
Salvatore s’accorse che la busta conteneva un foglio bianco.
— Padre Agostino si sarà sbagliato; richiedetegli la lettera.
— No, non si è ingannato — replicò tranquillamente Padre
Pio — sono quei « brutti signori » che mi hanno giocato un
tiro.
— Tu sai dunque ciò che c’era nella lettera?
— Sì, lo so.
Punto per punto egli riassunse tutto ciò che il suo direttore
gli aveva scritto. All’arciprete la cosa parve incredibile.
Immediatamente scrisse al Padre Agostino per chiedere
informazioni. Quale non fu il suo stupore quando apprese che
Padre Pio aveva indovinato. Fu lui che divulgò la cosa. Non
sappiamo purtroppo quale era il contenuto della famosa
lettera. Un’altra volta la cosa fu ancora più strana. Aprendo la
lettera, Don Salvatore vide al posto del testo un’enorme
macchia d’inchiostro « a forma di imbuto ». Allora, preso da
una santa collera, l’arciprete afferrò l’aspersorio e irrorò
abbondantemente la carta macchiata. La macchia si chiarì
sufficientemente da rendere possibile la lettura dello, scritto,
con grande meraviglia di sua nipote, testimone della cosa, che
si affrettò a informarne le comari di Pietrelcina.
Don Salvatore avrebbe forse taciuto, ma, quando questi fatti
furono divulgati, si guardò bene dallo smentirli.
E intanto il povero Padre Pio faceva tutto il possibile per
sfuggire alla curiosità degli indiscreti. Da buon figlio di S.
Francesco, si era costruito lui stesso, dietro la fattoria dei suoi

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genitori, una specie di eremitaggio coperto di stoppie, ove si
dedicava alle cose di Dio nel gran silenzio della canicola. Sua
madre, al corrente del segreto, non lo chiamava se non ai pasti:
« presto, sbrigati ». Un giorno, « era il 20 settembre 1915 »,
Donna Giuseppa traversò la vigna e si mise a chiamare:
— Padre Pio! Padre Pio!
Dopo un momento, suo figlio uscì dalla capanna agitando
violentemente le mani, come se le avesse bruciate.
Allegra di natura, Donna Giuseppa si mise a ridere:
— Che cosa hai dunque, Padre Pio? Si direbbe che tu suoni
la chitarra.
— Non è niente, mamma. Dolori da nulla!...
Donna Giuseppa non insistette. In una fattoria c’è ben altro
da fare che occuparsi di piccoli mali.
Padre Pio, invece, aveva ricevuto delle stimmate, invisibili.
Il dolore era tale che l’arciprete, messo al corrente, credette
bene di dispensarlo dalla Messa.
Ma Padre Pio non l’intendeva così. Per nulla al mondo egli
avrebbe lasciato la Messa. Soltanto, d’accordo con l’arciprete,
prese da allora qualche precauzione in più e si ritirò, per la
Messa, in una piccola chiesa vecchia e in cattivo stato che era
dedicata, per strana coincidenza, a S. Pio martire.

59
CAPITOLO VI

Padre Pio mobilitato - Piantone, turabuchi e zimbello dei colleghi - Il Signore


non ha voluto decorarlo - Confessioni strazianti - Un congedo di convalescen­
za - Il fante Francesco Forgione è ricercato perché disertore - Un brigadiere
dei carabinieri messo a dura prova - « Intensificate le ricerche! » - Equivoco
provvidenziale - Padre Pio attende gli ordini.

Non sarebbe il momento di chiudersi in un convento, Padre


Pio?
Eh no! Nei suoi disegni inscrutabili, Iddio decide diversa-
mente. C ’è la guerra. Padre Pio è mobilitato. Il che prova che
non è ammalato di una malattia organica. Eccolo dunque che
cambia la tonaca con l'uniforme troppo larga per il suo corpo
emaciato. I suoi contemporanei ci dicono ch'egli, indossando
l'uniforme, aveva un'aria piuttosto infagottata e impacciata. E
naturale! Non ne aveva l'abitudine! I suoi superiori militari,
vedendo la sua mancanza di competenza e di allenamento, ma
anche la sua dolcezza e la sua estrema umiltà, lo destinarono ai
lavori più ingrati e meno desiderati. Fu piantone, spazzino,
turabuchi... un po' lo zimbello di tutti.
Ma non era questo che gli riusciva penoso. Per amore del
suo Signore crocifisso, ogni pena gli sarebbe sembrata dolce.
Ma la promiscuità della caserma, le disinvolture e la libertà di
comportamento dei suoi camerati (si trattava di retrovie e non
del fronte, su cui aleggia sempre l'ombra solenne della morte),
un certo sfoggio di dissolutezza, un linguaggio infiorato di
parolacce, imprecazioni e bestemmie, tutto questo lato triste,
deplorevole della vita militare, cui vanno soggette le truppe di
riserva, lo faceva atrocemente soffrire. Si può immaginare un
più brusco cambiamento di quello che dovette fare, del suo
paradiso francescano, coll'inferno di turpitudini appena pre­
sentite, forse ignorate?

60
Ma Iddio aveva le sue idee, come sempre sconcertanti e
salutari. Votato ai peccatóri, Padre Pio doveva apprendere che
cosa è il peccato, e non per mezzo di libri, ma vedendolo da
vicino, mostruosamente sfacciato, quasi una sfida alla giustizia
infinita.
E non conosce solamente il peccato. Impara ad amare i
peccatori. Attraverso il fango che li sfigura, il suo sguardo
affinato dalla grazia discerne delle anime immortali, legate al
peccato da catene tenaci, ma figlie di Dio. Nel fuoco della
prova, questo contemplativo a poco a poco diventa apostolo.
Non sappiamo nulla del suo soggiorno all’ospedale della
Santa Trinità a Napoli dove, più tardi, fu addetto come
facchino alle più umili e abiette fatiche. Non c’è dubbio che
egli vi abbia appreso la grande pietà dei corpi malati o feriti.
Ogni nuovo giorno gli portava la straziante lezione delle cose.
Come rimediare a questo sciupìo della sofferenza inevitabile?
Che cosa fare per orientarla verso la Croce redentrice?
Silenzioso, solitario, inetto, maldestro, insaccato nella sua
uniforme mal tagliata, il soldato Francesco Forgione esegue
come può gli ordini che gli sono dati e serve di facile bersaglio
ai frizzi dei suoi camerati, inesorabili con chi indossa con mal
garbo la divisa militare. Chi potrebbe dubitare che ogni gesto
delle sue mani, misteriosamente stimmatizzate, gli causa dolori
intollerabili? Se sua madre amava stuzzicarlo su questo
soggetto — « Si direbbe, Padre Pio, che tu passi il tempo a
cacciare le farfalle » — i suoi camerati dovevano semplicemen­
te smascellarsi dalle risate.
Allorché, in seguito, qualcuno si fisserà estasiato sulle sue
stimmate, Padre Pio risponderà con la sua durezza abituale:
— Credete forse che il Signore abbia voluto darmele per
decorazione?
C’è, in questa risposta, quasi un ricordo delle dure
umiliazioni subite durante la sua vita di caserma.

In tutte le lettere di quest’epoca troviamo confessioni


strazianti « della sua viltà » e « della sua estrema abiezione ».
Questa vita gli pesa. Come l’Apostolo, a cui egli si richiama

61
citando i noti testi dell’epistola ai Filippesi (che egli per sbaglio
attribuisce agli Efesini), l’anima sua è incalzata da due aneliti:
« Desidero sciogliermi dal corpo per essere col Cristo, ciò
che è molto meglio. Ma è più necessario che io resti nella carne
a causa vostra... ».
Torturato da questo duro combattimento che solo i santi
conoscono, egli tende dapprima verso la prima soluzione e
supplica i suoi corrispondenti « di non pregare perché Dio lo
conservi in vita ».
« Perché — scrive egli commentando l’Apostolo — nessuno
può immaginare quel che soffrono certe anime vedendosi
“ribadire a questa terra d’esilio”. Non sapremmo farci la più
debole idea di ciò che costa loro soddisfare ai più elementari
bisogni di questa vita come mangiare, bere, dormire. Se Iddio,
nella sua infinita misericordia, non venisse loro in aiuto
distogliendo, per una specie di miracolo, l’attenzione che
rischierebbe d’assorbirle nel compimento del più piccolo di
questi atti, nondimeno indispensabili, il loro tormento sarebbe
talmente crudele, che io non saprei paragonarlo ad altra cosa
che a ciò che provano i martiri, bruciati vivi, che brutalmente
dettero la loro vita per Cristo in testimonianza della loro
fede ».
Quali sono le prove che evoca questo testo? Non era certo
facile al soldato Forgione sottrarsi alla « mensa » e al dormitorio
comune! Da anni, egli non mangia e non dorme quasi più. Ed
ecco che il Signore, autore di queste leggi di eccezione, lo
condanna alla vita di caserma! Non è forse un martirio? Egli
insiste: « Voi penserete, forse, mia cara Raffaellina, che io esagero
semplicemente, ma io so quel che dico! Augurerei a tutti quelli
che non mi credono, di farne essi stessi l’esperienza... E dopo
questo, voi resterete indifferente? Continuerete a non pregare il
Padre celeste perché me ne vada? ».
La sua corrispondente conosce da molto tempo questi
ardenti lamenti. Non le ha scritto in una lettera precedente che
ella era « crudele » a non pregare « che lo Sposo delle anime
spezzasse i legami che lo tengono prigioniero del suo corpo »?
Questo rifiuto « gli ha trapassato il cuore come una spada,
aumentando la sua agonia ».

62
« Perché rifiutarmi questa carità? Sarò dunque solo a
pregare a questo fine? Nel nome delle viscere della Misericor­
dia di Dio cercate di farlo per Pavvenire, perché, altrimenti, voi
diverrete il mio assassino! ».
La sua pia corrispondente, terziaria francescana, non solo fa
Porecchio sordo a queste ardenti suppliche, ma continua
tranquillamente a pregare per la sua salute. Il povero Padre, in
questo momento fante Forgione, ne è desolato. Le sue istanze
diventano più umili e più timide. Se suor Raffaellina non vuole
pregare perché Iddio lo richiami al Cielo, che almeno non
preghi più perché lo conservi in vita! Padre Pio deve avere un
alto concetto della virtù della sua corrispondente, perché è
seriamente inquieto, pensando che quelle preghiere possano
neutralizzare le sue. Egli usa tutti gli argomenti per convincer­
la, Paccusa anche di sentimenti « vili ed egoistici » e continua
ad esporle le sue ragioni:
« Se sapessi almeno che servo a qualche cosa restando su
questa terra, mi rassegnerei a portare ancora il peso di questa
vita! Ma temo, e il mio timore è ben fondato, di non adempiere
per nulla il mio ministero sacerdotale e (per conseguenza) di
rendere sterile la grazia che mi è stata largita mediante
Pimposizione delle mani del Vescovo il giorno della mia
ordinazione ».

Al colmo della prova, immerso nelle tenebre, morendo del


fuoco lento di non poter morire, Padre Pio non rifiuta, intanto,
di aderire con tutta Panima al volere di Dio. E questo che ci
mostra la tempra dell'anima sua:
« Come un figlio teneramente affezionato a suo padre, si
sottomette di buon cuore a tutte le umiliazioni e adempie
anche i più umili servizi che questo padre si degna impor­
gli, questo non solamente per non contraddirlo, ma perché
vuole fargli piacere in tutto, anche nelle più piccole cose... ».
La frase è incompiuta. Completiamola noi: « Così io accet­
to tutto ».
Tuttavia, Padre Pio ci tiene a mantenere le sue ragioni, per­
ché continua: « Nondimeno questo buon figliuolo, che si sot­

63
tomette a tutte le prove per Γamore che nutre per suo padre,
non cessa di sentire il peso dei suoi sacrifizi! ».
Come ci appare semplice e umano nelle sue povere lettere
che lasciano indovinare i singhiozzi! Le sue espressioni ci
incantano. Non c’è proprio bisogno di essere grandi psicologi
per discernere in questa corrispondenza di gioventù — l’unica
che abbiamo tra le mani — un meraviglioso equilibrio di
natura e di grazia. Certo non è un Padre Pio che posa ad
angelo; egli non ha nulla di esaltato.
Tutti i mistici, ossia gli eletti alle divine intimità, leggeranno
con delizia queste pagine.
Infine il carnefice divino ebbe pietà della sua vittima. La
libertà venne sotto forma di malattia, che gli valse un congedo
di convalescenza per un anno, durante il quale i superiori lo
mandarono prima a Foggia e poi a San Giovanni Rotondo,
dove giunse la prima volta il 28 luglio 1916. Di ritorno a
Napoli, egli ricadde ammalato (fu allora che fece saltare i
termometri delTinfermeria, con grande stupore dei medici) e
fu di nuovo mandato in licenza per sei mesi. Anche questa
volta i suoi superiori lo inviarono a S. Giovanni Rotondo.
Alla fine di questa tregua, Francesco Forgione non si
presentò all’appello e fu dichiarato disertore. Immediatamente
il brigadiere dei carabinieri di Pietrelcina ricevette l’ordine di
cercare e di rinviare in tutta fretta, sotto scorta, il nominato
Francesco Forgione.
Carta alla mano, il Maresciallo fece il giro della borgata, ma
nessuno potè dirgli dove dimorava un certo Francesco
Forgione, soldato della fanteria reale e disertore. Conoscevano
bene Padre Pio, ma dal tempo in cui, giovanissimo, egli era
entrato fra i cappuccini, avevano dimenticato il suo nome e
cognome di nascita. Forse il Maresciallo non fece che
un’indagine superficiale, in ogni modo il risultato fu negativo.
Qualche tempo dopo egli comunicò all’Alto Comando di
Napoli che, malgrado tutti i suoi sforzi, non aveva trovato la
minima-traccia di Francesco Forgione.
Passò del tempo. Il Maresciallo credeva d’essersi sbarazzato
di questo sgradito affare allorché, un bel giorno, ricevette un
nuovo ordine: « Intensificate le ricerche! ».

64
Una delle più suggestive immagini di Padre Pio.
Era nato a Pietrelcina (Benevento) il 25 maggio 1887;
è morto a San Giovanni Rotondo (Foggia) il 23 settembre 1968.
Pietrelcina: La piccola fattoria paterna di Piana Romana
dove Padre Pio trascorse molta parte della sua fanciullezza
e delle sue lunghe convalescenze.
I genitori di Padre Pio:
Orazio Forgione
% e Maria Giuseppina di Nunzio.
San Giovanni Rotondo: Panorama del paese ,
del convento dei Cappuccini e della Casa Sollievo della Sofferenza.
1916: Padre Pio nel convento di Sant’Anna a Foggia.
Il 20 settembre 1918 comparvero sul corpo di Padre Pio le stimmate.
Nella foto la mano destra del frate.
Padre Pio in confessionale.
Il suo « colloquio » quotidiano con i fedeli è durato cinquantanni.
La giornata di Padre Pio incomincia con la santa Messa.
Sopra: Inizio della santa Messa. Sotto: La consacrazione dell'ostia.
Sopra: Santa Messa, la consacrazione del calice.
Sotto: La benedizione al termine della santa Messa.
Padre Pio tra i bambini dopo aver amministrato loro
la Prima Comunione.
San Giovanni Rotondo: Veduta esterna del convento.
Le due finestre aperte erano quelle della cella di Padre Pio.
5 agosto 1959: Arrivo della Madonna di Fatima
davanti alla Casa Sollievo della Sofferenza.
I resti mortali di Padre Pio composti nella bara.
Tra le mani stringe il crocifisso e la corona del rosario (foto Imars).
Decine di migliaia di fedeli, provenienti da ogni parte d'Italia
e del mondo, rendono l'estremo omaggio a Padre Pio.
San Giovanni Rotondo:
La nuova chiesa dedicata a S. Maria delle Grazie,
dove sono ora tumulate le spoglie di Padre Pio.
Egli borbottò tra i denti complimenti poco lusinghieri
all’indirizzo dei suoi corrispondenti e partì per una nuova
ricerca che sarebbe rimasta infruttuosa se, per combinazione,
non avesse incontrato la sorella di Padre Pio, maritata.
— Donna Felicia — le dice estraendo la carta dalla tasca —
conoscete per caso un tale chiamato Francesco Forgione?
— Certo che lo conosco — replicò Donna Felicia — è mio
fratello!
— Come! vostro fratello? Sarebbe dunque Padre Pio? —
esclamò il povero Maresciallo completamente sbalordito.
Perché, naturalmente, egli conosceva bene il giovane cappucci­
no ma non l’avrebbe mai identificato con quel fuggiasco e
disertore che gli avevano ordinato di cercare.
Informato del luogo della sua dimora, egli scrisse subito a S.
Giovanni Rotondo e chiese al suo collega di rinviare al più
presto a Napoli il fante Francesco Forgione. Però, per una
dimenticanza provvidenziale, non precisò il suo nome religio­
so. Così, dopo una buona quindicina di giorni (nel meridione
non si ha mai fretta), egli ricevette una risposta debitamente
lambiccata, come e qualmente il nominato Francesco Forgione
fosse sconosciuto a S. Giovanni Rotondo. « Come sconosciu­
to? — scattò il brigadiere di Pietrelcina — me l’ha detto
proprio sua sorella! ».
Nuove ricerche, nuove investigazioni, nuovi interrogatori
assolutamente infruttuosi. A S. Giovanni Rotondo non si
conosceva neppure la famiglia Forgione!
L ’Alto Comando di Napoli cominciava a spazientirsi. I
carabinieri, vivamente rimproverati, non sapevano più dove
battere la testa. Il disertore Francesco Forgione restava
introvabile.
Finalmente, un bel giorno, il brigadiere di S. Giovanni
Rotondo suonò alla porta del convento dei Cappuccini e
confidò le sue noie al Frate Portinaio.
— Come? Voi cercate Francesco Forgione? Egli è qui con
noi! E Padre Pio.
Poco mancò che il brigadiere non cadesse svenuto. Padre
Pio? Perbacco! Tutti in paese lo conoscevano e lo stimavano.
Padre Pio disertore! Intanto non c’era da tergiversare.

65
L ’ordine era chiaro e carico di minacce. Informato, Padre Pio
prese immediatamente il treno.
Appena arrivato a Napoli, si presentò al capitano che
corrugò severamente le sopracciglia:
— Soldato Forgione, sapete che siete stato dichiarato
disertore?
Padre Pio non si turbò per nulla.
— Ma no, capitano! Non sono disertore. Ecco i miei
permessi di congedo. Leggete: « In licenza per sei mesi, poi
aspettare ordini ». Ho obbedito. Ho atteso... L ’ordine non mi
è pervenuto che ieri. Sono partito subito...
Il capitano gli fissò lo sguardo in viso, stupefatto. Questo
diavolo d’uomo aveva ragione! E dire che tanti poveretti per
quasi un anno s’erano spremuti il fiele a causa sua! La
corrispondenza del suo caso aveva finito per formare un
imponente incartamento...
— Va bene, va bene! — borbottò. — Potete andare.
Il fante Francesco Forgione uscì dall’impiccio con un’aria
perfettamente innocente. Se il suo buon Angelo si è divertito a
prolungare questo... qui prò quo per ragioni profonde e
inscrutabili, non era affar suo: egli aveva obbedito!
« E, pensava, per fare la guerra, ho delle armi diversamente
efficaci che quelle che si sforzano di farmi maneggiare ».
Il passato militare del Santo Curato d’Ars fu meno
impeccabile di quello di Padre Pio da Pietrelcina!

66
CAPITOLO VII

Zi Orazio va a Napoli - Padre Pio si ammala ed è riformato - Una obbedienza


per S. Giovanni Rotondo - Padre Pio smette l’uniforme e veste di nuovo la
tonaca - Il 20 settembre 1918 - « Occupatevi degli affari vostri » - Il Padre
Guardiano fa il suo rapporto al Padre Provinciale - Una notizia che si divulga -
Il lato doloroso di alcune grazie spettacolari - Padre Pio visto attraverso le sue
lettere - « L ’angoscia è un più gran male dello stesso male » - « Il peggiore
insulto che possiamo fare a Dio è dubitare di Lui ».

Alcuni anni dopo, il vecchio Zi Orazio raccontava volentieri


la sua spedizione a Napoli, con un paniere carico di viveri, che
inviava al soldato Francesco Forgione la sua mamma inquieta.
Sembra che Padre Pio domandasse principalmente formaggio
bianco e uva. Fecero colazione insieme presso Donna Caroli­
na, una compaesana, in via Rettifilo, poi, prendendo congedo,
il padre scoppiò in singhiozzi.
— Non piangere — disse Padre Pio — non resterò a lungo
sotto le armi, vedrai!
Di ritorno a Pietrelcina, Zi Orazio si dava delle arie: « Padre
Pio sta bene. Si direbbe un vecchio soldato ». Furtivamente
mamma Giuseppa si asciuga gli occhi. Non s’ingannano tanto
facilmente le mamme!
Infatti, appena dieci giorni dopo questa visita memorabile,
Padre Pio scriveva ai suoi genitori che era ammalato e
all’ospedale.
« Soprattutto non venite — aggiunse. — Non potremmo
vederci che per un quarto d’ora appena. Presto ritornerò a
casa ».
Ciò che sarà considerato, in seguito, come un annuncio
profetico, non era che un dato di buon senso. I medici di
Napoli trovarono Padre Pio cosi mal ridotto che gli concessero
il congedo illimitato per motivi di salute, e venne poco dopo

67
definitivamente riformato con la « quinta pensione di guerra ».
I biografi di Padre Pio hanno propagato la notizia del suo
stabilirsi definitivo a S. Giovanni Rotondo dall’anno 1916. Ma
la documentazione che noi abbiamo sotto mano ci obbliga a
modificare questa data. Una sua lettera, scritta dalla « Prima
clinica medica di Napoli », è datata 8 marzo 1918. Perciò, nel
mese di marzo, era ancora sotto le armi. Il 5 maggio 1918 si
trovava a S. Marco La Catola, e solo dopo questa data è stato
riformato. Sappiamo anche che egli si recò subito a Pietrelcina
da dove si premurò di restituire l’equipaggiamento militare,
con grande disappunto di Zi Orazio che avrebbe voluto
servirsene:
— No, papà, non è mio, è del governo — gli disse.
Non voleva nemmeno toccare la sua pensione poiché,
diceva, « non me la sono meritata ». Solo più tardi, dietro
l’ordine dei suoi superiori, accettò di firmare le ricevute.
Dopo una breve permanenza a Pietrelcina, ricevette una
« obbedienza » per Foggia dove si fermerà un po’ di tempo. I
suoi vicini cominciarono presto a lagnarsi « degli strani rumori
che giungevano dalla sua cella e impedivano loro, la notte, di
prendere sonno ». Padre Pio taceva. I suoi superiori, gli unici
che erano a conoscenza delle vere ragioni di quel trambusto,
pensarono fosse prudente relegarlo in un convento isolato
dove anche il clima fosse più favorevole al suo rapido
ristabilimento. Con certezza, sappiamo che Padre Pio risiedeva
a S. Giovanni Rotondo il 20 settembre 1918.
Siccome, ai primi di maggio, si trovava ancora a S. Marco La
Catola, gli avvenimenti che abbiamo appena esposto si
riferiscono, tutt’al più, a cinque mesi. Ci sono sembrate cose
importanti per la storia dell’anima di Padre Pio. Non è un
« monaco » rimasto immerso per mesi o anni nella più alta
contemplazione, ma un soldato congedato di fresco e che ha
appena sostituito l’uniforme con il saio, quello che noi
troviamo a S. Giovanni Rotondo in quel giorno memorabile
della festa delle stimmate di San Francesco, suo patrono.
Veramente, Dio scompiglia le nostre idee sulla composizione
del tempo e dei luoghi!
Delle immaginazioni eccitate hanno ricamato sull’aweni-

68
mento che quel giorno, una volta per sempre, lo strappò alla
sua cara solitudine. Se il Signore gli avesse chiesto il suo
parere, certo il giovane frate l’avrebbe supplicato di continuare
a custodire gelosamente ciò che egli amava chiamare « il
segreto del Re », le stimmate invisibili.
Ma Dio, secondo la sua abitudine, non fece caso dei desideri
della sua creatura e agì come gli sembrò bene, per il trionfo dei
suoi disegni d’amore. Perché Iddio sa di che creta siamo fatti;
non ne è lui l’autore? E sa quanto siamo ghiotti di segni e di
testimonianze sensibili. A questo insigne pescatore di uomini
quale deve diventare Padre Pio, è necessaria « una pro­
paganda ». Non basta che il suo cuore sia infiammato d’a­
more per il suo Signore crocifisso. E necessario che que­
st’amore fiorisca sulla sua carne, in piaghe visibili.
Ecco l’amo, Padre Pio, ed ecco l’esca divina che farà correre
verso di voi innumerevoli folle, da vicino e da lontano.
Prigioniero del confessionale, eccovi in agguato. Poco importa
perché esse vengono. Purché vengano e accettino questo bagno
di sangue che lava i loro peccati...
Siamo tutti come quegli asinelli toscani, testardi e diffidenti,
che si fanno camminare tenendo loro sotto il naso un ciuffo
d’erba odorosa. I doni soprannaturali servono per questo: ci
fanno camminare. Ai curiosi che l’assediano, agli sventurati
che gli si affollano intorno, Padre Pio ha ben di più da offrire
che lo spettacolo delle sue mani e dei suoi piedi stimmatizzati.
Nondimeno, non lo dimentichiamo, se essi sono qui, in questo
deserto che è S. Giovanni Rotondo, vi sono a causa dei suoi
piedi e delle sue mani. Hanno abboccato all’amo, sono presi
nella rete. Per mezzo di Padre Pio, è il Cristo che li riconquista.

Tutto accadde semplicemente ed è detto in poche parole.


Padre Pio è al suo posto, nel coro: alla terza e ultima fila; alla
sua destra una finestra, di fronte un gran Cristo di legno di
cipresso, « quello, mi dicono, che resiste ai tarli ».
Non è solo; anche Padre Arcangelo si attarda in preghiera.
La campanella suona, è l’ora, ed escono. Padre Arcangelo
vede le mani di Padre Pio sanguinare.

69
— Vi siete ferito? — chiede candidamente.
— Badate ai fatti vostri — risponde Padre Pio con tono
brusco, come a dire: « Ciò non vi interessa! ».
Con passo vacillante andò a presentarsi al Padre Guardiano
il quale, naturalmente, fu sconvolto. Impossibile nascondere
simili piaghe! Oltre le stimmate dei piedi e delle mani, Padre
Pio aveva al costato destro una profonda ferita che sanguinava
abbondantemente. La sua biancheria, le sue calze erano tutte
macchiate. E, cosa strana, il sangue di queste ferite non si
coagulava ed emanava un gradito profumo.
Il Padre Guardiano prese la penna e fece il suo rapporto al
Padre Provinciale.
Ma bisognerebbe ignorare del tutto la natura umana per
credere che un simile segreto fosse al sicuro tra le mura austere
di un convento! La cosa ben presto si diffuse. Le folle
accorsero: « Padre Pio è un santo, un santo! ».
Egli continuava a confessare in chiesa. L ’affluenza fu tale
che fu necessario mandare i carabinieri per mantenere Tordine.
Persone venute da lontano si accampavano intorno al conven­
to, aspettando il loro turno. Altre si stringevano intorno al
confessionale. Tutti volevano vederlo, assistere alla sua Messa.
Costretto, strattonato, sfiancato, divorato da mille sguardi
come un essere strano, Padre Pio s’iniziava a quella vita di
martirio che d ’allora in poi non cesserà mai più di condurre.
Certo, le sue stimmate non sono delle semplici decorazioni!
Commosso, preoccupato, abbastanza infastidito, il Padre
Provinciale richiese delle fotografie autentiche di quelle
misteriose piaghe e le inviò, assieme a un rapporto, alla Santa
Sede. Gli venne ordinato di sottoporre Padre Pio a un attento
esame da parte di medici competenti e di sottrarlo, nel
frattempo, alla curiosità dei fedeli.
Padre Pio tace e obbedisce come un bambino. Ora è nelle
mani della Medicina che non molla facilmente la preda. E
mentre i dottori discutono e commentano, noi affrontiamo un
argomento ben più interessante: interroghiamo la sua anima.
Infatti, dei fenomeni esterni come le stimmate sono in
funzione e al servizio della vita interiore dell’anima, la quale
sfugge alla nostra esperienza e al nostro controllo, ancor più

70
della vita fisica. Non ci facciamo dunque illusioni sul successo
dei nostri tentativi d’indagine. Tutto ciò che possiamo
consultare per avere un po’ di luce su questo « segreto del Re »
è dovuto ad alcune lettere, scritte da Padre Pio fra il 1910 e il
1922, e alle parole che i suoi devoti hanno potuto registrare.
Considerando la poca fedeltà della memoria e delle parole
originali, provocate quasi sempre da troppo facili entusiasmi,
non possiamo considerare come una fonte sicura se non la
corrispondenza di Padre Pio. Il nostro compito è dunque
semplice e ben delineato: con frammenti delle sue lettere
cercheremo, approssimativamente, di ricostruire il suo itinera­
rio spirituale. Ciò che vogliamo fare notare è il nostro criterio
metodologico. Ci sembra che molte situazioni scabrose
sarebbero state evitate, se si fossero studiati coloro che sono
stati beneficiati di doni soprannaturali, come gli stimmatizzati,
non in una maniera frammentaria e « specializzata », sezionan­
doli come cadaveri, ma nella loro unità vivente e indivisibile.
Illuminare esclusivamente fenomeni isolati può portare a dei
capolavori di astrazione: l’anima profonda si sottrae a qualsiasi
sondaggio e conserva il suo mistero.
Evidentemente, ogni studio di un vivente, fosse anche un
protozoo, ci mette alle strette con questo mistero che è la vita.
Ora gli scienziati non amano affrontare i « misteri ». La
specializzazione ad oltranza li dispensa da ciò e li mette al
sicuro. Nondimeno, non si impedisce alle cose di esistere
voltando loro le spalle! Padre Pio stimmatizzato non è soltanto
un problema per uno psichiatra o per un dottore in teologia,
ma un vivente, dunque un mistero che, nella sua unità
integrale, sfugge a ogni presa e resiste a ogni frazionamento.
Guardiamoci dunque bene dal volerlo spiegare o dal chiedere
a lui stesso delle spiegazioni, come quel bravo dottor R. che
credette dar prova di estrema astuzia ponendogli, un giorno,
questa domanda insidiosa:
— Dite dunque, Padre mio, perché avete queste lesioni
esattamente lì, e non altrove?
— Sta piuttosto a voi, dottore, rispondermi: perché dovrei
averle altrove e non lì?
Come vediamo, e lo vedremo più di una volta ancora, a

71
Padre Pio non mancano né l'umorismo né le risposte sagaci.
Lasciamolo dunque nelle mani degli specialisti, e ascoltiamo
l'anima sua.
Nel 1914, a 27 anni, egli esercita già la direzione spirituale.
Sacerdote da quattro anni appena, egli dirige non soltanto
semplici devoti, ma un'eletta schiera di anime. Di carattere
ardente, non ammette né tergiversazioni né compromessi e
segue le sue pecorelle con una santa gelosia, come quei cani da
pastore che riportano il gregge al padrone, mostrando, se è
necessario, le zanne. Ascoltiamolo:

Pace, misericordia e grazia sia con voi sempre e con tutti quelli
che sinceramente amano il Nostro Signore Gesù Cristo. Così sia.
Vi ho scritto ormai una mia da lungo tempo e fin ad oggi non
ho ricevuto nessuna lettera vostra. Come va? Siccome conosco la
vostra superlativa diligenza e la vostra peregrina cortesia, così
non posso non essere superlativamente preoccupato di codesto
vostro silenzio.
Voglio augurarmi che l'infinita Misericordia Divina mi
concederà la grazia di poter sapere, che unicamente le vostre
preoccupazioni vi hanno tolto l'agio di farmi giungere vostre
notizie e quindi mettere in dimenticanza chi per voi, senza
intermissione, innalza preghiere e rende grazie al Padre Celeste.
Attendo con impazienza vostri caratteri per aver esatte notizie su
tutta la vostra famiglia, specie circa la preziosissima Giovina, alle
cui preghiere, come anche alle vostre ed a quelle di Rosina,
raccomando la mia salute spirituale.
Venni assicurato che voi andavate meglio in salute e non vi
nascondo che ne gioii molto ma non vedendomi giungere
nessuna vostra, una tristissima preoccupazione mi assale: entra il
dubbio di essere stato tratto questa volta in inganno. Inoltre
alcuni giorni fa il Signore mi concesse di fare una visita a
Giovina e per mio mezzo molte grazie il buon Gesù versò su di
lei, eppure mi sembrò che allora in salute stesse meglio di quello
che era per lo addietro. Anche intorno a questa cosa non posso
non essere preoccupato. Assicuratemene con una vostra e pregovi
in pari tempo di nulla far trapelare a Giovina della mia visita. (E
buona cosa nascondere il segreto del Re).

12
Io temo fortemente che il vostro lungo silenzio sia un tranello
del nemico, dalle cui insidie guardatevene sempre e non gli date
mai ascolto. Non mi dite importuno se mi mostro così sollecito e
preoccupato per la vostra salvezza: dovete rammentarvi che io vi
ho sposata a Gesù e son geloso che altri vi tendano insidie. Per
carità, rammentatevi che io assunsi uno stretto obbligo di sempre
vigilare alla vostra custodia, obbligo che mi costrinse di tenere
lontano da voi ogni alito pestifero, per quindi presentarvi qual
vergine casta, allo Sposo Divino, allorquando verrà a richiedervi.
Guai a me se a tanto obbligo vengo meno. Vi scongiuro per la
mansuetudine di Gesù e per le Viscere della Misericordia del
Padre Celeste, a non mai raffreddarvi nella via del bene, a non
mai dipartirvi dai miei suggerimenti; per carità non vogliate
rendere infruttuosa la grazia del Signore, che abbondantemente
vi è stata data per i Sacramenti. Siate sempre vigilante e non vi
abbandonate a voi stessa: procurate di sempre più avanzarvi
nella carità; allargate il vostro cuore con fiducia ai divini carismi
che lo Spirito Santo è intento a versare in esso. Adesso è il tempo
della semina, se vogliamo molto raccogliere è necessario non
tanto il seminare molto, ma quanto spargere il seme in buon
campo. Noi già abbiamo molto seminato, ma è ben poca cosa per
noi, se vogliamo essere allietati al tempo della raccolta:
spargiamo, spargiamo ancora del seme e nulla per questo ci
rattristi ed àllorquando questo seme per il calore germoglierà e
diventerà pianta, ci stia molto a cuore di vegliare a che la zizzania
non soffochi le buone pianticelle.

E tutto un programma di vita spirituale tracciato con mano


maestra. Il giovane frate parla non soltanto con abbondanza di
cuore, ma sa applicare i suoi consigli a casi precisi e concreti
con una chiaroveggenza meravigliosa. Dono del discernimento
degli spiriti, intuizione finissima, delicatezza, senso di respon­
sabilità e questo filo di santa tenerezza che affiora in ogni rigo,
ecco delle qualità di direzione spirituale che procureranno a
Padre Pio il suo straordinario ascendente sulle anime. Fin dalle
sue prime lettere egli si rivela ottimo direttore.
Da questi casi particolari che ignoriamo, si deducono a
grandi*linee i principi fondamentali che caratterizzano la

73
spiritualità di Padre Pio. Cerchiamo di farne un breve
inventario, illustrandolo con alcune citazioni.
Col suo Padre e Fondatore S. Francesco d’Assisi, egli
riporta tutte le cose alTAmore-Carità, perno, base e chiave di
volta della perfezione. Perché Iddio è carità e chi vive nella
carità, vive in Dio. Al contrario mancare alla carità è ferire Iddio
nella pupilla degli occhi. E, come se il paragone non fosse
abbastanza forte, Padre Pio aggiunge: « La mancanza di carità
è un peccato contro natura ».
Ora l’amore si prova. Come? Con la fiducia in colui che si
ama. Chi più ama, più si abbandona. Iddio, il primo essere
amato, ci prova per permetterci di provargli il nostro amore.
« Il più bell’atto di fede spunta sulle nostre labbra nelle
tenebre, nell’immolazione, nella sofferenza, nello sforzo supre­
mo e inflessibile verso il bene; disperde come un lampo, per un
istante, le tenebre dell’anima tua e ti porta, attraverso la
tempesta, fino al cuore di Dio ».
Perché, al colmo della tempesta, « l’anima vostra riposa
nelle braccia dello Sposo Divino come un fantolino fra le
braccia di sua madre; siate dunque senza timore e dormite
tranquillamente, con la ferma certezza che il Signore vi
condurrà verso ciò che è meglio per voi ». E aggiunge: « Non
credete che ve lo dica leggermente o che voglia trattarvi con
dolcezza: no, no, tale è la pura verità ».
Se dunque « Gesù si manifesta, ditegli grazie; e se si
nasconde, ditegli ancora grazie. Tutto è scherzo di amore ».
Ora, sono i suoi amici che Iddio tratta con più rigore. E ad
essi che si nasconde. Ed è ad essi che si manifesta tra le folgori
e le tenebre del Sinai.
« Eccoti in un roveto ardente. Ci sono fiamme, l’aria è piena
di nembi, lo spirito non vede e non comprende più nulla. Ma
Iddio parla, è presente all’anima che ascolta, intende, ama,
freme ».
Con tutti i grandi mistici, fedele alla tradizione paolina e
scritturale, Padre Pio vede l’uomo come un composto
tripartito: corpo, anima, spirito. Finché l’anima, con la sua
sommità, o la sua punta più acuta aderisce alla volontà di Dio,
niente è perduto, tutto è guadagnato.

