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Si dice che un paese è in una situazione di equilibrio della bilancia dei pagamenti quando la

somma del saldo del conto corrente e del saldo del conto capitale, meno i flussi finanziari netti
non rappresentati da riserve, è pari a zero, così che il saldo del conto corrente e quello del conto
capitale sono finanziati interamente da prestiti internazionali privati, senza ricorrere a movimenti di
riserve.

I sistemi monetari internazionali sono sistemi dei pagamenti internazionali, è stato l’aumento di
essi a determinare la necessità di imporre regole e accordi. Ciò che ha distinto i vari sistemi nello
scorso secolo è la diversa attività finanziaria che ne costituiva le riserve, queste erano
fondamentali per mantenere il cambio fisso tramite le loro variazioni. Il gold standard utilizzava
l’oro come riserva (le valute erano definite in termini di esso creando anche cambi tra di esse
impliciti) e fu usato nelle fasi 1870-1914, 1918-1939, lo standard bimetallico che fu usato
limitatamente utilizzava oro e argento come riserva, il gold exchange standard applicato dal 1944
al 1973 era praticamente un sistema a valuta di riserva in quanto usava non solo oro ma anche
dollaro come riserve. I vantaggi del gold standard furono la simmetria di forza tra i paesi,
l’esistenza di limiti automatici all’inflazione e la prevedibilità dei valori reali delle grandezze, mentre
i suoi svantaggi furono la perdita dell’autonomia della politica economica a scopi di equilibrio
interno, la limitazione delle riserve (e quindi alla offerta di moneta) alla scoperta dell’oro che limita
l’espansione in quanto non viene sostenuta la domanda di liquidità e che pone i paesi più ricchi di
oro in una posizione di favore. Per quanto riguarda il gold exchange standard si conquistava la
credibilità della liquidità ma si perdeva la politica monetaria, si trasmetteva facilmente l’inflazione
e gli Stati Uniti si trovavano in vantaggio perché dovevano mantenere la parità solo con l’oro.

I paesi in un’economia aperta devono perseguire obbiettivi di equilibrio interno (pieno impiego e
stabilità dei prezzi; questo è un obbiettivo in quanto l’inflazione diminuisce il valore della ricchezza
finanziaria e a diminuzione di competitività delle merci oltre a diminuire il valore del salario reale)
ed esterno (stabilità delle partite correnti CA=0). Si fronteggia quindi un trilemma monetario nella
scelta degli accordi monetari, si deve scegliere tra stabilità del tasso di cambio che favorisce gli
investimenti non speculativi e le esportazioni e stabilizza le relazioni internazionali, possibilità di
usare la politica monetaria per obbiettivi interni e se avere libertà dei movimenti internazionali di
capitale la quale porta a ottima allocazione delle risorse, soprattutto delle scarse, ma porta anche
speculazione. Il trilemma consiste nella possibilità di soddisfare solo due degli obbiettivi per volta.
I sistemi di cambi fissi se liberano il mercato dei capitali perdono l’autonomia monetaria e
viceversa mentre quelli a cambi flessibili avranno l’autonomia e la libertà. Questa è la scelta
ritenuta migliore dagli economisti, esiste la possibilità di regimi intermedi ma richiedo il
bilanciamento degli obbiettivi.

