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Proprietà elettriche

Nella costruzione di materiali elettrici ed elettronici è importante conoscere come un


materiale si comporta alle sollecitazioni elettriche. Ogni materiale ha delle proprietà
elettriche specifiche. Esse sono: resistività di massa e superficiale, effetto pelle, angolo di
perdita, rigidità dielettrica, costante dielettrica e coefficiente di temperatura.
La resistività ρ (si pron. Ro) indica se un materiale è un buon conduttore o un buon
isolante, infatti, in base al valore della resistività possiamo dividere i materiali in
conduttori se presentano bassi valori di resistività e alti valori di conducibilità
elettrica, semiconduttori se hanno valori medi di resistività e isolanti se hanno alti
valori di resistività a bassi valori di conducibilità. Si esprime in [𝛺𝑚] o [𝛺𝑚𝑚²/𝑚]. La
resistività è molto condizionata dalla temperatura attraverso il coefficiente di
temperatura α (si pron. alfa): il valore della resistività di un materiale ad una certa
temperatura lo possiamo calcolare con la formula: 𝜌𝑇=𝜌20(1+𝛼20Δ𝑇). In cui 𝛼 è e il
coefficiente di temperatura, 𝜌 valore della resistività e Δ𝑇 è la differenza di
temperatura.
Una grandezza particolarmente importante riferita agli isolanti è la costante
dielettrica relativa. Essa rappresenta la tendenza di un materiale ad opporsi
all’intensità della forza elettrica presente al in essa, quindi è il rapporto fra la
capacità C di un condensatore che ha il materiale stesso come dielettrico e la
capacità 𝐶0 dello stesso condensatore avente l’aria come dielettrico. Si indica con la
lettera 𝜀 (sì pron. epsilon) Il rapporto per esprime questa contante è:
𝜀=𝐶/𝐶0.
Un'altra grandezza importante per gli isolanti è la rigidità dielettrica espressa in
[kV/cm] (chilovolt/centimetri), che rappresenta il massimo valore di campo elettrico
sopportabile da un isolante oltre al quale si ha una scarica distruttiva. Quindi nel
materiale isolante si forma una corrente istantanea e violenta che forma la scarica
distruttiva. Nei fluidi (gas e liquidi) la scarica causa la volatilizzazione delle molecole
che poi dopo un po’ riacquistano le proprietà isolanti. Nei materiali solidi, invece,
provoca la distruzione dell’isolante che resta perforato nelle zone di minor resistenza
della scarica. La rigidità dielettrica viene definita come il rapporto tra la tensione di
perforazione e lo spessore del materiale in cui avviene la perforazione. La rigidità
dielettrica è inversamente proporzionale alla temperatura. Generalmente ad essa
vengono attribuiti valori che vanno da 3 a 5.
L'effetto pelle è la tendenza di una corrente elettrica alternata a distribuirsi in modo
non uniforme all'interno di un conduttore: la sua densità è maggiore sulla superficie
ed inferiore all'interno. Questo effetto si verifica specialmente se le dimensioni della
sezione del conduttore sono molto grandi.

