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Corso di Impianti Meccanici – Laurea Magistrale

Modulo 2. Impianti per la produzione di energia


termica, elettrica e frigorifera da energia solare
Sezione 2.2 Impianto solare termico

Prof. Ing. Cesare Saccani


Prof. Ing. Augusto Bianchini
Dott. Ing. Marco Pellegrini

Department of Industrial Engineering (DIN) - University of Bologna


Viale Risorgimento 2, 40136, Bologna – Italy Versione 02
Agenda

Il solare termico tradizionale

Il solare termico a concentrazione

Aspetti progettuali relativi alla sicurezza

Principi di progettazione

P&ID Impianto solare termico per produzione acqua calda


sanitaria

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Il solare termico tradizionale
Il solare termico tradizionale: pannelli piani vetrati

I pannelli piani vetrati sono costituiti da una piastra metallica posta all’interno di
un involucro isolato termicamente, ricoperto anteriormente da una superficie
vetrata. La radiazione solare attraversa la superficie vetrata ed è assorbita dalla
piastra metallica che si riscalda. Il vetro è utilizzato perché impedisce alla
radiazione riflessa dalla piastra di essere dispersa nell’ambiente, realizzando
quello che viene definito “effetto serra”. Sul retro della piastra metallica sono
saldati i tubi in cui circola il liquido che trasferisce il calore dal pannello al
serbatoio di accumulo.
Questi pannelli hanno un buon rapporto
costi/benefici e un buon rendimento
termico in applicazioni in cui le temperature
richieste non sono molto elevate, ad
esempio per la produzione di acqua calda
sanitaria, per il riscaldamento degli
ambienti con elementi radianti a pavimento
o per il riscaldamento delle piscine.

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Il solare termico tradizionale
Il solare termico tradizionale: pannelli sottovuoto

I pannelli sottovuoto sono caratterizzati da condotti di vetro posti sottovuoto, al


cui interno sono posizionate le tubazioni che, assorbendo la radiazione solare,
riscaldano il liquido in circolazione. I pannelli sottovuoto sono di più complessa
e costosa realizzazione rispetto ai pannelli piani. Allo stesso tempo però hanno
un elevato rendimento grazie alle basse dispersioni di energia ottenute con
l’impiego dei condotti sottovuoto. Il loro impiego si presta particolarmente per
località a bassa insolazione oppure per applicazioni in cui si richiedono elevate
temperature (come, per esempio, il riscaldamento attraverso radiatori o la
produzione di vapore).

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Il solare termico tradizionale
Il solare termico tradizionale: prestazioni e rendimenti

- l’efficienza ottica (η0) rappresenta il massimo rendimento


di un collettore (nella situazione ideale, cioè, di perdite
termiche pari a zero);
G - i due parametri di perdita termica (a1 e a2) misurano
quanto l’efficienza del collettore sia sensibile alle condizioni
operative (ad esempio, più questi coefficienti sono bassi e
meno diminuisce l'efficienza quando aumenta la differenza
di temperatura tra il fluido caldo nel collettore e l'ambiente
Ta esterno);
- kΘ: fattore che tiene conto dell’angolo di incidenza reale
della radiazione solare.

Tm*=(Tm-Ta)/G
Tin Tout
Tm: temperatura media fluido tra uscita Tout e ingresso Tin)
Ta: temperatura ambiente
= − ∗ − ( ∗) G: radiazione solare

P: potenza
= A: superficie (di riferimento) in base a cui si calcola
l’efficienza

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Il solare termico tradizionale
Il solare termico tradizionale: certificazione Solar Keymark

Il Solar Keymark è un certificato per collettori e sistemi solari termici, ideato dal
Comitato Europeo di Normazione CEN e riconosciuto in tutta Europa. Il Keymark
certifica al consumatore che un prodotto soddisfa la norma europea e che è
stato monitorato regolarmente da un ente indipendente per valutarne le
prestazioni in 4 diverse località geografiche (Atene, Davos, Stoccolma,
Wurzburg).

Per una totale trasparenza i risultati di collaudo vengono pubblicati su


www.solarkeymark.org.
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Il solare termico tradizionale
Il solare termico tradizionale: confronto tra tecnologie

∗ ∗
= − − ( )

Tipologia Costo [€/m2] Pannello Efficienza ottica η0 Perdita termica a1 Perdita termica a2
Ferroli VMF2.0 370 Ferroli VMF2.0 76,8% 3,570 W/m2K 0,016 W/m2K2
Sonnenkraft GK5-HP 407 Sonnenkraft GK5-HP 81,0% 2,860 W/m2K 0,020 W/m2K2
Kloben-Sky Pro CPC 58 675 Kloben-Sky Pro CPC 58 71,9% 1,063 W/m2K 0,005 W/m2K2

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Il solare termico tradizionale
Il solare termico tradizionale: leggere la scheda tecnica

Superficie lorda: «base x altezza»;


Superficie apertura: superficie del
vetro;
Superficie assorbitore: superficie del
solo elemento assorbitore;

Temperatura di stagnazione:
è la massima temperatura del fluido
termovettore presente nel collettore
che, in assenza di prelievo di energia
da parte dell’impianto utilizzatore, si
raggiunge all’equilibrio dell’energia
termica dispersa dal pannello solare
con l’energia termica captata dallo
stesso.
Capacità termica:
Esprime la capacità dell’assorbitore
di accumulare energia per metro
quadro per ogni incremento di
temperatura di 1°C.

