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1.

SVILUPPO QUANTITATIVO VS QUALITATIVO


Lo sviluppo quantitativo è inteso come un accumulo di abilità nel corso dello sviluppo e il
bambino viene inteso come un organismo influenzato completamente dall’esperienza e
dall’apprendimento (teoria comportamentista); Lo sviluppo qualitativo è inteso come
l’apprendimento di nuove abilità o miglioramento di abilità già presenti e il bambino è
considerato come un costruttore attivo di queste capacità, quindi vengono considerati i fattori
interni e non dell’ambiente esterno (teorie organismiche).

2. DIFFERENZA TRA COMPORTAMENTISMO E MATURAZIONISMO


Secondo il comportamentismo, l’individuo è un organismo plasmabile con una capacità
illimitata di apprendimento, che deriva da fattori ambientali come il rinforzo o l’osservazione, i
meccanismi di apprendimento operano allo stesso modo per tutto l’arco di vita.
Secondo il maturazionismo, il meccanismo di apprendimento dipende dalla maturazione, che
permette l’apprendimento di nuove abilità nel corso dello sviluppo, ed ha quindi una base
biologica e genetica (innata) e non dipende dalla pratica o dall’esperienza.

3. TEORIE DEL COMPORTAMENTISMO E TEORIE ORGANISMICHE


Secondo il comportamentismo, il cambiamento è di natura quantitativa, cioè è caratterizzato
da un accumulo di cambiamenti nel tempo, che sono dovuti a cause ambientali, genetiche e
dall’esperienza; questo cambiamento è continuo e graduale; l’individuo ha una capacità
illimitata di apprendimento. Secondo l’approccio comportamentista, il metodo di studio
migliore è la sperimentazione e l’osservazione di laboratorio; i principi ispiratori di questa
prospettiva sono il riduzionismo e la parsimonia, secondo i quali, il comportamento complesso
può essere ridotto in comportamenti più semplici e vanno analizzate le unità comportamentali.
Le teorie organismiche considerano il cambiamento di natura qualitativa, quindi consiste
nell’acquisizione di nuove capacità o nella trasformazione di quelle esistenti, i processi che
causano questo cambiamento sono dovuti all’interazione tra l’ambiente e le competenze
dell’individuo. Il cambiamento è discontinuo e improvviso e l’organismo è attivo e si
autorganizza; il metodo migliore di studio è con un grado medio di controllo, cioè con il
colloquio clinico, l’intervista ecc.

4. BAMBINI PRETERMINE SENZA DANNO NEUROLOGICO


I bambini pretermine senza danno neurologico sono i bambini che fin dalla nascita hanno un
rischio maggiore dovuto ai fattori dell’interazione tra fattori biologici e adattamento
all’ambiente fisico e sociale. Tali bambini sono più vulnerabili e meno capaci di resistere agli
stress in modo flessibile e di recuperare tornando ad uno stato di adattamento ottimale.

5. QUAL È L’ULTIMO STADIO CHE INDIVIDUA PIAGET


L’ultimo stadio è quello operatorio formale, che va dai 12 anni fino ai 15. In questo stadio il
ragazzo inizia a generare pensieri ipotetico-deduttivi, quindi il pensiero diventa logico,
ipotetico e astratto e per arrivare alla soluzione di un compito (es. del pendolo) analizza
sistematicamente fino ad arrivare alla giusta soluzione. Dopo i 15 anni non si formano più dei
cambiamenti di struttura del pensiero, ma solo di contenuto e stabilità.
6. METODI DI OSSERVAZIONE LONGITUDINALE E TRASVERSALE
I metodi di osservazione longitudinale permettono di seguire lo sviluppo individuale nel tempo
e di controllare la stabilità del comportamento, grazie al fatto di analizzare lo stesso gruppo di
persone per un periodo più o meno lungo. Può essere a breve termine, nel caso in cui si
analizzino gli stessi soggetti in almeno due periodi di età; a lungo termine, se si analizzano i
soggetti per almeno tre anni con almeno tre osservazioni nel tempo. Gli svantaggi sono: costo
elevato, rischio di perdere soggetti nel tempo e rischio di confondere i cambiamenti legati
all’età con quelli di tipo storico-sociale.
I metodi trasversali consistono nell’analizzare gruppi di età diverse nello stesso momento
temporale. Questo metodo è meno costoso, più veloce e facile da riprodurre, ma non spiega lo
sviluppo interno individuale.

7. DESCRIZIONE E CARATTERISTICHE COLLOQUIO CLINICO PIAGET


Il colloquio clinico è un metodo di studio, che è a metà tra l’intervista e l’osservazione
naturalistica. Si tratta di uno scambio verbale tra lo psicologo e l’analizzato, durante il quale lo
psicologo fa delle domande che sono predefinite e di cui però cambia l’ordine e la
formulazione da caso a caso. Per questo metodo è importante che l’analista stia attento a non
annoiare il bambino, che tenderà a rispondere a caso, e a non porre domande suggestionanti.

8. MODELLO INNATISTA E IMPORTANZA FATTORI GENETICI


Secondo il modello innatista, il bambino nasce con una predisposizione genetica di
competenze che si evolvono col tempo, quindi la determinazione degli schemi generali di
sviluppo ha una base biologica. L’ambiente in questo caso serve solo per stimolare gli sviluppi
innati. Secondo Chomsky esiste un dispositivo innato per l’apprendimento del linguaggio, la
LAD (Language Acquisition Device).

9. DEFINIZIONE PROVE DI CONSERVAZIONE


Le prove di conservazione sono compiti a cui viene sottoposto il bambino per vedere se riesce
a capire che le caratteristiche di base degli oggetti rimangono costanti anche se vengono
cambiati i loro aspetti superficiali, quindi cambiano solo dal punto di vista percettivo.
In genere i bambini raggiungono la capacità di conservazione nel periodo operatorio concreto,
quindi tra i 6 e i 12 anni circa.

10. LEGAME TEORIA DELLA MENTE ED EGOCENTRISMO


Lo sviluppo della teoria della mente è caratterizzato dal fatto di iniziare a comprendere
emozioni, stati psicologici, desideri e percezioni degli altri; mentre l’egocentrismo può essere:
radicale, nel primo sottostadio dello stadio sensomotorio, durante il quale il bambino non ha
consapevolezza di sé, né degli altri; o intellettuale, presente nello stadio preoperatorio,
durante il quale il bambino non riesce a vedere il mondo da un punto di vista diverso dal suo.

11. COS’È LA DEISSI E PERCHÉ IL POINTING È COSÌ IMPORTANTE


La deissi è la presenza della capacità di attuare gesti deittici, cioè il richiedere, il dare, il
mostrare o l’indicare un oggetto, persona o evento ad una terza persona. Questo tipo di
interazione è chiamata triadica. Il pointing è importante perché segnala lo sviluppo tipico nei
primi due anni di età.

12. REVERSIBILITÀ ED IRREVERSIBILITÀ


La irreversibilità è un concetto presente nello stadio preoperatorio e determina il fatto che il
bambino non è capace di risolvere i compiti di conservazione, quindi se cambiamo forma ad un
oggetto non riuscirà a riportarlo alla forma iniziale.
La reversibilità è una caratteristica presente nello stadio operatorio concreto, in cui il bambino
è in grado di compiere operazioni mentali reversibili e di conservazione.

