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OPINIONI•TUTELA DEI DIRITTI

Riconoscimento del trust

Il trust internazionale
ed il trust interno: compatibilità
con l’ordinamento giuridico italiano
di FRANCESCO GALLUZZO

L’autore analizza la posizione della dottrina e della giurisprudenza sulla riconoscibilità nel nostro
ordinamento del trust internazionale e del trust interno alla luce di un recente e interessante caso deciso
dal Tribunale di Pisa.

La XV Convenzione de l’Aja ture e conseguendo i medesimi effetti giuridici che po-


come normativa internazionalprivatistica trebbero conseguire in patria» (5).
Nell’ultimo lustro l’esperienza giuridica italiana ha visto Pare sostanzialmente pacifico, dunque, che a seguito del-
sempre più spesso Tribunali di primo grado chiamati a la ratifica della Convenzione, anche nel nostro ordina-
giudicare in merito alla figura del trust. Uno dei più re- mento possano essere riconosciuti i trust internazionali,
centi e interessanti casi è dato dall’ordinanza del Tribu- ossia i trusts i cui elementi di fattispecie siano connessi ad
nale di Pisa del 22 dicembre 2001 (1), concernente la fi- ordinamenti in cui il trust sia regolato (6).
gura del trust c.d. interno, e cioè di un trust «posto in es-
sere da una cittadina italiana residente in Italia, che ha
Note:
incaricato ed impegnato se stessa a gestire in Italia un
trust avente ad oggetto un bene immobile sito in Italia (1) Pubblicata su Notariato, 2002, 383-390 con commento di M. Lupoi.
conservato nella proprietà di lei medesima, ma destina- (2) Si ricordano, ad esempio, Trib. Oristano 15 marzo 1956, in Foro it.,
1956, I, 1929 ss. e Trib. Casale Monferrato 13 aprile 1984, in Giur. it.,
to al soddisfacimento delle esigenze del fratello di lei, a 1986, I, 574 ss. Nella prima sentenza si affermava che «Se si volessero at-
sua volta cittadino italiano residente in Italia. Per di- tribuire al trust tutti gli effetti che esso produce nell’ordinamento inglese
chiarazione espressa della disponente (punto 8 dell’atto: indubbiamente si violerebbero fondamentali principi di ordine pubblico
“Legge regolatrice del trust”): “Il trust è regolato dalla leg- dell’ordinamento giuridico italiano». Il secondo caso riguardava un trust
testamentario costituito in Gran Bretagna, secondo le norme dell’ordi-
ge inglese». namento inglese ed idoneo a produrre effetti anche nell’ordinamento ita-
Prima del 1989, la giurisprudenza aveva in più occasioni liano. In particolare, la de cuius aveva costituito un executory trust al fine
negato la riconoscibilità del trust internazionale nel no- di incaricare il trustee della vendita di beni immobili siti in Italia, e del tra-
stro ordinamento (2), essendo detto istituto sconosciu- sferimento del ricavato della vendita ai figli minori, beneficiary del nego-
zio. Il trustee aveva richiesto in sede di volontaria giurisdizione di essere
to al diritto italiano. Solo con la XV Convenzione de autorizzato alla alienazione dei beni stessi (ai sensi del combinato dispo-
l’Aja del 1° luglio 1985, ratificata dall’Italia con legge 16 sto degli artt. 703 c.c. e 747 c.p.c.). Il tribunale, tuttavia, ritenendo i be-
ottobre 1989 n. 364, è stata prevista pure per i Paesi non- ni in trust non più beni ereditari ma beni in piena proprietà del trustee, si
trust la facoltà di riconoscere i trust internazionali. dichiarò incompetente ad accordare detta autorizzazione.
Obiettivo principale della Convenzione, infatti, è, in pri- (3) Cfr. Gambaro, Giardina, Ponzanelli, La Convenzione de l’Aja sulla leg-
ge applicabile ai trusts ed al loro riconoscimento, in Nuove leggi civ. comm.,
mis, la puntuale previsione delle ipotesi in cui ricorre per 1993, 1213. Cfr. anche G. Cesaro, Il trust: quale disciplina, in I Contratti,
gli Stati aderenti detta facoltà di riconoscimento del tru- 1998, 620.
st, e, in secondo luogo, la definizione dei criteri per la de- (4) Cfr., fra gli altri, M. Lupoi, Riflessioni comparatistiche sui trusts, in Eu-
terminazione della legge applicabile al negozio di trust ri- ropa e dir. priv., 1998, 425 ss.; G. Broggini, Trust e fiducia nel diritto interna-
conosciuto (3). Considerati tali due presupposti, ampia zionale privato, in Europa e dir priv., 1998, 399 ss.; R. Luzzatto, “Legge ap-
parte della dottrina ha qualificato il testo convenzionale plicabile” e “riconoscimento” di trusts secondo la Convenzione de l’Aja del 1°
luglio 1985, in Riv. dir, internaz. priv. proc., 1999, 5 ss.
come normativa di carattere internazional-privatistico
(4). In tal senso, anche chi ha contribuito alla stesura del (5) Cfr. A. Gambaro, Trusts, diritti reali e trascrizione, scaricabile dal sito
www.il-trust-in-Italia.it.
testo della Convenzione ha evidenziato che il fine che
(6) Cfr., fra tanti, Gambaro, Giardina, Ponzanelli, La Convenzione de l’Aja
ha animato l’intero progetto convenzionale era quello di sulla legge applicabile ai trusts ed al loro riconoscimento, in Nuove leggi civ.
permettere che i «trusts possano operare in tutti i Paesi comm., 1993, 1213; M Lupoi, Trusts, 2001, Milano, 411-441, Morello,
membri della Conferenza senza alterare le proprie strut- (segue)

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Risulta tuttavia interessante analizzare alcune delle te- mentari, a cura di Alpa e Zatti, Padova 1999; M. Lupoi, Il trust nell’ordina-
mento giuridico italiano dopo la Convenzione de l’Aja del 10 luglio 1985, in Vi-
matiche di maggior rilievo che parte della dottrina ha ta not., 1992, 966 ss. Tuttavia, contra, esprimendo forti perplessità in me-
identificato quali elementi ostativi alla riconoscibilità rito, F. Gazzoni, Tentativo dell’impossibile (osservazioni di un giurista “ non vi-
del trust internazionale nel nostro ordinamento. vente” su trust e trascrizione), in Rivista del notariato, LV, 2001, 36 ss..
(7) Cfr. D. Minussi, La causa, Napoli, 2002 opera multimediale, pagina
Il trust internazionale “Il negozio fiduciario”.
e la responsabilità patrimoniale (8) Dalla lettura del codice e della legislazione speciale appare infatti evi-
L’ordinanza del Tribunale di Pisa del 22 dicembre 2001 dente che il legislatore abbia in alcune ipotesi previsto chiare ed esplicite
sottolinea come gran parte degli argomenti utilizzati dal deroghe a detto principio cardine. Uno degli esempi di maggior pregnan-
za è dato dal fondo patrimoniale, introdotto dal legislatore con la riforma
resistente al fine di negare la riconoscibilità del trust in- codicistica delle norme regolanti il diritto di famiglia nel 1975. Attraver-
ternazionale sarebbero dati dalla sua potenziale lesività so la costituzione di un fondo patrimoniale si crea un vero e proprio pa-
dei «principi tradizionali sanciti in tema di responsabilità trimonio di destinazione, finalizzato al soddisfacimento dei bisogni della
famiglia: esso costituisce un patrimonio separato, sfuggente alla regola
patrimoniale, primo fra tutti quello dell’art. 2740 c.c.». imposta dall’art. 2740 c.c: i creditori personali dei coniugi non potranno,
Parte della dottrina afferma che qualora fosse possibile as- infatti, soddisfare i loro crediti sui beni costituenti il fondo, salvo l’unico
segnare fiduciariamente ad un soggetto un patrimonio caso in cui il debito sia stato contratto al fine di soddisfare un interesse
con un vincolo di destinazione ad efficacia reale, in mo- della famiglia, come disposto dall’art. 170 c.c. . Ancora va ricordata, nel-
lo stesso senso, la norma introdotta dal d. lgs. 3 marzo 1993, n. 88 in at-
do da impedire l’aggressione dei beni assegnati da parte tuazione della XII direttiva CEE del 21 dicembre 1989, n. 89/667, in te-
dei creditori dello stesso, risulterebbe violato il principio ma di società a responsabilità limitata a socio unico. Con tale legge è sta-
portato dall’art. 2740 c.c. (7). Come noto, infatti, l’art. ta introdotta nel nostro ordinamento una fattispecie che legittima un
2740 dispone che: «Il debitore risponde dell’adempimen- soggetto ad isolare parte del proprio patrimonio con atto unilaterale, con-
ferendolo a società a responsabilità limitata. In seguito all’atto di conferi-
to delle obbligazioni con tutti i suoi beni presenti e futu- mento unilaterale, i creditori personali di detto socio unico non potran-
ri. Le limitazioni della responsabilità non sono ammesse no, per la soddisfazione dei crediti concessi al socio, esecutare i beni con-
se non nei casi stabiliti dalla legge.» Dal portato dell’arti- feriti dallo stesso alla società. È dunque evidente che il d. lgs. 3 marzo
colo si desume che la responsabilità patrimoniale generi- 1993, n. 88 abbia introdotto nell’ordinamento una deroga all’art. 2740
c.c., prevedendo la possibilità che un soggetto possa isolare parte dei pro-
ca è derogabile nei soli casi esplicitamente previsti dal le- pri beni in patrimonio separato (Cfr. A. Palazzo Successione, trust e fiducia,
gislatore (8). Ampia parte della dottrina (9) ha, in que- in Vita not., 1998, 777) sottraendoli alla garanzia generica che i creditori
st’ottica, sottolineato come la Convenzione, non costi- particolari del conferente trovano generalmente nel patrimonio dello
tuendo una normativa di diritto sostanziale interno, non stesso ai sensi, appunto, dell’art. 2740 c.c..
Una ulteriore ipotesi di separazione patrimoniale e in deroga all’art. 2740
parrebbe idonea ad introdurre un’ipotesi di patrimonio c.c. è data dall’art. 22 del d. lgs. 24 febbraio 1998 n. 58, intitolato «Testo
separato ulteriore rispetto a quelle disposte dal codice ci- Unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria». L’art.
vile. I sostenitori di tale indirizzo, sottolineano, dunque, 22 del Testo Unico, infatti, afferma che il patrimonio conferito in gestio-
ne dai singoli costituisce «patrimonio distinto a tutti gli effetti da quello
come, a loro avviso, non sia possibile condividere le af- dell’intermediario e da quello degli altri clienti. Sul tale patrimonio non
fermazioni di chi sostiene che «il principio di separazione sono ammesse azioni dei creditori dell’intermediario o nell’interesse degli
dei patrimoni sia liberamente perseguibile, ad onta della stessi». La lettera della norma evidenzia inequivocabilmente detta sepa-
riserva di legge posta dall’articolo 2740» (10). Si osserva, razione. (Cfr. P. Piccoli I trusts e figure affini in diritto civile. Analogie e diffe-
renze, in Vita not., 1998, n. 2 789).
ancora, che la separazione dal patrimonio del trustee dei Si ricorda, infine, la recentissima l.23 novembre 2001 n. 410 che intro-
beni attribuiti in trust non possa essere ottenuta con un durrebbe una ulteriore ipotesi di patrimonio separato: Cfr. F. Steidl in
atto di autonomia privata, essendo «fin troppo evidenti Trascrizione di atti attributivi di beni immobili ad un trust, scaricabile dal sito
gli indici che la legge fornisce nel senso che la separazio- www.il-trust-in-Italia.it, in cui si afferma che l’art. 2 comma 2 della legge
suddetta, regolatrice delle società di cartolarizzazione c.d. veicolo, dispo-
ne è realizzabile solo dalla legge» (11). ne che «i beni così individuati nonché ogni altro diritto acquisito nel-
La stessa ordinanza del Tribunale di Pisa, in tema di sepa- l’ambito dell’operazione di cartolarizzazione della società […] costituisco-
razione patrimoniale, evidenzia le difficoltà di coordina- no patrimonio separato a tutti gli effetti».
mento del trust con l’ordinamento italiano: «[…] In effet- (9) Cfr., fra gli altri, S. Mazzamuto, Il trust nell’ordinamento italiano dopo la
ti sono palesi le difficoltà di coordinamento e di armoniz- Convenzione de l’Aja, in Vita not., 1998, 1323 ss.; Cfr. F. V. Pesiri in L’ap-
zazione con parecchie norme di legge italiane, se si consi- plicazione dei trust in Italia, in Rass. dir. civ. 1997, 455 ss.
dera che, secondo lo schema più diffuso nei Paesi che re- (10) Cfr. F. Gazzoni che critica la posizione di Lupoi, in Manuale di diritto
golano l’istituto, modellato sulla elaborazione anglosasso- privato, 2001, Napoli, 959.
ne nella specie esplicitamente richiamata, con la imposi- (11) Cfr. Castronovo, Trust e diritto civile italiano, in Vita not., 1998, 1327-
zione del vincolo del Trust i beni divengono, con riferi- 1329.
mento alla persona del loro titolare: insequestrabili, sot- (12) G. Broggini, in Trust e fiducia nel diritto internazionale privato, cit.,
tratti a pignoramento e fallimento; insensibili al regime 415, si è occupato di vagliare la compatibilità dell’art. 2740 c.c. oltre che
con il trust internazionale, in particolar modo con il trust c.d. interno. Ha
matrimoniale e successorio (art. 11 Conv.) […]» (12). affermato, a riguardo, che nel caso di trust localizzato prevalentemente in
Italia prevarranno le norme imperative del diritto interno «anche perché
Note: una Convenzione sulla legge applicabile non può modificare il diritto so-
stanziale italiano, non può introdurre un’altra ipotesi di patrimonio sepa-
(segue nota 6) rato, in deroga all’articolo 2740 c.c.».
Arrigo, Capanna, Marè, Convenzione de l’Aja sulla legge applicabile ai trust Sempre in tal senso si pone la decisione del Tribunale di Santa Maria
ed al loro riconoscimento, in Commentario breve al codice civile. Leggi comple- (segue)