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Agenda

Il solare termico tradizionale

Il solare termico a concentrazione

Aspetti progettuali relativi alla sicurezza

Principi di progettazione

P&ID Impianto solare termico per produzione acqua calda


sanitaria

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Il solare termico a concentrazione
Un impianto a concentrazione solare (sia esso solo termico, fotovoltaico oppure
integrato termico-fotovoltaico) è composto da:

- Un elemento ottico in grado di concentrare la radiazione solare diretta: esso è


usualmente in grado di “inseguire” la radiazione solare;
- Un elemento ricevitore in grado di assorbire la radiazione solare concentrata;
- Un elemento in grado di recuperare/dissipare la potenza termica generata dalla
concentrazione solare sul ricevitore.

Elemento
recupero/dissipazione
termica

Radiazione solare Elemento ottico Elemento


diretta (+ inseguitore) ricevitore
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Il solare termico a concentrazione
L’elemento ottico utilizzato per concentrare la radiazione solare risulta
determinante ai fini della determinazione delle caratteristiche dell’impianto. Si
possono individuare due gruppi principali:

- Ottiche di tipo difrattivo, in cui la luce solare viene deviata e indirizzata sul
ricevitore attraversando un mezzo diverso dall’aria e può essere scomposta
anche nelle sue componenti spettrali;

Lente di Fresnel

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Il solare termico a concentrazione
- Ottiche di tipo riflessivo, in cui la luce solare viene deviata dalla sua direzione
di incidenza e riflessa verso il ricevitore senza essere scomposta nelle sue
componenti spettrali.

Solar Dish Parabolic Trough

Solar Tower
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Il solare termico a concentrazione
Per valutare le proprietà di un elemento ottico a concentrazione ci si riferisce
alle seguenti grandezze:

- Rendimento ottico ηO: rapporto tra la potenza luminosa al ricevitore e la


potenza luminosa in ingresso all’elemento ottico concentratore;

- Fattore di concentrazione geometrico C: rapporto tra la superficie AC


dell’elemento ottico concentratore e la superficie AR dell’elemento ricevitore.

C<10: concentrazione bassa


10<C<100: concentrazione media
C>100: concentrazione alta

Il fattore di concentrazione C influenza notevolmente la scelta della tipologia di


inseguitore solare.

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Il solare termico a concentrazione
C<10: concentrazione bassa → inseguitore ad un asse
10<C<100: concentrazione media → inseguitore a due assi
C>100: concentrazione alta → inseguitore a due assi ad elevata precisione

Gli inseguitori monoassiali sono dispositivi che "inseguono" il Sole ruotando


attorno a un solo asse. A seconda dell'orientazione di tale asse, possiamo
distinguere quattro grandi tipi di inseguitori monoassiali:

- inseguitori di tilt: ruotano attorno all'asse Est-Ovest, aumentando o


diminuendo l'inclinazione del pannello rispetto al terreno di un piccolo angolo;
- inseguitori di rollio: inseguono il Sole, a prescindere dalla stagione, lungo
un asse Nord-Sud parallelo al suolo;
- inseguitori di azimut: ruotano intorno a un asse verticale perpendicolare al
suolo;
- inseguitori ad asse polare: ruotano intorno a un asse parallelo all'asse Nord-
Sud di rotazione terrestre (asse polare), e dunque inclinato rispetto al suolo.

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Il solare termico a concentrazione

Inseguitore di tilt Inseguitore di rollio

Inseguitore di azimut Inseguitore ad asse polare


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Il solare termico a concentrazione
C<10: concentrazione bassa → inseguitore ad un asse
10<C<100: concentrazione media → inseguitore a due assi
C>100: concentrazione alta → inseguitore a due assi ad elevata precisione

Gli inseguitori biassiali hanno invece due assi di rotazione, solitamente


perpendicolari fra loro. Grazie ad essi, e con l'ausilio di una strumentazione
elettronica più o meno sofisticata, è possibile puntare perfettamente e in tempo
reale i pannelli verso il Sole via via che si sposta sulla volta celeste,
massimizzando l'efficienza dei pannelli solari. Esistono due tipi di inseguitori
biassiali molto comuni, i quali si differenziano per la diversa orientazione degli
assi di rotazione: quelli azimut-elevazione e quelli tilt-rollio.

Classificazione Tipo di inseguitore Incremento rispetto al dispositivo fisso


Monoassiale Inseguitore di tilt <10%
Monoassiale Inseguitore di rollio 15%
Monoassiale Inseguitore di azimut 25%
Monoassiale Inseguitore ad asse polare 30%
Biassiale Inseguitore azimut-elevazione 40%
Biassiale Inseguitore tilt-rollio 40%
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Il solare termico a concentrazione
Nondimeno, le caratteristiche del ricevitore sono determinanti ai fini della
valutazione dell’efficienza globale del sistema. Possiamo individuare diverse
architetture relativamente alla modalità di ricezione della potenza radiante
solare concentrata:

- bollitore: elemento attraversato da un fluido che viene portato in ebollizione a


seguito dell’incremento di temperatura derivante dalla potenza termica ricevuta
dal Sole;
- scambiatore di calore: elemento attraversato da un fluido che subisce un
incremento di temperatura derivante dalla potenza termica ricevuta dal Sole;
- pannello fotovoltaico: in questo caso, la radiazione solare concentrata viene
inviata ad un dispositivo fotovoltaico che converte la radiazione solare in
energia elettrica in corrente continua; il pannello fotovoltaico può essere
provvisto di un sistema di raffreddamento attivo (con circolazione di liquido)
oppure passivo; nel primo caso, si parla di impianto di cogenerazione solare.

