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FIRE SAFETY ENGINEERING: LA PROGETTAZIONE

ANTINCENDIO E STRUTTURALE IN CASO DI INCENDIO CON


IL METODO PRESTAZIONALE
Brescia, 20 Novembre 2018

MODULO A: Introduzione alla Fire Safety Engineering


MODELLI DI INCENDIO LOCALIZZATO E PARAMETRICO

Dott. Ing. Nicola Tondini

PROGETTAZIONE STRUTTURALE ANTINCENDIO

(DIFISEK, 2008)

1
PROGETTAZIONE STRUTTURALE ANTINCENDIO

OBIETTIVI PER L’ANALISI DELLO SVILUPPO DELL’INCENDIO E


DEFINIZIONE DELL’AZIONE TERMICA

• Evoluzione della temperatura dei gas nello spazio e nel tempo


all’interno del compartimento

• Evoluzione del flusso termico (o delle intensità di radiazione)


nello spazio e nel tempo all’interno del compartimento

AZIONE TERMICA
Flusso termico netto secondo l’EN1991-1-2 Eq. (3.1)

h ''net   c  g   m    f  m  r  273   m  273
4 4

h ''net flusso netto ricevuto da una superficie esposta al fuoco (W/m 2 )
 c il coefficiente di trasferimento di calore per convezione
(25 W/m 2 K se ISO834 o 35 W/m 2 K in caso di incendio naturale)
 g temperatura del gas vicino all'elemento esposto al fuoco (°C)
m temperatura della superficie dell'elemento (°C)
r temperatura effettiva di irraggiamento della zona incendiata (°C)
 fattore di configurazione
m emissività del materiale (0.7 per acciaio e cls)
f emissività della fiamma
 costante di Stefan-Boltzmann (5.67e-8 W/m 2 K 4 )

2
AZIONE TERMICA

Flusso termico netto secondo l’EN1991-1-2


Dal punto di vista fisico il flusso netto per unità di superficie dovuto alla
radiazione Eq. (3.3) e la temperatura effettiva di irraggiamento della
zona incendiata θr in Kelvin si scriverebbero più precisamente come
segue


hnet ,rad   m  r4   m  273
4

r4    f .ii  f .i  273
4

MODELLI DI INCENDIO NATURALE

Modelli di incendio semplificati (EN1991-1-2)


• Curve temperatura-tempo parametriche (incendio generalizzato).
Sono costruite in base al carico di incendio di progetto qf.d, la
geometria del compartimento (max A = 500 m2, max h = 4 m, no
apertura in copertura), la ventilazione e le proprietà chimico-fisiche
del compartimento.
• Incendi localizzati. È necessario conoscere la curva di rilascio
termico (RHR o HRR).

Modelli di incendio avanzati (EN1991-1-2)


È necessario conoscere la curva di rilascio termico (RHR).
• Modelli a zone
• Modelli di fluidodinamica computazionale (CFD)

3
MODELLI DI INCENDIO NATURALI

(DIFISEK, 2008)

MODELLI DI INCENDIO NATURALI

(DIFISEK, 2008)

4
MODELLI DI INCENDIO NATURALI
INCENDIO LOCALIZZATO

(DIFISEK, 2008)

MODELLI DI INCENDIO LOCALIZZATO


DEFINIZIONE DI INCENDIO LOCALIZZATO
• Quando il flashover sia improbabile o durante le fasi iniziali dell’incendio.
• Incendio che coinvolge solo una limitata zona del compartimento

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MODELLI DI INCENDIO LOCALIZZATO

DEFINIZIONE DI INCENDIO LOCALIZZATO

MODELLI DI INCENDIO LOCALIZZATO


DEFINIZIONE DI INCENDIO LOCALIZZATO
Prove sperimentali all’interno del progetto europeo LOCAFI

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MODELLI DI INCENDIO LOCALIZZATO
INCENDI DI «PENNACCHIO» (FIRE PLUMES)
• Sono caratterizzati da una fiamma diffusa: combustibile e ossigeno
inizialmente separati entrano nella zona di combustione per differenze di
concentrazione. Inoltre, per gli incendi di interesse, la fiamma è di tipo
turbolento.

• Un modello di incendio di pennacchio è legato alla convezione naturale: se


esiste una differenza di densità tra masse adiacenti di fluido dovuta a un
gradiente di temperatura, allora la cosiddetta forza di «galleggiamento»
(buoyancy), definita come g(ρ∞−ρ), farà sì che il fluido meno denso (più
caldo) salga verso l’alto.

MODELLI DI INCENDIO LOCALIZZATO


INCENDI DI «PENNACCHIO
Incendi di pennacchio (buoyancy-driven) vs. incendi dominati dalla quantità di moto (jet fires)

Fr  u 2 / gD

Incendio di
Jet fires
pennacchio

Q
Q* 
 c pT gDD 2 Drysdale (2011)

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MODELLI DI INCENDIO LOCALIZZATO
INCENDI DI «PENNACCHIO»
Tre regimi caratterizzano un incendio di pennacchio

MODELLI DI INCENDIO LOCALIZZATO


INCENDI DI «PENNACCHIO»
Profili di temperatura, velocità e di portata massica lungo l’asse.

Karlsson (2000)

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MODELLI DI INCENDIO LOCALIZZATO
INCENDI DI «PENNACCHIO»
Il modello matematico si basa sull’ipotesi di sorgente puntuale in cui il
pennacchio ideale è assial-simmetrico, in atmosfera indisturbata, e si estende
verticalmente fino a che la forza di «galleggiamento» non diventa troppo
piccola per superare quella fluidodinamica viscosa

Modello ideale Modello «reale» Drysdale (2011)

MODELLI DI INCENDIO LOCALIZZATO


INCENDI DI «PENNACCHIO» - ORIGINE VIRTUALE
Introduzione del concetto di origine virtuale (Heskestad, 1983).
Nota: l’origine virtuale può essere negativa o positiva

z0  1.02 D  0.083Q 2/5 (m)


D diametro dell'incendio (m)
Q tasso di rilascio termico totale o potenza termica (kW)

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MODELLI DI INCENDIO LOCALIZZATO
INCENDI DI «PENNACCHIO» - ALTEZZA DELLA FIAMMA
L’altezza media della fiamma (Heskestad, 1983) è definita in base al concetto di
intermittenza di Zukoski (1981).
Def: L’altezza della fiamma visibile almeno per un tempo pari al 50%
dell’intervallo di pulsazione della fiamma.

MODELLI DI INCENDIO LOCALIZZATO


INCENDI DI «PENNACCHIO» - ALTEZZA DELLA FIAMMA
Secondo Heskestad (1983)
Lf / D  f (N ) (-)
 c pT  Q2
N   (-)
 g   H / r   D 5
2 3
  c 
L f / D  1.02  15.6 N 1/5
cp calore specifico dell'aria (1.0 kJ/kgK) Heskestad (1983)
T temperatura ambiente (293 K)
g accelerazione di gravità (9.81 m/s 2 )
Sostituendo i valori numerici si ottiene
 densità dell'aria (1.2 kg/m3 )
Q potenza termica (kW) L f  1.02 D  0.23Q 2/5 (m) e Q (kW)
L f  1.02 D  0.0148Q 2/5 (m) e Q (W)
D diametro dell'incendio (m)
H c potere calorifico (kJ/kg)
r rapporto massa stechiometrica tra aria e gas di combustione (-)
H c / r  3000 kJ/kg per molti combustibili

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MODELLI DI INCENDIO LOCALIZZATO
INCENDI DI «PENNACCHIO» - ALTEZZA DELLA FIAMMA
Confronto tra la correlazione di Heskestad e prove sperimentali

Tondini & Franssen (2017)