Proprietà magnetiche
Finora abbiamo visto il comportamento dei materiali in presenza di elettricità. Ora
vediamo come si comportano i materiali in presenza di un campo magnetico. I
materiali magnetici vengono utilizzati nella maggior parte delle apparecchiature
elettriche ed elettroniche per esempio nei trasformatori, alternatori, induttori, ecc. La
permeabilità magnetica di un materiale è una grandezza fisica che esprime la
tendenza del materiale a magnetizzarsi in presenza di un campo magnetico. È
definita dal rapporto 𝜇 (𝑚𝑖)=𝐵𝐻 in cui B è il valore dell’induzione e H il campo
magnetico. In base a questa grandezza è possibile classificare i materiali in:
diamagnetici, se il valore di 𝜇 è di poco inferiore a quello del vuoto; paramagnetici se
il valore di 𝜇 e poco superiore a quello del vuoto ed è costante; ferromagnetici se il
valore di 𝜇 è molto superiore a quello del vuoto, il valore non è mai costante ma
dipende da alcuni fattori esterni. La grandezza 𝜇𝑟=𝜇𝜇0 rappresenta il valore della
permeabilità relativa del materiale.
Resistori
All’interno dei circuiti elettrici molto spesso si trovano i resistori. Essi sono dei
componenti elettrici molto piccoli. La resistenza è il parametro principale dei
conduttori dove vale la legge di Ohm V=R*I, che dice che tensione e corrente sono
proporzionali. I parametri più importanti per un resistore sono: il valore nominale
della resistenza, cioè il valore dichiarato dal costruttore; la tolleranza, cioè la
massima differenza tra il valore vero della resistenza e quello nominale, espressa
percentualmente; la potenza nominale, cioè la massima potenza che il componente
è in grado di dissipare senza rompersi.
Altri parametri secondari sono: coefficiente di temperatura, coefficiente di
tensione, stabilità e rumore.
I resistori riportano su di esse il valore della loro resistenza e tolleranza. Si usa un
codice a bande colorate che permette di individuare il valore di resistenza e
tolleranza codificando i valori numerici con dei colori. Sui resistori sono presenti
quattro, di solito, bande colorate che vanno così interpretate: le prime due bande
individuano le due cifre del valore della serie commerciale; la terza il moltiplicatore,
cioè l'esponente della potenza del 10 che moltiplica il valore della serie (o più
banalmente il numero di zeri da aggiungere al valore della serie); la quarta banda
indica la tolleranza.