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Il solare termico a concentrazione

Bollitore

Scambiatore di calore

Pannello fotovoltaico

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Il solare termico a concentrazione
Nel caso in cui il ricevitore funga da elemento di scambio termico, occorre
tenere in debita considerazione le perdite a cui esso è soggetto in termini di
potenza termica non ceduta al fluido termovettore. Esiste pertanto un
rendimento di scambio del ricevitore ηR che dipende dal materiale e dalla
geometria del ricevitore stesso.

Fattore di concentrazione C e rendimento di scambio del ricevitore ηR


influiscono in maniera decisiva sulla massima temperatura raggiungibile sul
ricevitore. Tale parametro è spesso fondamentale per la scelta della tipologia di
solare a concentazione da abbinare a diversi processi industriali (ad esempio,
steam reforming del metano).

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Agenda

Il solare termico tradizionale

Il solare termico a concentrazione

Aspetti progettuali relativi alla sicurezza

Principi di progettazione

P&ID Impianto solare termico per produzione acqua calda


sanitaria

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Aspetti progettuali relativi alla sicurezza
Raccolta R INAIL (ex ISPESL)

Campo di applicazione: «Le seguenti disposizioni si applicano a tutti gli impianti solari
produttori di energia termica per il riscaldamento degli ambienti, per la produzione di
acqua calda sanitaria, e per altri usi tecnologici del calore, con superficie di apertura non
inferiore a 50 m2 e comunque con potenzialità nominale utile complessiva superiore a 35
kW. Sono esclusi dalle seguenti disposizioni tutti i generatori solari che contengono
fluidi termovettori in pressione con temperatura sul circuito primario inferiori a 110°C in
condizioni di funzionamento e di stagnazione».

Potenza nominale del generatore solare: «Quantità massima di calore prodotta nell’unità
di tempo nel generatore solare, espressa in kW e riferita all’irraggiamento globale del
sole (G) a cui è soggetto il generatore solare in relazione al luogo di installazione ed in
condizioni di massima efficienza, dichiarata dal progettista».

Quindi: se un impianto solare presenta superficie di apertura inferiore a 50 m2 ma


comunque la sua potenzialità risulta essere superiore a 35 kW, la Raccolta R si applica.
Viceversa, in un impianto con superficie di apertura superiore a 50 m2, ma con
potenzialità inferiore a 35 kW, la Raccolta R non trova applicazione. La discriminante è
dunque la potenza nominale del generatore solare.
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Aspetti progettuali relativi alla sicurezza
Raccolta R INAIL (ex ISPESL)

Impianto solare: «Per impianto solare si intende un circuito solare, alimentato da un


generatore solare.»

Impianto utilizzatore: «L’insieme dei circuiti idraulici, dei componenti, delle


apparecchiature, dei circuiti elettrici di controllo ecc.. che a seguito di scambio termico
con l’impianto solare, viene utilizzato per il riscaldamento degli ambienti, per la
produzione di acqua calda sanitaria, e per altri usi tecnologici del calore».

«Per quanto attiene l’impianto solare, valgono le norme vigenti per


l’installazione e l’esercizio delle attrezzature a pressione», ovvero si rimanda
alla normativa PED (Pressure Equipment Directive).

«Per quanto riguarda i dispositivi di regolazione, protezione, sicurezza e


controllo dell’impianto utilizzatore, valgono le seguenti disposizioni…»

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Aspetti progettuali relativi alla sicurezza
Raccolta R INAIL (ex ISPESL)

Impianti a vaso aperto

Gli scambiatori di calore degli impianti con vaso di espansione aperto devono essere
provvisti di:

a) vaso di espansione aperto;


b) tubo di sicurezza;
c) tubo di carico;
d) termostato di regolazione;
e) termostato di blocco;
f) termometro con pozzetto per termometro di controllo;
g) manometro con attacco per manometro di controllo;
h) dispositivo di protezione livello minimo.

(per i dispositivi non sottolineati si rimanda la descrizione del funzionamento al modulo


1.3)

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Aspetti progettuali relativi alla sicurezza
Raccolta R INAIL (ex ISPESL)

Impianti a vaso aperto

Il termostato di blocco, indipendente dal termostato di regolazione, dovrà essere


installato nella parte più alta del bollitore e dovrà operare su una valvola termoregolatrice
del fluido primario, non by-passabile.

Nel caso in cui il fluido primario sia costituito da vapore o acqua surriscaldata aventi
temperatura non superiori a 150°C, il termostato di blocco e il termostato di regolazione
possono operare sulla stessa valvola termoregolatrice installata sul circuito primario.