MODELLI DI INCENDIO LOCALIZZATO


INCENDI DI «PENNACCHIO» - TEMPERATURE
Heskestad (1984) ha proposto la seguente correlazione per stimare
l’incremento di temperatura lungo l’asse dell’incendio e valida al di sopra della
fiamma
T0  9.1 T /  gc 2p 2   Qc2/3  z  z0 
1/3 5/3
(°C)
Qc frazione di potenza termica per convezione (kW)
Con una certa approssimazione Qc  0.7Q (EN1991-1-2 Qc  0.8Q )
Se si sostituisce quindi z = Lf
L f  1.02 D  0.23Q 2/5
Si ottiene che l’incremento di temperatura è al di sopra dell’altezza di fiamma
media è nell’ordine dei 500°C

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MODELLI DI INCENDIO LOCALIZZATO
INCENDI DI «PENNACCHIO» - TEMPERATURE
Heskestad ha proposto una formulazione che vale anche per quote al di sotto
dell’altezza della fiamma con una ∆Tmax = 900°C

MODELLI DI INCENDIO LOCALIZZATO


INCENDI DI «PENNACCHIO» - TEMPERATURE
McCaffrey (1979) ha proposto una correlazione sulla base di prove eseguite
con metano su un bruciatore quadrato di 0.3 m di lato (T0 = T∞).
Valida lungo l’intero asse dell’incendio.

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MODELLI DI INCENDIO LOCALIZZATO
INCENDI DI «PENNACCHIO» - TEMPERATURE
McCaffrey (1979) – confronto con incendi con diversa RHR

Q*  z / Q 2/5 (m/kW 1/5 )

MODELLI DI INCENDIO LOCALIZZATO


INCENDI DI «PENNACCHIO» - TEMPERATURE
Confronto tra Heskestad vs McCaffrey
Nella zona del pennacchio al di sopra della fiamma, la correlazione di
Heskestad (1) e quella di McCaffrey (2) si possono riscrivere come
5/3 5/3
 Q 2/5   Q 2/5 
1 T0  25  c  ponendo Qc  0.7Q e z0  0  T0  19.7  
 z  z0   z 
5/3
 Q 2/5 
 2 T0  22.3  
 z 

La correlazione di McCaffrey fornisce una stima che circa 10% più alta di quella
di Heskestad

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MODELLI DI INCENDIO LOCALIZZATO
INCENDI DI «PENNACCHIO» - TEMPERATURE
Confronto tra Heskestad vs Prove sperimentali
Prova a Paris – Parc des expositions de Porte de Versailles (1994)
Incendio di area 30 m2 e Q = 66 MW.

MODELLI DI INCENDIO LOCALIZZATO


INCENDI DI «PENNACCHIO» - APPENDICE C EN1991-1-2
Correlazioni per l’altezza della fiamma e temperature lungo l’asse

Modello di Heskestad per fiamma non impattante. Possibili usi:


• Trave in corrispondenza della linea d’asse della fiamma
• Colonna completamente avvolta dalla fiamma

L f  1.02 D  0.0148Q 2/5 (m)


  z   20  0.25Qc2/3  z  z0 
5/3
 900 (°C)
z0  1.02 D  0.00524Q 2/5 (m)
Qc  0.8Q (W)
valide D  10 m e Q  50 MW

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MODELLI DI INCENDIO LOCALIZZATO
INCENDI DI «PENNACCHIO» - APPENDICE C EN1991-1-2
Osservazioni: sebbene non esplicito nella normativa le correlazioni si
evidenzia un campo di validità (ISO 16734).
Q
0.04   Q*  20000
 c pT gDD 2
Limite superiore: l’incendio deve rientrare nel regime di pennacchio e non di
quantità di moto
Limite inferiore: se Q* < 0.04 l’altezza della fiamma diventerebbe negativa
  1.2 kg / m3 ; c p  1000 J / kgK ; T  293 K ; g  9.81 m / s 2
Q 1 Q Q Q 2/5
  0.04  5/2  44050   72.04
 c pT g D 5/2 1101244 D 5/2
D D
L Q 2/5
L  1.02 D  0.0148Q 2/5   1.02  0.0148
D D
L
 1.02  0.0148  72.04  1.02  1.07  0.05  0
D

MODELLI DI INCENDIO LOCALIZZATO


INCENDI DI «PENNACCHIO» - APPENDICE C EN1991-1-2
Osservazioni: Esempio di stima dell’altezza della fiamma di un incendio di un’auto di
Classe 3 con diametro fisso equivalente Deq = 3.91 m.

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MODELLI DI INCENDIO LOCALIZZATO
INCENDI DI «PENNACCHIO» - APPENDICE C EN1991-1-2
Osservazioni: Se il combustibile è distribuito su una superficie che non è circolare, si
può ricavare un diametro equivalente

4A
Deq 

Se la superficie di incendio è rettangolare si raccomanda che il rapporto tra il lato
maggiore (L) e quello minore (l) sia

L
2
l

MODELLI DI INCENDIO LOCALIZZATO


INCENDI DI «PENNACCHIO» - APPENDICE C EN1991-1-2
Osservazioni: la correlazione relativa alla temperatura è intesa per essere
valida anche nella fiamma

1000 1000
900 Eq. (C.2) EN1991-1-2
Heskestad SFPE
800
303 s
Validity of the Heskestad plume
Adapted forms for ΔT > 500 °C 700
correlation for ΔT ≤ 500 °C
100
600
ΔT (°C)

500
ΔT (°C)

Validity of the Heskestad


Adapted forms for ΔT > 500 °C
plume correlation for ΔT ≤ 500
400
10 300
Eq. (C.2) EN1991-1-2
200
Heskestad SFPE
0.166 m kW^-2/5 100

1 0
0.01 0.10 1.00 10.00 0 200 400 600
Time (s)
(z-z0)/Qc2/5 (m/kW2/5)
Tondini & Franssen (2017)

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MODELLI DI INCENDIO LOCALIZZATO
INCENDI DI «PENNACCHIO» CONFINATO
Alpert (1972) – Fiamma non impattante
Formazione di un flusso sotto il soffitto (ceiling jet)

16.9Q 2/3
T0  (°C) per r / H  0.18
H 5/3
 
2/3
5.38 Q / r
T0  (°C) per r / H  0.18
H

MODELLI DI INCENDIO LOCALIZZATO

INCENDI DI «PENNACCHIO» CONFINATO


Osservazioni: Non c’è una correlazione equivalente nell’EN1991-1-2

Nota al punto 3.3.2(4)

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MODELLI DI INCENDIO LOCALIZZATO
INCENDI DI «PENNACCHIO» CONFINATO
Modello di Hasemi - Fiamma impattante
Modello che si basa su prove sperimentali in Giappone da Hasemi, Ptchelintsev,
Wakamatsu (1980-1995)

h flusso termico totale


assorbito in corrispondenza
del soffitto

MODELLI DI INCENDIO LOCALIZZATO


INCENDI DI «PENNACCHIO» CONFINATO – APPENDICE C EN1991-1-2
Modello di Hasemi - Fiamma impattante
Q
1 QD* 
 c pT gDD 2

 z '  2.4 D QD* 2/5  QD* 2/3  per QD*  1.0
  
2

 z '  2.4 D 1.0  QD
* 2/5
 per QD*  1.0
Q
 3 QH * 
 c pT gH H 2

 4  
0.33
H  Lh  2.9 H QH*
z' H  r
 5 y 
z '  H  Lh
h  100 000 per y  0.30

 6  h  136300  121000 y per 0.30  y 1.0
 3.7
h  15000 y per 1.0  y Osservazione: si determina un flusso
termico netto che è funzione della
7 hnet  h   c  m  293   f  m   m4  2934  temperatura del materiale

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MODELLI DI INCENDIO LOCALIZZATO
INCENDI DI «PENNACCHIO» CONFINATO – APPENDICE C EN1991-1-2
Modello di Hasemi - Fiamma impattante

Set-up di prova Pchelintsev – Hasemi (1996)

h  518800e 3.7 y (W/m 2 ) Wakamatsu

Nota: Le prove di Hasemi sono state condotte con soffitto in materiale isolante

MODELLI DI INCENDIO LOCALIZZATO


INCENDI DI «PENNACCHIO» - CONFINATO
Esempio: Fiamma non impattante e impattante

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MODELLI DI INCENDIO LOCALIZZATO

INCENDI DI «PENNACCHIO» CONFINATO – APPENDICE C EN1991-1-2


Come calcolare l’azione termica di una colonna al di fuori dell’incendio?
La normativa attuale non dà indicazioni.

colonna
?

