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LA TEORIA DELLA RELATIVITA’ RISTRETTA:

L’inconciliabilità tra meccanica ed elettromagnetismo:

la legge della dinamica e quella della gravitazione avevano consentito la descrizione dei moti sia dei corpi
sulla terra, sia di quelli celesti, in accordo con i risultati sperimentali.

LA LEGGE DELLA DINAMICA:


la dinamica è la parte della meccanica che studia la relazione tra le forze e gli effetti che causano su un
corpo.
Newton enunciò i 3 principi della dinamica:
1) Primo principio o principio di inerzia: se su un corpo non agiscono forze o agisce un sistema di forze
in equilibrio, il corpo mantiene il suo stato di quiete o di moto rettilineo uniforme.
2) Secondo principio legge fondamentale della dinamica: se su un corpo agisce una forza o un sistema
di forze, la forza risultante applicata al corpo possiede direzione e verso della sua accelerazione e, in
modulo, è direttamente proporzionale al modulo della sua accelerazione.
F= m*a
3) Terzo principio, o di azione-reazione: se 2 corpi interagiscono tra loro, si sviluppano 2 forze, di
azione e di reazione: come grandezze vettoriali sono uguali in modulo e direzione, ma opposte in
verso.

LEGGE DELLA GRAVITAZIONE:


F = G* m1*m2/r^2
F=forza
G=costante di gravitazione universale; 6,67*10^-11Nm^2/kg^2 ricavata da Henry Cavendish.
M1=massa oggetto 1
M2= massa oggetto 2
R^2=distanza tra i centri delle masse
2 corpi dotati di massa si attraggono con una forza che è direttamente proporzionale al prodotto delle masse e
inversamente proporzionale al quadrato della distanza che li separa.

Nel 1870, Maxwell aveva elaborato la teoria elettromagnetica, sancita nel 1887 da Hertz che fornì la prova
dell’esistenza delle onde elettromagnetiche.

Tutta via meccanica ed elettromagnetismo sembravano inconciliabili.

Ricapitoliamo alcuni aspetti della meccanica:

Principio di relatività galileiano: tutti i sistemi inerziali sono dinamicamente equivalenti.

Perciò se la legge è valida in un sistema di riferimento S, allora è valida in tutti i sistemi di riferimento S’ che
si muovono in modo rettilineo uniforme rispetto ad S.
Note le coordinate (x, y, t) di P in un sistema
S, indicando con (x’, y’, t’) le coordinate
dello stesso punto P in un sistema S’
valgono le seguenti relazioni.

X’ = x – v t

Y’ = y

t’ = t

Vi è poi la legge di composizione classica delle velocità: U= u + v, dove:

U= velocità di un punto materiali P, rispetto ad S

u= la velocità di P rispetto a S’

v= velocità uniforme del sistema S’ rispetto ad S

Se nella meccanica classica la velocità non è assoluta, ma relativa ad un sistema di riferimento, nell’elettro
magnetismo la velocità della luce nel vuoto è una costante c=3 * 10^8 m/s

ESPERIMENTO DI MICHELSON - MORLEY:

Michelson (premio Nobel per la fisica nel 1907) e Morley, tra il 1881/87, svilupparono un esperimento per
calcolare la velocità della terra rispetto ad un sistema di riferimento che poteva essere l’etere. (spazio)

Questo esperimento si basava sull’uso di un interferometro, per rilevare le frange di interferenza alla
differenza di cammino tra 2 raggi luminosi. L’esperimento fallì: l’etere, non esisteva.
I POSTULATI DELLA RELATIVITA’ RISTRETTA:
nel 1905, Einstein, pubblicò l’elettro dinamica dei corpi in movimento in cui espose la teoria della relatività
ristretta, con cui risorse il dilemma.

Base della sua teoria sono 2 postulati:

1) Principio della relatività: le leggi della fisica sono le stesse in tutti i sistemi di riferimento inerziali; in
pratica, non c’è un sistema di riferimento privilegiato.
2) Costanza della velocità della luce: in tutti i sistemi di riferimento inerziali la velocità della luce nel
vuoto è sempre uguale a c= 3* 10^8 M/S.

Se le equazioni ma Maxwell (sulla teoria elettromagnetica) devono avere la stessa forma in tutti i sistemi di
riferimento inerziale, occorre che c non vari.

LA CRITICA AL CONCETTO DI SIMULTANEITA’:

per superare la contraddizione tra la costanza di c, e la legge di composizione classica delle velocità,
occorreva mettere in discussione le equazioni galileiane fondate sulla reciprocità del moto e sull’assolutezza
del tempo

COMPOSIZIONE CLASSICA DELLE VELOCITA’:


nella relatività galileiana, la velocità dipende dall’osservatore (se egli è fermo o in movimento).
Se v è la velocità di un corpo rispetto all’osservatore fermo e v1 è la velocità del corpo rispetto ad un altro
osservatore in movimento, le 2 velocità sono legate dalle trasformazioni galileiane:
v= v1 + v0
v1= v – v0
Dove v0 è la velocità dell’osservatore in movimento rispetto all’altro
Queste formule non sono compatibili con i postulati della relatività ristretta di Einstein, perché se si
applicassero alla velocità della luce, si otterrebbe che essa dipende dall’osservatore (situazione non
verosimile)

