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AI,OISIUS MARI-A FERMRI

(I)N(;RIì(.A'[ION]S CLI]I,IICORUII REGULARIUÀT S. PAULI

I'IIAÌIIOSITUS GENERALIS

Librunr cui titulus: « L'ER[DrrL DEL sEcolo xlx - Con-


ferenze iltorDo alla qucstiouc socixle, » :ì P. D IoanDe Baptista
Semeria Sacerdotc profcsso Congregntiouis nostree conscriptum,
atque a duobus eruditis viris auctoritatc nostra recognitul[ et
probatum, §?is mandari, atque ad colrrmunem utilitatcrìr cdi L'Eredità del Secolo.
in Nobis est' lubcnter conccdhlus.
posse, quarltunl
In quorum 6dem has manu nosEa subscliptis freri sigil-
loque nostro muoiri iussinrus.

Ditum Romre in Collcgio nostro SS. Blasii ct Ciroli


dic r9r l1r. Martii a. r9oo.

Alolstus MARrA l;ERRAnr, P. G.

C^Àol-os M^Rr^ R^1r^tiL,.l, Canc.llariu.

IMPRIMATUR
l;n LrprDr, O!d. l'ìÉcd. S. P. A. Ml8ister.
^LtrEnrus
TMPRIMA.TUR
losr r,rus Crr,ÌrjrEllr, ,{rchiep. Myr. Vicesgerens.
0maggio dell't ditore
n' rì rA
"'ou:^ì::,,sEMri

L'Eredità
del Secolo
Av€ndo 1'editore adempiuto a quanto prescrive la legge, intcnde
goderei diritti suua proprietà letteraria del presente libro.
Cettota, it 15 aptile 1900.

A. DONATH, EDrroRE.
CONFERENZE

Questione Sociale

GENOVA
A, DONATH, EDT,ToRE
r9oo
A MIA MADRE

CHE M' INSEGNÒ COLL'ESEMPIO

A SOFF'RIRE CON PAZIENZA

A COMPATIRE CHI SOFFRE.


tWW

PIII]F'AZIONE

ffiffifi r.nostro lu il secolo delle quistioni 7aà-


W r,rnr, il prossimo, l'omai immineute.
arr/t a studiare e risolvere, trasmessegli, grave
r:rcrlità, dal nostro, le quistioni sociali. Un libro
r'()rìsccrato allo studio di queste, e di natura
suir. cstr':uìco a quelle; nel nostro caso vi ri-
rìlane estraneo anche per I'indole e il pro-
posito deliberato clello scrittore. La politica,
lricu;t t our'e di discordie e di finzioni, ripugna
allu nril indoìe, tra molti suoi difetti, leale e
sitibonda tli pace. I-e lotte sociali non mi spa-
ventano, percìrc sono un mezzo alla pace e
in quanto lo sono: si ois paceru lara belhnz,
Tra le parti sociali v' e un fondo comune:
I'arnore del popolo. Le parti politiche sono
PREFAZIONE, PREFAZIONE.

inrplacabili. - Sacerdote, rammento ll neno ni- nesto Masi nota che l'autrice « poco parla o
litarus Deo i?nPlicat se negotiis saeculariòus di parla con disprezzo di politica » ,. Niuno adun-
S. Paolo. Ogni interpretazione politica di qua- que me ne sappia male dell' averla da queste
lunque mia frase anticipatamente la respingo. mie Conferenze risolutamente sbandita.
Nel nostro paese e nell'ora che attra- +
versiamo le quistioni politiche mi paiono al-
quanto artificiali. Sono mezzi per riscaldare Perche anch'io mi applico in esse, come
a freddo la gente. I migliori ne sono sfidu- rl Fogazzaro ci esorta a far tutti, a un rinno.
ciati ; non aspettano di li la salute. Antonio vamento d'anime. Nel che e la risposta pre_
F ogazzaro, non sospetto certo di tepido amor ventiva a qualche altra diltrcoltà che certo
patrio, in una delle ste Sonaline òizzarre, mi sarà mossa. Alcuni, forse dei miei stessi
scrive: « Vi dico io (egli finge di parlare a amici, buoni fedeli e cari amici, non vedranno
un grrìppo di amici queruli, come lo siamo di buon occhio che io parli dt crisliana de-
cosi facilmente, e pur troppo spesso a ragione, mocrazia, qual mezzo da risolvere il problema
sui mali d' Italia) che non vi sia nulla da fare ? sociale: parrà loro che io pieghi al socialismo,
No, vi dico solo che operar sui Ministeri e o certo incoraggi alcuna di qLrelle aspirazioni
sui Parlamenti e piu che inutile; bisogna che tendono, rrirano a sopprimere le alte
operar sulle anime, nel senso stesso dell'idea classi della società. E si confermeranno in
cristiana che va trasformando il mondo »'. questo sospefto, leggendo nel libro parole,
E nell'ultimo lavoro A raccolla di quell'anima proprio all' indirizzo di queste classi , assai
nobilissima che è Antonietta Giacomelli, ar- severe. Altri invece, forse del gruppo demo-
dente come pochi nell'amore del paese, Er- cratico cristiano, dove ho pure amici buoni,
i \Lo1\t r genn.io
' Pxg. 7.1- t. -7ìLlologitl, r9oo.
PREFAZIONE.
PREFÀZIONE. XIIT

valenti e cari, troveranno che nell'esporre scredita ; le rende socialmente assai meno
la or ganizzazione democratica, ll prog r amnza, uti.li di quet che dovrebbero essere, sovente
come suol dirsi . sono stato assai . troppo punto utili, talvolta dannose; e prepara in
parco. questa loro inutilita Ia loro ruina. Io vorrei
Ora la risposta e qui : io miro pilrttosto loro rammentare che é un sacrosanto dovere,
a riformare il di dentro, che a disegnare nes- e un urgente interesse, ch,esse si mettano
suna riforma esteriore; e la riforma interiore a servizio del popolo con quanto hanno di
vorrei con il mio libro prornuoverla proprio cultura intellettuale, di forza economica,
di
nelle alte classi sociali, dove esso troverà prestigio sociale, d'effrcacia nell,opera.
probabilnente il rnaggiore (sia pure piccolo) A servizio del popolo _ salvate il popolo
numero dei suoi lettori. come vi ebbero il - le leuùh - ecco il programma e
sa?traez
maggior numero di uditori le Conferen2e. la sintesi della democrazia, come io Ia in_
Forse questo solo fatto del rivolgermi acl esse tendo, come, almen per ora, solo e possibile.
quasi di preferenza, mostrerà che io non ho Questo e programma . che concerne Ie alte
verso di loro 1' ombra del malanimo, non ho classi sociali ed e programma cristiano.
Se
nessun desiderio che scompaiano. nessuna alcuno sta in alto, secondo la dottrina
del
convirrzione che il loro scomparire possa es- Cristo, non vi e per godersi il posto, ma
per
sere socialmente utile. Ilensi, nel loro pro- compiervi una funzione; non v,é per
il bene
prio e nell'interesse della societa, vorrei che suo, bensi per il bene altrui. E questo
altrui
fossero piu conscie dei loro doveri sociali e non può essere che il popolo ..... ancora,
più attive nel cornpierli. Il che non mi pare dopo tanti secoli di Cristi aneslmo, troppo
che oggi si possa di esse con verità afer- materialmente e moralmente infelice.
mare. Un orribile egoismo le travaglia e le E chi mai lo potrebbe tirare su, se non
xrv PREFAZIONE.
PREFAZTONE \r
A questa distinzione credo non abbiano
quelli appunto che stanno in su? I quali cosi
posto mente abbastanza coloro che al nome
acquisteranno quelle simpatie sociali che
di democrazia vorrebbero sostituito l,altro
hanno perdute, o meglio vedranno sedato
di sociocrazia, parendo loro che il primo sia
nel cuore del popolo quell'odio profondo che
distruttivo dell' organamento sociale, preco-
oggi vi cova. Ciò che indispettisce il popolo,
nizzi wica classe da volersi, cla rispettarsi :
non è di vedere che alcuni stanno in alto,
il popolo. Questo esclusivismo sciocco o per_
mentre egli giace in basso, ma che vi stanno
verso, in italiano e stato cosi ccstantemente
parassiticamente, vi stanno per loro comodo,
battezzato col nome di denrugogia, e detna_
non per comuue bene. Il popolo e piu ge-
gogia è cosi nettamente distinto da demo_
neroso e piu giusto che altri non pensi o
crazia, da parere il sospetto o timore so_
non finga di pensare: così giusto, che in fondo
verchio. Ad ogni modo non sarà male aver
compie talvolta una giustizia persino quando
avuta occasione di dirlo qui: noi vogliamo
ha l'aria di vendicarsi.
il bene di tutte le classi sociali, ma perciò
L'aiternativa delle alte classi , di fronte
vogìiamo che le alte lavorino lealmeute al
a questa giustizia popolare, è: patrocinare benessere delle classi umili - perche solo nel
la causa del popolo o sparire, con ProPrio benessere di queste è speranza di civile pro_
e con danno di tutti.
gresso, e solo la merce delle alte, e certo non
Chi predica questo altamente, chiaramente,
senza il loro concorso, le umili potranno star
non e il nemico delle alte classi sociali, della
bene - perche, solo lavorando a questo star
sociale gerarchia, ne e l'amico; e un vero e
bene, le alte classi potranno conservarsi.
leale conservatore, come chi dice ad un in-
fermo d'aversi riguardo e il conservatore della
sua viÉ. È. tn tletnocratic, noll un dentagogo,
PREFAZlONE, PREFAZIONE

mi auguro che il popolo faccia; sono convinto


,.
che se non fara e molto, se la sua salvezza
Con ciò non escludo che anch'esse le umili 1'aspetterà tutta o quasi tutta da altri, la
classi debbano lavorare, concorrere al loro mi' salvezza non verrà mai. E lodo quelli che al
glioramento. Dio buono! come possono miglio- popolo predicano questo, quelli che lo con-
rarsi se non operano, arrivare piu in alto se vincono della sua capacità e responsabilità.
non camminano verso l'alto, sudando, faticando E deploro che la propaganda socialista salti
esse? ma la spinta ha da. venire d'in alto, un po troppo leggermente su tutto questo;
assolutamente d'in alto. E legge storica che e imprima, almeno da noi; nelle masse popo-
un popolo barbaro deve ricevere da un po- lari lusinghe e non profosih. E deploro che
polo civile f impulso primo alla civilta. Gli noi cattolici a questa educazione popolare si
umili sor.ro in qualche modo i barbari - gli sia atteso ancora troppo poco. Noi abòianzo
alti sono civili o certo solo i civili sono ve- dato e ifatto dare nolto al popolo: l' abbiamo
ramente alti. Dunque di li deve partire l' im- però troppo poco avvezzato a mettersi ir.r
pulso, perche gli altri ascendano. Qtei che condizione d'auere, senza un perpetuo bi-
hanno e che sanno debbono essi dare e inse- sogno che altri gli dia.
gnare; solo da essi gli altri possono ricevere Ne vorrei che mi si credesse talmente
e apprendere. infatuato di riforrne interiori e morali, da di-
La spinta però il popolo, una volta rice- sprezzare ogni quistione di forma e organiz-
vutala, deve virilmente secondarla; deve anche zazione sociale. Le forme sono allo spirito
se piccola (e sarà piccola se si troveranno in quello che e il corpo all'anima, il fodero alla
alto pochi uomini di cuore) tesorizzarla; deve spada, il terreno propizio ai germi della vita.
cioe farla progredire. Ciò non escludo, anzi Le forme dispotiche erano un ostacolo alla
PRt:IìAZIONE. PREFAZIONE.

sviluppo d'uno spirito di sana e onesta libertà; i m.oli del/a liazza: la piazza non deve co-
questo spirito Io comprimevano pure in quei mandare mai, neanche nel suo interesse. L'im-
pochi, che quasi da sè lo concepivano. È -"- perclonabile errore di Luigi XVI e del suo
rito nostro aver trovate forme sociali che governo fu l'averla lasciata fare nel r4 Lu-
impediscano a questo malo germe del dispo- glio r 789. Una buona repressione quel giomo
tismo di novellamente crescere e fiorire. Non avrebbe forse risparmiati alla Francia molti
altrimenti credo nostro stretto dovere di stu- orrori. Il taglio del chirurgo e una triste ma
diare e promuovere una organizzazione so- imprescindibile necessità.
ciale, che garantisca meglio 1'attuazione pra- Ma fu errore il non aver saputo risalire
tica dello spirito di giustizia ed amore - che alle vere càuse del nrale, cercando solo alcuni
svogli e paralizzi le forse inevitabili iniziative capri espiatori - e per non aver saputo risa-
di individui violenti ed egoisti. Solo, questa lire alle cause, il lton averne saputo adottare
ricerca non ho creduto mio compito farla qui, virilmente stabili, efficaci rimedi. La respon-
ne mi vi credo adatto: sento che quanto è sabilità delle condizioni economiche e morali,
necessaria, altrettanto e delicata e diffrcile. di cui quei fatti furono I'esponente, ricade
:l un poco su tutti i partiti, su tutte le classi
sociali ..., ma ne hanno una parte grossa le
Queste idee rrutrite da hrnga stagione non classi più alte. Le quali avrebbero dovuto tro-
furono punto modilìcate dai tristi fatti che vare in quei fatti un monito severo, un ecci-
nel maggio 1898 funestarono l'Italia.... se tamento a rinsavire, a ravvivare la coscienza
mai la sola modi6cazione che questi v'ap- dei loro grandi doveri sociali. L'hanno esse
portarono, fu di confermarle. Fu triste, ma fatto? a me qui basti averlo chiesto..... Ad
vera necessilà soffocare, anche con la forza, ogni modo nessuno oserà dire che I'abbiano
PREF.\ZIONE PREF.IZIONE. xxI

fatto tanto, da riuscire superfluo ogni impulso misterioso decadere della civiltà greco-romana
a farlo di piu. nei primi secoli dell'èra nostra fu la sua
Chi all' indomani di quei fatti trovasse estensione medesima. Accadde della civiltà
inopportune queste mie Conferenze, mostre- quello che accadrebbe di un liquido, che si
rebbe quella incoscienza che nasce parte da facesse da un solo communicare con molti
imbecillita, ma in buona parte da cattiveria, vasi: scenderebbe di livello, fatalmente. Al-
e che , comunque rìasca , e fatale alle sue lora la diffusione fu da uno ad altri popoli,
vittime. dal popolo greco-romano ai barbari, oggi sa-
rebbe dai pochi ai molti, dal fior fiore alle
:I: :::
masse: ma il risultato sarebbe il medesimo....
Nemico di una democrazia demagogica, se alla diffusione non presiedessero le piu
di una democrazia liaellatrice, lo sono anche delicate cautele. Precipitare i[ movin'rento sa.
piu di una clemocrazia abbassatrice. Noi vo- rebbe un comprornetterlo,
gliamo una diÉfusione del patrirnonio della Non noi dobbiamo scendere, quando per
civiltà, ma non ìo vogìiamo per nessuna guisa un verso o per l'altro ci troviamo in alto,
compromesso. lìppure il pericolo c' e, il pe- ma chi sta in basso dobbiamo sollevare. Non
ricolo della diminuzione, proprio in questo dobbiamo democratizzarci noi, dobbiamo aiu-
stesso proposito e conato di diffonderlo. tare gradatamente gli altri. Quindi io non
Quell' acutissimo spirito che è Gaetano sono punto amico di certe arie democratiche
De Sanctis - nome ancora troppo poco co- e cioè neglette, sciatte che certi poeti danno
nosciuto, come a tutti o quasi tutti i lavo- ai loro versi e certi oratori ai loro ser-
ratori veramente seri accade fra noi - nri os- moni. Dobbiamo educare il popolo a gustare
servava un giorno, che una fra le cause del l'arte buona, a rendersi r.r.rig.liore, non con-
xxII PREFAZIONE. *"'"
_PREFAZIONE. _
-
fermarlo nella sua rozzezza ciandogli un'arte da cambiare una sillaba - non vogÌiamo un
cattiva.
Cristianesimo che nella democrazia si cor-
E
quanto dico dell'arte si potrebbe ri- rompa, ma una democrazia che nel Cristia-
petere di molte altre cose. nesimo si ispiri, si rigeneri, si nutra. Noi non
* vogliamo essere democratici nel nostro Cri-
stianesimo, ma Cristiani nella nostra demo-
Tutti questi correttivi indispensabili ad
crazia. Noi alla democrazia laica e rivolu-
un'azione democratica che voglia essere sa- zionaria non prenderen.ro in prestito il srìo
lutare davvero a tutti, e nei tutti c' e il po- linguaggio spesso triviale, le sue dottrine
polo, per me si riepilogano in quell' epiteto sovversive, Ie sue utopie inconsuìte per insi-
di cristiata che vi aggiungiamo. Il quale, nuarle nel Vangelo: ma al Vangelo stesso do-
poiche a taluno dispiace, io osserverò che manderemo i principi eterni di viva, schietta,
non si parla di un Cristianesimo demotra' efficace democrazia > '.
tieo, come se il Cristianesimo si volesse con- Ciò addita già di per se in questo mio
fiscare a servizio o a vantaggio d'una sola libro una tesi fondamentale, che non mi sembra
classe - no, il Cristianesimo è essenzial- d'aver cavata fuori per forza, ma che sono
mente cattolico c cioò universale, per tutte lietissimo d' aver messa in luce: il Cristia-
le classi corììe per tutti i popoli; qui si nesimo è [a chiave per risoh'ere il problema
parla di dentocrazia o'isliana, di democrazia sociale - o certo, se tutto da sè solo non
cioe che attinga nel Vangelo la sua ispira- basta a risolverlo, nessuna soluzione se ne
zione e, se piace dicasi anche perche e cosi,
può dare senza di lui. Questa tesi ha oggi
il suo freno. « Noi - io diceva qualche anno un grande valore apologetico, perche ci rivela
fa ad un Congresso Eucaristico, e non ho | -.llli ,li Co,tgrcsso lìucorislico, r897, p. t-12.
PRETAZIONE. PREFAZIONE. xxv

nelle dottrine cristiane una mirabile ifecondità. sono il benessere di


tutti), non rimane se non
Ora, io non dirò che la fecondità sia, da Kant affidarsi alla energia della carità; ma il se-
in poi, il solo criterio di verita, certo è cri- greto di questa lo possiede solo il Cristia-
terio forse agli spiriti modernamente culti nesimo. Ecco ufl tema di apologia cristiana
ancor piu opportuno del criterio della chia- ch'io pur troppo ho appelìa e nrale accen-
rezza. Parni che Dio debba aver dati pa- nato, ma che anche così male e appena accen-
recchi contrassegni al vero, perche, nella sua nato mi fa meno scontento dell'umile opera
perenne evoluzione, lo spirito umano avesse mia - mi dà l' illusione d'essere rimasto,
sempre modo di riconoscerlo. Altra volta anche sotto I'abito posticcio del Conferen-
convincea le menti , educate a sottili studi ziere, un sacerdote.
il rigore logico del sistema
metafisici, scoprire :s

cristiano: oggi le menti disavvezze e disa-


morate di studi filoso6ci. rimangono pensie- Dopo di che non mi resta se notì ren-
rose e soddisfatte dinnanzi alla sua fecondità dere grazie a coloro, i cui libri mi hanno sug-
rnorale. E, in quale campo piu vasto potrebbe gerita la piu parte delle idee contenute in
tale fecondità proiettarsi, che nel campo so- queste Conferenze '. Essi appartengono a
ciale? Anzi ancora piu che di utilità si pub
sostenere - ed io ho curato almeno indiret-
tamente di mostrare - trattarsi qui di vera mo suo ualore leorico e llalico.
necessilà sociale del Cristianesimo. Se si vo-
gliono conservare le fatte conquiste (che fu- lolili rd conlen|olaneo. ("f renil

rono nel senso della libertà) e intanto pro-


gredir socialmente vefso gli ideali nuovi (che
x xvI PREI.'AZIONE.

scuole molto diverse, ma a tutti io debbo


molto e m' e dolce professar qui la mia rico-
noscenza, esimendomi dall'obbligo di citarli
ogniqualvolta li ho adoperati. Alcuni mi sono
amici, e questi saranno lieti di vedere qui
messi a contributo lavori ch'essi medesimi
qualche volta mi hanno dati. Altri sono av-
versari, ma vedranno che i loro libri hanno
servito, con la stirna simpatica destatami nel-
l'animo verso i loro autori, a mantenere
quella serenità di discussione, che direi vo- L' Eredita del Secolo
lentieri un frutto della nostra civiltà. se non
fosse un vecchio fiore di carità cristiana. CONFERENZE.

Groverrl Sr:vrnre, Barnaòila.

lJ. Sootnr--r, Soci,tlis/,,o ': C,ùlalicis'ùo, (Rome, Desclée


Lefcbvrc e C. r 89;).
P. Bocc-qn»o, Socialis»u' :islt»t,tlico t socialisli ittcoscictrli.
(Rourr, Tip. dcl Scn.to, I89fr.
A. CHr^ppELI-I, 1l ro.inlist o t iI !.trsiero ntoduno. Seggi.
(Firenze. Le Monnicr, 1897).
Rirtistd, iù.r,n7iottdl. ,li scienqe sociali e discipline duti-
liaric. (Roma, Palirzzo Snìibeldi). Molti nrticoli di qucsta rivistx
-
cosi bcne direttx da Mgr. S^11'AToRE T^LAro condiuvato dil
Prof. (;. To\roLo. rni furono utilissiuri.
CONFERENZA I.

La questione sociale.

Sigrtori,

@h:;:';;, l::il iil:l,: il fl:l' ;ff :il


una fitta moltitudine di popolo seguiva Gesir, affa-
scinata di quella verità ond'Egli era maestro, en-
tusiasta di quella parola che gli fluiTn semplice,
efficace dal labbro, e in quell,entusiasmo dimen-
tica, fin troppo dimentica delle cose materiali e
terrene. Senonchè intanto le piccole munizioni,
prese ne11a fretta della partenza, nella non cu_
rarza di quel che 1'assenza ayrebbe potuto durare,
s'erano consumate, La sera del terzo giorno ca-
deya sul vasto campo dove s'erzr attendata la mol-
titudine J e gli spenti fuochi annunciavano che
quelle tremila e piir persone non aveyano come
sfamarsi. Gesù, dal1'a1to del poggio contemplavtì
que1la scena solenne e patetica.
L'anima popolare s'erzr anche una yolta rive-
latiì capace, nella vergine sua energia, d,idcalitrì
L^ QUESTTONÈ SOCIAI_r!, 3

a cui non itssorgono, o assorgono solo con pena ispira per trasformarla. De1 resto, la làme accidefl-
cd a stento, 1e classi piir ricche e piir culte. Egli tale di quclla sera non è essa medesima che un
non potea a meno di confrontare questa passione episodio de1la vita di privazioni e cli stenti a cui
eroica de1 popolo per 1a parola di Dio parola quegli infelici sono abitualmente condannati. Gesir
mistica ed austerar con l'apaua che ne mostra- di quegli stcnti abituali e della necessità presente
vano i ricchi giudei e i culti rabbini della ca- legge le tracce su quei I'o1ti chc la fatica avrebbe
pitale. Ma 1a simpatia pel poYero popolo, che da dovuto abbronzire, che 1a miseria ha emaciati.... e
quel confronto scaturiva spontanea, si trasformayiÌ il tumulto umano-divino degli affctri destati nel
in una pieth profoncìa clinanzi allc miserabili con- suo animo dallo spettacolo che contempla, dai ri_
dizioni di esso. Miscr:Lbili spiritualmente, giacchè cordi che cvoca, esprime con quella tenera pa-
quel povero popolo, famelico de1 pane della 'r'e- to7a. Mlsereor super hffbat , , ho compassionc di
r-itrl, non tr-ov;ìvrr (lri glit Io slczzrrsse, o peggio qucsto lìopolo.
ilncora trovaya chi, invecc del panc schictto e
Questo momento della yita di Gesù mi par che
corrobor:rntc, glielo fornir-a adulterato e perni- oggi ne1ln storia dellzr Chicsa lettertlmente si ri-
cioso: quel povero popolo non giaccva abbando- procluca. 11 popolo oggi come allora si mantiene
nato a sù stcsso nclla più blutta ignoranza, era buono, collzr mentc tanto piir r-icina alla .r.eritar
alla I'rrlìrt clì Scrilri e tli Frtrisci. quanto piil scelra di pr cgiudizi e i1 cuore aperto a
X{a sc lt complssione del Cristo a qucsti mali nobili entusiasmi. È buono, ma purtroppo igno,
clell'anima si fossc circoscritta, sarebbe riuscita rante, e comincia a tra\-iarsi, con tanto maggior
compassionc troppo, o cerlo troppo csclusivamentc pericolo c danno, quanto è maggiore 1a sua in-
divina; essa ci si prcsenta in que1la vece profonda- genuitri. E.l a questi mali dell'anima che lo minac-
mente umana, quanclo LL vediamo estendersi anche ciano, s'intrecciano quelle miserie onclc corporal-
rÌ1 corpo ed alle suc miserie. Quei poveletti hanno mente csso è giiì oppresso. Questo popolo ha fame,
lìrme; ecco ciò che Ccsir ycde, sente; ecco ciò che se non tutto nè sempre) troppo piùr spesso e in
ora 1() intencrisce. 11 suo cuore Yeramente umano troppo maggior numero che non convenga: hrr
non è così assorbito clalle idealitiL del1a vita ar- fame e pcrciò affidato ad ingordi speculatori esso
venire e celeste, che dimentichi le necessitiì de11rt emigra I ha fame e perciò nelle pianur.e fertili,
vita presente e terrerur. 11 suo non è f idealismo doy'esso coltiva il grano e non raccoglic per sè
v:rcuo di chi trascura 1a realtà, ma di chi vi si I llarc. \lrr 2.
4 CONFERENZÀ LÀ QUESTTONE SOCIALE 5

che un pugno di polentar intristisce dalla pellagra' quistione, cosi grande, così vitale, così urgente:
Erede clello spirito di Gesùr, la Chiesa non poteYa che ha da vedere la Chiesa colla economia poli-
rimanere, nè è rimasta indifferente dinnanzi a tale tica ? La quistione sociale è una quistione di sto-
spettacolo; in favore ilel popolo, di quel popolo maco ed allo stomaco non si r.isponde col Vàngelo.
onde è nata e di che tuttora vil'e e vivrà per i Voi preti, trattandone, siete degli usurpatori. -
seco'li, ha levato e lel'a la materna sua Yocc; laici No, soggiungono quei tali amici da cui bisogna
e sacerdoti figli suoi ha inYitati ed invita a trattar che ci guardi Iddio: r'oi siete degli imprudenti,
la quistione sociale, non per curiosità di intelletto Yoi somate in un fuoco che bisognefcbbe spe-
o per r':tnitiL di eloquenzar ma col pratico intento gnerc.
di ottener quei progressi che nclla odierna, come Risponderò ordinatamente a questi critici di-
in tuttc le uìltrc crisi deltil stolia, lentiìmente sì, mostrando: che liL quistione sociale c'è - che non
ma sicurilmentc mittufllno. è tutta di stomaco, ma anche un pochino di ani-
Egli è perciò, o Signori miei, ch'io ho crcduto di ma - che perciò, se un lato cli essa ne sfugge, è
poter sccgliere a tcnlit cli questc Conferenze la qui- per un altro l-erso nostro dit'itto e nostro doYere
stione sociale, perchè mi pare che dalla equa solu- I'occuparcene ed interesse comune.
zione tli cssa, qucll'cqua soluzione chc i plincipi
I.
Cristiani contengono in gcrme e la Chiesa ha
energia tli attualc, dcbba provcnire un incrcmento Chi guardi le correnti di pensiero c d'azione
di quel rcgno cli Dio che Gesù ci ha insegnato ad attrayerso il nostro sccolo, scorge tra la prima e
invocare. ,7tlt'erriat rcg rtt lttttttt' Senonchè a1 la seconda metar di esso un prolondo contrasto.
Sacerclotc che si proponc di triìttare allzr luce dei La generutzione chc tra noi presc suo nomc dal 48,
vecchi, tlegli etelni principi cristiani, qucsto così perchè i pensieri gli affetti elaboratisi lentiÌmente,
nuovo problema, si muovono da parti divcrse le allora cbbero una rLflcrmzrzionc di fatto, fisse di
difficoltit più stranc. - Lzì quistione socialc non esi' due idcali: patria c libertà. Pcr ottenerc Lì. indi-
ste, dicono, scrolliìndo il capo, gli scettici: l'oi trat- pendenza de11'una c liì attuazionc delf lltra, con-
tandoliì, fate del1a rettoricir sentimentale c forse giularono in segreto, soffrirono ne1le calceri, sol-
interessitta, voi preti come i socialisti; lzì. create levarono in campo lperto iìltc a1 solc lc almi,
pef sfruttarla. - Essa non è di vostra competenza' neqoziarono ne' cliplomatici conregni, stu(ìiarono,
soggir.rngono i teorici troppo dotti per negare uniì scrisscro, larorat'ono. Benc o male, e cctto itssiìi
CONllERE^_2.\ L LA QUESTIONE SOCIALE.

piìr in fretta di quello che sarebbe staì.to conve- conquistare, lavorando cli mani e di piedi, una po-
niente, la pattia si fece e la libertà, troppo preco- sizione comoda. Costoro si credono la gente piir
cemente anchressa, si conseguì e si difese. positiva del mondo, ma non appartiene zrd essi la
ÀIa mentre parev?ì che col conseguimento di dirczione dell'avvcnire. Giacchè, per quanto la si
questi beni si tlovesse avere, non dirÒ per sempre, Ìoglia teoricamente dipingere e praticamcnte rcn-
ma almeno per un notevole tempo, quella pace dere materialista, I'umanitlL rimane assai più iclea-
che nasce dallrt soddisftrzione, ecco quei beni stessi lista che zrltfi non creda: c 1e grzrndi direzioni
decrescere nella pubblica opinione, non solo perchè sociali non appaltcngono oggi a chi non sogna
1a realtiì li chiariva minori di quel chc s'cra spe- chc un impicgo tranquillo, come non appàrtennefo
rato, ma anche e piir perchè d'altri beni, ben piil quarant'anni fa a quei che sognavano di esscre
reali e piir grandi, sorgera ncllc nuove genera- sudditi fedeli e leali dell'Austria. Questo massiccio
zioni i1 desidcrio. nucleo di gjorani rcfrattal i cd estranei alla idea.
Per misurtrc quanto sizr profonda la muta- litr'[J s'agitil qualchc volta sotto f impulso patriot-
zione degli spiriti, basta ricordare quello che fu- tico, al ricorlere di certe datc, al commcmoriìrsi
rono dal \'cnti al sessanta le nostrc Universitii di certi nomi: miì è un'agitazionc superficiale,
italiane e l'osserr.arc oggi una qualunque tliì un'increspiìtura di moda, un cntusiasmo un poco
esse; parlo dclle Unilcrsità, Ierchè sono indub- it freddo. Badate, o Signori miei, ch'io nè lodo nè
biamcnte essc ncl nostro secolo il laboratorio di biasimo; osservo e tbtografo; c ccrtoJ posto che del
tuttc le idec nuoIe, c mi pare che 1'osscrvarne pttriottismo se ne fÌr ccl è nccessitar il farne, per-
una basti, pct'clìè tuttc rassomigliano. Entriamo ,. hè il sentimento
l)atfiottico rimanc semple un
dunque in uno di qucsti tmbicnti s:rcri alla scienza, scntimento nobilmente altruistico, prcferirci chc
ma dor.e penetrimo così lalghi solfi della vita so- fosse calcìo e sinccro.
cialc. La m;rggiorirnzrt è pur troppo assri spesso Gli icìcalisti pera) nè potl cbbero miìncare nè
di giovani chc pensano o a cìivertirsi o a far car- nìirncrno trir quellir turba .ìi giovani; non mirn-
riera; di giolani che vernno alla scuola il meno crtno di quelli chc f;rnno i calcoli un po'piir in
possibile o il piir che possonoJ ma coll'ideale su- su del millc due c dc1 mille otto, che creclono
premo di passare piir lircilmcntc agli csami e poi rli non tloYer tiYerc solo pr:l un iml)i(,go, ( non
troyare, in quel gran falansterio chc Ò lo Stato pcnsano che il 27 de1 mesc tlebba csscre la diì.ta
modclno, un posto sicuro, o nclla lotta della r-it piir importante dcllzr storiu clel1' umiìnitil. Anime
CONFERENZA I. LA QUF,SIIONE SOCIALE 9

idcaliste io ne ho conosciute all'Università un poco moria e nel cuor-e sono di socialisti e di catto-
in tutti i gruppi ma, gruppi ideatisri ne conobbi lici sociali; e due soli professori ho conosciuto
duc soli. Il piil attiyo, il piir numeroso, il piir au- che agivano, dentro e fuori I'Unil.ersità, sui gio-
dacc era un dieci anni fa il partito o gruppo so- vani ed aver.ano come una direzione di anime:
cialista; certo anche lì non mancavano le pose uno socialista, il Labriola; ed uno cattolico, il
convenzionali, non manca\ra il chiasso esubcriì,nte Toniolo.
chc un po'è nel1a natura dei giovani, un po'ne1 Ma, io lo so, gli spiriti scri chc negano la qui-
carattere degli italiani, ml c'ert in complcsso de1- stione sociale, sorridono al sentirsi parlare di Uni
l'entusiasmo e della vita. I cattolici ertno idea- versità e di giovani; si sa, questi sono capi sca-
listi anch'essi, ma all' Univcrsitii, comc fuori, o richi e quelle sono piene di utopie. E sia pure:
nientc o miìle rappresentilti. Erano, i piir, gioi,ani ma diamo uno sguarclo alla scienza, all'arte, alla
di buone f,rmiglie che si dav:rno unt gran pre- politica. La scienza della quistione sociale è tal-
mura di nascondere o di farsi pcrdonarc la loro nìente preoccupatiì chc la sintesi piil alta dello
fede; i pochi che si pronunciavano, a.r'cvano la scibile umano diviene la socio'logia. L'arte, anche
patcnte sicun c gratuita di imhecilli. la più aristocraticrt ed esclusiva, non riesce ad
\14 da dieci anni in qua le cose h,ìnno un poco emanciparsi dallir prcssione chc, per 1a sua in-
mutiìto: i giotirni clttolir'i lrirnno sentitÒ cssi pcr i na,tà grayitiì, il ploblema sociale escrcita sugli
primi, hanno lirtto c firnno sentirc iÌgli rìltri di i§'ere spiriti: il principc dei decadenti nostri sente clìe,
ne1la loro fede una forzt socialc; inr-ccc cli nascon- a creale un'arte grande, non biìstiìno nò lc im-
dersi si sono mostrlrti, inYccc r'li lursi pcrdonarc mlgini chc illurìono la lantasia) nè i cololi che
la loro l-cdc l'hanno yolutir c sono riusciti tì. fat'la scclucono 1a Tistir, nè i suoni chc carezzano I'orec-
rispettare. Gli è pcrchè Lr I'edc loro hiì.nno messo clrio; ci vuolc tn'itlu atl cgli si la palaclino della
a servizio rlella iclca sociule; è pcrcl'ìè in nome idea indivirìualista, un'ider come un'altra sul mi-
dclla fede hanno intraì)l'eso rr 1ìLrc: osclci dirc, che gliore modo cli comporre la quistione sociale. E
si sono oricntati anch'essi collt loro lì:tìc, comc i la politica? Lascilmolit unir yolta tanto entrare
socialisti co11a loro increclulitrì, r,erso la mcde- qui dentfo, per clcporrc :r firvorc dclla \.eriti'r, come
simn stclliì polare, r'elso 1a quistionc s^ociirlc. I-c l'tLsinl di Rallam! Colui che poteir illudelsi d'es-
sole lìgure vite, che, di cinque anni prtssirti al- sere il piir posscnte impcratorc dell'Europa civile,
1'Unircrsitir, mi sono rimaste impressc nclh mc- lìa (ìovuto interesstrsi della sorte dei4ovcri, dc-
C')NI]ERF:NZA I, LA OUESTIONE SOCIALE

gli umili sit pure per breve tempo, sia pure per piir intensa la miseria: si può anche ritenere che
dcsiderio di popolarità. il nostro momento storico rapprescnti uno di tai
La quistione sociale c'è: non sono i fantastici periodi acuti di ricchezza accumultta e di miseria
che 1a creano, sono i ciechi che non la. vedono. diffusa. Dico si puÒ, perchè quella cosa elastica
che si chiama la statisticrl, dà luogo a1le conqlu-
sioni piir diverse. V'àccadrà di sentir gli uni, con
I la stiìtistica alla mano, dimostrar\-i che aumentimo
C'è, ed ht la sua profonda ragionc d'essere, di giorno in giorno le colossali fortune e si pro-
ritrae la sua fisonomia plecisa dal nostro com- prgano le colossali miserie, mentfc altri Yi dimo-
plessivo assetto socialc. Lc difficoltal economi- streranno, col1e stesse cifre, che la propdetà, lungi
che non sono manctte mai al mondo, e non dal concentrarsi, si difl'onde '.
sarebbe neanche esatto il làrle datare clal pe- Io posso fortuniìtiìmente prcscindere da tali
riodo storico e relatiyamente piir rccente della cliscussioni; perchè fosse pur' \-cl'o, che la divi-
proprietà dirdsa ed inclividuale. Anche in qucl sionc clei ricchi c dci poveri si ò lÌttta oggi piil
periodo prcistorico, nel quale, parte troviamo, profondà, non sarebbe ciÒ bastcvole ancorà ir
parte collochiamo 1a proprietil collettiva cd indi- stabilire 1a esistenzit d'una quistione sociale. Que-
visa ', ci furono differenze economiche trzr popolo ste cliflerenze finanziarie tra uomo e uomoJ pcl'
e popolo, fra tribù e tribù; differenze che diedero iìcute che siirno, r'imangono ln .f'ctlottElto ecotto-
luogo alle gucrrc ed irlle prol'videnziali cmigra- tnico, nott costituiscono tn Probb to sociale. Al-
zioni. Co1 sostituirsi della individuale a1lt pro- finchè il fittto divcnga problema, occorre un ele-
prietà collettiva , il lènomcno si trasformò, m:ì mcnto nuoyo, e biìdate, un elemcnto interiore:
rimase. La lotta economiciì non fu più triì. popolo bisogna che la coscienza, e non lu coscienza d'un
e popolo, fu tra uomo c uomo: semprc ci furono solo mir di molti, dei piu, si doman(li: perchò .), e
dei ricchi, a cui senzu ltr-oro abbondlva il super- sc lo clomandi non giai colla screnit curiositai di
fluo, e dei poveri a cui, pur lilyorando, scarscggiirvzr chi investigal ma con la irrequietit c sordiì energia
il necessario. La lotta potò tratto triì.tto rincru- rli chi insorge e protcsta.
dirsi, la ricchezza rar'coglicrsi, rmmasslrsi in po- Supponete, o miei Signori, una societri do1'e ci
chi, e perciò dci poveri crcscere il numero c farsi sirrno le maggiori discguaglianzc c politiche ed
t V. Nola I alh nne del rolume. I V Nota :l alla a.c dcl volurnc.
CCNFERENZA I. LA QUESTIO\*E SOC1ALE r3

economiche e sociali; doye il potere politico si d:

raccolga ne1le mani d'un solo, e la forza eco-


nomica si concentri in una sola classe, dol'e Non occorre una profonda cognizione sto-
tutti, meno uno, siano sudditi e tutte le classi, rica per sapere che il nostro è il secolo del1e
meno una, siano schiave - una società com'efa macchine, e anche senza un portentoso acume
quel1a della decadenza di Roma - e supponete economico si intuisce qual riloluzione 1a mac-
che quei tutti trovino naturale 1'essere comandati china hà dovuto portare nelle relazioni tra il
da un solo, che 1e classi ridotte in schiavitù tro- capitale ed il lavoro. A1 secolo xrrr 1a scoperta
vino naturale, per mancanza di cultura, per- inve- e i1 progressivo perfezionalsi dei cannoni contri-
terata abitudine, 1'esscre sfruttate dalle classi su- buì a dare il tracollo alla societiì feudale: perchè
periori - in quclla societar vi è il dtsordine eco- il cannone è arma da gran signori, da re, e per-
nomico, non ri è il problenta sociale. ciò i signorotti, e poi i signoroni dovcttcro rinun'
N{a un giorno l'errir in cui un uomo di genio e ziate t far essi pel conto proprio la guerra. La
di cuore trover,ì" strano que11'assetto, si domanderii macchina è strumento da gran signori, perciÒ la
?erclù 1:.t volontri d'un solo debba essere legge di creazione della grande industria .leterminò 1a se-
tutti, perchè del sudore dei piir debbano impin- parazione della proprietii dello strumento .lalla
guare i meno - quel giorno nasce il problema. mano d'opera: 1'operaio clovette in massa rinun-
L'idea dell'uno si comunica zr molti, f idea appro- ciare a produrre per conto proprio e darsi in
fondita, cìiffusa generà un tumulto d'affetti: i1 pro- braccio a colui che gli potea, coi czrpitale, fornire
blema è divenuto sociale ed il problema socialc ò gli strumenti de1 lavoro. 11 r.ccchio tipo dell'ar-
all'ordine de1 giorno. Una coscierÉa critica cd rra tista che possiede, lar.ola e guadagna, si trasforma
z,olontù energica, ccco i due elementi che appli- nel tipo nuovo dc1 salariato che non ha, chc la-
c li al fatto obbiethi)o gcncraro il problema, e vora, ecl è, con una parte dci guadagni del suo
1o gencrano, si capisce, tanto piir facilmcntc, lar-oro, rimuncrato. Si crcrr una ari.tocrlzil nuoYa,
quanto piir 1a conclizionc delle cose si è fatta ob- l'aristocrazia delle miniere, delle ferrovie, del1e
bietti\.amcntc grar-c. Orbcnc, o mici Signoli, i1 fucine.... e per i1 moltiplicarsi e i1 rapido girare
nostro secolo ha assistito a graYissime l/rl-:/Foil. del denaro, l'aristocrazia clella banca, quella che
ttta:iatù ecottottttthe, Tttt creata una nuor.a co- fu detta plutocrazia; un'aristocrazia che per 1a
st:tbrt:a c z,olontìt socta1.e. sua nor-itiL, per la rapidità del formarsi, provoca
Lr\ {JCFISTIONE SOCIAI-E
14 CON!'ERENZA I.

