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Di Terenzio conosciamo i titoli di tutte le commedie.

Per quattro opere Terenzio prende in considerazione


Menandro, massimo esponente della commedia nuova e per altre due Apollodoro, che aveva ripreso opere
di Menando. Le commedie di quel periodo si affidano di più agli originali greci a differenza di Plauto perché
il pubblico romano riusciva a capire di più i testi greci rispetto a vent’anni prima (perciò i titoli non erano più
tradotti). Terenzio adotta la tecnica della contaminazione come nell’Andria, nell’eunucus e negli adelphoe
(inserire in testi originali parti di un altro testo greco). Le trame di queste commedie hanno come
personaggi centrali uno o più amori che dopo i vari ostacoli si stabiliscono felicemente come la commedia
nuova in Plauto con i soliti personaggi ossia cortigiane, adolescenti e schiavi e i soliti inganni. Le prime tre
commedie ossia andria, eautontimorumenos e adolfe la cosa in comune che hanno è il rapporto tra padre e
figli, e la presenza di due coppie di adolescenti innamorati presente anche nell’eunucus e nel formio però
qui al centro ci sono gli inganni del servo, più vicine ai modelli di comicità convenzionale. Rispetto a Plauto
gli intrecci vengono elaborati con più attenzione per le varie svolte che implicano e per coinvolgere di più il
pubblico. Mentre l’argomento dell’ecyra è un riavvicinamento di un marito e una moglie di nome Filomena
che inizialmente va via da casa. Un elemento presente in Plauto e non in Terenzio è la rottura dell’illusione
scenica per far immedesimare lo spettatore nella scena. In Terenzio sono presenti dei procedimenti
metateatrali, una tecnica presente anche in Plauto per far capire al pubblico che stanno guardando uno
spettacolo con parti non reali. Terenzio presenta in scena tipi tradizionali in cui però lo spettatore possa
ritrovarsi. I protagonisti sono sempre i servi ma non spigliati o sfacciati e i personaggi centrali sono gli
adolescenti con i loro sentimenti rappresentati in modo gentile e i padri disposti a dialogare e creare una
situazione serena in famiglia invece di dare priorità a interessi economici. Questi ultimi due non sono
nemici ma si rispettano a vicenda, infatti, poi tutto viene sempre aggiustato. L’autore consiglia un rapporto
comprensivo invece di uno rigido, infatti, si occupa dell’educazione verso i figli nell’adolfe. Terenzio non
vuole modificare nulla, ma invita solo a riflettere sui rapporti tra persone e ad essere comprensivi senza
fermarsi alla prima impressione per potersi definire uomo. Secondo lui l’uomo è capace di fare questo
poiché considera l’humanitas tenendo in considerazione i valori della buona educazione e della
comprensione. La donna rappresenta una figura positiva degna di rispetto come nell’ecyra quando Panfilo
incontra la cortigiana e si mostra gentile. Questo modo di comportarsi nei confronti delle donne è
sicuramente nuovo a Roma come anche l’affermazione che ognuno agisce a proprio modo in base alle
circostanze e all’individuo poiché la realtà non può racchiudersi in regole o schemi. Questa novità definita
anche relativismo etico viene espressa nelle Adelfe. Terenzio utilizza un linguaggio medio con pochi giochi
di parole e tratti buffoneschi ma è vivace e sobrio. Una cosa differente da Plauto è la partecipazione con i
personaggi nelle varie scene e la mancanza di pezzi cantati, di Terenzio infatti ne abbiamo solo una trentina
di versi su seimila. Infatti, lo scopo che si prefigge è un umorismo più delicato e portato alla riflessione. Fu
difatti apprezzato per il suo linguaggio corretto e di buon gusto tale da vedere i suoi testi nei programmi
scolastici antichi. Le commedie di Terenzio sono state tradotte o utilizzate da molti intellettuali come
Ariosto, Molier, Macchiavelli. Molto meno fortunato invece è per quanto riguarda il teatro.