13. LA FALSA CREDENZA E IN CHE ETÀ


La falsa credenza comprende che le azioni siano determinate da credenze erronee; la
comprensione della falsa credenza avviene intorno ai 4 anni, dopo aver appreso la psicologia
del desiderio (a 2 anni) e la credenza-desiderio (a 3 anni), che attribuisce uno stato interiore
all’altro, la credenza può essere vera o falsa.
La falsa credenza di secondo ordine inoltre, permette di comprendere forme di comunicazione
ambigue come lo scherzo e l’ironia.

14. COSA SONO LE COMBINAZIONI DI GESTO E PAROLA E CHE RUOLO HANNO


NELLO SVILUPPO SUCCESSIVO
Le combinazioni di gesti e parole sono chiamate combinazioni cross-modali e si dividono in
complementari (se si riferiscono allo stesso elemento e lo specificano); supplementari (se si
riferiscono a referenti diversi ed entrambi aggiungono informazioni all’altra); equivalente (se
esprimono lo stesso significato). L’emergere delle combinazioni cross-modali complementari è
l’indice predittivo più precoce rilevato per le capacità verbali intorno ai due anni. La comparsa
di quelle supplementari predice la comparsa della capacità di mettere insieme due parole.

15. PASSAGGIO DAL DESIDERIO ALLA CREDENZA (TEORIA DELLA MENTE)


I bambini di 2 anni hanno la conoscenza di una psicologia del desiderio, quindi riescono ad
attribuire agli altri il desiderio di volere qualcosa, e le reazioni emotive si spiegano in base al
fatto che certi desideri siano stati soddisfatti o meno. Verso i 4 anni i bambini sviluppano una
psicologia della credenza, quindi iniziano a comprendere che l’adulto è un soggetto con cui
poter condividere i propri stati mentali con la funzione dichiarativa. La credenza può essere
vera o falsa. La falsa credenza si sviluppa in due diversi periodi: nel primo periodo la falsa
credenza riguarda la capacità di attribuire agli altri credenze che non corrispondono alla realtà,
quindi si ha una distinzione tra stato effettivo e mentale; nel secondo periodo (falsa credenza
di secondo ordine), comprende la capacità di comprendere comunicazioni più ambigue come
lo scherzo e l’ironia.

16. CONCETTO DI INTELLIGENZA


Il concetto di intelligenza fa parte di un’altra teoria di Piaget che sosteneva che fosse un
processo mentale fondamentale per permettere l’adattamento dell’organismo all’ambiente.
Questa si divide in Assimilazione e Accomodamento, in quanto l’organismo incorpora nuovi
dati dell’esperienza nei propri schemi e adatta quelli già esistenti con quelli nuovi. Quando
assimilazione e accomodamento raggiungono l’equilibrio si ha un buon adattamento.
Tra la fine dell’800 e i primi del ‘900 la scolarizzazione fece emergere i problemi del
disadattamento e dell’insuccesso scolastico, quindi i responsabili dell’insegnamento decisero di
creare dei test di intelligenza per misurare le differenze individuali ed individuare il ritardo
mentale. Questi test servivano per misurare il Quoziente intellettivo (QI), quindi il rapporto tra
età cronologica ed età mentale.
Negli anni ’80 Gardner propose 8 tipi di intelligenza: logico-matematica, spaziale, temporale,
interpersonale, intrapersonale, musicale, naturalistica e corporeo-cinestesica.
Sternberg propose una teoria triarchica, secondo la quale esistono tre tipi di intelligenza:
l’intelligenza componenziale, misurabile con i test; esperenziale, non prevedibile; contestuale,
che rende possibile un buon adattamento sociale.
Con la concezione che l’intelligenza non è un fattore unitario, ma un insieme di capacità che
cambiano qualitativamente nel corso dello sviluppo, si afferma l’approccio ordinale. Secondo
questo approccio il cambiamento dipende dall’interazione tra l’organismo e le condizioni
ambientali.

17.FASI DI ATTACCAMENTO DI BOWLBY


Secondo Bowlby l’attaccamento è una predisposizione biologica del bambino nei confronti di
chi gli assicura la sopravvivenza.
Distingue anche la differenza tra: attaccamento, che viene inteso come sistema
comportamentale interno del bambino, che organizza le emozioni e i sentimenti che prova per
se stesso e per gli altri; e comportamento di attaccamento, che è la modalità con cui vengono
espressi questi sentimenti.
Bowlby distingue 4 fasi nello sviluppo del legame di attaccamento:
- Comportamenti di segnalazione e di avvicinamento senza discriminazione della persona (0-
2 mesi). Fase in cui il bambino rivolge i segnali che possiede come il pianto, il sorriso e le
vocalizzazioni, per assicurarsi uno stato di benessere, a tutti gli adulti senza
discriminazione.
- Segnali di mantenimento della vicinanza verso una o più persone discriminate (3-6 mesi).
Fase in cui il bambino inizia a rivolgersi soprattutto alle figure familiari e ancora di più alla
persona che si prende cura di lui.
- Segnali di mantenimento della vicinanza con la persona discriminata (6 mesi a 2 anni). I
bambini mantengono una relazione preferenziale con la madre, le altre persone familiari
diventano figure di attaccamento secondarie e gli estranei suscitano reazioni caute e
distaccate. In questa fase si presentano la paura dell’estraneo e l’ansia da separazione.
- Relazione basata sul Set-Goal (scopo programmato) (da 2 anni in poi). In questa fase il
bambino inizia a porsi degli scopi e degli obiettivi regolati dall’ambiente e tenendo conto
delle esigenze della madre, che rimane la figura preferenziale, ma vengono sviluppate
anche altre forme di attaccamento.
18. CHI SONO I LATE TALKERS
I late talkers (parlatori tardivi) sono i bambini che presentano un iniziale ritardo nello sviluppo
del linguaggio e non riescono a recuperarlo spontaneamente entro i 3-4 anni e mostrano,
quindi un ritardo nel raggiungimento delle prime tappe verbali come “l’esplosione del
vocabolario” e le “prime frasi”.

19. TIPI DI ATTACCAMENTO IN BASE ALLA STRANGE SITUATION


La strange situation è una procedura di osservazione per valutare il sistema di attaccamento e
di esplorazione del mondo che i bambini sviluppano nel primo anno di vita.
Le tipologie individuate da Ainsworth e colleghi sono: attaccamento insicuro evitante, che è
caratteristico dei bambini che hanno avuto un rapporto con la figura di attaccamento
insensibile ai loro segnali di bisogno e rifiutanti di contatto fisico, in questi casi i bambini
rimangono indifferenti quando la madre se ne va, e quando torna non si avvicinano a lei o ne
rifiutano attivamente il contatto; attaccamento sicuro, che appartiene a bambini con una
figura di attaccamento attenta ai loro bisogni, che mostrano segnali di disagio quando questa
se ne va, ma dopo iniziano a giocare, quando torna richiedono attivamente la vicinanza e la
consolazione per poi tornare a giocare; attaccamento insicuro ansioso ambivalente o
resistente, nei casi in cui i bambini hanno avuto una madre imprevedibile, cioè affettuosa per
un proprio bisogno ma non attenta ai bisogni del bambino, in questo caso i bambini mostrano
segnali di stress al momento della separazione, che non vengono calmati neanche dal ritorno
della madre e quando questa torna le si avvicinano, dopodiché la rifiutano anche con
comportamenti aggressivi; attaccamento insicuro disorganizzato, tipico nei bambini con una
figura di attaccamento vittima di esperienze traumatiche o se sono essi stessi vittime di abusi o
maltrattamenti, in questi casi i bambini piangono quando si accorgono dell’arrivo della madre,
prendono strane posizioni quando vengono presi in braccio e non mantengono lo sguardo sulla
madre mentre questa gli parla.

