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CAP.

III
I SINGOLI REDDITI

SEZ. I
I REDDITI FONDIARI
1.NOZIONE DI REDDITO FONDIARIO

REDDITO FONDIARIO: REDDITO di un TERRENO o FABBRICATO situato nel TERRITORIO dello STATO e ISCRITTO nel CATASTO.
È FONDIARIO se deriva da un IMMOBILE ISCRITTO o ISCRIVIBILE nel CATASTO e se è situato nel territorio dello Stato.

REDDITI DIVERSI: redditi degli IMMOBILI che non sono determinabili catastalmente e quelli situati all'ESTERO.

PRODUTTIVI di REDDITO FONDIARIO: solo i TERRENI atti alla PRODUZIONE AGRICOLA.


NON generano REDDITO FONDIARIO:
– terreni che costituiscono PERTINENZE di FABBRICATI URBANI;
– quelli dati in AFFITTO per USI NON AGRICOLI;
– quelli che appartengono a SOCIETA' COMMERCIALI.

REDDITI FONDIARI: concorrono a formare il REDDITO COMPLESSIVO dei SOGGETTI che possiedono gli immobili in quanto proprietari o
titolari di altro diritto reale (in caso di USUFRUTTO, il reddito è imputato all'usufruttuario).

REDDITI FONDIARI: hanno carattere catastale e la TASSAZIONE prescinde dalla effettiva produzione o percezione del REDDITO (monetario o in
natura)  vi è TASSAZIONE anche se un fabbricato non è abitato o locato, o se un terreno non è coltivato.

2.RENDITA CATASTALE.
REDDITO dei TERRENI: è determinato con il CATASTO.

CATASTO: costituito dall'insieme di documenti, mappe ed atti, che elencano e descrivono i beni immobili, con l'indicazione del
luogo e del confine, con il nome dei loro possessori e le relative rendite, sulle quali debbano calcolarsi tasse e imposte.
Il catasto vigente in Italia è "geometrico", particellare e non "probatorio": sebbene fra le sue registrazioni vi siano cenni relativi
alle mutazioni di proprietà dei beni censiti, queste non hanno mai valore di piena prova della proprietà. Il catasto ha una funzione fiscale:
serve per accertare in modo uniforme il reddito imponibile sul quale verranno calcolate le tasse e le imposte sui beni immobili. In
senso lato il termine catasto può essere usato per qualsiasi rilevamento sistematico di oggetti omogenei, tipicamente accompagnato da una
mappa e da un registro. Un esempio può essere il catasto alberi.
CATASTO DEI TERRENI: formato sulla serie di operazioni, in cui hanno ruolo le tariffe d'estimo e il classamento.

TERRENI del TERRITORIO COMUNALE: sono divisi in PARTICELLE.


PARTICELLA: PORZIONE CONTINUA di TERRENO, appartenente a uno STESSO POSSESSORE ed OMOGENEA per QUALITA' e CLASSE.

TARIFFE D'ESTIMO: indicano la RENDITA attribuibile ai TERRENI divisi in particelle, in base alla loro QUALITA' e CLASSE.
CLASSAMENTO: ATTRIBUZIONE ad ogni PARTICELLA di terreno, della qualità e classe di appartenenza, in modo che se ne possa calcolare la
RENDITA, sulla base delle TARIFFE D'ESTIMO.

3.REDDITO DOMINICALE. REDDITO DELL'IMPRESA AGRARIA.


REDDITO DEI TERRENI: si distingue in:
– REDDITO DOMENICALE;
– REDDITO AGRARIO.

REDDITO DEI TERRENI: suddivisibile in 4 parti che remunerano:


– la TERRA nel suo STATO NATURALE;
– il CAPITALE di MIGLIORAMENTO che vi è investito;
– il CAPITALE di ESERCIZIO;
– il LAVORO.
 REDDITO DOMENICALE: comprende le prime 2 parti: che corrispondono a PROPRIETA' del FONDO e ai CAPITALI STABILMENTE
INVESTITI.
 REDDITO AGRARIO: remunera i CAPITALI D'ESERCIZIO e LAVORO di ORGANIZZAZIONE.

4.ATTIVITA' AGRICOLA E IMPRESA AGRARIA.


REDDITO AGRARIO: REDDITO dell'IMPRESA AGRARIA = REDDITO derivante dall'ESERCIZIO di ATTIVITA' AGRICOLE e ATTIVITA'
CONNESSE, nei limiti della potenzialità del terreno.

ATTIVITA' AGRICOLE in senso stretto:


– coltivazione del terreno e silvicoltura;
– allevamento di animali e attività dirette alla produzione di vegetali.

REDDITI delle SOCIETA' COMMERCIALI: NON sono REDDITI AGRARI, ma REDDITI D'IMPRESA.
REDDITO AGRARIO: determinato di regola con il sistema catastale, è REDDITO D'IMPRESA COMMERCIALE quando è prodotto da SOCIETA'
COMMERCIALI o altri ENTI COMMERCIALI.
 2 ECCEZIONI:
– IMPRENDITORI AGRICOLI: società costituite da impenditori agricoli che svolgono esclusivamente attività agricole;
– SOCIETA' con QUALIFICA di SOCIETA' AGRICOLE che optano per tale forma di tassazione.
5.DETERMINAZIONE DEI REDDITI DEI TERRENI.
REDDITO DEI TERRENI: non è colpito nella sua misura effettiva, ma nella MISURA MEDIA ORDINARIA, risultante dalle TARIFFE D'ESTIMO
CATASTALE.

REDDITO CATASTALE: è:
– un REDDITO ORDINARIO: REDDITO ottenuto da un COLTIVATORE di CAPACITA' NORMALE, che applichi le tecniche produttive
generalmente adottate nella zona;
– un REDDITO MEDIO: perchè calcolato per una MEDIA di PIU' ANNI, abbracciando un CICLO PRODUTTIVO che tenga conto di:
rotazione colture, vicende favorevoli e sfavorevoli delle coltivazioni negli anni;

TASSAZIONE del REDDITO MEDIO ORDINARIO: premia il coltivatore che ottiene un PRODOTTO SUPERIORE alla MEDIA epenalizza chi
produce meno.

6.CATASTO EDILIZIO E REDDITO DEI FABBRICATI.


REDDITO DEI FABBRICATI: è un REDDITO MEDIO ORDINARIO, determinato secondo le TARIFFE D'ESTIMO del CATASTO URBANO, che
distinguono le UNITA' IMMOBILIARI in CATEGORIE e CLASSI.

CATASTO URBANO: le SINGOLE UNITA' IMMOBILIARI sono contraddistinte per:


– ZONA CENSUARIA;
– CATEGORIA;
– CLASSE.
Le CATEGORIE sono 5; ogni categoria ha più SOTTOCATEGORIE:
– A: ABITAZIONI; (sottocategorie: abitazioni signorili, civili, economiche; studi porfessionali e uffici);
– B: EDIFICI a USO COLLETTIVO (caserme o scuole);
– C: COMMERCIALI (negozi); (sottocategorie: negozi, magazzini, laboratori, box e autorimesse);
– D: IMMOBILI INDUSTRIALI;
– E: IMMOBILI SPECIALI.

TERRITORIO URBANO: è diviso in ZONE CENSUARIE: zona censuaria, categoria catastale e classe sono i dati da cui scaturisce la TARIFFA o
ESTIMO CATASTALE.
RENDITA CATASTALE: è attribuita mediante STIMA DIRETTA agli IMMOBILI del GRUPPO D.

NUOVE COSTRUZIONI: i PROPRIETARI hanno obbligo di presentare all'AGENZIA DEL TERRITORIO una DICHIARAZIONE in cui si
indicano caratteristiche dell'immobile e si propone categoria, classe e rendita.
Gli ATTI che attribuiscono o modificano la rendita catastale di terreni o fabbricati devono essere notificati agli INTESTATARI delle partite e sono
efficaci e impugnabili dal giorno della notificazione.

REDDITO DEGLI IMMOBILI LOCATI DEI FABBRICATI: NON è determinato in base alle tariffe catastali ma al CANONE DI LOCAZIONE, se è
SUPERIORE alla RENDITA CATASTALE.

IMMOBILI NON CENSITI: il REDDITO è determinato mediante COMPARAZIONE con quello CATASTALE delle UNITA' SIMILARI.

REDDITO PRIMA CASA: della casa adibita a ABITAZIONE PRINCIPALE, NON è TASSATO; il REDDITO CATASTALE delle SECONDE CASE
è MAGGIORATO di 1/3.

7.COSTRUZIONI RURALI E IMMOBILI STRUMENTALI.


IMMOBILI che producono un REDDITO AUTONOMO, un reddito tassato come REDDITO FONDIARIO.
IMMOBILI che NON producono un REDDITO AUTONOMO, STRUMENTALI: non lo producono i fabbricati rurali, che concorrono alla
produzione del reddito dei terreni, incluso nel reddito catastale dei terreni; non sono produttivi gli immobili strumentali per la produzione del reddito
d'impresa e del reddito di lavoro autonomo.

IMMOBILI: possono essere STRUMENTALI:


– per DESTINAZIONE: sono gli IMMOBILI utilizzati esclusivamente per l'esercizio dell'arte o professione o impresa commerciale da parte
del possessore; sono tali indipendentemente dalle loro caratteristiche, se sono utilizzati esclusivamente per un'attività di lavoro autonomo o
d'impresa commerciale e se sono usati da parte del possessore;
– per NATURA: sono gli IMMOBILI relativi ad imprese commerciali non suscettibili di diversa utilizzazione senza radicali trasformazioni;
sono strumentali anche se dati in locazione o comodato; derivano la loro STRUMENTALITA' da CARATTERISTICHE FISICHE; le
CARATTERISTICHE dell'immobile lo rendono di per sè STRUMENTALE anche se usato da un terzo.

SEZ. II
I REDDITI DI CAPITALE
1.REDDITI DI CAPITALE.
REDDITI DI CAPITALE: CATEGORIA che il legislatore delimita con una ELENCAZIONE che comprende:
– INTERESSI;
– RENDITE;
– COMPENSI per prestazioni di FIDEIUSSIONE o ALTRE GARANZIE;
– UTILI dalle partecipazioni in società e altri enti;
– UTILI da associazioni in partecipazione;
– PROVENTI derivanti da riposrti e pronti contro termine;
– REDDITI da contratti di assicurazione sulla vuta e di capitalizzazione;
– REDDITI imputati al beneficiario di trust trasparenti.
 spiccano INTERESSI e DIVIDENDI AZIONARI.

DEFINIZIONE di REDDITI DI CAPITALE: va elaborata considerando anche le ipotesi escluse dall'area dei REDDITI DI CAPITALE, tra cui:
– PLUSVALENZE indicate come PROVENTI derivanti da rapporti attraverso cui possono essere realizzati differenziali positivi e negativi
in dipendenza di un evento incerto;
– INTERESSI NON derivanti dall'impiego di capitale, ma di CREDITI di LAVOTO o D'IMPRESA.
 la CATEGORIA è quella dei REDDITI che:
– derivano da rapporti aventi per oggetto l'impiego di un capitale;
– che sono certi dell'an anche se non del quantum.

REDDITI DI CAPITALE: NON sono sempre tassati in VIA ORDINARIA, ma anche con FORME DIVERSE di TASSAZIONE, SOSTITUTIVE ed
AGEVOLATE, per ragioni connesse al favor verso il risparmio e per evitare il trasferimento dei capitali verso ordinamenti fiscali più favorevoli.

2.REDDITI DA PARTECIPAZIONE IN SOCIETA' CAPITALE.


Tra i REDDITI DI CAPITALE vi sono i PROVENTI erogati da SOCIETA', cioè:
– AZIONI: che rappresentano una FRAZIONE del CAPITALE SOCIALE, e conferiscono le qualità di SOCI e il DIRITTO di
PARTECIPARE alla distribuzione degli UTILI-DIVIDENDI;
– OBBLIGAZIONI: NON rappresentano quote del c.s.ma un DIRITTO di CREDITO; chi detiene obbligazioni di una società NON è socio
ma semplice CREDITORE.

1.CAPITALE PROPRIO-CAPITALE DI RISCHIO di una società: è remunerato con la DISTRIBUZIONE degli UTILI non deducibili dal reddito
della società;
2.CAPITALE DI TERZI-CAPITALE DI DEBITO: è remunerato con INTERESSI passivi, deducibili dal REDDITO della SOCIETA' erogante.

REGIME FISCALE dei DIVIDENDI: essendo TASSATA la SOCIETA' che li distribuisce, occorre tassare in modo pieno anche il SOCIO, altrimenti
si ha DOPPIA IMPOSIZIONE ECONOMICA; di qui la TASSAZIONE RIDOTTA o NULLA dei DIVIDENDI a CARICO del SOCIO 
PARTICIPATION EXEMPTION.

REGIME FISCALE degli INTERESSI: la SOCIETA' che li corrisponde li deduce come COSTO, così la TASSAZIONE del SOCIO NON duplica
quella della SOCIETA'.

UTILI che derivano dalla PARTECIPAZIONE al CAPITALE o PATRIMONIO di SOCIETA' ed ENTI soggetti all'IRES.
Assume rilievo il POSSESSO di AZIONI o ALTRI TITOLI, che rappresentano una FRAZIONE del CAPITALE o PATRIMONIO della SOCIETA'
EMITTENTE; sono solo le SOCIETA' o ALTRI ENTI, SOGGETTI all'IRES (azioni e titoli similari), NON agli utili delle s.p.a.
Gli UTILI che provengono da SOCIETA' DI PERSONE e enti assimilati, NON sono tassati come REDDITO della SOCIETA', ma solo come
REDDITI dei SOCI in applicazione del regime di trasparenza; per i SOCI gli UTILI NON sono REDDITI di CAPITALI, ma REDDITI DI
PARTECIPAZIONE.

POSIZIONE del SOCIO:


– SOCIETA' DI CAPITALI: il SOCIO è visto come INVESTITORE, che ha impiegato un CAPITALE per ricavarne un UTILE;
– SOCIETA' DI PERSONE: il SOCIO è PARTECIPE della VITA della SOCIETA'.

AZIONI emesse da S.P.A. E SOCIETA' IN ACCOMANDITA PER AZIONI-S.A.P.A.: sono tra i TITOLI che GENERANO REDDITI di CAPITALE;
possono essere sia NOMINATIVE che AL PORTATORE ma una norma fiscale ne impone la NOMINATIVITA'.
Il regime fiscale si applica agli UTILI derivanti dalla PARTECIPAZIONE in ALTRE SOCIETA' e ENTI SOGGETTI ad IRES.

REDDITI dei TITOLI SIMILARI alle AZIONI: dal 2004 all'IRES NON è più collegato il CREDITO D'IMPOSTA del SOCIO: la TASSAZIONE
della SOCIETA' e quella del SOCIO sono INDIPENDENTI.
– se il SOCIO è una SOCIETA' soggetta ad IRES, i DIVIDENDI sono ESCLUSI da TASSAZIONE, per evitare doppia imposizione;
l'ESCLUSIONE da IMPOSTA è TOTALE se si applica il REGIME di TRASPARENZA; è pari al 95% negli altri casi;
– se il SOCIO è SOGGETTO PASSIVO IRPEF, il DIVIDENDO è TASSATO in misura RIDOTTA; se il SOCIO è una PERSONA FISICA
che NON percepisce il dividendo come imprenditore, il TRATTAMENTO FISCALE VARIA in ragione della QUOTA di
PARTECIPAZIONE posseduta.

Si distingue tra:
– PARTECIPAZIONE QUALIFICATA: quando rappresenta una PERECENTUALE di DIRITTI DI VOTO esercitabili nell'ASSEMBLEA
ORDINARIA SUPERIORE al 2 o 20%, oppure una PARTECIPAZIONE al CAPITALE o al PATRIMONIO SUPERIORE al 5 o 25%,
secondo che si tratti di TITOLI NEGOZIATI in MERCATI REGOLAMENTATI o di altre PARTECIPAZIONI.
La BASE IMPONIBILE è costituita da una PERCENTUALE dei DIVIDENDI (in origine 40%, ora 49,72%); a questa BASE
IMPONIBILE si applicano le ALIQUOTE NORMALI dell'IRPEF; per valutare l'ONERE FISCALE COMPLESSIVO bisogna
SOMMARE l'IMPOSTA sugli UTILI della SOCIETA' all'IMPOSTA che GRAVA sulla PARTE IMPONIBILE del DIVIDENDO.
Se il SOCIO è un IMPRENDITORE-PERSONA FISICA o una SOCIETA' DI PERSONE si applica la stessa tassazione.

– PARTECIPAZIONE SEMPLICE-NON QUALIFICATA: sono quelle del PICCOLO RISPARMIATORE, che merita un TRATTAMENTO
DI FAVORE; i DIVIDENDI distribuiti a PERSONE FISICHE che detengono PARTECIPAZIONI NON QUALIFICATE sono SOGGETTI
ad una RITENUTA a TITOLO D'IMPOSTA del 12,50%.

3.REDDITI DEI TITOLI SIMILARI ALLE AZIONI.


TITOLI SIMILARI alle AZIONI: TITOLI e STRUMENTI FINANZIARI la cui REMUNERAZIONE è costituita totalmente dalla
PARTECIPAZIONE ai RISULTATI ECONOMICI della SOCIETA' EMITTENTE o ALTRE SOCIETA' appartenenti allo STESSO GRUPPO o
dell'AFFARE in relazione al quale titoli e strumenti finanziari sono stati EMESSI.

Il REGIME FISCALE dei PROVENTI AZIONARI si applica anche ai PROVENTI dei TITOLI SIMILARI alle AZIONI.

NUOVI STRUMENTI FINANZIARI introdotti con la riforma: TITOLI che differiscono dalle tradizionali categorie dei TITOLI DI DEBITO-
OBBLIGAZIONI e TITOLI DI PARTECIPAZIONE-AZIONI; sono STRUMENTI FINANZIARI PARTECIPATIVI o IBRIDI, perchè una via di
mezzo fra AZIONI-OBBLIGAZIONI.

AZIONI: corrispondono a una FRAZIONE del CAPITALE SOCIALE.


Le SOCIETA' possono emettere anche STRUMENTI FINANZIARI a fronte dell'apporto di opere e servizi, che NON rappresentano una FRAZIONE
del CAPITALE, ma ATTRIBUISCONO il DIRITTO di PARTECIPARE agli UTILI, o che danno tale diritto per gli UTILI derivanti da uno
SPECIFICO AFFARE.
Possono esservi anche TITOLI OBBLIGAZIONARI la cui REMUNERAZIONE NON è FISSA, ma COLLEGATA all'ANDAMENTO
ECONOMICO della SOCIETA'.

TITOLI o STRUMENTI SIMILARI alle AZIONI: sono considerati tali quando la loro REMUNERAZIONE è costituita TOTALMENTE dalla
PARTECIPAZIONE ai RISULTATI ECONOMICI della SOCIETA' EMITTENTE.
I PROVENTI relativi a tali TITOLI o STRUMENTI FINANZIARI sono considerati UTILI e sono trattati come gli UTILI dei TITOLI AZIONARI.

SOCIETA' EMITTENTE: la REMUNERAZIONE degli STRUMENTI FINANZIARI legata all'ANDAMENTO della SOCIETA' è INDEDUCIBILE,
come la DISTRIBUZIONE degli UTILI ai SOCI.
Se la REMUNERAZIONE di un TITOLO è VARIABILE, perchè legata agli UTILI della società emittente, la conseguenza è duplice:
– la REMUNERAZIONE per il PERCETTORE è TASSATA come i PROVENTI AZIONARI;
– per la SOCIETA' EMITTENTE è INDEDUCIBILE.

Sono ASSIMILATI alle AZIONI solo i TITOLI la cui REMUNERAZIONE DIPENDE TOTALMENTE dai RISULTATI ECONOMICI della
SOCIETA' EMITTENTE.
Se la DIPENDENZA è PARZIALE il TITOLO va classificato tra i TITOLI ATIPICI: TITOLI che NON sono nè AZIONI nè OBBLIGAZIONI e NON
sono riconducibili alle categorie dei TITOLI SIMILARI.

PROVENTI dei TITOLI ATIPICI: sono soggetti ad un REGIME FISCALE SOSTITUTIVO.

PARTECIPAZIONI: sono considerate SIMILARI alle PARTECIPAZIONI in una SOCIETA' ITALIANE le PARTECIPAZIONI al CAPITALE o
PATRIMONIO delle SOCIETA' e ENTI NON RESIDENTI, qualora la REMUNERAZIONE sia TOTALMENTE INDEDUCIBILE nella
determinazione del REDDITO IMPONIBILE nel PAESE ESTERO di RESIDENZA del SOGGETTO EMITTENTE.

4.DISTRIBUZIONE DI RISERVE DI CAPITALE.


REDDITO per i SOCI: lo costituisce ciò che DERIVA dalla DISTRIBUZIONE di UTILI.
NON costituisce REDDITO ciò che i SOCI RICEVONO a TITOLO di RIPARTIZIONE di RISERVE di CAPITALE o ALTRI FONDI NON costituiti
con UTILI, ma con:
– SOVRAPPREZZI di EMISSIONE di AZIONI o QUOTE;
– INTERESSI DI CONGUAGLIO versati dai sottoscritti di NUOVE AZIONI o QUOTE;
– VERSAMENTI fatti dai SOCI a FONDO PERDUTO o in CONTO CAPITALE;
– SALDI di RIVALUTAZIONE MONETARIA ESENTI da IMPOSTA.
 tali INTROITI NON hanno NATURA REDDITUALE ma NATURA PATRIMONIALE=RESTITUZIONI di CONFERIMENTI; la disposizione le
ESCLUDE.
NON può esservi DISTRIBUZIONE di RISERVE DI CAPITALI se vi sono UTILI o RISERVE DI UTILI da DISTRIBUIRE.
Per PRESUNZIONE LEGALE si considerano PRIORITARIAMENTE DISTRIBUITI l'UTILE dell'ESERCIZIO e le RISERVE DI UTILI, anche se
la deliberazione assembleare dispone diversamente.

ART.37-bis D.P.R.600/73: include tra le OPERAZIONI POTENZIALMENTE ELUSIVE: la DISTRIBUZIONE di SOMME PRELEVATE da VOCI
del PATRIMONIO NETTO, diverso da quelle formate con utili.

SOMME o VALORI distribuiti utilizzando RISERVE DI CAPITALE riducono per il SOCIO il COSTO fiscalmente riconosciuto di AZIONI o
QUOTE possedute.

5.RECESSO, ESCLUSIONE.
NON sono REDDITO:
– le RESTITUZIONI di CONFERIMENTI;
– il RECESSO;
– fattispecie simili.

Le SOMME o il VALORE NORMALE dei BENI che il SOCIO RICEVE in CASO di RECESSO, ELUSIONE, RISCATTO, RIDUZIONE del
CAPITALE ESUBERANTE o LIQUIDAZIONE delle SOCIETA' ed ENTI, NON costituiscono UTILI per la PARTE che CORRISPONDE al
COSTO delle PARTECIPAZIONI: sono UTILI solo per la PARTE ECCEDENTE.
NON è REDDITO la RESTITUZIONE del CAPITALE INVESTITO.
Il DIFFERENZIALE POSITIVO tra SOMMA RICEVUTA e CAPITALE INVESTITO è trattato dal legislatore come REDDITO DI CAPITALE; se il
DIFFERENZIALE è NEGATIVO, la PERDITA NON è DETRAIBILE; se il DIFFERENZIALE è POSITIVO fosse trattato come REDDITO
DIVERSO, la PERDITA sarebbe DETRAIBILE.

6.UTILI DELL'ASSOCIAZIONE IN PARTECIPAZIONE.


REGIMI FISCALI previsti per i DIVIDENDI: sono applicati anche agli UTILI PERCEPITI dall'ASSOCIATO (SOCIETA' o PERSONA FISICA) in
virtù di un CONTRATTO di ASSOCIAZIONE IN PARTECIPAZIONE con APPORTO di CAPITALE o APPORTO MISTO (CAPITALE e
LAVORO).

APPORTO di solo LAVORO: il REDDITO dell'ASSOCIATO è REDDITO di LAVORO AUTONOMO.

UTILI dell'ASSOCIATO: che hanno NATURA di REDDITO DI CAPITALE, sono TASSATI in MISURA RIDOTTA solo se l'APPORTO
dell'ASSOCIATO SUPERA determinati IMPORTI.

APPORTO INFERIORE alle SOGLIE: in questo caso si applica il REGIME FISCALE SOSTITUTIVO.

Per impedire l'UTILIZZO ELUSIVO dei CONTRATTI di ASSOCIAZIONE IN PARTECIPAZIONE gli UTILI CORRISPOSTI all'ASSOCIATO
NON sono DEDUCIBILI dal REDDITO dell'ASSOCIANTE, nei casi in cui l'APPORTO sia costituito da CAPITALI o sia MISTO; l'ASSOCIANTE
NON può DEDURRE la REMUNERAZIONE DOVUTA all'ASSOCIATO.

7.INTERESSI.
ART.77 T.U., sono REDDITI DI CAPITALE:
– INTERESSI e ALTRI PROVENTI derivanti da MUTUI, DEPOSITI e CONTI CORRENTI;
– INTERESSI e ALTRI PROVENTI delle OBBLIGAZIONI e TITOLI SIMILARI, degli ALTRI TITOLI DIVERSI da AZIONI e TITOLI
SIMILARI e dei CERTIFICATI DI MASSA.
INTERESSI: si distinguono:
– quelli TASSATI come COMPONENTI del REDDITO COMPLESSIVO;
– quelli TASSATI DIVERSAMENTE.
NON tutti sono TASSATI come REDDITI DI CAPITALE e ve ne sono di TASSATI come REDDITI DI CAPITALE ma QUALIFICATI a fini fiscali
come DIVIDENDI; 4 sono i REGIMI FISCALI:
1. INTERESSI che NON hanno NATURA di REDDITI DI CAPITALI;
2. INTERESSI TASSATI come tali e come REDDITI DI CAPITALI;
3. INTERESSI TASSATI come REDDITI DI CAPITALI ma QUALIFICATI come DIVIDENDI;
4. INTERESSI SOGGETTI a REGIMI FISCALI SOSTITUTIVI.

1.INTERESSI TRATTATI e TASSATI come INTERESSI e come COMPONENTI del REDDITO COMPLESSIVO:
– sono gli INTERESSI che derivano da MUTUI, DEPOSITI e C.C.,
– e quelli che derivano da OBBLIGAZIONI e TITOLI SIMILARI, da ALTRI TITOLI e CERTIFICATI DI MASSA.

2.TITOLI SIMILARI alle OBBLIGAZIONI: i relativi PROVENTI sono trattati come PROVENTI delle OBBLIGAZIONI: TITOLI di MASSA che
contengono l'OBBLIGAZIONE incondizionata di PAGARE alla scadenza una SOMMA NON inferiore a quella in essi indicata, con o senza la
corresponsione di proventi periodici, e che NON attribuiscono ai POSSESSORI alcun diritto di partecipazione diretta o indiretta alla GESTIONE
dell'IMPRESA EMITTENTE o dell'AFFARE in relazione al quale siano stati emessi, nè di CONTROLLO sulla GESTIONE stessa.

3.TITOLI OBBLIGAZIONARI SIMILARI alle AZIONI: quelli la cui REMUNERAZIONE è costituita TOTALMENTE dalla PARTECIPAZIONE ai
RISULTATI ECONOMCI della SOCIETA' EMITTENTE o altra società appartenenete allo stesso gruppo o a uno specifico affare
PROVENTI delle OBBLIGAZIONI: NON sono TASSATI come INTERESSI ma come DIVIDENDI.
Sono da assimilare alle AZIONI i TITOLI OBBLIGAZIONARI la cui REMUNERAZIONE DIPENDE in modo integrale dai RISULTATI
ECONOMICI della SOCIETA' EMITTENTE.
ART.2411c.c.: consente l'EMISSIONE di STRUMENTI FINANZIARI PARTECIPATIVI o IBRIDI che civilisticamente sono OBBLIGAZIONI ma in
sede fiscale sono equiparati a TITOLI AZIONARI.

4.TITOLI ATIPICI: STRUMENTI FINANZIARI che civilisticamente sono qualificati come OBBLIGAZIONI ma fiscalmente NON sono inqudrabili
nè tra i TITOLI SIMILARI alle OBBLIGAZIONI nè alle AZIONI.
TITOLI OBBLIGAZIONARI: attribuiscono agli OBBLIGAZIONISTI il DIRITTO incondizionato alla RESTITUZIONE del CAPITALE e alla
PERCEZIONE degli INTERESSI.
ART.2411 c.c.: prevede che:
– i DIRITTI degli OBBLIGAZIONISTI possono essere POSTERGATI rispetto ad ALTRI CREDITORI;
– TEMPI e MISURA del PAGAMENTO degli INTERESSI possono dipendere dall'ANDAMENTO ECONOMICO della SOCIETA' o da
ALTRI PARAMENTRI OGGETTIVI;
– la DISCIPLINA delle OBBLIGAZIONI si applica anche agli STRUMENTI FINANZIARI, che condizionano tempi e entità del rimborso
del capitale all'andamento economico della società.
TITOLI ATIPICI: sono SOGGETTI alla RITENUTA ALLA FONTE, a titolo d'imposta, del 27%.
La SOCIETA' NON può DEDURRE la REMUNERAZIONE che dipende dai RISULTATI ECONOMICI della SOCIETA' EMITTENTE; può
DEDURRE la REMUNERAZIONE che NON DIPENDE dai RISULTATI ECONOMICI.

5.INTERESSI ACCESSORI: NON sono REDDITI DI CAPITALE gli INTERSSI che hanno NATURA di ACCESSORI di REDDITI di ALTRA
NATURA.
INTRESSI MORATORI e per DILAZIONE DI PAGAMENTO costituiscono REDDITI della STESSA CATEGORIA di quelli da cui derivano i
CREDITI su cui tali INTERSSI sono maturati.

8.PRESUNZIONI IN TEMA DI INTERESSI.