Il vaso di espansione deve essere costituito da un recipiente coperto ubicato sopra il


punto più alto raggiunto dall’acqua in circolazione dell’impianto. Qualora il punto più alto
sia a quota inferiore a 5 metri, i dispositivi di protezione e sicurezza dovranno intervenire
a 100°C.

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Aspetti progettuali relativi alla sicurezza
Raccolta R INAIL (ex ISPESL) Esempio di regolazione con termostato differenziale e
scambiatore di calore esterno all’accumulo:
Impianti a vaso aperto
La pompa A è attivata solo quando la differenza di
temperatura fra le sonde 1 e 2 supera il valore Δt1. La
pompa B è attivata solo quando la differenza di
temperatura fra le sonde 3 e 4 supera il valore Δt2.

Attenzione: la Raccolta R si applica alla zona


compresa nel riquadro tratteggiato! Per il circuito
solare, difatti, si applica la normativa PED.

Per la taratura dei termostati differenziali è


consigliabile adottare valori di Δt variabili da 5 a 8°C.
Simili intervalli di temperatura sono necessari per
tener adeguatamente conto: i) delle perdite di calore
lungo i tubi, ii) della necessità di avere un salto termico
di qualche grado agli attacchi dello scambiatore, e iii)
del fatto che l’impianto deve essere messo in funzione
solo quando l’energia utile recuperabile è superiore a
quella consumata dalla pompa di circolazione. 25/129
Aspetti progettuali relativi alla sicurezza
Raccolta R INAIL (ex ISPESL)

Impianti a vaso aperto


Esempio di regolazione con termostato differenziale:

Se la differenza di temperatura fra le sonde 1 e 2


supera il Δt impostato, la pompa è attivata, in caso
contrario resta disattivata.

Attenzione: la Raccolta R si applica alla zona


compresa nel riquadro tratteggiato! Per il circuito
solare, difatti, si applica la normativa PED.

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Aspetti progettuali relativi alla sicurezza
Raccolta R INAIL (ex ISPESL)

Impianti a vaso aperto

TSB: termostato di
blocco

PSL: pressostato di
livello
TSB PSL
TSB PSL
Se la temperatura sale
troppo o la pressione
è troppo bassa blocco
la sorgente di calore
azionando una valvola
sul circuito primario.

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Aspetti progettuali relativi alla sicurezza
Raccolta R INAIL (ex ISPESL)

Impianti a vaso chiuso

Gli scambiatori di calore degli impianti con vaso di espansione chiuso devono essere
provvisti di:

a) vaso di espansione chiuso;


b) valvola di sicurezza;
c) valvola di scarico termico;
d) sistema o termostato di regolazione della temperatura;
e) termostato di blocco;
f) termometro con pozzetto per termometro di controllo;
g) manometro con attacco per manometro di controllo;
h) dispositivo di protezione pressione minima (riarmo manuale).

(tutti i dispositivi in elenco sono stati trattati nel modulo 1.3 o nelle precedenti slide del
modulo 2.2)

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Aspetti progettuali relativi alla sicurezza
Raccolta R INAIL (ex ISPESL)

Impianti a vaso chiuso

(fonte: INAL) 29/129


Aspetti progettuali relativi alla sicurezza
Raccolta R INAIL (ex ISPESL)

Impianti a vaso chiuso

(fonte: INAL) 30/129


Agenda

Il solare termico tradizionale

Il solare termico a concentrazione

Aspetti progettuali relativi alla sicurezza

Principi di progettazione

P&ID Impianto solare termico per produzione acqua calda


sanitaria

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Principi di progettazione
Dimensionamento impianto solare termico

La resa di un impianto solare termico è


fortemente influenzato dalla località in cui
esso viene installato, poiché le prestazioni
sono influenzate da:

- irraggiamento solare G, e
- temperatura ambiente Ta.
∗ ∗
= − − ( )

=
La sorgente solare è per natura
intermittente e imprevedibile. Pertanto,
occorre dimensionare l’impianto solare
termico tenendo in considerazione tali
caratteristiche.
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Principi di progettazione
Dimensionamento impianto solare termico

L’energia solare non è sempre disponibile e non è programmabile: la


produzione di energia termica da sorgente solare risulta pertanto
completamente svincolata dalla domanda dell’utenza da soddisfare.

Il sistema di accumulo (ed il relativo dimensionamento) è pertanto fondamentale


per ottimizzare la resa dell’impianto. In particolare, l’accumulo ha il compito di:

- separare idraulicamente l’impianto di produzione di energia termica da fonte


solare dall’utenza;
- consentire lo stoccaggio dell’energia termica prodotta in assenza di richiesta
da parte dell’utenza;
- soddisfare la richieste dell’utenza in mancanza della sorgente solare.

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Principi di progettazione
Dimensionamento impianto solare termico

Come scegliere la taglia (superficie) dell’impianto solare termico?

Occorre analizzare:

1. Condizioni locali irraggiamento e temperatura ambiente (sono disponibili


dati annui e mensili da normativa UNI, sono altresì reperibili informazioni da
stazioni meteo locali sui dati giornalieri).

