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Regis Jolivet

DIZIONARIO DI FILOSOFIA

Titolo originale dell'opera; Vocabulaire de la Philosophie Sutvi d'un Tableau Historique des Écoles de
Philosophie
Emmanuel Vitte, Lyon - Paris 1966 VI edizione francese rivista e aumentata.

I. ABBREVIAZIONI
Agg. = Aggettivo
Ant. = Anticamente
As. = Assioma
Ass. = Assolutamente. In senso assoluto
Astr. = Astrattamente. In senso astratto
Cfr. = Confrontare
Concr. = Concretamente. In senso concreto
Ctr. = Contrario
Dist. = Distinguere da
Div. = Divisione
Bs. = Esempio
Espr. = Espressione
Est. = Per estensione
Fig. = Senso figurato
Gen. = Senso generale. In generale
gr. = Dal greco
Impr. = Impropriamente. In senso Improprio
lat. = Dal latino
Lg. = In senso largo
Neol. = Neologismo
Ogg. = Oggettivamente
Og. = Oggi
Opp. = Per opposizione. Opposto a
Oss. = Osservazione
Pegg. = Peggiorativamente
Privo = Privativo
Prop. = Propriamente. In senso proprio
Rar. = Raramente
Sin. = Sinonimo
Sogg. = Soggettivamente
Sost. = Sostantivo
Sott. = Sottinteso
Sov. = Sovente, spesso
Sp. = Specialmente. In senso speciale.
Str. = Strettamente. In senso stretto
Tlv. = Talvolta
V. o v. = Vedere. Riferirsi a
Volg. = Senso volgare o corrente

II. SEGNI
1. Nel corpo di ogni articolo, le cifre indicano le diverse accezioni.
2. Il segno ( ) separa i differenti punti di vista nelle divisioni.
3. L'asterisco (*), posto a sinistra di un termine, indica che ci si deve riferire ad una
definizione data al suo posto alfabetico. Il numero posto in esponente a destra dello stesso
termine precisa, quando è necessario, in quale accezione deve essere preso questo termine.
4. L'abbreviazione Oss. indica una osservazione relativa ad una definizione.

III. RIFERIMENTI
l. Le abbreviazioni seguenti designano le scienze o parti della filosofia alle quali si riferiscono i
vari termini.

ANTROP. = Antropologia
BIOL. = Biologia
CAR. = Caratterologia
CHIM. = Chimica
COSMOL. = Cosmologia
CRIT. = Critica della conoscenza, gnoseologia
DR. = Diritto
ECON. POL . = Economia politica
EST. = Estetica
FIS. = Fisica
LOG. = Logica
LOGIST. = Logistica (algebra della logica, logica matematica, o, meglio, logica formalizzata)
MATEM. = Matematiche
METAF. = Metafisica
MOR. = Morale
PED. = Pedagogia
POL . = Politica
PSICOL. PAT. = Psicopatologia, Psicologia patologica
SOCIOL. = Sociologia
STAT. = Statistica
STR . = Storia della filosofia
TEOL. = Teologia
ZOOL. = Zoologia

2. I numeri che seguono immediatamente il richiamo alle scienze o altre parti della filosofia
rimandano al nostro Trattato di filosofia (trad. ital. nelle ed. Morcelliana, Brescia 1957 -
1960), comprendente 5 voll. (vol. I, Logica; vol. II, Cosmologia; vol. III, Psicologia; vol. IV,
Metafisica (in due tomi); vol. V, Morale (in due tomi). I numeri romani indicano, il primo, il
volume e, il secondo, (quando ne appaiano due), il tomo; i numeri arabi si riferiscono ai
numeri marginali, indicanti i punti della trattazione.
A

A . 1. LOG. (I, 63), Simbolo della proposizione *universale 2 affermativa (« Ogni uomo
è mortale »).
2. METAF. (IV, II, 209). A è A (o A= A): formula usata talvolta per esprimere il
principio di identità.
Oss. Questa formula è molto impropria, perché equivale ad una pura tautologia, alla
quale non si può ridurre la relazione d'identità, com'è espressa dal giudizio.

Abalietà - (lat. ab alio, da un altro).


METAF. V. Aseità.

Abduzione - (lat. ab, ducere, scartare, distogliere).


LOG. - Sillogismo nel quale, essendo la minore meno evidente della conclusione,
l'attenzione viene distolta dalla conclusione e rivolta alla minore. (Es.: La scienza può
essere insegnata; ora la giustizia è una scienza; dunque la giustizia può essere
insegnata).

Aberrazione. (lat. ab, errare, smarrirsi). .


l. PSICOL. PAT. (III, 515). Esercizio d'una attività deviata dal suo fine normale (« Le
aberrazioni di un istinto »).
2. Volg. Disordine mentale accidentale.

Abitudine - (lat. habere, avere). l. PSICOL. (III, 68-76). Sogg. Impulso automatico a
continuare fino alla fine un atto o un insieme di atti a partire dall’*eccitante (o segnale)
che li ha stimolati.
2. Ogg. L'insieme delle modificazioni e dei perfezionamenti che riguardano un'attività
in ragione del suo proprio esercizio.
4. Div. Abitudine entitativa: che determina la natura in se stessa; abitudine operativa:
che determina la natura relativamente alla sua operazione; abitudine motrice:
attitudine ad eseguire, per mezzo di meccanismi acquisiti con l'esercizio e che
funzionano automaticamente. atti più o meno complessi.  Abitudine naturale (o
innata): che è preformata nella natura e data fin dal primo atto (Es. l'abitudine dei
primi princìpi); abitudine acquisita: formata con l'esercizio (Es. la scienza). 
Abitudine intellettuale: che interessa le facoltà di conoscenza (Es. la scienza);
abitudine morale: che riguarda e modifica la volontà (Es. le virtù ed i vizi). Ass.
«L'abitudine è una seconda natura» (habitus est altera natura) in quanto *determina1
la natura. - «Il piacere nell'azione è segno d'abitudine» (habitus generati signum est
delectatio), in quanto l'abitudine rende l'atto in un certo modo *connaturale 2.
Abulia - (gr. XXX, privo e XXXX, volontà).
PSICOL. PAT. (III, 516-517). Malattie nelle quali un soggetto è privato della volontà o
almeno della volontà efficace.

Acatalessia - (gr. XXX, privo e XXXXXX, comprensione).


CRIT. (IV, I, 66). Nel linguaggio degli scettici, impotenza alla quale sarebbe ridotto lo
spirito umano di fronte alla verità.

Accademia - (gr. XXXX, accademia).


1. STR. Scuola filosofica di Platone, chiamata così perché Platone insegnava nei
giardini di Academos.
2. Nuova-Accademia: la scuola di Arcesilao e di Carneade, e, in gen. il probabilismo.

Accessione - DR. (V, II, 270). Estensione del diritto di *proprietà 4 agli accessori
della cosa, cioè a ciò che ne proviene (= accessione per produzione) o a ciò che vi si
aggiunge (= accessione per unione).
Ass. « La cosa fruttifica per il suo padrone» (Res fructificat domino). - « L'accessorio
segue il principale» (Accessorium sequitur principale).

Accidentale. 1. METAF. Che ha la natura dell'accidente categorico: V. Accidente l.


Opp. *Sostanziale.
2. Che ha la natura dell'accidente predicabile: V. Accidente 2 Opp. Essenziale.

Accidente. (lat. accidere, sopravvenire o aggiungersi).


1. METAF. (IV, II, 226-230; 237). Accidente categorico (o predicamentale o reale): ciò
a cui compete di esistere in un altro come in un soggetto d'inerenza (Es. La bianchezza
o la virtù). Ctr. Sostanza.

2. Accidente predicabile (o logico): ciò che si attribuisce a un soggetto a modo di


qualità, necessaria (= accidente proprio o proprietà: « L'uomo è capace di ridere») o
contingente (= accidente contingente: « Pietro è virtuoso »). Ctr. Essenza. Espr. Per
accidente: in ragione delle circostanze (« Un rimedio può essere nocivo per accidente
»). Ctr. *Per sé l. Ass. «L'accidente è di un ente piuttosto che un ente» (Accidens est
entis potius quam ens), cioè l'accidente completa l'ente più che costituirlo. -
« L'essere dell'accidente consiste nell'inerire» (Accidentis est inesse), cioè non si
concepisce l'accidente senza tale inerenza, almeno virtuale.

3. LOG. (I, 67; 94). Conversione per accidente: conversione nella quale interviene un
cambiamento di quantità: caso dell'universale affermativa (A) (ogni uomo è mortale),
che si converte in particolare affermativa (I) (qualche mortale è uomo).

4. Sofisma dell'accidente: consiste nel prendere per essenziale o abituale cioè che è
soltanto accidentale e inversamente. (Es. « Questa medicina mi ha snervato. Dunque
tutte le medicine sono nocive »).
Accomodato. BIOL. Variazione non ereditaria, e gen. persino non definitiva
nell'individuo, mediante la quale un organismo s'adatta a un nuovo ambiente. (Es.
l'abbronzatura della pelle sotto l'azione d'una luce solare più intensa, o arricchita di
radiazioni ultraviolette). Sin. *Somazione.

Accomodazione . 1. BIOL. (III, 120). Messa a fuoco dell'occhio secondo la distanza


degli oggetti, mediante la variazione della curvatura del cristallino sotto l'azione del
muscolo cigliare.
2. Processo d'*adattamento.

Acculturazione 1. SOCIOL. Neol. Unione di *culture2 diverse, in modo da far


nascere, sotto l'azione della cultura dominatrice e secondo la sua potenza
d'*integrazione2, una nuova civiltà dalle civiltà anteriori.
Oss. Come tale, l'acculturazione si distingue da una semplice *agglutinazione.

2. PSICOL. * Adattamento1 talvolta inconscio e spontaneo, tal altra (in caso di ostacoli,
di difficoltà o di fallimento), cosciente e laborioso, alle esigenze (norme, pratiche,
costumi, sentimenti ecc.) d'un dato ambiente sociale.
Oss. Si potrebbe ben parlare, in questo caso, di un' *integrazione dell'individuo
all'ambiente sociale.

Achille . COSM. (II, 35). Argomento d'Achille: uno degli argomenti sofistici di Zenone
d'Elea contro il movimento.

A contrario - (lat. a partire dal contrario).


LOG. Argomento (o ragionamento) a contrario: consiste nel concludere da
un'opposizione nelle ipotesi ad un'opposizione nelle conseguenze. V. A pari.

Acquisito - BIOL. (II, 112; 150).


Caratteri acquisiti: modificazioni che intervengono nel vivente durante la sua esistenza
(Cfr. *Innato. *Congenito).

Acroamatico - (gr. XXX, da XXXX, lezione orale).


1. STR. Nome dato, nella scuola pitagorica, a dottrine non scritte e trasmesse
oralmente a un piccolo numero di discepoli, perché erano giudicate inaccessibili o
nocive alla folla. (Sin. *Esoterico l).
2. Nome sotto il quale Simplicio designa le opere didattiche che Aristotele destinava ai
suoi alunni e non al grande pubblico.

Acromatopsia - (gr. XXXX privo XXX, colore, XXXX, visione).


BIOL. (III, HO). Impotenza a percepire i colori, con persistenza della sensazione
luminosa (percezione del bianco e del nero).
Acuità - (lat. acus, punta, ago). PSICOL. (III, 83-84). Acuità sensoriale: acutezza dei
diversi sensi e loro capacità di discriminare le variazioni d'intensità delle eccitazioni («
L'acuità tattile dei ciechi »).

Adattamento - (lat. ad-aptare, adattare a).


1. BIOL. (II, 113). Insieme delle modificazioni mediante le quali un vivente si mette in
equilibrio con un ambiente vario, esterno o interno, e assicura la sua conservazione. -
Div. Adattamento-accomodamento: modificazione passiva con la quale un organismo
vivente si adatta alle condizioni nelle quali deve vivere; preadattamento: esistenza in
un vivente di attitudini o di caratteri innati o ereditari, che lo rendono adatto al suo
genere di vita particolare; adattamento-regolazione: potere che posseggono gli
organismi viventi, dai più semplici ai più complessi, di reagire contro le forze e le
perturbazioni d'origine interna, allo scopo di mantenere contro di esse il loro stato
d'equilibrio. Oss. È il fenomeno attivo della regolazione (o autoregolazione) che
costituisce il vero adattamento.
2. PSICOL. (III, 366-368). Atto di inventare la reazione appropriata a una nuova ed
inattesa situazione (= i mezzi adatti a un fine).

Addizione logica - LOG. Operazione logica che può essere praticata su concetti,
classi o proposizioni e che ordinariamente si simbolizza con U o V, raramente con +.
L'addizione logica corrisponde alla operazione indicata con la congiunzione o (vel).
Oss. Praticata su classi, l'addizione logica dà una classe che comprende insieme gli
elementi della prima e della seconda classe.
Praticata su proposizioni, dà come risultante una proposizione vera in tutti i casi,
tranne che le due proposizioni date siano false. Dist. da *Prodotto logico.

Addormentamento - PSICOL. Neol. Sin. Stato ipnagogico: v. Ipnagogico

Adeguato - (lat. adaequare, adeguare).


1. LOG. (I, 47). Idea adeguata: quella che rappresenta tutti gli elementi (o note) del
suo soggetto (v. Inadeguato).
2. STR. Spinoza chiama adeguata l'idea che possiede tutte le proprietà intrinseche
dell'idea vera. Osso Questa definizione è discutibile, perché un'idea, per se stessa, non
è né vera né falsa.
3. PSICOL. Eccitante adeguato: v. Eccitante.

Adeguazione - (lat. adaequatio, uguaglianza, corrispondenza).


LOG. (I, 101-102). La verità si definisce come una adeguazione dello spirito e della cosa
conosciuta (adaequatio rei et intellectus).

Ad hominem - LOG. Dimostrazione o argomento ad hominem. V. Dimostrazione.


Adorazione - MOR. (V, II, 210-211). Atto di religione, col quale l'uomo rende a Dio
l'omaggio che gli è dovuto come Creatore e Padrone assoluto di tutte le cose.

Afasia - (gr. XXX, privo e XXXX, parola).


1. PSICOL. PAT. (111, 66 - 67). Secondo Charcot, perdita totale o parziale delle funzioni
del linguaggio, senza lesioni né paralisi degli organi vocali. - Div. Charcot distingueva
quattro afasie: sordità verbale, non-riconoscimento delle parole intese; cecità verbale,
non-riconoscimento delle parole scritte; afasia motrice, perdita dell'articolazione
verbale; agrafia, perdita della capacità di scrivere.
2. Og. Non si distinguono più che due forme di afasia: l'afasia
motrice (ant. afemia), perdita delle operazioni motrici del linguaggio, e l'afasia
sensoriale (afasia di Wernicke), perdita della memoria auditiva verbale.
Oss. Il Dr. P. Marie ha stabilito, inoltre, che l'afasia motrice dovrebbe essere chiamata
anartria e che la sola afasia autentica, che comporta la perdita del senso delle parole, è
l'afasia di Broca (= afasia sensoriale con anartria).

Afferente - BIOL. V. Nervo.

Affermativo - LOG. Proposizione affermativa: V. Proposizione.

Affermazione - (lat. ad, firmare, rendere fermo).


1. PSICOL. (III, 437). Atto col quale si enuncia un giudizio (affermativo o negativo)
come vero e certo (Sin. Asserzione). La caratteristica essenziale del giudizio non
consiste, in realtà, nell'atto di collegare fra di loro in un modo qualsiasi due oggetti di
pensiero, ma nell'affermare o nel negare l'esistenza di un soggetto o di una
determinazione del soggetto.
2. LOG. (I, 53). Atto di enunciare la convenienza di due concetti mediante un giudizio.
(V. Negazione).

Affettività
1. PSICOL. (III, 263; 313). Funzione generale della vita psichica (Sin. *Sensibilità l).
2. Insieme dei fenomeni *affettivi 1.
3. Problema della pura affettività: consistente nel sapere se possono esistere degli stati
che comportano soltanto la manifestazione affettiva, senza elemento rappresentativo.

Affettivo
1. PSICOL. (III, 261; 171-173). Stati affettivi: l'insieme dei fatti della sensibilità (piacere
e dolore, sentimenti ed emozioni), cioè che si manifestano con una tonalità che li rende
piacevoli o spiacevoli (Opp. rappresentativo). - Div. Si distinguono due gruppi di
fenomeni affettivi: quelli che hanno per antecedente una modificazione organica
(sensazioni affettive o sentimenti elementari: piacere e dolore e stati che risultano
dalla *cenestesia l, ad es. sensazioni di freddo, di fame, di benessere, di stanchezza, di
malessere); quelli che hanno per antecedente un fenomeno psichico, immagine o idea
(emozioni o sentimenti propriamente detti).
2. Problema delle immagini affettive: consistente nel sapere se certi stati affettivi
possano essere rappresentati con immagini allo stesso titolo degli oggetti sensibili.

Affetto - (lat. affectus, impressione, sentimento ).


PSICOL. (III, 321). Carica emotiva che accompagna una rappresentazione.

Affezione
1. PSICOL. Sin. di stato *affettivo1.
2. Volg. Sentimento di benevolenza per qualcuno.

Affinità - (lat. affinitas, contiguità, vicinanza).


1. Volg. Rassomiglianza; attrazione risultante dalla rassomiglianza.
2. PSICOL. (III, 207-208). Affinità naturali delle idee: presso gli Scozzesi, associazioni
d'idee che risultano dai rapporti oggettivi delle cose.
Oss. Questi rapporti, secondo la Scuola scozzese, possono essere o essenziali (rapporti
di causa ad effetto, di principio a conseguenza, di mezzo a fine, etc.), o accidentali
(rapporti di segno a cosa significata, di somiglianza e di contrasto, di simultaneità
temporale o di successione, di contiguità spaziale, etc.). Da qui derivano due forme di
associazione : le associazioni essenziali o logiche, che sono alla base dei ragionamenti,
argomentazioni o inferenze immediate, e le associazioni accidentali, che dipendono da
circostanze contingenti. La legge naturale di tutte queste associazioni sarebbe la
seguente: ogni stato di coscienza è suscettibile di richiamare qualsiasi altro stato di
coscienza col quale abbia dei rapporti.
In realtà, però, il distinguere le associazioni in essenziali e accidentali non fa che
palliare la difficoltà. Infatti, le associazioni essenziali altro non sono che la forma
dell'attività razionale e logica e si considerano solo impropriamente come associazioni.
L'automatismo, che sembra caratterizzare l'associazione, quale è ammessa dagli
Scozzesi, in essa non c'è; c'è, invece, al massimo grado, quella spontaneità intellettuale
che è il segno dell'intelligenza e della libertà. Non restano, quindi, come associazioni
autentiche, se non quelle che gli Scozzesi chiamano accidentali. Ora, l'e vuole spiegarle,
la Scuola scozzese deve ricadere nelle leggi dell'associazionismo, poiché parlare di ({
rapporti)) (fossero pure rapporti oggettivi) nel campo del contingente e
dell'accidentale, è lo stesso che parlare di contiguità e di contatto. In definitiva, quindi,
nonostante le apparenze, la teoria scozzese non è che una teoria ibridamente derivata
dall'associazionismo meccanicista.
3. CHIM . (II, 104). Fenomeno d'*attrazione 2, in virtù del quale alcuni corpi hanno
una tendenza a combinarsi tra di loro. (Es. il carbone ha dell'affinità con l'ossigeno).

Aforisma - (gr. da XXX, determino, chiudo tra determinati confini).


Proposizione che riassume In maniera concisa una teoria oppure un insieme di
osservazioni (Dist. *Massima).
A fortiori - (lat. Sott. ratione, con maggior ragione).
LOG. Ragionamento o argomento a fortiori: consistente nel concludere dal più al
meno (Es. « Se devo amare i miei nemici, a fortiori devo amare i miei amici » ).

Agape - (gr. XXXX, affetto).


TEOL. L'amore-dono (v. * Amore2). Oss. Questo termine e questa nozione sono
tipicamente giudeo-cristiani e designano per eccellenza l'amore di Dio, che è per sé
creatore, specialmente per gli esseri che egli chiama, con la *grazia 2, alla
partecipazione della sua vita. L'agape è la forma perfetta dell'amore. Opp. *Eros.2.

Agenesia - (gr. XXX privo e XXX, formazione).


PSICOL. PAT. Arresto dello sviluppo, contrassegnato da disordini psichici che si
producono più o meno tardivamente, dopo un normale periodo d'evoluzione. (V.
Idiozia e Imbecillità).

Agente - (lat. agens, che agisce). 1. METAF. (IV, II, 261, 262). Persona o cosa che
esercita un'azione l
(v. Paziente). - Div. Agente naturale: quello che agisce per natura, senza deliberazione
né scelta; agente libero: quello che si determina da se stesso ad agire.  Agente
univoco o analogo, secondo che produce un effetto della sua stessa natura (Es. il padre
in rapporto al figlio), o di natura analoga (Es. Dio in rapporto alle creature). - Ass. «
Ogni essere agisce in quanto è in atto » (Agens omne agit in quantum est actu),
altrimenti il più verrebbe dal meno e l'essere dal nulla. - « L'agente, come tale, non
cambia» (Agens, qua tale, non mutatur): attività e passività non possono coesistere
sotto lo stesso rapporto; ma l'agente corporale è sempre modificato dalla reazione del
soggetto sul quale agisce (Es. il martello picchiando si riscalda). - « L'agente comunica
la sua somiglianza» (Agens agit sibi simile), perché non agisce che in quanto è e per
conseguenza come è. - « Lo agente agisce per mezzo della sua forma» (Agens agit per
suam formam), perché la *forma 1 è il principio che specifica l'ente e, per ciò stesso, la
sua attività. - « Ogni ente agisce per un fine» (Omne agens agit propter finem), perché
se l'agente non fosse determinato a produrre un effetto definito, non potrebbe
produrre nemmeno una cosa anziché un'altra e la sua attività dipenderebbe dal caso
(Principio di finalità).
2. PSICOL. Intelletto agente. V. Intelletto.
3. FIS. Forza naturale concepita come una forma dell'energia (elettricità, luce, calore).

Agglutinazione . Congiunzione accidentale ed eclettica d'elementi disparati. (Opp.


*Sistema l-2, Strutturazione. V. Acculturazione).
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Aggregato - METAF. (IV, II,202). Insieme di elementi giustapposti o artificialmente


riuniti dal di fuori (un mucchio di ciottoli; un orologio).

Aggressività - (lat. aggressio, attacco).


1. PSICOL. Gen. Propensione molto pronunciata all'aggressione e alla risposta.
2. In Freud, uno degli impulsi fondamentali dell'uomo, consiste nell'istinto di attaccare
e di distruggere (es.. sadismo).

Agnatio - SOCIOL. Nel Diritto romano, parentela civile (Opp. cognatio, parentela per
il sangue).

Agnosia - (gr. a privo e XXX, conoscenza). - PSICOL. PAT. Impotenza a riconoscere


gli oggetti abituali (cecità psichica), a comprendere il senso delle parole abituali
(sordità psichica), o a distinguere o a toccare gli oggetti abituali (agnosia tattile).

Agnosticismo - (gr.XXXX, inconoscibile). METAF. (IV, I, 6). Dottrina secondo la


quale le apparenze sensibili dissimulano un ambito inconoscibile allo spirito umano.

Agorafobia - (gr. XXX, piazza pubblica e XXXX, paura). PSICOL. PAT. Psiconevrosi
costituita dalla paura morbosa dei grandi spazi scoperti (V. Claustrofobia).

Agrafìa - (gr. a, privo e XXX, scrivo). PSICOL. PAT. Perdita della memoria delle
operazioni motrici della scrittura.

Albero di Porfirio - LOG. (I, 41). Schema Creato da Porfirio per illustrare la
coordinazione dei generi e delle specie, fatta mediante la gerarchizzazione delle idee,
ordinate, dall'alto in basso, secondo la loro comprensione crescente e la loro
estensione decrescente.
Nello schema classico, la nozione di sostanza costituisce il genere supremo, quelle di
corpo e di essere animato costituiscono dei generi remoti, quella di animale designa il
genere prossimo della specie uomo. In altri termini, dal punto di vista dell'estensione,
l'idea di sostanza può servire da attributo a tutte le idee che le sono sussunte. (Si può
dire: il corpo è una Sostanza; l'animale è una sostanza). Inversamente, dal punto di
vista della comprensione, l'idea di ogni individuo umano comprende tutte le idee alle
quali essa è sussunta e alle quali può servire da soggetto. (Pietro è uomo, animale,
essere animato, corpo, sostanza).

Alessia - (gr. a privo e XXXX, parola). PSICOL. PAT. Sin. .Cecità verbale.

Aletheia - (gr. XXXX, verità, forse da a privo e XXX, sono nascosto). METAF.
Termine greco che definisce la verità come svelamento dell'essente. V. verità.
Oss. Heidegger si riferisce specialmente a questo senso.

Algebra - 1. LOG. (I, 140). Scienza che, usando lettere come simboli delle grandezze
numeriche, definisce le relazioni di grandezze come tali, indipendentemente dai loro
valori particolari.
Oss. L'algebra rappresenta una ulteriore elaborazione e un nuovo progresso della
generalizzazione. Abbozzata da Diofanto, nel IV secolo, ebbe la sua forma scientifica
dal matematico Viète (XVI secolo).
2. Algebra della Logica. Espressione usata dal matematico inglese Boole (1854), dal
francese Couturat, ecc. per indicare la logica matematica, in ragione della sua analogia
col calcolo algebrico.

Algedonico - (gr. da XXX, soffrire; XXXX, sofferenza). PSICOL. Carattere di ciò che
è doloroso (« Stato algedonico »). -Sin. .*Algico.

Algico - PSICOL. V. Algedonico.

Algoritmo - (dal lat. Medico algorithmus, dal nome d'origine alkhuwiirizmi del
matematico arabo Muhammed ibn Mùsà del 9° sec.).
LOG. Insieme dei simboli e dei procedimenti che servono per fare delle operazioni (es.
il linguaggio dell'*algebra1 o della *logistica l).

Alienazione - (lat. alienus, estraneo).


PSICOL. PAT. Termine generale che serve a designare i disordini psichici profondi di
carattere *demenziale.

Allegoria - (gr. XXX, allegoria, da XXX, parlo per immagine).


*Finzione 2 (sotto forma di narrazione o d'opera artistica, statua o pittura) destinata a
significare o ad evocare allo spirito un altro oggetto, gen. un'idea astratta. (Es. Uno
scheletro armato di falce come allegoria della morte).
Oss. L'allegoria va distinta dal *mito l. L'allegoria può sempre essere tradotta in un
testo intelligibile, mentre il mito è autonomo e immediato e significa ciò che dice. V.
Simbolo l.

Allelo - (gr. da XXX, altro, diverso).


BIOL. (Il, 153-155). *Gene nuovo che risulta dalla modificazione brusca dello stato o
delle proprietà di un gene originale. V. Mutazione 1.

Allocentrismo - (gr. XXX, altro e XXX , centro).


CAR. Tendenza a identificarsi con gli *altri, a coincidere con le idee, i sentimenti, le
intenzioni altrui. Ctr. *Egocentrismo.

Allucinazione - (lat. hallucinari, farneticare).


PSICOL. PAT. (III, 158-163). *Percezione 1 senza *oggetto 1.

Allucinosi – 1. PSICOL. PAT. (III, 163). Gen. Allucinazione criticata e riconosciuta


come tale dal soggetto stesso.
2. Raggruppamento d'allucinazioni senza delirio.
Alogico - (gr. XXX. privo e XXXX, logico).
LOG. e METAF. Ciò che non può rivestire la forma d'un concetto (cioè ciò che non può
mai apparire come un predicato) (= l'esistenza attuale, esse in actu). Dist. *Illogico 1.

Alterazione - (lat. alter, altro, divenire altro).


1. COSMOL. (II, 56-57). Mutamento di *qualità 1. V. Mutamento.
2. Volg. Passaggio ad uno stato ritenuto inferiore (« alterazione delle acque», «
alterazione del carattere »).

Alternante (Memoria) - PSICOL. PAT. (III, 551). Fenomeno che


risulta dal fatto che la vita psichica s'è scissa in due o più sistemi distinti e autonomi:
allo stato 2, il soggetto non ha più ricordo dello stato l, ma se ne torna a ricordare
allorché si ritrova allo stato 1.

Alternativa - 1. Volg. Situazione nella quale essendo possibili due decisioni o due
ipotesi, bisogna scegliere l'una o l'altra (« Di due cose una... »).
2. LOG. V. Disgiuntivo.
3. Principio dell' alternativa: in Renouvier, il principio del terzo escluso. V. *Mezzo 2.

Altezza - 1. COSMOL. (II, 12). Una delle tre *dimensioni 2 del continuo fisico e dello
spazio (Sin. *Profondità 1).
2. Dimensioni d'un oggetto dalla base al vertice (Ctr. *Profondità2.
3. PSICOL. (III, 109). Altezza del suono: qualità del suono dipendente dalla frequenza
(o numero) delle vibrazioni sonore in un determinato tempo.
4. Volg. Superiorità («L'altezza d'una concezione »).

Altruismo - CAR. e MOR. (V, I, 63). *Carattere2 o atteggiamento di colui la cui


condotta è retta dai sentimenti disinteressati di *simpatia 1 verso gli altri. Ctr.
*Egoismo1. V. Allocentrismo.

Amatore - PSICOL. Colui che ama o esercita da dilettante un'arte o una scienza, non
come professionista («Un amatore di pittura »).

Ambiente - 1. BIOL. (I, 239; II, 139; 149). Insieme delle condizioni di vita esterne
d'un vivente («La azione dell'ambiente »).
2. SOCIOL. Insieme degli esseri con i quali un individuo si trova in rapporto («
L'ambiente operaio»).

Ambiguità - (lat. ambigere, esitare, dubitare).


LOG. Equivoco che verte sui termini. V. *Equivoco 2.

Ambivalenza - (lat. ambo, due e valere, valere).


1. PSICOL. (III, 309). Sogg. Stato fisico nel quale c'è conflitto tra due forze positive, ma
di senso contrario.
2. Ogg. Carattere d'un fenomeno o d'una condotta che presenta due significati opposti
(Es. L'ambivalenza delle lagrime, che poso sono significare la tristezza o la gioia).
3. In *psicanalisi : stato che consiste nel provare simultaneamente dei sentimenti
d'attrazione e d'avversione per lo stesso oggetto o di fronte alla stessa persona (il
padre, per es.).

Amicizia - PSICOL. *Inclinazione elettiva, normalmente reciproca tra due persone, e


per sé ordinata al loro bene reciproco. Oss. L'amicizia si ricollega all'amore di
benevolenza (v. Amore 2), ma ha un carattere più elettivo e meno istintivo dell'amore.

Ammaestramento - PSICOL. (III, 75). Atto di formare un'abitudine o un insieme di


abitudini in un animale, mediante il procedimento delle «prove ed errori». V. Prove ed
errori.

Ammirazione - 1. PSICOL. In Aristotele: stupore determinato da un fatto insolito e


che provoca la curiosità, da cui procede la scienza.
2. In Cartesio: passione fondamentale, dalla quale derivano tutte le passioni.

Amnesia - (gr. XXX. privo XXXX, memoria).


PSICOL. PAT. (m, 260). Perdita totale o parziale della memoria, risultante da una
impotenza più o meno grande della coscienza immaginante. (Opp. Dismnesia e
*Ipermnesia). Div. Amnesia istantanea: quella che sopravviene improvvisamente (gen.
per traumatismo); amnesia progressiva: quella che si sviluppa in modo regolare. 
L'amnesia sistematizzata: è quella che verte su una determinata categoria d'immagini,
cioè ora su immagini che formano un sistema (immagini del mestiere; parole di una
lingua; musica); ora sulle immagini d'un determinato periodo; ora sull'uso pratico di
alcuni oggetti (Es. modo di servirsi d'una forchetta o d'un fazzoletto) o sull'esecuzione
di atti abituali (Es. impotenza a fare correttamente un segno di croce). Quest'ultimo
caso prende il nome di amnesia aprassica o aprassia.

Amorale - 1. Volg. Individuo amorale : sprovvisto, non soltanto di moralità, ma anche


di senso morale.
2. MOR. Che non è suscettibile di qualificazione morale (« le leggi della natura sono
amorali »).

Amoralismo 1. MOR. (V, I, 128-129). Dottrina che nega la realtà o il valore delle idee
morali (Es. presso gli antichi la dottrina di Callicle, che non riconosceva altro valore
che quello della forza e presso i moderni, la dottrina di Nietzsche, che si presenta come
quella che è « al di là del bene e del male») (v. Immoralismo).
2. Assenza di *senso 7 morale.

Amore - 1. PSICOL. e MORALE. Nome comune a tutte le tendenze attrattive o


elettive.
2. Div. Amore di concupiscenza: movimento della sensibilità o della volontà
determinato dall'attrazione d'un bene e dal desiderio di possederlo (« L'amore delle
ricchezze, della scienza, della gloria »). Ctr. *Odio l; amore di benevolenza : che mira
essenzialmente al bene altrui («L'amore del prossimo»; « l'amore materno »). Ctr.
*Egoismo I. V. *Eros l e Agape.
3. Istinto sessuale.

Amor-proprio - l. PSICOL. e MOR. Nei moralisti del XVII secolo (La Rochefoucauld,
Pascal, Malebranche, Fénelon): *egoismo 2.
2. Sentimento della dignità personale e delle sue esigenze morali e sociali.

Anabolismo - (gr. XXX, ascensione). BIOL. V. Metabolismo.

Anafilassi - (gr. XXX, contro, XXX, difesa).


l. BIOL. Si ha un' anafilassi quando un organismo, invece di essere immunizzato da
una malattia o da un siero, è da essi sensibilizzato o ipersensibilizzato.
2. Antianafilassi: procedimento che serve a desensibilizzare l'organismo.

Anagogico - (gr. XXX, l’atto d'elevare o di salire in alto).


LOG. (I, 90). V. Ragionamento 3.

Analgesia - (gr. XXX., insensibilità). PSICOL. (III, 113). Insensibilità al dolore.

Analisi - (gr. XXX, scioglimento, dissolvimento, decomposizione ).


l. LOG. (I, 117-118). Gen. Operazione consistente nel decomporre un tutto nelle sue
parti (Ctr. *Sintesi). - Div. Analisi reale: quella che verte sull'essere reale e va dal
composto agli elementi componenti (Es. la divisione fisica dell'acqua in O e 2H [=
analisi fisica o sperimentale] o la divisione mentale dell' anima nelle sue facoltà [=
analisi metafisica]: sin. *Divisione.
2. Analisi razionale (o logica): quella che verte sull'essere ideale e va dagli effetti alle
cause, dai fatti alle leggi che li governano, dalle idee meno generali alle più generali
(dall'individuo alla specie, dalla specie al genere). Oss. È evidente che l'analisi
razionale è esclusivamente mentale. Essa è il procedimento per eccellenza dell'
*induzione 1.
3. MATEM. (I, 141; 147). L'analisi : termine generale che designa l'insieme delle
scienze matematiche che studiano le relazioni di dipendenza esistenti tra diverse
grandezze (= calcolo infinitesimale; teoria delle funzioni; teoria degli insiemi).
4. Metodo dell'analisi: v. *Analitico 5.
5. PSICOL. Analisi fattoriale: metodo che, partendo dalle intercorrelazioni o dalle
*covarianze d'un insieme di variabili2, tende a isolare* fattori 3 grazie ai quali si potrà
determinare ciascun valore delle variabili per mezzo d'una funzione lineare di tali
fattori.
Analitica - l. STR. In Aristotele, l'Analitica: parte della Logica che riguarda la
dimostrazione (Opp. *Dialettica 3).
2. Analitica trascendentale: in Kant, parte della Logica che consiste nel decomporre «
ogni nostra conoscenza *a priori2 negli elementi della conoscenza pura dell'intelletto»
(concetti e princìpi).
3. Geometria analitica: v. *Geometria 2.

Analitico - l. LOG. (I, 59). Che comporta un'analisi.


2. Proposizione analitica: v. Proposizione.
3. In Kant, giudizio (o proposizione) analitico: quello in cui il predicato è contenuto
nella nozione del soggetto (del tipo: « A è A»).
Oss. La proposizione analitica così concepita è una pura tautologia, v. *Tautologia1.
Kant è stato così indotto a creare, per i giudizi in cui l'attributo esprime una *proprietà
1 del soggetto, la categoria arbitraria dei giudizi sintetici a priori.
4. MATEM. (I, 147). Metodo analitico: consistente, per la soluzione dei problemi, nel
supporre il problema risolto e nel risalire da lì ad un principio di cui la soluzione
supposta sia la conseguenza necessaria, - e per la dimostrazione dei teoremi, nel
supporre la conclusione provata e nel risalire da lì ad una proposizione conosciuta e
ritenuta come certa.

Analogato - LOG. (I, 48). I termini *analoghi (V. Analogia2). Primo (o principale)
analogato: il termine nel quale la *ragione 7 significata è *intrinseca e in rapporto al
quale viene attribuita a titolo *estrinseco 1 agli altri termini. (Es. Sano si dice del corpo,
analogato principale, - del rimedio, del clima, del cibo e del viso, analogati secondari).
Oss. Le definizioni precedenti valgono solo nell'analogia di attribuzione (v. Analogia
3). Nell'analogia di proporzionalità, la ragione significata è intrinseca a tutti gli
analogati.

Analogia - (gr. XXX, proporzione, corrispondenza).


l. PSICOL. (III, 461). Gen. Rapporto di rassomiglianza.
2. Ragionamento per analogia: consiste nel concludere all'identità di due o più
termini in forza della loro rassomiglianza parziale (= analogia), o a due somiglianze
non ancora osservate a partire da somiglianze conosciute.
3. LOG. (I, 48-49). Rapporto stabilito tra realtà essenzialmente diverse, ma che hanno
qualcosa in comune (Opp. *Univocità ed *Equivocità). - Div. Analogia di attribuzione
è quella di un termine o di un concetto che convengono ad una o a più cose in ragione
del loro rapporto ad un'altra, alla quale soltanto il termine o il concetto si applicano
propriamente e principalmente. Così il termine sano si dice propriamente e
principalmente del corpo (attribuzione intrinseca); ma per analogia si applica
ugualmente all'alimento, al clima, o al volto che esprime la salute del corpo
(attribuzione estrinseca). Il corpo è l'analogato principale; l'alimento, il clima, il volto
sono un analogato secondario. Analogia di proporzionalità è quella di un termine o
di un concetto che convengono a più cose in ragione di una somiglianza di rapporti.
Così si dice che la verità è per l'intelligenza ciò che la luce del sole è per gli occhi del
corpo.
4. Sofisma della falsa analogia: consistente nel concludere da un og-getto all'altro,
nonostante la loro differenza essenziale, partendo da una somiglianza accidentale.

S. TOMMASO D'AQ., Summa theologica, I, q. 13, a. 5; In metaphysicam Aristotelis, l.


IV, lect. I; Quaestio disputata de Veritate, q. 2, a. Il; De potentia, q. 7, a. 7; Commento
in I Sententiarum, d. 19, q. 5, a. 2 ad I.; SUAREZ, Disputationes metaphysicae, d. 32,
sect. 2; CARD. CAIETANUS, De nominum analogia; E. PRZYWARA, Analogia entis,
1932; A. C. GIGON, De analogia, 1949.

Analogo – 1. LoG. (I, 48). Che comporta un'*analogia 3 e si dice di un concetto che
riguarda realtà essenzialmente diverse, ma che hanno tuttavia tra loro un rapporto,
avendo qualche cosa in comune.
Oss. Questo termine è intermedio tra l'univoco e l'equivoco e designa, quindi, una
nozione che si applica a più soggetti in un senso né totalmente identico né totalmente
differente. Così la salute è una nozione analogica in quanto applicata ad un alimento,
al corpo, al volto. L'alimento, infatti, produce la salute, espressa dal volto e posseduta
dal corpo.
2. BIOL. (II, 140). Organi analoghi: organi paragonabili, in quanto esplicano la stessa
funzione e comportano somiglianze.
(Dist. *Omologhi 2).

Anamnesi - (gr. XXX, richiamo, ricordo).


1. PSICOL. (III, 251-254; 600). Gen. Evocazione, spontanea o volontaria, dei ricordi.
2. In *psicanalisi: ritorno alla coscienza di ciò che è dimenticato. V. Rimozione.
3. STR. In Platone, conoscenza per reminiscenza.

Anarchia - (gr. XXX, mancanza di autorità).


1. MOR. e POL. Gen. Assenza d'autorità in una qualsiasi società.
2. Sp. Stato di disorganizzazione nella quale si trova una società priva di governo.
3. Dottrina che respinge ogni costrizione ed ogni autorità, sia nel campo politico che in
quello sociale.

Anarchismo – POL. (V, Il, 383). Teoria dell'anarchia 3.

Anartria - (gr. a, privo e XXX, articolazione).


PSICOL. PAT. (III, 188). Disordini motori dell'articolazione delle parole (ma che non
interessano l'intelligenza del senso delle parole). V. *Afasia 2.

Anestesia - (gr. XXX, insensibilità).


PSICOL. e BIOL. Privazione, totale o parziale, naturale o provocata, della *sensibilità l.

Anfibologia - (gr. XXX, doppio senso).


LOG. Equivoco nelle proposizioni. V. .Equivoco2.

Angoscia - (lat. angustia, restringimento ).


1. PSICOL. Gen. Sofferenza morale, caratterizzata da una viva inquietudine che si
riferisce ad un avvenire incerto o ad un presente ambiguo. Sin. *Ansietà.
2. PSICOL. PAT. Stato morboso (legato sp. alla *psicastenia) di natura affettiva
(inquietudine, agitazione, fobie) e fisica (costrizione toracica, disturbi vasomotori) e
comportante talora una *tensione2 tale che il peggio appare come una liberazione e
può essere auspicato come tale.
3. STR. Nell'esistenzialismo kierkegaardiano: stato d'inquietudine che precede il
peccato ed è legato alla possibilità della libertà, che si manifesta sotto forma di
desiderio di ciò che si teme e di timore di ciò che si desidera e che come tale prepara e
annuncia una rottura, un salto da realizzare.
4. In Heidegger: esperienza della mancanza di sicurezza da parte dell'esistente, della
minaccia che fa pesare su lui il nulla e, quindi,
del nulla stesso, celato in fondo alle cose e accerchiante l'uomo da ogni parte.

Anima - (lat. anima, soffio).


COSMOL. (II, 111- 127) e PSICOL. (III, 605).
l. Principio primo immateriale della vita. Div. Anima vegetativa: principio della vita
della pianta; anima sensibile (o sensitiva): principio del movimento e della sensibilità
negli animali; anima razionale: principio primo spirituale per il quale l'uomo possiede
il movimento, la sensibilità e la intelligenza.
2. L'insieme dei fenomeni psichici.
Oss. In questo senso, la parola anima è utilizzata anche dai materialisti (Sin.
*Coscienza 2,. Espr. Far esperimenti in anima vili (sopra un'anima vile): sugli animali.
3. STR. L'anima del mondo: principio divino che, secondo gli Stoici e i Neoplatonici,
animerebbe il mondo dal di dentro e gli conferirebbe la sua unità.

S. TOMMASO D'AQ., Summa theologica, I, qq. IS, 75-77, 93, 118; C. FABRO, L'anima.
Introduzione al problema dell'uomo, 1955; AUTORI VARI (a cura di M. F. Sciacca),
L'Anima, 1954; F. TULOUP. L'ame et sa survivance, depuis la préhistoire iusqu'à nos
iours, 1945.

Animale - 1. BIOL. Essere dotato di vita *sensibile l «( L'animale ragionevole =


l'uomo»).
2. STR. Animali-macchine: v. Spiriti-animali.

Animismo - 1. PSlCOL. (Il, 126).


Dottrina secondo la quale l'anima spirituale è il primo principio insieme della vita
vegetativa e sensitiva e del pensiero (Dist. *Vitalismo l).
L'animismo non è altro che la teoria ilemorfica applicata all'ambito della vita. Le
ragioni che la impongono nella spiegazione dei fenomeni del mondo inorganico
valgono a maggior ragione per il mondo della vita. Si potrebbe pertanto dire che il
duplice fallimento del meccanicismo e del vitalismo non lascia altra spiegazione
possibile se non quella dell'ilemorfismo; perché se il corpo vivente non può essere
spiegato meccanicamente e se non si può render conto dell'attività vitale con un
principio immateriale esterno al corpo, non resta che ricorrere alla dottrina che spiega
tanto la dualità irriducibile come la correlazione delle proprietà del vivente corporeo,
con l'unione intrinseca di un principio materiale e di un principio formale. Si potrà così
comprendere come il vivente corporeo, più ancora dell' ente inorganico, sia un ente
uno per sé e non una somma o una colonia di elementi, e come le parti multiple ed
eterogenee del vivente obbediscano ad una legge di unità e siano dirette al medesimo
fine. Si comprenderanno, inoltre, anche le differenze specifiche che esistono tra gli
esseri viventi, poiché la forma sostanziale è ciò che determina la natura del composto.
2. SOCIOL. (III, 617). Credenza secondo la quale tutti gli oggetti sono animati e abitati
dagli .spiriti 4 ed i fenomeni della natura prodotti dagli spiriti.
3. Teoria di Tylor, che spiega l'origine dell'idea di .anima l e della religione, partendo
dalle credenze animiste.
TACCHI-VENTURI, Storia delle religioni, 1962(5).

Anomalia - (gr. XXX, irregolarità).


1. Gen. Ogni fatto straordinario.
2. Sp. Deviazione più o meno rilevante in rapporto al normale, in un organo o in una
funzione.

Anormale - (lat. a, privo e norma, regola).


Contrario alla regola. Irregolare, di fronte ad un tipo o ad una *media2. (Ctr. *Normale
1-2).

Ansietà - (lat. anxietas, inquietudine, come stato prolungato). PSICOL. PAT. Sin.
*Angoscia 1.

Antecedente - 1. LOG. (I, 78; 84; 171). La maggiore e la minore del sillogismo, prese
collettivamente.
2. Sp. Nel sillogismo condizionale, proposizione che esprime la condizione (Opp.
*Conseguente 2).
3. Nelle scienze della natura, il fenomeno o l'insieme dei fenomeni che condizionano
l'apparizione o la variazione d'un altro fenomeno, chiamato *conseguente 3.
4. PSICOL. PAT. Gli antecedenti d'un soggetto: circostanze individuali e soprattutto
ereditarie che servono a spiegare le anomalie psichiche d'un determinato individuo.

Antepredicamenti - LOG. (I, 44). Secondo Aristotele, nozioni preliminari alla teoria
dei predicamenti e consistenti in un certo numero di distinzioni. Bisogna, infatti,
distinguere tra « ciò che si dice» e « ciò che esiste»: così « uomo» si dice di Paolo ma
non esiste fuori di Paolo, di Giacomo, di Giovanni, ecc., cioè fuori dei singoli soggetti.
Bisogna ancora distinguere tra « essere detto di un soggetto» ed « essere in un
soggetto ». Infatti, certe cose si attribuiscono ad un soggetto, ma non sono in un
soggetto: è il caso di tutte le sostanze prese universalmente (Uomo, Animale). Altre
cose invece sono in un soggetto, ma non si attribuiscono a un soggetto: è il caso di tutti
gli accidenti presi singolarmente (questa virtù, questo colore). Altre sono in un
soggetto e si attribuiscono ad un soggetto: è il caso degli accidenti presi
universalmente (la virtù, il colore). Altre cose infine né sono in un soggetto né si
attribuiscono ad un soggetto: è il caso di tutte le sostanze singole (Pietro).

Antepredicativo - LOG. Relativo alle attività, intellettuali o affettive, anteriori


(logicamente) al giudizio d'attribuzione (« L'esperienza antepredicativa del mondo
naturale» [Husserl]: esperienza originale del mondo, anteriore ai giudizi e che dà un
fondamento a questi giudizi).

Antilogia - CRIT. Presso gli Scettici greci, valore uguale delle ragioni pro o contro.

Antinomia - (gr. XXX, contro e XXX, legge).


1. LOG. Gen. *Contraddizione o .contrarietà tra due asserzioni relative ad uno stesso
caso.
2. Espressione che implica due asserzioni *contraddittorie2 (antinomia del
*mentitore).
3. Conflitto reale o apparente, tra due princìpi, due leggi o due argomenti, che si
presentano come egualmente *razionali?
4. STR. (IV, II, 268). Antinomie della ragione pura. Kant designa così le
contraddizioni nelle quali cade, secondo lui, la ragione, quando essa pretende
travalicare l'ordine dei fenomeni ed arrivare all' assoluto.

Antitesi - 1. LoG. (I, 47; 64-65). Opposizione di contrarietà tra due termini o due
proposizioni.
2. STR. Nella dialettica di Hegel: il secondo movimento dello spirito che, dopo aver
affermato (tesi), poi negato (antitesi), compone l'affermazione e la negazione (sintesi).

Antropocentrismo - (greco XXX, uomo e XXX, centro).


STR. Teoria che fa dell'uomo il centro (morale) del mondo, cioè ritiene che l'universo
sia fatto per il bene dell'uomo. Dist. *Geocentrismo.

Antropoide - ZOOL. Scimmie *antropomorfe (orango, gorilla, scimpanzè ed altre


specie fossili).
Oss. Oggi vengono generalmente chiamate Pongidi (dal vecchio nome dell'orango:
pongo).

Antropologia - (gr. XXX, uomo e XXX, scienza).


1. BIOL. (III, 639-641). Insieme delle ricerche paleontologiche e teorie relative alle
origini morfologiche della specie umana (Dist. *Etnologia).
2. STR. In Kant, insieme delle scienze che riguardano l'uomo.
3. Oggi. Studio dell'uomo, elaborato a partire dai dati *positivi 1 delle scienze umane.
V. Scienza 5.
Oss. Come tale, l'antropologia non è, in senso proprio, la filosofia dell'uomo: essa dà
alla filosofia soltanto un apporto.

Antropomorfismo - (greco XXX, uomo e XXX, forma).


1. PSICOL. e METAF. (IV, II, 355). Opinione o stato d'animo che consiste
nell'attribuire a Dio una forma umana o almeno nel trasportare in Dio sotto il loro
modo imperfetto e deficiente gli attributi umani.
2. Oggi. Modo di ragionare che estende a tutti gli esseri (sp. Agli animali) ciò che è
proprio dell'uomo.

Antropomorfo - (gr. XXX, che ha forma, aspetto umano). V. Antropoide e Ominide.

Apagogia - (gr. XXX), azione di ridurre).


1. LOG. In Aristotele, atto di ridurre un problema ad un altro.
2. Gen. L'apagogia o ragionamento apagogico è una riduzione all'impossibile o
dimostrazione per *assurdo2.

A pari - (lat. a pari, sott. ratione, per una ragione simile).


LOG. Ragionamento a pari: consiste nel concludere da un determinato caso ad un
caso simile, V. A contrario.

A parte rei - (lat. da parte della cosa).


CRIT. Espr. usata soprattutto neI problema degli *universali 1, in cui si cerca se essi
hanno una realtà a parte rei (= nelle cose) e quale.

Apatia - (gr. XXX, insensibilità).


1. PSICOL. PAT. Ceno Stato nel quale un soggetto non reagisce che lentamente o non
reagisce affatto agli stimoli, fisici o morali, che scuotono le persone normali.
2. STR. (V, I, 176). Presso gli Stoici, assenza di passione, stato d'indifferenza dell'anima
relativamente alle cose sensibili, nel che consisterebbe la virtù perfetta. Dist.
*Atarassia, che è l'effetto della apatia.

Apeiron - (gr. XXX, infinito, illimitato).


1. Nei presocratici (çp. Anassimandro), designa il principio originale assolutamente
indeterminato di tutte le forme corporee.
2. Gen. L'*infinito 3, nel senso d'illimitato e d'interminato.

Apertura - PSICOL. (III, 74). Fenomeno per cui un essere vivente, una volta
compiuto un atto o un movimento, diviene per ciò stesso capace di compierlo
nuovamente con meno sforzo e con più facilità. (Sin. *Viabilità).
Apestesia - PSICOL. (III, 331-332).
Neol. Operazione che consiste nel sopprimere la sensibilità afferente in un animale,
sezionando il midollo spinale nella regione cervicale.

Apocrifo - (gr. XXX, nascosto, segreto).


1. Agg. Falso (« Storia apocrifa») o falsamente attribuito a qualcuno («Opera apocrifa
»).
2. Sost. Opera letteraria o artistica falsamente attribuita ad un autore (« La Teologia
d'Aristotele è un apocrifo »).

Apoditticità - LOG. Carattere della proposizione *apodittica.

Apodittico - (gr. XXX, dimostrativo ).


1. LOG. e CRIT. (IV, I, 49). In Aristotele e negli Scolastici, proposizione dimostrata
(Opp. Discutibile o Problematico).
2. In Kant, proposizione che non è possibile contraddire (= necessaria) (Opp.
Assertorio e Problematico).
3. In Husserl, proposizione assolutamente evidente e tale che la sua contraria sia
inconcepibile (cioè che ogni tentativo di negarla farebbe apparire la validità della
proposizione che ci si propone di negare). Es. « Io sono».

Apofansi - (gr. XXX, dichiarazione, esposizione).


LOG. Giudizio di predicazione della forma «S è p» (S = soggetto; P = predicato).

Apofantico – 1. LOG. Relativo all''*apofansi.


2. Discorso apofantico: in Aristotele, il sillogismo come ragionamento manifesto o
evidente, la cui evidenza s'impone per una necessità interna (V. *Necessario2).

Apofatico - (gr. XXX, negativo).


TEOL. (IV, II, 355). Teologia apofatica: discorso su Dio che procede per via di
negazione, cioè nega di Dio, secondo un ordine crescente di dignità, tutte le perfezioni
intelligibili dell'uomo, come assolutamente inadeguate al mistero dell'Infinito divino.
Ctr. Catafatico. Oss. Il metodo apofatico elimina dunque progressivamente il discorso,
per compiersi nel silenzio dell’*estasi.

Apollinismo - (gr. XXX, Apollo).


STR. In Nietzsche, tendenza estetica ad umanizzare il mondo rivestendolo di belle
forme. Opp. Dionisismo: tendenza a perdersi e a fondersi nel mondo.
Oss. Lo stato d'animo corrispondente all'apollinismo è il sogno; quello che corrisponde
al dionisismo è l'ebbrezza estatica.

Aporetica-o - 1. LOG. Sost. Arte di risolvere i problemi particolarmente difficili (=


*aporie).
2. STR. Agg. Filosofi aporetici: nome dato ai discepoli di Pirrone.
Aporia - (gr. XXX, imbarazzo, situazione senza uscita).
STR. Negli Scettici greci, difficoltà o grave imbarazzo (*paradosso o *antinomia 1) che
blocca il progresso della ricerca.

A posteriori - LOG. e CRIT. (IV I, 116). Ciò che non può essere concepito o affermato
che in virtù dell'esperienza (Es. La terra è rotonda. Cesare è stato assassinato da
Bruto). V. *A priori 1, Dimostrazione.

Apparenza - (lat. da apparere, essere o divenire visibile).


1. METAF. Le apparenze: ciò che può essere percepito dai sensi (= fenomeni o
accidenti) (Opp. Sostanza o Essenza). - Espr. « Salvare le apparenze»: secondo
Aristotele, formulare delle ipotesi, vere o false, che servano a spiegare, nel modo più
economico, le apparenze o i fenomeni (= tutto avviene come se...).
2. Ciò che dà un'impressione illusoria di realtà (« Pura apparenza ») (Opp. *Reale 1).
3. Volg. Verosimiglianza. (« Secondo tutte le apparenze...»).
4. TEOL. Le apparenze del pane e del vino: nell'Eucarestia, gli accidenti o specie che
sussistono dopo la consacrazione del pane e del vino

Appercezione - Il significato di questo termine è molto fluttuante; gen. significa un


accorgersi interno immediato.
1. STR. In Leibniz, percezione chiara e cosciente (Opp. piccola percezione o percezione
subcosciente).
2. In Kant, appercezione pura o trascendentale: coscienza di sé come soggetto di tutti i
fenomeni psicologici.
3. In Maine de Biran, appercezione immediata interna: atto con il quale l'io si coglie
come causa e soggetto nello sforzo volontario.

Appetito - (lat. appetitus, ricerca).


1. PSICOL. (III, 263; 511). Negli Scolastici, tendenza verso il bene conosciuto, sensibile
o spirituale. Div. Appetito naturale: relazione puramente passiva d'un ente col suo
fine; appetito sensibile: determinato dalla conoscenza sensibile; appetito razionale (=
volontà) : determinato dalla conoscenza d'un bene spirituale.  L'appetito sensibile si
suddivide in appetito concupiscibile: quello che ha per oggetto il bene da ottenere o il
male da evitare, - e in appetito irascibile: quello che ha per oggetto speciale un bene o
un male arduo, cioè difficile da ottenere o da allontanare. V. *Passione 4.
2. Nei moderni, inclinazione naturale che si riferisce al corpo (fame, sete) e che ha
come carat. teristica quello di rinascere periodicamente dopo essere stato già
soddisfatto.

Appetizione - 1. PSICOL. Gen. Ogni movimento dell'*appetito 1, sensibile o razionale.


2. In Leibniz, tendenza di ogni *monade, anche inferiore, all'azione; una specie di
volontà in germe.
3. Lg. Ogni operazione (percezione, giudizio, memoria, immaginazione) con la quale lo
spirito coglie immediatamente un oggetto di pensiero.
Apprendimento - PSICOL. (III, 73). Atto di contrarre ( o di formare in altri)
un'abitudine, ricorrendo ai fattori coscienti (= rappresentazione d'un insieme logico e
dell'ordine dei mezzi ai fini) che condizionano l'efficacia dell'esercizio (Opp.
*Ammestramento).

Apprensione - (lat. apprehendere, prendere, cogliere).


1. LOG. (I, 38) e PSICOL. (III, 416). Str. Atto col quale lo spirito concepisce un'idea,
senza nulla affermare o negare (Opp. *Giudizio 3 e *Ragionamento 1).

Aprassia - (gr. XXXX. da XXX privo e XXXXX, azione, esecuzione).


PSICOL. PAT. Disordine del comportamento motore o dell'attività motrice volontaria
indipendente da ogni vera paralisi. V. Amnesia.

A priori - LOG. e CRIT. (IV, I, 116).


1. È a priori tutto ciò che può essere concepito o affermato in virtù d'una necessità
logica (Es. a priori l'uomo è libero, perché la libertà segue dalla ragione; a priori, Dio è
giusto, perché la giustizia appartiene necessariamente all'Essere perfetto; a priori, il
cerchio è rotondo, perché la rotondità è una proprietà del cerchio; i primi princìpi sono
a priori, perché sono colti immediatamente nell'essere). V. *Attribuzione 1,
Dimostrazione.
2. STR. (IV, I, 9). In Kant, è a priori ciò che è anteriore all'esperienza e non deve nulla a
questa (V. *Forma 9).
Oss. Questa definizione è equivoca, perché, se è vero che l'a priori è anteriore
all'esperienza, nel senso che esprime una necessità logica (cioè in funzione d'un altro
concetto), è falso tuttavia dire che non dipenda mai e in nessun modo dall'esperienza:
ne dipende quando il termine stesso a partire dal quale è concepito ed affermato ne
dipende. (Es. I primi princìpi, che sgorgano dall'intuizione intellettuale dell'essere).
3. Volg. Arbitrario.
Oss. Quest'accezione è molto frequente, anche nel linguaggio filosofico.

Apriorità - LOG. Carattere di ciò che è *a priori.

Aprosessia - (gr. . privo e XXXX, attenzione).


PSICOL. PAT. (III, 353). Abulia intellettuale (= stato d'un individuo divenuto incapace
di attenzione volontaria e soggetto passivamente al determinismo delle immagini).

Arbitrario – 1. Agg. Che dipende soltanto dalla volontà individuale e non da una
regola o da un ordine oggettivo (« Una supposizione arbitraria »).
2. Sost. Decisione che non ha altra regola che quella del beneplacito.

Arbitrio (libero) – PSICOL. V. Libertà 2.


Archetipo - (gr. XXX, prima tipo).
METAF. (IV, I, 24; IV, II, 372).
1. In Platone, tipo supremo, modello ideale delle cose (Sin. *Idea 3).
2. Le idee divine, in quanto modelli secondo i quali tutte le cose sono state create.
3. STR. In Jung, *complessi 2 innati e preformati della psichismo, o insieme di fattori
impersonali e collettivi *inconsci, che modellano e animano i materiali dell'esperienza
individuale e orientano l'evoluzione mentale su certe direzioni.

Architettonico - L STR. Agg. In Aristotele, una scienza è architettonica quando ai


suoi fini sono subordinati, a titolo di mezzi, i fini d'un'altra o più scienze (Es. La
Politica in rapporto alla Strategia e all'Economia) V. Subalternazione 2.
2. Sost. In Kant, arte di sistemare gli elementi della conoscenza in generale.

Argomentazione - 1. LOG. Esercizio scolastico che consiste in una discussione


metodica tra due avversari, dei quali una propone e difende una *tesi l e un altro gli
oppone delle obiezioni.
2. Insieme logico di argomenti pro o contro una *tesi 2.

Argomento. 1. LOG. (I, 70; 115). Espressione verbale del *ragionamento 1.


2. Ragionamento destinata a dimostrare (o confutare) una proposizione. Div. Ci sono
tante specie di argomenti quante specie di dimostrazioni. V. Dimostrazione.
3. METAF. (IV, II, 305-308; 338-348). Argomento ontologico: consiste nel provare
l'esistenza di Dio con l'idea stessa di Dio.
4. Argomento teleologico: consiste nel provare l'esistenza di Dio mediante l'ordine
(finalità) dell'universo. Quest'argomento è detto anche delle cause finali.
5. Volg. Sommario a sunto di un capitolo, d'una tesi, d'un discorso.
6. Argumentum baculinum (argamento del bastone) si adopera in due sensi:
argomento che prova la realtà del mondo esterno picchiando il suolo con un bastone; -
o procedimento che consiste nel far ammettere a respingere un'opinione con la
violenza (come Sganarella [Molière, Mariage forcé, sc. VIII] che confuta la scetticismo
del « dottore pirroniano» Marfurio coprendolo di bastonate).

Aristocrazia - (gr. XXX, ottimo e XXXX, dominare).


1. MOR. (V, II, 401). Sistema politico in cui il potere è esercitato da una casta a da una
classe poco numerosa (Dist. da Oligarchia, corruzione dell'aristocrazia, quando
l'aristocrazia governa, non nell'interesse comune, ma nel proprio interesse ).
2. Oggi. Classe limitata considerata come superiore da qualche punto di vista. Es.
Aristocrazia nobiliare, fondata sulla nascita; aristocrazia borghese, fondata sulla
ricchezza; aristocrazia intellettuale, fondata sul sapere.

Aritmetica - (gr. XXX, sott. XXXX, scienza del computo).


1. Scienza teorica dei numeri interi, delle loro proprietà e dei loro rapporti.
2. Arte del *calcolo 1 dei numeri interi e delle frazioni.
Armonia – 1. ESTET. (IV, II, 216). Unità nella varietà. (Sin. *Proporzione).
2. STR. (III, 6Z7). Armonia prestabilita: dottrina di Leibniz, secondo la quale il corpo e
l'anima sano come due orologi indipendenti l'uno dall'altro, ma accordati dal Creatare
in modo che i loro movimenti abbiano una perfetta corrispondenza.

Armonici - FIS. Suoni accessori che si sopraggiungono al suono fondamentale e le cui


frequenze sono in rapporti semplici e definiti con essa (Gli armonici o suoni armonici
sono detti anche armoniche).

Arte - EST. (IV, II, 222-225). L'arte essenzialmente consiste nella retta nozione delle
cose da fare (recta ratio factibilium), cioè ha la funzione di determinare quali
condizioni debba soddisfare l'opera da produrre per essere conforme all'idea
dell'artigiano. Da questa punta di vista generalissimo non si farà distinzione essenziale
tra arti utili e arti belle, tra l'artigiano e l'artista. In questi due casi, si tratta di far
passare un'idea (idea di tavola, di orologio, di melodia, di monumento, etc.) nella
materia e in un certa modo di incarnarvela. L'arte è a volta a volta ciò che regola questa
impressione dell'idea in una materia sensibile.
1. Abitudine intellettuale che conferisce la retta nozione di ciò che esige l'esecuzione
d'un'opera (Opp. *Natura 8, che procede alla maniera d'un istinto). Div. Arti utili, che
mirano innanzitutto alla produzione d'una cosa utile; belle arti, che tendono
innanzitutto alla produzione d'una cosa bella.
2. Insieme dei procedimenti per produrre una determinata opera (arte della musica;
arte della pittura). Sin. *Tecnica. Opp. *Teoria 1.
3. L'Arte, in gen.: tutta ciò che si riferisce alle arti belle (Opp. Scienza).
4. STR. Le arti liberali: nel Medioevo, insieme delle arti che componevano il corso
completo degli studi, cioè il trivium (grammatica, retorica, dialettica) e il quadrivium
(aritmetica, geometria, astronomia, musica).

ARISTOTELE, Poetica; S. TOMMASO D'AQ., Summa theologica, I-II, q. 57; S.


AGOSTINO, De musica; I. KANT, Critica del giudizio, sp. § 43-53; A.
SCHOPENHAUER, Die Welt als Wille und Vorstellung; B. CROCE, Estetica come
scienza dell' espressione e linguistica generale, 1902; M. WULF, Art et beauté, 1943.

Ascesi - (gr. XXXXX, esercizio) 1. MOR. Str. Ogni metodo morale


che implica mortificazione delle passioni e dominio degli istinti (« L'ascesi stoica»).
2. Oggi. Si usa a volte per designare la regola di vita austera e metodica imposta dallo
svolgimento d'un'opera (« L'ascesi dello scienziato »). Dist. * Ascetismo.

Ascetismo - MOR. (V, II, 202-203). Forma della *temperanza l, consistente nel
privarsi volontariamente non soltanto del superfluo, ma anche del necessario e
nell'imporsi sofferenze e lavori che ripugnano alla sensibilità, in vista di ottenere una
più perfetta padronanza di sé. (Dist. *Ascesi 2).

Aseità - (lat. a se, da sé). METAF. (IV, II, 358). Attributo


divino che definisce la perfezione che consiste nell' esistere in virtù di sé (a se = per la
sua propria essenza). (Ctr. *Abalietà). Dist. *Perseità.
Oss. Dio è l'Essere stesso sussistente per sé, perché l'aseità o esistenza per sé (a se) è
quanto risponde più adeguatamente alle condizioni richieste dal costitutivo formale.

Asimmetria - (gr. XX, privo e XXXXX , proporzione).


Assenza di *simmetria 1.

A simultaneo - (lat. in maniera simultanea).


LOG. Argomento (o ragionamento) a simultaneo: dimostrazione nella quale il termine
medio è soltanto logicamente distinto dalla cosa che bisogna dimostrare (Es. Si
dimostrano così a partire dall'essere le proprietà trascendentali dell'essere: unità,
verità, bontà, - o ancora partendo dalla spiritualità dell'anima la sua immortalità).
Oss. Praticamente, i logici moderni non distinguono la dimostrazione a simultaneo
dalla dimostrazione a priori. V. Dimostrazione.

Asino di Buridano - 1. PSICOL. (III, 527). Esempio di cui si serviva Buridano per
illustrare la *libertà 8 d'indifferenza : un asino, posto ad uguale distanza da un fascio
di fieno e da un ruscello d'acqua e ugualmente sollecitato dall'uno e dall'altra,
morrebbe di fame e di sete, perché non riuscirebbe a rompere lo stato d'equilibrio in
cui si trova.
Oss. L'esempio è inconcludente, perché la teoria della libertà di indifferenza è
incomprensibile e contraria ai dati di fatto. L'ipotesi di due motivi di forza uguale
(simbolizzata dall' « asino di Buridano ») e che lascerebbero l'uomo in uno stato di
equilibrio impossibile a modificare, è irrealizzabile e implica inoltre una concezione
meccanica del volere che è priva di senso.

Assenso - PSICOL. (III, 448; 451). Atto col quale lo spirito aderisce ad una
proposizione. - Div. Assenso di *scienza 1 e assenso di *credenza 2.
Oss. Newman distingue l'assenso reale (real assent), riguardante una verità che
determina uno stato affettivo intenso (l'uomo non è grande che per la virtù) e l'assenso
nozionale (notional assent), riguardante una verità che non interessa le potenze
affettive (due più due fanno quattro).

Assertorio - 1. LOG. Proposizione assertoria: v. Proposizione,


2. In Kant, la proposizione assertoria è quella che riguarda una *esistenza 1 o una
verità di fatto (per opp. a una verità *necessaria 4).
Es. « Nevica ».

Asserzione - PSICOL. *Enunciato considerato come valido da colui che lo formula.

Assimilazione - 1. PSICOL. (III, 129; 421) e CRIT. (IV, l, 101). La assimilazione


intenzionale: operazione mediante la quale il soggetto conoscente diviene simile
all'oggetto conosciuto.
Oss. La conoscenza consiste in questa medesima assimilazione.
2. Funzione per la quale il vivente converte in propria sostanza gli alimenti di cui si
nutre.

Assiologia - (gr. XXX, valore e XXXX, scienza).


PSICOL. (III, 441) e MOR. (V, l, 114-116). Teoria dei valori.
Oss. Il giudizio di valore ha posto un problema speciale quando alcuni filosofi moderni
(Kant, Lotze, Scheler, N. Hartmann, Heidegger) hanno creduto di dover affermare, in
forme diverse, che l'essere e il valore costituiscono due campi senza alcuna relazione.
Di conseguenza, sarebbe opportuno distinguere due tipi irriducibili di giudizi: il
giudizio reale, pronunciato in funzione dell'essere, esistenziale o essenziale, e il
giudizio di valore, che sarebbe specificato non dall'essere dato nel concetto, ma dal
fatto di cogliere il valore (stima o valutazione: Geltung) essenzialmente distinto dal
fatto di cogliere l'essere ontologico. Ma, sotto questo aspetto, è chiaro che viene ad
essere impossibile spiegare l'aspetto ontologico o reale del valore. Tutte le sottigliezze
dialettiche vanno incontro all' insuccesso quando tentano di dissimulare l'aspetto
puramente soggettivo che in tal caso assume il valore e di mascherare il fatto che i
giudizi che enunciano quel che è bene o male, non hanno più altro senso che quello
arbitrario, relativo e mutevole. La morale ed il diritto perdono, qui, ogni loro valore
assoluto.

Assioma - (gr. XXX, dignità, giudizio ).


1. LOG. Principio universale, evidente per sé, non appena ne si comprendono i termini.
Nella Scolastica, sin. dignitates, propositiones per se notae.
2. MATEM. e LOG. (I, 148). Proposizione immediatamente evidente, che risulta
dall'applicazione del principio di identità all'ordine della quantità (Es. « Due quantità
uguali ad una stessa terza sono uguali tra di loro »).
3. Princìpi convenzionali, arbitrariamente scelti in ragione della loro comodità (= della
loro attitudine a permettere di dedurre il maggior numero possibile di conseguenze).
V. Assiomatica2.
4. STR. Kant chiama assiomi dell'intuizione i princìpi *a priori 2 dell'intelletto puro
che riguardano la categoria della quantità e che si riassumono in questa formula: «
Tutti i fenomeni sono dati nella intuizione come grandezze estensive» (Critica della
ragion pura, Anal. l. II, cap. 2, sez. 3).

Assiomatica - LOG., LoGIST. e MAT. (I, 99, 145).


1. Insieme degli *assiomi 3 e delle regole che costituiscono le condizioni necessarie
~sufficienti per esporre sotto forma deduttiva una *teoria 2 o un *sistema l.
2. Assiomatica formalizzata: forma molto astratta assunta dall'assiomatica quando,
nella sua costruzione e nel suo sviluppo, si fonda interamente su regole, esplicitamente
enunciate, indicanti qual siano le combinazioni di *simboli 2 autorizzate, e quali
trasformazioni si possano operare su una formula valida per ottenere una nuova
formula valida.
Oss. Tale assiomatica presuppone una *simbolizazione generale e sistematica.
Assiomatizzazione - LOGIST. (I, 97). Costituzione di una *assiomatica.

Associazione - 1. PSICOL. (III. 198; 228). Associazione delle idee:


fenomeno per cui stati psichici si manifestano spontaneamente alla. coscienza come
legati tra di loro.
2. Processo dell'immaginazione creatrice che consiste nello scoprire
ed utilizzare i rapporti e le analogie che esistono tra le cose.
3. SOCIOL. (V, II, 322). Raggruppamento volontario di parecchie persone in vista
d'uno scopo comune.

Associazionismo - PSICOL. (III, 201-208). Teoria (sistematizzata da Hume) che


pretende spiegare tutte le operazioni intellettuali con l'associazione meccanica delle
idee.

Assolutamente - LOG. Un termine o un'asserzione sono presi assolutamente quando


sono posti
senza restrizione. Sin. .Semplicemente. Ctr. .Relativamente e *Secundum quid.

Assoluto - (lat. ab, solutus, separato, libero, indipendente, compiuto).


1. METAF. (IV, I, 7). Ciò che ha in sé la propria ragione d'essere, non suppone nulla
d'altro e non si riferisce a nulla d'altro. (« L'Assoluto »: Dio, che solo è assoluto senza
restrizione).
2. Ciò che, in un dato ordine, basta a se stesso e non è definito mediante nient'altro. In
questo senso, l'essere è assoluto, quando gli si attribuiscono le sue diverse modalità;
l'essenza è assoluta, quando le si riferiscono i suoi accidenti; l'universale è assoluto;
quando è comparato col singolare. - As. « Il relativo suppone l'assoluto» (Ab-solutum
est prius respectivo).
3. Ciò ch'è anteriore all'esperienza. (Sin. *a priori 1).
4. Ciò che non ammette né limite «( potere assoluto »), né restrizione «( necessità
assoluta »), né paragone («perfezione assoluta»). Ctr. in tutti i sensi: Relativo.
5. COSMOL. (II, 37). Movimento assoluto: che è riferibile a qualche punto fisso dello
spazio.
6. MATEM. Valore assoluto di un numero reale: valore aritmetico di questo numero
fatta astrazione dal suo segno (+ 2 e - 2 hanno lo stesso valore assoluto).

M. C. CAHILL, The Absolute and the Relative in Modern Philosophy, 1939. L. DE


RAEYMAEKER, Philosophie de l'etre, 1946.

Assuefazione - BIOL. e PSICOL. (III, 69). Proprietà risultante dalla


plasticità organica e consistente, per un vivente, nell'adattarsi passivamente
all'ambiente e alle circostanze (clima, temperatura, cibi, tossine).

Assurdo - (lat. absurdum, ciò che rende un suono discordante).


1. LoG. (1,49,72,115). *Contraddittorio. (Dist. Falso, perché il falso può non essere
assurdo).
2. Dimostrazione per assurdo: ragionamento che consiste nel provare un'asserzione
stabilendo che la sua contraddittoria è falsa.
3. Riduzione all'assurdo: ragionamento che consiste nel confutare un'asserzione
mostrando ch'essa conduce ad una conseguenza assurda.
As. « Dall'assurdo si può dedurre qualsiasi cosa» (Ab absurdo sequitur quodlibet).
4. Volg. Ciò che è contrario al senso comune.

Astinenza - l. MOR. Gen. Rinunzia volontaria a soddisfare un desiderio o un bisogno.


2. STR. (V, I, 176). Sp. Presso gli Stoici, privazione dei piaceri sensibili al fine di
conservare la serenità dell'anima e la padronanza della volontà (Donde la massima
stoica: abstine et sustine, astieniti e sopporta).

Astrattismo - 1. LoG. Abuso delle .astrazioni 1.


2. Errore che consiste nel conferire realtà alle *astrazioni1.

Astratto - l. LOG. (I, 46). Oggetto astratto: quello che risulta da una *astrazione. Ctr.
Concreto.
2. Termine astratto: quello che designa un'essenza o qualità separata dal suo soggetto.
(Es. La bianchezza, l'umanità, la verità).
3. PSICOL. (III, 401). Idea astratta: quella che conviene a tutti gli individui d'una
specie o d'una classe determinata (l'uomo, il libro, la casa), o che si applica ad una
natura o essenza considerata in se stessa, per astrazione dal suo soggetto (la
bianchezza, la saggezza, la razionalità).
Ass. « Più una cosa è astratta, più essa è semplice » (Abstractius quo aliquid est, eo
simplicius), perché più un'idea è generale, meno note comprende.
4. COSMOL. (1,140). Numero astratto (o numerante): il numero preso assolutamente
(cioè esprimente una somma di cose qualsiasi): 2, 10, 100.

Astratto - concreto - LOG. (I, 133). Spencer designa come astratte-concrete alcune
scienze (meccanica, fisica, chimica) meno generali della matematica (detta scienza
astratta), ma più generali dell'astronomia, la geologia, la biologia (dette scienze
concrete). In realtà, tutte le scienze sono astratte, ma in gradi diversi.

Astrazione - (lat. abs - trahere, separare).


LOG. (1,21), PSICOL. (III, 412) e METAF. (IV, I, 11; IV, II, 150-153).
Nel senso più generale, astrarre significa separare. Dal punto di vista della
conoscenza, astrarre significa considerare in un oggetto un elemento o un aspetto
separatamente dagli altri. L'essere delle cose, infatti, può essere considerato sotto tre
aspetti o gradi di astrazione. Si può innanzitutto esaminarlo con le qualità sensibili,
astrazion fatta solamente dalle note individuanti (essere mobile e sensibile), poi con la
quantità, astrazion fatta dalle qualità sensibili (essere quantitativo), infine, per
astrazione da ogni materia, considerandolo allora unicamente come essere (essere in
quanto essere).
1. Astrazione estensiva (abstractio totalis): atto di enucleare l'universale ( cfr.
Universale 2) dai suoi sottomultipli particolari (Es. « animale» da « uomo », « cane »,
« leone »), cioè il genere dalle specie o le specie dagli individui.
Oss. Quest'astrazione fornisce un essere logico o di ragione.
2. Astrazione formale (o intensiva) (abstractio formalis): atto di enucleare in una cosa
uno dei suoi aspetti formali (cfr. Formale 2).
Oss. Si distinguono tre gradi di astrazione. Il primo è proprio delle scienze naturali e
consiste nell'astrarre una natura dalle sue note individuanti (il calore, l'elettricità, la
pesantezza, etc.). - Il secondo è proprio della matematica e consiste nell'astrarre una
forma dalla materia sensibile (il cerchio, il quadrato, la sfera, etc.). - Il terzo è proprio
della metafisica e consiste nell'astrarre l'essere da ogni materia (l'essere in quanto
esseri).
Ass. « Non c'è falsità nell'astrazione » (Abstrahentium non est mendacium): infatti, le
idee non sono false in se stesse; soltanto il giudizio è suscettibile di falsità.
4. Volg. Astrazione fisica (impr. detta): atto con cui si considera una cosa senza le altre
parti che le sono unite. (Es. La testa d'una statua senza il resto del corpo, un tessuto
senza il suo colore).
Oss. In questo caso non c'è vera astrazione: la testa della statua, il colore sono oggetti
*concreti 1.

ARISTOTELE, De Anima, 3, 4-8; S. TOMMASO D'AQ., Summa theologica, I, q. 84, a.


6; q. 85, a. I; CARD. GAETANO, Commento in De Ente et Essentia, 1934; C. FABRO,
Percezione e Pensiero, 1962 (2).

Atarassia - (gr. XXXXX, tranquillità di spirito).


STR. (V, I, 176). Negli Stoici e negli Epicurei, tranquillità perfetta dell'anima, come
risultato dell'apatia. 2

Atavismo - (lat. atavus, antenato, avo).


1. BIOL. Riapparizione in un individuo di caratteri appartenuti ad antenati più o meno
lontani.
2. Persistenza in una razza di un carattere o d'un comportamento divenuti inutili e che
sembrano provenire da uno stato anteriore della razza. (Es. il caso del fox-terrier che
abbaia furiosamente incappando nelle tracce d'una lepre e che si fa sfuggire la preda:
sopravvivenza dell'istinto gregario che faceva chiamare i compagni in aiuto, quando gli
antenati cacciavano a bande).

Ateismo - (gr. XXXX, privo e XXX, Dio). METAF. Negazione dell'esistenza d'un Dio
personale (Ctr. *Teismo e *Deismo).
C. FABRO, Introduzione all’ateismo moderno, 1964; Athéisme, in Dictionnaire
apologétique de la foi catholique.
Atelia - (gr. XXXX privo e XXX, fine). METAF. (IV, II, 275-276). Assenza di *finalità 2
(Sin. *Caso 1).

Atman - (sanscrito). STR. Il *sé 2 come principio originario di tutte le cose (= la


totalità del mondo [= *Brahman] che si concretizza nella coscienza di sé).

Atomismo - 1. CHIM . (II, 65).


Teoria atomica di Dalton (1803), secondo la quale le sintesi chimiche si riducono a
combinazioni di atomi di peso invariabile per ogni corpo semplice (peso atomico),
raggruppati in numeri determinati e costituenti delle molecole.
Oss. Quest'atomismo, in un certo senso, corrispondeva al pensiero di Cartesio, poiché
le proprietà dei corpi composti (o della molecola) si spiegavano con i raggruppamenti
meccanici degli atomi, ma ne differiva anche moltissimo come differiva pure
dall'atomismo degli antichi. Il meccanicismo non vi si trovava più, infatti, in tutto il
suo rigore: reale sul piano della molecola, non esisteva più sul piano dell'atomo o
elemento semplice, che Dalton non concepiva come un elemento materiale
indifferenziato, ma come un elemento specificamente determinato e irriducibile.
2. COSMOL. (II, 63-64; 69-75). L'atomismo meccanicista: dottrina filosofica,
sostenuta nell'antichità da Leucippo, Democrito, Epicuro, e nei moderni, sotto forma
differente, ma ancora più radicale, da Cartesio, e secondo la quale i primi princìpi dei
corpi sono costituiti da elementi corporei estesi, semplici e indivisibili, le cui
combinazioni bastano a spiegare tutti i corpi con tutte le loro proprietà (v.
Meccanicismo 1).
3. L'atomismo dinamico, proposto da Boscovich, ammette che i corpi risultano dalle
combinazioni d'elementi (atomi) dotati di qualità e di energie specificamente
differenti.
4. PSICOL. (III, 209). Si designano sotto il nome d'atomismo psicologico le teorie (sp.
l'*associazionismo) che vogliono spiegare tutta la vita psicologica col giuoco meccanico
di elementi o atomi psichi ci (sensazioni ed immagini).

HOENEN, Filosofia della natura inorganica, 1949; A. ZAMMARCHI, La fisica dell'


atomo, 1946; J. PERRIN, Les atomes, 1936; V. E. ALFIERI, Atomos idea, 1953.

Atomo - (gr. XXXX, indivisibile).


1. COSMOL. (II, 63). Presso i Greci, elementi fisicamente (ma non matematicamente)
indivisibili, eterni, omogenei tra di loro e invisibili a motivo della loro piccolezza, che si
muovono nel vuoto e con la loro riunione fanno nascere i corpi e le loro proprietà
sensibili (colore, sapore, calore, etc.).
2. CHIM . (II, 100). La più piccola quantità di materia d'un corpo semplice che può
effettivamente entrare in combinazione.
3. (FIS. (II, 64-68). L'atomo di Rutherford-Bohr: una specie di sistema solare, nel
quale, attorno ad un nucleo centrale, degli elettroni descrivono orbite ellittiche con la
frequenza di circa 457.000 miliardi di giri al secondo.
4. Lg. Ogni elemento fisico considerato come unità indivisibile di alcune quantità
fisiche (atomo di
elettricità, atomo di azione). V. Quanto.
5. Disintegrazione degli atomi: dissociazione degli elementi costitutivi dell'atomo per
mezzo delle radiazioni delle sostanze radioattive.

Attenzione - (lat. ad tendere, tendere verso).


1. PSICOL. (III, 351). Gen. Orientamento determinato dalla conoscenza, sensibile o
intellettuale, sopra un oggetto isolato dagli altri in ragione dell'interesse che presenta.
2. Div. Attenzione sensoriale: che riguarda un oggetto sensibile e che si esercita per
mezzo dei sensi.
3. Attenzione intellettuale: che riguarda oggetti intelligibili (idee) e che si esercita per
mezzo della riflessione. Ogni forma di attenzione può essere spontanea, cioè prodotta
dal giuoco naturale degli interessi (tendenze istintive o acquisite), o volontaria, cioè
dipendente dalla volontà del soggetto, che conferisce un interesse a ciò che per sé,
costituzionalmente, non ne ha.

Attitudine - 1. PSICOL. (III, 33; 116). Sensazione dell' attitudine, o meglio,


atteggiamento: quella delle posizioni relative alle parti del corpo.
2. Attitudine mentale: secondo Binet e la Scuola di Wurzburg, specie di preformazione
dell'atto, puramente interna, e che si traduce nelle sensazioni soggettive che
l'accompagnano.
Oss. Binet ha tentato, col metodo dei questionari, di realizzare la fissazione memoriale
di questo stato.
3. Volg. Situazione generale dello spirito, risultante da un metodo e da un sistema,
riguardo ad un problema o ad una dottrina «( L'attitudine [o atteggiamento]
evoluzionista » ).

Attivazione - PSICOL. Atto con cui si sostiene o s'aumenta l'attività naturale d'una
funzione. « L'attivazione delle disposizioni affettive mediante le inclinazioni »). Dist.
da * Attuazione.

Attivismo - 1. CRIT. Dottrina di Eucken, secondo la quale la verità è affare di vita e


d'azione piuttosto che di pura ragione, senza tuttavia ridursi, come nel pragmatismo,
alla categoria dell'utile.
2. POL . e PEDAG. Og. Sistema di educazione e di governo che sostituisce i metodi di
coercizione col richiamo allo spirito sportivo, al gusto delle competizioni ed
all'allettamento delle lodi pubbliche e delle ricompense materiali.

Attività - 1. PSICOL. (III, 484). Str. Insieme dei fenomeni psichici mediante i quali si
attualizzano le tendenze e le inclinazioni sensibili oppure razionali (Opp. *Conoscenza
1).
2. Lg. Ogni manifestazione di dinamismo (Ctr. *Passività 1).
3. Sp. Insieme dei movimenti esteriori richiesti dalla vita di relazione (Opp. *
Affettività 1).
4. Volg. Esercizio d'una forza. Potere di produrre un effetto.

Atto - 1. METAF. (IV, II, 170-185). L'essere perfetto, compiuto, determinato nel suo
ordine, per opp. a Potenza, o essere in divenire (= non ancora pienamente realizzato). -
Div. Atto primo (o entitativo): per il quale un ente è, puramente e semplicemente, o
questo o quello; atto secondo (o operativo): *azione l o operazione, cioè atto di agire o
di fare. Espr. « In atto»: allo stato di atto; in maniera attuale (Opp. « In potenza »: allo
stato di potenza; in maniera potenziale). - « In atto di»: che esercita l'atto di (Opp. « In
potenza di »: che possiede la potenza di).
2. La *determinazione 4 che riguarda un qualsiasi ente. - Div. Atto essenziale (actus
essentiae): l'atto per il quale un ente è determinato ad essere tale (= essenza); atto
esistenziale (actus existentiae): l'atto per il quale una essenza è determinata ad esistere
(= esistenza). - Ass. « L'atto precede la potenza» (Actus est prior potentia), in quanto
l'atto è perfezione e compimento. - « È l'atto che separa e distingue» (Actus est qui
separat et distinguit), perché, essendo principio di *determinazione 2, è, per lo stesso
fatto, principio di distinzione.
3. Ogni esercizio d'una *energia 6, materiale o spirituale (Sin. *Azione 1 o operazione).
- Div. Atto esercitato o elicito (actus elicitus): l'atto di volontà; atto comandato o
imperato (actus imperatus): prodotto da una facoltà diversa dalla volontà, ma sotto il
dominio di questa (parlare, riflettere). Atto dell'uomo (actus hominis): ogni atto
prodotto dall'uomo (respirare, digerire, giudicare); atto umano (actus humanus):
voluto e deliberato (studiare, giudicare). L'Atto puro: Dio, in quanto la sua natura
esclude ogni specie di *potenzialità.
N. Atto traduce le due parole XXX e XXXX, che sono state create da Aristotele. In
realtà questi due termini non sono assolutamente sinonimi. « XXX, dice Aristotele
(Metaf. VIII, c. 3, 1047 a 32), designa anzitutto e principalmente i movimenti, perché
soprattutto il movimento sembra atto (da XXXX, essere attivo) ». XXXX designa lo
stato di un essere che abbia il suo fine in sé. Così il primo termine designa l'atto-
azione, e il secondo l'atto-essere. XXXXX si tradurrà dunque con atto operativo (actus
operativus) e XXXX con atto entitativo (actus entitativus).

ARISTOTELE, Metafisica, I, IX; S. TOMMASO D'AQ., in metaphysicam Aristotelis, I,


IX; L. FUETSCHER, Akt und Potenz, 1933; A. FARGES, L'acte et la puissance, 1908;
L. LAVELLE, De l'Acte, 1937; R. MARTINEZ DEL CAMPO, Doctrina Sancti Thomae
de actu et potentia, 1944.

Attrazione - (lat. ad trahere, tirare, trarre a).


1. PSICOL. (UI, 344-348). Attrazione passionale: allettamento determinato da un
soggetto che sollecita vivamente una tendenza, spontanea o acquisita (« L'attrazione
della gloria»).
2. FIS. Fenomeno fisico per il quale due o più corpi, abbandonati a se stessi, si
avvicinano l'uno all'altro.
Attributo - 1. LOG. (I, 42; 53). V. Predicato.
2. METAF. (IV, II, 361). Attributi divini: i diversi aspetti della natura divina. Div.
Attributi entitativi (o metafisici): relativi all'essere stesso di Dio; attributi operativi (o
morali): relativi alle operazioni immanenti di Dio.

Attribuzione - 1. LOG. (I, 45; 48). Atto d'enunciare un attributo d'un soggetto. Sin.
Predicazione.
Oss. I tre modi di attribuzione *a priori 1 (praedicatio per se) sono quelli in cui
l'attributo enuncia l'essenza o una parte dell'essenza del soggetto (« L'uomo è un
animale ragionevole»), - o una proprietà del soggetto (« Il cerchio è rotondo»; « Ciò
che comincia ad essere ha una causa »), - o l'azione propria del soggetto «( L'architetto
costruisce »).
2. Analogia di attribuzione. V. Analogia 3.

Attuale - 1. METAF. (IV, II, 177). Ciò che è in *atto 1 (= determinato e perfetto). Ctr.
potenziale o virtuale.
2. FIS. Energia attuale. Cfr. Energia.
3. TEOL. Grazia attuale: soccorso passeggero accordato da Dio per illuminare
l'intelligenza o per fortificare la volontà.
4. Volg. Presente (« nell'epoca attuale »). Opp. Passato o Futuro.

Attualità - 1. METAF. Carattere di ciò che è *attuale 1 (« L'attualità dell'essere» - si


dice anche « attuosità »).
2. Volg. L'attualità: le cose *attuali 4 «( I giornali vanno alla caccia dell'attualità »).

Attuazione - 1. METAF. (IV, II, 174). Azione di far passare o di passare dalla potenza
all' *atto 1.
2. Stato nel quale un ente possiede in *atto 1 una data *determinazione 2.

Audizione colorata - PSICOL. (III, 201). Fenomeno di *sinestesia, per cui certi
suoni sono legati invariabilmente a certi colori «( A nero, E bianco, I rosso, U verde, O
blu» [Rimbaud]).

Aufklarung - STR. v. Lumi.

Autarchia - (gr. XXXX, potere assoluto; XXXX, padronanza di sé, qualità di ciò che
basta a se stesso).
1. POLIT. Neol. Carattere d'un potere che è sovrano nel suo dominio «( autarchia
amministrativa», « autarchia politica »).
2. ECON. POLIT. Neol. Regime economico d'un paese (o gruppo di paesi) che tende a
soddisfare il maggior numero possibile dei suoi bisogni economici mediante la propria
produzione agricola e industriale.
Autismo - (gr. XXX, se stesso). 1. PSICOL. Secondo Freud, psichismo esclusivamente
volto alla soddisfazione personale, senza preoccupazione alcuna d'adattarsi alla realtà
esteriore o ad altro.
2. Lg. Sin. *Egocentrismo.

Autobiogenesi - (gr. XXX, se stesso, XXX, vita e XXX, genesi).


BIOL. Sin. Generazione spontanea. V. *Generazione3.

Autoctisi - (gr. XXXX, se stesso e XXX, creazione).


PSICOL. Atto di prodursi e di crear se stesso (= libertà spirituale).
Oss. Questo termine è soprattutto usato da Gentile per esprimere che lo spirito
pensandosi, prendendosi come oggetto, crea se stesso e si sviluppa continuamente, in
virtù d'una vivente dialettica del pensiero.

Autodeterminazione - PSICOL. (III, 530-531). Atto di determinar se stesso ad agire


(v. *Libertà 2).

Autoerotismo - (gr. XXX, se stesso e XXXX, desiderio, amore).


PSICOL. PAT. V. *Sessualità.

Automatismo – 1. PSICOL. (III, 57; 75; 523-531). Fenomeno per cui, all'interno d'un
sistema organizzato di meccanismi, ogni elemento *determina 3 il seguente
servendogli da stimolante.
2. Fenomeno nervoso per cui un'eccitazione fa immediatamente
scattare di per se stessa, in ragione
delle connessioni stabilite, una determinata reazione (secrezione, contrazione
muscolare, movimento). V. Riflesso 1.
3. Automatismo psicologico: fenomeno per cui una rappresentazione fa scattare dei
comportamenti che più o meno sfuggono alla direzione e alla coscienza del soggetto.
Div. Automatismo normale: quello che comprende i fatti d'abitudine e di distrazione;
automatismo anormale: quello che risulta da un indebolimento dell'intelligenza
(demenza, suggestione), oppure da una deficienza morbosa della volontà (abulia).
4. STR. Automatismo delle bestie: teoria cartesiana, che nega alle bestie qualsiasi vita
psichica assimilandole alle macchine. V. Spiriti animali.

Automazione - (gr. da XXXX, che si muove, che opera da sé).


1. Gen. Meccanizzazione (V. Meccanismo 1) che rende automatiche (V. Automatismo 1)
le catene di produzione.
2. Metodo che consiste nel rendere autonomo nel suo funzionamento un qualsiasi
sistema tecnico (sia che si tratti di produzione di beni o di servizi), in modo che il
processo si regoli da se stesso. V. Feed-back e Cibernetica.

Autonomia - (gr. XXX, indipendenza).


1. PSICOL. (III, 531). Autonomia psicologica: proprietà d'una volontà la cui
*determinazione 6 esclude ogni specie di timore interno o esterno (Sin. *Libertà 1. Ctr.
*Determinismo 4).
2. MOR. (V, I, 107; 109). Autonomia morale: proprietà per cui un essere ragionevole
sceglie da se stesso la legge della propria condotta.
3. Secondo Kant, l'autonomia della volontà è la proprietà che possiede la volontà pura
di determinarsi soltanto in virtù della propria legge, che è di conformarsi al dovere.
Ctr. *Eteronomia 2. Osso La autonomia, così intesa, si confonde abusivamente con la
sovranità.
4. SOCIOL. (V, II, 322). Potere d'un gruppo, sociale o politico, di organizzarsi e
d'amministrarsi, fatta riserva per i diritti dell'autorità superiore.

Autonomo - Ciò che è dotato d'*autonomia.

Autoregolazione - BIOL. V. Adattamento.

Autorità - (lat. auctor, creatore, produttore).


1. MOR. (V, II, 326-329). Diritto di comandare e di governare.
2. Il detentore, individuale o collettivo, del potere di comandare o di governare.
3. Regime autoritario: regime politico nel quale l'autorità suprema stabilisce da sé i
propri limiti ed esclude il controllo permanente dei governati.
4. LOG. (I, 112). Metodo ed argomento d'autorità: quelli che, per fare ammettere una
proposizione o una dottrina, si basano sulla autorità, cioè sul valore intellettuale e
morale di colui che la propone o la professa.

R. HAUSER, Autoritàt und Macht, 1949; L. JANSSENS, Droits personnels et autorité,


1954; Y. SlMON, Nature and Function of Authority, 1940.

Autoscopia - (gr. XXXXX, se stesso e XXX, osservare).


1. PSICOL. PAT. (m, 358). Autoscopia interna: stato anormale, nel quale alcuni
soggetti percepiscono il funzionamento dei loro organi interni.
2. Autoscopia esterna: stato di allucinazione in cui un soggetto vede se stesso dinanzi a
sé.
3. Lg. Pratica consueta a quei malati che si lasciano assorbire dalle sensazioni che
vengono dalla loro *cenestesi o che ruminano ostinatamente le loro cause di tristezza.

Autosessualità - (gr. XXX, se stesso e lat. sexus, sesso).


PSICOL. PAT. V. Sessualità

Autosuggestione - PSICOL. V. Suggestione 2.

Avvenimento - (lat. ad venire, accadere).