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Tuttavia la soluzione accolta dall’ordinanza del Tribuna- del trustee di accedere alle forme di pubblicità esistenti
le di Pisa pare favorevole al riconoscimento, afferman- nel nostro ordinamento, apparendo infatti forzato, se-
dosi che «la separazione […] dei beni dal patrimonio del condo i giudici, negare, come alcuni esponenti della dot-
titolare è dato caratteristico e qualificante di ogni trust sì trina hanno fatto, che l’art. 12 della Convenzione di-
che l’articolo 2740 […] impedirebbe l’esistenza giuridica
per il nostro ordinamento di qualsiasi trust, mentre c’è la Note:
legge di ratifica che sancisce il contrario». Si sostiene, in (segue nota 12)
altri termini, che, qualora il principio posto dall’art.
Capua Vetere del 14 luglio 1999, in Trust e attività fiduciarie 2000, 251,
2740 c.c. dovesse porsi come preclusivo per la figura del che ha rigettato il reclamo proposto contro il Conservatore dei registri
trust, detta considerazione finirebbe per privare di effica- immobiliari, il quale si rifiutava di trascrivere un trust c.d. interno, affer-
cia la stessa legge di ratifica, che ha al contrario sancito mando che «non sono riconoscibili i trust puramente domestici, privi di
la riconoscibilità del trust nell’ordinamento italiano. elementi di estraneità: costituiti in Italia, da cittadini italiani e che ab-
biano ivi i loro elementi soggettivi ed oggettivi solo sulla base del pre-
Qualora, invece, si giungesse a ritenere l’articolo del co- supposto che richiamino, ai fini della regolamentazione, la legge di un
dice derogato dagli artt. 2 e 11 della Convenzione, tale ordinamento che riconosca l’istituto; che, a voler diversamente ragiona-
considerazione dovrebbe indurre a ritenere il trust come re, la formazione di un trust retto da legge straniera, quando tutti gli ele-
menti della fattispecie si riferiscono all’ordinamento italiano, potrebbe
vera e propria eccezione, legalmente autorizzata, all’art. rappresentare un abuso della regola normativa che permette la scelta
2740 c.c. (13). della legge applicabile, abuso che potrebbe portare alla deroga di dispo-
Peraltro, in tal senso, è stato dimostrato che «se la riser- sizioni imperative del diritto italiano, in particolare a quella prevista dal-
va di legge in ordine alla costituzione di patrimoni sepa- l’articolo 2740 c.c.».
rati viene fondata sulla necessità di tutelare l’intereresse (13) In una sentenza del Tribunale di Lucca del 23 settembre 1997, pub-
dei creditori, è pur sempre decisiva la volontà del domi- blicata in Foro it., 1998, I, 2007 con nota di E. Brunetti, ricorrono le me-
desime considerazioni: il tribunale afferma che «La separazione o, come
nus […], per cui sembrerebbe che le ragioni dei creditori si dice più spesso e anche nell’atto in esame, la “segregazione” dei beni dal
ricevano effettiva protezione più dal sistema revocatorio patrimonio del loro titolare è dato caratteristico e qualificante di ogni tru-
che non dal divieto di costituire patrimoni separati in st, sicché l’art. 2740 e le altre norme invocate precluderebbero l’esistenza
virtù della sola autonomia privata» (14). giuridica per il nostro ordinamento di qualsiasi trust, mentre c’è la legge
di ratifica che sancisce il contrario»
Viste queste ultime considerazioni, le perplessità in me-
(14) Cfr. A. Palazzo, in Pubblicità immobiliare ed opponibilità del trust in
rito all’ammissibilità del trust nel nostro ordinamento Trust e attività fiduciarie 2002, 338.
non devono farsi dipendere dall’idoneità dello stesso a
(15) Cfr. M. D’Errico in Trust convenzionale in Quaderni del Notariato, n.
produrre una separazione patrimoniale non espressa- 7, 2002, cit., il quale propone una chiave di lettura volta a sostenere l’am-
mente disposta dal legislatore (15), ma, come infra espo- missibilità del trust senza dover necessariamente passare per ipotesi di vio-
sto, da motivi più strettamente connessi alla struttura ti- lazione del principio previsto dall’art. 2740 c.c. ed a tal fine afferma che
pica del negozio di trust, totalmente innovativa e difficil- «potrà ritenersi applicabile il principio della separazione dei beni del tru-
st dal patrimonio personale del trustee, purché la fattispecie di trust, con
mente sussumibile fra le categorie della nostra tradizione i suoi elementi e caratteristiche, sia stata preventivamente ricondotta ad
giuridica (16). una categoria giuridica compatibile con il nostro ordinamento, nella qua-
le la separazione patrimoniale è connaturale a quella determinata catego-
Il trust internazionale ria giuridica, ovvero dalla stessa deriva quale effetto specifico: si pensi ad
un inquadramento del trust nella categoria della soggettività di diritto o
e la tassatività della trascrizione dei patrimoni di destinazione. […] Ciò che rileva ai nostri fini è che en-
Un rilevante piano di discussione dell’ordinanza è dato trambe le categorie conducono alla separazione patrimoniale senza dero-
dalla pretesa sussistenza di un diritto del trustee a trascri- gare all’articolo 2740 c.c., che riserva alla legge e non all’autonomia pri-
vere il negozio costitutivo nei registi immobiliari. vata il potere di limitare la responsabilità patrimoniale del debitore.»
Pare pacifico che la trascrizione del vincolo alla libera di- (16) Lo studioso di diritto continentale, la cui forma mentis è improntata
a sistemi giuridici decisamente schematici e rigorosi, avverte evidenti dif-
sponibilità di un bene immobile gravato da trust rappre- ficoltà a classificare e analizzare detto istituto. Esso, infatti, affonda le pro-
senti lo strumento essenziale per opporre ai terzi la “se- prie radici e la propria origine negli ordinamenti di common law, privi del
gregazione” del bene e per garantire, dunque, la piena op- formalismo e dell’impostazione rigorosa e categorica che caratterizza i si-
ponibilità ed operatività del negozio. Detta opponibilità, stemi di civil law. È stato infatti osservato (Cfr. P. Piccoli, Possibilità opera-
tive del trust nell’ordinamento italiano. L’operatività del trustee dopo la Con-
infatti, rappresenta uno strumento idoneo a garantire un venzione de l’Aja, in Rivista del notariato, 1995, 40) che il trust, essendo pri-
traffico giuridico trasparente, ed a permettere ad ogni vo di una definizione univoca disposta per legge, non va considerato co-
eventuale acquirente di conoscere i vincoli eventual- me un istituto unico, scomponendosi esso in una serie innumerevole di
mente gravanti sul bene attribuito in trust (17). Richia- modelli applicativi, tutti idonei a integrarne gli elementi strutturali es-
senziali: più che del trust, dunque, sarebbe opportuno parlare di trusts, al
mandosi all’art. 12 della Convenzione, l’ordinanza evi- plurale, essendo tale istituto particolarmente flessibile ed elastico. Si ri-
denzia come ricorrerebbe a favore del trustee la «facoltà cordano, ad esempio, gli express trusts, costituiti volontariamente e com-
di richiedere la iscrizione nella sua qualità di trustee o in provati per iscritto, i private trusts, costituiti nell’interesse del beneficiario
qualsiasi altro modo che riveli l’esistenza del trust, alme- persona fisica, i charitable trusts costituiti per realizzare un fine specifico di
beneficenza, i constructive trusts, fondati su una decisione giudiziale. Per
no che ciò non sia vietato o sia incompatibile a norma una attenta analisi delle varie fattispecie di trust, Cfr. S. Mazzamuto in Il
della legislazione dello Stato nel quale la registrazione trust nell’ordinamento italiano dopo la Convenzione de l’Aja”, in Vita not.,
deve aver luogo». L’ordinanza procede sposando l’indi- 1998, 755.
rizzo dottrinario che afferma la sussistenza di un diritto (17) Cfr. Braun, Trusts interni, in Rivista di dir. civ, 2000, 578 - 590.

