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CICERONE

è un divulgatore filosofico, esamina tutte le dottrine filosofiche che l’ellenismo ha lasciato in


eredità a Roma.
L’unica dottrina dalla quale si discosta è l’epicureismo. E’ invece più vicino alla dottrina
stoica, di Pianezzo di Rodi.
Un’altra scuola alla quale Cicerone è molto vicino, alla quale dedica ad essa un trattato che
si intitola “Accademici” è la scuola degli Accademici, con il loro probabilismo.
•Il Probabilismo →è la convinzione che non si possa arrivare alla verità usando un criterio
oggettivo, ma ci si può avvicinare alla verità soltanto considerando ciò che la ragione ci
indica come probabile.
OPERE FILOSOFICHE
Le opere filosofiche sono tutte composte tra il 45-44, quando Cicerone è costretto
all’inattività dal punto di vista politico.
DE FINIBUS BONORUM ET MALORUM
De finibus è un complemento di argomento, i titoli delle opere latine portano sempre un
complemento di argomento, cioè l’argomento di cui l’opera tratterà.
La traduzione letterale del titolo ebbe “ i termini estremi del bene e del male“ o “ il sommo
bene e il sommo male “ in questo testo Cicerone cerca di rispondere a questa domanda:
•“Qual è il sommo bene per l’uomo?” Nel senso di che cosa garantisce all’uomo la vera
felicità, felicità stabile e autentica.
E’ una domanda filosofica, che l’uomo si pone.
Nell'esaminare le posizioni delle varie scuole filosofiche, Cicerone analizza anche
l’epicureismo che identifica la felicità come il piacere, inteso come
E’ più vicino invece alla concezione Stoica della felicità che sarebbe la virtù, secondo gli
Stoici la felicità consiste nella virtù, il vizio è il sommo male.
Cicerone accetta questa visione, ma lui si ritrova maggiormente nel pensiero degli
accademici, che sostengono che la virtù è il sommo bene, la felicità, ma la felicità è
completa quando si aggiungono ai beni spirituali, i beni del corpo come:
• la salute
•l’agiatezza nello stile di vita
•una forma di successo.
TUSCULANAE DISPUTATIONES
Il titolo significa “Discorsi avvenuti a Tusculo”. Tusculo è una zona della campagna
Laziale dove Cicerone aveva una villa. Lui immagina che queste discussioni, siano avvenute
nella sua villa.
Infatti questo testo è strutturato come un dialogo, però è un dialogo tra Cicerone stesso e
un interlocutore anonimo, che ha un ruolo molto passivo. Cicerone fingendo di dialogare con
questo interlocutore, affronta le tematiche che deve affrontare.
L’argomento di questo testo è di nuovo una domanda filosofica: “ Che cosa ci impedisce di
essere felici e come si possono superare questi impedimenti?”
Gli elementi che ci impediscono di essere felici sono:
-la paura della morte→è considerato un bene, se l’anima perisce con il corpo cessano tutte
le nostre ansie, preoccupazioni e sofferenze. se l’anima è destinata a vivere, la vita dopo la
morte sarà sicuramente migliore di quella avvenuta in vita.
-il dolore fisico→ l'afflizione, la tristezza
-la paura di qualunque altra cosa→ di non avere nessuna paura, perché la saggezza
rende forti
-l’invidia→verso gli altri. Che non ci dovrebbe essere perchè la persona basta a se stessa
-l’amore→capace di resistere al sentimento dell’amore. Che è un sentimento che ci rende
instabili, fragili, che non ci rende autosufficienti.
Cicerone segue la dottrina stoica, la quale perseguiva il principio dell’apatia, nel senso
positivo, cioè la mancanza di sconvolgimenti interiori, la capacità di dominare le passioni.
Le Tusculanae Disputationes sono l’opera più letta e più famosa di Cicerone, perché è
un'opera in cui Cicerone porta tantissimi esempi a testimonianza di quello che vuole dire,
usa gli exempla ovvero gli esempi, anche se sono una vera e propria figura retorica,
ovvero la capacità di sostenere le proprie testi facendo riferimenti alla storia o al mito.
CATO MAIOR DE SENECTUTE
Tradotto “Catone il censore sulla vecchiaia”. L’argomento è la vecchiaia, Cicerone finge
che Catone il censore, vissuto prima di Cicerone, dialoghi con alcuni giovani amici e tessa
l’elogio della vecchiaia, sottolineando i vantaggi e i piaceri che la vecchiaia reca all’uomo
virtuoso, l’uomo non virtuoso non può trovare nessun piacere nella vecchiaia.
Cicerone scrive questo testo per se stesso, perché anche lui si sta avvicinando alla
vecchiaia, vuole convincersi di entrare nella vecchiaia con certe caratteristiche, quel tipo di
vecchiaia così soddisfacente era possibile solo nella generazione passata, quando la Res
Publica ancora apprezzava certe virtù e certi tipi di uomo, come ad esempio Catone.
