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GABRIELE D’ANNUNZIO

VITA
-Nasce il 12 marzo 1863 a Pescara da famiglia borghese
-studia nel collegio Cicognini di Prato
-nel 1879 pubblica Primo Vere, un libretto in versi
-si trasferisce a Roma per frequentare l’Università, che poi lascia preferendo frequentare salotti
mondani e redazioni di giornali, dove conobbe scrittori ed artisti molti dei quali di origine
abruzzese
-inizia a pubblicare le sue prime opere che vengono ben accolte nell’ambiente romano e gli
procurano una certa fama. In questi anni D’Annunzio dà voce all’Estetismo, movimento culturale
rappresentato da un individuo superiore che rifiuta la mediocrità borghese e si rifugia nel mondo
dell’arte
-nel 1889 pubblica Il Piacere, la sua opera letteraria più famosa e rappresentativa dell’Estetismo
-negli anni ‘90 troviamo un D’Annunzio in crisi, che abbraccia la teoria del Superuomo di
Nietzsche. Superuomo è colui che si stacca dalle convenzioni sociali rifiutando le restrizioni del
vivere civile e della società in genere.
-Nel corso della sua esistenza, D’ Annunzio volle creare di sé un’ immagine di vita eccezionale,
conducendo una vita da principe rinascimentale tra oggetti d’arte e amori con donne famose,
come Eleonora Duse.
-Egli era molto coinvolto nelle questioni riguardanti il sistema economico del suo tempo; si pose al
centro dell’attenzione pubblica per pubblicizzare la sua immagine e le sue opere letterarie.
-Nonostante gli editori pagassero molto bene le sue opere, i soldi non erano sufficienti al suo stile
di vita lussuoso.
-Lo scrittore era legato alla sua esistenza borghese, pur non sentendo affatto portando lontano da
sè la classe più povera; D’Annunzio non riuscì mai a superare questa sua ambivalenza.
POLITICA
-nel 1897 tentò di diventare deputato dell’estrema destra, manifestando disprezzo per i principi di
democrazia ed uguaglianza
-nel 1900 passò alla sinistra
-nel 1898 con la Rappresentazione della città morta, si rivolse nel mondo del teatro per poter
raggiungere una platea più vasta
-nel 1900 dovette lasciare l’Italia e rifugiarsi in Francia.
LA GUERRA
-allo scoppio della Grande Guerra tornò in Italia, dove partecipò attivamente alla campagna
interventista, per far entrare l’Italia in guerra
-si arruolò come volontario partecipando alla “beffa di Buccari”, il volo su Vienna
-nel dopoguerra divenne interprete del mito della “vittoria mutilata” partecipando alla marcia per
la conquista di Fiume
-esaltò ma anche guardò con sospetto il Fascismo
-si ritirò nel Vittoriale degli Italiani sulla riva bresciana del lago di Garda
-morì nel 1938.
ALCYONE
E’ il terzo di sette libri di Laudi del cielo, della terra, del mare e degli eroi, pubblicato nel 1903.
D’Annunzio vuole celebrare l’estate ed il suo valore simbolico; essa corrisponde al periodo più
prolifico della vita dell’uomo e all’energia dell’ispirazione artistica.
Alcyone è suddiviso in cinque sezioni per un totale di 88 testi; in ogni sezione vi è riferimento ad
un momento della stagione, ad un ambiente naturale-paesaggistico, ad uno stato d’animo.
La prima sezione è ambientata nel paesaggio agreste tra Fiesole e Firenze nel mese di Giugno,
quando la primavera cede il posto all’estate. I testi che la compongono sono lodi (o “laudi”
pagane) a luoghi, piante, ore del giorno, estate alle porte ed elementi della natura.
La seconda sezione si sposta in Versilia; l’estate è esplosa e siamo in luglio. Viene celebrato il
rapporto dell’uomo con la natura; egli tende a sciogliersi ed, identificandosi nella natura, perde la
propria identità. Tutto ciò è magistralmente percepito nella Pioggia nel Pineto.
Nella terza sezione l’estate è esplosa. Presenti il Panismo ma anche la teoria del Superuomo.
La quarta sezione è dedicata all’ultima parte dell’estate ed ai presagi autunnali. Come l’estate, così
tramontano anche i miti della ricchezza. L’unico mito che rimane è quello della poesia, dell’arte.
La quinta sezione vede la fine dell’estate a settembre. La bella stagione lascia il posto all’autunno.
Il libro termina con Il Commiato, testo poetico in cui vengono ricordati i luoghi in cui sono stati
ambientati i vari momenti dell’estate, ora finita.
Temi di Alcyone
I temi principali sono tre:
1. Scambio tra naturale e umano Come testimoniano i primi due libri delle Laudi, l’eroismo
del “Superuomo” dannunziano sta nella sua eccezionalità di fronte agli altri uomini, nei cui
confronti rivendica un’identità forte e superiore. Al cospetto della realtà naturale, il
Superuomo rivela la capacità di fondersi in essa, di perdere la propria identità personale.
Questa fusione può culminare nella “vegetalizzazione” dell’umano, come se il sistema
