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HEGEL

ALIENAZIONE: il termine viene utilizzato per indicare genericamente il disagio dell'uomo nella moderna
civiltà industriale e lo fa sentire lontano dalle proprie radici naturali. Secondo Hegel l’alienazione, in quanto
fase dello sviluppo dello Spirito ha valore sia negativo sia positivo.
Senso negativo: è il momento in cui lo Spirito si estrania da se stesso, si oggettiva e proietta fuori di sé e
diviene natura. Questa oggettivazione dello Spirito, che si manifesta come natura, ha per Hegel senso
negativo. La fase negativa viene identificata con fichte, infatti egli pensa che tutto quello che viene
realizzato diventa subito un limite e di conseguenza ogni realizzazione storica è una delusione. (è incapace
di far coincidere razionale e reale, finito e infinito, che costituiscono la sostanza dell'idealismo).
L’alienazione è positiva, invece, quando lo Spirito, successivamente, ritorna in sé nella consapevolezza
dell’essersi perso nella Natura. Il senso positivo viene identificata con hoerderlin, infatti l'inizio ciò che è
estraneo ci sembra negativo, poi però quella stessa cosa che prima ci era estranea, diventa un talento
(omero infatti rappresenta i greci perché fa suo quello che prima era estraneo).
Hegel scrive "Lineamenti di Filosofia del Diritto", nel quale si occupa dell'eticità. Se la morale vede come
punto di partenza IO e quindi una volontà interiore e privata del bene (io=noi=Kant: è giusto restituire il
deposito, se è giusto per me, è giusto per tutti); il punto di partenza dell'eticità è invece NOI
(eticità=moralità sociale), è un insieme di istituzioni (famiglia, società civile e stato) nelle quali già stiamo
dentro, è qualcosa che già c'è e ci sono già le regole.
La famiglia: si articola nel matrimonio, patrimonio e nell'educazione(=seconda nascita) dei figli e serve a
distinguere la sessualità. Ma una volta cresciuti ed educati, i figli escono dalla famiglia per dar vita ad altre
famiglie.
La società civile: con la formazione di nuovi nuclei familiari si passa alla società civile, che si identifica con la
sfera economico-civile e giuridico-amministrativa del vivere insieme, cioè del luogo di scontro ma anche
d'incontro (interessi comuni ecc). E' un'espressione recente che è sinonimo di stato; fino a Rousseau
troviamo un mondo diviso in famiglia e stato, la società nasce quando l'uomo non lavora più per sé stesso e
quindi individualmente, ma comincia a lavorare per altri e di conseguenza per la società.
Lo stato: rappresenta il momento culminante dell'eticità, ossia la riaffermazione dell'unità della famiglia al
di là della dispersione della società civile. Lo stato, che è una famiglia in grande, non implica una
soppressione della società civile, ma uno sforzo per far confluire i particolarismi nel bene collettivo. Questa
concezione dello stato, visto come incarnazione della moralità sociale e del bene comune è diversa da
quella liberale di locke, volto a garantire la sicurezza e i diritti degli individui. (secondo hegel lo stato liberale
riduce lo stato a semplice tutore dei particolarismi della società civile. Lo stato di hegel non è quindi
dispotico, ma segue il principio secondo il quale sono le leggi a governare e non gli uomini.
SOCIETA' CIVILE: in Rousseau la società civile nasce con il riconoscimento, allo stesso modo per hegel essere
riconosciuti è un bisogno fondamentale. Il rapporto tra singolo e società si sviluppa su due principi: il primo
è la persona concreta, una totalità di bisogni e necessità; il secondo è la persona particolare in relazione ad
una particolarità. Inoltre la società è vista come sistema onnilaterale: la sussistenza e il benessere del
singolo, intrecciato con la sussistenza e il benessere di tutti; è quindi uno stato di bisogno e intelletto. La
società è anche vista come sistema dell'eticità nel quale l'idea (l'interesse dell'idea è il processo di elevare la
singolarità e la naturalità dei membri stessi sia mediante la particolarità, sia mediante i bisogni) attribuisce
alla particolarità il diritto di svilupparsi e all'universalità il diritto di essere il fondamento dell'universalità. La
società civile si articola in tre momenti:
1) il sistema di bisogni: appagamento del singolo mediante il lavoro del singolo e mediante il lavoro e
appagamento dei bisogni di tutti gli altri singoli;
2) la difesa della proprietà mediante l'amministrazione della giustizia;
3)la previdenza contro l'accidentalità e la cura dell'interesse particolare come di un qualcosa di comune,
operati mediante la polizia e la corporazione.