2. Valutare le caratteristiche della domanda, anche in relazione alla stagionalità


ed alla variazione mensile, settimanale e giornaliera.

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Principi di progettazione
Dimensionamento impianto solare termico

Produzione vs. consumi (riscaldamento + acqua calda sanitaria)

Risultati simulazione produzione


impianto solare termico da 19 m2
inclinato a 15° e consumi per
Energia/mese

riscaldamento e acqua calda sanitaria di


appartamento da 200 m2

Notare lo sbilanciamento tra produzione


(linea tratteggiata rossa) e consumi
(linea tratteggiata blu) nei mesi invernali
ed in quelli estivi.
(Fonte grafico: Rinnovabili.biz)

Funzionamento a rischio surriscaldamento


L’impianto solare lavora in condizioni normalmente critiche, poiché la produzione di energia
da fonte solare supera di gran lunga la richiesta dell’utenza. Il surriscaldamento del fluido
termovettore circolante nell’impianto solare è da evitare perché, oltre a provocare sbalzi di
pressione e fuoriuscite (pericolose) sia di vapore che di fluido attraverso valvole di sicurezza
e/o sfiato dell’aria, provoca anche il deterioramento del fluido termovettore stesso rendendolo
acido ed aggressivo nei confronti di tutti i componenti del circuito solare e provocando un
rapido degrado dell’impianto. 35/129
Principi di progettazione
Dimensionamento impianto solare termico

Produzione vs. consumi (riscaldamento + acqua calda sanitaria)


Energia/mese

(Fonte grafico: Rinnovabili.biz)

Per impianti solari termici di grossa taglia (ad


esempio, a servizio di reti di teleriscaldamento) la
soluzione può essere lo stoccaggio stagionale
(«seasonal storage»), che consente l’utilizzo nei
mesi invernali del calore prodotto da sorgente
solare nei mesi estivi…
Ma attenzione ai costi!
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Principi di progettazione
Dimensionamento impianto solare termico

Produzione vs. consumi (riscaldamento + acqua calda sanitaria)

Risultati simulazione produzione


impianto solare termico da 19 m2
inclinato a 60° e consumi per
Energia/mese

riscaldamento e acqua calda sanitaria di


appartamento da 200 m2
(Fonte grafico: Rinnovabili.biz)

Effetto ottimizzazione angolo di inclinazione pannelli


Utilizzando angoli di inclinazioni maggiori (60° contro 15°) si ottimizza la conversione di calore
nel periodo invernale (quando il Sole si trova più in basso rispetto all’orizzonte) rispetto al
periodo estivo. La situazione migliora, ma non è risolutiva.

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Principi di progettazione
Dimensionamento impianto solare termico

Produzione vs. consumi (solo acqua calda sanitaria)

Risultati simulazione produzione


impianto solare termico da 2 m2
inclinato a 30° e consumi per acqua
calda sanitaria di appartamento con due
persone
(Fonte grafico: Spazioibrido)

Impianto solare termico dedicato alla sola produzione di acqua calda sanitaria
Il consumo di acqua calda sanitaria si mantiene più o meno costante nell’arco dell’anno (in blu
in figura), mentre il potenziale di produzione presenta un picco nel periodo estivo (curva
gialla).

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Principi di progettazione
Dimensionamento impianto solare termico

Il funzionamento in condizioni critiche di surriscaldamento si presenta non solo


per effetto della opposta stagionalità tra produzione di energia da fonte solare e
domanda da parte dell’utenza, ma si può presentare in maniera imprevedibile
anche:

- per un basso oppure nessun consumo di acqua calda in contemporanea ad


un picco di produzione, indipendentemente dal periodo in cui tale condizione
si manifesta,
- per l’arresto della pompa di circolazione solare (ad esempio, in caso di
blackout elettrico).

Come tenere conto di queste condizioni nella progettazione dell’impianto?

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Principi di progettazione
Dimensionamento impianto solare termico

1. Fluido termovettore adatto: l’utilizzo di miscele acqua-glicole limita


fortemente il rischio congelamento nel periodo invernale, innalza il punto di
evaporazione del fluido termovettore ed ha anche effetti positivi in termini di
protezione alla corrosione dei tubi. Ad esempio: la miscela acqua e glicole
propilenico al 40% in volume garantisce l’antigelo sino a -21°C e a 3 bar
sposta la temperatura di evaporazione a 140°C (contro i 133°C dell’acqua).

2. Sottodimensionamento dell’impianto: è prassi diffusa un dimensionamento


dell’impianto che tenga conto del bilanciamento necessario tra la massima
produzione da fonte solare e la contestuale domanda dell’utenza.

Riducendo la superficie dell’impianto


riduco il rischio di surriscaldamento, ma
1 mq pannello
limito l’impatto dell’impianto solare in
termini di capacità di soddisfare la
richiesta annua totale.

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Principi di progettazione
Dimensionamento impianto solare termico

3. Sistema di dissipazione: il superamento di


determinate temperature nel circuito solare
comporta il degrado del fluido termovettore, oltre
al rischio della sua fuoriuscita dall’impianto per
tramite delle valvole di sicurezza e/o di sfiato. Se
portate oltre i 115-120°C le normali miscele
antigelo diventano aggressive, e se scaricate
dall’impianto possono corrodere guaine e
scarichi. D’altro canto, se surriscaldate le
miscele perdono anche la capacità antigelo.