1. Fatto storico. V. Fatto 4.
2. Fatto che attira l'attenzione a motivo di qualche carattere singolare.
Avventizio - (lat. adventitius, che viene dal di fuori).
STR. Idee avventizie: in Cartesio, le idee fornite dai sensi.
(Opp. idee innate e fatti zie [artificiali]).

Azione - (lat. agere, spingere). L METAF. (IV, II, 182). Operazione o atto secondo (=
accidente costituito dall' esercizio attuale della potenza causale). Ctr. Passione. - Div.
Azione immanente: quella il cui termine è nel soggetto che agisce (Es. il pensiero);
azione transitiva: quella che ha il suo termine al di fuori del soggetto
(Es. costruire una casa). - Ass. « L'azione è del soggetto » (Actiones sunt
suppositorum): è l'uomo che vede piuttosto che l'occhio, che bussa piuttosto che la
mano, che giudica piuttosto che l'intelligenza. « L'azione è nel paziente » (Actio est in
passo), perché l'azione (come effetto prodotto) non può avere realtà che nel paziente,
cioè essa costituisce, con la passione, una sola ed identica realtà.
2. COSMOL. Azione a distanza: V. Contatto 2.
3. MOR. (V, I, 2-3). *Attività 1 (o avvenimento dovuto ad una attività) suscettibile
d'essere qualificata moralmente.
4. METAF. (IV, I, 92). Filosofia dell'azione: dottrina di Maurice Blondel che mira a
costituire una critica della vita ed una scienza della pratica.
Oss. La dottrina dell'azione, esposta da Blondel nella sua tesi del 1893, non si deve
confondere con il pragmatismo di W. James. Anteriore alla diffusione di quest'ultimo,
essa risponde piuttosto a preoccupazioni che hanno condizionato la genesi del
pragmatismo, ma sotto una forma ed in un contesto dottrinale del tutto diversi, e
potrebbe essere considerata come una soluzione degli intrichi inestricabili, in cui il
pragmatismo antintellettualistico di James ha finito con l'aggrovigliarsi. Essa si
riallaccia infatti ad una tradizione di cui fanno parte nome illustri, da sant'Agostino a
Pascal, tradizione di filosofia concreta, meno preoccupata, in generale, dello studio
tecnico e scientifico dei problemi che «del valore pratico e nutritivo della verità»;
tradizione di pensiero che nella luce cerca soprattutto il calore.
Volendo caratterizzare questa dottrina, si noterà anzitutto che essa è nettamente
orientata, contro l'associazionismo empiristico, verso l'instaurazione di un realismo
integrale; realismo della vita psicologica, col mettere in luce l'interdipendenza
essenziale delle diverse funzioni umane; realismo della conoscenza, con l'affermazione
che quest'ultima non trova il suo compimento e termine nella scienza astratta (che
tuttavia è una tappa indispensabile del conoscere), ma nel cogliere l'essere concreto;
realismo metafisico, in cui la dialettica dell'azione, più efficace ancora dell'analisi
astratta, ci conduce a scoprire in noi e nelle cose « qualche realtà più piena di realtà,
un'esistenza ulteriore e superiore ad ogni altra e principio dell'esistenza propria di
questa»; realismo morale, con l'affermazione che « la sovrana originalità della vita
interiore ammette solo ciò che essa ha in certo modo assimilato e vivificato ».
P. ARCHAMBAULT, L'oeuvre philosophique de Maurice Blondel, 1928; H. DUMÉRY,
La philosophie de l'action. Essai sur l'intellectualisme blondélien, 1948; B. ROMEYER,
La philosophie religieuse de Maurice Blondel, 1943.
5. MATEM. Prodotto d'un'energia per un dato tempo.
6. Principio dell'azione minore: l'azione (in senso matem.) è sempre un minimum
(Sin. Principio d'economia: nella natura tutto avviene attraverso le vie più corte, col
minore dispendio di tempo e di forza).
7. Principio della uguaglianza dell'azione e della reazione: principio secondo il quale la
forza esercitata dal punto materiale A sul punto B è uguale e opposta alla forza che B
esercita su A.
8. Volg. Esercizio d'un potere («L'azione di camminare »).
9. L'effetto prodotto da questo esercizio. (« L'azione dell'eloquenza ». « Un'azione di
sbarramento »).

S. TOMMASO D'AQ., Summa theologica, I, q. 14, a. 4;q. 18, a. 2; q. 77; Summa contra
Gentiles, I, 45; M. BLONDEL 14. L'action, 1936-37; J. DE FINANCE, Etre et agir,
1945; L. LAVELI.E, De l'Acte, 1937.

Baculinum (Argumentum) V. Argomento 5.

Barbara - LOG. (I, 82). Formula mnemonica del primo modo della prima figura del
sillogismo, le cui tre proposizioni sono in *A 1.
Espr. « Ragionare alla Barbara (o alla Baroco) »: modo familiare di sottolineare
qualche pedantismo nel ragionamento.

Baroco - LOG. (I, 82). Formula mnemonica del quarto modo della seconda figura del
sillogismo, la cui maggiore è in *A 1 e la minore e la conclusione in *O. V. Barbara.

Base - V. Fondamento.

Batibio - (gr. XXX, profondità e XXXX, vita).


STR. Nome dato da Haeckel ad un preteso organismo monocellulare tratto, nel 1868,
dalle profondità dell'Atlantico, ma che in realtà non era che un precipitato chimico.

Beatitudine - 1. MOR. (V, 1,33-37). Ogg. Perfezione d'un essere ragionevole che ha
conseguito il suo ultimo fine.
2. Sogg. Coscienza e godimento di questa perfezione realizzata. (Dist. *Felicità 1, che
non sembra implicare nella stessa misura della
beatitudine la durata e la stabilità: così si può parlare d'una felicità passeggera, ma non
di una beatitudine fuggitiva).

Behaviorismo - (ingl. amer. behaviòr, comportamento, condotta).


1. PSICOL. (III, 14-16). Metodo di psicologia (Betcherew, Pavlov, Watson) che esclude
l'introspezione e non ammette che lo studio del modo come si comporta (= reagisce)
un individuo (uomo o animale) in una determinata situazione (Sin. Psicologia della
reazione).
2. Dottrina di Watson che riduce lo psichismo all'insieme delle reazioni nervose,
muscolari e glandolari determinate da uno stimolo, cioè a un puro funzionamento.
(Opp. *Comportamento 2).
Oss. Forma nuova del *materialismo3 e dell'*epifenomenismo (Sin. *Neuropsicologia).

Belle arti - ESTET. V. Arte l.

Bello - 1. METAF. (IV, Il, 213). Ciò che veduto piace (quod visum placet), cioè che è
oggetto d'intuizione intellettuale e sorgente di gioia.
2. STR. Kant definisce il bello: « ciò che piace universalmente senza concetto» o « una
finalità senza fine ».
Oss. Queste due formule sono imperfette, la prima in quanto omette di enunciare la
relazione dell'essere all'intelligenza; la seconda in quanto definisce il bello con una
proprietà (cioè la gratuità) che conviene anche al giuoco. V. Gratuito2. Il bello, in
realtà, essendo ciò che piace a vedersi, ovvero ciò che piace in virtù della conoscenza,
implica una relazione essenziale dell'essere con l'intelligenza.

M. DE WULF, Art et beauté, 1943; L. STEFANINI, Il problema del bello, 1925; V.


GIOBERTI, Del Bello, 1844; G.
SANTAYANA, The Sense of Beauty, 1896.

Bene - 1. METAF. (IV, Il, 206; 338). L'essere in quanto capace di colmare un bisogno
o placare un desiderio (Sin. * Valore 1). Div. Bene metafisico: l'essere stesso in quanto
perfezione *assoluta 2; bene fisico: il bene relativa ai differenti esseri, secondo la loro
natura; bene morale: il bene proprio agli esseri ragionevoli, in quanto tali.  Bene
onesto: quello che è ricercato per se stesso, cioè per la sua convenienza con la ragione
(es. la virtù); bene utile: quello che è cercato come mezzo in vista d'un altro (es. il
nutrimento); bene dilettevole (a piacevole): il godimento che risulta dal conseguimento
d'un bene. Ass. « Ogni essere è buono» (Omne ens est bonum), nella misura stessa in
cui è più perfetto come essere. « Il bene è ciò che tutti gli enti desiderano» (Bonum est
quod omnia appetunt), perché tutti tendono naturalmente verso un fine che è il loro
bene e non perseguono nulla che sotto l'aspetto del bene (sub specie boni). « Il bene
del tutto è anche il bene delle parti» (Bonum totius est etiam bonum partium), perché
le parti sono per il tutto e dipendono dal tutto.
2. MOR. (V, I, 151-154; V, II, 4-325). Ciò che è conforme alle esigenze della legge
morale.
3. Il bene supremo: astro il bene assoluto e stabile, capace di colma
re perfettamente le aspirazioni più essenziali e più profonde della natura umana;
concr. Dio, fine ultimo e bene perfetto dell'uomo.
4. Il bene comune: il bene dei membri d'una società, presi come formanti un tutto
politico.
S. TOMMASO D'AQ., Summa theologica, I~II, qq. 18-21; SUAREZ, De bonitate et
malitia humanorum actuum; ARCHAM-BAULT, Bien, in Dictionnaire de sociologie, 3
vol., 1936; V. CATHREIN, Moralphilosophie, 2 vol., 1924; A. BAYET, L'idée du bien,
1908; B. HARING, Il sacro e il bene, 1966.

Bilocazione - COSMOL. (II, 18). Atto, per un corpo, d'occupare simultaneamente due
luoghi differenti.

Biochimica - BIOL. Scienza dei fenomeni chimici della materia vivente e dei prodotti
(plasma e umori) elaborati dalla cellula.

Bioenergetica - (gr. XXXX, vita. e XXX, agire).


BIOL. Scienza del *metabolismo energetico del vivente (= della serie ordinata di
fenomeni per i quali l'energia chimica del vivente è trasformata in energia meccanica
ed in energia calorifica).

Biogenetica (Legge) - (greco XXXX, vita e XXX, genesi).


BIOL. (II, 142). Legge, formulata da Haeckel, secondo la quale l'*ontogenesi riproduce
la *filogenesi (cioè ogni vivente individuale riprodurrebbe nella sua evoluzione le tappe
dello sviluppo della specie).
Oss. Questa legge è oggi stimata non valida in senso assoluto.

Biologia - (greco XXXX, vita e XXX, scienza).


L LOG. (I, 190). Insieme delle scienze che riguardano i fenomeni generali della vita.
2. Scienza dei fenomeni generali della vita. V. Morfologia, Fisiologia.

Biosfera - (greco XXXX, vita e XXX, sfera).


1. BIOL. (Il, 130-134). Parte della terra occupata dai viventi.
2. Fascia di sostanza vitalizzata che, alle origini, avvolgeva la Terra. Oss. Quest'ultima
nozione non è molto intelligibile.

Biotipologia - (gr. XXX vita, XXX, tipo e XXXX, studio).


Studio delle tendenze generali dei diversi tipi umani, in vista di una classificazione
scientifica degli individui e del loro orientamento vitale (mediante l'individuazione
delle malattie più o meno latenti e delle predisposizioni) e professionali (mediante la
determinazione delle attitudini naturali o ereditarie).

Bisogno - 1. PSICOL. (III, 46, 263). Stato affettivo mediante il quale si manifesta una
tendenza o una inclinazione.
2. Stato di privazione acuta d'una cosa richiesta da una tendenza o da un'inclinazione
(Dist. *Tendenza 2, principio del bisogno, ma che è incosciente, come la vita stessa).
3. Legge del bisogno: « ogni bisogno tende a provocare le reazioni capaci di soddisfarlo
». V. Interesse 3.
Biunivoco - MATEM. Corrispondenza biunivoca: V. Potenza 5 .

Bontà – 1. METAF. (IV, II, 207). Bontà formale (o *assoluta 2) è la perfezione


posseduta da un ente.
2. Bontà attiva (o *relativa2) è la capacità che un ente possiede di apportare ad un altro
ente la perfezione che gli manca (Ctr. *Male 1).
3. MOR. (V, I, 100). Carattere d'un ente sensibile ai mali d'un altro e proclive a
procurargli tutto il bene che è in suo potere (Ctr. Cattiveria o Malvagità).

Brahman - (sanscrito) STR. L'insieme delle cose come totalità dell'essere. Opp.
*Atman.

Buon senso - 1. Volg. Rettitudine naturale del giudizio relativamente alle cose
pratiche.
2. STR. (I, 34). In Cartesio, potenza naturale ed uguale in tutti « di giudicare e
distinguere il vero dal falso» (Disc. de la Méth. I, l). Sin. *Ragione 1.

Buona volontà - 1. MORAL. Gen. Volontà conforme alla legge morale.


2. Volg. Manifestazione di condiscendenza e di benevolenza verso il prossimo.
3. STR. (V, I, 106). In Kant, volontà sottomessa alla legge del dovere per puro rispetto
verso il dovere in quanto tale (indipendentemente dalla sua materia).

Calcolo - (lat. calculus, pietruzza).


1. MATEM. (l, 140-147). Arte d'eseguire operazioni relative alla quantità per mezzo di
segni e simboli. Oss. Il nome calcolo deriva dal fatto che nel passato ci si serviva di
piccoli ciottoli.
2. Scienze delle operazioni relative alla quantità e che si effettuano per mezzo di segni.
Div. Calcolo algebrico (o *algebra 1): scienza delle relazioni di grandezze rappresentate
con lettere.  Calcolo delle funzioni: scienza delle leggi che definiscono i rapporti di
dipendenza d'una quantità qualsiasi rispetto ad una o parecchie altre quantità
(chiamate *variabili).  Calcolo delle probabilità: scienza delle regole che permettono
di determinare le probabilità d'un avvenimento o d'una classe di avvenimenti futuri. Il
Calcolo infinitesimale: scienza delle operazioni matematiche destinate a determinare le
relazioni esistenti tra grandezze finite, mediante la considerazione di quantità
infinitesimali (= infinitamente piccole: v. Infinito 3). Il calcolo infinitesimale si
suddivide in calcolo differenziale e calcolo integrale.
3. LOG. (I, 95). Calcolo logico, v. Logica 5-8 e Ars combinatoria2.

Cambiamento - 1. COSMOL. (Il, 29; 56). Gen. Modificazione per cui una medesima
sostanza si trasforma o quantitativamente (aumento o diminuzione), o
qualitativamente (*alterazione 1). Div. Cambiamento sostanziale: quello che ha per
termine l'apparizione d'una sostanza specificamente nuova.
2. Cambiamento accidentale (prop. detto o *alterazione 1): modificazione di una
sostanza che resta specificamente la stessa (Sin. *Mutamento l).

Campione (tipo) - PSICOL. Termine di riferimento o modello (paradigma) utilizzato


come punto di riscontro nelle comparazioni.
Oss. Si usa, pressappoco nello stesso senso il termine inglese *Standard.

Campo - 1. PSICOL. (III, 576; 252). Il campo della coscienza è l'insieme dei fenomeni
psichici che sono, ad ogni istante, presenti o accessibili alla coscienza chiara.
Opp. Incosciente (Inconscio) e Sub-cosciente (Subconscio).
2. Nella psicologia della *forma 4, il campo intermedio è l'insieme delle
rappresentazioni che s'intercalano tra due determinati termini spaziali o temporali (Es.
tra due immagini, tra due oggetti, tra due ricordi). Dal punto di vista affettivo, il campo
psichico designa le forze controllate dal soggetto, e si oppone al campo esterno (= forze
[attrazione, repulsione, etc.] che agiscono dall'esterno sul soggetto).
3. FIS. (II, 37). Gen. Regione dello spazio le cui differenti parti si ordinano
reciprocamente secondo una certa *struttura l d'insieme.
4. Nella Meccanica ondulatoria (v. *Meccanica 3) : insieme delle proprietà fisiche che
caratterizzano in ogni istante i diversi punti dello spazio e si esprimono mediante
funzioni generalmente continue delle coordinate di spazio e tempo.

Canone - (gr. XXX, regola). Regola o norma pratica.

Canonica - STR. Nome dato da Epicuro alla sua Logica.


Oss. Essa non comporta che dieci regole, delle quali la principale è quella che fa delle
sensazioni il criterio unico della verità.

Capitale - 1. ECON. POL . e MOR. (V, II, 251; 301; 318-319). Ricchezza sottratta al
consumo immediato e conservata o in vista di un consumo ulteriore, o in vista d'una
produzione di nuove ricchezze.
2. Ogni ricchezza che produce una rendita (interesse, reddito, beneficio, etc.) al suo
proprietario.
3. Sov. (soprattutto al plurale), segni della ricchezza (= biglietti di banca; titoli di
reddito; azioni e obbligazioni).

Capitalismo - ECON. POL . e MOR. (V, II, 251; 301; 318-319).


La proprietà di tipo capitalistico è caratteristica del regime individualistico, che esiste
nell'antichità romana sotto il nome di regime quiritario e che è divenuto, dalla
Rivoluzione del 1789, il regime di tutta l'Europa (ad eccezione della Russia) e di tutta
l'America.
Il capitalismo si sviluppa, infatti, a Roma, a partire dalla fine del primo secolo della
nostra era con l'afflusso della manodopera, provocato dall'accrescimento costante del
numero degli schiavi e dall'aumento continuo dei capitali conseguenti al movimento
degli affari. Da allora numerosi plebei, che non potevano accedere alle magistrature,
approfittano delle circostanze per trasformare in denaro i loro averi immobili e si
industriano di farli fruttare con tutti i mezzi. Così si forma una classe capitalistica
(cavalieri o negociatores), che diventa rapidamente una plutocrazia di rapina e riesce a
far affluire tutte le riserve metalliche dell'Oriente.
Nel mondo che segue la Rivoluzione francese, caratterizzato dall'individualismo, lo
sviluppo accelerato dell'industria, legato allo esclusivo dominio del liberalismo,
determina un movimento di proprietà capitalistica straordinariamente esteso e
potente, che dominerà tutto il XIX secolo e l'inizio del XX. In questo regime, la
proprietà si distingue per tre caratteri: l'esclusività assoluta, che comporta il diritto
illimitato di usare o di non usare, di sprecare o di distruggere, di vendere e di
trafficare, la perpetuità, in virtù della quale la proprietà si trasmette indefinitamente
per il giuoco della eredità, senza che l'erede abbia altro titolo che quello di essere
investito dal proprietario, la possibilità indefinita d'accrescimento, che ammette tutti i
mezzi, sotto la sola condizione di rispettare la legge della libera concorrenza.
Il capitalismo, in realtà, con il giuoco dei trusts, con l'ausilio delle società di credito e
delle banche e con la speculazione, è riuscito a mettere enormi fortune nelle mani di un
piccolo numero di uomini, che dispongono così di una potenza ad un tempo
formidabile e invisibile su gli organismi politici di un Paese e perfino sulle relazioni
internazionali.
1. Gen. Regime economico che comporta la proprietà privata (individuale o collettiva)
dei *capitali l.
2. Sp. Og. Sistema economico nel quale il possesso, l'aumento e l'uso dei *capitali e,
particolarmente, dei segni della ricchezza, escludono ogni limite e ogni restrizione,
nonché ogni intervento dello Stato. (Sin. Liberalismo economico: v. Liberalismo 1).

H. GONNARD, Histoire des doctrines économiques, de Platon à Quesnay, 1928; A.


DAUPHIN-MEUNIER, L'Église en face du Capitalisme, 1955.

Capo - (lat. caput, testa).


MOR. (V, II, 326). Nel senso più gen., il capo è colui che comanda e governa, cioè colui
che pensa ed enuncia il bene comune d'una società e colui che dirige le attività dei
membri della società in funzione di questo bene comune.

Capzioso - (lat. captare, captare). LOG. Ragionamento o argomento capzioso:


ragionamento o argomento erroneo che cerca di captare l'assenso per mezzo di qualche
artificio (Sin. *Sofisma).

Carattere – 1. Volg. Segno distintivo che permette di riconoscere una cosa o una
persona.
2. PSICOL. (III, 566). Insieme delle *disposizioni congenite d'un uomo che
determinano il suo *comportamento 2 abituale e condizionano la sua evoluzione
psicologica.
3. Abitudine dell'energia nel volere e nell' azione ( « Un uomo di carattere »).
4. BIOL. (I, 192-194). Segno distintivo apparente, che permette di classificare un essere
(animale o vegetale) in un gruppo o di situarlo in una serie. Div. Caratteri accidentali :
la cui presenza o assenza dipende dalle condizioni particolari di un individuo; caratteri
essenziali: distintivi del gruppo o della specie.  I caratteri essenziali sono coordinati (
= specifici) o dominanti (= generici).

Caratteriale - PSICOL. PAT. Fanciullo (o individuo) caratteriale: il cui *carattere 2 è


affetto da una *anomalia2 molto spiccata.

Caratterologia - (gr. XXXX, segno, marchio e XXX, scienza).


Scienza che mira, da una parte, a partire dai fatti constatati (e, in quanto possibile,
misurati), a scoprire induttivamente (v. Induzione) i tratti costitutivi del *carattere2, e,
dall'altra, a dedurre da quei tratti le *proprietà 1 che devono coesistere con quelle che
sono state constatate.
Lg. Studio che tende a determinare al di là dell'insieme permanente delle *disposizioni
costituenti la *struttura 1 mentale di un uomo, il modo in cui questi sfrutta, specifica,
compensa tale fondo congenito e reagisce su di esso.
Oss. Sotto questo rispetto, la *psicologia 5 individuale di Adler è una parte della
caratterologia.

R. LE SENNE, Traité de caractérologie. 1946; G. M. BERTINI, La caratterologia,


1951.

Cardinali (Virtù) - (lat. cardo, cardine).


MOR. (V, I, 179-184). Le quattro virtù fondamentali (prudenza, giustizia, fortezza,
temperanza), alle quali si collegano tutte le altre virtù morali.

Carità - (lat. caritas, amore). L MOR. (V, Il, 224). Prop. L'amore del prossimo. -
Doveri di Carità: quelli che derivano dalla fraternità degli uomini tra di loro e restano
relativamente indeterminati e non esigibili con la forza (Opp. Giustizia).
2. Volg. La beneficenza e spc. l'elemosina.

Carnot - FIS. Principio di Carnot: v. Energia 4.

Cartesianismo - (Cartesius, nome latino di Descartes, nel XVII secolo).


METAF. (IV, I, 42-47) e STR. Filosofia di Cartesio e dei discepoli di Cartesio.

A. GEMELLI, Cartesio, 1937; F. OLGIATI, La filosofia di Cartesio, 1937; K. ]ASPERS,


Descartes und die Philosophie, 1937; E. CALLOT, Problèmes du cartésianisme, 1956.

Casistica - (lat. casus, circostanza fortuita).


1. MOR. (V, I, 18). Studio dei casi di coscienza (= delle situazioni concrete e complesse
in cui può trovarsi l'agente morale).
2. Questo termine spesso si usa in senso peggiorativo per designare una maniera sottile
e speciosa di giustificare per partito preso una condotta qualsiasi.

Caso - (lat. casus circostanza fortuita).


1. METAF. (IV, II, 275-278). Causa accidentale che produce un effetto raro ed
eccezionale avente le apparenze della *finalità 1-2.
2. Volg. Effetto imprevedibile. Oss. Il caso prende il nome di
sorte (buona o cattiva = fortuna o disdetta) quando riguarda il campo dell'attività
pratica dell'uomo.

Castità - (lat. castitas, da castus, puro).


MOR. (V, Il, 200-201). Forma della temperanza, che consiste nel retto uso dei piaceri
carnali.

Catabolismo - (gr. XXX, da XXXX, rovesciare, capovolgere).


BIOL. V. Metabolismo.

Catalessi - (gr. XXXX, atto di afferrare bruscamente).


PSICOL. PAT. Fase dell'*ipnosi, in cui il corpo del soggetto è inerte e conserva tutti gli
atteggiamenti che gli si danno, anche i più difficili a tenersi.

Cataplessia - (gr.XXXX, stupore, fissità dello sguardo).


PSICOL. PAT. (III, 242). Fenomeno caratterizzato da una inibizione brutale del
sistema muscolare, durante la quale il soggetto sembra dominato da un sonno
profondo, ma in realtà resta perfettamente cosciente, provando un'impressione di
completa impotenza.

Catarsi - (gr. XXX, purificazione).


1. PSICOL. (III, 299). In Aristotele: purificazione delle passioni ottenuta mediante
l'arte, che fornisce loro un oggetto fittizio.
2. Gen. Effetto del giuoco sulle passioni, come attività suppletiva per mezzo della quale
le tendenze s'esercitano in bianco o a vuoto.

Categorematico - LOG. (I, 58). Si chiamano così quei termini che hanno un
significato da soli, indipendentemente da ogni altro (Es. i sostantivi e gli aggettivi). Ctr.
Sincategorematici: termini che non hanno *significato 2 presi isolatamente, ma che
sono necessari ad ogni discorso logico (Es.: « non », « sì », « allora », « e », « o », «
tutti », « qualcuno »).

Categoria - (gr. XXXX, da XXX, affermare).


1. LOG. (I, 44) e METAF. (IV, II, 226). I modi speciali sotto i quali l'essere può esistere,
ossia l'insieme dei generi supremi nei quali si distribuisce tutto il reale. - Div. Ci sono
dieci categorie: la sostanza, la qualità, la quantità, la relazione, il tempo, il luogo, la
situazione, la azione, la passione, l'avere (Sin. Predicamento ).
2. In Kant, concetti fondamentali *a priori 2 dell'intelletto puro.
3. Lg. Nozioni generali secondo le quali uno spirito suole giudicare o ragionare.

Categorico – 1. LOG. (I, 58; 83). Proposizione categorica: v. Proposizione.


2. Sillogismo categorico: v. Sillogismo.
3. MOR. (V, I, 106). Kant dà il nome d'imperativo categorico al dovere, in quanto
comanda senza condizione. - Ctr. Imperativo ipotetico: che comanda sotto condizione
(« sii onesto, se vuoi essere stimato »).

Causa - 1. METAF. (IV, Il, 247-280). Ciò per cui qualcosa accade. - Div. Causa prima:
Dio; causa seconda: che agisce in dipendenza
d'una causa superiore.  Causa intrinseca: che concorre alla costituzione d'un ente,
causa estrinseca: che concorre alla produzione d'un ente.  Causa efficiente: ciò in
virtù di cui qualcosa esiste; causa finale: ciò in vista di cui qualcosa è; causa materiale:
ciò di cui qualcosa è fatto; causa formale: ciò per cui un ente è un determinato ente. 
Causa principale: quella che produce l'effetto per virtù propria; causa strumentale:
quella che agisce per impulso d'un'altra causa.
 Causa prossima: quella da cui dipende immediatamente l'effetto; causa remota:
quella che si trova all'inizio d'una serie di cause; causa mediata: intermedia.  Causa
per sé (o essenziale): quella che produce l'effetto proprio al quale è ordinata; causa per
accidente (o accidentale): quella che produce un effetto, che s'aggiunge
accessoriamente, senza essere voluto né previsto, agli effetti voluti e previsti
direttamente. - Ass. « Nulla avviene senza causa» (Nihil fit sine causa), formula
negativa del principio di *causalità 3. - «( Nulla è causa di se stesso» (Nihil sui ipsius
causa), perché bisogna essere prima d'agire. - « La causa della causa è anche causa
dell'effetto» (Causa causae est etiam causa causati), perché, in una serie di cause
subordinate tra di loro, tutta la causalità deriva dalla prima causa. - « Ponendo la
causa, si pone l'effetto» (Posita causa, ponitur effectus). - Sopprimendo la causa, si
sopprime l'effetto» (Sublata causa, tollitur effectus). Dist. *Condizione. *Occasione.
2. LOG. (I, 122; 153). Nelle scienze naturali: antecedente costante d'un fenomeno o
d'un gruppo di fenomeni (Sin. *Condizione 2).
3. Rapporto tra fenomeni che si esprime sotto forma funzionale. V. Funzione 4. Legge
4.

S. TOMMASO D'AQ., Summa theologica. I, q. 44, a. I; T. RÉGNON, La métaphysique


des causes d'après Saint Thomas et Albert le Grand, 1886; A. LANG, Das
Kausalproblem, 1904; C. FABRO, Partecipazione e causalità, 1961; A. PASTORE, Il
problema della causalità, 1921.

Causalità - L METAF. (IV, II, 252). Str. Atto di produrre qualcosa.


2. Gen. Rapporto di causa ad effetto. - Div. Causa efficiente, finale, formale e materiale.
V. Causa1  Causalità reciproca: quella che l'agente esercita sul paziente, e questo, per
reazione, sull'agente (Causae quaedam sunt ad invicem causae).
3. Principio di causalità: ( tutto ciò che comincia ad essere ha una causa». Oss.
Bisogna evitare la formula « tutto ha una causa », perché non specifica la natura della
causalità. Essa del resto è falsa in se stessa.

S. TOMMASO D'AQ., Summa teologica, I, q. 44, a. I.; C. FABRO, La difesa critica del
principio di causa, in «Riv. di fil. neoscol.", 1936; C. GIACON, La causalità nel
razionalismo moderno, 1954; A. PASTORE, Il problema della causalità, 1921; J.
HESSEN, Das Kausalprinzip, 1928; GARRIGOU-LAGRANGE, Dieu, son existence et
sa nature, 1933.

Caverna – 1. STR. Allegoria della caverna. Platone (Rep. VII, 1- 2) paragona l'anima
umana ad un prigioniero incatenato in una caverna, col dorso rivolto alla luce, in modo
ch'egli non vede le cose esterne, ma soltanto le ombre che esse proiettano sul fondo
della caverna.
2. Idoli della caverna (Idola specus): Bacone designa così le cause degli errori costituite
dai difetti personali.

Cecità. (lat. caecus, cieco).


1. *Privazione del senso della vista.
2. PSICOL. PAT. Cecità verbale: impotenza a cogliere il senso dei caratteri scritti (il
soggetto non sa più leggere) (Sin. Alessia).
3. Cecità psichica: impotenza a riconoscere gli oggetti comuni (Sin. Agnosia visuale).

Cenestesi - (o cenestesia, gr. XXX, comune e XXXX, sensazione).


1. PSICOL. (III, 116). Sensibilità organica generale. Sin. Tatto interno.
2. Sensazione globale confusa risultante dall'insieme delle sensazioni relative allo stato
degli organi e alle funzioni della vita vegetale.

Censura - PSICOL. (III, 599-601). Nella *psicanalisi, specie di controllo incosciente


per cui il « super-io» (o io ideale) arresta e respinge nell'inconscio le tendenze, i
sentimenti o le idee contrarie ai desideri coscienti dell'io. V. Rimozione e Super-io.

Centrifugo - (lat. centrum, centro e fugere, fuggire).


1. Forza centrifuga: in virtù della quale un corpo girando attorno ad un centro tende a
fuggire dalla tangente.
2. Nervo centrifugo: v. Nervo.

Centripeto - (lat. centrum, centro e petere, guadagnare).


1. Gen. Che tende ad avvicinarsi al centro (« Forza o corrente centripeta »).
2. Nervo centripeto: V. Nervo.

Centro - BIOL. (III, 53; 61-66). I centri nervosi dell'uomo sono: il cervello e il
cervelletto, il bulbo e il midollo spinale.
Cerebrazione . (lat. cerebrum, cervello).
1. PSICOL. (III, 591). Attività fisiologica del cervello, the condiziona l'attività
psicologica.
2. Cerebrazione incosciente: espressione usata nell'*epifenomenismo per designare il
lavoro intellettuale che si compirebbe (si suppone) nell' inconscio all'insaputa del
soggetto. Oss. Questa espressione è completamente impropria, perché lascia supporre
che un simile lavoro potrebbe essere puramente fisiologico: ciò è assurdo.

Certezza - LOG. (I, 106), PSICOL. (III, 450) e CRIT. (IV, I, 69-78).
Stato d'animo che consiste nello aderire fermamente, senza timore d'ingannarsi, ad un
giudizio ritenuto come vero. Div. Certezza metafisica: basata sull'essenza delle cose «(
il tutto è più grande della parte»); certezza fisica: fondata sulle leggi della natura o
dell'esperienza «( il ferro è conduttore d'elettricità); certezza morale: basata sopra una
legge psicologica o morale «( all'uomo ripugna la menzogna »).
Oss. Og. Certezza morale: serve spesso a designare la *credenza2. Il Certezza
immediata: acquisita al primo esame dell'oggetto; certezza mediata: acquisita per
mezzo della dimostrazione; certezza intrinseca: quella che risulta dalla visione della
cosa stessa; certezza estrinseca: basata sulla fede d'un altro (Opp. *Dubbio 1 e
*Opinione 1).

DESCARTES, Principes, parte 4a, § 205; J. H. NEWMAN, A grammar of Assent, tr. it.
1943; D. J. MERCIER, Critériologie générale, 1923; OLLÉ-LAPRUNE, La certitude
morale, 1905; J. VOLKELT, Gewissheit und Wahrheit, 1918.

Cervello – 1. BIOL. Lg. L'encefalo.


2. Str. Gli emisferi cerebrali soltanto (ad esclusione del cervelletto e del bulbo).

Cesarismo - POLIT. Regime politico che concentra tutto il potere sociale in una sola
persona o in un sol corpo e che non riconosce alcun diritto o autonomia ai gruppi
formati dalla natura o dalla storia. (Dist. *Monarchia).

Chiaro - LOG. (I, 47). L'idea chiara: quella che basta a far conoscere il proprio oggetto
tra tutti gli altri (Ctr. Oscuro). Dist. *Distinto 1.
Chimica - LOG. (I, 158). Scienza delle specie chimiche (cioè della struttura
molecolare dei differenti corpi, delle proprietà che derivano da questa struttura e dei
mutamenti che la riguardano). V. *Specie 2.

Choc emotivo - PSICOL. (III, 335-340). Fenomeno emozionale caratterizzato da una


specie di sconvolgimento mentale e dall'impossibilità o dall'incoerenza dei movimenti
di adattamento. (Sin. Ictus emotivo ).

Cibernetica - (gr.XXX, pilota).


Teoria delle trasmissioni o delle comunicazioni, cioè studio scientifico dei mezzi di
trasmettere una informazione mediante un qualsiasi procedimento (meccanico,
acustico, ottico, elettrico, radioelettrico, ecc.).
Oss. La teoria delle macchine da calcolo non è che un' applicazione della cibernetica.

Ciclo - (gr. XXX, cerchio). 1. Periodo dopo il quale gli stessi


fenomeni si riproducono nello stesso ordine (« Il ciclo lunare»).
2. Insieme di fenomeni costantemente associati e raggruppati attorno ad un fenomeno
principale considerato come causa o condizione di tutti gli altri (« ciclo culturale» -
propriamente si tratta di una cattiva traduzione, ormai vulgata, del termine Kreis =
ambito, usato dagli etnologi tedeschi).

Ciclotimia - (gr.XXX, circolo e XXXX, umore).


PSICOL. PAT. (III, 551). Costituzione psicopatica caratterizzata da oscillazioni
frequenti, brusche e irregolari dell'umore.

Cinematica - (gr. XXX, movimento ).


Parte della Meccanica che studia, indipendentemente dalle leggi fisiche che li
governano, i movimenti che si effettuano, lungo il tempo, nello spazio a tre dimensioni.

Cinestetico - (gr. XXX, movimento e XXXX, sensibilità).


PSICOL. (III, 114). Sensazioni cinestetiche: insieme delle sensazioni muscolari che
risultano dai movimenti delle membra (sp. contatto, pressione, peso, resistenza e
sforzo).

Cinetica - (gr. XXX, movente).


1. FIS. Gen. Che ha rapporto al movimento (« energia *cinetica»).
2. Teoria cinetica: che spiega i fenomeni fisici soltanto mediante il movimento («
Teoria cinetica dei gas »: consistente nell'ammettere che la pressione che un gas
esercita sulle pareti di un vaso è dovuta agli urti molecolari). Sin. *Meccanismo 2.

Cinismo - (gr. XXX, cane). 1. STR. Dottrina della Scuola di


Antistene e di Diogene, secondo la quale il saggio deve professare, nei suoi atti e nei
suoi giudizi. un'indipendenza assoluta.
2. Volg. Disprezzo delle convenienze e delle regole morali, negli atti e nelle opinioni.

Circolo - LOG. (I, 94). Il circolo vizioso consiste nel dimostrare una mediante l'altra
due proposizioni che hanno ugualmente bisogno d'essere dimostrate.

Circostanze - (lat. circumstantiae, le cose che stanno attorno).


1. MOR. (V, I, 157). Tutti gli elementi *accidentali 2 di un atto. Oss. I moralisti contano
sette circostanze possibili, designate dalle seguenti parole: Quis (Chi)? - Quid (Che
cosa)? - Ubi (Dove)? - Quibus auxiliis (Con quali mezzi)? - Cur (Con quale intenzione)?
- Quomodo (In che modo)? - Quando (Quando e durante quanto tempo?).
2. Volg. Congiunture (« Nelle grandi circostanze»).

Cirenaismo - STR. Dottrina di Aristippo di Cirene, secondo la quale la felicità


consiste nel piacere dei sensi. V. Edonismo.

Cittadino - 1. POL . Ant. Individuo che abita in una città e che gode del diritto di
cittadinanza (= delle capacità di usare dei privilegi riconosciuti agli abitanti di una
città).
2. Og. Individuo che gode dei diritti politici e che è sottomesso a tal une obbligazioni
definite (es. servizio militare) verso la nazione e lo Stato.

Civico - 1. DR. e MOR. (V, II, 418). Che ha rapporto con l'individuo in quanto
cittadino.
2. Diritti civici: l'insieme dei diritti legati alla qualità di cittadino.

Civile – 1. DR. (V, II, 187). Ciò che ha rapporto con l'individuo in quanto uomo,
indipendentemente dalla sua qualità di cittadino.
2. Diritti civili: diritto di contrarre matrimonio, di possedere, di testimoniare, di far
testamento,
di citare, di querelare, ecc. (Sin. Diritto naturale: V. Diritto 2).

Civiltà - (lat. civilis, che riguarda la vita in società).


MOR. (V, II, 447-450). Stato generale in virtù del quale la società non è solo capace di
fornire ai suoi membri l'insieme di beni necessari al loro perfezionamento temporale,
ma anche di procurarli loro in abbondanza e secondo la loro giusta e necessaria
gerarchia,
nella quale i beni onesti (intellettuali, morali e religiosi) devono avere il primato. Dist.
*Cultura 2.

Clan - Presso i primitivi, unità sociale, meno estesa della tribù.


Oss. Contrariamente a ciò che pensava Durkheim, non sembra che il clan,
originariamente, sia stato legato al .totemismo. Comunemente esso è caratterizzato
dall'esogamia (= interdizione di matrimonio tra persone appartenenti al medesimo
clan).

Classe - 1 BIOL. (I, 194). Nella Sistematica, gruppo immediatamente superiore


all'ordine e inferiore al tipo (« La classe dei mammiferi »).
2. SOCIOL. (V, II, 305; 307; 380). In una società, gruppo d'individui che hanno la
stessa condizione sociale «< la classe borghese»); «la classe media »); « la classe
operaia »).
3. LOG. (I, 99). Insieme di enti considerati come formanti un tutto. Oss. La nozione di
classe (che è legata al punto di vista .estensivo 2) sostituisce la nozione d' *essenza1 e
caratterizza sotto quest'aspetto la Logica nominalista ed anche la *Logica 5
formalizzata. V. Vuoto*.
Classificazione - 1. LOG. (I, 192; 133). Operazione che consiste nel dividere gli
oggetti in classi gerarchiche. - Div. Classificazione artificiale: quella che si fa secondo
caratteri scelti arbitrariamente e secondari; classificazione naturale: quella che si fa
secondo i caratteri essenziali.
2. La classificazione delle scienze: tentativo che mira ad ordinare razionalmente le
diverse scienze. Oss. La classificazione più conosciuta è quella di A. Comte, che
dispone gerarchicamente le scienze secondo la loro complessità crescente e la
generalità decrescente.
3. BIOL. (I, 193). Distribuzione degli esseri viventi in gruppi sempre più vasti: specie,
generi, famiglie, ordini, classi, tipi. Sin. * Sistematica 3.

Claustrofobia - PSICOL. PAT. Stato d'ansietà in cui si trovano alcuni soggetti per
paura morbosa degli spazi ristretti e chiusi (Ctr. * Agorafobta).

Clima - (gr. XXX, da XXXX, piego).


1. Insieme delle circostanze atmosferiche considerate relativamente ad una unità
geografica, che esse servono a caratterizzare (« Il clima temperato della Francia »).
2. Fig. Insieme delle circostanze psicologiche, d'ordine sia intellettuale, sia affettivo,
che compongono l'ambiente morale d'un popolo o d'un individuo (« Il clima necessario
ad una riforma »).

Clinamen - (lat. deviazione). STR. (IV, II, 345). Deviazione (o


variazione) fortuita che, nell'atomismo d'Epicuro, spiegava che gli
atomi i quali cadono nel vuoto possono riunirsi e agglomerarsi.

Coadattamento - (lat. co-aptare, adattare a).


BIOL. Coadattamento anatomo-fisiologico: esistenza in un ente di un dispositivo
organico, con funzione passiva c attiva, che rende possibile un funzionamento
fisiologico o un comportamento determinato. V. Preadattamento.

Coazione - (lat. cogere, coactum, spingere, costringere).


1. PSICOL. (III, 526). *Costrizione I esterna.
2. Libertà da coazione (libertas a coactione) : libertà esterna (Ctr. *Spontaneità).

Coercizione - (lat. coercere, costringere).


Atto d'esercitare una costrizione
esterna «( Mezzi di coercizione n). V. Costrizione 1.

Coesistenza - 1. METAF. Esistenza simultanea.


2. LOG. (I, 122; 178). Rapporto di coesistenza: relazione di due fenomeni che sono
sempre dati insieme.
Coestensivo - LOG. Due termini sono detti coestensivi, quando hanno la stessa
*estensione 1 (« Il tempo è coestensivo all'universo ». « Secondo Spinoza, il reale è
coestensivo al possibile » - tutti i possibili sono realizzati).

Cogitativa - (lat. cogitare, esaminare, pensare).


PSICOL. Nella Scolastica: *senso 1 interno, per cui l'oggetto percepito appare come
utile o nocivo al soggetto percipiente. V. Estimativa.

Cogito - 1. STR. Prima parola dell'argomento col quale Cartesio stabilisce l'esistenza
dell'anima come sostanza individuale a partire dal pensiero: Cogito ergo sum.
2. PSICOL. e CRIT. Il cogito: insieme delle attività di pensiero, sia spontanee (cogito
preriflessivo), sia riflesse.

Cognatio . DR. V. Agnatio.

Collettivismo - SOCIOL. (V, II, 254). Il collettivismo o *comunismo 2 è una delle tre
forme principali che, come è stato propugnato da Karl Marx, sostiene l'illegittimità
della proprietà privata e ammette solo la proprietà comune di tutti i beni di
*produzione 3, di tutti i mezzi di trasporto e di scambio, la nazionalizzazione di tutte le
opere e lo sfruttamento comune dell'agricoltura, dell'industria e del commercio.
Il lavoro di ciascuno, in questo sistema, sarebbe pagato con beni di consumo, secondo
la sua durata media sociale.
La riforma che Lenin si sforzò di realizzare in Russia, dopo la rivoluzione dell'ottobre
1917, fu questa. Le condizioni in cui questa collettivizzazione si compiva: erano
particolarmente favorevoli, in ragione del vigore del principio del Mir, familiare alle
masse russe. Questo regime comunitario era già, per se stesso, straordinariamente
mediocre dal punto di vista economico. Tuttavia i risultati economici della
collettivizzazione integrale, tentata dal comunismo trionfante, furono così deplorevoli,
che costrinsero Lenin, fin dal 1921, a far marcia indietro e ad inaugurare una nuova
politica economica (NEP) che reintroduceva parecchie forme di proprietà individuale
nel sistema russo. Da allora lo sforzo del partito comunista ha mirato principalmente
alla collettivizzazione delle imprese agricole con il regime dei sovkoz e con il regime
meno collettivizzato dei kolkoz. L'esperienza non sembra aver dato dei brillanti
risultati; la politica agraria dei Sovieti ha suscitato nel 1932 un vero sciopero generale
dei contadini, che fu seguito nel 1933 da una carestia estremamente micidiale. Il
sistema ha potuto essere mantenuto (con molte attenuazioni) solo a prezzo di misure
di costrizione, senza cui la produzione agricola sarebbe precipitata in una rovina
completa e irreparabile.

F. ORESTANO, Collettivismo, in Nuovo digesto italiano, vol. III, 1938; CL.


MUNSTER, Mengen, Massen, Kollektive, 1952; A. MANCINI, Storia del collettivismo,
1950; J. P. KOCH, Le collectivisme devant l'expérience, 1947; BOGDANOFF, Umrisse
der Philosophie des Kollektives, 1909; ORTEGA y GASSET, La rebelion de las masas,
1930.
Collettivo - 1. LOG. (I, 46; 92). Concetto collettivo: che si applica ad un insieme di
individui presi come formanti un tutto (Es. esercito, famiglia). Opp. Divisivo: concetto
che si applica soltanto ad individui presi come tali (poeta, oratore, ufficiale). Dist.
Universale: idea d'una natura o d'una essenza.
Oss. A volte si dicono anche « concetti distributivi » (invece di « divisivi »). Ma il
termine « distributivo n è improprio, perché la espressione « concetto distributivo »
designa un'essenza distribuita in tutti gl'individui di una determinata specie, cioè un
universale.
2. SOCIOL. e PSICOL. (I, 220). Psicologia collettiva: quella che risulta da
un'interazione, volontaria o no, delle coscienze individuali. Sin. Psicologia delle folle o
Interpsicologia (Tarde).
3. Coscienza collettiva: nozione proposta da Durkheim, che ne ha dato definizioni
molto differenti. La sola intelligibile è quella che fa della coscienza collettiva un modo
di sentire, di pensare e d'agire il cui principio e fine sono la società come tale (ma il
termine di coscienza è qui molto equivoco, perché ogni coscienza è individuale).
4. Proprietà collettiva: diritto di possesso o cosa appartenente indivisibilmente a più
persone che formano un gruppo.

Collezione - LOG. (I, 52). Pluralità di esseri che formano un tutto accidentale o
convenzionale (« Una collezione di quadri »). V. Tutto3

Colloidale - FIS. (II, 111). Stato colloidale: stato della materia, intermedio tra la
sospensione in dispersione meccanica (della sabbia agitata con acqua in un tubo) e la
dissoluzione (del sale disciolto nell'acqua).

Colonia - (lat. colonus, da colere, coltivare).


1. POLIT. (V, Il, 441). Territorio non ancora occupato o paese non sfruttato dai suoi
occupanti, di cui uno Stato s'appropria installandovi i suoi cittadini o di cui prende in
mano l'amministrazione, al fine di farla fruttificare per il bene generale dell'umanità e
di procurare agli indigeni i beni della civiltà.
2. Popolazione uscita da un paese al fine di installarsi in un suolo straniero.
3. Volg. Insieme d'individui (uomini o animali) viventi in gruppo (« Una colonia d'api
»).

Colpa. MOR. (V, I, 166). Violazione, volontaria o no, d'una legge, morale o positiva.
(Dist. Peccato, che sottolinea il carattere volontario e cosciente della mancanza).

Coltura - BIOL. Brodo di coltura: brodo di manzo o di pollo che serve da ambiente
per i preparati e per le esperienze batteriologiche.

Combinatoria - (lat. combinare, unire due a due).


1. MATEM. Scienza che ha per oggetto di ordinare le combinazioni possibili d'un
insieme di oggetti determinati e di determinarne le proprietà e le relazioni.
2. LoG. (I, 95). Metodo che ha per oggetto di formare per ordine tutte le combinazioni
.possibili 1 tra determinati concetti primitivi.
Oss. È Leibniz (De Arte combinatoria, 1666) che per il primo ha definito questo
metodo e gli ha dato il nome. Esso è per lui, « l'arte d'inventare» (ars inveniendi).

Come - LOG. Scienze del come: V. Spiegazione 2.

Commutativa (Giustizia) - MOR. V. Giustizia l.

Comparativo (Metodo) - 1. LOG. Gen. Metodo che ricorre sistematicamente al


procedimento della *comparazione 2.
2. PSICOL. (III, 34-38). Metodo che consiste nell' avvicinare o lo psichismo anormale
allo psichismo normale, o lo psichismo dei primitivi a quello degli inciviliti, o lo
psichismo animale allo psichismo umano.
3. SOCIOL. (I, 233). Metodo che consiste nell'avvicinare gli usi o i fatti sociali di luoghi
o d'epoche differenti al fine di scoprire ciò ch'essi comportano di comune e di costante
e di conseguenza d'essenziale (Es. comparazione della famiglia patriarcale d'Atene, di
Roma, di Sparta, o del capitalismo a Roma sotto gli imperatori e del capitalismo
moderno).

Comparazione - 1. PSICOL. Atto d'attenzione che verte simultaneamente o


successivamente su due o più termini al fine di coglierne le rassomiglianze e le
differenze.
2. LOG. Procedimento scientifico che consiste nello stabilire le rassomiglianze e le
differenze che esistono tra due termini.

Compensazione - (lat. compensare, controbilanciare).


1. PSICOL. PAT. (III, 515). Fenomeni o attività di compensazione: reazioni
automatiche (tic, manie, scrupoli, superstizioni) che servono a ristabilire
artificialmente un equilibrio psichico o morale, difettoso d'altra parte a causa di
timidezza, di ossessioni o d'un complesso d'inferiorità, ecc. V. Automatismo3.
2. MOR. (V, II, 291). Compensazione occulta: atto per cui qualcuno prende
segretamente ad un debitore l'equivalente di ciò che questi gli deve.

Competenza - (lat. competere, essere capace di, spettare a).


1. Gen. Qualità di colui che è idoneo a giudicar bene una determinata cosa.
2. DR. Qualità di colui che possiede per ufficio il diritto di giudicare (« La competenza
del tribunale non è dubbia »).
3. BIOL. Stato di *reattività d'un tessuto embrionale, che gli permette di rispondere ad
uno *stimolo *morfogenetico con una differenziazione secondo un senso definito.
Complementare - 1. PSICOL. (m, 110). Colori complementari: quelli la cui
mescolanza dà del bianco (rosso, verde, violetto).
2. MATEM. Angoli complementari: quelli la cui somma è un angolo retto.

Complesso - 1. LOG. Agg. (1,46). Composto di elementi multipli e di natura differente


(Ctr. *Semplice 1).
2. PSICOL. PAT. (III, 307-310). Sost. In *psicanalisi, insieme di elementi
rappresentativi, subcoscienti o incoscienti, riuniti da una forte carica affettiva (Es. Il «
complesso d'inferiorità»: insieme d'immagini d'inferiorità legate a rivendicazioni o ad
un bisogno di considerazione. Il « complesso di Edipo»: secondo Freud, insieme di
sentimenti provocati, da una parte, dall'amore del figlio per la madre e, dall'altra, da
una rivalità gelosa verso il padre. Il « complesso di Elettra »: reciproco del complesso
d'Edipo, cioè insieme di sentimenti nati dall'amore della figlia per il padre e da una
rivalità gelosa verso la madre). Oss. Cosi, secondo Freud, ogni figlio passerebbe
attraverso una fase di affetti incestuosi e parricidi.

Completezza - LOG. Proprietà d'un *calcolo 3 logico nel quale è possibile stabilire o
l'affermazione, o la negazione di tutte le formule del *sistema 1.

Comportamento - 1. PSICOL. (III, 14-16). Gen. Modo di comportarsi.


2. Sp. Insieme degli atti esterni per cui un soggetto (uomo o animale) reagisce ad un
determinato stimolo. V. Condotta.
3. Psicologia del comportamento. V. Behaviorismo 1-2.
Oss. Il comportamento, come adattamento ad una funzione, implica improvvisazione e
*invenzione. In quanto tale, deve essere distinto dal *funzionamento.

Compossibile - METAF. (IV, II, 196). Due cose sono compossibili quando sono
realizzabili nello stesso tempo e nello stesso modo (« Non tutti i possibili sono
compossibili»: Leibniz).

Composto - 1. LOG. (I, 46; 58).


Termine composto: che comprende parecchi elementi «( Montagna d'oro ». « Ferrovia
») Ctr. Semplice.
2. Proposizione composta: che ha come parti due proposizioni riunite da una copula
altra dal verbo è. Sin. *Ipotetico 1.
3. Sillogismo composto: ragionamento deduttivo formato da due o più sillogismi
concatenati. V. Polisillogismo. Sorite. Dilemma.
4. Senso composto: enunciazione valida se due o più termini componenti il soggetto o
l'attributo sono presi collettivamente (Es. « 7 + 5 fanno 12 »). Ctr. Senso diviso: v.
Diviso.
5. METAF. Sost. Ciò che comporta elementi molteplici (= parti). Div.: v. Tutto.
6. COSMOL. Corpo composto: v. Corpo 2.

Comprendere. (lat. comprehendere, azione di capire, intendere,


affermare).
1. PSICOL. (III, 138; 145; 423-424). Gen. Atto di cogliere il *significato 2 d'un oggetto.
2. Str. Atto di concepire una natura intelligibile «( Comprendere un'idea o
un'asserzione »).
3. LOG. (I, 41). Includere o fare entrare un termine nella *comprensione 1 d'una
nozione (« L'atto di volontà comprende molteplici aspetti»).

Comprensione - 1. LOG. (I, 41).


La comprensione è il contenuto di un'idea, cioè l'insieme degli elementi di cui un'idea è
composta. Così la comprensione dell'uomo implica gli elementi seguenti: essere,
vivente, ragionevole. Opp. *Estensione I.
2. PSICOL. Atto di comprendere (Sin. *Intellezione).
3. Atto di cogliere in modo totalizzante un altro, i suoi atti, gesti e parole, come unità
sintetica del suo esistere concreto, così come si manifesta hic et nunc.
Oss. La comprensione, in questo senso, si distingue dalla *spiegazione2 analitica.
4. STR. Negli Stoici, la comprensione (o rappresentazione comprensiva) è quella che
produce necessariamente e automaticamente la sensazione del vero. È raffigurata da
una mano chiusa.
5. In Dilthey, Scheler e Jaspers: conoscenza che coglie un significato immanente nel
reale, che è stato o avrebbe potuto essere pensato da colui che l'ha vissuto o realizzato.
Opp. *Spiegazione 2.

Comune - 1. Ciò che è indiviso tra parecchi (« Proprietà comune »).


2. Ciò che è proprio ad un gruppo o ad una società come tali «( Il bene comune»: v.
Bene 4).
3. Ciò che appartiene a tutti. Universale (« Il senso comune »).
4. Che è proprio a parecchi individui o a parecchi gruppi (« Uso comune a diversi
popoli »).

Comunismo - 1. SOCIOL. (V, II, 254). Lo Stato sociale propugnato da Platone nella
Repubblica, in cui il comunismo assoluto dovrebbe estendersi anche ai beni di
consumo prima del loro uso, facendoli entrare nella proprietà comune. Oggi nessuno
sostiene questa opinione e, di fatto, nessuna società ha mai potuto tentare di attuare
questa forma di comunismo, che condurrebbe rapidamente alla miseria generale e al
dispotismo dei più forti. Se poi questo genere di comunismo è praticato negli Ordini
religiosi, ciò dipende principalmente dalla rinuncia di ciascun membro ai beni di
questo mondo. È presupposto, in ogni caso, un disinteresse individuale completo e
definitivo.
2. Og. Forma di socialismo che proscrive la proprietà privata insieme dei mezzi di
*produzione a e dei beni di *consumo2. Sin. *Marxismo.
3. Il regime politico ed economico della Russia dopo il 1917 (questo regime, di fatto,
dopo il 1921, si rapporta piuttosto al *collettivismo ).
G. A. WETTER, Materialismo storico sovietico, 1948; N. BERDIAEV, Il senso e le
premesse del comunismo russo, 1944. H. CHAMBRE, Da Karl Marx a Mao Tse Tung,
1964.

Comunità - 1. SOCIOL. Carattere di ciò che è comune (Es. Regime matrimoniale della
comunità dei beni).
2. Raggruppamento di persone viventi insieme sotto una stessa regola e sotto
l'autorità d'un capo o d'un superiore (« Una comunità religiosa »).
3. Raggruppamento organico di persone riunite per le relazioni umane fondamentali
(sangue, patria, luogo) (Es. Famiglia, mestiere, patria).
4. Lg. Raggruppamento organico di persone, fisiche a morali, unite per la protezione o
la difesa dei loro interessi comuni.
5. STR. Principio della comunità: in Kant, formula del principio di causalità (chiamata
nella 2a edizione della Critica, « principio della simultaneità »), che consiste nel dire
che « tutte le sostanze, in quanto possano essere percepite come simultanee nella
spazio, sono in un'azione reciproca universale»
(Analitica trascendentale, 3a Analogia).

Comunitario - 1. SOCIOL. (V, II, 323). Che è sotto il regime della comunità.
2. Organizzazione comunitaria: regime politica che riconosce e favorisce l'autonomia
dei molteplici raggruppamenti intermedi (famiglie, comuni, corporazioni, ecc.) in cui
la persona umana trova le condizioni normali del sua sviluppo.

Concetto - (lat. concipere, concepire, generare).


1. LOG. (I, 38), PSICOL. (III, 398-402). La semplice rappresentazione intellettuale
d'un oggetto. Sin. *Idea 1 (Opp. *Immagine 1). Div. Concetto mentale (a formale):
l'idea in quanto mezzo di conoscenza (= id quo res cognoscitur). Sin.
Verbo mentale. Specie. Concetto oggettivo: l'oggetto conosciuto in quanto oggetto (= id
quod cognoscitur).
2. Og. Il termine di concetto designa talvolta l'idea in quanto generale (= universale
riflessa), per app. al termine d'idea, significante una natura a un'essenza (= universale
diretta). V. Universale 1.
3. STR. (III, 430). Kant distingue i concetti puri dell'intelletto,
che sono indipendenti dall'esperienza (= *a priori 2) (sin. *Categorie 2), - ed i concetti
empirici, che sana puramente sperimentali.

Concettualismo - PSICOL. (III, 410), CRIT. (IV, I, 27-39). Teoria, difesa da


Roscellino, secondo la quale l'idea generale è qualcosa di reale nello spirito, ma non
corrisponde a nulla nell'esperienza (Opp. *Realismo 1. Sin. Nominalismo moderato: v.
Nominalismo 2).

Concettualizzazione . PSICOL. Atto di tradurre con dei concetti


(= sotto forma astratta e generale) un'esperienza a un'intuizione.
Concezione - 1. PSICOL. (III, 398). Prop. Atto di formare interiormente l'essere
immateriale dell'idea (a *concetto 1).
2. La cosa stessa concepita.
3. Volg. Modo di prospettarsi una situazione. Opinione; Progetto.

Conclusione - (lat. concludere, chiudere).


1. LOG. (I, 70). Proposizione che chiude un ragionamento.
2. Sp. La terza proposizione del sillogismo, la cui verità deriva da quella delle due
prime proposizioni (a premesse). Ass. « La conclusione segue sempre la parte più
debole» (Pejorem sequitur semper conclusio partem): 8a regola del sillogismo, in
virtù della quale la conclusione deve essere particolare, se una delle premesse è
particolare, e negativa, se una delle premesse è negativa. (Sin. *Conseguente 1. Dist.
*Conseguenza 1).

Concomitante - 1. LOG. (I, 175). Carattere di due fatti che si producono nello stesso
tempo o che si succedono immediatamente una dopo l'altro a dei quali l'una varia in
funzione dell'altra.
2. Metodo delle variazioni concomitanti: una dei quattro metodi sperimentali definiti
da St. Mill e consistente nel far variare un fenomeno al fine di determinare se
l'antecedente supposta varia nello stesso tempo e nelle stesse proporzioni.

Concordanza - 1. Volg. Stato di due o più cose a persane in rapporto di conformità.


2.LOG. (I, 173). Metodo della concordanza: il primo dei quattro metodi sperimentali di
St. Mill, in virtù del quale se si scopre un antecedente che sia comune e il sala comune
a tutti i casi in cui interviene un determinata fenomeno, si considera l'antecedente in
rapporto essenziale con quel fenomeno.

Concorrenza - 1. ECON. POL. Situazione economica nella quale più produttori a


commercianti si disputano la stessa clientela.
2. BIOL. (II, 152). La concorrenza vitale: nel darwinismo, fenomeno determinato dal
tasso di aumento elevata degli individui di una stessa specie e consistente in una latta
per la vita in cui sono i più abili che sopraffanno ed eliminano gli altri (= selezione
naturale). Sin. Lotta per la vita.

Concorso - 1. METAF. (IV, II, 373-375). Gen. Atto di condividere con una a più altri
la causalità.
2. Il concorso divino è l'influsso costante mediante il quale Dio crea immediatamente
tutti gli atti, anche liberi, delle creature (Sin. *Premozione fisica). Oss. Il termine
concorso è qui malta impropria, perché non c'è divisione della causalità: l'azione della
creatura è insieme interamente di Dia e interamente della creatura.

Concreto - (lat. concretum, condensato, solido).


1. LOG. (I, 46; 144). Oggetto concreto: quella che è dato nella sua realtà esistenziale
(Ctr. * Astratto 2).
Oss. Il singolare e l'individuale sono sempre concreti; ma bisogna evitare di ridurre il
concreo al sensibile, perché né ogni sensibile
è concreta (la quantità e sp. le figure geometriche sono astratti sensibili), né ogni
concreto è sensibile (né Dio né l'anima sono sensibili, sebbene perfettamente concreti).
2. Termine concreto: quello che designa un soggetto «( L'uomo ») o una determinata
qualità nel suo soggetto (« Il saggio = L'uomo saggio »).
3. PSICOL. (III, 401). L'idea concreta: quella che non si applica che ad un solo
individuo (Pietro; quest' albero).
4. COSMOL. (II, 4). Il numero concreto designa le cose multiple che si sommano con
un numero (tre sedie, dieci uomini).

Concupiscibile - PSICOL. V. Appetito.

Condizionale - 1. LOG. (I, 58; 84). Gen. Ciò che dipende da una condizione.
2. Proposizione condizionale: che si compone di due parti, di cui una enuncia la
condizione e l'altra il condizionato (« Se Pietro lavora, riuscirà »).
3. Sillogismo condizionale: di cui la maggiore è una proposizione condizionale.

Condizione - 1. METAF. (IV, II, 252). Ciò che permette alla causa di produrre il suo
effetto, o positivamente, come mezzo, (es. l'archetto per il violinista), o negativamente,
eliminando gli ostacoli.
2. La condizione sine qua non: circostanza necessaria senza la quale un fenomeno non
si produrrebbe.

Condotta - PSICOL. (III, 14-16). Scambio funzionale tra un soggetto e gli oggetti del
suo ambiente, che comporta essenzialmente due aspetti interdipendenti, l'aspetto
conoscitivo e l'aspetto affettivo.
Oss. Una condotta non è necessariamente un atto esterno: può essere semplicemente
pensata. Da questo punto di vista, la condotta ha un senso più ampio del
*comportamento 2.

Conducibilità - BIOL. (III, 55). Proprietà per cui l'onda nervosa sviluppata da una
eccitazione circola lungo le vie nervose (si dice anche «conduttibilità »).

Conflitto - (lat. conflictus, scontro, urto).


1. MOR. (V, I, 125). C'è conflitto di diritti quando due persone hanno diritti opposti e
relativi ad uno stesso oggetto (Es. due persone rivendicano nello stesso tempo la
proprietà dello stesso oggetto).
2. C'è conflitto di doveri quando, in uno stesso soggetto, due doveri sembrano
incompatibili (Es. il dovere di veracità e il dovere di conservare un segreto).
3. STR. Kant chiama «conflitti della ragione con se stessa» le contraddizioni in cui la
ragione si avvolge (secondo lui) pretendendo di oltrepassare l'ordine dei fenomeni e di
raggiungere l'assoluto.
Conformismo - SOCIOL. Sottomissione più o meno meccanica alle consegne per cui
un gruppo sociale definisce, in un' epoca ed in un paese determinati, le attitudini che
conviene adottare nel campo del pensiero e dell'azione.

Confusione - 1. LOG. (I, 47). Mancanza di precisione nell'analisi delle idee o delle
definizioni.
2. Volg. Atto di prendere una cosa per un'altra.
3. Mancanza di chiarezza.
4. Imbarazzo provocato dalla vergogna o dal timore.
5. PSICOL. PAT. (III, 515). La confusione mentale: stato morboso caratterizzato
dall'obnubilazione delle facoltà superiori, con o
senza agitazione, dall'incoerenza delle idee o del linguaggio e dall'indifferenza affettiva.

Confuso - V. Distinto 1.

Confutazione - (lar. confutare, respingere, abbattere).


1. Atto con cui si dimostra la falsità d'una asserzione o d'una teoria.
2. Il ragionamento di confutazione (« Una buona confutazione »).
3. Fatto che è in *contraddizione 4 con un altro (« I suoi atti sono la confutazione delle
sue parole »).

Congenito - BIOL. Carattere che un essere porta nascendo (Ctr. -*Acquisito. Sin.
*Ereditario 1).
Oss. Innato ha lo stesso senso, ma sembra riservato per il patrimonio intellettuale e
morale, mentre congenito serve comunemente per il patrimonio fisiologico (Es. Si
dice: «attitudini innate» e «malattia o tara congenita »).

Congettura - (lat. conjectura, interpretazione, predizione).


Giudizio che si riferisce a un fatto (passato, presente o futuro), fondato nella maggior
parte dei casi su *analogie 1-2 (di stile o di carattere) e comportante un margine
ineliminabile di incertezza. Dist. *Presunzione, *Ipotesi 1-2, *Supputazzone.

Congiuntivo - 1. LOG. (I, 58; 84). Proposizione congiuntiva (o copulativa): le cui


parti sono unite dalla particella e (« I buoni divengono poveri e i cattivi ricchi »).
2. Sillogismo congiuntivo: nel quale la maggiore è una proposizione congiuntiva (o
copulativa), di cui la minore afferma una parte e la conclusione nega l'altra («I buoni
divengono poveri ed i cattivi ricchi. Ora Pietro è buono. Dunque egli diventerà
povero»).

Congruenza - (lat. congruere, adattarsi, accordarsi).


MATEM. (1,146). V. Uguaglianza 3.
Connaturale - 1. METAF. Ciò che appartiene alla *natura 2 d'un ente, come proprietà
essenziale. (« La libertà è connaturale all'uomo, perché dotato di natura ragionevole
»).
2. Lg. Ciò che s'accorda con la *natura 2 d'un ente.

Connotazione - LOG. Proprietà che possiede un termine di designare uno o più


attributi con l'oggetto che significa. Es.. Il termine esse (= atto d'esistere) significa
l'esistenza e connota l'essenza; ugualmente il termine ens (= ciò che è) significa
l'essenza e connota l'esistenza.

Conoscenza - 1. PSICOL. (III, 128-132). Operazione vitale immanente che ha per


risultato di rendere presente un oggetto al senso o all'intelligenza (Opp. *Attività 1 e
*Affettività l).
2. Il sapere che risulta da quest'operazione (« Le conoscenze umane »).
3. CRIT. (IV, I, 17). Teoria della conoscenza: sin. Critica della conoscenza. V. Critica 1.

S. TOMMASO D'AQ., Summa theologica, I, qq. 14, 54-8; 79; 84-9; S. TOMMASO
D'AQ., Quaestio disputata de Anima; L. ROUGIER, Traité de la connaissance, 1955.

Conoscibilità - PSICOL.(III, 129). Carattere di ciò che è conoscibile, con i sensi,


oppure con l'intelligenza (Dist. *Intelligibilità I).

Consecuzione - Semplice rapporto di due cose di cui una nel tempo è dopo l'altra.

Conseguente - 1. LOG. (I, 70-71). Sin. *conclusione 2, per opp. alle premesse.
2. Nel sillogismo condizionale, la parte della proposizione che enuncia il condizionato
« Se Pietro lavora, riuscirà).
3. Nelle scienze naturali, fenomeno o insieme di fenomeni la cui apparizione o
variazione dipende da un altro fenomeno, chiamato *antecedente 3.

Conseguenza - 1. LOG. (1,70-71). Str. Concatenamento logico delle proposizioni che


compongono il ragionamento (Dist. *Conseguente 1).
2. Proposizione che deriva logicamente da un'altra.

Consenso universale - 1. METAF. (IV, II, 295-297). Gen. Accordo unanime degli
uomini riguardante una verità.
2. Argomento del consenso universale: l'argomento che prova la esistenza di Dio
mediante l'unanimità morale del genere umano nell'affermazione di questa esistenza.

Consensuale - DR. Contratto con sensuale : V. Contratto 4.

Conservazione - 1. PSICOL. (III, 189; 244). Funzione per cui le immagini ed i ricordi
sussistono (allo stato virtuale) nella *coscienza 2 e restano suscettibili d'essere
attualizzati.
2. FIS. Principio della conservazione della massa e dell'energia: v. Massa2 ed Energia3.
3. METAF. (IV, II, 387). Conservazione del mondo: aspetto temporale sotto il quale si
traduce, per gli enti posti nella successione, l'atto unico per cui Dio li crea (Sin.
Creazione continua. V. Creazione 3).

Consiglio - 1. MOR. Sin. *Deliberazione.


2. TEOL. Consigli evangelici : esortazioni ad astenersi liberamente da certe cose,
relativamente meno buone (es. il matrimonio), in vista d'una maggiore perfezione.
Opp. *Precetto.

Consumo - 1. ECON. POLIT. (V, II, 245). Azione con cui si utilizzano i valori
economici e si distruggono con l'uso.
2. Beni di consumo: che sono destinati ad essere utilizzati direttamente (Es. cibi, abiti,
vetture).
Sin. Beni *fungibili. Opp. Strumenti di *produzione 3.

Contagio - (lat. contagio, contatto, unione).


1. BIOL. Trasmissione d'una malattia per l'effetto d'un contatto, immediato o mediato.
2. PSICOL. (III, 287; 296-298). Contagio emotivo: fenomeno per .cui un istinto (paura,
collera) o un'emozione (riso) vengono mossi dalla percezione in altri delle emozioni
specifiche corrispondenti.
3. Volg. Fig. Propagazione di una qualità morale (buona o cattiva) in seno ad un
gruppo, per effetto dell'esempio (« Il contagio del vizio »).

Contatto - (lat. contactus, tocco reciproco).


1. COSMOL. (II, 34). Contatto fisico: rapporto immediato di due masse corporee che si
misurano reciprocamente applicandosi una sull'altra (Dist. *Contiguità l).
2. Contatto virtuale (o dinamico): diffusione d'un'energia attraverso lo spazio o
ambiente intermediario, da un corpo all'altro o da uno spirito ad un corpo (Sin. Azione
a distanza).

Contemplazione - 1. PSICOL. Atto di fissare e di mantenere lo sguardo dello spirito


sopra un oggetto intelligibile, senz'altro proposito che godere della sua presenza e
conoscerlo meglio (« La contemplazione della verità »). Opp. *Discorso.
2. TEOL. (V, II, 212). La contemplazione infusa, (o mistica): stato o atto. consistente in
una visione semplice, affettuosa e prolungata di Dio e delle cose divine, operata sotto
l'influenza dei doni dello Spirito Santo.

Contenuto - LOG. Sin. *Materia3.

Contiguità - COSMOL. Stato di due cose o fenomeni in successione immediata nello


spazio o nel tempo.
Oss. Ogni *contatto 1 fisico implica contiguità, ma non inversamente.
2, PSICOL. (III, 202). Legge della contiguità: nella teoria dell'associazione delle idee;
legge in .virtù della quale due stati di coscienza hanno tendenza ad evocarsi
scambievolmente quando sono stati simultanei o in successione immediata.

Contingente - 1. METAF. (IV, II, 227; 277; 370). Ciò che non ha in sé la ragione della
propria esistenza (Ctr. *Necessario 1-2).
2.- Che comporta indeterminazione. Sin. Imprevedibile.
3. Che esclude il *determinismo 4 (Sin. Libero).
Oss. L'espressione futuri contingenti congloba il senso 2 e 3: designa gli avvenimenti
futuri che dipendono da condizioni contingenti, cioè o dal caso, o dalla libertà umana.

Contingenza - (lat. contingere, accadere accidentalmente).


1. METAF. (IV, II, 227-229). Carattere di ciò che non ha in sé la ragione adeguata della
sua esistenza (Cir. *Necessità).
2. Argomento della contingenza: prova dell'esistenza di Dio mediante il fatto che il
mondo non ha in se stesso la sua ragione di esistere (Sin. Argomento cosmologico).
3. COSMOL. (III, 535). La contingenza delle leggi della natura: secondo Boutroux, la
complessità crescente dei fenomeni implica la realtà di forme d'essere insieme
irriducibili alle forme inferiori e sempre meno determinate in se stesse.
4. PSICOL. (III, 59; 519). Nel gioco dei *riflessi l, la contingenza delle risposte è la
proprietà per cui le reazioni ad uno stimolo comportano un margine imprevedibile di
variabilità (Sin. *Indeterminazione 2.
5. Nel gioco della volontà, assenza di *determinismo4.

C. FABRO, Intorno alla nozione tomista di contingenza, in «Riv. di fil. neoscol.», 30,
1938; A. BECKER-FREYSENG. Die Vorgeschichte des philosophischen Terminus «
contigens», 1938.

Continuità - COSMOL. (III, 576). Principio della continuità: la natura non fa salti e
procede dovunque per gradazioni insensibili (Leibniz).
Oss. Questo principio non è che un postulato e sembra poco compatibile con l'ipotesi
delle *mutazioni 2 o delle variazioni brusche. Di più, sarebbe falso intenderlo nel senso
che le essenze e le specie non differiscano tra di loro che per gradi, cioè che si potrebbe
passare dall' una all' altra per via di progresso continuo. V. Contingenza3.

Continuo - COSMOL. (II, 8-10). Quantità i cui estremi non fanno che una sola cosa,
cioè le cui parti sono tali che la fine dell' una è l'inizio dell'altra. Div. Continuo
permanente: quello le cui parti sono date simultaneamente (es. una linea, una
superficie); continuo successivo: le cui parti sono date successivamente (= il tempo e il
movimento). Dist. *Contiguo : le estremità delle cose contigue non si confondono. V.
Contiguità l.
Contraddittorio - 1. LOG. (1,47; 66). Concetti contraddittori: opposizione di due
concetti che si escludono l'un l'altro, senza che tra di loro sia possibile un intermedio.
(Es. ( bianco» e « non-bianco »). Dist. *Contrari.
2. Proposizioni contraddittorie: opposizione di due proposizioni che differiscono sia
per la quantità, sia per la qualità (cioè opposizione di due proposizioni di cui una
afferma ciò che l'altra nega senza che ci sia tra l'affermazione e la negazione possibile
intermedio). (Es. (« Ogni uomo è virtuoso » e « Qualche uomo non è virtuoso »).
3. Nozione in sé contraddittoria: idea o concetto che comporta elementi incompatibili
tra di loro (Es. « Cerchio quadrato ». « Dio ingiusto »).
Oss. Una nozione di questo genere non è in realtà che una pseudo-idea e non può avere
come tale realtà nel pensiero (Sin. *Contraddizione in adjecto).

Contraddizione - 1. LOG. (1,66), METAF. (IV, II, 208). Atto di affermare e di negare
insieme e sotto lo stesso aspetto una medesima cosa (Dist. *Contrarietà).
2. Principio di non-contraddizione (o di contraddizione): Questo principio dal punto di
vista metafisico si enuncia così: « una medesima cosa non può nel contem-po e sotto lo
stesso rapporto essere e non essere », o dal punto di vista logico: « è impossibile
affermare e negare nel con tempo una medesima cosa sotto lo stesso rapporto ».
3. Contraddizione in adjecto: consistente nell'unire ad un termine una qualificazione
con esso incompatibile (« Una sfera cubica»). Sin. Nozione contraddittoria in s~:
v. Contraddittorio3.
4. Volg. Opposizione. Disaccordo (« Condotta in contraddizione con le parole »).

Contrapposizione - LOG. (I, 47). Procedimento di *conversione, che consiste


nell'aggiungere la particella negativa ai termini convertiti «( Ogni A è B». ( Ogni non B
è non-A »).

Contrarietà - LOG. *Opposizione l (o *antinomia l) tra due dati reali e coesistenti. V.


Contrario.

Contrario - 1. LOG. (I, 47; 64-65). Cose o termini contrari: che posseggono o
esprimono note opposte in uno stesso genere (Es. « Bianco » e « nero». «Avaro » e «
prodigo »). Dist. *Contraddittori1.
2. Proposizioni contrarie: proposizioni universali che differiscono per la qualità (Es. «
Ogni uomo è virtuoso ». « Nessun uomo è virtuoso »).
Oss. Queste proposizioni non possono essere vere nello stesso tempo, ma possono
essere insieme false. Ass. ( L'avvicinamento dei contrari (= contrasto) rinforza la loro
percezione» (Contraria juxta se posita magis elucescunt).

Contrasto - 1. PSICOL. (III, 201). Opposizione di cose *contrarie 1.


2. Legge del contrasto: nella teoria dell'*associazione 1 delle idee, legge secondo la
quale le rappresentazioni contrarie tendono ad evocarsi reciprocamente.
Contratto - 1. MOR. (V, II, 237; 323). Gen. Convenzione per la quale una o più
persone si obbligano verso una o più persone a dare, a fare o a non fare qualcosa.
2. Div. Contratto sinallagmatico (o bilaterale): che determina un obbligo reciproco tra
i due contraenti; contratto unilaterale: che crea un obbligo soltanto in uno dei
contraenti.
3. Contratto oneroso: utile all'incirca equivalentemente ai due contraenti: contratto di
vendita, d'affitto, di *lavoro 4, di prestito ad interesse (v. Prestito 2), aleatorio (=
assicurazioni e *gioco 2); contratto gratuito: utile soltanto ad uno dei contraenti:
promessa, donazione, testamento, prestito gratuito.
4. Contratto consensuale: quello che è perfetto col solo consenso delle parti, cioè
prima del possesso (es. *contratto di vendita); contratto non-consensuale: quello che è
perfetto col solo adempimento delle forme legali (es. matrimonio, adozione,
donazione, ipoteca), o con la traditio rei o consegna della cosa (es. *prestito 1,
deposito, salario).
5. STR. (V, II, 365-367). Il contratto sociale (o Patto sociale) è, secondo J.-J.
Rousseau, « l'insieme delle convenzioni fondamentali») mediante le quali « ognuno di
noi mette in comune la sua persona e tutta la sua potenza sotto la suprema direzione
della volontà generale» (Contrat social, I, 6).

Convenzione - (lat. convenire, accordarsi).


l. DR. Accordo o clausole d'un accordo.
2. LOG. (I, 181). Regola arbitraria o finzione, adottate di comune accordo, per ragioni
di comodità.
Oss. H. Poincaré scriveva in questo senso (La Science et l'Hypothèse, p. 66) che « gli
assiomi geometrici sono delle convenzioni» (= delle definizioni travestite).

Conversa - LOG. Proposizione conversa: ottenuta per *conversione.

Conversione - LOG. (I, 67). Inferenza immediata che consiste nella trasposizione dei
termini di una proposizione senza modificare la qualità della proposizione (Es. «
Nessun cerchio è quadrato »).
« Nessun quadrato è cerchio »). Div. Conversione semplice: quella in cui la quantità
della proposizione non cambia; conversione per accidente: quella in cui c'è mutamento
della quantità (Es. Ogni uomo è mortale ». « Qualche mortale è uomo»). V.
Contrapposizione.

Convinzione - (lat. convincere, convincere).


l. PSICOL. (III, 449-450). Certezza ragionata e personale.
l. Le convinzioni: le credenze di ordine filosofico e religioso (« Rispettare le
convinzioni degli altri »).
Coordinato - l. BIOL. (I, 191). Caratteri coordinati: quelli che sono dati sempre
insieme e variano insieme (Es. la forma del dente, del condilo, delle unghie, degli
intestini). app. *Subordinato 2.
l. METAF. (IV, II, 265). Cause coordinate: cause associate in tal modo che ognuna
produce il suo effetto proprio e gli effetti prodotti da ognuna si combinano per
realizzare l'effetto totale (Es. i cavalli che trainano una vettura). Opp. *Subordinato 1.
3. MATEM. (I, 143). Elementi necessari per determinare la posizione di un punto
sopra una superficie o nello spazio.

Coordinazione - METAF. (IV, II, l65). Relazione di due o più elementi (enti o
concetti) che hanno la stessa funzione in un determinato ordine (Ctr.
*Subordinazione).

Copula - (lat. copula, legame). LOG. (I, 55-57). Il verbo essere


in quanto significa il rapporto del soggetto e del predicato in una proposizione.
Oss. Spesso al verbo-copula si oppone il verbo-predicato, concepito come significante
l'esistenza reale. Sotto quest'aspetto « Dio è» equivarrebbe a « Dio è essente (o
esistente»). In realtà, il verbo esistenziale (v. Giudizio 3) non è mai un predicato,
perché l'esistenza non è un predicato, ma l'attualità del soggetto e dei suoi predicati.

Copulativo - l. LOG. (I, 53-58).


Verbo copulativo: v. Copula.
2. Proposizione e sillogismo copulativo: v. Congiuntivo.

Coraggio - (lat. cor, cuore). L MOR. (V, I, 183). Energia morale che induce ad
intraprendere qualcosa di ardito. Fermezza di fronte al pericolo. Pazienza nella prova.
2. Sin. di . Fortezza l virtù cardinale.

Corollario - (lat. corollarium, piccola corona, piccolo dono dato in più).


l. LOG. Proposizione che deriva da un'altra per via puramente logica (Sin.
.Conseguenza 2).
2. Proposizione accessoria che serve a completare o a confermare una tesi.

Corpo - l. COSMOL. (Il, 18; 61). Gen. Tutto ciò che cade sotto i sensi.
2. Str. Ogni ente risultante dall'unione d'una materia e d'una forma.
Dit.. Corpi semplici: elementi che entrano nella composizione degli altri corpi, ma che
da parte loro non sono composti; corpi composti (o misti): specificamente differenti
dai loro componenti e formanti con essi un tutto naturale (Es. L'acqua come risultante
dalla sintesi di O e di 2 H).
3. L'organismo umano o animale, per opp. all'anima.
4. SOCIOL. Raggruppamento, comunità, società (« I corpi costituiti ». « Il corpo
politico »).
Corporativismo - 1. SOCIOL. (V, II, 316-319). Dottrina economica e sociale che
esalta l'organizzazione corporativa. V. Corporazione 1-2.
2. Insieme delle istituzioni che raggruppano i fattori del lavoro e del capitale separati
dal liberalismo economico.
3. Insieme delle istituzioni che raggruppano sotto la legge maggioritaria e il controllo
dello Stato le imprese d'una medesima industria o d'un medesimo ramo economico.

Corporazione - 1. STR. (V, Il, 299-300). Dal XIII al XVIII secolo, associazione di
diritto pubblico che riunisce i padroni artigiani in corpi di mestieri, assicurando la
gestione del bene comune di ogni ramo economico, specialmente mediante
l'eliminazione d'ogni concorrenza, esterna o interna.
2. SOCIOL. (V, II, 317-319). Og. Corpo pubblico o quasi pubblico che riunisce l'insieme
delle persone che esercitano ad un titolo qualsiasi la loro attività in uno stesso ramo
dell'ordine economico (Sin. Cooperative).
3. Associazione di diritto pubblico, che riunisce in cooperative i membri d'uno stesso
ramo economico e che emana, sotto la protezione ed il controllo dello Stato, regole
variabili destinate ad assicurare la prosperità, la sicurezza e la lealtà del mestiere.

Corporeo - PSICOL. Schema corporeo. V. *Schema 4.

Correlativo - Cose o termini correlativi : che sono necessariamente dati insieme (Es.
Padre e figlio, destra e sinistra).

Correlazione - 1. BIOL. (I, 192). Principio della correlazione delle forme: in virtù di
questo principio si può concludere, in un vivente, dalla presenza di uno più caratteri
all'esistenza di uno o più caratteri, *coordinati 1 ai primi.
2. STAT. (I, 234). Calcolo delle correlazioni: permette di determinare se vi sia tra due
comportamenti, due atteggiamenti o due dati qualsiasi, un rapporto valutabile.

Corretto - LOG. Ragionamento corretto: v. Valido.

Corruzione - 1. COSMOL. (II, 56; 90). Mutamento qualitativo per cui la materia
perde una forma sostanziale (v. Forma1). - Ass. «La corruzione dell'uno è la
generazione dell'altro» (Corruptio unius est generatio alterius), cioè la scomparsa
d'una forma è indivisibilmente la apparizione d'una nuova forma.
2. Volg. * Alterazione 2.
3. MOR. Stato d'una persona che ha cattivi costumi.

Corteccia cerebrale - BIOL. V. Cortice.

Cortice - (lat. cortex, scorza, involucro ).


BIOL. (III, 64-67). Scorza cerebrale (= regione superficiale degli emisferi cerebrali,
composta di sostanza grigia).
Cosa - (lat. causa, causa).
1. Volg. Tutto ciò che può essere appreso, immaginato, pensato, affermato o negato.
2. Sin. *Sostanza l.
3. METAF. (IV, Il, 156-157). L'essere in quanto essenza (essentia = res habens esse).
4. L'essere, in quanto opposto o esterno alla *soggettività2. V. F atticità.
5. CRIT. (IV, I, 133-135). Secondo Kant e l'idealismo, la cosa si oppone all'oggetto puro
(o oggetto pensato) ed è, a questo titolo, un al di là della rappresentazione (= una «
cosa in sé »). Opp. *Fenomeno 3. Cfr. Noumeno.
6. MOR. (V, I, 120) Tutto ciò che non è una persona (cioè gli oggetti inanimati e le
bestie).

Cosciente - PSICOL. (III, 573). Ciò che dipende dalla coscienza soggettiva (Ctr.
*Incosciente l).

Coscienza - 1. PSICOL. (III, 64; 573). Sogg. Funzione per cui un individuo conosce i
suoi propri stati. - Div. Coscienza spontanea (o semplice): sentimento globale della
vita psicologica; coscienza riflessa: per cui il soggetto ritorna attivamente su di sé e
prende se
stesso come oggetto.
Oss. Gli Scolastici davano una divisione equivalente sotto il nome di coscienza
sensibile: quella per cui l'individuo (uomo o animale) apprende i fenomeni della vita
sensibile e coordina i dati dei sensi (Sin. Sensorium commune), - e di coscienza
intellettuale (= riflessa).
2. Ogg. Materia della vita psicologica o insieme dei fatti psicologici.
Oss. La coscienza, in senso oggettivo, comprende dunque il subcosciente e
l'incosciente.
3. MOR. (V, I, 160). Str. Ultimo giudizio pratico che enuncia ciò che bisogna fare o ciò
che non bisogna fare in funzione della legge morale.
4. Lg. Facoltà di discernere il bene dal male (Sin. Senso morale).
5. Ogg. Insieme dei sentimenti e delle nozioni relativi all'ordine morale.
6. Libertà di coscienza: situazione nella quale una persona può agire secondo la sua
coscienza (sp. in materia religiosa).
7. Coscienza stretta o larga: V. *Stretto e *Largo.
8. Soc. V. *Collettivo 3.

F. RATZINGER, Inquisitiones psychicae in conscientiam humanam, 2a ed. 1924; A.


GEMELLI-G. ZUNINI, Introduzione alla psicologia, 3a ed. 1955; J. WACK,
Psychological Stady of Conscience, 1952.

Cosismo - CRIT. (IV, 1,117; 129). Tendenza comune all'empirismo, al fenomenismo e


all'idealismo a concepire il reale sotto 1'aspetto di *cosa 2 soltanto.

Cosmo - (gr. XXX, ordine). Il mondo considerato come un


tutto ordinato ed armonioso.
Oss. Le parole latine mundus (mondo) e universum (universo) esprimono la stessa
idea.

Cosmologia - (gr. XXX, mondo e XXXX, studio).


1. Parte della filosofia della natura che tratta del mondo materiale come tale.
2. Str. Cosmologia razionale: Kant chiama così, dopo Wolff, la parte della metafisica
consacrata alla determinazione *a priori 2 dei primi princìpi dell'universo.
Oss. Questa definizione dipende dalla filosofia di Kant. Infatti, né la cosmologia è *a
priori 2, perché parte dall'esperienza, né è una parte della *Metafisica 1, perché questa
studia l'essere in quanto tale, mentre la cosmologia studia l'essere in quanto materiale.

Cosmologico (Argomento) METAF. V. Contingenza2.

Costante - (lat. constans, fermo, invariabile).


1. MATEM. Quantità che ha sempre lo stesso valore. Ctr. * Variabile.
2. LOG. Termine o espressione avente un *significato 2 determinato. Ctr. Variabile 2.
3. FIS. (II, 67). Costante h di Planck: nella teoria dei Quanta (v. Quanta 2), costante 1
universale che enuncia il fattore di proporzionalità (o quantum d'azione: v. Quantum
2) definito dal rapporto delle quantità finite d'energia radiante emessa dalla materia
con la frequenza delle radiazioni.
4. Volg. Fenomeno, psicologico o morale, politico o economico, che si riproduce
regolarmente sotto la stessa forma e con la stessa intensità, qualunque siano le
circostanze (« Una costante del carattere di Napoleone era che... »).

Costituzione - 1. PSICOL. PAT. (III, 515-517; 566). Costituzioni psicopatiche:


psiconevrosi che hanno la loro prima e principale origine in certe disposizioni innate
del soggetto. v. Ciclotimia. Emotivo 2. Mitomania. Paranoia.
2. POLIT. Insieme delle leggi fondamentali che definiscono il regime politico d'una
nazione e le istituzioni che esso comporta («La costituzione del 1948 »).

Costrizione - (lat. constrictio azione del chiudere, premere).


1. PSICOL. (m, 517; 520). Gen. Forza che si esercita su un agente, per imporgli un atto
(= costrizione positiva), ovvero per impedirgli d'agire (= costrizione negativa).
2. Div. Costrizione esterna: quella che viene esercitata dall'esterno (Sin. * Violenza 1.
*Coercizione).
3. Costrizione interna: quella che viene esercitata dall'interno, mediante
rappresentazioni che determinano automaticamente l'azione (es. nell'istinto e
nell'automatismo psicologico: V. Automatismo 3. *Ossessione: in tedesco Psychische
Zwang = costrizione psichica, Sin. Anancasmo).
4. DR. Costrizione (coazione) fisica o arresto personale: atto di privare della sua
libertà un debitore per obbligarlo a compiere i suoi impegni.

Costume (lat. consuetudo, abitudine, uso).


SOCIOL. (V, I, 98). Abitudine passata nelle usanze d'una determinata società.
Costumi. 1. SOCIOL. (V, I, 5). Gen. Insieme di comportamenti passati in *abitudini 1
e comuni ad una classe d'individui (« I costumi delle api ». « I costumi borghesi »).
2. Sp. Negli uomini, modi comuni di comportarsi dal punto di vista morale, in una
determinata società. (« Buoni costumi » . « La scienza dei costumi » = *Ethologia).

Covarianza - 1. MATEM. e FIS. Gen. Media aritmetica delle *varianti di due o più
*variabili.
2. Principio di covarianza: esso afferma che le *leggi 4 fisiche devono essere scritte
matematicamente in modo tale che, grazie a procedimenti convenienti di
trasformazione, tale traduzione possa essere resa indipendente dal sistema delle
*coordinate3 scelte.

Creazione - 1. METAF. (IV, II, 387). Prop. Atto col quale Dio ha fatto l'universo dal
nulla, cioè l'ha prodotto senza materia preesistente (= ex nihilo). Opp. *Emanazione 1.
Ctr. Annullamento.
Oss. La nozione di creazione astrae da ogni idea d'inizio temporale : significa. soltanto
che il mondo procede assolutamente da un atto della libertà sovrana di Dio.
2. Creazione ab aeterno: nozione ipotetica d'un atto per cui Dio avrebbe creato il
mondo fin dall' eternità.
3. Creazione continua: atto per cui Dio conserva il mondo che ha creato (Sin.
*Conservazione 3).
4. Volg. Produzione d'una nuova cosa mediante elementi preesistenti (« creazione d'un
ospizio »; « creazione d'un'opera d'arte »).

S. TOMMASO D'AQ., Summa theologica, I, qq. 44-46 e 104; Summa contra Gentiles,
II, 6-10; 15-27; III, 16-24; SUAREZ, Disputationes metaphysicae, d. 20 - 21;
GARRIGOU-LAGRANGE, Dieu, son existence et sa nature, 1933; A. D.
SERTILLANGES, L'idée de création et ses retentissements en philosophie, 1945; R.
VIEJO FELIU, El creador y su creaci6n. 1953; J. BAUER. Kausalitat und Schopfung,
1946; A. CARLINI, Riflessioni sul concetto di creazione, in « Città di Vita», 1952.

Credenza - 1. PSICOL. (III, 448-459). Gen. Assenso dato ad un'asserzione.


2. Sp. Assenso dato sotto l'influenza della volontà o del sentimento (Sin. *Opinione 1).
3. Credenza religiosa: assenso ai misteri soprannaturali, fondato su motivi di
credibilità 2 (Sin. *Fede 1).

Credibilità - 1. PSICOL. (III, 458). Carattere di ciò che è credibile,


cioè suscettibile di assenso ragionevole.
2. Motivi di credibilità: ragioni che rendono credibile un' asserzione (Es. Nella storia:
l'informazione e il valore morale d'un testimonio. Nella credenza religiosa:
testimonianza, storicamente dimostrabile, di Dio che rivela i misteri).
Credulità - PSICOL. (III, 453). Propensione ad accettare senza critica le asserzioni
degli altri.

Criminalità - SOCIOL. Frequenza di *delitti 2 in una determinata società.

Cristallizzazione (gr. XXX, ghiaccio, cristallo).


1. FIS. (Il, 102). Fenomeno per cui, in certe condizioni di temperatura, di pressione, di
concentrazione, le molecole si uniscono secondo un piano determinato dalle loro
simmetrie e perdono la loro individualità formando i loro reticoli caratteristici.
2. PSICOL. Fenomeno per cui la passione trasfigura il suo oggetto e non lo percepisce
più che sotto l'aspetto che gli ha conferito.

Criterio - (gr. XXX, da XXXX, giudico).


LOG. (I, 108). Segno grazie al quale si riconosce una cosa e la si
distingue dalle altre (« Il criterio della verità»).

Criteriologia - LOG. (I, 100). Parte della Logica che tratta dei *criteri della verità (=
delle condizioni di diritto della certezza).

Critica - 1. METAF. (IV, I, 17; 55). Parte della Metafisica che mi-ra a risolvere il
problema critico.
2. Problema critico: problema del valore della conoscenza intellettuale, cioè che mira a
definire sotto quali condizioni e in quale misura il pensiero è conforme all'essere (Dist.
*Criteriologia).
3. LOG. (I, 205). Spirito critico: abitudine del giudizio che impegna a verificare le
asserzioni altrui prima di ammetterle e impedisce di affermare quello che non si può
provare (Ctr. *Credulità).
4. Critica storica: parte del metodo storico che consiste nel determinare il valore dei
differenti documenti del passato, vestigia e testimonianze. - Div. Critica esterna:
quella che si appella a *criteri d'autenticità esterni agli stessi documenti (es.
testimonianze); critica interna: quella che si appella a *criteri d'autenticità interni agli
stessi documenti (es. scrittura, vocabolario, idee del documento).

Criticismo - 1. STR. (IV, I, 112-121). Nome dato alla dottrina di Kant, esposta nelle
sue tre Critiche (Critica della ragion pura, Critica della ragion pratica, Critica del
giudizio).
2. Dottrina che fa della critica della conoscenza la condizione preliminare d'ogni
ricerca filosofica.

S.VANNI- ROVIGHI, Introduzione allo studio di Kant, 1953; H. J. VLEESCHAUWER,


L'évolution de la pensée kantienne, 1939; M. CAMPO, La genesi del criticismo
kantiano, 1953.
Cromosomi - (gr. XXXX, colore e XXX, corpo).
BIOL. (II, 112). Corpi colorati situati nel nucleo delle cellule genetiche e contenenti i
*geni (o fattori ereditari).

Cronassia - PSICOL. (II, 123; III, 56). Coefficiente cronologico che esprime la velocità
di eccitabilità propria ad ogni neurone.

Cronomorfismo - (gr. XXXX, tempo e XXX, forma).


SOCIOL. *Schemi2 di portata retrospettiva (es. l' età dell'oro negli antichi) o
anticipatrice (es. la «grande sera» nella mitica rivoluzionaria), mediante i quali
l'esperienza verificabile viene insieme concretizzata e tipificata. V. Mito 1.

Cruciale - (lat. crux, croce; palo che indica un quadrivio).


1. LOG. (I, 171-172). Fatti cruciali: secondo Francesco Bacone, fatti che permettono di
pronunciarsi in maniera sicura tra due ipotesi.
2. Esperienza cruciale: esperienza decisiva pro o contro un'ipotesi.

Culto - (lat. cultus, da colere, onorare).