2 PRESUNZIONI LEGALI:
1. INTERSSI DERIVANTI da MUTUI: il T.U. Contiene una presunzione relativa alla PERCEZIONE, alle SCADENZE e alla MISURA
degli INTERESSI.
INTERESSI: si presumono PERCEPITI alla SCADENZA e nelle MISURE PATTUITE; se le SCADENZE NON sono PATTUITE, gli
INTERESSI si presumono percepiti nell'AMMONTARE MATURATO nel PERIODO D'IMPOSTA.
Se la MISURA NON è DETERMINATA per ISCRITTO, gli INTERESSI si computano al SAGGIO LEGALE.

2. INTERESSI DERIVANTI da FINANZIAMENTI dei SOCI alla SOCIETA' ed ENTI COMMERCIALI SOGGETTI ad IRES:
A) tra SOCIO e SOCIETA' può esservi un RAPPORTO di MUTUO, con DIRITTO del SOCIO a PERCEPIRE degli INTERESSI e alla
RESTITUZIONE del CAPITALE.
Il SOCIO si pone nei confronti della SOCIETA' come un qualsiasi altro soggetto che abbia dato in MUTUO delle SOMME alla SOCIETA'
e diviene operante la DISCIPLINA FISCALE dei MUTUI.
ALTRI TIPI di RAPPORTO:
B) VERSAMENTI in CONTO CAPITALE o A FONDO PERDUTO: il SOCIO NON ha diritto a REMUNERAZIONE, nè alla
restituzione del capitale a una SCADENZA predeterminata; per la SOCIETA' tali VERSAMENTI NON sono SOPRAVVENIENZE
ATTIVE ma CONFERIMENTI.
Il VERSAMENTO del SOCIO dà vita ad un RAPPORTO SIMILE a quello dei CONFERIMENTI: si parla di VERSAMENTO A FONDO
PERDUTO, VERSAMENTO IN CONTO CAPITALE, di CONFERIMETO ATIPICO...ecc.
 ciò che decide la NATURA del RAPPORTO è il BILANCIO: le somme si presumono date a MUTUO se dal BILANCIO NON risulta
che il VERSAMENTO è stato fatto ad ALTRO TITOLO.

9.ALTRI REDDITI DI CAPITALE.


Oltre agli INTERESSI, si indicano tra i RAPPORTI che danno vita a REDDITI DI CAPITALE:
– RENDITE PERPETUE e PRESTAZIONI ANNUE PERPETUE;
– COMPENSI per PRESTAZIONI di FIDEIUSSIONI e ALTRE GRANZIE;
– PROVENTI derivanti dalla GESTIONE, nell'INTERESSE COLLETTIVO di PLURALITA' di SOGGETTI, di MASSE PATRIMONIALI
costituite con SOMME di DENARO o BENI AFFIDATI a TERZI o provenienti dai relativi INVESTIMENTI;
– PROVENTI derivanti da RIPORTI e pronti contro termine su TITOLI e VALUTE;
– PROVENTI derivanti dal MUTUTO DI TITOLI GARANTITO;
– REDDITI compresi nei CAPITALI corrisposti in dipendenza di CONTRATTI di ASSICURAZIONE sulla VITA e di
CAPITALIZZAZIONE.
10.DETERMINAZIONE DEI REDDITI DI CAPITALE.
2 REGOLE GENERALI in materia di DETERMINAZIONE dei REDDITI DI CAPITALE:
1. TASSAZIONE AL LORDO: la regola IMPEDISCE QUALSIASI DEDUZIONE sia di SPESE DI PRODUZIONE che di PERDITE.
REGIME del RISPARMIO GESTITO: se viene instaurato, i REDDITI DI CAPITALE e ALCUNI REDDITI DIVERSI (plusvalenze da
cessioni di azioni) fanno parte di un'UNICA MASSA IMPONIBILE, in cui hanno rilievo anche le PERDITE e le MINUSLVALENZE.

2. PRINCIPIO DI CASSA: si TASSA la SOMMA PERCEPITA nel PERIODO D'IMPOSTA, mentre NON rileva il CREDITO MATURATO.
Al TERMINE del RAPPORTO, quando l'INVESTITORE riceve una SOMMA SUPERIORE a quella IMPIEGATA, la DIFFERENZA è
TASSATA come REDDITO di CAPITALE.

SEZ. III
REDDITI DI LAVORO DIPENDENTE
1.NOZIONE DI REDDITO DI LAVORO DIPENDENTE.
ART.49 T.U.I.R.: REDDITI DI LAVORO DIPENDENTE: sono quelli che derivano da RAPPORTI aventi per OGGETTO la PRESTAZIONE di
LAVORO, con qualsiasi qualifica, alle DIPENDENZE e SOTTO la DIREZIONE da ALTRI, compreso il LAVORO A DOMICILIO quando è
considerato LAVORO DIPENDENTE secondo le norme della legislazione sul lavoro.

ART.2094 c.c.: definisce LAVORATORE DIPENDENTE chi LAVORO alle DIPENDENZE e SOTTO la DIREZIONE dell'IMPRENDITORE.

REDDITO di LAVORO DIPENDENTE: le SOMME che il DATORE di LAVORO DEVE PAGARE, a seguito di SENTENZA di CONDANNA
pronunciata dal giudice del lavoro (ART.429 ultimo c. c.p.c.) per crediti di lavoro, interessi e danni di svalutazione.

LAVORO A DOMICILIO: è COMPRESO nella categoria quando è considerato LAVORO DIPENDENTE secondo le norme della legilsazione sul
lavoro, cioè quando vi è SUBORDINAZIONE TECNICA del LAVORATORE rispetto all'IMPRENDITORE.

Rientrano nella categoria anche:


– le PENSIONI di ogni tipo: deve trattarsi di PENSIONI che si COLLEGHINO ad un PRECEDENTE RAPPORTO di IMPIEGO o
SERVIZIO; sono ESCLUSE le PENSIONI che hanno NATURA RISARCITORIA;
– gli ASSEGNI ad esse equiparati.

REDDITO di LAVORO DIPENDENTE: la definizione tributaria comprende anche il REDDITO dei PUBBLICI IMPIEGATI e le PENSIONI.
Sono compresi:
– REDDITI di LAVORO DIPENDENTE, PUBBLICO e PRIVATO;
– SOMME che il DATORE di LAVORO deve CORRISPONDERE al LAVORATORE, a seguito di SENTENZA DI CONDANNA;
– REDDITI del LAVORO A DOMICILIO;
– PENSIONE e ASSEGNI ad esse equiparati.

2.PRINCIPIO DI ONNICOMPRENSIVITA'.
ART.51 T.U.I.R.: il REDDITO DI LAVORO DIPENDENTE è costituito da TUTTE le SOMME e i VALORI in genere, a qualunque titolo percepiti
nel PERIODO D'IMPOSTA, anche sotto forma di EROGAZIONI LIBERALI, in RELAZIONE al RAPPORTO DI LAVORO.

RETRIBUZIONE IMPONIBILE: è costituita da TUTTI i COMPENSI  ONNICOMPRENSIVITA'.


VALORI IN GENERE: sono TASSABILI NON solo i REDDITI MONETARI ma anche quelli IN NATURA.
PRINCIPIO DI CASSA: la TASSAZIONE è COLLEGATA alla PERCEZIONE.

REDDITO DI LAVORO DIPENDENTE: è costituito da TUTTI i COMPENSI PERCEPITI in RELAZIONE al RAPPORTO DI LAVORO.
REDDITO IMPONIBILE: NON è solo quello DERIVANTE dal LAVORO EFFETTIVAMENTE SVOLTO ma anche quello che su collega al
RAPPORTO, e prescinde dalle PRESTAZIONI EFFETTIVAMENTE SVOLTE.
La RETRIBUZIONE FISCALMENTE IMPONIBILE è un CONCETTO ONNICOMPRENSIVO, con le DEROGHE espressamente previste.

RETRIBUZIONE: è REDDITO DI LAVORO DIPENDENTE; comprende:


– SLARIO o STIPENDIO;
– INDENNITA';
– SCATTI DI ANZIANITA';
– COMPENSI per LAVORO STRAORDINARIO;
– DIARIE;
– INTERESSI;
– RIVALUTAZIONE MONETARIA;
– T.F.R.;
– SOMME corrisposte in occasione di TRASFERIMENTO di SEDE;
– ...ecc.
Sono in generale compresi tra i REDDITI IMPONIBILI di LAVORO DIPENDENTE TUTTI i PROVENTI PERCEPITI dal LAVORATORE, e
CORRISPOSTI dal DATORE di LAVORO, che si collegano allo STTAUS di LAVORATORE, tra cui rimborsi, liberalità e indennità.
NON sono TASSABILI gli ASSEGNI FAMILIARI dovuti per legge.

INDENNITA' RISARCITORIE: sobo TASSATE quando il RISRACIMENTO SOSTITUISCE un REDDITO, ma NON quando il RISARCIMENTO
NON ha NATURA RETRIBUTIVA.
Sono state ritenute TASSABILI dalla giurisprudenza:
– l'INDENNITA' INTEGRATIVA SPECIALE dei DIPENDENTI STATALI;
– INDENNITA' DI CONTINGENZA dei LAVORATORI PRIVATI;
– INDENNITA' DI MALATTIA, MATERNITA', RISCHIO, RESIDENZA, TRASFERTA;
– RIVALUTAZIONE MONETARIA;
– INDENNITA' SOSTITUTIVA di FERIE NON GODUTE;
– PREMIO FEDELTA';
– INCENTIVO alle DIMISSIONI;
– SOMME CORRISPOSTE in occasione di TRASFERIMENTI e CAMBIAMENTI DI SEDE...ecc.
Costituiscono reddito di lavoro dipendente le SOMME che il DATORE DI LAVORO corrisponde a TITOLO TRANSATTIVO.
NON sono TASSATE le INDENNITA' che RISARCISCONO una PERDITA PATRIMONIALE.

ONNICOMPRENSIVITA': comporta che fanno parte della BASE IMPONIBILE anche le LIBERALITA' che il LAVORATORE riceve dal DATORE
DI LAVORO; sono LIBERALITA' REMUNERATORIE.

COMPENSI RICEVUTI sotto FORMA di PARTECIPAZIONI agli UTILI: sono compresi poichè COSTI per il DATORE DI LAVORO, che NON
hanno per il LAVORATORE NATURA di UTILI, ma sono COMPENSI di LAVORO; gli UTILI dell'IMPRESA sono solo PARAMETRO per la loro
DETERMINAZIONE.

SOMME CORRISPOSTE da TERZI: e NON dal DATORE, possono far parte del REDDITO DI LAVORO; come le INDENNITA'
PREVIDENZIALI DOVUTE dall'INPS.

PRINCIPIO DI CASSA: dal punto di vista dell'IMPUTAZIONE TEMPORALE, i REDDITI DI LAVORO seguono tale principio; NON sono
IMPONIBILI NON quando MATURANO, ma nel PERIODO D'IMPOSTA in cui sono PERCEPITI; per i REDDITI IN NATURA si tiene conto del
MOMENTO in cui il LAVORATORE FRUISCE del SERVIZIO o RICEVE il BENE.
DEROGA: rispetto alla SCADENZA del PERIODO D'IMPOSTA, i REDDITI percepiti ENTRO il 12/01 si imputano al periodo d'imposta
PRECEDENTE.

3.RIMBORSO SPESE DI PRODUZIONE E TRASFERTA.


DETERMINAZIONE del REDDITO IMPONIBILE: NON sono direttamente rilevanti le SPESE di PRODUZIONE: in luogo della DEDUZIONE
delle SPESE EFFETTIVAMENTE SOSTENUTE, il legislatore prevede una DETRAZIONE FORFETARIA dall'IMPOSTA LORDA.
Le SOMME che il DATORE CORRISPONDE al LAVORATORE a TITOLO di RIMBORSO SPESE SOSTENUTE sono COMPRESE nella BASE
IMPONIBILE del REDDITO del LAVORATORE, e le SPESE EFFETTIVAMENTE SOSTENUTE dal LAVORATORE NON sono DEDUCIBILI.

Si vuole EVITARE ai LAVORATORI ONERI di DOCUMENTAZIONE e CONTABILITA' E si vuole IMPEDIRE che vengano DEDOTTE SPESE
NON INERENTI.

MATERIA di INDENNITA' e SPESE DI TRASFERTA: quando il LAVORATORE OPERA al di FUORI del TERRITORIO COMUNALE,
l'INDENNITA' di TRASFERTA NON è IMPONIBILE fino ad un certo LIMITE; OLTRE è IMPONIBILE.

4.REDDITI IN NATURA E FRINGE BENEFIT.


RETRIBUZIONE IMPONIBILE: sono COMPRESI anche i COMPENSI IN NATURA.

FRINGE BENEFIT: sono COMPENSI IN NATURA, VANTAGGI concessi in AGGIUNTA alla NORMALE RETRIBUZIONE in DENARO,
attribuiti a CATEGORIE di LAVORATORI, per lo più DIRIGENTI.
È una casistica ricca:
– alcuni sono stati ideati per FINI di ELUSIONE FISCALE;
– sono sorti per INCENTIVARE la PRODUTTIVITA' dei DIPENDENTI, per LEGARLI all'IMPRESA, per MOTIVI di PRESTIGIO
dell'IMPRESA.

Possono essere DATI al LAVORATORE sia dal DATORE che da TERZI, e possono FRUIRNE anche i FAMILIARI; sono sempre TASSATI come
REDDITI del LAVORATORE.

REDDITI IN NATURA: sono IMPONIBILI, e ai fini della DETERMINAZIONE dell'IMPONIBILITA', sono QUANTIFICATI in base al VALORE
NORMALE.

FRINGE BENEFIT:NON sono TASSATI quando di MODICO VALORE.

5.REDDITI NON TASSABILI. STOCK OPTION.


REGOLA dell'ONNICOMPRENSIVITA': è largamente DEROGATA.

NON sono TASSATI:


– CONTRIBUTI che il DATORE VERSA per ASSISTENZA, PREVIDENZA e SANITA';
– EROGAZIONI LIBERALI concesse in occasione di FESTIVITA';
– PRESTAZIONI dI VITTO;
– PRESTAZIONI di SERVIZI di TRASPORTO COLLETTIVO.

DISCIPLINA FISCALE dell'ATTRIBUZIONE di AZIONI ai DIPENDENTI:


– PIANI DI AZIONARIATO DIFFUSO: sono AZIONI ATTRIBUITE con FUNZIONE RETRIBUTIVA alla GENERALITA' dei
DIPENDENTI: NON sono TASSATE e a condizione che NON siano RIACQUISTATE dalla SOCIETA' EMITTENTE o dal DATORE o
comunque CEDUTE PRIMA che siano trascorsi almeno 3 ANNI dalla PERCEZIONE; se le AZIONI vengono CEDUTE PRIMA,
l'IMPORTO che NON ha CONCORSO a FORMARE il REDDITO al MOMENTO dell'ACQUISTO è ASSOGGETTATO a
TASSAZIONE nel PERIODO d'IMPOSTA in cui avviene la CESSIONE.
– STOCK OPTION-DIRITTI DI OPZIONE: è stata SOPPRESSA l'ESENZIONE; vengono dati dietro CORRISPETTIVO, a SPECIFICHE
CATEGORIE di DIPENDENTI o a SINGOLI (di solito DIRIGENTI).

6.REDDITI ASSIMILATI A QUELLI DI LAVORO DIPENDENTE.


FATTISPECIE REDDITUALI ASSIMILATE a quelle TIPICHE, NON propriamente di LAVORO DIPENDENTE:
– in alcuni casi si tratta di PROVENTI DERIVANTI da ATTIVITA' LAVORATIVA, cui è ESTRANEO il VINCOLO di
SUBORDINAZIONE;
– in altri MANCA l'ATTIVITA' LAVORATIVA.
Si tratta di ipotesi eterogenee.

CASI di REDDITI ASSIMILTAI:


– COMPENSI perecpiti dai LAVORATORI SOCI delle COOP.DI PRODUZIONE e LAVORO, delle COOP.di SERVIZI e delle
COOP.AGRICOLE;
– INDENNITA' e COMPENSI percepiti a carico di TERZI da PRESTATORI di LAVORO DIPENDENTE per INCARICHI SVOLTI in
relazione a tale qulità;
– SOMME corrisposte a titolo di BORSA DI STUDIO o per FINI DI STUDIO o di ADDESTRAMENTO PROFESSIONALE;
– REMUNERAZIONI di SACERDOTI, CONGRUE e SUPPLEMENTI di CONGRUA;
– COMPENSI per l'ATTIVITA' LIBERO PROFESSIONALE INTRAMURARIA del PERSONALE DIPENDENTE del SERVIZIO
SANITARIO NAZIONALE;
– INDENNITA', GETTONI di PRESENZA e ALTRI COMPENSI corrisposti da STATO, PROVINCE, REGIONI e COMUNI per
l'ESERCIZIO di PUBBLICHE FUNZIONI, COMPENSI corrisposti ai MEMBRI delle COMMISSIONI TRIBUTARIE e ai GIUDICI DI
PACE;
– INDENNITA' dei PARLAMENTARI, CONSIGLIERI REGIONALI, PROVINCIALI e COMUNALI, GIUDICI della CORTE COST., e
ASSEGNI VITALIZI corrisposti in dipendenza della CESSAZIONE di tali CARICHE;
– RENDITE VITALIZIE e RENDITE A TEMPO DETERMINATO, costituite a TITOLO ONEROSO;
– PRESTAZIONI erogate dai FONDI PENSIONE;
– ALTRI ASSEGNI PERIODICI, denominati, alla cui produzione NON concorrono attualmente nè capitale nè lavoro;
– COMPENSI percepiti dai SOGGETTI impegnati in LAVORI SOCIALMENTE UTILI in conformità a specifiche disposizioni normative.

L'ASSIMILAZIONE comporta applicazione delle REGOLE previste per i REDDITI di LAVORO DIPENDENTE, con alcune PARTICOLARITA':
– per taluni REDDITI, la BASE IMPONIBILE NON è PARI all'IMPORTO PERCEPITO, perchè sono accordati ABBATTIMENTI
FORFETARI per le SPESE;
– REDDITI ASSIMILATI: sono SOGGETTI a RITENUTA, COMMISURATA all'IMPONIBILE, e il DATORE deve tenerne conto quando
effettua il CONGUAGLIO ANNUALE;
– ad alcuni REDDITI ASSIMILATI NON si applicano le DETRAZIONI dall'IMPOSTA, previste per i redditi di lavoro dipendente.

I REDDITI che NON rientrano nella definizione dei REDDITO di LAVORO DIPENDENTE e nella casistica dei REDDITI ASSIMILATI, sono
REDDITI di LAVORO AUTONOMO o REDDITI DIVERSI.

7.REDDITI DI COLLABORAZIONE COORDINATA E CONTINUATIVA.


Sono assimilati ai REDDITI di LAVORO DIPENDENTE, e sono i REDDITI DERIVANTI da RAPPORTI di COLLABORAZIONE aventi per
OGGETTO la PRESTAZIONE di ATTIVITA' SVOLTE SENZA VINCOLO di SUBORDINAZIONE, a FAVORE di un determinato SOGGETTO, nel
quadro di un RAPPORTO UNITARIO e CONTINUATIVO, SENZA l'IMPIEGO di MEZZI ORGANIZZATI e con RETRIBUZIONE PERIODICA
PRESTABILITA.

Rientrano nella CATEGORIA:


– CARICHE di AMMINISTRATORE, SINDACO, REVISPRE DI SOCIETA', ASSOCIAZIONI e ALTRI ENTI con o senza personalità
giuridica;
– COLLABORAZIONE a GIORNALI, RIVISTE, ENCICLOPEDIE e simili;
– PARTECIPAZIONI a COLLEGI e COMMISSIONI.

A tali REDDITI si applicano tutte le REGOLE dei REDDITI DA LAVORO DIPENDENTE.

SEZ. IV
REDDITI DI LAVORO AUTONOMO
1.NOZIONE DI REDDITO DI LAVORO AUTONOMO.
ART.53 T.U. REDDITI DI LAVORO AUTONOMO: quelli che derivano dall'ESERCIZIO di ARTI e PROFESSIONI; si intende l'ESERCIZIO per
PROFESSIONE ABITUALE, ancorchè non esclusiva, di ATTIVITA' di LAVORO AUTONOMO DIVERSE da quelle considerate nel cao IV,
compreso l'ESERCIZIO in FORMA ASSOCIATA di cui alla lettera c) c.3 art.5.

REDDITI DI LAVORO AUTONOMO sono definibili come REDDITI DERIVANTI da un'ATTIVITA' con 3 CONNOTATI:
1. ATTIVITA' svolta in MODO AUTONOMO;
2. ATTIVITA' ABITUALE;
3. ATTIVITA' di NATURA NON COMMERCIALE.

Sono REDDITI DI LAVORO AUTONOMO anche i REDDITI delle ASSOCIAZIONI PROFESSIONALI.

1.AUTONOMIA: lo SVOLGIMENTO in MODO AUTONOMO distingue i REDDITI DI LAVORO AUTONOMO da quelli di LAVORO
DIPENDENTE.

2.ABITUALITA': i REDDITI DI LAVORO AUTONOMO sono REDDITI DERIVANTI da un'ATTIVITA' CONTINUATIVA; se l'ATTIVITA' è
OCCASIONALE, i REDDITI che ne derivano sono REDDITI DIVERSI.

3.NON COMMERCIALITA': disitngue i REDDITI DI LAVORO AUTONOMO da quelli d'IMPRESA.


A) OGGETTO: il LAVORO AUTONOMO si distingue dall'ESERCIZIO di IMPRESA COMMERCIALE sotto il profilo dell'OGGETTO
dell'ATTIVITA':
– se l'ATTIVITA' ha uno degli OGGETTI considerati dall'ART.2195 si ha IMPRESA COMMERCIALE;
– se l'ATTIVITA' esula dall'ART.si ha LAVORO AUTONOMO.

B) ORGANIZZAZIONE: la PRESTAZIONE di SERVIZI NON rientrante nell'ART.2195 c.c.dà origine a REDDITI D'IMPRESA se svolta con
ORGANIZZAZIONE in FORMA di IMPRESA.
I REDDITI DI LAVORO AUTONOMO si distinguono da quelli derivanti da PRESTAZIONI di SERVIZI a TERZI organizzate in FORMA
D'IMPRESA sotto il profilo dell'ORGANIZZAZIONE:
– se l'ORGANIZZAZIONE è di TIPO IMPRENDITORIALE si ha REDDITO D'IMPRESA;
– se NON lo è si ha REDDITO DI LAVORO AUTONOMO.

REDDITI DI LAVORO AUTONOMO: rientrano anche ALTRE ATTIVITA'; non sono disciplinati solo i CONTRATTI delle PROFESSIONI
INTELLETTUALI ma TUTTI i CONTRATTI D'OPERA con cui una persona si obbliga a compiere un'OPERA o SERVIZIO con LAVORO
prevalentemente PROPRIO, senza organizzazione d'impresa.

2.BASE IMPONIBILE. COMPENSI E PLUSVALENZE.


BASE IMPONIBILE dei REDDITI DI LAVORO AUTONOMO:
– il PRINCIPALE COMPONENTE POSITIVO è costituito dai COMPENSI;
– ma concorrono a formarla anche le PLUSVALENZE dei BENI STRUMENTALI e degli IMMOBILI.

COMPENSI:
– sono CORRISPETTIVI PERCEPITI a TITOLO di REMUNERAZIONE dell'ATTIVITA';
– sono comprese le SOMME ricevute a TITOLO di RIMBORSO SPESE e gli INTERESSI MORATORI o per DILAZIONE DI
PAGAMENTO;
– sono ESCLUSI i RIMBORSI delle SPESE SOSTENUTE in NOME e PER CONTO del CLIENTE e i CONTRIBUTI PREVIDENZIALI e
ASSISTENZIALI posti dalla legge a CARICO del CLIENTE.
– Concorrono a formare il REDDITO anche i CORRISPETTIVI percepiti a seguito da CESSIONE della CLIENTELA o di ELEMENTI
IMMATERIALI riferibili all'ATTIVITA' ARTISTICA o PROFESSIONALE.

PLUSVALENZE: sono rilevanti in caso di CESSIONE a TITOLO ONEROSO del BENE, RISARCIMENTO per PERDITA o
DANNEGGIAMENTO, AUTOCONSUMO o DESTINAZIONE a FINALITA' ESTRANEE all'ESERCIZIO dell'ATTIVITA' PROFESSIONALE o
artistica.
 è PARI alla DIFFERENZA fra il CORRISPETTIVO-VENDITA, l'INDENNITA'-RISARCIMENTO o il VALORE NORMALE-
AUTOCONSUMO e il COSTO NON AMMORTIZZATO dele BENE.

3.SPESE E COSTI PLURIENNALI.


SPESE DEDUCIBILI: sono le SPESE SOSTENUTE nell'ESERCIZIO dell'ARTE o PROFESSIONE o INERENTI a atle esercizio, nonchè le
MINUSVALENZE dei BENI STRUMENTALI.

REQUISITI:
I. INERENZA: primo requisitio in materia di SPESE DEDUCIBILI;
II. PRINCIPIO DI CASSA: le SPESE si DEDUCONO secondo tale PRINCIPIO, nel PERIODO D'IMPOSTA in cui AVVIENE il
PAGAMENTO.

Di regola le SPESE INERENTI sono INTEGRALMENTE DEDUCIBILI.


ECCEZIONI:
– COSTI PLURIENNALI deducibili secondo PRINCIPIO DI COMPETENZA;
– COSTI NON DEDUCIBILI affatto o per intero;
– COSTI FORFETIZZATI.

PRINCIPIO DI COMPETENZA: si applica:


– ai CANONI di LEASING,
– all'AMMORTAMENTO dei BENI STRUMENTALI,
– e all'ACCANTONAMENTO al FONDO per il T.F.R.dei dipendenti maturate nel PERIODO D'IMPOSTA.

NORME riguardo la DEDUZIONE dei COSTI D'ACQUISTO dei BENI STRUMENTALI: iL COSTO dei BENI MOBILI e IMMATERIALI è
DEDUCIBILE mediante QUOTE ANNUALI, con applicazione degli stessi COEFFICIENTI previsti per l'ammortamento ordinario dei beni delle
imprese.
Per i BENI STRUMENTALI è data FACOLTA' di OPTARE per la DEDUZIONE INTEGRALE nell'ANNO di ACQUISTO, in luogo
dell'ammortamento.

LEASING di BENI STRUMENTALI: i CANONI sono AMMESSI in DEDUZIONE nell'ANNO in cui MATURANO secondo PRINCIPI DI
COMPETENZA ECONOMICA, ed a condizione che la DURATA del CONTRATTO NON si INFERIORE alla META' del PERIODO di
AMMORTAMENTO.
In caso di CESSIONE di un BENE STRUMENTALE verso un CORRISPETTIVO INFERIORE al COSTO NON AMMORTIZZATO, la
MINUSVALENZA è DEDUCIBILE.
Analogamente è DEDUCIBILE la MINUSVALENZA in caso di RISARCIMENTO.
Quelle originate da AUTOCONSUMO o dalla DESTINAZIONE del BENE a FINALITA' ESTRANEE NON possono essere DEDOTTE.

COSTI DI ACQUISTO degli IMMOBILI: sono DEDUCIBILI mediante AMMORTAMENTO.


Sono DEDUCIBILI per COMPETENZA anche i CANONI di LOCAZIONE FINANZIARIA-LEASING degli IMMOBILI, ma solo se il
CONTRATTO DI LEASING abbia una DURATA NON INFERIORE alla META' del PERIODO di AMMORTAMENTO.
CANONI di LOCAZIONE ORDINARIA: sono DEDUCIBILI per CASSA senza particolari limitazioni.

SPESE relative all'AMMODERNAMENTO, RISTRUTTURAZIONE e MANUTENZIONE STRAORDINARIA di IMMOBILI: sono DEDUCIBILI


nel LIMITE del 5%del COSTO COMPLESSIVO dei BENI AMMORTIZZABILI; l'ECCEDENZA è DEDUCIBILE in QUOTE COSTANTI nei 5
periodi d'imposta successivi.

INDENNITA' DI FINE RAPPORTO dovute ai DIPENDENTI: sono DEDUCIBILI ANNO PER ANNO, in base alla QUOTA MATURATA nel
PERIODO D'IMPOSTA.

SPLITTING dei REDDITI: per EVITARE COMPORTAMENTI ELUSIVI NON sono DEDUCIBILI i COMPENSI al CONIUGE o ai FIGLI o agli
ASCENDENTI del LAVORATORE AUTONOMO per prestazioni di LAVORO DIPENDENTE, COLLABORAZIONI COORDINATE e
CONTINUATIVE o OCCASIONALI, e NON sono TASSABILI acarico di chi li riceve.

REGIME dei CONTRIBUTI MINIMI: si applica se il REDDITO di LAVORO AUTONOMO è RIDOTTO.

4.REDDITI EQUIPARATI A QUELLI DI LAVORO AUTONOMO.


IPOTESI PARTICOLARI:
1. DIRITTI D'AUTORE e CONSIMILI: sono i redditi derivanti dall'UTILIZZAZIONE ECONOMICA da parte dell'AUTORE o
INVENTORE, di OPERE DELL'INGEGNO, BREVETTI IDNUSTRIALI e PROCESSI, FORMULE o INFORMAZIONI relativi ad
esperienze acquisite in campo industriale, commerciale o scientifico.

2. UTILI derivanti da CONTRATTI di ASSOCIAZIONE IN PARTECIPAZIONE, quando sia costituito esclusivamente da PRESTAZIONI
DI LAVORO.
UTILI spettanti ai PROMOTORI e ai SOCI FONDATORI di SOCIETA' DI CAPITALI; sono REDDITI inclusi tra quelli di LAVORO
AUTONOMO anzichè tra i redditi di capitale, perchè DERIVANO dall'ATTIVITA' SVOLTA per la PROMOZIONE o COSTITUZIONE
della SOCIETA'.

