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CONSERVATORIO DI MUSICA “A.

Scontrino” Trapani
A.A. 2020/2021

TRATTATI E METODI

Studentessa: La Paglia Serena


TRATTATI E METODI

Prima di analizzare i principali trattati e metodi per violino, attraverso un excursus storico
che va dal ‘700 ad oggi, è bene fare una distinzione tra trattato e metodo. Il trattato è
un’opera che espone in maniera teorica, spesso con scopi didattici, dei concetti inerenti una
determinata materia; il metodo invece si basa su esercizi pratici esposti in modo graduale ed
è specifico per principianti.

PRIMA PARTE

TRATTATI E METODI NELLE SCUOLE VIOLINISTICHE ITALIANA


ED ESTERE DALLE ORIGINI ALLA FINE DEL ‘700.

1. Scuola Italiana

FRANCESCO GEMINIANI fu il primo, nel 1751, ad organizzare in modo globale il


metodo per violino. La sua influenza si farà sentire a fine ‘700 con Galeazzi e Campagnoli.
Il Metodo è composto da prefazione, esempi teorici accompagnati da testo musicale, e 12
composizioni.

Nell'opera appare questo famoso accordo, come assetto più funzionale nel
rapporto dito-corda.

Nel 1771 GIUSEPPE TARTINI pubblicò Il trattato degli abbellimenti sulla realizzazione
degli abbellimenti: la leggerezza e la rapidità delle dita permetteva di eseguirli con grazia.
Si può ricostruire la sua didattica anche facendo riferimento alla lettera a Maddalena
Lombardini, sua allieva, in cui espone gli aspetti più importanti dello studio giornaliero.

Geminiani e Tartini, insieme a Locatelli, contribuirono alla formazione della scuola


violinistica italiana che si diffuse in tutta Europa.
2. Scuola Tedesco-austriaca

A porre le basi per la scuola violinistica tedesca fu l’austriaco LEOPOLD MOZART con
la Violinschule del 1770. L’opera fu criticata per poca originalità in quanto si trovano dei
riferimenti sia verso l’accordo di Geminiani sia verso il Trattato degli abbellimenti di
Tartini; in realtà Mozart tratta la materia molto bene e abbondantemente. Il riferimento
all’accordo di Geminiani è utilizzato sia come esercizio per l’indipendenza delle dita, sia
come preparazione alle doppie corde. Gli altri contenuti dell’opera riguardano i colpi d’arco,
la realizzazione delle dinamiche, il vibrato che egli chiama tremolato, le posizioni, ecc.
Questo metodo è uno dei più significativi della sua epoca.
SECONDA PARTE

TRATTATI E METODI NELLE SCUOLE VIOLINISTICHE ITALIANA


ED ESTERE DALLA FINE DEL ‘700 AD OGGI

1. Scuola Italiana

Sul finire del ‘700, FRANCESCO GALEAZZI e BARTOLOMEO CAMPAGNOLI,


autori che risentirono dell’influenza di Geminiani, scrissero rispettivamente un trattato
(1791) e di un metodo-trattato (1797).
Campagnoli nella sua opera Nuovo metodo della meccanica progressiva per suonare il
violino porta un elemento innovativo quale lo studio sugli armonici naturali; in oltre ci ha
trasmesso l’arte del suo maestro Nardini.

Per buona parte dell’800 in Italia si ha un vuoto di produzione. Nella seconda metà del
secolo alcuni autori quali L. TONELLI, B. FERRARA, R. FRONTALI, E. CAVALLINI,
G. PAPINI, pubblicarono dei metodi accomunati dalla poca gradualità degli studi pratici,
seppur ricchi e interessanti dal punto di vista musicale in quanto attingevano dall’opera
lirica italiana.

La rinascita della scuola italiana viene consolidata nella prima metà del ‘900 con
GIUSEPPE ALESSANDRI, autore di un metodo (1935) che si caratterizza per
l’impostazione del violinista a partire dalla terza posizione, e per l’uso del sistema del
semitono. Il sistema consiste nel posizionare il semitono sempre fra le stesse dita sulle
quattro corde. L’autore fa spesso riferimento a Galeazzi e Campagnoli, ma tiene conto anche
della produzione estera.