74
« La volontà di amare è già amore. E questo desiderio chi
Pha messo nel tuo cuore? Possiamo produrre il più piccolo
santo desiderio senza la grazia? Dio stesso è presente là dove
c'è il desiderio di amarlo ».
Dunque: « Che il mondo sia sottosopra, che ogni cosa sia
immersa nelle tenebre, che importa? In mezzo ai tuoni e ai
nembi Iddio è con te ».
« Se egli abita fra le tenebre del monte Sinai, in mezzo ai
lampi, nuvole e fulmini, non saremo contenti di essere con
lui? ». E questo significa: preferiremo i doni piuttosto che il
Donatore? « Perché — continua Padre Pio con insistenza —
Iddio è così incomprensibile, che più un’anima penetra nelle
profondità del suo amore, più il sentimento di quest’amore
diminuisce, a tal punto che sembra di non amare più...
Credetemi: più un’anima ama Dio, meno ella lo sente ».
Non dimentichiamo che Padre Pio si rivolge ad anime
provate, di cui egli comprende il male intimo e che egli tratta
con quella sicurezza di maestro che viene dall’esperienza.
Nondimeno, la maggior parte dei suoi insegnamenti valgono
per tutti i cristiani, troppo facilmente portati verso l’angoscia,
l’inquietudine e la diffidenza, « questi cancri dell’anima ». La
sua direzione è per eccellenza dilatante e pacificante. Egli
conosce il male del nostro tempo e non si stanca di portarvi
rimedio: « L'angoscia è un più gran male che il male stesso ».
« Camminate con semplicità nella via del Signore e non
torturate il vostro spirito. Abbiate per i vostri difetti un orrore
santo e pacifico e non quell’odio fastidioso e inquieto che non
fa che ingrossarli! Ricordatevi, figlie mie, che io son nemico dei
desideri inutili non meno che dei desideri perniciosi e cattivi ».
Ciò che conta, è ciò che Iddio vuole per noi. « Se egli desidera
parlarci, come a Mosè, fra i lampi e nel nembo del roveto
ardente non ostiniamoci a desiderare che ci parli in una brezza
dolce e fresca come ad Elia ».
Dunque, invece di « filosofare sui vostri difetti », « restate
nella barca dove vi ho situati » in nome della santa obbedienza.
« La tempesta può sollevare le onde. Viva Gesù! Non perirete.
Egli dorme, ma al momento voluto si sveglierà per riportare la
calma. S. Pietro avrebbe camminato a piedi asciutti sulle onde,

75
se non avesse cominciato ad aver paura e a dubitare... ».
Egli insiste: « Il peggior insulto che si possa fare a Dio è
dubitare di Lui ».
Di conseguenza: « Allontaniamo ogni sollecitudine e ogni
inquietudine nel sopportare le tribolazioni spirituali e tempo­
rali da qualunque parte provengano, perché esse sono
contrarie alla libera azione dello Spirito Santo. La pazienza è
tanto più perfetta, quanto meno è unita a imbarazzo e
turbamento ». Non chiedete conto a Dio e non ditegli mai:
perché? Non guardate neppure il sentiero per il quale egli vi
conduce, ma piuttosto: « Ve ne scongiuro, per la dolcezza di
Gesù: abbiate gli occhi fissi su Colui che vi guida e sulla patria
celeste dove egli vi vuol condurre. Che egli vi faccia passare
per il deserto o per i campi, che importa? Purché voi arriviate,
per questo sentiero che è il vostro, all’unico fine di tutte le
anime che Iddio ha create perché esse divengano conformi al
suo Figlio diletto e, a poco a poco, si trasfigurino in Lui ».
Tale è l’ideale evangelico che Padre Pio non si stanca di
proporre alle anime che dirige. Tali sono i voti che rivolge loro:
« Che Gesù sia padrone dei vostri cuori e vi prose­
gua l’opera sua fino alla vostra perfetta trasformazione
nell’amore ».
« Tutte le anime amanti di Gesù, debbono assimilarsi di più
in più al loro Modello celeste... ».
« Iddio lavora l’anima tua per raggiungere il suo fine
meraviglioso che è di perfezionare la sua trasfigurazione in
Lui ».
L ’amore è dunque quest’Amante ammirevole che strappa le
anime al loro torpore e alla loro mediocrità per attirarle a Sé:
ma quest'amore è crocifisso, non lo si trova che sulla croce.
Ecco perché è tanto misconosciuto!
Vogliamo l’amore, e rifiutiamo la sofferenza. Ora Gesù ci
tende le braccia, ma le sue mani sono inchiodate. Per stringerlo
bisogna abbracciare la sua croce. Per trovarlo bisogna
partecipare alla sua agonia.
Verità elementari che ripugnano alla nostra fiacchezza.
L ’originalità di Padre Pio è di dire in parole semplicissime ciò
che S. Paolo e S. Giovanni l’Apostolo hanno detto una volta

76
per tutte. L ’ideale è arduo certamente, ma Padre Pio non
allunga con l’acqua il vino del suo vangelo e le folle che
l’assediano provano una volta di più che^l’anima è naturalmen­
te cristiana.
« Ogni anima predestinata deve diventare simile a Gesù —
scrive egli a un figlio spirituale — permettigli dunque di
trattarti secondo il suo beneplacito!
« Chiunque ha scelto la parte migliore deve soffrire tutti i
dolori del Cristo, dividendo con Lui le angosce del deserto, del
giardino degli ulivi, della Croce.
« Gesù ha voluto sopportare l’estremo abbandono. Egli ha
voluto sperimentare la pena indicibile di sentirsi abbandonato
dal Padre Celeste ».
Le prove spirituali, piuttosto che abbatterci, dovrebbero
dunque riempirci di gioia per questa « santa rassomiglianza »
che esse imprimono nell’anima nostra:
« Che Gesù sia sempre padrone del tuo cuore — scrive
a una delle sue figlie — che ti benedica in questa prova e ti
faccia santa! Tu ti affanni, mia buona figliuola, nella ri­
cerca del supremo bene. In verità, questo bene è in te e ti
tiene distesa sulla nuda Croce, dandoti la forza di sop­
portare questo martirio insostenibile e di amare amaramente
l'amore ».
Perché « una sola cosa è necessaria: essere vicino a Gesù ».
Se ci attende sulla Croce, avremo paura della Croce?
Se vuole incontrarci nelle tenebre, rifiuteremo le tenebre?
« Ascoltatemi bene, mie care figlie: alla nascita di Gesù, i
pastori sentirono gli angelici canti, ci dice la Scrittura, ma essa
non ci dice che la Santa Vergine e S. Giuseppe, che erano
presso il divin Pargoletto, abbiamo udito la voce degli Angeli e
che abbiano visti i celesti splendori. Invece, che cosa
sentivano? Il pianto del Neonato... Che cosa vedevano alla luce
incerta di qualche lucignolo? Gli occhi del Fanciullo bagnati di
lacrime, il suo povero piccolo corpo intirizzito dal freddo.
« Ora vi domando, mie care figlie: dove avreste scelto di
restare, nella stalla oscura e piena di vagiti, o con i pastori
rapiti di gioia, fra le dolci melodie celesti e nello splendore di
questa meravigliosa luce? So già la vostra risposta! Avre­

77
ste detto come S. Pietro: È buono per noi restare qui. Ebbene,
vi assicuro che vi trovate nella grotta di Betlem, proprio vi­
cino a Gesù tremante di freddo, o per dir meglio con Ma­
ria, al Calvario, dove voi non vedete che chiodi, spine, morte,
agonie, tenebre, abbandono. Vi supplico dunque di amare la
Greppia e il Calvario del nostro Dio, Crocifisso fra le te­
nebre... ».

78
CAPITOLO V ili

I confetti di Padre Pio - « L ’amore non fugge se non per fortificare l’amore » -
Direzione pacificante - Sul cammino del puro amore - Una mamma col suo
bambino - Esplorazione delle notti - Padre Pio scrive per la pienezza del cuore
- La promozione ad apostolo - « Anche il purgatorio è dolce quando si soffre
per amore » - Le anime non si acquistano se non a prezzo di sangue - Una
lettera rivelatrice del 23 settembre 1918 - Padre Pio insegna alle sue figlie a
fare le « riverenze » al Signore.

Uno degli amici più intimi di Padre Pio mi ha detto un


giorno:
« I miracoli e i favori temporali sono confetti coi quali il
Padre attira le anime sul cammino della santità dove si trova la
nuda croce, ma anche una gioia che sorpassa ogni gioia. Vi
assicuro che Padre Pio non vizia i suoi figli spirituali! ».
Meglio ancora: egli li obbliga a resistere al nemico tenendosi
così preparati a più dure prove.

Con ripetuti colpi di salutare scalpello e con diligente


ripulitura vuole il Divin Artista preparare le pietre, che
dovranno entrare in composizione dell'eterno Edificio.
Così canta la nostra tenerissima Madre la santa Chiesa
neWinno deWlJfficio per la Dedicazione delle Chiese e così è
veramente.
Ogni anima destinata all'eterna gloria, può benissimo dirsi
esser una pietra destinata ad innalzare l'eterno Edificio. Un
muratore per innalzare una casa ha bisogno di preparare la
ripulitura, così il Celeste Padre si comporta con Vanima eletta, la
quale fu destinata ab aeterno alla composizione deWeterno
Edificio. Innanzi che quest'anima entri ad innalzare l'eterno
Edificio deve essere ripulita a colpi di martello e di scalpello, di
cui si serve il Padre Celeste per preparare le pietre, cioè le anime

79
elette. Sorella mia, questi colpi di scalpello sono le ombre, i
timori, le tentazioni, le afflizioni di spirito, i tremori spirituali
con qualche aroma di desolazione e anche malessere fisico.
Ringraziate dunque Γinfinita Pietà del Padre Celeste, che così va
trattando l'anima vostra. Perché non gloriarsi, sorella mia, di
questi tratti amorosi del più buono di tutti i padri? Aprite il
cuore all'abbandono totale fra le braccia di questo Santissimo
Padre, Egli vi tratta da eletta a seguire Gesù da vicino per Verta
del Calvario.

Non contento di rafforzare le anime nelle prove, Padre Pio,


con una santa audacia, si congratula con esse:
« Credetemi, mia cara figlia, se non vi vedessi così sbattuta
sarei meno contento, poiché vedrei meno gemme regalarvi dal
Signore ».
E allorché la poverina si lamenta di avere un cuore « du­
ro come pietra », Padre Pio la rassicura: « L ’amore non fug-
ge se non per fortificare l’amore! Gesù non chiede l’im­
possibile. Ditegli: Vuoi che ti ami di più? In verità non pos­
so! Dammi più amore e ti offrirò più amore. Credetemi, fi­
glia mia, Gesù sarà contento! Ora che cosa può esserci di
più importante, se non piacere a Lui solo? Contento Lui,
contenti tutti! ».
Direzione pacificante, ma quanto implacabile! Guanto di
velluto e mano di ferro, come S. Francesco di Sales, Padre Pio
non esita a trascinare le anime, col miele della tenerezza, fino
alle sommità vertiginose della suprema rinunzia. Alcune sue
lettere, e le più antiche, sono veri riassunti di teologia mistica,
tanto più preziosi in quanto (e lo si vede bene attraverso quelle
righe frementi) è l’esperienza che li detta.
Infatti, come potrebbe guidare gli altri attraverso « questi
deserti orribili e aridi », se non li avesse percorsi egli stesso?
Come potrebbe comprendere le anime desolate, se non avesse
verificato « l’orribile contrasto » fra lo slancio dello spirito e il
« cuore arido », fra la volontà apparentemente ribelle, nella
« parte inferiore dell’anima, afflitta da noie, ripugnanze e
pene » e questo desiderio oscuro di amare Dio, malgrado
tutto? La « poverina » non ha nessun gusto per « le cose

80
soprannaturali ». Ella è immersa « in fitte tenebre » e si crede
« respinta ed abbandonata da Dio ».
Bisogna compiangerla? Eh, no! « Beata lei! ». Felice l’anima
che Dio si degna di elevare al puro amore! Per comprendere il
suo modo d’agire, basta, dice Padre Pio, osservare una mamma
che allatta il suo bambino.
Non c’è dubbio che ella lo ama teneramente. Forse che, per
tutta la vita, ella lo nutre col latte del suo seno? Nient’affatto.
Viene il giorno in cui decide di svezzarlo. Il bambino piange,
grida, si lamenta. La mamma resta inflessibile. Ella sa bene
che, per diventare uomo, il suo piccolo ha bisogno di nu­
trimenti più solidi.
« E così, e molto meglio ancora, che Iddio tratta l’anima. Da
principio l’attira colmandola di dolcezze e di consolazioni. Ma
c’è da temere che la poveretta si attacchi più ai doni che al
Donatore! A questo pericolo Iddio rimedia divezzandola, ossia
immergendola nelle tenebre e desolazioni. Eccola dunque
sconvolta, assalita da timori mortali, e si domanda con
angoscia se questo suo stato d’animo dipende da qualche
peccato che l’ha messa fuori della grazia di Dio. Moltiplica i
suoi esami di coscienza, scruta i suoi pensieri e le sue azioni e,
non trovando niente, finisce per convincersi che Iddio l’ha
abbandonata a causa dei peccati della sua vita passata. Come si
sbaglia! Ciò che le sembra abbandono non è che una prova
della più tenera sollecitudine del Padre Celeste che l’eleva alla
contemplazione, da principio sterile ed arida, ma che, a poco a
poco, se ella resta fedele, diverrà dolce e gustosa ».
E dunque per bene suo, che Iddio la distacca dai gusti
sensibili, ma, poiché il suo palato non è ancora abituato a cibi
più delicati, ella non può apprezzarli e ne soffre. Tuttavia,
senza questa purificazione dei sensi, l’anima non saprebbe
gioire della contemplazione, che è cosa tutta spirituale.
La notte dei sensi è il tempo dello svezzamento. Ma, per
raggiungere una piena maturità, l’anima deve passare per
un’altra prova che si chiama notte dello spirito. Allora anche lo
spirito si purifica di tutti gli ostacoli e di tutte le scorie che
impediscono il perfetto sviluppo dell’Amore purissimo.
« Quando il Signore si compiacerà di mettervi in questo

81
stato, l'anima vostra proverà una pena talmente acuta, che
sorpassa tutto quel che si può immaginare. Vi sentirete avvolta
da spesse tenebre, il vostro spirito sarà immerso nelle più
crudeli ripugnanze. E allora che voi servirete ed amerete Iddio
con un amore più puro, nella dimenticanza di voi stessa e per
lui solo. Più il Signore vi invita alla sua divina intimità e più egli
investe l'anima vostra della sua purissima luce, che, a tutta
prima, l'acceca ».
« Le pene che l'anima prova sono allora così atroci e così
crudeli che non sapremmo paragonarle se non a ciò che
soffrono le anime del Purgatorio o meglio ancora i dannati ».
Finché l'anima non è interamente purificata, la luce di Dio è
per lei notte e tenebra, ma « allorché sarà pronta per ricevere il
bacio della perfetta unione d'amore, questa luce, che le fu pena
e tortura, l'illuminerà ».
Padre Pio scrisse queste parole nel dicembre 191,4. Egli non
cita testi, ma parla per la pienezza del suo cuore. Un lettore
attento non è ingannato da questo stile apparentemente
obiettivo. Più di una espressione, intraducibile, vibra sotto la
pressione di una emozione diretta. A 27 anni, il giovane
cappuccino ha già esplorato le notti dello spirito!
Esperienza incomunicabile che lo stabilisce, per sempre, in
una rigorosa solitudine! Come fare intendere, a quelli che
l'ignorano, questa fiamma viva che lo consuma e a qual punto
tutte le cose di questa terra hanno per lui, oramai, un sapore di
cenere?
« Oh! miserabile condizione della nostra vita! — scrive il 28
settembre 1916. — Possa il nostro Sposo divino lacerare il velo
che ci separa da Lui ed accordarci infine questa pienezza
d'amore che noi desideriamo con tanti gemiti e tante
lacrime! ».
Frattanto, Iddio lo lavora. A poco a poco, il contemplativo
sale di grado: diventa apostolo. La nostalgia del cielo cede il
posto alla fame divorante delle anime. Padre Pio costata ogni
giorno di più quanto gli costa essere padre! Ma è quello che
Dio vuole, è quello per cui Dio lo chiama e lo conserva in vita.
Un anno appena dopo la lettera che abbiamo riportato,
attraverso dei consigli spirituali, egli si rivela:

82
« Lo slancio verso la pace eterna è buono e santo: eppure
bisogna moderarlo con un abbandono totale al volere divino.
Vale molto di più fare la volontà di Dio su questa terra che
godere in Paradiso. “Soffrire e non morire” era il programma di
santa Teresa. Anche il Purgatorio è dolce quando si soffre per
amore di Dio! ».
Prendiamo le sue confidenze alla lettera. Per conservare in
vita questo apostolo, sono necessarie le folle che lo assediano e
che, voracemente, lo consumano: Padre Pio è, in tutto il
significato della parola, « una vittima ». Il giorno in cui egli
non potrà più scendere al suo confessionale, ricettacolo di tanti
segreti d’amore e di misericordia, quel giorno il velo che lo
trattiene si lacererà d’un tratto ed egli cadrà infine, preda
beata, nelle braccia del suo Dio.
Eccolo dunque dedicarsi alle anime, di cui ogni giorno di
più verifica il prezzo inestimabile. Per strapparle al male e al
malvagio non bastano delie parole devote: « Ogni redenzione è
un mistero di sangue ».
Molto prima della sua promozione visibile alla rassomiglian­
za del Crocifisso, Padre Pio getta sulle bilance della Giustizia
tutto il sangue delle sue vene e del suo cuore. Le stimmate non
sono che un segno visibile dell’olocausto interiore che lo
consacra interamente al servizio delle anime:
« Come posso dimenticarti — scrive egli a una delle sue
figlie spirituali — tu che mi sei costata così duri sacrifici e che
ho partorita a Dio nell·estremo dolore del cuore? ».
E a un giovane convertito: « Ti ho comprato a prezzo del
mio sangue ».
Filioliquos iterum parturio... « Figlioli miei che io partorisco
nel dolore perché Cristo sia formato in voi » (Gal 4, 19).
Queste parole di S. Paolo restano per sempre il vademecum
degli apostoli. Credere che si possa guadagnare le anime al
Cristo senza pagare personalmente è uno dei più insidiosi errori
del nostro tempo e la causa segreta di tanti insuccessi in certe
opere d’apostolato, peraltro ammirevolmente organizzate, e
aggiornate. Chi sa? Forse il messaggio di Padre Pio si rivolge
prima di tutto ai preti, inchiodati alla croce del loro sacerdozio,
il giorno dell’ordinazione? Non è necessario che i piedi e le

83
mani sanguinino visibilmente perché l’olocausto sia accetto;
ma questa verità elementare non è forse resa più evidente dalle
viventi lezioni dei fatti?
A partire dal 1916, le lettere di Padre Pio si fanno sempre
più infiammate d’amore per le anime. Non c’è sacrificio che
egli non sia pronto ad assumere per il bene spirituale dei suoi
figli e delle sue figlie! La vita di caserma gli pesa? « Che posso
augurarvi da questo luogo di reclusione dove mi trovo
incarcerato per la vostra santificazione? — scrive da Napoli il 1°
ottobre 1917. — Siate come piccole api spirituali che non
ammassano nei loro alveari che miele e cera... ».
E ricorda loro, per spronarli, la « tenerezza paterna » che lo
fa vegliare gelosamente sul loro progresso spirituale.
« Vostro padre che vi ama come la sua propria anima »,
scrive a una comunità di terziarie.
Alla luce di certe date, alcuni passi delle sue lettere
acquistano un significato pungente: « Voglio ben vivere
morendo — scrive nel gennaio 1919 — affinché dalla mia
morte scaturisca la vita immortale e Colui che è la Vita risusciti
i morti ».
Traccia queste parole con pena, con una scrittura esitante,
perché, da quattro mesi, le sue mani sono trafitte.
Scrittori ingenui hanno accreditato la leggenda di estasi
meravigliose che avrebbero rapito l’anima di Padre Pio da
quando ricevette le stimmate. La verità che s’intrawede dalle
sue lettere è tutt’altra. Senza precisare i fatti, egli supplica le
sue figlie di raccomandarlo alla « pietà di Dio » perché, dice,
« l’anima mia è schiacciata sotto il peso di una durissima ed
amarissima prova » (13 ottobre 1918).
Ed ecco il testo integrale di una lettera scritta da lui il 23
settembre 1918, tre giorni appena dopo l’avvenimento memo­
rabile, con mano dolorante e in risposta a delle domande
insistenti di una delle sue figlie:

S. Giov. 23-9-1918
Mia carissima figliola,
Gesù regni nel tuo cuore per nempirlo e farlo abbondare del suo
santo amore! Mi dispiace di non aver capacità per dare adeguata

84
risposta a tutti i punti da te esposti nell’ultima tua. Sono da tre
giorni infermo e lascio un po’ il letto per dare riscontro alla tua,
ma mi sarai indulgente, se sono brevissimo. In generale ti
assicuro di star tranquilla sulle condizioni del tuo spirito, il quale
è di gradimento a Dio. Non posso poi affatto credere e quindi
dispensarti dal meditare solo perché a te sembra di non ricavarne
nulla. Il sacro dono dell’orazione, mia buona figliola, sta posto
nella mano destra del Salvatore, ed a misura che tu sarai vuota di
te stessa, cioè dell’amore del corpo e della tua propria volontà, e
che ti andrai ben radicando nella santa umiltà, il Signore lo
andrà comunicando al tuo cuore. Abbi pazienza nel perseverare
in questo santo esercizio del meditare e contentati di cominciare
a piccoli passi finché abbia gambe per correre, e meglio ali per
volare; contentati di far l’obbedienza, la quale non è mai una
piccola cosa per un’anima che ha scelto Dio per sua porzione e
rassegnati di essere per ora una piccola ape di nido e ben presto
diventerai una grande ape abile a fabbricare il miele. Umiliati
sempre ed amorosamente avanti a Dio ed agli uomini, perché
Iddio parla a chi veramente tiene il cuore umile dinanzi a Lui e
l’arricchisce dei suoi doni. Ma la ragione vera per cui non provi, o
meglio, non sempre riesci a far bene le tue meditazioni, io la
ritengo in questo e non mi sbaglio. Tu ti accosti a meditare con
una certa specie di alterazione, congiunta con una grande
ansietà, di trovare qualche oggetto che possa far rimanere
contento e consolato il tuo spirito e questo basta per far che tu
non trovi mai quel che cerchi e non posi la tua mente nella realtà
che mediti ed il tuo cuore vuoto di affetti. Figlia mia, sappi che
quando uno cerca, con gran fretta ed avidità, una cosa perduta, la
toccherà con le mani, la vedrà con gli occhi cento volte e non se
ne accorgerà mai. Da questa vana ed inutile ansietà non te ne
può derivare altro che una grande stanchezza di spirito ed
impossibilità di mente, di fermarsi sull’oggetto che tiene
presente, e da questo poi, come da sua propria causa, una certa
freddezza e stupidità dell’anima specificamente nella sua parte
effettiva. Non conosco altro rimedio al riguardo, all’infuori di
questo: uscire da questa ansietà, perché essa è uno dei maggiori
traditori che la vera virtù e soda devozione possa avere: finge di
riscaldarsi al bene operare, ma non lo fa, se non per raffreddarsi,

85
e non ci fa correre che per farci inciampare e per questo bisogna,
come ti ho detto tante volte a viva voce, guardarsene in ogni
occasione, particolarmente neWorazione, e per meglio riuscirvi,
sarà bene ricordarsi che le grazie ed i gusti dell'orazione non
sono acqua della terra, ma del Cielo e che perciò tutti i nostri
sforzi non bastano a farla cadere, benché sia necessario il
disporvisi con grandissima diligenza sì, ma sempre umile e
tranquilla; bisogna tenere il cuore aperto verso il Cielo, ed
aspettare di là la celeste rugiada; non ti scordare di portare,
figliuola mia, con te aWorazione questa considerazione perché
con essa ti avvicinerai a Dio e ti metterai alla sua presenza per
due principali ragioni.
La prima per rendere a Dio l'onore e l'ossequio che Gli
dobbiamo, e ciò può farsi senza che Egli parli a noi, né noi a Lui,
perché questo obbligo si adempie riconoscendo che Egli è il
nostro Dio, e noi sue vili creature, che stiamo prostrati col nostro
spirito a Lui aspettando i suoi comandi. Quanti cortigiani ci sono
che vengono e vanno cento volte alla presenza del Re non per
parlargli o per ascoltarlo, ma semplicemente per essere veduti da
Lui, e con quella assiduità farsi conoscere per i suoi veri servi?
Questo modo di stare alla presenza di Dio solamente per
protestare con la nostra volontà di riconoscerci per suoi servi, è
santissimo, eccellentissimo, purissimo e di grandissima perfe­
zione.
Ridi pure, ma io parlo sul serio.
La seconda ragione per la quale uno si pone alla presenza di
Dio nell'orazione, è per parlargli e sentire la sua voce per mezzo
delle sue ispirazioni ed illuminazioni interne ed ordinariamente
questo si fa con un grandissimo gusto, perché è una grazia
segnalata per noi il parlare ad un Signore così grande, il quale,
quando risponde, spande sopra di noi mille balsami ed unguenti
preziosi che recano una grande gioia all'anima. Ora, mia buona
figliuola, l'uno di questi due beni non ti può mancare
nell'orazione. Se puoi parlare al Signore, parlaGli, lodaLo,
ascoltaLo; se non puoi parlare per essere rozza, nelle vie dello
spirito, non ti dispiacere, fermati in camera, a guisa di cortigiani
e faG li riverenza. Egli che vedrà, gradirà la tua pazienza, favorirà
il tuo silenzio ed un'altra volta rimarrai consolata, quando Egli ti

86
prenderà per mano, parlerà con te, farà cento passeggiate in tua
compagnia per i viali del suo giardino d'orazione, ,e quando ciò
non avvenisse mai, il che sia detto per impossibile, perché a
questo Padre sì tenero non Gli reggerà il cuore di vedere la sua
creatura in perpetua fluttuazione, contentati, perché l'obbligo
nostro è di seguirLo, considerando che è onore e grazia troppo
grande per noi che Egli ci tolleri alla sua presenza. In questa
forma non ti inquieterai per parlarGli, perché l'altra occasione di
stare appresso di Lui non è meno utile, anzi forse molto più,
benché sia meno conforme al nostro gusto. Quando dunque tu ti
troverai appresso Dio nell'orazione, considera la tua verità,
parlaGli se puoi, e se non puoi, fermati, fatti vedere, e non ti
pigliare altro fastidio.
Riguardo all'anticipare il tuo ritorno, fa i sempre meglio ad
assoggettarti all'altrui volere, cioè a quello dei tuoi, e così
eviterai ulteriori disturbi.
Le mie preghiere, delle quali mi fai istanza, non ti mancano
mai, perché non mi posso dimenticare di te che mi costi tanti
sacrifici e che ti ho partorita a Dio nell'estremo dolore del cuore;
confido nella carità, che nelle tue non ti dimenticherai di chi
porta la croce per tutti. Ti benedico con tutta l'effusione del mio
animo e ti raccomando.

P. Pio Cappuccino

Salvo l’allusione velata dell’ultima frase e la scrittura


vacillante, in questa lettera niente potrebbe far indovinare
l’avvenimento di tre giorni prima che mise il paese in
effervescenza.
Qualche settimana dopo, il 13 ottobre 1918, Padre Pio
scrive ancora alla stessa corrispondente: « Che ti dirò di me?
La violenza nei miei dolori mi rende muto e mi paralizza », ed
aggiunge queste parole che fanno fremere: « Prega perché
l’anima mia non si perda in questa terribile prova! ».
Ah! certo, non sono « decorazioni » che il Signore, il quale
si compiace di compromettere i suoi amici, gli ha conferite!
Mentre tanta brava gente lo immagina in una perpetua estasi,

87
l'anima di Padre Pio si dibatte in un povero corpo suppliziato.
Il suo Gesù non è certo stato posto per allegria sul legno del
supplizio, e il servitore non è da più del suo Maestro.
Inchiodato vivo, egli soffre in silenzio, nell’obbrobrio e
nell’abiezione. E finita per sempre la sua cara solitudine.
Eccolo bollato dal ferro infuocato. Ridotto a cavia e a oggetto
d’esperienza, anche il suo corpo, complice indiscreto di un
troppo grande amore, non gli appartiene più! La santa
obbedienza l’ha messo nelle mani dei medici.

88
CAPITOLO IX

Padre Pio nelle mani dei medici - Perplessità degli specialisti - Il dottor
Bignami mette le stimmate sotto sigilli - Il rapporto del dottor Romanelli - Non
c’è formula clinica che possa classificare queste piaghe - Un dottore che
ammette la priorità dei fatti sulle teorie - La « propaganda » delle stimmate -
« Preda dei peccatori » - Padre Pio prigioniero del confessionale - Come la
Chiesa lo difende.

Come Dio, anche la Chiesa non è tenera con coloro che


esplorano le vette dello spirito, e ha le sue giuste ragioni. La
grandezza dei doni non può equilibrarsi che con un abisso di
umiltà. Per provare gli spiriti, Iddio e la Chiesa li « forgiano ».
Ecco dunque il nostro Padre Pio sull’incudine. Il martello è
il dottor Luigi Romanelli, mandato dal Padre Provinciale di
Foggia, che compie il suo ufficio con rigore. Ciò vuol dire:
esame minuzioso delle « lesioni », loro descrizione clinica e
trattamento adeguato per farle sparire. Non è questo infatti il
dovere della medicina, guarire i malati e medicare i feriti? A
priori un medico non ha il diritto di ammettere cause
preternaturali per i mali che egli cura. Al Dr. Romanelli, Padre
Pio apparve come « un caso patologico ». A ognuno la sua
specializzazione!
A meno che non sia un impostore! Il Dr. Bignami di Roma,
chiamato in soccorso, pensò bene di porre dei sigilli sulle
fasciature applicate dal Dr. Romanelli su quelle ferite sospette.
Chi può dire che cosa sono capaci di inventare i fanatici? Il Dr.
Bignami è un incredulo e considera i monaci come fenomeni
contrastanti con le leggi della natura. Il suo ragionamento è
semplice: poiché ci sono delle lesioni, cerchiamone le cause. I
« frati » sono abbastanza furbi a inventare ciò che può attirare
l’attenzione. Mettendo le piaghe prodigiose al sicuro dai loro

89
tranelli, si farà presto a smascherarli. Il Dr. Bignami sorveglia i
suoi sigilli impeccabili e attende.
Mettiamoci un momento, noi, al posto del povero Padre Pio
trattato come un animale strano da laboratorio. Oltre le
sofferenze fisiche, spesso intollerabili (come quando i medici
indugiano a esaminare il vuoto premendo con le loro dita sui
due lati della piaga), vi è l’agonia spirituale in cui Dio lo
immerge, il sentimento acuto di una profanazione del « segreto
del re », la sua solitudine morale in mezzo a quei dotti dei quali
scruta i pensieri e che lo tengono in loro balìa.
Finalmente, dopo ben quindici mesi, il Dr. Romanelli si
decise a scrivere il seguente rapporto:
« Le lesioni che Padre Pio ha sulle mani sono ricoperte di
una sottile membrana di colore rossastro. Non vi sono zone
sanguinanti, né gonfiore, né reazione infiammatoria dei tessuti.
« Ho la convinzione, anzi la certezza, che queste piaghe non
sono superficiali. Premendole con le mie dita ho costatato un
vuoto corrispondente a tutto lo spessore della mano.
« Non ho potuto verificare se, premendo con più forza, le
dita si sarebbero congiunte, poiché questa operazione, come
ogni minima pressione, provoca al paziente un acuto dolore.
« Ciononostante, l’ho sottoposto a questa prova penosa a
più riprese, al mattino e alla sera, e ho fatto ogni volta la
medesima costatazione.
« Le lesioni dei piedi presentano le stesse caratteristiche di
quelle delle mani, ma non ho potuto effettuare lo stesso
esperimento per lo spessore del piede.
« La ferita del fianco è un taglio netto, parallelo alle costole,
lungo da sette a otto centimetri, inciso in tessuto molle, con
una profondità difficile da stabilire e che sanguina con
abbondanza. Il sangue ha le caratteristiche del sangue arteriale
e i labbri della piaga mostrano che non è affatto superficiale.
« I tessuti circostanti la lesione non presentano reazione
infiammatoria e dolgono alla più leggera pressione. Ho visitato
Padre Pio cinque volte in quindici mesi e pur avendo costatato
qualche variazione non so trovare una formula clinica che mi
autorizzi a classificare queste piaghe ».
Frattanto, con suo grande stupore, il Dr. Bignami dovette

90
costatare che, nonostante le misure precauzionali, le medica­
zioni « radicali » che aveva applicato sulle piaghe del povero
Padre non avevano dato nessun risultato, e che quelle « strane
lesioni » resistevano « senza infettarsi e senza la più piccola
suppurazione ».
Fu necessario dunque ricorrere ad altre spiegazioni, non
meno scientifiche. Padre Pio fu sottoposto a esami clinici
estremamente minuziosi e tutti i suoi organi passarono per il
vaglio di rigorose analisi. Cosa curiosa, non si riscontrò alcuna
delle sue vecchie affezioni polmonari, nessun sintomo di
malattia organica, psichica o nervosa. I medici erano perplessi
e si rifugiarono, secondo la loro abitudine, dietro lo schermo di
un linguaggio incomprensibile per i profani.
Infine venne il Dr. Festa, da principio sospettoso come i suoi
colleghi, ma con gli occhi bene aperti e abbastanza umile per
ammettere la priorità dei fatti sulle teorie. Egli ebbe la felice
idea di considerare Padre Pio non unicamente come un
« caso » da risolvere, ma come una persona. Dopo esami non
meno rigorosi dei suoi colleghi, ebbe il coraggio di riconoscere
che « questo genere di lesioni » sfugge alla scienza. Conquista­
to dalla dolcezza e dalla pazienza del suo « malato », gli votò
un’amicizia che non si smentì mai.
Il suo rapporto intelligente e obiettivo contribuì a dissipare
le prevenzioni di certi ambienti del Vaticano e dei superiori di
Padre Pio. Finalmente lo lasciarono in pace.
Ma non dimentichiamo che, oltre le sue sante piaghe, il
povero Padre condivise col Cristo, durante più di due anni,
l’obbrobrio, l’abiezione e la taccia di pazzo. Questa prova
morale fu più gravosa che il dolore, persistente, delle stimmate.
Per ben cinquant’anni egli ne sarà « decorato » per l’edifica­
zione degli uni e lo scandalo degli altri. Perché, non ci
facciamo illusioni: fino alla morte, Padre Pio sarà, come il suo
Maestro, pietra di scandalo e segno di contraddizione. La
cattiveria e la stupidità non si placano mai e c’è sempre
qualcuno, nelle pieghe della storia, che le attizza! Chi sa? Forse
certi amici troppo ferventi di Padre Pio sono riusciti a recargli
più danno, anche presso le autorità della Chiesa, che i suoi
nemici dichiarati! Canonizzandolo in vita, non solo si andava

91
contro le sagge prescrizioni della Santa Sede, ma si intralciava
l’opera dell’apostolo che si eclissa davanti a Colui che
rappresenta.
Oso dire che, per conoscere Padre Pio, bisogna sorpassare la
« pubblicità » delle sue stimmate. Ciò che è certo, commoven­
te e ammirabile, è che dall’anno 1918 quest’uomo ha pagato le
anime col suo sangue. Tutti i giorni, precisano, egli ne perdeva
circa il contenuto di una tazza. Questo l’obbligava a continue
precauzioni. Escluso il tempo della Messa, egli portava sempre
dei mezzi guanti, marrone di giorno, bianchi di notte, che poi
si lavava lui stesso nella sua cella. La ferita del costato
sanguinava così abbondantemente, che egli doveva più volte al
giorno cambiare la fasciatura. Il Santo Ufficio aveva severa­
mente proibito di distribuire le bende macchiate.
Questa prudente misura dovrebbe ricordarci che, più del
corpo di Padre Pio, era l}anima sua che sanguinava; e che il
valore redentore di quelle stimmate stava nel « sì » senza
tregua, rinnovato e libero, fino all’ultimo respiro, al suo
Signore che lo invitava a partecipare alla sua divina agonia.
Nemmeno Padre Pio era un confermato in grazia! La
grandezza delle sue grazie soprannaturali ci fa presentire la
gravità dei rischi e lo stato continuo d’assedio in cui si trovava
la sua vita. Perché il nemico, « questo brutto cosaccio », come
lo chiamava Padre Pio, « questo compare villano » non cessava
di essere in agguato per mettere in disaccordo quel corpo
stimmatizzato con l’anima sua immersa nelle angosce della
morte. Finché dura la vita, dura la lotta, continua il pericolo.
Considerandolo un essere « sovrumano », termine di cui usano
e abusano certi ammiratori sprovveduti di Padre Pio, gli si può
fare solo un grandissimo torto. La sua vera grandezza era di
essere un ritratto vivente del suo Signore Crocifisso, Uomo dei
dolori (e non « superuomo »), il quale lo invitava a ogni istante
a continuare la sua Passione mentre lui, Padre Pio, a ogni
istante doveva rinnovare la sua adesione. Lo ripetiamo: le
piaghe del suo corpo non valevano che come segni dell’anima
sua che, senza tregua, consentiva a « completare ciò che manca
alla passione di Cristo » per la salvezza del mondo. Giustamen­
te la Chiesa, ben lungi dal volerlo angariare, lo difendeva.

92
Ai suoi confidenti, Padre Pio chiedeva di pregare per lui.
Sarebbe da ingenui meravigliarsene. Quello che la nostra
leggerezza considera come un segno di distinzione era per lui
una prova durissima. Dopo il trauma dei primi mesi, a poco a
poco era andato adattandosi. Con le sue piaghe, il Signore gli
dava anche la sua forza. Al dire di tutti quelli che l’hanno
conosciuto, da quel memorabile 20 settembre 1918, malgrado
le continue emorragie e una alimentazione nemmeno sufficien­
te, lo stato della sua salute, prima così vacillante, era no­
tevolmente migliorato. Per non incomodare i suoi confratelli,
egli condivideva il loro pasto del mezzogiorno, ma il suo cibo,
per cinquantanni, non fu costituito che da insalata, legumi
verdi, alle volte pesce, formaggio, limonata o birra; la mattina,
dopo la Messa, prendeva un gran bicchiere di acqua.