20. TAPPE DELLO SVILUPPO DEL LINGUAGGIO DALLE PRIME PAROLE ALLE DUE
PAROLE
Inizialmente i bambini producono gesti deittici (che hanno funzione di chiedere, dare, mostrare
e indicare) e vocalizzi. Successivamente imparano ad utilizzare i gesti con le prime parole
(combinazioni cross-modali) e verso i 2 anni imparano a combinare due o più parole con i gesti.
Parallelamente a questo sviluppo i bambini producono anche enunciati di una sola parola.

21. RAPPORTO TRA LINGUAGGIO E PENSIERO NEGLI APPROCCI INNATISTA,


COMPORTAMENTISTA E SOCIO-CULTURALE
L’approccio innatista (Piaget, Chomsky) sostiene che il linguaggio abbia una base biologica
innata, infatti secondo Piaget il linguaggio è il completamento naturale dei processi cognitivi
relativi all’interazione del bambino con l’ambiente; secondo Chomsky esiste un Dispositivo per
l’Acquisizione del Linguaggio (DAL/LAD) e che l’ambiente serva solo ad attivare questo
dispositivo.
Secondo l’approccio comportamentista, l’apprendimento dipende interamente dall’ambiente
e dall’esperienza, ad esempio secondo Skinner dipende dal rinforzo utilizzato nel
condizionamento operante; secondo Bandura il bambino apprende secondo il modellamento
sociale, in cui l’unico rinforzo è la soddisfazione di aver imitato coerentemente l’altro.
Per Vygotskij lo sviluppo del bambino dipende dal contesto storico-culturale a cui appartiene.

22. RELAZIONE TRA AUTISMO E TEORIA DELLA MENTE


Il deficit autistico non si manifesta precocemente, perché i suoi precursori sono: un ritardo in
varie aree del comportamento sociale come l’attenzione condivisa, l’indicazione non richiestiva
e il gioco di finzione, quindi le abilità rappresentative e simboliche, che si dovrebbero
manifestare a partire da 9-11 mesi. Il deficit autistico comprende la mancata capacità di
comprendere la mente e di cogliere gli aspetti psicologici, sociali, e simbolici degli altri.

23. COSA È LO SVILUPPO MORALE E QUALI SONO GLI STADI SECONDO PIAGET
Lo sviluppo morale è la capacità di comprendere le regole ed i valori sociali che appartengono
alla cultura di appartenenza. Questo consente di distinguere il bene dal male.
L’acquisizione della norma morale comprende tre fasi:
1. assume un significato affettivo-emotivo, perché è caratterizzata dall’indicazione di come un
individuo si sente o dovrebbe sentirsi nel caso in cui rispetta o meno le regole;
2. è una guida per la condotta, perché esprime comportamenti socialmente adeguati e
proibisce o punisce quelli inadeguati;
3. comprende la conoscenza delle norme, che rende possibile comprendere i significati
impliciti ed espliciti delle regole.
Secondo Piaget il bambino attraversa tre fasi:
- Periodo premorale fino ai 4 anni, caratterizzato dall’assenza di regole;
- Dai 4 agli 8 anni prevale il realismo morale, secondo cui i giudizi vengono formulati in base
al danno reale e non a quello intenzionale; prevale una morale eteronoma, secondo cui la
validità dei principi dipende dall’autorità di chi li sancisce e dalla forza con cui vengono fatti
rispettare.
- Dopo gli 8 anni si caratterizza la fase del relativismo morale; prevale una morale autonoma
che dà importanza agli elementi specifici della situazione e alle intenzioni.
Piaget raccontava ai bambini due storie (mamma che preferisce la figlia obbediente e bimbo
che rimane senza merenda) al termine delle quali chiedeva loro se gli adulti facessero bene o
meno a comportarsi cosi; grazie a questo ha individuato due tipi di giustizia:
- La giustizia retributiva, secondo cui va mantenuta una relazione tra punizioni e
trasgressioni, e tra meriti e premi (morale eteronoma);
- La giustizia distributiva, ha come base l’eguaglianza tra individui (morale autonoma)
Per i bambini più piccoli, la sanzione prevale sull’uguaglianza e si sviluppa su tre fasi:
- Sanzione espiatoria (fino a 6-7 anni), dominata dal concetto che la punizione è una
conseguenza naturale della trasgressione;
- Sanzione per reciprocità (7-10 anni), basata sul rispetto reciproco e sulla cooperazione e
sfocia nel riconoscimento dell’importanza della riparazione alla trasgressione;
- Equità (11-12 anni), per cui si esprimono giudizi in base alla trasgressione e alla sanzione
tenendo presente il contesto.
Kohlberg ritiene che il pensiero diriga l’azione. Egli accetta e sviluppa l’ipotesi di Piaget ed
identifica tre livelli dello sviluppo morale, ognuno articolato in due stadi:
- Livello preconvenzionale, prevalente nei bambini di età inferiore a 9-10 anni, in cui il bene
e il male vengono giudicati in base a conseguenze negative o positive per il soggetto stesso;
- Livello convenzionale, che va dalla preadolescenza alla tarda adolescenza, ed è incentrato
sui rapporti interpersonali e sui valori sociali;
- Livello postconvenzionale, che è caratterizzato dall’emergere di giudizi morali basati su
principi astratti, di natura etica, che possono essere o meno condivisi dal proprio gruppo di
appartenenza.
*Bandura

24.COSA È IL LESSICO PSICOLOGICO


Il lessico psicologico è l’insieme delle parole che si riferiscono agli stati fisiologici, ai desideri,
alle emozioni, stati cognitivi e alle credenze.

25.PERCHÉ IL SISTEMA DEL LINGUAGGIO È CONSIDERATO MULTIMODALE


Il linguaggio è multimodale perché i gesti comunicativi e le parole formano un “sistema
integrato” formato dalla comprensione linguistica, dalla comparsa e frequenza della
produzione gestuale e dai diversi tipi di combinazioni di gesti e parole nei primi due anni di
vita.

26.DIFFERENZA TRA LATE BLOOMERS E LATE TALKERS


Entrambi i termini tendono ad identificare i bambini con ritardi nel linguaggio.
Late bloomers (bambini che sbocciano tardi), sta ad indicare i bambini che recuperano questo
ritardo, in generale, entro i 4 anni.
Late talkers (parlatori tardivi), indica i bambini che non riescono a recuperare, entro i 4 anni, il
ritardo nelle prime tappe verbali e che sviluppano un disturbo del linguaggio di diversa entità.

