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Grandezze fisiche atmosferiche ed oceanografiche e loro misurazione U.D.

29.4 SALINITÀ
Una delle definizioni chimiche della salinità degli oceani, già comunque superata, è
«il totale ammontare dei materiali solidi in g/Kg quando tutti i carbonati sono stati tra-
sformati in ossidi, bromuri e ioduri sono stati trasformati in cloruri e tutta la materia
organica è stata completamente ossidata». Al di là della scarsa utilità pratica di tale de-
finizione si vede subito che l’indicazione del valore della salinità avviene in millesimi
0
/00 (grammi di «sale» per kilogrammo di acqua marina), unità talvolta indicata come
ppt (part per thousand) o PSU (practical salinity unit).

Nel cosiddetto Mar Morto, in Giordania, si Ricordando che solitamente ci si riferisce al sale marino come cloruro di sodio (il co-
raggiunge il valore estremamente notevole mune sale da cucina) è facile intuire quali siano i due componenti più rilevanti:
di quasi 300 0/00, anche se in realtà si trat-
ta di un lago e la grande salinità è legata 9Cloro 55%
alle caratteristiche geologiche della zona:
tuttavia 3 etti di sale per ogni kilo d’acqua
9Sodio 30,6%
rendono la densità talmente alta che il gal- 9Solfato 7,7%
leggiamento dei corpi è molto facilitato 9Magnesio 3,7%
9Potassio 1,1%
9Altri 1,9%

L’Oceano Atlantico è più salato sia di quello La salinità varia con la profondità in
Indiano sia, soprattutto, di quello Pacifico, maniera più complessa rispetto alla
in particolare nell’emisfero nord, con diffe- temperatura, con una successione di
renze fino a più di 0,5 PSU
massimi e minimi lungo la verticale,
almeno alle basse latitudini, e anche in
senso geografico si ha un andamento
piuttosto zonale ma molto influenzato
dalle caratteristiche idrologiche loca-
li: si avranno valori alti dove è grande
l’evaporazione, ad esempio per presen- Figura 29.14
za di forti venti e ovviamente elevata Il cloruro di sodio rappresenta da solo circa l’86% dei
radiazione solare, e valori bassi dovuti componenti solidi presenti nelle acque dei mari
alla presenza di numerosi afflussi flu-
viali, magari generati da ghiacciai terrestri. In questo modo la salinità varierà attorno
al suo valore medio S = 35% con estremi minimi di 7 0/00 nel mar Baltico e massimi di
41 0/00 nel Mar Rosso.

La salinità influenza la densità dell’acqua e la formazione di ghiaccio, quindi è un


parametro di una certa importanza in oceanografia, anche per gli scopi della naviga-
zione marittima.

29.5 DENSITÀ
La densità è la quantità di massa per unità di volume, e quella dell’aria risulta intima-
mente legata alla pressione atmosferica e in un’atmosfera stabile l’andamento dei due
parametri è del tutto analogo; qualcosa cambia quando differenze orizzontali di tem-
peratura producono un andamento verticale della densità scollegato da quello della
pressione e una situazione di atmosfera baroclina come studieremo meglio più avanti.
Il valore medio della densità dell’aria al suolo è circa 1,29 Kg/m3.
Per quanto riguarda gli oceani si è detto che la densità è influenzata principalmente
dalla temperatura e in secondo luogo dalla salinità ed essendo l’elemento che mette
in moto la circolazione profonda risulta il parametro più importante in oceanogra-

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MODULO 5 Fondamenti di meteorologia e oceanografia

