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CRITICA MUSICALE SU ALCUNE ESECUZIONI DEL BRANO "UNA

LIMOSNITA POR EL AMOR DE DIOS" DI AGUSTINE BARRIOS

CENNI SULL'AUTORE
Agustine Barrios nasce in Paraguay nel 1885 quinto di sette figli da padre argentino e madre
autoctona. Fin da bambino evidenzia una spiccata sensibilità artistica grazie anche all'ambiente
culturale che lo circonda fatto di spettacoli teatrali, stagioni musicali e dallo studio della chitarra col
suo maestro Gustavo Escalada. Il suo debutto concertistico avviene nel 1903 ma è solo quattro anni
dopo che la sua fama di insegnante di chitarra e virtuoso si diffonde per tutta la capitale
paraguayana. Compone ed esegue i suoi pezzi nelle serenate e nei concerti e fu uno dei primi
pionieri della nascente discografia producendo 31 registrazioni per un totale di 62 dischi a 78 giri.
La realtà paraguayana comincia a stargli stretta cosi nel 1910 si trasferisce a Buenos Aires
intraprendendo l'attività di accompagnatore di film muti e intrattenitore nei caffè e nei salotti. Il
Brasile diventerà il cuore delle sue peregrinazioni che caratterizzeranno l'intera sua vita
attribuendogli l'appellativo di "chitarrista viandante", questo periodo sarà il più fecondo dal punto
di vista compositivo. Il 1930 segna una tappa importante della sua vita: abbandona i panni borghesi
per quelli piumati e fioriti del "cacique" cantore della foresta verde, indossando ai suoi concerti
sfarzosi costumi richiamando la cultura persa dei nativi indigeni. Nel 1934 inizia la sua tournée
fallimentare in Europa, causa anche il clima bellico di quegli anni; tornato in Sud America finirà la
sua vita tra insegnamenti e concerti nel 1944. Il chitarrista non frequentò mai il conservatorio
nonostante ciò, la sua produzione ha un sapore ricercato e una tecnica compositiva proporzionata e
variegata. Una delle sue caratteristiche peculiari è l'aver utilizzato chitarre con corde in metallo.

"EL ULTIMO TREMOLO"


Secondo la tradizione, questo fu l'ultimo brano scritto da Barrios prima della sua dipartita. La
caratteristica saliente che lo contraddistingue è l'uso di una delle tecniche chitarristiche già
collaudate: il tremolo. Si tratta di pizzicare la stessa corda in rapida successione usando anulare
medio e indice. Ciò produce un effetto simile alle pennate veloci tipiche della mandola o del
mandolino garantendo un effetto spettacolare in chi ascolta. Al pollice è affidato invece l'arpeggio
dei bassi e la ritmica generale.
Il brano è in 3/4 e a livello strutturale è composto da due cellule figurative che si ripetono per tutto
lo svolgimento. Si tratta delle sestine di crome e le coppie di quartine di biscrome, tale modello è
variato solo nella parte introduttiva del brano dove compaiono invece solo le crome. Secondo una
legenda, la ritmica delle 16 crome iniziali fu inserita dall'autore perché, mentre stava scrivendo il
pezzo, un'anziana signora che chiedeva l'elemosina bussò alla sua porta con quella cadenza. Non a
caso il titolo "Una limosnita por el amor de Dios" tramutato poi in "El ultimo tremolo" faceva
riferimento proprio all'episodio descritto poc'anzi.
Armonicamente parlando, possiamo individuare due sezioni: la prima parte in tonalità di Mi
minore, e la seconda in Mi maggiore. Interessante notare come non si passi alla relativa maggiore
bensì alla parallela. ???Questa soluzione non è nemmeno il primo episodio, non a caso ritroviamo lo
stesso espediente in tanti altri brani di autori antecedenti che del tremolo hanno voluto sfruttare le
potenzialità ( cfr. Recuerdos de la Alhambra).
All'interno della sezione minore Barrios, grazie alla sua maestria, non si limita a ruotare intorno al
mi minore centro di riposo ma procede con modulazioni e rivolti degli accordi che conferiscono
dinamicità a tutto il pezzo. Vorrei mettere in evidenza la modulazione momentanea al Si minore che
coincide con uno dei due momenti di grande pathos. L'altro meno intenso del primo, può essere
individuato sull'arpeggio del Re maggiore che ci porta a un ritardo di quarta sul Sol maggiore
( siamo a battuta 31).
Le interpretazioni che ho deciso di analizzare sono di chitarristi molto famosi e alcune new entry;
stilerò una personalissima graduatoria in base a coloro i quali a mio avviso hanno saputo esprimere
al meglio la grandezza del brano. Nel dettaglio andrò a trattare alcuni aspetti salienti che
riguarderanno il timbro, la tecnica, l'interpretazione e le scelte stilistiche.