Una buona pratica è quella di inserire sul circuito


solare un dissipatore (ad esempio, ad aerotermo)
attivato da un termostato presente sull’accumulo
e che devia il fluido di ritorno dall’accumulo
all’aerotermo prima di attraversare l’impianto
solare termico.

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Principi di progettazione
Dimensionamento impianto solare termico

4. Sistema di protezione «a svuotamento»: quando l'impianto solare raggiunge la


massima temperatura ammessa, la pompa di circolazione del circuito primario viene
spenta ed il fluido termovettore presente all'interno dei collettori defluisce in un
serbatoio intermedio. Lo svuotamento avviene anche nei casi di impianto spento o a
riposo. In questo modo non c'è il pericolo che il fluido termovettore all'interno dei
collettori subisca deterioramento a causa delle alte temperature. Quando le temperature
ritornano nella norma, la pompa di circolazione si avvia spingendo di nuovo il fluido
termovettore nel collettore solare.

Svantaggi:

- Pompa con maggiore prevalenza;


- Dimensionamento complesso tubazioni e volumi;
- Circuito più rumoroso;
- Maggiore stress termico pannello solare.

Impianto a riposo Impianto in funzione 42/129


Principi di progettazione
Dimensionamento impianto solare termico

5. Corretto dimensionamento accumulo termico: si può determinare in base a


valori variabili da 50 a 70 litri per metro quadrato di pannelli nel caso di
applicazioni domestiche.

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Principi di progettazione
Dimensionamento impianto solare termico

Tank in tank: Impianto solare che provvede con un L’uso di scambiatori esterni risulta vantaggioso
unico accumulo a riscaldamento e produzione poiché consente lo scambio di potenze maggiori a
acqua calda sanitaria: il serbatoio «grande» parità di ingombro, consente di servire più serbatoi
contiene l’acqua per il riscaldamento, mentre e semplifica eventuali implementazioni successive
quello «piccolo» contiene l’acqua ad uso sanitario. dell’impianto. Sono tipicamente impiegati in
impianti di medie-grandi dimensioni.
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Principi di progettazione
Dimensionamento impianto solare termico – esempio

Impianto per produzione di acqua calda per


appartamento con quattro persone a Forlì.

Identifichiamo un fabbisogno di ACS pari a 250 litri al


giorno di acqua calda a 45°C.

Quanta energia E mi serve per produrre quest’acqua


calda in un giorno?

E = m*cL*∆T

m = 250 kg
cL = 4.186 kJ/kgK
∆T = 45°C – 15°C (temperatura acquedotto)

E = 31,395 kJ = 8.72 kWh


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Principi di progettazione
Dimensionamento impianto solare termico – esempio

Fabbisogno: 250 litri al giorno di acqua calda a 45°C → E = 8.72 kWh

Dimensiono l’impianto nel periodo estivo: considero un energia solare radiante


Es giornaliera pari a 5 kWh per m2.

Con quale rendimento converto la radiazione solare in energia termica? Dipende


dalla tecnologia e dalla temperatura media del fluido termovettore!

= − ∗ − ( ∗)

Pannello Efficienza ottica η0 Perdita termica a1 Perdita termica a2


Ferroli VMF2.0 76,8% 3,570 W/m2K 0,016 W/m2K2
Sonnenkraft GK5-HP 81,0% 2,860 W/m2K 0,020 W/m2K2
Kloben-Sky Pro CPC 58 71,9% 1,063 W/m2K 0,005 W/m2K2

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Principi di progettazione
Dimensionamento impianto solare termico – esempio

Fissiamo le temperature di funzionamento del circuito solare: in questo modo


andiamo a definire i profili di temperatura nell’attraversamento del pannello.

Tif = 15°C (acquedotto)


Tuf = 45°C (dato di progetto)

Tic – Tuc = 10°C (scelta progettuale) →


identifico la portata nel circuito solare
Tuf
Tic e Tuc variano in funzione
dell’irraggiamento G, della temperatura
ambiente Ta, e della relazione tra
produzione e richiesta di calore.
Tic
Tuc Tif

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Principi di progettazione
Dimensionamento impianto solare termico – esempio

Fabbisogno: 250 litri al giorno di acqua calda a 45°C → E = 8.72 kWh

Disponibilità energia solare: Es = 5 kWh/m2

Temperatura media fluido: Tm = 45°C


Temperatura media aria ambiente: Ta = 30°C (Forlì in estate)

Tm* = (Tm-Ta)/G = (45-30)/1000 = 0.015 m2K/W


= − ∗ − ( ∗)

Pannello Efficienza ottica η0 Perdita termica a1 Perdita termica a2 Rendimento ηH


Ferroli VMF2.0 76,8% 3,570 W/m2K 0,016 W/m2K2 76.8% - 5.4% - 0.4% = 71.0%
Sonnenkraft GK5-HP 81,0% 2,860 W/m2K 0,020 W/m2K2 81.0% - 4.3% - 0.5% = 76.2%
Kloben-Sky Pro CPC 58 71,9% 1,063 W/m2K 0,005 W/m2K2 71.9% - 1.6% - 0.1% = 70.2%

La superficie A deve essere pari a: A*ES*ηH = E → A = 8.72/(5*0.71) = 2.46 m2

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Principi di progettazione
Dimensionamento impianto solare termico – esempio

Fabbisogno: 250 litri al giorno di acqua calda a 45°C → E = 8.72 kWh

Disponibilità energia solare: Es = 5 kWh/m2

Temperatura media pannello solare: Tm = 45°C


Temperatura media aria ambiente: Ta = 30°C

Superficie solare: A = 2.46 m2

A questo punto si verifica da catalogo la superficie «reale» del pannello solare e si


definisce quindi il numero di pannelli necessari.