MODELLI DI INCENDIO LOCALIZZATO


POTENZA TERMICA (RHR)
Per l’impiego dei più comuni modelli di incendio localizzato è necessario
conoscere il tasso di rilascio di energia (RHR), che si può ricavare dalla
letteratura (RHR di un’auto) o dalla normativa (Appendice E EN1991-1-2)
Q   mH c   m '' A f H c (kW)
 fattore di efficienza della combustione (-)
m portata massica persa durante la combustione o velocità di combustione (kg/s)
m '' velocità di combustione per unità di superficie (kg/m 2s)
Af superficie di incencio (m 2 )
H c potere calorifico (kJ/kg)

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MODELLI DI INCENDIO LOCALIZZATO
POTENZA TERMICA (RHR)
Per l’impiego dei più comuni modelli di incendio localizzato è necessario
conoscere il tasso di rilascio di energia (RHR), che si può ricavare dalla
letteratura (RHR di un’auto) o dalla normativa (Appendice E EN1991-1-2)
Q   mH c   m '' A f H c (kW)
 fattore di efficienza della combustione (-)
m portata massica persa durante la combustione o velocità di combustione (kg/s)
m '' velocità di combustione per unità di superficie (kg/m 2s)
Af superficie di incencio (m 2 )
H c potere calorifico (kJ/kg)

MODELLI DI INCENDIO LOCALIZZATO

POTENZA TERMICA (RHR) - COMBUSTIBILI LIQUIDI


Per combustibili liquidi la velocità di combustione per unità di superficie si può
esprimere in funzione del «tasso di regressione» R
m ''   R 103 / 60 (kg/m 2s)
 densità del liquido (kg/m 3 )
R velocità di regressione (mm/min)

(Drysdale, 2011)

21
MODELLI DI INCENDIO LOCALIZZATO
POTENZA TERMICA (RHR) - COMBUSTIBILI SOLIDI
QF''  QL''
m ''  (kg/m 2s)
Lv
QF'' flusso termico fornito dalla fiamma (kW/m 2 )
''
Q L flusso termico emesso per irraggiamento e convezione dalla superficie del combustibile (kW/m 2 )
Lv calore di gassificazione (kJ/kg)

(Drysdale, 2011)

MODELLI DI INCENDIO LOCALIZZATO


MECCANISMO DI TRASFERIMENTO DEL CALORE
• Lungo l’asse dell’incendio al di sopra della fiamma e sotto il soffitto => la
convenzione è importante
• Al di fuori dell’incendio => l’irraggiamento è largamente dominante

convezione
colonna

irraggiamento

Nota: se la fiamma impatta il soffitto l’irraggiamento è importante

22
MODELLI DI INCENDIO LOCALIZZATO
FLUSSO TERMICO PER IRRAGGIAMENTO DA UNA FIAMMA
La frazione di calore rilasciata per irraggiamento dalla fiamma in tutte le
direzioni:

• Solitamente presa uguale a 0.3 (Drysdale, 1998; Heskestad, 1984), mentre il resto è di
natura convettiva trasportato per buoyancy (galleggiamento) al di sopra della fiamma.

• Mudan and Croce (1995) hanno dimostrato che la frazione per irraggiamento dipende dal
tipo di combustibile e dal diametro dell’incendio localizzato.

• Quintiere (1998) indica che generalmente varia da 0.15 per combustibili a bassa
produzione di fuliggine (metanolo) a 0.60 per quelli ad alta produzione di fuliggine
(polystyrene).

• Quando il diametro aumenta, il fumo tende a schermare la fiamma e la frazione per


irraggiamento diminuisce fino a valori di 0.05 per incendi di grandi dimensioni, e.g. 50 m di
diametro, (SPFE, 2008).

MODELLI DI INCENDIO LOCALIZZATO

FLUSSO TERMICO PER IRRAGGIAMENTO DA UNA FIAMMA


La frazione di calore rilasciata per irraggiamento dalla fiamma (SFPE, 2016):

23
MODELLI DI INCENDIO LOCALIZZATO

METODI PER STIMARE IL FLUSSO TERMICO PER IRRAGGIAMENTO


I metodi più comuni sono:

Metodi semplici
• Il modello Point source (SFPE, 2016)

• La correlazione di Shokri e Beyler (1989)

Metodi dettagliati
• Metodo di Shokri e Beyler (1989)

• Metodo di Mudan (1984)

MODELLI DI INCENDIO LOCALIZZATO


METODI PER STIMARE IL FLUSSO TERMICO PER IRRAGGIAMENTO

Il modello Point source (SFPE, 2016)


Flusso termico < 5 kW/m2 & L/D > 2.5

Flusso termico
sottostimato

Qr cos 
q ''  (kW/m 2 )
4 R 2
Qr frazione di potenza termica per irraggiamento (kW/m 2 )

24
MODELLI DI INCENDIO LOCALIZZATO
METODI PER STIMARE IL FLUSSO TERMICO PER IRRAGGIAMENTO

La correlazione Shokri & Beyler (1989)


Valida per target al suolo e verticali

1.59
L
q ''  15.4   (kW/m 2 )
D
q '' flusso termico raggiante (kW/m 2 )
L distanza target-centro dell'incendio (m)
D diametro dell'incendio (m)

MODELLI DI INCENDIO LOCALIZZATO


METODI PER STIMARE IL FLUSSO TERMICO PER IRRAGGIAMENTO

Il metodo Shokri & Beyler (1989)


• Forma della fiamma cilindrica
• Target verticali e orizzontali
• Altezza della fiamma secondo Heskestad
• Flusso termico > 5 kW/m2

q ''  EF12 (kW/m 2 )


Potenza emissiva efficace
E  58 100.00823 D  (kW/m 2 ) Flusso termico
F12 fattore di configurazione tra il target e incendio sottostimato

25
MODELLI DI INCENDIO LOCALIZZATO
METODI PER STIMARE IL FLUSSO TERMICO PER IRRAGGIAMENTO

Il metodo Mudan (1984)


• Forma della fiamma cilindrica
• Altezza della fiamma secondo Thomas
• Target verticali e orizzontali
• Tutti i flussi termici
• Con o senza vento

q ''  EF12 (kW/m 2 )


Potenza emissiva media
E  Emax e  sD  Es 1  e  sD  (kW/m 2 )
Emax  140 kW/m 2 potenza emissiva equivalente di un corpo nero
s  0.12 m 1 coefficiente di estinzione
Es  20 kW/m 2 potenza emissiva del fumo
 transmittanza atmosferica (  1)

MODELLI DI INCENDIO LOCALIZZATO

METODI PER STIMARE IL FLUSSO TERMICO PER IRRAGGIAMENTO

Confronto tra i metodi (SPFE, 2016)

Il modello Shokri & Beyler ha una minore variazione sui dati ed è preferibile
rispetto al modello di Mudan.

