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Relazione sopra la fabbrica di vetriolo verde di Viterbo

detto in commercio Vetriolo Romano


Giornale arcadico di scienze, lettere, ed arti, Volume 137
(1834)
Pag.330-335

L’oggetto è, 1. D’indicar le cause per le quali questa fabbrica già altre volte si
celebre, e superiore a tutte le altre in Europa sia oggi decaduta dall’antico suo lustro:
e 2. Di esporre i mezzi co’ quali potrebbe ricondursi alla sua prima celebrità.

Il professore fa una relazione del processo della fabbricazione come si pratica,


espone i risultati dell’analisi chimica tanto della miniera, che di tutti i prodotti della
stessa fabbricazione, facendo conoscere con quali cangiamenti nel processo ora
praticato si può ottenere un vetriolo della massima purezza e bontà: risultato che
solo può rialzare il credito languente di una si interessante manifattura.

Processo usato per del fabbricazione del vetriolo

La miniera è una pirite terrosa di color nerognolo, che si trova disperso in


grandi masse nel pendio di alcune colline vulcaniche fra il nord-est di Viterbo alla
distanza di sei miglia circa dalla città.

Questa operazione si fa con mazze, picconi, ed altri strumenti di ferro,


progredendo sempre orizzontalmente con gli scavi fino all’esaurimento
dell’ammasso.

Il minerale estratto (nei mesi di maggio e giugno) si ammucchia in un’aia


vicina e quivi si lascia esposto all’influenza dell’atmosfera e delle sue meteore fino ai
sei mesi di agosto e settembre.

A quest’epoca si trasporta il minerale in un capannone coperto ma be contiguo


alla fabbrica del vetriolo, e quivi per qualche tempo di frange e si trapala.
Il minerale del capannone si trasporta con carrette a mano in una serie di
vasche fatte di muro lastricato, e mediocremente profonde, disposte in modo che fra
gli strati del medesimo rimangano dei solchi paralleli. Quando le vasche sono
riempite all’altezza di due palmi circa, allora si fa passare nella prima dell’acqua,
fintantoché il minerale ne resti interamente coperto. L’acqua vi si lascia per un
giorno: ed in questo tempo si va rimovendo e rimescolando colla sottoposta miniera
per mezzo di lunghe pale di legno con manico simile, chiamate foliche. La stessa
acqua si fa passare e soggiornare sopra il minerale delle due o tre vasche successive,
nelle quali si pratica la stessa manovra, acciocché si carichi a saturazione di tutto cià
che può sciogliere: e questo dicesi lisciviar la miniera.
Per mezzo di un canale al lisciva saturata si fa passare dall’ultima vasca in un
grande recipiente di figura rettangolare, fabbricato di muro, e lastricato, che
chiamasi paramento. Quivi si lascia per quindici giorni, finché abbia deposto tutto
quello che teneva sospeso meccanicamente nella sua massa; quindi si apre un canale
che si trova al livello del piano del paramento, e da questo canale la lisciva si lascia
passare in un altro simile recipiente detto secondo paramento. In questo si ripete
l’operazione del primo, la quale si rinnova in un terzo, colla differenza che in ciascuno
di essi la lisciva si ritiene per soli sei giorni: finalmente questa si fa passare in un
quarto paramento, che è come un serbatoio della medesima, perché da quest’ultimo
per un tubo si fa passare nelle caldaie di evaporazione.
La lisciva si fa concentrare in due caldaie di piombo, di figura rettangolare,
separate tra loro, e riscaldate ciascuna da un fornello particolare alimentato da legna
di bosco vicino. L’evaporazione si spinge fino al punto, che alla superficie del liquido
apparisca una pellicola chiamata panno.
Dalle caldaie di concentrazione la lisciva bollente per mezzo di un canale si
porta in un grande ricettacolo detto botte. Da questa dopo 24 ore passa in una serie
di piccole concamerazioni in pietra di peperino dette piletti, che sono altrettanti
cristallizzatoi, perché raffreddandosi la lisciva depone alle loro pareti i cristalli di
vetriolo.

L’acqua madre residua per il declivio del suolo dei piletti, la cristallizzazione
si va a raccogliere in un pozzetto, dal quale per mezzo di una burbera munita di due
secchi si riconduce nell’alto della fabbrica in un recipiente detto vasca del ricotto,
ove viene sottoposta ad una nuova e particolare cottura.

Il vetriolo confusamente cristallizzato nei piletti si raccoglie con pale, e versato


in grandi secchi di legno, per mezzo di una burbera è portato in una sala superiore,
che ha le finestre a levante ed a mezzogiorno.

Entro la sala sono disposte delle tavole ove è disposto a strati il vetriolo
scolando così tutta la sua umidità: e quando è asciutto s’incassa pel trasporto.

Analisi della miniera, e dei prodotti della sua lavorazione


Zolfo 0,14
Solfato di ferro 0,06,5
Solfato di allumina 0,03,5
Silice 0,04
Calce 0,02
Totale 100

Deposito del primo parametro


sotto il peso di un oncia <di 576 grani ndr>:

Solfato di ferro gr. 144

Solfato di allumina gr. 70

Allumina pura gr. 360


Ossido di ferro giallo gr. 02

Totale 576

I grassumi (così detti) del vetriolo sono composti per oncia di 576 grani
come segue:

Solfato di allumina gr. 402

Solfato di ferro gr. 75

Allumina pura gr. 07

Ossido grasso di ferro gr. 02

Totale 576

Deposito cristallizzato nel boccolare della vasca o botte,


contiene ogni per oncia <di 576 grani ndr>:

Solfato di ferro gr. 478

Solfato di allumina gr. 096

Ossido di ferro gr. 02

Totale 576

Vetriolo cristallizzato nei piletti.