27. DOVE COLLOCHIAMO IL SORRISO


Il sorriso va collocato alla teoria delle emozioni. Appare fin dalla nascita, ma con significati
diversi in periodi diversi:
- Sorriso endogeno o spontaneo, che indica quasi sempre uno stato di benessere durante il
sonno del bambino e serve per attirare l’attenzione dell’adulto per mantenere la vicinanza
del caregiver necessaria alla sopravvivenza;
- Sorriso sociale, che indica che il bambino inizia a rispondere agli stimoli dell’ambiente
esterno oltre a quelli interni, e si orienta verso i segnali familiari.
- Sorriso sociale selettivo, che viene indicato dal fatto che il bambino risponde solo agli
stimoli noti e preferiti.

28. LO SVILUPPO MORFOSINTATTICO


Lo sviluppo morfosintattico avviene tra i 2 e i 3 anni di età e comprende l’acquisizione delle
regole morfosintattiche che nella lingua madre sono chiari, informativi e salienti.
Esistono due forme di morfosintassi: quella nominale, che include la comprensione del genere
e del numero dei nomi, intorno ai 3 anni, mentre ancora risulta incompleto l’utilizzo degli
articoli; quella pronominale, che comprende l’apprendimento e l’utilizzo dei pronomi personali
intorno ai 3-4 anni. Solo intorno a 6-7 anni si ha uno sviluppo completo della morfosintassi, che
richiede l’utilizzo di una memoria di lavoro.

29. TAPPE DI SVILUPPO DEL LINGUAGGIO


Inizialmente il neonato emette vocalizzi legati al pianto (di fame, irritazione o dolore), poi
compaiono i suoni vocalici che si inseriscono negli intervalli dei discorsi del genitore,
dopodiché compare la lallazione canonica, che comprende la produzione di sequenze
consonante-vocale come sillabe ripetute (babba, tatatata), più tardi compare la lallazione
variata, cioè la ripetizione di sequenze sillabiche complesse (batta, patta) e suoni simili a parole
o protoparole. Verso i 9-12 mesi compaiono i gesti deittici (indicare, mostrare, offrire, dare,
richiedere); dagli 11-12 mesi compaiono anche i gesti referenziali o rappresentativi (apri e
chiudi la mano per “ciao”, scuoti la testa per “no” ecc.). All’incirca nello stesso periodo
compaiono le prime parole, intorno agli 11-13 mesi. Nell’arco del secondo anno esistono due
fasi dello sviluppo lessicale, nella prima si hanno intorno alle 50 parole nel vocabolario, nella
seconda si può presentare “un’esplosione del vocabolario”, in cui le parole vengono apprese
più velocemente; in questo periodo si passa dall’utilizzo di enunciati monorematici (costituiti
da una sola parola), a enunciati con stile telegrafico (lo stadio evolutivo durante il quale
prevalgono enunciati di due o più parole, in assenza di morfologia libera, cioè articoli,
congiunzioni e preposizioni, che inizia dai 18 mesi circa). Intorno ai 20 mesi vengono prodotte
le prime combinazioni di parole e intorno ai 3-4 anni inizia lo sviluppo morfosintattico.

30. ASPETTI CON VALORE PREDITTIVO PER LO SVILUPPO DEL LINGUAGGIO


Diversi studi si sono occupati di studiare quali potrebbero essere gli indici predittivi di ritardo
nello sviluppo del linguaggio:
importanti sono la comprensione lessicale e grammaticale, la comparsa e la frequenza della
produzione gestuale (gesti deittici e rappresentativi, e la capacità di finzione) e le combinazioni
di gesti e parole nei primi due anni di vita.
La comprensione di parole e frasi nei primi due anni di età è un fattore criteriale per
individuare l’evoluzione di andamenti a rischio nello sviluppo del linguaggio e nel
funzionamento cognitivo generale.
O anche una lallazione canonica scarsa e indifferenziata, ritardo nella comparsa di gesti deittici
e referenziali, limitata produzione delle prime parole, assenza di combinazioni di parole a 36
mesi, assenza dell’esplosione del vocabolario e delle prime frasi.

31. COSA SIGNIFICA SCAFFOLDING


Il termine scaffolding è utilizzato per intendere l’aiuto da parte dell’adulto nei confronti del
bambino, che consiste nel sostenerlo, facilitargli i compiti e orientarlo nelle attività.

32.CONCETTI DELLA TEORIA DI BRUNER


Secondo Bruner, per comprendere come si organizza il comportamento, vanno tenuti presenti
gli scopi, le intenzioni e le funzioni.
Per raggiungere il pensiero maturo, il bambino deve attraversare 3 forme di rappresentazione:
- La rappresentazione esecutiva, che si sviluppa nel primo anno di età e continua ad essere
presente sempre. Questo tipo di rappresentazione permette di codificare l’ambiente
attraverso l’azione;
- La rappresentazione iconica, che si sviluppa più che altro intorno ai 6-7 anni. Questa fa sì
che il bambino si rappresenti la realtà grazie alle immagini visive, uditive, olfattive o tattili;
- La rappresentazione simbolica permette di codificare la realtà attraverso il linguaggio e
sistemi simbolici come numeri o musica. Grazie a questa il bambino inizia a formulare
ipotesi, aspettative, concetti e conoscenze.
Bruner, inoltre, ritiene importante il pensiero narrativo, perché lo considera un modo per
organizzare l’esperienza che riguarda l’attività psichica basata sulle relazioni tra individui.
L’attenzione condivisa, in più, permette al bambino di apprendere il linguaggio ed esprimere le
proprie intenzioni e capire quelle degli altri. Secondo lui, oltre al LAD di Chomsky, esiste anche
un Sistema di supporto per l’acquisizione del linguaggio (LASS), che corrisponde al ruolo
dell’adulto e del contesto sociale nell’inserire il bambino nel mondo del linguaggio e della
cultura.
Un ruolo importante quindi è quello di Scaffolding, cioè il ruolo dell’adulto nel fornire un aiuto
al bambino per compensare il dislivello tra le abilità richieste e quelle attuali.

33. SVILUPPO DELLE EMOZIONI: QUALI APPAIONO PRIMA E QUALI DOPO


L’emozione è un’esperienza complessa, con una funzione di organizzazione cognitivo-affettiva
che media il rapporto tra organismo e ambiente. Inoltre, si accompagna con impulsi all’azione
e reazioni fisiologiche interne.
Le prime emozioni che compaiono sono regolate da processi biologici fondamentali per la
sopravvivenza, quindi fanno parte del sistema edonico e sono suddivise in sensazioni di piacere
o disgusto per il sistema gustativo, trasalimento per gli stimoli troppo intensi, sconforto per gli
stimoli dolorosi o di disagio e interesse per stimoli nuovi.
Nel secondo periodo appaiono prima il sorriso sociale non selettivo, quindi rivolto a qualsiasi
adulto (tra 5 e 8 settimane), dopodiché solo alle persone famigliari; poi il sorriso sociale
selettivo, che viene rivolto generalmente alla madre o al caregiver. Intorno agli 8-9 mesi
appare anche la paura e la paura dell’estraneo, che indica un buon rapporto con chi si prende
cura di lui.
Nel terzo periodo, dopo il primo anno, compaiono le emozioni complesse come la timidezza, la
vergogna, l’invidia, l’orgoglio e la colpa, che si originano da forme di autoriflessione o
associazione mentale possibili grazie al saper valutare il proprio sé e le proprie azioni in base
alla propria cultura.