NOTA: NPFA 555 consente l’uso delle correlazioni di Shokri & Beyler e Mudan.

26
MODELLI DI INCENDIO LOCALIZZATO
METODI PER STIMARE IL FLUSSO TERMICO PER IRRAGGIAMENTO

Metodo LOCAFI - Perché un nuovo modello?


• Modello che possa essere usato per tutti i range di flusso termico, con una
bassa variazione sui dati e conservativo senza applicazione di coefficienti di
sicurezza

• Modello che possa stimare il flusso termico ricevuto dalle 4 facce che
compongono la sezione di un elemento strutturale

• Modello che possa sfruttare le correlazioni sugli incendi localizzati fornite


dall’EN1991-1-2

MODELLI DI INCENDIO LOCALIZZATO


METODO LOCAFI
Confronto tra metodo LOCAFI e Shokri & Beyler

27
MODELLI DI INCENDIO LOCALIZZATO
METODO LOCAFI
Confronto tra forma conica e cilindrica

MODELLI DI INCENDIO LOCALIZZATO


METODO LOCAFI
Modellazione della fiamma – concetto di Fiamma Virtuale Solida

• Step 1: L’area di incendio si trasforma in un cerchio equivalente


4A
Deq 

• Step 2: L’evoluzione della RHR si calcola secondo l’Appendice E dell’EN
1991-1-2 e Appendice Nazionale oppure è data (per es. auto)

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MODELLI DI INCENDIO LOCALIZZATO
METODO LOCAFI
Modellazione della fiamma – concetto di Fiamma Virtuale Solida

• Step 3: La lunghezza della fiamma Lf si calcola secondo l’Appendice C


dell’EN 1991-1-2

L f  1.02 D  0.0148Q 2/5 (m) e Q (W)

MODELLI DI INCENDIO LOCALIZZATO


METODO LOCAFI
Modellazione della fiamma – concetto di Fiamma Virtuale Solida

• Step 4: L’azione termica dell’incendio è rappresentata da una Fiamma


Virtuale Solida, conica o cilindrica, definita da Deq e Lf

  z   20  0.25Qc2/3  z  z0 
5/3
 900 (°C)
z0  1.02 D  0.00524Q 2/5 (m)
Qc  0.8Q (W)

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MODELLI DI INCENDIO LOCALIZZATO
METODO LOCAFI
Modellazione della fiamma – concetto di Fiamma Virtuale Solida

Si considera la temperature della superficie della fiamma sulla base alla


formula fornita dall’EN1991-1-2

MODELLI DI INCENDIO LOCALIZZATO


METODO LOCAFI
Modellazione della fiamma – concetto di Fiamma Virtuale Solida
Si determina il flusso ricevuto dalla colonna applicando il coefficiente di
configurazione
cos 1 cos  2
dFd 1 d 2  dA2
 S12 2
dA2
cos 1 cos  2
2
''
dqdA 1  dA2
  21 T 4 dA1dA2
 S12 2
1 S1-2

• L’emissività ε1 (della superficie che emette) è


dA1 considerata per le fiamme uguale a 1
• L’assorbimento α2 dipende dalle proprietà della
superficie ricevente
• Kirchhoff’s Law : assorbimento (α) = emissività (ε)
• Per l’acciaio: ε = α = 0.7

30
MODELLI DI INCENDIO LOCALIZZATO
METODO LOCAFI
Modellazione della membratura verticale
• Sezioni concave comportano effetti ombra => Come semplificazione, i flussi
termici sono calcolati su un perimetro convesso
• Per sezioni a I o H, l’elemento strutturale è trasformato in una sezione
tubolare rettangolare in linea con l’Appendice G EN 1991-1-2
• L’elemento è poi suddiviso in più parti

MODELLI DI INCENDIO LOCALIZZATO


METODO LOCAFI
Integrazione numerica per implementazione in codici di calcolo
• Ogni scambio di irraggiamento “individuale” tra le superfici in cui è diviso il modello è
calcolato a ogni time step.
• Richiede un programma di calcolo.
• Permette di tenere in considerazione condizioni non uniformi di irraggiamento lungo il
perimetro della sezione

31
MODELLI DI INCENDIO LOCALIZZATO

METODO LOCAFI – METODO ANALITICO SEMPLIFICATO


Si discretizza il cono come una successione di cilindri con raggio ridotto:
• Effetto del cilindro
• Effetto della corona circolare

MODELLI DI INCENDIO LOCALIZZATO


METODO LOCAFI – METODO ANALITICO SEMPLIFICATO
Fattore di vista tra una superficie infinitesima e un cilindro
Valido solo se il piano che contiene dA1 non interseca il cilindro

  Y 2  B 1 1  C  B  1 

 cos 1    cos   
  A 1   C  B 1  
  
 A  1  Y 2  B  1  
  
 Y  cos  
1
 B  A  1   
  A  1  4Y
2
S    
2
S
FA2 dA1    
B 2 B 
C  B 1  C  B  1 
 C cos 1   
 B  C  B  1  
  C  B  1  4C
2
 
 
 1  1  
  H co s   
  B 
dove S  s / r X  x / r Y  y / r H  h / r A  X 2 Y ²  S² B  S²  X ² C  H Y  ²

32
MODELLI DI INCENDIO LOCALIZZATO
METODO LOCAFI – METODO ANALITICO SEMPLIFICATO
Fattore di vista tra una superficie infinitesima e un cilindro
Per le Facce 2 e 3 bisogna fare delle modifiche

MODELLI DI INCENDIO LOCALIZZATO


METODO LOCAFI – METODO ANALITICO SEMPLIFICATO
Fattore di vista tra una superficie infinitesima e un una corona circolare
Valido solo se l > r2

 
H H 2  R22  1 H 2  R12  1 
FA2 dA1  
2  H 2  R 2  1 2  4 R 2 
    H  R1  1  4R1 
2 2 2 2
2 2

dove R  r /l H  h/l

33
MODELLI DI INCENDIO LOCALIZZATO
METODO LOCAFI – METODO ANALITICO SEMPLIFICATO
Fattore di vista tra una superficie infinitesima e un una corona circolare
• Una porzione della corona circolare è « nascosta » dal cilindro situato sopra
• Una zona ridotta dovrebbe essere considerata
• Conservativo ignorare questa riduzione

MODELLI DI INCENDIO LOCALIZZATO


METODO LOCAFI – METODO ANALITICO SEMPLIFICATO
Semplificazione

• Faccia 1: flusso determinato con il


coefficiente di configurazione
nFace.4
• Facce 2 & 3: flusso che è il 50% di quello
sulla Faccia 1 (raccomandato se
nFace.2
A
l’elemento è vicino all’incendio)
nFace.3 nFace.1
• Faccia 4 : flusso uguale a zero

Face 3
Face 1 Face 4
FIRE Face 2

34
MODELLI DI INCENDIO LOCALIZZATO
METODO LOCAFI – METODO ANALITICO SEMPLIFICATO
Fattore di vista tra una superficie infinitesima e un una corona circolare
Per le Facce 2 e 3 bisogna fare delle modifiche

MODELLI DI INCENDIO LOCALIZZATO

METODO LOCAFI – METODO ANALITICO SEMPLIFICATO


Flussi termici totali incidenti e assorbiti

n m

. flame  facej   Fi  facej  T  czi   273.15    Fk  facej T  rz k   273.15 


'' 4 4
hinc
i 1 k 1

Cilindri Corone circolari


n m

. flame  facej   Fi  facej  m  T  czi   273.15    Fk  facej  m T  rzk   273.15 


'' 4 4
hassorbito
i 1 k 1

35
MODELLI DI INCENDIO LOCALIZZATO
METODO LOCAFI – METODO ANALITICO SEMPLIFICATO
Commenti

• Lo spessore di un singolo cilindro limitata a 50 cm

• Per elementi situati in corrispondenza del soffitto, la convezione va


considerata => Hasemi

• Per incendi multipli, i flussi termici dovuti da ogni incendio devono essere
considerati. Il flusso totale incidente è limitato a 100 kW/m2