Ma ciò che rende ai nostri salariati la loro posi-


un piir profondo senso d'inYidia in quelli che ne
zione piir dolorosa, si è il vedere che il guadagno
rimangono esclusi.
ò frutto de1 loro sudore, e che intanto di quel gua.
I quali folmano anche essi, per similarità di
dagno non tocca ad essi che una parte, spesso una
condizioni, un gruppo nuovo, un nuoYo stato,
minima parte. Se è copioso i1 raccolto del frumento
il proletariato. Io non mi chieggo se il prole-
tario moderno sia piil o meno miserabile de1- o dell'uva, i1 contadino non può ascrivere questo
1'artista appar tenente allit piccola industria, de1 intieramente a1 suo proprio laYoro ; il sole, la piog-
contadino, cle1 sen-o de1la g1cba, de1lo schiaYo..'
gia, la terra medesima ci hanno ayuto una parte
confronto clifficile cc1 inutile '; osservo solo che ch'ei non potrebbe nè negligere, nè rinnegare.
N{a se 1a matelia vile ed inerte si è trasformata
esso ha de1le miserie speciali e tutte sue pro-
prie. Innanzi tutto, 1a crudele incertezza de11a in utili strumenti, è tutto e solo perchè l'ope-
sua posizionc economicit; oggi f industfitr è tio raio 1'ha fecondata col suclor della sua fronte:
rida, ed i1 salario, se non splenclido, è almeno sul- or perchè dunque i frutti di qucl sudore suo tle-
yono diventare in parte, piccola o grande non
ficiente; mt clomani una crisi impror-visa traYaglitt
f in.ìustria, c migliait di operai precipitano collc
importa, cosa d'altri? Perchà? Eccovi, Signori, i1
loro famiglie nella piir squallida e .lesoliÌta mi- problema nascerc nella coscienza del moderno
seria. L'operaio d'a1tri tempi avcva forse una operaio; nascere e tlovare in quella coscienza
posizione piir meschina, mà più tranquilla: non meclesima, così come noi stessi col cir.ile pro-
gresso del nostro secolo I'abbiamo atteggiatit, un
conosceya le L\ltazze cìel salario moderno, ma
ignorava le dcpressioni clcll'odiernzr miseria. An- tcr:reno propizio n1 suo sr-iluppo.
che perchè egli si trovavt solidamente costituito
ed appoggiato a1la corporazione. La rivoluzione ::: :::

francese clistruggenclo questi organismi, forse e


senzit forse soterchiamentc invecchiati, miÌ senzll
Cuardatc infatti, o Signori, che cosa si è dzì.
sapcrvi sostitulre nulla di equiYàlcnte, ha isolato
piìr di un secolo predicato, e clìe cosa s'è fatto.
1'operaio - e nel mondo economico riechcggia S'è predicato dapprima che sli uomini sono tutti
q:ucl Vae -solz' che il sitYio antico ltpplicavil ir1 uguali; 1o ha scritto Gian Giacomo Rousseau, 1o
monclo morale. hanno diffuso nelle masse, questo assioma di nuovo
II genere, i Giacobini della Rir-oluzione; e in nome
Nota 3 alla fine del lolumc.
CONFERENZA I. LA QUESTIO:{E SOCIALE. r7
t6

irmicia di canapa. La coscienza rìeI1a uguaglianza


di quell'assioma, 1e vccchic tliffercnze giuridichc <

e civili tra classe e classe sono scomparse; g1i c dclla sovranitiì ò diventata il principio teorico
dcll?ì critica sociule: al1zr luce cìi questa doppia
uomini sono diventati ugurtli in faccia alta legge'
ider, 1e dimcolt,r, [e incguaglianze economiche si
non nel senso che cli fatto le leggi si applichino
1a legge da trasforma[ono in delitti, in ingiustizie sociali.
a tutti ugualmente, m2Ì ne1 senso che
applicarsi è per tutti la stessa' Senonchè
riflet- E quetla metlcsimit rivoluzione francese che
irvcvrr comnnicatc nuovc rdee a11it uxente, àlrevi\ co-
tetc, Signori miei: questo quarto stato, cu1 sl
2l

è ricantato su tutti i toni il principio de11'egua-


municato alla rolontà nna energica e int?noderatd
tltsofferenit di ogni sociale ingiustizia. Prima di
glianza, non vi pare che iìbbia dovuto poi tro-
qucl gran moto, l'umanitir cflr relativamente fa-
iare molto strane le cliseguzrglianze economiche?
della cilc a rassegnarsi alla iniquità, quando qucsta
Eccovclo quest'uomo ingenuamente convinto
della lbssc riuscita iL procurtrsi un mlnto legale: la
sua eguaglitrnza: sporge i1 ciìpo ne1 monclo
àccanto altri ric- Rivoluzione quel manto lo ha strappiìto e qucllo
realtiL c si trova lui poYero con
spirito d'ucquiescenza 1o ha (ìistrutto. Noi na-
chissimi. L'cguaglianza dov'è? dcYc chiedersi'
e
o questa di- sciitmo un poco tutti con la sm:rnia clella riforma.
deve concludere: o è falso I'assiomir,
seguaglianza ò una i'niquiti\; o meglio'
senza tanti Nulla ci pare nonchè impossibile, difficile ne1
più mondo sociale, forse per le molte di[lìcoltà che
aif"".-i, egli si appiglieriL al corno comoclo
alìbiiìmo superate nel mondo fisico. È questo in-
e diriL: la proprieti\ è un furto, cioè una iniquitt\'
sieme di idcc e cli affettivi impulsi chc ci spiega
1a genesi c ci riconfermrt la csistenzr del pro
blcma sociale.

II'
I[ qualc meriterebbe di attirare la nostra sim-
putica attcnzione, o mici Signori, anche quando
si circonsctivessc puramentc ncl campo econo-
mico, ma de\.e attirarla ancor più per le suc ine-
vare inclecorosl per 1e sue spallc 1a
l)lo se a lit ritàbili ripcrcussioni ne1 mondo morale.
CONI.'EBENZA I. LA (2UESTIC,N[: sOC]ALE l9

Si è detto c ripctuto fino alla sazictà chc il Yizio, La religione stessa, ohl quitnto a questi mi_
esso cd esso solo, fa gli uomini poveri: è una mo' serabili diviene difficile ! Che cosa e come r.ispon_
rale che troveretc [acilmente sullc labbrit dei ric- dere a questi sciagrrrati quando .r'i dicono, come
chi, c proprio di quclli che compcnsitno, coll'indul- a me piir cl'una ivolta è toccato sentirc: paalrc, a
genza l.erso sè medesimi,il rigore usato verso degli che pro' domandire a Dio il pane d'og,ni giorno,
aìtril ùi quclli che tirnno rti poveri un aS.gratio mo- se assiduamente invocato ci scarseggia, ci mancai,
rale della loro povertà, e a sè medesimi scuclo Come, comc credere in una provyidenza che fir
contro ogni rimprovero, dclla loro medcsima ric- abbondare gli uni, e lascia gli altli nel bisogno,
clTezz',t. Mù sarebbc tempo di conr.incersi di quc' nella miseria? La risposta vera, lo so, ci sarebbe;
st'altro principio: che 1a miseria alla sua Yolta bisognercbbe lol. clire clìe la colpa non è della
la gli uomini viziosi. Viva Idclio! ma quiìl Yita Provvitlenza, ma cli quei ricchi senza cuore, che
morirl(. potcte prcten!ìere di trovare in quei con- la Provvidenza ha fatti, tppunto per.clìè ricchi,
tadini Siciliani, che la loro ineffitbilc miseria con- suoi ministri, ma chc non vogliono, perchè senza
danna a vivere in una lurida sutnziì nellà promi' cuole, adempiere il pietoso loro ufficio. Bisogne_
scuitli la piir schifbsa !' come non scntire che der-e rebbe dire cosi;ma prudenza consiglia di tacele
essere un grandc stimolo a rubitrc il non al'cr per non inlsprir.ò odì gir\ cosi profondi.
un soldo in tasca, quando si vede chc ci sono Lo so, o Signori, che appunto perchè nella
molti i quali rubuno pur alcndone lc tasclìe miscria vi è un f-omite itlla colpa, .r,i è un' atte-
piene? che devc csserc una tentazionc di furto nuantc all'à\.erla commessa; lo so che il giuclizio
potcnte iI bisognò d'atcl qualchc cosa, quando a di Dio srr:i per questo nella vita avvcnire cosi
rubzìre altri sono spintir con mcravigliosa eliczrcia, benigno ai poveri, com'è qui sulfa tcr.ra indul-
dal solo desidelio d'avetc di piir ?' Ah! bisogna gente ai ricchi il giudizio degli uomini. Lo so;
aver vissuto in mazzo ai povtriper convinccrsi ma intanto non è una pietà vedere tànti esseri
di queste due cose: chc sono spesso sì cattivi, umani, che per lbrza di miseriir non solo intri-
ma che non è già solo la loro Povertà che ha la stiscono ncl corpo) ma irbbrutiscono ncll,anima?
sua ragionc d'essere nella loro mitJ^izia, ma anche E non vi parc chc s'ha il diritto di gettare il
e più 1a loro malizia chc ha 1a sua ragion d'es- grido d'allarme, anche senza essere economisti
'loro miserial
sere e la sua attenuante nella ' od avernc dagli cconomisti ricevuto il permesso?
! \r. Notr I alla Rne del Yolume, Ammettianto per un istiìnte che la quistione so_
LA QUES'IiONE SOC
CONFERENZA I.
quotidiano, ma bisogna aYvisare ai mezzi perchè
ciale sia una quistione di stomaco, tutta e sola cli quel pane gli uomini vivano contenti.
di stomaco - tocclìerat a[1a economia politica i1 Del rimanente la complessità del problema so-
risolverla, ma sarà diritto e dovere di tutti il sol- cia1e, complessit,r per cui slugge al dominio esclu-
levarla. Ammcttiitmo che la economia politica sivo della economia ed entrfl. in quello dellzr morale
possieda essa solit il segreto dellzr curl - è di- e della religione, 1'hanno dimostrato e lo dimo-
fitto ali tutti invitarla ad applicare un tal rimedio' stlano quei socialisti stcssi che poi s'adoperano
senza ritardo. a farne una quistione di pane. Il socialismo non
]Ia no, la quistione sociale non ò unir quistione ha potuto crigersi a soluzione del problema so-
puramente di stomaco : à dimostrar questo biì- tiale, senza attecgiarsi insieme a scienza, a mo-
stano i fattori spirituali, che abbiamo visti
pre-
ritle, r religione nuova. Si, a rcligionc, deila quale
che f,t' per
siedere alla sul origine, e I'intrecciiusi i socialisti puri aflettano parecchie forme, zìppunto
le sue conscgucnze' coi fenomeni piir varì dei pcrchè vorrebbero nell'irnimÉì popolare adem-
monclo moralc. V'è un lato ntnteriole in
quella
pierne Ie funzioni. E quando sorgono a parlare,
come in tuttc lc quistioni umanc c forse piir
che
si atteggiano ad Edipi del grandc enigma socinle,
in nessun'altrt: quel lato è doverc lasciarlo alla
uomini che negano Dio, I'anima, f immortalità -
iniziativn clellzr scienzir. Sarei lirìicolo, o miei Si- che alle r.ecchie intuizioni rcligiose tentano so-
stituirne altre radicalmentc contrarie, perchè a
noi saceldoti s'imporrii su quqlla quistione il si-
lenzio? perchè si yorril sottrarla alla nostra com-
pctcnza, nel1'atto medesimo che di essa si usa ed
abusa per entrarc nci nostri rccinti?
rebbc allo studio di tali problemi, puramentc eco-
nomici, compctcnza tecnica, ma perchè, sc ilnche
lt III.
l'avessi, non sarebbe questo i1 luogo tli vcnirla
ir

sfoggiarc. }I1ì iìpPunto pcrchè è gvislione tt'


a'|fl
Oh! non taceremo no, viva Dio!, Signori miei;
non può miìncal c c non miìnca, acciìnto alf iìsl)etto
non tacelemo, comc non ha taciuto il nostlo
materiale e tccnico, 1'altro asPetto psicologico e comun Padre, i1 Pap?r; piìrleremo, affrontando I'ac-
trnrole.§on c'è solo cltì pensare al migtior modo' cus:r, chc r.olentieri ci si muove, cli cader così nel
ai piir sicttli sPcrlicnti di grtrir'ntire rì tutti il Piìne
ON FEI{EN Z-{
LÀ QUESTIONE SOCIALE
2j
prolzìno. Strana quest'accusa, quando muo\le dit tn quantoclìò ncl Cristiancsimo, cli cui
siamo mini_
Persone ir eui nessuna Cosit lu o piìrte Sacrir miti.
In qucsta nostra fine di secolo, ad un'altra novità
abbiamo clo]/[to assistele ecì assistiamo: quella
clei Sunti Padr-i improvvisati. Uomini che non usa-
vano mai aI tcmpio, o che, se mai, c'entriì\'itno per
sola culiosit,ì, li abbiamo \.isti pretendcrlir i.t vin-
dici del suo decoro, della sì.ra santitii; e uomini nostrit ci hrL cssit, volentc o nolcntc,
mcssi in
che della religione sono stati semprc noncuranti, grado tli compicrc, come nessuna altra
r.oltir mai,
li vediamo solleciti che per noi ella non si pro- un tale sul)lime e iècondo ministcro. Trir
una
fani. - Eh via! possiamo .lir francamente a co- borghesia, cllc si irttcgq-ia a clifcsa
t,igol.osa di
storo: il vostro è uno zelo sospetto, o se il sospetto cia) chc possie(ìc, cd una plcbc chc
si slrrncia au-
vi pare una malig'nità, contentatcyi clìe vi diciamo: clace allir conquista tli cit) che creclc
suo tliritto
cli sacro e di plofàno voi non vc ne intcndete. e. chc lc manc:r, noi, meglio cli
quirlunquc altro,
l{a I'avYiso: guÌrdzì, o sacerclote, di non profa- ci possiamo irssiderc rtrbitri _ la nostflr ptrrolrL
nlrre i1 tuo ministero, gittrndoti nella fittiÌ dei pro- potrir csserc respintiì, non sospettatit
d,intcl-esse.
blcmi sociali, ci viene eziandio da parccchi, non so Dir un sccolo la borghcsin ci hir irbbastanza
se dil' pr udenti o timidi, liateili nostri, i qr.rali pa- malttirttati, pcrchè il popolo non ci creda
emissari
venttno, c con sinceritiì, di vedel il sacerdote snoi, quando a lui preclichirrmo i[ rispctto
verso
tlamutiìrsi in lbcoso tril)uno, temono chc parta di essa - e il popolo irhimò I anch,csso non
ciha
un grido cli sucrra .li qui, donde dovrcbbe risuo- mostlato, negli ultimi tcmpi, ncssuna
simpatirr, che
nare I'infito iÌlla pace. Il timor-e non è del tutto ci posstr renclere, pet.umirno r.iLgioni, tcncri
di lui.
infondato, Signori miei, perchè un pericolo c'è: QurnLIo alla horglrt.sia prcclichcrt.mo i dir.itri del
un pericolo chc bisogna insieme affi'ontiìre c f in- popolo, non potrcmo passarc pcr
intcrcssati suoi
ccre. Guai a noi se dal'anti ad ogni pericolo adot- tribuni. Forse 1ir Pror.r.idcnza ha misteliosamente
tlssimo 1a tattica della ritiriìta, sc in ogni scot-
tante problema ci imponessimo, qual regola di
conelotta, u1o 5qrupoloso silt.nzio.
Noi possiamo tanto piir fl(luciosamente parlirre,
24 co\l ItRltNz.\ L LA QUIiSTIONE SOCIALE 25

tutti nelIa cafità e nella giustizia. Ai maligni, se ritto pel lidcrsi di noil mir come, dopo averci cri-
qui fossero,.... ma non credo perchè mi sento triì ticato pcr({ìè estrirnci alla Yita del nostro sccolo,
amici e fratelli; a qucsti dunque posso garantire polrcbbero biasimarci, se coraggiosamcnte ci ac-
che la mia saril semprc parola di pace. cingiamo t viverlir? Non c'lovrebbero irnzi, se la
critica cra sincera, stìlutare con gioia i1 nostro
interYento ?
tr{a chccchessiiL dci loro giutlizi cli oggi, l,ora
San Paolo, qucsto incomparabilc operaio della è vcnuta di smentirc qucl biirsimo d'ieri chc:rvc-
parola di Dio, accennando allc qualitii ch'essir virnìo tloppo largiìmcntc giustificato - I,ora è \,e-
devc tvere, mcttc prima fra tuttc questir: ch'essa nutir d'cssere e mostrarci gli uomini del nostro
sia viva: Vi-- s est scrttto Dei. Purtroppo) o Si- tcmpo. Anche noi prcti siamo uomini: hottto sttttt,
gnori miei, piir d'una volta noi sircerdoti abbiamo c come uomini nulla di ciò chc intcrcssa i nostr.i
dato ragionc ai nostri ncmici, che accus:Lvuno il sinrili c'è strtniero o indili'crente: hor o stfitt, htt-
CristirLncsimo d t.ss..r-t. un luLleto, u n'i, noi cli' taut o ute tihtll ttlie utntt puto. Siamo uomini c la
stiani, noi preti, uomini chc hunno fatto oramai s(icnza, I'lu'te, la societi't, non sono per noi nomi
i1 loro tempo. Non solo pir) d'una voltu noi ci priri di scnso o cosc vuotc di importanzzr - e ba-
siamo chiusi gclosamcntc nel tcmpio a ctntare date: la scicnza chc si eltborit oggi nclle nostre
inni soar-i c lugubri clegie, mentrc il popolo fuori uniYersitii, non quclla che crcbbe negli studi tìi Bo-
moriva di cstcnuazionc morltlc; miì ci siamo logna, Padova c Parigi a1 sccolo xrll - l,rrrte nostLa,
p( rsi o a tìisputirle rli problcmi rr cui nessuno quella chc oggi appassioniL gli animi, che crea
piil s'intetessl, o it pirrlitrc una lingult che nes- Iòrme cd cspressioni nuove, non qucllir che riluce
suno piir intcncle: la nostra fu bcne spcsso '.'or- r/a' tranquilla nci monumcnti dcl passitto - la socict:i
nzofitis itt deserto, perchè era vocc di chi parlava nostra, qucsta socictà chc si irgita convulszr sotto
cose d'altli tcmpi e in forma d'altri sccoli. Scmbra- il peso cìci nuovi prol.rlcmi, non la societii feutlale
vamo allora dci cavalicri eroici del mcdio eyo dei secoli ùi mczzo.
perduti in mczzo ad, un csercito moderno - uo- Sacercloti, noi sappiamo che il Cristianesimo
mini che brandiscono I'alabardil contro il lucile, o Dio non I'ha fatto l)e[ un tcmpo o pcr un luogo
si coprono di lèno contro le 1lulle da ciìnnone. solo; srppiamo ch'csso è cattolico, appunto perchè
I ncmici nostri ayeYano allora qualchc buon di- ncl gremho suo fecondo possiccìe principl per illu_
CoNFERENZA 1 - I-A QUESTIONE SOCIALE,

miniue e forza per reggere ogni piÌr complicata


lbIma rli civiltr\. Da quello s( rigno scmpre pre-
zioso, it cui Gesù paragonava il suo Vangelo
noi trarremo fuori, non solo quelle cose vecchie
che yoi ingiustamente disprezziìtc, ma quelle cose CONFERENZ-\ II.
nuove che giacevano in lbndo ad esso neglette. La soluzione individrralista.
E non satremo cosi noi che daremo lreschezza di
gioventù a1 principio cristiano, ma lascerenlo che
esso, giorrane sempre pcrchè etcrno, 1a sua fre-
schezz,zt a noi liberamcnte comunichi. Signori,
Ec1 in questo proposito di attingere .I1 Cristia-
nesimo luce per giudicare le soluzioni molteplici o, secondo un pensiero arguto ed elegante
de1 problema socialc, vi è quel programma dc11c della Sapienza, schcrza nel mondo: Ludens
presenti Conferenze che forse piir d'uno è curioso xlt orbe terrdrunl, ma il mondo dov'eg1i, l'lntìnito,
cti sapcre. A quci che mi domiìndassel o: Sarete scherza piil spesso e più r'olentieri è questo no-
libcrale o socialista? chiederete a1la libertiL o atla stro mondo umano, così grandioso nelle sue pre-
più severa e compatta clisciplina 1a chiave del- tensioni e così meschino ne1la sua realtà. Noi as-
l'enigma pauroso e terribile i'- rispondo lìn d'ora: sistiamo oggi, se non erroi ad uno di tali schcrzi,
Sarò Cristiano, e la soluzione dei problcmi nuovi ad uno di quei fatti cioè, che radicalmentc con-
clomantlerò a quel vecchio libro chc è il Vlngelo. tradano 1e nostre prclisioni più savic, talchè ne
SoIr ttio otttnium {lifrcttlt tttt t t Chr i-s ttts. risulta in noi f implessione, come se una potcnza,
che si pigli gioco di noi, ci avesse caÌrgirìte 1e
c[rte in mano. Cinquant'rnni 1Ìr chi avessc in-
trapreso a combattcre il liberalismo, salebbe stato
sicuro di passzrr per rctrogrà.lo; nel tempio la
sua impresa avrcbbe destata minor meraviglia,
perchè era già convenuto nella opinione pubblica
che i1 tempio servc di deposito alle iclee ed agli
strumenti vecchi; 1'essere la cosa tentiÌta d?r un
2l) c()NIrt:RENZ.{ ll. L,A. SOLÙZIONIi'NDIVIDUALIS'I .

saceldotc aYreìlbe servito iì scusarla, iìscti\-cll- lir libertzi individuale, ma la libertiL civile e po.
dola non ad intimil e sincerl convinzionc, che litir'a :tppirre oggi tL tutti comc uuir prcziosrr
parca imrmmissibilc in colttr pcrsona, ma ad una conquista; e i piÌr focosi antilibclrli della vieilia
convcnzione imposta da11' abito. sono i piir fermi nel volerla e i più attivi nel
E pcr la ragionc dei contrari, chiunque si lbsse rilendicarla. Egli è che tutti, alla doppia lucc
dichiarato amico di libeltar sarebbe pitrso, o un della esperienza pratica c di lunghe discussioni
rivoluzionario, ocl un uomo Presso alla gente tcoriche, abbiamo visto che 1a libertrì è altra cosa
dabbenc, i1 men che sia, sospctto. Ed il libera- dal liberalismo. La libertri, c parlo sempre della
lismo cm così fortc, così sicuro della Yeritii delle cilile c politica, è un bisogno e pcr ciò stesso
sue dottrine, dellrL benefica etlìcitcia da essc spie- un diritto dclla umanit.i clivenuta aclulta per luce
gatir, clìe it suo tcgno sembritv:l dovcsse durare rìi pensiero, tcsoro d'espedenza; il liberalismo
per tn pczzo: chi fosse sorto ilcl annunziitrne ra- è una dottriria, che non si contcnta di ricorio-
pida, imminentc lit lìnc, si strrcblrc sentito griclare scere lit libcrtà necess:rria, ma ne vorrebbe sta-
dalla parte piÌr cutta clellit nrtzione il dmprolero bilire lit suflicienza. L'avere, per abilità propria
di Eclipo a Tiresitt: . Tu sei un cieco d'orecchi, ed impruclenza altrui, confiscata pcr sè la causa
di mente, di cuorc ,. della libertà, fu pel liberalismo segreto di vittoria.;
Elrbcne, o mici Signoli, tinquanta itnni sono I'atergli strappata quella nobile cuusa dalle mani,
passati - non grtttde rca'i sùrttittttt nellil storia l'aver mostriìto chc la libertà è uniì gloriosa ban-
della. umanità - ed io oggi, io sacerdotc, mi pro- diera sotto ler cui ombra tutti possono e debbono
pongo 1rt critica del liberrLlismo applicato iì1la riparare i partiti, quclli almeno che non sono
soluzione del problcma socialc, me la propongo unir setta e r:he possono come tali, all'uso c'lei
senzl temere cli passar pcr fetrogrado Presso galantuomini, dar conto di sè, fu un preparare
nessuno, anzi colla ccrtezza di apparir, pcr que- al liberalismo la sconlìttiì.
sto l[to, progressista a molti tbrse di voi, certo Appunto perchè il liberalismo declina oggi al
a parecchi. trIa pcr combiìttere i1 libcralismo, suo tramonto, noi dobbiamo sentirc il nobile bi-
non avlò nessun bisogno di mflledire ll'libertà sogno d'essere yerso di llui ger,etosi: porc(re
o sconosccrne i I'antaggi. La libertà, e non solo .sltbieclis. Perciò io non imprendcrò la critica dcl
queìlit che il llostro Dantc clìiama il maggior suo atteggiamento nella questione sociale, scnza
donÒ fatto tlr Dio rrll( clertturc intelligcnti, cioè aver primrr reso girlstizia a quello che I'opct'a
CONIIERENZ.1. LA SOLUZIONE INDIVIDUALISIA

sua complessivir cl)be a. suo tempo di neccssario aYcrc studiata la gencsi storica dclla dottrina libe-
e fece di benc '. E 1a critica stessa starà sem- rirle, c visto ad cssa prcsiedcr-e il bisogno legit-
pre nella puriì ragiòne delle idee, senza allu- linro di lihertà, veclremo il doppio t)rrore, storico
dere nè dilettamente nè indirettamente alle per- c dottrinalc, in cui trascorsc e (ìc1 quale ancor
sone. Le quali, come possono, pur troppo, es- giacc logorato e.l oppl.esso.
sere assai da meno dclla bontà clei principi che
professano, cosi possono essere asssÉ migliori I.
delle dottrinc erronee che difendono. L'onestdr, La storia dellir umanita si può a buon dritto
1a sola cosa che rcndzr 1'uomo grande dawcro e concepirc comc un proccsso perenne di autocri_
degno di rispetto, di stima, non è il monopolio tica. Delle forze contraric, il cui gioco aletcrminiì
di nessun partito: cd a tutti gli amici onesti dc1la e nutre la lostra vitir sociale, accacle che una
libertà, vengano pur cssi dalle fl1e del liberalismo, predomini per un tempo talorrì notevole, cd rìl_
m'è dolce professare la mia schictta e profonda lora l'altra può scmbr.are sopita, distrutta, ma non
simpatia. è: comprcssa gradatamcntc in sè meclcsima, viene
E come iL niuna persona, cosi non mira la un punto, nel quale, grazie allzr sua medcsima
mia critica a nessunit classe speciale. Si suol par- elasticita, scatter c prcndc con mcravigliosa rapi-
lare di liberalismo borghese;c ccrto il prevalere dità il sopravvcnto. Esorbita anch'cssa nell"impeto
delle (lottrinc liberali ncl campo teorico, ebbe una del tt'ion[o, tinrnncgsi , (.omprimc (,pror-oca, (.oi
coincidenza cìi tempo c un nesso di causalltii col suoi cccessi, la rcazionc; prepara, nella gloria mas-
prepotere della borghesia, de1 terzo stzlto negli sima dellc suc vittoric, sconfitte itvvcnirc.
ordini politici, amministrativi e.l economici. Ma Signori; il mcdio evo ci si suolc prcsentare
possono cadere ncl liberalismo tutti - e domani, dinanzi come il pcrioclo classico dell,autoriti.ì, del
se i più antiborghesi socialisri pretendessero eri- dispotismo: noi immaginiamo yolcnticri che, per
gcre a normlt suprema di governo la volontà sia tutta quella lunga stagione, i popoli ancora bam-
pur collettiva, senza nessun freno e controllo su- bini abclicassero nelle mani di un solo i loro
periorc tli giustizia, sarcbbero liberali anch'essi diritti, e dal piir astuto e clal più l-ortc si lascias-
ncl scnso piir vero e piir Iilosolìco delld parola. sero di questi agevolmcntc spogliare. Ed è uno
Il discorso pcrtanto, si svolgera così: tlopo anche questo dei tanti errori, chc hanno a poco
, V. Nott 5 nur finc dcl \olume. a poco usurpato diritto di cittadinanza nclle sin_
L.'\ SOLUZIONI:
32 II

tesi comr.rni c lrolgari dclla storia: è un rcsiduo -\ristotilc, così non era lecito tentarc nuovi ne-
tocli di costruire le clse. I1 combinarsi di que-
dcllc oìlunnic onde il mcdio cvo, dalltr rina-
sto tradizionalismo d'in basso col dcspotismo
pi11r'o
sccnza in poi, fu fatto bcrslglio. Durante tutta
quclla et,r, de1 resto molto virriiì., che noi siamo d'in alto non è a dire qual barriera poncssc ad
ogni bcnc inteso progl'csso. Non lzr scicnzir sola
soliti comprcndere sotto i[ nomc di mccìio cvo,
stag-nà\,a, ma anchc la vita cconomicÌ dclle na-
la moltiplicit:r e la vigoria tlegli intercssi c dei
zioni immiserivat '.
poteri impeclì quei dispotismi assoluti, chc allora
sarebbcro stiìti ancor piùr chc in altri tempi rovi-
Elit ben naturalc pcrciò che coloro, i quali
nosi. Pupi ( imperirtori, t:omuni e repubbliche,
si lecero primi u studiar questi mali economici
con critcrio scientilìco, ne rrvvisassero nclla tiran-
corpoftLzioni irrtisianc, istituti scientilìci si limi
tarono ir |iccnclir, <'on unrr qclosia dellc proprie nide !r ladice, nelh libcrti'L il sovrano rimedio.
libertiL e liirnchigic, ('()n tlnit intollcrttnziL dclle Qucstlì magica parola libertà, innalzata asli onori
tli una panacea sociale, ptssò ben tosto, diri tran-
altrui inlitmmcttcnzc c soPt ttsi, chc noi alrbiamo
appcna ti (lì nostri cmltliLti, Solo in sullo scorcio
quilli ritrol'i degli economisti, nei circoli turbo-
lenti dci politici; dàlle opere screne c frcclde di
di qucll'ctir, pcl concorrcrc tìi ciLuse troppo lunghe
Adam Smith c dei flsiocratici, nel1e opcrc passio-
ad analizzirrsi, dci fi'antumi di tante libertà signo-
nate di G. G. Rousseau c dcgli enciclopcdisti. Al
rili c conrunali c nazionitli, i monarchi si compo-
sero il trono dcl loro dispotismo politico cd irm-
grido di libcrtà, nei tragici giorni tlellir rivolu-
zionc frirncese, il terzo stato ritoglievlÌ con in:ru-
ministrativo'.
tlita r.iolenza di mano ai re, quello che cssi al
Qucìlo chc il mcdio cvo l)rcparò e che I'cvo
principio dclla età modcrnn con violenza masche-
modcrno subì pcr griLn tcmpo, fu 1c, spifito mi-
soneistir: un rispctto, nnlt vcncrazione dell'an- lata d'astuzir s'erano usurpato.
tico, clìc non ha riscontro tlcgno se non nellzr no-
Dei dcspotismi, dcllq tirannidi alloru, a qucl
stra sn.ìlniit c passionc tlcl nuovo. Dallc lbrme sollìo potente, abbattuti, noi cattolici, o miei Si-
più alte dclla yitil ' i ntcll cttiva, questo rispetto gnori, siirmo ben lontlni drLI rimpiangelc liI molte
morboso ilelliL tradizionc si cstendeva zrllc forme c dcsiderirrc ln risurrczionc, Noi non zrbbiamo di.
piir umili tlclla Yita in(lustfiiìlc, e comc in filo- menticirto, in così brcvc volgcr d'rtnni diìl10ro tra-
sofia non cra lecito dipattilsi dallc sentenze di monto, qurnto allzr libcrtir dclla Chicsit lossero
I \' \.{.r i,'lì,r lìr. J'l \.h h,,.
I V. )iorn (; nne del Yol ul(
^lla
COì.-FERENZÀ II. LA SOI,UZIONE INDIVIDUALIS'I'A. 35

molcsti c nociyi; c perchè, pur amando la Clìiesa, Voi, liberali, siete soliti dipingere noi catto-
uon ci sono indifferenti i progrcssi della cir-i1trì, lici come gentc sospettosa, nemica cl'ogni libertà,
rammentizìmo quanto a qucsti czianclio essi fossero sospirante dietro ad un ritorno alclla umanitiì in
contl-arì. La libcrtà è una granclc c preziosa con- pieno medio evo come a supremo irìealc. Ebbene,
quista - e noi, pur deplorando lc f.iolenze che lllc l,ostre accusc hanno risposto i crì.ttolici L\
hanno presieduto ai suoi natali c gli cccessi nei rìove hanno conquistato il potere, come nel Belgio,
quali si è troppo presto corrottut) gclosamcnte la con dei fatti che tolgono ogni carattere di profe-
custodiamo; nonchè oppressa la vogliamo rinvi- tica ed avventata millanteria alle promesse da me
gorita. lattevi or ora. Hanno essi inftrtti i cattolici cancel-
Non tqmetc, o libcrirli, sc mlti un giorno si rac- lirto una sola dellc libertà che erano iscritte nel
colgano in mrìno nostra i destini de1la patria) noi codice ed crano penetratc nclla coscienza della
di libcrtà r'i salcmo larghi, quanto e piir forse cli nazione '?
quello che voi non siatc stati. Noi non scioglie- E quanto al medio cYo la scuola storica cri-
remo con 1a violenza nessuno clci vostti circoli, stiala hir rivendicato a lirvor di esso nient'altro
non impcdiremo nessuno dei lostri pellegtinaggi che un screno ed imparziale giudizio. Non ci pa-
alle vostre storiche tombc (se put' rimaflanno frtt tivzr l'anima che si continuasse a chiamlr trar-
mezzo secolo ancora dcvoti a quci Santuarl), c birra un'ctii chc hit creato nell,ordinc scientifico
non ci daremo la brigrL nè di abbatterc le ststue lit somma di S. Tommaso, quella sintesi scniale
da voi innalzate ai '!'ostri croi, nè di mutarc i nomi clel pensicro Aristotclico con 1a ièdc cristiana;
da voi imposti a1lc nostrc strade. Conscrvir.tori ncll'ordine estetico le cattcdrali gotiche, le pit-
pei eccellenza, noi lasccrcmo chc statue c nomi ture di Giotto, Lr Dti,itto Contmedia di Dante;
rimangano, pcr narrare agli avvcnire, con muta nell'ordine politico i liberi comuni c lc possenti
eloqucnza, unrL pagina di storiiL così dcnsa,, così nostre rcpubblichc. -Abbiirmo chiesto giustizia e
istruttiva, conìc quella che l'Italia ha scrittiì in l':rbhiamo, hisognlr Jirlo. dir ogni prrrtc ottcnuta
questi ultimi cinquant'anni. Vi saremo larghi di tr[a ora non sogniamo dci ritorni. Rammento
libcrtà, perchè quanto lc violazioni di essa siano quest'estatc a Friburgo il Prof I{ur.th dell,Uni_
gr avi a chi le soffre e funeste a chi le compie, noi vcrsità di Liegi; lo rammcnto in un tliscorso pul>
ancor pi[r e ancor meglio che nella storia de1 pas. blico al congresso, dopo un'apologia qualchc \.olta
sato lo apprencliamo nella csperienza de1 presentc. | \i. NorI I alla Iìnc del rotume.
36 *".*t:1. ',' _
soverchia del medio evo, eccitare tutti con pa-
iÌ\'er sulla terra ricondotta, dopo tanti secoli che
role dar.vero eloquenti, non a riprotlurlo, ma a ne cra emigrata, la felicitaì, d'iì.Irer troyatÌ per
superarlo. Lu storia non si rifa., i cadaveri non
tutti i protrlemi la soluzione vera e perenncmcnte
si g'a1.uan1zzàto, il passato non ritorna. Ma d'ogni efficace. PerciÒ quanto pdma eriì stato clitico
et,r si possono ritrarre insegnamenti; e verso il negli ordini speculativi, altrcttanto divennc clog-
rispetto dell'autoritil, 1e convinzioni religiose e matico; quanto negli ordini pratici era stato ri_
1a passione delf ideale di quella etiì di mezzo ci
belle, altretttnto dir.ennc clispotico. euesta evo-
spinge, forse con i medesimi eccessi della libeftà, luziÒnc del pirrtito cbbe la suiL espressionei questa
il tiberalismo. Yolta assiìi cloquentc, ncl nome: i hberali si
tlissero consertatori. G\)nti alla rcalizzazione dei
II. loro desideri, e troviìndosi essi ne1 nuovo orcline
di cose a mcraviglia, per quella solita illusione
Perocchè, o Signori mici, tlopo avcl reso omag- che ci fa giucìicar dcgli altri da noi mecÌesimi,
gio rt quel che i1 libcralismo, sia pure per obliqui imaginlrono che tutti doYessero al par di loro
sentieri, ottcnne di bene, non potrel tacerne gli trol,arsi contenti: esausti nello sforzo gigantesco
errori, a lui medesimo e 2ìl1a civilc societat così delle loro creazioni sociali crcalettero d'a\.er esiì.u_
funesti. 11 liberalismo hà commesso due insigni rito il repertorio dellc utili r-iforme: non \-edendo
errori di cui ora non sono piir soli a rimprove- più nulla da làre, pensarono non ci fosse piir
rarlo i cattolici - questi cattolici ch'esso poteYa nulliÌ; s'immaginarono cl'esserc alla fine, mentre
disprezzar come retrogradi, e guardar senzt ti- in realtà non iìreano raggiunta che una pausa.
more, perchè calmi e tranquilli - bensì sono sorti
Si, o Signori, perchò la umanità è, ccl essi non
a rinfacciarglieli i socialisti non retrogrardi, no e se ne accorscro, in unit evoluzione continua: chi
piil dei cattolici minacciosi. La doppia critica si crede di arrestafla, ne è sorpassiìto; i conscrr.a_
rir\'1-alora dcl resto di qucllc conseguenze funeste,
tori puli, semplici, acì oltranza iìniscono fatalmente
che i1 tempo si è, per conto suo, incaricato di ma- per cssere dei retrogradi, come chi si arresta a
turare. mezzo 7l fiume non lèrma I'acqua, ma se la r.ecìe
11 primo [u un errore -§/orr'.'o. Ebbro del suo
fuggire dinanzi.
trionfo, il liberalismo credctte di averc a tutti i
Questo cl.istallizzarsi rlel partito liberalc, di
mali clella umanita\ definitivamcntc rimediato, di frontc irll' indelìciente er-olvcrsi dellc idee c delle
LA SOLUZIOlIE
CoNFERENZA Ir'
38
r questo' dogml - irvctc inneggiato al progresso e poi avete
cose, fu un errore yoluto fermarlo - avete lottc lc dighe e poi iìvete
un moto
ch'essi, i libera1i, fe volutc incanalarc le acque straripanti. Il popolo
che non erano st Giacchè'
ha crcduto più ai vostri principi chc alla yostflr
pàrliamoci francamente; per fare 1a rivoluzione ritrattazione, più alle promesse chc ai pentimcnti,
in Franci r ed in ltalia, il partito liberale dovette perchè quclle erano sinccrc, q[esti apparivano
interessirti. Lt vostra posizione oggi di frontc
al Socialismo è equivocir, o liberali, pcrcl'ìè in
contraddizionc colla gencsi storica del vostro par-
tito: cquivoca, com'è cquivoca 1a posizionc di
coloro chc, lrriYati in alto, innegciano allit mo-
narchia tìopo essersi rrrriLmpicati in itlto sulle
spalle della repubblica. Voi potetc ben cercare di
rassodarvi, ma \.'è qualcosir che vi mina lir tcrrn
sotto i picdi: voi potetc con la vostrir volont:\
vere e parte esagefate, del nostro risorgimento cercare di regger\.i, ma c'è lir logica intirna dclla
bancari'
Iìniscono nelle ignominie degli scanclali idca f,ibcritlc, chc vi logora c ttavaglia.
tivolu-
Or \i scmbra che i1 popolo, elttore dellrì Dcll'idca, Signori mici, pcrr:hè allo storico s'in-
di
zionc, potesse in pacc itssistere allo
spettàcolo
? Non eta un
tl'ecciaviì. un errorc teorico. Fl giusto rivenclicarc
chi tutte per sè nc clivitlevir le spoglie negli ordini scientifici, politici, cconomici una li-
1'eroismo' men-
pretendere troPpo, un pl'ctendcre bertiì, pc| ln cui mancanza tutto eriì soffocato e
tr" on"h" la sola virtir comune è quaggiù tanto comprcsso; ottenutala, lir nn crlore scusabilc sì,
dopo aver
diflìcile c rara? e i1 pttrtito liberale, chc ma crrorc, il credere ed il proc:lamare ch'essa, essa
per sè'
promesso tanto al poPolo, liquidnva tutto
il più insigne degli solir brsttsse. Eppurc qucsto ha f^tto il libcralismo
non 'r'i sembro che commcttcsse
ed è anzi questo chc, al punto di vista teorico, lo
errori ? caràttcrizzir , 1o costituiscc.' IIà creduto c crede
Si può) o Signori mici, non avviare un
moto'
ancorir chc la libertà. sia sufiiciente, mentre è solo
,'t.tn n"-iotolo arrestarlo, c proprio
in nome de11o
Voi àvete ttece-sxtriu, che sin unlt citusa, mentre è una con-
stesso impulso primiero, è rna fo1lìa' dizionc; un motore, mentrc è un'assenza di osta-
Yoluto imporrc un
*rid,t\to libertà ' e poi lrIete
CoNIERENZA lI'
r-r. soLUzroNE rNDrvrDUALrsTA. 41
4,r

colo; una enclgiil elettrica mentfe' è solo un c dcllr piK:c, il libcfttlismo doyette pur Iìnalmentc
arrenclcrsi irllr cYitlcnzrr dci fatti: il grido di
lìlo con!ìuttore; fosse un contenuto mcnttc non
(lolore prìrtito cìai l.rassi stritti sociali si lhcctl
ù che unit forma. Trasportato ncgli orclini spccu-
t!:oppo irlto, pcrch'ei potesse anche solo fingcle
lativi, I'errorc liberale ha gencrato lit famosrt li-
di non scntirlo. Era il grido di piccoli tanciulli
bcrtà di pensiero, que11a illusione per cui si creclc
dcl Dcrbyshirc lcgirti su uno scanno e costrctti
che a pensar bene biTsli i1 pensar liberntttutle'
mefltrc bisogna inYece pensarc a lenor tli t'eritù'
al lavoro collo staffilc, grìdo raccolto nella im-
mortalc pocsit tli Elisirbctta Brorvning: grido di
Trzìsllortato ncgli ordini politici, l'crrol'c libcralc
donnc costrcttc rrcl csaurire in un lavoro supc-
ha gcneriÌto I'illusionc chc la rolontil collcttivit,
riorc allc lòrzc, miscrirmente retribuito, lc enctgic
purchè libcra, fitccia buonit 1a leggc, mcntrc è lir
piir prcziosc dcllr vita: griclo di minirtori rtonditn-
volont:I, chc pcr csser buona, lìllil lcggc clcvc con-
nati rì.d imbcstialirc lti màggiore e miglior pilrtc
tbrmarsi cd obbcclirc. L:r libcrtiL ò divcntittt il
clclliL loro csistcnza sottc.rra, scnza nepput'c uno
sttrrogoto clcllrl 1egge, mcntl'e llc è, nc tlcvc cs-
di quci r:rggi Lltl sole che i tiranni non negrtvitno
scrc lit szr'?Y,, è diYentata 1() scopo ultitllo, nlcntl'c
ln ai prigionicli: gricìo di que11a immensl moltitu-
non è (he n1az,zo.
dine di prolctari, i1 cui lavoro ma1 rctribuito im-
pinguaÌa i rcdditi c clcsceya la proporzione del
+ ::r
capitalc. Bisognava pure che il liberalismo par-
clovc lc conscgucnze ctcl libcralismo fitrono lasse; ecl csso, con unt fcdcltii stereotiprì, clìc mo-
fLr
stra tutt'insiemc 1it cocrcnza zt' suoi principi c
7iL gtcltazzir dcl1c suc i.lcc, ha dsposto: libcrtà,
libertà qui conre scmprc, c libertli per tutti; li-
beri i ricchi di flssottigliare, nel loro intcrcssc,
davvicino: ccl è qui Pcrciò chc dobbirtmo più ltr- ogni dì più le mcrceili, liberi gli operai tìi csi-
gcrc, tli nuovo nel loro intcrcssc, sempre pitr alti
gamcnte cspornc i1 pcnsicro, più itccurlìtitmcnte
approfonclirnc 1a critica.
i salLri.
Er,t lnt soltt.:iotu §ignorì: no, crir un ;'Al/ (n
', o
Dopo cSsersi lungiìmcnte c, forse non Pcl'Purà
cecitir, illuso, d'u\er inauguriìto su11il tcrra, in nomc - un ripicgo chc:rttestrì anche una 1'olta 1a po\crtat
dcllì libcl'ti\, i giorni messirlnici dcllil prosPcriti\ di contcnuto jn ccrtc, che pur paiono così grandi
lI. LI\ SOLUZIONE INDIVIDUALIS'TÀ. 43

iòrmole - che riconferma quclla mnncanza di po- noi: colla punta de11a spada vittoriosa, detteremo
sitivitil che ho clianzi al liberzrlismo rimprol,erata. noi 1a legge ai nostri vecchi legislatori. Vedendo
In sostanza il liberalismo, con quella sua formola la falange socialista, piir grossa ogni giorno di nu-
lt:bertii, leni.va a dire e ai ricchi ed ai poveri, ma mero, muovere all'assalto, il lìberalismo non può
a questi ancor più che a qr,J.clTtl. fngegtrttet'i. E condannarla pel suo impeto, ma dcve pentirsi
vi prre che sarebbe rimeclio da partc tli un me- d'a'r,erlo provocato.... Fedeli al yostro consiglio i
,.lico Jirc al suo inlcrmo: lngegnrtl.c\.i lt gurril-e ? poveri si sono ingegnati.
Sarebbe altro chc uno schcrzo di ctttivo gcnere
aiutare un inlelice caduto in un precipizio, dicen' :i: :t:
dogli: ingegnatevi a rialzarvi ?
ìIa non solo non era un rimctlio ai mali sociali Lo so, o miei Signori, che il liberalismo, spe-
in quellrL lbrmoh delLt libcrti. mrt era in cs:ir un cie il liberalismo economico, ha palliato i1 suo
principio di mali peggiori. L'iugegrntet'i Tirncil.to pensiero in formole ben più eleganti, ed ha cer-
t1le duc parti contcndenti fra loro, crn un invito rt catc di dargli non solo uniÌ \,este, ma una bnse
contesa più feroce e piir aspra: ertt uno sPronal' scientifica. La scuola economica libcrale muove
ricchi e poyeri e fitr uso cli quante forze loro stes- da questo principio fondamentale: essa considera
scro in mano. E i po'l,eri f intcncìeranno così: c il contratto de1 laYoro tra padrone ed operaio
mentl'e voi, o liberali, vi rlfforzerete con I'astuziil comc un contratto qualsiasi cli compra e vendita.
delf ingegno e la macst2i delle 1cggi, essi i pt'olc- 1l lavoro è una merce; il padrone cerca di ar.erla
tarii si rnfforzcranno col numel'o e coi propositi a1 massimo buon mercàto, l'operaio di venderla
violenti: conYinti, ecl tr ragione, d'csscre 1a enorme al maggior prezzo possibilc. Esorbita I'operaio
mrggioranza, si diranno dr un capo rll'altro de1- nelle sue pretese ? il padrone 1a rifiuta: il rifiuto
l'Europa: uniermoci, e muoviamo compatti c01 voto, collettivo costantc de1la mercc 1a accumula su1
arme possente, che ci fu improvvidamente concessll mercator 1a rinvilisce fino a quel scgrro chc al
clai nostri nemici, muoviamo alla conquista del po compratore convenga. Il padrone esorbita nel ri-
tere politico ; il giorno in cui questiì conquist:t sarà basso de1 salario? l'operaio rifiuta; il dfluto suo
divcntata fiìtto compiuto, i borghcsi non dor.ranno collettivo, costante, determinerdl un manco mo-
piir fare i conti con ttnL\ tlrtl-sso., ma con un 8'o- mentaneo, poi un bisogno della merce lavoro, e
tertrc cli proletarii. I piir i'orti qucl giorno saremo perciò stesso un aumento dcl suo prczzo. Di tal
L}T SOLUZIONE INDIVIDUALISTA. 45
CONFERENZA II.