1. Sogg. Omaggio interno d'adorazione e di fiducia che l'uomo rende a Dio.
2. Ogg. Insieme delle pratiche e delle cerimonie mediante le quali si esprime l'omaggio
interno dell'uomo verso Dio.
3. Fig. Grande venerazione (« Avere un culto per qualcuno » ).

Cultura - 1. PSICOL. e MOR. (V, II, 205-209). Formazione dello spirito in un


determinato ramo del sapere o delle arti (« Avere una vasta cultura»).
2. SOCIOL. (V, II, 447-448). L'insieme delle istituzioni e tradizioni, dei costumi e delle
rappresentazioni collettive, delle credenze e dei sistemi di *valori 1-2 che
caratterizzano una determinata *società 1. Dist. *Civiltà.

Culturale - Che ha rapporto con la *cultura 2 (« Il progresso culturale »). « Ciclo


culturale » : v. Ciclo2).

Cuore - 1. PSICOL. *Sensibilità 5 («Avere del cuore»).


2. In Pascal, sin. *Intuizione 1 (Pensées, ed. Brunschvicg, n. 281:
« Cuore, istinto, principi ». N. 282: « Noi conosciamo la verità non soltanto con la
ragione, ma anche col cuore; è mediante quest'ultimo modo che conosciamo i primi
princìpi [... ]. Il cuore sente che ci sono tre dimensioni nello spazio e che i numeri sono
infiniti ». N. 283: « Il cuore ha il suo ordine; lo spirito ha il suo, che procede per
princìpi e deduzioni; il cuore ne ha un altro». (Sin. *Sentimento5).

Curia - SOCIOL. V. Fratria 1.


D

Daltonismo - PSICOL. (III, 110). Discromatopsia, descritta da Dalton (1794) e


consistente nell'impotenza a distinguere i colori *complementari 1, sp. il rosso e il
verde.

Darwinismo - BIOL. (II, 151-152). Forma del *trasformismo, difesa da Darwin e


consistente nel proporre come fattore principale dell'evoluzione della specie la
selezione naturale che deriva dalla concorrenza vitale. V. Concorrenza2.

Da sé - (lat. a se).
METAF. (IV, II, 358). Ciò che esiste in ragione della sua propria essenza (= Dio) (Opp.
Ab alio). V. Aseità – Oss. Tlv. in italiano si dice, nel senso dell'a se lat., « per sé» invece
che « da sé».

Dasein - (tedesco Da-sein, essere lì).


METAF. L'esistente singolare e concreto. V. Essente ed antico.

Dati - l. Gen. I fatti, principi o ipotesi ammessi al punto di partenza d'un


ragionamento (« I dati del problema »).
2. Sp. In matematica, le quantità conosciute. (app. incognite).
3. Sin. *Dato l «( I dati immediati della coscienza», Bergson).

Dato - 1. Sost. Il dato: ciò che è immediatamente presente al senso o all'intelligenza,


prima d'ogni elaborazione.
2. Agg. Ciò che è precisato e definito. (« Una data immagine »).

Decidibile - LOG. V. *Decidibilità.

Decidibilità - LOG. Un *sistema l formale ha la proprietà della decidibilità (ossia è


decidibile) se esiste un metodo per decidere, mediante un insieme finito di operazioni,
se una formula regolarmente costruita sia o non sia dimostrabile entro il sistema.

Decisione - l. PSICOL. (III, 492), MOR. (V, I, 147). Atto della ragione pratica che
impone di usare un mezzo adatto per realizzare la scelta della volontà.
2. Nella psicologia moderna, sp. in James, punto culminante dell'atto volontario, che
completa la deliberazione e determina l'atto da compiere (o da omettere). Sin. * Scelta
2.

Decisorio - OR. Che deriva da una *decisione1 o costituisce una decisione.

Declinazione. V. Clinamen.
Deduzione - l. LOG. (I, 72; 91). Movimento di pensiero mediante il quale si passa da
una o più proposizioni ad un'altra proposizione, ricorrendo solo a ciò che è implicato
(v. Implicazione 1-2) nelle proposizioni date (= *premesse) (Dist. *Induzione1), -
ovvero movimento di pensiero col quale si stabilisce la verità d'una proposizione in
quanto contenuta in una o più proposizioni da cui deriva come *conseguenza 2.
Dedurre, infatti, significa trarre da una o più proposizioni una nuova proposizione, che
ne costituisce la conseguenza, per mezzo delle sole leggi della logica.
Oss. Aristotele assimilava la deduzione al sillogismo, il che significava evidentemente
limitarne troppo il campo che è di gran lunga più vasto di quello del sillogismo
aristotelico, perché la deduzione congloba sia i sillogismi ipotetici, sia tutte le forme di
ragionamento Che la logica formalizzata ha scoperto mediante il suo calcolo delle
proposizioni, dei predicati e delle classi.
2. STR. Deduzione cartesiana : Cartesio che, a causa del suo nominalismo, nega il
significato e l'importanza del sillogismo aristotelico, sostituisce a questo un
ragionamento composto da un numero imprecisato di proposizioni, delle quali l'una
determina l'altra consecutivamente ed il cui insieme determina l'ultima proposizione
(conclusione), in maniera da formare una catena di ragioni sul tipo delle serie di
uguaglianze o di implicazioni in uso nella matematica (a = b, b = c, c = d, d = e, e =x,
dunque a=x; o anche: a implica b , b implica c , c implica d, dunque a implica d).
Ma, il nominalismo in forza del quale Cartesio nega il valore delle idee generali e
rigetta come privo d'interesse il sillogismo aristotelico, fondato sul concatenamento dei
concetti, è evidentemente criticabile.
La deduzione cartesiana è un tipo di deduzione autentica, ma condotta unicamente
secondo la logica delle proposizioni, l'indiscutibile valore della quale non può
escludere; come ritiene Cartesio (e con lui alcuni nominalisti contemporanei), la logica
dei concetti.
3. Impr. Deduzione immediata: la conversione delle proposizioni. V. *Inferenza.
4. STR. Deduzione trascendentale: nome dato da Kant (Critica della ragion pura, App.
della 1.a ed. A) alla determinazione delle sorgenti soggettive (= *categorie 2 o *concetti
3 puri dell'intelletto) che costituiscono le condizioni *a priori 2 della possibilità
dell'esperienza.

ARISTOTELE, Analitici secondi, 1. I; F. SELVAGGI, Filosofia delle scienze, 1953; H.


LABASTIDA, Experiencia y deducciòn, 1955.

Definito - l. LOG. Sost. Ciò che è oggetto d'una definizione o deriva da una
*definizione I «( La definizione non deve contenere il definito »).
2. Agg. Sin. * Determinato 2 (« Un problema ben determinato »). Ctr. *Indefinito 2.
3. METAF. (IV, II, 177). Ciò che è compiuto e perfetto nel suo ordine (« L'atto è una
realtà definita »). Ctr. *Indefinito 1.

Definizione - (lat. definire, delimitare).


1. LOG. (I, 50; 148; 190; 236). Gen. Operazione che consiste nel dire ciò che una cosa è,
cioè nello enunciare esattamente la *comprensione l d'un concetto. - Div. Definizione
nominale: quella che enuncia l'uso di un termine, sia con lo aiuto d'un altro più chiaro,
sia mediante l' *etimologia; definizione reale: quella che esprime la natura della cosa
stessa.
2. Nella biologia: enumerazione dei caratteri che stabiliscono il posto d'un essere
vivente, vegetale o animale, nella *classificazione3.
3. Nella sociologia: operazione che consiste nel determinare il tipo generale al quale
appartiene un determinato fatto sociale.
4. Nella matematica: operazione che consiste nel formulare la legge della costruzione
d'un oggetto matematico (definizione genetica).

Degenerazione - (lat. degenerare, ritornare indietro, degenerare).


L'atto del degenerare e la condizione da ciò risultante. V. *Regressione 4.

Degradazione - FIS. Principio della degradazione del!' energia. V. Energia 4.

De inesse - LOG. (I, 60). Proposizione (o giudizio) de inesse quella che


semplicemente e puramente afferma o nega che il predicato è nel soggetto, senza far
menzione di modalità. V. *Proposizione e *Modalità.

Deismo - METAF. Dottrina di coloro che, pur ammettendo l'esistenza d'un Dio,
respingono la *Rivelazione 3.

Deliberazione - PSICOL. (III, 501). Fase dell'atto volontario comportante la


concezione delle differenti *alternative 1 e l'esame delle ragioni (motivi o mobili) pro o
contro ciascuna di esse.

Delirio - (lat. delirare, uscire dal solco, deviare).


PSICOL. (III, 515). Stato mentale temporaneo che comporta una confusione estrema
delle idee e, spesso, l'apparizione d'immagini allucinatorie.

Delitto - 1. MOR. Grave infrazione alla legge morale (= violazione dei precetti
fondamentali della legge naturale).
2. DR. Infrazione alle leggi civili passibile di pena afflittiva (morte, carcere, lavori
forzati, detenzione) o infamante (bando, degradazione).

Demenza - (lat. demens, fuor di sensi, furioso).


PSICOL. PAT. (m, 373). Crollo globale e definitivo della *intelligenza 1 (Sin.
Alienazione mentale). Dist. *Nevrosi e *Psicosi.

Demenziale - PSICOL. PAT. Che ha rapporto con la *demenza. V. Alienazione.

Demerito - MOR. (V, I, 167-171). Diminuzione del valore personale d'un uomo in
ragione di atti contrari alla legge morale (V. *Merito 3).
Demiurgo - 1. STR. In Platone (Timeo, 29, E), il dio organizzatore dell'universo.
2. In Plotino (Enneadi, II, 9), l'anima del mondo. V. *Anima 3.

Democrazia - (gr. XXX, popolo e XXXX, governare).


1. Str. Organizzazione politica in cui la sovranità appartiene all'insieme dei cittadini.
2. Div. Democrazia diretta: nella quale il popolo esercita immediatamente il potere;
democrazia parlamentare (o rappresentativa): nella quale il popolo delega ad un
parlamento, e per via di elezione, l'esercizio del potere legislativo.
3. Democrazia autoritaria (o dittatoriale): nella quale il popolo delega ad un solo uomo,
per un determinato tempo o a vita, l'insieme dei poteri.
4. Lg. Regime politico che professa e garantisce il rispetto dei diritti fondamentali della
persona umana, sp. mediante il riconoscimento e la protezione delle comunità naturali
(famiglia, comuni, professioni e arti, società spirituali) intermediari tra l'individuo e lo
Stato.

G. TONIOLO, Democrazia cristiana: concetti e indirizzi, 1949.

Demografia - (gr. XXX, popolo e XXXX, scrivere).


SOCIOL. Studio statistico dei movimenti della popolazione (natalità, nuzialità,
mortalità, migrazione, etc.) d'una determinata società.

Deontologia - (gr. XXXX, ciò che bisogna fare, e XXX, studio).


MOR. Teoria dei doveri particolari ad una professione («La deontologia medica »).

Depressione - PSICOL. PAT. (III, 517). Stato nel quale la volontà è morbosamente
inibita e in cui manca la propensione agli atti volontari, naturali ai soggetti normali.
(Stati di *malinconia, di *psicastenia e di *neurastenia). V. Inibizione 2.

Dereistica - (lat. de re, lontano dalla cosa).


PSICOL. PAT. Termine coniato da P. Janet per designare una condotta tagliata fuori
dal reale. V. Schizofrenia.

Derivazione - PSICOL. (III, 304; 307; 356). Fenomeno per cui una forza
originariamente destinata a servire alla produzione d'un determinato atto, e che resta
inutilizzata perché il compimento di questo atto è divenuto impossibile, viene spesa nel
produrre altri fenomeni non previsti e inutili (Es. «Quando si vede una donna senza
figli curare con dedizione un cane o un pappagallo, si è disposti a dire che si tratta
d'una derivazione dell'amore materno»: P. Janet, Obsessions et Psychasthénies, I,
p.557).
Oss. Questo fenomeno riceve anche il nome di *compensazione, di spostamento, di
*transfert.

Descrizione - LOG. (I, 50). Operazione che consiste nell'enunciare i caratteri esterni
che permettono di distinguere una cosa da un'altra.
Oss. È il modo di *definizione 2 in uso nelle scienze naturali.

Desiderio - PSICOL. (III, 292). Stato affettivo provocato dall'attualizzazione di una


tendenza sotto l'azione del bisogno o di una rappresentazione. Ass. « Non si può
desiderare ciò che non si conosce» (Ignoti nulla cupido).

Destino – 1. MOR. (V, I, 30-32). Il fine ultimo (« Il destino dell'uomo»).


2. Insieme degli avvenimenti indipendenti dalla volontà che si producono in una vita
umana.
3. Sin. *Fatum.

Determinare - (lat. determinare, circoscrivere, segnare i limiti).


1. METAF. (II, 87; IV, II, 177). Attualizzare, specificare (« La forma determina la
materia»).
2. LOG. (I, 55). Fissare, stabilire, precisare (« Determinare il senso di una parola». «
Determinare la causa d'un sinistro»).
3. Condizionare, ad un titolo qualsiasi (« È bastata una scintilla a determinare
l'esplosione». « Causa determinante» - *condizione 2).

Determinato - 1. METAF. Ciò che nel suo ordine è compiuto e perfetto. (Sin. « In
atto », v. Atto 1). Ctr. *Indeterminato 1.
2. LoG. Ciò di cui la natura, la classe o le condizioni sono date (Ctr. *Indeterminato 2).
3. Dipendente da un antecedente, ad un titolo qualsiasi.

Determinazione – 1. LOG. (I, 55). Atto di precisare la natura, la classe o le


condizioni particolari di un oggetto. («La determinazione di un problema»).
2. Carattere o attributo che serve a precisare la natura, la classe o le condizioni di un
oggetto (« Esaminare un atto con tutte le sue determinazioni »).
3. METAF. (IV, II, 176-178), Sin. *Attuazione 1. « La determinazione della materia in
virtù della forma»).
4. Sin. *Atto 2. *Forma 1. *Perfezione 2. (« La causa principale agisce in virtù d'una
determinazione propria ». «La determinazione specifica d'uno strumento»).
5. Relazione in virtù della quale un ente (o un fenomeno) dipende da un altro, come
suo effetto o conseguenza. («La determinazione della volontà da parte del bene»).
6. Volg. Decisione (« Prendere una determinazione »).

Determinismo - 1. LOG. (I, 132; 222; 240). Gen. Principio secondo il quale ogni
fenomeno ha una causa proporzionata.
2. Sp. Nelle scienze naturali: principio secondo il quale ogni fenomeno deve poter
spiegarsi adeguatamente con un altro fenomeno, - ovvero: principio secondo il quale il
comportamento dei fenomeni deve poter essere ridotto ad un sistema di relazioni
invariabili - o anche: principio secondo il quale lo stato futuro d'un *sistema 1-2, d'un
gruppo d'elementi o d'una combinazione strutturale (V. Struttura) qualsiasi deve
essere interamente prevedibile quando si possiede un certo numero di dati sul loro
stato presente.
3. Sin. *Determinazione5.
4. PSICOL. (III, 528-538). Teoria che nega il libero arbitrio (cioè che professa che l'atto
di volontà è *determinato 3 in maniera necessaria).- Div. Determinismo fatalista: v.
Fatum, o determinismo fisico: teoria secondo la quale il libero arbitrio è incompatibile
con il principio di causalità ed il principio della conservazione dell'energia;
determinismo sociologico: teoria secondo la quale gli atti dell'uomo sono strettamente
*determinati 3 dalle influenze e dalle costrizioni sociali.
5. Determinismo psicologico: teoria di Leibniz, secondo la quale la volontà è
determinata sicuramente ed infallibilmente dal motivo più forte, senza cessare d'essere
libera.
6. METAF. (IV, II, 277). Postulato secondo il quale tutti gli enti dell'universo formano
un tutto unico ed univoco, i cui elementi, universalmente e assolutamente
interdipendenti, sono sottomessi, nel tempo e nello spazio, alla necessità assoluta.

I. PETRONE, Limiti del determinismo scientifico, 1893; F. ENRIQUES, Causalità e


Determinismo nella filosofia e nella storia della scienza, 1945; K GONSETH.
Determinismo e libero arbitrio, 1946; K. GUTBERLET, Die Willensfreiheit, 1904; B.
VAN HAGENS, Determinismo, indeterminismo, indeterminatezza, in
«Humanitas»1946, pp. 966-67.

Dettame - (lat. dictare, dichiarare, ripetere).


1. MOR. (V, I, 155). Dettame della ragione pratica: giudizio pra-tico che qualifica
moralmente un atto concreto (Sin. *Coscienza 3).
2. Dettame della retta ragione: giudizio pratico che risponde realmente, nel
determinato caso concreto, alle esigenze obiettive della moralità. (Sin. Coscienza retta:
v. Coscienza 3).

Dialettica - (greco XXXX sott.XXX, arte dialettica, da XXXX, disputare).


1. STR. Negli antichi Greci, arte della discussione per via di dialogo. Sp. in Socrate, arte
di definire e di classificare i concetti (in vista della discussione).
2. In Platone, metodo di pensiero che permette d'elevarsi dal sensibile all'Intelligibile
(= *Idee 3).
3. In Aristotele, parte della Logica che ha per oggetto gli argomenti probabili (Opp.
*Analitica 3).
4. Negli Scolastici, la Logica formale (Opp. Retorica).
5. In Kant, dialettica trascendentale: seconda parte della Logica trascendentale, che ha
per oggetto lo studio dell' « illusione naturale ed inevitabile », per cui la ragione pensa
di poter oltrepassare l'ordine dei fenomeni e pronunciarsi sull'assoluto.
6. In Hegel, processo per cui il pensiero si sviluppa secondo le sue leggi proprie, che
sono anche quelle dell'essere, cioè secondo il ritmo ternario della tesi, dell' antitesi e
della sintesi.
7. In Kierkegaard, è dialettica trascendentale tutto ciò che esclude l'immediato, cioè
che implica ragionamento, riflessione, confronto, esitazione, calcolo, dualità,
ambiguità, polivalenza.
8. Arte di discutere con sottigliezza (a volte in senso peggiorativo ).
9. LOG. Ragionamento che parte dai contrari e verte su questi contrari, o anche; che
procede, alla maniera d'un dialogo, per opposizioni costantemente rinascenti e
successivamente risolte.
10. SOCIOL. Processo di sviluppo continuo, che comporta ripresa e superamento delle
situazioni anteriori, cioè conflitto e conciliazione e per conseguenza *progresso 1
mediante *sintesi 3 e *differenziazioni 2. V. Materialismo 6.

M. LOSACCO, Storia della dialettica, 1922 (lo studio del Losacco si ferma al periodo
greco). G. VASSAILS, Dialectique du particulier et gènéral, 1956: P. FOULQUIÉ, La
dialectique, 1949; G. CAPONE-BRAGA, Della dialettica, 1953.

Diallelo - (gr. XXX da XXXX, l'uno per mezzo dell' altro).


METAF. (IV, I, 75). Argomento degli scettici, in forza del quale ogni dimostrazione
della capacità della ragione a conoscere il vero, postulando questa stessa capacità,
costituisce un circolo vizioso.

Dianoetico - (gr. XXX intellettuale da XXXX, pensiero, riflessione).


PSICOL. (III, 411-424), CRIT. (IV,. I, 10-11; II, 153-154).
Intellezione dianoetica: modo di conoscere nel quale l'intelligenza
attinge l'essenza attraverso il sensibile. V. Astrazione 2.

Dicotomia - (gr. XXX, divisione in due parti uguali).


l. LOG. Divisione logica d'un concetto in due concetti (gen. contrari) che ne
esauriscono l'estensione. (Es. « Animale» = « vertebrato» e « invertebrato »).
2. STR. (II, 35). Uno dei quattro argomenti con i quali Zenone d'Elea negava la realtà
del movimento. L'argomento della dicotomia è questo: nessun mobile può raggiungere
la metà della distanza data, perché prima dovrà superare la metà di questa metà, poi la
metà di quest'altra e così all'infinito.

Dictum - (lat. ciò che è detto). l. LOG. (I, 60; 75). Enunciazione che può essere
qualificata vera o falsa, ma che è considerata soltanto nel suo contenuto, fatta
astrazione da ogni affermazione o negazione attuale. Sin. *Lexis.
2. Dictum de omni et nullo: principio logico del sillogismo, in forza del quale tutto ciò
che viene affermato o negato d'un soggetto universale (genere o specie) è affermato o
negato di tutto ciò che è contenuto (specie o individui) sotto quel soggetto.

Difesa - MOR. (V, II, 228-230). Caso di legittima difesa: caso in cui si ha il diritto di
respingere con la violenza un'ingiusta aggressione.

Differenza - l. LOG. (I, 42; 174). Ciò per cui una cosa si distingue da un'altra.
Div. Differenza specifica (o essenziale): attributo che, aggiungendosi al *genere 2,
forma la *specie 1 e la distingue da tutte le altre specie dello stesso genere. (Es. «
Ragionevole », che, aggiunto ad « animale» [genere], dà la specie « uomo »);
differenza accidentale: quella che risulta da un *accidente2 contingente.
2. Metodo della differenza: il secondo metodo sperimentale di Stuart Mill, che serve di
controprova al metodo della concordanza.
3. PSICOL. (III, 86). Metodo delle più piccole differenze percettibili: procedimento che
serve alla determinazione delle soglie differenziali. V. Soglia 2.

Differenziale - 1. MATEM. Calcolo differenziale: specie del calcolo infinitesimale. V.


Calcolo 2.
2. PSICOL. Soglia differenziale: v. Soglia 2.
3. Psicologia differenziale: v. Psicologia 8.

Differenziazione - l. BIOL. e SOCIOL. Gen. Atto di divenire differente.


2. Sp. Passaggio dall'omogeneo all'eterogeneo, toccante le strutture (= differenziazione
morfologica), oppure le funzioni (= differenziazione funzionale).

Dilemma - (gr. XXXX, due volte, XXX, guadagno).


LOG. (I, 83). Argomento con cui si inchioda l'avversario ad una alternativa, di cui
ciascuna parte conduce alla stessa conclusione. («Di due cose una... »).

Dilettantismo - l. PSICOL. Condizione di spirito del dilettante.


2. Gen. in senso peggiorativo: atteggiamento che consiste nel trattare le cose serie
(arte, filosofia, morale), come un *gioco2.

Dilettevole - METAF. Il bene dilettevole: v. Bene 1.

Dimensione - l. MATEM. Quantità che, sola o con le altre, serve a *determinare2 la


posizione d'un punto sopra una linea, sopra una superficie o in uno spazio. Espr. «
Spazio a n dimensioni»: spazio i cui punti esigono n dimensioni per essere
*determinati 2.
2. Quantità che, sola o con altre, serve a *determinare 2 la grandezza di una figura
misurabile (lunghezza, superficie, volume, ecc.). (Es. « Le dimensioni di un albero »).

Dimostrazione - 1. LOG. (I, 115-120). Gen. Ragionamento che si fonda su princìpi


certi e che con-duce ad una conclusione certa.
2. STR. Secondo Aristotele, il sillogismo del necessario, ossia un sillogismo composto
di proposizioni necessarie e generante la scienza propriamente detta o conoscenza per
cause.
3. Div. Dimostrazione razionale (o *a priori l): quella che si fa fondandosi sull'
*essenza della cosa o sulle sue proprietà necessarie (Es. « L'uomo è libero perché è
ragionevole »); dimostrazione sperimentale (o *a posteriori): quella che si fa a partire
dagli effetti dati nell'esperimento (Es. La prova di Dio dal moto).
4. Dimostrazione diretta: quella che va direttamente alla conclusione e la stabilisce
formalmente; dimo-strazione indiretta: dimostrazione per assurdo. V. Assurdo 2.
5. Dimostrazione assoluta: quella che basta a se stessa e vale di diritto per tutti gli
spiriti; dimostrazione ad hominem: quella che parte da princìpi ammessi da colui al
quale essa si rivolge, anche se questi princìpi sono discutibili, allo scopo di fargli
ammettere una conclusione contraria alla sua tesi. (Es. « Voi ammettete che nulla sia
vero, vi è dunque questo di vero, che nulla è vero »).
6. Dimostrazione deduttiva quella che procede per deduzione o sintesi. v. Sillogismo.
Dimostrazione induttiva: quella che procede per induzione o analisi (Es.
Ragionamento per analogia: V. Analogia 2).

Dinamica -o - (gr. XXX, forza, potere).


1. MATEM. Sost. Parte della Meccanica che tratta le relazioni tra le *forze 4 e il
*movimento 2.
2. SOCIOL. (I, 216). Sosto La dinamica sociale: in Comte, studio delle leggi da cui
dipende il movimento (o progresso) d'una società (Opp. Statica sociale:v. Statica 4).
3. Agg. Ciò che manifesta forza o esercita un'energia (« Un individuo dinamico »).

Dinamismo - 1. Gen. Manifestazione di forza o esercizio d'una


energia.
2. L'insieme delle forze o delle funzioni d'un determinato ordine (« Il dinamismo
psicologico »).
3. COSMOL. (II, 64). Dottrina che ammette nelle cose forze o energie irriducibili al
puro movimento (Es. Il *monadismo leibniziano). Opp. *Meccanicismo l.

Dio - 1. METAF. (IV, II, 286). Nozione comune: Essere vivente dotato di personalità,
causa del mondo e autore della legge morale.
Sebbene siano incerte le etimologie della parola Dio nelle diverse lingue, esse
richiamano sempre l'uno o l'altro degli attributi che costituiscono la nozione comune
di Dio, cioè quella di un Essere supremo, distinto dal mondo che égli governa con la
sua potenza e che merita il rispetto e gli onori degli uomini.
Indubbiamente, a prima vista, potrebbe sembrare che vi sia scarso rapporto tra il Dio
dei Semang di Malacca, il Dio dei Veda, il Dio di Aristotele, il Dio dei cristiani e il Dio
di Spinoza. Questa difficoltà tuttavia è più apparente che reale. Poiché, innanzi tutto, le
concezioni filosofiche e, per cosi dire, tecniche di Dio sono il risultato di un lungo
lavoro di elaborazione e, sotto questo aspetto, si trovano alla fine e non all'inizio della
ricerca filosofica. In secondo luogo, vi è una definizione di Dio, più intuitiva che
dialettica, più sintetica che analitica, che sembra essere di gran lunga la più comune e
la più universalmente diffusa nello spazio e nel tempo, in quanto anche essenzialmente
legata alle diverse forme religiose in cui si distribuisce l'umanità. Questa nozione si
riscontra spesso inserita in racconti mitologici che vivono d'essa parassitariamente,
lasciandone però trasparire gli elementi essenziali, che sono dovunque gli stessi e che
si possono ridurre ai tre già enunciati: Dio è un Essere vivente e dotato di personalità, -
è causa del mondo, - è autore della legge morale. V. Religione 1.
2. Nozione filosofica: l'Essere infinitamente perfetto, esistente per sé e Causa suprema
(prima) di tutto ciò che è.
Il concetto filosofico di Dio non aggiunge nulla di essenziale alla nozione comune, la
quale è talmente universale, che esso si limita a precisarla, qualunque siano d'altronde
le formule più o meno adeguate che servono ad esprimerla, come tutti i filosofi si sono
sforzati di fare quadrare con essa tutte le definizioni che ce ne proponevano. Queste
possono essere riassunte in quella che già abbiamo enunciato: Dio è l'Essere
infinitamente perfetto, esistente per sé e Causa prima di tutto ciò che è. L'esistenza
necessaria, - la perfezione infinita, - la causalità universale, - la trascendenza assoluta:
questi sono, in ultima analisi, gli elementi essenziali del concetto filosofico di Dio.
3. Nozione religiosa: la Maestà, la Santità e la Bontà infinita, con le quali l'uomo entra
in comunicazione mediante la preghiera.
Oss. Le tre nozioni che abbiamo dato non sono tre definizioni differenti di Dio, ma
soltanto tre aspetti della stessa Realtà infinita.

ARISTOTELE, Fisica, VII, c. I.: Metafisica, XII, c. 6-7: S. TOMMASO D'AQ., Fisica,
lect. 1-2: VIII, lect. 23: Metafisica, Il, 2-4; XII, lect. 5-9, 12; Contra Gentiles, I, c. X-
XIII: II, c. XXI: Summa theologica, I.a, q. 2,aa. 1-3; Compendium theologiae, c. I-
XXVI; GARRIGOU-LAGRANGE, Dieu, san existence, sa nature, 1920; P. DE
BROGLIE, Les preuves psychologiques de l'existence de Dieu, 1905; R. JOLIVET,
Études sur le problème de Dieu dans la philosophie contemporaine, 1932; R.
JOLIVET, Il Dio dei filosofi e degli scienziati, 1957; M. F. SCIACCA, Il problema di Dio
e della religione nella filosofia attuale, 1946; P. LIPPERT, Gott, 1936; C. FABRO, Dio,
1953.

Dionisismo - (gr. XXX). V. Apollinismo.

Dirigismo - ECON. POL. Teoria o metodo economico in virtù del quale la produzione
e la distribuzione delle ricchezze economiche sono dirette dallo Stato (Ctr.
*Liberalismo). V. Statalismo l.

Diritto - (lat. directus, diretto, dritto).


1. DR. e MOR. (V, I, 117; 123). Potere morale di possedere,. di fare o di esigere
qualcosa. (« Avere diritto a... ». « Il diritto alla vita »).
2. L'insieme delle leggi, naturali o positive (« Studiare il diritto »). Div. Diritto
naturale: che deriva dalla natura dell'uomo; diritto positivo: che deriva dalla volontà
del legislatore.  Diritto pubblico: che riguarda i rapporti dei membri della società col
potere; diritto privato: che regola i rapporti dei membri della società tra di loro. 
Diritto delle genti (jus gentium): og. diritto internazionale pubblico.  Diritto di
giurisdizione: diritto di comandare e di governare; diritto di proprietà: diritto di
possedere.  Diritto consuetudinario: fondato sulla consuetudine; diritto scritto:
specificato in un Codice.  Diritto reale (= jus in re): che dà un potere sulla cosa in se
stessa; diritto personale (= jus ad rem): che dà
un potere sulla persona che deve fornire la cosa.  Diritto stretto : quello che deriva
dalla giustizia commutativa; diritto largo: quello che è fondato sulla carità; diritto di
semplice equità: quello che è fondato sull'umanità.
3. Ciò che deve essere, moralmente, logicamente o giuridicamente (Ordine di diritto
»). Espr. « Di diritto », per opp. a « Di fatto ».
4. Ciò che è permesso dalla legge o dalla consuetudine «Avere il diritto di...).

S. TOMMA50 D'AQ., De justitia et jure, in Summa theologica, II.a II.ae, q. 57 55.; V.


CATHREIN, Recht, Naturrecht und positives Recht, 1909; F. CARNELUTTI, Teoria
generale del diritto, 1946; G. DEL VECCHIO, Lezioni di filosofia del diritto, 1946.

Disarmonia (gr. XXXX, mancanza e XXX, proporzione).


Mancanza di proporzione tra le parti d'uno stesso organismo o tra gli elementi d'un
tutto.

Discontinuo - COSMOL. (II, 4). Quantità discontinua (o discreta): quella che è fatta
di elementi della stessa natura o di parti omogenee attualmente separate (= il
*numero1). Ctr. Continuo.

Discorsivo - LOG. Forma di pensiero che dipende dal discorso. (Ctr. *Intuitivo).

Discorso - LOG. (I, 70). Ogni forma di pensiero consistente nel tendere verso un
termine per mezzo di operazioni intermediarie (Es. Il ragionamento, l'inferenza). Ctr.
*Intuizione 1. *Contemplazione 1.

Discrete (Quantità) - COSMOL. V. Discontinuo.

Discrezionale - Potere discrezionale: Sin. * Arbitrario 2.

Discriminazione - 1. LOG. Atto di distinguere uno dall'altro due oggetti, sensibili o


non sensibili.
2. Atto di mettere a parte o di notare in modo speciale un oggetto tra altri dello stesso
genere.

Discromatopsia - (gr. XXX, difetto, XXXX, colore e XXXXX, vista).


PSICOL. (III, 110). Disordine nella percezione dei colori. V. Daltonismo.

Disgiuntivo - (lat. disjunctio, separazione).


1. LoG. (1,62, 108). Gen. Proposizione disgiuntiva: espressione *proposizionale le cui
parti sono unite dalla congiunzione o.
2. Div. Disgiuntiva semplice: quella le cui parti sono unite dalla congiunzione o nel
senso di vel (= alternativa non esclusiva).
3. Disgiuntiva completa: quella le cui parti sono unite dalla congiunzione o nel senso di
aut (= alternativa esclusiva o propriamente detta).
4. Sillogismo disgiuntivo: quello la cui maggiore enuncia una *alternativa 2.

Disgiunzione - LOG. V. Disgiuntivo.

Disgregazione mentale - PSICOL. PAT. Stato patologico consistente nella


dissoluzione della sintesi psichica.

Disintegrazione - FIS. Disintegrazione dell'atomo: v. Atomo 5.

Dismnesia - (gr. XXX, difetto e XXXX, memoria).


PSICOL. (III, 259). Impotenza, congenita o accidentale, a fissare le immagini (Sin.
Amnesia di fissazione).

Disordine – METAF. (IV, II, 278). Mancanza d'unità, d'armonia o di integrità, che si
può manifestare sia nell'oggetto prodotto (in ragione della resistenza della materia
all'operazione dell'agente), sia nell'azione (per effetto d'un indeboli-mento operativo
accidentale = goffaggine, inettitudine), sia nell'esse-re stesso (malattia, disturbo
organico o psichico).

Disposizione - 1. METAF. (IV. II, 240). Modo d'essere meno *determinato1 e meno
stabile di quello che risulta dall'abitudine.
2. PSICOL. (III, 568). Inclinazione ereditaria e innata d'ordine intellettuale, volontario
od affettivo.

Dissimmetria - (gr. XXX, difetto e XXXX, proporzione).


Imperfezione nella simmetria (La «dissimmetria molecolare» dei prodotti elaborati
dalla vita è stata messa in luce da Pasteur). Dist. * Asimmetria.

Dissociazione - (III, 228). Operazione che consiste nel distinguere o separare gli
elementi d'un tutto (Opp. *Associazione 2. Dist. *Astrazione 1).

Distinto - 1. LOG. (I, 47). Idea distinta: quella che fa conoscere gli elementi che
compongono il suo oggetto. Ctr. Confuso. (Dist. Chiaro: un'idea chiara può non essere
distinta).
l. Sin. Differente (« Due punti di vista distinti»).

Distinzione - 1. LOG. (I, 47). Atto di segnare la differenza esistente tra due o più
oggetti di pensiero «( Fare una distinzione »).
l. La differenza per cui si distinguono o si oppongono due oggetti di pensiero. Div.
Distinzione reale: quella che è data in atto nella stessa cosa (Es. Nell'uomo, tra il corpo
e l'anima; nella linea curva, tra la linea e la sua curvatura); distinzione logica (o di
ragione): quella che non è data in atto nella stessa cosa.  La distinzione logica è
virtuale o fondata (distinctio rationis ratiocinatae), quando ha un fondamento nella
cosa (Es. la distinzione che si può fare, nell'uomo, tra l'animale e il ragionevole che egli
insieme è); - ovvero verbale o non fondata (distinctio rationis ratiocinantis) quando
non ha nessun fondamento nella cosa (Es. la distinzione che si potrebbe fare, dal punto
di vista del senso, tra «homo» e «XXX»).

Distributivo - 1. LOG. Concetto distributivo. V. Collettivo 1.


l. MOR. Giustizia distributiva. V. Giustizia 1.

Dittatura - 1. POL. (V, II, 402).


A Roma, potere *assoluto 4 conferito per sei mesi, a motivo di circostanze
eccezionalmente gravi, ad un personaggio designato per decreto del Senato.
2. Og. Sistema politico in cui il potere assoluto è delegato nelle mani d'un sol uomo (o
d'un gruppo limitato di persone) in quanto rappresentanti d'un partito o d'una classe
che si considerano come i soli qualificati ad assicurare la prosperità pubblica. (« La
dittatura del proletariato». « La dittatura fascista »).
Oss. La dittatura può venir conferita a vita o temporaneamente. Quest'ultimi) è il caso
dei tempi di crisi o di pericolo nazionale, in cui la autorità deve essere
provvisoriamente concentrata nelle stesse
mani, per assicurare l'efficacia assoluta delle decisioni da prendere. Al contrario, la
dittatura conferita a vita o a tempo illimitato costituisce un regime e non più una
eccezione.
3. Volg. Potenza tirannica di un'idea o d'un uso. (« La dittatura del profitto». « La
dittatura della moda »).

Divenire - 1. COSMOL. (Il, 30). METAF. (IV, II, 314). Il mutamento come tale, cioè in
quanto passaggio (= ogni passaggio dalla potenza all'atto).
2. I mutamenti successivi che subisce un ente. Espr. « In divenire »: in via di
mutamento.

Divinità - 1. METAF. (IV, II, 286; 357-360). La divinità: Dio.


2. L'essenza logica di Dio (= ciò per cui Dio è Dio).
3. Astr. Carattere di ciò che è divino.

Divisibilità - 1. COSMOL. (II, 3; 16). Gen. Proprietà per cui un corpo è suscettibile di
divisione.
2. Div. Divisibilità interna: proprietà per cui un tutto quantitativo è composto di parti
omogenee esterne le une alle altre (ordo partium in toto).
3. Divisibilità esterna: separabilità delle parti.

Divisione - 1. LOG. (I, 52) Operazione che consiste nel distribuire un tutto nelle sue
parti. - Div. Ci sono tante specie di divisione quante specie di tutto: v. Tutto.
2. ECON. POLIT. (V, II, 296). Divisione del lavoro: v. Lavoro 6.
3. SOCIOL. Principio della divisione dei poteri: v. Potere 3.

Divisivo - LOG. Concetto divisivo: v. Collettivo 1.


Diviso - LOG. Senso diviso: enunciazione che non è valida se non nel caso in cui i due
o più termini componenti il soggetto o l'attributo sono presi uno ad uno (Es. «Pietro
lavora e si riposa»). Ctr. Senso composto: v. Composto 4.

Docimologia - (gr. XXX, prova, saggio, XXXX, studio).


Neol. Studio sistematico degli esami, della loro tecnica, della loro portata e dei mezzi
atti a perfezionarli.

Dogmatismo - (greco XXX, decisione, sentenza).


1. METAF. (IV, I, 67-70). Ogni dottrina che professa la capacità dello spirito a
conoscere il vero con certezza. Ctr. *Scetticismo.
2. Og. Ogni dottrina che professa la capacità dell'intelligenza a cogliere l'essere nella
sua realtà assoluta. Opp. *Criticismo. *Relativismo. *Agnosticismo.
3. Volg. Tendenza ad affermare senza prova o a decidere in maniera perentoria.

Dolore - 1. PSICOL. (III, 117; 314). Stato sui generis prodotto da disturbi che
affliggono l'organismo e determinano l'esercizio (*riflesso 1 o volontario) di un'attività
che tende ad allontanare l'oggetto nocivo.
l. Lg. Impressione spiacevole. Osso Questo senso è improprio, perché molte
impressioni spiacevoli (Es. stato di malessere diffuso) non sono dolorose.

Domanda - ECON. POL. Legge dell' offerta e della domanda: v. Offerta.

Domestico - (lat. domus, casa). MOR. Che ha rapporto alla: *famiglia2 «( La morale
domestica»).

Dominante - BIOL. (I, 193). Carattere dominante: carattere generale da cui


dipendono altri caratteri meno generali, chiamati subordinati (Es. Lo scheletro
relativamente all'apparato mammario).

Dottrina - (lat. doctrina, da docere, insegnare).


LOG. Insieme sistematico di tesi, presentato come l'espressione della verità e come
suscettibile d'essere comunicato con l'insegnamento.

Dovere - 1. MOR. (V, 99-100). Astr. Obbligo di fare o di omettere qualcosa.


2. Concr. Azione od omissione alla quale si è obbligati in ragione della legge. - Div.
Dovere positivo o negativo, a seconda che impone l'obbligo di fare qualcosa o enuncia
una *proibizione 1.  Doveri verso Dio, verso il prossimo, verso se stesso.  Doveri
giuridici o non giuridici, secondo che sono o no definiti dalla legge positiva.  Doveri
di giustizia o di carità, secondo che dipendono dalla *giustizia 1 o dalla *carità 1.
3. Conflitto dei doveri: V. Conflitto 2.

Doxa - (gr. XXX, credenza, opinione).


1. CRIT. e PSICOL. (III, 448-449) Gen. Opinione, per opp. a *epistéme.
2. STR. (IV, I, 49-50; 127-128). Nella *fenomenologia 2 di Husserl, doxa designa
comunemente la *credenza 1, naturale e spontanea, agli oggetti del mondo e sp. al
fenomeno mondo, con le modalità diverse che essa può comportare, o modalità
doriche (*supputazione, *congettura, *dubbio 1, *certezza).
Oss. Husserl chiama Urdoxa, Protodoxa o Urglaube (= credenza originaria) la
credenza-madre (cioè la credenza o fede nel mondo), della quale le altre credenze sono
soltan-to modificazioni.

Doxico - Che ha riferimento alla *doxa2.

Dualismo - 1. Gen. Ogni dottrina che ammette, in un ordine qualsiasi, due princìpi
assolutamente irriducibili. (Es. Il dualismo della materia e della vita; dell'intelligenza e
della volontà; della natura e della grazia).
2. METAF. (IV, II, 362; 381). Sp. Teoria che spiega l'origine del male nel mondo con
l'esistenza di due primi princìpi, il Principio del bene e il Principio del male (Sin.
*Manicheismo).

Dubbio - 1. LOG. e PSICOL. (I, 104). Stato di equilibrio tra l'affermazione e la


negazione, derivante dal fatto che le ragioni dell'affermare controbilanciano quelle del
negare. Dist. *Opinione. - Div. Dubbio spontaneo: consistente nell'astensione dello
spirito per mancanza di esame del pro e del contro; dubbio riflesso: quello che deriva
dall'esame delle ragioni pro e contro; dubbio metodico: consistente nella sospensione,
fittizia o reale, ma sempre provvisoria, dell'assenso ad un'asserzione ritenuta fino
allora per certa, al fine di controllarne il valore; dubbio universale: che consiste nel
ritenere incerta ogni asserzione; è il dubbio degli scettici.
2. CRIT. (IV, I, 60-64). Dubbio critico: dubbio fittizio o ipotetico, che consiste per lo
spirito nel procedere come se sospendesse le sue adesioni spontanee, per verificare
riflessivamente il valore della ragione che ha d'affermare la verità.
3. Lg. Dubbio scientifico o filosofico: forma della probità intellettuale che consiste
nell'astenersi dall'affermare fino a quando non è data la prova.
4. STR. (IV, I, 45; 60-63). Dubbio iperbolico: il dubbio cartesiano (Première
Méditation), spinto all'estremo e che prende in considerazione le « supposizioni
stravaganti» degli scettici.

Duello - MOR. Ogni combattimento singolare destinato a regolare una controversia


privata e che mette in pericolo la vita dell'avversario.

Durata - 1. COSMOL. (II, 38). Permanenza dell'essere, con o senza successione.


2. Parte determinata del tempo (« Una durata di 30 secondi »).
3. STR. (II, 43). La durata pura: secondo Bergson, durata che è qualità pura (=
mutamento senza cosa che cambia, movimento senza mobile).
E

E - LOG. (I, 63). Simbolo della proposizione universale negativa (« Nessun uomo è
immortale »).

Ebetismo - PSICOL. PAT. Stato di torpore delle facoltà intellettive, ma che non
comporta *delirio.

Ecceità - (lat. haecceitas, haec res, questa cosa).


COSMOL. (II, 95). Duns Scoto designa con questo termine il principio per cui
un'essenza è resa individuale. V. Individuazione.

Eccitante – 1. PSICOL. (III, 56; 84). Oggetto materiale che produce l'eccitazione.
2. Div. Eccitante naturale: quello che è naturalmente proporzionato all'organo
sensoriale (Es. la luce e il colore per la retina).
3. Eccitante artificiale: quello che eccita direttamente un nervo al quale non è
direttamente proporzionato (Es. l'elettricità applicata al nervo ottico). Sin. Stimolo e
Segnale.

Eccitazione - 1. PSICOL. (III, 84). Azione che un oggetto materiale esercita sopra un
organo sensoriale e che determina la modificazione di quest'organo.
2. Oss. Bisogna distinguere l'eccitazione fisica, che è la modificazione (meccanica,
fisica o chimica)
dell'organo, dall' eccitazione fisiologica, che è l'impressione organica o onda nervosa,
e, a fortiori, dalla sensazione che è un fenomeno psichico, irriducibile ad una
modificazione dei tessuti.

Eclettico - Che ha rapporto con l' *eclettismo.

Eclettismo - (gr. da XXX, scegliere).


1. CRIT. Metodo filosofico che consiste nel prendere dai diversi sistemi le tesi che si
stimano valide e nel raggrupparle in un corpo di dottrina.
2. STR. Scuola filosofica di Victor Cousin.

Ecolalia - (gr. XXX, eco e XXXX, parlare).


PSICOL. PAT. Ripetizione meccanica, sprovvista d'ogni significato, delle parole o
dell'ultima parte delle parole intese.

Economia - (greco XXX, amministrazione domestica).


1. ECON. POL . (V, II, 266-268). Organizzazione della produzione e degli scambi.
2. Insieme delle ricchezze materiali che un paese trae dalla natura o produce col lavoro
(« L'economia della Francia »).
3. Economia politica: scienza delle relazioni umane che derivano dai bisogni dell'uomo
e dall'uso ch'egli deve fare delle ricchezze.
4. Economia sociale: scienza relativa ai fenomeni che risultano dai rapporti economici.
Oss. L'economia sociale, di fatto, è parte integrante dell'economia politica. È stimata
disciplina distinta ed autonoma da coloro che riducono l'economia politica ad una
scienza fisica.
5. Volg. Ordine, piano. (« L'economia d'un progetto »).
6. TEOL. Il piano, la disposizione divina della storia. (Espr. «Economia della
redenzione»).
7. Moderazione nelle spese.
8. COSMOL. Principio dell' economia: sin. Principio dell'azione minore. V. Azione 6.

V. FALLON, Princìpi di economia sociale, 1947; O. SCHILLING, Katholische


Wirtschaftsethik, 1933; G. DEL VECCHIO, Lezioni di economia pura, 1938; G. U.
PAPI, Lezioni di economia politica, 1943.

Economico – 1. Ciò che ha rapporto con l' *economia 1-4.


2. Valore economico: ciò che risponde o può rispondere ai bisogni materiali dell'uomo.

Ecoprassia - (gr. - XXX, eco e XXXX, agire).


PSICOL. PAT. Riproduzione meccanica dei gesti o degli atteggiamenti d'una persona
vicina.

Edipo - PSICOL. Complesso d'Edipo: v. Complesso 2.

Edonismo - (gr. da XXX, piacere).


MOR. (V, I, 57). Dottrina morale che fa del piacere il bene supremo dell'uomo.

Educazione 1. PED. (V, II, 359-360). Prop. Arte di formare metodicamente le facoltà
del bambino (Sin. *Pedagogia 1).
2. Lg. Metodo per formare o sviluppare un senso o una facoltà. (« L'educazione
dell'orecchio». «L'educazione della volontà »).

Eduzione - (lat. educere, trarre da).


COSMOL. (Il, 89). Per eduzione delle forme, gli Scolastici intendono l'atto di provocare
un mutamento, sostanziale o accidentale, in un essere corporeo, cioè di trarre una
forma dalla potenza della materia (Sin. *Attuazione1).
Oss. L'espressione significa innanzitutto che l'agente del mutamento non è creatore
della nuova forma, ma soltanto causa efficiente della sua apparizione.

Efferente - BIOL. V. Nervo.

Effetto - METAF. (IV, II, 248). Ciò che dipende, ad un titolo qualsiasi, dall' azione
d'un agente corporeo o spirituale. (Opp. *Causa 1). Ass. « L'effetto preesiste nella
causa» (Effectus est in causa per modum causae), cioè non in atto (v. Atto 1), ma in
quanto la causa ha la potenza di produrlo.
Efficiente (Causa) - METAF. (IV, II, 255-264). V. Causa l.

Efficienza - METAF. (IV, II, 254). Proprietà della *causa l efficiente (Opp. *Finalità 1-
2).

Ego - (gr. XXX e lat., io).


STR. (I, 8 bis e IV, I, 53, 127-128).
L'Ego puro o trascendentale, nella *fenomenologia 2 di Husserl: soggetto
*trascendentale 3, cioè esistente assolutamente per sé e « prima»(nel senso logico
soltanto) d'ogni oggetto del mondo, in quanto costituisce (v. Costituzione 2) il mondo e
tutto ciò che lo compone come senso e insieme di *sensi 6.
Oss. Come tale, l'Ego puro deve essere distinto dall'lo (*Md2) trascendentale di Kant,
che è pura condizione a priori 2 dell'unità dell'esperienza. V. Idealismo 3.

Egocentrismo - PSICOL. e MOR. Tendenza a ridurre tutto a sé e ad apprezzare tutto


in funzione del proprio interesse.

Egoismo (lat. ego, io).


1. MOR. Carattere o attitudine di colui che non pensa o non agisce che secondo la legge
del proprio interesse.
2. PSICOL. (III, 305); SOCIOL. (V, I, 130-135). In Hobbes, La Rochefoucauld, Comte e
Spencer, amore naturale di sé. (Opp. * Altruismo).
Oss. In questo senso, il termine di egoismo è molto equivoco ed è ormai caduto in
disuso.

Eidetico - (gr. XXX, forma, idea).


1. CRIT. (IV, I, 126). Riduzione eidetica: nella Fenomenologia, atto di ridurre alle loro
pure essenze oggettive i fenomeni dati alla coscienza.
2. Tlv. Intuizione eidetica: intuizione intellettuale dell'essere e
dei primi princìpi.

Eleati - STR. (IV, I, 20-21). Filosofi greci della Scuola d'Elea, tra i quali i principali
sono Parmenide e Zenone d'Elea.

Elementare - 1. Gen. Che ha carattere di elemento.


2. SOCIOL. (I, 235). In Spencer, Durkheim ed i sociologi della sua scuola, sin.
d'Essenziale.
Oss. Quest'assimilazione è delle più discutibili, di diritto, innanzitutto, perché la
nozione d'elemento è formalmente distinta da quella di essenza, di fatto, poi, perché i
fatti sociali considerati elementari sono spesso d'un'estrema complessità.

Elemento - 1. COSMOL. (II, 62).


Parte d'un tutto più complesso.
2. Nella teoria chimica, i *corpi2 semplici.
3. STR. Nella fisica antica, i quattro elementi: fuoco, aria, acqua e terra, che erano
considerati come semplici.

Elenco - (gr. XXX, prova). LOG. (I, 94). Sofisma dell'ignoratio elenchi: sofisma
consistente nel provare o un'altra cosa, o più o meno di ciò che è in questione.

Elettra - Complesso di Elettra. V. Complesso 2.

Elettroencefalogramma
PSICOL. (III, 237). Grafico fornito dalle oscillazioni d'un galvanometro applicato alla
corteccia cerebrale e che rappresenta le oscillazioni del potenziale elettrico legate alle
funzioni della sostanza grigia.

Elettrone - FIS. V. Quantum 1-4.

Elezione - (lat. eligere, electum, scegliere).


PSICOL. Sin. Scelta l.

Elicito - (lat. elicitus, da elicio, far sgorgare).


MOR. (V, I, 146). Atto eticito. V. Atto 3.

Eliocentrismo - (greco XXX, sole e XXXX, centro).


FIS. Teoria, sostenuta da Copernico e da Galileo, secondo la quale la Terra gira attorno
al sole come centro.

Emanatismo - METAF. Dottrina dell' *emanazione l.

Emanazione - (lat. emanare, scorrere fuori).


1. METAF. (IV, II, 391). Forma del *panteismo, secondo la quale l'universo non è stato
creato da un atto libero della potenza divina, ma emana (o procede) necessariamente
da Dio per effetto d'una legge della natura divina.
2. Tlv. negli scolastici e in Leibniz, sin. di creazione o di produzione in generale.

Embriogenesi - (gr. XXX, feto e XXXX, generazione).


BIOL. (Il, 142). Sviluppo d'un organismo vivente dallo stato di embrione allo stato
adulto (Sin. *Ontogenesi).

Emergenza - (lat. emergere, venire alla superficie, sorgere).


METAF. C'è emergenza ogni volta che quando una struttura ha raggiunto un grado di
complessità sufficiente, un fenomeno o un essere che preesistevano fin allora in
qualche modo nella materia, si manifestano con caratteri propri.
Emianopsia - (gr. XXX, mezzo, XXXX privativo, XXXXX visione). BIOL. Perdita
della vista in una metà del campo visivo.

Emiasomatognosia - (gr. XXX, mezzo, XXXX, corpo e XXXXX, conoscenza).


BIOL. Perdita della sensazione in metà del corpo.

Eminentemente - METAF. (IV, II, 258-263). In una maniera più perfetta. (« La


causa contiene eminentemente 1 suoi effetti »). Opp. *Formalmente l. *Virtualmente 1-
2.

Emotività - l. CAR. Gen. Disposizione all'*emozione l.


2. Str. Attitudine d'un soggetto a essere scosso in corrispondenza delle sue tendenze o
dei suoi interessi, da avvenimenti d'importanza *oggettiva 4 mediocre. Oss. Questa
scossa in certi casi, per effetto della *secondarietà 2, può restare priva di
manifestazioni esteriori chiaramente percepibili.

Emotivo - 1. PSICOL. PAT. Soggetto alle emozioni.


2. Costituzione emotiva: costituzione psicopatica, caratterizzata da una sensibilità
molto eccitabile (= *iperestesia affettiva) e che causa reazioni anormali e
sproporzionate.
3. Choc emotivo (o emozionale): *emozione 2.

Emozione - (lat. emovere, rimuovere).


1. PSICOL. (III, 321-343). Lg. Stato affettivo che ha per antecedente immediato un
fenomeno psichico (immagine, idea, ricordo). Opp. Piacere o dolore, che hanno per
antecedente immediato una modificazione organica. Osso In questo senso, l'emozione
congloba insieme le emozioni - sentimenti (subtle emotion) e le emozioni-choc (coarse
emotion).
2. Str. Perturbazione passeggera, più o meno brutale e profonda della vita psichica e
fisiologica (Sin. choc emozionale). Dist. *Sentimento 2.

Empirico - (greco XXX., esperienza).


1. LOG. (I, l; 131). Ciò che ha rapporto all'*empirismo 1.
2. *Sperimentale 2 (= che dipende immediatamente dall'esperienza, sp. dall'
esperienza sensibile e lascia da parte le questioni di natura o di essenze). (« Le leggi
empiriche ». (« La psicologia empirica »).

Empiriologico - LOG. Relativo al sapere o all'ambito *empirici 2.

Empirismo. 1. LOG. (I, l). Conoscenza che è il frutto del giuoco spontaneo dello
spirito applicato all'esperienza, ma che procede senza ordine né metodo e per
generalizzazioni precoci (Opp. *Scienza 2).
2. CRIT. (IV, I, 35-40; 80-90; 112-129). Corrente dottrinale, comune al sensismo e al
fenomenismo e che professa che tutta la conoscenza si riduce ai dati dell'esperienza
sensibile (app. *Intellettualismo 2. *Razionalismo 2).

Encefalo - (greco XXX, in e XXXX, testa).


BIOL. (IlI, 63). Insieme degli organi contenuti nella scatola cranica.

Endocrine (Ghiandole) - (gr. XXX, dentro e XXXX, secernere).


BIOL. Ghiandole a secrezione interna (= che riversano il loro prodotto direttamente
nel sangue). V. Ormone.

Energetica - FIS. Scienza delle proprietà generali dell'*energia2, per astrazione dalle
forme speciali sotto le quali essa si manifesta.

Energetismo - COSMOL. (Il, 71). Teoria d'Ostwald, secondo la quale ogni realtà
corporea si riduce a forze o ad energie senza alcun supporto materiale.

Energia - (gr. XXX, forza in azione, azione).


1. Volg. Fermezza nell'azione, nonostante gli ostacoli. (Sin. *Carattere 3).
2. FIS. Potere che possiede un corpo o un sistema di corpi di produrre un lavoro
meccanico. - Div. Energia attuale (o cinetica): energia in movimento (Es. in una molla
che si distende); energia potenziale: energia in riposo e in riserva (Es. in una molla
tesa).
3. Principio della conservazione dell' energia: principio in virtù del quale, quando un
corpo o un sistema di corpi è isolato dall'esterno, la sua energia resta costante.
4. Principio della degradazione dell' energia: principio di Carnot-Clausius, in virtù del
quale l'energia, restando costante quanto alla quantità, si degrada qualitativamente e
tende verso uno stato d'omogeneità. V. Entropia.
5. PSICOL. (III, 90). Teoria dell'energia specifica dei nervi: Teoria del biologo J.
Muller, in virtù della quale i nervi conduttori, in qualsiasi modo siano stimolati, danno
sempre la stessa sensazione.
6. METAF. (IV, II, 178). Sin. Potenza attiva. V. Potenza 1.

Enoteismo - (gr. EV neutro di 'Ere;, uno e i}E6e;, dio).


METAF. V. Monoteismo.

Ente. V. *Essere 2-3.

Entelechia - (gr. XXX, avere in sé il proprio fine).


1. STR. (IV, II, 177). In Aristotele, l'atto o la forma, in quanto principio di essere (Opp.
*Potenza 1. Sin. Atto entitativo) (v. Atto 2).
2. In Leibniz, le *monadi create. 3. BIOL. (Il, 124). Nei neovitalisti
contemporanei (sp. H. Driesch), il principio vitale, distinto dall'organismo.
Entimema - (greco XXX, in e XXXX, spirito).
LOG. (I, 83). Sillogismo di cui una delle premesse è sottintesa. (« Ogni corpo è
materiale. Dunque l'anima non è un corpo »). Oss. Aristotele chiama l'entimema « il
sillogismo degli oratori ».

Entità - (lat. entitas, da ens, essere).


1. METAF. (IV, II, 156). L'essenza considerata nella sua realtà formale (« L'entità della
sostanza consiste nell' attitudine ad esistere in sé »).
2. Pegg. Astrazione realizzata.
3. Tlv. Qualsiasi tipo di ente, nella sua generalità.

Entitativo - METAF. Che ha rapporto all'essere (esistenza o essenza). Opp. *


Operativo. V. Atto 1.

Entoptico - PSICOL. (III, 235). Immagini o barlumi entoptici: macchie o immagini


multicolori, gen. di forma geometrica e d'una estrema mobilità, che, nell'oscurità e con
le palpebre chiuse, si sviluppano nel campo visivo dell'uomo in procinto
d'addormentarsi. V. Fosfeni e Ipnagogiche2 (Immagini). (Si dice anche entottico,
endottico, endoptico).

Entropia - (greco XXX, azione di volgersi indietro, involuzione).


1. FIS. Nome dato da Clausius ad una funzione matematica. il cui valore, in un sistema
isolato e per ogni stato per cui passa questo sistema, dipende dallo stato attuale del
sistema.
Oss. Sono le variazioni di questa funzione che permettono di definire
quantitativamente la degradazione dell'energia. V. Energia4.
2. Principio dell' aumento dell' entropia: i fenomeni fisico-chimici che si producono
nell'interno d'un sistema isolato fanno evolvere il sistema verso stati sempre più
pro-babili, di modo che il sistema raggiunge uno stato di equilibrio quando la
probabilità di questo stato è un massimo nel senso analitico della parola.

Enumerazione - 1. LOG. (I, 92; 94). Gen. Azione con cui si enumerano gli elementi
di un tutto.
2. Regola dell' enumerazione sufficiente: in virtù della quale l'induzione, per essere
valida, deve considerare casi numerosi e diversi a sufficienza perché si sia sicuri d'aver
distinto l'essenziale dall'accidentale.
3. Sofisma dell' enumerazione insufficiente: sofisma d'induzione consistente nel trarre
una conclusione generale da una enumerazione insufficiente (Es. « Quel medico si è
ingannato. Quell'altro anche. Dunque tutti i medici s'ingannano »).

Enunciativo - LoG. Proposizione enunciativa. V. Enunciazione.

Enunciato - LOG. Ogni proposizione che ha un *senso 6.


Enunciazione - LOG. (I, 53). Ogni proposizione che non comporta affermazione e
che può ridursi ad una interrogazione o ad una richiesta indirizzata all' intelligenza.

Epicherema - (gr. XXX da XXXX, intraprendo).


LOG. (I, 83). Sillogismo di cui una delle premesse o le due premesse sono seguite dalle
loro prove.

Epichia - (gr. XXXX, moderazione, equità).


MOR. Interpretazione benigna ed equa della legge in certi casi particolari.

Epifenomenismo - PSICOL. (III, 13; 613). Teoria secondo la quale la coscienza non è
che un *epifenomeno, cioè un semplice « riflesso » dell' attività organica, una specie di
« fosforescenza» del corpo.

Epifenomeno - (gr. XXX, mostrarsi alla superficie, apparire ).


PSICOL. (III, 13). Fenomeno che si aggiunge ad un altro in maniera puramente
accidentale, senza comportare realtà o efficacia proprie.

Epigenesi - (gr. XXXX, nasco dopo).


BIOL. (II, 109-116; 142-153). Modo di formazione embriogenica in virtù del quale gli
organi dell'essere vivente, lungi dall'essere preformati nel germe, vengono costituiti
completamente a partire dalla sostanza ovulare indifferenziata. Ctr. *Preformazione.
Oss. L'epigenesi non esclude che la morfogenesi specifica trovi tutti i suoi moventi
essenziali inclusi nello stesso germe. V. *Preadattamento.

Epistéme - (gr. XXXX, sapere acquisito con lo studio, scienza).


1. LOG. (I, 121-124). Gen. Conoscenza di carattere scientifico, per opp. alla *doxa 1.
2. Sin. di *scienza 2.

Epistemologia - (gr. XXX, scienza e XXXX, studio).


Teoria critica della scienza, che ha il fine di determinare il valore oggettivo dei suoi
princìpi e dei suoi risultati.. Oss. L'epistemologia, così intesa, fa parte sia della
Cosmologia, sia della Metodologia.

Epoché - (gr. XXX, sospensione).


1. CRIT. (IV, I, 126). Nella *Fenomenologia 2, atto di eliminare radicalmente ogni
giudizio anticipato e ogni teoria preconcetta e di conservare solo ciò che è certo
apoditticamente. V. Apodittico 3.
2. Atto di mettere tra parentesi ogni affermazione di *oggetto 1 e in generale ogni
posizione di *mondo 1 come esterno alla coscienza o come *in sé 2.

Equazione - (lat. aequare, rendere uguale).


1. MATEM. Formula d'uguaglianza tra grandezze che dipendono le une dalle altre.
2. LOG. (I, 164). Equazione personale: margine accidentale di errore che può esistere
nelle osservazioni scientifiche in ragione del temperamento psicofisiologico
dell'osservatore.

Equilibrio - (lat. aequilibrium, stato giusto delle bilancie) .1. FIS. Stato d'un sistema
o d'un corpo sottomesso a forze che si compensano esattamente.
2. PSICOL. (III, 116). Sensazione di equilibrio: percezione dell'atteggiamento totale del
corpo relativamente alla verticale.
3. Equilibrio psicologico: stato nel quale le facoltà psicologiche formano un insieme
armonioso.
4. Equilibrio mentale: stato di sanità mentale.

Equipollenti (proposizioni) . LOG. V. Equipollenza.

Equipollenza - (lat. aequus, uguale e pollentia, forza).


LOG. (I, 67). Carattere di due proposizioni opposte, rese equivalenti tra di loro
mediante la particella negativa. (Es. « Nullus homo est justus» e « Aliquis homo est
justus » danno le equipollenti: « Non nullus [= Aliquis ] homo est justus» e « Non
aliquis [= Nullus] homo est justus ))).

Equiprobabilismo - (lat. aeque probabile, ugualmente probabile).


MOR. (V, I, 161). Sistema morale in virtù del quale, quando la legge ha a suo favore o a
suo sfavore probabilità sensibilmente uguali, e, d'altronde, si è liberi d'agire in un
senso o nell'altro, è permesso stimarsi esenti dall'obbligo. V. Probabilismo,
Probabiliorismo e Tuziorismo.

Equità - (lat. aequitas, proporzione, lealtà).


MOR. (V, I, 100). Sentimento superiore della giustizia tendente a far compiere la legge
nel suo spirito, al di là della lettera e a volte contro la lettera.

Equivalente - 1. Ceno Che ha il carattere dell'equivalenza.


2. FIS. Equivalente meccanico del calore: numero di chilogrammetri (quantità di
lavoro meccanico) necessario per aumentare d'una caloria la quantità di calore d'un
corpo o d'un sistema termicamente isolato.
3. PSICOL. (III, 84). Metodo degli equivalenti: v. Errore 4.

Equivalenza - (lat. aequivalere, valere ugualmente).


1. Ceno Relazione di due cose che hanno lo stesso significato o lo stesso valore pratico.
2. MATEM. Rapporto di equivalenza: relazione di due figure che hanno la stessa
superficie o lo stesso volume, siano o no congruenti. V. Uguaglianza 3.
3. FIS. Principio dell' equivalenza: Sin. Principio della conservazione dell'energia. V.
Energia 3.

Equivocità - LOG. Carattere di ciò che è *equivoco 1.


Equivoco - (lat. aequa vox, stessa parola).
1. LOG. (I, 48; 93). Termine equivoco: termine che si applica a due o più soggetti in
senso totalmente diverso (Es. Il «cane », animale e il «Cane », costellazione celeste).
Opp. *Univoco e *Analogo 1.
2. Sost. Modo d'esprimersi che comporta due o più sensi differenti. Div. Equivoco di
puro caso (a casu): non voluto; equivoco intenzionale (a consilio): espressamente
voluto (Sin. *Ambiguità e *Anfìbologia).
3. Sofisma dell' equivoco: ragionamento che comporta un equivoco.

Eredità - 1. BIOL. (II, 112). Proprietà che possiede l'essere vivente di ricevere, con la
vita, alcune qualità o predisposizioni dai suoi progenitori.
2. Le qualità o predisposizioni che sono ereditate (« Una pesante eredità »).
3. SOCIOL. Trasmissione per via di successione (= *retaggio). (« L'eredità d'un titolo
»).

Ereditario - l. BIOL. Ciò che deriva dall' *eredità 1.


2. SOCIOL. Che si trasmette per via di successione (= *retaggio). (« Monarchia
ereditaria». «Nobiltà ereditaria »).

Eristica - (gr. XXXXX da XXXX, contendo).


1. STR. Agg. La Scuola eristica: presso i Greci, la Scuola di Megara.
2. LOG. Sost. Peg. Arte della discussione sofistica e degli argomenti sottili e speciosi.

Ermeneutica - (gr. XXXX, sotto XXX, l'arte dell' interpretare ).


LOG. (I, 206). Parte della critica storica, che consiste nel decifrare e interpretare i testi
antichi.

Ermetico - Che si riferisce all'*ermetismo.

Ermetismo - (gr. XXXX, nome greco di Mercurio).


1. Insieme di dottrine religiose scientifiche e filosofiche contenute nei libri attribuiti
all'egiziano Ermete Trismegisto (= tre volte grande), nei quali è riassunta l'antica
sapienza egiziana.
2. Nel Medioevo, sin. Alchimia, in ragione dei segreti che gli alchimisti ricercavano nei
libri ermetici.
3. Og. Filosofia oscura e impenetrabile.

Eros - (gr. XXX, desiderio sensibile, amore).


1. STR. In Platone, istinto che determina l'ascesa dell'anima verso la regione delle
*Idee 3.
2. Gen. Amore-desiderio, appetito di possesso (v. Amore 2). Opp. Agape.
Errore - 1. LOG. (I, 107). Mancanza di conformità del giudizio con l'essere. (Ctr.
*Verità 1).
2. Asserzione falsa.
3. PSICOL. (III, 85; 154; 445). Errore dei sensi: illusioni normali della percezione.
4. Metodo dell'errore medio (o degli equivalenti): nello studio delle soglie differenziali,
procedimento che consiste nel calcolare la media degli errori fatti da un soggetto;
questa media rappresenti approssimativamente la soglia differenziale. V. Soglia 2.

Es - (ted., pronome di terza persona singolare neutro, usato anche per la forma
impersonale).
1. PSICOL. (m, 601). Nella terminologia di Freud, l'Es indica lo inconscio psichico
come neutro ed impersonale, per opp. al *Me 2, considerato come il sostrato e lo
agente specifico della persona. Cfr. *Sé l.
2. In Jung, insieme complesso personale, comprendente al tempo stesso l'
*inconsciente o inconscio e il *cosciente.

Esatto - (lat. exactus, compiuto, terminato).


1. LOG. Adeguato al suo oggetto.
2. Le scienze esatte: le matematiche, in quanto procedono per misure rigorose.
Oss. L'esattezza non è il privilegio delle matematiche. In realtà, il genere di esattezza
richiesto varia da una scienza all'altra, secondo la natura del loro oggetto.

Escatologia - (gr. XXX, ultimo e XXXX, trattato).


1. TEOL. Concr., insieme di pensieri (che esprimono le speranze religiose relative
all'avvento d'un mondo nuovo, dopo un « giudizio » («il giudizio universale»), che
implica a sua volta la fine del mondo presente o delle potenze che lo dominano.
2. Trattato o discorso relativo agli avvenimenti che dovranno annunziare la fine del
mondo o, in gen., la fine dell'umanità.

Esecutivo – POL . (V, II, 410). Potere esecutivo : nel regime della separazione dei
*poteri 3, il potere che fa eseguire le leggi (Sin. *Governo 2).
Oss. Spesso, sottintendendo la parola « potere», si dice « l'esecutivo ».
Esempio - l. Ciò che può servire di modello o di termine di confronto. (« Dare come
esempio...»).
2. PSICOL. (III, 408). Ragionamento per esempi: ragionamento col quale si cerca di
definire una cosa o di scoprire una legge generale partendo da fatti particolari. V.
Induzione 1.

Esemplare - l. METAF. (IV, II, 279). Causa esemplare: modello interno (idea o
immagine) secondo la quale un agente produce la sua opera.
2. STR. (IV, I, 24). Idee esemplari: per Platone, modelli sussistenti ed eterni degli enti
del mondo corporeo. V. Partecipazione 2.
Esemplarismo - METAF. (IV, II, 279; 329-336). Dottrina (sostenuta sp. da s.
Agostino e da s. Bonaventura) secondo la quale Dio solo, essendo l'unica verità
sussistente, è anche, con le sue Idee *esemplari 1 la ragione prima universale della
gerarchia degli enti. V. Partecipazione 2.

Esercizio - LOG. Punto di vista dell' esercizio (actu exercito): v. Specificazione 2.

Esistenza - (lat. ex-sistere, uscire da, apparire).


l. METAF. (IV, Il, 186). Ciò in virtù del quale l'essenza è attuale (= Esse, opp. a ens). V.
Essere3 e Essenza.
2. Giudizio d'esistenza e Essenza: V. Giudizio 3.
Oss. L'esistenza, in quanto tale, è essenzialmente *dialettica1 e quindi *storia 3.
Bibl. V. Essenza.

Esistenziale - l. METAF. (IV, II, 156-157). Che ha rapporto con l'esistenza (« L'essere
esistenziale» : l'essere come esistenza o Actus essendi).
2. PSICOL. Sin. di *vissuto.
3. LOG. (I, 59). Giudizio esistenziale (o di esistenza): quello che afferma (o nega)
un'esistenza. (« Dio esiste »).
4. STR. Metodo esistenziale: nell'*esistenzialismo con temporaneo (sp. Gabriel
Marcel), procedimen-to che mira ad attingere, mediante la descrizione fenomenologica
dell'esperienza concreta e vissuta, una struttura universale.

Esistenzialismo - l. METAF. (I, 8 bis). Gen. Insieme delle dottrine che mirano a
scoprire, mediante l'analisi dell' esistenza concreta e vissuta (= realtà *esistenziale 2),
le strutture *ontologiche 1 e il senso profondo dell' essere dell'uomo e dell'essere in
gen.
2. Sp. (Heidegger, Jaspers, Sartre), dottrina che professa la priorità dell'esistenza
sull'essenza. Opp. *Essenzialismo.

C. FABRO, Introduzione all' esistenzialismo, 1943; C. FABRO, Problemi dell'


esistenzialismo, 1945; C. FABRO, Dall' essere all'esistente, 1965 2; R. JOLIVET, Les
doctrines existentialistes. De Kierkegaard à Sartre, 1948; É. GILSON, Existentialisme
chrétien: Gabriel Marcel, 1947; L. STEFANINI, Esistenzialismo ateo ed
esistenzialismo teistico, 1952; J. MOLLER, Existentialphilosophie und katholische
Theologie, 1952; P. PRINI, Esistenzialismo, 1952.

Esistere
l. METAF. (IV, II, 186, 192, 196).
L'esistere: l'atto con cui si esercita l'*esistenza 1.
2. L'*attualità 1 dell'*esistenza 1. V. Esistenziale 1.

Esogamia - (gr. XXXX, al di fuori e XXX, matrimonio).


l. SOCIOL. Esogamia di clan: V. Clan.
2. Esogamia di consanguineità: interdizione di sposare un uomo o una donna della
stessa famiglia naturale (= dello stesso sangue).

Esoterico - (gr. da XXX, dentro). l. STR. Presso i Greci, dottrina esoterica: quella che
veniva comunicata all'interno d'una scuola a
discepoli totalmente formati. (Ctr. Essoterico = che riguarda il pubblico più esteso).
2. Volg. Insegnamento riservato agli iniziati.

Esperienza - l. PSICOL. (III, 132; 574). Percezione immediata e diretta del reale. Div.
Esperienza esterna (o sensibile): percezione del
reale sensibile. (Sin. Intuizione sensibile: V. Intuizione 1); esperienza interna (o
psicologica): percezione dei dati della coscienza. Sin. *Coscienza 1.
2. METAF. Concr. Insieme di tutto ciò che è oggetto d'*apprensione 2 esterna o
interna.
3. MOR (V, I, 7-9). Esperienza morale: consapevolezza della realtà morale implicata
nel dovere e nelle aspirazioni infinite del cuore umano.
4. Esperienza mistica: contatto *sperimentale 1 con Dio.
5. LOG. (I, 161-163). Dato *sperimentale 1 che serve o ad elaborare un'ipotesi (sin.
*Osservazione 2), o a controllare un'ipotesi (sin. *Sperimentazione).
6. CRIT. L'esperienza: la conoscenza *empirica 2 in generale. (Opp. *Ragione 1).
7. Volg. Insieme di conoscenze e di capacità acquisite con la pratica degli uomini e
delle cose (« Un uomo d'esperienza »). Ctr. Inesperienza.

ARISTOTELE, Analitici secondi, 2,19; A. DARBON, Une philosophie de l'expérience,


1946; C. CARBONARA, La filosofia dell'esperienza, 1954; R. AVENARIUS, Kritik der
reinen Erfahrung, 1907.

Esplicito - l. METAF. Ciò che è *attuale 1.


2. LOG. Ciò che è formalmente enunciato. (Ctr. *Implicito).

Esposizione - LOG. (I, 83). Sillogismo espositivo (o d'esposizione): sillogismo


puramente apparente, caratterizzato dal fatto d'avere un termine medio singolare e le
cui proposizioni non fanno che esporre successivamente gli elementi di una stessa
verità complessa. (Es. « Giuda era un apostolo. Ora Giuda ha tradito il suo Maestro.
Dunque un apostolo ha tradito il suo Maestro »).

Espressione - 1. Gen. Atto di evocare una cosa assente o nascosta con l'aiuto di un
dato presente (« La parola è l'espressione dell'idea». «La parola è l'espressione del
pensiero »).
2. PSICOL. (III, 323). Manifestazione esterna degli stati psicologici, sp. con la mimica
(« L'espressione dell'emozioni »).
3. EST. Proprietà che possiede un'opera d'arte di evocare in un modo più o meno
preciso un atteggiamento o un tratto psicologico (« La espressione d'un viso »).
4. LOG. Modo di parlare. Locuzione («Un'espressione fuori uso).
Essente - METAF. L'esistente, sul piano *ontico. Sin. Dasein.

Essenza - L METAF. (IV, II, 156-183; 198). Ciò per cui una cosa è quello che è e si
distingue da ogni altra (Espr. «per essenza» = in virtù dell' essenza cioè o per ciò che
costituisce l'essenza di un essere e per opposizione a ciò che riceve accidentalmente: «
l'uomo non è virtuoso per essenza». app. Per accidente: v. Accidente 2; o per
perfezione formale e purezza assoluta dell'essenza e per opposizione a ciò che è
partecipato: « Dio è bontà per essenza». Opp. Per partecipazione: v. Partecipazione 1).
2. Div. Essenza reale: quella che deriva dai principi fisici. (Es. « L'uomo » in quanto
composto di anima e corpo): Dist. *Sostanza 1; essenza logica: nozione astratta, che
definisce o designa per mezzo delle sue proprietà un'essenza reale. (Es. (« L'umanità
»): Sin. *Quiddità o Entità 1.
3. Problema della distinzione dell'essenza e dell'esistenza: consistente nel vedere se
l'essenza sia o no realmente distinta dall'esistenza che la fa esistere.

PLATONE, Repubblica, Convito, Fedone; ARISTOTELE, Metafisica, VII; S.


TOMMASO D'AQ., Commento Metaphysic., VII. -De ente et essentia. Summa
theologica, L q. 3, a. 3-4. - Summa contra Gentiles, I, 21 -22; II,52; Quaestio disputata
de potentia, q. 7, a. 2; É. GILSON, L'Etre et l'essence, 1948.

Essenziale – 1. METAF. Str. Ciò che appartiene all' essenza d'una cosa (« Gli elementi
essenziali »).
2. Lg. Ciò che deriva immediatamente dall'essenza. (« Carattere essenziale »).
3. Volg. Ciò che è importante e necessario. (« È essenziale pesare il pro e il contro).

Essenzialismo - METAF. (IV, II, 156-157). Neol. Termine usato per caratterizzare,
più che dottrine, la tendenza a privilegiare l'*essenza1 in confronto dell' esistenza 1.
Oss. Si tratta, in gen., d'affermare che c'è una verità metafisica anteriore all'esistenza in
quanto dato concreto e che l'esistenza è intelligibile in riferimento a questa verità in
temporale che la sostiene, o, in altri termini, che l'esistenza deve essere resa
analiticamente (= per semplice *analisi 2) intelligibile. (Spinoza, Leibniz, Fichte, Hegel
sono alcuni testimoni di questa corrente di pensiero). Opp. *Esistenzialismo 2.

Essere - 1. METAF. (IV, II, 156-159). Gen. Ciò che esiste o può esistere in un modo
qualsiasi (Ens in communi).
2. Il soggetto che esercita l'esistenza, cioè ciò che è. ( « Un essere o «ente»). Res
habens esse o id quod est (= Essentia). - Div. L'essere per sé o da sé (a se): quello che
esiste per la sua stessa essenza (= Dio); l'essere in virtù di un altro (ab alio): quello che
ha ricevuto l'esistenza.  L'essere in atto: l'essere determinato e perfetto nel suo
ordine; l'essere in potenza: quello che non ha ancora ricevuto la *determinazione 4 di
cui è suscettibile.  L'essere (ente) reale: quello che esiste o può esistere fuori dello
spirito; l'essere (ente) di ragione (ens rationis): quello che è concepibile, ma non è
realizzabile fuori dello spirito.
3. L'atto di esistere o attualità dell'essenza (Esse o Esistenza). V. Copula. – As. « Ogni
essere, o ente, è uno, vero e buono » (Omne ens est unum, verum et bonum), perché
l'unità, la verità e la bontà sono proprietà dell’essere. - « L’azione segue l'essere »:
(Agere sequitur esse), perché l'essere agisce in quanto è in atto. - « L'essere è per
l'azione »: (Esse est propter operari), perché l'azione non è che la perfezione
dell'essere. - « Non bisogna moltiplicare gli enti (esseri) senza necessità » (Entia non
sunt multiplicanda sine necessitate), perché bisogna spiegar tutto mediante le vie più
semplici.

S. TOMMASO D'AQ., De ente et essentia; L. DE RAEYMAEKER, Philosophie de l'étre,


1946; P. CARABELLESE, L'essere e la sua manifestazione, 1946.

Essoterico - (gr. Da XXX, al di fuori). STR. V. Esoterico 1.

Estasi - (gr. XXX da XXXX, esco fuor di me).


1. STR. Nel neoplatonismo (sp. in Plotino) : stato nel quale il pensiero ridiviene
pensiero puro, assolutamente indeterminato, cioè coincide strettamente con sé.
2. TEOL. Nei mistici cristiani (sp. san Giovanni della Croce): stato soprannaturale nel
quale essendo.
tutti i sensi, anche quelli esterni, sospesi, l'anima viene innalzata ad una conoscenza
*sperimentale 1 e ineffabile di Dio.

Estensione - 1. LOG. (I, 41). L'insieme dei soggetti ai quali conviene un'idea (Opp.
*Comprensione 1).
2. Atto d'estendere la portata d'un termine o d'un'asserzione a nuovi soggetti (Espr.
«Per estensione »).
3. COSMOL. (II, 8). *Esteso 1.
4. Volg. Progresso o sviluppo di un fenomeno (« Il conflitto ha preso una nuova
estensione». «L'estensione d'un'epidemia »).
5. Volg. Porzione definita dello spazio (« L'estensione d'un comune »).

Estensivo - 1. COSMOL. Che ha rapporto con l' *esteso l. ( « Quantità estensiva »).
Ctr. *Intensivo.
2. LOG. e METAF. Che ha rapporto all' estensione1 ( «Astrazione estensiva: v.
Astrazione l). Ctr. *Formale 1.

Esteriore - 1. CRIT. (IV, I, 49-54). Gen. Che è al di fuori ( « Il mondo esteriore»:


l'universo esterno alla *coscienza 2 [,= il «non-io», corpo compreso]. Opp. Interiore
[« Il mondo interiore » = la *coscienza 2]).
2. Problema del mondo esteriore: pseudo-problema, generato dalle teorie nominaliste
e fenomeniste e consistente nel cercare se esiste un universo indipendente dal
pensie-ro. V. Idealismo '.

Esterno - 1. PSICOL. (III, 102). che ha rapporto con il di fuori.


 Sensi esterni: quelli i cui organi si trovano alla superficie esterna del corpo e colgono
oggetti o qualità esterne. Opp. Sensi interni: quelli i cui organi sono interni al corpo e
che sono relativi alle sensazioni organiche: v. Cenestesia l.
2. LOG. (I, 205). Critica esterna: v. Critica 4.
3. METAF. Finalità esterna. V. Finalità 2.
4. MOR. Foro esterno: v. Foro.

Esterocettivo - 1. PSICOL. Campo esterocettivo: insieme degli stimoli del mondo


esterno che agiscono sulla periferia esterna del proprio corpo. Ctr. *Propriocettivo e
*Interocettivo.
2. Sensazioni esterocettive: quelle che hanno come oggetto gli stimoli del mondo
esterno.

Estesiometro - (gr. XXXX, sensazione e XXX, misura).


PSICOL. (III, 114). Compasso (inventato da Weber) che serve a misurare la soglia
tattile della sensazione di distanza.

Esteso - 1. COSMOL. (II, 8-12). Proprietà dei corpi derivante dalla quantità, cioè dalla
divisibilità interna (si dice anche *estensione 3).
2. Proprietà che possiedono i corpi di misurarsi gli uni sugli altri o, in gen., d'occupare
una porzione dello spazio (= esteso esterno).
3. STR. (II, 13). In Cartesio, lo spazio geometrico (si dice anche estensione). V. Spazio
2.
4. In Malebranche, l'esteso (o estensione) intelligibile, la grandezza astratta da ogni
qualità sensibile.

Estetica - 1. A gg. Che riguarda il bello o le arti belle (« Il sentimento estetico »).
2. Sost. Og. Teoria della natura e delle condizioni della bellezza nella natura e nell'arte.
3. In Kant, estetica trascendentale, parte della Critica della Ragion pura relativa alle
forme *a priori 2 della sensibilità.

S. ALBERTO MAGNO, Commento « De divinis nominibus»: de pulchro et bono; S.


TOMMASO D'AQ., Summa theologica. I, q. 5, a. 4 ad 1um; q. 39, a. 8; la Ilae, q. 27, a. 1
ad 3um; L. STEFANINI, Trattato d'estetica, 1955; AUTORI VARI, Atti del VII
Congresso d, Gallarate, 1952; AUTORI VARI, Atti del III Congresso Internazionale di
Estetica, 1957.

Estimativa - PSICOL.(III, 103). Gli Scolastici chiamavano così la facoltà sensibile


mediante la quale gli animali conoscono ciò che loro è utile o nocivo. V. Istinto 1.

Estrapolazione - (lat. extra, al di là, e polus, polo).


l. LOG. (I, 175). Atto d'operare il passaggio al limite, cioè d'immaginare o di ragionare
sopra un caso che è al di là del reale e del realizzabile, ma nel prolungamento logico di
esso.
2. Sin. Sofisma d'induzione. V. Induzione 2.

Estremi - 1. LOG. (I, 74). Nel sillogismo, il termine maggiore e il termine minore, in
rapporto al medio.
2. In un determinato genere, le due specie Opposte (Sin. *Contrari1).

Estrinseco l. METAF. (IV, Il, 242). Ciò che non entra nella natura, nella definizione o
nella composizione d'un ente (Ctr. *Intrinseco).
2. Principio (o causa) estrinseca: quello che agisce dall'esterno. (Sp. La causa efficiente
e la causa finale). Opp. Principio (o causa) intrinseca: quello che agisce dall'interno
(Es. la spontaneità) o contribuisce alla costituzione interna dell'ente (Sp. la causa
materiale o materia e la causa formale o forma).

Eternità - METAF. (IV, II, 367). Possesso indivisibile, perfetto e simultaneo di una
vita senza fine.
Oss. L'eternità esclude assoluta. mente la successione. Inoltre, la nozione ipotetica d'un
tempo senza inizio e senza fine non potrebbe confondersi con quella di eternità, perché
il tempo implica essenzialmente successione e mutamento. V. Eviternità.

Eteroblastia . (gr. XXXX, altro e XXX, germoglio).


BIOL. (IV, Il, 343). Formazione di organi identici (es. l'occhio del vertebrato e del
mollusco), in specie distinte, con processi embriogenici completamente differenti.

Eterogeneo. (gr. XXXX, altro e XXX, genere).


Ciò che è composto d'elementi di natura differente (Ctr. *Omogeneo1).

Eteronomia - (gr. XXXX, altro e XXX, legge).


1. MOR. (V, I, 107-109). Stato d'una volontà che riceve la sua legge dal di fuori (Ctr.
*Autonomia 2).
2. STR. In Kant, stato d'una volontà che non è il suo proprio legislatore. V. Autonomia
3.

Eterosessualità - (gr. XXX, e lat. sexus, sesso). PSICOL. V. Sessualità.

Eterosuggestione . PSICOL. V. Suggestione 2.

Etica - (gr. da XXX, costume).


1. MOR. (V, I, 28). Sin.*Morale 1.
2. Tlv. Morale generale, per opp. a Diritto naturale (o Morale speciale ).

Etnico - (gr. XXX, popolo, nazione).


SOCIOL. Che è relativo alla *razza 2 o alla *nazione 1.

Etnografia - (gr. XXXX, popolo e XXX, descrivere).


SOCIOL. (I, 227). Descrizione delle realtà sociali dei diversi gruppi umani, sp. non
civili.

Etnologia - (gr. XXX, popolo e XXXX, scienza).


SOCIOL. (1,227). Scienza che tende a determinare le relazioni mutue dei differenti fatti
che costituiscono un insieme sociale.

Etologia (gr. XXXX, carattere, costume, e XXX, scienza, studio).


1. SOCIOL. (V, I, 5). Nome dato da Stuart Mill alla scienza dei *caratteri 2. Osso Questo
termine non è più usato in questo senso.
Oggi si dice Caratterologia.
2. Og. Scienza positiva dei *costumi2. (app. *Morale ').

Euclideo. Non.Euclideo -MATEM. V. Spazio 4-5 e Geometria 4.

Eudemonismo - (gr. XXX, felice). .


1. MOR. (V, I, 33-37). Dottrina morale secondo la quale la *beatitudine 1-2 è il fine
ultimo dell'uomo.
2. STR. (V, I, 65-66). L'eudemonismo razionale: dottrina di Aristotele secondo la quale
il bene supremo dell'uomo consiste nella *beatitudine 2 risultante dall'esercizio della
ragione, sotto la forma più alta che è la contemplazione della verità.

Euforia - (gr. XXX, abbondanza, agio).


1. PSICOL. Stato di benessere fisico generale.
2. PSICOL. PAT. In alcune *psicopatie, sentimento di benessere generale e di facilità,
che si manifesta mediante una espansività disordinata o una soddisfazione beata di sé.

Eugenetica - (gr. XXXX, bene e XXX, generazione).


BIOL. Scienza e arte relative ai mezzi di miglioramento dei fattori ereditari e, di
conseguenza, di modificazione d'una *razza 1 in modo permanente. Dist. *Eugenico.

Eugenia - L BIOL. e MOR. (V, II, 230). Gen. Scienza e arte dei mezzi da impiegare
perché la pro-creazione avvenga nelle condizioni più favorevoli alla salute del figlio e al
vigore della razza.
2. Sp. Scienza dei mezzi da impiegare per selezionare gli individui idonei a trasmettere
i caratteri giudicati favorevoli alla razza e per eliminare gli altri (sp. mediante la
interdizione del matrimonio e la sterilizzazione).

Eugenismo - MOR. Teoria e pratica dell' *Eugenia 2.

Euristico - (gr. XXX, scoprire).


1. LOG. (I, 168; 203-204). Sost. L'euristica: nel metodo storico, l'insieme delle ricerche
con cui si cerca di portare alla luce i documenti del passato.
2. Agg. Che ha per fine o effetto la scoperta (« Un'ipotesi euristica». « Valore euristico
del finalismo»).
3. Metodo euristico: che consiste nel far scoprire all'alunno stesso ciò che gli si vuole
insegnare.

Eutanasia - (gr. XXXX, morte dolce e facile).


MOR. Pratiche (le quali si servono delle sostanze chimiche e degli anestetici) destinate
a por fine alla vita d'un essere umano, al fine di risparmiar gli, procurando gli una
morte dolce e calma, i terrori dell'agonia o le torture d'una malattia molto dolorosa e
considerata come incurabile, - o anche, se si tratta di bambini venuti al mondo con
orribili malformazioni (focomelia) o colpiti da malattie mentali, allo scopo di liberarli
da una vita miserabile. (In quest'ultimo caso si parla piuttosto di infanticidio).
Oss. Sotto tutte queste forme, l'eutanasia, pure se sollecitata o accettata dal paziente, è
un vero *omicidio 1 e non può giustificarsi in alcun modo in rapporto al *diritto
naturale 2.

Evidenza - (lat. videre, vedere). LOG. (I, 107). La piena chiarezza


con la quale il vero s'impone all'adesione dell'intelligenza.
Div. Evidenza metafisica (o razionale): quella che è fondata sull'essenza stessa delle
cose .(Es. Ciò che è, è ». « Il tutto è più grande della parte »); evidenza fisica (o
empirica): quella che è fondata sulle leggi della natura o dell'esperienza; evidenza
morale: quella che è fondata sopra una legge psicologica o morale. (Es. « Una madre
ama i suoi figli »).  Evidenza immediata o mediata, secondo che è acquisita al primo
esame dell'oggetto stesso o deriva da una dimostrazione.  Evidenza intrinseca o
estrinseca: secondo che risulta dalla visione diretta dell'oggetto o dall'autorità di colui
che ha visto l'oggetto o conosce la verità.

Eviternità - (lat. aevum, durata della vita).


METAF. (IV, II, 367). Proprietà d'un ente che, avendo cominciato, non avrà fine. (Dist.
*Eternità. Sin. Perpetuità).

Evocazione - (lat. evocare, richiamare).


1. PSICOL. (III, 251-254). Evocazione dei ricordi: atto di richiamare i ricordi.
2. Div. Evocazione spontanea: evocazione in virtù della quale i ricordi si presentano da
se stessi alla coscienza.
3. Evocazione volontaria: attività di richiamo comandata da uno sforzo metodico dello
spirito.

Evoluzione - 1. METAF. Gen. Trasformazione graduale e continua d'un principio


(organismo, istituzione, dottrina, fenomeno) che progredisce secondo la sua propria
legge, mediante assimilazione d'elementi estranei ed adattamento alle circostanze
concrete. (Dist. *Sviluppo 1).
2. BIOL. (II, 135). Trasformazione d'una specie in più specie distinte, sotto l'azione di
fattori esterni fisico-chimici.

Evoluzionismo - 1. METAF. Gen. Dottrina generale (sostenuta soprattutto da


Spencer), secondo la quale l' *evoluzione 1 sarebbe la legge universale degli esseri, dal
mondo materiale al mondo morale e alla società.
2. BIOL. Teoria dell' *evoluzione 2 delle specie. Sin. *Trasformismo.

A. MARCOZZI, Evoluzione o creazione?, 1948; E. RUFFINI, La teoria dell’evoluzione


secondo la scienza e la fede, 1948; P. LEONARDI, L'evoluzione dei viventi. 1950; W. K.
GREGORY, Evolution Emerging, 1951; L. CUÉNOT, Le sens de la vie et de l'évolution,
1948; HAAG-HAAS - HURZELER, Evoluzione e Bibbia, 1965.

Eziologia - (gr.XXXX, causa XXXX, studio).


Studio delle cause «( L'eziologia d'una malattia»).

Fabulazione - (lat. fabula, racconto, narrazione, finzione).


PSICOL. Narrazione immaginaria, data come reale, senza intenzione deliberata di
ingannare. Oss. Frequente e normale nel fanciullo, la fabulazione assume un carattere
patologico nella *mitomania 1 degli adulti.

Fabulatrice (Funzione) . SOCIOL. (V, II, 215). Funzione che si esercita sp. presso i
*primitivi a e che consiste nel creare dei *miti 1.

Facoltà - 1. METAF. (IV, II, 241). Potenza attiva (= *qualità 1) che dispone
immediatamente un essere ad agire (Opp. Potenza passiva: v. Potenza 1). Oss. La
facoltà non è ciò che agisce (o l'agente), ma il principio mediante il quale l'ente agisce:
di questo genere sono l'istinto, l'intelligenza, la volontà, le forze fisiche (non è
l'intelligenza che conosce o la volontà che vuole, ma l'uomo che conosce mediante
l'intelligenza e vuole mediante la volontà).
2. PSICOL. (III, 51). Le facoltà dell' anima: l'insieme delle potenze sensibili e razionali
della conoscenza e dell'appetizione.
Oss. Gli psicologi moderni dividono spesso le facoltà dell'anima in
intelligenza, volontà e sensibilità. Ma questa divisione, anche ridotta a quella di
semplici *funzioni 2, è, oggettivamente, delle più artificiali.

S. TOMMASO D'AQ., Summa theol., II.a II.ae, q. 58, a. 2; P. SIWEK, Psychologia


metaphysica, Romae, 1939.

Falso - LOG. L'opposto del vero. V. Vero.


Famiglia - 1. MOR. (V, II, 330). Str. La società familiare (o società domestica) riveste
due aspetti distinti: essa è in primo luogo la società formata dagli sposi (società
coniugale) e secondariamente la società formata dai genitori e dai loro figli (società.
paterna). L'una e l'altra compongono insieme la famiglia, che può essere definita un «
gruppo di persone le quali praticano l'aiuto reciproco quotidiano, fronteggiano
d'accordo le necessità correnti della vita, mangiano al medesimo desco e si riscaldano
al medesimo focolare» (S. Tommaso, Eth., VIII, C. XII).
2. Lg. L'insieme degli individui che hanno tra di loro legami di parentela ( = società
domestica).
3. BIOL. (I, 193). Gruppo della Sistematica, composto dai *generi 3 e rientrante nella
composizione degli *ordini 6.

S. TOMMASO D'AQ., Contra Gentiles, III, c. CXXII; Summa theol. IIa IIae, q. 162;
IIIa, Sup., q. 41-60; PIO XI, Casti Connubii; PIO XI, Divini illius magistri, 1929; J.
LECLERQ, Leçons de droit naturel, III: La famille, 1950. AUTORI VARI, Matrimonio,
fondamento della famiglia, 1956; AUTORI VARI, La famille, (Semaines sociales de
France, 1923); La famiglia cristiana (Settimane sociali d'Italia, 1926); AUTORI VARI,
Renouveau des idées sur la famille, 1954.

Fantasia - (gr.XXX, apparizione, immaginazione).


1. PSICOL. In Cartesio, e gen. sin. d'*immaginazione 1.
2. EST. Fantasia creativa: attività del foggiare (« creare») *immagini3 (visive, auditive,
tattili, ece.) con *valore 1 estetico.
3.STR. Fantasia catalettica (gr. XXX, comprensivo): presso gli Stoici,
*rappresentazione 1 comprensiva, concepiente, che fa presa sul reale e lo possiede in
sé, assurgendo perciò a *criterio di *verità.