34. MODELLO ECOLOGICO DELLO SVILUPPO


Fino agli anni ’70 si teneva conto solo del contesto in cui cresceva il bambino per comprendere
il suo sviluppo, ma Bronfenbrenner propose l’Ecologia dello Sviluppo, che consiste nel
considerare i vari contesti che possono infierire sullo sviluppo del bambino:
- Microsistema, cioè l’ambiente in cui si trova il bambino (famiglia, scuola, amici)
- Mesosistema, cioè la relazione tra la famiglia, la scuola e i compagni
- Esosistema, cioè la situazione famigliare o lavorativa di genitori, insegnanti e compagni
- Macrosistema, cioè la le politiche sociali e dei servizi della comunità socioculturale, che
influenzano l’esosistema.

35. LA PRAGMATICA
La competenza pragmatica è la capacità di conversare e di tener conto del punto di vista
dell’interlocutore e dei suoi bisogni comunicativi.
Tramite la comunicazione intenzionale, possiamo creare immagini mentali negli altri, ma per
poterlo fare deve esistere un codice conosciuto e compreso da entrambi e una teoria della
mente.

36. FUNZIONI INVARIANTI


Le funzioni invarianti sono le funzionalità della vita mentale, che sono le stesse per tutto l’arco
di vita e quindi hanno un funzionamento generale. (Adattamento e Assimilazione).

37. DIFFERENZA TRA PIAGET ED HIP


Mentre Piaget studia la competenza del bambino, quindi cosa sa o non sa fare; considera i
cambiamenti come qualitativi; ritiene che la differenza tra uno stadio di sviluppo e l’altro è
caratterizzata dalla discontinuità tra loro; sostiene che esiste un’unica intelligenza per il
linguaggio, la matematica e la comprensione del tempo e dello spazio; cerca di rispondere alla
domanda su che cosa si sviluppa e non come.
L’approccio dell’elaborazione delle informazioni cerca di individuare quante operazioni compie
un individuo per risolvere un compito; considera il cambiamento come quantitativo; lo
sviluppo come continuo; sostiene che esistono più intelligenze “specifiche per dominio”; cerca
di rispondere al come si sviluppa l’intelligenza e non a cosa si sviluppa.

38.STRATEGIE E METODI DI RICERCA


Un metodo di ricerca è l’Esperimento (metodo sperimentale), cioè una situazione di
laboratorio in cui il ricercatore modifica le variabili indipendenti e rileva se a questa
modificazione seguono dei cambiamenti nella variabile dipendente. In questo caso si prendono
in considerazione due gruppi: uno sperimentale, che viene sottoposto alla modificazione, e
uno di controllo che non riceve nessun trattamento o lo riceve diverso. L’ipotesi si conferma se
i cambiamenti previsti avvengono solo nel gruppo sperimentale.
I vantaggi dell’esperimento sono la facilità di essere replicato e la capacità di stabilire relazioni
di causa-effetto tra le variabili.
Lo svantaggio è che non siamo certi che il comportamento che hanno i bambini in una
situazione di laboratorio sia la stessa che avrebbero nella vita reale. Questo porta alla difficoltà
i poter generalizzare i risultati ottenuti al di fuori dall’ambiente controllato ( validità esterna);
nonostante ciò, l’esperimento ha una buona validità interna, cioè la relazione tra variabili
interne ed esterne è proprio quella voluta dal ricercatore, grazie al fatto che le condizioni
sperimentali sono ben controllate e costanti.
Altri due tipi di esperimento sono: il disegno quasi-sperimentale, che viene utilizzato nel caso
in cui non possono essere modificate le variabili indipendenti, quindi si cercano bambini che si
differenziano per i valori che vuole il ricercatore; disegno correlazionale, nel caso in cui non si
possono individuare gruppi che si differenziano o se si vuole descrivere il rapporto tra due
variabili senza manipolazione.
Un altro metodo è l’osservazione, che studia il comportamento spontaneo, quindi non
controlla le variabili indipendenti. In questo caso l’ambiente può essere naturale o artificiale e
in entrambi i casi può essere strutturato o non strutturato.
Esistono due tipi di osservazione: naturalistica, per cui viene utilizzato un grado minimo di
controllo; controllata per cui viene utilizzato un grado medio o massimo di controllo e si
forniscono degli stimoli per evocare il comportamento da studiare.
L’osservazione si divide in tre fasi:
- La selezione dei fenomeni da osservare;
- La registrazione dei fenomeni individuati;
- La codifica dei dati registrati.
Gli svantaggi potrebbero essere: il comportamento innaturale dei soggetti in presenza
dell’osservatore; il comportamento dell’osservatore influenzato dal suo stato psicofisico o le
sue capacità ecc.
Un ultimo metodo sono le interviste e i questionari, che vengono utilizzati per intervistare i
bambini sulle proprie idee, emozioni, esperienze e motivazioni, oppure per interrogare gli
adulti sul comportamento, le capacità e la personalità dei bambini.
Per intervistare i bambini dobbiamo essere sicuri che abbiano una buona capacità di
comprensione e produzione del linguaggio e che abbiano un livello cognitivo adatto alle
domande poste. Per i bambini c’è il rischio che rifiutino di essere intervistati o di esprimere i
propri sentimenti; per gli adulti c’è il rischio che diano risposte adatte alle aspettative del
ricercatore o che vogliano apparire come adulti competenti.
Le interviste e i questionari possono essere a domande chiuse (strutturate) o aperte.