Era una società quella del II secolo a.c nella quale un uomo politico come Catone era
apprezzato così come era giusta che fosse, perché era un uomo che aveva prestigio e una
autorevolezza. Sembra quindi riflettere che questo forse non accadrà.
LELIUS DE AMICITIA
Il protagonista è Gallio Lelio, l’amico di Scipione Emiliano, siamo nell’età precedente a
Cicerone, nel passato che lui venera, che ritiene il miglior momento per Roma.
Cicerone parla dell’amicizia, afferma che si considera il bene più grande dell’uomo dopo la
saggezza. Afferma che amicizia e virtù non possono essere separabili, la vera amicizia ci
può essere soltanto tra uomini virtuosi.
L’opera è dedicata aI, amico del cuore di Cicerone, quello che pubblicherà tutte le sue
opere, quello con il quale questa amicizia si era realizzata concretamente.
DE OFFICIIS
Tradotto “Sugli officia” dedicato al figlio nel quale Cicerone per definire gli officia, segue la
dottrina di Panezio di Rodi, stoico di mezzo.
Gli officia→ sono i compiti, i doveri dell’uomo virtuoso. I comportamenti che sono
moralmente validi. Infatti per Cicerone la filosofia è etica, una dottrina che ci deve guidare
nei nostri comportamenti.
In questo testo Cicerone parla dell’Honestum, honestus in latino è un aggettivo che significa
dignitoso, in questo testo va a prendere un significato filosofico, di bene morale insito
dell’uomo, l’uomo ha per sua natura una tendenza naturale ad agire secondo ragione e
quindi ad agire secondo l’honestum bene morale.
Il concetto di Honestum si articola per Cicerone in 4 virtù che sono le 4 virtù dantesche:
-sapienza
-giustizia
-fortezza→forza d’animo, grandezza d’animo
-temperanza→capacità di sapersi moderare, da tutti i punti di vista, anche del
comportamento esteriore, la temperanza ha anche una valenza estetica infatti si collega la
Decorum, ovvero ad esempio di comportarci in un certo modo invece che in un altro.
L’altro concetto affrontato in questo testo è il concetto di utile, che è un altro punto di
riferimento delle azioni dell’uomo. Perché l’uomo persegue l’utile, Cicerone vuole dimostrare
che ciò che è utile è anche Honestum e viceversa, che non ci può essere separazione.
Perchè per Cicerone l’utile non è un tornaconto personale, non riguarda soltanto noi e le
nostre esigenze, non è honestum, perché non coinvolge tutti, e non è neanche utile perché
alla fine, danneggerà noi stessi e anche gli altri.
Cicerone che ha questa concezione politica, l’uomo è politico, non può esserci utile
personale che corrisponda anche ad un utile generale. Perché qualcosa possa
corrispondere all’utile generale, deve anche essere honestum.
Anche questo testo è ricco di riferimento al mito, alla letteratura, alla storia. E’ un testo molto
letto e tradotto, specialmente quando Cicerone fa esempi concreti per dimostrare la sua
tesi.
EPISTOLARI
Cicerone ci lascia degli epistolari, cioè delle raccolte di lettere.
Questo epistolario è diviso in 4 sezioni, divise in base al destinatario. Una buona parte delle
lettere sono dedicate ad Attico.
Abbiamo le “Ad Atticum”→ rivolte ad Attico
Abbiamo le “Ad Familiares”→ rivolte agli amici
Abbiamo le lettere destinate a “Ad Quintum Fratrem”→ cioè al fratello Quinto
Abbiamo le lettere rivolte a “Ad Marco Brutum”→ cioè a Marco Bruto
Sono tutte lettere vere, cioè che Cicerone scrisse per far si che fossero recapitate ai
destinatari, sono però lettere aperte, cioè lettere nelle quali Cicerone si dilunga per parlare di
tematiche a lui care, inserisce una serie di argomentazioni che di solito nelle lettere non si
inseriscono.
Quelle che ci riportano il vero Cicerone, che ci riportano l’uomo con tutte le sue debolezze
sono quelle rivolte all’amico Attico, lì abbiamo anche una testimonianza del Sermo
Quotidianos, cioè di un latino parlato, dalle persone colte della Roma del suo tempo.
Il Sermo Quotidianos è:
-paratattico→cioè privilegia la paratassi, cioè periodi brevi
-molti neologismi→parole nuove, che Cicerone introduce nella lingua
-molti diminutivi e grecismi→cioè parole greche, parlare in greco era considerato un uso
quotidiano come quando noi adesso usiamo termini in inglese.
La raccolta di lettere “Ad Familiares” fu scoperta da Petrarca.
Petrarca imita Cicerone anche lui ci lascia le sue lettere “ Ad Familiares” e nel farlo scrive
alla maniera di Cicerone.