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Epicuro e l'epicureismo

Filosofia
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Epicuro
La scuola dell’ateniese Epicuro aveva sede nel giardino del filosofo. La sua
autorità era grandissima e come le altre scuole, anche quella epicurea
costituiva un’associazione di carattere religioso in cui la divinità a cui faceva
riferimento era il suo stesso fondatore. Nessuno dei suoi discepoli apportò un
contributo originale alla dottrina del maestro in quanto questi esigeva dai suoi
seguaci la stretta osservanza dei suoi insegnamenti e a tale osservanza la
scuola si mantenne fedele per tutta la sua durata.

La filosofia come quadrifarmaco


Epicuro vede nella filosofia la via per raggiungere la felicità, intesa come
liberazione dalle passioni. Il valore che assume è dunque prettamente
strumentale, in quanto il suo fine è la felicità- Mediante la filosofia l’uomo si
libera da ogni desiderio irrequieto e molesto, oltre che dalle opinioni
irragionevoli e vane e dai turbamenti derivati. Il ruolo della filosofia consiste nel
fornire all’uomo un “quadruplice farmaco” capace di:
-liberare gli uomini dal timore degli dei, dimostrando che quest’ultimi, per la
loro realtà beata non si occupano delle faccende umane;
-liberare gli uomini dal timore della morte, dimostrando che essa non è nulla
per l’uomo: con la morte ogni possibilità di sensazione viene a meno, è stolto
temerla perché appunto è privazione di sensazioni;
-dimostrare l’accessibilità del limite del piacere, cioè la facile raggiungibilità del
piacere stesso;
-dimostrare la lontananza del limite del male, cioè la brevità e la provvisorietà
del dolore.

La canonica
Epicuro definisce con questo termine la logica o la teoria della conoscenza, in
quanto ritiene che essa debba fornire il criterio della verità, ossia il canone atto
a indirizzare l’uomo verso la felicità. Secondo Epicuro il criterio della verità è
dato dalle sensazioni, dalle anticipazione e dalle emozioni, mq quest’ultime, ciè
il piacere e il dolore, esulano da, campo della logica, costituendo invece la
norma per la condotta pratica.

I criteri della verità


Epicuro segue l’atomismo democriteo considerando le sensazioni come il
risultato dell’azione degli atomi che si staccano dalla superficie degli oggetti
producendo immagini simili ad essi. La sensazione è sempre vera ed evidente,
in quanto non può essere confutata da una sensazione omogenea che la
conferma né da una sensazione diversa che, provenendo da un altro oggetto,
non può contraddirla. La sensazione è il criterio fondamentale della verità,
insieme ai concetti e alle anticipazioni (schemi che fungono da riassunto
mnemonico delle esperienze passate e future). Il terzo criterio di verità è
l’emozione, ossia il piacere o il dolore che costituiscono la norma per la
condotta pratica della vita. L’errore può stare nell’opinione, la quale è vera se confermata
dalla testimonianza dei sensi ed è falsa in caso contrario. Col ragionamento si può estendere
la conoscenza ma la regola fondamentale

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del ragionamento rimane quella che prescrive il più stretto accordo con i fenomeni
percepiti.