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sponga la previsione di una nuova fattispecie ammessa espressa senza la genericità di uno strumento multinazio-
alla trascrizione «nei limiti degli istituti presenti negli or- nale, è sostanzialmente corrispondente a quella dell’arti-
dinamenti interni». Non manca infatti chi afferma che, colo 12». Sebbene parrebbe pretestuoso negare la simi-
qualora prevalesse l’indirizzo di chi nega la trascrivibilità larità delle due fattispecie, pare opportuno osservare tut-
del trust nei registri immobiliari, si giungerebbe a vanifi- tavia che nel caso del fondo patrimoniale, ricorre una
care del tutto il valore della ratifica della XV Conven- chiara norma del codice civile, l’art. 2647 c.c., atta a san-
zione de l’Aja, che finirebbe per non poter esplicare al- cirne la trascrivibilità. Ciò, almeno secondo parte della
cun effetto certo ed opponibile nel nostro ordinamento dottrina, sebbene minoritaria, non è altrettanto vero per
(18): «in linea generale va pertanto richiamata la consi- le ipotesi di trust: non sussiste infatti per detto negozio al-
derazione pressoché unanimemente espressa dagli inter- cuna norma di diritto interno idonea ad autorizzare det-
preti, secondo la quale ove fossero individuati elementi ta trascrizione, né tantomeno parrebbe che le norme sul-
ostativi» alla trascrivibilità «verrebbe a cadere qualsiasi la trascrizione possano essere passibili di interpretazione
effetto al “riconoscimento” che lo Stato italiano ha ope- estensiva analogica (26).
rato dell’istituto con la sottoscrizione e successiva ratifi-
ca della Convenzione de l’Aja sopra richiamata atteso Note:
che in assenza di trascrizione il trust non potrebbe trova- (18) Cfr. P. Amati e P. Piccoli, Trascritto un immobile in “trust”, in Nota-
re alcuna applicazione in particolare: i beni non potreb- riato, 1999, 594
bero essere “intestati” al trustee, con quanto ne consegue (19) Cfr. Trib. Bologna 28 aprile 2000, in Notariato, 2001, 45-48.
in ordine ai poteri di autonoma gestione e disposizione (20) Pubblicata in Trust e attività fiduciarie, 2000, 372 ss..
dei beni oltreché di legittimazione attiva e passiva in (21) Cfr. A Gambaro in Notarella in tema di trascrizione degli acquisti immo-
giudizio, ma soprattutto non potrebbe trovare attuazione biliari del trustee ai sensi della XV Convenzione dell’Aja, in Riv. dir. civ., 2002,
poiché inopponibile ai terzi l’effetto della separazione 257-266, il quale afferma che la segregazione sarebbe «effetto diretto del-
dei beni in trust da quelli personali del trustee» (19). In la Convenzione e della legge di ratifica, e non già della formalità della tra-
scrizione». L’Autore pare sostenere insomma la tesi per cui la trascrizione
tal senso si ricorda anche l’ordinanza del 10 marzo 2000 non servirebbe a rendere efficace la separazione patrimoniale, la quale, al
del Tribunale di Chieti (20), secondo cui precludere la contrario, rappresenta un effetto naturale del negozio. La trascrizione, al
trascrizione dei trusts equivarrebbe a vanificare gli effetti contrario, servirebbe esclusivamente a rendere opponibile detta segrega-
della legge di ratifica (21). zione, producendo, dunque, effetti di pubblicità dichiarativa.
Una simile impostazione, tuttavia, parrebbe violare, se- (22) Passo tratto dal parere espresso dalla Direzione Compartimentale
condo alcuni, un principio che appariva pacifico, fino a del Territorio della Lombardia, in data 19 luglio 1994.
pochi anni orsono, per dottrina e giurisprudenza mag- (23) Come visto, infatti, l’art. 12 della Convenzione, non essendo dota-
gioritarie, e cioè la tassatività delle ipotesi di trascrizione to dalla forza di norma di diritto sostanziale interno, non parrebbe ido-
neo, secondo parte della dottrina, ad integrare l’art. 2643 c.c. che, come
previste dal codice civile: «come più volte affermato dal- visto, enumera in maniera tassativa le fattispecie trascrivibili nei registri
la giurisprudenza di legittimità e dalla più autorevole immobiliari. Cfr. F Gazzoni, Tentativo dell’impossibile (osservazioni di un
dottrina, l’elenco degli atti soggetti a trascrizione deve giurista “non vivente” su trust e trascrizione) in Rivista del notariato, LV,
2001, 17-8.
essere inteso tassativo e non indicativo, sicché ove una
legge speciale […] non ne preveda espressamente la tra- (24) Tuttavia detta tesi, come visto, pare contrastata da numerosi inter-
venti dottrinari e giurisprudenziali. Nella sentenza del Tribunale di Bolo-
scrizione, il trasferimento dei beni nel trust non si ritiene gna 28 aprile 2000, in Notariato 2001, 45-48, si afferma che «l’attuale ri-
trascrivibile» (22). Risultando, dunque, le ipotesi di tra- tenuta ammissibilità della trascrizione di istituti quali le obbligazioni
scrivibilità nei registi immobiliari limitate ai soli casi propter rem ovvero Convenzioni che impongono limiti di natura ammi-
espressamente previsti dal legislatore, e non sussistendo nistrativa, può senza dubbio rappresentare una frattura al principio di tas-
satività sopra richiamato». Allo stesso modo F. Steidl, Trascrizione di atti
alcuna norma di diritto sostanziale interno idonea a le- attributivi di beni immobili al trustee, in Trust e attività fiduciarie, 2002, 350 -
gittimare la trascrizione di un vincolo di trust (23), si so- 354, afferma che la detta tassatività «sembra aver perso gran parte delle
stiene, da parte di taluni autori, che detto vincolo di tru- propria forza, essendo stata sottoposta a continui attacchi sia dal legisla-
st non risulti ad oggi trascrivibile (24). tore sia dalla giurisprudenza, ed è diventata, se così si può dire, quasi un
simbolo, una linea di fronte, per la dottrina civilistica tradizionale, men-
Secondo la tesi sostenuta nell’ordinanza, e accolta da tre ha trovato nel diritto positivo, piaccia o non piaccia, sempre più ec-
ampia parte della dottrina, tuttavia, gli atti trascrivibili cezioni. La prassi giuridica ha condotto ad ammettere, ormai pacifica-
nei registri immobiliari non sono solo quelli enumerati mente, la trascrizione di diritti di natura obbligatoria, relativi a beni im-
mobili ai fini della loro opponibilità». L’autore, nel resto dell’intervento,
dal legislatore nell’art. 2643 c.c., essendo tali previsioni ripercorre numerose delle ipotesi dallo stesso interpretate come “eccezio-
meramente esemplificative e non tassative (25). ni” alla tassatività delle fattispecie trascrivibili nei registri immobiliari.
L’ordinanza del Tribunale di Pisa effettua inoltre un ri- (25) Viene dunque superata la posizione accolta in una sentenza della
chiamo all’art. 2647 c.c., concernente la trascrivibilità Corte di Cassazione, la quale, sebbene incidenter tantum, ha affermato che
del vincolo esistente su immobili conferiti in fondo pa- gli atti trascrivibili ai sensi dell’articolo 2643 c.c. siano da intendersi tas-
trimoniale. E sostiene che «la fattispecie sostanziale del sativamente enumerati, esprimendosi la Corte nel senso di «atti da tra-
scrivere secondo l’elencazione tassativa dell’art. 2643 c.c.» Cfr. Cass. civ.,
fondo patrimoniale, con la segregazione di alcuni beni e 13 maggio 1982 n. 3001, in Giust. civ., 1982, I, 2697; in Giur. it. 1982, I,
la successiva possibilità di aggiungerne altri in un vinco- 1, 1132.
lo di destinazione […], è estremamente affine a quella (26) F. Gazzoni, Tentativo dell’impossibile (osservazioni di un giurista “ non vi-
del trust; la sua disciplina pubblicitaria, sebbene meglio vente” su trust e trascrizione), cit., 15, Cfr. in merito quanto sub nota 40.