E’ composto dei seguenti principii calcolati in ogni oncia:

Solfato di ferro gr. 504

Solfato di allumina gr. 068

Ossido giallo di ferro gr. 03

Perdita gr. 1

Totale 576

Dai prodotti di queste analisi si rivela, che l’allume si forma


contemporaneamente col vetriolo, e che dal miscuglio del primo sale col secondo,
durante la cristallizzazione della liscivia vetriolica, dipende l’impurità del vetriolo
che si ottiene: impurità che si conosce all’efflorescenza bianchiccia, che tappezza
ordinariamente i cristalli di vetriolo, e dal color verte slavato e biancastro che
affettano questi cristalli anche allorché non hanno alla loro superficie
l’incrostamento bianco dell’allume.
James Robert, A medical dictionary, Vol.III (1745)
voce: VITRIOLUM, pag.:893-94

VITRIOLUM. Vitriol.
Dale menziona tre tipi di Vetriolo, che sono:
1. Vitriolum caeruleum seu Romanum. Offic. Vitriolum caeruleum. Charlt.
Foss. 11. Vitriolum Cyprinum caeruleum. Worm. 25. Chalcaltuhm Cyprinum.
Aldrov. Mus. Metall. 339. Matth. 1363. Atramentum caeruleum Romanum
coctum. Kentm. 14. VETRIOLO BLU o ROMANO, e PIETRA CELESTIALE.
E’ una sostanza cristallina, cerulea, che ricorda lo zaffiro, compatta come
lo zucchero candito, e di gusto acido, austero, aspro ed astringente. E’ prodotto
da una soluzione e cristallizzazione del Rame così come importato da Cipro e
dalle Indie Orientali.
Il Vetriolo Romano è riscaldante, asciugante, altamente astringente, e
costipante, prova il vomito ed espelle i vermi. Schroder. Questa tipologia <di
vetriolo ndr> è preferita per uso medico, ed è molto raccomandata per la
scabbia e le ulcere contratte dalla Lues Venerea. Worm. E’ la base per la
Polvere Simpatetica di Digby e cura la Scabbia e la Lebbra.
2. Vitriolum viride. Offic. Charlt. Foss. 11. Vitriolum viride seu Romanum.
Tourn Matth. Med. 185. Chalcantbum viride factitium; Atramentum
Sutorium Officinarum. Schw. 373. Atramentum viride durum solide coctum.
13. VETRIOLO VERDE o COPPERAS <in inglese, forse COPPAROSA in
italiano ndr>.
Anche questa è una sostanza cristallina, ma di colore erbaceo, e molto più
granulata e grumosa come il sale comune: al gusto è come il precedente.
3. VITRIOLUM ALBUM Offic. Worm. 25. Geof. Praelect. 106. Charlt. Foss. 11
Chalcanthum candidum. Aldrov. Mos. Metall. 339. Atramentum album
durum fossile. Kentm. 13. COPPERAS BIANCA.
La Copparosa <copperas ndr> bianca è una sostanza bianca e granulosa,
agglomerata come lo zucchero zucchero, del sapore di Vetriolo Verde; E’
importata da noi <in Inghilterra ndr> dalla Germania, trovandosi nelle miniere
di Gosselaer <Goslar Niedersachsen ndr> in forma di ‘ghiaccioli’ e trasparenti.
Concorda in virtù col Vetriolo Verde, ma è più utilizzato nei colliri rispetto agli
altri Vetrioli. Viene anche preparato un emetico eccellente di Copparosa Bianca
dissolto in acqua, e coagulato per ebollizione alla consistenza di zucchero bianco,
come ci informa Geoffrey Praetect. 106. il quale pensa che Tourinfort si sbagli
affermando che sia fatto di Vetriolo Inglese dissolto in Acqua e bollito fino ad
evaporazione; ciò che resa consistendo in masse grumose abbastanza grandi che
ricordano lo zucchero bianco, le quali esposte all’aria, assumo un colore giallastro
all’esterno. Questo Vetriolo è di grande utilizzo nell’acqua astringete <anche
emostatica “styptic” ndr>, nelle vernici, e nella produzione degli inchiostri. Dale.
Alcuni derivano il nome Vitriol da Vitrum, perché ha il colore e la trasparenza
del vetro; in greco è chiamato [parola greca] come se fosse un’efflorescenza del
bronzo; ed in latino Atramentum Sutorum, perché viene usato per annerire il
cuoio. Il Vetriolo è naturale quanto artificiale. Il primo si trova in cristalli, o vene,
aderenti al tetto delle miniere; l’altro <l’artificiale ndr> si produce bollendo i filoni
<ciò che ne viene estratto ndr> di ossido minerale in acqua, dopo di che si lasciano
a riposo al freddo a cristallizzare; altrimenti corrompendo e fermentando le Piriti,
o Marcassite, quindi mischiandole con l’acqua, da cui si otterrà il Vetriolo per
cottura e cristallizzazione. Questa via per ottenere il Vetriolo sembra essere stata
sconosciuta ai Greci.
Il Vetriolo Bianco viene portato dalla Germania, fatto in pani, come lo zucchero
ed è di un gusto dolciastro e astringente. Si sbagliano coloro che pensano che il
Vetriolo di Goslar sia solo Verde, calcinato per più alto grado di fuoco. Poiché si
trova in miniere appropriate, come soffice efflorescenza, la quale essendo dissolta
in acqua ad una consistenza appropriata è poi bollita fino che non solidifica in una
massa bianca, come zucchero. A volte, nella stessa miniera, si trovano piccoli
segmenti di vetriolo bianco, trasparenti come cristallo. Questo Vetriolo contiene un
minerale di ferro imperfetto, o forse, minerale di ferro misto piombo e calamina.
Il Vetriolo Blu è secco al tatto, e si solidifica in cristalli blu come zaffiri, di forma
romboidale, appiattiti, che consistono in dieci lati. Si compra da molti posti,
specialmente dall’Ungheria, e da Cipro; e il suo bel colore blu è dovuto al rame che
contiene. Il gusto è molto astringente ed austero.
Il Vetriolo Verde ha diversi nomi, in base ai diversi posti in cui si trova, quali
Romano, Svedese, Inglese e Francese. Contiene una gran parte di ferro, dal quale
deriva il colore verde. Viene tenuto nei negozi sia in grandi cristalli romboidali che
in cumuli di piccoli grani cristallini, talvolta un poco untuosi, che si attaccano alle
mani. E’ di un gusto acido astringente e certamente non si può pensare che ne abbia
un altro, essendo il Vetriolo un sale astringente, che ha corroso ferro e bronzo
<rame ndr> coagulati in sé e coagulatosi in una massa traslucida, color verde o blu,