MODELLI DI INCENDIO LOCALIZZATO

METODO LOCAFI – METODO GRAFICO


Nomogrammi

• Fornisce risultati rapidamente per un ampio range di configurazioni


(predimensionamento) e un metodo interpolante da applicare a un ampio
range di configurazioni

• Fornisce un set di risultati di riferimento per la validazione


dell’implementazione di metodi analitici fatti dai professionisti (fogli di
calcolo o software)

36
MODELLI DI INCENDIO LOCALIZZATO

METODO LOCAFI – METODO GRAFICO


Nomogrammi
D = 2 m, RHR = 500 kW/m2, θ = 0° (sinistra) or θ = 90° (destra)

MODELLI DI INCENDIO LOCALIZZATO


METODO LOCAFI – METODO GRAFICO
Nomogrammi
o Ogni nomogramma è caratterizzato da :
• Il diametro dell’incendio (m)
• La RHR (kW/m2)
• L’orientazione della superficie ricevente (°)

o Nomogrammi considerano solo l’irraggiamento. Da non usare :


• All’interno dell’incendio => HESKESTAD
• A livello del soffitto per fiamma impattante => HASEMI

o Si considera che la fiamma abbia un’emissività uguale a 1.0

o Fornisce il flusso incidente e non quello assorbito. Quindi il flusso termico


deve essere moltiplicato per l’emissività del materiale.

37
MODELLI DI INCENDIO LOCALIZZATO

METODO LOCAFI – METODO GRAFICO


Nomogrammi
Nomogrammi sviluppati e inseriti nella guida LOCAFI

Applicazione del metodo coerente con l’Appendice C dell’EN 1991-1-2 : D < 10 m ; Q < 50 MW

MODELLI DI INCENDIO LOCALIZZATO


METODO LOCAFI – METODO GRAFICO
Nomogrammi
Caratteristiche dell’incendio localizzato:
D = 10 m - RHR - 500 kW/m2 - Posizione target Z = 5 m X = 10 m

Orientazione: 0° Flusso incidente = 16 kW/m2 Orientazione: 90° Flusso incidente = 2.4 kW/m2

38
MODELLI DI INCENDIO LOCALIZZATO
METODO LOCAFI – VALIDAZIONE
Prove del Laboratoire de la Préfecture de Police (LCPP) Paris (non in LOCAFI)
Caratteristiche della campagna di prove:

• Dimensione capannone : 300 m x 50 x 17 m


• 2 combustibili: cellulosico / kerosene
• Test al fuoco ripetuti
• Strumentazione: termocoppie, sensori di flusso, video (IR e normali)

MODELLI DI INCENDIO LOCALIZZATO

METODO LOCAFI – VALIDAZIONE


Prove del Laboratoire de la Préfecture de Police (LCPP) Paris

39
MODELLI DI INCENDIO LOCALIZZATO
METODO LOCAFI – VALIDAZIONE
Prove del Laboratoire de la Préfecture de Police (LCPP) Paris
Piccolo test : ~ 20 pallet
Medio test : ~ 60 pallet
Grande test : ~ 110 pallet

MODELLI DI INCENDIO LOCALIZZATO


METODO LOCAFI – VALIDAZIONE
Prove del Laboratoire de la Préfecture de Police (LCPP) Paris

40
MODELLI DI INCENDIO LOCALIZZATO
METODO LOCAFI – MATERIALE
https://research.bauforumstahl.de/en/fire-safety/locafi-temperature-
assessment-of-a-vertical-member-subjected-to-localised-fire/
• Si trovano tutti i documenti prodotti nelle diverse lingue
• La guida di progettazione
• Il contesto legale
• Il manuale di Ozone

MODELLI DI INCENDIO LOCALIZZATO


METODO LOCAFI – VALIDAZIONE
Prove del Laboratoire de la Préfecture de Police (LCPP) Paris

41
MODELLI DI INCENDIO LOCALIZZATO
METODO LOCAFI – PROPOSTA DI REVISIONE DELL’EN1991-1-2

max(LOCAFI;HASEMI) max(HESKESTAD;HASEMI) max(LOCAFI;HASEMI) H/10

HESKESTAD

LOCAFI LOCAFI LOCAFI LOCAFI


HESKESTAD

HESKESTAD

NB: 3.3.2(4) Al fine di ottenere un calcolo più accurato della distribuzione di temperatura
lungo un elemento soggetto a un incendio localizzato, si può considerare una combinazione
dei risultati di un modello a due zone (Zona Calda) con quelli di un calcolo con incendio
localizzato

Considerare il max(Zona Calda; LOCAFI; Heskestad; Hasemi) dove rilevante

MODELLI DI INCENDIO LOCALIZZATO


CONSIDERAZIONI FINALI

Gli elementi strutturali saranno soggetti ad azioni termiche che variano


nello spazio e nel tempo

Analisi termomeccaniche come ad esempio quelle agli elementi finiti


diventano essenziali per valutare le prestazioni strutturali

42
MODELLI DI INCENDIO LOCALIZZATO
ESERCIZIO
Incendio localizzato di 1 van di dimensioni 2.5 m x 5 m
Utilizzando i modelli attualmente implementati nell’App. C EN1991-1-2
1. Tracciare la RHR in funzione del tempo
2. Tracciare l’altezza della fiamma in funzione del tempo
3. Determinare l’andamento della temperatura lungo l’asse dell’incendio fino
a 15 m per
t = 3 min
t = 10 min
4. Considerando l’altezza del soffitto H = 2.5 m determinare il flusso termico
per t = 10 min e a distanze dall’asse pari a RHR van
r=0m t (min) t (sec) Q (MW)
r=1m 0 0 0
r=3m 5 300 18
15 900 18
25 1500 0

MODELLI DI INCENDIO LOCALIZZATO


ESERCIZIO
Incendio localizzato di 1 van di dimensioni 2.5 m x 5 m
Utilizzando i modelli attualmente implementati nell’App. C EN1991-1-2
1. Tracciare la RHR in funzione del tempo

43
MODELLI DI INCENDIO LOCALIZZATO
ESERCIZIO
Incendio localizzato di 1 van di dimensioni 2.5 m x 5 m
Utilizzando i modelli attualmente implementati nell’App. C EN1991-1-2
2. Tracciare l’altezza della fiamma in funzione del tempo

MODELLI DI INCENDIO LOCALIZZATO


ESERCIZIO
Incendio localizzato di 1 van di dimensioni 2.5 m x 5 m
Utilizzando i modelli attualmente implementati nell’App. C EN1991-1-2
3. Determinare l’andamento della temperatura lungo l’asse dell’incendio fino
a 15 m per t = 3 min & t = 10 min

44
MODELLI DI INCENDIO LOCALIZZATO
ESERCIZIO
Incendio localizzato di 1 van di dimensioni 2.5 m x 5 m
Utilizzando i modelli attualmente implementati nell’App. C EN1991-1-2
1. Considerando l’altezza del soffitto H = 2.5 m determinare il flusso termico
per t = 10 min e a distanze dall’asse pari a r = 0 m & r = 1 m & r = 3 m

MODELLI DI INCENDIO NATURALI


INCENDIO GENERALIZZATO

(DIFISEK, 2008)

45
CURVE PARAMETRICHE
DEFINIZIONE
Sono funzioni analitiche che descrivono l’evoluzione della temperatura dei gas
nel compartimento in funzione del tempo sulla base di parametri fisici.