6) PEPE ROMERO

Classificata purtroppo all'ultimo posto la versione del chitarrista spagnolo in quanto sembra più che
un'interpretazione ricca di passione un chiaro manifesto della sua capacità tecnica. Tutto il brano è
suonato a una velocità superiore rispetto all'indicazione dell'autore (è un andantino infatti), qui ci
troviamo di fronte a circa 90 bps di metronomo e il tremolo stesso risulta essere non troppo lineare e
a tratti sembra "staccato" rispetto all'arpeggio fatto con il pollice. Non ho evidenziato durante
l'esecuzione nessun respiro, né un rallentato, neppure quando si passa dalla prima parte in tonalità
minore alla seconda in maggiore dove a ragione il senso comune suggerisce almeno una breve
pausa.
Il timbro di Pepe Romero è molto curato, ha un buon suono mutuato da una solida base che negli
anni ha acquisito e il suo strumento ha una potenza sonora rilevante, sia nel registro degli alti che in
quello dei bassi. Le voci sono chiare e distinte e solo la bellezza del brano sopperisce alla mancanza
di sfumature dell'esecutore.
Una scelta stilistica che disapprovo sotto ogni punto di vista è la sostituzione di nota che troviamo a
battuta 27, nella partitura originale infatti troviamo un Fa bequadro, Romero invece contro ogni
aspettativa di buon gusto predilige il Fa# creando un'armonia che a mio avviso, poco si adatta con il
contesto.

5) JOHN WILLIAMS

Williams è un acclamato chitarrista australiano che negli anni ha ricevuto numerosi consensi di
pubblico e critica per le sue abilità sia di esecutore, sia di arrangiatore compositore (si pensi al
celebre brano "Cavatina"del film il Cacciatore). L'esecuzione che ho preso in esame è quella del
1979 per la BBC dove abbiamo un giovanissimo Williams alle prese con l'opera di Barrios.
Si evince già dalle prime note che il chitarrista ha un gusto molto raffinato fatto di sfumature e toni
pacati. Non abbiamo più come in Romero il brutale manifesto di un'ottima tecnica e di un volume
spropositato; Williams riesce sapientemente a dosare le potenzialità del suo strumento partendo con
un mezzo forte iniziale a cui intervalla attimi di crescendo e diminuendo senza però dimenticare la
tecnica strumentale.
Il timbro è caldo e avvolgente e da notare gli spostamenti della mano destra tra tastiera e ponte
generando cambi tonali in punti strategici. Un esempio di ciò lo troviamo nel rilancio della prima
parte, battuta 18. L'improvviso inasprimento dei cantini danno maggiore risalto alla successiva
battuta in dodicesima posizione con un canto toccante. Scelta meno apprezzata invece l'uso degli
stoppati al basso a battuta 47.
Nonostante Williams sia un ottimo interprete non apprezzo la poca pulizia, non di rado infatti si
rasenta quasi l'errore, oppure una nota presa non proprio a dovere o ancora un suono che decade
prima di quanto dovrebbe perché magari è stato involontariamente sfiorato.
4) ANA VIDOVIC

