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“Il libro dei tre Mondi”

A mia madre.

Confesserò contro di me il mio peccato;

Salmi:31’5
L’Antefatto.
Di Madre in Figlia.
In un piccolo villaggio dell’Armenia meridionale nell’anno 1515
circa.

È l’inizio di Ottobre, ma l’aria è dolce e calda come quella di


Maggio, un tiepido vento carezza l’immobile natura tutto intorno,
e il sole alto nel cielo si erge con insolente vanità, come a sfidare
un autunno tardo ad arrivare.
Tra i campi incolti una minuscola figura s’incammina frettolosa.
Elizabeth ha appena finito i suoi doveri di casa, ed ora si appresta,
a quelli dell’anima.
Mestamente cerca di darsi una sistemata prima di entrare in
chiesa, per apparire almeno davanti al Signore un po’
decentemente.
Si copre il capo col velo e a lenti passi varca la soglia del portone.
Stranamente oggi la chiesa è vuota, fatto insolito per quell’ora che
di solito pullula di fedeli, ma lei sembra non accorgersene, quindi
dopo essersi segnata, si avvia per confessarsi.
La giovinetta è una fervente credente al contrario del resto della
sua famiglia. Questa ragazza si era avvicinata a Dio da, quando
aveva perso in giovane età sua madre e dopo che suo padre si era
risposato con una sorella della defunta.
Così per avere conforto dalle avversità della vita e per sentirsi in
armonia e in pace col mondo, la fanciulla aveva trovato un grande
amico in Gesú Cristo, ed a Lui aveva affidato la sua anima, la sua
vita e il suo destino.
“È possibile che non ci sia nessuno?”, domanda la giovinetta,
mentre bussa con insistenza alla porta della sagrestia.
“Padre Leon? Siete li?rispondete vi prego, non sarete di nuovo
ubriaco spero”! Insiste la ragazza. Dopo un attimo che sembra un
secolo, una voce alquanto seccata risponde dall’altra parte: ”Che
vuoi, dannata seccatrice a quest’ora del mattino? Perché non sei a
faticare nei campi come tutte le altre noiose creature”? Questa fu
la dura risposta del religioso, credendo in questo modo di potersi
liberare in fretta della giovane.
Ma la ragazza ha argomenti validi da far suo: ”Ma che razza di
religioso siete allora?
Devo pensare quindi che abbia ragione la gente a definirvi un
vecchio ubriacone?”
“Ma no...che vai farfugliando...” Farnetica il prete nel vano
tentativo di trovare una scusa, dopo essere stato colto in flagrante
un’ennesima volta, ma questa volta sa come agire e taglia corto:
”Bhe!cosa vuoi ragazza?” chiede.
“Voglio essere confessata”, rispose la giovane.
“Va bene, vieni dentro che ti confesso!”, risponde il prevosto.
Padre Leon è un essere veramente abominevole, grasso è unto di
perenne sudore, non è un sacerdote per vocazione, ma per lucro.
La gente del villaggio crede, anzi ne è certa che non conosce un
passo che sia uno della sacra Bibbia, che ignori i dieci
comandamenti, che non si ricordi o addirittura non sappia le
preghiere, perchè continuamente ubriaco e non ultimo che corra
dietro a tutte le donne, e come se non bastasse, il suo vocabolario
sia costellato da improperi e parolacce.
Ma è pur sempre un prete e bisogna rispettarlo, almeno per
l’abito che porta.
Comunque sia, appena il religioso introduce la giovane nel
confessionale, il suo atteggiamento cambia ancora una volta.
L’uomo afferra la giovane con tale violenza, che la sospinge
contro il muro e mentre con una mano le tiene serrate le braccia,
con l’altra comincia a percuoterla, la ragazza in preda alla paura ha
come le labbra serrate, ma non un lamento esce dalla sua bocca,
solo i suoi occhi scuri si riempiono di lagrime di dolore, tenta
invano solo di invocare il Signore, ma le parole le muoiono in
gola prima di uscire.
L’uomo trasformato oramai in una bestia affamata, strappa le
vesti della giovane, e con un’inaudita ferocia le usa violenza, fino
a che le lagrime non si trasformano in sangue.
Solo dopo alcuni minuti di ferocia sfrenata la bestia si quieta,
sazia di lussuria ed ebbra di sangue, lascia infine libera la sua
vittima sacrificale.
La giovane in preda al panico ed al terrore, prende a correre con
le vesti lacere, attraverso i campi, ed ecco che come per una
brutta magia tutto era all’improvviso comincia a mutare, anche il
tempo. Ora quella parvenza di primavera, aveva lasciato il posto
alla ruvida coperta autunnale, una pioggia insistentemente gelida,
aveva cominciato a cadere senza tregua, la terra si era trasformata
in fango, e il fango in fiume.
Corri piccola Elizabeth, corri, che la tua corsa senza meta ti porti
al fine ristoro e pace.
Ma non v’è pace per chi ora cerca vendetta.
La giovane giunge infine esausta ad una pozza d’acqua, vuole
dissetarsi e ripulirsi per come può da quel oltraggio. Ma vede la
sua immagine riflessa deturpata, come pure deturpata è la sua
gioventú, la sua vita, la sua innocenza, e la sua fede.
Vede la sua purezza, gettata ai porci, ed allora ecco che si rivolge
ancora una volta al Signore, ma non piú con letizia e speranza, ma
con odio, un odio che sembra crescere ogni momento, un odio
senza fine.
Irripetibili sono le offese urlate al vento gelido, che sembra
coprirle con il suo sinistro sibilo per timore di offendere le
orecchie al Creatore.
I gesti, piú volte la giovane si batte il petto, poi prende la croce
che abitualmente porta al collo, e che prima mai se ne sarebbe
separata, e la getta nella pozza.
Ed ecco che dalla pozza l’immagine riflessa della ragazza pare
animarsi e comincia a parlarle.
“Che hai giovane Elizabeth? Forse che il tuo Signore ti ha
abbandonata”?
“Tutti mi hanno abbandonata, tutti mi odiano, voglio
morire...MORIRE...”! Urla in preda al dolore la giovane.
Ed aggiunge “Anche colui nel quale avevo riposto tutta la mia
fiducia, il mio amore, la mia vita, mi ha voltato le spalle, ma
ancora una volta il gelido vento copre con le sue urla quelle
blasfeme della ragazza, con riverente riguardo verso il Signore
Creatore.
“la tua dannazione, era quella croce che portavi al collo e ora che
l’hai gettata sarai libera, quel crocefisso che ti portavi addosso era
la catena che ti legava a false promesse, buttatala, e allontanata da
te, ti ha reso libera”, disse l’immagine riflessa.
Per un attimo la giovane creatura, guardò al cielo, per avere
almeno un cenno su quello che aveva compiuto, solo un cenno
attendeva, ma una nera nuvola, volle celare anche quel piccolo
spiraglio di speranza che a fatica si era fatto strada, tra i pesanti
nembi.
D’un tratto la giovane come in preda alle convulsioni, quasi
pentita del gesto che aveva testé compiuto si precipitò verso la
pozza, nel vano tentativo di recuperare la reliquia.
“Dove corri stupida ragazza!”, l’interrogò l’immagine, che
aggiunse “ormai è tardi, il tuo ninnolo ora giace in bocca ai pesci,
quel che fatto è fatto e non puoi piú tornare indietro”.
La giovane creatura, alzò i suoi grandi occhi neri, ora pieni solo di
amarezza e tristezza, e tra le lacrime chiese al riflesso sull’acqua
cosa doveva fare.
Per tutta risposta l’immagine le presentò un foglio bianco.
“Devi solo apporre un tuo segno in calce a questo foglio ed è
tutto”, la spronò la megera, “ma non vi è scritto nulla”, esclamò
la giovane, “senti...”. Disse il riflesso “quello che ti offro, non
può e non deve essere scritto, perché la mia offerta è ben piú
grande di ogni tua aspettativa, e comunque più reale che qualsiasi
promessa ti fece il tuo Signore, io ti dono la vita eterna su questa
terra, la divinazione. Le anime e gli spiriti, saranno ai tuoi
comandi, darai vita e morte, secondo i tuoi capricci, comanderai il
tempo e le stagioni, signoreggerai sugli animali e sugli esseri
inferiori, e questo si protrarrà, per tutta la tua progenie, sino al
momento stabilito.
Ma bada ragazza, che nessuna discendente femmina, sia mai
battezzata nel nome del Signore, e che non nasca mai nel mese di
maggio, perché se ciò dovesse succedere, tu e tutta la tua
progenie, brucerete all’inferno per l’eternità”.
Furono queste ultime parole, e la paura di ardere nella fornace
ardente per sempre, a far apporre un segno, col suo stesso
sangue, sul foglio.
D’un tratto quello stesso foglio, prese a mostrare il suo
contenuto, strani segni, in qualche idioma sconosciuto.
Il riflesso intuendo cosa stessa per domandare la giovane disse tra
risate oscene: ”Tu hai firmato un patto col demonio, io Jezebel,
ne sono testimone, hai venduto la tua anima e quelle della tua
progenie all’inferno, ora sei dannata per l’eternità, e neanche il tuo
Dio misericordioso potrà mai darti soccorso”.
Oramai si era scatenato il diluvio, la giovane si era inginocchiata,
in preda al pianto, ma non una preghiera uscì dalle sue labbra,
non un’invocazione d’aiuto ferì l’aria gelida d’intorno, fredda la
giovane poi si alzò, sporca di sangue e fango, e lentamente si
andò a lavare nell’acqua della pozza.
Com’era diversa ora la sua immagine, quel suo corpo acerbo,
aveva acquistato ora qualcosa di troppo sensuale, il suo sguardo,
poi era divenuto troppo gelido e cupo, aveva perduta l’anima, in
fondo ad una pozza, ed ora quel che di mortale ne rimaneva,
cantava, canzoni sconce, mentre la pioggia faceva danni tutto
intorno.
Da quel nefasto giorno, la vita della giovane Elizabeth cambiò e
per un po’ di tempo fu lasciata in pace sia dagli abitanti del luogo
sia dalle altre creature.
C’era attorno a lei, come un alone di rispetto misto a mistero da
parte della comunità circostante, o forse piú semplicemente un
muro d’indifferenza e paura.
Alcune persone avevano notato strani mutamenti in lei, ed alcuni
avevano persino azzardato l’ipotesi che la giovane poteva essere
divenuta una strega.
Così alcune zelanti zitelle del paese, si presero il compito di
indagare e presero a seguirla.
Nella notte tra il 23 e il 24 giugno la sorpresero nel bosco verso a
mezzanotte intenta a danzare, e…nel processo che ne seguì e che
intentarono alla giovane Elizabeth con l’accusa di stregoneria,
giurarono di averla vista copulare niente di meno che col
demonio in persona.
Sotto tortura, la ragazza e tra le piú atroci sofferenze, confessò di
essere una strega e tutte le accuse che le erano state rivolte tra le
quali, quelle di praticare rituali magici, di fare fatture a morte, di
provocare malattie, di procurare aborti, di rendere gli uomini
impotenti e le donne infeconde, di accoppiarsi coi demoni, e altre
indecenze.
A dare maggior ragione a tutte queste accuse, fu che lei stessa si
trovò incinta, ma non certo per opera del demonio che pur
sempre ci aveva messo lo zampino, ma per quella di padre Leon,
che per evitare maggiori danni, si era dato poi alla macchia.
Risultato fu che la strega Elizabeth Paltaian fu condannata al rogo
e la sentenza eseguita l’alba del 1 novembre 1515, quando la
ragazza aveva poco piú di sedici anni.
Si dice che anche sul rogo, la giovane volle gridare tutto il suo
odio verso il Creatore, ma in vero nessuno poté udire.
Per quanto riguardava l’essere che portava in grembo, poté
partorirlo in carcere il giorno prima di venire giustiziata.
Il libro dei tre mondi.
Villaggio di Anjiar Valle del Beeka Libano, ai giorni nostri.

Dal diario di Maria: del 15/05


Caro diario, oggi ho volutamente disubbidito alla mamma, tante
volte le avevo inutilmente domandato se potevo dare una
sbirciatina nella soffitta come altrettante volte avevo sempre
ricevuto un rifiuto. Perché dunque mamma era tanto restia dal
farmi curiosare lassú?
Sai quand’ero piccola, ti parlo... avrò avuto circa sei anni, se
domandavo a mia madre che cosa ci potesse essere in soffitta, per
tutta risposta, lei mi diceva che ero troppo piccola per saperlo e
che comunque non avrei capito e poi che il posto era buio,
pericoloso, puzzolente e pieno di topi e scarafaggi.
E io me ne stavo, sperando sempre che quando fossi cresciuta la
mia curiosità sarebbe stata un giorno appagata.
Come mi sbagliavo.
Ogni volta un rifiuto, ogni volta, con una motivazione diversa,
ma pur sempre un rifiuto.
Così presi a fantasticare di cosa avrebbe potuto esserci di così
tanto strano e inaccessibile in un posto per me off limit, forse
libri sconci? Oppure oggetti terrificanti, che ne so armi, oppure
un laboratorio, sai tipo quello di Frankeinstain, o ancora scheletri,
o perché no dei filtri magici, o altro che ne so, pezzi d’arte rubati
e mai restituiti, o una raffineria per la droga, ecco non ridere caro
diario, ma non saprei proprio cosa pensare, di così orribile, da
avermi posto il divieto di entrare.
Così, dato che la montagna non può andare a Maometto, sarà lui
ad andare a fare il contrario.
Così ho fatto affidamento, sulla mia atletica struttura fisica, e sulla
mia agilità e sono uscita dalla finestra che dalla mansarda s’apre
sul tetto. Ho dai! Andiamo, l’ho già fatto mille volte, ogni qual
volta che il pallone si andava ad incastrare tra le antenne del tetto,
magari calciato maldestramente dal cuginetto pestifero di turno, e
chi vuoi che andava a tirarlo giù, ma io naturalmente, che con un
po’ d’orgoglio, lo confesso volevo mostrare a tutti che non ero
solo una femminuccia rammollita.
Comunque ritorniamo a noi, stavo dicendoti; ero salita dalla
finestra, dovendo stare molto attenta a non rompere i coppi di
terracotta, che ricoprono il tetto, cosa impossibile dato il mio
scarso peso ☺. Arrivo in cima sempre bene attenta che nessuno
mi veda, mi appropinquo a quella che dovrebbe essere, il
lucernaio che dà sull’agognata soffitta…ma come entrare? Il
problema non si pone, al lucernaio, manca un vetro, introdurre la
mia mano e fare leva, (anche se non senza qualche difficoltà),
sulla maniglia, ed il gioco è fatto.
Scendo.
Dentro non è poi così buio come asseriva mamma, ma di una
cosa aveva ragione, c’è una tale puzza, e un lerciume, che non mi
meraviglierei affatto d’incontrare qualche topino o peggio . Sto
attentissima a non fare il benché minimo rumore, perché anche il
piú piccolo cigolio potrebbe tradirmi. Mi fermo per tentare di fare
il punto della situazione, e per capire da che parte devo
cominciare, il mio spiro si fa affannoso, come se stessi facendo
qualcosa di veramente orribile, ma non penso che una piccola
disubbidienza sia paragonabile ad un peccato mortale.
Sono così assorta nei miei pensieri, che non mi accorgo neanche
che un topolino mi sta salendo lungo la gamba destra, quando
finalmente me ne rendo conto, con un gesto istintivo, afferro il
ratto e lo scaglio lontano, e soffoco in gola un grido di spavento
misto al ribrezzo, questo sforzo mi fa precipitare sul pavimento
con un tonfo sordo.
Ecco ci siamo penso tra me e me, la frittata è fatta, ora verrá su
mamma, per vedere cosa succede, e ti lascio immaginare il caos
che ne succederà.
Accidenti come sono sfortunata.
Così mi preparo al peggio, in fretta mi elaboro le risposte da dare
ad una madre furiosa e fuori di se, e fisso la botola che tra non
molto si dovrebbe aprire, si dovrebbe, ma non si apre, aspetto
ancora, nulla, il respiro si fa ancora piú affannoso, il cuore sembra
voglia uscire, da quanto batte forte, e penso, se mamma, non ha
sentito il rumore della mia caduta, sentirà certamente quello del
mio cuore impazzito.
Nulla, la botola non si apre, tutto resta sospeso, a mezz’aria e ci
vuole un po’ di tempo per riprendermi, quindi mi alzo, stavolta
stando bene attenta a tutto. Attorno a me, ciarpame e caos, roba
ammucchiata una sull’altra, strati di polvere vecchi di secoli,
rendono tutto del medesimo colore, alcuni raggi di sole si fanno
strada a fatica, tra gli immensi ammassi di inutili cose.
Da qualche parte devo pur cominciare penso, sì ma dove? Ecco la
seconda mia stupidaggine, decido di chiudere gli occhi e di
lasciare fare al caso.
E il caso vuole che vada a cozzare contro una pila di casse
accatastate una sull’altra, il rumore che fanno cadendo è tale quale
quello di un terremoto, tutto si scuote vicino a me, la reazione è a
catena, tutto fracassa al suolo, con il rumore dell’apocalisse.
Ci siamo questa volta è davvero finita, mamma non può non aver
sentito questo baccano d’inferno.
Mi risiedo aspettando che ancora una volta la botola si decida a
aprirsi...ma nulla, anche stavolta la mia attesa fortunatamente è
vana. Passano alcuni minuti nell’immobilità più totale, poi mi
decido e mi alzo.
Ormai non mi curo piú di nulla, sapendo per certo che, per
qualche motivo, di sotto non si sente quello che succede di sopra.
Così mi pare tanto di somigliare ad Alice nel paese delle
meraviglie, o più semplicemente una bimba curiosa cui le hanno
regalato il mondo.
Apro, e curioso, scarto, strappo, svuoto, riempio, rompo, pulisco
dalla polvere, getto via, sfoglio, raschio, indosso vecchi vestiti e
provo strani cappelli, persino prendo a calci un vecchio secchio di
rame, che suppongo servisse per l’approvvigionamento dell’acqua
tempo addietro, un colpo ben assestato fa finire il secchio, su un
baule alquanto malconcio.
Che strano e questo da dove sbuca? Mi domando, come mai non
l’ho veduto prima, ma a chi importa, sono solo curiosa di vedere
cosa c’è dentro.
È strano è chiuso con un lucchetto, guardo meglio, e vedo ti
trovare la chiave, ma le mie ricerche risultano vane quanto inutili.
Dopo aver messo a soqquadro l’intera soffitta per l’ennesima
volta, giungo a conclusione che la chiave non c’è, e che
quest’ultimo benedetto baule forse non si può aprire e forse mai
s’aprirà.
Guardo bene il lucchetto, caso mai delle volte vi fosse una
combinazione da decifrare, ma nulla, tutto è pulito, a dire il vero
non v’è neanche il posto per introdurvi una chiave per aprirlo...
davvero strano!
Mi siedo, sono impotente, l’ultimo giocattolo forse il piú bello,
non s’apre, la tristezza mi assale. Poi d’improvviso chissá per
quale motivo mi viene in mente una vecchia filastrocca in
armeno, che la mamma mi cantava spesso per farmi fare le cose
che non volevo fare così presa dallo sconforto, la intono, neanche
so se le parole le ricordo bene e l’aria sia quella giusta, ma che
importa.
Dopo alcuni minuti di quella nenia, ecco che sento un click, come
una cosa che d’improvviso si apre, così destata dal mio torpore,
vado ad indagare, e miracolo, il lucchetto s’è aperto. Tanto felice
sono del risultato che neanche mi viene in mente come abbia
fatto ad aprirsi, solo adesso e lo confesso a te caro diario, non lo
so, forse la nenia della mamma, che abbia avuto qualcosa di
magico?
Comunque che importa il baule si era aperto ed a me non restava
che ficcarci il naso per curiosare.
Feci fatica a sollevare il pesante coperchio, e benché fatto di
legno era pesante come fosse di ferro.
Di primo acchito, sembrava che il baule fosse vuoto, ma ad un
piú attento esame, notai che coperti da uno spesso strato di
polvere e terra, come dei fogli legati alla bene e meglio, giacevano
seminascosti sul fondo.
Senza pensarci su presi le carte, per darci una sbirciatina, le
scrollai ben bene dalla polvere, e mi apprestai a leggerli.
Ma con mia grande sorpresa, notai, che erano bianchi, si fa per
dire, dato che il tempo gli aveva colorati di un giallo antico, e poi
anche al tatto, sembrava che piú che carta fossero come dei
papiri, si, sai di quelli usati dagli antichi egizi? Ecco proprio quelli,
comunque fatto sta che non vi era scritto nulla sopra. Stanca e un
po’ delusa, mi sedetti sul pavimento, e mi chiesi che cosa davvero
avevo sperato di trovare, magari il filtro per l’eterna giovinezza?
O la ricetta per la pietra filosofale?
Giustamente caro diario tu mi dirai, quando comincerò a
crescere. Forse mai, comunque stai a sentire che il bello deve
ancora venire ☺.
Ti dicevo, che oramai avevo desistito dal continuare le mie
ricerche, e stavo per rimettere tutto a posto, quando vidi uscire
dalla cassa, come della nebbia, scura e densa, prendere forma, una
sembianza di donna, ma molto eterea, dai lunghi capelli che
fluttuavano nell’aria, dallo sguardo assente, dalle enormi mani
come artigli, poi costei, come se fosse stata uscita da una prigione,
si libra nell’aria, e come una saetta vola fuori del lucernaio lasciato
aperto, e con la mitica quanto lugubre immagine, svanisce pure la
nebbia.
Mi riprendo, a dopo un attimo vedo i fogli sparsi sul pavimento,
ma ora intravedo delle scritte, fitti tratti neri, ma i caratteri sono
ahimè ancora in decifrabili, vi sono anche dei disegni, alcuni
sembrerebbero raffigurare delle creature orribili, e poi come dei
numeri, poi ancora vedo che i caratteri, impressi sui fogli,
cominciare a muoversi velocemente, e prendere la forma di
lettere ora conosciute.
Ma la loro disposizione per me è ancora indecifrabile, mi sforzo
di tentare di capirci qualcosa, ma niente.
Che razza di lingua è? Non armeno quello almeno lo conosco, né
arabo l’ho imparato a scuola, sicuramente una lingua morta, ho
accidenti, non ci capisco più nulla.
Poi ecco che succede qualcosa di molto, molto strano, ok! Cerco
di essere più chiara possibile.
All’improvviso, scende il gelo dentro in soffitta, per un attimo che
sembra un’eternità, una grande nera nube offusca il sole, l’aria si
fa pesante e umida, io tremo dal freddo e dalla paura, sento un
silenzio pesante, gli occhi mi si sbarrano, il mio corpo non si
muove, non lo sento piú, ora dinnanzi a me ho solo quei dannati
fogli, e tutto adesso, mi pare chiarissimo, riesco perfettamente a
leggere il contenuto di quei manoscritti, e tutto mi si imprime
nella memoria come marchiato a fuoco.
Leggo: ”Ecco il libro che mai è stato scritto, ma che è sempre
esistito questo è il libro dei tre mondi, io Lucifero, signore nella
terra, e bandito dal cielo, imprimo su queste carte, le veritá sui tre
mondi.
Bada! Tu che mi leggi, sappi che sei un eletto, perché giammai,
sará da tutti leggerne le grandi meraviglie ed i segreti, ch’io stesso
v’ho riportato.
Parlo di cose, fatti, che sono stati, sono a tutt’ora e saranno
impressi per l’eternitá.
I tre mondi.
Quello celeste,
Quello di mezzo
E quello di sotto.
Prepara il tuo spirito a riceverne i segreti, il percorso che hai fatto
sino a qui, ti è stato rivelato.
Ora sei pronto ad assimilarne i più reconditi misteri: Recita
sempre Alekom istà umertusia nook. Tu sai il perché.
Poi all’improvviso, tutto torna normale, entra come un dardo la
luce del sole, svaniscono il freddo, e l’umidità, e sento la mamma
che mi chiama, devo fare presto, e tornare nel mondo dei vivi ☺.
Ciao a presto.
Dal diario di Maria del 17/05

Caro diario.
Devo confessarti che ho avuto un po’ di paura in questi giorni,
ma a parte ciò, la mamma non si è accorta di nulla, e tutto in casa
è rimasto tranquillo.
Purtroppo non posso dire lo stesso di me, in queste due notti che
sono seguite, ho avuto più che dei sogni dei veri e propri incubi.
Solo a te ora lo posso rivelare, ben certa che terrai la bocca chiusa
☺. È tutto così confuso: - "Allora, mi trovo in una grotta, attorno
a me è buio più completo, mi sento persa e sola, poi
all’improvviso, si accendono come per magia, delle fiaccole
tutt’intorno a me e in un attimo intravedo una creatura orribile
che s’avvicina, penso che voglia afferrarmi e quindi tento di
scappare, ma nulla, sono come inchiodata al suolo e allora provo
a gridare, ma le mie labbra sono come serrate e poi, mi sveglio di
soprassalto, con le lagrime agli occhi e tutta sudata e tremante
dalla paura. Se ci penso anche ora mi vengono i brividi .
Cosa vorrà significare, secondo te?
Avrà un qualche legame, con quei fogli trovati in soffitta?
Ma dai, non vorrai farmi credere che...
Comunque adesso ti lascio devo andare con mamma a fare visita
alla zia (che palle)! Ciao ci vediamo.

Diario del 18/05.

Missione compiuta.
Ma che noia, la zia con i suoi discorsi! Possibile che gli adulti, non
sappiano dire altro? “ ma quanto sei cresciuta”, “che bella
ragazzina che ti sei fatta” e “ dimmi l’hai il fidanzatino”, e
vogliono indagare a tutti i costi nella tua vita privata. Ti soffocano
di baci e di pizzicotti; per non parlare dello zio, “vieni a sederti
sulle mie ginocchia, piccola”. Ho andiamo! Non sono più una
bambina, e poi con quella scusa ti infila le manacce dappertutto.
Comunque archiviamo pure questa visita, e torniamo a noi:
Ho avuto anche stanotte quel dannato incubo. Sento che non me
ne libererò tanto facilmente. Era esattamente la copia di quello
precedente. Forse devo prendere quelle pagine e bruciarle, se non
v’è altra soluzione.

Diario del 19/05.

Stanotte è successo qualcosa di strano, nel senso che l’incubo è


cambiato. Ti racconto:
Sono in un’enorme locale, forse una biblioteca, dato che attorno a
me posso scorgere montagne di fogli, e di strani rotoli forse
papiri, di libri accatastati uno sull’altro ed enormi scaffali pieni di
volumi di scritti. Il posto è rischiarato da torce e lumi, mi guardo
attorno, cercando qualcosa, ma non so cosa, poi all’improvviso
d’istinto, prendo do uno scaffale un volume, è grosso e pesante,
la rilegatura è in cuoio grezzo e posso leggerne il titolo “il libro
dei tre mondi”.
Strano penso tra me, quest’intestazione non mi è nuova, dove
l’ho gia letta?
Non faccio in tempo a sfogliarlo, che sento dei rumori come delle
grida e tutto attorno a me si fa confuso e concitato, tutto
s’incendia e vedo degli uomini che entrando nel locale con ferocia
appiccano il fuoco dappertutto e ciò si svolge sotto un’un unico
incessante grido come di battaglia.
Quando realizzo questo fatto, vedo innanzi a me un uomo,
armato di una scimitarra, che sbraitando mi ordina di lasciare il
libro, sotto minaccia obbedisco se pur a malincuore, l’uomo
prende il libro e mentre sta per distruggerlo, il volume come per
magia, si apre e tutte le pagine si disperdono al vento, allora mi
giro di scatto nel tentativo di fuggire, ma sento che qualcosa di
freddo e tagliente mi penetra nelle carni, mi volto a guardare e
vedo me stessa, distesa a terra in un lago di sangue con il mio
corpo da una parte e la mia testa poco distante.
Urla di terrore e mi sveglio seduta sul letto.
Accidenti adesso che mamma dovrebbe sentire, non sente.
Dannazione, allora decido di alzarmi e di andare a vedere.
Accidenti, è mancata il corrente! Così alla cieca e in preda al
panico, corro verso la stanza di mia madre; tanto la strada la so a
memoria. Ma chissà come mai mi ritrovo da tutt'altra parte, ed
indovina un po’ dove? Dinnanzi a me v’è la scala che conduce in
soffitta, e la botola...è misteriosamente aperta.
Paurosa come sono, sarebbe meglio che me ne tornassi correndo
a letto, ad infilare la testa sotto duecento guanciali e invece sento
come qualcosa che mi forza a salire. Salgo!
Stranamente dentro è tutt’illuminato a giorno. Ma il fatto strano è
che non vi sono luci in soffitta, che fuori è notte fonda e per
giunta senza luna. Ancora una volta sento come l’atmosfera
cambiare, come se entrassi in un’altra dimensione, fredda e
umida, l’aria è pesante e i miei movimenti sono insolitamente
troppo lenti, cammino nel brodo.
E dietro un enorme ammasso di vecchi bauli illuminati da una
strana luce verde, quei fogli di cui ti ho parlato precedentemente,
fanno bella mostra di se allineati in ordine come tanti scolaretti
diligenti.
Poi tutt’un tratto si fa buio, solo rimane quel chiarore verdastro
sopra i fogli stesi. Solo adesso percepisco che l’ambiente è
diventato troppo grande ed io troppo piccola.
Sento una cantilena, la stessa che mia madre cantava è una voce
dolce che intona quella nenia. Una voce di bambina. Mi avvicino
titubante, poi sento come una forte spinta e mi fa cadere in
ginocchio proprio vicino ai fogli .
Perchè ora mamma non viene a vedere cosa succede? Come
desidererei adesso sentire le sue urla, come mi sembrerebbero
dolci ora i suoi rimproveri.
Invece sono qui in ginocchio in balia di non so chi, aspettando
non so che cosa.
Aspetto...
...ancora...
...sento che sto per piangere...
...piango... e le lagrime scendono come fiumi in piena...
...non riesco a fermare i miei singhiozzi...
...tremo tutta...
...vorrei sparire...
...Sento qualcosa che si aggira attorno a me, ma non riesco a
vederla, solo la percepisco. La “cosa”, mi sfiora più volte, provo a
gridare, ma l’urlo mi si strozza in gola tanto per cambiare.
Ed ecco come in un flash mi ricordo di alcune parole che devo
dire sempre. Le dico “Alekom istà umertusia nook”,
d’improvviso tutto si calma, ma è solo apparenza.
Riesco ad intravedere una figura e a malapena ne delineo i
contorni, percepisco come un battito d’ali, ne annuso l’odore, la
sento su di me...
...Mi stropiccio gli occhi, forse per vedere meglio l’eterea
immagine.
Solo il viso, mi pare ora più chiaro, ha sembianza di donna, dai
lunghi capelli corvini instabili, lei è immobile davanti a me, solo le
sue grandi ali, si danno come un gran daffare per tenerla sospesa.
Non proferisce parola, ma le frasi che non dice, si imprimono
nella mia memoria.
“Bada bene, misero mortale, che tu devi finire un compito che
molti secoli fa una tua ava ebbe l’onore di iniziare. Vedi quelle
pagine sul pavimento? Sono l’anima dei tre mondi, tu devi
recuperarne il corpo e farlo rinascere a nuova vita. Il compito che
hai l’onere di portare a termine non è semplice. Recupera il corpo
e sarai eterna, tre sono i mondi, tre sono i corpi, ognuno in un
mondo. Trovali e troverai…
Poi l’essere etereo svanisce, lasciandomi con un palmo di naso e
senza avere finto la frase nel suo punto cruciale.
Cosa mi sarebbe potuto accadere se non le avessi trovate?
Poi come d’incanto mi ritrovo ancora una volta seduta sul letto,
in preda ad una crisi di nervi e pianto.
Diario del 20/05.

Caro diario.
Tu sai della mia avversione per la tecnologia, e per ogni suo
diabolico derivato, e di come io sia restia ad usufruirne, ma certe
volte, e questa è una di quelle, non se ne può fare a meno
Odio tastiere, video, e cose del genere e come vedi da te
preferisco la carta e la penna, ad un freddo pc.
Comunque tornando a noi, per tutta la mattinata, mi sono chiesta
se davvero avessi sognato la notte scorsa, o se realmente avessi
vissuto quella esperienza incredibile.
Ho dinnanzi a me due possibilitá:
Prima ipotesi, l’ho sognata! Quindi non devo avere paura di nulla.
Però quelle pagine, non solo le ho viste davvero, le ho anche lette
e toccate e “Alekom istà umertusia nook”, non me lo sono
inventata. Non ho così poi tanta immaginazione.
Quindi (purtroppo) non posso essermelo sognato, resta la
seconda ipotesi. Ho vissuto realmente, quello che pensassi
potesse essere un incubo.
Ed allora? Cos’è questo libro dei tre mondi? Che cosa c’entra la
mia famiglia con ciò? Ed io? Forse dovrei chiederlo alla mamma?
Ma bravo! Così scopre che sono stata in soffitta, e allora chi la
sente?
Senti l’idea. Qui mi viene in aiuto la tecnologia ed internet in
particolare, se è vero che lì trovi di tutto e di più. Vorrà dire che
se cerco bene, dovrebbe esserci anche un qualche libro dei tre
mondi simile.
Ho deciso! Vado, c’è un network poco distante da casa e non è
molto frequentato, vediamo un po’ cosa riesco a scoprire.
Ci vediamo più tardi con i risultati...spero! E non augurarmi in
bocca al lupo che porta male ☺.

Caro diario.
Eccomi di ritorno, ti avevo lasciato intorno alle 17:00 e sono
tornata alle 19:30, e il risultato? Niente di niente, ho perso troppo
tempo a cercare di capire come funziona il tutto, come si fa con i
motori di ricerca e poi come usare la parola chiave. Insomma un
fallimento completo. Ho passato l’intero pomeriggio a fare
esperimenti, a provare a cercare di capire e quando alla fine ho
creduto di trovare qualcosa, sono andata a finire su un sito
pornografico .
Ma non desisto caro diario, mi sono procurata a tal proposito un
libercolo sull’uso e abuso di internet, così la prossima volta non
sarò più tanto sprovveduta.
Ciao!

Diario del 20/5

Carissimo amico.

Oggi davvero per un attimo ho creduto di morire.


Stavo tornando a casa dopo un pomeriggio allegramente passato
in compagnia in casa di un’amica comune. Eravamo le solite
amiche di sempre ( Talar, Maral ed io) che tra l’altro conosci bene
anche tu. Abbiamo speso tutto il pomeriggio a parlare delle
nostre fantasie, di quello che sarà il nostro futuro e amenità del
genere; poi inevitabilmente il discorso si è posato sui ragazzi. Ti
lascio immaginare poi che razza di discorsi siano venuti fuori...
cose da ragazzi appunto.
Sai, a volte mi meraviglio, come certi discorsi possono poi
sfociare in turpiloqui a sfondo sessuale; magari solo per mettersi
in mostra agli occhi degli altri e questa volta è successo proprio
così. Mi spiego meglio:
Il discorso è cominciato come spesso capita per gioco, sai di
quelli che facevamo da piccole, con domande del tipo “chi ti
piace”, oppure, “con chi piacerebbe uscire” o “hai visto quello,
che te ne pare”? Fin qui nulla di male, ognuna di noi ha espresso
la propria opinione. Il gioco s’é fatto pesante quando una di noi
(Maral tanto per cambiare), forse un po’ troppo eccitata, sia dalla
materia in questione, sia dalla birra ingerita, si è messa a
raccontare i suoi virtuosismi sessuali con un’semplicità tale e con
una dovizia di particolari, che sia io che Talar, non potevamo fare
altro che ascoltare allibite.
L’avessi dovuta sentire e vedere, non solo il per il racconto ma
anche le azioni s’é messa a mimare, e c’è mancato poco che presa
dall’eccitazione non violentasse una di noi, e guarda caso proprio
me .
Comunque non è questa la cosa tragica. Dopo aver lasciato la
nostra bollente amica alle prese con i suoi spasimi libidinosi, io e
Talar, ci siamo avviate verso casa. Accidenti, come si era fatto
tardi. Non sarei mai riuscita a tornare a casa puntuale per l’ora di
cena.
Percorrendo la strada normale, ci avrei messo una vita e
comunque non volevo in alcun modo irretire ancora di più
mamma. Volente o nolente devo prendere una scorciatoia e che
scorciatoia, giá mi scocciava farla di giorno, figurati di sera, e che
serata poi, buia come in bocca al lupo e con una luna che aveva
trovato il pretesto di nascondersi dietro le nuvole per la vergogna,
ed un vento che guarda un po’ il caso aveva preso a soffiare teso
e gelido, come in autunno.
Bhe, non avevo altra scelta, o il ritardo con le sue conseguenze o
la scorciatoia, ha! Dimenticavo di dirti, la scorciatoia passa per un
cimitero .
D’istinto guardo l’ora, forse il camposanto è ancora aperto o sta
per chiudere comunque devo sbrigarmi, se faccio in fretta spero
di trovarci ancora qualche anima viva, così mica per niente, ma
per me sarebbe meglio ☺.
La mia fretta non viene in alcun modo premiata, tutto chiuso e
buio accidenti; mi tocca scavalcare per entrare, così tiro un lungo
sospiro e sono dall’altra parte.
Sono penetrata in un altro mondo, esattamente nell’altro mondo.
Mi aggiro cautamente tra le lapidi rischiarate da miseri e tristi ceri,
faccio piano come a non voler disturbare i miei silenziosi ospiti,
cerco addirittura di nascondermi, ho! Se fossi invisibile. Passo
dopo passo, trattenendo il respiro, facendomi piccola, piccola,
avanzo lentamente. Il vento ha smesso di soffiare, peccato mi
faceva compagnia; ecco l’enorme cipresso, sono a metà strada,
coraggio Maria ancora poco e ci sei.
Come spesso mi succede da un po’ di tempo in qua,
all’improvviso mi cambia lo scenario, scende un gelo innaturale,
tutto è come sospeso e ho l’impressione che il tempo si sia
fermato attorno a me.
Ho paura, comincio a tremare, tento di nascondermi da qualche
parte, ma sento come qualcosa che mi trattiene. Vorrei morire!
Mi guardo attorno, ma non vedo nulla, sento solo freddo, fuori e
dentro di me, poi intravedo una minuscola figura che si avvicina,
si ferma e mi fa cenno di seguirla. Non avendo altra scelta la
seguo tra mille titubanze, lentamente alzo gli occhi per vedere chi
mi guida e anche se riluttante, le rivolgo lo sguardo. È una
bambina, potrá avere sì e no quattro cinque anni. Ma che ci fa
una bimba così piccola in un posto come questo a quest’ora di
sera, mi domando, ma non mi so rispondere. La bimba si ferma
davanti ad una grande lapide di marmo, non riesco a leggerne il
nome che è cancellato dal tempo e dalle intemperie. La ragazzina
mi indica la pesante lastra in pietra che copre la tomba e…a quel
punto credo di essere svenuta perché non ricordo più nulla. Mi
sovviene solo di essermi rialzata e che tutto attorno a me era
tornato normale, e che presi una tale corsa per arrivare a casa, che
neanche un a campionessa olimpionica avrebbe potuto fare
altrettanto ☺.
Poi nella calma della mia cameretta mi sono messa a pensare che
forse che tutto questo potesse una correlazione o solamente che
stavo diventando pazza e tu che dici caro diario, sono da
ricovero?

Diario del 21/05.


Caro diario.
Per capirci qualcosa, mi sono rivolta ad un amico, pratico di
queste cose, ma si dai! Parlo del computer e di internet, sai del
tipo “secchione”, grandi occhialoni sul naso, capelli rossi come il
pomodoro, (tanto che il suo soprannome è testa al sugo),
lentiggini grandi come lenticchie e un abbigliamento che sembra
preso a prestito dal guardaroba dal suo fratello maggiore ☺.
Insomma un elemento con cui nessuna delle mie amiche, ci
uscirebbe neanche a prendere una pepsi; ma io non sono come
loro, apprezzo la sua compagnia anche perché tra le altre cose è
soprattutto un ragazzo intelligente e a parte ciò, si è mostrato
molto entusiasta e disponibile ad insegnarmi l’abc del pc e di
internet.
Così appena appresi i rudimenti di queste materie, mi sono
precipitata al network per riprendere le mie ricerche, e guarda un
po’ cosa ho scoperto. Cito testualmente: -“il libro dei tre mondi,
tra leggenda e realtà”.
…Si narra, che all’inizio degli inizi dei tempi, c’era tra gli angeli
creati di Dio, uno di nome Lucifero, questo era il più intelligente,
e il più bello di tutti gli altri angeli che popolavano il paradiso.
Costui si dice che conoscesse anche alcuni segreti della creazione,
perché era stato assieme al Creatore N.S. sino dall’inizio.
Ma un giorno Lucifero si insuperbì a tal punto, che volle sfidare il
suo Creatore e Signore. Il risultato di questo affronto fu che
l’Iddio scacciò l’angelo ribelle dal paradiso (e con lui tutti i suoi
accoliti), e li fece precipitare giù nelle profondità della terra,
creando per loro l’inferno.
L’angelo ribelle, per vendetta scrisse di suo pugno un libro
chiamato poi più tardi “il libro dei tre mondi”. In pratica sarebbe
un insieme, di teorie, formulari, scritti, riti magici e gerarchie dei
vari mondi, e si dice anche di previsioni a venire.
Il Creatore, venne a sapere del diabolico piano, quindi mandò
l’arcangelo Michele, a distruggere le pagine del libro.
Per un avverso gioco del destino il libro non fu distrutto, ma le
sue pagine si dispersero ai quattro venti.
Il risultato fu che i fogli del volume finirono sparse nei tre mondi,
quello celeste, quello di mezzo e quello di sotto.
Poi dice che chi si approprierà del libro per intero sarà padrone
del mondo”.

Poi su un altro sito ho trovato qualcosa di più sconcertante, sta a


sentire:
“...il libro dei tre mondi, si trovava nella famosa biblioteca di
Alessandria d’Egitto, assieme a altri libri di tale livello, ma
purtroppo la grande biblioteca fu distrutta nel 640 dal califfo
Umar, e tutti quei libri andarono perduti...
...Tranne uno...chi ne trova il contenuto...regnerà...eccetera”
E senti questa è la parte più interessante.
“il compito del ritrovamento delle pagine del libro, fu assegnata
da Lucifero in persona, a una famiglia armena o di ceppo armeno,
che non avrà requie sino a che tutto il libro non sarà completato.
Ma questa è leggenda, la verità è...ecc, ecc... Ti risparmio il resto.
Che ne dici? Fantasia o realtà? Per saperlo non mi resta che fare
un ulteriore passo in avanti, forse il più difficile. Parlare con
mamma, sicuramente lei ne sa qualcosa.

Diario del 24/05

Caro diario.
Mi ci sono voluti due giorni, per riordinarmi le idee e cercare di
mettere in ordine le frasi da dire con cautela alla mamma. Non è
stato facile ma alla fine più o meno qualcosa è venuto fuori.
Ho dovuto anche raccontarle della mia disubbidienza,
naturalmente.
Risultato è stato che: primo sono tutte fandonie, e secondo mi ha
messo in castigo per una settimana, per via della disubbidienza .
Ma sai ho notato qualcosa di strano nelle sue parole, mentre
cercava di spiegarmi, che non c’è nulla di vero, e che quelle
pagine, erano solo gioco della mia troppo fervida fantasia.
Ebbene io non credo che sia tutt’invenzione o un brutto gioco
della mia immaginazione, e mi sono convinta e sicura che devo
andare sino in fondo per sapere la verità, qualunque essa sia.
La prova che non è una mia invenzione l’ho avuta, quando ho
visto la mamma salire in soffitta e rovistare dappertutto in cerca
di chissà che cosa, (forse le famigerate pagine? Lo ammetto l’ho
spiata).
Così, per essere sicura al 100%, a mia volta mi sono recata in
soffitta, (di nascosto ovviamente da mia madre), per cercare
quelle maledette pagine se fossero o non davvero esistite e con
mia grande sorpresa le ho trovate esattamente dove le avevo
lasciate.
Perché mamma non le ha trovate? O forse non ha voluto
trovarle? Questo per ora è un mistero, comunque sia ho preso
quei fogli e dopo ovviamente avere recitato la famosa formula
magica le ho portate i camera mia per studiarle meglio.
Ho fatto male, ho fatto bene? Tu che dici caro diario?
Fatto sta che ora le ho con me ed assieme a te voglio darci una
sbirciatina...
...ma come faccio? Accidenti, è tutto scritto con dei caratteri
incomprensibili e pure pieno di strani simboli. Non so proprio da
dove cominciare...
Come? Cosa dici? Forse la formula la dovevo enunciare ora e non
prima? Mi sa che forse hai ragione, aspetta che provo e poi ti
dico...
“Alekom istà umertusia nook”, recito e di colpo quelle lettere
sparse alla rinfusa sui fogli ed apparentemente senza un
significato prendono forma in un idioma a me ora conosciuto, ma
stranamente in un punto soltanto, probabilmente quello che
interessa debba essere letto:
“...E segna con del colore rosso una grande stella a cinque punte
con le due rivolte all’insù, traccia queste parole come un cerchio
attorno alla stella “ agamó lucifer teer, demon veen aliqus
camistrag ore, ortis, tuun, beelem, baal, ludh...”! Poi accendi
tutt’intorno al cerchio 5 candele nere, e recita, le parole in calce al
documento, vedi di non sbagliare, o le dovrai pagare...”.
Poi lo scritto ritorna incomprensibile e a parte quella lunga tiritera
che dovrei recitare, ma te la risparmio perché appunto troppo
lunga.
Vedi caro amico, c’è un qualcosa dentro di me è che come se mi
dicesse: lascia stare, non è roba per te, distruggi tutto, e prega il
Signore Dio tuo che ti protegga, mentre dall’altra vi è come una
forza che mi dice invece di seguitare a perseverare, ma non so
dirti il perché. Forse la notte mi porterá consiglio.
Per ora è davvero tutto a domani.

Sono le 3; 30 di notte e sono sotto assedio e guarda che non è


uno scherzo, non posso dormire, incubi terribili mi perseguitano
e mi tormentano senza tregua e sono sola, terribilmente sola. Sto
piangendo a dirotto e come vedi da te, molte delle mie lacrime
sono asciugate dalle tue pagine caro diario. Sono disperata, non
so se sto facendo la cosa giusta, ma ho come quasi l’impressione
che qualsiasi cosa faccia non sará mai quella giusta.
Aiutami almeno tu ti prego, ho cercato di pregare N.S. Gesù
Cristo, ma ogni qual volta che cominciavo le mie preghiere,
sentivo la mia testa affollarsi di pensieri terribili, sconci,
incredibili. Non pensavo di essere capace di pensare cose tanto
indecenti e lo sai, più tentavo di pregare più i miei pensieri si
facevano orribili. Ho cercato persino di gridare, ma la voce mi
moriva in gola prima di uscire.
Sono al limite, credo di diventare pazza, ho cercato mamma, ma
la sua stanza era vuota. Sono sola capisci...aiutami...ho Madre
santissima! Sento dei rumori...dei passi...stanno venendo qua da
me, ma non so chi sia o chi siano, comunque qualunque cosa
dovesse succedere, non voglio scappare e tu devi essere il
testimone di tutto quello che è accaduto ed accadrá; persino della
mia morte se dovesse avvenire, santi numi...stanno aprendo la
porta...

...Un caldo raggio di sole lieve e dolce come una carezza di


mamma, mi ha destato stamani, trovandoti tra le mie braccia
adorato diario. Grazie per avermi protetta l’altra notte, grazie per
essere sempre con me.
Un gioco pericoloso.
Diario del 27/05.

Eccomi qui caro diario.


Ho riflettuto attentamente su cosa farne di quel famigerato libro,
perché ancora sono tormentata dagli incubi:
“ ...Mi trovo in un posto, buio, freddo e umido, ho paura...come
sempre del resto , sento soffiare un vento gelido che mi fa
accapponare la pelle e mi spinge a proseguire, non so per dove, so
solo che sto camminando come tra delle macerie, perché pur
senza vederle incespico continuamente. Poi stranamente la paura
svanisce, ed ecco all’improvviso del fuoco attorno a me che
divampa senza un’apparente ragione, mi sento afferrare...e poi mi
vedo urlante come se mi guardassi da distante, ma è un’immagine
evanescente, soffusa e confusa, non capisco cosa mi stia
succedendo, ma alla fine sento solo silenzio e pace attorno a me,
ma ti dico che nella prima parte dell’incubo ho provato una
sensazione che mai avevo avuto prima, e che in tutta onestà non
posso e non so descriverti”.
Poi un altro incubo subito dopo a quello che ti ho descritto
prima: sono all’inferno o almeno credo, ma che posto...non vedo
fiamme e non sento caldo o gente che si dispera e urla e stridor di
denti, come dice la bibbia. Il “mio” inferno è un posto gelido e il
freddo lo senti sin dentro lo stomaco. E’ un luogo dove ti senti
abbandonato ed in balia di tutto, provo sulla mia pelle la
mancanza di Dio, e la cosa è davvero opprimente. Cerco di
spiegarmi meglio, a volte mi capita di sentirmi sola ed
abbandonata ed è normale, ma qui è diverso, so che se mi
rivolgessi a Dio per qualsiasi cosa, Lui mi ascolterebbe e mi
darebbe conforto sempre; ma ti giuro che in quel posto, il posto
del sogno ti parlo, ho veramente provato l’assenza e la negazione
di Dio e ti dico che è una sensazione che mai vorró provare di
nuovo nella mia vita, e prego il Padre eterno che mai avvenga.
Tu che ne dici caro diario?
Taci come sempre, fedele e silenzioso compagno; ma il tuo
silenzio mi è di conforto più di ogni parola, il tuo tacere sono le
mie parole. Il tuo annuire di continuo, la tua pazienza, il tuo saper
ascoltare sempre in eterno silenzio, questo mi piace di te; anche
se a volte sono troppo opprimente, non dici nulla, anche se a
volte i miei silenzi si protraggono per ore, per ore resti nell’attesa
di un mio gesto. Il tuo essere qui mi è di conforto; specchio della
mia anima, tu sei il ricordo sempre vivo, tu mi rammenti, tu mi fai
rivivere attraverso i miei appunti, la mia vita, sempre con accenti
diversi, la rendi piacevole da ricordare...e ricordo chissá come
mai...una notte di Natale di tanti anni fa, io ero poco più che una
bimbetta e la mia famiglia riunita davanti al caminetto.
Com’eravamo felici, la mamma, il babbo, io, gli zii, e i cuginetti.
Ci preparavamo con letizia a consumare la cena natalizia,
nell’attesa poi di aprire i regali a mezzanotte, che il Bambinello
aveva portato a ciascuno di noi.
Tutti seduti attorno al fuoco del camino che riscaldava quasi con
rispetto quella santa notte: lo zio Hagop fumava la pipa, la zia
Leonie, intenta a preparare tavola assieme alla mamma. Il babbo
purtroppo era già ammalato e costretto su di una sedia a rotelle,
ma comunque anche a lui pareva non mancasse il buon umore; e i
cuginetti impegnati a rincorrersi per tutta casa.
Poi, ecco...aspetta ho come un flash, qualcosa che ho seppellito
nei meandri della mia memoria e che ora mi stà tornando alla
mente. Cerco di ricordare...aspetta che metto a fuoco...sì ecco,
adesso vedo seduto vicino all’alberello uno sconosciuto, uno che
non faceva parte della famiglia. Un vecchietto, che mi sta
fissando; com’è strano. Solo io mi accorgo di quella presenza,
nessuno sembra farci caso, e così dopo un poco quel anziano
personaggio, mi fa cenno di seguirlo, e io senza dire nulla, lo
seguo...sino in camera mia. Ora ho tutto chiarissimo, ascolta!
Adesso ricordo che mi disse: ” tu sei una persona speciale, questo
ricordatelo sempre e come tale ti sarà affidato un compito da
portare a termine”. Mentre lui mi parlava, tutto intorno a me era
come se si fosse fermato, anche io ero come pietrificata e non
potevo fare altro se non ascoltare...”ma bada” mi disse, non sará
cosa semplice, poi aggiunse serio; tre sono i luoghi, e molti i
pericoli che ti si pareranno davanti, ma tu non avere paura, ciò
che altri hanno cominciato, tu devi lo portare a termine, perché tu
sei una persona speciale...”. Continuava a ripetermi. Allora io
presi il coraggio a due mani, e cominciai a fargli delle domande,
ma a qualsiasi delle questioni gli ponessi, mai ebbi risposta, e più
domandavo più taceva...sino a, quando mamma non fece
irruzione in camera sorprendendomi a parlare da sola. E quando
le cercai di spiegare, del vecchietto e di quello che mi aveva detto,
per tutta risposta mi rifilò un sonoro ceffone e mi disse che se
avessi continuato col credere di parlare con delle persone
inesistenti, avrei passato il resto della mia vita o in un manicomio,
o peggio in una prigione per pazzi criminali.
Così con il sacro terrore di finire la mia esistenza in un posto
come uno di quelli, cancellai dalla mia mente, non solo il ricordo
del “vecchietto ma anche ogni cosa che potesse avere riferimenti,
con “cose” di fantasia, capisci di che parlo; sino ad ora.
Ora voglio e sottolineo voglio andare a fondo a questa faccenda,
intendo scoprire la veritá riguardo a quel libro maledetto, a me
alla mia famiglia, e se vi sia in qualche modo coinvolta.
Ma parlarne a mia madre di questo è un argomento tabù, forse
con la mia amica Talar, lei un po’ s’interessa di queste cose,
aspetta che la chiamo e sentiamo quel che dice.
Missione compiuta, vado da lei col libro, vediamo che ne esce
fuori, ciao a dopo.