Parametri principali:
1. Carico di incendio nel compartimento
2. Le aperture presenti
3. I materiali di cui è composta la compartimentazione

Ipotesi principali:
• Temperatura uniforme nel compartimento (incendi post-flashover)
• È presente un ramo di raffreddamento
• Valide per piccoli compartimenti con campo di applicazione limitato
Per esempio la curva parametrica dell’Appendice A EN1991-1-2
 A ≤ 500 m2
 Nessuna apertura nel soffitto
 Altezza massima del compartimento 4 m

CURVE PARAMETRICHE
USO

• Si inquadrano in un contesto di approccio prestazionale

• Sono strumenti utili per poter svolgere analisi parametriche

• Le curve parametriche fornite dall’Appendice A dell’EN1991-1-2

 Molto usate in UK
 In Belgio sono addirittura vietate
 In Francia sono usate solo per il predimensionamento
 In Germania e Danimarca hanno delle curve parametriche diverse
 In Italia rimangono un’appendice informativa

46
CURVE PARAMETRICHE
INCENDI DI COMPARTIMENTO
Incendi di compartimento di tipo post-flashover possono essere controllati:
• Ventilazione
• Combustibile

INCENDI CONTROLLATI DALLA VENTILAZIONE


Velocità di combustione stabilizzata
Legge empirica di Kawagoe (1958) per compartimenti con un’unica apertura
m  0.092 Av H v
m velocità di combustione del legno (kg/s)
Av area dell'unica apertura (m 2 )
H v altezza dell'unica apertura (m)
La potenza si calcola quindi
Q  mH c
Q potenza termica (MW)
H c potere calorifico del combustibile (MJ/kg)

MODELLI DI INCENDIO LOCALIZZATO


ESERCIZIO
Incendio localizzato di 1 van di dimensioni 2.5 m x 5 m
Utilizzando i modelli attualmente implementati nell’App. C EN1991-1-2
4. Considerando l’altezza del soffitto H = 2.5 m determinare il flusso termico
per t = 10 min e a distanze dall’asse pari a r = 0 m & r = 1 m & r = 3 m

47
CURVE PARAMETRICHE
INCENDI CONTROLLATI DALLA VENTILAZIONE
La quantità di ossigeno all’interno del compartimento è insufficiente

CURVE PARAMETRICHE
INCENDI CONTROLLATI DALLA VENTILAZIONE

Fattore di ventilazione (o di apertura)


Fv  O  Av H v / At
Fv , O fattore di ventilazione o apertura (m 0.5 )
At area totale del compartimento (m 2 )
Se riscritto inserendo l’accelerazione di gravità si ha come unità di misura (m/s)
che rappresenta la velocità del flusso attraverso le aperture
Av gH v / At

Aperture multiple

H v   A1 H1  A1 H1   / Av
Av  A1  A2   B1 H1  B2 H 2 
At  2  l1l2  l1 H r  l2 H r 

48
CURVE PARAMETRICHE
INCENDI CONTROLLATI DAL COMBUSTIBILE

• Esempio di locali grandi e ben ventilati (stazioni ferroviarie)


• La velocità di combustione è simile a quella nel caso di combustione all’aria
aperta

Q   m '' AH c
Q potenza termica (kW)
 efficienza di combustione (-)
m '' velocità combustione per unità di superficie (kg/m 2s)
A superficie di incendio (m 2 )
H c potere calorifico (kJ/kg)

CURVE PARAMETRICHE
TEMPERATURE NEL COMPARTIMENTO
Massima temperatura registrata in prove sperimentali (Thomas & Heselden,
1972)

49
CURVE PARAMETRICHE
CURVE TEMPERATURA-TEMPO SVEDESI
Curve parametriche calcolate per punti e rappresentate in via grafica e
tabulata (Magnusson and Thelardesson, 1970; Petterson, 1976)

Ipotesi principali
• Incendi post-flashover controllati dalla ventilazione
• Velocità di combustione secondo Kawagoe con potere calorifico effettivo di
10.8 MJ/kg
• Carico di incendio di tipo cellulosico
• La compartimentazione in cls leggero con un valore di inerzia termica

b  c p   1160 J/m 2s1/2 K


c p calore specifico (J/kgK)
 densità (kg/m3 )
 conducibilità (W/mK)

CURVE PARAMETRICHE

CURVE TEMPERATURA-TEMPO SVEDESI


Sono basate su curve temperatura-tempo sperimentali

Andamento della
variazione della RHR nel
tempo

50
CURVE PARAMETRICHE
CURVE TEMPERATURA-TEMPO SVEDESI
Carico di incendio per unità di superficie totale del compartimento

CURVE PARAMETRICHE
CURVE TEMPERATURA-TEMPO SVEDESI
• A parità di carico di incendio avere un Fv grande implica temperature più
elevate per un periodo di tempo più breve
• A parità di Fv avere un carico di incendio più grande implica temperature
più elevate per un periodo di tempo più lungo (uguale velocità di
combustione per ogni caso perché dipende solo dalla ventilazione)

51
CURVE PARAMETRICHE
CURVE TEMPERATURA-TEMPO – LIE (1974)
Fase di riscaldamento  O 2t
3 1  e 0.01t   1  e 0.05t   4 1  e 0.2t    C
0.1
600
 g  20  250 10O  O e
0.3 60
  O
 g temperatura dei gas (°C)
O fattore di ventilazione o di apertura (m1/2 ) valido se 0.01  O  0.15
t tempo (min)
C 0 se   1600 kg/m3
C  1 se   1600 kg/m3
4.8
t  60
O
q
td  td durata dell'incendio (min)
5.5O
qtd densità di carico di incendio per unità di superficie del compartimento (MJ/m 2 )

Fase di raffreddamento
t 
 g   max  600   1  20
 d
t 
 max temperatura massima dei gas raggiunta per t  td (°C)

CURVE PARAMETRICHE
CURVE TEMPERATURA-TEMPO – Ma & Mäkeläinen (2000)

Ipotesi
• Incendi con carico di incendio di tipo cellulosico
• Le curve temperatura-tempo sono definite dalla temperatura massima dei
gas e la durata dell’incendio
• La temperatura massima dei gas e la durata dell’incendio dono valutate in
funzione:
 densità di carico di incendio
 fattore di ventilazione
 caratteristiche geometriche del compartimento
 le proprietà termica della compartimentazione

52
CURVE PARAMETRICHE
CURVE TEMPERATURA-TEMPO – Ma & Mäkeläinen (2000)


Tg  T0  t 1 t 
  e tm 
Tgm  T0  tm 

Tg temperatura dei gas (°C)
T0 temperatura ambiente (20°C)
Tgm temperatura massima dei gas (°C)
t tempo (min)
tm tempo alla massima temperatura dei gas (min)
 costante (valori consigliati 0.5 per il riscaldamento e 1.0 per il raffreddamento)

CURVE PARAMETRICHE
CURVE TEMPERATURA-TEMPO – APPENDICE A EN1991-1-2
Ipotesi
1. b che tiene in conto delle proprietà termiche delle chiusure perimetrali
𝑏 = 𝑐𝜌𝜆
c è il calore specifico, ρ è la densità e λ è la conducibilità termica.
100 ≤ b ≤ 2200 J/m2s1/2K
2. O che tiene conto delle aperture nei muri
𝑂 = 𝐴𝑣 ℎ𝑒𝑞 /𝐴𝑡
Av è l’area delle aperture, heq l’altezza equivalente delle aperture e At
la superficie totale del compartimento considerando anche i muri, il
soffitto e le aperture.
0.02 ≤ O ≤ 0.20 m1/2
3. qtd che rappresenta la densità di carico di incendio relativa a At,
𝑞𝑡𝑑 = 𝑞𝑓𝑑 𝐴𝑓 /𝐴𝑡
Il modello è valido se 50 ≤ qtd ≤ 1000 MJ/m2