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OPINIONI•TUTELA DEI DIRITTI

Allo stato pare tuttavia prevalere la posizione di chi af- zione di beni dal settlor al trustee, quando riguardante
ferma che «ciò che non ha fatto il legislatore in sede di immobili o comunque beni le cui vicende sono soggette
coordinamento dei testi legislativi, lo deve fare l’inter- a particolari regimi di pubblicità, viene resa opponibile
prete in sede di interpretazione sistematica delle leggi vi- ai terzi per mezzo di una semplice trascrizione in favore
genti[…]; basta far ricorso al […] criterio per la cui la leg- del soggetto designato come trustee, recante l’espressa
ge posteriore abroga e corregge quella anteriore» (27): indicazione di tale qualità e la specificazione dei suoi po-
detto principio parrebbe dunque idoneo a sancire la tra- teri, funzionalmente limitati, nel c.d. quadro “D” della
scrivibilità del trust. nota di trascrizione» (33). Quand’anche si dovesse pro-
cedere a trascrizione ai sensi dell’art. 2643 n. 1, detta tra-
(segue) Il trust internazionale scrizione sarebbe infatti idonea ad opporre ai terzi solo ed
e le modalità di trascrizione esclusivamente il diritto di proprietà attribuito al trustee
Visto il prevalere della posizione dottrinaria e giurispru- con il negozio di trasferimento in trust e non anche il
denziale che afferma la trascrivibilità del vincolo di tru- vincolo di destinazione gravante sui beni. È stato osser-
st, risulta opportuno uno sforzo di adeguamento, neces- vato che, qualora si procedesse alla trascrizione del solo
sario al fine di rinvenire, all’interno del sistema giuridico negozio traslativo, senza adeguatamente pubblicizzare il
interno, indici normativi idonei a legittimare la trascri- vincolo di destinazione sui beni conferiti, in tal caso es-
zione del negozio di trust. sa darebbe «solo atto di un trasferimento del diritto di
Non sembra condivisibile la posizione di chi afferma sus- proprietà pieno in favore del trustee, ma senza essere ido-
sistere un diritto del trustee a trascrivere il negozio ai sen-
si dell’art. 2643, n. 1. c.c. (28), sostenendo che il negozio Note:
sarebbe idoneo a trasferire un vero e proprio diritto di
(27) Cfr. A. Gambaro, Trusts, diritti reali e trascrizione, scaricabile dal sito
proprietà, sussumibile nella fattispecie disciplinata dal- www.il-trust-in-Italia.it. L’Autore in tal modo sostiene l’idoneità dell’art.
l’art. 832 c.c. (29). 12 della Convenzione ad integrare le ipotesi di trascrizione previste dal-
Si ricorda, infatti, che il disposto dell’art. 11 d) Conv., l’art. 2643 c.c. Lo stesso autore, in Notarella in tema di trascrizione degli ac-
stante l’attribuzione al beneficiario di una azione reiper- quisti immobiliari del trustee ai sensi della XV Convenzione dell’Aja, cit., 262,
conferma tale posizione, affermando la prevalenza della convenzione sul-
secutoria («che la rivendicazione dei beni del trust sia le norme codicistiche «in base al duplice criterio per cui la legge poste-
permessa»), tipica dei diritti in re, suggerirebbe il ricono- riore prevale su quella anteriore, ed a quello per cui la legge speciale, tale
scimento di vero e proprio diritto reale in capo allo stes- essendo la natura di tutte le norme di diritto convenzionale, prevale sul-
so. Detta considerazione ha opportunamente indotto le norme del diritto nazionale comune».
parte della dottrina ad affermare che, visto il valore rea- (28) Fra gli altri si ricorda F. Steidl in Trascrizione di atti attributivi di beni
le dei diritti vantati sia dal trustee che dal beneficiary, il immobili al trustee, cit., 350 - 354 e A. Gambaro, in Notarella in tema di
trascrizione degli acquisti immobiliari del trustee ai sensi della XV Convenzione
negozio di trust comporterebbe uno sdoppiamento tra dell’Aja, cit., 257-266.
proprietà sostanziale (equitable estate), che spetterebbe al (29) In base alla sentenza del 17 maggio 1994 Webb c. Webb della Corte
beneficiario del trust, e proprietà formale (legal estate), di giustizia (Cfr. L. Ragazzini, Trust “interno” e ordinamento giuridico italia-
che spetterebbe, invece, al trustee (30). Questi, infatti, no, in Rivista del Notariato, 1999, 283) parte della dottrina è giunta ad af-
pur essendo “formale proprietario” dei beni conferiti in fermare che il diritto del trustee andrebbe configurato come vero e proprio
diritto di proprietà, mentre il diritto del beneficiario andrebbe configura-
trust, non potrà disporre e godere in maniera piena ed to come mero diritto obbligatorio al valore del bene (Cfr., in tal senso, A.
esclusiva degli stessi (come invece l’art. 832 c.c. preten- Palazzo, Successione trust e fiducia, in Vita not., 1998, 773). Secondo det-
derebbe), costituendo essi un “patrimonio vincolato” a ta impostazione, in altri termini, non sussisterebbe sul bene attribuito al
vantaggio del beneficiario. Specularmente il beneficia- trustee, alcun vincolo di destinazione di natura reale, in quanto il benefi-
ciary sarebbe tutelato da una mera azione di natura obbligatoria al valore
rio, in quanto “proprietario sostanziale” dei beni conferiti del bene e non da un’azione di natura reale (Cfr. A. Tonelli, Trascrivibilità
in trust sarà tutelato, ai sensi dell’art. 11 lettera d) della nei registri immobiliari dell’atto costitutivo di trust, in Notariato 2001, 48.).
Convenzione, con il diritto ad intraprendere una azione (30) Cfr. M. D’Errico Trust convenzionale, in Quaderni di Notariato, n. 7,
reipersecutoria per il recupero del bene di cui il trustee 2002.
abbia eventualmente disposto in maniera difforme dal (31) Il trasferimento della proprietà al trustee parrebbe non essere ritenu-
programma del settlor. Detta considerazione impedireb- to più elemento essenziale alla figura del trust, vista la trascrizione, dispo-
be di qualificare il diritto attribuito al trustee come dirit- sta dall’ordinanza del Tribunale di Pisa 22 dicembre 2001, di un trust au-
to-dichiarato vale a dire di un trust in cui i ruoli di settlor e trustee sono as-
to sussumibile nel modello di diritto di proprietà di cui sunti dalla stessa persona. Tale negozio si caratterizza per la creazione di
all’art. 832 c.c. e dunque di trascriverlo ai sensi dell’art. un vincolo di destinazione su beni che rimangono del patrimonio del set-
2643 n. 1 c.c.. tlor che si autodichiara trustee: Cfr. M. Lupoi I trust interni al vaglio giuris-
Alla stregua di quanto appena affermato, non parrebbe dizionale in occasione della trascrizione di un trust auto-dichiarato, in Notaria-
to 2002, 385, in cui si afferma che «il trust auto-dichiarato comporta la se-
condivisibile la posizione di chi, al fine di rendere oppo- gregazione di una posizione soggettiva nel patrimonio del disponente me-
nibile ai terzi, oltre che il trasferimento di proprietà (31) desimo: egli se ne proclama trustee»»
dei beni in trust, anche il vincolo di destinazione gra- (32) A. Gambaro, in Notarella in tema di trascrizione degli acquisti immobi-
vante su detti beni, afferma la sufficienza di una trascri- liari del trustee ai sensi della XV Convenzione dell’Aja, cit., 257-266.
zione singola (32). Si osserva infatti come «dall’esame (33) Cfr.. U. La Porta, Cause traslative, autonomia privata ed opponibilità nel
dell’esperienza fino ad oggi maturata in Italia, l’attribu- dibattito in materia di trust, in Quaderni di Notariato, n. 7, 2002.

268 CORRIERE GIURIDICO N. 2/2003


OPINIONI•TUTELA DEI DIRITTI

neo a conferire rilevanza al vincolo che dovrebbe costi- Detta tassatività, difatti, legittima la pubblicizzazione del
tuirsi in capo a quest’ultimo» e che dunque la trascrizio- vincolo di destinazione per le sole ipotesi previste dal le-
ne risulterebbe «sostanzialmente “misleading” e inido- gislatore (40), ipotesi che parte della dottrina ritiene
nea a realizzare gli scopi perseguiti» (34). non passibili di interpretazione estensiva o analogica.
In tutti i casi in cui sussiste a carico di un soggetto un li- (41).
mite alla libera disponibilità di un bene facente parte del In tale sede, dunque, nonostante detti interessanti spun-
suo patrimonio, il sistema pubblicitario, a tutela dei terzi ti di riflessione, sarebbe consigliabile e decisiva come op-
e della certezza del traffico giuridico, impone un onere di portunamente osservato (42), l’emanazione di una no-
trascrizione di tali vincoli. Senza detta trascrizione, non vella al codice, così come avvenuto in tema di trascrizio-
potrebbe infatti essere opposta al terzo acquirente alcuna ne del contratto preliminare, che sancisse a chiare lette-
limitazione alla libera disponibilità del bene (35). Nelle re la trascrivibilità del vincolo di destinazione derivante
ipotesi di conferimento di beni in trust, dunque, affin- dal trust favorendo la piena operatività dello stesso.
ché, oltre che al trasferimento del diritto di proprietà,
possa risultare effettivamente opponibile ai terzi anche il Il trust c.d. interno
suddetto vincolo di destinazione gravante sul bene, par- Dopo una breve analisi di due dei principali piani di di-
rebbe necessario procedere ad una doppia trascrizione scussione in dottrina e giurisprudenza in merito alla figu-
(36): la prima sarebbe infatti finalizzata a garantire l’op- ra del trust internazionale, pare opportuno concentrare
ponibilità del negozio traslativo del diritto di proprietà a l’attenzione sulla figura oggetto dell’ordinanza del 22 di-
favore del trustee, la seconda idonea a pubblicizzare e cembre 2001 del Tribunale di Pisa.
rendere opponibile il vincolo di destinazione sui beni Una prassi invalsa a seguito della ratifica della Conven-
gravante a carico del trustee (configurandosi quale tra- zione, ha favorito la costituzione, oltre che di trusts inter-
scrizione contro il trustee ed a favore dei soggetti benefi- nazionali, anche di trusts posti in essere da cittadini ita-
ciari del negozio). Un’ipotesi normativa applicabile liani, residenti in Italia, su beni siti nel nostro territorio, a
estensivamente alla fattispecie in esame sarebbe data, se- favore di beneficiari italiani e residenti in Italia; negozi,
condo la dottrina (37), dalle previsioni codicistiche con- cioè, in cui l’unico elemento transfrontaliero è dato dalla
cernenti la trascrizione del pignoramento, essendo esse legge scelta dal settlor per regolare il negozio. Detta scelta,
finalizzate ad «evitare che un eventuale atto di disposi- operata, ai sensi dell’art. 6 Conv., cade naturalmente sul-
zione posto in essere dal proprietario debitore possa pre- la normativa degli ordinamenti che conoscono e discipli-
giudicare le proprie ragioni di credito relativamente al nano compiutamente l’istituto in questione (quale, ad
bene gravato dalla formalità pignoratizia». Si ricorda, esempio, nella netta preponderanza dei casi, la legge in-
inoltre, una ulteriore ipotesi di vincolo di destinazione glese). La prevalenza di elementi di fattispecie “interni” o
trascrivibile e, se trascritto, opponibile ai terzi. Si fa rife-
rimento alla fattispecie della cessione dei beni ai credi- Note:
tori, idonea a generare un vincolo di indisponibilità dei (34) Cfr. P. Schlesinger, Il trust nell’ordinamento giuridico italiano in Qua-
beni, opponibile agli aventi causa del debitore cedente derni di Notariato, n. 7, 2002.
solo previa trascrizione (38). Un autorevole studioso (35) Salvo che non si provi che l’acquirente fosse venuto per altre vie a
della materia ha affermato che in simile ipotesi oggetto conoscenza del vincolo di indisponibilità.
della trascrizione «è il vincolo di indisponibilità che na- (36) Cfr. U. La Porta, Cause traslative, autonomia privata ed opponibilità nel
sce a carico del debitore, si esaurisce all’interno del suo dibattito in materia di trust, in Quaderni di Notariato, n. 7, 2002, cit.
patrimonio e gioca un ruolo decisivo nei confronti degli (37) Cfr. U. La Porta, Cause traslative, autonomia privata ed opponibilità nel
aventi causa» (39). Il che parrebbe configurare in capo dibattito in materia di trust, in Quaderni di Notariato, n. 7, 2002.
al debitore cedente la medesima posizione giuridica rive- (38) Cfr. U. Natoli, R. Ferrucci, Della tutela dei diritti: trascrizione: prove,
stita dal trustee, il quale è gravato da un vincolo di indi- Torino, 1959, 146-7.
sponibilità su beni pur facenti formalmente parte del suo (39) Cfr F. Gazzoni, La trascrizione immobiliare, II ed., tomo I, in Codice ci-
patrimonio. Detto vincolo, solo a seguito della trascri- vile commentato a cura di P. Schlesinger, Milano, 1998, 172.
zione, risulterà opponibile ai suoi aventi causa. (40) Cfr F. Gazzoni, La trascrizione immobiliare, cit. Tra le altre fattispe-
Sembra dunque sufficientemente dimostrato che il no- cie si ricordano il fondo patrimoniale, e le convenzioni matrimoniali ai
sensi dell’art. 2647 c.c., la cessione dei beni ai creditori, il credito pi-
stro sistema pubblicitario pretenda, ai fini dell’opponibi- gnoratizio.
lità dei vincoli di destinazione, la trascrizione degli stessi
(41) Cfr F. Gazzoni, Tentativo dell’impossibile (osservazioni di un giurista
e che, dunque, nel caso del trust, un atto di trascrizione “non vivente” su trust e trascrizione), cit., 15 il quale, in merito, propone
singola ai sensi dell’art. 2643 n. 1, non parrebbe adegua- un’efficace metafora, affermando che «il sistema della trascrizione è come
to a garantire la piena opponibilità degli effetti traslativi una scacchiera su cui possono muoversi solo i pezzi degli scacchi, con le
e segregativi. loro tipiche mosse […] L’opera del diritto vivente, volta a tipizzare social-
mente un determinato istituto e quindi a dargli una qualche sia pur ten-
Tuttavia, va ribadito che, sebbene dette chiavi interpre- denziale certezza, non può, per quanto riguarda la trascrizione, svolgere
tative siano particolarmente convincenti, esse non paio- ruolo alcuno, a prescindere, appunto, dalla riconducibilità dell’atto (o dei
no superare il limite, delineato in precedenza, della tas- suoi effetti) ad uno dei pezzi della scacchiera».
satività delle ipotesi trascrivibili nei registri immobiliari. (42) Cfr. P. Schlesinger, Una novella per il trust, in Notariato 2001, 337.