1)Nel sistema dei bisogni siamo pienamente dentro l’economia politica: parliamo di appagamento del
bisogno singolo e di tutti, attraverso la proprietà (cosa esterna) e il lavoro. L'economia è importante perché
ha portato dio=ragione dentro un'infinita moltitudine di fatti simili. Hegel dà importanza a Smith, Say e
Ricardo perché mostrano come a partire dall'infinita moltitudine di fatti particolari rintraccino i principi
semplici, cioè quelli base, della cosa=necessità. I bisogni DIFFERENZIALI vengono appagati attraverso i lavori
di altri (non compro i vestiti per il bisogno di coprirmi, ognuno si differenzia per la scelta). Inoltre ad una
MOLTIPLICAZIONE dei bisogni, si aggiunge una moltiplicazione dei mezzi e una RAFFINAZIONE (scegliere il
migliore). Quando appaghiamo i nostri bisogni è grazie ad altri, ma altri appagano i loro bisogni grazie ad
altri ancora, è tutto un modo per altri. L'ESSERE RICONOSCIUTI è quindi l'avere il bisogno umano di
qualcun'altro. (non mi aspetto il pranzo dal macellaio, ma mi aspetto il pranzo dal suo egoismo=i miei soldi,
il macellaio riconosce i miei soldi e liberamente si sviluppa un do ut des). I bisogni si sviluppano per due
motivi: il primo è l'uguaglianza con gli altri, cioè l'imitazione; il secondo è la particolarità, l'essere diverso
dagli altri. (il lavoro è avere mezzi particolari per ottenere bisogni particolari; mediante il lavoro si
sviluppano: la cultura teorica/intellettuale: molteplicità di rappresentazioni e la cultura pratica che consiste
nell'occupazione, nella limitazione della propria attività e nell'abilità). Hegel introduce una novità: la
divisione del lavoro (Smith parlava della fabbrica degli spilli e a ognuno era affidata la produzione di una
parte dello spillo). Questa divisione rende il lavoro più produttivo e alla portata di tutti e un abbassamento
dei prezzi. Ci fu l'introduzione delle macchine e con questo l'uomo faceva solo un lavoro alienato (muovere
una leva non è lavoro umano). Con le macchine si rischia la sovrapproduzione e il prodotto eccessivo
diventa il problema principale. La società civile è il mondo del benessere ma ha una controindicazione: il
lavoro sub-umano, Hegel dice che è un lavoro sub-animale (il castoro fa molte cose come prendere i
legnetti, costruire ecc.., l'uomo si limita a premere una leva). Questo si potrebbe chiamare il mondo delle
tante opere invendute, lavorando solo le macchine aumenta la disoccupazione e quindi non si percepisce il
salario. La società civile, comunque, non è fatta di ‘individui’ astratti e slegati l’uno dall’altro, che
inconsapevolmente realizzano un bene comune; piuttosto è fatta di masse universali, che Hegel chiama
stati (classe:tutti dal meno importante al più importante, senza fare distinzioni o piramidi sociali). Ci sono
tre stati:
A) STATO SOSTANZIALE O IMMEDIATO: AGRICOLTURA, legato al terreno, al possesso fondiario. Vive di
rendita e la sua etica si identifica con quella familiare basandosi sul rapporto di fiducia (personale) fra i suoi
componenti. Questo gruppo non ha bisogno di corporazioni (=freno), perché la natura stessa gli impedisce
di annullare altre imprese (se si lavora troppo un terreno, il raccolto diminuisce).
B) STATO FORMALE O RIFLETTENTE: INDUSTRIA, (artigianato, fabbriche, commercio) è il ceto legato alla
ricchezza mobile ed ha l'occupazione di trasformare il prodotto naturale. A sua volta questo stato si
suddivide in: lavoro per soddisfare il bisogno dei singoli(artigianato); lavoro massificato che soddisfa un
fabbisogno generale(fabbriche); attività di scambio attraverso un mezzo universale di scambio, cioè il
denaro(commercio). E' l'unico dei tre stati che ha bisogno di corporazioni, poiché un'industria riesce a
produrre i prodotti necessari, la sovrapproduzione quindi comporterebbe l'inutilità delle altre industrie e di
conseguenza la disoccupazione.
