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Umberto Boccioni nasce a Reggio Calabria nel 1882.

A causa del lavoro del padre, impiegato


prefettizio, trascorre l’infanzia spostandosi in varie città quali Forlì, Genova e Padova. Ostacolato
dalla famiglia per la sua passione per la pittura, a sedici anni va a vivere da una zia a Roma dove
frequenta l’Accademia di Belle Arti.
Nel 1900 si avvicina al Divisionismo grazie alla conoscenza di Gino Severini, passione cresciuta poi
con il maestro Giacomo Bella. Il Divisionismo è caratterizzato da aspetti come la scomposizione e la
composizione dell’immagine in miriadi di filamenti luminosi, lunghe pennellate sovrapposte, colori
mischiati sulla tela, il tutto per rendere un’immagine vivida e vibrante.
Nel 1902 Boccioni viaggia a Parigi e successivamente in Russia.
Nei primi anni del ‘900 si interessa ai pittori italiani del Divisionismo come Previati e Segantini, poi
nel 1908 si trasferisce a Milano con la madre e la sorella dove incontra il poeta Filippo Tommaso
Marinetti che sarà poi la sua guida spirituale.
Marinetti nel 1909 pubblica sul quotidiano “Le Figaro” il “Manifesto del Futurismo” , dove celebra
l’età industriale, l’energia della fabbrica, della locomotiva, l’amore per il pericolo ecc..
Tutto questo scatena l’entusiasmo di Boccioni e contribuì come pittore, scultore e teorico a questo
movimento d’avanguardia promosso da Marinetti.
Partecipa dunque attivamente a promuovere la nuova corrente, sviluppa proposte come il rifiuto
della vecchia cultura che si identificava solo nei musei e accademie, esalta la vita, l’energia, la
velocità, tutto il dinamismo rappresentato dalla nuova tecnologia come le auto, gli aeroplani ecc.
Si identificano anche nella guerra, unica soluzione giusta del mondo. I futuristi non a caso
aderiscono al movimento fascista. Boccioni però si identifica in convinzioni più socialiste e per
questo si distingue dai suoi colleghi come Carlo Carrà, Luigi Russolo, Antonio Sant’Elia.
Il Futurismo era un movimento prevalentemente italiano e patriottico che intendeva ribellarsi ai
modelli e agli ideali del passato staccandosi dall’arte puramente accademica. L’arte era quindi
rappresentata con la frenetica nuova vita moderna, un’arte metropolitana che ispirasse dinamismo,
velocità e un ritmo sostenuto. Il tutto si ispirava alla macchina, il vero strumento di progresso.
Oltre alle forme artistiche il Futurismo cerca di esprimere anche i rumori che rappresentavano
musicalmente le macchine e il movimento.
Boccioni rappresenta la personalità più rilevante dei futuristi, fu teorico della pittura futurista ed
elaborò il “Manifesto della pittura futurista”.
L’intento di un pittore era quello di rappresentare in un’unica immagine, diverse impressioni, come
fosse una foto.
La poetica di Boccioni è espressa sicuramente nella “Città che sale” del 1910. Un’opera definita
grandiosa, inquieta, realizzata con colori d’ispirazione divisionista, per il pittore era un simbolo della
vita moderna. In primo piano vediamo un cavallo che trascina un peso, davanti e di fianco alcuni
operai lo incitano. Di fronte a lui ci sono altri due cavalli, uno bvianco e uno rosso. Sullo sfondo
inferve l’attività degli operai , un edificio in costruzione, impalcature. Questo dipinto si ispira alla
costruzione della centrale elettrica di Milano e rappresenta la crescita industriale del momento.

La città che sale (olio su tela, cm 199,3 x 301 cm, Museum of Modern Art di New York)

Tutto il dinamismo della vita moderna è ben rappresentato in tre sue opere come “Rissa in galleria”,
“Baruffa” e la “Retata” il cui tema è lo scontro tra la folla e la polizia, fatti piuttosto frequenti in quel
periodo. In “Rissa in galleria” il soggetto è una rissa tra due prostitute davanti a un caffè della Galleria
Vittorio Emanuele II. Siamo in pieno centro a Milano e i nuovi lampioni elettrici illuminano una folla
disorientata che osserva la scena. Questa rissa è un pretesto del pittore per esaltare il dinamismo dei
personaggi, nonché esaltare la modernità della luce elettrica che esce dal caffè.

Rissa in galleria (1910, Pinacoteca di Brera- Milano)


Nel 1911 Boccioni, insieme a Carrà, viaggia perso Parigi dove apprezza le opere cubiste che
lo porteranno al grande dipinto “La risata in galleria”. In primo piano troviamo una donna, la
protagonista del quadro, attorno a lei Bocconi celebra la vita notturna di Milano con i locali pieno di
gente, bicchieri, bottiglie, luci dei bar che illuminano come i fari dei teatri. Qui si può notare come si
stato impressionato dai cubisti. Guardando il quadro è come se la protagonista trascini poi tutto il
resto, una forza che contagia, si apre sul volto ridente della donna e tutti i colori usati esprimono
gioia, euforia ma quasi delirio.

La risata in galleria (olio su tela, 110,2 x 145,4 cm, Museum of Modern Art, New York)
La sua poetica pittorica celebra la simultaneità, la possibilità di visioni multiple, vedere ciò
che è vicino e ciò che è lontano, un entusiasmo nei confronti della tecnica e della velocità.
Altre opere famose sono “La strada entra nella casa” in cui si possono notare accavallamenti di
diverse prospettive e da notare la figura della madre che Boccioni inserisce spesso nei suoi dipinti,
quale simbolo universale di vita e energia.
“Materia” del 1912, è il ritratto più famoso della sua produzione futurista per l’applicazione dei
principi di scomposizione e composizione.
Ricordiamo poi “Forme uniche nella continuità dello spazio”, “Ritratto di scultore”, “Romando di
una cucitrice”, “Tre donne”, “Elasticità”.
Tra il 1914 e il 1915 Boccioni si allontana dalle concezioni futuristiche, poi si arruola volontario nel
battaglione ciclisti e un anno dopo muore cadendo da cavallo durante un’esercitazione.

“Dinamismo di un ciclista”: Boccioni non era interessato a rappresentare un certo atleta o un


determinato sport, ma era affascinato dalle figure in movimento. L’immagine di una bici ferma è
vista in un certo modo, ma se è in movimento molte parti non sono distinguibili, il moto quindi fa
vedere le cose in modo diverso. In questo quadro Boccioni ribadisce il rapporto tra un oggetto in
movimento e lo spazio che lo circonda. I futuristi avevano scoperto che anche l’aria, il vuoto, in
realtà è composto da atomi , quindi se un corpo si muove, cambia anche ciò che lo circonda. Lo
scopo di Boccioni era quello di far comprendere il movimento nella sua immediatezza.
Dinamismo di un ciclista