39.TEORIA STADIALE DI PIAGET


Secondo Piaget lo sviluppo si divide in stadi, ognuno dei quali ha una forma di organizzazione
psicologica; il passaggio da uno stadio all’altro può essere graduale e l’età può cambiare per
ogni bambino. Ogni stadio è qualitativamente diverso dal precedente e le acquisizioni di uno
stadio non vengono perse con il passaggio tra stadi, ma si integrano in strutture più evolute.
Gli stadi sono:
- Sensomotorio (0-2 anni), in cui il comportamento del bambino dipende dalle sue risposte
sensoriali e motorie. Il bambino agisce nel presente, quindi non si pone scopi, non fa
progetti e non possiede una rappresentazione interna degli oggetti. Questo stadio è diviso
in altri 6 sottostadi:
 Esercizio dei riflessi, durante il 1° mese di vita, in cui il bambino utilizza i riflessi per
sempre più situazioni e fa degli sforzi per applicare lo schema, inizia quindi una
capacità di discriminazione dei riflessi. In questo periodo il bambino si trova in uno
stato di egocentrismo radicale, cioè non ha nessuna consapevolezza di sé, né
dell’esistenza di un mondo esterno;
 Reazioni circolari primarie e primi adattamenti, dal 1° al 4° mese il bambino cerca di
conservare le nuove azioni grazie alla ripetizione di queste. Reazioni circolari
primarie significa che le azioni del bambino sono tutte concentrate su sé stesso e
con questo si ha una sintesi di assimilazione e accomodamento che porta alla
formazione delle abitudini (ad esempio l’infante cerca di guardare ciò che sente, di
afferrare un oggetto per portarlo alla bocca ecc.). Grazie alla capacità di conservare
i dati dell’esperienza, l’organizzazione biologica che era presente nel primo periodo
si trasforma in organizzazione psicologica.
 Reazioni circolari secondarie, dal 4° all’8° mese, in cui il bambino inizia ad acquisire
una certa permanenza, ancora legata alle sue azioni, ad esempio guarda un oggetto
dopo averlo lasciato cadere e può scansare un fazzoletto che gli copre il viso. Una
delle più importanti acquisizioni è la capacità di coordinare gli schemi della visione e
della prensione. (non riesce a cercare un oggetto totalmente nascosto)
 Coordinazione degli schemi secondari, dall’8° al 12° mese. Il bambino inizia ad
utilizzare gli schemi che già possiede, per applicarli a situazioni nuove, quindi per
nuovi scopi. Inizia la scoperta di un mondo esterno e dell’interesse per conoscerlo.
Il bambino inizia a cercare oggetti che nascondiamo davanti a lui, ma è come se
pensasse che è la sua azione che provoca la ricomparsa dell’oggetto, quindi la realtà
è vista ancora come una conseguenza delle sue azioni.
 Reazioni circolari terziarie, da 12 a 18 mesi. Il bambino non conserva più soltanto gli
schemi scoperti, ma va alla ricerca di novità, quindi vengono scoperti e modificati
schemi nuovi. I comportamenti di sperimentazione attiva fanno sì che il bambino
scopra mezzi nuovi. Piaget ha individuato 3 condotte per la scoperta dei nuovi
mezzi: la condotta della cordicella, la condotta del supporto e la condotta del
bastone. Il bambino inizia a capire che l’oggetto che viene nascosto in più posti è
sempre lo stesso, quindi inizia a cercarlo nell’ultimo punto in cui l’ha visto. Non è
ancora in capace di immaginare movimenti che non vede.
 Invenzione di mezzi nuovi mediante combinazione mentale, dai 18 ai 24 mesi. Il
bambino inizia ad applicare le sue azioni per invenzione, quindi tramite un’azione
mentale. Le azioni vengono interiorizzate e si inizia a parlare di rappresentazione
mentale. Si ha la comprensione della permanenza dell’oggetto, dello spazio, del
tempo e della causalità, quindi un oggetto può essere ritrovato anche se viene
nascosto con un movimento non visibile dal bambino.
- Preoperatorio (2-6 anni). La caratteristica più importante di questo stadio è la
rappresentazione mentale, che si può individuare: nel gioco simbolico, cioè quando il
bambino utilizza un oggetto come se fosse un’altra cosa; nell’imitazione differita, cioè
quando imita un modello osservato ore o giorni prima; nel linguaggio che utilizza per
parlare di persone, oggetti, luoghi o eventi non presenti al momento, quindi utilizza degli
schemi verbali per riferirsi ad una rappresentazione mentale.
Secondo Piaget, il bambino in questo stadio si trova in uno stato di egocentrismo
intellettuale, perché ignora il fatto che gli altri possono avere punti di vista, emozioni,
conoscenze diversi dai suoi (compito delle 3 montagne). Le azioni mentali del bambino
sono irreversibili, quindi si parla di pensiero prelogico o intuitivo.
- Operatorio concreto (6-12 anni). In questo stadio le operazioni mentali si coordinano tra
loro e si ha la reversibilità di pensiero, quindi la nascita del pensiero logico. Il bambino
inizia a capire che le azioni possono servire a modificare o disfare sia in senso mentale che
fisico, e che successivamente si può tornare alla realtà. I compiti che vengono posti ai
bambini in questo periodo sono i compiti di conservazione: vengono mostrate due entità
che il bambino dovrà definire uguali, dopodiché si attua una modifica su una di queste e si
chiede al bambino se sono ancora uguali, di sostanza, peso, volume, numero ecc.
- Operatorio formale (12 in su). In questo stadio, il pensiero diventa ipotetico-deduttivo, cioè
vengono compiute delle operazioni logiche su delle ipotesi, da cui si riesce a ricavarne le
conseguenze. Si possono immaginare eventi o oggetti mai visti e ragionare su situazione
mai vissute e non manipolabili direttamente, questo permette di pensare ad un mondo
possibile, ai valori e al suo futuro. In questa fase il bambino nel risolvere un compito
verifica tutte le soluzioni possibili in maniera sistematica.

40. COSTRUTTIVISMO ED EPISTEMOLOGIA GENETICA


Secondo la concezione costruttivista di Piaget, il pensiero infantile è diverso qualitativamente
da quello adulto e nel corso dello sviluppo il sistema cognitivo ha delle trasformazioni che
corrispondono a strutture intellettive di complessità e stabilità crescente, gli stadi.
L’epistemologia genetica è una disciplina psicologica che studia le origini della conoscenza e i
meccanismi psicologici che le consentono di realizzarsi; genetica perché questi meccanismi
sono presenti fin dalla nascita.

41.COSA INTENDE BOWLBY PER MODELLO OPERATIVO INTERNO


I modelli operativi interni sono le rappresentazioni mentali complesse sia delle figure di
attaccamento sia di se stesso, che servono a far sì che l’individuo riesca ad interpretare le
informazioni provenienti dall’esterno e a guidare il comportamento nelle nuove situazioni.
I modelli mentali sono rappresentazioni derivanti dalla memoria episodica (informazione
immagazzinata secondo sequenze cronologiche) e dalla memoria semantica (informazioni
generalizzate riguardanti il mondo, che derivano dall’esperienza e da quanto l’individuo ha
appreso dagli altri).
Per il pattern di attaccamento sicuro, i modelli operativi sono rappresentazioni di una figura di
attaccamento disponibile e affettuosa; questo permette di avere una rappresentazione del Sé
secondo cui le proprie esigenze di conforto abbiano valore e l’individuo sia degno di amore.
Per i pattern di attaccamento insicuro, i modelli operativi rappresentano una figura di
attaccamento non attenta ai bisogni, distante e rifiutante; questo porta alla non capacità dei
bambini di esprimere le proprie emozioni in modo appropriato, al momento giusto e nella
giusta misura e contesto, e al fatto che percepiscano il mondo come non amico.

42. VYGOTSKIJ E LO SVILUPPO COGNITIVO


Secondo Vygotskij lo sviluppo avviene grazie all’appropriarsi dei significati della cultura ed un
processo di interiorizzazione di attività (principalmente il linguaggio, che secondo lui
inizialmente è di tipo sociale e comunicativo e successivamente si trasforma nel linguaggio
interiore o pensiero verbale), che permette lo sviluppo sociale e la mediazione tra persone.
Vygotskij si è interessato alla “distanza” il livello di sviluppo effettivo e attuale e il livello di
sviluppo potenziale, chiamata Zona di Sviluppo Prossimale (ZOPED). Importanti per questo
sviluppo sono: le informazioni sull’attività, le istruzioni sul compito, l’uso di domande per
conoscere e valutare, la strutturazione cognitiva e lo scaffolding (sostenere il bambino,
proporzionare le difficoltà del compito e mantenere orientata l’attività del bambino).
43. DOPO LO STILE TELEGRAFICO, COSA SUCCEDE A LIVELLO
GRAMMATICALE
Lo stile telegrafico è lo stadio in cui vengono prodotti, per la maggior parte, enunciati di due o
più parole in assenza di morfologia libera (articoli, congiunzioni e preposizioni), che si presenta
intorno ai 18 mesi.
Fino ad ora le parole pronunciate riguardano nomi di cose o persone; successivamente
vengono aggiunti i verbi, e in questo caso vengono definite “strutture nucleari incomplete”,
perché anche se è presente il verbo, gli elementi sono ancora in assenza di morfologia libera.