C) STATO UNIVERSALE: FUNZIONARI, non hanno bisogno di corporazioni.
La Libertà (in sé e per sé), in questa divisione in ceti della società, risiede nella possibilità che l’individuo ha,
entro certi limiti, di scegliere il ceto o la professione a cui intende appartenere. In questa sfera civile viene
anche ricompreso quel diritto astratto (libertà astratta come diritto di proprietà), che qui riceve massima
concretezza, poiché è saputo da tutti i membri della società, poiché vige effettivamente in essa e poiché ha
validità universale. Il diritto si determina innanzitutto positivamente come vera e propria legge. D’altra
parte la legge deve essere resa universalmente nota (attraverso la codificazione del diritto). Il principio della
libera scelta della professione è un per sé (la repubblica di Platone non andava bene ai greci poiché c’era
l’in sé=l’ineliminabile, ma non il per sé=libera scelta).
2) Alla società civile appartiene non solo la dichiarazione del diritto privato in quanto legge ma anche
l’applicazione della stessa legge (il corpo delle leggi deve essere razionale) cioè l’amministrazione della
giustizia che deve garantire all’individuo libertà civile e interessi. Essa concerne la sfera delle leggi e della
loro tutela giuridica e si identifica sostanzialmente con il diritto pubblico . La necessità di far rispettare la
legge spetta a una potenza pubblica: il tribunale. Non c’è traccia di vendetta in questa organizzazione della
giustizia: la pena è un riconoscimento del delinquente come membro della società e dello Stato. L’esistenza
del diritto è data quindi dalla relazione tra i bisogni e il lavoro. Il diritto viene ulteriormente suddiviso in:
diritto in quanto legge, esistenza della legge e giudizio del tribunale. (L’ambito delle leggi deve essere da un
lato una totalità chiusa e definita, dall’altro invece c’è sempre il bisogno di nuove determinazioni legali. La
proprietà d’ora in poi si fonda sul contratto e sulle formalità, conferendole forza giuridica. Poiché nella
società civile proprietà e personalità hanno validità legale, allora il delitto viene visto come una lesione
universale, entra quindi in gioco la pericolosità: da una parte viene rafforzata la gravità del delitto, dall’altro
invece la potenza della società diminuisce l’importanza esteriore del delitto. Il diritto inoltre, per rendersi
universale, deve passare attraverso una potenza pubblica, ossia il tribunale. La persecuzione e punizione del
delitto si trasformano nella pena, la quale è conciliazione della legge. Inoltre ognuna delle due parti
chiamate in causa, hanno la possibilità di mostrare le prove a loro favore. La giurisdizione invece è
l’applicazione della legge a un caso singolo e s i distinguono due lati: il primo è la conoscenza della natura
(se ci sia un contratto, se sia stata commessa un’azione lesiva e chi ne sia l’autore), il secondo lato tratta
invece la legge che ristabilisce il diritto. Alla fine il compito di decidere spetta al giudice giurista. Esiste un
altro diritto chiamato dell’autocoscienza ed è garantito sia riguardo alla legge, che riguardo alla sussunzione
(procedura giudiziale pubblica). La società civile non ha obblighi, ci vado liberamente, tutto è basato sul do
ut des. C’è bisogno però, in caso di problemi (ad esempio una lite), di un conciliatore, che è in grado di
mettere ordine e stabilire la pace; il conciliatore allo stesso tempo non può imporre una cosa, ci deve
essere una garanzia obbligante che è statale. Se la famiglia funzione ha bisogno della società civili
(educazione dei figli), essa a sua volta ha bisogno dello stato che impone il do ut des.