3. INDENNITA' per la CESSAZIONE dei RAPPORTI da AGENZIA: sono REDDITI di LAVORO AUTONOMO soggetti a TASSAZIONE
SEPARATA.

In materia di DEDUZIONE dell'IMPONIBILE, a parte i COSTI DEDUCIBILI in MISURA FORFETARIA dai DIRITTI D'AUTORE, NON sono
ammesse altre deduzioni di costi.

SEZ. V
REDDITO D'IMPRESA
1.NOZIONE DI REDDITO D'IMPRESA.
La DISCIPLINA del REDDITO D'IMPRESA è collocata all'interno della DISCIPLINA dell'IRES, ma le stesse norme valgono anche per gli
IMPRENDITORI INDIVIDUALI e per le SOCIETA' DI PERSONE.

T.U.-REDDITO D'IMPRESA: equivale a REDDITO D'IMPRESA COMMERCIALE; quando si parla di IMPRESA TOUT COURT, ci si riferisce
all'IMPRESA COMMERCIALE, NON AGRARIA.

SOGGETTI la cui INTERA ATTIVITA' è ATTIVITA' D'IMPRESA: sono IMPRENDITORI ISTITUZIONALI; si tratta delle SOCIETA'
COMMERCIALI, di CAPITALI o PERSONE; per tali SOGGETTI NON si pone il problema di QUALIFICARE il loro REDDITO, perchè è per
definizione legislativa sempre e per intero REDDITO D'IMPRESA.

2 ECCEZIONI:
1. IMPRESE AGRICOLE: SOCIETA' DI PERSONE COMMERCIALI e SOCIETA' A RESPONSABILITA' LIMITATA costituite da
IMPRENDITORI AGRICOLI, quando svolgono esclusivamente ATTIVITA' di MANIPOLAZIONE, CONSERVAZIONE,
TRASFORMAZIONE e COMMERCIALIZZAZIONE di PRODOTTI AGRICOLI ceduti dai SOCI.

2. SOCIETA' AGRICOLE: SOCIETA' DI PERSONE COMMERCIALI, SOCIETA' A RESPONSABILITA' LIMITATA e SOCIETA'


COOP.che rivestono tale QUALIFICA e che optano per l'IMPOSIZIONE REDDITI ai sensi dell'ART.32 T.U.

ART.55 T.U.: racchiude la definizione di ESERCIZIO DI IMPRESA COMMERCIALE:


– la DEFINIZIONE FISCALE di IMPRESA è costruita su quella civilistica di ATTIVITA' COMMERCIALE: "per ESERCIZIO DI
IMPRESE COMMERCIALI si intende l'ESERCIZIO per PROFESSIONE ABITUALE, ancorchè NON ESCLUSIVA, delle attività indicate
nell'ART.2195 c.c.
– Sono fiscalmente ATTIVITA' D'IMPRESA le ATTIVITA' definite COMMERCIALI dal C.C.
– DEFINIZIONE FISCALE di IMPRESA: si basa sulla NATURA dell'ATTIVITA' e NON su CARATTERISTICHE SOGGETTIVE.

ART.2195 c.c.; sono COMMERCIALI:


– ATTIVITA' INDUSTRIALE diretta alla PRODUZIONE di BENI e SERVIZI;
– ATTIVITA' INTERMEDIARIA nella CIRCOLAZIONE dei BENI;
– ATTIVITA' di TRASPORTO;
– ATTIVITA' BANCARIA o ASSICURATIVA;
– ATTIVITA' AUSILIARIE.

ESERCIZIO DI IMPRESA: lo costituiscono a fini fiscali alcune ATTIVITA' CONNESSE all'AGRICOLTURA: allevamento di animali, attività di
manipolazione, trasformazione e alienazione di prodotti agricoli e zootecnici.

ATTIVITA' DI IMPRESA COMMERCIALE: lo sono anche l'ATTIVITA' di ALLEVAMENTO e MANIPOLAZIONE, TRASFORMAZIONE e


ALIENAZIONE dei PORDOTTI AGRICOLI e ZOOTECNICI, quando superano determinate DIMENSIONI.

REDDITI D'IMPRESA: lo sono i REDDITI DERIVANTI dallo SFRUTTAMENTO di MINIERE, CAVE, TORBIERE, SALINE, LAGHI, STAGNI e
ACQUE INTERNE.

ORGANIZZAZIONE:
– ATTIVITA' COMMERCIALI: sono tali anche se NON ORGANIZZATE in FORMA D'IMPRESA.
– Civilisticamente NON si ha IMPRESA se NON vi è un MINIMO di ORGANIZZAZIONE; fiscalmente vi sono IMPRENDITORI SENZA
ORGANIZZAZIONE di IMPRESA; essi sono IMPRENDITORI ai FINI FISCALI anche se NON OPERANO in FORMA
ORGANIZZATA.

2.RILEVANZA DELL'ORGANIZZAZIONE D'IMPRESA.


IMPRENDITORE ai FINI FISCALI: SOGGETTO che ESERCITA un'ATTIVITA' COMMERCIALE anche se NON OPERA con
ORGANIZZAZIONE D'IMPRESA.
ORGANIZZAZIONE: in tal caso NON ha RILIEVO ai FINI della QUALIFICAZIONE di un'ATTIVITA' come ATTIVITA' D'IMPRESA.

QUALIFICA di IMPRENDITORE:
IPOTESI in cui la FORMA ORGANIZZATIVA, ossia l'ORGANIZZAZIONE in FORMA d'IMPRESA, ATTRIBUISCE ad un SOGGETTO la
QUALIFICA di IMPRENDITORE, sebbene l'ATTIVITA' SVOLTA NON sia COMMERCIALE secondo il c.c.
Sono REDDITI D'IMPRESA: i REDDITI derivanti dall'esercizio di ATTIVITA' ORGANIZZATE in FORMA D'IMPRESA dirette alla
PRESTAZIONE di SERVIZI che NON rientrano nell'ART.2195 del c.c.

ART.2195 c.c.: definisce COMMERCIALE l'ATTIVITA' INDUSTRIALE di PRODUZIONE di SERVIZI.


TRIPARTIZIONE in materia di SERVIZI:
1. PRODUZIONE di SERVIZI che genera REDDITO D'IMPRESA anche se NON ORGANIZZATA in FORMA d'IMPRESA;
2. PRESTAZIONE di SERVIZI, NON COMPRESI nell'ART.2195 c.c., che genera REDDITI D'IMPRESA SOLO se ORGANIZZATA in
FORMA D'IMPRESA;
3. PRESTAZIONE di SERVIZI NON compresi nell'ART.e NON ORGANIZZATE in FORMA D'IMPRESA, che è ATTIVITA' di LAVORO
AUTONOMO.
1-2: generano REDDITI D'IMPRESA;
2: si ha REDDITO D'IMPRESA;
3: si ha REDDITO di LAVORO AUTONOMO.

Il discrimine tra IMPRESA e LAVORO AUTONOMO è dato dalla PRESENZA o ASSENZA di una ORGANIZZAZIONE in FORMA D'IMPRESA.
– PROFESSIONI INTELLETTUALI: la PRESENZA di un'ORGANIZZAZIONE anche complessa, NON vale a QUALIFICARE
l'ATTIVITA' come IMPRESA, perchè ha un RUOLO SERVENTE rispetto all'APPORTO INTELLETTUALE del PROFESSIONISTA;
– REDDITI DI LAVORO AUTONOMO: il dato legislativo che caratterizza la categoria è il TIPO di ATTIVITA' ESERCITATA,
indipendentemente dall'organizzazione, i REDDITI PROFESSIONALI sono REDDITI di LAVORO AUTONOMO anche se
ORGANIZZATI in FORMA d'IMPRESA.

ORGANIZZAZIONE in FORMA D'IMPRESA: il legislatore non fornisce definizioni; si sono diffuse ipotesi interpetative disparate, sia per la
definizione di CARATTERI QUALITATIVI dell'ORGANIZZAZIONE D'IMPRESA, che per la INDIVIDUAZIONE del LIVELLO MINIMO di
ORGANIZZAZIONE cher appare NECESSARIO per CONFIGURARE l'ORGANIZZAZIONE D'IMPRESA.

3.REDDITO D'IMPRESA DEGLI IMPRENDITORI INDIVIDUALI e DELLA SOCIETA' DI PERSONE.


REDDITO D'IMPRESA degli IMPRENDITORI INDIVIDUALI e SOCIETA' di PERSONE COMMERCIALI: è determinato con le REGOLE dettate
in ambito IRES, per le SOCIETA' e ENTI SOGGETTI all'IMPOSTA.

ARTT.56-66: sono poste alcune REGOLE che valgono SOLO per il REDDITO D'IMPRESA TASSATO con IRPEF:
– tra i RICAVI si comprende il VALORE NORMALE dei BENI destinati al CONSUMO PERSONALE o FAMILIARE
dell'IMPRENDITORE o assegnati ai SOCI o destinati a FINALITA' ESTRANEE all'ESERCIZIO dell'IMPRESA; viene EQUIPARATO ai
RICAVI un COMPONENTE POSITIVO che è da computare in quanto ai fini fiscali rileva tutto ciò che si DISTACCA dalla SFERA
dell'IMPRESA e anche ciò che ne esce SENZA CORRISPETTIVO.
BENI che GENERANO PLUSVALENZE: si ha un COMPONENTE POSITIVO di REDDITO ogni volta che un BEN CESSA di
APPARTENERE all'IMPRESA, sia che avvenga verso o senza un CORRISPETTIVO.
MINUSVALENZE: sono rilevanti quando il BENE è destinato all'AUTOCONSUMO, o assegnato ai SOCI, o comunque DESTINATO a
FINALITA' ESTRANEE all'IMPRESA.

– PLUSVALENZE che fruiscono del REGIME di PARTECIPATION EXEMPTION: in quanto sussistono i 4 PRESUPPOSTI di tale
REGIME, NON sono ESENTI per INTERO (limitatamente al 50,28% dell'ammontare e sono tassate solo nella misura del 49,72%).
MINUSVALENZE: NON sono DEDUCIBILI per INTERO (solo per il 49,72%).
UTILI da PARTECIPAZIONE-DIVIDENDI: distribuiti da SOCIETA' DI CAPITALI sono tassati nella misura del 49,72%.

– PLUSVALENZE realizzate con la CESSIONE di AZIENDE: possono essere TASSATE SEPARATAMENTE (ART.17 c.II).
TRASFERIMENTO di AZIENDE per CAUSA di MORTE o per ATTO GRATUITO: NON costituisce REALIZZO delle PLUSVALENZE
dell'AZIENDA; NON si ha TASSAZIONE della PLUSVALENZA; per gli EREDI l'AZIENDA ha lo STESSO VALORE FISCALMENTE
RICONOSCIUTO che aveva per il DE CUIUS.

– NON sono AMMESSI in DEDUZIONE i COMPENSI per il LAVORO PRESTATO dallo stesso IMPRENDITORE o dai FAMILIARI:
questo per impedire che vengano SIMULATI RAPPORTI di LAVORO tra familiari, allo scopo di ridurre il reddito dell'imprenditore.

– INTERESSI PASSIVI inerenti all'ESERCIZIO dell'IMPRESA: sono DEDUCIBILI SOLO per la PARTE CORRISPONDENTE al
RAPPORTO fra l'AMMONTARE dei RICAVI e ALTRI PROVENTI che concorrono alla FORMAZIONE del REDDITO D'IMPRESA, o
che NON vi concorrono in quanto ESCLUSI, e l'AMMONTARE COMPLESSIVO di TUTTI i RICAVI e PROVENTI.
La PARTE di INTERESSI PASSIVI NON DEDUCIBILI corrisponde alla QUOTA dei RICAVI e PROVENTI ESENTI rispetto al
TOTALE dei RICAVI e PROVENTI.

– SPESE sostenute per l'ACQUISTO o LOCAZIONE di BENI MOBILI: adibiti promiscuamente all'ESERCIZIO dell'IMPRESA e all'USO
PERSONALE o FAMILIARE, sono AMMORTIZZABILI o DEDUCIBILI nella misura del 50%.
IMMOBILI ad USO PROMISCUO: è consentita la deduzione nella stessa misura della RENDITA CATASTALE o del CANONE DI
LOCAZIONE anche finanziaria, a condizione che il CONTRIBUENTE NON disponga di ALTRO IMMOBILE ADIBITO esclusivamente
all'ESERCIZIO dell'IMPRESA.

– RISULTATO NEGATIVO: se il risultato derivante dall'ATTIVITA' D'IMPRESA è NEGATIVO, la PERDITA può essere PORTATA in
DIMINUZIONE del REDDITO COMPLESSIVO, ma al NETTO dei PROVENTI ESENTI da IMPOSTA.

– BENI RELATIVI ALL'IMPRESA delle IMPRESE INDIVIDUALI: si considerano tali i BEN-MERCE e quelli strumentali per
l'ESERCIZIO dell'IMPRESA stessa, i CREDITI acquisiti nell'esercizio dell'impresa, i BENI appartenenti all'IMPRENDITORE che siano
indicati tra le ATTIVITA' relative all'impresa nell'inventario tenuto (ART.2217 c.c.); gli IMMOBILI STRUMENTALI si considerano
relativi all'impresa solo se INDICATI nell'INVENTARIO.

4.IMPRESE MINORI.
DISCIPLINA delle IMPRESE MINORI: è una DISCIPLINA SPECIALE:
– dal punto di vista sostanziale: REGOLE di DETERMINAZIONE del REDDITO;
– dal punto di vista formale: OBBLIGHI CONTABILI e CRITERI di ACCERTAMENTO.

IMPRESE MINORI: sono quelle esercitate da PERSONE FISICHE e SOCIETA' DI PERSONE, che avendo RICAVI NON SUPERIORI ad un DATO
AMMONTARE, sono AMMESSE al REGIME di CONTABILITA' SEMPLIFICATA e NON hanno optato per il regime di contabilità ordinaria.
– possono OPTARE per il REGIME ORDINARIO (di contabilità e determinazione del reddito);
– in ASSENZA di tale OPZIONE, gli IMPRENDITORI MINORI possono tenere una CONTABILITA' SEMPLIFICATA: limitarsi a tenere
REGISTI IVA, nei quali si devono essere annotati anche gli ELEMENTI rilevanti ai fini reddituali, compresi i valori delle RIMANENZE.

REGOLE DI DETERMINAZIONE del REDDITO delle IMPRESE MINORI: sono state concepite tenendo conto che la CONTABILITA' è
SEMPLIFICATA e che NON viene redatto il BILANCIO di esercizio.
– NON possono fruire del REGIME di PARTECIPATION EXEMPTION, perchè NON dispongono di un BILANCIO in cui classificare le
partecipazioni come immobilizzazioni;
– la determinazione analitica dei REDDITI delle IMPRESE MINORI viene effettuata mediante l'applicazione di alcune delle REGOLE in
materia di REDDITO D'IMPRESA.

DISCIPLINA SPECIALE dettata per la DETERMINAZIONE ANALITICA del REDDITO delle IMPRESE MINORI-REGOLE:
1. REDDITO D'IMPRESA: è costituito dalla DIFFERENZA tra COMPONENTI POSITIVI (ricavi, plusvalenze, sopravvenienze, proventi
immobiliari, dividendi e interessi attivi, rimanenze di magazzino) e COMPONENTI NEGATIVI (spese documentate, perdite,
minusvalenze, giacenze di magazzino...);
2. ACCANTONAMENTI CONSENTITI: gli unici sono quelli di QUIESCENZA e PREVIDENZA; gli altri NON sono consentiti perchè
presuppongono la REDAZIONE del BILANCIO;
3. AMMORTAMENTI dei BENI STRUMENTALI: sono consentiti a condizione che sia tenuto il REGISTRO dei CESPITI
AMMORTIZZABILI; NON sono ammessi gli ammortamenti per beni immateriali e finanziari;
4. DEDUCIBILITA' DELLE SPESE: sono applicabili anche alle IMPRESE MINORI le NORME che limitano o regolano la deducibilità
delle spese, ma NON vi sono previsioni in tema di LIMITI alla deducibilità degli interessi passivi.

5.CONTRIBUENTI MINORI.
REGIME SEMPLIFICATO: è previsto anche per i CONTRIBUENTI MINIMI.
CONTRIBUENTI MINIMI: sono gli IMPRENDITORI e i LAVORATORI AUTONOMI di DIMENSIONI RIDOTTE, che possono comunque optare
per il regime ordinario (nell'anno solare precedente hanno realizzato ricavi o percepito compensi non superiori a 30.000 euro).

PRINCIPIO DI CASSA: il REDDITO IMPONIBILE è determinato come DIFFERENZA tra COMPENSI PERCEPITI e SPESE SOSTENUTE nel
PERIODO D'IMPOSTA, fermo restando il concorso alla formazione del reddito imponibile di sopravvenienze, plusvalenze e minusvalenze
patrimoniali.
Tale REDDITO è ASSOGGETTATO ad una IMPOSTA SOSTITUTIVA dell'IRPEF e delle ADDIZIONALI con ALIQUOTE del 20%.

IVA: i CONTRIBUTI MINIMI NON addebitano l'IMPOSTA a TITOLO DI RIVALSA nè hanno diritto alla DETRAZIONE IVA A MONTE.
IRAP: i CONTRIBUENTI MINIMI sono ESONERATI dal PAGAMENTO.

DICHIARAZIONE DEI REDDITI: i CONTRIBUENTI MINIMI la devono presentare nei TERMINI e secondo le MODALITA' ORDINARIE, ma
sono ESONERATI da OBBLIGHI di REGISTRAZIONE e di TENUTA delle SCRITTURE CONTABILI (vanno conservati documenti ricevuti e
emessi), e anche dall'APPLICAZIONE degli STUDI di SETTORE.
Il REGIME CESSA a partire dal PERIODO di IMPOSTA SUCCESSIVO a quello in cui vengono meno i requisiti previsti per l'accesso ovvero si
verifica una causa di esclusione, con conseguente applicazione delle REGOLE ORDINARIE.
SUPERAMENTO dell'ammontare dei 45.000 euro di ricavi o compensi: se si verifica in corso d'anno, il REGIME CESSA immediatamente, con
conseguente transito nel REGIME ORDINARIO fin dall'INIZIO del PERIODO D'IMPOSTA.

6.IMPRESE DI ALLEVAMENTO-IMPRESE AGRARIE.


IMPRESE DI ALLEVAMENTO: sono IMPRESE AGRARIE, il cui REDDITO è determinato CATASTALMENTE (nei LIMITI dell'ART.32 c.II lett.
b)), quando l'ATTIVITA' è svolta con MANGIMI ottenibili per almeno ¼ dal TERRENO.

REDDITO ECCEDENTE: se si SUPERANO i LIMITI, il REDDITO ECCEDENTE è REDDITO d'IMPRESA COMMERCIALE, determinato in
modo peculiare, moltiplicando cioè CIASCUN CAPO ALLEVATO per un COEFFICIENTE DETERMINATO dal Ministero, salva la FACOLTA' di
OPZIONE per la determinazione del reddito con le norme previste per le IMPRESE COMMERCIALI.

Se l'ATTIVITIA' di ALLEVAMENTO è esercitata da SOCIETA' o ENTI COMMERCIALI il REDDITO D'IMPRESA va determinato secondo
CRITERI ORDINARI.

7.SOCIETA' DI COMODO.
SOCIETA' DI COMODO: sono le SOCIETA' COMMERCIALI, i cui RICAVI sono INFERIORI ad un dato IMPORTO, determinato in una
percentuale delle attività patrimoniali; sono considerate SOCIETA' NON OPERATIVE, di COMODO, e sono soggette ad IMPOSTA sulla base di un
IMPONIBILE MINIMO PRESUNTO, in rapporto al loro PATRIMONIO.
PRESUNZIONE RELATIVA: la PROVA CONTRARIA è idonea a vincere la presunzione se attiene a situazioni di carattere straordinario.

SEZ. VI
REDDITI DIVERSI
1.CATEGORIA DEI REDDITI DIVERSI.
Il legislatore ha raggruppato una serie di IPOTESI REDDITUALI ETEROGENEE, NON riconducibili alle categorie tipiche, che sono caratterizzate
dal fatto che i REDDITI COMPRESI in ciascuna di esse derivano da una PARTICOLARE FONTE PRODUTTIVA.

La CATEGORIA presenta carattere di RESIDUALITA': comprende una serie di IPOTESI alle quali MANCA qualche TRATTO CARATTERISTICO
dei REDDITI delle CATEGORIE TIPICHE.

2.PLUSVALENZE IMMOBILIARI.
PLUSVALENZE ISOLATE: rientrano tra i REDDITI DIVERSI; sono dette tali perchè NON sono realizzate nel contesto di un'ATTIVITA'
ECONOMICA di TIPO CONTINUATIVO, come quella d'impresa.

ART.67 T.U.: NON vi è una regola generale in materia di plusvalenze, ma la specifica PREVISIONE di TASSABILITA' delle PLUSVALENZE:
– realizzate mediante LOTTIZZAZIONE di TERRENI o l'ESECUZIONE di OPERE intese a renderli EDIFICABILI, e la successiva
VENDITA anche parziale di TERRENI o EDIFICI;
– realizzate mediante la CESSIONE A TITOLO ONEROSO di BENI IMMOBILI ACQUISTATI o COSTRUITI da NON più di 5 anni, con
ESCLUSIONE: d
- degli IMMOBILI ACQUISITI per SUCCESSIONE;
- delle UNITA' IMMOBILIARI URBANE che per la maggiorparte del periodo intercorso tra l'acquisto o costruzione e la cessione sono
state adibite ad ABITAZIONE PRINCIPALE del CEDENTE o FAMILIARI;
– realizzate a seguito di CESSIONI A TITOLO ONEROSO di TERRENI suscettibili di utilizzazione edificatoria secondo gli strumenti
urbanistici vigenti al momento della cessione.
1. VENDITA di TERRENI LOTTIZATI o RESI EDIFICABILI e di EDIFICI: viene TASSATA una PLUSVALENZA che è riconducibile
all'ATTIVITA' SVOLTA per LOTTIZZARE o rendere EDIFICABILI i TERRENI; si assume come VALORE INIZIALE il PREZZO di
ACQUISTO o quello NORMALE dei TERRENI nel V ANNO anteriore alla lottizzazione;
2. nella seconda ipotesi: sono ESCLUSI gli IMMOBILI ACQUISITI MORTIS CAUSA e le ABITAZIONI USATE dal CONTRIBUENTE o
FAMILIARI, in base al concetto che l'operazione non p stata effettuata con intento speculativo.

PLUSVALENZE realizzate a seguito di ESPROPRIO: sono soggette ad un'IMPOSTA SOSTITUTIVA, applicata mediante RITENUTA ALLA
FONTE, A TITOLO D'IMPOSTA, sull'INDENNITA' dell'ESPROPRIO, con aliquota del 20%.

3.PLUSVALENZE DEI TITOLI AZIONARI E OBBLIGAZIONARI.


REDDITI DIVERSI: vi rientrano le PLUSVALENZE realizzate con la CESSIONE di AZIONI o di ALTRE PARTECIPAZIONI SOCIALI, e con la
CESSIONE di TITOLI OBBLIGAZIONARI o di ALTRE ATTIVITA' FINANZIARIE.
Sono indicate come GUADAGNI DI CAPITALE-CAPITAL GAIN.

1. FRUTTI dei TITOLI AZIONARI o OBBLIGAZIONARI: sono REDDITO DI CAPITALE.

2. CAPITAL GAIN:danno origine a REDDITI DIVERSI; sono le PLUSVALENZE che vengono realizzate quando un TITOLO viene
VENDUTO ad un PREZZO SUPERIORE a quello d'ACQUISTO.

3. AZIONI e ALTRE PARTECIPAZIONI SOCIALI: vi è una differenza di base tra PARTECIPAZIONI QUALIFICATE e NON, che
condiziona sia la TASSAZIONE dei FRUTTI che delle PLUSVALENZE.
DIFFERENZA: dipende dal DIRITTO di VOTO o dalla QUOTA di CAPITALE POSSEDUTA:
- PARTECIPAZIONI QUALIFICATE: quando attribuiscono rispettivamente una PERCENTUALE di DIRITTI di VOTO SUPERIORE al
2% o 5%, se si tratta di TITOLI NEGOZIATI in MERCATI REGOLAMENTATI;
- ALTRI CASI: si richiede una percentuale SUPERIORE al 20% o 25%.

4. PLUSVALENZE derivanti dalla CESSIONE di PARTECIPAZIONI QUALIFICATE: sono soggette ad imposizione per il 49,72% del loto
ammontare, come i dividendi.
Se sono state realizzate MINUSVALENZE, le PLUSVALENZE (49,72%) sono SOMMATE ALGEBRICAMENTE alla corrispondente
QUOTA delle relative MINUSVALENZE; se le MINUSVALENZE sono SUPERIORI alle PLUSVALENZE, l'ECCEDENZA è
RIPORTATA in DEDUZIONE (fino a concorrenza del 49,72% dell'ammontare delle plusvalenze dei periodi successivi, ma non oltre ¼), a
condizione che sia indicata nella DICHIARAZIONE DEI REDDITI relativa al PERIODO D'IMPOSTA nel quale le MINUSVALENZE
sono state REALIZZATE.

5. PLUSVALENZE che derivano dalla CESSIONE A TITOLO ONEROSO di PARTECIPAZIONI NON QUALIFICATE: sono soggette ad
IMPOSTA SOSTITUTIVA (12,50%); il CONTRIBUENTE può scegliere tra la TASSAZIONE ANALITICA, in base a dichiarazione, la
TASSAZIONE secondo il REGIME del RISPARMIO AMMINISTRATO, o la TASSAZIONE secondo il REGIME del RISPARMIO
GESTITO.

Tra i REDDITI DIVERSI rientrano le PLUSVALENZE realizzate con la CESSIONE dei TITOLI OBBLIGAZIONARI e di STRUMENTI
FINANZIARI in genere.

Sono REDDITI DIVERSI:


– PLUSVALENZE derivanti dalla CESSIONE di CONTRATTI di ASSOCIAZIONE IN PARTECIPAZIONE con APPORTO DI
CAPITALE;
– PLUSVALENZE realizzate mediante la CESSIONE di STRUMENTI FINANZIARI ASSIMILATI alle AZIONI, che sono compresi tra le
PARTECIPAZIONI QUALIFICATE.

4.PLUSVALENZE DA CESSIONE DI CONTRATTI DI ASSOCIAZIONE IN PARTECIPAZIONE.


CESSIONE dei CONTRATTI di ASSOCIAZIONE in PARTECIPAZIONE: è EQUIPARATA alla CESSIONE di TITOLI AZIONARI, per cui le
PLUSVALENZE DERIVANTI dalla CESSIONE di tali CONTRATTI sono EQUIPARATE alle PLUSVALENZE derivanti dalla CESSIONE di
PARTECIPAZIONI SOCIALI.

PLUSVALENZE:
– se sono realizzate su PARTECIPAZIONI SOCIETARIE QUALIFICATE sono TASSATE con una RIDUZIONE della BASE
IMPONIBILE e concorrono come REDDITI DIVERSI a FORMARE il REDDITO COMPLESSIVO IMPONIBILE dell'IMPOSTA
PROGRESSIVA;
– se NON sono QUALIFICATE, si applica il REGIME FISCALE SOSTITUTIVO stabilito per i REDDITI di NATURA FINANZIARIA.

CONTRATTI DI ASSOCIAZIONE IN PARTECIPAZIONE; si distingue tra:


– casi in cui l'APPORTO SUPERA DETERMINATE SOGLIE;
– casi in cui le SOGLIE NON sono SUPERATE, e si applica la DISICPLINA delle PARTECIPAZIONI NON QUALIFICATE.
Si distingue anche qui tra PLUSVALENZE DERIVANTI da PARTECIPAZIONI QUALIFICATE e NON.

5.ALTRI REDDITI DIVERSI.


REDDITI DIVERSI: ipotesi reddituali indicate mettendo in rilievo la CATEGORIA TIPICA a cui sono ricollegabili ed in cui sono ricompresi per
MANCANZA di UN ELEMENTO ESSENZIALE della definizione di categoria tipica.

1. REDDITI DI NATURA FONDIARIA: la QUANTIFICAZIONE NON è data dal CATASTO;


2. REDDITI delle SUBLOCAZIONI: tali redditi sono inseriti nella categoria dei redditi diversi perchè la DETERMINAZIONE
CATASTALE è un ELEMENTO ESSENZIALE della categoria dei REDDITI FONDIARI.

3. REDDITI dei BENI IMMOBILI SITUATI all'ESTERO: determinati in base alla valutazione reddituale effettuata dallo Stato estero.

4. REDDITI derivanti da ATTIVITA' di LAVORO AUTONOMO NON ESERCITATE ABITUALMENTE;


5. REDDITI derivanti dall'UTILIZZAZIONE ECONOMICA di OPERE dell'INGENGO, BREVETTI INDUSTRIALI, PROCESSI,
FORMULE e SIMILI: sono redditi diversi e NON di LAVORO AUTONOMO perchè MANCA l'ABITUALITA'.
6. REDDITI derivanti da ATTIVITA' COMMERCIALI NON esercitate ABITUALMENTE: MANCANZA di ABITUALITA'.

7. REDDITO di chi, PROPRIETARIO DI AZIENDA, NON esercita ATTIVITA' DI IMPRESA ma dà l'AZIENDA in AFFITTO: il reddito
che ne deriva NON è reddito d'impresa ma REDDITO DIVERSO (è vicino alla categoria del REDDITO D'IMPRESA);
8. PLUSVALENZA realizzata in caso di VENDITA TOTALE o PARZIALE.

FATTISPECIE di VARIA NATUR:


– REDDITI derivanti dalla CONCESSIONE in USUFRUTTO e dalla SUBLOCAZIONE di BENI IMMOBILI, dall'AFFITTO,
LOCAZIONE, NOLEGGIO, CONCESSIONE IN USO VEICOLI, MACCHINE e ALTRI BENI MOBILI, dall'AFFITTO e
CONCESSIONE in USUFRUTTO di AZIENDE;
– VINCITE delle LOTTERIE, GIOCHI, CONCORSI A PREMIO...
– PREMI ricevuti come RICONOSCIMENTO di MERITI ARTISTICI, SCIENTIFICI e SOCIALI.