Caro diario.
Scusa se ti disturbo a quest’ora di notte, è la prima volta che lo
faccio, ma temo che neanche sará l’ultima.
Ti faccio il resoconto di quel che è successo in casa di Talar. Apri
bene le orecchie perché ció che è accaduto ha veramente
dell’incredibile, e a raccontarlo mi viene ancora la pelle d’oca, ma
procediamo con ordine:
Dopo averle telefonato, e dopo averle raccontato per sommi capi
la storia del libro, (ovviamente omettendo, visioni ed incubi vari
☺), e dopo averle fatto giurare di non farne parola con nessuno,
sono andata da lei. Solitamente, faccio a piedi la strada che separa
casa mia dalla sua, vuoi perchè è relativamente lunga, vuoi anche
perchè mi piace passeggiare in una strada costeggiata da alti
cipressi. Questi alberi chissá perché m’infondono sicurezza e
comunque a parte ció camminare è salute. Però stavolta ho
preferito la bicicletta e solo per fare più in fretta; è una sensazione
piacevole, sentirti il vento carezzarti i capelli, il viso, sfiorarti le
mani, sentirtelo addosso.
Ma tutti questi bei sentimenti positivi sono svaniti, quando sono
entrata in casa di Tamar, e ho visto chi vi era all’interno.
Purtroppo la mia amica non era sola. Lei ha solo un grande
difetto, non sa tenere la bocca chiusa, piuttosto che stare zitta, per
evitare di dire stupidaggini, dice stupidaggini pur di evitare di
stare zitta ☺.
Ma stavolta purtroppo non aveva detto una scempiaggine, aveva
detto solo una cosa che io le avevo pregato di non rivelare a
nessuno.
Appena entrata nel grande salone, che tra le altre cose offre una
piacevole vista sulla valle circostante e che più di una volta ci è
servita come rifugio per i nostri guai , sono assalita da una folla
di curiosi assatanati, tutti intenti a domandarmi sul “mio” libro, e
su i suoi presunti poteri.
Naturalmente nego tutto. Quello che ho per le mani è solo una
trascrizione di un antico testo in latino mi affanno a spiegare, e
che non è un ricettario di magie o cose simili; faccio realmente
fatica a convincerli, ma alla fine sembrano soddisfatti delle mie
spiegazioni, e si quietano.
Ma ad un tratto il nuovo ragazzo di Maral, un certo Sako, un
tipetto, piccolino ma tosto, dalla maglietta troppo aderente e dai
pantaloni troppo grandi, mi afferra le pagine di mano e comincia
a cercare di leggerne il contenuto. Naturalmente non ci capisce un
accidente, e allora furioso sbotta: “Hey, ma che razza di scrittura
è? Non ci si capisce un cazzo, di un po’, ma chi vuoi fottere?
Queste cose la hai scritte tu, per prenderci tutti per il culo...brutta
puttana, ora te la faccio pagare...”.
Così abbastanza fuori di se, credendo di essere stato preso in giro,
comincia a gettare i fogli di qua e di là. Mi sfotte, e mi chiama
“strega del cazzo e puttana di Satana”. Le cose si stanno
mettendo per il peggio si respira un’aria tesa e pesante e anche gli
altri ragazzi del gruppo, giocano assai duro con noi ragazze, ci
offendono, ci chiamano “streghe, troie”, ed altri insulti terribili e
giungono persino ad usare le mani. Poi uno di loro, in preda alla
follia, prende quei fogli me li sbatte sulla faccia, e mi intima, di
leggere quello che c’è scritto e mi minaccia che avrebbe acceso un
rogo, dove avrebbe arso i fogli e me con loro.
Pensavo stesse scherzando, uno scherzo di pessimo gusto, ma
quando vidi entrare Sako con una tanica di benzina, e i suoi occhi
pieni da pazzo, capii che vi era nulla da scherzare.
Allora presi il coraggio a due mani, mi alzai in piedi strappai i
manoscritti dalle mani pericolose del ragazzo, recitai la famosa
formula. Decantai a memoria, il passo sulla stella a cinque punte.
Come per magia, tutti i bollenti spiriti si quietarono, la calma era
tornata tra noi. Proseguo con la descrizione: uno di loro di cui ora
mi sfugge il nome, prende un barattolo di vernice rossa, e mentre
gli altri fanno spazio nell’ampio salone spostando tutti i mobili,
cominciano a tracciare per terra con la vernice una stella a cinque
punte. Io continuo a leggere, come guidata da una forza
misteriosa, poi a mia volta afferro il pennello con la vernice e
lentamente comincio a scrivere le parole dettate dalla pergamena
in modo concentrico. Sento gli sguardi di tutti addosso,
mancherebbero le candele nere…ed ecco che come per incanto
saltano fuori, esattamente cinque una per ogni punta, (ma da
dove sono spuntate mi chiedo...)... le accendo, mentre i ragazzi in
religioso silenzio fanno buio tutto attorno. L’atmosfera sembra
irreale, non si muove una foglia, non vola una mosca, non si sente
un respiro, né battito di ciglia, mi appresto a leggere la parte più
lunga dello scritto. Devo premetterti che non sapevo cosa
sarebbe successo se davvero sarebbe dovuto succedere qualcosa.
Quando con sorpresa di tutti, l’amica più stupida che ho si mette
ad urlare: ”Ma qui manca la vergine sacrificale”, “e chi sarebbe?”
ribattono in coro i ragazzi “forse tu”? Rivolgendosi maliziosi a
colei che esordì con quella insulsa frase (guarda caso proprio
Maral), “esattamente proprio io”, dice con orgoglio la ragazza,
risate generali.
“Dai riprendiamo” dico io (volendo mettere fine a questa farsa al
più presto), tutto sembrerebbe filare liscio, se non che, poco
dopo, ecco riapparire ancora una volta la stupida, questa volta,
con una lunga camicia da notte bianca, “senza la vergine
sacrificale, non si va da nessuna parte!” urla trionfante, e mentre
grida, si posiziona al centro della stella, si allunga, e si mette in
posizione supina, e resta in attesa...
“Allora?” faccio io, “allora che”? Lei di rimando, le chiedo se
abbia l’intenzione di stare in quella posizione tutto il giorno.
“Certo”, fu la sua risposta e aggiunse che non si sarebbe mossa,
se non fossimo andati avanti, con il rito.
Ora caro diario, devo confessarti, che l’idiozia della mia amica, mi
veniva comoda, ti spiego; metti caso che l’esperimento forse non
sarebbe mai andato in porto anche senza l’intervento di Maral,
ma con lei che aveva scombussolato tutto, si sarebbe risolto in
una specie di stupido gioco.
Io annuisco, e decido di proseguire, tanto peggio di così.
Continuo a leggere senza sbagliare tutta la tiritera, faccio le
movenze descritte, e alla fine, soffio sulle candele...silenzio...tutto
tace...restiamo in attesa...passano i secondi... e non accade
nulla...bene penso tra me, aspettiamo ancora un poco tanto per
aumentare la tensione, e poi...la finiamo lì, ma non faccio a tempo
a finire il mio pensiero, che qualcosa accade, d’improvviso un
bagliore accecante illumina a giorno la stanza, la stella a cinque
punte s’incendia, e il fuoco divampa tutto intorno, sentiamo dei
rumori terribili, tutto gira vorticosamente attorno a noi, un vento
caldo prende a soffiare, sembrerebbe si portasse via tutto, noi
compresi, e quando penso che oramai sia arrivata la fine, tutto si
quieta.
Ma l’atmosfera attorno a noi resta irreale, come irreale è la luce
che ci circonda, l’aria che respiriamo, non sono in grado di fare il
benché minimo movimento, con la coda dell’occhio cerco di
vedere cosa fanno i miei sventurati compagni; mal comune
mezzo gaudio, sono nella mia stessa identica posizione,
immobili...ed immobili fissiamo... la sagoma della nostra amica
Maral stesa sul pavimento...immobile anche lei...poi come se fosse
sollevata da qualche forza oscura, si alza lievita, fermandosi a
mezz’aria, come sostenuta da mani invisibili che cominciano a
farla roteare come un vortice, veloce, veloce, veloce... sempre più
veloce e alla fine la fanno piombare sul pavimento con un tonfo
sordo. Ecco è morta penso...e quando penso sia tutto finito,
qualcosa entra, la sento passare, veloce mi sfiora le braccia, ed
ecco che afferra le gambe di Maral, le divarica...come se volesse
penetrarla in qualche bestiale accoppiamento, quand’ecco che
d’istinto un urlo strozzato esce dalla mia bocca, non mi chiedere
cosa perché non lo ricordo, ricordo benissimo invece, che la
“cosa”, lasciate le gambe della mia amica, si avvicina veloce verso
di me, sento il fetore del suo alito gelido bagnarmi il viso, e per
un attimo mi appare una figura orribile ”questo è solo l’inizio”,
proferisce... e poi svanisce.
Alla fine tutto torna normale come se nulla fosse successo. La
cosa ancora più strana è come se il tempo non fosse mai passato,
e nulla fosse realmente accaduto, (per gli altri ma non per me),
come se dovessimo ancora iniziare tutto. I ragazzi che scherzano
pesantemente, sulla magia e sulle streghe, Maral, che vuole fare la
vergine sacrificale...tutto daccapo, insomma.
Con una scusa scappo da questa scomoda situazione e lascio i
bambini a giocare tra loro. Voglio tornare a casa e mai ritorno
sarà più piacevole di adesso.
Strada facendo mi sorge spontanea una domanda, l’ho sognato o
davvero l’ho vissuto?
O meglio sto diventando pazza? Forse a ragione la mamma,
queste cose non esistono e meglio che io la smetta prima che ci
rimetta la mia salute mentale.
Domani smetto, lo giuro.

28/05

Caro diario.
Oramai, le mie notti sono popolate da incubi, tanto reali che
addirittura ne porto addosso i segni.
Lo so che la tua ferrea logica ti farebbe dire, che queste ferite me
le sono procurate nel sonno, mentre in preda agli incubi e mi
agitavo, e che probabilmente me le sono inferte
involontariamente da sola.
Sará... !
Comunque l’incubo dei sotterranei si è arricchito di un
particolare, te lo ricordi vero? Se no te lo rammento: - “ ...Mi
trovo in un posto, buio, freddo e umido...il vento, poi il fuoco
queste cose oramai anche a te suonano familiari , e anche
qualcosa che mi afferra”, ma ecco il nuovo particolare: sono le
unghie, taglienti come rasoi, ti posso assicurare che ho provato un
dolore reale sulla mia pelle, e questi segni forse non ne sono la
prova?
Ammettiamo anche che s sia solo un sogno, questi segni sulle
mie braccia? Si, d’accordo, me li sono fatti da sola, mentre nel
sogno cercavo di liberarmi. Forse hai ragione tu, perché i segni
sulla mia pelle corrispondono esattamente a quelli delle mie
unghie, però le mie non sono poi così lunghe e affilate, anzi a
furia di mangiarmele, si sono ridotte al lumicino .
...Sono disperata, quello che credevo fosse uno stupido gioco, si
sta rivelando invece un pericolo per la mia salute, per la mia
mente e soprattutto per i miei nervi.
Ogni giorno che passa, divento sempre più irascibile, nervosa,
piango di nulla, ho anche perso quel poco di appetito che avevo,
e lentamente mi sto spegnendo. Sento che non reggo più, sto
cedendo, aiutami tu amico mio, e mi aiuti Iddio. Vedi non ho
neanche più le forze per continuare a scriverti, perdonami...
Ma d’altro canto so che non posso lasciare tutto così come in
bilico, c’é sicuramente qualcosa troppo grande per me, ma so che
devo spingermi avanti a qualsiasi costo.
E poi mamma deve pur sapere qualcosa...è l’ultimo
tentativo...davvero poi basta...
Ma anche tu non mi credi vero?

29/05

Mamma è così preoccupata per il mio stato di salute, che ha


deciso di portarmi dal medico, che tra le altre cose, ha in cura il
povero babbo.
Gia il povero papà, non ti ho mai raccontato nulla di lui, così
come mai ti ho detto di mia madre.
E che vuoi sapere?
E pure di me sai così poco...forse sarebbe meglio cominciare
dall’inizio.
Con la storia della mia famiglia per esempio, per quel poco che ne
so.
Noi siamo armeni. Emigrati qui in Libano all’inizio del secolo
scorso con l’inizio di quello che è stato il primo genocidio del
secolo. Da parte della Turchia e che è stato l’ultimo stadio di un
lungo processo di violenza cominciato nel 1878, con l’aprirsi della
questione armena. Tre regimi si sono alternati senza che questa
fosse mai risolta. Il genocidio degli armeni, si svolse nei territori
dell’impero ottomano tra il 1915 e il 1916 per mano del governo
dei Giovani Turchi. Il piano di sterminio prevedeva massacri nei
villaggi armeni delle regioni orientali dell’Anatolia e deportazioni
verso il deserto siriano. Il genocidio, che ha causato lo
sradicamento definitivo dell’etnia armena dalla sua terra di
origine, l’Anatolia orientale, oltre allo sterminio di più di un
milione e mezzo di persone, è ancora oggi negato dal governo
turco e non riconosciuto da alcuni governi occidentali.
Questa è stata a grandi linee, la ragione per cui la mia famiglia e
come noi molte altre sono emigrate in questo paese.
Col passare dei decenni la nostra comunitá si è notevolmente
incrementata, ed è emigrata in quasi tutto il Libano, oltre che in
tutto il mondo.
Qui siamo molto attivi, e siamo tenuti in grande considerazione,
assieme alla nostra cultura millenaria e la nostra religione. Devi
sapere che il nostro paese è stato il primo ad accettare il
cristianesimo cosa di cui noi siamo fieri, insomma con un po’
d’orgoglio siamo anche presenti in tutte le cariche di prestigio e di
governo in questo paese.
Ma a parte ciò dei miei avi non so quasi nulla, vuoi perché molti
sono morti con l’esodo dalla terra nativa, e vuoi per sfuggire
all’eccidio da parte delle milizie turche, e con loro sono spariti
anche molti dettagli della nostra storia (parlo per la mia famiglia),
perciò posso soli raccontarti dell’ultima generazione e cioè di me.
Ma che posso dire per non annoiarti? ... Che studio...che ho sedici
anni, sono alta 1,65, occhi e capelli neri, longilinea e un po’
troppo magra per la mia altezza. Mi piace praticare lo sport e il
basket in particolare; lo sai che sono la pivot della squadra della
scuola? Mi piace il tennis, ma è troppo costoso per poterlo
praticare con profitto , mi piace andare in bicicletta, correre e la
vita all’aria aperta, la natura e il mare, sono anche una provetta
nuotatrice. Noi abitiamo nella valle del Beeka, che è situata in una
conca ai confini con la Siria , caldo afoso d’estate e freddo
becco d’inverno con neve (sempre), comunque immersa nella
natura e a 45 minuti dal centro cittá, e...no!non no ho il fidanzato,
e non lo voglio avere, ecco così lo sai e ti prego non ti ci mettere
anche tu con queste domande, comunque sai, mi piacerebbe
viaggiare, girare il mondo, ma sino ad ora non mi sono mossa da
qui... e questo è tutto per quanto mi riguarda.
Passiamo ora al babbo.
Quando riguardo le fotografie di quando era in salute voglio dire,
non posso fare a meno di notare che era un uomo di notevole
fascino e molto attraente. Ed ancora ora, martoriato dalla sua
malattia, puoi scorgergli negli occhi una dignitá mai doma di
maschio.
Babbo dicevo, emigrato da qui in Germania, lavoratore nelle
miniere della Ruhr, era a capo di una squadra di minatori. Lui
gran lavoratore, e che si faceva volere bene da tutti, sempre
cordiale, e pronto al dialogo, aveva 20 anni, quando incontrò
mamma. Dimenticavo di dirti che mamma è tedesca così io sono
½ sangue ☺. I due si sposarono dopo 3 mesi, ed esattamente un
anno dopo nacqui io, subito dopo papà ebbe un grave incidente
in miniera.
Ora vegeta su una sedia a rotelle, neanche più capace a svolgere le
più elementari movenze.
Mamma invece è insegnate di tedesco, ma dopo l’incidente di
babbo e la conseguente rimpatriata in Libano, per non
soccombere dai debiti e per mantenere entrambi, ha dovuto
arrangiarsi. Come insegnante di giorno e cameriera in un hotel di
notte. Grazie a Dio, in nostro aiuto è intervenuto, anche il fratello
di papá, che ha tolto per noi parecchie castagne dal fuoco.
Comunque ora siamo qui, babbo sempre uguale o sempre peggio,
mamma che si dà di torno, e io che cerco di pesare loro il meno
possibile.
Ecco la mia amarezza, caro amico, volere essere d’aiuto, ma
purtroppo per la maggior parte delle volte sono più d’impaccio...e
ora, con la faccenda dei miei incubi e la mia salute che va a farsi
benedire...eccoti disegnato un bel quadretto...
Ha!sì cosa a detto il dottore? Mangia di più, esci con gli amici e
divertiti...questa è la cura prescritta dal mio medico, non male
vero?
Ma cosa mi prescrive il “mio” dottore per la mia anima?
Mi toccherá ancora una volta affrontare il discorso del libro con
mamma, non v’è altra soluzione.
Poi ti saprò dire...a presto!
30/05

Caro diario.
Ho cercato di prendere mamma in un momento di grazia, era
felice, cantava, aveva finito di correggere i compiti dei suoi allievi.
Quindi dopo aver studiato nel primo pomeriggio (cosa che non
faccio mai), io l’ho aiutata nelle faccende di casa, abbiamo anche
preparato la cena insieme...ad un tratto lei mi dice “avanti...cosa
devi chiedermi?” Hoo, mamma mamma! A te davvero non ti si
può nascondere nulla...e così presa alla sprovvista tutti i miei
progetti vanno a farsi benedire e i miei discorsi preparati con cura
e a lungo, vengono con quella domanda, cancellati dalla mia
mente e le parole mi muoiono sul nascere.
...”del libro...” Chiedo titubante...poi ci ripenso, ma è troppo
tardi accidenti! Cosa più sciocca non potevo dire...
“Maria, Maria”, mi riprende la mamma con quel tono di voce
misto tra il rimprovero e l’avvertimento, “perché, non la vuoi
capire?”, poi dopo un piccolo momento di silenzio
riprende”...che certe cose se te le dico, e sopratutto se le vieto è
solo e unicamente per il tuo bene”.
“Il mio bene? Scusa ma non capisco...”, chiedo io di rimando,
allora lei “ora non puoi capire, ma col tempo capirai, e ti prego
ora vedi di smetterla, con questa storia del libro ok? Prima che ti
possa succedere qualcosa....”.
E giá penso tra me, mamma con queste poche parole, crede di
aver chiuso l’argomento, accidenti! Con la scusa che tanto non
posso capire, taglia tutto a metá, e mi lascia con un pugno di
mosche in mano, ma non questa volta, e no!
Così decido di insistere, ma la mia insistenza si risolve solo con
un’arrabbiatura di mamma. Accidenti com’era incavolata, c’è
mancato poco che non mi tirasse qualcosa dietro ☺.
Comunque mamma non l’avrebbe mai fatto, d’altronde can che
abbaia non morde lo dice il proverbio...
Ma aspetta un momento... cosa significa “... Prima che possa
succedere qualcosa.”. Cosa avrá voluto dire; che secondo te!...ma
che stupida femmina che sono , e giá, che non ci vuole una
grande scienza a sommare “2+2”. Il libro che con tanta solerzia
mamma non vuole farmi leggere è per forza un libro di magia o
cose del genere, tanto è vero che ne sono la prova tutti gli incubi,
che ho avuto da quando sono andata in soffitta la prima volta, e
le cose inspiegabili, che neanche voglio ricordare.
Ma un’altra domanda mi viene alla mente, che mamma sia forse
una strega? E se sì perché mi rifiuta il suo sapere? Di solito queste
cose si tramandano di madre in figlia.
Ma sai cosa ti dico? I sogni sono la chiave di Volta per arrivare al
libro e al suo misterioso contenuto. Si! Arriverò a completarlo ed
allora ogni cosa mi sarà svelata☺.

30/05

Stanotte ho avuto una rivelazione, forse la risposta alla mia


domanda.
È stata la notte più agitata che abbia mai avuto sino ad ora, ma
finalmente adesso credo di sapere!
Dunque, era passata mezzanotte da poco, ed io ero sdraiata sul
mio letto che cercavo di prendere sonno. Ti ricordi quando ti ho
raccontato dell’esperimento in casa di Talar, e di quello che è
successo al cimitero, mentre cercavo di tornare in fretta a casa?
Ebbene stanotte l’ho rivissuto di nuovo. Non so come ci sono
capitata, ma ancora mi muovo tra le tombe di quel campo santo.
Le lapidi sono in condizioni pietose, a malapena si riesce a
leggerne i nomi incisi, addirittura alcuni sono illeggibili, forse
cancellati dal tempo e dalle intemperie o forse da qualche mano
umana. Rovi e altre piante inutili avvinghiano con le loro lugubri
braccia statue e lapidi, l’umidità appesantisce l’aria come un
macigno e una pallida luna cerca di farsi strada a fatica, tra
nuvoloni neri carichi di pioggia. Io mi muovo con circospezione,
ma stranamente non cerco di scappare tutt’altro. Sto cercando
una tomba in particolare vicina ad un grosso cipresso; eccola la
vedo, v’è una bambina davanti alla lapide, mi invita ad
avvicinarmi a lei, io mi appropinquo lentamente sino a che sono
proprio dinnanzi a lei. Allora la bimba fa un gesto, e la pesante
lastra che copre la tomba si apre con un sinistro scricchiolio. Io
da parte mia non mi muovo di un millimetro, allora la ragazzina,
mi si avvicina, e solo allora un raggio di luna riesce a rischiararle il
volto. Mamma mia! È terribile, cerco di non urlare...il volto della
bambina è orribile, è sfigurata, e piene di cicatrici rimarginate dal
tempo, ha gli occhi infossati e le pupille bianche. Le guardo le
mani sono rinsecchite e piagate, le vene secche e arse. Le guardo i
capelli, lunghi fili di stoppa sparsi e rade ciocche sulla testa troppo
grossa. Le guardo la veste, sgualcita e sporca antica e macchiata di
sangue rappreso, una bambola gotica . Lei sembra rivolgere il suo
sguardo assente su di me...mi tende la mano secca e cava, e mi
invita a seguirla. Seguirla dentro la tomba aperta...”. A questo
punto mi sveglio di soprassalto urlo in silenzio...sono tutta sudata
e tremo dalla paura...ho persino terrore a muovermi, ma ho un
terribile presentimento... che la risposta alle mie domande sia
proprio in quel cimitero presso quella tomba con la bimba da
sentinella...

...Non voglio più perdere tempo, anche se lo confesso sto


morendo dalla paura, ancora ora.
Se la risposta alle mie domande si trova al cimitero, andrò la
qualsiasi cosa accadrà.
Sono le 2; 30 mamma e babbo dormono, io invece no, infatti,
salto giù dal letto, in fretta mi infilo una tuta le scarpe da
ginnastica. Prima di scendere dalla finestra che sporge su un
piccolo cortile, prego il N.S. Gesù Cristo di proteggermi in questa
mia “missione”. Lo so che non dovrei pregare il Signore per una
cosa che ha espressamente vietato, ma spero tanto lui mi perdoni
lo stesso per questa mia mancanza all’osservanza delle sue leggi.
Quindi prendo la bicicletta per fare più in fretta. Pedalo
velocemente che posso per paura di arrivare in ritardo
all’appuntamento. Che ridicola che sono penso strada facendo,
“sei proprio sicura del fatto tuo, o stai dando vita ad un incubo
come tuo solito”? Mi domando.
Ma non ho tempo di rispondermi perché dinnanzi a me si parano
i pesanti cancelli di ferro dell’entrata del cimitero.
Mi fermo, nascondo la bicicletta chissà poi perché, tiro un lungo
sospiro mi faccio il segno della croce e sono dentro.
L’aria è fresca e la luna orgogliosa mostra la sua luminosa faccia
per intero stanotte. Il cielo è di blu oltremare dipinto a tratti
leggeri, non vi sono nuvole e i lumini posti davanti ad anonime
lapidi, sembrano danzare accompagnati dal dolce suono di un
vento musicista.
Sicura di me passo oltre al grande arco che troneggia all’entrata, e
mi dirigo dritta dritta, verso il grande cipresso che per ora
intravedo appena, e passando getto un’occhiata distratta alle
scritte delle lapidi. Quanta gente dimenticata giace qua sotto, una
preghiera per tutti loro, perché non siano dimenticati.
Vi sono corpi sepolti da parecchi anni, alcuni persino da più d’un
secolo, mi chiedo che cosa potrebbero raccontarmi, se solo
potessero tornare in vita a parlare. Quali verità uscirebbe dalle
loro labbra, avrebbero nei loro occhi, impresso un passato che
non c’è più e come reagirebbero al contatto con questa realtà. E
mentre penso, avanzo quasi senza rendermene conto. Mi rendo
conto invece, della natura che nasce qui quasi spontanea, in un
cimitero. Dei piccoli fiori dai tenui colori e dalle delicate
sfumature, forse stonerebbero in un altro posto, ma non qui. Mi
chino a coglierne uno, un piccolo fiore giallo, sembrerebbe
somigliare ad una margherita.
Poi d’improvviso quando meno te lo aspetti, e credi che non
debba succedere più nulla, ecco lo scenario cambiare di colpo, e
l’incubo che questa volta si trasforma in realtà.
L’aria si fa umida e pesante come un macigno, il cielo si tinge di
cupo e nero inchiostro, e la luna cede alla violenza di minacciose
nubi, e quei teneri fiori dai colori vivaci, si traggono in disparte
colti d’improvvisa vergogna per apparire così vistosi in un posto
come questo.
Mi sento sola ed abbandonata, d’istinto abbasso lo sguardo come
a volere sparire, e per non fissare il grande cipresso che ora si
para davanti a me. Il mio sguardo s’è inchiodato al suolo, non
voglio vedere oltre, ma non posso distoglierlo, quando scorgo
un’ombra avanzare sul terreno, ho paura di alzare la testa, e
vedere che il mio incubo si stia avverando.
Lentamente, molto lentamente, alzo gli occhi e “la” vedo.
Immobile innanzi a me che mi fissa con i suoi grandi occhi vuoti,
coi capelli che le frustano disordinatamente il viso sciagurato, e
che mi tende la sua secca e nodosa mano. Non dice nulla, ma non
ce ne bisogno, la seguo.
Una grande lapide bianca dal nome mai scritto e con un gesto la
pesante pietra che copre la tomba, s’apre. Lei mi indica
all’interno, accumulo quanta aria posso respirare, e guardo dentro,
troppo buio. La ragazza insiste che devo entrare, io non voglio e
vorrei svegliarmi, sicura come sono che stia solo sognando.
Ma non è un sogno, stavolta è realtà.
Pochi titubanti passi, e sono dentro. Il buio mi rapisce e
scompaio tra le nere nebbie dell’oltre tomba.
Panico.
Sono immersa in un liquido denso come inchiostro nero, c’è un
gelo irreale, respiro a fatica tanta è l’umiditá e l’aria rarefatta, che
ansimo. Attorno a me il vuoto assoluto, l’assenza di tutto,
moltiplicata dall’enormitá dello spazio. E sento freddo, fuori e
dentro di me, nelle ossa, nelle viscere, che mi penetra nello
stomaco, mi blocca il respiro, s’insinua nelle vene, sino a
raggiungere il cuore, e lo rallenta, come rallenta i miei movimenti,
ma vado avanti, non so dove mi sto dirigendo, tanto è buio che
mi fa perdere l’orientamento. So solo che sto scendendo perché
ne avverto il declivio, e discendo sempre più verso il basso, e sto
male. Ma non è come quando, che posso dirti, hai l’influenza, o
hai dolori allo stomaco o ai denti, questo è molto, molto peggio, é
un dolore diverso, non fisico, è un dolore che sembra non finire
mai, che si riacutizza sempre, ti scuote le viscere, ti squassa
internamente, ti strappa le carni, si ciba di te, mentre stai
agonizzando, è terribile.
Storpiata da questo dolore indescrivibile, stramazzo al suolo,
batto ripetutamente i pugni sul selciato, impreco, sudo lagrime e
sangue, mi agito come una bestia ferita, che nella sua lenta e
inesorabile agonia anela non può morire, e allora rantola,
contorcendosi come una buffa marionetta sballottata dal vento.
Allora la madre della sofferenza mi moltiplica i dolori, li
centuplica, gioca con i resti delle mie membra, perfida e
subdolamente conscia, perché sa che in un posto come questo
può consumarmi in eterno, e allora prego Iddio di soccorrermi,
ma quaggiù Lui non può sentirmi, in questo maledetto ultimo
posto, tra tutte le disgrazie che ti possono capitare la negazione a
Dio è la più grande.
Sì Dio ti è negato, e lo percepisci in ogni cosa che fai, sopratutto
nel dolore e nella disperazione, e non c’è conforto da parte di
nessuno...di nessuno!
Se provi queste sensazioni lì sotto, sono sicura che vorresti
tornare indietro, e ricominciare la tua vita daccapo, dal nulla, ma
qui no, non puoi più tornare indietro.
Non poter morire e soffrire così in eterno. Ormai non posso più
neanche pensare, tanto è il dolore che mi dilania, quando, una
figura eterea, si avvicina a me, e come quasi a volermi rassicurare
mi dice: -“Rallegrati! Questo non è l’ultimo posto. Sei solo
nell’antro del grande dolore, qui sei all’entrata della gheena, sotto
scorrono i tre fiumi infernali: il Lete, il Tartaro e lo Stige, ma bada
che oltre, v’é il non ritorno...”. Cerco di alzarmi per vedere di
distinguere meglio la figura che mi sta parlando. Noto che il
dolore s’è attenuato, ma pervade il senso di nausea e malessere,
faccio una fatica tremenda solo per mettermi in ginocchio, e in
quella scomoda posizione rimango piegata in due...”...tu sei una
destinata, lo era tua madre e la madre di tua madre, e ancora più
indietro...io...ti porgo la mano, tu porgimi la tua...cancella il mio
nome scritto sul letto dei tre fiumi, prendimi, cercami, trovami,
salvami...”. Queste sono le ultime parole dell’etera figura prima di
svanire, e poco prima che l’immagine si estingua del tutto, riesco
a vedere chi parlava con me, solo un attimo fá.
Distinguo una ragazza dai tratti giovanili, che dai vestiti si direbbe
una contadina, vissuta forse molti secoli addietro. Cerco allora io
di avvicinarmi a lei, e solo ora noto come se il suo corpo fosse
carbonizzato, e quando si gira...
... Mi sveglio che sono all’aria aperta, un dolce raggio di luna mi
carezza il volto, francamente non capisco come sia uscita da
quell’orribile posto, ok, ma non importa. Mi alzo a fatica, il dolore
è sparito del tutto come d’incanto, ma quel senso di nausea e
malessere l’ho ancora nello stomaco ed ho l’impressione che non
mi abbandonerá tanto presto.
Stavolta non è stato un sogno, no davvero. Cerco di ricordare
l’ultima cosa che ho visto e che probabilmente mi ha trascinato
fuori, vuoto assoluto. Solo un nome riecheggia nella mia mente
‘Elizabeth”!
Prima di scappare, cerco di leggere il nome sulla lapide della
tomba sotto il grande cipresso, non v’è nome inciso nulla, sembra
sia cancellato o mai scritto, ho al diavolo! Non ti sembra di
averne avuto abbastanza per stanotte Maria? Mi chiedo. Poi
guardo l’ora sono quasi le cinque sta per albeggiare, più veloce del
vento sono fuori, prendo la bicicletta, e d’un fiato sono a casa,
salgo su fino dentro camera mia, e m’infilo a letto, vorrei
addormentarmi, ma non ci riesco, ed allora mi rialzo e comincio a
scriverti...
...Caro diario...

Ma chi sarà mai questa Elizabeth e che avrò mai a che fare io con
lei?
Queste domande mi rimbalzano nella mente, da parecchie
settimane, ed è per questo che non ti ho scritto più per tutto
questo lasso di tempo; dovevo capire, cercare e trovare una
risposta : “Tu sei una destinata, lo era tua madre e la madre di tua
madre e ancora più indietro...io...ti porgo la mano, tu porgimi la
tua...cancella il mio nome scritto sul letto dei tre fiumi, prendimi,
cercami, trovami, salvami...”. Ma che c’entra la mamma allora?
No! Oramai non lei può più scappare, deve dirmi tutta la veritá.
Così torno alla carica, sono decisa ad insistere sino allo stremo.
Ma mamma continua a dire che non sa nulla, allora le racconto
dei miei incubi, delle mie esperienze; nulla. Lei non sa nulla, allora
le mostro le pagine del libro che presi di nascosto dalla soffitta, e
qualcosa succede. La vedo impallidire, trarsi indietro, ed infine
sedersi...”speravo tu non le avessi trovate mai”, dice quasi
piangendo, poi aggiunge: ”Ti prego, dammi retta almeno una
volta nella tua vita, se puoi tu, bruciale...fanne un rogo...e che
tutto finalmente finisca...”. “Cosa intendi dire?”, prendo la palla al
balzo con l’intenzione di non mollare la presa. Mamma ha un
momento di sbandamento, sembrerebbe pronta a dirmi tutto e
invece “...sono cose più grandi di te, io...so solo che bisogna
distruggerle prima che possano fare danni peggiori!”. “Ma che
danni, perché distruggerle, accidenti sii più chiara...”. Sto urlando
a mia madre e non me ne rendo conto, e lei:” si...è magia brutta
magia, e tutto ciò che viene dalla magia non è buono”. Questo è
tutto quello che riesco a strapparle di bocca . Poi capisco di
aver tirato troppo la corda, le chiedo scusa promettendole di non
abusare più della sua pazienza. Abbracciandoci ci abbandoniamo
al pianto.
Ma un caso è ancora irrisolto, Elizabeth!
Salgo in camera mia, e ricomincio a leggere con attenzione le
pagine del famoso libro (sempre di nascosto da mia madre), per
carcerare di trarne fuori qualcosa, ma nulla tutto in rimane
comprensibile, allora mi siedo sul letto in preda alla disperazione
più cupa. E aspetto, forse stanotte sognerò qualcosa a
riguardo...lo spero!
Ciao.

21/06
Sono tre notti, che non sogno nulla.
Sono stata anche in una biblioteca del centro, ho preso in affitto
alcuni libri che parlano di magia e rituali magici, ma sono tutte
fesserie le cose scritte dagli uomini. Ma “quel”libro, quel “mio”
libro no lui è diverso.
Volevo solo dirti questo...oggi!
Sono tanto triste...bye.

22/06

Caro diario.
Mamma oggi ha voluto farmi una sorpresa, dalla soffitta abbiamo
portato in camera mia un enorme specchio, che dice era
appartenuto alla nonna e alla nonna di sua nonna, sarà.
Fatto stá che era tutto sporco e coperto di fitte ragnatele. Così mi
sono incaricata di pulirlo e lucidarlo a dovere.
A lavoro finito non è affatto un brutto vedere e tutto sommato è
un grazioso oggetto d’antiquariato, anche se stona un po’ in una
cameretta moderna; ma non voglio più fare torti a mamma ☺.
La sera dopo cena, salgo in camera mia e mi siedo sul letto. In
qualche modo rimango incantata a vedermi riflessa sulla
superficie dello specchio, e comincio a fissarmi sempre più
intensamente, sino a che è come se entrassi in qualcosa che non
appartiene a questo mondo. Fluttuando nello spazio, mi sento
leggera e credo di volare, quando come uno shock mi trovo di
nuovo all’entrata del cimitero. Ma stavolta la tomba sotto il
cipresso è molto più vicina e la cripta è aperta e io vi ci entro
come un fulmine e questa volta nessuno mi impedisce di andare
avanti, allora dopo un attimo di esitazione decido di procedere
oltre.
Scendo sino a dove i fiumi infernali sputano al mondo i loro
primi vagiti. E’ lava incandescente che a precipizio scende in
percorsi tortuosi, il liquido che alimenta la fornace infernale.
Sulle rive arse dal fuoco, secchi scheletrici alberi, tendono
inutilmente i loro ossuti rami verso il nulla. Attorno è
desolazione. Laddove Vulcano un dì forgiò le armi di dei
immortali; ora il dio fabbro, ritorce sull’incudine rovente, le
maglie di enormi catene.
Il pesante maglio s’abbatte con terrificante suono squassando
tutto d’intorno, e dove prima v’era il cupo silenzio della morte
ora sento riecheggiare urla e stridor di denti.
E la morte s’avanza, regale e lugubre dai passi incerti, com’è
piccola e rinsecchita, e le sue nere e goffe vesti, la rendono ancora
più minuta e brutta.
Le scheletriche sue mani, afferrano con salda presa la falce
mietitrice di vite, ora l’ossuta figura mi s’avvicina, e io d’istinto
indietreggio, come se non volessi farmi cogliere, ma lei neanche
mi degna di uno sguardo, forse non è ancora il mio momento
penso. E ció che lascia dietro al suo passare è un fetore di alito
gelido che tutto secca e tutto inaridisce.
Poi, un’altra figura sembra emergere dai fiumi incandescenti,
s’erge gigante su un’esile imbarcazione, che a fatica galleggia sui
ribelli e ardenti flutti.
L’essere approda sulla riva e aspetta con pazienza ch’io mi decida
e salga a bordo della fragile barca. ” Ho fortunato mortale! A non
tutti è concesso un tale privilegio, vieni dentro e non aver
temore”. Capisco che non ho altra scelta e devo salire.
Infatti, poco dopo intravedo un’orda di anime che tra strazianti
urla si gettano nel fuoco dei fiumi lasciandosi trasportare alla
deriva dalla corrente, e come loro lentamente anche la fragile
barca prende il largo: ”Questo è solo l’inizio dei dolori fortunato
mortale”, mi si ricorda.
Ad ogni istante la fragile barca rischia di capovolgersi, s’ impenna,
sbanda, urta contro le dure rocce, s’inclina, s’infossa, sbatte con
enormi botti, ad ogni momento si rischia di finire tra i bollenti
turbinii, che come fauci voraci inghiottono tutto d’intorno.
Ed alla fine del nostro navigare, ecco le grandi cascate di lava, che
precipitano a picco in un enorme lago di fuoco. Il rombo che
producono cadendo è terribile, ma ancora più terrificante è il
macello che succede quando cascata e lago si schiantano.
Vedo delle anime che imprecando precipitano nel grande lago, ed
io che come spettatrice silenziosamente seguo la loro sorte.
Chiudo gli occhi, per non assistere allo scempio che sta per
capitarmi, ma invece la caduta per noi è lenta, inesorabilmente ma
sadicamente lenta, le anime che cadono hanno tutto il tempo di
rendersi conto di quello che succede loro, le membra che si
sfracellano, le ossa che si frantumano, le carni che si sfaldano.
Ma sono anime come fanno a soffrire?
Scendendo inesorabilmente verso il basso ho tutto il tempo per
pensare ad una risposta, che non arriva perché i responsi alle mie
richieste sono lì dinnanzi a me che urlano e si dimenano.
Questo è il mare di fuoco e dolore, dove le anime dannate,
trovano il loro tormento eterno, la Gheena, l’Averno, l’Inferno.
Sto navigando, tra i reietti, i relitti dell’umanitá d’ogni tempo.
Tizzoni ardenti che ballano la loro macabra danza al ritmo
infernale d’un can-can satanico. Il ribollire della lava intorno a
me, porta in superficie lo strazio delle anime in eterna agonia e di
braccia che si tendono come ad afferrare inesistenti appigli.
Finalmente giungo su una sponda dove la fragile imbarcazione mi
deposita quasi con delicatezza inaspettata in un posto come
questo e lascio dietro di me i miei sventurati compagni di viaggio
al loro infausto destino.
M’incammino, attorno a me orde di esseri orribili, s’avventano
come ossessi su di me, mi ghermiscono, mi dileggiano, mi
insultano, insinuano le loro manacce scheletriche sotto le mie
vesti, mi toccano, mi lacerano le carni, ed allora grido in preda
allo schifo e al ribrezzo e al dolore, ma inesorabilmente vado
avanti, ed ecco che allora tentano costoro di farmi cadere, così
che scivolo, ma miracolosamente non cado, mamma mia! Quanti
sono, il loro chiasso è assordante, arrivano da tutte le parti, me li
sento dappertutto quando finalmente giungo in uno spiazzo dove
una sagoma dall’apparenza umana che sembra conoscermi invoca
il mio nome.
Non riesco a distinguere le sue sembianze, tanto è il fuoco che mi
divampa dinnanzi.
“Sangue, sangue del mio sangue.” Riesco appena a percepire, poi
tutto svanisce, e io mi ritrovo seduta sul letto a fissare lo
specchio...
Che cosa è successo? Che abbia forse usato a mia insaputa lo
specchio per entrare in un’altra dimensione? Sono talmente
eccitata dalla mia scoperta che al di là della paura, tento ancora
per mille volte di ripetere l’esperimento ma invano. Le mie parole
s’infrangono sulle pareti lucide e riflettenti dello specchio,
inutilmente batto i pugni sul duro vetro, senza successo invoco e
invento assurde formule nel mero tentativo di chissà cosa. Poi
vinta dalla fatica e dall’emozione m’abbandono al sonno.

23/06

Caro diario.
Sono di nuovo qui seduta davanti allo specchio, con i fogli del
libro in mano. Recito la famosa formula prima di cominciare la
lettura e dopo poco su alcune pagine che fino a poco prima
apparivano senza alcun significato, cominciano a comparire dei
segni comprensibili.
Leggo con aviditá: ”Il primo viaggio che intraprenderai nel
mondo di sotto scenderai, mille pericoli dovrai affrontare, e fiumi
e laghi di fiamme dovrai superare, e creature orrende, e la morte
in persona la vedrai affacciare, e diavoli ancora, e alla fine la prova
più dura, il sangue del tuo sangue. E laddove la tua immagine
riflessa ancora splende, invoca la litania, e dove tituba la mano,
ecco il lasciapassare...”. Poi segue un’altra specie di filastrocca,
dalle parole quasi impronunciabili, il tempo di imprimermela nella
memoria, e ancora una volta le parole del libro tornano a
mescolarsi tra loro.
Faccio mente locale dunque, lo specchio l’ho capito, la litania da
recitare anche, è il dove tituba la mano che non l’ho capito e
neanche la prova più difficile, il sangue del mio sangue.
Grande! Cinquanta su cento è buona media ☺, accidenti mi tocca
fare dei tentativi, sperando prima o poi d’imbroccare quello
giusto.
Ok comincio: seduta davanti allo specchio mi vedo riflessa, recito
la nenia, guardo dappertutto se qualche cosa trema nulla. Ripeto
tutto daccapo con lo stesso risultato. Daccapo ancora una volta
allora, ma stavolta controllo tutto perfettamente, macché, yalla
ancora, e ancora. Comincio a perdere la pazienza e i risultati che
ne conseguono sono ancora più disastrosi dei precedenti, ma non
mi arrendo ed insisto, insisto, fino che un sonoro ceffone mi fa
sbattere con violenza sul letto e per poco non mi fa cadere per
terra. Penso allora sia entrata la mamma e vedendomi fare a suo
avviso delle stupidaggini, mi abbia con modi gentili pregato di
smettere, ma strano che non me ne sia accorta, forse concentrata
com’ero non l’ho sentita entrare. Accidenti ora chi la sente.
Quindi mi preparo per ascoltare la sua ramanzina, ma invano, il
rimprovero tarda ad arrivare, allora mi alzo dal pavimento, e con
mia grande sorpresa non scorgo nessuno, la stanza è vuota, solo
io e lo specchio...e... santi numi...ma chi è quella creatura, seduta
sul letto? Di scatto guardo verso il letto, vuoto. Fisso ancora lo
specchio e vedo riflessa un’altra immagine assieme alla mia, con
una lentezza esasperante, allungo una mano dove riflessa vedo
l’immagine. Come se immergessi le mie dita nell’acqua gelida e
densa, mi blocco come pietrificata e non tento neppure di
respirare, tanto è il terrore che si è impossessato di me. La
creatura riflessa muove le labbra, parla, ma il sonoro non arriva.
Dall’aspetto sembrerebbe una donna, distinguo che indossa un
lungo manto che la copre per intero, lascia solo scoperte le
labbra, che vedo animarsi. Ecco ora la sua voce arriva, ma con
ritardo rispetto ai movimenti labiali, e quando la sua bocca si
chiude, le parole continuano ad arrivare.
“Questo non è …solo un avvertimento…il prossimo errore…ora
fá il tuo dovere e fallo bene!”.
Detto questo l’eterea immagine si dilegua...e io rimango seduta, e
dolorante per lo schiaffo subito comincio a piangere a dirotto, e
nessuno che mi consola, nessuno cui confidare le mie paure,
nessuno. Nessuno, solo dei fogli freddi di carta cui affidare le mie
memorie.
Il mondo di sotto.
25/06

Mi sono ripromessa di riprovare ancora.


Stavolta sono più calma, riflessiva e non voglio buttare al vento
forse un’ultima occasione.
Quindi mi siedo sul bordo del letto in modo da avere dinnanzi a
me quanta più superficie dello specchio sotto i miei occhi. La luce
è orientata in modo tale da non creare riflessi che potrebbero
trarmi in inganno e sono anche abbastanza vicina alla porta, in
modo da poter uscire di scatto se dovesse succedere un
imprevisto qualsiasi.
Mi concentro. Recito lentamente e senza intoppi la famosa litania,
così da poter controllare meglio se dovesse accadere qualche cosa
di anormale, e per meglio vigilare su tutto rallento ancor di più la
mia dizione. Questa tattica è premiata. In vero non noto nulla di
strano, solamente che riflesso sullo specchio intravedo che a
muoversi anche se inavvertitamente è la mia mano appoggiata sul
letto. Allora con decisione, mi alzo di scatto e la introduco
nell’identica posizione in cui è riflessa sullo specchio.
All’improvviso vengo come risucchiata al di là della superficie,
quasi se stessi precipitando verso il basso e giù, giù, sempre più
giù, non riesco a vedere praticamente nulla tanta è la velocitá con
cui scendo, sino a che non sbatto con violenza sopra una
superficie molle. Mi rialzo tutta indolenzita, un po’ come ci si
sente, quando si cade dal letto. Dopo poco realizzo che mi trovo
dinnanzi alla lapide senza nome, con vicino la sua inquietante
inquilina che mi sta aspettando.
Stavolta entra anche lei con me. Ho come il presentimento che
sarà lei la mia guida in questa nuova avventura.
Difatti mi precede, come a farmi strada, scendiamo. Dentro è
tremendamente buio, ma nonostante ciò vedo benissimo la
sagoma della mia davanti a me. Ecco che ci siamo, ora comincio a
sentire un caldo insopportabile; strano che ora avverta questa
sensazione e non quella del dolore, come la prima volta che sono
entrata. Ma ora non c’è tempo di pensare al caldo, scorgo una
piccola imbarcazione che ci aspetta sulla sponda del fiume di lava.
Ma più mi avvicino ai flutti, più il calore diventa insopportabile,
fino a che per il caldo tremendo, mi vieto proseguire oltre.
La mia guida fa cenno di sbrigarmi e di salire sull’imbarcazione, io
cerco di spiegarle che mi è praticamente impossibile e per il
troppo calore, rischierei di prendere fuoco come un cerino, e
minuta come sono mi consumerei in un istante. Ma nulla, la vedo
salire sulla barca che comincia ad allontanarsi.
No! Urlo e preso il coraggio a due mani comincio a correre
cercando di raggiungere la sponda; grido per il troppo calore,
vedo la mia pelle squagliarsi, e la mia carne scoppiare, sto
prendendo fuoco, ma so che non devo fermarmi, mi sto
trasformando in una torcia umana ed il dolore è immenso, ma
devo continuare a correre, finalmente arrivo sulla sponda, la barca
non è poi così distante, chiudo gli occhi e...salto; o la va o la
spacca, o dentro o fuori. Un tonfo secco mi avverte che sono
atterrata sul legno marcio dell’imbarcazione e non nel magma
bollente. Che culo!
Apro lentamente gli occhi, tutto brucia e arde attorno a me, odo
chiaramente urla e stridor di denti, mi guardo come a controllare i
danni, nulla. Sul mio corpo neanche una lieve bruciatura. Sono
intatta come mamma m’ha fatta ☺. Sul viso della mia inquietante
compagna una smorfia che oserei paragonare ad un sorriso,
mentre invece il timoniere dell’imbarcazione non proferisce
parola; intento com’è a manovrare la sua bagnarola attraverso i
vortici e a schivare le rocce taglienti, e le anime dannate.
Ecco la cascata, e poi il lago di fuoco, poi approdiamo a riva.
Lascio il mio silenzioso amico, ed in compagnia della bambina
senza nome, m’incammino verso l’ignoto.
Ecco di nuovo, l’orda di orribili esseri che si avventano su me, in
un attimo mi sono addosso, mi sommergono, respiro il loro
nauseabondo fetore, e urlando e sbavando, mi lacerano i vestiti e
le loro unghie penetrano con dolore nelle mie carni
squarciandole, e sangue a fiotti esce dalle ferite inferte. Non
riesco né a gridare né a muovermi, sono come paralizzata, mi
stanno letteralmente sbranando, piangente mi volgo a guardare la
mia inerme compagna, e anche lei non può fare nulla. Nei suoi
vuoti occhi, vedo riflessa la scena del mio scempio, e allora cerco
d’invocare il nome di Dio, ma neanche questo sono capace di
fare, qualcosa m’impedisce di urlare, e questo qualcosa sono io, lo
realizzo dopo poco. Io non voglio chiedere aiuto, eppure mi sto
sforzando, ma niente, perché. Perché, anche questo mi è negato
quaggiù? Se riesco ad aprire la bocca è solo per urlare il mio
dolore. Faccio violenza alla mia mente, ma il dolore che ne
scaturisce è ancora più atroce del dolore fisico; allora mi
contorco, come fossi posseduta, picchio, graffio, mordo con
quanta forza, e in questo modo riesco ad avere nel caos totale,
per un attimo ma solo un attimo a tener testa all’orda diabolica e
solo allora il mio pensiero riesce finalmente ad indirizzarsi al
Signore.
Un lampo, un unico bagliore balenando fa indietreggiare
l’infernale truppa. Scappano come conigli quelli esseri blasfemi, e
quel caos si quieta, la luce è talmente accecante, che io stessa
rifuggo dal guardarla. Ma il suo calore è dolce, il suo tepore mi
lenisce le ferite, mi risana nello spirito e nel corpo, assorbe la mia
disperazione ed il mio dolore, cancella il terrore, mi sazia e
disseta.
”Solo adesso ti ricordi? Ora che tutto è finito, che non hai più
nessuna possibilità, solo ora ne invochi il nome? Ora che le
fiamme che mai si estinguono, saranno per te l’eterna ultima
dimora, solo ora ti penti? Ma pensi davvero che sia tutto così
semplice, dopo?” Tuona come provenire dall’alto una misteriosa
voce.
Pietrificata non oso pensare di rispondere. Ma la luce che mi può
leggere nell’intimo più profondo, proferisce: -“Questo tuo fallo,
non sarà dimenticato”; poi riprende: “Ora va e termina ciò che
hai cominciato ma bada; il posto dove ti trovi, chi incontrerai,
cosa dirai, le azioni che compirai. Sei in bilico sulla cima d’un
monte cui da una parte v’è il baratro. Cammina dritta, segui la
flebile luce e fa sì che diventi più sempre più forte. Ricordati chi
sei e a chi appartieni, e quando tutto finirà torna a casa.”.
E così come è venuta la grande luce allo stesso modo si dilegua.
Mi guardo attorno, ora le fiamme infernali si ritraggono al mio
passare, e l’orda rimane in disparte, urlando e bestemmiando,
bramando di potermi avere come lauto banchetto. Solo la mia
muta compagna riprende a precedermi, come nulla fosse
successo!
“Ora incontrerai l’oracolo di Tebe!” Con mia grande sorpresa la
mia guida mi avverte del prossimo incontro. “Ma allora parli?”,
penso tra me e comincio a sommergerla di domande; senza mai
avere risposta.
Parlerai o se parlerai” mi riprometto. Poi ci fermiamo davanti a
un’enorme roccia che s’inerpica verticalmente verso l’alto. “Vai!
C’è qualche d’uno che vuole parlarti”. La bambina senza nome,
mi indica la cima della rupe. Non ho altra scelta e comincio
l’arrampicata. A fatica riesco a trovare degli appigli per potere
procedere oltre, ma ad ogni istante so che poteri scivolare e
precipitare nel vuoto, vedo anche volteggiare attorno a me orribili
uccellecci neri; sono corvi neri messaggeri di morte, che mi si
fanno contro, mi sfiorano più volte, ma non osano toccarmi,
tentano quindi di farmi precipitare e senza riuscirvi se ne vanno.
Poi è la volta di uno sciame di pipistrelli, arrivano in massa
saranno un milione che con violenza si sfracellano contro la dura
roccia, e il loro denso sangue, schizzando dappertutto mi finisce
negli occhi e s’insinua sulle fenditure della roccia rendendola
scivolosa, ma io non cado anzi mi incito a proseguire. Ma quanto
è lontana la cima?
So anche perfettamente che se dovessi anche per un solo attimo
perdere la fiducia che Iddio mi ha concesso, sarei
irrimediabilmente perduta.
Ed ecco la prova di ciò che dicevo poco fa. Ora mi si para
davanti un pendio che se pur prima era incredibilmente aspro, ora
non s’inerpica più in verticale, ma in orrizontale. Mi fermo a
contemplare nell’impossibilità di continuare.
Passano istanti lunghi come secoli, il vento infernale mi urla in
faccia tutta la sua ferocia. Cominciano a piovere lapilli infuocati,
imperterrita continuo la mia scalata. Ebbra di fede supero tutte le
difficoltá che mi si parano davanti, non ho più tempo per
pensare, agisco solamente, ad, anzi non penso più. Solo la fede mi
guida, mi aiuta, mi fa saltare la soglia del dolore, e poi quando
meno me lo aspetto, giungo alla cima. Contemplo con un timore
reverenziale lo spettacolo sottostante...è semplicemente terribile e
indescrivibile con parole umane, ho dinnanzi a me una grotta, è
l’antro dell’oracolo di Tebe, senza un minimo di esitazione entro.