E perchè mai e come questo, o Signori mici?


guisa basta il giuoco naturale degli interessi pro-
perchè il liberalismo avea proclamate uguali in
pri ai padroni ed agli operai, per determinar I'e-
quilibrio, tra un salado eccessivamente alto, che
diritto c in teoriiÌ due forze chc in realtiì sono
terribilmente disuguali. Quella del ricco, cìel pa-
rovini le industrie, e un salario eccessivamente
drone, che non hà bisogno) trlmeno urgcnte, del
basso, che rovini i làvoratori. Il meglio che si
lavoro per vivere, è, ne11a concorrenza, 1ibe1.tiì e
possrr [arc è pel.ciò rli lasciar questi intcressi con-
t'orza vera - ma quella del povero, dell'operaio,
trari, liberi ciascuno Per conto suo di funzionare:
, he tede, in manclnza d'un lavoro, siir pure scitr
ogni inframme[tenza di terzi turberebbe i1 natu-
siìmente retlibuito, bussare alla sua porta, [r que11a
rale equilibrio, 10 guasterebbcJ inr.ece di t'enderlo
clella sua famiglia, il nero spertro della fame, que1la
migliore.
del povero che ha bisogno di l?rvoro, perchè hir
Questa, Signori miei, se m'è riuscito d'esporla,
bisogno cli pane, è una liberta illusoria e unzr forza
1a teoria, a tenor della quà1e, inaugurttto i1 regime
c1ella liberar concorrenza, pcrmesso una volta tri
Ì rovescio. Il padrone può realmente ricusare llr
merce lavoro, quando chi la vende esorbita ne1lc
padroni di giuocare indcflnitamentc tl ribasso clei
sue pretese, mzr l'operaio non può ricusarc 1'offertir
salarì e agli operai di giuocare indefinitamente
del padronc, anchc quando questi ha disperata-
al rialzo, si dovearaverc un armonico sviluppo
mcnte giuocirto aI ribitsso. pcr non morire, ricu
della produzione c della distribuzione, 1a sah.a-
sando, di fame. La lotta) che i1 libcralismo eco-
guardia pratica dei diritti de1 capitale c di quei
nomico imaginava tra due grrerricri, è in realtar
del laYoro. Ebbene rade \-olte una teoria Yenne
tra un gigante e un lànciu11o - o se volete, trir
clai fàtti più bruttamente smcntita. Sotto quel re-
un nemico che ha munizioni per un anno, e un
gime liberale, che assicurava a tutti, ne11a libertat,
esercito che ne ha nppena per una settimana:a1
la giustizia, crebbe bensì, I dismisura e a gran
ncmico brstr .li itspcttrrr,., per vincere.
profitto del capitale, la produzione, ma crebbero
NIa quando iI liberalismo proclama\riì, pcr at-
le oppressioni, 1e miserie della classe operaia;
tuare la giustizia nel mondo, la concorrenza, niente
crebbcro a1 punto da pror.ocare nell'Inghilterra,
arltro che la concorrenza tra capitale e lurvoro,
classico tcrreno de1le esperienze liberali, un moto
non commetteva solo un errore di fatto, consi
formidabile di reazione, e da obbligarc i1 piit 1i-
rlerando come uguali 1e forze purtroppo disu-
berale dei Parlamenti a !'otiìre una serie di leeei
gnali tìell'uno e de11'alt.ro, bensi commettc\.a un
tutrici de1 laYoro.
II' LA SOLSZIONE
46 CONFERENZA

che dai all'operaio la sua dignitiì d'uomo; questo


.qrosso errore giuridico e morale,
considernndo
diritto inrìlienabile, che ponc un tcrminc) una te-
1l lal)or() ttllxotto co7lte :ulz' fircrce qualsiasi' Con-
strizione alla libertà sconfìnzrtzì del contrittto del
siderare il lavoro umano come una merce quzrl-
lavoro. Guai a noi ! 1'operaio moclcrno ricadrebbc
siasi vuol dire riguardare |'ltonlo comc nrrà tlttlc'
in una condizione praticamente peggiore, per qual-
chtin.D'r:Lni- macchina per pagarla voi domandate
che Lìto, di quella in cui si trovava 1l:l schiayo
unicamente: quanto fa, quanto laYoru, quanto
antico - il quale non avevar no il diritto alla esi
produce ogni giorno ? e avete ragione perchè 1a
stcnza iscritto ne1 codice nè civilc, nò penale, mrr
macchina è una macchintl e non ha nessun per-
&\,eYa per'ò una garanzia pratica di quel diritto ne1-
sonale diritto '. \la 1'uomo, o miei Signori, 1'uomo,
I'intcrcsse del padrone it non pcralere, con la mortc
r.iva i1 Cielo! ha dei cliritti personali; 1'uomo ha
(liritto all'esistenza, un diritto co1 cùi pieno pos- di luiJ il capitale che g1i era costato. Allora, in quei
tristi giorri della schiayitìr, trecen[o servi non
sesso egli entra ne1 contratto dc1 lavoro, e ogm
ar.rebbero potuto correre pcricolo dclla vjtiì, senza
contratto che quel diritto non rispetti, potr'Ì essere
che sorgcsse a chieclcre giustizia, siir. pure che non
legale agli occhi cl'un cotlice che non contempli 1e
la societa, ma il pzrdrone a cui appartencvano.
somme leggi de1la giustizia, ma sarà scmpre di-
Sarebbc mai vero che oggi, dopo diciannove sc-
tanzi alla coscienza morale un'infamia Domani,
coli di Cristianesimo, il plincipio di giustizia so-
prolìttando clella miseria degli operai, voi riuscite
ciale non abbirt ancora s.cquistato unzr forza equi-
ad otteflerne il consenso di. lavoro per un salario
Yalcnte a quella che altre voltc t[-cva f interesse
insufnciente, un salario che farii a1 Yostro capitale
personale? Sarebbe mai vcro che non uno ma
renclere il venti per cento) e a quei disgraziati
migliaia d'uomini, perchè non costitno niente a
logorar anzi tempo 1a Yita; ebbeneJ voi passerete
nessuno, possano esscreJ scnzu un grido di rivoltir
per un galantuomo davanti a1 codice penale, ma
o messi in pcricolo di perdere la vita) o esposti,
dzìvanti alla coscienza e a L)io siete un iniquo""
costretti, che tol'na i1 medesimo, a precocementc
L,'interesse de1 vostro capitale groncla sanpge d'in'
esaurirlà ?
giustizia e grida ven.letta dinanzi a Dio'
Era, è questo, Signori miei, l'avr.cnire che ci
Guai a noi, o miei Signori, se non fosse ener-
stava preparando il libcralismo, scoronando 1'ope-
gicamente zrffermato e praticamente riconosciuto
questo diritto a1la csistenza per mezzo del litvoro,
taio dcllzr sua dignittì d'uomo, per ridurlo alla
condizionc d'una maccl.ina, che tutti possono
I \r. No1^ q ll]la line del roLìrmc
CONPERENZ,! 1I.
I,A SOLUZIOIiE INDIVIDUALISTA.
,:
sfruttarc, di cui nessuno è chiamato à r'ispon- s;rpesse, l't,conomia tlella protluzionc,
derc. La Chiesri è sorta ad arrestarc questo pfo- l,economia
delle classi piir ricche.
ccsso di evoluzione barbarica. Ancora unlt volta
Rivendicando una piir equa
per bocca di Leonc XIII cssa ha detto: il la- sociali vantaggi, la Chiesa
distribuzione dei
voro dell'uomo ha un doppio cilrattere, pcrso- è entrata nelle correnti
vere della scicnza, ha ripreso
nale e necessario. Innanzi tutto è una s]uit ?ro- il suo yecchio uI_
ficio di carità. La scicnza, stnnca
priettl, e come talc I'operaio nc può disporrc come cli logichc astra-
zrom, vuol oggi tornare alla
vuolc: può cederlo a qualsiasi prezzo. N{a il la- vivente r-ealtà: il
djritto pcnalc non vrrol piir che
voro non è soiamcnte una proprictiì dell'operaio, si scin(la l,astra.
zrone logica del dclitto dalla
è ur\a ecessit(ì, il suo mczzo di sussistenza; e viva realtà tlel delin_
quente. Ebbenc, anche
comc tàlc vtr, da r:hiunque si impcgnrL coll'opcraio il /ar
in un contratto, prot'ondamente rispettato. II sa-
1 *
I o g ic cr,. tt, n rr, n" it't* o *i:;:. * :: ir::
#|:
scienziari, occuprrsi soto
lario, deve, s:tlvo crrsi cccczionali di crisi ccono- ]:^#"]. ::::*
srortr combinazioni
rletre pos_
di qucllo, tlimenticantlo i reali
michc) che rendano impossibile l'rtttuztzione clella urr[u (tr qxesto, _ Na ancor
giustizia, devc, pcr quiìnto dipende dalla volontii 1,iir e meglio chc una
Iunzlone di scicnza, ò.un,opcra
del capitalista, clcrc esserc bastevole :t1 sosten- di carità che la
Chiesa aclempie. Tra i ricchi
tirmcnto d'un opcraio frugulc eù oneslo. -4lendo e i poveri irrmati a
lotta fra loro, essa si schierar
opfrct:, Jrugi qut:deut et be,rc rcrato hfiud inrpa- chè ra ro*a ;",,,,;; ;-;,;;;;'.Lli"ill""1'Jl-
rent esse mercede t oportere.' Certo così i prolìtti
de1 czìpitale risulteranno più scarsi, ma le condi- no..: pa? perÒr hadiamo,
s(,t.nai
:T:^: ^l1onon sia acquiesc<.nza
o òlgrorr, chc
zi.oni dei poveri diverranno migliori. OriL, non izia,all,ingiusr
ma adempimento di giustizia;
sono, o miei Signori, non sono uomini irnch'essi non oppressione
del debole, ma lieno ai potcnti _
g1i operai? e perchè esselc tilnto sollcciti che il pu""
dire: giustizia. per tutti. "t" "u.rf
ricco, il capitalista non abbia mli a mancare cli
nessuna gioia piir squisita, senza poi curarsi punto
che abbia anch'cgli almeno lc gioic clemcntzlri IIi.
tlella vita, I'operaio? L'economia politica liberalc In un .libro genialmentc artistìco
ha irvuto il gran torto di cssere, lo sapcsse o nol ^_ scritto dit un
,,n1i che ha avuto, cosa
1,:.:l"l non dirò strana,
' \'. \o(a !0 aUa line Jcl \olutnc. ma certo abl)astanza rara, le congratulazioni
del
LA SOLUZIONE INDIVIDUALISTA. 5I
CONFERENZA II.

- dal menica disperatamente si lavora. Egli è, spiega


PaDa e la corona dell'Accademia Francese una al curato il padrone, che il riposo delle cinquan-
cflfiton - vi è
,{*, L"t rtt d'un c't/é de nostro proposito '' tadue domeniche dell'anno produrrebbe negli in.
fa ottimamente al troiti della fabbrica una notevole diminuzione.
:;";", "t; giunto di frescopranzo
";;; in Paese è' Per la
dal piÌr ricco Ma non l'ayrebbe ancora, s'arrischia di nuovo a
pri.o .ir**u'"'a, invitato- a chiedere il curato, non l'avrebbe ancora un in
o miei Signori'
inàr.,riur" clel luogo"" un liberale' teresse sufficiente il capitale impiegato ? E § sente
pel suo verso,
àif"i "t " sanno prendere ilpranzo
mondo
i\ curato' pur' rispondere, in una forma che tradisce l'avara in
.i" *n .a"gou d'avere a di sacrestia' Ma il
gordigia onde il capitalismo è animato, quando
;""" intlso, questi non esca un soffio cristiano di giustizia e di ca"fità, flon ne
";;. hu du fut" è uno di quelli
i quali'
;;il;;;" "t'i di domtlazione' cre-
temperi I'ardore: Eh sufficiente ! I'interesse d'un
Jr,ro ."",it" nessuna velleita si risolva capitale non è mai sufficiente, quando potrebbe
àr". *** che il loro ministero non morti; di essere maggiore.
,r"i tlelle Messe e sepellire Il discorso cade; ma il curato, nella freddezza
"urrru,sentono di dover essere luce 'teidel mondo'
cne onde è fatto segno, sente che quello sara per lui
l"f" a"rfo terra; che son decisi di non società' A
",reUi trascurar
l'ultimo pranzo in casa Rambaud. Meglio cosi. La
;;;;";,; pel trionfo di Dio nella
dottrina del Cristo, pensa e dice uscendo a flotte
;;;Jr;t di op"rui' i1 padrone Sig' Rambaud
loro vivere; ha chiusa da quel palazzo,la dotlrina di Gesir non può
. .i'"opi."", le dolcezze del aver il suo posto in cuori, i quali non veggono
"Itrt .oo"nti pei socialisti che li mettono su' e
quei preti' uso OO tl.
n".or" nei loro simili che uflo strumento da far denari I e
delle insinuazioni contro dove la dottrina di Gesìr non può penetrare, che
comune col
*ir", fanno, o poco merto' c ausa andrebbe a fare il prete? Ma intanto uno straflo
"n" vedono che i socia-
.J"ratt.it, ciectri, I quati non mentre contrasto di spettacoli ferisce la sua attenziofle e
ii.ti for"tu"ro man bassa sul1a religione'
ll buon curato da nuovo corso ai suoi pensieri. Giir in basso, im-
IgU t *"t pari 1a favoriscono mersa nelle tenebre, la fabbrica, donde non arriva
"
n"r*o." a ora d'osservar" *U*rn"il:-:n: che il rumore dell'acqua cascante iflutilmente; li è
int"tessi religiosi' di cui il
"i padrone sr
frl", ""gt il riposo festivo' il campo dove, in nome della liberta, regna, palliata
orlé.u-,urr".o, ci sarebbe anche ogni do- di legalita, la ingiustizia; dove un uomo, senza
;;;il rabbrica del sig' Rambaud cuore, cerca di sfruttare i suoi simili che dovrebbe
t 1/. NotÀ 11 alla Éne dèl votume'
CONFERENZA 1I.

CONFERENZA III.
La filosofia del liberalismo.

qui su1la terra Signori,


chè l'ordine di lassù non potrebbe
rispecchiarsi ! lr Indiani si logorarono a lungo, e pur
gi,dalo li-
Da un secolo, o Signori, abbiamo troppo indarno, il cervello, per sapere su
bertù; !'ora è venuta di gridare legge -
legge' o
che cosa mai si reggesse la terra, questo nostro
piccolo mondo flsico; indarno, perchè la difficolÈ
rinasceva, e si presentava sotto altra forma il
problema, proprio quando s'illudevano d'averlo
risolto. PiÌr fortunati di loro, noi pos§amo chie-
derci e sapere su che cosa mai si regga la so-
cieta, questo nostro piccolo mondo umano: esso
si regge, o miei Signori, sulla fllosofia, questa
scienza che r suoi nemici son cosffetti, a lor marcio
dispetto, d'affermare, nell'atto stesso che la negano;
di cui si occupano proprio quando o flngono o
cercano di trascurarla.
{al@- Checchè voi diciate sul miglior modo tli go
vernare l'uomo individuo, di comporre in forma
ordinata e civile i popoli, ha 1a prima sua e più
profonda ragion d'essere in una speciale filosofia
I
CONFERENZ]\ III, tRALTSMO. 55
54

de1 mondo e della Yita. Sognate Yoi) qual meta è tanto piir necessaria, perchè le sue basi filoso-
ultima e suprema della sociale evoluzione, la piir fìche i1 libefalismo economico, ben lungi dalf igno-
larga e piil equa, anzi addirittura una universale rarle o tenerle occulte, le cerca, le dimostra, 1e
tliffusione rìi benessere, di felicita ? Egli è che voi illustla per giustificarsi. Noi non abbiam da fare
della vita avete un concetto nobìlmente altruista. con un avversario inconscio, di cui si può ottener
Vi pare invece che gli slbrzi di tutti debbano facile e a buon mcrcato 1a rrittoria, ma con un
convergere ncl1a piir intensa possibile felicità di nemico che non si puÒ r'inccre, se non 10 si di-
pochi? Egli è che della fita vi siete formato un strugge.
concetto) diciamolo pur subito, bassamente egoi' La fi1osofia clc1 libelalismo economico?... è
sta. Certo, non tutti vanno in fondo dei loro pen- una filosofia molto antica, o Signori miei, per-
sieri, adequano colla riflessione 1e profondità in- chè della tìlosofìa, ancora piir che de1 so1e, si può
tuitive dell'istinto; anzi ai più questa filosofla, clire che è impossibile fargliene delle nuove - rzeT
latente in ogni loro piir concr:cta e pratica idea, -sttlt -sole uoz'i- - Le grandi correnti della filosofia
sfugge: ma per rimanere inconscia, non cessa di cle11a umanità si preformarono il giorno in cui

essete terribilmente efncace, simile rt quelle acque furono, uno accanto a1l'a1tro, un uomo profonda-
che, inosserl,ate sotterril, preparano o i1 prccipitar mente onesto ed uno prolondamente malvagio.
de11e erose montagne o 1e possenti eruzioni dei
Ma la yecchia filosofia dcl libcralismo economico
vulcani. si è ringiovanita, cambiando il suo nome: una
Indarno perciò vi illudereste di arer con- volta, ai tempi d'Epiculo, si lasciava chiamare
quiso un errore) senza csser cliscesi a pelsegui- egoismo; oagi si chiama, con più adstocrrìtico e
tarlo in que11e profondita. fi1osofiche, dove esso pudibondo nomc, individuzrli$mo. E col nome si
ha la sua nascosa sì, ma prima, ma ver& sor- è cercato di rinnoYarne i1 contcnuto, layorando
gente: voi farcste come quel medico che cura concordi a talc scopo un gmnclc pensatore inglese,
a1la superflcie una piaga, ma lascia dentro cir' Herbert Spencer, e un pcnsatore tedesco, che sa-
colar libero i1 p/s velenoso: 1à curà è illusori&, febbe genialc sc non fosse strano, Fr. Nietzsche.
f infermo spacciato La lotta impegnàta col libe- L'eco delle loro dottrinc scducenti, quando per
ralismo sarcbbe lronca a mezzo e proprio su1 più severo tÌpparato di scienza, quando per brill&nte
bello, se non cercassimo di risalire insieme a apparato di arte, è arrivata eziandio fra noi a
que11a filosofia a cui esso si appoggia. E la cosa molti, ai sio\.ani singolarmente - ai siovani che
56 CoNIIIIRENZA II L,I I'II.OSOIIIA DEI- LIBERAI-]SIIO. 57

costituiscoflo la parte, non oso dire, la più scelta, faticosa delle venture conferenze, ma per com-
ma la piìr simpatica di questa udienza - ai gio- piere quella de1 liberalismo che I'altra volta fu
vani, di cui non voglio certo erigermi a maestro da me iniziata. Perciò, nel ricercar la filosofia li-
pedante, ma ai quali vorrei essere compagno, aP berale, sarò alquanto ampio, o miei Signori, stu-
pena un poco piir provetto, di ricerche e rli studi diando quale, del liberalismo, sia la dottrina giu-
A questi giovani, che subiscono il fascino di dot- ridica, quale I'ideale della vita, quale il concetto
trine pseudo-scientifiche, pseudo, io dico, perchè religioso - a tutti contrapponendo le dottrine, g1i
la scienza vi fa da etichetta esteriore d'un con- ideali, i concetti dcl Cristianesimo.
tenuto filosofrco, metansico, il fascino d'un'arte
che brilla piir che non splenda e s'imbelletta piir I.
che non s'adorni, vorrei far giungere il suono
d'una parola liberatrice; una parola che, movendo I1 diljtto classico per eccellcnza, quello intorno
dalla vecchia fede, li conduca, vittoriosi della crisi a cui la filoso{ìzr individualistica dovette piir a
scientifica, in piir spirabil aere e pih vitale. lungo travagliiì.rsi, è il diritto di proprietr\. E per-
Tanto piir l'assorgere a tale critica del libera- ciò, negli studi firticosi de1 liberalismo giuridico
lismo si fa utile, perchè i suoi principii filosofici intorno ad esso, ne sarà dato coglier sul vivo quali
sono diventati patrimonio anche di coloro che ad sieno le sue idee gcnerali sul concetto astratto
ogni concezione filosofica, per condizione di stato o e la realtà storica del d 'itto. Ora qui, a scanso
per proposito tli volonta, paiono piÌr estranei: quei di quegli equivoci che possono giouare in politica,
principii sono diventati 1'ambiente intellettuale in ma nocciono a1la vclità, intendiamoci bcne, o miei
cui si muove 10 spirito della nostra generazione Signori. La causa che i1 libcralismo difende, a1-
colta. Si muove, strano a dirsi, ma pur vero, al- lorchè dvendicrì il diritto di proprictà, e, diciamo
meno in parte, lo spirito dei socialisti stessi, i quali anche piir chiaro, di proprictzr individuale, a me
s'incontrano, in queste altissime regioni, con quelli sembra giusta - del che 1e prove cmergeranno,
'che pareaflo i loro irreconciliabili avversari. Pa- pitr che altfo, dal complesso della discussione, che
rentela siffatta del socialismo colla filosofia, o bisogner:I pure impegnare col collettivismo; la
meglio, con certi postulati della filosofia liberale, causa è giustar ma la difesa è buona ? La causa
non è inutile mettere in luce - non per anti- è giusta, ma non è csclusiva del libcralismo; la
cipare la critica de1 socialismo, che sarà opera difesa invccc, coi nctodi che il libctrlismo, coe-
58 CONFERI,INZA IIi LA !'ILOSOFIA DEL LIBERALISMO.

rente a sè medesimo, ai principii sommi della szra tro con 1a forza o con I'astuzia; giudizio che si
lì1osofìa, ha adottata, è vigorosa) è efncace ? 71o, traduce nel dàre del galantuomo al primo e clel
pttncttutt, hic labor,'o meglio qui è il nocciolo ladro a1 secondo - giudizio che è 1a espressione
cle1 problema. concreta de1 concetto di diritto applicato al fatto.
Orbenc io non insisto su vzrrie critiche, rela- Ma la dottrina filosoficrì libcralc ha essa clav-
tivamente a.l punto cli vista ch'io ho scelto e vero i1 diritto di rimproverare al collettivismo
che non è scientilìco, ma morale e religioso, se- questa dimenticanza pur cosi grave ? No, perchè i
conclarle, mosse iìlla difcsa liberale da1la scuola metodi di difesa del diritto cli proprieta, adottati
socialista. In gencre il socialismo, nella sua forma da1 liberalismo, a questa dimenticanza del cliritto,
scientifìca, ha ayuto il merito di correggere ed per non considerar che l:r brutalità mcccanica (ìel
intcgrare i1 concetto, un po'troppo a ?riori, che fatto, dirittamente conducevano. Il liberalismo, ed
i clifensori clclla proprietà si erano formati della è qui il piùr grave dei biasimi che g1i si possano
er.oluzione storica di essa. 11 socialismo, in questa infliggere, è qui che noi cattolici ci scpariamo cla
storia cle11zr proprietat, che 1a cconomia e 1a fi1o- esso nettamentc, profondamente, è mosso e muove
so1ìa traclizion:rle clescrivevano con gli idiliici co- a tutt'oggi da un falso concetto de1 dilitto di
lori c1e1la pace, ha messo in luce i1 tfisto elemento proprietà. - Signori, io non so sc risalga al diritto
de1la guerra: ha mostrato questa presiedere non romano puro la celcbrc dclìnizione de1la proprletà
pure agli sviluppi ulteriori o modiflcazioni de1 come z'ls uteudi et dbutendi, diritto di uso ed
fatto de11a proprietat indivicluale, ma, piit spcsso abuso; ma so che incarna ed esprime il concetto
cli quel che dianzi si pensasse, alle prime oligini libcrale di essa. 11 liberalismo non distingue tra
rli esso. Ne1la sua indagine storica, per Yastiti\ e uso ed abuso cìel1a proprietil, cioè della cosrì pos-
sict:r.ezzn di informazioni, se non sempre, spesso seduta: e quale abuso irfatti potrebbe csservi, ne1
mirabile, il collettivismo però ha alimenticato i1 senso morale de11a palola, 1.ì do\.e 1'abuso è stato
concetto stesso dc1 diritto '', ha dimenticata quel1a innalzato alla dilinità di diritto? tits afuttettdt?
clifferenza di giudizio che sorge invincibile in noi di Per il liberalismo 1a proprietii è tt duìtlo, serza
fronte a1 fatto di chi chlama seza una statua' srro nessun limite e nessun correlativo di dorere.' il
uno strumento, perchè 10 ha lavorato 1ui, e di ricco che ozia e che sciupa non ha da rispon-
chi 1o chiama szo, perchè 1o ha preso ad un a1- dere a nessuno; non è un delinquente, è, tlltt'al
i V. NotIt 19 aila lìnc ilel voluDlc. piìr, un male accorto.
6o CONFERENZI\. III, LA FILOSOFIà. DEL 6r

Proprio per non aver distinto tra uso ed abuso che lavorano non per sè, ma per gli altri. Essi
de11a ricchezza, o, che torna ad un medesimo) per non fanno nessun lavoro produttivo per sè, ma
non aIrer riconosciuto al diritto un limite, nei do- quanti lavori pe1 bene degli altri ! E vi pare in-
veri che esso genera di sè medesimo, i1 libera- fatti poco o poco utile laYoro, utile s'intende alla
lismo fu condotto a dovere, a voler giustificare societzr, quel che fanno azzimandosi? ma vedete)
nella sua apologia de1la proprietà, anche 1c più ne vivono i parrucchieri, j. sarti... e andando in
abusiye manifestazioni di essa, e perciò a dire bicicletta? ne vivono i fabbricanti... e facendo
delle sciocchezze) compromettendo, con una difesa partite di caccia? ne proflttilno, Dio sa, quanti
inabilc, una causa buona, offrcndoci una nuova negozi. E non s'accorgera il Garofalo che un suo
applicazione de1 popolare: chi troppo r.uole nulla compagno di fede positivista, nemico di credo so-
stringe. ciale, E. Ferri poteva, ,ìttcnendosi allo stesso si-
Il Garofirlo, per csempio - giacchè le accuse fatte stema e processo logico, citargli 1'autodifesa di
a1 liberalismo, gravi comc soro, bisogna pure che quel condannato che diceva: si grida tanto contro
io le giustifichi con citazioni di fatto, senza di che i delinquenti che non lavorano;ma se non ci fos-
potrebbero pirrcrc quasi invcroslmili - in un suo simo noi, quante personc, carcerieri, carabinieri,
libro più reazionario che conservatore, trova modo giudici, avvocati, resterebbero senza,..,. un'occu-
di giustificarc 1'ozio infecondo in cui si crogiola, pur pazione lucrosa,
troppo, tanta parte della nostra gioventù ricca e Nè crecliatc che sia, quella dc1 Garofalo, una
borghese; que11a gioventù ridicola chc sta ?r far da semplicc svista personale; no, no. Che egli ob-
palo pei nostri corsi, per le nostrc vie più eleganti, bedisca alla logica fatale d'un sistema, che abbia
la cui suprema preoccupazione intellettuale è di voluto non già semplicemcnte giustificzìrc 1it p1o-
sapcrc che colore, che formiì debbono ay(]re lc cra- prietà., ma celcbrarne 1a apoteosi, 10 dimostra il
vatte, qual taglio i soprabiti... una giovcntù stupida trovar che facciamo un riìgionamento idcntico
ed inerte, su cui non si concentreriì mai tanto di- al suo in un liberale francese, 1'O1livier:i1 quale,
sprezzo sociale quanto ne merita. Non lavorano? - tra gli altri benefizi che i1 ricco inerte porta alla
dice i[ sostanza i1 Garofalo, con una mossa ora- società, parla de11e sue incligestioni che lanno
toria simìle a quella di un celebre sonetto roma- vivere medici e farmacisti, del1a sua indolenza
nesco de1 Be11i - non lavorano tutti questi gio- che nutre i servitori,,. e perchè non parlare an-
vàni? puÒ sembrare; in realta. è più esatto i1 dire che dei vizi clie nutrono e disonorano, Dio sa,
62 CONIìIìRENZA I II. l-^ lll-OsOlìl^ I)EL l-lllERALl:1lO 63

quante infclici, piir che colpevoli, f ittime:' NIa a r.eri della ricchezza a un po'di elemosina, spesso
1ui un cattolico francese rispondeva: . Quando il proprio poca, e che, per di piir, considcr:rno come
ricco sostenteriì altrettànti parassiti quiìnti ci son un dovcre di carità, crìtcgoricamente distinto dai
poveri, noi dilenderemo con E. Ollil,ier la yirtù doveri di giustizia; e, a luria di accentuarc 10 spe-
sociale delle sue indigestioni. Provvisoriamente cificativo carfiA tel7a sua opposizione allo spcci-
noi stimiamo che Dio, creando i frutti della terra, ficalivo gittstizia, finiscono pcr attenuarc anche
non proponeva la dispepsia ad una classe di pri- i1sostantivo doa'ere in un:r specie di corn'etttbttztt,
vilegiati, ma un nutlimento a tutti g1i uomini , '. anzichè mantenerlo ncl suo rigore di obbligo.....
Questa concordia, o Signori miei, di socialisti e Ebbenc una tal teorià sui doleri della ricchezza
di cattolici, nella criticn dcl concetto liberale della è monca; rappresenta un tentativo cli Iiduzione
proprietii, concetto per cui si acuisce la forza del ai minimi termini d'una cosa irreduttibilc, come
dir-itto senza temperamento di dovere, vi mostra è il dol'ere.
che quel concetto racchiude un doppio crrore, Io sono lontano dall'cscludele la limosina dal
religioso e sociale. Quel concetto è a tt:cristiano, novero dei doteri chc incombono ai ricchi: fin-
e gioYa dirlo e mostrarlo a pro di quei ricchi chè nclla società vi saranno porreri ed impotenti,
cristiani che se ne sono lasciati inconsciamente a cui la società stessiì o non vuble o non può
penetrare, e che vi si ispirano purtroppo in buona provvedcre, ci sarir 1'obbligo sacrosanto pei ricchi
parte della loro condotta pratica: quel concetto d'una applicazione letterale del " quod superest
è ariisociale, giova cìirlo e ripeterlo a vantaggio date ?au?erìb .s ': qucllo che è supcrfluo per voi
di tutti. datelo a quelli chc manclno dcl necessario ,. \Ia
1a limosina non è che un aspetto di quella fun-
:::
zione a cui i ricchi, in forza stessa de1la loro ric-
chezza, sono c1ìiamati; lirnzionc soci?ìle chc è un
La ricchezza, secondo le dottrine de1 Cristia- dovcrc di stato, tanto piir grave, qua.nto nella
nesimo, è auclrc rn diritto, ma è so?rahdto 1Jn società sono piir yaste c profonde le conseguenze
doTrere; è, se vi piace, un privilegio, ma è sopra- dcl negligerlo e violarlo.
tutto una funzione. Molti, o miei Signori, direi Uscendo dal1e consucte categorie di giustizìa
quasi i piir, tra i cristiani stessi restringono i do- commutatiYa e distributiva, parecchi autori con-
| \'. l(ota t Lu.. xr, ll.
13 alla fine del Yolume. - \. l(ota 1l dh !ìne del \ olunre.
64 coNFERENza uL pEL LrBERALrsvo. 65
___:l TosoFrA
sidcrano questa funzione dei ricchi nei varì suoi suna ruota, ncssun mcccanisrlo parziale, i;-
rNpetti e, se volete, anche in quello che sembra "h"
temente consumi senza attivamentc produrre.
tipico, il dorcre dellzr elemosina, come un dovere Al parassitismo dei ricchi se si prestò un
di giustizia sociale. I1 giorno in cui, in una società, giorno compiaccnte o si adattò inerte la società,
un uomo muole di fame, o - poichè questo è un fu solo per un oscuramento della coscienza mo_
caso ipotetico - migliaia di uomini stcntano senza ralc; se ogg-i la societz\ leva contro tli quel mor-
loro colpa miseramente la vita, non si può certo boso fenomeno piil alta di g.iorno in giorno la
designare nessun ricco come di ciò individual- sua voce) se mostriì, a indizi sempre più chiari,
mentc responsabile, ma pcsa su tutti una terribilc di non volcrli piir questi pal.assiti tollerare, vuol
rcsponsal.rilità sociale. dire che la coscienza morale in molti s,è ridesta
È perchè lt ricchezza portiÌ con sè questi do- e ridestir in scnso cristiano. Il griilo: abdicate al
veri così ampi e così rigidi, che noi ci possiamo vostro diritto o compite l{r Yostra funzione, _ che
spiegare come la condizione dc1 ricco siir parsa al lanciano ai ricchi, se pur essi sanno intenclerli,
Cristo, ed ei I'abbia proclamato, moralmentc peri.- gli eventi che si stanno ,maturando nella nostra
colosa, fìno a dirc che è estremamente riitlìcile per societiì, quel qrido è come la snnztbte minacciosa
un ricco il sah'arsi. È perchè la ricchezza porta di ciò che il Cristianesimo non poteya che blan_
con sè il dovcre d'unzr funzione, d'un lavoro sociale, damente inculcare.
chc Paolo potè proclamare il lavoro una lcgge uni- Nella storia, o miei Signori, sotto l,azione
vcrsale, cla1la quale nessun uomor per ricco che protvidenziale di Dio, ò immanente una gran
sizt, si può in coscienza ritener dispensato: n -sz'qzz's legge di effettiva giustizia: i castighi, intimati
nott i)til operari neque ntanducet "'. Di tal guisa, Stto forma di minaccia dalla coscienza morale,
o Signori, il Cristianesimo, scnza distruggere, nè 1a storia li adempic. Nel mondo della natura si
combattere ln proprtetà, movevà e muove aspra atrofizzano lc membra rimaste senza funzione;
gucrrir, incsorabile guerra a7 parassittsuto. No; {atrofi,zzhno, s'attenuano e creano al fisiologo
comc non ci è in natura nessun organismo chc un problema, che non si risolye se non col ri-
vivzr, scnzt concorrere col lavoro al grande equili- cordo di un passato, in cui quegli organi erato,
brio dell'universo; così, e molto più, non ci dev'es- perchè fdcelafio. Nella storja, le classi che ven-
sere in questa gran macchina della società nes- gono meno a1le loro funzioni, scrivono cla sè
': Thcss. ,rr, l0- adagio adagio 1a rinunzia ai loro diritti. perchè
5
66 CONÌ.llRENZÀ IIL FILoSoFIA DEL LTBERALISMo. 67

le classi infedeli ai loro doveri perdano i loro fatto, che cosa [u, in buon:r sostanza, se non un
privilegi, non v'ò bisogno d'al]. Det6 ; ttxdcltirta, divellere 1a proprieta dall'orcline morale, lo spo-
basta il De .-s ?roa)idetts - non c'è bisogno d'un gliarla d'ogni carattere ettto, per ridurla a un
intervento immcdiuto clcllir diYinitàr basta il giuoco fatto semplicemente stonco? Il diritto, spoglio di
naturale delle forzc, chc la Diyinità h:r prodotte, dovere, logicamente flon è piir che una forza, tn
de1le azioni e rczrzioni ch'Essa ha predisposte. La fatto brutale. Or non fu questo uno spianare al
notte de1 4 agosto 1789, quella rinuncia forzata- socialismo teorico la str:rda? A non vedere ne1la
mente volontariir di tutti i prlvilegi nobilia|i, quel proprietà neanche un diritto il socialismo fu edu_
vero suicidio clclla vccchia nobiltà, fu preparato cato dal liberalismo, che non ci r-edeva piil da un
non nell'Asscmltlr.lt nazionale, ma assiri prima pezzo il dovere; che aveta lasciate le Yecchie
nelle dorate sale tli Versailles, dove i figli dege- intuizioni etico-cristiane , per abbandonarsi alle
neri vennero rì consumar nell'ozio i dritti alai nuove intuizioni pretese scientifiche.
padri, sui campi dcll'onorc e dclla lirtica, croi-
camente conquistilti. La monarchia spirò con II.
Luigi XVI sul patibolo nel funebre 93, pcrchè, a Qui noi tocchiamo piìr alirettamente alla filo-
partire da Luigi XIV, s'era, nellit coscicnzzt dei solìa del liberalismo, chc parve raggiungere I'a_
re, esagcriÌtl la forza dci loro diritti c t)arÌllcla- pice delia sua potenzialitrl e quasi personificarsi
mente attenuatl lit convinzionc dei loro dovcri: nell'opera di Her.bcrt Spencer. Il solìtario filosofo
la monarchia crt divcntata parassita c lt socicti\ inglese ha vissuto abbastiÌnza per vedere coi pro-
trovÒ il prctcsto c la t'orza di dislarscnc. 11 do- prl occhi impallidire l,astro della sua gloria, per
vere, Signori mici, è LL custodia del diritto, come sentirsi da quella nuova gcnerazione, ch,egli cre_
la scorza è la ditèsa clcl midollo: spezzitrc quclla. devzr d'aver educato iìd una morale e ad una
custodia è un compromcttcrc ciÒ che essiì con- politica nuova, o neglctto o respinto. Di questo
tiene. I ncmici dellr proprictri non siÌmo noi cat- solo egli può, nclla suit ancor laboriosa yecchiezza,
tolici, che ne inculchiirmo i doveri; sicte voi stcssi andare superbo, che non vennero altri a scalzar
che ne abusittc il diritto, sono quei teorici che le basi della sua grandczza, ma che fu lui stesso
hanno eretto I'abuso a sistema. a scavarsi con le sue mani la tomba. Ha messo
Sì, i teorici - giircclìè 1o esonerare la ricchezza in luce, con una leatta e un rigor 1og-ico che lo
d'ogni clovere, comc i teorici de1 liberalismo hunno onorano, troppe consegucnze de1 suo sistemar per_
CONFERENZA III. I-A IIILOSOFIÀ DEI- LIRERALÌSMO.