a seconda del metallo che ha dissolto. Alcuni autori fanno altrettanto menzione del
Vetriolo rosso, ma non sono stato capace di apprendere cosa sia.
Il Vetriolo si ottiene per varie Arti dall’acqua, terre, pietre vitrioliche, e
specialmente dalle Piriti. Al tempo di Galeno, il Vetriolo Blu veniva prodotto a
Cipro, dal calore del sole che esalava l’umidità da un’acqua vetriolica. In qualche
parte dell’Ungheria, lo stesso Vetriolo viene prodotto oggi evaporando per
ebollizione ed evaporazione di un’acqua dello stesso tipo, ed il Vetriolo Verde si
ottiene per metodo non molto diverso in altre parti della Germania. In alcuni posti
è prodotto per frequenti abluzioni di una terra color cenere, di forte odore solforoso
e cattivo sapore, segnata da puntini di vari colori, alcuni dei quali appaiono come
ruggine di ferro, altri come verdigris: questo Vetriolo è forse composto da una
mistura di ferro e rame e in conseguenza il suo colore è un misto di blu e verde. In
Inghilterra alla distanza di circa una lega da Londra, il Vetriolo verde è prodotto
da Piriti formate in pietre dense e pesanti, di colore scuro all’esterno, mentre alla
superficie interna radianti dal centro alla circonferenza: i raggi brillano come
Bagno <Bath. Non è chiaro se si intende qualcos’altro> di metallo: Queste piriti
sono perfettamente insipide al gusto, ed essendo esposte all’aria aperta per un
periodo di tempo adeguato, acquistano certo tipo di fermentazione interna, e
cadono spontaneamente in pezzi. Nelle crepe o aperture, osserviamo una sorta di
soffice efflorescenza salina di gusto acido e astringente. In seguito l’intera sostanza
della pietra è dissolta, e cade in una polvere fine e salina di gusto vetriolico e odore
solforoso. Se si brucia la Pirite fresca e si calcina nel fuoco, i fumi che emette
odorano di zolfo e residua una calce rossa che contiene ferro e rame. Il modo di
estrarre il Vetriolo dalle Piritii è questo:
Le pietre intere vengono sparse su di un’area l’altezza della quale è circa tre
piedi, e li restano esposte all’aria per tre anni, venendo rigirate una volta ogni sei
mesi, che i raggi del sole possano calcinarle meglio e la pioggia penetri più
agevolmente. Per tal guisa sono ridotte in terra vetriolica che viene lavata bene con
acqua di pioggia poi convogliata attraverso dei tubi nelle cisterne. Viene quindi
bollita fino ad una consistenza appropriata, in grandi recipienti di piombo, versata
su una quantità di ferro vecchio, che viene perfettamente consumato dalla lisciva.
Quindi il liquore è lasciato a riposare in altri recipienti di piombo, con sbarre fissate
a croce sulle quali il Vetriolo cristallizza.
Le Piriti di Svezia e di Liegi sono sature di zolfo, ed il modo di produrvi il
Vetriolo deve essere messo in relazione ad un discorso su tale minerale. Lo zolfo si
ottiene da queste Piriti per Descensum, quindi la massa che resta è calcinata e con
essa si fa una lisciva. Questa viene scolata, bollita in recipienti di piombo, quindi
lasciata a cristallizzare come prima, in luogo fresco.
Un soluzione di Vetriolo colora la tintura di Heliotropium di un tenue color
porpora, coagula il latte, colora lo sciroppo di viole di un colore verdognolo, ma non
altera una soluzione di sublimato corrosivo. Quando è mischiato ad una soluzione
di sal tartaro, o acqua di calce, vira appena il colore sul giallognolo, e comunica una
tintura porpora scuro ad un’infusione di galle, il che è peculiare al Vetriolo.
Distillando, per alto grado di fuoco, si ottiene dal Vetriolo uno spirito acido
chiamato col nome di Spirito o Olio di Vetriolo, che colora la Tintura di
Heliotropium e lo sciroppo di viole, del colore del fuoco, coagula il latte e il sangue,
e produce, con tutti gli alcali, forte fermentazione e calore. L’Olio di Vetriolom o il
forte liquore acido ottenuto per distillazione da questo <il vetriolo>, quando
mischiato con acqua produce un intenso calore; col sale ammoniaco produce
effervescenza, ma genera freddo, nonostante i fumi che sala siano caldi.
Dopo questa distillazione una terra rossa o nerastra residua nella storta,
chiamata Colcothar, ed è la calce o Corco, di entrambi il ferro e il rame, dipende
dalla natura del vetriolo che è stato distillato. Da questo processo è evidente, che il
vetriolo è composto da un sale acido, smorzato da parti metalliche; il che è
dimostrato in modo semplice dalle vie traverso cui si prepara il Vetriolo artificiale.
Se si versa Spirito di Vetriolo sulla limatura di ferro, si ottiene un ottimo Vetriolo;
e se si calcinano in crogiolo piastre di rame stratificate con zolfo, l’acqua in cui si
pone a bollire detta calce, evaporata, lascerà dietro di sé un vero Vetriolo Blu.
Le virtù che i Chimici ascrivono al Vetriolo […] La polvere di Vetriolo Blu viene
applicata alle estremità dei vasi sanguinanti nelle ferite, e ferma il sanguinamento
cauterizzando i vasi, e coagulando il sangue.
Tra le preparazioni del Vetriolo, la prima p una purificazione chiamata Gilla di
Vetriolo, nella quale si utilizza principalmente Vetriolo Bianco; è purificato in
soluzione, colando ed essiccando, due o tre volte; quindi viene assunto da uno
scrupolo ad una dramma per dose, in un medium appropriato: ecciterà il vomito.
Tale è raccomandato da Paracelso, ed altri Chimici, come Emetico eccellente,
siccome non solo pulisce lo stomaco, provocando un vomito gentile, ma anche
fortificando entrambi stomaco ed intestino, grazie alla sua astringenza. Perciò è
somministrato con successo nella diarrea e dissenteria. Questa Gilla, era molto in
uso prima che fossero scoperti gli emetici antimoniali e l’uso dell’Ipecacuanha, ma
ora, è stato quasi completamente abbandonato. Geoffroy.