L’Oracolo di Tebe.
Solo pochi passi mi separano da colui che un tempo fu un il più
grande oracolo di tutti, mi blocco. Uno strano essere mi fa cenno
di avvicinarmi: ha la faccia scheletrica e da essa pendono come
macabri orpelli, i resti di quella che una volta doveva essere la sua
faccia. Ha gli occhi talmente infossati che parrebbe non averli, e
ad un più accurato esame deduco che non gli ha proprio. Ha
invece lunghi capelli stopposi, tenuti assieme con dei nastri
colorati a formare buffe treccine, una lunghissima barba grigia
giallastra, che la dice lunga su quella che potrebbe essere la sua etá
e veste un lercio mantello sgualcito che oramai non ha più né
forma né colore.
Solo una tenue fiammella rischiara la scura cava, e tutt’intorno
sono sparse ossa e resta umane. Vicino a lui un enorme
pentolone con un liquido talmente puzzolente che a stento
trattengo il vomito. Una mano ossuta che manovra un mestolo
pure esso fatto d’ossa, e rimesta e rimesta, e rimestando:”Io sono
l’oracolo di Tebe...”. Esordisce, poi continua “ero e sono
l’oracolo più ascoltato dei tre mondi...sotto, di mezzo di sopra...e
tu...sei...colei!”.
Quante domande vorrei porli, ma non me né da il tempo: ”Senti
me invece”, parrebbe leggermi nel pensiero.
“il tuo destino è scritto, sin dall’inizio dei tempi. E cioè da
quando fu concepito il male, e con lui la tua sorte e quella della
tua progenie” esordisce l’oracolo, poi aggiunge:
“Tu sarai il bozzolo, da cui sboccerà la fine.
Non ti dannare piccola creatura, lascia che il destino si compia.
Non cercare, tu sei solo il mezzo che le forze oscure hanno
deciso. Lascia fare al fato. E finalmente ciò che si deve compiere
si compia, così è scritto”.
L’abominevole essere fa una piccola pausa, capisco che non ha
ancora finito, attendo in silenzio:
“Questo è il regno del male. Gli angeli decaduti ora abitano i piani
superiori, posti non a loro concessi, e condividono con i figli di
Adamo lo stesso pane, impalmano allo stesso modo le figlie di
Eva e le loro stesse sorelle. Presto il signore delle mosche
estenderà il suo dominio sui territori dove un giorno camminò il
figlio dell’uomo, ma non sarà ancora la fine, anzi vedrà la sua alba
sorgere.
Guardati da tutto e tutti, da chi si nasconde e da chi si dice se
stesso Luce, confida solo in Dio se l’hai, e se non lo hai vallo a
cercare, ma non andare tanto lontano, ti perderesti.
Sappi che ogni cattedrale ha una porta aperta e una chiusa, apri
quella aperta e chiudi quella chiusa.
La via del bene è una soltanto, quella del male sono molteplici.
Esse si snodano come vene cave nelle viscere della terra, fino a
raggiungerne il cuore, e allora lo divorano lentamente, tanto
lentamente che nessuno parrebbe accorgersene.
Guarda a Roma,
Ma ancor di più a Gerusalemme...
Due grandi porte si stanno spalancando!
A te chiuderne una...non sbagliare!
Il modo io non lo so, ma tu!
Sotto le tombe dei vostri padri, il sangue del male ribolle e come
lava incandescente sale. Sta giungendo il momento, che i vostri
veggenti vollero per forza conoscere per via della loro ottusa
curiosità!
Vedo le fondamenta della Grande Chiesa squassarsi sotto i
pesanti colpi inferti, vedo le acque ribollire, le vetrate infrangersi,
il sangue rompere gli argini e come fiume in piena devastare tutto
d’intorno, e grandi angeli neri mietere il giovane grano sparso per
i campi incolti.
Poi vedo milioni di corvi neri, avventarsi sui quei miseri resti di
chi non ha voluto vedere e divorarne gli occhi, acciocché non
possano trovare la via per l’aldilà.
Il male siederà sul seggio di Cefa, e allora quando accadrá sarà
dolore e stridor di denti.
La sua corte dominerà sul mondo, perché si ha dimenticato che si
possiede l’unica arma per poterlo contrastare.
Ma è sotto le mura del grande Re che si consumerà il più grande
abominio, la vergine rimarrà incinta, e dal suo innocente utero,
partorirà colui che ha la fine scritta nel suo nome di numeri.
Ho miseri voi!
Il dolore non avrà mai fine,
La sofferenza non avrà più termine,
Né la vostra dannazione.
Il destino è segnato.
Con esso il tuo, piccola creatura,
Non chiedermi cosa tu debba fare!
Sappi solo che lo devi portare a compimento.
Tre sono i mondi per tre prove;
Nel posto lasciato vuoto da Giuda dovrai sedere, se ne sarai
degna la vita eterna assaporerai. In Avalon ti avventurerai, e il
sacro graal cercherai, poi la grande Bestia affronterai, e l’agognato
riscatto avrai!
Non chiedermi di più inerme creatura. Cerca e troverai, chiedi e ti
sará dato, abbi fede, sempre e comunque.”.
Detto questo l’oracolo si dileguò.
Bene penso, non ci ho capito un accidente di niente! Ma ho un
target...sapere, cercare e tentare.
Il mondo di sotto.
Caro diario, lo vedi anche tu in quale razza di pasticcio mi sono
andata ad infilare, accidenti a me e alla mia curiosità.
Ora che io sia destinata a qualcosa che potrebbe addirittura
cambiare le sorti dell’umanità, mi sembra impossibile, e poi
perché io? Con tanta gente che c’è al mondo dico, perché proprio
io.
Ho paura caro amico che non vi sia una risposta certa; ho
accidenti che cosa devo fare?
Se non faccio nulla, forse tutto andrà come è giusto che vada, me
se tento di fare qualcosa, come finirà?
Ho! Di certo io non mi assumo nessuna responsabilità, sia ben
chiaro.
Ecco ci sono, brucerò quel dannato libro e sono certa che una
volta eliminati quelli scritti, tutto tornerà alla normalità.
Si! Caro diario se è scritto che io debba fare qualcosa ecco quel
che farò!

28/06

Caro diario.
Conosci quel proverbio che dice tra il dire e il fare c’è di mezzo il
mare? Io oggi l’ho sperimentato a mie spese, e il conto che ho
dovuto pagare, neanche a farlo apposta è stato molto alto.
Ho cercato di distruggere il libro e con esso tutti i suoi malefici, e
c’è mancato poco che “lui’ non distruggesse me accidenti.
Ho aspettato che mamma uscisse per andare a trovare una zia
che proprio in questi giorni è tornata dal Canada dove vive ormai
da parecchi anni, io con la scusa di dover studiare per preparare
un esame, (e quando mai), me la sono scampata.
Così ho preso quei dannati fogli, ne ho fatto un bel pacchetto e
gli ho gettati nel caminetto, (ti è piaciuta la rima ☺)?
Poi ho cosparso con un bel po’ di benzina il mucchio di carta (per
accertarmi che bruciassero bene e rapidamente), e gli ho dato
fuoco.
D’un tratto le fiamme hanno preso a danzare come impazzite, nel
caminetto.
Lunghe lingue di fuoco saettavano qua e la, lasciando un acre
odore di carne bruciata. Inutile avvicinarsi al falò per vedere come
procede, troppo caldo, allora mi siedo e contemplo lo spettacolo
nell’attesa che finisca. Ma non finisce, anzi le fiamme diventano
sempre più alte, il calore sempre più insopportabile, il fuoco
aumenta di dimensione, sino a che alcuni tizzoni saltano fuori del
caminetto, e cominciano ad incendiare i prima cuscini del divano
e poi tutt’intorno è panico; e più mi affanno a cercare di spegnere
il fuoco, più aumentano i danni. Nella sciagurata e concitata
azione s’incendiamo anche le tende, che essendo sintetiche
prendono fuoco d’un baleno, non so più cosa fare, attorno a me
s’è scatenato l’inferno, tutto sta andando a fuoco, ma grazie a
Dio, nel frattempo arriva la mamma. Allarme generale,
chiamiamo i vicini, e arrivano i pompieri e dopo alcune ore il
fuoco è domato ma casa è mezza distrutta...e anch’io.
...Che dovesse succedere un incendio per smuovere mamma a
raccontarmi tutto a riguardo del “libro”, (perché era giusto che
sapessi, dato che anch’io ero implicata in questa faccenda), non
l’avrei mai creduto, ma si sa a mali estremi, estremi rimedi come
dice il proverbio.

Così mamma mi ha raccontato per filo e per segno di come tutto


sia iniziato, della nostra cara ava Elizabeth e delle sue bizze, del
patto col demonio e della maledizione su tutta la nostra progenie.
Tutte le nostre ave sino a mia madre, hanno avuto a che fare col
libro e con la ricerca della sue “preziose” pagine. Ognuna di noi
aveva dato il proprio contributo al ritrovamento delle antiche
pergamene, sino a me, che dovevo portare a termine il compito, e
così riabilitare per sempre la nostra stirpe.
Mamma fu tanto chiara quanto concisa. No libro, no
riabilitazione, e a me francamente l’idea di passare l’eternitá nelle
acque infernali dello Stige non andava proprio.
Ha dimenticavo...” Questo è un compito che devi terminare da
sola”, aveva detto la mamma. Dalla padella nella brace.

Caro diario.
30/6

Inutile nasconderlo, sono in ballo e devo ballare, non è che la


musica mi ispiri molto, comunque...
Ha! So cosa stai pensando, caro amico.
Credi che sia diventata completamente matta, che la poca ragione
che avevo, se ne sia volata via insieme al buon senso che mi dice
di smettere, con queste cose pericolose, e di parlare così!
Ascolta invece...
E se invece lasciassi perdere? Voglio dire al diavolo il libro, la
maledizione, e tutto il resto. In fonda cosa potrebbe capitarmi di
peggio?
Il quadro.
Avevo chiuso giá da tempo nel cassetto del dimenticatoio, il
“libro” e le sue storie, ed ora eravamo entrati nel piovoso e cupo
autunno con le sue corte giornate. Era ricominciata la scuola, e il
ricordo della movimentata estate stava pian piano svanendo.
Il compleanno di Elissa la mia nuova amica conosciuta proprio
all’inizio dell’anno scolastico, ho subito legato con lei, (tanto che
ora ci chiamano le inseparabili), un’occasione per evadere
definitivamente dai meandri estivi.
Lei abita in una lussuosa villa, a diversi chilometri da casa mia, la
strada che conduce alla sua abitazione a dire il vero è un po’
tortuosa. S’inerpica ad un certo punto, lasciata la via maestra su
per una salita, e la strada che da prima era pianeggiante e dritta,
ora diventava ripida e tortuosa, con la natura che quasi per
vendetta si impadronisce di tutto lo spazio, nascondendo anche il
minuscolo sentiero. Ma quando alla fine della salita si giunge alla
cima, che spettacolo.
Tutta la valle del Beeka è ora ai tuoi piedi. La nutra sembra adesso
ritrarre le sue lunghe e nodose braccia, per lasciare posto ad un
ampio respiro che sa di libertá.
E lì solitario s’erge con orgoglio un cascinale, che ai tempi che
furono doveva essere adibito a rifugio per i pastori, e che ora
debitamente messa a nuovo e ampliata è sembra divenuta una
“signora” villa.
Se da fuori non dà poi tanto l’apparenza di un’abitazione
lussuosa, dal dentro ha tutto un altro effetto.
Premetto che non mi piacciono le cose antiche, però quando mi si
è parato davanti quella munificenza degna del palazzo di un re,
bhe! Mi ci è voluto del tempo per smettere di fantasticare e
tornare alla realtà.
Gli antichi stucchi, gli enormi specchi, i marmi policromi dalle
mille sfumature, le vetrate dipinte a mano e i muri affrescati; e che
dire dei mobili, tutti importanti e d’epoca tanto parrebbero
d’acchito. Ma nonostante tanta opulenza, tanta ricchezza
d’arredo, le stanze parevano vuote, troppo grandi e imponenti, e i
soffitti troppo alti per essere rischiarati del tutto dalla luce che
s’infiltrava a fatica dalle grandi vetrate.
Era un po’ come se il tempo si fosse fermato!
Aria antica; e antichi parevano pure i genitori di Elissa, come
usciti da un dipinto dell’epoca vittoriana.
Brava gente non c’è che dire, affettuosi, premurosi, tanto che
vollero che passassi lì la notte, d’altronde ero (per ora) l’unica
amica della figlia.
Una telefonata alla mamma, e ci prepariamo per la cena.
La frugalitá del pasto consumato in un salone troppo, troppo
grande per una famiglia di tre persone.
A casa di Elissa non v’è la televisione, quindi dobbiamo per forza
optare per un soggiorno in giardino, che peraltro infestato da
zanzare fameliche, ci costringe ad una strategica quanto frettolosa
ritirata, e andare a dormire era a quel punto l’unica soluzione
possibile.
Per andare in camera mia, devo passare per un lungo e tetro
corridoio, rischiarato solo dalla luce che penetra attraverso delle
strette finestre. Ha! Dimenticavo che la mia stanza è all’ultimo
piano della “reggia”, e in questo posto, vi è solo la “mia” camera
ed un’altra stanza chiusa.
Entro, un clima opprimente mi assale, Gesù! È come se questa
camera fosse stata chiusa per la durata di secoli, e che solo ora
dopo tanto tempo rivede un essere vivente .
L’aria è pesante, l’odore è di chiuso, il fetore sa di antico di
immobile, di stantio, ma stranamente è tutto pulito, non un
granello di polvere, tutto parrebbe lindo e lucido, come se fosse
stato pulito solo un attimo prima del mio arrivo. Inutile cercare
non c’è la luce, ma solo delle candele appoggiate su un tavolo, le
accendo.
L’atmosfera non cambia poi di molto, solo che ora riesco a
distinguere alcuni mobili rischiarati ora dalla luce delle candele.
Roba stile liberty, o forse anche più datata, comunque tutto è in
ordine ed in ottimo stato.
Poi il mio sguardo inevitabilmente si posa su un enorme dipinto
che sovrasta il caminetto, strano non averlo intravisto prima tanto
è grande e imponente. Mi avvicino per osservarlo più
attentamente, è l’unico che è impolverato e pieno di ragnatele,
chissá come mai.
Comunque sia mi do da fare per ripulirlo per vedere cosa si
nasconde dietro quel mucchio di polvere e di ragnatele, il risultato
che mi si para davanti agli occhi è qualcosa di realmente
angosciante.
Un enorme dirupo, e con un mare in tempesta che sembra urlare
tutta la sua rabbia, con le enormi onde che sferzano con violenza
inaudita gli scogli sottostanti. E’ una notte di tempesta, con un
vento che strappa ai rami degli alberi le loro chiome. La scena che
ho davanti agli occhi è una notte da incubo dipinta sulla tela, tutta
dipinta con colori spessi e scuri, fa impressione, è sconvolgente.
Vado a letto ora che forse è meglio.
Sono le tre e non riesco a ancora a addormentarmi, inutilmente
mi giro e mi rigiro nell’enorme letto, cercando una posizione che
mi concili il sonno.
Nulla.
Poi nel silenzio più assoluto, incomincia a sibilare il vento, forte
sempre più forte, tanto che le imposte delle finestre sono rimosse
dalle loro abituali postazioni, sbattendo poi contro le finestre.
Comincia anche a piovere, e la pioggia si fa talmente insistente
fino a scaturire in un vero e proprio nubifragio.
Si sono aperte le cataratte del cielo. Lampi di luce saettano come
fiamme impazzite davanti alle finestre. Il rombo assordante dei
tuoni, il fischio impossibile del vento, e come da copione le
finestre si aprono e poi si chiudono di scatto facendo un gran
rumore; una folata violenta di vento più violenta delle altre mi fa
cadere fortunatamente sul letto. Poi tutto sembra quietarsi,
cessano il vento, la pioggia, i lampi e i tuoni.
Con questo fracasso tutti si saranno svegliati penso; così inforco
le ciabatte e mi precipito fuori, ma nulla. Tutto questo chiasso
non sembra aver svegliato proprio nessuno, strano. Armandomi
di coraggio cerco di percorrere il lungo corridoio che mi separa
dalla scalinata che porta ai piani inferiori, ecco cerco per
l’appunto!
C’è qualcosa di molto strano, ora il corridoio sembra non esserci
più, anzi tutto è sottosopra come in un quadro di Picasso. Una
luce violenta di colore blu elettrico, mi distorce la panoramica
davanti a me, poi è come se camminassi sull’acqua, due passi
soltanto e poi non riesco più ad avanzare, quindi torno indietro e
chiuda la porta alle mie spalle, meglio ficcarsi sotto le coperte e
pregare Iddio che venga presto l’alba.
Ma ora anche il pavimento della stanza è umido e più mi avvicino
al letto più mi risulta bagnato. Poi vedo dell’acqua colare da sopra
il caminetto, ad un più attento esame, l’acqua esce proprio dal
quadro posto sopra; tocco il dipinto è fradicio, è pittura fresca
quella che tocco come se fosse stato terminato da poco, allora
alzo lo sguardo e gloria dei cieli, il quadro sembra come animarsi:
il vento, il mare in tempesta, la pioggia, i lampi, tutto si muove sul
quel dipinto.
Quello che avevo sentito e vissuto prima veniva dunque dal
quadro?
Non mi rispondo perché solo ora mi viene in mente che sto
morendo dalla paura. Con un balzo sono sotto le coperte!.
La luce del sole mi carezza con la sua calda mano, sento la mia
amica che mi sta chiamando perché è l’ora della prima colazione,
quindi non avendo tempo per pensare a quello che è successo
durante la notte, mi vesto come una furia, e la raggiungo al piano
di sotto.
Nessuno dei commensali fa parola di quello che parrebbe essere
successo durante la notte, neanche un accenno delle avverse
condizioni meteo avute solo poche ore prima, niente di niente, si
fa colazione nel più religioso silenzio.
Dovrebbe venire mamma a prendermi tra non molto; quindi
salgo ancora una volta in camera a prelevare le mie poche cose.
Tutto nella stanza sembra a posto, nessuna traccia lasciata dal
nubifragio notturno e anche il quadro sembra aver ripreso il suo
tetro normale aspetto.
Sará.
Quando con mamma arriviamo a casa è di nuova sera, il perché di
questo ritardo si deve proprio a lei perchè dato che eravamo per
strada ne abbiamo approfittato per andare a fare visita a dei alcuni
amici, e per poi fare la spesa.
Di nuovo notte.
Stavolta nel dormiveglia ho come una visione.
Sto salendo su per quello che sembrerebbe un dirupo, una ripida
salita resa ancora più insidiosa e scivolosa dalla pioggia e dal
vento che mi soffia contro. Con tutte le mie forze combatto
contro l’avversa natura per cercare di arrivare in cima, quindi
afferro una sporgenza per farmi forza e poter avanzare, ma il
terriccio reso mollo dall’acqua, e cede sotto il mio peso franando
al suolo, e scivolando inesorabilmente verso il basso, urto il mio
piede contro una pietra e mi ferisco ed il dolore che provo è così
lanciante, continuando a precipitare verso il basso sbatto come
una bambola che si rompe da tutte le parti, sino a, quando
raggiunto uno spazio pianeggiante finalmente mi fermo. Mi
rialzo, dinanzi a me v’è una pozza d’acqua, mi specchio per fare i
conti dei danni subiti, e mi accorgo che indosso invece del mio
solito pigiama, vesto una camicia da notte di quelle di cui sono
vestite le bambole gotiche, questa mia veste oltre che essere
oramai lercia e bagnata, presenta strappi e rotture da tutte le parti,
sono praticamente nuda; sanguinante, pesta, lacera, bagnata e
dolorante.
Ora a questo punto vorrei svegliarmi se questo fosse un incubo.
Ma tanto mi sforzo, tanto i miei tentativi risultano vani, allora in
preda alla disperazione e non avendo altra alternativa, ricomincio
ad inerpicarmi, ma più mi avvicino alla vetta più la natura mi
rema contro. Tre volte cado, tre volte mi rialzo e tre volte
ricomincio la risalita, sempre con più difficoltá, ma alla fine la mia
testardaggine è premiata.
Davanti a me si apre uno spettacolo terribile, ho le forze della
natura che gareggiano tra loro in una sfida senza eguali, si è
scatenato l’inferno in questo angolo di mondo, e io sono
un’inerte quanto sgomenta spettatrice, ma non ho tempo per
godermi lo spettacolo, noto che in prossimitá del precipizio che
piomba in verticale sul mare una figura, che incurante del
nubifragio, si erge quasi con orgoglio, sembrando sfidare gli
elementi. L’esile essere ha lunghi capelli corvini che danzano al
vento come in un can-can scomposto, mi avvicino e un dolore
lancinante mi fa sussultare, accidenti! Ho dato un calcio violento
contro lo stipite del letto e nella concitata azione sono caduta e
adesso sono seduta sul pavimento, bagnata e dolorante e in preda
al panico.
Non faccio parola con nessuno di tutto ciò, nemmeno a mamma,
ma ho il presentimento e neanche tanto remoto, che gli effetti
negativi del libro non siano svaniti del tutto, anzi tutt’altro e per
ora comunque non voglio pensarci.
Comunque sia l’ultimo incubo avuto, non mi fa stare per nulla
tranquilla. Si è vero sono una testarda e voglio andare a fondo a
questa faccenda, ovunque essa mi porti.
Che siano forse i libri gialli letti tempo addietro ad aver acceso in
me una recondita voglia di indagare? O forse i troppi telefilm
americani che troppe volte usa gente comune per risolvere gialli
ed enigmi, abbiano insinuato in me l’istinto di Scherlok Holmes?
O saranno forse gli effetti postumi da “Baffy the vampire slider”
a darmi la carica per divenire una novella Agata Cristie dell’altro
mondo?
Comunque sia la curiositá è femmina e io devo scoprire, sapere
indagare.
Per prima cosa bisogna che inventi una scusa per passare un’altra
notte in casa dalla mia amica Elissa. L’occasione mi è data proprio
dalla benamata scuola ☺.
Quindi a costo di prendermi un severo rimprovero dalla
professoressa, mi “dimentico” a casa il libro cosicché per non
poter perdere la lezione, devo chiedo in prestito, ma guarda un
po’ che coincidenza, alla mia vicina di banco (Elissa per
l’appunto), che finita la lezione mi “preoccupo”di dimenticarmi di
restituirglielo, portandomelo “distrattamente” sino a casa.
Poi la sorpresa Ho che sbadataggine! Ho preso per sbaglio il libro
di Elissa, e ora bisogna assolutamente che lo restituisca sennò
come farà mai lei a studiare? bhe! Dopo pranzo lo riporto alla
legittima proprietaria, e per fare più presto invito la mamma ad
accompagnarmi. Lei anche sì di malavoglia acconsente, e così
finito di pranzare saliamo in macchina e partiamo.
La giornata è bella l’aria calda e il cielo terso con neanche una
nube. Chi l’avrebbe mai detto che poco prima di accomiatarci
dalla famiglia ospitale della mia cara amica si sarebbe scatenato
l’inferno? Che la pioggia trasformasse le strade in pantano
impraticabile e che la piccola strada che separa la casa di Elissa
dalla via maestra franasse di botto e che io e mia madre fossimo
costrette a passare la notte in quel luogo?
Nessuno.
Ma procediamo con ordine. Mamma non è un’autista su cui uno
possa fare affidamento, vuoi perché il suo modo di guida lascia
alquanto a desiderare, vuoi anche perché prima di ricordarsi una
strada la deve praticare assiduamente per minimo una decina di
volte almeno. Comunque sia dopo sei tentativi falliti al settimo
inforchiamo finalmente la strada giusta,e alla fine esauste ma sane
e salve giungiamo a destinazione, meno male.
Poi mentre mamma s’intrattiene con i genitori della mia amica, io
cerco di carpire qualche notizia sul famoso quadro nella camera
degli ospiti all’ultimo piano.
Per quel che ne so io”, mi dice Elissa, -“non ho la più pallida idea
da dove proviene e perché sia lì”, continua la mia amica, ‘a dire il
vero quel dipinto mi ha sempre fatto impressione, vuoi per il
soggetto, un mare in tempesta e un dirupo a strapiombo sugli
scogli, vuoi per i suoi colori scuri e tetri, e vuoi anche perché ogni
volta che mi avvicinavo al soggetto, sentivo in me una sensazione
strana, come di paura desolazione. Quindi a parer mio è meglio
che quel dipinto rimanga dove si trova”, conclude con tono quasi
trionfalistico la mia compagna.
Da lei nessun indizio, e dai suoi genitori nemmeno dato che sono
troppo impegnati a ciarlare con mamma, mi sa che lascerò
perdere.
Ma guarda comincia a piovere, una leggera acquerugiola che
piacevolmente rinfresca l’aria, bene il ritorno forse sará meglio
che l’andata.
“Perché non vi fermata per cena”? E’ l’invito della madre di
Elissa a restare con loro, poi aggiunge: “Tanto ora piove,
sicuramente dopo cena smetterá e così potrete andare a casa
tranquille”. Giá ma papá é solo a casa, ecco il primo pensiero di
mamma e mio, e non essendo autosufficiente, bisogna che
scendiamo assolutamente a preparagli la cena. Quindi con questa
scusa (che poi scusa non è,) ci prepariamo a salire in macchina ed
ad accomiatarci dalla piacevole compagnia.
Ma appena saliamo in automobile, un rombo di tuono ci fa
sussultare e fa come da segnale per lo scatenarsi di un vero e
proprio nubifragio, pioggia a catinelle e poi grandine grossa come
chicchi, tuoni, fulmini, lampi e saette, costringono me e mamma a
lasciare l’autovettura ed a rifugiarci di nuovo dentro casa.
Passerá presto, pensano tutti, d’altronde è solo un temporale, giá
solo un temporale, e quanto può durare un temporale? Una
mezz’ora al massimo, non di più.
Ma altro che mezz’ora! Siamo riparate in casa da più di un’ora e
mezza e il diluvio non accenna a diminuire d’intensitá, allora si
telefona ad una vicina di fiducia, per pregarla di prendersi cura di
papá, sino a, quando a temporale finito non saremmo tornate a
casa.
Quando finalmente la pioggia cessa, si fa il conto dei danni. Ecco
il primo intoppo fuori è troppo buio e neanche a farlo apposta
manca l’elettricitá. Allora il padre di Elissa esce fuori con una
torcia per vedere cosa sia realmente successo. Seconda cattiva
notizia, la strada che porta alla via maestra è franata, bisognerá
attendere il giorno dopo per tentare di fare qualcosa. Tre si
ritelefona alla vicina spiegandole l’accaduto, e scongiurandola di
passare la notte ad accudire al babbo.
Con poco spirito ci apprestiamo alla cena, e con ancora meno ci
prepariamo ad andare a dormire, io nella mia camera alla piano di
sopra (quella del quadro per intenderci) e mamma in una
cameretta a piano terra.
L’atmosfera che mi si presenta stavolta entrando nella camera è
esattamente la stessa della volta prima. L’aria di antico di stantio,
l’odore di vecchio, reso ancora più accentuato e lugubre dalla
presenza delle candele che ancora una volta devo accendere vuoi
sia per la mancanza di elettricitá, sia per quella delle lampadine .
Come il solito stento a prendere sonno, e quando credo di esserci
riuscita, ho come la sensazione di sentire una voce che mi chiama,
faccio violenza a me stessa per non sentire, ma niente ora la
misteriosa voce si fa più chiara. Sembrerebbe come
un’invocazione di aiuto, e allora pensando che forse può essere
mamma, mi alzo di scatto per accertarmi di cosa stesse
accadendo, ma mi accorgo che la voce proviene da dentro la
stanza, sì ma da dove?
A malapena riesco ad accendere una candela e incomincio a
cercare, un qualcosa o piuttosto un qualche d’uno ovunque possa
essere. Anche nei posti dove una persona in una situazione
normale mai si dannerebbe a cercare, e quindi sono aperti e
rovistati; armadio, cassapanca e persino nei cassetti .
Dopo poco realizzo che la voce proviene dal caminetto, che vi sia
precipitato qualche d’uno dentro? Forse il padre della mia amica
che soffrendo di sonnambulismo s’è arrampicato nel sonno sul
tetto per poi finire dentro il comignolo?
Poco dopo realizzo che sto pensando un sacco di sciocchezze, e
la smetto di pensare.
Comunque questo misterioso lamento sembrerebbe provenire dal
quadro sovrastante il caminetto. Tendo l’orecchio e rimango in
ascolto, ora mi è chiaramente riconoscibile una voce di donna, ma
non si sta lamentando, anzi si direbbe che canti, e il suo canto
pare sia come accompagnato dalle onde che con forza si
sfracellano sugli scogli, e se non fosse una specie d’incubo, direi
che questa sinfonia abbia addirittura qualcosa di romantico,
lugubre quanto vuoi, ma romantico. D’istinto comincio a tastare
il quadro, nella vana speranza che accada qualcosa, e a dire il vero
non devo poi attendere molto, difatti dopo poco vengo come
risucchiata dentro il quadro trovandomi esattamente come nel
sogno della sera precedente. Ma stavolta non vi sono né pioggia
torrenziale, né tanto meno, vento, tuoni, fulmini e saette, sto solo
dirigendomi verso un enorme portone che sembrerebbe l’entrata
principale di una villa, vedo anche aggirarsi attorno a me enormi
cani neri che ringhiando e sbavando mi si avvicinano, ma
stranamente non mi assalgono, angoscia e paura mi pervadono. A
passi lenti mi avvicino all’enorme portone che senza fare
resistenza si lascia aprire...ed entro.
L’atrio enorme della villa è illuminato a giorno da miriadi di
candele accese, ve ne sono dappertutto, piccole, grandi, intere e
mezze consumate e quelle per terra sono messe in modo da
descrivere un percorso quasi obbligato. A passi incerti avanzo,
lentamente, soppesando ogni mia azione, trattenendo il respiro e
cercando di fare rumore il meno possibile, chissá poi perché. Do
una sbirciatina attorno, ma che strano l’arredamento sembra di
averlo giá visto da qualche altra parte, ma non mi ricordo bene
dove. Comunque procedo, non avendo altra scelta. L’aria e
rarefatta antica, c’è una tavola che è apparecchiata in gran pompa,
sembrerebbe dover ricevere chissá quali commensali. Piatti
riccamente decorati, vassoi con chissá quali manicaretti, e calici
ricolmi forse di vini pregiati, giacciono immacolati e tristi ad
attendere chissà chi. Ma non posso ora abbandonarmi a questi
pensieri, la misteriosa voce si rifá sentire e stavolta la sua nenia mi
giunge chiaramente comprensibile, è una come triste canzone
d’amore...

“Dove sei mio perduto amore!


Perché hai spezzato il mio fragile cuore,
Ecco sei entrato nel mio giardino,
Ed hai colto il fiore più bello,
Che solo per te sbocciava ogni mattina,
E che solo tra le tue mani schiudeva i suoi teneri petali,.
Per te ha sfoggiato i colori più belli,
Per te moriva e rinasceva,
Gioiva, e respirava

E mentre tu lo innaffiavi.
Con l’acqua amara della gelosia,
E lo nutrivi con bugie e tormenti,
Esso piano moriva,
E il suo dolce sapore spariva,
Se ora il suo profumo s’è mutato in acre olezzo.
E’ grazie a te,
Se i suoi petali, si sono tinti di nero colore,
Lo devono a te,
Se dalle sue labbra sono sparite,
Dolcezza e tenerezza questo è per te.
Se ora la spada che voleva recidere il suo tenero gambo, sta
recidendo ora la tua gola blasfema, .
Non biasimarmi,
Non giudicarmi,
Non maledirmi, perché giá son dannata
E ricorda mio unico amore:
- chi semina vento raccoglie tempesta,
Chi semina odio raccoglierà morte!”.

Cerco di decifrare da che parte proviene questa cantilena, ma è


come se giungesse da tutte le parti, da sopra da sotto, dai quadri,
dal pavimento, dagli enormi lampadari dondolanti per il grande
peso, dalle vecchie armature cigolanti, dalle enormi finestre
rigorosamente aperte, e dagli ampi e pesanti tendaggi, e io che
come una scema, senza meta vago da una parte all’altra. Solo
dopo ormai messo da parte ogni prudenza mi dirigo come
d’istinto su per una scalinata che porta ai piani superiori.
Anche qui lo scenario non cambia, delle candele sono disposte in
modo che mi guidino per gli angusti corridoi fino a quella che
dovrebbe essere una camera da letto, e lì mi blocco, come se la
paura m’impedisse di procedere oltre; ma è la mia innata curiositá
che mi spinge a proseguire.
Così per un istante non penso e agisco, il gioco funziona e riesco
ad entrare nella stanza. Ma lo spettacolo che si para davanti ai
miei occhi è davvero raccapricciante, da tutte le parti sangue, pare
che abbiano sgozzato un’intera mandria di buoi e tanto ve ne è
che m’impedisce persino di precedere oltre. Che casino è tutto
sottosopra, c’è un fetore poi che mi dá la nausea, un misto di
carne putrefatta e in putrefazione, e mosche, mosche dappertutto,
a migliaia a milioni, e il loro brusio è assordante, e riverso su
quello che una volta doveva essere un letto, quello che una volta
aveva le sembianze di un uomo, ma senza più la testa e con le
viscere sguscianti dalle ferite aperte, senza mani, né piedi,
nemmeno ha più i genitali, svuotato quasi di tutte le interiora, che
ora sono sparse per tutta la camera.
In preda al panico più totale cerco di fuggire, ma scivolo e cado
goffamente con un grande tonfo per terra, è come se mi fossi
finita in una pozza di sangue e quando mi rialzo, sono inzuppata
da fare schifo; urlo come in preda alla pazzia, cerco di correre, ma
qualcosa mi trattiene, ho paura di girarmi e guardare, poi
d’improvviso la presa mi lascia e solo dopo riesco a scappare, ma
la mai fuga è disordinata, senza una logica, scappo senza sapere
dove, so soltanto che devo correre veloce e più veloce che posso.
Finalmente sono fuori. Come esattamente nel sogno, si sono
aperte le cataratte del cielo. Un attimo solo ed ancora quel canto
che stavolta mi guida verso il dirupo, controvoglia e tremante
dalla paura mi dirigo verso quel luogo, ed ecco che scorgo tra i
bagliori dei lampi un’esile figura femminile seminascosta da un
albero secco. Una creatura dai lunghi capelli corvini e dalla veste
lacera e sporca, silenziosamente e trattenendo il respiro mi
avvicino per vedere meglio chi è il chiarore di un fulmine le
illumina il viso. Com’è bella e anche se il suo volto è sconvolto
dal dolore, i tratti sono giovanili e delicati, anche se i suoi occhi
sono vuoti, non vi sono rughe che li delineano, e anche se la sua
voce è rotta dalla disperazione, v’è qualcosa che sa di speranza.
Solo nelle sue piccole mani tiene serrata una sciabola che ancora
grida vendetta.
“Che vuoi da me, perché sei venuta a tormentarmi ancora?” ad
un tratto senza rivolgermi lo sguardo la creatura mi rivolge la
parola, e la sua sentenza mi lascia di sasso. Che cosa vuole dire
con sei venuta...ancora!
Può essere che questa donna mi conosca, senza che io conosca
lei, e come è possibile? Ha l’aria di essere vissuta secoli addietro,
comunque che lo voglia o non debbo prestarle orecchio se voglio
tentare almeno di capirci qualcosa.
“ Io non possiedo più quello che cerchi...io non possiedo più
nulla...lo vedi da te...avevo la giovinezza e l’ho barattata con la
dannazione...avevo la bellezza è l’ho gettata in fondo al
mare...avevo l’amore e gli ho strappato il cuore...avevo un Dio e
l’ho disconosciuto...avevo la vita l’ho barattata con la morte!”
Per un attimo rivolge il suo sguardo vuoto verso di me: “Ha!
“Com’ero bella una volta, il mio volto faceva impallidire anche la
luna, e la mia pelle faceva fremere d’invidia i boccioli di rose, il
mio sguardo calmava le fiere, e la mia voce ammansiva le furie,
quanti cuori hanno palpitato invano per me, quanti si sono spenti
nella vana speranza di un mio gesto, di una mia parola.
Solo l’amore che avevo per un uomo era per me fonte di vita, ma
lui l’unico su questa terra mi si negava e io mi struggevo per
questo irraggiungibile sogno.
Tra le righe d’un libro perduto, la speranza d’un amore!
Ma ecco che il sogno divenne realtá, cosicché l’agoniato amato
bene venne a chiedermi in sposa.
Ma haimè! Quello che doveva essere un sogno senza fine si rivelò
un incubo infinito; io che mi consumavo d’amore e lui nel nostro
talamo nuziale consumava avido i frutti proibiti di altri giardini.
Giorno dopo giorno,
Assaporavo l’amaro calice del tradimento,
Giorno dopo giorno, cresceva in me un diverso sentimento che
mai prima avevo provato.
Ecco! Il frutto del peccato, ora giace nella nostra disonorata
alcova, frutto senza più succo, senza più seme!
Lasciami espiare le mie colpe,
Ogni notte si ripete l’ultimo atto, in una recita senza fine...”
Lascio allora la mia sventurata compagna a sopportare le sue
pene, d’altronde io ho le mie. Lentamente mi ritraggo indietro
quasi senza fare rumore, e nel mentre faccio ciò, non mi accorgo
di uno spuntone di roccia dietro di me che mi fa perdere
l’equilibrio, ho solo il tempo di rendermi conto che sto
precipitando. Vedo le rocce sottostate avvicinarsi rapidamente,
vicine sempre più vicine, mi sfracellerò sugli scogli...mi sforzo di
gridare, ma non ci riesco, sento sulla pelle gli schizzi delle onde
che s’infrangono, chiudo gli occhi d’istinto...mi preparo
all’impatto...e mi ritrovo invece seduta sul pavimento, a
contemplare il caminetto...mi rendo conto che sono tutta d’un
pezzo, col cuore che batte ai mille l’ora, ma viva...fortunatamente.
Vedo finalmente filtrare dalle finestre la prima timida luce del
sole, comincia ad albeggiare e mamma tra poco si sveglierá, è
sempre così mattiniera lei. Così corro in bagno per darmi almeno
una sciacquata, e per togliere dal mio volto quella parvenza di
paura e di tensione rimasta, mi specchio...mamma mia! Sembra
non abbia dormito per una settimana di fila, sono tutta in
disordine, e che occhiaie alla mia etá non è certo un buon segno.
Apro il rubinetto dell’acqua e lascio che il lavabo si riempia, e poi
vi ci immergo il viso. Che piacevole sensazione di freddo l’acqua
che ti penetra nelle narici e nelle orecchie, che ti ovatta e ti
distorce i suoni, è così bello stare immersi che...ho! Sento
chiamarmi, forse e mamma che non trovandomi in camera vuole
accertarsi dove sia. Così mi decido ad alzare la testa ma, accidenti
che scherzo del piffero, sento che una mano mi trattiene la testa
sott’acqua, comunque per un po’ sto al gioco credendo che sia
mamma che voglia divertirsi un poco con me, ma poi quando
sento mancare il fiato comincio a reagire, capisco che scherzo
non è e più mi agito più la mano mi spinge sotto, lasciatemi
andare cerco di urlare, ma riesco soltanto a fare delle bolle
sott’acqua, allora faccio forza con le mani afferrandomi ai bordi
del lavandino sforzando in senso contrario con la testa, niente
maledizione, mi stanno scoppiando i polmoni, provo a scalciare,
ma anche le mie gambe sono immobilizzate, sto perdendo i sensi
sento le mie forze venire meno...mi sento morire...!
Quando mi risveglio, sono lunga distesa nel bagno, bagnata
fradicia, che respiro a fatica, allora mi alzo e disperatamente tento
di uscire dal locale, ma niente da fare sono imprigionata dentro la
toilette, presa dalla disperazione comincio a battere i pugni sulla
porta, urlo, mi dispero, invoco, impreco, lancio oggetti contro la
parete, ma nessuno sembra sentirmi. Poi presa dalla disperazione
raccolgo una brocca e mi giro per scagliarla contro lo specchio,
quando noto una scritta che non avevo notato prima, come se
qualche d’uno avesse alitato sullo specchio e poi col dito avesse
scritto qualcosa: - “Avalon”.
Un solo istante, il tempo necessario di imprimermi il nome nella
mente, poi la scritta svanisce.
Bene! Volevo degli indizi? Adesso vai a scoprire cosa vuol dire.
Avalon e che cosa è mi chiedo, un personaggio, un luogo,
un’epoca, una parola magica? O forse niente di tutto questo, forse
solo un sogno un brutto sogno, ho potessi davvero svegliarmi!

Verso Avalon.

Avalon è un'isola leggendaria, situata da qualche parte in


Inghilterra.

Secondo alcune teorie, la parola Avalon è una traslitterazione


inglese del termine celtico Annwyn, cioè "il regno delle fate", o
Neverword. Goffredo di Monmouth ha dato al nome il
significato di Isola delle Mele, cosa molto probabile, visto che in
bretone e in cornico il termine usato per indicare mela è Aval e in
gallese è Afal, pronunciato aval. Il concetto di un'"isola dei beati"
è presente anche altrove nella mitologia indoeuropea, in
particolare nel Tír na nÓg e nelle greche Esperidi.

Secondo alcune leggende, Avalon sarebbe il luogo in cui


Giuseppe d'Arimatea, dopo aver raccolto il sangue di Gesù in una
coppa di legno (il Sacro Graal), si rifugiò, fondando anche la
prima chiesa della Britannia. Oggi l'isola di Avalon è
normalmente associata alla cittadina di Glastonbury, in
Inghilterra. È riferito anche come il luogo in cui venne sepolto il
corpo di Re Artù, trasportato nell'isola su una barca guidata dalla
sorella del Re, Morgana, detta La Fata. Secondo la leggenda Artù
dorme sull'isola, nella attesa di tornare nel mondo, quando questo
ne sentirà nuovamente il bisogno.

Almeno dagli inizi dell’XI secolo la tradizione secondo cui Artù


fu sepolto nella Glastonbury Tor sembra aver preso forma.
Durante il regno di Enrico II, secondo il cronista Giraldo
Cambrense e altri, l’abate Enrico di Blois commissionò una
ricerca, scoprendo apparentemente, ad una profondità di 5 metri,
un enorme tronco di quercia o una bara con un’iscrizione: “Qui
giace sepolto l’inclito re Artù nell’isola di Avalon”. I resti furono
sotterrati di nuovo davanti all’altare maggiore, nell’abbazia di
Glastonbury, con una grande cerimonia, cui parteciparono anche
re Edoardo I e la sua regina. Divenne luogo di pellegrinaggio fino
alla Riforma. Una vicina vallata è chiamata Valle di Avalon.
Comunque, la leggenda di Glastonbury è stata spesso percepita
come una frode.

Secondo altre teorie, Avalon sarebbe Ile Aval, sulla costa della
Bretagna, e Burgh-by-Sands, nel Cumberland, che al tempo dei
romani era il fortilizio di Aballava, lungo il Vallo di Adriano, e
vicino Camboglanna, al di sopra del fiume Eden, ora Castlesteads.
Per coincidenza il sito dell’ultima battaglia di Artù si sarebbe
chiamato Camlann. La questione è confusa da leggende simili e
toponimi presenti in Bretagna.
Avalon resta comunque, nell'immaginario collettivo, un'isola di
magia, ove continuano a vivere le vecchie tradizioni dei celti e
dove la Grande Dea viene onorata dai druidi e dalle sacerdotesse.
Sono proprio quest'ultime, sempre secondo le leggende, ad aver
nascosto l'isola tramite una fitta nebbia, rendendo il luogo
accessibile solamente a chi ha la conoscenza per aprire questo
incantesimo.

Glastonbury

Nella campagna inglese, vicino al confine con il Galles, si trova


una zona pianeggiante e lussureggiante. Su una piccola collina al
centro di questa pianura sorge una torre, ultime vestigia di
un'antica chiesa. Quella è Glastonbury Tor, uno dei luoghi più
densi di mitologia della terra. Ma facciamo un passo indietro, e
guardiamo la geografia della zona come doveva presentarsi circa
2000 anni fa. Glastonbury era poco più che un’isola, il mare
difatti giungeva ai piedi della collina e paludi rendevano l'accesso
difficoltoso e tortuoso proteggendo la collina. Le terrazze che si
vedono tutt'oggi sul fianco della collina confermano che i
pellegrini dovevano percorrere una sorta di labirinto iniziatico per
giungere sino alla sua sommità. Questo percorso aveva anche la
funzione di difesa della collina, non dimentichiamo che per secoli
i principi inglesi sono stati in guerra tra loro e contro gli invasori
sassoni.
La leggenda narra che la prima chiesa cristiana d'Inghilterra fu
fondata a Glastonbury da Giuseppe di Arimatea nel I secolo dC.
Quando il pellegrino approdò sull'isola e conficcò il suo bastone
nel terreno questo mise radici e germogliò dando origine
all'albero di biancospino che si trova di fonte alla cappella della
madonna e che tutt'oggi fiorisce due volte l'anno (natale e
pasqua). In quel luogo Giuseppe edificò la chiesa. In epoche
successive la chiesa fu ampliata fino a divenire nel XVI secolo
una cattedrale.
La leggenda narra però che Giuseppe portò con sé dalla terra
santa anche un oggetto di grande potere: il Graal. Si dice che il
Graal sia stato gettato in un pozzo la cui acqua assunse
immediatamente un colore rosso che conserva tutt'oggi. In realtà
l'acqua del pozzo era da sempre rossa, ed il luogo era meta di
pellegrinaggi in epoca precristiana, ma ogni oggetto di culto fu
convertito al cristianesimo con sapienti artifici ed invenzioni. Così
anche Glastonbury subì questa sorte. Vi furono due tentativi di
cristianizzare la collina di Glastonbury, prima vi fu edificata una
chiesa consacrata a San Michele e distrutta da un terremoto, della
chiesa che fu edificata sulle rovine della precedente rimane oggi
solo la torre sulla sommità della collina. Ma perchè tanto interesse
per una collina? Secondo le tradizioni pagane si credeva che qui vi
fosse celato l'accesso al regno di Anwen, il regno sotterraneo delle
tradizioni celtiche. Per la chiesa era l'equivalente dell'inferno, e
comunque un pericoloso antagonista alla "vera" fede, e quindi un
culto da debellare.
Ma un'altra leggenda è legata a Glastonbury, si tratta della
leggenda della tomba di Artù. Si narra, infatti, che un bardo rivelò
a re Enrico II l'ubicazione della tomba del leggendario sovrano,
nel 1182 durante i lavori di ricostruzione della chiesa i monaci
cercarono la tomba di Artù. Vicino alla cappella della madonna, a
2 metri di profondità trovarono una lapide ed una croce di
piombo che recava quest'iscrizione: "Hic lacet sepultus inclitus
rex arturius in insula Avalonia" (qui giace sepolto il famoso re
Artù nell'isola di Avalon). Due metri e mezzo sotto quella lapide
fu trovata una bara di legno. Ai suoi interni due scheletri, il più
grande misurava 2 metri e quaranta, insieme agli scheletri vi era
una treccia di capelli biondi.

La leggenda narra che dopo la sua ultima battaglia a Camlann,


Artù fu condotto da una barca spinta da una brezza magica
sull'isola di Avalon, dove in uno stato di animazione sospesa,
attende il momento del suo ritorno. Era dunque Glastonbury la
leggendaria Avalon? O la storia è stata modificata e intrisa di
motivi romantici tanto cari ai bardi agli inizi degli anni 1000? Una
cosa è certa, sulla collina sono state trovate tracce di abitazioni di
legno e resti di animali che fanno presumere un tenore di vita
agiato dell'antico abitatore della collina.

Le ossa di Artù scomparvero misteriosamente e di quell'uomo


alto 2 metri e quaranta non si sono potuti studiare i resti.

Tuttavia Glastonbury custodisce un altro segreto. Un segreto


comune a molti siti megalitici antichi, un mistero che si estende
nella campagna circostante in un cerchio di 12 km di diametro.
Fossi, strade, colline, formano difatti le dodici costellazioni, sono
distinguibili l'aquila (acquario), il toro, la barca (cancro), i gemelli,
e tutte le altre figure zodiacali. Fu il libro "Il tempio delle stelle di
Glastonbury" di Katharine Maltwood a scatenare una serie di
controversie accademiche tra i vari studiosi. I vari simboli
zodiacali sono stati poi accostati alle figure della saga arturiana:
Artù è associato al sagittario (è curioso notare come nella
mitologia greca il sagittario è associato alla forza, ed il nome
stesso di Artù, sembra derivare dal termine art (orso) simbolo di
forza presso i popoli celtici) sua moglie Ginevra diviene la vergine
(da notare l'accostamento con la vergine Maria), ecc. Molti
dettagli sulla ricerca sul simbolismo zodiacale di Glastonbury si
devono alla ricerca svolta dall'insegnate di storia dell'arte Mary
Caine, membro dell'Ordine dei Druidi di Londra. Nei suoi studi
ha svolto ricerche anche su altri disegni geomantici come le
configurazioni nei pressi di Kingston-on-Tames.