Più un’anima si eleva, dice S. Giovanni della Croce, e più le


sue prove si approfondiscono, si fanno interiori. Basta
paragonare il viso ardente, ma leggermente contratto e
sofferente, del giovane Padre Pio, fotografato per ordine dei
suoi superiori dopo aver ricevuto le stimmate, con la bella
figura pacifica e raggiante della sua età matura per indovinare
le sue ascensioni. Soffre meno? Crediamo piuttosto il contra­
rio, ma nell’anima sua di servo fedele domina la gioia. Lo
schiudersi dell’anima alla grazia trasfigura il corpo « e lo rende
luminoso », come dice il Signore. L ’ascendente che Padre Pio
esercitava sulle folle che l’assediavano era dovuto evidente­
mente ai suoi doni carismatici; ma più ancora alla presenza che
egli rifletteva e significava. Avrebbe fatto un grandissimo torto
a Padre Pio chi non avesse voluto oltrepassare la sua
apparenza, le sue stimmate e il suo prezioso sorriso, per
arrivare fino a Colui che è l’anima dell’anima sua e la vita della
sua vita!
Padre Pio, divenuto pescatore di uomini per il suo
sacerdozio, associato alla Passione per le sue stimmate e per
tutta una scala di sofferenze fisiche e spirituali, che possiamo
appena immaginare, era al servizio delle anime ed era questa
tutta la sua ragione d ’essere.

93
Dio l'aveva fornito di meravigliosi doni soprannaturali per
questo fine. Le avventure spirituali che facevano capo a lui e i
miracoli che gli si attribuivano finivano alle grate del suo
confessionale. Come il santo Curato d'Ars, che Padre Pio
evocava per certi tratti, egli era letteralmente « la preda dei
peccatori ». I suoi confratelli e i suoi figli spirituali mi hanno
fatto intrawedere ciò che gli costavano certe conversioni. Li
sentiva venire da lontano, questi figli prodighi, invischiati nei
vizi, coperti di sporcizie. Da giorni li disputava, violentemente,
alla Giustizia! « Ecco ancora un pesce grosso che corre verso le
vostre reti » dicevano i suoi confratelli, compassionevoli. E
Padre Pio continuava a offrire, in guisa di riscatto, le sue
piaghe, il sangue del suo corpo, il sangue dell'anima sua.
« Senza effusione di sangue non c'è remissione » dice l'Episto­
la agli Ebrei. Come mai la nostra meschina memoria non ne
tiene conto? Se delle anime ci sfuggono è perché ci rifiutiamo
di pagarne il prezzo.
Ricordando le sue conquiste prodigiose, non perdiamo di
vista questi principi elementari: Padre Pio è ben più che un
santo prestigiatore con più di un gioco nel sacco per alimentare
la nostra fame del meraviglioso. I suoi miracoli non sono « fatti
strani », ma espedienti per attirare le anime: dei suoi più bei
prodigi, che non cessano di affrancare le anime schiave,
sapremo sempre ben poco quaggiù.
Ci parevano necessarie, prima di continuare la storia delle
sue « imprese », queste chiarificazioni, perché la diffidenza, a
volte l'ostilità, che si è manifestata in certi ambienti, a
proposito del grande apostolo di S. Giovanni Rotondo, ci
sembra dovuta, prima di tutto, a una certa letteratura
sensazionale, ingenua e superficiale.

Eccolo dunque stabilito a S. Giovanni Rotondo. Dopo due


anni di esami scrupolosi, i medici incaricati di fare la diagnosi
delle sue piaghe hanno dovuto riconoscere che questa specie di
lesioni sfugge allo stato attuale della scienza. Il Vaticano,
attento, raccomanda un'estrema prudenza. I fanatici si entu­
siasmano presto e « i santi » canonizzati in vita possono

94
degenerare in idoli: delle reminiscenze pagane covano an­
cora nei bassifondi del popolo. Sarebbe compromettere l’apo­
stolato di Padre Pio (che continua a confessare), issarlo trop­
po presto su un piedistallo. I suoi superiori ricevono
l’ordine di esercitare un’estrema vigilanza e si domandano
se sia utile trasferirlo altrove, dove sarebbe meno cono­
sciuto.
La notizia si diffonde, gli spiriti si riscaldano, il buon popolo
di Puglia non l’intende così! Mandar via il « santo »? Per
Bacco! Che ci provino!
Una mattina il convento dei Padri Cappuccini si trovò in
stato d’assedio. Contadini arrivati da tutte le parti, con
« accette, falci, mazze », controllano le entrate e sorvegliano le
vie d’uscita. Qualcuno mi ha detto (e io lo cito con beneficio
d’inventario) che si sentiva vociferare: « Non lo lasceremo
partire vivo! ». Diamine! un « santo » è la gloria del paese.
Una volta morto, lo si conserva... L ’atteggiamento degli
assedianti era così minaccioso, il loro intento così deciso, che i
superiori dovettero arrendersi all’evidenza. Poiché non lo
lasciano partire, Padre Pio non partirà.
Tuttavia lo circonderanno di mille precauzioni: caccia alle
« reliquie », attenzione alle forbici che ronzano attorno al suo
scapolare!
Qualche frate vigoroso e piuttosto burbero gli servirà da
guardia del corpo.
Dal 1924 in poi gli fu proibito di scrivere. Misura di
prudenza e di carità, perché le sue povere dita anchilosate
stentano a tenere la penna. Dal 1918 non poteva già più
chiudere il pugno.
Dato che la sua corrispondenza aumentava sempre più,
molti segretari venivano impegnati per trasmettere le sue
risposte, che si riducevano per abitudine a poca cosa: « Padre
Pio prega per voi, confidenza e coraggio ». Ma non sono
parole vane. Padre Pio prende a cuore tutte le intenzioni che
gli si raccomandano.
In seguito a una campagna di denigrazione, scatenata da
perfidi individui fin dal 1924, Padre Pio fu condannato a una
reclusione assoluta e non fu autorizzato a valicare la soglia del

95
suo convento che nel 1939. Ci fu un periodo di tempo in cui
era proibito assistere alla sua Messa.
Mentre c’è chi grida all’ingiustizia, noi vediamo in ciò una
prova che, di certo, fu di profitto all’anima di Padre Pio e
anche al suo apostolato. Come un atleta che si concentra per
poi meglio spiccare il salto, così è dell’apostolo dopo un ritiro,
sia pure forzato.
Dal 1939, Padre Pio ha libertà di azione, ma ciò non vuol
dire che lo si lasci in pace: « Tanto meglio — dice ridendo
allorché gli riferiscono di qualche nuova assurda vigilanza a
suo riguardo — tanto meglio! Quando il diavolo si agita, vuol
dire che non è contento. Ciò che deve inquietarci è il suo
silenzio ».
Imperturbabile, egli continua la sua strada. Il suo confessio­
nale non cessa di essere assediato.
Alle prese con tante miserie fisiche e morali, che egli non
può guarire tutte, poiché tale non è la volontà di Dio, Padre
Pio ebbe un giorno la luminosa idea di canalizzare la
sofferenza e di « sfruttarla », per così dire, fondando la famosa
« Casa Sollievo della Sofferenza », che assorbe da anni le
offerte e i doni dei pellegrini. Una somma considerevole
offerta dall’U.N.R.A., in memoria dell’ex-presidente Fiorello
La Guardia, ha permesso di portare a buon termine i lavori di
costruzione.1Qui, come altrove, il « troppo umano » dà scacco
al divino e prove crudeli si sono abbattute su quest’opera così
cara al cuore di Padre Pio. La morte del suo figlio e amico, il
Dr. Sanguinetti, l’ha immerso, mi è stato scritto, in un oceano
di amarezze.
Anche questo è nel programma.
La santità non si misura dalla riuscita, ma dagli insuccessi
che ridondano in frutti di redenzione, come la croce in gioia
pasquale.
Ciò che ci interessa, in questa audace costruzione, è l’idea
che la anima.
In questo mondo la sofferenza è come una forza che molte
volte gira a vuoto e si disperde. Per lunghi anni, nascosto

1Cf. Epilogo, pag. 192.

96
dietro la grata del confessionale, rapito in Dio, Padre Pio l’ha
captata, orientata, togliendole la sua carica malefica e trasfor­
mandola in energia motrice; in una parola: la innestava sulla
Croce. E questo bianco fabbricato fa Peffetto di una immensa
diga che trasforma una forza elementare e bruta in luce e in
calore. Non c’è dubbio: l’« utilizzazione » della sofferenza è un
miracolo ben più grande che la sua soppressione.

Tale è, a volo d ’uccello, la storia di Padre Pio.


Ed ora vediamolo attraverso gli avvenimenti.
I fatti che riporto mi sono stati quasi tutti comunicati a viva
voce, da persone degne di fiducia, alle volte da testimoni
oculari. Passando attraverso la dorata leggenda che l’awolse e,
a volte, lo sfigurò, cerchiamo di meglio decifrare i tratti del suo
volto e quel « nome nuovo » col quale Iddio lo associava alla
grande opera della Redenzione.

97
CAPITOLO X

Visite inaspettate e strane « amnesie » - L ’avventura del generale Cadorna -


Padre Pio mantiene la parola data! - Un eloquente silenzio - Le sue « assenze »
- Padre Pio e Santa Teresa di Lisieux - In che modo egli evita gli intrusi - La
piccola famiglia spirituale - Pietruccio il cieco - « Neanche la notte mi lasciate
tranquillo » - Un salvataggio in extremis - « Basta! » - Una passeggiata
all’asciutto sotto una pioggia torrenziale - Penitenze indiscrete - « Questa
pioggia non bagna » - Liberazione dai bruchi.

Dalle poche lettere di Padre Pio che abbiamo sottomano,


due passi fanno discreta allusione a fatti che sfuggono alle leggi
comuni della natura e sono chiariti da avvenimenti ulteriori.
Il 10 dicembre 1914, il giovane frate di ventisette anni
scrive: « Da qualche giorno il Signore mi ha permesso di
render visita a Giovina e, per mezzo mio, l’ha colmata di
grazie... Mi è sembrato allora ch’ella stesse meglio in salute. Vi
prego soprattutto di non lasciare trapelare nulla della mia visita,
davanti a Giovina: è bene nascondere il segreto del Re ».
Ciò vuol dire semplicemente che Padre Pio può rendere
visite di cui i beneficati non s’accorgono neppure. In questo
caso si tratta di una sua figlia spirituale gravemente ammalata
che, dopo questo incontro misterioso, sta improvvisamente
meglio.
Il secondo passo è estratto da una lettera del 28 settembre
1915. Quello che più attrae nelle sue confidenze è il fatto che
egli le fa a modo di scusa!

« Vi lagnate poi ch'io non soddisfo a tutte le vostre domande e


me ne fate un dolce rimprovero. A me non rimane altro se non
che chiedervi scusa e di non condannarmi innanzi di ascoltare la
mia difesa. Dovete sapere che è da un pezzo che soffro di
dimenticanza nonostante tutta la mia buona volontà di volervi

98
soddisfare. Mi accorgo che questa è una grazia ben grande che il
Signore mi fa ricordare solo di chi e di che vuole Lui. Egli infatti,
il Signore, diverse volte, mi presenta persone che io ho mai visto,
nè tampoco ne ho sentito parlare, a solo fine che pregassi a loro
favore e non si dà caso che non desse ascolto alle mie suppliche.
Per il contrario poi, quando il Signore non vuole esaudirmi, mi fa
dimenticare perfino di pregare per quelle persone di cui ne avevo
tutta la buona e ferma volontà. La mia dimenticanza si va
estendendo alle volte anche a quelle cose più necessarie, come
sarebbe il mangiare, il bere, e cose simili. Ringrazio però la
Provvidenza che non si è mai dato il caso di dimenticare le cose
appartenenti al mio stato ».

Lo stile esitante di questo passo, una specie di perplessità


che si sprigiona da queste confidenze, prova anche troppo che
Padre Pio, nel momento in cui scrive questa lettera, non è
ancora familiarizzato con i virtuosismi spirituali, il che sarà in
seguito uno dei principali doni concessi a lui dal Signore.
In tutti i modi è evidente che, da quest’epoca, egli conosce la
bilocazione e, ciò che è più importante, l’anima sua va tanto
d’accordo con l’ispirazione dello Spirito, che Iddio può
disporre della sua preghiera a suo beneplacito. « Le strane
amnesie », di cui si lamenta, non sono nient’altro che delle
piccole battute d’arresto nel programma provvidenziale del
suo apostolato. Alcune anime gli sono espressamente confida­
te, altre no. Egli ha un bel da fare: quelli e quelle di cui non è
« incaricato » non lasciano neppure traccia del loro nome nella
sua memoria. Anche in questo il Padrone è Dio e Padre Pio
non dispone che dei « talenti » confidati alla sua fedeltà.
Non sapremo ripeterlo mai troppo: tutte le grazie sopranna­
turali di Padre Pio sono a servizio delle anime, anche quando i
corpi ne beneficiano. Quante conversioni nate da una guarigio­
ne miracolosa e da una visita inaspettata! Citiamo fatti,
preferendo quelli che sono poco o male conosciuti.

Dopo una disfatta, il generale Cadorna è in preda alla


tristezza e pensa al suicidio. Una sera, dopo aver disposto le

99
sentinelle, si chiude nella sua tenda e prende la rivoltella...
Tutt’a un tratto un frate vestito di saio entra, si ferma un
istante e alza un dito con aria di disapprovazione: « Andiamo,
generale, voi non farete questa sciocchezza! ».
Il generale aveva severamente proibito che lo si disturbasse.
Pazzo di collera, si precipita fuori e non vede nessuno. Le
sentinelle, interrogate, giurano sulla loro testa di non aver
visto, né fatto entrare nessuno. La collera cede alla meraviglia e
di colpo l'ossessione si dilegua. Il generale si impone un
ripensamento: è salvo.
Nondimeno questa storia lo lascia perplesso e si accanisce
per scoprirne la chiave. Chi era quel giovane francescano,
abbastanza insolente per violare il suo isolamento e così
potente da fargli cadere la rivoltella dalla mano? E la fine della
guerra. Si comincia a parlare di Padre Pio. Per rendersi conto
di ciò che gli era accaduto, il generale Cadorna parte in
incognito e in borghese per S. Giovanni Rotondo.
In quell’epoca Padre Pio era sotto chiave e a disposizione
della Medicina. Impossibile parlargli. Il generale insiste:
— Lasciatemelo vedere, almeno!
— Va bene — replica il Padre Guardiano — resterete là nel
corridoio, mentre andremo in chiesa per fare il ringraziamento
dopo pranzo. Lo vedrete passare.
Nascosto in un angolo il generale aspetta. I frati passano ed
egli riconosce il suo visitatore notturno. Padre Pio gli sorride e
leva il dito con quello stesso gesto, fra burlesco e minaccioso,
come se volesse dire: « L ’avete scampata bella! ».

Mons. Ferdinando Damiani, vicario generale della diocesi di


Salto in Uruguay, desiderava finire i suoi giorni, come tanti
altri, a S. Giovanni Rotondo.
— No — dice Padre Pio — il vostro posto è nella vostra
diocesi.
— Ma allora, Padre — replicò Mons. Damiani — promette­
temi di assistermi nell’ora della mia morte.
Il Padre si raccoglie un istante:
— Sì, ve lo prometto.

100
Nel 1941, Mons. Alfredo Viola, Arcivescovo di Salto,
celebrava il suo giubileo. Tutti i vescovi dell’Uruguay e molti
dell’Argentina assistevano alla festa. La notte Mons. Barbieri,
Arcivescovo di Montevideo, dal quale abbiamo saputo questo
fatto, sentì bussare alla sua porta. Risvegliato di soprassalto,
gridò:
— Chi è?
Un Cappuccino sconosciuto entrò e gli disse:
— Andate da Mons. Damiani che è moribondo.
L ’Arcivescovo chiamò alcuni sacerdoti e corse da Mons.
Damiani che era stato colpito da un gravissimo attacco di
angina pectoris. In piena lucidità di mente e con gran
devozione egli ricevette il Viatico e l’Unzione degli infermi,
poi, dopo serena agonia, si spense dolcemente e con grande
pace. Quale non fu la meraviglia di quelli che l’assistevano
allorché trovarono nel suo comodino queste poche parole,
tracciate a matita con mano tremante:
« Padre Pio è venuto ».
L ’Arcivescovo di Montevideo conservò preziosamente que­
st’ultimo messaggio dell’amico e volle verificare coi propri
occhi l’identità del religioso che l’aveva chiamato al capezzale
del moribondo.
Il 13 aprile 1949 in occasione di una visita ad limina1andò a
vedere Padre Pio e lo riconobbe. Nondimeno, per uscire da
ogni dubbio, gli fece apertamente la domanda.
Padre Pio non rispose. Credendo che non avesse sentito,
l’Arcivescovo insistette. Padre Pio continuava a tacere. Allora
Mons. Barbieri si mise a ridere:
— Capisco!
— Eh sì! — fece Padre Pio col suo arguto sorriso. — Avete
capito.

I biografi di Padre Pio hanno usato e abusato, parlando di


lui, della parola « ubiquità », espressione che suscita la netta

1Visita ad limina: è la visita che tutti i Vescovi delle Diocesi sparse nel
mondo fanno, periodicamente, presso la Santa Sede, a Roma.

101
disapprovazione dei teologi. Certi suoi devoti, e soprattutto
certe sue devote, hanno fatto correre la voce « che egli è
dappertutto e sente tutto ».
Niente di più falso. I doni soprannaturali di Padre Pio
avevano lo stretto limite che Iddio assegnava loro. Le sue
bilocazioni, che egli non provocava a volontà, ma che
rispondevano a qualche disegno dell’Infinita Misericordia di
cui egli era l’umile servitore, non avevano mai ragioni futili o
gratuite, come si sarebbe tentati di credere leggendo alcuni
fatti strani, raccontati da spiriti eccitati. Padre Pio non « va a
passeggio » per il mondo, per il semplice gusto di andare a
passeggio, ma perché Iddio lo manda e la sua volontà è sempre
d’accordo con quella di Dio. Anche in questo, non dobbiamo
confondere la causa col mezzo, né semplici allucinazioni con
fatti indiscutibili.
Questa mancanza di spirito critico fa il più gran torto al
grande apostolo di S. Giovanni Rotondo, il quale merita molto
di più che la fama di un abile prestigiatore del preternaturale.
Certe imprese che gli si attribuiscono fanno sorridere...
La bilocazione, ben conosciuta nella vita dei santi, è come
un saggio e una pregustazione della « sottigliezza » dei corpi
gloriosi.
Interrogato un giorno su questo punto Padre Pio rispose,
secondo la sua abitudine, con tono burbero:
— Andiamo, andiamo, non sono, dopotutto, così stupidi
per non accorgersi che si spostano. Come? Ecco il problema: è
l’anima che conduce il corpo o il corpo che trascina l’anima?
In tutti i modi essi ne hanno piena coscienza e sanno dove
vanno.
Gli amici di Padre Pio conoscono bene questi momenti in
cui, repentinamente, diveniva « assente » e si trasfigurava.
Questo « gli succedeva » dovunque, spesso anche nel confes­
sionale.
Una delle sue figlie spirituali mi ha raccontato che un bel
giorno, mentre si stava confessando, Padre Pio l’interruppe
bruscamente: Taci! E sembrava in ascolto. « Il suo viso era
cambiato — mi disse ella — ma non sembrava morto ».
Pazientemente ella restò in ginocchio.

102
Finalmente, dopo un bel po’ di tempo, Padre Pio dà un
profondo sospiro, mormora qualche parola, si piega verso la
grata e la confessione continua.
Fatti analoghi erano frequenti e i confratelli di Padre Pio
erano abituati alle sue « assenze ». Ma guai a chi avesse osato
porgli su questo punto domande indiscrete. Aveva un modo di
« mandarli a spasso » che toglieva ai curiosi ogni desiderio
d’insistere. Nondimeno certi fatti hanno avuto troppi testimo­
ni e testimoni troppo rispettabili perché si possa metterli in
dubbio. Così, Don Orione, di cui è in corso la causa di
santificazione, vide coi suoi propri occhi Padre Pio nella
basilica di S. Pietro a Roma, il giorno della beatificazione di S.
Teresa di Lisieux. Interrogato su questo punto da un prelato
romano, egli lo confermò. Eppure Padre Pio si trovava, in quel
momento, a S. Giovanni Rotondo in stretta clausura.
Con qualche indagine quest’avvenimento si chiarisce. Qual­
cuno che conobbe a fondo l’apostolo di S. Giovanni Rotondo
mi disse un giorno che « S. Teresa del Bambino Gesù è, tra le
sante, la più cara a Padre Pio ». Il taumaturgo e l’umile
carmelitana, che in vita non fece alcun miracolo, seguirono la
stessa « piccola via » di perfetto abbandono e si rassomigliaro­
no su molti punti. Allorché un giorno, qualche anno prima
della beatificazione, la signorina Μ. B. presentò a Padre Pio
una fotografia della giovane carmelitana, dicendogli di bene­
dirla, egli rispose: « Non posso benedire l’immagine di questa
religiosa perché non è ancor beatificata, ma un giorno salirà
sugli altari perché è una santa, una grandissima santa ».
Iddio ha per i suoi amici squisite attenzioni. Poiché l’a­
micizia fra il cappuccino italiano e la carmelitana francese era
così tenera e confidente, perché non fare assistere l’uno alla
glorificazione dell’altra?

In certi casi, Padre Pio sapeva passare per le porte chiuse


con grande stupore di quelli che l’aspettavano al varco. Era un
modo elegante di far perdere le sue tracce agli importuni e di
evitare i curiosi.
Ecco due fatti che mi sono stati raccontati da testimoni.

103
Un gruppo di pellegrini è in agguato davanti alla porta per la
quale Padre Pio deve passare per andare in chiesa.
Un agguato? Appunto. Passa un’ora, due, tre... Il tempo
sembra loro lungo, ma non importa: « Padre Pio deve passare
da questa porta, Padre Pio passerà!». Un cappuccino li
sorprende:
— Che cosa aspettate, buona gente?
— Padre Pio!
— Ma egli è in chiesa da un bel po’ di tempo e confessa!
Molto meravigliati i pellegrini domandano:
— Di dove è passato?
— Da questa porta sicuramente!
— E noi non l’abbiamo visto.
Il religioso sorride.
— Se non l’avete visto, significa che egli non ha voluto
vedervi; Padre Pio è là per confessare, non per chiaccherare...
Essi compresero.

Un’altra volta gli abitanti di S. Giovanni Rotondo furono


incuriositi da una bella automobile che scaricò sul sagrato della
chiesa un gruppo di « signore » imbellettate e in abiti succinti,
accompagnate da un dongiovanni beffardo.
Era una compagnia teatrale e avevano fatto una deviazione
imprevista per poter vedere il « santo » e farsi qualche risata.
Esperto del mestiere, il damerino declamava:
— Dov’è Padre Pio? Sono venuto per essere convertito!
Le « signore » si facevano grosse risate, mentre il Frate
portinaio cominciava a perdere la testa. Trattandosi di una
conversione... che Padre Pio se la sbrighi da solo!
— Andate in sagrestia, buona gente, egli sta confessando!
Con aria canzonatoria quelli attraversarono la chiesa senza
neppure abbozzare una genuflessione davanti all’altare mag­
giore.
— Dov’è Padre Pio? — domanda il giovane buffone.
— E uscito or ora, avreste dovuto incontrarlo in chiesa.
— No...
— Non è possibile!...

104
I pellegrini, riuniti in sagrestia, guardano con una certa
meraviglia quella rumorosa compagnia, ma, abituati alle retate
di Padre Pio che pescano i « pesci grossi », si offrono
amabilmente per rendersi utili.
Si cerca Padre Pio in chiesa, nel convento, in giardino:
impossibile rintracciarlo! Impermaliti, gli « artisti » perdono la
pazienza. Sui loro visi compare lo scontento; il sorriso
canzonatore muore loro sulle labbra.
— Ci dispiace — dicono i Cappuccini — non lo troviamo.
— E dunque uscito?
— Certamente no!
— Allora dov’è?
Fra Gerardo alza le spalle.
Furiosi, sconcertati, gli intrusi risalgono nella vettura che
riparte in una grande nuvola di polvere, fra grida e impreca­
zioni.
Quelli che stavano sulla soglia della chiesa, al vederli partire,
si voltano e scorgono Padre Pio.
— Ma dove eravate, dunque, Padre? Vi cercavamo dapper­
tutto!
Padre Pio sorride:
— Passavo e ripassavo davanti a voi, ma voi non ve ne siete
accorti — ed entrò tranquillamente nel confessionale.
Non conosciamo la fine di questa avventura; ma quelli che
conoscono Padre Pio sarebbero molto meravigliati se non ci
fosse stato, alla fine, qualche « gran ritorno ». Per risvegliare
certe anime, Padre Pio usava qualche volta metodi speciali e
non rinunciava facilmente ai « pezzi grossi ».

Come gli era gelosamente caro il progresso dei suoi figli e


delle sue figlie! Attraverso tutto un intreccio leggendario che
fiorisce attorno al suo operato, è facile realizzare una raccolta
di fatti autentici, che rendono testimonianza — ed è questo che
c’interessa soprattutto — del suo tenerissimo ed esigentissimo
amore paterno.
Quando prendeva un’anima a carico, nessuna cosa al mondo
l’avrebbe indotto a lasciare la presa. Da vicino o da lontano,

105
egli la seguiva con una fedeltà « inesorabile », mi ha detto
qualcuno sorridendo, e « bisognava camminare per amore o
per forza ».
« Non chiamo nessuno e non scaccio nessuno » diceva
a quelli che si adombravano per le folle che l’assediavano. Cer­
to, le sue stimmate e i suoi prodigi facevano propaganda,
ma bastava una breve inchiesta fra la sua « bella brigata » 1
per rendersi conto che era il suo insaziabile amore che atti­
rava le anime. Come resistere a chi darebbe la vita per voi?
Ora era così che Padre Pio amava quelli che si confida­
vano a lui.
Senza dubbio egli non li viziava! I suoi figliuoli più cari
dovevano correre sulle sue orme e partecipare alle sue
preoccupazioni, alle sue sofferenze di apostolo. Poteva egli
offrir loro un più bel dono che la divina rassomiglianza? Ora è
la croce che ci assimila al Cristo Signore. Gli intimi di Padre
Pio presto o tardi trovavano la croce, con la gioia che ne è
inseparabile e che arde come un fuoco di gloria nel trionfo del
terzo giorno. Perché « la croce non è che una domanda alla
quale risponde la Pasqua ».
Ecco ciò che Padre Pio non cessava d’insegnare; il suo
robusto ottimismo comunicava ai suoi figli e alle sue figlie uno
spirito ardito e conquistatore, pronto a tutte le immolazioni,
col sorriso sulle labbra.
Se l’albero si riconosce dai frutti, ebbene, i figli di Padre Pio
riflettono l’anima del Padre loro.
Non facevano molto rumore. Direi anche che più gli erano
intimamente legati, più si tenevano in disparte. Li si riconosce­
va a prima vista per un certo stile inconfondibile di semplicità,
di umiltà e di gioia francescana. Essi, che più sapevano,
parlavano meno. Alla mia ingenua domanda, una delle sue più
care figlie spirituali mi ha risposto giustamente: « Il Padre ci
proibisce di metterlo in mostra o di elevarlo su di un
piedistallo. Ci pensa Dio ».
Appunto perché non faceva propaganda, la sua piccola
famiglia spirituale era la sua più graziosa propaganda e bastava

1E così che S. Caterina da Siena chiamava la sua famiglia spirituale.

106
avvicinare uno di essi per sentire il profumo della loro
semplicità.

Anche i miracoli sono più a beneficio dei forestieri e dei


« pezzi grossi » che degli amici di Padre Pio.
Effettivamente, che cosa può offrire loro di più bello se non
chiamarli semplicemente a essere apostoli, vale a dire « operai
della redenzione »? Abbiamo incontrato, all’inizio di questo
libro, Pietruccio il cieco; ora ha cinquantanni. A quattordici
anni cominciò a perdere la vista. Padre Pio lo amava molto.
Dolcemente, ha scandagliato la sua anima:
— Tu sai, caro ragazzo, che tanti nel mondo peccano con la
vista.
— Ebbene, Padre, che Iddio prenda pure i miei occhi. Glieli
offro per i peccatori.
Padre Pio non ha chiesto la sua guarigione! Lui che ha
ottenuto la vista a degli occhi senza pupilla, come quelli di
Gemma Di Giorgi, custodisce presso di sé Pietruccio il cieco,
come un caro tesoro. Tutti i pellegrini di S. Giovanni Rotondo
lo conoscono! Gaio come un fringuello, pieno di brio e di
spirito, Pho visto circolare senza difficoltà sulle vie vicine al
convento, sempre pronto a rendere piccoli servigi, come
andare alla posta col corriere del giorno o dare informazioni
alla gente in arrivo. Il suo volto sereno, rischiarato dalla luce
interiore, fa ormai parte del decoro di questo luogo di grazie e
dice su Padre Pio ben più che tanti libri.

— Si direbbe — mi ha detto uno dei suoi figli — che Padre


Pio ascolti sempre quelli che lo chiamano.
E mi ha raccontato questo aneddoto:
Una sera, molti parlavano del Padre appena arrivati a S.
Giovanni Rotondo. Ingenuamente ricapitolavano le grazie che
volevano chiedergli e incaricavano i loro Angeli Custodi di
fargliele presenti al più presto.
L ’indomani, dopo la Messa, Padre Pio li rimproverò
giustamente:

107
— Birichini! Neanche la notte mi lasciate tranquillo!
Il sorriso smentiva le parole. Essi si seppero esauditi.

« Non c’è per nulla bisogno di ripetergli dieci volte la stessa


cosa, anche mentalmente! » mi assicurava qualche altro,
aggiungendo questo bell’esempio:
Una buona donna del paese ha suo marito ammalato
gravemente. Corre subito al convento, ma come arrivare fino a
Padre Pio?
Per vederlo in confessione, è necessario aspettare il turno,
almeno tre giorni. Durante la Messa, la poveretta si agita, si
dimena, passa da destra a sinistra e da sinistra a destra e
confida, tutta piangente, il suo grave dolore alla Madonna delle
Grazie, per intercessione del suo fedele servitore. Durante le
confessioni, stesse evoluzioni. Finalmente (« ciò che donna
vuole, Iddio vuole ») riesce a infilarsi nel famoso corridoio,
dove si può « intrawedere » Padre Pio. Appena la vede, le fa
gli occhi severi:
— Donna di poca fede, quando finirai di rompermi la testa e
di ronzarmi nelle orecchie? Sono forse sordo? Me l’hai già
detto cinque volte, a destra, a sinistra, davanti e di dietro. Ho
compreso, ho compreso...
Poi, con un sorriso:
— Va’ presto a casa, tutto va bene.
Effettivamente suo marito era guarito.

In certi casi questi salvataggi in extremis sono più spettacola­


ri. Durante la « liberazione », una delle sue figlie fu arrestata
come « fascista » e condannata a morte dalla corte marziale
della Resistenza. Ella era innocente dei delitti che le imputava­
no, ma come provarlo? Al momento in cui le mettevano le
manette per condurla al luogo dell’esecuzione, ella afferrò la
corona e una fotografia di Padre Pio:
— « Padre — singhiozzava — venite in mio soccorso! ».
Durante il tragitto una folla delirante le lanciava pietre e
scariche d’improperi. Più morta che viva ella arrivò infine al

108
luogo dove l’attendeva il plotone d’esecuzione, allorché
bruscamente il traffico fu arrestato completamente da una
lunga fila di automobili blindate, di ambulanze e di truppe che
risalivano verso il nord. Il capo del plotone ordinò di differire
l’esecuzione e aspettava « come ipnotizzato » in piedi su un
carro.
« Quando saranno passati tutti — pensava la ragazza —
allora suonerà la mia ultima ora. O Padre, Padre, perché non
siete qua? ».
Il tempo passa e la sfilata continua. Stanchi all’eccesso e
forse non tanto sicuri del fatto loro, i partigiani si disperdono.
Solo « il comandante » resta lì, in piedi, diritto come un
punto esclamativo e rigido come un sonnambulo.
Ora, l’interruzione era stata sufficiente, agli amici della
ragazza, per stabilire il suo alibi e provarne l’innocenza.
Smascherati, i delatori cominciavano a tremare a loro volta
dinanzi a possibili rappresaglie, allorché qualcuno portò la
notizia che l’esecuzione era stata impedita dal passaggio delle
truppe. Al momento in cui le ultime colonne erano sul punto
di passare sulla fatale strada, il rumore di un motore riscosse la
ragazza.
« Un signore sconosciuto, arrivato in auto » le dichiarò a
bruciapelo « che ella poteva considerarsi libera » e la riportò
benevolmente a casa. In quel tempo l’amministrazione della
giustizia era piuttosto sommaria...
Ma resta da dire ancora la parte più graziosa della storia. In
Italia, come in Francia, delle bande di predoni mettevano a
sacco le case dei condannati e tiravano naturalmente le
castagne dal fuoco... col pretèsto di cercare, proprio così, degli
esplosivi. Nel momento in cui molti di questi farabutti stavano
per svaligiare l’appartamento della ragazza sotto lo sguardo
terrorizzato di sua sorella, un « basta! » sonoro e imperioso li
fece arrestare di botto. Si guardarono pieni di spavento, perché
la voce sembrava emanata da un potente megafono di cui non
si scorgeva traccia. Un nuovo « basta! » ancora più corrucciato
e rimbombante li convinse a fuggire.
Allorché la condannata tornò a casa, la sorella si precipitò,
singhiozzando, nelle sue braccia. Poi raccontò il fatto.

109
— Era la voce di Padre Pio! — disse la ragazza. — È lui che
ha messo in fuga i ladri!
Qualche mese dopo, quando si potè di nuovo viaggiare, la
scampata prese il treno per S. Giovanni Rotondo. Padre Pio
Taccolse sorridendo:
— Con la tua fede, figlia mia, sapessi quanto mi hai fatto
correre!
E tagliò corto a più ampie spiegazioni.

In altri casi le situazioni sono state meno tragiche e i


« soccorsi » meno faticosi.
Chi ignora, a S. Giovanni Rotondo, la bella avventura
capitata all’ingegnere Todini, di Roma?
Una sera, essendosi attardato al convento, s’accorse, al
momento di uscire, che pioveva a dirotto.
— E io non ho nemmeno il parapioggia! — disse a Padre
Pio. — Non potreste tenermi qua, fino a domani? Altrimenti
ne uscirò inzuppato come un pulcino.
— No, figlio mio, non è possibile. Ma non aver paura. Io ti
accompagnerò.
L ’ingegnere pensava dentro di sé che avrebbe fatto volen­
tieri a meno di questa « penitenza », anche se addolcita
dall’assistenza spirituale di Padre Pio. Alzò il bavero, si calcò il
cappello in testa e s’accinse bravamente a percorrere i due
chilometri che lo separavano dal paese. Quale non fu la sua
meraviglia quando s’accorse, appena uscito, che l’acquazzone
si era improvvisamente calmato. Piovigginava appena, quando
arrivò presso la famiglia che gli aveva affittato una camera.
— Madonna mia! — esclamò la donna sentendo aprir la
porta — dovete essere bagnato fino alle ossa!
— Niente affatto — replicò lui — quasi non piove più.
I contadini si guardarono stupefatti:
— Come, non piove più? Ma è un vero diluvio! Ascoltate!
Uscirono sulla soglia della porta e videro che effettivamente
pioveva a catinelle.
— Da un’ora piove senza tregua. Come avete fatto per
passare all’asciutto?

110
— Padre Pio ha detto che mi accompagnava.
— Ah, se Padre Pio vi ha detto questo...
L ’incidente era chiuso. Si misero a tavola.
— Sicuramente — disse la donna portando il piatto fumante
di minestra — sicuramente la compagnia di Padre Pio vale più
di tutti i parapioggia!

Nonostante i suoi modi burberi — è la sua maniera di


difendersi — Padre Pio è il più tenero dei padri e sa adeguare i
rimedi alle necessità. Specialista dei « grandi ritorni », deve
frenare le troppo impetuose penitenze con misure prudenziali
che implicano, a volte, qualche deroga alle leggi della natura.
La bella e ricchissima signora Luisa Vairo era venuta a S.
Giovanni Rotondo per pura curiosità e anche, un tantino, per
sfidare l'opinione pubblica.
Appena arrivata, ella si sentì invasa da un dolore fortissimo;
i suoi peccati le sembravano così mostruosi e tanto orrendi
che, senza vergogna, in piena chiesa, scoppiò in pianto. I suoi
singhiozzi strazianti attirarono l’attenzione di qualche figlia
spirituale di Padre Pio il quale stava confessando. Messo al
corrente, egli si accostò alla signora Vairo e le disse:
— Calmatevi, figlia mia. La misericordia non ha limiti e il
sangue di Gesù Cristo lava tutti i peccati del mondo.
— Voglio confessarmi, Padre — disse la sconosciuta che
un’ora prima soltanto si sarebbe burlata di una simile
proposta.
— Calmatevi prima — le disse dolcemente — ritornerete
domani.
La signora Vairo passò la notte a richiamare alla mente i
peccati. Dalla sua infanzia non si era più confessata!
Alla presenza del Padre, come tanti altri, ella si sentì
completamente smarrita. Non riusciva proprio a iniziare;
sembrava che un nodo le stringesse la gola.
Vedendola in uno stato così pietoso, Padre Pio, dolcemente,
si mise a fare l’inventario della sua triste vita. Infine le chiese:
— Non ti ricordi niente altro?
Una violenta tentazione la fece tremare. Quel grosso peccato

111
che rimaneva, bisognava dunque confessarlo? Non era suffi­
ciente quella esposizione di vergogne e di fango?
Padre Pio aspettava, movendo dolcemente le labbra.
Infine ella si riprese: — Resta ancora questo, Padre mio.
— Sia lodato Iddio! — esclamò egli gioiosamente. — È
questo che io aspettavol. Ti darò l’assoluzione, figlia mia.
Convertita, la signora Vairo si mise a seguire l’esempio dei
grandi penitenti, col fervore dei neofiti.
Un mattino d’inverno ella decise di andare in chiesa a piedi
nudi. Tirava vento, pioveva, faceva molto freddo, come accade
spesso sulle falde del monte Gargano.
Inzuppata fino alle ossa, coi piedi sanguinanti (in quel
tempo la strada che conduceva alla chiesa era piena di sassi
taglienti) ella svenne sulla soglia, per il dolore e il freddo.
Allorché ritornò in sé, vide il viso di Padre Pio curvo su di
lei.
— Figlia mia, anche nella santa penitenza è necessario non
oltrepassare i limiti — le disse. Poi, toccandole dolcemente la
spalla:
— Fortunatamente quest’acqua non bagna...
Quale non fu la meraviglia di tutti i presenti allorché si
accorsero che, in un batter d’occhio, i vestiti della signora
Vairo erano divenuti completamente asciutti!