chè gli animi potessero sottrarsi al bisogno di idea; voi foste, secondo le conseg.uenze logiche
discuterlo. Osservate, Signori miei. Egli muove della concezione spenceriana dello Stato, misere
da1 piir rigido materialismo meccanico: - fedele vittime di una illusione. I prudenti, i savi, gli eroi
a questo principio fondamentale, a quel modo che furono, in ogni tempo, quelli che, nell'ora del co-
concepisce come un aggregato, un semplice ag- mune pericolo, cercarono la propria salute e, sul-
gregato, una somma di atomi il vivente, cosi con- 1'ara de1 proprio, sacrilìcarono i
comuni interessi.
cepisce come un aggregato, una somma di vi- Senonchè, a voler esser logici davvero, cammi-
venti la società. I1 materialismo non è cupace di nando per questa via, non è piìr all'individualismo,
darci che questo, ma badate a quali conseguenze è all'anarchia, che si giungel non si limita lo Stato
questo conduce, nelle sue funzioni, ma 1o si dissolve.
La societar, la civile non meno che la dome- I socialisti perciò poterono i1 vccchio Spencer
stica, è un aggregato) una somma di persone? chiamar con disprezzo « quintessenza di borghe-
ma al1ora i1 bene dclla societii flon in altro potrà sismo anemicamente anarchico ,, r e, per combat-
consistere chc ne1 benessere delle singolc parti; terlo, gioyarsi de11a confusione stcssa dei suoi
e cercare il bene della patria, diverrh unzÌ stolida principì. La concezione spenceritna dello Stato,
utopia, fuor de1 caso in cui s'intenda per bene infatti, è, per un'intima contradclizione, portitta dai
della patria, il proprio. Poveri giovani, che face- suoi presupposti fi losofi ci, meccanico-biologica : in
ste rosse del vostro sangue gencroso, a mezzo 1l quanto è meccanica, dissolr'e lo Stato negli indi-
secolo, ben due volte le pianure lombarde ! lloi vidui, il tutto nclle piÌrti, e mette capo all,anar-
sognavate il bene, 1a gloria d'Italia, della patria, chia - ma in quiìnto è bt:ologica, assorbe gli in-
e credevatc di servirne col yostro sangue la dividui nello Stlto, conduce logicamente al co1-
causa... ingenui ! 1a pÌtria è una sommit d'indi- lettivismo. Guiì.rdate inlatti un viyente qualsiasi:
vidui e la prima cosa cla far, pcr servirla, era di le parti, vi sono subordinnte a1la conservazione
conserYare Yoi stessi. del tutto. Se lo Stato è un vi\rentcJ un organismo
Patrioti di tutte le età - Spartani difensori del enorme fln che yolete, ma vivente, ma organismo,
piccolo territorio greco alle Termopili, Germani perchè non doyrebbelo anche in lui immolarsi
difensori del1a liberta dei vostri fratelli, cittadini al tutto i .singoli membri ?
dei nostri comuni, fieri della indipendenza vostra Invano reagiva lo Spcncer, aftermando che 1o
dallo straniero, voi vi credeste martiri nobili d'una | \r. Nora 1l alln fine der ùohrne.
7o CONFERENZÀ IIÌ. I-A I.II-OSOTI.A tTEL LIBERALISMO. 7r

Stato è un organismo diverso da tutti gli altrl: Oh! i giorni in cui, ne1 nome venerando di
perocchè se è diverso dai viventi, dove va la Herbert Spencer, si dogmatizzaYa diìlla c?l.ttedra
famosa concezione biologica de11o Stato ] e se que- sicuramente, i giorni in cui l'ignornre o il discu'
sta concezionc biologica si accetta, per qual mi- l.ere i pritu Prx:ncipi (lel positivista inglcse era
stero mai deve qui elidersi e ccssare 1a legge lon- indizio sicuro Ji imbeciUili... quei giorni comc
damenlale della vita: il sacrifizio de1le parti al sono lontanil Oggi sono altdinomi che si ripe-
tutto? - Indarno per operare i1 salvataggio de1 suo tono con yencrzìzione, altri i principi che si affer-
ind?biduolisl o polittco rtcorreva, a1la evoluzione; mano, altri g1i ideali per cui si palpita e si com-
que11a magicÌ parolzr, al cui suono tutte 1e menti batte: se non rimanesse inoculato tuttora ne1la
grette credettero cli sentir crollare i1 tempio delia nuova generazione 17 tints de1 suo materialismo
diyinità, s'iliusero cli scorgere svelati g1i enigmi meccanico, noi potremmo non ricordar neanche
tutti dellà scienza. L'evoluzionc si attua ne1 mondo piir i1 passagg-io cli H. Spencer pei campi de1-
organico per me7.7.o dclla lotra per l'esistcnza: 1'umano len5iero.
è giusto chc questa lotta ne1 campo sociale si
tl:
trasporti) se anche li si vuole avere il progresso- .il

Indarno 1o Spencer ragionar-n così: perchè la lotta lla l'individualismo, sconlìtto nella sua forma
per 1a csistenza e la conseguente sclczione, ne1 politica, rinasce, pei conati concordi d'un filosofo e
campo stesso de1la biologia, non appare più a d'un poeta, ncl campo morale. Che il genere umano,
tutti come fattol'e, e non certo come f,Ìtto1'e nè nella sua maggioranz:r, sia à11a mercè di un numero
unico, nè principale di evoluzione '. Indarno, per- relativamente piccolo d'uomini o adulti o forti che
chè, a parte ogni clisquisizione scientiflca su1 modo 10 sf1'uttano, è un Iàtto, o Signoli, da gran tempo
di evolversi ascenclentc tlegli organismi, a1 barbaro riconosciuto: ?ducis 1t:7rit genus huntanunt.
principio della lotta pe1 la esistenza, de11a vittoria Scnonchè in questo fatto s'eriì IÌn qui raYYisato
de1 forte, dell'oppressione dei cleboli, i1 socialismo un disordine I g1i spiriti generosi avevano creduto
contrapponeva, come ideale di vita sociale, 1a con- di .lover contro quel latto reagirc, avevano cre-
corclia e la cooperazione, rompendo così, I'avr'er- duto di dover essere serreri alf indirizzo di coloro
tisse o no, quella continuitiì onde i fcnomeni sociali la cui vita [u un colossale programma di sfrut-
s'erano voluti avvicinare e legare ai biologici. tamento, portassero pure, ne1le pagine d'una storia
I V. Not:L 16 alla finc del volume. ancora rettorica, i1 pomposo nome cli eroi;di do-
72 CONFERE\-ZA III. LA FILOSOFIA I)EL I-IBERAI-TSMO. 73

vere agli oppressi stendcre, per rivendicarli in creano dei simboli perchè non si sanno più crear
libertll, amica la destra. ErJ oggi invece, oggi un dei caratteri, si gonfiano de11e vanitri pcrchè non
decadente poeta) senza neanche il merito della si sanno piir far delle persone; che i1 nome di
originalita, mette i suoi sogni drammatici e 1e sue decadenti, per quanto ci stia in bocca loro comc
fantasie romantiche a servizio di una tesi diame_ unù posal suona in realta come una involontaria
tralmente contraria,ld,una tesi a tenor ilella quale confessione.
1(] sfruttamento dei più a yantagg-io dei meno è Ma quando cssi, varcando lc soglie dell'arte,
il pih sacrosanto dei diritti e il piir fulgido degli portano 1() scompjglio ne1 campo morale, quando,
ideali:l'egoismo, la volontà cli yiverc dominando, in nome d'una moralita che nessuno ha f,n qui
assorbendo, sfruttando, è irrrtalzato alla dignitlL loro riconosciuta, si erigono a giudici persino del
d'un dovere. Cristo, abbiamo il diritto di parlare e forte anche
Ebbene parliitmoci frilncamentc; o Signori miei. noi: alto la! il dominio morale ò intangibile, i1 di-
Se questi dccadenti stessero chiusi nel campo zionario della morale non si puÒ bistrattare come
dell'arte, se si contentlssero cli moltiplicare le 1e forme della lingua. Pfoponctevi pure, s[11'esem-
loro concezioni simboliche e le loro preziosità or_ pio, male interpretatoJ di Socriìtc, di attuare nel1a
tografiche, noi non avremmo, come cattolici, da vostra vita eroicamentc un ideale, da voi libera-
occuparcene un gtrn che. euello de11,arte è un mente scelto, di condurla 1a vita per una linea
campo libero, quella de1le lettere una repubblica, armonica, da voi a voi liberamcnte preflssa; ma
dove ciascuno può sfogare a talcnto i suoi gusti. sappiate che questo in italiano si chitrma lirre il
Padroni perciò i decadenti di sognare in tutte proprio comoJo: pensiìt(. [)ur(, (. se vi piirce, rn-
1e ore del giorno e in tutte 1e stagioni dell,anno; date pure a fiìccontare agli idioti che r.oi vi siete
padroni d'intrattenefe dei loro sogni il solito pub_ versato sull'anima ogni piit robusto vino dell'an-
blico che paga per sentirli; padroni di provocare tica sapienza c ogni piir sottile essenza dei sogni
invece delf intercsse, vecchio scopo dell,artc no_ nuovi; ma ficordate chc qucste sono de1le inge-
stra, i1 sentimento, non so se mistcrioso, ma certo nuità vanitose: e spinÉ{ctcyi pure sino a voler ge-
indefinibile e quasi inflnito della noia;padroni di nerare il rc della futura tazza, TiLtir,ù,, ma riflet-
far tutto qucsto. Tutt,al piir, come uomini aYvezzi tetc che certe cosc riÌsentano la pazzia.
a non curyarci dinnanzi agli idoli e a disprezzare Del resto non è urrlt ?firokl qLlcsta, a cui si ccrca
le mode, potrcmmo pensare e dire che forse si , V, Nora 1? alll! 1ìne dct votunc.
74 III. L,A. FILOSO!'IA DEL 75

di dare un gran suono d'arte in ltalia, non è una scopo di essa i[ trionfo di quanto è in noi di spiri-
parola, un terbo, pcr usarc un po'di linguaggio tuale e d'eterno, a scapito di quanto è in noi di ma-
decadenter è una ripetizione, tn'eco. lo mi guar- teriale e transitorio. La vita ascende a formc nuove
derò dal rinlacciare a F. Nictzsche, a1lzr fìlosofla e piÌr alte sul1e ruine e la morte delle ignobili e
suzr, l:r sciagura suplema ond'egli fu colpito: quella bassc. Anche noi vogliamo vil.ere, ma, mentre per
sciagura mitiga ogni sevcritir personale di critica. voi la formola della titn è . egoismo c scnsua-
trIa quanclo egli affermavit come londamcntàl prin- tità,, per noi è " mortilìcazione e carit?\ ", la for-
cipio morale la I'olontiÌ tli z'itere, e nc cleduccva il mola viva di quel Cristiancsimo che il liberalismo,
diritto, il dovere di donuitare, non dicer.a cosa nè quant'è da sè, ha cerciÌto e cerca d'atrofizzarc'.
storicamcnte nuoya, nè Iogicamente vera. Non
storicamcnte nuova, pcrchò egli rinr.erdivu, c gli III.
fu dimostrato, quei principi della sofistica greca,
contro cui insorse gcncrosirmente Socratc, quel Giacchè I'ultimo errot'e dcl liberalismo teorico
Socrate, o Signori, che gli imitatori italiani di fu quello di applicare anchc à1la religionc, c, di-
Nietzschc si glofiano di avcl a macstro, mentre ciamo pure, a1 Cristianesimo, chè non ce n'è altra
quella dignitosa coscicnza lu cìe11'abbiettit morale presso di noi, il suo concctto bassamente lttilitario.
dell'egoismo i1 piir poclcroso ar.r.ersario. Non lo- Scrutate la coscienza di molti liberali e troverete
gicamentc vera. Giacchè sì, noi abtriamo il diritto una stima superficiale della utilità dcl Cl'istiànc-
e il dovcre cli vivcrc; mir virere, anchc analiz- simo, che determina il rispetto esteriorc, ma tra-
zando i7 fcnomeno al ptlnto di vista tìsiologico, disce un intimo e fatale disprezzo. La religione ci
non vuol clire assorbirc, vuol dire espanclcrsi; la vuole per i fanciulli, per il popolo e per lc clonnc:
gloria dellà vita non è ncl momento egoistico, in per qucste è un conlorto; per il popolo, eterno fan-
cui il vivente si nutre a spcse altrui, mt nel mo- ciulto, un frcno, un indispensabile freno. Senzer re-
mento in cui, a yantaggio al'iìltri, per via cli sc- ligione non si governa: sc non ci fosse, bisogne-
nerazione, si effonde. rebbe inventarla) e perchè c'è, bisogna servirsenc.
Ecl unche noi sentiiìmo che la forza dell'uomo Servirsene, intendiamoci bene, e perciò ci vuolc
si manifesta nclla lotta, c che il suo trionfo si ce- una religione disposta a servire : ci vuolc un clero
lebra nel clominio: ma se ntiamo che i1 campo che dia man forte ai carabinieri, che predichi di-
della lotta dovremmo esscre noi medesimi, c 1o I V. Nor:r 18 arla 6Dc del rolùmc.
76 F]LOSOIiIÀ DIiL LIBERAI-]SIIO. 77

scretamente f inferno al popolo per atterrirlo, e denza; quella condotta, che voi le rinfacciavate
anche un po'di paradiso all'altro mondo, per tem- at1 ignon:inia, è 1a vera sua gloria' 11 Protestan-
perare la sua cupidigia, pericolosa cupidigia I tesimo potè al sec. xvr mettersi al servizio d'uno
d'averlo in questo. Tali, voi le riconoscete, le idee Stato, il Cattolicismo al sec. xrx l]a voluto e vuole
proclamate ed aciolte nei circoli liberali borghesi, mantenersi al servizio di Dio. Ed è àpPunto pcr-
come il distillato piir puro della sapienza religiosa: chè non s'è prestzìto a firre il giuoco dei ricchi,
tali le idee a cui troppo spesso s'informò la mo- che può Parlare ancora, con speriìnza d'essere in-
derna legislazione a tendenze borghesi. teso clai poveri; è perchè non ha voluto diventarc
Ma che cosa ne accadde, o miei Signori? 11 po- una religione borghese, che potrà porre valido
polo, a questa religione che volevate imporgli, si Ireno all'irrompere di passioni socialiste'
è sottrattor i vostri rifiuti li ha respinti ancle lui; I sociali vantaggi clella religione io sono ben
tra le vostre prediche religiose e i vostri esempi lungi dallo sconoscerli o negarli, ma non è in
di irreligione pratica, ha preferiti questi, e, mentre nome di questi chc si <leve imporre la religione,
voi nel partirvene gli accennavate la via del tem- bensì tlaltri religione sinceramente professata quei
pio, ha creduto meglio di tenervi dietro. I1 tempio vàntaggi infallantcmente deriveranno' Comc in
è rimasto deserto. Ma lontano dal tempio, educato arte tanto meglio si raggiunge un cffetto quanto
a quel disprezzo dei dogmi di che voi gli eravate meno 1o si cerca, così in religione tanto pih si
stati iflvolontariamente sì, ma emcacemente mae- hanno, quanto meno si cercano, gli utiti' Non dite:
stri, è diventato e diviene socialista. la religione è buona pcrchè utile; dite: è utile
La religione non s'è piegata neanch'essa alle perchè buona, PerclÌè Yera.
vostre voglie: e come avrebbe potuto ? solo uo- E nofl dite che è buona per gli altri, ma co-
nini dalla coscienza religiosa pervertita avrebbero minciate a rieonosc,:rc che è doverosa per voi'
potuto prestaJsi ai vostri progetti: un prete che A1 machiavellismo religioso sostituiamo il senti-
si rispetta, non si piega ad essere l'ufficiale dello mento evangelicol al grido: ' la religione, ecco
Stato ; quando si sente di portare una veste divina, f interesse ,, opponiamo quest'altro: " la religione,
si respinge la livrea degli uomini. Quella ostitta ecco la salute. , Cerchinmo l)io c saremo salvi'
fud'95 6'1u1ia ndii-
della Chiesa, che a voi parve troppo spesso ispi- Quaerite primuru regtrtun Dei, str
rata ad una brama morbosa di dominio, nasceva cieratur oobis .

in quella vece da un legittimo senso d'indipen:


CONFERENZA II.
l" I L,\ ITILOSOI't,{ I)},iI- LIIJER^l-iSltO.

delle vostrc cose siate zt quei che nc mancano, che


ne abbisognano, liberali... Voi plimi, o cattolici,
chc dcl libcralismo crcsceste ìn un satro orrorc.
Un gran male del liberalismo, delle sue teorie A coloro che, nel1'epitcto di libelalc appliciìto a sè
economiche, delle sue dottrine giuridiche, dei suoi medcsimi, hanno voluto infliggcrvi una indircttit
ideali morali, delle sue concezioni religiose io sono c pungentc mortincùzione, mostratc col fatto chc
venuto dicendo in queste due Domeniche. Ma ora, quel nomc non Yi spavcnta; che tiberali sapcte
al termine di questa critica, alla quale, per severa csscre anchc voi, c siatclo in qucsto senso con
che fosse, spero abbia tolto di riuscire aspro il tiìnto maggior larghczzit, quanto mcno sentitc es-
sincero affetto di verità. e giustizia e [berta a cui servi lccito 1'esserlo in altro. - Pcr voi, o libc-
s'ispirava, io temo di essefe stato, come ai critici rali, se qui mi zìscoltatc, ò qucstione di coe-
tanto spesso accade, unilaterale. E il timore di, rcnza: quando si è una volta acccttato un nome,
vieIJe cettezza, se io rifletto che liberale può bisogna prcnderlo in tutta la suiì csteflsione. Non
an-
che prendersi in un senso buono, anzi si deve trtc che liL grettez,z-it delle operc yostre \rcnga
prendere così, se si sta alle origini italiane a smentirc la largbaz-7,a delle vostre teorie c a
e al getta.rc su cli csse un'ombra nuova di critica. Lar-
vecchio uso nostrano della parola. Liberale in_
fatti in italiano non deriva da liberta, ma da libera_ gheggiate magnanimi col cuore, quirnto ayetc sa-
lità.; non dalla libertà. che è una parola, ma dalla puto lafgilmente sptziar con I'intclletto. Se 10
liberalità. che è senza dubbio una virtù, una grande crealete vcro, malgrado la mia povera confuta-
virtù. Il primo e piÌr liberale fra tutti è Dio stesso, zione, il liberalismo, rLpplicatelo anchc qui, siate
così largo con noi dei suoi doni, cosi compassio liherali coi poveri: c sc vi par lalso ora, redimetc
nevole delle nostre miserie, così rispettoso della I'errore con la gencrositiì.
nostra libertà. E non vi dispilccia, o socialisti, t.hc csorti zrd
Al che ripensando, un vivo desiderio mi punge, esserc libcrali coi l.rovcri anchc voi, se qui mi
e sento quasi il dovere d,esortarvi ad essere ita- ascoltatc. Lo so chc la limosint non è il vostro
lianamente e cristianamente liberali; non forse il ideale... c non è neppurc il mio; non è un idcale,
gran male che ho detto del liberalismo economico ma una nccessitiL. Lo so che sztrcbbe supcrlìua
da ogni liberalità avesse a svogliarvi. D voi e nella societrl dell'uvvcnirc, se pur giungerir mid
un avvcnirc di perfctta sociale giustizia; ma so
CONFERENZA III.

che non è ancora superflua nella società det pre-


scntc. Cer.to) pretcnderc chc voi vi spogliate del
lostro pcr gli altri fin d,orrr, in nome c pcr csscr
cocrcnti ai vostri principÌ, è un intender questi
alla rovescia, è trasportarc in una società ancora CONFERENZA TV-
indivic'lu:rlista i dover.i dclla societii collettivista,
senzir tlasportalnc atl un tempo anchc i dritti. Ma La soluzione socialista.
se il pretencìere che si:ttc larghi fin d,ora, liberali
di tutto il yostro, sarcbbe una esaecrazionc, il
non csscrlo punto ora, inattesa clell,avvcnire, non
sarebbc una esagerazionc invcrsa ? e le vostre Signori,
promcsse di gene[ositir non si potrebbero rasso-
ns..rna Balbo comincia un suo saggio sulle
migliarc un poco allc promcsse cli crcdito pel dr>
Rivoluzioni, riportando da diversi autori le
mani, della famosa inscgrur .le1 gallo :, Mentre
definizioni più yaric di.qucl fenomeno socialc ; così
sono tanti fra noi i povcri e tante di questi 1e
varie, chc qucllc raccolte cla Edmondo De Amicis
miserie) lacciamo loro clcl bcne, cattolici, borghesi,
su1la OLLnda ncl suo notissimo libro, non reggono
socialisti, unanimi; e unzr volta tanto siamo tutti
al paragone; così varie, che percorrono addirit-
italianamcntc e cristianamente liberali.
tura tutta la gamma moralc c vlnno da un estremo
come questo: 1a rivoluzionc è I'opera di Dio, a
quest'altro: la rivoluzione è flg1ia de1 diavolo. Un
mosaico simile a que11o di Cesare Balbo e di Ed-
mondo De Amicis credo che finirebbe per com-
porre chi tutte volesse raccogliere 1e definizioni
che corrono de1 socialismo, espressioni tlegli umori
diversi di quetli che le hanno proposte e tuttodì
le propongono. Basti il dire che ci troviamo an-
che qui tra un nucleo, reliìtivamente meno nu-
meroso, ma in compenso piÌr ardente, che grida:
il socialismo, ecco la salute, ed un altro, chc piir
82 coNtrÈRENza tv.
- _ L^ soLUzloNE .o"rot].tl 83
_ ,
grosso di numel.o e rafforzato,ru runla ,r,,Orr,o""
dottrinario non àvesse altro difetto che d'essere
risponde: il socialismo, ecco i1 ncmico.
vecchio, potrebbe risplendere di una melanconica
Qucsta non piir semplice e serena cliversità, ma attraente poesia, la pocsia cìei grandi ruderi
ma passionata contraddizione di giudizi, mostra
e dei silenziosi tramonti. Oh no ! non è pcr nes-
però intanto da sè sola, che il socialismo non è
suna ragione umana che io mi sento compreso
piir, come poteva parcre cinquant,anni fa, la rirìi_
di simpàtia per i campioni valend ed onesti del
cola utopia di pochi spiriti squilibrati, ma la ten_
socialismo, per quelli che non 1o sfruttano, ma 10
denza seria c protbnda di molti spiriti convinti e
servono, non se ne giovano, ma vi si sacrificano I
seri; non è una utopirì che si possa disprezzare, si
bensl per questo, che parccchi dei loro ideali mi
una tendenza da discutersi c fors'anche da com_ pare coincidano in qualche moclo con gli ideali
battersi; mit la discussione, chc è una specie di
cristiani e la disposizione d'animor che quegli ideali
combattimento ncl campo tcorico e il conbatti_
tradiscono, mi pare assai più conforme al Cristia-
mento, che è la discussione in virt di latto, sono
nesimo, che non 1a disposizione coinvolta ed im-
due forme di rispetto. euincli coloro che appar- plicita negli ideali del capitalismo liberale.
tengono al partito non per una ridicola posa o
La simpatia per 1c personc e certi loro ideali
per un cieco impeto di passione, ma con sicurezza
non va però cosi lungi da togliermi o la serenita del
di coscienza e con nobiltà cli intcnti, ben lungi giudizio o lt frxtchezza del manilestarlo. GIi equi-
clal respingere la discussionc, la invocano. Ed voci giovano alle persone, flon rlle cause, inte[-
è
perciÒ che io oggi tranquillamentc la intraprendo,
detelo o Signori, a nessuna;e in una quistione di
sicuro che se potrÒ contracldire parecchi, non oG tanta gravità, s'impone il dovere di prendere una
fenderò ncssuno. posizione nctta, di pensare qualche cosa di preciso
Tanto piir che verso i sociitlisti co nsci ed onesti, e dire francamente q[ello che si pensa. Senonchè il
questi c qucsti soli, io nutro una simpatia ancor
socialismo si presenta come un fenomeno molto
piir viva in gencre che non abbia per gli adepti complesso, sia che lo si riguardi nelle varie fasi
del liberalismo. E ciò, o Signori, non già pcrchè da esso percorse, sia nelle forme, o anche solo
oggi il libeftrlismo si presenta, al punto di vista
nella piir classica c tipica delle forme che oggi
sociale, comc vecchio e quasi sconfitto: oh
no! la assume. Delle fasi superate non mette conto qui
sconAtta puÒ renderc simpatic a trli- causa : ticlrix
oggi, in tanta brevità di tempo, rifare la storia,
causu Diis placuit, aicta Catottt c se il liberalismo
,. e molto meno tentare la confutazione; il socia-
84 CO:.lFERI]NZA IY,
I-A SOL!]ZIONE SOCIALISTA, S5

lismo stesso ha pensato a confutar sè medesimo,


quando dall'una fase è passato nell'altra; specie
a lui dovrà riiarsi in ogni sua evoluzione futura,
poi quando, a t\ezzo il secolo, pef l'opera special-
il socialismo teorico; di 1ui oggi si ispira, qualun-
que forma poi assuma in mille discutibili parti-
mente di Carlo Marx, è passato dalla forma uto-
colari, il collettivismo Pratico.
?istica a quella che si è convenuto di chiamare
Senonchè, anche restringendomi nel mio esame
torma. scientifca,' forma che datla precedente dif-
al collettivismo marxista, ed anche mantenendomi
ferisce non solo per una maggior solidita di idee,
sempre a quel punto di vista cristiano che una
ma anche per maggior praticita di concezione.
volta ho trascelto, il discorso non è facile, perchè
Giacchè il socialismo dicarlo Marx, mentre muove
da premesse scientifiche, mira praticamente alla.
il collettivismo non è semplice. È un sistema com'
plesso, o Signori miei, come deve sapere per espe-
conquista del potere politico da parte del prole-
rienza chiunque tra di noi ne abbia fatto un esame
tariato per la trasformazione economica de1la so-
sommario. me pare di potere in esso distin-
A
cietà. Questa trasformazione economica, che do-
guere i principi filosofici, le teorie economiche,
vrebbe compiersi con la sostituzione alla proprietà
g1i ideali suprcmi; questi tre elementi mi propongo
individuale della proprietà collettiva, prima degli
ài stualiare successivamente ztd un punto di vista
strumenti e poi anche dei prodotti de1 lavoro, ha
cristitno.
dato al sistema marxista il nome di collettivismo;
e perchè Marx noo aspetta una tale trasformazione I.
economica dallo stato borghese, ma da un futuro
Signori; se il socialismo non fosse che la orga-
stato di proletari, il suo si chlama collettioismo de-
nizzazione collettiva alella proprieta intuita come
,fioclatico. Ammesso pure, cosa certa e per tutti
possibile, vagheggiata come desiderabile, pro-
evidente, ammesso pure che i\ collettioismo de-
mossa con onestà di mezzi, Predetta con profetica
mocrat eo noIl' sia I'unica forma di socialismo teo-
sicu.rez-za come fatalcJ non vi sarebbe tra esso
e i1
rtco, anzi neppure l'unica di socialismo militante, opposizione''
Cristianesimo una irreconciliabile
essa ha tuttavia una cosl grande, anzi una così
prevalente importarza, da poter essere in una di.
Perocchè una forma collettiYa di proprieta, in
questo mi par chc i socialisti abbiano rrtgione, i1
scussione, come 1a nostra, compendiosa, prescelto
Cristianesimo per sè medesima non 1a corulanna'
a soggetto. Tanto più che Carlo Marx ha seg'nato
Se clomani il Clistiitnesimo fossc annunciato la
nel pensiero socialista un' orma così profonda, che
t V. Not^ l0 alh nne deL volumc'
87
L.{ SOLUZIONE SOCIALISTA'

del1e genuine traclizioni cristiane:


il Cri'stiane-
prima volta ad una tribìr selvaggia, rinliìsta allo quistione
.i-o, o.-pponto perchè superiore ad ogni
stato rudimentale della proprietar indivisa, prescrl-
strettamente economica, non si Può
mettere a
verebbe si a quella tribì1 di abbattere i suoi idoli, di quel
piir
non di dividere i suoi campi. Ma se il Vangelo non servizio de1 collettivismo democratico'
condanna la organizzazione collettiva della pro- che non si sia messo a servizio delf individualismo
prietà, non condanna neppurc 1a proprietà indi- borghese.
i1 collcttivismo marxista, per
quanto sfog-
viduale. I socialisti hanno indubbiamente torto ;{a
quando affermano i1 contrario '. Gesù nclla società
in cui si imbattè a \.iyere, troyò organizzata la pro-
prietà individuale: ora, egli prcdicò ai ricchi, non
cofltro i ricchi, le ricchczze proclamò pericolose
non ingiuste, ne inculcò minutamente i doveri,
primo la elemosina, c non di dcnaro solo ma ezian-
dio di lavoro miì perciò stesso ne liconobbe i1
diritto.
A1le pure questioni economiche ilVnngelo, chi
ben 1o gualdi, è super-iore; - inteso a.1 avviare da
concezione mltteriatstica del1a storia'
ma per
parte sua gli uomini al ciclo, non s'indugiÒ molto a
guardare come ordinelebbero 1a terra, sollecito solo quanto quella concezione sembri circoscriversi
o1 -o.r,1o storico, spazia assai piir largo
ed as-
che in qualunque a ssetto sociale liorisscro càrità e
sorge assai piil alto àd una verl e propria
intui-
giustizia, praticate non in vista di un benessere
momentaneo, ma di un destino eterno. Non è il zioie c1e1 monclo e clel1a vita - una metaflsica
lato economico del collettivismo quello che vicne ne1 più strctto senso de11a parola ''
in-
direttamente ad urtar col Vangelo. Se il Papa Che 1e conclizioni economiche 4e11à umanità
manifesta-
nelLa sua Enciclica Rer t ruooarunt ha prese 1e fluissero più o meno clirettamente ne1le
atti\ iti\' era cosa risrl-
difese de11a proprietà individuale, è solo contro zioni molteplici r-lelh ttmana
di coloro che la proclamano ingiusta) moralmente puta .1a spiegabilissima per que1la dipen-
un pczzo, c
di buon
impossibile. In ciÒ egli è stato il continuatore clenza dell'anima clal corpo che è un fatto
I V Nota 21 alla nne del volu c. r V. Noia 22 alh llne del rolume
CONITIRENZA IV. LA SOLCZTONlt Sr)CIÀÌ-tST \. S9

senso ancora piit che un teorema di filosofia. Chi la morale di Cristo hanno nella miserirt dei Ga-
mai andrebbe a cercare nei primitivi clan un'arte lilei, tra cui visse, la loro ragione gcnetica e la
adulta e perfetta? chi una scienza ben costituita in loro esatta spiegazione scientifica; troverete che
un popolo nomade tli pastori? Ed è chiaro eziandio nel mondo greco-romano it Cristianesimo si è
ch'essendoci il fattore economico nella storiar un ditruso, perchè era una religione più a buon mer-
pensatore è padrone di circoscrivere a quello solo cato: i1 sacrifizio nuovo, ch'esso sostituiva agli
la sua attenzione; come essendoci il corpo nel- antichi, non costava nulla, mentre questi costa-
l'uomo, il fisiologo ha diritto di restringere a vano moltissimo.
quello il suo studio. Ma dal circoscrivere il proprio E non crediate che questa sia una metafl.
studio nell'uomo al corpo solo, da questo all'afler- sica, accidentalmentc bensi congiunta a1 collet-
mare che il corpo sia Ì'unica realtà. umana, ci tivismo marxista , ma da cui questo per sè ri-
corre: e dal prelìggersi di scrutare solo il fattore marrebbe o potrcbbe rimanere indipendente: no,
economico nella storia, al pretefldere che esso basti no, è proprio questa concezione materiàlisticiì che
da solo a tutta spiegarla, c'è un abisso. determina i1 modo con cui i1 collcttilismo intui-
Carlo Marx questo abisso l'ha varcato: per lui sce la quistione sociale, e spera di risolverla. I1
tutta I'attivita umana, compresa piir alta, I'atti-
1a collettivismo infntti &pcrtamente professa che la
vita retgiosa e dogmatica, è una proiezione dei quistione sociale è quistione di stomaco, e crede
fatti economici. La struttura economica, scrive
. che tutto nella umanità sociale sari\ er posto,
la.lter ego di Marx, Fed. Engels, la struttura ecG quando 1o stomaco dei singoli individui sarà pieno.
nomica della società forma sempre i1 reale fon- Nel difendere il carattere csclusivamente econo-
damento e da ragione di tutta la superstruttura mico del problema sociale, esso mettc una cura
degli ordinamenti politici e giuridici, non meno gelosa, come sc il crcdere qualch'altra cosa utile
che delle idee religiose, filosofiche e simili di ogni a risolverlo dovcsse distrarre gli uomini d^l porro
periodo storico,. Volete voi sapere, ad esempio, unu.m necessarùrm de1 socialismo. Orbene, o
perchè ad ufl dato momento storico compare il miei Signori, non ci vuole un grandc acume per
Cristianesimo? perchè questa religione, eminente- iscorgcre dove s'appoggino e a che conducano
mente semitica nelle sue origini, diviene indoger- questi critcri; - credcre chc accomodato 10 sto-
manica nel suo sviluppo? approfondite le condizioni maco ncll'uomo, tutto si metta a posto) è un pro-
finanziarie dell'epoca e troverete che il dogma e fessare, sotto altra forma più empirica, che I'uomo
90 CoN!'ERENZA l\'.

è un tubo digestivolè un riPetere ciò che Feuer- signori; ui ,.." lr" ,i.*".,-o ,o.li
bach col suo sinistro sarcasmo rinfacciava agli accettare quest'ordine di idee, di afletti senza
Hegeliani, per cui Dio era 1'umanita: l'umanità venir meno a sè medesimo? non vi sembra che
è ciò che essa mangia. Noi siamo al materialismo sia per 1ui quistione da un canto di lealtà, dal-
più degradantc - e ci avviamo a1la negazione di l'altro di yita i1 combatterlo ? Anche una sem-
ogni principio retigioso, d'ogni iclealita morale' plice inerzia da Barte del Cristianesimo, di fronte
La religione ! non è un far torto ai collettivisti a tal complesso di dottrincr sarcbbe un tradi-
ii tlire ch'cssi non ne sono teneri. Il Liebknecht mento. La societa stessiì non avrcbbc nè da Io,
nel Congresso cli Flalle (Ott. 1890) dicevzr aperta- darsi nè da trarre alcun yantaggio da tale iner-
mente: « Io sono ateo, io non credo in Dio... La zia o contrlvenza - la quale mostrerebbe giunto
scicnza è ncmica dellir religione. Provvedctc buone il momento della confusionc suprema.
scuole, che sono i1 miglior mezzo contro la reli- Quando voi vedete, scrive e a ragione Gu-
gione... , C'ò un clogma, una sPerilnza ne1 Cristia- glielmo Ferrero, quando vedetc i monarchici in
nesimo che sembrit riescire a1 collettit'ismo sin- una nazione votare un monumcnto ad un repub-
golarmente molcsto: i1 dogma dcllà vita futura, blicano, venir cioè col repubblicanesimo a tran-
1a speranza tlcl cic1o. Quel dogma, comc negarlo? siìzione, dite pure che manca in quel paese una
schiudendoci dinitnzi un avvenire cterno, in que- vera coscienza politica. Ebbcnc io non dico che
st'avyenire una inenarrabile felicital - dando alla il socialismo non possa e non debba pigliare altro
l/ita prescntc c a tutti quei beni chc le sono pro- indirizzo, ma finchè rimanc, com'è oggi, materia-
pri, che la costituiscono, un 1'a'lorc scmplicemente lista ed antireligioso, se ve(lestc il Cristianesimo
relativo - tempera notevolmente la cupidigia di sccndere a. patti con esso, doyreste concludere
di possederli, e in consegucnza lo slorzo sclvag- puramente e semplicementc che in esso o in noi
gio per raggiungerli. I1 collettivismo clillicilmente è venuta meno la coscienza rcligiosa. Transazioni
troverà, in mczzo t]Ld uomini ilspiranti al ciclo, su questi punti ai socialisti pei primi dovrebbero
quella milizia aldente per la conquisteì dclla terra apparire sospette; ci dovrcbbero ipetere: tinreo
di cui esso credc di aver bisogno. Pcrciò con Be- Danaos et iì.nzi specialmente dona ferentes.
bel lancia al ciclo il suo insulto heiniano, e dice Ma a combattere qucste dottrine filosofi,co-re-
ili lasciarlo agli angeli e ai passerotti'. ligiose del socialismo contemporiìneo il Cristia-
rllr lìnc dcl roluùe. nesimo non è so1o. Contro la iclea che l'uomo
' V. liot4 9l-ì
sot.uzIoNE soctAI-IsT^, 93
CONF'ERENZA Ì II.

quaggiir per sovrabbondanza soddisfatto, il dolore


,-I^."" u" ."-0r.,;;*"" quanto vi è in che punge più acuto una scnsibilitir ncll'appaga-
"r"
noi di piir sacro. Non è questo il momento di in- mento fattàsi piir delicata. Accanto al mistero clel
traprendere di tale abbietto materialismo una dolore rimarrà il mistero della mortc - c sotto lir
rigorosa confutazione; ma è giusto rammentare pressione del primo e ansiosa del seconcìo, l'anima
che esso non è nuovo e non ha diritto di pre- umana batterà in ogni tempo alle porte deif inlì-
sentarsi e tl'imporsi in nome dc1la scienza, ma di nito; chiederri alla religione quellc parole di con-
certi scienziati, che quando dicono questo, saltano forto e di luce chc nè Ia scienza avra saputo
da1 campo solido dellt scienzir, in quello, per essi dirle, nè il benessere materiale 1e avr2i insegnato
malfìclo e dimcile per tutti, della filosoIìiì. Contro a trascuriÌre. La religione, questo suggello del-
1zr idea chc 1a quistione sociale sia tuttiÌ e sola l'infinito sull'uomo, non è un g-iogo csteriormente
quistione di stomaco, insorge la genesi stessa, da imposto, è un che rampollantc dal nostro piil in-
noi altra volta riflìttn, del grztnde problemal a cui timo; il socialismo fa operzr vana credendo di
produrre ha contribuito assui piir la rivoluzione poterla distruggere, e confessa primo la vanità
intellettuate c morale degli spiriti che la rivolu- della impresa, quando della religione, chc detesta,
zione economica cìclle macchine. assume 1e movenze e 1e formc.
E pcrciÒ stesso è ingenur illusione il credere
che, riempito lo stomaco, siÌri\ tutto apPagato ne1-
1'uomo, e sarà secìatil nel1e sue vene la febbre re-
ligiosa. L'uomo, - 1a storia individua e socitrle sono
là per confermare questl granilc parolt tlel Cristo, Non è qui tuttavia, nella concezione materia-
- I'uomo non vive cli solo pane. Quando i1 pane listica della storia, I'unica opposizione tra il col-
l'avrete diÌto e a tutti e abbondrÌnte, di cent'altre lettivismo ed il Cristianesimo: ve n'è un'altra che,
cose gli uomini scntirrìnno il bisogno, anzi a1lora nello studio de1 problema sociale e della varia
questi bisoijni superiot'i si faranno tanto piir viYi, soluzione ch'esso riceve dalle due scuole marxista
quanto il piir basso cd urgentc sara meglio sod- e cristiana, non si potrebbe trascurare. Gli uomini
disfatto. Potrctc dnre agli uomini giustizia e Pane anche più originali ereditano qualche cosa del
forse.... ma non potrcte abolile il dolore, abrogare loro pensiero da altri, e Cado Marx ha ereditato
la morte;ildolore che, non fosse altro, sotto forma da G. G. Rousseau il concetto otlimrbta della na-
di noia s'assitle a fianco dell'uomo delle cose di
g1 CoNFERENZA IV. ,LrsTA. 95

tura umana'. L'uomo nasce buono, dicea Gian glia molto a chi volesse raggiustare una casa
Giacomo, è la societ2ì che 10 guasta: - bisogna ri- vecchia, non gia rinnovando il matcriale, ma
formare la società e riavremo il paradiso perduto,
modificandone la disposizione. Studiatc purc le
'lavorarono alla demo- piir savie e piir ingegnose combinazioni nell'or-
concluser6 i giacobini, e
ganismo sociale, se non cambiate 10 spirito de-
I izione del vecchio edificio sociale, con quella fu-
ria e quel radicalismo di mezzi che solo può dare gli individui, avrcte mutato faccia ai disordini,
1a convinzione d'un benessere sommo da raggiun-
non ne avrete distrutta la realtii. Guardate il
gere.... sc abbizrno ricondotto i1 Paradiso noi 1o ve- dispotismo; sostituite pure alla monarchia Ia
diamo in parte, o Signori. - L'uomo nasce buono'
poliarchia, all' aristocrazia russa la costituzione
ha ripetuto, forse senza accorgersene, e ripete il francese, inglese, spagnuola.... se gli uomini, gli
collettivismo marxista: ciò che to guastà è la uomini intendetc, gli individui rimangono egoisti,
socLeta, si, mr questa è una frase troppo
gene- avrete, invece di un so1o, cento, duecento, cinque-
rica: bisogna precisar meglio 1e idee, ciò che cento che sfruttano il potere, invece degli intri-
guasta 1'uomo è la orgàn\zz zione attuale della ghi di una corte avrete gii ifltrighi d'un parla-
proprietài cangiatela, e con questo solo riavrete mento, invece d'un tiranno cento affaristi, invece
d'un re che sceglie tra i suoi favoriti i ministri,
1'uomo perfetto e ia felicità sullà terra' La feli-
cità come fine e la riforma esteriore comc mezzo' dei ministri che distribuiscono i portafogli ai loro
ecco duc capi saldi del programma socialista, che
amici. Il maestro di cappella sara cambiato, ma
hanno la toro ragione rl'essere nel1a concezione la musica restera sempre la stessa.
ottimista clell'uomo' Giacchè, Signori miei' è Che ingegni robusti) come per es. qucllo di
G. Ferrero I, possano credere ancora alla efficacia
chiaro; se noi siamo intrinsecamente buoni e se
de1le rilorme sociali scisse da ogni tentativo scl'io
il guasto vien dat di fuori, è inutile pensare a ri-
foÀe morali e individuali, non restano che le di morale miglioramento - credere ancora che le
leggi facciano i costumi, non questi que11e - oggi,
esteriori e sociali.
'l{a intanto la storia ci mostra che la suffi- dopo tanta esperienza, mostra una cosa sola:
quanto si4§i agli spiriti abbarbicaro il praeiudicium
cienza di pure riforme esterne e sociali a ricon-
durrc l'ordine è una colossale utopia - il buon dcl materialismo meccanico. Giacchè è lui, proprio
senso ci riconferma che un tal processo somi-
lui, quclto che hà inscgnato che basti per far una
i V. Notr 25 alla fine del volume.
I V. Noti :l alla iìne del lolume'
LA SOLUZIONE SOCIALISTA. 97
96 CONFERÈNZ,{ IV,

cos?L tutora, disporre diversamente di pezzi vec- II.


chi;è proprio lui quello chc nell'organismo vede
solo le parti, non lo spirito che 1e unisce ed av- Signori, noi passiamo allo studio delle teorie
viva. Se Gesùr tornasse su1la terra, a questi erecli economiche del colletttTtìsmo fiMrxista. Non v'at-
novelli del vccchio crrorc larisaico r.lirt'bbe la tendete una confutazione della celebre teoria su1
stessa parola: non è il di fuori che va pulito, è valore, quella teoria secondo la quale ciò che de-
il di dentro che va curato; non è la societat) sono terminà il valore di cambio d'un oggetto è unica-
gli individui quelli da cui cleve coninciar la ri- mente Lì quantità di hvoro in esso immagazzinato.
forma. Figlia del rnaterialismo anch'essa, perchè è il ma-
Noi, noi siamo cattivi; non è la. societri che ci terialismo che ha inscgnato a veder solo qt,an h
guasta, o almerìo non è esslt so1a, siamo anche al mondo e m i qualità, essa crolla sotto i colpi
noi che guastilmo 1ei - portiamo ne1 nostro or- concordi di uno scienziato come il Loria', d'un
ganismo moralc un zuTzs congenito, che bisogna uomo di buon scmo com'è Savcrio Merlino; il con-
assiduamente combattere. futarla del resto approdera a ben poto, almeno con-
Combatterlo, ma senza spcrar di poterlo, qui tro il socialismo propiìgandistiì e popolare. Esso
in terra, radicalmente, univcrsalmente eliminare. continueril a dire al popolo: sci tt cl..e crei i\ 1)a-
11 socialismo per le sue future ricostruzioni so- lore delle cose col tuo latoro, corn'è che il ricco ne
ciali conta sopra individui umani, grazie all'am- impingua ? perchò di quello che hai prodotto tu
biente nuovo chc si fara loro d'intorno, perfetti - col tuo lavoro, coi tuoi sudori, che è tutto tuo,
senza cgoismo ne1 lavorare, nel comandarc senza non te rre da per salario che una parte minima,
passione, nelf imporre alla libertir altrui un freno tenendo i1 resto per sè? dirà così e avra ragione
incapaci di indiscrezione. Ed è per questa pre- di dirlo, notate bene, in quanto e finchè il salario
ventiva illusione su11a perfczione dei futuri indi- pàgato all'operaio non sia quale deve essere, in
vidui umani, che i socialisti nutrono e fomentano base a1le leggi cli giustizia, più che a1 semplice
l'altra d'un eden umano nella nuova organizza- contratto de1 lavoro; in quanto e finchè il ricco
zione collettivistzt clella proprietà. non capirà che non basta aver un capitale, ma
bisogna lavorare anche ricchi, per aver il diritto,
vero e morale, chc esso frutti,
t l'r. Notn 26 alla 6ne d€l volumc.

i
98 CONFERENZA I\ LA SOLUZIONE SOCIALISTA.