Probabilmente tutti questi misteri sono tra loro collegati, e


quando finalmente troveremo la risposta ad uno di questi, anche
gli altri tasselli di questo mosaico storico andranno al loro posto.
Il lavoro più difficile per gli studiosi è scindere la storia con la
leggenda, costruita per altri scopi, sulle vicende originarie.
Ecco quello che ho scoperto su Avalon e sulle sue leggende.
Davvero fantastico non c’è che dire, ma mi sa che devo alzare
bandiera bianca ancora prima di cominciare per almeno due validi
motivi: il primo il più logico è l’impossibiltá di andare in
Inghilterra; cioè proprio “no way” in tutti i sensi, no money, no
time (c’è la scuola) quindi nessuna speranza, e poi sono davvero
al limite psichico e fisico con tutti questi incubi tanto reali che
sembrano veri.
Devo dire, però ad onor del vero che da diverse notti non ho
certe orribili visioni, le mie notti e pure il mio sonno sembrano
diventati da persone normali.
Meglio così e a dire il vero ho notato che anche il babbo sembra
avere avuto dei miglioramenti, ma così impercettibili che solo le
persone che lo amano profondamente hanno notato questi
piccoli segni. E lui che fa di tutto per non essere di peso, ma
essendo immobile su una sedia a rotelle abbisogna di tutto per
fare tutto.
Povero papá, quando guardo i suoi occhi che fissano i miei,
capisco che ha bisogno di me, allora mi avvicino e gli chiedo in
che cosa posso essergli utile, lui allora mi fa cenno di sedermi di
fronte. Restiamo così in silenzio per alcuni minuti fissandoci a
vicenda, solo allora vedo il suo viso è sereno ed infonde in me lo
stesso sentimento, d’istinto prendo le sue mani ed è come se una
leggera scossa elettrica mi attraversasse tutta, ma non ho tempo
per rendermi conto di quello che mi succede, perché sento le sue
mani stringere le mie, con una forza insolita per chi di solita forza
non ha. Capisco che vuole dirmi qualcosa, vedo lo sforzo delle
sue labbra che tentano di aprirsi per parlare, ma solo un suono
distorto alla fine ne viene fuori, ma l’uomo non sì da per vinto, e
ritenta, una , due, tre volte e la terza evidentemente vinto dalla
fatica emette un lungo respiro come un rantolo e desiste,
definitivamente. Io allora mi spavento, pensando che babbo abbia
un infarto, e non sapendo che fare e in preda al panico chiamo la
mamma, che dopo alcuni secondi interviene, evidentemente sa
cosa fare in questi frangenti, ed, infatti dopo le prime cure, babbo
si quieta.
Guardo mamma e in quel momento tra noi si svolge un dialogo
che mai abbiamo mai avuto, prima d’ora.
Con tenerezza anche lei mi afferra le mani, e con ancora più
dolcezza comincia a parlarmi di cose che forse dovette
comunicarmele molto tempo addietro. Ma si sa non è mai troppo
tardi per certe cose.
La prima sentenza è uno shock per me... e penso per
chiunque...mia madre non è la mia mamma. Mi spiego meglio: - la
donna che ora accudisce sia me che il babbo e che credevo fosse
colei che mi ha partorito tra gemiti e dolori, è in realtá la mia
matrigna, mia madre quella di sangue morì appena dopo avermi
messa al mondo. Mio padre allora per potermi mantenere partì
per la Germania in cerca di miglior fortuna, lasciandomi qui con
alcuni parenti. Nella Rhur babbo conobbe Helga, se ne innamorò
e la sposò poi in seconde nozze, solo dopo il matrimonio ebbe il
famoso l’incidente che lo costrinse sulla sedia a rotelle e furono
costretti a fare ritorno in Libano. Iniziare qui fu alquanto duro
per tutti, vuoi perché Helga essendo, alta, bionda e imponente
d’aspetto incuteva più timore più che rispetto, vuoi anche perché
non parlava né arabo né tanto meno armeno, quindi,
impossibilitata a farsi capire, e poi era una donna e per lo più
straniera. Ma non si dette per vinta, anzi fu questo lo sprone per
darsi daffare. In poco tempo riuscì grazie alla sua tenacia, non
solo ad imparare due lingue, ma anche ad avere un lavoro di tutto
rispetto, vedi insegnate di tedesco a scuola, ad accudire al povero
babbo e a mantenere me . Ecco come stanno veramente le cose
e solo ora Helga mi mette davanti queste tristi veritá. Perché
allora tutti questi anni di silenzio, tante menzogne anche se dette
a fin di bene, perchè solo adesso si è decisa a parlare?
Ed ecco il secondo shock:–“ tua madre è morta nel tentativo di
sottrarti a quel orribile destino che da sempre è il fato della vostra
dannata progenie, voleva che almeno tu potessi crescere senza la
maledizione delle figlie femmine, che da sempre ha segnato il
vostro destino, voleva crescerti normale, una bambina come tante
al mondo, ma destino volle che anche tu dovessi seguire questo
maledetto fato, così come è stato scritto e firmato col sangue
dalla tua progenitrice Elizabeth, anche tu dannassi mia cara Maria
a cercare le rimanenti pagine del libro per poi morire appena
terminato il tuo ingrato compito.
E non cercare anche tu di tentare di salvarti in qualche modo,
vedi tuo padre volle salvare tua madre a sua volta, ed ecco come è
stato ridotto, e come hanno ridotto e ridurranno tutti coloro che
tu prenderai con te volente o nolente sulla tua strada...e io non
posso fare nulla né per te né per tuo padre e neanche per me
purtroppo, solo assistere impotente alla nostra fine, mi disse
piangendo e non biasimarmi piccola mia perché questa è anche la
mia pena, la mia dannazione e solo per essermi intromessa in ciò
che non mi riguardava, questo è il mio peccato che dovrò
espiare...in eterno”!
E tu che c’entri? Ad un certo punto la interruppi.
“io cosa c’entro?” riprese Helga “anche io ho le mie colpe, ma la
più grave è quella di averti tenuto sino ad ora all’oscuro di tutto,
pensando che questo poteva proteggerti dal male, anche io come
tua madre ho tentato di preservarti dal tuo destino, e come tua
madre e come te sono stata condannata, ma ad un ben più triste
destino.”
Inutile sapere di che triste destino parlava Helga, la sua bocca si
cucì in un silenzio di tomba, forse per non aggravare di più una
situazione giá per se stessa alquanto critica.
Ed allora? Le domando.
Cosa dobbiamo fare? O meglio cosa mi resta da fare?
Nessuna risposta da parte di Helga, anche perché inconsciamente
conosco già la risposta, piangiamo a dirotto entrambe e nessuno
che ci consola.
È inutile girarci attorno, la soluzione dell’enigma forse si trova in
Inghilterra, e io che lo voglia o no bisogna che trovi
assolutamente il modo per andarci.
Nell’attesa e per saperne di più leggo due libri interessanti:-“la
ricerca del sacro Graal”, ed “ I cavalieri della tavola rotonda”. Mi
viene da sorridere se penso al modo in cui questi due racconti
sono venuti a fare parte di questa storia. Stavo facendo zapping
alla tv cercando di scovare un canale interessante, o che
trasmetteva qualcosa che valesse la pena di attirare la mia
attenzione. Quando capito su Discovery Channel, che trasmette
pubbilcitá così dopo pochi secondi di attesa e non avendo voglia
di aspettare, decido di cambiare canale, ma in quel preciso
momento il telecomando s’inceppa e sembra non volerne più
sapere di rispondere ai miei comandi, forse s’è scaricata la batteria
o chissà, così mi alzo e con pazienza comincio a frugare tutta casa
per trovarne delle altre batterie da sostituire a quelle scariche. Nel
mentre mi do daffare, arguisco che la pubblicitá è finita, perché
sento parlare di un argomento non nuovo alle mie orecchie ili
sacro Graal del re Artù, di cavalieri della tavola rotonda e di
Avalon. Ecco la parola chiave, che mi tiene incollata davanti alla
televisione per tutta la durata del reportage, e grazie a D.C. che
menziona i due libri citati prima che io dopo poco li avevo in già
a casa.
Li ho letteralmente divorati, tanto che e se ora dovessi partire per
il Regno Unito, Avalon ed i segreti del Santo Graal non
avrebbero per l’appunto più...segreti!
Purtroppo però non parto e mi sa che la leggendaria Avalon
rimarrá per l’appunto una...leggenda.
Avevo oramai messo una pietra sopra all’idea di un viaggio
all’isola delle mele, quando un’improvvisa quanto inaspettata
possibilitá di partenza mi viene data dallo scoppio delle ostilitá tra
i guerriglieri Hezbollah residenti nel sud del paese e le forze
armate israeliane, di stanza al confine.
Mi spiego, sono oramai diversi anni che nel nostro paese oltre alle
forze armate governative, vi sono dei gruppi diciamo paramilitari,
finanziati (si dice) dalla Siria e dall’Iran, (gli hezbollah appunto)
che pur non essendo chiamati in causa da nessuno, si arrogano il
diritto di chiamarsi difensori del popolo libanese (?), e dato
questo pretesto schermagliano ogni tanto con le forze israeliane
di stante al confine.
Per farla breve in questi pochi giorni il delicato equilibrio s’è
rotto, il partito di dio così suona tradotto il nome hezbollah, ha
tirato un po’ troppo la corda e non solo quella anche alcune
centinaia di razzi Katiuscia sulle cittá israeliane limitrofe. Troppo
spropositata invece la reazione immediata d’Israele che ha
cominciato a bombardare da prima le postazioni sul confine, poi
con l’aiuto dell’aeronautica militare si è spinta sino a martellare le
postazioni più interne, giungendo alla periferia di Beirut e
all’aeroporto diventato ora inutilizzabile. Non ha risparmiato
nulla:- né ponti, né strade,né i quartieri affollati di gente, tanto che
è diventata un’impresa uscire dal paese. E questo gioco continua
ancora adesso, senza esclusione di colpi da entrambe le parti.
La situazione è ulteriormente peggiorata nelle ultime ore, chi può
tenta di andarsene (non si sa come...), chi non può resta e prega.
Io avrei dovuto essere di quelle che rimanevano a pregare, ma
fortuna (?) volle che dall’Inghilterra (guarda un po’ il caso ☺) una
nostra parente di cui avevamo perso ogni traccia, si fa viva,
avendo sentito parlare della nostra situazione alla CNN. Così
Helga non perde tempo contatta prima l’ambasciata inglese per il
visto, poi la parente nel Regno Unito per segnalarle il mio arrivo.
Tutto stranamente va liscio come l’olio ed io ora, sono seduta su
un volo speciale che mi porta dritta (si fa per dire) dalla regina
Elisabetta II ☺.
Inutile parlare del viaggio in aereo, cinque ore di assoluta noia,
menomale che avevo con me i miei preziosi libri.
Tra le cose interessanti che ad un più attento esame mi cade
sott’occhio un incredibile “zodiaco di Glastombury”, cito
testualmente: - “Molti entusiasti considerano lo Zodiaco di
Glastombury, la chiave di tutti i miti associati a questo luogo, altri
invece suggeriscono che andrebbero ulteriormente studiati, ma
tutti sono d’accordo ad asserire che lo Zodiaco di Glastonbury è
la più importante scoperta dalla storia della creazione (?).
Effettivamente, è un affascinante e stimolante fenomeno ma,
come così molto del nostro passato oggi ci risulta sfuocato e
distante, anche questo fenomeno si presta a molteplici
interpretazioni.
Nel 1935 Katherine Maltwood annunciò la scoperta dello
Zodiaco di Glastonbury. Lei aveva richiesto di fare illustrazioni
per il romanzo medievale, “ la grande storia del sacro Graal”,
scritta a quel che si suppone nell’Abbazia di Glastonbury e come
lei indagò per il suo materiale, scoprì che i castelli e le avventure
dei cavalieri della Tavola Rotonda corrispondevano ai luoghi nella
Valle di Avalon. Così come lesse a proposito dei luoghi dove
combatterono i cavalieri conto i dragoni, i leoni i giganti ed altri
esseri, tracciò poi sulla mappa i luoghi dove queste avventure
ebbero luogo, e cominciò ad osservare il contorno di un leone
enorme delineato dal fiume Cary ed una strada antica.
Le altre figure si rivelarono lentamente, delineate da ruscelli, piste
e confini e poco dopo scoperse anche le figure dei dodici segnali
dello zodiaco nel loro ordine corretto, con la tredicesima figura il
grande cane di Langport, fuori del cerchio a sud-ovest, nell’atto di
proteggere i segni di inverno al nord e quelli d’estate al sud. Lei
nominò la sua scoperta- il Tempio delle Stelle perché, mettendo
su una mappa delle stelle sopra un cerchio con le effigi, le stelle e
le loro rispettive costellazioni corrispondono.”.
Arrivo all’aeroporto internazionale di Gatwick che sono le due
del pomeriggio e dopo le accurate ispezioni e perquisizioni (avrei
potuto essere benissimo una terrorista ☺ ), si decidono a
lasciarmi andare.
Ad accogliermi all’uscita la cugina Sally.
Che dire di lei, la prima cosa che mi balza all’occhio è la sua mole
spropositata, decisamente troppo grassa per la sua altezza e poi
quel suo modo ridicolo di camminare dovuto proprio
all’eccessivo peso. In sostanza una piccola, buffa e maldestra ma
estremamente esilarante e simpatica da morire lady inglese, nulla a
che fare con gli stereotipi d’oltremanica, che gli descrivono freddi,
distaccati e con un umorismo tutto loro. La cugina Sally non era
di questa pasta, lei è armena ☺.
In macchina attacca una filippica che sembra non avere mai fine.
E’ una mitraglia e nel tempo che impieghiamo a trasferirci
dall’aeroporto a casa sua, mi racconta vita, morte e miracoli, non
solo della sua famiglia, ma anche di amici e vicini.
Ma eccoci a casa finalmente, una bella villetta a due piani poco
fuori Wembley, un giardino ben curato mi riceve e l’aria che si
respira mi fa veramente sentire come a casa mia.
Incontro poi George il marito inglese di Sally, un uomo sulla
sessantina, molto ben curato e educato che fa di tutto per
mettermi a mio agio. Un tè all’aperto nell’ampio giardino e
comincia un piacevole colloquio.
“conobbi tua cugina esattamente 30 anni fa...”. Esordisce l’uomo,
si vede che è una persona intelligente alla quale piace fare
conversazione, specialmente se ha di fronte una persona straniera
giovane e carina come me ☺.
A parte alcuni particolari sulla loro vita in Inghilterra, non
aggiunge nulla di nuovo a quanto la procace Sally mi accennò in
macchina: -“ io te lo dico, ma poi ci penserá mio marito a chiarirti
meglio”- mi aveva avvistato.
Finito il colloquio mi indicano di salire in camera mia per
riposarmi un poco nell’attesa che giunga l’ora per il pranzo, in
una deliziosa stanzetta al secondo piano; dalle pareti di un rosa
tenue, e dalle tende graziosamente rifinite, e a giudicare
dall’arredamento si direbbe che questa stanza fosse servita ad
accogliere un’altra ospite prima di me.
Mi colpisce la vista fuori della finestra che si affaccia sul verde del
giardino, l’aria fresca e il cinguettio di alcuni uccelletti. Poi il letto
un pò troppo piccolo per me. Ha le lenzuola rosa dello stesso
colore sono le coperte e il cuscino, passo un pò del mio tempo a
riposare, sino a che non viene l’ora del pranzo, e come si suole
per occasioni del genere mi cambio il vestito e scendo.
L’atmosfera è solenne, il grande tavolo è apparecchiato di tutto
punto come se fosse preparato per ricevere altri commensali,
invece siamo solo in tre .
La cena si consuma nel più assoluto silenzio, con cucina
rigorosamente armena (menomale). Poi finito il desco, ci si
trasferirà nella biblioteca, dove George fumerá la pipa e la cugina
Sally mi intratterá con ulteriori racconti.
Così succede, infatti mentre Sally ed io piacevolmente
chiacchieriamo del più e del meno, il cugino George immerso
nella lettura si gusta la sua pipa. Il tempo passa senza
accorgersene e giungiamo così verso mezzanotte, l’ora in cui
finita la lettura cugino George ci invita ad andare a letto. A dire il
vero sono davvero stanca e questo gentile invito giunge a
pennello, infatti non passano che pochi minuti e sono sotto le
coperte.
Prima di addormentarmi ho l’impressione di sentire come se
stessero cantando una vecchia ninna-nanna, ma sono troppo
stanca per accertarmi da dove proviene quel dolce suono e così
mi addormento di colpo.
Il giorno dopo sono svegliata dall’allegro cinguettio di alcuni
uccellini, scendo veloce dal letto per assistere di persona a
quest’allegra sinfonia, ma appena apro le imposte delle finestre,
forse spaventati dal mio improvviso gesto, i miei chiassosi vicini
scappano e a me non resta che fissare nel giardino i miei due
cugini che mi invitano a scendere per fare colazione.
Anche la prima colazione potrebbe svolgersi nella pace della
natura circostante, se io quasi senza accorgermene non intonassi
quella ninna-nanna percepita prima di addormentarmi e che quasi
mi ero dimenticata. Di colpo vedo i volti dei miei ospiti irrigidirsi,
in un istante sparisce dalle loro labbra il sorriso, in un attimo si
gela tutto attorno a me, panico!
Un solo istante poi tutto torna alla normalitá, e si continuare a
fare colazione. Ma io noto qualcosa di anomalo nel loro
comportamento, quindi facendo finta di nulla riprendo a cantare
la ninnananna, ma la cosa più scioccante è la mutazione della mia
voce, come se a cantare la ninna-nanna fosse ora una bimba di
quattro anni, mi blocco di colpo.
Oramai non si può più ignorare questo fatto:- ”Chi te l’ha
insegnata?” mi chiede con un filo di voce rotto dall’emozione
Sally. “Nessuno”, tento di spiegare, “l’ho come sentita cantare la
scorsa notte, per la prima volta, prima di addormentarmi... tutto
qui, perché?” domando. A quel punto interviene George che
perentoriamente mi ordina di non cantarla mai più, poi si alza di
scatto e se ne và. Anche Sally mi sembra sconvolta, piange.
Le chiedo cosa voglia dire tutto questo, lei non risponde, anzi si
scusa con me e anche lei mi lascia da sola nell’immenso giardino a
chiedermi cosa possa esserci di tanto doloroso in una
ninnananna.
Grazie al cielo il mio isolamento non dura molto, infatti, poco
dopo, la cugina Sally mi invita a rientrare in casa. Seduto in
salotto, Geroge si scusa con me e così anche sua moglie, poi mi
spiegano che quella cantilena dava loro dei brutti ricordi e che
non volevano assolutamente che ione venissi a conoscenza, per
non turbarmi ulteriormente.
In cuor mio invece sapevo che volevano nascondermi qualcosa,
ma comunque non per questo avrei mai osato andare più a fondo
alla faccenda.
Una telefonata a Helga per sapere come vanno le cose a casa, poi
sono seduta sul dondolo del grande giardino a leggere, il cugino
Geroge s’incuriosisce alle mie letture, e scopro che anche lui è un
appassionato delle leggende arturiane. Per quasi tutto il
pomeriggio colloquiamo a proposito di queste storie, e alla fine
riesco a strapparli la promessa che presto ci avrebbe portati a
visitare la famosa Glastonbury, evviva!
Poi di sera la stessa trafila della serata precedente:- finita la cena in
biblioteca, col cugino che fuma la pipa e la cugina stavolta intenta
a lavorare a maglia, nessuno fiata, nessun argomento off-topic è
toccato, solo che stavolta vinta dalla noia chiedo il permesso di
andarmene a dormire e mi avvio in camera mia.
Mi ci vuole un po’ però a prendere sonno, e quando sono nel
dormiveglia mi sembra di sentire ancora quella famosa ninna-
nanna riecheggiare nella stanza, ma stavolta sono decisa a scoprire
da dove proviene.
Detto fatto mi alzo senza accendere la luce e pian piano stando
bene attenta a non fare il benché minimo rumore mi avvicino a
quella che parrebbe essere la sorgente di quel suono, pian piano,
localizzo che il luogo è dietro la porta di camera mia e...1...2...3 ci
sono, con uno scatto felino spalanco la porta e con mia sorpresa
vi trovo la cugina Sally che spaventata dal mio agire, soffoca in
gola un urlo di spavento.
“ Allora eri tu che anche l’altra sera...”, le rimprovero,
“no...cioè...si!” mi risponde lei quasi singhiozzando.
L’intimo di non mentirmi e sicuramente non mente quando tra le
lacrime mi racconta questa storia: -“ Devi sapere che questa
ninna-nanna la cantavo a colei che un tempo era mia figlia, e che
ora riposa in pace da…qualche parte”...un attimo di pausa poi
continua, ma ora devi sapere la vera ragione per cui venni qua
anni addietro. Alcuni ti avranno forse raccontato che sono
scappata per via della guerra, altri per una fuga d’amore, altri
ancora per cercare lavoro e fortuna in un paese straniero. Nulla di
tutto questo, la veritá è che non sono scappata, mi
hanno...cacciata.”. Altro attimo di pausa per prendere fiato, poi
continua.:-”giá cacciata” Sally si ferma solo un attimo nell’attesa
che le ponga la fatidica domanda “perché?" cosa che
regolarmente avviene e che permette a lei finalmente di
proseguire; - “ più esattamente tacciata di stregoneria e cacciata in
malo modo, questa è la ragione del perché sono arrivata sino qua.
Ero sola e disperata in un paese straniero ma, destino ha voluto
che incontrassi Geroge, fu lui che mi tirò fuori da questa poco
gradevole situazione, poi ci innamorammo, che ci spossammo
dopo poco, e poi rimasi incinta. Una bella storia, ma il destino
volle interferire ancora. Nacque Caroline questo era il nome di
nostra figlia, e puoi immaginarti eravamo al settimo cielo,
avevamo tutta, una bella casa, l’amore, un buon lavoro e una
stupenda bambina. Ma questo non durò a lungo, infatti, dopo
solo quattro anni nostra figlia morì. E questa ninnananna che ti
ho cantato stanotte è l’unica cosa che mi rimane di lei”…
perdonami.
Allora adesso capisco e comprendo anche la reazione che cugino
George ha avuto, quando ho intonato la litania.
“Ok nessun problema non hai nulla da farti perdonare”
tranquillizzo Sally, poi accomiato la cugina e me ne ritorno a
dormire. Strano, però mi sa che anche stavolta Sally non mi abbia
voluto dire tutta la veritá.
Ci sono alcune cose che non mi quadrano:- la prima è, perchè
hanno cacciato la cugina Sally ? forse perché anche lei abbia avuto
a che fare in qualche modo con la magia? Ma allora che tipo di
magia esercitava? E secondo la frase “...era mia figlia, e che ora
riposa in pace da qualche parte...”, cosa vuol dire, che non sa
dove sia sepolta? O magari che sia sparita e che crede sia
deceduta, ma non sa dove? O che qualche maniaco l’abbia rapita
e dopo averla uccisa abbia poi nascosto il suo cadavere da
qualche parte? Oppure...non so neanche io cosa pensare, forse
vado a dormire che è meglio.
Quella appena trascorsa è stata una notte agitata e piena di
incubi, come non ne avevo avute da tanto tempo in qua (e a dire
il vero non ne sentivo affatto la mancanza):-“Allora mi trovo
davanti ad un cimitero, ma non è il solito camposanto che
ricorreva nei miei sogni, questo è veramente enorme, con macerie
tutt’intorno, come se fosse stato bombardato, vi sono corpi
accatastati dappertutto, ma ciò stranamente non m’infastidisce.
Mi muovo con circospezione come a non voler disturbare più di
tanto i miei silenziosi ospiti. Avanzo e nell’andare avanti sento
come degli echi di una battaglia, ma per quanto avanzi questi
suoni mi giungono distanti, riesco a sentire urla, scontri tremendi,
crepitii, e inutile cercare di individuare la fonte di quei suoni,
sembrano provenire dappertutto, ma ciò non mi desiste
dall’avanzare. Mi sembra camminare da sempre, quando scorgo
una sagoma familiare avanzare verso di me.
Non sono sorpresa di riconoscere in questa piccola figura la
ragazzina che nei precedenti incubi mi accompagnava all’entrata
dell’inferno. Lei si ferma a pochi passi da me guardandomi fissa,
ma i suoi grandi occhi non hanno pupille. Poi comincia a
cantarmi una ninnananna, che non fatico a riconoscere. Quindi
che sia forse lei la misteriosa figlia di Sally? E mentre penso, la
piccola creatura continua la sua cantilena senza tregua, forte
sempre più forte sino ad urlarmela nelle orecchie, a quel punto mi
sveglio di soprassalto.
Passo buona parte della giornata successiva a trovare un pretesto
per convincere la buona cugina Sally a parlarmi ancora della figlia.
Non lo trovo e così mi decido ad un approccio diretto con la
donna, sperando di destare in lei il desiderio di raccontarmi tutto.
Così agisco, e devo dire che non mi ci vuole poi molta fatica a
convincere Sally a parlare ed a raccontare però stavolta un’altra
versione della storia, quella vera.
Stando al racconto di Sally Caroline (questo il nome della figlia
defunta) venne rapita da un uomo, un amico di famiglia che a
quanto pare dopo averla violenta e uccisa, ne gettò il piccolo
corpo come pasto ai suoi cani, e poi mi aveva anche
raccomandato di non farne però parola con nessuno e
specialmente con suo marito George, perchè il rinfrescargli la
memoria con quell’orribile storia sarebbe potuto risultargli
alquanto pericolosa per la sua salute , dato che aveva avuto anche
un paio di infarti.
Me ne sto di quanto ha detto la cugina, e per me può finire lì il
discorso sennonché, la notte, non solo mi porta consiglio, ma
anche la veritá.
Infatti è nel sonno che la piccola Caroline mi racconta tutto e si
sá che i bambini non mentono.
“ Ero venuta la mondo per cercare ciò che si era perduto, ero
venuta al mondo a testimoniare che v’è luce nelle tenebre,
mamma voleva ma babbo no, ed è per lui che non sono più, ero
una predestinata, come lo sei tu.
Senti me ora e non ascoltare nessuno, né di sopra, né di sotto, né
in mezzo, io sono la tua guida. Undici sono i posti che troverai, tu
se pura sarai nel dodicesimo ti siederai, e la sacra spada
dell’impavido Re reggerai, un calice troverai, nel sacro liquido le
labbra intingerai, col pane santo ti nutrirai, e come il pescatore
che incontrerai bada a non dubitare mai, e la veritá saprai”.
Le parole avute della piccola in sogno, mi fanno da sprone per
sapere tutta la veritá ma stavolta quella vera, e non più le frottole
che la cugina Sally tenta di propinarmi ogni volta.
Così partendo in quarta, inchiodo al muro Sally e le costringo a
raccontarmi la veritá, tutta la veritá!
La prima parte la so, scacciata come strega, e non come maga, il
motivo era che avesse usato carte formulette, per rendere
impotenti certi uomini che si erano a lei negati, e poi per aver
anche provocato l’infertilitá ad altre donne, ree solo di essersi
accoppiate non con i propri mariti.
Con lo stesso sistema aveva acceso la passione di George per lei
dopo essere giunta in Inghilterra, e con gli stessi metodi, si era
guadagnata la fortuna e la ricchezza ed era poi era rimasta incinta.
Sfortuna volle che il marito, venne a scoprire di queste sue doti, e
venne anche a sapere (non si sa ben come), che la figlia che
stavano per avere sarebbe stata consacrata alla forze del male.
Attese con pazienza quattro anni, poi una notte all’insaputa di
Sally, salì in camera di Caroline e con la scusa di farla
addormentare, le cantò quella famigerata ninna-nanna, attese che
la piccola si addormentasse e poi la soffocò col cuscino, dopo di
che prese il corpo esangue salì in macchina giunse sino ad un
dirupo e gettò poi quei poveri resti giù per la scarpata.
Poi tornò indietro e si giurò di riservare a Sally lo stesso
trattamento, se lei non l’avesse piantata con la magia e tutto il
resto.
Fu esattamente quello che Sally fece, ingollò l’amara pillola,
chiuse per sempre la bocca e abbandonò la magia e ogni suo
derivato.
E da quel infausto giorno il loro destino cambiò e quello che era
una volta ricchezza e benessere si trasformò in instabilitá
economica e menzogna.
L’amore svanì per sempre da quella casa così come il sorriso, sino
a, quando non arrivai io.
Avevo forse io riportato la luce in quella casa? Avevo così
riacceso il fuoco di un amore assopito sotto la cenere? Comunque
non importa quello che potevo aver fatto, l’importante è che
cominciavo finalmente a fare qualcosa di buono.
Quindi misi al corrente la cugina Sally che avevo avuto dei
contatti con la defunta Caroline, lei pianse a dirotto quando glielo
dissi e mi confessò che per ogni notte da quella della morte di sua
figlia, aveva tentato di mettersi in contatto con la figlia senza mai
riuscirvi:- “...Ogni notte che Dio mandava in terra...ogni notte”!
Mi precisò.
Mi disse allora come potesse incontrarla, ma io non sono una
medium, o per lo meno non ho mai provato a fare cose simili.
Dovevo tentare, anzi dovevamo tentare, naturalmente all’insaputa
del marito, che non avrebbe approvato simili esperimenti.
La cugina Sally mi confessò inoltre che conosceva una certa
medium e che con lei stava tentando da diverso tempo di metterla
in contatto con la figlia defunta.
Mi convince così a incontrare “Madame Chantal”, astrologa,
maga, profonda conoscitrice dell’altro mondo e chi più ne ha più
ne metta.
A un buon 45 minuti da casa nostra si erge l’eremo di “madame
Chantal”, a dire il vero una squallida camera in un appartamento
fatiscente, in un quartiere in degrado, ma questo evidentemente fa
“trend”.
Saliamo. Una donnina sulla settantina striminzita e brutta ci
accoglie in silenzio e in silenzio ci fa accomodare in una stanzetta
angusta, ad aspettare il nostro turno. Passano due ore buone,
quando la medium finalmente si degna e ci invita ad entrare nel
suo antro (è sempre così piena di clienti si affretta a spiegarmi
Sally). Dentro è buio pesto, un tavolo rotondo a tre gambe, delle
candele accese e degli strani simboli sulle pareti sembrano dirla
lunga sul tipo in questione.
Prima di iniziare – biascica la donnucola – recitiamo i salmi di
Thort, e ci affibbia dei fogli con sopra impressi parrebbero
un’invocazione, le recitiamo.
Poi ci fa accomodare su degli sgabelli alquanto instabili, ci dice di
prenderci le mani e di concentrarci: ci esorta a farlo due, tre volte.
Restiamo immobili per una buona mezz’ora, poi la vecchia
sembra rantolare qualcosa, -ecco ci siamo – mi assicura Sally, la
donna biascica ancora qualche altra parola senza significato, poi
come se avesse compiuto uno sforzo enorme, tira un profondo
respiro.
“Mi spiace” riprende la donna riprendendosi dallo sforzo
compiuto, anche questa volta mi si è negata, però sento che ci
siamo, la prossima volta sará quella buona, lo so, ed ora se volete
scusarmi...”.
Capisco che ci vuole spedire via perché il nostro tempo è scaduto,
anche senza avere combinato nulla, intanto vedo anche con la
coda dell’occhio che la cugina Sally allunga un biglietto da 50 £ in
una specie di salvadanaio a forma di teschio.
Ma questo è un furto, mi precipito a dire poi alla cugina, e
aggiungo: -“quella non ha fatto nulla e s’è imboscata cinquanta
sterline, e tu non dici nulla”? “Davvero sei fuori di testa”,
aggiungo.
“Lo so mi risponde ma che ci posso fare”? “ come sarebbe cosa
ci posso fare? Le chiedo. Mi rendo conto che mi sto alterando –
allora le intimo:- “smettila con queste sciocchezze, pianta tutto e
basta”.
“Non posso” è la sua melanconica risposta, e mi spiega che
come se fosse caduta in un vicolo senza via di uscita. La prima
volta che vi si era recata, aveva raccontato tutto alla sedicente
maga Chantal, e da allora penso che la vecchia megera la tiene
come sotto ricatto. Ogni settimana la cugina deve andare da lei, e
le deve versare 50 £ per nulla, pena lo spifferare di tutto alla
polizia.
Ma non è possibile penso io, ci sará pure un modo per vendicarsi
di quella orribile vecchiaccia.
Un aiuto potrebbe venire dalla defunta Caroline, ma
bisognerebbe che la sognassi, ma poi da un sogno cosa si può
pretendere?
Accantono questa assurda ipotesi come metto da parte l’idea di
fare vendicare Sally.
Come da copione il resto della giornata. La cena e la buonanotte.
La notte passa stranamente tranquilla, quando il giorno dopo
Sally riceve una chiamata dalla maga Chantal, che le dice di andare
da lei veloce come il fulmine: "Ecco” pensa – ora ha bisogno di
dei soldi extra e con la scusa di un’urgenza mi spilla ulteriori
quattrini-, ok! Le dico io non andare, invocazione vana, allora
decido di andare con lei.
Stavolta non facciamo anticamera, entriamo direttamente
nell’antro, recitiamo in fretta e furia l’assurda nenia come da
copione e restiamo in silenzio nella attesa che accada qualcosa. I
minuti sembrano non passare mai, quando all’improvviso la
vecchia ha un sussulto, i suoi occhi si sbarrano nel vuoto,
comincia sudare, a sbavare, a fremere, a sussultare, a rantolare,
sembrerebbe una recita degna da Oscar, ma dopo poco ci
accorgiamo che la vecchia non finge, anzi la vediamo lievitare,
come se fosse sollevata da una forza oscura, che la prende e la
sbatte letteralmente dalla sedia sul pavimento, ed ancora distesa
sul pavimento, la vecchia si agita, scalcia, incomincia a strapparsi i
capelli, i vestiti, si graffia il viso, si batte sul petto, soffia come un
mantice, incomincia a gemere prima di piacere come se qualche
d’uno la stesse possedendo, poi di dolore come se la stessa forza
la picchiasse, poi parrebbe tutto finito, la vecchia si alza si
riaggiusta come può, e ci fissa come se nulla fosse successo. Sally
ed io restiamo immobili tanto ferme da fare tutt’uno con
l’arredamento. Un solo istante poi la megera si lancia con tutta la
forza che ha contro un enorme specchio a figura intera,
devastandolo e sfracellandosi contro.
Gridando in preda al dolore più atroce, e sanguinante da tute le
parti, afferra un grande frammento di vetro e come i samurai si
squarcia il petto da parte a parte, chiudiamo gli occhi e
tratteniamo delle urla disperate.
Quando alla fine gli riapriamo della vecchia non c’è traccia, né
dello specchio, né di nulla. La stanza è desolatamente vuota.
Non sapendo che fare chiamiamo per nome madame Chantal,
sperando di trovarla in qualche posto, ma nulla, della medium
non v’è più traccia, e senza osare chiederci cosa sia successo ci
avviamo verso la porta e usciamo.
Anche fuori sembra non esserci più nessuno, così ci avviamo
frettolosamente verso il metrò.
In qualche modo Sally ha avuto la sua vendetta e solo a me
sembra di sentire delle ristate di bimba lontane disperse nel vento.
Sará, ma da quel giorno le cose sono cambiate, l’austero George è
diventato più malleabile e disponibile, e la cugina Sally più magra
☺.
Avalon.
Sono passate un paio di settimane da, quando sono approdata qui
dai cugini d’oltremanica. E se prima l’allegria faceva parte del mio
essere ora sono un pò triste se penso che nel mio paese la guerra
non ne vuole sapere di finire, se penso che ogni giorno si mietono
nuove vittime innocenti come i bambini, e ogni giorno si leggono
gli stessi neri bollettini. Ho telefonato a Helga per sapere come
stanno le cose a casa. Purtroppo male e a quanto dice lei i
bombardamenti aerei hanno distrutto tutto anche tutte le vie di
comunicazione tra le varie cittá. Lei e babbo sono isolati come
molti di loro dal resto del mondo, anche i rifornimenti promessi
dalle Nazioni Unite tardano ad arrivare, vuoi per i raid aerei che
bombardano tutto quello che si muove, e vuoi anche al
brigantaggio, gente che assale i convogli umanitari per depredarli.
Passo quindi le mie giornate pensando a babbo ed a Helga, ai
parenti, a tutti i miei amici rimasti a soffrire laggiù, e prego per
tutti i morti innocenti, biasimo il resto del mondo che resta
impassibile a guardare! Neanche ho voglia più di dedicarmi alle
mie letture preferite tanto sono affranta e triste, che non ho più
voglia di fare nulla, piango soltanto e soffro in silenzio.
È una splendida giornata di inizio ottobre, con l’aria pungente
che fa venire i brividi e la rugiada che ha ridisegnato l’architettura
del giardino e io stranamente felice, quando mi dedico al mio
nuovo hobby, la pittura. Il mio impeto creativo viene fermato da
una stupenda notizia, che purtroppo non è la fine della guerra, ma
mi fa trasalire lo stesso. Un trionfante cugino George, mi
annuncia che il giorno dopo saremmo partiti tutti e tre per
Glastonbury come mi aveva promesso tempo addietro, un pò
perché anche lui in fondo non vedeva l’ora di andarci e un pò
anche per tirarci su con il morale.
E così il giorno dopo partiamo di buonora tutti e tre e non ha
pesato per nulla il partire così presto, anche perché con la velocitá
con cui procediamo ci vorranno almeno due ore buone se non di
più, per giungere a destinazione ☺.
Ci lasciamo indietro la grande cittá e ci avventuriamo nella
campagna inglese, grandi spazi pianeggianti e lande coltivate
attraversiamo la zona del lowland, e poi dritti sino alla contea di
Somerset nel distretto di Mendip dove finalmente approdiamo a
Glastonbury.
Appena scendi dall’automobile l’aria di misticismo ti penetra nelle
narici, e dovunque posi lo sguardo, ti senti come osservata da
tutti i millenni di storia che permeano questo luogo. Lontano ti
sembra di udire echi di antiche battaglie, respiri la stessa aria che
inalavano i nostri avi nell’etá medioevale e questo è
semplicemente fantastico.
E poi l’abbazia, Glastonbury Tor ora ridotta ad un rudere e i
luoghi dove S.Giuseppe d’Arimatrea vi fondò secondo la
leggenda la prima chiesa cristiana, i posti del sacro Graal, dei
cavalieri della tavola rotonda, di re Artù, di Ginevra e di Merlino
sono finalmente davanti a me, l’eccitazione è così grande che non
posso fare nulla se non ringraziare il cugino George e la cugina
Sally per questa gita.
“Ora facciamo un giro nelle vicinanze come si suole a dei buoni
turisti”-, mi anticipa George, “poi un buon pranzo, e di
pomeriggio cerchiamo di pianificare l’escursione per il giorno
dopo”,conclude. “Grande idea cugino” lo gratifico, e così dettoci
immergiamo tra i piccoli e grandi negozi per turisti sparsi per la
cittá. I gadget e ricordini si sprecano, li vedi sparsi sui banconi o
appesi ai muri, ve ne sono per tutti i gusti e per tutte le tasche,
non si contano i sacri graal di tutte le fogge e misure, statue linee
di Artù e dei suoi accoliti, e spacciati per autentici falsi reperti
archeologici, o oggetti appartenuti addirittura a S. Giuseppe
d’Arimatrea in persona, e libri, miriadi di libri antichi (o presunti
tali) e moderni, di alchimia, di magia, di stregoneria, sulla leggenda
di Avalon e su quella del Re pescatore, le vere storie di Galvano e
dell’Ancillotto e di Ginevra e ancora ninnoli e orpelli, ed effigi
delle antiche divinitá silvane della zona, i famosi tarocchi e via
discorrendo.
Ci vorrebbero diverse settimane per esaminare tutto il materiale
presente sulle bancarelle, e specialmente per leggere tutti quei
libri ammassati uno sull’altro.
Ma tra tutto questo allegro carosello, noto una bancarella
distante dove nessun turista sembra avvicina, e con un misterioso
venditore che mi fa cenno di appropinquarmi, strano sembra che
sia solo io a notarlo ed allora con una scusa lascio cugino George
indaffarato com’è a concludere un “grosso”affare.
A passi incerti mi avvicino alla bancarella solitaria, strano non v’è
nulla esposto, e pure il venditore ha qualcosa di anomalo e il suo
viso comunque non mi è nuovo, ma non so dire di preciso dove
l’abbia visto prima.
Dopo avermi scrutata ben bene, e essersi accertato che nessuno
mi avesse seguito, senza proferir parola tira fuori da una
minuscola borsa nascosta sotto una palandrana una carta ripiegata
su se stessa, poi sempre senza dire nulla me la infila nella tasca dei
pantaloni, il tempo di girare lo sguardo per vedere di cosa si tratta
e la misteriosa bancarella col suo strano personaggio sono spariti.
Il tempo di riprendermi e il cugino George mi chiama con aria
trionfante, e con toni entusiasti mi annuncia di aver concluso
l’affare della sua vita.
Con circospezione mi mostra il suo trofeo. Un libro.
Sommariamente rilegato, sembrerebbe a mano, e che a giudicare
dallo stato di conservazione parrebbe avere cinquecento anni. “É
quello che andavo cercando da anni” ,mi annuncia esultante, poi
aggiunge -“ questo è il libro scritto da un cantore celto un certo
Riddley O’Malley in cui parla di Artù, Morgana e Merlino. Capisci
che in questo volume vi sono tutte le veritá, tutte le formule, tutte
le conoscenze di questi fantastici personaggi”? conclude.
Sará, così allora lascio il cugino gustarsi il trofeo con aria
trionfante, mentre cerco di tirare fuori delle tasche il mio di
trofeo, per vedere almeno di che si tratta.
Un foglio bianco, ecco che cosa mi ha rifilato quell’uomo. Bhe!
escalmo, però non mi devo lamentare, sì che magari anche a me
hanno rifilato un bidone, ma almeno non l’ho pagato la cifra che
ha dovuto sborsare il cugino George, qualunque fosse stata ☺.
Poco dopo siamo in albergo, ognuno indaffarato col proprio
acquisto.
Mentre mi diverto a vedere il cugino fare l’amara scoperta
dell’acquisto di una patacca, io giro e rigiro il mio foglio bianco
tra le dita, e in qualunque modo lo volti, da qualsiasi parte lo
guardi, di sotto di sopra o contro luce, il risultato non cambia
foglio bianco è, e foglio bianco rimane.
Metto da parte il foglio, e mi accingo a consolare il cugino
George che dopo essersi accorto del “pacco” comprato, ora
piange.
“Fammi vedere!”- gli dico, e lui acconsente tristemente: “Guarda
te stessa...” Mi invita a sfogliare il tomo, dopo le prime sette
pagine scritte in un idioma che assomiglierebbe al gaelico, (un
poco me ne intendo avendo avuto a che fare con i cd di musica
celtica), le pagine che susseguono sono completamente bianche,
esattamente 483 pagine di candido colore. Ed esaminandolo più
attentamente noto che la settima pagina è mancante di un pezzo.
D’distinto m’infilo la mano nei pantaloni, afferro il mio pezzetto
di carta lo apro e lo inserisco nello spazio mancante, con stupore
noto che lo ricopre perfettamente, io e cugino Geroge per lunghi
attimi ci fissiamo negli occhi senza osare proferir parola. Ci
penserá poi la cugina Sally a rompere quest’idillio, perchè ci
annuncia che anche lei ha fatto acquisti e a parere mio
sicuramente i suoi sono stati meglio dei nostri.
Quindi il pranzo e dopo la pianificazione per la gita del giorno
dopo. Per prima cosa una scappata all’abbazia, poi alla chiesa di
S.Giovanni, ma è inutile nasconderlo quello che voglio trovare
non sono le leggende su Avalon è Avalon.
Come prima giornata è stata alquanto faticosa; prima il viaggio,
poi gli acquisti anche se un po’ deludenti a dir la veritá, quindi ora
non ci resta che andare a dormire.
Ma nell’oscuritá della mia camera, la mia mente non ne vuol
sapere di riposare, mentre invece il fisico non vedrebbe l’ora di
infilarsi sotto le coperte. Non posso farne a meno quindi penso e
ripenso al libro dalle molte pagine bianche al mio pezzo di carta
che coincide con uno strappo del volume, purtroppo il libro l’ha
il cugino George e lui adesso dormirà tra quattro coperte.
Ma nel silenzio più assoluto, sento dei rumori provenire dalla
stanza attigua alla mia (quella dove dormono i miei cugini per
intenderci). Preoccupata busso con discrezione alla loro porta per
accertarmi che tutto sia a posto. Dall’altra parte una flebile voce
mi dice di attendere, poi la porta si apre senza fare il benché
minimo rumore, e ne esce cugino George zoppicante e in mano il
“suo” famigerato libro: -“Per non accendere la luce e per non far
rumore ho sbattuto il piede nella gamba del letto accidenti! Per
fortuna tua cugina ha il sonno pesante”, mi dice. Inutile chiederli
il perché di tanta circospezione, anche lui non riuscendo a
prendere sonno voleva consultare il libro magari insieme con me,
e per sgattaiolare in silenzio per venire in camera mia, s’è pestato
un alluce.
Sono passate le due dopo mezzanotte, e non siamo venuti a capo
di nulla, purtroppo la lingua gaelica non è il nostro forte, così ci
passiamo il libro a vicenda credendo di trovare un indizio o
almeno un inizio: “Ecco ci mancava anche questo” sento
imprecare il cugino, (è mancata la luce, eppure non dovrebbe
arrabbiarsi così da noi l’elettricitá manca regolarmente una volta
al giorno ☺ ).
Nel frattempo che cerco delle candele, sento un’altra
imprecazione, nel movimento fatto per alzarsi dalla sedia, il
maldestro cugino ha dato un altro pestone alla gamba del tavolo
sempre con lo stesso piede, poveretto!
Mentre lui continua ad imprecare, io trovo una candela,
evidentemente anche qui manca la luce penso.
Il lume della candela rischiara come può la stanza, anche se molto
romantico, assieme a me c’è la persona sbagliata. Allora avvicino
il lume al libro stando bene attenta a non incendiare le pagine, e
miracolo passando la fiamma appena sotto il pezzo di carta
mancante dal libro si materializza una specie di mappa, e ance
molto dettagliata a prima vista, con dei nomi presumo e delle
figure e allora lampo di genio riservo lo stesso trattamento alle
altre 483 pagine del tomo ed il miracolo si ripete. Ogni pagina
sembrerebbe essere stata scritta col succo di limone, che di primo
acchito risulta invisibile e poi avvicinandolo ad una fonte di calore
rivelerebbe cosa c’è sotto (un pò come facevamo noi da bambini,
per non far leggere i nostri messaggi a persone non autorizzare).
Notiamo che ogni pagina ha un disegno sulla sinistra e dello
scritto, che parrebbe una descrizione e che prende da tre a cinque
pagine. Deduco ciò dalla scrittura, perchè risulta più piccola degli
altri scritti, e poi appunto con lettere più grandi, e situate a centro
pagina quello che potrebbe essere o una canzone, o una regola
oppure qualcosa da recitare tipo preghiera. Questo tipo di
esposizione è parecchio più lunga, e noto poi che sul pezzo di
foglio che mi è stato rifilato, dei segni che parrebbero come dei
rimandi, ed altri che somiglierebbero a schizzi di alberi, o ruderi,
o sassi ammucchiati, o croci, oppure incroci, o addirittura pozze
(?), Altri segni invece sembrerebbero come delle entrate, v’è poi
un disegno che ha l’apparenza di un lago. Ma qui di laghi non ve
ne sono, e questi segni strani come dei piccoli tratti ravvicinati
disposti in maniera casuale tutt’intorno?”Sulle normali cartine
topografiche questi tipi di segni stanno ad indicare la nebbia...”.
“Ma sì la nebbia, nei racconti arturiani Avalon è avvolta nella
nebbia in modo che nessuno la possa trovare, quindi se vogliamo
trovare Avalon dobbiamo per prima cosa trovare la nebbia!”,
esclamo.
Incuranti di tutto il resto ed esultanti della nostra scoperta ce ne
andiamo a letto, sicuri di trovare il giorno dopo immersa nella
nebbia proprio la mitica Avalon.
Ci alziamo abbastanza presto ancora eccitati dalla scoperta della
scorsa notte, naturalmente la cugina Sally è all’oscuro di tutto.
Quindi dopo una rapida colazione si parte. Come da copione
visitiamo il monastero e facciamo le nostre brave fotografie.
Anche la chiesa di S. Giovanni è al centro delle nostre attenzioni,
così i suoi ruderi, tutto molto bello comunque. “Ma in una
giornata di sole come questa sará molto difficile che scenda della
nebbia”, mi chiedo ad alta voce, - “non ti preoccupare” – mi
riassicura il cugino George – “se stá scritto che dobbiamo trovare
la nebbia la troveremo”. Penso tra me quanto sia ingenuo il suo
ottimismo, e aggiungo che sopratutto in queste cose si deve avere
fiducia e fede.
La cugina Sally è decisamente troppo lenta, così stanchi di
doverla sempre aspettare decidiamo di lasciare indietro. Vediamo
dinnanzi a noi l’inizio del bosco e senza pensarci troppo ci
lanciamo in una corsa a perdifiato per distanziare il più possibile
la cugina senza che lei se ne accorga. L’azione riesce così bene
che abbiamo l’impressione che nella foga di scappare, di aver
perso la strada. Ci troviamo quindi in mezzo ad una fitta
boscaglia, con alberi immensi le cui radici nodose escono dal
terreno tendendoti trabocchetti, e i cui rami sono tanto alti
quanto fitti da non far penetrare la luce del sole. L’aria è umida,
respiro a fatica e mi muovo con difficoltá, tanto che mi sento
persa, menomale che cugino George è vinco a me, così in questo
modo giriamo attorno rimanendo sempre nello stesso posto: -
“Così non né usciremo mai”, dico al cugino e poi aggiungo –
“dividiamoci, io vado in un senso e tu nell’altro, forse così
avremo più fortuna di trovare una scappatoia, se uno la trova
avvisa l’altro, ok?”- La risposta affermativa del cugino mi
tranquillizza; così ci dividiamo, io cerco di proseguire in linea
retta localizzo così alcuni particolari punti da prendere poi in
considerazione, quando dovrò tornare indietro.
Non mi sembra di essere andata avanti tanto, anche perché il
panorama sembra tutto uguale. Quando passo in un posto mi
sembra di esserci giá stata e ciò mi sconcerta, chiamo il cugino
George per sapere dove si trova, ma da lui nessuna risposta, allora
riprovo, niente, ancora. Una volta, il nulla assoluto. Poi tento con
quanto fiato ho in gola, ancora una volta nessuna risposta.
Stavolta mi sono persa davvero mi dico, ed è il panico completo,
allora comincio a correre come una forsennata, di quá e di lá,
senza una meta, e correndo inciampo nulle radici sporgenti degli
alberi, urto, cado maldestramente e mi rialzo, mi graffio contro
dei tronchi, e alla fine stramata dalla fatica e dalla disperazione mi
butto per terra in un mare di lacrime; sporca e disperata mi siedo
su uno spuntone di roccia e mi asciugo le lacrime, mentre attorno
a me cala la nebbia.
Ecco ci mancava pure questa mi dico tra i singhiozzi, bhe! Penso,
inutile stare seduta ad aspettare, se mi alzo e mi metto a
camminare prima o poi in qualche posto dovrò pure arrivare.
Così di buona lena comincio a muovermi. Ora si apre davanti a
me una radura e i grandi alberi che prima mi chiudevano la
visuale, ora sono dietro di me. Davanti è tutta una pianura, come
mi risulta facile e piacevole ora proseguire, poi la nebbia si dirada
e noto un lago poco distante da me. Mi ricordo che non esistono
laghi in questa zona, ma non ho tempo per pensare perché vedo
poco distante da me dei ruderi che sembrerebbero i resti di un
antico castello; allora mi avvicino per dare un’occhiata, e tra le
macerie vedo per terra sdraiato, un uomo. All’apparenza potrebbe
avere una settantina d’anni o forse anche di più, penso che forse è
caduto ed ha bisogno d’aiuto.
L’uomo mi guarda con un sorriso. Il suo sguardo è tenero, io lo
osservo attentamente e noto che è ferito –“Non proferire una
sola parola mia cara”- mi zittisce, come se sapesse cosa stavo per
dirgli, poi riprende –“ Non stá a te domandare, né a me
risponderti, altri avranno questo onere, ben altro invece a te è
riservato”. Io non domando, sono solo un pò atterrita, è come se
fossi entrata in una favola. Solo dopo che ho lasciato il vecchio al
suo destino, e ho visto un altro uomo a cavallo avvicinarsi, ho
capito che non potevo che essere entrata che ad Avalon. Si è così,
l’uomo per terra è il re pescatore e l’uomo a cavallo è Galvano
uno dei cavalieri della tavola rotonda, partito alla ricerca del
castello del sacro Graal. Galvano è il guerriero senza macchia e
senza paura, che dopo varie avventure, chiese ad un eremita come
poteva trovare il castello del Graal.
“ Quale è la strada per arrivare al suo castello?” chiese.
“Nessuno ve la potrá indicare, signore. Vi giungerete solo per
volontá divina. Davvero desiderate andarvi?’.
“Sarebbe la mia più grande aspirazione”.
Galvano dopo altre peripezie, tra le quali il recupero della spada
sanguinante con cui fu decapitato S. Giovanni Battista, giunge al
castello del Graal, e dà la spada al re ferito. Ma Galvano
commette l’errore di non chiedere a chi è servito il Graal, alla sua
visione rimane senza parole fallendo così la sua impresa.
Per un attimo rimango come incantata, poi capisco che forse nella
leggenda del cavaliere Galvano, ci sia la chiave di lettura della mia
ricerca. Il castello, la coppa del santo Graal, il re pescatore, i
pericoli che dovrò affrontare sulla mia sua strada, tutti gli
inevitabili errori, l’occasione del riscatto, tutto ciò non fa altro che
riflettere il percorso della mia vita, e della vita forse di ognuno di
noi.
Perché noi siamo sempre alla ricerca di qualcosa, il più delle volte
sono cose insipide stupide, e dopo quando finalmente le
raggiungiamo, il loro sapore perde di gusto, e così presto le
lasciamo per cercarne delle altre.
Ma questa ricerca che sembra non avere mai fine, è diversa dalle
altre, perché cerchiamo, cerchiamo e cerchiamo, senza
apparentemente trovare nulla, e il più delle volte è sufficiente
guardarsi dentro per avere la risposta e per trovare cosa realmente
stiamo cercando.
Riprendo la marcia. Davanti a me s’apre una strada fatta di
ciottoli e pietre, che dopo i primi incerti passi, scende lungo un
dolce declivio, piana e dritta attraversa campi coltivati e fiumi
spumeggianti, e poi meli a perdita d’occhio, e ovunque posi lo
sguardo la bellezza della natura mi sazia la vista e lo spirito. Vado
avanti per un bel po’, quando ad un certo punto la strada
comincia a salire, da prima con dolce pendenza, poi mano a mano
si fa più verticale, fino a, quando per continuare devo usare anche
le mani per poter a fatica avanzare.
Quando finalmente arrivo in cima, lo scenario è completamente
cambiato, non v’è più nessuna strada segnata, tutto sembra
desolato, cupo, e nere nubi minacciano temporali, l’aria è fredda e
umida. Miriadi di corvi gracchiano, mentre mi girano attorno
minacciosi, inutile nasconderlo mi pervade la paura.
Ho! Come vorrei che questo fosse ancora uno dei miei soliti
incubi, come desidererei adesso svegliarmi di magari di
soprassalto e trovarmi seduta sul di nuovo sul mio letto. Ma
questo purtroppo questo non è un sogno, e così volente o
nolente debbo lasciare dietro di me paure e illusioni.
Proseguo.
Lampi saettano nel cielo, rischiarando le lande circostanti, ma per
ora non piove, solo un vento teso spazza tutto d’intorno, come
uno scenario degno del conte Dracula.
Andando avanti lo scenario peggiora, ora ho dinanzi a me
un’immensa zona paludosa che m’impedisce di proseguire.
Mi fermo, ma sento che il gelido vento mi spinge con forza in
avanti, con l’incessante gracchiare delle cornacchie che mi
rimbomba nelle orecchie. Tutto ciò è davvero insopportabile,
m’impedisce di pensare, mi fa scoppiare la testa, e l’unica cosa che
riesco a fare è urlare, ma le mie grida s’infrangono contro un
vento tanto forte che non riesco nemmeno a sentire la mia voce.
É finita penso, inginocchiata incapace di fare qualsiasi
movimento, mi lascio al mio destino, lascio che il vento mi frusti
le spalle e la schiena e che i corvi si avventino su di me, sono
impotente...!