L’ANALISI DEL VETRIOLO NELLO SPIRITO, OLIO E COLCOTHAR

1. Prendi otto Pound del Vetriolo Verde comune di Goslar, mettilo in vasi a collo
lungo di terra, che contengano quattro Pound ciascuno; coprili con una tegola;
ponili su di un focolare e circondali col fuoco, che il tutto aumenti di calore: il
Vetriolo inizierà a fumare e, accrescendo il fuoco, lo si porti vicino alla fusione;
quindi fare un fuoco ancora più forte, ispessirlo e far sì che viri al grigio.
Quindi, circondare i vasi a collo lungo col fuoco su ogni lato, che la materia
possa crescere gialla ed inizi ad apparire rossa ai lati dei vasi. Ora lasciare
raffreddare: i vasi di terra verranno poi rotti. Estrarre la materia e macinarla
in polvere; sarà di color giallo. Questa è la calcinazione del Vetriolo, per poter
distillare il suo Spirito ed Olio. Tale operazione deve precederla, altrimenti la
distillazione sarebbe tediosa, a proposito del tempo richiesto per far passare il
flegma acquoso o altrimenti si romperebbero per via di questo flegma che vi
arriva bollente; così come il recipiente di distillazione s’è spaccato per la forza
della materia ivi fusa. Quindi la materia deve essere calcinata solo tanto che
cessi di sciogliersi nel fuoco. In questa prima parte dell’operazione otto Pound
di Vetriolo sono ridotti a cinque.
2. Poni quei cinque Pound di Vetriolo Calcinato, prima pestato, in un vaso a collo
lungo che sia forte e capiente abbastanza per poterne contenere il doppio;
ponilo in una fornace. Quando adeguatamente alloggiato, ed il muro ivi eretto,
applica un adattatore alla bocca del vaso a collo lungo, luta con cura tramite
una mistura di argilla e calce; bagna una pezza di lino ed avvolgi da un capo
all’altro dell’adattatore, quindi applica un ricevente in vetro che sia molto
capace, che si innesti bene e così l’adattatore non possa raggiungere più di due
pollici all’interno del ricevente. Fai in modo che questo ricevente sita
appoggiato orizzontalmente su di un banco, cosi che l’asse di entrambi il
ricevente, l’adattatore ed il vaso si sviluppi sullo stesso piano orizzontale.
Fosse diversamente il collo dell’adattatore, o del ricevente premerebbero uno
sull’altro. Luta la seconda giuntura nello stesso modo come la prima, e poni
una pezza di lino su di essa, cosparsa dello stesso luto. Così, lascia i vasi per
ventiquattro ore, che luto possa ascigarsi.
3. Fai fuoco con giusta cautela. Salirà per primo un fumo bianco, ed il ricevente
si scalderà. Mantieni il fuoco in questo stato per sei ore, allora lungo i lati del
ricevente coleranno delle vene oleose ed in questa condizione, continua il
fuoco per altre sei ore. Quindi per altre sei ore mantienilo al suo grado più alto,
che il vaso a collo lungo divenga quasi rosso. Passerà allora un olio spesso. Se
il vapore dovesse passare per il luto, aggiunti una pezza di lino spalmata con
luto ben salda sulla crepa, questo fermerà la fuoriuscita. Per quanto il fuoco si
protrarrà, i vapori non cesseranno di salire, ma la resa non varrà il costo,
perciò giudico diciotto ore sufficienti. Quindi, lascia raffreddare finché
l’adattatore non sia che tiepido ed il ricevente abbastanza freddo.
4. Tieni pronta una bottiglia a collo stretto adattata un imbuto di vetro. Quindi
inumidisci le pezze ed il luto applicato alla bocca del ricevente e,
delicatamente, evitando che possa cadervi dentro della sporcizia, che possano
fuoriuscirne dei fumi - che è provato, sono dannosi - ed evitando di rompere
il vetro inclinandolo. Disconnetti il ricevente estraendolo in linea retta che non
possa cadervi dentro del luto, quindi versa il liquore tramite imbuto nella
bottiglia, tappala, e conservala per ciò a cui servirà. Normalmente ho ottenuto
ventuno once di olio, spesso, nero e fumante di Vetriolo. Una calce rosso
nerastra, leggera, polverosa, aspra residua nel vaso a collo lungo in quantità
di ventidue once. Quindi cinque once vanno perse nell’operazione