Definita la superficie solare reale, si dimensionano il volume del serbatoio (circa 60 litri
per m2 di pannello solari) e la portata circolante m nel circuito solare:

P = m*CL*∆T, dove ∆T=10°C (fissato in precedenza) e P è la potenza espressa dal pannello


nella condizione di massima potenza (ovvero Tm*=0).

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Principi di progettazione
Dimensionamento impianto solare termico – collegamento di più pannelli

Nel collegare tra loro più pannelli si devono garantire perdite di carico
sostenibili e flussi bilanciati.

L’installazione di pannelli in serie bilancia intrinsecamente la portata, ovvero la


portata che transita in ogni pannello è uguale.

Tuttavia, dopo un certo numero di


pannelli installati in serie, la perdita
di carico diviene troppo elevata e si
ripercuote negativamente sul
dimensionamento della pompa di
circolazione.

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Principi di progettazione
Dimensionamento impianto solare termico – collegamento di più pannelli

Pertanto, se si supera un certo numero di pannelli solari, è conveniente adottare


collegamenti in serie ed in parallelo. In questo caso, però, non è più garantito il
bilanciamento di portata tra i vari ranghi di pannelli. Si possono utilizzare circuiti
compensati a tre tubi, oppure con valvole di regolazione autobilanciate (o
«autoflow»).

Circuito con valvole di regolazione autobilanciate


Circuito compensato a tre tubi (per il funzionamento si rimanda al modulo 0.7) 51/129
Principi di progettazione
Dimensionamento impianto solare termico

Valvola di non ritorno

Sul circuito solare è fondamentale installare una


valvola di non ritorno onde evitare la creazione di
correnti parassite che si attivano in maniera naturale
quando la temperatura del fluido nell’accumulo è
maggiore della temperatura del fluido termovettore
del circuito solare (tipicamente nelle ore notturne).

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Agenda

Il solare termico tradizionale

Il solare termico a concentrazione

Aspetti progettuali relativi alla sicurezza

Principi di progettazione

P&ID Impianto solare termico per produzione acqua calda


sanitaria

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P&ID impianto solare termico per ACS
Esempio di P&ID impianto solare termico per produzione ACS

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P&ID impianto solare termico per ACS
P&ID impianto solare termico per produzione ACS – valvola Jolly

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P&ID impianto solare termico per ACS
P&ID impianto solare termico per produzione ACS – valvola Jolly
Valvola Jolly, o valvola automatica di sfogo aria per impianti
solari

Composta da:

- Valvola automatica di sfogo aria per impianti solari:


Corpo in ottone. Cromato.
Pmax d’esercizio: 10 bar.
Pmax di scarico: 5 bar.
Campo di temperatura: -30÷180°C.
Max percentuale di glicole: 50%.

- Rubinetto d’intercettazione completo di guarnizione:


Corpo in ottone. Cromato.
Pmax d’esercizio: 10 bar.
Campo di temperatura: -30÷200°C.
30€ Max percentuale di glicole: 50%.
(fornitura)
La valvola automatica di sfogo aria deve essere intercettata
dopo l’avvenuto riempimento e collaudo dell’impianto. 56/129
P&ID impianto solare termico per ACS
P&ID impianto solare termico per produzione ACS – disaeratore

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P&ID impianto solare termico per ACS
P&ID impianto solare termico per produzione ACS – disaeratore

Il disaeratore viene utilizzato per eliminare in modo continuo l'aria contenuta nei
circuiti idraulici degli impianti termoidraulici. Il disaeratore è progettato per
eliminare tutta l'aria presente nei circuiti, fino a livello di microbolle, in modo
automatico. La circolazione di acqua completamente disaerata permette agli
impianti di funzionare nelle condizioni ottimali senza problemi di rumorosità,
corrosione, surriscaldamenti localizzati e danneggiamenti meccanici. É
disponibile nelle versioni per l’installazione su tubazioni orizzontali o verticali. Il
disaeratore per impianti solari viene appositamente realizzato per operare ad
alta temperatura con fluido glicolato.

