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Fotomontaggio di compositori classici.

Da sinistra a destra in alto: Antonio Vivaldi,


Johann Sebastian Bach, Georg Friedrich Händel, Wolfgang Amadeus Mozart, Ludwig
van Beethoven;
seconda la: Gioachino Rossini, Felix Mendelssohn, Frédéric Chopin, Richard Wagner,
Giuseppe Verdi;
terza la: Johann Strauss II, Johannes Brahms, Georges Bizet, Pëtr Il'ič Čajkovskij,
Antonín Dvořák;
ultima la: Edvard Grieg, Edward Elgar, Sergei Rachmaninov, George Gershwin, Aram
Il'ič Chačaturjan
Col termine musica classica ci si riferisce alla musica colta, sacra e profana,
composta o avente radici nel contesto della cultura occidentale. Essa
abbraccia approssimativamente un arco di tempo che comincia dall'XI secolo
e si estende no al XX secolo[1] o, a seconda delle convenzioni, no all'età
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contemporanea. Tale periodo include, in particolare, il periodo caratterizzato
dallo sviluppo e impiego prevalente dell'armonia tonale, codi cata tra il XVII e
il XIX secolo[2]. In contesti più specializzati il termine "musica classica" può
essere anche riferito, in senso più restrittivo, al periodo musicale detto
Classicismo[3], ma nel linguaggio comune l'espressione è intesa nel suo
signi cato più esteso (in opposizione a musica leggera o a musica popolare)
I con ni della categoria sono sfumati e opinabili, in quanto il marchio di
classicità viene in genere assegnato dai posteri; dunque, ciò che oggi si
de nisce "classico" non lo era necessariamente ai tempi in cui venne
composto. In particolare, a seconda dei contesti il concetto di "musica
classica" può includere o no la musica colta contemporanea. L'indicazione di
"musica classica" in riferimento alla musica colta europea appare agli inizi del
XIX secolo, allo scopo di "canonizzare" il periodo che va da Bach a
Beethoven, passando per Händel e Mozart, come l'epoca d'oro della musica[4]
e i primi riferimenti a tale utilizzo, secondo quanto riportato nell'Oxford
English Dictionary, risalgono intorno al 1836.[1][5]
Una caratteristica importante della musica colta europea è l'abbandono della
tradizione orale e l'introduzione di un sistema di notazione musicale,
sviluppato gradualmente a partire dal IX secolo.[6] Nel corso del tempo
l'improvvisazione e l'ornamentazione estemporanea o ad libitum, di uso
comune no al XVII e XVIII secolo, hanno gradualmente perso spazio
nell'esecuzione del repertorio scritto, nel quale la volontà del compositore,
trasferita nella notazione, viene interpretata nei limiti della composizione
stessa, senza più concedere spazio a modi che arbitrarie della musica da
parte degli esecutori.[7][8][9]
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