Il gold standard vide durante la sua durata la centralità della sterlina. Iniziò nel 1870, in
precedenza i sistemi non si erano resi necessari per via della minore consistenza degli scambi
commerciali. Seguiva un meccanismo di aggiustamento reale e uno finanziario. Quello reale era
chiamato price-specie-flow che vedeva l’oro quale credito nei paesi in avanzo, in questa
situazione si vedeva un flusso in entrata che pagava le esportazioni del paese, si aggiusta tramite
un aumento dei prezzi proporzionale agli aumenti dell’offerta monetaria in modo che questa
rimanesse uguale alla relativa domanda per evitare variazioni del tasso di cambio. Il meccanismo
finanziario invece viene descritto da keynes come il seguire delle regole del gioco, con questo si
intendeva l’acquisto di titoli nazionali da parte della banca centrale quando si avevano eccessivi
flussi di oro in entrata, questo acquisto di titoli ne aumentava il prezzo e ne riduceva il tasso di
interesse facendo defluire capitali all’estero, l’aggiustamento si vede nel disavanzo del conto
finanziario e avanzo di quello corrente, si facilitava così il meccanismo reale. Problema di questo
meccanismo fu l’asimmetria tra i paesi, infatti i paesi in disavanzo hanno maggiore incentivo ad
intervenire di quelli in avanzo (l’accumulo di oro è meno problematico di una sua scarsità).
Ulteriori problemi del sistema furono l’impossibilità di usare la politica monetaria per migliorare
l’occupazione (fu un problema per america e inghilterra) incentivato dal fatto che l’offerta di
moneta dipendeva dalla scoperta dell’oro e non dal finanziamento monetaria portando a freno
della crescita. I meccanismi di aggiustamento, però, funzionarono in maniera piuttosto efficiente,
questo fino all’entrata della maggior parte dei paesi partecipanti nel conflitto mondiale nel 1914. In
questo momento di guerra i paesi dovettero finanziare la guerra col debito pubblico ed emettendo
moneta per sanare i debiti con la conseguenza di un’alta inflazione. Ciò porto all’abbandono del
sistema di cambio e un ulteriore aumento di inflazione negli anni successivi alla guerra per
finanziare la spesa pubblica di risanazione. Dal 1919 i paesi ricominciarono ad entrare nel sistema
ma incontrando una forte svalutazione della parità con l’oro rispetto ai livelli anteguerra, inoltre a
molti paesi piccoli fu concesso di avere sia riserve in oro che in dollari per avere maggiore
autonomia della politica monetaria durante la conferenza di Genova in cui si organizzò, nel 1922,
un ritorno generalizzato al sistema. Col ritorno della Gran Bretagna nel 1925, Churchill volle
mantenere la sterlina quale centro del sistema ma per farlo doveva ristabilire la parità con l’oro
ante-guerra; era un progetto impossibile per via dei debiti di guerra e della forte inflazione che
richiedevano una stretta monetaria che portò il paese in stagnazione. A peggiorare la situazione,
la crisi di Wall Strette del 1929 si trasmise agli altri paesi con grande velocità, alcuni di questi
(Italia, Germania e Spagna) si trovarono costretti a sospendere subito la convertibilità della valuta
in oro e ad applicare l’autarchia, tutti gli altri costituirono le proprie riserve in oro e sterlina, ma,
data la situazione critica della Gran Bretagna, si diffuse sfiducia generale nei confronti della
moneta inglese portandoli a richiedere la conversione delle loro sterline in oro; il paese centrale si
trovò a sospendere la convertibilità nel ‘29 e ad uscire dal sistema nel ‘31. Ciò portò alla caduta
del sistema e alla sospensione generale della convertibilità. Fu nel ‘31 che gli Stati Uniti reagirono
ponendo dazi alle importazioni del 30% generando una generale chiusura dei paesi ai commerci
internazionali e non restituzione dei debiti. Nel luglio 1944 44 paesi firmarono l’accordo del fondo
monetario internazionale a Bretton Woods con l’intenzione di favorire l’occupazione e la stabilità
dei prezzi e l’equilibrio esterno senza rinunciare alla libertà dei capitali. Si impose un sistema di
cambi rispetto al dollaro il quale aveva un prezzo di 35 dollari per l’oncia da mantenere, gli altri
paesi dovevano mantenere la parità e avevano modo di vendere dollari contro oro e viceversa alla
FED. Le istituzioni di questo sistema erano il FMI, la BC e il GATT (precedente dell’organizzazione
mondiale del commercio). Il primo di questi era riempito da riserve dei paesi in proporzione delle
quali si rilasciavano prestiti in dollari per far fronte ad avanzi o disavanzi del conto corrente per
mantenere il tasso di cambio fisso. Aveva inoltre la possibilità di concedere prestiti di maggiore
entità in caso di disavanzo strutturale di un paese con la condizione delle lettere di intenti, e di
autorizzare, sempre se in disavanzo strutturale, variazioni della parità. La banca centrale forniva a
paesi in via di sviluppo prestiti per cambiamenti strutturali, mentre il GATT vigilava che non si
imponessero dazi che contraessero il commercio internazionale ma non implicava divieti di
politiche economiche di finanziamento locale. Il sistema fu particolarmente minacciato dalla
speculazioni, infatti le valute deboli come la sterlina furono mira di attacchi speculativi dovuti ad
attese di svalutazioni per via del forte disavanzo presente in alcuni paesi (infatti in caso di
disavanzo i paesi ricorrevano a vendite di titoli alla banca centrale a tassi di interessi bassi che
generavano fughe di capitali) portando all’autorealizzazione dell’aspettativa; la Gran Bretagna fu
costretta a riallineazioni sia nel ‘64 che nel ‘67. Nel ‘73 la situazione divenne tanto grave da
costringere alla svalutazione del dollaro rispetto a tutte le altre valute portando al crollo del
sistema.