Rientrano nella categoria anche i PROVENTI ILLECITI che sono classificabili in alcuna delle categorie di reddito previste.

FORMULA DI CHIUSURA di PORTATA GENERALE riguardo i REDDITI che derivano dall'ASSUNZIONE di OBBLIGHI di FARE, NON FARE
e PERMETTERE.

REDDITI DIVERSI: vi sono REDDITI SIMILI o PROSSIMI a quelli FONDIARI, di CAPITALE, di LAVORO AUTONOMO, d'IMPRESA, ma
PRIVI di un REQUISITO TIPICO della CATEGORIA, e perciò ascritti al novero di redditi diversi.
Il sistema è tendenzialmente COMPRENSIVO di ogni IPOTESI di REDDITO PRODOTTO.
Le REGOLE di DETERMINAZIONE NON sono UNIFORMI; vi sono REGOLE PARTICOLARI di determinazione.

PRINCIPIO DI CASSA: i REDDITI DIVERSI sono TASSATI al MOMENTO della REALIZZAZIONE, ma sono TASSATI al NETTO delle SPESE
e ONERI DI PRODUZIONE e NON sono SOGGETTI a RITENUTE alla FONTE.

CAP. VIII
IMPOSTA SUL VALORE AGGIUNTO
SEZ. I
STRUTTURA
1.LINEAMENTI GENERALI.
IVA: IMPOSTA SUL VALORE AGGIUNTO: è stata ideata in sede europea poi introdotta in tutti gli Stati membri della Comunità, in base ad un
modello tracciato nel 1967 da 2 direttive comunitarie.

ITALIA: IVA viene istituita con il D.P.R. 633/1972.

IVA: appartiene alla CATEGORIA delle IMPOSTE sui CONSUMI; una SOTTOSPECIE di tali imposte è data dalle IMPOSTE sugli SCAMBI, che
possono assumere diverse FORME:
– IMPOSTE MONOFASE e PLURIFASE;
– IMPOSTE PLURIFASE CUMULATIVE o A CASCATA.

RAGIONI per cui la CE ha imposto ai Paesi membri l'adozione dell'IVA:


– l'imposizione sul valore aggiunto è ritenuta intrinsecamente preferibile a quella a cascata; l'IVA grava sul CONSUMATORE in
proporzione al prezzo finale del bene ed è neutrale rispetto al numero dei passaggi: quindi NON influisce sul prezzo finale dei beni, e non
interferisce con la organizzazione delle imprese.
– Si sono aggiunte ragioni legate all'armonizzazione fiscale europea e alla liberalizzazione degli scambi.

TRATTATO ISTITUTIVO CE vieta agli Stati:


– di applicare ai prodotti provenienti da altro Stato membro tributi superiori a quelli che gravano sui prodotti nazionali;
– di favorire le esportazioni accordando rimborsi dei tributi prelevati nello Stato in misura superiore all'ammontare effettivamente riscosso.

IVA: con essa si riconosce il CARICO FISCALE di un BENE, per cui è possibile determinare esattamente l'AMMONTARE dell'IMPOSTA sulle
IMPORTAZIONI e la MISURA dei RIMBORSI dell'ESPORTAZIONE, senza porre in essere agevolazioni all'esportazione e aggravi all'importazione.

IVA: ha sostituito nel nostro sistema fiscale l'IGE=IMPOSTA GENERALE SULL'ENTRATA: era un'IMPOSTA PLURIFASE CUMULATIVA (A
CASCATA) che colpiva il VALORE PIENO di beni e servizi scambiati ad ogni fase del processo produttivo e distributivo; l'imposizione di ciascuna
fase si cumulava con le altre.

IVA: è un'IMPOSTA PLURIFASE ma NON è CUMULATIVA; ad ogni passaggio l'imposta si applica al corrispettivo del bene o servizio, ma
dall'imposta apllicata alla massa dei corrispettivi si detrae l'imposta dovuta sugli acquisti.
L'IVA è denominata talenon perchè il VALORE AGGIUNTO costituisca la base imponibile del tributo, ma perchè per effetto della detrazione il
TRIBUTO ha come OGGETTO ECONOMICO il VALORE AGGIUNTO, il quid pluris che ogni operatore economico aggiunge al prezzo del bene o
servizio.

4 CARATTERISTICHE ESSENZIALI dell'IV:


1) si applica in modo generale alle OPERAZIONI aventi ad oggetto beni o servizi;
2) è PROPORZIONALE al CORRISPETTIVO dei beni e servizi forniti;
3) è RISCOSSA in CIASCUNA FASE del procedimento di produzione e distribuzione, compresa la vendita al minuto, a prescindere dal
numero di operazioni effettuate in precedenza;
4) gli IMPORTI PAGATI in occasione di PRECEDENTI FASI del processo sono DETRATTI dall'imposta dovuta, cosicchè il tributo si
applica in ciascuna fase solo al valore aggiunto e il PESO dell'IMPOSTA va solo a carico del CONSUMATORE FINALE.

2.SITUAZIONI GIURIDICHE SOGGETTIVE.


IVA: IMPOSTA che per il suo SOGGETTO PASSIVO è NEUTRALE.
SOGGETTO PASSIVO: RECUPERA l'IMPOSTA che assolve sugli acquisti, acquistando un CREDITO verso lo Stato; e RECUPERA l'IMPOSTA
dovuta sulle vendite grazie al DIRITTO DI RIVALSA verso coloro che acquistano i suoi beni o servizi.

IVA: NON è NEUTRALE per i CONSUMATORI FINALI, che sono tenuti a pagare l'imposta in via di rivalsa a coloro presso cui acquistano beni o
servizi, ma NON essendo soggetti passivi NON la recuperano nei confronti dello Stato.

DIRITTO DI DETRAZIONE o CREDITO D'IMPOSTA: del SOGGETTO PASSIVO verso il FISCO è una SITUAZIONE GIURIDICA
SOGGETTIVA che caratterizza l'IVA e la distingue da ogni altra imposta.

SOGGETTI:
1) che hanno lo STATUS FORMALE di SOGGETTI PASSIVI: sono gravati da una serie di OBBLIGHI FORMALI e SOSTANZIALI, ma
possono DETRARRE l'IMPOSTA pagata a monte;
2) CONSUMATORI FINALI: NON hanno DIRITTI DI DETRAZIONE.

SOGGETTO PASSIVO IVA: nell'alternativa tra ASSOGGETTAMENTO ad IVA o ad IMPOSTA DI REGISTRO, ha in genere convenineza a che una
prestazione sia soggetta al primo tributo quando l'imposta può essere da lui recuperata.
FRODE FISCALE: nell'IVA può aversi un tipo di FRODE che NON si ha nelle altre imposte= ESERCIZIO INDEBITO del DIRITTO DI
DETRAZIONE, connesso alla SIMULAZIONE di ACQUISTI NON EFFETTUATI; di qui il fenomeno delle CARTIERE= SOCIETA' che
VENDONO FATTURE FALSE.

3.NATURA E GIUSTIFICAZIONE COSTITUZIONALE.


IVA: è un'IMPOSTA sul CONSUMO; è il CONSUMO il fatto espressivo di CAPACITA' CONTRIBUTIVA, che giustifica l'imposta sul piano
costituzionale.

ASPETTO GIURIDICO-FORMALE DEL TRIBUTO: il TRIBUTO ha come PRESUPPOSTI determinate OPERAZIONI quando poste in essere da
DETERMINATI SOGGETTI che sono anche i SOGGETTI PASSIVI in senso tecnico.
Il tributo pur essendo applicato ai vari PASSAGGI del sistema produttivo-distributivo, COLPISCE alla fine solo i CONSUMATORI FINALI, quindi
è il CONSUMO il FATTO ESPRESSIVO di CAPACITA' CONTRIBUTIVA che legittima il tributo.

DIRITTO DI DETRAZIONE: tratto peculiare che distingue l'IVA dalle altre imposte; insieme al DIRITTO DI RIVALSA rende NEUTRALE
l'IMPOSTA per gli OPERATORI ECONOMICI.

4.SOGGETTI PASSIVI E CONSUMATORI FINALI.


SOGGETTI PASSIVI: sono:
– IMPRENDITORI;
– LAVORATORI AUTONOMI.
 l'APPLICAZIONE dell'IVA coinvolge non solo lo Stato e il soggetto passivo, ma anche un TERZO SOGGETTO indicato come CONSUMATORE
FINALE.

5.IMPRENDITORI E LAVORATORI AUTONOMI.


SOGGETTI PASSIVI IVA:
– IMPRENDITORI;
– ESERCENTI ARTI o PROFESSIONI.

SOGGETTE AD IVA: tutte le ATTVITA' svolte da SOGGETTI che hanno FORMA GIURIDICA di SOCIETA' COMMERCIALE o da ENTI che
abbiano per OGGETTO PRINCIPALE o ESCLUSIVO l'ESERCIZIO di ATTIVITA' COMMERCIALI o AGRICOLE.

ENTI PUBBLICI: sono SOGGETTI PASSIVI d'IMPOSTA quando pongono in essere ATTIVITA' ECONOMICHE di TIPO COMMERCIALE, NON
lo sono per le ATTVITA' che esercitano in quanto PUBBLICHE AUTORITA'.

ESERCENTI ARTI o PROFESSIONI: possono essere ai fini IVA:


– PERSONE FISICHE;
– SOCIETA' SEMPLICI;
– ASSOCIAZIONI PROFESSIONALI.
Questo presupposto soggettivo dell'Iva è molto ampio e comprende qualsiasi attività di lavoro.
Si richiede:
– che l'ATTIVITA' sia svolta in modo AUTONOMO;
– che NON vi siano i CONNOTATI dell'IMPRENDITORIALITA'.

5.CAMPO DI APPLICAZIONE E OPERAZIONI ESCLUSE.


OPERAZIONE ECONOMICA: perchè sia RILEVANTE ai fini dell'IVA è necessario:
– che sia posta in essere da un IMPRENDITORE o LAVORATORE AUTONOMO: PRESUPPOSTO SOGGETTIVO;
– che rientri nel CAMPO DI APPLICAZIONE del TRIBUTO: PRESUPPOSTO OGGETTIVO.

CAMPO DI APPLICAZIONE dell'IVA: è importante la distinzione tra operazioni INCLUSE e ESCLUSE dal CAMPO.
1.OPERAZIONI ESCLUSE: sono quelle che NON hanno alcun RILIEVO ai fini dell'APPLICAZIONE dell'IMPOSTA;
2.OPERAZIONI INCLUSE: rientrano nel CAMPO e si distinguono in:
– OPERAZIONI IMPONIBILI;
– OPERAZIONI NON IMPONIBILI;
– OPERAZIONI ESENTI.

OPERAZIONI IMPONIBILI: comportano il sorgere del DEBITO D'IMPOSTA e l'applicazione di tutto l'apparato di regole di cui è formato il
meccanismo attuativo del tributo.

OPERAZIONI NON IMPONIBILI e ESENTI: NON fanno sorgere il DEBTIO D'IMPOSTA, ma comportano gli stessi ADEMPIMENTI FORMALI
delle operazioni imponibili.
Le OPERAZIONI ESENTI LIMITANO il DIRITTO DI DETRAZIONE, a differenza di quelle NON IMPONIBILI che NON incidono su tale diritto.
6.OPERAZIONI IMPONIBILI. CESSIONE DEI BENI.
OPERAZIONI IMPONIBILI: sono definite da uno schema normativo composto da uan definizione generale, da un elenco di fattispecie assimilate e
da un elenco di esclusioni.
Nella categoria sono comprese 4 SPECIE di OPERAZIONI:
– CESSIONE DEI BENI (la cessione comprende trasferimento di proprietà e anche costituzione di un diritto reale);
– PRESTAZIONI DI SERVIZI;
– ACQUISTI INTRACOMUNITARI;
– IMPORTAZIONI.
Rientrano nella fattispecie non solo i CONTATTI ma tutti gli ATTI GIURIDICI che determinano EFFETTI TRASLATIVI o COSTITUTIVI di
DIRITTI REALI.

7.CESSIONI ASSIMILATE E ESCLUSE; CONFERIMENTI E CESSIONI DI AZIENDE.


Vi sono operazioni che NON presentano uno dei requisiti delle cessioni ma sono ASSIMILATE alle CESSIONI, ed OPERAZIONI che pur
presentando i REQUISITI delle CESSIONI NON non sono considerate tale e vengono ESCLUSE.

OPERAZIONI ASSIMILATE alla CESSIONE DI BENI:


1) VENDITA con RISERVA di PROPRIETA';
2) LOCAZIONI con CLAUSOLA di TRASFERIMENTO della PROPRIETA' VINCOLANTE per AMBEDUE le PARTI;
3) i PASSAGGI fra COMMITTENTE e COMMISSIONARIO di BENI VENDUTI/ACQUISTATI in esecuzione di CONTRATTI di
COMMISSIONE;
4) CESSIONI GRATUITE di BENI la cui produzione o commercio rientra nell'ATTIVITA' propria dell'IMPRESA;
5) DESTINAZIONE dei BENI DI CONSUMO PERSONALE o FAMILIARE dell'IMPRENDITORE o LAVORATORE AUTONOMO o ad
altre FINALITA' ESTRANEE all'ESERCIZIO dell'IMPRESA o della PROFESSIONE= AUTOCONSUMO;
6) ASSEGNAZIONI delle SOCIETA' ai SOCI.

OPERAZIONI ESCLUSE dal CAMPO DI APPLICAZIONE dell'IVA: alcune CESSIONI che NON si collocano nell'ambito dell'ordinaria attività
d'impresa ma delle ATTIVITA' STRAORDINARIE di ORGANIZZAZIONE dell'IMPRESA; sono ESCLUSI da IVA:
– le CESSIONI e i CONFERIMENTI di AZIENDA;
– le CESSIONI di TERRENI NON EDIFICABILI;
– le CESSIONI GRATUITE di CAMPIONI di MODICO VALORE.

7.PRESTAZIONI DI SERVIZI. PRESTAZIONI ASSIMILATE A QUELLE ESCLUSE.


PRESTAZIONI DI SERVIZIO: sono le PRESTAZIONI che comportano OBBLIGAZIONI di FARE, NON FARE o PERMETTERE, dietro
CORRISPETTIVO.
È richiesta la ONEROSITA'.

SERVIZI: NON devono giungere al CONSUMATORE FINALE LIBERI da IMPOSTA, per ragioni di completezza del sistema e per bilanciare la
detrazione degli acquisti a monte.

ELENCO di PRESTAZIONI DI SERVIZIO ESLCUSE da IMPOSTA:


– CESSIONE di DIRITTI D'AUTORE effettuate dagli AUTORI;
– PRESTITI OBBLIGAZIONARI;
– CESSIONI di CONTRATTI che hanno per OGGETTO BENI la cui CESSIONE è ESCLUSA da IMPOSTA.

8.OPERAZIONI ESENTI.
OPERAZIONI ESENTI: NON comportano il sorgere dele DEBITO D'IMPOSTA ma sono OPERAZIONI rientranti nel CAMPO DI
APPLICAZIONE dell'IVA e comportano ADEMPIMENTI FORMALI richiesti per le operazioni imponibili; NON consentono la DETRAZIONE
dell'IVA a monte.

RAGIONI dell'ESENZIONE: sono di vario genere; alcune operazioni sono esenti per RAGIONI SOCIALI, altre per ragioni di TECNICA
TRIBUTARIA.

SOGGETTO PASSIVO: che effettua OPERAZIONI ESENTI NON può DETRARRE l'IVA sugli ACQUISTI; mncando la DETRAIBILITA', viene
meno la NEUTRALITA' del TRIBUTO, che assume per il soggetto passivo natura economica di COSTO.
L'esenzione non è un vantaggio per il soggetto passivo; dovrebbe giovare al CONSUMATORE FINALE, che acquista il bene o il servizio ad un
COSTO NON MAGGIORATO dall'IVA del PREZZO FINALE.

9.CESSIONI E LOCAZIONI DI IMMOBILI.


CESSIONE DI IMMOBILI: è di regola ESENTE da IVA, con alcune ECCEZIONI.

Si distingue tra ABITAZIONI e IMMOBILI STRUMENTALI:


1.La CESSIONE di FABBRICATI ad USO ABITATIVO sono di regola ESENTI.
2.CESSIONI di FABBRICATI STRUMENTALI per NATURA: la regola è quella dell'ESENZIONE; vi sono 4 IPOTESI di IMPONIBILITA', che
riguardano:
– CESSIONI effettuate entro 4 ANNI dalla DATA di ULTIMAZIONE della COSTRUZIONE o dell'INTERVENTO;
– CESSIONI effettuate nei confronti di CESSIONARI SOGGETTI PASSIVI IVA che svolgono in via esclusiva o prevalente attività che
conferiscono il DIRITTO alla DETRAZIONE dell'IMPOSTA PAGATA sugli ACQUISTI in percentuale pari o inferiore al 25%;
– CESSIONI effettuate nei confronti di CESSIONARI che NON agiscono nell'esercizio d'impresa;
– CESSIONI per le quali nel relativo ATTO il CEDENTE abbia espressamente manifestato l'OPZIONE per l'IMPOSIZIONE.

POSSIBILITA' di OPTARE per il REGIME di IMPONIBILITA': riguarda le CESSIONI di IMMOBILI STRUMENTALI PER NATURA effettuate
nei confronti di SOGGETTI PASSIVI D'IMPOSTA che NON subiscono limitazioni, se non in via marginale, all'esercizio della detrazione.

SEZ. II
REGOLE IMPOSITIVE
1.MOMENTO IMPOSITIVO.
Vi sono REGOLE che stabiliscono il MOMENTO TEMPORALE in cui un FATTO ECONOMICO concorre a formare il REDDITO.
PRINCIPIO di COMPETENZA: presiede all'imputazione temporale dei fatti economici dell'impresa.

REGOLE nell'IVA: stabiliscono il MOMENTO in cui un'OPERAZIONE si considera EFFETTUATA (MOMENTO IMPOSITIVO), ovvero la DATA
in cui si determina la ESIGIBILITA' dell'IMPOSTA.

ESIGIBILITA' dell'IMPOSTA: designa il MOMENTO in cui si attualizzano gli EFFETTI GIURIDICI legati alla SINGOLA OPERAZIONE.

Quando un'OPERAZIONE si considera EFFETTUATA, determinando l'ESIGIBILITA' dell'IMPOSTA:


– CESSIONE DEI BENI: la regola è che esse si considerano EFFETTUATE nel MOMENTO della STIPULAZIONE, se riguardano BENI
IMMOBILI; nel MOMENTO della CONSEGNA o SPEDIZIONE se riguardano BENI MOBILI.
– PRESTAZIONI DI SERVIZI: si considerano EFFETTUATE quando è PAGATO il CORRISPETTIVO; NON ha rilievo la
CONCLUSIONE della PRESTAZIONE, ma il PAGAMENTO.
FATTISPECIE ANTICIPATE di EFFETTUAZIONE delle OPERAZIONI: valgono sia per CESSIONI che per PRESTAZIONI:
1) EMISSIONE della FATTURA: quando la FATTURA è EMESSA, l'OPERAZIONE si ha per EFFETTUATA;
2) PAGAMENTO del CORRISPETTIVO: vale come FATTISPECIE ANTICIPATA di EFFETTUAZIONE della OPERAZIONE per le
CESSIONI DI BENI; il PAGAMENTO di ACCONTI deve essere FATTURATO e SOTTOPOSTO a IMPOSTA.

Il MOMENTO in cui un'OPERAZIONE è EFFETTUATA ai fini IVA può essere diverso da quello a cui rileva ai FINI REDDITUALI: un RICAVO è
da computare in base al PRINCIPIO DI COMPETENZA , quando avviene la CESSIONE che lo genera, e non hanno rilievo fatturazione e
pagamento.

2.BASE IMPONIBILE.
BASE IMPONIBILE: è costituita dall'AMMONTARE COMPLESSIVO dei CORRISPETTIVI CONTRATTUALI DOVUTI al CEDENTE o
PRESTATORE secondo le CONDIZIONI CONTRATTUALI; NON ha rilievo il VALORE NORMALE o VENALE dell'OGGETTO del
CONTRATTO, ma il CORRISPETTIVO PATTUITO.
Sono COMPRESI nell'IMPONIBILE anche:
– ONERI e SPESE inerenti all'ESECUZIONE;
– DEBITI e ONERI verso TERZI ACCOLLATI al CESSIONARIO o COMMITTENTE;
– INTEGRAZIONI dovute da ALTRI SOGGETTI.
NON concorrono a formare la BASE IMPONIBILE:
– INTERESSI MORATORI e PENALITA' in genere;
– VALORE NORMALE dei BENI CEDUTI a TITOLO di SCONTO, PREMIO o ABBUONO, in conformità alle condizioni contrattuali;
– IMPORTO degli IMBALLAGGI e RECIPIENTI che devono essere RESTITUITI.

3.PRESUNZIONI DI ACQUISTO E VENDITA.


Si presumono CEDUTI i BENI ACQUISTATI, IMPORTATI o PRODOTTI che NON si trovano nei LUOGHI in cui il contribuente svolge le proprie
operazioni.
La PRESUNZIONE NON OPERA se è DIMOSTRATO che i BENI:
– sono stati IMPIEGATI per la PRODUZIONE, PERDUTI o DISTRUTTI;
– sono stati CONSEGNATI a TERZI in LAVORAZIONE, DEPOSITO, COMODATO o in dipendenza di altri contratti non traslativi della
proprietà.

4.ALIQUOTE.
ALIQUOTA NORMALE: 20%;
ALIQUOTA RIDOTTA per i GENERI di LARGO CONSUMO: 10%;
ALIQUOTA RIDOTTISSIMA per i GENERI di PRIMA NECESSITA': 4%.
ALIQUOTA ZERO: per le operazioni a TASSO ZERO.

L'IMPOSTA DOVUTA dal SOGGETTO PASSIVO all'ERARIO si QUANTIFICA applicando alle OPERAZIONI EFFETTUATE, le RELATIVE
ALIQUOTE.

5.DIRITTO DI RIVALSA.
Il SOGGETTO PASSIVO che EFFETTUA una CESSIONE DI BENI o una PRESTAZIONE di SERVIZI IMPONIBILE e che è DEBITORE
D'IMPOSTA verso l'ERARIO, ha il DIRITTO DI RIVALERSI nei confronti del CESSIONARIO o COMMITTENTE.
DIRITTO DI RIVALSA: esercitarlo è OBBLIGATORIO; il SOGGETTO PASSIVO deve esercitare la RIVALSA, ADDEBITANDO l'IMPOSTA al
CESSIONARIO o COMMITTENTE.

RIVALSA: è un DIRITTO DI CREDITO, un CREDITO del SOGGETTO PASSIVO dell'IVA nei confronti della CONTROPARTE
CONTRATTUALE, che si aggiunge per effetto di legge al CORRISPETTIVO PATTUITO.
La fattispecie da cui scaturisce il diritto si compone di 2 ELEMENTI:
– la EFFETTUAZIONE di un'OPERAZIONE IMPONIBILE;
– l'EMISSIONE della FATTURA.

SOGGETTO PASSIVO IVA: quando effettua un'OPERAZIONE IMPONIBILE, deve EMETTERE FATTURA ADDEBITANDO la relativa
IMPOSTA a TITOLO DI RIVALSA al CESSIONARIO o COMMITTENTE.

OBBLIGO: ha per OGGETTO NON la RIVALSA ma l'EMISSIONE della FATTURA, con ADDEBITO dell'IMPOSTA.
All'OBBLIGO di far sorgere il CREDITO di RIVALSA corrisponde, dal lato del CESSIONARIO o COMMITTENTE, il DIRITTO di RICEVERE la
FATTURA con ADDEBITO dell'IMPOSTA.

Risvolto della previsione legislativa dell'obbligo è la NULLITA' di PATTI che la ESCLUDONO.

RIVALSA: può essere esercitata anche in RITARDO, cioè DOPO che è DECORSO il TERMINE per la EMISSIONE della FATTURA.

6.DIRITTO DI DETRAZIONE. ESIGIBILITA' E INERENZA.


DIRITTO DI DETRAZIONE: è un DIRITTO dei SOGGETTI PASSIVI che deriva dall'IMPOSTA da essi assolta o dovuta o addebitata ad essi a
TITOLO di RIVALSA in relazione a beni e servizi importati o acquistati nell'esercizio dell'impresa, arte o professione.
IVA: per effetto della DETRAZIONE è:
– NEUTRALE per i SOGGETTI PASSIVI;
– NON lo è per i CONSUMATORI FINALI.

DIRITTO DI DETRAZIONE: sorge nel momento in cui l'IMPOSTA A MONTE diviene ESIGIBILE ed è SOGGETTO a DECADENZA.
I CONTRIBUENTI devono annotare nel registro degli acquisti le fatture e le bollette doganali relative a beni e servizi acquistati o importati
nell'esercizio dell'impresa, arte o professione, prima della liquidazione periodica, o prima della dichiarazione annuale nella quale è effettuata la
detrazione.
L'IMPORTO della DETRAZIONE SPETTANTE risulta dalla SOMMA dell'IVA annotata nel REGISTRO degli ACQUISTI.

DETRAZIONE IVA sugli ACQUISTI: richiede che vi sia INERENZA; occorre che l'ACQUISTO sia INERENTE all'ATTIVITA' del SOGGETTO
PASSIVO.

7.INDETRAIBILITA' SPECIFICA.
REGOLA della INDETRAIBILITA' ANALITICA o SPECIFICA: NON è DETRAIBILE l'IMPOSTA relativa all'acquisto o importazione di beni e
servizi che afferiscono ad OPERAZIONI ESENTI o NON soggette all'IMPOSTA.
NON è DETRAIBILE l'IMPOSTA relativa ad acquisti direttamente destinati al compimento di OPERAZIONI ESENTI, NON SOGGETTE o
ESCLUSE dal CAMPO DI APPLICAZIONE dell'IVA.

8.PRO-RATA.
PRO-RATA: CRITERIO FORFETARIO con cui viene calcolata la QUOTA dell'IVA DETRAIBILE, quando NON vi sono LEGAMI DIRETTI tra
acquisti e specifiche operazioni attive che NON sono SOGGETTE ad IMPOSTA, e il SOGGETTO PASSIVOIVA esercita sia attività che danno
diritto, sia che non danno diritto alla DETRAZIONE.

CRITERIO PRO-RATA: si applica quando NON è APPLICABILE la REGOLA della INDETRAIBILITA' SPECIFICA, cioè quando il
CONTIRBUENTE ponga in essere OPERAZIONI ESENTI in MODO SISTEMATICO.

Alcune OPERAZIONI ATTIVE NON devono essere considerate nel CALCOLO della PERCENTUALE di DETRAZIONE, tra cui CESSIONI di
BENI AMMORTIZZABILI e OPERAZIONI ESENTI; LIMITANO il DIRITTO DI DETRAZIONE NON tutte le ESENZIONI, ma quelle relative
alla'ATTIVITA' PROPRIA dell'IMPRESA; l'IMPRESA che effettua un'OPERAZIONE ESENTE in VIA OCCASIONALE o la effettua in
AGGIUNTA ad un'OPERAZIONE IMPONIBILE, conserva INTATTO il DIRITTO DI DETRAZIONE; così la NEUTRALITA' del TRIBUTO NON
è intaccata da operazioni sporadiche.

9.RETTIFICA DELLA DETRAZIONE.


DETRAZIONE: viene fatta sulla base di una PREVISIONE dell'UTILIZZO che sarà dato al bene o servizio acquistato; può essere fatta al
MOMENTO dell'ACQUISTO senza bisogno di attendere l'effettivo utilizzo.

RETTIFICA DELLA DETRAZIONE IVA: relativa all'acquisto di BENI AMMORTIZZABILI; il legislatore consente la DETRAZIONE in MISURA
INTEGRALE nell'ANNO di ACQUISTO del BENE, ma la DETRAZIONE può venir meno o essere modificata se negli ANNI SUCCESSIVI
AUMENTA la PERCENTUALE delle OPERAZIONI ESENTI.

PERCENTUALE di DETRAIBILITA': può VARIARE di anno in anno per effetto del MUTAMENTO del RAPPORTO tra OPERAZIONI ESENTI e
VOLUME di AFFARI= SISTEMA del PRO-RATA TEMPORIS.

10.INDETRAIBILITA' OGGETTIVA.
NON INERENZA: vi sono beni e servizi i quali risulta difficile stabilire l'INERENZA e la loro utilizzazione nell'attività esercitata dal contribuente,
quindi il legislatore ne ESCLUDE la DETRAIBILITA' IVA relativa, in quanto presume in MODO ASSOLUTO la NON INERENZA.

11.INDETRAIBILITA' SOGGETTIVA.
ENTI NON COMMERCIALI: possono detrarre solo l'IVA relativa agli ACQUISTI fatti nell'ESERCIZIO di ATTIVITA' AGRICOLE o
COMMERCIALI; devono però GESTIRE tali attività con CONTABILITA' SEPARATA.
Il LIMITE è giustificato dal fatto che i beni e servizi acquistati NON sono tutti INERENTI all'ATTIVITA' d'IMPRESA.

12.INDETRAIBILITA' DELL'IVA NON DOVUTA.


2 gruppi di IPOTESI:
1) caso in cui la FATTURA è relativa ad OPERAZIONE INESISTENTE: NON vi è SIMMETRIA fra chi EMETTE la FATTURA e
DESTINATARIO.
2) caso in cui viene EMESSA FATTURA per un'OPERAZIONE NON SOGGETTA ad IMPOSTA o con IMPOSTA SUPERIORE a quella
prevista:
- chi ha EMESSO la FATTURA ha DIRITTO DI RIMBORSO nei confronti dell'ERARIO;
- chi ha RICEVUTO una FATTURA che ADDEBITA un'IMPOSTA NON DOVUTA NON può DETRARRE l'IMPOSTA INDEBITA e
NON può chiedere RIMBORSO all'ERARIO, MA può agire solo nei confronti di chi ha EMESSO la FATTURA.