E poi, abbia o non abbia ragione, il popolo di preparare il futuro; e ad ogni


gliela dara: è un ragionamento che coincide cosi detto o Yoluto, abbiamo il diritto r

bene coi suoi interessi ! Voi, o Signori, 10 ascoltate questo futuro per vedere se regge.
volentieri I'avvocato, che vi svolge gli argomenti appaia incapace di reggere, potrrì
il socialismo quà c là si tenti - io
feta per affermare che questo non
potremo fin d'ora andar certi ch'(
durare.
coi vostri interessi, è il segreto della terribile
effi' Lanciamoci dunque in quel futuro che i col-
cacia d.ella propaganda socialista' lettivisti, se scienzati, dicono di prevedere, se agi-
Se c'è un terreno dove si possa controminare tatori, crèdono di preparare, ma che e scienziati
quella propaganda, non è quello della critica' ma e agitatori non intravedono, senza una segreta,
della ricostruzione. Finchè demotsce, il colletti- intima, ineffabile compiacenza. Le grantli linee
vismo ha un piccone formidabile ; ma quando di quel futuro voi 1e conoscete. Per una lenta e
pensa a riedificare è egli altrettanto sicuro del naturale evoluzione, oppure per una precipite e
latto suo? Lo so, o Sgnori miei, che il collettivismo violenta rivoluzione, diventeranno proprietà co1-
scientifico dice di non voler riediflcar nulla: esso lettiva tutti g'l, slrumentt di produaione: piit
'f,on
prevede, con la certezza della scienza, I'avvenire campi divisi, non più macchine particolari, non
collettivista della societa, lo preYede' come l'astro- pitr imprese private: resa collettiva la proprieta,
nomo prevede in cielo un eclisse, non lo
promuove; satA. otgalizzato democraticamente il lavoro e il
innanzi tutto quelle il prodotto di esso integralmente spartito fra quelli
è un profeta non un fattore. Ma
che ne hanno sostenuto i1 peso. Non si vedra piir
cosi I'obbrobrioso spettacolo d'un uomo che, seoza
lavorare, vive a spalle altrui lautamente; non
astri; le profezie del futuro sociale potranno essere quello d'uomini chc, dopo aver faticato come be-
de1le intuizioni geniali, delle combin^zioni
fortu' stie, non hanno neppure, come le bestie, suffl-
nate, non delle afrermaziorri' scientifiche'
E poi, se ciente, copiosa la biada. La spartLione sociale dei
il socialismo ha dei profeti, che presagiscono, an- prodotti del lavoro traverserà, secondo le previ-
nunziano, ha eziandio degli apostoli che cercano sioni di Carlo Marx, una doppia fase: in un primo
LA SOLUZIONE SOCIALISTA.
CONFERENZA IV,

periodo de11a società collettivista, ciascuno sarà un alto ldeale religioso. Credete voi che sia fa-
retribuito a norma del suo lctooro misurato ad ore cile avere uomini cosi perfetti come sarebbe ne-
cessario, perchè quel regime ideale funzionasse
d'intensita media. Vi sara ancora un resticciuolo
senza quegli inconvenienti teffibili, di cui porta
ali proprieta individuale e di sociale ineguaglianza:
1a proprietà. degli oggetti di consumo e 1a inegua-
in sè medesimo il pericolo ed il germe ? Faccia-
glianza che nasce da11a diversa attiYitÈt spiegata moci ad esaminare 1e difhcolta. de1 futuro regime
da ciascuno. Ma quelia è una fase transitoria: nel
collettivista, per vedere se non c'è da temerne
mali peggiori di quelli che oggi tutti deploriamo.
corso di essa la coscienza umana si verra edu-
Io lascio le minori e secondarie, per insistere su
cando a considerar i1 lavoro non come una fatica,
due sole che mi paiono davvero degne di studio.
ma come un nobile divertimento : si farà a gara
a chi lavora di piir, ed allora alla formola ancora
leggermente egoista " a ciascuno secondo i1 suo :I: :I:

12ye16 » si sostituir,t la formola sublime de1la so-


A1 punto di vista economico-sociale bisogna
lidarieta perfetta e de11a perfetta giustizia ; . a cia-
risolvere due problemi: quelio di una ripartiaione
scuno secondo i sttoi bisogni. "
equa dei prodotti de1 laYoro e quello di rufla Oro-
Ebbene, io sfldo, o miei Signori, a troYelr uno
duax:one abbowlaute,' giacchè se si producesse
so1o, a cui una tale condizione di cose non appaia
poco, per quanto giustamente si divida, la parte
desiderabile, ammesso che sia possibile. Lungi dal
non essere be11a, ha it difetto di essedo troppo;per
di ciascuno finirebbe per essere miserà. Ora il
problema della distribuzione ) astrattamente par-
conto mio, se si aprisse una. sottoscrizione Per fare
lando, iI collettivismo non potrebbe risolverlo
una leva di volontari a tal societa, vi darei senz'al-
meglio, sia che si adotti la formola provr.isoria
tro il mio nome.... anzi posso dire di averlo gia dato.
n a ciascuno secondo i1 suo lavoro, » sia che si va-
G1i ordini religiosi, ed io appartengo ad uno di essi,
gheggi 1a deflnitiva « a ciascuno secondo i suoi
stanno da secoli attuando que11o che il coiletti-
bisogqi; , ma occorre che il socialismo, nelf inte-
vismo preconizza; noi si laYora ciascuno secondo
resse di tutti) mantenga ia intensita produttiva
la sua capacità e si riceve ciascuno secondo i
almeno almeno al medesimo live11o a cui è ora;
suoi bisogni: ma all'atto pratico, proprio da noi
perocchè) producendo come ora si produce, e
si vede che 1a cosa non è facile, e si che si tratta
dividendo fra tutti, toccherdr ancora qualche cosa
di pochi individui, guidati in genere e sorretti da
CONFERENZA IV. LA SOLÙZIONE SOCIALIS'TA. r03

a ciascuno; ma se si diminuisce il dividendo, non aIJcora la via buona per darcerla. Il socialismo
ci tocchera nulla, o quasi nulla. Anzi, poichè il dovrebbe sviluppare nei suoi adepti la coscienza
progresso è un bisogno ed un dovere, il sociali- altniista, e intanto dal canto suo spegne, in quanto
smo non dovrà contentarsi di mantenere l'attuale è scientiflco, le ideafità, e acuisce potentemente i
intensità. produttiva, ma dovrà cercare di accre- desiderl del benessere materiale e la invidia della
scerla. Orbene, oggi questa inten§tà di produ- posizione altrui. Ora chi non sa che la cupidigia
zione è raccomandata allo stimolo dell'interesse dei beni materiali è coll'altruismo in un vivo
individuale - ad uno stjmolo egoistrco,' il socia- contrasto ? G\ altrr,isli Yoi 1i troverete facilmente
lismo questo stimolo 10 distrugge o certo 10 at- e numerosi ne11a classe degli idealisti, di coloro
tenua: bisogna dunque gliene sostituisca un altro, che sprezzano le comodita materiali de1la vita, o
e quest'altro non può essere che uno stimolo certo non concentrano tutta la loro energia nel
altruistico. Il socialismo bisogna ci dia uomini volerle e nel procurarle. G1i uomini concentrati
che lavorino per gU altri, per la società, cosi in questo, in questo solo, sono egoisti e lo diven-
intensamente come oggi lavorano per sè. Per la tano ogni di pitr. Ebbene non 10 vedete che il so-
societa, ho detto, giacihè è 1l che andranno a cialismo, co1 suo parlare unicamente e prevalente-
confluire i prodotti del lavoro sociale, per ritor- mente di economia e di stomaco tende appunto
nare, è vero, agli individui, ma in una forma indi- a darci di tali egoisti?
retta, che per ciÒ stesso stimola l'umano egoismo Oh! Signori miei, credevate di poter fare a
assai meno emcacemente. meno delle ideatta nel futuro regno messianico
Ora guardate: io non dico che una umanità al. del socialismo, credevate'di doverle combattere
truista al segno di lavorar per gli altri, o, se volete, ed attutire le ideatta nell'anima umana, per poter
per il tutto, cosi intensamente come lavora per sè, di quel regno meglio e piir sicuramente preparare
sia impossibile - una tale impossib ita io la credo, l'aueento. Ed invece I'idealità vi occorre, perchè
ma come farei a dimostrarla? Dico però che in- quel chimerico regno possa funzionare, così come
taflto questa umanità non 1'abbiamo; guardate vi occorre un fondamento, perchè la casa si possa
con che diversa alacrita procedono i lavori in un reggere - senZa idealità punto altruismo, senza
ufficio di Stato e in un banco privato: - dico che altruismo il regno collettivista diveflterebbe una
sarà molto difficile I'averla: - dico sopratutto, e in- societa di faanulloni. O meglio non diventerà, senza
sisto su questo, che i1 socialismo non ha trovato altruismo, mai nulla. Carlo Marx vagheggia I'arrivo
r04 CONFEÀENZA Ì\'. LA SOLUZIONE SOCTALÌSTA.

a1 potere del proletariato, e pensa ch' csso, arrivato attenuare questa ingerenzzr dc11o Stato, ma in un
co7it, fàtil giustizia a tutti - non trrà g1i interessi regime collettivista sarà semprc enorme. Del resto
suoi, ma que11i della societdr, compresivi i borghesi, i1 collettivista marxista, lungi dallo spaventarsi di
e inaugurera cosi i1 vero stato collettivista. Ora, questo, 10 desidera: oggi 1a produzione ò anar-
ha ragione d'osservare un critico recente che una chica, perchè abbandonata all'individuo - più ci
classe la qualer giunta al potere, non lo sfrutta metterà 1e mani 10 Stato e meglio funzionerà. Lo
per sè) mzr l'adopera per gli altri, è un fcnomeno Stato è una divinità, sotto le cui grandi a1i il co1-
nella storia assolutamcnte nuovo. Come voi non lettivismo marxista, coerente del resto in ciò a1
sperate gran chc clc1lo Stato moderno, pcrchè è genio della razza (Carlo Marx era un tedesco e i
borghese, c'è ragione di non sperare gran che tedeschi nascono tutti un poco statolatri) ripara,
da1 futuro Stato collettivista, perchè proletario. colla stcssa fcdc con cui noi ripariamo sotto 1e a1i
Ma io non faccio i1 prof'cta - dico solo che ad de11a Prowidenza Divina. Per 1ui lo Stato è buono -
avere un regime davvcro sociale pcr opera dei piÌr cose g1i darete da fare e meglio si andrà.
vittoriosi proletarì, si richiede in questi un altrui- E i1 ragionamento lìlerebbe a meraviglia, se 1o
smo eroico. Ebbenc, sicte voi sulla via di pro- Stato fosse in realtà quella astrazione imperso-
durlo? forsc con le declamazioni violente e il lin- nale, che noi fingiamo o possiamo fingerc ne11a
guaggio sprezzante conko i capitalisti borghesil nostra intelligenza. \{a in concreto lo Stato, do-
Un'a1tra difficoltà e finisco. 11 collettivismo mani come oggi, saranno quei quattro furbi o pre-
sar,L certo una gran conflsca della liberta indivi- potenti che afferrano il potere - e de1 potere ca-
dua1e... a profi.tto dello Stato. Non bisogna aver paci di abusare, anzi tentati ad abusarc tanto piir,
paura de1le parole: i1 socialismo di Stato è qual- quanto il potere stesso è più vasto. È inutile dire
cosa che s'impone ad ogni regime collettivista. che nel futuro Stato collettivista, non essendoci
Ci r,'orra infatti - 10 si chiami poi Stato, o Co- piir 1a possibilità di arr.icchire, sarà inaridita una
mune, o Republica - ci yorrà un potere cen- de11e sorgenti, che nutre oggi negli uomini di
trale che regoli 1a produzione, fissandone 1a mi- Srato 1a infedcltà. Ahimè! o, Signori, cento altre
sura nei vari rami, assegnandone le funzioni ai ne rimarranno aperte. Prima di gettarci ne11e
vari individui; un poterc centrale che raccolga braccia di questo dio Stato, abbiamo i1 diritto e
i1 prodotto del lavoro, che ne invigili 1a distribu- il dovere di chiedergli i1 suo nome, le sue leggi,
zione. Questo mi par evidente: si potrà qua e llt i suoi costumi - 1a storia e la esperienza ci ri-
r06 CONFERENZA IV. LA SOLUZIONE SOCIALISTÀ- to7

spondono in un modo che non dirÒ ci tenti a gli per cui pulsano flel socialismo i cuori
ùleah:,
distruggerlo, ma non ci incoraggia certo a rolerne generosi, appariranno più fulgidi.
senza limiti eslenJerc i potcri. 11 socialismo, o Signori, ha due ideali, graz)e tri

quali lo credo capace di rigenerar sè medcsimo e


I[. dissipare parecchi di quei malintesi chc l'hanno
reso Iìn qui al Cristiaflesimo inglustamente nemico.
Ho esaminato Iìn qui, non certo con que11'am- L'ideale supremo infatti del socialismo onesto non
piezza cll'atrei doyuto, ma con la brevità che le è la sazietà materiale de1 corpo - se vagheggia
angustie del tempo mi consentiyano, i ?resup- pane e lavoro per tutti, è perchè questa g1i pare
posti i?losoi?ci e \e teorìe etononticlrc del socia- una formola suprema di giustiaia, è perchè verso
1ismo. Seflonchè, o mici Signori, se nell'appro- gli sconfitti del nostro mondo economico ha sentito
fondir quelli ed architettare queste si compiace e sente un palpito di cotn?ass?one. Chi scrutasse
e circoscrive i1 socialismo scientifico, un somo bene a fondo 1a coscienza socialista onesta, ne
ideale agita liÌ parte onesta del socialismo mili- sentirebbe uscir questo gtido'. giustÈia. e pieù..
tante. La parte onesta, io dico; perchè ogni par- Questi ideali, o Signori miei, sono 1a negazione
tito ha i suoi farabutti - e que1li dei socialismo dei presupposti filosoflci in cui ha voluto assi-
appaiono più ributtanti in questo, che fanno ai dersi il collettivismo marxista - questi ideali sono
loro interessi maschera e scudo di nobili ideali in sè medesimi eminentemente cristiani. È Gcsir
e ingannano, per salire, gli ingenui. L'affarista che ci ha irsegnato ad aver fame e sete di giu-
borghese applica in fondo dci principi che ha il stizia, a non posare flnchè ella, dentro e fuori di
coraggio di professare; g1i affaristi de1 sociali noi, non sia rispettata. Beati qu.i esurrunt et si-
smo seguono una linea di condotta che è 1a ne- ttimt x:astitiaru. È Gesù che, clisceso nel moncìo, ha
gazione dclle loro teorie; sfruttano un popolo che sposato 1a causa dei vinti. È Gesù che ci ha in-
dicono di voler salvare, vogliono 1'aureola degli sinuato nelle vene questo amore dei deboli e de-
idealisti e i comodi de1l'egoismo. Combattere ed gli oppressi, per cui socialisti e cattolici siamo
eliminare questi elementi parassitari tocca al par- oggi fatti bersaglio a1 disprezzo di un individua-
titostesso, che dc]Ie sentire in essi 1a sua vergo- lismo feroce ed imbe11e, superbo e decadente.
gna e il suo pericolo: partito gioyane) il socia- Un'intima contraddizione mi par quindi chc
lismo troverr\ \a forz:tt per clisfarsene. Ed allora oggi agiti e travagli il collettivismo, contraddizione
r08 CONFERENZA IV. LA SOLUZIONE SOCI,{LISTA, r09

tra i principì fllosofici professati dal collettivismo utopie dello spirito tedesco alla praticità del1o
scientifico, e gli ideali di cui vive i1 socialismo spirito inglese.
militante'. Un'ideale infatti è per sè la negazione Perchè mai e come nè il Ferrero nè il Nlerlino
della fatalità - i1 voler lavorare è l'opposto dello sanno emanciparsi dai pregiudizi antireligiosi?'
stare a yedele - giustizia e pietà sono parole che Ma oramai anche questi prendono detle forme così
non hanno senso nel materialismo storico o che puerili, che accennano alla fine. Non è lecito infatti
da sole 1o smentiscono. Di questi due elementi dal libro .di un P. Antoine qualunque, da1la sua
contrari quale prevarrà, o Signori? 1e dottrine casuistica, giudicare, come fa i1 Merlino, della
fi.losoflche rrarranno ad attutire i grandi ideali morale cristiana - a quel modo che non è lecito
morali? o questi avranno alla flne ragione di dagli sgorbi fatti a piè delle mura giudicare de11a
que11e? Io spero questo, pcrchè i1 cuore negli uo- beTlezza del Duomo di Milano: non è solo 1a co-
mini è più forte de11a testa - 1() spero perchè scienza del prete, ma de1lo storico che contro di
vedo nel socialismo contemporaneo i sintomi di un tal processo si ribe11a. Non è lecito confon-
una beneflca evoluzione. dere 1o spirito mite .1e1 Cristo) che dà per unica
Non so de1 grosso del partito, ma guardo alle arma ai suoi apostoli la croce, con la medievale
testc chc pensano, perchè i cangiamenti dell'atmo. ferocia che indusse a brandire 1a spada.
slera si compiono a va1le, ma si preparano e an- Io non so se i vecchi, ma certo da questi gros-
nunciano sulle vette delle montagne. Ebbene, nei solani pregiudizi sapretc emanciparvi voi, giovani
pensatori del socialismo c'è ormai 1a tendenza amici miei. Discendete, o meglio discendiamo in
a sprigionare 1'essenza ideale di esso da11e for- questo gran campo delle lotte sociali - sulla no'
mole sistematiche, 1'essenza ideale che vivif.ca stra bandiera scrlviamo: giustizia e carità - scri-
dalle formole che uccidono, I'essenza ideale che è viamo se vi piace: Dio e popolo - questil [ormo1a,
l'anima del partito, dalla formola che è l'opera per essere stata que11a d' un cospiratore, non
dell'individuo. E para11e1a a questo tentatiYo, s'in- cessa d'esserc magnifica; ma scrivendola, medi-
sinua negli animi 1a convinzione che bisogna ab- tiamola bene - allora vedremo che essa è incom-
bandonare 1e utopie e tentare de11e esperienze. 11 pletar che tra Dio e il popolo bisogna inserir Gesìr
libro sintomatico di G. Ferrero sill'Euro?a gio- Cristo - perocchè Egli è i1 solo in cui Dio siasi
oaue segr:.à un evolyersi del socialismo da11e rivelato davvero a1 popolo, Egli, il fanciullo cìi
I ]I, Nota 27 aLla 6ne del volure. , IJ. Nota 28 alta 6ne del voÌume.
IIO IV. - LA SOLUZIONE SOCIALISTA

Betlem che trova la sua culla in una sta11a, Eg1i,


I'opcraio di Nazareth, che fa 1a sua educazione
in una bottega - ed Egli è il solo che si sia sto.
ricamente chiarito capace di condurre il popolo
a Dio. Oggi piir che mai il suo nome ci appare CONFERENZA V.
i1 solo in cui sia riposto ogfli fonte, non solo di
vita religiosa, ma di sociale salltezza. Non est tn La soluzione cristiana.
alio altQuo sahts.

abbiam fatto sin qui, o miei Sigoori, in


uattro Confereflze opera critica e perciò
stesso negativa. Triste cosa 1a critica, capace uni-
camente d'accumular ruine sul suo passaggio: ma
vi sono ruine necessarie, e che, per la necessita
stessa da cui furono prodotte, possono diventare
feconde: ci sono dei picconi benedetti. Quando,
nelle parti piir luride e sconcie delle nostre città,
scende il piccone, s'aprer a tutti quei che lo
hanno, il cuore, augurando che il progresso di
piir umana abitaziote anche ai poveri sia largo.
Ebbene, l'opera critica che abbiamo insieme com-
piutor che per parte mia ho cercato onestamente
di compiere, era necessaria: bisognava emanci-
parsi dagli egoismi liberali e dalle illusioni socia-
listiche, per avere lucido 1o sguardo a scoprire
la via, e copiosa l'energia dell'affetto per impren,
derla e percorrerla.
t12 CONFERENZA V LA SOLUZIONE CRIS'TIANA. II5

Il
liberalismo dottrinario infatti è - fu questa altrì intorno arl un centro superiorc... ,ro.
la critica fondamentale che gli muovemmo - il " "i a
viamo col liberalismo e il socialismo dinanz_i
liberalismo dottrinario è senza cuore; e tale si due soluzioni unilaterali dcl recchio scmpre c
discopre a chi ne studi ancor più che le teorie sempre giovine, (] del piil arcluo insieme c piÌr
economiche, i principì filosofici, quei principi che urgente problema.
presentati da Spencer o dal Nietzsche si riepi- Ma la conclusione clei miei discorsi sarcbbc ben
logano nella glorificazione incondizionata della triste e sconfortiìntcJ se qui mi arrestrìssi. Giacclìè
forza, nell'inno alla vittoria di pochi prepotenti fermandoci qui, Ia conclusionc logica sar.ebbc que-
sulla immensita dei deboli. Ma i1 socialismo, nella sta: che il problcma è insolubile, che I'nmanità si
foga giovanile e generosiÌ dell'affetto pei miseri aggira in un labirinto senza nessuna lria di uscita,
e gli oppressi, ci è parso imprudente, vagheg- che il lavorare alla pace, alla felicità sociale è
giando esso e proponendo a plebi, così facili e una utopia da perdigiorni, come I'affirnnarsi in_
proclivi ad illudersi, un chimerico ideale di ugua- torno alla qu.ìdratura del circolo. E metteva conto
glianza. Il liberalismo in nome della libertà di- per chiuderci in questo pcssimismo snervlnte, in
mentica la agnagliartza, e il socialismo, in nome questo pessimismo fccont.lo o cìi inerzia o di pro-
della egraglianza, è disposto a sofocare la libertà. positi epicurci, rifarci ripctutamente a quel Cri-
Sollecitando i principi del liberalismo, si giunge stianesimo, che cra apparso fìn qui il rlepositario
all'anarchismo, all'assorbimento dello Stato negli sacro d'immortali speranze? Ci bisogna dunque
individui; sollecitando i principi sociatsti, si giuige procederc innanzi ad una soluzione del problema
ad un mostruoso panteismo politico, all'assorbi- sociale. Voi, e ne a.\rete ogni clil.itto, la aspettate.
mento delf individuo nello Stato. In fondo abbiamo Non tuttavia dzr me, o miei Signori. Sarebbe pue_
qui, sotto una forma nuova, il vecchio problema rile vanità la mia credere d'avcr trovato a tren_
dell'accordo tra i diritti dell'individuo e quelli t'anni) una nuova e definitiva soluzione cl,un pro-
della specie, tra l'autorità e la libertà, tra quel1a blema intorno a cui si consumarono gli ingegni
forza celJtripeta, che porta ogni uomo a chiudersi pitr vigorosi e le più nobili esistenze _ e
del resto
egoisticamente in sè stesso, a far gravitare l'uni- io, anche conferendo, rimango sacerdote. Ora il
verso ,come satellite intorno al suo piccolo lb, sacerdote non è lo scienziato che comunica le
sue
e quell'altra forza centrifuga, che gli intima di nuove scoperte, è i1 ministro di Dio che comu_
uscire di sè medesimo, per armonizzarsi cogli nica una parola eterna e, nella eternitiì, per cui
I r4 coNTTERENZ^ V L,À SOLUZIONE CRÌSTIANA,
rt5

trascende ogni limite di tcmpo, a tutti i tempi ancor dire di esserci riusciti; ma nei paesi di lin_
ncl1a loro inclelìnita Yarictal opportuna' Come ad gua germaDiczr prevalc oggi qucllo ili Christllehen
un punto di vista cristiano, non esponcntlo idee soctalen - mentre nei paesi latini tencle a preva_
mie, ma raccoglienclo 1c illtrui e facendole poi lere quello di denocratici cristi n,.
mie sol per' r'ia c1i onesta convinzione, ho intra- Lzr democrazia cristi
preso la critica de1 liberatismo e de1 socialismo, così senza paura, poic ;:;
cosi ora acl un punto di vista cristiano mi accingo darlo alle cose - la demo tut_
ad esporre clel problema sociale la soluzione' tavi:r ancora (e non parlo del uonrc, ma tlella
cosa)
Una soluzione crisdana esiste, prima pcrchè i.suffragi di tutti i ciìttolici _ rapprcsenta 1a solu-
ne1 gran tcsoro della rivclazione esistoflo i prin-
cipi eterni da applicar-si tt questa così tipica forma
de11a vita moderna; e poi pcrchè I'lpplicazione
de1 l,ecchio al nuovo un gruPPo d'uomini di buona
volontà I'ha, sc non inticramcnte compiutiì, certo
gloriosamentc avviatzÌ. Nei primi chc lc dicdero
1t spinta, llonsignor Kctteler in Germzrnia, Ga-
spare Decurtins e i1 Card. I{crmi1lod in Isvizzcra,
Manning in Inghilterra, Gibbons ctl Ircland in sollc§are sulla possibilitri stessa tl,una \-era pro-
e
America, v'cra una aspirtlzione cosi cnergica alla pria cristiana soluzione del problema sociale.
giustizia, una così viva compassione dcllc umili
classi sociali, che a1 movimcnto fu dato, pcr qual- I.
che tempo, il nome di sociiìlismo cattolico, e sotto Il Cristianesimo - sc pur esso \-oglia contenersi
quel titolo Yenne studiilto nel miglior libro che entro quei limiti, chc gli tracciano la sua stessa
na_
sul1'argomento noi possctliamo in Italia' IVIa quel tura di religione c lt parola infallibile del suo fon_
nome, se poteva scientificilmente e con varie sot- datore diyino - hzr egli cìavvero competenza per
scio_
tigliezze sostcnersi, era praticamente equivoco: la gliere quel nodo sociale, verso di cui il liberalismo
lealta anche so1a, per taccr de1la Prudcnza, con- e socialismo ci p:rrvero scarsi? Una tal quistione
sigliava i cattolici a respingerlo' Ed allora si ten- pregiudizirle è utilc per precisare cntro quali
li.
tennò parecchio a tfovarne un a1tro, e non si può miti si possa parlare d,una soluzione cristiana.
t V. Nota 29 alta fine ilct votume.
*
I
coNFERENza v :'::1','I1i"*''"*^. ___ ]1
derio, e voi avrete pteparato loro dellc amare
non ho più da dimostrarc, contro quei che
Io clelusioni - perchè la. eguaglianza piena e perfetta
10 negano, che 1a quistione sociale è anche una
si potrà ben desidcrare e sognirre, ma sarà im-
quistione moralc; ma sono ben lungi dal negare
possibile raggiungerla cd attuarla. Ed ezianclio
alla mia volta che essa non sia anche un pro-
quel tanto di uguaglianza che è un ideale attua-
blema economico. Non unilaterali noi cattolici, o
bile, non una chimcrica utopia, bisogna, sc si
miei Signori: educati a vecler nell'uomo un'anima
vuole ottenerlo prcsto, procurarlo, non con quclla
e un corpo, siamo lontani clagli eccessi cli coloro
foga di cupidigiiì. chc è pessima consigliera di
che vorrebbero far del1'uomo, secondo la celebre
fretta rovinosal ma con quella calma che nasce
frase di Pascal, o un angelo o una bestiiì Mentre
dalla tempcranza dei desideri. Or questa chi me-
contro i materialisti sosteniilmo, che I'uomo non
glio e piir emcacemente dcl Cristianesimo può
vive di solo pane, contro certi spiritualisti sba-
ispirarla? Servirsi clr:l Cristianesimo per mante-
gliati sosteniamo che vive andru di panc' C'è un
nere in uno stato perpetuo di vcro o mascherato
lato morale nel problema socialc ed un lato stret'
servaggio le p1ebi, è una crudeltir, o Signori miei;
tamente economico. Quello consiste ne1 conteflere
contro un Cristianesimo strumento in mano dei
entro giusti limiti i desideri de1l'uomo, giacchè
forti per una piir grave oppressione dei deboli,
una umanita che non sappilt contentarsi non sara
per una piir tranquilla acquiescenza delle l,ittime
mai contenta, che non §1ppia temperare 1e pro-
a1 giogo che 1e disonor.a ed opprime, ho prote_
prie brame sara sempre infelice. Signori miei, 1e
stato e protesterò sempre con tutte le forze del-
risorse de1la terra sono per tutti i sensi limitate:
1'anima miit - è un Cristianesimo quello . a Dio
quindi o i desitleri si restringono nell'ambito cle11e
spiacente cd a'nemici sui. , NIa servirsi de1 Cri
possibili soddisfazionir o qucst(r si Yendicheranno
stiancsimo per rendere alle plebi piir tollerabili
degli smodati cìesideri um:rni, lasciandone un 1ar-
le miserie, onde, senza possibilità di pronto rime-
ghissimo margine senz'onbrit cli appagamento'
tlio, sono tormentttc - servirscnc per insegnar
Predicate alle plebi, è tristc dirlo ma è vero,
loro non una rassegnizione inerte, ma 1a pru-
ignoranti, non per loro colpn certo, ma igno-
denza del riscatto - è pietà. vera, o miei Signori:
ranti - predicate la uguaglianza umana e (atene
è un lenire la piaga cd insieme avviare l:r gua-
prevedere non lontano i1 trionfo; accendete con
rigione,
ciÒ neiloro animi dell'eguaglianza, così seducente
parola, per chi sta in basso, un irrefrenato desi- Questa influenzà morale sui scntimenti è 1a
II8 CONFERENZA V. L,A. SOLUZIONE CRISTIÀNA. lr9

propria e specifica azione del Cristianesimo, alla l'amore intenso della verità, il dcsiderio di cono-
cui competenza diretta certo le quistioni pura- scere Dio, sprona l'umano intcllctto tl meglio stu-
mente economiche sfuggono' Volerlo alche alla diarne ed approfondirne lc operc'.
soluzione diretta di queste, applicare, non è un Non altrimenti 1o spirito d' equitar c d' amore
estenderne, ma un rimpicciolirne 1a efficacia; giac- che il Cristianesimo c'inlondc, giorano l farci gli
chè non bisogna scambiare, o miei Signori, La mole stessi problemi economici intuirc più screnamente.
materiale d'una cosa qualsiasi con la sua morale
gratdezza.In fondo, le quistioni economiche sfug-
gono al Cristianesimo non per un suo difetto, ma
per la loro nriseria - sfuggono perchè il Cristia- Che se parlando de1la incompetenza del Cri-
nesimo è troPpo alto e le quistioni economiche stianesimo a risolvere il problcma sociale, r'oi in-
sono troppo basse - sfuggono come ad un grande tendeste dire solamente, c1ì'csso non può giungere
scienziato sfuggono quei problemi, ch'ei sarebbe ad nna soltrzione ?iena c Perfetta, ii primo a darvi
bensì capace di risolvere, ma a cui non gli pare ragione sarebbc 1ui. I1 Cristiancsimo in fatti parte
metta conto d'applicarsi. Se non che eziandio la da questo fondamentale concetto, che 1a felicità
dove l'azione diretta del Cristianesimo non giunge, completa sul1a terrà non liì possono avere nè i
può spiegarsi e si spiega la sua indiretta emca- singoli individui, nè le civili società; e non la
cia. It Cristianesimo severo e profondo, divenendo possono ayer qui, appunto pcrchè la felicitti è
come un abito fondamentale dello spirito umano, una ricompensa, che Dio riserba nella eternitr'r ai
e in\restendolo tutto e penetrandolo addentro, dolori, alle lotte, allc flìtichc dcl tempo. Il dolore
anima del suo soffio tutte le migliori nostre ener- nel tempo e la felicità vera nc1la eternità sono
gie, le quali restano umane e umanamente 'si nel Cristianesimo de1 pari nccessari - quello è
muovorlo, ma hanno nella energia cristiana del- la condizionc imprcscindibilc di qucsta, come la
l'animo un costante e befleflco eccitamento. reazionc chimicl è la condizione sine qtta norr
Di tal fatta, Signori miei, è, per esemPio, I'ifl- della 1ucc. Esso il Cristiancsimo non può preve-
flusso cristiano nelle scienze pure. Il Cristianesimo dere il dolore assente da1lu terra, appunto perclìè
nofl ci ha dato e non ci dà nessun lume, proprio non può concepirc dcscrto di lclicitiì vera ed
nessuno, sulla origine fisica e la costituzione ma- etefna il cielo. Del 1esto, quiìnd'tnche a conce-
t \'. liota
teriale alel nostro pianeta. Ma creando nell'anima :10 alla lì.e dcl rolume.
coN!_EtrENz,A. v. LÀ. SOLUZIONE CRISTIAN.{. l2l

pire immanente il dolore ne1 mondo umano, i1 perpetuo de11e nostre encrgie pratiche. Sc voi
Cristianesimo non fosse condotto dai suoi principì guardatc 1c lagrime che da secoli il clolore spreme
d ?riori, g1i basterebbe, per giungere a1la mede- a questa povera umanitiL, siete tcntati di rr]aledir
sima conclusione, 1'osservazione storica ed indi- come crudele la Prowidenza; nla sc gulrdàtc gli
viduale. eroismi, cli che quelle lagrinc riuscirono feconclc,
Ecco qui sessanta e più secoli chc l'umanita. vi sentirete mossi a bcnedirla come amofevolc e
lal'ora per rendere meno disàgiata 1a sua posi- saggia.
zione su1la terra; ma fin qui esszt rassomiglia Convinto di qucsti principi, il Cristianesimo
alf infermo dantesco che, col dar volta su1 1etto, non fa che adcmpiere un dovere di lealth profes-
non guarisce, bensì scmplicemente trasforma e sandoli - Cicendo chiaro a tutti, che sognar risolto,
momentaneamcntc lcnisce i suoi clolori. Ed è prov- completrìmentc risolto il ptoblcma sociale, che è
vidcnziale che sia così, o mici Signori; provviden- in fondo il problemiL dclla umana felicita, è una
ziale che sia insolubilc i1 problcma dclla felicità follia. Ma h lca1tr\ questa yolta si trova essere
ne11'ordine pratico, come è insolubile il problema eziandio consumata prudenza. Promettere mo1to,
del1a scienza nell'ordinc tcorico: Perocchè i1 pro-. e provocar di ta1 guisa illimitate speranze, è un
blema è in ogni ordlne di cose i1 pungolo della mettcrsi a fischio di non miìntener tutto - e quando
umana iìttività.. Perchè h vefita come una dea non si mantienc tutto, la partc che si dà, iflita" in-
gelosa s'invola ai nostri sguardi, perchè 1a notte vece di appagare: 1'uomo itllora calcola assai più
del mistero ne accerchia da ogni parte, noi com- quel tanto di cui vennc defraudato, chc quel tanto
battiamo contro 1e tcnebre e lavoriamo indefes- che gli venne concesso. Invecc i1 prometterc con
samente per 1a luce - perchè 1'universo ò un libro modestia è un lasciarsi aperta la probabilità di
a caratteri strani, proprio pcr questo, noi lavo- sorpassare anche, ccrto di adequare, con la rca1t2Ì,
damo da secoli a deciflarlo, e siamo arrivati il 1e speranze.
leggerne una parte, piccola, se si guarda a1 piit Ditemi francamente, o socialisti, che forse siete
che ci res1a, ma, se si guarda al nu11a che una tentati di rimprovcrare alla Chiesa questa sua
volta sapevamo, grandissima. Come 1a Yerità in- franca professione della insolubilità de1 problema
voluta ne1 mistero eccitut l'attività de11a nostra in- socialc, ne1 senso dellzr impossibilitar di pienamentc
telligenza, così 1a felicità inYoluta ne1 dolore, cer- risolverlo - che certo non fttte qucstc riserve nella
cata sempre e non ràggiunta mai, stimola i1 moto vostra propaganda) nel1c liriche descrizioni dei
LÀ S()l-tZIONE Cl{IS'rIANÌ\. r23
CONFIiRENZA V.

mo, perchè l'umanità fu redenta, ma non ci illu-


beni chc afluiranno nella futuriì societii colletti-
diamo di conseguire la eguaglianza cconomica,
vista; oh clitemi: siete ben sicuri di poter condurre
la piena luce scientifìca, la moralitar nniversale,
il popolo a quel grrtdo tli felicitr\ che promettete? perchè l'umanitri è peccatricc, - crediamo al pro-
proprio sicuri tli a.r'ere nel regime collettivista
abbonrlirnte 1a procluzione? tlttivo come oggi il
gresso e. perciò lavoriamo a fcalizzarlo, ma cre-
diamo alla umana miseria c perciÒ non c'illu-
lavoro? csàtta 1a ripiìrtizione dci prodotti? rispet-
diamo di raggiungcrc di qucl progresso il limite
tata la liberti\, quanto è necessitrio perchè 1e coa-
finale. Noi abbiamo insieme la visione tlcll'ideale
zioni clctlrt legge non prenclano forma di violenza ?
proprio sicuri che g1i uomini in quel regime sa-
e la coscienza dellir realtà. Quclla ci salva dagli
sconforti del pessimismo, questa dai lirici e fa-
ranno tutti esecutori perfetti dcl loro dovere? si-
curi che la malYiìgitat umanil non porter't a'llora
tali entusiasmi dell'ottimismo.
altri inconvenienti, c lorse piir graYi di quei che
oggi si .ìcplorrrno? Iì scnlpliccmcnte un suplorvi II.
uomini tli buon senso, il credcrc che di tutto que-
sto non siate poi matematicilmente sicuri' N{a
E qui, o Signori, r'oi cominciate a scorgere
una delle linee fondamentali (ìella soluzione cat-
a11ora è prudenza firr brillar questo tutto
come
ciellc plebl? è prudenza tolica del .problemzr sociale - una di quclle linee
una spcranzr a1l'tnimo
a cui nessun cattolico potrebbe rinunziare. A dif-
abbandonarsi acl un cieco ottimismo, dopo tante
ferenza dei socirìlisti puri e Yeramente ortodossi,
esperienzc sulla miseria dcll'umanitàl
Noi cattolici non siamo schiavi di qucl pessi- che respingono ogni lenimento ai sociali dolori
ne11'atteszì di una cura radiciìle e completar noi
mismo (molto egoista del resto) chc tlispcrando
procediamo per tentativi di parziali rimedì. Un
dellzr cura non tcnta neanchc il rimedio - ma non
vogliamo cssere f ittimzt cti un ottimismo, 1e cui non so quale spirito cìi umiltrì ci guida anche in
questo. Le grandi costruzioni del socialismo tra-
rosee speranze tlebblno cangiarsi in tcrribili de-
discono una segreta supelbia, quel desiderio che
lusioni. Noi creclirmo a1 progresso della umànità
in tutti i suoi aspctti - crediamo rtd una lenta ha 1'uomo di dare un carattere d'imponente gran-
ascensionc c'lc1le plebi vcrso un maggior bcnesscre
diosità all'opera sua: il Cristianesimo cerca in
economico, verso una più larga cultura, verso
quella vece di operare nella umiltà.
una morttlitri piir sincera c profonda; vi credia- E non crediatc, o miei Signori, che per es-
',24 CONIIERENZA. V.
LA SOLUZIONE CRISTIANA. 125

sere della sua opera umili le apparenze, sieno


schiavo. E della schiavittr le catenc indecenti, a1-
scarsi i risultati: I'energia che non si disperde
1'azione erosiva lenta, ma assidua clel Cristiane-
nell'apparire, si concentra, nel fare, e desce, con-
simo, si spezzarono'. Libcrar l'uomo c rcclimere
centrata così, tanto pih vigorosa. Guardate che
miracoli ha fatto da secoli, lavorando segreta-
il lavoro non vi sembrano, o Signori miei, due
opere eminentemente sociali? e non nc ridoncla
melter umilmente, ma senza stancarsi, i1 Cristia-
forse al Cristianesimo la fulgida gloriu? Voi, o so-
nesimo ! Non parlo di tutte le opere di carita
cialisti, siete nati ieli - ieri, solo icri, irvete comin-
ch'egli ha ispirato ed ispira - orfanotrofi, dove
ciato a protestare contro le sociali ineguaglianzc,
trovano all'ombra della carità, tiparo quelli che
da icri a fremere sui dolori del1e plebi e le op-
la morte privò sulla terra d'ogni appoggio; ospe-
pressioni dei miseri - noi cattolici da venti secoli
dali, dove la carita applica generosa i rimedi a
meditiamo i problemi, a cui voi giungete nuovi,
tutte le umane sofferenze; ospizi, dove si raccol-
da venti secoli noi lavoriamo alla pacifica e gra-
gono a consumare tranquillamente gli ultimi re-
duale soluzione di essi.
sti d'una vita logora dal lavoro e dalla miseria
i vecchi infelici.... Indarno il socialismo tenta sce:
mare I'ammirazione che questa opera gigante- t: ,..