Per mantenere l’equilibrio interno si potè usare solo la politica fiscale, mentre per quello esterno si
usarono i prestiti del FMI, le rivalutazioni anche se rare e politiche di restrizioni ai movimenti di
capitale che avevano anche importanti ripercussioni sull’equilibrio interno.

L’equilibrio interno richiedeva Yf = C+G+I+CA(EP*/P, A) = A+CA(EP*/P, A), ossia l’uguaglianza tra


prodotto di pieno impiego e domanda aggregata composta da assorbimento e saldo del conto
corrente (quando =0 la Da corrisponde all’assorbimento, in caso di valore positivo l’assorbimento
è minore del prodotto e la situazione opposto crea indebitamento). Perché il contro corrente
garantisca l’uguaglianza di Dagg e Yf il tasso di cambio deve
avere un valore specifico che ha andamento decrescente
rispetto all’assorbimento, infatti un aumento di E consentirà di
avere maggiori importazioni che vanno a colmare A-Yf;
l’assorbimento decrescente avrà, infatti, bisogno di un aumento
del saldo del conto corrente per arrivare all’uguaglianza. Avremo
graficamente una curva decrescente che rappresenta le
combinazioni di E e A che mantengo la produzione in pieno
impiego (II).

Per l’equilibrio esterno, invece, si vorrà ottenere un saldo di CA


prossimo allo = che richiederà che all’aumentare di A, e quindi
delle importazioni, aumentino anche le esportazioni e quindi il
tasso di cambio. CA(EP*/P, Y-T) = X sarà una funzione
crescente luogo delle coppie di E e A che portano alle
esportazioni necessarie per ottenere CA al livello scelto X (XX).

La politica che porta all’equilibrio degli obbiettivi è la politica di


variazione della spesa. Si poteva applicare nell’ipotesi di trovarsi nel
punto 2 la politica fiscale, la restrittiva ci avrebbe portato al punto 4 dove
ottenevamo l’equilibrio esterno (minore spesa pubblica porta minore
reddito ed importazioni e quindi un saldo nullo) ma in sotto occupazione
ancora peggiore di prima; e l’espansiva al punto 3 ottenendo l’equilibrio
interno e quindi la piena occupazione ma anche un tasso di cambio
inferiore a quello che permetteva l’equilibrio esterno trovandosi in una
posizione difficile da mantenere nel tempo. Da notare che nella posizione
4 in un’ottica di lungo periofo esiste un’ulteriore possibilità che tende a
realizzarsi che prevede diminuzioni dei salari e quindi dei prezzi e quindi
del tasso di cambio reale e ad aumenti della competitività delle merci
ottenendo la piena occupazione ma portando a tensioni sociali.
Alternativamente vi erano le politiche di riallocazione della spesa che
comportavano una modifica della composizione della domanda tramite cambiamenti delle parità.

