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Principi della dinamica

I principi della dinamica sono la base concettuale di quella branca della fisica che studia e descrive
le relazioni tra il movimento di un corpo e gli enti che lo modificano. All'interno della
formalizzazione logico-matematica della meccanica newtoniana essi svolgono il ruolo di assiomi e
in quanto tali sono proposti solo sulla base di osservazioni empiriche e di astrazioni concettuali
successive. Tali principi vengono anche detti Principi di Newton, dal nome dello scienziato che li
ha proposti nel celebre Philosophiae Naturalis Principia Mathematica, pubblicato nel 1687. Gli
enunciati che oggi si utilizzano sono una riformulazione attuale di quelli scritti nei Principia; il
volerli attribuire tout-court a Newton è improprio. Si noti inoltre che le attuali formulazioni
differiscono spesso l'una dall'altra in alcuni dettagli, non del tutto inessenziali.

Ai principi di Newton si affianca, nella meccanica classica, il principio di relatività di Galileo che
stabilisce l'invarianza dei principi di Newton sotto taluni cambiamenti di coordinate, dette appunto
trasformazioni galileiane. È molto importante tenere presente che i principi della dinamica sono
validi in sistemi di riferimento inerziali e per sistemi i cui componenti siano a velocità lontane da
quella della luce.

• I principi non valgono in sistemi di riferimento non inerziali. Per poter studiare anche questi
ultimi, infatti, è stata necessaria l'introduzione di forze apparenti, quali la forza centrifuga e
la forza di Coriolis dovute alle accelerazioni del sistema di riferimento.
• La meccanica classica privata della gravitazione è inclusa completamente nella teoria della
relatività ristretta: entrambe le teorie sono valide in sistemi di riferimento inerziali, ma la
prima si può considerare un'approssimazione della seconda per basse velocità (relativamente
alla velocità della luce).

Primo principio detto d'inerzia o di Galileo


Si parla di principio e non di legge né di assioma per ragioni di metodo scientifico, in quanto alla
base della conoscenza fisica: rispettivamente nessuna teoria o legge derivata dai principi e
riguardante il movimento dei corpi può falsificarlo, ma può invece farlo l'esperienza diretta, anche
se le innumerevoli finora effettuate non lo hanno tuttora fatto.

Aristotele nella sua “Fisica” del IV secolo a.C. asseriva che lo stato naturale dei corpi è la quiete,
ossia l'assenza di moto, e che qualsiasi oggetto in movimento tende a rallentare fino a fermarsi, a
meno che non venga spinto a continuare il suo movimento. Nel Medioevo, Guglielmo di Ockham e
poi, nel Quattrocento, il Cusano, nell'opera "Il gioco della palla", e Leonardo da Vinci ripensarono
la dinamica aristotelica, cominciando a dimostrarne l'infondatezza. Il principio di inerzia non è
infatti di banale osservazione sulla Terra, dominata dagli attriti: consideriamo per esempio una
biglia (assimilabile nella nostra trattazione ad un punto materiale) che rotola su una superficie piana
orizzontale molto estesa. La nostra esperienza ci dice che con il passare del tempo la biglia rallenta
fino a fermarsi; questo è dovuto al fatto che interagisce con il piano e con l'aria. Si può osservare,
comunque, che facendo diminuire progressivamente questi attriti (rarefacendo l'aria e lisciando il
piano per diverse volte) la biglia percorre sempre più strada prima di fermarsi. L'idea che sta alla
base del primo principio è che facendo diminuire gli attriti fino a renderli nulli (in teoria), il corpo
non rallenti e quindi non si fermi mai, cioè persista nel suo stato di moto rettilineo uniforme.
Riferendosi invece alla tendenza di ogni corpo a mantenere lo stato quiete o di moto si usa parlare
di inerzia.
Ma solo dopo quasi 2000 anni Galileo Galilei (1564-1642) capovolse l'errore di Aristotele con un
esperimento ideale, immaginando il caso limite di un corpo che si muove su un piano orizzontale
senza attriti. Un tale esperimento, come aveva ben compreso il grande scienziato pisano, non è
riproducibile sulla Terra, ove è impossibile eliminare completamente tutti gli attriti. In realtà
l'effetto degli attriti su un corpo in movimento è quello di trasformare l'energia cinetica in energia
termica (calore); ciò avviene sempre nell'assoluto rispetto di un altro importantissimo principio: il
principio di conservazione dell'energia. Ciò viene dettagliatamente descritto in due sue opere,
rispettivamente, nel 1632 e nel 1638: il Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo e Discorsi e
dimostrazioni matematiche intorno a due nuove scienze attenenti alla meccanica e i movimenti
locali Scrive Galileo nel Dialogo: “il mobile durasse a muoversi tanto quanto durasse la lunghezza
di quella superficie, né erta né china; se tale spazio fusse interminato, il moto in esso sarebbe
parimenti senza termine, cioè perpetuo”. Ma questo, scrive ancora Galileo: “deve intendersi in
assenza di tutti gli impedimenti esterni e accidentari” … e che gli oggetti in movimento siano:
“immuni da ogni resistenza esterna: il che essendo forse impossibile trovare nella materia, non si
meravigli taluno, che faccia prove del genere, se rimanga deluso dall'esperienza”. La sua prima
enunciazione formale è tuttavia di Isaac Newton (Philosophiae Naturalis Principia Mathematica),
che pur ne riconosce la paternità galileiana: “Lex prima: Corpus omne perseverare in statu suo
quiescendi vel movendi uniformiter in directum, nisi quatenus a viribus impressis cogitur statum
illum mutare.”. Newton chiarisce inoltre il concetto nella definizione 3:

« La vis insita, o forza innata della materia, è il potere di resistere attraverso il quale ogni corpo, in
qualunque condizione si trovi, si sforza di perseverare nel suo stato corrente, sia esso di quiete o di
moto lungo una linea retta. Questa forza è proporzionale alla forza che si esercita sul corpo stesso e
non differisce affatto dall'inattività della massa, ma nella nostra maniera di concepirla. Un corpo,
dall'inattività della materia, è tolto non senza difficoltà dal suo stato di moto o quiete. Dato ciò
questa vis insita potrebbe essere chiamata in modo più significativo vis inertiae, o forza di inattività.
Ma un corpo esercita questa forza solo quando un'altra forza, impressa su di esso, cerca di cambiare
la sua condizione [di moto o di quiete, NdT]; e l'esercizio di questa forza può essere considerato sia
resistenza che impulso; è resistenza quando il corpo, cercando di mantenere il suo stato attuale, si
oppone alla forza impressa; è impulso quando il corpo, non dando libero corso alla forza impressa
da un altro cerca di cambiare lo stato di quest'ultimo. La resistenza è solitamente ascritta ai corpi in
quiete e l'impulso a quelli in moto; ma moto e quiete, come vengono intesi comunemente, sono solo
relativamente distinti; e d'altronde, quei corpi che comunemente sono considerati in quiete non lo
sono sempre realmente. » (Isaac Newton, Philosophiae Naturalis Principia Mathematica)

In sintesi:

• Se la forza totale applicata a un punto materiale è uguale a zero , allora esso resterà inerte.
• Se la forza totale applicata a un punto materiale in movimento è uguale a zero , allora esso
continuerà a muoversi di moto rettilineo uniforme.

allora se un corpo è fermo o si muove di moto rettilineo uniforme, vuol dire che non è soggetto a
forze oppure che la risultante delle forze che agiscono su di esso è nulla. Viceversa, se la risultante
delle forze applicate a un corpo è nulla, esso è fermo o si muove di moto rettilineo uniforme. Il
principio di inerzia vale nei cosiddetti sistemi di riferimento inerziali, definiti in realtà come
l'ambito di validità del Principio di azione-reazione.

Infine va detto che il primo principio non è banalmente un caso particolare del secondo, ma ne
chiarisce l'ambito di validità, ovvero i sistemi inerziali, in cui operano esclusivamente forze reali
(azione o interazione tra due corpi). I principi, in questa formulazione non valgono nei sistemi
accelerati (non inerziali) come i sistemi rotanti, perché in questi entrano in gioco forze apparenti (ad
esempio la forza centrifuga).

Secondo principio detto di proporzionalità o di Newton


In ogni istante l'accelerazione di un corpo è determinata dalla forza non equilibrata che agisce su di
esso: l'accelerazione ha la stessa direzione e lo stesso verso della forza, il suo modulo è
proporzionale alla forza e inversamente proporzionale alla massa del corpo. Ovvero, un punto
materiale (cioè un corpo di dimensioni trascurabili rispetto al sistema di riferimento in esame e
contemporaneamente dotato di massa) al quale sia applicata una forza, varia la quantità di moto in
misura proporzionale alla forza, e lungo la direzione della stessa. In altre parole, secondo una
formulazione analoga a quella di Eulero: il cambiamento di moto è proporzionale alla forza
impressa, ed avviene lungo la linea retta secondo la quale, la forza è stata impressa.