sca di carit2i ha sempre destato e desta nei cuori


Con principi tutti nostri, o Siglori miei, spesso
benfatti, il socialismo immemore dei dolori infuriti
a quelli del socialismo diametralmente contrari. Il
a cui fu per tali opere arrecato urr conforto.
socialismo, parlo sopratutto di quello propagan-
Ma non fu solo di carità, bensì anche di giu-
dista e militante, ha ereditato dal giacobinismo
stizia sociale l'opera cristiana attraverso i secoli.
della fine del secolo scorso e dei principi del no-
Esso, il Cristianesimo, ha redento nella opinione
stro, l'abitudine di padar molto, quasi anzi uni-
pubblica il lavoro dal paganesimo avvilito, fino
camente al popolo dei s:u.oi dirittt:. Non cominciò
a crederlo indegno d'uomini liberi - e si videro
forse da una pomposa dichiarazione dei diritti
i monaci per tutto il medio evo lavorare al dis-
dell'uomo la prima costituzione, che la Francia
sodamento delle terre, agli incrementi dell'indu-
rivoluzionaria diede a sè medesima nell'Assem-
stria, non vergognando di imitare il Maestro di-
blea nazioflale? e anche oggi non è forse alla con-
vino, l'operaio di Nazareth - e assurse a dignita
quista dei loro imprescrittibili e troppo a lungo
d'uomo il lavoratore, altra volta inesorabilmente
I V. Nota 31 aUa line del votume.
,i26 CONFERENZA V, LA SOLUZIONE CRISTIANÀ. r27

conculcati diritti, che si spronano le nostre po- tutti e sempre o a dimenticarc o a trasgredire -
vere plebi? È un finguaggio lusinghiero, com- e da1 dimenticarlo e dal trasgrcdirlo nascono i
prcndo; un linguaggio dne ctrrezza lc passioni, e disordini. In basso, a costo di pel'dere lc popolari
col quale mi sentirei, senza un grande sforzo di simpatie, il cristianesimo ricordiÌ i1 dovere del
eloquenza, di cattivzrrmi 1e simpatie c destar 1,en- lavoro. Giacchè è ben vcro, o miei fiatelli opcrai,
tusiasmo nelle ma.sse. Ma è un linguzrggio di cui che il lavoro è un diritto - nessuno comc noi ciìt-
1a efficacia dimostra 1a superfluitti. Nell,anno 18.18, tolici è di ciò convinto, nessuno come noi è di-
durante i tlagici giorni della sommossa di parigi, sposto a credere e a dire organizzata ingiusta-
il P. Lacordaire dimostraya l,esistenza di Dio - mente una societa, dove non ci sia mezzo per tutti
ad un certo punto, avendo accennato al fatto com- di guadagnare, onestamcnte latvorando, la propria
movente accaduto qualche dì prima, cl,un Croci- vita. Ma è un diritto cosi sacro) appunto perchè
flsso che il popolo, invece di abbattere, ave\,it por- è un sacrosanto doYere.
tato in trionfo, provocÒ da parte clell,uditorio un Donde nasce inlatti questo diritto così vantato
fragoroso applauso. I vostri applausi, soggiunse de1 lavoro, diritto di aver lavoro e di esserne in
subito il felice oratore, mi al,\Iertono dell'inutitta modo suftrciente compcnsato? nascc dall'essere il
della mia dimostrazione - egli prerlicava omai a lavoro un mezzo per conservar la yita, Ora, badate,
dei convcrtiti. Pallate ad uno dei suoi diritti, lo conservar la vita non è un diritto, o certo non
troverete senz'altro d'lccordo. Oh non è alla tu- un diritto puro c semplice, ma un diritto rampol-
tela rabbiosa dei diritti, a cui non ci porta che lantc da un dovere. Se la conservazione della vita
troppo il nostro medesimo egoismo, non è a1la si consiclerasse comc scmplice diritto, il suicidio
tutela rabbiosa dei diritti che bisogna condurre verrebbe moralmente giustificato: chi infatti ci puÒ
gli uomini, bensì a1lo scrupoloso adempimento impedire d'abdicrrre ai diritti nostril È un diritto,
dei loro doveri. E mentre liberalismo e socialismo un puro diritto la vita? io la difenderò contro chi
non hanno piena la bocca che di diritti, que11o l'assale finchè mi piacc, ma quando mi sarà ve-
dei diritti delta proprietrì, questo dei diritti de1 nuta a noia e firstiLlio, pcr, hè mi si sja in essa
lavoro, il cattolicismo in alto e in basso predica, inaridita la sorgente dci gaudi, io nc farò getto
nei poveri e nci ricchi cerca di far penetrare e per sempre; rinuncierò per semprc ad un di-
f idea umile e feconda de1 dovere. ritto divenuto pesantc e molcsto, similc a1 pro-
Perchè questo il nostro innato egoismo ci porta prietario che si disfà di uno stabile divenuto pas-
r2E CONFFJRÉ:NZA V. LA SOLUZIONE CRISAIANA, r29

sivo. So che queste idce circolano nella socictà; Hanno làtto un poco con te, come i Giudei con
frutto di questc idec, noi assistiamo ogni giorno Cristo nel Pretorio - t'hanno gridato rc, ma per
a cento vi'li diserzioni dalla milizia della vita - simbolo dclla tua dignitzi e dci tuoi potet.i t'h{rnno
vili c sintomo di una età, per scetticismo di mente gettato sullc spzrlle uno straccio c t'hirnno mcsso
e cuore corrotto, doppiamentc fiacca. .Nla g1i stessi rn mano una canniì. Quando il Cristianesimo ti
orrori sociali a cui drinno luogo, condannano quellc ramment:r con austero linguaggio lit realtlL della
idee, condannano i1 concepire come un diritto, tua condizione c la santitiì clei tuoi cloveri, tu, o
un puro diritto, la vita, un diritto il lal,oro che povcro popolo, puoi essere tentato di crederlo
10 dcve nutrire. No, la yita è un dovcrc, un dono alleato col libcnrlismo borghese a tuo danno;ma
che abbiamo ricevuto senza chicde[lo c non pos- ormai la tcntazione è debole, oramai anche il po-
siamo respingcre anche volendo - ed è un dovere polo dcvc essersi accorto che il libcràlismo 10 ha
il lavorare per nutrirla - c perchè è un dovere illuso, noi ciìttolici cerchiamo di disingannzrrlo.
i1 lavoro, nascc ncgli individui il diritto d'essere
socialmente aiutati o certo non impediti da1 com-
pierlo.... ma è un doverc.
Questo linguaggio non è lusinghiero, lo so, Tanto piir chc il medesin'ìo c forsc più austero
1o sento; ma è un linguaggio nobile - il do- linguaggio il cattolicisno tiene coi ricchi, coi quali
vere ci rjalza e nobilita sempre, non ci avvi- è tanto più difficile il dire la verità, quanto è piil
lisce mai - cd è un linguaggio vero. Il diritto seducente la pr-ospettiva di ottencrne il faYore.
al lavoro non sentite che è unlr irrisoria pro- Dovrò io ripetere qui quello che ho già altre
clamazione d'un ideale smentito dalla realtà? non volte esposto? La cosa può sembrar noiosa, ma
è un diritto che possiatcr o poveri, maneggiar dei doveri siam così facili a dimenticarci, che le
liberamente il lavoro, è un giogo di ferro che ripetizioni in proposito, per noiosc che sembrino,
pesa su1le vostre spa11e. Provatevi a non farne
diventano necessarie. È colpa ciel libertrlismo giu-
uso del lavoro, come dovreste poter fale se fos- ridico aver, in fondo almeno, dimenticati i doveri
se un diritto! e la pallida fame verra della mo- della proprietri - è gloria de1 Cristianesimo l'averli
mentanea illusione a disingannarvi. Il diritto al messi in tutta la loro luce. Il cattolicismo non
lavoro è una delle varie mistificazioni, di cui il po-
vuole come il socialismo distrutta la proprietà
polo ai tempi nostd fu la vittima. Povero popolol
individuale; - a lui la proprietà scmbra una forza
9
r30 LA SOLUZIONE CRISIIANA.

sociale che non Yada messa in disparte, ma di- mangiare di grasso al venerdl, ma non se rre
sciplinata - disciplinata rll'adempimento dci suoi fa nessuno, proprio nessuno, di essere nel far
doveri - doveri di gius^tizia e di carità. limo§na e nell,assistere personalmente i poveri,
È giustizia non trattare il lavoro come una d'una parsimonia che rasenta la grettezza _ le
merce e il lavoratore conìc una macchina, giusti- decine, le centinaia di migliaia all'anno che l,avito
zia pattuirc conYenienti szÌlari, giustizia, pattuitit, patrimonio rende, vanno regolarmente ad impin-
puntualmcnte pagarli, giustizia non 1.olcr che il guare la rtcchezzal per una parte minima, insi_
danaro inertcmcnte frutti senza limiti o misura. gnificante, ridicola, a colmare i vuoti, a consolare
Ma la giustizia è di per sè solir una virtir rigida e i dolori detla miseria. Ebbene, Signori miei, que_
fredda, unt virtir che può divcntare anche curiale- sto è un peccato - un peccato grave quanto e pitl
sca, una virtir capace di proclurre piuttosto 1a sim- che il lasciar la messa La domenica e mangiar
metria cht. il vero ordinc nclla gran ( ompirgine polli il venerdi. A quel modo che voi, per timor
sociale. Essa drì sola diì luogo ad un equilibrio in- dell'inferno, fate il sacrifizio della pigrizia e della
stabile, che 1a menoma ingiustizia dall'alto o dal gola, dovete fare il sagrifizio della vostra avarizia.
basso bastiì. a compromettcrc c turbarc. A colmare Il timor delf inferno non è il più nobile dei mo_
le inevitabili lacune della giustizia vengs dunque la tivi morali - è tuttavia per molti il pitr efficace;
carità. Pcr quanto dalllì giustizia categoricrmente ebbene, se non si fa carita - e carita vuol dire iI
distinta, è pcrò un dovcrc anch'essa, uno stretto, superfluo dato ai poveri, vuol dire I'opera pro-
un rigoroso clovere - 1a cui trasgressione, sc din- pria messa a loro servizio - si va all,inferno.
nanzi agli uomini puÒ passare inosservata e tut- Il socialista ridera di questa minaccia, ma ba-
t'al piil guàdagntr de11c lntipatie, grida dinnanzi date, Signori miei, la Chiesa la fa ai suoi figli, a
a Dio vcndetta. quelli che credono alla sua parola e per questi non
Ricchi fratclli miei, forse noi sacer doti ab- è un vano spauracchio quello del castigo al'oltre_
biamo irvuto it torto di non insistere irbbastanza tomba, è un salutare timore - a tutti dowebbe
su1 dovere della caritri, certo esso non è così parere un'alta sanzione di giustizia. E la Chiesa
osservato come dovrebbe tra ricchi, signori e a teflef questo linguaggio severo pei ricchi, che
signore, che si gloriano del nome di cristiani. fa qualche volta creder socialista il prete che
Ne conobbi io stesso piit d'uno che si farebbe I'adopera, non ha aspettàto oggi: quando la ric-
scrupolo di lasciar la messa la domenica o di chezza, cumulata con la nobild del nome e la
LÀ. SOLUZIONE CRISTIANA.

detenzione cìei poteri politici, incuteva ben al- chè un peccato sembra un'opera meritoria. È que-
tra e piir profonda reverenzar ha detto ai ricchi sta forma di pregiud?i che bisognt combattere;
che nella Chiesa essi ctano solo tollerati. Per è la coscienza sociale che in nome di Cdsto bi-
tutto 1'evo medio essa ha condannata l'usura, sogna formare. 11 Cristianesimo, che ò in fondo
cioè il parassitismo dcl1a lcchezza, con ufliì se- la religione piir sociale anche come religione - il
verità che potè sembrare soverchia, ma t cui Cristianesimo, che ci presenta il suo Divin Fon-
oggi 1e nostrc sociali espelienze apportano una datore fedele nel pagare il suo tributo - che grida
inattesa giustilìcazione. dai tempi di Paolo: rendete a ciascuno il suo,
onore a chi spetta, a cui tocca il tributo - il Cri-
:I: ì: stianesimo è acconcissimo a quest'opera, che i
socialisti stessi debbono applaudire. Giacchè se è
Le nostre sociali espcrienze - Perchè a questo immaginabile che i1 socialismo abbia mai a fun-
vecchio programma clistiano di doveri morali in zionare, non 1() è che ad un patto - a patto che
alto e in basso inculcati, sotto la duplice forma in ciascuno dei membri del1a communità abbia
di giustizia e di caritir, i tempi nuovi hanno ag- faggiunto i1 suo grado più intenso il sentimento
giunto quitlcosa: il cfl.rdttere socr'ale. Qucllc che dei tloveri che ha Yerso di essir,.
parevano virtù private, oggi si presentano alla
nostra coscicnza piil largel, piir matura e profonda III.
quali sociali doveri. Pur troPpo 1a coscienza so'
ciale ilei doveri che noi abbiamo verso la societzl Una parte pcrò rìei cattolici, i piir giovani e
tutta, de1le ripercussioni che in tutta 1a gran com- moderni, ha scntito, d'accordo in ciò coi sociali-
pagine sociale possono aYere [e nostre commis' sti, che questo programma, eccellente in una pre-
sioni ed omissioni, questil coscienza si è nei. secoli dica, non basta per un pùtito socialc: sufficientis
scorsi lentissimamente e quasi punto sviluppata' simo per il lato morrrle del problema, non tocca
Essa tra noi è cosi scossa da Potersi dire nulla' abbastanza da vicino il lato economico. E questi
Uomini chc nelle transazioni private sono di una cattolici consci rlclla necessità di studiare e ri-
scrupolosu fedelta, diventanoJ quando si tratta di solvcre anche questo rrspcl.l.o - con\.inti chc senza
transazioni sociali, d'una largt'ezzit,che scando- di qucsto ogni lotta contro il socialismo invadente
lezza. Frodare al Governo... cioè a1la società, non- è condrnnata a rimanere sterilc - persuasi che
r34 LA SOLI,'IIONE CRISTI.\NA.

non basta inculcal il dovere, ma bisogna eziandio i nostri dispareri - parrà ad alcuno che io tradi-
far qualche cosa per 1' eyentualità, pur troppo così sca la causa cattolica, rivelancìo i nostri segreti
frequente, di una dirnenticanza di esso da parte e rinfocolando le nostre disscnsioni. \{zr innanzi
specialmente dei più forti e possenti - questi cat- tutto si tratta de1 segrcto di pulcinclln che stava
tolici che furono dapprincipio un manipolo, sono scritto sui muri cle11a citta - c poi lrÌ mil sarii
oggi falange e domani saranno legione. Questi parola qui, comc scmpre, di pace, ccl infine il
cattolici, ispirandosi ai principì cristiani, alle sto- pregiudizio clella sinonimia perfetta tra concor-
riche esperienze, a1le necessitir della vita moderna, dia e uniformità è interesse di noi cattolici sYen-
hanno elaborato e vengono elaborando le linee di tarlo. Ciacch(\ ai nostri ;lvv( rsari esso giova per
un piir compiuto programmzr sociale. dipingerci come un branco di pecorc quando
Questo loro programma non si potrebbe cìire stc sembriamo concordi, e per una tana di bestie in
et siutpliciter cattolico, perchè fi'ur i cattolici stessi lotta fra loro quando s'impegna tra noi unzr
molti, per sincerità di Iede e benemerenzr rrcqui- amichcvole discussione . A noi cattolici, - se
site, cospicui, lo guardano con timore, miì non è vogliamo diventare, e tlobbiamo Yoler diventare,
temerario i1 preveclerc che tutti intorno ad esso una grande forza sociale, - importa firr sapere a
si raccoglierzrnno, quando da un lato certe ereditir tutti: che 1ar obbedienza tra noi non soffoca la
de1 passato si siano potute liquidare intieramente, libertà e la libertrì non degenera in licenza; che
quando dall'altro lato i1 programma stesso si sia non siamo nè automì nè ecr'cntrici; non siamo
meglio chiarito c siensi dissipati i malintesi che nè ribeui, nè schiavi, che c'è ne1 nostro càmpo
ancota durtrno. 1a concordia dei cuori piena sempre e profonda
Da tempo, o Signori, dentro e fuori delle e f iniziativa della mcnte scmpre libera. De1 re-
cattoliche fi1e è invalsa 1a idea che concordia sto non era possibile parlare della soluzione cri-
sia sinonimo di uniformità; donde nei cattolici stiana del problcma sociale, senza accennare alla
una cura gelosa di sopire o cli. impedire almeno democrazia cristiana - nè questa si poteva idcn
che si risappiano 1e discussioni tra 1oro, e nei tilìcare con ln soluzione cristiana pura <: scm-
non cattolici un gridare a1la cliscordia ogni qual- plice.
volta tra noi sorga e s'tìppalesi un dissenso di
idee. EpperciÒ non dubito che alcuni saranno di-
sposti a biasimarmi di mettere oggi in pubblico
r36 CONF}iRENZA V, I,A SOLUZIONE CRISTIANA. r3?

porre in pace il capitale ed iÌ laYoro, lzr democra-


{: zia cristiana vede volentieri formarsi i sindacati
misti, ma non csclude, a seconda de1le circostanze,
I
democratici cristiani hanno un programma i sindacati puri di opcrai. Essi rapprcscntano di
economico, i1 cui scopo finale è quello di diffon- fronte al capitale una lotta orqiìnizzata, invcce
dere quanto sia possibile la proprieta individuale; d'una lotta amorfa, un progresso de11à cil,iltà
i. cù. mezzi precipui sono, per ora, la coopera- sulla barbarie.
zionc individuale c f intervento de1lo Stato'. La Condurre l'opcraio a possedere g1i strumenti
diffusione della proprictri individuale è il tratto de1 suo lavoro, a raccogliernc almeno più di-
che profondamente distingue 1a democrazia cri- rettamente i frutti, è implcszr chc i democra-
stiana da1 socialismo collettivista. Ora, 1a proprietà. tici cristiani Yogliono amdata innanzi tutto alla
non potrà diffondersi, speciàlmcnte nel campo in- iniziativa individuale e compiuta, non per vio-
dustfiale, se non pcr mezzo dclltt cooperazione, lcnza di riyolttztonc) ma per c\.oluzione lentà e
1a quale potrebbe intanto eliminafe molti cli quei tranquilla - accompagnata da que1le migliorie mo'
congegni, che interponendosi tra il produttore e ra1i, senza di cui gli incrementi economici non
il consumatore, rappresentano un lzrvoro parassi- avverranno mai o non sono dcstinati a durare.
tario e di sfruttamento, un lavoro dcstinato a far È per aver dimenticate qucste migliorie morali
crescere i1 valore di cambio, senza aumentare che i1 socialismo francese ha yisti i tentatiyi [e-
menomamente i1 valorc di uso de1la merce. La ccnti di cooperazione nelle letrerie cosi misera-
coopcrazione neIla industlia rappresenterebbe l' e- mente fallirc.
quiyalentc moderno della corporazione antica, la Ma pur confidando, più che i1 socialismo non
quale) tra i suoi difetti innegabili, ayeva però i1 faccia, nelf iniziativa individuale, e insistendo,
pregio di non lasciare, ne11a lotta tremenda per ciò che il socialismo dimentica, su1 necessario
1'esistenza, isolato il dcbole. Come awiamento parallelismo d'incr-ementi finanzizri e morali, i
alla cooperazione) a1liì proprietà cooperativa dei democratici cristiani non rifuggono dall'inr-o-
ntezzi dt lavoro, 1a democrazia cristiana pro- care, dove 1'opem. individualc non basta, f in-
muo]rc il sistema dc11iÌ pattecipazione agli utili, tervento dello Stato. 11 margine di tale intel'-
sostituito in tutto o in partc tìl salario. Per com- vento è praticamentc detcrminàto dal più o meno
I V. Nota 39 alta finc del volume. che, alla stregua dei fatti, f inizirìtiYa individuale
I3S CONFERENZA. V,

si dimostra capace di compiereJ e dalf indole de-


g1i uomini e dei partiti che, in determinate cir-
costanze di tempo e di luogo, incarnano in sè
l'astrazione metalisica dello Stato. A11o Stato i
democratici cristiani domandano una legislazione
del lavoro che impedisca l'eccessivo ribasso dei
l LA SOLUZIONE CRISTIANA.

doge nessun'aura di civiltà ha rtncora sgombe-


r39

entra in certi paesi della nostra ltitlia alta e bassa,

rata 1a Yecchia barbarie, dove la piil sttlpi.la igno-


ranza è all'ordine del giorno) doYc f ilnitllabctismo
è scomparso solo di nome, fir pcna pensarc che
quegli ignoranti rlebblno maneggiarc uno stTu-
salari, la smodata fatica de11'operaio, il recluta- mento cosi delicato com'è il voto politico - in
mento barbaro ne11e fabbrichc di donne e di fan- realtiì non 1o maneggiano essi, ma sono essi e i1
ciulli. Allo Stato una serie di leggi che impedi- loro voto alla mercè dei furbi, degli intriganti,
scano i1 frantumarsi del1ii piccola proprietà a tutto degli accaparratori. 11 suffragio a tutt'oggi ha
vantaggio dell'usura e del latifondo. servito quasi esclusiyamente a crearc l'illusione
d'essere govcrnati dalla cosidctta 't olontii popo-
1are. Noi non abbiamo nessuna yolontil di rinno-
var queste commedie; ma loLse, s( nzl rinunciare
I democratici cristiani non disgiungono i1 con- a1le fatte conquiste, ai concessi privilegi, si potrà
cetto economico da1 sociale. Il nome stesso di renderne 1'uso più sapiente e proficuo, sostituendo
elcmocnttici dice irbbastanza che essi aspirano a alla ràppresentanzà degli indivicìui quella dclle
forme popolari di Governo, memori di quc11o classi'. Ed allorà allà lotta indecente di personali
che furono i liberi e gloriosi comuni del nostro ambizioni ed interessi a cui assistiamo nella no-
medio evo'. Ma l'esperienza liberale li ha edotti stra \,ita pubblica cla un pezzo, si sostituirebbe
abbàstanza a non chiamarc al governo classi che 1a lotta feconda dei principi c clcgli interessi so-
sieno di esso incapaci, a non alf,dare a nessuno ciali.
armi ch'cgli sia inetto, assolutamente inetto a Condurre il popolo gradatamcnte a bastar a
maneggiare. Anche qui a1la riforma politica deve sè stesso - bastar a sè stesso negli ordini eco-
prccedere un lungo e lento lavoro morale. 11 1i. nomici, bàstar a sè stcsso negli ordini politici,
beralismo giacobino ha chiamato, co1 voto poli- ecco la lucirliL mctr Llella democrrtzin cristiln;r -
tico, al goverro rlella pubblica cosà i1 popolo, mzr meta che differisce da quella dei cattolici con-
un popolo assolutamente impreparato. Quanclo si servatori, i quali vorrebbcro i1 popolo qovernato
I \r. Norà 33 alla line del !o1ume.
' V, Notà 3l a1là lìnc Jcl YoIuDrc.
CONITERENZA V. I-A SOI-UZIONE CRISTÌ \NA. t4t

bene sì e largiÌmcnte soccorso, ma governato così contradditorie fra 1oro, che ce ne potremmo
e soccorso dagii a1tri. Non sono i principi, sono anche sbrigare opponendolc 1e une tlle altre. tr{a
1e tendenze tra quelli e questi diyerse - i catto- perchè questo potrebbe scmbrarc un sottclt gio,
lici democratici intravcdono come ]u.na PosstbibtA vediamole una per una e rispondiamo.
quella che ai conservatori sembra una chimerica I socialisti ci accusano d'essere timidi c di non
xttopi& - i cattolici democratici obbediscono ad aver in fondo per i1 morbo sociale che dei prtl-
un impulso vigoroso di giovanile attimisaro, i liativi; i liberali ci itccusano cìi socialismo; e i
conservirtori hanno un poco di quel pessinrismo consen atori cattolici ci guarclàno con sospetto
che nasce nei vecchi dalla lunga esperienza della come dei libcrali in maschera.
Yita - i cattolici democratici pzrrlano più spesso Ebbene, o miei Signori, se i socialisti chia'
di giustizia, i conservatori più r.olentieri di ca- mano palliativi i nostri, perchè non andiamo fino
rità - i cattolici democratici pensano molto alla a proporre la orgatizzazione collcttiva de11a pro-
efficacia della rcdcnzione cristiana; i conservatori prietà, sono coerenti a sè nrerlesimil ma essi pro-
s'impensieriscono del1a innata e persistente mal- pongono come certo, anzi esclusivamente certo
vagitiL umana. Democratici e conseryatofi mano- un rimedio che è, a dir poco, molto problematico.
vrano diversamente, ma formano un solo eser- E poi badate, amici miei socialisti, voi ci accu-
cito) combattono per unà sola e grande causa: sate di timidi e inellìcaci, perchè non ci spingiamo
l'applicazionc sociale de1la redenzione cdstiana. nel1e nostre ideali riforme allo stesso punto cui
voi giungete; ma guardatevi alle spalle, altri ri-
* petono a voi, e per 1a medesima ragione, 1'accusa
di timidi che voi ne lanciate. Gli anarchici, questi
Non bastzr, o Signori, ch'io abbia esposto, come esseri orrcndi, questi rreri mostri, che 1a yolga-
potcr-o meglio, i1 programma dei democratici cri- rita .lell'iìssassinio ccrcano di innàlzare a1la di-
stiani - poichò a quel programma (e ve nc sarete gnità d'una virtù) che alla crudeltà degli istinti
accorti) io aderisco, senza prendere bene inteso uniscono uno schifoso cinismo nel difenderli e
1a responsabilitil di ciÒ che i singoli democratici glorificarli, g1i anarchici gridano che 1a evolu-
cristiani possono aYer fatto e detto - bisogna che zione omai iscritta nel programma mirxista è
io bre\.emente 1o difenda dalle accuse a cui è un palliativo, che ci vuole la cura di fcrro e
fatto bersaglio. Esse sono d'indole diyersa e spesso fuoco de11a piil violenta rivoluzione. In realtà, o
r12 CONIìERENZA V L.l SOLUZIONE CRIST1ANA. r43

Signori, noi democratici cristiani siamo possibi- di questa, nelle societa moderne si può combat-
listi, perchè non c'è sociale riforma che ci trovi tere; se s'intende una profonda simpatil pei tempi
sistematicamente 1 1ei contrari, purchè appaia nostri; se s'intende 1a rottura completiì. coi vccchi
necessaria e coll mezzi legittimi si promuova. partiti 1cgittimisti..., noi siamo 1ibera1i, ma i1 liber a-
L'accusa di socialisti incoscienti è tanto piit giu- lismo è prcso allora in un s(.nsu i.quivoco: - nlJ sc
sto ribatterla qui, perchè qui in GenoYa, in un libro per liberalismo s'intendc, comc .!,a inteso, il libera-
recente ma un po' vecchio c1i spirito e d'intona- lismo dottrinario, f accusa cli libcrali a noi, diviene
zionc, ci fu mossa. Ribatterla, nia è proprio ne- semplicemente ridicola. Non temete, o fratclli cat-
? un partito o meglio un gruppo che
cessario tolici, noi non crcscemmo, comc 1'Ab. Fromcnt del
mette nel primo capoverso clel suo programma Zola, all'ornbrà. d'un ccrto neo-cattolicisrho, che
economico 1a diffusione della proprietà indirridualc vorrebbe far svaporare de1 Cristianesimo il con-
non rappresenta 1a piir alta forma di antisociali- tenuto dogmatico per ridul'lo ad una abile reli-
smo cosciente? I socialisti incoscienti temo siano gione umanitaria: i nostri principì sociali noi li
proprio coloro che s'i1luclono sulle conilizioni clel attingizLmo clel V:rngelo, noi Ii a:'monizziamo con
prcsente e non I'cggoflo in germe le rivoluzioni gli insegnamenti della tradizione, con lc defini-
de11'al'vcnire. I rivoluzionari r.cri erano a Ver- zioni dclla Chiesa; e come a base cli tutro i1 so-
sailles, o Signori, alla vigiliri de11'89; i rivoluzio- cialismo melte i1 suo credo scientilìco, noi a basc
nari incoscienti, quelli cioè che prepal'ano -senza di tutto mettiamo i1 nostfo creclo religioso.
volerlo g1i incendi r'ivoluzionari sono i misoneisti, Tanto che mentre altri vede in noi dei razionali-
che spargono sul fuoco 12ì cenere dc11e mille loro sti in gcrmc, altri temono in noi dei piccoli teocrati.
illusioni. E sbagliano anch'cssi. Giacchè se per tcocrazia
Ma mentrc ai libcrali sembriamo dei socialisti s'intende un regimc, dove la rcligione,pcr mezzo
incoscienti, ai conservatori cattolici facciamo I'ef- dei suoi ministri, siiì. chiamata a reggerc lc stesse
fctto di liberali maschcràti. Ebbene, parliamoci sorti civili dclla societii, noi non la invochiamo.
chiaro per tagliar corto alle accuse che io non Noi non vogliamo alfatto nè i1 carabiniere che
chiamerò insinuazioni, per non parer maligno, sorvegli il confessionale, nè il curato chc tcnga
ma chc delle insinuazioni producono l'effetto: - se mano a1 gendarme; r,ogliamo s1i influssi indirctti
per liberalismo s'intende l'amore della libertà, 1a dclla religionc quanto piir ampi sia possibile, ma
convinzione che all'ombra di questa, solo all'ombra l'azionc diretta di lci c clei suoi ministri circo-
744 CONFERENZ^ V - L^ SOLUZTONE CRrS'IrAN^.

scritta in quell'àmbito che 1e assegnò Dio stesso:


Quae sufit Caesaris Caesari, quae s nt Dei Deo.

CONFERENZA \II,
Tali noi siamo e tali ci accingiamo umili e f,cìenti
L' organizzazione della Carità.
alla lotta, non curando nè i timori di quei che ci
amano, nò il disprezzo c l'odio di quei che ci
temono. La nostra flducia ci viene da1la bontà
della causa a cui ci siamo consacrati, che è quella
stessa a cui si votò il Cristo. Era alta, o Signori,
, o signori, che lu celebre altra yolta
sui col1i di Palestina, 1a notte, tranquille le cam- la potenza delle suc armi, che ai bei
pagne nei dintorni di Betlem) in pace sotto lo giorni del rinascimento brillò come un faro lumi_
scettro d'Augusto il mondo, ma era pace di que11a noso nel mondo dell,arte, \,iene oggi acquistando
chc i Romani sapevano fare, pace degli loppressi una meno lusinshicra riputazione. Il secolo ban_
sotto la Yerga dcgli oppressori. A poveri pastori cario applica, nei suoi giudizi sugli individui e sui
un gruppo d'angeli annunciò pace nuova, di cui popoli, nuo.r,i e materiali criteri, si chiede quale
sarebbe auspice il Cristo a1lora apparso sulla ne sia la potenzialitii economica, e.l il criterio
tefi^. In terrfl pa.x. nuovo, applicato alla città etcrna, le riesce oggi
I1 Cristo era venuto a liberar g1i oppressi, si ben poco favorcvole. À{ancano a Roma, così per
era fatto de1 loro numero, ne riabilitava la di- la sua posizione geografica come per Ie sue tra-
gnltà, ne proclamava 1a redenzione. L'impulso dizioni storiche, o certo scarseggiano, quelle che
dato allora a1la ascensione degli umili c'lura da furono sempre, e sono oggi ancora piìr che per
diciannove secoli. Obbedire a quelf impulso, fare, 1'addietro, viyaci sorgenti di ricchezza.
nella giustida e nel1a caritàr la pace è i1 nostro t Quest^ Conicre.z^ te.utr a Romr il crovcdì pasqua
raclioso, e certo il piir cristiano degli ideali. 1z
dopo
deI1898, a lavorc detl,Opcr^ ilctle Cotonie climatiche in cÒIina, prc-
terra par. sieduta dàt Dortor Lnpponi mcdico di S. S., ristampo qui, pcrchè
Ia
cavihi è glan parte delh soluzionc c.ìstiana dcl ploblcma socialc.
ma
in quanto sia be e orydki*dtd.
r46 CONFERENZA vI.
L' oRGANIzzAzloNE oelr,e catrrì, r4?

Misera dintorno zL 1ei 1'agricoltura, almeno vollero rinnovarc in pochi anni unn città trenta
fino a quel giorno, se pure I'errri mai, in cui riflo' yolte secolare, sulle amare lez_ioni che
i fatti
risca l'agro romano, fecondato 'la capitali e da riserbano a quanti negligono la forziL sia pure
suclori chc sara purtroppo c'liff,cile trovare - il rnefte. mr formidalrile, dt.lle tr:rclizioni.
commercio ridotto pressochè a1 consumo dei cit- Oltre i milioni convcrtiti (nuovo mir.acolo di
tarlini e dei forestieri, che, la Dio mercè, ancora stoltezza) in mucchi di pietrc, ingombranti il passo,
vi affluiscono, attirati da ciò che questa Roma ha limitanti 7'oriz,zonte,la luce, l,aria, un altro danno
di eternamente be11o e poetico, 1a mesta gran- la crisi edilizia apportò a questa Roma. Tutta la
dezza ò,c17e ruine pagane, la gloria sempre t'iva
dei cristiani nonumcnti;- i tentativi di trapian-
tarvi 1'una o I'altra dcl1e grandi industric mo-
derne si chiarirono, a1la luce dellrl cspericnza,
aflche piit vani c1i que11o clìe pronosticassero uo'
mini tacciati di pessimismo e forsc anche ad esso di farla tornare, se non in parte, a casa sua; ri_
proclivi. La sola industria chc parve florir per un mase qui ad aumentare quel1a popolazione paras_
momento, destando folli sperlnze, stimolando acri sitaria, che nelle grandi cittrì non suole mancare
cupicligie, riusci ad una catastrofe dalla quale non mai, che a Roma singolarmente non era mai
basterà forse a Roma mczzo secolo di lavoro e mancata, rin.nse qui ad accrescere il numero
di saggia anministrazione per rialzarsi' Non so dei potert'.... chiamiamoli cosi, salvo a distin_
quanti capitàli suoi c d'Italia tutta andarono ad guerne tosto de1le classi che non andrebbero mai
immobilizzlrsi in quelle case enormi, i1 cui spet- confusc. E quasi l,esercito di poveri qui abitual_
tacolo è ancora piir triste de11e ruine Yctuste, mente attcndato non btìstasse, capitano, specie
come la canizie precoce è Più mcsta di queila clie
viene a suo tempo a renderc veneranda la fronte
di un uomo. Chi passeggia pei cosidetti quartieri
nuovi tra case, quali aPpena a mczzo costruite,
quali ermeticamente chiuse a guisa di sepolcri,
quali in meno di vent'anni logore, è condotto a Questa miser.ia cronica cd awentizia clh di sè
ben tristi riflessioni su1la leggerezza di quei che un triste e vergognoso spettitcolo per le nostre
.\/I. L' oRGANIzzazIoNE DELLÀ. cARtrÀ. r49
r48 CONFERTNZA

mingherlini, l'attrappiti .... mcntre liì po\.era madre


di famiglia si logora pcr tro\rare, scnza dover ar-
rossire, o lavoro o un qualsinsi tcnuc soccorso.
Eppure non può dirsi assolutamcnte, o signori,
che Roma sia vcnutrL meno a quei dovcri di ca-
rità chc la nuova doloLosa condizione di cose lc
imponcva. Ellet ha mostrato di csscrc ancora (mal-
grado trnti e così dissenntti tentativi di sconsa-
crarla) città profondamentc cristirna. \{entre le
risorse clclla ttcchez,z,tt cittadina diminuivano,
mentre i pubblici poteri si mostravano rcstii nel
rimediale ad una situazione economica, della quale
in parte almeno, ricadeva soyr'essi la responsa-
prova un scnso bilità, trovò nuove c piir copiose risorse la pri-
esscrc 1e popÒ1anc, numerosissimc' vatir iniziaiiva. Grazic a71a quale sorsero nell'ul.
timo vcntennio e fioriscono tutta una serie di
nuoye istituzioni illumiuatc c geniali: cucine eco-
nomiche, laborÌtori par t^gtvze, per umili donne
dcl volgo, per famiglie decadute; dispensarì pei
bambini, ospizi pcr i tccchi, dormitori notturni;
I'ospizio di Stn lìilippo Neri per i fanciulli abban-
donati, t'ospedalino oftalmico, I'opera di S. Mar
ghcrita, cd altrc la cui enumerazionc non sarebbe
nè facilc nè ble\.e; questzr istessiì opera gentile
di soccorso igicnico ai figli del popolo che qui
oggi ne raccoglic, chc qui, per mezzo mio, chiede
I'appoggio dclla Yostra simpatia, I'obolo del1a
vostra pietà.
E accanto iÌ qucste opcrc stabili e permanenti
I50 CONI'ERENZA VI, L' oRGANIzz^zroNE nrlr-e. cenltì. t5r

c'è una sorgente di carità, sotto forma di limo- della carita verso i poveri. La colonia straniera
sina, che non inaridisce mai. Il buon esempio o fissa, o di pass.rggio l,invcrno tra noi, ci clà
viene dall'alto. Il Papa, sovvenuto nella sua apo- anch'essa 1'esempio cli quella vigorosa ed attiva
stolica povertà. dal mondo intiero, fa sentire spe- filantropia, che vittoriosa cli tutte te divisioni
cialmente questa Roma i1 conforto della sua s' alimenta in un vivàcc amol.c della umanitir po.
^
presenza; - la Corte, oltre ad una beneficenza vera e sofferente. È uno spettacolo nobilc e com-
quotidiana, non lascia passar occasione nessuna movente che fa, insicme con titnt'itltre cose, rim-
straordinaria per largheggiar coi poveri di sus- piangere, a quei chc la conobbero e dovcttero la-
sidi; - il patriziato vecchio e nuovo si fa un viìnto sciarla, Roma - che fa insieme, con tante altre
di continuare ad emuìal'e quclle opere per cui in cose, augurar bene al suo dcstino.
passato s'impresse negli annali llc1la carit:l a ca- Ora, perchè e come, o miei sigaori, malgrado
ratteri d'oro il suo nome. Qucsto dclh ciìrith è tar:t& ricchezza cli beneficcnza nuova venuta ad
un terreno dove volentieri sccndono atl incon- accrcscere il già pingue .patrimonio della bene-
trarsi uomini venuti dai partiti c persino da'lle ficenza antica, ò tanta ancora in questa Roma la
credenze religiose piil opposte - e quando, invecc miseria derelitta o troppo scirrsamente, troppo
di unirsi, si gareggia tra partiti diversi in opere inefficacemente soccorsa? È qucsto letto alella mi-
di beneficenza,.i poveri raccolgono di questc gare seria molto piir ampio del lìurnc di caritil che per
nobili e feconde tutti i yantaggi. La Chicsa con- entro Yi scorre? o di questo fiume con tiìnti sa.
tinua per mezzo tlei suoi sacertloti, dei parrocl crifizi alimentato piir che esscre scorse, sono male
sovrattutto, un ministclo di caritù che, pcr rima- distribuite le acque? Altra volta inchinai alla
nere spesso occulto, non è neno vasto nè meno prima ipotesi - data la quale, il doYere cl,ogni
efficace: i conventi, scaduti dall'antica e prover- uomo di cuore sarebbe di gettar tra i ricchi non
biale loro opulenza, proyano iLncoriÌ, con le quo- abbastanza gencrosi it grido cristiano della carità.
tidiane distribuzioni di vivcri trlle loro porte, NIa oggi la miir csperienza e quella di amici
quanto sia ricca, quando I'agita un soffio d'amore, miei, nel campo rìella romana carità da pirrecchi
la povertar evangelica. Nuciei simpatici di giotani, anni operosi con non minor. intelligenza che af_
sentendo quanto a mantener vivace 1a fede giovi fetto, mi convincc cltc se giozta certo firr opera
i1 renderla operosa, dànno man fortc ai szrccrdoti, perchè la sorgente della bcnclicenza gctti ogni
o s'addcstrano soli in questa palestrà gencrosa clì piìr copiovr, rge lncorit piir adoperarsi pcrchè
r52 CONIIERENZ.l YI. r-' oRGlNrzz.rzloxr oBlr-e canrrÀ.

ne siano meglio ripartitc lc acque. Non si tratta simi interessi. Non risolverò il problema - e come
solo di eccitare alla generosità i cuori - benchè si potrebbe in cinquanta minuti? - de17a organis-
bisogni fare dtrche qltesto - ma di invitare a mag- aasione della carità, m:ò mi paflà d'ayer fatto
gior riflessione e prudenza g1i intelletti. Non si abbaslanza se 1'avrò sollevato, usando un 1in-
tratta solo di muovcre a far carità, ma di spingere guaggio energico, magari qualche volta per certi
tutti a farla bene. Non è la causa della povertà pusilli scandaloso, (ma è così che gli spiriti tor-
che bisogna dircttarmcntc perorarer ma è la causa pidi si possono destare clai tranquilli lor sonni) -
del parassidsmo chc bisogna ( ombattele. se vi avrò fatto senlire chc rclf interesse delln
Il mio pcrciò oggi è un grido d'a11arme, o signori carità cristiana, nel vostro interesse, o signori,
miei - vorrei mettervi in guardia con tro di coloro, urge di dsolverlo - se avrò spinto altri a studiarlo,
i quali, sfruttando 1a vostrlr generositit, /non solo ad approfondire, a tentarc 1a soluzione vera c
feconcì;r.
1a stornano dallo scopo ch'cssil nobilmente si
preflgge, di sollevar 1a miscria, ma lu fanno riu-
scire ad un risultato conlrtuio nd ogni Yostra in' I.
tenzione e pessimo, di alimentar cioè il vizio, o
meglio, tutta una serie cli t'izi un più de1l'altro Dovunque si affelmi una realtÈr bella ed uti1e,
schifosi - che perciò stesso lcgittimano 1e critiche aspettateyi, o miei signori, di lecler sorgerc, - colpa
a cui la carita cristiana, da fartc d' uomini in e vergogna de1le umane 'r'oglie ! - una contraffrL-
fordo egoisti, è oggi volcntieri fàtta bcrsaglio. fazione. Accanto alla religione i culti superstiziosi,
È un grido cl'allarme, e mi terrei pago sc a questo accanto a1 sacerdote f indovino, a1lo scienziato
riuscisse, non per l'autorità mia, 1zt quale so quanto il ciàdatiÌno, accanto all'iìrte vera c grande 1'ar-
sia poca, ma per i1 luogo dove risuona, ma per i1 tifizio, accanto a1la povertà i1 pafassitismo. Lri,
pubblico intelligente e culto a cui esso si rivolge: dove 1a caritil, pianta gentile e benefica, verdeggia
- di convincervi che c'è qualcosa altrettanto e e fiorisce, è incvitirbilc si sviluppi il verme pa-
piir importante chc i1 semplice Jar caritù, ed è rassita de11o scrocco. In tutte lc gràndi citta, ac-
il faia bene ; che so1o, quando questo si sia fatto, canto a coloro per cui la povertii è tttli\ scxagnrfi,
possono 1e classi supcriori dcl1a nostra società ral- ci sono altri clre se nc t?rnno un rcstiere; 2"ccàrrto
legrarsi d'aver compiuto il loro doverc, come a quelli che stendono, forse trcmanclo, la mano
a1 soccorso, perchè non possono applicarla al 1a-
certo allora soltanto hanno tutelati i loro mede-
r54 CONFERENZÀ VI, L' oRGANIzzazroNE orr-ra centT e.