3) Viene trattata sia la polizia che le corporazioni. Si parla prima di tutto della duplice funzione della polizia:
deve sia difendere in caso di necessità, ma deve anche prevenire attraverso l’informazione pubblica su
quello che si dovrebbe e non si dovrebbe fare (illecito: costituisce il fondamento ultimo della giustizia
penale di polizia). La polizia in sé non dà alcun limite che dica cosa sia nocivo o innocuo, sospetto o non
sospetto, da proibire o da sorvegliare. La funzione di polizia viene intesa come forza d’ordine, ma
soprattutto come politica economica della società civile, volta alla regolamentazione dei mercati, alla
sorveglianza dell’istruzione e al diritto-dovere di istituire scuole pubbliche, alla previdenza, etc. Ma ciò che
la polizia non riesce proprio a fare è il superamento di una difficoltà interna alla società, rappresentata dal
problema della plebe. A fornire le determinazioni più dettagliate sono invece i costumi, lo spirito rimanente
della costituzione, il pericolo del momento ecc. inoltre vi è la necessità di una regolazione del mercato,
poiché i diversi interessi di produttori e consumatori possono entrare in collisione, nonostante il corretto
rapporto si stabilisce da sé, l’equilibrio di una regolazione che sia al di sopra delle due parti
coinvolte(produttore e consumatore). Tratta inoltre della politica collettiva e sociale dicendo che
inizialmente la famiglia si occupa di tutto quello che avviene al proprio figlio/individuo, poi questo legame
viene rotto dalla società civile, la quale rende estranei i membri dalla famiglia riconoscendoli come
autonomi(individuo è quindi divenuto figlio della società civile). La società civile ha inoltre il dovere e il
diritto di esercitare la sorveglianza e l’influenza sull’educazione. Nonostante la tutela pubblica, può
accadere però che per ovvi motivi degli individui siano ridotti in povertà e non siano più in grado di riuscire
a soddisfare tutti i loro bisogni. Quando invece la società civile si trova ad operare senza impedimenti, allora
è impegnata con il progetto della popolazione e dell’industria(crescita e accumulazione ricchezze, ma anche
limitatezza del lavoro). Quando invece una massa di individui raggiunga la perdita del sentimento del diritto
e il sussistere al proprio lavoro, conducono alla nascita della plebe(porta alla concentrazione delle ricchezze
in poche mani. Se alla classe più ricca viene imposta la tassazione diretta per mantenere a un livello
accettabile il tenore di vita della massa dei bisognosi, allora la sussistenza dei poveri verrebbe assicurata
senza che lavorino; se invece la sussistenza fosse mediata dal lavoro, vi sarebbe una sovrabbondanza di
prodotti e una mancanza di consumatori. Quindi nonostante l’eccesso di ricchezza, la società civile non è
ricca abbastanza--> non possiede abbastanza per ovviare all’eccesso di povertà e al generarsi della plebe).
La plebe viene identificata come i disoccupati+vergogna, poiché, nella società civile, il lavoro è il punto
d’onore(in sé è uno che non lavora, per sé è come si sente uno che non lavora). Secondo Fichte (nello stato
commerciale chiuso) tutti devono lavorare e ai disoccupati ci pensa lo stato a trovargli lavoro (chi lavora
mangia, chi non lavora non mangia). Per Hegel invece se i disoccupati non ci fossero dovrebbero essere
inventati  se ci fosse piena occupazione il lavoro aumenterebbe, i prezzi crescono e di conseguenza
quello che oggi mi posso permettere, domani non posso più. I bene inoltre ci sono e si sprecano, la
ricchezza è più che sufficiente ma non abbastanza. Secondo Hegel la disoccupazione non deve essere
eliminata, ma al massimo può essere diminuita e un modo per farlo è attraverso il colonialismo. La plebe è
quindi un in sé=necessario/ineliminabile non un per sé=libera scelta (la plebe è una necessità ma non una
libera scelta, perché si vergognano a dire di essere disoccupati). Lo strumento quindi come rimedio è la
corporazione= freno (ha il compito di: curare gli interessi della propria cerchia, accettare i membri sulla
base delle loro qualità, proteggere dalle accidentalità e occuparsi della formazione professionale). Per
spiegare la corporazione Hegel si chiede che cos’è l’economia (perché lavoriamo? Per due motivi: per
bisogno inteso come l’essenziale cibo ecc; per riconoscimentotendenza al monopolio e alla distruzione
altrui, una persona infatti, nonostante sia miliardaria, continua a lavorare per farsi notare dagli
altri=riconoscimento, ma ciò porta sempre all’aumento della plebe). L’Etico ritorna nella società civile con il
passaggio alla corporazione: essa rappresenta innanzitutto una cerchia, un’associazione di individui
consapevoli di realizzare nella loro attività un interesse comune. La corporazione appartiene soprattutto al
ceto industriale (cittadino). La corporazione, per i propri membri, è una seconda famiglia: li riproduce
perciò nella loro specifica professione-attività lavorativa e sociale. La corporazione si occupa di:
assicurazione, patrimonio, riconoscimento, dimostrazioni esterne e qualcuno. I punti fondamentali sono il
riconoscimento e il qualcuno. Qualcuno può significare due cose: uno dei tanti o il più importante. Hegel
dice che non vogliamo essere uno dei tanti, perché l’economia è un prius, ossia cercare il
riconoscimento(tutte le strade portano al riconoscimento e l’economia è una di quelle). L’importante quindi
è far vedere molte possibilità davanti a sé. Il primo e il terzo stato non hanno bisogno di corporazioni, solo il
secondo stato. Il terzo non ne ha bisogno perché Hegel dice che gli impiegati pubblici non pensano al
salario, ma solo al bene pubblico.