fia, dove la sua unità di misura sono i g/cm3 o i Kg/m3, tuttavia in ambito marittimo
si utilizzano normalmente le tonnellate per metro cubo tonn/m3. Il valore medio è
1,02478 g/cm3 e i massimi e minimi riscontrabili nel pianeta non variano sensibilmen-
te rispetto a questo numero, infatti si usa esprimere il valore della densità indicando
solo i centesimi e i millesimi come fossero decine ed unità, cioè moltiplicando tutto
per 103 e sottraendo 1.000: sono i cosiddetti «valori sigma» m (ad esempio, per quanto
riguarda il valore medio m = 24,78).
Dipendendo primariamente dalla temperatura, i minimi di densità (m = 22) si hanno
nella zona equatoriale, mentre i massimi (m = 26 828) si trovano alle alte latitudini,
ma non oltre i 50° 860°, in quanto a latitudini maggiori diventa determinante il con-
tributo dei numerosi afflussi di acqua dolce che fanno diminuire la salinità.
I due parametri che con-
dizionano la densità dan-
no anche il nome alle
correnti profonde che co-
stituiscono la circolazio-
ne generale degli oceani,
più lenta e debole rispet-
to alle correnti innescate
dal vento ma di gran lun-
ga prevalente in termini
di volumi d’acqua sposta-
ta: si parla infatti di cir-
colazione termoalina
(thermohaline circula-
tion), termine che richia-
ma appunto i concetti di
temperatura («termo») e
Figura 29.15
salinità («aline»). Al ter-
Sezione meridiana su cui è riportato l’andamento della densità dell’ac-
mine della stagione in- qua di mare con la profondità (dati per Oceano Atlantico); si vede che le
vernale, alle alte latitudi- caratteristiche delle acque profonde sono determinate alle alte latitudini
ni, le acque dell’Oceano dove le isopicne (linee di uguale densità) convergono in superficie: da qui
Atlantico raggiungono l’acqua si muoverà proprio lungo tali linee verso le basse latitudini
il valore massimo della
densità a causa delle basse temperatura ma anche, per l’Antartide, a causa del con-
gelamento superficiale che, interessando solo acqua dolce, provoca un aumento della
concentrazione di sale nell’acqua sottostante; nell’emisfero Nord, dove non si ha con-
Qualcosa di simile accade nel Mediterra- gelamento, un’ulteriore causa dell’aumento di densità sono i forti venti che provocano
neo, dove nel Golfo del Leone (ma in parte una sensibile evaporazione con l’effetto finale di un aumento di salinità (evapora parte
anche nel Mar Adriatico) a causa della forte dell’acqua superficiale lasciando che gli elementi solidi si distribuiscano con maggior
ventilazione causata dal Mistral si forma
la Western Mediterranean Deep Water
concentrazione nell’acqua rimasta liquida). In seguito a questi processi si forma uno
(WMDW) che scorre in profondità verso strato di acqua straordinariamente pesante che tenderà ad affondare e muoversi verso
Gibilterra latitudini più basse, percorrendo in profondità il lato occidentale dell’oceano.

Il meccanismo descritto si verifica in precise zone geografiche nel Nord Atlantico


(Mare del Labrador, Mar di Groenlandia) e della zona antartica (Mare di Weddel,
Mare di Ross), cioè si hanno dei veri e propri «centri motore» della circolazione ter-
moalina, dai quali si innesca un circuito che oltre ad essere la causa del mantenimento
del termoclino, come già visto, assicura un costante rimescolamento di acqua a livello
globale: le correnti descritte raggiungono da Sud gli altri oceani, risalgono a causa

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di scambi di calore e di sale e tornano all’origine scorrendo vicine alla superficie. È


il nastro trasportatore (conveyor belt), così chiamato proprio per sottolineare la
funzione di trasporto di energia, materiale solido e gas che questa circolazione svolge.

RM
DL
WA
CO WARM

R M
WA

COLD
COLD

Figura 29.16
Rappresentazione della conveyor belt

Paradossalmente il riscaldamento globale Il nastro trasportatore sottrae CO2 dall’atmosfera, con evidenti vantaggi in termini di
del nostro pianeta causato dai gas serra gas serra, tuttavia il suo mantenimento è messo a rischio dal riscaldamento globale
potrebbe in realtà avere la conseguenza fi- che facendo sciogliere i ghiacci perenni renderebbe le acque atlantiche meno dense e
nale di un abbassamento delle temperature
medie in alcune zone della Terra
meno tendenti all’affondamento: è stato calcolato che se si arrestasse il meccanismo
che dà origine alla conveyor belt ne risentirebbero anche le correnti calde superficiali,
che mantengono una temperatura mite in Europa (rispetto ad altre zone alle stesse
latitudini), dove si potrebbero avere temperature medie da 5°C a 10°C più basse.

Oltre ad influenzare la circolazione, l’andamento della densità permette di individua-


re negli oceani strati più o meno stabili, così come accade nell’atmosfera: qui l’analisi
è resa da una parte più semplice perché la temperatura diminuisce con la profondità
e si hanno acque più pesanti in basso, in corrispondenza con i principi della gravità,
dall’altra parte interviene la salinità che, come visto, influenza la densità. Ciò significa
che due strati d’acqua possono essere in equilibrio avendo la stessa densità ma valori
molto diversi degli altri due parametri (uno molto freddo e meno salato, l’altro caldo
e salato): questo innesca il meccanismo della doppia diffusione (double diffusion),
cioè si trasferisce sia calore dallo strato caldo allo strato freddo, sia sale dallo strato
salato a quello meno salato, tuttavia il trasferimento di calore è circa 100 volte più
veloce del sale e la densità dei due strati tenderà a differire sempre più conducendo a
stratificazioni di piccola scala (se lo strato freddo e meno salato è in alto) o, come ac-
cade nello Stretto di Gibilterra, instabilità doppio diffusiva (se lo strato freddo e meno
salato è in basso).

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MAPPA CONCETTUALE DI RIPASSO

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