Figlio di contadini, Padre Pio era molto sensibile ai flagelli


che minacciano i raccolti, e vi rimediava talvolta in maniera
molto sbrigativa.
Il 15 maggio 1932, un gruppo di pellegrini provenienti da
Bologna si dirigeva verso il convento, quand’ecco videro che
un buon tratto di strada era letteralmente ricoperto da una
processione di bruchi nerastri. Un po’ inorriditi, cercarono di
passare ai lati, ma non ci fu verso, poiché era una strada
incassata fiancheggiata da mandorli. Dovettero rassegnarsi,
loro malgrado, a passare su quella specie di tappeto disgustoso,

1Era lo stratagemma abituale di Padre Pio con le persone che « aiutava » a


confessarsi.

112
e giunti al paese chiesero spiegazioni sullo strano fenomeno.
Il fatto venne loro chiarito con molta semplicità. Vicino al
convento c’era una piantagione di mandorli che era stata
assalita da un esercito di bruchi, al punto che il raccolto
rischiava di andare completamente perduto. Ora, si sa che da
un raccolto dipende spesso la vita di una famiglia. Amareggiati,
i contadini si recarono da Padre Pio supplicandolo di aiutarli.
Padre Pio uscì sulla piazzetta del convento e benedisse i
mandorli con un grande segno di croce. Immediatamente i
bruchi cominciarono a sloggiare... e si è visto quanti ce
n’erano. Quella povera gente riprese a dormire tranquilla:
anche per quell’inverno non sarebbe mancato loro il pane.

113
CAPITOLO XI

Perplessità del dottor Romanelli - Un cappuccino profumato - Il dottor Festa


moltiplica i testimoni - Bisogna ben trovare un mezzo di corrispondenza,
quando non si può scrivere! - Una soffitta profumata - « Non avete sentito
nulla? » - « Questo t’insegnerà a camminare a ritroso » - Il significato del
« profumo » di Padre Pio.

Al tempo della sua prima visita a S. Giovanni Rotondo, nel


maggio 1919, il Dr. Romanelli fu seriamente meravigliato dal
fatto che Padre Pio usasse del profumo.
Per un cappuccino mortificato e « decorato » di stimmate,
non era cosa del tutto regolare! Il profumo doveva essere
« caro e di buona marca » poiché tutta la cella olezzava di un
odore « fine e delizioso ». « Il dono di qualche devota »
brontolò il dottore e andò a confidare le sue impressioni al
Padre Valenziano. Questi sorrise:
— Un Cappuccino con dei profumi! Non ci mancherebbe
che questo... Ecco come si inventano storie sul nostro conto!
Storie da far dormire in piedi. Niente profumi, caro dottore, è
il sangue di Padre Pio che profuma.
Il Dr. Romanelli scosse la testa; un’altra storiella da « frati ».
Il sangue che si decompone puzza! Ora, le piaghe di Padre Pio
sanguinano abbondantemente e contravvengono a tutte le
norme dell’igiene.
Per avere una conferma, ritornò nella cella del Cappuccino
stimmatizzato... e rimase deluso. Non c’era più nessun odore,
né buono né cattivo, nonostante continuasse ad annusare;
nulla! Le illusioni olfattive sono piuttosto rare e difficilmente
spiegabili, ma, dopo tutto, la scienza non ha ancora detto la sua
ultima parola. Per due giorni, il dottore si comportò come un
cane con le narici al vento. Nulla...

114
Prima di andarsene, salì ancora una volta, pensoso, la scala
del convento ed ecco che all’improvviso una folata di quello
stesso profumo lo avvolse. Fu questione di pochi secondi, ma
sufficienti per risvegliare nella mente del dottore un nuovo
interrogativo.
« E noti, reverendo Padre — scrisse qualche giorno dopo
nel suo rapporto al padre Provinciale — che non può trattarsi
di autosuggestione. Per prima cosa, nessuno mi aveva mai
parlato di questo fenomeno e poi, in caso di autosuggestione,
avrei dovuto sentire quell’odore per tutto il tempo o almeno
più di una volta, e non dopo un così lungo intervallo. Dico
questo lealmente, poiché in genere si è troppo inclini ad
attribuire alla suggestione i fenomeni difficilmente spiegabili ».
Dopo il Dr. Romanelli altre personalità attestarono lo stesso
fenomeno e i più bei testi ci sono forniti dal Dr. Festa, di
Roma, privo dalla nascita del senso olfattivo e, di conseguenza,
al di sopra della questione.
Avendo terminata la sua « inchiesta » a S. Giovanni
Rotondo, egli ritornava a Roma con un « campione » di tela
macchiata dalla « lesione costale » di Padre Pio che egli
desiderava sottomettere ad una analisi di laboratorio. All’im­
provviso, i suoi compagni di viaggio si misero a domandare:
— Che cosa è che odora tanto? Che squisito profumo! Che
cosa può essere? Non somiglia a niente di conosciuto...
Il dottore si divertiva visibilmente.
Lui non sentiva nulla... Nondimeno l’occasione era troppo
bella. Cercò di farsi precisare le sensazioni dei viaggiatori. Ma
essi cercavano invano il nome di quello strano profumo e non
erano neppure d’accordo sulle sue somiglianze. Ambra?
Violetta? Eliotropo? Nardo? Incenso? Gelsomino? La discus­
sione si animava; lo scompartimento aveva i finestrini spalan­
cati, il treno correva a 100 km all’ora e niente più che la
corrente d’aria avrebbe dovuto disperdere ogni traccia di
profumo.
Questo durò un quarto d’ora circa, poi la strana esalazione
svanì, e si parlò di altre cose.
Il Dr. Festa, richiesto del suo parere, moltiplicò le « prove ».
Custodì appositamente il famoso pezzo di tela nel cassetto

115
della sua scrivania. Fra i malati che vennero a consultarlo nei
giorni seguenti, alcuni furono colpiti « da quel meraviglioso
profumo » e domandarono che nome avesse e quale origine.
Altri non sentirono nulla e non per difetto dell’odorato.
In tanti anni i testimoni e i beneficati di questi effluvi si sono
talmente moltiplicati che non c’è più modo di mettere in
dubbio lo strano fenomeno, benché se ne discuta il significato.
E un fatto che gli effetti personali e anche gli oggetti toccati
da Padre Pio odorano. E altrettanto vero che questo profumo
« non somiglia a niente », pur richiamando una gamma di
odori conosciuti. Agisce anche a· distanza. E infine, non c’è
dubbio che questi effluvi devono avere un significato ben
preciso e si aggiungono all’« arsenale apostolico » di Padre
Pio, ai doni soprannaturali che Iddio gli concesse per aiutare,
attirare, consolare o mettere in guardia le anime che gli sono
affidate.
Citiamo, a questo proposito, un episodio inedito, il cui
valore comprovante ci viene dalle deposizioni dei testimoni,
perfettamente ignari degli « effluvi » di Padre Pio.
Due giovani sposi polacchi, residenti in Inghilterra, doveva­
no prendere una grave decisione. Avendo riflettuto a lungo sui
« prò » e « contro », essi si trovarono in un grave dilemma e ne
furono sgomenti.
Umanamente parlando, la loro situazione sembrava dispera­
ta. Che fare? Qualcuno parlò loro di Padre Pio. Gli scrissero.
Nessuna risposta! Allora presero la decisione di andare a S.
Giovanni Rotondo, per domandare a viva voce aiuto e
consiglio!
Dall’Inghilterra alle Puglie, il tragitto è lungo! I nostri
viaggiatori fecero sosta a Berna e si domandarono con angoscia
se valeva la pena di continuare. « Supponiamo che il Padre
non ci riceva neppure! ». Qualcuno ha detto loro, alla
partenza, che egli era « sequestrato » (sic). Tutto quel viaggio e
tutte quelle spese sarebbero allora valse a nulla?
Una sera stavano conversando, un po’ tristi, in una camera
di albergo di infima categoria: per economia avevano preso a
pigione una soffitta. Era d’inverno e nevicava. Intirizziti dal
freddo, scoraggiati, erano sul punto di decidersi a riprendere la

116
via del ritorno, allorché d’improvviso si sentirono « avvolti da
un profumo squisito e forte, talmente piacevole » che furono
« riconfortati del tutto ».
La donna si mise a ispezionare il cassettone, Γarmadio a
muro, per trovare « la boccetta del profumo dimenticata da
qualche viaggiatore distratto ». Ricerche inutili! Poco dopo il
profumo svanì e la camera tornò a esalare il solito odore di
tanfo fetido e di muffa.
Incuriositi, i nostri viaggiatori interrogarono l’albergatore
che sembrò cadere dalle nuvole. Era la prima volta che i clienti
del suo albergo, che non profumava per nulla di acqua di rosa,
credevano di sentire del profumo. Nondimeno « tutta questa
avventura » li « rianimò » e « li confermò nel proposito di
proseguire il viaggio ad ogni costo ».
Arrivati a S. Giovanni Rotondo, andarono subito da Padre
Pio che li ricevette a braccia aperte. Il giovane, che sapeva
l’italiano, balbettò qualche scusa.
— Vi abbiamo scritto, Padre. Ma poiché non ci avete
risposto...
— Come, non vi ho risposto? E quella sera all’albergo
svizzero, non avete sentito nulla?...
Con poche parole risolse le loro difficoltà e li congedò.
Rapiti, traboccanti di gioia e di riconoscenza, essi capirono
soltanto allora « quello strano modo di corrispondere » di
Padre Pio con quelli che lo invocavano in loro soccorso.
Il criterio di valutazione di questi effluvi è la loro finalità.
Padre Pio non diffondeva il profumo per il piacere di
profumare, ma per un fine apostolico, per far del bene alle
anime. Da vicino o da lontano i suoi « profumi » rianimano,
incoraggiano, fissano l’attenzione su di un pericolo imminente,
scuotono, mettono in guardia, ricordano la sua presenza, i suoi
consigli, la sua direzione.
« E come se dicesse: — Riga dritto se no ti frusto! » mi ha
detto, ridendo, uno dei suoi figli spirituali.
In certi casi, queste folate di profumo possono salvare da un
pericolo mortale. Un giorno, nei dintorni di S. Giovanni
Rotondo, una povera donna raccoglieva delle castagne lungo
una scarpata molto ripida, camminando a ritroso. Improwisa-

117
mente un delizioso aroma le fece alzare la testa. « Madonna
mia! »: ancora un passo ed ella sarebbe caduta nel fondo di un
precipizio... Quando la vide, Padre Pio la sgridò aspramente:
— Questo t’insegnerà a camminare a ritroso, figlia mia!

Le guarigioni ottenute per la mediazione di Padre Pio sono


spesso precedute e annunciate da ondate di profumo caratteri­
stico.
Prendiamo, a caso, un esempio tanto più notevole in quanto
coinvolge la chirurgia, poco suscettibile di autosuggestione.
La signorina Giuseppina Marchetti di Bologna, di 24 anni, si
era fratturata il braccio destro che, tre anni prima, era stato
operato in seguito a un grave incidente. Dopo una nuova
operazione, seguita da un lungo e penoso trattamento, il
chirurgo dichiarò al padre della ragazza che ella non avrebbe
più ripreso l’uso del braccio, completamente anchilosato in
seguito all’asportazione di una sezione della scapola, non
essendo riuscito, disgraziatamente, un innesto osseo.
Desolati, padre e figlia partono per S. Giovanni Rotondo.
Padre Pio li riceve, li benedice e dichiara:
— Soprattutto niente disperazione! Confidate nel Signore!
Il braccio guarirà.
E la fine di luglio 1930. L ’inferma ritorna a Bologna senza
che si sia costatato il minimo miglioramento. Padre Pio si è
dunque sbagliato! Non ci si pensa più e i mesi passano.
Il 17 settembre, giorno delle stimmate di S. Francesco,
« improvvisamente l’appartamento dei Marchetti è invaso da
un delizioso odore di giunchiglie e di rose ». Questo dura « un
quarto d’ora circa », con grande stupore dei coinquilini che
cercano invano l’origine di quegli effluvi.
Da quel giorno la giovane riprese l’uso del braccio. Una
radiografia, che ella conserva gelosamente, mostra la « rimessa
a nuovo » dell’osso e delle cartilagini.

Fra i numerosi casi analoghi, non c’è che l’impaccio della


scelta!

118
I figli e le figlie di Padre Pio potrebbero parlarci a lungo
delle loro esperienze personali se la « santa obbedienza » non
suggellasse loro le labbra. Ma ci sono anche i pellegrini di
passaggio e i beneficati inattesi di queste grazie, che non si
stancano di parlarne e a volte fin troppo calorosamente.
Le donne di S. Giovanni Rotondo si contendevano il
privilegio di lavare la biancheria del convento perché, mi
dicevano con semplicità, « tutto quello che Padre Pio tocca sa
di così buon odore » che, immediatamente, « anche il resto
profuma ».

« I profumi » di Padre Pio ricordano curiosamente quelli


della venerabile Benedetta Rencurel del Laus. Durante la sua
vita ella attirava così i grandi peccatori. Dopo la sua morte
(sono passati circa tre secoli), il grazioso miracolo continua.
« Non mettiamo mai fiori sugli altari del Santuario — mi ha
detto due anni fa il Padre Rettore — in modo che non ci sia
confusione ».
Al Santuario del L au s1 come a S. Giovanni Rotondo, mi
hanno assicurata, per mia fortuna, che la sensibilità a questi
misteriosi effluvi non è in relazione al buono stato della
coscienza perché, con mio grande rammarico e malgrado abbia
un odorato molto acuto, non ho mai sentito niente che non
fosse più che naturale. « Che volete — mi ha detto un Padre
con un sorrisetto malizioso — lassù hanno il senso dell’econo­
mia e non amano sprecare i doni ». Posso aggiungere subito
che anche lui godeva di un olfatto refrattario.

1Via Gap, Hautes-Alpes: importante luogo di pellegrinaggi mariani.

119
CAPITOLO XII

I trofei di Padre Pio - « Iddio crede in te » - « Genovese, hai la faccia sporca »


- Un autista smascherato - « Che cosa avete promesso a vostro papà? » -
Giovannino lo spazzacamino passa prima di un monarca - Nessuna
preferenza! - La precedenza ai figli prodighi - Conversione di Alberto del
Fante - Alle prese con gli intellettuali - Padre Pio e i fanciulli - Un dottore ateo
- Le vendette dei Santi.

Fedeli al nostro proposito, scegliamo di preferenza, fra i fatti


e le azioni di Padre Pio, quelli che meglio lo delineano e ci
aiutano a intrawedere il suo vero volto.
Le grazie che egli otteneva (non ci stanchiamo di ripeterlo)
erano sempre a servizio del suo apostolato. Guarendo i corpi
malati, egli aveva di mira le anime. I suoi più bei trofei li ha
colti nel confessionale.
Ma c’erano tutte le mosse di avvicinamento, inseminate di
« prodigi »: le risposte salaci, le battute spiritose, i motti di
buon senso che preparavano il terreno. Lungi dal disincarnare,
la grazia consolida e porta a rigogliosa fioritura le risorse della
natura. Padre Pio faceva miracoli e va bene! Ma sarebbe
ingenuo pensare che questa fosse la sua unica risorsa o
attrattiva. Tra tanta gente che, giorno e notte, si stringeva
attorno a lui, erano ben rari i beneficiari dei suoi prodigi, ma
questo non frenava né scoraggiava gli altri. Molto più che i suoi
« profumi » sensibili, ciò che essi cercavano perdutamente,
benché spesso senza averne coscienza, era il « profumo della
santità » che non solletica le narici ma inebfìa le anime.
Col suo istinto infallibile, il popolo di Dio riconosce, nei
suoi servi, la rassomiglianza col Maestro. Padre Pio calamitava
e attirava le folle per mezzo di Colui che viveva in lui, più di
quel che egli non vivesse per se stesso. Sono dunque le
conversioni le sue imprese più caratteristiche.

120
Non crediamo, soprattutto, che egli inseguisse le facili
prede. Un esame attento delle testimonianze ci convince
piuttosto del contrario: frammassoni, protestanti, teosofi,
marxisti, spiritisti, atei virulenti, viziosi inveterati, assassini,
impostori, cortigiane, istrioni, indemoniati, gente da forca. Si
direbbe, piuttosto, che fosse specializzato per i casi gravi e
lasciasse da parte i pesci piccoli!
Quasi sempre era la « propaganda » delle sue stimmate che
attirava da molto lontano i grandi peccatori. Abbiamo già
citato alcuni di questi esempi; cerchiamo ora di elencarne altri
« caratteristici ».

L ’amo ha funzionato ed ecco il grosso pesce che si dimena.


Abile pescatore, Padre Pio bruscamente lo tira fuori ed è
spesso una semplice parola, che penetra nella carne come un
dardo, a dare il colpo di grazia.

— Padre, io non credo in Dio!


— Ma, figlio mio, Iddio crede in te!
Provatevi un poco a non cadere nell’abisso di queste parole!
— Padre, ho troppo peccato, non ho più speranza!
— Figlio mio, Iddio insegue senza stancarsi le anime più
ostinate: gli sei costato troppo, perché egli ti abbandoni.

Un visitatore, venuto per curiosità, cerca di nascondersi


dietro un gruppo di uomini, riuniti in sagrestia. Padre Pio
appena entrato lo scopre.
— Genovese — gli grida al di sopra delle teste, — genovese,
hai la faccia sporca! A due passi dal mare non sai dunque
lavarti?
Possiamo immaginare la costernazione del disgraziato. Tutti
gli sguardi, naturalmente, si fissano su di lui. Padre Pio non
desiste:
— La tua barca è solida, ma nessuno ne tiene il timone.
Naturalmente, l’incidente si concluse al confessionale.

121
A certi pellegrini egli rifiuta l’Ostia. Hanno un bell’accostar-
si tre, cinque, dieci volte alla balaustra per comunicarsi. Egli
passa oltre. A un uomo che lo segue in sagrestia:
— Va’ — gli dice — sposa la donna con la quale vivi e poi
ritorna.

L ’autista di un pullman racconta, a chi vuol sentirlo, la sua


confessione con Padre Pio. A dire il vero, egli non ave­
va nessuna intenzione di confessarsi! Aspettava il suo grup­
po in fondo alla sagrestia, allorché il Padre gli fece
cenno:
— E tu, figliuolo, non domandi neppure una benedizione?
Goffamente l’autista s’inginocchiò.
— Ebbene che hai fatto?
L ’autista, un brav’uomo, si sentiva la coscienza a posto.
— Niente, Padre, mi sono confessato da poco e sono stato
alla Messa a Monte Gargano, con quei signori.
— E dopo?
— Abbiamo acquistato degli oggetti di pietà...
— Non sono state le sante immagini che ti hanno fatto
bestemmiare ma « quelle cose che si mangiano ».
L ’autista rimase di sasso.
A monte Sant’Angelo aveva voluto far gustare ai viaggiatori
la specialità del luogo, una specie di biscotti croccanti, e non
avendone trovata una quantità sufficiente, si era lasciato
sfuggire un’imprecazione.
Inesorabile, Padre Pio continua:
— E poi hai scagliato invettive contro quel bravo carrettiere,
sulla strada, che non teneva la destra. Non è così?
Il pover’uomo non sapeva dove nascondersi. Padre Pio
aveva visto tutto.

Non amava si mancasse alla parola data.


Un bel giorno due ragazzine, arrivate da poco, volevano,
come tutti gli altri, baciargli le mani.
Padre Pio le prese alla sprovvista:

122
— Dunque — disse — che cosa avete promesso a vostro
papà?
Le ragazzine volevano tergiversare. Effettivamente esse
avevano estorto al babbo, un ingegnere, il permesso di andare
a vedere Padre Pio alla condizione « che non toccassero le sue
mani coperte di piaghe di origine tubercolosa ». Inutile
aggiungere che questo incidente fece impressione nella fami­
glia e portò da Padre Pio il babbo, a rimorchio delle figlie.
Con i suoi figli spirituali Padre Pio non era di mano leggera
e quando, a volte, debolmente si lagnavano per un così
estremo rigore, il Padre rispondeva ridendo, alludendo alla
« verga » di cui parla la « Bibbia »:
« Mazzate e pannelli fanno li figli belli ».
Questo non vuol dire che favorisse le austerità indiscrimi­
nate.
A una persona che aveva la tendenza a penitenze esagerate,
disse un giorno:
— Attenzione, figlia mia, se tu maltratti il tuo « fratello
asino », chi ti porterà? Non ti gioverà molto ammazzarlo di
botte. Bisogna mortificarlo, ma non troppo violentemente...
E non smette di predicare la prudenza. « Non vi permetto
che un solo eccesso — dice — quello del santo amore ». In
questo, nessun limite e nessun pericolo di sorpassare la misura!
« Perché la carità è la regina di tutte le virtù. Come in una
collana l’unico filo trattiene tutte le perle, così nella vita
spirituale l’amore unisce tutte le virtù. Allorché il filo si spezza,
le perle si sparpagliano, e dove non c’è amore, le virtù si
disperdono e deperiscono ».
Tutti sanno a S. Giovanni Rotondo che Padre Pio non
ammetteva favoritismi con nessuno. Titoli, onori, gradi,
cariche onorifiche, stemmi e blasoni non avevano alcun valore
al santo tribunale che mette le anime a nudo. Se c’era qualche
preferenza era per i grandi peccatori. E spesso, presso di lui, i
primi erano gli ultimi.
A questo proposito raccontano a S. Giovanni Rotondo una
storia divertente.
Grande emozione nel borgo. E annunziato l’arrivo di uno di
quei monarchi detronizzati e giramondo, che pullulano da

123
qualche tempo in Europa. Il buon popolino gli fa scorta fino
alla chiesa. Naturalmente, il monarca vuol vedere Padre Pio, il
quale non ha voglia di incomodarsi e non ha per nulla Paria
affrettata. A chi leggermente eccitato l'interpella, risponde:
— È il turno di Giovannino.
E Giovannino, lo spazzacamino, passa avanti al monarca.
Questi, contrariato, abbrevia la visita e prudentemente se la
svigna.
— Padre — domanda dopo la sua partenza un figlio
spirituale — come avete potuto infliggergli questa umilia­
zione?
— Quale umiliazione? — replica il Padre. — Non è una
corona che rende l’anima più bella! Giovannino è nero di
fumo fuori e bianco nell’intimo dell’anima, mentre quell’altro,
pulito di fuori, ha un’anima nerissima.
E aggiunge:
— Al tribunale di Dio nessuna precedenza! Se c’è qualcuno
che ha più diritto, è solo il figlio prodigo...
A condizione che egli si riconosca tale edica: « Ho
peccato ». Per portarlo a questa confessione, quali meraviglie
strategiche non dispiega la Misericordia, sempre in agguato!
Attraverso quali boscaglie e quali deserti il Celeste Levriere
non insegue, instancabile, la sua preda! Eccola infine trafelata,
ansante, che si abbatte sulle grate del confessionale,e Padre
Pio che l’attende, con le braccia aperte.
— La Misericordia, figlio mio — gli dice — oltrepassa
infinitamente la tua malizia.
E già le sue mani consacrate rosseggiano del sangue del suo
Dio, capace di lavare ogni sozzura, riconosciuta e manifestata.
Come Ars, S. Giovanni Rotondo è una fucina di grandi ritorni.
La gioia, che risplende sui volti dei pellegrini, nasce al
confessionale, dai cuori riconciliati.

Nella maggior parte dei casi i pellegrini custodiscono


nell’anima il loro segreto; ma altri, traboccanti di gratitudine,
lo manifestano. Li abbiamo sentiti accanto alla chiesa, lungo la
strada, nelle « osterie ». Per dare più peso alle loro parole,

124
molti di essi le hanno messe per iscritto, con nome e indirizzo...
« Per la Storia », cóme dice Alberto Del Fante, il cronista
ufficiale di S. Giovanni Rotondo, il quale ha pubblicato sotto
questo titolo un grosso volume infarcito di testimonianze
debitamente controllate. « La Chiesa le userà come vorrà —
dice con modestia l’autore. — Il nostro dovere è di sottomet­
terle dei fatti, confermati dalle prove. Non intendiamo
anticipare il suo giudizio, ma sarebbe un grave peccato di
omissione non informarla ».
Tutti coloro che hanno scritto su Padre Pio hanno
saccheggiato il libro di Del Fante senza scrupoli e senza farne
riferimento. Certi libri comparsi all’estero non sono altro che
delle parafrasi di questo prezioso documento. Una ragione in
più, quindi, per riconoscere qui quanto gli siamo debitori.
Un’indagine molto accurata presso i figli spirituali di Padre Pio
ci ha portati a concludere che Del Fante ha svolto il suo
incarico con assoluta serietà. Se ha mancato, in qualche caso,
di spirito critico, raccogliendo testimonianze di poca impor­
tanza, questo « eccesso » di ricchezza non nuoce certo a Padre
Pio. Nella storia, ogni verità acquista una frangia di leggende
difficilmente discernibili, dovute alle disposizioni e intenzioni
di chi le accoglie. Nondimeno, scegliendo con sagacia,
troviamo senza difficoltà, nel libro di Alberto Del Fante,
ispirato da tenera devozione filiale, testimonianze di prima
mano e di prim’ordine. Eccone qualcuna presa a caso e
confermata sul posto dalla viva voce dei figli spirituali di Padre
Pio. Per coerènza, indico come unica fonte stampata il volume
di Alberto Del Fante.
Egli stesso è, in verità, un bel trofeo di Padre Pio. Come
tanti altri, aveva iniziato col combatterlo in una serie di violenti
articoli apparsi sul giornale Italia Laica, nei quali trattava il
cappuccino stimmatizzato da « mistificatore », « ciarlatano » e
« furbo » che « abusa dell’ignoranza di una massa ingenua e
credulona ».
La risposta del cielo non tardò a giungere, sotto forma di
una guarigione clamorosa e « indiscutibile » di un suo nipote,
segnato a morte. A sua insaputa, un amico aveva chiesto la
grazia, con semplicità, all’« impostore » di S. Giovanni Roton­

125
do e ventiquattrore dopo, con gran stupore dei medici, il
giovane era guarito.
Sconvolto, Alberto Del Fante decise di andare a vedere « sul
posto » quello strano taumaturgo. Per non incorrere in
equivoci, registrava giorno per giorno tutte le sue impressioni.
« Mistificatore o santo? », si chiese fin dal suo arrivo a S.
Giovanni Rotondo. Padre Pio gli appariva un frate
« qualunque » e, guardandolo, provò un violento desiderio di
sfidarlo.
« Mi sono confessato senza fede, senza entusiasmo, come se
mi trovassi dinanzi a un qualunque altro prete. Una cosa però
mi colpì: quell’uomo sapeva i miei peccati. Subito mi disse che
ero membro “di una associazione che riconosce Dio, ma non
ama i suoi ministri” . Posso supporre che il mio modo di
parlare gli abbia fatto capire che ero frammassone! Abbiamo
discusso a lungo della filosofia che sostituisce la coscienza alla
fede; passammo in rassegna sant'Agostino, Spinoza, Cartesio,
Stuart Mill, Spencer e altri filosofi moderni.
« Alla fine gli dissi: Padre, io ho sempre cercato di
indirizzare le mie azioni verso il bene e se, talvolta, la bestia ha
trionfato sull’uomo, subito la mia coscienza mi riprendeva: fa’
questo, non fare quello... Io non ho mai avuto la fede, ma ciò
non mi ha impedito di essere onesto...
« Onesto? — replicò Padre Pio — onesto? Ricordati di
certe circostanze...
« E mi disse delle cose che non poteva sapere ».

Ci vuole del tempo per certe cose. Nel suo diario A. Del
Fante registrò con umiltà le tappe successive e dolorose della
sua conversazione: «H o lottato, piangendo per la rabbia... ».
Alla fine si arrese e, uomo tutto d’un pezzo, lo fece sul serio e
per sempre.
Prima di lasciare S. Giovanni chiese al Padre di pregare per
la sua giovane moglie in attesa di un figlio.
— Certamente, certamente — rispose Padre Pio, — Dio ha
detto: “Crescete e moltiplicatevi! ”, Egli ama chi crea. — Ma, a
bruciapelo, gli chiese: — Tua moglie avrà latte per la piccina?

126
Stupefatto, il giornalista rispose: — Era proprio quello che
volevo raccomandarvi!
— Ne avrà — disse il Padre, — è ben giusto che una madre
allatti il suo bambino, tanto più che già gli ultimi due li avete
affidati alla nutrice.
Col suo passo grave e vacillante egli si diresse verso la porta
della sagrestia, mentre Del Fante restava a bocca aperta. Come
mai Padre Pio conosceva questi dettagli? In ogni modo, la sua
predizione si realizzò alla lettera.

Padre Pio sapeva, dunque, parlare agli intellettuali e i


filosofi moderni non gli facevano paura! Ecco un aspetto
piuttosto interessante dell’umile frate. Più di una volta, nel
confessionale, egli affrontò obiezioni, demolì ostacoli, risolse
controversie.
I suoi carismi non annullano rintelligenza. Ben lontano
dall’essere un feudo di persone pie, come certuni avrebbero
voluto farci credere, S. Giovanni Rotondo ha visto affluire da
ogni parte professori, artisti, scrittori, filosofi, intellettuali in
cerca della fede.
Uno di essi, Ferruccio Caponetti, materialista militante, ha
scritto: « Sul monte Gargano ho trovato un Maestro. Egli mi
accolse con gioia, ascoltò sorridente le mie difficoltà e i miei
dubbi, poi, con parole semplicissime, ma con una profondità
di pensiero insondabile, demolì, ad una ad una, tutte le
obiezioni che si affollavano nella mia mente, scompaginò ad
una ad una tutte le mie argomentazioni, mise la mia anima a
nudo e, avendomi mostrato l’insegnamento del Signore, aprì
gli occhi dell’anima mia e vidi la luce. Toccò il mio cuore: io
credo ».
Queste poche parole, frementi di emozione, fissano a
meraviglia la conclusione nella luce del dramma del miscreden­
te. Padre Pio non elude le difficoltà con artifici carismatici.
Se finisce per fare intendere all’intellettuale ribelle che egli
legge nella sua coscienza, con una pazienza ammirabile e
un’estrema cortesia smussa i poveri ostacoli che bloccano la

127
sua intelligenza. Avrebbe avuto un simile ascendente negli
ambienti intellettuali, se avesse agito diversamente?
E nondimeno proprio a un professore egli disse un giorno:
« Nei libri si cerca Dio. Nella preghiera lo si trova ».
Certi fatti riferiti da Alberto Del Fante ci mostrano Padre
Pio sotto un aspetto poco conosciuto: non tanto come un
taumaturgo, ma come « padre delle anime », infinitamente
tenero, misericordioso e umano.

Estremamente rigoroso verso ogni peccato « contro la vita e


la natura », egli veglia gelosamente sulla santità della famiglia
cristiana e moltiplica i suoi amorevoli interventi in favore delle
donne incinte e dei bambini. Su questo punto la sua
reputazione è ben diffusa nel paese. Le giovani spose vengono
a chiedere la sua benedizione. Passa per le sue mani ogni
neonato. Spesso gli si chiede di scegliere un nome per il
nascituro, e gentilmente Padre Pio aderisce alla richiesta. Un
giorno il brigadiere dei carabinieri viene a trovarlo in sagrestia:
— Padre, mia moglie è incinta! Che nome daremo al
bambino?
— Chiamalo Pio — risponde il Padre.
Il brigadiere è raggiante — è ciò che desiderava — ma resta
una difficoltà.
— E se è una bambina?
— Chiamalo Pio, ho detto! — taglia corto Padre Pio con un
tono che non ammette replica.
E fu un maschietto.
Due anni dopo, lo stesso brigadiere bussa di nuovo alla
porta del convento.
— Padre, mia moglie aspetta un bimbo. Dategli un nome.
— Chiamalo Francesco — dice Padre Pio.
Il brigadiere timidamente protesta:
— Ma, Padre, è andato bene una volta, ma non si lavora in
serie e può essere una bambina.
— Uomo di poca fede! — esclamò Padre Pio.
E fu di nuovo un maschietto.
Come stupirsi, dunque, se il bravo brigadiere è divenuto un

128
fedelissimo di Padre Pio? Un tempo, egli lo denigrava, poi,
come tanti altri, venne a vederlo. Padre Pio l’affrontò deciso:
— Perché racconti tutte quelle frottole sul conto mio se non
mi hai mai visto? Prima guarda e poi parla.

Naturalmente Padre Pio amava i fanciulli e questi lo


ricambiavano. Quante volte ha fatto anticipare il giorno della
loro prima Comunione! Egli aveva l’abitudine di dire:
« Bisogna che Gesù entri nei loro cuoricini prima del
peccato ».
Dotati di sensibilità squisita, i bambini « sentono » ciò che
spesso sfugge ai grandi: l’attrattiva di Dio in un cuore che gli è
spalancato, il profumo, a volte sensibile, della santità.
— Che cosa è che ha un così buon odore? — domandava un
bambino di tre anni a suo padre che lo presentava a Padre Pio.
E una fanciulla di sei anni diede questa graziosa risposta:
— Si direbbe che Padre Pio viva tra i fiori.
Tutti in paese conoscono la simpatica avventura della
piccola Gemma Di Giorgi, nata cieca e senza pupille, che
ricuperò improvvisamente la vista, ma non le pupille, dopo
aver fatto la Comunione dalla mano di Padre Pio, il 18 giugno
1947.
Fu una sfida alla scienza.
Quattro mesi dopo il prodigio, un famoso oculista di
Perugia, il Dr. Caramazza, sottopose la fanciulla a un
minuzioso esame, e costatò che ella non poteva vedere.
La bambina è cresciuta, ha fatto regolarmente i suoi studi
continuando a godere di una vista eccellente. Tornava spesso a
S. Giovanni Rotondo. Padre Pio scrollando il capo diceva:
— Non mi coinvolgete in quest’affare, brava gente! Non
sono io, è la Madonna.
— Ma bisognava che foste voi a chiederlo — replicò una
persona piena di buon senso.
Ma non erano soltanto i forestieri a ottenere benefici dalla
Madonna delle Grazie per l’intercessione di Padre Pio, suo
fedele cavaliere! Nessuno ignora l’avventura del Dr. Francesco
Ricciardi, ateo militante, che per alcuni anni aveva condotto

129
una campagna diffamatoria contro la religione e il cappuccino
stimmatizzato. Il dottore era ben piazzato per vedere: abitava
proprio a due passi dal convento, vicino a quel covo di
oscurantismo e fabbrica di ciarlatanerie! Riuniva le persone
ragguardevoli del paese per far loro intendere le sue teorie.
Appoggiandosi alla scienza, diffamava i « frati » tanto e così
bene, che riuscì a metter su una vigorosa opposizione.
Padre Pio soffriva e taceva.
Finalmente, dopo tanti anni, venne Fora della vendetta. Gli
amici di Dio hanno il loro modo di vendicarsi.
Il dottore cadde ammalato. I suoi colleghi, all’unanimità,
diagnosticarono un cancro allo stomaco. Troppo tardi per
un’operazione! Un giorno si sparse la notizia che il Dr.
Ricciardi era moribondo. Nel paese era ben voluto, sebbene
fosse ateo, perché curava gratuitamente i poveri e aveva un
cuore generoso. Molta gente -accorse, e si misero a pregare,
inginocchiati sulla strada, affinché si riconciliasse con Dio.
L ’arciprete, Don Giuseppe Prencipe, prese il coraggio a due
mani e andò a visitarlo.
— Non voglio preti! — urlò quello con rabbia e, per
rendere il suo rifiuto più eloquente, lanciò una pantofola in
pieno viso all’arciprete.
Per nulla scoraggiato, Don Giuseppe insistette.
— Lasciatemi in pace! — gridava il malato. — Solo Padre
Pio potrebbe confessarmi. Ma l’ho troppo offeso perché egli
venga. E poi non può uscire dal convento. Morrò dunque
come son vissuto. Basta!
Si corse ad avvertire Padre Pio.
Subito egli andò in chiesa, prese gli oli santi, il viatico e,
zoppicante, sui suoi piedi feriti, corse dal dottore. Dei
testimoni mi hanno riferito la scena. La neve cadeva fitta sulla
folla prostrata e su Padre Pio, tutto raccolto nel colloquio col
suo Dio nascosto sul suo cuore. Quale fu il dialogo? Quale
patto fu concluso? Appena arrivato, Padre Pio aprì le braccia
con largo gesto e sorrise, come lui solo sapeva sorridere, di un
sorriso infantile.
Il vecchio miscredente lo guardò stupefatto. Il suo volto si
rischiarò:

130
— Perdonatemi, Padre Pio!
Confessato, perdonato, comunicato... avrebbe potuto mori­
re tranquillamente, ma la « vendetta » non sarebbe stata
abbastanza bella e, dietro richiesta di Padre Pio, Iddio decise
diversamente. Nel giro di tre giorni, il dottore guarì. Il cancro
disparve senza lasciare la minima traccia.
Rinnovato di dentro e di fuori, il vecchio oppositore cambiò
fronte e si mise a combattere senza sosta gli avversari di Padre
Pio.

