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10 ottobre ’18

Il bilancio non è uno strumento freddo di soli numeri, ma la parte narrativa è molto importante,
ossia quella parte interpretativa necessaria per un’informazione più ampia e chiara del contesto
dell’impresa (ad ex riguardo l’esigibilità dei debiti)
Gerarchia norme bilancio:
Finalità del bilancio = informare circa aspetti reddituali, patrimoniali e finanziari dell’impresa
Postulati = le linee guida che fungono da elementi stringenti dei contesti vicini quanto più
possibile al materiale del bilancio (restringono il campo del contenuto del bilancio)
 Clausole generali = 3 cardini che permettono rappresentazione più idonea possibile del bilancio
(art 2423 cc):
a) Chiarezza (info verificabili a posteriori)
b) Verità (oggettiva e soggettiva entrambe rientrano nel bilancio)
c) Correttezza (tecnica e comportamentale)

In aggiunta a questi 3 cardini, tra i postulati abbiamo:


 PRECONDIZIONI
 LOGICA DI FUNZIONAMENTO = il valore attribuito ad ogni elemento inserito nel bilancio
deve essere commisurato al contributo che esso può fornire nella continuazione del
processo aziendale  per far ciò occorre tener conto di:
- aspetti formali, nonché la ripartizione del patrimonio tra immobilizzazioni e
disponibilità
- aspetti sostanziali, ossia la quantificazione legata al genere di risorsa ispirando la
valutazione al valore d’uso ai fini della produzione del reddito = si valuta cioè se le
varie attività patrimoniali sono in grado di generare un flusso di ricavi tale da coprire
i costi lasciando un margine che consente il recupero delle quote di ammortamento
(il valore d’uso è rappresentato dalla capacità di ammortamento)
*tra le attività patrimoniali si possono trovare solo valori che portano flussi di benefici
economici dei quali possa usufruire l’impresa, mentre valori privi di utilità economica
futura non possono mai essere rappresentati nel patrimonio
L’impresa va letta in un’ottica di contingenza gestionale  valori che astratti dalla
continuità gestionale valgono diversamente (ex motorino vecchio e rotto che ti porta in uni,
è utile per la mia gestione, ossia ti permette di manutenere autonomamente la tua
“attività”, ma vendendolo ci farei molto poco)
Ciò che deve poter apprezzare chi redige il bilancio di un’impresa è la capacità di essa di
proseguire la propria attività  per verificare le prospettive di continuazione della gestione
si osservano alcuni indicatori di continuità aziendale: finanziari (ex consistenti perdite,
difficoltà di rimborso o di acquisizione di finanziamenti), gestionali (ex perdita di fmercati o
fornitori chiave, abbandono del personale, dimissioni degli organi sociali) e altri vari
indicatori ad ex contenziosi legali in cui è coinvolta l’impresa.

NB: Gli investimenti di un’impresa, a seconda del loro grado di liquidità possono essere distinti in
immobilizzazioni (i beni destinati a rimanere a lungo all'interno dell'impresa, divisi in
immobilizzazioni materiali, immateriali e finanziarie) e disponibilità (investimenti destinati a
tornare in forma liquida in tempi brevi e i mezzi finanziari già liquidi intendendo la cd “liquidità”)

 COMPETENZA = ricavi e costi nel bilancio devo essere di competenza dell’esercizio


(competenza intesa come reperibilità a quell’esercizio a prescindere da quando si è
verificata la movimentazione monetaria). I ricavi riconosciuti di competenza dell’esercizio
sono quelli che si riferiscono a prodotti/servizi il cui processo produttivo è completato
nell’esercizio o il quale scambio è avvenuto nell’esercizio (realization principle); i costi
correlati di competenza dell’esercizio sono tutti quelli sostenuti per la realizzazione dei
ricavi riconosciuti (matching principle)
*Ratei e risconti = a prescindere di quando si è verificata una movimentazione monetaria,
occorre riportare solo i costi e ricavi di competenza dell’esercizio = ricavi e costi riportati
nell’esercizio in cui hanno manifestazione

