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Attualità culturali, storia, arte, dialettologia e tradizioni popolari

Free Magazine diretto da Tonio Sereno – toniosereno@gmail.com


Tutte le gradite e amichevoli collaborazioni sono da intendersi a titolo gratuito
Anno I – 24 Maggio 2021
http://ildialettodifoggia.altervista.org/cultura-società-magazine.html

Foto di Potito Chiummarulo


In questo numero:
1) La Filiera Culturale di Foggia – La parola agli operatori: Simona Ianigro, attrice
2) Potito Chiummarulo - Il bello di Foggia: In giro per tratturi con Michele Pesante
3) Michele Casalucci – Circuiti della memoria: Castelfiorentino (3ª parte)
4) Rosa Serra – Raccontare in versi: Il vicolo
5) Parcocittà News – Parco in folk: Dal 26 maggio lezioni di danze popolari
6) Parcocittà News – Corso di ginnastca posturale: Dal 25 maggio ginnastica dolce
7) Centro Polivalente Parcocittà – Il mondo dei libri: Il 28 maggio Antonio Laronga
8) Michele Roselli – I dialetti della Daunia: Detti e proverbi di Deliceto
9) Tonio Sereno – Parole al microscopio: Avascià [avaʃ'ʃa]
10) Gianni Ruggiero – Il dialetto di Foggia: Mimmo La Viola, la dignità del vernacolo
11) Angelo Giorgio Pellicano - La misteriosa rinascita di Foggia (3ª parte)
12) In Tv – Tradizioni popolari: Grazia Galante al Tgr Puglia
13) Michele Parisi - Diario per immagini: Maggio (6-10-21-22)
14) Gino Marmorino – Fotografando la Daunia – Siponto: Le tufare di Monte Aquilone
N. 27 del 24-05-2021 ②
────── Periodico di attualità culturali , storia, arte, dialettologia e tradizioni popolari ──────

La parola agli operatori


Martedì 18 maggio, gli ope-
ratori della Filiera Culturale di
Foggia si sono ritrovati in Via
Gramsci, proprio di fronte
alla sede degli Uffici del-
l’Assessorato alla Cultura del
Comune di Foggia, per sen-
sibilizzare la città sulle pre-
carie condizioni in cui versa
tutto il comparto a causa del-
le restrizioni imposte dal go-
verno per contrastare la dif-
fusione del Covid-19.

Molti degli operatori presenti hanno spiegato i motivi della protesta. Il nostro
Magazine vuole dare voce a ciascuno di loro partendo dalla professione che
svolgono.
Attore: “Un attore teatrale è colui che interpreta un ruolo in una produzione
teatrale. Si può indicare come attore teatrale anche un artista che esegua una
narrazione dal vivo anche al di fuori delle strutture deputate. Un attore
normalmente recita un personaggio. Nel caso di una storia vera, o una storia
di un personaggio storico romanzata, un attore può recitare un personaggio
reale, o una sua versione romanzata, eventualmente se stesso.”

Simona Ianigro: “Sono una lavoratrice delle spettacolo. Mi occupo di teatro e
cinema in qualità di attrice, nello specifico. Sono qui oggi perché appoggio
pienamente la causa sostenuta dai miei colleghi non solo del teatro e del
cinema, appunto, ma anche tutti coloro che operano nella cultura, nell’intrat-
tenimento e nei servizi annessi. Sono mesi che il nostro settore ha subìto un
fermo tragico, drammatico. È importante far ascoltare la nostra voce, è
importante ricevere soprattutto tutela e oggi qui chiediamo certezze, fonda-
mentalmente.”
https://www.youtube.com/watch?v=5jecZqNa3Bc
③ N. 27 del 24-05-2021
────── Periodico di attualità culturali , storia, arte, dialettologia e tradizioni popolari ──────

Eccoci di nuovo in cammino noi


de “Il bello di Foggia” che stia-
mo cercando di dare una voce
nuova alla nostra città.