44. BANDURA
Bandura fa parte di una corrente meno rigida del comportamentismo, cioè lui crede che il
bambino sia attivo nello sviluppo, grazie all’apprendimento osservativo. Secondo lui i bambini
apprendono osservando i modelli sociali (gli adulti), sia dal vivo che attraverso i mass media; in
questo caso non è necessario il rinforzo, perché la gratificazione che prova il bambino nell’aver
imitato un modello sociale, funge essa stessa da rinforzo.
Inoltre, secondo Bandura, le regole morali vengono apprese dai bambini grazie alle interazioni
con gli adulti e con i coetanei, e non seguono tappe di sviluppo (Piaget, Kohlberg). Queste
interazioni permettono ai bambini di acquisire i processi di disimpegno morale, che gli
permettono di rivalutare la gravità delle loro azioni in base ai loro principi morali interiorizzati;
grazie a questo riescono ad attuare comportamenti trasgressivi senza sentirsi in colpa.

45. CRITICHE ALLA TEORIA DI PIAGET


Secondo molti studiosi, l’analisi dei compiti posta da Piaget rende difficile al bambino arrivare a
risposte corrette, infatti secondo loro, se al bambino vengono presentate situazioni più
realistiche, le loro capacità di ragionamento risultano più avanzate (compito delle 3 montagne
vs compito dei poliziotti). Inoltre, secondo Piaget esiste una coerenza di tipo orizzontale, cioè il
bambino applica la stessa logica a problemi differenti, ma altri ricercatori hanno individuato il
livello ottimale, cioè il rendimento massimo che può raggiungere un bambino grazie a
condizioni facilitanti, e hanno scoperto che questo aumenta in maniera discontinua con l’età,
quindi il rendimento in diversi compiti può variare in base alle abilità e la semplicità o chiarezza
delle istruzioni; quindi gli stadi potrebbero non essere strutture globali e coerenti.
Secondo Piaget, le esperienze e le conoscenze del bambino non sono influenzate dal contesto
sociale e culturale, ma numerosi esperimenti sull’interazione sociale, hanno dimostrato che i
bambini migliorano dopo aver lavorato con i coetanei.

46. PERCHÉ IL LINGUAGGIO È DEFINITO MULTIMODALE


Il linguaggio è definito multimodale, perché è considerato un sistema integrato di gesti
comunicativi e parole. La modalità gestuale e vocale nel sistema linguistico, hanno un legame
stretto, sia nelle capacità verbali dei bambini, sia nella comunicazione adulta, ricerche recenti
hanno dimostrato che la tipologia dei gesti e il loro legame con la modalità vocale nel periodo
di acquisizione delle prime combinazioni di parole sono diverse da quelle del sistema adulto e
da quelle di bambini dopo i 2 anni (in età prescolare, il sistema comunicativo del bambino
assomiglia sempre di più a quello adulto).

47. COSA È IL PRIMO VOCABOLARIO DEL BAMBINO (PVB)


Il primo vocabolario del bambino è lo strumento più utilizzato da psicologi, neuropsichiatri e
logopedisti per valutare lo sviluppo linguistico nei primi anni di età. È un questionario
standardizzato per la fascia di età tra 8 e 36 mesi, che deve essere compilato da genitori o
caregiver, che devono fare una “ricognizione” in base ad una lista di comportamenti stabiliti
che ritengono siano presenti in quel momento.
È suddiviso in 2 schede: “Gesti e Parole”, che serve a distinguere il primo sviluppo
comunicativo linguistico nei primi 2 anni; “Parole e Frasi”, che distingue lo sviluppo della
produzione lessicale e grammaticale.

48.COSA È LA LUNGHEZZA MEDIA DELL’ENUNCIATO


La lunghezza media dell’enunciato (LME) è il calcolo dei morfemi (singolare, plurale, femminile,
maschile) all’interno di una produzione verbale; rileva la quantità ma non la qualità, quindi è
adatto ai bambini fino ai 2-3 anni, perché le frasi non sono complesse.

49. COSA È LA CONSAPEVOLEZZA PRIMARIA E SECONDARIA (COMPRENSIONE


DEL SÉ)
Per sviluppare una competenza sociale, il bambino deve raggiungere la capacità di
comprendere che sé stesso e gli altri sono dotati di stati interni, emozioni, pensieri e scopi che
mediano il comportamento e le relazioni con gli altri e con il sistema di norme e valori sociali.
Dagli studi di Neisser e Butterworth derivano la consapevolezza primaria e secondaria.
La consapevolezza primaria è fondata sulla percezione immediata che deriva: dalle
informazioni sensoriali, visive, acustiche, cinestesiche e vestibolari; e dalla comunicazione
verbale e non verbale nelle interazioni diadiche.
La consapevolezza secondaria si basa sulla capacità di rappresentazione e autoriflessione; in
questa fase compaiono l’autoconsapevolezza e la percezione del Sé, come essere dotato di
qualità fisiche ed emotive.
Conoscenza di sé: capacità di identificare e riconoscere visivamente la propria immagine.

50. INDICAZIONE CON FUNZIONE DICHIARATIVA


L’indicazione è il gesto deittico utilizzato più frequentemente da bambini con sviluppo tipico
nei primi due anni di età, ed è quello che correla di più con le prime capacità verbali.
L’indicazione può avere intenzione richiestiva, prima tipologia di indicazione, secondo cui il
bambino vede l’adulto come mezzo per arrivare allo scopo; o dichiarativa, successivamente
nello sviluppo, e si basa su capacità complesse che implicano il riconoscimento da parte del
bambino degli stati interni dell’interlocutore con il quale condividere le proprie esperienze.
Successivamente compaiono i gesti rappresentativi, che si dividono in:
- Regolatori sociali-routine, condiviso spesso da diverse culture (muovere la testa per “no” o
“si”, ruotare il palmo per “non c’è più”, battere le mani per “bravo” ecc.)
- Iconici, che descrivono caratteristiche fisiche o azioni-funzioni di un oggetto, persona,
animale. (apre-chiude la bocca per “pesce”, agita le braccia per “volare” ecc.).
51.DEFINIZIONE DELL’EMOZIONE COME PROCESSO MULTI-DIMENSIONALE
L’emozione è un processo multidimensionale o multi esperienziale perché regola la nostra
organizzazione emotivo/cognitiva e ci allontana da uno stato di quiete con l’impulso ad agire.
Ha tre macro livelli: uno biologico perché l’evento emotigeno cambia la fisiologia del nostro
corpo con specifiche reazioni. Uno cognitivo perché da significato a ciò che sta succedendo. Un
livello motivazionale che orienta i nostri comportamenti in funzione dei nostri desideri e degli
scopi. Uno espressivo e comunicativo poiché implica il movimento non verbale e una
dimensione sociale poiché non si presentano mai casualmente o senza una ragione.
Tendenzialmente le relazioni pensate, rappresentante sono le sorgenti principali delle
emozioni.