Fantasma - (gr. XXX, visione, immagine).


PSICOL. Sin. *Immagine 1-2.

Fantasticheria - PSICOL. (III, 232-234). Stato nel quale la vita interiore è


abbandonata al suo corso *spontaneo 2, in una semi-incoscienza del mondo esteriore e
nel rilassamento delle funzioni di controllo e di inibizione, (in frane. questo stato è
chiamato réverie).

Farisaismo - MOR. (V, I, 100). Attitudine o tendenza consistente nel ritenere


soltanto la materialità della legge a danno dello spirito (come facevano i Farisei, setta
ebraica del tempo di G. C.). Dist. *Formalismo l.

Fascia ottica - BIOL. e PSICOL. V. Thalamus.

Fase - FIS. e PSICOL. Scarto nel tempo di due *ritmi 2 d'uguale *frequenza, o d'uno
stesso *ritmo 2 tra un determinato istante e l'istante iniziale.
Fatale - 1. Che si produce inevitabilmente, in fòrza d'una necessità cieca («
Quest'avvenimento era fatale». « Il gioco fatale dell'istinto»).
2. Che si produce o si esercita nonostante tutti gli sforzi contrari. (« Una passione
fatale »).

Fatalismo – 1. METAF. e PSICOL. (III, 532). Dottrina secondo la quale tutti gli
avvenimenti dell'universo e specialmente tutti gli avvenimenti della vita umana sono
sottomessi al *fato 1. (Dist. *Determinismo 2).
2. Volg. Rassegnazione agli avvenimenti sfortunati, che procede molto più dall'
*inerzia 1 che dalla virtù di pazienza.

Fatalità - L METAF. e PSICOL. (III, 532). Carattere di ciò che è


*fatale 1-2.
2. Sin. *Fato 1 o Destino.
3. Serie d'avvenimenti sfortunati,
nei quali era impossibile, fisicamente o moralmente, intervenire.

Fato - (lat. cosa detta, da fari, parlare).


METAF. (IV, II, 373-375), PSICOL. (III, 532). Gen. Sorta di forza anonima e
inflessibile dalla quale gli avvenimenti d'ogni vita umana sono stabiliti (= scritti) in
anticipo, senza che alcuno sforzo vi possa nulla cambiare (Sin. Destino). - Div. Fato
musulmano, così rigoroso che la passività assoluta diviene la saggezza suprema; fato
stoico: la Legge suprema che dirige tutti gli avvenimenti dell'universo in vista del bene
del Tutto e consiglia, moralmente, di «astenersi e sopportare» (v. Astinenza 2).
Oss. Leibniz (Teodicea, prefazione) parla anche d'un fato cristiano. Ma questo termine,
qui, è improprio ed equivoco, perché se è vero che anche i futuri liberi sono
predeterminati da Dio, essi sono previsti e predeterminati come liberi, poiché Dio
muove ogni ente secondo la sua natura.

Fatticità - (o Fattualità) (lat. factum, fatto).


1. METAF. Ciò che, essendo stato fatto o realizzato, sussiste come pura oggettività, cioè
come *cosa.
2. Stato di fatto. Individualità *empirica 2.

Fattizio – 1. STR. In Cartesio, idee fattizie: quelle che sono inventate (= formate dalla
immaginazione). Opp. Idee avventizie e innate.
2. Volg. Pegg. Artificiale, arbitrario.

Fatto - 1. LOG. (I, 131; 165-167; 201; 223). Gen. Ogni dato *sperimentale l (Dist.
*Fenomeno 2).
2. Il fatto bruto, rozzo: il dato sperimentale, così come è fornito alla esperienza
sensibile immediata, con i suoi caratteri di complessità e d'instabilità. (Espr. « Di fatto
»: secondo l'esperienza. Opp. « Di diritto». V. Diritto 3).
3. Il fatto scientifico: dato sperimentale astratto in un tutto sensibile complesso,
misurato e razionalizzato. Osso Praticamente, il fatto scientifico è una sola cosa con la
sua interpretazione. (Sin. *Fenomeno 2).
4. Il fatto storico: fatto singolare del passato, specificato dalle circostanze che ha
rivestito. (Sin. * Avvenimento ).
5. Fatto sociale: ogni fatto che risponde alla finalità propria d'una
società.

Fattore - (lat. factor, colui che fa).


1. Causa o condizione «( I fattori della prosperità generale »).
2. Elementi d'un insieme o d'un tutto, reale o logico «( I fattori della produzione »).
3. BIOL. I fattori ereditari: V. Geni.
4. MATEM. Ciascuno dei numeri che concorrono a formare un prodotto «(
L'inversione dei fattori non modifica il valore del prodotto »).

Fechner (Legge di) - PSICOL. (III, 87). Legge secondo la quale la sensazione è
proporzionale al logaritmo dell'eccitazione, vale a dire ad una progressione geometrica
dell'eccitazione (come nella serie 1, 2, 4, 8, 16, 32 ecc.) corrisponderebbe una
progressione aritmetica della sensazione (come nella serie l, 2, 3, 4, 5 ecc.).
Oss. Fechner, indubbiamente, pretende misurare solo l'intensità (o quantità intensiva)
della sensazione e non la sensazione-qualità. Ma, questa intensità non si può misurare
matematicamente in se stessa, come se i gradi di sensazione si addizionassero gli uni
agli altri, o come se le intensità poste tra le soglie (d'altra parte alquanto variabili)
fossero uguali tra loro. La legge di Fechner traduce solo la differenza (non misurabile
matematicamente) che esiste tra la sensazione e l'eccitazione.
(Sin. Legge psicofisica).

Fede - (lat. fides, fiducia).


1. PSICOL. (III, 458). Prop. Assenso agli enunciati religiosi che vertono su misteri
soprannaturali.
2. Lg. Sin. *Credenza 2.
3. STR. (IV, II, 339). Fede morale: in Kant, adesione *irrazionale 2 ai postulati della
ragione pratica (libertà, esistenza di Dio, immortalità dell'anima).
4. MOR. Rispetto della parola data «( Essere in buona fede» o «in cattiva fede ») =
leale o sleale).
5. Sin. Fiducia. (« Avere fiducia in qualcuno »).

S. TOMMASO D'AQ., Summa theol. II.a II.ae, qq. 1-16; A. LIEGE, La fede, in
Iniziazione teologica, 1955; J. BAINVEL, Foi, in Dict. apolog. de la Foi catholique.

Feed-back - (ingl. retroazione, propr. retro-alimentazione).


FIS. e BIOL. (Il, 71). Reazione d'una macchina o d'un apparecchio ad un'*informazione
(o messaggio), al fine di mantenere o ristabilire ad ogni istante un certo stato
d'equilibrio. Es. il termostato d'una caldaia o d'uno scaldacqua registra (= riceve
un'informazione o il messaggio da) un effetto (aumento del grado di calore), che
determina la chiusura della sorgente d'energia (carburante, gas, elettricità).
Oss. Ciclo secondario di movimenti, che regola il ciclo primario su cui è fondato, il
feed-back sta alla base dell'*automazione, che risulta da feed-back più o meno
numerosi e complessi, composti tra loro in serie. V. Cibernetica.

Felicità - (lat. felicitas, fortuna). 1. MOR. (V, I, 49-54). Stato in cui


si stabilisce la soddisfazione d'una inclinazione razionale (Dist. *Beatitudine 2).
2. Sin. *Beatitudine2 (Dist. *Gioia e *Piacere l).

Femminismo – 1. MOR. (V, II,. 353). Insieme di dottrine e di movimenti che mirano
a realizzare l'emancipazione civile e giuridica, nonché l'emancipazione professionale
della donna.
2. Teorie che propugnano la emancipazione passionale della donna (= libero amore e
libera unione).
3. Forma d' *umanesimo 3 che propugna un insieme di riforme suscettibili di favorire
lo sviluppo fisico e morale della donna e di proteggerla contro tutte le forme di
decadimento (tratta delle bianche, prostituzione, ecc.) che attentano alla sua dignità di
persona umana.

Fenomenico - METAF. Che è relativo ai *fenomeni 1 o composto di fenomeni (« Il


dato fenomenico ». « Il flusso fenomenico »).

Fenomenismo - 1. CRIT. (IV, I, 80-84) e PSICOL. (III, 554-560). Gen. Dottrina


secondo la quale tutto il reale si riduce a *fenomeni l.
2. Sp. Dottrina secondo la quale l'esperienza di * personalità l (=
l'«io ») si può e deve spiegare, senza alcun ricorso ad un'*anima l o sog-getto, ma
soltanto mediante il giuoco dei *fenomeni l.

Fenomeno - (gr. XXX, ciò che appare).


1. Gen. Ciò che appare ai sensi o alla coscienza.
2. LOG. (I, 165). Sin. Fatto scientifico: V. Fatto 3.
3. STR. (IV, I, 139). In Kant, tutto ciò che è « oggetto d'esperienza possibile », cioè ciò
che può essere dato ai sensi (app. *Noumeno).

Fenomenologia - 1. CRIT. (IV, I, 126-128). Gen. Studio descrittivo d'un *fenomeno1


o d'un insieme di fenomeni, come sono dati nell'esperienza.
2. La fenomenologia: metodo di filosofia, promosso da E. Hsserl, e caratterizzato, da
una parte, all'*epochè, consistente nel non ritenere che il solo dato costituito dai
*fenomeni l (ad esclusione dell'esistenza) e dall'altra, dalla riduzione *eidetica (v.
Eidetico 1), consistente nel ridurre alle loro essenze oggettive i fenomeni dati alla
coscienza.
3. STR. (V, I, 111). Sotto il nome di «Fenomenologia dello Spirito » , Hegel espone le
tappe attraverso le quali lo Spirito oggettivo si innalza dalla sensazione individuale alla
ragione universale.

Fenotipo - (gr. XXX, rendo visibile e XXXX, tipo).


BIOL. (I, 111). Insieme delle caratteristiche individuali del vivente. Opp. *Genotipo.

Feticcio - (lat. facticius, oggetto fabbricato).


SOCIOL. (III, 617). Oggetto materiale che si stima sia abitato da uno *spirito 4 e
possegga come tale un potere magico. V. Magia 1.

Feticismo - SOCIOL. Culto dei *feticci.

Fiat - (lat. «sia fatto»). PSICOL. (III,491). Secondo lo schema dell'atto volontario di
Cousin e di W. James, atto di decidere, che conclude la deliberazione.

Fideismo - (lat. fides, fede). 1. TEOL. Str. Dottrina secondo la


quale le verità razionali, d'ordine speculativo (come l'esistenza di Dio) e d'ordine
morale (i doveri dell'uomo), non possono essere conosciuti e stabiliti che dalla fede.
2. METAF. (IV, II, 305). Lg. Ogni dottrina secondo la quale le verità fondamentali
d'ordine speculativo e pratico non possono essere stabilite o giustificate dalla ragione,
ma soltanto ammesse a titolo di pure credenze *irrazionali 2 (Es. Kantismo). Opp.
*Razionalismo 4.
H. HALDlMANN, Le fidéisme, 1907.

Fieri - V. Divenire 1.

Figura - 1. LOG. (I, 80). Figura del sillogismo: forma del sillogismo che risulta dal
posto del termine medio nelle premesse (Formula mnemonica delle 4 figure [1a parola
= posto del termine medio nella maggiore; 2a = nella minore; sub = soggetto; prae =
predicato]: sub-prae, tum prae-prae, tum sub-sub, denique prae-sub).
2. METAF. (IV, II, 241). Qualità (o modo) che risulta dalla *determinazione1 della
quantità. (Dist. *Forma 1).
3. PSICOL. (III, 135-139). Unità percettiva che possiede una *forma 6 ed
un'organizzazione interna (= *struttura 3). Opp. Fondo.

Filogenesi - (gr. XXX, genere, specie, e XXXX, generazione).


BIOL. (II, 142). Evoluzione della *specie 2 o della serie delle specie a partire dal
*phylum 1 primitivo (Opp. *Ontogenesi). V. Biogenetica (Legge).

Filologia - (gr. XXX, amico e XXXX, parola, linguaggio).


1. Studio scientifico delle lingue considerate dai punti di vista fonetico, grammaticale e
letterario.
2. Og. (soprattutto in Germania): studio scientifico delle forme *culturali della storia,
come sono manifestate dalle opere letterarie.

Filosofia - (gr. XXX, amico e XXXX., saggezza).


1. LOG. (I, 1-28). Scienza naturale delle cose attraverso i loro primi
*princìpi 4 e le loro prime *cause l.
Oss. Nei moderni, a partire da Cartesio, la definizione della filosofia coincide
notevolmente con quella della Metafisica. V. Metafisica 2-7.
2. LOG. (I, 9-13; 213). La filosofia della storia: studio che cerca di scoprire le cause più
generali degli avvenimenti umani, cioè il piano generale della storia.
3. La filosofia delle scienze: studio critico dei princìpi delle scienze e delle nozioni che
esse utilizzano.
Oss. Spesso questo studio non è che una pseudo-filosofia, perché si limita, senza mai
oltrepassarlo, al piano *empiriologico.
4. DR. Filosofia del diritto: studio dei princìpi del *diritto 2.

Filosofismo - STR. Nel XVIII secolo, dottrine dei philosophes (=enciclopedisti),


caratterizzate dal *deismo e dal *naturalismo 2 (cioè dall'affermazione che la filosofia
[= la pura ragione, ad esclusione della religione] basta a soddisfare adeguatamente il
bisogno di sapere e ad ordinare la vita morale e sociale dell'umanità). Sin.
*Razionalismo 5.

Finale - 1. METAF. (IV, II, 270; 341-348). Causa finale: V. Causa1.


2. Argomento delle cause finali: prova dell'esistenza di Dio basata sull'ordine del
mondo.

Finalismo - 1. Gen. Ogni dottrina che ricorre alla *finalità 2 per spiegare l'ordine del
mondo. (Ctr. *Meccanicismo1).
2. Sp. In biologia, teoria secondo la quale l'organizzazione, l'evoluzione e l'individualità
degli esseri viventi non possono spiegarsi adeguatamente che mediante la *finalità 4.

Finalità - 1. METAF. (IV, II, 271-276). Gen. Atto di tendere verso un fine.
2. Adattamento degli elementi al tutto, degli organi alle funzioni, dei mezzi al fine
(finalità interna). Opp. finalità esterna: quella il cui termine è esterno all'agente (Es. Il
desiderio provocato dal cibo, in chi ha fame).
3. Principio di finalità: « Ogni agente agisce per un fine ».
Oss. La formula « Ogni ente ha un fine », non è corretta, perché non è questo il senso
del principio di finalità, e, anzi, è certo che molte cose non hanno un fine (= il*caso1).
Similmente la formula « La natura non fa nulla invano n non fa che enunciare un
corollario del princi-pio di finalità, corollario che sarebbe anch'esso erroneo se
s'intendesse come escludente l'indeterminazione che nasce dal caso.
4. BIOL. (I, 191). Sp. L'idea direttrice che assesta e governa dall'interno l'insieme
complesso degli organi e delle funzioni, che compongono l'essere vivente (Cl. Bernard,
Intr. à la Médicine expérimentale).
Fine - 1. METAF. (IV, II, 270). Ciò per cui qualcosa si fa o si è
fatta. Div. Fine oggettivo (finis in re): la cosa esterna che è al termine dell'azione; fine
soggettivo (finis in intentione): la cosa, concepita o immaginata, che è al principio della
azione.  Fine dell'opera (finis operis): quello a cui l'opera è ordinata per sua propria
natura; fine dell'agente (finis operantis): il fine che si propone l'agente.  Fine
principale: quello che muove l'agente; fine secondario: quello che si aggiunge
accessoriamente al fine principale.  Fine mediato (o relativo): quello che serve di
mezzo per un fine ulteriore; fine ultimo (o assoluto): quello che basta a se stesso, in
quanto mira ad un bene valido per sé - Ass. « Il fine e il bene coincidono » (Finis
cujuslibet rei est bonum), perché il fine è il termine della tendenza, che non può essere
mossa che da un bene. - «Chi vuole il fine vuole i mezzi » (Finis est mensura
mediorum). - « Il fine è la prima delle cause » (Finis est causa causarum), perché è
esso che spiega tutta l'attività dell'agente.
2. STR. (V, I, 106-107). In Kant, il fine in sé: la natura ragionevole dell'uomo e sp. la
buona volontà, in quanto possiede un valore assoluto.
3. Il regno dei fini: in Kant, ideale pratico, nel quale tutta l'attività morale dell'uomo
sarebbe unicamente governata dal rispetto dei fini in sé.

Finezza - PSICOL. e MOR. Spirito di finezza: in Pascal (Pensées, ed. Brunschvicg, nn.
1-4), sentimento vivo della complessità delle cose e dell'estrema diversità degli uomini;
facilità ad adattare costantemente gli atti e le parole alle circostanze concrete. (Opp.
Spirito di geometria: che procede per definizioni e per princìpi e, nei rapporti con gli
uomini, apporta o richiede un rigore matematico).

Finitezza (o Finitudine) - METAF. Stato o carattere d'un ente che è *finito 1.

Finito - l. COSMOL. (II, 7). Ciò che ha un limite (Ctr. *Infinito 1).
2. Ciò che ha un limite *determinato 2 (Ctr. *Indefinito 2).
3. MATEM. Numero finito: v. Numero 1.
4. Insieme finito: v. Insieme.

Finzione - (lat. fingere, immaginare, fingere).


l. Gen. Ciò che è fabbricato o finto dallo spirito.
2. Invenzione o creazione immaginaria, sotto forma di narrazione (sp. romanzo). V.
Simbolo, Allegoria, Mito.
3. DR. Finzione legale: enunciato giuridico che deve sempre essere supposto vero (Es.
« Nessuno può ignorare la legge »).

Fisica-o - (gr. XXX, natura). l. LOG. (I, 158). Sost. Scienza dei
fenomeni (movimento, pesantezza, calore, luce, suono, elettricità, ecc.) che non
modificano la struttura molecolare dei corpi.
2. SOCIOL. (I, 215-217). Sosto Fisica sociale: espressione usata da Dupont de Nemours
e ripresa da Quesnay e dai positivisti per designare una scienza economica che si
costituirebbe sul modello delle scienze fisiche.
Oss. Comte parla nello stesso senso d'una «Fisica politica», cioè d'una Politica che
avrebbe la forma ed il rigore della Fisica 1.
3. COSMOL. Agg. Che riguarda il campo dell'esperienza sensibile (Opp.
*Metempirico).
4. Che riguarda le realtà *concrete1, per opp. alle essenze astratte «( Astronomia fisica
». « Meccanica fisica»). Opp. Matematica. *Razionale 3. *Metafisico 2.
5. Che riguarda i *corpi 2 (Opp. *Morale 4. *Psichico). (« I rapporti del fisico e del
morale ». « Potere fisico ». « Il male fisico»).
6. Che riguarda la *Fisica 1 (Opp. *Chimica).
7. METAF. (IV, II, 260). Che ha valore di causa efficiente, per opp. all'influenza
morale: v. *Influenza2 «( Influsso fisico »).
8. STR. (II, 1-2). Sost. In Aristotele e negli Scolastici, il termine Physica designa la
Filosofia della natura.

Fisiologia - BIOL. (I, 190). Scienza delle funzioni degli *organismi viventi.
Oss. La fisiologia si suddivide, secondo il genere d'attività vitale che studia, in
Biomeccanica, Biofisica, *Biochimica e *Bioenergetica.

Fisiologico - l. BIOL. (I, 191). Che ha rapporto con le funzioni1( « Punto di vista
fisiologico » ). Opp. *Morfologico.
2. Che ha rapporto con la vita *organica3 in gen. (« I rapporti dello psicologico e del
fisiologico »). Opp. *Psicologico 2.

Fissazione - PSICOL. PAT. - Stato d'una funzione psichica che si arresta, o si ferma
più a lungo e più fortemente del normale, ad uno stadio del suo sviluppo.

Fissione - (lat. findere, fendere, dividere).


FIS. (Il, 68). Rottura d'un *nucleo pesante in due frammenti più o meno uguali, che
sprigionano una quantità considerevole d'energia.

Fissismo - BIOL. (II, 135). Teoria secondo la quale le specie viventi sono immutabili e
sono state create da Dio nella loro forma attuale. (Ctr. *Evoluzionismo 2 e
*Trasformismo).
Oss. Questo fissismo risultava più dall'ignoranza dei fatti che potevano suggerire
l'ipotesi d'una evoluzione delle specie che da princìpi teorici. La concezione fissista
prevalse fino al XIX secolo e Linneo nel XVIII secolo ne diede la formula più rigorosa:
Species tot sunt diversae quot diversas formas ab initio creavit infinitus Ens. Nullae
species novae. I fossili che il caso o le ricerche portavano a scoprire, venivano attribuiti
dai fissisti a specie scomparse nei cataclismi del globo. Cuvier, all'inizio del XIX secolo,
era ancor fedele al fissismo e spiegava l'apparire di nuove specie con l'immigrazione
degli animali da un punto all'aÌt.ro del globo.
G. BOSIO, Evoluzionisti e fissisti, in « Civ. Catt.», 1949. vol. IV, p. 584 ss.

Fluttuazione - l. MATEM. Scarto in rapporto alla media matematica. *Varianza


2. FIS. Oscillazione attorno al valore più probabile (o posizione d'equilibrio teorico).
3. BIOL. Variazione, dovuta alle circostanze esterne, in rapporto ad un determinato
*tipo 2 o in rapporto al *normale 2. Opp. *Mutazione.

Fobia - (gr. XXX, paura). l. PSICOL. PAT. Timore morboso


d'un oggetto o d'un atto.
2. *Inibizione 2 derivante da questo timore. V. "'Agorafobia. *Claustrofobia.
*Rupofobia. *Neuropatia.

Folla - 1. SOCIOL. Giustapposizione d'individui più o meno numerosi, sottomessi


accidentalmente alle stesse influenze ed alle stesse passioni.
2. Psicologia delle folle: studio dei fenomeni che risultano dall'interazione di coscienze
individuali (Sin. Psicologia interindividuale) V. *Collettivo 2.

Follia - PSICOL. PAT. V. *Psicosi.

Fondamento - LOG. (I, 182). Principio, teorico o pratico, che giustifica un'asserzione,
un ragionamento, una legge, una istituzione, una *relazione o una *distinzione 2 (cum
fundamento in re). (« Il fondamento dell'induzione».« Il fondamento del diritto ». « Il
fondamento della società »). Oss. Il termine fondamento riguarda gen. un ordine di
diritto (v. Diritto3). Quando si tratta di un ordine di fatto, ci si serve piuttosto della
parola «base» (« La base del mio ragionamento »).

Fondazione - 1. SOCIOL. (V, I, 37). Atto mediante il quale sono determinati e messi
in esecuzione i fini e i mezzi d'una *istituzione destinata a durare indipendentemente
dalle volontà particolari dei suoi membri.
2. L'istituzione stessa («Una fondazione caritativa »).

Fonema - (gr. XXX, voce). Suono o articolazione del linguaggio.

Fonetica - Studio scientifico dei *fonemi d'una lingua.

Fonetismo - V. Scrittura 1.

Forma - 1. COSMOL. (II, 78; 87; 93) e METAF. (IV, II, 232). Gen. Principio che
*determina 1 l'essere, cioè principio primo per cui la materia diventa una data materia
(Sin. Causa formale). - Div. Forma sostanziale: atto della materia ( = principio per cui
la materia diviene una *determinata l essenza: legno, pietra, carne). Opp. *Materia 1;
forma accidentale: principio per cui un ente riceve una
*determinazione 4 accidentale (Es. la scienza nell'uomo). V. Accidente 2. Opp.
*Essenza l. - Ass. «È la forma che dà l'essere » (Forma dat esse rei), in quanto dà la
*determinazione 4 per la quale un ente è (essenzialmente o accidentalmente) tale ente.
« Ogni ente agisce per la sua forma» (Omne agens agit per suam formam), perché la
forma è il principio della natura specifica, da cui dipende la natura dell'operazione.
2. La *determinazione 2 della figura («La forma d'una casa». «La forma d'un abito »),
o, più gen. la *struttura 1, sensibile o razionale, delle cose.
3. Forma fisica: insieme delle forze in stato d'equilibrio o di mutamento costante, in
modo che nessuna legge sia formulabile per ogni parte presa a sé e che la grandezza e
la direzione di ogni *vettore siano funzione di tutti gli altri.
4. LOG. (I, 36-37). *Struttura 1 logica d'una proposizione o d'un ragionamento, cioè ciò
che sussiste se si astrae dal *contenuto dei termini *categorematici 1 (Es. «Ogni a è b »,
in cui i termini a e b possono essere di qualsiasi tipo) (Opp. Materia 3).
5. Est. L'ordine logico degli elementi d'un tutto concettuale («La forma d'un problema
»).
6. PSICOL. (III, 42; 135-136). Configurazione visiva, sonora (oppure anteriore alla
distinzione dei sensi); nella quale il valore sensoriale di ogni elemento è definito dalla
sua funzione nell'insieme e varia con essa (Sin. *Struttura 3).
7. Psicologia della forma (tedesco Gestalttheorie): teoria che si sforza di mettere in
evidenza, soprattutto nella percezione, il primato del tutto (= della *forma l o
struttura) sugli elementi (Opp. *Genetismo. Atomismo psicologico: v. Atomismo 4).
8. Legge della buona forma: nella Psicologia della forma, legge di organizzazione
percettiva, in virtù della quale sono regolarmente le *strutture 3 più semplici (= quelle
che comportano il massimo d'invarianza tra le strutture possibili sensoriali) che
tendono a realizzarsi. V. Pregnanza.
9. STR. (IV, I, 115-116). Forme a priori: in Kant, leggi per le quali il pensiero, in virtù
stessa della sua struttura interna, organizza l'esperienza e costruisce la scienza. Div.
Forme della sensibilità: lo spazio (forma del senso esterno) e il tempo (forma del senso
interno); forme dell'intelletto (= categorie) e della ragione (=idee).

ARISTOTELE, Fisica, I; Metafisica, 7-8; S. TOMMASO D'AQ., De ente et essentia; L.


STEFANINI, Metafisica della forma, 1949; J. HERSCH, L' ètre et la forme, 1946; P.
GUILLAUME, La psychologie de la forme, 1937.

Formale - 1. METAF. (IV, II, 184). Ceno Ciò che deriva o dipende dalla *forma l.
2. L'aspetto formale d'un essere: ogni *determinazione 2 od ogni punto di vista
*determinato 2 (=oggetto formale). Opp. Oggetto materiale: l'oggetto,
indipendentemente da ogni punto di vista *determinato 2. (Es. L'uomo è oggetto
materiale della morale, della sociologia, della medicina. L'uomo è oggetto formale della
morale, in quanto persona ragionevole e libera; della sociologia, in quanto essere
sociale; della medicina, in quanto soggetto alla malattia).
3. LOG. Ciò che ha rapporto con la *forma 4. Logica formale (o minore): V. Logica l.
4. Ragione formale: l'essenza e sp. la forma, in quanto principio delle proprietà d'una
cosa (« La ragione formale della sostanza è la perseità »).
5. STR. (IV, I, 116) e MOR. (V, I, 106). Idealismo formale (o trascendentale): nome col
quale si designa la dottrina kantiana, che attribuisce alla ragione pura l'organizzazione
(= la *forma 2) dell'esperienza (Opp. Idealismo materiale, che fa dipendere dal
pensiero la totalità dell’esperienza, materia e forma).
6. Morale formale: v. Formalismo 2.
7. Volg. Assoluto. Senza reticenze. (« Rifiuto formale »).

Formalismo - 1. MOR. (V, I, 100). -Tendenza ad accordare all'osservanza della


lettera della legge una importanza eccessiva. (Dist. Farisaismo). Ceno Culto della
*forma 2 per la *forma 2. Osso Il *moralismo 1, il tecnicismo, l'estetismo, il purismo
sono, in campi diversi, specie del formalismo, consistenti nel trasformare i mezzi in
fini.
2. STR. (V, I, 106). Formalismo morale: in Kant, teoria in virtù della quale la *moralità
l d'un atto consiste nella sua forma (= nel fatto d'essere posto in funzione del puro
rispetto del dovere) e non nella sua materia.
3. LOG. Procedimento di ricerca che si serve di *simboli 2 secondo regole precise,
esplicite e limitative. V. *Formalizzazione.
4. Volg. Attenzione eccessiva alla *forma4 del discorso (in opposizione alla sostanza).

Formalizzazione - LOG. (I, 95-98). Metodo usato per formulare una teoria in
sistema adeguatamente deduttivo (v. Deduzione 1), ricorrendo all'assiomatizzazione ed
alla *simbolizzazione, in modo da dargli il maggior rigore possibile scartando ogni
ricorso all' *intuizione 1 e al pensiero interpretativo.

Formalmente - l. METAF. (IV, II, 184). Una cosa è formalmente in un'altra, quando
vi si trova secondo la sua essenza (Es. il calore nel fuoco, o, in gen. l'effetto nella
causa *univoca). V. Implicazione 2. Opp. *Eminentemente.
2. Parlare (o ragionare) formalmente: ponendosi dal punto di vista della *forma 1 (= di
ciò che c'è di strettamente specifico in una cosa). Opp. *Materialmente.
3. Volg. Assolutamente ( « Affermare formalmente »).

Foro - (lat. forum, giurisdizione). MOR. Foro interno: il tribunale


della *coscienza4 (Opp. Foro esterno: che dipende dalla legge positiva o dall'opinione
pubblica). Espr. « Nel foro interno»: dal punto di vista della coscienza. « Nel foro
esterno»: dal punto di vista della legge positiva.

Fortezza - MOR. (V, I, 183). Virtù cardinale, mediante la quale la volontà domina la
paura ed il timore e supera gli ostacoli che incontra nel compimento del dovere (Sin.
*Coraggio 2).

Fortuna - METAF. V. Caso 2.


Forza - l. Le forze morali. L'insieme delle energie personali mediante le quali l'uomo
compie il suo dovere e tende al suo ultimo fine. Og. Influenza esercitata dai valori
morali (idee e ideali) sul corso delle cose.
2. Costrizione fisica. (Opp. *Diritto 1).
3. COSMOL. (II, 36). Gen. Potenza che permette di modificare lo stato di riposo o di
movimento d'un corpo (= nel linguaggio scientifico, capacità d'azione).
4. Forza - viva: il semiprodotto della massa d'un corpo per il quadrato della sua
velocità ( ½ mv 2). Sin. Energia attuale (Ant. Impetus).
5. L'agente dotato di potenza. Sin. *Causa 1 (« Le forze naturali»).
6. PSICOL. Idee-forza: V. Idea 9.
7. METAF. (IV, II, 178). *Energia6 o potenza attiva. (« La causa principale è quella che
agisce per la sua propria forza »). Sin. *Virtù4.

Fosfene - PSICOL. (III, 235). Impressioni luminose che derivano dalla pressione del
globo oculare, da stimolazioni elettriche (o anche da ipertensione arteriosa, da
intossicazione alcoolica, ecc.).

Fossile - (lat. fossilis, da fodio, ciò che si estrae dalla terra).


BIOL. (II, 138). Avanzo o impronta di vegetale o animale che si scopre negli strati
terrestri anteriori al periodo geologico attuale.

Fotone . Frs. V. Quantum l.

Fototropismo . BIOL. V. Tropismo.

Fratria - (gr. XXX, fraternità, confraternita).


l. SOCIOL. (V, II, 372). Fratria greca: raggruppamento di cittadini, modellato sulla
famiglia, che ha il suo dio, il suo culto, la sua giustizia ed il suo governo e che forma,
per associazione con altre fratrie, una *tribù.
Oss. Alla fratria greca, corrisponde la Curia dei Latini.
2. Fratria primitiva: raggruppamento di *clan e suddivisione della tribù.

Freccia - COSMOL. (II, 35). Argomento della freccia: uno degli argomenti di Zenone
di Elea contro il moto e tendente a provare che la freccia che vola è insieme in moto
(poiché progredisce) e in quiete (poiché occupa ad ogni istante un punto indivisibile
della traiettoria).

Frequenza - FIS. Numero delle vibrazioni o delle oscillazioni per l'unità di tempo. V.
Fase.

Frenologia - (gr. XXX, cuore, pensiero e XXXX, studio).


STR. (III, 62). Teoria di Gall, secondo la quale le facoltà psicologiche avrebbero delle
localizzazioni cerebrali definite, accessibili dal di fuori mediante la discriminazione
delle protuberanze della scuola cranica.
Fungibile - (lat. fungor, assolvere un compito).
ECON. POL . (V, II, 245). Beni fungibili: le cose che, consumandosi per l'uso, si
sostituiscono con l' *equivalente l. (Sin. Beni di consumo).

Funzionale - l. Gen. Che è relativo ad una *funzione 3 o ha il carattere d'una


funzione.
2. BIOL. e PSICOL. (III, 41-47). Punto di vista funzionale: nello studio d'un processo
vitale o psicologico, punto di vista secondo il quale gli elementi non si possono
spiegare che in *funzione 5 del tutto, e le attività in funzione della loro finalità («
Psicologia funzionale ». « Leggi funzionali»: leggi psicologiche basate sulla
considerazione della finalità o dell'interesse). (Opp. Leggi di struttura).

Funzionamento - FIS. *Meccanismo che funziona esclusivamente mediante


graduale trasmissione di forze e concatenamento d'effetti (e che, tranne logoramento
degli organi, ritorna regolarmente al suo punto di partenza). V. Determinismo 2 e
Comportamento 2-3.

Funzionario - DR. (V, II, 323). Persona che possiede (direttamente o per delega)
tutta o parte dell'autorità sociale (politica o amministrativa) e che, a questo titolo, fa
parte integrante della *istituzione ed esercita il suo potere indipendentemente dalle
volontà particolari dei membri della istituzione (Opp. *Mandatario).

Funzione - (lat. da fungor, assolvere a, eseguire ).


l. BIOL. (I, 191). Insieme di attività determinate che la vita esercita per mezzo di organi
appropriati (nutrizione, relazione, riproduzione).
2. PSICOL. (III, 43). Funzioni psichiche: gruppi di operazioni determinate, costituiti
secondo la loro *finalità 2 e mediante i quali si esercita la vita psicologica (Es.
Attenzione; immaginazione; memoria, ecc.).
3. METAF. Ruolo che un organo compie in un tutto le cui parti sono interdipendenti «(
La funzione del fegato». « La funzione del verbo». « La funzione della polizia »). Sin.
*Finalità 2.
4. Sin. * Valore 1 (« La funzione sociale della proprietà»).
5. Espr. « In funzione di» = in dipendenza da (« La legge non ha valore che in funzione
del bene comune »); relativamente a (« In funzione di questo punto di vista»).
6. MATEM. (I, 140). Una grandezza è funzione di una o più grandezze quando il suo
valore dipende da questa o dalle altre, chiamate *variabili [(y = f(x)].
7. Calcolo delle funzioni: v. Calcolo 2.
8. LOG. Calcolo proposizionale: espressione contenente una o più variabili d'oggetto, e
che diviene una proposizione quando si sostituiscono queste variabili con una *
costante 1.
9. CAR. Funzione primaria e funzione secondaria. v. Primarietà e Secondarietà.
Futuribile - METAF. (IV, n, 370). Futuro libero condizionale (= dipendente da una
*condizione 1 che, di fatto, non sarà mai data).

Futuro. l. METAF. (IV, II, 370-375). Gen. Ciò che ancora non esiste, ma ha una causa
della sua esistenza.
2. Div. Futuro necessario: che dipende da cause (prossime) *necessarie 2.
3. Futuro contingente (o libero): che dipende da cause *contingenti3 (o Libere).

Gall - BIOL. Sistema di Gall: v. Frenologia.

Gene - BIOL. (II, 112). Elemento contenuto nei *cromosomi e che porta il patrimonio
ereditario (Sin. Fattore ereditario).
Oss. Le particelle elementari discrete (V. Discontinuo) che comunemente si chiamano
geni, sono unità viventi e stabili, costituenti i più piccoli elementi fino ad oggi
conosciuti mediante i quali si possa perpetuare la vita.

Generale . - l. LOG. (I, 46; 123) e PSICOL. (III, 409-420). Termine (o idea) generale:
che conviene a tutti gli individui d'un genere o d'una data specie. (Sin. *Universale 1.
Opp. *Singolare l).
2. Proposizione generale: il cui soggetto è un termine generale, preso come tale. Oss. Si
dice meglio: « proposizione universale ».
3. Che conviene alla maggioranza dei casi (Opp. *Particolare 1). Espr. (« In generale»:
comunemente, spesso (Opp. « In particolare »).

Generalizzazione. PSICOL. (In, 413-420). Operazione che consiste nell'estendere a


tutta una classe di enti o di fatti ciò che è constatato o provato d'uno o di parecchi di
essi. V. Induzione 1. (Dist. * Astrazione 2).

Generazione - (lat. generare, generare).


l. COSMOL. (Il, 90). Apparizione d'una sostanza specificamente nuova. (Ctr.
*Corruzione 1). As. (( La generazione è istantanea» (Generatio fit in instanti), perché la
*forma 1 o l' *essenza 1 è indivisibile; solo le *disposizioni 1 sono graduali e di visibili.
2. Atto di generare, nel senso biologico e concettuale. (« Definizione per generazione»:
sin. Definizione genetica: v. Definizione 1).
3. BIOL. (Il, 129-132). Generazione spontanea: teoria secondo la quale la vita sarebbe
nata spontaneamente dalla materia inorganica. Sin. Autobiogenesi (o anche, tlv.,
Abiogenesi).

Genere - l. LOG. (I, 42). Ciò che è comune a parecchie specie.


2. Gruppo logico formato dalla riunione di parecchie specie. Div. Genere prossimo: che
è immediatamente superiore ad una determinata specie (Es. « Vertebrato» in rapporto
a « Mammifero »); genere supremo: quello che non ha generi superiori a sé («I generi
supremi dell' essere = *Categorie o predicamenti).
3. BIOL. (I, 194). Gruppi morfologici composti di specie e componenti una famiglia.

Generico - 1. LOG. (I, 41). Concetto generico: che è relativo ad un genere o ad una
specie (Sin. *Generale 1).
Oss. La parola « generico» non si riferisce propr. al genere che quando è
espressamente opposto a « specifico ».
2. PSICOL. (III, 194; 415). Immagine generica: immagine che ha rivestito una forma
schematica e che rappresenta un significato più che un oggetto (Sin. Immagine
schematica).
Oss. Il fatto di tali immagini è certo, ma la loro spiegazione come risultante, per
fusione, dalla molteplicità delle impressioni che vengono da oggetti analoghi, è molto
contestabile.

Genesi - (gr. XXX, produzione, generazione).


1. Tappe della formazione d'un ente, d'una istituzione, d'una teoria o d'una idea.
2. Lg. *Origine 2.

Genetica - 1. LOG. (I, 119).


Gen. Che è relativo alla *genesi 1 d'un ente, d'un fenomeno o d'una idea.
2. Metodo genetico: consistente nel paragonare tra di loro gli stati successivi di uno
stesso fenomeno (individuo, specie, malattia, idea, intuizione, ecc.) in vista di cogliere
come si organizza un tutto complesso a partire dai suoi elementi.
3. Definizione genetica: v. Definizione 4.
4. BIOL. (II, 152; 153). Sosto Parte della biologia relativa alla *genesi 1 delle specie 2.
Og. Scienza dell'*eredità 1.
5. Cellule genetiche: quelle che portano il patrimonio ereditario e si trasmettono ai
discendenti.
6. PSICOL. (III, 134). Teorie genetiche: teorie secondo le quali i tutti (o *oggetti 1) sono
costruiti a partire da sensazioni elementari che sarebbero unite tra di loro dall'esterno
(gen. per associazione). Sin. Associazionismo. *Atomismo 4 psicologico. Ctr.
*Nativismo o Percezionismo. V. Forma5.

Genetismo - PSICOL. Teoria generale della percezione. V. Genetica6.

Genio - (lat. genius, qualità naturale ).


1. PSICOL. (III, 222; 568). Disposizioni psicologiche ereditarie e innate (« Il genio
della razza »).
2. Dono naturale dello spirito sviluppato ad un grado eminente «( Un uomo di genio
»).
Genotipo - (gr. XXX, stirpe, e XXXX, tipo).
BIOL. Insieme delle proprietà comuni a tutta la discendenza del vivente. Opp.
*Fenotipo.

Gente - (lat. gens, famiglia, nazione).


Diritto delle genti: v. Diritto 2.

Geocentrismo - (gr. XXXX, terra e XXX, centro).


Teoria, ammessa fino a Copernico, secondo la quale la Terra era il centro del mondo
(Dist. *Antropocentrismo). V. Eliocentrismo.

Geografia - (gr. XXX, terra e XXXX, descrivere).


1. Geografia fisica: descrizione delle differenti regioni della superficie della terra.
2. Geografia umana: scienza che studia i rapporti tra gruppi di fatti conglobati nel
quadro della geografia fisica e possedenti la caratteristica di riguardare più o meno
l'uomo.

Geologia - (gr. XXX, terra, e XXXX, studio).


Studio della *struttura 1 del globo terrestre, dal punto di vista della sua *genesi 1.

Geometria - 1. MATEM. (I, 142-143) e COSMOL. (II, 11). Gen. Scienza matematica
delle figure che si possono tracciare nello spazio.
2. Geometria analitica: scienza delle grandezze geometriche espresse sotto forma
algebrica.
3. Geometria descrittiva: scienza delle figure geometriche rappresentate dalla loro
proiezione sopra un piano.
4. Geometria euclidea: basata sullo *spazio 4 euclideo4; geometrie non-euclidee:
basate sull'ipotesi di uno *spazio 5 non-euclideo (v. Metageometrie).

Geometrico - 1. MATEM. Che è relativo alla *geometria l.


2. Che ha la regolarità d'una figura di geometria «( Le forme geometriche dei
cristalli»).
3. PSICOL. Spirito geometrico: V. Finezza.

Gerarchia - (gr. XXX, sacro e XXXX, ordine).


1. SOCIOL. (V, II, 348-353). Str. Ordine esistente tra più persone in funzione del
rapporto che hanno con colui che comanda o governa.
2. Lg. Ogni ordine di persone, di fatti o di nozioni, determinato in funzione d'un
principio (autorità, origine, diritto, verità). (Es. « La gerarchia delle scienze ». « La
gerarchia dei doveri ». « La gerarchia dei poteri»).
Oss. Il riferimento al sacro, implicato nell'etimologia, deriva dal fatto che la parola «
gerarchia » fu originariamente usata dallo pseudo Dionigi l'Areopagita per indicare sia
l'ordine delle milizie celesti che i gradi dell'ordine ecclesiastico.
Germen - (lat. germe).
BIOL. (II, 112). Insieme delle cellule *genetiche 5 (Opp. *Soma).

Gestalt - PSICOL. V. Forma 7.

Gesto - (lat. gestus, da gerere, comportamento, movimento del corpo)


PSICOL. Tutti i movimenti del corpo, sp. della mano e delle braccia, che traducono o
accompagnano l'espressione del pensiero, dei sentimenti e delle emozioni.

Gestuale - PSICOL. Che ha rapporto al *gesto.

Già vissuto - PSICOL. (III, 164). Illusione del già vissuto: disturbo della percezione
causato da « un falso apprezzamento del carattere della percezione attuale che assume
più o meno l'aspetto d'un fenomeno riprodotto invece d'avere l'aspetto d'un fenomeno
percepito a nuovo» (P. Janet, Obsessions et Psychasthénies, I, p. 288).

Già visto - PSICOL. (III, 164). Illusione del già visto: paramnesia consistente in un
sentimento di falso riconoscimento prodotto dall'identificazione d'una percezione
presente con una percezione anteriore analoga.

Gimnosofista - (gr. XXX, nudo, poco vestito).


MOR. Asceta dell'India che faceva professione di rinuncia e si spogliava dei suoi abiti.

Ginecocrazia - (gr. XXXX, donna e XXX, governare).


SOCIOL. (V, II, 335). Regime domestico nel quale è la madre che esercita, di fatto o di
diritto, il governo della famiglia.

Gioia - PSlCOL. (III, 312). Stato affettivo piacevole, di natura morale (Ctr. *Tristezza.
Dist. *Piacere 1).

Giudizio - 1. LOG. (I, 53-55). Atto mediante il quale lo spirito afferma un rapporto tra
due termini, ovvero uno o più rapporti tra due o più termini; si può definire anche «
contenuto di pensiero di struttura tale che abbia un senso considerarlo come vero o
falso».
Oss. Il giudizio si esprime nella proposizione e le sue divisioni sono quelle della
*proposizione.
2. STR. (I, 59). Giudizio sintetico a priori: in Kant, giudizio nel quale il predicato
aggiunge alla nozione del soggetto (realizza una sintesi), ma in un modo puramente *a
priori 2 (Es. dati da Kant: «(7+5=12»; « tutto ciò che comincia ad essere ha una causa
»).
Oss. Questi giudizi, contrariamente a ciò che pensa Kant, sono analitici, in quanto il
predicato enunzia una proprietà essenziale del soggetto e la sintesi del predicato e del
soggetto è colta come un'esigenza *oggettiva 3.
3. PSICOL. (III, 434-439). Operazione vitale mediante la quale l'intelligenza afferma (o
nega) d'un soggetto o l'esistenza reale, o una *determinazione2, e la conformità di
questa affermazione (o di questa negazione) con il reale * oggettivo 3. - Div. Giudizio
riflesso o spontaneo: secondo che deriva da un raffronto attivo dei termini in presenza
o da una spontaneità naturale.  Giudizio mediato o immediato: secondo che serve da
conclusione ad un ragionamento o è formulato senza ragionamento.
 Giudizio certo od opinativo:
secondo che, nella mente che lo formula, non comporta alcun rischio d'errore, o al
contrario comporta qualche rischio di questo genere. Il Giudizio d'essere: che riguarda
un' esistenza (= giudizio *esistenziale 3) ovvero un' *essenza (= giudizio d'essenza);
giudizio di valore: quello che enuncia il *valore 1 d'un soggetto.
4. MOR. (V, I, 160). Giudizio pratico: relativo a ciò che conviene fare o non fare.
5. Ultimo giudizio pratico: giudizio mediante il quale la volontà decide, in ultima
istanza, sull'atto da compiere.
Oss. Dal punto di vista morale, l'ultimo giudizio pratico s'identifica con l'atto della
coscienza e, con più precisione, con la coscienza morale stessa.

ARISTOTELE, De interpretatione; S. TOMMASO D'AQ., Commento al De


interpretatione - Summa theologica, I, q. 16, a. 3. - Quaestio disputata de veritate, q.
1, a. 3; P. HOENEN, La théorie du jugement d'après S. Thomas d'Aq., 1946.

Giuoco - 1. PSICOL. (III, 299). Attività fisica o mentale, legata a un bisogno


d'espansione agevole ed armoniosa e determinata nelle sue modalità dalle *tendenze 2,
delle quali preforma o supplisce l'esercizio.
2. MOR. (V, II, 287). Competizione sottomessa a regole tra due compagni di giuoco (=
giocatori) o due gruppi di compagni e che consiste in determinate operazioni di
calcolo, di abilità o di rischio e che comporta gen. da parte del vinto l'abbandono d'un
premio (= posta) al vincitore (« Contratti di giuoco»: scommessa. lotteria, operazioni
di Borsa).
3. Volg. Atto senza importanza né interesse.

Giuridico - (lat. jus, juris, diritto).


1. Che riguarda il diritto positivo o deriva dal diritto positivo. V. Diritto2 (« Studi
giuridici». « L'ordine giuridico »). Opp. *Naturale.
2. Fatto giuridico: che s'impone all'uomo dal di fuori, in virtù di convenzioni o di
costrizioni sociali (Opp. *Morale 1).

Giurisprudenza - (lat. iuris prudentia, conoscenza del diritto).


1. Scienza del *diritto 2.
2. Insieme di decisioni giudiziarie relativamente ad un punto determinato del
*diritto2.

Giustezza - LOG. Proprietà di ciò che è *giusto 3.


Giustificazione - 1. MOR. Atto di giustificare o di giustificarsi (= di mostrare che un
determinato atto o una certa condotta sono *giusti 1).
2. PSICOL. (III, 463-464). Ragionamento di giustificazione: quello che mira a dare la
prova d'una ipotesi o a fornire le ragioni, valide o no, d'una asserzione posta come
principio.

Giustizia - 1. MOR. (V, I, 118; 182). Sogg. Virtù che consiste nella volontà ferma e
costante di rispettare tutti i diritti e di compiere tutti i doveri. - Div. Giustizia generale
(o legale): quella che ordina al bene comune gli atti dei membri della società; giustizia
particolare: quella che riguarda il bene particolare degli individui.  Giustizia
commutativa: quella che regola i rapporti tra persone private e fa sì che gli scambi si
compiano secondo una legge d'uguaglianza aritmetica; giustizia distributiva: quella che
riguarda i rapporti della società con i suoi membri ed assicura una distribuzione dei
beni e degli oneri pubblici proporzionalmente ai meriti ed alle capacità di ognuno. 
Giustizia contrattuale: quella che deriva dalla volontà dei contraenti.
l. Ogg. Proprietà di ciò che è giusto («La giustizia d'una causa»).
3. SOCIOL. (V, Il, 382). L'insieme dei tribunali e dei magistrati che esercitano il potere
giudiziario.
4. Sentenza pronunciata da un tribunale «(Decisione di giustizia»).

Giusto - l. MOR. Ciò che è con-forme alle regole della *giustizia 1. (« Il giusto prezzo».
« Il salario giusto »). Ctr. *Ingiusto 1.
2. Colui che osserva la giustizia ( «Un uomo giusto »). Ctr. *Ingiusto 2.
3. Esatto; vero ( «Un'asserzione giusta ». « Un calcolo giusto »). Ctr. Inesatto o *Falso.

Glandola pineale - (lat. pinea, pigna).


STR. (III, 626). Piccola protuberanza, a forma di pigna, posta tra i tubercoli
quadrigemini e un po' al di sopra. Cartesio la riteneva la sede dell'anima ed il centro
nel quale confluiscono gli *« spiriti-animali»

Glossolalia - (gr. XXX, lingua e XXXX, parlare).


l. Dono delle lingue morte o straniere, che si esercita senza studio preliminare.
2. TEOL. Carisma abbastanza comune nei primi tempi del cristianesimo consistente
nella facoltà di pregare e lodare Dio con una lingua intesa solo da chi aveva il dono
dell'interpretazione (v. l Cor. 12, 10; 14 ss.; Act. 2,4; cfr. 2,11).

Gnomica - (gr. XXX, sentenza).


STR. Filosofie gnomiche: dottrine dei Savi della Grecia, che amavano esprimersi
sentenziosamente, per *massime e *aforismi.

Gnoseologia - (gr. XXXX, conoscenza e XXX, studio).


l. Parte della filosofia, che studia l'origine e la formazione dei * concetti.
2. Sin. *Critica 1.
Gnosi - (gr. XXXX, conoscenza).
STR. Dottrine eclettiche ed esoteriche, d'origine pagana, che si svilupparono nel II
secolo e pretendevano rivelare per iniziazione i segreti della vita divina e fare
conoscere agli uomini i misteri dell'eternità.

Gnostici - STR. Iniziati alle dottrine della *gnosi. (Clemente Alessandrino chiama
però « gnostico » il cristiano perfettamente formato).

Governo - l. POL . (V, II, 326). Atto per cui il capo muove verso il bene comune,
secondo l'ordine concepito dalla ragione, le volontà dei membri della società.
l. L'individuo (o il corpo politico) che esercita il governo.

Grafico - (gr. XXX, scrivere).


l. LOG. (I, 143; 153). Quadro che rappresenta, sotto forma di curve o di diagrammi, il
rapporto di due *variabili.
l. Metodo grafico: consistente nell'esprimere con grafici le relazioni astratte.

Grafologia - PSICOL. Studio del carattere e delle attitudini d'un individuo mediante
la sua scrittura.

Gratuità - Carattere di ciò che è *gratuito, in tutte le accezioni del termine.

Gratuito - l. MOR. Carattere di ciò che è fatto per * grazia 1.


2. PSICOL. (III, 299; 522) ed ESTET. (IV, II, 218). Carattere di ciò che è svincolato dal
bisogno e non tende che al puro spiegamento d'attività. (Il giuoco. Le belle arti). Oss.
La gratuità, di fatto, non è assoluta, perché tutti gli atti dell'uomo devono essere,
almeno implicitamente, ordinati al fine ultimo.
3. Atto gratuito: atto compiuto senza nessun motivo esterno all'atto stesso.
4. LOG. Non fondato. Arbitrario (« Un'affermazione gratuita »).

Grave - (lat. gravis, pesante, grave).


1. FIS: Pesante (« Legge della caduta del gravi »).
2. Volg. Sin. di serio (« comportamento grave »), d'importante (« colpa grave »), o
d'inquietante (« una ferita grave »).

Gravità - (lat. gravitas, pesantezza).


l. FIS. Pesantezza dei corpi.
2. In acustica, carattere d'un suono musicale relativamente basso.
3. Volg. Carattere di ciò che è *grave 2.

Grazia - l. MOR. Dono fatto per pura benevolenza, senza merito antecedente in colui
che lo riceve.
2. TEOL. Grazia santificante (o abituale): dono di pura benevolenza, mediante il quale
Dio eleva una creatura allo stato *soprannaturale1.
3. ESTET. Carattere armonioso delle forme, degli atteggiamenti e dei movimenti.

Gregario - (lat. grex, gregge).


l. PSICOL. (III, 287). Gen. Che vive a greggi o a bande (« Animali - gregari »).
2. Istinto gregario: istinto d'attrazione reciproca per cui certi animali formano unioni
relativamente permanenti.
3. Stato gregario: nell'uomo, stato psicologico che si manifesta nelle folle ed è
caratterizzato dal *contagio 2 emotivo.
4. Mentalità gregaria: assenza di personalità; tendenza ad adottare
passivamente i modi comuni di pensare, di sentire e di parlare.

Gusto - PSICOL. (III, 107). Senso del gusto: senso che ha per organo le papille
caliciformi, fungiformi e corolliformi della mucosa linguale e per oggetto i sapori (=
acido, amaro, dolce e salato).
2. Capacità di giudicare con certezza e per intuizione in materia artistica.
3. Propensione pronunciata per una forma d'attività (« Avere il gusto delle
matematiche »).

Habitus - (lat. habere, avere). 1. METAF. (IV, II, 229; 239). Uno
degli accidenti predicamentali, consistente nell'avere, cioè nel fatto, per un soggetto, di
possedere qualcosa distinta da se stesso (Es. un abito, una casa).
2. PSICOL. (III, 71). Qualità stabile che perfeziona una facoltà o potenza operativa,
insieme nel suo essere e nelle sue operazioni.
Oss. Il termine d'habitus è più ampio di quello di abitudine, come l'intendono gli
psicologi moderni, che includono sotto questo nome soprattutto le abitudini motrici: v.
Abitudine 2.

Homo oeconomicus - MOR. (V, II, 267). Entità fittizia con la quale gli economisti
liberali designano l'uomo in quanto soggetto della scienza economica, cioè come un
essere che cerca naturalmente la massima soddisfazione col minimo sforzo e che non
ha altro principio di azione che quello dell' *interesse 1.

Homo sapiens - (lat. uomo capace di scienza e di moralità).


BIOL. (III, 643-644). Specie del genere *ominide, conosciuta a partire dal Paleolitico
superiore ed alla quale appartengono tutte le *razze 2 attuali. Oss. La specie homo
sapiens è così definita per opposizione con le specie più antiche del genere ominide e
sp. con l'Homo neanderthalensis, che era certamente intelligente e religioso.
I

I - (LOG. (I, 63). Simbolo della proposizione particolare affermativa (« Qualche uomo
è virtuoso»).

Ibridazione - l. BIOL. (II, 143). Processo che consiste nell'incrociare due specie
(animali o vegetali) vicine (Es.: il cavallo e l'asina = il mulo).
2. Metodo dell'ibridazione: consiste nell'isolare razze pure e incrociarle, per produrre
*varietà nuove che rispondano a determinati bisogni (Es. Grano di Vilmorin).

Ibrido - (gr XXXX, eccesso, ingiuria).


l. BIOL. Ciò che risulta da una *ibridazione (1).
2. Volg. Fig. Cose composte d'elementi di specie o d'origine differenti (Es.: «
Eterosuggestione» è una parola ibrida, in quanto formata da elementi presi da due
lingue diverse).

Ictus - (lat. colpo, choc). PSICOL. Ictus emotivo. V. Choc emotivo.

Idea. (gr. XXX da XXXX, lat. videre, vedere).


l. LOG. e PSICOL. (III, 398-420). Il principio immediato della conoscenza intellettuale
(= id quo cognoscitur). Avere un'idea significa infatti esercitare una percezione
intellettuale: concepire l'idea del circolo è un'operazione analoga a quella di vedere un
circolo disegnato alla lavagna. La differenza consiste nel fatto che la vista del circolo
concreto è percezione di un oggetto sensibile, mentre l'idea del circolo è percezione di
un oggetto intelligibile. Sin. *Concetto (1) formale. *Verbo (3) mentale.
2. La natura stessa o essenza conosciuta dall'idea. Sin. Concetto oggettivo. V.
*Concetto 1.
3. Div. Idea empirica: questa idea, com'è indicato dall' aggettivo, esprime innanzi tutto
una esperienza e dipende da questa esperienza. Essa significa molto meno quello che la
cosa è in se stessa che quel che essa è rispetto a noi. Così, ad es., per il fanciullo, il latte
è ciò che serve al nutrimento; per il commerciante si tratta di una merce che
rappresenta un determinato guadagno. Similmente, un paesaggio è, per un coltivatore,
innanzitutto un insieme di colture; per il pittore, un insieme di linee e di colori, etc.
Idea razionale: l'idea razionale o idea propriamente detta esprime a rigore la pura
essenza delle cose, ciò che queste sono in sé e per conseguenza ciò che esse sono per
ogni pensiero «impersonale». Tali sono le idee scientifiche, in teoria.  Idea
individuale: quella che riguarda un individuo o una cosa individuata; idea generale:
quella che conviene a tutti gli individui d'una stessa specie o d'una stessa classe.
4. STR. (IV, I, 24; 43-44; 80; 114; 123). In Platone, le idee: essenze eterne e
incorruttibili, tipi immutabili di tutti gli enti del mondo sensibile.
5. Negli atomisti antichi (Democrito, Epicuro): immagine materiale emessa dagli
oggetti sensibili e ricevuta negli organi dei sensi.
6. In Locke, Hume e gli empiristi: « percezione debole» (= immagine più o meno
schematizzata e impoverita d'un oggetto sensibile).
7. In Cartesio: l'idea è « la forma di ogni percezione» e il termine immediato della
conoscenza: (id quod cognoscitur). Oss. Questa nozione dell'idea si ritrova in tutti gli
idealisti ed i fenomenisti moderni e fa da fondamento all'*idealismo 1 sotto il nome di
« principio dell'immanenza». L'esistenza dell'essere estramentale diviene così un
problema da risolvere.
8. In Kant: l'idea trascendentale: concetto puro (o * a priori 2) della ragione, che
determina tutto l'uso dell'intelletto nell'insieme dell'esperienza (concetti dell'anima,
del mondo e di Dio).
9. In Hegel: il Pensiero assoluto o Essere in sé, il cui sviluppo produce e spiega l'ordine
e la successione necessaria delle cose.
10. PSICOL. (III, 197; 486). Idea-forza: secondo Fouillée, la rappresentazione 2 come
potenza motrice (= « azione ideo - motrice»). Oss. Per se stessa, l'idea non è motrice;
lo è per la tendenza che attualizza.
11. PSICOL. PAT. Idea fissa: v. Ossessione.
12. Volg. Teorie. Dottrine «( Storia delle idee politiche»).
13. Progetto. Piano. Disegno (« Avere un'idea »).

ARISTOTELE, De Anima, III, IV-VIII. S. TOMMASO D'AQ., Quaestio disputata de


veritate, q.3; Summa theologica, I.a, q.15. E. GARIN, La thèorie de l'idée suivant
l'école thomiste, 2 voll., 1932. O. LOVEJOY, Essay in the history of Ideas, 1948.

Ideale - l. METAF. (IV, II, 279). Agg. Che si riferisce ad un tipo o idea esemplare (« Il
nobile ideale ». « La politica ideale »).
2. Sost. L'ideale: il tipo esemplare stesso, in un dato ordine, sp. nell'ordine morale.
3. Che ha il carattere dell'idea e non esiste che nel pensiero (« Una veduta ideale »).

Idealismo - (gr. XXXX, forma ideale, idea).


l. CRIT. (IV, I, 40-47; 112-128) e STR. (III, 427-432). Gen. Nome dato l'insieme dei
sistemi che a diversi gradi, riducono l'essere al pensiero.
2. Div. Idealismo assoluto (o dogmatico o materiale) (Berkeley): che riduce al
pensiero la totalità dell'esperienza 5 (materia e forma). V. *Immaterialismo.
3. Idealismo formale (o trascendentale) (Kant): che attribuisce all'attività propria del
soggetto conoscente la *forma 2 dell'*esperienza5. V. Forma 9 e A priori 9.
4. Idealismo trascendentale (Husserl): per il quale il mondo come *fenomeno 1 è
costituito dal soggetto trascendentale. V. Ego e Costituzione.
5. Idealismo problematico (Cartesio): in virtù del quale la realtà *oggettiva 1 del
mondo costituisce un *problema 1 e non può essere stabilita che come una
conseguenza della veracità divina. Oss. Questa divisione abbraccia forme
numerosissime d'idealismo, le quali però possono essere ridotte all'una o all'altra di
queste categorie. Opp. Realismo. Sull'idealismo platonico. v. Realismo 3.
6. ESTET. Teoria secondo la quale la bellezza risulterebbe dalla percezione d'un mondo
ideale o dall'atto misterioso in cui si colgono i Tipi assoluti e immutabili.
7. MOR. Atteggiamento pratico consistente nel consultare molto più, per agire, le
esigenze dell'ideale morale che le condizioni concrete della azione, o, in gen., nel far
passare costantemente il dovere innanzi all'interesse.
8. SOCIOL. In K. Marx, sin. di *Spiritualismo 1.

R. JOLIVET, Les sources de l'Idéalisme, 1936. A. Guzzo, Idealismo e cristianesimo,


1936. A. LIEBERT, Die Krise des Idealismus, 1936.

Idealità - Carattere di ciò che è *ideale 3. Nella dottrina di Kant: « L'idealità dello
spazio ».

Ideazione - PSICOL. (III, 67). Formazione e concatenamento delle idee.


2. Centri d'ideazione: nella psicologia materialista, i centri corticali per opera dei quali
si effettuerebbero la formazione e il concatenamento delle idee.

Identico - METAF. (IV, II, 209). Ciò che si trova in una relazione d' *identità 1 con
un'altra cosa o con se stesso.

Identità - (lat. idem, lo stesso). 1. LOG. Gen. Relazione di due


cose distinte ridotte all'unità da qualsiasi punto di vista (« identità di natura »; «
identità di funzione »; « identità di vedute »).
2. Sp. Rassomiglianza perfetta di due cose che si distinguono soltanto numericamente.
Oss. Leibniz nega che vi possano essere, in questo senso, delle cose identiche, perché,
dice, sarebbero « indiscernibili ») (= « Principio degli indiscernibili »).
3. METAF. (IV, II, 209). Principio d'identità: «Ciò che è, è» ovvero (Ogni cosa è ciò
che è ». V. A. 2.
4. PSICOL. (III, 543). Identità personale: proprietà d'un essere personale (= « io »),
che, nonostante i mutamenti costanti che subisce, si conosce sempre come restante lo
stesso * soggetto 4.
5. MATEM. Uguaglianza algebrica che resta la stessa, quali che siano i valori attribuiti
alle lettere che la compongono. (Dist. *Equazione 1).

Ideografismo . V. Scrittura 1.

Ideogramma . V. Scrittura 1.

Ideologia - (gr. XXX., idea e XXXX, studio).


1. STR. Nei filosofi sensisti dell'inizio del XIX secolo (Destutt de Tracy, Cabanis, etc.)
detti « ideologi »: studio psicologico e critico dell'idea di essere e delle categorie dell'
essere.
2. Pegg. Speculazione senza rapporto con il reale.
3. Og. Insieme delle dottrine morali, filosofiche, religiose d'un individuo, d'una classe o
d'una nazione.
Ideo-motrice (Azione) - PSICOL. V. Idea 9.

Idiosincrasia - (gr. XXXX, proprio, XXX, con e XXXXX, mescolanza).


PSICOL. (III, 567). Insieme dei segni, fisiologici e psicologici, propri ad un individuo e
che permettono di distinguerlo da ogni altro. V. Carattere 2 e Temperamento 2.

Idiozia - PSICOL. PAT. Arresto di sviluppo, gen. congenito, caratterizzato


psicologicamente dalla debolezza mentale, dall'*ebetismo e dalla mancanza di
sentimenti morali, c:, fisiologicamente, da segni come la micro o macrocefalia, il
labbro leporino, la sordità, ecc. (Dist. *Imbecillità).

Idolo - (gr. XXXX, immagine, fantasma).


1. STR. (IV, II, 447). Falso dio.
2. In Francesco Bacone, gli errori in quanto false apparenze, che usurpano il posto alla
verità, come gli idoli usurpano quello al vero Dio. Div. Idoli della tribù (idola tribus):
errori dovuti alla natura umana; idoli della caverna (idola specus): errori dovuti ai
difetti personali; idoli del foro (idola fori): errori dovuti agli equivoci del linguaggio;
idoli del teatro (idola theatri): errori dovuti alla cattiva filosofia.

Ignoranza - LOG. (I, 104). Stato dello spirito puramente negativo, che consiste
nell'assenza d'ogni conoscenza relativa ad un oggetto. - Div. Ignoranza vincibile o
invincibile, secondo che sia possibile o no farla scomparire.  Ignoranza colpevole o
scusabile, secondo che si debba o no farla scomparire.

Ignoratio elenchi. V. Elenco.

Ilemorfismo - (gr. XXX, materia e XXXX, forma).


COSMOL. (Il, 76-97). Dottrina filosofica secondo la quale i corpi risultano formati da
due princìpi distinti e complementari, chiamati materia e forma, e fonti,
rispettivamente, delle proprietà quantitative e delle proprietà qualitative mediante le
quali il corpo s'impone all'esperienza ed alla scienza.

Illazionismo - (lat. illatio, conclusione).


CRIT. (IV, I, 43). Teoria secondo la quale l'esistenza oggettiva (o *assoluta 2) delle cose
non potrebbe essere conosciuta ed affermata che a conclusione d'un ragionamento o
d'una inferenza. Oss. Il realismo di Cartesio o di Malebranche costituisce un
illazionismo.

Illogico. (lat. in privativo e logicum, logico).


1. Volg. Ciò che implica contraddizione, nell'ordine teorico, oppure nell'ordine pratico.
2. Colui che manca di coerenza.

Illogismo – Volg. Carattere di ciò che è *illogico.


Illuminazione - L CRIT. (IV, I, 27; 141). In sant'Agostino, comunicazione all'anima
della luce divina, mediante la quale l'intelligenza è capace di pensare e di giudicare
secondo norme che trascendono lo spazio e il tempo.
2. PSICOL. (III, 220-231). Luce improvvisa, mediante la quale l'artista o lo scienziato
vedono d'un tratto offrirsi loro, come realizzata senza di essi, la soluzione del problema
che perseguivano.

Illuminismo – 1. STR. Dottrine degli Alumbrados (Illuminati), che diedero origine al


*quietismo spagnolo (XVI sec.).
2. Dottrina di Swedenborg (Arcana coelestia, 1749-1766) e, in gen., dei teosofi e
occultisti della fine del XVIII secolo.
3. Volg. Stato di spirito dei visionari, sp. in materia religiosa. Opinioni chimeriche.
4. STR. Movimento filosofico, di tendenza razionalista, del XVIII secolo; si dice
illuminismo perché i suoi rappresentanti sostenevano la necessità di diffondere i lumi
(lumières fr.), il rischiaramento (Autklaring ted.) della ragione per dissipare le
tenebre della superstizione, del pregiudizio, ecc. V. Lumi.

E. CASSIRER, La filosofia dell’illuminismo, 1935; B. MAGNINO, Illuminismo e


cristianesimo, 3 voll., 1960.

Illusione - PSICOL. (III, 154-157). Mancanza di corrispondenza tra la sensazione e


l'oggetto percepito. Dist. Errori dei sensi (v. Errore 3) e *Allucinazione.

Ilozoismo - (gr. XXXX, materia e XXX, vita).


STR. Dottrina secondo la quale la vita è essenziale alla materia ed il mondo è un essere
vivente.

Imbecillità - (lat. imbecillus, debole).


PSICOL. PAT. Stato di ritardo intellettuale, caratterizzato dal predominio
dell'imitazione pura e semplice e da una attività priva di continuità e di senso.

Imitazione - I. PSICOL. e SOCIOL. (III, 298; 347). Str. Riproduzione o copia


volontaria di gesti, parole o atti altrui.
2. Sp. Inclinazione molto complessa nella quale s'esprimono numerose tendenze
(soggezione; ammirazione; simpatia; istinto gregario).
3. PSICOL. PAT. Impr. Ripetizione meccanica dei gesti o delle parole altrui. V. Ecolalia
e Ecoprassia.

Immaginazione – 1- PSICOL. (III, 191-195). Facoltà di formare immagini. - Div.


Immaginazione riproduttrice: funzione mediante la quale la coscienza percepisce in
immagine un oggetto sensibile assente; immaginazione (meglio però fantasia)
creatrice: funzione mediante la quale lo spirito forma sintesi nuove ed originali con le
immagini provenienti dall'esperienza sensibile.
2. L'oggetto dell'immaginazione. (Sin. *Immagine 1 o Fantasma).
Immagine – 1. PSICOL. (III, 169-195). Sogg. Segno o simbolo mediante e nel quale la
coscienza attinge un oggetto sensibile assente.
2. Ogg. La cosa stessa conosciuta nell'immagine.
3. FIS. e BIOL. Riproduzione esterna d'un oggetto sensibile. (Es. Una fotografia.
L'immagine retinica).
4. Volg. Sin. *Metafora.

Immanente – 1. COSMOL. (II, 32; 117). Operazione immanente: quella il cui termine
o effetto è interno al soggetto che agisce (Es. vedere, pensare, conoscere). Opp.
*Transitivo.
2. METAF. (IV, I, 131-132). Realtà immanente: ciò che è interno ad un ente (« Dio è
immanente nell'universo »). Opp. .Trascendente 1. Oss. Dio è insieme immanente e
trascendente rispetto all'universo; è immanente (= presente in tutto l'universo e in
tutti gli enti che lo compongono) proprio in quanto è trascendente, cioè in quanto
l'universo non esiste e non 6ussiste che in virtù di lui. V. Trascendenza1.

Immanentismo - METAF. Filosofia dell'*immanenza 3.

Immanenza - (lat. in, in e manere, restare).


1. METAF. (IV, II, 301-303). Carattere di ciò che è immanente 1-2.
2. Principio d'immanenza: in san Tommaso, principio in virtù del quale nessun ente
può essere ordinato ad un fine senza che preesista in esso una certa proporzione a
questo fine.
3. Teorie dell'immanenza: dottrine (Spinoza, Kant, Schleiermacher, Sabatier) le quali
professano che tutto l'ordine morale e religioso deve essere spiegato adeguatamente
come un prodotto spontaneo della *coscienza 4 umana.
4. Metodo d'immanenza: metodo consistente nel mostrare che l'ordine
*soprannaturale 1, risponde, senza ridurvisi, ai bisogni più profondi dell'anima umana
(M. Blondel).
5. PSICOL. e CRIT. (IV, I, 36; 58; 109). Principio dell'immanenza: principio in virtù
del quale il pensiero attinge soltanto se stesso ed il suo contenuto *immanente 2. V.
Idea 6.

Immateriale – 1. METAF. Ciò che non comporta materia corporea, per effetto d'una
astrazione ( = immaterialità negativa). (« Le cose sono nel pensiero sotto forma
immateriale »). Dist. *Spirituale 1.
2. Ciò che esclude ogni materia corporea (= immaterialità positiva). (Dio. L'anima
umana).

Immaterialismo - CRIT. (IV, I, 84). Nome dato all'idealismo di Berkeley, che negava
l'esistenza della materia e riduceva tutto il reale agli spiriti e alle idee (« Esse est
percipere aut percipi: esistere significa percepire o essere percepito »).
Immaterialità - METAF. Carattere di ciò che è *immateriale 1-2.

Immediato - 1. LOG. Che non comporta intermediario. Diretto (« I dati immediati


della conoscenza ». Bergson).
2. Inferenza immediata: v. Inferenza.

Immensità - (lat. Immensus, non misurato).


1. METAF. (IV, II, 368). Gen. Proprietà di ciò che è senza misura.
2. Sp. Immensità di Dio: attributo per cui la presenza di Dio è dovunque necessaria
(Dist. *Ubiquità).
3. Lg. Proprietà di ciò che è grandissimo (relativamente alla scala umana). («
L'immensità del mare »).

Immorale - 1. MOR. Gen. Ciò che è contrario alle leggi morali. (Dist. * Amorale 2).
2. Sp. Ciò che è contrario ai buoni costumi.

Immoralismo - 1. MOR. Dottrina o condotta che va contro la morale.


2. Sin. * Amoralismo.

Immortalità - 1. PSICOL. (III, 648-653). Gen. Proprietà in virtù della quale un ente
non muore.
2. Sp. Immortalità dell' anima: proprietà in virtù della quale l'anima umana gode, dopo
la dissoluzione del composto umano, d'una sopravvivenza sostanziale e personale
illimitata (Dist. *Eternità).

Immutabilità - 1. METAF. (IV, II, 366). Proprietà di ciò che non può cambiare.
2. Sp. Immutabilità divina: attributo per cui la natura divina esclude in maniera
assoluta ogni specie di cambiamento.

Impegno - 1. MOR. Promessa per la quale ci si obbliga a qualcosa.


2. Stato di colui, che senza risero va o reticenza, vota la sua persona o la sua attività al
servizio d'una idea o d'una istituzione.

Impenetrabilità - COSMOL. (II, 18). Proprietà in virtù della quale due corpi
differenti non possono occupare nel con tempo lo stesso luogo.

Imperativo - Che esprime un comando. V. Categorico 3.

Imperato - (lat. imperatus, comandato).


MOR. (V, I, 146). Atto imperato: v. Atto 3.

Imperialismo - (lat. imperium, dominazione).


1. POL. Ant. Dottrina politica che esaltava il regime imperiale (= monarchia
plebiscitaria).
2. Dottrina politica che sostiene la necessità e il valore dell'unificazione politica ed
economica d'una metropoli e delle sue colonie.
3. Tendenza d'uno Stato ad estendere costantemente il campo della sua influenza (sp.
nell'ordine economico) o ad accrescere sempre più i suoi possedimenti territoriali.
4. PSICOL. Dominazione esclusiva d'un'idea, d'un sentimento o d'un uso ( «
L'imperialismo della passione ». « L'imperialismo della moda». « L' imperialismo delle
immagini deliranti »).

Impero - (lat. imperium, dominazione).


1. POL. Stato che comporta diverse nazionalità ed è governato da un sovrano che ha il
titolo d'imperatore.
2. Regime politico che unifica in un solo tutto politico ed economico l'insieme
costituito dalla metropoli e dalle sue colonie e che si sforza di dare un'anima comune a
quest'organismo complesso (« L'impero francese »).

Impersonale - 1. Non personale ( = che non comporta o che esclude la *personalità


1). (« Il Dio impersonale del panteismo »).
2. Non individuale (= *oggettivo 3-4, *universale 3). (« La ragione impersonale »).

Impetus - (lat., impulso, slancio). Sin. Forza viva: v. Forza 5.

Implicare - (lat. implicare, piegare) .


1. LOG. Comportare a titolo di conseguenza, di fatto o di diritto (« La carità implica la
giustizia». « La ragione implica la libertà »).
2. Contenere un insieme d'elementi sotto forma *potenziale 1 o virtuale1 (« La quercia
è implicata nella ghianda »).

Implicazione - 1. LOG. Gen. Relazione tra due o più cose o nozioni, di cui una, di
fatto o di diritto, non può essere pensata o affermata senza le altre.
2. Sp. nella Logica contemporanea: relazione che unisce due proposizioni, delle quali si
considera solo il valore di verità o di falsità, fatta astrazione dal contenuto delle
proposizioni (queste sono sostituite da simboli di variabili p, q, m).
3. Div. Implicazione materiale: (designata col simbolo «→ » o «  »): p→ q = q è vera
se p è vera, ma se p è falsa, q può essere vera o falsa, - ciò si esprime con la tavola
seguente, nella quale I = vero e O = falso :

p1100
q1010
p→q 1 0 1 1

4. Implicazione formale (non ha un simbolo proprio): implicazione sempre vera,


qualunque sia il valore di verità delle variabili che entrano nella sua composizione. Es.
x è uomo → x è mortale, checché sia x .
5. Implicazione stretta (designata col simbolo -3): p-3 q = è impossibile che si abbia
insieme p vera e q falsa, cosicché se p è vera, q è necessariamente vera.

Implicito - 1. METAF. Non attuale 1.


2. LOG. Non formalmente enunciato (« Assenso implicito »). Ctr. *Esplicito.

Impossibile - METAF. (IV, II, 196-198). V. Possibile.

Impressa (Specie) - PSICOL. V. Specie 3.

Impressione – 1. PSICOL. (III, 90-92; 311). Modificazione fisiologica d'un organo


sensoriale per l'effetto d'un'eccitazione. (Dist. *Eccitazione).
2. Impressione piacevole o spiacevole: stati affettivi diffusi prodotti da una
*eccitazione.
3. STR. (IV, I, 81). In Hume: le sensazioni e le emozioni (= percezioni vive), per opp.
alle idee (= percezioni deboli).

Impulsività - PSICOL. (III, 292; 516). Stato psicologico consistente nel cedere senza
resistenza, in modo brusco e irragionevole, agli impulsi istintivi.

Impulso - 1. PSICOL. (III, 276; 292; 497). Tendenza incosciente ad agire, ma che
resta ancora *indeterminata l.
2. Forte tendenza spontanea a compiere certi atti *determinati 2 («L'impulso
collerico»).

Imputabilità - MOR. (V, I, 164). Proprietà in ragione della quale un atto è attribuito
ad un agente libero come al suo autore.

Inclinazioni - PSICOL. (III, 295-310). Nell'uomo, disposizioni spontanee a porre


certi atti. - Div. Inclinazioni innate: che si manifestano dal momento che sono date le
condizioni necessarie al loro esercizio (= *istinti 1); inclinazioni acquisite: tendenze
complesse che particolarizzano qualche inclinazione innata.  Inclinazioni personali:
relative al bene proprio del soggetto; inclinazioni sociali (o simpatiche o altruiste):
relative al bene del prossimo.  Inclinazioni superiori: morali e religiose.
Inclinazioni elettive: quelle che si riferiscono ad una persona individuale. V. Amore 2
e Amicizia.

Inclusione - LOG. (I, 59) Relazione di due termini di cui uno entra nella *estensione l
dell'altro. (V. Inerenza 1).

Incompletezza - PSICOL. PAT. Sentimento d'incompletezza: sentimento


caratteristico della *psicastenia e consistente nel fatto che le percezioni dei malati
danno loro l'impressione d'essere costantemente incompiute, incomplete e affette da
una specie di carattere di stranezza.
Incomprensibile - 1. LOG. Ciò che di fatto non è spiega bile, senza che comporti
qualcosa d' *inintelligibile 2.
1. Ciò che trascende la portata della ragione umana, ma che tuttavia ad essa s'impone
(« Dio è incomprensibile »).

Inconcepibile - 1. LOG. Ciò che non può essere concepito, in ragione d'una
contraddizione. (Sin. *Inintelligibile 2).
2. Realtà difficile ad essere ammessa, in ragione delle proprie abitudini mentali.

Incondizionato - METAF. (IV, II, 312). Ciò che non dipende da nessuna *condizione
1 ed è assolutamente primo nell'ordine dell'esistenza (Sin. * Assoluto 1).

Inconoscibile - 1. METAF. (IV, I, 6). Gen. Ciò che non può essere conosciuto.
2. Sp. Nei positivisti, l'inconoscibile: realtà sulla quale non abbiamo nessuna
informazione scientifica (= il campo *metafisico 2 e sp. Dio). V. Agnosticismo.

Incosciente (o Inconscio) -1. PSICOL. (III, 582-6(4). Str. Ciò che sfugge
totalmente, alla *coscienza 1.
2. Lg. Ciò che sfugge alla coscienza chiara (Sin. *Subcosciente 1).

Indefinitamente - METAF. In modo *indefinito 1.

Indefinito - 1. METAF. (IV, II, 364). Ciò che non è suscettibile di essere finito e può
sempre ricevere un aumento (Es. il numero).
2. LOG. (I, 61). *Indeterminato 2 (Ctr. Definito).
3. Proposizioni indefinite: quelle il cui soggetto è un termine la cui *quantità 3 non è
enunciata. (« L'uomo è mortale». « L'uomo è sapiente »).

Indeterminato – 1. METAF. Ciò che è incompiuto e imperfetto nel suo ordine (Sin. «
In potenza». V. Potenza 1) Ctr. *Determinato 1.
l. LOG. Ciò la cui natura, classe o condizioni non sono date o sono imperfettamente
date. (Ctr. *Determinato 2).

Indeterminazione - 1. LOG. (I, 61). Mancanza di *determinazione 1.


2. METAF. e PSICOL. (III, 519). Stato d'un atto o d'un fenomeno che comporta
*contingenza 1-3-4. (« L'indeterminazione del volere »).
3. FIS. (I, 186). Principio d'indeterminazione: principio formulato dal fisico
Heisenberg e secondo il quale sarebbe sempre impossibile conoscere esattamente
insieme le diverse grandezze fisiche che permettono di definire rigorosamente lo stato
d'un sistema.
Oss. La ragione generale di questo principio è che, poiché le grandezze fisiche che
dovrebbero permettere di definire lo stato d'un sistema si dividono a due a due in
coppie di valori complementari, la determinazione precisa di una delle grandezze di
una coppia produce una in determinazione nel valore della grandezza complementare
della stessa coppia, - indeterminazione che, secondo Heisenberg, risulta dalla natura
stessa delle cose e non dall'imperfezione dei nostri metodi (V. Indeterminismo).

Indeterminismo - 1. PSICOL. (III, 519). Dottrina secondo la quale l'uomo possiede il


*libero arbitrio.
Oss. Questo termine è poco usato in tale senso. D'altronde, esso non può designare che
la teoria della libertà d'indifferenza (v. Libertà 3).
2. FIS. (I, 186). Secondo alcuni fisici, assenza di *determinismo 3 rigoroso nei
fenomeni della natura, sensibile soprattutto al livello microscopico.
3. Secondo altri e più comunemente, impossibilità di prevedere rigorosamente i
fenomeni al livello microscopico.
Oss. Questa impossibilità di prevedere può essere: o di fatto, quando non si possono
indicare misure tali che a partire dai loro risultati si possa prevedere con certezza il
risultato di una qualsiasi misura ulteriore, - o di diritto, quando si può stabilire,
partendo dai postulati e dalle regole di ragionamento della teoria, che non si può
prevedere con certezza il risultato di una qualsiasi misura esteriore.

Indifferenza - l. PSICOL. (III, 313; 527). Stati d'indifferenza (o indifferenti): stati


neutri dal punto di vista affettivo (= che non si potrebbero definire né come piacevoli
né come spiacevoli).
2. Libertà d'indifferenza: v. Libertà 3.

Indiscernibili - METAF. Principio degli in discernibili (Leibniz): v. Identità 2.

Individualismo - l. MOR. (V, Il, 188; 195). Dottrina secondo la quale l' *individuo 2 è
l'unità sociale e non ha per multipli che pluralità d'individui giustapposti per loro
libera volontà.
2. Dottrina secondo la quale l'individuo non ha che diritti (Sin. * Anarchismo).
3. Dottrina che nega allo Stato il diritto d'intervenire nelle relazioni interindividuali,
per regolarle secondo la sua giustizia (Sin. *Liberalismo 1. Ctr. *Statalismo 2).
4. Tendenza a misconoscere nella pratica le solidarietà sociali (Sin. *Egoismo 1).

Individuazione - COSMOL. (II, 91-97) Principio d'individuazione: il principio


intrinseco per il quale degli enti, identici quanto alla natura specifica, sono individui 2.
V. Ecceità.

Individuo - (lat. individuum, cosa indivisa).


l. METAF. (IV, II, 234-235). L'ente dotato di esistenza propria e incomunicabile. V.
Supposto e Persona.
2. BIOL. (II, 93). Ente numericamente distinto in una determinata specie e
riconoscibile da caratteri esterni chiamati « note individuanti». V. Individuazione.
3. LOG. (I, 41). Soggetto logico, che ammette predicati, ma che non può essere
predicato di nessun altro. - As. « Non c'è scienza dell'individuo» (Non datur scientia
de individuo), perché la scienza, avendo per oggetto le cause e le leggi, è conoscenza di
ciò che nel reale c'è di più generale.

Indivisione - METAF. (IV, II, 201). Ciò che, essendo divisibile. non è diviso in atto
(Sin. *Uno 1).

Indizio - (lat. index, che annuncia o rivela). Fatto naturale indipendente da ogni
*intenzione 1 (es. le orme sulla neve).

Indotto - PSICOL. Stato indotto: v. Induttore.

Induttore - PSICOL. (III, 198). Stato induttore: nell'associazionismo, stato di


coscienza la cui presenza produce la riapparizione d'un altro stato, chiamato « indotto
».

Induzione - l. LOG. (I, 90-92; 182-189). Processo, irriducibile ad un *ragionamento


(propriamente detto), mediante il quale lo spirito, nel *metodo 2 sperimentale, passa
dai fatti alle leggi 4, cioè coglie nei fatti ciò per cui essi sono *intelligibili 2.
2. Div. Induzione completa (o formale): questa forma d'induzione consiste nel
pervenire ad una conclusione totale, a partire da un certo numero di dati, presi e
controllati uno ad uno.
Oss. In realtà qui si tratta d'una forma di *deduzione 1 per il fatto stesso che la
conclusione sgorga logicamente dai dati.
3. Induzione amplificante: ordinariamente è definita un processo per mezzo del quale
lo spirito, da dati singolari sufficientemente enumerati, trae una verità universale.
4. Induzione scientifica (o baconiana): metodo che consiste essenzialmente nel
passare, dalla scoperta di un rapporto costante tra due fenomeni o due proprietà,
all'affermazione di un rapporto essenziale, e di conseguenza universale e necessario,
tra questi due fenomeni o proprietà.
5. Sofismi d'induzione: consistenti nel far uso d'un'induzione illegittima: v. Accidente4.
Elenco. Enumerazione 3 Analogia4. *Post hoc.
6. In matematica, secondo H. Poincaré, ragionamento per ricorso, consistente nello
stabilire innanzitutto un teorema per n = l, poi nel mostrare che se il teorema è vero di
n - 1 è vero di n, e nell'estenderlo a tutta la serie dei numeri interi.

Inerenza - (lat. in haerere, trovarsi in, inerire).


l. LOG. Relazione di due termini dei quali uno entra nella *comprensione 1 dell'altro.
V. Inclusione.
2. Giudizio d'inerenza o de inesse. V. Proposizione.

Inerzia - (lat. in-ars, senza attività).


1. PSICOL. (III, 516-517). Impotenza ad agire. Pigrizia. Mancanza d'iniziativa.
2. FIS. Principio d'inerzia: principio in virtù del quale un corpo non può modificare da
se stesso il suo stato di riposo o di movimento.
3. Forza d'inerzia: forza fittizia capace di far *equilibrio 1 alla forza che mette un corpo
in movimento.

Infanticidio - (lat. infans, infante e caedere, uccidere: uccisione d'un infante).


l. MOR. (V, II, 228). V. *Eutanasia.

Infantilismo - PSICOL. PAT. Stato dell'adulto che ritorno agli atteggiamenti affettivi
e mentali dell'infanzia. V. Regresso 2.

Inferenza. L LOG. (I, 63). Ope-razione logica mediante la quale si trae una
conclusione da una o più proposizioni ritenute vere.
2. Div. Inferenza mediata: quella che si appoggia su almeno due proposizioni
(sillogismo e, in gen., *ragionamento propriamente detto).
3. Inferenza immediata: consistente nel passare senza termine medio da una
proposizione ad un'altra (= *conversione e *opposizione 2).

Inferiorità - PSICOL. Complesso d'inferiorità. V. Complesso 2.

In fieri - METAF. Sin. « In divenire ». V. Divenire 2.

Infinitamente – 1. METAF. In maniera *infinita 1 (« Dio è infinitamente giusto »).


2. MATEM. L'infinitamente grande o l'inf. piccolo: v. Infinito 4.
3. Volg. In maniera *infinita 5 (« Un discorso infinitamente lungo »).

Infinitesimale - MATEM. Calcolo infinitesimale. V. Calcolo 2.

Infinito - (lat. In-finitum, non finito).


1. METAF. (IV, II, 364). Ciò che esclude ogni limite in tutti i generi di perfezione
possibile. Oss. In questo senso, soltanto Dio è infinito.
2. Ciò che non ha limite in un genere di determinata perfezione.
3. Infinito potenziale: sin. *Indefinito l. V. Apeiron.
4. MATEM. Quantità infinita: quantità o più grande (= infinitamente grande) o più
piccola (=infinitamente piccola) d'ogni quantità determinata.
5. Volg. Pegg. Grandissimo. Eccessivo. (« Un discorso infinito »).

Influenza - (lat. in-fluere, scorrere in).


1. METAF. (IV, II, 260). Azione fisica che una cosa esercita sopra un'altra. «(
L'influenza del tempo sull'umore »). Sin. Causalità efficiente: v. Causalità 1.
2. PSICOL. e SOCIOL. (I, 220-225). Azione morale che una persona o un'idea, dotata
di * prestigio 1-2, esercita sopra un individuo o un gruppo d'individui (« L'influenza di
Voltaire nel XVIII secolo». « L'influenza dell'idea di progresso nel XIX secolo »).

Influsso - (lat. influxus, da influere, scorrere in).


1. METAF. (IV, II, 260). *Influenza 1-2 (« Influsso fisico» = influenza diretta e reale,
per opp. all'influenza morale, il cui effetto è indiretto).
2. BIOL. (III, 53-56). Influsso (o flusso) nervoso: onda o corrente nervosa, che circola
lungo i nervi.

Informatica - Neol. Tecnica deI trattamento logico e automatico della base o


supporto delle conoscenze e delle comunicazioni umane, cioè dell'*informazione.

Informazione - FIS. e BIOL. Trasmissione ad un organo, ad una macchina o ad un


apparecchio d'un qualsiasi fenomeno (ordine, intenzione, notizia, modificazione
biologica, effetto meccanico, situazione termica, ecc.) che determina una reazione
appropriata. V. Cibernetica, Segnale, Segno.

Ingiusto - L MOR. (V, I, 117-118). Cosa o atto ingiusto: che è contrario alla *giustizia
1-2.
2. Persona ingiusta: che compie un atto contrario alla *giustizia 1-2.

Inibizione - (lat. inhibere, trattenere).


1. PSICOL. (III, 357). Azione di arresto per cui un fatto psichico impedisce ad un altro
di prodursi o d'occupare il campo della conoscenza (sp. nell'attenzione, che è
innanzitutto un processo d'inibizione).
2. PSICOL. PAT. (III, 517). Inibizione interna: stato morboso per cui una
rappresentazione o un sentimento paralizzano l'attività normale. v. Ossessione e
Depressione.
3. Mancanza d'inibizione: stato morboso nel quale le funzioni normali di controllo
degli impulsi istintivi vengono meno. v. Abulia.

Inintelligibile – 1. LOG. Confuso, oscuro.


2. Contraddittorio.

Innatismo - PSICOL. (III, 428-429). Dottrina, sostenuta sp. da Platone e Cartesio,


secondo la quale la conoscenza comporta idee *innate.

Innato - PSICOL. Ciò che appartiene alla natura d'un essere ed esiste in esso fin dalla
sua nascita, sotto forma attuale (es. le forme a priori, secondo Kant), o virtuale (es. le
idee semplici, secondo Cartesio), o puramente potenziale (es. i primi princìpi e la
scienza, secondo san Tommaso). Opp. *Acquisito.

Inneità - PSICOL. Carattere di ciò che è *innato.

Innervazione – 1. PSICOL. (III, 55-60; 114). Produzione dell'onda nervosa e sua


circolazione lungo i nervi.
2. Sensazione dell' innervazione: secondo Wundt, sensazione che darebbe coscienza
delle scariche nervose motrici provenienti dai centri corticali. Oss. Questa sensazione
non esiste: non abbiamo nessuna coscienza dell'influsso nervoso.

Inorganico – 1. COSMOL. Corpo (o natura) inorganica: corpo (o insieme di corpi)


non-viventi, non composti di organi differenziati e che s'accrescono solo per
giustapposizione d'elementi omogenei.
2. Fig. Stato d'un insieme o d'un tutto (reale o logico) i cui elementi non sono ordinati.

In sé - L METAF. (IV, II, 231). L'attitudine ad esistere in sé: carattere proprio della
sostanza. Ctr. In un altro come in un soggetto (= carattere dell'*accidente 1).
2. Sost. L'in sé: la sostanzialità.
3. Assolutamente o in ragione di ciò che una cosa è per essenza. (« In sé, la verità è
evidente per tutti »).
4. STR. (IV, I, 117). La cosa in sé: in Kant, la realtà che è al di là dell'esperienza e che è
il substrato non conosciuto e inconoscibile del flusso fenomenico (Sin. *Noumeno).

Insieme - 1. Gen. Ogni riunione di oggetti *determinati 2 considerati come formanti


un tutto.
2. MATEM. (II, 7). Collezione di elementi, in numero finito o infinito, raggruppati
secondo una legge di formazione (= insieme ordinato).
3. Div. Insieme infinito: quello la cui *potenza 5 è un numero cardinale finito (Es.
L'insieme dei numeri compresi tra 0 e 100).  Insieme infinito (o transfinito): quello
la cui *potenza 5 è un numero *transfinito 1 (Es. L'insieme dei numeri interi, dei
numeri pari, ecc.).

Insolubile - LOG. Nome dato nel Medioevo alle proposizioni del tipo: « La
proposizione che io enuncio è falsa», le quali portano a un' *antinomia 1. V. Mentitore.

Instabilità - PSICOL. PAT. (III, 338). Stato morboso caratterizzato da oscillazioni


frequenti e da sbalzi dell'umore e dei desideri. V. Ciclotimia.

Integrale - 1. Tutto integrale: v. Tutto 3.


2. Calcolo integrale: specie del calcolo infinitesimale. V. Integrazione1.

Integranti (Parti) - LOG. (I, 52). Elementi omogenei d'un tutto quantitativo (o
integrale): v. Tutto 3.

Integrazione - (lat. integrare, ristabilire, completare).


1. MATEM. Operazione del calcolo integrale, che consiste nel *determinare 2 una
grandezza prendendola come limite d'una somma di quantità infinitesimali il cui
numero cresce indefinitamente (Simbolo: f = somma).
2. PSICOL. e SOC. Operazione che consiste nell'incorporare ad un tutto quantitativo (o
morale) una delle due parti *integranti (per es. un individuo o un ambiente sociale
determinato. V. Acculturazione 2).

Intelletto - 1. PSICOL. (III, 476-483) e CRIT. (IV, I, 112). Gen. Facoltà di capire (app.
*Volontà 1).
2. Sp. L'intelligenza (Opp. *Senso 1).
3. PSICOL. (III, 421-422). Intelletto attivo (o agente): funzione per cui l'intelligenza
astrae l'universale dal singolare, spogliando le immagini venute dai sensi delle loro
condizioni sensibili (v. Specie 3 impressa).
4. Intelletto passivo (o paziente): *intelligenza 2 prop. detta (= facoltà che produce
l'idea o concetto o verbo mentale) nella quale si compie la conoscenza intellettuale (v.
specie 3 espressa). Sin. *Intelligenza2 e *Intendimento 2.
Oss. L'intelletto è chiamato passivo in quanto riceve le specie intelligibili formate
dall'intervento dell'intelletto agente.
5. In Kant, facoltà mediante la quale lo spirito, per mezzo delle *categorie 2, riunisce
in serie e in sistemi i dati dell'esperienza (= Verstand). Opp. *Ragione 2 (Vernunft),
facoltà dei princìpi.
6. Og. Funzione discorsiva dello spirito (Opp. *Ragione 2, funzione intuitiva o facoltà
dei princìpi).
Oss. Gli Scolastici, al contrario, indicano la funzione intuitiva dello spirito col nome
d'intelligenza (intellectus) e la funzione discorsiva col nome di ragione (ratio).

Intellettuale - 1. PSICOL. (III, 370). Str. Che si riferisce all'*intelligenza2 (Opp.


*Sensibile 2).
2. Impr. Che si riferisce alla *conoscenza 1 in gen. (Opp. *Volontario1).