“ Quale è la strada per arrivare al suo castello?” gli chiese.
“nessuno ve la potrá indicare, signore. Vi giungerete solo per volontá divina.
Davvero desiderate andarvi?’.
“Sarebbe la mia più grande aspirazione”.
Solo l’attimo di ricordarmi queste poche parole, e l’ultima
sentenza in particolare, che faccio mia e la urlo con quanto fiato
mi rimane in gola cosicché il vento la possa fare riecheggiare
ovunque!
E il vento cessa di colpo la sua furia, i corvi si librano in volo
lasciandomi finalmente in pace, solo un rumoroso silenzio alfine
regna.
La fede l’unica arma che ho, l’armatura che ricopre il mio fragile
corpo, la bardatura divina, l’arma invincibile contro il male.
Ora non ho più paura, ho il Signore dalla mia parte e decisa più
che mai ad andare avanti, entro nel regno del Signore delle paludi.
Ora comincia la mia queste, e il mio Graal sono le pagine di un
libro. Chissá se ai tempi di re Artù avrebbero accettato un
cavaliere femmina, che stupida domanda, me ne rendo conto ma
in momenti come questi...bhe lasciamo perdere e andiamo avanti.
Ora proseguo a fatica immersa per metá nelle acque gelide della
palude fino a che s’apre davanti a me uno slargo che sfocia in un
lago ed in mezzo quello che parrebbe ad un isolotto su cui noto
delle rovine.
Tornare indietro ora non me lo sogno neppure, quindi tiro un
profondo respiro e mi appresto ad attraversare a nuoto il lago ed
a raggiungere l’isolotto, incurante dei pericoli che potrei
incontrare comincio la traversata. Se dapprima le acque del lago
mi sembravano piatte e quiete, ora giunta a metá del mio tragitto
paiono ingrossarsi e farsi minacciose, con delle grosse onde che
ora mi danzano davanti agli occhi. Gli spruzzi e la violenza delle
acque mi spingono indietro, ma decisa a non mollare cerco di
nuotare con più vigore possibile, ma per quanti sforzi faccia mi
ritrovo sempre più indietro, mi sento sfinita, sto perdendo anche
le ultime forze e piani piano la forza delle acque mi tira giù, ma
non mi do per vinta accidenti! Facendo appello alle ultime
briciole di energia ingaggio con le onde del lago una dura
battaglia, più lui mi spinge indietro, più io guadagno terreno, e
nuoto, con bracciate sempre più possenti, per quanto il fisico mi
possa permettere, sbatto sull’acqua come se cercassi appigli per
andare avanti, sino a, quando la mia mano sbatte sul duro, alzo la
testa e noto che davanti a me si erigono degli scogli, sono arrivata
con un ultimo sforzo e alla fine sfinita crollo sulla superficie
stabile dell’isolotto.
Nel Segno dello Zodiaco.
Dopo essermi ripresa dalle fatiche, mi avvicino non senza
esitazione a quelle rovine che scorsi poco prima. Sembrerebbero
appartenere ad una chiesa, ma dire il vero non v’è rimasto quasi
nulla con qui possa affermare di che rovine si tratti, però il mio
l’istinto mi dice così comunque sia, allora mi addentro più in
profonditá, e solo così noto l’enormitá del sito in cui mi trovo. E’
veramente immenso, tutto è così gigantesco, i ruderi, le colonne
che una volta sostenevano le volte della chiesa, le pietre intagliate
che facevano parte delle pareti, forse che sia capitata nell’isola dei
giganti?
Tutto adesso mi sembra possibile, anche l’impossibile.
Poco distante scorgo un fosso, allora curiosa come sono ci do
un’occhiata. La fossa sarà profonda all’incirca due metri, vedo
anche che sul fondo vi è una lapide con un’iscrizione "Hic lacet
sepultus inclitus rex arturius in insula Avalonia”. La tomba di re
Atrù? Dunque non era una leggenda, mi interrogo sul da farsi,
scoperchio la lapide o lascio tutto com’è?
La prima ipotesi mi giunge più logica, e così agisco.
Scendo, anzi per essere più precisa cerco di scendere, quando
invece finisco per cadere letteralmente sulla lapide fracassandola
per poi precipitare per altri due metri, fino a che giunta alla fine
del pozzo mi fermo.
Controllo rapido dei danni, bene, solo qualche ammaccatura e
delle leggere escoriazioni, il problema sará poi risalire, ma a
questo penserò dopo.
Giá che ci sono esamino quel che resta della tomba, ma c’è ben
poco da esaminare e a parte me lì dentro non c’è nulla, decido
allora di risalire. Inutile le pareti sono verticali, molli e umide,
nessun appiglio raggiungibile, e mi servirebbe a poco anche urlare
in questo posto dato che ci sono solo io. Guardo in altro la luce
del giorno filtra a malapena, tra poco scenderá la sera e poi la
notte, ed io sono qui sprofondata in un fosso, in un’isola che non
esiste e non so casa fare.
Allora penso, i miei cugini s’accorgeranno della mia mancanza e
mi verranno a cercare, prima o poi...già, prima o poi!
Mi siedo sconsolata.
Credo di essermi addormentata perché un dolce canto e un
timido raggio di sole mi fanno di colpo sussultare, presa
dall’eccitazione comincio a gridare, le mie urla disperate sono
finalmente udite.
Alzando lo sguardo e noto delle graziose creature che mi fissano
e che sembrano parlottare tra loro, poi una di loro mi fa cenno di
salire. E come faccio sembro risponderle con lo sguardo, questa
mi indica un raggio di sole, io senza esitare mi aggrappo alla
flebile luce e come d’incantesimo sono tirata su. Nel frattempo
che sono issata, penso come sia possibile essere trainata da una
raggio di sole, infatti, solo il tempo di pensarlo e riprecipito a
terra.
Risate generali, anche da parte mia.
Ma che stupida che sono mi dico tra me, volgo lo sguardo ancora
una volta alle creature sopra di me ed ancora una volta mi
invitano a risalire, questa volta il non pensare mi fa giungere a
destinazione, intatta.
Mi accolgono come una di loro, forse a causa della mia giovane
etá, mi prendono per mano e mi conducono poco lontano e in un
grande spiazzo cominciano a danzare. Hanno capelli lunghi e
biondi e delle corone di fiori sulla loro testa, indossano lunghe
vesti dai colori scintillanti dell’arcobaleno e la loro voce è dolce,
soave, alcune suonano il flauto, altre la lira, e la loro danza è
leggera. Così dopo un primo momento di vergogna anche io mi
metto a danzare con loro.
Dopo un po’ la danza si quieta, e le timide creature si fanno da
parte chinando il capo, vedo allora avanzare una figura di donna,
alta, dal portamento fiero estremamente bello ed elegante, ha
lunghi capelli neri che fluenti le scendono sulla schiena fino ai
fianchi e oltre, la sua veste è bianca lucente. Alla presenza di
questa visone anche io mi inchino. Lei sembra apprezzare il mio
gesto di riverenza, e mi sorride, poi mi mostra qualcosa al di là del
lago:- “ Trova la porta per il regno di Anwen esso ti porterá alla
ragione del tuo cercare. Ma attenta figlia mia, al cane che di
guardia troverai!
Cerca, chiedi e ti sará dato, sii pura come l’acqua che sgorga dalla
sorgente, innocente come le lacrime d’un bimbo, ingenua come i
petali di una margherita, semplice come un soffio di vento. Siedi
nel posto lasciato vuoto. E quando sarai al desco reale, e mille
portate ti saranno servite, non accettare nulla, anche se la fame ti
spingesse a farlo, ricorda nulla. Non contaminare le tue labbra
con nessun alimento; né liquido, né solido perché
irrimediabilmente corromperebbe anche l’anima tua ed allora
avrai fallito.
Tutto ti sará concesso, ma per una sola volta.
Ora vai bimba mia, da adesso in poi sarai veramente sola!”
Oramai ci sono abituata alla solitudine penso, quindi lascio le mie
deliziose compagne per attraversare il lago nel senso opposto, ci
risiamo. Le acque del lago cominciano ad ingrossarsi appena io
raggiungo il largo e una corrente comincia a spingermi in senso
contrario, ma questa volta so cosa fare. Faccio arrivare il mio
pensiero all’altra sponda, ed io come un fulmine lo raggiungo
poco dopo. Stavolta è stato abbastanza semplice, bastava volerlo.
Poi salita sulla riva, cerco qualcosa che possa servire a fare un
fuoco per potermi almeno asciugare; trovo alcuni rami e delle
foglie secche, e come ho visto fare in molti documentari del
“National Geographic”, accendo del fuoco alla maniera dei boy
scout. Il tepore mi scalda il corpo e l’anima, mi asciuga le
membra, e mi da energia, comincerei anche ad avvertire fame, ma
non ho tempo di cercare cibo, mi resta solo quello per agire;
prima mi muovo prima finisco e prima torno indietro, concludo.
Riprendo allora la marcia con vigore; la strada è piana, diritta e
circondata da alberi come in un viale, cammino tutto il giorno
con i morsi della fame che si fanno sentire sempre più, ma io non
cedo e continuo imperterrita, fino a quando calata la sera vinta
dalla fatica e debole anche per non aver mangiato nulla, mi fermo
e mi abbandono al sonno.
Un ululato mi sveglia di soprassalto, di scatto balzo in piedi, e
d’istinto cerco qualcosa che potrebbe servirmi come arma per
potermi difendere, ma non trovo nulla adatto allo scopo. Il latrato
si fa sempre più vicino, ecco penso, ora un’orda di cani mi si
avventerá contro e mi sbranerá.
Inutile scappare e dove poi? Sono in aperta campagna! Al diavolo.
Il buio m’impedisce di vedere bene e accidenti non c’è neanche la
luna, lei per paura s’è nascosta dietro a dei neri nuvoloni e non
vuole mostrarsi.
Ad un tratto credo di vedere una figura enorme muoversi davanti
a me, caspita forse sará alta più di due metri credo di dedurre, ma
è talmente buio che non la distinguo bene, allora mi devo per
forza avvicinare. Comunque sia il buio non m’impedisce di
annusare l’orrenda puzza di capra che il “coso” davanti a me
emana, e anche di udire le sue urla laceranti, ma ecco che
finalmente un raggio di luna lasciato libero di vagare per il
firmamento illumina la figura per intero davanti a me.
Mio Dio! Mi lascio scappare, come è orribile; un mezzo uomo e
mezzo cane si dimena come un forsennato e ulula innanzi me. Ha
lunghe orecchie dritte sulla testa canina e orribili denti aguzzi
brillano sotto la pallida luce della luna nella sua enorme bocca
puzzolente. Il corpo invece ha aspetto umano, possente e
muscoloso con le enormi braccia che abbrancano nel vuoto, e tra
le gambe penzola un’orrenda codaccia nera che frusta con ferocia
il terreno farcendo un gran rumore e un gran polverone.
Dall’aspetto si direbbe sia il famoso dio Anubi della mitologia
egizia, che ora m’impedisce di proseguire. Lui qui è il guardiano
dell’altro mondo, e quindi se lui è qui, l’ingresso per Anwen non
deve essere distante.
Ma il problema più grosso ora l’ho davanti a me che sbarra il
cammino. Sembrerebbe come se “il dio”fosse stato avvertito della
mia venuta, anche se sino ad ora non è riuscito a vedermi. Lui è
veramente enorme e io sono troppo minuta, per tentare qualcosa,
ma ecco che la luna s’è di nuovo nascosta dietro le nubi, ecco il
momento favorevole per tentare una sortita. Quindi non mi lascio
scappare l’occasione e tento la sorte, dopo appena alcuni passi
però mi blocco come se una forza contraria mi impedisse di
procedere oltre. Una voce imperiosa mi tuona davanti al viso: - “
Dove credevi di andare piccola insolente creatura?”. Timidamente
e piena di paura alzo lo sguardo, e a due centimetri dal mio naso
ho il puzzolente muso da coyote del dio dell’oltretomba. L’odore
che emana dalle sue fauci è oltremodo nauseabondo, così
trattengo il respiro, ma lui incalza:- “non rispondi? Ha! Stai
tremando dalla paura, ma non temere per ora, per te non è ancora
giunto il momento”. Io resto immobile; sará come dice lui penso,
ma se si avvicina ancora un poco raggiungerò il regno dell’Ade
ancora prima del previsto.
“ Che vuoi da me allora!” sento rombare.
Io secca dalla paura e nauseata dalle sue atroci fiatate proprio non
riesco a rispondere. Allora lui ricomincia ad agitarsi:- “allora vorrá
dire che sarò io a riscrivere le date del tuo destino!” sentenzia alla
fine.
Il tempo di emettere un altro urlo sovrumano e mi agguanta:- “
Tra poco ti troverai tra i tuoi simili maldestra creatura, tu che hai
osato disturbare la mia veglia, col tuo silenzio hai segnato la tua
fine. Io giudice dell’aldilá ho sentenziato!”
E mentre oramai penso sia realmente finita per me, mi pare di
udire ancora quel coro di dolci voci sentite il giorno prima, come
se mi volessero accompagnare nel mio ultimo viaggio. Sarebbe
bello morire così.
“Cosa volete ancora, andate via miserabili creature!”, sbraita il dio
coyote all’indirizzo del dolce suono, ma le sue minacce non
raggiungono alcun effetto, allora giro lo sguardo per vedere cosa
succede. Un raggio di luce irradia l’austera signora che mi indicò
poco prima la strada per Anwen. Con autoritá, ordina al dio di
lasciarmi andare immediatamente:- “ Lasciala, o potente dio lei
non è parte del nostro mondo. Ti avverto che se le farai del male
un doloroso castigo dovrai subire. Ma non capisci, che nessun
semplice mortale sarebbe mai potuto entrare da noi?”
“ Mi vuoi dire che forse lei è…?”, l’interroga il dio, “sì lei è”, è la
risposta della signora.
A questa sentenza il dio dell’altro mondo con dolcezza mi depone
a terra, e lentamente si fa da parte per lasciare il passo alla signora.
“ Chi sei?” le chiedo allora con un filo di voce. -“ Io sono la
grande dea terra, padrona e signora di questo luogo, sono la dea
madre genitrice di vita, io ho potestá sugli esseri di questo posto,
e sappi anche che a nessuno dopo re Artù, è stato concesso più di
entrare in questi luoghi.
Solo a tu ora hai il privilegio di attraversare queste lande, di
scoprirne i segreti, di risvegliare i dormienti, e se avrai la purezza
e l’innocenza di combattere il male. Ti siederai nel posto
scomodo e da lì ti forse rialzerai; ma ora basta con le parole, è
giunto il momento che tu vada. Non tutto il tuo destino è
segnato, tu hai la facoltá che fu data un tempo a tutti gli umani di
cambiarlo. Vai ora, il dio dell’oltretomba ti indicherá la via!”
Lentamente seguo il dio dell’altro mondo. Egli mi precede con
passo tanto svelto, che mi è difficile di tenergli dietro, allora mi
metto a correre e più corro e più non riesco a tenergli il passo,
fino a che esausta e senza fiato mi devo fermare, ma solo un
attimo e il dio sciacallo è sparito dalla mia visuale. Ecco ci siamo,
penso ha giá fallito ancora prima di cominciare.
Mi guardo attorno; il nulla è davanti a me, sento freddo, fame,
sete, desolazione, e forse dovrei mettermi a piangere a urlare ad
imprecare, a tremare di terrore, ma perché? E’ solo uno spreco
d’energia, quindi il tempo di riprendermi un poco e sono ancora
in piedi, stavolta pronta a tutto, anche a morire se necessario.
Non ho paura di nulla, non più ormai.
“Brava! Hai superato la prima prova”- mi sento dire. Ma chi sará
mai, mi chiedo, mi guardo attorno nulla, poi poco distante da me
vedo una barca come adagiata sulle acque chete d’un fiume, e su
di essa una donna bellissima, che m’invita a salire.
“Vieni cara!” mi esorta:- “Magari pur senza volerlo hai passato la
tua prima prova, forse la più difficile, ma non credere che le altre
siano tutte così!” poi continua:- “Non pensare di essere ancora
entrata, questo che vedi è il Lete, attenta le sua acque bagnano
tutta la valle in cui andrai, quindi, non bere né mangiare nulla di
ciò che vi troverai o ne morrai.
La barca naviga quieta cullata da onde leggere, sino a che non
giungiamo presso un isolotto, l’imbarcazione vi approda sulla riva
in silenzio. La dama mi invita a scendere e io obbedisco.
“ Vai, ora” mi intima la donna, “questa è la prima di dodici”. Ho
giusto il tempo di fare pochi passi e l’imbarcazione con la
misteriosa dama scompare tra i flutti.
Comincio a riflettere sul da farsi, quando scorgo da distante una
mandria di cavalli corrermi incontro, travolgendo quello che
incontrano al loro passare. La prima cosa che penso è quella di
scappare e trovare un posto dove riparami dalla loro furia. Inutile,
adesso la mandria mi è quasi addosso e invece di travolgermi
come sarebbe logico, mi si fa intorno accerchiandomi, cosicché
essendo circondata, anche la più probabile via di fuga mi rimane
preclusa.
Quindi si fa avanti da mezzo il branco quello che presumo sia il
capo. Uno stallone nero e imponente che sovrasta di buona
misura tutti gli altri componenti del branco; esso mi si avvicina e
comincia ad annusarmi, poi col grosso muso comincia a
spingermi sino a che uno scossone più forte degli altri mi fa
cadere a terra, lunga e distesa, e in quella scomoda posizione, non
posso fare altro che vedere lo stallone ora erigersi sulle zampe
posteriori mettendo in mostra tutta la sua possanza; ora nitrire e
scalciare, ora fiatarmi sul collo come se volesse mordermi. Poi i
suoi occhi rossi come il fuoco incrociano i miei, mi fissa per
alcuni istanti, e di scatto spalanca la sua enorme bocca e mi
morde ad un braccio, senza apparente ragione. Il dolore è
lancinante mi ha afferrato l’arto e sembra che voglia staccarmelo a
morsi, e come se non bastasse anche gli altri membri della
mandria eccitati come ossessi mi vengono incontro come per
farmi a pezzi:- “Non deve finire così, non ora” , sbraito ai quattro
venti, e d’istinto con quanta forza possiedo sferro da terra un
calcio proprio nei genitali dell’affamato capobranco, che per
quanto possente possa essere, avverte il dolore e per un attimo si
ritrae, ma dura poco. Evidentemente il mio gesto la ha fatto
imbestialire ancora di più, infatti, lo vedo infatti saltare sulle
zampe posteriori, poi su quelle anteriori scalciando come un
ossesso, e alla fine vedo i suoi zoccoli pesanti piombarmi sul
ventre. Ma ecco come un sibilo che taglia l’aria, e l’enorme
stallone stramazza al suolo con la testa mozzata e in un lago di
sangue. La mandria in preda al panico e persa senza il capobranco
comincia a darsi alla fuga, lasciando per terra il corpo del loro
capo senza vita.
Il tempo di rialzarmi e noto che davanti a me oltre alla bestia
decapitata, si erge un’altra figura.
Mi stropiccio come incredula gli occhi. L’uomo che ho davanti un
presumo sia un cavaliere, dato che indossa un’armatura e porta
addosso una veste bianca con cucita addosso una croce vermiglia.
Ha in mano un pesante spadone ancora grondante del sangue
della bestia uccisa. Giusto il tempo di conficcare l’arma al suolo e
di togliersi la pesante celata e l’uomo si presenta dice di chiamarsi
Galvano.
Ma non c’è neanche il tempo per i convenevoli, il cavaliere nota la
mia ferita al braccio che continua a sanguinare, anche io ora mi
guardo la ferita...
Quando mi sveglio il cavaliere mi stá curando il braccio ferito,
probabilmente devo essere svenuta e ora mi trovo distesa a terra
tra le braccia di un cavaliere del Graal. Che il sogno di una
bambina sia diventato realtá?
Comunque sia non è ancora tempo per i romanticismi, forse
dopo magari chissá. Chiedo al mio salvatore con che cosa mi sta
curando la ferita, ed egli mi risponde con del sangue preso della
testa mozzata di un cavaliere nero, la stessa cura , mi spiega, che
sua sorella aveva usato a sua volta per guarire un’altro cavaliere sir
Percival.
Mi disse anche che era diretto nelle terre scozzesi del nord, per
sottrarre una reliquia al cannibale Guragan signore di quelle terre,
e quando gli chiesi di quale reliquia si trattasse, mi rispose che era
la spada sanguinante con cui avevano mozzato la testa di
S.Giovanni Battista, e che solo con quella poteva guarire la ferita
al re pescatore e trovare il sacro Graal.
Sono letteralmente sbalordita, quante cose, quanti segreti,
giungono ora alle mie orecchie e mi piacerebbe saperne
certamente di più ma haimè, il mio gentile interlocutore si accorge
troppo tardi di aver parlato un po’ troppo, e di avermi detto cose
che non avrebbe dovuto riferire a nessuno neanche a sua madre.
Dal canto mio dopo essermi scusata per essere stata troppo
curiosa, non potevo fare altro per riparare al danno fatto se non
giurare su quanto avevo di più caro che non avrei fatto parola con
alcuno di quanto avessi sentito.
Per tutta risposta mi disse che la colpa della sua loquacità, era
stata la mia folgorante bellezza e che estasiato dal mio sguardo
innocente e puro non si era accorto di quanto stava dicendo.
Io non ho parole, a dire il vero è la prima volta in tutta la mia vita
che un uomo si rivolge a me in questo modo, sento del calore
avvamparmi le guance, credo stia diventando rossa dalla
vergogna…Ad interrompere questo idillio, ci pensa la dama della
barca, che congedando troppo in fretta il prode Galvano mi si fa
avanti con un lieto sorriso.
“ Ha giovane generazione!”, mi rimprovera, “come è facile per
voi innamorarvi e sognare, ma purtroppo questo non è né il
luogo né il momento, ma comunque se ci tieni a saperlo
incontrerai ancora il tuo cavaliere, non temere”, mi rassicura.
Felice per il responso, ora potevo sentirmi pronta per una nuova
avventura.
La dama mi fa cenno di salire sulla sua barca “ hai superato anche
la seconda prova, la tua purezza ti ha salvata”.
Lentamente scivoliamo sul fiume e il tempo sembra non passare
mai, e così tra il dolce beccheggiare delle onde, lentamente mi
addormento, quando nel dormiveglia avverto l’imbarcazione
fermarsi: –“ Questa è la tua seconda fermata. Ricordati che la
forza non sempre si vince quasi mai con la forza, ora dimentica la
tua bellezza. Qui non ti serviranno le moine e i cedimenti da
femmine, questo è un posto da uomini”, e quindi mi lascia al mio
destino.
Posto da uomini? Mi ha detto, andiamo di bene in meglio.
Non mi resta far altro che procedere, e davanti a me solo
desolazione e rovine, sino a quando non giungo davanti ad un
palazzo tutto tinto di rosso, con delle possenti colonne che
sorreggono l’enorme entrata, e anche dentro è desolatamente
vuoto. Gli interni sono riccamente decorati, alle pareti alcuni
affreschi ritraggono gesta eroiche di epiche battaglie, altre ancora
dei grandi cavalieri e una in particolare attira la mia attenzione.
Un uomo in armatura seduto di fronte ad una giovane donna. La
ragazza parrebbe ferita e il cavaliere sembrerebbe curarle la ferita,
strano…sembrerebbe una situazione già vista.
Miriadi di stanze, e poi corridoi, scale e ancora stanze e corridoi,
mi fanno venire in mente un enorme labirinto.
Tutte le stanze sono uguali, i corridoi pure, credo di salire e
invece scendo e viceversa, e non so da quanto tempo inutilmente
giro in tondo. Nel posto dove sono finita è terribilmente freddo e
umido, respiro a fatica ed in questo stato avanzo senza sapere
dove andare, alla cieca.
Quando un urlo terribile mi scuote dal mio isolamento, ma chi
può gridare in quella maniera tanto disumana mi chiedo, sembra
stanno squartando qualcuno, le atroci urla si susseguono quasi
senza tregua, sono distanti, ma sembrano si stiano avvicinando,
bhe! Qui non posso più restare, devo muovermi, e sicuramente
da qualche parte andrò a finire, magari anche all’inferno
Così mi muovo tastando dinnanzi a me, e strisciando coi piedi
per non inciampare, in questo modo evito di sbattere da tutte le
parti o peggio ancora finire a terra, certo procedo come una
lumaca, ma non v’è altro sistema, dato che nella stanza ora è
sceso il buio più completo.
Poi una luce fioca mi indica che forse sto andando per la strada
giusta, mi precipito, e lì delizia delle delizie vi trovo una torcia
accesa come ad aspettare me.
Mammamia! Qui è un susseguirsi di tunnel, stretti passaggi e
angusti anfratti, di sicuro in questo dedalo di cunicoli mai troverei
una strada per uscire, quindi non mi resta che una sola possibilitá
se voglio uscire, dirigermi dove provengono quelle disumane urla.
Ma che scema sono! Perché ora invece che ho trovato una torcia
non tento di tornare indietro? Non ci penso due volte così faccio
dietro front e cammino spedita nella direzione opposta da quella
da dove sono arrivata, ma haimè dopo soli pochi passi la torcia
decide di spegnersi. Mi fermo in preda alla disperazione più nera.
Accidenti! Non posso tornare indietro, povera me! Sono costretta
per forza ad andare avanti, faccio due passi e la torcia come per
incanto si riaccende, allora per curiositá torno indietro e vedo che
si spegne di nuovo, allora contro prova avanzo e si accende,
giungo alla logica conclusione che non mi è data scelta!
Un po’ tremante per il freddo e molta per la paura, mi inoltro
nella selva di gallerie, cercando d’imbroccare almeno una giusta, e
dopo vari tentativi, m’infilo in un tunnel che sembra correre
dritto davanti a me, parerebbe senza fondo,decido di percorrerlo,
e a mano che avanzo scorgo per terra come dei segni di una
battaglia, e poi scheletri a ancora armature squarciate, spade e
teschi e ancora ossa sparse alla rinfusa, e più avanzo più ne trovo,
e quelle urla disumane che si fanno sempre più forti e terrificanti.
Finalmente l’angusto tunnel finisce, e temo di essere arrivata in
fondo, perché intorno a me s’apre una stanza circolare enorme,
con tutt’intorno una selva di torce che la rischiarano come
un’arena. Avanzo poi come del liquido appiccicoso bagnarmi le
mie scarpe, controllo cosa possa essere così lentamente poso un
dito per terra per accertarmi sopra quale liquido stia camminando;
ma è sangue, v’è sangue dappertutto accidenti! Ma che posto è
questo! Ma non ho tempo di rispondermi perché un urlo
spaventoso quasi mi squassa i timpani, allora mi volto e vedo
erigersi poco distante da me un mostro terribile, con la testa
enorme di un toro dalle grandi corna ritorte e sanguinanti, e il
corpo dalle sembianze umane, che ora mi si avvicina minaccioso.
I suoi passi sono lenti ma inesorabili. Forse questo mi potrà dare
un po’ di vantaggio in caso ad una eventuale fuga, quindi con la
cosa dell’occhio cerco una via di uscita , ma anche il posto da
dove sono venuta è…sparito.
Siamo soli, io e lui, non posso neanche girare in eterno, prima o
poi sfinita dalla fatica non avrò più nessuna forza, ed allora il
mostro fará scempio di me.
Eccolo che s’avvicina il maledetto, allora per tentare di sfuggirli
salto su una roccia, che essendo viscida per il sangue mi fa
scivolare e precipitare a terra, così faccio per rialzarmi, ma il mio
piede disgraziatamente s’è infilato in una fenditura e non ne vuole
sapere più di venirne fuori. Allora con la forza della disperazione
afferro con tutte e due le mani la gamba impigliata e comincio a
tirarla verso di me. Alla fine sento un crack! Accidenti mi sono
rotta il tallone, ora davvero la frittata è servita. Il mostro mi è
sopra con un balzo, mi urla tutta la sua rabbia, e dalla orrenda
bocca mi sputa addosso la sua bava puzzolente e urticante. Non
posso difendermi né tanto meno scappare in alcun modo, mi
metterei a piangere se non mi venissero in mente le parole della
dama della barca: -“ Dimentica la tua bellezza, qui non ti
serviranno moine e cedimenti da femmina, questo è un posto da
uomini”. E allora cosa farebbe un uomo in un momento come
questo mi domando, se avessi una spada gliela conficcherei dritta
nel cuore. Ma la forza non si vince con la forza,mi sovviene, e
allora non so come mi viene in mente la madre di Zeus che diede
una pietra a Crono dio dei titani, e questi scambiandola per suo
figlio la divorò al suo posto.
Non ci penso due volte, cerco in fretta una pietra abbastanza
grossa che possa cacciagliela nella gola, poi aspetto che il mostro
apra la bocca per sferrarmi il colpo fatale, e quando finalmente
apre le fauci per sbranarmi invece del mio tenero collo si trova tra
i denti una dura pietra. Fortuna vuole che il sasso sia abbastanza
grosso e che il mostro non riesca nemmeno a togliersela tra i
denti, urla, grida, si agita, più volte rischia di calpestarmi, e più
volte rischio di finire stritolata dalle cose che squassa, ma alla fine
stramazza pesantemente al suolo soffocato dall’enorme masso.
Resto immobile per alcuni eterni secondi, l’enorme massa del
mostro distesa a terra sussulta mente esala gli ultimi respiri,
mentre nel frattempo con tutta calma tento di liberarmi il piede
rimasto incastrato in una fessura, che alla fine esce senza tanti
sforzi.
Mi alzo zoppicando e cautamente mi avvicino alla bestia che pare
essere finalmente defunta, in quanto non sembra più respirare.
Ora il problema più urgente è uscire di questo posto, quindi mi
do da fare per cercare una via d’uscita, ma sembra tutto inutile
penso che debba restare qui per l’eternitá e magari oltre. Un urlo
terrificante mi butta per terra, quella maledetta bestiaccia non è
ancora morta allora, mi giro di scatto e vedo il mostro erigersi per
tutta la sua possanza nell’estremo tentativo di cavarsi la pietra di
gola, ma al fine stremato dalla fatica e senza più fiato finalmente
si decide a crepare.
Di colpo cominciano a franare tutte le pareti, un terribile
terremoto squassa tutto d’intorno, allora d’istinto mi dirigo al
centro della stanza, e alzo gli occhi al cielo come a cercare un
improbabile aiuto, ed ecco che un raggio di luce mi colpisce sul
viso, capisco di che si tratta, lo afferro senza pensarci due volte e
di colpo sono tirata su.
La gamba mi duole ancora e non posso camminare lestamente
come vorrei, zoppico. Tento di fare due passi, ma il dolore
troppo forte mi fa stramazzare al suolo.
Stavolta però non c’è la solita dama ad accogliermi e a dire il vero
non c’è proprio nessuno. “ Da ora in poi mia piccola creatura
dovrai cavartela da sola!”, una misteriosa voce mi avverte del mio
nuovo stato.
Che bello! Sola con una gamba rotta, affamata e al freddo.
Nel silenzio più assoluto interrotto solo dal borbottio
inconsolabile del mio stomaco, cerco un posto per riposarmi e
curarmi per quanto sia possibile la mia povera gamba.
Scorgo un grande albero che si staglia solitario in una radura poco
distante, zoppicando mi avvicino, fortunatamente i suoi rami
sono abbastanza bassi da potermi nascondere se ve ne fosse
bisogno, e quindi trovato un posto al sicuro mi addormento tra le
basse fronde.
Sono svegliata stavolta dal mio stomaco, che incessantemente mi
rammenta che avrebbe bisogno di cibo. Ha ragione poverino, ma
mi è stato raccomandato di non mangiare né bere nulla in questo
posto; allora vuole dire che morirò di stenti? Questo mai.
Poco più in alto di dove mi trovo, noto che sui primi rami fanno
bella mostra di se grandi e invitanti frutti, mi alzo a fatica per
controllare di che si tratta, sono delle mele, succose, dolci,
appetibili, invitanti mele, poi penso che male potrá farmi se ne
mangio una? Ho così troppa fame.
Sì solo una...e così procedo, ne scorgo una bella grossa dal colore
rosso intenso, profumato ed invitante, e dopo poco il suo dolce
sapore mi sazia il cuore e lo stomaco.
Ma dopo i primi saporiti morsi, haimè! Il gusto cambia, diventa
amaro come il fiele e così schifoso da farmi rigettare quello che
ho assaporato con gusto e piacere.
Sto male! Lo stomaco mi brucia, la testa mi scoppia, gli arti mi
cedono, sento come del fuoco che mi pervade tutta, la vista mi si
annebbia, il dolore è così lacerante che non riesco più né a gridare
né a muovermi, sto perdendo lentamente ma inesorabilmente i
sensi, il baratro s’apre davanti a me. Una figura che sembrerebbe
angelo mi si fa innanzi e mi prende per la mano, io docilmente lo
seguo. D’improvviso sono sparite le mie ferite, e i miei dolori,
indosso una veste bianca. Candida è la strada che mi si para
davanti, l’angelo mi indica un posto, io lo raggiungo, immerso in
una luce accecante v’è una cascata che precipita a strapiombo in
un grande lago, l’acqua è tinta di rosso. L’angelo mi invita a
dissetarmi, io ubbidisco.
Che dolce sapore, vorrei non smettere mai di bere, poi sempre
l’angelo mi prende per mano, e mi indica una roccia. V’è piantata
una spada, forse è l’Escalibur, la mistica spada del re Artù.
E poi ancora un grande castello, e dentro un grande banchetto e
seduti ad una tavola rotonda, undici cavalieri che sembrano
aspettino qualcuno, e poi ancora due damigelle, folgoranti di luci
che recano in mano una coppa che il solo riflesso mi fa chiudere
gli occhi, tanta è la luce che emana.
Poi un dolore lancinante mi fa ritornare alla realtá.
Sola, dolorante per la ferita, affamata assetata e stanca, non ho più
voglia di muovermi; è sempre notte in questo angolo di mondo e
la luce diurna sembra non volerne sapere più di arrivare.
Passo inconsapevolmente la mano sul mio viso e provo orrore di
quello che sento. La mia pelle è diventata ruvida e rugosa, le mie
labbra secche e livide, allora d’istinto mi guardo le gambe e le
braccia, stanno subendo la stessa trasformazione, lentamente mi
sto seccando come una pianta senz’acqua.
A fatica mi rialzo e zoppicando cerco di procedere, ma non so
dove sto andando, so solo che devo andare via da qui in un
modo o in un altro! Ma sento troppo dolore, lo stomaco a ripreso
a bruciarmi, gli occhi a lacrimarmi e le lacrime che ne scendono
mi lacerano il viso.
Mi raccolgo in preghiera. Da troppo tempo è ormai che non lo
faccio e così chiedo a Dio di perdonarmi per la mia continua
mancanza ai doveri di brava cristiana e a concedermi almeno una
morte rapida.
Non ho ancora finito di raccomandarmi al Signore, quando una
luce abbagliante s’accende dinnanzi a me e di colpo i miei occhi
sembrano sanarsi, -“ Eppure ti avevo avvertita”- mi rimprovera la
voce, -“ hai commesso lo stesso errore di tua madre, e ne
pagherai le conseguenze, ma non ora! Adesso senti, dinnanzi a te
v’è una pozza d’acqua, con essa dissetati, poi riprendi a cercare,
ma bada che non ti sará per te una seconda volta”! Poi com’è
venuta la misteriosa voce allo stesso modo se ne va.
Senza perdermi d’animo cerco la pozza e nonostante il dolore
procedo a passo svelto per quanto il mio piede zoppo mi possa
permettere.
La vedo, mi avvicino prima titubante quindi mi ci tuffo come se
volessi buttarmici dentro per intero. La sua acqua è di uno strano
colore rosso, poi mi ricordo del sogno e avvicino le labbra per
bere, poche gocce sono sufficienti a risanarmi le ferite, e a
mondarmi il fisico da ogni male, a ridarmi forza e coraggio a
riaccendere la mia fede e la mia speranza.
Stremata ma felice, con piacere mi abbandono al sonno.
Le prime luci dell’alba mi vedono giá in piedi che continuo per la
mia strada, quand’ecco che poco distante scorgo una moltitudine
di persone intenta a fare un gran baccano, ho bella!alla fine vi
sono delle persone in questo posto penso tra me, ma perché
saltano fuori tutti solo ora ? Mi domando, ma non tempo per
rispondermi perché sono letteralmente inghiottita da quelle turbe
umana festante.
Sbigottita e titubante chiedo il perché di tutto quel chiasso.
-“Oggi è un gran giorno”, mi dice un giovane e poi aggiunge: –“
vieni con noi, che si celebrano le nozze delle figlie di Leucippo”,
tutti sono invitati. Grande! Penso, ma io non conosco costui, e
tutta questa gente e...non ho tempo di finire il mio pensiero,che la
folla festante, volente o nolente mi trascina con se. Per le strade
urla, cori, gente che danza, chi lancia fiori, chi s’intrattiene in
allegri girotondi, tutto questo lungo il tragitto che porta alla casa
delle due spose.
Giunta a destinazione assieme ai miei festanti compagni,
prendiamo finalmente posto per deliziarci il palato e la gola,
magari con i manicaretti preparati per l’occasione, (ma poi
ricordandomi di ciò che mi accadde solo il giorno prima, mi
riprometto che non avrei toccato nulla di quello che mi fosse
stato offerto, che peccato).
Tutto stava svolgendosi nel migliore dei modi, e nulla lasciava
presagire ciò che sarebbe successo di lì a poco.
Nel bel mezzo del pranzo nuziale, due atletici giovani si alzano
dal loro posto e come fulmini si abbattono sulle figlie di
Leucippo, portandosele via.
“Hanno rapito le mie figlie!”- si mette ad urlare il padrone di casa,
e tutto d’un tratto ci si dimentica felicitá ed allegria, chi può
scappa, gli altri afferrano ciò che possono e si danno
all’inseguimento dei due fuggitivi, cercando di recuperare il
maltolto.
Io rimango letteralmente allibita e non sapendo che fare resto
seduta, mentre attorno a me si scatena il finimondo.
“ Ma che succede, qualche d’uno me lo vuole spiegare
accidenti?”- alla fine sbotto e una donna che si nascondeva, da
sotto il tavolo fa capolino e mi racconta che i due rapitori si
chiamano Castore e Polluce due gemelli e che ora ci sará battaglia,
uno per riavere ciò che gli appartiene e gli altri ciò che hanno
preso.
Infatti, la lotta che ne segue è furibonda, furiosa, tante se ne
danno altrettante ne prendono. Il frastuono della battaglia, delle
urla che sino a poco prima erano gioiose e festanti, ora si sono
tramutate in grida di disperazione e dolore, le danze che recavano
letizia, ora sono tristi danze di battaglia. All’improvviso tutto così
com’era cominciato si quieta.
Solo il suolo fa misero conto dei caduti e tra quelli che giacciono
esangui uno è Castore, e il suo gemello che ferito piange poco
distante.
Io mi avvicino, l’uomo che ferito piange la morte del fratello mi
guarda con tenerezza.
D’istinto guardo l’entitá dei suoi danni, l’uomo ha delle ferite così
numerose e profonde che mi chiedo come faccia ad essere ancora
vivo.
Lui pare leggermi nel pensiero e mi dice: -“ Io Polluce sono figlio
di Zeus e di Leda nato immortale perché figlio di un dio, il mio
povero fratello è Castore, anche se la madre è la stessa differente
è invece il padre, Tindaro re di Lacedemone questo è il suo nome,
sicuro sangue reale, ma non divino e immortale. Assieme
abbiamo combattuto contro Teseo, Giasone chiese il nostro
aiuto, placammo battaglie e tempeste, ed ora che tutto abbiamo
diviso, solo la morte ci terrá distanti, lui negli inferi io tra gli dei.”.
L’uomo è affranto e triste non ha per niente l’aria d’un eroe
invincibile ed immortale, sembra più un bimbo indifeso. Poi
penso che è proprio questa semplicitá d’animo che rende gli
uomini eroi, allora cerco di curare le sue ferite come posso: -
“Lascia”, mi dice, -“ non v’è dolore abbastanza grande per me
che mi consoli della perdita del mio amato fratello!”.
“Tuo padre non è Zeus?” gli chiedo, alla risposta affermativa io
domando:-“ Allora lui può resuscitarlo, se volesse?’ “Questo non
gli è concesso”-, mi risponde tra le lacrime.
“Avete diviso tutto in vita, dividetelo anche nella morte”- gli
dico.
Lui mi guarda con una dolcezza infinita, ma non ha parole per
me, solo alza lo sguardo al cielo e invoca:-“ Ho grande Zeus dio
di tutti gli dei, mio padre immortale, tu che mi hai donato forza,
gloria, potenza.
Ti prego in nome dell’amore che ho per mio fratello, rinuncio
all’immortalitá che mi donasti, e ti chiedo di dividere con lui le
sorti dell’Averno.”.
Credo che il grande Zeus abbia acconsentito al suo volere ma non
negli inferi, perché dopo quella notte, nelle notti seguenti potei
scorgere nel cielo una formazione di stelle, quella raffiguranti
proprio i gemelli.
Che ci posso fare se sono un’inguaribile romantica e piango al
pensiero che possa esistere un amore fraterno così forte da
sconfiggere anche la morte.
“ Brava! Hai superato anche la terza prova!”
Quella voce, che avevo pensato di non risentire mai più, mi
suona lieta e mi riempie di gioia:-“ Hai sofferto e pregato per
gente a te estranea e hai pianto per loro, questo ti pulisce dalla tua
disubbidienza”!
La strada da percorrere è ancora troppo lunga e mentre sopra
pensiero distrattamente cammino, sono fermata da un uomo a
cavallo, la sua armatura lucente brilla sotto i raggi del sole, bianco
e possente è il suo cavallo, il cavaliere si alza le celata dell’elmo e
mi chiede con gentilezza chi io sia e cosa ci faccia in posto come
quello.
Devo pensarci un poco prima di rispondere per non dire cose che
potrei poi pentirmene e neanche voglio rivelare il segreto della
mia missione, ad un estraneo.
Il mio silenzio è interpretato dal cavaliere come grande timidezza
da parte mia, lui sorride, poi mi dice:–“ Non è da damigelle da par
vostro il viaggiare da sole; potreste incontrare, dei briganti, dei
ladri o anche peggio, quindi se volete il mio consiglio mettete da
parte la vostra timidezza e lasciate ch’io vi aiuti e ditemi dove
andate dunque!”
Non sapendo cosa rispondere alla domanda:-“Vado a nord...”-, e
il cavaliere –“...Verso Camelot allora, bene anch’ io sono diretto
li…se volete…”.
Camelot la mitica fortezza di re Artù, il leggendario castello della
tavola rotonda e dei caviglieri del Sacro Graal, stavo per entrare
nel mito, ma haimè il mio entusiasmo fu subito spento. “Vi
lascerò nei pressi di Gatshead, li sarete al sicuro”- mi precisò, poi
aggiunse: –“ Agli stranieri, e alle damigelle non è premesso
entrare nel castello”-.
Peccato! Un altro sogno infranto, comunque sia ora mi godo la
passeggiata a cavallo che messer Lancilotto gentilmente mi offre.
Entriamo quindi in una grande foresta, dove nessuna strada vi è
segnata, facciamo fatica ad avanzare, tante sono le fronde e i
cespugli che ostacolano il nostro cammino.
Mi sento un po’ come lady Mariam e il suo Robin Hood che
fuggono per la foresta coronando il loro sogno d’amore. Invece il
“mio” sogno viene interrotto bruscamente:-“presto, scendete!
Andatevi a riparare dietro quelle alte fronde”, mi intima il mio
cavaliere, e senza pensarci due volte salto giù da cavallo e corro a
nascondermi pensando subito ai briganti o peggio.
Salgo su un albero, per meglio vedere di che si tratta e scorgo in
mezzo ai cespugli avanzare un leone di tale grandezza che
rimango stupefatta. Evidentemente non succede lo stesso per il
mio intrepido cavaliere, che forse avendolo giá precedentemente
incontrato, ora caparbiamente lo invitava a farsi avanti.
L’enorme carnivoro non si fá ripetere l’invito due volte, e con un
poderoso balzo salta sull’Ancillotto disarcionandolo. Il cavaliere
però non si dá per vinto, anzi si alza di colpo nonostante la sua
pesante armatura, sfodera un pesante spadone e intima ancora
una volta, lo spaventoso animale a farsi avanti. Un terribile
ruggito echeggia nella foresta squassando tutto d’intorno.
“Mio Dio!”- esclamo, quella bestiaccia ora fará del povero
cavaliere un solo boccone, ma ecco che a sbucare da sotto il
felino è proprio messer Lancillotto:-“Scappate più veloce del
fulmine”, mi grida –“io cercherò come posso ti tener a bada
questo essere che pare immortale, perché anche la mia spada s’è
spezzata contro il suo duro ventre, scappate ora non
temporeggiate, non badate a me io me la caverò, pensate solo a
salvarvi!” Anche se a malincuore obbedisco, e comincio a correre
a perdifiato attraverso la fitta boscaglia.
Corro sino a che il fiato non mi taglia le gambe e sono costretta a
fermarmi. Silenzio attorno a me. Non sento più riecheggiare le
terribili urla del grosso felino, questo vuol dire forse che sono
abbastanza lontano dal pericolo. Poi il mio pensiero corre a
messer Lancillotto, che ne è di lui? Come posso aiutarlo?
“ Il modo c’è!”- mi sento rispondere.
Mi volto, e una giovane dama mi viene incontro, è bellissima
porta lunghi capelli biondi raccolti in una grande treccia che le
scende sulla schiena, ha un portamento regale e un viso dolce che
però non nasconde una grande tristezza e dolore: –“Non c’è
tempo per spiegare. Presto l’inverno scaccerá l’estate, e l’estate
l’inverno in un susseguirsi senza fine. Ma ora questo equilibrio
tanto precario è in pericolo, l’estate è minacciata sotto il leone e
non può più nulla contro di lui.
Trova tra le terre dimenticate la sacra spada di fuoco, ma fai
presto perché il sole d’estate si sta lentamente eclissando!”-
profetizza.
E adesso che faccio? Dove vado? Queste sono solo alcune delle
domande che si rincorrono nella mia povera testa, ma purtroppo
non c’è nessuno che mi sappia rispondere, solo il tenero sguardo
della dama che senza più dire nulla mi intima di agire.
Vado.
Mi addentro sempre più nella fitta boscaglia, sperando di trovare
qualcosa o meglio qualcuno che mi aiuti nelle mie ricerche, ma
non c’è niente, solo alberi, siepi, sterpi e una cerva che
timidamente si nasconde dietro i rovi.
“Povera piccola, ti ho forse spaventata?” Le dico quasi con un
filo di voce per non intimorirla ulteriormente, lei invece si ritrae,
ma non fugge, allora la incalzo con quanta più dolcezza posso: –
“Non avere paura, non voglio farti del male, anch’io sono come
te sola e spaventata”. Poi mi siedo accovacciata a terra come a
dimostrare che sono io ad avere paura di lei e non il contrario.
La timida cerva allora si fa avanti e comincia ad annusarmi. Poi
accertata che non sono un pericolo per lei, comincia a spingermi
col muso come se volesse indicarmi qualcosa.
A questo punto lentamente mi alzo e lascio a lei le redini del
gioco.
Ci addentriamo sempre più nella foresta, lei davanti ed io a
distanza che la seguo, passiamo angusti anfratti, ci inerpichiamo
per pericolosi sentieri, passiamo buie gallerie, quando alla fine
giungiamo presso una grande cascata d’acqua.
A quel punto la mia graziosa guida si ferma ed io capisco che
devo proseguire da sola.
Pochi passi, e s’erge di fronte a me una roccia che si staglia
solitaria su un isolotto poco distante dalla cascata che sfocia in un
lago.
E conficcata nella roccia una spada che sfolgora di luccicante
splendore.
Quella dunque è Exalibur dico ad alta voce. “Esatto!”- mi replica
una voce poco distante.
“Chi parla? Chi c’è, fatevi vedere vi prego!”- domando,
“Guardami sono io.!” con un filo di voce la risposta.
È la mia amica cerva che parla, sembrerebbe quasi impossibile,
ma poi mi ricordo il posto in cui sono e l’impossibile diventa la
norma.
La mia graziosa amica continua: –“ Quella che vedi conficcata
nella roccia non è solo una semplice spada, è la santa spada
dell’Arcangelo Michele, che scagliò contro Lucifero per cacciarlo
assieme ai suoi accoliti dal paradiso terreste, tanto tempo fá.
Solo lei può sconfiggere il male e può ristabilire l’equilibrio
perduto, ma solo un cavaliere senza macchia né paura, solo colui
che è designato a guidare i destini del regno potrá estrarla da lì.
Trovalo prima che sia troppo tardi!”
Trovare, trovare, trovare accidenti, ecco il mio destino, trovare
cose e persone perse chissá dove, e ora dove lo vado a pescare il
re Artù?
“Non c’è bisogno che tu cerchi me perché sono io che ho trovato
te!”, sento tuonare poco distante da me.
Giro lentamente lo sguardo e al posto della cerva dritto davanti a
me un cavaliere mi squadra. E quello chi sará mai mi domando.
Il misterioso cavaliere s’avvicina e quando é a pochi passi da me
s’inchina, ma non per rispetto dovuto alla mia natura gentile, ma
perché lui essendo troppo alto, mi vuole parlare.
“io sono Artù signore di Camelot, stavo inseguendo messer
Lancillotto, quando ho visto quell’enorme bestia avventarsi
contro di lui, giustizia sia fatta ho pensato. Poi ho visto te e ho
sentito la profezia così ho capito che non si possono rompere gli
equilibri della natura. Ti ho seguita nella speranza di riuscire a
portare a compimento il mio fato. Tu hai terminato il tuo
compito, ora lascia che io porti a termine il mio!”. Detto fatto il re
attraversa il lago e in meno che non si dica estrae dalla roccia la
spada, che subito s’incendia di un fuoco che non brucia. Una luce
risplende dalla corazza del re, allora un bianco cavallo gli si
avvicina, Artù lo monta e sparisce come il vento.
Come sarei voluto andare con lui, ma il re è volato via e io mi
trovo ancora sola così come sono arrivata. Pazienza sentenzio,
credo di aver fatto il mio dovere, ora lascio agli altri fare il loro.
Mi avvicino alla cascata, l’acqua è fresca ed invitante ed io senza
pensarci due volte mi levo i vestiti, lasciandomi alle spalle per un
poco il mondo intero.
Il tempo passa, quando ci si diverte anche in maniera stupida
come la mia, giocando con l’acqua e con gli spruzzi che fa
battendo i piedi. Alla fine esausta, nuoto verso la riva, perbacco! I
miei vestiti sono spariti, chi può avermi fatto uno scherzo del
genere? Ho come l’impressione che qualcuno mi stia spiando,
infatti corro a nascondermi dietro una siepe, aspettando che
accada qualcosa. I minuti passano senza che nessuno dia segni di
vita, così incomincio a gridare ai quattro venti, che se chiunque
avesse preso i miei vistiti, di restituirmeli.
“Vieni a prenderli”- una voce mi risponde poco distante.”E come
faccio? Sono nuda!”- rispondo io vergognosamente, e ancora la
voce:-“vieni a prenderli avanti!”- allora esco allo scoperto
coprendomi come posso e comincio a dirigermi seguendo la
misteriosa voce. Pochi passi nelle mie condizioni sembrano
eterni, quando finalmente vedo una figura seduta su un sasso che
sta armeggiando con i miei indumenti.
“Ha! Finalmente sei qui!’-, mi dice la misteriosa immagine, poi
aggiunge: -“ Ma lo sai che non sei davvero male, forse un po’
magra, ma per niente male (sogghignando)”- io di scatto mi
blocco e sento un gran calore avvamparmi tutta, devo essere
diventata rossa dalla vergogna. “Visto che non ti decidi a
muoverti, allora vorrá dire che i tuoi vestiti non ti servono più a
nulla, bhe allora posso bruciarli...”-.
“Ma no pazzo cosa fai!”, mi metto ad urlare e dimenticandomi
che sono nuda mi metto a corrergli incontro.
Ma sono costretta a fermarmi a pochi passi dal misterioso essere
che mi accorgo solo ora essere una donna, una brutta orribile
vecchiaccia, una strega.
“Allora le hai funzionanti le gambe?” Mi schernisce: -“Ti
piacerebbe riavere i tuoi inutili vestiti, piccolina?”. ”Ma che
stupida domanda certo che sì ma ora basta con gli scherzi
ridammi ciò che mi appartiene”, intimo.
Ma la vecchia strega invece mi ride in faccia e mi replica: -“Ma
davvero! Guarda un po’, invece se proprio ci tieni a riavere i tuoi
stracci vedi di farmi un favore invece!”
“ E che genere di favore sarebbe!” le chiedo.
“per te il compito è relativamente semplice, sei giovane e per di
più carina. Devi sapere che delle donnacce mi hanno sottratto
una cosa che mi appartiene, una vecchia cintura senza alcun
valore ma a me molto cara e ben come vedi io sono vecchia e
malandata, non posso certo competere con loro che sono giovani
e in salute. Quindi chiedo a te di andarmela a recuperare, non ti
sará difficile, per via della tua giovane etá intendo, ma stai attenta,
che loro sono vendicative!”. “Quindi io dovrei rubare una cintura
per riavere i miei vestiti questo mai!” , rispondo. –“Allora puoi
dire addio ai tuoi stracci”, sentenzia la vecchia.
E alla fine di questo tira e molla cedo alle sue insistenze.
Devo quindi vincere la mia vergogna, e non pensare che non ho
indosso nulla. Da principio è un po’ dura, ma poi ci si fa
l’abitudine come in tutte le cose. È una strana e dolora sensazione
camminare nudi nella foresta, spine che ti si conficcano nella
carne, pietre taglienti come rasoi che ti feriscono i piedi e le
gambe, e gli insetti che fastidiosi ti si attaccano e ti pungono
dappertutto, per non parlare dei rami che ti frustano la schiena.
Sono tutta ammaccata e sanguinante quando sento da distante
una specie di nenia. Con circospezione mi avvicino tra le fronde e
vedo un gruppo di donne anch’esse nude attorno ad un fuoco, mi
sporgo un poco di più per vedere meglio, ma haimè la mia
curiositá mi fa cadere allo scoperto.
Subito sono circondata da un buon numero di loro.
Accidenti, come sono alte! Hanno il corpo muscoloso e gli
sguardi fieri e con un solo seno, ciò mi ricordano le amazzoni le
mitiche donne guerriere.
Senza tanto parlare mi afferrano per le braccia, mi sollevano
come una piuma e mi conducono da quello che sembrerebbe il
loro capo.
La più alta più bella e la più regale di tutte le guerriere, si presenta:
-“ Io sono Ippolita la regina delle amazzoni e tu chi sei, da dove
vieni, cosa ci fai qui ?”
Le mie ingenue risposte la tranquillizzano, però nello stesso
tempo non credono di potersi fidare a lasciarmi andare. Così
decidono così che avrei passato il resto della mia esistenza con
loro; come schiava naturalmente. Quindi mi portarono in un
posto poco lontano dentro una tenda e mi lasciarono li, senza
prima aver messo davanti all’entrata due robuste guerriere di
sentinella, non si sa mai avessi l’intenzione di scappare ☺.
L’interno della tenda, è rischiarato solo da un misero lumicino ad
olio, è privo praticamente di tutto, anzi proprio di tutto cosicché
stanca e desolata mi abbandono ancora una volta tra le braccia di
Morfeo.
Passano solo pochi giorni e comincio a prendere confidenza con
la vita dell’accampamento e seppur con riluttanza anche con la
mia condizione di schiava. Le mie nuove mansioni sono quelle di
andare a prendere l’acqua al fiume, pulire la selvaggina,cuocerla,
esaudire ogni capriccio delle mie padrone. Tutto ciò col tempo
sarebbe diventata routine per me e anche per una mia nuova
compagna di sventure, una certa Dindrain.
Col tempo vengo a scoprire che la mia compagna è la sorella di
un personaggio che avevo avuto l’occasione di conoscere tempo
addietro e che aveva lasciato un segno nel mio cuore, tale sir
Percival.
Siamo anche diventate amiche e assieme dividiamo le amarezze
del nostro destino, assieme preghiamo e perseveriamo nella
speranza che la nostra prigionia giunga presto al termine.
Le nostre preghiere sono finalmente esaudite, allorché un giorno
mentre eravamo al fiume intente nelle nostre mansioni, veniamo
richiamate in fretta da dei sordidi rumori di battaglia. Io e la mia
compagna dopo esserci per un breve momento consultate,
lasciamo le giare cadere con l’acqua per terra e ci precipitiamo
verso l’accampamento per vedere cosa stia succedendo. Lo
spettacolo che ci si para davanti è cruento, sopra un avvallamento
si erge un uomo che manovra un’enorme clava, costui veste una
pelle di leone e sta facendo strage di tutte le amazzoni che mano a
mano gli si avventano contro. Alla fine tutto si quieta, l’uomo è
vincitore. Allora la regina Ippolita, gli si fa avanti e sconfitta e
sottomessa e gli si concede.
Ma l’eroe sembra pago solo della vittoria, prende dalla proda
guerriera, solo una cinta che le cingeva la vita e se ne va veloce
come il fulmine. Le altre guerriere superstiti si trovano così perse
senza più un capo, non badano più a noi, e così io e la mia
