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IL ‘’MESTIERE DELL’ ARTISTA’’.

L’attività artistica sembrerebbe per la sua natura non facilmente classificabile in una
categoria professionale determinata ma, nella realtà, questa aporia sembra
superata. Si è verificato che la professione degli artisti sia stata svolta in un
inquadramento di categoria: Artisti come Giotto e Masaccio hanno svolto la loro
attività appartenendo alla corporazione fiorentina dell’arte dei medici e degli
speziali; la manipolazione di colori strumentale alle loro pratica artistica consentiva
di farli ammettere a tale classe. Nella contemporaneità sono vari i tentativi di
individuare gli elementi e i requisiti che caratterizzano la “professione d’artista”.
Alla fine degli Anni Ottanta gli studiosi Bruno Frey e Werner Pommerehne hanno
fatto riferimento ad alcuni requisiti quantitativi e qualitativi: la quantità di tempo
dedicata al lavoro artistico, l’essere membro di un gruppo (o un’associazione) di
artisti professionisti, l’entità di guadagno derivante dalla propria attività artistica,
il riconoscimento da parte della comunità artistica e la competenza specifica
(essere diplomati in una scuola d’arte). Negli stessi anni un altro tentativo di
definizione dell’attività artistica è stato elaborato da Eliot Freidson: il prodotto del
lavoro di un artista è sì distante da un mero calcolo economico (tant’è che, spesso,
delle opere d’arte si dice che siano inestimabili) ma, allo stesso tempo,
necessariamente inserito nel mercato e quindi postulante qualifica e inquadramento
professionale. Mariselda Trasforini definisce l’artista come un “attore sociale”, per
cui sarebbe l’artista stesso che “contratta il riconoscimento sociale della sua
identità, respingendo ogni criterio esteriore di definizione”. Questo concetto di
etero-definizione si ritrova anche in Howard Becker, il quale alla domanda “chi sono
gli artisti?” risponderebbe: sono attori sociali che fanno parte di un sistema di
azione collettiva denominato mondo artistico e fatto da quell’insieme di individui e
organizzazioni che producono eventi e gli oggetti che, da quel mondo, vengono
definiti arte. In termini generali, affinché un’occupazione possa essere considerata
come una professione occorre che la società la riconosca come tale, che sia
inquadrata in statuti o regolamenti volti alla sua legittimazione da un punto di vista
legislativo, organizzativo, tributario e fiscale. In Italia come altrove, nonostante
l’attenzione crescente verso la figura dell’artista come lavoratore professionale (sia
da un punto di vista “sociale” che legislativo) non è ancora possibile definire
strutturalmente la professione artistica nei suoi oneri e prerogative, anche se tale
definizione appare male riferibile alla peculiarità della esperienza artistica.
Generalmente gli artisti tendono a fare ricorso a più tipologie di situazioni
lavorative, pur essendo riscontrabile una prevalenza di lavoratori autonomi e di
liberi professionisti; il risultato di diversi studi evidenzia come il lavoro creativo sia
irregolare: con contratti a breve termine, scarse tutele del lavoro, prospettive di
carriera incerte e guadagni aleatori anche per la notevole diversità di ammontare.Vi
sono alcuni strumenti giuridici che si rivelano necessari ed essenziali per la condotta
di una carriera artistica che si possa definire “professionale”. Due di questi sono: il
contratto e l’archivio d’artista.
Se si osservano le pratiche del mercato di alcuni Paesi europei, e gli strumenti
giuridici più diffusi proposti per questa professione, un primo e importante riscontro
è il fatto che lo strumento del contratto scritto è certamente più utilizzato che in
Italia. Queste due situazioni paiono correlate: dove l’artista consegue una
considerazione a livello sociale (anche da parte dell’ordinamento), la sua personalità
nel mercato si carica di una più sicura professionalità.