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OPINIONI•TUTELA DEI DIRITTI

“maggiormente connessi” all’ordinamento italiano ha in- imperative richiamate dall’art. 15, detta dottrina ritiene
dotto dottrina (43) e giurisprudenza (44) a definire detti non sussistere alcun limite al riconoscimento di un trust
trusts come “interni” o “domestici” (45). c.d. interno, ribadendo, al contrario, che «nel nostro or-
L’ordinanza del Tribunale di Pisa, pur riconoscendo le dinamento non esiste alcuna norma di divieto di istitu-
difficoltà di adeguamento del trust c.d. interno al diritto zione dei trust, ma, al contrario, può affermarsi in via ge-
sostanziale italiano, giunge comunque ad affermarne la nerale che, nell’esercizio della autonomia che la legge ri-
riconoscibilità nel nostro ordinamento. La conclusione, serva alla persona, essa può agire liberamente».
forse sbrigativa, del Tribunale, non pare confortata dai In sintesi la facoltà di scelta della legge regolatrice per il
pur opportuni chiarimenti circa nodi e problematiche costituente, disposta dall’art. 6 Conv., e la pretesa facoltà
che numerosi interventi dottrinari hanno individuato di riconoscimento del cosiddetto trust c.d. interno dispo-
come elementi ostativi a detta riconoscibilità. Il giudice sta dall’art. 13 Conv., confermerebbero, seconda detta
toscano si limita infatti ad affermare che «In effetti sono dottrina, l’ammissibilità dei trusts in cui tutti gli elemen-
palesi le difficoltà di coordinamento e di armonizzazione ti, salvo il richiamo alla legge straniera, siano interni al
con parecchie norme di leggi italiane […] ma queste dif- nostro ordinamento.
ficoltà si riproducono in relazione a qualsiasi trust e così Si tenta di corroborare tale tesi evidenziando che in fase
l’argomento che se ne vuol trarre, anziché dimostrare l’i- di stesura ed elaborazione del testo della Convenzione
nammissibilità di una fattispecie singolare, finisce con era stata prevista dalla Conferenza una norma che, ex-
l’annullare se stesso ponendosi in totale conflitto con la pressis verbis, vietava il riconoscimento dei trust domesti-
norma di legge e relega l’asserita singolarità nell’ambito ci negli Stati cosiddetti non-trust, qualora gli elementi
di una mera suggestione». più rilevanti del negozio fossero stati maggiormente con-
L’analisi delle problematiche di diritto sostanziale con- nessi con ordinamenti che non prevedano detta figura
cernenti l’esame della compatibilità del trust c.d. interno negoziale. La mancata inclusione di tale divieto nella re-
con il diritto italiano indurrebbe, come infra esposto, ad dazione del testo definitivo confermerebbe la piena ope-
esprimere qualche perplessità in merito alla soluzione ac- ratività nel nostro ordinamento delle figure di trust c.d.
colta dal Tribunale. interno (48).

Il trust c.d. interno: dottrina e giurisprudenza Note:


favorevoli al riconoscimento (43) Cfr., fra gli altri, L. Ragazzini, Trust “interno” e ordinamento giuridico
La dottrina che ha affermato e sostenuto l’ammissibilità italiano, in Rivista del notariato, 1999, 295 e F .Gazzoni, in Manuale di dirit-
e l’efficacia del negozio di trust c.d. interno (46), si è av- to privato, 2001, Napoli, 959.
valsa, soprattutto, dei risultati derivanti dall’interpreta- (44) Cfr. Trib. Bologna 28 aprile 2000, in Notariato 2001, 45 ss..
zione sistematica degli artt. 6 e 13 della Convenzione. (45) M. Lupoi, nella sua opera, Trusts, 2001, Milano, opera una distin-
L’art. 6 Conv. prevede, infatti, il principio della libera zione fra trust c.d. interno in cui “elementi soggettivi e obiettivi” sono «lega-
scelta della legge regolatrice del trust da parte del dispo- ti a un ordinamento che non qualifica lo specifico rapporto quale trust
(nel senso accolto dalla Convenzione) mentre esso è regolato da una leg-
nente: «il trust è regolato dalla legge scelta dal costituen- ge straniera che gli attribuisce quella qualificazione»e trust di diritto in-
te»: sarebbe ben possibile, dunque, secondo detto indi- terno, «Un trust cioè sottoposto alla legge italiana», ipotesi analizzata da
rizzo, che la libertà di scelta sancita dall’articolo in esa- G. Palermo in Autonomia negoziale e fiducia (breve saggio sulla libertà delle
me, legittimi anche il cittadino di un ordinamento non- forme) in Studi in onore di Pietro Rescigno, 1998, Milano, 339 ss. secondo
cui l’autonomia contrattuale sarebbe idonea a istituire un negozio di tru-
trust a costituire un negozio regolato dalla legge di un or- st di diritto interno richiamandosi semplicemente all’art. 1322 c.c..
dinamento-trust, pur in assenza di ulteriori e differenti
(46) Cfr., primo fra tutti, M. Lupoi, in Trusts, Milano, 2001, 546-7.
elementi di connessione con ordinamenti esteri.
L’art. 13 Conv. dispone, invece, che «Nessuno Stato è (47) Cfr. F. Steidl, Prassi italiana in materia di pubblicità societaria, in Trusts
e attività fiduciarie, 2000, 130 ss. L’espressione “nessuno Stato è tenuto a ri-
tenuto a riconoscere un trust i cui elementi importanti, conoscere”, secondo quanto sostenuto da detta dottrina, non si tradurreb-
ad eccezione della scelta della legge da applicare, del luo- be, nell’ipotesi di trust c.d. interno, in un divieto di riconoscimento. Al
go di amministrazione e della residenza abituale del tru- contrario, detta locuzione parrebbe esclusivamente idonea a sostenere
l’assenza di un obbligo in tal senso, che verrebbe a tradursi in una vera e
stee, sono più strettamente connessi a Stati che non pre- propria facoltà di riconoscimento. Cfr. anche M. Lupoi, Trusts, 2001, Mi-
vedono l’istituto del trust o la categoria del trust in que- lano, 533-4: «Il primo obiettivo delle cinque delegazioni civiliste fu quel-
stione». I sostenitori dell’indirizzo in esame affermano lo di negare il riconoscimento del trust qualora esso riguardi beni posti in
che «l’articolo 13 non è una norma che sancisca un di- uno Stato che non consce il trust ovvero qualora disponente e beneficia-
rii avessero la nazionalità e la residenza in Stati che non conoscono il tru-
vieto» di riconoscimento «immediatamente applicabile st […]. Questa proposta di divieto di riconoscimento si scontrò con l’o-
agli Stati aderenti che non prevedono il trust» (47) Si af- rientamento generale, che preferiva l’enunciazione di casi rispetto ai qua-
ferma, infatti, che l’art. 13 andrebbe interpretato in li si ammettesse la facoltà di negare il riconoscimento […]». L’Autore ri-
stretta correlazione con «il successivo art. 15 in ordine ai corda come in sede redazionale prevalse quest’ultima soluzione, inserita,
nella numerazione finale, all’art. 13 Conv..
limiti di riconoscimento, da ritenersi invalicabili quando
gli effetti prodotti dalla istituzione di un trust deroghino (48) Cfr. M. Lupoi, Riflessioni comparatistiche sui trusts, in Europa e dir.
priv., 1998, 438 e S. M. Carbone, Autonomia privata, scelta della legge rego-
materie che la Convenzione stessa ritiene inderogabili». latrice del trust nella Convenzione de l’Aja del 1985, in Riv. dir. internaz. priv.
Qualora non dovesse essere derogata alcuna delle norme proc., 1999, 780.

