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DOCUMENTAZIONE PEDAGOGICA – Caleidoscopio

La documentazione pedagogica mi fa pensare ai fenomeni di riflessione e rispecchiamento che


avvengono all’interno di un caleidoscopio: l’intreccio multidimensionale di forme e figure generate
dall’unione dell’immagine diretta dei frammenti e di quelle create dalle riflessioni negli specchi è metafora
di una ricostruzione della realtà che, non accontentandosi di constatare passivamente l’esistente, si apre
all’individuazione di nuove prospettive di senso grazie alla dialettica fra osservazione, negoziazione dei
significati e tensione verso il cambiamento. Nella documentazione pedagogica passato, presente e futuro
convivono insieme come riferimenti di un processo dinamico che orienta e sostiene l’azione educativa.

La parola chiave soggettiva da me scelta in associazione a “documentazione pedagogica” è


“caleidoscopio”: al suo interno le immagini di realtà si scompongono in forme inedite dando vita ad un’
originale rappresentazione multiforme, un processo che ricorda ciò che avviene all’interno di un romanzo
storico in cui la narrazione, a partire da elementi di realtà si sviluppa in trame inedite, che si riferiscono
però a mondi possibili, immaginabili. La dimensione del cambiamento verso un futuro possibile è, come
abbiamo visto, ciò che anima la progettazione educativa, rispetto alla quale la documentazione pedagogica
(analisi, valutazione, confronto partecipato) dopo aver fornito il materiale utile per il suo avvio, assolve la
funzione di costante supporto, orientamento, valutazione.
In questo senso, la documentazione pedagogica non assomiglia ad uno specchio che restituisce
immagini statiche: in quanto tecnica essa è intrinsecamente legata ad una dimensione trasformativa tanto
è vero che si dispiega attraverso l’uso di strumenti operativi che descrivono spazi di vita non ai fini di una
mera rendicontazione ma in ottica di sostegno dinamico all’azione educativa. La documentazione
pedagogica permette di tener traccia del lavoro educativo, di mappare i processi di cambiamento, di
condividere e ridefinire insieme le traiettorie dei percorsi di vita attraverso feedback mirati e proposte di
cambiamento. Rendendo il lavoro educativo visibile e passibile di interpretazione, confronto e
comprensione, essa consente di avviare processi di negoziazione dei significati utili a definire/ri-definire
intersoggettivamente i bisogni soggettivi ed elaborare in modo partecipativo ipotesi di intervento coerenti
con le aspirazioni e le ambizioni delle persone.
La costruzione di significati intersoggettivi permette alle persone che accedono agli interventi
educativi di rielaborare i propri vissuti e di ri-comprendere il proprio percorso di vita nell’ambito di uno
spazio logico dedicato all’ascolto e al confronto: i bisogni, le fragilità e le aspirazioni vengono reinterpretati
all’interno di narrazioni che definiscono nuove prospettive di senso.
La parola chiave da me scelta permette inoltre di focalizzare questo aspetto narrativo legato alla
documentazione pedagogica: caleidoscopio è infatti anche una delle figure retoriche accostate
all'entrelacement, una tecnica narrativa che consiste nel rendere la narrazione continuamente sospesa e
quindi ripresa in più storie legate tra loro, che avvengono in contemporanea e che danno al lettore la
sensazione che i fatti siano costruiti attorno a sé. Anche nella documentazione pedagogica si assiste ad un
processo di co-costruzione dei significati che si sviluppa attorno alla persona, accompagna le diverse fasi
della progettazione educativa, estendendosi potenzialmente oltre i confini del suo micro-sistema, per poi
tornare alla persona contribuendo a ricalibrare la sua strada verso il cambiamento. Affinché il percorso
educativo sia efficace è importante far leva sulla partecipazione e ciò significa che la definizione degli
obiettivi e l’individuazione delle strade per realizzarli devono prendere spunto dalle conoscenze delle
persone che vivono la situazione: per questo è importante utilizzare tecniche, strumenti e strategie che
facciano emergere i bisogni, le voci, i punti di vista dei partecipanti.
Nel contesto di servizio in cui opero, un laboratorio occupazionale per l’acquisizione dei prerequisiti
lavorativi, l’aspetto formativo è preponderante e la documentazione pedagogica è strategica sotto
molteplici aspetti. La sua applicazione, fra le altre cose, consente di:
1) analizzare le competenze trasversali e specifiche delle persone accolte attraverso griglie dotate
di criteri osservativi intersoggettivi/somministrare questionari di autovalutazione/confrontare i risultati per
avere un quadro del livello di autoefficacia delle persone
2) condividere con le persone i risultati delle analisi svolte dando feedback chiari sui punti di forza e
i punti di miglioramento; (utilizzare criteri osservativi centrati sul compito e non sulla persona e presentare
sempre in chiave “evolutiva” il livello di competenza attualmente rilevato sono strategie utili per evitare
che le persone possano sentirsi giudicate anziché considerate sotto l’aspetto delle sue potenzialità e
risorse)
3) a partire dall’analisi dei bisogni educativi condivisa e dalla costruzione dei significati che
contribuiscono a definire la situazione iniziale, elaborare assieme alle persone un piano di intervento
orientato al cambiamento che sia coerente con i macro-obiettivi delle loro storie di vita; definire in modo
partecipativo i cambiamenti attesi e le azioni/strategie funzionali a realizzarli
4)monitorare l’andamento delle progettazioni educative; elaborare e condividere bilanci delle
competenze e dare feedback sui progressi compiuti nell’ambito del percorso di acquisizione delle nuove
capacità professionali
5) ricalibrare gli obiettivi delle progettazioni alla luce di nuovi elementi che emergono dalle attività
di monitoraggio e verifica dei percorsi e dai momenti di ascolto dedicati alla comprensione del punto di
vista dei partecipanti;