Potenza e altri parametri dei resistori


Quando un resistore è sottoposto a una corrente elettrica è importante calcolare la
potenza dissipabile che rappresenta la massima potenza che il resistore è in grado
di disperdere sottoforma di calore senza che la temperatura interna raggiunga valori
tali da danneggiare il resistore. Un resistore assorbe potenza elettrica a causa
dell'effetto Joule: 𝑃𝑎=𝑅∗𝐼2
Questa potenza viene dissipata in calore e determina: un aumento della temperatura
interna del componente; uno scambio di calore se il componente non è alla stessa
temperatura dell'ambiente, in particolare il componente cede calore se si trova ad
una temperatura maggiore di quella dell'ambiente. La potenza dissipata verso
l'ambiente (calore scambiato al secondo) si può calcolare come: 𝑃𝑑=𝑇𝑖−𝑇𝑎𝑅𝑡ℎ dove Ti
è la temperatura interna, Ta è la temperatura ambiente e Rth è la resistenza termica.
Quando si utilizza un resistore occorre verificare che la potenza assorbita (e
dissipata) sia minore di quella nominale dichiarata dal costruttore altrimenti la
temperatura interna del resistore supera quella massima e il componente si
danneggia. Quando si fa questa verifica bisogna anche tener conto della temperatura
ambiente - maggiore è la temperatura dell'ambiente e minore è la quantità di calore
che il resistore può dissipare con l'esterno - ed eventualmente ridurre la potenza per
evitare di danneggiare il componente. A questo scopo i costruttori forniscono delle
curve di derating che riportano graficamente la potenza massima dissipabile in
funzione della temperatura ambiente. Bisogna ricordare che la resistenza elettrica di
un pezzo di conduttore è data dalla relazione: 𝑅=𝜌∗𝑙/𝑆, dove 𝑅 è il valore della
resistenza, 𝑙 è la lunghezza, 𝑆 è l’area della superficie attraversata dalla corrente, e 𝜌
è la resistività del materiale. La resistenza dipende dalla temperatura perché il valore
della resistività ρ del materiale impiegato come elemento resistivo dipende dalla
temperatura secondo la relazione:
ρ=ρ0*(1+αΔT)*ρ
Dove ρ0 è la resistività ad una temperatura di riferimento, α è il coefficiente di
temperatura in e ΔT la variazione di temperatura rispetto a quella di riferimento.
Componenti elettromeccanico
Nei circuiti elettrici ed elettronici vengono impiegati componenti: elettronici, che
sfruttano fenomeni elettrici e magnetici (come resistori, diodi, fotocellule);
elettromeccanici, che nel loro funzionamento prevedono anche fenomeni meccanici
(ad esempio parti in movimento come pulsanti e relè). Nella maggior parte impianti
elettrici ed elettronici possiamo trovare molti componenti elettromeccanici, come ad
esempio: i trasformatori; i fusibili; i connettori; apparecchi di comando;
apparecchi di segnalazione. Il trasformatore ha la funzione di elevare o abbassare
la tensione di rete a valori indispensabili per il circuito. Esso è costituito da due
circuiti, primario e secondario. Su un circuito magnetico in ferro sono avvolti due
circuiti elettrici, il primario con tensione più elevata e il secondario con tensione più
bassa. Alimentando il primario si genera in campo magnetico che, cambiando nel
tempo, produce una tensione indotta sul secondario. I fusibili sono usati per la
protezione da sovracorrenti (sovraccarico e cortocircuito) e sono composti da una
cartuccia che contiene un filamento. Il fusibile, inserito in serie al circuito da
proteggere, è attraversato da una corrente che, superato un determinato valore,
determina la fusione del filamento e l'interruzione del circuito. L'intervento del
fusibile comporta la sua sostituzione. I connettori servono per realizzare connessioni
mobili, come quella tra presa e spina. Gli apparecchi di comando servono a
interrompere la continuità elettrica in un tratto di circuito e presentano, tra i loro
contatti, uno stato aperto o chiuso. Possono essere stabili (interruttori, selettori,
deviatori, ecc.) o instabili (pulsanti, finecorsa, ecc.). I finecorsa sono dispositivi
meccanici o elettromagnetici utilizzati per il controllo dei movimenti di macchine,
cancelli, ecc. I finecorsa meccanici hanno un funzionamento simile ai pulsanti; la
chiusura o apertura di un contatto avviene grazie a perni, camme, leve, al passaggio
di una parte in movimento. I finecorsa magnetici usano un magnete fermo posto
sulla parte mobile per comandare la chiusura di un contatto reed fatto di due lamine
di materiale ferromagnetico racchiuse in un'ampolla contenente gas. I finecorsa
induttivi oppure interruttori di prossimità, non hanno l’azionamento meccanico.
Essi viene utilizzati per soddisfare esigenze di condizioni ambientali e funzionamento
gravose perché presentano una lunga durata, poca manutenzione e buona stabilità
nel tempo. Il pulsante ha una sola posizione stabile; al termine delle pressione
esercitate dal dito dell’operatore, un sistema a molle riporta i contatti e il tasto di
comando alla posizione iniziale. Il pulsante può essere di tipo luminoso, a luce
continua o lampeggiante. Gli apparecchi di comando rotativi possono essere usati
come interruttori o selettori. Essi sono formati da una maniglia di comando, da
una mostrina e dai contatti elettrici. Azionando la manopola un meccanismo a
camma aziona uno dei contatti. Una cellula fotoelettrica è formata da un
emettitore di luce e un ricevitore fotosensibile. L'emettitore (ad esempio un LED)
produce un raggio - luminoso o invisibile se ad infrarosso - che viene indirizzato
con una lente verso il ricevitore che produce un segnale elettrico che segnala la
presenza o meno di un ostacolo. Esistono 3 tipi diversi di fotocellula:

▪ a riflessione, con emettitore e ricevitore separati


▪ a riflessione, con emettitore e ricevitore posti in un unico componente e
riflettore
▪ a tastatore e a tastatore angolare, dove il raggio viene riflesso da un oggetto
opaco qualunque.

Le fotocellule non sono solo impiegate per rilevare ostacoli ma anche in


applicazioni più complesse, come rilevazione difetti, posizionamenti, lettura di
codici a barre. Apparecchi di segnalazione. Per segnalare il corretto
funzionamento (l'arresto o la marcia, un guasto, o un emergenza, ecc.) si fa uso
di:

▪ segnalatori luminosi; ▪ segnalatori acustici.

I segnalatori luminosi possono essere lampade o LED ed avere un colore o


funzionamento particolare (ad esempio giallo a intermittenza) per segnalare un
determinato evento. I segnalatori acustici sono apparecchi elettromeccanici o
elettronici che emettono un avviso acustico. I più comuni sono le suonerie o i
ronzatori.