voro, ci sono altri che la sporgono audaciJ perchè presentarsi per avere lavoro, e di questi solo 174
odon vogliono lavorare - mentre gli uni subiscon andarono ai posti loro destiniÌti, ma soli 18 furono
la povertà come una croce, altri se la fabbricano costanti: gli altri 156 smisero dopo una o clue gior-
e 1a maneggiano come uno strumento di ric- nate di lavoro. ll fatto è indubitato, mzt lir con-
chezza. clttsione generale non vi trova, mi scmbra, ap'
In quali proporzioni lo sviluppo di questa mi- poggio sttffcierute. A parecchi infiÌtti di quei che
seria simulata, parassitaria e sfr uttatrice stia con rifiutarono e smisero può essere chc non conye-
la esistenza di una miseria reale e compassio- nisse, e scnza loro colpa, il genere di occupazione
nevole, non si può stabilire, com'è chiaro, con loro offerto: ma anche con questa attenuante la
una formula unica ed uniycrsale. Maximc du Camp, proporzione resta spaventosrj ed il fatto estrema-
il grande c geniale descrittore de1la carità pari- mente istruttiYo.
gina, in un notevolissimo capo de1 suo Parìs bien- Il Conte d'Haussonville, che ha ripreso 1'ar-
faisa t corseqato a questo vitale argomento de1- gomento nel stto Sociqlistrte et charité, è più tem-
7' organizzaziote della carità, capo che è lrutto perato. Giacchè, dopo aver accennato alla dimcoltà
di lunghc, pazienti osselvazioni sue ed altrui, sta- di stabilire una proporzione prccisa, propcnde a
bilisce una cifra severa, ma, credo, esagerata. credere che i casi cli vera miseria sieno il 20',/" di
. Sovra 750 lettere di laccomandazione per soc- quelli che ci si offrono; su cinque che gridano a
corsi, eqli scrite. ne potete scnza rimorso con- voce ocl in iscritto: misericordia e pietà, uno solo
dannare al Iuoco 730 ". La cifra terribile e scon le meriterebbe davvero. Non abbiamo ancora,
fortante è il risultato di un'inchiesta feì.tta da ch'io sappia, nessuno studio statistico sulla po-
quella che si chiamò prima (Eu.ttre de toltche , e vertà. e i1 parassitismo in Roma: i1 frutto d'una
poi si ribattezzÒ co1 nome meno offensivo di parziale inchiesta fatta da miei amici darebbe un
(Euare des co?nn7ergd.,tts. 11 principio fondamen- risultato alquanto meno sel'ero del d'Hausson-
talc fu di offrire a quanti chiedevano soccorso in tille: su 3000 questuflnti. 1000 poveri: ler un po-
denaro e non eriì.no impotenti a1 lavoro, un posto vero, due parassiti. Il campo del1a carita si può
prowisorio con salario immediato presso a buoni dunque dire, qualsiasi cifra si ritenga 'per vera,
commercianti, che si erano volentieri prestati al- invaso dal bacillo clello scrocco.
1'esperimento. Soyra 727 che aveano chiesto soc- Il quale vi producc pel' lo meno trÌtti quei
corso, solo 312 risposero alf invito loro fatto di clanni che la fllossera in una vigna, liL tcnia in
r56
L' oRGANrzzAzroNE oBrr,e co*IaÀ. \57

un ofganismo animale: assorbe esso quei succhi ai cardinali, ai patrizi..... ilpplichclirnno 1'o?Por-
che iÌndrebbero a1 vivente. Voi 10 inamate questo
hurc et i r/orhtt e del Vangelo - c quancìo la ma-
arido, mesto campo de11a povertà cittadina con
noYra aperta de1 chiedere non riuscitiL, ricorr-e-
il vostro denaro, frutto qualche yolta de1la Yo- ranno a1l'astuzia. Pcr calpirc clcnirto t'tiun mezzo
stra generositr\) frutto talora dei l,ostri faticosi sembrerii loro illecito: lìngcranno, i più volgali,
risparmi: ma le pianticelle, che r.oi volevate con delle malattic che non hanno, o provochcrlnno
quell'inaffio sah'ar dalla morte, intristiscono e
malattic verc, memori cli quel principio, cl'ìe certi
del Yostro generoso alimento godono e prospe-
mali sono un patrimonio, o) senzil procurarscle,
rano erbe tristi e parassitarie, di cui yorreste
sfrutteranno qualche sempliciotto che le abbia;
ccrto la distruzione. C' è) direbbero i giuristi, un
e Ie donne si faranno prestarc i bambini sparuti
lucrttnt cessans e un danuutnt e wgLtts, cre- da commuovere i passanti, c un lanciullo abile
dcvate di sollevar 1a miseria e fomentatc in que1la
srrril prrgato per:ìccompflgniìre un cieco autentico,
vccc un vizio; cr:cdcvate di fare un'opera buona a tutto profitto cli qualche veggcntc dagli occhi
e riuscite ad un'oper:r) non certo per vostra colpa,
molto, anzi troppo aperti.
ma in sè, ma socialmente cattira.
Lo stato maggiol'c di qresli bol.ti lieus dclTa mi-
Pcrocchè, o signori miei, pochi vizi sono cosl
serin, chc sono g1i scrocconi, lasciando àgli umili
moralmente schifosi come questo de11o scfocco. gregari queste piccole arti, ricorre|tl ad altre
All:r sua gcncsi voi vedete presiedere 1'ozio. Ci astuzie meno volgari, ma pcr la ral1ìDatezzer della
sono de1le nature pigre a cui il lavoro, o assag- malizia peggiori. Sbriglieranno la loro firntasia ad
giato appeniì od anche solo intratisto, fiesce insof- inYental' romanJ.zt dt sciagurc da propinarsi a closi
fribile; ma se non lìanno nessuna energia per il omiopatiche in lettere o in colloqui; diyenteranno
layoro, troyano nella stessa àpatia ed inerzin uno ex-militari pontificì con un monsignore e recluci
scudo contro la natural ycrgogna de1 limosinare. delle prÌtric battaglie con una famiglia patriot-
S'apposteranno qualche ora al giorno in qualche tica, si fàranno mzLgtvi ribàttezzare o Iìngcranno
'r.ia od alla porta di qualchc chiesa piil frequen-
1a ventcsimir conversione. Tra quei che si lasciano
trì.tiì - o, poichè il firr questo diriene ogni giorno ingcnuamente commuolrere c quei chc si Yogliono,
fortunatiìmente più dimcile, scrigeranno letterc o non fosse che con qualclìe sol(ìo, libcrarc, cssi così
lrdelmenle stereolipc o leggermente \-arie, o inge- rinediano - è 1a tfase tecnica qr\ - ttna buorta gior-
gnosamente proteiformi, al papa, a1 re, ai principi, ,,&ta, sttperiote spesso a quclla di un oncsto ope-
r58 L' oRGANIzzazIoNE nrLt-l cln.trÀ. r59

raio, ed i1 denaro rubato lungo il giorno consu- case, vi sentirebbe gli scherzi più szrporiti a1t'in-
mano la sera ne1le bische piir irfami. Rubato, dirizzo dei ricchi piir compassioncvoli c generosi:
ho detto, ed è 1zr parola esattir; trttto dal1' ozio e quegli scherzi vi offcnderebbcro tanto piir, quiìnto

nutrito di frodi e nutricatore, alla sua Yolta, di fu piir gentile il sentimento di cui altri si valse per
ignobiti passioni, il parirssitismo, 1o scrocco è un trarvi in inganno. L:r mia crtusu sarcbbe diflìcile
furto: peggiore del furto ordinario per questo dap- se dovessi convincerL i Iìtlsi foveri ir non scro(L
pdma, che il ladro ordinariamente ruba ai ricchi, care, ma conr.incerc voi a non lasciarvi tru[1ilre....
ma questi parassiti ruhano scmpre ai poveri, e sia, è cosa tanto lìrcile, chc divienc superflua.
poi anche perchè il parassita sfugge ll quci rischi Quello che non è punto superfluo invece si è di av-
a cui il làdro si cspone. Questi gioca la sua libertri, visare insiemc ai mezzi prertici, per condurre una
quella libertà che è in fondo così ciìra a tutti, guerra, che a voi tutti si appalesa utile e santa.
ltl scroccone giuoca il suo ono!:c, quell'onorc clÌe
non ha c a cui dcl resto non ticne; iI ladro Ii-
schia di essere irmmanettato, lo scroccone il piir
che gli capiti è di esserc messo alla porta. La prima cosa mi pllr qucsta, distruggere ri-
Che questa pianta dello scr:occo, Ia quale solutamente una condizione estefna di cose che
aduggia i1 campo della carità, bisogni cstirparla, rende possibile, nelle sue forme piir basse ed e1e-
soffocarla, distruggcrla, niuno, io penso, ne dubita mentari, ma pure rendc possibile 1o scrocco;bi-
tra quanti comc voi, o signori, iìmorosamente lo sogna, o signori, combattere, climinarc I'accatto-
coltivano. I mig'liori tra voi sono i più interessati naggio.Io temo fortc chc questa mia proposizione
in questa santa guerra a1 parassitismo, del quale sia per riuscire poco mcno che scandalosa a pa-
se ricade sui poveri il danno, su voi ricade la recchi. L'acclttonaggio godc - non certo fra
beffa, su voi la responsal.rilità, non vogliamo dire tutti, mrì tra ufl buon numero di cattolici - dclle
morale, ccrto materiale. Giacchè siete voi, pro- simpatie che forse non oserebbero scmpre di af-
prio toi, che contro ogni vostra intenzione, di fermarsi palescmente, ma che si traducono in una
certo, ma che realmentc, eflcttil'amente 1() nu- apatia ostentata, in una apcrta ostilità contro
trite. Ed è alle vostre spalle che ride tutta questa quelle iniziativc che tcnderebbero a sradicarlo.
gente, dopo che è riuscita a mistiflcan'i. Chi po- De1 che la causar storicamentc pirrlando, è il partir

tesse la sera penetrare in celte bettole o in certe che fanno, se non sempre, cì'ordinario que1lc ini-
r6c) L' oeoetlzzeztoitt oplle cantr-\. r6r

ziatfue di guerra da uomini estranei o anche con- nome della loro incredulità, sotto l,impulso di essa;
trari alla nostra fede. Di recente a Torino, es- come noi credenti (purtroppo) non pcnsiamo, non
sendo sorta un' opera contro 1'accattonaggio, flella operiamo sempre sotto f ispirazione benefica della
tribu.na di uno stimabilissimo giornale cattolico nostfa fede. L'esame dunque devc essere pru,-
di que11a citta, ossia nella colonna zlperta alle dente,ma spu onalo.Scf iniziativa) da qualunquc
discussioni de1 pubblico, furono con visibile sim- parte venga, apparisce buona in sè medesima er
patia accolte yarie lettere, dove I'opera proposta perchè tale, cristiana - giacchè il Cristianesimo,
era palesemente biasimata e combattuta. in quella sun immensa comprensivitdr tracciata
Orbene, o miei signori, a me pare che quando da Paolo apostolo) abbraccia tutto che è buono,
un'iniziativa qualsiasi parte da uomini o senza bel1o, nobile - per qual motivo respingerla? e se,
fed.e, o, che è peggio, ad essa nemici, noi cattolici pur essendo buona, se ne voglia far da uomini
s'abbia il diritto e il dovcre d'andar guardinghi settari un'arme di guerra contro di noi, perchè
e sospettosi. Giacchè I'errore ha una sua conge- non strapparlzì ad essi di mano e contro di loro
nita sottigliezza, per cul s' insinuiì talvolta persino rivolgeda ? Pcrocchò, o signori, se noi cattolici
in quelle proposte pratiche, che parrebbero inno' si può e si deye talvoltiì. prudentemente unirci
centi od anche buone. E ciò, notate) non sempre o con uomini di fcde divcrsa ad opcre neutre, 10
almeno non necessariamente per maligno proposito s?irito settario, che in ltalia cosi tristamente f,o-
di volontà: è proprio 1'errore che, senza nessuna risce, quello spirito per cui ai grandi interessi
malizia cla parte di chi 1o professa, ispira di sè, della patria, della verità, dclla giustizia, si prefe-
gencra, per rigor di iogica, propositi Pericolosi! riscono gli intcressi della piccola consortcria a
Altra volta i propositi pratici saran buoni, ma cui per avyentura si appartiene) lo spirito settario
uomini settarì sc ne vogliono fare uno strumento bisogna trpcrtamente, eternamente combatterlo,
di guerra. Adtersu-s ltoslem oeter'lra a ctorìlas esto.t Io ca,-
Io capisco dunquc e approvo i1 sospetto, ma pirei adunque che, se l'iniziativa sorta contro
se questo ci deve rendere cauti uell'esatne d.elle l'accattonaggio rl Torino, si mostrava animata da
singole iniziative, non ci deve rendere ad esse spirito settalio, si fosscr levati su i buoni |l com-
sistematicamente, Preoerrtioamente contrdrl. Pe- batterla, ma non c:rpisco che 1a si siiÌ combattuta in
rocchè g1i uomini senza fede non pensano, non sè, non capisco gli argomenti di cui allorzr - e sono
Yogliono, non agiscono sempre (la Dio mercè) in del resto i soliti chc s'zrcloperano - si è fiì.tto uso.
cr)Nl l,lRIlNzL Yl. L' oRcaNrzz^zloNFi DELL^ cARIT^. r63
,62

Si è detto che questa esposisio


e pubblica e posto anche dei mestieranti? mestierrnti chc) flel1a

permanente della niseria richiama


il ricco' por- fretta fatale di questa forma di limosina, non è
1o richiama a possibile, data specialmente la loro astuzia per
tato c1a1 suo egoismo a ignorarla'
u a*tit" il dovcre tli soccorrerlzr'
lla mascherarsi, distingucre clai miscrabili ? Ebbene,
o signori, finchè 1'accattonaggio duta, sussiste;
; penstìto que11o che giustamcnte notaclÌei1
"orroaa"atu,
;;i
cento tolte flnchè perciò stesso vi può essere, accanto iì dieci
d' Haussonville: " Io ho osservato
condizionc molto mo- furbi, uno sciagurato, io vi dirò: datel - meglio
aor,o in g"n"a" Persone 'li
senza sciupare dieci con clìi vi sfrutta, che liìsciar man-
à".,t q*u" che fanno carità per 1a strada'Ma per care uno a chi ha bisogro di voi. Ma finchè ac-
fare altra'
dubbio perchè non ne possono
continua a carlto all"ttlo ?otero \ri sono i dieci furbi, io dirù'.
,ot t""nt (è il d'Hàusson[illc chepartc lbbia meglio una forma di carità che eluda questa
ourrur", a" ci ùomandiamo quanta
tli sharitzzarcr frode: una condizione di co§e che rende pos-
-rn nostra gcnerosità il desitl(rio
lella informa' sibile questo sperpero bisogna abolirla. Ed è inu-
ii i*po.,,tto, 1rt pigrizia di chiedere
,t"rt, t"r." il timore segreto tli trovarci chie- tile, se non forse per ischerzo (ma è lecito scher-
a1la quale i zare in cosa di tantiÌ importanza?) ricorrere, come
l"ìààr" presenza tl'una miseria' pur s'è fatto, pcr patrocinare I'accattonàggio, a1la
i"."t p*ni" soldi non Potrebbero fal fronte' r'ico-
parola di Ctisto'. pfluperes semper lnbetis to-
;;.;".;-" che clei due pitttti della
bilancia
piir carico p '' Quaflta biscum; perchè GesÌr non ha detto che 1i avremo
0""i" u", carità non è iI rli quel1a' intendia- sempre per istmda, o che bisogna ci vengano, vi
carità provochi l'accattonaggio
quanta caritir dieno spettacolo di sè per aver diritto al nostro
-iirr"rrirr,ioaltrimenti non si farebbe'
;;;;"
ma so r'he moltiì ne disl'rrde' soccorso.
-Giaccht non so,
' per me la quistione si riducc tutta
qui:
o no una ribalta'
1'accattonaggio rappresenta sì
:ll

miseria puÒ' senza pos-


dove accanto alla ver:r
si Ma come abolirlo? Non con dellc leggi, che
iitite controtto, Presentarsi e reùlmente Presenta
negarmi che sul mar- sono qualche volta crudeli, sempre incllcaci: cra-
to ai."riu camuffata? potete
d' una deli q]d.ar.d.o victino a tutti ali questuare, ma senza
U"rro via , a1la porta cì' un teatro '
"ro-*0" a poveri veri ed autentici' prendan
ui.itto offrire ai veri povcri o un lavoro, se ne sono
I-rri"".u,
capaci, o, per altra via, il soc('orso necessario,
t Op. cit. p. 163.
L' oRG,{NIzzAzIoNE oer.le ce.n,trÀ. r65
r64 CONFERENZA \'I

stiere anche coi bttotti si poteva continuare an-


quando sono imPotenti: - ineficaci, perchè 1'ac- cora! Giacchè il buono si può vendere e perciò
cattone troverà semprc modo di sfuggire alla stesso convertirc ncl soldo, strumento tmbito
legge e tendere furtivamente a chi passa la
mano'
per soddisfare, non più il hisogno) mr il ca-
flnche troverà delte borse disposte, lungo la
sua
priccio. Maxime tlu CrLmp dcscrive 1a orglniz-
bisogna chiu-
strada, ad aprirsi. Sono 1e borse che zazìone parigina. ali qucstr vcndita dci buoni,
dere: sono g1i uomini di cuore che bisogna con specie delle cucinc cconomiche. Quando 1o sct'oc-
trlti i fiezzi convincere che 1a carità non va fatta cone volgarc nc lìa messo insieme un certo
cosl, ma in fovma migltlore' Io non voglio
dissec-
numero, li vende ad un bcttoliere, il quale alla
care questo rigagnolo piccolo o grande della ca'
sua volta le porzioni acquistate a1 massimo
rità spicciola e minuta, vorrei solo indituzxlo buon mercato coi buoni zrlla cucina, o anche il
meglio per una via che piil sicuramente 10 con- pane av[to alle botteghe, rimette in vendita nclla
duca a raggiungerc il bcnefico suo scopo' sua taverna con non lieve profitto. Altrove la
Un primo mezzo elementarissimo sarebbe in- cosa, senza essere così bene organizzata, si fa.
tanto di sostituirc al soldo il buono di pane o L'inconvcnienle srrchbc non cerl.o intieriìmcnte
per
cl'a1tri generi alimentari. Chi stende la màno tolto, mir notevolmentc climinuito, quando innanzi
istrada 1o fa, se povero dirvvero, pcrchè ha fame;
tutto la distribuzionc spicciola si limitasse ai soli
a 1ui il buono di panc, di mincstra o di che buoni di pane e qucsti ed altri buoni consimili
altro cibo vogliàte, giungerà come lzr manna nel dessero diritto non ad asportazione, ma a pure
e semplici consumazioni.
Ma il parassitismo non si esplica oggi che in
partc minima pcr istftclà, csso va ne1le case, spe-
cie sotto forma di supplica scritta, va a solleci-
tare la cariti\, a mcttcrc ir dura prova la pi.tzienz.a
tra il Povero e it parassita,
ln piirfl pre:iosa
dei ricchi, o lnche iì sfruttare la pubblica bene-
deila carità intelligente e benefica' ficenza. Unar prima lcggc che dovrebbero imporsi
In realtlL llt tlove si è cominciato a sostituire tutti gli uomini gencrosi si è cli non dare - salvo
sistematicamcnte il buono di pane a1 soldo'
g1i
casi eccezionali - dernro in mano ai poveri, Per-
accattoni di mestiere a tutta primlì nicchià- chè intanto, chi simult miscria ne abusa, ed anche
rono) ma po.i purtroppo s'awidero chc il me-
r66 L'oRGÀNtzzAzroNÉ DELLA caRlrA t6z

chi ne soflre non ne sa usar bene; per gli uni è chi supplica seriamente accertati. Il patrimonio
str menlo, agli altri riesce per lo meno lefita- della carita. fasciatemelo chiamlt cosl, perchè
aioue di vizio. 11 miserabile che si vede piovere quantuflque da voi, o ricchi, tlipenda il costi-
in seno la bcnedizione di cinque, dieci, venti fran- tuirlo, vi spinge tuttavia lt mettcr-lo insieme 1a
chi, dopo chi sa quanti giorni prssati con la fa- piir umana e cristiana delle Yirtil, unit virtù a
miglia a stecchetto, è terribilmente provocato a voi, uomini e cristiani, doppiamcntc doverosa)
procurarsi con quella somma, non quel pò di il patTimonio dcllit ctritiì è sacro, perchè patri'
s/abrle benessere che pur potreblle, ma una gior- monio tlei povcli, i figli prediletti di Dio, lc
nata felice c gioiosa. 11 povero, novanta volte su imagini viventi de1 Cristo; ma sopfittutto questo
cento, quel denaro che voi gli date, non 7o ado- patrimonio è scarso a1la Yastità dei bisogri.
Pern, fi^ se 10 f il l mangiale ecl a bere. Ed io Tocca a voi pcrciò di amministrarlo con quella
non farò la voce grossa) oh! no, contro questa medesima cura gelosa, con cui amministrate il
povera gentc che si permettc una volta un vostro. Poichè sapete chc a qtlesto patrimonio
lusso che i signoli si danno tutti i santi giorni, dei poveri insidiano con ogni arte più inde'
ma intanto le intenzioni benevole ili chi ha do- gna i parassiti, non traliìsciate cautele per non
nato falliscono. Quanto meglio sarebbe stato, se cadere voi c i poYeri l-ittime de1 loro gioco di-
al bisogno che gli si indicava, il ricco avesse sonesto. Lo so che a farlar cosi la carità vi riu-
direttamente sopperito ! Certo anche questzr ca.u- scirà più fattcosq: ma chi vi lla mai detto che
tela non biìsta scmpre: i1 parassita che ha flnto 1a carità ilebba essere un divertimento? Io ho
il bisogno s'anclrà a vendere, forse per pochi soldi, sempre sentito dire che è una ì'irtir, e le virtir
l'oggetto chc 1o dovea soddisfare, e chi ci gua- sono state sempre difficili e faticose. Non vi appa-
clagnerà sarzl il rigattiere. NIa dapprima unit frode gutc di una fede qualsiasi burocratir.:a di poverta:
di tal genere è più facile a scoprirsi che non sia cerc:rtc informitzioni più precise.
lo sperpcro r-lel elcnaro, e poi bisogna aggiungere E poichè 1'assumerle clirettamente, pei ricchi,
a1la cautelt del non dare in monetar la plù ocu- anche piir volenterosi e bene intenzioniìti, riesce
lata vigilanza. spesso diffici1c, importa si costituisca per libera
In nomc di quei mille poveri che i parassiti iniziativa un uftìcio, a cui essi possano attingerle.
defraudano tlel pane, io i'i dirò, o ricchi: non A Parigi un gruppo tl'uomini tìi buonit volonti\
date miìi senza esscrvi prima della miseria di messisi al lavoro hitnno potuto in Yent'anni fac-
r68 L' oRGANlzzazIoN rì DELt-a c^RrTÀ. t69

coglierc 113,000 in(,trtamenti. Qui a Romrr il Se- E fin d'ora nulh di meglio possono fare che
gretariato del popolo che gia. csiste potrebbe, mi venire in soccorso cìi qucllc opue s?rciflli che
pare, ottimamentc divcnire non solo un ufficio con ruodernitìt tli criteri si propongano rli lcnire
d'informazione pei poveri. che vogliono :rndare le singole umane miscric. Oh!non clite, conlc so-
ai ricchi, ma pei ricchi che vogliono andare zri gliono i misoneisti, dinanzi ad ogni nuovt opcra
poveri. di bencficcnza clrc si annunci: chc bisogno di
Ma qucllo che più urge, o Signori, si è che sor- tante no\ritiì ? EsÌminirtc pl.imll , \.edctc sc r.i-
gano e prosperino o?ere speciali che vengano or- sponde o no :rl unt miscria Iìn qui ignorat:t o
dinatamcnte a soccorso de11c varic lbrme d'umana neglcttzr, c sc vi lisponrle, aiutiltela. No, non sono
impotenza, - f impotcnza, la solit miseria u cui oc- troppe in me?,zo a noi le operc di bencficcnzt:
corra e brìsti i1 soccorso della lirnosina, o momen- ce ne sono parecchie che andrcl)bero svecchiatc,
tanea quando è impotcnza passcggefa, o stabile ma ve ne sono cento nuove da creare. Ecl è bene
quando si tratti di impotenziì. cronica. Allor-a che a crearle pensi c proweda la iniziativa pri-
quando queste operc siansi a sullìcienz.r moltipli vata, perchè la calità fatta spontrìneamente è piit
cate, non si vedrii 10 spcttacolo per 1e nostre gentile della carità fiìttà sotto liì. pressionc della
strade di zoppi, di cicchi, di vecchi cadenti - spet- legge; pcrchè la buloclazia (fittale nelle ammi-
tacolo lagrimevolc, o Signori, non per quel ri- nistrazioni pubbiichc) è una srrnguisuga dellzt bc-
brezzo naturale che la vista di qucl1e sciagure ci neficenza; perchè cìa noi si è sciaguratamentc
puÒ produrre (oh! io non soffro di tali sentimenta- troppo avvezzi a contal'c sulla pi[tcrna tutela dello
lismi ,egoistici; niun cristinno ne rlcve soffrirc) no; Stato; - c, lir.ci:rnro strtre s(, ci si arlii o no pct-
ma pcrchè per la strada o anche in un misero tu- questa stradà al socillismo cli Stato, miì certo ci
gurio, comunque soccorsi dalla caritir privata, que- si infiacchiscc a tutti la fibra.
gli inlclici non possono avcre quelle curc di cui
abbisogncrebbero e che solo un Istituto, un'opcra ::: :::
apposita potrebbe loro apprcstarc. A1lora i ricchi
generosi, il piccolo borghesc ricco, nella sua mo- Dopo rtYer soccorsi gli mtfotc ti con la limo
destia economica, ricco di cuorc, sapranno dove sina. (bisogncra purc conscrvrtrlc questo nome,
collocare sicuramentc, fruttuosamcnte l'obo1o della qualunque forma essa prcnda, e clcvc pt cndcre
loro caritir. le piil opportune) convcrrii ai .lbr./, provl.cclcre
llo L'oRGANrzz-azroNE TTELLA cARrrA. r7r

del lavoro. L'ofertd, la semplice offerta di esso, La limosina del denaro pura e semplice fatta
sarà gia, come 1a offerta de1 pane a prelèrenza all'uomo forte, piir ancora clte alargli il diritto,
della moneta, tn mezzo di discernimento, una gli impone 1a necessità dell'ozio e nell'ozio lo
pietra di paragone tra 1a .Irera e 1a finta miseria. infiacchisce materialmente..... c moràlmente: non
Colui che flella povertà vera o simulata ha tro- ce l'hanno ripetuto lìn da bambini che l'ozio è i1
vato un ignobile sì, ma comodo e proflcuo lavoro, padre dei vizi? ll lavoro in quella vece ci mora-
rifiutera quel nuoyo e pesante che voi g1i venite lizza: procurantlonc tl povcro, voi non ne ayete
ad offrire, ma si sara con ciÒ tolta la maschera, solo rispettata la dignità, nc educate e nutrite
e y'avrà dato egli stesso il diritto d'essere con tutte le Yirtir.
lui inesorabilmente sevcri: si sar2r posto da sè tra È pelciò che il Cristianesimo, checchè sembri
i volgari e astuti delinqucnti della miseria. Egli in contrario ad alcuni misoneisti ignorantissimi
è cosi che l'(Eutre de lo cle potè stabilire la della storia e pronti a scambiare per no\rita.
sconfortante statistica a cui sopra accennavo. pericolose que1li che sono antichi usi ignoti
Ma 1'offerta de1 lavoro bisognerà che non sia e negletti, non ha aspettata I'ora attuale del1e
una fìntar senza di che i veri poveri, gli onesti po- rivendicazioni operaie per consigliare, a pre-
veri non riuscirebbero ad approfittarne; non bi- ferenza della limosina de1 denaro, quella del
sogna solo offrùne d-el lavoro, bisognar tla.rrue. È lavoro. Un vangelo semiapocrifo, l'evangelo se-
in fondo unir limosina come un'a1tra, ma moral- condo g1i Ebrei, narra un fatto che, se anche non
mente assai nigliorc di tutte 1e altre. È una limo- vero, esprime con ogni veriti\ 10 spirito di Cristo.
sina che non fa, come 1'a1tra de1 denaro, arrossire Un uomo da1la mano parzlizzata pregò Geslt a
colui che è destinato a riceverla, ma g1i per- volergliela guarire, per non essere costretto a
mette di tenere alta 1a sua fronte, Non è super- mendical vergognosamentc il pane e poterselo
bia, o miei Signori, quella che fa i1 moderno guadagnare col suo lavoro. Gesù 1o esaudì. - Un
proletariato Jella limosin.rinon era su- signore dellit Corte avea lasciato a San Vincenzo
"degnoso
perbia que11a che spingeva qui stesso in Roma de'Paoli un terreno acquitrinoso dei dintorni di
altra volta un gruppo d'operai a chiedere non un Parigi. Il Santo pensò di manclarvi tutti quei po-
pane in regalo, ma lavoro con cui i1 pane se 10 po- veri abbastanza forti al lavoro che s'indirizzavano
tessero guadagnare;è un senso d'umana dignita, a lui, e di impicgarli a scll\rare una gran fossa'
che è nostro doverc di rispettare c fecondare. La giornata cli lavoro ela pagata quindici soldi.
1
r12 \'t L' oRGANIzzazroNE orr-LÀ canr,r-À. r73

Dopo qualche tempo la fossa, si capisce, era bella anzl animarli a dar gcnerosamente sempre : danno
e scavata. Lo si venne a dire a1 Santo, doman' a veri poveri certo e nella miglior forma possi
dandogli insieme che s'avesse a fare. Riflettè un bile. Ma chi sa che non si possa ancora tentare
istiÌnte i1 buon Servo di Dio e poi rispose: o Fa' qualcosa? chi sa se le esperienze tentatc in città
tene scayare un'altra e si colmi la prima ,. Era, non riuscirebbero in campugna? I) r,erso i campi,
o Signori, un ingenuo lavorare a tutta perdita; che l'antico idillio descrivea vercli e molli, che
ma era perciò stesso un affermare energicamcnte 1a scienza dimostra lcconcli zr quei che li colti-
quaflta sia la importanza nrcrale (l' economica irt vano di forze robuste, è verso i campi chc biso-
questo caso mancaYa assolutamente) de1 laYoro. gna ricondurre questa nostra generazione mor-
Se si potrh al vantaggio morale unire 1'eco- bosamente attirata yerso la città, non tanto dalla
nomico, tanto meglio: tanto meglio se lr- carita coltura che vi florisce piil larga, quanto dai pia-
cittadina o qui o altrove riuscisse, fornendo per ceri che vi si offrono più facili. Quanta parte di
una sola volta un fondo anche cospicuo, ad av- questa nostra Italia, ne1 cui grembo purtroppo
viare un 1à!,oro sumcientemente rimuneratiYo per scarseggiano il ferro ed il carbone così propizi
quei che vi attendono: le migliaia di lirc date a1la industria, ma soyra cui splende mirabilmente
così nc risparmierebbero molte di quelle che, per fecondatlice la luce clel sole, quantar p.ìrte giace
un verso o per l'altlo) bisogna poi dare a tutta negletta ed inculta ! Ed intanto i figli suoi vanno
1a gente che non lavora. Sciagur:rtamente fln- raminghi pc1 mondo a dale tlisle spettacolo di
chè si rimane ne1la cerchia delle iniziati.ve di ca- loro miseria, a dissodare, coi loro su(ìori mesco-
rità, la cosa è tanto dilncile da sembrar quasi lati a1le loro lagrimc, terre non nostre. Sia pure
impossibile. o È un errore assoluto credere, scrive che questc tcrre italiche, cla sccoli neglette, non
il d'Haussonville, che un'opera di assistenza e promettirno ricompense pingui abbastanza a1lit
soccofso ai poveri, sotto forma di lavoro, Possa avidit;r tl'un , apitale, che sogna non invcstimenti
riuscire una impresa industriale o poco meno; sumcienti, ma i piir utili che ci lossano av('rc -
possa, se non renderc, bastarc a sè stessa. I fattiJ d'un capitale zL cui non sembra mli bastevole
- e di esperienze se ne sono fatte parecchie e in una rimunerazione, se affulgt speranza qualsiasi
mocli diversi - hanno dimostrato i1 contrario,. d'averla maggiore ; ma non potrebbero risponclere
Ciò tuttavia non deve scoraggiar punto coloro a1le modeste ambizioni d'una caritiL che si propo-
che soccorrono laboratori od altre simili imprese, nesse solo 1'altrui, non 1'uti1e proprio ? perchò non
L' oRGANrzzazroNE DBr-r-.r cqxrrÀ,. 175
r74 CONFÈRENZA VI.

potrebbero arridere ad un ricco, che non obbedisse è il compendio di quei doveri, la cui trasgres-
solo agli impulsi egoistici della cupidigia, ma ai sione pensa la societa stessa, co1 suo fatal pro-
nobili impulsi della coscienza?' cesso di sviluppo, a vendicare. Gli olgani dive-
nuti superflui, senza funzione, i1 vivente li atro-
fizza, e i gruppi, lc classi che fosscro infecìeli
ai loro doyeri sociali, là socict,r tosro o tardi
Un gran dovere incombe alla ricchezza e a - e oggr loi1o, pcr', hi. I utto ogtli , irmminl ir va-
quanti nc ebbero da Dio il dono fatale - fatale pore, - Iìniscc pcr clinrinarle. Non fu bisogno che
come sono tutti i doni di cose grandi e forti - il si levasse nessun uomo, nessun gruppo speciale
dovere di rendersi socialmerte utile. Negligere d'uomini a colpire la vecchìa nobiltà lranccsc, di-
questo doyere, od anche solo ritardarne 1'adcmpi- venuta di vita che era della nazione, una decora-
zione, una semplice e molto costosa decorazione
mento, sarebbe per le alte classi sociali non solo
ln peccqto, ma \n errore, non solo un peccàto del trono; 1a Francia in una notte ne aboli i pri-
che grida vendetta dinanzi a Dio, ma un errore vilegii, e parve così giusta sentenza, che la nobiltà,
essa in quel memorabile quattro agosto vi appose
che il fatal andare de11e cose verrebbe pronta-
mente a correggere ed a riparare. Una giovine 1a sua firma.
scuola cattolica che non tituba, nè arrossisce di Nell'alta ltalia, donde io vengo peilegrino
chiamafsi democratica - conscia che verso una d'un giorno a questa città etcrna, fu, sono pochi
ascensione degli umili convergono e gf immortali
dì passati, un gran battagliare per una frase
principii de1 Cristianesimo e 1e irresistibili ten- d'un insigne sociologo cristiano sr71^ spa.risione
delle alte classi sociali.... come se cgli c i suoi la
denze dei tempi nuovi - considerando nella loro
vagheggiassero, 1a promovessero, d'accordo in ciò
complessa yastità i doveri della ricchezza, ha par-
lato e parla non solo coi vecchi trattatisti d'una coi piÌr sfrenati demagoghi. - Ma f illustle uomo
giustizia distributiva e commutativa, ma anche di non aveiì cspresso niun desiderio dell'animo suo,
sì piuttosto formulava, a gran rincrescimento del
una giustizia sociale.
Fu chiesto talvolta, anche ironicamente, che suo cuorc, una facile profezia', la profezia, che
quella Provyidenza la quale governa il mondo,
cosa questa nuova giustizia sia? Ebbene, signori,
punifebbe, lasciandole, Srcendolc scomparire, 1e
I \r. Nota 35 alla finc del wolume,
alte classi sociali, ove queste s'ostinirssero nel1a
r76 CO\FERENZA YI. r-' oR(ìA^-IzzaztoNE oelt,r c,rnrt,\. 177

noncuranza pratica di quei doveri che dalla loro ljpromette a1le plebi; o il socialismo verrà divi_
stessu posizione sono ad esse crcati. Il sociologo namente permesso, storicàmente lìttiìlc, ir colmar
cristiano era ed è un Padre Cristoforo che dice, le lacune de1la nostra carità, a vcnclicarc i cliletti
dolorando, a D. Rodrigo: Verrà un giorno.... ed della nostra giustizia.
io comprendo che i D. Rodrigo, i ricchi anticri-
stiani) i rappfesentanti de1 capitalismo ateo, arre- tI.
stino i1 braccio dcl profcta molcsto e gli rompano
sulla bocca il r.aticinio. Ma i ricchi cristiani, e voi ìIir per.chè Ia car.itil riesca a questa grande
siete tali, signorl miei, comprendono che è carità opera di sociale pacificazione ya fatta bene, va
verso di 1oro, metterli in guardia - carità per tutti, fatta meglio di quello che non si sia praticata fin
ma prima che pcr :rltri pcr loro, il rammentare quì. Oggi, o miei signori, la carita, questa che
che la ficchezza non è fattiÌ solo pcr moltiplicar parea virtir superiore ad ogni aliscussione, nata
sè medesima a vantaggio di chi 1a possiede, o per fàtta per conciliare gli animi, traversa un periodo
stagnare infecondiL e sicurzr nel1e casse-forti delle di crisi.
banche, no, ma pcr cspitnllersi a comunc van- AccennerÒ appenn a quelliL critica che le mosse
taggio. il principe clei positivisti inglcsi, H. Spencer: i1
Inculcar questi cloveri, promuoverne 1'adem- quale dalla legge cli er..o1uzione, presupposta nel
pimento è un prevenire lo scoppio d'ire tremende, mondo organico c non bene interpretata, trasse
D'odio ai ricchi si viene ogni dì piir caricando una condanna tli quel che la caritiì generosamente
la nostra atmoslera morale: non èun luogo ret- tenta per salvare, nel mondo umano, i deboli contro
torico p(r att(.rrir(.gli sciocchi c impressionrtre la spietatir concorrenza dei forti. euello che parea
i deboli, è puro riconoscimento della realta 1'af- così grande astro nel cielo de1la moderner filosofia
fermarlo. Questa corrente d'odio una sola forzzr volge ora al tramonto: zì1 suo positiyismo, con-
io veggo capace di sperderla e deviarla: 1a forza seryatorc ferocc dellc umane disuguaglianze, la
operosa de1la cadtà - 1a quale non è solo il se- guerra vcnne ed efficacissima non solo dai cre_
grcto del1a sociale salvezza, ma i1 vostro paraful- denti, ma da.i sociologi nuovi, non meno scettici
mine, o miei signori: o 1a cilrita anticipc r cssa di 1ui purtroppo nelle lor.o prcmcssc (ilosofichc,
liberamcnte, spronando i ricchi all'adcmpimcnto ma di lui piir generosi nei loro iclciùi: Ilerbert
d'ogni loro clovcrc, i vantaggi chc 1l socialismo Spencer è ormai supcr-ato) appenit tt,r noi alcuni
r78 L' oRcANrzzAzroNE I)ELI-A CARITA. r?9

spiriti arrctrati giurano ancola ncll'a1tra volta nomisti, a cui sembra che la càrita. fomenti
grande e veneritbile suo nomc. In questa istessa I'ozio, dissecchi le feconde sorgenti del lavoro;
Roma non è molto, uno degli uomini che ha pilt certi moralisti laici, chc vorrcbbero dci poveri
diritto di parlar d'evoluzione, da questa ipotesi educiìto l'animo, piuttostochè gratuitamcntc nu-
bcn altrimenti approl'ondrta c plh scrupolosamentc trito il corpo. La r:aritri travcrsa clunque una
circoscritta tracva, pei suoi giovzrni eccitamenti e crisi ideale, r.,lrc sarir n,lndinì(.no ir tulto suo
conforti non cl'egoismo ma, (diciamo la vecchitr, vantaggio s'clla nc sapr.i\ uscirc nobilitata, Le
1a cristiana patola) di carita. In non.te de1la scienzzt, crisi giovano agli organismi per rentlerli più ro-
f illustrc uomo esortaYa i suoi giovani « a preser- busti, alle dottrine speculative per rcnderle piir
varsi da quel1a terribile infczione di pugna per la esatte, alle pratichc virtìr per renrlerle piir squisite.
esistenza, a base cli egoismo c di scetticismo, la Tanto piil, o signori miei, che le critiche con_
quale zrvvelena e consuma tttnta Ptll'te cìclla no- coldi dei sociologi più o meno collettivisti, degli
stra societii e sempre piÌr tlilagando minaccia di economisti piìt o meno liberali, dei moralisti piìr
invaderc tutto c tutti, '. o meno estranei al Cristiancsimo, se sono ingtuste
\{a il socialismo, donde piìrti a1 positivismo ('ontro la (.iu-itiì in sè mctlcsima, non lo sono ri_
spcnccriano ed alle sue egoisticlìc conseguenze guarclo tr parccchic tii quclle lbr-me in cui s,è
il colpo piir formiiltbile, è pur esso avverso alla esercitata e tuttorir si cscrcita. perocchè realmente
cllitir, considerundola comc un ahile surrogato la caritiì sotto for.nlit tli limosina demoralizza e
di quella giustizia a cui csso aspira c da cui infiacchisce ove non siil oculata; oIIe c quando,
là caritii sar',t necessttl iamerite climinata - come per manco tli vieilanza, piuttosto che soccorrere
sc la carità non consistessc che nella beneficenza al bisogno, alimcnti il vizio;- c non puÒ ad ogni
c questa si facesse di solo pane: come se fosse modo (ìiventirr nobile ed cclucatrice se, piuttosto_
lecito nel1'attcsa di un radicale rimedio proble- clÌè sostituirsi alla energia clell' individuo, sotto
matico.... molto problematico e di 1à da venire, forma tli soccorso clonato, non ccrchi, quant, è pos_
trascurare quclti chc sono per 1() meno pronti ed sibile, cli mcttere il povero in grado ili guadagnar
ellìcaci lenitivi. quel soccorso medcsimo a titolo di mercede, _ non
E lu critica clel socirlismo si raflorza, o miei puÒ divental'c c(ìucatr.icc sPccie, per chi la compie,
signori, pcl contribLrto che vi alrccano g1i eco- se la s'intcndlt t]cl suo scnso più gretto, come
I V. Nota 36 allA line del volitmc. ispiratrice di soccorsi pecuniar.ii c non si amplii
l8o coNFERENzÀ vL_
1::.1","^ra:
nBrr_e. cenrri. rsr

nella piir larga e nobile concezione di un sof6o, officio, nobiltà, censo, sollevrrti sui nostl.i fratelli,
onde il ricco sia stimolato a tutti meditare c com- ricordiamoci che lddio non <'i ha collocati in
piere i suoi sociali cloveri, sia ricondotto a voler alto, perchè ne avessimo itd insupcrbire o a
cssere nel proprio e flell'interesse di tutti una godere, ma perchè su in ltlto r.ert.irssimo e on-
grande, una beneficl forza sociale. La carità non durre quelli che ci scmbrtrno, quelli chc stanno
puÒ uscilc dalla crisi che traversa, se non si sol- realmente piir in birsso. I-'umanitii, amici miei, è
levi, sc purifìcata in sè medesima non aspiri e ancora oli! quanto infclice, miL solo perdrè sono
non ascenda a meta più alta. fra lci tlo1t1.lo numcrosi irnt.ora quelli chc igno-
Pane agli impotenti, lavoro ai forti, educazione bilmcnte la sfiutteÌno ; moltiplichiamo noi, noi
per tutti, - cccovi, o miei signori, il programma che tutti che sentiamo nobilmentc dell'uomo, noi cri-
si debbono proporre quanti sentono che 1a carità stiani, noi cattolici specialmente, il numero di quei
non a deprimere dcvc scrvire, mt a sollcvarc ; non generosi a cui non par bella, se non sia spesa pel
a rendere cronici i mali di questiì povera umanità, vantaggio della umanita, la yita. pane ai poveri,
ma a guarirli, quanto è possibilc, ncllaloro rzrdice;- lavoro ai lòrti, cducazione à tutti - ecco il pro-
quanti intcndono la cirrità non come rlno s?ort gramma di tutti coloro che Yogliono allzì umanità
qualsiasi, ma come un arduo c laborioso clovele, conscrvirto il patrimonio dclll caritar cristiana,
e complcndono la carita, vera nòn dover mirare come il solo onclc possa alintentarsi un razionale
superbamcnte it ren(lcrsi sempre nccessrriir, ma plogrcsso, minacciato dalle terribili conr.ulsioni
dover, da parte sua, tendere ad umilmente sparire dell'oclio.
non nell'apatìa delle umane miscrie, ma nel ri-
medio ad csse stabilmentc arreciìto.
Pane agli impotenti, lavoro ai forti, mora-
liti\ per tutti, eccovi i1 progriÌmma delÌe alte
classi socilli che intendano tutt'insieme la loro
missione ed i1 loro interesse; chc non s'alfidino
alla tuteliì eflìmera della forza, ma ali'energia
d'un alritto consecrato ne11' adempimento clegli
irnnessi dovcri. Quanti fla noi ci sentiamo, sia
pure d'un solo palmo, per ingegno, culturiì,
APPENDICE

Note alla Conferenza I.