FRANCESCO SFILIO invece è autore di un trattato (1937) che si ricollega al filone


paganiniano specie per quanto riguarda le estensioni della mano sinistra.

PAOLO BORCIANI, allievo di Alessandri, è autore di un trattato (1986). Egli fu un


esponente del quartetto italiano ed è conosciuto anche per le sue revisioni (ad es. Kreutzer,
Dont, Rode) in cui valorizza molto le estensioni e le contrazioni della mano sinistra.
I nuovi metodi italiani, a differenza della maggior parte di quelli precedenti, privilegiano la
gradualità seppur in maniera eccessiva, sacrificando il materiale musicale. I principali
esempi sono ALFEO BUYA che scrisse Nuovo metodo per violino con la teoria del
tetracordo (1923), e ALBERTO CURCI autore di Tecnica fondamentale del violino (1952)
diviso in 5 parti, utilizzando il sistema del semitono.

Altri metodo in uso provengono dalla scuola tedesca (es. Sphor, David, Sevcick) e francese
(Baillot, Alard, Dancla, De Beriot, Laoureux).

2. Scuola Francese

PIERRE-FRANCOIS BAILLOT fu in Francia il primo autore di un metodo-trattato nel


1834, e anche qui non mancano i riferimenti a Geminiani per quanto riguarda l’impianto
della mano sinistra. Nella sua didattica fondamentale è lo studio delle scale su note tenute
per il controllo dell’intonazione.

CHARLES DE BERIOT, autore del Metodo per violino (1858), considera la tecnica al
servizio dell’espressività dell’esecuzione. Per questo motivo egli parla di diversi tipi di
vibrato e di portamenti in base a ciò che richiede il brano, e distingue anche intonazione e
ritmo di precisione da quelli di sensibilità.

GUSTAV KOCKERT è autore del trattato i principi razionali della tecnica del violino
(1902).

IVAN GALAMIAN, di origini persiana, viene considerato un esponente della scuola


violinistica francese poiché studiò a Parigi (oltre che a Mosca). Egli si stabilì
successivamente negli USA dove formò concertisti quali Perlman e Zuckerman. Nel 1948
iniziò a scrivere il trattato Principi di tecnica e di insegnamento del violino, terminato nel
1962.
3. Scuola Tedesca

LUIS SPHOR fu il fondatore della scuola tedesca moderna. Nel suo metodo Scuola di
violino (1833) risulta essere molto sbrigativo, tuttavia notevoli sono gli esercizi dedicati
all’arco e alle doppie corde; questi ultimi si distinguono per la loro bellezza oltre che per la
densità del materiale tecnico. Nell’appendice riproduce il 7° concerto di Rode e il suo 9°
concerto con dei consigli sullo stile e sull’interpretazione.
Per quanto riguarda la mano sinistra consiglia l’uso dell’estensione del 4° dito e di toccare
la fascia in terza posizione. Per definire le posizioni egli fu il primo ad usare i numeri
romani. Per quanto attiene la mano destra la presa dell’arco è tipica della scuola tedesca,
quasi in punta di dita.

A tal proposito è bene aprire una parentesi su tre diverse scuole riguardo la tenuta dell’arco.

● Scuola tedesca: presa dell’arco con l’indice nell’ultima falange e angolazione del
dorso della mano quasi parallela all’arco. Così si ottiene maggior leggerezza del
colpo d’arco e sensibilità nell’esecuzione;
● Scuola russa: impugnatura dell’indice dell’arco più bassa, all’altezza della 1° falange,
angolazione del dorso della mano accentuata verso l’indice. In questo modo si ottiene
un suono più potente.
● Scuola franco-belga: la presa dell’arco è tra la 1° e la 2° falange dell’indice e la
posizione delle altre dita è in una via intermedia tra le due scuole precedenti. Il
risultato è un suono potente senza però danneggiare la delicatezza, raggiungendo così
il giusto equilibrio.