La fisica
La fisica di Epicuro ha lo scopo di escludere dalla spiegazione del mondo
qualunque causa soprannaturale e di liberare così gli uomini dal timore di
essere in balia di forze sconosciute. E’ una fisica materialistica e
meccanicistica, in quanto esclude la presenza nel mondo di anime o corpi
spirituali e si avvale di spiegazioni concernente il movimento dei corpi,
evitando qualsiasi finalismo- si riprende la fisica di Democrito.
Epicuro afferma che tutto ciò che esiste è corpo, di incorporeo c’è solo il vuoto:
che permette ai corpi di muoversi attraverso esso. Nulla viene dal nulla e tutto
è composto di atomi che si muovono nel vuoto. Nel vuoto infinito, gli atomi si
muovono eternamente urtandosi e combinandosi tra loro. Il loro movimento
non obbedisce ad alcun disegno provvidenziale, in quanto gli epicurei
argomentano l’azione della divinità nel mondo prendendo spunto dall’esistenza
del male. Il movimento degli atomi segue il la teoria del clinamen, che venne
escogitata per poter spiegare l’urto degli atomi. Infatti, se gli atomi cadono
perpendicolarmente nel vuoto alla stesa velocità, ci si può chiedere perché essi
non seguano sempre traiettorie parallele senza mai incontrarsi. Per risolvere
ciò Epicuro parla di una declinazione casuale e spontanea degli atomi rispetto
alla traiettoria rettilinea: grazie a questa deviazione gli atomi possono
incontrarsi e interagire gli uni con gli altri. Introduce un elemento di casualità
che era possibile conciliare con il libero arbitrio dell’uomo.

Gli dei e l’anima


Epicuro ammette l’esistenza degli dei e ammette ciò in virtù dello stesso
empirismo, poiché gli uomini hanno l’immagine della divinità, che non può
essere stata prodotta a partire dal nulla. Gli dei hanno forma umana, che è la
più perfetta e l’unica degna degli esseri razionali. Gli dei abitano gli spazi vuoti
tra mondo e mondo e stringono un’amicizia tra loro analoga a quella degli
uomini. Anche l’anima è composta da particelle corporee, che sono diffuse in
tutto il corpo come un soffio caldo. Con la morte gli atomi si separano e vi è
una privazione di sensazioni.

L’etica
L’etica epicurea volta alla ricerca della felicità, la quale consiste nel piacere,
che rappresenta il criterio di ogni scelta e valutazione. L’epicureismo distingue
due tipi di piacere: il piacere stabile (catastematico) che consiste nel non
soffrire e nel non agitarsi” e il piacere in movimento (cinetico) che consiste
nella gioia e nella letizia. La felicità coincide soltanto con il piacere stabile, cioè
con la distruzione del dolore. Questa dottrina esprime pertanto una concezione
negativa del piacere e della felicità. La felicità è definita come atarassia
(imperturbabilità) e aponia (assenza di dolore fisico).

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La teoria dei bisogni
Con Epicuro la teoria del piacere viene collegata con la teoria dei bisogni che
distingue bisogni naturali e necessari (che se non vengono soddisfatti portano
alla morte); i bisogni naturali e non necessari (che costituiscono una variante
superflua dei precedenti); e i bisogni non naturali e non necessari (i bisogni
vani, legati ai desideri). L’epicureismo spinge quindi al calcolo e alla misura dei
piaceri ed è nel calcolo dei piaceri fondato sulla valutazione di bisogni che sta
la novità dell’etica epicurea. Nonostante tutto Epicuro non dice di abbandonarsi
completamente ai sensi poiché convinto che la sensazione debba essere
sempre accompagnata dalla riflessione, dal calcolo razionale dei piaceri.

L’esaltazione dell’amicizia e il rifiuto della politica


Il culto dell’amicizia è tipico della dottrina e della condotta pratica degli
epicurei. L’amicizia nasce dall’utile, ma essa è un bene per sé. Egli afferma che
amico non è colui che cerca sempre l'utile, ma neanche chi non lo connette
all'amicizia. Egli è spinto da un forte sentimento di solidarietà, infatti dice che
"è non solo più bello, ma anche più piacevole fare il bene anziché riceverlo".
Per quanto riguarda la politica, una delle massime più famose di Epicuro è il
"vivi nascosto". Egli ammetteva l'importanza delle leggi, che impediscono agli
uomini di nuocersi a vicenda, ma allo stesso tempo consigliava di tenersi
lontani dalla vita politica, perché riteneva che l'ambizione politica fosse fonte di
turbamento e quindi ostacolo per il raggiungimento dell'atarassia.

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