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OPINIONI•TUTELA DEI DIRITTI

Ancora, si afferma, la previsione dell’art. 13 Conv., se- golati da legge straniera che contempla il trust, e dall’al-
condo cui non sussiste alcun obbligo di riconoscimento tra si dovesse invece negare la riconoscibilità di un trust
dei trusts «i cui elementi importanti siano più stretta- costituito da un cittadino italiano in presenza delle stes-
mente connessi a stati che non prevedono l’istituto», se condizioni (55).
potrebbe costituire esclusivamente un presupposto ido- In posizione intermedia si pongono, invece, quegli auto-
neo a legittimare gli ordinamenti non trust a circoscrive- ri che pur ammettendo la legittimità del trust c.d. interno,
re l’estensione della supposta facoltà di riconoscimento. pretendono tuttavia che la scelta della legge chiamata a
A tal fine, si riterrebbe tuttavia necessaria l’emanazione regolare il negozio ai sensi dell’art. 6 avvenga in buona
di norme interne idonee ad operare in tal senso. Si affer- fede e sia sostenuta da motivi ragionevoli. Qualora inve-
ma, in altri termini, che «l’Italia avrebbe potuto riser- ce detta scelta dovesse essere effettuata al solo fine di sot-
varsi il diritto di applicare le disposizioni del capitolo III, trarre abusivamente i beni oggetto del negozio alle dispo-
quelle cioè sul riconoscimento, ai trust la cui validità è sizioni che sarebbero ad essi applicabili secondo il nor-
regolata dalla legge di uno stato contraente, in confor- male funzionamento della lex fori, detto riconoscimento
mità a quanto previsto dall’art. 21 (49) della Conven- non potrebbe operare (56). Tale indirizzo è confermato
zione» (50). L’assenza di esplicite norme restrittive della anche dalla pronuncia del Tribunale di Bologna., sez. I,
facoltà di riconoscimento, varrebbe invece ad ulterior- 28 aprile 2000 (57), secondo cui «si applica inoltre la
mente confermare la riconoscibilità, nel nostro ordina- Convenzione dell’Aja ai “Trusts” interni la cui eventua-
mento, pure dei trust il cui solo elemento connesso agli le non riconoscibilità da parte dei giudici del foro dipen-
ordinamenti stranieri sia dato dalla legge richiamata ai derà esclusivamente dalla contrarietà del singolo atto al-
sensi dell’art. 6 Conv.: parrebbe, infatti, che l’Italia, non le norme imperative o di ordine pubblico ma non da un
avendo previsto alcuna restrizione ai sensi dell’art. 21 generico potere dei giudici chiamati al riconoscimento,
Conv., si sia impegnata a “riconoscere i trusts in via ge- di non riconoscere tout court il singolo atto».
nerale” (51).
Nell’ordinanza del Tribunale di Pisa, sulla scia dell’indi- Il trust c.d. interno: dottrina e giurisprudenza
rizzo dottrinario appena citato, pur essendo la fattispecie contrarie alla riconoscibilità
in esame caratterizzata da una netta preponderanza di Le posizioni appena riassunte non sono tuttavia condivi-
elementi interni all’ordinamento italiano, si afferma che se da alcuni esponenti della dottrina e da parte della giu-
«questo specifico trust deve considerarsi “riconosciuto” risprudenza, che, al contrario, sostengono l’inammissibi-
in Italia, in virtù di quell’unico ma espansivo elemento lità di una figura di trust c.d. interno.
di estraneità all’ordinamento italiano che è rappresenta- Un indirizzo dottrinario (58), ormai minoritario (59), ha
to dal richiamo alla legge inglese». Parte della dottrina
sostiene infatti, che «qualora ci si trovi innanzi ad una
Note:
Convenzione di diritto uniforme relativa alle norme di
diritto internazionale privato riferite ad obbligazioni (49) L’art. 21 riconosce il diritto di ogni Stato contraente di riconoscere
solo i trusts regolati dalla legge degli Stati contraenti prescelti.
contrattuali, la scelta della legge applicabile è normal-
(50) Cfr. Braun, Trusts interni, cit., 2000, 581.
mente consentita a prescindere dalla cosiddetta interna-
zionalità del rapporto» (52), quand’anche la fattispecie (51) Cfr. Braun, Trusts interni, cit., 2000, 581.
dovesse essere carente di ulteriori elementi di connessio- (52) Cfr. S. M. Carbone, Autonomia privata, scelta della legge regolatrice del
ne internazionalprivatistica (53). E ancora: «l’indivi- trust e riconoscimento dei suoi effetti nella Convenzione de l’Aja del 1985, cit.,
777-778.
duazione della legge che disciplina il trust non sarebbe,
pertanto, logicamente e cronologicamente successiva al- (53) Cfr. S.M. Carbone - R. Luzzatto, voce Obbligazione VI) Diritto inter-
nazionale privato e processuale: obbligazioni da contratto in Enc. giur. XXI,
l’accertamento dell’esistenza di caratteri di internaziona- Roma 1990.
lità della fattispecie concreta, che anzi non sono ritenu- (54) Cfr. S. Mazzamuto, Il trust nell’ordinamento italiano dopo la Conven-
ti più necessari per l’applicazione della Convenzione, ma zione de l’Aja, in Vita not., 1998, 757.
diventerebbe essa stessa presupposto per l’applicazione (55) Cfr. M. Lupoi, Legittimità dei trust interni, in I trust in Italia oggi, Mila-
della Convenzione, sempre che la scelta ricada necessa- no, 1996. a cura di I. Benvenuti, 29 ss..
riamente su una legge straniera. Tale diversa prospettiva (56) Cfr. in questo senso S. M. Carbone, Autonomia privata, scelta della
è destinata ad incidere sulla portata da riconoscersi alla legge regolatrice del trust e riconoscimento dei suoi effetti nella Convenzione de
Convenzione, che non si limiterebbe alla risoluzione dei l’Aja del 1985, cit. 780 e Luzzatto, “Legge applicabile” e “riconoscimento” di
trust secondo la Convenzione de l’Aja del 1985, in Riv. dir, internaz. priv.
conflitti di legge nello spazio, ma finirebbe col legittima- proc., 1999, 782.
re la importazione di strumenti giuridici stranieri negli
(57) Pubblicata in Notariato 2001, 45 ss.
ordinamenti interni» (54) pur in assenza di reali ele-
menti di collegamento internazionalprivatistico. (58) Cfr. G. Broggini, Il trust nel diritto internazionale privato italiano, in Jus
1997, 11; cfr. Castronovo, Il trust e “sostiene Lupoi”, in Europa e dir. priv.,
D’altronde, è stato osservato che potrebbero ricorrere 1998, 441.
elementi di contrarietà all’art. 3 della Costituzione ita- (59) Tuttavia, nonostante il sostanziale isolamento di tale tesi, vanno
liana nel caso in cui, da una parte, si dovessero ricono- ricordati taluni autorevoli interventi che, talvolta con vis fortemente
scere trusts costituiti da stranieri su beni siti in Italia e re- (segue)

CORRIERE GIURIDICO N. 2/2003 271


OPINIONI•TUTELA DEI DIRITTI

infatti sottolineato che le leggi internazionalprivatisti- Alla luce di simili considerazioni, gli stessi Autori hanno
che, fra cui la XV Convenzione internazionale de l’Aja espresso forti perplessità in merito a fattispecie, come
va annoverata, svolgono il compito principale di regola- quella oggetto dell’ordinanza del Tribunale di Pisa del 22
re potenziali conflitti di legge nello spazio. Lo stesso dicembre 2001, in cui, salvo l’espresso richiamo della
preambolo della Convenzione esplicita che gli Stati fir- legge straniera chiamata a regolare il negozio di trust,
matari «hanno convenuto di stabilire disposizioni comu- non sussistano ulteriori reali elementi di connessione ad
ni relative alla legge applicabile al trust e di risolvere i ordinamenti che disciplinino tale istituto. Non manca,
problemi più importanti relativi al suo riconoscimento». infatti, chi evidenzia l’ostacolo imposto all’ammissibilità
Il che sembra suggerire, secondo detto indirizzo, che la di una simile figura dall’art. 13 della Convenzione. Det-
valenza della Convezione non sia quella di introdurre l’i- to articolo, pur se caratterizzato da un dettato involuto
stituto del trust nell’ordinamento italiano come istituto (69), dispone, infatti, che «Nessuno Stato è tenuto a ri-
fruibile in ipotesi purely internal, prive cioè di reali nessi conoscere un trust i cui elementi importanti, ad eccezio-
di connessione internazionalprivatistica (60); parrebbe, ne della scelta della legge da applicare, del luogo di am-
invece, che il testo convenzionale sia solo ed esclusiva- ministrazione e della residenza abituale del trustee, sono
mente finalizzato a favorire l’operatività dei trusts con- più strettamente connessi a Stati che non prevedono l’i-
nessi con ordinamenti che regolano tale istituto anche
negli ordinamenti che non lo prevedano (61). Note:
Si sottolinea che, qualora non dovesse sussistere alcun (segue nota 59)
potenziale conflitto di leggi nello spazio, non potrebbero polemica, contestano la stroncatura della posizione espressa da Broggini,
essere applicati i principi di diritto internazionale priva- sottolineando la metagiuridicità dei motivi addotti per negare rilevanza a
to, dovendo il negozio di trust essere regolato secondo la detto indirizzo. Parafrasando con una punta ironica la stroncatura che
legge del foro (62). Diretta conseguenza di tale conside- Lupoi nella sua opera Trusts, 2001, Milano, 523, ha “inflitto” alla tesi di
Broggini, Nuzzo, in E luce fu sul regime fiscale del trust, in Banca borsa e
razione sarebbe, dunque, l’impossibilità di conoscere un tit.cred., 2002, I, 248 afferma «Basta con le obiezioni, specie se non nuo-
trust che abbia nell’ordinamento italiano «il suo centro ve e non più proponibili perché gia proposte e già espressamente rifiuta-
di gravità perché ivi sono localizzati in misura preponde- te. Rifiutate perché non buone. E non buone perché non sono piaciute.
rante i beni, perché ivi ha residenza il fiduciario o perché E se non sono piaciute, a nulle serve ribadirne la fondatezza e generale ac-
cettazione: sono e restano meno buone, a prescindere».
ivi ha sede l’amministrazione dei beni» (63).
Concordemente, altra parte della dottrina sottolinea (60) Cfr. A. Gambaro, che in Notarella in tema di trascrizione degli acquisti
immobiliari del trustee ai sensi della XV Convenzione dell’Aja, in Riv. dir. civ.
che la scelta della legge applicabile presupporrebbe una 2002, II, 257-266 afferma che «si impinge nell’ovvio» se si afferma che
fattispecie che postuli per lo meno «l’esistenza di un isti- «la Convenzione in sé non riguarda i trusts puramente interni».
tuto con collegamenti plurinazionali, ed elementi di (61) Cfr. A. Gambaro che nel suo intervento Notarella in tema di trascri-
estraneità, di (potenziale) conflitto”, mentre “venendo zione degli acquisti immobiliari del trustee ai sensi della XV Convenzione del-
meno la multinazionalità della materia, non può che l’Aja, cit., afferma che le osservazioni riportate nella Notarella si appunta-
no esclusivamente sui trusts internazionali, «gli unici della cui disciplina
scomparire anche l’esigenza di doversi richiamare alle ri- mi sento moralmente responsabile», affermando, indirettamente, che la
cordate regole di diritto internazionale» (64). In que- stessa Convenzione sia stata concepita al fine di regolare unicamente ta-
st’ottica numerose sentenze della Cassazione e autorevo- le fattispecie e non invece la fattispecie di trust c.d. interno.
li indirizzi dottrinari (65) sostengono «il principio della (62) Cfr. Braun Trust interni; cit., 578
necessaria presenza di elementi di estraneità per l’appli- (63) Cfr. Braun Trust interni, cit. 578.
cazione del diritto internazionale privato», in quanto (64) Cfr. Nuzzo, E luce fu sul trattamento fiscale del trust, cit., 249.
dette norme «intervengono per disciplinare fattispecie
(65) Cfr. Picone, La riforma italiana del diritto internazionale privato, Padova
in cui sussistono elementi di estraneità e, quindi, per di- 1998, 4 ss.; T. Ballarino, Diritto internazionale privato, Padova, 1996, 77 ss.
rimere conflitti tra diverse legislazioni» (66).
(66) Cfr. Nuzzo, E luce fu sul regime fiscale del trust, cit., 248, nota 14.
Broggini (67), in tema di trusts interni, contenenti un
(67) Cfr. G. Broggini in Trust e fiducia nel diritto internazionale privato, cit.
mero richiamo della legge straniera ai sensi dell’art. 6 411.
Conv., ha affermato di non condividere «un simile uso
(68) Cfr., contra, A. Gambaro, che in Notarella in tema di trascrizione degli
dello strumento di scelta del diritto applicabile, di fronte acquisti immobiliari del trustee ai sensi della XV Convenzione dell’Aja, cit.
ad una fattispecie che non presenti collegamenti territo- 258, afferma che «non è esatto che la XV Convenzione dell’Aja per es-
riali o personali con diversi ordinamenti giuridici. Lo sere applicata necessita di un conflitto tra norme di diversi ordinamenti e
strumento della scelta del diritto applicabile, come tutti non è quindi essa stessa fonte di diritto interno italiano […]. Se con ciò si
vuol dire, come il contesto fa temere, che la Convenzione non può dero-
gli strumenti di determinazione del diritto applicabile, gare alle norme di diritto interno ed al massimo può prevedere che nel ca-
presuppone l’esistenza di una fattispecie con collega- so di conflitto con altre norme straniere si applichino queste ultime a pre-
menti plurinazionali o internazionali che dir si voglia ferenza delle prime, allora ciò indica che la Convenzione non la si è nem-
[…]. Nel sistema internazionalprivatistico, la scelta del meno letta.».
diritto applicabile diverso da quello al quale tutti gli ele- (69) È stato giustamente osservato che ampia parte delle disquisizioni in
materia di ammissibilità di trust “domestico” dipendono dall’interpretazio-
menti della fattispecie fanno riferimento, rappresenta un ne che viene data a quella norma: una formula meno involuta avrebbe di
abuso della legge, cioè un abuso della regola che permet- certo eliminato molte delle discussioni in materia. Cfr. S. Mazzamuto, Il
ta la scelta del diritto applicabile.» (68). trust nell’ordinamento italiano dopo la Convenzione de l’Aja, cit., 758.