Noi che ci lasciamo alle spalle tutta


la negatività di una città che non
merita di essere solo menzionata
per malefatte. Noi che abbiamo un
grande cuore e ci piace raccontare
la parte migliore
quella spesso i-
gnorata che ha
segnato la storia
di questa città.
Noi che ci stiamo
provando con i
nostri racconti
a cambiare il volto e a dare un'a-
nima nuova alla nostra cultura con
la speranza di non restare soli, ma
che il nostro cammino sappia co-
gliere la speranza di un cambiamento di chi come noi voglia mettersi in gioco.
Buon cambiamento da Fabrizio Sereno, Potito Chiummarulo, Tonio Sereno.
N. 27 del 24-05-2021 ④
────── Periodico di attualità culturali , storia, arte, dialettologia e tradizioni popolari ──────

Come dicevo al termine del precedente scritto, è


tempo di tornare alla racconto della nostra visita
a Castel Fiorentino.
Lasciata alle spalle la torre di difesa ci
addentriamo nell’abitato. Come accennavo solo
alcune parti di esso sono state indagate, rilevando
tuttavia aspetti e particolari assai interessanti.
Incontriamo subito alcune strutture riportate
(parzialmente) alla luce. Si tratta dei muri portanti di una chiesa e di alcune
abitazioni. La chiesa è di piccole dimensioni, ma, sembra che sia ipotizzabile
la presenza di numerosi edifici religiosi di questo genere, seppure in questo
(relativamente) piccolo spazio urbano. All’interno sono i resti di una fornace,
probabilmente di epoca più tarda.
Sia i resti della chiesa che quelli delle abitazioni non raggiungono il piano di
calpestio. Le abitazioni portate alla luce, ci dice Isabella la nostra guida,
incaricata dal Comune di Torremaggiore, sono abbastanza comuni nel
territorio e constano di due ambienti collegati tra loro.
Più avanti, sulla sinistra, sono invece i resti di un grande edificio religioso,
la Cattedrale. A tre navate, le basi dei grossi pilastri sono ben visibili tra i resti
della pavimentazione in semplice cotto. Quasi al centro un piccolo pozzetto
entro il quale è stato ritrovato un frammento lapideo scolpito che
ritroveremo esposto al museo.
Infine, in fondo alla strada, all’opposto della torre di difesa, la domus
federiciana; un edificio meglio strutturato degli altri, con i muri portati alla
luce, composti da pietre ben squadrate e ordinatamente disposte che
lasciano individuare il lavoro di maestranze esperte e professionali. Anche in
questo caso il livello di accesso attuale copre sicuramente un livello di
costruzione inferiore come lasciano intravedere le sezioni superiori di alcune
arcate interrate al di sotto del livello di calpestio attuale.
Qui troviamo alcuni membri dell’Associazione Insieme per Fiorentino (della
quale ho accennato nel precedente scritto).
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Nel pieno e completo rispetto delle norme anti-covid (cuffia per i capelli
mascherina intorno agli occhi, ecc.) ci forniscono di un visore ottico con il
quale possiamo vedere lo sviluppo tridimenzionale delle strutture che sono
state oggetto di scavo e di recupero, così come probabilmente erano ai tempi
di Federico II. Si tratta di un primo step di una proposta di recupero e
gestione del sito che prevede attività e iniziative di vario genere da realizzare
in loco al fine di garantirne una più proficua e continua fruizione.
E’ importante rilevare che l’abbandono del sito cominciò poco dopo il
periodo federiciano; l’abitato venne progressivamente abbandonato e le
costruzioni divennero, già all’epoca, oggetto di spoliazione e di recupero per
la costruzione di edifici ed abitazioni nei comuni vicini (Torremaggiore,
Lucera, San Severo); alcuni reperti provenienti da Castel Fiorentino sono stati
individuati in questi comuni. Solo nella domus risultano rimaneggiamenti di
epoca angioina, con ricostruzioni piuttosto grossolane delle mura, molto
probabilmente finalizzate solo alla permanenza di un contingente militare
con funzioni di controllo sul territorio. (continua)
Pubblicato il 20 maggio 2021 da michele1357
https://michelecasa.wordpress.com/2021/05/20/castel-fiorentino-2/
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Questa poesia è dedicata al Vicolo Corridoio di Foggia