 PRINCIPI DI REDAZIONE
 PRUDENZA = è il principio alla base di tutti, il quale mi dice che bisogna conservare
l’integrità del capitale e mantenendosi neutrali nella redazione del bilancio (divieto di
politiche di bilancio)  bisogna interpretare con prudenza i fatti gestionali = ho uno
scenario e devo essere quanto più realista possibile (ex ho un credito con una società
traballante e devo capire se occorre svalutare il credito), tuttavia per meccanismi
contingenti talvolta non si può essere prudenti (se l’entrata del credito ha una rilevanza
dominante nel garantirmi prestiti bancari, magari non posso prudentemente svalutare un
credito del 100% ma solo del 10% = poco prudente ma necessario)
Come si interpreta con prudenza dal punto di vista pratico secondo il codice? È necessario
scrivere un costo anche quando è presunto ma non scrivere un ricavo anche quando è
possibile o sperato, in quanto nel bilancio occorre poco ottimismo nel bilancio e tanta
prudenza (accantonare le “speranze di firma” e anticipare i costi) = nel bilancio rilevare
ricavo/utile sperato no, ma costo/perdita presunto sì

 COSTO STORICO = la redazione del bilancio necessita della redazione dell’inventario che
presenti la determinazione e valutazione degli elementi che compongono il patrimonio
aziendale. Il criterio base per attribuire un valore alle componenti patrimoniali (per
individuare il reddito) è quello del costo sostenuto in passato per quegli elementi, ossia il
costo storico che può essere un costo d’acquisto (costo x materie prime giacenti in
magazzino) o un costo di produzione (costo dei prodotti finiti realizzati dall’impresa e
invenduti ancora)  con l’art 2426 cc il legislatore fa emergere chiaramente il principio del
costo storico per la valutazione delle poste patrimoniali, questo perché tale scelta porta
evidenti vantaggi: è di semplice e oggettiva applicazione; è facilmente verificabile in quanto
nascendo da uno scambio di mercato è riportato su un documento giustificativo;
rappresenta non solo la spesa x l’acquisizione dei beni ma anche il valore delle loro qualità
funzionali che partecipano alla formazione del reddito, ossia l’utilità funzionale che
l’impresa riconosce ad un dato bene = rappresentare in bilancio un’attività patrimoniale al
costo storico significa che l’impresa si aspetta di ottenere dall’impiego di quella attività
flussi di benefici tali da giustificare il costo sostenuto.
Il valore di costo storico tuttavia non è immutabile e deve essere costantemente
riesaminato ponendolo a confronto con opportuni parametri:
- valore d’uso = valore attuale dei flussi di benefici futuri generati dall’attività
- valore di realizzo = valore recuperabile dall’alienazione sul mercato dell’attività
oggetto di valutazione
- costo di sostituzione = costo che l’impresa dovrebbe sostenere x riacquistare o
riprodurre quell’attività
Dal confronto con tali parametri può emergere la necessità di procedere a variazioni del
valore del costo storico  svalutazione = viene ridotto il costo storico nella misura in cui la
funzionalità originaria dei beni diminuisce; nel caso in cui le attività oggetto di valutazione
siano impiegate durevolmente nell’impresa la svalutazione avviene solo se la perdita del
loro valore sia durevole non legata a momentanei andamenti del mercato, mentre in caso
di attività destinate all’alienazione la perdita di valore non deve essere durevole per dar
sorgere una svalutazione. Se i motivi che hanno portato alla svalutazione vengono meno
occorre compiere un ripristino = riattribuzione di tutto in parte del valore costo originario,
ossia viene riportato il valore che l’attività avrebbe avuto in quel momento se non si fosse
operata la svalutazione (diversa è la rivalutazione con la quale si attribuisce un valore
superiore rispetto al costo originario).
Tuttavia il principio del costo storico oltre a numerosi vantaggi presenta anche degli
svantaggi, in quanto non sempre è di facile determinazione sia che sia un costo d’acquisto
(ad ex rientrano o no, in quale misura, i costi accessori strumentali per l’utilizzazione di