131
CAPITOLO XIII

Il mestiere di taumaturgo è a doppio taglio - 1 più bei miracoli di Padre Pio -


« Ringraziate Iddio e non me » - Un fazzoletto inzuppato di lacrime -
Un’operazione senza anestesia - Le anime si pagano - Al capezzale di sua
madre moribonda - Padre Pio onora i medici - Bisturi e preghiere - La celeste
concorrenza - Un archivio improvvisato di documentazioni.

— Padre, o Padre, fatemi la grazia! Voi potete tutto!


Padre Pio si volge bruscamente verso la donna che implora
e, con tono indignato:
— Insomma, figlia mia, tu mi stai dicendo che sono una
canaglia matricolata. Se posso tutto e non fo ciò che posso, è
questo che sono: una ca-na-glia!
Confessiamo che la logica c’è! Assediato da tutti i lati,
schiacciato dalle suppliche, Padre Pio si difende violentemente
contro questo potere che gli si attribuisce, di fare a sua volontà
dei miracoli. Certo, Iddio quasi mai rifiuta ciò che gli domanda
quest’uomo, segnato dalle piaghe del Figlio suo. Ma queste
piaghe significano ben altra cosa: un « fiat » totale e senza
incrinature, un’identificazione perfetta della volontà dell’uomo
con quella inscrutabile di Dio.
Se Iddio accorda ai suoi amici di oltrepassare le leggi della
natura, è perché, nell’economia della salvezza, tale è il suo
piacere. Il miracolo è sempre ordinato al bene dell’anima.
Nondimeno, siccome è inserito nell’ordine delle cose create,
è soggetto a contraffazioni. La Chiesa sa quanto è necessario
diffidare dei falsi prodigi, di cui si serve il « principe di questo
mondo » per trarre in inganno gli uomini. La Chiesa lo sa,
perché il Signore l’ha messa in guardia. Ecco perché tratta i
taumaturghi con un’estrema prudenza. Questo potere, di cui
dispongono, non è un bene loro proprio e c’è « qualcuno »

132
nelle pieghe della storia che s’accanisce furiosamente a
imbrogliare loro le carte, avendo sulla natura un potere
straordinario. Il contrappunto dei veri miracoli è questa scia di
sbavature che li confonde e li sfigura. Crediamo forse che il
« fabbro maligno » si disinteressi degli atti di salvataggio di cui
l’umile confessionale di S. Giovanni Rotondo è testimone? Se,
per le suppliche di Padre Pio che non voleva più disturbare i
suoi confratelli, il Grappino ha interrotto le sue notturne
sarabande e ha cambiato tattica, abbiamo motivo di credere
che, comunque, esso non disarma.
Che cosa di più semplice, che far attribuire al cappuccino
stimmatizzato certi suoi prodigi insensati e ridicoli? Se ha
osato contaminare Lourdes, quanto più S. Giovanni Rotondo!
Sarebbe difficile spiegare diversamente la cattiva nomea che
circondava, in certi ambienti, la figura così luminosa di Padre
Pio, e anche i prodigi sciocchi che gli si attribuivano e di cui
certi libri erano letteralmente infarciti. L ’estrema diffidenza
del clero verso questo prete, divorato dal suo ministero,
prigioniero del confessionale e preda delle anime, ci sembra
che dipendesse in parte da queste perfide contraffazioni. Non
abbiamo nascosto, al principio di questo libro, le nostre
personali resistenze!
Il mestiere di taumaturgo è a doppio taglio, e Padre Pio lo
sapeva!
Per questo disarmava vigorosamente gli entusiasmi troppo
ingenui.
Se fosse dipeso solo da lui, i beneficiari dei miracoli non si
sarebbero certo ingannati sull’origine di essi! « Buona gente,
non me, ma è Dio che bisogna ringraziare! ».
Le testimonianze, raccolte da Alberto Del Fante, abbon­
dano di queste chiarificazioni: « E Dio che ti ha fatto
questa grazia. Ringrazia Iddio, non me! ». « Preghiamo la
Madonna delle Grazie. E Lei che ti otterrà la guarigione ».
« È la Madonna che ti ha guarita. Io non c’entro per
niente... ».
A chi gli domandava un miracolo e l’otteneva, Padre Pio
toglieva di botto la parola:
« Gli uomini non possono niente, figlio mio ».

133
Poi, mostrando col dito il cielo: « Solo Quello lassù!
Persevera nella preghiera. Anch'io pregherò per te... ».
Ecco la chiave dei suoi miracoli: egli pregava. Come avrebbe
potuto, Dio, rifiutare qualche cosa, a chi non gli rifiutava
niente?
Rimettiamo dunque Padre Pio nella sua realtà umana!
Padre Pio prega e soffre. Per il resto, si rimette docilmente al
Signore.
Gli si chiede una grazia? « Sì, figlio mio, pregherò per te ».
Ed è, spesso, un miracolo. Certe anime sono così fatte che
hanno bisogno di un corpo sano per lasciarsi trarre a
rimorchio. Chiedendo guarigioni fisiche, Padre Pio patrocina
la causa delle anime.
Altre volte, il miracolo non è nei disegni della Divina
Provvidenza. Padre Pio non insiste. Non è forse al servizio del
più grande Amore? Ciò che egli ottiene sempre, a meno che
l’anima non sia ricalcitrante, è « il santo abbandono » che
sorpassa il valore dei prodigi più spettacolari.
Non si andava dunque mai invano a S. Giovanni Rotondo,
ma non è meno certo che i più bei miracoli di Padre Pio
sfuggono a tutte le investigazioni. Noi ne conosciamo alcuni
che un onesto pudore impedisce di manifestare, come se una
testimonianza scritta potesse arrecare danno al « segreto del
Re ». Una persona, che Padre Pio ha « ricondotto », mi ha
nettamente rifiutato di pubblicare il racconto della sua
conversione. « Lasciamo questo al Giorno del Signore che
svelerà ogni cosa », mi ha detto. Eh sì! poveri meschinelli,
siamo ridotti a raccogliere le briciole che cadono dalla tavola
del Re, ma almeno abbiamo la lealtà di confessarlo ai nostri
lettori.

Il Padre Leone che, fra il 1903 e il 1908, era stato


condiscepolo di Padre Pio nello scolasticato, racconta ciò che
segue:
« Pregando, Padre Pio piangeva sempre, in silenzio e così
abbondantemente che le sue lacrime lasciavano le tracce sulle
lastre di pietra del coro. Noialtri giovani ci burlavamo di lui.

134
Allora egli prese l’abitudine di stender per terra, davanti a sé, il
suo grande fazzoletto quando s'inginocchiava per pregare.
Dopo la preghiera, egli riprendeva il fazzoletto che era tutto
bagnato. Si sarebbe potuto strizzarlo! ».
D ’allora questo dono delle lacrime — che la Chiesa
domanda con speciali orazioni — non è mai mancato
all’apostolo di S. Giovanni Rotondo.
L ’abbiamo visto singhiozzare all’altare; grosse lacrime
rigavano le sue gote e cadevano sulla tovaglia, sui paramenti.
Al confessionale, aveva sempre il fazzoletto a quadri e non
erano soltanto gocce di sudore quelle che egli si asciugava in
certe giornate di torrido calore.
L ’abbiamo visto contrarsi, ansante, fino a non poterne più,
davanti a una marea di fango che dilagava. Molte volte, preso
dalla nausea, ha supplicato: « Basta per oggi! ».
Dopo certe confessioni, particolarmente faticose, i suoi
singhiozzi davanti all’altare divenivano più strazianti e le
lacrime cadevano fitte.
Certi grandi peccatori l’hanno visto accoglierli « con la
fronte madida di sudore » in pieno inverno, con un gran
freddo.
Su che cosa, su chi, piangeva Padre Pio?

Un santo ha detto che se potessimo vedere l’orrorede


peccato morremmo di disgusto. Da inveterati peccatori come
siamo, questa vista non ci dà più fastidio e stringiamo amicizia
col fango.
Ma ci sono uomini fra noi che non vengono mai a patti col
male. Padre Pio era uno di questi: ecco la causa delle sue
lacrime.
Piangeva sul peccatore che preferiva il peccato alla sua
anima preziosa. Piangeva sul Sangue di Dio che per tanti
disgraziati scorreva invano. Piangeva sulla creazione profanata
e sugli insuccessi della grazia. Piangeva, infine, perché Cristo
stesso ha pianto.
Ecco perché egli non mercanteggiava con Dio! Le anime si
pagano. Egli lo sapeva. Ad ogni istante del giorno e della notte,

135
egli era pronto a pagarne il prezzo. In piena maturità di spirito,
con quel grado di santa padronanza che gli dava il perfetto
equilibrio, col suo sorriso e la sua aria gioviale, Padre Pio
avrebbe potuto facilmente trarci in errore. Non inganniamoci: è
lo stesso uomo che volle essere operato senza anestesia.

Ricordiamo brevemente il fatto. Si era nel 1925 e si trattava


di una normale ernia con aderenze. Il dottor Festa — è lui che
ci ha narrato la storia — aveva suggerito al Padre di bere
almeno un buon bicchiere di liquore « benedettino ». Padre
Pio vi immerse le labbra e sorridendo disse: « Non è bene,
dopo tutto, che tra cappuccini e benedettini si bisticci ».
L ’intervento durò più a lungo del previsto. Padre Pio
guardava il Crocifisso mentre grosse lacrime scorrevano sulle
sue guance; a un certo momento egli non potè fare a meno di
dire ai dottori:
— Per carità, fate presto! Non ne posso più.
Ma subito si riprese e guardando il Crocifisso:
— Perdonami, mio Dio — disse umilmente. — Mai ti ho
offerto nulla che valga e ora che mi dài questa povera
occasione mi lamento senza ragione! E niente in paragone di
quel che tu hai sofferto sulla croce! Mio Dio, perdonami...
L ’operazione durò quasi due ore.
Quando i dottori lo lasciarono solo, Padre Pio fece segno a
un confratello il quale si piegò su di lui:
— Credete — disse con una voce ch’era solo un soffio —
credete che il Signore abbia accettato il mio sacrifìcio per X...?

I miracoli erano per gli altri. Per lui la croce. Quando un


giorno gli dissero di pregare perché il Signore gli risparmiasse
una grossa prova, Padre Pio esclamò:
— Me ne guarderei bene!
Gli abitanti di S. Giovanni Rotondo ricordano la morte di
sua madre, avvenuta due mesi dopo la guarigione del Dr.
Ricciardi il miscredente, al principio di gennaio del 1929.
L ’anziana donna era stata accolta da Miss Mary Pyle, che poi

136
avrebbe ugualmente curato, con la più tenera abnegazione e
fino alla morte (nel 1947), il babbo di Padre Pio.
Mamma Giuseppa non aveva mai voluto cambiare il suo
vestito di contadina col buon mantello soffice che la sua ospite
le offriva di gran cuore!
A Natale, durante la Messa di mezzanotte celebrata dal
figlio, ella prese freddo. Colpita da una congestione polmona­
re, ben presto fu agli estremi.
Padre Pio venne al suo capezzale; la preparò al gran viaggio
e la circondò delle più tenere cure. Si vedevano scorrere dei fili
di sangue lungo le sue dita mentre tendeva all’ammalata una
bevanda o una medicina.
Un medico gli disse: « Padre, chiederete la guarigione di
vostra madre? ».
Egli levò gli occhi al cielo, tacque un istante, poi disse
sommessamente:
— Che la volontà di Dio si faccia!
Ma quando Iddio la chiamò, il suo dolore fu atroce. « Egli si
lamentava come un fanciullo — mi hanno detto — non cessava
d’invocare: Mamma, mamma mia! ».
Certi spiriti forti si scandalizzarono. Come mai questo
uomo, che da dieci anni soffre senza tregua un vero martirio
del corpo e dell’anima, può manifestare un simile dolore?
Il sindaco di S. Giovanni Rotondo, Francesco Morcaldi, gli
disse:
— Padre, non ci avete insegnato voi stesso che il dolore non
dev’essere che un’espressione dell’amore e che dobbiamo
offrirlo a Dio? Perché dunque piangete in modo così
straziante?
Allora il Padre, « divenuto subito molto serio », rispose:
— Sono lacrime d ’amore, nient’altro che d’amore.
Il buon popolo del Monte Gargano non aveva dimenticato
come, solo qualche settimana prima, lo stesso Padre Pio aveva
ottenuto la guarigione e la conversione del dottore miscreden­
te! La sepoltura dell’umile contadina fu un’apoteosi sgorgata
da un « plebiscito di cuori ».
No, Padre Pio non traeva vantaggi dalle sue virtù taumatur­
giche e nemmeno i medici dovrebbero fargliene una colpa.

137
Sfogliando le testimonianze raccolte da Alberto Del Fante,
siamo sorpresi dall’insistenza con la quale egli rinviava i
malati... ai medici.
Il suo buon senso contadino gli fa rispettare la gerarchia dei
valori: prima le risorse naturali, poi... si vedrà ciò che vuole il
Signore.
Leggiamo in una sua lettera del 1916:
« Il Signore vuole che in ciò che concerne la salute noi
seguiamo, per quanto è possibile, il consiglio dei medici.
Fatelo e potete essere sicura che non vi sbaglierete. D ’altronde
anche la Sacra Scrittura dice “ che bisogna onorare il medico
per amor di D io” ».
In certi casi gli furono attribuiti dei miracoli, nei quali i
medici hanno messo l’opera loro. Ecco Graziella, una giova-
netta cieca dalla nascita. Padre Pio le diceva: « Fatti operare ».
L ’operano e vede... Un miracolo di Padre Pio!
Quanto amiamo meglio la semplice verità: la preghiera
accompagna il bisturi e un’operazione riesce; qual chirurgo
credente rifiuterebbe le preghiere di un santo in simili
momenti? Eh! sì, ma « aiutati che Iddio ti aiuta ». Nessuno
meno quietista di Padre Pio.
Quante volte gli sottomettono casi simili! Il malato non ha
che una probabilità: farsi operare, e l’operazione è difficile. I
medici danno poca speranza. Che fare?
La risposta è invariabile: « Fatevi operare: io pregherò » \
Non c’è da meravigliarsi, quindi, se Padre Pio ha tanti cari
amici proprio nell’ambiente medico.
Col suo parlare franco, una sola volta e in un caso ben
determinato, si è lasciato sfuggire una battuta appropriata alla
situazione:
— Soprattutto, non lo dire al tuo medico — disse a una
donna improvvisamente guarita, — potrebbe procurarti una
ricaduta.
Su una sola cosa Padre Pio fu irremovibile: quando si

1In certi casi egli chiede di rimandare l’operazione per avere « il tempo di
pregare ». Avendo creato il tempo, anche Iddio lo rispetta e certi indugi
possono servire alla natura e alla Provvidenza.

138
trattava di sacrificare il bambino o la possibilità di averne.
I suoi più bei miracoli sono stati in favore della maternità.
Ricordiamo la commovente storia di Giovannino o quella della
signora Abresch, alla quale egli proibì formalmente l’operazio­
ne: « Niente ferri! ».
Quale medico credente dovrebbe biasimarlo perché ricorda
che c’è Qualcuno più grande dei medici?
G l’increduli o miscredenti non hanno che da osservare,
come S. Tommaso Apostolo, « i segni ». Quando la medicina è
a corto di risorse, la celeste concorrenza, pensa Padre Pio, può
entrare in gioco.
E allora, soprattutto, che egli domanda e ottiene sorpren­
denti guarigioni. Alberto Del Fante ha riunito nel suo libro
quarantasette casi accuratamente esposti dai beneficati stessi e
avvalorati dai certificati medici.
Quest’archivio di documentazioni improvvisato da un uomo
di cuore sarà un giorno di grande aiuto per la storia di Padre
Pio.
I documenti che egli ci offre sono tanto più preziosi in
quanto la maggior parte dei firmatari vivono ancora ed è
quindi estremamente facile verificare l’autenticità della loro
deposizione.
Se, dal punto di vista medico, non tutti questi casi sono
egualmente interessanti, ce n’è un certo numero che può
gareggiare con le più belle guarigioni di Lourdes. Alla
buon’ora! direbbe Padre Pio, non è la stessa Madonna che li
opera? Bisogna soltanto che le si offra l’occasione disponendo­
si a ricevere la grazia, come un frutto del suo grande amore. I
santi captano dei raggi che la tiepidezza dei più lascia
estinguere, diceva la Vergine santa a Caterina Labouré,
mostrandole le sue mani piene di grazie, che nessuno chiede,
né sa chiedere. Non è certamente Padre Pio che merita questo
rimprovero, lui che appartiene alla razza dei violenti· e degli
ostinati, lodati dal Vangelo. L ’inventario dei suoi miracoli non
deve farci dimenticare che egli li ha « strappati » a forza di
preghiere e di sofferenze.
E dunque al libro di Alberto Del Fante che noi rimandiamo
il lettore desideroso di dettagli e di precisazioni. Cancro,

139
poliomielite, meningite cerebrale, tubercolosi renale e polmo­
nare, tifo, paralisi infantile, angina pectoris, parotite... (senza
parlare di altre malattie dai nomi strani o specialistici) formano
la trama dolorosa di queste testimonianze che si tramutano in
atti di ringraziamento.
Mi hanno detto e ripetuto, a S. Giovanni Rotondo, che molti
« miracolati » custodiscono ancora il loro segreto e ciò per
diverse ragioni, più o meno plausibili. Alcuni ci tengono a
serbare l’anonimato, altri, diciamolo pure, per rispetto
umano...
Padre Pio, purtroppo, continua ad aver ancora troppi
avversari, cosicché tante anime bisognose si sono recate e si
recano da lui, come Nicodemo, nell’oscurità della notte, per
timore di « compromettersi ». Nell’orditura della vita di Padre
Pio non cessiamo di ritrovare il Vangelo.

140
CAPITOLO XIV

Un uomo mangiato - Padre Pio nella vita comune - Il buon umore - Motti di
spirito in dialetto - « Mia cara Pietrelcina » - Offensiva di giornalisti e di
cineasti - Fra Gerardo ricorre alla mano forte - Pitigrilli e un negoziante di
Genova - « L ’uomo senza Dio è un essere mutilato » - Una negligenza che
ferisce il Signore - « La prossima volta avrai un sonoro scapaccione » - Una
dieta che ingrassa - Sorpresa di un Padre Domenicano travestito - Un vescovo
che riparte subito - « Padre Pio è veramente un uomo di Dio ».

Nel 1919 Padre Pio scriveva al suo maestro e amico Don


Caccavo: « La mia salute va bene, ma sono sovraccarico di
lavoro, perché confesso tutto il giorno, e spesso la notte,
centinaia e migliaia di persone. Non ho un istante per me, ma
Iddio mi aiuta efficacemente nel mio ministero ».
Per cinquantanni è sempre lo stesso programma e la stessa
vita spossante, senza tregua né respiro. Padre Pio è realmente
prigioniero del confessionale.
Questo non gli impedisce di partecipare alla vita comune
« in modo esemplare », dicono i suoi superiori. Se i suoi piedi
feriti non gli permettono di recitare PUfficio in coro, egli si rifa
moltiplicando le ore d’adorazione. In piedi prima di tutti
(verso le 2,30), lascia per ultimo la chiesa. Nei casi gravi e
urgenti passa la notte intera in preghiera.
Le sue piaghe lo fanno soffrire atrocemente. Quando il suo
passo si fa più pesante o incerto, accoglie con un sorriso gli
sguardi compassionevoli. « Alle volte — dice a un confratello
— vorrei saper camminare sulle mani. Questo mi farebbe
cambiare, almeno ».

Sempre di buon umore, egli tiene allegri i confratelli in


ricreazione con mille aneddoti, motti di spirito, e anche con
qualche esibizione più curiosa, come quel « concorso di

141
starnuti » che S. Filippo Neri, il buffone di Dio, non avrebbe
disapprovato e che provocò risa folli tra i Padri che « furono
della giuria ».
Alle domande indiscrete, Padre Pio risponde a botta e
risposta, con un estro tutto meridionale e che lascia l'interlocu­
tore a bocca aperta.
— Perché siete entrato tra i Cappuccini? — domandò una
persona troppo curiosa.
— Perché mi piacciono i frati barbuti — replicò Padre Pio.
Schiva i pedanti con un'astuzia raffinata e niente detesta
tanto quanto il passare per ciarlatano. Quelli che vengono a S.
Giovanni Rotondo per fini profani sono trattati come merita­
no. In certi casi Padre Pio non esita ad atteggiarsi a
sempliciotto:
— Che cosa mi scrivete in latino? — chiede a un dotto
investigatore. — Non sapete che qua parliamo l'italiano
oppure il napoletano?
Il suo interlocutore ne fu molto stupito.
Ma a un prete francese, l'Abate Benedetto di Lille, che si
tormentava in un grosso problema di teologia morale, e non
osava sottometterlo a nessuno, Padre Pio scrisse la risposta in
latino, su una pagina bianca del suo breviario con estremo
stupore e meraviglia di quello, perché, diceva: « Iddio solo ha
potuto illuminarlo e sui miei dubbi e sul modo di risolverli ».
Padre Pio amava molto il suo dialetto e lo parlava volentieri
con i suoi paesani. Una delle sue figlie spirituali, originaria di
Pietrelcina, mi ha raccontato che una notte ella aveva
« sognato » che il Padre la rimproverava aspramente. Ella si
affrettò a salire a S. Giovanni Rotondo e domandò ingenua-
mente:
— Eravate voi, Padre?
— E chi volevi che fosse? — rispose Padre Pio con tono
corrucciato. — T'aggio fatto 'na bona scopugliata!

Quand'era giovane, aveva predetto che sarebbe stato


edificato un convento nella sua « cara Pietrelcina ». Già da
qualche anno, grazie al contributo di Miss Mary Pyle e sul

142
luogo stesso che Padre Pio aveva indicato, questo convento è
stato edificato e i « frati barbuti » diffondono nel paese il loro
messaggio d’amore e di pace. Padre Pio non vi si è mai recato,
ma il suo cuore vibrava a ogni notizia che gli arrivava dal borgo
natio. Allorché gli architetti, preoccupati per la penuria
d’acqua, sottomisero a Padre Pio la carta topografica di
Pietrelcina, senza esitare egli indicò col dito il luogo dove
bisognava scavare. Si gridò al miracolo, ma questo fatto non
supera, in fondo, il potere di un buon scopritore di sorgenti.
Senza essere sul posto, Padre Pio conosceva ogni palmo di
terra e ha potuto servirsi, in questo caso, di antiche intuizioni o
esperienze.
Allorché uno dei suoi amici gli parlava di Pietrelcina, Padre
Pio ascoltava avidamente, i suoi occhi si riempivano di lacrime
e diceva, con un gran sospiro:
— Oh! la mia cara Pietrelcina!
Questo grido del cuore, così umano, ce lo rende singolar­
mente vicino e simpatico. L ’amor di Dio non sopprime gli
affetti e nel regno del Padre non ci sono né santi apolidi né
santi disincarnati.
Anche i suoi motti di spirito rivelano le sue origini. Un
giorno, un padre in lacrime gli portò la figlia ammalata
irreparabilmente di tubercolosi. Appena entrarono in sagre­
stia, Padre Pio si rivolse loro e disse:
— Tu, Maria Pennisi, tu saresti ammalata? Tu t’inganni,
figlia mia. Stai meglio di me. — E le posò una mano sulla
spalla.
Stupefatto, incantato, il signor Pennisi balbettò qualche
parola incomprensibile.
— Va bene, va bene — sorrise il Padre — ci penso io.
All’indomani la giovanetta si sentì guarita. Andò col padre a
ringraziare Padre Pio e a salutarlo.
— Ah, no! — le disse questi — è necessario che tu resti qui
altri otto giorni. Non dimenticare che « l’occhio del padrone
ingrassa il cavallo ».
Pensava alla salute fisica della giovanetta o all’anima sua?
Nessun dubbio che, per Padre Pio, questa era più importante
dell’altra.

143
Guardarsi dai curiosi e dai... giornalisti! Con una perspica­
cia infallibile, Padre Pio smaschera i loro scopi interessati e li
licenzia in un batter d ’occhio.
— Questo lungo viaggio soltanto per vedermi? — dice a
Orio Vergani, inviato del Corriere della Sera. — Non ne valeva
la pena. Non avete a Milano libri di preghiere? Che Iddio vi
benedica! Un9Ave Maria vale più che tutto questo viaggio,
figlio mio!

Ah, gPintrusi e gl’importuni! Ne abbiamo accennato fin dal


principio di questo libro. Malgrado il filtro sempre più serrato,
costituito dalla guardia del corpo del Padre, ce ne sono che...
s’intrufolano, soprattutto gente di cinema.
Poco tempo prima del mio passaggio per S. Giovanni
Rotondo, alcuni americani tentarono il colpo. Il frate sagresta­
no cercò di spiegare con calma che « Padre Pio non era un
divo del cinema », ma, vedendo che quelli pareva non
volessero comprendere, dovette ricorrere alle maniere forti
che, pensava, « si capiscono in tutte le lingue ».

C ’erano dei giorni in cui S. Giovanni Rotondo ricordava la


torre di Babele, e c’era per i buoni Padri Cappuccini un gran
da fare. Non avendo essi il dono delle lingue... come farsi
intendere da tutti quegli stranieri? Padre Antonio, che non
temeva niente, fu molto sorpreso dell’aria interrogativa di un
francese al quale egli ripeteva con insistenza:
— Vous pouvez prouver de nouveau dans le poméris... dans
le poméris — che è semplicemente una forma francesizzata e
alquanto ridicola della frase italiana: « Può provare di nuovo
nel pomeriggio ».

Allorché Pitigrilli venne in incognito a S. Giovanni Rotondo


e, confuso fra la folla dei pellegrini, fissò lo sguardo su Padre
Pio, questi disse a bruciapelo:
— C ’è oggi fra voi un gran peccatore.

144
Ciò impressionò così vivamente il brillante scrittore che,
« rivoltato come un guanto », si mise, come buon figlio
prodigo, sulla via del ritorno che doveva riportarlo alla casa del
Padre.
Nel suo libro autobiografico: « Pitigrilli parla di Pitigrilli »,
egli attribuisce la sua conversione a Padre Pio di Pietrelcina e
alla « nuova Taide », Èva Lavallière.

Padre Pio era ben contento quando poteva trovare qualche


alibi ai suoi miracoli.
Un testimone mi ha raccontato questo scorcio di dialogo,
ascoltato per caso.
Un pellegrino, venuto da lontano per implorare la grazia
della guarigione dal grande taumaturgo, s’accorse con stupore,
fin dal suo arrivo a Foggia, che il tumore maligno da cui era
afflitto era belTe scomparso. Pazzo di gioia corse a S. Giovanni
Rotondo e, arrivato alla presenza di Padre Pio, si profuse in
ringraziamenti:
— Suvvia, figlio mio — dice il Padre con un sorriso
indulgente, — se tu sei stato guarito a Foggia, perché hai fatto
questi quaranta chilometri in più? Ritorna a casa tua e
ringrazia il Signore! In tutto quest'affare io non c'entro per
nulla.
— Ma voi avete pregato per me! — esclama il miracolato.
— Certamente, ho pregato.
— Allora — tagliò corto il pellegrino — so io a chi lo devo.
Nondimeno, per non scontentare Padre Pio, egli tenne per
sé i suoi pensieri.

In certi casi, Padre Pio trattiene egli stesso i viaggiatori


troppo frettolosi. Un negoziante va da Genova a Foggia per
trattare una partita d'olio. Un amico gli domanda di spinger­
si fino a S. Giovanni Rotondo e di rimettere una lettera a
Padre Pio da Pietrelcina. Naturalmente è una trappola; il ne­
goziante non andrebbe mai a vedere un « frate » di sua pro­
pria volontà!

145
Arriva al convento dopo cinquantadue ore di un viaggio
spossante, ed è ai limiti della sopportazione.
— Ecco una lettera per Padre Pio — dice al Fratello
portinaio. — Ho bisogno subito di una risposta, perché non
posso indugiare.
Il frate sorride:
— Qui non bisogna mai aver fretta. E la casa della pazienza.
Consegnerò la vostra lettera. Andate in sagrestia ad aspettare la
risposta.
E la porta si richiude.
Il negoziante era furioso. Vedendolo in uno stato così
pietoso e completamente disorientato, un giovane ufficiale
d’artiglieria, che aveva sentito il dialogo, si offerse gentilmente
a fargli da guida. Il negoziante non domandava che una cosa:
sbrigare al più presto quest’affare noioso e ripartire.
La vista di Padre Pio non l’impressionò per nulla. « Un
prete come gli altri », pensò con rabbia. Ma ecco che questo
prete si volge verso di lui e lo scruta con lo sguardo:
— E tu, che vuoi?
— Una risposta alla lettera che vi ho fatto avere.
— Va bene, la lettera! Ma tu? Vuoi confessarti?
— Ho abbandonato da molto tempo queste pratiche.
— Da quanto non ti sei confessato?
— Da quando avevo sette anni.
Padre Pio lo guardò a lungo:
— Quando, dunque, — disse scandendo ogni parola —
quando cesserai di condurre questa vita abominevole?
In un secondo, il viaggiatore frettoloso si sente smascherato.
Egli stesso lo dice, testualmente, nella sua testimonianza. Non
si ferma soltanto un giorno, ma un’intera settimana per
assaporare la gioia dell’innocenza riacquistata. Perché, natural­
mente, Padre Pio lo confessa, l’assolve, lo fa assistere alla sua
Messa, gli dà la Comunione.
« Io, che da quarantacinque anni non avevo mai più messo
piede in chiesa, salvo per ammirarvi opere d’arte, io scettico,
ateo, non avrei barattato quel giorno con tutto l’oro del
mondo. Non oso analizzare questa forza nuova e meravigliosa
che mi investì bruscamente, né la luce sfolgorante che illuminò

146
il mio spirito. Uscendo di chiesa mi sono sentito leggero e
felice come mai lo ero stato in tutta la mia vita. Tutto il mio
essere era portato alla bontà ».
E conchiude con queste parole di cui egli misura il peso,
avendone fatto l’esperienza:
« L'uomo senza Dio è un essere mutilato ».

Sacerdote anzitutto, Padre Pio aveva una grazia speciale per


i sacerdoti.
Ne vengono numerosi, soprattutto dall’estero, perché in
Italia circolano ancora strane diffidenze, e ciò che ritrovano,
mi ha confidato uno di essi, è un senso più profondo del
sacerdozio e un amore più ardente per le anime.
« Dacché ho assistito alla Messa di Padre Pio — mi ha detto
un Padre — mai più oserei sbrigare alla meno peggio la mia ».
E un sacerdote inglese: « Mi sono sentito fremere fino nel
più profondo del mio essere, allorché l’ho sentito dire, dopo
una giornata passata in confessionale: “Le anime! Oh, le
anime! se si sapesse il prezzo che costano ! ” ».

A quelli che diffidano, vicini o lontani, Padre Pio sa


rispondere a modo suo, allorché l’interpellano. Un pellegrino,
molto affezionato a Padre Pio, parte per S. Giovanni Rotondo;
il suo parroco, infastidito da tanto ardore, decide di proporre
al santo cappuccino ciò che si chiama « una domanda-
tranello ». Dà dunque al pellegrino una lettera chiusa e gli
chiede di portargli una risposta.
Ricevuto con tutto il gruppo, il signor X... non ha avuto
ancora tempo di abbordare Padre Pio, allorché questi
l’interpella all’improvviso:
— Tira fuori la lettera che hai in tasca e scrivi sulla busta la
risposta.
Allorché, di ritorno al suo paese, il pellegrino ebbe restituito
la lettera chiusa, con sopra le poche parole scarabocchiate da
lui stesso e di cui non intendeva il senso, il parroco « impallidì
e fu sul punto di sentirsi male ». Era la risposta esatta alle sue
domande.

147
Il Santo Sacrificio della Messa era il centro della sua vita e
diceva che « giorno per giorno salva il mondo dalla per­
dizione ». Non ammetteva quindi che qualcuno si privasse al­
la leggera e senza ragione assolutamente valida di un così
gran bene, « il più grande quaggiù ». Un sacerdote mi ha
raccontato l'avventura capitata a un suo confratello che era
venuto da « molto lontano » per confessarsi da Padre Pio. Egli
aveva dovuto cambiare treno e aspettare molte ore a Bologna.
Dopo la confessione Padre Pio gli domandò:
— Figlio mio, non ricordi altro?
— Niente, Padre mio.
— Vediamo, cerca un po’...
Questi aveva un bell’esaminare la coscienza; non trovava
nulla. Allora Padre Pio gli disse con estrema dolcezza:
— Figlio mio, ieri mattina sei arrivato a Bologna alle 5 del
mattino. Le chiese erano ancora chiuse. Invece di aspettare, sei
andato all’albergo per riposare un po’ prima della Messa. Ti sei
steso sul letto e poi ti sei addormentato così profondamente,
da non svegliarti che alle tre pomeridiane, allorché era già
troppo tardi per celebrare. Lo so, non l’hai fatto per malizia,
ma fu una negligenza che ferì Nostro Signore.
Tutti i figli e le figlie spirituali di Padre Pio sanno che egli
ci teneva alla loro Messa e Comunione quotidiana « come
alla pupilla dei suoi occhi » e che in caso di rilassamen­
to, anche da lontano, sapeva richiamarli all’ordine. Mi han­
no raccontato, a questo proposito, eloquenti aneddoti. Nelle
lettere di direzione anteriori al 1922, che ci sono pervenute,
tutti i consigli e le raccomandazioni gravitano intorno all’Eu­
carestia.
« Non trascurare per nulla al mondo la Comunione
quotidiana! Considera con disprezzo tutti i dubbi che ti
assalgono su questo soggetto. Io li prendo sulla mia coscienza.
Tu non devi far altro che obbedire seguendo la via che ti ho
indicata. Finché non si è sicuri di aver commesso una colpa
grave, non bisogna astenersi dalla Comunione ».
Ecco una cosa che, a prima vista, sembra mal inquadrarsi col
suo apparente rigorismo. Non rifiutava spesso l’assoluzione?
Eh sì! perché leggeva nelle anime il pericolo di Comunioni

148
indegne e sacrileghe. « Quelli che egli rinvia, ritornano
sempre », mi hanno assicurato. E Padre Pio considerava come
una prova della « più grande misericordia » che quanti hanno
abusato dei sacramenti si convertano.

Un giorno una signora inglese di ottima famiglia s’inginoc­


chiò al suo confessionale. Padre Pio la guardò, poi violente­
mente le chiuse lo sportello in faccia:
— Per voi non ho tempo.
La povera donna era avvilita. Per venti giorni ritornò alla
carica e ogni volta ebbe lo stesso rifiuto. Invano le figlie
spirituali di Padre Pio lo supplicavano di ascoltarla. Egli
restava irremovibile.
Finalmente, dopo venti giorni, egli la ricevette con queste
parole.che ella ripetè fedelmente ai suoi amici: « Povera cieca,
invece di lamentarti della mia severità, tu dovresti domandarti
come mai la Misericordia può accoglierti dopo tanti anni di
sacrilegi! Sai che ciò che hai fatto è terribile? Colui che
commette un sacrilegio mangia la sua propria condanna e
senza una grazia specialissima, ottenuta da anime molto vicine
a Dio, non può salvarsi. Per mantenere apparenze di
rispettabilità, non hai forse fatto la Santa Comunione per anni
e anni, al fianco di tua madre e di tuo marito, mentre eri in
peccato mortale? ».
Fu una nuova « grande conversione », seguita da un
« ardente desiderio di riparare e di mettere altre anime in
guardia contro il delitto sacrilego », che ispirò questa testimo­
nianza straziante.
Padre Pio non ammetteva la minima negligenza nel rispetto
dell’Eucarestia. Le genuflessioni appena abbozzate, quelle
« visite » rapide che « onorano i santi e dimenticano il Re », gli
atteggiamenti poco corretti davanti al Tabernacolo, erano ai
suoi occhi gravi attentati alla virtù della religione e all’amore
dovuto al « Divin Prigioniero ».
Uno dei suoi figli spirituali, residente a Roma, passando
davanti a una chiesa, ebbe vergogna di togliersi il cappello
secondo la sua abitudine, perché era in allegra compagnia e

149
parlava di cose che non avevano niente a che vedere con la
religione.
Subito sussultò. Una voce ben conosciuta gli gridò all’orec­
chio: « Vigliacco! ».
« Come un cane frustato » egli s’affrettò a prendere il treno
per S. Giovanni Rotondo. Padre Pio aggrottò le sopracciglia:
— Attenzione — gli disse — questa volta non hai avuto che
una sgridata, ma la prossima avrai un sonoro scapaccione.
« Non si scherza con Padre Pio », conchiuse il giovane
molto contrito.
« Padre Pio era lui stesso il più grande miracolo », non
cessano di ripetere tutti quelli che lo hanno conosciuto.
Effettivamente, come potè condurre per tanti anni questa vita
di penitenza e di preghiera e, nello stesso tempo, di sì intenso
apostolato? L ’infermiere del convento non sa proprio che cosa
dire e il Padre, interrogato, si cava d ’impiccio « con qualche
bella frottola ». Avendo molto male allo stomaco, una volta
dovette restare « ad acqua » per oltre una settimana. Questo,
naturalmente, non gl’impedì di svolgere il lavoro abituale.
Prima di riprendere il suo regime frugale gli ordinarono di
pesarsi. Durante quel periodo di digiuno integrale, il suo peso
era aumentato!
— Non è possibile — disse Padre Pio ridendo; — un’altra
volta, quando vorrò dimagrire, non dovrò far altro che
mangiare di più.