Il contratto scritto si rivela uno strumento necessario al fine di garantire il
mantenersi del rapporto stretto fra l’artista e le sue creazioni, e quindi il
riconoscimento del suo ruolo come professionista. Alcune particolari forme di
espressioni artistiche esigono, infatti, una traccia – scritta o, comunque, materiale –
della loro esistenza per essere identificate: si tratta di realizzazioni destinate a
essere smantellate o smontate e poi, eventualmente, reificate, riattivate o
riattualizzate per una ulteriore e successiva esposizione. Sono opere corredate da
una rilevante mole di documentazione: istruzioni, fotografie, filmati; tutto quanto è
utile a descriverne e fissarne l’identità. Spesso queste pratiche postulano il continuo
coinvolgimento dell’artista e del suo consenso, chiamato a verificare in occasione di
ogni realizzazione, la conformità dell’opera reificata al suo progetto. In tema di
contratti e tutela dei diritti degli artisti la realtà tedesca risulta molto avanzata: viene
posto l’accento sulla necessità di recepire le istanze del settore ed è a disposizione
un’avanzata modulistica ideata dall’Associazione sindacale di artisti tedeschi,
denominata Verdi – Honorar – und Tarifkommission.
L’associazione si è adoperata nella redazione e poi diffusione di una serie di modelli
di contratto volti a regolamentare specifiche tipologie di operazioni che hanno ad
oggetto l’attività dell’artista e la circolazione della sua opera. Il lavoro dell’artista è
considerato anche negli aspetti più pratici della sua professione: da tutte quelle
prestazioni attuate dall’artista a latere e in modo complementare e accessorio
rispetto alla creazione e alla produzione dell’opera, alla gestione della contabilità,
previsione di bilanci di spesa e catalogazione dei materiali, tra gli altri. In Italia,nel
2010, con l’intento di promuovere buone pratiche e consapevolezza di ruoli e, per
alcuni aspetti anche di professionalità, in collaborazione con un gruppo di artisti
sono stati redatti una serie di modelli di contratto che seguissero la vita, dalla
creazione alla circolazione, dell’opera d’arte, nelle sue varie declinazioni, da quelle
più tradizionali, pittura e scultura, alla performance, installazione, all’opera site
specific, pubblicati in un volume, I contratti degli artisti, modelli di trattativa, edito
da Giappichelli nel 2012. Attraverso il ricorso al contratto scritto si persegue così
anche una qualificazione e responsabilizzazione del ruolo dell’artista rispetto alla
complessità del suo lavoro. Altro strumento sicuramente essenziale per
determinare e affermare la professionalità artistica è la istituzione dell’archivio
per assicurare la tracciabilità e dunque la futura memoria delle opere dell’artista
stesso e la pubblicazione di cataloghi generali e ragionati. L’organizzazione di un
archivio d’artista ha la finalità di conseguire un’affidabilità professionale da parte
dell’artista anche mediante il rilascio di certificati di autenticità e di archiviazione,
nonché con l’aggiornamento dei cataloghi. È esempio virtuoso di riconoscimento
degli artisti in quanto categoria professionale la realtà del Canada ove, sin dal 1992,
è stato legislativamente adottato uno statuto professionale per gli artisti. Nei suoi
principi generali viene sottolineata l’importanza, all’interno del panorama sociale
canadese, del riconoscimento degli artisti in quanto professionisti. Le modalità per
identificare un artista professionista sono: “(i) is paid for the display or presentation
of that independent contractor’s work before an audience, and is recognized to be
an artist by other artists; (ii) is in the process of becoming an artist according to the
practice of the artistic community, or (iii) is a member of an artists’ association”.
L’Unesco nel 1980 aveva adottato una diversa definizione: “Artist is taken to mean
any person who creates or gives expression to, or recreates works of art, who
considers his artistic creation to be an essential part of his life, who contributes in
this way to the development of art and culture and who is or asks to be recognized
as an artist, whether or not he is bound by any relations of employment or
association”. Attenzione per questa figura professionale è stata espressa anche
dall’Unione Europea con l’approvazione nel 2007 di una Risoluzione volta a fondare
uno statuto sociale degli artisti. Alcune raccomandazioni contenute nella Risoluzione
sono: sviluppare o applicare un quadro giuridico e istituzionale al fine di sostenere la
creazione artistica mediante l’adozione o l’attuazione di una serie di misure coerenti
e globali che riguardino la situazione contrattuale, la sicurezza sociale,
l’assicurazione malattia, la tassazione diretta e indiretta e la conformità alle norme
europee; sviluppare la definizione di contratti di formazione o di qualificazione nelle
professioni artistiche; agevolare il riconoscimento dell’esperienza professionale
degli artisti. Si tratta di vantaggi importanti, il cui riconoscimento, tuttavia, non
dovrà mai dipendere da una valutazione di merito della creatività dell’artista, per
lasciare lontano il tempo repressivo delle corporazioni.

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