un’attività acquisita?) ed ancor di più se sia un costo di produzione (ad ex non sempre è
agevole determinare quanto determini ciascun fattore produttivo per l’imputazione della
quota parte del costo)  in contabilità nasce un altro criterio di valutazione delle poste
patrimoniali in sostituzione al costo storico, molto utilizzato nel mondo anglosassone, il
FAIR VALUE = l’importo al quale un’attività può essere scambiata o una passività estinta in
una normale transazione di mercato, dunque il fair value è il prezzo corrente di mercato
dell’elemento patrimoniale in valutazione, ossia il prezzo al quale si incontrano due parti in
uno scambio (domanda-offerta) non animato da prospettive di liquidazione
*il fair value utilizza valori correnti di mercato, ed il costo storico come costo d’acquisto
non è altro che il fair value al momento dello scambio
*il fair value richiede che vengano rilevate nel bilancio le oscillazioni del valore di mercato
dell’elemento patrimoniale oggetto di valutazione: le variazioni dei valori di mercato delle
diverse epoche se positive sono plusvalenze, se negative sono minusvalenze, le quali tutte
vengono riportate nel CE ed in alcuni casi vengono rilevate in riserva nel PN  questo
comporta che sebbene valori soltanto potenziali e non realizzati vengono ugualmente
rilevati in bilancio utilizzando questo criterio, compromettendo la prudenza necessaria
nella redazione, o meglio dando al bilancio redatto una nota ottimistica = questa è la
conseguenza più svantaggiosa dell’utilizzo del fair value come criterio di valutazione, ma ciò
non significa che questo neghi la prudenza in quanto prevede sempre che si operi con
giudizio evitando di far affidamento ad utili sperati
Ex: Compro immobile a 100 000 euro  dopo 20 anni ammortamento del 50% valore di costo storico: il
valore dell’immobile che emerge dal bilancio 50 000 [costo storico], mentre il valore di mercato
dell’immobile 130 000 [fair value]
Quando si iscrive un’attività patrimoniale e quindi il suo valore nel bilancio con il criterio del
costo storico, questo è ancorato ad un elemento certo
Il codice civile propone con prudenza di aggirarsi al costo storico che è un elemento certo e di
facile determinazione (nei limiti del possibile e con le dovute eccezioni a svantaggio); intanto
mentre la tradizione continentale approccia con prudenza al costo storico, la tradizione
anglosassone si affida maggiormente al fair value. La netta differenza tra l’appiglio al costo
storico e al fair value sta nel fatto che con il costo storico si ha un elemento certo a cui far
riferimento, mentre nel caso del fair value si fa riferimento al valore di mercato che non è
mai un dato certo! (ex gomma)
Il modello di fair value si sta diffondendo ed è molto prevalente nel nostro periodo = si sta
avendo uno spostamento dal costo storico al fair value, tuttavia il cc continua ad avere come
riferimento il costo storico.
 PREVALENZA DELLA SOSTANZA SULLA FORMA = bisogna prestare attenzione alla sostanza
economica dei fatti di gestione da valutare e rappresentare in bilancio, non alla forma
giuridica con la quale si presentano  per “sostanza economica dei fatti di gestione” si
intende: attività = risorsa della quale l’impresa ha il controllo e sulla quale attende benefici
economici futuri; passività = obbligazione la cui estinzione darà luogo ad un’uscita
 COMPARABILITÀ = ci vuole costanza nel redigere il bilancio affinché il bilancio sia
comparabile, paragonabile in un’analisi pluriennale o con altri bilanci esterni all’azienda, in
modo da dedurre la salute aziendale. La costanza deve stare:
 negli aspetti formali, ossia le modalità di presentazione del bilancio ed in caso di
modifica c’è un adattamento dei valori dell’esercizio precedente
 negli aspetti sostanziali (criteri valutativi legati alla redazione del bilancio ed in caso di
modifica occorre evidenziare le motivazioni e gli effetti sui valori
L’uniformità degli schemi di bilancio e dei criteri valutativi adottati è più agevole il
confronto