Resistori variabili
I resistori variabili sono componenti a 3 morsetti con un elemento resistivo fisso
collegato a due dei morsetti e un contatto mobile (cursore) collegato al terzo. Un
resistore variabile può essere utilizzato come:

▪ reostato, cioè resistenza regolabile tra zero e un valore massimo


▪ potenziometro, per regolare una tensione

Quindi il reostato ha la funzione di regolare la corrente. I potenziometri sono


utilizzati per regolare la tensione. Essi possono essere a spostamento lineare o a
spostamento rotatorio. I materiali utilizzati per realizzare i resistori variabili sono
più o meno gli stessi utilizzati per i resistori (film metallico, carbone, Cermet,
plastiche conduttive, elementi ibridi, ecc.). La legge di variazione della resistenza
in genere è lineare ma può essere anche più complicata. Dal punto di vista
costruttivo esistono resistori variabili lineari e rotativi. Se l'elemento resistivo è a
filo il valore della resistenza può variare solo a gradino. I potenziometri possono
essere impiegati anche come trasduttori di posizione (ad esempio nei servomotori
RC) perché convertono una posizione in un valore di resistenza o tensione. I
trimmer son reostati/potenziometri usati per regolazioni effettuate raramente,
come la taratura di un circuito. In questo caso il cursore viene mosso con un
comando a vite (a giro singolo o multi-giro per regolazioni più precise) per evitare
spostamenti accidentali.

Resistori speciali: varistori, fotoresistori, reti


resistive
I resistori meno utilizzati sono: varistori, fotoresistori, reti resistive.
I varistori (VDR) sono componenti a semiconduttore che presentano una
resistenza variabile in funzione della tensione tale per cui, superata una certa
soglia di tensione, la resistenza si abbassa drasticamente. I varistori sono usati
per proteggere i circuiti dalle sovratensioni e vengono inseriti in parallelo
all'alimentazione permettendo di scaricare a terra tensioni più elevate di quelle
previste nel normale funzionamento. I fotoresistori sono componenti a
semiconduttore la cui resistenza diminuisce all'aumentare dell'intensità di luce
che li colpisce. Sono usati come rilevatori di luce o foto-trasduttori (ad esempio
negli interruttori crepuscolari). Le reti resistive sono integrate (figura 18) che
contengono un gruppo di resistenze uguali e di piccola potenza in un unico
componente.

Tecnologie costruttive
I condensatori si classificano in base al dielettrico impiegato. Le tipologie
principali sono:
▪ condensatori ceramici (i più piccoli e i più utilizzati);
▪ condensatori a film plastici;
▪ condensatori elettrolitici (capacità elevata ma polarizzati);

I condensatori ceramici hanno solitamente la forma a disco (ma esistono altre


forme, ad esempio quella multistrato) e hanno piccoli valori di capacità. Sono
disponibili in tre diverse classi:

▪ classe I: con elevata stabilità, buona precisione e bassa dissipazione; adatti


ad applicazioni in alta frequenza;
▪ classe II: più piccoli ed economici ma peggiori per stabilità, dissipazione e
precisione, adatti per applicazioni dove non serve grande precisione (ad
esempio come condensatori di bypass o di accoppiamento);
▪ classe III: simili a quelli di classe II ma più piccoli e con caratteristiche
peggiori, utilizzati in bassa tensione dove è richiesta la massima
miniaturizzazione;

Nei condensatori a film plastico il dielettrico è un sottile film di materiale


plastico metallizzato su entrambe le facce per formare le armature e avvolto per
ridurre l'ingombro. I materiali più impiegati sono: polipropilene, poliestere,
polistirene. I condensatori a film hanno valori di capacità intermedi (1 nF ÷ 1 μF);
sono economici, stabili e con basse perdite ma più ingombranti dei ceramici e in
genere non adatti per applicazioni in alta frequenza.