Decisamente, la personalità di Padre Pio sorpassa tutti gli


schemi e scompiglia tutte le formule. Che meraviglia che egli
abbia scatenato così violente contraddizioni e tante perplessi­
tà? Sorprenderebbe il contrario.
E la sua grande semplicità che sconcerta, più che le sot­
tili controversie o discussioni. « Ciò che dice e ciò che fa è
sempre inatteso — mi ha confidato uno dei suoi figli spiri­
tuali — si direbbe che egli veda attraverso le anime e le riveli
a se stesse ».
I suoi più violenti avversari non resistevano al suo contatto.
Quelli che continuano a denigrarlo non l’hanno mai visto. Egli

150
si divertiva d’altronde a confondere elegantemente i curiosi e
gl'inquisitori mostrando loro, con qualche facezia, che sapeva
come cavarsela.
Un giorno, gli uomini riuniti in sagrestia notarono con
stupore che Padre Pio, mentre confessava, non cessava di
fissare uno di essi. Era un forestiero da poco arrivato che
sembrava mal sopportare quello sguardo, perché cambiava
posto, si nascondeva negli angoli, dietro le spalle dei compa­
gni, nell’ombra. Vani sforzi! Lo sguardo inesorabile lo
raggiungeva sempre. Finalmente Padre Pio gli fece segno di
avvicinarsi. L ’altro non credeva ai propri occhi:
— Ma se non mi ha mai visto — mormorò al suo vicino.
— Questo non fa niente, egli vi chiama, andate!
Quello si avvicinò visibilmente controvoglia.
— Padre mio, — disse Padre Pio a bassa voce — rimettete il
vostro abito se volete che vi confessi.
— Inutile — disse l’altro — so che cosa devo fare!
E filò via.
Era un domenicano « in borghese » che era venuto « per
rendersi conto ».

La chiaroveggenza di Padre Pio giocava dei tiri, se non


proprio birboni, almeno sconcertanti.
Il Papa Benedetto XV disse un giorno a un Vescovo che lo
metteva in guardia contro « questo truffatore »:
— Figlio mio, certamente voi siete male informato. Io vi
consiglio vivamente di andare sul posto per vedere coi vostri
propri occhi.
I desideri di un Papa sono ordini. Qualche giorno dopo,
senza dirlo a nessuno, il Monsignore prese il treno per Foggia.
Appena arrivato, incontrò due cappuccini che lo salutarono
con rispetto:
— Sia lodato Gesù Cristo! Padre Pio ci manda, Eccellenza,
per accompagnarvi a S. Giovanni Rotondo.
— Ma Padre Pio non sa nulla del mio viaggio — disse il
Vescovo, molto sorpreso.
— Di certo egli ne è stato informato — risposero i cap­

151
puccini con un sorriso arguto. — Ha detto che è il Papa che
vi manda.
Ci fu un momento di silenzio. Il Monsignore andò allo
sportello della stazione:
— Quando parte il prossimo treno per Roma?
Poi, volgendosi verso i Padri:
— Mi sono ricordato di qualche cosa d’importante. E
necessario che ritorni a Roma.
E li congedò.
Lo scopo del suo viaggio era stato raggiunto. Aveva visto
« coi suoi propri occhi ». « D ’altronde — aggiungeva ridendo
— preferivo non espormi a nuove sorprese. Col suo servizio di
informazioni, Padre Pio poteva anche sapere ciò che io avevo
detto al Papa! ».

Alberto Del Fante pubblica una lunga lista di personalità


della Chiesa che in diverse epoche sono andate a visitare
l’umile cappuccino; nell’elenco ci sono quattro cardinali.
« Veni, vidi, victus sum : venni, vidi e fui vinto — scrive
Mons. Angelo Poli, Vescovo di Allahabad. — Ciò che colpisce
in Padre Pio è il soprannaturale che va di pari passo col più
schietto naturale. Quest’uomo è sempre padrone di se stesso:
compos sui. Egli ispira la più grande confidenza. Veramente
digitus Dei est hic: qui c’è il dito di Dio! Questa visita mi ha
letteralmente sconvolto ».
Ma ciò che è ben più ammirevole, e che abbiamo già
sufficientemente sottolineato, è l’obbedienza cieca dell’aposto­
lato di S. Giovanni Rotondo riguardo alle minime prescrizioni
della Chiesa. Durante i periodi in cui gli era proibito di
comunicare con gli estranei, tutti i pretesti per delle
« eccezioni » rimanevano sterili davanti al suo « no » catego­
rico.
Il cardinale Faulhaber, che lo conosceva molto bene, amava
raccontare a questo proposito il seguente aneddoto.
Un medico di Chicago aveva attraversato l’Oceano per
studiare il « caso » di Padre Pio. Dopo un lungo viaggio —
dieci giorni di traversata e trenta ore di treno — eccolo

152
finalmente a S. Giovanni Rotondo. Purtroppo Padre Pio non
riceve visite! Alle insistenze del dottore, egli fa rispondere:
« Mi dispiace tanto che abbiate fatto invano questo lungo
viaggio, ma comprenderete facilmente che un religioso deve
obbedire ».
Malgrado la sua grande disillusione, il dottore americano
riconobbe, lealmente, « che questa risposta l’aveva impressio­
nato più profondamente di quel che non avrebbe fatto un
esame minuzioso delle stimmate ».
« Padre Pio è veramente un uomo di Dio », amava dire il
Papa Benedetto XV.

153
CAPITOLO XV

« L ’estrema ripugnanza » di Padre Pio per ogni propaganda indiscreta - « Un


sacerdote che prega » - Il segreto del castello interiore - Un documento
rivelatore - Padre Pio partecipa alla santa Agonia - Il soprappiù trabocca - Il
vero volto di Padre Pio - « E necessario che egli cresca e che io diminuisca » -
Inno all’Immacolata Concezione - L ’anima consumata in Dio è un mistero
d’unità - Conclusione di un viaggio e di un libro.

Il giornalista Attilio Crepas di Stampa Sera si sentì dire


all’improvviso, un giorno che, confuso tra la folla dei
pellegrini, stava riordinando mentalmente il suo « pezzo » su
Padre Pio:
— Figlio mio, è questo il momento di pensare al vostro
taccuino e ai vostri appunti? Voi agite malissimo ad accendere
chiasso attorno a un sacerdote che prega.
Con queste parole Padre Pio dimostrò, ancora una volta, di
leggere nei cuori come in un libro aperto; ma ciò che vogliamo
far notare in modo particolare era la sua estrema ripugnanza
per la propaganda rumorosa e indiscreta di cui da sì gran
tempo era vittima.
« Un prete che prega ». Ecco ciò che voleva essere e come
voleva che lo si considerasse prima di tutto. Questo legame di
dipendenza col suo Signore e suo Dio, questa disponibilità
interiore ai torrenti di grazie sempre pronti a riversarsi su
quelli che li accolgono, quest’atteggiamento di mendicante con
le mani spalancate, esauriscono la questione, sono sufficienti
per definirlo.
Nondimeno questa breve frase, tanto semplice appunto
perché trasparente, ci trasporta nel pieno del mistero. « Un
prete che prega ». Che cosa sappiamo noi della preghiera di
Padre Pio? E, prima di tutto, la preghiera non è forse, in sé,
fondamento e chiave di volta di quel castello interiore a cui un

154
Dio geloso si riserba l’accesso? Della preghiera di un povero
cristiano sappiamo già ben poco; quanto meno possiamo
sapere della preghiera di un santo!
Eccoci dunque costretti a fare congetture e timide approssi­
mazioni. I fatti e le azioni di Padre Pio c’interessano
soprattutto come spiragli aperti sulla profondità della sua
anima e il lettore attento ha dovuto notare, attraverso la trama
di questo libro, la nostra cura costante di oltrepassare « la zona
speculativa » fino a quella profondità silenziosa in cui si
nasconde il mistero di un essere. « Il vero volto » di Padre Pio
ci appassiona ben diversamente e molto più della sua
meravigliosa « propaganda ».
Lasciamo che gli esperti discutano sulle sue stimmate! Ciò
che interessa a noi è la segreta corrispondenza fra la sua carne
martoriata e l’anima sua. La Passione si svolge in due tempi e la
Croce sta alla santa agonia come un frutto al fiore, come il fiore
allo stelo.
Segreti d’amore che saremmo molto presuntuosi a voler
carpire se, per un caso provvidenziale, Padre Pio stesso non ce
ne avesse dato, suo malgrado, la chiave.
Anni or sono un suo confratello, originario come lui di
Pietrelcina, ha pubblicato « per l’edificazione dei fedeli » un
testo anonimo che oggi sappiamo essere uscito dalla penna di
Padre Pio... al tempo in cui gli era ancora permesso di scrivere,
ossia prima del 1924.
E una bellissima « meditazione sulla santa Agonia ». Con­
templando il suo Cristo sofferente, Padre Pio ci disvela l’anima
sua. Partecipando all’angoscia del suo Dio, egli ci apre delle
prospettive vertiginose sul mistero della « compassione » al
quale, virtualmente, ogni battezzato partecipa. Ogni espressio­
ne di questo testo è come uno zampillo potente sgorgato da
insondabili profondità.
Lo riportiamo quasi integralmente a guisa di conclusione.
Non essendo il discepolo da più del Maestro, senza volerlo e
anche senza saperlo, Padre Pio ci fa penetrare, per mezzo di
queste pagine sconvolgenti, nell’intimità dell’anima sua, segna­
ta con le impronte (è questo il senso originale della parola
« stimmate ») della santa Agonia.

155
« Spirito Divino, rischiara la mia intelligenza ed infiamma il
mio cuore, mentre io medito la Passione di Gesù. Aiutami a
penetrare questo mistero d’amore e di sofferenza del mio Dio
che, fatto uomo, soffre, agonizza, muore per me.
L ’Eterno, l’Immortale, si abbassa per subire un martirio
inaudito; la morte infame sulla croce, fra insulti, schiamazzi ed
ignominie, affine di salvare la sua creatura che l’ha oltraggiato
e che si avvoltola nel fango del peccato.
L ’uomo gusta il peccato e Dio, a causa del peccato, è triste
fino alla morte; gli orrori di una crudele agonia gli fanno
sudare sangue...
No, non posso penetrare in questo oceano di amore e di
dolore senza che la tua grazia, o mio Dio, mi assista! Aprimi
l’accesso alle più intime profondità del cuore di Gesù affinché
io possa partecipare all’amarezza che l’ha accompagnato,
condotto al Giardino degli Ulivi, fino alle porte della morte e
consolarlo nel suo estremo abbandono. Possa io unirmi a Lui,
abbandonato da suo Padre e da se stesso, affin di espiare con
Lui!
Maria, Madre dei dolori, lasciami seguire Gesù e partecipare
intimamente alla sua Passione ed alla tua afflizione!
Angelo mio Custode, custodisci le mie facoltà tutte raccolte
in Gesù sofferente, affinché mai esse se ne distacchino...
Al termine della vita terrena, dopo essersi dato interamente
a noi nel Sacramento del suo Amore, il Signore va al Giardino
degli Ulivi, ben noto ai suoi discepoli, ma anche a Giuda.
Lungo la via egli li istruisce e li prepara alla sua imminente
Passione e li invita a subire, per amor suo, calunnie e
persecuzioni, fino alla morte, per trasfigurarli a rassomiglianza
sua, loro divino modello.
Al momento di entrare nella sua amara Passione, non è a se
stesso che egli pensa, ma a te...
Quali abissi di amore non contiene il suo Cuore! Il santo
viso è improntato di tristezza e tenerezza. Le parole sgorgano
dalle più intime profondità del suo Cuore e traboccano
d’amore.
— O Gesù, il mio cuore è sconvolto, allorché pensa
all’amore che ti fa correre, anticipando la tua Passione! Tu ci

156
hai insegnato che non c'è più grande amore che dar la vita per
quelli che amiamo. Ecco che tu sei sul punto di suggellare
queste parole col tuo esempio.
Al giardino, il Maestro si allontana dai suoi discepoli e non
conduce con sé che tre testimoni della sua Agonia: Pietro,
Giacomo e Giovanni. Avendolo visto trasfigurato sul Tabor,
avranno la forza di riconoscere l'Uomo-Dio in questo essere
oppresso dall'agonia della morte?
Entrando nel giardino, Egli dice loro:
"Restate qui! Vegliate e pregate per non cadere in
tentazione". State in guardia perché il nemico non dorme.
Armatevi anticipatamente con le armi della preghiera per non
essere sorpresi e trascinati nel peccato. E l'ora delle tenebre.
Avendoli così esortati, Egli si allontana, quanto un getto di
pietra, e si prostra con la faccia a terra. L'anima sua è immersa
in un mare di amarezza e di estrema afflizione.
E tardi. La pallida notte è piena di ombre sinistre. La luna
sembra iniettata di sangue. Il vento agita gli alberi e penetra
fino alle ossa. Tutta la natura sembra fremere in un segreto
spavento.
O notte, come non ce ne furono mai somiglianti!
Ecco il posto in cui Gesù viene a pregare. Egli spoglia la sua
santa Umanità della forza alla quale ha diritto per la sua unione
alla Persona Divina. L'immerge in un abisso di tristezza, di
angoscia, di abiezione. Il suo spirito sembra sommerso...
Egli vede, anticipatamente, tutta la sua Passione.
Vede Giuda, il suo apostolo tanto amato, che lo vende per
poche monete. Eccolo sulla via del Gethsemani per tradirlo e
darlo nelle mani dei suoi nemici! E nondimeno poco fa l'ha
nutrito della sua Carne ed abbeverato col suo Sangue!
Prostrato davanti a lui, gli ha lavato i piedi, li ha stretti sul suo
cuore, li ha baciati con le sue labbra. Che cosa non ha fatto per
arrestarlo sull'orlo del sacrilegio o, almeno, condurlo a
pentimento? Ma no, ecco che corre verso la sua perdizione...
Gesù piange.
Egli si vede trascinato nelle vie di Gerusalemme, dove,
soltanto pochi giorni prima, l'acclamavano come Messia. Si
vede schiaffeggiato davanti al Sommo Sacerdote. Sente grida­

157
re: “A morte!” . Lui, autore della vita, è trascinato come uno
straccio da un tribunale all’altro.
Il popolo, il suo popolo tanto amato, tanto beneficato,
schiamazza, lo beffeggia, reclama a grandi grida la sua morte e
quale morte! La morte in croce. Egli sente le loro false accuse.
Si vede flagellato, coronato di spine, deriso, salutato come re
da burla.
Si vede condannato alla croce, lungo l’erta del Calvario,
cadente e vacillante, sotto il peso della Croce, disteso a terra...
Eccolo arrivato al Calvario, spogliato delle sue vesti, disteso
sulla Croce, inchiodato spietatamente, elevato fra cielo e terra.
Egli pende dai chiodi, ansante, fra indicibili torture... Mio Dio!
Quella lunga agonia di tre ore lo farà soccombere, fra lo
schiamazzo della plebaglia ubriacata dall’odio!
Egli vede le sue fauci e i suoi visceri divorati da una sete
ardente e, per dissetarla, quell’aceto, quel fiele...
Vede il Padre suo che l’abbandona e sua Madre, oppressa
dal dolore.
Ed infine quella morte ignominiosa, in mezzo a due ladroni.
Se uno lo riconosce come Dio, e può essere salvato, l’altro
bestemmia e muore reprobo.
Vede Longino che si avvicina per trapassargli il cuore.
Ecco compiuta l’estrema umiliazione del corpo e dell’anima
che si separano...

Tutto questo, scena per scena, passa davanti ai suoi occhi, lo


spaventa e l’accascia.
Tornerà indietro?
Fin dal primo istante egli ha abbracciato tutto, ha accettato
tutto. Perché dunque questo terrore estremo? Gli è che Egli ha
esposta la sua santa Umanità come uno scudo che capta i colpi
della giustizia, oltraggiata dal peccato.
Egli sente vivamente nel suo spirito abbandonato da tutti ciò
che deve soffrire.
Per tale peccato, tale pena... Ed è schiacciato poiché lui
stesso si è dato in preda allo spavento, alla debolezza,
all’angoscia...

158
Sembra arrivato al colmo del dolore. È prostrato faccia a
terra, davanti alla maestà di suo Padre. La santa faccia
delTUomo-Dio, che gioisce della visione beatifica, giace là,
nella polvere, irriconoscibile. Mio Gesù! Non sei tu Dio?
Padrone del cielo e della terra? Eguale al Padre? Perché ti
abbassi fino a perdere l’aspetto umano?
Ah! sì... comprendo! Tu vuoi insegnare a me, orgoglioso,
che per aprirmi una strada verso il cielo debbo inabissarmi fino
al fondo della terra. E per espiare la mia arroganza che tu cadi.
E per riconciliare il cielo con la terra, che tu ti abbassi fino alla
terra come se tu volessi darle il bacio di pace...
Gesù si solleva, volge verso il cielo uno sguardo suppliche­
vole, leva le braccia e prega... Un pallore mortale gli copre il
viso! Egli implora suo Padre che volge da Lui il suo sguardo.
Prega con una confidenza filiale, ma sa bene il posto che tiene.
Si sa vittima per tutto il genere umano, esposto alla collera del
Dio oltraggiato. Sa che lui solo può soddisfare alla infinita
giustizia e riconciliare il Creatore con la creatura. Egli lo vuole,
lo chiede. Ma la sua natura è letteralmente stritolata ed insorge
contro un tal sacrificio. Nondimeno il suo spirito è pronto
all’immolazione ed il duro combattimento continua.
O Gesù! Come possiamo chiederti di essere forti, mentre ti
vediamo così debole ed oppresso?
Sì, comprendo! Tu hai preso su di te tutta la nostra
debolezza. Per darci la tua forza, tu sei divenuto il nostro capro
espiatorio. Tu vuoi insegnarci che dobbiamo mettere tutta la
nostra confidenza soltanto in Te, anche se il cielo ci sembra di
piombo.
Nella sua Agonia, Gesù grida verso il Padre: “Se è possibile,
allontana da me questo calice”. E il grido della natura che,
abbattuta, ricorre con confidenza al cielo. Benché sappia che
non sarà esaudito, poiché Iddio vuole che sia così, nondimeno
prega. Gesù mio, perché chiedi ciò che sai che non ti verrà
concesso?
Quale vertiginoso mistero! La pena che ti affligge ti fa
chiedere aiuto e conforto, ma il tuo amore per noi e il tuo
desiderio di dare a Dio le anime nostre ti fa esclamare: “Non la
mia volontà, ma la T ua!” .

159
Il cuore suo desolato ha sete di conforto. Dolcemente si leva,
fa qualche passo vacillante. Si avvicina ai suoi discepoli:
almeno essi, suoi amici, suoi confidenti, comprenderanno,
parteciperanno al suo dolore...
Li trova immersi nel sonno. Ahi! come allora si sente solo e
desolato! “ Simone, tu dormi? — dice dolcemente a Pietro. —
Tu che poco fa mi hai detto che mi avresti seguito fino alla
morte?”.
Si volge verso gli altri: “Non avete dunque potuto vegliare
un'ora con me?” . Ancora una volta dimentica le sue sofferen­
ze, per non pensare che ad essi: “Vegliate e pregate per non
cadere in tentazione!”.
Sembra dire: “ Se così presto mi dimenticate mentre lotto e
soffro, almeno nell'interesse vostro vegliate e pregate!”.
Ma essi, cadenti dal sonno, lo sentono appena.
— O mio Gesù, quante anime generose commosse dai tuoi
lamenti, ti tengono compagnia nell’Orto degli Ulivi, parteci­
pano alla tua amarezza ed alla tua mortale angoscia! Quanti
cuori nel corso dei secoli hanno risposto generosamente
al tuo appello! Possano essi consolarti e, partecipando alla
tua gloria, cooperare all’opera della salvezza! Possa esser an­
ch’io del loro numero, e sollevarti, per quel che posso, o
mio Gesù!

Gesù ritorna al posto dove stava pregando, ed un altro


quadro, ben più terribile, si presenta ai suoi occhi. Tutti i nostri
peccati, nei loro minimi dettagli, sfilano davanti a lui. Egli vede
l’estrema volgarità di quelli che li commettono. Sa a qual punto
essi oltraggiano la divina Maestà! Vede tutte le infamie, tutte le
oscenità, tutte le bestemmie di cui si rendono colpevoli i cuori
e le labbra create per cantar la gloria di Dio. Vede i sacrilegi
che disonorano preti e fedeli. Vede l’abuso mostruoso dei
sacramenti che Egli ha istituiti per la nostra salvezza e che
possono diventare causa della nostra dannazione.
Egli deve addossarsi tutto questo fango fetido dell’umana
corruzione, deve presentarsi così davanti alla santità del Padre
suo. Deve espiare ogni peccato in particolare e rendere al

160
Padre tutta la gloria che gli è stata negata. Per salvare il
peccatore, deve discendere in questa cloaca.
Neanche questo lo fa desistere. Come un’onda mostruosa
questo fango l’avvolge, lo sommerge, l’opprime. Eccolo di
fronte al Padre, Dio di Giustizia, Lui, Santo dei Santi, cadente
sotto il peso dei peccati, divenuto simile ai peccatori. Chi potrà
immaginare il suo orrore e la sua estrema ripugnanza? Questo
singulto di disgusto, questa nausea spaventosa?
Avendo preso tutto su di sé, senza nessuna eccezione, è
schiacciato dal mostruoso fardello e geme sotto il peso della
Giustizia divina, davanti a suo Padre, che ha permesso a Lui,
Figlio Suo, di offrirsi come vittima per i peccati del mondo e
divenire come un “maledetto”.
La sua purezza freme davanti a questa massa infame, ma
Egli vede nello stesso tempo la giustizia oltraggiata, il
peccatore condannato...
Due forze, due amori si combattono nel suo cuore. E la
giustizia oltraggiata che trionfa. Ma quale spettacolo infinita­
mente doloroso! Quest’Uomo carico di tutte le nostre sozzure,
Lui, Santità essenziale, assimilato anche esteriormente a
criminali... Trema come una foglia.
Per far fronte a questa terribile agonia, Egli s’inabissa nella
preghiera. Prostrato davanti alla Maestà del Padre, dice:
“Padre, allontana da me questo calice!” . E come dicesse:
“Padre, io voglio la tua gloria! Io voglio il compimento della
tua Giustizia. Voglio la riconciliazione del genere umano. Ma
non a questo prezzo! Che io, Santità per essenza, sia così
inzaccherato dal peccato, oh! no... questo no! O Padre, a cui
tutto è possibile, allontana da me questo calice e trova un altro
mezzo di salvezza nei tesori insondabili della tua Sapienza. Ma
se tu non lo vuoi, che la tua volontà, non la mia, sia fatta!”.

Anche questa volta la preghiera del Salvatore resta senza


effetto. Egli si sente nelle angosce della morte. Penosamente, si
risolleva e cerca conforto. Sente che le forze gli mancano.
Barcollando, si trascina verso i discepoli. Ancora una volta li
trova addormentati. La sua tristezza diviene più profonda. Si

161
limita a destarli semplicemente. Restarono confusi? Gesù non
disse più niente. Vedo soltanto che è indicibilmente triste.
Custodisce nel segreto del suo cuore tutta l’amarezza di
quest ’abbandono.
— Mio Gesù, quanto è grande la pena che intuisco nel tuo
cuore traboccante d’angoscia. Veggo come tu ti ritiri dai tuoi
discepoli, colpito in pieno cuore! Potessi darti qualche
conforto, sollevarti un po’... Ma, non sapendo fare altro,
piango vicino a Te. Le lacrime del mio amore e della mia
compunzione si uniscono alle tue lacrime. Così esse si elevano
fino al trono del Padre per supplicarlo di aver pietà di Te e di
tante anime immerse nel sonno del peccato e della morte.
Gesù ritorna al luogo della sua preghiera, spossato ed in
un’estrema afflizione. Cade piuttosto che genuflettere. Si sente
come schiacciato da un’angoscia mortale e la sua preghiera si
fa ancora più intensa.
Il Padre volge lo sguardo da lui, come se Egli fosse il più
spregevole degli uomini.
Mi sembra di sentire i lamenti del Salvatore: “Se almeno
l’uomo, per il quale io soffro tanto, volesse approfittare delle
grazie che gli ottengo con queste mie sofferenze atroci! Se
almeno riconoscesse, nel suo giusto valore, il prezzo che pago
per riscattarlo e per dargli la vita di figlio di Dio! Ah!
quest’amore mi strazia il cuore, ben più crudelmente di quel
che faranno fra poco i carnefici nella mia carne...”.
Vede l’uomo che non sa, perché non vuole sapere; che
bestemmia il Sangue divino, preparando così la sua eterna
rovina, la sua dannazione! Quanto sono poco numerosi coloro
che ne approfitteranno! e quanti altri che correranno invece
verso la perdizione!
Nell’immensa angoscia del suo cuore, egli continua a
ripetere: “ Quae utilitas in sanguine meo? A che cosa servirà il
sangue mio?”.
Ma il pensiero di questo piccolo numero basta a fargli
affrontare la Passione e la morte.
Non c’è più nulla, né alcuna persona, presso cui possa
andare ad attingere una goccia di conforto. Il cielo gli è chiuso.
L ’uomo, benché schiacciato dal peso dei peccati, è ingrato ed

162
ignora il suo amore. Si sente sommerso nel dolore e grida negli
spasimi dell’agonia: “L ’anima mia è triste fino alla morte!” .
— Sangue divino, tu sprizzi irresistibilmente dal Cuore di
Gesù, tu scorri da tutti i suoi pori, per lavare questa povera
terra ingrata. Permettimi di raccoglierti, sangue preziosissimo.
Soprattutto queste prime goccioline. Voglio custodirti nel
calice del mio cuore. Tu sei una prova irrefutabile di
quest’amore, che, solo, ti ha fatto scorrere. Io voglio purificar­
mi in te, o preziosissimo Sangue! Voglio purificare tutte le
anime macchiate dal peccato. Voglio offrirti al Padre.
E il sangue del Figlio suo diletto che è venuto su questa terra
per purificarla! E il sangue del Figlio suo che risale verso il suo
trono, per riconciliare la sua Giustizia oltraggiata. La soddisfa­
zione, in verità, è sovrabbondante.
Ma, dunque, Gesù è alla fine delle sue sofferenze?
Eh, no! Egli non vuole arginare i torrenti del suo amore!
Bisogna che l’uomo sappia quanto lui, Uomo-Dio, lo ama.
Bisogna che l’uomo sappia fino a quali abissi di abiezione può
ridurre un così grande amore. Anche la Giustizia del Padre è
soddisfatta dal Sangue Preziosissimo che scende dalla fronte
sudata; l’uomo ha bisogno di prove palpabili di questo amore.
Gesù andrà dunque fino al termine ultimo: fino alla morte
ignominiosa, sulla Croce.
Il contemplativo intenderà forse un’ombra di questo amore
che provoca gli spasimi della santa agonia dell’Orto degli Ulivi.
Ma colui che vive impastoiato negli affari materiali e che cerca
il mondo più che il cielo, deve vederlo così esteriormente,
inchiodato in Croce, perché almeno la vista del Sangue suo e
della sua crudele Agonia lo commuova.
No, il suo Cuore, pieno d’amore, non è soddisfatto anco­
ra! Riprendendosi, prega di nuovo: “Padre, se questo calice
non può passare senza che io lo beva, che la tua volontà sia
fatta!”.
Da quest’istante, Gesù risponde dal fondo del suo Cuore
consumato d’amore, al grido dell’umanità che reclama la sua
morte come prezzo di Redenzione. Alla sentenza di morte che
suo Padre pronunzia in cielo, la terra risponde reclamandola a
gran voce! Gesù china la sua testa adorabile: “Padre, se questo

163
calice non può passare da me senza che io lo beva, che la tua
volontà e non la mia sia fatta” .
Ed ecco che il Padre gli manda un Angelo consolatore.
Quale conforto può offrire un Angelo di Dio Forte, al Dio
Invincibile, al Dio Onnipotente? Ma questo Dio ha voluto
divenire passibile. Egli ha preso su di sé la nostra debolezza. È
l’Uomo dei dolori, alle prese con l'Agonia. E il suo amore che
gli fa sprizzare gocce di sangue.
Egli prega suo Padre per se stesso e per noi. Suo Padre
rifiuta di esaudirlo perché egli deve morire per noi. Io penso
che l'Angelo si prostri profondamente davanti alla Bellezza
eterna, offuscata dalla polvere e dal sangue e con un rispetto
indicibile supplica Gesù di bere il calice per la gloria del Padre
e per il riscatto dei peccatori.
Ha pregato così, per insegnarci a ricorrere solo al cielo
allorché le nostre anime sono desolate come la sua.
Lui, nostra Forza, verrà in nostro aiuto, perché Egli ha
acconsentito ad assumere tutte le nostre miserie.
Sì, o mio Dio, è necessario che tu beva il calice fino alla
feccia! Ecco che sei condannato alla morte più crudele.
O Gesù, che nulla mi separi mai da te: né la vita, né la
morte! Se aderisco alle tue sofferenze, durante tutta la mia vita,
con amore infinito, mi sarà dato di morire con te sul Calvario e
di salire con te nella gloria. Se ti seguo nei tormenti e nella
persecuzione, tu mi renderai degno di amarti un giorno
svelatamente in cielo e di cantare eternamente le tue lodi di
ringraziamento per la crudele Passione che hai sofferto per
nostro amore.
Ma vedete! Gesù si solleva dalla polvere, forte, invincibile.
Non ha forse “ desiderato ardentemente” questo banchetto di
sangue? Egli si ricompone, asciuga il sudore sanguigno che gli
inonda il Viso, va con passo fermo verso l’ingresso del
Giardino.
Dove vai, o Gesù, non eri tu, un istante fa, preda
dell’angoscia e del dolore? Non ti ho visto tremante e come
schiacciato sotto il peso crudele di queste prove che debbono
abbattersi su di te? Dove vai dunque con questo passo
intrepido ed ardito? A chi vuoi tu abbandonarti?

164
— Ascolta, figlio mio: le armi della preghiera mi hanno
aiutato a vincere, l’anima mia ha domato la debolezza della
natura. La forza mi è venuta nella preghiera ed adesso posso
affrontare la prova. Segui il mio esempio e rivolgiti al cielo
come ho fatto io!
Gesù si avvicina agli Apostoli. Essi dormono sempre!
L ’emozione, l’ora notturna, il presentimento di qualche cosa di
terribile ed irreparabile, la fatica, li ha fatti cadere in un sonno
di piombo. Gesù ha pietà della loro debolezza. “Lo spirito è
pronto, ma la carne è debole!” .
Gesù esclama: "Dormite pure ora e riposatevi” . Egli si
ferma un istante. Sentendolo venire, con un grande sforzo essi
socchiudono gli occhi... Gesù ripiglia: “Basta. Ecco che l’ora è
vicina! Il figlio dell’Uomo sta per essere dato nelle mani dei
peccatori... levatevi, andiamo! Colui che mi tradisce è vicino! ” .
Gesù vede ogni cosa con i suoi occhi divini. E sembra dire:
“Voi, miei amici e discepoli, dormite, mentre i miei nemici
vegliano e s’awicinano per arrestarmi! Tu, Pietro, che poco fa
ti credevi abbastanza forte per seguirmi fino alla morte, adesso
dormi! Fin dal principio mi hai dato prove di debolezza! Ma
sta’ tranquillo. Ho preso su di me la tua debolezza ed ho
pregato per te. Allorché tu avrai confessato il tuo peccato, io
sarò la tua forza e tu pascerai i miei agnelli... E tu, Giovanni,
anche tu dormi? Tu che hai sentito i battiti del mio cuore, tu
non hai potuto vegliare un’ora con me? Levatevi, andiamo,
non c’è più tempo per dormire! Il nemico è alla porta! E l’ora
della potenza delle tenebre. Andiamo! di buon grado, me ne
vado incontro alla morte. Giuda ha fretta per tradirmi ed io gli
vado incontro! Non impedirò che le profezie si adempiano alla
lettera. L ’ora è venuta: l’ora della Misericordia infinita”.
Si sente il rumore di passi, torce accese riempiono il giardino
di ombre rossigne. Gesù, seguito dai suoi discepoli, avanza
intrepido e calmo.
— O mio Gesù, dammi la tua forza allorché la mia povera
natura si rivolta davanti ai mali che la minacciano, finché io
possa accettare con amore le pene e le miserie di questa vita
d’esilio. Io aderisco con tutte le mie forze ai tuoi meriti, alle tue
pene, alle tue ispirazioni, alle tue lacrime, affinché io possa

165
lavorare con te all’opera della salvezza e che io abbia la forza di
fuggire il peccato, unica causa della tua agonia, del tuo sudore
di sangue e della tua morte.
Distruggi in me tutto ciò che ti dispiace ed imprimi nel mio
cuore, col fuoco del tuo santo amore, tutte le tue sofferenze.
Abbracciami così intimamente con una stretta dolce e forte,
che giammai ti lasci solo nei tuoi crudeli tormenti. Io non
domando che un solo riposo: sul tuo Cuore. Non desidero che
una sola cosa: partecipare alla tua santa Agonia. Possa l’anima
mia inebriarsi del tuo Sangue e nutrirsi del pane del tuo
dolore! Amen ».

Dopo un testo simile cosa possiamo aggiungere che non sia


stonato? Certo, noi ritroviamo i motivi fondamentali della
grande tradizione francescana che mobilita tutte le facoltà
umane al servizio del Re e che è abbastanza umile per non
disdegnare le dimensioni affettive dell’anima.
Ma c’è di più. Questo testo, blocco monolitico, è una ri­
velazione. Queste parole, di cui s’intrawedono le profonde
radici, sanguinano. Quanto siamo lontani dalla figurazione
superficiale di cui ci abbeverano certe pie meditazioni!
L ’uomo che ha scritto queste righe, forse con la mano
stimmatizzata e certamente sofferente, non ci dà che i contorni
ardenti di un dialogo interiore che impegna fino al più
profondo il suo essere e va ben oltre le parole. E come una
marea irresistibile che straripa e un sovrappiù che si
« tradisce ». Perché tale è il doppio senso della parola
« tràdere » nel celebre adagio che definisce la missione
dell’apostolo: contemplata aliis tradere. Dare, in questo caso,
non è che una specie di « tradimento », quello che ci fa dire,
nel linguaggio corrente: « si è tradito ». L ’apostolo non ha
nemmeno più il diritto al segreto della sua anima!
Eccolo, dunque, Padre Pio, così come egli si è « tradito » da
se stesso: partecipe della santa Agonia del suo Cristo, vittima
d’amore. Sconvolto, spogliato, offerto, povero di tutto fuor che
di Dio, egli si muove in un clima irrespirabile ai nostri egoismi e
ai nostri occhi opachi.

166
Come poteva, quindi, non essere esposto a perpetue
incomprensioni? Non giudichiamo gli altri secondo la nostra
stessa misura?
Nondimeno egli ci è troppo vicino nel tempo e nello spazio
perché, attraverso il prunaio di leggende e di calunnie, noi non
possiamo discernere i tratti del suo volto. Chi, al suo contatto,
non riconoscesse Colui che per mezzo secolo l’ha trattenuto
fisso alla sua croce, sarebbe un cieco o uno sleale! Padre Pio
non ha avuto altra ambizione: Cristo è la sua vita, Cristo è il
suo Tutto; ciò che egli vuole a ogni costo e con un desiderio
che letteralmente lo consuma è far regnare Cristo nelle anime.
Le sue stimmate, i suoi carismi, i suoi prodigi non hanno che
questo fine. Dimenticarlo, anche per un solo istante, sarebbe
sfigurare Padre Pio.
Ed ecco perché il Grappino, questo « specialista in ca­
ricature », si accaniva talmente a rendere ridicolo e sospetto
l'apostolo di S. Giovanni Rotondo. La letteratura apocrifa che
circolava sul suo conto — come quelle famose « Profezie di
Padre Pio » pubblicate in Baviera e tradotte in sei lingue — lo
avvolge in una cortina fumogena. Una propaganda rumorosa e
ghiotta di fenomeni straordinari rischia di far dimenticare ciò
che egli voleva essere e ciò che era: « un prete che prega » e che
trova nella sua preghiera — che è vita d’unione col Cristo —
forza e virtù per adempiere perfettamente il suo ministero
sacerdotale. Al centro di San Giovanni Rotondo c’è un altare
e un confessionale. Con le mani stimmatizzate di Padre Pio,
era Cristo che consacrava, era Cristo che assolveva. Come
Giovanni Battista, questo uomo umile non domandava che una
cosa: « diminuire » perché il Cristo, attraverso lui, « cre­
scesse ».

Le nostre « indiscrezioni » sarebbero incomplete se dimenti­


cassimo, alla fine di questo piccolo libro, che non è se non una
raccolta di testimonianze e di approssimazioni, la seconda faccia
dell’amore di Padre Pio. Quella che non è se non una « pura
capacità » e un’« eco » di Dio: PImmacolata.
Allorché rinviava, e a volte energicamente, i beneficati dai

167
suoi prodigi alla Madonna delle Grazie, Padre Pio sapeva bene
ciò che faceva: tutte le grazie non passano forse, necessariamente,
per le mani purissime della Madre di Dio?
Oltre il testo che abbiamo riprodotto, lo stesso confratello ha
piamente conservato qualche nota di Padre Pio su « Maria
Immacolata ».
Quale esuberanza di tenerezza e di gioia! Quale delizioso
turbinio delle più ardenti parole!
« Abisso di grazia e di purezza », « Incomparabile capolavo­
ro del Creatore », « Tabernacolo dell’Altissimo », « Ricet­
tacolo dei segreti divini », « Donna rivestita di luce... », « Incan­
tevole Colomba ».
« L ’Immacolata Concezione è il primo passo nel cammino
della nostra salvezza... ».
« Essa scaturisce come un raggio di luce dal pensiero di Dio.
Essa brilla come la stella del mattino su tutta la creazione ».
« Tutte le cose si riferiscono a Lei, ogni grazia passa per le
sue mani ».
« Solo Lei è capace di captare i torrenti di amore che
scaturiscono dal cuore di Dio. Solo Lei è degna di cor­
rispondervi... ».
E alla fine, questo grido del cuore, commovente nella sua
trasparente semplicità:
« Madre dolcissima, fa’ che io T ’ami! Versa nell’anima mia
quell’amore che ardeva nella tua... ».
« Purifica il mio cuore perché io sappia amare il mio e tuo
Dio! ».
« Purifica il mio spirito, perché io possa adorarlo in spirito e
verità! ».
« Purifica il mio corpo, perché io sia per Lui un tabernacolo
vivente! ».

L ’anima consumata in Dio è un mistero d ’unità. Tutto in


essa converge verso l’unico amore. Padre Pio? Ma è il Cristo
che in lui continua la sua opera redentrice, per mezzo di Colei
che non cessa di generarlo nelle anime...
« A condizione che esse acconsentano e dicano: Sì! ».