 DIVIETO COMPENSAZIONE DI PARTITE = distinguiamo compensazioni giuridiche (la somma


algebrica di poste specificatamente e separatamente indicate con segno opposto negli
schemi obbligatori di SP e CE codificati dal legislatore) e compensazioni contabili (la somma
algebrica di poste correlate strettamente perché rappresentanti diverse prospettive dello
stesso fenomeno)  il divieto dettato dal cc si riferisce alle compensazioni giuridiche, ossia
allo stravolgimento degli schemi dei prospetti di bilancio derivante dall’elisione di poste di
segno opposto, mentre la compensazione contabile non è solo ammissibile ma doverosa, in
quanto la contabilità in partita doppia comporta che valori di segno opposto correlati
strettamente diventano significativi solo se letti insieme = non si possono effettuare
compensazioni giuridiche (divieto di compensazioni giuridiche), ma si possono e si devono
effettuare compensazioni contabili (obbligo di compensazione contabile)
Compensazioni crediti e debiti (giuridiche) = non si possono fare perché per queste occorre
un accordo esplicito (sostanza giuridica sottostante)
Compensazioni contabili = in tal caso invece bisogna operare automaticamente delle
compensazioni
Ex di compensazione contabile: macchinario pagato 1000 euro 4 anni e lo ammortizzo 200
euro l’anno  alla fine 4° anno in bilancio 1000 – 800 (fondo ammortamento 200x4) = 200
di valore netto del macchinario

È possibile effettuare deroghe da quanto previsto dal legislatore? L’impianto normativo che guida
nella redazione del bilancio è volto a far sì che questo rappresenti un quadro fedele della gestione
dell’impresa; tuttavia nessun sistema codificato può prevedere e comprendere la complessità di
sfumature della realtà economica in cui è immersa l’impresa, dunque sono concessi dei margini di
manovra, delle DEROGHE, le quali hanno lo stesso scopo di un ottenimento di un quadro fedele
che rappresenti l’impresa in bilancio, e per questo laddove necessarie sono obbligatorie = con le
deroghe si ha l’intenzione di non seguire una specifica disposizione dettata dal codice civile sulla
redazione del bilancio seguendo altri principi allo scopo di rendere veritiero e rappresentativo il
bilancio (quadro fedele)
*Cosa si può derogare?  quando parliamo di deroghe queste in alcun modo possono riguardare i
principi di redazione senza i quali si vanificherebbe il significato del bilancio, ma esse riguardano
aspetti formali (gli schemi di SP e CE, i quali perà è assai difficile che vengano derogati x renderli
più aderenti alla realtà dell’impresa) e prevalentemente aspetti sostanziali (i criteri di valutazione)
del bilancio = nella prassi le deroghe consistono per la maggior parte dei casi nell’abbandono del
criterio del costo storico e conseguenti rivalutazioni delle attività patrimoniali utilizzando il criterio
del fair value.
Non sono derogabili invece: postulati, divieto di interferenze fiscali, divieto politiche di bilancio
*Quando si può derogare?  le deroghe sono necessarie ed obbligatorie:
- in casi eccezionali (l’eccezionalità dell’evento sta nel suo carattere oggettivo, nella sua
natura assolutamente anomala e nella scarsa o nulla probabilità di ripetizione dell’evento)
- in casi in cui l’applicazione del cc non consente di ottenere un quadro fedele della gestione
dell’impresa attraverso le norme del codice (come il mutamento natura economica o
destinazione giuridica di un fattore produttivo, le ristrutturazioni aziendali, in ipotesi di
gestione straordinaria)
ex quando una società “cambia pelle” e non vende più lo stesso prodotto
*Come si può derogare?  laddove sorga la necessità di deroga occorre:
> esplicazione di ampie informazioni integrative sui motivi e gli effetti della deroga
> eventuali utili derivanti da esse devono essere accantonati a riserva rimanendo indistribuibili
(congelamento degli utili) fin quando non siano effettivamente realizzati (il realizzo avviene
direttamente con la vendita del bene o indirettamente con l’ammortamento del bene
rivalutato) = plusvalenze x la rivalutazione