Relè
Il relè è un interruttore il cui azionamento avviene mediante un elettromagnete
costituito da una bobina di filo avvolto intorno ad un nucleo di materiale
ferromagnetico. Quando passa corrente nella bobina di filo, si crea un campo
magnetico che attira l'ancoretta e ne determina la chiusura o l’apertura dei
contatti. I relè possono essere classificati in base al tipo di commutazione e si
hanno:

• Relè neutri o normali: il passaggio dei contatti da aperti a chiusi e viceversa, è


indipendente dal verso della grandezza di eccitazione della bobina;

• Relè polarizzati: il passaggio dei contatti da aperti a chiusi e viceversa, è


dipendente dal verso della grandezza di eccitazione della bobina;

• Relè monostabili o a rilascio: la posizione assunta dai contatti, a seguito


dell’alimentazione della bobina di eccitazione, si mantiene solamente finché
l’alimentazione sussiste. Questo è il normale funzionamento di un relè.
• Relè bistabili o a ritenuta: la posizione assunta dai contatti, a seguito
dell’alimentazione della bobina di eccitazione, si mantiene anche quando cessa
l’alimentazione, occorre perciò una nuova eccitazione per far tornare i contatti
nella posizione di partenza. Il mantenimento dei contatti nella posizione di
lavoro, anche al cessare dell'alimentazione, è assicurato da un sistema di
ritenuta di natura meccanica. A questa categoria appartengono i relè a impulsi
o passo-passo.

• Relè a tempo (temporizzatori) o Relè che effettuano automaticamente una


determinata manovra elettrica (apertura e/o chiusura di uno o più contatti)
dopo un certo intervallo di tempo dall'istante in cui è stata alimentata la
bobina o dall’istante in cui è stata tolta l’alimentazione alla bobina.

I parametri caratteristici di un relè sono:

• Tensione di alimentazione o eccitazione: tensione nominale necessaria per


l’eccitazione della bobina del relè;

• Tipo di eccitazione: sarebbe la corrente applicata al relè che può essere


continua o alternata;

• La rigidità dielettrica: il valore massimo della tensione applicabile al relè


senza che si danneggiano i componenti isolanti;

• Resistenza della bobina: rapporto tra tensione di eccitazione e la corrente;

• Temperatura di funzionamento: la massima temperatura supportata


dall’avvolgimento;

• Durata elettrica: massimo numero di manovre con carico elettrico inserito;

• Durata meccanica: massimo numero di manovre senza carico elettrico


inserito;

• Frequenza di commutazione: numero massimo di commutazioni al secondo.

Tempi caratteristici. Molto importante in un relè è l’inattività che il dispositivo


presenta in fase di eccitazione (a) o di rilascio (r). Il relè presenta dei tempi
caratteristici:

• a = tempo di attrazione: è il tempo che intercorre tra l’inizio dell’eccitazione e la


prima chiusura del contatto;

• r = tempo di rilascio: è il tempo che intercorre tra la fine dell’eccitazione e la


condizione di riposo;
• p = tempo di rimbalzo: è presente sia all’inizio che alla fine dell’eccitazione; si
tratta di cambiamenti di stato transitori dovuti al fatto che la forza di attrazione
dell’ancora è proporzionale a I 2 (quadrato della corrente di eccitazione).

La componente continua della corrente determina lo spostamento dell’ancora


mentre quella variabile la fa vibrare attorno alla sua posizione di riposo, rendendo
instabili i contatti e aumentando la loro usura.

Forme costruttive e tipi di contatto dei relè: in commercio esistono diversi tipi
di relè. Essi si possono dividere in: lato eccitazione e lato contatti. Il primo è
formato dal nucleo magnetico, dagli avvolgimenti di eccitazione e dall’ancora.
Il nucleo magnetico è una struttura rigida per funzionamento a corrente
continua e una struttura laminata per il funzionamento a corrente alternata. Gli
avvolgimenti di eccitazione sono costruiti in rame rivestiti di materiale isolante.
L’ancora generalmente realizzata in ferro o acciaio assume forme differenti in
base alla tipologia di lavoro che devono sopportare. Il secondo è formato dai
contatti e dalle molle porta-contatti. I contatti, in base alla loro applicazione,
possono assumere tre posizioni diverse: contatti di chiusura NO, contatti di
apertura NC, contatti di scambio a tre morsetti. I contatti NO sono aperti
quando il relè non è eccitato e sono chiusi quando il relè è eccitato. I contatti NC
sono chiusi quando il relè non è eccitato e sono aperti quando i relè sono eccitati.
Il contatto in scambio chiude un circuito e ne apre un secondo simultaneamente. In
questo modo esso soddisfa simultaneamente la funzione di un contatto NO e NC.