COMMENTI

E quest’olio o Spirito di Vetriolo è preparato, quale ha numerosi utilizzi in


Chimica ed in Medicina, poiché è l’acido più potente e pesante, ed un grande
conservante, benché per se stesso caustico <ovvero aggressivo>. Quindi il
Vetriolo consiste di ciò, Colcothar e Flegma. Quest’olio di Vetriolo bolle con
difficoltà senza un fuoco a centro gradi fissi <fix degrees>. Se posto in un
recipiente di vetro e sollecitato con un calore di sabbia di cinquecento gradi,
rende uno spirito selvaggio, soffocante ed acqua, quindi cambia da nero a
limpido e diviene estremamente pesante e focoso; e se è versato in un bicchiere
bagnato d’acqua, produce tale calore che istantaneamente rompe il bicchiere:
attrae l’acqua dall’aria. Se quattro conce di questo olio vengono distillate per
calore di sabbia in una piccola storta che abbia un collo molto lungo e curvo,
cosi che goccia a goccia, una segua l’altra ad una distanza di sei secondi, e
queste stillino in acqua pulita, contenuta al fondo della storta <il passaggio
non è chiaro. Il distillato dovrebbe stillare in acqua contenuta in un recipiente,
non nella storta. A meno che non si tratti di un’ulteriore storta piena d’acqua
a fungere da ricevente ndr>, si otterrà un acido di tale purezza e perfezione
com’è l’Olio di zolfo per campana. Tuttavia questo procedimento richiede
un’abile operatore. Ogni goccia quando cade nell’Acqua produce un sibilo,
come se vi cadesse il fuoco: se una goccia toccasse il vetro, questo creperebbe
immediatamente come se fosse stato tagliato da un diamante. Se si impiegasse
fuoco più forte il becco della storta si romperebbe, il lavoro sarebbe perduto,
ed esalerebbero fumi dannosi e soffocanti i quali debbono essere
accuratamente evitati. Questo d'altronde è un processo nobile e di eccellente
utilizzo, e può essere appreso con esercizio e prudenza in Chimica e Medicina.
Paracelso descrive il metodo migliore per preparare questo spirito il quale
<metodo> è per distillazione di Vetriolo giovane a secchezza in un vaso di terra
dell’Assia, e coobando il liquore sul residuo, quanto di più tanto meglio sarà.
In ultimo si usi la maggior violenza di fuoco, per tal guisa egli promette un
liquore funzionale in molti casi. Il modo è ingegnoso e richiede lavoro di
artista, facendo in modo che il recipiente venga preservato dal bruciare
evitando una quantità eccessiva di Vetriolo secco. Cautelarsi utilizzando
minime quantità per volta, in proporzione al recipiente impiegato. Boerhave’s
Chymistry.

La massa che rimane dopo la distillazione del Vetriolo, chiamata Colcothar, è


una terra marziale rossa, ancora impregnata con un una certa quantità di sale
acido, e per ripetuti lavaggi ed essicazioni diviene un astringente che può essere
usato esternamente per fermare il sanguinamento nelle ferite. Nell’acqua nella
quale s’è lavato si ottiene un sale chiamato Sale fisso di Vetriolo o Sale di
Colchotar. Quando il Colcothar non viene calcinato a molto, rimane bianco e
traslucido, non emetico ma diuretico, e purgante. Sebbene questo sale è tanto fisso
da non salire per alto grado di fuoco, proseguito per molti giorni, viene reso
volatile per tramite del Borace, e sublima in forma di fiori salini argentei. Questo
è il sale sedativo, od il grande Homberg, e si prepara così:

Prendi il sale fisso del Vetriolo ben calcinato, e Borace, di entrambi due once.
Dissolvili separatamente in quattro Pinte di acqua calda, quindi, avendo
mischiato le soluzioni, passa il liquido torbido attraverso un filtro di carta,
quindi, distilla in alambicco di vetro, fino a secchezza. Fatto ciò, sublimeranno
dei fiori salini, bianco argentei. Questi debbono essere raccolti e conservati per
l’uso. Il sale fisso che resta al fondo dell’alambicco per nuova imbibizione con
acqua può essere idoneo per una nuova distillazione che condotta ancora a
secchezza, innalzerà altri fiori. Questa operazione può essere ripetuta fino a
che tutto il sale sia sublimato. La stessa preparazione può essere ottenuta
prendendo Olio di Vetriolo al posto del sale fisso, mischiandolo col doppio del
peso di Borace. In questo caso non c’è precipitazione, ma nonostante ciò i fiori
si innalzeranno dello stesso tipo dei precedenti.

Questi fiori sono quasi insipidi al gusto, non facilmente solubili in acqua. Calmano
i calori febbrili del sangue, e specialmente nelle febbri bricianti, prevengono
rimuovono i sintomi di delirio, calmano le affezioni spasmodiche, anche se
ipocondriache od isteriche, almeno per un po’. In una parola questo sale è un
eccellente Anodino, ed ha giusto titolo di tutte le virtù che i Chimici ascrivono al
Vetriolo, zolfo, o ciò che chiamano Archaeus Sedator. La dose è da è uno a 10
Grains, in ogni liquore appropriato. […]

anòdino (meno corretto anodìno) agg. [dal lat. tardo anody̆nus, gr.
ἀνώδυνος «senza dolore», comp. di ἀν- priv. e ὀδύνη «dolore»]. – 1. In
medicina, antidolorifico, riferito a sostanza che ha azione calmante, come per
es. i narcotici, gli anestetici, gli antinevralgici, le correnti elettriche, ecc. Liquore
a. di Hoffmann, in farmacia, miscuglio di etere solforico e alcol, in parti uguali,
usato, in passato, a gocce, come sedativo e antidolorifico.