compagna ne approfittiamo per darci alla fuga.
Probabilmente percorriamo a ritroso la strada che tempo prima
mi condusse al villaggio delle amazzoni.
Ne ho la prova subito dopo, allorché vedo di nuovo la vecchia
megera che mi chiede ancora della sua stupida cintura.
Ma a quel punto ecco che spunta quasi dal nulla il fratello di
Dindrain, il prode sir Percival che con un colpo preciso di spada
mozza di colpo la testa della strega, che piomba a terra senza un
lamento, allora di corsa afferro il mio agoniato vestiario e mi
rivesto più in fretta che posso, poi riassettandomi alla meglio,
ringrazio con un profondo inchino il cavaliere mio duplice
salvatore, pregandolo poi di indicarmi il modo con cui potessi
sdebitarmi. “Il solo vostro sguardo vale più di mille parole, mia
cara”, mi dice, poi prendendo in sella sua sorella si congeda da
me.
Accidenti! Impreco, è mai possibile che ogni volta che incontro
qualcuno che mi piace, o per un motivo o per un altro lo debba
sempre perdere? Sono proprio sfortunata, poi penso che le
sfortune della vita sono ben altre e un po’ mi tiro su di morale.
Quindi mi rimetto in cammino non sapendo assolutamente da
che parte dirigermi, anche se so per certo che non sarò mai sola,
da qualsiasi parte mi diriga.
Sono esausta, i miei giorni da schiava sotto le amazzoni mi hanno
ridotto maluccio, sono pallida, debole e se si può ancora più
magra, mi ci vorrebbe ora un sorso di quell’acqua miracolosa.
Toh guarda, una colomba bianca! Forse si è persa oppure si sta
riposando per poi riprendere il volo. Mi avvicino quasi a sfiorarla
e solo allora il volatile apre le ali e spicca il volo, io come una
bimba che rincorre un aquilone le vado dietro dimenticando
fatica e stanchezza, e lei quasi volesse giocare con me, prima
come se si lasciasse acchiappare e poi scappare prima che la possa
afferrare.
Poi d’improvviso scompare, lasciandomi sola e col fiatone, e giù
per una vallata, scorgo spuntare le torri di un castello, evviva!
Sicuramente laggiù troverò rifugio, penso e allora riprendo a
correre con quel poco di fiato rimastomi in gola.
Arrivata in fondo alla vallata, mi rendo conto delle dimensioni
della fortezza. Veramente maestosa, si staglia imponente e
orgogliosa con i suoi alti torrioni a sfidare il firmamento, con le
sue mura imponenti incute timore. Nell’avvicinarmi sento il
rumore delle pesanti grate che s’aprono, titubante entro.
Appena dentro un lungo corridoio illuminato da mille torce mi
indica la strada da seguire, vedo anche la mia amica colomba che
si fa innanzi, come per aprirmi la via. La ricchezza del castello ha
del sovrannaturale; dolce fragranze e intensi profumi si spandono
per le enormi stanze adorne. Ovunque arazzi, dipinti, ori e
argenti, cornioli e lapislazzuli, parrebbe l’atrio del paradiso
terrestre.
Vi è una poi scala a chiocciola che parrebbe condurre negli
appartamenti superiori, la percorro senza esitare. Essa porta in un
ampio salone il più grande di tutti, illuminato a giorno dal
chiarore di miriadi di torce, e nel mezzo alla sala preziosamente
arredata, un tavolo. Di foggia rotonda, e sopra di esso ogni genere
di cibo e di bevande da poter sfamare un reggimento intero e
attorno, tredici seggiole vuote. Poi sopra la tavola apparecchiata
per chissá quale convito, la bianca colomba si mette a volteggiare,
come se desse il segnale per una qualche specie di processione.
Sento dei rumori. Forse i convitati stanno arrivando, è meglio
quindi che mi trovi un nascondiglio, perché qualcosa mi dice che
forse non doveri essere qui.
Mi nascondo allora dietro un grosso vaso di terracotta e da quella
posizione posso godermi lo spettacolo cui non sono stata invitata.
Ecco che s’avanzano in un regale corteo dodici cavalieri, tutti
nelle loro sfavillanti armature e giunti in prossimitá della tavola
prendono posto in religioso silenzio, ma stranamente un posto
resta vuoto.
Poi il più anziano tra i cavalieri prende la parola, come se recitasse
delle preghiere o delle formule, quindi dà il via al banchetto. I
dodici cavalieri spazzolano tutto quello che c’è sul tavolo ma
come per miracolo quello che è stato mangiato ritorna sul tavolo,
come una specie di recipiente senza fine, come la coppa
dell’abbondanza.
Alla fine del banchetto gli invitati se ne vanno, lasciando l’enorme
stanza vuota ed in silenzio.
Allora esco cautamente dal mio nascondiglio e mi avvicino ai
posti vuoti lasciati ora dai cavalieri, e curiosa come sono voglio
scoprire cosa abbia di speciale tanto speciale quello in cui nessuno
abbia osato sedersi.
Ad un primo esame mi sembra un posto come tutti gli altri, nulla
v’è di speciale, allora decido di sedermi sopra. Ma all’atto di
spostare la sedia, mi scongiurato di fermarmi.
“Non sederti per l’amore del cielo, o morirai!”- mi grida un
vecchio.
Accidenti, mi hanno scoperta, povera me chissá cosa mi
riserveranno ora, penso.
Ma il vecchio non è un cattivo soggetto, anzi tutt’altro.
Lui sa chi sono e cosa faccio lì. Poi mi spiega che la tavola è
destinata solo ai cavalieri del Graal e che il posto vuoto, è il
cosiddetto “posto scomodo”; riservato solo al cavaliere puro e
senza peccato destinato a ritrovare il sacro Graal. Chi non lo è, e
si siede in quel posto troverebbe immediatamente la morte.
Mi asciugo il sudore che dalla fifa mi cola copiosamente dalla
fronte, il vecchio scoppia in una sonora risata.
“Stai tranquilla mia cara”, mi rassicura. “Mai ti avrei lasciato
compiere un’azione del genere, ma ora vai, questo è il castello di
Camelot, è qui dovrai ritornare, ma non ora, adesso hai altri
doveri da compiere. V’è una collina non tanto distante da qui, lì vi
è un’eremita il suo nome è Callisto, trovalo.
Altro non mi dice, è solo mi ritrovo di nuovo all’entrata del
castello, solo che questa volta la direzione da prendere è diversa.
Quindi do un’occhiata per l’ultima volta alla maestosa fortezza e
riprendo il mio cammino.
Seguendo le istruzioni del vecchio, trovo la collina m’inerpico per
una ripida salita e alla fine del tragitto, dei ruderi che
somiglierebbero ad una chiesa o convento. Fidandomi delle
parole del vetusto personaggio incontrato al castello, comincio a
chiamare il nome di Callisto. Grazie al cielo non devo attendere
molto per avere una risposta.
Sento la voce, ma non vedo nessuno, allora mi aggiro tra i ruderi,
curiosando dappertutto, ottenendo sempre lo stesso risultato,
nulla.
“Ma a che gioco stiamo giocando”? Comincio seriamente ad
innervosirmi, e questo deve averlo avvertito anche il mio
invisibile ospite:-“Sono qui, qui sotto...!” mi avverte. “Sì ma sotto
dove?”, domando. “Qui sotto questa lapide”, mi risponde. Ma
quel punto monto su tutte le furie, e così minaccio di andarmene
se il misterioso personaggio non si decide a sbucare fuori e a farsi
vedere. Ma questa è la sua laconica risposta –“vorrei, ma
purtroppo non posso...sono morto”, mi sento rispondere, e a
quel punto non vedendoci più dalla rabbia pensando di essere
presa in giro, decido di avene avuto abbastanza di questo stupido
scherzo e a passo svelto comincio ad allontanarmi:-“Ma guarda
te”, penso ad alta voce e poi aggiungo:-“ Se devo essere presa in
gironi questo modo.
Poi impreco imitando la voce dell’uomo.
Faccio solo pochi passi e un’ombra mi sbarra la strada, un essere
etereo fluttua davanti alla mia persona: -“Eccomi ora che mi hai
visto, sei contenta?” L’eremita Callisto si presenta a me come uno
spirito o meglio come un fantasma.
Senza perdere tempo mi racconta la sua storia: -“Mi rifugiai qui
tempo addietro in quest’eremo solitario non per cercare Iddio,
ma perchè oppresso dai miei peccati, tentavo di fuggirvi. Invano
combattei da solo contro le mie colpe e se riuscivo a stento a non
cadere in un fallo, subito dopo ne cadevo per due, in un
susseguirsi di pene e fallimenti. Al fine stremato dal peso delle
mie colpe e dall’inutilitá delle mie azioni mi diedi la morte e solo
in quell’ultimo istante riuscii a chiedere per l’ultima volta perdono
al Signore.
Ma haimè, mi dimenticai la colpa più grave e per quella non
riuscii a chieder perdono, ed ora è troppo tardi”.
E che colpa sará stata mai, gli chiesi, e lui tristemente: –“ La
lussuria, è lei che attanaglia l’uomo in solitudine è la peggiore di
ogni nemico, essa s’insinua nelle coperte, ti brucia le membra, ti
libera la lascivia, essa come subdola pustola t’infetta il corpo e
l’anima, ti fa desiderare ciò che non puoi avere, ti fa fare ciò che
non vorresti e così in una notte, tormentato sino all’inverosimile
da questo verme immondo, invocai Lilith, perchè potesse darmi
sollievo da questi pruriti.
Essa intervenne e mi fece giurare che in cambio la dovevo
sposare, io arso dal desiderio accettai.
Preferii copulare con un demone e all’amore puro dell’Altissimo
Ns. Signore, preferii l’effimero attimo d’un veloce amplesso, ecco
il mio fallo. Quella carne che ora giace quattro metri sott’erra, per
quella che ora putrida partorisce vermi striscianti, ho venduto la
mia anima per la maledizione eterna!”
“Lilith, chi è coste?” Domandai.
Lo spirito del ex-frate anche se a controvoglia acconsentì e in
questo modo affrontò l’argomento:-“ Lilith se tu non lo sapessi,
fu la prima sposa di Adamo, e da questo scacciata perché
pretendeva di essere pari al maschio. Così esule nel deserto
divenne la sposa del demone Samael, il vento polveroso del
deserto, e questo è un chiaro riferimento alla condizione
dell'uomo soggetto a Lilith, cioè impotenza, sottomissione e
debolezza. Nel deserto ricevette tre visite da tre angeli con la
missione di ricondurla nell'Eden, ma lei rifiutò; e così per
punizione, ad ogni giorno uno dei suoi figli sarebbe morto. Così
passò i suoi giorni, in perenne odio contro i figli di Eva (diventata
poi la sposa di Adamo), a uccidere tutti i neonati nella culla
togliendogli il fiato. Lilith ha tutti gli aspetti negativi della
femminilità: adulterio, stregoneria e, Inoltre è accusata di tentare i
giovani uomini nel sonno provocandogli le eiaculazioni notturne
con cui genera dei demoni chiamati Jinn”.
“Ma questo è impossibile”, obbietto. La bibbia non parla di una
prima moglie per Adamo, cita solo e unicamente Eva.
“Leggi bene”, mi disse lo spirito; Dio creò l'uomo a sua
immagine, a immagine di Dio lo creò, maschio e femmina li creò
cita il sacro testo, nella Genesi” .
“E allora”? Domando stizzita, e sento che se prima mi era rimasta
un poco di pazienza ora con le scempiaggini spifferate di quel
tipo ora era proprio finita, e poi non sopporto che si cambiano o
peggio si interpretano così male i passi della Sacra Bibbia, questo
poi mi fa andare su tutte le furie. Lo spirito vedendo la mia
pazienza giunta al limite dopo avermi ripetutamente invitato alla
calma riprende la sua spiegazione: –“ Ebbene Nel passaggio della
Genesi 1:27 —, Dio creò l'uomo a sua immagine, a immagine di
Dio lo creò, maschio e femmina li creò" (prima della descrizione
del compagno che è fatto per Adamo e chiamato Eva nella
Genesi 2:22) non è un’indicazione riguardante il fatto che Adamo
possa avere avuto una moglie prima di Eva.”. Ne ho abbastanza,
il troppo è troppo l’eresie e le bestemmie sentenziate da
quest’uomo, oltre a essere blasfeme, basterebbero se caso mai
avesse ottenuto il perdono da Ns. Signore a farlo ritornare su i
suoi passi.
Ci mancava anche questa Lilith o come diavolo si chiama a
complicare le cose.
Così ridiscendo dalla collina intenzionata a finirla una volta per
tutte con questa storia, con la ricerca del libro con gli incantesimi
e con questo posto.
Ci sará pure una maniera di tornare indietro alla fine sbotto e
qualunque sia devo trovarla. Ne ho abbastanza di tutto e di tutti.
Mentre penso queste cose tra me, sento ancora riecheggiare la
voce dell’eremita defunto che mi ripete che non posso lasciare la
mia opera a metá, perché solo portando a termine il mio compito
mi sará concesso di tornare indietro. Così passo un bel po’ di
tempo a pensare se continuare o no, alla fine non mi rimane che
una scelta, andare avanti.
Allora ritorno sulla collina tra i ruderi e lì trovo ancora l’eremita
defunto che mi accoglie:-“ Bene! Speravo che ci avresti
ripensato”. “bhe cosa devo fare?” Domando.
“Ora la strada ti si é aperta, il giudice dell’Ade ti sta aspettando, il
resto lo scoprirai da te!”- sentenzia lo spirito, e dopo di che tace e
stavolta forse per sempre. Ritrovo colui* che persi tempo
addietro, che mi sta aspettando. Quindi mi accompagna stavolta
per una landa desolata, dove non cresce un filo d’erba da molto
tempo. Questo è il regno del re pescatore, il grande re ferito che
solo il sacro Graal potrá curare. Poi attraversiamo una terra
paludosa, ed infine l’entrata di una lugubre cava.
Questo è il regno che vai cercando, mi dice la mia guida.
Entro senza esitare.
Dopo i primi timori mi addentro in profonditá. Il buio
m’inghiotte di colpo e sento come mancarmi il terreno da sotto i
piedi, ma è solo il sentiero che scende quasi a rotta di collo verso
il basso.
Ecco una torcia accesa che capita a puntino. Continuo la mia
discesa volontaria verso forse gli inferi, ma già ecco avvertire una
sensazione giá provata in precedenza. Un gelo penetrante mi
avvolge, prendendomi allo stomaco, una sensazione di vuoto, di
sospeso, di eterna solitudine. Questo si moltiplica ogni passo che
faccio. Per Diana! Al fine sbotto. Non sono ancora morta, non
sono un’anima persa, sono qui di mia spontanea volontá, e non
dannata per l’eternitá, non sono qui per pagare, ma bensì per
riscuotere.
In un baleno quelle cattive sensazioni sparirono, e io posso
proseguire la mia marcia, che si arresta poco più in la allorché un
essere spaventoso mi si avvicinai ringhiando.
Il mostro è enorme ha tre teste spaventose e una coda che
termina in un dardo, egli vedendomi allora comincia a agitarsi
furiosamente e soffia, sputa la sua nauseabonda saliva, ringhia,
ulula, digrigna i denti, salta, sbatte la sua tremenda coda contro le
rocce, spalanca le sue enormi fauci, mettendo in mostra una
dentatura che farebbe invidia ad un banco di squali, è furioso, ma
non si avvicina. Se solo volesse mi potrebbe sbranare in un sol
boccone, o con una zampata potrebbe farmi a pezzi, io sono lì a
portata di fauci eppure lui non s’ravvicina perché? Forse che
voglia prolungare la mia agonia , così saturo di sadismo aspetta
prima di sbranarmi?
Aspetta, aspetta! Se ho capito bene quello è Cerbero il guardiano
dell’Ade il regno dei morti. Quindi fa la guardia ai morti e per
logica a me che non sono morta non può fare nulla, e allora cosa
aspetto a passare? Brava! E se poi non fosse così? Un vortice di
domande e risposte si alternano nella mia mente, e non sapendo
cosa fare, decido ti tentare la sorte e tento la carta attraverso le
grinfie del guardiano.
Cammino rasente alle pareti, ora gli sono pressappoco in bocca,
lui mi si ravvicina minaccioso ho il suo orrendo muso a un pelo
dal mio naso, respiro il suo odore nauseabondo, scorgo l’odio
infuocare i suoi occhiacci di fuoco, gusto il sapore della sua
vomitevole saliva sulle mie guance, ma niente di più mentre
tremo dalla fifa e sudo come una fontana quando al fine passo in
mezzo alle sue zampacce sgattaiolando poi come una ladra.
Mamma mia, che paura! Il peggio è passato penso o deve ancora
venire? Meglio non pensarci.
Eccomi giunta in un posto dove è sempre notte. Alberi secchi si
stagliano lugubri come monchi manichini, polvere e desolazione
questo è il regno del re del castello di morte, che si estende sino
alla foce dello Stige il fiume che conduce all’inferno.
“Vieni ti stanno aspettando!”- sulla riva un’imbarcazione
tristemente a me ben nota, nella attesa del suo unico cliente
odierno, io.
Il traghettatore è anche lui una vecchia conoscenza, salgo.
Lentamente attraversiamo il fiume senza ritorno. Come si
presenta tutto diverso ora, da come erano orribili nei mieli sogni,
qui non vi sono né urla, né crepitii, non il fuoco eterno, tutto è
stranamente calmo e silenzioso. Poi arriviamo a destinazione,
scendo.
Lunghi attimi di attesa per vedere cosa succede e poi mi decido a
muovermi. Un enorme uccello atterra a pochi passi da me, senza
perdere tempo gli monto in groppa, mi afferro saldamente alle
sue piume e poi spicca il volo. Ed ecco che finalmente mi appare
in tutta la sua orribile visione l’inferno, con i suoi laghi di fuoco e
le anime dannate che vi finiscono dentro, e quelle che riescono a
non caderci sono dilaniate da cani infernali tra urla terribili, e
dovunque orribili supplizi, di acqua e di fuoco. L’inferno descritto
dai vari scrittori e visionari non rende, se non lo vedi coi tuoi
occhi, e più ci avviciniamo più i supplizi si fanno terribili, e fuoco,
lava, fiumi e laghi in fiamme, consumano in eterno le anime dei
dannati.
Poi all’improvviso non vedo più né fuoco né fiamme, avverto
solo un gelo incredibile, devo essere arrivata a destinazione.
Un altro orribile mostro, stavolta con tre facce di colori diversi
agita le sue enormi e orrende ali di pipistrello che ghiacciano tutto
d’intorno. Ma sicuro questi non può che essere Satana
l’avversario, l’angelo ribelle che sfidò Dio e che per questo fu
fatto precipitare giù dalle volte celesti per la durata di nove giorni
fino a che per lui e i suoi accoliti, si aprirono le porte dell’inferno.
Satana che da allora è rimasto nella stessa posizione in cui è ora
con le sue facce di tre colori, che stanno ad indicare la sua trinitá,
quella nera l’ignoranza, la gialla è la collera, quella rossa
l’impotenza. Con le tre bocche che masticano senza sosta i resti di
Caino, Bruto e Cassio. Ecco finalmente il principe del Male in
persona, in tutta la sua orrenda figura si staglia davanti a me, ma
stranamente non ho paura, o forse ne ho così tanta da non
rendermene conto. Vicino a lui qualcosa che mi pare di
riconoscere, ma si, accidenti sono alcune pagine del “mio” libro,
finalmente ecco le pagine mancanti. Con tutta l’incoscienza della
mia etá corro per impossessarmene, ma un’amara sorpresa
s’intromette tra me e l’oggetto delle mie attenzioni, un altro
mostruoso essere coperto di peli e zoccoli anziché piedi, dalla
pelle blu e occhi di fuoco, sogghigna oscenamente.
“Così saresti tu l’ultima...Elizabeth, bhe! Se sei arrivata sino
qui...vuol dire che sei...Lei!” l’orrenda creatura si china prende i
fogli vicino a lei e stranamente me li dona. “Ecco questo è primo
passo verso l’oblio, ora trova il resto e la vittoria sará nostra!”, mi
dice, poi mi indica di allontanarmi, io obbedisco. Fuori mi attende
il mio amico volatile, che attraversando a ritroso il percorso mi
riporta sulle rive dello Stige, dove il buon Caronte caricandomi
sulla sua bagnarola mi riporta indietro. Dopo di ché passo anche
il cane Cerbero ora non più tanto arrabbiato, e sono finalmente
fuori. Ma nel frattempo è scesa una nebbia così fitta e densa che
non mi fá vedere pressoché nulla, cammino tentoni, cercando una
qualsiasi via d’uscita, alla fine la nebbia sparisce e mi ritrovo in un
bosco a me famigliare.
“Maria io non ho trovato nulla e tu?” La voce del cugino George
mi riempie di gioia, e mi fa capire che tutto il tempo che ho
passato ad Avalon, qui non sono che trascorsi pochi minuti.
Allora mi nascondo i ritrovati fogli sotto la maglietta:- “Basta con
questa stupida ricerca, non siamo mica più dei bambini che
credono alle fiabe, dai torniamo indietro che Sally sará in ansia
per noi” dico. “hai ragione andiamo, che sono stanco anche io”,
mi risponde il cugino. Tornando indietro troviamo Sally che
sorridente ci invita a prendere un gelato:-“Avevo giusto un
piccolo languorino”- le dico e mi scappa da ridere.
In albergo poi, dopo cena guardiamo la tv. Le news sul mio paese
sono davvero disastrose, una guerra non dichiarata lo sta
dilaniando, ma quello che mi amareggia di più e che gli stati
“amici” incoraggino queste manovre e per essere più chiari a
parer mio sono più dalla parte degli invasori che degli invasi. Un
muro d’indifferenza si è alzato nel mio martoriato Libano, tutti
parlano, promettono e poi si tirano indietro. Chiamo casa, inutile
le linee sono tutte interrotte i nemici si sono ben preoccupati di
tagliarli fuori del resto del mondo. Ho sentito dalla Cnn dice che
hanno fatto fuoco anche sulla croce rossa, sui convogli umanitari
e anche sui civili inermi che tentavano invano di fuggire. Vuol
dire allora che dai tempi di Ns. Signore Gesù Cristo non abbiamo
proprio imparato nulla, ma è inutile parlare tanto non
cambierebbe la situazione. Ma al fine Iddio giudicherá e solo
allora avremmo giustizia.
Ho passato tutta la notte a piangere e pregare come forse non
l’ho fatto mai in tutta la mia vita, per le sorti dei miei cari e di chi
soffre in tutte le guerre, dimenticate e no, vecchie e recenti, per i
senza patria, i senza famiglia per chi è invaso e per chi invade, per
i piccoli rimasti orfani, e per chi voleva solo vivere. Ma le mie
preghiere più sentite sono rivolte a coloro che credono di avere in
mano le redini del gioco, e che incuranti delle vite altrui
perseguono in tutti i modi i loro loschi interessi.
Ma qui ora è così dolce oziare e godersi appieno le armonie della
natura, che gli echi delle guerre sembrano distanti anni luce da
noi, se per un attimo ti chiudi in te stessa e ti lasci questo mondo
alle spalle, ne trovi un altro diverso, più bello,dai colori tenui dai
dolci sapori. E’ il tuo mondo quello che vorresti condividere con
gli altri, ma che nello stesso tempo vuoi tenerti tutto per te, per
paura che si possa rovinare a contatto con un’altra realtá. In
questo dolce torpore mi sono anche quasi completamente
dimenticata del “libro” e delle mille avventure passate per causa
sua.
Ramon.
È una Domenica mattina come tante altre, e come la maggior
parte di esse mi preparo per andare a messa. Di diverso parere
sono invece i miei cugini Sally e George, che anche se credenti
non ritengono poi così necessario il recarsi in chiesa; si può
benissimo pregare il Signore restando a casa mi spiegano. Sarà,
ma per me invece è diverso, è come se andassi a fare visita a mio
Padre a casa sua, non so se rendo l’idea, ma il non andare a messa
sembrerebbe come mancare di rispetto alla persona più cara.
Pur essendoci una Cappella nei pressi dell’albergo, amo magari
fare due passi in più, preferendo le piccole e semideserte chiesette
a quelle grandi e affollate. Così anche la vicina chiesa di
S.Giovanni è preferita a una piccola cappella in un villaggio vicino
dedicata a S.Margaret, che secondo le iscrizioni sul terreno
l’edificio risalerebbe a circa il 1264 d.C. La chiesa in pietra è
seminascosta agli occhi dei turisti comuni, ma non a quelli dei più
attenti come me. Entro che la messa è appena iniziata, pochi
fedeli seduti sulle panche ascoltano con attenzione l’officiante,
che a giudicare dal tipo deve avere la stessa etá della chiesa. Le
pareti dell’edificio sono miseramente spoglie, dal rosone centrale
entra una luce irreale che illumina di caldo colore l’altare, dove un
umile crocefisso ligneo si erge sopra di esso. Nessun quadro o
affresco alle pareti, solo una fonte battesimale a forma tonda e
una strana statua in pietra delle S.S. Vergine Maria. Non parliamo
poi dei fedeli, che sembrano tutti avere la stessa etá del prete
officiante la messa, e che assiepano le prime panche vicine
all’altare. Ma solo, seduto in disparte un giovane che mi fissa
insistentemente. Sono a disagio, sento i suoi occhi su di me, li
sento dappertutto, cerco di volgere altrove lo sguardo, ma non ci
riesco, come se una forza misteriosa mi facesse voltare ogni volta
nella sua direzione. E allora non posso fare a meno di notare, che
oltre ad essere un bel ragazzo sembrerebbe anche una distinta e
educata persona , tanto è vero che con un cenno della testa
sembra voglia darmi un saluto, io lo ricambio ma è solo per
cortesia.
Alla fine della messa, mi precipito verso l’uscita e pensando che
voglia seguirmi accelero verso la strada che conduce al sicuro in
albergo.
“Posso darti un passaggio?”- mi si domanda, io allora mi volto di
scatto, e quel giovane visto in chiesa poco prima ora mi invita a
salire sulla sua motocicletta. Pensando al peggio, accelero senza
degnarlo neanche di una risposta.
“ Hai ragione! Scusami, prima dovevo presentarmi, ma ora
rimedio subito mi permetti?” Il tono della sua voce è diverso,
quindi ferma la sua moto ne scende, e porgendomi la mano
educatamente si presenta.
Dice di chiamarsi Ramon, ma ovviamente è un soprannome,
perché il suo vero nome è Robert, ma mi tace il cognome.
Ha trenta anni, ingegnere navale, scapolo, con la passione per
l’arte, la musica, l’esoterismo, la magia, la mitologia e l’informatica
Gli chiedo allora l’origine del nick “Ramon”, sorride e mi
racconta, che il soprannome gli è stato donato da alcune sue
amiche che notavano in lui una qualche rassomiglianza con un
torero che avevano conosciuto in una vacanza in Spagna.
Comunque sia è piacevole chiacchierare con lui, anche se io non
sono il tipo che da confidenza al primo che capita; ma con
Ramon sembra una cosa diversa (lo so che dicono tutte così,
quando pensano d’aver incontrato l’uomo dei loro sogni).
Il piacevole chiacchierare fa passare velocemente il tempo, infatti,
mi accorgo sbirciando l’orologio, che sono in tremendo ritardo e
quindi chiedo al mio nuovo amico di riaccompagnarmi
all’albergo. Lui si dimostra molto disponibile e accetta il lieto
compito. Mi faccio lasciare a pochi metri dall’entrata dell’Hotel,
non vorrei mai che i cugini notando di chi sia in compagnia, mi
tempestassero a loro volta di domande quanto mai inopportune.
Comunque ci lasciamo con una promessa, che in qualche modo ci
saremmo rivisti.
L’occasione non si fa attendere molto, però non succede come
nelle belle fiabe, con la damigella che è invitata ad una festa al
palazzo del re, il mio rincontro con Ramon ha tutt’altra quanto
inaspettata natura.
Conosco quindi Anna la figlia del proprietario dell’albergo, una
ragazza poco più grande di me, anche lei attratta dall’esoterismo,
ma in modo particolare. Capisco di che si tratta, quando mi invita
ad una seduta spiritica, assieme a dei suoi amici. In un primo
tempo io mi ritraggo, perchè avendo avuto esperienze abbastanza
recenti e non certo gradevoli in questo senso, volevo evitare cose
del genere, come il richiamare le anime dei defunti. M la mia
amica insiste e mi rassicura che tutte le volte che avevano provato
non era mai era accaduto niente di brutto anzi tutt’altro.
Mi convince.
Così ci troviamo assieme ad altre persone tutte all’incirca della
stessa etá in un locale poco distante l’albergo, in un posto che
normalmente è adibito a magazzino, ma che per l’occasione era
stato apprestato per le sedute spiritiche.
Anna mi presenta gli altri componenti del gruppo, gente
assolutamente anonima e che resterá per me ignota, quindi ci
sediamo attorno ad un tavolo (rigorosamente a tre gambe). Poi si
fa scuro tutt’intorno e si accende un candelabro (rigorosamente a
sette bracci), questa gente credo sa il fatto loro penso tra me e
me, poi si fa silenzio. Anna che nella circostanza è la medium ci
dice di fare la catena e di concentrarci, passano alcuni minuti in
religioso silenzio, e allora la mia amica comincia a chiamare con
voce imperiosa atta all’occasione, lo spirito di turno:-“Io ti invoco
o spirito! Chiunque tu sia e che aleggi in questo posto, mostrati a
noi; noi invochiamo la tua presenza, dacci un segno, se ci sei batti
un colpo!”- Silenzio assoluto, non si muove una foglia, né si sente
una paglia cadere.
L’amica medium non sì da per vinta e riprova, nessun risultato,
allora riprova ancora e ancora, quindi supplica, invoca. Poi un
silenzio come di morte scende pesante nell’aria, solo io ne ho la
sensazione, io so cosa stá per succedere, lo sento, e vorrei ora
alzarmi di scatto, fermare tutto e scappare via, ma sono come
inchiodata. “Ecco arriva, lo spirito tanto agognatamene invocato
ora è qui”, stavolta sono io a parlare tra lo sbigottimento generale,
poi mi rivolgo con lo sguardo ad Anna, lei percepisce il pericolo,
ma è troppo tardi, il suo sguardo si fa vitreo, il colore da prima
pallido diventa poi giallastro, il suo corpo è in preda a spasimi
così violenti che cade dalla sedia e comincia a rotolarsi per terra,
la sua bocca sbava un liquido maleodorante, i suoi occhi ruotano
all’indietro è in preda alle convulsioni, emette rantoli terribili.
Passa un istante e siamo solo io e lei, gli altri si sono dati alla fuga
e io non so più cosa fare.
Anna sembra in preda ad una crisi isterica, cerco di bloccarla, ma
un terribile calcio nello stomaco mi fa desistere dal mio intento e
intanto continua a rotolarsi sul pavimento a sputare saliva e
liquido da tutto il corpo, si ferisce, impreca, urla, poi sembra
calmarsi, ma solo perché un altro personaggio entra in scena.
È Ramon, lui si porta l’indice della mano destra sulle labbra come
ad indicarmi di fare silenzio, poi scusandosi mi dice di avermi
seguito sin qua, che sa chi sono, e che la povera Anna ora è
posseduta dal demonio. Tutto qui ☺.
Allibita e incapace di fare qualsiasi movimento, resto immobile a
vedere.
Ramon che sembra davvero sapere il fatto suo, si toglie la giacca,
si arrotola le maniche della camicia, si toglie gli occhiali da sole e
comincia una pratica che somiglia ad un esorcismo.
Prende uno specchio di quelli che usiamo noi ragazze per il
trucco, e lo rompe cosicché l’immagine che riflette è moltiplicata
all’infinito, poi salta sopra lo stomaco dell’indemoniata e gli sbatte
sul muso lo specchio. Quella comincia dapprima ad insultarlo, poi
lo incita ad un amplesso con frasi oscene, poi visto che non
ottiene nulla, caccia un grido disumano e si quieta.
L’uomo dal canto suo, non prede tempo e comincia ad
interrogarla.
Ne viene fuori che la povera Anna è posseduta niente di meno
che dal demonio Lilith, colei con cui ho giá avuto a che fare nel
profondo dell’Ade, e pare che abbia qualche cosina anche per
me:-“Ricordati chi sei, cosa sei venuta a fare e a cosa devi portare
a compimento, Israele ha partorito colui che ha da venire, sangue
sará versato, i fiumi si coloreranno di rosso, i mari si tingeranno
di rosso, il cielo sará rosso sangue, il sole e la luna verseranno
sangue, Ave al figlio D’Israele che hai da venire, a te la gloria e la
potenza. Ave, Ave re d’Israele!” Dopo di ciò la povera Anna
sviene.
“Ma di che re d’Israele parlava?” domando allibita al mio
compagno. “All’anticristo” è la sua fredda risposta. “Ma cosa
c’entra l’anticristo col mio compito, adesso”, gli chiedo.
La storia è un pò lunga da spiegare mi dice, ma lascia che liberi
questa creatura dall’essere immondo che ha in corpo e ti chiarisco
le idee.
Sembrerebbe facile cacciare “l’essere immondo”, se “l’essere” in
questione fosse un demonio qualsiasi, ma nella povera Anna,
l’ospite è ben diverso è Lilith.
Dopo vari tentativi, il mio amico Ramon decide allora di usare un
sistema che dice di averne usufruito in un unico caso, ma ha
bisogno del mio aiuto, mi dice.
Io in casi come questi preferirei darmi alla fuga, ma il mio
orgoglio mi dice di rimanere. “Cosa devo fare?” domando e per
tutta risposta Ramon mi consegna un papiro, con iscritto una
specie di preghiera o per meglio essere precisi una formula.
“Leggila senza interromperti e fa alla svelta”, mi ordina; è una
parola dico io, dammi il tempo di imprimermela nella memoria
cosicché non debba sbagliarmi nel pronunciarla. Lui sembra
d’accordo:-“ Ok ma spicciati che non abbiamo tutto il giorno”,
“ok ci sono...allora comincio”, così inizio a recitare la formula
scandendo bene le parole, vedendo di non sbagliare o solamente
indugiare, il foglio riporta una scritta in latino, lingua con cui ho
potuto fare pratica tempo addietro, e nel mentre leggo Ramon è
al lavoro.
La povera Anna o meglio Lilith in questo caso, cerca di circuire
l’uomo, prima con voce calda e suadente, poi alzandosi le vesti e
denudandosi, ma visto il risultato vano, comincia allora ad
insultarlo con degli epiteti irripetibili per un essere umano, poi si
quieta, fino a calmarsi del tutto, sembra ritornata la solita Anna.
Allora Ramon gli si avvinca, ha in mano un’ostia consacrata, le
apre la bocca e fa per introdurgliela, quando il demone si ridesta e
caccia con un calcio nel basso ventre il povero Ramon che in
preda al dolore stramazza al suolo. L’essere allora monta sul
ventre dell’uomo e comincia a dimenarsi in modo osceno e
dimenandosi tenta di copulare con l’uomo, che per tutta risposta
gli assesta un pugno sul grugno, la ragazza cade distesa sul
pavimento, e solo allora con un balzo Ramon gli introduce
finalmente l’ostia in bocca. Tutto questo succede sotto i miei
occhi, mentre recito senza sgarrare la formula.
Alla fine:-“brava Maria! Hai fatto proprio un buon lavoro...e
anch’io, ora la tua amica Anna non corre più nessun pericolo”.
Difatti poco dopo si sveglia, chiedendo cosa fosse successo.
“Avanti ora tocca a te”, mi dice Ramon, e allora con pazienza
prendo la mia povera amica da parte e le racconto tutto
l’accaduto , pregandola anche di non fare parola con nessuno di
quello che è successo. Lei mi giura sulla sua vita che terrá la bocca
chiusa, ma chissá perché c’è un qualcosa che mi dice il contrario.
Molto più tardi rincontro Ramon nella sala da te dell’albergo, ma
vengo ‘pizzicata” dai cugini assieme a lui e allora volente o
nolente mi tocca fare le dovute presentazioni.
I tre sembrano come se si conoscano da lungo tempo,
chiacchierano, sorseggiano il te e quasi si dimenticano di me, per
fortuna il pendolo che batte le venti li fá tornare alla realtá.
Quindi mi preparo al terzo grado da parte dei miei cugini, che
vorranno sapere vita, morte e miracoli del mio “amico”. Le mie
risposte sembrano al fine esaurienti, ma anche a dopo cena non la
smettono di domandarmi di lui e se ci sia del tenero tra noi, così
non sapendo cosa rispondere, m’invento di sana pianta
particolari, situazioni, che se non altro non fanno che alimentare
la loro curiositá. Ma perché i grandi sono così curiosi .
Ma così facendo ottengo persino il permesso di una passeggiata al
chiaro di luna con Ramon, ma devo rimanere nei paraggi senza
allontanarmi troppo, così i cugini possano controllarmi senza
essere notati.
“Vedi io sono un’esorcista...”, con questa frase comincia il
monologo su se stesso sul suo compito e...su me -“...ma non ho
nulla a che fare con la chiesa...io…sono un’autodidatta
(sorride)… vedi di Lilith non ce ne siamo proprio liberati, puoi
stare tranquilla che prima o poi la ritroveremo, lei è un po’ come
il tuo...diavolo custode per intenderci, lei deve vedere se stai
compiendo il tuo compito, ma non può in nessun modo
intervenire direttamente, deve per forza farlo tramite terzi, capisci
no? A questo punto domando: –“E tu cosa ne sai di me e del mio
compito?
“Che sei furba e questo lo sapevo, ma vedi se Lilith stá alla tua
sinistra, allora io sto alla tua destra!” “Come un angelo custode”
preciso. “Esattamente”- mi risponde, poi riprende -“ ora sai che,
da una parte vi è il male che vuole che la tua missione si compia e
dall’altra il bene che vuole lo stesso ma con fini diversi, e allora?
Ti chiederai. La risposta è un po’ complessa, ma vedo di essere
chiaro per quanto mi sia possibile. Il libro che devi trovare, non è
un contenitore di formule magiche o riti segreti, è molto di più.
Per renderti comprensibile a cosa assomiglia, posso dirti che è il
diario della creazione, la parola di Dio prima dell’inizio!” “ E
allora a quale scopo devo cercarne le pagine sparse per chissá
dove”- chiedo.“Giusta osservazione”- mi risponde il mio
interlocutore che poi riprende: –“Lucifero era il prediletto dal
Signore, l’angelo più bello colui che era con Dio sin dall’inizio dei
tempi. Poi successe che il Signore creò Adamo, fiato del suo fiato,
alito stesso di Dio e compiacendosene, chiamò a se tutti gli angeli
del paradiso e disse loro: questo è l’uomo la più cara delle mie
carature, inginocchiatevi a lui e servitelo. Ma Lucifero non volle
rendere omaggio ad una creatura fatta col fango, e così si ribellò a
Dio che per punizione lo precipitò dal paradiso e per lui creò
l’inferno. Nel tragitto che durò nove giorni ebbe tempo di
scrivere quello che aveva visto, su dei papiri e che una volta
giunto a destinazione gli avrebbe affidati ai quattro venti, che a
loro volta li avrebbero sparsi per i tre mondi a te ora conosciuti,
destando invidia, egoismo e suscitando guerre e odi negli uomini,
fino a che una volta ritrovati e ricostituito il libro originale,
avrebbero dato il via all’ultima guerra quella che è chiamata
dall’evangelista Giovanni con il nome di Apocalisse!”.
Come puoi ben vedere ora siamo alla resa dei conti e se leggo la
S. Bibbia il passo di S. Marco 13,14 che dice, “quando vedrete,
l’abominazione della desolazione posta lá dove non dovrebbe, il
lettore faccia bene attenzione, allora quelli che sono in Giudea,
fuggano sui monti, chi è sulla terrazza non scenda a prendere
qualcosa nella casa; e chi è andato in campagna non torni indietro
a prendersi il mantello. Guai a quelle che in quei giorni saranno
incinte o allatteranno! Pregate perché ciò che non avvenga
d’inverno, poiché quei giorni saranno di una tribolazione, qual
non fu mai dal principio della creazione, fatta da Dio sino ad ora.
E se il Signore non avesse accorciato tali giorni, nessuna persona
potrebbe salvarsi. A causa degli eletti che si è scelto, Egli, però ha
accorciato tali giorni”.
“Ora tutto ciò non toglie che dobbiamo sempre stare in
campana”, mi specifica il buon Ramon. “Dobbiamo stare in
campana? Cosa significa dobbiamo?” domando. “Il verbo al
plurale implica che d’ora in avanti dobbiamo stare assieme, ma
non devi aver paura di me, sono gli altri che devi temere”, mi
spiega. Probabilmente ha ragione, ma questo stare assieme!
Comunque se ho ben capito, d’ora in poi avrò l’ombra di Lilith
alla mia sinistra e quella di Ramon alla mia destra. Ma ora credo
sia giunto il tempo di mostrare al mio angelo custode le pagine da
me trovate.
Dobbiamo prima cosa salire in camera mia dove sono
gelosamente nascoste, senza che i miei cugini se ne accorgano e
poi tirare fuori i fogli nascosti nella valigia e quindi cercare di
capirci qualcosa.
Giunti a destinazione e avendo preso le debite precauzioni,
estraggo dalla valigia i misteriosi fogli e li porgo non senza
esitazione al mio compagno.
Ad un primo sguardo i segni tracciati sulle carte mi risultano
quanto mai incomprensibili (come sempre del resto), ma non a
Ramon a lui sembrano essere familiari, infatti, lo vedo sorridere,
con interesse sfoglia una ad una le pagine in suo possesso, ad ogni
pagina il suo entusiasmo sembra aumentare, vedo le sue labbra
che decifrano sotto voce le misteriose iscrizioni.-“Sì ! sono loro”,
alla fine esplode.
“Allora?”- domando io. “Allora che?”- mi risponde lui
prontamente, e io di rimando:-“Non pensi che dopo tutta la fatica
fatta per riavere indietro quei fogli, non abbia diritto di sapere
almeno cosa contengono?”-
“Hai pienamente ragione, mia cara, ma vedi queste sono cose
che per ora non ti possono essere svelate”, è la sua risposta. “Sì
forse hai ragione, ma la Bibbia dice anche, non v’è niente di
nascosto che non debba essere rivelato e nulla di rivelato che si
debba tener nascosto”, rispondo prontamente.
Con un laconico, hai vinto con te non si può barare, mi invita
allora a porgli delle domande. Ma accidenti, anche lui è furbo,
penso, con questo sistema mi dirá solo quello che voglio sapere,
nascondendomi tutto il resto.
Penso allora di fregarlo e così: -“Di che parla il libro?”
“Come ti dicevo è una specie di diario, dove sono annotati, degli
avvenimenti, procedimenti avvenuti tra la creazione del mondo e
il fallo di Adamo”, mi risponde.
Una specie di bibbia antelitteram, preciso.
“No non è né la parola di Dio, né tanto meno un Grimorio.”, mi
risponde.
“E che cos’è un “grimorio?” chiedo.
“Un grimorio è un libro di magia, che contiene corrispondenze
astrologiche, liste di angeli e demoni, istruzioni per fare
incantesimi, come preparare medicine e pozioni, come invocare
entità soprannaturali e fabbricare talismani.”, mi spiega.
“E le pagine che stai leggendo parlano di ciò?” chiedo ancora.
“Esatto”, mi dice.-
“Allora perchè se non è un libro di magia riporta queste cose?”
domando insistentemente.
“Come ti ho detto, questo libro fu scritto da Lucifero nella sua
caduta dalle volte celesti all’inferno, con l’intento una volta
arrivato sulla terra di donarlo agli uomini, perché lo usassero
contro Dio e le sue leggi, ma fortunatamente le pagine del libro si
sparsero per i tre mondi, rendendo impossibile la ricerca e il
completamento dello stesso, quando una tua progenitrice,
rendendosi rea di un tale grave peccato contro le leggi del
Signore fu la stessa Lilith che richiamata dagli inferi, ne approfittò
per iniziarne la ricerca. Un po’ come il Santo Graal, ma al
negativo” la risposta
“Gli incantesimi e i riti descritti nel libro possono sortire effetti”?
Chiedo allora.
“Echi può dirlo, nessuno fino ad ora gli ha messi in opera, ma si
sa anche che le opere del diavolo...”, mi precisa Ramon.
“Che genere d’incantesimi e riti sono descritti nel libro”, incalzo.
“Te l’ho già detto, sono magie, incantesimi e rituali tutti rivolti
contro Dio e le sue opere, quindi malvagie per i fini che si
propongono, perché mettono le forze del male al servizio
dell’uomo, e si sa che ogni forza che non viene da Dio è perciò
contro di Lui”, mi spiega.
“Che cosa è la magia?” allora domando.
“La funzione della magia è quella d’interporre l’operatore in
contatto con entitá extraterrene, dotate di poteri diversi da quelli
dell’uomo, suscettibili dall’essere impegnati a vantaggio di chi le
ha richiamate alla propria presenza”, sentenzia Ramon.
Allora io di rimando:-“Le entitá sono tutte cattive? E cioè
operano contro Dio?
“Sicuro che no, vi sono entitá buone e sono le schiere degli
angeli, e quelle cattive i demoni”, mi precisa.
“Quanti e quali sono”., decisa ad andare sino in fondo.
Allora con infinita pazienza il buon Ramon:- “Cominciamo con le
gerarchie degli angeli, la prima comprende i Serafini, i Cherubini e
i Troni, che sono spiriti supercelesti i quali contemplano l’ordine
della divina provvidenza, i primi nella bontá di Dio, i secondi
nelle forme e nell’essenza di Dio, e i terzi nella saggezza di Dio.
La seconda gerarchia comprende le Dominazioni, le Virtù e le
Potenze. Le dominazioni impartiscono gli ordini, le Virtù
amministrano i cieli e concorrono talora alla realizzazione dei
miracoli, le Potenze tengono lontane tutto ciò che potrebbe
turbare le leggi divine. La terza e ultima gerarchia comprende i
Principati, gli Arcangeli e gli Angeli ai quali tutti è confidata la
vigilanza delle cose terrene.
D’altro canto esistono altresì nove ordini di gerarchie di demoni
maligni opposte a quelli celesti.
Il primo ordine è quello dei Pseudothei, vale a dire i falsi dei così
chiamati perchè usurpano il nome di Dio ed esigono sacrifici ed
adorazioni. Il loro principe è chiamato Beelzebu che vale a dire
vecchio nume, colui che disse – Io m’eleverò sopra le nubi e sarò
simile all’Altissimo- seguono poi gli spiriti di menzogna, questa
specie di demoni s’intrufolano tra gli oracoli e illudono gli umani
con false predizioni. I terzi sono quelli detti vasi d’iniquitá o vasi
d’ira escogitatori di ogni nequizia e volti sempre a fare del male. Il
loro capo è Belial il suo nome significa senza freno o
disobbediente, prevaricatore e apostata. In quarto luogo vengono
i vendicatori dei delitti, con a capo Asmodeo, vale a dire colui che
esegue il giudizio. In quinto luogo i prestigiatori, ovvero i
contraffattori dei miracoli, strumenti dei cacomagi e malefici,
ingannatori del popolo a somiglianza del serpente che sedusse
Eva. Il loro principe è Satana, di cui è scritto nell’Apocalisse che
sedusse il mondo, dando prova della sua potenza, facendo
discendere fuoco dal cielo. In sesto luogo vengono le potenze
dell’aria, spiriti maligni che si mescolano ai fulmini, corrompono
l’aria e generano pestilenze. Del numero di costoro sono i quattro
angeli menzionati nell’Apocalisse che hanno facoltá di nuocere al
mare ed alla terra, tenendo sottomessi i quattro venti che spirano
ai quattro angoli della terra. Il settimo luogo è occupato dalle
furie, che sono quei demoni che seminano sulla terra i mali, le
discordie, le guerre, le desolazioni e i saccheggi. Il loro principe è
chiamato nell’Apocalisse, col nome greco di Apollion e in ebraico
abbandon, ovvero sterminatore. In ottavo luogo stano i
criminatori o esploratori, che hanno per duce Astaroth, vale a dire
lo spione, chiamato in greco diabolos, ossia calunniatore. Ed in
fine i tentatori o insidiatori, di cui ognuno segue un uomo, il loro
capo è Mammone che vuol dire cupidigia.”.
Le esaurienti spiegazioni con cui Ramon risponde ad ogni mia
domanda, mi fa venire il dubbio che forse costui non sia un
semplice mortale. Sa troppe cose e mi sembra impossibile che
tutto il suo sapere provenga dall’umana conoscenza. Comunque
io vado avanti con le domande, accantonando per ora angeli e i
demoni.
“Perché Dio ha scelto gli Israeliti come popolo eletto?”
“Sai di certo che gli israeliti, sono la discendenza di Adamo,
Abramo, Isacco, Mosé, Re Davide, sino a Gesù.
Quindi stirpe divina, ora quando Adamo e Eva caddero sulla
terra, la terra era giá popolata da un’altra stirpe, quella di Lilith,
che si era accoppiata, dopo la sua fuga dal paradiso con diversi
demoni.
Avvenne che “Quando gli uomini cominciarono a moltiplicarsi
sulla terra e nacquero loro figlie, i figli di Dio videro che le figlie
degli uomini erano belle e ne presero per mogli quante ne
vollero”. Genesi 6:2 .
I figli di Dio sono la sua progenie, i figli degli uomini la
discendenza di Lilith che mischiandosi tra loro hanno dato vita ad
un’altra progenie. Quindi tre grandi rami genealogici sono sulla
terra all’inizio dell’avventura umana, quella divina le dodici tribù
d’Israele, quella decaduta la progenie di Lilith, e gli uomini nati
dall’unione dei due, quindi non di origine divina, né di quella degli
angeli decaduti.
All’inizio la parola di Dio era solo per il suo popolo, che salvò
dalla schiavitù in Egitto, li diede una terra dove abitare, una legge
da seguire, una speranza di salvezza.
Ma il Suo popolo, più volte gli si è voltato contro, e più volte la
bontá dell’Altissimo li ha riportati indietro sulla retta via, tuttavia
conosci anche tu, la parabola dei malvagi vignaioli –“ C'era un
padrone che piantò una vigna e la circondò con una siepe, vi
scavò un frantoio, vi costruì una torre, poi l'affidò a dei vignaioli e
se ne andò.
Quando fu il tempo dei frutti, mandò i suoi servi da quei vignaioli
a ritirare il raccolto.
Ma quei vignaioli presero i servi e uno lo bastonarono, l'altro lo
uccisero, l'altro lo lapidarono.
Di nuovo mandò altri servi più numerosi dei primi, ma quelli si
comportarono nello stesso modo.
Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo: Avranno rispetto
di mio figlio!
Ma quei vignaioli, visto il figlio, dissero tra sé: Costui è l'erede;
venite, uccidiamolo, e avremo noi l'eredità.
E, presolo, lo cacciarono fuori della vigna e l'uccisero.
Quando dunque verrà il padrone della vigna che farà a quei
vignaioli?».
Gli rispondono: «Farà morire miseramente quei malvagi e darà la
vigna ad altri vignaioli che gli consegneranno i frutti a suo
tempo».
E Gesù disse loro: «Non avete mai letto nelle Scritture:
La pietra che i costruttori hanno scartata.
E’ diventata testata d'angolo;
Dal Signore è stato fatto questo
Ed è mirabile agli occhi nostri?
Perciò io vi dico: vi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un
popolo che lo farà fruttificare.
Chi cadrà sopra questa pietra sarà sfracellato; e qualora essa cada
su qualcuno, lo stritolerà».
Da questa parabola che cosa si deduce quindi, che il padrone della
vigna è Dio, la vigna è il popolo eletto, gli inviati sono i profeti,
chiamati precisamente servi del Signore, che furono
ordinariamente accolti male, non solo ma anche disprezzati,
malmenati, uccisi. Ora la pazienza di Dio è grande nella
tolleranza, così a lungo mostrata, sempre sperando nella buona
volontá dei coloni, i quali invece paiono pensare alla debolezza o
forse alla paura del padrone. Questi invece supera ogni
immaginazione mandando il suo stesso figlio, unico e diletto
erede.
I coloni invece di comprendere la pazienza del padrone e
preoccupati solo dei loro interessi, decidono l’atto supremo
ucciderne il figlio (Gesù).
Finalmente il padrone interviene e siccome i coloni hanno
dimostrato di non voler rinsavire, la decisione suprema, caccia i
coloni e dá la vigna ad altri. Il popolo eletto lascia il campo ai
pagani e a tutti coloro di buona volontá che vogliono seguire la
parola di Dio. I pagani a loro volta diverranno cristiani, seguendo
l’esempio di Cristo.
Quindi all’inizio se era Israele il popolo di Dio, ora sono tutti
coloro che hanno accettato la sua offerta di salvezza.
Esauriente spiegazione, ora non ho quasi più nessun dubbio che
il mio interlocutore abbia qualcosa di speciale e non di questo
mondo, ma ora troppo curiosa voglio tornare a sapere quanto più
posso sul famoso libro, e chiedo, come sia diviso.
“Come tu sai il libro è diviso in tre parti, perché tre sono i mondi
e ogni mondo ha nel libro ciò che lo riguarda.
Nel mondo di sotto, vi sono i riti le invocazioni, i modi di
evocare gli spiriti maligni e la natura, come costruire amuleti, fare
malefici e fatture. Questa prima parte giá l’avevi, era da sempre
patrimonio della tua famiglia, una parte un po’ folkloristica se
vogliamo.
La parte che abbiamo ora, sono le divisioni dei tre mondi, con le
loro gerarchie, e i loro compiti.
La parte che riguarda il mondo di mezzo, è la parte sugli esseri
umani, le loro debolezze e i loro punti di forza, come si può agire
su di loro e renderli soggetti ai propri voleri, è il libro della
progenie di Dio, in esso quello che è successo e quello che ha da
venire.
Il terzo capitolo il mondo di sopra, nessuno sa cosa vi sia scritto,
si dice addirittura che le sue pagine sono bianche integre, perché
Lucifero giunse all’inferno prima di completarne la scrittura”.
Ma ora basta ti prego, mi scongiura Ramon, dammi tregua, penso
ti possa accontentare di ciò che ti ho detto sino ad ora”.
Scuoto il capo in maniera affermativa, ma sono un po’ sconvolta
dalle risposte avute, poi non sapendo cosa dire esordisco con un
semplice “ti andrebbe una pizza?”. Il suo entusiastico sì mi
riempie di gioia, ma stavolta offro io premetto, e lui scoppia a
ridere.
Il mondo di mezzo.
(Il messia nero).
Finita la vacanza (?) a Glastonbury, sono ritornata con i cugini in
quel di Wembley e cioè a casa. Il ricordo di Avalon e dei suoi
segreti, l’ho impresso bene a fuoco nella memoria, quello di
Ramon invece è inciso fresco nel mio cuore, ma c’è qualcosa che
mi dice che prima o poi lo rivedrò. Ad attendermi invece a casa
una sorpresa. Dei nuovi vicini, inglesi 100%, distaccati, austeri, di
poche parole, un po’ antipatici, ma forse perché non sono
calorosi e chiacchieroni come noi armeni. I nuovi vicini hanno
una figlia che deve avere all’incirca 14 anni, alta, slanciata, dai
capelli rossi come il fuoco, peccato che vesta sempre di scuro
dalla testa ai piedi, e vedessi poi che mise; sembra una bambola
gotica, sempre con quei vestiti che usavano un tempo far
indossare alle bambine dell’epoca vittoriana, tutta pizzi e merletti,
con gonne e sottogonne in tulle, e in testa certi ridicoli cappellini,
che solo all’idea di indossarli, mi scappa da ridere, e ancora i
nastri che le intrecciano i capelli in improbabili acconciature e che
si contrappongono alle miriadi di croci metalliche che porta al
collo, ha anche dei visibili tatuaggi sulle braccia e le unghie dipinte
di nero, insomma parrebbe un tipo poco raccomandabile a prima
vista e se dovessi incontrarla di notte, pallida com’è la scambierei
sicuramente per un vampiro. Ma questo è il meno. Quello che mi
dà sui nervi è la musica che ascolta ad alto volume e a tutte le ore
del giorno e anche della notte, tipo metallo pesante.
Così n giorno decido di fermarla, e stranamente a dispetto del suo
aspetto terribile, si dimostra affabile, amichevole
e...chiacchierona.
Mi parla di se, della sua famiglia, della scuola, dei suoi hobbies,
della sua passione per il metallo, e di quella strana ossessione per i
vestiti da gothic lolita, some si autodefinisce. Poi comincia a
parlarmi di esoterismo e del “messia nero”
“Il messia nero e il pentacolo d’argento”, più esattamente, che
nome importante per un gruppo rock, e fingendomi interessata
all’argomento mi faccio imprestare i alcuni suoi cd per ascoltare
di cosa trattino le sue canzoni.
Silvia questo è il nome della ragazza si dimostra molto
disponibile ed entusiasta, così che poco dopo sono già in camera
mia ad ascoltarne la musica ed a leggerne i testi.
La musica almeno per le mie orecchie è orribile, batteria e basso
che sono percossi con un ritmo infernale, e un coro di chitarracce
distorte che sembrano urlate tutto il loro dolore, per quanto
riguarda i testi delle canzoni, non sono diversi dalla musica,
parlano di demoni, battaglie tra bene e male, possessioni
demoniache, zombie, vampiri e suicidi di adolescenti, e sesso
ovunque. Osservando bene trovo sul retro del cd una sigla
www.blackmessiah.com. interessante, quindi questo gruppo ha
anche un sito internet e curiosa come un gatto decido che devo
assolutamente sapere di che si tratta. A cosa dei miei cugini
internet è taboo, troppo pericoloso e costoso ma a casa di Silvia
si, così fingendomi sempre più interessata alla faccenda, un
pomeriggio filo in camera sua e ci colleghiamo al famigerato sito.
Pochi istanti e siamo trasportate in un “nuovo mondo” come