Einstein mise in discussione il concetto di tempo assoluto a partire dalla simultaneità. Definizione di eventi
simultanei: in un sistema di riferimento S, un evento P (x, y, z, t) è definito da una quaterna spazio-
temporale in cui le prime 3 coordinate x, y, z individuano la posizione in S, mentre t l’istante in cui tale
evento è accaduto, misurato da un orologio inquiete rispetto S.
Due eventi (caduta di 2 fulmini): accaduti in A e in B (2 punti sulla terra) sono simultanei se un osservatore
posto nel punto medio della distanza tra AB riceve nello stesso istante i segnali provenienti da A e da B.

Ma se gli osservatori fossero due uno fermo a terra e uno in movimento su un treno riceverebbero
ugualmente i segnali da A e da B in modo simultaneo?

L’osservatore fermo considera gli eventi simultanei perché riceve i segnali luminosi da A e da B
contemporaneamente. L’osservatore sul treno riceve i segnali da A e da B, mentre si sta allontanando da A
e avvicinando a B. Per tanto il segnale proveniente da A, per arrivare all’osservatore, percorre un segmento
maggiore del segnale proveniente da B, pertanto il fulmine B risulta caduto prima del fulmine A,
semplicemente perché l’osservatore è più vicino al fulmine B.

Da ciò deduciamo la relatività della simultaneità: la simultaneità tra due eventi è relativa ad un particolare
sistema di riferimento.

LA DILATAZIONE DEI TEMPI:

se il tempo non è assoluto qual è la relazione tra la durata di un fenomeno in un sistema di riferimento S
inquiete e quella di un sistema S’ in moto rispetto ad S?
Consideriamo un apparato luminoso montato su un treno: un raggio luminoso origina in A (pavimento) si
riflette nello specchio B (soffitto) e torna in A. Per l’osservatore o, che è sul treno, la durata del fenomeno è
At=s/v=2BA/c

Invece l’osservatore a terra vede lo stesso fenomeno in un tempo più lungo, perché si verifica mentre il
treno non si muove, pertanto la durata del fenomeno è

At’=2AB’/c

La relazione tra i due intervalli e data da:

gamma= 1/radice 1- v^2/c^2

Dunque possiamo dire che: At’= gammaAt

Dove gamma è un fattore adimensionale maggiore di 1.

La durata di un fenomeno misurata nel sistema di riferimento inerziale S in quiete rispetto al fenomeno
stesso è detta tempo proprio e individua la minor durata del fenomeno.
La durata del fenomeno misurata in un altro sistema di riferimento S’ (rispetto a cui S, in cui si verifica il
fenomeno, si muove di moto rettilineo uniforme) è maggiore.

Gamma= il coefficiente di dilatazione del tempo varia al variare della velocità v; quanto più la velocità
aumenta tanto più il tempo si dilata.

NB: il principio di relatività di Einstein richiede una completa reciprocità tra i sistemi di riferimento, per cui
il fenomeno della dilatazione del tempo deve essere simmetrico.

LA CONTRAZIONE DELLE LUNGHEZZE (nella direzione del moto):

se la simultaneità è relativa, perché il tempo non è assoluto, anche le misure di lunghezza dipendono dal
sistema di riferimento perché lo spazio non è assoluto: RELATIVITA’DEL TEMPO=RELAIVITA’ DELLO SPAZIO.

Se lo spazio non è assoluto, qual è la relazione tra la lunghezza di un segmento misurato come distanza tra
due punti n un sistema di riferimento S in quiete e un sistema di riferimento S1 in moto?

Es 1: distanza terra pianeta: per l’osservatore o, che sta sulla terra, la distanza terra pianeta è L e il tempo
impiegato per il viaggio è At. Nel sistema S (in quiete) la distanza sarà L= vAt

Per l’osservatore o’, che sta sull’astronave S’, terra e pianeta si muovono con velocità v (nella direzione
dell’astronave). Per l’osservatore o’ l’astronave è ferma e la durata del viaggio = a At’ (dalla partenza
dell’astronave all’atterraggio sul pianeta). Poiché i 2 eventi accadono in S’ (astronave) per o’ (osservatore
nell’astronave) la durata dell’evento At’ è un evento proprio, mentre il tempo At (osservatore sulla terra)
misurato in S, è un tempo dilatato.

Da qui, L’= L/gamma dove gamma è maggiore di 1 e L’ è minore di L.

La lunghezza L di un segmento (distanza), misurata nel sistema di riferimento inerziale S, in quiete rispetto
al segmento stesso, è detta lunghezza propria e individua la massima lunghezza.

La lunghezza L’ di un segmento, misurata in altro sistema di riferimento S’ in moto rettilineo uniforme, si


contrae nella direzione del moto.

NB: anche il fenomeno della contrazione delle lunghezze nella direzione del moto è simmetrico.

SE ABBIAMO UN CORPO ESTESO, COSA ACCADE ALLE DIMENSIONI PERPENDICOLARI (x, y,


z) ALLA RELAZIONE DEL MOTO RELATIVO?