Temporizzatori
I temporizzatori sono dispositivi di controllo utilizzati per regolare in modo
automatico determinate operazioni dopo un tempo preimpostato. In particolare,
quando viene ricevuto uno specifico segnale in ingresso il temporizzatore apre e
chiude un circuito, per un certo intervallo temporale prefissato.

Esistono molteplici tipologie di temporizzatori che si differenziano per campo


applicativo e funzionalità, questi dispositivi in generale si suddividono in
temporizzatori elettromeccanici ed elettronici: I temporizzatori
elettromeccanici funzionano per mezzo di un motorino sincrono e la loro
prerogativa è di dipendere direttamente dalla frequenza di alimentazione. Sono
dispositivi economici ma le loro caratteristiche sono meno performanti rispetto
quelle dei temporizzatori elettronici. Un altro tipo di temporizzatore è quello
pneumatico il suo funzionamento si basa sulla fluidità a sul potere antivibrante
dell’aria. I temporizzatori elettronici sono i più utilizzati al giorno d’oggi rispetto
quelli elettromeccanici. La temporizzazione avviene a seguito della carica del
condensatore Cin un tempo corrispondente a quello impostato sul potenziometro
di taratura. Quando la tensione ai capi del condensatore supera il valore di soglia
del Transistor UjT, questo consente il passaggio di corrente. In fine, le principali
caratteristiche dei temporizzatori sono: la precisione e la vita meccanica.
Interruttore magnetotermico
L’interruttore magnetotermico è formato da due relè, un relè termico e un relè
magnetico.
Il relè termico è costituito da due lamine, d’ingresso materiale e di coefficiente di
dilatazione termica, quando il circuito ci sono troppo carichi accesi e ci troviamo in
regime di sovraccarico, queste due lamine si riscaldando più del dovuto, si dilatano
e provocano l’intervento dell’interruttore. L’intervento però non è istantaneo. Il relè
magnetico è formato da una bobina e da un nucleo magnetico con pochissima
capacità mobile, in normale funzionamento è interessato dalla corrente che non è in
grado di far muovere la parte mobile, ma quando abbiamo un cortocircuito, ovvero
quando c’è un guasto dell’impianto oppure due conduttori entrano in diretto
contatto tra loro, la parte mobile si muove, provocando l’intervento
dell’interruttore.
Questo intervento dell’interruttore è istantaneo, perché più passa il tempo e più
possiamo avere gravi danni all’impianto. Il dispositivo differenziale
Il dispositivo differenziale ha lo scopo di salvaguardare le persone sia dal
manifestarsi di pericolose tensioni di contatto sulle masse metalliche accessibili degli
utilizzatori e degli impianti elettrici.
L’elemento sensibile del differenziale è costituito da un trasformatore toroidale: tutte
le fasi del circuito di alimentazione sono avvolte oppure attraversano l’anello
toroidale, per far sì che quest’ultimo ne rilevi il flusso magnetico risultante.
I lamierini di questo toroide sono caratterizzati da un’altissima permeabilità
magnetica, consentendo l’esatta rilevazione anche di minime correnti differenziali.
I conduttori di linea possono essere avvolti sul nucleo magnetico toroidale, con un
uguale numero di spire.
Nel caso in cui l’elevata sezione o l’elevato numero dei conduttori non permettono
l’avvolgimento sul toroide (per motivi di spazio), i conduttori attraversano il toroide
internamente.
Si trovano avvolte sul toroide due bobine formate da fili di sezione inferiore:
la bobina di rivelazione, destinata a trasformare il flusso magnetico risultante in una
f.e.m. a 50 Hz, da trasmettere ai successivi circuiti del dispositivo differenziale;
la bobina di prova, destinata a creare nel toroide il flusso magnetico per la prova di
efficienza dell’intero dispositivo.
Il differenziale monofase
Nel dispositivo differenziale monofase, sul nucleo magnetico toroidale sono montate
le due bobine in serie alla fase e al neutro e la bobina differenziale che agisce sul
comando.