Ma se ti fermi un attimo a leggerla,


forse ritroverai qualche pezzetto di te
dimenticato, nascosto.
Oppure ti svelerà
la natura che ti circonda,
Rosa Serra
sia essa in un timido papavero
o nella maestosità di un platano.
Poesie per caso.
Sentirai come nuovi
Poesie di strada
i battiti del tuo cuore
tra panni stesi e gerani rossi.
perché palpiterà all'unisono
Un vicolo cieco prende
con chi ha lasciato la poesia
luce da una poesia
anche per te.
lasciata lì, sul muro, per sé stessa.
Si offre inerme
senza pretendere nulla. Rosa Serra, 8 aprile 2021
N. 27 del 24-05-2021 ⑦
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Si torna a danzare al Parco San


Felice. A partire da mercoledì 26
maggio, dalle 19,00 alle 21,00 il
gruppo ARPI FOLK, con la
partecipazione di Rione Popolare
e altri amici, terrà delle lezioni
aperte e animazioni di danze po-
polari scelte del sud e interna-
zionali, eseguibili nel rispetto della
normativa vigente.
Quindi l’ Anfiteatro del Centro Poli-
valente Parcocittà, per l’occasione
adeguato con le vigenti misure di
sicurezza, ospiterà nuovamente la
Carovana Folkart che, in vista del
nuovo impegno, ha così com-
mentato sulla propria pagina face-
book: “Il gruppo danze popolari
ARPI FOLK di Foggia scende di
nuovo in... anfiteatro, quello degli
amici di Parco Città a Foggia, che ringraziamo per l'ospitalità. Con la voglia di
incontrarsi ancora dal vivo, di emozionarsi... senza perdere di vista le debite
precauzioni (mascherina, distanziamento, ecc.).
Le ballerine in alto a destra della locandina sono di un quadro della pittrice,
oltre che danzatrice, Roky Marchese, con cui condividiamo passione e amore
per l'arte. E' lei che ha organizzato la mostra d'arte per FOLKASTELLO lo
scorso 1° agosto a Deliceto. La stiamo "costringendo" a seguirci e disegnare
dal vivo, mentre noi danziamo, in tutti gli appuntamenti che seguiranno...
E quindi vi aspettiamo, corsisti di Arpi Folk e delle altre associazioni amiche,
tra cui Rione Popolare Rocco.
Siete fuori allenamento? Vi viene il fiatone? No problem... scaricate la App-
NEA e venite a danzare balfolk, balcaniche, greche”. Info: 380.4379140
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“La ginnastica posturale è


una disciplina bionaturale
legata alla propriocezione
del proprio corpo nello
spazio tramite un insieme di
esercizi volti a ristabilire
l’equilibrio muscolare in
sinergia con la respirazione
addominale finalizzata al
raggiungimento di un be-
nessere psico-fisico .
Si propone di beneficiare
l’elasticità e la tonicità dei
muscoli, l’abilità motoria, la
respirazione, la gestione
dello stress e il metabolismo
generale.
L'attività di ginnastica
posturale è praticata dai
posturologi (od operatori di
ginnastica posturale), la cui
attività rientra nelle disci-
pline bionaturali e che qui-
ndi è al di fuori di ambiti
terapeutici o sportivi. In Italia il CONI non riconosce la ginnastica posturale tra
gli sport.” (da Wikipedia)
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Esercizi di ginnastica dolce per migliorare la postura e i dolori muscolari e
articolari. Sarà possibile a Parcocittà dal 25 maggio, ogni martedì e giovedì alle
16.15 con il corso di Ginnastica Posturale, a cura di Francesco Agosti.
Posti limitati al fine di garantire il distanziamento anti Covid.
Per info 370.3347073.
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La Quarta Mafia di Antonio Laronga