Il principale problema del sistema di Bretton Woods fu l’asimmetria tra America e resto del mondo
rispetto all’autonomia della politica monetaria, infatti l’America doveva mantenere solo la parità
con l’oro mentre gli altri dovevano mantenerla col dollaro scambiando oro e dollari. L’America si
trovava davanti all’obbligo di avere elevate riserve d’oro mentre i restanti paesi dovevano limitare i
movimenti di capitale per avere autonomia di controllo su tasso di interesse o dovevano richiedere
rivalutazioni (possono risolvere disavanzi strutturali) che d’altra parte era una possibilità che
l’America non aveva perché una sua rivalutazione avrebbe significato una rivalutazione dell’intero
sistema. Inoltre per evitare di limitare la crescita per mancata scoperta di oro i paesi si ritrovarono
ad avere la maggior parte delle riserve in oro il che creò problemi al nascere di problemi di fiducia
dovuti all’impossibilità dell’America di convertire su richiesta in oro gli elevati ammontari di dollari
in possesso dei paesi. Avrebbero appunto dovuto rivalutare il che era appunto impossibile.
Ulteriore problema fu il fenomeno dell’importazione dell’inflazione dall’America dovuta
all’espansione monetaria che generava aumenti del tasso di crescita monetaria degli altri paesi e
della loro inflazione tramite l’acquisto di valuta di riserva, unica soluzione era l’abbandono dei
cambi fissi. Nel 1970 l’America entrò in crisi e si scatenarono attese di svalutazione del dollaro,
l’unica alternativa erano politiche di deflazione salariale o fiscale restrittive che portavano, però,
pressioni sociali. Nel ‘71 Nixon sospese la conversione e nel ‘73 si abbandonò il sistema, i cambi
flessibili si considerarono come fase transitoria ma non si tornò mai effettivamente indietro.

Nb. Importazione dell’inflazione

I vantaggi che presenta un sistema di cambi flessibili sono l’autonomia della politica monetaria
(l’alternativa per ottenerla era controllare i capitali ma non solo era diventato difficile con l’avvento
della tecnologia finanziaria e portava ostilità degli investitori ma era anche distorsivo per l’ottimo
paretiano) che eliminava il problema dell’importazione dell’inflazione, la simmetria tra i vari paesi,
l’utilizzo dei tassi di cambio come stabilizzatori automatici e la capacità dei tassi di cambio di
portare all’equilibrio esterno (es. in disavanzo è necessario un deprezzamento che viene generato
direttamente dagli speculatori)

Quando questi meccanismi non si videro nella


realtà, si comprese che era necessario il
coordinamento tra i paesi.

Nel 1973 si ebbe una quadruplicazione del prezzo del petrolio da parte dei paesi dell’OPEK che
decisero di fare cartello portando il mondo intero in recessione per via del rallentamento di
consumi e investimenti, inoltre il petrolio era necessario per il sostentamento energetico,
rappresentava la maggior parte dei costi, questo e la spinta inflazionistica che si portava avanti
dagli anni ‘60 crearono elevata inflazione nonostante l’elevata disoccupazione; questa situazione
è definita stagflazione. Le banche non erano disposte a controllare l’inflazione peggiorando
ulteriormente l’occupazione e si entrò in una spirale inflazionistica. A metà ‘70 si ebbe una
divisione tra le politiche, l’america si concentrò sull’occupazione con politiche monetarie
espansive (portando a esportazioni e miglioramenti del saldo), mentre paesi come Germania e
Giappone erano preoccupati dall’inflazione; il mancato coordinamento portò a elevato
deprezzamento nel ‘76. Nel ‘79 Volker decise di dare una stretta alle politiche monetarie per
neutralizzare la moneta e nello stesso anno si ebbe un ulteriore aumento dei prezzi del petrolio a
cui però di reagì differentemente in quanto la maggior parte dei paesi seguì l’America nello
restringere le politiche monetarie che aumentò nell’80 con NIxon il quale, inoltre,
deregolamentizzarono i mercati. Questa politica eccessiva americana diminuiva la propria
inflazione portandola negli altri paesi (il petriolo era scambiato in dollari, non vi era simmetria) e
mentre in America la disoccupazione diminuì, nel resto del paese tra 82-83 aumentò senza
precedenti. Si ebbe inoltre una forte espansione fiscale negli stessi anni sempre in America
finanziata da una diminuzione delle imposte che portò ad un deterioramento dell’agricoltura e a
forti pressioni sociali, mancava inoltre un aggiustamento dato dalla diminuzione del cambio che
portasse minori esportazioni; per questo nell’85 GB, Germania, Giappone e Francia intervenirono
per diminuire il dollaro. Vediamo a questo punto due importanti avvenimenti. Ricordandoci la
nascita dello SME (1979) che imponeva cambi fissi ai paesi della futura europa, fondamentale fu
la caduta di Berlino nel 1989 portò ad un’inflazione elevatissima dovuta al riconoscimento della
parità 1:1 tra le monete delle due zone tedesche, ciò fu contrastato con politiche monetarie e
aumenti dei tassi in interesse che ebbe effetto su tutta l’europa che fu costretta ad innalzarli
insieme alla Germania. Ciò mise in particolare difficoltà l’Italia che vide grande aumento del debito
pubblico e quindi dello spread e fu vittima di grandi attacchi speculativi che costrinsero l’Italia e la
Gran Bretagna ad uscire dallo SME. Inoltre l’intera europa cadde in recessione tra ‘92 e ‘93. Il
secondo evento rilevante fu la crisi asiatica che portò il blocco della crescita del Giappone
portando con sé le tigri asiatiche; questo portò alla decisione di ancorarsi al dollaro. Di
fondamentali importanza in questi anni fu l’evoluzione di internet che portò ad una crescita del
mercato dei capitali che nel 2000 crollò inducendo la FED a diminuire i tassi di interesse col
conseguimento della creazione di una bolla immobiliare. I mutui erano concessi senza garanzie a
interessi bassissimi, sono i cosiddetti mutui sub-prime, inoltre aumentarono i debiti al consumo
delle famiglie; ciò definiva i titoli spazzatura che venivano ceduti dalle banche a fondi di
investimenti ad un prezzo bassissimo le quali, quindi potevano assicurare un interesse alto a chi li
avrebbe comprati, era ovviamente falso in quanto i crediti erano perlopiù inesigibili. Nel 2007
cadono le prime di questi fondi portando al crollo do imprese e risparmiatori.