dice l’introduzione del sito, e a parte lo stile macabro delle sue
pagine, non vi sono cose poi tanto scandalose: i testi delle
canzoni, gadget vari, foto dei concerti e del gruppo, insomma le
solite cose. Poi ecco due link che richiamano il mio interesse. Il
primo è “la vera essenza vita” e la seconda sono tutti i link ad
esso correlati (vedi la chiesa sì Satana e via discorrendo), e
quando chiedo alla mia amica se sapesse cosa fosse per lei la vera
essenza della vita, questa mi risponde che non era altro che una
filosofia, e quando poi la prego di parlarmene, lei si dimostra
estremamente zelante .
In pratica da quello che ho potuto capire, sotto la carta patinata di
un’ambigua rock star, si nasconde un vera e propria setta, dove il
messia nero non è altro che la luccicante e remunerativa punta di
un iceberg. Mi spiego meglio, la sua musica, il suo modo di porsi
anticonformista, ribelle, fuori da tutti gli schemi, libero, ricco e
famoso, quanto arrogante e violento, è lo specchio infranto della
societá moderna (come ama autodefinirsi), e fa sì che molti
giovani la maggior parte provenienti dall’underground malato
delle grandi cittá, trovi in lui e nella sua filosofia una scappatoia al
disagio crescente. Silvia mi ha anche spiegato che l’attuazione di
alcune pratiche, possono in breve tempo liberare dalla schiavitù
della morale.
La mia amica è molto esauriente, ma parla come un libro
stampato, come se fosse in qualche modo stata istruita a farlo, mi
insospettisco.
Ma vado avanti, le chiedo della filosofia.
Il nostro è un gruppo di “autocoscienza” mi dice. Ma io non
sono in grado ora a parlarti di ciò mi precisa, ma comunque se sei
veramente interessata a liberare te stessa dalla schiavitù della
morale ed al riappropriarti della libertá, puoi venire con me un
giorno, così per curiositá alle riunioni del gruppo, senza impegno.
“Ci devo pensare”, le rispondo e lei:-“ok, ma stai attenta a non
perdere l’occasione della tua vita”.
Che paroloni grossi penso, qui ora ci vorrebbe uno come Ramon,
ma chissá lui dove sará ora. Ci siamo lasciati all’improvviso senza
scambiarci un indirizzo un numero telefonico un recapito, che
peccato.
Comunque la mia amica e io andiamo avanti nella ricerca, guardo
link correlati, e scopro:- Tempio di Set, First Church of Satan,
First Satanic Church, O.T.O. e nelle note autobiografiche leggo :-
“Satana rappresenta indulgenza invece di astinenza! 2. Satana
rappresenta l'energia vitale invece di sogni spirituali di cornamuse!
3. Satana rappresenta saggezza manifesta invece di auto inganno
ipocrita! 4. Satana rappresenta gentilezza e tenerezza a chi le
merita invece di amore sprecato agli ingrati! 5. Satana rappresenta
vendetta invece di porgere l'altra guancia! 6. Satana rappresenta
responsabilità a chi è responsabile invece di considerazione per
vampiri psichici! 7. Satana rappresenta l'uomo giusto come un
altro animale, talvolta migliore, molto spesso peggiore di quelli
che camminano a quattro zampe, che, a causa del suo “sviluppo
divino spirituale e intellettuale,” è diventato l'animale più vizioso
di tutti!8. Satana rappresenta tutti i così detti peccati, finché tutti
loro portano a gratificazione fisica, mentale, o sentimentale! 9.
Satana è stato il miglior amico che la Chiesa abbia mai avuto,
perché Egli l'ha tenuta in affari tutti questi anni! La mia amica mi
lancia uno sguardo d’intesa, poi mi precisa:-“ Non capisci che
questa è la vera libertá, quindi in pratica, se non fai del male a
nessuno fai quello che vuoi, come disse il grande Aleister
Crowley”.” E chi è costui?” domando, e anche su questo
argomento la mia amica si dimostra alquanto preparata:- “Aleister
Crowley il cui vero nome era Edward Alexander Crowley è stato
un occultista, mistico, poeta, artista e critico sociale britannico.
Figura assai controversa, è da alcuni considerato il fondatore del
moderno occultismo, mentre da altri uno dei principali esponenti
del satanismo. Come Cagliostro, è considerato una figura chiave
nella storia dei nuovi movimenti magici. A Crowley è attribuito il
maggiore tentativo di creare una "religione magica" per l'epoca
contemporanea e la sua influenza sull'ambiente magico
contemporaneo è stata notevole. Nel mondo della magia
cerimoniale contemporanea Crowley è ritenuto il principale
esponente del satanismo, anche se alcuni non lo considerano
tecnicamente un satanista in quanto era ateo e le forze occulte che
intendeva mobilitare non sono affatto identificate con il diavolo
della Bibbia: egli stesso affermò che il diavolo non esiste, e per lui
non c'è altro dio che l'uomo, e Satana è semplicemente un nome
inventato dalle religioni per i loro fini. Crowley definisce la magia
come la Scienza e l'Arte di causare cambiamenti in conformità
con la Volontà e, nel corso della sua vita, divulgherà
progressivamente tutti i rituali e gli insegnamenti della Golden
Dawn di cui egli era a conoscenza nel suo giornale The Equinox.
“Accidenti quante cose che sai”, mi scappa di dire, lei mi guarda
con un pizzico di modestia e mi ripete che se avrei voluto anche
io potevo essere “iniziata” ai segreti del “gruppo, ma devi volerlo
fortemente, aggiunge.
La lascio perplessa, mi dice anche che il giorno dopo sarebbe
andata ad una riunione del gruppo e se volevo potevo essere
presentata ai membri. Perché non rispondo alla fine, lei mi strizza
l’occhio e mi da appuntamento per il giorno dopo:-“ ha,
dimenticavo, non dire nulla ai tuoi, questo deve rimanere un
segreto tra te e me!” mi chiarisce.
Puntuale il giorno dopo la mia amica mi aspetta sotto casa. La
scusa che ho trovato per i miei cugini è stata fin troppo banale;
un giro a fare shopping per le vie del centro e un gelato, in
compagnia della mia nuova amica e naturalmente con la promessa
di non tornare troppo tardi.
Prendiamo il metro, anche se sono solo poche fermate. Il mio
occhio non può che cadere ancora una volta sul suo
abbigliamento, che più che altro somiglierebbe ad una divisa. Il
trucco è la prima cosa che si nota, come se fosse stato fatto
l’impossibile per rende la sua carnagione ancora più pallida di
quella che è in realtá, il rimmel nero le affossano gli occhi
rendendo lo sguardo cadaverico, nere sono pure le labbra e nero
l’abbigliamento, anche se è il classico vestito stile “bambolina
gotica”, la gonna è invece un po’ troppo corta, il che evidenzia le
sue gambe filiformi velate da pesanti calze anche esse
rigorosamente nere, i piedi intrappolati in pesanti calzature dalla
zeppa altissima, e al collo ed ai polsi, croci rovesciate e pentacoli.
Io dal canto mio vesto molto semplicemente jeans e una
maglietta, e anche un po’ mi vergogno .
Giungiamo alla fermata, pochi passi e siamo davanti ad un
edificio scolastico,:-“È la mia scuola. Ed è qui che teniamo le
riunioni in un’aula isolata”, mi dice la mia amica Silvia. Isolata lo è
di sicuro, perché per arrivare alla famigerata aula riunioni,
dobbiamo dapprima scavalcare dei cancelli, poi inoltrarci per
corridoi dimenticati e dopo un dedalo di stanze e stanzette,
alcune zeppe sino all’inverosimile di spazzatura varia, ci troviamo
davanti all’entrata del “circolo”.
Silvia allora bussa per tre volte alla porta dopo di che si qualifica.
Un giovane ragazzo le apre la porta, quindi entriamo. La stanza è
una palestra ormai in disuso, arnesi da ginnastica sono sparsi
dappertutto, ed in fondo si intravede un tavolo con delle persone
sedute. “Fanno parte del gruppo mi avverte la mia amica, a dire il
vero sono loro le teste pensanti, ma è gente simpatica e aperta
vedrai ti piaceranno”, mi rassicura.
I ragazzi tutti attorno alla ventina, mi accolgono con calore e
dopo le presentazioni di rito, mi parlano del gruppo e delle sue
attivitá.
Colui che ha preso la parola è Edward, e a giudicare dal tipo deve
essere il “capo”. Un elemento dai capelli radi e dalla faccia da
bravo ragazzo, veste impeccabilmente giacca e cravatta, dai modi
affabili, gentile e educato, mi mette subito a mio agio e al corrente
di ciò che occorre che io sappia.
“Questo è un gruppo per il conseguimento del raggiungimento
all’autocoscienza personale universale, e non una setta, come si
sarebbe portati a credere. Precisa subito.
“E ora ti chiederai cosa sia l’autocoscienza universale”, mi chiede,
ma poi anticipando la mia risposta prosegue.
“Noi crediamo, anzi ne siamo profondamente convinti che sia
l’uomo l’artefice del proprio destino, e non come per millenni ci
hanno propinato certe false religioni, che in nessun possiamo
intervenire per cambiare il nostro destino. Perché siamo noi stessi
il nostro fato, purché autosufficienti. Ma l’autosufficienza non si
ha per natura, ma la si acquisisce, tramite pratiche e metodi in
nostro possesso. Ricorda che per alcuni sei venuta al mondo per
soffrire, ma non per noi. Il nostro credici dice che siamo al
mondo per godere e gioire ciò che il mondo ci offre, la morale è
un ostacolo al nostro godere, la chiesa è una barriera alla nostra
felicitá, bruciamo quindi i falsi dei, le false ideologie, le false
promesse. Noi abbiamo bisogno di un dio che ci gratifichi ora,
qui, adesso, perché non esiste un’altra vita al di fuori di questa”.
Belle parole e grande enfasi dimostra il giovane nell’esprimersi,
così lo istigo a continuare per vedere dove vuole arrivare: -“tu ora
ci vedi qui e ci vedi fuori di qui, siamo felici, abbiamo tutto quello
che vogliamo, godiamo la felicitá che la vita ci dona, non
conosciamo né tristezza, né angoscia, né pena, né dolore, né
invidia, siamo al di sopra di tutto e di tutti. “Anche al di sopra di
Dio?” Domando.
“Dio? E chi è costui!”- mi risponde, poi visibilmente eccitato
dalla mia domanda continua imperterrito:-“ Dio non esiste, Dio è
morto e sepolto nella sua bara di cristallo sotto i cumuli di quella
insulsa morale da quattro soldi che la chiesa per millenni ha
vomitato dai loro pulpiti. Io sono dio, tu sei dio tutti noi siamo
dio, ma lo capisci che è arrivato il tempo di sapere la veritá, che i
preti e la chiesa ci hanno tenuto nascosto per troppo, troppo
tempo ormai, e la veritá è che dio non esiste”.
Sento che sto per saltare in aria, non posso sentire una parola di
più uscire da quella bocca blasfema, ma devo stare calma perché
non vorrei mettere nei guai anche la mia amica Silvia con qualche
mio gesto sconsiderato.
Così paziento intimandomi alla calma ancora un poco, e ingollo
senza ascoltare le idiozie che mi sono propinate. Menomale che
dopo poco la riunione finisce e noi veniamo gentilmente
congedate, “alla prossima”, mi dicono, “sicuro” è la mia risposta.
Fuori all’aria aperta lontano da orecchie indiscrete, la mia amica
mi sommerge di stupide domande, di cosa ne pensassi del
gruppo, sui loro componenti, delle loro ideologie, e sulla mia
intenzione d di fare parte del gruppo. Io, dal canto mio resto
alquanto vaga uno per non rattristarla e due perché vorrei
scoprire qualcosa di più. Secondo me dietro alla parvenza quasi
innocua di questo “gruppo” si nasconde dell’altro, e così dopo
averci ben pensato decido di partecipare alle altre riunioni.
Quindi anche la seconda volta, accedo al gruppo sempre
accompagnata dalla fida Silvia. I ragazzi del “gruppo”, continuano
a mettermi al corrente delle buone intenzioni del circolo, della
felicitá raggiunta e del loro vivere in armonia con lo spirito della
natura.
Mi danno anche degli opuscoli, con alcuni capisaldi del loro credo
e per la prima volta sento pronunciare il nome di Satana da un
membro del gruppo, ma non come spirito del male, ma come
entitá fittizia cui rivolgersi.
Subito quel nome mi fa drizzare le orecchie e mi convinco
sempre più qualcosa di losco si celi nelle attività di quel gruppo,
ma non ne faccio parola con nessuno, nemmeno e soprattutto
con Silvia.
La terza volta che decido di prendere parte alle riunioni del
“gruppo”, mi invitano a partecipare ad una meeting collettivo, e
quindi con altre persone, accetto.
Il locale è sempre lo stesso, solo che ora è stato ripulito da tutte le
cianfrusaglie per lasciare posto a molte più persone. Arriviamo un
po’ in ritardo, ma ci fanno entrare ugualmente, quindi ci invitano
a levarci le scarpe a fare silenzio e a sederci per terra, noi
ubbidiamo.
Questa volta l’austero Edward indossa invece del classico vestito
da studente modello, una specie di saio, bianco e candido, con
alla sua destra e alla sinistra due ragazze in una tunica dello stesso
colore che reggono ciascuna una candela. L’atmosfera si fa
mistica, poi altri due aiutanti cominciano a aspergere incenso
tutt’attorno a noi, io seguo attentamente ogni minima mossa per
non lasciarmi sfuggire nulla di anormale. Dopo di che l’uomo col
saio bianco prende la parola. In pratica ora ripete cose che giá
sapevo, ma è il condimento che cambia, l’uomo si dilunga sul
credo del gruppo, sugli errori della chiesa e sulla felicitá cui tutti
dobbiamo anelare, poi per rendere più incisiva la sua predica, sale
sul tavolo apre una capace borsa, ne tira fuori delle banconote e
comincia a distribuirle a tutti per mezzo dei suoi aiutanti.
“questo è quello che vogliamo, e questo è quello che avremo!”
Sbraita.
Se è in quel modo che attira dei nuovi adepti, fra poco avrá il
mondo ai suoi piedi, penso ma sará ridotto presto sul lastrico.
La quarta volta che partecipo ad una seduta del “circolo”, è
ancora una riunione di gruppo. Dopo la solita zuppa iniziale ben
condita, il mistico Edward invece della borsa piena di soldi
prende un libro e comincia a leggerlo ad alta voce. “È la nostra
bibbia”- mi precisa Silvia. Una bibbia ben strana deduco io, che
tra le altre cose enuncia ed elenca i nove peccati satanici.
Si comincia la lettura:- La stupidità è il primo nella lista dei peccati
satanici. È il peccato capitale. E' troppo brutto che la stupidità
non sia dolorosa. L'ignoranza è una cosa, ma la nostra società
prospera crescentemente sulla stupidità. Dipende dalle persone
andare dietro ad ogni cosa che gli è detta. La media promuove
una stupidità istruita come una postura che sia non solo
accettabile ma lodevole. Noi dobbiamo imparare a vedere
attraverso i trucchi e non possiamo permetterci di essere stupidi.
2. la Pretenziosità, un atteggiamento vuoto può irritare
moltissimo e non è che l'applicazione delle regole della Bassa
Magia. Va di pari passo con la stupidità ed è quello che fa
circolare i soldi in questi giorni. Tutti sono dei fenomeni, anche se
solo da baraccone. 3. Solipsismo, che può essere molto dannoso
per Noi. Il proiettare le nostre reazioni, risposte e sensibilità su
qualcuno che probabilmente è molto meno sintonizzato di voi. E'
l'errore di aspettarsi che la gente vi dia la stessa considerazione,
cortesia e rispetto che voi naturalmente date loro. Invece, Noi
dobbiamo sforzarsi di applicare il detto di “Trattare gli altri come
gli altri trattano voi.” E' laborioso per molti di noi e richiede
costante vigilanza per non cadere nella confortevole illusione che
tutti siano come voi. Come è stato detto, certe utopie sarebbero
ideali in una nazione di filosofi, ma sfortunatamente (o forse
fortunatamente, da un machiavellico punto di vista) Noi siamo
lontani da questa situazione. 4. Autoinganno, è nelle “Nove
Affermazioni Sataniche, ma merita di essere qui ripetuto. Un altro
peccato cardinale. Non dobbiamo rendere omaggio a nessuna
delle vacche sacre che ci sono presentate, inclusi i ruoli che ci si
aspetta siano giocati da noi stessi. L'unica occasione in cui
l'autoinganno deve essere accettato è, quando è vacuo, e stando
comunque attenti. Ma allora, non è più autoinganno! 5.
Conformità al Gregge, questo è ovvio nel Nostro atteggiamento.
Va bene conformarsi ai desideri di una persona, se alla fine
questo vi può procurare del bene personale. Ma solo gli sciocchi
vanno dietro al gregge, lasciando che un'entità impersonale detti
loro la legge. La chiave è scegliere un maestro con saggezza
invece di diventare schiavi dei capricci dei molti. 6. Mancanza di
Prospettiva, questo può portare a molta sofferenza. Non dovete
mai perdere di vista chi e cosa siete, e quale minaccia potete
essere, per la vostra stessa esistenza. Noi facciamo la storia ora,
ogni giorno. Tenere sempre in mente il più ampio quadro storico
e sociale. Questa è una chiave importante per entrambe la Bassa e
l'Alta Magia. Vedere gli schemi e mettere insieme le cose come
desiderate che i vadano. Non essere sviati dalle costrizioni del
gregge, sapere che voi state lavorando a un livello completamente
differente dal resto del mondo. 7. Dimenticare le Passate
Ortodossie, essere consapevoli che questo è uno dei modi per
lavare il cervello alla gente accettando qualcosa di nuovo e
diverso, quando in realtà è qualcosa che viene ora presentato in
una nuova confezione. Ci si aspetta che noi andiamo in estasi per
il genio del creatore e dimentichiamo l'originale. Questo crea una
società disponibile. 8. Orgoglio controproducente, la seconda
parola è importante. L'orgoglio va bene fino al punto in cui
cominciate a togliere il bambino dall'acqua del bagno. La regola
del Satanismo è questa: Funziona, e se vi siete messi in un angolo
e l'unico modo di uscirne è dire, mi dispiace, ho fatto un errore,
desideravo che noi arrivassimo a un compromesso in qualche
modo, allora fatelo. 9. Mancanza di Estetica, questa è
l'applicazione fisica del fattore di bilancio. L'estetica è importante
nella Bassa Magia e deve essere coltivata. E' ovvio che la maggior
parte delle volte nessuno può raccogliere soldi dai classici
standard di bellezza e fa sì che essi vengono scoraggiati in una
società consumistica, ma un occhio alla bellezza, all'armonia, è un
essenziale strumento satanico e deve essere applicato per una più
grande efficacia magica. Non è quello che è ritenuto piacente, è
quello che è. L'estetica è un fatto personale, riflette la propria
natura, ma ci sono delle configurazioni universalmente
considerate piacevoli e armoniose che non dovrebbero essere
negate.
Prendo minuziosamente nota anche di tutto questo lungo
discorso, anche se a dire il vero non ho capito che il 50% di
quello che è stato detto. Ma il mio pensiero più grande ora è che
forse il libro in possesso del gruppo possa in qualche modo avere
a che fare con “il mio libro”, devo quindi assolutamente saperne
di più. L’occasione arriva, quando mi si presenta l’opportunità di
entrare come adepta nel gruppo.
“Ora se vuoi proseguire negli apprendimenti e se realmente vuoi
trovare la felictá, e la pace interiore, devi aderire al nostro gruppo
attivamente diventandone membro”, mi dice Silvia “essere
nominati membri è sopratutto un onore, che tuttavia dovrá essere
poi debitamente ricompensato. Aderisci al gruppo e sarai
finalmente libera e finalmente felice” mi esorta.
Dovrei pensarci, ma, l’idea che forse il “mio” famoso libro possa
essere così vicino, cancella ogni dubbio dalla mia mente e anche
se un po’ frettolosamente accetto.
Bene mi dice la mia amica né parlerò agli interessati e se
accoglieranno la tua richiesta, vedremo il da farsi.
Non passano che due giorni e la mia richiesta è accettata.
“ Ora ti devi preparare”, mi spiega Silvia:-“ tra una settimana ci
sará la tua cerimonia d’iniziazione, ecco cosa devi fare, ma mi
raccomando è un segreto, non fare parola con nessuno.
La prima cosa che devi fare è il digiuno, nella settimana che ti
separa dal grande evento, ti devi astenere dal cibo, ma non
completamente evita carne, pesce, formaggi, non bere alcoliche
né bibite gasate, questo ti serve per purificarti l’anima dal ristagno
di elementi provenienti da confessioni aliene e il corpo dalle
scorie negative di una felicitá repressa. Solo bere acqua pura ti è
concesso; poi non devi né incontrare né rivolgere la parola a
nessuno, nemmeno ai i tuoi parenti, perché le loro parole non
abbiano a distoglierti dall’alto onore che stai per ricevere e cioè la
conoscenza, e il tuo silenzio ti servirá a farti riflettere meglio sul
passo che stai per compiere. Come vedi non sono restrizioni
troppo dure. Quando trascorsi quei giorni e sarai finalmente
purificata dagli elementi negativi, sarai condotta per “la cerimonia
d’iniziazione”.
“Ok ci vediamo tra sette giorni” le dico.
Ma no ci penso minimamente a digiunare, mi convinco e per
cosa poi e né mi viene in mente di non parlare con nessuno,
diventerei pazza, quindi un paio di bugie in più o in meno e sono
a posto con la mia coscienza.
Passata la fatidica settimana, ci ritroviamo nello stesso posto di
sempre, ma questa volta a me fanno entrare da una porta
posteriore che da in un locale piccolo e alquanto angusto, mentre
la mia amica entra dalla porta principale ma con una specie di
cerimoniale, quindi aperta la porta si piazza dinnanzi all’ingresso
:–“ eccomi a voi supremi fratelli, sono venuta a chiedere di
accogliere nel seno di questa illuminata congregazione una nuova
sorella”.
Dall’altra parte una voce le risponde:–“l’hai portata con te?
Quindi te ne assumi tutte le responsabilitá del caso. Sì noi
accogliamo la nuova sorella che entri dunque!”-
A me nel frattempo, invece dicono di indossare una specie di
saio, un indumento di colore bianco e viola che mi arriva fino ai
piedi sembra ricavatola una tela di un sacco, indugio un po’, ma
alla fine lo indosso.
Bussano mi dicono che devo sbrigarmi.
Entro, il locale è buio, solo una fioca luce illumina, nel mezzo alla
stanza un grande pentacolo dipinto con vernice rossa; mi dicono
quindi di mettermi nel mezzo nel, mentre un’altra luce stavolta
più intensa, mi si illumina da capo a piedi
Mi fanno poi sedere sopra una specie di seggio in legno grezzo e
mi danno da leggere dei fogli, ma vi sono scritte cose talmente
insulse e prive di significato ed incomprensibili che a malapena
riesco a decifrare. Quello che so è che mi suona come un
giuramento di obbedienza, leggo, ma in silenzio non giuro.
Seguono poi dei cori, si accendono delle candele, si enunciano
delle formule e degli incantesimi, si esorcizzano gli spiriti, alcune
ragazze presenti sulla scena s’apprestano ad una danza, facendo
circolo attorno a me, poi una di loro mi dona un libro che a
giudicare dalla forma e dal peso dovrebbe essere la loro bibbia,
poi un’altra ragazza mi porge una candela rossa, e mi dice di
tenerla nella mano destra, mentre da grossi altoparlanti posti
chissá dove una musica che riconosco irrompe violenta nel locale,
non ti spaventare mi rassicura Silvia che nel frattempo si è
sistemata vicino a me, sono le canzoni del “messia nero” fanno
parte del rito.
Poco dopo un uomo che riconosco nell’austero Edward si
avvicina anche se vestito con una tunica dai colori dell’arcobaleno
ed è incappucciato. Mi porge uno strano coltello, senza punta e
col manico intagliato, dove posso scorgere orrende figure di
demoni: -“O esseri immortali, O spiriti delle stelle, O principe
supremo che comandi i meccanismi dell’universo vi imploro,
accogli questa nuova sorella nel tuo grembo, rendila partecipe
dell’eterna felicitá, della vera conoscenza, di se stessa, rendila
uguale a noi uguale a te!”, invoca come preso da raptus.
Poi finite le invocazioni prende il coltello con la mano sinistra e
fingendomi di colpirmi enuncia:–“ ecco io ho ucciso la tua
vecchia e vuota esistenza, ora ti ordino rinasci a nuova vita!”, poi
mi prende per mano e mi porta poco distante dove un recipiente
con dentro dell’acqua sembra aspettarmi.
“ Ecco la fonte della vera vita e della vera conoscenza, immergiti
dunque e rinasci”, mi viene esortato.
Ho fatto trenta farò trentuno mi dico, ma nello stesso istante mi
viene da pensare, ma guarda questi disprezzano Dio, la chiesa e i
sacramenti, e poi li copiano spudoratamente in tutto e per tutto
nei loro riti.
M’immergo tutta, e dopo pochi attimi riemergo accolta da un
sonoro applauso, evviva sono rinata ☺. Poi finita la cerimonia
tutti a mangiare una pizza, (e non misi dica che anche questo non
ricopia il sacramento dell’eucaristia).
Fuori il mio cuore ha come un sussulto, ritrovo seduto su un
muretto una vecchia conoscenza, Ramon, è appena poco fuori i
cancelli della scuola, dovrei scoppiare dalla felicitá per averlo
rivisto dopo tanto tempo ed invece lo investo con un: -“Ma dove
ti sei cacciato per tutto questo tempo?”, lui invece
sconcertandomi, mi risponde così:–“Ho visto giovani adolescenti
invocare le forze del male e ragazzine che invece di giocare con le
bambole, dilettarsi con la magia e evocare le anime dei defunti.
Ho visto questa generazione autodistruggersi e autoannientarsi
per questo, e ho visto il tutto diventare nulla. Ho visto Lucifero
sedersi sul seggio di Pietro e fare proseliti e i proseliti farsi schiavi
e gli schiavi onorare i demoni e i demoni infondersi come virus
letali nel sangue dei nostri piccoli fratelli, dei nostri figli, delle
nostre sorelle, delle nostre madri e dei nostri padri.
Ho visto il santo nome di Dio cancellato dai loro cuori, ho visto
nascere l’Apocalisse!
Ho visto quello che mai avrei voluto vedere.
Ho visto l’innocenza sparire dagli occhi dei nostri bambini, ho
visto lo Stige tracimare e gonfiarsi e il Tartatro trasformarsi in
sangue e ho visto aprirsi al fine le porte degli inferi per inghiottire
il genere umano.
Ma questo è un inganno, e non solo un gioco, quante cose devi
ancora imparare bimba mia!”, dopo di che vedendo il mio
disinteresse per lui e per il suo avvertimento, se ne va
malinconico.
(Dovrò scoprirlo poi sulla mia pelle il significato di quel
messaggio).
Con il gruppo abbiamo continuato a vederci sempre, come
minimo per due volte alla settimana, e con il bene placido dei
cugini, che non sospettavano nulla, loro beati credevano in sane
passeggiate con amiche a allegre chiacchierate.
Dopo le prime piacevoli riunioni, ecco un primo compito: il
proselitismo.
Dovevamo se volevamo progredire, nel senso che da semplici
adepte ascoltatrici volevamo diventare collaboratrici attive,
vedendoci così alzare il nostro livello G, contattare persone.
Devo spiegare prima di tutto, cosa sia il livello G (gradimento)e
poi alcune cosette che è bene sapere.
“La Confraternita di Amos” questo è innanzi tutto il nome del
gruppo, un circolo come detto prima, e per dirla come “loro”per
l’autocoscienza e la conoscenza universale.
L’autocoscienza è la consapevolezza che ognuno di noi
appartiene a prima di tutto a se stesso e quindi artefice del
proprio destino. La conoscenza universale è la ricerca della vera
veritá, che si raggiunge solo con il rifiuto della religione e della sua
falsa morale.
La conoscenza e la veritá si conseguono quindi con un tirocinio
di studio e lavoro; lo studio è conseguito attraverso a delle
pratiche per lo più di magia cerimoniale, e il lavoro...e qui viene il
bello.
Dicevo il lavoro, lavoro e progresso personale, sono due cose
inscindibili, di cui uno necessita dell’altro quindi il progresso si
raggiunge solo con duro lavoro.
Lavoro e classi: ogni classe ha un suo lavoro che gli compete, ma
procediamo con ordine, le classi e le loro mansioni. In primo
luogo vengono gli ascoltatori, i quali non hanno per nessuna
mansione particolare se non quella di ascoltare e comprendere, ed
in pratica sono la classe più bassa, quella di partenza, poi vi sono i
membri attivi, e cioè la seconda classe, questi possono assistere a
alcuni riti o pratiche magiche, senza però prendervene
attivamente parte, ed il loro compito è quello di fare proseliti.
Quindi andare nelle scuole, nei circoli, nelle palestre, in ogni
posto frequentato da persone, attaccare bottone con semplici
scuse, ed interessarle alle attivitá del gruppo per poi finalmente
riuscire ad invitarle ad una riunione. Vi sono qui alcuni espedienti
che fanno sì che si riesca a contattare molte persone e cioè fare
proseliti, ad esempio le ragazze fermano i ragazzi, e viceversa, le
persone giovani la gente anziana, i gruppi misti per le famiglie e
così via. Ecco io e la mia amica Silvia stiamo facendo proprio
questo...proselitismo, ovviamente più presone riusciamo a portare
alle riunioni, più punti G accumuliamo e più accorciamo il nostro
tirocinio. Noi due facciamo del nostro meglio, abbiamo anche
studiato anche alcune tattiche di avvicinamento e contatto, ma
con scarsi risultati .
Grazie ai nostri scarsi risultati, un brutto giorno l’addetto al
reclutamento ci chiama per lamentarsi del nostro rendimento.
Inutile trovare scuse, siamo sotto il livello medio, siamo in rosso e
dobbiamo recuperare, se non vogliamo essere cacciate dal
“gruppo”.
“Se continuate di questo passo” ci avvisano, “sarete presto radiate
con ignominia dal gruppo. Ma se volete un consiglio, da amico un
metodo esiste per attrarre persone”. Incuriosite ascoltiamo il
suggerimento: –“Azoiche siete ragazze carine è stato richiesto di
attirare i maschi, e non importa di che etá. Allora per prima cosa
dovete scambiarvi guardaroba, così come siete vestite ora
nessuno vi darebbe ascolto, quindi indossate con minigonne,
magliettine aderenti, acconciatevi i capelli e se neanche in questo
modo ci riuscite, attirate i potenziali adepti, con promesse di un
appuntamento o di un incontro occasionale, promettete solo, non
c’è poi assolutamente bisogno poi di mantenere certe promesse”.
Silvia ed io ci guardiamo negli occhi, senza fiatare.
Il giorno dopo la mia amica si presenta al nostro consueto
appuntamento agghindata come una prostituta, e si avvia al suo
lavoro, io invece me ne ritorno a casa a meditare, proprio non me
la sento di continuare, non in questo modo almeno.
Probabilmente penso, mi radieranno dal gruppo, ma questo in
fin dei conti non mi dispiace, anzi tutt’altro, quello di cui sono
preoccupata è di quello che potrá capitare alla mia amica e a tutte
quelle come lei.
Così quasi tormentata dai rimorsi, decido di seguire la mia amica
ovviamente di nascosto. Così senza farmi notare la seguo, mentre
entra in un luogo pubblico. Subito una folla di maschi l’accerchia,
e la povera Silvia che vorrebbe parlare solo delle attivitá del
gruppo, invece si deve difendere da palpate, carezze lascive e
proposte indecenti, alla fine però nonostante tutto riesce a
accalappiarne il 90%.
“Brava, bel risultato, ma ne valeva la pena?” le domando alla fine
balzando fuori del mio nascondiglio. Lei mi risponde
affermativamente, e mi dice che il passare di grado a qualsiasi
costo e in qualsiasi modo, vuol dire non solo trovare grazia
presso i potenti, ma anche acquisire esperienza.
Strano modo di acquisire esperienza e di fare carriera penso, che
sia forse questo è l’unico per arrivare alla svelta.
Poi decidiamo di tornare al circolo, per mostrare al capo i risultati
ottenuti, avremmo comunque fatto a metá dei meriti qualora ve
ne fossero stati, perché in fondo anche lei non voleva che
fossimo cacciate, e sopratutto perché io ero sotto la sua
responsabilitá.
A dire il vero non mi piace fare lavorare gli altri al mio posto per
poi prendermi gli elogi, ma il tipo di lavoro che avrei dovuto
svolgere l’ho lasciato con piacere alla mia amica Silvia, che
sembrava invece di gradirlo. Morale della favola lavoriamo in
simbiosi, lei “adesca” e io prendo i contatti.
È un giorno come tanti altri, libero da impegni con il gruppo,
(che a dire il vero si fanno sempre più pesanti) , io sono in
giardino seduta sul dondolo che fisso il vuoto pensando alla mia
terra sempre più martoriata da una guerra che nessuno vuole
fermare e a tutte quelle guerre dimenticate col tempo, e a babbo
ed Helga...e...
Qualcuno mi chiama al di là della strada, la voce è
riconoscibilissima, scendo dal dondolo e mi precipito, Ramon mi
sta chiamando, il suo sorriso subito mi rassicura, lo faccio entrare
in casa.
Fortunatamente i cugini sono impegnati nel loro sport
pomeridiano preferito: il sonnellino e allora ci accomodiamo fuori
tutti e due sul dondolo.
Mi chiede se vi sono novitá, e allora io non potendo tacere, gli
parlo della congregazione e di quello che succede, nelle riunioni e
fuori di esse. Con lui sono prodiga di particolari, voglio che
sappia tutto. Il suo sguardo dapprima sereno ora si fa tetro e
pensieroso, poi mi dice che sia io che la mia amica siamo in serio
pericolo. Gli chiedo il perché, e la sua risposta è più che
convincente:–“Innanzi tutto, mi spiega, da come me ne hai
parlato, quella non è una congregazione ma bensì una setta
perché vedi mia cara solo le sette fanno adepti, le altre
associazioni invece hanno dei soci. Le sette hanno carattere
pseudo religioso, le associazioni carattere umanitario, questo è un
preambolo doveroso giá per qualificare e separare le due cose. Le
sette con la scusa di impartire pratiche segrete, che donano a chi
le riceve particolari facoltá e o soltanto di rivelare una veritá che
solo loro possiedono, costringono i loro adepti a compiere
volenti o nolenti certi tipi di mansioni. Il primo è quello che tu e
la tua amica diligentemente svolgete adesso e cioè fare proseliti,
che prenderanno parte in un secondo momento alla attivitá del
gruppo, sino a diventarne parte integrante, come voi. Ma non
crediate chi tutto finisca qui, con il vostro progresso si
intensificheranno anche i vostri compiti, forse sarete trasferite in
un altro posto magari lontano, con la scusa di insegnarvi pratiche
segrete atte ad approfondire le vostre conoscenze. E invece vi
troverete a sgobbare in campi di lavoro, senza un adeguato
approvvigionamento, ma solo col vago sogno di apprendere un
giorno la vera conoscenza, o peggio finirete essere sfruttate come
adescatrici di nuove vittime, la tua amica ne è un inconsapevole
esempio già adesso.
Ma non è tutto, la setta di cui mi hai parlato cita esplicitamente
Satana, egli non è solo un nome egli esiste veramente, quindi
aspettati il peggio. In suo nome si compiono i più gravi misfatti
contro Dio e gli uomini, dove compare lui, non c’è nessuna veritá
se non quella della menzogna, la Bibbia né da espliciti esempi!”
Dopo questa spiegazione mi verrebbe voglia di lasciare tutto e
scappare via, ma il pensiero di Silvia e di altre vittime ignare come
lei mi fa lungamente riflettere. “So a cosa pensi” mi precede
Ramon e poi aggiunge:-“vediamo cosa possiamo fare per salvare
il salvabile”.
Nel frattempo Silvia giunge con una buona nuova, il leader del
gruppo soddisfatto dei risultati da noi ottenuti ci vuole gratificare
con una specie di vacanza premio. Si tratterebbe in pratica di un
tirocinio della durata di un paio di giorni nella pece e silenzio di
una localitá in campagna, dove potremmo apprendere i rudimenti
della vera conoscenza, che fortuna ☺
Ramon ed io ci scambiano uno sguardo d’intesa.
Poi in separata sede e con l’approvazione di Ramon si decide che
saremmo andate. Ma bisognava trovare una scusa con i cugini.
La scusa fu presto trovata, a pochi chilometri dalla nostra
abitazione ed in aperta campagna abitano dei cugini dai Silvia, due
giorni da loro sarebbero stati sufficienti a ritemprarci il corpo e lo
spirito.
A volta mi chiedo perché io debba sempre rendere conto di
quello che faccio a tutti, se sono a casa a Helga, se sono qui ai
cugini o a Ramon, ma perché non ho dei parenti progressisti
come i genitori di Silvia, loro non le chiedono mai niente e lei
gode di una grande libertá, va e viene senza restrizioni di orari e
di amicizie, fa e disfa senza dover rendere conto a nessuno, ma
forse neanche a se stessa, e allora è dunque questa la vera libertá?
E mi viene in mente una cosa, i membri del gruppo ripetono
spesso, è una citazione del loro Aleister Crowley :–“ finché non
fai del male a nessuno fai quello che vuoi!”.
Giunge così anche il grande giorno della partenza, saliamo sul
pullman che ci porta dritti vicino Cheddar una localitá al confine
col Galles.
Scese dal pullman ci accolgono premurosamente due consorelle
che sollecite ci fanno salire su un’autovettura, per evitare sguardi
curiosi, ci assicurano. Ma ben presto ci accorgiamo che il posto
dove siamo dirette non solo è da tutt’altra parte me anche ben più
lontano da quello da dove dovevamo andare.
Cerchiamo allora di avere delle spiegazioni: -“è per la vostra
incolumitá” è la loro lapidaria risposta, dopo di che le nostre
accompagnatrici si cuciono le labbra.
Ramon aveva ragione ancora una volta, è la mia magra
consolazione ed ora sono convinta di essere caduta in una
trappola, e che d’ora in poi devo agire con circospezione e tentare
di scappare appena mi capita l’occasione. Ma mentre penso ad
una possibilitá di fuga, la mia amica Silvia invece non pare
preoccuparsi molto della strana situazione in cui ci troviamo, anzi
sembra invece gradire la premura con cui veniamo trattate.
Arriviamo quindi in un posto isolato, in aperta campagna e
all’apparenza deserto, v’è solo una cascina male in arnese che pare
ci dia il benvenuto; quindi scendiamo dall’automobile e veniamo
introdotte in un locale separato dal resto della magione, qui ci
dicono di attendere che presto avremmo avuto un colloquio.
Non passa molto tempo che una alla volta veniamo portate in
un’altra stanzetta: una sedia e un tavolo è lo scarno arredamento,
ma sul tavolo noto un aggeggio che somiglia tanto a quelli che si
usano per l’elettroshock, mi prende il panico.
Sono rassicurata immediatamente, la macchina serve per misurare
certe onde celebrali, per consentire poi con l’ausilio di esperti le
pratiche più adatte da adottare per il mio insegnamento.
La prima parte è una sorta d’interrogatorio, un terzo grado sulla
mia famiglia, sulla mia vita, su me stessa, i miei sogni, i miei
desideri, anche quelli più intimi:-“Se vuoi progredire”- mi fanno
sapere –“... sulla strada della conoscenza e se vuoi essere
veramente libera, d’ora in avanti per il tuo bene, non dovrai avere
rapporti di nessun genere con nessuno all’infuori di qui, e né
tanto meno con i tuoi parenti che potrebbero distoglierti dai tuoi
compiti e dalla concentrazione necessaria che solo qui puoi
trovare. Ma stai tranquilla, qui sei a casa tua, anzi questa è la tua
nuova casa, la gente qui sono i tuoi nuovi fratelli e noi siamo la
tua nuova famiglia, e ora vai devi preparati per il grande evento,
hai solo bisogno di tempo e concentrazione, pace e solitudine per
arrivare preparata a quel momento”.
Appena finito di enunciarmi queste regole, due gentili ragazze con
premura mi accompagnano in quella che sará la mia cella, durante
il tragitto non smettono di rassicurarmi, di farmi i complimenti, di
essere gentili e carine con me, e davvero mi fanno sentire amata e
desiderata.
Ma il mio pensiero vola ai miei cugini, che ignari di tutto mi
credono al sicuro in casa dei parenti di Silvia, cosa succederá,
quando dopo due giorni non mi vedranno tornare indietro?
E la mia amica Silvia che ne è di lei?
Questi sono problemi che non posso risolvere adesso, ora quello
che devo fare è mantenermi viva.
Il giorno seguente, sono svegliata di buon’ora; all’alba si rende
meglio mi dicono, quindi mi portano in fretta in un locale appena
poco distante dalle “nostre”celle, e un po’ mi sento risollevata,
perchè quando arrivo vedo che anche la mia amica Silvia è lì e a
quanto pare sembra godere buona salute, e anche se abbiamo il
divieto assoluto di parlare i nostri sguardi non restano muti. Oggi
il nostro compito è quello di rilegare dei ciclostilati, ognuna di
noi, (siamo solo ragazze in questo locale), ne ha una pila enorme
dinnanzi. Il compito assegnatoci, con l’andare del tempo si rivela
più duro e faticoso del previsto, dieci ore di lavoro filato senza
quasi neanche una pausa per andare in bagno. Poi alla quattro di
pomeriggio veniamo portare direttamente al solito colloquio, il
che naturalmente senza pausa pranzo. Un buon periodo di
digiuno vi eliminerá dal fisico le scorie aliene e le cattive abitudini
alimentari, ci avevano detto.
Poi il consueto colloquio, che altro non è che una serie di
domande dirette, atte ad avere quante più informazioni possibili
sulla persona interrogata. Si comincia da cose semplici, la famiglia,
gli amici, i gusti personali, le aspirazioni.
Poi le domande si fanno sempre più particolari ed impertinenti,
tipo. Il rapporto che c’è tra madre e padre, tra i fratelli, col
fidanzato se l’hai, e se non l’hai cercano di capirne il perché e il
percome. Ti trivellano nella mente sino a succhiarne i tuoi segreti
più reconditi ed intimi. Poi cercano di spiegarti la ragione dei tuoi
fallimenti (perché la tua vita è stata almeno sino al momento che
non sei entrata a fare parte del gruppo) e perché scoprono che nel
100% dei casi la ragione del tuo fallimento, sei proprio tu. Allora
ti preparano la cura che ti ci vuole per diventare una vincente,
anzi l’hanno giá bella e pronta, e ti stà aspettando.
A me hanno riscontrato che la causa dei miei fallimenti, sono i
rapporti burrascosi la mia matrigna Helga, e addirittura si sono
permessi d’insinuare che la malattia di mio padre sia da attribuire
unicamente alla mia nascita, e anche la morte della mia vera
madre, sia solo colpa mia.
In pratica a sentir loro tutti mi odiano e vogliono solo farmi del
male, quindi il solo mio rifugio dal mondo che mi vuole male è la
benemerita “confraternita di Amos”, e che solo lì potrò ritrovare
il mio vero essere, assimilare la vera conoscenza, essere amata e
rispettata per quello che sono e che veramente valgo e per poi
avere poi la mia vendetta sul mondo.
Grande! Peccato che io non creda ad una sola parola di questa
specie di lavaggio del cervello, a differenza della mia amica Silvia,
che se prima ostentava sicurezza più di me, ed appariva anche
sprezzante in certi suoi atteggiamenti, adesso invece mi appare
come stanca, svuotata e priva di vitalitá, a differenza di me cui le
parole digli “educatori” non hanno sortito effetto alcuno.
Passano i giorni e mi chiedo come saranno in pena per me i miei
cugini, è parecchio tempo che non hanno più mie notizie, chissá
cosa avranno pensato possa essermi successo, probabilmente
spero abbiano chiamato la polizia per avviare delle ricerche, sono
disperata.
Ma le mie lacrime non passano inosservate agli “educatori” che
naturalmente me ne chiedono il motivo, e venuti a sapere che la
causa della mia tristezza non è da attribuire al modo in cui sono
trattata, ma al pensiero dei miei parenti in ansia, per tutta risposta
mi dicono che nessuno stava in ansia per me e che non dovevo
pensare a cose che mi potessero distrarre dai miei compiti, e che
per questo fallo mi attendeva una punizione, avrei passato le notti
seguenti a dormire nuda sul pavimento.
Ho perso il conto dei giorni, il lavoro è massacrante, estenuante
sempre lo stesso, alienante, non si parla mai con nessuno, ci
restano solo i dialoghi quotidiani con gli “educatori”, si mangia
poco e male e a volte non si mangia proprio, si dorme col
contagocce, i nostri ritmi sono sconvolti, stiamo diventando degli
automi, facciamo solo quello che ci ordinano di fare, come
memorizzare miriadi di regole, di istruzioni, di divieti, per non
incorrere alle mille punizioni, fisiche e psichiche, che sembrano
inventare ogni giorno delle nuove. Ma la stanchezza è tanta che è
impossibile non commettere errori o dimenticarsi anche la più
piccola e insignificante regoletta. Ed ecco che scatta prontamente
la punizione: o una doccia gelata, o dormire in giardino, o stare in
piedi senza sedersi per due o tre giorni di seguito, per non parlare
di vere e proprie punizioni corporali, come la fustigazione per
esempio, tutto questo sempre sperando ad un avanzamento del
nostro famoso livello “G”.
Poi un bel giorno ci dicono che il nostro grande momento è
finalmente giunto, saremmo passate al terzo livello.
Il terzo livello, comprende insegnamenti del tipo conosci i poteri
della tua mente esercitali e amplificali e preparati per l’antro della
veritá.
Ma prima di ciò, avremmo dovuto passare del tempo in
meditazione a studiare. Quindi ci affibbiano un volumetto
elegantemente rilegato dal titolo eloquente; “l’antivangelo del
messia nero”, studiatelo e imparatene le pratiche occorrenti per il
mistero che andrete a scoprire, ci ordinano.
Vorrei saperne qualcosa di più sul messia nero e sul libro, e così
affidandomi alla mie arti di seduzione (fino ad ora inconsapevoli e
che grazie alla sollecita confraternita ora ero finalmente conscia)
invento di sana pianta la scusa che una profonda conoscenza
dell’uomo e dei suoi scritti(in questo caso del messia),
favoriscono un’inclinazione atta ad apprendere con scrupolo ogni
dettame rivolto alla riuscita del compito richiesto. (Un bel
discorso non c’è che dire, dopo giorni che mi parlano in questo
modo mi è diventato inevitabile esprimermi diversamente ☺ ),
comunque sia le mie argomentazioni e le mie “armi”, devono
essere piaciute all’educatore di turno, che si è dimostrato prodigo
di spiegazioni, e non solo di quelle.
Mi spiega, poi il sedicente educatore:-“ Il nostro supremo
maestro, colui che abbiamo l’onore di venerare, colui che
abbiamo l’onore di servire e che chiamiamo impropriamente il
“messia nero” è l’essere che nell’Apocalisse è identificato col
nome dell’Anticristo. Lui è la bestia 666, colui che ha da venire
per sovvertire le leggi del mondo, è lui l’angelo che si ribellò a
Dio e che nella sua caduta verso gli inferi ci ha rivelato la sola
unica veritá, noi indegni suoi schiavi per millenni accecati da
un’ottusa morale e da un ottuso dio, ora grazie a lui e solo a lui i
nostri occhi saranno riaperti alla conoscenza”.
Ancora una volta sento ripetere la frase “nella sua caduta verso
gli inferi ci ha rivelato la sola veritá”, quindi che sia qui il secondo
capitolo del “mio” libro? Penso. Bhe non c’è che un modo per
scoprirlo.
Nei due gironi che seguono il grande evento, ho l’occasione di
leggere il volumetto donatomi. Che a dire il vero, anche se
immersa nella meditazione più profonda e nella più assoluta
solitudine e anche centrandomi all’inverosimile, non sono riuscita
a capirci nulla.
Il libretto è tipo i breviari che si usano in chiesa, è zeppo di
formule, formulette, incipit, descrizioni, preparazioni, simboli
esoterici e citazioni, che mi fanno capire che questo non è il libro
cui vado cercando.
Passano i fatidici due giorni e mi fanno uscire , per il grande
evento, Wow:-“il Gran Maestro vi attende...!” mi enuncia con
gran pompa un educatore. Sulla strada che conduce al posto dove
presumo si svolgano i “loro” riti, incontro una mia cara e vecchia
conoscenza, la mia amica Silvia, come me accomunata nello
stesso destino. La scorgo avvicinarsi e allora le rivolgo lo sguardo,
ma il suo è rivolto verso il basso come a non volere guardare, è
magra, pallida, a malapena si regge in piedi, vorrei chiederle cosa
le sia successo, ma un’occhiataccia di un educatore mi fa desistere
dal mio intento.
Giungiamo a destinazione, quindi veniamo introdotte in uno
sgabuzzino, dopo di che veniamo lasciate da sole dicendoci di
attendere, in silenzio ovviamente. Io allora sottovoce cerco di
sapere dalla mia sventurata compagna, cosa le abbiano fatto per
ridurla in quello stato pietoso. Lei allora lievemente alza lo
sguardo da terra, ed allora anche se per un solo momento i nostri
sguardi si incrociano. Noto allora i suoi grandi occhi neri infossati
come se non avesse dormito per giorni o peggio come se fosse
uscita dall’oltre tomba, ma non c’è tempo di indagare
ulteriormente, perché una voce imperiosa ci intima: -“Avanti! ora
spogliatevi completamente e indossate questi indumenti, e fate
alla svelta, al gran maestro non piace aspettare”, e detto fatto ci
danno una specie di saio. In silenzio ubbidiamo, l’indumento è
troppo corto e anche troppo trasparente, si vede tutto, e io sto
letteralmente scomparendo dalla vergogna, ma la mia sventurata
collega sembra neanche farci caso e allora con un’enorme sforzo
la imito, poi entriamo.
Una stanza enorme ci accoglie, camminiamo in fila indiana, è
buio, non vi vede praticamente nulla, e noi procediamo alla cieca,
ad un tratto ci ordinano di fermarci, noi ubbidiamo.
Una forte luce si accende all’improvviso, un bagliore che quasi ci
acceca, siamo illuminate da un’enorme fascio di luce e ci troviamo
né bel mezzo ad una stanza, e tutt’attorno posso scorgere le
siluettes di gente come incappucciata, che si mette a sedere in
circolo attorno a noi, e che cominciano a intonare una litania, e
poco distante un altare di marmo nero, attende qualcosa o meglio
qualcuno.
Finita la quella nenia, colui che sembra essere il sommo sacerdote,
attacca una serie di invocazioni in una lingua incomprensibile, gli
altri sembrano rispondergli in coro, d’istinto lancio uno sguardo
alla mia amica, che dal canto suo non si muove d’una virgola,
sempre con lo sguardo fisso a terra, sembrerebbe che neanche
respiri, invece io me la sto facendo sotto dalla paura.
Si fermano i canti e subentra allora l’orrenda musica del “messia
nero”, che canta: –“Nella vergine il sangue del gallo nero, bevi
dalla sua innocente coppa il nettare dell’estasi, strappale il cuore
ho vergine innocente!”, la strofa si ripete con ossessione,
all’infinito, e anche le persone che sono sedute in circolo attorno
a noi, cominciano dapprima a muoversi seguendo l’orrendo
ritmo, poi si alzano e i loro movimenti si fanno sempre più
frenetici e isterici, tutti pomiciano a fremere e alcuni danno in
escandescenza. La musica d’altro canto non accenna a diminuire,
anzi tutt’altro si fa sempre più assordante sino a fare uscire il
sangue dalle orecchie.
Ad un certo punto il gran sacerdote, si alza imponente su tutti ed
estrae da un sacchetto rosso, un gallo nero vivo e comincia a
recitare delle formule, mentre tutt’introno si scatena il finimondo,
chi stava danzando ora si avvicina pericolosamente a noi e
cominciano a ghermirci, a dileggiarci, a insultarci, a toccarci con
lascivia.
“Portatemi la prima”, urla a gran voce il gran maestro, e allora
vedo che afferrano di peso la mia amica Silvia e depositano
sull’altare, quindi è denudata e legate mani e piedi. Allora il
sacerdote si alza sopra di lei, e recitando un’invocazione recide
con un colpo netto di coltello la testa del gallo, né fa quindi colare
il sangue ancora caldo sul ventre della povera Silvia, e comincia a
leccarlo come un ossesso. Quindi sulla scena irrompono delle
ragazze come indemoniate, tutte senza indumenti addosso, che
cominciano a danzare nei pressi dell’altare:-“La bestia ora è in
tutti noi, saziamola!”, istiga il gran sacerdote, dando il via ad
un’orgia senza più freni, e liberatosi del saio si appresta ad
accoppiarsi con la mia ignara e povera compagna; chi può si
avventa sulle danzatrici, altri si arrangiano come possono alcuni si
avvinghiano a persone del proprio sesso e in quest’orgia infernale
che farebbe impallidire Sodoma e Gomorra, solo io rimango al
centro della sala come su fossi una semplice spettatrice, come
fossi solo un’ombra, anzi come se non ci fossi proprio.
Poi pian piano i suoni e i rumori li percepisco come ovattati,
distanti tutto è così lontano e nebbioso che mi sembra di vedere
un film al rallentatore, non riesco a capire cosa stia succedendo.
Poi tutto si spegne, e solo una luce soffusa m’illumina :-“Ha!
Quante cose devi ancora imparare bimba mia”, una voce
finalmente famigliare, è quella di Ramon la riconoscerei tra mille,
ma che ci fá qui, come c’è arrivato, ma sopratutto una domanda
più di tutte mi assilla la mente, perchè.
“A questo ti ha portato la tua curiositá, e ti è ancora andata
bene”, poi aggiunge: -“non preoccuparti per coloro che si sono
scelti da soli il loro destino, piangi invece per tutte le vittime
ignare che ogni giorno cadono nelle loro subdole trappole nei
loro tranelli, piangi per tutte le Silvie che hanno creduto alle false
promesse, ti sei forse dimenticata che Satana è il principe
dell’inganno?”
Annuisco tra le lacrime, Ramon si avvicina e con dolcezza mi
carezza la testa:-“Siedi vicino a me c’è qualcosa che devi sapere,
ora ti chiederai il perché a te tutto questo non sia successo, ti
chiederai il perché sei stata salvata e sopratutto chi io sia
veramente”.
Non rispondo e la mia non risposta suona come una domanda
per Ramon:-“Io sono Eloim-“, esordisce, poi continua -“Sono un
angelo del Signore mandato per proteggerti, diciamo che sono il
tuo angelo custode. Sai bene oramai quale sia il tuo compito, e sai
anche a quanti pericoli sei andata ed andrai ancora incontro.
Vedi io ero nelle truppe celesti, quando Lucifero ingaggiò
battaglia con le forze del paradiso e fu cacciato all’inferno. Io lo
vidi nella sua caduta verso gli inferi infettare tutto il buono
nostro Signore aveva fatto. Io vidi il principe dei demoni scrivere
quello che provocherá poi l’Apocalisse, e io vidi anche la tua
antenata Elizabeth, stipulare col demonio un patto di sangue,
adesso vedo te che vuoi riscattare questo peccato.
Il libro dei tre mondi dunque, con le formule della costruzione
degli universi, il libro che contiene l’a b c della creazione, quello
che sin dall’inizio del mondo ha messo in concorrenza l’uomo col
demonio e il demonio con Dio. Ora tu come Parsifal che cercava
il sacro Graal col santo sangue di N.S. Gesù Cristo, devi fare lo
stesso, tu anima pura innocente e pura, che tutti hanno tentato di
corrompere per fare sì che fallissi nel tuo compito. Tu sei una di
coloro che tra le donne hanno trovato posto tra le grazie di N.
Signore tu sei la Maddalena, che si è caricata di tutti i peccati.
Ma ora vieni andiamo via, da quest’orrendo posto, lascia a Cesare
quel che è suo, tu invece appartieni a noi!”-.
Lentamente abbandoniamo la sala che riprende esattamente da
dove era stata interrotta, come se nulla fosse successo, ma senza
di me. Allora io chiedo che fine farà la mia povera amica Silvia.
“Lei sopravvivrà”- mi risponde laconico, e la cosa mi consola
anche se poco.
Tornando a casa mi ci vorranno un paio di settimane all’ingrasso
per rimettermi in sesto in tutti i sensi, penso, ma poi il mio
pensiero vá a tutti coloro che si sono persi nei meandri di
un’illusione e non sanno tornare più indietro.