“La "quarta mafia" è la definizione mediatica delle mafie foggiane, una


criminalità emergente che coniuga arcaicità e modernità, localismo e
globalizzazione. Una mafia rimasta a lungo invisibile rispetto a quelle
tradizionali, solo perché poco raccontata e conosciuta. Capace, però, al pari
della mafia siciliana, della camorra e della 'ndrangheta, di irradiarsi in tutto il
Paese e di sgretolare la sicurezza pubblica anche in territori lontani dalla sua
zona di origine. La "Società" foggiana, la mafia garganica e la mafia
cerignolana sono raccontate attraverso quarant'anni di vicende criminali
tratte da fonti giudiziarie e da documenti investigativi. Contrabbando,
narcotraffico, estorsioni, costellate da centinaia di omicidi commessi con
ferocia brutale. Nel tempo, la "quarta mafia" ha saputo fare il salto di qualità,
trasformarsi in una mafia moderna, in grado di permeare l'economia e la vita
pubblica delle comunità assoggettate. È penetrata così dentro imprese sane,
ha imposto i propri obiettivi ad amministratori conniventi ed ha cambiato per
sempre le regole del gioco. Negli ultimi anni, lo scioglimento per mafia di
alcuni comuni e l'improvviso aumento della violenza omicida, hanno lasciato
intravedere ad un pubblico più ampio alcuni frammenti di un disastro civile.
Questo libro contribuisce a disvelare un fenomeno criminale complesso e
pericoloso, assurto ormai a problema nazionale..”
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Detto:
"La zapp' vuol' la zupp', e senza la zupp' la
zapp' n'n zapp"".

Traduzione.
Chi zappa ha bisogno della zuppa; senza la
zuppa, chi zappa non ce la fa a lavorare.

Commento:
Un detto che, come si può constatare, è un
piccolo ma simpatico scioglilingua; esso ci
riporta ad un vecchio arnese in disuso, la
zapp'», e ad un lavoro duro, essenziale, Michele Roselli

prevalente «dalle nostre parti, fino a pochi anni fa, ossia, «zappè», lavoro
associato ad una figura ormai scomparsa
«lu zappator'».
Zappare è infatti un lavoro agricolo
sempre più raro, in quanto, oggi per lo
più, quest'ultimo è svolto da mezzi
meccanici.
Nel secolo scorso, tanti nostri famigliari
contadini si sono spezzati la schiena nei
campi, dal levare del sole sino al tramonto,
spesso mangiando poco e male; altro che
zuppa!
Michele Roselli
dalla Rivista Elce N. 40 Febbraio 2010

http://www.graficelce.com/elce.html Giuseppe Migneco - Contadino che zappa


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Avascià [avaʃ'ʃa]
La maggior parte delle parole della lingua ita-
liana e, salvo poche eccezioni, dei dialetti
parlati in Italia, deriva dal latino volgare.
Siccome anche il dialetto foggiano utilizza,
adattandole, moltissime parole di origine latina,
nella rubrica “Parole al microscopio” le pre-
senteremo, una alla volta, traendole dal mio
“Dizionario comparato del dialetto foggiano”,
edizione online 2021 in aggiornamento,
mettendone in evidenza l’uso all’interno della
frase dialettale. Cioè cercheremo di capire
come ci esprimiamo noi foggiani quando parliamo in dialetto.
http://ildialettodifoggia.altervista.org/antonio-sereno.html

avascià [avaʃ'ʃa] v. Abbassare. || SA Avasce che vinne! [a'vaʃʃə kɛ 'vɪnnə]
Abbassa che vendi. || FO Chi troppe s’avasce, ‘u cule mostre [Chi troppe̥
s’avasce̥, ‘u cüle̥ mostre̥] Chi troppo s’abbassa, mostra il culo. || RM avascià.

|| CA Chi troppe s’avasce, ‘u cule mostre [ki 'trɔppə s-a'vaʃʃə u 'kʉlə


'mɔstrə] N.d.R. Chi troppo si abbassa, mostra il sedere.
|| ML Miò avasce ‘ a rezze ca trasene i zambane [mi'ɔ a'vaʃʃə a 'rɛtʦə ka
'trasənə i ʦam'bɜnə] N.d.R. Miolla abbassa la tenda perché entrano le
zanzare.
|| SG¹ "Facìte 'nu 'bbèlle cìrchije, pegghijateve pe 'mmàne, / avezàte e ava-
scijàte 'na gamme facènne chijàne chijàne.“ [fa'ʧɪtə nu b'bɛllə 'ʧɪrkjə,
pəɡ'ɡjɜtəvə pə m'mɜnə, / avə'ʦɜtə ɛ avaʃ'ʃɜtə na 'ɡammə fa'ʧɛnnə 'kjɜnə
'kjɜnə ] Ndr. "Fate un bel cerchio, prendetevi per mano, / alzate e abbassate
una gamba facendo piano piano"
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La poesia dialettale di un foggiano doc