nervoso del soggetto lirico si prolungasse nelle fibre delle piante. Alle volte l’identificazione
avviene con creature animali, per lo più riprese dal mito classico.
2. La ritualizzazione del mito D’Annunzio rivitalizza il binomio mito-natura da una parte
recuperando i grandi miti naturali della classicità e dall’altra rappresentando la propria vicenda
individuale di immersione nella natura in termini mitici.
3. L’esaltazione della parola, dell’arte e della figura del poeta Ciò che permette di stabilire un
nuovo contatto tra autenticità interiore dell’io e rivelazione naturale è la parola poetica; è lo
strumento creatore di nuovi miti. L’arte diventa il mezzo per attuare i due temi precedenti; il poeta
è il detentore di un privilegio artistico in quanto è l’unico che riesce a indagare i misteri della
natura.
Ascolta, ascolta. L'accordo
Delle aeree cicale
A poco a poco più sordo
Si fa sotto il pianto che cresce
Ma un canto vi si mesce
Più roco
Che di laggiù sale
Dall'umida ombra remota
Più sordo e più fioco
S'allenta, si spegne
Sola una nota
Ancor trema, si spegne
Risorge, trema, si spegne
Non s'ode voce dal mare
Or s'ode su tutta la fronda
Crosciare l'argentea pioggia
Che monda
Il croscio che varia
Secondo la fronda
Più folta, men folta
Ascolta
La figlia dell'aria
È muta; ma la figlia
Del limo lontana
La rana
Canta nell'ombra più fonda
Chi sa dove, chi sa dove
E piove su le tue ciglia
Ermione
Il “motivo” musicale è crescente e aumenta il ritmo. L’unione con la natura si fa sempre più forte,
il poeta riconosce “la voce” delle creature viventi nella foresta.
Tra le numerose figure retoriche impiegate, vale la pena di soffermarsi sulle due metafore tra loro
in opposizione “figlia dell’aria” e “figlia del limo”, usate rispettivamente ai vv. 89 e 90-91 per
indicare la cicala (in precedenza, sempre metaforicamente, “aeree”, v. 66) la rana, i cui versi si
alternano tra loro e al suono dell’acqua. Le due creature, cicala e rana, sono prese come esponenti
del mondo naturale alto e basso, aereo e terrestre, si pongono come emblemi della fauna intera.
Le “ciglia” presenti al v. 95 costituiscono invece una sineddoche: sono usate per intendere gli occhi
e, ancor di più, l’intero viso di Ermione, su cui la pioggia continua a cadere.
Piove su le tue ciglia nere
Sìche par tu pianga
Ma di piacere; non bianca
Ma quasi fatta virente
Par da scorza tu esca
E tutta la vita è in noi fresca aulente
Il cuor nel petto è come pesca intatta
Tra le pàlpebre gli occhi
Son come polle tra l'erbe
I denti negli alvèoli
Son come mandorle acerbe
E andiam di fratta in fratta
Or congiunti or disciolti
(E il verde vigor rude
Ci allaccia i mallèoli
C'intrica i ginocchi)
Chi sa dove, chi sa dove
E piove su i nostri vólti silvani
Piove su le nostre mani ignude
Su i nostri vestimenti leggieri
Su i freschi pensieri
Che l'anima schiude
Novella
Su la favola bella Che ieri
M'illuse, che oggi t'illude
O Ermione
Infine il culmine della poesia vede il poeta e la sua musa trasformarsi completamente, diventare
parte integrante della foresta, perdere il loro aspetto umano e acquisire quello più ampio di
creature della natura. Qui le similitudini raggiungono l’apice massimo (il cuore un frutto carnoso,
gli occhi pozzanghere e i denti mandorle).
Un ultimo esempio della cura formale dedicata al testo: i versi tra parentesi (112-114) sono sì una
notazione ulteriore e non necessaria, ma sono proprio per questo ancor più emblematici
dell’attenzione estetica dannunziana. Il sintagma “verde vigor rude” del v. 112 è praticamente
costruito per intero sulle stesse lettere (v, e, r, d), i due versi successivi sono semplicemente una
variatio in parallelismo l’uno dell’altro.

SUPERUoMO

D'Annunzio riprende alcuni aspetti del pensiero di nice in particolar modo il mito del superuomo in quanto
è un uomo che si scontra fortemente contro lo stato borghese della della sua epoca quindi contro la
creazione dello Stato unitario il superuomo di nice è interpretato da D'Annunzio nel senso del diritto di
pochi di esserci zonali ad affermare se stessi sprezzando le leggi comune del bene e del male il dominio di
questi esseri privilegiati al di sopra della massa deve tendere ad una nuova politica aggressiva dello Stato
italiano che strappi la nazione alla sua mediocrità e la avvii verso le stili imperiali

Il nuovo personaggio del superuomo creato da D'Annunzio aggressivo non nega la precedente immagine
dell' esteta ma la ingloba in sé

il culto della bellezza essenziale nel processo di elevazione della stirpe nelle persone di pochi eletti infatti
l'eroe dell' anziano non si accontenta più di vagheggiare la bellezza in una dimensione appartata ma se ad
opera per imporla attraverso il dominio di una elite