53
CURVE PARAMETRICHE
CURVE TEMPERATURA-TEMPO – APPENDICE A EN1991-1-2
Sono state ricavate sulla base del confronto con prove sperimentali (NFSC, 2002)

Confronto con la temperatura dell’aria (coefficiente di correlazione = 0.83)

CURVE PARAMETRICHE
CURVE TEMPERATURA-TEMPO – APPENDICE A EN1991-1-2

Confronto con la temperatura dell’acciaio con fattore di sezione 157 m-1


(coefficiente di correlazione = 0.76)

54
CURVE PARAMETRICHE
CURVE TEMPERATURA-TEMPO – APPENDICE A EN1991-1-2

Confronto con la temperatura dell’acciaio protetto t = 2 cm; λ = 0.2 W/mK, cp


= 0.555 MJ/m3K (coefficiente di correlazione = 0.81)

CURVE PARAMETRICHE
CURVE TEMPERATURA-TEMPO – APPENDICE A EN1991-1-2
Fase di riscaldamento


 g  20  1325 1  0.324e 0.2t  0.204e 1.7 t  0.472e 19t
* * *


t * =t (h)
 O / 0.04 
  (-)
 b /1160 
se   1 la curva parametrica approssima la curva ISO 834

55
CURVE PARAMETRICHE
CURVE TEMPERATURA-TEMPO – APPENDICE A EN1991-1-2
Calcolo di b
b si basa sulla teoria di trasmissione del calore per conduzione in un mezzo
semi-infinito. Se la partizione ha una cavità il modello non è corretto.
• La densità, il calore specifico e la conducibilità termica sono presi costanti
a temperatura ambiente.
• Per tenere in conto dei diversi materiali che compongono la partizione
• b1 corrisponde al materiale direttamente esposto all’incendio
• b2 corrisponde al materiale successivo a 1
 se b1  b2 b  b1
 se b1  b2 si calcola uno spessore limite per il materiale esposto
3600tmax 1
slim  (m)
c1 1
se s1  slim b  b1
s1  s 
se s1  slim b b1  1  1  b2
slim  slim 

CURVE PARAMETRICHE

CURVE TEMPERATURA-TEMPO – APPENDICE A EN1991-1-2


Calcolo di b
b1 < b2 => materiale pesante protetto da un materiale leggero
Esempio di cls protetto da della lana di roccia

NOTA
Eurocode 1 = ENV 1991-1-2
New proposal = EN 1991-1-2

56
CURVE PARAMETRICHE

CURVE TEMPERATURA-TEMPO – APPENDICE A EN1991-1-2


Calcolo di b
b1 > b2 => materiale leggero protetto da un materiale pesante
Esempio di cls alleggerito protetto da cls normale

NOTA
Eurocode 1 = ENV 1991-1-2
New proposal = EN 1991-1-2

CURVE PARAMETRICHE

CURVE TEMPERATURA-TEMPO – APPENDICE A EN1991-1-2


Calcolo di b
Nel caso in cui la compartimentazione sia caratterizzata da diversi materiali
per il soffitto, pavimento e partizioni verticali, il valore di b può essere preso

b
b Ai i

At  Av
bi proprietà termica della faccia i-esima del compartimento
Ai area della faccia i-esima del compartimento senza aperture

57
CURVE PARAMETRICHE
CURVE TEMPERATURA-TEMPO – APPENDICE A EN1991-1-2
Fase di riscaldamento

L’istante di tempo al quale si ha la temperatura massima

t * =tmax (h)
tmax  max  0.0002qtd / O; tlim 
se tmax è dato da 0.0002qtd / O l'incendio è controllato dalla ventilazione
se tmax è dato da tlim l'incendio è controllato dal combustibile

tlim (min)

CURVE PARAMETRICHE
CURVE TEMPERATURA-TEMPO – APPENDICE A EN1991-1-2
Fase di riscaldamento

La formulazione è nata per incendi controllati dalla ventilazione. Infatti nella


primissima proposta ENV 1991-1-2

td  0.00013qtd / O durata della fase di riscaldamento (h)


se si pone H c = 16 MJ/kg e il 70% di carico di incendio consumato per t  td
si ottiene
q fd Af
337 Av heq  0.7 m (kg/h) velocità di combustione (Kawagoe, 1958)
16td

58
CURVE PARAMETRICHE

CURVE TEMPERATURA-TEMPO – APPENDICE A EN1991-1-2

Fase di raffreddamento
tmax ≥ tlim => incendio controllato dalla ventilazione

 g   max  625  t *  tmax


*
 *
per tmax  0.5
 g   max  250  3  tmax
*
 t *  tmax
*
 per 0.5  tmax
*
 2.0
 g   max  250  t *  tmax
*
 per 2.0  tmax
*

CURVE PARAMETRICHE
CURVE TEMPERATURA-TEMPO – APPENDICE A EN1991-1-2
Fase di riscaldamento
tmax < tlim => incendio controllato dal combustibile
tmax  tlim
*
tmax   lim tlim
2
 O / 0.04 
 lim   lim 
 b /1160 
Olim  0.0001qtd / tlim


 max  20  1325 1  0.324e 0.2t
*
max
 0.204e 1.7 tmax  0.472e 19tmax
* *


Il fattore di aperture limite Olim è stato introdotto per rallentare l’incendio in
caso di grandi aperture, perché non tutto l’ossigeno viene usato per la
combustione. È chiaro che in questo modo si riduce la temperatura.

Nota: C’è una discontinuità passando da un incendio controllato dalla


ventilazione e un dal combustibile

59
CURVE PARAMETRICHE
CURVE TEMPERATURA-TEMPO – APPENDICE A EN1991-1-2
Fase di riscaldamento
tmax < tlim => incendio controllato dal combustibile

Per aperture molto grandi in incendi controllati dal combustibile, la quantità


di gas che passa attraverso le aperture è più grande rispetto a quanto il
valore fittizio Olim tenda a indicare. Quindi una più grande quantità di energia
fuoriesce dal compartimento per trasferimento di massa e ciò limita la
temperatura nel compartimento.

Quindi se O > 0.04 m1/2 e qtd < 75 MJ/m2 e b < 1160 J/m2s1/2K

*
tmax  k  limtlim
 O  0.04   qtd  75   1160  b 
k  1    
 0.04   75   1160 

CURVE PARAMETRICHE
CURVE TEMPERATURA-TEMPO – APPENDICE A EN1991-1-2

Fase di raffreddamento
tmax < tlim => incendio controllato dal combustibile

 g   max  625  t *  tlim  *


per tmax  0.5
 g   max  250  3  tmax
*
 t *  tlim  per 0.5  tmax
*
 2.0
 g   max  250  t *  tlim  per 2.0  tmax
*

t *  t
*
tmax  tmax
tmax  0.0002qtd / O

60
CURVE PARAMETRICHE

CURVE TEMPERATURA-TEMPO – APPENDICE A EN1991-1-2


Osservazioni

• C’è una discontinuità passando da un incendio controllato dalla


ventilazione e un dal combustibile

• Vanno intese come strumento per raggiungere una temperatura


rappresentativa nell’elemento strutturale (in acciaio)

CURVE PARAMETRICHE
CURVE TEMPERATURA-TEMPO – APPENDICE A EN1991-1-2
Esempio (unità di misura come da normativa)

61
CURVE PARAMETRICHE
CURVE TEMPERATURA-TEMPO – APPENDICE A EN1991-1-2
Esempio (unità di misura come da normativa)

CURVE PARAMETRICHE
CURVE TEMPERATURA-TEMPO – APPENDICE A EN1991-1-2
Esempio (unità di misura come da normativa)