STATO: rappresenta il momento culminante dell’eticità, ossia la riaffermazione dell’unità della famiglia al di
là della dispersione della società civile. Lo stato non implica la soppressione della società civile(è un
momento necessario e quindi ineliminabile della vita dello spirito). Lo stato viene visto come incarnazione
suprema della moralità sociale e del bene comune, si differenzia da quello che era lo stato di Locke, Kant
ecc che erano volti a garantire la sicurezza e i diritti degli individui ciò dal punto di vista di Hegel
comporterebbe una riduzione dello stato a semplice tutore dei particolarismi della società civile. Inoltre si
discosta anche dal modello democratico , ovvero dalla concezione secondo cui la sovranità risiederebbe nel
popolo(Rousseau), secondo hegel il popolo, al di fuori dello stato è solo una moltitudine informe, infatti
dice che la sovranità dello stato deriva dallo stato medesimo, in quanto lo stato non è fondato sugli
individui, ma sull’idea di stato, ossia sul concetto di bene universale. Di conseguenza è lo stato a fondare gli
individui e non viceversa, in quanto lo stato dal punto di vista storico-temporale è cronologicamente prima
degli individui, in quanto nascono già all’interno di esso; anche dal punto di vista ideale e assiologico, in
quanto lo stato è superiore agli individui, così come il tutto è superiore alla parte. Inoltre vi è un rifiuto del
modello contrattualistico, ovvero le teorie che vorrebbero far dipendere la vita associata da un contratto
scaturente dalla volontà arbitraria degli individui. Hegel inoltre condivide con il giusnaturalismo sia la
tendenza a fare dello stato il punto culminante del processo storico, sia la tesi della supremazia delle
leggi(non condividere però che il diritto naturale esisteva prima dell’individuo). Non è però uno stato
dispotico quello di Hegel, in quanto ritiene che a governare siano le leggi e non lo stato e quindi sostiene
che la costituzione sgorga necessariamente dalla vita collettiva e storia di un popolo. Hegel individua il
modello di stato nella monarchia costituzionale, ossia un organismo politico che prevede:
1) potere legislativo: potere di concernere le leggi e si divide in camera alta e bassa;
2) potere esecutivo/governativo: racchiude i poteri giudiziari e di polizia operanti a livello della società
civile(funzionari dello stato);
3) potere del principe: il momento in cui alla sovranità spetta la decisione sugli affari della collettività.
La monarchia costituzionale risolve in sé stessa le tre forme di governo classiche: monarchia(uno),
aristocrazia(alcuni) e democrazia(pluralità).