Se fino alla metà del secolo scorso la chitarra rimaneva una prerogativa quasi del tutto maschile, dal
dopoguerra in poi il panorama musicale chitarristico si apre a figure femminili fino ad arrivare ai
nostri giorni dove possiamo trovare nomi importanti e affermati. E' il caso di Ana Vidovic la cui
capacità tecnica unita ad un animo squisitamente musicale le ha fatto raggiungere grandi mete.
La chitarrista croata vanta infatti numerose vittorie in concorsi di prestigio come il "Fernando Sor"
a Roma e il "Francisco Tarrega" in Spagna ed è stata allieva di un nome importante della scena
chitarristica come Manuel Barrueco.
La sua versione del brano preso in esame è molto particolare perché la Vidovic esegue la tecnica del
tremolo usando solamente indice e medio, il risultato è pressoché identico anche se a mio avviso è
molto meno gestibile e più faticoso.
Tutta la sua interpretazione è basata sui giochi di colore riuscendo a trasmettere in alcuni punti
effetti molto suggestivi. I fraseggi sono ben calibrati e l'esecutrice predilige sempre i toni misurati.
Il suo tocco non è mai eccessivo e la melodia risulta un amabile canto legato anche se a volte capita
che le note del tremolo hanno un volume poco presente.
In generale trovo questa esecuzione buona, non apprezzo particolarmente alcune scelte su dei ritardi
e i troppi giochi di volume che rendono l'ascolto quasi a "singhiozzo". Al contrario invece l'enfasi
posta su uno dei momenti di pathos maggiori del brano rendono bene l'idea e creano un'antitesi
evidente con la parte successiva dai toni sommessi.
Come in Romero, anche la Vidovic prende una licenza e decide di apportare una modifica ad una
nota. Rispetto al chitarrista spagnolo però la cosa è meno evidente infatti il contesto sonoro è
diverso: siamo a battuta 33 e il Sol originale al basso viene sostituito da un Fa#, una scelta
personale che non condivido in quanto usando il Sol come era scritto, si crea un ritardo di quarta
con il cantino generando uno dei momenti musicali più belli di tutto il brano.
3) KYUHEE PARK

Fino a 20 anni fa era molto difficile avere a portata di mano delle esecuzioni di chitarristi, a meno
che questi non fossero stati pluri-blasonati e anche in questo caso il materiale circolante era quasi
una reliquia. Tra i meriti della diffusione di massa di internet e della globalizzazione, ora abbiamo
accesso ad archivi immensi. E' il caso di questa ragazza coreana che si avvicina alla chitarra a 3
anni per non abbandonarla più, ottenendo prestigiosi premi e riconoscimenti.
L'esecuzione del brano è pulita, le note sono centellinate e chiarissime, cosi come il canto è
equilibrato. Molto interessanti sono i colori, non eccessivi né ridotti all'osso, sono giusti e denota un
buon gusto. La parte in maggiore forse è un po' pacata rispetto alla prima, sarebbe stato più incisivo
accompagnare lo svolgimento di questa sezione con toni brillanti in concomitanza con l'ariosità che
la tonalità stessa conferisce a questo slancio finale.
Il timbro della Park è buono, il suo strumento con tavola armonica in cedro conferisce rotondità ai
bassi e chiarezza ai cantini su tutte le posizioni. La chitarrista è dotata di un'ottima tecnica
coadiuvata da una mano snella e dita simili a piccoli aghi. Tutto il brano è molto legato, forse quasi
troppo accademico, ma estremamente sentito.
2) ANDREA DE VITIS

Se mi venisse chiesto di dare una definizione sonora di tremolo senza ombra di dubbio consiglierei
l'ascolto dell'esecuzione di Andrea De vitis. Classe 1985, romano, questo ragazzo si sta facendo
strada a passi da gigante tra il firmamento dei chitarristi moderni più apprezzati e talentuosi. La
versione che ci presenta del brano ha un'intensità tale che non è stata collocata in prima posizione
solo per un dettaglio che spiegherò in seguito.