SEZ. III
ADEMPIMENTI
1.IDENTIFICAZIONE.
PRESENTAZIONE della DICHIARAZIONE di INIZIO di ATTIVITA': è il PRIMO ADEMPIMENTO IMPOSTO ai CONTRIBUENTI; i
SOGGETTI hce intraprendono l'ESERCIZIO di impresa, arte o professione devono farne DICHIARAZIONE al FISCO, che attribuisce al NEO-
CONTRIBUENTE un NUMERO di PARTITA IVA.

DICHIARAZIONE: deve contenere una serie di ELEMENTI (sede, tipo di attività...), la cui variazione deve essere DENUNCIATA all'AGENZIA
DELLE ENTRATE.
Deve essere DICHIARATA anche la CESSAZIONE dell'ATTIVITA'.

2.FATTURA E REGISTRI.
FATTURA: i SOGGETTI PASSIVI sono tenuti a EMETTERLA per le OPERAZIONI che effettuano.
Può essere EMESSA anche dal CESSIONARIO o dal COMMITTENTE o da TERZO.
NON è OBBLIGATORIA, se NON RICHIESTA dal CLIENTE, per il COMMERCIO AL MINUTO e per le ATTIVITA' ASSIMILATE.
Deve essere DATATA e NUMERATA in MODO PROGRESSIVO per ANNO SOLARE e deve INDICARE DIVERSI ELEMENTI.

EMISSIONE della FATTURA: vale come EFFETTUAZIONE dell'OPERAZIONE IMPONIBILE e rende DOVUTA l'IMPOSTA in essa indicata, per
il solo fatto che è INDICATA in FATTURA.
CEDENTE o PRESTATORE, per la sola circostanza che ha EMESSO FATTURAcon ADDEBITO IVA, è OBBLIGATO nei confronti dell'ERARIO
per l'IMPORTO INDICATO in FATTURA, anche se l'OPERAZIONE INDICATA è INESISTENTE, e anche se l'IMPOSTA è INDICATA in MISURA
SUPERIORE a quella prevista dalla legge.

2 REGISTRI: ogni soggetto passivo deve tenerne:


– 1 per le OPERAZIONI ATTIVE (vendite...);
– 1 per gli ACQUISTI.
Dal LIBRO delle OPERAZIONI ATTIVE risulta l'IVA A DEBITO; da quello delle OPERAZIONI PASSIVE l'IVA A CREDITO (ogni mese/trimestre
deve essere LIQUIDATA la DIFFERENZA fra IVE).

3.AUTOFATTURA.
IVA: è dovuta in genere dal SOGGETTO PASSIVO che EFFETTUA una CESSIONE DI BENI o una PRESTAZIONE DI SERVIZI IMPONIBILE,
che deve anche EMETTERE FATTURA.

AUTOFATTURAZIONE: CASI in cui il DEBITORE dell'IMPOSTA è il CESSIONARIO e il COMMITTENTE, che deve provvedere alla
FATTURAZIONE-AUTOFATTURAZIONE; in questi casi vi è una INVERSIONE CONTABILE-REVERSECHARGE.

AUTOFATTURA:
– è prevista quando il SOGGETTO che CEDE un BENE o PRESTA un SERVIZIO OMETTE di FATTURARE la sua PRESTAZIONE;
 CESSIONARIO/COMMITTENTE:
1) se NON RICEVE la FATTURA entro 4 MESI dall'EFFETTUAZIONE della OPERAZIONE deve presentare all'UFFICIO un
DOCUMENTO SOSTITUTIVO della FATTURA NON RICEVUTA e VERSARE la RELATIVA IMPOSTA
2) se RICEVE una FATTURA IRREGOLARE, deve PRESENTARE all'UFFICIO un DOCUMENTO che REGOLARIZZA la FATTURA
RICEVUTA, e VERSARE l'IMPOSTA o la MAGGIORE IMPOSTA eventualmente DOVUTA.

– Deve essere formata quando un'OPERAZIONE è EFFETTUATA nel TERRITORIO dello STATO da un NON RESIDENTE, che NON
può EMETTERE FATTURA perchè NON ha una STABILE ORGANIZZAZIONE, nè un RAPPRESENTANTE FISCALE in ITALIA, nè
si è REGISTRATO in ITALIA. L'ACQUIRENTE ITALIANO, se è SOGGETTO PASSIVO IVA, dovrà REGISTRARE l'AUTOFATTURA
sia tra le VENDITE che tra gli ACQUISTI.

4.NOTE DI VARIAZIONE.
RETTIFICA: dopo che una FATTURA è stata EMESSE e REGISTRATA può risultare che debba essere APPORTATA una RETTIFICA, in
AUMENTO o DIMINUZIONE, all'AMMONTARE dell'IMPONIBILE O dell'IMPOSTA.

NOTA DI VARIAZIONE-FATTURA INTEGRATIVA: se per EVENTI SUCCESSIVI all'EMISSIONE della FATTURA o per INESATTEZZE,
vengono MODIFICATI gli ESTREMI di una determinata OPERAZIONE IMPONIBILE, determinando un AUMENTO dell'IMPONIBILE o
dell'IMPOSTA, il CEDENTE o PRESTATORE deve EMETTER la NOTA DI VARIAZIONE in AUMENTO.

IPOTESI che dabbo adito a VARIAZIONI in DIMINUZIONE: se ciò accade, resta FERMA la FATTURA GIA' EMESSA, ed al FATTO
SOPRAVVENUTO può essere data RILEVANZA TRBUTARIA con la EMISSIONE di una NOTA DI VARIAZIONE, di CONTENUTO UGUALE e
di SEGNO CONTRARIO a quello della FATTURA originariamente EMESSA. È una PROCEDURA FACOLTATIVA.

NOTA DI VARIAZIONE: può essere EMESSA anche come RIMEDIO all'INADEMPIENZA del DEBITORE, che sia stato ASSOGGETTATO ad
una PROCEDURA CONCORSUALE o ad una PROCEDURA ESECUTIVA INDIVIDUALE. Ciò consente che venga EMESSA una NOTA DI
VARIAZIONE in DIMINUZIONE per MANCATO PAGAMENTO in tutto o in parte a CAUSA di PROCEDURE CONCORSUALI o di
PROCEDURE ESECUTIVE rimaste INFRUTTUOSE.

PROCEDURA DI VARIAZIONE: vi si ricorre anche per RIMEDIARE in AUMNETO ad INASETTEZZE della FATTURAZIONE o della
REGISTRAZIONE.

5.VOLUME D'AFFARI, CONTRIBUENTI MINORI E REGIMI SPECIALI.


VOLUME D'AFFARI: è dato dall'AMMONTARE COMPLESSIVO delle OPERAZIONI EFFETTUATE nel corso di UN ANNO SOLARE,
conteggiando tutte le OPERAZIONI che devono essere REGISTRATE.
In ragione del volume d'affari può variare il REGIME degli ADEMPIMENTI cui sono tenuti i SOGGETTI PASSIVI.

Quando il VOLUME D'AFFARI NON SUPERA un DATO AMMONTARE, si APPLICA un REGIME SEMPLIFICATO; i CONTRIBUENTI
possono:
– ADEMPIERE gli OBBLIGHI di FATTURAZIONE e REGISTRAZIONE mediante TENUTA di un BOLLETTARIO a madre e figlia;
– effettuare LIQUIDAZIONI PERIODICHE e i relativi VERSAMENTI con CADENZA TRIMESTRALE (anzichè mensile).

6.DICHIARAZIONE ANNUALE ED OPZIONI.


DICHIARAZIONE ANNUALE IVA: vi è l'OBBLIGO di presentarla annualmente; l'obbligo deve sempre essere ADEMPIUTO da parte di TUTTI i
SOGGETTI PASSIVI del TRIBUTO, anche se nel corso dell'anno NON siano state effettuate operazioni rilevanti.

DICHIARAZIONE: devono essere RIPORTATI, sulla scorta delle REGISTRAZIONI fatte:


– l'AMMONTARE delle OPERAZIONI ATTIVE e delle OPERAZIONI PASSIVE;
– l'AMMONTARE dell'IMPOSTA DOVUTA e delle DETRAZIONI;
– i VERSAMENTI EFFETTUATI nel PERIODO D'IMPOSTA;
– l'IMPOSTA DOVUTA a CONGUAGLIO o la DIFFERENZA a CREDITO.
La VIOLAZIONE comporta l'APPLICAZIONE di SANZIONI.

OPZIONI, che la DICHIARAZIONE ANNUALE IVA può contenere:


– i CONTRIBUENTI che esercitano PIU' ATTIVITA' possono NON APPLICARE l'IMPOSTA in MODO UNITARIO e CUMULATIVO a
TUTTE le ATTIVITA' se dichiarano di OPTARE per l'APPLICAZIONE SEPARATA.
– In sede di DICHIARAZIONE il CONTRIBUENTE, che risulti A CREDITO, sceglie se RIPORTARE A NUOVO il CREDITO o chiederne
il RIMBORSO.
– In sede di DICHIARAZIONE, il CONTRIBUENTE può in certi casi deciedere se APPLICARE il REGIME NORMALE o optare per un
REGIME SPECIALE.

7.VERSAMENTI.
VRESAMENTI:
– PERIODICI-INFRANNUALI: sono da effettuarsi nel CORSO dell'ANNO; i CONTRIBUENTI SOGGETTI al REGIME NORMALE
devono effettuare il VERSAMENTO MENSILMENTE; quelli SOGGETTI al REGIME SEMPLIFICATO devono effettuarlo ogni
TRIMESTRE.
– ANNUALI-A CONGUAGLIO: deve essere effettuato ENTRO il TERMINE per la PRESENTAZIONE della DICHIARAZIONE.

8.ECCEDENZE, DETRAZIONE, RIMBORSO.


La DETERMINAZIONE FINALE ANNUALE del TRIBUTO che il contribuente ESPONE nella DICHIARAZIONE, può comportare:
– un DEBITO;
– un'ECCEDENZA.

ECCEDENZA: vi è quando la SOMMA dell'IVA DETRAIBILE e dei VERSAMENTI EFFETTUATI IN CORSO D'ANNO SUPERA il DEBITO
D'IMPOSTA.
È un CREDITO del CONTRIBUENTE che può essere:
– COMPENSATO con DEBITI D'IMPOSTA DIVERSI da IVA;
– RIPORTATO A NUOVO, per essere COMPENSATO con le SITUAZIONI DEBITORIE degli ANNI SUCCESSIVI;
– RICHIESTO a RIMBORSO.

ESECUZIONE RIMBORSI: se EFFETTUATA PRIMA della SCADENZA del TERMINE per la RETTIFICA della DICHIARAZIONE, è circondata
da particolari cautele: il contribuente deve GARANTIRE la RESTITUZIONE, ove il RIMBORSO si rivelasse INDEBITO; deve presentare una
GARANZIA, che duri fino a quando NON è SCADUTO il TERMINE entro cui l'UFFICIO può RETTIFICARE la DICHIARAZIONE.

SEZ. IV
PROFILI TRANSNAZIONALI
1.PRINCIPIO DI TERRITORIALITA'.
PRINCIPIO DI TERRITORIALITA': svolge un ruolo di grande rilievo nella disciplina dell'IVA.
Rilevano 2 AMBITI TERRITORIALI:
– STATALE NAZIONALE (REPUBBLICA ITALIANA);
– COMUNITARIO (UE).

Dal punto di vista della TERRITORIALITA' si distingue tra:


– OPERAZIONI NAZIONALI o INTERNE;

– OPERAZIONI INTRACOMUNITARIE: si svolgono tra SOGGETTI RESIDENTI in STATI DIVERSI dell'UE; sono soggette ad un
PARTICOLARE REGIME, in vigore dal 1993;

– OPERAZIONI EXTRACOMUNITARIE: comportano uno SCAMBIO tra un PAESE della COMUNITA' ed un PAESE
EXTRACOMUNITARIO; in questo senso si può parlare di IMPORTAZIONI ed ESPORTAZIONI.

CAMPO DI APPLICAZIONE dell'IVA dal punto di vista SPAZIALE: è il TERRITORIO dello STATO; CESSIONE DI BENI e PRESTAZIONI DI
SERVIZI RILEVANO in quanto effettuate nel TERRITORIO dello STATO.

2.IMPORTAZIONI.
MATERIA del TRATTAMENTO degli SCAMBI con l'ESTERO: le IVA possono rispondere:
– al PRINCIPIO della TASSAZIONE NEL PAESE di DESTINAZIONE;
– o a quello della TASSAZIONE del PAESE DI ORIGINE.
Italia e paesi della UE hanno adottato il primo principio: ciò comporta:
– la TASSAZIONE delle IMPORTAZIONI;
– e la DETASSAZIONE delle ESPORTAZIONI.

IMPORTAZIONE di un BENE o SERVIZIO: è un'OPERAZIONE IMPONIBILE.

BENI IMPORTATI: sono TASSATI come quelli PRODOTTI nello STATO.


BENI ESPORTATI: NON sono SOGGETTI ad IMPOSTA e comportano la RESTITUZIONE dell'IMPOSTA che ha GRAVATO su tali BENI
all'INTERNO dello STATO.

IVA sulle IMPORTAZIONI: ha una FUNZIONE diversa rispetto all'IVA sugli SCAMBI INTERNI: essa DUPLICA il TRIBUTO INTERNO, allo
scopo di UNIFORMARE il TRATTAMENTO FISCALE dei BENI PROVENIENTI dal TERRITORIO ESTRACOMUNITARIO a quello dei BENI
PRODOTTI all'INTERNO della COMUNITA'.
Ha come BASE IMPONIBILE il VALORE della MERCE determinato secondo le DISPOSIZIONI DOGANALI.

3.OPERAZIONI NON IMPONIBILI.


Gennaio '93: le CESSIONI dei BENI TRASPORTATI o SPEDITI al di FUORI della COMUNITA' sono SOGGETTE a NORME DIVERSE da
quelle delle CESSIONI INTRACOMUNITARIE.

ESPORTAZIONI: NON sono SOGGETTE ad IMPOSTA.

OPERAZIONI NON IMPONIBILI: sono di 3 SPECIE:


– CESSIONI all'ESPORTAZIONE;
– OPERAZIONI ASSIMILATE alle CESSIONI all'ESPORTAZIONE;
– SERVIZI INTERNAZIONALI o CONNESSI agli SCAMBI INTERNAZIONALI.

4.OPERAZIONI TRIANGOLARI.
ESPORTAZIONI TRIANGOLARI: si hanno quando un BENE è CEDUTO ad un SOGGETTO RESIDENTE che lo ESPORTA; quindi su
INCARICO del CESSIONARIO RESIDENTE, i BENI vengono INVIATI all'ESTERO DIRETTAMENTE dal CEDENTE.
L'ULTIMO PASSAGGIO INTERNO di un BENE può essere DETASSATO da queste esportazioni.

Tale tipo di ESPORTAZIONE richiede l'INTERVENTO di 3 SOGGETTI:


– CEDENTE;
– CESSIONARIO RESIDENTE;
– ACQUIRENTE ESTERO.
Si realizza con 2 PASSAGGI NON IMPONIBILI:
1) dal CEDENTE al CESSIONARIO;
2) dal CESSIONARIO all'OPERATORE STRANIERO.
 il CEDENTE EMETTE la FATTURA nei confronti del CESSIONARIO, ma INVIA DIRETTAMENTE i BENI all'ESTERO; il CESSIONARIO
EMETTE FATTURA nei confronti dell'ACQUIRENTE ESTERO a sua volta.
2 sono i PASSAGGI di PROPRIETA' e 2 le FATTURE, ma UN SOLO PASSAGGIO FISICO dei BENI.

5.ACQUISTI SENZA PAGAMENTO DI IMPOSTA DA PARTE DI ESPORTATORI.


Le IMPRESE che VENDONO all'ESTERO larga PARTE della loro PRODUZIONE sono permanentemente in CREDITO verso il FISCO; per
attenuare il fenomeno viene attribuito a coloro che in un dato PERIODO D'IMPOSTA hanno VENDUTO all'ESTERO il 10% dei BENI
COMMERCIATI, lo STATUS di ESPORTATORE ABITUALE: è il DIRITTO di ACQUISTARE la STESSA QUANTITA' di BENI SENZA
PAGAMENTO di IVA.

ESPORTATORE: deve previamente MANIFESTARE il DIRITTO per ISCRITTO al suo FORNITORE o PRESTATORE l'intento di avvalersi della
FACOLTA' di EFFETTUARE ACQUISTI SENZA APPLICAZIONE dell'IMPOSTA mediante ATTO FORMALE=DICHIARAZIONE D'INTENTI.

6.OPERAZIONI INTRACOMUNITARIE.
TRASFERIMENTO di BENI all'INTERNO della COMUNITA': NON è SOGGETTO a CONTROLLI FISCALI e alla TASSAZIONE DOGANALE.

REGIME delle OPERAZIONI INTRACOMUNITARIE: è fondato sul PRINCIPIO di TASSAZIONE del PAESE di DESTINAZIONE, per cui le
VENDITE tra OPERATORI ECONOMICI all'INTERNO della COMUNITA' sono TASSATE a CARICO del COMPRATORE, cioè nello STATO di
DESTINAZIONE.
NON esistono CONTROLLI e FORMALITA' DOGANALI.
I CONTROLLI delle AMM.FISCALI sono fatti A POSTERIORI.

DISCIPLINA degli ACQUISTI INTRACOMUNITARI: differisce da quella delle IMPORTAZIONI perchè solo per queste l'IVA è RISCOSSA dalla
DOGANA, al MOMENTO dello SDOGANAMENTO.
– Il SOGGETTO IVA di un PAESE COMUNITARIO che CEDE il BENE ad un SOGGETTO IVA di ALTRO PAESE COMUNITARIO
deve EMETTERE una FATTURA su cui l'OPERAZIONE deve essere INDICATA come NON IMPONIBILE.
– L'ACQUIRENTE deve EMETTERE AUTOFATTURA e REGISTRARE l'OPERAZIONE sia nel REGISTRO delle FATTURE EMESSE
che in quello degli ACQUISTI.

ABUSI e DISTORSIONI alla CONCORRENZA: per impedirli, il REGIME degli ACQUISTI INTRACOMUNITARI è ESTESO ad IPOTESI in cui
MANCANO i REQUISITI OGGETTIVI o SOGGETTIVI previsti per l'APPLICAZIONE del REGIME.
Viene conservato il PRINCIPIO della TASSAZIONE nel PAESE di DESTINAZIONE per gli ACQUISTI di VEICOLI da TURISMO e per gli
ACQUISTI per CORRISPONDENZA.

CONSUMATORI FINALI: a loro è ASSICURATA AMPIA LIBERTA' di effettuare ACQUISTI in QUALSIASI PAESE COMUNITARIO; il BENE
così ACQUISTATO è liberamente TRASPORTABILE e CONSUMABILE in ALTRI PAESI; essi NON sono TASSATI nel PAESE di
DESTINAZIONE ma nel PAESE DI ORIGINE.

CESSIONI INTRACOMUNITARIE: sono OPERAZIONI NON IMPONIBILI in ITALIA, a condizione che il CESSIONARIO sia un SOGGETTO
PASSIVO; sono IMPONIBILI nel PAESE di DESTINAZIONE.

7.OPERAZIONI DEI NON RESIDENTI. STABILE ORGANIZZAZIONE.


OBBLIGHI dei SOGGETTI IVA NON RESIDENTI: gli OBBLIGHI connessi alle OPERAZIONI EFFETTUATE in ITALIA da SOGGETTI IVA
NON RESIDENTI possono essere ADEMPIUTI in 3 MODI:
– mediante IDENTIFICAZIONE DIRETTA: avviene a seguito di apposita DICHIARAZIONE e della ATTRIBUZIONE di un NUMERO di
PARTITA IVA.
– mediante NOMINA di un RAPPRESENTANTE FISCALE;
– mediante una STABILE ORGANIZZAZIONE.

STABILE ORGANIZZAZIONE: anche se in Italia c'è, il NON RESIDENTE può OPERARE con la IDENTIFICAZIONE DIRETTA o con il
RAPPRESENTANTE FISCALE per le OPERAZIONI DIRETTAMENTE IMPUTABILI alla CASA ,ADRE.

OPERAZIONI ATTIVE e PASSIVE IMPUTABILI alla CASA MADRE: ne risponde la CASA MADRE che può avvalersi alternativamente del
RAPPRESENTANTE FISCALE o del SISTEMA della REGISTRAZIONE DIRETTA, e NON può appoggiare le proprie OPERAZIONI alla
STABILE ORGANIZZAZIONE.

STABILE ORGANIZZAZIONE: se ve n'è una, le OPERAZIONI COMPIUTE dalla STABILE ORGANIZZAZIONE sono IMPUTABILI ad essa, che
opera ai fini degli adempimenti e dei diritti in materia di Iva, come se fosse un SOGGETTO DISTINTO dalla CASA MADRE, rispondendo IN
PROPRIO delle OPERAZIONI da essa effettuate.

STABILE ORGANIZZAZIONE MATERIALE: si richiede l'esistenza di una STRUTTURA dotata di RISORSE MATERIALI ed UMANE deputata
alla GESTIONE di una effettiva ATTIVITA' d'IMPRESA che NON sia meramente preparatoria o ausiliaria, ma si ESCLUDE che nell'IVA abbia
CITTADINANZA la STABILE ORGANIZZAZIONE PERSONALE.
8.DIRETTIVA IN TEMA DI COMMERCIO ELETTRONICO.
TASSAZIONE del COMMERCIO ELETTRONICO: è disciplinata dalla DIRETTIVA 2002/38/CE, che prevede la TASSAZIONE dei BENI
DIGITALIZZATI IMMESSI al CONSUMO della UE e la DETASSAZIONE di quelli che forniti da un OPERATORE COMUNITARIO, sono
DESTINATI al CONSUMO al di FUORI dell'UE.

OGGETTO della DIRETTIVA: è il COMMERCIO ELETTRONICO DIRETTO.


Per l'ACQUISTO per VIA ELETTRONICA di BENI poi CONSEGNATI nelle FORME TRADIZIONALI, si applica la DISCIPLINA delle
VENDITE A DISTANZA.

CAP. XIII
FISCALITA' COMUNITARIA

SEZ. I
MERCATO COMUNE
1.INTEGRAZIONE EUROPEA.
FINALITA' ORIGINARIA CE: era di natura essenzialmente ECONOMICA:
– CREARE un UNICO MERCATO tra STATI MEMBRI;
– riavvicinare le POLITICHE ECONOMICHE;
– promuovere lo SVILUPPO.

PROGRESSI nel PROCESSO di INTEGRAZIONE: sono avvenuti nella seconda metà anni '80.
gli Stati membri hanno sottoscritto:
– ATTO UNICO EUROPEO: ha disposto la creazione del MERCATO UNICO o MERCATO INTERNO, sopprimendo FRONTIERE
FISICHE, TECNICHE e FISCALI;
– TRATTATO UE (MAASTRICHT): ha istituito l'UE e fissato la scadenza dell'UNIONE MONETARIA;
– TRATTATO DI AMSTERDAM: ha modificato il TRATTATO DI ROMA;
– TRATTATO DI ROMA: viene approvata la COSTITUZIONE EUROPEA, NON ratificata da tutti gli Stati quindi mai entrata in vigore.

2.NORME FISCALI DEL TRATTATO. UNIONE DOGANALE E MERCATO COMUNE.


ART.2 TRATTATO ISTITUTIVO: enuncia i FINI della CE, da raggiungere mediante l'instaurazione di un MERCATO COMUNE e di un'UNIONE
ECONOMICA e MONETARIA, e con l'attuazione di POLITICHE e AZIONI COMUNI.

TRATTATO:
– MERCATO COMUNE: comporta LIBERA CIRCOLAZIONE delle MERCI in AMBITO COMUNITARIO;
– VIETA DAZI e MISURE EQUIVALENTI, sancendo la LIBERA CIRCOLAZIONE delle MERCI, di PERSONE, CAPITALI e SERVIZI.
– Sono VIETATE le IMPOSIZIONI INTERNE DISCRIMINATORIE e i RISTORNI all'ESPORTAZIONE di IMPOSIZIONI INTERNE
SUPERIORI alle IMPOSIZIONI effettivamente APPLICATE.
– PAESI TERZI: si applica una TARIFFA DOGANALE COMUNE.
– attribuisce alla CE il POTERE di ARMONIZZARE le IMPOSTE INDIRETTE;
– l'INTERVENTO in materia di IMPOSTE DIRETTE può avvenire all'INTERNO della GENERALE POTESTA' di RAVVICINAMENTO
delle LEGISLAZIONI, in FUNZIONE del MERCATO COMUNE.
– CE: NON ha un PROPRIO SISTEMA di IMPOSTE e NON ha COMPETENZA GENERALE in MATERIA tributaria, am vi è una
FISCALITA' ARMONIZZATA, derivante da NORME emanate dalla CE (REGOLAMENTI e DIRETTIVA).
– FOSCALITA' degli STATI: deve in generale essere CONFORME alle NORME del TRATTATO;
– NORME FISCALI degli STATI: NON devono essere CONTRARIE al PRINCIPIO di NON DISCRIMINAZIONE e NON devono
OSTACOLARE le LIBERTA' FONDAMENTALI; NON devono ALTERARE il REGIME di LIBERA CONCORRENZA (con aiuti di
Stato o misure di concorrenza fiscale dannosa).

3.LIBERTA' FONDAMENTALI; DIVIETO DI RESTRIZIONI E DI DISCRIMINAZIONI.


SISTEMA TRIBUTARIO: per gli STATI è un ELEMENTO VITALE; la la COMUNITA' il problema è la COMPATIBILITA' tra REGOLE FISCALI
NAZIONALI con il MERCATO COMUNE.

CONSIGLIO: può EMANARE DIRETTIVE per ARMONIZZARE le LEGISLAZIONI FISCALI degli STATI; NECESSARIA è l'UNANIMITA' e
quindi l'armonizzazione procede con lentezza.

IMPOSTE INDIRETTE: le direttive in materia sono poche e di ristretta portata; l'INTEGRAZIONE POSITIVA non ha sortito grandi risultati;
 INTEGRAZIONE NEGATIVA: è un EFFETTO delle SENTENZE della CORTE DI GIUSTIZIA, che CENSURANO le NORME FISCALI degli
STATI NON COMPATIBILI con il DIRITTO COMUNITARIO; le SENTENZE si basano:
– sul DIRITTO DERIVATO;
– sulle NORME del TRATTATO;
– in particolare sul PRINCIPIO di NON DISCRIMINAZIONE;
– e sulle LIBERTA' FONDAMENTALI.

PRINCIPIO DI NON DISCRIMINAZIONE: ART.12 TRATTATO: nel campo di applicazione del Trattato, e senza pregiudizio delle disposizioni
particolari da esso previste, è VIETATAT ogni DISCRIMINAZIONE effettuata in base alla NAZIONALITA'.
Il PRINCIPIO trova specifiche APPLICAZIONI nelle NORME che SANCISCONO le LIBERTA' FONDAMENTALI; la CORTE lo APPLICA
SOLO quando NON ricorrono i PRESUPPOSTI per l'applicazione delle LIBERTA' FONDAMENTALI.
 Secondo la GIURISPRUDENZA della CORTE: la NORMATIVA di uno STATO MEMBRO che DISCRIMINA gli OPERATORI (PERSONE
FISICHE o GIURIDICHE) in base alla NAZIONALITA' , prevedendo per i NON CITTADINI un TRATTAMENTO FISCALE DETERIORE rispetto
a quello stabilito per i CITTADINI, è INCOMPATIBILE con le LIBERTA' FONDAMENTALI sancite dal TRATTATO.

Sono VIETATE:
– le DISCRIMINAZIONI palesi in base alla NAZIONALITA';
– le DISCRIMINAZIONI DISSIMULATE o INDIRETTE, basate su CRITERI DIVERSI dalla NAZIONALITA'.
SENTENZA SHUMACKER: si è consolidato in giurisprudenza il PRINCIPIO secondo cui è VIETATA OGNI DISCRIMINAZIONE FISCALE tra
RESIDENTI e NON, sia che si tratti di PERSONE FISICHE che di SOCIETA', perchè i NON RESIDENTI il più delle volte NON sono CITTADINI
dello STATO in cui SVOLGONO la loro ATTIVITA'.

NON soco CENSURATE nella GIURISPRUDENZA della CORTE:


– le DISCRIMINAZIONI A ROVESCIO: NORME che ACCORDANO ai NON RESIDENTI TRATTAMENTI PIU' FAVOREVOLI di
quelli riservati ai RESIDENTI; perchè il cittadino che riceve una trattamento meno favorevole dal proprio Stato non fruisce di una libertà
comunitaria;
– anche la DISCRIMINAZIONE a DANNO dei PROPRI CITTADINI da parte di uno Stato membro, è una DISPARITA' di
TRATTAMENTO che confligge con il concetto di MERCATO UNICO e crea DISTORSIONI alla CONCORRENZA.

ART.3 c.I lett c) T.CE.-MERCATO INTERNO: è caratterizzato dalla ELIMINAZIONE fra gli STATI MEMBRI degli OSTACOLI alla LIBERA
CIRCOLAZIONE di MERCI, PERSONE, SERVIZI e CAPITALI.
Le NORME FISCALI NAZIONALI:
– NON devono comportare RESTRIZIONI o DISCRIMINAZIONI NON COMPATIBILI con le LIBERTA' FONDAMENTALI
– e in specie con le NORME che SANCISCONO la LIBERA CIRCOLAZIONE dei LAVORATORI,
– la LIBERTA' DI STABILIMENTO,
– la LIBERA PRESTAZIONE dei SERVIZI,
– la LIBERA CIRCOLAZIONE DI CAPITALI.

4.LIBERA CIRCOLAZIONE DEI LAVORATORI.