I criteri di formazione bilancio tengono conto del d.lgs 2015 che è andato a modificare i principi
contabili dell’OIC  schemi bilancio redatti in conformità al cc, fatta eccezione di casi derogabili

I valori nel bilancio sono rappresentati in unità di euro.


I valori cambiano a seconda delle dinamiche dell’impresa, infatti se un bene ha perso la sua utilità
il suo valore deve riflettere questo cambiamento.

Bilancio in forma ordinaria  è composto da un corredo di prospetti (Stato Patrimoniale, Conto


Economico, Rendiconto Finanziario, Nota Integrativa, Relazione Amministratori e Prospetto
variazioni PN) per la quale redazione occorre seguire quanto disposto dal codice civile

La redazione del bilancio in forma ordinaria richiesta dal codice è un’operazione articolata e
complessa che può mettere in difficoltà le imprese di minori dimensioni, per questo il codice
stesso prevede delle semplificazioni da adottare x redigere il bilancio su due livelli: un bilancio in
forma abbreviata per le piccole-medie imprese e un bilancio ulteriormente abbreviato per le cd
micro-imprese
Bilancio in forma abbreviata  può essere redatto solo da imprese minori, ossia quelle imprese
che non hanno emesso titoli negoziati su mercati regolamentati, le quali nei due precedenti
esercizi consecutivi si siano trovate alla pari o al di sotto di almeno due parametri tra i seguenti 3:
1. Tot attività 4,4 mln euro (aspetto patrimoniale dato dalla somma delle poste attive dello SP)
2. Ricavi da vendite e prestazioni 8,8 mln euro (aspetto reddituale che riguarda la dimensione
aziendale ed è riportato tra i ricavi del CE)
3. Numero medio di dipendenti 50 (limite dimensionale riferito solo ai lavoratori dipendenti)
A tali imprese è concesso di redigere un bilancio in forma abbreviata che consiste in un bilancio
ordinario con dei tagli circa gli aspetti formali (no Rendiconto Finanziario, abbreviazioni
sostanziose degli altri prospetti, anche la Relazione Gestione può essere omessa se resa
sufficientemente esplicativa di informazioni la Nota Integrativa) e gli aspetti sostanziali (possibilità
di non utilizzare il criterio del costo ammortizzato per la valutazione di titoli crediti e debiti) =
dunque il bilancio in forma abbreviata può essere costituito da soli tre documenti (Stato
Patrimoniale, Conto Economico e Nota Integrativa) costruiti in modo semplificato
Bilancio delle micro imprese  bilancio ulteriormente semplificato rispetto a quello in forma
abbreviata, che possono redigere esclusivamente le cd micro-imprese, ossia quelle imprese che
non hanno emesso titoli negoziati su mercati regolamentati, le quali nei due precedenti esercizi
consecutivi si siano trovate alla pari o al di sotto di almeno due parametri tra i seguenti 3:
1. Tot attività 175 mila euro
2. Ricavi da vendite e prestazioni 350 mila euro
3. Numero medio di dipendenti 5
A tali imprese è concesso di redigere un bilancio apposito per le micro-imprese che consiste in
un’ulteriore semplificazione del bilancio in forma abbreviata con dei tagli circa gli aspetti formali
(no Rendiconto Finanziario, no Nota Integrativa, no Relazione Gestione, abbreviazioni sostanziose
degli altri prospetti uguali a quelle x il al bilancio in forma abbreviata) e circa gli aspetti sostanziali
(mancata applicazione del criterio del costo ammortizzato come x il bilancio in forma abbreviata,
non si applicano le disposizioni sulla deroga)