Tutto il comparto della mano destra è impeccabile, il tremolo ha una vigorosità e cantabilità
superiore a tutti gli altri interpreti qui analizzati. Alcune parti poi tecnicamente difficili da legare
vengono qui affrontate con una disinvoltura e bravura tali che il risultato è unico. Apprezzo
moltissimo alcuni passaggi in cui per creare il legato l'interprete usa un piccolissimo glissato che
sottolinea l'intensità emotiva di quella particolare battuta con maggior enfasi. Non c'è nessuna
esitazione nella sua esecuzione o "sbavatura", le note sono quelle così come deve essere.
Il timbro di De vitis è unico, forte ma allo stesso tempo caldo e suadente, il suo strumento ha una
sonorità ampia e delicata. Il fraseggio è ben strutturato, cosi come l'interpretazione. Proprio su
questa però ho deciso di non assegnargli la prima posizione. I momenti di respiro sono troppo
lunghi, così come in alcuni punti mal si adattano al contesto, anche i ritardi vengono usati non
proprio sapientemente.
1) DAVID RUSSEL

Chitarrista scozzese pluridecorato per la tecnica sopraffina e vincitore di prestigiosi riconoscimenti


quali il premio chitarristico "Julian Bream" e quello "Andres Segovia". La sua musicalità e la sua
tecnica chitarristica lo hanno portato ai massimi livelli nel panorama mondiale della seconda metà
del 900. L'interpretazione di Russel è calibrata, egli stesso da profondo conoscitore delle
potenzialità del suo strumento e della sua mano riesce a creare giochi di volume impareggiabili. La
chitarra diventa strumento emotivo, i passaggi più coinvolgenti del brano vengono evidenziati da
cambi timbrici (soprattutto verso la tastiera) o da rallentati o accellerati sapientemente usati. Il
fraseggio è ampio, legato e misurato, Russel ci concede un pò alla volta tutta una serie di sfumature
e interventi stilistici che ci accompagnano fino alla fine. Si pensi ad esempio ad alcuni bassi vibrati
e le esitazioni su alcuni bicordi.
Il timbro è ottimo, adeguato al pezzo, caldo e potente allo stesso tempo merito anche di uno
strumento di pregiata liuteria che offre una mescola sonora equilibrata.
Ho voluto classificare al primo posto la versione di Russel perché a mio avviso l'interprete ha
saputo meglio di chiunque altro sintetizzare il pathos del brano con interventi esecutivi mirati e
oculati, senza esasperazioni inutili, qui è la musica che parla tramite la chitarra, ci racconta una
storia, e nel farlo non usa orpelli o sovrastrutture, ma è essenziale ed incisiva.
PER CONCLUDERE
Nonostante abbia tentato di stilare questa graduatoria, vorrei dire che apprezzo di ogni esecuzione
un aspetto. Sarebbe impossibile prendere come modello assoluto l'interpretazione di David Russel
per esempio.
Se le analizzassi da un punto di vista strettamente tecnico premierei De Vitis, o da un punto di vista
interpretativo meno intraprendente Khyuee Park, cosi come la Vidovic per alcune soluzioni
stilistiche. Sta di fatto però che la bellezza della musica è anche la sua varietà, l'essere fuori dagli
schemi e il vincitore assoluto in questo frangente è uno solo: Agustine Barrios.

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Ci sono buone osservazioni; manca la comparazione diretta su di uno stesso brano, su identici aspetti stilistici e
timbrici o su parametri oggettivi comuni.
La conclusione è modesta e frettolosa.
Ho corretto punteggiatura e accentazione;
punteggiatura: Mai mettere spazi prima della punteggiatura; metti sempre uno spazio dopo.

Perché e non perchè


sé e non sé o se
né e non né