Eccomi finalmente a casa, con i cugini che piangendo mi corrono
incontro, mi ci vorrá del tempo anche con loro per potere
spiegare, per farli capire e farmi perdonare.
Ecco che appena trascorsi pochi gironi dal mio rientro a casa,
leggo che in prima pagina sul “Times” appare la notizia che il
messia nero l’idolo dei giovani, la famosa rock star è stato
arrestato per spaccio di droga e favoreggiamento della
prostituzione, e che la sua organizzazione è stata debellata, tutti in
prigione i responsabili quindi e liberi i prigionieri, ma per costoro
che sono stati le vittime di quei raggiri, e cioè per i ragazzi e le
ragazze sfruttati sino all’inverosimile per trarne ogni genere di
profitto, per tutti quegli schiavi che ancora adesso sono incatenati
alla menzogna, chi penserá a loro, come torneranno indietro,
come torneranno a vivere, a sperare a sognare.
Siamo tutti nelle mani di Dio, è la risposta.
I due anelli.
Sono stata nella clinica dove è stata ricoverata la mia povera cara
amica Silvia. Le sue condizioni fisiche, non ostante le violenze
subite sono stabili dicono i dottori, ma se sono ottimisti per
quanto riguarda ciò, non lo sono altrettanto per quanto concerne
quella mentale.
Si sveglia di notte in preda agli incubi, mi dicono i medici, piange,
urla, parla da sola, dice che vede gli angeli e che i demoni
vogliono violentarla, non riconosce più nessuno, e sarebbe meglio
che lei ora non la vedesse, mi consigliano i dottori. Io invece
insisto, è la mia migliore amica, assieme abbiamo condiviso le
ultime settimane, quindi li prego di farmela vedere magari anche
solo un momento. I dottori mossi dalla compassione
acconsentono; solo pochi minuti mi raccomandano.
La stanza dove si trova la mia amica è situata in fondo ad un
corridoio stretto e lungo nel reparto “psichiatria”. Passando per il
corridoio, il mio sguardo incrocia involontariamente molti altri
degenti, alcuni in preda a crisi isteriche, c’è chi urla, chi piange,
alcuni sono addirittura legati al letto, altri invece sono immobili,
molti sono completamente abbandonati a se stessi. Prego Iddio
che la mia giovane amica non debba mai subire questi trattamenti.
Stanza 416 eccomi arrivata; un’infermiera bussa alla sua porta: –
“Ci sono visite per te”- urla, e poi dopo pochi istanti mi dice di
entrare.
“Vieni Maria ti stavamo aspettando, non aver paura entra!”,
Silvia è seduta sul letto con le spalle all’entrata che fissa immobile
il muro, io sbigottita entro timidamente.
“Avanti, non temere siedi qui vicino a me, mi avevano avvertito
che saresti venuta sai?”, “avvertito chi, di chi stai parlando?”
domando a bassa voce, “ma loro no?”- e Silvia mi indica il muro
dove naturalmente io non vedo nulla e così io esito a rispondere:
“Ecco anche tu sei come tutti gli altri, anche tu non mi credi
vero? Pensi pure tu ch’io sia diventata pazza non è così?” E
comincia a urlare, allora io tento di calmarla:–“No, non è vero
che non ti credo. Solo perché non vedo le cose che vedi tu questo
non vuole dire che non ti creda, anzi!” Detto ciò la mia amica si
calma e comincia:-“Vedi, quando ero la e non facevo la brava
bambina come le altre, allora mi davano da bere dell’acqua nera,
che mi faceva stare male, mi faceva vomitare e mi faceva fare dei
brutti sogni, poi la notte venivano loro a farmi visita... volevano
che io dormissi con loro, ma io non volevo...e allora usavano la
forza perchè volevano che dormissi con loro e allora poi io ci
dormivo, e quando poi siamo andate alla festa...loro mi hanno
fatto tanto male dentro di me, e poi io allora prima di andare
via...ho preso una cosa, che è di loro ed è qui con me!” Nella sua
scombussolata descrizione, posso chiarire alcune cose, primo: Il
posto che la mia povera amica indica non è altro che la
confraternita, il fatto che non facesse la brava mi fa capire che
non ubbidiva agli ordini, e l’acqua nera che le hanno fatto bere,
deve essere stata qualche droga per ridurla a più miti consigli, se
non addirittura per annullarla psichicamente.
Il fatto poi che loro di notte andavano a farle visita, mi fa capire
che alcuni “educatori” dopo essere entrati nella sua cella, hanno
tentato di violentarla e dopo un primo momento in cui lei ha
opposto resistenza, la loro forza e bramosia hanno avuto il
sopravvento.
La festa cui si riferisce è la tristemente famosa cerimonia in cui
anche io vi ho partecipato, e il tanto dolore da lei provato è lo
stupro di gruppo cui lei era la vittima sacrificale ( e lo sarei stata
anche io, se non vi fosse stato l’intervento provvidenziale del mio
angelo custode), ma l’unica cosa che mi sfugge è che non so cosa
possa avere portato via e da “loro”.
Le carezzo istintivamente le mani, sono fredde e sudate la fronte
è madida di sudore, i suoi occhi sono costantemente fissi sul
muro. Poi lei ha un sussulto, lascia le mie mani e con un filo di
voce mi sussurra :–“ l’anello del Salvatore trovalo per me, ti
scongiuro!” un attimo di pausa ancora, e mi avverte che è
terribilmente stanca e che vuole dormire, biascica ancora alcune
parole senza senso e alla fine mi congeda :–“Guarda tra le cose
che appartengono a questa bimba cattiva, leggi le sue favole, e
cullala al dolce suono di una ninna nanna!”
Ma perchè mi domando, tutte le persone con cui ho a che fare mi
parlano per enigmi? Comunque penso di dovere fare una visita
alla famiglia di Silvia, dopo quello che è successo mi sembra il
minimo che possa fare, quindi telefono ai genitori della ragazza
che acconsentono di buon grado d’incontrarmi.
Ci sediamo nell’accogliente salotto che si affaccia sul loro
giardino, è mamma Diana che rompe gli indugi e comincia a
parlare:–“Vedi mia cara, Silvia è…cioè era…una ragazza come
tante altre, allegra, spensierata, serena, con nessun problema,
magari...si... forse tra noi genitori e lei non vi era grande
comunicazione, ma non penso sia stato questo a....comunque di
recente, abbiamo notato un cambiamento in lei...”. “e cosa
successe?” Domando. Mamma Diana riprende:–“ Dapprima ha
cominciato con l’ascoltare quell’orrenda musica…poi a
frequentare strani personaggi…erano amici mi diceva, ma per
noi. e poi non gradivamo, allora ha cominciato a vestirsi in quel
modo ridicolo..”, “ e a svestirsi...” Commenta sarcasticamente il
padre, “.e... a truccarsi”, riprende allora la madre:-“Ad atteggiarsi
differentemente nei nostri confronti e pure con gli altri, a non
andare a scuola, a rispondere sempre in malo modo, io e mio
marito pensavamo...che forse era di moda, e non ce ne curavamo
un granché, sai un colpo di testa alla sua etá, magari anche
tu...succederà...no!
“E voi non avete tentato in qualche modo di capire, di parlare
con lei, di confrontarvi” domando. “...vedi mia cara, mio marito
lavora tutto il giorno ed io...anche, già non abbiamo tempo da
dedicare a noi stessi figurati per gli altri...e poi era giusto che
nostra figlia alla sua età cominciasse ad assumersi le sue
responsabilitá!”- puntualizza mamma Diana.
Santo cielo, come sono amareggiata, è possibile che esistano dei
genitori così…apatici, insensibili, egoisti e soprattutto inutili come
quelli di Silvia? Costoro si sono scaricati tutte le responsabilitá, la
loro figlia è in un manicomio e loro...divagano, decido allora di
andarmene per non sentire oltre:-“ok grazie siete stati molto
gentili, se posso fare qualcosa per voi...ha! Dimenticavo Silvia mi
ha parlato di una cosa che mi doveva dare giá da molto tempo...e
che ci teneva io l’avessi...posso? E’ in camera sua...”- chiedo. –
“accomodati questa è anche casa tua”,mi dicono.
La stanza di Silvia è completamente diversa da come me
l’aspettassi, la prima cosa che mi balza all’occhio è il suo letto
rosa, affollato di peluche dalle varie forme e misure, e anche sugli
scaffali, sono pieni di bambole, orsetti e cose appartenute alla sua
recente infanzia, e poi quei poster affissi ai muri, locandine di
romantici film, “via col vento”, “Titanic”, “la vita è una cosa
meravigliosa” e poi le gigantografie dei suoi idoli preferiti, “Ricky
Martin” , “David Bekham” altro che messia nero, qui non v’è
proprio nulla di satanico. Poi, un vedo diario e delle foto sparse,
probabilmente delle sue amicizie, le guardo, eccola in campagna
che gioca con un cagnolino, qui invece è ritratta con un gatto e
assieme a dei parenti, altre con delle coetanee, in ogni fotografica
c’è la data ed una nota. Sfoglio allora anche il suo diario, sono
piccoli appunti di vita quotidiana, che si fermano di colpo a due
mesi fa, e da allora nessun appunto è più riportato. Ma ecco che
da una scatoletta fa bella mostra di se una busta colorata; “alla
mia cara amica Maria”, riporta una scritta. Forse è la “cosa” che
Silvia aveva preparato per me, senza indugiare oltre l’apro.
Dentro vi è un foglio ripiegato su se stesso e…uno strano anello.
Quindi prima apro il foglio, c’è scritto qualcosa, lo leggo è come
una specie di filastrocca, che recita:- “C’era una volta una bimba
tanto cattiva, che non voleva fare la nanna e che disubbidiva
sempre a papá e mamma. Così che un brutto giorno i suoi
genitori decidono di averne abbastanza di questa piccola peste, e
la chiudono per sempre in un armadio. Ma la bimba cattiva
trovate le chiavi, per dispetto comincia ad uscire a tutte le ore, di
giorno e di notte, a volte neanche rientra per dormire, altre volte
sale in camera sua con delle persone. Poi un bel giorno la bimba
cattiva incontra un angelo, un angelo da dolce viso e dalle parole
gentili, l’angelo la vuole ricondurre sulla via retta, ma la bimba
cattiva e testarda, non lo sta a sentire, anzi invece la convince a
seguirla nella sua perdizione e l’angelo per poterla al fine salvare la
segue. Ma prima che tutto si consumi la bimba cattiva le regala un
anello che nella notte aveva portato via all’uomo nero. È un
anello fatto d’argento, fuso con i denari di un tradimento, or se lo
vuoi tutto per te un’altro uguale devi trovare. Di ferro è fatto, ma
non di quel vil metallo, che fa confondere il cavaliere con il
cavallo. Uno è questo che hai tra le mani, torva l’altro e tuo sará il
domani”.
Un altro enigma da risolvere, dunque?
Guardo l’anello che ho tra le dita, forse è fatto davvero d’argento
e deve essere anche molto antico a giudicare dalla sua foggia che è
a dir poco strana. La parte superiore è quadrata con inciso
sembrerebbe un simbolo, anzi tre che si congiungono al centro
formando come una specie di spirale. Bene, questo lo prendo e
prendo anche la poesia che la mia amica mi ha gentilmente
dedicato, e gia che ci sono prendo anche il suo diario, non si sa
mai delle volte potrebbe tornarmi utile, tanto ai genitori di Silvia
non serve più nulla di quello che è stato della loro bambina, e
magari ora sono contenti, visto che hanno un problema di meno
cui pensare.
A casa reggo e rileggo la filastrocca, guardo e riguardo l’anello,
poi come un lampo di genio il mio “libro”, chissá se ne parla.
Prendo quindi le pagine del manoscritto, e comincio a sfogliarle
attentamente una ad una, senza venirne ovviamente a capo di
nulla. Ma perché non succede che per incantesimo i simboli
apparentemente senza un significato non cominciano a
trasformarsi in parole comprensibili?
“Perché le pagine sono del mondo di mezzo e non hanno questi
poteri...”, è Ramon che mi risponde. “Passavo di qua, e ho
trovato la porta di casa aperta e così sono entrato, poi i tuoi
cugini mi hanno detto che eri in camera tua e così sono salito,
spero non ti dispiaccia!”
Poi notando l’anello che ho tra le mani, mi dice di mostrarglielo,
scherzando mi domanda se è un regalo di qualche ammiratore,
ma poi d’un tratto si fa serio e pensieroso. Gli chiedo se sia
l’anello la fonte delle sue preoccupazioni, lui annuisce solamente,
ed allora io comincio a fissarlo:-“...l’anello della bestia., forgiato
con i denari del tradimento di Giuda, trafugato da questo mondo
dal demone Baal per dominare sul mondo, ma che
fortunatamente nella battaglia che ne seguì per il suo possesso,
l’anello fu scagliato giù nel profondo degli inferi, si credeva fosse
stato distrutto…invece…è tornato...!”- mi dice.
“ Ma la mia amica mi ha parlato di un altro anello, uguale ma di
opposta potenza...”- lo informo.
“ Giá l’anello è del Salvatore, forgiato con il chiodo che trafisse i
piedi di N.S. Gesù Cristo sulla croce, l’unico che può contrastare
il potere dell’anello della bestia. Purtroppo però dell’anello del
Salvatore da tempo si sono perse le tracce. S.Longino l’aveva con
se, poi i cavalieri templari...poi più nulla, sparito. Ora noi siamo in
possesso di un anello che appartiene al signore degli inferi, lui
vuole riaverlo per potere scatenare l’Apocalisse. Noi dobbiamo
trovare il suo opposto, l’anello del Salvatore, perché solo così si
avrá un bilanciamento eguale tra le forze del bene e quelle del
male. Ma sino a quel momento sarà il male a regnare sovrano
sulla terra!”, mi conferma il buon Ramon.
“Sará una battaglia dura?”- gli chiedo. “ Senza esclusione di
colpi”, mi risponde:-“vedi Maria , questa potrebbe essere l’ultima
battaglia, quella decisiva, potremmo anche perdere, ma non ti
abbattere, perché così è scritto nell’Apocalisse, che il principe del
male regnerá su questo mondo, ma quando lui siederá sul suo
trono di cadaveri, io e te e quelli di come noi saremo giá lontani.
Ma bando alle tristezze, la fine del mondo è ancora abbastanza
lontana”, mi rassicura.
Poi Ramon mi mostra le incisioni sull'anello:-“ questi che vedi
sono dei numeri e precisamente 666 il numero della bestia,
mentre invece sull’anello del Salvatore v’è inciso un pesce, il
simbolo cristiano. Ora verranno in molti per riscuotere l’anello,
in molti diranno è mio e avanzeranno pretese, il primo è il
principe della menzogna, egli si presenterá con nome di profeta,
sedurrá molti parlando con le parole della bibbia, ma nel suo
cuore solo menzogne ed iniquitá, lo riconoscerai dai suoi frutti. Il
secondo avrá nome di santo, proferirá di guerre e vendette,
Asmodeo è la voce dell’odio. Il terzo produrrá miracoli e illusioni
in molti lo seguiranno, Satana è il suo nome, il quarto porterá
malattie e pestilenze infetterá le acque dei fiumi e dei mari e il
sangue di chi li presta ascolto il suo nome è Meririrn, il quinto
sono in molti e col nome di Dio semineranno, guerre, discordie e
desolazioni e siederanno sui seggi dei potenti, il sesto tenterá tutti
gli uomini di fede Astaroth è il suo nome e per finire colui che
nell’Apocalisse prende il nome di Apollion il devastatore e in suo
nome la terra avrá il suo termine”-.
Ora viveva in una zona limitrofa alla casa dei miei cugini, un
solitario, i vicini lo dicevano un “eccentrico” perchè aveva fatto di
un’automobile la sua abitazione, costui si cibava solo di verdure
raccattate da qualche benevolo fruttivendolo, e passava il suo
tempo andando per la strada blaterando cose senza senso. Tutti
gli abitanti del quartiere, si prendevano gioco di lui, che in fondo
non faceva del male a nessuno:-“ Un giorno sarete tutti voi a
venire da me, esseri irriconoscenti”, ripeteva in continuazione a
tutti.
Poi un bel giorno “ Ben il folle” così era apostrofato dalla
comunità, di punto in bianco si mise a profetizzare; prima sulle
persone comuni, e prevedeva malattie, morti, disgrazie tanto che
la gente cominciava a temere che fosse un vero e proprio
“iettatore”. Ma poi le cose si fecero più serie, e il buon Ben
cominciò a prevedere cose più “grosse”, tipo gli attentati
terroristici (che poi regolarmente ebbero luogo), i tzunami, le
alluvioni, le siccitá, sino alle più recenti guerre. Certo bisognava
interpretare quel che diceva perché come i “profeti” parlava per
allusioni, comunque il suo “caso” s’ingrossò a tal punto che molta
gente cominciava seriamente per rivolgersi a lui.
“Sono il profeta Elia,”- ripeteva, e ancora:- “ Sono venuto per
riportare le pecorelle smarrite dal loro pastore, venite a me che il
tempo è giunto”. Parlava con le parole della S. Bibbia, e a chi lo
interrogava rispondeva sempre in nome dall’Altissimo.
Il numero dei suoi seguaci cresceva di giorno in giorno, e per
molti era davvero l’Elia redivivo. “Vi è un paragrafo nella S.
Bibbia che dice che Elia e Enoch dovranno ritornare sulla terra
per combattere contro il male”, mi spiega Ramon, poi mi assicura
che colui che si dichiara come profeta, in realtà profeta non è:-“
Ricordi coloro che ti ho detto che devono venire per riscattare
l’anello? Ebbene costui è uno di loro, il primo”, mi spiega.
“ Allora noi come faremo a smascherarlo?” Domando.
“Non è compito nostro” mi risponde Ramon:-“Conosceranno
l’albero dal tipo di frutti...”, e ricorda anche che Gesù disse, che in
molti verranno in suo nome e ne sedurranno tanti, così ora
andremo a sentire cosa profetizza il sedicente Elia.
Anche i miei cugini si uniscono a noi. Come giá detto
precedentemente, loro sono dei credenti ma in un modo tutto
particolare. Non vanno in chiesa, e pregano raramente, ma sono
invece i primi a correre di qua e di là, quando sentono previsioni
sulla fine imminente del mondo.
Dobbiamo spintonare un po’ per trovarci un posto abbastanza
vicino da potere sentire il “profeta” e le sue profezie. “Lui” non è
ancora arrivato.
C’è un parco non tanto distante da casa, dove le famiglie con i
bambini, gli anziani, i pensionati e le giovani coppie in cerca di un
po’ di intimitá, vi si ritrovano per passare un po’ del loro tempo a
contatto con la natura, e lontano dai rumori e dallo stress
cittadino. È presso un laghetto artificiale, dove gli uccellini vanno
a dissetarsi e dove sguazzano i pesci rossi, in un grande spiazzo,
che ora si presta ad un’audizione pubblica del profeta redivivo.
Poco dopo un uomo vestito con una sorta di un saio di tela male
in arnese prende posto sopra un palco fatto alla bene e meglio,
ha lo sguardo vitreo fisso al cielo,un esile fisco, i radi capelli sulla
nuca, che cadono lunghi sulle spalle, prende la parola e allora tutti
si siedono a terra in religioso silenzio:-“ Acab figlio di Omri fece
ciò che è male agli occhi del Signore, peggio di tutti i suoi
predecessori” esordisce.
“Non gli bastò imitare il peccato di Geroboamo figlio di Nebàt;
ma prese anche in moglie Gezabele figlia di Et-Bàal, re di quelli di
Sidone, e si mise a servire Baal e a prostrarsi davanti a lui.
Eresse un altare a Baal nel tempio di Baal, che egli aveva costruito
in Samaria.
Acab eresse anche un palo sacro e compì ancora altre cose
irritando il Signore Dio di Israele, più di tutti i re di Israele suoi
predecessori”.
Esitò un attimo poi aggiunse:-“ Nei suoi giorni Chiel di Betel
ricostruì Gerico; gettò le fondamenta sopra Abiram suo
primogenito e ne innalzò le porte sopra Segub suo ultimogenito,
secondo la parola pronunziata dal Signore per mezzo di Giosuè,
figlio di Nun.
Elia, il Tisbita, uno degli abitanti di Gàlaad, disse ad Acab: «Per la
vita del Signore, Dio di Israele, alla cui presenza io sto, in questi
anni non ci sarà né rugiada né pioggia, se non quando lo dirò io».
A lui fu rivolta questa parola del Signore:
«Vattene di qui, dirigiti verso oriente; nasconditi presso il torrente
Cherit, che è a oriente del Giordano.
Ivi berrai al torrente e i corvi per mio comando ti porteranno il
tuo cibo».
Egli eseguì l'ordine del Signore; andò a stabilirsi sul torrente
Cherit, che è a oriente del Giordano.
Corvi gli portavano pane di mattino e carne di sera; egli beveva al
torrente.
Dopo alcuni giorni il torrente si seccò, perché non pioveva sulla
regione”-. (1 Re 17:1-7).
Poi alla fine arringò la folla in questo modo:-“Ebbene, tremate
perchè il grande giorno che ha da venire si abbatterá su di voi
miseri peccatori, prima ancora che possiate rendervene conto e
ancor prima di chiedere perdono per tutti i vostri peccati. Io Elia
ho visto, io voce dell’Altissimo ho proferito, disgrazie tremende
piomberanno sulla terra, morte, guerre, distruzioni, e voi non mi
credete ancora. E allora l’ira dell’Altissimo si abbatterá su di voi
come una mannaia celeste, ella vi mozzerá i piedi cosicché non
possiate scappare, vi troncherá le mani cosicché non possiate
aggrapparvi a futili appigli, vi taglierá la lingua cosicché non
possiate invocare nessuno dei vostri falsi dei vi caverá gli occhi
perché non avete creduto.
I re del mondo si piegheranno, al volere del Celeste Padre
Onnipotente, così come voi dovete piegarvi a me, prima ch’io
piegherò voi per sempre”, conclude il profeta.
Esauriente lo è stato, mi spiega ironico Ramon e magari per
qualcuno anche convincente. D’istinto allora guardo i miei cugini,
li vedo un po’ spaventati, loro a queste cose ci credono, eccome.
Facciamo per tornare a casa, quando un’imperiosa voce mi
ferma:-“Tu giovane ragazza fermati, e volgi lo sguardo da questa
parte!”
Mi volto d’istinto, è proprio l’uomo col saio si sta rivolgendo a
me, guardo d’istinto Ramon lui mi sorride e mi sussurra:-“ Ecco il
primo, tu sai cosa fare”,e detto ciò si allontana. Accidenti penso,
bel tipo quel Ramon mi ha messo in guardia dai pericoli e ora mi
scarica.
Una mano si posa dolcemente sulla mia spalla, mi giro ed ecco
che l’Elia col saio di tela mi accenna ad un mezzo sorriso, e mi
dice:-“ Vorrei parlarti, in privato, se possibile, lontano da occhi
indiscreti”, ma vedendo che io esito, mi tranquillizza -“Sono un
uomo di Dio, non hai nulla da temere da me”.
Passeggiamo quindi in mezzo ad una folla chiassosa di persone;
c’è chi pone domande, chi cerca di toccarlo, che addirittura
chiede miracoli, invece lui sembra non accorgersi di nulla e
continua il suo discorso.
“Io sono Elia...sai chi è...?”, a mia esauriente risposta lo fa
desistere da altre stupide questioni a riguardo, e allora prosegue:-
“Presto verrá la fine, l’Apocalisse e via discorrendo, ma non
voglio annoiarti con cose che probabilmente giá sai. Che tu lo
voglia o no hai comunque un compito su questa terra da svolgere
o sai anche questo?” Sicuro che lo so, vorrei rispondere, ma
faccio da quella che non sa nulla e lascio a lui continuare :-“...il
tuo compito, il tuo alto compito è quello di servire il Signore...e
me!” Ecco che ci risiamo penso, altro che Elia il profeta, questo è
un porco patentato che vuole abusare di me, ma perché questo
genere di personaggi capitano tutti a me?
“No ti prego...non fraintendermi”, puntualizza subito l’amico:-
“non è come potresti erroneamente credere, non sono io che devi
servire ma il Signore nostro Creatore, io sono solo il tramite, la
sua voce in terra, per il resto sono nulla come lo sei tu”, conclude.
Comunque sia io non mi fido, di esperienze del genere ne ho
avuta una e mi è bastata, dico tra me.
Ma l’amico non ha ancora finito con me, che subito dopo scorge i
miei cugini avvicinarsi a noi:-“Sono parenti tuoi quelli?”- mi
chiede ed alla mia risposta affermativa, si dirige verso di loro.
I tre chiacchierano per una buona mezz’ora, poi cugina Sally mi si
avvinca tutta eccitata.-“ Lo sai tesoro mio? Ora hai un sacro
scopo nella tua vita”- mi annuncia trionfalmente, (ho no, anche
lei penso), poi prosegue:-“quell’Elia ha visto in te l’immagine
dell’innocenza, della purezza, della fede, della grazia di Dio,
l’immagine di una novella S. Giovanna D’Arco, e pensa che ti
vuole con se come testimone vivente della fede e della grazia
dell’Onnipotente, non è fantastico? Presto sarai santa.” Mia
cugina è andata, penso, evidentemente le parole di quell’uomo le
hanno annacquato del tutto il cervello. Comunque sia in non
voglio più essere la discepola di nessuno, ci penserá poi cugino
George a rimettere le cose al suo posto. Purtroppo però anche
l’austero cugino, che credevo tutto d’un pezzo e insensibile ai
richiami dell’anima, si dimostra invece di tutt’altra pasta, e
dandomi il suo bene placido e la sua benedizione, mi sprona e
quasi mi ordina a seguire il presunto profeta per aiutarlo nella sua
e ora “nostra” santa missione. Tutto ciò ha dell’incredibile ed io
non voglio seguire nessuno tranne il Signore e lui solo.
Poi mi volgo come a cercare aiuto da Ramon, ma il solo aiuto che
mi da è...un’occhiata di approvazione poi mi indica il dito come
per dire...ricordati dell’anello.
Ma io non voglio, accidenti, e neanche per l’anello ma: -“ora è
tempo di andare...”- mi dice il profeta. Inutile anche tentare
qualsiasi diversivo, allora mestamente rivolgo l’ultimo sguardo
esitante ai miei cugini che mi fanno cenno di andare.
L’uomo mi conduce in un luogo poco distante, nei pressi d’una
fabbrica abbandonata:-“ Eccoci arrivati”, mi dice con aria
soddisfatta, poi aggiunge:-“Non è l’Hilton, ma non è poi tanto
male”. Invece la costruzione è alquanto fatiscente e sembra debba
crollare da un momento all’altro, ma l’uomo non se ne cura, anzi
tutt’altro, poi mi spiegherá che dove viveva prima (in
un’automobile in disuso) era assai peggio.
Al nostro arrivo veniamo accolte da un discreto numero di
persone che ci vengono incontro festanti, e questi chi sono
domando, sono persone che vogliono condividere come me
questi ultimi giorni, mi risponde. È come se premessi un
interruttore, e l’uomo dal saio di tela mi fa tutta la sua storia: -
“Vedi avevo dodici anni, quando ebbi una visione; in una grande
sala vi erano dodici invitati che si preparavano a banchettare, il
più anziano di loro si alzò in piedi, io lo riconobbi subito era S.
Pietro, allora egli mi chiama e mi dice di guardare il tavolo, la
tavola era imbandita di ogni bene, e vi era anche un gran vassoio
con un coperchio, scoperchialo, mi fu ordinato, io allora fui preso
da gran paura e per due volte rifiutai l’ordine, ma alla terza seppi
che se non avessi ubbidito non avrei avuto un’altra possibilitá e
così scoperchiai il vassoio. Ma quale orribile visone ebbi, sul
vassoio giaceva la mia testa recisa dal resto del corpo, allora si
fece avanti un’altro uomo con una fluente barba bianca, e con
una spada in mano. Io sono Elia mi disse, guarda la tua testa che
giace sul piatto, ecco così hanno fatto di me così faranno di te.
Tu predicherai ed allora io sarò te, vedrai la tua testa in pasto ai
cani, e il tuo corpo ridotto a brandelli, ma la parola sará salva.
Non badare a te stesso, la parola, essa ha l’unico potere, io
infiammerò il tuo cuore in nome dell’Altissimo e proferirai ciò
che ha da venire.
Poi vidi un enorme cavallo con tre teste; è il cavallo
dell’Apocalisse, mi disse, con quello giungerá la fine del mondo.
Poi mi disse di andare, che il mio fato e con esso quello
dell’umanitá, stava per compiersi.
“Bene”, concluse alla fine del discorso, ora è tempo che ti
presenti ai tuoi nuovi fratelli.
Fatte le dovute presentazioni, alcuni dei “miei” nuovi fratelli, mi
fanno visitare la casa. Tutto è in comune tra loro, dalla cucina, alle
enormi camerate, alle toilette, alle docce, anche la preghiera è in
comune, e non vi sono né mura né porte che separano i vari
locali, si fa tutto alla luce del giorno, e soprattutto sotto gli occhi
di tutti.
“Qui è bellissimo”, mi spiega una ragazza che mi fa da cicerone
durante la visita: -“condividiamo tutto, le cose belle e i dispiaceri,
qui siamo serene, abbiamo trovato la pace interiore, sai, prima io
ero una poco di buono, facevo le cose che più dispiacevano al
Signore, senza curarmene disprezzavo i suoi comandamenti, tutti
gli ho infranti...” “Hai anche ucciso?”,domando –“ no, quello no,
ma ci sono arrivata vicino...” E comincia allora a raccontarmi una
patetica e struggente storia d’amore finita male. Poi salite ad un
piano superiore mi mostra l’enorme camerata. Due file di letti
separati, quelli a destra sono per i maschi e quelli a sinistra per le
femmine, così ci controlliamo a vicenda, mi confessa arrossendo.
Quindi le visitiamo il reparto docce, facciamo a turni, il mattino ai
ragazzi e la sera alle ragazze. Poi saliamo ancora di un piano,
siamo praticamente all’aperto sul tetto, qui è la nostra...chiesa,
senza mura le nostre preghiere giungono a destinazione più
velocemente. Sorrido.
Finita la visita, mi prega di cambiarmi, e di non mancare la lettura
della S. Bibbia, che si sarebbe tenuta tra una mezz’ora circa nel
locale preghiera (il tetto).
Non manca praticamente nessuno all’ora della lettura, quindi mi
siedo in fondo in religioso silenzio, siamo in tutto quasi un
centinaio. Poi arriva Elia apre la Bibbia :- “dal vangelo secondo
Matteo (13:24-30,36-43).
«Il regno dei cieli si può paragonare a un uomo che ha seminato
del buon seme nel suo campo.
Ma mentre tutti dormivano venne il suo nemico, seminò zizzania
in mezzo al grano e se ne andò.
Quando poi la messe fiorì e fece frutto, ecco apparve anche la
zizzania.
Allora i servi andarono dal padrone di casa e gli dissero: Padrone,
non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene
dunque la zizzania?
Ed egli rispose loro: Un nemico ha fatto questo. E i servi gli
dissero: Vuoi dunque che andiamo a raccoglierla?
No, rispose, perché non succeda che, cogliendo la zizzania, con
essa sradichiate anche il grano.
Lasciate che l'una e l'altro crescano insieme fino alla mietitura e al
momento della mietitura dirò ai mietitori: Cogliete prima la
zizzania e legatela in fastelli per bruciarla; il grano invece
riponetelo nel mio granaio».
Poi Gesù lasciò la folla ed entrò in casa; i suoi discepoli gli si
accostarono per dirgli: «Spiegaci la parabola della zizzania nel
campo».
Ed egli rispose: «Colui che semina il buon seme è il Figlio
dell'uomo.
Il campo è il mondo. Il seme buono sono i figli del regno; la
zizzania sono i figli del maligno,
e il nemico che l'ha seminata è il diavolo. La mietitura rappresenta
la fine del mondo, e i mietitori sono gli angeli.
Come dunque si raccoglie la zizzania e si brucia nel fuoco, così
avverrà alla fine del mondo.
Il Figlio dell'uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno
dal suo regno tutti gli scandali e tutti gli operatori di iniquità
e li getteranno nella fornace ardente dove sarà pianto e stridore di
denti.
Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro.
Chi ha orecchi, intenda!”
Finita la lettura, Elia mi chiama presso di lui, chiedendomi se
fossi capace di spiegare cosa voleva intendere Gesù con questa
parabola.
Io non me lo faccio chiedere due volte, mi alzo dal mio posto ed
a passo svelto lo raggiungo e prendendo la parola:–“Non c’è
nessun bisogno che io vi spieghi cose che N.S. sa fare meglio di
me, e se continuate nella lettura di Matteo troverete poco dopo la
spiegazione corretta”.
“Brava!” Mi gratifica Elia, tu giá lo sapevi, e questo vuol dire che
conosci molto bene le sacre scritture, e quant’altro …
strizzandomi dell’occhio.
Cosa avrá voluto dire con...chissá quant’altro, forse crede che io
sappia cose che lui non sa? O forse si riferisce a qualcosa d’altro,
ma certo che stolta che sono, sicuramente vuole forse farmi
cadere in una trappola con i suoi tranelli. Probabilmente sa che il
famigerato anello è tornato in circolazione e forse crede che io lo
possegga e che naturalmente lo voglia, ma...ha!...Ecco cosa
dimenticavo, e che è di fondamentale importanza, l’anello non
può essere né rubato né sottratto, ma deve essere ceduto di
spontanea volontá. Comunque sia, io non l’ho con me, l’ho
lasciato a Ramon che...ho, ho! E se Ramon non fosse Ramon, se
fosse invece uno di quei demoni da cui dovrei guardarmi, e che
con la scusa del falso profeta, si sia fatto lasciare l’anello sparendo
poi nel nulla? Assolutamente non devo farmi prendere dal panico,
non ora e comunque sia bisogna che trovi anche l’altro anello.
C’è da dire che col passare del tempo la mia carriera presso la
“compagnia di Elia” così ho deciso di chiamarla, procede spedita,
e da semplice adepta che ero, sono diventata la consulente
spirituale delle giovani serve del Signore.
Il mio compito è quello di alleviare le sofferenze dell’anima delle
signore e signorine del gruppo. Ognuna di loro è afflitta dai più
svariati problemi, ma la maggior parte hanno dei disagi familiari,
con chi i propri mariti, chi con i figli, chi con gli amanti, quindi
più che una consulente spirituale, mi sento tanto
consulente...sessuale. Comunque devo premettere che le mie
esperienze riguardo al sesso, non vanno al di lá di un bacio, ma a
parte questo sembra che riesca a riscuotere un discreto successo.
Più passa il tempo più “Elia” sembra prendere credito, né da atto
che anche la chiesa di Roma, voglia approfondire la questione se
Elia si un’impostore o altro, o semplicemente un guru che cerca
la sua strada spirituale.
Comunque sia io resto con i piedi per terra, ricordando
l’ammonimento di S.Marco (13:5-23)–“Gesù si mise a dire loro:
«Guardate che nessuno v'inganni!
Molti verranno in mio nome, dicendo: "Sono io", e inganneranno
molti.”
“Allora, dunque, se qualcuno vi dirà: "Ecco, il Cristo è qui, ecco è
là", non ci credete: perché sorgeranno falsi cristi e falsi profeti e
faranno segni e portenti per ingannare, se fosse possibile, anche
gli eletti.
Voi però state attenti! Io vi ho predetto tutto”-.
Con la spada ricondurrò le pecore al suo pastore, suole dire Elia,
che davvero più passa il tempo, più si crede di essere il grande
profeta, ed in molti giurano ch’egli lo sia davvero, la riprova di ciò
sta in un fatto a dire poco incredibile.
È una tranquilla Domenica e come tutte le festivitá, dopo la
messa e la comunione ci apprestiamo al pranzo. Una premessa il
pranzo domenicale, è un’occasione per incontrare chi vuole
avvicinarsi alla “compagnia”, una specie di grande happening,
dove ognuno che vuole partecipare all’evento porta qualcosa; chi
del cibo, chi i beveraggi, chi i dolci, poi ci si siede davanti a grandi
tavoloni di legno, e si consuma il pasto in allegria e letizia, e poi
chi vuole rimane e si aggrega al gruppo, gli altri invece sono liberi
di andare.
Orbene in uno di questi happening domenicali, un uomo si
avvicina ad Elia, l’uomo stá piangendo disperatamente, la sua
unica figliola da tempo gravemente ammalata ora è ulteriormente
peggiorata. Sottoposta a operazione chirurgica, le sue condizioni
non sono migliorate, potrebbe anche morire da un momento
all’altro.
Elia dopo avere ascoltato l’uomo che a giudicare
dall’abbigliamento dovrebbe essere un pezzo grosso dell’esercito,
si alza e gli chiede di condurlo dalla figlia all’ospedale. L’uomo
acconsente, quando ad un certo punto riceve al suo cellulare una
telefonata. È l’ospedale che gli riferisce che la figlia è appena
deceduta. L’uomo scoppia in un pianto disperato, e ringraziando
Elia per averlo almeno ascoltato fa per andarsene, quando il
“profeta” lo blocca perentoriamente:–“ Tua figlia non è
morta...dorme!”, (a me allora sovviene Matteo 9:24 «Ritiratevi,
perché la fanciulla non è morta, ma dorme». Quelli si misero a
deriderlo. Marco 5:39 Entrato, disse loro: «Perché fate tanto
strepito e piangete? La bambina non è morta, ma dorme». Luca
8:52 Tutti piangevano e facevano il lamento su di lei. Gesù disse:
«Non piangete, perché non è morta, ma dorme» ).
Tra lo stupore generale, la gente tutt’intorno comincia a
mormorare chi sarà costui che dice queste cose.
Poi nel silenzio generale si ode:-“ Non io perché sono mortale,
ma la forza e la parola di Dio che è immortale”- urla il profeta,
poi continua –“Talità kum, ora alzati bambina!”.
(Marco 5:41 Presa la mano della bambina, le disse: «Talità kum»,
che significa: «Fanciulla, io ti dico, alzati!»).
Per parecchi secondi scende un gelo sopra tutta la folla riunita,
nessuno osa proferir parola, poi nel silenzio generale un trillo di
cellulare fa tornare tutti alla realtá. Il padre della bambina,
risponde titubante al telefono e dopo pochi istanti quelle lacrime
che prima erano di lutto, ora sono di felicitá: - “Mia figlia non è
morta...”- riesce appena a pronunciare con un filo di voce rotto
dall’emozione, e non finisce il suo discorso che subito si getta ai
piedi di Elia come se avesse dinnanzi l’Altissimo in persona, molti
cominciano a gridare al miracolo e tutti sono presi dall’euforia.
Io dal canto mio dubito ancora di più.
“So cosa pensi mia cara, tu ancora non mi credi, ma sappi invece
che è la veritá come tu sei viva così io sono colui l’inviato
dell’Altissimo venuto a portare le pecorelle al Suo gregge con la
spada. Io per Sua intercessione, sono il profeta degli ultimi giorni,
solo io per volontá del Padreterno posso fare miracoli, guarire i
malati, resuscitare i morti, scacciare i demoni, io sono….”, e detto
ciò si allontana attorniato da una folla in preda al delirio.
Da quel tutti i giornali non fanno altro che parlare di lui, non
manca mai ai talk-show in tv e addirittura ha uno spazio come
opinionista sul Times.
Col passare del tempo accresce sempre di più la sua popolaritá,
molta gente si rivolge a lui, chiedendoli qualsiasi cosa. I “suoi”
miracoli sono diventati all’ordine del giorno e servono a
procuragli audience, popolaritá e perché no un bel po’ di
quattrini.
A dire il vero sono veramente stanca, tutto si è trasformato nel
breve volgersi di poche settimane in un grande circo, un enorme
Bazar, dove si vende di tutto a tutti. Ma dov’è la fede, dov’è
l’insegnamento di Cristo, qui hanno cancellato tutti i suoi
comandamenti nel nome di un nuovo dio il business, hanno
chiuso le chiese e aperto dei mercati.
A volte vorrei fare tanto quanto fece N.S. Gesù, quando
avvicinandosi al tempio, vide che la casa del Signore era diventata
un ritrovo per mercanti e prostitute, ed allora con mano ferma
scacciò venditori e meretrici, rendendo al tempio il suo giusto
decoro.
Ma adesso non stá a me fare questo genere di cose, quello che
posso solamente fare ora è andarmene mestamente.
Così un bel girono dico al mistico Elia:-“ Non sei tu che stavo
cercando, o per lo meno non lo sei più, ora sei diventato simile ad
un fenomeno da baraccone, una macchina da miracoli a
pagamento, per gente credulona, guardati assomigli di più ad una
pop star e che ad un uomo pio.
Lui mi guarda mestamente, poi mi dice:–“Ha, bimba mia! Avevo
riposto tutto su di te, ma evidentemente non è questo il tuo
destino, sei destinata a essere un nulla e nel nulla finirai”.
“Meglio essere nulla in questo mondo ed essere accolta e
conosciuta in cielo, che essere qualcuno qui e non essere
riconosciuta in cielo”, rispondo.
Lui neanche mi degna di uno sguardo, e sono giá distante mille
miglia dai suoi pensieri.
Torno mestamente a casa, mentre il grande circo con i suoi
colori abbaglianti, le sue luci sfavillanti, i suoi giochi mirabolanti,
le sue illusioni sconcertanti, continua il suo viaggio, in un altro
posto, in un altro paese, con gente di altra cultura, ma sempre con
lo stesso intento, vendere illusioni.
Ma abbiamo proprio bisogno di ciò, mi chiedo, abbiamo proprio
bisogno di essere presi in giro in questo modo sfacciato, abbiamo
davvero bisogno di questi fenomeni da baraccone, è dunque vero
che ora la parola di Dio si può trovare al supermercato in
liquidazione?
Perché mio Signore la tua pazienza non ha limiti? Perchè non
poni un freno a tutto questo scempio? E Perché non mi rispondi?
Taci ancora una volta, mio Signore, che la tua bontà, la tua
pazienza senza limiti, il tuo immenso amore per noi, fa si che
saremo noi stessi a scrivere la nostra fine.
Comunque anche a casa dai miei cugini la scena non cambia di
molto, mi tempestano di domande sul perché abbia lasciato quel
santo uomo, ma è inutile rispondere non capirebbero.
Mestamente salgo in camera mia, anche Ramon mi ha tradita, ed
io ho fallito, perso l’anello, perse le pagine del libro, comincio
seriamente a credere che solo il male possa vincere su questa
terra.
Ma il mio Signore mi è di consolazione, solo nell’abbandonarmi
totalmente a lui, ho la certezza di essere amata e con la
consapevolezza di ciò mi abbandono al sonno.
La voce stridula della cugina Sally mi desta dal mio torpore e mi
fa ripiombare nella cupa realtá :–“Svegliati, ingrata ci sono viste
per te” mi sbraita, evidentemente è ancora arrabbiata perché ho
lasciato la confraternita di quel santo uomo.
Ma tu guarda il caro Ramon torna a farsi vedere...vigliacco, ma
ora mi sente quel miserabile.
Lui si ferma a pochi passi da me, e comincia a fissarmi con uno
sguardo che mi fa desistere dai miei più bellicosi intenti. “Così mi
piaci”, mi dice appena nota che mi sono calmata un po’, e quindi,
ci sediamo a parlare. Passano alcuni istanti senza che però
nessuno dei due prenda la parola, poi io mi decido:-“ è mai
possibile che quando c’era bisogno di te, tu sei sparito, e
perchè?” Lui mi sorride. “Sei scomparso ad un tratto, con l’anello
e io mi sono trovata in balia di quel venditore di bollicine” gli
rinfaccio. “A me pare te la sia cavata egregiamente”- mi risponde,
poi continua:-“Io non sono scappato come dici tu, ti sono sempre
stato vicino, solo che tu non avevi bisogno di me, e comunque se
fossi stata in pericolo io sarei certamente intervenuto; ricordati
Amos e la sua setta e di ciò che successe, e poi il libro e l’anello
sono sempre stati qui dove tu li hai lasciati”.
“Vedi”, riprende: -“Sia il libro che l’anello appartengono a questo
mondo, il mondo di mezzo è il mondo della materia, dove noi
esseri spirituali non possiamo intervenire, mi spiego. Anche se io
essendo rinchiuso ora in un essere umano fatto di carne e ossa, il
mio spirito appartiene alla schiera celeste, quindi io, per dirla con
parole povere sono del mondo di sopra, e nulla posso fare con
cose appartenenti ad un mondo non appartenente al mio.
Siete solo voi esseri appartenenti al mondo di mezzo avete il
potere di interagire con i restanti due mondi. Lo hai visto da te, io
posso solo guidarti, ma per il resto sei tu che devi volerlo, se tu
non vuoi io non posso fare nulla. Capisci Maria la stessa cosa
succede ora, se il mondo rifiuta l’aiuto di Dio Egli non può fare
nulla anche se lo vuole, e non può fare di più di quello che sino
ad ora ha fatto, e anche per l’unico Suo Figlio Prediletto che ha
mandato per redimere l’umanitá, se non si accetta il suo sacrificio
diventa tutto inutile, la sua morte diventa inutile, e anche la sua
resurrezione...capisci?”, mi specifica Ramon.“Certo che capisco,
non sono mica stupida, e poi non devi mica venire da me a farmi
la predica”, rispondo. Lui mi sorride, come sempre.
“Allora cosa dobbiamo fare? Domando.“Semplice, riprendiamo
le ricerche e aspettiamo il prossimo pretendente...”, mi risponde.
Io in silenzio annuisco: ma come la fa semplice.
Il mio pensiero va allora a colui che dovrà venire a seminare odio
e distruzione, e sotto quale aspetto celerá la sua vera natura, ma
poi leggendo i giornali e guardando la tv che parla di guerre,
distruzioni e odi tra razze, mi viene in mente che non sia uno solo
ma tanti gli Asmodei, i Satana, i Belzebou sparsi quá e la per tutto
il pianeta. Faccio partecipe Ramon del mio pensiero e lui
sospirando mi risponde:-“ Hai ragione, e come vedi si sono giá
presi i posti migliori, alcuni di loro invocando le libertá che ogni
popolo ha il sacrosanto diritto di avere, si erigono a difensori
dell’umanitá, ed è proprio in nome di questo santo diritto che
fanno guerre, invadono i paesi, invocando l’Altissimo come loro
paladino, ed in suo nome distruggono, uccidono e annientano.
Ma dove stá scritto tutto ciò, il Dio nostro Signore e Creatore di
tutti gli esseri non è forse un Dio d’amore? Non è dunque questo
il suo insegnamento? E quello di Gesù che disse; amerai dunque il
Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua mente e
con tutta la tua forza? Amerai il prossimo tuo come te stesso.
Non c'è altro comandamento più importante di questi».
(Marco 12:28-31), per chi ha parlato allora?
E per chi è morto, l’unigenito figlio dell’Altissimo se non per noi?
Perché sulla terra non v’è nulla di duraturo che valga la pena darsi
tanto da fare, non v’è nulla delle ricchezze della terra che si possa
portare in cielo, se non la nostra anima monda dei nostri peccati.
E quindi, quando giungeremo al cospetto di Dio cosa gli
mostreremo e cosa Gli diremo? Io avevo ricchezze e potere sulla
terrá dirá uno, io invece ero a capo d’una grande nazione avevo
sotto di me milioni di subalterni che per me hanno dato la vita
dirá un’altro, io in tuo nome ho liberato paesi e nazioni dalla
tirannia fará eco un altro ancora e l’ultimo, il più umile dirá, io
non ho nulla da mostrarvi mio Signore, sono nato senza fare
rumore ho sofferto senza lamentarmi, ho subito le angherie e le
ingiustizie del mondo, e ho pregato con fede perché tutto questo
un giorno finisse e io potessi finalmente godere della tua luce. Poi
il Signore dirá a ognuno di loro dove; sono dunque queste cose
che voi dite. Poi dirá al primo, ti ho dato forse io tutte le
ricchezze che ora vorresti tornarmi indietro? O credi forse che i
tuoi denari siano sufficienti per entrare nel Regno dei Cieli? E al
secondo dirá, ascolta il tuo popolo, che ora grida contro di te,
come hai trattato la tua gente lo stesso trattamento ti verrá
riservato e al terzo dirá ti ho forse ordinato Io di usare il mio
nome, per uccidere e distruggere? E all’ultimo dirá, vieni figlio
mio diletto, ecco che davanti a te si spalanca la vita eterna, tu mi
hai portato i beni più preziosi, nulla sulla terra eguaglia queste
ricchezze, sono le ricchezze dell’anima che non si comprano né si
conquistano.
Ecco, allora che la pesante mano della giustizia divina dividerá i
buoni dai cattivi e per questi ultimi, si spalancheranno le porte
degli inferi, mentre per gli altri i cancelli della vita eterna”.
“Ma l’anello e il libro? Dobbiamo cercare di ristabilire l’ordine
delle cose”, domando allora io.
Allora Ramon prende la parole e mi spiega:-“Ha, Maria, Maria!
Ancora non hai compreso, né io né tanto meno tu possiamo farci
nulla, sono cose scritte nelle pagine illeggibili del libro del destino
sin dall’inizio, cose che nessuno sa, che solo l’Altissimo ne è a
conoscenza.
Quello che possiamo fare è solamente pregare e aspettare che
tutto giunga a compimento.
Satana ha svolto un buon lavoro, e…anche su te mia cara. Anche
tu alla fine sei caduta nella sua trappola da lui tesa, anche tu hai
creduto al fine alle sue menzogne. Credimi Maria non esiste nulla
che abbia valore se non la parola di Dio, e tutti i libri, tutta la
scienza, la sapienza umana, non è che un’illusione. Anche il “tuo”
libro che sia tu che le tue ave vi siete dannate a cercare è solo
un’illusione. Ma il male no, quello non è un’illusione, egli esiste ti
segue passo passo, t’insinua, ti studia, sa quali sono i tuoi punti
deboli, e alla fine ti tende un tranello cui tu non puoi sfuggire.
Tu ci sei caduta ma non sei la sola la cosa ti consoli, ti sei dannata
a cercare cose che non esistono e che solo la tua testardaggine le
ha fatte reali.
Tutti i libri che parlano di magia, cose di Dio, angeli, demoni,
mondi, formule magiche, non sono nulla, siamo noi che con la
nostra credenza e con le menzogne che le rendiamo vere.
Se avessimo più fede in Dio come se l’avessimo per queste cose,
il male non trionferebbe...ma anche questo è scritto.
Maria il tuo libro non esiste, è un’illusione resa verace dalla
volontá che cose del genere abbiano potere”, alla fine conclude.
E allora la maledizione della mia progenie? Come faccio a
riscattarla? Domando io.
“Ma allora non vuoi capire” riprende il mio interlocutore:-“Noi
siamo artefici del nostro destino Maria, il Padreterno ci ha dato
delle leggi e delle regole da seguire, promettendoci un premio se
le avessimo rispettate ed un castigo se le avessimo infrante, ma
non ci ha obbligato in nessun modo di fare questo o quello, ci ha
solo consigliato.
Sei tu che decidi quale sia il tuo bene, cosa vuoi dalla vita e cosa ti
aspetterai dopo.
Lo stesso hanno fatto i tuoi predecessori, hanno solamente scelto
da che parte stare; da una parte avevano i beni di questa terra,
cose che puoi toccare, usare, assaporare, gustare e goderne,
dall’altra i beni dell’altra vita, cose che non puoi toccare, vedere,
avere subito, ecco loro hanno solo scelto, hanno preferito
l’effimero del subito al duraturo del dopo.
Ma il buon Dio ha dato a tutte la possibilitá, sino all’ultimo di
emendarsi e sappi che Elizabeth la capostipite, colei che aveva il
peccato più grande, perché con la sua insolenza ha trascinato tutta
la tua progenie nell’abisso, ebbene costei solo quando le fiamme
del rogo stavano per divorarle le carni, chiese tra le lacrime
perdono all’Altissimo.
E le altre? Le altre no, loro divorate dalla sete di vendetta, si sono
accanite tutte contro le leggi di Dio, sommando abominio ad
abominio facendo del loro fardello un peso insopportabile, poi
sei arrivata tu, tu che come la Maddalena penitente, hai cercato il
riscatto anche per tutte loro, e il libro che vai cercando con tanta
forza, volontá e fede, non è altro che è Dio, quel Dio che hai
sempre avuto a tuo fianco, che mai ti ha abbandonata, che ha
mandato me a sostenerti nei momenti difficili. Quel Dio che
hanno rifiutato in tanti e che continuano a rifiutare in molti, quel
Dio paziente e amoroso che ancora vuole dare a tutti una
possibilitá di riscatto.
Ricorda Maria, che non esiste nulla più forte dell’amore e della
fede.
Il libro dei tre mondi ha solo tre pagine, fede, speranza, caritá, e
l’anello del Salvatore quello capace di equilibrare il bene e il male,
non si cerca da nessuna parte, non è nascosto in nessun posto,
tutti lo possediamo, dobbiamo solo saperlo usare. E’ l’amore
Maria, l’amore capace di smuovere le montagne, capace di dare
vita ai defunti, di fare miracoli, di donare la vista ai ciechi, di fare
parlare i muti e sentire ai sordi, capace di far muovere chi non
può, il solo capace di vincere il male.
Ma ecco che invece siamo diventati ciechi, sordi e muti, incapaci
di fare un solo movimento, incapaci di amare, ed in questo stato
d’apatia aspettiamo la nostra fine”, conclude Ramon.
Mi sento un po’ più sollevata, ora. Il compito che avevo da
portare a termine è dunque finito, ma una cosa mai finirá temo,
l’odio tra gli uomini, le guerre, le distruzioni, le desolazioni, gli
abomini.
L’umanitá non ha imparato nulla dai propri errori, e continua a
ripeterli sempre uguali, sempre gli stessi.
Ma ora basta tristezze: -“Che ne dici di una pizza?” Propongo
rivolgendomi a Ramon, “ma stavolta paghi tu...io ho giá pagato.”
Lui mi guarda serio, poi non riuscendo a trattenersi scoppia in
una fragorosa risata.
«Io sono la vera vite e il Padre mio è il vignaiolo.
Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo toglie e ogni tralcio
che porta frutto, lo pota perché porti più frutto.
Voi siete già mondi, per la parola che vi ho annunziato.
Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può far frutto da
se stesso se non rimane nella vite, così anche voi se non rimanete
in me.
Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me e io in lui, fa molto
frutto, perché senza di me non potete far nulla.
Chi non rimane in me è gettato via come il tralcio e si secca, e poi
lo raccolgono e lo gettano nel fuoco e lo bruciano.
Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quel
che volete e vi sarà dato.
In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e
diventiate miei discepoli.
Come il Padre ha amato me, così anch'io ho amato voi. Rimanete
nel mio amore.
Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore,
come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango
nel suo amore.
Questo vi ho detto perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia
sia piena.
Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri,
come io vi ho amati.
Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i
propri amici.
Voi siete miei amici, se farete ciò che io vi comando.
Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il
suo padrone; ma vi ho chiamati amici, perché tutto ciò che ho
udito dal Padre l'ho fatto conoscere a voi.
Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti
perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché
tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda.
Questo vi comando: amatevi gli uni gli altri.
Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me.
Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; poiché
invece non siete del mondo, ma io vi ho scelti dal mondo, per
questo il mondo vi odia.
Ricordatevi della parola che vi ho detto: Un servo non è più
grande del suo padrone. Se hanno perseguitato me,
perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la mia parola,
osserveranno anche la vostra.
Ma tutto questo vi faranno a causa del mio nome, perché non
conoscono colui che mi ha mandato.
Se non fossi venuto e non avessi parlato loro, non avrebbero
alcun peccato; ma ora non hanno scusa per il loro peccato.
Chi odia me, odia anche il Padre mio.
Se non avessi fatto in mezzo a loro opere che nessun altro mai ha
fatto, non avrebbero alcun peccato; ora invece hanno visto e
hanno odiato me e il Padre mio.
Giovanni 15:1 -15 24.

Caro diario.
So che non dovrei più disturbarti e specialmente a quest’ora di
notte ma sai non riesco a dormire, non lo so!
Forse saranno i pensieri, o forse la paura che tutto ciò che ho
vissuto sino ad ora, non sia del tutto finito.
Vedi non so come spiegartelo, ma ho ancora come l’impressione
che vi sia un’appendice da scrivere e che io sola possa finalmente
mettere fine a questa storia.
Sento come risuonarmi nelle orecchie come i nomi di due città,
ma che non riesco a distinguere: -“Una è una porta in mezzo a
due linee e l’altra è l’abisso, che solo chi vi precipita può
riemergervi”.
Ma ora caro amico sono troppo stanca, ho bisogno di riposare e
dormire, perché non sempre la notte annuncia un giorno nuovo.

Per sempre Maria.


Indice
Da Madre in figlia pag. 5

Il libro dei tre mondi pag. 12

Un gioco pericoloso pag. 32

Il mondo di sotto pag. 58

Il quadro pag. 70

Verso Avalon pag. 85

Glastombury pag. 87

Avalon pag. 107

Nel segno dello zodiaco pag. 119

Ramon pag. 156

Il mondo di mezzo pag. 172

I due anelli pag. 201