Fondamentale per comprendere l’influenza che la crisi americana ebbe sul resto del mondo
bisogna sapere come si comportando paesi interdipendenti tra loro (presenza di un paese molto
grande). Esistono due paesi H e F non piccoli, una politica monetaria espansiva da parte di uno
dei due, oltre ad aumentarne tasso di cambio, reddito ed importazioni vedrà un movimento
contrario delle stesse variabili nell’altro paese. Ma essendo le importazioni del primo le
esportazioni del secondo, questo vedrà si direttamente una diminuzione delle proprie
esportazioni, ma vedrà anche maggiori importazioni da parte dell’altro paese. Con la politica
fiscale permanente vedremo, invece, come a una diminuzione del proprio cambio corrisponderà
un aumento di quello estero che migliorerà il loro saldo e quindi il reddito, ciò ne aumenterà le
importazioni che saranno le esportazioni del primo paese che vedrà il proprio reddito aumentare.

In cambi flessibili non si ebbe la simmetria che si sperava in quanto le transazioni erano ancora in
dollari e le materie prime stesse erano scambiate in dollari il che portava all’inevitabile
importazione delle inflazioni. Inoltre i cambi non fecero da stabilizzatori come ci si aspettava,
infatti una loro variazione può avvenire sia per variazioni strutturali permanenti che per fenomeni
temporanei i quali portano a meccanismi che una volta portato il fallimento necessiterò nuovi
aggiustamenti; il problema fu quello di comprendere la natura delle variazioni.

Infine grande problema fu la mancanza di coordinamento di politiche monetarie e fiscali. Infatti in


caso di disavanzo di un paese politiche monetarie espansive e fiscali restrittive (la Grecia fu
costretta a stringere la politica fiscale che è socialmente problematica) avrebbero dovuto portare
a politiche contrarie degli altri paese, ma questi non sono incentivati a farlo perché avrebbero
perso competitività. Le politiche monetarie che avrebbero portato al saldo nullo per contrastare le
politiche fiscali espansive richiedevano scelte politiche ardue mai prese.

UNIONE EUROPEA

È un sistema di istituzioni sovranazionali che discendono dal trattato di Roma del 1957 che
istituiva la comunità economica europea su accordo di Italia, Francia, Belgio, Lussemburgo,
Olanda e Germania