Intellettualismo - 1. PSICOL. (III, 459; 505). Dottrine che riducono. i fatti di


tendenza2 e d'affettività2 a fatti *intellettuali 2 e negano l'originalità del volere
(Spinoza, Herbart). Opp. *Volontarismo 3.
2. CRIT. (IV, I, 111-120). Og. Dottrina che professa il primato dell'intelligenza
nell'insieme della vita psicologica ed ammette il valore ontologico dell'*intelligenza 2
concettuale (Opp. *Pragmatismo. *Empirismo2. *Volontarismo 4).
3. MOR. (V, I, 40-42). Dottrina che pone il fine ultimo dell'uomo in un atto
d'intelligenza (Opp. *Volontarismo l).

Intellezione - PSICOL. (III, 421). Atto di produrre la conoscenza intellettuale


mediante l'espressione di un'idea o verbo mentale.

Intelligenza - 1. PSICOL. (III, 366-381). Gen. Facoltà di risolvere nuovi problemi


mediante *adattamenti 3 inediti di mezzi ad un fine (Opp. *Istinto l).
2. Sp. Facoltà di conoscere sotto forma immateriale ed universale (app. *Senso 1). -
Ass. « Non c'è nulla nell'intelligenza che non sia prima stato nei sensi» (Nihil est in
intellectu quin prius fuerit in sensu), perché ogni conoscenza s'inizia necessariamente
da un'intuizione sensibile.
3. L'azione di *comprendere 1 (« Arrivare all' intelligenza d'un testo» ).

Intelligibile - 1. PSICOL. (III, 419; 423) e METAF. (IV, II, 203-205). Ciò che è nel
grado d'*immaterialità richiesto per essere colto dall'*intelligenza2 «(il mondo
intelligibile». «La grandezza intelligibile»). - Ass. « Ogni essere (ente) è intelligibile»
(Omne ens est intelligibile), in quanto è l'oggetto proprio dell'intelligenza; le cose sono
intelligibili in proporzione dell'essere che hanno. - « L'intelligibile in atto è
l'intelligente in atto» (Intelligibile in actu est intelligens in actu), in quanto è una
stessa cosa per l'idea essere intelligibile in atto e per l'intelligenza essere conoscente in
atto.
2. Ciò che è spiegabile, da qualsiasi punto di 'Vista.

Intelligibilità - 1. PSICOL. (III, 419) e CRIT. (IV, II, 210). Carattere di ciò che è
immediatamente accessibile all' *intelligenza 2. (« L'intelligibilità dell'essere »).
2. Proprietà di ciò che è spiegabile, da un punto di vista qualsiasi. (« L'intelligibilità del
mutamento »).
Oss. È a questa proprietà che a volte si riferisce il nome dato al principio di ragion
d'essere: « principio dell'intelligibilità»): v. Ragione4.

Intemporale - METAF. Ciò che è al di fuori del tempo o non comporta tempo «( Il
carattere intemporale della causalità »).

Intendimento - l. PSICOL. (III, 476-483) e CRIT. (IV, l, ll2). Gen. Facoltà di


comprendere (Opp. *Volontà 1).
2. Sp. L'intelligenza (Opp. *Senso 1).
3. Volg. Discernimento, ragionevolezza, giudizio.
4. Volg. Senso, significato inteso, ciò che si ha in mente.
5. Volg. Proposito, scopo, intenzione; e anche disegno, intento.

Intensità - l. COSMOL. (Il, 57). Proprietà che posseggono le qualità o i fenomeni


psicologici di comportare del più o del meno senza essere suscettibili di misura diretta
(« L'intensità dell'attenzione». « La intensità d'un sentimento 1»). Opp. Estensione 3.
2. PSICOL. (III, 101). Intensità del suono: risultante dall'ampiezza o forza delle
vibrazioni sonore.

Intensivo - 1. COSMOL. (II, 57). Quantità intensiva: v. Intensità 1.


2. PSICOL. e METAF. (IV, II, 151). Astrazione intensiva: sin. Astrazione formale. V.
Astrazione 2.

Intenzionalità - l. METAF. (IV, II, 345). Proprietà di ciò che è orientato in un senso
definito (« La intenzionalità dell'ordine »).
2. Proprietà di ciò che implica una disposizione essenziale ad un altro termine « (
L'intenzionalità dell'idea »).
3. LOG. e PSICOL. L'intenzionalità della coscienza: proprietà in virtù della quale ogni
*coscienza 1 è .*coscienza 2 di qualcosa (= non esiste *coscienza 1 pura).
4. STR. In Husserl, carattere essenziale della *coscienza 1 in virtù del quale il *senso 6
di ciò che è si costituisce spontaneamente nella stessa coscienza.

Intenzione - (lat. intendere, tendere verso, a).


l. METAF. (IV, II, 361). Tendenza orientata in una direzione definita (« Le intenzioni
della natura »).
2. LOG. (I, 45; 38.) *Idea 2. Termini di prima intenzione (= ciò che il termine indica in
primo luogo): la cosa stessa che esso significa; termini di seconda intenzione (= che
possono essere conosciuti soltanto mediante un atto di riflessione sul pensiero) : le
nozioni astratte, in quanto tali.
3. PSICOL. Atto di tenere qualcosa sotto lo sguardo dello spirito.
4. La cosa stessa che è osservata.
5. MOR. (V, I, 157-158). Il fine particolare che si dà un soggetto ponendo un atto. - Div.
Intenzione attuale: *determinazione 6 effettiva e cosciente della volontà nel porre un
determinato atto; intenzione virtuale: implicata nell'intenzione attuale; intenzione
abituale: passata allo stato di abitudine e non revocata.

Interesse - l. MOR. (V, I, 56-61). Ciò che è utile ad un individuo (= interesse


personale), ad un insieme d'individui (= interesse collettivo) o ad una società in quanto
tale (= interesse generale o comune). « Morale dell'interesse»: v. Utilitarismo.
2. PSICOL. (III, 46; 354). Sog. Attenzione ad un oggetto che risponde ad un bisogno «(
Provare interesse a qualcosa »).
3. Legge d'interesse: « l'attenzione ad un oggetto dipende dalla relazione in cui
quest'oggetto si trova con le tendenze istintive o acquisite o con il contenuto presente
della coscienza l).
4. Og. L'aspetto sotto il quale una cosa risponde ad un bisogno «( L' interesse d'un'
idea »). V. Bisogno 3.

Interindividuale - l. SOCIOL. (I, 225). Che riguarda i rapporti tra *individui 1 in


quanto tali.
2. Psicologia interindividuale: sin. *Interpsicologia. V. Collettivo 2.

Interiore - V. Esteriore.

Interno - V. Esterno.

Interocettivo - l. PSICOL. Campo interocettivo: insieme degli stimoli che eccitano la


periferia interna di un corpo. Oss. Sebbene questi stimoli siano in un determinato
corpo, non fanno parte di questa corpo. Dist. *Propriocettivo.
2. Sensazioni interocettive: quelle che hanno per oggetto il campo interocettivo.
Interpersonale - l. MOR. (V, II, 223). Che riguarda i rapporti tra le *persone.
2. Morale interpersonale: quella che regola i rapporti tra *persone 1 individuali, così
come sgorgano dal diritto naturale, indipendentemente dalle leggi della società
politica.

Interpolazione - (lat. da interpolare, modificare).


l. LOG. (I, 205). Atto d'introdurre in un'opera passi più o meno lunghi che non
appartengono all'originale.
2. FIS. Procedimento che consiste nell'ammettere che la legge che governa un
fenomeno in funzione d'uno dei parametri (ad es. il tempo), s'applica identicamente
per ogni valore dell'ascissa tra due punti sperimentali.

Interpretazione - PSICOL. PAT. (III, 158). Delirio (o psicosi) dell'interpretazione: v.


Paranoia.

Interpsicologia - PSICOL. (III, 253): v. Collettivo 2

Intersoggettività - PSICOL. Situazione nella quale soggetti *molteplici formano, con


i loro rapporti reciproci, una *società 1-3 o *comunità 2-4 e possono dire: « Noi ».

Intimo - PSICOL. Senso intimo: espressione con la quale gli Scozzesi e gli Eclettici
indicavano la *coscienza 1 psicologica.

Intrinseco - V. Estrinseco.

Introiezione - (lat. intro, nell'interno e jacere, proiettare).


Fenomeno per cui un individuo fa sue, dimenticandone l'origine, qualità appartenenti
ad una persona reale o immaginaria, ammirata o amata, e inconsciamente s'identifica
con essa.

Introspezione - (lat. intro aspicere, guardare dentro).


PSICOL. (III, 21-32). Attenzione riflessiva ai fatti della vita interiore, in quanto dati in
un'esperienza vissuta attuale.

Introversione - (lat. intro, dentro e verti, volgersi).


PSICOL. (III, 352; 358). Disposizione, a volte morbosa, di alcuni soggetti a fissare la
loro attenzione sul loro proprio mondo interiore. V. Autoscopia 3.

Intuitivo - PSICOL. Che procede dall' *intuizione l «( Uno spirito intuitivo ». « La


conoscenza intuitiva ». « Metodo intuitivo »).

Intuizione - (lat. intueri, vedere)


1. PSICOL. (III, 96; 132; 398). Percezione immediata e diretta d'un oggetto (Opp.
*Discorso). - Div. Intuizione sensibile: percezione immediata e diretta d'un oggetto
sensibile, nella sua realtà concreta, quale è ricevuta dai sensi; intuizione intellettuale (o
razionale): percezione d'un oggetto intelligibile (natura o principio: intuizione
dell'essere e dei primi princìpi).
2. Presentimento. Divinazione.
3. STR. (IV, I, 98). In Bergson, conoscenza per simpatia penetrante, al di là del diverso
e del flusso fenomenico, fino all'intimità dell'essere.

Intuizionismo - CRI-. (IV, I, 98). Dottrine (sp. quella di Bergson) che fanno
dell'*intuizione 3, per opposizione alla conoscenza discorsiva, lo strumento proprio
della filosofia.

Intussuscezione - (lat. intus, dentro e susceptio, presa).


BIOL. (II, 123). Proprietà per cui i viventi crescono ingerendo ed assimilando gli
alimenti, e non per addizione e giustapposizione di parti, come i minerali.

Invenzione - 1. PSICOL. (III, 214-231). Azione di produrre una nuova sintesi


d'immagini o di idee.
2. Il risultato dell'invenzione: «( Una bella invenzione »).
3. BIOL. (Il, 114). L'invenzione biologica: sin. *Finalità 4.

Involuzione - (lat. involutio, avvolgimento, inviluppamento).


1. METAF. Gen. Processo che comporta la produzione e il rafforzamento della
diversità, la costituzione di totalità organiche sempre più ampie e sempre più
nettamente differenziate. Ctr. Evoluzione.
2. BIOL. Processo graduale che porta all' atrofia di alcuni organi, col crescere dell'età, o
per infezione.
3. Per est. volg., qualsiasi fenomeno di regresso, di decadenza, di ritorno a forme
inferiori e meno evolute (intelligenza, vita sociale, politica, economica, culturale ecc.).

Io - PSICOL. (III, 541-544). L'«io»: il soggetto al quale sono attribuiti come al loro
principio tutti i fatti psichici e che dà loro la forma di fatti personali (Opp. *Me l). Sin.
*Sé l. V. *Me 2.

Ione - FIS. Particella atomica elettrizzata, che si sprigiona soprattutto da atomi o da


molecole neutri, quando un corpuscolo rapidissimo passa vicino a loro.

Iperbolico - 1. Volg. Esagerato, eccessivo (« Un complimento iperbolico »).


2. STR. Dubbio iperbolico: V. Dubbio 4.

Iperestesia - (gr. XXXX, sopra, e XXXX, sensibilità).


PSICOL. PAT. (III, 338; 371). Esaltazione morbosa della *sensibilità 3.
Ipermnesia - (gr. XXX, sopra e XXXX, memoria).
PSICOL. (III, 260). Sovreccitazione straordinaria della memoria sotto l'influenza della
malattia o d'una emozione violenta.

Ipnagogico - (gr. XXXX, sonno e XXXX, condurre).


1. Stato ipnagogico: stato di colui che è in procinto d'addormentarsi (Sin. Assopimento
o Dormiveglia).
2. Immagini ipnagogiche: immagini che si succedono nel campo visivo (o uditivo)
dell'individuo in stato ipnagogico. V. Entoptico.

Ipnosi - (gr. XXX, sonno).


PSICOL. PAT. (III, 242). Sonno artificiale, analogo per i suoi effetti al *sonnambulismo
naturale.

Ipnotismo - PSICOL. (III, 242). Insieme dei procedimenti per cui si produce
l'*ipnosi.

Ipocondria - (gr. XXXX, ipocondri, regione del corpo sotto le costole fluttuanti).
PSICOL. PAT. Stato mentale morboso d'un soggetto assorbito dalla preoccupazione
eccessiva e pessimistica per il suo stato di salute.

Ipoprosessia - (gr. XXXX, sotto e XXXX, essere attento).


PSICOL. PAT. (III, 352). Fenomeno morboso, che consiste nell'impotenza, provvisoria
o definitiva, di concentrare lo spirito sopra un oggetto.

Ipostasi - (gr. XXXX, sostanza, da XXX, pongo sotto).


1. METAF. (IV, II, 235). Gen. *Sostanza 1 o *soggetto 3.
2. L'individuo ragionevole (= *persona l), che si definisce sostanza individua razionale
(substantia individua rationalis).
3. Sp. L'individuo sostanziale sussistente, cioè dotato di una esistenza propria. Sin.
*Supporto. Oss. Il supposito è detto soggetto di attribuzione, in quanto ad esso sono
attribuite le attività dell'essere sostanziale (actiones sunt suppositorum).

Ipotesi - (gr. xxxx, da xxxxx, suppongo).


1. LOG. (I, 168-170). Gen. Supposizione fondata su probabilità più o meno grandi, che
debbono essere verificate.
2. Sp. Nelle scienze sperimentali: spiegazione provvisoria dei fenomeni osservati. -
Div. Ipotesi euristica: serve a dirigere il lavoro dello scienziato; ipotesi generale: serve
a coordinare i fatti già conosciuti (Sin. *Teoria 3).
3. Volg. Sin. di *congettura, di * presunzione o di *supputazione (che a rigore si
dovrebbero distinguere).

Ipotetico - 1. LOG. (I, 58; 62; 84). Proposizione ipotetica (o composta): v.


Proposizione.
2. Sillogismo ipotetico: v. Sillogismo 2,
3. MOR. (V, I, 106). Imperativo categorico: v. Categorico 3.

Ipotetico-deduttivo - V. Metodo 2.

Irascibile - PSICOL. V. Appetito.

Ironia - (gr. XXX, interrogazione e anche finzione, dissimulazione, raggiro).


1. STR. Procedimento impiegato da Socrate per condurre i suoi ascoltatori, per mezzo
d'interrogazioni metodiche, alla scoperta dei loro errori.
2. MOR. Modo di farsi beffe dicendo il contrario di ciò che si vuol far capire.
3. Evento fortuito che ha le apparenze d'uno scherno. «( L'ironia della sorte»).

Irrazionale - 1. Che è contro la *ragione 2.


2. Che è fondato su princìpi che non dipendono dalla *ragione1 (« Una credenza
irrazionale »).
3. Numero irrazionale: V. Numero 1.

Irritabilità - 1. BIOL. (II, 409) Proprietà fondamentale che hanno i viventi di


rispondere con movimenti caratteristici all'azione di agenti esterni.
2. MOR. Carattere d'una persona molto incline a manifestare il cattivo umore.

Isagoge - (gr. XXX, introduzione).


LOG. L'Isagoge di Porfirio: l'introduzione messa da Porfirio in testa alla logica
d'Aristotele.

Isotopo - CHIM. Corpi isotopi: quelli che, differendo per la *struttura2 atomica,
hanno le stesse *proprietà 3 chimiche.

Isotropo - FIS. Che ha le stesse *proprietà a in tutte le direzioni (Es. Lo spazio


euclideo. La velocità della luce, in quanto ha lo stesso valore in tutte le direzioni,
chiunque sia 1'osservatore che la misura).

Istante - 1. COSMOL. (II, 40). Str. Elemento indivisibile della durata.


2. Volg. Tempo brevissimo, colto come un tutto.

Istanza - (lat. instare, seguire da vicino, legarsi a).


1. LOG. Nuova obiezione che segue la risposta opposta ad una obiezione precedente.
2. In Bacone: fatto tipico (« L'istanza cruciale»: v. Cruciale).

Isteria - PSICOL. PAT. (III, 515). Psiconevrosi costituzionale caratterizzata dal


carattere dell'isterico (a base di *mitomania e d'egocentrismo), dal comportamento
sessuale (tensione sessuale intensa, che si manifesta soprattutto sotto forma
immaginativa), infine da fenomeni caratteristici = *accidenti isterici (crisi convulsive,
stati catalettici, ecc., v. Catalessia). V. Piziatismo.

Istinto - 1. PSICOL. (III, 265-310). Sog. Tendenza primitiva e *innata, indipendente


dall'educazione e dall'imitazione e che deriva immediatamente dai bisogni
fondamentali dell'animale.
2. Ogg. Insieme complesso di reazioni ereditarie nettamente determinate, comuni a
tutti gli individui della stessa specie e che implicano una *finalità 2 che sfugge alla
coscienza dell’animale.
3. Lg. Ogni attività che si esercita spontaneamente e in modo automatico al richiamo
d'una *rappresentazione 2.

Istituzione - DR. (V, II, 322-323). Organismo giuridicamente costituito, di struttura


autoritaria, che realizza un'idea sociale ed è destinato a durare indipendentemente
dalle volontà particolari dei suoi membri (Opp. *Contratto 1).

Istologia - (gr. XXX, tessuto e XXXX, studio).


BIOL. (I, 191). Parte dell'anatomia che riguarda lo studio dei tessuti differenziati: ossa,
muscoli, nervi, etc.

Kerygma - (gr. XXX, proclamazione, bando; nel N.T., predicazione).


TEOL. Il messaggio cristiano, trasmesso dalle Scritture e dalla Chiesa. V. Kerygmatico.

Kerygmatico - Teologia kerygmatica: quella che considera il valore di vita


importante come il valore di verità basato sui dogmi cristiani.

Labilità - (lat. labilis, fragile). BIOL. Labilità dei *riflessi: apparizione brusca, per
effetto d'una eccitazione, troppo prolungata, di una reazione opposta a quella che era
stata ottenuta prima.

Lapsus - (lat. caduta, sdrucciolamento).


PSICOL. (III, 586). Atto mancato, consistente nell'esprimere, leggere, capire o scrivere
una parola per un'altra. Il lapsus è molto valorizzato dalla *psicanalisi come mezzo per
scoprire complessi, inibizioni, ecc.

Largo - 1. MOR. (V, I, 100; 161163). Doveri larghi: v. Stretto 2.


2. Coscienza larga (o lassa) quella che ha tendenza ad estendere il campo della libertà
(= ad interpretare nel senso più liberale i precetti della morale). Ctr. *Stretto, Angusto.
Lassismo (lat. laxus, ampio, largo).
1. MOR. (V, I, 161). Gen. Condotta derivante dalla coscienza larga. V. Coscienza 2.
2. Sp. Opinione teologica che concede la libertà di seguire, in materia morale, ogni
opinione che goda d'una probabilità minima, e persino dubbia. Sin. Morale rilassata.
Ctr. *Tuziorismo e *Rigorismo.

Lavoro - 1. MOR. (V, II, 296305). Str. Ogni attività che mira alla produzione
d'un'opera esterna (Opp. *Contemplazione 1).
2. Dal punto di vista sociale:
attività che mira alla produzionedi un'opera esterna e richiesta da un bisogno o da una
legge sociale (Opp. Attività estetica e di giuoco: v. Gratuito 2).
3. Un'opera qualsiasi, fatta o da fare.
4. ECON. POL. (V, Il, 296; 306319). Contratto di lavoro: contratto mediante il quale
una delle parti s'impegna a fare qualcosa per l'altra tramite un prezzo convenuto tra di
esse.
5. Libertà del lavoro: v. Libertà 4.
6. Divisione del lavoro: la divisione è meccanica (o quantitativa), quando lo stesso
lavoro è diviso, quantitativamente tra parecchi (Es. due fabbri che battono
alternativamente lo stesso ferro); la divisione è organica (o funzionale) quando il
lavoro totale che comporta attività o funzioni specificamente differenti è diviso tra
parecchi cooperatori specializzati. (Es. la costruzione d'una casa, alla quale collaborano
i diversi tecnici dell' edificio).
7. MATEM. Lavoro d'una forza: prodotto dell'intensità di questa forza per la
proiezione, sulla sua direzione, del cammino percorso dal suo punto d'applicazione.
8. Volg. Una qualsiasi attività, anche puramente contemplativa «( I lavori dello
spirito») o puramente gratuita «( Il lavoro del pittore »).

F. BATTAGLIA, Filosofia del lavoro, 1951.

Lecito - MOR. Carattere di ciò che è permesso, dal punto di vista morale, in ragione
della legge, ovvero in ragione del *diritto naturale o dell' *equità.

Legalità - 1. MOR. (V, I, 94-95). Proprietà di ciò che è conforme alle leggi positive.
Opp. Equità (= diritto naturale). V. Legge 1.
2. STR. (V, I, 110) In Kant, conformità alla legge morale (Opp. *Moralità l).

Legge - 1. MOR. (V, I, 69-72). Gen. Comando della ragione destinato ad assicurare
l'attuazione dell'*ordine 5, cioè il perseguimento di fini determinati, come l'adozione di
mezzi adatti a conseguire il fine e l'armonia e l'unità degli enti molteplici.
2. Div. Legge eterna: il piano del governo di tutte le cose, quale esiste nell'intelletto
divino; legge naturale: l'insieme delle leggi che derivano dalla natura umana e che
l'uomo conosce mediante la luce naturale della sua ragione; legge positiva: ordine
della ragione, che proviene dalla libera decisione del legislatore e che si sovraggiunge
alla legge naturale a titolo di *conseguenza 2 o di *determinazione 1.
3. METAF. (IV, I, 69-70). Le condizioni assolute dell'intelligibilità d'un ente quali
derivano dalla sua essenza (« Le leggi dell'essere »).
4. LOG. (I, 29; 178). Norma che governa l'esercizio del pensiero. (« Le leggi del
pensiero concreto »).
5. Legge scientifica: formula generale che enunzia un rapporto costante tra fenomeni o
gruppi di fenomeni.
Oss. Questo rapporto può essere un rapporto di *coesistenza 2, un rapporto di
*causalità 2 o di *successione 1 o un rapporto di *finalità 2.
6. Formula che generalizza un fatto d'esperienza. (« La legge dell'interesse ». « La
legge del minimo sforzo »).
7. Volg. Regola relativa ad una *tecnica 1 operatoria « Le leggi della prosodia »).

S. TOMMASO D'AQ., Summa theologica, la IIae, qq. 90-108; A. D. SERTILLANGES,


La philosophie des lois, 1946; É. BOUTROX, L'idée de loi naturelle, 1913; AUTORI
VARI, The conception of Law in Science, in «Journal of Philosophy » 1953; G.
RICHARD, La loi morale, les lois naturelles et les lois sociales, 1895.

Leggenda - (dal n. lat. pl. legenda, cose da leggere). V. Storico 3

Legislativo - 1. POL. Potere legislativo: potere di far le *leggi l.


2. Il legislativo: nel regime della separazione dei *poteri 3, l'organismo (gen.
Parlamento), che detiene il potere legislativo. (Opp. *Esecutivo).

Lemma - (gr. XXX, ciò che si è preso, guadagno).


1. LOG. Ciò che si prende per accordato.
2. Sp. in matem.: proposizione preliminare utilizzata per la dimostrazione d'un
teorema.

Levitazione - (lat. levis, leggero ).


MOR. (V, II, 214). Fenomeno per cui certi soggetti sembrano elevarsi dal suolo, senza
aiuto esterno e contro le leggi della gravità.

Liberalismo - L MOR. (V, II, 278-280; 301). Gen. Dottrina secondo la quale il solo
mezzo di progresso, d'armonia e di pace sociale, è la *libertà 1 svincolata da ogni
ostacolo.
2. Div. Liberalismo politico: dottrina che riduce il ruolo dello Stato alla funzione
puramente negativa di reprimere gli attentati all'ordine pubblico.
3. Liberalismo economico: dottrina secondo la quale la prosperità pubblica si
realizzerà, ad esclusione d'ogni intervento dello Stato, col giuoco della libera
*concorrenza 1.
4. STR. Liberalismo religioso: dottrina della Scuola di Lamennais che propugna un
regime di libertà implicante, da una parte, la soppressione dei Concordati tra Chiesa e
Stati, e, dall'altra, la libertà illimitata della stampa e della parola.
5. Volg. Rispetto delle opinioni degli altri. *Tolleranza 3.

G. DE RUGGIERO, Storia del liberalismo europeo, 1925.

Liberazione - PSICOL. (III, 599602). Nella .psicanalisi, atto di risalire a poco a poco
dai dati *coscienti 1 alle sorgenti (divenute *inconsce 1 per effetto della .rimozione) del
disordine psichico. (Opp. *Rimozione).

Libero - L PSICOL. Ciò che gode della libertà. «(Libero arbitrio»: v. Libertà 2).
2. MOR. Libero esame: atteggiamento dello spirito consistente nel respingere
l'autorità, sp. in materia religiosa.
3. ECON. POL. Libero scambio: V. Scambio 3.

Libero arbitrio - (lat. liberum arbitrium, libera decisione).


PSICOL. V. Libertà 2.

Libero esame - MOR. V. Libero 2.

Libero pensiero - MOR. V. Pensiero 3.

Libero scambio - ECON. POL. V. Scambio 3.

Libertà - 1. PSICOL. (III, 518-526). Libertà esterna (o libertà di fare): carattere


d'un'azione che è esente da ogni *costrizione 1 esterna. - Div. Libertà fisica: libertà di
muoversi; libertà civile: potere di agire a proprio piacimento nei limiti stabiliti dalle
leggi civili; libertà politica: diritto di prender parte, sotto forme definite dalle
costituzioni, al governo dello Stato.
‫ ׀׀‬Libertà di coscienza: potere di agire esternamente secondo la propria *coscienza 1
sp. in materia religiosa; libertà di pensiero: potere di esprimere esternamente il
proprio pensiero, sotto forma scritta o parlata.

2. Libertà morale o interna (= di volere o libero-arbitrio): carattere d'una volontà che


non subisce nessuna necessità o *costrizione 1 interna, ma procede da un essere
padrone di sé, e condiziona l'attività *morale 1. - Div. Libertà di esercizio (o di
contraddizione): libertà di agire o di non agire; libertà di specificazione: libertà di
agire in questo o quel modo; libertà di contrarietà: libertà di scegliere tra il bene e il
male.

3. Libertà d'indifferenza (secondo Cartesio, Reid e Cousin): carattere d'una volontà


che, non comportando nessuna *determinazione5 distinta da se stessa, resta del tutto
indifferente all'azione dei motivi e dei *mobili 2-3 e decide dispoticamente.
Oss. Questa libertà è un mito, perché la *volizione sarebbe senza ragione, e per questo
stesso motivo, si ridurrebbe al puro *automatismo 1.

4. Econ. POL. (V, II, 299; 301-302). Libertà del lavoro: regime sostenuto dal *
liberalismo 4 economico, nel quale il salario dell'operaio e le condizioni del suo lavoro,
non dipendono che dalla libera concorrenza, quale si esercita sul « mercato del
lavoro».
Oss. Ciò vuol dire che la legge che regola il contratto di lavoro intercorso tra padrone
ed operaio, è quella del beneplacito o della .forza 3 e non ha nulla a che vedere con
l'*equità.

S. TOMMASO D'AQ., Summa theologica, Ia, q. 77, a. 5; q. 78, a. 3 - 4; J. NABERT,


L'expérience intérieure de la liberté, 1923; C. PIAT, La liberté, 2 voll., 1934.

Libertario - POL. Colui che professa l'*anarchismo.

Libido - (lat. desiderio, sensualità).


PSICOL. (III, 307-310). Nella teoria di Freud: energia sessuale, a base verosimilmente
biochimica, e specificamente distinta dall' energia psichica in generale.

Liceità - (lat. licet, è permesso). MOR. Proprietà di ciò che è *lecito.

Liceo - STR. Scuola filosofica di Aristotele, il quale soleva dare le sue lezioni in una
località d'Atene, chiamata Liceo (dal nome di Apollo Liceo).

Limite - (lat. limes, limite, confine).


1. COSMOL. (II, 10; 40). Ciò che separa due porzioni di spazio o due porzioni di tempo.
2. LOG. Ciò che è termine *ultimo 1 d'un essere o d'un progresso. (Passaggio al limite:
atto d'andare immediatamente al termine d'un progresso che comporta per se stesso
dei gradi *indefiniti l).
3. Concetto limite: quello che risulta dal passaggio al limite (Es. La nozione
matematica di *transfinito 1-2. La nozione dell'infinitamente piccolo).
4. MATEM. Limite d'una variabile: « grandezza costante tale che la differenza tra essa
e la variabile possa divenire e restare minore di ogni grandezza designata». (Duhamel).
5. Volg. Confine che, di fatto o di diritto, è invalicabile (« I limiti della ragione». «Il
limite d'un potere »).

Linguaggio - 1. PSICOL. (III, 341; 386-390; 397). Gen. Sistema di *segni che servono
ad esprimere uno stato psichico. - Div. Linguaggio emotivo (o naturale): reazioni
emotive che servono da segni per l'espressione delle diverse specie di emozioni o di
sentimenti; linguaggio concettuale (o convenzionale): quello che utilizza segni
*astratti 3 (= idee o concetti, sotto forma di nomi comuni).
2. Str. La parola (= linguaggio vocale).
Localizzazione - 1. PSICOL. (III, 62; 94; 188; 258). Localizzazione delle sensazioni:
atto di riferire le sensazioni a questo o a quel punto del corpo.
2. Localizzazione dei ricordi: atto di riportare i ricordi ad un determinato momento
del passato.
3. Localizzazioni cerebrali: determinazione delle strutture morfologiche del cortice
alle quali sembrano legate alcune funzioni psichiche.

Logaritmo - (gr. XXX, rapporto e XXXX, numero).


MATEM. Numero preso in una progressione aritmetica che comincia da zero (0, l, 2,
3...) e corrispondente nella sua posizione a un numero preso in una progressione
geometrica che comincia da l (1, 10, 100, 1000.,,) (3 è qui il logaritmo di 1.000).

Logica - (gr. XXX, ragione e discorso).


1. LOG. (I, 29-36). Gen. Scienza delle leggi ideali del pensiero, e arte di applicarle
correttamente alla ricerca ed alla dimostrazione della verità.
2. Div. Logica formale (o minore): quella che definisce le condizioni (o la forma) del
pensiero coerente con se stesso, indipendentemente da ogni materia determinata;
logica materiale (o maggiore): quella che definisce la forma che deve rivestire il
pensiero tenuto conto degli oggetti diversi ai quali può essere applicato.
3. Agg. Ciò che è conforme alla natura astratta (= ciò che è « di diritto» o « in diritto»:
v. Diritto 3). (« Anteriorità logica »). Opp. *Reale 2. Esistenziale (= ciò che è « di
fatto» o « in realtà»: v. Fatto 2).
4. PSICOL. (III, 447; 465-467). Le *forme 2 empiriche del ragionamento («La logica
dei primitivi ». « La logica dei sentimenti »).
5. STR. (I, 97-99). Logica simbolica, matematica, formalizzata: termini che servono a
designare la logica contemporanea, (= logica formale che procede per via di
*formalizzazione) .
6. Div. Logica delle proposizioni: studia le relazioni tra proposizioni prese come un
tutto, astraendo dalla loro struttura interna. Sin. Calcolo proposizionale.
7. Logica delle funzioni proposizionali o dei predicati: che tiene conto dell'analisi della
proposizione nei suoi elementi (soggetto e predicato) (ax=x è a).
8. Logica delle relazioni: parte della logica delle funzioni proposizionali, nella quale il
predicato è relazionale (= affermato di 2 o piùoggetti) (xRy = x e y sono nella relazione
R). V. Relazione 4.

ARISTOTELE, Organo; S. TOMMASO D'AQ., In Anal. post., I; R. BAYER,


Epistémologie et logique depuis Kant jusqu'à nos jours, 1954.

Logicismo - CRIT. (IV, I, 24; 30-32; 123; II, 152). Atteggiamento e metodo filosofici
(sp. platonico e idealista) che consistono nel confondere ciò che è principio d'unità
nelle nostre definizioni ( = genere logico) con ciò che è principio di unità nella
struttura del mondo ( = genere fisico), o, più gen., nel concepire le leggi del reale sul
tipo delle leggi astratte dei nostri concetti.
Logistica - 1. LOG. (I, 95-99). Presso i Greci, arte del *calcolo 1 per opp. all'aritmetica,
scienza dei numeri.
2. Og. Termine quasi abbandonato per designare la logica contemporanea. V. Logica 5.

Logos - (gr. XXX, parola, discorso, ragione).


1. LOG. (1,38). In ogni *espressione 1 ciò che è detto o può essere detto (= il *
significato.).
2. CRIT. (IV, II, 210-211, 359). *Ragion 4 d'essere : *causa, *legge o *principio
costitutivo.
3. PSICOL. (III, 469). La *ragione 2 come facoltà ordinata alla comprensione della
ragion d'essere delle cose o del mondo.
4. STR. e TEOL. Nella tradizione giudaica: Parola (= *Rivelazione 2) d'un Dio
trascendente (Cfr. Trascendenza I). ,
5. Nel mondo ellenico, sp. stoico: *Ragione 4 organizzatrice immanente nel cosmo e
nell'uomo.
6. Nel cristianesimo: il Verbo divino, seconda persona della Trinità, incarnata in Gesù
Cristo, Uomo-Dio.

Lotta - BIOL. Lotta per la vita. V. Concorrenza 2.

Luce - 1. PSICOL. (III, 421). Luce intellettuale: proprietà dell'intelletto agente, la cui
funzione propria è quella d'illuminare le immagini venute dai sensi per renderle
*intelligibili l in atto. V. Intelletto l.
2. TEOL. Luce (o lume) di gloria (lumen gloriae): principio che perfeziona e sopreleva
la potenza dello spirito per renderla capace di vedere Dio faccia a faccia, così com'è in
se stesso.

Ludico - (lat. ludus, giuoco). l. PSICOL. Che ha rapporto al giuoco (« L'attività ludica
»).
2. Che ha la forma del giuoco (« Il fanciullo comincia a parlare ed a pensare in modo
ludico »).

Lumi - STR. Filosofia dei lumi (in tedesco: Autklarung): movimento filosofico del
XVIII secolo, di tendenza razionali sta, naturalista e deista, ed i cui principali rap-
presentanti furono Locke, Voltaire, d'Alembert, Hume, Helvétius, La Mettrie,
Condorcet, Lessing, Herder, Beccaria. (V. Illuminismo 4).

Luoghi comuni - l. LOG. Nozioni o principi generali ai quali si riferiscono tutti gli
argomenti che si adducono in una determinata materia.
2. Volg. Banalità.

Luogo - l. CoSMOL. (Il, 17-19). Str. Sistema di rapporti tra un dato corpo ed altri corpi
presi come punti di riferimento.
2. Volg. Porzione dello spazio occupata da un corpo e che costituisce una specie di
recipiente immobile di questo corpo.

Maggiore - l. LOG. (I, 74; 84). Nel sillogismo categorico, premessa che contiene il
termine maggiore.
2. Nel sillogismo ipotetico, la premessa che contiene l'ipotesi o l'alternativa.

Magia - l. SOCIOL. (III, 467; 617-620). Potere, in certo modo *soprannaturale2, che
permetterebbe all'uomo d'esercitare, anche a distanza, con mezzi senza proporzione
apparente con il fine da ottenere, un' influenza occulta, anormale e cogente sulle cose o
sul corso degli eventi.
2. L'insieme delle pratiche per cui si esercita questo potere.

Maieutica - (gr. XXX sotto XXXX, l'arte dell'ostetricia).


STR. Metodo col quale Socrate si sforzava di «far partorire gli spiriti», cioè di far loro
scoprire le nozioni e le verità che senza saperlo possedevano: «Hai sentito dire che io
son figlio d'una levatrice molto valente e seria, Fenarete, e che m'occupo della stessa
arte, ma con riguardo alle anime e non ai corpi?» (PLATONE, Teeteto).

Male - 1. METAF. (IV, II, 381). Privazione d'un bene conveniente ad una determinata
natura. (Es. La cecità, privazione della vista nell'ente capace di visione). - Div. Male
fisico: difetto d'integrità in una natura fisica sensibile (= *dolore 1); male morale:
mancanza di rettitudine morale nella volontà (= *colpa 1 o *peccato).
2. Problema del male: problema che consiste nel conciliare resistenza del male con
l'esistenza di Dio e la realtà della Provvidenza divina.
3. STR. (IV, II, 381). Male metafisico: consistente, secondo Leibniz, «nella semplice
imperfezione», cioè nella *finitezza stessa dello ente creato.
Oss. Il termine male è qui molto equivoco, perché la semplice assenza d'una
perfezione non richiesta per l'integrità d'una natura (per es. l'assenza di sensibilità
nella pietra o di ragione nello animale) non è un vero male.

S. TOMMASO D'AQ., Summa theologica, la II.ae, qq. 71-79; Quaestio disputata de


malo. A. D. SERTILLANGES, Il problema del male, 1951. CH. JOURNET, Il problema
del male, 1964.

Mana - SOCIOL. (III, 618). Termine che serve a designare, nei primitivi melanesiani,
la forza impersonale diffusa dappertutto nella natura e suscettibile d'essere captata ed
utilizzata dall'uomo.

Mandatario - DR. (V, II, 323). Persona (fisica o morale) che rappresenta uno o più
individui nello esercizio dei loro diritti soggettivi (=individuali). Opp. *Funzionario.
Mandato - (lat. mandatum, compito, commissione).
DR. (V, II, 323). Atto con cui una persona dà ad un'altra diritto o missione d'agire in
suo nome (« Il mandato di deputato»: per il quale, nella finzione parlamentare, un
rappresentante eletto detiene, per delega, 1a parte di sovranità dei suoi elettori).

Mania - (gr. XXX, furore, demenza).


1. PSICOL. PAT. (III, 515; 517). Psicosi caratterizzatà da crisi più o meno frequenti
d'esaltazione affettiva e di agitazione delirante.
I. Volg. Reazione automatizzata, di forma più o meno bizzarra, e legata spesso ad una
*ossessione.
3. STR. In Platone (Jone), furore profetico, ispirazione divina.

Manicheismo - METAF. Dottrina di Manes o Mani (lat. Manichaeus). V. Dualismo


2.

Manismo - SOCIOL. (III, 618; 620). Teoria di Marett, secondo la quale la nozione di
*anima 1 e, per essa, tutta la *religione 2, deriverebbero per evoluzione dall'idea di
*mana.

Marginale - PSICOL. (III, 588).


Lo psichismo marginale: l'insieme delle immagini, degli stati affettivi, dei desideri che
l'attenzione alla vita continua a reprimere, ma che fluttuano in qualche modo, al di
sopra o attorno alla *coscienza 1 chiara, in una specie di bruma indecisa.

Marxismo - SOCIOL.. (V, II, 253). Dottrina del tedesco Karl Marx, secondo la quale
le organizzazioni politiche e giuridiche, i costumi e la religione sono strettamente
determinati dalle condizioni economiche, dallo stato dell'industria e del commercio,
dalla produzione e dagli scambi (Sin. Materialismo storico).

Masochismo - (da Sacher-Masoch, 1835-1895).


PSICOL. PAT. V. Sessopatia 2.

Massa - 1. FIS. Rapportò d'una *forza 4 con l'accelerazione ch'essa determina nel
corpo al quale è applicata (Un corpo ha una massa tanto più grande quanto minore è la
distanza che, sottomessa ad un medesimo urto, percorre nello stesso tempo).
2. Principio della conservazione della massa: in virtù del quale la *gravità 1 d'un corpo
è sperimentalmente indipendente in modo assoluto dallo stato di aggregazione
chimica e dalla temperatura dei suoi atomi.
3. SOCIOL. Numero considerevole d'individui, sottomessi alla psicologia delle *folle («
Agire sulle masse»).
4. Volg. Ammasso di parti che formano un corpo (« Una massa di pietre »).

Massima - (lat. maximus, molto generale).


Proposizione generale che ha valore di precetto (« Le massime dei moralisti »). Dist.
*Aforismo.

Matematiche - (gr. XXX, scienza).


1. LOG. (I, 139-143). Insieme delle scienze che hanno per oggetto lo studio della
*quantità1. Div. Matematiche pure: scienze dei numeri (aritmetica, algebra, calcolo
delle funzioni, analisi) e scienze delle figure (geometria); matematiche applicate:
quelle che studiano la quantità di determinati corpi (meccanica, fisica, geodesia, ecc.).
Oss. Le matematiche pure si sono sempre più svincolate da ogni intuizione per
divenire una scienza astratta e formale (V. Logica l).

Materia - (lat. materia, da mater, madre).


1. COSMOL. (Il, 85). Gen. Ciò di cui è fatta una cosa.
I. Div. Materia prima: primo
soggetto che, per la sua unione con
una *forma 1 diviene un ente propriamente detto (= una *sostanza 1).
3. Materia seconda: il corpo, in quanto suscettibile di determinazioni accidentali (Es.
Il marmo in quanto può divenire « idolo, tavola o vaschetta ») Opp. *Forma 1.
4. LOG. I contenuti dei termini *categorematici d'una proposizione o d'un
ragionamento. Ctr. .*Forma 4.
5: Volg. Le cose corporee (Opp. *Spirito 1).

Materiale - l. Gen. Che ha rapporto con la *materia («Il principio materiale dei
corpi»).
I. METAF. (IV, II, 184). Oggetto materiale; punto di vista materiale: V. Formale 2.
3. LOG. (I, 36). Logica materiale: V. Logica 1.
4. Verità materiale: proprietà di una asserzione che si intende, non della pura
*essenza 1 della cosa ch'essa riguarda, ma di questa cosa presa con tutte le sue
*determinazioni 2 contingenti (Es. È una verità materiale che « la scienza nutre
l'orgoglio », perché, di fatto, certuni divengono spesso orgogliosi in ragione del loro
sapere; ma quest'asserzione ,sarebbe falsa se si intendesse della scienza nella sua
ragione *formale 4, cioè in quanto tale).

Materialismo - 1. Gen. Dottrina secondo la quale tutta la realtàdelle cose si riduce


alla *materia 2 e alle sue modificazioni.
2. COSMOL. (Il, 120). Materialismo meccanicista (o meccanicismo): dottrina (sp. di
Cartesio), secondo la quale tutti i fenomeni biologici si riducono a fenomeni fisico-
chimici. (Ctr. *Ilemorfismo).
3. PSICOL. (III, 611-621). Dottrina in virtù della quale tutta la realtà umana si spiega
adeguatamente mediante la materia 2, ad esclusione d'ogni principio spirituale o
*anima 1. - Div. Materialismo atomista: dottrina degli atomisti greci i quali affermano
che tutto nello uomo, fino alle forme più alte della vita intellettiva, risulta dalla forma
delle strutture atomiche di cui il corpo è composto; materialismo dinamicistico:
dottrina degli stoici e, nei moderni, di Taine, Moleschott, Vogt, Buchner, i quali af-
fermano, o che i fenomeni psicologici sono prodotti dagli organi corporei (=
*parallelismo 3 psico-fisico), o che la coscienza ed in generale lo spirito non è che un
epifenomeno ( = *epifenomenismo). Ctr. *Spiritualismo l.
4. METAF. (IV, II, 326; 390). Dottrina secondo la quale l'universo si spiega
interamente, nella sua esistenza e nelle sue modalità, senza ricorso a Dio, mediante la
materia ed il giuoco delle forze materiali.
5. MOR. (V, I, 57). Dottrina o atteggiamento pratico che situa il fine dell' attività
umana nel possesso dei beni materiali e nel godimento dei piaceri sensibili (Sin.
*Edonismo).
6. SOCIOL. Materialismo storico (o dialettico): per opposizione a ciò che chiama
({materialismo volgare» ( = riduzione del superiore all'inferiore, sp. dello spirito alla
materia, del vivente a semplici processi fisico-chimici), K. Marx, con materialismo
dialettico, vuoI significare che l'insieme dei processi della vita sociale, politica,
giuridica, culturale, religiosa, risultano da una *dialettica 10, la cui origine prima ed il
motore permanente risiedono nel modo di produzione.
Oss. Di fatto, il materialismo dialettico implica il ({ materialismo volgare»: il carattere
dialettico non ne cambia fondamentalmente la natura. Opp. *Spiritualismo o
*Idealismo 6.

F. A. LANGE, Geschichte des Materialismus, 1921; A. D'ALESSANDRO, Il


materialismo scientifico e l'idea di Dio, 1952; G. A. WETTER, Il materialismo
dialettico sovietico, 1948.

Matriarcato - SOCIOL. (V, II, 333-335). Regime domestico nel quale la famiglia è
raggruppata attorno alla madre, in rapporto alla quale vengono fatte la determinazione
della parentela e la trasmissione dell'eredità (Dist. *Cinecocrazia. Ctr. *Patriarcato l).

Matronimico - (gr. XXX, madre e XXXX, nome).


SOCIOL. Regime domestico nel quale i figli prendono il nome della madre (e non del
padre). (Ctr. Patronimico ).

Maturazione - PSICOL. Fenomeno per cui determinati effetti risultano da processi


che si sono sviluppati al di fuori del piano psichico e senza interferire visibilmente con
esso. (Es. processi fisiologici che determinano certe modificazioni nell'attività
mentale).

Me - 1. PSICOL. (III, 541-545). Ogg. Insieme organico, fisiologico e psichico che mi


costituisce come *sostanza l individuale (Ctr. Non me).
2. Sogg. Il *soggetto 4 o principio al quale sono attribuiti tutti gli elementi di
quest'insieme (= « io » o persona). V. *Io.

Meccanica - 1. MATEM. Sost. Meccanica razionale: teoria matematica del


*movimento 2 e delle cause da cui dipende.
2. Meccanica celeste: teoria matematica dei movimenti degli astri.
3. Fis. (II, 68). Azione meccanica: quella in cui la causa e l'effetto sono scomponibili in
elementi reali che si corrispondono l'un l'altro singolarmente.
4. Meccanica ondulatoria: teoria che permette d'interpretare le proprietà della
*materia 2 e della luce e nella quale il movimento d'un corpuscolo elementare di
materia e di luce si deduce statisticamente dalla propagazione d'un'onda.
5. Volg. Arte della costruzione e della manutenzione delle macchine.
6. COSMOL. Agg. Che dipende dal *meccanismo 2 (« Spiegazione meccanica »).
7. PSICOL. Agg. Che dipende dall'*automatismo l (« Gesto meccanico »).

Meccanicismo - 1. COSMOL. (Il, 51-54; 120; 157). Gen. Teoria filosofica che mira a
spiegare tutti i fenomeni fisici e sp. le qualità sensibili mediante « figure e movimenti»
(Cartesio), cioè che si sforza di ridurre tutto l'universo agli assiomi della geometria ed
ai principi della dinamica.
2. Sp. Teoria fisico-chimica della vita. V. Materialismo 2.
Oss. Spesso queste teorie si designano col nome di « meccanismo ».
Ma è meglio riservar loro il nome di « meccanicismo », per distinguerle dal
meccanismo scientifico, che è un metodo per lo studio dei fenomeni della natura: v.
Meccanismo2.

Meccanismo - (gr. da XXX, macchina).


1. FIS. (I, 128, 187). Combinazione di organi interdipendenti, congegnati in vista della
produzione di un *movimento 2 o d'un insieme di movimenti.
2. Spiegazione scientifica dei fenomeni mediante il movimento, cioè fondata sul
principio che i fenomeni formano delle serie nelle quali l'esistenza del precedente de-
termina quella del seguente (Dist.
*Meccanicismo 1-2, che è una teoria filosofica).
3. Meccanismo filosofico: sin. *Meccanicismo 1-2.
4. PSICOL. Combinazione di funzioni interdipendenti, ordinate ad un medesimo fine
«( Il meccanismo della visione »).

Media - 1. MATEM. Numero che esprime il *valore 8 che possederebbe ogni parte
d'una somma se, la somma restando la stessa, tutte le parti fossero uguali tra di loro («
Stabilire una media »).
2. Volg. Cosa, quantità o valore che occupa il centro tra parecchie altre («Tenersi nella
media». «Prendere la media tra due affermazioni contrarie»).

Mediato - (lat. mediatus, interposto ).


1. Che è intermedio (« Termine mediato »).
2. Che comporta un intermediario «( Inferenza mediata »). Ctr. *Immediato.

Medio - 1. Ciò che è ad uguale distanza tra due termini estremi o tra due cose
contrarie (« Un'intelligenza media ». « Prendere un partito medio »).
2. LOG. (I, 74). Termine medio: v. Termine 6.
3. TEOL. (IV, II, 373). La scienza media (in Dio): v. Scienza media.
4. METAF. (IV, II, 208) e LOG. (I, 66). Principio del medio escluso (o del terzo
escluso): « tra l'essere e il non essere non c'è medio termine»
(punto di vista meta fisico ), o « due proposizioni contraddittorie non possono eSsere
né vere né false nel contempo: se una è vera, l'altra è necessariamente falsa e
inversamente, senza che ci sia medio termine possibile» (punto di vista logico).

Medium - PSICOL. (III, 649).


Soggetto che pretende d'esser capace d'entrare in relazione con gli *spiriti 4. V.
Spiritismo e Metapsichismo.

Megalomania - (gr. XXX, grande e XXXX, follia).


PSICOL. PAT. Follia delle grandezze.

Melanconia - (gr. XXX, nero e XXXX, bile).


1. PSICOL. PAT. (III, 517). Stato di tristezza morbosa e d'inerzia motrice,
accompagnata frequentemente da impulsi al suicidio.
2. Volg. Tristezza vaga.

Memoria – 1. PSICOL. (III, 243 -260). Funzione generale mediante la quale la


coscienza evoca le immagini del passato.
Oss. Quando la coscienza non si riferisce espressamente al suo proprio passato, si
parla semplicemente di memoria. Nel caso contrario, si parla di *ricordo. Donde la
distinzione proposta da Bergson d'una memoria-abitudine, riproduzione del passato
senza riconoscimento, e d'una memoria - ricordo, o memoria propriamente detta:
evocazione del passato come tale. Tuttavia, Bergson ha torto di ridurre all' abitudine,
cioè ad un meccanismo automatico, la prima forma della memoria, perché la memoria,
anche a questo livello, è un fatto psicologico, che utilizza dei meccanismi, ma non si
riduce ad essi.
2. BIOL. Memoria organica: conservazione del passato d'un vivente in un organismo.
Oss. Questa espressione non può evidentemente servire che col beneficio d'una
analogia molto lontana.
3. Per analogia, si parla ora di memoria delle macchine calcolatrici. V. *Cibernetica.

Mentale - 1. PSICOL. Che riguarda lo *psichismo l in generale (« Stato mentale»).


2. Che concerne sp. l'*intelligenza 1-2 «( Le funzioni mentali »).
3. Restrizione mentale: v. Restrizione 2.

Mentalità - PSICOL. (III, 399). Modo spontaneo di pensare che dipende, in una
determinata epoca, dalle influenze d'un ambiente sociale (« la mentalità borghese »).

Mente - (lat. mens, senso, facoltà superiori dell' anima, spirito).


PSICOL. L'anima umana in quanto *spirito l (= ordinata alla conoscenza del puro
*intelligibile l).
Oss. Per opp. a *Intelligenza 2 e soprattutto a *Intelletto 6, il termine mente designa
piuttosto una funzione "'intuitiva (corrispondente al gr. XXX).

Mentitore (Antinomia del -) *Antinomia 1 celebre nell'antichità, formulata nel modo


seguente: «Epimenide il Cretese dice che tutti i Cretesi sono mentitori». V. *Insolubile.

Menzogna - MOR. (V, II, 231234). Atto di parlare contro il proprio pensiero. - Div.
Menzogna (bugia) giocosa: a modo scherzoso o di giuoco; menzogna ufficiosa: detta
per interesse (sia che si tratti dell'interesse di colui che mente, sia dell'interesse d'un
terzo); menzogna perniciosa: che mira espressamente a nuocere al prossimo (=
calunnia).

Merito – 1. MOR. (V, I, 167-168). Astr. Proprietà dell'atto umano in virtù del quale
l'uomo ha diritto, a una ricompensa, o a un castigo.
2. L'atto umano stesso in quanto è utile o onorifico per un altro.
3. Aumento del valore morale d'un uomo dovuto ai suoi atti (Ctr. *Demerito). - Div.
Merito di giustizia (de condigno) o di convenienza (de congruo), secondo che crea o
no un debito di giustizia.

Mesotone - FIS. V. Quantum l.

Metabolismo - (gr XXX, trasformazione) .


BIOL. (Il, 113). Nome dato al duplice movimento, chimico ed energetico,
d'assimilazione (= anabolismo) e di disassimilazione (= catabolismo).

Metafisica - (gr. XXXX, dopo XXX, le cose della natura).


1. METAF. (IV, I, 3). Scienza dello essere in quanto essere.
Oss. Questa definizione che è quella di Aristotele e di san Tommaso, risulta
immediatamente dal termine metafisica, poiché il tran-sensibile si definisce
innanzitutto, mediante l'astratto e l'universale e, al grado più elevato, mediante la
nozione di essere. Essa è la più rigorosa di tutte, perché fatta mediante il soggetto
proprio della metafisica (cioè mediante la cosa stessa sulla quale essa verte).
Ponendoci dal punto di vista dell'oggetto (cioè dalle conclusioni alle quali conduce la
metafisica), potrebbe anche essere definita come la « scienza delle prime cause e dei
primi princìpi» o come la « scienza degli enti positivamente immateriali ». Ma queste
non sono che specificazioni diverse d'un unico, punto di vista, che è quello dell'essere,
considerato nel suo tipo intelligibile (= *Ontologia) e nella sua causa prima (=Teodicea
2).
2. Agg. Ciò che è del campo dello essere in quanto tale o dipende dalla scienza
dell'essere in quanto tale.
3. STR. (IV, I, 4-9). In Cartesio, scienza dell'*immateriale 2.
4. In Kant, insieme delle conoscenze *a priori 2 della Ragione pura.
5. In Comte, Spencer ed i positivisti, speculazione sull' *Inconoscibile 2.
6. In Fouillée, conoscenza sistematica universale.
7. In Lachelier, «scienza del pensiero in se stesso, della luce nel la sua sorgente».
8. In Bergson, scienza del reale in sé, quale è dato all'intuizione sovraintellettuale. V.
Intuizione 3.

ARISTOTELE, Metafisica, III, I, 1003; S. TOMMASO D'AQ., Commentaria; P.


DEZZA, Metaphysica generalis, 1950; F. GRÉGOIRE, I grandi problemi metafisici,
1955; F. OLGIATI, I fondamenti della metafisica classica, 1950; Che cos' è la
metafisica? in «Giornale di metaf. », fase. IV-V, 1947.

Metafisico - STR. (I, 125). Lo stadio metafisico: nella teoria dei tre stadi di Auguste
Comte, stadio in cui gli agenti soprannaturali cedono il posto alle entità o qualità
astratte.

Metafora - (gr. XXX, portar oltre).


Figura retorica, che consiste nel trasporre una parola, dal suo senso naturale e proprio,
ad un altro senso che le conviene soltanto per *analogia 3 (« Il fiore dell'età» «Un
tratto di luce»).

Metageometria - MATEM. Geometria generale a n dimensioni, ottenuta per


*formalizzazione d'una
geometria particolare e sussumendo tutte le geometrie particolari a 3, 4, n dimensioni.
2. Geometria non euclidea (= quella che non accetta il postulato di Euclide). V.
Geometria 4.

Metalingua - LOG. Lingua che si sovrappone ad un'altra lingua (chiamata allora


lingua-oggetto) per enunciare su questa delle asserzioni o per verificarne la *sintassi.

Metalogica - (gr. XXX, dopo al di là).


1. LOG. Studio dei primi princìpi e dei fondamenti della Logica.
2. Og. Studio dei problemi che riguardano le proprietà (non *contraddizione2,
completezza, ecc.) dei * calcoli 3 logici o dei sistemi *formali (v. Forma 4).

Metamatematica - MATEM. e LOG. Studio che ha per *materie, non gli *oggetti 1 di
cui si occupano abitualmente le matematiche, ma gli enunciati che esse possono
formulare su questi oggetti per dimostrarne la non-*contraddizione2.

Metapsichica - PSICOL. Studio dei fenomeni relativi al *metapsichismo.

Metapsichismo - PSICOL. (III, 649). Psichismo dipendente (presumibilmente) da


facoltà sopranormali del conoscere, come la telepatia, la lettura del pensiero, ecc.

Metateoria - LOG. Studio dei sistemi *formali 4 o calcoli logici. V. Combinatoria2 e


Logistica2.
Metempirico - (gr. XXX, dopo e XXXX, esperienza).
Ciò che è al di là dell'esperienza sensibile.
Oss. L'uso di questo termine potrebbe far evitare molti equivoci, sp. poiché permette di
distinguere gli oggetti della filosofia della natura, che sono metempirici, ma non
propriamente meta fisici, dallo oggetto della metafisica, che è lo essere in quanto
essere, cioè considerato nel suo tipo intelligibile e nei suoi modi più generali. Se tutto
ciò che è metafisico è metempirico, non tutto ciò che è metempirico è metafisico.

Metempsicosi - (gr. XXX, trasmigrazione dell'anima).


PSICOL. (III, 649). Dottrina secondo la quale l'anima umana si
reincarna successivamente in corpi molteplici, umani, animali o anche vegetali.

Metodo - (gr. XXXX, da XXX, via, ricerca, procedimento).


1. LOG. (I, 111-114; 160). Gen. Ordine che bisogna imporre alle differenti tappe
necessarie per raggiungere un determinato fine.
2. Sp. nella conoscenza: «il cammino da seguire per arrivare alla verità nelle scienze»
(Cartesio), o insieme ordinato di procedimenti che servono a scoprire ciò che si ignora
o a provare ciò che già si conosce.
3. Div. Metodo sperimentale (o *positivo 2): quello che si basa sui fatti dell' esperienza
e ricorre al criterio della verificazione mediante i *fatti 3 v. Comparativo (Metodo) e
Genetica 2; metodo razionale: quello che procede, per deduzione o per induzione, in
virtù delle sole esigenze logiche e razionali; metodo empirico-razionale: quello che
parte dall' esperienza sensibile, ma mira a superarla per raggiungere le cause e i
princìpi in essa implicati ed accessibili alla sola ragione ‫׀׀‬
Metodo scientifico: quello che procede per *dimostrazione e ricorre al criterio
dell'evidenza intrinseca; metodo d'autorità: quello che si fonda sull'autorità (v.
Autorità 4). ‫ ׀׀‬Metodo ipotetico-deduttivo: quello
che, partendo da un' *ipotesi 1-2 o da proposizioni considerate come ipotetiche (v.
Assioma 3), ne deduce *conseguenze 2 verificabili (sia fisicamente, sia razionalmente),
adatte ad aumentare le nostre conoscenze.

Metodologia - LOG. (I, 138-242).


Parte della Logica maggiore che, studia i metodi propri ai diversi gruppi di scienze
positive.

Mezzo - (lat. medius, che è nel punto medio di un intero).


1. METAF. (IV, II, 255-260). Ciò che serve per realizzare un fine.
2. MOR. (V, I, 180). Il giusto mezzo: la giusta proporzione che conviene osservare
nell'attività morale, tra due eccessi opposti. As. «La virtù sta in un giusto mezzo» (In
medio stat virtus).

Mimetismo - (gr. da XXXX, imitare).


1. BIOL. Fenomeno per cui certi animali prendono il colore o la forma dell'*ambiente 4
in cui vivono.
2. PSICOL. Imitazione più o meno meccanica dei modi di pensare, di parlare o d'agire
dell'*ambiente5 in cui si vive.

Mimica - PSICOL. (111, 341-343). Insieme dei gesti, atteggiamenti e giuochi di


fisionomia mediante i quali si traducono gli stati di coscienza e sp. gli stati affettivi.

Minore - LOG. (I, 74). Nel sillogismo, la premessa che contiene il termine minore.

Miracolo - (lat. miraculum, fatto sorprendente).


L METAF. (IV, II, 380). Prop. Fatto sensibile e straordinario prodotto da Dio al di fuori
del corso ordinario delle cose.
2. Volg. Fatto sorprendente o meraviglioso, che non si può spiegare con una ragione
ordinaria.

Miseria - SOCIOL. Situazione nella quale non si possiede il minimo necessario che
basti ai bisogni della vita. Dis. *Povertà.

Misoneismo - (gr. XXX, odio e XXXX, nuovo).


Odio o avversione per tutto ciò che è nuovo.

Mistero - (gr. XXX, cosa segreta).


1. TEOL. Prop. Verità d'ordine *soprannaturale 1, relativa alla vita divina o alle
operazioni divine e inaccessibile alla ragione umana, che da sola non può né scoprirla,
né direttamente provarla, anche dopo la sua rivelazione. (Es. Trinità. Peccato originale.
Adozione divina. Eucaristia).
2. STR. Religioni basate sui misteri: religioni che fiorirono, nel paganesimo, agli inizi
dell'era cristiana e che comportavano dòttrine segrete e riti d'iniziazione e di
punficazione (« Misteri di Cibele e di Attis ». « Misteri eleusini ».
3. Volg. Senso nascosto sotto un simbolo (« Ogni cosa nasconde qualche mistero »,
Pascal).
4. Cosa sorprendente, impossibile a spiegare.

Mistica - (gr. XXX, che riguarda i misteri).


1. TEOL. (V, II, 212-214). Sost. La mistica: parte della Teologia relativa agli stati
mistici.
2. Agg. Stato mistico: stato nel quale l'anima entra in relazione diretta e sperimentale
con Dio e caratterizzato, nel suo grado più elevato, dall' *estasi 2.
3. Volg. (III, 467). Nei sociologi contemporanei (sp. Lévy - Bruhl): mentalità di natura
emotiva ed estranea alle leggi del pensiero logico «c Partecipazioni mistiche»: v.
Partecipazione 2).
4. Modo di pensare o d'agire (o persona) che si ispira a motivi di ordine *irrazionale 2.
Misticismo - 1. TEOL. Che dipende dalla *mistica ".
2. Volg. Maniera di pensare o di agire che s'ispira a principi o a motivi *irrazionali 2.

Misto - 1. COSMOL. (II, 98-104). Gen. Corpo i cui elementi sono uniti tra di loro in
modo da non
formare che una sola *sostanza l (Sin. Composto sostanziale).
2. Misto perfetto: Corpo che risulta dall'unione di più sostanze complete e che formano
un tutto naturale (Es. La molecola d'acqua, in quanto risultante dall'unione di O e 2
H).
Oss. Si riserva gen. il « misto» a questa specie posto 6.

Mitico - 1. SOCIOL. Che riguarda i *miti 1-2 o appartiene ai miti («Racconto mitico»).
2. Volg. Favoloso. Irreale. (« Nozione mitica »).
nome di di *com

Mito - (gr. XXX, favola).


1. SOCIOL. Insieme di rappresentazioni (e accidentalmente di racconti) adottati da un
gruppo più o meno vasto e che serve a tradurre, sotto forma immaginosa e
drammatica, le credenze ed i sentimenti religiosi di questo gruppo.
Oss. Inteso così, il mito non può dunque essere ridotto alla *finzione o all' *allegoria;
bisogna considerarlo come una espressione normale della coscienza alla ricerca dei
valori e anche dei valori più alti.
2. STR. Il mito platonico: racconto fittizio che serve ad illustrare una idea, una dottrina
o una credenza che non possono appoggiarsi che su ragioni *probabili l (« I miti del
Timeo »).
3: Volg. Descrizione o racconto puramente immaginari.
4. Entità o sistema di rappresentazioni, il cui valore consiste meno nella loro base
ontologica (che è più o meno fittizia), che nella potenza motrice che esercitano sugli
spiriti (Es. Nel socialismo, i miti della « classe », della « Rivoluzione» o della « Grande
Sera ». Tale anche il mito della « Razza »).

Mitologia - 1. SOCIOL. Studio dei *miti ", delle condizioni della loro formazione e
della loro evoluzione.
2. Insieme dei *miti l d'un gruppo etnico (« La mitologia della Grecia »).

Mitomania - (gr. XXX, favola, racconto e XXXX, mania).


PSICOL. PAT. *Costituzione l psicopatica caratterizzata dalla malignità, dalla vanità e
dalla tendenza alla menzogna e alla simulazione.

Mnemonico - (gr. XXX , memoria).


PSICOL. Che riguarda la memoria (« Formula mnemonica »; formula abbreviata o
convenzionale destinata ad aiutare la memoria, per es. «Barbara, celarent, darii, ferio
», che dà i quattro modi legittimi della prima figura del sillogismo).
Mobile - 1. COSMOL. (II, 30-31).
Il soggetto del *movimento 2.
2. PSICOL. (III, 486-490). Principio, d'ordine intellettivo o affettivo, che porta ad
agire.
3. Sp. Principio affettivo, di natura sensibile, che spinge ad agire. Opp. Motivo (=
principio di natura intellettiva).

Moda - SOCIOL. Insieme d'usi, di comportamenti e d'opinioni che si impongono


momentaneamente in una società.

Modale - 1. LOG. (I, 60). Proposizione modale: v. Proposizione.


2. STR. Distinzione modale: in Cartesio, quella che esiste tra un *modo4 e la sostanza
ch'esso modifica o tra due modi della stessa sostanza.

Modalità - 1. LOG. (I, 60). Proprietà delle proposizioni che enunciano la maniera ( o
modo) in cui il predicato conviene ( o non conviene) al soggetto: possibilità e im-
possibilità (« È possibile - o impossibile che Pietro divenga ricco»), contingenza (« Può
darsi che Pietro divenga ricco») o necessità (« È necessario che Pietro divenga ricco »).

Modo - L METAF. (IV, Il, 246). Gen. *Determinazione 2 della *sostanza 1 .


2. Div. Modo sostanziale: quello che determina la sostanza in se stessa (Es. l'*esistenza
e la *sussistenza1); modo accidentale: quello che determina l'*accidente1, o la sostanza
per l'intermediario d'un accidente (Es. la posizione, la rotondità). ‫ ׀׀‬Modi
trascendentali: le *determinazioni 2 più generali dell'essere, che appartengono
all'essere come tale (unità, bontà, verità); modi categorici: i generi supremi dell'essere
(= *categorie 1).
3. LOG. (I, 82). Disposizione delle premesse del sillogismo secondo
la *qualità 3 e la *quantità 4.
4. Sin. *Modalità.
5. STR. In Cartesio, qualità variabile della sostanza (Opp. * Attributo 2).
6. In Spinoza, « affezione della sostanza», per opp. agli attributi, che designano
l'essenza permanente della sostanza.

Molecola - (lat. da moles, piccola massa).


FIS. (II, 101). Il più piccolo elemento, dotato d'unità intrinseca e di natura specifica,
che si ottiene dividendo un corpo omogeneo.

Molteplice - METAF. (IV, II ,201202). Ciò che è composto di parecchi *elementi 1. -


Div. Molteplice attuale: i cui elementi sono divisi in *atto 1; molteplice potenziale: i cui
elementi non sono dati che in *potenza1 (Es. il *continuo).

Monadi - (gr. XXX, unità). STR. (II, 64). In Leibniz, sostanze semplici senza
*estensione 3 né *figura 2, da cui derivano tutti i composti, e dotate d'*appetizione 2 e
di *percezione 1.
Monadismo - CoSMOL. (II, 10:
74). Teoria secondo la quale tutti gli enti dell'universo sono formati di *monadi
indivisibili e inestese, dotate d'un principio d'unità interna di natura .spirituale 1 (=
*entelechia 2).

Monarchia - (gr. XXXX, solo e XXX, comandare).


1. POLIT. (V, Il, 399-400). Sistema politico nel quale lo Stato è governato da un re. -
Div. Monarchia assoluta: nella quale il re possiede tutti i poteri e li esercita senza
controllo; monarchia temperata: quella in cui l'autorità del re è limitata da altri
poteri; monarchia costituzionale: quella in cui i poteri del re sono definiti e delimitati
da una Costituzione.
2. Lo Stato organizzato sotto forma monarchica.

Mondo - (lat. mundus, ordinato, armonioso).


1 Sin. *Universo 1-2 o *Cosmo.
2. La società (« Amare il mondo »).
3. La vita secolare (« Abbandonare il mondo per il chiostro »).

Monismo - (gr.XXX, unico).


1. METAF. (IV, Il, 390). Dal punto di vista dell'*essenza1 delle cose: dottrina secondo
la quale tutto nell'universo si riduce a un solo *principio 4. - Div. Monismo
materialista: tutto si riduce alla *materia 2; monismo spiritualista: tutto si riduce allo
*spirito 1 (Opp. *Dualismo 1).
2. Dal punto di vista dell'esistenza delle cose: dottrina che fa derivare tutto ciò che è da
un solo *principio4 primo (Opp. *Dualismo 2).
Oss. Il *panteismo è un monismo nei sensi l e 2, mentre il *teismo potrebbe essere
detto un «monismo» solo nel senso 2 (di solito, però, per non equivocare col senso "
non lo si chiama così).

Monogenismo - (gr. XXX, unico e XXXX, origine).


BIOL. (III, 639-647). Dottrina antropologica secondo la quale tutte le *razze 2 umane
discendono da una medesima coppia primitiva (Ctr. *Poligenismo).

Monoideismo - 1. PSICOL. (III, 358). Monoideismo dell'attenzione: stato psichico


consistente nella concentrazione dello sguardo della coscienza sopra un determinato
oggetto, ad esclusione di ogni altro.
2. PSICOL. PAT. (III, 372-373). Specie di vuoto intellettuale, che risulta da uno stato di
torpore mentale e dal dispotismo di un'idea ossessionante. V. Ossessione.

Monoteismo - (gr. XXX, unico e XXXX, dio).


METAF. (IV, Il, 362). Dottrina secondo la quale non c'è che un solo Dio,
necessariamente unico e assolutamente distinto dal mondo (Ctr. *Politeismo). Dist.
Enoteismo: dottrina che professa l'esistenza d'un Dio unico, ma tale solo di fatto.
Morale - (lat. mores, costumi). 1. MOR. (V, I, 28). Str. Scienza
che tratta dell'uso che l'uomo deve fare della sua *libertà 2 per raggiungere il suo
ultimo fine. - Div. Morale generale: stabilisce i principi generali della *moralità 1;
morale speciale: applica i principi generali della *moralità 1 alle diverse forme
dell'attività umana, cioè *determina 1 i doveri personali, interpersonali e sociali
dell'uomo.
Oss. Spesso si dà alla morale generale il nome di « Etica» e alla morale speciale quello
di « Diritto naturale ».
2. Lg. Il comportamento morale di fatto d'un individuo o d'una società.
3. MOR. V, I, 1-6. Agg. Prop. Che riguarda la *moralità l « La condotta morale »).
4. Che riguarda i *costumi 2 (« L'Etologia è la scienza positiva dei fatti morali »).
5. Che è conforme alle regole della *moralità l (« Una vita perfettamente morale »).
Ctr. * Immorale l.
6. LOG. (196-199). Ciò che riguarda le attività proprie dell'uomo (« Le scienze morali»:
relative alle diverse manifestazioni dell'attività umana, in quanto tale = psicologia,
storia, sociologia). Opp. *Organico 5 e *Biologico.
Oss. In questo senso, ormai si adopera più comunemente l'espressione « scienze
umane ».
7. PSICOL. (III, 313). Tutto ciò che dipende dall'attività *razionale l.
Opp. *Fisico l (« Dolore morale ». « Potere morale »).
8. Certezza morale: v. Certezza.

TH. STERNBUCHEL, Die philosophischen Grundlagen der k,atholischen Sittenlehre,


1939; R. LE SENNE, Traité de morale générale, 1947.

Moralismo - l. MOR. (V, I, 21; II, 451). Tendenza a non apprezzare le attività umane,
individuali e collettive che dal punto di vista della *moralità l astratta, senza tener
conto delle loro *circostanze l concrete.
Oss. Questa tendenza non concorda col senso autentico della Morale, che è una scienza
essenzialmente *pratica l.
2. Atteggiamento, speculativo o pratico, che consiste nel trattare il valore morale come
se fosse non soltanto il valore per eccellenza nell'ordine dell'azione, ma anche l'unico
valore, suscettibile di sostituirsi a tutti gli altri.
3. TEol.. Atteggiamento, teorico o pratico, che consiste nel ridurre adeguatamente la
religione alla morale o in gen. nel sottovalutare l'attività contemplativa a beneficio
esclusivo delle virtù attive.

Moralità - 1. MOR. (V, I, 3). Proprietà per cui gli atti umani sono conformi alla regola
ideale della condotta umana (« Il livello medio della moralità »).
2. Il comportamento morale di fatto d'un individuo o d'un popolo «( Lo stato della
moralità »).
3. Conclusione morale da trarre da un avvenimento o da un apologo (« La moralità o
'morale' della favola »).
Morboso - (lat. morbosus, da morbus, malattia).
Ciò che ha il carattere della malattia. Ctr. Sano.

Morfogenesi - (gr.XXX, forma e XXXX, origine, apparizione, formazione).


BIOL. Apparizione di forme (= .specie 3 o *varietà) nuove.

Morfogenetico - BIOL. Che dipende dalla*morfogenesi.

Morfologia - (gr. XXX, forma e XXXX, studio).


BIOL. (I, 191). Parte della biologia che studia la struttura interna ed esterna, la forma e
la situazione degli organi delle diverse specie, vegetali ed animali.

Morfologico - BIOL. Che ha rapporto con la *morfologia l (Opp. *Fisiologico l).

Mostruosità - (lat. monstrum, cosa strana).


1. BIOL. Scarto, deviazione considerevole in rapporto alla *norma l d'una specie.
2. MOR. Atto o vizio gravemente contrario alle leggi morali e che comporta circostanze
particolarmente orribili (« Delitto d'una mostruosità senza precedenti »).

Motilità - BIOL. Sin. *Motricità.

Motivazione - 1. Gen. Atto di motivare. V. Motivo.


2. PSICOL. (III, 499; 528-529). Concatenamento *empirico 2, più o meno ordinato e
complesso, dei moti vi più o meno coscienti che determinano una condotta (es. il
volere diretto verso un fine motiva il volere applicato ai mezzi).
Oss. La motivazione sta tra la relazione causale e la consecuzione logica; integra
continuamente nuove motivazioni, rimaneggiandole appena costituite.

Motivo - PSICOL. (III, 499; 528-529). Ragione d'agire di natura intellettiva (Opp.
"'Mobile 2).

Motore - 1. METAF. (IV, II, 249250; 314-319). Il principio del *movimento, in


qualsiasi ordine. - Div. Motore mobile o mosso (movens motum): quello che ha
ricevuto il movimento che comunica; motore immobile (movens non motum): quello
che è principio primo del movimento «Il primo motore immobile»: Dio, in quanto
principio assolutamente primo, e perfettamente immutabile, del movimento
universale). - As. « Tutto ciò che si muove è mosso da un altro» (Quidquid movetur, ab
alio movetur), in quanto nulla può passare dalla potenza all'atto se non sotto l'azione
d'un ente in atto. - « Il motore e il mobile sono insieme » (Movens et motum sunt
simul), perché la azione causale del motore implica un *contatto almeno virtuale con il
mobile.
2. PSICOL. Azione ideo-motrice. V. Idea 9.
Motricità - BIOL. Funzione per cui l'animale si muove da se stesso.

Movimento - 1. COSMOL. (II, 29, 36). Gen. Ogni passaggio dalla potenza all'atto,
proprio in quanto passaggio (Actus entis in potentia, quatenus in potentia = l'atto di
ciò che è in potenza, in quanto è in potenza). - Div. Movimento locale (o propriamente
detto): passaggio da un luogo ad un altro; movimento qualitativo o quantitativo (Sin.
cambiamento): quello per cui una stessa sostanza è modificata, o qualitativamente
(*alterazione 1), o quantitativamente (aumento o accrescimento, diminuzione o
decrescimento ).
2. FIS. (II, 37; 65). Cambiamento di posizione nello spazio. - Div. Movimento relativo:
quello che si definisce in rapporto ad un altro corpo; movimento assoluto: in Newton,
quello che consisterebbe nel passare da un luogo assoluto ad un altro luogo assoluto; -
nei fisici moderni, movimento reale (= riferibile a qualche punto fisso dello spazio).
3. Movimento browniano: fenomeno (messo in luce dal botanico R. Brown nel 1827),
per cui le molecole di cui si compongono i corpi, serrate le une contro le altre,
sembrano animate da un movimento disordinato.

ARISTOTELE, Fisica, III, c. I-IV; V, c. I; De Gener. et Corr., I, c. III; S. TOMMASO


D'AQ., In III Phys., lect. 1-5; P. HOENEN, Filosofia della natura inorganica, 1949; A.
SESMAT, Le système absolu classique et les mouvements réels, 1936; N.
HARTMANN, Philosophie der Natur, 1950.

Muscolare - PSICOL. (III, 106).


Sensazioni muscolari: l'insieme delle sensazioni *cinestetiche e in gen. delle sensazioni
legate al giuoco dei muscoli.

Mutazione - (lat. mutare, cambiare).


1. COSMOL. (II, 29; 82-83). Gen. Passaggio da uno stato ad un altro o da una forma ad
un'altra (Sin. *Cambiamento).
2. BIOL. (II, 153-156). Variazione brusca d'un tipo morfologico, che resta tale quale per
parecchie generazioni e che sembra dipendere
da cause interne (o da una trasformazione dei *geni o fattori [= mutazioni fattoriali], o
da modificazioni che riguardano il numero o la disposizione dei *cromosomi [ =
mutazioni cromosomiche ]). Opp. *Accomodato, Somazione e Fluttuazione 3.

Mutazionismo - BIOL. (II, 153). Teoria derivata dalle scoperte di


Mendel, Bateson e de V ries secondo la quale l'evoluzione delle specie si è fatta per
*mutazioni 2 brusche, che spiegano la discontinuità delle grandi forme
dell'organizzazione.

Nagual - SOCIOL. Animale-totem che si distingue dal *totem ordinario perché non si
riferisce al gruppo (clan o tribù), ma soltanto ad un individuo.
Narcisismo - (gr. XXX, Narciso).
1. PSICOL. PAT. Forma dell'autosessualità: V. Sessualità.
2. Volgo Comportamento di colui che è innamorato del suo proprio viso e più gen. che
ammira se stesso.
Oss. Secondo la favola greca, Narciso, figlio di Cefiso e della ninfa Leiriope, s' invaghì
del suo viso, contemplandosi nelle acque di una fontana e, per abbracciare se stesso, si
tuffò in essa, ove annegò e fu cambiato nel fiore che porta il suo nome.

Natalità - 1. SOCIOL. (V, II, 348; 354-357). Proporzione del numero delle nascite in
relazione alla cifra della popolazione d'un determinato paese, in un determinato
tempo.
2. Crisi della natalità: diminuzione accentuata e regolare del numero proporzionale
delle nascite dovuta a molteplici fattori, economici, sociali e morali, tra i quali l'in-
disciplina dei costumi e l'indifferenza religiosa tengono il primo posto.

Nativismo - PSICOL. (III, 135


136; 149). Dottrina secondo la quale gli oggetti della percezione sono dati di primo
acchito come dei tutti e come esterni al soggetto (Ctr. *Cenetismo).

Natura - 1. METAF. (IV, II, 272). Str. L'*essenza d'un ente, considerata come
principio d'*operazione 2.
2. Lg. Sin. *Essenza 1.
3. Principio d'operazione che sfugge alla libera volontà « L'istinto, fatto di natura ». «
La volontà come natura»). \
4. COSMOL. (I, 158). L'insieme degli enti creati non ragionevoli «( Le scienze della
natura ». « L'uomo è aggiunto alla natura»: Homo additus naturae). - As. « In natura
nulla accade invano ». (Natura nihil fit frustra). « La natura è determinata in modo
assoluto » (Natura determinatur ad unum): V. Indeterminismo 2. « La natura non fa
salti » (Natura non facit saltum): V. Continuità.
5. I *fenomeni 2 della natura, per opp. Alle *essenze l o *sostanze 1 (« Le leggi della
natura »).
6. SOCIOL. (V, I, 131; Il, 399-401). Stato di natura: secondo Rousseau lo stato
presociale dell'umanità.
Oss. Rousseau non afferma espressamente la realtà storica d'un tale stato, ma soltanto
la sua anteriorità *logica 3 allo stato sociale.
7. TEOL. (V, I, 22; 25-27). Ciò che un ente è in ragione della sua *essenza 1. Opp.
*Grazia 2 o *Soprannatura. (Stato di natura pura: stato fittizio, che di fatto non è mai
esistito nell'umanità, nel quale l'uomo sarebbe stato ridotto a ciò che gli appartiene per
la sua pura *natura 2, ad esclusione di ogni dono *soprannaturale 1 o di ogni
ordinamento al soprannaturale).
8. STR. In Spinoza, natura naturante: il mondo in quanto sostanza infinita; natura
naturata: il mondo dal punto di vista dei modi finiti della sostanza.
9. In Cartesio, le nature semplici: essenze non composte (o nozioni prime), di cui
abbiamo un'idea chiara e distinta.
10. Volg. *Forma2 o *qualità 2 « La natura d'un problema ». «La natura d'un'azione
»).

ARISTOTELE, Fisica, II, I; Metafisica, V, 4; S. TOMMASO D'AQ., Comment, alla


Metafisica, V; Fisica, II; P. HOENEN, Filosofia della natura inorganica, 1949;
Cosmologia, 1956; R. PANIKKAR, El concepto de naturaleza, 1951; U. REDANÒ,
Natura e spirito, 1951.

Naturale - 1. Ciò che appartiene o si riferisce alla *natura, in qualsiasi senso.


2. Diritto naturale: V. Diritto 2.
3. Religione naturale: la religione « nei limiti della ragione» (Kant), cioè che si pone
dal punto di vista esclusivo della pura *natura 7: v. Religione 4.

Nutaralismo - 1. MOR. (V, I, 22; 130-135). Dottrina secondo la quale non c'è altro
principio valido di condotta che l'istinto (= *la natura 3).
2. Dottrina morale che, negando o ignorando sistematicamente il *soprannaturale 1, si
organizza in funzione d'un ultimo fine puramente naturale e mira ad uno stato
d'esistenza puramente naturale.

Naturalizzazione - 1. BIOL. (II, 103-105). Fenomeno per cui un organismo,


trapiantato in un nuovo ambiente, trova in questo ambiente
la possibilità di vivere, di riprodursi e di durare.
2. POL. (V, II, 372). Atto giuridico per cui uno straniero acquista una *nazionalità2
diversa da quella delle sue origini.

Naturismo - 1. PSlCOL. (III, 617) e SOCIOL. (IV, Il, 287). Culto delle forze della
*natura 4.
2. Teoria secondo la quale la religione ha la sua origine nel culto e nella divinizzazione
delle forze della natura.

Nazionalismo - 1. SOCIOL. (V, Il, 388-391). Peg. Amore ardente, ma cieco e parziale
del proprio
paese.
2. Può significare anche amore della *patria, che è come l'anima vivente della nazione.

Nazionalità - 1. SOCIOL. (V, II, 372). Carattere morale consistente, per un individuo,
nel fatto d'appartenere ad una *nazione 1, o, per un. popolo, nel fatto di costituire una
nazione. « I segni distintivi della nazionalità »).
2. Appartenenza giuridica ad uno *Stato 5. « Acquistare la nazionalità italiana»).

Nazione - (lat. nascor, natus, nascere).


1. SOCIOL. (V, Il, 372-375). Gruppo sociale la cui unità deriva dalla comunità d'origine,
di tradizioni, di costumi, e gen. di lingua.
2. L'insieme dei cittadini che compongono lo Stato, per opp. al *governo.

Necessario - 1. METAF. In senso assoluto (o incondizionato): ciò che non può non
essere, cioè ciò che esiste per la sua stessa *essenza 1.
Oss. In questo senso, Dio solo è necessario (Ctr. *Contingente 1).
2. In senso relativo (o condizionale): ciò che, supposta tale condizione o tale
antecedente, non puònon essere o non può essere diverso da come è (Ctr. *Contingente
2).
3. In senso morale: una cosa è moralmente necessaria, quando si propone alla ragione
e s'impone, senza violentarla, alla volontà d'un soggetto.
Oss. È ciò che si suoI chiamare *obbligo 2 e *dovere 2. Sin. *Obbligatorio.
4. LOG. In senso assoluto: concetto d'un'*essenza 1 logica, in quanto le note che lo
compongono non possono assolutamente essere diverse da quelle che sono « Il
sillogismo verte sul necessario» = sull' essenza).
Oss. Una nozione o un giudizio non sono necessari assolutamente che da questo punto
di vista e sotto quest'aspetto, cioè in quanto la loro negazione equivarrebbe ad
affermare che un'essenza è diversa
da quella che è, cioè alla contraddizione pura e semplice. Per es. quando si afferma il
carattere necessario dei primi princìpi, non si vuol dire che s'impongano *a priori 2
allo spirito, in ragione della struttura mentale, ma che sono l'espressione dell' essenza
stessa dell' essere, così come la ragione lo coglie intuitivamente nell'esperienza.
5. In senso relativo (o condizionale): una verità o una conclusione è necessaria in
quanto deve essere ammessa, se si ammettono i princìpi da cui è tratta,
6. PSICOL. Atto necessario: nonlibero, fatalmente *determinato3 dai suoi antecedenti
(Ctr. *Libero 1).
7. Volg. Ciò che s'impone di fatto, in ragione delle circostanze « una scelta necessaria
»), o in ragione del fine perseguito « un mezzo necessario »). Ctr. Facoltativo.

Necessità - 1. Carattere di ciò che è *necessario, in qualsiasi senso.


2. MOR. (V, I, 91). Caso di necessità: il pericolo o il male più o meno grande in cui può
trovarsi qualcuno e in virtù dei quali può essere dispensato (in una misura che varia
secondo la gravità e l'imminenza del male temuto) dall'osservanza dei precetti *positivi
4 della legge (naturale o civile). - Div. Caso d'estrema necessità: consistente nella
morte, nella schiavitù o nella miseria assoluta; caso di grave necessità: che comporta
timore di malattia, di diffamazione o di perdita di beni; caso di comune necessità:
quando il male temuto è (relativamente) poco grave.

Negativo - 1. METAF. e LOG. Ciò che risulta da una *negazione 1 « Concetto


negativo»: nulla, irrazionale) Ctr. *Positivo 1.
2. Ciò che ha la qualità (o forma) d'una *negazione 2. (Proposizione negativa: « l'uomo
non è immortale »). Ctr. Affermativo.
3. Precetto negativo: quello che proibisce un atto (= proibizione). Ctr. *Positivo 4.
4. MATEM. Numero negativo: che è preceduto dal segno -.
5. LOG. Proposizione negativa: v. Proposizione.

Negatone - FIS. (II, 66). Elettrone negativo. V. Quanto 4.

Negazione - L METAF. (II, 208209). Atto di negare l'essere. Dist. Privazione: ogni
privazione si esprime con una negazione; la privazione indica la mancanza di una cosa
dovuta, mentre la negazione significa una semplice assenza di essere. (Es. « Non-
veggente» nega semplicemente la visione; « cecità » nega la visione in un essere
veggente per natura).
2. LOG. (I, 53). Nel giudizio, atto di negare un rapporto tra due concetti (Ctr. *
Affermazione 2). - Ass. « Ogni negazione si riduce ad una affermazione » (Negare est
affirmare), perché la negazione dell'essere non si può concepire che in seguito
all'affermazione dell'essere ed in funzione di questa affermazione.

Neoplatonico - STR. Che dipende dal *neoplatonismo o vi si riallaccia sotto qualche


aspetto.

Neoplatonismo - (gr. XXX, nuovo e XXXX, Platone).


STR. Insieme di dottrine, d'ispirazione soprattutto platonica, che si svilupparono ad
Alessandria verso l'inizio del III secolo d. C. ed i cui principali rappresentanti furono,
con PIo tino, il più grande di loro, Ammonio Sacca, Porfirio, Giamblico e Proclo.

Neovitalismo - PSICOL. (II, 426). V. Vitalismo 2.

Nervi - BIOL. (III, 53-67). Organi che hanno la forma d'un cordoncino biancastro e
che servono a trasmettere l'onda nervosa dalla periferia ai centri nervosi (= nervi
afferenti o centripeti) e dai centri nervosi alla periferia (= nervi efferenti o centrifughi).
I nervi afferenti sono detti anche sensitivi, in quanto trasmettono la eccitazione
sensoriale ai centri; similmente, i nervi efferenti sono detti anche motori o secretori, in
quanto l'onda nervosa che trasmettono dai centri alla periferia governa i movimenti
degli organi e le secrezioni glandolari.

Neurastenia - (gr. XXX, nervo e XXXX, debolezza).


L PSlCOL. PAT. (III, 517). Stato di depressione nervosa nel quale la *volontà1 è
morbosamente inibita e subisce gen. impulsi suicidi.
2. Volg. Tendenza all'*ipocondria e al cattivo umore.

Neurologia - (gr. XXX, nervo e XXXX, studio).


Anatomia e fisiologia dei nervi e dei centri nervosi.

Neurone - BIOL. (III, 53). Cellula nervosa (= Corpo multipolare con un grosso nucleo
chiaro, privo di membrana distinta, che presenta alla periferia numerose dendriti [o
arborescenze protoplasmatiche], e un prolungamento perpendicolare in superficie [o
cilindrasse o axone ], terminante anch'esso in filamenti arborescenti).

Neuropatia - (gr. XXX, nervo e XXXX, malattia).


PSICOL. PAT. V. Nevrosi.

Neuropsicologia - PSICOL. (III, 14-16). Nome dato alla psicologia behaviorista, cioè
alla psicologia che riduce i fenomeni psicologici ai *riflessi neurofisiologici che li
condizionano e li manifestano. V. Behaviorismo.

Neutrino - FIS. (II, 66). Particella elettricamente neutra, estremamente piccola e per
così dire senza *massa1.

Neutro - PSICOL. Stato neutro: v. Indifferenza 1.

Neutrone - FIS. (II, 66). Corpuscolo neutro formato dall'unione d'un *protone e d'un
*elettrone.

Nevrosi - (gr. XXX, nervo). PSICOL. PAT. (III, 372-374). Termine generale che
designa i disordini (non demenziali) delle funzioni psichiche (*ossessioni, *fobie, ecc.),
senza causa organica apparente.
Oss. Si dice anche *neuropatia e *psiconevrosi. Dist. *Psicopatia.

Nichilismo - (lat. nihil, niente). L METAF. (IV, I, 70). Nichilismo


metafisico : dottrina secondo la quale tutto non è che apparenza e illusione (Gorgia).
2. Nichilismo morale: dottrina che non ammette (teoricamente o praticamente)
nessuna gerarchia di *valori 2 (Nietzsche). Sin. *Immoralismo.
3. POL. Dottrina e movimento politico che non ammettono nessuna coazione nei
riguardi dell'individuo (Sin. * Anarchismo).

Nientificazione - METAF. (IV, II, 169). Neol. Nella dottrina di


Jean - Paul Sartre, atto di negare l'essere, d'escludere. dell' essere nell'essere, di
limitare l'essere.
Oss. Nella dottrina di Sartre, il nulla non si nientifica, è nientificato, dall' « essere che è
il suo proprio nulla», cioè dal *per sé 2.

Nirvana - (sanscrito: riva dell'al di là, isola, immortalità, estinzione).


Termine col quale il buddismo indica insieme l'unione al principio primo dell'universo
e la fine di ogni *coscienza 1 e di ogni *personalità 1 mediante la rinuncia al voler
vivere (v. Volere 2).

Nisus - (lat. sforzo).


1. Nisus animale: lo sforzo muscolare.
l. Manifestazione d'una forza che non è né volontaria né cosciente.
Noema - (gr. XXX, pensiero, concezione).
STR. Nella Fenomenologia di Husserl: l'oggetto cui l'intenzione conoscente (o
*intenzionalità 2) mira, cioè il lato *oggettivo 1 del vissuto intenzionale (v.
Intenzionalità2).

Noesi - (gr. XXXX, atto di concepire, intelligenza).


STR. Nella Fenomenologia di Husserl: l'atto della coscienza in quanto *intenzionalità
2, cioè il lato *soggettivo 1 del vissuto intenzionale (v. Intenzionalità 2).
Oss. Noesi e *Noema sono correlativi.

Noi - V. Intersoggettività.

Nolontà - PSICOL. Termine utilizzato a volte per designare la resistenza che la


volontà oppone ad un *impulso 2.

Nominale - (lat. nomen, nome). 1. Che è relativo alle parole e non alle cose. Opp.
*Reale 6.
2. Definizione nominale: v. Definizione 1.
3. Valore nominale (= convenzionale): v. Convenzione 2.
4. I Nominali: sin. di Nominalisti (= coloro per i quali le idee generali non sono che
parole: nomina). V. Nominalismo.

Nominalismo - 1. LOG. (I, 43) e PSICOL. (III, 410). Ceno Dottrina che nega che le
idee (= *universali 1) siano formate partendo dalla *esperienza 1.
l. Div. Nominalismo radicale (Hume): le idee universali non hanno alcuna realtà
mentale, né oggettiva, né soggettiva; esse sono pure parole (o nomi) vuote di contenuto
(donde il termine di nominalismo). (Ctr. *Realismo 1. *Idealismo 1. Sin. *Sensismo).
3. Nominalismo moderato, chiamato anche concettualismo o, nel Medio Evo,
terminismo (Ockam, Cartesio, Berkeley, Kant): le idee non sono formate partendo
dalla esperienza, ma hanno una realtà mentale propria, irriducibile alle *immagini1
inspiegabile mediante l'esperienza: esse sono o il prodotto d'una intuizione delle pure
essenze esistenti in un mondo intelligibile (idealismo oggettivo, sostenuto da Platone),
o qualcosa di innato nella mente e che questa non fa che trarre dal proprio fondo,
senza ricorso all'esperienza, se non a titolo di condizione accidentale (idealismo
soggettivo, sostenuto da Cartesio e Kant, sotto forme diverse) (Ctr. *Realismo 1).
Oss. All'idealismo oggettivo, si può riallacciare l'ontologismo di Malebranche, per il
quale le idee sono viste in Dio, e il panteismo di Spinoza e di Fichte, per i quali le idee
sono in noi dei modi del Pensiero divino.
4. CRIT. (IV, I, 23; 35; 44; 80-85; 97; 114-117). Dottrina (che procede dal nominalismo
logico e psicologico) la quale consiste nell'affermare che alle idee generali (=
*universali 1) non corrisponde nessuna realtà extramentale. (Ctr. *Realismo 2 e 4).
ARISTOTELE, De Anima, III, IV-VIII; S. TOMMASO D'AQ., De veritate, q. 2, 3 e lO;
q. 84-89; M. DE WULF, Le problème des universaux dans san évolutian historique du
IXe au XIIIe siècle, in « Archiv fur Geschichte der Philosophie)), 1896. P. VIGNAUX,
Nominalisme, in Dict. théol. cath.; H. VEATCH. Realism and Nominalism Revisited,
1954.

Non-euclidea - MATEM. V. Spazio e Geometria 4.

Non-io - PSICOL. V. lo 1.

Noologiche - LOG. (I, 134). Nella classificazione delle scienze di Ampère, le scienze
*morali3 o umane, per app. alle scienze della natura, dette « cosmologiche ».

Noosfera - (gr.XXX, spirito e XXXX, sfera). .


COSMOL. (II, 130-134). Zona terrestre occupata dall'essere pensante.

Norma - (lat. norma, regola). Tipo, modello, legge, regola o


ideale, in funzione dei quali si enunciano i giudizi di *valore 3.

Normale - (lat. norma, regola). 1. Ciò che è conforme alla regola di diritto, cioè ad
una legge, morale o fisica (« Il funzionamento normale d'un organo». «Un uomo
normale T ». Ctr. * Anormale.
l. Ciò che è conforme alla regola di fatto, cioè alla media dei casi o all'uso comune («
Un lavoro normale », « Un prezzo normale »). Ctr. * Anormale.

Normalità - Carattere di ciò che è *normale, di diritto o di fatto.

Normativo - 1. MOR. (V, I, l, 16). Questo termine si usa soprattutto nell'espressione «


scienza normativa», la quale s'intende in due sensi differenti.
2. Scienza normativa: scienza che mira a definire le leggi alle quali deve conformarsi
l'atto umano. (Es. Morale. Politica).
Oss. Nonostante l'uso, questa espressione, presa in questo senso, sembra molto
imperfetta, poiché la scienza, per definizione, non mira che alla conoscenza. Si dice che
è all'indicativo e non all'imperativo. Sarebbe però meglio conservare qui l'antica
espressione di « scienza pratica» (v. Pratica 1), cioè di scienza che mira a conoscere,
ma in vista dell' azione.
3. Scienze normative: quelle che hanno per oggetto i giudizi di valore, in quanto tali
(Es. Logica. Estetica. Etica).
Oss. Anche in questo senso, la espressione è molto equivoca, perché o le scienze in
causa non mirano ai giudizi di valore che come a dei fatti ed in questo caso non hanno
nulla di « normativa», ovvero pretendono enunciare delle norme o delle leggi ed in
questo caso, cozzano contro la stessa difficoltà del senso precedente.