Inoltre egli è rivolto verso una divinizzazione dello stato, cioè l’ingresso di Dio nel mondo è lo stato. Alcuni
studiosi, per difendere Hegel dicono che Dio non si identifica con lo stato, ma con lo spirito assoluto, il
quale, attraverso l’arte e la religione, culmina nella filosofia, ma l’arte, la religione e la filosofia esistono solo
in virtù dello stato; lo stato quindi rappresenta l’entrata di Dio nel mondo. Hegel inoltre dichiara che non
esiste un organismo superiore in grado di risolvere i conflitti, non esiste quindi un giudice che possa
esaminare le pretese degli stati. Il solo giudice o arbitro è quindi lo spirito universale, cioè la storia, la quale
ha come momento strutturale la guerra. Hegel attribuisce alla guerra non solo un carattere di necessità e
inevitabilità, ma anche un alto valore morale, poiché la guerra evita ai popoli la fossilizzazione che li
ridurrebbe a una pace perpetua. (lo stato può solo garantire la non violenza. Lo stato di hegel è inoltre uno
stato burocratico e somiglia alla fabbrica: stato=macchina, operaio=monarca; questa macchina è fatta di
competenti/intellettuali. Hegel si basa su: FANNE UN BUON CITTADINO DI UNO STATO DALLE BUONE
LEGGI-> fin da piccoli bisogna essere educati al rispetto, ma non sono obbligato ad obbedire ad uno stato
con cattive leggi, ma solo a quelle buone; ma se siano buone o cattive, ossia il giudizio morale, viene dato
dai cittadini. L’unico stato che hegel non concepisce è quello democratico, perché nel momento in cui il
suffragio universale viene inserito, gli uomini non vanno a votare perché pensano che ci vanno gli altri).
DIRITTO ASTRATTO: questo diritto riguarda l’esistenza esterna della libertà delle persone e la persona trova
il suo compimento in una cosa esterna che diventa sua proprietà. La proprietà diviene effettivamente tale
soltanto in virtù del reciproco riconoscimento tra le persone, ossia tramite l’istituzione del contratto.
Ovviamente l’esistenza del diritto implica il suo contrario, ossia il torto che nella sua forma peggiore è il
delitto. E in questo caso viene imposta una pena che deve riaffermare il diritto e, occorre inoltre che essa
sia riconosciuta interiormente dal colpevole (viene richiamata la sfera della moralità).
TOCQUEVILLE
Una parte delle sue opere tratta l’America, una parte la Francia e una parte il mondo algerino e indiano.
Tocqueville al contrario di hegel, per capire il mondo, viaggi molto. Scrive “la democrazia in America”, lui
viene mandato dalla Francia in America per studiare come funziona il carcere. In realtà Tocqueville è un
pensatore liberale e Bedeschi nel suo libro “storia del pensiero liberale”, scrive 2 capitoli su tocqueville:
1) libertà democratica: vantaggi e svantaggi;
2 la democrazia può uccidere la libertà
Queste due capitoli corrispondono al 1 e 2 volume della democrazia in America. Il 1 volume è sul campo,
cioè descrive che cosa vede ed è empirico,cioè è legato all’esperienza; il 2 volume è invece più teorico e
tratta di filosofia politica. La democrazia ha una storia secolare e si sviluppa in Europa, ma si concretizza
negli stati uniti ed è proprio qui che vede quello che sarà il futuro europeo. Per democrazia si intende
l’uguaglianza tra gli uomini (a partire dal 1270 i feudi diventarono acquistabili ciò rende gli uomini un po’
più uguali, poi la polvere da sparo, la posta e infine la riforma di Lutero). Tocqueville inoltre dice che non c’è
un solo fatto che non sia andato verso una maggio uguaglianza, fino a culminare nella nascita della
democrazia. La democrazia ha due vantaggi:
1) gli stati uniti sono stati litigiosi fin dall’inizio e poi hanno avuto un’unione, ma questa
uguaglianza(universalità) è compensata dal sentimento locale;
2) la presenza di associazioni, ciò significa che all’uguaglianza si contrappone la differenziazione. Il mondo
dell’uguaglianza è compensato da associazioni e polizia
Inoltre parla di elezione diretta che si conclude con l’elezione del più rozzo e quindi del peggiore (hegel
invece se votano tutti non ci va nessuno a votare), ma se l’elezione fosse invece rivolta a pochi, verrebbe
eletto il migliore. Il nemico della democrazia non è il principe, ma lo spirito di uguaglianza, ossia il
conformismo. Il pericolo quindi non sta nell’arrivo di un dittatore, ma sul dominio della maggioranza
(peggiore dei despoti). Tocqueville inoltre tratta il mercato delle religioni, secondo cui in Italia o sei ateo o
cristiano negli stati uniti ci sono moltissime religioni e se non ne scegli una e quindi scegli di essere ateo, hai
molte difficoltà perché sei solo. Mentre il 1 volume tratta l’uguaglianza che può degenerare in
conformismo, il 2 volume inizia con un misfatto nuovo: la rivoluzione industriale. Gli uomini vengono divisi
in due: operaio che muove solo una leva(istupidimento e diventa sempre più limitato), capitano
d’industria(ha una cultura globale). Questa disuguaglianza separa l’aristocrazia del denaro dalla plebe,
mentre questi due mondi in Europa sono uniti, negli stati uniti sono separati. Di conseguenza questo divario
mette in crisi il regime politico consolidato e Tocqueville pensa che sarà il problema del futuro.