La dignità del vernacolo vive nella nuova generazione di poeti

Il vernacolo foggiano ha espresso una prima


generazione di poeti, penso ai vari Pagliara,
Lepore, Anzivino, che hanno tracciato un solco,
una sorta de nzaccatore de traijene (solco di
carretto) lungo il quale hanno viaggiato in molti.
Una scuola vera e propria fatta di sonetti e
quartine in endecasillabi a rima alternata. Una
poesia di scuola classica, dettata da un buon
orecchio musicale che si è rifatta alle composizioni
poetiche di matrice napoletana vedi S. Di
Giacomo.
Una seconda generazione si è affacciata
sulla scena negli ultimi anni, generazione
in cui il classicismo poetico è quasi
assente (pur mantenendo la costante
ricerca della rima) ma che ha saputo
dare contenuti altrettanto validi in quelle
che sono le atmosfere e i luoghi in cui
sono ambientati i racconti poetici in cui
sono vissuti i nostri autori.
Se è vero che la poesia dialettale
esprime le radici di una comunità in cui
valori e tradizioni si tramandano e si
rispettano, nel volume di poesie di
Mimmo La Viola pubblicato per le ed. del
Rosone (2005) intitolato “Si ogne ‘nande
t’aggire arrete”, questi concetti sono ben
espressi. Mimmo La Viola foggiano doc,
appartiene di diritto a questa seconda
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generazione che ha voluto e saputo


ben raccontare il suo mondo in cui
la famiglia è stata il fulcro principale
da cui si sono irradiate personalità
cariche di umanità che hanno fatto
tesoro degli insegnamenti e dei
valori tramandati in ambienti
patriarcali.
Negli anni cinquanta, appena fuori
dalla guerra, culminati col boom
economico, famiglie numerose e
ristrettezze economiche hanno
permesso a questa generazione di
convivere con una povertà dignitosa
in cui le Così ce li racconta
tradizioni venivano vissute con una carica ed una partecipazione fatta di
vivida umanità; che hanno lasciato il segno sulla loro formazione, ed essi
rievocano nostalgicamente e si rifanno a quei tempi col desiderio quasi di
farli risorgere pur coscienti che quanne na cose passe, passe ( quando una
cosa passa, passa)
Dope d’a guerre/ mìzz’a lutte e macerije/ se cadije n’da meserje/ c’a tavele a
ciampe ‘a l’arije/ se campave sole d’arije. (Dopo la guerra/ in mezzo a lutti e
macerie / si cadde nella miseria/ la tavola con le gambe in aria / si campava
solo d’aria /) . La Viola quegli anni e ben sintetizza la situazione; epoi in altri
componimenti come: Pettele e pizze fritte, I Scagghiuzze, I Pelanghille ecc. ci
illustra la semplicità e la frugalità di pietanze storicheche si rincorrono e si
alternano con le stagioni richiamando la memoria a quei sapori e odori, quasi
un monito affinchè si vigili su quelle che sono le nostre nuove abitudini
alimentari sempre più ostaggio della società dei consumi.
I versi di La Viola sono secchi quasi con accenti nervosi nel ritmo; la metrica
è libera e la ricerca della rima quasi ossessiva, spasmodica, a scapito a volte
della naturalezza della narrazione. Ma se un grosso pregio gli va riconosciuto
è quello di dipingere con la sua tecnica poetica una foggianità più che mai
rimpianta in cui i versi scaturiscono naturalmente da un uso quotidiano del
dialetto e non da un’artefatta ricerca linguistica.
Gianni Ruggiero, 13 aprile 2011
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La misteriosa rinascita di Foggia (3ª parte)


L’interpretazione dei segni, delle immagini e dei simboli numerici contenuti
nel racconto del ritrovamento della Sacra Icona della Madonna dei Sette Veli.