Nosologico - (gr. XXX, malattia e XXXX, studio).


MED. Tipo nosologico: malattia definita da caratteri *specifici 2.

Notti - MOR. (V, Il, 213). Nella dottrina *mistica 1 di san Giovanni della Croce:
l'insieme delle purificazioni passive (cioè prodotte da Dio stesso), che condizionano
l'inizio (= « Notte dei sensi») o il compimento (= « Notte dello spirito») dello stato
mistico. (v. Mistica2).

Noumenico - CRIT. Che ha rapporto ai *noumeni (« Il mondo noumenico » = il


mondo delle cose in sé). Opp. *Fenomenico.

Noumeno - (gr. XXX, che è concepito dalla mente, intelligibile). .


CRIT. (IV, I, 117). Nella filosofia di Kant: le cose in sé (= al di là misterioso dell'
*esperienza 1, substrato sconosciuto e inconoscibile in se stesso del flusso
fenomenico).
Oss. Chiamandole n o u m e n i (XXX = ciò che è oggetto di XXXX = intuizione
intellettuale), Kant non vuoI dire che queste cose in sé siano realmente date alla
intelligenza, ma solo che esse si presentano (senza prova) come oggetti di intuizione
intellettuale (Opp. *Fenomeno 3).

Nozionale - PSICOL. (III, 451).


Assenso nozionale; v. Assenso.

Nozione - LOG. e PSICOL. Sin. *Concetto o *Idea.

Nucleo - FIS. (Il, 66). Parte centrale dell'*atomo 4, composta di *protoni ed


elettrizzata positivamente, attorno alla quale *elettroni in numero sufficiente per
neutralizzare la carica del nucleo, descrivono orbite ellittiche o quantiche. V. Quanta.

Nucleone - FIS. (II, 66). Nome dato ad ogni particella che compone il nucleo atomico.

Nulla - 1. METAF. (IV, II, 169). L'opposto dell'essere. Ciò che non ha essere.
2. Il concetto di nulla: concetto negativo che si forma in funzione dell'essere prima
conosciuto, poi negato. - Div. Nulla positivo: negazione che verte sulla totalità degli
esistenti; nulla negativo: negazione che verte sulla totalità degli esistenti e dei possibili.

Numero - 1. MATEM. (II, 4-7).


Moltitudine misurata dall'unità (v. Discontinuo). - Div. Numero concreto (o
numerato): la somma delle unità multiple della stessa natura (dieci uomini; tre sedie);
numero numerante (o astratto): il numero preso assolutamente (3, 10). ‫ ׀׀‬Numero
finito o transfinito: secondo che è o no *determinato2 fino al limite di un'unità.
‫ ׀׀‬Numero ordinale (o qualitativo): quello che segna l'ordine in un insieme ordinato
(l°, 2°, 15°); numero cardinale (o quantitativo): quello che indica la grandezza
misurata, cioè la quantità in quanto ordinata secondo l'ordine più-meno.
‫ ׀׀‬Numero intero: uguale a, o divisibile per l'unità che serve da misura; numero
razionale: quello il cui rapporto con l'unità può esprimersi con un numero; numero
irrazionale: quello che esprime una grandezza incommensurabile, cioè senza misura
comune con la unità; numeri immaginari: enti di *ragione 5, dotati d'una semplice
funzione analitica (=operativa) e risultanti dalla generalizzazione dei gruppi analitici
(es.: a + bi, in cui i è trattata come le altre lettere, tranne che i2 vien sostituito nel
calcolo da - 1).
2. Legge dei grandi numeri: in virtù della quale il calcolo delle probabilità (v. Calcolo 2)
dà delle *medie esatte e costanti poiché verte su casi sufficientemente numerosi.

Nuova Accademia - STR. V. Accademia 2.

O - LOG. (I, 63). Simbolo della proposizione particolare negativa (« Qualche uomo non
è colto »).

Obbedienziale - METAF. Potenza obbedienziale: v. Potenza 1.

Obbligatorio - MOR. Che è il risultato o ha il carattere d'una *obbligazione (Ctr.


*Facoltativo).

Obbligazione - (lat. ob-ligare, attaccare, legare).


1. MOR. (V, I, 103). Necessità morale di fare o non fare qualcosa, derivante da un
ordine che comanda in modo assoluto e senza condizione l'obbedienza e il rispetto.
2. Concretamente, « una obbligazione »: un dovere *determinato 2, sp. quello che
deriva da una legge positiva («Le obbligazioni del cittadino »).

Obiezione - (lat. obijcere, mettere davanti, opporre).


1. LOG. * Argomento (fondato sulla *logica 2 o sui *fatti 1), opposto a un'osservazione
o a una dottrina. Oss. Ogni obiezione si riferisce, esplicitamente o implicitamente, a un
tipo di *sofisma o a un *paralogismo.
2. SOCIOL. (V, II, 421). Obiezione di coscienza: condotta consistente
nel rifiutare (per ragioni d'ordine morale, sp. il precetto: « Tu non ucciderai») di
compiere il servizio militare, oppure, più comunemente, di prendere le armi in caso di
guerra.
Oss. L'obiezione di coscienza non rifiuta soltanto la guerra ingiusta (per ipotesi), ma la
guerra in quanto tale e *assolutamente.

Obnubilazione - (lat. obnubilare, coprire con una nuvola, oscurare).


PSICOL. PAT. (III, 373; 515). Oscuramento dell'intelligenza (=obnubilazione *mentale
2) o del senso morale (= obnubilazione *morale 1), che si produce, a diversi gradi, nella
*demenza 1 ed in certe *psiconevrosi.
Obversa - LOG. Proposizione obversa: v. Obversione.

Obversione - (lat. obversio, atto di rivolgersi contro). LOG. Operazione consistente


nell'aggiungere alla *copula la particella negativa e nel trasformare
contemporaneamente il predicato nel suo *contraddittorio 1 (es.: « Questo a è b» ha
per obversa: « Questo a non è non-b »).

Occasionale - 1. Che deriva da un'*occasione (« Una visita occasionale »).


2. Causa occasionale: l'occasione stessa, considerata dal punto di vista della sua
efficacia (« Sistema delle cause occasionali» = *Occasionalismo).

Occasionalismo - STR. (III, 627). Sistema di Malebranche, secondo cui i movimenti


che si producono nel corpo sono soltanto una *occasione per la quale Dio, causa
universale unica, produce nell'anima le percezioni che corrispondono a quei
movimenti; o, più gen. sistema secondo cui l'attività delle creature non è che un'
*occasione per la quale Dio stesso produce gli effetti che attribuiamo a quest'attività.

Occasione - METAF. (IV, II, 252). Circostanza accidentale che crea condizioni
favorevoli all'azione.

Occultismo - PSICOL. Teoria o pratica dei procedimenti relativi alle scienze occulte.
V. Occulto 2.

Occulto - (lat. occultus, nascosto, segreto).


1. COSMOL. (I, 125; II, 86; W4). Qualità occulte: i moderni, dopo Cartesio, designano
in senso peggiorativo con questo termine le *entità 1 con le quali gli Scolastici
spiegavano i fenomeni (Es. « l'orrore del vuoto»; « la gravità»; « la tendenza al luogo
naturale »).
Oss. Queste espressioni, negli antichi, avevano la sola ambizione di rimpiazzare una
*spiegazione 2 mancante. Gli scienziati moderni fanno costantemente uso, nello stesso
senso, di espressioni come « l'affinità» dei chimici o « la gravità» dei fisici.
2. PSICOL. Scienze occulte: ricerche relative alle *forze 6, materiali o spirituali,
sconosciute alla maggior parte degli uomini, ed ai procedimenti che permettono agli
iniziati di metterle in pratica (=;*Magia; astrologia; divinazione; *metapsichismo;
*spiritismo).

Occupazione - DR. (V, II, 269). Atto con cui si prende il primo possesso d'una cosa
che non appartiene a nessuno, con l'intenzione esternamente manifestata di divenirne
proprietario.

Odio - 1. PSICOL. Passione determinata dalla vista d'un *male e che si traduce con un
sentimento d'avversione.
2. MOR. Passione o sentimento che porta a fare o a desiderare del male al prossimo.
3. Volg. Antipatia. Avversione (« L'odio delle controversie »).

Odorato - PSICOL. (III, 100). Senso che dà le sensazioni degli odori (= sensazioni
olfattive).

Offerta - ECON. POL. (V,II, 268; 310). Legge dell'offerta e della domanda: secondo la
quale i prezzi diminuiscono quando l'offerta (delle mercanzie da parte dei venditori) è
superiore alla domanda (cioè alla quantità che domanda l'insieme dei compratori) e
salgono nel caso contrario.

Oggettivazione - PSICOL. (III, 146-151). Nell' *associazionismo, fenomeno per il


quale la coscienza trasforma le sue sensazioni in *oggetti 1 le esteriorizza e le localizza
nello spazio.

Oggettività - PSICOL. e CRIT. Carattere di ciò che è oggettivo, in tutti i sensi della
parola.

Oggettivo - 1. PSICOL. (III, 7) e CRIT. (IV, I, 133-136). Ciò che è un *oggetto l per lo
spirito (Opp. *Soggettivo 1).
Oss. Come tale, questo termine astrae da ogni questione di sapere se la cosa oggettiva
sia esterna o interna al pensiero. Definisce soltanto, nella sua ragione formale, la
qualità di ciò che è presentato (objacere) allo spirito.
2. Ciò che deriva dall'esperienza esterna (Opp. *Soggettivo 2 o Riflessivo) (« Metodo
oggettivo»: in psicologia, l'insieme dei procedimenti con i quali si osservano, si
descrivono e si misurano le manifestazioni esterne dell' attività psichica).
3. Ciò che è basato sull'esperienza in gen. (« Uno studio oggettivo »). Sin.
*Sperimentale 1. Opp. *A priori 3. *Arbitrario l. *Soggettivo 3.
4. Qualità d'una cosa, d'un avvenimento o d'un'asserzione, sui quali tutti gli osservatori
si trovano d'accordo o possono trovarsi d'accordo. Sin. *Impersonale 2.
5. CRIT. Ciò che, essendo indipendente dalle .impressioni 1-2 ricevute da ogni
soggetto, consiste solo nei rapporti universali e necessari che ogni soggetto coglie nelle
sue proprie impressioni.

Oggetto - (lat. ob-jectum, ciò che è posto davanti).


1. CRIT. (IV, I, 133-134). La cosa che è il termine della conoscenza e in quanto tale.
(Opp. *Soggetto 5). - Div. Oggetto sensibile: dato sensoriale, che riveste un *significato
2; oggetto intelligibile: *essenza o natura astratta.
2. In Kant e in tutti gli idealisti: la realtà ideale che è nel pensiero e in quanto tale (= «
oggetto puro») (Opp. *Cosa 4).
3. LOG. Materia sulla quale verte una scienza o un'attività. - Div. Oggetto materiale e
oggetto formale: v. Formale 2.
4. Volg. Ciò che è causa d'uno stato affettivo (« Un oggetto di terrore »).
Oggettuale - 1. Gen. Che ha *formalmente 2 e *tematicamente il carattere di un
*oggetto 3 .
2. PSICOL. Condotta oggettuale: *condotta che tende a un *oggetto 3, per opp. a
quella che tende al *soggetto come tale.

Olfattivo - PSICOL. Che ha rapporto con l'odorato (« Sensazioni olfattive »).

Oligarchia - (gr. XXXX, alcuni e XXX, comando).


POL. V. Aristocrazia 1.

Omeomerie - (gr. XXX, simile, e XXXX, parte).


STR. Nella dottrina d'Anassagora, elementi materiali, qualitativamente distinti, da cui
derivano i diversi corpi. Inizialmente confuse in una specie di caos, sono state separate
dal Nove; (Intelligenza), che ha così prodotto l'ordine dell'universo.

Omicidio - (lat. homo, uomo, e coedere, uccidere).


1. MOR. (V, II, 228-230). Prop. Uccisione *volontaria 2 di un innocente.
2. LOG. Uccisione involontaria d'un innocente (omicidio per imprudenza). V.
*Eutanasia.

Ominide - (lat. homo, uomo). BIOL. (m, 640-645). Nome dato,


nel gruppo scimmiesco, ai *primati immediatamente superiori agli antropoidi e la cui
famiglia ha comportato diversi rami, tra i quali il più elevato ed il solo che sia
sopravvissuto, è quello dell'Homo sapiens.
Oss. Si tende sempre più a limitare l'estensione di questo termine agli uomini
propriamente detti: Roma sapiens ed Roma neanderthalensis, utilizzando, per il
Sinantropo, il Pitecantropo, etc., il termine di Preominide.

Ominizzazione - 1. BIOL. (III, 646). Sforzo della specie umana per acquisire una
coscienza sempre più completa e profonda delle esigenze morali dell'umanità.
2. Rar. Tappe (ipotetiche) attraverso le quali è passata l'evoluzione del gruppo
ominide, dalle forme inferiori fino all'*Homo sapiens.

Omogeneo - (gr. XXX, simile e XXXX, genere).


1. COSMOL. e SOCIOL. (II, 3). Composto le cui parti sono della stessa *natura 1 o dello
stesso *tipo 3. (Ctr. *Eterogeneo).
Oss. L'omogeneità può essere soltanto parziale (es. quando si parla di gruppi umani
omogenei; medesimo sesso, stesso modo di vita, stessa razza, ecc. di individui per altro
differenti).
2. Spazio omogeneo: spazio nel quale si può spostare una figura senza deformazione.

Omologia - 1. Carattere di ciò che è *omologo.


2. Le rassomiglianze che esistono tra enti od organi che in qualche modo si
corrispondono.
Oss. L'omologia non autorizza a concludere immediatamente ad una comune origine.

Omologo - (gr. XXX, simile e XXXX, ragione).


1. MATEM. Lati omologhi: quelli che, nelle figure simili, si corrispondono e sono
opposti ad angoli eguali.
2. BIOL. (II, 140). Organi omologhi: negli animali diversi, organi più o meno
paragonabili in quanto, fatti degli stessi tessuti, occupano situazioni identiche gli uni in
rapporto agli altri e possono così essere considerati come se fossero della stessa natura
(Es. La zampa dei sauri e l'ala degli uccelli). Dist. *Analogo 2.

Omosessualità - (gr. XXX, stesso e lat. sexus, sesso).


PSICOL. PAT. V. Sessualità.

Onda - 1. FIS. (Il, 68). Fenomeno analogo ad una successione di onde d'acqua i cui
margini sono separati da una distanza costante chiamata « lunghezza d'onda».
2. Nella Meccanica ondulatoria: funzione vettoriale (v. vettore) delle coordinate di
spazio e di tempo, rappresentata da un insieme di vettori variabili, legati a tutti i punti
dello spazio, ma di natura tale che è impossibile dare a questi vettori un senso fisico
perfettamente determinato.
3. Onda di probabilità: nella Meccanica ondulatoria, funzione delle coordinate di
spazio e di tempo che dà con la sua scomposizione spaziale le probabilità rispettive
della presenza del *fotone nei diversi punti dello spazio.

Onesto - 1. MOR. (V, I, 154). Il bene onesto: il bene conforme alla ragione (Opp. Utile
e Dilettevole: v. Bene1).
2. Persona onesta: esattamente le regole zia commutativa.
che osserva della giusti

Onirico - (gr. XXX, sogno). 1. PSICOL. (III, 237-241). Che riguarda il sogno («
Immagine onirica »).
2. Coscienza onirica: lo *psichismo 1 del sonno (Ctr. * Veglia).

Onirismo - (gr. XXX, sogno).


1. PSICOL. PAT. * Allucinazione visiva che si presenta come un sogno ed è
accompagnata da *ansietà (frequente nell'intossicazione alcoolica).

Onomatopea - (gr. XXX, nome e XXXX, fare).


PSICOL. (III, 395). Parola formata per imitazione dei rumori naturali (Es. cucù; glu
glu; tic tac; fruscIo; cinguettio; stridio, etc.).

Ontico - (gr. XXXX, ente). METAF. (IV, I, 14). Relativo all'ente singolare e concreto,
per opp. .a *ontologico, relativo all'essere in generale.
Oss. Heidegger utilizza come sin., da una parte, ontico ed *esistentivo, dall'altra,
*ontologico ed esistenziale.
Ontogenesi - (gr. XXX. essere e XXXX, genesi).
BIOL. (H, 142). Sviluppo dell'organismo individuale a partire dall'uovo (Opp.
*Filogenesi). V. Biogenetica (Legge).

Ontologia - (gr. XXX, essere e XXXX, studio).


METAF. (IV, I, 1-17). Scienza dell'*essere1 in quanto essere, cioè considerato in ciò che
costituisce la sua *intelligibilità 1-2 propria (Sin. Metafisica generale o Filosofia
prima).

Ontologico - 1. METAF. (IV, H, 305-309). Che riguarda l' *essere 1


(« Punto di vista ontologico »). Opp. Logico.
2. Argomento ontologico: prova dell'esistenza di Dio (proposta, sotto forme diverse, da
sant'Anselmo, Cartesio, Leibniz) consistente nello stabilire che la semplice idea di Dio
implica assolutamente ed evidentemente l'affermazione dell'esistenza di Dio.
Oss. Questo celebre argomento è stato proposto in vari modi, ma si può ridurre alla
forma generale seguente. Chiunque pensa l'idea di Dio, nello stesso tempo afferma la
esistenza necessaria di Dio. L'idea di Dio, infatti, è quella di un essere tale da non
potersene concepire uno più grande, cioè è quella di un essere infinitamente perfetto.
Ora un tale essere esiste necessariamente, poiché la perfezione infinita implica
evidentemente l'esistenza e l'esistenza necessaria. Dunque Dio esiste necessariamente.
3. Realismo ontologico: v. Realismo3.

Ontologismo - 1. METAF. (IV, II, 199-305). Ceno Tutte le dottrine che professano
che Dio è l'oggetto d'una conoscenza *intuitiva.
2. Sp. Teoria della visione in Dio di Malebranche. V. Visione 5.

Operabile - (lat. operabilis, ciò che può essere fatto).


MOR. (V, I, 16). L'oggetto della *operazione in quanto tale. (« La scienza pratica mira
essenzialmente all'operabile »).

Operativo - MOR. (IV, I, 19). Che ha rapporto all' *operazione' (« Le virtù operative»
= *arte1 e *prudenza 1). V. Attributo 2.

Operazione - 1. MOR. (IV, I, 16-20). Str. Atto d'esercitare un'attività *pratica1 (Sin. *
Azione1. Opp. *Speculazione1 o *Teoria1).
2. Lg. Esercizio d'una qualsiasi attività, compresa l'attività *speculativa 1 «( Le
operazioni dello spirito »).

Opinione - 1. PSICOL. (III, 455). Prop. Asserzione fondata su *ragioni5


semplicemente probabili e formulata con il sentimento che implichi un rischio di
errore.
2. Volg. Credenza d'ordine metafisico o religioso.
Opposizione - 1. LOG. (I, 63-66). Gen. Relazione tra due cose o due termini che si
escludono a vicenda.
2. Sp. Opposizione delle proposizioni: relazione di due proposizioni che, avendo lo
stesso soggetto e lo stesso predicato, differiscono o per la *quantità 4 e la *qualità 4
insieme (= * contraddittorie), o per la qualità (=*contrarie e *subcontrarie) o la
quantità (= subalterne) solamente. As. « Gli opposti concernono la stessa scienza»
(Oppositorum eadem est scientia), perché, da una parte, nelle contraddittorie la
negazione è funzione dell'affermazione (v. Negazione 2), e nelle contrarie, i due
termini sono estremi dello stesso genere.
3. DR. Atto di far intervenire un ostacolo giuridico nell'esecuzione di un atto o d'una
procedura (« Far opposizione a»).
4. POL. L'opposizione: il partito contrario a quello che governa.
5. Volg. *Contrasto1 tra cose contrarie (« opposizione d'idee o di sentimenti »).

Ordine - 1. METAF. (IV, II, 205; 214; 342). L'unità del molteplice.
2. Posto in una successione o in una gerarchia (« Un lavoro di terzo ordine »).
3. Categoria o punto di vista (« Le cose di quest'ordine...». « Ordine di diritto o di fatto
»).
4. MOR. e POL. (V, II, 326). Comando (« Dare un ordine »).
5. Tranquillità pubblica, che deriva dalla sottomissione alle leggi. Stato di cose
conforme alle leggi della giustizia.
6. BIOL. (I, 193). Gruppo morfologico composto di *famiglie3 ed entrante nella
composizione delle * classi1.

Orfismo - (gr. XXX, Orfeo). STR. e SOCIOL. Insieme di dottrine (di natura religiosa:
V. Mistero 2) attribuite ad Orfeo (eroe della mitologia greca) e basate sul *mito 1
dell'anima esiliata (= che raccontano come l'anima, d'origine divina, sia divenuta
umana in seguito alla caduta nella prigione o nella tomba d'un corpo straniero e cattivo
[o principio del male]).
Oss. L'orfismo ha influenzato profondamente le filosofie *platoniche e *neoplatoniche.

Organicismo - 1. BIOL. (II, 120130). Dottrina secondo la quale le attività vitali


derivano dalla disposizione degli *organi1 (Sin. *Meccanicismo 2. Ctr. * Animismo 1 e
*Vitalismo 1).
2. Teoria che spiega i disturbi mentali (o *psicopatie) con lesioni organiche del sistema
nervoso.
3. SOCIOL. (I, 225). Dottrina (sp. di Spencer) secondo la quale, poiché la società è un
immenso *organismo2 d'una estrema complessità, la vita sociale dipende dalle stesse
leggi biologiche della vita organica.

Organico - 1. Ciò che è composto di parti che adempiono *funzioni 1-4 distinte e
coordinate (« Un tutto organico »).
2. Ciò che ha (realmente o per analogia) il carattere d'un *organismo3 («La vita
organica». « La solidarietà organica»).
3. Ciò che possiede o riguarda la vita organica. (« Gli esseri organici». «La chimica
organica »).
4. Ciò che riguarda gli *organi1 della vita vegetale e sensibile (« Una malformazione
organica». « Sensazioni organiche» = cenestesi).
5. Ciò che riguarda i princìpi dell' organizzazione (« Una legge organica». «Un vizio
organico »).

Organismo - 1. BIOL. (II, 110-116). L'essere vivente, in quanto composto d'*organi1.


2. SOCIOL. (V, II, 379). Totalità sociale, in quanto composta d'elementi molteplici
coordinati tra di loro in vista d'uno stesso fine comune (« L'organismo politico »).
3. Volg. Insieme che forma un tutto con elementi interdipendenti (« L'organismo delle
virtù »).

Organizzazione - 1. Atto di sistemare elementi molteplici e diversi in un tutto


*organico1.
2. La cosa stessa che ha il carattere d'un tutto *organico1 (« Un'organizzazione di
partito »).

Organo - (gr. XXX, strumento).


1. Parte d'un tutto complesso ( = *organico1) ordinato ad una *determinata2 funzione
(« L'organo della vista». « L'organo della giustizia »).
2. BIOL. (Il, 141). Organi rudimentali: organi poco sviluppati in rapporto agli stessi
organi in altre specie vicine. (Es. appendice cecale nella specie umana e nella scimmia).

Organon - (gr. XXX, strumento).


STR. Nome dato all'insieme delle opere logiche di Aristotele.

Orientamento - 1. PSICOL. (III, 116). Senso dell'orientamento: sensazioni mediante


le quali l'animale è avvertito delle differenti direzioni in cui s'avvia rispetto al suo
punto di partenza.
2. PEDAG. (III, 371). Orientamento professionale: insieme dei *tests analitici e
attitudinali mediante i quali ci si sforza di scoprire le attitudini più spiccate d'un
individuo in vista di guidarlo nella scelta di una professione.

Origine - 1. Prop. Inizio d'un ente o d'un fenomeno («L'origine del mondo »).
2. Principio o causa prima (« Problema dell'origine del male ». « L'origine d'una
usanza »).
3. MATEM. Punto dello spazio da cui parte una misura e in cui la variabile è uguale a
zero (« L'origine delle ascisse»).

Orizzonte - (gr. XXXX, sotto XXX, circolo, linea o circolo che limita la vista nello
spazio).
CRIT. e METAF. (I, 8 bis). Nella *fenomenologia 2, la struttura d'orizzonte è un modo
di rivelazione di tutto ciò che appare o si manifesta: ogni *fenomeno 1 appare su uno
sfondo di mondo; il mondo è l'orizzonte sempre « già là» di tutti i fenomeni.

Ormico - (gr. XXX , impulso). 1. PSICOL. (III, 43). Che ha rapporto agli istinti e alle
tendenze.
2. Psicologia ormica: nome dato da Mac Dougall alla psicologia che collega all'istinto
tutti i fenomeni psichici.

Ormone - (dal gr. XXX, eccitare, spingere).


BIOL. (II, 113). Sostanza chimica, elaborata in quantità infinitesimale (dell'ordine di
1/1.000 di mg.) da ghiandole chiamate *endocrine perché riversano nei vasi sanguigni
i prodotti della loro secrezione.
Oss. Gli ormoni rappresentano una parte molto importante nello
sviluppo somatico, psicologico e sessuale dell'uomo.

Ortogenesi - (gr. XXX, diritto e XXXX, evoluzione).


1. BIOL. (I, 191; II, 153). Addizione orientata di piccole *mutazioni 2.
2. Og. Orientamento definito dalle trasformazioni d'un organismo e tendente a
regolarizzare gli effetti del caso nel giuoco dell'eredità. V. Finalità 4.

Oscuro - LOG. V. Chiaro.

Osservazione - (lat. observare, tenere dinanzi a sé).


1. LOG. (I, 161-167). Gen. Atto d'applicare l'*attenzione ad un *oggetto" per conoscerlo
bene.
2. Sp. L'osservazione scientifica: insieme dei procedimenti mediante i quali lo
scienziato si sforza di constatare e di descrivere in maniera metodica, rigorosa e
precisa, i fatti di natura, così come sono dati (Opp. *Sperimentazione).
Oss. Secondo Claude Bernard, l'osservazione, per opp. alla *sperimentazione, deve
essere definita come l'insieme dei passi, provocati o no, che conducono ad elaborare
una *ipotesi, mentre la sperimentazione mira essenzialmente a verificare un'idea o
un'ipotesi.
3. Lo stesso fatto osservato (« Un insieme di osservazioni preziose »).

Ossessione - (lat. obsessio, assedio, occupazione).


PSICOL. PAT. (III, 516-517). Rappresentazione o insieme di rappresentazioni o di
sentimenti che paralizzano l'attività *normale".
Oss. L'idea fissa è una forma di ossessione. V. Compensazione l e Nevrosi.

Ossessivo - PSICOL. PAT. Che dipende dall'*ossessione o ha il carattere


dell'ossessione.

Ottimismo - (lat. optimum, il meglio).


1. METAF. (IV, II, 382). Gen. Opinione di coloro che stimano che la somma dei beni, in
questa vita, è superiore a quella dei mali.
2. Sp. Dottrina di Leibniz, secondo la quale Dio ha creato il migliore dei mondi
possibili.
3. Volg. Disposizione costante ad interpretare gli avvenimenti sotto il loro aspetto più
favorevole.

Ottusità - (lat. obtundo, obtusum, inebetire).


PSICOL. PAT. (III, 373). Ottusità intellettuale: fenomeno consistente
nell'intorpidimento, temporaneo o definitivo, delle facoltà superiori.

Pace - 1. POL. (IV, II, 439). La tranquillità (o stabilità) dell' *ordine 5.


2. Convenzione che mette fine allo stato di guerra « Firmare la pace». « Trattato di
pace». « Pace giusta» = quella che è conforme alle esigenze della giustizia, moderate
dallo spirito di carità).
3. MOR. Accomodamento che mette fine ad uno stato di dissenso tra persone diverse
(« Fare la pace »).
4. Pace della coscienza: stato nel quale la coscienza morale non fa alcun rimprovero.

Paleografia - (gr. XXXX, antico e XXX, scrittura).


LOG. (I, 205). Scienza che mira a decifrare ed a datare i manoscritti antichi in base alla
loro scrittura.

Paleontologia - (gr. XXX, antico, XXXX, essere e XXX, studio).


BIOL. (Il, 138). Studio delle *specie2 scomparse o delle forme antiche delle specie
viventi secondo i *fossili che vengono scoperti negli strati geologici.

Panlogismo - STR. Dottrina (proposta in senso diverso da Leibniz e da Hegel)


secondo la quale non c'è nulla nel reale che non sia integralmente riducibile al
*razionale".

Pansessualismo - (PSICOL. III, 307-310). Teoria (sp. di Freud) secondo la quale


tutta la vita psiclo gica, dalle sue manifestazioni elementari, fino alle forme più elevate
dell'attività intellettuale e spirituale, deriva dall'istinto sessuale. V. Sublimazione.

Panspermia - BIOL. (II, 129). Ipotesi, proposta da Svante-Arrhenius, secondo la


quale la vita sarebbe esistita nell' universo sotto forma di panspermi (o biogeni), cioè
d'embrioni che, muovendosi
da principio liberamente nello spazio, sarebbero giunti sulla Terra, per effetto
dell'irraggiamento cosmico.
Panteismo - (gr. XXX, tutto e XXXX, Dio).
1. METAF. (IV, I, 33-34; II, 390393; 394-404). Gen. Sistema il quale nega che Dio e
l'universo siano realmente distinti.
2. Div. Panteismo emanatista: dottrina (Plotino) secondo la quale l'universo emana o
esce necessariamente da Dio per effetto d'una legge della natura divina.
3. Panteismo oggettivo (o realista): dottrina (Spinoza) secondo la quale non esiste che
una sola *Sostanza2 necessariamente infinita, di cui gli enti molteplici dell'esperienza
non sono che i modi finiti.
4. Panteismo idealista: dottrina (Fichte, Hegel) secondo la quale tra le cose finite e il
loro principio assoluto, la relazione è essenzialmente la stessa di quella che esiste, in
una deduzione razionale, tra il principio assolutamente primo e le sue conseguenze
necessarie.
4. Panteismo evoluzionista: dottrina (Taine, Renan) secondo la quale Dio non è, ma si
fa e sarà il termine stesso del progresso dell'universo.

G. M. SCHULER, Der Pantheismus, 1884; G. E. PLUMPTREE. General Sketch of the


History of Pantheism, 1881; A. VALENSIN, Panthéisme, in Dict. Apol. de la Foi Cath.

Paradosso - (gr. XXX e XXXX, contro l'opinione).


1. LOG. Sin. d'*antinomia 1.
2. Volg. Proposizione che urta l'opinione comune o che si oppone alle conoscenze d'un
ambiente o d'un'epoca, - o contraria alla verosimiglianza.
3. Asserzione che mira a sorprendere o a scandalizzare (a modo di giuoco).

Parallelismo - 1. PSICOL. (III, 613-615). Il parallelismo psicofisico come fatto:


fenomeno generale che consiste nell'interazione « del fisico e del morale », cioè nella
corrispondenza globale dello *psicologico2 e del *fisiologic02.
2. Il parallelismo come metodo: metodo di psicologia che si sforza di collegare i
fenomeni psicologici alle loro condizioni fisiologiche.
3. Il parallelismo psico-fisico come dottrina: dottrina secondo la quale i fenomeni
psichici non differiscono essenzialmente dai fenomeni nervosi e non sono che l'aspetto
dinamico della *materia 2.
Oss. Questa dottrina non è evidentemente giustificata dal fatto del parallelismo, che,
da una parte, non è costante e, dall'altra, non può essere equiparato senz'altro a una
relazione causale.
4. STR. (III, 526). Dottrine di Malebranche e di Leibniz secondo le quali i fatti fisici ed
i fatti psichici formano due serie indipendenti sebbene esattamente parallele. V.
Armonia2 e Occasionalismo.

Paralogismo - (gr. XXX, da XXXX, discorso contro la ragione).


1. LOG. Ragionamento falso, che viola un principio della ragione, sp. il principio di non
contraddizione.
2. STR. (III, 559). I paralogismi della ragion pura: secondo Kant, gli argomenti
mediante i quali la ragione stabilisce che l'anima è una sostanza, - semplice, -
numericamente una nel tempo, - in rapporto con oggetti possibili nello spazio.

Parametro - (gr. XXX, misurare su o secondo).


1. MATEM. Quantità che entra nell'equazione d'una curva o d'una superficie e la cui
variazione permette d'ottenere tutte le varietà della curva e della superficie, senza
modificare la loro natura.
2. LOG. Ogni dato che, cambiando di valore, modifica la soluzione d'un problema o la
rappresentazione d'un oggetto senza cambiare la natura del problema o dello oggetto
(« I parametri dell'esperienza »).

Paramnesia - (gr. XXXX, accanto e XXX, memoria).


PSICOL. Sin. Illusione del « già visto». V. Già visto.

Paranoia - (gr. XXX, accanto e XXXX, pensare).


PSICOL. PAT. (III, 374). Disordini mentali per deviazione e perversione, caratterizzati
dalla coincidenza delle concezioni deliranti (delirio della persecuzione, follia della
grandezza, ecc.) con l'integrità *intellettuale 2 e sensoriale (Sin. Follia ragionante).

Paraprosessia - (gr. XXX, accanto e XXXX, attenzione).


PSICOL. PAT. (III, 352). Fenomeno morboso che consiste nell'impotenza ad eliminare
dalla mente una immagine ossessionante.

Parassita - (gr. XXX, accanto e XXXX, cibo).


1. BIOL. Pianta o animale che vive a spese d'un'altra pianta o d'un altro animale.
2. Volg. Fig. Individuo che vive a spese di altri.

Parassitismo - Stato di *parassita 1-2.

Parenetico - (gr. XXX, esortare).


MOR. Agg. Che esorta alla virtù (« Discorso parenetico »).

Parlamentarismo. POL. (V. II, 403-407; 410). Concezione o regime politico fondato
sulla divisione della *sovranità 1 in potere *legislativo 2 (esercitato da un Parlamento)
e in potere *esecutivo e caratterizzato dalla subordinazione effettiva (nonostante la
loro indipendenza nominale) degli organi dell'esecutivo al controllo del legislativo. V.
Rappresentativo 3.

Parola - (lat. parabola, parabola). 1. PSICOL. (III, 384; 393-396; 462).


Facoltà del linguaggio articolato.
2. Espressione del linguaggio articolato.
3. Parola interiore: a) *discorso interiore (= insieme d'immagini motrici
d'articolazione e di pronunzia abbozzate, che accompagnano la riflessione e in gen. il
pensiero); b) sin. Verbo mentale (o idea)
(= mediante il quale il conoscente dice a se stesso ciò che è la cosa conosciuta e così
conosce in atto).

Partecipazione - 1. METAF. (IV, I, 141; II, 334-336). Atto di partecipare, cioè, per un
determinato soggetto, di ricevere una forma a titolo di parte del suo essere totale (=
partecipazione per composizione): la partecipazione all'accidente da parte della
sostanza, alla forma da parte della materia; - ovvero, per una determinata forma, di
essere soltanto parzialmente ciò che un'altra forma è pienamente ed essenzialmente (=
partecipazione per similitudine): la ragione umana è una partecipazione della Ragione
divina; gli enti. veri e buoni, a gradi diversi, sono tali per partecipazione della Verità e
della Bontà sussistenti.
Oss. Quando si tratta della partecipazione per composizione, si dice meglio:
«partecipare a», - e « partecipare di» quando si tratta della partecipazione per
similitudine.
2. STR. (IV, I, 24-26; 141; II, 279).
Dottrina della partecipazione: dottrina affermante che l'universo è una gerarchia
complessa, dominata da una Perfezione trascendente, prima e semplice, da cui procede
ogni perfezione finita, - cioè che tutte le perfezioni finite dell'universo devono essere
concepite come similitudini (o imitazioni) della prima Perfezione.
Oss. I modelli o esemplari secondo i quali si realizzano queste imitazioni (o
partecipazioni) erano, per Platone, i Tipi eterni e immutabili che sono, secondo lui, le
idee sussistenti; per sant'Agostino e san Tommaso, questi modelli sono le Idee divine,
in quanto esprimono l'Essenza divina infinita e infinitamente imitabile.
2. SOCIOL. (III, 467). Le partecipazioni mistiche: espressione usata da alcuni sociologi
contemporanei (sp. Lévy-Bruhl) per designare le pratiche (sp. *magia simpatica e
sortilegio) mediante le quali i *primitivi 3 stabiliscono associazioni simboliche tra
oggetti differenti, che considerano come equivalenti dal punto di vista pratico.

Particolare - 1. l.OG. (I, 46; 61). Termine particolare: ciò che si applica in maniera
*indeterminata 2 ad una parte soltanto d'una specie o d'una determinata classe («
Qualche uomo» o «Alcuni uomini »).
2. Proposizione particolare: quella il cui soggetto è un termine particolare (« Qualche
uomo è virtuoso »).
3. Volg. Sin. di speciale o d'eccezionale (« Un caso particolare ». « Una stima
particolare »).

Parti-parziale - LOG. (I, 69). Nella teoria d'Hamilton, relativa alla *quantificazione 2
del predicato: proposizione che ha soggetto e attributo *particolari l (II): «qualche
animale è qualche ragionevole ». - Nella stessa teoria, proposizioni toto-totale (AA) =
che ha soggetto e attributo *universali l (« Ogni uomo è ogni ragionevole »), - toto-
parziali (AI) = che ha soggetto universale e attributo particolare (« Ogni uomo è
qualche animale »), - parti-totale (lA) = che ha soggetto particolare e attributo
universale (« Qualche animale è ogni ragionevole »).

Parti-totale - LOG. V. Parti-parziali.

Passione - (lat. pati, passum, patire).


1. METAF. (IV, II, 241; 261-263). Gen. Il termine correlativo della
*azione l, cioè il fatto di rIcevere (o patire) l'azione.
2. Sp. come *categoria l: accidente in virtù del quale il paziente è attualmente e
formalmente paziente. V. Azione 3.
3. PSICOL. (III, 344-349). Inclinazione predominante, fissata in una abitudine e che
rompe l'equilibrio della vita psicologica.
4. MOR. (V, I, 172). Peg. Movimento disordinato dell'appetito sensibile.

Passività - 1. METAF. (IV, II, 176). Carattere di ciò che subisce o è suscettibile di
subire un'azione.
2. PSICOL. Assenza di reazione. Inerzia.

Patologia - (gr. XXXX, affezione e XXX, studio).


PSICOL. PAT. (III, 372). Studio delle malattie mentali o tipi nosologici come tali (Dist.
Psicologia patologica : studio dei disordini funzionali - mentali ed affettivi - come tali,
indipendentemente dalla malattia da cui dipendono).

Patologico - 1. PSICOL. PAT. (III, 372). Sin. *Morboso (Ctr. Sano).


2. Che è relativo ai disturbi *funzionali l dell'intelligenza e dell'affettività (« Psicologia
patologica »).

Patria - (lat. patria, sotto terra, terra paterna).


SOCIOL. (V, II, 376). La *nazione l considerata come una grande *famiglia 2, che si
radica nel passato e si prolunga nell'avvenire ed i cui membri sono legati tra di loro da
legami speciali d'affetto reciproco e di solidarietà (Dist. *Stato 6).

Patriarcato - (gr. XXXX, padre e XXX, governo).


1. SOCIOL. (V, II, 249; 333-335). Gen. Regime domestico in cui il padre è capo della
famiglia (Opp. *Matriarcato l).
2. Sp. Nome dato al regime domestico in vigore presso diversi popoli dell'antichità (sp.
giudeo e romano), in cui il padre di famiglia possedeva ed esercitava un potere
*sovrano l su tutti i membri della famiglia.

Pauperismo - (lat. pauper, povero).


SOCIOL. Fenomeno sociale consistente nell'esistenza, in seno ad una società
materialmente prospera, di una intera classe o d'un numero considerevole d'individui
privi della sicurezza dei mezzi di esistenza che può e deve fornire il lavoro (Dist.
*Povertà l).
Paziente - (lat. pati, soffrire).
1. METAF. (IV, II, 261-263). Sosto Colui che riceve (= patisce) l'*azione 1 (Ctr.
«<Agente l). - As. «La azione è nel paziente» (Actio est in passo): V. Azione l.
2. MOR. Agg. Colui che sopporta senza lamentarsi le prove della vita o i difetti del
prossimo.

Peccato - MOR. (V, I, 166). Violazione volontaria e libera dell'ordine stabilito da Dio.
V. Colpa 1.

Pedagogia - (gr. XXX, fanciullo e XXXX, direzione).


l. Scienza pratica dell'educazione.
2. Per est. Atto di ordinare e di governare (« La pedagogia delle passioni »).

Pena - (lat. poena, gr. XXX), sanzione, castigo).


l. SOCIOL. (V, II, 411-413). Sanzione imposta dalla società per la punizione o per la
repressione di una colpa.
2. PSICOL. (III, 294). Stato affettivo spiacevole di natura morale (Sin. *Tristezza).
3. Volg. Sforzo che impone una fatica.

Penale - l. MOR. (V, I, 97). Che è relativo alle *pene 1 o castighi (« Codice penale »).
2. Legge penale: legge che il legislatore sembra imporre al timore più che alla
*coscienza 4 e di cui ottiene il compimento mediante mezzi di *coercizione.

Pensiero - (lat. pensare, pesare). l. PSICOL. (III, 363-392). Sogg. a)


Lg. Facoltà di reagire in modo improvviso ed inedito a situazioni nuove, o, in gen. di
cogliere i *rapporti 1 (Sin. *Intelligenza 1); b) Str. Facoltà di formare le
rappresentazioni non sensibili e astratte ( = di far uso di segni universali) (Sin.
*Ragione 1 o *Intelligenza 2).
2. Ogg. a) dal punto di vista psicologico: insieme delle operazioni conoscitive (= analisi
e sintesi; associazione; comparazione; invenzione; intuizione e discorso, etc.). app.
*Sentimento 1; b) dal punto di vista logico: le tre operazioni di concepire le idee, di
giudicare
e di ragionare, - o, per eccellenza,. l'atto di giudicare (Opp. *Volizione).
3. MOR. (V, Il, 240-242). Libero pensiero: Sin. *Razionalismo (= che rifiuta a priori
ogni sottomissione ad enunciati dogmatici). Cfr. Credibilità 2.
4. STR. (III, 12). In Cartesio e in qualche moderno, tutto ciò che è *cosciente.
Oss. Da questo punto di vista, « non soltanto intendere, volere, immaginare, ma anche
sentire è qui la stessa cosa di pensare» (Cartesio, Principes de la Ph., § 9).

C. FABRO, Percezione e pensiero, 1962(2).


Pentimento - MOR. (V, I, 2). Sentimento d'insoddisfazione di sé generato da una
violazione del dovere morale e che comporta l'accettazione del castigo destinato a
riparare la mancanza, e la risoluzione di evitare di fare il male in avvenire.

Peras - (gr. XXX, termine, fine, limite).


STR. Nei presocratici, il finito, per opp. all' *apeiron.

Percezione - 1. PSICOL. (III, 133-149). Atto di cogliere intuitivavamente un *oggetto


1 (Legge della percezione duttile o di costanza relativa: in virtù della quale le
modificazioni che subisce un oggetto non ci impediscono di percepirlo come tale da
essere lo stesso oggetto).
2. L'oggetto stesso dato alla percezione.

Percezionismo - PSICOL. (III, 146-149). Termine (poco usato) che designa ogni
teoria secondo la quale gli *oggetti 1 sono dati di primo
acchito alla percezione come esterni .e localizzati nello spazio (Ctr. *Genetismo. Sin.
*Nativismo).

Perché - LOG. Scienze del perché: V. Spiegazione 2.

Perfetto - (lat per-fectum, compiuto, completo, finito).


METAF. (IV, Il, 302-303; 364-365). Gen. Ciò che è finito e completo
(= in atto di tutto l'essere che gli .conviene). - Div. Perfetto relativo: ciò che è compiuto
in un determinato ordine; perfetto assoluto: Dio, in quanto Atto puro (v. Atto 1).

Perfezione - l. METAF. (IV, Il, 206; 331). Carattere di ciò che è *perfetto.
2. L'essere stesso, considerato o come realizzante la pienezza del suo tipo (= perfezione
intrinseca), o come principio d' appetibilità ( = perfezione estrinseca). Sin. *Bontà 1-2.
3. Grado gerarchico che conviene ad ogni ente in ragione della sua ricchezza qualitativa
(« Le perfezioni di tutti gli enti sono similitudini dell'essere divino »).
4. MOR. Perfezione morale: stato morale molto elevato.

Periferico - PSICOL. (III, 9798). Sensibilità periferica: propria dei sensi esterni (app.
Centrale).
Oss. Oggi si dice più chiaramente e più esattamente «sensibilità superficiale », per opp.
a « sensibilità profonda ».

Periodo - (gr. XXX, l'andata circolare, giro, il ritorno periodico ).


FIS. Durata d'una vibrazione o d'una oscillazione. V. Frequenza.

Peripatetismo - (gr. XXX), passeggiare).


STR. Nome dato alla Scuola o al sistema d'Aristotele, per il fatto che Aristotele
insegnava passeggiando. V. Liceo.
Per sé - (lat. per se).
l. METAF. (IV, II, 231). Ciò che
è atto a ricevere immediatamente l'esistenza (= *sostanza 1). app. Per aliud (= l'
*accidente 1).
2. PSICOL. (III, 541-545). Essere per sé: proprietà per la quale un individuo è una
*persona 2 (Di)r. In sé, che disegna soltanto la *sostanzialità 1).
3. Gen. Sin. di *coscienza 1.

Perseità - METAF. (IV, Il, 231).


Proprietà di ciò che è per *sé 1 (per se). Dist. *Aseità.

Persona - (lat. persona, maschera, ruolo).


1. METAF. (IV, II, 235-236). Individuo ragionevole ed autonomo (Substantia
individua rationalis, sui juris).
2. PSICOL. (III, 541-565). Individuo che si conosce e che si afferma come soggetto
unico e permanente della vita psicologica (=
« Io »).
3. MOR. (V, II, 228; 231). Persona fisica: il corpo dell'uomo, con l'insieme dei beni
corporali (vita, integrità, salute), e per est. con l'insieme dei beni materiali, che sono
come il prolungamento dell'individualità fisica; persona morale: lo insieme dei beni
spirituali che costituiscono la dignità propria della persona umana.
4. DR. Persona fisica: l'individuo umano; persona morale: ogni società, in quanto può
essere soggetto del diritto; persona civile (o giuridica): individuo o gruppo sociale che
possiede dei diritti e dei doveri definiti dalla legge.

SAN TOMMASO D'AQ., Summa theologica, ,Ia, q. 29, aa. 1-3; Quaestio disputata de
potentia, q.9, aa. 1-3; CAJETANUS, In III partem Summae theologicae, q. 4, 2; G.
DUNS SCOTO, III.a sententia, d. I, q. l, n. 9, H, ad 3; L. BILLOT, De Verbo incarnato,
1912; L. STEFANINI, Metafisica della persona. 1950; O. N. DERISI, La persona, su
esencia, su vida, su mundo, 1950.

Personale - l METAF. Che ha il carattere d'una *persona 1 (« La nozione di un Dio


personale »). Ctr. *Impersonale 1.
2. Che è relativo alle persone (« Imposta personale »). Opp. Reale (= relativo alle cose,
res).
3. POLIT. Potere personale: potere che un *sovrano 2 o capo di Stato esercita da se
stesso e nel suo proprio nome e non come mandatario del popolo o d'un'assemblea («
La democrazia è opposta al potere personale »).
4. Volg. Ciò che è proprio d'un individuo (« Morale dell'interesse personale » ). Sin.
Individuale.
5. Originale, nuovo (« Un lavoro personale »).

Personalismo - SOCIOL. (V, II, 188-197). Dottrina o civiltà che fa della *persona 1
umana il fine della società e in gen. afferma il primato dei valori personali (= ragione e
libertà) sui valori economici e sugli organismi collettivi che condizionano il loro
progresso ed il loro svolgimento.

Personalità - 1. METAF. Carattere dell'individuo che è una *persona 1-2.


l. PSICOL. Insieme dei lineamenti *mentali 1 d'un individuo.
Oss. In questo insieme (formante una *struttura 1) si distinguono due componenti: la
personalità idiosincratica (= puramente individuale) (v. Idiosincrasia) e la personalità
di base (comportante i caratteri *tipici o comuni all'interno d'un gruppo sociale).
3. Qualità d'una persona che ha il suo modo personale di sentire e di giudicare e che
non si lascia influenzare dal suo ambiente (« Mancanza di personalità ». « Una
personalità molto pronunciata »).
4. Volg. Individuo che in qualche modo spicca ed esercita del *prestigio 1 (« Un'alta
personalità »).

Pessimismo - (lat. pessimum, il peggio).


1. METAF. (IV, Il, 383). Dottrine (Schopenhauer, Leopardi) le quali affermano che il
mondo è cattivo e che vivere significa essenzialmente soffrire (Ctr. *Ottimismo 1).
2. Volg. Disposizione a vedere costantemente le cose sotto il loro aspetto meno
favorevole.

Petizione - (lat. petere, domandare).


LOG. (I, I, 94). Petizione di principio (o, semplicemente, petizione): sofisma che
consiste nel prendere per principio d'un argomento ciò che già è in questione (Dist.
Circolo vizioso: V. Circolo).

Phylum (gr. XXX, razza, specie) .


1. BIOL. (II, 135). *Organismo 1 considerato come il ceppo (phylum) di tutto un ramo
della Sistematica, e sp. d'una serie di *specie 2.
l. Insieme delle forme che sono successivamente appartenute agli ascendenti d'una
*specie 2 attuale.

Piacere - (lat. pIacere, piacere). 1. PSICOL. (III, 220-229). Impressione gradevole di


natura *fisica1 (= ciò che piace al corpo). Opp. *Dolore 1. Dist. *Gioia.
2. MOR. (V, I, 59). I godimenti d'ordine sensibile e sp. la *voluttà 2 (Cf La morale del
piacere »).
3. Volg. Sin. di *gioia (« La vostra lettera mi ha fatto un grande piacere »).

Piacevole - PSICOL. V. Piacere.

Pigro - 1. Argomento pigro: Leibniz qualifica così il ragionamento dei fatalisti che
concludono all'inutilità dello sforzo e si abbandonano agli impulsi dell'istinto. V.
Fatalismo 1.
l. Filosofia pigra: espressione mediante la quale Leibniz designa lo *innatismo
cartesiano.

Pineale (ghiandola) - V. Ghiandola pineale.

Pirronismo - 1. CRIT. (IV, I, 67). Dottrina di Pinone d'Elide.


2. *Scetticismo assoluto.

Pittografia - V. Scrittura 2.

Piziatismo - (gr. XXX, persuadere. convincere).


PSICOL. PAT. (III, 515). Termine che Babinski sostituisce a quello di *isteria per
sottolineare che i disordini isterici derivano da un'autosuggestione e possono essere
guariti per via di persuasione (v. Suggestione 2).

Plasticità - Proprietà di ciò che è *plastico 1. (« La plasticità della materia prima » ).

Plastico - (gr. XXX, da XXXX, modellare).


1. Ciò che è suscettibile di rivestire forme molteplici.
2. ESTET. (IV, II, 223). Le arti plastiche: quelle che utilizzano le forme sensibili che
hanno massa e occupano spazio, e producono opere immobili (= architettura, scultura,
pittura).

Plebiscitario - POL. (V, II, 400). Regime plebiscitario: che fa decidere (o approvare)
mediante plebiscito 2 la designazione del sovrano «< La monarchia plebiscitaria» = il
Secondo Impero francese).

Plebiscito - (lat. plebs, popolo e sciscere, scitum, decretare).


1. POL. (V, II, 402). Presso i Romani, decreto promulgato dal popolo riunito per tribù.
2. Og. Consultazione del popolo relativa ad un problema di sovranità l e nella quale
bisogna rispondere con un sì o con un no. (Dist. *Referendum).

Pluralismo - (lat. plures, parecchi).


1. STR. Dottrina (sp. in W. James) secondo la quale l'universo non può essere ridotto
all'unità, né di una legge universale, né di una causa prima universale (Opp. *Monismo
1-2).
2. Volg. Neol. Proprietà d'una nozione che, per analogia, può intendersi in più sensi
differenti (« Il pluralismo giuridico») = il senso analogico della nozione di Diritto).
3. Carattere d'un raggruppamento in seno al quale esistono tendenze divergenti, ma
considerate come compatibili con il principio d'unità superiore ammesso da tutti i
membri del gruppo.

Plutocrazia - (gr. XXX, ricchezza e XXXX, governare).


POL. Regime nel quale il potere di fatto appartiene ai ricchi, o ai rappresentanti delle
grandi società commerciali o bancarie.

Poligenismo - BIOL. V. Monogenismo.

Polisillogismo - LOG. (I, 83). Ragionamento consistente in una serie di *sillogismi


collegati in modo tale che la conclusione dell'uno serve da maggiore (= polisillogismo
progressivo) o da minore ( = polisillogismo regressivo) al seguente.

Politeismo - (gr. XXX, più e XXXX, Dio).


METAF. (IV, II, 362). Dottrina (filosofica o religiosa) che ammette la esistenza di più
dei.

Politica - (gr. XXX, città, Stato).


1. MOR. (V. II, 378-421). Sost. Scienza ed arte del governo degli Stati.
2. Agg. Che riguarda il governo dello Stato (« Attività politica ».
«Diritti politici») = diritti del cittadino a partecipare al governo dello Stato. «Uomo
politico»: che si dedica professionalmente alla politica).
3. Economia politica: v. Economia 3.
4. Lg. Che ha la forma o il carattere d'una *società l (« Stato politico ». « L'uomo è un
animale politico »). Sin. *Sociale 2. Opp. *Gregario l.

Pongidi. ZOOL. V. Antropoide.

Popolo - 1. SOCIOL. (V, II, 375).


Senso etnico: sin. di *Nazione l (« I popoli dell'Europa »).
2. Senso sociale: gli strati inferiori della nazione (« Uscire dal popolo »). Opp.
*Aristocrazia2 (del sangue, della cultura o del denaro).
3. Senso politico: i membri del corpo politico della nazione (« Il popolo italiano» =
l'insieme dei *cittadini 2 italiani).
4. Psicologia dei popoli: psicologia delle entità etniche, in quanto tali.

Positivismo - 1. STR. e CRIT. (IV, I, 85-88). Sistema filosofico di Auguste Comte.


2. Gen. Il positivismo come metodo: metodo d'investigazione della natura che esalta la
ricerca delle *leggi 4 empiriche (= relazioni costanti) dei fenomeni, facendo astrazione
dalle *cause l propriamente dette e dalle *essenze l.
3. Il positivismo come dottrina: dottrina che nega il valore teorico e pratico della
*metafisica l e che riduce la realtà legittimamente affermabile a ciò che è percepito o
può essere percepito dai sensi.
4. MOR. (V, I, 83-85; no; 127-141). Il positivismo giuridico: teoria (sostenuta da
Grozio, Puffendorf e Kant) secondo la quale l'ordine *giuridico l è completamente
indipendente dall'ordine morale.
5. Il positivismo morale: teoria (sostenuta, sotto forme diverse, da Callicle, Hobbes,
Helvétius, Nietzsche, Durkheim) secondo la quale non c'è un ordine morale realmente
distinto dall'ordine *giuridico 2
(= dalle costrizioni sociali).

H. GRUBER, Der Positivismus von dem Tode A. Comte bis aul unsere Tage, 1891; E.
TROILO, Il positivismo e i diritti dello spirito, 1912; K. DURR, Der Logische
Positivismus, 1948; A. ALIOTTA, Il nuovo positivismo e lo sperimentalismo, 1954.

Positivo - 1. METAF. Ciò che risulta da una posizione d'essere «< Concetto positivo »)
Opp. *Negativo l.
2. LOG. (I, 125-132). Ciò che è basato su fatti sensibili o può essere ridotto a fatti
sensibili (« Le scienze positive ». «Lo stadio positivo»: secondo Comte, stadio della
civiltà caratterizzato dalla ricerca delle leggi dei fenomeni e dall'abbandono di ogni
preoccupazione di determinare «le cause intime dei fenomeni »).
3. MOR. (V, I, 94-96). Legge positiva (o diritto positivo): le leggi (o il diritto) che
derivano dalla libera volontà del legislatore (Opp. Naturale: v. *Diritto 2).
4. Che impone un atto (< Precetto positivo ». Opp. Precetto negativo = *proibizione l).
5. Volg. Reale, tangibile (« Un interesse positivo »).
6. Chi non perde mai di vista il suo interesse (« Un uomo positivo »).
7. Sin. *Pratico 4.

Positone - FIS. (Il, 66). *Elettrone positivo. V. Quantum 5.

Posizione - 1. METAF. (IV, II, 208). Atto di porre (mentalmente) dell'essere (Ctr.
*Negazione l).
2. LOG. Atto di enunciare gli elementi d'un problema (« La posizione [o impostazione]
di una questione »).
3. COSMOL. Situazione d'un oggetto nello spazio (« La posizione d'un astro». « La
posizione d'una città»).

Possesso - DR. e MOR. (V, II, 245). Il fatto di detenere una cosa e di usufruirne (Dist.
*Proprietà, che è il * diritto 4 di possedere).

Possibile - 1. METAF. (IV, II 196-198). Possibile metafisica (o intrinseco): ciò che è


esente da contraddizione interna (Ctr. Impossibile = Inintelligibile).
l. Possibile fisico 4 (o estrinseco): ciò che è realizzabile di fatto (Ctr. Impossibile =
Irrealizzabile).
Oss. Si dice più spesso: « Cosa metafisicamente o fisicamente possibile o impossibile».
3. Cosa moralmente possibile (o impossibile): cosa realizzabile o no, tenuto conto delle
condizioni *morali 3 da cui dipende.

Post hoc, ergo propter hoc (lat. dopo ciò, dunque a causa di ciò).
LOG. (I, 94). Sofisma d'induzione, che consiste nell'affermare che esiste un rapporto di
causalità tra due avvenimenti, per il solo fatto che si son verificati l'uno dopo l'altro.

Postpredicamenti - LOG. (I, 44). Proprietà dei *predicamenti, enumerate da


Aristotele e consistenti nell'*opposizione1 e nelle sue specie (relazione, contraddizione,
privazione e contrarietà), - nelle differenti specie di *priorità (di tempo, di conoscenza,
di dignità, di natura e di causalità), - nella *simultaneità, sotto le sue due forme,
temporale e naturale, - infine nel *movimento2 o stato di passaggio da una maniera
d'essere ad un'altra maniera di essere.

Postulato - (lat. postulatum, domanda).


1. LOG. (I, 149). Proposizione né evidente, né dimostrabile, che si ammette
provvisoriamente a titolo di principio d'una teoria o d'una operazione (« Il postulato di
Euclide »).
l. STR. (IV, Il, 339-340). I postulati della ragione pratica: in Kant, la libertà,
l'immortalità dell'anima e l'esistenza di Dio, postulati (richiesti) dalla legge morale del
dovere, ma razionalmente indimostrabili.

Posturale - 1. PSICOL. Schema posturale: v. Schema 4.


l. Sensibilità posturale: senso degli *atteggiamenti 1.

Potenza - 1. METAF. (IV, II, 174-184). Gen. Attitudine al mutamento o capacità di


determinazione (Opp. *Atto l).
l. Div. Potenza attuale (o reale o soggettiva): quella che esiste in atto (cioè in atto di
potenza) nelle cose, cioè il soggetto dell'atto (es. la materia per rapporto alla forma, che
è il suo atto); potenza possibile (o logica): il modo ideale secondo il quale una cosa può
essere
(= essenza oggettiva).
3. Potenza attiva: attitudine a produrre una *determinazione 4, ossia il principio
dell'azione esercitata in un altro; potenza passiva: attitudine a ricevere, a subire
(patire) da un altro una *determinazione 4.
4. Potenza naturale: quella che appartiene alla cose in ragione della loro natura;
potenza obbedienziale: attitudine a ricevere una *determinazione 4 superiore alla
natura per effetto d'un dono gratuito di Dio (es. l'uomo, in ragione della sua natura
intellettuale è in potenza obbedienziale della visione beatifica). - As. « La potenza si
definisce in funzione dell' atto » (Potentia dicitur ad actum), perché tutta la sua realtà
consiste nella relazione all'atto. - « L'atto e la potenza sono dello stesso genere» (Actus
et potentia sunt ejusdem generis), in ragione della relazione essenziale della potenza
all'atto.
5. MATEM. (Il, 7). Numero cardinale che caratterizza un *insieme2, finito o infinito.
Oss. Due insiemi hanno la stessa potenza se a ciascuno degli elementi d'un insieme si
può far corrispondere uno ed un solo elemento dell'altro insieme (= corrispondenza
*biunivoca). Es. Insieme dei numeri interi e insieme dei numeri pari: ad ogni numero
intero, si può, moltiplicandolo per 2, associare un numero pari ed uno solo.
ARISTOTELE, Metafisica, L, I-III-IV, IX -X.: SAN TOMMASO D'AQ., In Metaph., I,
Iect. 4-17; V, lect. 14; IX. De potentia, q. I, a. 1-3; A. FARGES, Théorie fondamentale
de l'acte et de la puissance, 1904; A. GIACON, Atto e Potenza, 1947; L. FUETSCHER,
Akt und Potenz, 1933.

Potenziale - 1. METAF. (IV, II 176-184). Ciò che è in *potenza l (Ctr. *Attuale l).
l. FIS. Energia potenziale: v. Energia 2.

Potenzialità - METAF. Carattere di ciò che è in *potenza 1


(Opp. * Attualità I). Dist. *Virtualità 1.

Potere - 1. METAF. (IV, II, 240241). Sin. Potenza attiva (v. Potenza l) o *Facoltà l.
l. MOR. (V, I, 117). Potere mora. le: diritto derivante da un titolo morale.
3. POL . (V, II, 392-413). Una delle grandi funzioni dello Stato («Potere legislativo,
esecutivo e giudiziario». « La separazione dei poteri »).
4. Principio della separazione (o divisione) dei poteri: principio in forza del quale i
poteri legislativo, esecutivo e giudiziario devono avere dei titolari distinti ed essere in-
dipendenti gli uni dagli altri (Montesquieu, Esprit des Lois).

Povertà - 1. MOR. (V, II, 238). Stato nel quale non si possiede che il necessario (= ciò
che è indispensabile per i bisogni della vita). Dis. *Miseria.
2. Voto di povertà: uno dei tre *voti l di religione, consistente nel rinunciare o alla
nuda proprietà (v. Proprietà 4), o soltanto al libero uso dei beni esterni.

Pragmatismo - (gr. XXX, azione).


CRIT. (IV, I, 89-92). Dottrina (sostenuta sp. da W. James) secondo la quale la verità ha
per criterio la fecondità, nell'ordine della credenza, ed il successo, nell'ordine della
azione.
W. JAMES, Saggi pragmatisti, trad. di Papini, 1910; E. BAUMGARTEN, Der
Pragmatismus. 1938; P. LAMANNA, Il pragmatismo anglosassone, 1952.

Prassi - (gr. XXX, azione). STR. In Hegel e in Marx, tutte le


attività mediante le quali l'uomo domina, trasforma ed utilizza le forze della natura o le
cose.

Pratico - (gr. XXX, agire). 1. MOR. (V, I, 16-20). Agg. Che riguarda l'*azione 3 (« La
Morale, scienza pratica » . « La ragione pratica »). Ctr. *Teorico l *Speculativa l.
l. Div. Speculativamente pratico: relativo ai princìpi dell'azione; praticamente pratico:
relativo alla azione nella sua realtà concreta.
3. Sost. L'*azione 3 (« La Filosofia dell' azione è una teoria della pratica integrale »).
4. Volg. Sost. Esercizio abituale d'una determinata attività (« La pratica d'una lingua
»).
5. Agg. Chi ha il senso delle realtà concrete (« Persona pratica »).

Preadattamento - BIOL. (II, 114; 156). V. Adattamento.

Precetto - (lat. praeceptum, istruzione, regola).


I. MOR. (V, I, 91). Ordine formale, che impone una condotta. Opp.*Consiglio.
l. Div. Precetto positivo: ordine che impone un atto; precetto negativo: ordine che
proibisce un atto (« Non uccidere »). Sin. Proibizione.

Predestinazione - TEOL. Atto, col quale Dio decreta dall'eternità il destino delle
creature ragionevoli.

Predeterminazione - METAF.. (IV, Il, 373-375). Atto col quale Dio determina
dall'eternità, in modo infallibilmente efficace, tutti i *futuri liberi (Sin. Premozione
fisica).

Predicabile - LOG. (I, 42). I predicabili: i cinque modi secondo cui una cosa può
essere detta di un *soggetto l (= a modo di genere, di specie, di differenza specifica, di
proprietà e d'accidente contingente). Sin. *Universali l.

Predicamento - METAF. V. Categoria l.

Predicato - (lat. praedicare, attribuire).


LOG. (I, 55). Ciò che è affermato o negato, a titolo di qualità (essenziale o accidentale)
(= predicato assoluto o attributo), ovvero a titolo, di relazione (= predicato relazionale:
V. Relazione 1-2).

Predicazione - LOG. (I, 45). V. Attribuzione l.

Preformazione - BIOL. (II, 109-116). Antica teoria (Schwammerdam, Ch. Bonnet,


Haller) secondo la quale l'essere vivente è già tutto formato e contenuto nell'uovo, di
modo che il suo sviluppo non è che una esplicitazione o un semplice spiegamento di
parti preformate, sebbene originariamente invisibili. Ctr. *Epigenesi. Dist.
*Preadattamento.

Preghiera - MOR. (V, Il, 217219). Movimento interiore mediante il quale l'anima si
piega attivamente su se stessa, poi, col discorso mentale, si eleva a Dio, gli offre i suoi
omaggi di adorazione e di rispetto, gli espone i suoi bisogni e gli domanda il suo aiuto.

Pregnanza - (lat. da praegnans, pieno, riempito di).


PSICOL. (III, 144). Legge della pregnanza della forma: nella psicologia della Forma (v.
Forma 8), proprietà in virtù della quale le forme generalmente tendono a rivestire una
struttura quanto più semplice e regolare è possibile.
Oss. Si usa anche, nello stesso senso, l'espressione: « legge della buona forma ».
Preistoria - Parte della storia dell'umanità che riguarda i periodi per i quali non si
possiede nessun documento scritto, e che si cerca di ricostituire con l'aiuto di tracce
materiali (fossili, utensili, incisioni rupestri, ecc.) rimaste.

Prelogico - SOCIOL. (I, 32; III, 466). Mentalità prelogica: secondo Lévy-Bruhl,
mentalità dei *primitivi 3, di natura essenzialmente *mitica 3, cioè puramente emotiva
ed estranea al principio di contraddizione, che regge le operazioni logiche degli
inciviliti.

Premesse - (lat. prae-missae, proposizioni poste prima).


LOG. (I, 74). Ceno Insieme delle proposizioni che costituiscono l'*antecedentel-2 d'un
ragionamento. Sp.. Le due prime proposizioni del sillogismo (= *maggiore e *minore)
che compongono collettivamente lo*antecedente 7 e dalle quali deriva la *conclusione
1-2.

Premonizione - PSICOL. Immagine o idea (soprattutto nel sogno) che sembra


annunziare un, avvenimento futuro.

Premozione - METAF. (IV, II,. 373). La premozione fisica: v. Predeterminazione.

Preominide - BIOL. V. Ominide

Preriflessivo - PSICOL. V. Cogita 2.

Prescienza - METAF. (IV, II,. 370-375). Attributo divino median~ te il quale Dio
conosce dall'eternità, nella e con la sua essenza, tutti i possibili e tutti i futuri liberi e
contingenti.
Oss. La questione che si pone qui consiste nel sapere se questi futuri liberi che Dio
conosce nella sua l' essenza, li conosca indipendentemente da ogni decreto della sua
potenza o al contrario nei liberi decreti della sua volontà. Per risolvere questo
problema sono state proposte due teorie principali: quella della « *premozione fisica»
e quella della «*scienza media ».

Prescrizione - DR. (V, II, 271). Mezzo d'acquistare una *proprietà 4 (= prescrizione
acquisitiva) o di liberarsi d'un obbligo o d'un debito (= prescrizione liberatoria) dopo
un certo lasso di tempo e sotto condizioni determinate dalla legge o dalla
consuetudine.

Prestabilita (Armonia) - V. Armonia 2.

Prestigio - (lat. praestigia, illusioni, prodigi).


1. SOCIOL. (I, 221). Potere di seduzione o di dominazione che un individuo esercita su
un altro o su un gruppo in ragione di doni eccezionali.
2. Valore indiscusso che è riconosciuto ad un'idea o ad un uso e per il quale quest'idea
o quest'uso s'impongono ad un intero gruppo d'individui (« Il prestigio dell'idea
d'evoluzione nel XIX secolo ». «Il prestigio della moda »).
3. Volg. Potenza analoga alla magia. Sortilegio («I prestigi dell'eloquenza »).

Prestito - 1. MOR. e DR. (V, Il, 284). Contratto di prestito: contratto oneroso col
quale qualcuno cede la sua cosa ad un altro perché la faccia sua immediatamente, ma
obbligandosi a rendere più tardi una cosa della stessa natura e della stessa qualità.
l. Prestito a interesse: contratto col quale una persona, fisica o morale (= mutuatario)
riceve a titolo di prestito una somma di denaro ed aggiunge al suo obbligo principale di
rimborso l'obbligo accessorio di pagare periodicamente al prestatore un tanto per
cento del valore messo a sua disposizione.

Presunzione - (lat. Praesumptio idea anticipata, preconcetta) - Giudizio fondato su


*indizi più o meno precisi e che richiedono una verifica - Dis. *Congettura, *Ipotesi 1-
2, *Supposizione.

Preternaturale - METAF. Ciò che è al di sopra della natura umana (Dist.


*Soprannaturale 1).

Prezzo - 1. ECON. POLo (V, II, 276). Valore venale (= di compera) d'una cosa. - Div.
Prezzo legale: quello che è stabilito dalla legge (per alcune mercanzie di prima ne-
cessità); prezzo volgare (o corrente o ordinario): quello che dipende dalla stima
comune; prezzo convenzionale: quello che è stabilito mediante accordo reciproco dei
due contrattanti.
l. Volg. Fig. Valore morale di una cosa «c Attribuire un grande prezzo alla lealtà»).
3. Sin. Sanzione naturale (« Il prezzo del vizio »). V. Sanzione 3.

Primarietà - 1. PSICOL. e CAR. (III, 321-328) - Primarietà (o *funzione 2 primaria)


d'una *rappresentazione 1 o d'un *affetto: effetti prodotti da questa rappresentazione o
affetto mentre interessano la coscienza chiara. V. Secondarietà 1.
l. Stato d'un soggetto nel quale la *ripercussione *attuale4 delle rappresentazioni (=
funzione primaria) ha il sopravvento sulla funzione secondaria. V. Secondarietà2.

Primario - Sin. *Primo.

Primate - (lat. primas, primus, primo).


BIOL. (III, 639). Nome dato da Linneo agli esseri che occupano il rango più elevato
nella scala animale (pro scimmie e *scimmie).

Primato - Carattere di ciò che è primo nell'ordine della *potenza 2 o nell'ordine dei
*valori 2 (c( Il primato dello spirituale »).

Primitività - 1. SOCIOL. (I, 231). Carattere di ciò che è primitivo.


2. Criteri di primitività: che permettono di definire i rapporti di dipendenza reciproca e
di anteriorità relativa ai differenti *cicli 2
(o, meglio, ambiti) culturali.

Primitivo - 1. SOCIOL. (I, 7-29232). Primo dal punto di vista cronologico.


l. Stato primitivo: tipo di cultura considerato come il più vicino a quello dei primi
uomini.
3. I Primitivi: i non inciviliti.
Oss. L'identificazione delle nozioni di *primitivo 1 e di non incivilito si basa soltanto
sul postulato evoluzionista. L'espressione di « primitivi» non deve quindi essere
utilizzata che alla luce di questa osservazione, imposta dal fatto che, ad attenerci ai dati
positivi, tanto antropologici che etnologici, manchiamo d'un criterio decisivo di
*primitività 2.

Primo - 1. Gen. Ciò che non è preceduto da nient'altro.


l. Div. Punto di vista cronologico: ciò che è il più antico (« Gli uomini primi »).
3. Punto di vista logico: ciò che funge da *principio 1 («Il concetto è primo nell'ordine
della specificazione »).
4. Punto di vista psicologico: ciò che serve come punto di partenza (« Il primo termine
d'un ragionamento »).
5. Punto di vista critico: ciò che serve di *fondamento a tutto il resto ed a cui tutto si
riduce (« Le prime nozioni». « I primi princìpi »).
6. Punto di vista metafisico: ciò che è *principio, sia nell'ordine dell'essenza (= princìpi
intrinseci: *materia 1 e *forma 1), - sia nello ordine dell' esistenza (. = princìpi
estrinseci: *causa 1 e *fine 1).
7. Punto di vista morale: ciò che precede nell'ordine del *valore 1
(« Un lavoro di primo [meglio, « primario »] valore »).

Principio - at. princeps, primo).


1. Gen. Ciò da cui una cosa procede o dipende, in qualsiasi modo.
2. Div. Principio cronologico: inizio (« All'inizio, al principio »).
3. Principio logico: ciò da cui dipende una deduzione (« Il principio d'un ragionamento
»).
4. Principio psicologico e critico: proposizione che risulta immediatamente
dall'intuizione dell'essere e che regola universalmente l'esercizio del pensiero («
principio di [non] contraddizione», «principio di ragion d'essere »).
5. Principio metafisico: ciò da cui una cosa dipende, quanto all'*essenza l (= principio
intrinseco), - o quanto all' *esistenza l (= principio estrinseco o *causa l prop. detta).
6. Principio scientifico: proposizione molto generale che sintetizza più *leggi 4 «(
principio della conservazione dell'energia »).
7. Principio morale: precetto o legge d'ordine *morale l ( «Il principio fondamentale
della moralità»).
8. Principio pratico: regola di azione (« Prendere per principio di condotta »).
Priorità - (lat. prior, che precede).
1. Gen. Carattere di ciò che precede.
l. Div. Priorità di natura (o logica): carattere di ciò che viene prima nell'ordine
dell'*essenza (es. della causa in rapporto all'effetto, dell'essere in rapporto al vero o al
bene).
3. Priorità di tempo (o cronologica): sin. Anteriorità.

Privazione - METAF. (IV, II, 168). Mancanza d'un bene o d'una perfezione che
conviene ad una natura (Es. La cecità, nell'essere che vede per natura). Dist.
*Negazione, che è pura assenza (es. l'insensibilità nella pietra).

Probabile - (lat. probare, provare, verificare).


1. LOG. (I, 105) e CRIT. (IV, I, 68).
Ciò che ha le apparenze della verità (« Opinione probabile »). Sin. *Verosimile l.
l. Che ha molta probabilità di verificarsi (« Avvenimento probabile »). Ctr.
*Improbabile 2.

Probabiliorismo - (lat. probabilior, più probabile).


MOR. (V, I, 161). Sistema di morale secondo il quale la legge non s'impone quando
l'assenza dell'obbligo è dimostrata come certa o almeno notevolmente più probabile. V.
Probabilismo. Equiprobabilismo. Tuziorismo.

Probabilismo - 1. CRIT. (IV, I, 67; 77). Dottrina secondo la quale la ragione è


impotente a conoscere con certezza, ma può avere opinioni più o meno probabili (v.
Scetticismo).
2. MOR. (V, I, 161). Teoria in virtù della quale non si è tenuti ad osservare una legge
dubbia, a meno che intervenga qualche altra considerazione di cui si deve tener conto.
V. Equiprobabilismo. Probabiliorismo. Tuziorismo.

T. DEMAN, Prohabilisme, in Dict. dela théol. cath. vol. XIII, coll. 412-419.

Probabilità - 1. LOG. (I, 105). Carattere d'una asserzione *probabile l (Ctr.


Inverosimiglianza). V. Opinione.
2. Carattere d'un avvenimento *probabile1 (Ctr. Improbabilità).
3. Div. Probabilità morale: relativa agli avvenimenti in cui interviene ad un livello
qualsiasi la *libertà2 umana; probabilità matematica: quella in cui, essendo tutti i casi
possibili della stessa natura, in numero finito e conosciuti in anticipo, la probabilità
che ognuno di essi ha di verificarsi può essere valutata sotto forma frazionaria («
Calcolo delle probabilità»: v. Calcolo 2)
4. FIS. Onda di probabilità: v. Onda 3.

G. CASTELNUOVO, Calcolo delle probabilità, 1947.

Problema - (gr. XXX, ostacolo, compito).


1. Questione da risolvere con metodi scientifici (« I problemi della filosofia» ).
l. MATEM. (I, 147). Proposizione che si dimostra riducendola ad una proposizione più
semplice, tenuta come certa e la cui verità garantisce quella della proposizione che
costituiva il problema da risolvere.
3. Volg. Cosa difficile da spiegare (« La condotta di quel fanciullo è un problema »).

Problematicità - Carattere di ciò che può essere ridotto a *problema l.

Problematico - 1. A gg. qualifica ciò che è enunciato sotto forma di *problema1. Es.
«Teoria problematica». «Idealismo problematico» (=quello di Cartesio, secondo
Kant).
2. Volg. Dubbio («Un successo problematico »).
3. Sost. La problematica d'una questione: esposizione degli elementi d'un *problema 2.
4. LOG. Proposizione problematica: V. Proposizione.

Processo - 1. Insieme di fenomeni che si succedono secondo un certo ordine e che


costituiscono un tutto naturale e logico (« Il processo della sensazione »).
l. Processo all'*infinito (o in infinitum): sequenza o successione senza termine
assegnabile. V. Indefinito l.

Prodotto logico - LOG. Operazione logica che può essere praticata su concetti, classi
o proposizioni ed il cui simbolo è ∩ o & (che in certi casi può restare sottinteso) e
corrisponde quasi alla congiunzione e.
Oss. Praticato su *classi 3, il prodotto logico dà una classe risultante composta dai soli
elementi che sono comuni alle due classi-argomenti (o classi primitive). Praticato su
proposizioni, dà una proposizione risultante vera, se e soltanto se le due proposizioni-
argomenti sono vere. Dist. *Addizione logica.

Produzione - 1. ECON. POL. (V, II, 245). Gen. Atto di produrre qualcosa.
l. Sp. La produzione: l'insieme delle ricchezze economiche che derivano dal lavoro
umano.
3. Beni (o strumenti) di produzione: tutti quei beni che servono a produrre i beni di
*consumo 2 (Es. Officina, macchina - utensile, ecc.).

Profano - (lat. pro, dinanzi e fanum, tempio).


1. SOCIOL. Ciò che è estraneo al campo della *religione 2 e del *culto 2 (« Letteratura
profana». « Storia profana». « Cosa profana »). Ctr. *Sacro l.
2. Persona estranea a certe conoscenze o a certe pratiche riservate ad iniziati.
3. Per est. Persona o cosa che sono escluse in qualche modo dal *sacro2 o che ne
contrariano in qualche modo le manifestazioni.

Profitto - ECON. POLo (V, II, 253; 279; 283). Beneficio che deriva da un'operazione
commerciale o finanziaria.
Profondità - 1. COSMOL. (Il, 12). Una delle tre dimensioni dei corpi e dello spazio.
Sin. * Altezza l.
2. Dimensione d'un oggetto, dal vertice alla base. Ctr. * Altezza 2.
3. PSICOL. Psicologia delle profondità (o del profondo): v. Psicanalisi, Sé 2-3,
Archetipo 3.
4. Volg. Grande penetrazione o potenza dell'intelligenza (« Teoria, opera d'una grande
profondità »).

Progetto - (lat. projicere, mettere avanti).


1. Gen. Rappresentazione mentale, scritta o grafica, di qualcosa che si vorrebbe fare.
2. STR. (I, 8 bis). Nell'*esistenzialismo 1-2 sartriano, il progetto è la iniziativa
assolutamente libera mediante la quale la coscienza, insieme e con lo stesso
movimento, costituisce l'*esperienza 2 e crea i *valori 2.
3. Nella filosofia di Heidegger: condotta "'esistenziale 4 mediante la quale l'uomo è
sempre più avanti di se stesso e come tale fondamentalmente cura (Sorge).

Progresso - (lat. progredi, progressum, avanzare).


1. Gen. Sviluppo per aumento, *quantitativo o *intensivo («I progressi della malattia».
« I progressi della mortalità »).
2. Avanzamento in meglio (« I progressi d'uno studente »).
3. SOCIOL. (V, II, 446). Cammino in avanti continuo della società (o dell'umanità) nel
senso della perfezione («Il progresso sociale». «Il progresso materiale ». « Il progresso
morale »).

Proibizione - 1. MOR. (V, t 91). Precetto per cui la legge morale interdice un'azione.
(Es. « Tu non ucciderai »).

Prolegomeni - (gr. XXX, cose dette prima).


Esposizione preliminare. Introduzione ad una dottrina (Es. l'opera di Kant:
Prolegomeni ad ogni metafisica futura).

Proletariato - (lat. proletarius, da proles, colui che fornisce figli).


1. MOR. e SOClOL. (V, !I, 301-302; 314-319). A Roma, l'insieme dei *proletari l.
2. Og. Proletariato industriale: classe sociale composta di operai salariati che devono
trovare nell' alienazione permanente della loro forza-lavoro la sorgente unica, o
almeno essenziale, del reddito necessario al mantenimento della loro vita.
3. Condizione di *proletario 2.

Proletario - (lat. proletarius, da proles, colui che fornisce figli).


STR. A Roma, uomo povero, considerato come utile allo Stato solo in quanto generava
dei figli.
2. MOR. e SOCIOL. (V, Il, 301-302). Og. Persona che non ha per vivere che il prodotto
del suo lavoro, ridotto esso stesso a un semplice capitale di consumo.
Propedeutica - (gr. XXXXX, preliminare e XXX, arte di istruire).
Studio che deve servire di preparazione necessaria per abbordare una scienza (« La
Logica è una propedeutica alla Filosofia »).

Proporzionalità - 1. MATEM. Proprietà di ciò che comporta una *proporzione l.


2. METAF. (IV, II, 165-166). Analogia di proporzionalità: V. Analogia 3.

Proporzione - 1. MATEM. Uguaglianza di due rapporti:


2. COSMOL. ed ESTET. (IV, II, 215216). Convenienza reciproca delle parti o degli
elementi d'un tutto. Equilibrio degli elementi componenti.
3. "'Armonia l.
4. Volg. Dimensione (« Un'opera di grandi proporzioni »).

Proposizionale - 1. LOG. Calcolo proposizionale: V. Logico.


2. Funzione proposizionale: v. Logico.

Proposizione - (lat. pro-ponere, proporre, mettere prima).


1. LOG. (I, 55 - 61). *Enunciato esplicito (verbale, scritto, *gestuale) di un "'giudizio l.
2. Div. Proposizione esistenziale: relativa ad un'*esistenza l (« Dio esiste ». « Non ci
sono montagne d'oro »); proposizione predicativa: relativa ad una *natura l o essenza
ad una *proprietà o qualità (« L'uomo è ragionevole». « La terra è rotonda». «Pietro è
musicista »). OSS. La proposizione esistenziale comprende due termini: il soggetto e il
verbo «è» (esistenziale); la proposizione predicativa comprende tre termini: il
soggetto, il predicato ed il verbo « è » (copulativo). || Proposizione analitica: quella il
cui predicato è o identico al soggetto (sebbene concettualmente distinto da questo): «
l'uomo è un animale ragionevole », - o proprio del soggetto: « il cerchio è rotondo », - o
essenziale al soggetto: « l'uomo è ragionevole»; proposizione sintetica: quella in cui il
predicato non esprime nulla d'essenziale né di proprio del soggetto: « quest'albero è
vecchio»; « Pietro è malato». || Proposizione d'inerenza: quella che afferma (o nega)
che un certo predicato esiste (o inerisce) in un certo soggetto; proposizione di
relazione: quella che afferma (o nega) una relazione tra due o più oggetti: « Parigi è
lontana da Roma», « Pietro è più grande di Paolo». || Proposizione assertoria: quella
che afferma o nega *semplicemente un rapporto; si occupa soltanto delle assertorie. ||
Proposizione categorica: quella che ha per elementi due concetti legati tra di loro dalla
*copula è; proposizione ipotetica: quella che ha per elementi due proposizioni unite
mediante una *copula diversa dal verbo: « se Pietro lavora, riuscirà nel suo esame». V.
Condizionale 2, Congiuntivo 1, Disgiuntivo 1.|| Proposizione affermativa: quella che
afferma un'*esistenza 1 o enuncia la convenienza di due concetti: « Dio esiste», «
L'uomo è ragionevole»; proposizione negativa: quella che nega un'*esistenza 1 o la
convenienza di due concetti: « La chimera non esiste». « La terra non è quadrata ». V.
Negazione 2. || Proposizione modale: quella che enuncia il modo con cui il predicato
conviene (o non conviene) al soggetto. V. Modalità; proposizione assoluta (o *de
inesse): quella che non comporta nessuna *modalità. || Proposizione universale,
particolare, indefinita, singolare. V. queste parole. Oss. La designazione delle diverse
coppie di proposizioni varia secondo gli autori.

Proprietà - 1. LOG. (I, 42). Nozione universale che deriva dalla *essenza 1 e si
attribuisce ad un soggetto per modo di qualità necessaria. V. Predicabile.
2. Lg. Carattere distintivo.
3. *Qualità 1 «( Le proprietà chimiche »).
4. SOCIOL. (V, II, 245-246). Possesso legittimo (= fondato sopra un *titolo 1).
5. Proprietà nuda: proprietà il cui godimento (= *usufrutto) appartiene ad uno diverso
dal proprietario.

Proprio - 1. LOG. (I, 42). Sosto Il proprio: sin. di *proprietà 1.


2. Agg. Ciò che appartiene ad un *individuo2 o ad una *specie 2 determinati e ad essi
soltanto e, come tale, serve a caratterizzarli (« La maniera propria di un pittore »).

Propriocettivo - 1. PSICOL. Campo propriocettivo: insieme delle parti del proprio


corpo, in quanto eccitano, per via interna, altre parti del corpo.
2. Sensazioni propriocettive: quelle che hanno per oggetto una parte del proprio corpo,
conosciuta precisamente in quanto tale. Dist. *Interocettivo.

Prospettiva - (lat. prospicere, guardare in avanti) - Studio (o *scienza) che mira a


*determinare2 i fattori (scientifici, tecnici, demografici, economici, sociologici, ecc.)
che regolano l'evoluzione di una società data a un momento dato, allo scopo di
prevedere le situazioni che, in un dato avvenire, risulteranno dal gioco di tali diversi
fattori, - e di agire sul presente stesso in funzione di questa previsione. (Es. La
determinazione statistica dello stato demografico in Italia nel 1970 permette
d'intraprendere fin d'ora [1966], in funzione dell'avvenire così definito, la costruzione
di tanti appartamenti di tante scuole di diverse categorie, ecc.). Oss. Si vede come,
grazie alla prospettiva, sia l'avvenire a determinare il presente.

Prossimo - 1. LOG. (I, 42; 50). Genere prossimo: quello che è immediatamente
superiore, quanto all'*estensione 1, ad una determinata *specie 1 (Es. « Animale» èil
genere prossimo della specie
( « Uomo »).
2. METAF. (IV, II, 257-258). Causa prossima: quella che *determina 3
immediatamente la produzione dell'effetto (Ctr. Lontana).
3. MOR. (V, II, 224). Sost. Il prossimo: tutti i simili dell'uomo, considerati come
membri della grande famiglia umana e uniti tra di loro dai legami della fraternità.

Protone - FIS. V. Quantum 3.

Prova - LOG. Ciò che induce l'intelligenza ad ammettere la verità d'una proposizione
o la realtà di un fatto. Dist. *Dimostrazione, perché se ogni dimostrazione è (di diritto,
almeno) una prova, ogni prova non è una dimostrazione. (Es. In Metafisica,
l'argomento ontologico è proposto come prova evidente di Dio da coloro che negano la
possibilità d'una dimostrazione dell'esistenza di Dio. In gen. si ha una prova (ma non
dimostrazione), quando si mostra o si fa vedere qualcosa per stabilirne l'esistenza.

Prove ed errori - PSICOL. (III, 75). Metodo per prove ed errori: procedimento di
formazione delle abitudini (= ammaestramento) per tentoni ed approssimazioni
fortuite (Opp. *Riflessione 2).

Provvidenza - (lat. providere, vedere in anticipo).


1. METAF. (IV, II, 379). Attributo per cui Dio concepisce il piano delle cose e ne dirige
l'esecuzione, determinando per ogni creatura e per tutto l'universo il fine da conseguire
ed ì mezzi necessari alla realizzazione di questo fine.
2. STR. Malebranche chiama provvidenza generale le leggi generali dell'universo, e
provvidenza particolare, i *miracoli 1 con i quali Dio rimedia « ai disordini che si
verificano in conseguenza della semplicità delle leggi naturali» (Méditations
chrétiennes, VII, § 17).

Prudenza - 1. MOR. (V, I,l9-2~; 181). Virtù intellettuale il cui ufficio consiste nel
dirigere l'azione nel campo del contingente e del concreto determinando
razionalmente l'atto morale da compiere e muovendo la volontà ad agire
conformemente a questo giudizio.
2. Una delle quattro virtù cardinali.
3. Volg. Circospezione nel linguaggio o nella condotta.

Pseudo - (gr. XXX, menzogna).


Questo termine si usa in composizione con parecchie parole o radicali per sottolineare
una cosa illusoria o speciosa (Es. « uno pseudo-problema» = un *problema l che non si
pone e che non esiste, ma che prende l'apparenza d'un problema autentico per effetto
di princìpi erronei. Tale è, ad es., e per eccellenza, lo pseudo-problema dell'esistenza
del mondo esterno: v. METAF. IV, I, 48-49).

Psicagogia - (gr. XXX, attrazione, seduzione; governo dell'anima).


1. MOR. (V, II, 205-211). Arte di disciplinare le reazioni affettive.
2. Per est. Arte di dirigere la vita secondo una norma intellettuale e morale.

Psicanalisi - (gr.XXXX, anima e XXX, analisi).


PSICOL. (III, 35; 599-602). Metodo, sistematizzato da Sigmund Freud, per
l'esplorazione dell'*inconscio l, e consistente essenzialmente nel servirsi delle
associazioni libere del malato, dell'analisi dei suoi *lapsus e dei suoi *sogni, per
realizzare la *liberazione degli elementi che turbano la sua vita psichica, e, per mezzo
di ciò, realizzare la sua guarigione.
Oss. Si usa tlv. il termine psicologia delle profondità (o del profondo) per sottolineare
l'orientamento della psicanalisi verso gli strati più antichi (= i più profondi) della
*personalità 2.
Psicastenia - (gr. XXX, anima e XXXX, debolezza).
PSICOL. PAT. Nevrosi legata alla costituzione emotiva e caratterizzata sp. da
*ossessioni, dall'*abulìa 1, e da un sentimento d'*incompletezza, che derivano (secondo
Janet) dall' indebolimento della tensione psicologica e dall'indebolimento della
funzione del reale (v. Reale 3).

Psiche (gr. XXX, anima come principio di vita).


PSICOL. (III, 12-19) e COSMOL. (II. 126). Unità naturale dell'anima e del corpo. Dist.
*Spirito l.

Psichiatria - (gr.XXX, anima e XXX, medicina).


Parte della medicina che riguarda la cura delle *anomalie 2 psichiche (*psiconevrosi).

Psichico - PSICOL. (III, 12). Ciò, che concerne lo *psichismo l (app. *Fisico 5).

Psichismo - (gr. XXX, anima). 1. COSMOL. (II, 126) e PSICOL. (III.


12-19). Nel vivente (vegetale ed animale), principio interno di strutturazione, che
condiziona l'esercizio di una *condotta unificata. Sin. *Anima l e *Forma l.
l. L'insieme dei fenomeni conoscitivi e affettivi (= la *coscienza 2). (cc Lo psichismo
marginale». V. Marginale).
3. STR. In Cartesio, il *cosciente l.
4. In parecchi psicologi contemporanei (sp. Binet), l'atto di coscienza in quanto
conoscitivo.
Oss. Queste due definizioni sembrano troppo strette, perché escludono dallo
psichismo, la prima il campo del subconscio e dell'inconscio, la seconda i fatti d'ordine
sensibile ed affettivo.

Psicocronometria - V. Psicometria.

Psicodinamica - V. Psicometria.

Psicofisiologia - PSICOL. (III, 15). Studio dei fatti psichici nel loro rapporto con le
loro condizioni *organiche 4 e *fisiologiche 2.

Psicofisica - V. Psicometria.

Psicografia - (gr. XXX) anima, e XXX, descrizione),


PSICOL. (III, 25-40). Inventario metodico e preciso dei modi d'azione mediante i quali
un uomo si esprime o si manifesta nel corso della sua vita. Div. Psicografia statistica:
ottenuta mediante inchiesta *statistica 2 e che permette l'applicazione del calcolo delle
correlazioni. - Psicografia biografica: descrizione del *comportamento 2 di un uomo
nel corso della sua vita, per osservazione diretta o basandosi su di una biografia
anteriore. Psicografia autobiografica: quella il cui soggetto e il cui redattore sono la
stessa persona.

Psicologia - (gr. XXXX, anima e XXX, studio).


1. PSICOL. (III, l-50). Gen. Scienza dei fenomeni psicologici e delle leggi che li
governano, la quale mira a determinare la natura e il destino del soggetto che ne è il
principio.
2. Sp. Psicologia positiva (o sperimentale o empirica): scienza *positiva 2 dei
fenomeni psichici e delle leggi empiriche che li governano.
3. Psicologia razionale: studio relativo all'esistenza, alla natura e al destino dell'anima
umana come principio primo dell'insieme dei fenomeni psicologici.
Oss. La distinzione di psicologia positiva e di psicologia razionale può essere ammessa
per distinguere due punti di vista distinti nello studio dell'anima, ma non (nel senso
kantiano e positivista) per significare che la psicologia potrebbe costituirsi e avere il
suo compimento sul piano puramente *empirico 2.
4. Psicologia oggettiva: v. Behaviorismo e Neuropsicologia.
5. Psicologia individuale: studio della vita psicologica nelle sue manifestazioni
individuali, in quanto guidate dalla volontà di potenza e dal sentimento della comunità
(Adler).
6. Psicologia patologica: studio dei disordini funzionali dello Psichismo considerati in
se stessi (Sin. Psicopatologia).

SAN TOMMASO D'AQ., Commento al De Anima di Aristotele; Summa theologica, Ia,


qq. 75-91; D. MERCIER, Le origini della psicologia contemporanea, 1910; ZUNINI-
GEMELLI, Introduzione alla psicologia, 1947; D. MERCIER, Psychologie, 1923.

Psicologico - 1. Che riguarda la *psicologia l in gen. (« Studio psicologico ». «


Osservazione psicologica »).

Psicologismo - CRIT. (IV, I, 47). Teoria o tendenza consistente nel ridurre i problemi
filosofici (logici, metafisici e morali) a problemi
psicologici e, perciò stesso, il *diritto 3 al *fatto 1 (= l'idea ad immagini, le forme
logiche all'esperienza intellettuale, il giuoco dei valori al giuoco dei meccanismi, la
causa all'occasione). (In altri termini ogni spiegazione si riduce a problemi di origine e
di evoluzione, cioè ad una storia).
Oss. L'errore dello psicologismo consiste nel supporre che descrivere una genesi o una
curva d'evoluzione equivalga a definire un' *essenza 1 (o una *struttura 1) e ad
enunciare un giudizio di *valore 3.

Psicometria - (gr. XXX), anima e XXXX, misura).


PSICOL. (III, 39). Insieme di procedimenti di laboratorio che servono a misurare i
fenomeni psichici. - Div. Psicofisica: consistente nel determinare il rapporto tra
l'eccitazione e la sensazione; - Pricocronometria: consistente nel misurare la durata dei
processi psichici; - Psicodinamica: consistente nel misurare il lavoro compiuto; -
Psicostatistica: consistente nello stabilire delle *medie 1.

Psiconevrosi - V. Nevrosi

Psicopatia - (gr. XXX), anima e XXXX, malattia).


Malattia mentale (*Schizofrenia, *Alienazione, * Degenerazione) . Dist. *Neuropatia.

Psicopatico - Che riguarda una *psicopatia o appartiene ad una psicopatia («


Costituzione psicopatica »: v. Costituzione).

Psicopatologia - PSICOL. (III, 372). V. Psicologia 6.

Psicosi - 1. PSICOL. PAT. (III,372374). Malattia mentale.


2. Div. Psicosi costituzionali: quelle che hanno per causa prima e principale certe
disposizioni congenite dei soggetti. (v. Costituzione psicopatica).
3. Psicosi lesive: quelle che sono condizionate da alterazioni anatomo-fisiologiche dei
neuroni o dei vasi.