Il Vetriolo è inoltre la base della famosa Polvere Simpatetica per far la quale
essi calcinano il Vetriolo Romano coi raggi del sole in giornate di sole intenso fino
ad un polvere giallastra e conservano questa polvere pronta all’uso in recipienti
sigillati. Digby ed altri, hanno detto cose meravigliose di questa preparazione che
non sono confermate dall’esperienza. Comunque, ferma certamente il
sanguinamento quando applicata immediatamente all’estremità dei vasi
<sanguigni>; quindi alcuni si sono sforzati di curare ferite per mezzo di questa,
mischiandola solo con una piccola quantità di Gomma Tragacanth <gomma
ricavata da arbusti spinosi del genere Astragalus presenti in Asia ndr> in caso di
spurghi purulenti. Geoffroy.

L’OLIO DOLCIFICATO DI VETRIOLO

Da quando i la Chimica ha iniziato ad essere studiata e migliorata, la


distillazione dell’Olio Dolce di Vetriolo è stata nota. Basilio Valentino e Paracelso
ne fanno menzione. Poiché come gli antichi Chimici si sono sforzati, oltre i loro
Segreti, di trovare una sostanza per la conversione del più ignobile dei metalli in
Oro, così erano persuasi che la materia di questa sostanza fosse da essere cercata
nel Vetriolo: tale è la ragione del perché essi hanno assoggettato questo sale a tante
analisi tramite il fuoco, ed ottenute molte preparazioni da esso, come si può
vedere negli scritti dei Chimici più celebrati che indicano nel Vetriolo la materia
della Pietra Filosofale, come si rende evidente dal notabile Canone Chimisti: Visita
Interiora Terrae, Reperies Ibi Occultum Lapidem Verum Metallorum. Visita
l’Interne Parrti della Terra e li Troverai la Vera, Segreta Pietra dei Metalli. Le
lettere iniziali del Canone latino esprimono il nome di Vitriol, dal quale varie
preparazioni sono state ottenute. Ma nessuna più notevole di quel processo per il
quale l’Olio di Vetriolo è reso dolce. Questo processo è menzionato da Valerius
Cordus, dal quale Conradus Gesner ha preso il processo, che nel Euonymus’s
Thesaurus de Remediis Secretis, si dice debba essere svolto nel modo seguente:

Prendi cinque once del Vino ardente più acuto, sublimato tre volte ed
altrettanto dell’aspro Olio di Vetriolo. Mischiali in un vetro Veneziano, mettili
in una piccola cucurbita a bocca stretta e luta ben chiuso l’orifizio, lascia stare
così per un mese o due. Quindi versala in una cucurbita con annesso un
alambicco <una testa di moro ndr>, ponila in una piccola fornace e coprine la
metà con le ceneri. Allora applica un ricevente, luta bene le giunture, ed estrai
le cinque once di Vino ardente che vi avevi versato: questo tuttavia può esser
fatto in modo più sicuro. Piazza la cucurbita in bagno maria, perché quel vino
salirà senza l’Olio. Quando hai estratto il Vino, poni ciò che resta in una
fornace, cosi che la sabbia raggiunga la metà della cucurbita, applica un altro
piccolo ricevente e luta le giunture accuratamente. Applica allora un fuoco
moderato e gradualmente, estrai l’umidità, fino a che nulla appaia esse
rimasto al fondo, avendo sempre cura di regolare il fuoco in modo che il
liquore non bolla, risalendo al collo dell’alambicco; poiché se tale ebollizione
dovesse accadere non la potrai controllare ne arginare dall’andar di sopra al
ricevente, cosicché tutto l’olio sarebbe perduto, perché bolle molto facilmente.
Allora vedrai che un umore acqueo e pingue esservi contenuto. Devi separare
l’uno dall’altro, cosi che nulla di acqueo possa rimanere nell’Olio, poiché
l’acqua corrompe l’Olio, che, quando separato va preservato per l’utilizzo. E’
da essere conservato con cura perché da un Pound di Olio aspro se ne ottiene
solo una piccola quantità. E’ buono contro la putrefazione del corpo e contro
le piaghe; inoltre, è appropriato per portar fuori dai polmoni il pus e gli umori
viscidi e spessi in una pleurite, una polmonite e tosse difficile, perché può
essere preso internamente senza rischi. Nemmeno permette la formazione
della pietra nei reni o nella vescia. La dose è di una, due o tre piccole gocce in
vino moderatamente temperato.

Crollius, in Basilica Chymica, ordina cosi la preparazione dell’Olio Dolce di


Vetriolo:

Prendi dell’Olio rettificato di Vetriolo, una parte; e di Alcool, quattro parti.


Digerisci in bagno di vapore per qualche mese, dopo distilla, ed allora avrai un
natante sull’acqua un Olio di Vetriolo di gusto ed odore gradevole e grande
efficacia in medicina.

Ho trovato questi due processi negli scritti dei Chimici più antichi. Ora si può
domandare giustamente, se questo processo corrisponde, dato che non ricordo di
aver mai incontrato con esso, alcun altro Autore, specialmente con questo dettaglio
di circostanze e avvertimenti. Quindi è probabile, che i Chimici delle epoche
precedenti non lo abbiano preparato o non lo abbiano considerato autentico, il in
vero è più probabile.
Quello descritto da Crollius, è il vero Spiritus Vitrioli Dulcis e, come in questa
preparazione ha omesso le principali circostanze aggiunte da Gesner. Si è
giustificati a dubitare che egli abbia mai preparato un tale Olio dolce di Vetriolo,
specialmente perché ci informa che l’Olio galleggia sull’acqua, mentre dal
resoconto del suo peso, dovrebbe piuttosto stare al fondo. Anche Hartman nelle
sue note su Crollius dubita a proposito di questo processo, e sostituisce un altro
Olio di Vetriolo in sua vece, che si prepara cosi:

Fai bollire Olio di Vetriolo in una pentola di ferro nuova assieme ad acqua,
finchè il sale corrosivo si raccoglie al fondo della pentola. Allora il resto
dell’Olio di Vetriolo diviene dolce. Lo stesso effetto è prodotto spegnendo più
volte del ferro arroventato al rosso in Olio di Vetriolo. Tuttavia, per questa
viale virtù dell’Olio cambiano moltissimo ed i suoi effetti medicinali, sono
perduti.