168
Questa è la conclusione, brusca e inattesa, che segna la fine
del mio viaggio a S. Giovanni Rotondo e del mio libro.
Non sempre si sa fin dove ci può condurre un treno che si
prende per sfuggire la canicola di una grande città, né quale è
la disposizione segreta degli agguati e delle esche.
« Tutto è scherzo d'amore! » diceva Padre Pio.

169
EPILO GO

« Il servo non è da più del suo padrone » - La prova suprema a misura della
gloria - « Fratello, non ne posso più! » - Il 20 settembre 1968, 50° delle
stimmate visibili di Padre Pio e convegno, a S. Giovanni Rotondo, dei Gruppi
di preghiera - L ’ultimo « Buonasera » - Testimonianza di Padre Pellegrino - Il
23 settembre 1968 Padre Pio « muore in piedi » - Fino all’ultima goccia di
sangue - La sua eredità - La Casa Sollievo della Sofferenza.

La morte autentica una vita.


Su questo punto la Chiesa è inflessibile. Miracoli, carismi,
profezie non contano molto mentre i « candidati agli altari »
sono ancora in vita, finché questi non abbiano superato
Pesame della loro sopravvivenza: è questa la ragion d’essere dei
« processi di beatificazione ».
Padre Pio non sfugge alla regola. Quanti grandi di questo
mondo sono irrimediabilmente sepolti nelle segrete della
storia! Sono i poveri, invece, gli umili, i piccoli che emergono,
si impongono, vanno crescendo e agiscono nel più profondo
dei cuori affamati di Dio. Come Teresa di Lisieux, che tanto
aveva amato, Padre Pio trascorre il suo tempo, in cielo, a fare
del bene sulla terra. Dieci anni dopo la sua morte, egli è vivo
più che mai.
Eppure non è più in gioco la frenesia del meraviglioso. I
pellegrini di S. Giovanni Rotondo sanno bene che non
potranno più partecipare alle sue indimenticabili messe, che
cercheranno invano di intrawedere quelle piaghe con cui Dio
lo aveva segnato per renderlo conforme al Figlio suo. I
cappuccini vegliano gelosamente sull’autenticità del suo mes-
saggio e del suo testamento che il tempo, inesorabile, a poco a
poco decanta. « E bene per voi che io me ne vada... »: queste
parole del Signore si possono applicare a Padre Pio. Ormai è la

170
sua intercessione diretta presso il Signore di ogni misericordia
che conta, nel mistero della comunione dei santi. Le folle
silenziose che si accalcano attorno alla sua tomba, nella cripta
della nuova chiesa di S. Giovanni Rotondo, comunicano « in
diretta » con lui attraverso la preghiera, quella che ha riempito
la sua vita. Non lo ripeteremo mai a sufficienza: l’apostolato di
Padre Pio fu tutto soprannaturale e gli « strappi » all’ordine
naturale, di cui traboccano le testimonianze vagliate dalla
commissione rogatoria del suo processo di beatificazione, ne
fanno fede.

Il popolo di Dio non si sbaglia! « Egli è più presente che


mai! » « Egli ci ascolta! » « Non lo si invoca mai invano... ».
Sono soprattutto i suoi « figli spirituali », formalmente adotta­
ti, che continuano a sentirsi diretti, orientati, difesi e spinti
all’avanguardia nella Chiesa.
Poco prima di morire, aveva detto loro: « Mi fermerò sulla
porta del Paradiso, e non entrerò finché tutti i miei figli non
siano dentro ». Una semplice battuta? Coloro che l’hanno
conosciuto sanno bene fino a che punto egli prendesse sul
serio la sua paternità spirituale. « Come posso dimenticarti?
Lo sai quanto mi sei costato? ». Li pagava in contanti, in un
continuo a corpo a corpo con la Giustizia, alle prese con la
Misericordia. Gloriosa eccezione? O piuttosto richiamo dellV
nima di ogni apostolato? Per far piegare le volontà ribelli
bisogna metterci il prezzo. E il mistero della Croce, perpetuato
nel corpo mistico del Cristo, che entra in azione. Come quando
era in vita, Padre Pio si rivolge in primo luogo ai sacerdoti.
La morte del « giusto » (così la Bibbia chiama i santi) non ha
nulla di trionfale. Più essa si rassomiglia alla santa Agonia, più
si rivela feconda, nonostante l’apparente scandalo. Ci sono
voluti cinquant’anni perché Teresa di Lisieux venisse rivalutata
nella gloria del suo totale abbandono: « Dio mio, Dio mio,
perché mi hai abbandonato? ». Prima dell’estasi suprema, ella
non aveva visto che questo abisso cupo e senza speranza.
Generazioni di contemplativi sono vissuti meditando la
« rivelazione » di S. Giovanni della Croce, che cioè un troppo

171
grande amore spezza, nell’ora della morte, il filo sottile che
trattiene sulla terra gli amici di Dio. Mentre scriveva, egli non
aveva ancora fatto « l’esperienza » della morte! Ora, il servo
non è da più del suo padrone. Più egli è conforme
all’« immagine del Figlio », più la sua agonia sarà dura e priva
di ogni consolazione umana. Riuscirà, così, a ottenere ad altri il
diritto di morire tra le braccia di Dio? Non compiangiamolo,
soprattutto! La prova suprema è a misura della gloria.

Padre Pio è morto « in piedi », da quel buon lottatore che


era sempre stato. Com’è lontano il tempo in cui il fante
Francesco Forgione ringraziava il Signore perché era stato
« dimenticato »! Altre battaglie, ben più terribili, lo avevano
tenuto sulla breccia, per più di mezzo secolo! Nel suo
comportamento, nelle sue repliche frizzanti, nelle sue battute e
rimproveri bonari1, ricordava proprio un soldato. Dio ha
potuto chiedergli tutto, fino all’ultima goccia di sangue.

Nemmeno il peso dell’età gli fu risparmiato, né le malattie,


né la fatica. Sapeva sopportare e nascondere col sorriso la sua
grande debolezza. Alcune confidenze sono sfuggite al suo
silenzio.
Un confratello gli aveva detto, mentre lo sosteneva: « Padre
Pio, vi vedo un po’ stanco... ». Lui si fermò bruscamente e
guardandolo fisso: « Soltanto un po'? ».
Fatti pochi passi si fermò di nuovo e disse piano, scandendo
le parole: « Fratello, non ne posso più! ».

1Un sacerdote francese mi racconta: « Sono andato a S. Giovanni Rotondo


poco dopo la mia ordinazione. Ho chiesto a Padre Pio di adottarmi come suo
figlio spirituale. “D ’accordo — mi rispose — ma non farmi fare brutte figure”.
Poco tempo dopo gli dissi, in confessione, che qualche volta, tutto preso dai
miei impegni, tralasciavo il breviario. Per tutta risposta, Padre Pio mi assestò
un paio di ceffoni, a destra e a sinistra: “Così imparerai a trascurare la cosa più
importante. Ma non capisci che tralasciando l’Ufficio tu derubi la Chiesa?”.
Non dimenticherò mai questa lezione — concluse Padre J. — Pensate un po’!
Gli schiaffi mi hanno fatto davvero male; ma lui? Con le sue mani trafitte? Che
non si potevano toccare senza causargli dolori atroci? ».

172
Tuttavia nulla cambia nel ritmo austero della sua vita,
dedicata ai peccatori. Né la messa all’alba, né le soste
prolungate al confessionale, né la preghiera notturna. Ha fatto
camminare « fratello asino » a colpi di scudiscio, e guai se si
ribellava! La grazia del suo stato ha fatto il resto. Senza di essa,
nulla della sua vita sarebbe comprensibile.
Siamo agli inizi del 1968. Il 25 maggio ha compiuto 81 anni.
Dal 16 gennaio 1962 i superiori l’hanno dispensato dalla recita
dell’Ufficio, sostituendo questa norma della Regola con
preghiere orali. Si vedrà Padre Pio sempre con il rosario in
mano. Durante la messa, le gambe non lo reggono. Viene
autorizzato a celebrare da seduto, di fronte ai fedeli, come
raccomanda il Concilio, però in latino: la sua cattiva vista non
gli permette di adeguarsi alla riforma liturgica che autorizza le
lingue nazionali. La folla non si inganna! Il popolo di Dio è
assai sensibile e mai, durante le interminabili messe di Padre
Pio, si sentiva a disagio di fronte allo splendore sacro del
linguaggio liturgico! Chi oserebbe affermare che è sufficiente
« capire »? Dal giorno della sua ordinazione, il 10 agosto 1910,
egli ha esplorato con sempre maggior profondità il mistero
della Croce, perpetuato nel sacrificio eucaristico. E divenuto
una messa vivente. Le folle che confluiscono da tutto il mondo
se ne accorgono, al di là di qualsiasi parola. Un sacerdote
francese mi ha detto: « Da quando ho assistito alla messa di
Padre Pio, non posso più celebrare come facevo prima ».

A partire dal 29 marzo 1968 non si muove più che su una se­
dia a rotelle. « Preferisco che mi si porti al confessionale, piut­
tosto che rinunciare a confessare ». Quando gli si rimprove­
rava la sua « estrema discrezione », replicava con una battuta:
« Vedete, io sono un egoista; non voglio spartire la mia sof­
ferenza con nessuno. Voglio soffrire da solo. Mi farei amari
rimproveri se cercassi, anche solo per un’ora, di venir privato
della mia croce, oppure, il che sarebbe ancor peggio, se
qualcuno si desse da fare per togliermela... ».
I confratelli rievocano con emozione le loro troppo brevi
ricreazioni con lui e certe confidenze di Padre Pio.

173
Poco tempo prima della sua morte, dopo aver ricevuto,
come ogni sera, la benedizione del Padre Guardiano, cominciò
a piangere: « Chiedete con me perdono al Signore per aver io
corrisposto così male alla sua grazia, per non averlo ringraziato
abbastanza per il dono della vocazione! ». Poi confessò
pubblicamente: « Ne ho commessi di peccati! Ubo fatta
grossa... Pensate un po’: dalla nascita, il 25 maggio 1887, fino
alla mia vestizione, il 22 gennaio 1903, non ho mai ringraziato
il Signore per esser stato battezzato molto presto, soltanto
quattordici ore dopo la mia nascita, alle 8 del 26 maggio...
Sono un ingrato! ». E continuava a piangere.
Una sera disse: « E per me una gloria dipendere e ubbi­
dire... ». Più una cosa gli costa, più se ne gloria.
Alcuni libri apparsi in Francia — che chiamavano in causa i
suoi superiori — lo fecero piangere. In una delle sue ultime
lettere Mary Pyle me lo confidò. Scrittori e giornalisti an­
davano a gara nel raccontare fatti sensazionali2. La realtà fu più
cruda, anche sul piano materiale, come alcuni abusi di fidu­
cia nell’amministrazione della Casa Sollievo della Sofferenza.
Continua ad alzarsi alle 2 del mattino, e anche prima, per
celebrare la messa alle 4,30. « Padre, cosa fate durante queste
due ore e mezzo? ». « Mi preparo alla santa Messa ». Vedendo
che non ne poteva davvero più, qualcuno si azzarda a
chiedergli: « Non credete che sia troppo? ». Padre Pio, con
voce fremente di emozione, risponde: « Figlioli, non ci si
prepara mai troppo per tempo alla santa comunione! ». E
aggiunse: « Se un giorno fossi privato della comunione, ne
morirei... ».

Soffre di un’asma bronchiale, con sensazioni di soffocamen­


to. Dopo aver saputo del miglioramento della salute di alcuni

2 Come la storia dei microfoni installati nel suo confessionale, a uso dei
superiori! Il 10 febbraio 1967 Padre Pio inviò una lettera di supplica al suo
Superiore Generale perché impedisse la pubblicazione delle lettere indirizzate
ai suoi direttori, che « erano cadute tra mani indiscrete ». L’intervento
dell’Ordine non ottenne alcun risultato. Si sarebbe dovuto intentare una
causa: né Padre Pio né i superiori vollero ricorrere « a questi rimedi estremi ».

174
suoi amici, lo si stuzzica: « Voi prendete tutto sulle vostre
spalle! ». « Purché stiano bene gli altri. Io non conto nulla! ».
Alla fine del 1967, si volle fare il « bilancio » delle sue
confessioni, severamente regolate dai confratelli delegati a
questo compito: 15.000 donne e 10.000 uomini, a cifre
« arrotondate ». E pensare che, a causa dell’estrema debolezza,
ora svolge solo più la metà del lavoro di prima. Imperturbabili,
i suoi penitenti, sovente accorsi da lontano, aspettano con
pazienza.

Padre Pio non legge i giornali, ma non ignora tuttavia la


tempesta che scuote il mondo e la Chiesa. Come tutti i grandi
contemplativi, interpreta gli avvenimenti nella prospettiva di
Dio. Il Vaticano II doveva scatenare le potenze delle tenebre,
che avrebbero tentato di ridurlo a una caricatura. Ed ecco che
quest’umile frate, che delega ai segretari il compito di
rispondere agli innumerevoli corrispondenti, infrange brusca­
mente il suo silenzio per scrivere... A chi? Al papa Paolo VI,
undici giorni prima di morire.
La lettera porta la data del 12 settembre 1968.
E il periodo in cui, a Roma, il Capitolo generale dei
Cappuccini conclude le sue sedute. Pubblicata una settimana
dopo la morte di Padre Pio sulVOsservatore Romano, questa
lettera acquista valore di testamento.

Santità,

«approfitto del vostro incontro con i Padri Capitolari per


unirmi spiritualmente ai miei Confratelli ed umiliare ai Vostri
piedi il mio affettuoso ossequio, tutta la mia devozione verso la
Vostra Augusta Persona, neWatto di fede, di amore ed
obbedienza alla Dignità di Colui che rappresentate sulla ter­
ra. LOrdine dei Cappuccini è stato sempre in prima linea
nell·amore, fedeltà, obbedienza e devozione alla Sede Apostoli­
ca; prego il Signore che tale rimanga e continui nella sua tra­
dizione di serietà e austerità religiosa, povertà evangelica,

175
osservanza fedele della Regola e delle Costituzioni, pur rinno­
vandosi nella vitalità e nello spirito interiore, secondo le
direttive del Concilio Vaticano Secondo, per essere sempre più
pronto ad accorrere nelle necessità della Madre Chiesa, al cenno
della Santità Vostra.
« So che il Vostro cuore soffre molto in questi giorni per le
sorti della Chiesa, per la pace del mondo, per le tante necessità
dei popoli, ma soprattutto per la mancanza di obbedienza di
alcuni, perfino cattolici, all'alto insegnamento che Voi, assistito
dallo Spirito Santo e nel nome di Dio, ci date. Vi offro la mia
preghiera e sofferenza quotidiana, quale piccolo ma sincero
pensiero deWultimo dei Vostri figli affinché il Signore Vi
conforti con la sua Grazia per continuare il diritto e faticoso
cammino, nella difesa dell·eterna Verità, che mai si cambia col
mutar dei tempi. Anche a nome dei miei figli spirituali e dei
“Gruppi di Preghiera” Vi ringrazio per la parola chiara e decisa
che avete detto, specie neWultima enciclica “Humanae Vitae”, e
riaffermo la mia fede, la mia incondizionata obbedienza alle
Vostre illuminate direttive.
« Voglia il Signore concedere il trionfo alla verità, la pace alla
Sua Chiesa, la tranquillità ai popoli della terra, salute e
prosperità alla Santità Vostra, affinché, dissipate queste nubi
passeggere, il Regno di Dio trionfi in tutti i cuori, mercé la
Vostra opera apostolica di Supremo Pastore di tutta la Cristia­
nità.
« Prostrato ai Vostri piedi Vi prego di benedirmi, insieme ai
Confratelli, ai miei figli spirituali, ai “Gruppi di Preghiera”, ai
miei ammalati, a tutte le iniziative di bene che nel nome di Gesù
e con la Vostra protezione ci sforziamo di compiere.
«San Giovanni Rotondo, 12 settembre 1968.
«D ella Santità Vostra umilissimo figlio.
P. Pio, Cappuccino ».

Espressioni a prima vista stereotipate, nessuno slancio


mistico, ma parole che conservano tutto il loro peso. Padre Piò
pensa alla sua morte imminente? Secondo alcune confidenze,
egli Γaveva prevista. Un motivo di più per affidare, con uno
sforzo supremo, al Papa in persona la sua eredità: i Gruppi di

176
preghiera che, da tanto tempo, si vanno moltiplicando nel
mondo e la Casa Sollievo della Sofferenza che egli stesso ha
ideato, costruito e lanciato nonostante un vero uragano di
incomprensioni, opposizioni e addirittura di malversazioni di
falsi fratelli.

Curiosamente, in entrambi i casi, Padre Pio si dimostra un


precursore del Vaticano II. Questo cappuccino, nascosto da
cinquantanni in un angolo sperduto del monte Gargano,
possiede un senso acuto dei mali di cui soffre il mondo
moderno, e quindi la Chiesa in esso impegnata: il male di Dio,
il disordine spirituale che può avere, come unico rimedio, la
fiducia liberatrice e illimitata in Dio che è Amore. Abbiamo
insistito sulle predilezioni di Padre Pio per i « grandi
peccatori »! E perché li ha visti venire da lontano, tanto più
affamati quanto più sviati. Come abbiamo detto tante volte: i
più gloriosi successi di Padre Pio, quelli ottenuti nel mistero
della riconciliazione, resteranno nascosti fino al giorno del
Signore.

Le sue parole d’ordine sono di una luminosa semplicità:


obbedienza, costi quello che costi, al Cristo Signore, vivente
nella Chiesa, suo Corpo mistico, e rappresentato dal successore
di Pietro. Quest’obbedienza eroica egli l’aveva testimoniata
all’epoca in cui la Santa Sede lo aveva sottoposto alle più dure
prove, vietandogli la confessione e le messe pubbliche. Mai si
era ribellato contro queste drastiche misure di cui oggi
conosciamo l’origine! Quello che chiede ai suoi figli egli lo
aveva già praticato in uno spirito di totale abbandono,
senz’ombra di rivolta interiore. Il suo sguardo purificato dalla
sofferenza non ha smesso di scorgere, attraverso i suoi
« persecutori », il Signore che non cessa di potare la sua vigna
perché porti « più frutto ». D ’altronde, nel corso delle sue
singolari lotte con lo Spirito del Male che non cessava di
tentarlo contro l’obbedienza, egli aveva potuto individuare la

177
radice del peccato, di ogni peccato che dice no a D io3. Di fronte
alla crisi che sconvolge la Chiesa, propone un unico rimedio:
1’obbedienza. Un’obbedienza soprannaturale la quale, tramite il
Magistero, dice sì a Dio. Da ciò l’importanza fondamentale
della preghiera che restituisce a noi, ciechi, il senso di Dio.
Vedremo immediatamente l’applicazione di queste parole
d’ordine, dopo la morte di Padre Pio! Per rilevarne tutto il
peso, guardiamolo morire.

I suoi confratelli sono tutti d’accordo: fin dagli inizi Padre


Pio aveva « capito » il Concilio ecumenico. Non aveva bisogno
dei mass-media per comprenderne l’importanza e gli inevitabi­
li rischi e polemiche. Non sarebbe stato certo lui a opporre alle
« riforme » una resistenza accanita! Egli vede lo Spirito di Dio
all’opera, ma sa anche che Dio ha bisogno di uomini liberi per
realizzare i suoi disegni di amore: di uomini che gli rispondano
« sì ». Padre Pio non ha mai smesso di dire « sì » a Dio.
Nato da una famiglia di contadini, al contrario di certi
tecnocrati o « intellettuali » ridotti a solo cervello4, e con le
mani atrofizzate, Francesco Forgione fu alla scuola degli alberi,
suoi fratelli5. Anche la Chiesa è come un gigantesco albero
ramificato che si spoglia in autunno di rami e foglie morte —
ma è solo questione di una stagione e di alcuni elementi di vita
mondana — perché possa scorrere a primavera una nuova linfa
e far sbocciare nuove gemme, per nuove fioriture. Questo
vecchio di 81 anni vive dell’eterna giovinezza della Chiesa.
Però sente di essere alla fine della sua corsa. Come Paolo di
Tarso, anch’egli è in balìa di ogni istante che trascorre, carico
di eternità. Nonostante le infermità non si risparmia, e non
limita che ai momenti di assoluta spossatezza l’assenza dal

3II celebre e intraducibile der Geist der stets verneint, del « Faust » di
Goethe: lo spirito del « no » permanente.
4 II celebre «... ma essi non hanno mani », di Péguy.
5 San Bernardo diceva di aver « imparato molto più nei boschi che nei libri:
plus in silvis quam in libris ». All’origine dei nostri sistemi disincarnati, non vi è
forse una frattura sacrilega con il nostro ambiente naturale? E la natura si
vendica. Non è senza ragione che gli esperti in ecologia lanciano l’allarme!

178
confessionale. « Devo lavorare! » dice ai suoi figli che lo
supplicano di riposarsi un po’. E li rimbrotta: « Non fatemi
perdere tempo ». Secondo un orario rigorosamente definito, si
chiude nel suo confessionale: file interminabili di penitenti
sono sempre in attesa. Per fortuna, nessuno può controllare le
sue notti, che egli trascorre, verso la fine della vita, in poltrona,
tanto si sente soffocare!

Il 20 settembre 1968 Padre Pio celebra, nell’intimità del suo


cuore, il 50° anniversario di quelle piaghe con cui il Signore lo
aveva « decorato », per sua gloria e sua umiliazione. Non
avrebbe mai permesso ai suoi figli di fare, per l’occasione,
« troppo chiasso ». Con una santa astuzia, i Gruppi di
preghiera, che nel 1968 erano 726, diffusi in circa venti
nazioni, con 68.000 iscritti, avevano fissato per il 22 settèmbre
il loro congresso internazionale, a S. Giovanni Rotondo. Due
piccioni con una fava! Gli alberghi, ormai in buon numero,
sono presi d’assalto. Molti pellegrini dormono all’aperto
oppure vegliano in preghiera. La chiesa è letteralmente
sommersa da rose scarlatte, « colore del sangue ». Altrettanto
il vecchio crocifisso nel coro dell’antica chiesa, davanti al
quale, cinquant’anni prima, Padre Pio « aveva ricevuto le
stimmate ». La sera ci fu una fiaccolata. « Una folla immensa »
aveva invaso i dintorni del convento, e gridava a piena voce:
« Viva Padre Pio! ». Una gran quantità di fuochi d’artificio
coronò quella giornata di « omaggio e di ringraziamento ». Il
mattino seguente, Padre Pio chiese ingenuamente ai confratel­
li: « Perché ieri sera hanno fatto tutto quel baccano? ».

Il 21 settembre Padre Pio subisce un violento attacco di


asma. Si sente soffocare, e chi gli è accanto si preoccupa. Non
può celebrare la messa; gli viene portata la comunione.
Febbrilmente afferra la mano del Padre Guardiano che gli
sussurra all’orecchio: « Coraggio! Domani ci sarà il congresso
internazionale dei Gruppi di preghiera. Dovete riprender forza.
E la festa del 50° anniversario delle vostre stimmate ». « Che

179
festa!? — replicò Padre Pio. — Vorrei fuggire e scomparire,
tanto mi sento confuso! ». Tuttavia, dall'alto della tribuna,
benedì la folla entusiasta, agitando in tutte le direzioni il suo
grande fazzoletto bianco.
L'indomani, 22 settembre 1968, Padre Pio voleva celebrare
una messa semplice, come al solito, alle cinque del mattino. Ma
il Padre Guardiano gli fa « dolce violenza » perché celebri
« una messa cantata e solenne ». Ancora una volta, Padre Pio
obbedisce.
Un servizio d'ordine improvvisato si trovò in difficoltà ad
arginare la folla in delirio. Per tutta la durata della messa,
Padre Pio sembrò resistere a prezzo di uno sforzo sovrumano,
ma al momento di rientrare in sacrestia, davanti alla folla, si
lasciò crollare al suolo. Venne sostenuto e fu aiutato a
raggiungere la sacrestia sulla sua sedia a rotelle, col viso
« mortalmente pallido ed esangue ». Passando tra la gente
continuava a benedire ripetendo, con voce « cupa e tenera »:
« Figli miei, figli miei! ». Era un addio, ma nessuno voleva
pensarci.
Prima della messa delle 10,30, contrariamente al suo solito e
al programma previsto, apparve alla finestra « per salutare e
benedire la folla ». Nessuno lo aspettava prima di mezzogior­
no, per cui ci fu un'esplosione di gioia, di urla e di applausi.
Padre Pio agitava il fazzoletto in continuazione. Assistette alla
messa dalla tribuna. Cercò ancora una volta di alzarsi per
benedire « i suoi figli ». Restò un attimo piegato in due,
cercando di sollevare il braccio per un ultimo gesto di
benedizione.
Coloro che lo videro affermano, all'unanimità, che era
« bianco come un'apparizione », di un « pallore estremo »,
« come se venisse da un altro mondo ».
Alla sera, ancora una volta, rispondendo alla marea umana
radunata davanti alla sua finestra, « appare per un momento,
agita il suo fazzoletto più a lungo del solito. “Grazie, Padre!
Buona notte! Padre! Arrivederci’ Padre!” ».
Lo si era visto così spesso all'estremo delle forze, eppure
resistere « nonostante tutto », che nessuno voleva credere che
quella fosse « l'ultima buona notte ». Padre Pio non aveva

180
ancora cercato, quella stessa mattina, di avviarsi al confessiona­
le per confessare le donne? Con tutto il sangue che « perde »
ogni giorno, da cinquantanni, non sarebbe dovuto morire già
da molto tempo? Dio ha provveduto all’ultimo incontro. La
folla dei suoi « figli », accorsi dai quattro angoli del mondo,
per festeggiare il 50° anniversario delle sue stimmate e
ristituzione dei Gruppi di preghiera, non immagina certo il
dolore che l’attende.
Abbiamo sotto mano la preziosa testimonianza di un
confratello di Padre Pio, Padre Pellegrino, che trascorse
accanto a lui l’ultima notte, fino al momento della morte.
Nessun racconto può sostituire queste pagine precise e sobrie.
Eccole:

« Poco dopo le ore 21 del 22 settembre 1968 », egli racconta,


« quando il Padre Mariano si era già allontanato dalla cella n. 4
ed io vi ero entrato6, Padre Pio per mezzo del citofono mi chiamò
nella sua stanza: era a letto, coricato sul fianco destro. Mi
domandò soltanto l'ora segnata dalla sveglia posta sul suo
comodino. Dai suoi occhi arrossati asciugai qualche piccola
lacrima e ritornai nella cella n. 4 per mettermi in ascolto presso il
citofono sempre acceso.
« Il Padre mi chiamò ancora per altre cinque o sei volte fino
alla mezzanotte; ed aveva sempre gli occhi rossi di pianto, ma di
un pianto dolce, sereno.
« A mezzanotte, come un bambino pauroso, mi supplicò:
“Resta con me, figlio mio”; e cominciò a chiedermi con molta
frequenza l'orario. Mi guardava con gli occhi pieni di implorazio­
ne, stringendomi fortemente le mani.
« Poi, come se si fosse dimenticato deWorario chiestomi in
continuazione, mi domandò: “Uaglio, a } ditte la Messa?".
Risposi sorridendo: “Padre spirituale, è troppo presto adesso per
la Messa". Ed egli replicò: “Beh, stamattina la dirai per me”. Ed
io: “Ma ogni mattina la dico secondo le sue intenzioni”.
« Successivamente volle confessarsi e, terminata la sua

6Da qualche tempo, alcuni confratelli si davano il cambio, con discrezione,


nella cella n. 4, pronti al minimo richiamo di Padre Pio.

181
sacramentale confessione, disse: “Figlio mio, se oggi il Signore
mi chiama, chiedi perdono per me ai Confratelli di tutti i fastidi
che ho dato; e chiedi ai Confratelli ed ai figli spirituali una
preghiera per Γanima mia”.
« Risposi: “Padre spirituale, io sono sicuro che il Signore la
farà vivere ancora a lungo, ma, se dovesse aver ragione lei, posso
chiederle un'ultima benedizione per i Confratelli, per i figli
spirituali e per i suoi ammalati?”.
« E lui: “Sì che li benedico tutti; chiedi anzi al Superiore che la
dia lui per me questa ultima benedizione”.
« Infine mi ha chiesto di rinnovare l'atto della professione
religiosa.
« Era l'una quando mi disse: “Senti, figlio mio, io qui a letto
non respiro bene. Lasciami alzare. Sulla sedia respirerò meglio”.
« L'una, le due, le tre erano gli orari in cui soleva alzarsi per
prepararsi alla santa Messa e, prima di sedersi sulla poltrona, fare
quattro passi per il corridoio. Quella notte notai con mia grande
meraviglia che camminava dritto e spedito come un giovane,
tanto che non vi era bisogno di sostenerlo. Giunto sull'uscio
della sua cella, disse: “Andiamo un po' sul terrazzino”. Lo seguii
tenendogli la mano sotto il braccio; egli stesso accese la luce e,
arrivato vicino alla poltrona, si sedette e guardò in giro per il
terrazzino curiosando: sembrava che con gli occhi cercasse
qualcosa. Dopo cinque minuti volle tornare nella cella. Cercai di
sollevarlo ma mi disse: “Non ce la faccio”. Infatti si era
appesantito. “Padre spirituale, non si preoccupi”, gli dissi
incoraggiandolo e prendendo subito la sedia a rotelle che era a
due passi. Per le ascelle lo sollevai dalla poltrona e lo posi a
sedere sulla sedia. Egli stesso sollevò i piedi da terra e li poggiò
sul predellino.
« Nella cella, quando lo ebbi adagiato sulla poltrona, egli mi
disse indicandomi con la mano sinistra e con lo sguardo la sedia a
rotelle: “Portala fuori”.
« Rientrato nella cella, notai che il Padre incominciava ad
impallidire. Sulla fronte aveva un sudore freddo. Mi spaventai,
però, quando vidi che le sue labbra cominciavano a diventare
livide. E ripeteva continuamente: “Gesù, Maria”, con voce
sempre più debole.

182
« Mi mossi per andare a chiamare un confratello, ma egli mi
fermò dicendo: “Non svegliare nessuno”. Io mi avviai ugualmen­
te e, correndo, mi ero allontanato di pochi passi dalla sua cella,
quando mi chiamò ancora. Ed io, pensando che non mi
chiamasse per dirmi la stessa cosa, tornai indietro. Ma quando mi
sentii ripetere: “Non voglio nessuno”, gli risposi con atto di
implorazione: “Padre spirituale, adesso mi lasci fare”. E di corsa
mi avviai verso la cella di Padre Mariano, ma vedendo aperto
l'uscio di Fra Guglielmo, entrai, accesi la luce e lo scossi: “Padre
Pio sta male!” In un momento Fra Guglielmo raggiunse la cella
del Padre ed io corsi a telefonare al dottor Sala. Questi giun­
se dopo dieci minuti circa e, appena vide il Padre, preparò
subito l'occorrente per fargli subito un'iniezione. Quando tut­
to fu pronto, Fra Guglielmo ed io cercammo di sollevarlo,
ma, non riuscendovi, dovemmo adagiarlo sul letto. Il dot­
tore fece l'iniezione e poi ci aiutò a riadagiarlo sulla poltrona,
mentre il Padre ripeteva con voce sempre più fievole e con il
movimento delle labbra sempre più impercettibile: “Gesù,
Maria”.
« Frattanto, chiamati dal dottor Sala, cominciavano ad
arrivare Mario Pennelli, nipote di Padre Pio, il Direttore
sanitario della Casa Sollievo dottor Gusso, e il dottor Giovanni
Scarale; mentre, chiamati da me, erano già arrivati il Padre
Guardiano, il Padre Mariano ed altri Confratelli.
« Mentre i medici davano l'ossigeno, prima con la cannula e
poi con la maschera, il Padre Paolo da San Giovanni Rotondo
amministrava al Padre Spirituale il Sacramento degli infermi e
gli altri confratelli inginocchiati all'intorno pregavano.
« Alle ore 2,30 circa, dolcemente, chinò la testa sul petto: era
spirato ».

Intanto, sul piazzale e lungo la strada che porta al convento,


la folla si andava infittendo, impaziente. Il portone della
« chiesa nuova » restava chiuso. Ormai era l’ora della messa. Il
freddo dell’alba penetrava nelle ossa dei pellegrini, tutti figli
« adottati » da Padre Pio, senza eccezioni, i quali sentivano di
poter avanzare qualche diritto sul suo cuore inesauribile. Ma

183
ecco che la notizia scoppia e si diffonde. Quel cuore trafitto a
immagine del suo Maestro ha cessato di battere!
Convocate in fretta dai dintorni, le forze dell’ordine cercano
di arginare la folla. Eccoli, impietriti dallo stupore, ma « per
nulla disperati », questi figli adottivi di Padre Pio, che avevano
imparato alla sua scuola il rispetto dovuto a « nostra sorella
Morte ». C ’è un libro che non sarà mai scritto quaggiù: quello
dei legami che uniscono, oltre le porte della morte, ognuno di
questi innumerevoli pellegrini a colui che, una volta per
sempre, li ha adottati. Non è certo per scherzo che Padre Pio si
faceva chiamare « padre ». Come San Paolo, egli conosceva i
dolori del parto, la sofferenza che costa liberare il peccatore
dalla maschera che lo soffoca, per restituirgli la sua identità.
Era necessario consegnare per l’ultima volta la spoglia di
questo « padre universale » alla folla in lacrime. Però,
nonostante un dolore così straziante, nessun eccesso né
disperazione. « Mi è sempre presente », dice una donna a bassa
voce. Fin dalla sua morte, Padre Pio inaugurava questa
presenza definitiva che, al di là della realtà sensibile, tocca
direttamente le anime. La sopravvivenza dei santi è un mistero
di presenza.
Ciò non impediva che si desiderasse ancora vederlo, baciare
un’ultima volta le sue mani e i suoi piedi, la tonaca, lo
scapolare. La notizia si diffuse nel mondo nel giro di poche
ore. In aereo, in treno o in auto, i suoi « figli lontani »
cominciarono ad affluire.
Al momento della sua sepoltura, i confratelli di Padre Pio
rimasero stupefatti. Non c’era più alcuna traccia delle
stimmate! Al posto delle piaghe aperte e sanguinanti, così
spesso esaminate lungo cinquant’anni, non erano rimaste che
sottili croste, che ben presto si staccarono. La pelle, sulla zona
delle piaghe, era « liscia come quella di un neonato ».
Riconosciamo che alcuni rimasero perplessi, o addirittura
scandalizzati. Per mostrarlo alla folla, si rimisero a Padre Pio le
sue spesse calze e i mezzi guanti di lana. Ma furono i medici
che lo curavano e lo conoscevano da anni a restare più
disorientati. Le piaghe non cicatrizzano su un cadavere! E non
c’era nulla neanche all’interno delle piaghe, quelle « trafitture

184
da parte a parte » i cui frequenti e indiscreti esami tanto
Pavevano fatto soffrire. Si cercava invano una spiegazione a un
« fenomeno eminentemente miracoloso come quello delle
stimmate », mi ha dichiarato un medico.
A me sembra che, lungi dallo « sconfessarlo », Dio abbia
voluto una volta per tutte autenticare quelle piaghe con cui
aveva « segnato » il suo discepolo.
Come il Cristo in croce, Padre Pio ha dovuto versare fino
all·ultima goccia il suo sangue. Si può dire che è morto... col
contagocce. Il Signore lo aveva preavvisato? Il fatto è che dopo
morto era « bianco come un lenzuolo ». « Bello e irradiante
una pace ineffabile », ma « pallido come la cera », « diafano »,
« luminoso ». I testimoni non riuscivano a esprimere l'impres­
sione di quel corpo traslucido.
Alle 8,30 si aprono finalmente le porte della chiesa. La folla,
da tante ore in attesa, vi si ammassa. Tutti vogliono avvicinarsi
al feretro, vederlo, toccarlo Pultima volta, affidargli delle
« commissioni per il cielo », farsi ascoltare. Richiamati da ogni
parte, i nuovi arrivati si uniscono ai pellegrini. Non dichiarano
la loro identità, ma sappiamo, da fonte sicura, che molti hanno
lasciato in sospeso ogni cosa, per precipitarsi a S. Giovanni
Rotondo con Γaereo... dal Canada, dagli Stati Uniti, dal
Brasile, dall'Argentina...
Piuttosto che esaurirsi, la coda si allunga di continuo. Verso
le 23, i Cappuccini tentano invano di chiudere le porte della
chiesa. Sotto la pressione della gente, « sono costretti a
riaprirle ». « Cerano persone che attendevano da tre o quattro
ore ». I poveri carabinieri impegnati nel servizio d’ordine
erano esausti, e si davano il cambio senza intermittenza. Non
che si creassero scompigli, ma era necessario incanalare tutta
quella folla, informare i nuovi arrivati, aiutare gli stranieri.
Il 26 settembre, alle 19, si svolsero i funerali. Ventiquattro
sacerdoti concelebravano all’altare maggiore, assieme al Padre
Generale delTOrdine. Dopo l’omelia funebre, fu letto il
messaggio di condoglianze di Paolo VI, e il Padre Guardiano
impartì a tutti « l’ultima benedizione di Padre Pio ».
Nel 1923 l’umile cappuccino aveva espresso un desiderio:
che un giorno le sue spoglie potessero riposare « in un pic­

185
colo angolo tranquillo di questa terra », « in segno di
predilezione per questo popolo generoso, presente nella mia
preghiera ».
Il suo desiderio fu esaudito. Nella cripta della chiesa, a S.
Giovanni Rotondo, si trova una tomba mai trascurata,
costantemente ricoperta di fiori, punto d’incontro degli
« innumerevoli figli » di Padre Pio, e luogo di grazie,
soprattutto spirituali. Nessuno se ne va da questo sperduto
angolo del Monte Gargano, divenuto centro di attrazione e di
salvezza, senza sentirsi esaudito, anche se non sempre secondo
le precise richieste delle suppliche rivolte a Padre Pio. Non
abbiamo mai smesso di rilevarlo: « consentire a Dio » nei suoi
disegni imperscrutabili, accettare la croce che sbarra la strada e
tenta alla disperazione, « continuare secondo le nostre mo­
deste possibilità l’opera di Padre Pio », tutto questo è
un miracolo ben più grande della guarigione di un cancro.
Si direbbe che, dopo la sua morte, Padre Pio si sia specializ­
zato nella mobilitazione delle sue truppe in aiuto della Chie­
sa. Esaminiamo da vicino, con un rapido sguardo, la sua
« eredità ».