Psicostatistica - V. Psicometria.

Psittacismo - (gr. XXX, pappagallo).


PSICOL. Comportamento consistente nel ripetere le parole o i giudizi sentiti senza
preoccuparsi del senso che comportano.

Pulsione - (lat. pellere, pulsum, commuovere, agitare).


PSICOL. Nome dato da Freud (tedesco: Trieb) agli istinti di *sessualità e di
*aggressività.

Punto - 1. Punto matematico: intersezione di due linee, - o limite d'un volume che
decresce indefinitamente secondo tutte le sue dimensioni.
2. Punto fisico: il minimum di materia percettibile; *atomo 4.
3. Punto metafisico: secondo Leibniz, la *monade o « atomo di sostanza ».
4. Punto geografico: situazione nello spazio; luogo.
5. Punto critico: momento (d'una azione, d'un'esperienza, d'una teoria) che deve
decidere di tutto il resto.
6. Punto dottrinale: questione o problema; elemento d'uno studio («Un punto di
diritto » ).

Puro - 1. Senza mescolanza di elementi contrari «( Piacere puro)) = non mescolato a


dolore).
2. Senza mescolanza d'elementi estranei (« Sensazione pura»: ridotta all'apprensione
d'una qualità sensibile. (« Durata pura»: astratta dalla cosa che dura (Bergson). (
Matematiche pure»: quelle che considerano solo la quantità come tale, facendo
astrazione dalle cose quantificate. ( Ragione pura» : quella che si esercita al di fuori
dell'esperienza, cioè *a priori 2 (Kant).
3. MOR. Corretto. Leale (« Intenzione pura »).
4. Casto. (Ctr. Impuro).

Quadrivio - (lat. quadrivium). V. Arte 4.

Qualità - (lat. qualis, quale). l. METAF. (IV, II, 238-241). *Accidente l che modifica
intrinsecamente la *sostanza l.
l. Div. Ci sono quattro specie di qualità: la *forma 2 e la *figura2, relative alla misura
della quantità; la *potenza 1 e l'*impotenza 1 che riguardano il soggetto in quanto
capace di attività; la *passione 2, che determina il soggetto in quanto suscettibile di
alterazione; l'*habitus 2 e la *disposizione 1 che determinano direttamente la natura
stessa del soggetto.
3. Ogni determinazione o maniera d'essere, che non sia geometrica o quantitativa (« La
qualità d'un progetto ». « Le buone qualità di un ragazzo ». « Una stoffa di cattiva
qualità »).
4. COSMOL. (II, 48-50). Le qualità sensibili: quelle che riguardano i sensi.
5. Div. Qualità primarie: quelle che si riferiscono alla quantità (= l'estensione, la figura
o la forma, il movimento e la resistenza); qualità secondarie: quelle che sono oggetto
d'un senso proprio (= colore
re e luce, suono, odore, sapore, calore e qualità tattili, ecc.).
6. LOG. (I, 52). Qualità della proposizione: la forma affermativa o negativa della
proposizione.
7. PSICOL. (III, 136). Qualità formale: nella Psicologia della Forma (v. Forma 7),
qualità specificamente distinta dalle qualità sensibili ed il cui contenuto si riduce ad
una *forma 6 (figura d'un oggetto, struttura d'un atto, rango in una serie, funzione in
un insieme, valore d'un oggetto, significato d'un dato sensoriale, senso d'una frase,
ecc.).

Quanto - l. FIS. (Il, 67). I quanti: v. Quantum 1-4.


2. Teoria dei quanti: teoria (proposta dal fisico Planck), secondo la quale gli scambi di
energia tra materia e irraggiamento sono essenzialmente discontinui e si fanno per
quanti, cioè per quantità elementari indivisibili ed implicano, come tali, la struttura
discontinua dell'irraggiamento.

Quantificatore - LOGIST. (1,95).


*Simbolo col quale si esprime la *quantità4 d'una proposizione. - Div. Quantificatore
universale: «Ux» o « (x) n; quantificatore particolare,
chiamato anche esistenziale: « Ex » .
Quantificazione - l. LOG. (I, 68-69). Atto con cui si attribuisce una *quantità 1 ad un
termine.
l. Quantificazione del predicato: teoria d'Hamilton, secondo la quale converrebbe non
soltanto enunciare la *quantità 3 del soggetto, ma anche quella del predicato.

Quantità - (lat. quantum, quanto grande).


l. COSMOL. (Il, 3-4). * Accidente 1 predicamentale derivante dalla divisibilità della
materia e consistente nella *divisibilità 1 interna.
l. Div. Quantità continua: quella le cui parti sono tali che la fine dell'una è nello stesso
tempo il principio della seguente. Sin. *Continuo. Dist. *Contiguo, quantità le cui parti
sono semplicemente in contatto.
3. Quantità discontinua (o discreta, cioè divisa): quella fatta
di unità della stessa natura o di parti omogenee attualmente separate le une dalle altre
o in semplice contiguità e considerate come par
ti di un tutto. Sin. *Numero.
4. Quantità formale (o definita): quella che è costituita dalle dimensioni *determinate
2 o dall'attualità di questa o quella figura; quantità virtuale: quella che è suscettibile di
ricevere questa o quella determinata quantificazione.
5. MATEM. La grandezza considerata puramente e semplicemente in quanto misurata
o misurabile.
6. LOG. (I, 46; 61). Quantità del termine: proprietà che deriva dal fatto che il termine
può essere preso in tutta la sua *estensione 1
(= universale o singolare) o in una parte soltanto della sua estensione (= particolare).
7. Quantità della proposizione: proprietà che risulta dal fatto che il soggetto della
proposizione è preso in tutta la sua *estensione o in una parte della sua estensione.

ARISTOTELE, Metafisica, V, 13; A. MAIER, Das Problem der « quantitas materiae»


in der Scholastik. in «Gregorianum», 1946; T. GREENWOOD, La notion thomiste de
la quantité, in « Rev. Un. Ottawa» 1962.

Quantitativo - COSMOL. Che ha rapporto alla *quantità 1-2.

Quanto - 1. FIS. (Il, 67; 73-74). Quanto d'energia: unità di variazione dell'energia d'un
irraggiamento di struttura discontinua (= fotone: la più piccola quantità d'energia
radiante).
l. Quanto d'azione: quoziente dell'energia d'un fotone per la frequenza della sua onda
di probabilità.
3. Quanto di materia (o protone): la più piccola quantità di qualsiasi materia che può
servire di costituente materiale.
4. Quanto d'elettricità negativa (elettrone o negatone) : la più piccola quantità di
carica elettrica negativa, discernibile di fatto e separabile da ogni supporto materiale
chimicamente costituito.
5. Quanto d'elettricità positiva (o positone): unità elementare d'elettricità positiva.
6. Mesotone (o mesone): particella molto instabile, che ha una carica positiva, oppure
negativa, ed una massa intermedia tra quella dello elettrone e del protone.
Oss. Questa massa, che è press'a poco da 200 a 240 volte quella dell'elettrone, fece
inizialmente dare al quanto il nome di elettrone pesante.

Quasi-contratto - DR. Impegno che non comporta alcuna convenzione, né da parte


di colui che si obbliga, né da parte di colui verso il quale si è obbligati, ma che deriva
implicitamente da una situazione che si accetta.

Quiddità - (lat. quid? che cosa?). METAF. (III, 424). L'*essenza1


considerata in quanto espressa dalla definizione (cioè dalla risposta alla domanda: che
cosa è?).

Quietismo - STR. Insieme di dottrine e di tendenze, diffuse nel XVI e XVII secolo,
consistenti ora nell'affermare che la perfezione, accessibile all' uomo quaggiù, risiede
in un atto continuo di *contemplazione 2 che durerebbe per tutta la vita senza
interruzione, ora nell' escludere dallo stato dei contemplativi ogni desiderio ed
ogni domanda della salvezza eterna, - ora nel pretendere che la nonresistenza alle
tentazioni è non soltanto legittima per i contemplativi, ma a volte anche più perfetta e
più gradita a Dio della lotta.

Quintessenza - (lat. quinta essentia, quintessenza).


L STR. Nei fisici greci, quinto elemento aggiunto ai quattro elementi di Empedocle (v.
Elemento 3) e costituito, sembra, da una varietà del fuoco.
2. Nel Medioevo, sin. di essenza corporea assolutamente *pura 2.
3. Volg. Og. La qualità più *pura 2 o la proprietà più caratteristica.

Radicale - Ciò che è relativo alla *radice (v. Leibniz: De originatione rerum radicali:
della origine radicale [= *prima] delle cose»).
2. Ciò che non ammette né restrizione né limite (« Scetticismo radicale» = assoluto).

Radice - (lat. radix, radice). Ciò che è *principio, in tutte le


accezioni del termine.

Radioattività - FIS. (Il, 67). Stato d'instabilità del *nucleo dell'atomo, che si esprime
nell'emissione d'una particella (= disintegrazione radioattiva). V. Atomo 3-5.
Oss. La radioattività è detta alfa, beta o gamma a seconda che le particelle emesse
siano delle particelle alfa, degli elettroni o dei fotoni. V. Quanto 1-4.
Ragionamento - L PSICOL. (IlI, 461-468). Funzione discorsiva del pensiero,
consistente nello stabilire che una o più proposizioni ne implicano un' altra a titolo di
conseguenza.
2. Div. Ragionamento di scoperta: che mira a scoprire una cosa che si ignora, e che
procede o per *analogia 1, o per *esempi 1-2; ragionamento di verifica: che mira a
verificare una cosa che si conosce e che procede o per *sussunzione di termini (=
sillogismo categorico), o per *sostituzione di termini (= ragionamento matematico), o
per connessione dei termini (= ragionamento ipotetico).
3. Ragionamento anagogico: quello che risale dagli effetti alle cause.
4. L'insieme delle proposizioni e della loro conseguenza (« un buon ragionamento »).

Ragione - (lat. ratio, da reor, ratus, stabilire un rapporto, pensare).


1. PSICOL. (III, 460-483). Gen. Sin. *Pensiero l (= facoltà di cogliere i *rapporti l).
2. Sp. nei moderni: funzione dei primi principi (= mediante la quale lo spirito si
esercita secondo la sua legge essenziale, che consiste nel conformarsi all'essere).
Oss. Per gli Scolastici, il termine Ratio indicava al contrario la funzione del
*ragionamento1 o discorso, per opp. all'Intellectus, funzione intuitiva dello spirito.
3. Sin. *Motivo (« Le ragioni di un atto »).
4. METAF. (IV, II, 210-211). Ciò per cui qualcosa è *intelligibile2 (« Le ragioni delle
cose »). « Principio di ragion d'essere (o di ragion sufficiente» = « ogni essere deve
necessariamente render conto di sé alla *ragione 1 ». - Espr. « In ragione di ».
5. Fondamento. Prova «( Le ragioni d'un'asserzione »).
6. Essere (ente) di ragione: v. Essere 2.
7. Ragione formale: v. Formale 4 - Espr. « Avere ragione di»: esercitare la funzione di;
rappresentare la parte di (« Il bene ha ragione di fine »). « Essere della ragione di»:
essere inclusi o implicati nella nozione di (« Il numero è della ragione di pari ed impari
» ).
8. MOR. (V, I, 155). Ragione pratica: la ragione, applicata all'ordine dell'agire ed
esprimentesi sotto la forma del senso *morale (v. Senso) e della coscienza morale (v.
Coscienza 4). app. Ragione speculativa (o teorica): ordinata al puro conoscere.
9. STR. (IV, I, 115). La ragione pura: in Kant, la funzione *a priori 2 dello spirito.

J. PÉGHAIRE, Intellectus et ratio selon S. Thomas d'Aquin, 1936; A. Guzzo, L'io e la


ragione, 1947; G. GRANGER, La raison, 1955.

Ragione sufficiente - METAF. (IV, II, 210). Principio di ragione sufficiente (o di


ragione d'essere): v. Ragione 4.

Ragionevole - 1. PSICOL. Dotato di *ragione 1 («La natura ragionevole » ). Ctr.


Irragionevole.
2. Conforme alla *ragione 2 («Una condotta ragionevole »). Ctr. Sragionevole
(Irragionevole).
Ramo - BIOL. Ramo filetico: serie di specie fossili successive, che costituiscono
realmente la linea ancestrale d'un dato gruppo. V. Phylum 2.

Rapporto - 1. METAF. Sin. *Relazione.


2. Punto di vista sotto il quale si considera una cosa (= oggetto *formale 2) (« Sotto
diversi rapporti »).

Rappresentanza - 1. POL. (V, II, 406). Atto di rappresentare presso il potere sovrano
gli individui, oppure i gruppi naturali che compongono la nazione (« I sistemi di
rappresentanza »).
2. Il corpo (o i differenti corpi) dei rappresentanti d'una nazione «( La rappresentanza
nazionale »).

Rappresentativo - 1. PSICOL. (III, 261). Stato rappresentativo: stato di coscienza


che comporta un fatto di *rappresentazione 1 (Opp. *Affettivo 1).
2. STR. (IV, I, 34; 42; 51). Teoria delle idee rappresentative: teoria (difesa da Cartesio,
Malebranche e in gen. dagli idealisti), secondo la quale è l'*idea 1 come tale ad essere il
termine immediato della conoscenza.
Oss. Oggi si dice piuttosto: « Principio dell'immanenza». V. Immanenza 5 e Idea 7.
3. POL. (V, Il, 400-402). Regime rappresentativo: regime politico nel quale tutti gli
elementi d'una nazione giustificati in linea di diritto a possedere una certa autonomia,
prendono parte alla *sovranità 1.
Oss. Si prende spesso l'espressione « regime rappresentativo » (o di rappresentanza),
come sinonimo di « regime parlamentare». Ma si sbaglia, perché ci sono altre forme di
rappresentanza diverse dal parlamentarismo. Questo consiste nel rappresentare degli
individui ed è, come tale e nonostante le apparenze, una forma di *cesarismo. Si po-
trebbe concepire una rappresentanza molto diversa, organica e reale, consistente nel
rappresentare presso il Potere supremo, tutti i diritti, naturali o storici, della nazione
(v. Parlamentarismo ).

Rappresentazione - 1. PSICOL. (III, 424-426). Ogni fatto di conoscenza sensibile o


intellettuale, considerato come atto di rendere un oggetto presente allo spirito o alla
immaginazione.
2. L'oggetto stesso, sensibile o intelligibile, che ci si rappresenta.

Rassomiglianza - 1. MUAF. (IV, II, 244). Ceno Relazione di due oggetti che hanno
dei caratteri comuni. (Sin. Similitudine).
2. PSICOL. (III, 201). Legge di rassomiglianza: nella teoria associazionistica, legge in
virtù della quale « gli oggetti che si rassomigliano tendono ad evocarsi scam-
bievolmente ».

Razionale - l. PSICOL. (III, 378). Ciò che ha il carattere della *ragione 2 («


L'intelligenza razionale ». « La natura razionale »).
2. Ciò che è conforme alla *ragione 8 (« Un processo razionale ») Sin. Ragionevole.
3. LOG. (I, 112). Che procede dalle esigenze logiche o astratte, indipendentemente
dall'esperienza singolare e concreta (« Meccanica razionale ». Metodo razionale: V.
Metodo 2).
4. MATEM. Numero razionale: v. Numero.

Razionalismo - 1. CRIT. Dottrina che professa la capacità della ragione umana a


conoscere e stabilire la verità (app. *Scetticismo. Sin. *Dogmatismo 1).
2. Dottrina la quale professa che il reale è *intelligibile 2 ed esprimibile sotto forma
concettuale. («Il razionalismo tomista [meglio, oggi si dice però: « L'intellettualismo
tomista »] « Il razionalismo cartesiano »). app. *Empirismo 2.
3. Dottrina secondo la quale la scienza, sp. filosofia, deriva dalla funzione *a priori 2
della ragione (« Il razionalismo kantiano »). Opp. *Intellettualismo 2.
4. Dottrina che professa il valore ed il primato dei criteri razionali
di verità (app. *Fideismo 2. - *Tradizionalismo. *Pragmatismo. *Misticismo 2. *
Volontarismo).
5. TEOL. Dottrina che professa l'assoluta ed esclusiva sufficienza della ragione umana
e che respinge ogni asserzione dogmatica che la ragione sia impotente a stabilire con i
suoi propri mezzi ed a comprendere adeguatamente.

Razza - 1. BIOL. (I, 193). Str. Variazione della *specie 2, fissata dall'*eredità l.
l. SOCIOL. (V, II, 373). Lg. Sottogruppi umani relativamente omogenei e segnati da un
insieme di caratteri fisiologici e soprattutto psicologici (« La razza ebraica», « La razza
francese »).

Razzismo - 1. SOCIOL. e MOR. (V, Il, 196-197, 373). Teorie diverse secondo le quali vi
sarebbero *razze 1-2 biologicamente superiori e inferiori, quest'ultime .risultando fatte
per servire alle altre, al tempo stesso per il loro bene e per quello di tutta la specie.
Osso. Il nazionalsocialismo hitleriano ha ripreso queste teorie per giustificare la domi-
nazione pangermanista e un antisemitismo forsennato, che ha avuto il suo sbocco nel
massacro di più di sei milioni di Ebrei (1939-1945).
2. Condotta pratica la cui forma più corrente consiste nel praticare e, in caso di
bisogno, mantenere con la violenza la segregazione razziale (sp. negli Stati Uniti e
nell'Africa del Sud, Rhodesia, ecc.), cioè la separazione tra i bianchi e i neri.
3. Più gen., ogni atteggiamento che tenda a provocare o a mantenere un antagonismo
tra le *razze 1-2.

Reale - (lat. res, cosa).


1. METAF. Ciò che esiste, ad un titolo qualsiasi (Opp. Irreale).
2. Ciò che ha un'esistenza attuale (Opp. *Possibile 2).
3. Ciò che ha il carattere d'una cosa (Opp. Concettuale).
4. Ciò che è di natura sensibile (app. *Ideale 3).
5. Sost. Il reale: l'insieme delle cose attualmente esistenti, considerate nel loro essere e
nei loro caratteri oggettivi.
6. LOG. Ciò che riguarda le *cose 2 «( Definizione reale »). app. Nominale o Verbale.
7. Ciò che è indipendente dallo spirito «( Distinzione reale »). app. Essere (o
distinzione) di ragione: cfr. Essere 2.
8. PSICOL. (III, 372). Funzione del reale: facoltà d'adattarsi al dato e al presente e in
gen. a tutte le situazioni che richiedono iniziativa.
9. DR. Diritto reale: V. Personale 2.

Realismo - 1. PSICOL. (III, 132; 410) e CRIT. (IV, I, 24-34; 131-143). Dottrina la quale
professa che le *idee 2 hanno una realtà mentale propria e sono formate per astrazione
a partire dall'esperienza (app. *Nominalismo).
2. Dottrina che professa la realtà d'un mondo esterno, indipendente dal soggetto
conoscente (app. *Idealismo l).
3. Realismo ontologico: teoria platonica secondo la quale le *idee3 sussistono come tali
in un mondo intelligibile.
4. Realismo critico: realismo basato sulla critica della *ragione l e sulla determinazione
del valore e dell'*intelligenza 2 (app. Realismo ingenuo).
5. Realismo ingenuo: tendenza ad ammettere che le cose esistono nel loro essere
naturale così come sono percepite o concepite.
6. ESTET. (IV, Il, 224). Teoria estetica secondo la quale l'arte deve essere la
riproduzione materialmente esatta del reale.
7. Volg. Attitudine a vedere le cose e le persone tali quali sono e, in gen., a
sottomettersi alla lezione dei fatti.

F. OLGIATI e F. ORESTANO, Il realismo, 1936.

Realtà - 1. Carattere di ciò che è *reale l «( La realtà del mondo esterno »).
l. Le cose *reali 2 «( Distinguere l'apparenza dalla realtà »).
2. LOG. Giudizio di realtà: quello che afferma (o nega) una realtà esistenziale (Sin.
Giudizio d'esistenza o d'esperienza. Opp. Giudizio d'essenza o di ragione).

Reattività - BIOL. (II, 109-123).


Capacità di *reazione 1.

Reazione - 1. PSICOL. (III, 14; 31-32; 83-89). Risposta d'un essere vivente ad una
*eccitazione.
2. Psicologia della reazione: v. Behaviorismo 1.
3. Tempo di reazione: durata che separa l' eccitazione dalla risposta -reazione a questa
eccitazione.
4. FIS. Azione che un corpo esercita su un altro in risposta all'azione che quest'ultimo
ha esercitato su di lui (Principio dell'uguaglianza dell'azione e della reazione: V. Azione
7).

Reciprocità - 1. Carattere di ciò che è reciproco 1.


2. STR. Nella classificazione kantiana delle *categorie 2, una delle specie della
*relazione 1.
Reciproco - 1. METAF. (IV, 280) Scambievole, mutuo. «( La causalità reciproca»;
quella di due agenti che esercitano l'uno sull'altro una azione scambievole).
2. LOG. (I, 67). Proposizione reciproca: quella che si converte semplicemente, senza
mutamento nella quantità dei termini. (Es. Nessun uomo è spirito puro: Nessuno
spirito puro è uomo).

Reduplicativo - LOG. Senso reduplicativo: quando si specifica che si prende un


termine nel suo senso più formale. «( L'uomo, in quanto uomo ». « L'essere, in quanto
tale »).

Referendum – POL . Consultazione popolare su una questione di interesse generale


(Dist. *Plebiscito 2). ,

Regno - 1. Azione di regnare o di predominare «( Il regno della giustizia» ).


2. STR. (V, I, 106-107). Il regno dei fini: in Kant, ideale della ragione pratica
consistente nel trattare tutte le *persone 1 come fini in sé e nel lavorare per l'avvento
universale della buona volontà (v. Volontà 2), fine della moralità.
3. FIS. e BIOL. Una delle grandi divisioni della natura sensibile «( regno minerale,
vegetale e animale »).

Regola - (lat. regula, da regere, dirigere).


Formula che enuncia un principio secondo il quale si deve esercitare un'attività,
nell'ordine intellettuale, morale o tecnico (Sin. *Legge 1-2-6).
Oss. La regola è gen. una *determinazione 1 particolare della legge.

Regolazione - 1. Gen. Atto d'imporre ad un'attività la regola del suo esercizio «( Il


pensiero è sottomesso alla regolazione suprema del principio di non contraddizione »).
2. BIOL. Processo di adattamento. V. Adattamento.

Regressione - 1. PSICOL. (III, 260). Legge di regressione (Ribot): « l'itinerario dell'


*amnesia segue gen. la linea di minore organizzazione» (cioè progredisce « dal più
nuovo al più antico, dal complesso al semplice, dal volontario all'automatico »).
2. PSICOL. PAT. (372-374). Processo consistente, nell'adulto, nel riprendere
l'attitudine affettiva propria di uno stadio infantile.
3. Degenerazione mentale che si produce nella vecchiaia (demenza senile), oppure in
seguito a malattie cerebrali (demenza precoce e paralisi generale).

Regresso - (lat. regredi, ritornare indietro).


1. BIOL. e SOCIOL. Atto di passare da uno stato superiore ad uno stato inferiore «( Il
regresso [= degenerazione] d'un organo ». « Un popolo in stato di regresso »).
Reintegrazione - PSICOL. (III, 202). Legge di reintegrazione: secondo la quale,
nella percezione e nella memoria, il tutto si ricostituisce a partire da uno dei suoi
elementi (Hamilton).

Relativamente - In maniera *relativa (in tutti i sensi della parola « relativo »). Opp.
Assolutamente.

Relativismo - CRIT. Dottrina che professa la relatività della conoscenza. V. Relatività


2.

Relatività - 1. Gen. Carattere di ciò che è *relativo.


2. CRIT. (IV, I, 24, 87; 115; 124; 137). La relatività della conoscenza: carattere
attribuito da diverse dottrine alla conoscenza umana, perché la considerano o come
impotente a raggiungere la verità (= scetticismo), o come impotente a raggiungere
l'assoluto (= *criticismo kantiano e *positivismo).
3. FIS. (II, 46-47). Teoria della relatività: principio (formulato da Einstein) in virtù del
quale, per situare un avvenimento nello spazio e nel tempo, in rapporto ad un
osservatore, bisognano quattro *coordinate 3, tre di spazio ed una di tempo (v.
*Simultaneo 2).
4. Teoria della relatività generalizzata: consistente nel definire lo spazio ed il tempo
per tutto l'universo, in modo tale che ogni movimento si produca con una velocità
uniforme e secondo la linea
più breve, relativamente allo spazio e al tempo che si son definiti.

Relativo - 1. METAF. (IV, I, 7; II, 242-246). Gen. Ciò che si rapporta ad un'altra cosa.
2. Ciò che si definisce per la sua relazione ad un'altra cosa. Proporzionale «( Valore
relativo ». « Grandezza relativa »).
3. Ciò che implica limite o restrizione «( Una saggezza relativa »). Ctr. in tutti i sensi: *
Assoluto.
4. LOG. (I, 47). Concetti relativi: i concetti che significano un ordine tale, che un
concetto non
può essere dato senza l'altro. «( Sinistra e destra ». « Padre e figlio»).

Relazione - 1. METAF. (IV, II, 242-246). Relazione predicamentale: modo di essere


consistente in un rapporto accidentale con un'altra cosa (Es. La relazione di paternità).
2. Relazione trascendentale: proprietà per cui un ente è in rapporto essenziale con un
altro ente e non può essere definito che per mezzo di esso (Es. La relazione
dell'intelligenza con la verità o quella della volontà col bene).
3. LOG. (I, 96). Giudizio di relazione: v. Proposizione.
4. Logica delle relazioni: quella che studia i giudizi di relazione (= grandezza,
subordinazione, posizione, etc).
5. BIOL. Funzioni di relazione: quelle mediante le quali il vivente entra in rapporto con
il mondo esterno (= sensibilità, locomozione, ecc.).
ARISTOTELE, Categorie, VII; Metafisica, V, 15; SAN TOMMASO D'AQ., Commento
alla Metafisica, V, 17; Commento alla Fisica, III, I; V, 3; Summa theologica, la q. 13, a.
7; Quaestiones disputatae de potentia, q. 3, a. 3; q. 7, aa. 8-11; G. MATTIUSSI, Le 24
tesi della filosofia di San Tommaso d'Aquino, 1947; P. DEZZA, Metaphysica generalis,
1948.

Religione - (lat. religare, legare, o religere, riunire).


1. MOR. (V, II, 210-215). Sogg. Omaggio interno d'adorazione, di fiducia e d'amore che
l'uomo riconosce, con tutte le sue potenze, intellettive ed affettive, di dover rendere a
Dio, suo principio e suo fine.
2. Ogg. Insieme degli atti esterni mediante i quali si esprime e si manifesta la religione
soggettiva
(= preghiera, sacrifici, sacramenti, liturgia, ascesi, prescrizioni morali).
3. Virtù di religione: virtù morale che ci fa rendere a Dio, col *culto 1 interno, tutti gli
omaggi che gli son dovuti.
4. Religione naturale: la religione che l'uomo avrebbe avuto nello stato (ipotetico e
astratto) di pura *natura (v. Natura 4), - ovvero, dal punto di vista del *deismo, la
religione che l'uomo può concepire e praticare col solo mezzo della ragione naturale,
abbandonata a se stessa, senza nessun ricorso alla *Rivelazione 3.
5. Religione dinamica e religione statica. Secondo Bergson, come c'è motivo di
distinguere una morale chiusa da una morale aperta, così si deve distinguere una
religione statica da una religione dinamica. La religione statica consisterebbe in « una
reazione difensiva della natura contro quanto di deprimente per l'individuo e di
dissolvente per la società potrebbe esservi nell'esercizio dell'intelligenza» (Les deux
sources, p. 219). Tutt'altra cosa invece sarebbe la religione dinamica, perché tra essa e
la religione statica, come tra le due morali, non c'è semplice differenza di grado, ma
diversità di natura e non si passa dall'una all'altra per via di continuità naturale. La
religione dinamica è essenzialmente un balzo fuori della natura, mentre la religione
statica rappresenta uno sforzo della natura per rinchiudere l'uomo nei suoi rigidi
schemi

SAN TOMMASO D'AQ., Summa theologica, IIa IIae, qq. 81-101; H. BERGSON, Les
deux sources de la morale et de la religion. 1931; L. STEFANINI, Il problema
religioso, 1925; G. GRANERIS, La religione nella storia delle religioni, 1935; W.
SCHMIDT. Ursprung und Werden der Religion, 1930; A. MASNOVO, La filosofia
verso la religione, 1941; F. J. SHEEN, Philosophy of Religion, 1948; H. FRIES, Die
katholische Religionsphilosophie der Gegenwart, 1949.

Reminiscenza - (lat. reminisci, ricordarsi).


1. PSICOL. (III, 243). Atto di riprodurre il passato nella memoria, senza riconoscerlo
come tale.
2. Ricordo confuso e vago.
3. STR. (III, 429). In Platone, atto col quale le anime incarnate ricordano le *idee 3 che
hanno contemplato nel mondo intelligibile, prima d'essere unite ad un corpo. (v. Ca-
verna).

Repubblica - (lat. res publica, cosa pubblica)


1. POL. Ant. Sin. di *Stato, sotto qualsiasi forma.
2. Og. Stato non monarchico, di forma dittatoriale (= repubblica autoritaria) o di forma
parlamentare (= repubblica democratica). (V. Autorità 3 e Democrazia3).

Residui - LOG. (I, 176). Metodo dei residui: il quarto metodo sperimentale di Stuart
Mill, che interviene ogni volta che gli elementi d'un determinato caso sono
perfettamente conosciuti e spiegati, salvo uno. (Se ne conclude che quest'elemento
deve spiegarsi con un' altra causa, che si tratta di scoprire con l'ausilio di uno dei primi
tre metodi).

Responsabilità - (lat. respondere, rispondere).


1. MOR. (V, I, 164). Ceno Proprietà dell'essere libero in virtù della quale deve
rispondere (= render conto) dei suoi atti dinanzi a colui dal quale dipende.
2. Responsabilità morale: quella che l'agente morale assume dinanzi a Dio, legislatore
supremo dell'ordine morale e che si esprime nella e con la *coscienza 3.
3. DR. (V, I, 164). Responsabilità legale: quella che si assume dinanzi al giudice
umano. - Div. Responsabilità civile: quella che crea un obbligo di riparare il danno
causato ad un altro; responsabilità penale: quella che è relativa agli atti qualificati
come reati.
4. SOCIOL. (V, I, 165). Responsabilità sociale: sin. *Solidarietà 4.

Restrizione - 1. Gen. Atto di limitare il senso d'un termine o la


portata d'un'asserzione «( Senza restrizione» = senza riserva né eccezione).
2. MOR. (V, Il, 234). Restrizione mentale: quella che si fa in se stessi senza esprimerla.
Consiste praticamente nel completare mentalmente una risposta falsa con parole che
ne correggono la falsità (Pietro, accusato di aver preso del danaro a un compagno,
risponde: « Giuro che non ho preso proprio nulla», aggiungendo mentalmente « oggi
», poiché di fatto il furto è stato commesso ieri).
Oss. Alcuni moralisti la dichiararono legittima in certi casi in cui non implica
"'menzogna. Ma, da una parte, le condizioni di legittimità sono tali che fanno della
réstrizione mentale un diritto più teorico che pratico. Dall'altra e soprattutto,
ammettendo la legittimità, anche teorica, della restrizione mentale, si rischia d'aprire
la porta a gravi abusi, che sopprimerebbero il dovere della *veracità.

Retaggio - 1. DR. e MOR. (V, II, 272-275). Atto di raccogliere la proprietà dei beni
trasmessi per via di *successione 3-4 «( Diritto di retaggio »).
2. L'insieme dei beni trasmessi per via di successione «( Un grande
retaggio »). .
3. Volg. Fig. L'insieme delle qualità e dei beni morali e spirituali che si hanno dai
propri antenati «( Un retaggio di gloria »).

Retrogrado - (lat. retrogradi, camminare indietro).


1. SOCIOL. Ciò che o colui che si oppone al *progresso 3 o contribuisce a rIportare una
società o una istituzione ad un grado stimato inferiore.
2. PSICOL. (III, 260). Amnesia retrograda: quella che segue un'andatura regressiva
regolare, dal presente al passato.

Retrospezione - (lat. retro-aspicere, guardare indietro).


PSICOL. (III, 33). Metodo retrospettivo: procedimento di ricerca psicologico col quale
ci si sforza di descrivere gli avvenimenti psichici che si son prodotti mediante il ricordo
immediato che se ne ha.

Reviviscenza - 1. PSICOL. Fenomeno consistente nel rivivere uno stato di coscienza


scomparso (Dist. *Reminiscenza 1). V. « Già visto» e « Già vissuto».
2. Lo stato di coscienza che è rivissuto.

Ricchezza - ECON. POL . Gen. La ricchezza: tutto ciò che può rispondere ad un
bisogno o ad un desiderio sensibile.
2. Div. Ricchezza naturale: le cose della natura, in quanto suscettibili di valore
economico.
3. Ricchezza economica: tutto ciò che possiede un valore economico. V. Valore 2.
4. Volgo Abbondanza di beni utili. Opulenza.

Riconoscenza - 1. MOR. (V, I, 182). Virtù morale che consiste nel ricordarsi dei
benefici ricevuti e nel ritenersi obbligati di fronte al benefattore.

Riconoscimento -. 1. PSICOL. (III,. 255-257). N ella percezione: atto di giudicare che


un oggetto (cosa o immagine) è lo stesso di quello che si è conosciuto anteriormente.
2. Div. Riconoscimento incosciente (o spontaneo): giudizio implicito che praticamente
si confonde con la percezione stessa; riconoscimento cosciente (o riflesso): consistente
nel confrontare l'immagine del passato con la percezione presente, in vista di scoprire,
sotto i mutamenti parziali, l'identità e la permanenza della *forma 4.
3. Nella memoria: atto di riferire espressamente il ricordo alla percezione originale.
Oss. La differenza dei due casi consiste nel fatto che, nella percezione, si tratta di
riconoscere un oggetto in quanto tale, mentre nella memoria, si tratta di riconoscere
un oggetto in quanto appartenente al mio passato.

Ricordo - 1. PSICOL. (III, 243). Str. *Rappresentazione 2 relativa al passato del


soggetto ricordante e riconosciuta da lui come tale. V. Memoria l.
2. Lg. Ogni *rappresentazione 2 fornita dalla memoria.

Ricorrenza - 1. MATEM. Ragionamento per ricorrenza: v. Induzione 3.


2. BIOL. Ricorrenza dei caratteri. Fenomeno per cui dei caratteri scomparsi o alterati,
in una specie o in una schiatta, riappaiono sotto la loro forma antica dopo un certo
tempo più o meno lungo.

Riduzione - 1. Atto di ridurre (= d'identificare) un oggetto ad un altro «( Il problema


della riduzione dell'idea all'immagine » ).
2. PSICOL. (111, 147; 158-167). Riduzione delle immagini allucinatorie: fenomeno per
cui un'immagine allucinatoria è riconosciuta spoglia d'oggettività (= ridotta ad una
pura *immagine l).
3. STR. (IV, 126-128). Riduzione eidetica: v. Eidetica l.
4. Riduzione trascendentale: in Husserl, atto di ridurre tutta la esperienza
all'operazione costituente d'un Io *trascendentale 3 (come
sorgente assoluta d'ogni oggettività). V. Oggettivo l.

Riflessione - (lat. reflectere, ritornare, tornare indietro).


1. PSICOL. (III, 352; 473). Atto col quale l'*attenzione viene distolta dal mondo esterno
e concentrata sui fatti di *coscienza 2, in quanto tali «( La riflessione psicologica n).
2. Atto col quale l'attenzione è concentrata su un oggetto *mentale l (immagine, idea,
giudizio) in quanto *oggetto l «( La riflessione sull'essere » . « La riflessione sulla
natura del pensiero »).

Riflessivo - PSICOL. Che utilizza la *riflessione «( Punto di vista riflessivo n. «


Metodo riflessivo»: V. Introspezione). Ctr. *Oggettivo 2.

Riflesso - 1. BIOL. (III, 57-60). Ceno Fenomeno nervoso consistente nel fatto che una
*eccitazione provoca automaticamente, in ragione delle connessioni stabilite, una
*reazione l di un genere determinato (contrazione muscolare, secrezione).
2. Div. Riflesso assoluto (o innato o specifico): riflesso midollare semplice, innato,
comune a tutta
una specie e che si effettua in maniera quasi interamente automatica
(Es. ogni volta che si presenta della carne ad un cane affamato, questo prova una
secrezione salivare).
3. Riflesso condizionale (o condizionato o individuale o acquisito): riflesso basato sulla
coincidenza spazio-temporale d'un eccitante assoluto (o naturale: V. Eccitante l) e d'un
eccitante da principio indifferente (Es. Se si produce un suono ogni volta che si dà da
mangiare ad un cane, iI suono finisce con l'avere la proprietà di farlo saliva re ).
4, PSICOL. (III, 51; 402; 573). L'universale riflesso: V. Universale 2.
5. Agg. Che implica la *riflessione «( Coscienza riflessa ». « Condotta riflessa »).

Riflessogeno - BIOL. (III, 57-58). Eccitante o stimolo riflessogeno: capace di


provocare un *riflesso 1-2.

Riflessologia - BIOL. Studio o scienza dei *riflessi 1-2.


Rigorismo - (lat. rigor, severità) 1. MOR. (V, I, 161). Gen. Severità morale.
2. Sp. Nome che designa le diverse forme di *tuziorismo.

Rilassata (Morale) - V. Lassismo 2.

Rimorso - (lat. remordere, rimordere, tormentare).


MOR. (V, I, 2). Vivo rimprovero della *coscienza 4 per aver violato l'ordine che essa ha
pronunciato (Dist. *Rimpianto).

Rimosso - PSICOL. Usato sost. l'insieme dei prodotti non coscienti della *rimozione.

Rimozione - PSICOL. (III, 599-602). Nella *psicanalisi, fenomeno per cui tendenze,
desideri, sentimenti o ricordi sono inibiti da altri gruppi d'idee, sentimenti o ricordi, e
respinti nell' *inconscio 1 in cui la loro presenza provoca perturbazioni più o meno
gravi dello psichismo (Opp. *Liberazione).

Rimpianto - MOR. (V, 2). Sentimento di scontentezza provato dalla *coscienza 4 per
un atto passato, sp. quando questo non ha costituito una violazione formale del dovere
o è stato involontario (Dist. *Rimorso).

Riproduzione - BIOL. (II, 112113). Funzione per cui i viventi si riproducono e


perpetuano la loro *specie 2.

Ripugnare - (lat. repugnare, resistere, lottare).


l. LOG. Essere "'contraddittorio 1. «( Un numero infinito ripugna». « Ripugna»: è
contraddittorio).
2. Essere in opposizione con (« Ripugna al buon senso ammettere che... »).

Risposta-reazione - PSlCOL. V. Reazione 1.

Ritmo - (gr. XXX, movimento regolato e misurato).


1. PSICOL. (III, 124). Gen. Fenomeno consistente in una successione d'intervalli di
tempo regolari segnati da percezioni, punti di riferimento, che spesso sono
accentuazioni d'intensità.
2. Str. Fenomeno periodico (v. *Periodo) il cui schema comporta sempre l'alternanza
di due movimenti antagonisti, uno nella direzione A → B, l'altro nella direzione B → A
(« Il ritmo d'un bilanciere d'orologio». « Il ritmo cardiaco ». « Il ritmo della danza »).
3. Lg. Carattere periodico d'un *processo 1 (« Il ritmo del progresso »).

Ritorno eterno - STR. Teoria (professata dagli antichi Greci e sp. dagli Stoici) in
virtù della quale, dopo un Grande Anno (= periodo di parecchie migliaia d'anni), tutte
le cose ricominciano esattamente simili a ciò ch'erano state nei periodi precedenti..
Oss. Questa teoria è stata ripresa da Nietzsche sotto una forma un po' differente.
Rivelazione - (lat. revelare, togliere il velo, svelare).
l. Atto di far conoscere una verità, un fatto o una cosa sconosciuti.
2. TEOL. Manifestazione d'una verità che Dio opera nell'uomo con Una illuminazione
soprannaturale della sua intelligenza (« La rivelazione del mistero dèlla Trinità »).
3. L'insieme delle verità rivelate da Dio e contenute nella Sacra Scrittura e nella
Tradizione (« La Teologia dogmatica si fonda sulla rivelazione »).

Riversibile - (lat.revertere, reversum, ritornare).


l. Ciò che è suscettibile di passare da una persona ad un'altra (« Merito riversibile». «
Pensione riversibile »).
2. Processo (o fenomeno) riversibile: tale che tutte le sue fasi possano riprodursi
successivamente e in senso inverso (Es. L'oscillazione del pendolo, o l'aumento d'un
cristallo di ghiaccio quando si raffredda l'acqua e la sua fusione quando si riscalda).

Riversibilità - Carattere di ciò che è *riversibile 1-2 (Sp. in Teol.: la riversibilità dei
meriti).

Rivoluzione - SOCIOL. Fenomeno sociale consistente nella rottura della continuità


storica e dei legami sociali ch'essa ha creato, al fine di ricostituire la società (religiosa,
politica o economica) su un principio nuovo, opposto a quello che è stato rinnegato e
abbattuto.

Romanticismo - STR. (IV, 123). Romanticismo filosofico: movimento filosofico della


prima metà del XIX secolo, che può essere caratterizzato nel suo insieme come una
reazione alla Filosofia dei Lumi del XVIII secolo (v. Lumi) e i cui principali
rappresentanti furono Fichte, Schelling, Fr. Schlegel, Novalis, Schleiermacher ed
Hegel.

Sacrificio - (lat. sacra facere, fare un atto religioso o consacrare una cosa).
1. Prop. Atto essenziale della *religione 2 e consistente nell'offrire a Dio una vittima (=
una cosa che viene distrutta in segno d'oblazione perfetta), al fine d'unire l'uomo alla
Divinità.
2. Rinuncia volontaria ad un diritto o ad una cosa in vista d'un bene superiore («
Sacrificare la propria vita per la patria»).

Sacro - 1. METAF. (IV, Il, 286). Ciò che ha rapporto con la *religione 2 e col *culto 2
ed è, a questo titolo, oggetto d'un sentimento di rispetto o di timore reverenziale ((
Diritti sacri». « I libri sacri»). Opp. *Profano.
2. STR. N ella Scuola sociologica positivista: ciò che è protetto da un sistema
d'interdizioni rituali.
Oss: Questa nozione del sacro è puramente arbitraria e trascura lo elemento essenziale
del sacro, che consiste nell' essere relativo all'Essere al quale s'indirizzano la religione
ed il culto. Le interdizioni rituali non sono che conseguenze di quest'aspetto
fondamentale.

Sadismo - (dal Marchese de Sade, 1740-1814).


PSICOL. PAT. V. Sessopatia 2.

Saggezza (o sapienza) - (lat. sapientia, da sapere).


1. Loc. (I, 5). Punto di vista speculativo: conoscenza delle cose attraverso i loro
*princìpi 4.
Oss. Si dà sp. il nome di saggezza ad una disciplina i cui princìpi dominano l'insieme
del sapere e che, a questo titolo, è adatta a giudicare, dirigere ed ordinare le altre
scienze. Tali sono: la *Filosofia 1 nell'ordine naturale, e la *Fede1 nell'ordine
soprannaturale.
2. MOR. (V, I, 181, 184). Punto di vista pratico: virtù morale, consistente nella
prudenza nella condotta e nella moderazione nei desideri.
3. STR. (V, I, 176). Negli Stoici, stato di colui che ha realizzato in sé l'*atarassìa e
possiede l'insieme delle virtù.

Salariato - SOCIOL. (V, II, 301302). Regime del lavoro nel quale un operaio mette al
servizio d'un padrone la sua potenza di lavoro per un dato tempo e per un dato prezzo.

Salario - (lat. salarium, da sal, sale).


1. ECON. POL. (V, II, 310 - 312). Str. Somma convenuta tra un datore di lavoro e un
lavoratore come prezzo d'un lavoro o d'un servizio.
2. Lg. Sin. di *sanzione 3 (« Il decadimento, salario del vizio»).
Oss. Originariamente, il salario era la somma di danaro fornita ad un soldato per
comprare del sale.

Salto - 1. STR. Gen. In Kierkegaard, per opp. alla *mediazione 2 hegeliana, categoria
del continuo, dell'omogeneo e dell'identico: atto che implica, nel pensiero o nella vita,
rottura d'una continuità e novità radicale.
2. Div. Dal punto di vista dialettico: passaggio brusco, senza grado intermedio né
esigenza logica, da un termine ad un altro.
3. Dal punto di vista *esistenziale 1: *decisione2 o *scelta2 assoluta, che è, non il
seguito, ma la negazione dello stato precedente e che non ha altra ragione che la libera
volontà di colui che pone la scelta e che, ponendola, sceglie se stesso.

Salvezza - (lat. salus, salute). 1. MOR. Al di fuori del cristianesimo: termine che
indica insieme, e in modo confuso, la salute corporale e la purificazione dell' anima, la
felicità in questo mondo e la felicità nell'altra vita.
2. TEOL. Nel senso cristiano: conseguimento da parte dell'anima, per effetto d'una
partecipazione personale ai meriti del Cristo, del suo fine soprannaturale, consistente
nel godere della visione di Dio e della felicità che essa procura.
Santo - 1. METAF. (IV, II, 286). Sin. di *sacro 1.
2. Persona, atto o legge moralmente perfetti (( Un santo». « La iegge di Dio è santa »).

Sanzione - (lat. sancire, garantire ).


1. MOR. (V, I, 169-171). Sanzione morale: ricompensa o castigo connesso all'osservanza
o alla violazione del dovere morale.
2. Sanzione civile: pena che la società infligge a coloro che contravvengono alle sue
leggi.
3. Sanzione naturale: conseguenza naturale d'un atto (Es. Il decadimento fisico e
morale dell'alcoolizzato).

Sapere - 1. Loc. Verbo. Conoscere in modo certo e per ragioni comunicabili ad altri.
Opp. Credere (v. Credenza 2). ,
2. Sosto L'insieme delle conoscenze scientifiche d'un determinato ordine (« Il sapere
filosofico») o di tutti gli ordini insieme (« Il sapere »).

Scambio - 1. ECON. POL . (V, II, 276-280). Gen. Atto di due persone che si danno
scambievolmente degli oggetti considerati come equivalenti.
2. Gli scambi: il commercio.
3. Libero scambio: sistema economico che propugna la libertà completa degli scambi
tra i popoli mediante la soppressione di tutte le restrizioni doganali.

Scelta - 1. PSICOL. (III, 492) e MOR. (V, I, 147). Atto col quale la volontà adotta un
solo motivo di agire tra tutti quelli che la sollecitano (Sin. Elezione).
2. Atto col quale la volontà si determina in favore d'un solo comportamento, tra i molti
che concepisce come possibili (Sin. *Decisione 2).

Scerebrazione o decerebrazione - BIOL. (III, 331). Ablazione del *cortice.

Scetticismo - (gr. XXX, che esamina).


1. CRIT. (IV, I, 66-68). Dottrina secondo la quale la *ragione non è effettivamente in
possesso di nessuna certezza e non può realmente possederne alcuna.
2. Div. Scetticismo assoluto (o radicale): sin. *Pirronismo; scetticismo probabile (o
probabilismo): v. Probabilismo l.

Scettico - 1. CRIT. Chi professa lo *scetticismo.


2. Ciò che genera *scetticismo (« Argomento scettico». (« Rappresentazione scettica
delle antinomie»: secondo Kant, esposizione che conduce allo scetticismo quanto al
valore della ragione pura).

Schema - (gr. XXX, forma, figura).


1. Gen. Figura ridotta ai tratti essenziali dell'oggetto (cosa, movimento o processo) che
vuole rappresentare «( Lo schema d'una manovra». (« Lo schema d'una malattia »).
2. PSICOL. (III, 230-231). Schema motore: struttura o rappresentazione di ciò che
sarà, proiettata nella durata, l'organizzazione degli impulsi motori e del movimento
stesso.
3. Schema dinamico: in Bergson, attitudine *dinamica l della coscienza, che condiziona
lo sforzo inventivo e che consiste in una specie d'attesa d'immagini o nella intuizione
della regola d'un'operazione o d'una direttiva da seguire.
4. Schema posturale (o corporeo): rappresentazione che ciascuno si fa del proprio
corpo e che utilizza come punto di riferimento spaziale.
5. STR. Schema trascendentale: in Kant, rappresentazione interme
dia tra le *categorie 2 e le percezioni sensibili (Es. Il numero, schema. della quantità, in
quanto è, da una. parte, come le categorie, un concetto puro [= non empirico], e si
riferisce, dall'altra, come la percezione, all'ordine sensibile).

Schematismo - STR. Schematismo dei concetti puri dell'intelletto:. in Kant (Critica


della Ragion pura, Analitica trasc., 1. Il, cap. I), teoria
degli « schemi trascendentali»: v. schema 5.

Schiavitù - 1. MOR. (V, II, 239). Stato di una persona posseduta


da un'altra come una cosa o un animale e dipendente in tutto dal suo proprietario
(Dist. *Servaggio).
2. La schiavitù delle passioni: stato d'una persona che obbedisce passivamente agli
impulsi passionali.

Schizofrenia - (gr. XXX, fendere e XXX, spirito).


PSICOL. PAT. (III, 373). Dissoluzione dell'unità della vita cosciente e distacco dal
reale, che caratterizza sp. la demenza precoce.

Schizoide - PSICOL. PAT. Che si riferisce alla schizoidia.

Schizoidia - PSICOL. PAT. (III, 321). Disposizione a lasciarsi dominare


dall'automatismo delle rappresentazioni interne e degli *affetti.

Scientifico - 1. LOG. (I, 130). Gen. Ciò che si riferisce alla *scienza 2.
2. Sp. Ciò che dipende dai metodi sperimentali «( Lo spirito scientifico »).

Scientismo - METAF. (IV, I, 136-138). Teoria o tendenza che consiste nel fare della
"'scienza 3 (in senso positivo e sperimentale) il
tipo assoluto di tutto il sapere, e che professa che la scienza così concepita deve bastare
a risolvere tutti i problemi che si pongono allo spirito ed a soddisfare tutti i bisogni
dell'uomo.

Scienza - 1. LOG. (I, 1-13; 121132). O gg. Insieme di proposizioni a oggetto limitato,
logicamente concatenate tra di loro, in modo da formare un sistema l coerente e che si
dimostrano per riduzione all'*evidenza o per via di *esperimentazione.
2. Sogg. Conoscenza certa delle: cose attraverso le loro *cause 1-2 o i loro *princìpi ".
3. Div. Scienze di spiegazione e di constatazione: V. Spiegazione3. Il Scienze
speculative e scienze pratiche: V. Speculativo l e Pratico 1. Il Scienze esatte : v. Esatto2.
4. La scienza (= le scienze della natura o scienze sperimentali o positive): discipline che
mirano a scoprire le *leggi 4 dei fenomeni.
5. Ogg. Scienze umane: quelle che, elaborate mediante metodi *positivi 2, riguardano
le varie attività,. individuali o collettive, dell'uomo, in quanto essere intelligente e
libero.
Oss. Queste scienze includono la psicologia, la sociologia, il diritto,
l'etnologia, l'economia, la storia, etc.
6. Scienze fisiche: quelle che riguardano la natura fisica.
7. METAF. (IV, II, 370-375). La scienza divina: atto col quale Dio vede nella sua
essenza, in modo assolutamente esaustivo, tutto ciò che
è o può essere. - Div. Scienza di semplice intelligenza: quella per cui Dio vede l'infinità
dei possibili; scienza di visione: quella per cui Dio vede tutto il reale creato, passato,
presente e futuro. V. *Scienza media.

ARISTOTELE, Metafisica, I, 1-2; VI, I; SAN TOMMASO D'AQ. In Boethii de Trinitate,


qq. 5 e 6.

Scienza media - TEOL. (IV, II, 373-375). Teoria difesa dal gesuita spagnolo Molina
nell'opera Concordia liberi arbitrii cum gratiae donis (1588), e consistente nel dire:
che c'è in Dio una scienza intermedia (= media) tra la scienza di semplice intelligenza e
la scienza di visione (v. Scienza 7): cioè la scienza che ha per oggetto i futuri
condizionali (ossia, che prevede, prima di qualsiasi decreto, ciò che l'uomo farà
liberamente, se questa o quella condizione viene posta).

Scimmie o Pitecoidi.
BIOL. (III, 639). Sottordine della *Sistematica, che comprende le famiglie delle
scimmie propriamente dette (platirrine, catarrine e antropomorfe) e quella degli
*ominidi. V. *Primate. (Secondo certi Autori, i Primati comprendono solo l'uomo e le
scimmie antropomorfe).

Scolastica - (lat. schola, scuola). 1. Str. Che riguarda le dottrine


insegnante nelle Scuole e nelle università europee, dal X al XVI secolo.
2. Pegg. Ciò che comporta un eccesso di *formalismo 3 e s'attiene a formule o soluzioni
presunte invariabili.

M. DE WULF, Histoire de la philosophie médiévale, 1934; C. GIACON, La seconda


scolastica, 1944-1950.

Scommessa – 1. MOR. (V, II, 288). Contratto aleatorio (v. Contratto 3) tra persone in
disaccordo sulla realtà o sulla possibilità d'un fatto e che s'impegnano a pagare un
premio (gen. in danaro) a quella che, dopo apposita verifica, avrà ragione.
2. STR. Argomento della scommessa: argomento col quale Pascal incoraggia il
miscredente a paragonare i rischi della sua posizione con quelli della *credenza 3: «
Pesiamo il guadagno e la perdita, dando a croce il senso (= scommettendo) che Dio
esiste. Valutiamo questi due casi: se guadagnate, guadagnate tutto; se perdete, non
perdete nulla. Scommettete dunque che egli esiste, senza esitare» (Pensées, ed.
Brunschvig, n. 233).

Scopo - L METAF. (IV, Il, 270276). Str. Il *fine 1 oggettivo «(Lo scopo cui si mira »).
2. Talvolta. Il fine soggettivo1 o *intenzione 3 «( Lo scopo che mi propongo »).

Scotismo - STR. (V, I, 42). Sistema filosofico di Giovanni Duns Scoto, la cui tesi
fondamentale è quella del *volontarismo 1.

Scozzesi - STR. Filosofi della Scuola fondata, nel XVIII secolo, dallo scozzese Th. Reid
(sp. Dugald Stewart, W. Hamilton, J. Bentham e James Mill). Th. Reid stima che il
senso comune (= buon senso), essendo sufficiente « per agire con la prudenza comune
nella condotta della vita e per scoprire il vero e il falso nelle cose evidenti, quando sono
distintamente concepite », è lo strumento naturale della filosofia (Sin. Scuola del senso
comune).

Scrittura - L PSICOL. (III, 397). Segni convenzionali che servono a


materializzare o figurare il linguaggio.
2. Div. Scrittura pittografica (o pittogrammi): segni figurativi che rappresentano
direttamente o simbolicamente le cose o le situazioni stesse; scrittura ideo grafica (o
ideogrammi): disegno stilizzato dello oggetto di cui si deve evocare la idea (= pittura
d'idea); scrittura
fonetica: sistema di segni che designano o la prima sillaba del nome evocato (=
geroglifici o scrittura sillabica), o un unico fonema o suono (= scrittura alfabetica).
3. PSICOL. PAT. (III, 551). Scrittura automatica: fenomeno di sdoppiamento
simultaneo per cui un soggetto fa, ad esempio, delle operazioni aritmetiche durante
una conversazione.

Scrupolo - (lat. scrupulus, sassolino appuntito).


L PSICOL. PAT. *Ossessione relativa ad un punto dell'ordine *morale 1.
2. Volg. Esitazione d'una coscienza delicata e meticolosa.

Scuola (La) - L STR. (IV, I, 27-39). Gen. La filosofia scolastica latina del Medioevo.
2. Rar. La Scuola tomista.

Sdoppiamento - PSICOL. PAT. (III, 551). Sdoppiamento della personalità: fenomeno


morboso per cui, in certi individui, la vita psichica si scinde in due o più sistemi che si
evolvono indipendentemente l'uno dall' altro.
Oss. Questo sdoppiamento prende ora la forma alternante, ora la forma simultanea. V.
Alternante (Memoria) e Scrittura automatica.
Sé - (lat. se, l'io in senso riflesso).
1. PSlCOL. (III, 573-578). Per opp. al *Me 1, indica il principio personale che assume
l'attività cosciente. Sin. *10.
2. STR. (III, 598-601). In Freud, lo inconscio rimosso. V. Es.
Oss. Il sé tuttavia, secondo Freud, oltrepassa il rimosso (= tutto lo inconscio non
dipende necessariamente dal sé).
3. In Jung, insieme complesso personale, comprendente al tempo stesso
l'*incosciente1 ed il *cosciente.

Secondarietà – 1. PSlCOL. e CAR. (III, 321-328). Secondarietà (o *funzione 2


secondaria) d'una *rappresentazione o d'un affetto: insieme degli effetti che questa
rappresentazione o questo affetto continuano a produrre, dopo aver lasciato il campo
della coscienza chiara. V. Primarietà.
2. Stato d'un soggetto nel quale l'influenza persistente delle esperienze passate prevale
sulla funzione primaria o *primarietà2, cioè maschera, inibisce, modifica o
sistematizza i dati attualmente presenti alla coscienza.

Secundum quid - LOG. Formula scolastica la quale significa che un termine è


considerato sotto un certo rapporto o secondo un certo aspetto. Sin. *Relativamente.
V. * Assolutamente o * Semplicemente.

Segnale - PSlCOL. *Informazione (in senso psicologico = « percepita» in qualche


modo nella sua forma significante ed espressiva).
Oss. Il segnale agisce come eccitante psichico. V. Segno, Eccitante e Stimolo.

Segno - LOG. (I, 39). Gen. Ogni cosa che ne fa conoscere un'altra.
2. Div. Segno naturale: quello che comporta con la cosa significata qualche rapporto di
causalità o di dipendenza (es. il fumo, segno del fuoco; il lamento, segno di dolore);
segno convenzionale: quello che risulta da una *convenzione oggettivamente fondata
(= simbolo), ovvero puramente arbitraria.
Oss. A differenza del semplice *segnale, il segno aggiunge all'*informazione un proprio
contenuto di informazione e deve essere percepito nel senso stretto del termine (v.
Percezione 1).

Segregazione - (lat. segregare, separare, isolare).


PSICOL. (III, 136). Nella Psicologia della Forma (v. Forma 5), funzione psichica sui
generis che consiste nell'articolazione degli insiemi, o nella differenziazione delle parti.
Oss. Questa funzione rassomiglia a ciò che altri psicologi hanno chiamato ora attività
selettiva della coscienza ora analisi.

Selèzione - (lat. seligere, selectum, scegliere).


BIOL. La selezione naturale: v. Concorrenza 2.
Semantica - (gr. XXX, significare).
1. PSICOL. (m, 395-396). Sost. Studio storico del *senso delle parole e delle variazioni
che successivamente l'hanno riguardato (Opp. *Fonetica).
2. LOGIST. Studio dei significati attribuiti ai diversi *simboli 2.

Semeiotica - (gr. XXX, segno).


1. LOG. (I, 39) e METAF. (IV, I, 108). Gen. Che ha rapporto al *segno 2.
2. Sp. funzione semeiotica: che ha il carattere o esercita la funzione di *segno 2. Dis.
Simbolica (v. *Simbolo 1).

Semplice - 1. METAF. (IV, II, 201). Ciò che non ha parti ed è, per ciò, indivisibile (Ctr.
*Composto 1 ).
2. LOG. (I, 46). Idea semplice: quella che non comprende che un elemento o quella i
cui elementi sono colti insieme come formanti un tutto (es. l'idea d'uomo). app.
*Complesso 1.
3. COSMOL. (Il, 62). Corpo semplice: quello che entra come elemento nella
composizione d'altri corpi, ma che in se stesso non è composto (cioè è indivisibile dal
punto di vista *specifico 1). Opp. *Misto 2.

Semplicemente - LOG. Senza restrizione e in tutti i casi. Sin. *Assolutamente. Ctr.


*Relativamente e Secundum quid.

Sensazione - 1. PSICOL. (111, 78132). Fenomeno psichico determinato dalla


modificazione d(un organo sensoriale e consistente essenzialmente nell'apprensione
d'una qualità sensibile.
2. Per est. Le qualità sensibili stesse (sensata).

Sensibile - 1. PSICOL.(III, 104


106). Sogg. Che possiede la *sensibilità «( Il vivente sensibile» = l'animale).
2. Ogg. Tutto ciò che è o può essere oggetto dei *sensi 1. 3. Div. Sensibile proprio (o per
sé): quello che il senso percepisce in ragione di se stesso, cioè la qualità sensibile alla
quale un senso è sp. ordinato (es. il colore per la vista, l'odore per l'odorato, ecc.);
sensibile per accidente: l'oggetto stesso, rivestito delle qualità sensibile; sensibile
comune: quello che. è oggetto secondario di più sensi (= il movimento locale, lo spazio
e la durata).
4. Individuo dotato di *sensibilità 6.

Sensibilità - 1. PSICOL. (Il, 109 e m, 78). Sogg. Funzione mediante la quale l'animale
(ragionevole o irragionevole) sperimenta i fenomeni conoscitivi e affettivi determinati
da *eccitazioni provenienti dagli oggetti materiali esterni e che hanno come fine oggetti
sensibili esterni.
2. Ogg. L'insieme dei fenomeni conoscitivi e affettivi determinati da oggetti materiali.
3. Nella Psicologia moderna, sp. dopo Kant, facoltà di sentire gli stati *affettivi 1
determinati da fatti di natura organica (app. *Conoscenza 1).
4. Eccitabilità. - Div. Sensibilità fondamentale, e differenziale: v. Soglia 1-2.
5. Finezza nella percezione delle qualità sensibili e nel discernimento dei loro gradi «(
La sensibilità ai colori nel pittore»).
6. Stato d'una persona che prova facilmente *emozioni 1 e*sentimenti '.

Sensismo - 1. PSICOL. (III, 355; 427; 440). Teoria (sp. di Còndillac) secondo la quale
tutta la vita Intellettuale si spiegherebbe mediante le trasformazione della sensazione.

Senso - 1. PSICOL. (m, 64; 102117). Funzione organica che consiste nel provare delle
*sensazioni 2 «( n senso del tatto, della vista »). - Div. Sensi esterni e interni: v.
Cenestesia.
2. Per est., organo dei sensi «( La perdita d'un senso »).
3. Presso gli Scolastici, il senso comune (sensorium commune): la coscienza sensibile
per mezzo della quale l'uomo (come l'animale) apprende i fenomeni della vita sensibile
e coordina i dati dei sensi.
Oss. I moderni attribuiscono questa funzione al cervello, mentre gli antichi
l'attribuivano al tatto.
4. Il senso intimo: sin. *coscienza 1.
5. Giudizio ( « senso comune» = il modo comune di giudicare. « Il buon senso» = la
ragione retta, che si esercita spontaneamente).
6. LOG. Ciò che è un oggetto in se stesso come totalità, cioè quello che un dato
rappresenta ai sensi o all'intelligenza, dal punto di vista *formale 2.
Oss. Il senso risponde alla domanda: « Che cos'è?» (che cos'è un uomo, una casa, un
albero?) e si esprime mediante la *definizione. Dis. *Significazione2.
7. MOR. (V, I, 160). Il senso morale: l' habitus dei primi princìpi della morale (= della
legge naturale). Sin. Sinderesi. Dist. *Coscienza 6.
8. COSMOL. Direzione. Orientamento «( Andare in tal senso »).
9. STR. Scuola del senso comune: v. Scozzesi.

ARISTOTELE, De anima II, Il; III, l, 2; SAN TOMMASO D'AQ., Summa theologica, Ia,
q. 77, a. 5; q. 78, a. 3 - 4; H. PIERON, La connaissance sensorielle et les problèmes de
la vision, 1936: W. BLUMENFELD, Sinn und Unsinn, 1933.

Sensoriale - PSICOL. Che riguarda gli organi dei sensi «( Le condizioni sensoriali
della percezione »).

Sensorium - 1. PSICOL. (III, 64). Sensorium commune (o senso comune). Sin.


Coscienza sensibile. V. Senso 3.
2. STR. (II, 20). In Clarke (che interpreta un' espressione di Newton), il sensorium Dei
è lo spazio, considerato, in ragione della sua immensità e della sua immutabilità, come
la manifestazione sensibile dell'Essere per essenza immutabile e infinito.

Sensuale - 1. MOR. Che riguarda i piaceri dei sensi «( Tendenza sensuale »).
2. Che ha attaccamento o propensione ai piaceri dei sensi, sp. a quelli della *voluttà 2
«( Temperamento sensuale »).

Sensualismo - MOR. Amore disordinato dei piaceri dei sensi.

Sensualità - MOR. Attaccamento ai piaceri sensuali, sp. a quelli della *voluttà 2.

Sentimentalismo - PSICOL. e MOR. Propensione a giudicar di tutto con i


*sentimenti 6 ed a regolarsi su di essi.

Sentimento - 1. PSICOL. (III, 321-341). Gen. Ogni stato *affettivo 1 che ha per
antecedente immediato una *rappresentazione 1, di ordine sensibile o intelligibile
(idea, immagine, ricordo). Sin. *Emozione 1.
1. Sp. Stato *affettivo 1, relativamente stabile e tranquillo e condizionato da
antecedenti d'ordine *morale 4 (Opp. *Emozione 2).
3. Volg. Sin. -*Coscienza 1 «( Perdere il sentimento »).
4. Sin. *Giudizio 3 o *opinione 1.
5. Sin. *Intuizione 1 (v. Pascal, Pensées, ed. Brunschvicg, n. 3 : « Quelli che sono
avvezzi a giudicare col sentimento non capiscono niente nelle cose di ragionamento,
perché vogliono penetrare subito la questione con un colpo d'occhio e non sono avvezzi
a cercare i princìpi »). Sin. *Cuore 2.
6. Le inclinazioni simpatiche ( « Fare appello ai sentimenti» « Prendere qualcuno per
via di sentimento »).

A. MIOTTO, La psicologia del sentimento, 1941; A. GEMELLI - G. ZUNINI,


Introduzione alla psicologia, 1947; K. SCHEIDER, Psychopathologie der Gefuhle und
Triebe, 1935; Th. RIBOT, La psicologia dei sentimenti; La logica dei sentimenti.

Sequenza - (lat. sequentia, successione).


1. Gen. Successione di *termini5, legati tra di loro essenzialmente, o accidentalmente
(ma, in questo caso, più o meno regolarmente). V. Essenziale 1-2 e Accidentale 2.
2. LOG. (I, 97-98). Nella logica moderna: *implicazione 1 il cui antecedente è una
congiunzione (v. Congiuntivo 1) di termini e il conseguente una disgiunzione (v.
Disgiuntivo 1), antecedente e conseguente potendo eventualmente essere *vuoti 3.

Serie - 1. Gen. Successione di termini disposti secondo una *legge 4 «(Una serie di
fenomeni »).
2. BIOL. (I, 190-192). Serie naturale: classificazione degli esseri viventi basata su
caratteri essenziali (v. Carattere 4).

Servaggio - SOClOL. (V, II, 239). Stato nel quale un uomo, conservando i suoi diritti
essenziali d'essere morale, aliena in perpetuo il suo lavoro ed i suoi servizi a beneficio
d'un padrone e resta legato alla terra (Dist.*Schiavitù 1).
Sessopatia (Anche Psicopatia sessuale) - (lat. sexus, sesso e gr. XXX, disturbo).
1. PSICOL. FAT. Gen. Anomalia relativa alla *sessualità.
2. Div. Sessopatie d'oggetto: nelle quali l'oggetto dell'istinto sessuale è diverso
dall'oggetto normale; sessopatie di fine: nelle quali lo istinto sessuale è eccitato
mediante la rappresentazione o l'esercizio di attività che non hanno nessun rapporto
specifico con quelle dell'istinto (Es. Caso in cui l'eccitazione sessuale è legata
all'esercizio di sevizie, sia su altri [= sadismo], sia su se stesso [ = masochismo ]).

Sessualità - (lat. sexus, sesso).


PSICOL. Insieme dei fenomeni organici e psichici legati all'esercizio delle funzioni
sessuali.
Oss. La sessualità adulta normale si definisce come eterosessualità(= orientata verso
l'altro sesso). L'omosessualità (= sessualità orientata verso lo stesso sesso) e l'auto-
sessualità (autoerotismo e *narcisismo) sono sessopatie d'oggetto: V. Sessopatia 1.

Set - (ingl. serie).


PSICOL. Montaggio psicofisiologico o adattamçnto neuromuscolare che facilita
un'azione (sia preparandola, sia favorendola, durante l'esecuzione, con un controllo
appropriato).

Setta - 1. SOCIOL. L'insieme degli individui che professano una stessa dottrina o
appartengono ad una medesima Scuola «( La setta degli Epicurei »).
2. Pegg. Gruppo d'individui che si distinguono per dottrine o costumi particolari in
seno ad una società più vasta (« Le molteplici sette del protéstantesimo »).

Sfondo - PSICOL. (III, 137-140); Nella psicologia della *forma 7: campo percettivo i
cui elementi, sono dati. in l1na continuità amorfa e indifferenziata, indefinita e
inorganica.
Oss. L'espressione di sfondo può essere applicata ad ogni specie di oggetto (sfondo
visivo; sfondo sonoro; sfondo di silenzio; gen. tutti gli oggetti hanno uno sfondo di
mondo). Opp. *Figura 3.

Sforzo - 1. PSICOL. (III, 115; 562). Spiegamento d'attività destinato a vincere una
resistenza esterna o interna (« Lo sforzo volontario ». « Lo sforzo d'attenzione »).
2. Sensazione di sforzo: *complesso 1 di sensazioni cutanee, articolari e muscolari,
determinate dalla resistenza ad una forza esterna (= Sforzo passivo) o dallo spie-
gamento d'una energia motrice (= sforzo attivo).

Significato - 1. PSICOL. (III, 138; 145; 273; 358). Atto di ricorrere ad un *segno 1 «(
significato acquisito o convenzionale »).
2. Ciò che un dato rappresenta, dal punto di vista *formale 2, al senso o all'intelligenza
(« Il significato d'un termine ». « Il significato d'un gesto ». « Il significato d'un
fenomeno »). Dist. *Senso. Oss. Vediamo come il senso riguardi la cosa stessa, mentre
il significato riguarda il segno. della cosa. In effetti, quasi sempre, questi. due termini
sono considerati sinonimi.

Sillogismo - (gr. XXX, da XXXX, riunire).


1. LOG. (I, 74-89). Sillogismo categorico: ragionamento per cui, da un *antecedente 1
che unisce due termini ad un terzo, si trae un *conseguente 1 che unisce, questi due
termini tra loro.
Oss. Ogni sillogismo regolare si compone dunque di tre proposizioni (materia
immediata del sillogismo), nelle quali tre termini (materia prima del sillogismo) sono
messi in relazione due a due. Le due prime proposizioni che compongono insieme
l'antecedente si chiamano premesse, la terza, conclusione. I termini sono: a) Il termine
maggiore (T) (che potrebbe meglio definirsi estremo maggiore): è quello che viene
ripreso come predicato nella conclusione (nel sillogismo in Barbara [v. Barbara]) è il
termine che ha la maggiore estensione). La premessa che lo contiene si chiama
maggiore. b) Il termine minore (o estremo minore) (t): è quello che viene ripreso come
soggetto nella conclusione (e che nel sillogismo in Barbara, ha l'estensione minore). La
premessa che lo contiene si chiama minore. c) Il termine medio (M): diversamente da
quanto possa indurre a credere il suo nome, il termine medio non è necessariamente
quello la cui estensione è intermedia tra il termine maggiore ed il minore; è il termine
comune alle due premesse, quello che permette di comparare il termine maggiore al
minore. Es.:

La virtù è amabile
MT
Ora la carità è una virtù
tM
Dunque la carità è amabile
tT

Da ciò si può immediatamente dedurre che il termine medio deve trovarsi nelle due
premesse, in rapporto, nell'una (maggiore) col termine maggiore, nell'altra (minore)
col termine minore, mentre non deve mai trovarsi nella conclusione.
2. Sillogismo ipotetico: quello che enuncia, nella premessa maggiore, un'ipotesi e, nella
minore, afferma (o nega) uno dei membri dell'ipotesi.
Oss. Vi sono tre specie di sillogismo ipotetico, secondo che la maggiore sia una
condizionale, una disgiuntiva o una congiuntiva: v. Condizionale. Disgiuntivo.
Congiuntivo.

ARISTOTELE, Analitici primi, I, c. IVXXXIX.

Sillogistica - LOG. Teoria o arte del *sillogismo.

Simbiosi - (gr. XXX, vita in comune).


BIOL. Relazione di due o più esseri che concorrono insieme nel conservare una
medesima vita organica (Es. Caso dei membri d'una colonia d'animali). Dist.
*Parassitismo.

Simbolismo - L PSICOL. (III, 380; 388). Ciò che costituisce un *simbolo «di simbolo
della bilancia »).
2. Il simbolismo razionale: il sistema di *segni (o simboli) astratti, mediante il quale la
*ragione 1 si libera dalla servitù del dato sensibile immediato e trascende lo spazio e il
tempo.

Simbolizzazione LOGIST. (I, 97).. Costituzione d'un sistema di *segni 2 o *simboli


2.

Simbolo - (gr. XXX, convenzione, gettone).


1. METAF. Segno convenzionale che implica un legame di rassomiglianza analogica tra
il significante e il significato «( La bilancia è il simbolo della giustizia »). Div.
*Allegoria e Mito. V. Segno 2.
Oss. Convenzionale non significa necessariamente artificiale o arbitrario. Ci sono delle
convenzioni più o meno oggettivamente fondate. Che la bilancia 'simbolizzi la giusti
zia, la volpe l'astuzia, il serpente che si morde la coda, l'eternità, ciò implica una
socializzazione dei segni ed è in ciò ch'essi sono convenzionali; ma il loro valore
significante non è totalmente arbitrario; si basa al contrario su rassomiglianze o
*analogie 3 oggettive.
2. LOGIST. (I, 97). Segno arbitrario mediante il quale si esprimono i diversi elementi
d'un sistema logico (proposizioni, oggetti, predicati,
termini di collegamento). (Es. = negazione; p, q = proposizioni; → = se... allora).

Simile - 1. METAF. (IV, II, 243). Ciò che è in rapporto di *rassomiglianza 1 con
un'altra cosa.
l. MOR. (V, II, 224). I nostri simili: tutti gli altri uomini, senza distinzione di razza,
considerati come tali da essere della nostra stessa natura ed avere Dio per Padre
comune (Sin. *Prossimo 3).

Similitudine - 1. METAF. (IV, II, 244). Sin. *Rassomiglianza 1.


l. PSICOL. (III, 129). Similitudine intenzionale: sin. *Specie 3.

Simmetria - (gr. XXX, con e XXXX, misura: la stessa misura).


1. Gen. Disposizione di parti o elementi simili che si corrispondono esattamente in un
insieme (« Finestre finte per la simmetria »). Ctr. * Asimmetria.
2. Armonia che risulta dalla regolarità delle *proporzioni 2.
3. MATEM. Relazione di due figure geometriche disposte in modo che ad ogni punto
dell'una corrisponda un punto dell'altra, relativamente ad un piano o ad un asse
chiamato piano o asse di simmetria.
Oss. Questa relazione si stabilisce abbassando da un punto qualsiasi una
perpendicolare sopra una retta o un piano (= asse o piano di simmetria) e prolungando
tale perpendicolare d'una lunghezza uguale a se stessa.

Simpatia - (gr. XXX, comunità di sentimenti).


1. PSICOL. (III, 296-297). Simpatia passiva: capacità di sentire con i propri simili, di
partecipare ai loro sentimenti ed emozioni, che risulta dal contagio dei fenomeni
espressivi.
2. Simpatia attiva: complesso di atteggiamenti di benevolenza, intesi a proteggere,
aiutare, soccorrere e consolare il prossimo.
3. MOR. (V, I, 62-64). Morale della simpatia: teoria d'Adam Smith,
che fonda la Morale sull'esercizio e sullo sviluppo della simpatia disinteressata.

Simpatico - 1. PSICOL. Che attira la *simpatia 2 «( Un uomo simpatico »).


l. SOCIOL. (III, 467). Magia simpatica: consistente nel realizzare simbolicamente
l'effetto atteso realmente, come se il *simbolo potesse equivalere alla realtà e produrla
(Es. per far piovere, lo stregone spruzza la terra).
3. MOR. (V, I, 61-64). Tendenze simpatiche: quelle che derivano dall'istinto di
*simpatia (Sin. *Altruista).

Simultaneità - COSMOL. e FIS. Carattere di ciò che è *simultaneo 1-2.

Simultaneo - (lat. simul, nello stesso tempo).


1. COSMOL. (II, 46). Relazioni di due o più cose che esistono nello stesso tempo (Opp.
*Successivo).
l. FIS. Nella teoria della *Relatività 3: relazione di due fenomeni che sono percepiti
come se si producessero nello stesso tempo.
Oss. La simultaneità è dunque relativa al sistema di riferimento che si utilizza.

Sinallagmatico - (gr. XXX, scambio).


DR. Contratto sinallagmatico: sin. Bilaterale. V. Contratto 1.

Sinapsi - (gr. XXX unione, legamento).


PSICOL. (III, 54). Fenomeno per cui i neuroni s'associano tra di loro per contiguità e
formano delle articolazioni che permettono gli scambi straordinariamente vari e
numerosi dell'influsso nervoso.

Sincategorematico - LOG. V. Categorematico.

Sincerità - (lat. sincerus, puro, senza mescolanza).


MOR. (V, II, 235). Qualità morale che consiste nell'essere al di fuori, nelle parole e
negli atti, quel che si è all'interno (Ctr. Duplicità. Ipocrisia). Dist. *Veracità.
Sincretismo - (gr. XXX, accordo provvisorio di due avversari contro un nemico
comune).
Mescolanza di dottrine d'origine disparata e difficili a conciliare tra di loro «( Il
sincretismo alessandrino »). Dist. *Eclettismo 1.

Sincronismo - (gr. XXX e XXXX, stesso tempo).


1. Relazione di due o più movimenti che si compiono nello stesso tempo.
l. Coincidenza di due avvenimenti.

Sindacalismo - 1. SOCIOL. (V, II, 305). Teoria che preconizza il regime dei
*sindacati.
l. Organizzazione professionale fondata sul sistema dei sindacati.

Sindacato - SOCIOL. (V, II, 305; 317). Forma di associazione corporativa destinata a
procurare la difesa e l'assistenza reciproca, materiale e morale, degli operai salariati,
sp. rappresentando i suoi membri dinanzi ai padroni e dinanzi allo Stato.

Sinderesi - MOR. (V, I, 77). Sin. Senso morale. V. Senso 7.

Sinergia - (gr. XXX, cooperazione).


1. BIOL. (III, 60). Fenomeno per cui più funzioni diverse agiscono concordemente per
produrre un effetto d'insieme «( La sinergia vitale »: mediante la quale l'organismo
funziona come un tutto).
2. MOR. Unione delle volontà e degli effetti in vista d'un fine comune «( La sinergia
sociale »).

Sinestesia - (gr. XXX e XXXX, sensazione simultanea).


PSICOL. (III, 201). Rapporto soggettivo di similitudine stabilito da un soggetto tra
oggetti differenti, a causa delle impressioni simili da essi destate (Es. « Audizione
colorata »: quando si ha l'impressione che ad ogni vocale udita corrisponde un
determinato colore).

Singolare - 1. LOG. (I, 46; 61). Termine (o idea) singolare: quello che non può essere
applicato che ad un solo *individuo 2 (Pietro, quest'albero, quel libro).
2. Proposizione singolare: quella il cui soggetto è un termine singolare (« Pietro è uno
scienziato »).
3. Volg. Straordinario. Unico «( Un caso singolare »).

Sinopsia - (gr. XXX e XXX, visione simultanea).


PSICOL. (III, 20l). Sinestesia visiva (v. Sinestesia).

Sintassi - (gr. XXX, messa in ordine, costruzione).


LOGIST. Sintassi logica: relazioni *formali 4 tra segni di un sistema formale o calcolo
logico.
Sintesi - (gr. XXX, combinazione, sistemazione).
1. LOG. (I, 117-120). Gen. Operazione consistente nel comporre o ricomporre un *tutto
a partire dai suoi elementi (Ctr. *Analisi l).
2. Div. Sintesi reale (o sperimentale): quella che verte sull'essere *reale 3 e ricompone
il tutto complesso a partire dai suoi elementi costituenti (es. l'acqua a partire da O e 2H
[= sintesi fisica] - o l'anima a partire dalle sue facoltà [ = sintesi metafisica ]).
3. Sintesi razionale (o logica): quella che verte sull'essere *ideale 3 e va dai princìpi alle
conseguenze, dalle cause agli effetti, dalle idee più generali alle meno generali, dalle
leggi ai fatti singolari che esse reggono.
Oss. La sintesi razionale non può evidentemente essere che mentale: è lct forma della
*deduzione.
4. Processo per cui *contrari l o gen. elementi *eterogenei (in un ordine qualsiasi) si
uniscono per formare una nuova *entità 1 più o meno stabile.

Sintetico - 1. LOG. (I, 59). Che comporta una *sintesi.


2. Proposizione sintetica: v. Proposizione.
3. STR. (I, 59). Giudizi sintetici a priori: categoria di giudizi proposta da Kant. V.
Giudizio 2. Analitico 4.
4. MATEM. (I, 147). Metodo sintetico: consistente nel partire da verità generali
(assiomi o proposizioni già dimostrate) e nel trame, a modo di conseguenza, altre
proposizioni più complesse.
Oss. Questo procedimento è per eccellenza quello della dimostrazione dei teoremi (Ctr.
* Analisi 2).

Sintonizzazione - BIOL. (II, 123). Sintonizzazione dei neuroni:


fenomeno per cui la trasmissione dell'influsso nervoso da un nervo all'altro o da un
nervo al muscolo ha la stessa *cronassia.

Sistema - (gr. XXX, Insieme, totale).


1. LOG. Gen. Insieme di elementi interdipendenti e formanti un tutto organizzato «( Il
sistema solare». « Il sistema nervoso». « Un sistema logico »).
2. Sp. Insieme di idee o di tesi solidali le une con le altre e formanti un tutto logico «(
Un sistema filosofico». « Un sistema politico »).
3. Spirito sistematico: tendenza a giudicar tutto secondo un'idea preconcetta o a
ridurre tutto a dei princìpi arbitrari.
4. Classificazione *organica 2 «( Il sistema delle scienze». « Il sistema degli istinti »).

Sistematico - 1. LOG. Ciò che costituisce o dipende da un *sistema 2 «(


L'organizzazione sistematica del sapere »).
2. Che dipende dallo spirito sistematico. V. Sistema 3.
3. BIOL. (I, 191). Sost. La sistematica: classificazione degli esseri viventi, vegetali ed
animali, in gruppi distinti sempre più generali e tali che i gruppi inferiori si presentano
come sottodivisioni dei gruppi superiori.
Situazione - METAF. (IV, II, 229). * Accidente l che designa la disposizione delle
parti d'un corpo in un luogo (Es. « Essere seduto» o « essere alzato »).
2. PSICOL. Insieme delle condizioni di fatto o *accidentali 2, psicologiche, sociali,
storiche, nelle quali si esercita la libertà umana.

Smembramento - LOG. V. Enumerazione 3.

Sociabilità - 1. MOR. Carattere dell'essere fatto per vivere in *società l «( La


sociabilità è essenziale all'uomo »).
2. Carattere dell'individuo che ama la compagnia, sp. quella delle persone del suo
ambiente sociale.

Sociale - 1. SOCIOL. (V, II, 320-321). Che riguarda la *società 1 come tale «( Le
scienze sociali»). app. Individuale e *Interpersonale l.
2. Chi vive in *società l «( L'uomo è un animale sociale »). Sin. *Politico. Opp.
*Gregario 1.
3. Che riguarda i rapporti delle * classi 2 della società, così come derivano dalle
condizioni economiche «( La questione sociale »).
4. Psicologia sociale: V. Psicologia.

Socialismo - 1. SOCIOL. (V, II, 253-255; 303-304). Gen. Insieme di teorie


economiche, sociali e politiche che esaltano una trasformazione del regime della *
produzione 2 e del regime della *proprietà 1 privata in vista di realizzare maggior
giustizia tra gli uomini.
2. Socialismo collettivista: teoria che esalta la riduzione di tutti gli strumenti di lavoro
(= beni di produzione) in proprietà comune nazionale, l'organizzazione della
produzione collettiva e la ripartizione delle ricchezze economiche da parte dello Stato.
In altri termini, esso sostiene l'illegittimità della proprietà privata ed ammette solo la
proprietà comune di tutti i beni di produzione, di tutti i mezzi di trasporto e di
scambio, la nazionalizzazione di tutte le terre e lo sfruttamento comune
dell'agricoltura, dell'industria e del commercio. Il lavoro di ciascuno sarebbe pagato
con beni di consumo, secondo la sua durata media sociale. V. Comunismo 2.
3. Socialismo di Stato: teoria che attribuisce alla Stata la proprietà e il controlla diretta
delle grandi imprese di interesse pubblico (poste, trasporti, strade, armamenti, etc.),
delle grandi industrie e degli organismi di eredità e di assicurazione. In generale
questa forma di socialismo riconosce la legittimità e la necessità di una certa proprietà
privata, ma vuole regolarne strettamente le modalità, in modo da impedire il
costituirsi di enormi possessi, con la soppressione della eredità, per la mena in linea
collaterale, e la limitazione dell'eredità in linea diretta con imposte progressive sul
patrimonio acquisito, ecc., e poi in modo da estendere a tutti il beneficio della
proprietà privata, fondato unicamente sul lavoro.
4. Socialismo agrario: questa teoria si limita a condannare la proprietà privata della
terra. Seconda essa il suolo è il patrimonio comune di tutti, senza che alcun individua
sia autorizzato a far valere dei titoli speciali ed esclusivi di possesso. Tuttavia i fautori
di questa sistema (che è stata difeso dall'economista americano H. George ed ha
incontrato favore soprattutto presso gli anglosassoni), ammettono che il coltivatore
conservi un certo diritto di stabilità sui campi che egli coltiva, a condizione di rimettere
allo Stato una rendita fondiaria, definita dalle differenze esistenti tra il rendimento
delle sue terre ed il rendimento delle terre meno fertili.

J. A. SCHUMPETER, Capitalismo, socialismo e democrazia, 1935; F. OLGIATI, Carlo


Marx, 1948; G. TONIOLO, Il socialismo, 1887; V. CATHREIN, Der Sozialismus, 15a
ed. 1923.

Socialità - 1. SOCIOL. Proprietà di ciò che è *sociale 1 (« La socialità d'una condotta


»).
2. Insieme dei caratteri che servono a definire il fattore *sociale 1 (« Le forme della
socialità »). Dist. * Sociabilità.

Società - 1. MOR. (V, II, 321-323). Str. Unione morale stabile di varie persane, fisiche
a morali, che collaborano insieme in vista di una stessa fine comune. In ogni società
bisogna dunque distinguere tre elementi essenziali: il fine comune, la unione delle
volontà e l'autorità.
a) Il fine comune: Una società riceve la propria definizione dal suo fine, il quale,
essendo il fine del tutto in quanto tale, deve nello stesso tempo essere il fine di tutti gli
individui facenti parte della società. Ognuno di questi può certamente avere propri fini
particolari, ma, come membri, tutti insieme essi non hanno necessariamente che un
solo e medesimo fine. Occorre inoltre che quest'unico fine sia conosciuto da tutti, il che
vieta di ammettere l'esistenza di società animali, almeno nel senso proprio della parola
(III, 287); ma è evidente che una conoscenza implicita è sufficiente alle esigenze della
finalità comune.
b) L'unione delle volontà: l'unità del fine richiede la collaborazione di tutti in vista del
conseguimento di questo fine che, essendo comune a tutti i membri della società,
costituisce il loro bene comune e determina in essi pensieri, :sentimenti e
comportamenti comuni.
c) L'autorità: La società è una realtà morale e non fisica: vale a dire, la sua materia è
formata da esseri molteplici, ontologicamente distinti (individui). Ne consegue che il
bene comune non può essere raggiunto soltanto con il coordinamento degli elementi
che compongono la società. Da ciò quindi la necessità d'un'autorità riconosciuta e
seguita da tutti, il cui compito essenziale consisterà nello stabilire, per ogni membro
della società, il grado e la forma della sua collaborazione all'opera comune.
2. Div. Società naturale: quella che deriva immediatamente dalla natura (= famiglia,
comune, mestiere, patria, Stato); società contrattuale: associazione che deriva da una
convenzione arbitraria («società anonima», «società industriale », ecc.); società eguali
ad ineguali: seconda che i loro membri abbiano o non abbiano tutti i medesimi diritti e
doveri; società semplici a complesse: seconda che esse siano composte
immediatamente di individui o al contrario di società meno grandi o meno complesse;
società perfette a imperfette: secondo che esse possiedano a no tutta ciò che è loro
necessario per raggiungere il loro fine.
3. Relazioni sociali; frequentazione (« Amare la società delle persone oneste » ).
4. Impr. Insieme d'individui tra i quali esistono rapporti organizzati e servizi reciproci.
Oss. In questo senso Espinas parla di « società animali ». Ma questa senso è
completamente improprio, perché non ci sono società che di persone.

Sociologia - LOG. (I, 215-242), Scienza positiva dei fatti sociali e delle *leggi 4 che li
reggono (v. Fatto 5).

Sociologismo - MOR. (V, I, 136). Insieme di dottrine a di tendenze (derivanti dal


positivismo di Auguste Comte e ripresentate sp. da Durkheim) consistenti nel collegare
tutto il sistema dei diritti ad una « coscienza collettiva », che sarebbe, in ogni istante
della vita dei popoli, la sorgente e la regola dell'intero stato sociale, e, di conseguenza,
delle forme giuridiche che la esprimono.

Soddisfazione - 1. PSICOL. Ogg. Atto con cui si soddisfa un *bisogno 1 a un


*desiderio.
2. Sogg. Stato affettivo piacevole, fisico o morale, che risulta dal placamento d'un
bisogno o d'un desiderio (« La soddisfazione d'aver fatto il proprio dovere »).
3. MOR. Riparazione del male causato all'onore del prossimo.

Sofferenza - PSICOL. (III, 312-314). Stato affettivo penoso, di natura fisica (= *dolore
1) o morale (= *tristezza).

Sofisma - (gr. XXX, artificio, astuzia).


LOG. (I, 93-94). Ragionamento falso che si presenta sotto le apparenze della verità. -
Div. Sofisma di parole: basato sull'identità apparente delle parole; sofisma di cose (o
d'idee): che verte sulla materia o sulla forma dell'argomento (Sin. Ragionamento
*specioso o capzioso).
Dist. *Paralogismo.

Sofista - (gr. XXXX da XXX, fare una conferenza).


L Originariamente, individuo che esercita la professione d'insegnare la sapienza, intesa
come sapere tecnico e abilità.
2. A partire da Platone ed Aristotele, individuo abile nell'arte dei *sofismi.

Sofistico – 1. LOG. (I, 93-94). Agg. Che ha il carattere d'un *sofisma (« Ragionameno
sofistico »).
2. Sost. La sofistica: parte della Logica che tratta della confutazione dei *sofismi.
3. STR. (IV, I, 24). Sosto La sofistica: insieme delle dottrine scettiche professate da
pensatori greci dell' epoca socratica, i principali dei quali furono Protagora e Gorgia.
Soggettivismo – 1. CRIT. Dottrina la quale nega che esistano sia una *realtà 2, sia dei
*valori 2 indipendenti dal soggetto conoscente (« L’uomo, dice Protagora, è la misura
di tutte le cose»).
2. Volg. Tendenza a giudicar tutto dal punto di vista *soggettivo 3.

Soggettività - L PSICOL. e CRIT. Carattere di ciò che è *soggettivo l (« Kant professa


la soggettività dello spazio e del tempo »). Ctr. *Oggettività.
2. Carattere di ciò che è personale e individuale (= *soggettivo 3).

Soggettivo – 1. PSICOL. (III, 7) e METAF. (IV, I, 133-136). Ciò che costituisce il


*soggetto 1 o dipende dal soggetto, in quanto tale (« L'io soggettivo »). Ctr. *Oggettivol.
2. Ciò che dipende dall'esperienza interna (« Metodo soggettivo») = quello che studia i
fatti della vita interiore). Ctr. *Oggettivo 2. Sin. *Riflessivo.
3. Ciò che dipende dall'opinione personale, dai sentimenti o preferenze individuali
(Ctr.*Oggettivo3).

Soggetto - (lat. subjectum, posto sotto o dinanzi).


1. LOG. (I, 53). Ciò di cui si afferma o si nega qualcosa (Opp. * Predicato).
2. Il soggetto d'una scienza: la cosa sulla quale verte l'investigazione scientifica (Opp.
*Oggetto 3 = l'insieme delle conclusioni che una scienza stabilisce relativamente alla
cosa che è il suo soggetto: es. l'essere, in quanto tale, è il soggetto della Metafisica; la
divisione dell'essere, le cause dell' essere sono l'oggetto della Metafisica).
3. METAF. (IV, II, 231). L'essere che riceve un *atto 2, sostanziale o accidentale (Sin.
Potenza soggettiva: v. Potenza l).
4. PSICOL. (III, 541). L' « io» (= il principio per cui l'individuo è una *persona l). Opp.
*Cosa 5.
5. Il conoscente in quanto tale (Opp. *Oggetto l).
6. POL. (V, I, 119). Colui che è sottomesso alla legge o all'autorità politica (( Il soggetto
del diritto ». « I soggetti (o: i sudditi) dello Stato »).
7. Volg. Sin. *Oggetto 3 («Il soggetto d'un discorso»). Occasione o causa (« Un soggetto
di scontentezza »).

Soglia - 1. PSICOL. (III, 83-84). Soglia primitiva (o assoluta): la più piccola


*eccitazione l capace di determinare una *sensazione l (Sin. Sensibilità fondamentale).
2. Soglia differenziale: per ogni senso, il grado minimo d'aumento dell'eccitazione
perché questo aumento sia percepito (Sin. Sensibilità differenziale).

Sogno - L PSICOL. (III, 238-241). Insieme d'immagini che compongono lo


*psichismo l del sonno e che risultano dalla funzione simbolica della coscienza
*onirica2.
2. Volgo Idea chimerica.
3. Progetto o idea perseguiti con ardore.

Solidarietà - (lat. da solidus, massiccio, consistente).


1. MOR. (V, I, 63-64). Gen. Relazione in forza della quale le parti d'un tutto sono
interdipendenti.
2. Div. Solidarietà materiale (o organica): in virtù della quale gli elementi e le funzioni
d'un organismo sono dipendenti gli uni dagli altri.
3. Solidarietà morale: in virtù della quale i membri d'un gruppo assumono le stesse
responsabilità.
4. Solidarietà sociale: in virtù della quale i membri della società sono chiamati a
dividere gli stessi vantaggi e gli stessi impegni.
5. Solidarietà giuridica: in virtù della quale i debitori sono obbligati ad una medesima
cosa di modo che ognuno possa essere costretto dalla totalità.

Solidarismo - MOR. (V, I, 63-64) Dottrina che fa derivare dalla solidarietà sociale
l'insieme dei doveri morali, individuali e sociali (v. Solidarietà 4).

Solipsismo - (lat. solus ipse, soltanto io).


CRIT. Conseguenza estrema dell'*idealismo 1 consistente nell'affermare che l'io
individuale (con il sistema delle sue rappresentazioni) costituisce da solo tutto il reale.

Soma - (gr. XXX, corpo). BIOL. (II, 112). L'insieme delle


cellule che compongono il corpo organico e che si differenziano in pelle, ossa, muscoli,
nervi, etc. (Opp. *Germe).

Somatico - 1. BIOL. (II, 112). Gen. Che riguarda il *corpo 2 (« Fenomeni somatici »).
Opp. *Psichico.
2. Sp. Che riguarda il *soma, per opp. al *germe (« Cellule somatiche »). Opp.
*Genetico 2.

Somazione - BIOL. Variazione del *soma. Sin. * Accomodato.

Somma logica - LOG. Risultato dell' *addizione logica.

Sonnambulismo - (lat. somnus, e ambulare, camminare durante il sonno).


PSICOL. PAT. (III, 242). Specie di sonno anormale, durante il quale il soggetto si alza,
cammina, scrive o parla, cioè agisce, e caratterizzato, da una parte, dalla dimenticanza
completa, nello stato di veglia, di tutto ciò che è avvenuto durante il sonnambulismo e,
dall'altra, dal ricordo completo, durante un nuovo sonnambulismo, di tutto ciò che è
avvenuto durante i sonnambulismi precedenti. - Div. Sonnambulismo naturale: quello
che si sviluppa durante il sonno naturale; sonnambulismo artificiale: quello che si svi-
luppa o si provoca al di fuori del sonno normale, mediante procedimenti ipnotici (Sin.
*Ipnosi.).