NorÀ r. - La lreisloria c la propielà.


- La prei-
storia, - quel periodo della vita di ciascul popolo che non
s'illumina di llessun moltùmento o documenlo proprianelìte
,detto, di rrirua cosa cioè fatta dàll' omo coll'intenzione
espressa di lasciarc un slto ricorclor mn solo di relitluie della
sua ìl)olteplice, - la preistorir ò ìl campo prediletto
^tlivitànloderni
dei rÌostri sociologi. E io non voglio certo gettare
su tutte le Joro indagini rur sistcnlatico disprezzo e molto
meno il ridicolo, anlt^ il c i uso. rìnìl)roverato ri nostri av-
versari, Doi dobbiarìro perciò stesso aldar cauti ad anìmctterc
per colìto ùostro. trIa è bene scernere senlpre e rìantenere,
in questi studi, i /à//r' osse rva ti , dalle #o1esr' cost ruite v i sÙ. T,e
rluali non sorro cli per sè antiscientilìche - a che si ridurrebl)e
Ia scienza, e sopratutto come avrebbe potuto progredire, se
rìon le fosse stato lecito coltgetturlre? - a patto che maù-
tensarro la loro lìsonomia di ipotesi, piil o meno probabili,
a secorìda del nraggiore o minor numero di fatti che tro-
val1o in cssc la loro spiegeziorre, Ed è una ipotesi, basata
sullo svilupl)o dello stato primitivo dclla famiglia, e sullr
condizionc attualc di parecchi popoli, rozzi tuttavia, se Don
selvaggi, è urra ipotesi l'organizzazione collettiva della p!.o-
prietà nell'epoca preistorica. Del resto piìl che di organìz-
zazione collel/i?jaltisogne:-elrlxr, pèr (luci te pi veturtì, parlar
I
I84 APPENDICE. NorE aLLA coNFERENza I. rl\s

di proprietà indiuisa - cosa ben diversa; tanto diversa che NorA 4. - ,4liscria e daliiquer.za.
dalla passata realtà di queste non si potrebbe logicameDte
- Una distinzione
nctta va fatta, anche per Don abùsare degli aforismi del
concludere a una futura possibilità (e ancor meno desidera- Vangelo (Beali Pau?efcsr, tra la polerlà e l^ ,niseria.
bilità) di quella. Quella è costituita dall'assenza del supe4l|uo (ricchezza, nel
serÌso ovvio della parola), e questa dalla mancanz del rre-
NoT,\ 2. - La slalishcd e I'eco orr.ia ?olilica, Che cessario alla vita, piil brutta e profon(la quando è cronica.
il capitale si venga via via concentlaDdo Delle nlani - di I-a povertà evangelica è ltno stato nìoralmeDte ottimo, per-
pochi, è |uoa di qrlelle affermazioni di fatto, che permisero cbè scevla dai pericoli c dalle respoDsabilità che il super-
a Carlo Marx di abbandonarsi alle sue note previsioni scien- fluo porta colì sè; c Gesìr, a uu punto di vista morale, ha
tifrche d'un avvenire, in crìi la concentrazione capitalistica potuto esaltarla, La ntiseria, specie crorrica, è uno stato
faccia sentire la Decessità e agevoli l'attuazioDe di una or- moralmente pericoloso per gli eccitamenti al delitto, di cui
ganizzazione collettiva dei mezzi di produzione e dei pro- l'assenza del nccessario direttaniente e indirettamente lper
dotti del lavoro. Perciò stesso i socialisti in genere cercauo l'abbnltimento a cui riducesi I'uomo) è feconda, I sociologi
di dimostrarla vera, e, si capisce, con la slal;slita alln e specialmente i sociologi socialisti Don hanno nessura dif.
nrarìo. Viceversa gli ecoDonìisti della scuola liberale provano 6coltà a stabilire questo, dimostrarrdo che certi delitti sono
corr le stesse cifre il rialzo dei salati t,cttPitttlc aaidùile di piir freqtrenti nelle classi piìl mìsere e nei tempi di nlaggiore
Carlo Marx) e il diflòndersi della proprielà - v. iD propo. misetie. (Y. Ferri citato dal Loria, op. cil. p. 24l.
sito il Boccardo (ol. cit. pag 24 e ss.\. Dovere della società non è solo di punire il (lelitto, ma
di prevenirlo; alle spese carcerarie sono preferibili le spese
NorA 3. - Lc cotttodilà della ùil.t e il saùrialo no- pci lavnri pulrlrlici Per rroi r:risliani tfùesto l^to ,noralc
de/rD
- Io credo non possa negarsi che l'operaio-sa- della miseria ò certo quello che ci dcve rendere piìr sazza
lariato moderDo ha parecchie conrodità della vita ignote o ln lottà contro di ess^.
colìtese al vecchio artista Iavoratore-proprietario. Egli è che
l'operaio moderuo partecipa dei progressi generali della
civiltà nell'epoca nostra. Così .gli può procurarsi, occor- Note alla Conferenza II.
ren(lo, con pochi soldi ogni mattioa (luella tazza di cioc-
colatte, che al suo tempo NI. De Sevigné non poteva dare NoTA S. -- L' ?e siero del For6egri-oé.
quotidiaDamente alla srra figliuola. Tutto sta a vedere se - Due anni
d()l)o di nre, che scrivevo Del 1897 queste Conferenze,
di questi incremeDti della civiltà generale egli abbia pro- G. l'onsegrive in uD articolo della 8 irÉaifie \r GeDD. 1899)
fittato o profitti il equa proporzione; se i rrri comodi sieno trattavà della « Crise du libelalisrne ,, ploponendosi di
di quanto sono cresciuti i comodi di htli.
cresciLrti di Lauto, finire l sua Conferenza là stesso onde io l'ho irìcominciaia.
E prescindendo anche da questa delicata ricerca, sta che < Je ternrinerai enfin err essayant de faire voir l'ànre dejus-
egli ò esposto, almeno sovelÌte, a pericoli assaì ?iù g/a?i; tice et de vérité qui se trorvait mélée aux erreurs du li-
condennato ad r1,d latoro, per la enorme specializzazione, béralisme et ([re devront conserver vivante, pout vivre
meto geaialc, piìt ?asar,le. Infine è troppo mesto conforlo elles-nìèmes, toute doctril)e, toule prltique sociale ». Con-
dire che egli sLa nu?. leggio de'suoi predecessori, se è solanti e verissime parole ! Giacclìè, non sarebbe terribile
vero che sta ancora ,nale, lloppo male. pensare che un nìoto, al rluale hanno paltecipato tante
r36 ,q.PPENDICÉ. NOTE ALL,{ CONFERENZA II. r37

elette inlelligenze' tante anime nobìli per cent'anni' sia io penso che niuna età storica fu cristiarìa completamente
stàto all'umanità inutile intieramente o aDche danloso? mai: il Cristianesimo è tur ideale divino e cioè urr limite
Nulla in quella vece ne ricorcilia taDto I'a[imo coll « quella che non si raggiunge nè si può raggiungere. Beusì la unra-
Provvidenza che gove(na il mondo », quanLo il vederer at- nità, chiunque crede ad una Prowi(lenza (livina nella storìa
trave$o alle agitazioni dell'errore, il trionfo di 1lna verità llon ne può drlbitare, v\ si ?roglessioar e lc, e per-
^ccosl^
e I'acquisto di ulr bene. Scrza appro'are terrore del Liòe' ciò noi siamo ogli co,n?lessitanefi le piìt cristiaDi clegli rto-
lalìstìto si può rertdere ofi^ggio o?era dei liòerali' mini dell'età di mezzo. La nostla è urìa societrì piil cri
^ll'
stiana di qì.lelh, se pure CÌisti^rresimo no,r vuol dir solo
NorA 6..- lfedio E?o. - Sono lieto di aver reso fede, la qnale uon ò spenLa uo fra noi, nìa vuol dire auche
qui questa giustizia rica al nedio evo, Perchè è proprio vita di giustizil e d'anìore. Violenza e ilìgirrstizia sorìo due
vero storicamente, c le gralìdi e assolute monarchie, tìpi forme di barbarie dr cui il Cristianesinro solo lentameDte,
classici e imrnortali di dispotismo, sono una creaziolle del_ con l'aiuto di altre carse, putgò, attraverso I'età di mezzo,
l'età moderna; modenli Filippo II e Luigi XIV, persoui' e continua a prrrgare questa povela umanità. - Questa di-
Gcazioni così popolali del principio dispotico. Al cui trioÙto chiarazione non mi par inutile, iu servizio di cololo, i qtlali,
in Erropa, insietle con molte altre causc economiche e Po_ (la ì.ln canto ci accusano di voler il medio evo, e dall'altro
litiche, contribuì anche il Protestarìtesinìo, carezzatore di rigettano sulle Chiesa la responsabilità di quelle barbarie,
;rmbizio[i pri[cipesche, atltore della famo§a massitna: Crazrs che essa, come societ^ ,nafia, negli elementi onde si com-
rrgio illits re/iqio, l.L crti rrt'rcè Jnclre le coscicnz' ernrro pone, szri, e corne società ditina, per I'orìghìe e lo spirito,
assicurdte el dest'otir. i': !lotevolc del I'sto, a ri'olìferrrla ha coÌnbattuto e combatte
del carattere antidispotico del medio evo, qtesLo, che la
prima reazione coDtro il disPolismo, arrivato alle sue or!,ie No'rA ?. - Il Misoueismo e iI Filo eislto.
iu Francia nel secolo xvlll, avvenne col ripristino, sia Ptlr soreismo ce n'è sempre tln poco Àell' uomo, ma non può
- D1 .tui-
momertaneo, di Llna forma edioevale: gli Stati generali - onestamente negarsi che ce rìe fosse koppo nel medio evo,
)Ia rendeldo al nedio evo qtlesta gi[stizia' sono ]ren 1o'ì_ che prevalesse. Forse oggi andiamo iD un conttario eccesso,
tano dal volerne fare una apologia irrcondizionata ed uui- ùel F;lo eistno. Allora si fece l'apotcosi dell'autorità, del-
versale, lonlauissimo dal corrsiderarlo come la età per ec_ l'uso, della tradizione: oggi si vorrebbe a tutto qùesto fr re
cellenza cristianà delh storia, Come storico, semplice il funerale. - Eccessi viziosi enLrambi e misoneisnro e Iìlo-
storico, osservo, e forse non sempre nè da tutli si licorda rìeismoi disprezzare o esaltare un'idea, o rlna islittìziorìe,
abbastalza, che il medio evo è ùra divisiolìe uu po'.t"- sol perchè vecchia o sol pelchè nuova. Delle idee s'ha d:r
lastica della storia, e che quei molli anni, i quali corrono guardare se sono zrele e delle istituzioni se sono òLo e.li
dal 476 àI 1492, compreldono periodi tra loro profondà_ l'antichitiì è r\r sitttoino di bontà, non \t|l,a ltoì)a.
mente diversi. Chi inlalti potrebbe conlondere il periodo
^Dcor^
Il Cristianesinro è uemico di Lutti e drre qnesti spiriti, che
delle invasioni barbariche con qùello della lotta trx Papato sono, chi berì gtrareli, clue spiriti e.goisliti e sttperòt. Gì^c.
e Lììpero? clìi potrebbe, a melìo di essere sfornito comple' chè iI misoDeist:r dice: l'urnanitrì fiuisce cou nrc; e il lìlo'
tamente di senso storico, giudicar ad ur modo il secolo xr neista: I'umanitrì comincia con mei o in àltri ternini: ci
così tenebroso, e il secolo xnl così spleDdido? il secolo di sono io solo al monclo. Il Cr istia[esirìro, sclutato berìe, norl
Papa Giovanni XII e qtello di Inuocenzo III? - CristiarÌo, tollera che ad rur uomo si dia autorità d'ìrfallibile nraestro,
r38 APPENDICE,
NO'IE AI,I,A CONI.-ERENZT II. IS9

come si fa ogni qrLalvolta si vuole, in nome di una a!ìtorità però una conseguenz logica del meterialismo, a cui non
umana, sia pure secolale, fermare il camn'ìino della scieDza. si vuole dai socialisti stessi riDunziare. Laz'oro.nerce è
ù[a no[ !,ì.role neanche delle spezzature violente col pas. l'equivalente economico dell' norrro-mdcchìna della filosofia
sato, esso che è la religione della umanit:ì Pure il miso_ materialista. Se si vuole estirpare dalla radice quel primo
neismo è piil colÌtrario al crisLianesimo enlineDtemente y'/o. orrendo concetto, bisogfla rinunciare al secondo: nelltuomo
gressizto, perché z,i?e le. 1^ll'rrotito sociale come all'ttomo bisogrE riconoscere un essere rnolala, Ancora Arcivescovo
irr<lividuo il Crìstianesìnro grida: Reroùtutti i, e rron c'è ùomo di Perugia il nostro comune Padre Leone XIII scriveva:
piìr irrdisposto al rirìuovamento (lel misorreista. Come sa- (Le scuole moderne d'economia politica tengono altret-
pielte la fornìola tli Gesir: zaza el aelé/a! tanto conto dell'uomo come dluna macchina, Quindi quella
nessuDt stima dell'uomo morale I <luindi quell'abuso colos-
Nor,A. 8. - lt Retgio e ai.
- Poichè <llrello del Belgio
potrebbe a rlralcÙno sernbrare ttrÌ esempio toPograficamente
sale della povertà e della debolezza ». (cit. dal Grégoire,
i p. ro3, rt. 2).
un po'Iortano, mi piace riferir qui aìcrrne parole dette iD
urra pubblica rju»iole drr rrn giovane cattolico Paolo Arcari' NorA ro. - L'E rciclica < Re/ùr» Noaarun ».
e accolte in ttt giornale rlon certo sospetto di liberalismo, - È- Ilon
degli atti piir memora[di del Potrtificato di LeoDe XIII
uno

l'Osserualofe Caltolico; < I nresti ricordi del passato non semplice esposizione dottrinale, ma opera feconda di salva-
tolSa[o rìoi ai grandi doveri del presente, alle lulgide spe- taggio sociale. ll Papa ha eccitato i cattolici a difendere la
tiìlrze dell'avvcrÌire.. .; doveri e sperarze che sorÌo nel culto cristiana civilta contro il maggiore pericolo che oggi la mi-
deìla libertà, llell'amore della giustizia, della patria, nel- naccia - il collettivismo materialista, ateo - ed ha additato
I'enhrsiasmo della fede.... Ditest deìla libcrtrì, ctllto elevato la via maestra: prendere essi in mano la causa del popolo,
e sincero di questa der àrnmaliatrice, sinlbolo iosielìle dei curarne i mali reali, rivendicahe i diritti; Don contentarsi
doveri e dei diritti di ur popolo civile, difesa dellt libertà di opporre al socialismo una critica ideale, nra,faze e piìr
per noi, per i rreÌnici, t)er tutti; libertà per noi a difendere e meglio che esso non faccia- Il documento perciò potè
il vero, per altri a discuterlo, per tutti a conoscerlo: infe' sembrare conservatore agli uni e ardito agli altri; irl reaita,
lici e deboÌi rluelle itlee che il trionfo noD aspetlarro dalla sùperiore alle piccole gare e anche alle minute questioni,
luce, che I'applauso non vogliorro dopo la lotta ... » (Oss. come deve essere ùna parola universale, addita nel pro-
Call. ,6-2? Settembre rS99). gresso il segreto della conservazione e nella coDservazione
il segreto del progresso, nella Àustizia e nella carità leal-
NorA 9. -. l'areztela del libelalis»ro econotnico tol r»a' Eente, e, dappertutto applicate, il segreto della pacificazione
- C'è al
telialisrno rtbsoltco. ntondo uD doppio movi' sociale. La letteratura che l'Enciclica ha provocato tasta
mento criticoi combatterc e (lilìÌostrar false, mercè ìa rico- a dimostrarne la impoÉanza,
Dosciuta falsit:ì (li certi prirìcipii, certe corrsègrlenze; o vice-
versiì, rnercè lt riconosciuta (alsità di certe conseguenze, NorA rr. - f Èòrì di Yttes lc Querdcc. Corì questo
combattere certi principìi, da cui qttelle Decessariemente -
pseudonimo G. Fonsegrive, già lloto per i suoi studi filoso-
derivano. Nel caso nostro è ntile osservare che Ia dottrina fici, s'è rivelato alla Francia genialhsinro scrittore in tre libri
liberale del hvoro-n1erce, riconosciì.rta onìai come orri- Lellrcs d'n, craré dc carbP«g6e - Lellrcs d'uL cMé dc
bile. e ricorrosciuta come tale specialmente dai socialisti, è carrlon - Jo lr,al d'ta èaèqrc - (Paris, I-ecoffre), dove con
r90 JÀI'I)I'NDICE. NOIII -ÀI,I-lt CONI.ITRL\*ZÀ 1l l. t9r

arte lìnissima e corì [ìirabile profoldità di idee, asseDna- h\oTA r3. - ltts ùetdi el a6tulcridi.
tezza di criterii, è ritratto I'ideale d'un curato di caml)agna, - Se la deinizione
della proprietà come « rirs ulerrdi cl aò le di » risalga al
di cittù e d un vescovo iLi gioroi nostri. È da rlolere che diritto romano puro, è questione prraDlcute st()ric[ e che
il secondo Volunre del Jourrul nor, sia stato tradotto itl come tale l1otì mi riguardlr. C€rto hll fitto fortrna così da
italiaro come Sli rltri (Tip. Rassegna Nazionale, Firenze). donrinare le rrìelti di nloltil e certo ne è iurtorc corì altri
SorÌo libri dilettevoti e utilissilÌi a leggersi, certo ir rìodo il Garofalo nel suo libro « |-d sulersli:io e so.idlisl« » <fì
speciale pei sacerdoti, ma poi per tùtti u» poco, trattando. cui se non le parolc ho ripro(lotto csattirnrente, uellil Cou-
visi o esfressanìe,ìte o di passaggio una irt6»ità di questioni ferenza, il peusiero. A Itri ris;xrsc, conre rluivi rìppresso dico,
vitali ed urgenri. Iì. I.'crri col libro « Di:cordie ?osili?'islc sltl so.iolisrùo ,
(Pillcrnro, SaIldron, rtj95) Le p:rrole (lell'Ollivier slanno in
lt .Sollliofls socialcr cl foliliques » (l'aris, Rellier l). 40-r) e
Note alla Conferenza III. i
io le riproduco rlal libro tlel créSoire (p. 67 D. 2).
- .Fillo e difillo. Riccl.lre sloricié e ihda-
NorA 12 NoaA 14. - O od s lclest dale ?(u4erib .\-
gi ltlosof.cùe. -Grazie al positivismo, dr cui il socialismo
ì 6duciosamente (luesto passo di S. I-rrca xr, 4r (li su Ia
- CiLo
scieotifico non ha saputo e lou sa libernrsi, la sua ricelca Vulgata, non perchè ignori clre il grerxr qui legge: ,/'à1a
intorno alle origiri della proplietà fu piuttosto stolica clre elernosila di quello che c'i détlr,) al talice ect. n.t ltcrchè
verxmente filosofica; è corsa appresso
^d
ùn ?/intufl cro- la preseuza del precetto cr)sì cspresso ( Ciò cùe «|atzt dale
nologico piuttosto che ad t:n ?/i nu verarl]et\te geietìco; di loì,tti » nclla \7rrlsat., ;tli (ìrì urr v:ìl(,re tr:rdizi(»r:ìle. Vedi
dlre cose la cui enorure differenza fu messa irr rilievo ottima- a (ltlesto luogo Lì dotta e(l cleg:r tc vcrsione dci Vangeli
nrerìte da Igiuo Petrole, in una sua nrirnbile prolusioue ad anootata del nÌio rrlni(ìo S. tr'lin{)ccl)i (liir'(nzc, I9()()).
un corso libero di fiìoso6a del diritto nella Università di
Ronra, pubblicata rìell^ Rossegrra (t Ciugno r896) Nor-\ 15 - Spe cer li tlicalo ttal Labriola. ()nesta
frase non eccessivamerìte gcDrile all'itÌ(lirizzo di H.- Spencer
col titolo: < La 1llosoi6a del, di/illo^'azionale
al htrne dcll'ìdealisr o
ct'ilico ». <l principii Iìlosolìci so[o, scrive, una cosa berr di- ò Lrrra prova del decadimento del Ebsofo iuglese; perocchè
versa dalle origiui storiche. l-e origi[i storiche vi dàuno la lil scrisse Del I. dei suoi saggi il1totùo alla co[cezione ma-
prima apparizioDe fenomenica delle cose, rna non il prin- teri lìsti (lella storia a pag. 20 Antouio Labriola, che niuno
cipio generatore di tutte le rpparizioni fenomeniche possi- cert() .r-e(ler:ì spirito retrogrado o arìclte semplicelÙerìte in
bili. Esse so,ìo rur prirno ter-rniue della scrie delle coutin- ritirrd().
gerìze : lùa appunto per questo, esse lìon sono Ia causa
prima della serie stessa:. Quaudo rn'avete descritta la No'r',,r 16. - lìrchciottr e indiuidrali.vno. Qui ù la
prima forma di l)roprietà ,ìor rn'avete iucora dala la ori- differcuza lon scntpre ne itl)bastanza avvertita- tra il I)ar,
giDe della proprietà, conre Dou m'avetc spiegata I'origine viDismo propriirntcnte (lett(', cioè (lnelll fornr:r iu cui l,evo-
dell'nomo additarrdorni \:r't ?fimo uorrro, Ora la indagiue luzione orgrrr:ica flr concepìlx da C. I)arrviu, c lx tcolir Se-
socialista o meglio posirivistà DoD è nrai andeta piil in là nerica della evohrzioDe. (Ju:urt():ri rnl)l)otti tm la conccziorle
di qùesle l/ir i.ie pùrlÀfie:l,ta sloii.he. biologica del l)arrvinisnìo o piir irr gcnere dcll'cvoluzio-
nismo e la concezioùe irì(livi(llrxlista (ìell:r vitir ne (liscute
NO'II| CONFERIjNZT\ lV. r9s
193 ]\IT'ENDIC!:. ^l-LÀ

a lungo il Chiappelli (ol- ciL p.63), C'è chi, per isfuggire


all'individualismo che crede logicamente connesso coll'evo- Note alla Confereoza IV.
luzionismo, insiste sulla èterogeneità tra il mondo puramente
biologico e il mondo umano: ma c'è anche chi tra le leggi Nor,r 19. - /,e d e.fasi rlel ,Socialismo. - Debbo alle
stesse della evoluzione biologica e Ie leggi sociali vere e lezioni del Prof. A. Labriola questl (listillzione Detta di
buone non vede un contrasto: tale il Prof. Grassi della una doppia fase per clli il socialisrno ò pilssiìto nel nostro
Università di Roma. secolo. I-a seconda irriziata da C. ÀI:rrx si (listingue dalla
prinra per questo, clrc il socialisnro divicrr: stirxlifico, poli-
NorÀ t?. - Gabriele D'Atnuazrb.
- Appena è ne-
cessario avvertire che qui di Gabriele D'Annunzio cito
/r7, (o evolnzi(nrista), illcl a:iortalc tli s c rtl itncrrlalt , /iao-
hr:iotarto c slor'atli.o che dianzi si era mxrìifestato. Ciò
specialmente i.SoJ'zi de c Slagioni, Le l/erg"iai delle Roccc relìde irìs11flìcierìti pcr il socìalisùro di oggi molte delle
e il Discolso tenuto ai suoi elettori di Ortona a mare; e confutazioni di ieri.
deÌl'opera sua letteraria discuto specialmente il lato ideale.
I suoi pregi di lorma non sono cosi idiota da disconoscerli: Nou zo, - Collellioismo e Cf;slianesirno. - « Q\rando
@a basta la forma, la nuda arida forma a fare imnortale si stabilisce quell'opposizione assolute tra socialismo e cat-
un'opera d'arte? e non è sovente quella forma piir pre- tolicismo, si parla del socialismo collettivistico cosi come
ziosa che elegante? non copre spesso una singolare poverta esso in concreto è propugnato e difeso nelle presenti cor-
di idee? quali tipi vivi nella coscienza ha creato il D'An- dizioni della nostra società; del socialismo nel tutL'insiemc
nunzio negli ormai non pochi anni della sua carrieÉ lette- ,lellc dottrine onde rrruove e delle conseguenze a cui va.
raria? il solo < Piccolo lùordo anlico » di A. Fogazzaro I
Assolutamente parlìrìdo, come Bià osservammo, non riplr-
non vale per questo capo assai piìr di tutti insieme i ro- gDa una società orgàrìizzrkr sulla base della proprietà indi-
manzi D'Annunziani ? Del resto se sarebbe slealtà in nome visa. Se una siffatta società esistesse, il Vangelo non la
della morale dimenticare e negare i pregi letterarii, questi coDdannerebbe nè l'approverebbe come tale, La preferenza
tron basteranno mai a farci nè dimeflticare nè negligere le del sistenla della proprietà individuale e divisa a quello
ofese recate a quella. La fama creata allo scrittore abruz- dcllfl proprietà collettiva e indivisa, è tesi plimamente d'or-
zese da chi pure dissente e profondamente dai suoi ideali (line economico. E di ciò il Vangelo non si occupà, restando,
morali è ulr fenomeno di incoscienza bella e buona: la lealtà come sempre, nella sfera elevata de!^ moralità e della reli-
e il rispetto al genio non ci hanno più nulla da vedere' gione. Se per socialismo s'intendesse un puro e semplice
or(linanleDto econoNico, s'avrebbe a dire che il vangelo è
NorA ,8. - N;ètzs.hc nb utoao rb coete*le. - Que§ta superiore a tal questioDe ». Cosi quellìromo dotto e auto-
doppia dimostrazione storica e filosofica debbo al Petrone, revole che è Mons. Salvatore Tal^rno (Lo questioru sociala
di cui ho cercaio riassumere qui un magnifico stndio < Lc e i callolici, in Riu. lriern., Febbr. 1896, p. r98).
nuolte /ofrrrc dctto scèllickrr.o ,norale e del ntale/ialìstto
giutidico » pubblicato nella Ria. fabta. Sett. I&6. NorA 2r. - Collettiùisrr.o cristiano? - Uno dei luoghi
piìl communemente sfruttati, per guadagnare al collettivismo
I'appoggio positivo del Cristianesinro, è la organizzazione

r3
r91 APPENDICE. NOT}: ALLA CONFERENZA IY. r95

economica della prirnitiva comtnità cristiana di Gerusa-


ttuù esl solcere argtuùcnhorr; e i socialisti a noi appaiono
Iemme descritta negli Atti apostolici. Per questo argolnerÌto
religiosamente piìr pericolosi pcr (luesto, che l'ateismo o
mi pennetto di rinrarrdare al mio recente : olùfie yerrti- cerio la irreligiositir pratica piir ilssolut'r f:ÌnDo, cort tlrla ben
cùtqte atni dì slor;a del Clisliarr.sirrro nascetute (Rofi^, piil triste efficlcia di lltri, PeDetrlrrc nellc nl sse popolari'
Pustet, tgoo), dove tuttit la lettura quiDta è \,olta a stebilire
che quella organizzazione rassomiglìa assai piiì a quella del 24. - Olli»tisuto lt, ano - tJrro dci dognri piìr
Nore
collettivismo mooastico (mi si consenta di chiamarlo così) effir:aci Della stolirr dclla rivoìuzìrnr(: (lo chiamo r1q\'raa per
libero e parziale, che non al collettivismo democratico for- la cieca fetle clìe vi l)rcstlrorìr) i srroi segrrrtci) e per cui
zato e tlniversale.
il lilosofisnro tlcl srrt:olo s(x»-so ritrri(:ì piìr :rlierlr rtrrl Cristia-
Nor,{ 22. -' La corcezione malerialislìca della sloria.
Niuno, credo, ha esposto, almeno in Italia, questa fohìa -
I r(:sinnr fu illì)rrlìlo (lu(sto: I'll()llÌo nascc lrtlorto' Su rFre-
sk) purìt() Ill tìlo'olìil §s() :tllche un

t)o' posìtiva, Del set


Dostro secolo
recentissima di »raterialisDro filosofico cotl piil acuta e sot- ù assai piir vicina e dcl secolo
tile genialità che A. Labriola nei suoi tre « Saggi intomo scorso aÌ Cristirnes che il Cristia'
all& cokceziorre t dlerialislica della sloria» editi snccessi-
nesimo insegna, che cioè l'uomo nasce cattivo, di tllla cat-
vamerlte Del 1895, ncl 1896 e nel 1898 dàl Loescher a
tiveria congenita ed ereditaria. F Brunetière in piìr lrroglri
Roma. Chiunque vo;:.lia irrprendere utlÌ serì;ì e viior.os:r rJelle sne opere ltlnìelagia assai ì)ene questo concetto-
confutazione del sistem.l dovrà teuer coltto di questi tre
volumetti. La migliore, benchè somrraria, critica che io co.
rìosca è ancora quella del Prgf. L Petro\e « U nuo?o saggio
sulht corEezione , alcrialislica della slolia » (Ria,. fnbrn.
Agosto 1896). (Jui io non ho voluto dimostrare se norì che
una metafisica cd uDa nretafisica materialìsta è realmente
coi volta in questa che si dà l'aria (li essere una pLrra e plima parte dcl dilemma contro Ia seconda: « I)epurare
semplice interpretazione della storia. Sono ben lungi dal i,r società a,ri s[oi vizi corr ur1il pllra Propaganda morale
pretendere o credere d'aver fatto una coufutazionc com-
ò come voler vrlotare ùrÌ pozzo coll una secchii sfon(lrÌt^ i
pleta.
rnm solo l'ac(lua resta allo stesso livello, ma spesso anche
si intorbida, rilnescolata dalla secchia che invalto vi si agita
Nor^ 23. - Socialisno è religio c. L'argonrento è rlerrtro ». trIa ltoù sarà iDutile rammentare clÉ la ecessilù
- al c. II e spe-
svolto corÌ ampiezza tlal Cathreiln, o?. .r7. tli lilornre mor'ali ò mantenutrt e di ostrata dallo stesso
cialmelrte al Z 4 donde ho attirto le citazioli della Confe,
Saverio ÀIerli!ìo (P,'o e conlro il soc;aliszo, Milarro, Treves'
reDza. - V. anche rìD opuscolo iùportantissimo di Monsignor
p.37o-r) presso a poco con gÌi argomerìti svolti nella Con_
C. B- Scalabrini < Jl socialismo e lazioÌte del cle/o > ('r-orino, D"l resto sostenendo la tecessilà delle riforme
ierànr..
Libreria Salesiana, 1899, p. 23 e ss.). La sola cosa che i -
rrtorali, non tre afferlnixnìo lt suflicict:a iì t'n
(jttoto ttt_
socialisti ci obbietta o è che questi Principii atei non li dere che Ie sole riforlì1e sociali l)a'itillo senza le nrorali' nra
hanno essi soli, anzi li hanno ereditati da filoson e scrittori
è :rnche un altro errore l)ensarc chc queste alla loro volta'
eminentemente individualisti : fia addu.ere iaconz'ettiets bastino senza (li qì.lelle: d/14,"d dt!./itts losril ole' res el
197
r96 APPÈ\DICIi, NOTI: ,\LLA COn§FERÈNZA \'

cokìural atnice. Il dilemma del Ferrero: o riforme morali


o riforne sociali, è mal posto. Note alla Conferenza V'
NotA 26. - La leoria del aalolè (Loria-,lf.r lirro) .-
A. Loria si è espresso contro Ia teotia del valore del llarx
molto vigorosameDte in un articolo della Nuoaa Anlologia,
scritto a proposito dell'ultino e postumo volume del « Ca-
lilale », dove il celebre economista tedesco, traendo le ul-
time conseguenze dalla sua dottrirìa, De ha messo anche il,l
luce le assurdità. - Srverio MerliDo spezza egli pure rrna
lancia contro Ia teoria Marxista in quel notevolissinro libro
a Plo e conllo il socialisrno » che è r1l1a sintonlatica evo-
luzione del socialismo dottrinario verso uDa socialità pratica.

NorA 27. - .Fltosotrn c id?ali det tott.tlizis»t,'. i:. ùe- la stampa caLtolica.
rito del Chiappelli aver messo bene in luce qucsta- a titcsi
1ra i presupposti filosolici rDraterialisti) e gli ideali (cssen-
zialmeD!e morali e spiritualisti) del socialismo nei piir volte
citati saggi. A lui debbo t,idea.
NorA 28. - Cugliehto .?>//e/o c Saztetio ./llerlino.
Nell'Eturo?d Giozia e il Fcrrero dichiarando ancora aperta
-
la (luistione se il Cristianesirno fL1 un movirnento progres-
sivo o rrn regresso, un beDeficio o una sciagura, Ìo enconria
pet aver portato al nrordo uD graù l)ere, ( ullo spirito piil
fino di gelìerosità e d'Ìbnegàzione »; ma lo iucolpa di aver
portato insieme un grosso Dìale ( lo spirito della persectr-
zioDe religiosa » (p. 4or-2). Conre se il CristiaDesimo DoIr
avesse proprio cominciato coll'essere Iui uD perseg itato,
corle se ci fosse un codice l)iir opposto all'uso della forza
iD rnateria di coscienza del VaDgelo, come se di quanto
per tutto il ['1. E. accadde solo il cristianesirno dovesse
rispondere o non anche la barbarie dei tempi.
- Il À{erlino
nel suo liblo citato ha tLrtto un capo, il X, coDsecrato al
tema ( N{orale, Religione e Socialisnro r, dovc in sostarrza
la ruotale cristiana è giudicata col solito metodo di citare
qualclre casuista. Al nlerlino lispose e, lroJesso Monsi-
gnor''Ialamo Della Ri!. lflIer .,I-uglio 1898, Gennaio 1899. 1nirtirnis... con quel che segue'
r98 APPENDICE. NO'IE ALLA CONFERENZA VT. r99

NorA 3r, - Crislidrresi ro e schiaL,ilìr. Perchè l,azioie « Sarebbe un errore, scrive L. Caisotti di Chiusaùo, (R27.
del CrisLianesimo nella abolizione della- schiavitir non fu 1zl., Maggio r898), l'incolpare di trÌtto ciò (del decadime»to
diletla ed immctliala, alcuti Ia vorrebbero completamelìte degli ordini democratici in Piemonte), il principio monar-
flegare, mostraldosi anche qui ìncapaci o di concepire o chico, poichè iI regime democratico può benissimo couci-
certo di valutare ogni azioDe s?i/iluale, di Datula sua lenta liarsi con qualunque forma di goverlo; il regno cli I-uigi IX
ed iDdiretta. Il piil acuto rappresentante di qtesta tendenza, di Francja dimostra coure den:ocrazia e nrorrarclria potreb.
che si riaunoda al materlalismo storico, è il Ciccolti, che bero assieme àccor'darsi ». Perciò i detuocratici cristiiÌrìi rÌ.ìD
alla quistione coDsacrò uD intiero volùlìre (Tfat)Mrrlo dclla sono lecessariaDle,rte e r1olì sono tutti dei reptbblicani; rÌè
schia?ilìt, tSgS). Un saggio di buona e leale discussione s'hanrro da intendere comc sit:,onir..,e di Jrorrne lcP bblicdrre
delle idee del Cic.otti diedp un nrìo carissimo Siovare q\elle fi)/rrrc Po?o/arl di cui parla DeJln Confereflza I'Autore.
amico M. Catlo Durazzo, in ufla confereuza, tenuta alla ll quale se ricordò i Conruni repubblicaDi, lo fece perclrè
ScuoJa superioredi religioue in Genova, e poi ìnserita lella storicamente le forme popolari fioriroDo in Italia ai tenpi
llassegaa Naziouale (Sc/iaz'ilù c Crislianesi»to ella .i?'ittà di quella organizzazione poliliea, e perchè la storia dei Co-
Ro»nxa, {asc. 16 Ottobre 1899). E tlÌentre Ia Conferelza muni è una deile piir belle e note pagine del nostro pas-
del f)urazzo rnostra l:Ì realt,ì (lell'azioue del Cristiane sato. Ma non volle esprimere nessun voto di ritoruo a quella
sirDo sulla progressiva abolizioDe della schiavitìr, delle ge- orgatizzaziooe iolilìca; e del resto come ci si potrebhe
Diali considerazioni per giustilìcare la ClÌiesa di nolt aver oggi tornare? e fare dei voti platonici che cosa serve?
fatto di piiL in qùesto proposito, svolge la Sig, D. Petre
ùelltActhio?k1r, serzq6, biograFta di S. Pietro Claver, tra- NofA 31. - Rapllese tanza di classio ?ro?olzionale:2
dotto egregianelÌte dalla Contessa Maria Trivulzio (l{ilano, I miei amici March. AnLonio Malvezzi Campeggi a R. IUun i
-
Palna, 1898). La Chiesa lu e1lìcace e discrela \e71a sna hanno discusso sulla rappresentanza di classe o di lallilo
opera, tanto piil stabilmente emcace, qnaltto piì1 discleta. (proporzionale) propendeDdo il Malvezzi per la prima e il
M(rri per la seconda. L'argomento precipuo del Mrrri è
NorA 32. - fl programna dei dentuc/ali.o-.rìslia i. che i larlili ci solo e organizzatl, non ancora le ,/.rrri.
Io uri riferisco a quello che fu preseutato al Congresso cat- - Ciò non toglierel)be che la rappresertarza per classi sia
lolico di RoÌna il 14 Febbraio 1894, dal Comitalo dirigeDte I'ideale a cui tendere, che ni pare la tesi del l{alvezzi. -
dell'Unioue Cattolica per gli stucli sociali; Pric.. G. Torìiolo, V. Ait fa Soci.tlè t. Aroslo 1899, A. Malvezzi-Campeggi,
Cte S. lledolago Albarri, Iarch. I-orenzo Bottini, Cte Cesare Ral?/esenlakza lro?qlziondle c /a?Presefik r,za ?ro/tessìo-
Sardi, Prof. I-. Olivi. - Lo si può vedere i\ e:rtutso nella ,rale (Rorna, Desclée-Lefebvre, 1899. Estratto d^llà Rit.
Ria. frù. dì. quel terrpo.

NorA 33. - Suistiùi socìali e poliliche. Note alla Conferenza VI.


- Per ribadire
aDche una volta il concetto foltdarìrelttale della indipen-
denza delle tltistioni sociali d^lle ?olitic/le, dirò che si può Nor,{ 35. - Torrtiarno ai ca1 ?i.
avere ulra orgauizzazione molto democratica, e cioè ltìolto espresso
- Lr Roma il voto qui
si è adempiuto con la foudazione di una Cololria
popoixre, in ura nìoliìrcl)ia, come si puù iìrele uniì orgl- agricola dovùta alla generosità di una ricca signora e àlle
nizzazione molto aristocratica e oligarchica ìn una repoblica. attività d'uD giovane prete mio amico- Del movimento
-
I

200 APPENDICE.
l

ratrot'-D Bonsignori INDICE


ionale e I'irdustria agri-
Prov' di Brescia) e com-
di ProPagatda « L' Atttc-
cooqclozio"" ecc' ùre.
iea ii ltalia »; < I uiracoli della
I. La questiole socide
Co--r.ÈRrr^-za I
a Parma Stauislao Solari'
(Brescia, QueriniatÌa).- lnfine
anchelui (\'l fI progresso
CoNFERENZA II. La soluzione individualista
orrnai notissimo "eLl'aglicollufù CoNFERENZÀ IIL La filoso6a del liberalismo 53
colla irrduziorrc delt'azoto, Parma, Battei, 1897), apostolo CoNriERENzA. IV. La soluzioDe socialista. 8r
della ag colttlra razionale e coadiuvato nella proPaganda CoNFERENza V. La solllzioue cristiara . IIt
dall'ottimo D. Baratta Salesiano. Possaflo tutte queste voci CoNFERENZA VL L'orgànizzazlorle della Carità 145
t,:ovar eco, questi eserìrPi imitatdri; ridiverti l'ltali, I'aln'd

APPENDICE.
NOTE ALLE CONFERENZE

CoNt nRÉNz,r I. - Nota r. I-a preistoria e la proprietà,


e l'economia politica,
.-J-ìt?--.
?ag. r83. - 2. La slatistica
"olÀb' . leg. fi1. - B. Le comodità della vita e il salariato
rnoderno, qag. 181 . M iseria e del inq ue\za , lttg. t8 5.
1
- 4.
CoNFERENza II. - Nota 5. Un pensiero del Fonsegrive,
pag. É5. Il Medio Ero, fas. fi6, - 7. ll Mi-
- 6.
I
soneismo e il Filoneismo, lag. r8z.
noi, Pag. Ì88. PareDtela del - E. Il Belgio
liberalismo econo-
e

- 9. L'En-
mico col materialis o filosofico, ?og. r88.
- ro.
rr, I
ciclica { Rerum Novarum, y'aj'. r89. libri di
Yves le Qnerdec, ?dg. r8g,
-
INDICE.

CoNFERENZA. IIL - Nota r2, Fatto e diritto, Ricerche sto-


riche e indagini filosofiche, ?ag. rgo.
- r3.
Ius utendi
et abuterdi, ?ag. tgÌ. 14. Quod superest date pau-
petibus, ltdg- rgr.
-
15. Spencer giudicato dal Labriola,
-
lag. r9r. - 16. Evoluzione e individùalistno, ?dE. tq,
Gabriele D'Annunzio, y'ar. r92.
-nè 17.
nrtovo nè coerente, iol. rg2.
- r8, Nietzsche
CoNFERENza IV. - Nota rg. I-e due fasi del Socialismo,
Pag- 193. Do. Collettivismo e Cristialesimo, ,ag. ,rg3.
-
2r, Collettivismo crisli^rro, ?ag, tg3. 22. La con-
-cezione materialista della -
storia, pdg. tg'/,
cialismo e religione, ?ag t94,
- 23. So'
24. Ottimismo uDlarro,
-
!,rg. rg;. - 25. Riforme morali e rifotme sociali,
pag. ,95. 26. I-a teoria Cel valore (Loria-Merlinol,
pog. - 27. Filosolìa e ideali del collettivismo,
196-
-
Pdg. 196- - 28. Gtrglielnro Ferrero e Saverio Nlerlino,
Pag. 196.
CoNFÉRENZA V. - Nota 29. Uomiui e l1orr,i, lag. rg7.
-
30, Cristianesimo e scieÙza, ?ag. 297. - 3r. Cristia_
nesimo e schiavitir, Pag. 1g8.
- 32. Il prograurma dei
denrocratico cristiani, ldl'. r98. 33. Quistioni sociali
-
e politiche, Pag. ,98
- 34. Rappreseùtanza di classi
o proporzionale?, Pag.tg9.
CoNFERENZA VI. - Nota 35,'forniamo calr.pi, Pag. ry9.
^i
Leggi biologiche e le9gi ,J]orali,
- 36. ?ag. 2oo.

TrPocR^Fra vartc.rna.

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