L’interruttore differenziale monofase


Nel nucleo magnetico si indurrà un flusso differenziale proporzionale alla corrente 𝐼𝐹,
nell’ipotesi che il materiale magnetico presenti un comportamento lineare.
Essendo la corrente 𝐼𝐹 di tipo periodico alternato sinusoidale, di conseguenza anche il
flusso differenziale avrà lo stesso andamento e ai capi della bobina differenziale si
indurrà una forza elettromotrice 𝐸𝑑con valore efficace proporzionale al valore
efficace della corrente 𝐼𝐹.
Un analogo comportamento può essere ottenuto facendo passare il conduttore di fase
e di neutro attraverso lo stesso nucleo magnetico toroidale, sul quale è avvolta la
bobina di rilevazione BD.
Quindi le correnti di fase e di neutro creano attorno a sé un campo magnetico.
Interruttore differenziale trifase
Nel caso di linea trifase a tre fili, l’interruttore differenziale è predisposto in modo
tale che i tre conduttori di linea attraversino il toroide, creando ognuno intorno a sé un
campo magnetico proporzionale alla propria corrente.
Nel caso di linea trifase a quattro fili (tre fasi + neutro), l’uso del differenziale è
ancora possibile, facendo in modo che tutti e quattro i fili siano abbracciati dal nucleo
toroidale.

L’interruttore differenziale
L’interruttore differenziale è sempre provvisto di un tasto di prova con il quale si può
eseguire un sommario controllo dell’efficienza: chiudendo il tasto TP, si crea
artificialmente una corrente differenziale di valore efficace superiore alla soglia di
intervento e si verifica il funzionamento del dispositivo.
I differenziali di tipo AC sono adatti solo per il funzionamento con corrente
differenziale alternata sinusoidale. Questi interruttori vengono impiegati in impianti in
cui non vi sono apparecchiature elettroniche in grado di deformare l’onda sinusoidale
I differenziali di tipo A sono invece costruiti in modo tale da poter operare
correttamente sia con forma d’onda sinusoidale, sia in presenza di componenti
pulsanti unidirezionali. Questi dispositivi sono consigliabili in ambienti in cui si
utilizzano apparecchi elettronici (anche nelle abitazioni, quando lavatrici,
condizionatori, ecc. sono azionati tramite inverter).
Illuminotecnica
Fotometria
La luce è una sensazione prodotta sull'occhio umano da onde
elettromagnetiche. Le onde elettromagnetiche sono caratterizzate da
una lunghezza d'onda λ e da una frequenza ⨍ legate tra loro dalla
relazione: v= λ*⨍ . In cui v è la velocita di propagazione che nel vuoto
vale circa 300 000 km/s. Le onde elettromagnetiche che producono
che producono radiazioni luminose sono quelle la cui lunghezza
d'onda compresa tra 380 e 780 nm. La lunghezza d' onda viene
rappresentata nello spettro che è l'insieme di tutte le possibili
frequenze della radiazione elettromagnetica. L'intero spettro è
suddiviso nella parte di spettro visibile e in quelle a frequenza minore
e maggiore dello spettro visibile. La valutazione del colore dipende
dalla capacità dell'occhio di percepire alcune radiazioni in più di altre.
Ai fini cromatici l'occhio possiede una sensibilità accentuata su
determinate lunghezze d'onda. La maggior sensibilità appartenente
all'occhio e nel colore giallo-verde che corrisponde verso l'infrarosso
ultravioletto. Ogni colore associato ad una radiazione può essere
determinato confrontandolo con quello della radiazione emessa da un
corpo nero, cioè la temperatura, espressa in gradi kelvin, a cui
occorre portare il corpo nero affinché emetta una radiazione di colore
identica a quella della radiazione emessa dalla sorgente in esame. La
misura di tale colore è chiamata temperatura di colore della sorgente
dove esiste una tabella in cui vengono riportate le temperature di
colore relative alle sorgenti di luce naturale e di alcune sorgenti
artificiali. Un altro parametro cromatico importante è la resa
cromatica delle sorgenti. Essa rappresenta l’attitudine di una sorgente
luminosa a rendere i colori degli oggetti illuminati più o meno
naturali. Per misurare la resa cromatica si passa da una sorgente di
prova a una di riperimento con la stessa temperatura di colore e viene
espressa mediante l'indice di resa cromatica (IRC) il cui valore
massimo è 100; sui cataloghi di alcuni costruttori l’indice di resa
cromatica viene indicato con Ra. Il valore IRC uguale a 100 si ha
quando la distribuzione spettrale della sorgente in prova è uguale a
quella della sorgente di riferimento, molto simile alla luce diurna.
Principali grandezze fotometriche
Le grandezze fotometriche che più interessano nel campo
dell’illuminotecnica sono: - il flusso luminoso;