272 CORRIERE GIURIDICO N. 2/2003


OPINIONI•TUTELA DEI DIRITTI

stituto del trust o la categoria del trust in questione». Gli to nelle sue finalità, indurrebbe, infatti, a negarne la ri-
Stati non trust non sarebbero cioè tenuti a riconoscere conoscibilità nel nostro sistema, almeno fino al momen-
un negozio istituivo di trust qualora manchino reali nes- to in cui il legislatore non lo abbia espressamente disci-
si di collegamento con ordinamenti in cui tale figura sia plinato.
prevista (70). Ai sensi dell’art. 13 della Convenzione, la Le caratteristiche che contraddistinguono il trust sono
legge da applicare, il luogo di amministrazione e la residenza infatti in primis l’unilateralità dello stesso, in quanto, det-
abituale del trustee non rappresentano infatti elementi to negozio viene generalmente costituito attraverso una
sufficienti ad integrare un valido nesso di connessione disposizione unilaterale del costituente: affinché il nego-
per l’insorgere dell’obbligo di riconoscimento. In altri zio possa dirsi perfezionato, non sembrerebbe infatti ne-
termini, quand’anche tali tre elementi fossero maggior- cessaria, alcuna accettazione da parte del trustee destina-
mente connessi ad uno Stato in cui il trust sia regolato tario. Altra caratteristica tipica del trust è data dalla rea-
(qualora, ad esempio, la legge scelta per regolare l’istituto lità degli effetti che lo stesso è idoneo a produrre. Si evi-
o la residenza abituale del trustee o il luogo di amministrazio- denzia, infine, l’effetto segregativo dell’attribuzione in
ne dei beni siano inglesi), tuttavia, secondo la lettura trust, per cui i beni conferiti, sebbene entrino a far parte
dell’art. 13 Conv. offerta dalla dottrina in esame, non del patrimonio del trustee, non possono essere aggrediti
sussisterebbe a carico degli Stati-non trust alcun obbligo dai creditori dello stesso. Va dunque riconosciuto che
di riconoscimento del negozio (71). L’ipotesi del trust «non c’è nulla che non sia lecito nel configurare un atto
c.d. interno rientra a pieno titolo nelle fattispecie deli- unilaterale, ed efficacia esclusivamente reale, che deter-
neate dall’articolo 13 della Convenzione: essa infatti è mini l’attribuzione di beni ad un trustee, ma in patrimo-
caratterizzata da un trust i cui «elementi importanti, ad nio “separato” di quest’ultimo. Si tratta di negozi perfet-
eccezione della scelta della legge da applicare […], sono tamente leciti che possono essere realizzati senza la vio-
più strettamente connessi a Stati che non prevedono l’i- lazione di una regola o principio ostativo» (77).
stituto del trust o la categoria del trust in questione». Viste tali premesse, risulta comunque necessario uno
Stando dunque all’art. 13 ed alla lettura che parte della sforzo di adeguamento, al fine di ricostruire l’istituto in
dottrina ne ha proposto, non sussisterebbe, per le ipotesi
in esame, alcun obbligo di riconoscimento. Note:
Si è sostenuto (72), in tal senso, che «dagli articoli 1-11
(70) Cfr. R. Lenzi, Operatività del trust in Italia, in Rivista del notariato,
e 13 si ricava con sufficiente chiarezza che si è voluto 1995, 1379 ss.
evitare che il trust possa essere utilizzato nella pienezza
(71) È stato osservato (Cfr. R. Lenzi, Operatività del trust in Italia, cit.,
del suo significato in paesi che non conoscono la figura; 1379 ss.) che la lettura a contrario dell’art. 13 porterebbe ad affermare,
sicché in Italia esso risulta oggi ammesso nei limiti del- specularmente, che basterebbe che anche solo uno degli elementi impor-
l’articolo 14, ossia quando si tratti di un “express fund” tanti del trust sia connesso con l’ordinamento di uno Stato - trust perché
genericamente creato in un Paese che conosca e disci- l’obbligo di riconoscimento sorga anche in un ordinamento non trust. In
via esemplificativa: nel caso di trust regolato da legge straniera, in base ad
plini il tipo di trust in questione». un richiamo effettuato ex art. 6 Conv., costituito in Italia, su beni italia-
La Convenzione, in buona sostanza, secondo quanto af- ni, a favore di un beneficiario italiano, sussisterebbe un obbligo di rico-
fermato da altra autorevole dottrina (73), non avrebbe noscimento qualora la costituzione venisse effettuata da parte di un settlor
la forza di “norma di diritto sostanziale uniforme”, non sa- straniero, essendo la cittadinanza del disponente un elemento di connes-
sione sufficiente a giustificare detto obbligo. Diversa sarebbe la conclu-
rebbe cioè idonea a modificare il diritto sostanziale in- sione se, nella suddetta ipotesi, il settlor dovesse essere italiano: in tal ca-
terno al nostro ordinamento (74). Detto presupposto so, venendo meno il criterio di collegamento internazionalprivatistico, il
parrebbe invece necessario per affermare la libera e pie- trust sarebbe privo di elementi di connessione rilevanti ai sensi dell’art. 13
Conv.. Nella seconda ipotesi, infatti, pur ricorrendo la scelta di una legge
na fruibilità dell’istituto del trust anche da parte dei cit- straniera, chiamata a regolare il negozio, tale elemento, come disposto
tadini italiani, in ipotesi di trusts carenti di elementi atti dall’art. 13 Conv., non è ritenuto sufficiente a fondare alcun obbligo di ri-
a fondare una valida connessione internazionalprivati- conoscimento per gli Stati non trust. Detto secondo esempio integra pe-
stica. (75). raltro in pieno la fattispecie oggetto dell’ordinanza, e parrebbe conferma-
re, in tal modo, la tesi di chi nega che nel caso sussista un obbligo di rico-
noscimento.
Il trust c.d. interno ed il nostro sistema giuridico:
(72) Cfr. G. Vettori, voce Opponibilità,, in Enc. dir., 1999.
la causa fiduciae
Come autorevolmente sostenuto (76) non pare dubbio (73) Cfr. F. Gazzoni, Manuale di diritto privato, cit, 959; Cfr. anche P. Re-
scigno, Notazioni a chiusura di un seminario sul trust, in Europa e dir. priv.,
che il trust c.d. interno possa essere considerato come ne- 1998, 457.
gozio lecito e meritevole di tutela, essendo le finalità per- (74) Cfr. M. D’Errico Trust convenzionale, in Quaderni di Notariato, n. 7,
seguibili per mezzo di detto istituto generalmente perse- 2002.
guite attraverso contratti tipici diversi ed espressamente (75) Cfr. G. Broggini, Trust e fiducia nel diritto internazionale privato, cit.,
regolati dal legislatore. 407 ss.
Si osserva opportunamente, tuttavia, che detta conside- (76) Cfr. P. Schlesinger, Il trust nell’ordinamento giuridico italiano, in Qua-
razione non pare sufficiente a sancire, allo stato della le- derni di Notariato, n. 7, 2002.
gislazione, l’operatività del trust c.d. interno nel nostro (77) Cfr. P Schlesinger, Il trust nell’ordinamento giuridico italiano, in Qua-
ordinamento. L’atipicità strutturale dell’istituto, pur leci- derni di Notariato, n. 7, 2002.