62
CURVE PARAMETRICHE
CURVE TEMPERATURA-TEMPO – APPENDICE A EN1991-1-2
Esempio di discontinuità (unità di misura come da normativa)

CURVE PARAMETRICHE
CURVE TEMPERATURA-TEMPO – APPENDICE A EN1991-1-2
Danimarca

Unica equazione calibrata sulle curve svedesi e su delle prove svolte al BRE

345log10  8t  1
 g  20  3.5
(°C)
 t 
1  0.04  
 tmax 
2
 O / 0.04 
  (-)
 b /1160 
q
tmax  0.0078 td (min)
O

63
CURVE PARAMETRICHE

CURVE TEMPERATURA-TEMPO – APPENDICE A EN1991-1-2


Danimarca
Unica equazione calibrata sulle curve svedesi e su delle prove svolte al BRE

CURVE PARAMETRICHE

CURVE TEMPERATURA-TEMPO – APPENDICE A EN1991-1-2


Danimarca
Unica equazione calibrata sulle curve svedesi e su delle prove svolte al BRE

64
CURVE PARAMETRICHE
CURVE TEMPERATURA-TEMPO – APPENDICE A EN1991-1-2
Germania
Curva temperatura-tempo che tiene conto della crescita e del decadimento
sulla base dell’RHR (Zehfuss, 2007)

CURVE PARAMETRICHE
CURVE TEMPERATURA-TEMPO – APPENDICE A EN1991-1-2
Germania
Curva temperatura-tempo che tiene conto della crescita e del decadimento
sulla base dell’RHR (Zehfuss, 2007)

65
CURVE PARAMETRICHE
CURVE TEMPERATURA-TEMPO – APPENDICE A EN1991-1-2
Germania
Curva temperatura-tempo che tiene conto della crescita e del decadimento
sulla base dell’RHR (Zehfuss, 2007)

CURVE PARAMETRICHE
CURVE TEMPERATURA-TEMPO – APPENDICE A EN1991-1-2
Esempio di applicazione (F. Marogna; tesi UNITN; 2016)
• Edificio destinazione uffici in struttura metallica
• Area in pianta del compartimento Af = 210 m2
• Altezza aperture Hv = 1 m e area aperture Av = 30 m2
• Area totale del compartimento At = 671.6 m2
• bmedio = 1130 J/m2s1/2K

66
CURVE PARAMETRICHE
CURVE TEMPERATURA-TEMPO – APPENDICE A EN1991-1-2
Esempio di applicazione: variazione del carico di incendio con O = 0.0498 m1/2
Distribuzione di Gumbel con qf.80% = 511 MJ/m2 (Appendice E EN1991-1-2)

CURVE PARAMETRICHE
CURVE TEMPERATURA-TEMPO – APPENDICE A EN1991-1-2
Esempio di applicazione: variazione del carico di incendio con O = 0.0498 m1/2
Campionamento secondo la distribuzione di probabilità (Inverse Transform Sampling)

Discontinuità

67
CURVE PARAMETRICHE
CURVE TEMPERATURA-TEMPO – APPENDICE A EN1991-1-2
Esempio di applicazione: variazione del carico di incendio con O = 0.0498 m1/2
Curva parametrica iBMB tedesca

CURVE PARAMETRICHE

CURVE TEMPERATURA-TEMPO – APPENDICE A EN1991-1-2


Esempio di applicazione: variazione del carico di incendio con O = 0.0498 m1/2
Temperatura media nella trave scaldata su 3 lati – HE 360 A

68
CURVE PARAMETRICHE

CURVE TEMPERATURA-TEMPO – APPENDICE A EN1991-1-2


Esempio di applicazione: variazione del carico di incendio con O = 0.0498 m1/2

CURVE PARAMETRICHE

CURVE TEMPERATURA-TEMPO – APPENDICE A EN1991-1-2


Esempio di applicazione: variazione del carico di incendio con O = 0.0498 m1/2

69
CURVE PARAMETRICHE
CURVE TEMPERATURA-TEMPO – APPENDICE A EN1991-1-2
Esempio di applicazione: variazione del fattore di apertura qtd = 74 MJ/m2
Si tiene così in conto la possibilità che non tutti i vetri si rompano
O  Omax 1   
Omax  0.0498 m1/2
 parametro descritto da una distribuzione log-normale

CURVE PARAMETRICHE
CURVE TEMPERATURA-TEMPO – APPENDICE A EN1991-1-2
Esempio di applicazione: variazione del fattore di apertura qtd = 74 MJ/m2
Si tiene così in conto la possibilità che non tutti i vetri si rompano

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CURVE PARAMETRICHE
CURVE TEMPERATURA-TEMPO – APPENDICE A EN1991-1-2
Esempio di applicazione: variazione del fattore di apertura qtd = 74 MJ/m2
Temperatura media nella trave scaldata su 3 lati – HE 360 A

CURVE PARAMETRICHE
CURVE TEMPERATURA-TEMPO – APPENDICE A EN1991-1-2
Esempio di applicazione: variazione del fattore di apertura qtd = 74 MJ/m2

71
CURVE PARAMETRICHE
CURVE TEMPERATURA-TEMPO – APPENDICE A EN1991-1-2
Esempio di applicazione: variazione del fattore di apertura qtd = 74 MJ/m2

CURVE PARAMETRICHE
CURVE TEMPERATURA-TEMPO – APPENDICE A EN1991-1-2
Esercizio
• Af = 50 m2
• qfk = 948 MJ/m2 (Alloggio App. E EN1991-1-2) 5
• Hv = 1 m
• Soffitto (solo cls)
cls
 c = 1000 J/kgK
 ρ = 2300 kg/m3
Aperture lungo un lato

 λ = 1.6 W/mK
• Pavimento (piastrelle + cls)
Piastrelle (s = 15 mm)
 c = 900 J/kgK
 ρ = 1500 kg/m3
10

 λ = 1.3 W/mK
• Partizioni verticali (laterizio + intonaco)
Laterizio (s = 300 mm)
 c = 1000 J/kgK
 ρ = 650 kg/m3
 λ = 0.2 W/mK
Intonaco (s = 10 mm)
 c = 1010 J/kgK
 ρ = 1400 kg/m3
 λ = 0.7 W/mK

72
CURVE PARAMETRICHE

CURVE TEMPERATURA-TEMPO – APPENDICE A EN1991-1-2


Esercizio
Determinare la curva parametrica secondo l’Appendice A dell’EN1991-1-2
ponendo

1. qfd = 948 MJ/m2 e facendo variare Hv (Hv = 1 m e Hv = 0.8 m)

2. Hv = 1.2 m e facendo variare qfd (alloggio e albergo)

Suggerimento: usare l’Appendice E per ricavare qfd (tutti δni = 1)

CURVE PARAMETRICHE
CURVE TEMPERATURA-TEMPO – APPENDICE A EN1991-1-2
Esercizio (qfd = 948 MJ/m2 e Hv = 1.0 m)

73
CURVE PARAMETRICHE
CURVE TEMPERATURA-TEMPO – APPENDICE A EN1991-1-2
Esercizio (qfd = 948 MJ/m2 e Hv = 0.8 m)

CURVE PARAMETRICHE
CURVE TEMPERATURA-TEMPO – APPENDICE A EN1991-1-2
Esercizio (qfd = 948 MJ/m2 e Hv = 1.2 m)

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CURVE PARAMETRICHE
CURVE TEMPERATURA-TEMPO – APPENDICE A EN1991-1-2
Esercizio (qfd = 377 MJ/m2 e Hv = 1.2 m)

Grazie per l’attenzione. Domande?

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