Soprannatura - TEOL. Sin. *Soprannaturale 1.


Soprannaturale - 1. M E T A F . (V, I, 22-27). Str. Ciò che è assolutamente al di sopra
d'ogni *natura 2, creata o possibile «( Il soprannaturale »: l'ordine della grazia,
mediante il quale l'uomo è elevato alla partecipazione alla vita divina). Opp. *Naturale.
2. Lg. Ciò che è al di sopra della natura umana (Sin. *Preternaturale .)

Sorite - (gr. XXX, da XXXX, cumulo).


LOG. (I, 83). Successione di proposizioni collegate in modo che lo attributo della prima
sia soggetto della seconda, l'attributo della seconda sia soggetto della terza, fino
all'ultima proposizione in cui sono riuniti il primo soggetto e l'ultimo attributo.

Sorte - 1. METAF. e LOG. Risultato d'un avvenimento il cui contrario può ugualmente
verificarsi.
2. Sin. *Probabilità 2. Teoria delle sorti: sin. Calcolo delle probabilità (v. Calcolo 2).
Oss. La teoria delle sorti, che inizialmente venne applicata ai giuochi d'azzardo (Pascal,
Fermat), costituì il primo abbozzo del calcolo delle probabilità.

Sostanza - (lat. da sub, stare, stare sotto).


1. METAF. (IV, II, 226-236). Ciò che può esistere in sé ovvero ciò che ha attitudine ad
esistere in sé e non in un altro come in un soggetto di inerenza (esse in se et non in alio
tamquam in subjecto inhaesionis). Opp. * Accidente 1.
Oss. Tutta la natura della sostanza si può riassumere semplicemente nel dire che essa è
ciò a cui spetta esistere per sé (per sé: onde il termine perseità), cioè in ragione di sé.
Ma bisogna intendere bene la espressione (« in ragione di sé »: essa non significa che
la sostanza possa esistere in ragione della sua essenza, ciò che sarebbe esistere a se
(onde il termine aseità) e implicherebbe l'identità perfetta dell'essenza e dell'esistenza,
ma soltanto che la sostanza ha tutto ciò che è richiesto per ricevere primamente la
esistenza. Perciò si deve dire che la sostanza è l'essere per eccellenza, essendo tutto il
resto, non ente, ma ente di un ente (ens entis). L'accidente, infatti, al contrario della
sostanza, non può esistere in ragione di sé, ma soltanto in ragione del soggetto che lo
riceve: esso non ha dunque l'esistenza se non in dipendenza da un'altra cosa diversa da
sé.
2. Div. Sostanza completa: quella alla quale conviene esistere in sé; sostanza
incompleta: quella alla quale conviene esistere, non in un altro come in un soggetto
(poiché ciò contraddirebbe la nozione di sostanza), ma in composizione con un altro,
in modo da formare con quest'altro una sola sostanza completa (es. l'anima umana, la
quale, essendo naturalmente ordinata ad essere l'atto di un corpo, è sostanziale solo
imperfettamente). Il Sostanza prima: l'*individuo2, supposito o persona; sostanza
seconda: il soggetto reale individuale, ma considerato per astrazione come specie o
genere (es. (« l'uomo»; « l'albero »).
Oss. Le sostanze seconde sono evidentemente sostanze solo per analogia, poiché
nessun *universale 2, come tale, può sussistere.
3. STR. (IV, II, 233). Secondo Cartesio la sostanza è « la cosa che esiste, in tal modo
ch'essa non abbia bisogno di nient'altro per esistere»
Oss. Questa definizione, come osserva Cartesio, non si può applicare che a Dio e,
logicamente come nel caso di Spinoza, non può che condurre al *panteismo.
4. Secondo gli empiristi e Kant la sostanza è una cosa permanente, immobile e
invariabile sotto il mutamento, cioè, ciò che c'è di permanente nelle cose che mutano e
ciò che serve da sostegno comune agli attributi o alle qualità successive.
Oss. Questa nozione sottolinea giustamente il duplice carattere della sostanza che
consiste nell' essere *soggetto 3 degli accidenti e soggetto permanente. Ma essa ha il
torto di ridurre a questi attributi la ragione formale della sostanza, perché, da una
parte, la permanenza non esclude il mutamento, e, dall'altra, non ogni soggetto è una
sostanza. Praticamente, la nozione empiristica dipende da un realismo ingenuo e
trasforma la sostanza in sostrato immobile e inerte sotto il flusso dei fenomeni. Una
simile definizione non può quindi che
rendere la sostanza inintelligibile e condurre al più radicale *fenomenismo 1-2.

ARISTOTELE, Metafisica, 1I1, c. 2; VII, c. 16-17; XII, c. 1-2, 4-5; SAN TOMMA SO
D'AQ., In Metaph., III, lect. 6-9, 10-12, 15; VII, lect. 1-2, Il; XII, lect 1-2, 5-9, 11-12; De
ente et essentia, c. 6; R. JOLIVET, La notion de substance, 1942; F. OLGIATI, Il
concetto di sostanza, in « Riv. di filos. neoscol. » 1929.

Sostanziale - 1. M ET A F. Ciò che costituisce la *sostanza 1 «( La forma sostanziale


») o appartiene alla sostanza (« Modo sostanziale ») o ha la natura della sostanza «( Il
composto sostanziale »).
2. COSMOL. (II, 87-90). La forma sostanziale: v. Forma 1.
3. Volg. Importante, ricco di materia, massiccio «( Un contributo sostanziale ». « Un
rapporto sostanziale »).

Sostanzialismo - CRIT. Dottrina che ammette l'esistenza di *sostanze 1 distinte dai


*fenomeni" (Opp. *Fenomenismo).

Sostanzialità - 1. METAF. Carattere di ciò che è una *sostanza 1 «( La sostanzialità


dell'anima umana »).
2. STR. (III, 559). Paralogismo della sostanzialità: secondo Kant, l'argomento col quale
la ragione pura crea una unità trascendentale (= un *oggetto 1), collegando i diversi
elementi dell'intuizione (e sp. un'anima-sostanza collegando i diversi e molteplici stati
della coscienza).

Sostituto - Ciò che sostituisce un'altra cosa o un'altra persona «( La parola è il


sostituto della idea » ).

Sostituzione - 1. LOG. (I, 146). Azione di ricorrere ad un *sostituto.


2. La sostituzione dei termini: procedimento specifico del ragionamento matematico,
consistente nel sostituire una grandezza con un'altra per mezzo d'intermediari
necessari (Schematicamente: a = b, b = c, c = d, dunque a = d).
Sostrato - (lat. substratum, da substernere, stendere al di sotto).
METAF. (III, 554-558). Ciò che serve di sostegno agli accidenti o ai fenomeni.
OSS. La nozione di sostrato caratterizza certo un aspetto della *sostanza 1, ma non
potrebbe fornirne la ragione formale, come hanno immaginato gli empiristi, facendo
della sostanza un puro sostegno, cioè una cosa sotto altre cose (v. Sostanza 3).

Sovradeterminazione - LOG. *Determinazione 2 che s'aggiunge ad un'altra per


precisarla. V. *Specificazione 2.

Sovranità - 1. Attributo del potere *sovrano 2 «( Il principio della sovranità »).


2. Sin. Supremazia o *primato (« La sovranità del diritto »).

Sovrano - (lat. supremus, il più elevato ).


l. Agg. Qualità di ciò che è *principio, o di ciò che è il più alto in un determinato ordine
«( Il bene sovrano»: v. Bene 3).
2. POL. (V, II, 400; 416). Sost. Il sovrano: la persona, individuale o collettiva, che
detiene il potere dal quale derivano tutti gli altri poteri.
Oss. La « derivazione », qui, non significa evidentemente che un modo di
designazione, perché il potere non ha altra sorgente che Dio.
3. Il capo dello Stato, in una monarchia.

Sovraproduzione - 1. ECON. POL. (V, II, 280). Atto di produrre maggior quantità di
merci di quelle che sono necessarie ai bisogni dei consumatori.
2. Le merci in sovrabbondanza.

Sovrattivazione - PSICOL. Atto d'aumentare in maniera eccessiva o anormale


l'attività d'una funzione «( La sovrattivazione dello psichismo superiore sotto
l'influenza degli istinti »).

Spaziale - COSMOL. Che appartiene o è relativo allo *spazio.

Spazio - 1. COSMOL. (Il, 19-28). Spazio reale: distanza tra diversi luoghi o più gen.
relazione dèlle dimensioni dell'universo con tutti i corpi che contiene.
2. Spazio immaginario: ricettacolo di tutti i corpi, astrazion fatta da essi.
3. Spazio geometrico: luogo omogeneo, continuo ed illimitato nel quale son contenuti i
corpi.
4. MATEM. (Il, 11-12). Spazio euclideo: spazio geometrico a tre dimensioni.
5. Spazio non euclideo: spazio geometrico a più o a meno di tre dimensioni.
Oss. Gli epiteti « euclideo» e « non euclideo» non qualificano lo spazio reale, ma
indicano soltanto le proprietà convenzionalmente date alle figure. Tuttavia, lo spazio
euclideo coincide con lo spazio della percezione, che è tridimensionale.

Specie - (lat. species, apparenza, similitudine).


1. LOG. (I, 42; 158). Essenza completamente determinata «( L'animale ragionevole »).
Opp. Genere Ass. « Il più e il meno non cambiano la specie» (Plus vel minus non
variant speciem), perché sono in rapporto con la quantità, non con la essenza.
2. Specie chimica: porzione di materia che possiede in modo costante un insieme di
proprietà (definite dalle loro misure in peso, volume ed energia), che sono sempre date
in un fascio indissolubile.
3. BIOL. (I, 193). Nella Sistematica, classe di esseri viventi caratterizzata da forme ben
definite e costituenti un tipo ereditario, e dall'interfecondità illimitata degli individui
che la compongono.
Oss. Questa definizione, conforme alle vedute di Cuvier, è ancora molto comune.
Tuttavia, i criteri della rassomiglianza e della fecondità non sembrano più oggi così
certi. Si è invece più inclini a pensare che il criterio più preciso della specie consista,
per un insieme di individui, nel fatto di possedere la stessa quantità di *geni e di
*cromosomi.
4. PSICOL. (III, 129-130; 421-424). Ceno Similitudine d'un oggetto presente al senso o
all'intelligenza. - Div. Specie sensibile: sin. *Immagine 1; specie intelligibile: sin. *Idea
1 o *Concetto 1. Specie impressa: impressione rappresentativa prodotta da un oggetto
sul senso o sull'intelligenza e che rende questo oggetto presente al conoscente; specie
espressa (o verbo mentale): parola interiore, mediante la quale il conoscente dice a se
stesso quel che è la cosa conosciuta tramite la specie impressa.
5. Volg. Caso particolare (« Un caso che fa specie» . = un caso speciale).

Specificazione - 1. LOG. Str. Atto con cui si definisce una specie in seno ad un
genere, facendo riferimento alla differenza specifica (v. Differenza 1).
2. Lg. Atto di determinare qualcosa enunciando un carattere distintivo. - Espr. « Punto
di vista della specificazione» (actu signato): in funzione di ciò che dà la specificazione
1-2. Opp. «( Punto di vista dell'esercizio» (actu exercito): in funzione del fatto puro e
semplice, senza precisazione né *determinazione 2 speciale (Es. Il giudizio è primo dal
punto di vista dello esercizio; ma non dal punto di vista della specificazione, perché
non ha senso che mediante il concetto, il quale in quest'ordine è primo).

Specificità - 1. Carattere di ciò che è *specifico 1-2 («La specificità dell'ordine


morale»).
l. PSICOL. (III, 88-90). Teoria della specificità dei nervi sensoriali: secondo la quale i
nervi conduttori, in qualsiasi maniera vengano eccitati, darebbero sempre la medesima
sensazione (donde seguirebbe che le qualità sensibili non sarebbero prodotte
dall'oggetto percepito, ma dagli stessi organi sensoriali).

Specifico - 1. LOG. Che appartiene o è relativo alla *specie 1-2.


2. Che non può essere ridotto ad un'altra categoria di enti o di fenomeni e forma da
solo una *specie 1 (« Un dolore specifico »). Sin. Sui generis.

Specioso - (lat. speciosus, bello, brillante).


LOG. Ragionamento o argomento specioso: quello che non ha che le apparenze della
verità (Sin. *Sofisma).

Speculativo - 1. LOG. (I, 124).


Che riguarda la *speculazione 1 (« Le scienze speculative»). Sin. Teorico. Opp.
*Pratico1.
2. Colui che è propenso alla *speculazione 2 (« Spirito speculativo »). Opp. *Pratico 4.

Speculazione - (lat. da speculari, contemplare).


1. LOG. (I, 124). Sogg. Attività intellettuale ordinata al conoscere soltanto per
conoscere (Sin. *Teoria 1).
2. Ogg. Sin. *Teoria 2 (« Le speculazioni dei filosofi»).

Sperimentale - 1. LOG. (I, 115; 157; 161). Gen. Che è basato sull'*esperienza 1.
l. Str. Che è basato sull'esperienza e s'attiene strettamente al dato *empirico 2. (« La
psicologia sperimentale». « Le scienze sperimentali » ).
3. Sp. Che dipende dai procedimenti di *sperimentazione («Il metodo sperimentale». «
Il ragionamento sperimentale »).

Sperimentazione - LOG. (I, 171-176). Insieme dei procedimenti utilizzati per


verificare una ipotesi scientifica. v. Osservazione 2.

Spersonalizzazione - PSICOL. PAT. (III, 552). Fenomeno morboso per cui un


soggetto non riconosce più una parte, o anche l'insieme del proprio « me ».

Spiegazione - (lat. explicare, spiegare).


1. LOG. (I, 121-124). Azione di far comprendere (« La spiegazione
d'una lezione ». « La spiegazione d'un termine »).
l. Atto di fornire la *ragione 3 d'un essere o d'un fenomeno (« La spiegazione del
mondo ». « La spiegazione del riflesso nervoso »).
Oss. La spiegazione può comportare parecchi livelli o gradi. Al livello delle scienze
positive, consiste semplicemente nel determinare le leggi di coesistenza o di successio-
ne dei fenomeni, cioè il loro « come»: la spiegazione dunque qui si riduce alla
constatazione di un *meccanismo 1. La vera spiegazione, al contrario, consiste nel
determinare la *ragione 3 propria e adeguata (cioè il « perché») d'un essere a partire
dalle sue cause, o d'un fenomeno a partire da un' essenza:
questa ricerca, che, essenzialmente, verte sull'essere, è d'ordine propriamente
filosofico e metafisico.

Spin - (inglese to spin, filare, far girare una trottola).


FIS. Spin dell'elettrone: termine che indica, in Fisica atomica, il movimento col quale
l'elettrone, animato da un movimento di traslazione, gira ugualmente su se stesso, alla
maniera d'una trottola.
Spiriti-animali - STR. (III, 625). Cartesio chiama così (Passions, I, 10) alcuni
elementi corporei, composti delle più vive e sottili parti del sangue, che, circolando dal
cuore al cervello e dal cervello ai nervi ed ai muscoli, determinano i movimenti del
corpo.
Oss. Gli animali, da questo punto di vista sono dunque assimilabili a delle macchine
(Teoria degli animali-macchine).

Spiritismo - PSICOL. (III, 649); Teoria e pratica delle relazioni con gli *spiriti 4, che
si presume di poter attuare con l'interposizione di individui detti *medium.

Spirito - (lat. spiritus, spirito, soffio).


1. METAF. (IV, II, 401). e PSICOL. (III, 606-610). Sostanza che può sussistere ed
operare senza la materia (Ctr. .Corpo l).
2. Lo spirito puro: quello che è naturalmente e completamente libero della materia
(Dio. Gli angeli). (Opp. Anima umana, destinata ad animare un corpo organico e
incompletamente spirituale).
3. Lg. L'intelligenza; il pensiero spiriti: le anime disincarnate. (Opp. *Sensibilità 3).
4. PSICOL. (III, 649). Volg. Gli

Spirituale - 1. PSICOL. (III, 610).


Ciò che è della natura dello *spirito l o appartiene allo spirito (« La anima spirituale »)
(Opp. Corporale). Dist. Immateriale: tutto ciò che è spirituale è necessariamente
immateriale, ma non tutto ciò che è immateriale (es. l'anima delle bestie) è spirituale.
2. MOR. (V, II, 446-450). I beni (o valori) spirituali: quelli che riguardano lo *spirito 3
e sp. quelli che appartengono all'ordine morale
e religioso (Opp. *Materiale l).
3. POL. (V, II, 422). Il potere spirituale: quello che appartiene alla Chiesa come società
religiosa (Opp. Temporale 4).

Spiritualismo - (lat. spiritus, spirito).


1. PSICOL. (III, 649). Dottrina che ammette la *spiritualità l dell'anima umana o gen. l'
irriducibilità dello *spirito 2 e dei fenomeni che ne procedono, *alla materia2. (V.
*Materialismo 3-6).
Oss. Nel *marxismo: sin. *Idealismo6.
2. MOR. (V, II, 194-197). Concezione morale che ordina l'insieme dell' attività umana,
individuale e sociale, al progresso dei beni (o valori) spirituali (v. *Spirituale 2).

A. REYMOND, Philosophie spiritualiste, 1942; F. ALESSIO, Studi sul


neospiritualismo, 1953.

Spiritualità - 1. PSICOL. (III, 606-610). Carattere d'un ente che ha la natura dello
*spirito l (= la cui esistenza ed operazioni sono indipendenti dalla materia).
Oss. Per «indipendenza dalla materia) bisogna intendere soltanto l'indipendenza
intrinseca ( = quanto all'essere e quanto all'operazione). La spiritualità non esclude la
dipendenza estrinseca per rapporto alla materia (per es. il fatto, per un'attività
spirituale, d'avere delle *condizioni l materiali, il che è il caso dell'anima umana, che
ha bisogno, per esercitare anche le sue funzioni superiori, del concorso estrinseco degli
organi corporei).
2. MOR. Dottrina di vita religiosa e morale («La spiritualità di san Francesco di
Sales»).

Spontaneità - METAF. e PSICOL. Carattere di ciò che è *spontaneo, in tutti i sensi


del termine.

Spontaneo - 1. METAF. (IV, Il, 249-250). Prop. Ciò che ha il suo principio nell'agente
stesso (« Un gesto spontaneo »). Dist. *Libero, perché se tutto ciò che è libero è
spontaneo, non tutto ciò che è spontaneo è libero: le manifestazioni dell'istinto e in
gen. le attività vitali sono insieme spontanee e sottomesse ad un rigoroso
*determinismo2.
2. PSICOL. (III, 353; 573). Lg. Ciò che si produce in virtù d'una legge di natura, senza
riflessione né possibilità di scelta (« Attenzione spontanea ». « Coscienza spontanea
»). Sin. Automatico.

Stadio - 1. Momento d'un'evoluzione o d'uno sviluppo.


2. STR. (Il, 35). Argomento dello stadio (= campo di corse): uno degli argomenti
mediante il quale Zenone d'Elea si sforzava di provare l'irrealtà del movimento.
3. LOG. (I, 125). Legge dei tre stadi: teoria esposta da Auguste Comte, secondo la quale
il pensiero umano sarebbe passato attraverso tre stadi successivi, *teologico 2,
*metafisico e *positivo 2.
Oss. Questa legge sembra sprovvista di fondamento storico.

Standard - (inglese: modello, misura, regola. V. Campione-tipo).

Statalismo - 1. SOCIOL. (V, II, 394). Forma dell'organizzazione politica nella quale lo
Stato esercita direttamente una parte o l'insieme delle funzioni economiche (Ctr.
*Liberalismo l).
2. Concezione o regime politico nel quale lo Stato è la realtà suprema e il principio
assoluto del diritto (Ctr. *Individualismo l).

Statico - (lat. stare, tenersi in piedi).


1. Agg. Ciò che è in riposo o in equilibrio (Ctr. *Dinamico l).
2. Ciò che manca d'iniziativa (« Un'attitudine troppo statica »). Ctr. Attivo.
3. MATEM. Sost. La Statica: parte della Meccanica che riguarda l'equilibrio delle
*forze5.
4. SOCIOL. (I, 216). Sosto La statica sociale: in Comte, parte della sociologia che
riguarda le condizioni di esistenza della società (= le leggi di coesistenza degli stati so-
ciali). app. Dinamica sociale: V. Dinamica 3.
Statistica - 1. LOG. (I, 185; 234). Nota numerica di fatti singoli di ugual natura che si
son verificati in un dato tempo e in un dato luogo.
2. Leggi statistiche: quelle che esprimono la *media l d'una massa di fatti elementari e
che non si valgono che di questa media.
3. Metodo statistico: quello che ricorre alle statistiche.

Stato - (lat. stare, essere in piedi, tenere).


1. Gen. Modo d'essere più o meno stabile (« Lo stato di riposo »).
2. PSICOL. (III, 576-578). Stato di coscienza: ogni realtà psichica, cosciente o
incosciente. - Dist. Fatto di coscienza, che indica piuttosto un fatto psicologico
cosciente.
3. SOCIOL. (V, II, 365-367). Stato di natura: secondo Hobbes, Locke, Rousseau, stato
ipotetico dell'uomo prima della (o facendo astrazione dalla) vita in società.
4. POL. (V, II, 368-382). Gruppo di famiglie sottomesse a leggi comuni, sotto un
governo autonomo e che vivono in un territorio proprio e indipendente.
5. L'insieme delle istituzioni e dei servizi amministrativi necessari al governo d'un
paese.
6. Il potere politico (= il governo ).

Statutario - OR. (V, II, 322-323). Che ha il carattere d'uno *statuto o deriva da uno
statuto (« Diritto statutario »). (« Regole statutarie »). (Opp. Contrattuale). V.
Istituzione.

Statuto - (lat. statuere, decidere). OR. (V, II, 322-323). Insieme dei
rapporti giuridici che le persone hanno in ragione della situazione che occupano in un
gruppo sociale, indipendentemente dalle loro volontà particolari (Opp. *Contratto).

Stimolo - (lat. stimulus, pungiglione, eccitante).


PSICOL. (III, 106). *Eccitante, sia interno (es. *ormone), sia esterno (agente tramite
l'organo sensoriale e la trasmissione nervosa), che determina una *reazione o
*risposta. Div.: *segnale e *segno.
Oss. Talvolta si parla di stimolo agente, ma impropriamente, perché, agendo per spinta
meccanica, questo stimolo si riduce adeguatamente alla *causa 1 efficiente.

Stipulazione - (lat. da stipulari, impegnarsi).


1. OR. Azione d'enunciare le *convenzioni l in un contratto.
2. La *convenzione l enunciata in un contratto.

Stocastico - (gr. XXX, congetturale). Che ha il carattere di una congettura. Es.


Collegamento stocastica: legame che varia entro certi limiti per opp. al collegamento
funzionale (o *funzione 6), che è determinato in modo assoluto, una volta conosciuta
la o le *variabili.

Stoicismo - (gr. da XXX, portico ).


1. STR. (V, I, 176). Scuola filosofica di Zenone di Cizico, che predica un ideale di virtù
austera definito dall'*atarassia e riassunto nella massima: « Astieniti e sopporta n. I
suoi principali rappresentanti furono: Cleante, Crisippo, Seneca, Epitteto, Marco
Aurelio.
2. MOR. Carattere morale che consiste nell'indifferenza rivolta alle cose che dipendono
dalla sorte e nella serenità nelle prove della vita.

Storia - 1. LOG. (I, 200-214). Str. Studio dei fatti del passato che hanno interessato
l'evoluzione delle società umane.
Div. a volte si distingue: storia evenienziale: racconto ordinato dei *fatti (o
*avvenimenti 1) del passato (storia degli eruditi) - e storia strutturale: che cerca di
cogliere la trama dei fatti, e di trovare poi la spiegazione di questi fatti in tutte le
direzioni (psicologia, sociologia, situazione culturale, economica, religione, ecc.). Oss.
In effetti, questi due tipi di storia si completano l'un l'altro e guadagnerebbero ad
essere associati.
2. Lg. Studio di tutto ciò che ha un passato (« Storia della terra ». « Storia dell' arte »).
3. Gli stati successivi attraverso i quali son passati, dalle loro origini, un individuo, una
realtà sociale o politica o l'intera umanità.
Oss. Nei sensi l e 2, la storia è un'opera letteraria; nel senso 3, è la stessa realtà *storica
(« Raccontare la storia d'un uomo o d'una istituzione »). V. Esistenza.

Storicismo - 1. MOR. (V, I, 137). Dottrina del giurista tedesco F. K. von Savigny,
secondo la quale il Diritto risulta dall'azione delle forze del corpo sociale, con il quale
muta e si sviluppa costantemente, sebbene secondo una legge che lo sottrae ai capricci
ed all'arbitrio degli uomini (F. K. von Savigny, Sistema di diritto romano contem-
poranea, 8 voll. Torino 1886-1888).
2. Og. Metodo o sistema che pretende spiegare adeguatamente il Diritto, la Morale o la
Religione mediante la storia, cioè mediante le circostanze fortuite dell' evoluzione delle
idee e dei costumi (Dist. Positivismo ed Evoluzionismo, che anch'essi riducono il
diritto al fatto, ma suppongono che l'evoluzione si sia verificata in virtù di leggi
necessarie).

Storicità - Carattere di ciò che è *storico.

Storico - 1. È storico tutto ciò che si sviluppa nel tempo e tocca l'uomo, attivamente o
passivamente.
2. Che ha relazione con la *storia 1.2.3.
3. Volg. Che si è realmente avverato. Opp. Leggenda. *Finzione 2 o *Mito.

Stretto - (lat. strictus, serrato, rigido).


1. Rigoroso, rigido.
2. MOR. (V, I, 99 - 100). Doveri stretti: i doveri di giustizia perfetti (= quelli che sono
*giuridici 1 e, come tali, esigibili, con la forza). Opp. Doveri larghi.
Oss. Questa distinzione è valida soprattutto dal punto di vista esterno. Dal punto di
vista *morale l, non potrebbe avere un valore assoluto, perché un dovere non giuridico
può ben presentarsi alla coscienza come un dovere *stretto l.
3. MOR. (V, I, 161). Coscienza stretta: quella che tende a restringere eccessivamente
l'ambito della libertà e ad interpretare costantemente nel senso più rigido i precetti
della morale (Ctr. Larga).

Stroboscopico - (gr. XXX, turbine, vertigine e XXXX, osservare).


PSICOL. Movimento stroboscopico: movimento (reale o apparente) d'un oggetto che
gira su se stesso e che va e viene continuamente da un punto all'altro.

Strumentale - METAF. (IV, II, 255). Causa strumentale: quella che agisce non per la
sua propria *forma l o la sua propria *forza 8, ma in quanto essa è mossa da un'altra
(Opp. Causa principale: v. Causa l).

Struttura - 1. Ceno Assetto delle parti o elementi che formano un tutto *organico l,
cioè relazione specifica dei termini d'un rapporto reciproco al *tutto l e tra di essi per la
mediazione del tutto. Opp. *Aggregato.
2. BIOL. (I, 191; II, 112). Forma interna o esterna (= costituzione anatomica o
istologica) d'un organo (« La struttura dell'occhio » ). Opp. *Funzione l).
3. PSICOL. (III, 134-140). L'oggetto della percezione (o dell'immaginazione) in quanto
«tutto», cioè in quanto possiede una forma distinta dalle qualità sensibili e che dà agli
elementi sensoriali il loro significato (Sin. *Forma 6-8).
4. Struttura proiciente (della coscienza): organizzazione dell'insieme della *coscienza 2
in funzione di un'idea direttrice.

Strutturazione - METAF. Insieme dei processi generatori d'una *struttura. Ctr.


*Agglutinazione.

Subalternante - LOG: v. Subalternato 1-2.

Subalternato - 1. LOG. Propoposizione subalternata: nelle *subalterne, la


proposizione particolare, per opp. all'universale, detta subalternante.
2. Scienza subalternata: quella che non può esistere come scienza (cioè con tutto ciò
che le è necessario per essere adeguata al suo oggetto) senza il concorso d'una scienza
superiore, detta subalternante.

Subalternazione - (lat. sub, alter, sotto un'altro).


1. LOG. (I, 65; 137). Opposizione delle proposizioni *subalterne.
Oss. La subalternazione non costituisce, a rigore, un'opposizione, sebbene la logica
classica, per ragioni d'ordine pratico, abbia l'abitudine d'includere questa forma d'«
inferenza immediata » nel cosiddetto quadrato logico. Essa consiste, propriamente, nel
passare da una proposizione universale alla particolare formata dal medesimo soggetto
e dal medesimo predicato, in modo che le proposizioni subalterne differiscano soltanto
per la quantità.
2. Subalternazione delle scienze: relazione gerarchica tra più scienze, tale che la
scienza inferiore (= subalternata) dipende, sia quanto ai suoi princìpi, sia quanto al1a
sua materia, dalla scienza superiore (Es. C'è subalternazione tra la Morale e la
Teologia, in quanto la filosofia morale non può conoscere che mediante la Teologia lo
stato di fatto dell'umanità).

Subalterno - LOG. (I, 64-65). Proposizioni subalterne: proposizioni opposte che


differiscono soltanto per la *quantità 2 (« Ogni uomo è bugiardo ». « Qualche uomo è
bugiardo ». - « Nessun uomo è immortale ». - « Qualche uomo non è immortale»).

Subcontrario - LOG. (I, 64-65). Proposizioni subcontrarie: proposizioni particolari


opposte che differiscono per la *qualità 1 ( « Qualche uomo è scienziato ». « Qualche
uomo non è scienziato » ).

Subcosciente - 1. PSICOL. (III, 582-589). Agg. Ciò che è debolmente *cosciente l ( «


I fatti subcoscienti » ).
2. Sost. Il subcosciente: l'insieme dei fatti subcoscienti (= gli stati di coscienza
attenuati e lo psichismo *marginale). Sin. *Subcoscienza.

Subcoscienza - PSICOL. V. Subcosciente 2.

Sublimazione - 1. PSICOL. (III, 307-310). Ceno Drenaggio dell'energia psichica, che


si esercita a danno degli istinti ed a profitto delle funzioni psichiche superiori.
2. Nel1a teoria di Freud, fenomeno consistente nel sostituire al fine sessuale primitivo
un altro fine non sessuale, ma in relazione genetica col primo (Gli impulsi sessuali,
respinti nell'*inconscio 2 si manifestano nuovamente, mediante un fenomeno di
*transfert 2 sotto la forma dell' eroismo, del genio o della santità).

Sublime - (lat. sublimis, elevato, superiore).


ESTET. (IV, II, 221). Il *bello l considerato nella sua più alta espressione o, più
precisamente, il bello in quanto eccede la nostra conoscenza o il nostro pensiero e
oltrepassa la comune misura e, come tale, provoca non soltanto la nostra ammirazione,
ma spesso anche una specie di timore reverenziale.

Subliminale - (lat. sub, sotto e limen, soglia).


1. PSICOL. (III, 598). L'io subliminale: lo psichismo che è al di sotto del1a coscienza
chiara (Opp. Sopraliminale).
2. Teoria della coscienza subliminale: teoria di W. James, consistente nel supporre che
gli uomini comunicano tra di loro mediante la vita *subliminale 1 sorgente inesauribile
dell'arte, della scienza, della mistica, della religione e della morale.
Subordinato - 1. METAF. Gen. Ciò che dipende da un'altra cosa o da un'altra
persona.
2. BIOL. (I, 193). Carattere subordinato : nella classificazione degli esseri viventi,
carattere meno generale che implica la presenza d'un
carattere più generale, chiamato *dominante (Es. l'apparato mammario è un carattere
subordinato al carattere « vertebrato » , cioè allo scheletro).

Subordinazione - 1. METAF.
(IV, II, 265-267). Gen. Relazione di due esseri o di due fenomeni (o gruppi d'esseri o di
fenomeni) di cui l'uno dipende dall'altro.
2. Div. Subordinazione essenziale (per se): quando la cosa subordinata (essere o
operazione) dipende da un'altra quanto alla sua stessa esistenza; subordinazione
accidentale (per accidens): quando la cosa subordinata (essere o operazione) non
dipende da un'altra che come dalla sua *condizione 1 o dalla sua *occasione.

Successione - l. COSMOL. (Il, 38-47). Relazione di termini temporali che si


susseguono in maniera continua («La successione delle generazioni »).
2. Insieme dei termini che hanno tra di loro un rapporto di successione (= termini
successivi) ( « Una successione di calamità »).
3. DR. (V, II, 272). Successione testamentaria (o testamento): diritto o atto di disporre,
per quando non si sarà più, di tutta o parte della propria ricchezza, in favore d'una
determinata persona (fisica o morale).
4. Successione ab intestato: trasmissione all'erede naturale dei beni d'una persona che
muore senza aver espresso legalmente le sue ultime volontà.

Successivo - V. Successione 2.

Suggestionabilità - PSICOL . Carattere d'un soggetto molto propenso alla


*suggestione2.

Suggestione - (lat. da suggerere, aggiungere a poco a poco).


1. PSICOL. (III, 296-297; 515). Gen. Atto di far nascere un'idea o un'immagine in un
altro.
2. Sp. Fenomeno d'*automatismo 3 psicologico consistente nella realizzazione non-
cosciente e nonvolontaria del contenuto d'una *rappresentazione 2, che, quando non
viene inibita, sviluppa da sé la sua azione ideomotrice. - Div. C'è eterosuggestione o
autosuggestione, secondo che la rappresentazione venga dall'esterno o dall'interno.
Oss. Sotto queste due forme, la suggestione non ha nulla d'anormale in certi limiti. Le
sue forme patologiche sono rispettivamente l'*ipnotismo e l'*isteria.

Suicidio - (lat. sui, di sé, e caedes, assassinio).


MOR. (V, II, 204). Atto col quale un uomo, di propria autorità, si dà la morte.

Sui generis - (lat. del suo genere).


LOG. Una proprietà sui generis: una proprietà irriducibile ad un'altra, che forma un
genere speciale o una specie speciale (Sin. *Specifico 2).

Superfluo - (lat. superfluere, straripare).


1. MOR. (V, II, 295). Ciò che supera il reddito necessario per l'esistenza e la saggia
previsione dello avvenire, tenuto conto delle convenienze di condizione e di rango (« Il
superfluo, per diritto naturale, si deve dare ai poveri »).
2. Volg. Ciò che è di troppo («Parole superflue »).

Super-io - PSICOL. (III, 601). Nella *psicanalisi freudiana: organismo che serve
insieme da rappresentante e da custode del *rimosso e che costituisce essenzialmente
uno strumento regolatore non-cosciente dell'attività psichica (v. Censura, Rimozione e
Sublimazione).

Superstizione - (lat. da supertare, essere al di là).


1. MOR. Str. Atto d'attribuire a cose o pratiche un potere che non hanno e non possono
avere.
2. Lg. Culto reso a cose della natura («Le superstizioni del paganesimo »).
3. Volg. Attaccamento eccessivo a una regola, a un oggetto (« La superstizione del
passato ». « La superstizione della forma»).

Superuomo - S T R. Termine creato da Goethe (Uebermensch) e ripreso da Nietzsche


per designare « un tipo d'uomo superiore, che ha condizioni di nascita e di
conservazione diverse dall'uomo medio» (La volontà di potenza, IV, 866) e nel quale
l'umanità raggiungerà il suo più alto grado di perfezione.

Supposito - (lat. suppositum, ciò che è posto al disotto).


METAF. (IV, II, 235). L'individuo sostanziale *sussistente 1 (= dotato d'un'esistenza
propria) (Dist. *Persona 1 = supposito ragionevole). - As. « Le azioni si attribuiscono al
supposito» (Actiones sunt suppositorum): è a Pietro, e non rispettivamente al suo
corpo e alla
sua anima, che sono attribuiti gli atti di mangiare e di pensare.

Supposizione - (lat. sub ponere, porre sotto).


1. LOG. (I, 40). Proprietà che ha un *termine 4 (soggetto o predicato), in una
proposizione, di supplire (o di « stare per») a realtà d'ordine mentale o estramentale.
2. Div. Supposizione propria o impropria, secondo che il termine sia usato
propriamente («Il leone è un quadrupede », o in modo figurato (metafora) («Pietro è
un leone »). ║ La supposizione propria si divide in formale e materiale secondo che il
termine eserciti la sua funzione di significanza normale, cioè (« stia per» gli oggetti che
esso significa (L'uomo è mortale »), - ovvero non eserciti la sua funzione di
significanza, ma « stia per» se stesso, in quanto segno parlato o scritto (« Uomo è una
parola di due sillabe »). ║ A sua volta, la supposizione formale si suddivide in
personale e semplice, secondo che il termine universale «stia per» i suoi inferiori logici
(« L'uomo è educabile») ovvero designi il concetto universale corrispondente («
L'uomo è una specie»). ║ La supposizione personale infine si suddivide da una parte in
distributiva e collettiva, secondo che il termine si predichi di tutti i soggetti, presi
singolarmente, cui conviene (« I ministri esercitano il potere esecutivo ») o solamente
a questi soggetti presi insieme (« I ministri sono quindici »), - dall'altra parte, in
determinata e confusa, secondo che il termine si predichi di certi soggetti presi
determinatamente « Qualche uomo è menzognero », cioè questo o quell'uomo) o di
certi soggetti presi indeterminatamente, ad es., « animale» in « ogni uomo è animale»:
non si può infatti inferire da « ogni uomo è animale» che « ogni uomo è
quest'animale» e « ogni uomo è quell'animale ».
3. Volg. Sin. di Congettura.
Oss. *Ipotesi l talvolta si prende nello stesso senso, ma ha generalmente un carattere
più tecnico.

Supputazione - (lat. supputatio, computo).


Atto di valutare, partendo da certi dati, il grado di *probabilità2 di un avvenimento,
d'una .condotta. O gen., d'un fatto qualsiasi. Dist.
*Ipotesi 1-2, *Congettura, *Presunzione.

Sussistente - L METAF. (II, 93). Che possiede la *sussistenza l.


2. Le forme sussistenti: quelle che possono sussistere (= essere compiute e perfette
nell'ordine della *sostanzialità 1) senza la materia.
Oss. Tali sono i « puri spiriti », ma non l'anima umana.

Sussistenza - (lat. da sub-sistere, fermarsi, restare).


1. METAF. (IV, II, 236). Modo sostanziale, distinto dall'individuazione, dal quale
l'essenza individuale è resa completa nell'ordine della *sostanzialità l (cioè è distinta da
ogni altra sostanza individuale, non solo quanto a ciò che essa è, ma anche quanto
all'esistenza).
2. L'atto di sussistere.
3. ECON. POL. (V, II, 266). Le sussistenze: l'insieme delle cose che servono al
mantenimento della vita.

Sussumere - (lat. sub, sumere, mettere al di sotto).


LOG. (I, 41). Atto di pensare un individuo come compreso in una specie o una specIe
come compresa in un genere o un caso particolare
come compreso in un caso generale o una legge.

Sussunzione - LOG. Azione di sussumere.

Sviluppo - 1. LOG. Prop. Passaggio dall'implicito all'esplicito,


dal virtuale all' attuale. (« Lo sviluppo d'una dottrina, di una istituzione »).
Oss. Lo sviluppo così concepito significa l'identità sostanziale del
passato e del presente. È in questo senso che Newman parla dello
« sviluppo della dottrina cristiana ». (Opp. *Implicazione 2 e Inviluppamento). Dist.
*Evoluzione 1.
l. Qualsiasi trasformazione che segua una legge di progresso (« Lo sviluppo della
ragione ». « Lo sviluppo d'una malattia»)

Tabù - SOCIOL. Termine poiinesiano, che serve a indicare in gen. ogni oggetto che,
nelle culture totemiche, è protetto da un'interdizione.

Tabula rasa - CRIT. V. Tavola3.

Taglione - (lat. talio, da talis, tale).


1. Punizione o vendetta simile e uguale all'offesa.
2. Legge del taglio ne : nella legislazione mosaica, legge di reciprocità nella vendetta,
che si esprime in questa formula: « Occhio per occhio. Dente per dente» (Esodo. XXI,
23-25).
Oss. A questa legge, il Cristo, interdicendo la vendetta, ha sostituito la legge della carità
e del perdono (cfr. Matt., V, 38-48).

Talamo ( ottico) - BIOL. e PSICOL. (III, 331-332). Formazione di sostanze grigie


situate alla base del cervello, vicino ai corpi striati, che collega le vie della sensibilità.

Tangibile - (lat. da tangere, toccare).


1. Ciò che può essere toccato.
2. Ciò che ha il valore d'un fatto 2 e s'impone all'attenzione (« Risultato tangibile »).

Tattile - PSICOL. Che riguarda il *tatto 2.

Tattismo - BIOL. (III, 72). Spostamento determinato in un animale da


un'*eccitazione, di natura meccanica o chimica, che si esercita in un dato senso. (Es. I
movimenti d'adattamento di un paramecio al contatto d'un corpo solido).

Tatto - 1. PSICOL. (III, 114). Il *toccare, in gen.


2. Sp. li senso del contatto semplice (o passivo), che dà le sensazioni (di liscio, di
rugoso, ecc.), che risultano da un' azione meccanica la quale si esercita sulla pelle.
3. MOR. Qualità morale che consiste nel discernimento rapido e preciso di ciò che
bisogna dire o fare (o non dire e non fare) in una
determinata circostanza, per evitare di contristare il prossimo.

Tautologia - (gr. XXX, lo stesso e XXXX, discorso).


1. LOG. Modo di esprimersi consistente nel ripetere la stessa cosa in termini diversi
(Es. « un caso mostruoso è un caso teratologico ». « L'atto di volontà consiste nel vo-
lere »).
2. Sofisma consistente nel provare una proposizione o una tesi ripetendola con altre
parole.
3. LOGIST. Espressione vera per tutte le combinazioni possibili delle *variabili che la
compongono (Es. pq, M, pq, pq).
4. Legge della tautologia: aa a, a + a = a).

Tavola - (lat. tabula, tavoletta, tavola).


1. Enumerazione metodica o classificazione di nomi, di titoli o di cose (« Tavola
analitica ». « Tavola del logaritmi »).
2. LOG. (I, 172). Tavole di Bacone: raccolta di esempi relativi ad
un fenomeno, riuniti secondo il criterio della coincidenza costante, che si esprime nei
tre corollari del principio di causalità: Posita causa, ponitur effectus, sublata causa,
tollitur effectus, variante causa, variatur effectus, e, di conseguenza, nella istituzione di
tre tavole corrispondenti rispettivamente a ciascuno di questi tre corollari: tavola di
presenza, che offre, con le loro circostanze, i casi in cui avviene il fenomeno da
spiegare; tavola di assenza, in cui sono registrati i casi affini ai primi in cui il fenomeno
non avviene; tavola dei gradi, che offre i casi in cui esso ha subito variazioni.
3. CRIT. (IV, I, 25). Tabula rasa: espressione che serve a definire, secondo Aristotele, lo
stato nel quale si trova lo spirito prima dell'*esperienza 5 «( L'intelligenza è come una
tavoletta [tabula rasa] sulla quale non c'è scritto nulla »).

Teandrico - (gr. XXX, Dio e XXXX, uomo, nel senso del lat. vir).
1. TEOL. Rapporto, assolutamente unico, della natura umana e della natura divina nel
Cristo, Uomo-Dio.
2. Per est. Rapporto che unisce la coscienza personale e, in genere, ogni spirito,
all'Assoluto divino.

Tecnico - (gr. XXX, mestiere).


1. Sost. Sistematizzazione razionale di regole che mirano ad ottenere determinati fini
speciali (Dist. * Arte 1, che è interamente rivolta alla realizzazione pratica, mentre la
tecnica è intermedia tra il conoscere e l'agire).
2. Agg. Ciò che ha il carattere d'una tecnica o è relativo alla tecnica (« Punto di vista
tecnico ». « Termine tecnico »).

Teismo - (gr. XXX, Dio). METAF. (IV, II, 400-404). Dottrina che professa l'esistenza
d'un Dio personale, necessariamente unico, e libero creatore di tutto ciò che esiste
(Opp. *Ateismo. *Panteismo. *Politeismo).

Telencefalizzazione - BIOL. (III, 65). Centralizzazione delle funzioni motrici nel e


da parte del cervello.
Teleologia - (gr. XXX, fine e XXXX, studio).
1. METAF. (IV, II, ZII) e PSICOL. (III, 474). Studio della *finalità neI sud senso più
generale.
2. Concr. Concatenamento d'elementi ordinati ad un fine e formanti un *sistema 1-2.
Opp. Meccanismo.

Telepatia - (gr. XXX, lontano e XXXX, sentimento).


Fenomeno (di dubbia realtà) consistente nella comunicazione diretta del pensiero o dei
sentimenti tra persone separate da grandi distanze.

Tematica - (gr. XXX, posizione soggetto, tema).


1. LOG. Ciò che è preso in modo determinato come tema o oggetto del discorso, - o
della considerazione di coscienza.
2. La coscienza, in quanto applicata ad un oggetto. (Es. Coscienza tematica del rosso =
coscienza che si applica alla sensazione del rosso, dalla quale è affetta).

Tematicamente - LOG. In maniera *tematica.

Temperamento - (lat. temperamentum, combinazione, proporzione, equilibrio).


1. PSICOL. (III, 567). Nella concezione d'Ippocrate e di Galeno, miscuglio in
proporzioni variabili dei quattro umori fondamentali: linfa, bile, nervi e sangue.
2. Og. Insieme delle disposizioni *organiche 4 che costituiscono la individualità fisica
(Dist. *Carattere 2).

Temperanza - 1. MOR. (V, I, 184; V, II, 199). Una delle quattro virtù cardinali,
consistente nella moderazione nell'uso dei beni sensibili e nei desideri.
2. Volg. Moderazione nell'uso degli alimenti e sp. delle bevande alcooliche.

Tempo - 1. COSMOL. (II, 38-45). La misura del *movimento 1 secondo il prima e il


dopo.
2. Volg. Ambiente omogeneo e indefinito nel quale si svolgono gli avvenimenti.
3. PSICOL. (III, 99). Successione qualitativa ed eterogenea degli stati di coscienza (=
tempo concreto o vissuto).
4. Tempo di reazione: durata compresa tra un'*eccitazione 1 e
la *reazione 1 che essa provoca.
Div. Tempo di reazione complessa o di reazione semplice: secondo che la reazione
esiga o no un certo discernimento.

Temporale - 1. COSMOL. Che implica *tempo 1 o ha rapporto al tempo (« La


successione temporale »). Opp. *Intemporale.
2. Che ha una durata limitata (« Pena temporale ». Opp. Eterno: v. Eternità.
3. MOR. (V, I, 53). Ciò che riguarda la vita presente (« La felicità temporale ». « I beni
temporali »).
4. POL. (V, II, 407; 424). Sosto Il temporale: l'ambito proprio dello Stato. Opp.
*Spirituale 3: l'ambito proprio della religione.

Tendenza - 1. METAF. (IV, II, 344-348). Potenza attiva orientata in una direzione
definita.
2. PSICOL. (III, 293-304). Potenza di azione spontanea, che risulta dalla natura (Sin.
*Istinto 2 o *Inclinazione).

Tensione - 1. PSICOL. (III, 372374). Tensione psicologica: stato caratterizzato dalla


ricchezza dello psichismo e dalla forza della sintesi mentale.
2. Relazione tra elementi eterogenei d'un tutto (psicologico, sociale o politico) che si
oppongono tra di loro e si affermano (o si sviluppano) mediante questa stessa
opposizione.
3. STR. (V, I, 176). Presso gli Stoici: sforzo interno mediante il quale si realizza la
coesione degli elementi d'un tutto naturale, - o ,sforzo della volontà e segno d'una
attività conforme alla ragione.

Teocrazia - (gr. XXX, Dio e XXXX, governare).


POL. Regime politico nel quale il potere civile non si distingue dal potere religioso ed è
esercitato dai detentori di questo (« La teocrazia degli Ebrei »).

Teodicea - (gr. XXX, Dio e XXXX, giustificazione).


1. METAF. (IV, II, 281). In Leibniz (che ha creato il termine): trattato consacrato alla
difesa della giustizia divina contro le obiezioni tratte dall'esistenza del male.
2. Og. Parte della Metafisica che riguarda l'insieme delle questioni filosofiche relative
all'esistenza e alla natura di Dio.

Teologia - (gr. XXXX, Dio e XXX, studio).


1. METAF. (IV, II, 284-285). Teologia naturale: studio filosofico dell'esistenza e della
natura di Dio
( = mediante i soli mezzi della ragione naturale). Sin. *Teodicea 2.
2. Teologia dogmatica (o sacra):
esposizione sistematica delle verità contenute nelle fonti della *Rivelazione 3 divina
positiva (*Tradizione 2 e Sacra scrittura) e proposte dal magistero vivente della Chiesa
cattolica.
Oss. L'espressione di «Teologia rivelata », di cui a volte ci si serve, è del tutto
impropria, perché la teologia dogmatica, in quanto sistema scientifico, è opera umana
e non coincide con la *Rivelazione 2.
3. Teologia positiva: studio scientifico dei documenti (Sacra Scrittura e *Tradizione 2)
che contengono la *Rivelazione 3.

Teologico - 1. METAF. Che riguarda la *teologia, sp. dogmatica.


2. STR. (I, 125). Lo stadio teologico: nella teoria dei tre stadi di Auguste Comte, stato
iniziale dell'umanità, nel quale l'uomo «si rappresenta i fenomeni come prodotti
dall'azione diretta e continua di agenti *soprannaturali 2 più o meno numerosi, il cui
intervento arbitrario spiega tutte le apparenti anomalie dell'universo ».

Teorema - LOG. (I, 147). Proposizione enunciata dal geometra, il quale si propone di
mostrare che deriva, a titolo di conseguenza, da altre proposizioni già dimostrate (Opp.
*Problema 2).

Teoretico - Ciò che è oggetto di pura *speculazione lodi *contemplazione 1. Sin.


*Teorico 1 e *Speculativo 1.

Teoria - (gr. XXXX, contemplare ).


1. PSICOL. Conoscenza puramente *speculativa 1 (Opp. *Pratico 1).
2. LOG. (I, 179-181). Insieme delle tesi che formano un tutto sistematico (« La teoria
cartesiana delle passioni »).
3. Teoria scientifica: *ipotesi2 che ha come fine l'unificazione di un grande numero di
*leggi 4, sotto una legge molto generale (« Teoria elettronica ». « Teoria trasformista
»).
4. CRIT. Teoria della conoscenza: v. Critica 1.
5. Volg. Costruzione ipotetica o arbitraria.

Teorico - 1. Sin. *Speculativo 1 e *Teoretico.


2. Volg. Arbitrario o ipotetico.

Teosofia - 1. STR. Nell'India, nell'Egitto e nella Grecia antica, dottrina che riguarda
l'origine e l'evoluzione dell'universo e dell'anima, ed i mezzi mediante i quali si pre-
sumeva che l'uomo potesse entrare in rapporto con gli spiriti superiori.
2. Og. Insieme di dottrine confuse e disparate, gen. d'ispirazione panteistica, e
imparentate al buddismo.

Teratologia - (gr. XXX, mostro e XXXX, studio).


1. BIOL. Parte della storia naturale che tratta delle *mostruosità 1 organiche.
2. Caso di *mostruosità 1-2 organica o psicologica.

Termico - (gr. XXX, calore). 1. PSICOL. (III, H2). Che riguarda il calore («
Regolazione termica »).
2. Senso termico: quello che dà le sensazioni di freddo e di caldo.

Termine - (lat. terminus, limite).


1. Confine o *limite 5, definito dalla natura (« Il termine della vita »).
2. Dilazione (« Il termine di un ingaggio »).
3. Clausola «( I termini d'un accordo »).
4. LOG. (I, 39). Espressione verbale dell'*idea l. Dist. Parola, perché il termine può
comportare piùparole. (Es. « Il buon Dio ». « Una azione brillante »).
5. Qualsiasi elemento (« I termini d'un problema ». « Introdurre un nuovo termine » ).
6. Termine medio: nel sillogismo, il termine comune alle due *premesse.

Terminismo - CRIT. (IV, I, 3539). Dottrina di Guglielmo di Ockham, secondo la


quale gli *universali 1 non sono che semplici parole (termini) (Sin. *Nominalismo
moderato: v. Nominalismo 2).

Terminologia - Insieme dei termini *tecnici 2 in uso in una scienza o in un autore. («


La terminologia della chimica ». « La terminologia di Kant »).

Terminus ad quem - COSMOL. V. Terminus a quo.

Terminus a quo - CoSMOL. (II, 30). Punto di partenza di un movimento o di un


mutamento (Opp. Terminus ad quem: punto di arrivo d'un movimento o di un mu-
tamento).

Termodinamica - (gr. XXX, calore e XXXX, potenza).


FIS. Parte della *Fisica 1 che riguarda i rapporti tra il lavoro meccanico e il calore che
esso produce.

Termotropismo - V. Tropismo.

Tertium quid - LOG. Terzo *termine 5 (o termine nuovo), non ancora definito, ma
che deve essere preso in considerazione in una analisi che l'ha trascurato.

Terzo escluso - V. Medio 4.

Tesi - (gr. XXX, posizione).


1. LOG. Nell'*argomentazione 1 posizione d'un punto di dottrina che ci si impegna a
provare e a difendere contro le obiezioni.
2. Punto di dottrina presentato con le sue prove.
3. STR. (V, I, 111). Sp. in Hegel: primo termine d'un sistema ternario, che si oppone al
secondo, chiamato antitesi e che si concilia con esso in una sintesi.

Test - (inglese: criterio). PSICOL. (III, 31-33). Procedimento che mira ad ottenere da
un soggetto una *risposta-reazione ad uno *stimolo normalmente poco complesso, in
vista di determinare in esso la presenza o il grado d'un carattere o d'un'attitudine,
intellettuali o fisici.

Testamento - DR. V. Successione 3.

Testimonianza - 1. LOG. (I, 203). Attestazione fornita da qualcuno sopra un fatto o


sopra circostanze ch'egli ha conosciuto direttamente.
2. La materia di questa attestazione (« Critica delle testimonianze »).
Teurgia - (gr. XXX, Dio ed XXXX, opera).
STR. Teoria e pratica dell'evocazione delle anime e degli incantesimi magici, la cui
efficacia si stima che risulti in maniera, sotto certi rispetti, meccanica dall'osservanza
esatta dei riti prescritti.

Tic - PSICOL. V. Compensazione1.

Timbro - PSICOL. (III, 109). Il timbro di un suono: qualità del suono che dipende
dalla sovrapposizione del suono fondamentale (= più grave) e delle *armoniche più
acute, le cui frequenze sono in rapporti semplici e definiti con il suono fondamentale.

Timore - 1. MOR. (V, I, 148). Turbamento interiore prodotto dalla minaccia d'un male
imminente.
2. Div. Timore leggero: quello che diminuisce la *libertà 2, ma non la sopprime; timore
grave: quello che toglie l'uso della ragione, sopprimendo del tutto la *libertà 2.

Tipicamente - In un modo che comporta un carattere *tipico (« Un'espressione


tipicamente kantiana »).

Tipico - che si riferisce a un *tipo 3. Caratteristico. (« Un gesto tipico »).

Tipo - (gr. XXX, impronta, carattere).


1. METAF. (IV, Il, 279). Idea esemplare o modello d'una cosa (« Il tipo del bello »). V.
Esemplare 2.
2. BIOL. Forma generale attorno alla quale oscillano le variazioni individuali in una
*specie 2 o in una *razza 1.
3. PSICOL. (III, 35) e SOCIOL. (I, 235). Insieme *organico 2 di *caratteri che
definiscono una *entità 1 psicologica, biologica, sociologica, culturale, ecc.
4. Volg. Insieme dei tratti caratteristici (« Il tipo respiratorio o muscolare ». « Il tipo
americano »).

Tipologia - (gr. XXXX, carattere e XXX, studio).


Determinazione dei *tipi 3.

Titolo - DR. (V, I, 121). Titolo giuridico: fatto contingente in virtù del quale un
determinato diritto appartiene ad una determinata persona (Es. Un atto notarile di
proprietà, una polizza di assicurazione).

Toccare - PSICOL. (III, 112-117). Senso complesso che comprende il senso del *tatto 2
e il senso *termico 2.

Tolleranza - 1. POLo (V, Il, 242). Str. Atteggiamento del potere, civile o religioso, che
permette un male (ad es. l'insegnamento di dottrine contrarie alla morale o al bene
pubblico), per evitare i mali più grandi che deriverebbero da un'interdizione o da una
repressione.
2. Lg. Og. Atteggiamento dei pubblici poteri, che lasciano esprimere liberamente le
idee e le credenze ed esercitare liberamente i culti religiosi compatibili con il bene
comune.
3. MOR. (V, II, 240-241). Atteggiamento di rispetto reciproco che consiste nell'
astenersi da o gni procedimento violento o ingiurioso per difendere le proprie idee o
combattere quelle degli altri.

Tomismo - 1. Dottrina di san Tommaso d'Aquino.


2. Dottrina fondata sui princìpi di san Tommaso d'Aquino.

M. GRABMANN, Thomas von Aquin, 1947; F. OLGIATI, L'anima di san Tommaso:


saggio filosofico intorno alla concezione tomista, 1923; É GILSON, Le thomisme, 1948;
A. D. SERTILLANGES, St. Thomas d'Aquin, 1940.

Topico - (gr. XXX, luogo).


1. LOG. Sosto Teoria dei *luoghi comuni 1 o classi generali nelle quali si distribuiscono
i diversi argomenti.
2. Agg. Carattere d'un argomento o d'un giudizio che si presentano esattamente al
punto giusto (« Esempio topico »).
3. STR. I Topici: parte dell'*Organon di Aristotele, consacrata ai *luoghi comuni 1 e sp.
agli argomenti probabili.

Totalitario – POL. Concezione e regime totalitari: v. Totalitarismo.

Totalitarismo – POL. Concezione o regime politico nel quale la collettività in quanto


tale (Stato, razza o classe) subordina adeguatamente a sé le persone, le attività ed i
beni degli individui che la compongono.

Totem - SOCIOL. Parola presa dalla lingua degli Indiani Ojibway dell'America del
Nord e che indica in gen. una specie animale (talvolta una specie vegetale), con la
quale i membri d'un gruppo si considerano come apparentati e che serve d'emblema a
tutto il gruppo. V. Clan.

Totemismo - SOCIOL. (II, 618-620). Organizzazione di clan o di tribù basata sul


principio del *totem.
Oss. L'estensione, il senso e la portata del totemismo restano molto incerti. Sembra
tuttavia, da una parte, che abbia dovuto avere cause di natura economica e, dalla altra,
contrariamente all'opinione di Durkheim, che il totemismo sia un fenomeno
molteplice, che non si può ridurre ad una realtà etnografica perfettamente
determinata.

Toto-parziali - LOG. V. Parti-parziali.


Toto-totale - LOG. V. Parti-parziali.

Tradizionalismo - STR. (IV, II, 295-298; V, I, 7-11). Dottrina, professata sp. da de


Bonald, Bautain, Lamennais, secondo la quale i problemi filosofici, morali e religiosi
non hanno soluzione sul piano della ragione individuale, ma soltanto sul piano della
ragione generale o consenso universale, cioè della *tradizione 1.

Tradizione - (lat. da tradere, trasmettere).


1. Insieme d'idee, di sentimenti e di costumi che, in una società, si trasmettono in
maniera vivente da una generazione all'altra.
2. TEOL. Tradizione dogmatica: l'insieme delle verità rivelate che gli Apostoli hanno
ricevuto dal Cristo o dallo Spirito Santo e che la Chiesa conserva e trasmette senza
alterazione.

Traducianesimo - (lat. traducere, far passare, trasmettere).


1. PSICOL. (III, 636). Gen. Dottrina secondo la quale l'anima umana non è
immediatamente creata da Dio, ma generata insieme al corpo.
2. Div. Traducianesimo corporeo: l'anima umana è trasmessa
per via corporea.
3. Traducianesimo spirituale: la anima umana è generata partendo dall'anima dei
progenitori.

Transfert - (francese, trasferimento).


1. PSICOL. (III, 304; 308; 356). Legge di transfert: legge secondo la quale « le reazioni
istintive divengono atte ad essere messe in movimento, non soltanto con la percezione
degli oggetti della specie che eccita direttamente la disposizione innata e che sono gli
stimoli naturali dell'istinto, ma anche attraverso le immagini di questi oggetti e
attraverso le percezioni e le immagini di oggetti di
specie differenti» (Mc Dougall, Social Psychology, p. 27) (Es. Uccelli che prima non
manifestavano alcun timore alla vista dell'uomo, fuggono via regolarmente
all'avvicinarsi di quest'ultimo da quando egli s'è servito del fucile).
2. Nella *psicanalisi: fenomeno specifico per cui uno stato affettivo, rimosso
nell'*inconscio 1, si manifesta nuovamente collegandosi ad un oggetto o ad una
persona diversi da quelli che l'hanno provocato prima.

Transfinito - (lat. al di là del finito).


1. MATEM. (Il, 7). Numeri transfiniti: nella teoria di Cantor, i numeri cardinali che
caratterizzano la *potenza 5 degli *insiemi *infiniti4 e i numeri ordinali corrispondenti
(es. il numero *N che caratterizza l'insieme infinito dei numeri interi, o dei numeri
pari, ecc.).
2. Insieme transfiniti: ogni insieme che ha la stessa potenza di uno dei suoi sotto-
insiemi (simbolo: lettera ebraica aleph *H) (Es. lo
insieme dei numeri pari - 2, 4, 6, 8... - è uguale all'insieme dei
numeri interi - 1, 2, 3, 4, 5... -, di cui è un sotto-insieme).

Transitivo - COSMOL. Attività transitiva: v. Immanente 1.

Trans-oggettivo - (lat. trans. al di là e objectum, oggetto).


Carattere di ciò che è al di là dell'oggetto pensato come tale (cioè carattere di ciò che
esiste come cosa nell'universo extramentale).

Transrazionale - METAF. Termine col quale Cournot indica, nell'ordine della


conoscenza, « il mondo misterioso e invisibile, sul quale la scienza e la ragione non
hanno maggior presa dei sensi» (Matérialisme, Vitalisme, Rationalisme, 4a sezione, p.
385), e che, nel
l'ordine del reale, non è altro che il *soprannaturale.

Transrazionalismo - METAF. Secondo Cournot, dottrina o disposizione dell'anima,


in virtù della quale si ammette l'esistenza del *transrazionale.

Trascendentale – 1. METAF. (IV, II, 164; 199-207). Concetto trascendentale:


concetto oggettivo che viene attribuito ai suoi inferiori, non soltanto in relazione a ciò
che essi hanno di comune, ma anche per ciò che essi hanno di proprio.
(Es. Il concetto di essere). Dist. Universale logico (v. Universale 2), che viene attribuito
ai suoi inferiori (specie o individui) unicamente in relazione a ciò che essi hanno di
comune e non in relazione a ciò che hanno di proprio in ciascuno di essi. (Es. «
Animale » dice qualcosa di comune a « ragionevole» e a « non ragionevole », ma nulla
di ciò che loro è proprio).
2. I trascendentali: proprietà appartenenti all'essere come tale e che si ritrovano di
conseguenza in tutti i modi speciali che l'essere può rivestire ( = unità, verità, bontà).
3. In Kant: concetto il cui uso viene attuato al di fuori di ogni *intuizione, cioè
assolutamente * a priori 2.
4. CRIT. (I, 157; m, 483). Ciò che è condizione *a priori 1-2 della conoscenza. V.
Deduzione 3.
5. STR. (IV, I, 115-120; 127-128). Idealismo trascendentale: designa insieme il sistema
kantiano (v. Forma 9 e A priori 2) e il sistema husserliano (v. Ego).

Trascendente - L METAF. Carattere appartenente a Dio, in ragione della sua


*trascendenza 1.
2. Ciò che è al di là della soggettività. V. Trascendenza 2.
3. CRIT. (IV, I, 117-119). In Kant: ciò che è al di là dell'esperienza (= dei *fenomeni 3).
«( Il mondo trascendente» = il mondo dei *noumeni).
4. Volg. Ciò che supera di molto la *media 2 «( Uno spirito trascendente »).

Trascendenza - (lat. da trans, al di là e ascendere, salire).


1. METAF. (IV, Il, 390-399). La trascendenza di Dio: attributo per cui Dio è concepito
come un Essere personale, assolutamente indipendente dall'universo ch'egli ha creato
con un atto di libera volontà.
Oss. La trascendenza di Dio esclude così poco ogni specie di *immanenza di Dio nel
mondo, ch'essa implica al contrario necessariamente questa immanenza, concepita
come un modo di presenza: spirituale, irriducibile alla presenza corporea e, per ciò
stesso, infinitamente più intima e più avvolgente.
2. Nella *Fenomenologia 2, carattere di ciò che è al di là della *soggettività 2 (es.
dell'oggetto conosciuto in rapporto al soggetto conoscente, dell'altro in rapporto al
me).
3. CRIT. Carattere di ciò che è al di sopra dell'ordine d'una determinata realtà (« La
trascendénza dell'anima» = in rapporto al corpo; « La trascendenza della verità » = in
rapporto allo spazio e al tempo).
4. Volg. Carattere di ciò che supera di molto la *media 2 «( Opera di riconosciuta
trascendenza »).

ARISTOTELE, Metafisica, XII; SAN TOMMASO D'AQ. Contra Gentiles, cc. 17 e 28;
Summa theol., la, q. 3, a. 8; De unitatt: intellectus contra Averroistas;
C. GIACON, Il problema della trascendenza, 1942.

Trasformismo – 1. BIOL. (II, 135-137). Teoria secondo la quale tutti gli *organismi 1
passati e presenti, sono apparsi in virtù d'una legge di nascita naturale e discendono
perciò da realtà preesistenti (Opp. *Fissismo).
2. Div. Trasformismo generale: secondo il quale tutti gli organismi si collegano ad un
unico *phylum l (o ceppo) primitivo; trasformismo ristretto: secondo il quale gli
organismi dipendono da un numero più o meno grande di *phyla 1 (o ceppi) primitivi e
irriducibili tra di loro.

Traumatismo - (gr. XXX, ferita).


1. Disordine determinato da una lesione organica.
2. PSICOL. (m, 599-600). Traumatismo psichico: nella teoria di Freud, perturbazione
dello *psichismo 1 conseguente alla *rimozione.

Trial- (ingl. prova, esperimento) PSICOL. V. Prove ed errori.

Tribù - SOCIOL. Unità politica elementare (composta ora di *clan, ora di *famiglie), i
cui membri sono uniti da una parentela, reale o fittizia, e in cui l'autorità, insieme
politica, religiosa e giudiziaria, è esercitata gen. da un Consiglio di Anziani, che
governano nel nome d'un Diritto consuetudinario.

Tristezza - PSICOL. (III, 312). Stato depressivo (v. Depressione) di natura *morale 4
(Ctr. * Gioia).
Oss. La tristezza può avere ed ha spesso, di fatto, delle cause *organiche 4, ma non è, in
se stessa, al contrario del *dolore 1 di natura organica.
Trivium - (lat. tre vie). V. Arte 4.

Tropi - (gr. XXX, modo). STR. Insieme d'argomenti mediante i quali i sofisti greci
intendevano provare che bisogna sospendere ogni giudizio.

Truismo - (inglese true, vero).


Reazione d'un organismo vegetale a uno stimola naturale esterno:
luce (=fototropismo), pesantezza (= geotropismo), calore (= termotropismo), etc. Dist.
Tattismo.
Oss. Si distingue anche un tropismo animale che si potrebbe definire come
un'attrazione motrice verso la luce (fototropismo) o verso il calore (termotropismo),
provocata e mantenuta da uno stimolo luminoso o termico.

Truismo - (inglese true, vero). LOG. Proposizione talmente evidente ed


universalmente ammessa che non merita d'essere enunciata.

Trust - (inglese) ECON. POL. (V, II, 280). Organizzazione industriale e finanziaria
destinata a monopolizzare la fabbricazione o il commercio d'una merce o d'un insieme
di merci, in vista d'ottenere la padronanza assoluta dei prezzi del mercato.

Tutto – 1. LOG. (I, 52). Gen. Ciò che, essendo composto di parti, è considerato come
tale da costituire solo un ente, ovvero ciò che può essere risolto, fisicamente, o almeno
idealmente, in più elementi.
2. Div. Tutto reale: ciò che, è composto di parti distinte, o fisicamente (= tutto fisico), o
metafisicamente (= tutto metafisica).
3. Tutto logico (o universale): nozione universale che si applica a più altre e, sotto
questo rapporto, le contiene a titolo di parti soggettive (ad es. il genere in rapporto alle
sue specie o la specie in rapporto agli individui che comprende).
4. Tutto fisico: quello che è composto di parti realmente distinte. Questo tutto può
essere - essenziale (composto di parti essenziali, cioè che formano con la loro unione
una sola essenza: ad es. il corpo, in quanto composto di materia e forma); - non-
essenziale, cioè o integrale o quantitativo (= composto di parti omogenee: un blocco di
marmo, una tavola), o entitativo (= l'ente individuale, in quanto composto d'essenza e
di esistenza); - o potenziale (= composto di differenti potenze o facoltà, ad es. l'anima,
in quanto composta d'intelligenza e di volontà); - accidentale (= composto di parti
unite dal di fuori: ad es. un mobile, un abito).
5. Tutto metafisico: quello le cui parti non sono distinte che dalla ragione (ad es.
l'uomo, in quanto composto d'animale e di razionale).
6. Tutto morale: quello le cui parti, attualmente (=in atto) distinte e separate, sono
unite dal legame morale d'un medesimo fine (ad es. una nazione, una scuola). v.
Struttura l.

Tuziorismo - (lat. tutior, più sicuro).


MOR. (V, I, 161). Sistema di morale secondo il quale, quando si esita sul fatto o sulla
natura della legge, bisogna sempre scegliere il partito più sicuro (anche nel campo
speculativo), cioè quello dell'*obbligo 2 (v. Probabilismo. Probabiliorismo,
Equiprobabilismo).

Ubiquità - (lat. ubique, dovunque).


METAF. (IV, II, 368). Attributo per cui Dio è presente dovunque.

Ucronia - (gr. XX e XXXXX). METAF. Parola foggiata da Renouvier (sul modello di


*utopia) per designare ciò che non è avvenuto, ma che sarebbe potuto accadere 'in altre
condizioni 1 di tempo, di luogo e di persone.

Udito - PSICOL. (III, 109). Senso che dà le sensazioni sonore (= di rumori e di suoni)
con le loro determinazioni d'*intensità 2, di *altezza 2 e di *timbro.

Uguaglianza - 1. METAF. (IV, Il, 244). Relazione di due cose che hanno la stessa
quantità o le stesse dimensioni.
2. MATEM. (I, 146; 150). Gen. Relazione di due grandezze matematicamente
equivalenti, caratterizzata dal segno =.
3. In geometria, relazione di due figure esattamente sovrapponibili (= congruenza).
4. LOG. (I, 97). In logistica, relazione di due termini che hanno lo stesso significato o la
stessa definizione.
5. MOR. (V, Il, 194). Gen. Relazione esistente tra individui che hanno gli stessi diritti -
Div. Uguaglianza morale: in virtù della quale tutti gli uomini godono degli stessi diritti
fondamentali che risultano dall'umanità e definiscono la dignità della persona umana.
║ Uguaglianza politica: in virtù della quale i cittadini posseggono
gli stessi diritti civili. ║ Uguaglianza sociale: in virtù della quale gli oneri e i vantaggi
sociali sono divisi proporzionalmente ai meriti ed alla capacità di ognuno.

Umanesimo - 1. STR. Movimento culturale del Rinascimento,


caratterizzato dal culto delle lettere antiche e da un *naturalismo 2
più o meno accentuato.
2. CRIT. (IV, I, 89). Teoria pragmatista di S. Schiller (d'Oxtord), in virtù della quale il
criterio di verità consisterebbe nell'accordo con l'esperienza morale dell'uomo.
3. MOR. (V, II, 197). Dottrina morale elaborata in funzione d'una nozione delle
esigenze totali della persona umana (« L'umanesimo cristiano »). Opp. *Scientismo.
*Positivismo 5.

Unicità - (lat unicus, unico).


1. METAF. (IV, II, 362). Carattere di ciò che è solo nella sua specie.
2. Proprietà di ciò che, per natura, non può essere molteplice (« L'unicità di Dio »).
Unità - 1. METAF. (IV, II, 201202). Gen. Carattere di ciò che è*uno 1.
2. Div. Unità trascendentale:
proprietà che possiede l'essere, in virtù della quale è indiviso in se
stesso.
3. Unità predicamentale (o numerica) : principio del *numero 1
o della *quantità 1, in quanto questa suppone delle parti omogenee, e, come tali,
misura bili e numerabili.
4. Carattere di ciò che forma un tutto *organico 2 (« L'unità
dello psichismo»).
5. *Proporzione degli elementi in un'opera d'arte «( L'unità d'una sinfonia»).
6. MATEM. Il numero 1.
7. Volg. Elemento d'un tutto (« Una unità »).

Universale - 1. METAF. (IV, II, 152-156). Gen. L'astratto.


2. Div. Universale metafisico (o diretto): la *natura 2 o *essenza 1, considerata in se
stessa, facendo astrazione dagli individui nei quali viene realizzata.
3. Universale logico (o riflesso): la natura o essenza, considerata, non in se stessa, ma
in quanto realizzabile in soggetti molteplici (Sin. *Predicabile).
4. LOG. (I, 42-43). Proposizione universale: quella il cui soggetto è un *universale2 (=
un termine preso in tutta la sua *estensione 1) «( Ogni uomo è mortale »).
5. Volg. Che riguarda tutto l'universo o tutti gli uomini o si estende a tutto l'universo e
a tutti gli uomini (« La storia universale». « Il consenso universale »).
6. Controversia sugli universali: nel medioevo, discussione sulla questione relativa al
valore *ontologico 1 che conviene accordare agli universali.

Universalismo 1. MOR. e POL. Termine che serve a caratterizzare la dottrina dei


profeti dell'Antico Testamento, secondo la quale, come non c'è che un solo Dio, così
non deve esserci che un solo culto ed una sola morale per tutti gli uomini, ugualmente
chiamati ad entrare nel regno di Dio (i( L' universalismo dei profeti ebrei »).
2. Og. Dottrine o tendenze che mirano a realizzare l'unità, sp. *morale1, del genere
umano.

Universalità - 1. Carattere di ciò che è *universale 5 «( L'universalità della ragione »).


2. Totalità, insieme «( L'universalità degli esseri »).

Universo - (lat. universus, che si riduce all'unità).


1. L'insieme di tutte le cose esistenti, considerato come formante un *tutto ordinato e
armonioso (Sin. Mondo e *Cosmo).
2. La Terra e l'Umanità.

Univocità - LOG. Carattere di ciò che è *univoco.


Univoco - LOG. (I, 48). Concetto univoco: quello che può essere attribuito in maniera
assolutamente identica a soggetti diversi (Es. Il concetto di « uomo» applicato a Pietro,
a Paolo, ad un bianco, ad un negro). Opp. *Equivoco 1 e *Analogo 1.

Uno - 1. METAF. (IV, II, 201-202). Ciò che è indiviso in sé. - As. « L'essere e l'uno
sono convertibili» (Unum et ens convertuntur), cioè universalmente ogni essere (ente)
è uno ed è uno nella stessa misura in cui è essere.
2. COSMOL. (II, 5). Il principio del numero, in quanto somma di cose o di elementi
omogenei.
3. MATEM. Il primo termine della serie naturale dei numeri.

Usufrutto - (lat. usus, uso e fructus, frutto).


DR. (V, II, 246). Diritto di godere delle cose di cui un altro ha la *proprietà 4 e di
percepire i frutti, con l'obbligo per l'usufruttuario di conservare la sostanza del bene di
cui gode, di fare le riparazioni di manutenzione e di pagare gli oneri fiscali.

Usura - 1. MOR. (V, II, 284-285). Gen. Guadagno illecito e fraudolento.


2. Lg. Profitto senza proporzione con l'oggetto che lo procura.
3. DR. Atto di prestare un capitale a un tasso superiore al tasso massimo stabilito dalla
legge.

Utile - V. Bene 1.

Utilitario - 1. Che è relativo all'*utile (« Punto di vista utilitario »).


2. Interessato (« Una persona molto utilitaria »).

Utilitarismo - 1. MOR. (V, I, 130). Insieme di teorie morali fondate sul principio del
*bisogno1 o sul principio dell'interesse, individuale o generale.
2. Sp. La dottrina di Stuart Mill.

Utopia - (gr. XXX e XXXX; in nessun luogo).


1. Nome dato da Tommaso Moro all'isola immaginaria ch'egli descrive come abitata da
un popolo che gode d'una felicità perfetta grazie alle sagge istituzioni che lo reggono.
2. Immaginazione d'un mondo costituito secondo princìpi diversi da quelli che
governano il mondo reale.
3. Volg. Concezione chimerica, irrealizzabile.

Validità - LOG. Proprietà di ciò che è valido.

Valido - (lat. validus, forte, solido, valevole).


LOG. (1,37). Carattere d'un ragionamento la cui *forma 4 è conforme alle leggi della
logica (= corretto).
Oss. Un ragionamento è valido, se la conclusione deriva necessariamente (= in virtù
delle sole leggi *formali 3) dalle premesse poste (Es. Se ogni A è B, qualche A è B).

Valore - I. METAF. (IV, II, 206207). Prezzo che si attribuisce o stima che si fa di una
cosa, in ragione della sua perfezione
(= valore assoluto), ovvero in ragione dell'utilità che presenta (= valore relativo). V.
Bontà 1-2.
2. Concretamente: la cosa che ha il valore (Sin. Bene 1).
3. Div. Valori economici: le cose che possono rispondere ai bisogni materiali
dell'uomo; valori estetici: quelli che possono rispondere ai bisogni sensibili e sp. este-
tici dell'uomo; valori morali: quelli che possono colmare i bisogni spirituali dell'uomo.
Oss. Poiché il termine valore è sin. di *bene 4, la divisione dei valori corrisponde a
quella dei beni, in utili, dilettevoli ed onesti.
4. LOG. Giudizio di valore: quello che enuncia il valore d'un soggetto.
Oss. L'apprezzamento costituisce giudizio di valore soltanto quando si riferisce ad un
valore di diritto, cioè suscettibile di essere riconosciuto come tale universalmente (Es.
« Il vino mi fortifica» non è un giudizio di valore, mentre « Il vino è fortificante» è un
giudizio di valore).
5. CRIT. (III, 441-442). Teoria del valore (Geltungstheorie): teoria secondo la quale la
stima o la valutazione (Geltung) è essenzialmente distinta dall'apprensione dell'essere
ed il valore irriducibile all' essere.
6. ECON. POL. (V, II, 276-293). Valore di scambio: il prezzo di una cosa.
7. Valore d'uso: valore d'una cosa per colui che la desidera.
8. Valori mobili: azioni, obbligazioni, titoli di rendita, ecc.
9. MATEM. Espressione (numerica o algebrica) che determina quantitativamente
un'incognita o lo stato d'una *variabile.
10. Volg. Individuo dotato di notevoli qualità (« Quel tale è un valore »).

Variabile - I. MATEM. *Quantità suscettibile di prendere *valori 9 differenti. Ctr.


*Costante 1.
2. LOG. (I, 99). *Simbolo2 che rappresenta un oggetto indeterminato2 all'interno di un
dato campo (variabile di proposizioni, variabile di individui, variabile di predicati,
ecc.).

Varianza - MATEM. Media aritmetica della somma dei quadrati d'una *variabile in
funzione della media. - Formula matematica:
V = ∑ (X-M)2/N

Variazione - I. LOG. (I, 175). Metodo delle variazioni concomitanti: v.


Concomitante2.
2. BIOL. (II, 143). Modificazione d'un *tipo 2 morfologico e sp. d'un tipo *specifico 1.
Oss. I genetisti distinguono due specie di variazioni, secondo che siano o no ereditarie:
gli *accomodati o somazioni e le *mutazioni 2.

Varietà - BIOL. (I, 193). Forme accidentali, più o meno stabili, delle specie 2 (sp.
vegetali), caratterizzate da particolarità, morfologiche o fisiologiche, che derivano
spesso dall'*ibridazione 1. (v. Razza 1).

Vegetativo - I. PSICOL. (Il, 119). Vita vegetati va: insieme delle funzioni relative alla
nutrizione ed alla riproduzione degli organismi viventi.
2. L'anima vegetativa: il principio vitale dei vegetali.

Velleità - PSICOL. Volizione che si ferma al giudizio di ciò che bisogna fare, senza
passare alla decisione di agire.

Velleitario - PSICOL. PAT. (III, 516). Abulia dei velleitari: stato d'impotenza della
volontà, consistente nel non oltrepassare la constatazione di ciò che bisognerebbe fare,
senza mai decidersi a volerlo fare.

Vendetta - (lat. vindicta, punizione, vendetta).


I. MOR. (V, I, 171). Vendetta pubblica: *sanzione 2, di natura morale (= disonore), o
penale ( = inflitta dai tribunali) che la società applica ai delitti.
2. Atto col quale qualcuno infligge di propria iniziativa una pena, fisica o morale, o reca
un danno al prossimo, per punirlo d'una offesa o d'un danno commessi t suo
detrimento. V. Taglione.

Veracità - (lat. veracitas, da verax, veridico, verace).


MOR. (V, II, 231-232). Qualità di colui che non inganna (Dist. *Sincerità).

Verbale - (lat. da verbum, parola).


1. LOG. Che riguarda le parole ( « La proposizione è l'espressione verbale del giudizio
»).
2. Che riguarda la parola (« Una dichiarazione verbale »).
3. Che giuoca sulle parole (« Sofisma verbale». «Difficoltà puramente verbale »).

Verbalismo - Sin. *Psittacismo.

Verbo - (lat. verbum, parola). 1. LOG. (I, 56). Segno vocale arbitrario che indica
l'azione o la passione con la loro determinazione temporale.
2. Div. Verbo-predicato e verbocopula. V. Copula.
3. Parola.
4. PSICOL. (III, 422). Verbo mentale: parola interiore mediante la quale il conoscente
dice a se stesso ciò che è la cosa conosciuta (Sin. *Idea 1 o *Specie espressa: v. Specie
3).
4. TEOL. Il Verbo divino: la seconda persona della Trinità (« All'inizio era il Verbo » ,
Io., I, l).

Verificare - 1. LOG. Dal punto di vista sperimentale: confrontare una proposizione


con i fatti per sapere se è *vera 1.
2. Dal punto di vista razionale : ricercare se una proposizione risulta da princìpi certi e
se il ragionamento che la stabilisce è corretto dal punto di vista *logico 2.

Verificazione - 1. LOG. e PSICOL. (III, 462). Atto di *verificare nel duplice senso
della parola.
2. Ragionamento di verificazione: ragionamento che ha per fine di determinare se un'
asserzione è vera o un'operazione esatta (Opp. Ragionamento di scoperta).

Verità - 1. METAF. (IV, II, 203205). Verità logica: conformità dell'intelligenza con il
suo oggetto (Adaequatio intellectus ad rem).
2. Verità ontologica o trascendentale: conformità della cosa con l'intelligenza
(Adaequatio rei ad intellectum ).
3. Verità formale: *validità.
Oss. La verità logica è una proprietà dell'intelligenza che conosce, mentre la verità
ontologica è una proprietà delle cose, cioè la proprietà mediante la quale esse sono
conformi al loro tipo ideale. V. Aletheia.

Verità eterne - 1. METAF. (IV, II, 198, 334-335). Insieme di *verità2 indipendenti
dallo spirito che giudica e trascendenti assolutamente spazio e tempo, essenza delle
cose eternamente e immutabilmente vere, princìpi del pensiero e norme morali, che
s'impongono in comune a tutti gli spiriti.
2. Argomento delle verità eterne (sant'Agostino): consistente nell'affermare che queste
verità non possono risiedere se non in una Intelligenza Infinita o in una Verità
sussistente, che è Dio stesso. V. *Esemplarismo.
Oss. Kant riprende questo argomento sotto un'altra forma, dicendo che esiste
necessariamente qualche ente (dotato dell'*aseità, unico, semplice, immutabile ed
eterno = Dio), che sia il fondamento di tutti i *possibili 1.

Vero - 1. METAF. (IV, II, 203). Ciò che ha il carattere della verità, o logica « Quest'
asserzione è vera »), - o ontologica (« Un vero pericolo ». «Vino vero »).
2. Sost. Il vero: la verità (« Nulla è bello come il vero »).

Verosimile - 1. Che ha l'apparenza del vero (Sin. *Probabile 1).


2. Che ha serie probabilità di prodursi (Sin. *Probabile 2).

Vettore - (lat. vehere, vectum, portare).


MATEM. Raggio vettore: raggio tracciato a partire da un punto fisso in una direzione
variabile per determinare la posizione variabile d'un punto sopra una determinata
curva.
Viabilità - (lat. via, cammino, strada).
PSICOL. V. Apertura.

Vigile - (lat. vigil, sveglio).


PSICOL. Che è in stato di veglia (« Coscienza vigile »). Opp. *Onirico.

Violento 1. MOR. Ciò che contraria la natura, cioè va contro la *spontaneità o l'
*inclinazione d'un ente (« Stato violento » ).
2. Che procede dalla *violenza 1 («Un procedimento violento»).
3. Che si esercita con potenza (« Choc violento » . V. Passione violenta).
4. Persona violenta: impetuosa e che agisce con *violenza 1.

Violenza - (lat. violentia, da vis, forza).


1. MOR. (V, II, 228). Esercizio di una *costrizione " fisica (= violenza fisica), o morale
(= violenza morale).
2. Esercizio d'una costrizione, sp. fisica, contraria al diritto 3.
3. Potenza nella manifestazione d'un sentimento (« La violenza d'una collera ». « La
violenza della passione»).

Virtù - (lat. virtus, da vir, uomo [eroe], vis, forza).


1. METAF. (IV, II, 238). Qualità che perfeziona intrinsecamente una facoltà e
condiziona il suo retto esercizio (Es. Le virtù intellettuali [saggezza e scienza, prudenza
e arte], che perfezionano lo spirito nell'ordine del conoscere).
2. MOR. (V, I, 172). Virtù morale: disposizione stabile a ben a gire, acquisita alla luce
della ragione ed avente per soggetto immediato la volontà (Ctr. *Vizio 2).
3. Virtù cardinali: v. Cardinali. 4. TEOL. (V, I, 184). Virtù teologali: virtù infuse
d'ordine *soprannaturale1, che hanno Dio per oggetto immediato e che sono destinate
a disporre l'anima fin da quaggiù alla visione intuitiva (v. Visione 3) di Dio (= fede,
speranza e carità).
5. Volg. Sin. Potenza attiva (v. Potenza 1). *Energia 6.
6. *Ragione 4 (« In virtù di » ).

Virtuale - (lat. virtus, forza, potenza).


1. METAF. Str. Ciò che esiste allo stato di potenza attiva (Es. il geometra possiede la
conoscenza virtuale di tutta la geometria). V. Potenza 3.
l. Ciò che è preformato o esiste allo stato di abbozzo.

Virtualità - l. METAF. Str. Carattere di ciò che esiste allo stato di potenza attiva (v.
Potenza 3).
l. Carattere di ciò che è preformato in una maniera qualsiasi.
3. Gli stessi elementi preformati o abbozzati.
Virtualmente - METAF. In maniera *virtuale 1-2:

Virus - BIOL. (II, 112). Organismi minuscoli (micromolecolari), visibili soltanto al


microscopio elettronico, la cui costituzione è molto simile a quella del *gene e che oc-
cupano una frontiera ancora non ben determinata tra la materia e la vita.

Visione - l. PSICOL. Funzione della *vista 1.


l. Le cose che si vedono nella immaginazione (« Le visioni del dormiveglia »).
3. TEOL. (V, I, 49-50). Visione intuitiva: conoscenza dell'Essenza divina, con la quale
l'anima è direttamente unita e che contempla faccia a faccia.
4. Essere o realtà simbolica che Dio rivela a certi personaggi (« Le visioni
dell'Apocalisse »).
5. STR. (III, 410). Visione in Dio: teoria di Malebranche, secondo la quale l'uomo
conosce tutte le cose in Dio (cioè « Dio ci fa vedere ciò che c'è in lui che ha rapporto
con queste cose »).
6. Volg. Immaginazioni. Allucinazioni (« Avere delle visioni »).

Vissuto - l. PSICOL. Ciò che è conosciuto mediante un'esperienza personale («


Un'esperienza vissuta»).
2. LOG. « In atto vissuto» (actu exercito): v. Specificazione 2.

Vista - PSICOL. (III, 110 -111). Senso che dà le sensazioni di luce, con le
determinazioni d'intensità (= chiarezza) e di qualità (= colori) che esse comportano.
2. *Intuizione 1 sensibile o intelligibile.
3. Volg. *Opinione l (« Esporre le proprie viste »).
4. Progetto, Intenzione (« Avere delle viste su qualcuno »).

Visualizzazione - PSICOL. Azione di rappresentarsi un oggetto di pensiero, sotto


forma intelligibile (= *astrazione 2), ovvero sotto forma sensibile (=
*immaginazione2).

Vita - l. PSICOL. (II, 109-127). Movimento spontaneo ed immanente, proprio degli


esseri viventi.
2. Insieme dei fenomeni vitali dell'ordine vegetativo e sensibile.
3. Il principio vitale ( = *anima 1).
4. La durata d'un'esistenza, dalla nascita alla morte (« La media della vita umana»).
5. Insieme dei fenomeni che rassomigliano alle attività vitali (« La vita dello spirito »).
6. Volg, Modo di vivere (« La vita del saggio». «La vita delle api » .
7. Storia d'un individuo (« La vita di Napoleone » ).

Vitale - l. Che riguarda la *vita l (« L'attività vitale »).


l. Principio vitale: il principio immanente da cui procedono i fenomeni vitali («
L'anima razionale è il principio vitale dell'uomo »).
3. STR. (V, I, 142-143). Lo slancio vitale: in Bergson, specie di corrente di natura
biologica, di senso opposto alla materia e al meccanismo, e da cui procedono le inven-
zioni costantemente nuove della vita, e gli sforzi di spiritualizzazione dell'umanità che
si esprimono nella morale e nella religione dinamiche.
4. Volg. Ciò che è una condizione di vita. Capitale (« Necessità vitale». « Affare vitale
»).

Vitalismo - l. PSICOL. (II, 124).


Nella Scuola di Montpellier (sp. Barthez), dottrina che attribuisce la attività vitale ad
una sostanza completa, di natura immateriale, e distinta dall'anima (Opp. *Animismo
l).
l. Lg. Ogni dottrina che esclude il puro *meccanismo.3 e ammette la specificità
irriducibile dei fenomeni biologici (Opp. *Meccanicismo 2).
Oss. In quest'ultimo senso, si dice piuttosto Neovitalismo.

Vizio - l. METAF. (IV, II, 238). Qualità cattiva, che modifica intrinsecamente una
facoltà e provoca il suo esercizio difettoso.
2. MOR. (V, I, 172). Disposizione stabile a mal agire, che ha per soggetto immediato la
volontà (Ctr. *Virtù 2).
Oss. Comunemente si distinguono sette vizi capitali, chiamati «peccati capitali):
superbia, avarizia, lussuria, gola, ira, invidia, accidia.
3. Volg. Difetto o malformazione (« Un vizio di fabbricazione »).

Vocazione - (lat. vocare, chiamare).


PSICOL. *Inclinazione pronunciata e qualche volta imperiosa per una professione, un
mestiere, uno studio o un'arte, in un soggetto dotato delle attitudini corrispondenti.

Volere - l. PSICOL. Il volere: sin. ora di *volontà 1 ora di *volizione.


2. Il voler-vivere: l'insieme degli istinti ordinati alla conservazione dell'individuo. V.
Volontà 3.

Volizione - PSICOL. (III, 509-513). La determinazione della volontà (= l'atto di volere


considerato nella sua espressione singola e concreta).

Volontà - l. PSICOL. (III, 485-517). Appetito razionale (= tendenza al bene conosciuto


dall'intelligenza).
2. Div. Volontà come natura (voluntas ut natura): tendenza naturale (= istintiva) in
virtù della quale l'essere non desidera e non persegue le cose che sotto l'aspetto del
*bene l (sub specie boni); volontà come facoltà (voluntas ut facultas): potenza di
scegliere tra i diversi *beni l che si presentano all'intelligenza.
3. MOR. (V, I, 106-107). La buona volontà: in Kant, la volontà di compiere il dovere
puramente e semplicemente per rispetto della legge e non in ragione della sua
*materia 3.
4. Volontà di potenza: in Nietzsche, volontà d'affermarsi nel nome d'una nuova scala di
valori; - nella Psicologia individuale di Adler, volontà di vivere e di superare gli ostacoli
(Sin. Voler-vivere: v. Psicologia 5).
5. POL. (V, I, 131; V, II, 366,368). Volontà generale: in Rousseau e nei regimi
democratici, la volontà generale espressa dalla maggioranza dei cittadini, che si stima
definisca la giustizia ed il diritto e che, a questo titolo, costituisca la volontà reale di
tutti e s'imponga a tutti.
6. Volg. Buona e cattiva volontà: tendenze e sentimenti bene o male orientati.
7. Sin. *Carattere 3. *Energia 1 (« Aver volontà »).

SAN TOMMASO D'AQ., Summa theologica, I.a, qq. 82-83; la IIae, qq. 6-17;
PAULHAN, La volonté, 1910; T. RIBOT, Les maladies de la volonté, 1884.

Volontario - 1. PSICOL. (III, 485-486) e MOR. (V, I, 145-150). Agg. Che ha rapporto
con la *volontà 1 «( L'attività volontaria »).
2. Sosto Il volontario: ciò che procede dalla *volontà 1 in quanto tale («I gradi della
volontà »).
3. Div. Volontario diretto: la cosa voluta per se stessa; volontario indiretto: l'effetto
d'un atto direttamente voluto per se stesso. Il Volontario attuale: ciò che dipende
dall'influsso *attuale 1 della
volontà; volontario virtuale: ciò che dipende dalla volontà per effetto d'un atto posto
anteriormente; volontario abituale: l'atto che risulta da una decisione presa e non
ritrattata.

Volontarismo - L METAF. (IV, II, 360) e MOR. (V, II, 42, 62). Dottrina di Duns
Scoto, secondo la quale la libertà è il principio supremo di tutto le cose, e quello da cui
dipendono, per conseguenza, la verità e l'intelligenza.
2. Dottrina di Cartesio, Secrétan, Lequier, Renouvier, secondo i quali, essendo Dio
Libertà assoluta, tutte le verità d'ordine ontologico e morale dipendono dal beneplacito
divino.
3. PSICOL. (III, 454; 495). Dottrina di Cartesio, secondo la quale la volontà è una
facoltà sovrana ed autonoma, che consiste soltanto nel volere (e non nel volere questo
o quello), e dalla quale dipende l'*assenso nel giudizio.
4. CRIT. (III, 535). Dottrina di Renouvier, secondo la quale la libertà deve essere
postulata come « la condizione che renda possibile la conoscenza e l'azione umana» in
quanto queste hanno senso soltanto se procedono da una libera scelta.
5. MOR. (V, I, 62; 106-110). Teorie che domandano ai sentimenti. e sp. ai sentimenti
disinteressati (o altruisti), di fornire la re gola della moralità.
Oss. Le principali teorie di questo genere sono: la Morale della benevolenza di
Hutcheson, la Morale della simpatia di Adam Smith, la Morale dell'Umanità di Augu-
ste Comte, la Morale della solidarietà di L. Bourgeois, la Morale della pietà di
Schopenhauer e la Morale dell'onore di Vigny.
6. Teoria di Kant, secondo la quale la volontà ha per funzione di porre certezze
inaccessibili alla ragione speculativa.
Oss. Queste certezze sono, secondo Kant, i postulati della ragione pratica (= esistenza
di Dio, libero arbitrio, immortalità dell'anima e sanzioni dell'oltre tomba).

Voluttà - 1. MOR. (V, II, 200.-201). Gen. Piacere intenso, di natura fisica o morale («
La voluttà del male »).
2. Sp. Il piacere sessuale.

Voto - (lat. vovere, votum, promettere).


1. MOR. (V, II, 238). Promessa liberamente fatta a Dio di compiere un atto di virtù e
che obbliga nel nome della virtù di religione.
2. Voti religiosi: i tre voti di povertà, castità e ubbidienza.
3. Volg. Augurio, desiderio.

Vuoto - 1. COSMOL. (II, 27). Assenza di materia tra due o più corpi (= vuoto
assoluto).
2. FIS. (II, 27). Assenza di corpo ponderabile (= vuoto relativo, o rarefazione della
materia corporea).
3. LOG. Classe vuota: classe 3 esistente come *nozione, ma che non comporta nessun
*elemento l (es. la classe dei re degli U.S.A.; la classe dei centauri).

Weltanschauung (tedesco, visione del mondo).


Oss. Questa parola è intraducibile. Per darle tutto il suo significato bisogna intendere
insieme:
«Visione d'insieme del mondo» o « punto di vista globale sul mondo» e «
atteggiamento pratico in *rapporto al mondo» o « *saggezza 1».