CORRIERE GIURIDICO N. 2/2003 273


OPINIONI•TUTELA DEI DIRITTI

esame secondo le categorie della nostra tradizione giuri- ponibile a soggetti terzi, e, considerata, in secondo luogo,
dica e, soprattutto, al fine di identificare un valido sup- l’inadeguatezza della fiducia a valere come valida causa
porto causale al negozio di trasferimento del bene in tru- del negozio (82).
st. Tutti gli istituti caratterizzati dalle tre qualificazioni L’ostacolo principale alla piena ammissibilità del trust
sopra enunciate (unilateralità, realità e segregazione) so- c.d. interno nel nostro ordinamento pare dunque concre-
no stati strutturati dal codificatore, nel rispetto della tra- tarsi nella sua astrattezza causale: esso non parrebbe in-
dizione giuridica, come negozi causali, venga ad essere la fatti sussumibile in nessuno degli schemi causali tipici
causa donativa o sinallagmatica. Il trust interno, tuttavia, previsti dal nostro ordinamento.
non sembra sussumibile in nessuna delle due citate cate-
gorie: da una parte si rileva infatti l’assenza di una chiara (continua) Il trust c.d. interno
liberalità (78) e dall’altra la carenza di una corrispettività e la destinazione dei beni allo scopo
delle prestazioni. In un interessante intervento dottrinario (83) si è osser-
La causa fiduciae, parrebbe, ictu oculi, idonea a integrare e vato, che «il trasferimento, in sé considerato» può «fa-
completare lo schema negoziale tipico del trust. Il nego- cilmente convivere con qualunque causa negoziale che,
zio fiduciario «si sostanzia nell’utilizzo di uno schema ne- per attuarsi, ha bisogno dell’effetto traslativo.[…]».
goziale tipico (es.:una compravendita), palese a tutti e L’Autore si richiama allo schema negoziale della desti-
un accordo accessorio, stipulato tra le parti e non nella nazione dei beni ad uno scopo, cui il trust pare apparte-
medesima contestualità documentale, inteso a corregge- nere, vista la funzionalizzazione del trasferimento dei
re gli effetti del primo atto, la cui efficacia tuttavia è vo- beni al perseguimento di un determinato fine. Si affer-
luta» (79). In altri termini «i poteri che vengono attri- ma in tal senso che in detto negozio «l’effetto traslativo
buiti ad un soggetto attraverso un negozio (con effetti che pure si produce in conseguenza della disposizione
reali […]) di trasferimento del diritto vengono limitati, patrimoniale, non può risolversi in un acquisto definiti-
tra le parti, attraverso un negozio (con effetti obbligato- vo e finale, per il destinatario dell’attribuzione patrimo-
ri), con il quale colui che è divenuto titolare dei diritti niale, ma si deve sostanziare in un’investitura patrimo-
trasferitigli si impegna ad esercitarli per il soddisfacimen- niale dell’attributario “funzionale” rispetto alla causa
to di determinati interessi del trasferente o di un terzo» concreta del negozio di attribuzione». In altri termini,
(80) Un simile congegno negoziale varrebbe a generare nell’atto con il quale vengono trasferite le attività la
un vincolo di destinazione sui beni trasferiti. Detto vin- causa dovrebbe rinvenirsi nella stessa destinazione dei
colo sarebbe idoneo a favorire il ritrasferimento, ovvero beni al perseguimento di uno scopo (84). Un esempio
ad ottenere la destinazione e l’impiego di detti beni per ricondotto dall’Autore a tale schema negoziale è il ne-
un fine determinato. gozio di cessione del credito in garanzia: in detta ipotesi
Il trust c.d. interno potrebbe, in altri termini, essere rico-
struito attraverso la combinazione di due negozi collega- Note:
ti: il primo negozio consisterebbe nel trasferimento del (78) Cfr. M. Lupoi, I trust interni al vaglio giurisdizionale in occasione della
bene, il secondo in un patto fiduciario fra settlor e trustee, trascrizione di un trust auto-dichiarato, in Notariato, 2002, 388, in cui si af-
finalizzato a vincolare quest’ultimo a gestire il bene se- ferma che «il trustee riceve una posizione soggettiva dal disponente per la
specifica finalità della segregazione e quindi per non confonderla nel pro-
condo il programma predisposto dal disponente ed a ri- prio patrimonio […]: il quantum di ricchezza incorporato nei beni in tru-
trasferirlo ai beneficiaries da esso designati. Tale secondo st non appartiene al trustee. Questa affermazione, corrente fra gli scritto-
patto, tuttavia, assume, nel negozio fiduciario, efficacia ri inglesi, comporta che il trustee non si arricchisca sotto alcun punto di
meramente obbligatoria ed è valevole esclusivamente vista».
inter partes. Qualora il soggetto cui fosse stato intestato (79) Cfr. D. Minussi, La causa, Napoli, 2002, opera multimediale: pagina
fiduciariamente l’immobile lo alienasse, violando il pat- “Il negozio fiduciario”, cit.
to sottostante, il fiduciante potrebbe esclusivamente ot- (80) Cfr. Mirabelli, Commentario al codice civile, Libro IV, Torino, 1980,
tenere il risarcimento dei danni derivante dalla violazio- 36.
ne del pactum fiduciae, senza poter agire contro i terzi ac- (81) Cfr. G. Vettori, voce Opponibilità, in Enc. dir., 1999, 8 in cui si affer-
ma che «per quanto riguarda gli immobili l’opponibilità non potrà che es-
quirenti. Il pactum fiduciae risulta, in altre parole, inop- sere risolta dall’art. 2644 per gli atti elencati all’art. 2643 ove non vi è
ponibile ai terzi (81). menzione del pactum fiduciae». Conforme anche Bianca, Diritto civile,
Al contrario, come visto, il trust opera attraverso la co- Vol. III, Milano, 2000, 673.
stituzione di un vincolo di destinazione di natura reale, (82) Cfr. Santoro-Passarelli, Dottrine generale del diritto civile, Napoli,
vantabile erga omnes. L’elemento che maggiormente dif- 1967, 181, il quale afferma che il pactum fiduciae rappresenta solo il moti-
ferenzia l’istituto in esame dai negozi fiduciari, dunque, vo dell’attribuzione e il motivo, proprio perché irrilevante (salvo ovvia-
mente il ricorso ad elementi accidentali quali termine o condizione) non
pare concretarsi nell’opponibilità ai terzi del vincolo gra- può assurgere né ad elemento opponibile ai terzi, né parrebbe idoneo a
vante sui beni conferiti. “contaminare” la causa del negozio traslativo.
Il trust c.d. interno non sembra dunque poter essere rite- (83) Cfr.. U. La Porta, Cause traslative, autonomia privata ed opponibilità nel
nuto negozio a causa fiduciae, stante, in primo luogo, l’i- dibattito in materia di trust, in Quaderni del Notariato, 2002, n. 7.
nidoneità dei negozi fiduciari ad attribuire al pactum, po- (84) CFr. anche De Donato - D’Errico, Trust convenzionale, Lineamenti di
sto a fondamento del rapporto fiduciario, rilevanza op- teoria e di pratica, Roma, 1999, 149.

274 CORRIERE GIURIDICO N. 2/2003


OPINIONI•TUTELA DEI DIRITTI

non essendo il diritto di credito ceduto per arricchire il re “l’ammissibilità e la rilevanza” di un simile negozio, pre-
cessionario, ma al solo fine di garantirlo, i poteri allo vedendone conseguenze e modalità pubblicitarie (88).
stesso attribuiti non saranno identici a quelli spettanti
al creditore definitivo e finale, ma saranno limitati in
funzione della soddisfazione del credito. L’Autore tenta
in tal modo di dimostrare l’esistenza di fattispecie in cui
il trasferimento non avverrebbe né a titolo oneroso, né
gratuito, bensì secondo schemi causali atipici, funziona-
li alla realizzazione degli interessi perseguiti attraverso il
negozio.
Allo stesso modo di un qualsiasi altro negozio di destina-
zione, il trust non sarebbe esclusivamente idoneo a pro-
durre un mero effetto traslativo, essendo bensì finalizza-
to ad investire l’attributario della situazione soggettiva de
qua, al solo scopo di amministrare i beni conferiti al fine
di raggiungere obiettivi favorevoli per i finali destinata-
ri. La struttura causale del negozio di destinazione dei be-
ni allo scopo, dunque, parrebbe idonea a conformare i
poteri attribuiti al trustee, che verranno a concretarsi
esclusivamente in quelli necessari al perseguimento del-
lo scopo dell’attribuzione. Applicando al trust c.d. inter-
no le norme che disciplinano gli istituti caratterizzati da
destinazione dei beni allo scopo verrebbe dunque garan-
tita, secondo l’Autore, la compatibilità del negozio con
il nostro diritto interno.
Tale conclusione desta tuttavia qualche perplessità.
Non pare superfluo ricordare infatti come ampia parte
della dottrina abbia affermato l’inestensibilità analogica,
ad altre fattispecie, delle norme che determinano la de-
stinazione dei beni allo scopo, stante l’indiscussa ecce-
zionalità delle disposizioni in esame (85).
Inoltre, va ricordato che non sembra ammissibile nel
nostro ordinamento un negozio in cui il vincolo di de-
stinazione, possa valere come elemento causale opponi-
bile ai terzi, in quanto una simile struttura negoziale im-
plicherebbe una «arbitraria e non consentita astrazione
parziale della causa del negozio tipico»: una donazione
o una disposizione di ultima volontà gravate da un vin-
colo di destinazione di tal sorta ad efficacia reale non
paiono possibili, poiché la funzione cui sarebbero piega-
Note:
ti tali negozi dall’apposizione di detto vincolo, «sarebbe
incompatibile con la causa propria di ciascuno di essi» (85) Cfr. Protetti, Persone fisiche e giuridiche, in Commentario al codice civi-
le, a cura di De Martino, Novara, 1971, 308; Bianca, Diritto civile, vol. 1,
(86). Milano, 1990, 314.
(86) Cfr. M. C. Diener, Il contratto in generale - Manuale e applicazioni pra-
Conclusioni tiche delle lezioni di Guido Capozzi, Milano, 2002, 95-6.
Nonostante i già enunciati sforzi di adeguamento, vista (87) Non paiono dunque condivisibili, stando a tale posizione dottrina-
l’atipicità dell’istituto del trust, sebbene detto negozio le, le osservazioni di G. Palermo, in Autonomia negoziale e fiducia (breve
paia assolutamente lecito, esso non pare liberamente at- saggio sulla libertà delle forme) in Studi in onore di Pietro Rescigno, Milano,
tuabile dalla volontà privata (87). Allo stato della legi- 1998, 339 ss. secondo cui l’autonomia contrattuale sarebbe idonea a isti-
tuire un negozio di trust di diritto interno richiamandosi semplicemente
slazione, stante l’assenza nel nostro ordinamento di una all’art. 1322 c.c..
figura generale di “atto traslativo astratto” - nota invece al
(88) Cfr. P. Schlesinger, Il trust nell’ordinamento giuridico italiano in Qua-
diritto romano ed al diritto tedesco -, detto negozio ati- derni di Notariato n. 7, 2002 F. Gazzoni, Tentativo dell’impossibile (osserva-
pico non dovrebbe trovare spazio nell’ambito concesso zioni di un giurista “non vivente” su trust e trascrizione), cit, 36, in cui si ri-
dall’ordinamento all’autonomia privata. corda che la Francia, prima della ratifica, vuole regolamentare il trust at-
traverso una disciplina di diritto interno; allo stesso modo i Paesi Bassi
Il trust c.d. interno, a conclusione, potrà trovare piena hanno accompagnato la legge di ratifica con normative di diritto sostan-
cittadinanza nel diritto italiano solo previo intervento ziale interno volte a regolare i rapporti tra trust, proprietà e tutela dei cre-
del legislatore attraverso cui lo stesso giunga a riconosce- ditori ed ad adeguare detto istituto con le normative pubblicitarie.

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