ART.39 T.: assicura ai LAVORATORI il DIRITTO di LIBERA CIRCOLAZIONE con l'ABOLIZIONE di qualsiasi DISCRIMINAZIONE fondata
sulla NAZIONALITA', tra i LAVORATORI degli STATI MEMBRI, per quanto riguarda IMPIEGO, RETRIBUZIONE e ALTRE CONDIZIONI di
LAVORO.

RESIDENTI e NON: sobo assoggettati nei diversi ordinamenti a REGIMI FISCALI DIVERSI:
– RESIDENTI: sono SOGGETTI ad IMPOSTA in MODO ILLIMITATO: per la TOTALITA' del REDDITO;
– NON RESIDENTI: in MODO LIMITATO: SOLO per i REDDITI PRODOTTI nello STATO.
DIVERSITA' DI TRATTAMENTO: è giustificata dalla circostanza che il REDDITO PERCEPITO nel TERRITORIO di uno STATO da un NON
RESIDENTE costituisce nella maggior parte dei casi SOLO UNA PARTE del suo REDDITO COMPLESSIVO; è nello STATO di RESIDENZA che
il CONTRIBUENTE di solito PRODUCE la MAGGIOR PARTE del suo REDDITO.
Le legislazioni che distinguono tra RESIDEENTI e NON, NON VIOLANO il PRINCIPIO DI UGUAGLIANZA.

SENTENZA SHUMACKER: se un SOGGETTO produce la MAGGIOR PARTE del suo REDDITO in un PAESE dell'UE DIVERSO da quello di
RESIDENZA, o PRODUCE il suo REDDITO in PIU' STATI, gli devono essere accordate le stesse ATTENUAZIONI del CARICO FISCALE che
sono CONCESSE ai RESIDENTI; gli deve essere concesso il TRATTAMENTO NAZIONALE, EQUIPARANDO il NON RESIDENTE al
RESIDENTE.
Può accadere anche che il reddito complessivo di un nucleo familiare sia prodotto in Stati diversi.

5.LIBERTA' DI STABILIMENTO.
ART.43 c.II; ART.48 T.CE.: sanciscono la LIBERTA' di STABILIMENTO, in virtù della quale le IMPRESE e i LAVORATORI AUTONOMI possono
STABILIRSI e OPERARE in OGNI STATO MEMBRO alle CONDIZIONI definite per i RESIDENTI.

1. LIBERTA' DI STABILIMENTO PRIMARIA: comporta il DIRITTO di OGNI IMPRENDITORE di TRASFERIRSI da uno STATO
MEMBRO all'ALTRO, per ESERCITARE un'ATTIVITA' ECONOMICA in uno STATO MEMBRO DIVERSO da quello d'ORIGINE.

2. LIBERTA' DI STABILIMENTO SECONDARIA: deve essere TUTELATA:


- sia dallo STATO D'ORIGINE: DIVIETO di HOME STATE RESTRICTION;
- sia dal PAESE OSPITANTE: DIVIETO di HOST STATE RESTRICTION.

STATO DI ORIGINE: NON deve OSTACOLARE il DIRITTO delle SOCIETA' RESIDENTI di TRASFERIRSI e STABILIRSI in ALTRI STATI;
numerose sono le sentenze in materia di DIVIETO di HOME STATE RESTRICTION, ma sono state giudicate incompatibili con il Trattato le EXIT
TAX.

LIBERTA' DI STABILIMENTO SECONDARIA: deve essere GARANTITA dal PAESE OSPITANTE, assicurando alle SOCIETA' RESIDENTI,
CONTROLLATE da SOCIETA' NON RESIDENTI, PARITA' di TRATTAMENTO rispetto alle ALTRE SOCIETA' RESIDENTI.
Una SOCIETA' RESIDENTE che sia CONTROLLATA da una NON RESIDENTE, deve essere trattata come TUTTE le SOCIETA' RESIDENTI.

STABILI ORGANIZZAZIONI dei NON RESIDENTI: a loro deve essere ASSICURATA PARITA' di TRATTAMENTO rispetto alle SOCIETA'
RESIDENTI.

PRINCIPIO della LIBERTA' DI STABILIMENTO: implica anche per l'IMPRENDITORE la LIBERTA' di SCEGLIERE la FORMA GIURIDICA con
la quale esercitare il DIRITTO di TSABILIMENTO: STABILE ORGANIZZAZIONE o SOCIETA'.
Ciò impone che SOCIETA' CONTROLLATE-SUBSIDIARY e STABILI ORGANIZZAZIONI-BRANCH siano trattate in MODO EQUIVALENTE; la
libertà sarebbe lesa se vi fosse differenza di trattamento fiscale tra società controllate e stabili org.

PRINCIPIO della PARITA' BRACH-SUBSIDIARY: può essere generalizzato ed applicato a qualsiasi provento.

LIBERTA' DI STABILIMENTO: INCIDE sul TRATTAMENTO FISCALE (COMPENSAZIONE e RIPORTO) di COSTI e PERDITE
TRANSFRONTALIERE.
Vale sia per la legislazione fiscale dello STATO D'ORIGINE che per il PAESE OSPITANTE in cui è INSEDIATA una BRANCH o una SUBSIDIARY.

CASO BOSAL: la CORTE ha affermato che è INCOMPATIBILE con il DIRITTO DI STABILIMENTO la NORMATIVA TRIBUTARIA di uno
STATO MEMBRO che IMPEDISCE la DEDUZIONE, da parte della SOCIETA' MADRE RESIDENTE, degli INTERESSI PASSIVI derivanti da
PRESTITI CONTRATTI per FINANZIARE SOCIETA' FIGLIE RESIDENTI in ALTRI PAESI.

CASO MARKS&SPENCER: la CORTE in tema di PERDITE INFRAGRUPPO ha ritenuto NON COMPATIBILE con la LIBERTA0 DI
STABILIMENTO la legislazione dello Stato in cui RISIEDE la CONTROLLANTE che NON AMMETTA la DEDUCIBILITA' delle PERDITE delle
CONTROLLATE RESIDENTI in ALTRO STATO MEMBRO, neppure nel caso in cui le PERDITE NON possono essere UTILIZZATE dalla
CONTROLLATA nello STATO in cui RISIEDE.

6.LIBERA CIRCOLAZIONE DEI SERVIZI.


ART.49 T.: VIETA RESTRIZIONI alla LIBERA PRESTAZIONE dei SERVIZI all'interno della CE nei confronti dei CITTADINI degli STATI
MEMBRI STABILITI in un PAESE della CE che NON sia quello DESTINATARIO della PRESTAZIONE.
La LIBERTA' interessa gli OPERATORI ECONOMICI (PERSONE FISICHE o GIURIDICHE) che PRESTANO SERVIZI in un PAESE DIVERSO
da quello in cui sono STABILITI.

LIBERTA' DI STABILIMENTO: implica il DIRITTO di OPERARE in MODO PERMANENTE;


LIBERTA' DI PRESTAZIONE dei SERVIZI: riguarda ATTIVITA' NON SALARIATE, svolte in MODO NON PERMANENTE da chi è STABILITO
in un PAESE DIVERSO da quello in cui il SERVIZIO è RESO.
Il PRINCIPIO opera quando NON VALGONO le NORME sulla LIBERA CIRCOLAZIONE delle MERCI, PERSONE, CAPITALI.
Riguarda i SERVIZI TRANSFRONTALIERI, e deve essere ASSICURATO sia nei riguardi di CHI PRESTA il SERVIZIO che di CHI NE FRUISCE:
gli OPERATORI devono essere in grado di FORNIRE SERVIZI all'ESTERO, i CONSUMATORI di RICHIEDERLI.

CORTE: ha CENSURATO le NORME FISCALI degli STATI che NEGAVANO o LIMITAVANO SENZA MOTIVO la DEDUCIBILITA' dei COSTI
SOSTENUTI per PRESTAZIONI DI SERVIZI RESE da IMPRESE NON RESIDENTI.

7.LIBERA CIRCOLAZIONE DI CAPITALI.


ART.56 T.CE.: VIETA ogni RESTRIZIONE ai MOVIMENTI DI CAPITALI e ai PAGAMENTI tra STATI MEMBRI, nonchè tra STATI MEMBRI e
PAESI TERZI.

PRINCIPIO DI LIBERA CIRCOLAZIONE DI CAPITALI: implica che i PAESI MEMBRI NON debbano OSTACOLARE gli INVESTIMENTI con
NORME FISCALI che possono avere EFFETTI RESTRITTIVI della CIRCOLAZIONE dei CAPITALI o EFFETTI DISCRIMINATORI tra
INVESTITORI RESIDENTI e NON.

SENTENZE in materia di TASSAZIONE dei DIVIDENDI:


1. SENTENZA VERKOOIJEN: un cittadino olandese deteneva azioni di una società belga; la legislazione fiscale olandese prevedeva una
esenzione parziale da imposta per i dividendi distribuiti da società residenti, ma non per i dividendi esteri; tale differenza di trattamento è
stata ritenuta compatibile con il principio di libera circolazione dei capitali. La Corte di giustizia ha stabilito che i dividendi azionari non
possono essere trattati diversamente a seconda che provengano da società residenti o da società non residenti.
2. SENTENZA MANNINEN: in tema di crediti d'imposta ha affermato la parità di trattamento tra dividendi distribuiti da società residenti e
dividendi distribuiti da società non residenti, in un caso in cui il credito d'imposta era accordato ai dividendi interni, ma non quelli
provenienti dall'estero;
 si deduce che i DIVIDENDI IN ENTRATA (distribuiti da SOCIETA' NON RESIDENTI a CONTRIBUENTI RESIDENTI) e i
DIVIDENDI IN USCITA NON devono essere TASSATI in MODO DISCRIMINATORIO rispetto ai DIVIDENDI DOMESTICI
(distribuiti da SOCIETA' RESIDENTI a CONTRIBUENTI RESIDENTI);
3. SENTENZA BARBIER: la Corte ha censurato una norma che ai fini della valutazione dell'asse ereditario soggetto ad imposta sulle
successioni, discriminava tra de cuius residente e non residente.

I DIRITTI DERIVANTI dalle LIBERTA' FONDAMENTALI sono riservati ai CITTADINI EUROPEI; la TUTELA della LIBERA CIRCOLAZIONE
dei CAPITALI è di tipo OGGETTIVO: è TUTELATA la CIRCOLAZIONE dei CAPITALI di per sè anche nei rapporti con i PAESI TERZI.

8.DEROGHE ALLE LIBERTA' FONDAMENTALI.


DEROGHE al DIVIETO di NON DISCRIMINAZIONE: NON TUTTE le DISPARITA' di TRATTAMENTO fondato sulla NAZIONALITA' sono
INCOMPATIBILI con le LIBERTA' FONDAMENTALI sancite dal Trattato.
Vi sono:
– DEROGHE ESPRESSE;
– DEROGHE NON SCRITTE, elaborate dalla giurisprudenza.

1. ART.30: fa SALVI i DIVIETI o RESTRIZIONI al MOVIMENTO di MERCI che siano giustificati da MOTIVI di MORALITA'
PUBBLICA, ORDINE PUBBLICO, PUBBLICA SICUREZZA, TUTELA della VITA e delle PERSONE;
2. ART.39 e 46: prevedono che la LIBERA CIRCOLAZIONE e la LIBERTA' DI STABILIMENTO possano essere LIMITATE da MOTIVI
DI ORDINE PUBBLICO, PUBBLICA SICUREZZA e SANITA' PUBBLICA.
3. ART.58 n.1 lett a): consente agli STATI MEMBRI di applicare le pertinenti disposizioni della loro LEGISLAZIONE TRIBUTARIA in cui
si opera una DISTINZIONE tra CONTRIBUENTI che NON sia trovano nella medesima situazione riguardo il loro LUOGO di
RESIDENZA o COLLOCAMENTO del loro CAPITALE.
Sono AMMESSE DIFFERENZE di REGIME FISCALE in base alla RESIDENZA degli INVESTITORI e al LUOGO in cui i CAPITALI
sono INVESTITI.
È CONSENTITO agli STATI MEMBRI di DIVERSIFICARE il TRATTAMENTO FISCALE dei REDDITI DI CAPITALE dei NON
RESIDENTI rispetto a quello dei RESIDENTI, e di DIVERSIFICARE il TRATTAMENTO FISCALE dei REDDITI DI CAPITALE
INVESTITI all'ESTERO rispetto ai REDDITI degli INVESTIMENTI DOMESTICI.
Le DIFFERENZE di TRATTAMENTO tra RESIDENTI e NON, NON devono però costituire un MEZZO di DISCRIMINAZIONE
ARBITRARIA, nè una RESTRIZIONE DISSIMILATA al LIBERO MOVIMENTO di CAPITALI e PAGAMENTI.

9.RULE OF REASON. MISURE ATIFRODE E ANTIABUSO.


RULE OF REASON: CAUSE di GIUSTIFICAZIONE di TRATTAMENTI DISCRIMINATORI elaborate dalla CORTE DI GIUSTIZIA:
1. LEADING CASE della SENTENZA CASSIS DE DIJON: la Corte era stata chiamata a giudicare la compatibilità con il Trattato di una
legge tedesca che fissava un contenuto alcolico minimo per la commercializzazione di una bevanda come alcolica; fu stabilito che le
norme nazionali che ostacolano l'esercizio della libertà sono ammesse quando siano necessarie per rispondere ad esigenze imperative
attinenti, in particolare, all'efficacia dei controlli fiscali, alla protezione della salute pubblica, alla lealtà dei negozi commerciali e alla
difesa dei consumatori.
 la Corte ha ricnosciuto che sono RULE OF REASON:
- l'esigenza di CONTRASTARE le FRODI e l'ELUSIONE FISCALE;
- l'esigenza di preservare l'efficacia dei CONTROLLI FISCALI;
- il PRINCIPIO di COERENZA dell'ORDINAMENTO FISCALE NAZIONALE.
2. CASO LANCHORST: la Corte ha sancito l'INCOMPATIBILITA' con il DIRITTO COMUNITARIO di NORME sulla THIN
CAPITALIZATION che prevedono la RIQUALIFICAZIONE dell'INTERESSE in DIVIDENDO nei confronti dei SOCI NON
RESIDENTI, ma NON nei confronti dei SOCI RESIDENTI; le NORME così strutturate sono giudicate DISCRIMINATORIE nei
confronti delle PERSONE STABILITE in STATI MEMBRI DIVERSI da quello di RESIDENZA di una CONTROLLATA.

3. SENTENZA CADBURY SCHWEPPES: la Corte ha esaminato il REGIME FISCALE delle CFC-CONTROLLED FOREIGN
COMPANIES, in base al quale sono INCLUSI nella BASE IMPONIBILE di una SOCIETA' RESIDENTE in uno STATO MEMBRO gli
UTILI REALIZZATI da una SOCIETA' ESTERA CONTROLLATA, STABILITA in ALTRO STATO, allorchè gli UTILI siano ivi soggetti
ad un LIVELLO IMPOSITIVO INFERIORE a quello applicabile nel primo Stato.
Secondo la Corte il REGIME FISCALE delle CFC NON è AMMESSO quando la CONTROLLATA è realmente IMPIANTATA nello
STATO di STABILIMENTO e vi esercita ATTIVITA' ECONOMICHE EFFETTIVE.
Le NORME ANTIELUSIVE sono AMMESSE solo quando si sia in presenza di costruzioni di puro artificio destinate ad eludere l'imposta
nazionale normalmente dovuta.
Stesso principio enunaciato in tema di THIN CAPITALIZATION.

10.PRINCIPIO DI COERENZA.
Esigenza di preservare la COERENZA del proprio SISTEMA FISCALE: è una delle difese di cui più frequentemente si avvalgono gli stati per
giustificare le DEROGHE delle legislazioni nazionali rispetto alle regole comunitarie.

PRINCIPIO DI COERENZA: la Corte vi attribuisce rilievo solo se SUSSISTE un COLLEGAMENTO DIRETTO fra FATTISPECIE
DISCRIMINATA e FATTISPECIE TASSATA, cioè quando si ha l'applicazione di una STESSA IMPOSTA allo STESSO CONTRIBUENTE; si
traduce in DIVIETO di DOPPIA IMPOSIZIONE.

SENTENZA BACHMANN: la Corte ha giustificato con il Principio di coerenza, la NON DEDUCIBILITA' dei premi di assicurazione versati a
compagnie assicuratrici non residenti. Quando i premi sono versati a compagnie residenti, la deduzione dei premi operata dall'assicurato è
controbilanciata dalla tassazione del capitale, menter ciò non avviene nell'ipotesi di impresa di assicurazione non residente.

11.PRINCIPIO DI PROPORZIONALITA'.
PRINCIPIO DI PROPORZIONALITA': il SINDACATO della CORTE DI GIUSTIZIA NON si limita a verificare se una MISURA
DISCRIMINATORIA o RESTRITTIVA della LIBERTA' è GIUSTIFICATA, ma anche se sia effettivamente NECESSARIA al fine di raggiungere un
OBIETTIVO d'INTERESSE GENERALE e se NON siano ADOTTABILI MISURE MENO RESTRITTIRVE.
 deve esservi un RAPPORTO diu STRETTA NECESSITA' e IDONEITA' delle MISURE ADOTTATE rispetto al PERSEGUIMENTO dei FINI
proprio della NORMATIVA COMUNITARIA.

RESTRIZIONI introducibili dagli STATI rispetto all'esercizio delle LIBERTA' FONDAMENTALI: NON devono ECCEDERE quanto strettamente
NECESSARIO al PERSEGUIMENTO di un dato FINE, rilevante per il diritto comunitario.

INCOMPATIBILITA': una normativa nazionale che comporta una RESTRIZIONE alle LIBERTA' FONDAMENTALI può essere giustificata dal
PERSEGUIMENTO di un OBIETTIVO RILEVANTE, ma è ugualmente INCOMPATIBILE con il DIRITTO COMUNITARIO se
SPROPORZIONATA rispetto allo SCOPO che si vuole raggiungere e se possono essere adottate MISURE MENO RESTRITTIVE delle libertà
fondamentali.

DISPOSIZIONI INCOMPATIBILI: la Corte ha ritenuto tali rispetto al diritto comunitario le DISPOSIZIONI ANTIELUSIVE basate su
PRESUNZIONI ASSOLUTE o RELATIVE, rilevando che tali misure risultavano TROPPO GRAVOSE in rapporto al FINE di prevenire l'evasione e
le elusioni fiscali, specialmente quando tale finalità possono essere utilmente perseguite in modo diverso e meno limitativo della libertà di
stabilimento.

12.LIBERA CONCORRENZA E AIUTI DI STATO.


ART.2 c.1 lett. g) T.CE.-MERCATO COMUNE: comporta un REGIME inteso a GARANTIRE che la CONCORRENZA NON sia FALSATA nel
MERCATO INTERNO.
TITOLO VI TRATTATO: contiene norme rivolte alle IMPRESE e agli STATI ai quali sono VIETATI INTERVENTI a FAVORE di IMPRESE o
PRODUZIONI che NON siano RISPETTOSI delle REGOLE della LIBERA CONCORRENZA.
ART.87: dichiara INCOMPATIBILI con il MERCATO COMUNE, nela misura in cui incidano sugli scambi tra gli Stati membri, gli AIUTI
CONCESSI dagli STATI, ovvero mediante RISORSE STATLI, sotto qualsiasi forma, che FAVORENDEO talune IMPRESE o PRODUZIONI,
FALSINO o MINACCINO di FALSARE la CONCORRENZA.

DIVIETO: riguarda qualsiasi intervento in qualunque forma, che allevia gli ONERI che normalmente gravano sul BILANCIO di un'IMPRESA, anche
se non si tratta di sovvenzioni; la NORMA riguarda anche le NORME FISCALI DI FAVORE.

AIUTI DI STATO: lo sono sia le SOVVENZIONI FISCALI, sia le NORME che ESCLUDONO o RIDUCONO i NORMALI ONERI FISCALI.
NON ha rilievo la MODALITA' TECNICA dell'AGEVOLAZIONE, nè il TIPO di TRIBUTO o altro gravame cui si riferisce l'aiuto.

Una MISURA si considera AIUTO quando presenta 4 REQUISITI:


1. vi è un VANTAGGIO sotto forma di ALLEGGERIMENTO dei COSTI;
2. il VANTAGGIO è CONCESSO dallo STATO o mediante RISORSE STATALI;
3. incide sulla CONCORRENZA e sugli SCAMBI tra STATI MEMBRI;
4. è concesso in maniera SPECIFICA e SELETTIVA.

DIVIETO: NON è ASSOLUTO.


ART.87 prevede 3 serie di DEROGHE:
– sono fatte salve le DERGOHE contemplate dal Trattato, cioè le DISCIPLINE SPECIALI previste in materia di agricoltura, pesca,
trasporti, cultura, sicurezza nazionale...
– II c.: dichiara INCOMPATIBILI DE IURE con il MERCATO COMUNE gli AIUTI a CARATTERE SOCIALE concessi ai SINGOLI
CONSUMATORI e in OCCASIONE di CALAMITA' NATURALI o altri EVENTI ECCEZIONALI;
– III c.: elenco di AIUTI che possono considerarsi COMPATIBILI con il MERCATO COMUNE; sono AIUTI che la COMMISSIONE può
con VALUTAZIONE DISCREZIONALE giudicare COMPATIBILI.

STATI: prima di ADOTTARE un PROVVEDIMENTO a FAVORE delle IMPRESE, devono COMUNICARE il PROGETTO alla COMMISSIONE=
OBBLIGO DI NOTIFICA, e NON devono eseguirlo prima che la COMMISSIONE si sia pronunciata; la COMMISSIONE può dare INIZIO ad una
SPECIALE PROCEDURA, al cui termine decidere che il progetto non sia compatibile.
Se gli STATI CONCEDONO AIUTI NON NOTIFICATI o NON COMPATIBILI, la COMMISSIONE può disporne la REVOCA ed ordinare il
RECUPERO dell'AIUTO.

13.CONCORRENZA FISCALE DANNOSA E CODICE DI CONDOTTA.


CONCORRENZA in ambito UE: NON deve essere FALSATA neanche dalla CONCORRENZA FISCALE DANNOSA, praticata dagli STATI
mediante TRATTAMENTI FISCALI che possono incidere sugli SCAMBI tra STATI.

CODICE DI CONDOTTA: adottato dal CONSIGLIO ECOFIN, indica i CRITERI GENERALI di IDENTIFICAZIONE delle MISURE
POTENZIALMENTE DANNOSE.

GRUPPO DI STUDIO PRIMAROLO: è stato costituito e ha identificato in concreto i REGIMI FISCALI con EFFETTI DANNOSI.

Rientrano nell'ambito di applicazione del Codice le MISURE in tema di FISCALITA' D'IMPRESA che influenzano significativamente la
LOCALIZZAZIONE delle ATTIVITA' IMPRENDITORIALI prevedendo una TASSAZIONE significativamente più BASSA o NULLA rispetto a
quella generalmente APPLICATA nel PAESE.

CONCORRENZA FISCALE DANNOSA: è contrastata in ambito europeo e dall'OCSE, che ha pubblicato diversi documenti in materia, elaborati dal
COMITATO AFFARI FISCALI.

OCSE= ORGANIZZAZIONE ECONOMICA per la COOPERAZIONE e lo SVILUPPO ECONOMICO.

PARADISO FISCALE: definizione fissata dall'OCSE nel RAPPORTO '98, basata sui CRITERI:
– SISTEMA FISCALE basato sulla previsione della MANCANZA di IMPOSTE o della presenza di IMPOSTE solamente NOMINALI, in
combinazione con l'OFFERTA ai NON RESIDENTI di UTILIZZO del proprio TERRITORIO quale LUOGO IDEALE per EVITARE le
IMPOSTE nel PAESE di RESIDENZA;
– MANCANZA di NORMATIVE o PRATICHE AMMINISTRATIVE che permettano SCAMBI di INFORMAZIONI effettivi con i
GOVERNI degli ALTRI PAESI relativamente all'IDENTITA' dei CONTRIBUENTI BENEFICIARI delle MISURE AGEVOLATIVE;
– MANCANZA di TRASPARENZA nelle OPERAZIONI prevista in ambito giuridico o amministrativo;
– MANCANZA di SOSTANZA nelle TRANSAZIONI che permettono la loro RILEVAZIONE CONTABILE senza la creazione di valore.

SEZ. II
ARMONIZZAZIONE
1.ARMONIZZAZIONE DELLE IMPOSTE DIRETTE.
TRATTATO CE: prevede che la FISCALITA' degli STATI, in materia di IMPOSTE INDIRETTE, sia armonizzata con DIRETTIVE del CONSIGLIO.
ART.93: attribuisce al CONSIGLIO il POTERE di ARMONIZZARE le LEGISLAZIONI degli STATI MEMBRI in materia di IMPOSTE
INDIRETTE, con deliberazioni che devono essere adottate all'UNANIMITA', su PROPOSTA della COMMISSIONE, e dopo aver sentito il
PARLAMENTO e il COMITATO ECONOMICO e SOCIALE.
La disposizione ha lo scopo di ELIMINARE le DISPERITA' dei REGIMI FISCALI NAZIONALI, nella misura in cui è necessario per assicurare un
REGIME di LIBERA CONCORRENZA, non alterato da distorsioni fiscali.

COMPETENZA in materia fiscale della COMUNITA': è di PORTATA LIMITATA; essa NON dispone nè del potere di creare un proprio sistema di
imposte, nè quello di influire in modo illimitato sui sistemi fiscali nazionali; può solo ARMONIZZARE alcuni SETTORI IMPOSITIVI nelle misure
in cui detta armonizzazione sia necessaria per assicurare l'instaurazione ed il funzionamento del mercato interno.

ARMONIZZAZIONE: la nozione presuppone la permanenza delle LEGISLAZIONI NAZIONALI, che NON devono essere sostituite da norme
comunitarie, nè devono diventare uguali; devono essere armonizzate.
L'armonizzazione NON riguarda tutte le imposte, ma solo le IMPOSTE sulla CIFRA D'AFFARI, sui CONSUMI, e altre IMPOSTE INDIRETTE.

SETTORI: in cui sono state emanate DIRETTIVE per la ARMONIZZAZIONE delle IMPOSTE INDIRETTE sono 3:
– IVA
– ACCISE
– RACCOLTA DI CAPITALI.

ACCISA=IMPOSTA sulla FABBRICAZIONE e VENDITA di PRODOTTI di CONSUMO; IMPOSTA INDIRETTA che colpisce SINGOLE
PRODUZIONI e CONSUMI (es. Energia elettrica, alcolici, tabacchi).

2.ARMONIZZAZIONE DELL'IVA.
IVA: fu ideata per ARMONIZZARE le LEGISLAZIONI FISCALI NAZIONALI sugli SCAMBI; l'idea dell'IVA come IMPOSTA EUROPEA nasce
nel 62, quando un gruppo di esperti elaborò il RAPPORTO NEUMARK, fatto della Commissione; sono seguite diverse direttive, di cui la I e la VI
sono state le più importanti.

DIRETTIVE:
I) '67, fissa il PRINCIPIO dell'INTRODUZIONE in TUTTI gli STATI MEMBRI dell'IVA, congegnata come IMPOSTA GENERALE sul
CONSUMO, esattamente PROPORZIONALE al PREZZO dei BENI e SERVIZI, quale che sia il numero delle transazioni intervenute nel
processo di produzione e distribuzione, con detrazione, dall'imposta sulle operazioni attive, di quella relativa agli ACQUISTI.
II) '67, fissa alcune REGOLE BASILARI in tema di SOGGETTI PASSIVI, CESSIONE dei BENI, PRESTAZIONI di SERVIZI,
IMPORTAZIONE, BASE IMPONIBILE ed ESENZIONI.
VI) '77, ha sostituito la II; ha un ruolo fondamentale in quanto detta REGOLE UNIFORMI per la DETERMINAZIONE della BASE
IMPONIBILE dell'IMPOSTA.

DIRETTIVA 2006/112/CE del CONSIGLIO: racchiude la DISCIPLINA COMUNITARIA dell'IVA; vi sono rifluite le norme delle precedenti
direttive.
Sono rimaste in vigore le direttive che disciplinano i RIMBORSI ai NON RESIDENTI: VIII e XIII direttiva.
Sono rimaste in vigore anche le DIRETTIVE in materia di FRANCHIGIA DOGANALE.

IVA: è un'IMPOSTA che NON ammette DOPPIONI.


ART.33 VI D.: VIETA agli STATI l'ISTITUZIONE di TRIBUTI che abbiano il CARATTERE di un'IMPOSTA sulla CIFRA D'AFFARI; sono
VIETATE le IMPOSTE che hanno la STESSA BASE IMPONIBILE dell'IVA, perchè ciò comprometterebbe il buon funzionamento del mercato
comune.

3.IVA INTRACOMUNITARIA.
SISTEMA TRADIZIONALE degli SCAMBI INTERNAZIONALI: è quello della TASSAZIONE nel PAESE di DESTINAZIONE, che comporta:
– l'APPLICAZIONE di DAZI sulle IMPORTAZIONI;
– la DETASSAZIONE delle ESPORTAZIONI.
Il REGIME è oggi operante nei RAPPORTI tra OPERATORI RESIDENTI nell'ambito UE ed OPERATORI RESIDENTI al di FUORI dell'UE.

SCAMBI INTERNI alla COMUNITA': è stato programmato il PASSAGGIO dal REGIME di TASSAZIONE nel PAESE di DESTINAZIONE al
REGIME di TASSAZIONE nel PAESE di ORIGINE; VIGE il REGIME TRANSITORIO.
Il REGIME FISCALE definitivo ha come punto qualificante il PASSAGGIO dalla TASSAZIONE nel PAESE di DESTINAZIONE alla
TASSAZIONE nel PAESE di ORIGINE.
L'IVA sarà APPLICATA sugli SCAMBI INTRACOMUNITARI come è applicata all'INTERNO di CIASCUN PAESE

PROCEDURA:
– il VENDITORE EMETTE FATTURA nei confronti del COMPRATORE-RESIDENTE in ALTRO STATO MEMBRO, APPLICANDO
l'IVA;
– il COMPRATORE può DETRARRE l'IMPOSTA PAGATA in via di RIVALSA;
– l'IMPOSTA viene PERCEPITA nel PAESE D'ORIGINE, ma si vuole che l'IVA alla fine venga PERCEPITA dallo STATO in cui AVVIENE
il CONSUMO del BENE.
– Lo STATO di DESTINAZIONE dovrà quindi RECUPERARE nei confronti dello STATO D'ORIGINE l'IVA CONCESSA in
DETRAZIONE.