52. FONOLOGIA DELLA LINGUISTICA E PROSODIA


Il codice linguistico ci permette di rappresentare il mondo e di rappresentarci nel mondo e di
attivare e conservare le relazioni sociali. Un aspetto importante è la fonologia e cioè conoscere
e riconoscere i suoni della lingua con cui parliamo e quali combinazioni sono appropriate in
base al contesto. La prosodia è l’intonazione, tono, pause e ritmo della voce di chi parla e che
aggiunge significato alla frase nel contesto in cui viene collocata insieme a tutta la
comunicazione non verbale compreso lo sguardo come indicatore di turno, di intimità e che
aggiunge intenzione alla frase stessa (sguardo amicale, sguardo minaccioso).

53.ARTEFATTI CULTURALI
Condivisione di linguaggi, strumenti e simboli che permettono di crescere in un dato contesto
sociale e culturale. La crescita individuale si determina grazie alla condivisione di questi
strumenti che il sistema sesso ci fornisce. Per Bruner va maggiormente approfondito non tanto
il ruolo del singolo ma i rapporti tra individui poiché l’apprendimento si produce in una varietà
di interazione con gli strumenti e l’intersoggettività.

54.SVILUPPO DELLA MEMORIA


Il bambino, nei primi mesi di vita ha una forma di memoria implicita inconscia che registra gli
avvenimenti senza che possano però essere recuperati volutamente. Già dai 2 mesi i bambini
sono in grado di ricordare a distanza di 24 ore e a 6 mesi a distanza di due settimane. La
memoria a lungo non è dunque sviluppata in concomitanza con la paura dell’estraneo come si
pensava ma ha origini più precoci ed è strettamente correlata all’ambiente esterno e della vita
sociale. L’amnesia infantile non sarebbe dunque una forma di difesa dei traumi infantili ma una
struttura insufficiente del snc che non è ancora in grado di memorizzare gli eventi se non in
misura implicita e motivata anche dal non sostegno di questi eventi di racconti autobiografici e
dalla comunicazione interpersonale. La memoria esplicita si caratterizza dalla capacità di
memorizzare informazioni su eventi personali e su episodi che si verificano nell’ambiente.

55. LA SENSIBILITÀ DEL CAREGIVER


La sensibilità del caregiver è la capacità del genitore di accudire il proprio figlio e di coglierne i
segnali attivanti la cura. La capacità della madre di esprimere sentimenti positivi verso il
proprio figlio e la capacità di comprendere che il bambino è una entità mentale. 4 componenti
essenziali: la consapevolezza dei segnali, la loro interpretazione, la risposta accurata, la
risposta sollecita. La madre dovrebbe avere predisposizione di cura, dolcezza, vicinanza,
comprensione e accudimento e una capacità di sintonizzarsi affettivamente con il proprio
bambino. La spinta a considerare il bambino una entità mentale aiuta il bambino stesso a
costruire un sé riflessivo in grado di comprendere i propri stati mentali.

56. LE RELAZIONI FAMIGLIARI


L’ambiente famigliare è un sistema in grado di autoregolarsi e basato su un principio di
equifinalità (partenze con strutture psicologiche diverse possono dare esiti simili) secondo cui
le modificazioni non sono dettate dalle basi di partenza ma dal processo e dalle regole
organizzative diversamente da quanto avviene nei sistemi rigidi dove le condizioni iniziali
restano invece immutabili e ne determinano l’esito finale. Nei sistemi aperti invece, il
comportamento finale è indipendente dagli schemi iniziali. L’autoregolazione garantisce invece
i processi omeostatici che garantiscono l’equilibro. La famiglia è un contesto di relazioni
triangolari. Quando si passa da relazione diadica a triadica subentra l’attenzione condivisa.

57. ADOLESCENZA
È il periodo di transizione dall’età infantile a quello adulto e dove i mutamenti fisici e
psicologici sono maggiormente visibili. I ragazzi e le ragazze che si trovano ad affrontare
l’adolescenza passando per la fase della pubertà si trovano a non riconoscere più il proprio
corpo, a non averne il controllo e a sentire la spinta dei compiti evolutivi cui sono chiamati. È
un a fase in cui anche il sistema nervoso centrale prevede una non completa strutturazione e
dove il lobo frontale, deputato alla inibizione dei comportamenti non socialmente accettati
non è ancora del tutto formato. Per questo gli adolescenti si trovano spesso a compiere gesti
estremi oltre che per sfidare le figure genitoriali in favore di una propria identità e autonomia.
Le fasi della post pubertà sono meno visibili ma pur sempre attive. Uno sviluppo anticipato o
tardivo della pubertà e della prima fase adolescenziale possono portare a dei sentimenti di
disistima e inadeguatezza nel ragazzo e nella ragazza. Diversamente uno sviluppo precoce
potrebbe portare, soprattutto le ragazze, a delle frequentazioni più mature con esiti come
gravidanze indesiderate o atteggiamenti antisociali. Sia il rapporto famigliare che con il gruppo
dei pari hanno delle particolari influenze sullo sviluppo in fase adolescenziale che ha come
scopo la strtutturazione della propria identità attraverso un processo di separazione e
individuazione. Il gruppo genitoriale e quello dei pari hanno influenze in ambiti diversi e
dunque la credenza che il gruppo dei pari possa influenzare il rapporto genitoriale non sempre
è confermato. Le relazioni famigliari se ben strutturate e consolidate rappresentano un fattore
protettivo e un luogo in cui l’adolescente può sempre sentirsi accolto e sostenuto nella sua
esplorazione del mondo. Ci sono 3 stili genitoriali: genitore relazionato: supporta il figlio, lo
motiva, apprezza le sue proposte e ne comprende i punti di vista. Il genitore autocentrato:
resta fermo sulle proprie posizioni e sa cosa è meglio per il figlio. Genitore evasivo: assente
psicologicamente e spesso arrabbiato o deluso. Il gruppo dei pari permette un senso di
appartenenza e di autonomia ed è considerato sintomo di buon sviluppo. Promuove la
collaborazione, l’empatia, il sostegno reciproco. Possono essere formali o informali. I ragazzi
più affiliati ai gruppi formali tendono ad essere più inclini alla famiglia e alle tradizioni. I ragazzi
affiliati ai gruppi informali tendono ad elaborare soluzioni più creative ed originali e
perseguono maggiormente l’autonomia personale e l’indipendenza dalla famiglia. Anche le
relazioni sentimentali sono un forte segnale di autonomia, molto più dell’appartenenza al
gruppo dei pari, e con cui la famiglia deve fare i conti e adeguarsi. Sarà un ambito privato in cui
la famiglia avrà meno a che fare e da cui nasceranno le preoccupazioni da un punto di vista
sessuale.

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