I Gruppi di preghiera che hanno invaso il mondo sono nati


dal suo cuore « acceso d’amore », in risposta agli appelli,
sempre più accorati, dei pontefici. Una delle peggiori disgrazie
dei nostri tempi, vera sorgente di sventure, è la dimenticanza di
Dio. Ora, la preghiera « fa presa su Dio », stabilisce dei legami.
L ’originalità dell’opera di Padre Pio consiste nella sua massima
agilità. Né regole, né quadri. Soltanto il Vangelo preso alla
lettera. Il 5 maggio 1966 Padre Pio ha chiarito così il suo
pensiero: « Siate focolari di fede e di amore in mezzo ai quali
Cristo stesso è presente, ogni volta che vi radunate per pregare
e per convivere l’agape fraterna, sotto la guida dei vostri
pastori e dei vostri direttori spirituali ».
L ’« originalità » dei Gruppi di preghiera di Padre Pio
consiste nella loro dipendenza diretta dalla Chiesa; la presenza
del sacerdote, come condizione indispensabile per evitare ogni
deviazione, ogni improvvisazione e ogni indiscrezione; la recita

186
del Rosario secondo le intenzioni di Padre Pio, che coincidono
con quelle della Chiesa; la messa celebrata in stretta fedeltà alle
riforme liturgiche del Vaticano II; il rendimento di grazie.
Venga chi vuole e chi può! La presenza dei « figli spirituali »
di Padre Pio si allarga a macchia d'olio. E l'apostolato
d'oltretomba di questo sacerdote (« prima di tutto prete,
soprattutto prete ») che cerca con mezzi « apparentemente
poveri » di rendere meno pesante la « grande sofferenza della
Chiesa ».
L'unica parola d'ordine, senza limitazioni: « Se l'autorità
ecclesiastica locale non approva un Gruppo di preghiera, è
possibile un'unica soluzione: obbedire immediatamente, senza
lamentele né recriminazioni. La Chiesa è nostra madre, ad essa
dobbiamo un'obbedienza incondizionata ».
Non abbiamo nascosto, in tutte queste pagine, quello che
dovette soffrire Padre Pio da parte della Chiesa. Prova del
fuoco che ha purificato la sua fede e il suo amore dalle scorie
che inquinano la nostra condizione umana: non è rimasto che
l'oro puro.

Era anche necessario che i Gruppi di preghiera avessero un


punto di ritrovo e, diciamo pure, di incoraggiamento. Nella
massa di innovazioni febbrili ed eccentriche che pullulano in
alcune chiese, l'iniziativa di Padre Pio appariva decisamente
inconsueta. Chi, ai nostri giorni, si preoccupa dell'« ob­
bedienza », a qualsiasi livello?
Eppure, tutto si fonda su quest’alternativa fondamentale,
consacrata dalla croce redentrice: Cristo Salvatore « obbediente
fino alla morte ». Cristo « che si perpetua e si diffonde », nella
sua Chiesa, per tutto il mondo. L ’obbedienza che, di gradino in
gradino, sale verso di lui e attraverso lui al Padre. Il mistero
dell’obbedienza consacrata o sacerdotale.
Dall’altra parte, tutto ciò che comporta il rifiuto dell'obbe­
dienza. Su questo punto, la Bibbia è di una chiarezza
inequivocabile. All'origine del peccato c'è un atto di disobbe­
dienza. Importano poco le interpretazioni letterarie del libro
della Genesi! Tutto l'Antico Testamento è un dialogo appas­

187
sionato tra Dio, lo Sposo fedele, e il popolo dalla dura cervice
che lo respinge. Tutto il Nuovo Testamento si riassume
nell'obbedienza redentrice del Figlio che assume su di sé i
peccati del mondo: « Il Figlio di Dio, Gesù Cristo che
abbiamo predicato tra voi... non fu “sì” e “no”, ma in lui c'è
stato il “ sì” » (2 Cor 1,19).
Molti Padri della Chiesa, dOriente e dOccidente, testimo­
niano in questo senso. Come mai, allora, negli studi biblici,
oggi tanto di moda, tutti questi testi e le loro conseguenze
dottrinali vengono trascurati? D'un tratto l'insegnamento
religioso, la catechesi, l'annuncio della Parola durante le
celebrazioni eucaristiche, sono andati rarefacendosi. Non si
può salvare un albero troncando le radici! Ogni esegeta
coscienzioso deve saper scorgere nell 'obbedienza del Figlio il
centro del problema e il prezzo di sangue della redenzione. Del
resto gli scrittori spirituali dell'Occidente, ma soprattutto
quelli orientali, non denunciano forse gli interventi
« omicidi », nella storia del mondo, di colui al quale la Bibbia
attribuisce le insegne del rifiuto, ostinato per sempre nel noi
Affermiamolo senza timore: l'opera di Padre Pio va più che
mai contro corrente. Ma proprio per questo motivo essa
rappresenta, per moltissimi cristiani immersi nel disordine,
un'àncora di salvezza. Né a destra, né a sinistra, ma nel senso
della Chiesa considerata in spirito di fede, corpo mistico del
Cristo. In unione soprannaturale col suo vicario, oggi più che
mai sconfessato, offeso, crocifisso. E la sua porzione di gloria,
ma guai a coloro che infrangono Munita, sotto qualsiasi
pretesto!
L'Opera di Padre Pio si ispira a questi principi basilari della
fede. Fondata e vivificata in un intimo contatto con Dio, essa si
concretizza nelle sue strutture esteriori: la Casa Sollievo della
Sofferenza.

Ecco in che modo Padre Pio ha tracciato il suo « pro­


gramma », in un discorso ufficiale tenuto il 5 maggio 1957,
in occasione del primo anniversario della Casa:
« La Casa dovrà aumentare il numero dei suoi letti. Ad essa

188
dovranno aggiungersi due case, una per donne e una per
uomini dove gli spiriti e i corpi affaticati e stanchi vengano al
Signore e ne abbiano da Lui sollievo. Un centro di studi
intercontinentale dovrà coadiuvare i sanitari e perfezionare la
loro cultura professionale e la loro formazione cristiana. I figli
delTOpera dovranno trovare qui la casa comune dei loro
Gruppi di preghiera ; i sacerdoti troveranno qui un cenacolo per
loro; gli uomini, le donne, le religiose troveranno qui delle case
per curare ancor più la loro formazione spirituale e la loro
ascesa a Dio ».
Tutto questo suona come una consegna militare. Padre Pio
non ha finito di sorprenderci. La « clinica », a S. Giovanni
Rotondo, non è solo nata dal suo grande cuore, ma secondo le
sue precise direttive, nei minimi particolari messi a punto
insieme con i suoi collaboratori.
Qualcuno mi ha detto, ridendo, che oltre alla vocazione del
cappuccino Padre Pio aveva anche quella del medico. Il fatto è
che i suoi più cari amici erano eminenti clinici, come il dottor
Sanguinetti « che ha seguito per sette anni e mezzo, pietra
dopo pietra, la costruzione della clinica, e ha persino sofferto
la fame — secondo la testimonianza di Padre Pio — pur di non
sottrarre una sola lira alle offerte destinate a quest’opera; egli
morì sul lavoro, il 6 settembre 1954 ».
Abbiamo scritto in precedenza come i medici avessero fatto
soffrire Padre Pio, esaminando e controllando a più riprese
« le sue strane piaghe ». Ora, alcuni medici, convinti dall’evi­
denza, si sono posti al suo servizio, per realizzare il suo
progetto di un ospedale d’avanguardia, destinato al Cristo
« presente » negli ammalati e nei « poveri ».
Per anni e anni, nel confessionale, egli aveva incontrato degli
infermi, spesso incurabili. Si è parlato molto delle guarigioni
da lui ottenute attraverso la preghiera e i sacrifici7, ma il loro
numero è minimo in confronto a tutti quei casi che, condannati
dalla scienza medica, cercavano in Padre Pio « l’ultimo

7Qualcuno ha sorpreso Padre Pio in uno dei suoi rudi colloqui col Signore,
dopo la morte del dottor Sanguinetti: « Perché non me l’hai detto? Se l’avessi
saputo, te lo avrei strappato! ». Solo gli spiriti ottusi si scandalizzano di fronte
allo schietto linguaggio dei santi.

189
soccorso ». E questo prete piagato era troppo ancorato a Dio
per non scorgere, in certi casi dolorosi, un invito a salire più in
alto o, meglio, a trasfigurare il dolore gettandolo sulla croce.
« In ogni malato, diceva, c'è Gesù che soffre! In ogni povero
c'è Gesù che languisce! Allora, in ogni povero Gesù è dop­
piamente presente ».
« Quest'opera — scriveva Padre Pio in una lettera alla Santa
Sede, nel 1957 — vorrebbe portare l'amore di Dio nelle anime
e formarle a questo amore mediante il richiamo della carità
perché gli uomini, anche con essa, si ritrovino in Gesù
Crocifisso come un solo gregge, guidati dal Magistero
Apostolico e dalla sollecitudine vigile del suo Vicario in
terra ».
Animato da questo desiderio e da questo amore per la
Chiesa, con la medesima lettera supplicava la Santa Sede ad
accettare in « legato » l'Opera Casa Sollievo della Sofferenza, e
nel testamento olografo dell' 11 maggio 1964 nominerà la stessa
Santa Sede, e per essa il Sommo Pontefice pro-tempore, erede
universale di tutti i beni mobili e immobili di sua proprietà. Il
testamento, tenuto segreto per oltre quattro anni, fu pubblica­
to il 4 novembre 1968, quarantatré giorni dopo la sua
morte.
Di tappa in tappa, di cui alcune dolorose, l'Opera è stata
interamente presa in gestione dal Vaticano, e affidata a un
« cardinale protettore ». Rileviamo come, fin dagli inizi, la
clinica di S. Giovanni Rotondo sia esistita come organismo
autonomo, senza alcuna diretta dipendenza dall’Ordine dei
Cappuccini. Nel verbale della fondazione, anche il nome di
Padre Pio, « fondatore titolare », è posto tra parentesi. Il
provinciale gli ordinò, « come agli altri religiosi, di mantenersi
fuori da questa impresa, poiché i religiosi non devono chiedere
né ricevere doni ». La Casa ha quindi carattere civile, con
strutture legali di Associazione.
Naturalmente i promotori dell’Opera non fanno nulla senza
aver consultato Padre Pio. E, per cominciare, occorre denaro!
Padre Pio non rinnega in alcun modo la sua paternità spirituale
verso la Casa. Il giorno della sua « nascita », dichiarò ai due
medici presenti: « Stasera comincia la mia grande opera terrena.

190
Benedico voi, e tutti coloro che daranno il loro contributo... ».
Poi, frugando nelle sue capaci tasche di cappuccino, ne trasse
una moneta d’oro: « Anch’io, disse, desidero offrire il mio
obolo... ».
Il seguito ricorda le meravigliose avventure della Leggenda
Aurea. Si tratta però di nostri contemporanei, e in tal caso della
cara Barbara Ward, scomparsa di recente per un cancro che la
minava da anni, ma che non le aveva impedito di svolgere un
ruolo di primo piano durante il Vaticano II in quanto membro
della commissione ]ustitia et Pax, come pure al congresso
mondiale delle Chiese, a Uppsala, nel 1968.
Ecco i fatti, facilmente controllabili. Siamo nel 1947. Miss
Barbara Ward, redattore capo dell 'Economista incontra a
Lourdes il marchese Patrizi. Ella aveva sentito parlare di Padre
Pio. Cattolica, laureata, dotata di un’intelligenza notevole, non
crede nel « meraviglioso ». Il suo spirito anglosassone la
premunisce contro ogni esagerazione... « Cosa c’è di autentico
in questa storia? », chiede con aria diffidente. Il marchese
sorride: « Venite a vedere! Vi farò da guida... ». Prendono
l’aereo per Roma, da dove salgono sul treno per Foggia.
Avvicinandosi a S. Giovanni Rotondo, ella nota, stupita, una
ventina di operai che stanno allargando la strada. Chiede al
sacerdote che, piccone in mano, dirige i lavori: « Cosa state
facendo? — Una strada. — Per quale motivo? — Per aprire
l’accesso a una grande clinica. — E dov’è questa clinica? —
Non c’è ancora, ma la costruiremo ». Sempre più perplessa,
Barbara Ward chiede: — I soldi li avete? — Non ancora. — E
quanto vi occorre? — Circa quattrocento milioni... ».
Assai impressionata da questo incontro, Barbara Ward viene
a trovarsi, grazie al gentile marchese, di fronte a Padre Pio:
« Padre, a Londra mi hanno parlato molto bene di voi.
Vengo a chiedervi una grazia...
— Oh, figliola! E Dio che concede le grazie, non io!
— Vedete, io sono cattolica; e il mio fidanzato è protestante.
Vorrei che si convertisse al cattolicesimo.
— Se il Signore lo vuole, si convertirà...
— Ma quando potrà avvenire, Padre?
— Se il Signore lo vuole, anche in questo momento ».

191
Barbara Ward non apprezzò troppo queste risposte
« evasive ». Rientrò a Londra, e fu accolta dal fidanzato, il
capitano Jackson, visibilmente commosso:
« Devo comunicarti una grande notizia. In un attimo, tutte
le mie difficoltà si sono dissolte! Sono cattolico. Non riesco a
capire come in un momento abbia potuto trasformarmi
così... ».
Barbara si informò sul giorno e l’ora di questo « cam­
biamento »: erano il giorno e l’ora esatti del suo breve dialo­
go con Padre Pio. j
« Adesso, devi andarlo a ringraziare! Ma bada... Hanno
bisogno di quattrocento milioni, perché stanno costruendo
una clinica ».
Il fidanzato, che era consigliere delegato dell’U.N.R.A.,
andò a S. Giovanni Rotondo con un progetto ben chiaro in
mente. Dopo aver baciato le mani a Padre Pio (« si sentivano
molto bene, sotto i mezzi guanti, le croste delle piaghe... »),
gli disse: « So che avete bisogno di denaro per la vostra cli­
nica. Intestatela al nome di Fiorello La Guardia, e io farò il
resto ».
Fiorello La Guardia, originario di Foggia e da poco
scomparso, era stato presidente dell’U.N.R.A. Il capitano
Jackson si reca dalla vedova e le dice che in Italia « si sta
costruendo una grande clinica per onorare la memoria di suo
marito », e che lui è riuscito a ottenere a questo scopo,
dall’U.N.R.A., 400 milioni di lire. Assai commossa, la signora
La Guardia spedisce subito un telegramma di ringraziamento a
De Gasperi, capo del governo italiano, che cade dalle nuvole e
mette in guardia i servizi ospedalieri di Foggia, mostrandosi
stupito che un’impresa di tali proporzioni prenda l’avvio senza
l’autorizzazione degli organi competenti. Il primario si precipi­
ta a Foggia e piomba sugli operai che stanno sistemando la
strada: « Chi vi ha autorizzati a costruire una clinica? »,
chiede, con tono minaccioso. Sbigottiti, gli operai corrono ad
avvisare il prete che li stava aiutando.
« Don Peppino, aiutateci! Vogliono arrestarci!
— Santo cielo, e perché?
— Perché costruiamo la clinica senza il loro permesso... ».

192
Don Peppino si avvicina al rappresentante del governo e
chiede con voce un poco esitante:
« Cosa ne sapete voi se si tratta di una clinica, di un
orfanotrofio o di una chiesa?
— Sappiamo che sono stati offerti a Padre Pio quattrocento
milioni per una clinica.
— Davvero?
— Certo! Sono stato mandato qui per chiarire la faccenda...
— Allora seguitemi ».
E lo porta da Padre Pio.
« Complimenti, Padre; però bisogna presentare piani e
progetti alla direzione del Ministero della Sanità.
— Non preoccupatevi — dice il Padre. — A questo penserò
io... ».
E manda Don Peppino a Roma, con questo preciso ordine:
« Soprattutto, non ritornare senza aver trovato il denaro ».
Inaugurata in questo modo sbrigativo, la Casa Sollievo della
Sofferenza venne su come un fungo, grazie ai doni e alle offerte
che, da ogni parte, affluivano a questo scopo. Padre Pio
pensava in grande. Non si era forse prevista, fin dall’inizio, una
terrazza per l’atterraggio degli elicotteri-ambulanza? Se i
responsabili del progetto si trovavano qualche volta all’asciut­
to, Padre Pio li rimproverava: « Ma allora, figlioli, dove la
mettiamo la Provvidenza? ». E la situazione si risolveva sempre
al momento giusto.
Gli si rinfacciava a volte un eccessivo « lusso » nell’organiz­
zazione dei servizi ospedalieri. Padre Pio si mostrava contraria­
to: « Allora non sapete che noi accogliamo il Cristo Signore nel
malato povero? ». Avrebbe potuto far sue le parole di S.
Camillo de Lellis: « Se nel malato è Gesù che soffre, il luogo
dove egli soffre è un tabernacolo ». Un medico americano,
udendo queste « spiegazioni », se ne andò con le lacrime agli
occhi: « Se Cristo è in ogni malato... Se noi cristiani (era un
protestante) ce ne rendessimo conto... Se noi medici... ». Era il
professor Paul Dudley Wite.
Braccio destro di Padre Pio, degno emulo del dottor
Moscato (recentemente proclamato beato), il dottor Sangui­
netti, direttore della colossale impresa, era colmo di questi

193
sentimenti. Scriveva in un articolo: « Ogni nostro fratello
infermo è un ospite di Cristo Signore. Chiunque entrerà in
questa clinica dovrà ritrovare il Buon Samaritano, S. Francesco
che abbraccia il lebbroso, S. Camillo che si incarica di servire
un malato ripugnante... La Casa Sollievo della Sofferenza dura
la santa fierezza di essere prima di tutto una Casa di carità ».

La clinica fu inaugurata il 5 maggio 1956. Uno dei suoi primi


successi fu un « Symposium » internazionale di specialisti delle
arterie coronarie.
Dopo la sua conclusione, tutti si recano a salutare Padre Pio,
che, « per nulla intimidito da tante celebrità, le guarda con lo
stesso amore con cui guarda i suoi contadini del Gargano ».
Invitato a rivolgere loro alcune parole, dice « a mezza voce,
come se parlasse con se stesso »:
« Cosa posso dirvi? Come me, anche voi siete al mondo per
compiere una missione. Cercate di adempierla! Io vi parlo di
doveri in un’epoca in cui non si parla che di diritti.
« Come sacerdote e religioso, io ho la missione di interme­
diario tra Dio e gli uomini. Ciò è possibile solo a condizione
che io viva in grazia. Se mi allontano da Dio, come volete che
possa servire la Riconciliazione?
« Voi siete medici e avete la missione di guarire gli ammalati.
Ma se al letto degli infermi non porterete l’amore, i vostri rime­
di non serviranno molto. Portate Dio ai vostH ammalati ».
Suggestionati, prima di partire, gli specialisti vollero espri­
mere i loro sentimenti.
« Benedite il mio lavoro, — disse il professor Tarquini, uno
dei più illustri medici dell’America Latina. — Presso di voi
vive la carità! ».
E il professor Wite, il medico di Eisenhower, dichiarò:
« Ritorno negli Stati Uniti con un sentimento di ammirazione
per l’opera di Padre Pio. In questa clinica si possono studiare
come in nessun’altra parte del mondo i rapporti tra lo spirito e
la malattia: la psicosomatica... ».
Padre Pio forse non aveva mai udito questo termine, però,
nella realtà, nella sua clinica si curano « i corpi e le anime ».

194
Il professor Evans W., inglese, presidente dell’Associazione
europea di cardiologia, affermò:
« E stato il mio più piacevole week-end! Grazie, Padre
Pio!... Questo ospedale è un’illustrazione concreta della
parabola del Buon Samaritano, uno splendido esempio di
spirito di abnegazione, al servizio dell’umanità intera. Dio
benedica questa iniziativa! ».
Per concludere, il professor Ο. H. Wangensteen, statuniten­
se, disse: « Tutto questo è bello, anzi meraviglioso! Ho solo un
dispiacere: che nel mondo ci sia un solo Padre Pio. Peccato
che non se ne trovino di più! ».
Il professor Raimondi tradusse la frase in « buon italiano ».
Padre Pio si nascose il viso con le mani e scoppiò a ridere:
« Che Dio ce ne liberi! Altrimenti, poveri noi! ».
Il professor Wangensteen manifestò anche al Papa il suo
« unico dispiacere », il giorno dell’udienza pontificia, dopo la
chiusura del Congresso. Il Papa sorrise, e poi, « con tono
grave », rispose: « Che Dio ci conceda molti santi sacerdoti ».
I Gruppi di preghiera sparsi per il mondo (nel 1968, anno
della morte di Padre Pio, contavano 68.000 iscritti) sono
strettamente legati all’opera ospedaliera di Padre Pio e la
devono amare. Soprattutto ai medici si indirizza il messaggio
dall’aldilà: curare i corpi senza aver cura delle anime,
trascurare l’« elemento spirituale » che svolge un ruolo di
primo piano nell’equilibrio psico-fisico, è « venir meno alla
vocazione del medico ».
Quante volte si è rimproverato a Padre Pio di servirsi delle
facoltà magnetiche per guarire gli ammalati! In verità egli
ricorreva al suo potere sul cuore di Dio, accettando la sua
croce, trasfigurata nell’obbedienza del Figlio redentore. La sua
principale preoccupazione fu di sfruttare, consacrare, trasfigu­
rare ogni sofferenza per metterla al servizio « della banca della
Salvezza ». La Casa Sollievo della Sofferenza è la sua eredità più
preziosa, affidata in primo luogo ai medici. In un’epoca di
esasperate specializzazioni, che rischiano di soffocare e trascu­
rare la personalità del malato, essi si sentono rivolgere un
richiamo di estrema urgenza perché si mettano al servizio di un
mondo che rischia di restare senz’anima!

195
ALLEGATO

I fatti restano - « E adesso, andatevene! Via! Via! » - « Stia tranquilla, si è


salvato! » - E Dio che va ringraziato.

Dopo la pubblicazione di questo libro, sono stata letteral­


mente sommersa da lettere e testimonianze della « famiglia
spirituale » di Padre Pio, che mi riferivano di « grazie »,
miracoli, conversioni strepitose... « A chi ha sarà dato ».
D ’altronde, mi pare di averlo già detto, io ho scelto come
patrono del mio lavoro di scrittrice San Tommaso, l’Apostolo.
Finché non ho visto né toccato con mano, io resto sempre in
guardia. Per rispetto della verità, ma anche dei miei lettori che
mi dimostrano fiducia. E forse per questo motivo che i miei
libri paiono non risentire troppo dei guasti del tempo. I fatti
restano. In questa marea di testimonianze, ne scelgo due, che
ho potuto controllare con cura. Eccole.

Circa quindici anni fa una mia amica, che conosceva bene


Padre Pio, aveva donato il mio libro a una certa signora
Maillard \ che lo lesse di nascosto, poiché suo marito,
conducente di metropolitana e militante del P.C. francese, era,
come ella mi disse in seguito, un « mangiapreti » e « ateo
furioso ». Avevano due figli: il maggiore godeva buona salute,
mentre il minore soffriva di una malformazione cardiaca e di
« morbo blu ». Tutti i medici erano d’accordo: il suo cuore
non avrebbe resistito fino alla pubertà; era condannato senza
appello.

1Mi è stato chiesto di sostituite i nomi.

1%
Per timore del marito, la signora Maillard non adempiva le
pratiche religiose, ma conservava, in fondo al cuore, un
barlume di fede. Ella propose allora al marito di ricorrere,
come estremo tentativo, a Padre Pio. L ’uomo ebbe un accesso
di collera; ma, dopo aver riflettuto: « Dopo tutto, disse,
potrebbe anche essere un mago o un buon praticone ».
Approfittano così delle vacanze per imbarcarsi su una
« vecchia carcassa » presa a noleggio: padre, madre, nonna,
figlio e cane. Perché, mi disse più tardi la madre, « non
sapevamo dove lasciarlo ».
Lungo la strada, il ragazzo si sentì diverse volte male.
Durante la traversata delle Alpi, in cima a un valico, ebbe
un’emorragia cardiaca che poco mancò non l’uccidesse.
Si giunse comunque a S. Giovanni Rotondo. Il ragazzo, più
morto che vivo, potè entrare, col padre, nella sagrestia dove
Padre Pio riceveva « solo gli uomini ». C ’era folla. Padre Pio
fece subito cenno ai nuovi arrivati. Si avvicinò e, con la sua aria
« burbera », disse al ragazzo: « Anche tu sei malato come
me! ». Con la mano avvolta nel guanto, gli diede un colpo
proprio sul cuore. Poi: « E adesso, andatevene! Via! Via! ».
Il padre si indispettisce. « Sapeste come mi ha strapazzato
all’uscita della chiesa! », sospira la signora Maillard.
« E colpa tua! Siamo scesi fin qui per niente! ».
Riprendono subito la via del ritorno. Il ragazzo è peggiorato
molto. Il padre impreca e si infuria. Tuttavia, passata la
frontiera, si comincia a notare un certo miglioramento. Giunto
a casa, Bernard (così si chiama il ragazzo) sale fino al terzo
piano facendo le scale di corsa; lui, che non aveva mai fame,
comincia a divorare. Il giorno dopo i medici, stupefatti, lo
dichiarano guarito. Non c’è più la minima traccia del « morbo
blu », e il cuore « si è ingrandito ».
Tutto questo mi è stato raccontato minuziosamente dalla
buona signora Maillard (e avvalorato dai certificati medici ).
Mi sono permessa di interrogarla:
— E suo marito?
— E completamente trasformato. Ha persino fatto Pasqua!
— Allora, siete contenti?
— Voglio ben dire! Nel giro di tre mesi, il ragazzo è

197
aumentato di sei chilogrammi. C'è solo una complicazione: gli
occorrono due bistecche al giorno! Con lo stipendio di mio
marito, capirà...

La signora X., moglie di un ricchissimo industriale, mi


sollecitava da mesi un colloquio; io continuavo a lasciare le sue
lettere senza risposta. Diamine, se rispondessi a tutte le
richieste dei miei lettori, non potrei mai scrivere libri! Un bel
giorno, ella mi telefonò... dal Grand Hotel di Parigi: « Mi trovo
qui per alcuni giorni. La supplico di ricevermi ». Io dovevo
proprio fare un salto nei pressi delPOpéra: « Va bene, potrò
farle una rapida visita ». E pensavo, dentro di me, che avrei
potuto liberarmene presto, mentre, a casa mia, i doveri
dell'ospitalità mi avrebbero impedito di farlo.
La signora X... mi accolse felice.
« Volevo vederla per raccontarle una straordinaria grazia di
Padre Pio!
« A causa di un fallimento, mio fratello si è suicidato. Io
sono credente, e tremavo al pensiero che fosse morto nel
rifiuto di Dio! Sapevo che Padre Pio ha il dono di vedere...
nell'aldilà. Mio marito mi prendeva in giro. Un giorno, siamo
partiti per Roma, insieme, per un congresso. Portavo con me
tutti i miei gioielli. Dopo il congresso, mio marito ritornò in
Francia, mentre io mi fermai a Roma come “turista” : in realtà,
desideravo recarmi a S. Giovanni Rotondo. Cosa che feci,
dopo aver prenotato una camera in un mediocre albergo. La
notte, all’improvviso, sentii un profumo meraviglioso che
inondava la stanza. Era delizioso, ma ebbi paura. Non poteva
essere un sistema per farmi addormentare e derubarmi dei
gioielli? Pensavo ai banditi... calabresi. Tremante di paura,
accostai il comò, il tavolino da notte e anche il letto per
sbarrare la porta. Naturalmente, non chiusi occhio per l’intera
notte. All’alba, la sveglia suonò. Mi recai alla messa di Padre
Pio, che mi impressionò moltissimo; dopo di che pregai un
frate-cerbero di ottenermi un colloquio. Niente da fare! Io
dovevo rientrare in giornata a Roma. Mi fermai in chiesa, bene
in vista, davanti al suo confessionale. Pregavo e piangevo...

198
D ’un tratto, mi sentii toccare con un gomito: “Padre Pio vi
chiama!” . Infatti mi guardava e mi faceva cenno col dito!
Balzai su e mi inginocchiai davanti al confessionale. Lui mi
disse: “Stia tranquilla, si è salvato!” . Poi si voltò verso una
penitente. Ero pazza di gioia. Alcune persone di S. Giovanni
Rotondo avevano osservato la scena; desiderose di saperne di
più, mi invitarono a pranzo. Raccontai loro tutto, anche il mio
spavento notturno. Quelli si guardarono e scoppiarono a
ridere: “Non lo sapevate? Con questi profumi, Padre Pio
consola, rassicura, conforta. E lei che l’aveva scambiato per un
bandito della Calabria!” ».

Rimaneva ancora il problema di Bernard, e il sistema poco


cortese della sua guarigione. Alla prima occasione, chiesi a
Mary Pyle cosa ne pensasse.
« Che volete, Padre Pio is quite disgusted with all this people
crowding round2y solo per ringraziarlo. Ha un bel dire che è
Dio che va ringraziato: la gente continua ad assediarlo. Allora
lui cerca di fare in modo che alcuni miracoli avvengano a
distanza... ».
Infatti il padre di Bernard mi ha detto: « Se il ragazzo fosse
guarito più vicino a S. Giovanni Rotondo, saremmo tornati
indietro per ringraziare Padre Pio. Ma eravamo già in Francia,
e la benzina costa... ».

2 « Padre Pio è molto inquietato con tutta questa gente che gli fa ressa
attorno... ».

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INDICE

PREFAZIONE

CAPITOLO I

Canicola romana e smania del prodigioso - « Senza Padre Pio,


Giovannino non sarebbe nato » - Sorpresa del pellegrino - Padre
Pio non favorisce la comodità - La perfetta letizia - Un incontro
provvidenziale - A S. Giovanni Rotondo tutti si levano all’alba.

CAPITOLO U

Una chiesa assediata - Le fatiche di un sagrestano - Il miracolo del


silenzio - « Un prete come tanti altri... » - Eccoci immersi in pieno
nel mistero - Padre Pio scompiglia le cattive abitudini - I minuti
scorrono come gocce di sangue - L ’uomo dei dolori - « O io sono
un idiota, oppure il Padre è pazzo » - Padre Pio non favorisce le
pie curiosità.

CAPITOLO III

Quelle di turno - Filtri e sbarramenti - « Frate Cerbero » e i


volantini rasserenanti - P. Pio è qui per confessare e non per
chiacchierare - Un pellegrino ricalcitrante abbocca all’amo - « La
camera del miracolo » e un convegno clandestino - P. Pio confessa
- « Ci si sente così leggeri! » - Indiscrezioni dei penitenti - « Sapeva
già tutto dal principio, e mi ha detto tutto lui » - Fazzoletto a
quadri e ritirata strategica - Guarigione di un fanciullo deforme -
La grande pietà delle anime.

CAPITOLO IV

Agguato - « Domandate a Dio, non a me » - Padre Pio visto da


vicino - Le briciole che cadono dalla tavola del Re - Da Capri a S.
Giovanni Rotondo - Padre Pio rende insensibili le pellicole
fotografiche - Dal signor Abresch - Conversione di un teosofo -
CAPITOLO IX

Padre Pio nelle mani dei medici - Perplessità degli specialisti - Il


dottor Bignami mette le stimmate sotto sigilli - Il rapporto del
dottor Romanelli - Non c’è formula clinica che possa classificare
queste piaghe - Un dottore che ammette la priorità dei fatti sulle
teorie - La « propaganda » delle stimmate - « Preda dei peccatori »
- Padre Pio prigioniero del confessionale - Come la Chiesa lo
difende.

CAPITOLO X

Visite inaspettate e strane « amnesie » - L ’avventura del generale


Cadorna - Padre Pio mantiene la parola data! - Un eloquente
silenzio - Le sue « assenze » - Padre Pio e Santa Teresa di Lisieux -
In che modo egli evita gli intrusi - La sua piccola famiglia spirituale
- Pietruccio il cieco - « Neanche la notte mi lasciate tranquillo » -
Un salvataggio in extremis - « Basta! » - Una passeggiata
all’asciutto sotto una pioggia torrenziale - Penitenze indiscrete -
« Questa pioggia non bagna » - Liberazione dai bruchi.

CAPITOLO XI

Perplessità del Dr. Romanelli - Un cappuccino profumato - Il Dr.


Festa moltiplica i testimoni - Bisogna ben trovare un mezzo per
la corrispondenza, quando non si può scrivere! - Una sof­
fitta odorosa! - « Non avete sentito nulla? » - « Questo ti inse­
gnerà a camminare a ritroso » - Il significato del « profumo » di
Padre Pio.

CAPITOLO XII

I trofei di Padre Pio - « Iddio crede in te » - « Genovese, hai la


faccia sporca » - Un autista smascherato - « Che cosa avete
promesso a vostro papà? » - Giovannino lo spazzacamino passa
prima di un monarca - Nessuna preferenza! - La precedenza ai figli
prodighi - Conversione di Alberto Del Fante - Alle prese con gli
intellettuali - Padre Pio e i fanciulli - Un dottore ateo - Le vendette
dei Santi.

CAPITOLO XIII

Il mestiere di taumaturgo è a doppio taglio - 1 più bei miracoli di


Padre Pio - « Ringraziate Iddio e non me » - Un fazzoletto
inzuppato di lacrime - Un’operazione senza anestesia - Le anime si
pagano - Al capezzale di sua madre moribonda - Padre Pio onora i
medici - Bisturi e preghiere - La celeste concorrenza - Un archivio
improvvisato di documentazioni.
« Prepara il corredino » - Questo bimbo ora è sacerdote - Sorgenti
vive.

CAPITOLO V pag. 53

L’infanzia di Francesco Forgione - Una stirpe affinata da secoli di


rude fedeltà - « Un maccherone senza sale » - Entra nel noviziato
dei Padri Cappuccini a Morcone - Francesco diviene Padre Pio -
Termometri che si spezzano - Giovane eccezionale e notti
movimentate - Prime lotte col Grappino - Padre Pio è ordinato
sacerdote - Le Messe che non finiscono mai - Miracoli della santa
Obbedienza - Il povero sagrestano è preoccupato - Lettere
trafugate - Stimmate invisibili - « Si direbbe che tu suoni la
chitarra! ».

CAPITOLO VI 60

Padre Pio mobilitato - Piantone, turabuchi e zimbello dei colleghi -


Il Signore non ha voluto decorarlo - Confessioni strazianti - Un
congedo di convalescenza - Il fante Francesco Forgione è ricercato
perché disertore - Un brigadiere dei carabinieri messo a dura
prova - « Intensificate le ricerche! » - Equivoco provvidenziale -
Padre Pio attende gli ordini.

CAPITOLO VII 67

Zi Orazio va a Napoli - Padre Pio si ammala ed è riformato - Una


obbedienza per S. Giovanni Rotondo - Padre Pio smette
l’uniforme e veste di nuovo la tonaca - Il 20 settembre 1918 -
« Occupatevi degli affari vostri » - Il Padre Guardiano fa il suo
rapporto al Padre Provinciale - Una notizia che si divulga - Il la­
to doloroso di alcune grazie spettacolari - Padre Pio visto attra­
verso le sue lettere - « L ’angoscia è un più gran male dello stesso
male » - « Il peggior insulto che possiamo fare a Dio è dubitare
di Lui ».

CAPITOLO Vili » 79

I confetti di Padre Pio - « L ’amore non fugge se non per fortificare


l’amore » - Direzione pacificante - Sul cammino del puro amore -
Una mamma col suo bambino - Esplorazione delle notti - Padre
Pio scrive per la pienezza del cuore - La promozione ad apostolo -
« Anche il purgatorio è dolce quando si soffre per amore » - Una
lettera rivelatrice del 23 settembre 1918 - Padre Pio insegna alle
sue figlie a fare le « riverenze » al Signore.
CAPITOLO XIV

Un uomo mangiato - Padre Pio nella vita comune - Il buon umore -


Motti di spirito in dialetto - « Mia cara Pietrelcina » - Offensiva di
giornalisti e di cineasti - Fra Gerardo ricorre alla mano forte -
Pitigrilli e un negoziante di Genova - « L ’uomo senza Dio è un
essere mutilato » - Una negligenza che ferisce il Signore - « La
prossima volta avrai un sonoro scapaccione » - Una dieta che
ingrassa - Sorpresa di un Padre Domenicano travestito - Un
Vescovo che riparte subito - « Padre Pio è veramente un uomo di
Dio ».

CAPITOLO XV

« L ’estrema ripugnanza » di Padre Pio per ogni propaganda


indiscreta - « Un sacerdote che prega » - U segreto del castello
interiore - Un documento rivelatore - Padre Pio partecipa alla
santa Agonia - Il soprappiù trabocca - Il vero volto di Padre Pio -
« E necessario che egli cresca e che io diminuisca » - Inno
all’Immacolata Concezione - L ’anima consumata in Dio è un
mistero d’unità - Conclusione di un viaggio e di un libro.

EPILOGO

« Il servo non è da più del suo padrone » - La prova suprema a


misura della gloria - « Fratello, non ne posso più! » - Il 20
settembre 1968, il 50° delle stimmate visibili di Padre Pio e
convegno, a S. Giovanni Rotondo, dei Gruppi di preghiera -
L’ultimo « Buonasera » - Testimonianza di Padre Pellegrino - Il 23
settembre 1968, Padre Pio « muore in piedi » - Fino all’ultima
goccia di sangue - La sua eredità - La Casa Sollievo della Sofferenza.

ALLEGATO

I fatti restano - « E adesso^ andatevene! Via! Via! » - « Stia


tranquilla, si è salvato! » - E Dio che va ringraziato.