- l’intensità luminosa;

- l’illuminamento;

- l’efficienza luminosa;
- la luminanza;

Il flusso luminoso Φ è la quantità totale di luce emessa da una


sorgente luminosa nell’unità di tempo e viene misurato in lumen (lm).

L’intensità luminosa I è il flusso luminoso irradiato (Φ), in una


determinata direzione, nell’angolo solido (Φ): I = dΦ /dΩ. L'unita di
misura è la candela(cd). L’illuminamento E è il livello di luce che si
ottiene su un piano di 1 m2 su cui si distribuisce uniformemente il
flusso di 1 lumen: E= Φ/A. l'unita di misura è il lux (lx). L’efficienza
luminosa η è il rapporto tra il flusso luminoso Φ, espresso in lumen,
emesso da una lampada, e la potenza elettrica assorbita Pa, espressa
in watt: η = Φ/Pa. Essa esprime, quindi, il rendimento di una
lampada e, di conseguenza, la sua economicità d’esercizio. L’unità di
misura è il lumen/watt (lm/W).

Sorgenti di luce artificiale


Il compito delle sorgenti luminose è quello di trasformare l’energia
elettrica in energia luminosa. Tale trasformazione si può ottenere o
per effetto joule (come nelle lampade a incandescenza) o per scarica
elettrica (come nelle lampade a scarica nei gas). Sia la resa cromatica
che l’efficienza luminosa sono parametri molto diversi a seconda del
tipo di lampada. In generale le lampade a incandescenza hanno una
efficienza luminosa che varia dai 10 lumen/watt a circa 20
lumen/watt; le lampade a scarica nei gas presentano efficienze che
variano da un minimo di 30 lumen/watt a un massimo di oltre 180
lumen/watt per lampade a vapori di sodio a bassa pressione.

Apparecchi illuminanti
Per apparecchio illuminante si intende il contenitore della sorgente
luminosa a cui sono affidate essenzialmente due funzioni: -fornire
adeguata protezione meccanica, elettrica e termica alle lampade;
-modificare le caratteristiche ottiche delle lampade stesse,
adattandole alle specifiche necessità. Gli apparecchi illuminanti si
dividono in diverse categorie
-apparecchi di classe 0: sono provvisti soltanto di isolamento
funzionale, cioè l’isolamento necessario per assicurare il normale
funzionamento dell’apparecchio; in caso di guasto dell’isolamento
principale, la protezione rimane affidata alle caratteristiche
dell’ambiente in cui è posto l’apparecchio;

non è previsto il collegamento a terra;


-apparecchi di classe I: sono provvisti di isolamento funzionale in
tutte le loro parti e muniti di morsetto di messa a terra;
-apparecchi di classe II: provvisti di isolamento speciale (doppio o
rinforzato) e senza morsetto di messa a terra;
-apparecchi di classe III: la protezione contro i contatti indiretti è
assicurata dall’alimentazione a bassissima tensione di sicurezza. La
modifica delle caratteristiche ottiche delle lampade si ottiene
prevalentemente:
-concentrando in determinate direzioni il flusso luminoso emesso
dalle lampade;
-attenuando, quando necessario, l’eccessiva luminanza della sorgente
o sottraendo la stessa alla visione diretta. Il controllo direzionale del
flusso luminoso e quello della luminanza si effettuano conferendo alle
parti otticamente attive dell’apparecchio la forma più opportuna e
utilizzando i materiali più idonei, in relazione alle loro proprietà
ottiche.