L’Icona.
Prima di procedere alla formulazione del
messaggio criptato nel racconto del
ritrovamento dell’Iconavetere, ritengo utile
una digressione “tecnica” sul Sacro Tavolo,
unica realtà tangibile di questo racconto
miracoloso.
Nel 488 San Lorenzo Maiorano giunse in Puglia
e nel 490, a Roma, da papa Gelasio I fu
consacrato Vescovo ed assegnato alla Diocesi di
Siponto come suo 10° Vescovo. Lorenzo veniva da Bisanzio e recava con se
tre icone dategli dall’Imperatore Zenone di cui una è quella che il Vescovo
Lorenzo donò alla Chiesa di Arpi.
L’Icona, dopo la scomparsa della Chiesa Arpana per l’abbandono della città di
Arpi, venne gelosamente custodita dal suo clero che, in osservanza alla legge
sull’originario jur, era rimasto nella “civitas” arpana.
Fin dal primo giorno del ritrovamento, come già detto, rapida si sparse la
voce secondo cui si trattava di un quadro della Madonna Assunta in Cielo e
che era avvolta in sette veli neri.
Da allora nessuno ha mai scoperto questi veli e nessuno vide mai il volto
della misteriosa Madonna. A riguardo qualcuno avanzò dubbi sulla reale
esistenza di un quadro della Madonna,’ e per questo il Vescovo di Troia,
Mons. Sebastiano Sorrentino, riportò questi dubbi al Papa Alessandro VI il
quale, conseguentemente, dispose una ispezione per sciogliere i mistero.
Pertanto, per dirimere la questione, venne nominata una commissione
costituita dall’Arciprete di San Tommaso Don Ignazio Fusco, presidente, e da
due frati cappuccini, membri.
L’ispezione venne effettuata nel 1667 nel convento dei Cappuccini di Foggia
(ormai scomparso) e sembra che di questa ispezione, nonostante le
disposizioni papali, stranamente non sia mai stata redatta una relazione.
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Qualche notizia indiretta si ebbe nel 1680 quando morì l’Arciprete Don
Ignazio Fusco. Nel suo testamento, depositato presso il Notaio Giuseppe Di
Stasio di Foggia e conservato presso l’Archivio di Stato di Foggia, Sezione di
Lucera, tra le altre sue volontà, il Canonico Fusco aveva ritenuto importante
citare l’avvenimento di cui era stato testimone oculare, affermando,
semplicemente, di aver scoperto una Madonna dipinta su una tavola di legno
di cedro o di pino.
Ma ora prestate attenzione.
Nel 1980, a ben 918 anni dal suo ritrovamento, il Vescovo di Foggia, Mons.
Giuseppe Lenotti , per accertare l‘eventualità di un intervento conservativo,
inviò il Sacro Tavolo a Roma, in Vaticano, presso l’Istituto di Restauro.
Qui l’Icona, privata dei “Sette Veli”, finalmente rivelò al mondo la sua reale
immagine che, badate bene, non era quella della Madonna Assunta in Cielo,
come fino ad allora e per secoli si era creduto (ed ancora si crede), ma si
trattava di una rarissima icona bizantina raffigurante una Madonna Kyriotissa
(regina) paludata in abiti da Basilissa (regina, o Imperatrice).
La rarità riviene non solo dal fatto che la Kyriotissa di Foggia rappresenta una
variante delle tante e più note Kyriotisse, trionfanti, assise in trono col Figlio
benedicente sulle ginocchia e contornata da angeli osannanti, ma anche da
quello che fu dipinta in aderenza al dettato del Dogma della Maternità
Divina, sancito il 22 giugno del 431 durante il Concilio di Efeso nel quale
Maria di Nazareth venne fregiata del titolo di Ɵεοτόκος - Theotòkos –
genitrice di Dio.
In questa icona la Vergine è rappresentata in piedi, ieratica e solenne,
mentre stringe il Figlio al petto e lo offre all’adorazione. L’atteggiamento
esprime l’idea essenzialmente teologica del Dogma della Maternità Divina,
mentre la solennità è resa dalla staticità frontale di Madre e Figlio, posizionati
sullo stesso asse verticale.
Conseguentemente, l’Icona non può che essere stata dipinta all’interno
dell’arco di tempo che va dal 431 - anno del Concilio di Efeso - al 488, anno in
cui Lorenzo Maiorano, recandola con sé, giunse a Siponto per divenirne il 10°
vescovo.
Altra conseguenza è che queste date, purtroppo, sfatano la leggenda
secondo la quale l’Icona sia stata dipinta da San Luca il quale, peròi, nacque
ad Antiochia intorno all’anno 3 e morì a Tebe nel marzo dell’anno 84 d.C.,
quindi troppi anni prima del Concilio di Efeso. (continua)
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Grazia Galante al Tgr Puglia