80€
(fornitura)

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P&ID impianto solare termico per ACS
P&ID impianto solare termico per produzione ACS – disaeratore

La quantità di aria che può rimanere disciolta in soluzione nell’acqua è funzione della
pressione e della temperatura. Questo legame è evidenziato dalla legge di Henry, il cui
grafico sottoriportato per aria e acqua permette di quantificare il fenomeno fisico di
rilascio dell’aria contenuta nel fluido.
A titolo di esempio: alla pressione assoluta
costante di 2 bar, riscaldando l’acqua da 20°C a
80°C, la quantità d’aria rilasciata dalla soluzione
è pari a 18 l per m3 di acqua.
Si può notare come si abbia maggiore rilascio di
aria dalla soluzione al crescere della temperatura
ed al diminuire della pressione. Quest’aria si
presenta sotto forma di microbolle con diametri
nell’ordine dei decimi di millimetro. Nei circuiti
degli impianti di climatizzazione vi sono dei punti
specifici ove questo processo di formazione di
microbolle avviene continuamente (ad esempio, Legge di Henry: «Un gas che esercita una
nelle caldaie o nei dispositivi che operano in pressione sulla superficie di un liquido, vi entra
in soluzione finché avrà raggiunto in quel
condizioni di cavitazione). liquido la stessa pressione che esercita sopra di
esso».
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P&ID impianto solare termico per ACS
P&ID impianto solare termico per produzione ACS – disaeratore

Il disaeratore si avvale dell'azione


combinata di più principi fisici. La
parte attiva è costituita da un insieme
di superfici metalliche reticolari
disposte a raggiera (1).
Questi elementi creano dei moti
vorticosi tali da favorire la liberazione
delle microbolle e la loro adesione alle
superfici stesse. Le bolle, fondendosi
tra loro, aumentano di volume fino a
quando la spinta idrostatica è tale da
vincere la forza di adesione alla
struttura.
Salgono quindi verso la parte alta del
dispositivo da cui vengono evacuate
mediante una valvola automatica di
sfogo aria a galleggiante (2).

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P&ID impianto solare termico per ACS
P&ID impianto solare termico per produzione ACS – disaeratore

La quantità di aria che può essere rimossa da


un circuito dipende da diversi parametri: in
particolare, aumenta al diminuire della velocità
di circolazione e al diminuire della pressione.

Dopo 25 ricircolazioni nelle condizioni di


velocità di circolazione pari a 1 m/s la quasi
totalità dell’aria immessa artificialmente (curva
blu) viene eliminata dal disaeratore, con
percentuali che variano in funzione della
pressione all’interno del circuito.

La piccola quantità residua viene poi


progressivamente eliminata durante il normale
funzionamento dell’impianto.

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P&ID impianto solare termico per ACS
P&ID impianto solare termico per produzione ACS – disaeratore

Il disaeratore va installato sempre in posizione


verticale e preferibilmente:

- a monte della pompa della circolazione: in


questa zona, infatti, a causa delle elevate
velocità del fluido e la conseguente
diminuzione di pressione, le microbolle
d’aria si sviluppano con più facilità;
- sul ritorno e nella zona bassa del circuito
solare, senza formazione di vapore.

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P&ID impianto solare termico per ACS
P&ID impianto solare termico per produzione ACS – valvola miscelatrice

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P&ID impianto solare termico per ACS
P&ID impianto solare termico per produzione ACS – valvola miscelatrice
Il miscelatore termostatico miscela l’acqua 100€
calda e fredda in ingresso in modo tale da (fornitura)
mantenere costante la temperatura dell’acqua
in uscita. Un elemento termostatico è
completamente immerso nel condotto
dell’acqua miscelata. Esso si contrae od
espande causando il movimento di un
otturatore che controlla il passaggio di acqua
calda o fredda in ingresso. Se ci sono
variazioni di temperatura o pressione in
ingresso, l’elemento interno reagisce
automaticamente ripristinando il valore della
temperatura regolata in uscita.
Nel caso si verifichi una improvvisa mancanza dell’acqua fredda in ingresso, il
miscelatore interviene chiudendo immediatamente il passaggio dell’acqua calda. Si evita
così il rischio scottatura. Questa prestazione è assicurata anche nel caso ci sia una
differenza di temperatura tra ingresso acqua calda e uscita miscelata pari a 10°C. Anche
in caso di mancanza dell’acqua calda in ingresso, la valvola chiude il passaggio di acqua
fredda e quindi miscelata in uscita, evitando comunque pericolosi shock termici.
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P&ID impianto solare termico per ACS
P&ID impianto solare termico per produzione ACS – valvola miscelatrice

Linee guida per la prevenzione ed il controllo della legionellosi – Ministero della


Salute (2015)

«Negli impianti d’acqua calda sanitaria centralizzati il rischio di colonizzazione e


crescita di legionella può essere minimizzato mantenendo costantemente la
temperatura di distribuzione dell’acqua al di sopra di 50°C. […] Ove si
evidenziasse il rischio di ustioni dovranno essere prese adeguate precauzioni
per minimizzare tale rischio, ad esempio mediante l’installazione di opportune
tutele quali le valvole termostatiche di miscelazione (TMV) in prossimità o sui
terminali di erogazione.
Tuttavia, se vengono istallate TMV, queste dovrebbero essere poste quanto più
vicine al punto d’uso. Idealmente una TMV non dovrebbe servire più di un
rubinetto e la distanza tra rubinetto e TMV dovrebbe essere inferiore ai 2 metri.
Dove una singola TMV serve molti rubinetti o docce, in attesa di una modifica
dell’impianto che garantisca una TMV per ciascun punto distale, è necessario
assicurare che esse vengano frequentemente flussate».
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