Ognuno deve essere edotto, che l’Olio di Vetriolo quando è mischiato col ferro,
perde le sue qualità corrosive, mm degenera in un liquore vetriolico che, in qualche
misura precipita al fondo. Questo però non è l’Olio Dolce di Vetriolo che somiglia
piuttosto all’olio d’oliva, essendo infiammabile, di odore fragrante e gusto
aromatico e che non lascia alcuna acidità sulla lingua. Deve anche essere solubile
nello Spirito di Vino rettificatissimo, e possedere virtù anodine e sedative. Il
celebrato autore della Dissertazione de Vitrioli Elogiis, parla in questo modo
dell’Oleum Vitrioli Dulce:

Paracelso si vanta di essere capace di ottenere dal Vetriolo uno Spirito, o


piuttosto uno Olio dolciastro di colore verde, per tramite del quale, afferma,
di curare l’Epilessia. L’arte di ottenerlo confonde i Chimici più esperti, dato
che, da quanto conosca o ricordi nessuno s’è avventurato ad affermare di
essere maestro di questo segreto.

Ma io ho osservato che due secoli fa la preparazione di quest’olio era nota al


Gesner ed a Valerius Cordus, la verità di ciò sarà più evidente da ciò che segue.
Quando, senza alcuna conoscenza del processo di Gesner, venti anni fa ho
preparato un poco di Spirito di Vetriolo dolce, ho scoperto questo olio
estremamente fragrante. Il processo, come io l’ho condotto, è come segue:

Prendi un Pound di Olio di Vetriolo, liberato dai suoi flegmi per rettificazione,
e sei Pound di Spirito di Vino rettificatissimo e completamente privato
dell’acqua nel quale verrà versato l’Olio di Vetriolo. Questo processo produce
un gran calore e rumore, che ricorda quello prodotto dal ferro arroventato
immerso nell’acqua. La mistura diviene calda ed acquisisce un colore rosso ed
un odore gradevole; Alcuni giorni dopo, distilla per cucurbita con la sabbia
disposta in modo che sia alta rispetto all’apparato. Quindi, si ottiene prima
uno Spirito di Vino abbastanza fragrante e dopo, uno ancora più fragrante. Se
la mistura inizia a cambiare in una sostanza nera al fondo della cucurbita, lo
spirito deve essere rimosso, ed adattato un altro piccolo ricevente. Il fuoco nel
frattempo ha da essere estremamente tenute e gentile, poiché se non si
osservasse questa cautela, l’intera massa nera verrebbe su improvvisamente e
tutto il lavoro sarebbe perduto. Tuttavia, se conduci il processo con fuoco
gentile, si ottiene un flegma di gusto sulfureo, assieme altre cinque dramme di
un olio che precipita al fondo. Quest’acqua sulfurea si decanta e si ottiene un
Olio Etereo e Dolce, di gusto ed odore penetrante e questo ha da essere
accuratamente preservato in una fiala.

1. C’è un acido in questo Olio Dolce di Vetriolo, è ovvio per il fatto che se un
poco di esso è posto in un cucchiaio d’argento e tenuto su di una candela,
contrae un colore rossiccio, diviene acido, e tinge il cucchiaio di un colore
nero.
2. Se questo Olio aromatico si mantiene per qualche mese in un bicchiere
coperto con una vescica di suino la corrode e quel che resta nella fiala
contrae un colore rosso ed un gusto acido.
3. Se si fa bollire in una fiala con mercurio, attacca il mercurio.
4. Questo Olio aromatico, quando è fresco, è interamente dissolto in spirito
divino altamente rettificato, al quale comunica il gusto ed il gusto, assieme
ad un qualità anodina e sedativa, estremamente benefica in tutti gli
spasmi e i dolori.
5. Questo Spirito di Vino impregnato con l’Olio di Vetriolo, se mischiato con
una piccola quantità di soluzione d’oro, produce un tintura gialla che,
quando stillata sul ferro, lo tinge di color oro.
6. Quando questa soluzione d’oro riposa per dodici ore precipita una polvere
nera al fondo, come segno che lo zolfo del vetriolo si unisce con la polvere
dell’oro e che entrambi sono precipitati al fondo.
Questo processo così notevole e curioso, disvela chiaramente la preparazione
dell’Olio Etero, Aromatico, distillato. Gauber ci informa che lo Spirito di Vino
rettificatissmo può essere convertito in Olio, se viene mischiato con Olio di Sale
concentrato con Lapis Calaminaris <Cadmia o calamina. Minerale zincifero>. Ho
provato questo esperimento, ma non ho potuto ottenere un olio, a parte lo Spirito
dolce di Sale. Tuttavia, grazie all’ausilio di questo esperimento ho ottenuto un Olio,
dalla produzione del quale impariamo, che lo Spirito di Vino rettificatissimo non è
altro che un Olio Etero risolto in parti minutissime per moto fermentativo, ed
intimamente mischiato col flegma. Ma quando l’Olio di Vetriolo si unisce
intimamente con le particelle oleose disgiunte nello Spirito di Vino, è di nuovo
coagulato in un Olio.
Quindi è ovvio, che un acido può entrare nella mistura degli Olii distillati e che
senza un gusto acido manifesto può essere celato e coperto dall’Olio e dallo Zolfo.
Per la miscelazione dell’acido con lo zolfo il Vetriolo, dato che tutto l’Olio è sulfureo,
le parti pingui oleose dello Spirito di Vino acquisiscono un gusto nuovo e
penetrante. Per la qual ragione lo zolfo di Vetriolo, in forma liquida, può
giustamente essere considerato come un eccellente anodino, di grande efficacia
nella cura delle malattie, come ho spesso trovato per esperienza. Hoffman. Obs.
Phyl. Chym.