MECCANISMO della TASSAZIONE nel PAESE D'ORIGINE: è VANTAGGIOSO per i PAESI che ESPORTANO PIU' di quanto
IMPORTANO=PAESI con BILANCIA COMMERCIALE in ATTIVO; il piano per conservare il principio che l'IVA deve essere PERCEPITA dallo
STATO nel quale AVVIENE il CONSUMO, prevede un SISTEMA di COMPENSAZIONE tra STATI, gestito dalla COMMISSIONE, che dovrà
realizzare il TRASFERIMENTO dell'IVA PERCEPITA dal PAESE D'ORIGINE allo STATO in cui avviene il CONSUMO.

4.RAVVICINAMENTO DELLE IMPOSTE DIRETTE.


IMPOSTE DIRETTA: nel Trattato NON è espressamente prevista l'ARMONIZZAZIONE delle LEGISLAZIONI NAZIONALI; ma la CE può
intervenire in base a:
– ART.3 lett h) T.-PRINCIPIO che prevede il RAVVICINAMENTO delle LEGISLAZIONI NAZIONALI nella MISURA NECESSARIA al
FUNZIONAMENTO del MERCATO COMUNE;
– ARTT.94-95 che attribuiscono al CONSIGLIO il POTERE di EMANARE DIRETTIVE volte al RAVVICINAMENTO delle
LEGISLAZIONI NAZIONALI aventi un'incidenza diretta sul MERCATO COMUNE;
– ART.293: contiene una NORMA PROGRAMMATICA di esortazione agli Stati ad avviare fra loro per quanto occorra NEGOZIATI intesi
a garantire l'ELIMINAZIONE della DOPPIA IMPOSIZIONE FISCALE all'interno della CE.

5.VICENDE DEL RAVVICINAMENTO DELLE IMPOSTE DIRETTE.


Non avendo avuto esiti concreti la proposta di armonizzazione delle imposte sui redditi delle società, i soli ATTI COMUNITARI in materia di
IMPOSTE DIRETTE APPROVATI sono:
– la DIRETTIVA in materia di RECIPROCA ASSISTENZA tra le AUTORITA' FISCALI;
– e il REGOLAMENTO ISTITUTIVO del GEIE.

1990: anno della svolta; la COMMISSIONE pubblica un DOCUMENTO nel quale viene riaffermato che il completamento del mercato interno
richiede INTERVENTI anche in materia di IMPOSTE DIRETTE; si afferma che l'intervento va limitato a quanto è strettamente necessario al
completamento del mercato interno; viene abbandonato ogni proposito di armonizzazione dei regimi nazionali di tassazione delle società e l'intervento
comunitario viene rivolto ai REGIMI FISCALI NAZIONALI che ostacolavano le operazioni straordinarie transfrontaliere e alla doppia imposizione
internazionale.

Il CONSIGLIO accoglie 3 PROPOSTE della COMMISSIONE:


1. DIRETTIVA sulle FUSIONI e altre operazioni straordinarie che interessano SOCIETA' di STATI MEMBRI DIVERSI;
2. DIRETTIVA sulla DISTRIBUZIONE di UTILI tra SOCIETA' MADRI e FIGLIE di STATI MEMBRI DIVERSI;
3. CONVENZIONE ARBITRALE-CONVENZIONE DI BRUXELLES, diretta a porre rimedio alle DOPPIE IMPOSIZIONI che si
verificano quando uno STATO rettifica gli UTILI di IMPRESE ASSOCIATE RESIDENTI in STATI DIVERSI.

CODICE DI CONDOTTA sulla TASSAZIONE delle IMPRESE: adottato a seguito del RAPPORTO MONTI, nel CONSIGLIO ECOFIN '97.
Sono state adotatte la DIRETTIVA sul RISPARMIO e quella sul PAGAMENTO di INTERESSI e ROYALTIES.

6.DIRETTIVA "FUSIONI".
DIRETTIVA sulle FUSIONI: e su altre operazioni straordinarie transfrontaliere è stata emanata allo SCOPO di ELIMINARE le DISPARITA' di
TRATTAMENTO FISCALI tra STATO e STATO, dando vita a un REGIME FISCALE COMUNE, perchè le operazioni di RIORGANIZZAZIONE
SOCIETARIA dei GRUPPI MULTINAZIONALI possano avvenire in ambito comunitario come in un mercato interno.

Prima della Direttiva, le LEGISLAZIONI FISCALI degli STATI MEMBRI tassavano le PLUSVALENZE emergenti dalle OPERAZIONI di
RIORGANIZZAZIONE SOCIETARIA TRANSFRONTALIERA; ciò ostacolava la realizzazione di tali operazioni e la formazione di imprese di
grandi dimensioni, in grado di competere a livello mondiale con imprese extracomunitarie di grandi dimensioni.

DIRETTIVA:
– le OPERAZIONI STRAORDINARIE TRANSFRONTALIERE NON sono considerate PRESUPPOSTO IMPOSITIVO delle
PLUSVALENZE;
– la relativa TASSAZIONE è DIFFERITA alla DATA della EFFETTIVA REALIZZAZIONE;
– per FUSIONI, SCISSIONI TOTALI e SCAMBI DI AZIONI, la DIRETTIVA pone il PRINCIPIO di NEUTRALITA' FISCALE, in base al
quale NON sono TASSATE le PLUSVALENZE risultanti dalla DIFFERENZA tra VALORI REALI e VALORI FISCALI dei BENI
COINVOLTI nelle OPERAZIONI (ART.4).
– La Direttiva considera le FUSIONI, le SCISSIONI, i CONFERIMENTI DI ATTIVO e gli SCAMBI DI AZIONI, che concernono
SOCIETA' di STATI MEMBRI DIVERSI dell'UE.
– La direttiva disciplina il PASSAGGIO dei FONDI in SOSPENSIONE D'IMPOSTA dalla CONFERENTE alla BENEFICIARIA, il
PASSAGGIO delle PERDITE e l'AVANZO DI FUSIONE.
– CONFERIMENTI DI ATTIVO: sono considerati OPERAZIONI STRAORDINARIE con applicazione del PRINCIPIO DI
NEUTRALITA' e delle NORME sul PASSAGGIO dei FONDI IN SOSPENSIONE d'IMPOSTA e delle PERDITE.
– Viene disciplinato il CONFERIMENTO di una STABILE ORGANIZZAZIONE.

La DIRETTIVA è stata RECEPITA in ITALIA nel 1992.

7.RIORGANIZZAZIONI IN USCITA.
OPERAZIONI STRAORDINARIE TRANSFRONTALIERE: possono essere distinte secondo che comportino un'USCITA o un INGRESSO di
un'ORGANIZZAZIONE IMPRENDITORIALE nell'orbita dell 'ORDINAMENTO ITALIANO.

1. RIORGANIZZAZIONI IN USCITA: sono quelle in cui l'ORGANIZZAZIONE ORIGINARIA – la CONFERENTE, è una SOCIETA'
RESIDENTE in uno STATO MEMBRO e quella DERIVATA è invece RESIDENTE in ALTRO STATO MEMBRO.
La DIRETTIVA dispone che tali OPERAZIONI siano FISCALMENTE NEUTRE.
ART.4 dispone che la FUSIONE o SCISSIONE NON comporta alcuna IMPOSIZIONE delle PLUSVALENZE risultanti dalla DIFFERENZA tra
VALORE REALE degli ELEMENTI D'ATTIVO e PASSIVO CONFERITI e il loro VALORE FISCALE, nè devono essere applicabili altre NORME
IMPOSITIVE.
PLUSVALENZE: è stato adottato il PRINCIPIO di DIFFERIMENTO dell'IMPOSIZIONE delle PLUSVALENZE LATENTI, relative ai BENI
CONFERITI, fino alla loro REALIZZAZIONE, se prevista dallo STATO di RESIDENZA della CONFERENTE.

NORMA NAZIONALE di RECEPIMENTO: prevede che alle FUSIONI e SCISSIONI TRANSFRONTALIERE si applichino le STESSE NORME
che valgono per le FUSIONI e SCISSIONI DOMESTICHE; vale per tali operazioni la REGOLA per cui la FUSIONE tra PIU' SOCIETA' NON
costituisce REALIZZO né DISTRIBUZIONE delle PLUSVALENZE e MINUSVALENZE delle SOCIETA' FUSE.
I SOCI delle SOCIETA' che si FONDONO NON sono SOGGETTI a TASSAZIONE per le PLUSVALENZE delle AZIONI SCAMBIATE.

CONFERIMENTO dI AZIENDA: è considerato una RIORGANIZZAZIONE; il CONFERIMENTO dell'AZIENDA da parte di una SOCIETA'
ITALIANA in una SOCIETA' NON RESIDENTE NON costituisce REALIZZO delle PLUSVALENZE.

Per tutte le operazioni vale il PRINCIPIO secondo cui:


– le PLUSVALENZE NON sono IMPONIBILI;
– le MINUSVALENZE NON sono DEDUCIBILI;
in quanto i BENI coinvolti nell'operazione restano nell'ORBITA FISCALE ITALIANA, quali BENI D'IMPRESA inseriti in una STABILE
ORGANIZZAZIONE.
In caso contrario vi è IMPONIBILITA'.

IMPONIBILITA': vi è se una SOCIETA' RESIDENTE o una STABILE ORGANIZZAZIONE di una SOCIETA' RESIDENTE CESSA di essere tale,
perchè ASSORBITA da una SOCIETA' NON RESIDENTE a seguito di FUSIONE, SCISSIONE o CONFERIMENTO, o se taluni BENI
AZIENDALI a seguito di tali operazioni CONFLUISCONO in una STABILE ORGANIZZAZIONE SITUATA all'ESTERO.

FONDI in SOSPENSIONE di IMPOSTA: restano tali se RICOSTITUITI nel BILANCIO della STABILE ORGANIZZAZIONE, SITUATA in
ITALIA, della SOCIETA' NON RESIDENTE; la SOCIETA' BENEFICIARIA NON RESIDENTE SUBENTRA nelle POSIZIONI GIURIDICHE
della SOCIETA' CONFERENTE.

RIPORTO delle PERDITE: la DIRETTIVA NON dispone nulla direttamente, ma prevede l'OBBLIGO degli STATI di ESTENDERE alle
RIORGANIZZAZIONI TRANSFRONTALIERE le NORME previste per le OPERAZIONI INTERNE.
DIRITTO di RIPORTARE le PERDITE: già appartenente alla SOCIETA' CONFERENTE, passa alla SOCIETA' BENEFICIARIA come DIRITTO
CONNESSO alla STABILE ORGANIZZAZIONE (ART.6).

PLUSVALENZE: AUMENTO DI VALORE (entro un determinato PERIODO DI TEMPO) di BENI IMMOBILI e VALORI MOBILIARI
(es. Abitazioni, azioni...); AUMENTO DI REDDITIVITA'.

MINUSVALENZE: DIFFERENZA NEGATIVA (in un determinato PERIODO DI TEMPO) del VALORE di un'ATTIVITA' FINANZIARIA
o REALE (VALORI MOBILIARI o BENI IMMOBILI); DIMINUIZIONE DI REDDITIVITA'; è la PERDITA RISULTANTE dalla
VENDITA ad un PREZZO INFERIORE a quello d'ACQUISTO.

8.AVANZI E DISAVANZI DI FUSIONE.


1. FUSIONE SENZA CAMBIO di AZIONI - l'AVANZO di FUSIONE: si ha quando il COSTO della PARTECIPAZIONE, che viene
ANNULLATA, è INFERIORE al VALORE FISCALE dei BENI che si RICEVONO; ciò avviene di rado.
La DIRETTIVA si limita a stabilire che la SOCIETA' BENEFICIARIA quando ANNULLA la PARTECIPAZIONE e REALIZZA una
PLUSVALENZA, avendo ricevuto BENI di VALORE SUPERIORE alla PARTECIPAZIONE, NON è TASSATA, quaindi l'AVANZO DI
FUSIONE NON è TASSATO.

2. DISAVANZO: in proposito la DIRETTIVA NON dice nulla; NON è POSSIBILE l'UTILIZZO del DISAVANZO per RIVALUTARE i
BENI RICEVUTI.
Il DISAVANZO da ANNULLAMENTO NON può più essere UTILIZZATO per RIVALUTARE i BENI, con RICONOSCIMENTO
FISCALE dei MAGGIORI VALORI, neanche per le FUSIONI e SCISSIONI fra SOCIETA' RESIDENTI.

9.RIORGANIZZAZIONI IN ENTRATA.
2.RIORGANIZZAZIONI IN ENTRATA: vi è una SOCIETA' RESIDENTE che ha il RUOLO di ORGANIZZAZIONE DERIVATA o
BENEFICIARIA, in quanto è la SOCIETA' che:
– INCORPORA una SOCIETA' NON RESIDENTE;
– BENEFICIA della SCISSIONE di una SOCIET'A NON RESIDENTE;
– RICEVE il CONFERIMENTO di una SOCIETA' NON RESIDENTE.
In questi casi vi sono BENI – AZIENDE che FUORIESCONO dalla SFERA GIURIDICO-TRIBUTARIA di un ORDINAMENTO ESTERO e
PASSANO nella SFERA TRIBUTARIA ITALIANA.

AVANZO o DISAVANZO di FUSIONE: NON hanno RILIEVO; si pone il problema di ATTRIBUIRE un VALORE FISCALE ai BENI che
ENTRANO nell'ORBITA FISCALE ITALIANA.

DIRETTIVA: stabilisce che la SOCIETA' BENEFICIARIA-INCORPORANTE ITALIANA deve CALCOLARE gli AMMORTAMENTI,
PLUSVALENZE, MINUSVALENZE alle STESSE CONDIZIONI a cui sarebbero state calcolate dalla SOCIETA' ORGIGINARIA-CONFERENTE
NON RESIDENTE, se l'operazione non avesse avuto luogo.
 Opera il PRINCIPIO DI CONTINUITA' TRANSFRONTALIERA dei VALORI: i BENI avranno presso l'ORGANIZZAZIONE DERIVATA-
BENEFICIARIA i VALORI FISCALI che avevano presso l'ORGANIZZAZIONE ORIGINARIA.

10.DIRETTIVA MADRE-FIGLIA.
A) Per INCENTIVARE la FORMAZIONE di GRUPPI SOCIETARI OPERANTI in più STATI MEMBRI, la DIRETTIVA SOPPRIME la DOPPIA
TASSAZIONE dei DIVIDENDI INFRASOCIETARI.
IMPEDISCE che siano TASSATI sia dallo STATO della FONTE sia da quello in cui RISIEDE la SOCIETA' MADRE, che PERCEPISCE i
DIVIDENDI.

DIRETTIVA 90/435 CEE-MADRE-FIGLIA: disciplina la TASSAZIONE dei DIVIDENDI nei casi in cui SOCIETA' MADRE e SOCIETA' FIGLIA
APPARTENGONO a STATI MEMBRI DIVERSI dell'UE, ed ELIMINA:
– la DOPPIA IMPOSIZIONE GIURIDICA-DOPPIA TASSAZIONE a CARICO dello STESSO SOGGETTO;
– la DOPPIA TASSAZIOEN ECONOMICA-DOPPIA TASSAZIONE dello STESSO REDDITO a CARICO di SOGGETTI DIVERSI.

B) La DIRETTIVA prende in considerazione i GRUPPI; NON si APPLICA a TUTTI i SOGGETTI, ma SOLO alle SOCIETA', che prestino
PARTICOLARI REQUISITI SOGGETTIVI.
 si APPLICA:
– alle SOCIETA' che RISIEDONO in uno STATO MEMBRO;
– che siano ASSOGGETATE, SENZA POSSIBILITA' di OPZIONE e SENZA esserne ESENTATE, ad una delle IMPOSTE indicate nella
Direttiva.
– È NECESSARIO che la PARTECIPAZIONE della SOCIETA' MADRE sia ALMENO del 25% (la QUOTA di PARTECIPAZIONE è stata
RIDOTTA alla misura finale del 10%).

HOLDING PERIOD: gli STATI hanno la FACOLTA' di prevedere un PERIODO MINIMO di 2 ANNI; l'ITALIA ha recepito la norma prevedendo un
PERIODO di 1 ANNO.

DIRETTIVA 2003: estende la disciplina anche ai casi in cui i DIVIDENDI siano PERCEPITI da una STABILE ORGANIZZAZIONE SITUATA in
uno STATO MEMBRO, accogliendo il PRINCIPIO della PARITA' di TRATTAMENTO tra STABILI ORGANIZZAZIONI e SOCIETA' FIGLIE.

C) DIRETTIVA: disciplina i DIVIDENDI sia dal punto di vista dello STATO della SOCIETA' MADRE, sia da quello dello STATO della FIGLIA:
– sia come UTILI che la SOCIETA' MADRE RICEVE dalla SOCIETA' FIGLIA: UTILI IN ENTRATA;
– sia come UTILI DISTRIBUITI dalla FIGLIA: UTILI IN USCITA.
Allo STATO della SOCIETA' FIGLIA è fatto DIVIETO di TASSARLI.
Lo STATO della FONTE, fermo il suo DIRITTO di TASSARE gli UTILI SOCIETARI, NON può APPLICARE IMPOSTE sui DIVIDENDI in
USCITA.

ART.5DIRETTIVA: dispone che gli UTILI DISTRIBUITI dalla FIGLIA sono ESENTI da RITENUTA.

ORD.ITALIANO-ART.27 bis D.P.R.600/73: dispone l'ESONERO da RITENUTA o RIMBORSO.

ALTERNATIVA IMPOSTA allo STATO della SOCIETA' MADRE:


– ESENTARE i DIVIDENDI (slava la facoltà di tassarne il 5%);
– ATTRIBUIRE alla SOCIETA' MADRE il DIRITTO di DEDURRE, dall'IMPOSTA sui DIVIDENDI, un IMPORTO CORRISPONDENTE
all'IMPOSTA PAGATA dalla SOCIETA' FIGLIA.
Allo STATO della SOCIETA' MADRE è VIETATA anche l'APPLICAZIONE di RITENUTE (ART.6).
I DIVIDENDI sono così DETASSATI sia nello STATO della FONTE che in quello in cui RISIEDE il PERCETTORE.

DETASSAZIONE DIVIDENDI: la DIRETTIVA CONSENTE agli STATI di ESCLUDERE, in tutto o in parte, la DEDUCIBILITA' dei COSTI di
GESTIONE della PARTECIPAZIONE.
I COSTI NON DEDUCIBILI possono essere QUANTIFICATI in MISURA FORFETARIA NON SUPERIORE al 5% dei DIVIDENDI; è quindi
FACOLTA' degli STATI TASSARE il 5% dei DIVIDENDI.

ITALIA-DIRETTIVA MADRE-FIGLIA: è stata recepita adottando il METODO dell'ESENZIONE dei DIVIDENDI IN ENTRATA.
Si tratta di ESENZIONE NON TOTALE, perchè lo STATO ITALIANO si è avvalso della facoltà di TASSARLI nella MISURA del 5%; in concreto i
COSTI EFFETTIVI sono DEDOTTI,; la TASSAZIONE del 5% CONTROBILANCIA la DEDUZIONE di COSTI, quantificati forfetariamente.

11.DIRETTIVA SULLA TASSAZIONE DI INTERESSI E ROYALTIES INFRAGRUPPO.


2 DIRETTIVE:
1. DIRETTIVA 2003/48/CE: in materia di TASSAZIONE dei REDDITI da RISPARMIO sotto forma di PAGAMENTO di INTERESSI;
2. DIRETTIVA 2003/49/CE: disciplina il REGIME FISCALE di INTERESSI e CANONI-ROYALTIES CORRISPOSTI da una SOCIETA' ad
ALTRE SOCIETA' o STABILI ORGANIZZAZIONI di un MEDESIMO GRUPPO, con SEDE in STATI MEMBRI DIVERSI.
 SOPPRIME l'IMPOSIZIONE alla FONTE di INTERESSI e CANONI, ELIMINANDO ogni RISCHIO di DOPPIA IMPOSIZIONE.
INTERESSI e CANONI sono TASSATI UNA SOLA VOLTA nello STATO di RESIDENZA del PERCETTORE.
Le OPERAZIONI tra SOCIETA' di STATI MEMBRI DIVERSI NON devono essere ASSOGGETTATE ad un TRATTAMENTO
FISCALE MENO FAVOREVOLE di quello APPLICABILE tra SOCIETA' RESIDENTI nello STESSO STATO MEMBRO.

CLAUSOLA ANTIABUSO: contenuta nella Direttiva, consnete alle AMMINISTRAZIONI NAZIONALI di REVOCARE o RIFIUTARE il
BENEFICIO dell'ESENZIONE qualora le TRANSAZIONI in questione abbiano come solo o principale OBIETTIVO l'EVASIONE o l'ELUSIONE
delle IMPOSTE.

DIRETTIVA: si applica solo tra SOCIETA' RESIDENTI nella CE: occorre che siano RESIDENTI in STATI MEMBRI:
– sia il SOGGETTO che PAGA INTERESSI o ROYALTIES,
– sia il SOGGETTO che RICEVE il PAGAMENTO.

DIRETTIVA: si applica solo se il SOGGETTO che RICEVE gli INTERESSI o le ROYALTIES ne sia il BENEFICIARIO EFFETTIVO.

BENEFICIARIO EFFETTIVO:
– una SOCIETA' è considerata tale solo se RICEVE i PAGAMENTI in QUALITA' di BENEFICIARIA FINALE e NON come
INTERMEDIARIA.
– una STABILE ORGANIZZAZIONE è considerata tale se il DIRITTO da cui derivano gli INTERESSI o CANONI si RICOLLEGA
EFFETTIVAMENTE alla STABILE ORGANIZZAZIONE e se i PAGAMENTI sono ASSOGGETTATI all'IMPOSIZIONE NAZIONALE
sui REDDITI.

12.DIRETTIVA SULLA TASSAZIONE DEL RISPARMIO.


DIRETTIVA SUL RISPARMIO: lo SCOPO è quello di consentire che i REDDITI da RISPARMIO sotto forma di INTERESSI CORRISPOSTI in uno
STATO MEMBRO a PERSONE FISICHE RESIDENTI in ALTRO STATO MEMBRO siano SOGGETTI ad IMPOSIZIONE unicamente nello
STATO di RESIDENZA.

DIRETTIVA: prevede che dal 2005, 12 STATI MEMBRI NON TASSERANNO gli INTERESSI IN USCITA, ma saranno OBBLIGATI allo
SCAMBIO di INFORMAZIONI; dovranno COMUNICARE il PAGAMENTO di INTERESSI allo STATO di RESIDENZA del BENEFICIARIO.

BELGIO, LUSSEMBURGO, AUSTRIA: è stabilito un PERIODO TRANSITORIO nel quale, in LUOGO dell'OBBLIGO di SCAMBIO di
INFORMAZIONI, si applicherà una RITENUTA alla FONTE, il cui prelievo verrà in parte destinato allo STATO MEMBRO del PERCIPIENTE.
PERIODO TRANSITORIO: terminerà quando la CE si accorderà con alcuni PAESI TERZI, tra cui SVIZZERA, LIECHTESTEIN, PRINCIPATO DI
MONACO, in ordine all'applicazione di un REGIME SIMILE con tali Paesi.
Le difficioltà sono legate alla comunicazione automatica del pagamento di interessi da parte di Svizzera e Liechtenstein.

ALTRI PAESI: hanno accettato in linea di principio il MODELLO di ACCORDO porposto dall'UE, ma non lo hanno acnora sottoscritto.

13.PROSPETTIVE.
APPROCCIO NEGATIVO: è utile ma NON sufficiente, perchè legato a casi singoli e NON è sistematico.
INTEGRAZIONE POSITIVA: è INDISPENSABILE; può essere indotta dalla SOFT LAW, ossia da DOCUMENTI con carattere giuridico non
vincolante.

RAPPORTO RUDING 2004: raccomandazioni in materia di coordinamento dei sistemi di tassazione delle imprese.

Sono allo studio proposte riguardanti la TASSAZIONE delle SOCIETA'.


OBIETTIVO: è una BASE IMPONIBILE consolidata per le SOCIETA' che operano in più STATI; il REDDITO IMPONIBILE di TUTTE le
SOCIETA' di un UNICO GRUPPO dovrebbe essere determinato in MODO UNITARIO, RIPARTENDO poi tra gli STATI MEMBRI l'UNICA BASE
IMPONIBILE.
Ai SINGOLI STATI sarebbe lasciato il POTERE di FISSARE l'ALIQUOTA.

Sono stati profilati 2 MODELLI:


1. HOME STATE TAXATION-HST: la TASSAZIONE è applicata in base alle REGOLE del PAESE di RESIDENZA della CASA MADRE,
RIPARTENDO poi il REDDITO GLOBALE tra le CONSOCIATE; il modello permette di compensare le PERDITE anche per le LINEE
ORIZZONTALI, cioè tra le CONSOCIATE, e NON solo in senso VERTICALE, tra CAPOGRUPPO e SUBSIDIARIES.

2. COMMON CONSOLIDATED TAX BASIS-CCTB: la BASE IMPONIBILE di GRUPPO è determinata sulla base di una PIATTAFORMA
COMUNE di REGOLE, ferma restando la successiva RIPARTIZIONE tra SOCIETA' del GRUPPO.
Per UNIFORMARE la TASSAZIONE hanno rilievo i PRINCIPI INTERNAZIONALI di INFORMATIVA FINANZIARIA.

CAP. XIV
FISCALITA' INTERNAZIONALE
1.FONTI. MODELLI DI CONVENZIONE FISCALE.
FONTI del DIRITTO INTERNAZIONALE TRIBUTARIO: sono costituite dalle CONVENZIONI tra STATI MEMBRI in MATERIA FISCALE.

DIRITTO TRIBUTARIO INTERNAZIONALE o TRANSNAZIONALE: è formato dalle NORME INTERNE che disciplinano FATTISPECIE
contenenti ELEMENTI EXTRANAZIONALI.
Tra le MATERIE regolate hanno un posto di rilievo le QUESTIONI di DOPPIA IMPOSIZIONE INTERNAZIONALE.
Le CONVENZIONI disciplinano anche ALTRE MATERIE.

FENOMENI di DOPPIA IMPOSIZIONE: per prevenirli o porvi rimedio, vengono STIPULATI tra gli STATI dei TRATTATI BILATERALI o
MULTILATERALI, che riguardano le IMPOSTE sui REDDITI e PATRIMONI; vi sono anche TRATTATI che riguardano l'IMPOSTA sulle
SUCCESSIONI.

CONVENZIONI INTERNAZIONALI in MATERIA FISCALE: vengono predisposte sulla base di MODELLI elaborati dalle
ORG.INTERNAZIONALI.
I PAESI ADERENTI all'OCSE, tra cui l'ITALIA, utilizzano il MODELLO predisposto da tale organizzazione.
Altri MODELLI:
– MODELLO ONU;
– MODELLO ANDINO;
– MODELLO USA.
ART.293 T.CE.: stabilisce che gli STATI MEMBRI avvieranno tra di loro NEGOZIATI volti a garantire l'ELIMINAZIONE della DOPPIA
IMPOSIZIONE; tale disposizione NON ha effetti immediati, ma valore programmatico.
La materia della DOPPIA IMPOSIZIONE resta affidata alle CONVENZIONI BILATERALI.

CONVENZIONI FISCALI: la grande maggioranza sono BILATERALI. Quelle MULTILATERALI sono pochissime.

2.MODELLO OCSE.
MODELLO OCSE: adottato anche dall'ITALIA e dagli altri PAESI che ADERISCONO a tale ORGANIZZAZIONE.

MODELLO: è DIVISO in 7 CAPITOLI:


I. delimita il CAMPO di APPLICAZIONE della CONVENZIONE, indicando SOGGETTI e IMPOSTE a cui si applica;
II. fornisce una serie di DEFINIZIONI e REGOLE INTERPRETATIVE delle CONVENZIONI;
III. contiene le NORME di DISTRIBUZIONE in materia di IMPOSTE REDDITUALI;
IV. disicplina le IMPOSTE sul PATRIMONIO;
V. contiene le REGOLE per ELIMINARE a DOPPIA IMPOSIZIONE;
VI. disicplina la NON DISCRIMINAZIONE, le PROCEDURE AMICHEVOLI, lo SCAMBIO di INFORMAZIONI e l'ASSISTENZA in
materia di RISCOSSIONE;
VII. contiene le DISPOSIZIONI FINALI, che regolano l'ENTRATA in VIGORE e la DENUNCIA-CESSAZIONE.

COMMENTARIO: il modello ne è corredato; è redatto da esperti del COMITATO AFFARI FISCALI, che rappresentano i GOVERNI degli STATI
MEMBRI.
Ha grande rilievo nell'INTERPRETAZIONE delle NORME del MODELLO e delle NORME delle SINGOLE CONVENZIONI.

3.RAPPORTI TRA NORME CONVENZIONALI E INTERNE.


CONVENZIONI INTERNAZIONALI: acquistano valore di LEGGE nel DIRITTO ITALIANO.
NORME CONVENZIONALI: dopo la RATIFICA, diventano NORME INTERNE di CARATTERE SPECIALE; PREVALGONO sulle NORME
INTERNE ORDINARIE.
NON PREVALGONO sulle NORME INTERNE PIU' FAVOREVOLI al CONTRIBUENTE.
Le DISPOSIZIONI del T.U.delle IMPOSTE sui REDDITI si applicano, se PIU' FAVOREVOLI al CONTRIBUENTE, anche in DEROGA agli
ACCORDI INTERNAZIONALI contro la DOPPIA IMPOSIZIONE.