CONSTANT
Valorizza molto nella vita degli individui la vanità e dice che il rapporto umano non è in 2, ma in 3 perché c’è
sempre un essere visti o essere giudicati. Egli scrive “della libertà degli antichi paragonata con quella dei
moderni”, dove vuole tornare alla libertà degli antichi e alla partecipazione alla vita politica (rousseau
pensava alla democrazia diretta e al dialogo/partecipazione politica). In realtà nella democrazia dei moderni
i veri beni appartengono alla vita privata e quindi extrapolitica. Nel monde antico, di fronte ad una varietà
di opinioni, ognuno si differenzia in politica (mondo antico=vita pubblica, mondo moderno=vita privata).
Nel mondo moderno però se non ci si occupa di politica, può degenerare in dittatura.
BENTHAM
Egli è:
1)INIZIATORE DI FILOSOFIA DEI DIRITTI (Cartesio avrebbe detto che gli animali non hanno anima);
2)SCRIVE UNA DIFESA DELL’OMOSSESUALITA’. Egli dice che solo l’utilitarismo (ricerca dell’utile) può togliere
il problema delle scelte sessuali diverse, ma nel momento in cui non fanno nessun danno, vanno bene. Se
quindi ragioniamo in termini di utilità non abbiamo falsi problemi. Quando viene detto che con
l’omosessualità la vita finisce(no riproduzione), Bentham obietta dicendo che anche con i preti l’umanità
finisce, ma essi non vengono criticati. Inoltre scrive “teoria delle finzioni”, dove dà un’esagerata attenzione
al linguaggio ed è proprio da questo testo che parte una svolta linguistica. La gran parte delle parole che noi
usiamo è fatta di entità fittizie (il singolo e non il popolo), ossia parole a cui non corrisponde nessun fatto(è
l’individuo che fa i fatti non l’umanità); (entità=qualcosa che è, fittizia=qualcosa che non èmolte
contraddizioni). Bentham è un liberale ma è anche il primo a dire che i diritti naturali sono fittizi (una
fiction). Si occupa anche della contraddittorietà delle leggi costituzionali (come Marx), dicono infatti
entrambi che queste leggi sono in guerra le une con le altre (la contraddizione è evidente nella legge la
repubblica italiana garantisce la proprietà privata e poi in una successiva viene aggiunto nelle forme e nei
modi della legge). Secondo bentham la forma che meglio rappresenta il nostro mondo è il PANOPTICON.
Egli vede l’utilità di questa struttura nel sistema carcerario. Costruisce questa struttura a forma di cerchio
dove viene posta una torre al centro e le celle su tutta la circonferenza. Così dalla torre si possono vedere
tutte le celle e dalle celle non si può vedere nulla, nemmeno se c’è qualcuno che controlla i carcerati dalla
torre. (rousseau invece vede tutti dalla torre, ma anche tutti lo vedonoRodotà). Ma ovviamente questo
sistema può essere usato nelle scuole, negli ospedali, ecc. Egli era ossessionato dal lavoro e odiava perdere
tempo ed è proprio per questo che tratta di utilitarismo, cioè di trasformare la perdita di tempo in qualcosa
di utile. Inoltre pensa che tutto può essere fatto senza costi e con eventuali guadagni nel panopticon; infatti
potrebbe essere il vuoto nella torre e i prigionieri non sanno se c’è qualcuno che li controlla. Il dubbio è
efficiente perché:
1) rimane ed è utile che rimanga il dubbio (al contrario di Cartesio);
2) il dubbio dà una nuova idea di potere e la possibilità del puro nulla il vero potere non è del sovrano ma
di qualcuno che potrebbe anche non esserci.
Bentham si fa anche promotore della causa dell’indipendenza delle colonie spagnole, infatti i spagnoli non
stanno più a opprimere e governare il sud America, ma saranno questi ultimi ad andare dagli spagnoli,
perché quando il dominio finisce, i rapporti continuano comunque ma a costo zero.

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