IL SALE FISSO ZOLFO ANODINO DEL VETRIOLO


Ora dovremmo considerare la massa nera del precedente processo, che nella
distillazione rimane al fondo. Se si versa su questa una quantità sufficiente di acqua
comune, l’acido è diluito ed il liquore, assumendo un colore brunastro viene
concentrato per debita evaporazione, così che ancora renda vero Olio di Vetriolo.
Con questo e l’aggiunta dello Spirito altamente rettificato, potremmo tentare
ancora la preparazione dello Spirito ed Olio dolce di Vetriolo. Tutta l’acidità
essendo lavata via dall’acqua comune, rimane nel filtro, una polvere sottile di un
colore nerastro che, una volta essiccata e posta sui carboni, vola via con un odore
sulfureo ma non fetido. Se questa polvere è posta in un crogiolo e sollecitata da
fuoco forte, diviene rossa incandescente ed una sua parte considerevole si dissipa
nell’aria.
Ponendo questa polvere stratum super stratum con lamine d’argento, queste
non saranno dissolte come accade generalmente con lo zolfo minerale. Quindi ho
posto due dramme di Sal di Tartaro nel crogiolo per sciogliere l’argento. Dopo
l’aggiunta di una dramma e mezza, ho ottenuto una massa alcalina di colore
rossastro, come quella del Fegato di Zolfo, che si ottiene da un simile trattamento
del Sal Tartaro, l’Arcanum Duplicatum, e polvere di carbone.
Quindi possiamo concludere che sia una terra fissa e dobbiamo esaminare con
cura se la sua origine deve essere fatta risalire dall’Olio di Vetriolo o dalla parti
oleose e sulfuree dello Spirito di Vino; se in essa vi siano peculiari qualità
medicinali, sedative ed anodine; e se non ce ne sono vi sia, forse, uno Zolfo di
Vetriolo anodino.
E’ opinione comune che, nella distillazione del vetriolo con un acido, grazie
l’azione rapida del fuoco si sollevino e ascendano delle parti sottili, calibeate, o
rameose. Per questa ragione gli Antichi e specialmente Basilio Valentino, ha
preferito l’Olio rosso di Vetriolo a quello che è bianco, perché pensavano che il
primo contenesse lo zolfo di Marte e rame, dai quali dipende il colore. Che ciò sia
falso, è dimostrato in parte dalla rettificazione dell’Olio di Vetriolo, con la quale
diviene limpido come l’acqua, senza alcun residuo di particelle colorate; e in parte
dalla conversione temporanea dell’Olio bianco di Vetriolo in quello rosso, per
aggiunta di una piccola quantità di Olio, qualsiasi sostanza infiammabile, od un
pezzo di carta.
Molti ritengono la terra che residua dopo la distillazione dello Spirito di Vino
rettificatissimo con l’Olio di Vetriolo, una terra metallica calibeata; ma ho provato
un esperimento su di essa con una grande lampada, sulla quale è immediatamente
evaporata nell’aria. Non vi è stata nemmeno una ebollizione focosa come quella che
avviene sempre nella fusione del ferro tramite il fuoco solare. Ne lo Spirito di Sal
Ammoniac, versatovi sopra ha estratto alcuna che di rame, come è evidente
dall’occorrere di un colore bluastro che, da una mistione di uno Spirito urinoso, si
vela sempre nel rame.
Sono quindi dell’opinione, che questa terra intensamente nera e leggera che
residua nella cucurbita dopo la distillazione dell’Olio Dolce di Vetriolo, edulcorata
dall’acqua, è la parte flogistica dello Spirito di Vino rettificatissimo e del Vetriolo e
che così può, penso, essere dimostrato nel modo seguente: Tutti gli Oli anche del
tipo più sottile ed etero, quando accesi, esalano un fumo nero che, quando raccolto,
costituisce una polvere nera e combustibile. Ora, è certo ugualmente che tutti gli
spiriti infiammabili sono solo oli sottili per un moto fermentativo unito col flegma.
Ma come oli distillati, quando mischiati con l’Olio di Vetriolo, prima diviene rosso,
quindi dopo la distillazione ed evaporazione, lascia una gran qualità di terra
flogistica. Perciò non ci si deve stupire se uno spirito infiammabile mischiato con
l’Olio di Vetriolo nello stesso modo dovrebbe, per intima unione con esso, non solo
contrarre un colore rosso, ma anche lasciare una gran quantità di terra
combustibile e diffondere un odore simile a quello dello zolfo, poiché quell’odore
fetido diffuso dal fumo, quando acceso, si eleva dalle particelle acide mischiate ad
una terra sulfurea.
In questo esperimento si può osservare che la materia nera e spessa, rigonfia
come zolfo acceso, ed il flegma di gusto acido, non appaiono fino a che la
distillazione non sia quasi terminata, lo spirito infiammabile superfluo consumato,
e le particelle di terra dello Spirito di Vino e dell’Olio di Vetriolo rilasciate. Queste
particelle volatili ed oleose, essendo mischiate con particelle acide fisse, devono
anch’esse essere separate per fuoco gentile, poiché per fuoco forte, si eleveranno
rapidamente e faranno ascendere tutta quella massa ponderosa, così devono
passare tramite un alambicco con una lunga cucurbita. Quindi impariamo che una
piccola quantità di materia volatile, all’approccio del fuoco, è capace di ottenere un
grande effetto sulle sostanze fisse a cui è mischiata. Fr. Hoffman. Obs. Phyl. Chym.