Alternativamente, il rapporto fra i moduli della forza applicata e dell’accelerazione è costante e pari
alla massa (più propriamente massa inerziale) del corpo.

A massa costante:

che rappresenta l'equazione fondamentale della meccanica classica.

La forza è formalmente un concetto definito indipendentemente dal secondo principio, grazie alle
formule note che quantificano le interazioni dei tipi fondamentali.

Nel sistema internazionale l'unità di misura della forza è il newton, simbolo N, che equivale a
chilogrammo per metro su secondo quadro; nel sistema CGS l'unità di misura è il dyne, simbolo
dyn, equivalente a grammo per centimetro su secondo quadro, ovvero 1 dyn = 10−5 N.

Il secondo principio della dinamica fornisce una spiegazione per il fatto che tutti i corpi cadono con
una velocità, che è indipendente dalla loro massa. Simile risultato fu raggiunto da Galileo Galilei
con lo studio del piano inclinato e l'esperimento della caduta dei gravi.

Nel 1981 Mordehai Milgrom propose una sua modifica volta a spiegare il problema delle curve di
rotazione delle galassie a spirale in modo alternativo all'introduzione della materia oscura,
denominata MOND dall'acronimo inglese per Dinamica Newtoniana Modificata che teneva conto
dello strappo, che però gode di scarso consenso presso la comunità scientifica attuale, anche se i più
le riconoscono almeno il merito di essere più falsificabile delle teorie a base di materia ed energia
oscura.

Terzo principio detto di azione e reazione


Newton enunciava il principio in un modo lievemente diverso da quello odierno, da cui deriva il suo
nome: "Ad ogni azione (termine da lui usato nell'accezione generale di forza, mai di accelerazione)
prodotta su un corpo A corrisponde sempre in un sistema inerziale una reazione su un altro
corpo B uguale e contraria ". In termini matematici:

Un esempio chiaro è l'applicazione al sistema Terra-Luna , di cui sono sottosistemi la Terra T e


la Luna L. La forza totale esercitata dalla Terra sulla Luna deve essere uguale ma di senso opposto
alla forza totale esercitata dalla Luna sulla Terra: ciò viene effettivamente confermato dalla legge di
gravitazione universale.

• Ciò permette di familiarizzare col concetto di forza: essa è una informazione sul grado di
interazione tra due corpi, lorda per comprenderne il moto, che viene invece influenzato
direttamente (principio di proporzionalità) dall'accelerazione, che può essere intesa come
una misura netta della modificazione dello stato inerziale.
• Un esempio tipico che si può fare di applicazione controintuitiva del principio, è quello della
semplice camminata: nella situazione noi imprimiamo forza al suolo all'indietro tramite il
piede, il suolo reagisce con una forza uguale e contraria che poi è quella che ci spinge in
avanti. Ma il suolo invece sembra non subire alcuna forza, poiché non accelera: la
condraddizione si risolve considerando che la massa inerziale della Terra è enorme in
confronto a quella dell'individuo, e perciò la forza si traduce in un'accelerazione piccola al
punto da essere inosservabile.

Per generalizzare massimamente in meccanica classica la legge, allargandola ai sistemi non inerziali
ed estesi, il concetto di azione viene oggi invece ristretto alle sole forze e torsioni
(Lagrangianamente si parla di forze generalizzate) per cui vale questo principio, cioè che implicano
la reazione; infine per la simmetria tra i due concetti che scaturisce da questo principio (come
evidenziato negli esempi precedenti) si preferisce oggi parlare di interazione: "l'interazione tra i
corpi è reciproca, e unica sorgente di reale forza e reale torsione": una forza generalizzata
(Newtonianamente forze e torsioni) applicata su un corpo A è reale, se dovuta all'influenza di un
altro corpo B, e solo allora si manifesta su B con orientazione antiparallela". Ricordiamo che un
sistema inerziale è definito proprio in base a questo principio come sistema di riferimento in cui si
manifestano solo interazioni tra i corpi, ovvero forze reali, e le forze apparenti sono appunto quelle
che non provenendo dai corpi in quanto non reciproche, vengono imputate al sistema di riferimento,
e non sono reali solo nel senso che non sono assolute, e non nel senso di ininfluenti sui corpi
quando presenti.