DISCIPLINA CONVENZIONALE: ha CARATTERE SPECIALE rispetto a quella dell'ORD.INTERNO, e ha FINALITA' INTRINSECAMENTE


AGEVOLATIVA, sichhè NON può risolversi in un TRATTAMENTO MENO FAVOREVOLE per il CONTRIBUENTE di quello previsto dalla
DISCIPLINA INTERNA.
Le NORME delle CONVENZIONI, DOPO la RATIFICA, PREVALGONO sulle NORME INTERNE SOLO quando sono PIU' FAVOREVOLI al
CONTRIBUENTE; NON PREVALGONO se è PIU' FAVOREVOLE la NORMA INTERNA.

4.RAPPORTI TRA NORME CONVENZIONALI E NORME COMUNITARIE.


RAPPORTI tra NORME COMUNITARIE e DIRITTO CONVENZIONALE: secondo la GIURISPRUDENZA della CORTE DI GIUSTIZIA, è da
risolvere dando la PREVALENZA al DIRITTO COMUNITARIO.

ART.307 T.CE.: fa salve le CONVENZIONI INTERNAZIONALI CONCLUSE dagli STATI PRIMA dell'ENTRATA in VIGORE del TRATTATO.
Gli STATI MEMBRI della CE devono TENER FEDE agli IMPEGNI ASSUNTI in PRECEDENZA, ma devono assumere le iniziative necessarie per
RIMUOVERE le DIVERGENEZE con il DIRITTO COMUNITARIO che possono derivare dall'APPLICAZIONE di tali TRATTATI, confermando il
PRIMATO del DIRITTO COMUNITARIO rispetto alle CONVENZIONI.

Il rpoblema si pone in modo diverso a seconda che siano interessati solo STATI MEMBRI o siano coinvolti STATI TERZI.

1. STATI MEMBRI: quando le 2 PARTI CONTRAENTI sono MEMBRI dell'UE, il DIRITTO COMUNITARIO si IMPONE nei confronti di
ENTRAMBE le PARTI;
2. STATI TERZI: nel caso in cui il TRATTATO viene stipulato tra uno STATO MEMBRO e uno STATO TERZO, il DIRITTO
COMUNITARIO PREVALE sul TRATTATO nel DIRITTO dello STATO MEMBRO, ma NON ha EFFETTI nei confronti dello STATO
TERZO.
- STATO MEMBRO: è tenuto ad OSSERVARE le NORME COMUNITARIE, per cui nel suo ORDINAMENTO, devono essere
DISAPPLICATE le NORME CONVENZIONALI NON COMPATIBILI con il DIRITTO COMUNITARIO;
- STATO TERZO: NON essendo SOGGETTO al DIRITTO COMUNITARIO, deve APPLICARE l'ACCORDO, anche se in
CONTRASTO con NORME COMUNITARIE.

PRIMATO del DIRITTO COMUNITARIO: la giurisprudenza l'ha affermata sia con riguardo a TRATTATI STIPULATI tra STATI MEMBRI che
riguardo a TRATTATI STIPULATI tra un PAESE MEMBRO e uno STATO TERZO.

TRATTATI STIPULATI tra STATI MEMBRI: in AMBITO COMUNITARIO, gli STATI devono CONFORMARSI al PRINCIPIO di NON
DISCRIMINAZIONE tra CITTADINI COMUNITARI.
Poichè la RESIDENZA NON può costituire un fattore discriminatorio, lesivo delle libertà fondamentali del T.CE., uno STATO MEMBRO NON può
dare applicazione alle NORME dei TRATTATI, se ne deriva una VIOLAZIONE del PRINCIPIO di NON DISCRIMINAZIONE.
Uno STATO NON può poi prevedere per i propri RESIDENTI, TRATTAMENTI che NON sono ACCORDATI ai RESIDENTI di ALTRO STATO
MEMBRO; quindi se in base ad un TRATTATO, uno STATO ACCORDA SOLO ai PROPRI RESIDENTI un DETERMINATO TRATTAMENTO
FISCALE, quello RISREVATO ai NON RESIDENTI NON può essere MENO FAVOREVOLE.
 Se il NON RESIDENTE ha, in base alla convenzione, un TRATTAMENTO MENO FAVOREVOLE, entra in gioco il DIRITTO COMUNITARIO
che IMPONE allo STATO di ACCORDARE il TRATTAMENTO PIU' FAVOREVOLE anche al NON RESIDENTE.

STATI MEMBRI: quando stipulano un TRATTATO anche con STATI che NON fanno parte della CE, devono CONFORMARSI al DIRITTO
COMUNITARIO.

PRINCIPIO DI TRATTAMENTO NAZIONALE: la CORTE DI GIUSTIZIA ha affermato che tale principio impone allo STATO MEMBRO
CONTRAENTE di CONCEDERE ai NON RESIDENTI le AGEVOLAZIONI previste dalla CONVENZIONE alle STESSE CONDIZIONI dei
RESIDENTI.
Gli OBBLIGHI che il DIRITTO COMUNITARIO impone agli STATI MEMBRI NON CONTRASTANO con quelli derivanti dagli IMPEGNI che
essi assumono nei confronti di PAESI TERZI: se uno STATO MEMBRO ESTENDE i BENEFICI derivanti da una CONVENZIONE a SOGGETTI
DIVERSI da quelli previsti, NON viene LESA alcuna PREVISIONE della CONVENZIONE; si tratta di una DECISIONE INTERNA che NON
LEDE i DIRITTI di alcun PAESE TERZO.

CORTE: ha disconosciuto la COMPETENZA degli STATI in MATERIA di CONVENZIONI contro le DOPPIE IMPOSIZIONI; gli STATI hanno
conservato il POTERE di DISCIPLINARE le IMPOSTE sui REDDITI, emanando NORME INTERNE e stipulando CONVENZIONI
INTERNAZIONALI.
La COMPETENZA degli STATI MEMBRI deve essere esercitata nel RISPETTO delle NORME COMUNITARIE.

5.AMBITO DI APPLICAZIONE DELLE CONVENZIONI E DOPPIA RESIDENZA.


CONVENZIONI INTERNAZIONALI: si applicano alle PERSONE che sono RESIDENTI di UNO o ENTRAMBI gli STATI CONTRAENTI (ART.1
MODELLO OCSE); solo a tali SOGGETTI si APPLICA la CONVENZIONE.

TRATTATI BILATERALI che seguono il MODELLO OCSE: la definizione di SOGGETTO RESIDENTE è prima desunta dalle LEGGI INTERNE
dei PAESI CONTRAENTI, e poi solo in casi di CONFLITTI, è individuata secondo CRITERI PROPRI.

CONVENZIONE: dal punto di vista soggettivo si applica solo a chi è RESIDENTE in SENSO FISCALE, in UNO o ENTRAMBI gli STATI
CONTRAENTI.
PERSONA RESIDENTE=è colui che è ASSOGGETTATO ad IMPOSTA in forza di un LEGAME di TIPO PERSONALE (DOMICILIO,
RESIDENZA, SEDE DI DIREZIONE, ecc.); NON è RESIDENTE colui che è SOGGETTO ad IMPOSTA solo per i REDDITI che DERIVANO da
FONTI situtate in UNO degli STATI CONTRAENTI.

ART.4: stabilisce che ai fini della CONVENZIONE, l'espressione RESIDENTE di uno STATO CONTRAENTE designa una PERSONA che, in virtù
della LEGISLAZIONE di detto STATO, è ASSOGGETTATA ad IMPOSTA nello STATO MEDESIMO o in ogni sua SUDDIVISIONE POLITICA o
ENTE LOCALE, a motivo del suo DOMICILIO, della sua RESIDENZA, della SEDE della sua DIREZIONE o di ogni altro CRITERIO di natura
analoga.

RESIDENZA FISCALE: non è definita nelle convenzioni, perchè esse rinviano a quanto previsto in materia dalle LEGGI INTERNE degli STATI
CONTRAENTI.

LEGISLAZIONI NAZIONALI e NORME CONVENZIONALI, in materia di RESIDENZA, sono ispirate a CRITERI OPPOSTI:
– NORME NAZIONALI: dettano le CONDIZIONI MINIME, che sono NECESSARIE perchè un CONTRIBUENTE sia FISCALMENTE
RESIDENTE; hanno per scopo di COLLEGARE un SOGGETTO ad un ORDINAMENTO FISCALE.
– NORME CONVENZIONALI: indicano una MOLTEPLICITA' di CRITERI; hanno come PRESUPPOSTO la RESIDENZA FISCALE in
ENTRAMBI gli STATI CONTRAENTI, e dettano dei CRITERI in forza dei quali un SOGGETTO, agli effetti della convenzione, è
consdierato RESIDENTE in UNO solo dei 2 STATI CONTRAENTI; una delle 2 residenze assume VALORE ESCLUSIVO e toglie rilievo
all'altra, e in tal modo è prevenuta la doppia imposizione.

ART.4: indica i CRITERI da seguire per risolvere i PROBLEMI di DOPPIA RESIDENZA-TIE-BREAKER RULE; sono CRITERI che devono essere
applicati secondo un ORDINE di PRIORITA'.
CRITERI:
1. in POSIZIONE PRIMARIA è il CRITERIO dell'ABITAZIONE PERMANENTE-PERMANENT HOME,
2. seguito dal CENTRO degli INTERESSI VITALI-CENTRE OF VITAL INTERESTS;
3. e dalla DIMORA ABITUALE-HABITUAL ABODE;
4. NAZIONALITA': ha VALORE RESIDUALE.
Se NESSUNO di questi CRITERI permette di RISOLVERE il PROBLEMA, residua la PROCEDURA AMICHEVOLE (ART.25 MOD.OCSE).

SOCIETA' e ALTRI ENTI EQUIPARATI: è previsto un solo CRITERIO: in caso di DOPPIA RESIDENZA FISCALE, vale il CRITERIO della SEDE
della DIREZIONE EFFETTIVA.

6.DOPPIA IMPOSIZIONE E DOPPIA NON IMPOSIZIONE.


NORME DI DISTRIBUZIONE: danno il CONTENUTO CARATTERISTICO delle CONVENZIONI INTERNAZIONALI contro le DOPPIE
IMPOSIZIONI; sono le NORME che RIPARTISCONO il POTERE IMPOSITIVO tra gli STATI CONTRAENTI.

1. DOPPIA IMPOSIZIONE INTERNA: concerne uno STESSO ENTE IMPOSITORE, che sottopone 2 VOLTE ad IMPOSTA il
MEDESIMO PRESUPPOSTO.
2. DOPPIA IMPOSIZIONE INTERNAZIONALE: si ha quando le 2 IMPOSIZIONI provengono da 2 STATI DIVERSI, riguardando
TRIBUTI IDENTICI o SIMILI e colpiscono, per il MEDESIMO PRESUPPOSTO, lo STESSO SOGGETTO.
 A) la NOZIONE di DOPPIA IMPOSIZIONE INTERNAZIONALE è presa in considerazione dalle NORME CONVENZIONALI
CONTRO la DOPPIA IMPOSIZIONE, e concerne l'IPOTESI in cui le 2 IMPOSIZIONI COLPISCONO un UNICO SOGGETTO:
essa è detta DOPPIA IMPOSIZIONE INTERNAZIONALE IN SENSO GIURIDICO.
B) Quando le 2 IMPOSIZIONI colpiscono per un MEDESIMO FATTO ECONOMICO, SOGGETTI DIVERSI, la DOPPIA
IMPOSIZIONE è detta DOPPIA IMPOSIZIONE IN SENSO ECONOMICO.

DOPPIA IMPOSIZIONE ECONOMICA: può verificarsi in 3 IPOTESI:


1. REDDITO MONDIALE: la più frequente è data dal CONCORSO dell'IMPOSIZIONE PERSONALE dello STATO della RESIDENZA
con l'IMPOSIZIONE REALE dello STATO della FONTE.
La GENERALITA' degli STATI adotta l'IMPOSIZIONE PERSONALE sul REDDITO MONDIALE: cioè TASSA TUTTI i REDDITI,
anche se PRODOTTI all'ESTERO; contemporaneamente, i REDDITI PRODOTTI all'ESTERO sono TASSATI anche dallo STATO della
FONTE.
2. IMPOSTE PERSONALI: il CONCORSO di IMPOSTE PERSONALI avviene quando unb SOGGETTO risulti RESIDENTE
FISCALMENTE in PIU' STATI.
3. IMPOSTE REALI: può esservi CONCORSO di IMPOSTE REALI; a ciò può condurvi la DIVERSITA' dei CRITERI di
LOCALIZZAZIONE dei REDDITI ADOTTATI dagli STATI.

DOPPIA NON IMPOSIZIONE: è l'opposto della DOPPIA IMPOSIZIONE, e può verificarsi perchè espressamente PREVISTA dalla
CONVENZIONE; è un EFFETTO INDESIDERATO, ma l'applicazione della convenzione contro le doppie imposizioni tra i 2 Stati non può porvi
rimedio, perchè le norme convenzionali restringono, non estendono, il potere impositivo dei contraenti.
Può derivare dall'EFFETTO CONGIUNTO di una LEGGE INTERNA e di una CLAUSOLA CONVENZIONALE.
7.NORME RELATIVE ALLA DOPPIA IMPOSIZIONE.
NORME DI DISTRIBUZIONE: distinguendo fra STATO di RESIDENZA e STATO della FONTE, esse stabiliscono quale STATO può TASSARE un
certo PRESUPPOSTO D'IMPOSTA, o ammettono che ENTRAMBI gli STATI, con o senza LIMITI, possono esercitare il POTERE IMPOSITIVO.
NORME CONVENZIONALI che attribuiscono la POTESTA' IMPOSITIVA ad uno STATO CONTRAENTE: NON discendono mai, in concreto, in
situazioni giuridiche soggettive dei contribuenti (obblighi), o dell'Amministrazione (crediti o potestà impositive).
Ogni STATO è già dotato di POTESTA' LEGISLATIVA in campo tributario, quindi le NORME CONVENZIONALI pongono dei LIMITI a tale
POTESTA', DISTRIBUENDO i PRESUPPOSTI D'IMPOSTA tra i 2 STATI CONTRAENTI.
NORME CONVENZIONALI: rese efficaci in un dato ordinamento, possono IMPEDIRE la TASSAZIONE di data fattispecie, in deroga alle norme
fiscali ordinarie, ma NON determinarne direttamente la tassazione, che può derivare solo da NORME INTERNE.

NORME DI DISTRIBUZIONE: riconoscono la POTESTA' D'IMPOSIZIONE in VIA PRINCIPALE allo STATO della RESIDENZA; può trattarsi di:
– ATTRIBUZIONE ESCLUSIVA: la TASSAZIONE è RISERVATA allo STATO della RESIDENZA, ed è ESCLUSA la TASSAZIONE
nello STATO della FONTE;
– ATTRIBUZIONE CONCORRENTE: oltre che nello STATO della RESIDENZA, può esservi TASSAZIONE anche nello STATO della
FONTE, con o senza LIMITI.
Raramente si prevede la TASSAZIONE ESCLUSIVA nello STATO della FONTE.

REDDITI: sono suddivisibili in 3 CATEGORIE:


1. REDDITI TASSABILI ESCLUSIVAMENTE nello STATO di RESIDENZA e NON TASSABILI nello STATO della FONTE: vi rientrano
i CANONI, gli UTILI derivanti dall'alienzaione di azioni o titoli, le PENSIONI PRIVATE, le SOMME ricevute dagli studenti per scopi di
STUDIO o formazione professionale; gli UTILI delle IMPRESE sono IMPONIBILI solo nello STATO della RESIDENZA dell'IMPRESA,
ma i REDDITI attribuibili ad una stabile organizzazione sono TASSABILI anche nello STATO della FONTE; stessa regola vale per i
LAVORATORI AUTONOMI che sono equiparati alle imprese.
REDDITI di LAVORO DIPENDENTE: sono IMPONIBILI solo nello STATO della RESIDENZA, a meno che l'attività non venga svolta
nell'altro Stato; vi sono ipotesi in cui resta ferma la TASSAZIONE ESCLUSIVA nello STATO della RESIDENZA.

2. REDDITI che possono essere TASSATI da ENTRAMBI gli STATI CONTRAENTI, con o senza LIMITI, e con o senza la PREVISIONE
di RIMEDI alla DOPPIA IMPOSIZIONE: rientrano i DIVIDENDI e gli INTERESSI, e secondo molte convenzioni stipulate dall'Italia, ma
non secondo il modello, anche i CANONI; DIVIDENDI e INTERESSI sono TASSABILI da ENTRAMBI gli STATI CONTRAENTI, ma
il POTERE IMPOSITIVO dello STATO della FONTE è LIMITATO.

3. REDDITI che possono essere TASSATI dallo STATO di RESIDENZA e dallo STATO della FONTE, SENZA LIMITI: rientrano i
REDDITI degli IMMOBILI, i REDDITI D'IMPRESA (compresi quelli dei lavoratori autonomi) attribuibili alle stabili organizzazioni, i
CAPITAL GAIN, i COMPENSI di AMMINISTRATORI e SINDACI, i REDDITI di ARTISTI e SPORTIVI.

8.STABILE ORGANIZZAZIONE.
STABILE ORGANIZZAZIONE: nozione tracciata dall'ART.5 MODELLO di CONVENZIONE, che delinea 2 FIGURE:
1. STABILE ORGANIZZAZIONE MATERIALE: costituita da un COMPLESSO di BENI ORGANIZZATI;
2. STABILE ORGANIZZAZIONE PERSONALE: costituita da un SOGGETTO che opera svolgendo ATTIVITA' imputabili al NON
RESIDENTE.

ART.5: definisce la STABILE ORGANIZZAZIONE come SEDE FISSA di AFFARI attraverso la quale un'IMPRESA esercita in tutto o in parte la sua
ATTIVITA'; sono ricomprese le SEDI di AFFARI che svolgono attività ausiliarie o preparatorie.

STABILE ORGANIZZAZIONE PERSONALE: è una PERSONA che AGISCE PER CONTO di un'IMPRESA ed abitualmente esercitata in uno
STATO CONTRAENTE il POTERE di CONCLUDERE CONTRATTI in NOME dell'IMPRESA.
NON si considera che un'IMPRESA abbia una STABILE ORGANIZZAZIONE in uno STATO CONTRAENTE soltanto perchè essa eserciti la sua
ATTIVITA' in questo STATO mediante MEDIATORE, un commissario generale o ogni altro agente che goda di uno status indipendente, a condizione
che tali persone agiscano nell'ambito della loro ordinaria attività.

ART.7 c.III-MOD.OCSE: nella determinazione del REDDITO di una STABILE ORGANIZZAZIONE sono DEDUCIBILI le SPESE sostenute per gli
SCOPI perseguiti dalla stessa STABILE ORGANIZZAZIONE, comprese le SPESE di DIREZIONE e generali d'amministrazione, sia nello STATO in
cui è situata la STABILE ORGANIZZAZIONE, sia altrove.

COMMENTARIO: suggerisce di attribuire alla STABILE ORGANIZZAZIONE una FRAZIONE di tali COSTI proporzionalmente corrispondente al
rapporto tra il volume d'affari della stessa STABILE ORGANIZZAZIONE e quello della CASA MADRE.

9.METODI DI ELIMINAZIONE DELLA DOPPIA IMPOSIZIONE. ESENZIONE E CAPITAL IMPORT NEUTRALITY.


DOPPIA IMPOSIZIONE: può essere ELIMINATA da MISURE UNILATERALI, ossia da NORME INTERNE.
NORME CONVENZIONALI: hanno come FINE quello di RIMEDIARE alla DOPPIA IMPOSIZIONE INTERNAZIONALE.

MODELLO OCSE per le IMPOSTE sul REDDITO e PATRIMONIO: è formulato presupponendo che lo STTAO della RESIDENZA possa sempre
sottoporre a IMPOSTA i REDDITI del SOGGETTO RESIDENTE.
Il modello prevede che lo STATO della RESIDENZA debba ELIMINARE la DOPPIA IMPOSIZIONE con il METODO della ESENZIONE, o del
CREDITO D'IMPOSTA, e per converso, lo STATO della FONTE del REDDITO debba RIDURRE l'IMPOSIZIONE sui redditi prodotti nel suo
territorio.
Questo modello è usato nella maggior parte delle convenzioni stipulate in Italia, ma non è l'unico.

ART.23 MOD: disciplina:


– METODO dell'ESENZIONE;
– METODO del CREDITO D'MPOSTA.

1.METODO DELL'ESENZIONE: è un riflesso delle NORME che attribuiscono la LEGITTIMAZIONE ad IMPORRE ad UNO STATO SOLO;
l'ALTRO STATO è quindi teuto ad ESENTARE quel REDDITO; può essere applicato in 2 MODI:
– ESENZIONE PIENA: il REDDITO PRODOTTO all'ESTERO può essere ESENTATO e NON aver alcun rilievo nello STATO di
RESIDENZA;
– ESENZIONE CON PROGRESSIVITA': può essere preso in considerazione ai fini della determinazione delle ALIQUOTE progressive da
applicare sul REDDITO COMPLESSIVO.
Il METODO dell'ESENZIONE è la conseguenza di una scelta di politica fiscale della Stato della residenza, mirante ad assicurare ai residenti che
producono reddito anche o solo all'estero, lo stesso trattamento tributario che è accordato dallo Stato della fonte ai suoi residenti.
Il risultato dovrebbe essere la PARITA' di TRATTAMENTO FISCALE, nello STATO della FONTE, tra contribuenti residenti e non, ossia tra soggetti
residenti in 2 Stati diversi; si ottiene così la NEUTRALITA' ESTERNA o all'IMPORTAZIONE-CAPITAL IMPORT NEUTRALITY.

10.CREDITO D'IMPOSTA E CAPITAL EXPORT NEUTRALITY.


2.METODO del CREDITO D'IMPOSTA: presuppone che un REDDITO sia TASSATO oltre che nello STATO di RESIDENZA anche in quello della
FONTE, ed implica che lo STATO della RESIDENZA attribuisca al CONTRIBUENTE RESIDENTE un CREDITO D'IMPOSTA per i REDDITI
PRODOTTI e TASSATI all'ESTERO.
Quando questo metodo è adottato unilateralmente da uno STATO, la scelta sottintende una POLITICA FISCALE orientata a garantire ai SOGGETTI
RESIDENTI, che producono REDDITO anche o solo all'ESTERO, lo STESSO TRATTAMENTO TRIBUTARIO che è accordato ai RESIDENTI che
producono REDDITO solo nello STATO di RESIDENZA.
Ne deriva un REGIME di PARI TRATTAMENTO tra RESIDENTI di un MEDESIMO STATO, denominato REGIME DI NEUTRALITA' INTERNA
o NEUTRALITA' ALL'ESPORTAZIONE.

CREDITO D'IMPOSTA: attribuito per i REDDITI PRODOTTI all'ESTERO può essere:


1. ILLIMITATO o PIENO: lo STATO della RESIDENZA concede al CONTRIBUENTE un CREDITO PARI alle IMPOSTE VERSATE
nello STATO della FONTE, senza alcuna limitazione; se il CREDITO D'IMPOSTA è RIMBORSABILE, lo STATO della RESIDENZA
rischisa di rimborsare una QUOTA D'IMPOSTA che è stata RISCOSSA dallo STATO della FONTE.
2. LIMITATO o ORDINARIO: la DETRAZIONE è concessa in MISURA PARI alla QUOTA D'IMPOSTA dovuta, nello STATO di
RESIDENZA, sul REDDITO PRODOTTO all'ESTERO.
I 2 TIPI di CREDITO D'IMPOSTA producono lo STESSO RISULTATO solo nel cas in cui le ALIQUOTE, previste nei 2 STATI, sono le
MEDESIME.
Se l'ORDINAMENTO dello STATO della FONTE prevede invece ALIQUOTE MAGGIORI di quelle APPLICATE nello STATO di RESDIENZA, la
DOPPIA IMPOSIZIONE, con il METODO del CREDITO D'IMPOSTA LIMITATO, è ELIMINATA solo PARZIALMENTE.

SISTEMA del CREDITO D'IMPOSTA: implica che il livello della TASSAZIONE nello STATO della FONTE influenza la TASSAZIONE nello
STATO della RESIDENZA.
Una RIDUZIONE di IMPOSTA nello STATO della FONTE NON determina alcun beneficio per il CONTRIBUENTE, perchè si riduce specularmente
il CREDITO D'IMPOSTA nello STATO della RESIDENZA; questo vanifica le AGEVOLAZIONI che lo STATO della FONTE concede agli
INVESTITORI ESTERI; a ciò lo STATO della RESIDENZA può rimediare concedendo un CREDITO D'IMPOSTA avulso dal livello effettivo di
tassazione nello STATO della FONTE=CREDITO D'IMPOSTA FIGURATIVO.

11.PROCEDURE AMICHEVOLI E ARBITRATO.


TRANSFER PRICE: le AMMINISTRAZIONI FISCALI NAZIONALI possono RETTIFICARE il TRANSFER PRICE delle TRANSAZIONI tra
IMPRESE ASSOCIATE, LOCALIZZATE in STATI DIVERSI.
Può essere fonte di DOPPIA IMPOSIZIONE ECONOMICA.
ART.9 MOD.OCSE: prevede che quando uno STATO CONTRAENTE RETTIFICA il PREZZO di TRASFERIMENTO di na TRANSAZIONE
INFRAGRUPPO, l'ALTRO STATO deve operare un CORRISPONDENTE AGGIUSTAMENTO.
Il CONTRIBUENTE NON ha DIRITTO a tale AGGIUSTAMENTO, che è affidato alla DISCREZIONALITA' delle SINGOLE AMM.FISCALI.

PROCEDURA AMICHEVOLE: può essere attivata tra i 2 STATI; il CONTRIBUENTE può chiedere che la DOPPIA IMPOSIZIONE sia
ELIMINATA mediante una AMICHEVOLE COMPOSIZIONE fra le competenti AUTORITA' degli STATI CONTRAENTI.
È uno STRUMENTO di TIPO AMMINISTRATIVO (ART.25 MOD.OCSE), per consentire alle AUTORITA' COMPETENTI dei 2 STATI
CONTRAENTI di RISOLVERE i PROBLEMI APPLICATIVI delle CONVENZIONI, fra cui quelli relativi ai PREZZI di TRASFERIMENTO.
La norma NON vincola le amministrazioni degli Stati contraenti ad avviare la procedura amichevole, nè obbliga a raggiungere una soluzione.

CONVENZIONE DI BRUXELLES: CONVENZIONE emanata in ambito UE, in applicazione dell'ART.220 T.CE., con lo SCOPO di ELIMINARE
la DOPPIA IMPOSIZIONE INTERNAZIONALE che può verificarsi in caso di RETTIFICA degli UTILI di IMPRESE ASSOCIATE, appartenenti a
STATI MEMBRI DIVERSI.
SCOPO della CONVENZIONE: è quello di evitare le DOPPIE IMPOSIZIONI che si verificano a carico dei GRUPPI MULTINAZIONALI quando a
seguito di un accertamento fondato sulla RETTIFICA dei PREZZI di TRASFERIMENTO da parte dell'Amm.finanziaria di uno Stato,
l'Amm.finanziaria dell'altro NON riconosce una corrispondente RIDUZIONE dell'IMPONIBILE all'IMPRESA ASSOCIATA.
Le AUTORITA' FISCALI dei 2 STATI MEMBRI interessati possono a tal fine avviare tra loro una PROCEDURA AMICHEVOLE; se al TERMINE
della procedura le autorità competenti NON raggiungono un ACCORDO, si avvierà una PROCEDURA ARBITRALE.

RIMEDIO ARBITRALE: se entro 2 ANNI dalla DATA di PRESENTAZIONE del RICORSO da parte del CONTRIBUENTE, NON viene individuata
una SOLUZIONE che ELIMINI la DOPPIA IMPOSIZIONE, deve essere istituita una COMMISSIONE di ESPERTI, tenuta ad ESPRIMERE entro 6
MESI il proprio PARERE su come ELIMINARE la DOPPIA IMPOSIZIONE INTERNAZIONALE.
Nei SUCCESSIVI 6 MESI il PARERE assumerà EFFICACIA VINCOLANTE nei confronti delle AUTORITA' COMPETENTI dei 2 STATI
CONTRAENTI a condizione che esse NON abbiano nel frattempo risolto il PROBLEMA di DOPPIA IMPOSIZIONE.
Il ricorso alla PROCEDURA ARBITRALE è stato inserito in molte convenzioni recenti.

12.SCAMBIO DI INFORMAZIONI E VERIFICHE SIMULTANEE.


ART.26 MOD.OCSE: prevede lo SCAMBIO di INFORMAZIONI fra STATI CONTRAENTI, al fine della corretta applicazione della convenzione o
delle leggi interne riguardanti le IMPOSTE COPERTE dal trattato, purchè la LEGGE NAZIONALE NON sia contraria alle disposizioni della
convenzione.

SCAMBIO DI INFORMAZIONI: è previsto anche da NORME COMUNITARIE, sia in materia di IMPOSTE DIRETTE, che di IVA e ACCISE.
3 FORME di SCAMBIO di INFORMAZIONE:
1. SU RICHIESTA;
2. AUTOMATICA ;
3. SPONTANEA.

NORMATIVA COMUNITARIA: prevede che le AUTORITA' FISCALI possano accordarsi per consentire la PRESENZA, nel proprio Paese, di
FUNZIONARI dell'Amm.fiscale dell'altro Stato membro.
ORD.ITALIANO: prevede che per l'ACCERTAMENTO delle IMPOSTE sui REDDITI e dell'IVA, l'AMM.FINANZIARIA deve SCAMBIARE
INFORMAZIONI con le ALTRE AMM.e può autorizzare la PRESENZA nello STATO di FUNZIONARI delle amm.di altri Stati membri.
MOD.OCSE: prevede che possano essere effettuate VERIFICHE FISCALI SIMULTANEE da parte delle amm.fiscali degli Stati contraenti.
La VERIFICA è effettuata in MODO SIMULTANEO, ma ciascun gruppo di funzionari opera in MODO INDIPENDENTE.