La ricercatrice di San Marco in Lamis
Grazia Galante, intervistata dal giornalista
Enzo Quarto nella rubrica del Tgr Puglia
“Un libro, un incontro”, ha presentato il
secondo volume, edito da Andrea Pacilli,
de “La vadda de Stignane” e altri canti
popolari di San Marco in Lamis.
La prof.ssa Galante ha al suo attivo
numerose pubblicazioni sulle tradizioni
popolari del paese garganico, e fra queste
citiamo “Il gargano in tavola. Le ricette
della cucina di ieri e di oggi”, Levante, Grazia Galante

2018, “I giochi di una volta. Come si divertivano i bambini di San Marco in


Lamis”, Levante, 2016, “Li cunte (i racconti). Vangelo popolare e racconti
veri e verosimili”, Levante, 2012, “Fiabe e favole raccolte a San Marco in
Lamis (Fg)”, Levante, 2010, “ Dizionario del dialetto di San Marco in Lamis “
(con Michele Galante), Levante, 2012, “La religiosità popolare di San Marco
in Lamis”, Malagrinò 2001 .

Grazia Galante intervistata da Enzo Quarto (TGR Puglia del 22 maggio 2021- ore 14,00)
N. 27 del 24-05-2021 ⑰
di attualità culturali , storia, arte, dialettologia e tradizioni popolari ──────

Nell’intervista rilasciata ad Enzo Quarto, la prof.ssa Galante rivela di aver


potuto realizzare il volume “intervistando le persone che vivono in paese, i
sammarchesi emigrati in Australia che conservano gelosamente la cultura del
paese di origine ed ancora traendo informazioni dai compaesani che vivono
all’estero, nei paesi europei, e
che annualmente tornano a San
Marco per le vacanze”.
“I canti – evidenzia Grazia
Galante – rispecchiano il mondo
ad economia agricolo-pastorale
e artigianale che ha carat-
terizzato per secoli San Marco in
Lamis. Rispecchiano una cultura
che avviene oralmente. Oggi i
nonni non raccontano più niente
ai nipoti, ma non perché non ne
abbiano voglia o perché non
sappiano le cose, ma per
mancanza di uditorio. Perché
non purtroppo non c’è più
nessuno che possa ascoltarli.”
⑱ N. 27 del 24-05-2021
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Chiesa di maggio
Ma la chiesetta ancor ne l’alto svaria
Sciama con un ronzio d’ape, la gente
tra le betulle, e il tetto d’un intenso
da la chiesetta in sul colle selvaggio;
rossor sfavilla nel silenzio alpestre.
e per la sera limpida di maggio;
vanno le donne a schiera, lente lente. Il rombo de le pie laudi ne l’aria
palpita ancora: un lieve odor d’incenso
E passano tra l’alta erba stridente,
spendesi tra le mente e le ginestre.
e pare una fiorita il lor passaggio;
la attende, a valle, tacito il villaggio
con le capanne chiuse e sonnolente. Giovanni Pascoli

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N. 27 del 24-05-2021 ⑲
────── Periodico di attualità culturali , storia, arte, dialettologia e tradizioni popolari ──────

Un documento del 1841 riporta che, presso


la TUFARA di SAN LEONARDO, vi si sono
stabilite 100 famiglie e insieme a pastori e
locati formarono una comunità di 400/500
persone.
Le tufare erano numerose e si espandevano
su tutta la collina della SANTA LUCIA.
Da una documentazione datata 1432 (F.
CAMOBRECO, S. LEONARDO di SIPONTO ......
doc 289) si accerta " ....... in contrada S.
LUCIE domum unam palaciatam con orticello,
et cisterna, et fovea ...... alio latere sacritia
eccl. S. LUCIE et domus noviter edificata LISULI CAPUANI de MANFRIDONIA“ ,
si deduce che
nel territorio
sipontino c'era
una contrada,
SANTA LUCIA,
con relativa
chiesa poco
distante dalle
tufare.
Durante il do-
minio angioino
(1266 - 1382) i
tufi di MONTE
AQUILINO so-
no stati utiliz-
zati per la realizazione di CASTELLO dell'OVO di NAPOLI.
da ARCHIVIO STORICO SIPONTINO
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