Es 2: un treno passa in galleria. L’osservatore O fermo in un sistema di riferimento S in quiete, vede il treno
muoversi con velocità v in direzione parallela all’asse x; percepisce una contrazione relativistica riguardante
le dimensioni parallele all’asse y (larghezza) e l’asse x (altezza); vede per tanto il treno rimpicciolirsi e
passare nella galleria.

Per il macchinista osservatore O’ che sta sul treno, sistema S’, la galleria scorre con velocità v e la
contrazione relativistica della galleria avviene nelle tre dimensioni spaziali (altezza, lunghezza e larghezza).
Sembra per tanto che la galleria inghiotti il treno, cosa che non succede.

I due sistemi inerziali S ed S’ in moto con velocità relativa a v la lunghezza di un segmento perpendicolare
alla direzione del moto è invariante; in pratica non vi e una contrazione relativistica delle dimensioni
trasversali (larghezza, lunghezza e altezza) rispetto a v.

IL PARADOSSO DEI GEMELLI:

ideato da Langevin nel 1911. Due gemelli Andrea e Federico stanno su due astronavi e sincronizzano gli
orologi. Andrea rimane con i motori spenti, mentre Federico parte a velocità relativistica.

Quando Federico ritorna trova Andrea più vecchio. Il tempo per Federico si è dilatato ed è trascorso più
lentamente. Se la stranezza di 2 gemelli è spiegata dalla dilatazione del tempo, teoria ormai assodata, il
paradosso sta nel fatto che i sistemi di riferimento devono essere equivalenti. Considerando ciò, può essere
che l’astronave di Andrea si sia allontanata da quella di Federico, pertanto se il tempo si è dilatato per
Andrea ed è lui ad essere rimasto più giovane.

Una delle interpretazioni più diffuse del paradosso rileva che l’astronave non può essere un sistema di
riferimento inerziale, perché l’astronave di Federico, per allontanarsi dalla terra, ha subito una
accelerazione e poi, per ritornare si è fermata e ha subito una accelerazione di verso opposto.
LA COMPOSIZIONE RELATIVISTICA DELLE VELOCITA’:

La costanza della velocità della luce impone di riformulare la legge di composizione delle velocità che è
U= u’ + v, dove:

U= velocità di un punto materiale P, rispetto a S

U’= la velocità di P rispetto ad S’

V= velocità uniforme del sistema S’ rispetto ad S

Se i vettori sono paralleli fra loro: U = u’ + v, quindi U1= U-v.

Quando v si avvicina a c (velocità costante della luce), la composizione delle velocità è data da :

u= u’+v /1+u’v/C^2

MASSA ED ENERGIA:

secondo principio della dinamica: F= m * a

Cioè fino a quando una forza reagisce su un corpo, si ha una accelerazione e la velocità può aumentare
infinitamente. Dalle leggi del moto uniformemente accelerato si ha: v = v0 + a * t

e per il secondo principio della dinamica F = m * a otteniamo v= v0 + F/m * t . Con M costante.

Basta avere a disposizione un tempo abbastanza lungo, perché la velocità di un corpo raggiunga e superi
quella della luce.

In realtà sappiamo che nessun corpo può superare c (velocità della luce).

Per Einstein, occorre che la massa di un corpo aumenti con la velocità in modo che il temine F/m tenda a 0
all’aumentare del tempo. La soluzione proposta fu:

m= m0/ radice 1 – v^2/c^2 = gamma m0

dove:

m0= massa del corpo a riposo (misurata in un sistema S in quiete)


M= massa relativistica (rilevata in un sistema S’ in moto con velocità v rispetto a S)

Il coefficiente gamma di dilatazione della massa varia al variare della velocità v. La massa aumenta tanto più
quanto v si avvicina a c e quando v=c si ha un andamento asintotico (ciò che tende ad avvicinarsi a qualcosa
sempre di più sempre mai raggiungerla)

La variazione della massa che si ha con l’incremento della velocità, può essere conseguenza della
dilatazione del tempo: più ci si avvicina alla velocità della luce, più tempo occorre per ottenere ulteriori
aumenti di velocità.

Da qui la famosa equazione della relatività di Einstein: E= mc^2

M= massa relativistica (m= gamma m0)

Da qui possiamo dedurre che:

1) Se un corpo è al riposo, gamma=1, perciò E= m0 * c^2


Un corpo possiede energia per il solo fatto di avere una massa al riposo m0.
La materia, anche quando è in quiete, è una forma di energia.
2) A una diminuzione di massa corrisponde una emissione di energia; ad un aumento di massa
corrisponde un assorbimento di energia; massa ed energia sono 2 aspetti di un unico ente
fisico.
3) Le 2 leggi della fisica classica di conservazione di massa e di energia, vengono sostituite, nella
fisica relativistica, dalla legge di conservazione della massa-energia. Legge: in un sistema isolato
si conserva la massa-energia.

Collegamento: le bombe atomiche di Hiroshima e Nagasaky sono un esempio di trasformazione di


massa in energia.