Il metodo di EUSEBIO VON WALDEN appare nel 1883. Egli dedica la prima parte alla
mano sinistra, la seconda ai movimenti dell’arco, alla terza alla sincronia delle due mani;
all’interpretazione avrebbe dedicato un volume mai realizzato. Nel suo metodo afferma che
la pressione delle dita della mano sinistra deve essere maggiore rispetto a quella della mano
destra che conduce l’arco. Per i cambi di posizione consiglia un movimento contemporaneo
di dita e pollice dalla I alla III, dalla III alla V il pollice anticipa il movimento della mano,
dalla V in poi il pollice rimane appoggiato sul manico e funge da perno per le altre dita.
OTAKAR SEVCIK, pur essendo cecoslovacco, viene considerato un esponente della
scuola tedesca per aver insegnato in Germania. Nei suoi fascicoli da un esempio di tecnica
pura, di cui bisogna fare un uso intelligente senza trascurare lo studio del repertorio. Il
metodo per lo studio iniziale del violino trova spazio nell’op. 6, suddiviso in 7 fascicoli: nei
primi 5 usa il sistema del semitono, negli ultimi due tratta lo studio delle altre posizioni.
Importanti sono anche le altre opere dedicate alla tecnica generale (op.1), alla tecnica
dell’arco (op. 2), ai trilli (op.7), ai cambi di posizione (op.8), alle doppie corde (op.9). Sui
cambi di posizione suggerisce di effettuarli con pollice e indice paralleli; per quanto
riguarda la mano destra invece consiglia di far partire sempre l’arco dalla corda.

LEOPOLD AUER, ungherese di nascita, è considerato l’ultimo esponente della scuola


tedesca in quanto esercitò la sua professione a Dresda in Germania. Viaggiò molto e,
trovatosi in Russia dove non vi era una scuola violinistica già formata, ne fu lui l’iniziatore.
Tra i suoi allievi ebbe Milstein e Heifetz.
Nell’opera teorico-pratica come insegno il violino, ricca di aneddoti, afferma il principio
secondo cui è meglio la qualità dello studio che la quantità del materiale letto. Per questo
motivo egli introduce l’allievo al repertorio concertistico solo dopo aver studiato con
attenzione i capricci di Rode e Dont (quest’ultimo fu il suo insegnante insieme a Joakim).
Il suo metodo del 1926 si chiama Graduale corso di violino ed è ancora in uso.
4. Scuola Russa

Il massimo esponente della scuola russa, dopo Auer, fu CARL FLESH, anche lui
ungherese di nascita. Flesh fu autore di opere teoriche e pratiche.
L’opera teorica L’Arte del violino del 1920 affronta nelle sue 3 sezioni la tecnica generale, la
tecnica applicata ai brani, la forma artistica e l’insegnamento. Altre opere importanti sono Il
problema del suono sul violino e alta scuola di diteggiatura violinistica.
Nell'opera L’Arte del violino egli espone i punti di vista di vari insegnanti, a cui aggiunge
anche la propria opinione in maniera serena e con grande umiltà, lasciando al lettore la
facoltà di valutare e prendere le personali decisioni.
Diversamente da Sevcick, secondo Flesh, il movimento del pollice doveva sempre
anticipare la mano nei cambi di posizione , sua a salire che a scendere; lo scopo era quello
di dare un continuo sostegno al violino con la mano sinistra.

5. Sviluppi più recenti della didattica.

Tra gli sviluppi più recenti della didattica c’è l’approccio allo studio del violino inventato
dal giapponese SHINCHI SUZUKI, adatto soprattutto all’apprendimento precocissimo
ovvero ai bambini nella prima infanzia (a partire dai 3 anni).
Nel processo di apprendimento è importante la figura materna sia per invogliare il bambino
nello studio, sia perché la metodologia utilizzata si basa sull’imitazione così come avviene
quando si impara a parlare. Per questo motivo i pezzi vengono assimilati a seguito di
continue ripetizioni da parte della madre che per prima studierà lo strumento. La lettura
delle note viene rimandata di qualche anno.
Importante è la raccolta di fascicoli con musiche per violino e pianoforte, in prima
posizione, cui melodie sono semplici trascrizioni di brani famosi o brani inventati
dall’autore stesso. La sua opera si chiama scuola di violino.

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